Il Sevabertinib di Bayer ottiene l'approvazione accelerata della FDA statunitense per il tumore al polmone non a piccole cellule - MarketScreener Italia
📰 MarketScreener Italia📅 2026-09-10T03:53:29
tumore polmone
Il Sevabertinib di Bayer ottiene l'approvazione accelerata della FDA statunitense per il tumore al polmone non a piccole cellule MarketScreener Italia
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Tung Duong ammira la madre che ha messo da parte la propria vita personale per prendersi cura del figlio affetto da leucemia. Vietnam.vn
È andata in onda la 203a puntata di "Vietnamese Family Home", condotta da MC Dai Nghia e con due ospiti: il cantante Tung Duong e la seconda classificata Quynh Anh. Entrambi hanno partecipato a delle sfide, mettendo a disposizione il premio in denaro per sostenere le famiglie in difficoltà. Nel programma, la storia di Nguyen Cao Ky Nam, originario della provincia di Khanh Hoa , ha suscitato molte emozioni. La sua infanzia è stata segnata da numerose difficoltà. Quando Nam aveva solo due anni, i suoi genitori divorziarono. In seguito, il padre perse i contatti con lui e morì nel 2024. Attualmente, Nam vive con la madre e la sorellastra a casa dei nonni materni. Le difficili circostanze in cui si trovava Kỳ Nam rattristarono profondamente gli artisti. Foto: Produttore Quando Nam frequentava la quinta elementare, gli fu diagnosticata la leucemia. Per amore del figlio, sua madre, Nguyen Thi Hoan Kim Oanh (nata nel 1979), decise di mettere da parte la propria vita per prendersi cura di lui. Quando le sue condizioni peggiorarono, Nam dovette interrompere temporaneamente gli studi per due anni per sottoporsi alle cure. Trascorse la maggior parte di quel periodo in ospedale, sottoponendosi a lunghe infusioni e cicli di trattamento. Una volta stabilizzata la sua salute, Nam tornò a scuola, impegnandosi per recuperare il ritardo rispetto ai compagni. Per molti anni, si distinse costantemente come studente eccellente e coltivò il sogno di diventare ingegnere informatico. Nam ha completato il suo ciclo di cure, ma ha ancora bisogno di controlli regolari ogni sei mesi, che sono piuttosto costosi. A causa di difficoltà economiche , non è riuscito a tornare in ospedale come previsto per molto tempo.
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Anche la salute di Kim Oanh non è buona, poiché in passato ha sofferto di tubercolosi. Ogni giorno, lei e la nonna producono carta di riso fatta a mano, guadagnando poco più di 100.000 VND. Comprendendo le difficoltà della madre, Nam cerca di aiutarla con le faccende domestiche e studia con impegno. Ciò che Nam desidera di più in questo momento è avere l'opportunità di tornare in ospedale per un controllo di follow-up, per confermare che le sue condizioni di salute siano ancora stabili e poter così riprendere gli studi. Nam spera anche di poter crescere, trovare un lavoro stabile e prendersi cura dei suoi cari che gli sono sempre stati accanto. Tung Duong e altri artisti hanno espresso le loro condoglianze alla famiglia. Diversi artisti offrono il loro sostegno a Ky Nam in un momento difficile della sua vita.
Foto: Produttore Mentre guardavano il video di famiglia, Ky Nam e la sua sorella minore non sono riuscite a trattenere le lacrime. La seconda classificata, Quynh Anh, è subito andata da loro, le ha abbracciate e le ha confortate. Ha espresso la sua solidarietà ai bambini che avevano dovuto affrontare tante difficoltà in così giovane età. Parlando con la signora Kim Oanh, Quynh Anh è rimasta ancora più colpita dall'amore e dal sacrificio di questa madre. Nonostante la sua salute cagionevole, fa del suo meglio per dare ai suoi figli tutto il meglio. Quando ha sentito la signora Oanh dire: "I miei figli sono la mia motivazione per continuare a provarci", Quynh Anh non è riuscita a nascondere la sua emozione.
