📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Nuova Radioterapia allo Iov di Castelfranco, investimento da 30 milioni Tribuna di Treviso
È stata inaugurata mercoledì 21 ottobre la nuova Radioterapia dell’Istituto Oncologico Veneto – IRCCS, nella sede di Castelfranco Veneto, un investimento di complessivi 30 milioni di euro che consente di ampliare l’offerta di trattamenti radioterapici e garantire ai pazienti un servizio sempre più vicino al luogo di residenza.
Alla cerimonia hanno preso parte il presidente della Regione del Veneto, Alberto Stefani, il sindaco di Castelfranco Veneto, Maria Ghimenton, la rettrice dell’Università degli Studi di Padova, Daniela Mapelli e Patrizia Simionato, direttore generale dello IOV.
«La qualità del servizio sanitario si misura nella capacità di offrire ai cittadini cure sempre più efficaci, appropriate e vicine ai loro bisogni – sottolinea Alberto Stefani, presidente della Regione del Veneto –. L’inaugurazione della nuova Radioterapia dello IOV a Castelfranco Veneto conferma questo impegno. I nuovi ambienti, moderni e funzionali, sono dotati di tecnologie di ultima generazione per garantire percorsi di cura di qualità sempre più alta e sono progettati per adattarsi alle esigenze future, anche attraverso l’ampliamento degli spazi e il potenziamento delle dotazioni sanitarie. In una società che cambia, diventa sempre più importante rafforzare l’integrazione tra ospedale e territorio. Questa nuova struttura rappresenta un traguardo significativo nella lotta contro i tumori, perché potenzia l’attività dello IOV e avvicina ai pazienti servizi fondamentali per la cura. Le tecnologie più avanzate, tuttavia, esprimono il loro pieno valore grazie alla professionalità e alla competenza di medici, infermieri, ricercatori e operatori sanitari, ai quali va la nostra più sincera gratitudine».
«L’inaugurazione della Radioterapia di Castelfranco Veneto rappresenta un momento importante di sviluppo dell’Istituto Oncologico Veneto – dichiara la dottoressa Patrizia Simionato, direttore generale –. Ciò che caratterizza il nuovo Servizio, oltre all’elevata tecnologia, è l’attenzione posta all’umanizzazione dei percorsi di cura. Gli ambienti risultano infatti confortevoli, ampi e luminosi e dotati anche di aree dedicate a pazienti barellati. Per agevolare l’accesso al Servizio, è stato inoltre realizzato un parcheggio interamente riservato a pazienti ed accompagnatori. Ringrazio i colleghi che mi hanno preceduta e tutti coloro che hanno svolto un ruolo attivo nella realizzazione dell’opera. Grazie ad un importante lavoro di squadra oggi consegniamo alla cittadinanza una struttura dotata di apparecchiature di nuova generazione. Un ringraziamento lo rivolgo a tutti i professionisti e anche al mondo del volontariato che proprio nei Servizi di Radioterapia dello IOV svolge un importante ruolo di accoglienza ed orientamento del paziente, oltre a garantire il trasporto dalla residenza allo IOV degli utenti che non hanno la possibilità di essere accompagnati».
Le tappe del progetto e la struttura
Il progetto della Radioterapia è il risultato di un percorso pluriennale che è stato approvato nel 2019 dalla Regione del Veneto e a fine del medesimo anno è stata posata la prima pietra. Il percorso per il completamento dell’opera ha subito dei rallentamenti causati dalla pandemia, dallo spostamento dei gelsi storici e successivamente dalle indagini archeologiche nell’area di cantiere dovute al rinvenimento di reperti. I lavori sono iniziati nell’aprile 2024 e si sono conclusi lo scorso mese di settembre.
Il Servizio si sviluppa su una superficie lorda di 3.150 metri quadrati, per un volume complessivo di 15.280 metri cubi. Dispone di quattro bunker destinati alle apparecchiature radioterapiche, due dei quali già attrezzati, mentre gli altri due sono attualmente al grezzo e saranno completati in una fase successiva. Sono presenti inoltre ambulatori, spazi dedicati al personale sanitario e tecnico – medici radioterapisti, fisici sanitari, tecnici di radiologia e infermieri – e aree direzionali.
Le dotazioni tecnologiche e il personale
La dotazione tecnologica comprende due apparecchiature di ultima generazione. La prima integra un acceleratore lineare digitale con una risonanza magnetica ad alto campo da 1,5 Tesla, configurandosi come la seconda apparecchiatura in Veneto con queste caratteristiche. La seconda è un acceleratore lineare digitale ad alta energia, progettato per eseguire trattamenti radioterapici convenzionali e ad elevata complessità con grande precisione. A queste si aggiungerà la TAC di simulazione in consegna nel prossimo mese di novembre, apparecchiatura questa fondamentale per la pianificazione dei trattamenti.
La sede di Castelfranco Veneto si inserisce nell’attività dell’Unità Operativa Complessa di Radioterapia dello IOV, diretta dal professor Marco Krengli, dell’Università degli Studi di Padova, e si aggiunge alle altre sedi di radioterapia dello IOV già operative a Padova e a Schiavonia. Nel 2025 lo IOV di Castelfranco Veneto ha registrato 5.158 ricoveri, 103.787 prestazioni specialistiche ambulatoriali e 13.735 trattamenti radioterapici.
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Castelfranco Veneto (TV), inaugurata la Radioterapia dello IOV: investimento da 30 milioni La Piazza Web
A Castelfranco Veneto apre la nuova Radioterapia dell’Istituto Oncologico Veneto (IOV), un investimento da 30 milioni di euro che punta a potenziare le cure oncologiche e ridurre gli spostamenti dei pazienti verso altre sedi. La struttura, inaugurata dopo un percorso avviato nel 2019, amplia l’offerta sanitaria dello IOV, già presente con servizi di radioterapia a Padova e Schiavonia.
Il nuovo servizio si estende su 3.150 metri quadrati e comprende quattro bunker destinati alle apparecchiature radioterapiche. Due sono già attrezzati, mentre gli altri saranno completati in una fase successiva. Sono presenti anche ambulatori e spazi dedicati al personale sanitario e tecnico, oltre a un parcheggio riservato a pazienti e accompagnatori.
Il punto di forza è la dotazione tecnologica. La struttura dispone di due apparecchiature di nuova generazione: una integra un acceleratore lineare con una risonanza magnetica ad alto campo da 1,5 Tesla, risultando la seconda in Veneto con queste caratteristiche; la seconda è un acceleratore lineare ad alta energia, progettato per trattamenti convenzionali e procedure ad alta complessità. A queste si aggiungerà una TAC di simulazione, prevista in consegna a novembre, necessaria per pianificare con precisione le terapie.
«Ciò che caratterizza il nuovo servizio, oltre all’elevata tecnologia, è l’attenzione all’umanizzazione dei percorsi di cura», ha spiegato Patrizia Simionato, direttrice generale dello IOV, evidenziando la presenza di ambienti luminosi e confortevoli e di aree dedicate anche ai pazienti trasportati in barella.
