📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
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Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
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Criteri Critici
“Quando sono andata a fare la biopsia, io mi sentivo ‘quella cosa’ dentro. Avevo paura proprio perché ero certa”. C’è un legame viscerale, quasi un sesto senso, tra Sabrina Salerno e il proprio corpo. Quel fisico che l’ha resa un simbolo internazionale della …
“Quando sono andata a fare la biopsia, io mi sentivo ‘quella cosa’ dentro. Avevo paura proprio perché ero certa”. C’è un legame viscerale, quasi un sesto senso, tra Sabrina Salerno e il proprio corpo. Quel fisico che l’ha resa un simbolo internazionale della cultura pop e della liberazione femminile negli anni Ottanta è lo stesso che le ha lanciato il segnale d’allarme più importante della sua vita. In una lunga intervista rilasciata al “Corriere della Sera“, la cantante si è messa a nudo, ripercorrendo le tappe del tumore al seno scoperto nel 2024.
La diagnosi e il ruolo della famiglia
“Per un soffio ho evitato la chemioterapia, ho dovuto fare solo la radioterapia. Ma è stato uno choc”, ha confessato l’artista. La decisione di rendere pubblica la malattia non è stata una mossa mediatica, ma una scelta dettata dal profondo legame con i suoi fan: “In molti mi hanno chiesto perché io abbia scelto di diffondere la notizia. L’ho fatto proprio perché queste persone che mi seguono, che mi scrivono e che vengono ai miei concerti, mi trasmettono un’energia particolare, sento davvero dell’affetto”. Un periodo buio in cui il supporto degli affetti più stretti è stato cruciale. “Sia mio marito che mio figlio alleggeriscono i miei momenti difficili”, ha raccontato al quotidiano di via Solferino. “Specie dopo la diagnosi del cancro, sono stati loro a sorreggermi quando arrivavano le ondate di sconforto”.
Il corpo e la rivoluzione delle ultracinquantenni
Oggi Salerno sta bene, si sottopone a mammografie regolari e continua a coltivare quel “rapporto perfetto” con se stessa, fatto di ascolto e disciplina. Niente fumo, alcol quasi inesistente, otto ore di sonno, sollevamento pesi quotidiano e un’alimentazione attenta a base di proteine alternative. “Non trascuro nulla, mi fermo e cerco di chiedermi come sto. È il punto di partenza per lo stare bene”, ha spiegato, aggiungendo che il rispetto per se stessi passa anche dall’accettare il tempo che scorre, senza demonizzare chi sceglie la chirurgia estetica per vivere meglio.
Questa consapevolezza si riflette in una visione lucida della società contemporanea. Interpellata sulla tendenza delle giovani influencer a mostrarsi seminude sui social per rivendicare l’autodeterminazione, Salerno ha spostato il focus su quella che considera la vera conquista odierna: “Penso che il vero progresso culturale sia il fatto che il corpo esibito di una ultracinquantenne oggi non faccia più notizia. Guardi la bellissima Jennifer Lopez: canta e balla in abiti succinti e, finalmente, un corpo non più giovanissimo viene visto per quello che è, cioè in forma”. Un netto taglio col passato, quando su donne anche bellissime pesava un opprimente “sguardo moralistico”.
I quarant’anni di carriera e l’insidia dell’AI
Attualmente in tour in Spagna per celebrare i quarant’anni del suo singolo d’esordio “Sexy Girl” (prodotto da Claudio Cecchetto nel 1986), Salerno si sta misurando anche con le nuove frontiere della tecnologia. In Francia è appena uscito “Love in Rio”, un singolo realizzato in duetto con Lia One, una cantante generata dall’Intelligenza Artificiale.
“All’inizio, quando è arrivata la proposta, ho detto subito no, perché mi sembrava che un’artista virtuale potesse essere un deterrente a far lavorare persone in carne e ossa”, ha rivelato, spiegando di aver accettato solo dopo aver capito che dietro al progetto lavorano comunque professionisti reali. A preoccuparla, però, è l’inganno visivo generato dall’avatar iper-realistico: “Sa che in tanti sono convinti che si tratti di una donna vera? Questa è la cosa che mi spaventa di più. A me sembra palese che una perfezione simile non possa essere reale. Ma tanti adulti ci cascano e questo la dice lunga sulle aspettative che nutriamo nei confronti dell’aspetto fisico delle donne”.
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Q5Le date sono chiaramente indicate?5
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Criteri Critici
Un nuovo studio in Piemonte testa uno screening innovativo per il tumore alla prostata, riducendo biopsie inutili e migliorando la selezione dei casi.Con 41.000 nuovi casi l'anno, il tumore alla prostata è la neoplasia maschile più diagnosticata in Italia, ep…
Con 41.000 nuovi casi l'anno, il tumore alla prostata è la neoplasia maschile più diagnosticata in Italia, eppure manca ancora un programma di screening organizzato. Lo studio pilota PROscreenMRI, condotto in Piemonte, raccoglie i primi dati su un percorso che riduce le biopsie non necessarie.
Il progetto è promosso dall'Istituto di Candiolo IRCCS, dal Centro di Riferimento per l'Epidemiologia e la Prevenzione Oncologica del Piemonte e dall'AOU San Luigi Gonzaga, in collaborazione con l'Asl Torino 5, che gestisce il reclutamento attraverso la propria Unità Valutazione e Organizzazione Screening.
Il finanziamento arriva dalla Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro e dal Ministero della Salute e la fascia target per lo studio comprende uomini tra i 55 e i 65 anni residenti nel territorio dell'Asl, considerata la fascia di età più esposta al rischio.
Come funziona il percorso di screening
Il percorso si discosta dai protocolli tradizionali in un punto preciso: quando il PSA supera i valori di riferimento, il paziente non viene indirizzato direttamente alla biopsia, come avveniva spesso in passato.
Entra invece in un iter che aggiunge la risonanza magnetica multiparametrica, esame che consente di visualizzare con maggiore dettaglio le lesioni sospette, e calcolatori di rischio personalizzati. Strumenti che si aggiungono ad altri che, per fortuna, stanno aumentando la sopravvivenza dei pazienti.
Secondo il radiologo Daniele Regge dell'Istituto di Candiolo, questo approccio migliora l'individuazione delle forme clinicamente rilevanti riducendo le indagini inutili. L'urologo Stefano De Luca dell'AOU San Luigi Gonzaga di Orbassano spiega che la selezione dei candidati alla biopsia diventa più precisa, concentrando le risorse sui casi con reale sospetto.
I primi risultati del progetto
Tra febbraio 2025 e marzo 2026, dei 146 partecipanti che hanno completato l'iter, il 63% è stato indirizzato al semplice monitoraggio. Carlo Senore, epidemiologo del CPO Piemonte, afferma che risultati confermati renderebbero possibile uno screening strutturato, come già avviene per mammella e colon-retto, altro tumore tra i più diffusi in Italia.
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Criteri Critici
Ogni anno in Italia vengono diagnosticate circa 30mila nuove neoplasie ematologiche, di cui oltre 2.100 riguardano bambini e adolescenti. Oggi circa 500mila persone convivono con un tumore del sangue, ma...
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Ogni anno in Italia vengono diagnosticate circa 30mila nuove neoplasie ematologiche, di cui oltre 2.100 riguardano bambini e adolescenti. Oggi circa 500mila persone convivono con un tumore del sangue, ma grazie ai progressi della ricerca scientifica lo scenario è profondamente cambiato: terapie innovative come l’immunoterapia e i trapianti di cellule staminali emopoietiche hanno aumentato le possibilità di guarigione e consentono a un numero crescente di pazienti di convivere a lungo con la malattia mantenendo una buona qualità di vita. In diversi casi, l’aspettativa di vita delle persone affette da una patologia ematologica si avvicina sempre più a quella della popolazione generale.
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A fare il punto in occasione della Giornata nazionale del 21 giugno per la lotta contro Leucemie, Linfomi e Mieloma è l’AIL, l’Associazione che da oltre mezzo secolo di vita sostiene i pazienti e le loro famiglie con una rete di 83 sezioni provinciali e oltre 18mila volontari che operano attraverso le “Case AIL”, nelle cure domiciliari e fornendo supporto psicologico. L’occasione è stato l’evento “Ricerca e cura in ematologia: l’impegno di AIL tra presente e futuro”, organizzato a Roma per condividere i progressi della ricerca ematologica, in cui l’Italia è tra i Paesi di punta.