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Dai Nghia si è profondamente preoccupato quando ha saputo che Nam, a soli 10 anni, era affetto da una grave malattia, un'età in cui avrebbe dovuto studiare e giocare con i suoi amici. Dopo molti anni di lavoro con il programma di accoglienza per famiglie vietnamite, il conduttore ha incontrato numerosi casi in cui i genitori, per diverse ragioni, sono costretti a separarsi dai figli. Per questo motivo, apprezza moltissimo la decisione della signora Oanh di mettere da parte la propria vita per tornare dal figlio durante i suoi anni più difficili. Per Tung Duong, la storia di Ky Nam non solo ha suscitato compassione, ma ha anche lasciato una forte impressione della resilienza del ragazzo. Nam ha dovuto interrompere temporaneamente gli studi per sottoporsi a cure mediche, ma non appena la sua salute glielo ha permesso, è tornato a scuola e si è impegnato per mantenere un buon rendimento scolastico. Il cantante ha inoltre sottolineato la maturità dei due fratelli. Nonostante necessiti ancora di cure e monitoraggio, Ky Nam ha aiutato attivamente la madre e si è preso cura della sorella minore al meglio delle sue possibilità. Secondo Tung Duong, questi semplici gesti dimostrano la maturità di un ragazzo che ha affrontato molte sfide in giovane età. La storia della famiglia di Ky Nam non solo ispira alla condivisione, ma dimostra anche come l'amore e il sostegno dei familiari possano diventare un pilastro di forza per un bambino, aiutandolo a superare le fasi difficili della vita.
Fonte: https://thanhnien.vn/tung-duong-cam-phuc-nguoi-me-gac-cuoc-song-rieng-cham-con-mac-ung-thu-mau-18526091000261945.htm
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?3
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO5
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Tumore al seno, il test che può risparmiare la chemioterapia: in Italia migliaia di donne rischiano ancora di non farlo Giornale La Voce
Capire chi ha davvero bisogno della chemioterapia e chi, invece, può evitarla senza compromettere le possibilità di cura. È questa una delle rivoluzioni più importanti introdotte negli ultimi anni nella gestione del tumore del seno in fase precoce, grazie ai test genomici. Esami che permettono di leggere alcune caratteristiche biologiche del tumore e di stimare sia il rischio di recidiva sia il possibile beneficio di una terapia chemioterapica dopo l’intervento chirurgico.
In Italia, dal 2020 a oggi, ne sono stati prescritti oltre 30 mila. Il loro utilizzo è cresciuto in modo costante, ma secondo l’Osservatorio nazionale sui test genomici siamo ancora lontani da una diffusione adeguata. Nel 2025 sono stati eseguiti circa 9.800 test, contro gli 8.700 dell’anno precedente. Il fabbisogno stimato, però, sarebbe di almeno 13 mila esami ogni anno.
Il divario significa che migliaia di donne potenzialmente candidabili al test potrebbero ancora non accedere a uno strumento capace di incidere direttamente sulle decisioni terapeutiche. E il problema non riguarda soltanto i numeri complessivi, ma anche le differenze tra aree del Paese, con un accesso che non sarebbe ancora uniforme.
Il test genomico non sostituisce gli esami tradizionali. Arriva dopo la diagnosi e si integra con caratteristiche già valutate dagli oncologi, come dimensioni del tumore, coinvolgimento dei linfonodi, stato dei recettori ormonali e altre informazioni patologiche. Il suo valore sta nel fornire una fotografia più precisa dell’aggressività biologica della neoplasia.
Va chiarito che i test genomici non sono destinati a tutte le donne con tumore al seno e non rappresentano uno screening. Vengono utilizzati soprattutto in alcuni carcinomi mammari in fase precoce, in particolare nei tumori HR positivi e HER2 negativi, quando dopo l’intervento chirurgico resta da capire se la chemioterapia possa offrire un beneficio reale. La prescrizione dipende quindi dalle caratteristiche biologiche della neoplasia e dal quadro clinico della singola paziente. Secondo le stime citate dall’Osservatorio, l’esame sarebbe indicato per circa una donna su quattro tra quelle che ogni anno ricevono una diagnosi di carcinoma mammario.
Ed è proprio qui che il dato genomico diventa decisivo. Secondo quanto riportato dall’Osservatorio, un utilizzo appropriato può ridurre fino al 48 per cento il ricorso alla chemioterapia. Non significa rinunciare a una cura necessaria, ma evitare un trattamento alle pazienti che, sulla base delle caratteristiche biologiche del tumore, hanno una probabilità molto bassa di trarne un beneficio reale.