Per rendere operativa la nuova Radioterapia, nel 2026 l’organico è stato potenziato con 42 nuove assunzioni tra medici radioterapisti, fisici sanitari, tecnici, infermieri, operatori sociosanitari e personale amministrativo.
L’apertura arriva dopo un iter lungo e complesso. Il progetto è stato approvato dalla Regione Veneto nel 2019, ma il completamento dei lavori ha subito rallentamenti dovuti alla pandemia, allo spostamento di gelsi storici e alle indagini archeologiche avviate dopo il ritrovamento di reperti nell’area. Il cantiere è partito nell’aprile 2024 e si è concluso nel settembre 2026.
La nuova struttura rafforza il ruolo della sede castellana nella rete oncologica regionale. Nel 2025 lo IOV di Castelfranco Veneto ha registrato 5.158 ricoveri, 103.787 prestazioni specialistiche ambulatoriali e 13.735 trattamenti radioterapici.
L’obiettivo è offrire cure sempre più precise e accessibili, avvicinando servizi specialistici ai cittadini e migliorando l’organizzazione dei percorsi terapeutici. Un investimento che unisce tecnologia, personale e attenzione al paziente, in un settore in cui la tempestività e la continuità delle cure rappresentano elementi fondamentali.
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
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Criteri Critici
Radioterapia Iov inaugurata a Castelfranco Veneto: 30 milioni di euro per i pazienti TrevisoToday
La nuova radioterapia dell'Istituto Oncologico Veneto – Irccs è stata inaugurata mercoledì 21 ottobre 2026 nella sede di Castelfranco Veneto. L'investimento complessivo è di 30 milioni di euro e punta ad ampliare l'offerta di trattamenti radioterapici avvicinando i servizi ai pazienti. Alla cerimonia erano presenti il presidente della Regione del Veneto, Alberto Stefani, il sindaco di Castelfranco Veneto, Maria Ghimenton, la rettrice dell'Università degli Studi di Padova, Daniela Mapelli, e il direttore generale dello Iov, Patrizia Simionato.
Un percorso lungo oltre sei anni
Il progetto fu approvato nel 2019 dalla Regione del Veneto e la prima pietra fu posata alla fine dello stesso anno. Il cantiere ha subito rallentamenti a causa della pandemia, dello spostamento dei gelsi storici e delle indagini archeologiche rese necessarie dal rinvenimento di reperti nell'area. I lavori veri e propri sono iniziati nell'aprile 2024 e si sono conclusi lo scorso mese di settembre.
«La qualità del servizio sanitario si misura nella capacità di offrire ai cittadini cure sempre più efficaci, appropriate e vicine ai loro bisogni – sottolinea Alberto Stefani, presidente della Regione del Veneto –. L'inaugurazione della nuova Radioterapia dello Iov a Castelfranco Veneto conferma questo impegno. I nuovi ambienti, moderni e funzionali, sono dotati di tecnologie di ultima generazione per garantire percorsi di cura di qualità sempre più alta e sono progettati per adattarsi alle esigenze future, anche attraverso l'ampliamento degli spazi e il potenziamento delle dotazioni sanitarie. In una società che cambia, diventa sempre più importante rafforzare l'integrazione tra ospedale e territorio. Questa nuova struttura rappresenta un traguardo significativo nella lotta contro i tumori, perché potenzia l'attività dello Iov e avvicina ai pazienti servizi fondamentali per la cura. Le tecnologie più avanzate, tuttavia, esprimono il loro pieno valore grazie alla professionalità e alla competenza di medici, infermieri, ricercatori e operatori sanitari, ai quali va la nostra più sincera gratitudine».
Spazi, tecnologie e nuovo organico
La struttura si sviluppa su una superficie lorda di 3.150 metri quadrati, per un volume complessivo di 15.280 metri cubi. Dispone di quattro bunker per le apparecchiature radioterapiche, due dei quali già attrezzati; gli altri due saranno completati in una fase successiva. Sono presenti ambulatori, spazi per il personale sanitario e tecnico e aree direzionali.
La dotazione tecnologica comprende due apparecchiature di ultima generazione. La prima integra un acceleratore lineare digitale con una risonanza magnetica ad alto campo da 1,5 Tesla: è la seconda macchina con queste caratteristiche in Veneto. La seconda è un acceleratore lineare digitale ad alta energia per trattamenti sia convenzionali sia ad elevata complessità. A novembre è attesa in consegna anche una Tac di simulazione, fondamentale per la pianificazione dei trattamenti.
Per l'attivazione del nuovo servizio, nel 2026 lo Iov ha assunto 8 medici radioterapisti, 5 fisici sanitari, 19 tecnici, 4 infermieri, 3 operatori socio-sanitari e 3 amministrativi, che si aggiungono a una squadra già composta da oltre 100 medici e 300 tra infermieri e tecnici nella sede di Castelfranco Veneto.
«L'inaugurazione della Radioterapia di Castelfranco Veneto rappresenta un momento importante di sviluppo dell'Istituto Oncologico Veneto – dichiara Patrizia Simionato, direttore generale. Ciò che caratterizza il nuovo Servizio, oltre all'elevata tecnologia, è l'attenzione posta all'umanizzazione dei percorsi di cura. Gli ambienti risultano infatti confortevoli, ampi e luminosi e dotati anche di aree dedicate a pazienti barellati. Per agevolare l'accesso al Servizio, è stato inoltre realizzato un parcheggio interamente riservato a pazienti ed accompagnatori. Ringrazio i colleghi che mi hanno preceduta e tutti coloro che hanno svolto un ruolo attivo nella realizzazione dell'opera. Grazie ad un importante lavoro di squadra oggi consegniamo alla cittadinanza una struttura dotata di apparecchiature di nuova generazione. Un ringraziamento lo rivolgo a tutti i professionisti e anche al mondo del volontariato che proprio nei Servizi di Radioterapia dello Iov svolge un importante ruolo di accoglienza ed orientamento del paziente, oltre a garantire il trasporto dalla residenza allo Iov degli utenti che non hanno la possibilità di essere accompagnati».