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Risposte positive per 7 pazienti su dieci
«Il nostro sogno è quello di un “mondo libero dai tumori del sangue” - ha spiegato ai microfoni di Radiocor il presidente AIL Giuseppe Toro - e già oggi il 70% dei pazienti dà risposte positive». Grazie anche al sostegno alla ricerca, le terapie per leucemie, linfomi e mieloma sono diventate sempre più efficaci e mirate. In particolare, nel 2025 AIL ha finanziato 206 progetti di ricerca sulle malattie del sangue, sostenendo anche studi promossi da ematologi italiani e dal Gruppo GIMEMA, e supportando 111 Centri di Ematologia e Trapianto con personale, strutture, farmaci e attrezzature. «Nel 2026 l’Associazione ha rafforzato l’impegno nella ricerca indipendente insieme alle principali società scientifiche, finanziando progetti innovativi su sindromi mielodisplastiche, leucemia linfoblastica acuta pediatrica, linfomi cutanei rari, Digital Twin e formazione specialistica», ha proseguito il presidente.
«Agli inizi degli anni Ottanta nacque il GIMEMA – ha proseguito Marco Vignetti, Presidente Fondazione GIMEMA Franco Mandelli, Gruppo Italiano Malattie Ematologiche dell’Adulto- una rete collaborativa con l’obiettivo di condividere idee, progetti e protocolli terapeutici per i pazienti affetti da leucemie acute. Attualmente sono oltre 50 gli studi attivi all’interno del network. Uno dei progetti è LabNet, che quest’anno celebra 20 anni di attività. Oggi LabNet, in Italia, collega 160 centri clinici e 60 laboratori specialistici attraverso una piattaforma digitale che assicura l’accesso a una diagnostica molecolare avanzata, certificata e omogenea. – E ha continuato – ha raggiunto circa 15.000 pazienti ed eseguito oltre 200.000 esami molecolari, confermandosi una realtà unica nel panorama italiano dell’ematologia. L’impatto sulla pratica clinica è significativo: molte decisioni terapeutiche dipendono oggi dalla risposta molecolare del paziente e richiedono test affidabili e standardizzati. Questo si traduce in cure più appropriate e personalizzate e al tempo stesso il Servizio Sanitario Nazionale beneficia di un utilizzo più efficiente delle risorse».
Rivoluzione Car-T
Le terapie CAR-T, intanto, stanno ridefinendo il paradigma di cura di numerosi tumori ematologici, oltre che i per i risultati ottenuti nei pazienti con malattia refrattaria o resistente, anche per le nuove prospettive di impiego nelle fasi più precoci. «Le cellule CAR-T rappresentano una delle frontiere più avanzate dell’immunoterapia- ha spiegato Franco Locatelli, Direttore Area Clinica di Onco-Ematologia Pediatrica, Terapia Cellulare, Terapie Geniche e Trapianto Emopoietico Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma-. Esistono già numerosi prodotti CAR-T approvati per l’uso clinico nel trattamento delle forme refrattarie e resistenti delle leucemie linfoblastiche acute a cellule B, dei linfomi non-Hodgkin a cellule B e del mieloma multiplo. Oggi, però, l’obiettivo si sta spostando progressivamente verso un utilizzo più precoce - ha aggiunto Locatelli -. Sono infatti in corso, o in fase di attivazione, trial clinici che prevedono l’impiego delle CAR-T già alla prima ricaduta, nei pazienti con caratteristiche di alto rischio, e potenzialmente anche in pazienti neo diagnosticati nei quali esistano evidenze di un’elevata probabilità di fallimento delle terapie tradizionali».
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Ogni anno in Italia oltre 14mila cittadini ricevono una diagnosi di tumore gastrico; nonostante siamo tra i Paesi europei con i migliori risultati in termini di sopravvivenza, quando si parla...
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Ogni anno in Italia oltre 14mila cittadini ricevono una diagnosi di tumore gastrico; nonostante siamo tra i Paesi europei con i migliori risultati in termini di sopravvivenza, quando si parla di prevenzione oncologica, questa malattia sembra quasi scomparire dai radar.
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Una contraddizione da cui è nata la riflessione al centro dell’incontro ’Prevenzione del tumore gastrico, organizzato con il patrocinio di Erone Onlus e Regione Lombardia, presso il Centro Meet-Med di Como e che ha riunito specialisti, medici di medicina generale, rappresentanti delle istituzioni ed esperti di nuove tecnologie diagnostiche
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Il ruolo dell’Helicobacter pylori
Nel corso della mia attività professionale ho operato moltissimi cittadini con una diagnosi di tumore dello stomaco; oggi disponiamo di immunoterapia, farmaci biologici e percorsi terapeutici sempre più efficaci, ma in meno del 20% dei casi la malattia è scoperta in uno stadio iniziale. Il paradosso è che, a differenza di molte altre neoplasie, per quello gastrico la causa è molto ben conosciuta: l’80% dei carcinomi gastrici è associato direttamente o indirettamente all’infezione da Helicobacter pylori. Il 13% di tutti i casi di tumore nel mondo è causato da infezioni croniche non trattate. Il tumore della cervice uterina rappresenta probabilmente l’esempio più noto: in Australia l’identificazione del ruolo dell’HPV, l’introduzione dei programmi di screening e la vaccinazione completa della popolazione hanno profondamente modificato la storia naturale della malattia. Analogamente, la vaccinazione contro l’epatite B e C sta contribuendo a ridurre il numero di tumori primitivi del fegato. Stimiamo che oltre il 20% degli italiani conviva con l’Helicobacter, un batterio che nel 22% dei casi favorisce la comparsa di lesioni pre tumorali. Fortunatamente solo una percentuale compresa tra l’1% e il 3% svilupperà un tumore allo stomaco nell’arco di 10-20 anni, da qui la necessità di un programma di sanità pubblica rivolto a fasce di popolazione sana, progettato per individuare l’Helicobacter e impedire la formazione di questo tumore.
Costi stimati fino a 18.500 euro a paziente
Secondo una recente analisi italiana i costi sanitari sono stimati in circa 12.800 euro per cittadino con una malattia localizzata, 18.500 euro per quella localmente avanzata e oltre 15.000 euro per la malattia metastatica. Oltre l’88% della spesa risulta legato ai ricoveri ospedalieri. Si tratta purtroppo di dati raccolti prima della diffusione delle più recenti terapie innovative, come l’immunoterapia e i nuovi farmaci a bersaglio molecolare. A questo si aggiungano i costi del follow-up, delle recidive, delle complicanze nutrizionali, della perdita di produttività lavorativa, dell’invalidità e del ruolo spesso invisibile ma fondamentale dei caregiver.
Lo screening per il tumore allo stomaco permetterebbe in Italia di aumentare la sopravvivenza a 5 anni (attualmente ferma a circa il 32%), portandola fino a oltre il 60%.
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Criteri Critici
L'influencer condivide sui social immagini dopo la chemioterapia, mostrando coraggio e ricevendo grande sostegno dalla famiglia e dai follower.Natalia Paragoni, poche settimane dall'inizio delle cure, l'influencer ed ex volto di Uomini e Donne ha condiviso su…
Natalia Paragoni, poche settimane dall'inizio delle cure, l'influencer ed ex volto di Uomini e Donne ha condiviso sui social nuove immagini che la ritraggono con i capelli completamente rasati dopo la seconda seduta di chemioterapia dopo la diagnosi di linfoma di Hodgkin.
La 28enne, che nelle scorse settimane aveva mostrato prima un caschetto realizzato da sola e poi un pixie cut dal parrucchiere, ha deciso di affrontare anche questo cambiamento senza nascondersi. In alcune foto pubblicate durante una breve vacanza al mare, Natalia appare sorridente e serena, a volte con un foulard sulla testa e altre senza alcun copricapo, mostrando con naturalezza il risultato delle cure.