È una differenza enorme, sia dal punto di vista clinico sia da quello della qualità della vita. La chemioterapia resta una terapia fondamentale e salvavita quando indicata, ma può comportare effetti collaterali importanti, dalla perdita dei capelli alla nausea, dalla stanchezza alle alterazioni ematologiche fino a conseguenze che possono protrarsi nel tempo.
Evitare una terapia inutile significa quindi ridurre tossicità, ansia, accessi ospedalieri e impatto sulla vita quotidiana, senza diminuire l’efficacia del percorso oncologico. Al contrario, consente di concentrare il trattamento proprio sulle donne che hanno una maggiore probabilità di beneficiarne.
L’elemento centrale è la selezione corretta delle pazienti. Gli specialisti sottolineano infatti che il test non è destinato indistintamente a tutte le donne con tumore al seno. Secondo le stime citate dall’Osservatorio, dovrebbe riguardare circa una paziente su quattro tra quelle che ogni anno ricevono una diagnosi di carcinoma mammario.
Il problema, dunque, non è aumentare i test senza criterio, ma fare in modo che tutte le donne che ne hanno indicazione possano riceverlo indipendentemente dall’ospedale o dalla Regione in cui vengono curate.
È anche per questo che la questione riguarda l’intera Breast Unit, e non soltanto l’oncologo medico. Chirurghi senologi, anatomopatologi, oncologi, radiologi e altri specialisti partecipano infatti alla decisione terapeutica. Il test genomico può avere il massimo valore proprio quando viene inserito in un percorso multidisciplinare strutturato.
Il documento dell’Osservatorio evidenzia che l’adozione è in aumento, ma con una crescita ancora disomogenea. Il rischio è che una tecnologia ormai entrata nella pratica clinica continui a essere disponibile in modo diverso a seconda del territorio, creando una disparità che nel campo oncologico assume un peso particolarmente delicato.
La richiesta è quindi quella di superare ritardi burocratici e ostacoli organizzativi, rendendo più semplice la prescrizione e garantendo percorsi omogenei. In oncologia, infatti, anche il tempo può incidere profondamente sull’esperienza della paziente: attendere settimane per un’autorizzazione o per l’esecuzione di un test significa prolungare l’incertezza in una fase già emotivamente complessa.
C’è poi un altro aspetto. I test genomici rappresentano uno degli esempi più concreti della cosiddetta medicina di precisione. Non più soltanto una terapia scelta sulla base del tipo di tumore, ma un trattamento calibrato sulle caratteristiche specifiche di quella neoplasia e di quella paziente.
Due donne con tumori apparentemente simili per dimensione o caratteristiche istologiche possono infatti avere profili biologici differenti e quindi necessitare di strategie terapeutiche diverse. Il test aiuta proprio a distinguere queste situazioni, riducendo il rischio sia di sottotrattare sia di sovratrattare. L’obiettivo è semplice da formulare ma complesso da realizzare: dare più cura a chi ne ha bisogno e meno terapia a chi non ne trarrebbe vantaggio.
I numeri italiani mostrano che il sistema si sta muovendo in questa direzione. Dai 8.700 test del 2024 si è passati a 9.800 nel 2025, con una crescita significativa. Ma il traguardo delle 13 mila prescrizioni annuali indica che resta ancora molto spazio da recuperare.
La sfida dei prossimi anni sarà quindi doppia: aumentare l’appropriatezza e garantire l’equità. Perché un esame capace di evitare una chemioterapia non necessaria non dovrebbe dipendere dal luogo in cui una paziente vive o dall’ospedale nel quale viene seguita.
Dietro i numeri, infatti, ci sono migliaia di donne chiamate a prendere decisioni difficili dopo una diagnosi di tumore. E poterlo fare con informazioni più precise sul rischio e sul reale beneficio delle terapie può cambiare radicalmente il percorso di cura.