La sede nel contesto dello Iov
La sede di Castelfranco Veneto si inserisce nell'attività dell'Unità Operativa Complessa di Radioterapia dello Iov, diretta dal professor Marco Krengli dell'Università degli Studi di Padova, e si affianca alle sedi già operative a Padova e a Schiavonia. Nel 2025 la sede di Castelfranco Veneto ha registrato 5.158 ricoveri, 103.787 prestazioni specialistiche ambulatoriali e 13.735 trattamenti radioterapici.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?3
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO1
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
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Il reparto di radioterapia del Responsible Research Hospital presto a un privato RaiNews
E' sempre più vicina l'ipotesi di affidare a un privato il reparto di radioterapia del Responsible Research Hospital. Nei giorni scorsi l'Asrem ha chiesto al tribunale di Campobasso "di affidare il conferimento del ramo radioterapico del Responsible in NewCo e la contestuale cessione del 99% del capitale della stessa a Medipass Spa con sede legale in Bologna". La Mediapass è un'azienda leader nella diagnostica per immagini, radioterapia e medicina nucleare, e fa parte del Gruppo Ergéa. Medipass figura fra i principali fornitori di Responsible Hospital. Si tratta di una società che da tempo realizza partnership di lungo periodo con ospedali pubblici e privati per supportarne l’innovazione e, come si legge sul suo sito di "aumentarne l’efficienza con l’impiego dei modelli organizzativi e delle tecnologie più recenti, apportando tutte le risorse necessarie e assicurando ai partner il mantenimento del controllo e della governance clinica". Per la formalizzazione della cessione è atteso il provvedimento del Tribunale alla nuova società, che sarà costituita solo per la Radioterapia, di cui Mediapass sarà socio di maggioranza con il 99% del capitale.
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
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Criteri Critici
Il tumore cambia posizione durante la radioterapia? Ora la tecnologia ricalcola il raggio un istante prima di colpire Panorama
Il corpo umano non resta fermo nemmeno durante una terapia. Un organo si riempie, un altro si sposta, il tumore stesso può cambiare dimensioni nel corso delle settimane. A Brescia, al Centro di Radioterapia e Radiochirurgia Guido Berlucchi di Fondazione Poliambulanza, è arrivata la radioterapia adattiva: un trattamento che può essere aggiornato anche subito prima della seduta. La struttura è la prima in Italia a mettere in funzione un acceleratore di questo tipo. Nei casi indicati, la macchina consente di adattare la cura grazie alla CBCT, la tomografia computerizzata a fascio conico. Per capire la novità bisogna partire da come lavora di norma la radioterapia oncologica: il piano viene costruito su una TC di centratura eseguita prima dell’inizio del ciclo, una fotografia dell’anatomia in quel momento. Ma l’anatomia dei pazienti cambia tra la pianificazione e l’erogazione della dose e poi nel corso della terapia. La radioterapia adattiva nasce per colpire con accuratezza anche in presenza di questi cambiamenti, usando le immagini come circuito di controllo per correggere il piano. A Brescia gli specialisti osservano l’anatomia del paziente un attimo prima di irradiare, grazie a immagini tridimensionali. Così individuano eventuali variazioni nella posizione del tumore e degli organi vicini rispetto al piano iniziale. Quando serve modificarlo, il fisico medico ricalcola e verifica la distribuzione della dose insieme all’équipe, prima dell’erogazione. L’obiettivo è colpire il bersaglio con maggiore precisione e proteggere gli organi sani.
Intelligenza artificiale in radioterapia: aiuta, ma decidono i medici
L’intelligenza artificiale è già integrata in alcune fasi del percorso. Supporta la definizione preliminare degli organi sulle immagini della TC di centratura e contribuisce a migliorare la qualità delle immagini CBCT. Il punto, però, è chi controlla. I risultati vengono verificati dal medico e dal fisico medico. Le decisioni cliniche e la validazione del piano restano affidate ai professionisti. L’ acceleratore con imaging ad alta definizione è potenziato dall’intelligenza artificiale, capace di erogare radioterapia adattiva offline e online. Il software dedicato automatizza l’intero flusso di lavoro, dalla contornazione degli organi all’adattamento del piano fino ai controlli di qualità. Va detto che il campo è in piena evoluzione. Uno studio tedesco del 2025 ha analizzato, con un sistema di un altro produttore, 155 sedute di otto pazienti con tumore della prostata, in modo retrospettivo. I ricercatori hanno osservato che l’anatomia può cambiare anche durante la fase di adattamento, ma che la dose realmente erogata restava più vantaggiosa per il bersaglio rispetto a quella del piano non adattato. Il campione è piccolo, e proprio per questo la ricerca continua.
PIù di dieci milioni per innovare: acceleratori, gamma knife e filantropia
Il progetto del Centro vale complessivamente 10,8 milioni di euro. Comprende due nuovi acceleratori lineari Elekta, un nuovo bunker e la riqualificazione degli spazi assistenziali. È stata rinnovata anche l’area della radiochirurgia gamma knife, usata per trattare specifiche lesioni intracraniche senza intervento chirurgico tradizionale. Sono stati previsti un day hospital dedicato, personale infermieristico di riferimento e ambienti più confortevoli. «Il rinnovamento del Centro unisce nuove apparecchiature, competenze professionali e una revisione dei percorsi. La tecnologia offre possibilità in più, ma il suo valore dipende dal modo in cui viene integrata nel lavoro dell’équipe e nella presa in carico della persona» ha detto Marcellino Valerio, direttore generale di Fondazione Poliambulanza.
Il rinnovamento rafforza la collaborazione con la Fondazione Guido Berlucchi, impegnata da oltre 25 anni nella ricerca oncologica. Il rapporto è iniziato con la nascita del Centro e l’acquisto dei primi acceleratori lineari, è proseguito nel 2022 con i sistemi ottici di posizionamento e oggi con il sostegno all’ammodernamento.
«L’innovazione nella lotta contro il cancro corre veloce, proprio per questo la vera sfida è fare in modo che i suoi progressi diventino opportunità concrete di cura per i pazienti. Portare a Brescia la radioterapia adattiva supportata dall’intelligenza artificiale significa compiere un passo importante in questa direzione. È qui che la filantropia può fare la differenza: sostenere investimenti capaci di avvicinare le scoperte scientifiche alla pratica clinica e rendere disponibili strumenti sempre più avanzati. Questa è la visione che Guido Berlucchi ci ha lasciato e che continua a guidare le scelte della nostra Fondazione» ha spiegato Giambattista Bruni Conter, presidente della Fondazione Guido Berlucchi.
Chiude Mario Taccolini, presidente di Fondazione Poliambulanza: «Il Centro porta il nome di Guido Berlucchi e la sua storia è legata alla Fondazione che ne custodisce la memoria. Il sostegno della Fondazione ne ha accompagnato la nascita e lo sviluppo, fino al rinnovamento di oggi, con ricadute concrete per i pazienti e per il territorio. Come ricorda Papa Leone XIV nella Magnifica Humanitas, “la tecnica non va considerata, in se stessa, come forza antagonista rispetto alla persona” anche in medicina, il progresso ha valore quando è orientato alla persona e al suo bene».