L'influencer si sta concedendo qualche giorno di relax insieme alle figlie Ginevra, che il prossimo 20 luglio compirà tre anni, e la piccola Beatrice, nata lo scorso 5 maggio. Presenti anche i suoi genitori, che non le hanno mai fatto mancare il sostegno in questo periodo particolarmente delicato.
Il sorriso, però, è ciò che ha colpito maggiormente i follower, che hanno inondato il post di messaggi pieni di affetto. "Sei sempre bellissima", scrive qualcuno. "Sei una creatura stupenda", "Ti mando tutta la forza del mondo" e "Stai benissimo". L'influencer aveva deciso di rendere pubblica la malattia lo scorso 5 giugno, raccontando il difficile momento vissuto durante la gravidanza. "Tutto è iniziato il 27 aprile con una telefonata che mi ha cambiato la vita", aveva spiegato. "Ero all'ottavo mese di gravidanza e avrei dovuto pensare soltanto alla nascita della mia bambina, invece una notizia inaspettata ha trasformato quel periodo di felicità in un tempo di paura e incertezza".
Natalia, nei giorni successivi, aveva rivelato di aver ricevuto la diagnosi di linfoma di Hodgkin e di aver iniziato la chemioterapia subito dopo la nascita di Beatrice, un periodo segnato da paure e lacrime, ma affrontato con il sostegno costante della famiglia e degli amici più cari. "Per fortuna non sono mai stata sola", aveva scritto, sottolineando il supporto ricevuto da Andrea Zelletta, dai genitori e dalle persone a lei più vicine. "Con i loro sorrisi riescono a darmi una forza immensa", aveva raccontato, sottolineando il fatto di combattere proprio per loro, e per le persone che riescono a darle sostegno e corraggio.
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Criteri Critici
Scoperta da un gruppo di ricercatori inglesi: è composta da 14 proteine. Analizzato il plasma sanguigno di oltre 48.000 pazienti
È tra i tumori più diffusi e pericolosi. Se viene scoperto quando ormai si è fatto strada e ha raggiunto un punto di non ritorno, il cancro ai polmoni spesso non lascia scampo. Lo hanno studiato i ricercatori del Francis Crick Institute e dell'University College London (Ucl) per dar vita a uno studio pubblicato su Cell, che apre una porta sul futuro.
Gli scienziati hanno scoperto un’impronta ematica, una sorta di ‘firma’ nel sangue, in grado di prevedere il rischio di cancro ai polmoni cinque anni prima della diagnosi. Un risultato che può rivoluzionare le strategie di prevenzione: può aiutare a identificare i pazienti che potrebbero beneficiare di farmaci preventivi.
Il tumore al polmone
Sono i dati a rappresentare l’aggressività del cancro al polmone. In Italia rappresenta la prima causa di morte per cancro negli uomini e una delle principali nelle donne, con oltre 35.000 decessi annui stimati a livello nazionale. Ed è responsabile di circa il 22% di tutti i decessi oncologici. Se parliamo di incidenza, va detto che sono 44.000 i nuovi casi diagnosticati ogni anno. Il fattore di rischio principale è il fumo di tabacco, in grado di causare circa 9 casi su 10 di tumore al polmone. Quanto alla sopravvivenza, quella media è di 5 anni dalla diagnosi, ed è storicamente bassa (circa il 16% negli uomini e il 23% nelle donne), spesso causa di una diagnosi che arriva in ritardo.
Anche se il fumo di tabacco rimane la causa principale del cancro ai polmoni, i fattori ambientali, come l'esposizione all'inquinamento atmosferico proveniente da fonti come il traffico e la combustione del carbone, sono sempre più riconosciuti come fattori di rischio, in particolare tra le persone che non hanno mai fumato.
La ’firma ematica’
Ed è proprio sulla corsa ad arrivare il prima possibile a individuare questa forma di tumore che fa leva lo studio codiretto da Clare Weeden, responsabile del laboratorio Walter and Eliza Hall Institute of Medical Research (Wehi), a Melbourne, in Australia. Il team di ricerca è riuscito a individuare una ’firma’ proteica nel sangue composta da 14 proteine, in grado di prevedere il rischio di cancro al polmone con oltre cinque anni di anticipo rispetto alla diagnosi.
La cosa è significativa se consideriamo che normalmente i programmi di screening per il cancro al polmone sono limitati ai gruppi ad alto rischio. Quindi questa firma proteica potrebbe consentire una diagnosi precoce della malattia in una popolazione più ampia. L’ambiente cellulare che fa la differenza Il percorso seguito dai ricercatori parte da una premessa: tutti noi, con l’avanzare dell’età, accumuliamo cellule con mutazioni cancerogene. E, anche se i tumori si basino su queste mutazioni per svilupparsi, le ricerche emergenti dimostrano che le cellule mutate da sole raramente sono sufficienti a innescare l'insorgenza del cancro.
L'ambiente cellulare
Quindi, cosa determina esattamente se le cellule mutate diventano cancerose o meno? L'ambiente cellulare. Per questo gli scienziati di Crick e Ucl, basandosi su una loro precedente ricerca che dimostrava come l'inquinamento atmosferico possa favorire il cancro causando infiammazione e risvegliando cellule dormienti con mutazioni, si sono posti l'obiettivo di individuare un indicatore di infiammazione in grado di prevedere con maggiore precisione il cancro ai polmoni, andando oltre le valutazioni del rischio basate esclusivamente su età e stile di vita.
Lo studio
Per arrivare a questo il team ha applicato l'apprendimento automatico ai dati sulle proteine del plasma sanguigno di oltre 48.000 partecipanti alla UK Biobank, utilizzando i dati corrispondenti dei registri dei tumori per identificare chi in seguito avesse sviluppato un tumore al polmone. Così, insieme all'età, allo stato di fumatore e alla storia pregressa di malattie polmonari, l'algoritmo di apprendimento automatico ha identificato 14 proteine chiave nel sangue che potrebbero predire una futura diagnosi di tumore al polmone entro cinque anni. I ricercatori hanno convalidato questa firma proteica in otto set di dati provenienti da tutto il mondo, scoprendo che era più alta nei pazienti che hanno sviluppato cancro ai polmoni in tutti gli studi, compresa una coorte di persone senza storia di fumo.
In sostanza, l'analisi effettuata sia sui malati che sui modelli animali, ha suggerito che la ’firma’ non proviene dal tumore stesso, ma riflette un ambiente polmonare infiammatorio alterato che precede il cancro. A ciò va aggiunto un altro dato significativo: l’impronta ematica è risultata aumentata anche nelle persone che in seguito avevano sviluppato una fibrosi polmonare idiopatica o una malattia polmonare ostruttiva cronica (BPCO).
Un dato, questo, che sostiene l'idea secondo cui si possa catturare uno stato condiviso, pre-malattia, di infiammazione polmonare. “Interventi precoci sempre più possibili” Secondo gli autori della ricerca, grazie a questa scoperta il futuro di diagnosi e cura del cancro ai polmoni si fa promettente. Lo pensa la stessa Weeden, sottolineando: “Il nuovo studio potrebbe portare ad approcci di screening più inclusivi ed efficaci per le persone in tutto il mondo”. E aggiunge: "Capire chi è a rischio di sviluppare un tumore è il Santo Graal della medicina preventiva oncologica. Questo studio di fattibilità offre nuove idee che potrebbero colmare questa lacuna di conoscenza fondamentale. Questi risultati ci avvicinano a un futuro in cui sarà possibile un intervento precoce, ancor prima che il cancro abbia la possibilità di svilupparsi”.
Sulla stessa lunghezza d’onda anche Charlie Swanton, direttore della ricerca clinica e responsabile del gruppo principale al Crick, professore di oncologia all'Ucl e ricercatore principale per TRACERx. Che evidenzia: “Trovare un segnale per uno stato infiammatorio nei polmoni ci ha fornito informazioni su questa finestra di opportunità, quando il trattamento preventivo potrebbe funzionare meglio. Questo lavoro supporta un'idea relativamente nuova nel settore, ovvero che alcune comuni malattie legate all'età, causando un elevato carico di malattia nella comunità, condividono uno stato infiammatorio presintomatico comune”. E conclude: “Pensiamo che questa firma genetica in futuro possa aiutare a prevedere e prevenire il cancro ai polmoni e altre malattie polmonari”.
