📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?3
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
45.6/100
Punteggio Totale
C
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❌
Criteri Critici
"La situazione è sotto stretto controllo tecnico e non sussiste alcun motivo di allarme per la popolazione. I superamenti rilevati riguardano le acque profonde (sotterranee) e non la rete idrica potabile, che resta costantemente monitorata e sicura". (ANSA)
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO1
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
46.3/100
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C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Il cane, affetto da una grave tetraparesi, rischiava l’eutanasia: decisivo l’intervento dell’ambulatorio solidale e della rete tra Asl e volontari per aiutare famiglie in difficoltà
«Il mio Paco non riusciva a camminare e a fare i suoi bisogni. Ma io non avevo i soldi per pagargli le cure». Comincia da qui la storia di un bassotto di dieci anni, affetto da una grave tetraparesi riconducibile a una sospetta ernia cervicale, che gli ha impedito di urinare per tre giorni e gli provocava un forte dolore. Ed è a questo punto che sono intervenute prima una veterinaria dell’Asl e poi la sede torinese della Lav (Lega anti vivisezione), che lo hanno salvato attraverso l’ambulatorio volontario sociale.
«Questo è uno dei tanti casi che, quasi quotidianamente, affrontiamo da tre anni – dichiara Flavia Carli di Lav Torino – Sosteniamo le spese veterinarie, accompagnando spesso gli animali negli ambulatori. Collaboriamo anche con i servizi sociali per prevenire situazioni di incuria legate a condizioni di fragilità. Siamo molto soddisfatti del nostro impegno, perché ci consente di aiutare concretamente tanti animali e le loro famiglie in difficoltà». È proprio quello che è successo con Paco: è stato ricoverato e curato grazie all’intervento della Lav. Alla fine, in alternativa ad un intervento chirurgico invasivo, i veterinari hanno avviato una terapia mirata e il cagnolino è tornato dalla sua famiglia per proseguire il percorso di cura.
«Ci sono persone, come noi, che non si possono permettere di far curare i propri animali – spiegano il proprietario, Leonardo, e suo figlio di 12 anni – Per Paco l’unica possibilità era fargli la puntura, anche per non farlo soffrire. Per fortuna la veterinaria ci ha contattato e la Lav ha pagato le cure. Adesso il cagnolino sta meglio ed è tornato a darci il suo amore, come un figlio. Senza di lui, quando era ricoverato, non riuscivamo a dormire».
La storia di Paco si inserisce fra gli interventi resi possibili dal protocollo d’intesa tra Lav e la Regione Piemonte, che consente ulteriori interventi per gli utenti seguiti dai servizi sociali che già beneficiano della veterinaria sociale per i cani e i gatti in famiglia. L’anno scorso i volontari delle sedi di Torino, Carmagnola, Cuneo, Novara e Verbano Cusio Ossola hanno realizzato complessivamente 145 prestazioni a beneficio di circa 100 animali e già 112 nei primi mesi del 2026, aiutando 39 tra cani e gatti. Tra questi, ci sono anche interventi chirurgici specialistici, possibili grazie alla collaborazione con medici veterinari liberi professionisti. Di recente si è aggiunto l’accordo del 2026 tra Lav e Comune di Torino, pensato per integrare i servizi veterinari di base con prestazioni specialistiche e migliorare l’assistenza agli animali che vivono in contesti di fragilità sociale.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
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65.2/100
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A
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✅
Criteri Critici
Tumori e difficoltà economiche: cresce il peso della “tossicità finanziaria oncologica” Prima Alessandria
Anche in Italia curarsi può diventare un problema economico: a rischio soprattutto giovani, lavoratori autonomi e famiglie fragili
Ricevere una diagnosi oncologica significa affrontare non soltanto la malattia, ma spesso anche un forte impatto economico. È il fenomeno della cosiddetta “tossicità finanziaria oncologica”, tema al centro della puntata di oggi di Filo Diretto con gli specialisti dell’Azienda Ospedaliera di Alessandria, la dottoressa Federica Grosso e il dottor Luigi Cerbone.
Tossicità finanziaria oncologica
Secondo gli esperti, almeno un paziente oncologico su cinque vive difficoltà economiche legate al percorso di cura. Non si tratta tanto del costo diretto delle terapie, garantite dal Servizio sanitario nazionale, quanto delle spese indirette che si accumulano nel tempo: trasferimenti verso ospedali specializzati, viaggi, giornate lavorative perse, assistenza familiare e ricorso alla sanità privata per evitare liste d’attesa troppo lunghe.
Il problema colpisce in particolare i giovani, i lavoratori autonomi e chi non dispone di una rete familiare stabile. Per molte persone la malattia comporta una drastica riduzione del reddito, soprattutto nei casi in cui sia necessario sospendere l’attività lavorativa o assistere un familiare malato.
La situazione è ancora più complessa per chi soffre di tumori rari. Spesso i pazienti sono costretti a spostarsi verso centri altamente specializzati lontani dalla propria città, affrontando costi continui per trasporti e permanenze fuori sede.
Gli oncologi hanno evidenziato come la tossicità finanziaria non riguardi soltanto il paziente, ma l’intero nucleo familiare. In molti casi figli, coniugi o parenti devono riorganizzare la propria vita per garantire assistenza quotidiana, con conseguenze anche sul lavoro e sulla stabilità economica.
Secondo i medici, il fenomeno è in crescita e potrebbe essere persino sottostimato. Sempre più frequentemente, infatti, emergono situazioni di persone sole o prive di caregiver che rinunciano alle cure o fanno fatica a sostenerne il percorso.
Per questo motivo, oltre all’aspetto sanitario, diventa fondamentale rafforzare il sostegno sociale e territoriale, costruendo reti di assistenza in grado di accompagnare concretamente i pazienti durante tutte le fasi della malattia.
Rete oncologica e assistenza territoriale
Ridurre i tempi di attesa, limitare gli spostamenti e garantire cure il più possibile vicine a casa. Sono questi gli obiettivi della rete oncologica del Piemonte e Valle d’Aosta, indicata dagli specialisti come uno dei modelli più organizzati a livello nazionale.
Gli oncologi dell’Azienda Ospedaliera di Alessandria hanno illustrato il funzionamento del sistema regionale, sottolineando il ruolo dei CAS, i Centri Accoglienza Servizi presenti negli ospedali piemontesi.
Il percorso prevede tempi rapidi per la presa in carico del paziente: entro pochi giorni dalla segnalazione viene effettuata la prima visita oncologica, mentre gli accertamenti diagnostici necessari vengono programmati in tempi definiti. Un’organizzazione che consente di evitare lunghi ritardi e ridurre il ricorso alla sanità privata.
Particolare attenzione viene riservata ai pazienti affetti da tumori rari, spesso costretti a rivolgersi a centri altamente specializzati. In questi casi, la collaborazione tra ospedali permette di concentrare nei centri di riferimento solo le procedure più complesse, lasciando sul territorio terapie e controlli ordinari.
Accanto all’aspetto sanitario, emerge anche il valore del supporto sociale. Gli specialisti hanno parlato del “Progetto Protezione Famiglie Fragili”, una rete che coinvolge psicologi, assistenti sociali, volontari e associazioni per aiutare i pazienti più soli o in difficoltà.
Il progetto offre assistenza concreta nelle attività quotidiane: trasporto verso gli ospedali, supporto domiciliare e aiuti pratici per chi non è autosufficiente durante le terapie.