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Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?5
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
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Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
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Il cancro, le cure, i professionisti: a Cuneo un confronto per delineare l’oncologia di oggi e domani Cuneodice.it
Il convegno sarà ospitato il prossimo 2 e 3 dicembre nel Centro Incontri della Fondazione CRC in via Roma
Si terrà il 2 e 3 dicembre 2026 presso il Centro Incontri della Fondazione CRC di Cuneo il convegno dal titolo "Il cancro, le sue cure, i professionisti: quale oncologia per l'oggi e il domani?", organizzato dalla Struttura Complessa di Oncologia Medica dell'Azienda Ospedaliera S. Croce e Carle di Cuneo e rivolto agli oncologi e ai professionisti di tutte le discipline sanitarie coinvolte nella diagnosi e cura dei tumori. Il convegno è patrocinato dalla Fondazione Ospedale di Cuneo Ets e dalla Lilt Associazione Provinciale di Cuneo.
L'evento nasce come importante momento di riflessione su tre ambiti clinici cruciali che negli ultimi anni hanno registrato una profonda evoluzione, ponendo ai professionisti della salute problematiche gestionali che raramente sono oggetto di ricerca e discussione:
· La diagnosi di tumore: nella maggior parte dei casi il percorso diagnostico si instaura a partire da un sintomo; essere tempestivi ed appropriati è un obiettivo che il Sistema Sanitario si deve porre in tutte le sue componenti.
· Gli eventi acuti: eventi clinici capaci di modificare repentinamente la traiettoria della malattia oncologica, la cui lettura condivisa e gestione appropriata possono favorire la risoluzione e trasformarsi in un'occasione di cambiamento del percorso di cura.
· Il fine vita: sempre più spesso avviene in un contesto di acuzie e si svolge in Ospedale: non si tratta di un errore di percorso, ma di un bisogno di cure a cui occorre dare una risposta adeguata con l’obiettivo di rendere accettabile e sensata la vita residua.
Il convegno affronterà inoltre le competenze emergenti necessarie per l'oncologo del futuro — una sorta di "cassetta degli attrezzi" per cure sempre più efficaci —, tratterà dello sviluppo professionale come strumento di costruzione della disciplina oncologica per il futuro e si interrogherà su come potrà essere ripensata la formazione specialistica per rispondere in modo più appropriato ai bisogni emergenti.
Nel quadro delle iniziative, la serata del 2 dicembre vedrà un momento di approfondimento aperto a tutta la popolazione dal titolo "Spiritualità nelle relazioni di cura: avere cura di sé per avere cura del malato". Ospite d'eccezione sarà il prof. Vito Mancuso, con il quale si dialogherà su come la convivenza con la malattia caratterizzi l'essere umano, accomunando operatori e pazienti nella ricerca di senso.
Informazioni utili
· Sede: Centro Incontri Fondazione CRC, Via Roma 15, Cuneo.
· Destinatari: L'evento è rivolto agli oncologi e ai professionisti di tutte le discipline sanitarie coinvolte nella diagnosi e cura dei tumori (l'evento ECM riconosce 10 crediti formativi).
· Iscrizioni: La partecipazione è gratuita, con iscrizione obbligatoria online (fino a esaurimento dei 100 posti disponibili) sul sito www.staffpep.com nella sezione Prossimi Eventi.
c.s.
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Criteri Critici
Totti si fa promotore della prevenzione: visita urologica per tutti. V-news.it
Francesco Totti ha recentemente effettuato il suo primo controllo alla prostata, sottolineando l'importanza della prevenzione per la salute maschile e invitando gli uomini a non temere questi esami. Con il suo esempio, Totti mira a rompere il tabù sulla salute prostatica e promuovere la diagnosi precoce, fondamentale per combattere il tumore alla prostata.
Totti e la prima visita alla prostata
Totti affronta il tema della prevenzione
(Adnkronos) – L’ex capitano della Roma, Francesco Totti, ha recentemente fatto il suo primo controllo alla prostata, un gesto che ha attirato l’attenzione su un tema spesso trascurato dagli uomini: la salute prostatica. In Italia, il tumore alla prostata colpisce ogni anno circa 52.000 uomini e causa 7.000 morti. Totti, con la sua visibilità e il suo carisma, ha il potenziale per diventare un vero e proprio testimonial della prevenzione. Il suo messaggio è chiaro: non c’è motivo di avere paura di un controllo, anzi, è un atto di responsabilità verso se stessi e i propri cari.
Urologi: “Nessuna paura per la visita”
Il dottor Carrieri, presidente della Società Italiana di Urologia (Siu), ha sottolineato l’importanza di affrontare la questione con serenità. “Vogliamo rassicurare gli uomini, non si tratta di un ‘atto di violenza’ e non c’è motivo di avere paura; è un colloquio tra medico e paziente a 360 gradi”, ha affermato. La paura del controllo può spesso portare a una diagnosi tardiva, e questo è un problema che si può affrontare solo con un’informazione chiara e diretta. La figura di Totti può aiutare a rompere il tabù che circonda questi esami, incentivando molti uomini a prendersi cura della propria salute.
L’importanza della diagnosi precoce
La diagnosi precoce è fondamentale per la cura del tumore alla prostata. Se rilevato in fase iniziale, le possibilità di guarigione sono molto elevate. Totti ha dimostrato che anche una figura pubblica come lui può e deve prendersi cura della propria salute. “Non si deve aspettare di avere sintomi per sottoporsi a controlli”, ha dichiarato il dottor Carrieri, evidenziando come la prevenzione sia la chiave per combattere questa malattia. Un esame annuale, a partire dai 50 anni, è raccomandato per gli uomini, e chi ha una storia familiare di tumori alla prostata dovrebbe iniziare prima.
Il messaggio di Totti: “Fate il controllo”
Francesco Totti, con il suo esempio, invita tutti gli uomini a non trascurare la salute. “Fate il controllo, è fondamentale”, è il suo appello. La sua testimonianza non solo mette in luce un problema serio e attuale, ma offre anche un messaggio di speranza e responsabilità. La salute è un tema che deve essere affrontato con serietà, e Totti, con la sua immagine e il suo carisma, ha il potere di fare la differenza. La prevenzione è la prima arma per salvare vite umane, e il suo intervento potrebbe ispirare molti a seguire il suo esempio.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?5
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Vaccini terapeutici contro il tumore al polmone: studio Combi-TED mostra un beneficio di sopravvivenza con chemio-immunoterapia insalutenews.it
Nei pazienti con tumore al polmone non a piccole cellule avanzato, il vaccino di precisione porta la sopravvivenza a un anno al 47% in combinazione con la chemioterapia e al 46% con l’immunoterapia, rispetto al 29% della sola terapia tradizionale con docetaxel
Madrid, 21 ottobre 2026 – Un vaccino peptidico di nuova generazione dimostra un’efficacia senza precedenti nei pazienti con tumore al polmone non a piccole cellule avanzato in seconda linea di trattamento. I dati evidenziano infatti un raddoppio della sopravvivenza a un anno, che raggiunge il 47% in combinazione con la chemioterapia a base di docetaxel e il 46% in combinazione con l’immunoterapia (nivolumab), contro il solo 29% ottenuto con la terapia tradizionale a base di solo docetaxel.