Una ricerca promettente
Sul nuovo punto d’arrivo degli scienziati londinesi prende la parola anche Giorgio Valabrega, professore di Oncologia medica Università di Torino. “Attualmente la maggior parte dei programmi di prevenzione nell’ambito del tumore del polmone non a piccole cellule (Nsclc) sono orientati alla diagnosi precoce in popolazioni ad alto rischio per età e per elevato numero di sigarette anno fumate – rileva -. Mancano però chiare evidenze su misure di prevenzione primaria in specifici sottogruppi di pazienti che potrebbero trarre beneficio da trattamenti preventivi personalizzati”.
Poi Valabrega entra nel merito del nuovo studio: “Ha identificato una firma proteica plasmatica legata alla espressione di IL-1beta in modelli preclinici murini che è predittiva di sviluppo di tumori Nsclc - dice -. La validazione di questa firma plasmatica è stata effettuata retrospettivamente su campioni di pazienti arruolati in uno studio di prevenzione primaria con un farmaco inibitore di Il 1beta”. “È estremamente rilevante che l’effetto del farmaco in termini di prevenzione di insorgenza di Nsclc sia stato molto maggiore nella popolazione con la presenza della firma plasmatica - conclude l’esperto -. Quindi ritengo che lo studio pubblicato su Cell ponga le basi per promettenti studi di prevenzione farmacologica dell’insorgenza di questa forma di tumore”.
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Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
38.5/100
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Criteri Critici
Tumori: oncologo Pinto 'immunoterapia fa guarire e vivere meglio' Quotidiano Nazionale
Tumori: oncologo Pinto 'immunoterapia fa guarire e vivere meglio' "Negli ultimi 10 anni l'immunoterapia ha cambiato la storia dell'oncologia. Non abbiamo mai avuto, in un periodo così limitato di tempo, un'introduzione di innovazione che si diffondesse e cambiasse la capacità di cura e la qualità di vita dei pazienti. Io penso che oggi l'immunoterapia possa far vivere di più, far vivere meglio e soprattutto guarire i pazienti". Così Carmine Pinto, direttore dell’Oncologia medica Ausl-Irccs di Reggio Emilia, in occasione dell’evento organizzato da Bristol Myers Squibb per celebrare gli ottant'anni di presenza nel nostro Paese.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
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59.3/100
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Pavia, il Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica aspetta Leone XIV Vatican News
Sabato 20 giugno la prima tappa della visita pastorale del Papa a Pavia e Sant’Angelo Lodigiano sarà il Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica (CNAO), fondazione privata senza scopo di lucro, ed un’eccellenza mondiale nella cura dei tumori. Maria Rosaria Fiore, direttrice dell'Unità di Radioterapia Oncologica del CNAO: ”E’ un’emozione grandissima ricevere il Pontefice, con lui condivideremo il nostro lavoro e le storie dei nostri pazienti"
Silvia Giovanrosa - Città del Vaticano
E’ tutto pronto al Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica (CNAO) di Pavia per ricevere la visita del Papa sabato 20 giugno. Leone XIV arriverà presso la struttura, prima tappa della sua visita pastorale a Pavia e Sant'Angelo Lodigiano, intorno alle 15, e sarà accolto dal direttore, Sandro Rossi e dal presidente della Fondazione CNAO, Gianluca Vago. Successivamente incontrerà i medici e alcuni pazienti pediatrici con i loro genitori.
L’adroterapia
L’adroterapia Oncologica, è una tecnica di radioterapia avanzata che utilizza le particelle dell’atomo, quali protoni e ioni di carbonio, detti adroni, che, spiega ai media vaticani Maria Rosaria Fiore, direttrice dell'Unita di Radioterapia Oncologica del CNAO “sono utilizzati per la cura di patologie tumorali resistenti alla radioterapia convenzionale o vicini anatomicamente ad organi critici”, come il cervello o la spina dorsale. A differenza della radioterapia attualmente utilizzata per il trattamento dei tumori, che si avvale dell’utilizzo dei raggi X, “i raggi prodotti da queste particelle hanno la capacità di rilasciare la dose massima all’interno della malattia risparmiando tutti i tessuti sani circostanti”, precisa Fiore. L’adroterapia dunque non va a sostituirsi alle altre terapie ma è particolarmente adatta per tumori non operabili o operabili con interventi chirurgici invalidanti.
Il sincrotrone
Il cuore pulsante del CNAO è l’acceleratore di particelle, il sincrotrone, che riesce a scindere e scomporre l’atomo e creare fasci di particelle subatomiche da indirizzare sulle cellule tumorali per distruggerle. Ad oggi il Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica di Pavia è l’unico centro in Italia, in grado di effettuare l’adroterapia combinando l’utilizzo di queste particelle che “intervengono sul DNA della cellula tumorale con una capacità maggiore della radioterapia convenzionale”, chiarisce la dottoressa Fiore.
Chi si rivolge al CNAO
Pazienti giovani, adulti e pediatrici, il Centro ospita persone di tutte le età, ma i bambini sono un numero importante, racconta il medico, che aggiunge "ad oggi per fortuna molti tumori pediatrici sono curabili, abbiamo tanti lungosopravviventi sui quali si vedono però gli effetti tardivi delle radiazioni, l’adroterapia permette di evitare su di loro effetti collaterali”. In particolare, prosegue la dottoressa, “ la protonterapia è particolarmente indicata per i pazienti pediatrici perché permette di non attaccare i tessuti sani che circondano la malattia e riduce l’impatto sui tumori radioindotti”.
Ascolta l'intervista alla dottoressa Maria Rosaria Fiore
La ricerca su tre pilastri
L’adroterapia è relativamente giovane dunque la ricerca e l’investigazione sul beneficio che queste particelle portano alla cura delle patologie tumorali è ancora in corso. In CNAO, prosegue la dottoressa Fiore, "la ricerca è divisa in tre pilastri fondamentali: quella clinica, ovvero finalizzata allo studio di nuovi protocolli con l’interazione con i farmaci; quella di radio-biologia, per valutare l’efficacia dell’utilizzo delle particelle anche a livello microscopico ed infine quella di alta tecnologia, considerando il particolare utilizzo di macchine altamente sofisticate”.
L’utilizzo dell’energia nucleare
Il CNAO dunque utilizza l’energia atomica in modo sostenibile in termini ambientali e di impatto sulla salute delle persone. Su questo punto la direttrice non ha esitazioni nel dire che “per la grandezza della struttura non è possibile inserirla in un complesso ospedaliero quindi tutto ciò che è intorno è assolutamente tutelato dalle radiazioni e - conclude - qui c’è una popolazione di professionisti che lavora, molti hanno avuto bambini, e tutti perfettamente sani".
La cura integrale della persona
Scienza e cura della persona al CNAO vanno all’unisono. Dopo aver illustrato la parte scientifica del Centro, la dottoressa Fiore racconta che “c'è un’attenzione molto particolare al lato umano del paziente, in particolare dei bambini". Il CNAO si fa carico di tutta la storia della persona malata e della sua famiglia. I pazienti vengono quasi tutti da lontano e quindi è necessario supportarli in diversi modi. “Sia che siano pediatrici o adulti, se ci rendiamo conto che il paziente può aver delle difficoltà, o economiche c ohe per substrato culturale, cerchiamo di aiutarli anche nella logistica”, conclude la dottoressa.