Secondo i medici, queste reti rappresentano uno strumento indispensabile per evitare che la fragilità sociale si trasformi in rinuncia alle cure. La collaborazione tra sanità, territorio e volontariato diventa così un elemento decisivo non soltanto per curare la malattia, ma anche per sostenere la qualità della vita dei pazienti e delle loro famiglie.
Tumore e sostegno psicologico
Affrontare un tumore significa convivere con paura, ansia e cambiamenti profondi nella vita quotidiana. Eppure il supporto psicologico resta ancora oggi uno degli aspetti più difficili da accettare per molti pazienti.
Durante la puntata, gli specialisti dell’ospedale di Alessandria hanno evidenziato come esista ancora uno stigma culturale legato alla figura dello psicologo, spesso associata erroneamente a problemi mentali piuttosto che a un sostegno necessario durante un percorso di malattia.
Secondo gli oncologi, l’impatto psicologico della diagnosi può influire direttamente anche sulla capacità del paziente di affrontare le cure. Stress, paura e senso di smarrimento rischiano infatti di compromettere l’aderenza ai trattamenti e la qualità della vita.
Per questo motivo, nelle strutture oncologiche vengono sempre più spesso proposti percorsi di supporto individuale o di gruppo, rivolti sia ai pazienti sia ai familiari. Il coinvolgimento dei caregiver viene considerato fondamentale, perché la malattia oncologica coinvolge inevitabilmente tutto il contesto familiare.
Gli specialisti hanno insistito anche sull’importanza della comunicazione tra medico e paziente. L’obiettivo non deve essere imporre una terapia, ma costruire un’alleanza terapeutica basata sul dialogo e sulla consapevolezza condivisa.
Ogni trattamento, infatti, può avere conseguenze diverse a seconda della vita personale e professionale del paziente. Per questo è necessario spiegare chiaramente benefici, limiti e possibili effetti collaterali, permettendo alla persona di partecipare attivamente alle decisioni.
Secondo gli ospiti della trasmissione, una medicina più attenta all’ascolto e alla personalizzazione delle cure rappresenta oggi una delle sfide più importanti dell’oncologia moderna. Non solo per migliorare l’efficacia terapeutica, ma anche per aiutare i pazienti a sentirsi meno soli durante il percorso di cura.
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38.9/100
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Criteri Critici
"Credo che abbiamo dato un bel segnale perché siamo riusciti, nei primi due anni, a portare un avanzo di 154 milioni sul bilancio della sanità regionale, che è stato reinvestito in strumenti per la diagnostica e in tecnologia, ovvero strumentazioni che pos...…
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
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60.4/100
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✅
Criteri Critici
Trasporto oncologico, MOM consegna un nuovo mezzo a LILT Treviso Notizie Plus
Trasporto oncologico e supporto ai pazienti: il nuovo impegno di MOM
Trasporto oncologico per il sostegno concreto ai pazienti del territorio trevigiano. È questo il cuore dell’iniziativa presentata nel deposito MOM di via Castellana a Treviso, dove Mobilità di Marca S.p.A. ha consegnato alla Delegazione LILT di Treviso un nuovo mezzo destinato al servizio di accompagnamento dei malati oncologici verso ospedali e strutture sanitarie per cure e terapie.
Il nuovo veicolo sarà utilizzato per garantire continuità a un servizio considerato fondamentale per molte persone che affrontano quotidianamente il difficile percorso della malattia. Il progetto conferma ancora una volta l’attenzione di MOM verso la comunità locale e verso le fasce più fragili della popolazione, attraverso un’attività che da anni rappresenta un punto di riferimento per numerose famiglie del territorio.
La collaborazione tra MOM e LILT Treviso prosegue infatti da tempo grazie alla concessione di mezzi in comodato d’uso gratuito, oltre al sostegno legato alle manutenzioni e alle spese di gestione necessarie per assicurare l’efficienza del servizio. Un aiuto concreto che permette all’associazione di continuare a offrire il trasporto ai pazienti oncologici che devono raggiungere centri medici e strutture specializzate per sottoporsi alle terapie.
MOM e LILT Treviso insieme per la mobilità inclusiva
Nel corso della consegna ufficiale del mezzo, il presidente di Mobilità di Marca S.p.A., Giacomo Colladon, ha sottolineato il valore sociale dell’iniziativa e l’importanza di offrire risposte concrete alle esigenze di mobilità del territorio.
«La nostra missione è dare risposte alle esigenze di mobilità del territorio in cui operiamo. Non tutti i cittadini possono accedere ai servizi di trasporto pubblico e, in particolare, le persone che affrontano un difficile percorso di terapia oncologica hanno spesso bisogno di un supporto dedicato, che non gravi eccessivamente sui familiari», ha dichiarato Colladon.
Il presidente di MOM ha inoltre evidenziato come l’azienda abbia scelto negli anni di mettere in rete risorse e professionalità, non soltanto attraverso la fornitura dei mezzi, ma anche grazie all’impegno di numerosi ex autisti in pensione che continuano a dedicarsi al volontariato e al sociale.
Un modello di collaborazione che si estende anche ad altre realtà associative del territorio, come Auser, impegnata nel trasporto di persone con ridotta capacità motoria. Un impegno che rafforza il ruolo del trasporto pubblico non solo come servizio di mobilità, ma anche come strumento di inclusione sociale e vicinanza alla cittadinanza.
LILT Treviso: “Ogni viaggio è un sostegno concreto”
A evidenziare l’importanza del servizio è stata anche Nella Raisi, presidente di LILT Associazione provinciale di Treviso, che ha ringraziato MOM per il sostegno garantito nel corso degli anni.
«Il supporto di MOM rappresenta per noi un aiuto fondamentale per assicurare continuità ed efficacia al servizio di trasporto dei pazienti oncologici. Ogni viaggio non è solo uno spostamento, ma un sostegno concreto alle persone e alle famiglie che affrontano la malattia», ha spiegato Raisi.
Secondo la presidente della LILT provinciale, la disponibilità di un mezzo dedicato e il supporto costante dell’azienda testimoniano un’attenzione autentica verso il territorio e verso i valori della solidarietà e della vicinanza alle persone in difficoltà.
Il servizio di accompagnamento rappresenta infatti un supporto essenziale per molti pazienti che necessitano di raggiungere con continuità ospedali e centri di cura, spesso affrontando situazioni fisiche e psicologiche particolarmente delicate. Un principio, questo, condiviso e sostenuto anche dall’impegno del dottor Alessandro Gava, Coordinatore regionale Lilt nel Veneto, trevigiano e presente anche lui all’iniziativa presso la Mom.
Trasporto oncologico, un servizio essenziale per il territorio
L’iniziativa conferma il ruolo sempre più centrale del trasporto oncologico all’interno delle politiche di welfare territoriale e di assistenza alla comunità. Garantire ai pazienti la possibilità di raggiungere in sicurezza le strutture sanitarie significa offrire un aiuto concreto non solo alle persone malate, ma anche alle loro famiglie, spesso impegnate quotidianamente nella gestione delle cure.