Sono i dati dello studio di Fase 2 Combi-TED sul vaccino Tedopi (OSE2101), promosso dalla Fondazione Ricerca Traslazionale (FoRT) e che sarà presentato il prossimo 25 ottobre da Federico Cappuzzo, Direttore dell’Oncologia Medica 2 dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma, presidente della Fondazione FoRT e primo autore dello studio, al congresso della Società Europea di Oncologia Medica (ESMO).
La ricerca ha visto la collaborazione internazionale di 17 centri oncologici di eccellenza distribuiti tra Italia, Francia e Spagna, confermando il ruolo di primo piano della rete di ricerca italiana nella sperimentazione dei vaccini terapeutici. I risultati segnano una svolta fondamentale per una patologia che solo in Italia registra circa 40.000 nuove diagnosi ogni anno, confermandosi tra le principali cause di malattia tumorale e la prima in assoluto per mortalità nel nostro Paese.
Prof. Federico Cappuzzo
In particolare, la forma “non a piccole cellule” (NSCLC) rappresenta circa l’85% di tutti i casi di tumore al polmone. In questo scenario, le opzioni terapeutiche alla progressione della malattia sono ancora oggi estremamente limitate, con la chemioterapia tradizionale che rimane lo standard di cura nonostante la sua modesta efficacia e la spiccata tossicità.
“A differenza dei classici vaccini proteici o di quelli preventivi, il vaccino peptidico è costituito da una combinazione sintetica di 10 brevi frammenti di amminoacidi (peptidi) selezionati da antigeni tumorali – spiega Cappuzzo – Il farmaco agisce come un vero e proprio addestratore molecolare del sistema immunitario: nei pazienti HLA-A2 positivi (antigene leucocitario umano) presenta questi 10 ‘identikit’ ai linfociti T, le cellule difensive dell’organismo, insegnando loro a riconoscere e distruggere le cellule tumorali con chirurgica precisione e senza alcun incremento della tossicità rispetto ai trattamenti standard”.
Lo studio nasce dalla necessità clinica di superare i limiti delle attuali terapie di seconda linea, che offrono risultati spesso modesti. “L’unico farmaco che nella pratica clinica si utilizza comunemente in questa fase è il docetaxel, una molecola tossica e di limitata efficacia – sottolinea Cappuzzo – In uno studio precedente il vaccino peptidico ha già dimostrato di essere potenzialmente superiore al docetaxel, e la sua validazione definitiva è attualmente in corso nello studio di fase 3 ARTEMIA”.
Nello studio Combi-TED, 106 pazienti con malattia in progressione dopo una prima linea di chemio-immunoterapia sono stati divisi in tre gruppi di trattamento per valutare la somministrazione del vaccino peptidico in associazione alla chemioterapia, il vaccino in associazione all’immunoterapico nivolumab, oppure la sola chemioterapia standard a base di docetaxel.
“I pazienti sono stati suddivisi in tre bracci: uno trattato in maniera tradizionale con il solo docetaxel, uno con docetaxel in associazione al vaccino peptidico e un terzo che ha valutato la combinazione del vaccino con la prosecuzione dell’immunoterapia già ricevuta in prima linea – precisa Cappuzzo – I risultati sono estremamente positivi: nei pazienti che ricevono il vaccino la sopravvivenza a un anno è praticamente doppia rispetto al gruppo trattato con la sola terapia tradizionale, senza alcun eccesso in termini di effetti collaterali”.
L’innovativa strategia emersa dallo studio Combi-TED risponde inoltre direttamente a un’esigenza reale espressa quotidianamente dai pazienti nei reparti di oncologia, offrendo una risposta clinica concreta a chi affronta la progressione della malattia.
“Nella pratica clinica, quando un paziente va in progressione dopo la prima linea di chemio-immunoterapia, ci chiede molto spesso di poter proseguire l’immunoterapia – conclude Cappuzzo – Il dato fondamentale emerso dal nostro studio è che anche i pazienti che proseguivano l’immunoterapia aggiungendo il vaccino peptidico ottenevano un beneficio sostanziale in termini di sopravvivenza”.
I dati presentati a ESMO aprono una nuova era nell’impiego dei vaccini peptidici in immuno-oncologia, dimostrando che l’addestramento mirato del sistema immunitario può trasformare in modo concreto il futuro terapeutico dei pazienti affetti da tumore al polmone avanzato.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
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Totti e la visita alla prostata: gli urologi lanciano l'appello prevenzione Blasting News
Il racconto ironico di Francesco Totti sulla sua prima visita alla prostata, fatto a Roma durante la presentazione del libro Oltre, è un'occasione di prevenzione. Giuseppe Carrieri, presidente Siu, ha sottolineato l'importanza di parlare di tumore alla prostata per superare paura e imbarazzo, specie a novembre, mese salute maschile.
L'ex capitano della Roma ha divertito il pubblico del Teatro Brancaccio descrivendo con toni comici l'approccio alla visita. Tra le battute, Totti ha ricordato il disagio: "Che cosa vuoi fare con questo arnese...?", aggiungendo "Non ti azzardare", fino alla chiusura ironica: "Andate a farla che è bellissima…".
Prevenzione urologica: un colloquio salva vite
Carrieri ha chiarito che il tono leggero non deve banalizzare la visita urologica. La Siu rassicura: non è un “atto di violenza”, ma un colloquio completo tra medico e paziente. La prevenzione è decisiva: il tumore alla prostata è il più frequente tra gli uomini in Italia, con 40mila nuovi casi, settemila decessi annui e circa 600mila uomini che convivono con la neoplasia.
Rendere ordinario un controllo può salvare vite. Dopo i 50 anni, la visita annuale è raccomandata, come per la prevenzione del tumore al seno femminile. La diagnosi precoce include Psa e risonanza magnetica. La Siu chiede l'inserimento dello screening prostatico nei Lea: una prevenzione strutturata ridurrebbe la mortalità del 25%, evitando circa 1.800 decessi annui.
Totti testimonial e il Decalogo Siu
Carrieri ha invitato a non drammatizzare il controllo, ribadendo che la visita urologica è un atto medico di prevenzione: "Non si deve avere paura". L'auspicio è che Totti possa contribuire a diffondere il messaggio della diagnosi precoce. Il 99° congresso nazionale Siu si terrà a Riccione dal 28 al 31 ottobre, richiamando il “Decalogo della Longevità Uro-Andrologica”. Invita a prestare attenzione a segnali del corpo (risvegli notturni, variazioni del getto, difficoltà minzione) e promuove stili di vita sani (dieta mediterranea, idratazione, protezione esposizioni, autocontrollo, revisione terapie).