L’attesa per la visita di Papa Leone
Un’emozione grandissima per la visita del Papa è quella che racconta Maria Rosaria Fiore. "Già da molti giorni c’è trepidazione nei corridoi! Sapere di poter condividere il nostro lavoro con il Santo Padre e le storie dei nostri pazienti. È un’enorme gratificazione e onore. Saranno messe in luce le relazioni umane ed è ciò che cerchiamo di fare sempre con i nostri pazienti. Sapere che porterà la sua benedizione è un’emozione bellissima”, conclude la direttrice dell'Unita di Radioterapia Oncologica del CNAO.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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Chemioterapia capoxx (18/06/2026) | Forum Tumori addominali | Il Medico Risponde Corriere della Sera
Per usufruire del servizio di domande e risposte de ilMedicoRispondeè necessario essere registrati al sito Corriere.ito a un altro dei siti di RCS Mediagroup. Non ricordi le credenziali? Recupera il tuo account Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati. Trovi tutti gli articoli salvati nella tuaarea personalenella sezione preferiti e sull'app Corriere News. Sono stata operata in laparoscopia di adenocarcinoma stadio 3 colon sx. Sto facendo terapia adiuvante con oxaliplatino ogni 21 gg e capecitabina 1500 x 2 volte al di per 14gg. Non ho potuto fare il 3 ciclo perché ho le transaminasi alte 180 e 80 . Dopo 7 gg ho ripetuto le analisi ma i valori sono sempre uguali. Volevo sapere se comunque posso fare la terapia riducendo le dosi oppure devo aspettare che le transaminasi si normalizzato. Grazie in Tumori addominali Il rialzo delle transaminasi è una tossicità che può verificarsi in corso di chemioterapia con il regime CAPOX. In assenza di altri fattori causali, che se questo rialzo si prolunga nel tempo vanno indagati, tende a normalizzarsi senza interventi teraputici escluso l'idratazione. In un trattamento adiuvante occorre che i valori delle transaminasi si normalizzano o rientrino in un range vicino ai valori normali, cercando così di mantenere l'intensità di dose del regime di chemioterapia. Hai un dubbio o un quesito medico? Scrivi una domanda Ti informiamo che con il tuo piano puoi leggere Corriere.it su1 dispositivoalla volta Questo messaggio verrà visualizzato su un altro dispositivo/accesso e tu potrai continuare a leggere le notizie da qui. L'altro dispositivo/accesso rimarrà collegato a questo account. Puoi accedere con il tuo account su tutti i dispositivi che desideri, ma utilizzandoli in momenti diversi secondo il tuo piano di abbonamento. Perché tu o qualcun altro sta leggendo Corriere.it con questo account su più didue dispositivi/accessi. Il tuo attuale abbonamento permette di leggere Corriere.it solo sudue dispositiviin contemporanea (computer, telefono o tablet). Se sei abbonato con un altro account accedi con le tue credenziali. Se siete in 2 o più che utilizzano lo stesso abbonamento, passa all'offerta Family e condividi l'abbonamento con altre due persone. Altrimenti, fai clic su "Continua a leggere qui" e assicurati di essere l'unica persona che visualizza Corriere.it con questo account. Ti consigliamo di cambiare la tua passwordcliccando qui
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Ospedale Città di Castello, un nuovo macchinario aiuterà pazienti oncologici e bambini con malattie rare Quotidiano Dell'Umbria
Il Mixer Pro Fagron, donato dai Lions dell’Alto Tevere, consentirà la preparazione di formulazioni galeniche avanzate e terapie personalizzate
Un importante contributo per migliorare l’assistenza ai pazienti più fragili arriva all’ospedale di Città di Castello grazie alla donazione di un nuovo macchinario destinato alla Farmacia ospedaliera. Si tratta del Mixer Pro Fagron, apparecchiatura del valore di circa 3.500 euro donata congiuntamente dai Lions Club Montone Aries, Umbertide e Città di Castello Tiferno.
Lo strumento sarà impiegato nella realizzazione di preparati galenici semisolidi nell’ambito del progetto “Beyond the Care”, finalizzato allo sviluppo di terapie di supporto per i pazienti oncologici seguiti dalle strutture di Radioterapia e Oncologia Medica dell’ospedale tifernate. Il macchinario troverà inoltre applicazione nella preparazione di sciroppi destinati a bambini affetti da malattie rare o da patologie che rendono difficoltosa l’assunzione dei farmaci in forma solida.
Alla cerimonia di consegna hanno partecipato il direttore generale dell’Usl Umbria 1 Emanuele Ciotti, la dirigente medica della direzione del Presidio Alto Tevere Gioia Calagreti, il responsabile del servizio farmaceutico aziendale Andrea Caprodossi, il responsabile del laboratorio galenico aziendale Tommaso Morini, oltre ai rappresentanti dei Lions Club Rosanna Mancini, Mauro Tarragoni Alunni e Marco Grosso.
“Grazie a questo strumento è possibile realizzare preparazioni galeniche che raggiungono standard qualitativi estremamente elevati, garantendo la massima riproducibilità delle formulazioni e la totale sicurezza sia per i pazienti sia per gli operatori sanitari”, hanno spiegato Andrea Caprodossi e Tommaso Morini. “La donazione ci consente di potenziare ulteriormente l’attività della Farmacia ospedaliera e di offrire risposte sempre più personalizzate ai bisogni terapeutici dei pazienti”.
I rappresentanti dei Lions hanno sottolineato come la scelta di sostenere il progetto nasca dalla volontà di offrire un supporto concreto ai pazienti oncologici, spesso alle prese con gli effetti collaterali di radioterapia e chemioterapia. “Siamo lieti di aver contribuito allo sviluppo di questi progetti per il supporto di pazienti così fragili presenti sul nostro territorio”, hanno evidenziato.
Soddisfazione è stata espressa anche dalla dottoressa Gioia Calagreti, che ha definito la donazione “un importante esempio di collaborazione tra il mondo dell’associazionismo e il sistema sanitario pubblico”. Grazie al contributo dei Lions Club, ha aggiunto, sarà possibile rafforzare percorsi assistenziali innovativi e garantire ai cittadini prestazioni sempre più qualificate, consolidando livelli assistenziali in linea con le migliori realtà nazionali.
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In Sicilia alleanza tra Donne del Vino e Altea per la prevenzione del tumore al seno Virtù Quotidiane
Cronaca 18 Giu 2026 16:29 In Sicilia alleanza tra Donne del Vino e Altea per la prevenzione del tumore al seno
PALERMO – Unire la forza della prevenzione al valore della cultura del vino, creando una rete di sensibilizzazione capace di raggiungere le donne nei territori, nelle comunità e nei luoghi della socialità. È questo lo spirito che anima il Protocollo d’Intesa sottoscritto da Altea Salute Donna Odv e Le Donne del Vino Sicilia, un accordo biennale che sancisce l’avvio di una collaborazione finalizzata alla promozione della salute femminile e alla diffusione della cultura della prevenzione del tumore al seno.
L’intesa nasce dalla condivisione di valori comuni quali solidarietà, responsabilità sociale, inclusione e attenzione al benessere delle donne. Attraverso iniziative congiunte, le due associazioni si impegnano a sviluppare attività informative, incontri divulgativi, campagne di sensibilizzazione e progetti dedicati alla diagnosi precoce, favorendo una maggiore consapevolezza sull’importanza degli screening e dei controlli periodici.
L’accordo prevede inoltre l’organizzazione di convegni, giornate dedicate alla prevenzione, attività di welfare territoriale rivolte alle donne, campagne di comunicazione e iniziative benefiche finalizzate al sostegno di progetti di prevenzione oncologica. Le attività saranno coordinate da referenti individuati dalle due organizzazioni e potranno coinvolgere istituzioni, enti locali, imprese e sponsor che condividano gli obiettivi del Protocollo.
Fulcro della collaborazione sarà il progetto annuale “Brindisi alla Prevenzione”, ideato per coniugare il patrimonio culturale e produttivo del territorio con la promozione della salute. L’iniziativa prevede l’organizzazione di eventi presso cantine e aziende vitivinicole aderenti, incontri con professionisti sanitari, campagne informative rivolte alle donne di tutte le età e attività di raccolta fondi destinate a sostenere visite senologiche, mammografie, ecografie mammarie e altri percorsi di prevenzione promossi da Altea Salute Donna Odv.
La collaborazione punta a costruire un modello virtuoso capace di mettere in relazione salute, territorio, imprenditoria femminile e cittadinanza attiva, contribuendo alla crescita di una cultura della prevenzione sempre più diffusa e partecipata.
Primo importante appuntamento del progetto sarà la serata di beneficenza organizzata da Altea Salute Donna Odv domenica 21 giugno, alle ore 19,00, presso il Palmento di Rudinì di Pachino. L’evento è finalizzato a sostenere il progetto di visite senologiche ed ecografie gratuite nelle aziende, un’attività che Altea porta avanti per favorire l’accesso alla prevenzione tra le lavoratrici che spesso, per mancanza di tempo o difficoltà organizzative, rinunciano ai controlli periodici.