La collaborazione tra MOM e LILT Treviso si inserisce così in un più ampio percorso dedicato alla mobilità inclusiva, alla responsabilità sociale e al benessere della collettività. Un impegno che punta a rafforzare la rete di sostegno locale attraverso servizi indispensabili e iniziative capaci di migliorare concretamente la qualità della vita dei cittadini.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
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Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
51.5/100
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Criteri Critici
Screening oncologici gratuiti: la speranza in più per contrastare i tumori che ha salvato tante vite FoggiaToday - cronaca e notizie da Foggia
L'Asl Foggia, nel 2025, ha superato gli obiettivi definiti dal Ministero della Salute per Livelli Essenziali di Assistenza relativamente ai tre percorsi di screening oncologici gratuiti.
I dati si riferiscono alle percentuali di adesione agli esami per la prevenzione del carcinoma della mammella, del tumore della cervice uterina e del colon retto nella popolazione target.
I risultati confermano il consolidamento delle attività di prevenzione e diagnosi precoce, promosse dal dipartimento di prevenzione e dal centro screening aziendale, attraverso una rete capillare di servizi sul territorio, con il supporto del mammomobile e papmobile.
Carcinoma alla mammella
Per lo screening del carcinoma alla mammella, rivolto alle donne tra i 50 e 69 anni, a fronte dell’obiettivo ministeriale del 40%, l’adesione registrata da Asl Foggia nel 2025 è stata pari al 49%, su 33.056 inviti, con 1.430 casi positivi, vale a dire il 9,09%.
Nel 2024 pari al 51.56%, su 38.560 inviti, con 1.429 casi positivi (7,85%) e nel 2023 pari al 46,36%, su 31.441 inviti, con 1.675 casi positivi (10,26%).
Cervice uterina
Per lo screening del tumore della cervice uterina, rivolto alle donne di età compresa fra 25 e 64 anni, rispetto al target ministeriale del 45%, l’adesione, nel 2025 è stata pari al 48,05%, su 37.755 inviti, con 1.433 casi positivi (7,82%); nel 2024 pari al 40,21%, su 39.621 inviti, con 1.227 casi positivi (6,6%) e nel 2023 pari al 34,89%, su 39.358 inviti, con 525 casi positivi (3,15%).
Colon retto
Per lo screening colon rettale, rivolto a uomini e donne nella fascia d’età 50-69 anni, rispetto all’obiettivo ministeriale del 20%, l’adesione nel 2025 è stata pari al 21,2%, su 73.295 inviti, con 718 casi positivi (4,7%); nel 2024 pari al 20,18% su 72.981 inviti, con 850 casi positivi (5,69%) e nel 2023 pari al 19,98 % su 75.258 inviti, con 1.232 casi positivi (15,32%).
Negli anni 2023 e 2024, Asl Foggia ha recuperato gli inviti rimasti senza riscontro nel periodo pandemico Covid-19, rafforzando le attività di chiamata agli utenti rientranti nelle fasce d’età indicare dal Ministero.
Le azioni della Asl Foggia
In particolare, le azioni della Asl Fg sono state articolate lungo tre direttrici per diffondere la cultura della prevenzione della diagnosi precoce, attraverso campagne di informazione mirate; raggiungere i cittadini nei luoghi di vita e lavoro, superando gli ostacoli logistici e territoriali che impediscono l’adesione e scardinare paure e resistenze legate al possibile esito degli esami che spesso impediscono la partecipazione.
La diagnosi precoce può salvare la vita
“La diagnosi precoce è uno strumento fondamentale per salvare la vita: gli screening consentono di individuare in maniera precoce, eventuali patologie nelle fasi iniziali, prima della comparsa dei sintomi, aumentando in modo significativo la possibilità di cura e migliorando la qualità di vita. Gli screening sono esami gratuiti non invasivi che richiedono pochi minuti, ma che possono fare la differenza, garantendo un futuro di speranza e salute” sottolinea Giuseppina Moffa, direttrice del Dipartimento di Prevenzione-Servizio di Igiene Sanità Pubblica.
Alleanza con istituzioni e imprese
“ La presenza sul territorio dei due mezzi mobili di Asl Foggia e collaborazione con istituzioni locali e realtà private sono elementi decisi per ampliare la partecipazione ai programmi di screening. L’organizzazione condivisa delle tappe del Mammomobile e del Papmobile – prosegue - consente di raggiungere le aree periferiche, come i Monti Dauni e il Gargano, riducendo le diseguaglianze orografiche e favorendo l’accesso nei luoghi di vita, studio e lavoro. Particolare attenzione, inoltre, è stata dedicata all’organizzazione degli screening rivolti alla popolazione detenuta, agli agenti della polizia penitenziaria e al personale della Casa Circondariale di Foggia, così come a tutte le Forze dell’Ordine” aggiunge Elvira Sparacia, coordinatrice Screening oncologici.
La collaborazione con la farmacia
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Criteri Critici
FOGGIA SCREENING Screening oncologici: l’ASL Foggia supera oltre gli obiettivi ministeriali LEA Stato Quotidiano
ASL Foggia supera nel 2025 gli obiettivi ministeriali dei LEA per i tre principali programmi di screening oncologico gratuiti dedicati alla prevenzione del carcinoma della mammella, del tumore della cervice uterina e del colon retto. I dati confermano il rafforzamento delle attività di prevenzione e diagnosi precoce coordinate dal Dipartimento di Prevenzione e dal Centro Screening aziendale, anche grazie all’utilizzo del Mammomobile e del Papmobile sul territorio.
Per lo screening del tumore al seno, rivolto alle donne tra i 50 e i 69 anni, l’adesione nel 2025 ha raggiunto il 49%, superando il target ministeriale fissato al 40%. Su 33.056 inviti inviati, sono stati registrati 1.430 casi positivi. Nel 2024 l’adesione era stata del 51,56%, mentre nel 2023 del 46,36%.
Importanti risultati anche per lo screening del tumore della cervice uterina, destinato alle donne tra i 25 e i 64 anni. Nel 2025 la partecipazione è salita al 48,05%, oltre il valore obiettivo del 45%, con 1.433 casi positivi rilevati su 37.755 inviti. Un dato in netta crescita rispetto al 40,21% del 2024 e al 34,89% del 2023.
Per lo screening del colon retto, rivolto a uomini e donne tra i 50 e i 69 anni, ASL Foggia ha superato il target del 20% raggiungendo nel 2025 un’adesione del 21,2%, con 718 casi positivi individuati su oltre 73mila inviti.
Negli ultimi due anni l’azienda sanitaria ha inoltre recuperato gli inviti rimasti inevasi durante il periodo pandemico, rafforzando le attività di chiamata e sensibilizzazione rivolte alla popolazione target.
Le strategie adottate hanno puntato su tre direttrici principali: diffusione della cultura della prevenzione, presenza capillare nei territori e superamento delle paure legate agli esami diagnostici.
“La diagnosi precoce è uno strumento fondamentale per salvare la vita: gli screening consentono di individuare in maniera precoce eventuali patologie nelle fasi iniziali, prima della comparsa dei sintomi, aumentando in modo significativo la possibilità di cura e migliorando la qualità di vita”, sottolinea Giuseppina Moffa, direttrice del Dipartimento di Prevenzione-Servizio di Igiene Sanità Pubblica di ASL Foggia. “Gli screening sono esami gratuiti non invasivi che richiedono pochi minuti, ma che possono fare la differenza, garantendo un futuro di speranza e salute”.