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Farmacie nelle Marche, nuovi vaccini strutturali e screening oncologici nell'Accordo integrativo Farmacista33
Farmacia dei servizi
farmacia dei servizi
10 Settembre 2026
Farmacie nelle Marche, nuovi vaccini strutturali e screening oncologici nell'Accordo integrativo La Giunta regionale ha approvato il nuovo Accordo integrativo regionale con le farmacie pubbliche e private convenzionate. Vaccinazioni contro HPV, herpes zoster e pneumococco diventano strutturali. Rafforzati telemedicina e sostegni alle farmacie rurali. di Redazione Farmacista33
Nelle Marche le vaccinazioni contro papillomavirus (Hpv), herpes zoster e pneumococco entrano stabilmente tra le prestazioni erogate dalle farmacie, si amplia anche l’attività di prevenzione con l'ingresso in farmacia dello screening del tumore del colon-retto, si rafforza la telemedicina e arrivano nuove misure di sostegno per le farmacie rurali e per quelle che operano nelle aree più fragili. Sono le novità introdotte dal nuovo Accordo integrativo regionale (Air) con le farmacie pubbliche e private convenzionate, approvato dalla Giunta regionale che arriva a vent'anni dalla sottoscrizione del precedente e interessa una rete di oltre 500 farmacie distribuite sul territorio regionale.
Screening colon-retto: kit distribuito e raccolto in farmacia
Sul fronte della prevenzione, una delle principali novità riguarda lo screening del tumore del colon-retto, indicato dalla Regione come quello che registra storicamente l'adesione più bassa. Il kit per l'esame potrà essere ritirato direttamente in farmacia e, una volta raccolto il campione, riconsegnato nello stesso presidio, semplificando così il percorso di accesso al programma di screening.
“Oltre alla conferma e all'ampliamento dei tanti servizi già attivi, estendiamo ulteriormente le vaccinazioni e compiamo un passo importante sul fronte della prevenzione”, afferma l'assessore regionale alla Sanità Paolo Calcinaro. “Una delle novità riguarda infatti lo screening del tumore del colon-retto, con la possibilità di ritirare e riconsegnare direttamente in farmacia il kit per l'esame”.
Vaccinazioni strutturali e servizi uniformati sul territorio
L'accordo rende strutturali le vaccinazioni contro HPV, herpes zoster e pneumococco, consolidando l'attività vaccinale svolta dalle farmacie dopo la fase di sperimentazione della Farmacia dei servizi.
Tra le prestazioni confermate e uniformate in tutta la regione rientrano inoltre le prenotazioni CUP, il pagamento delle prestazioni e il ritiro dei referti, insieme ai servizi di telemedicina, come elettrocardiogramma, Holter cardiaco e spirometria, e alle attività svolte da infermieri e fisioterapisti.
“Le Marche hanno creduto per prime nella Farmacia dei Servizi e, a poco più di tre anni dall'avvio della sperimentazione, possiamo dire che quella scelta ha prodotto risultati importanti – sottolinea il presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli -. Con questo accordo facciamo un ulteriore passo avanti e consolidiamo una rete che porta prestazioni, prevenzione e telemedicina sempre più vicino ai cittadini, soprattutto nei piccoli comuni e nelle aree interne. È un modello che va incontro ai bisogni delle persone, riduce la necessità di spostarsi e contribuisce a diminuire la pressione sulle strutture ospedaliere e sulle liste d'attesa. Rafforzare questa rete significa quindi investire sulla sanità territoriale e sulla capacità del nostro sistema sanitario di dare risposte concrete, tempestive e vicine ai cittadini”.
Telemedicina e sostegni alle farmacie rurali
Un capitolo specifico riguarda le farmacie rurali dei piccoli comuni, per le quali vengono rafforzate le risorse destinate alla telemedicina. “Qui questi servizi hanno un valore ancora maggiore, perché consentono ai cittadini di effettuare prestazioni vicino a casa, riducendo gli spostamenti verso ospedali e strutture sanitarie più lontane”, spiega Calcinaro.
L'accordo istituisce inoltre un Fondo regionale di solidarietà per le farmacie con fatturato convenzionato inferiore a 300 mila euro, destinato a sostenere la rete nelle aree più fragili e a garantire la continuità dei servizi.
“Per questo abbiamo anche rafforzato gli strumenti di sostegno alle farmacie che operano nelle realtà meno accessibili, affinché possano continuare a garantire servizi essenziali alle comunità locali”, conclude l’assessore.