Ospite d’eccezione della serata sarà il prof. Enrico Cassano, direttore della Radiologia Senologica dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, socio fondatore e direttore scientifico di Altea Salute Donna Odv, da anni impegnato nella promozione della diagnosi precoce e dell’innovazione nella lotta contro il tumore al seno.
L’iniziativa vede il sostegno del Rotary Club Pozzallo-Ispica, dell’Inner Wheel Club Monti Iblei e di numerose realtà associative impegnate nel sociale e nella tutela dei diritti delle donne, tra cui Le Donne del Vino Sicilia, Zero Molestie Sinalp, La Voce di Una è la Voce di Tutte – Endometriosi e il Soroptimist Club Val di Noto.
Il programma prevede un cocktail di benvenuto, la performance teatrale-musicale “La Leggenda delle Teste di Moro”, con la regia di Gisella Calì, una sfilata dedicata all’eleganza e alle eccellenze del territorio con la partecipazione di Roberta Bonincontro, Luisa Gennaro, Chiara Giunta, Ottavia Failla, Valerie Boutique, Gioielleria Spoto e Ottica Coppa. La serata proseguirà con una cena curata da Antony Catering, momenti di intrattenimento musicale, karaoke e dancing party con il Trio Musica e Magia, oltre al sorteggio di premi esclusivi offerti dai sostenitori dell’iniziativa.
Per partecipare alla serata del 21 giugno è prevista una donazione a partire da 50 euro. I fondi raccolti saranno destinati ai progetti di prevenzione promossi da Altea Salute Donna Odv a favore delle donne del territorio.
“La diagnosi precoce rappresenta uno strumento fondamentale nella lotta contro il tumore al seno, perché aumenta le possibilità di cura e consente interventi terapeutici meno invasivi. Per questo Altea Salute Donna promuove attività di informazione e prevenzione sul territorio. La collaborazione con Le Donne del Vino Sicilia ci permetterà di raggiungere un numero sempre maggiore di donne, diffondendo la cultura della prevenzione e rafforzando il nostro impegno nella tutela della salute femminile”, dice il professor Cassano.
Per Rossella Fede, presidente di Altea Salute Donna Odv, “la prevenzione è il gesto d’amore più importante che una donna possa compiere verso sé stessa. Attraverso l’informazione, la sensibilizzazione e l’accesso ai controlli periodici possiamo salvare vite e diffondere una vera cultura della salute. Ringrazio Le Donne del Vino Sicilia per aver scelto di condividere con Altea Salute Donna questo importante percorso di solidarietà e attenzione verso il benessere femminile”.
“Ho sempre pensato che il dolore non debba essere sterile. Altrimenti è inutile. Ecco perché, dopo aver affrontato il lungo e doloroso percorso del tumore al seno, ho deciso di farlo diventare una risorsa per le altre donne. Sono certa che con Le Donne del Vino Sicilia svolgeremo un importante lavoro. Quando le donne fanno rete possono nascere piccoli miracoli”, dice Donatella Di Paolo, vicepresidente di Altea Salute Donna Odv.
Per Flora Mondello, delegata regionale dell’associazione Le Donne del Vino Sicilia, “questa collaborazione rappresenta un’opportunità concreta per mettere al servizio di una causa di grande valore sociale una rete che in Sicilia conta oggi oltre cento socie e che a livello nazionale riunisce più di 1.250 professioniste. Parlare di prevenzione significa parlare di consapevolezza, libertà di scelta e qualità della vita. Siamo orgogliose di contribuire a un percorso che unisce territorio, cultura e salute”.
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AIL, tumori del sangue, ogni anno 30mila nuove diagnosi, oltre 2100 sono minori agronline.it
AIL, tumori del sangue, ogni anno 30mila nuove diagnosi, oltre 2100 sono minori
Oggi sono circa 500mila le persone che convivono con un tumore del sangue, ma grazie ai progressi della ricerca scientifica lo scenario è profondamente cambiato: terapie innovative come l'immunoterapia e i trapianti di cellule staminali emopoietiche hanno aumentato le possibilità di guarigione
Foto di Antonio Corigliano da Pixabay
(AGR) 'Ogni anno in Italia vengono diagnosticate circa 30mila nuove neoplasie ematologiche, di cui oltre 2.100 riguardano bambini e adolescenti. Oggi sono circa 500mila le persone che convivono con un tumore del sangue, ma grazie ai progressi della ricerca scientifica lo scenario è profondamente cambiato: terapie innovative come l'immunoterapia e i trapianti di cellule staminali emopoietiche hanno aumentato le possibilità di guarigione e consentono a un numero crescente di pazienti di convivere a lungo con la malattia mantenendo una buona qualità di vita. In diversi casi l'aspettativa di vita delle persone affette da una patologia ematologica si avvicina sempre più a quella della popolazione generale'.
È quanto emerso oggi a Roma in occasione della conferenza stampa dedicata alla Giornata Nazionale per la lotta contro Leucemie, Linfomi e Mieloma, il tradizionale appuntamento organizzato dall'AIL per condividere i progressi della ricerca ematologica. L'evento, dal titolo 'Ricerca e cura in ematologia: l'impegno di AIL tra presente e futuro', si è svolto presso la Sala Minerva di Palazzo De Carolis.
Grazie anche al sostegno alla ricerca, le terapie per leucemie, linfomi e mieloma sono diventate sempre più efficaci e mirate'. In particolare, nel 2025 AIL ha finanziato 206 progetti di ricerca sulle malattie del sangue, sostenendo anche studi promossi da ematologi italiani e dal GIMEMA, e supportando 111 Centri di Ematologia e Trapianto con personale, strutture, farmaci e attrezzature. Nel 2026 ha rafforzato l'impegno nella ricerca indipendente insieme alle principali società scientifiche, finanziando progetti innovativi su sindromi mielodisplastiche, leucemia linfoblastica acuta pediatrica, linfomi cutanei rari, Digital Twin e formazione specialistica.
Le terapie CAR-T, intanto, stanno ridefinendo il paradigma di cura di numerosi tumori ematologici, oltre che i per i risultati ottenuti nei pazienti con malattia refrattaria o resistente, anche per le nuove prospettive di impiego nelle fasi più precoci.
'Le cellule CAR-T rappresentano una delle frontiere più avanzate dell'immunoterapia- ha spiegato Franco Locatelli, Direttore Area Clinica di Onco-Ematologia Pediatrica, Terapia Cellulare, Terapie Geniche e Trapianto Emopoietico Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma- esistono già numerosi prodotti CAR-T approvati per l'uso clinico nel trattamento delle forme refrattarie e resistenti delle leucemie linfoblastiche acute a cellule B, dei linfomi non-Hodgkin a cellule B e del mieloma multiplo. Oggi, però, l'obiettivo si sta spostando progressivamente verso un utilizzo più precoce. Sono infatti in corso, o in fase di attivazione, trial clinici che prevedono l'impiego delle CAR-T già alla prima ricaduta, nei pazienti con caratteristiche di alto rischio, e potenzialmente anche in pazienti neo diagnosticati nei quali esistano evidenze di un'elevata probabilità di fallimento delle terapie tradizionali'.
Le patologie ematologiche sono malattie rare e alcune come il mieloma multiplo vengono diagnosticate prevalentemente in persone con più di 70 anni. Fino a tempi recenti le opzioni erano limitate, oggi il panorama è cambiato anche grazie all'introduzione di sempre più efficaci anticorpi bispecifici.
'Negli ultimi anni uno dei progressi più importanti è stato l'impiego di schemi di induzione basati su quattro farmaci anziché tre- ha fatto sapere Paolo Corradini, Professore Ordinario di Ematologia Università di Milano, Direttore di Ematologia e Direttore Scientifico f.f. Istituto nazionale dei Tumori di Milano- a questo si è aggiunta l'introduzione di un anticorpo monoclonale molto efficace, il daratumumab, che riconosce una proteina presente sulla superficie delle cellule di mieloma, chiamata CD38.