Sulla centralità della rete territoriale interviene anche Elvira Sparacia, coordinatrice degli screening oncologici: “La presenza sul territorio dei due mezzi mobili di ASL Foggia e collaborazione con istituzioni locali e realtà private sono elementi decisi per ampliare la partecipazione ai programmi di screening. L’organizzazione condivisa delle tappe del Mammomobile e del Papmobile consente di raggiungere le aree periferiche, come i Monti Dauni e il Gargano, riducendo le diseguaglianze orografiche e favorendo l’accesso nei luoghi di vita, studio e lavoro”.
Particolare attenzione è stata riservata anche agli screening destinati alla popolazione detenuta, agli agenti della polizia penitenziaria, al personale della Casa Circondariale di Foggia e alle Forze dell’Ordine.
Determinante, inoltre, il supporto delle farmacie del territorio per lo screening del colon retto. “Fondamentale anche la collaborazione con la rete di farmacie presenti sul territorio, per la distribuzione e il ritiro del kit per la ricerca di sangue occulto nelle feci”, evidenzia Giuseppe Stoppino, responsabile scientifico per lo Screening del cancro al colon retto. “Il report epidemiologico conferma che intercettare lesioni pre-cancerose prima dei sintomi consente interventi tempestivi con cure non invasive e maggiori possibilità di cura. Aderire agli screening resta il più importante gesto di responsabilità verso se stessi e i propri cari”.
ASL Foggia ha annunciato che continuerà a investire nella rete di prossimità, nella collaborazione con enti locali e realtà produttive del territorio per rendere sempre più capillari i percorsi di prevenzione oncologica.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
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Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
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Criteri Critici
Tor Vergata, paziente di 102 anni operata all'anca: perché il recupero dopo due giorni conta davvero Sbircia la Notizia Magazine
La nostra ricostruzione
La notizia va letta dentro il suo perimetro clinico reale. L'età della paziente resta un elemento eccezionale, ma il cuore del caso sta nel fatto che la chirurgia sia stata inserita in un percorso dedicato alla fragilità ossea, con valutazione del rischio di nuove fratture e programmazione terapeutica dopo l'uscita dall'ospedale.
Perimetro verificato: sono pubblici l'età della paziente, il tipo generale di intervento, la frattura del femore, l'assenza di complicazioni, il ritorno in piedi dopo due giorni, la previsione di dimissione a breve e il successivo trattamento contro l'osteoporosi. Restano riservati i dettagli identificativi della donna e quei dati restano fuori dal racconto.
La sequenza clinica che rende il caso rilevante
La frattura del femore in età molto avanzata cambia rapidamente la qualità della vita perché immobilità, dolore e perdita di autonomia possono alimentarsi a vicenda. Nel caso trattato a Tor Vergata, la risposta ha superato la sola riparazione chirurgica: la sostituzione dell'anca è stata agganciata a una presa in carico orientata al recupero del movimento e alla prevenzione secondaria.
Il passaggio decisivo arriva dopo l'intervento. Rimettere in piedi una paziente di 102 anni dopo due giorni significa avere superato almeno la prima soglia funzionale del post operatorio, sempre nei limiti delle condizioni individuali e delle indicazioni cliniche. La notizia va letta senza promesse di recupero completo: il percorso ha già prodotto un risultato misurabile nel momento più delicato.
Che cosa sappiamo sull'intervento all'anca
Il dato disponibile parla di sostituzione dell'anca dopo frattura del femore. Questa formula identifica un intervento di artroplastica, senza però consentire di specificare pubblicamente quale impianto sia stato usato o quale classificazione anatomica avesse la frattura. La precisione, in un caso clinico, passa anche da ciò che si sceglie di non forzare.
La guida della professoressa Elena Gasbarra è rilevante perché un intervento del genere, su una paziente ultracentenaria, la decisione richiede più di un parametro. La valutazione deve tenere insieme stabilità generale, rischio anestesiologico, qualità dell'osso e obiettivo funzionale realistico. Il fatto che l'operazione sia stata descritta come multidisciplinare colloca il caso nella logica corretta: chirurgia e gestione della fragilità come un unico percorso assistenziale.
Perché il ritorno in piedi dopo due giorni è il dato da leggere meglio
Nel linguaggio comune “in piedi dopo due giorni” può sembrare soltanto una frase efficace. In ortopedia geriatrica ha un significato più concreto: segnala che la fase immediata del recupero è stata impostata verso la mobilizzazione precoce, obiettivo centrale per limitare le conseguenze dell'immobilità negli anziani fragili.
La differenza sta nel modo in cui si misura il successo. L'esito della sala operatoria dice che l'intervento è riuscito senza complicazioni dichiarate. La capacità di rialzarsi dopo due giorni aggiunge un secondo livello: mostra che il paziente è stato portato oltre il letto in una finestra temporale breve, con l'assistenza necessaria e con un piano riabilitativo coerente con la sua età.
Il percorso sulla fragilità ossea pesa quanto il gesto chirurgico
La valutazione della fragilità ossea entra nel cuore della storia. Dopo una frattura del femore, il rischio resta anche dopo l'intervento; resta il problema della qualità dell'osso che ha ceduto e della probabilità di nuovi eventi. Per questo la paziente seguirà una terapia mirata contro l'osteoporosi dopo le dimissioni.
Questa parte della presa in carico impedisce di leggere il caso come un episodio isolato. L'ospedale non ha soltanto riparato il danno acuto, ma ha impostato la fase successiva sulla prevenzione. In una persona di 102 anni, il margine fra recupero e nuova perdita di autonomia può essere stretto; proprio per questo la terapia dopo l'uscita dall'ospedale diventa parte della notizia.
L'età anagrafica da sola non spiega la decisione chirurgica
Il numero 102 colpisce, ma da solo spiega poco il percorso. Una decisione chirurgica in un paziente molto anziano si costruisce sulla valutazione della persona concreta: condizioni generali, livello di fragilità, dolore, possibilità di recupero e rischio legato alla permanenza a letto. Da questa combinazione nasce la scelta clinica, non da una soglia simbolica.
Il caso di Tor Vergata mette in evidenza un principio operativo: l'età estrema aumenta la complessità della valutazione, ma non elimina automaticamente la possibilità di un trattamento attivo. La prudenza resta necessaria perché ogni storia clinica ha variabili proprie; qui il risultato positivo nasce da una selezione e da un'organizzazione che hanno retto la complessità.
Che cosa cambia adesso per la paziente
La fase successiva sarà meno visibile, ma pesa molto. Le dimissioni sono indicate come prossime; dopo l'uscita dal Policlinico Tor Vergata la paziente dovrà proseguire una terapia anti osteoporosi. È il passaggio che traduce il buon esito dell'intervento in protezione futura, con l'obiettivo di ridurre il rischio di altre fratture e preservare la migliore autonomia possibile.
Il punto pratico è la continuità. Un intervento riuscito apre la strada; il recupero dipende anche dall'aderenza al piano terapeutico, dal controllo del dolore, dalla riabilitazione compatibile con le condizioni della paziente e dalla gestione del rischio di cadute. Il caso è favorevole proprio perché il percorso descritto prosegue oltre il momento della sutura.
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Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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ASL Foggia, screening oncologici: nel 2025 superati gli obiettivi ministeriali LEA Foggia Reporter
ASL Foggia, nel 2025, ha superato gli obiettivi definiti dal Ministero della Salute per i LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) relativi ai tre percorsi di screening oncologici gratuiti: i dati si riferiscono alle percentuali di adesione agli esami per la prevenzione del carcinoma della mammella, del tumore della cervice uterina e del colon retto nella popolazione target.