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Tumore al seno, Lucia Mascino testimonial ANDOS: "La prevenzione è un gesto di cura" Sanità Informazione
Un invito alle donne a prendersi cura della propria salute, superando dubbi, timori e false convinzioni che possono ostacolare la partecipazione ai programmi di prevenzione. È il messaggio della nuova campagna nazionale lanciata oggi, 21 ottobre, da ANDOS, l’Associazione Nazionale Donne Operate al Seno, che ha scelto l’attrice Lucia Mascino come testimonial per promuovere l’adesione allo screening mammografico organizzato dal Servizio sanitario nazionale.
La campagna nasce dalla volontà di ricordare quanto sia importante la diagnosi precoce del tumore al seno e di incoraggiare le donne a utilizzare un’opportunità gratuita offerta dalla sanità pubblica. Un messaggio particolarmente attuale alla luce dei dati Eurostat pubblicati il 2 ottobre scorso, secondo i quali in Italia la partecipazione agli screening mammografici nella fascia 50-69 anni è diminuita dal 60,7% del 2019 al 53,8% del 2024.
Lucia Mascino: “Non pensiamo che ciò che è gratuito valga meno”
Protagonista dello spot è Lucia Mascino, che ha scelto di mettere il proprio volto al servizio della campagna per contrastare una convinzione ancora diffusa: quella secondo cui una prestazione sanitaria gratuita sarebbe meno affidabile o di qualità inferiore rispetto a una prestazione a pagamento. “Sono onorata di partecipare alla campagna nazionale dell’ANDOS a sostegno dell’adesione allo screening mammografico pubblico perché credo, come donna e come cittadina, che la prevenzione sia un gesto importante di cura”, dichiara l’attrice. “Dobbiamo smettere di pensare che se è gratuito non vale: lo screening mammografico organizzato è il più sicuro e di qualità: prevenire vuol dire giocare d’anticipo”.
Un richiamo al valore dei programmi pubblici di screening, che non si limitano all’esecuzione di un esame ma si inseriscono in un percorso organizzato di prevenzione e diagnosi precoce.
Il ruolo delle associazioni per avvicinare le donne alla prevenzione
Per ANDOS, che celebra quest’anno cinquant’anni dalla nascita, la campagna rappresenta un’estensione dell’attività svolta quotidianamente sul territorio attraverso i suoi 52 Comitati locali. “Promuovere la prevenzione e la diagnosi precoce è parte integrante del nostro impegno al fianco delle donne, per consentire, a quelle diagnosticate, un percorso terapeutico meno invasivo, un aumento della possibilità di guarigione e per ridurre la percentuale di donne metastatiche alla diagnosi”, spiega la presidente nazionale Flori Degrassi.
L’obiettivo è anche quello di aiutare le donne a orientarsi tra le opportunità offerte dal sistema sanitario e a superare gli ostacoli che possono scoraggiare la partecipazione. Non sempre, infatti, conoscere l’esistenza di un programma di screening significa aderirvi: informazione, fiducia e possibilità di ricevere risposte ai propri dubbi possono fare la differenza.
“Il lavoro delle associazioni è fondamentale per aiutare le donne a trovare risposte ai loro dubbi”, sottolinea Degrassi, ricordando che i programmi pubblici sono gratuiti e garantiscono elevati standard di qualità. La presidente richiama inoltre il progressivo ampliamento della fascia di età interessata, dai 45 ai 74 anni, che sta avvenendo nelle diverse Regioni italiane.
Dal 23 ottobre la prevenzione entra nelle sale cinematografiche
Per raggiungere un pubblico più ampio, ANDOS ha scelto un luogo nel quale normalmente non si parla di salute: il cinema. Grazie alla collaborazione con ANEC-AGIS Lazio, da venerdì 23 ottobre lo spot sarà proiettato in 76 sale cinematografiche della Regione, per un totale di 336 schermi. “La sala cinematografica è oggi più che mai luogo di incontro e connessione con tematiche importanti. È dove avviene la trasmissione della coscienza sociale”, dichiara Leandro Pesci, presidente di ANEC Lazio. Per gli esercenti, sostenere la campagna significa contribuire concretamente alla diffusione della cultura della prevenzione.
Portare lo screening mammografico sul grande schermo significa dunque provare a raggiungere anche chi non frequenta abitualmente gli spazi dell’informazione sanitaria, ricordando che la diagnosi precoce può incidere in modo significativo sulle possibilità di cura.
L’invito conclusivo di ANDOS è rivolto a tutte le donne: informarsi presso i servizi sanitari del proprio territorio sui programmi di screening disponibili, verificare le modalità di partecipazione e aderire agli appuntamenti proposti dal Servizio sanitario nazionale. Perché la prevenzione comincia anche dalla scelta di non rimandare.
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Criteri Critici
Gli urologi italiani a Totti: "Ci aiuti nella prevenzione del cancro alla prostata" Adnkronos
Carrieri (Siu): "Ci sentiamo di tranquillizzare gli uomini, non è un 'atto di violenza' e non si deve avere paura; prima di tutto è un colloquio tra medico e paziente a 360 gradi. L'ex capitano della Roma ci ha dato una mano ad accendere i riflettori sul tumore alla prostata, ogni anno 7mila morti in Italia".
"Sicuramente qualsiasi momento di comunicazione dedicato alla prevenzione del tumore alla prostata va bene. Francesco Totti ci ha dato una mano ad accendere i riflettori per il mese di novembre che è proprio dedicato alla prevenzione del tumore della prostata e della salute maschile, promosso dalla Società Italiana di Urologia (Siu). E' il cancro più frequente negli uomini, 40mila casi ogni anno in Italia e 7mila morti; quasi 600mila uomini che continuano a convivere con la neoplasia. Davanti a un problema di così forte impatto epidemiologico, la prevenzione è fondamentale. Non è una patologia di nicchia ma di grande impatto sociale che si può prevenire con la visita annuale dopo i 50 anni e con esami come il Psa e la risonanza magnetica. Come le donne fanno la prevenzione per il tumore al seno, gli uomini dovrebbero fare la visita urologica annuale". Così all'Adnkronos Salute il presidente della Società italiana di Urologia, Giuseppe Carrieri, interviene dopo il racconto che l'ex 10 della Roma ha fatto della sua prima visita alla prostata durante la presentazione a Roma del suo libro 'Oltre'. "Arriva questo, due metri, con un pollice enorme. Gli ho detto: ‘Che cosa vuoi fare con questo arnese...?'. L'ex capitano della Roma ha fatto divertire il pubblico del Teatro Brancaccio con il suo racconto, scandito da tempi comici non banali: "Non ti azzardare - ha continuato - che ti uccido. Non lo conoscevo ma già lo odiavo, solo il pensiero che lui arrivava da giù, avevo la pelle d’oca... Qui tutti avete fatto la visita alla prostata, no? Vabbè, andate a farla che è bellissima…".