Fonte
https://www.regione.marche.it/News-ed-Eventi/Post/118188/Farmacie-pi%C3%B9-servizi-e-riconsegna-diretta-del-test-per-lo-screening-del-colon-retto-nuovi-strumenti-a-vantaggio-dei-piccoli-comuni
ph.cr.magnific
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Superare la resistenza alla chemioterapia nei tumori dell’ovaio CafeTV24
I tumori epiteliali dell’ovaio rappresentano ancora oggi una malattia difficile da trattare per due motivi principali: la diagnosi tardiva e la resistenza alla chemioterapia. Da molti anni al Centro di Riferimento Oncologico di Aviano è attivo un team multidisciplinare che studia come migliorare la diagnosi e i trattamenti per questa neoplasia. In particolare, il gruppo di ricerca dell’Oncologia molecolare e modelli preclinici di progressione tumorale guidato dal dottor Gustavo Baldassarre, ora direttore scientifico del CRO, ha focalizzato la sua attenzione sulla resistenza alla chemioterapia con platino, analizzando i meccanismi molecolari che rendono la cellula tumorale refrattaria a questi composti.
In questo ambito, uno studio CRO appena pubblicato sull’importante rivista scientifica Signal Transduction and Targeted Therapy (link), la decima per Impact Factor fra le oltre 22.000 recensite dal Journal Citation Reports, ha scoperto un nuovo meccanismo molecolare di resistenza al platino nei tumori ovarici che, per ora in modelli preclinici, ha dimostrato la possibilità di superare e anche prevenire questa resistenza.
“Bersagliando in modo specifico la funzione del gene CDK12 con una piccola molecola inibitoria, il CT7439, le cellule tumorali ovariche diventano molto più sensibili alla chemioterapia con platino e questo vale anche per le cellule già chemio-resistenti”, spiega la dottoressa Ilenia Pellarin, prima autrice del lavoro. “L’azione sinergica del platino e dell’inibitore di CDK12 si mantiene anche in modelli preclinici dove l’uso di questo farmaco, ora in sviluppo clinico per i pazienti, è ben tollerato e raddoppia la sopravvivenza libera da malattia”.
“Per capire come funziona questo inibitore – racconta la dottoressa Valentina Rossi, co-responsabile dello studio – abbiamo studiato decine di modelli cellulari. L’analisi molecolare ci ha fatto capire che CDK12 regola il metabolismo dell’RNA di geni importanti per la risposta alla chemioterapia. L’alterazione di questo metabolismo, usando farmaci come CT7439, rende, quindi, le cellule tumorali più sensibili al platino. La cosa molto interessante che abbiamo notato è che le cellule rese resistenti al CT7439 sono ipersensibili al platino: questo ci fa pensare che utilizzando insieme i due farmaci si possa evitare o ritardare molto la comparsa di una recidiva platino-resistente, che ancora adesso nelle pazienti non è curabile”.
Lo studio è stato finanziato da Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro, dai fondi strutturali per la ricerca del Ministero della Salute e da un progetto di co-sviluppo della Regione Friuli Venezia Giulia, attualmente in corso. “Grazie anche a un accordo di co-sviluppo con l’azienda biofarmaceutica irlandese che ha sviluppato il CT7439, speriamo di poter cominciare a breve un trial clinico nel nostro istituto per valutare l’attività e la tossicità di questo trattamento innovativo”, commenta Baldassarre. “Questa è la missione di un IRCCS: combinare ricerca clinica e preclinica per migliorare le terapie e renderle sempre più a misura di ogni paziente. I risultati di questa pubblicazione vanno decisamente in questa direzione. Ringrazio tutti i collaboratori del CRO e degli altri centri coinvolti – SISSA, Università di Milano, Carrick Therapeutics e Imperial College di Londra – per il loro prezioso contributo perché la ricerca oncologica ha successo solo quando più competenze si uniscono per un obiettivo comune”.
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Tumore al seno, il test genomico già sulla biopsia: le cure si possono decidere prima? mondosanita.it
La biopsia ha confermato un tumore del seno. Prima ancora dell’intervento chirurgico, però, quello stesso piccolo campione di tessuto potrebbe raccontare qualcosa in più sulla biologia della malattia e contribuire a orientare le cure.
Perché aspettare necessariamente l’operazione per ottenere questa informazione?
È la domanda alla base di una delle proposte più interessanti avanzate dall’Osservatorio Nazionale sui Test Genomici: anticipare, nelle pazienti per le quali è indicato, l’esame genomico al tessuto prelevato con la biopsia diagnostica.
Non si tratta semplicemente di spostare un test di qualche settimana. Conoscere prima il profilo genomico potrebbe consentire di programmare prima il percorso terapeutico, anche quando viene valutata una terapia prima dell’intervento. E potrebbe ridurre i tempi complessivi che separano diagnosi e decisioni successive.