I risultati confermano il consolidamento delle attività di prevenzione e diagnosi precoce, promosse dal Dipartimento di prevenzione e dal Centro Screening aziendale, attraverso una rete capillare di servizi sul territorio, con il supporto del Mammomobile e Papmobile.
Per lo screening del carcinoma alla mammella, rivolto alle donne tra i 50 e 69 anni, a fronte dell’obiettivo ministeriale del 40%, l’adesione registrata da ASL Foggia è stata:
nel 2025 pari al 49%, su 33.056 inviti, con 1.430 casi positivi (9,09%);
nel 2024 pari al 51.56%, su 38.560 inviti, con 1.429 casi positivi (7,85%)
nel 2023 pari al 46,36%, su 31.441 inviti, con 1.675 casi positivi (10,26%).
Per lo screening del tumore della cervice uterina, rivolto alle donne di età compresa fra 25 e 64 anni, rispetto al target ministeriale del 45%, l’adesione è stata:
nel 2025 pari al 48,05%, su 37.755 inviti, con 1.433 casi positivi (7,82%);
nel 2024 pari al 40,21%, su 39.621 inviti, con 1.227 casi positivi (6,6%);
nel 2023 pari al 34,89%, su 39.358 inviti, con 525 casi positivi (3,15%).
Per lo screening colon rettale, rivolto a uomini e donne nella fascia d’età 50-69 anni, rispetto all’obiettivo ministeriale del 20%, l’adesione è stata:
nel 2025 pari al 21,2%, su 73.295 inviti, con 718 casi positivi (4,7%);
nel 2024 pari al 20,18% su 72.981 inviti, con 850 casi positivi (5,69%);
nel 2023 pari al 19,98 % su 75.258 inviti, con 1.232 casi positivi (15,32%).
Negli anni 2023 e 2024, ASL Foggia ha recuperato gli inviti rimasti senza riscontro nel periodo pandemico COVID-19, rafforzando le attività di chiamata agli utenti rientranti nelle fasce d’età indicare dal Ministero.
I risultati ottenuti sono il frutto di un programma di interventi, finalizzato ad ampliare la partecipazione alla prevenzione oncologica.
In particolare, le azioni di ASL Foggia sono state articolate lungo tre direttrici per:
• diffondere la cultura della prevenzione della diagnosi precoce, attraverso campagne di informazione mirate;
• raggiungere i cittadini nei luoghi di vita e lavoro, superando gli ostacoli logistici e territoriali che impediscono l’adesione;
• scardinare paure e resistenze legate al possibile esito degli esami che spesso impediscono la partecipazione.
“La diagnosi precoce è uno strumento fondamentale per salvare la vita: gli screening consentono di individuare in maniera precoce, eventuali patologie nelle fasi iniziali, prima della comparsa dei sintomi, aumentando in modo significativo la possibilità di cura e migliorando la qualità di vita”, sottolinea Giuseppina Moffa, direttrice del Dipartimento di Prevenzione-Servizio di Igiene Sanità Pubblica di ASL Foggia. “Gli screening sono esami gratuiti non invasivi che richiedono pochi minuti, ma che possono fare la differenza, garantendo un futuro di speranza e salute”.
“La presenza sul territorio dei due mezzi mobili di ASL Foggia e collaborazione con istituzioni locali e realtà private sono elementi decisi per ampliare la partecipazione ai programmi di screening”, aggiunge Elvira Sparacia, Coordinatrice Screening oncologici. “L’organizzazione condivisa delle tappe del Mammomobile e del Papmobile – prosegue – consente di raggiungere le aree periferiche, come i Monti Dauni e il Gargano, riducendo le diseguaglianze orografiche e favorendo l’accesso nei luoghi di vita, studio e lavoro. Particolare attenzione, inoltre, è stata dedicata all’organizzazione degli screening rivolti alla popolazione detenuta, agli agenti della polizia penitenziaria e al personale della Casa Circondariale di Foggia, così come a tutte le Forze dell’Ordine”.
“Fondamentale anche la collaborazione con la rete di farmacie presenti sul territorio, per la distribuzione e il ritiro del kit per la ricerca di sangue occulto nelle feci, ai fini dello screening del colon retto”, sottolinea Giuseppe Stoppino, Dirigente Responsabile dell’Unità Operativa Semplice Dipartimentale Endoscopia Digestiva dell’Ospedale di Cerignola e responsabile scientifico per lo Screening del cancro al colon retto. “Il report epidemiologico – sottolinea – conferma che intercettare lesioni pre-cancerose prima dei sintomi, consente interventi tempestivi con cure non invasive e maggiori possibilità di cura. Aderire agli screening resta il più importante gesto di responsabilità verso se stessi e i propri cari”.
ASL Foggia continuerà a investire nella rete di prossimità, nella collaborazione con le Amministrazioni locali e le realtà produttive presenti sul territorio, per potenziare le attività informative e di screening, e garantire un accesso ancora più capillare ai percorsi di prevenzione oncologica.
ASL Foggia Screening oncologici | nel 2025 superati gli obiettivi ministeriali LEA per carcinoma della mammella tumore della cervice uterina e del colon retto - Zazoom Social News
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
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ASL Foggia Screening oncologici | nel 2025 superati gli obiettivi ministeriali LEA per carcinoma della mammella tumore della cervice uterina e del colon retto Zazoom Social News
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Potenziare e consolidare in Campania la cultura della prevenzione e del benessere collettivo riducendo le disuguaglianze attraverso percorsi formativi e informativi e iniziative di prossimità (screening e vaccinazioni) rivolte a scuole, luoghi di lavoro e ...…
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
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Criteri Critici
CROB nella rete europea, perché il dossier personale diventa decisivo per cura e ricerca in Basilicata Sbircia la Notizia Magazine
La nostra ricostruzione
Il caso CROB ruota attorno a un passaggio amministrativo preciso: l’eccellenza certificata in sede europea produce valore pubblico solo se viene sostenuta da personale stabile, linee di ricerca finanziate e percorsi clinici capaci di assorbire domanda oncologica sul territorio lucano.
Aggiornamento redazionale: ricostruzione chiusa alle 13:23 del 7 maggio 2026. Il quadro riguarda atti e posizioni pubbliche disponibili alla data di pubblicazione.
Sommario dei contenuti
Il passaggio politico aperto il 6 maggio
Il dossier entra nella fase regionale il 6 maggio 2026, quando Araneo e Verri spostano l’attenzione dalla celebrazione del risultato europeo alla capacità della Basilicata di sostenerlo nel tempo. La richiesta al presidente Bardi e all’assessore Latronico ha due livelli: prima una ricognizione reale delle professionalità presenti e dei percorsi di stabilizzazione aperti, poi un piano di rafforzamento che tenga insieme cura e ricerca. La scansione temporale collima con le cronache di ANSA, che fissano l’intervento politico alle 17:05 del 6 maggio.
Il punto amministrativo è più stretto di quanto sembri. Un IRCCS oncologico inserito in una rete europea deve garantire qualità clinica, capacità di ricerca, governo dei dati, partecipazione a sperimentazioni e continuità dei gruppi professionali. Se una di queste parti resta affidata a soluzioni provvisorie, l’ingresso nella rete rischia di produrre prestigio istituzionale senza piena resa assistenziale.