L'integrazione di questo farmaco nelle fasi di consolidamento e mantenimento ha rappresentato un cambiamento significativo, contribuendo sia a migliorare la sopravvivenza sia ad aumentare la qualità di vita dei pazienti. Quando la malattia è sotto controllo e il paziente è in remissione, infatti, si riducono sintomi importanti come il dolore e il benessere complessivo migliora sensibilmente'.
La leucemia mieloide acuta è una patologia rara e aggressiva che colpisce soprattutto gli over 60. 'Negli ultimi anni sono diventate disponibili nuove terapie con meccanismi d'azione molto diversi da quelli della chemioterapia tradizionale- ha spiegato Alessandro Rambaldi, Professore di Ematologia, Direttore Scientifico Fondazione per la Ricerca-FROM, Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo- Le nuove terapie hanno ampliato enormemente il numero di malati ai quali oggi possiamo proporre un trattamento con intento potenzialmente curativo. In passato molti pazienti di età superiore a 65 anni ricevevano esclusivamente cure di supporto, perché non erano candidabili a trattamenti efficaci. Oggi, grazie a terapie meglio tollerate, possiamo portarli in remissione e offrire loro anche il trapianto allogenico di cellule staminali emopoietiche, che resta la strategia curativa per eccellenza'.
Le neoplasie mieloproliferative croniche sono un gruppo di malattie rare che globalmente hanno un'incidenza inferiore ai 5 casi per 100mila all'anno. Le principali sono tre: trombocitemia essenziale, policitemia vera e mielofibrosi. 'La scoperta che la via JAK-STAT è alterata in queste malattie, indipendentemente dalla mutazione presente, ha portato allo sviluppo degli inibitori di JAK- ha detto Alessandro M. Vannucchi, Presidente SIES, Professore di Ematologia, Direttore della SOD Ematologia, CRIMM, Centro Ricerca e Innovazione delle Malattie Mieloproliferative, Direttore Dipartimento di Oncologia, Direttore Scuola di Specializzazione in Ematologia Azienda Ospedaliera Universitaria Careggi e Università di Firenze- Attualmente disponiamo di tre farmaci approvati in Europa e di quattro negli Stati Uniti. Questi trattamenti hanno cambiato radicalmente l'approccio terapeutico, migliorando in modo significativo la qualità di vita dei pazienti. In molti casi consentono un controllo ottimale dei sintomi e permettono alle persone di tornare a svolgere una vita pressoché normale'.
E ancora, la leucemia mieloide acuta riguarda prevalentemente persone con un'età media alla diagnosi di circa 60-70 anni, oggi le terapie target hanno modificato il trattamento. 'Fino a pochi anni fa, chi non era eleggibile a trattamenti chemioterapici intensivi aveva a disposizione principalmente terapie di supporto oppure agenti ipometilanti utilizzati da soli, strategia quest'ultima che spesso garantiva risposte limitate e di breve durata- ha fatto sapere Adriano Venditti, Consiglio direttivo SIE, Professore Ordinario di Ematologia Università di Roma Tor Vergata, Direttore Dipartimento di Onco-Ematologia Azienda Universitaria Policlinico Tor Vergata- Oggi lo scenario è profondamente mutato grazie all'introduzione delle terapie target, farmaci mirati che agiscono su specifiche alterazioni molecolari della cellula leucemica oppure interferiscono con processi metabolici critici per la sua sopravvivenza'.
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Natalia Paragoni si mostra con i capelli rasati dopo l’inizio della chemioterapia Mediaset Infinity
Dopo l'inizio della chemioterapia,Natalia Paragonisi mostra sui social con i capelli rasati. L'influencer, 28 anni, sta infatti continuando ad aggiornare i follower sul suo percorso di cure dopola diagnosi di linfoma di Hodgkinricevuta in gravidanza."Mi è stato diagnosticato un linfoma di Hodgkin e, dopo aver dato alla luce Beatrice, ho iniziato il percorso di chemioterapia", aveva spiegato Natalia Paragoni, che ha poi mostratoil momento in cui si è tagliata per la prima volta i capelli. Dopo l'annuncio della malattia, sui social era arrivatoil sostegno di Andrea Zelletta, 32 anni, con cui Natalia Paragoni ha avuto le figlieGinevra - venuta al mondo a luglio del 2023- eBeatrice, nata lo scorso 5 maggio. "In questo ultimo periodoho visto la donna che amo affrontare qualcosa di enorme. L’ho vista avere paura, piangere, sentirsi fragile, ma non smettere mai di essere una mamma straordinaria, una compagna incredibile e la persona più forte che io conosca", aveva scritto il dj alla compagna. Nel video sotto, l'ultima intervista di Natalia Paragoni e Andrea Zelletta a Verissimo. Andrea Cerioli e Arianna Cirrincione, la storia d'amore René De Silvestro, l'intervista in 100 secondi Paolo De Chiesa, l'intervista in 100 secondi Briga e Arianna Montefiori, l'intervista in 100 secondi
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
49.6/100
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Criteri Critici
Tumori, seno metastatico: oncologa Guarneri, ‘grazie a ricerca trattamenti sempre più mirati e egnews.it
“La ricerca ha un ruolo fondamentale nella gestione dei pazienti con tumore al seno metastatico. Oggi sono stati fatti degli avanzamenti molto importanti grazie alla ricerca, che ci permettono di trattare le pazienti estremamente a lungo. In casi selezionati si può addirittura arrivare a parlare di cronicizzazione. Questo è possibile grazie a trattamenti sempre più personalizzati e mirati sulla biologia della malattia”. Lo afferma Valentina Guarneri, professore di Oncologia medica università degli studi di Padova e direttore Oncologia 2 Istituto oncologico veneto – Iov, in occasione della realizzazione, tenutasi a Milano, della campagna ‘In seno al futuro’ di Daiichi Sankyo e AstraZeneca.
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Nuove tecnologie digitali per la Radioterapia VicenzaToday
La Radioterapia dell’Ospedale San Bortolo di Vicenza compie un importante salto tecnologico con l’acquisizione di due nuovi software all’avanguardia: il primo per il posizionamento e il monitoraggio tridimensionale dei pazienti durante la radioterapia, il secondo per l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale nella identificazione dei volumi da trattare e degli organi da rispettare. I due sistemi sono frutto di una doppia donazione della Fondazione San Bortolo per un valore complessivo di circa 200 mila euro.
I due sistemi permettono la massima accuratezza e sicurezza delle terapie, innalzando ulteriormente gli standard tecnologici di una struttura che il punto di riferimento per i pazienti oncologici di tutta la provincia, con circa 1.500 pazienti nuovi e 2.500 trattamenti eseguiti ogni anno.
Il primo software, che è in realtà non è semplicemente un programma ma un sistema completo di monitoraggio del paziente e controllo dell’irradiazione, utilizza una serie di telecamere 3D ad alta risoluzione per monitorare da angoli multipli la superficie corporea dei pazienti all’interno dell’acceleratore lineare, verificandone così con immediatezza il corretto posizionamento rispetto alla regione del corpo che sarà bersaglio delle radiazioni.
Tale monitoraggio, inoltre, avviene in tempo reale anche durante il trattamento, garantendo così la massima efficacia e sicurezza del trattamento: infatti il software, se rivela un movimento imprevisto, interrompe automaticamente le radiazioni, assicurando così che le radiazioni centrino il “bersaglio” e allo stesso tempo evitando che possano essere colpiti accidentalmente, anche per pochi secondi, tessuti e organi sani.
Inoltre, oltre alla garanzia di maggiore efficacia e sicurezza, la nuova tecnologia offre un importante vantaggio sul piano psicologico ed emotivo. Grazie al tracciamento 3D, infatti, è possibile evitare di applicare ai pazienti i tradizionali tatuaggi semipermanenti usati come riferimento per il centraggio dei fasci radianti. Per il paziente, significa eliminare i segni grafici che potrebbero rappresentare un promemoria costante della malattia, rispettando la sua immagine corporea ed evitando una procedura che può essere percepita come invasiva dai pazienti.
Inoltre, l’estrema precisione e l’intuitività del tracciamento semplificano le manovre di correzione, riducendo i tempi tecnici di preparazione di ogni singola seduta e accelerando l’avvio del trattamento.