C’è però un ostacolo: oggi il quadro normativo nazionale non prevede il rimborso del test genomico eseguito sulla biopsia.
Che cosa può raccontare quel campione
La proposta riguarda soprattutto alcune donne con carcinoma mammario precoce HR+/HER2-, positivo ai recettori ormonali e negativo per HER2.
I test genomici studiano l’attività di gruppi di geni nel tessuto tumorale. Non sono test genetici ereditari come quelli utilizzati per ricercare determinate varianti di BRCA1 e BRCA2: interrogano il tumore per ricavare informazioni che, integrate con i normali dati clinici e anatomo-patologici, possono contribuire a stimare il rischio di recidiva e il possibile beneficio della chemioterapia.
Il punto è proprio l’integrazione.
Giancarlo Pruneri, direttore del Dipartimento di Diagnostica Avanzata dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, richiama il cambiamento avvenuto nell’oncologia mammaria: al referto istopatologico si sono progressivamente aggiunti dati molecolari che permettono una selezione più accurata delle terapie. I test genomici, in questa prospettiva, forniscono informazioni ulteriori rispetto a quelle dell’anatomia patologica tradizionale.
Non decidono da soli che cosa fare. Aggiungono un tassello alla decisione.
E se quel tassello arrivasse prima?
Oggi i test genomici vengono utilizzati soprattutto per orientare la terapia dopo l’intervento. Ma la biopsia viene eseguita prima, proprio per conoscere la natura della lesione.
L’idea dell’Osservatorio è sfruttare quel momento diagnostico per anticipare, nei casi appropriati, anche la profilazione genomica.
Gli esperti dell’Osservatorio ritengono che eseguire il test sulla biopsia possa migliorare la pianificazione terapeutica anche in ottica neoadiuvante, cioè quando viene presa in considerazione una terapia prima della chirurgia. Disporre anticipatamente del risultato potrebbe inoltre ridurre i tempi complessivi del percorso.
Per una donna appena entrata nel circuito oncologico il concetto è molto meno astratto di quanto possa sembrare: meno attese tra un passaggio e l’altro e più informazioni disponibili quando bisogna scegliere che cosa fare.
Naturalmente anticipare il test non significa prescriverlo a tutte. L’indicazione deve restare clinica e il risultato deve essere interpretato insieme a caratteristiche del tumore, linfonodi, età, stato menopausale e agli altri elementi valutati dal team multidisciplinare.
La possibilità c’è, il rimborso ancora no
È qui che una proposta clinica incontra le regole del Servizio sanitario.
Il sistema nazionale ha compiuto negli ultimi anni un passo importante, arrivando a finanziare i test genomici per le donne con indicazione attraverso un fondo da 20 milioni di euro l’anno. Ma le norme che disciplinano l’accesso sono state costruite attorno all’attuale percorso.
Il rimborso del test eseguito sulla biopsia non è previsto.
Gli stessi esperti dell’Osservatorio indicano quindi la necessità di valutare un aggiornamento dei decreti se si vuole rendere possibile questo utilizzo. Parallelamente viene posta la questione di un eventuale ampliamento del fondo nazionale.
È un passaggio delicato. Il fatto che un test possa essere tecnicamente eseguito prima non basta, da solo, a stabilire che debba diventare automaticamente pratica per tutte le pazienti. Occorrono indicazioni appropriate, organizzazione e regole coerenti.
Ma la domanda posta dall’Osservatorio rimane: se anticipare l’informazione può migliorare la pianificazione delle cure, ha ancora senso che il percorso amministrativo ne impedisca il rimborso?
Dalla diagnosi alla terapia senza perdere tempo
Il tema acquista peso perché i test genomici non sono più strumenti marginali. Nel 2025 in Italia ne sono stati effettuati 9.800 e l’Osservatorio stima in almeno 13mila le donne che ogni anno avrebbero indicazione all’esame.
La seconda fase del lavoro si concentrerà anche sull’organizzazione. Sono previsti tavoli operativi in Lombardia, Lazio e Campania, con il coinvolgimento di direzioni generali, assessorati alla sanità, istituzioni e clinici. L’obiettivo dichiarato è trasformare le criticità individuate in soluzioni applicabili.
Ed è qui che la proposta della biopsia diventa interessante anche oltre il singolo esame.