La sequenza europea: dal 24 aprile alla richiesta del M5S
La formalizzazione dell’ammissione del CROB risale al 24 aprile 2026. Da quel momento l’Istituto di Rionero in Vulture entra nell’Interim Network Assembly della rete europea dei Comprehensive Cancer Centres, cioè nella struttura transitoria che accompagna la costruzione della rete dei centri oncologici riconosciuti. La nota istituzionale regionale ha chiarito il perimetro operativo del riconoscimento: collaborazione transfrontaliera, progetti di ricerca, sperimentazioni cliniche internazionali, condivisione di strumenti tecnici e partecipazione alle politiche sanitarie europee.
Questa sequenza spiega perché il 6 maggio diventa una data politica. Il riconoscimento arriva prima, la domanda sugli organici arriva dopo. L’ordine dei fatti conta, perché consente di distinguere il risultato scientifico dalla responsabilità pubblica che ne deriva. Il CROB ha superato una soglia europea; la Regione deve dimostrare che quella soglia può diventare attività stabile dentro l’oncologia lucana.
Che cosa significa stare nella rete EUnetCCC
L’EUnetCCC è una Joint Action sostenuta dal programma EU4Health e costruita per collegare i centri oncologici europei in un modello comune. La scheda pubblica della Commissione europea descrive l’obiettivo in termini molto concreti: integrare ricerca avanzata e assistenza di qualità, armonizzare gli standard, ridurre le disuguaglianze di accesso a prevenzione, diagnosi e trattamento per una quota ampia della popolazione europea.
La conseguenza per il CROB è netta. La rete europea considera l’esistenza di una struttura clinica come punto di partenza e richiede continuità nella capacità di produrre evidenza scientifica e di trasferirla nei percorsi dei pazienti. In oncologia questo passaggio è decisivo: una sperimentazione clinica richiede équipe dedicate, procedure amministrative, data management, farmacie di ricerca, comitati e tempi regolati. La carenza di personale colpisce proprio queste funzioni invisibili, senza le quali la rete resta sulla carta.
Il dato che misura il nodo personale
Il piano triennale del fabbisogno 2026-2028 del Servizio sanitario regionale prevede per il solo 2026, al CROB, 125 assunzioni complessive: 54 dirigenti e 71 unità del comparto. A questi numeri si aggiungono 15 ricercatori sanitari, finanziati con fondi dedicati fuori dal tetto di spesa. Il dato, pubblicato da Regione Basilicata, rende concreta la richiesta del M5S: trasformare un numero programmato in una sequenza verificabile di reclutamento, presa di servizio, stabilizzazione e impatto sui reparti.
Il dato regionale produce una domanda immediata. Le assunzioni previste coprono davvero il fabbisogno necessario per sostenere il ruolo europeo del CROB oppure rappresentano solo il minimo utile a tenere in equilibrio l’ordinario? La nostra deduzione, basata sulla natura stessa dell’ammissione EUnetCCC, è che la risposta dipenderà dalla composizione dei profili. Un dirigente medico in più, un tecnico di laboratorio, un ricercatore sanitario e una figura di supporto alla ricerca non generano lo stesso effetto organizzativo; la qualità del piano dipenderà dall’allineamento fra competenze reclutate e funzioni richieste dalla rete.
Il CROB che entra in Europa è già una infrastruttura complessa
Il profilo pubblico OECI dell’Istituto aiuta a misurare la base tecnica da cui parte Rionero. Il CROB è un IRCCS pubblico dedicato a ricerca e cura oncologica, riconosciuto nel 2008, con attività su tumori solidi dell’adulto e neoplasie ematologiche. Accanto ai dipartimenti clinici opera un assetto diagnostico e terapeutico che comprende radioterapia, medicina nucleare, laboratorio, diagnostica per immagini e anatomia patologica; nel perimetro risultano anche registro tumori regionale, screening mammario, cervicale e intestinale.
La parte di ricerca è altrettanto significativa: medicina di precisione, biomarcatori prognostici, nuove tecnologie radiologiche e radioterapiche, epidemiologia tumorale, qualità della vita e survivorship. Le piattaforme citate per diagnostica molecolare, analisi di espressione genica, sequenziamento di nuova generazione, biobanca e biopsia liquida rendono il punto del personale ancora più stringente. Ogni tecnologia richiede professionisti capaci di usarla in modo riproducibile, protocolli aggiornati e manutenzione scientifica continua.
Stabilizzazioni: perché la ricognizione richiesta cambia il piano di lettura
La richiesta di una ricognizione sulle stabilizzazioni ha un valore organizzativo che supera il perimetro sindacale laterale. In un IRCCS oncologico la stabilità dei profili incide sulla capacità di mantenere linee di ricerca pluriennali, conservare competenze di laboratorio e garantire continuità nei percorsi multidisciplinari. Un progetto europeo, una coorte di pazienti, un protocollo di ricerca traslazionale o un trial clinico perdono efficienza quando il personale cambia prima della conclusione delle attività.
Araneo e Verri chiedono quindi un controllo sulla profondità dell’organizzazione. I turni pesanti e le difficoltà operative, rilanciati anche da Basilicata Digital Channel nella ripresa integrale della posizione politica, incidono sulla qualità del tempo clinico e del tempo scientifico: un’équipe in affanno riduce la possibilità di dedicare risorse a audit, studi, arruolamento, follow-up e aggiornamento dei protocolli.
Il punto amministrativo per Bardi e Latronico
La Regione ha già un piano assunzionale da cui partire. La richiesta politica lo sottopone a una prova di coerenza: tempi, profili e coperture devono corrispondere agli obblighi che derivano dalla rete europea. Il primo atto utile sarebbe una fotografia pubblica del fabbisogno effettivo del CROB, separando bisogno clinico, bisogno di ricerca, funzioni tecnico-amministrative e supporto alla gestione dei dati. Senza questa distinzione, un incremento numerico rischia di apparire robusto e di lasciare scoperti i nodi specialistici.
Il secondo passaggio riguarda il governo regionale dell’oncologia pubblica. Il CROB può attrarre sperimentazioni e competenze solo se viene letto come nodo di rete pienamente collegato al resto del sistema sanitario lucano. La programmazione deve collegare Rionero con ospedali, distretti, screening, follow-up e presa in carico dei pazienti fragili. Qui il dossier CROB si avvicina al tema già affrontato nella nostra ricostruzione sulla riforma Schillaci in Basilicata: in una regione a bassa densità, l’efficacia sanitaria si misura nella continuità dei percorsi, oltre la sola esistenza di un punto di eccellenza.
Cosa cambia per pazienti e professionisti
Nell’immediato, l’ammissione alla rete europea lascia inalterate le modalità ordinarie di accesso alle prestazioni del CROB. I cittadini continueranno a seguire i canali sanitari regionali, le prenotazioni e i percorsi clinici già attivi. Il valore reale dell’ingresso europeo si vedrà nel medio periodo, quando l’Istituto potrà trasformare la partecipazione alla rete in protocolli condivisi, sperimentazioni accessibili, scambi professionali e modelli organizzativi più forti.
Per i professionisti, il passaggio può diventare una leva di attrazione. Un IRCCS inserito in una rete europea offre prospettive scientifiche più solide a medici, ricercatori, infermieri di ricerca, tecnici e figure di coordinamento. Questa leva funziona solo se viene accompagnata da contratti, carichi sostenibili e percorsi di crescita. Il capitale umano resta quando il prestigio del marchio viene accompagnato da condizioni che permettono di lavorare bene e produrre risultati misurabili.