L’altra nuova dotazione della Radioterapia di Vicenza è un software di Intelligenza Artificiale (AI) dedicato alla identificazione dei volumi da trattare e degli organi da rispettare, che agevola in modo significativo l’attività degli specialisti in questa delicata fase preparatoria.
Fino a oggi i medici, utilizzando le immagini acquisite mediante TAC, dovevano tracciare manualmente i contorni della zona da trattare, mentre con il nuovo programma l’AI supporta lo specialista elaborando le immagini radiologiche di centramento in pochi minuti, individuando il bersaglio. Un procedimento che prima richiedeva dalle 3 alle 4 ore di lavoro manuale per lo specialista, oggi viene completato in pochi 3 minuti con una precisione millimetrica.
Questo aiuto si rivela fondamentale soprattutto per lesioni situate in zone anatomiche complesse.
Il software permette inoltre di integrare la TC con altri esami (come la risonanza magnetica o la PET) per visualizzare dettagli altrimenti invisibili.
«L’intelligenza artificiale - spiega la dott.ssa Cristina Baiocchi, Direttrice dell’U.O.C. Radioterapia dell'Ospedale San Bortolo di Vicenza - garantisce la massima precisione e standard qualitativi uniformemente elevati per tutti i pazienti, riducendo il rischio di errore e innalzando i livelli di sicurezza delle cure. In pochi minuti riusciamo a definire il piano terapeutico, il che significa per il medico avere più tempo da dedicare ai pazienti, che è una cosa fondamentale nel nostro lavoro. Il medico ovviamente mantiene il controllo completo della procedura, verificando la validità dei contorni anatomici proposti dall’AI, ma il supporto del software accorcia i tempi e aumenta la precisione, soprattutto quando si tratta di considerare zone molto piccole o dove l’immagine non è molto nitida, perché in quel caso l’esperienza dell’AI che racchiude in sé decine di migliaia di immagini diagnostiche è fondamentale».
«Si conferma lo status di eccellenza della Radioterapia di Vicenza - commenta il Direttore generale dell’ULSS 8 Berica Peter Assembergs - Come è stato illustrato, i benefici di questi nuovi sistemi sono molteplici, ma anche se parliamo di intelligenza artificiale, il focus è sempre e comunque la persona, ciò che ne deriva di positivo per i pazienti: maggiore efficacia e sicurezza nelle terapie, la possibilità di rimuovere dopo la guarigione anche i segni esteriori superficiali del percorso di cura attraversato e non da ultimo la possibilità per i nostri medici di dedicarsi maggiormente al dialogo e ascolto con i pazienti, che è un aspetto sempre fondamentale in qualsiasi percorso di cura. A nome dell’Azienda, ma anche di tutti i pazienti che si trovano e si troveranno a intraprendere un percorso di radioterapia nel nostro ospedale, ringrazio dunque la Fondazione San Bortolo per questo prezioso contributo».
Il presidente Franco Scanagatta spiega così il sostegno fornito dalla Fondazione San Bortolo: «Abbiamo percepito l’assoluta importanza di attuare questi due progetti negli interessi dei malati, ma anche per supportare i medici e gli infermieri, che svolgono un compito delicatissimo all’interno della Radioterapia».
Anche il presidente della Regione del Veneto, Alberto Stefani ha ringrazio vivamente la Fondazione per la generosità "e per il legame che continua ad animarla nel sostegno della sanità berica”.
“E’ un contributo importante, il cui valore va ben oltre quello non secondario della spesa – aggiunge Stefani - Si tratta di software che utilizzano anche l’intelligenza artificiale; una donazione che rivela il suo valore anche come contributo alla continua innovazione tecnologica. Come Regione non possiamo che esprimere grande soddisfazione per dei compagni di strada così sensibili e attenti a migliorare i percorsi clinici nelle nostre strutture”.
“Ma guardatela…”: Natalia Paragoni si mostra con i capelli rasati dopo la chemioterapia per il linfoma di Hodgkin. Aveva detto: “Preferisco chiamarle infusioni” - Il Fatto Quotidiano
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“Ma guardatela…”: Natalia Paragoni si mostra con i capelli rasati dopo la chemioterapia per il linfoma di Hodgkin. Aveva detto: “Preferisco chiamarle infusioni” Il Fatto Quotidiano
Con un pantalone bianco, una cinta nera e un reggiseno dello stesso colore, Natalia Paragoni ha scelto di raccontare la sua storia su Instagram e con la frase “Ma guardatela…” attraverso un gesto semplice, ma dal significato profondo: lo svelarsi del suo capo, liberato dal foulard che lo avvolgeva.
La content creator, che sta affrontando un percorso terapico impegnativo, ha scelto le parole con cura quando si è raccontata al Il Corriere della Sera: “La parola chemio fa paura, preferisco chiamarle infusioni”. E ancora: “Ho scoperto di avere un linfoma diverse settimane prima di sapere esattamente quale fosse. La prima biopsia aveva confermato che si trattava di un linfoma, ma non era riuscita a identificarne la tipologia. È stato un periodo molto difficile, perché sapevo che c’era qualcosa che non andava, ma non avevo ancora tutte le risposte. Dopo il parto e dopo l’intervento per rimuovere il linfonodo, è arrivato il risultato definitivo. Ricordo perfettamente quel momento: io e Andrea ci siamo messi a piangere”.
Natalia Paragoni ha scelto di raccontare pubblicamente della sua malattia, il linfoma di Hodgkin, diagnosticato quando era all’ottavo mese di gravidanza della sua seconda figlia, Beatrice, nata dall’amore con Andrea Zelletta. L’influencer, seguita da oltre un milione e mezzo di persone sui social, ha iniziato la chemioterapia poco dopo il parto, avvenuto il 5 maggio.
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Nuovo farmaco contro la leucemia linfatica cronica La Piazza Web
Una nuova opzione terapeutica entra nella pratica clinica italiana per i pazienti affetti da leucemia linfatica cronica (LLC), la forma più diffusa di leucemia negli adulti nel Paese, con circa tremila nuove diagnosi ogni anno, soprattutto tra gli over 75.
L’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha infatti approvato la rimborsabilità del pirtobrutinib, molecola sviluppata da Lilly, destinata ai pazienti in fase recidivante o refrattaria che hanno già ricevuto e non rispondono più agli inibitori covalenti della tirosina chinasi di Bruton (BTK), una classe di farmaci mirati fondamentali nel controllo della malattia.
Il nuovo principio attivo rappresenta un passo avanti significativo perché è il primo e unico inibitore BTK non covalente: agisce in modo reversibile sull’enzima bersaglio, riuscendo così a superare molte delle resistenze sviluppate nel tempo dai pazienti sottoposti alle terapie precedenti.
Secondo gli specialisti, questa caratteristica si traduce in un’opportunità concreta per prolungare il controllo della malattia e migliorare la qualità di vita dei pazienti, anche in condizioni cliniche complesse.
Tra le evidenze scientifiche a sostegno del farmaco figurano gli studi clinici di fase 1 e 2 “Bruin”, pubblicati sul New England Journal of Medicine nel 2023, che hanno mostrato risposte durature anche in pazienti fortemente pretrattati e con prognosi sfavorevole. Successivamente, lo studio di fase 3 “Cll-Bruin 321” ha confrontato il pirtobrutinib con le terapie standard, evidenziandone una maggiore efficacia nel controllo della malattia.
Per il professor Paolo Ghia, dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, il nuovo farmaco “offre una concreta opportunità di controllo della patologia con un profilo di sicurezza gestibile”, grazie al suo meccanismo d’azione innovativo.
Sulla stessa linea il professor Pier Luigi Zinzani dell’Università di Bologna, secondo cui la disponibilità rimborsata in Italia consente di garantire ai pazienti “una qualità di vita migliore e risposte più durature nel tempo, anche dopo il fallimento delle terapie oggi disponibili”.
Anche le associazioni dei pazienti sottolineano il valore dell’innovazione terapeutica, evidenziando come l’efficacia dei trattamenti debba sempre accompagnarsi a un miglioramento concreto della vita quotidiana delle persone colpite dalla malattia.