La medicina di precisione viene spesso raccontata attraverso nuovi farmaci, sequenziamenti e tecnologie sofisticate. Ma personalizzare una cura significa anche avere l’informazione giusta nel momento in cui serve.
Nel tumore del seno quel momento potrebbe, per alcune donne, arrivare prima di quanto accada oggi: già con la biopsia che ha dato un nome alla malattia.
Il test esiste. Il tessuto è già disponibile. La possibilità di utilizzarlo prima è sul tavolo. Adesso la domanda è se anche il percorso di cura e le regole del Servizio sanitario siano pronti ad anticipare il passo.
Bibliografia essenziale
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Tumore epiteliale dell'ovaio, una risorsa per curarlo meglio RaiNews
Scoperta al CRO di Aviano una molecola che "impedisce" alle cellule malate di difendersi dalla chemioterapia. In Italia, seimila casi all'anno Una malattia difficile da curare.Due i motivi: diagnosi tardiva e resistenza alla chemioterapia. Parliamo deltumore epiteliale dell'ovaio. In Italia si stimano circa6.000 nuovi casi all'anno. Mentre le fasi precoci hanno un'ottima prognosi, quelle avanzate risentono di recidive resistenti alla chemioterapia. Proprio su questo fattore ha focalizzato la sua attenzione il gruppo di ricerca dell'Oncologia molecolare del CRO di Aviano. Lo studio, pubblicato su un'importante rivista scientifica, ha scoperto un nuovo meccanismo molecolare di resistenza al platino nei tumori ovarici che, per ora, in modelli preclinici, ha dimostrato la possibilità di superare e prevenire questa resistenza. SpiegaGustavo Baldassarre, direttore scientifico del CRO di Aviano: «Abbiamo studiato una nuova molecola che è in grado di inibire un complesso proteico importante per generare le difese della cellula tumorale alla chemioterapia. Quindi, utilizzando la chemioterapia insieme a questa molecola, siamo in grado di prevenire l'insorgenza della resistenza alla chemioterapia». Ladottoressa Ilenia Pellarin, prima autrice del lavoro, spiega come l'azione sinergica del platino e dell'inibitore molecolare si mantenga anche in modelli preclinici, dove l'uso di questo farmaco è ben tollerato dai pazienti e raddoppia la sopravvivenza libera da malattia. Uno studio finanziato dallaFondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro, oltre che dalMinistero della Salutee dallaRegione Friuli-Venezia Giulia. Fondi destinati alla missione di unIRCCS, ovvero combinare ricerca clinica e preclinica per migliorare le terapie e renderlea misura di ogni paziente.
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La storica leader radicale, ricoverata lunedì sera, lascerà l’ospedale Santo Spirito per essere trasferita in una struttura privata
"Resta stabile ma delicata la situazione di Emma Bonino, ancora ricoverata all'ospedale Santo Spirito di Roma”. Lo riferisce +Europa. Il bollettino prosegue: “A seguito del consulto tra il medico curante dottor Claudio Santini e i medici del Santo Spirito, è stato deciso che domani Bonino uscirà dalla terapia intensiva per essere trasferita in una struttura privata".
L’ex ministra lunedì pomeriggio, verso le 17, ha cominciato a respirare faticosamente. Una condizione frequente da fine agosto, aggravata dal caldo estremo. Chi era in casa con lei ha subito avvisato la sua assistente personale. Insieme hanno cercato il medico di fiducia che però non era disponibile a visitarla d’urgenza in casa. Così hanno chiamato il 118. La leader radicale è stata visitata prima nella sua abitazione e poi portata in pronto soccorso in codice rosso e da lì trasferita in reparto. Bonino è sempre rimasta cosciente e ha continuato a parlare con i medici. Una situazione seria, in un corpo già provato da una lunga malattia e da diverse crisi.
Nello stesso ospedale la leader radicale, da sempre in prima linea per i diritti civili, era stata ricoverata già nel novembre del 2025. E successivamente trasferita alla Stroke Unit del San Filippo Neri. Un episodio che aveva creato enorme ansia e preoccupazione tra familiari, amici e colleghi politici perché Bonino era arrivata in ospedale incosciente. Una settimana più tardi però ne era uscita. Allora il malore era stato ricondotto a un problema di natura metabolica, escludendo l’ipotesi peggiore: una recidiva del tumore al polmone sinistro, un microcitoma, che le era stato diagnosticato nel 2015.