Perché il nodo è più ampio del singolo istituto
Il CROB è collocato in una regione piccola, con aree interne estese e una domanda oncologica che risente anche della mobilità sanitaria verso altri territori. L’ingresso nella rete europea può diventare una leva per ridurre questa pressione soltanto se rafforza la fiducia nella presa in carico locale. Un paziente resta più facilmente nel proprio sistema sanitario quando percepisce qualità clinica, tempi ragionevoli, multidisciplinarità e accesso a competenze aggiornate.
La nostra lettura porta a una conclusione operativa. Il successo del passaggio europeo sarà misurato dalla capacità di trasformare il CROB in una piattaforma regionale più forte, oltre il numero di comunicati prodotti: ricerca che entra nei reparti, reparti che alimentano ricerca, professionisti stabili e percorsi oncologici leggibili per i cittadini lucani.
Gli atti da osservare nelle prossime settimane
La verifica passerà da atti molto concreti: delibere di reclutamento, scorrimenti di graduatorie, avvisi, stabilizzazioni, assegnazione dei ricercatori sanitari e aggiornamento delle funzioni organizzative legate alla ricerca clinica. A questi si aggiungerà il controllo sulla coerenza fra piano del personale e obiettivi EUnetCCC. Ogni provvedimento dovrà rispondere a una domanda semplice: quale capacità aggiunge al CROB e in quale area della missione oncologica?
Il dossier, per ora, resta aperto. Il riconoscimento europeo ha certificato una qualità già presente. La politica regionale viene chiamata a trasformarla in assetto permanente, con tempi controllabili e responsabilità leggibili. In sanità pubblica la distanza fra un risultato e una politica strutturale si colma solo con atti che producono personale, competenze e continuità.
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Tumore al seno, Schillaci: la prevenzione è fondamentale Askanews
Roma, 7 mag. (askanews) – Nell’ambito della lotta al tumore al seno la prevenzione è un’arma fondamentale. Lo ha detto il ministro della Salute, Orazio Schillaci intervenendo al taglio del nastro della 27esima edizione di Race For The Cure.E’ una manifestazione molto importante – ha affermato il ministro – che accende i riflettori su una patologia molto diffusa sulla quale però l’Italia è l’avanguardia una malattia dalla quale oggi si guarisce sempre con maggior frequenza. Però bisogna ricordare quanto è fondamentale in questo tipo di lotta alle malattie la prevenzione: la prevenzione del tumore alla mammella è fondamentale, in Italia da anni c’è uno screening offerto gratuitamente al servizio sanitario nazionale. Vorrei ricordare che nell’ultima legge di bilancio noi abbiamo ampliato le fasce di età delle donne che possono sottoporsi gratuitamente allo screening del cancro della mammella, questo è molto importante ed è un risultato che testimonia l’attenzione del governo alla prevenzione e anche alle malattie oncologiche”. Race For The Cure, ha aggiunto il ministro “è quindi una manifestazione da seguire con veramente impegno e con anche gratitudine per chi ogni anno rimette al centro di tutti la prevenzione e le donne con il tumore al seno”. La prevenzione, ha ricordato Schillaci, non ha età: “io credo che ci voglia appunto attenzione lungo tutto la fascia della vita e ribadisco quanto è importante la prevenzione sin dai primi anni di vita da insegnare nelle scuole da portare avanti anche in chi ha magari una età più avanzata”. I servizi di prevenzione, però, non sono uniformi in tutto il territorio nazionale: “Noi stiamo recuperando rispetto ai valori pre-coovid nel senso che durante il periodo del Covid c’è stata una battuta d’arresto importante, ora le adesioni stanno ritornando ai livelli che c’erano prima del Covid però rimane purtroppo questa inaccettabile differenza tra regione e regione con questo divario nord e sud che purtroppo in tanti aspetti della sanità torna. Credo che sia veramente giusto andare a inserire la prevenzione gli screening e proprio nei contesti dove magari culturalmente sono meno accettati”.
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Acque sotterranee contaminate, l'Asl di Caserta rassicura: «No allarmi, rete idrica è sicura» Il Mattino
«La situazione è sotto stretto controllo tecnico e non sussiste alcun motivo di allarme per la popolazione. I superamenti rilevati riguardano le acque profonde (sotterranee) e non la rete idrica potabile, che resta costantemente monitorata e sicura». Lo dice l'Asl di Caserta in una nota in cui interviene sull'allarme provocato dai recenti studi dell'Università Federico II sulle acque sotterranee, da cui sono emerse concentrazioni oltre la soglia legale di sostanze cancerogene come il tricloroetilene (Tce), classificato come cancerogeno e associato al tumore del rene, del fegato e al linfoma non-Hodgkin, e di tetracloroetilene (Pce), ritenuto invece come probabile cancerogeno.
APPROFONDIMENTI Campania, allarme veleni nelle acque sotterranee. La Regione: «Subito indagini» In Campania acque sotterranee contaminate da agenti cancerogeni: scatta il piano controlli
Una situazione che riguarda quattro delle cinque province campane (tutte tranne Benevento) in cui è stato effettuato tra il 2023 e il 2025 il monitoraggio delle acque sotterranee, con particolare attenzione ad alcuni comuni della Terra dei Fuochi, come Villa Literno nel Casertano, dove è stato attivato un apposito progetto di tutela, e Acerra nel Napoletano. «Le attività messe in campo - assicura l'Asl di Caserta - rientrano nei normali protocolli di prevenzione e «One Health» che l'Asl adotta per garantire la massima sicurezza alimentare e ambientale».
In Campania acque sotterranee contaminate da agenti cancerogeni: scatta il piano controlli
A tale proposito, il progetto 'Villa Literno Salute' «rappresenterà un'importante opportunità gratuita dedicata ai cittadini per monitorare la propria salute attraverso screening d'eccellenza e garantire, al contempo, una mappatura scientifica sempre più accurata per la tutela e la valorizzazione del territorio».