"Il contesto leggero nel quale Totti ha raccontato l'approccio alla visita alla prostata non rende bene l'idea - avverte Carrieri - e come Siu ci sentiamo di tranquillizzare gli uomini: non è un 'atto di violenza' ma prima di tutto un colloquio a 360 gradi tra medico e paziente. Noi ci battiamo affinché lo screening del cancro alla prostata venga inserito nei Lea, sappiamo che questa prevenzione potrebbe portare a una riduzione del 25% della mortalità, ovvero 1.800 morti in meno ogni anno. Insomma, la visita urologica - chiosa il presidente - non è una 'barzelletta' e non dobbiamo drammatizzare un atto medico che è focalizzato alla prevenzione. Non si deve avere paura del controllo della prostata. Speriamo che Francesco Totti possa aiutarci in futuro per ampliare il messaggio della prevenzione e della diagnosi precoce".
Dal 28 al 31 ottobre a Riccione si svolgerà il 99.esimo congresso nazionale della Siu. Recentemente la Società italiana di Urologia ha presentato al ministero della Salute, il nuovo 'Decalogo della Longevità Uro-Andrologica', una guida pratica pensata per guidare i cittadini verso scelte di vita consapevoli e comportamenti preventivi quotidiani. Il decalogo evidenzia inoltre come sia fondamentale non sottovalutare i campanelli d'allarme e i segnali del corpo. Alzarsi spesso di notte per urinare disturba il sonno e può rappresentare un segnale non solo prostatico, ma anche di problematiche cardiache o metaboliche. Allo stesso modo, variazioni del getto urinario, urgenza o difficoltà non vanno bollati come semplici conseguenze dell’età. Ampio spazio è dedicato agli stili di vita e alla prevenzione a 360 gradi: l'adesione alla dieta Mediterranea e la corretta idratazione (riducendo i liquidi la sera per tutelare il sonno) proteggono reni e vie urinarie; si richiama inoltre l'attenzione alla protezione dalle esposizioni professionali a sostanze chimiche e calore, all'osservazione e all'autocontrollo dei genitali, alla tutela della fertilità di coppia e alla revisione periodica delle terapie farmacologiche con l'avanzare dell'età.
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Pillola anticoncezionale e terapia ormonale in menopausa: quanto incidono sul rischio di tumore al seno? insalutenews.it
Castellanza (VA), 21 ottobre 2026 – Il legame tra ormoni e tumore al seno è un tema centrale nella prevenzione femminile. Le terapie ormonali, pur essendo molto diffuse e utili in diverse fasi di vita, sollevano spesso dubbi sul loro reale impatto sul rischio oncologico. Per questo è importante distinguere tra i diversi tipi di trattamento.
Approfondisce l’argomento il dott. Guglielmo Gazzetta, responsabile dell’Unità Operativa di Senologia e coordinatore della Breast Unit di Humanitas Mater Domini, esperto in Chirurgia Oncoplastica.
La pillola anticoncezionale
Se per terapia ormonale si intende la pillola anticoncezionale, il messaggio è sostanzialmente rassicurante: il suo utilizzo è associato a un aumento del rischio di tumore al seno lieve e transitorio che tende a ridursi fino a scomparire dopo la sospensione.
Dott. Guglielmo Gazzetta
Menopausa e terapia ormonale sostitutiva
La terapia ormonale sostitutiva (TOS), ovvero l’assunzione di estrogeni e progestinici per alleviare i sintomi della menopausa, richiede una valutazione attenta. Dopo la menopausa, la produzione di estrogeni e progesterone si riduce sensibilmente. In alcuni casi, reintrodurli farmacologicamente migliora in modo significativo la qualità della vita. Tuttavia, un’assunzione prolungata è associata a un aumento del rischio di tumore al seno.
Anche in questo caso, il rischio è reversibile dopo la sospensione, ma la correlazione con la durata del trattamento è chiara: più a lungo si assume, maggiore è la probabilità di sviluppare un tumore al seno. Un trattamento a breve termine, indicativamente 1-2 anni all’inizio della menopausa, non è associato a un aumento sensibile del rischio.
In ogni caso, la scelta di iniziare una terapia ormonale deve essere personalizzata e basata su un bilancio tra benefici e possibili rischi, tenendo conto della storia clinica e delle esigenze di ogni donna.
Oncology 360º, a Rende il confronto nazionale sull’innovazione terapeutica nei tumori della mammella, del polmone e dell’area uro-oncologica - Policorotv.it
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Oncology 360º, a Rende il confronto nazionale sull’innovazione terapeutica nei tumori della mammella, del polmone e dell’area uro-oncologica Policorotv.it
Rende ospiterà il 23 ottobre 2026, all’Hotel President, una delle giornate di aggiornamento più attese del panorama oncologico: Oncology 360º – innovazione terapeutica e percorsi integrati nel Breast, Lung e Uro Cancer, evento ECM organizzato dal provider Xenia di Francesca Mazza e diretto scientificamente dal dott. Luigi Marafioti.
L’appuntamento nasce con un obiettivo chiaro: offrire ai professionisti sanitari una visione completa dei moderni percorsi diagnostico-terapeutici, in un momento in cui l’oncologia vive una trasformazione radicale. Il razionale scientifico firmato da Marafioti sottolinea come “i continui progressi dell’oncologia stiano profondamente modificando i percorsi diagnostico-terapeutici dei principali tumori solidi”, imponendo un aggiornamento costante e una maggiore integrazione tra discipline. Ma il documento insiste su un punto chiave: la centralità della radioterapia moderna. “La Radioterapia riveste un ruolo sempre più centrale grazie all’evoluzione tecnologica, alle tecniche di elevata precisione e alla crescente integrazione con le terapie sistemiche innovative”. Una frase che sintetizza la direzione verso cui si muove la pratica clinica: trattamenti personalizzati, algoritmi terapeutici dinamici, decisioni condivise tra oncologi, radioterapisti, chirurghi, radiologi e fisici sanitari.Marafioti evidenzia inoltre come l’approccio multidisciplinare non sia più un’opzione, ma una necessità: “L’approccio multidisciplinare rappresenta oggi un elemento imprescindibile per garantire trattamenti efficaci e sostenibili, migliorando gli outcome clinici e la qualità di vita dei pazienti”. Da qui la scelta di costruire un programma che alterna relazioni frontali, tavole rotonde e casi clinici, per restituire una fotografia reale della complessità terapeutica.
Tre sessioni per raccontare l’oncologia che cambia, dunque. La giornata si aprirà alle 09:00 con l’intervento del responsabile scientifico Luigi Marafioti, dedicato al valore dell’innovazione terapeutica nei percorsi multidisciplinari. Breast Cancer: dall’innovazione biologica alla pratica clinica con moderatori quali Gianfranco Filippelli, Francesco Aquilanti, Anna Ferrarelli. La prima sessione affronta il carcinoma mammario dalla diagnosi alla terapia avanzata. Raffaella Sbano analizzerà il ruolo della radiologia nei percorsi integrati, mentre Salvatore Turano ripercorrerà l’evoluzione terapeutica dalle chemioterapie alle target therapy, ADC e immunoterapia.