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Leucemia linfatica cronica, disponibile in Italia nuovo farmaco SUD e FUTURI
(Adnkronos) – L'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha approvato la rimborsabilità di pirtobrutinib per il trattamento di pazienti adulti affetti da leucemia linfatica cronica (Llc) recidivante o refrattaria. La decisione, pubblicata nella Gazzetta ufficiale il 26 marzo 2026, rende il farmaco disponibile per i pazienti che sono stati precedentemente trattati con un inibitore covalente della tirosina chinasi di Bruton (Btk). Lo annuncia Lilly, in una nota, evidenziando che la Llc è un tumore ematologico caratterizzato da un accumulo di linfociti B nel sangue venoso periferico e negli organi linfoidi. Nelle fasi iniziali, la malattia si sviluppa come proliferazione di cellule ‘clonali’, cioè di copie identiche dei linfociti patologici interessati, a cui segue il coinvolgimento delle strutture linfatiche – linfonodi e milza – che aumentano di dimensione. In Occidente, la Llc è la forma di leucemia più frequente negli adulti e l’incidenza è stimata in 5 casi ogni 100mila persone. In Italia si stimano circa 3mila nuovi casi all'anno. La malattia è tipica dell’età più avanzata, con il 40% delle diagnosi effettuate oltre i 75 anni e solo il 15% entro i 50 anni. L’età media alla diagnosi è di circa 70 anni, con una leggera prevalenza degli uomini rispetto alle donne. Nonostante i progressi terapeutici, molti pazienti con Llc vanno incontro a multiple recidive o diventano resistenti al trattamento. Pirtobrutinib rappresenta un’innovazione terapeutica significativa, in quanto agisce come inibitore di Btk non covalente ed è capace di legarsi alla proteina target in modo differente rispetto agli inibitori covalenti di prima e seconda generazione. “L’approvazione della rimborsabilità di pirtobrutinib rappresenta un cambio di paradigma per i pazienti con Llc che hanno già esaurito le opzioni terapeutiche standard con inibitori di Btk covalenti – commenta Paolo Ghia, professore ordinario di Oncologia Medica presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano – Grazie al suo meccanismo d'azione unico e reversibile, pirtobrutinib è in grado di superare le resistenze molecolari che si sviluppano durante i trattamenti precedenti, offrendo una nuova e concreta opportunità di controllo della malattia con un profilo di sicurezza molto gestibile”. I risultati dello studio clinico di fase 1/2 Bruin, pubblicati su ‘New England Journal of Medicine’ nel 2023 – riferisce la nota – hanno dimostrato l'efficacia del farmaco in una popolazione di pazienti fortemente pretrattata, mostrando risposte cliniche durature anche in casi di prognosi sfavorevole. Lo studio di fase 3 Cll-Bruin 321ha poi messo a confronto pirtobrutinib con il trattamento standard di riferimento nello stesso setting, dimostrando la sua superiorità di efficacia. “I dati clinici dimostrano che pirtobrutinib garantisce un'efficacia significativa in pazienti con Llc recidivante o refrattaria, colmando un importante vuoto terapeutico – sottolinea Pier Luigi Zinzani, professore ordinario di Ematologia, direttore dell’Istituto di ematologia Seràgnoli dell’Università di Bologna – Disporre finalmente di questa opzione rimborsata in Italia ci permette di gestire con maggiore flessibilità e precisione il percorso di cura, assicurando ai pazienti una qualità di vita migliore e una risposta prolungata nel tempo, anche dopo il fallimento delle terapie target oggi disponibili”. "Per le persone che convivono con la leucemia linfatica cronica, soprattutto nelle fasi avanzate di malattia, qualità della vita ed efficacia terapeutica devono procedere di pari passo. L'innovazione ha valore quando concretamente risponde ai bisogni dei pazienti – evidenzia Davide Petruzzelli, presidente dell’associazione pazienti La Lampada di Aladino Ets -La disponibilità di nuove soluzioni terapeutiche rappresenta un passo importante in questa direzione: non solo amplia le possibilità di cura, ma lo fa mantenendo al centro la persona e il suo benessere complessivo”. Dal 2023, pirtobrutinib è rimborsato in Italia nel trattamento di pazienti adulti affetti da linfoma a cellule mantellari (Mcl) recidivante o refrattario precedentemente trattati con un inibitore della Btk. A cui si aggiunge ora l’indicazione nella Llc.“Siamo orgogliosi di poter rendere disponibile pirtobrutinib anche per questa popolazione di pazienti ematologici – conclude afferma Elias Khalil, presidente e amministratore delegato Italy Hub di Lilly – Questa nuova approvazione riflette il nostro costante impegno nell'innovazione oncologica e nella ricerca di soluzioni che possano realmente fare la differenza per le persone affette da tumori rari o complessi”.
—cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
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Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
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Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
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Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
42.6/100
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Lui e la moglie avevano già raccontato il loro percorso sui social, soprattutto su TikTok e Instagram: avevano parlato della malattia, dei ricoveri, della paura e anche della decisione di diventare genitori nonostante il tumore.
Tanner aveva ricevuto la diagnosi nel novembre del 2020, a soli 25 anni. Studiava per conseguire una laurea in psichiatria e aveva appena festeggiato il secondo anniversario di matrimonio con Shay. Nel 2023, i medici gli hanno comunicato che il tumore non era più curabile: parlavano di «due - cinque anni di vita». Nonostante tutto, la coppia ha deciso di andare avanti con il progetto di avere un figlio attraverso la fecondazione assistita.
AMERICAN FORK, UT - JULY 3: While waiting to attend the viewing of the body of her recently deceased husband, Shay Wright Martin relaxes with her daughter, AmyLou Martin, alongside their dogs, Luke, sitting, and Forrest, in one of the spots husband Tanner Martin used to sit in the basement apartment of Shay's parents' home on July 3, 2025, in American Fork, UT. Tanner, who succumbed to illness on June 25, 2025, was diagnosed with Stage 4 colon cancer in November of 2020 at age 25. At the time, he was going to school for a bachelor's degree in psychiatry and had just celebrated his second wedding anniversary with his wife, Shay. Most cancers in the United States are found in people age 65 and older, but a new study shows a concerning trend: Cancer among younger Americans, particularly women, is on the rise, with gastrointestinal, endocrine and breast cancers climbing at the fastest rates. There is not a clear explanation why cancer rates are rising among younger people, but experts say there are several possible reasons behind the trend, including rising obesity rates and lifestyle factors such as drinking alcohol, smoking, sleeping poorly and being sedentary. Environmental factors, including exposure to pollutants and carcinogenic chemicals, also probably play a role.(Photo by Jahi Chikwendiu/The Washington Post via Getty Images) The Washington Post/Getty Images
La gravidanza era arrivata dopo un percorso lungo e difficile. In una delle interviste rilasciate nei mesi scorsi a People, Shay aveva raccontato la complessità di quella scelta: «Di solito quando si aspetta un bambino si prova solo entusiasmo per il futuro. Noi siamo felici, ma stiamo vivendo anche dolore, paura e ansia».
La serie fotografica di Jahi Chikwendiu, definita dalla commissione del Pulitzer «un saggio fotografico straziante e dolorosamente bello», mostra Tanner e Shay mentre vanno dai medici, attendono con ansia la nascita della loro bambina, continuano a realizzare video per i social media e si preparano a un futuro in cui Tanner non sarebbe stato presente. In uno degli scatti più intensi, Shay saluta il marito prima di trascorrere la notte in ospedale: poche ore dopo avrebbe partorito la loro bambina. In un’altra immagine, i due osservano in silenzio la neonata appena nata. Amy Lou è nata il 17 maggio 2025. Tanner è morto il 25 giugno successivo, meno di sei settimane dopo averla stretta tra le braccia per la prima volta.
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Prevenzione del melanoma Confartigianato Vicenza
7 Maggio 2026
Confartigianato Imprese Vicenza, in collaborazione con LILT, offre ai soci la possibilità di prenotare una visita dermatologica di controllo
Maggio è il mese della prevenzione del melanoma per richiamare l’attenzione sull’importanza della diagnosi precoce. La prevenzione rappresenta uno strumento fondamentale non solo per il benessere individuale, ma anche come elemento di responsabilità all’interno del contesto aziendale.
Nell’ambito della collaborazione attiva tra Confartigianato Imprese Vicenza e LILT (Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori) ai soci è riservata la possibilità di prenotare una visita dermatologica di controllo ai nei.
La visita avrà luogo nella sede di Vicenza della LILT, in via Borgo Casale 84/86. Al momento della prenotazione (tel. 0444 513333), è necessario specificare di essere impresa socia di Confartigianato Imprese Vicenza.
Tutte le info su giornate e orari per le visite al seguente link