Due casi clinici – early e advanced – offriranno una lettura concreta delle scelte terapeutiche.
Alle 10:30 la tavola rotonda sul modello Breast Unit metterà a confronto oncologi, radioterapisti e chirurghi. Moderatori: Franca Melfi, Carlo Capalbo, Albino Petrone. Dalle 11:00 spazio al carcinoma polmonare: chirurgia avanzata, driver molecolari del NSCLC, immunoterapia e gestione del paziente lungo tutto il continuum di cura. Un focus sarà dedicato alle sfide diagnostiche delle small biopsy, sempre più decisive quando l’istologia non basta.
La sessione si chiuderà con una tavola rotonda su appropriatezza prescrittiva e sostenibilità dell’innovazione. E poi, infine, Uro-Oncology: unmet need e nuove opportunità terapeutiche con moderatori: Michele Di Dio, Cataldo Bianco, Michele Florio. Nel pomeriggio, dalle 14:00, si entrerà nel vivo dell’uro-oncologia con interventi su carcinoma uroteliale e prostatico, nuovi standard terapeutici e ruolo dell’approccio multidisciplinare. Seguiranno casi clinici e, dalle 15:00, una discussione interattiva su termoablazione polmonare, tecniche interventistiche per la terapia del dolore e radiologia interventistica. Diversi professionisti, molti contenuti ed un congresso medico atteso da tempo.
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Criteri Critici
Alzheimer, cure adeguate per 1 paziente su 4. Veneto e Toscana «pronte» per le nuove terapie Il Sole 24 ORE
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Garantire un accesso equo e sostenibile alle nuove opportunità terapeutiche per l’Alzheimer in tutte le Regioni italiane è un target che appare ancora lontano. A fronte delle 700mila persone con malattia e di oltre 3 milioni tra familiari e caregiver interessati, per rispondere a quella che si presenta come una vera e propria emergenza sociale, destinata peraltro a crescere con l’invecchiamento della popolazione, servono finanziamenti stabili e duraturi, integrazione tra servizi sanitari e sociosanitari, tecnologie diffuse e sostegno continuativo. Eppure, ancora oggi l’accesso a servizi, diagnosi e cura è un vero e proprio percorso a ostacoli, malgrado il nuovo Piano nazionale demenze 2027-2031 presentato dal ministero della Salute il 21 settembre scorso nella Giornata mondiale dedicata alla malattia, nonostante i finanziamenti in campo per le Regioni con 33,4 milioni di euro nel triennio 2024-2026 - oltre il doppio rispetto al triennio precedente - e con alle porte le nuove terapie per le fasi precoci della malattia, approvate dalla Fda Usa e dall’Ema in Europa ma ancora al vaglio dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa).
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L’analisi
Il quadro più aggiornato, che dà conto di adempimenti rispettati sulla carta ma non ancora messi adeguatamente a terra, arriva dal paper Altems Advisory “Alzheimer in Italia: sistemi regionali alla prova dell’innovazione diagnostico-terapeutica”: un’analisi comparativa di nove Regioni - Lombardia, Lazio, Veneto, Piemonte, Campania, Toscana, Puglia, Sardegna e Sicilia - dedicata alla governance, all’organizzazione delle reti assistenziali e alla preparazione dei servizi rispetto alle nuove opportunità di diagnosi e trattamento. Ne emerge che a oltre dieci anni dall’adozione del Piano nazionale demenze, il 75% delle persone con malattia non è inserito in un percorso strutturato, che solo il 25% delle persone con demenza ospiti di Rsa accede a un modulo Alzheimer dedicato, che nessuna delle Regioni considerate ha attivato percorsi strutturati per le nuove terapie anti-amiloide all’inizio del progetto. E che si conferma un profondo gap tra Nord e Sud del Paese: in termini di accesso ai marker liquorali nei Centri per i disturbi cognitivi e le demenze (Cdcd) - sono il 76% al Nord e il 49% al Sud - e di Percorsi diagnostico terapeutici assistenziali, quei Pdta necessari per una presa in carico che sono presenti in quasi 7 centri su tre (69%) al Nord e in appena il 27% dei Cdcd di Sud e Isole.
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Impietosa e lontana dai bisogni dei pazienti, la sintesi restituita dall’indagine Altems e che è stata presentata alla Camera dei deputati in un evento promosso dall’Onorevole Annarita Patriarca (Intergruppo parlamentare per le Neuroscienze e l’Alzheimer), realizzato con il contributo incondizionato di Lilly Italia, Roche e Roche Diagnostics. Modelli regionali molto eterogenei senza Gruppi di lavoro strutturati, Pdta che come detto spesso non sono aggiornati rispetto alle nuove terapie; tecnologie per la diagnosi avanzata presenti ma non sempre realmente accessibili; sistemi informativi ancora frammentati; ruolo dei medici di famiglia e presa in carico multidisciplinare non uniformi: questi sono i nodi di un sistema che ancora non fa rete e che comporta profonde disuguaglianze.
«L’analisi mostra una convergenza più formale che operativa: piani, atti e progettualità ci sono quasi ovunque, ma la loro traduzione in reti stabili, dati condivisi e percorsi diagnostici standardizzati è ancora disomogenea - dichiara Eugenio Di Brino, co-fondatore e partner di Altems Advisory -. Abbiamo osservato una catena causale riconoscibile: dove manca una governance operativa, i Pdta invecchiano, i sistemi informativi si frammentano e la diagnosi precoce finisce per dipendere dalla sensibilità dei singoli professionisti. Per questo la preparazione alla futura innovazione non si misura sulla disponibilità di una singola tecnologia, ma sulla capacità di integrare governance, percorsi, infrastrutture informative e continuità assistenziale, valorizzando il ruolo della medicina generale. È su questa integrazione che si gioca la possibilità di offrire alle persone con Alzheimer le stesse opportunità di diagnosi e presa in carico in ogni Regione».
I buchi nella diagnostica avanzata
Anche l’accesso alla diagnostica avanzata riflette questa disomogeneità. Secondo i dati dell’Istituto superiore di sanità richiamati da Altems, solo due Cdcd su tre a livello nazionale hanno accesso alla Pet amiloide; nelle Regioni analizzate, la quota varia da circa il 48% al 92%. Un’evidenza che, alla luce delle nuove opportunità terapeutiche che richiedono un inquadramento clinico puntuale del paziente per stimare eventuali rischi e possibilità di somministrazione delle nuove terapie, rende ancora più urgente rafforzare la capacità diagnostica dei servizi, promuovendo anche l’integrazione dei biomarcatori nei percorsi clinici, secondo criteri condivisi di appropriatezza e in raccordo con gli approfondimenti specialistici. La sfida non riguarda soltanto la disponibilità delle tecnologie - spiegano gli esperti - ma la capacità del sistema di garantirne un utilizzo appropriato ed equo sul territorio nazionale.