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Via “Pascale”, si confronta a Napoli l’oncologia di “ultima generazione” TuttoSanità
Per la prima volta Alleanza Contro il Cancro sceglie Napoli. E non è soltanto una scelta geografica. È il segnale di una nuova centralità della città e del suo Istituto nazionale dei tumori nella ricerca oncologica italiana.
Dal 10 al 12 settembre, a Palazzo Pacanowski dell’Università Parthenope, arriveranno alcuni dei nomi più importanti della ricerca mondiale per l’11° Annual Meeting della Rete Oncologica Nazionale del Ministero della Salute. Il congresso, dal titolo “New Technologies and Strategies to Fight Cancer”, è organizzato in collaborazione con il Pascale. A presiedere l’appuntamento sarà Alfredo Budillon, direttore scientifico dell’Irccs partenopeo che aprirà il convegno insieme con Ruggero De Maria, presidente di Alleanza Contro il Cancro.
“Porare per la prima volta l’Annual Meeting di Alleanza Contro il Cancro a Napoli – dice Budillon – rappresenta per il Pascale un riconoscimento importante e, insieme, una grande responsabilità. L’oncologia sta vivendo una trasformazione profonda: genomica, immunologia, intelligenza artificiale e nuove tecnologie ci permettono di conoscere la malattia con una precisione che fino a pochi anni fa non era possibile. La sfida è trasformare questa conoscenza in cure sempre più personalizzate e tempestive per i nostri pazienti”.
Per tre giorni Napoli sarà così il punto d’incontro di una ricerca che sta cambiando il modo stesso di guardare al cancro. Non più soltanto una malattia da identificare, ma un sistema complesso da leggere attraverso il suo Dna, il sistema immunitario, le immagini, il microambiente e l’evoluzione nel tempo.
Ad aprire il congresso sarà Douglas Hanahan, con una keynote lecture sugli Hallmarks of Cancer, i tratti distintivi della malattia tumorale e le loro possibili applicazioni terapeutiche. Tra i protagonisti internazionali anche Jerome Galon, che affronterà il tema della cancer immune contexture, e Janis Taube, che presenterà AstroPath, un approccio che porta nella patologia oncologica metodologie nate nell’astronomia.
Il punto è capire non soltanto quali cellule compongono un tumore, ma dove si trovano, come interagiscono e perché alcune riescono a resistere alle terapie.
È la nuova frontiera della spatial biology, che insieme all’intelligenza artificiale e alla patologia computazionale sta aprendo possibilità inedite per la medicina di precisione.
E accanto ai grandi nomi internazionali sarà protagonista una parte importante dell’oncologia italiana: Paolo Ascierto, tra i massimi esperti mondiali di melanoma e immunoterapia; Michelino De Laurentiis, punto di riferimento nella ricerca sul tumore della mammella; Lucia Del Mastro, oncologa impegnata in particolare nella ricerca clinica sul carcinoma mammario; Sandro Pignata, protagonista della ricerca sui tumori ginecologici, Giuseppe Curigliano, tra gli esperti internazionali di immunoterapia, terapie innovative e medicina di precisione; Filippo Pientrantonio e Antonio Avallone esperti internazionali sui tumori colonrettali e Franco Perrone, esperto internazionale di ricerca e metodologia clinica, direttore del programma studi clinici di Fase 1 del Pascale.
Alcune sessioni sono state organizzate in collaborazione con altre società scientifiche italiane, tra cui l’associazione italiana di Oncologia Medica AIOM che vedrà presente il suo segretario Nico Silvestris, la società italiana di Cancerologia con il presidente Gustavo Baldassarre e la società Italiana di biopsia liquida con il presidente Gennaro Ciliberto. Interverrà anche Iwona Lugowska, Oncologa polacca e presidente dell’Organizzazione Europea degli Istituti Oncologici (OECI)
Un parterre che dà la misura dell’ambizione del Meeting: mettere intorno allo stesso tavolo competenze diverse per affrontare un’unica domanda, quella che oggi attraversa tutta la ricerca oncologica: come riuscire a capire il tumore prima che sviluppi la capacità di sfuggire alla terapia?
Il Meeting affronterà anche una delle grandi sfide dell’oncologia contemporanea: integrare dati genomici, clinici e immunologici, intelligenza artificiale e nuove tecnologie per rendere le cure sempre più personalizzate. Tra i protagonisti italiani anche Nicola Normanno e Umberto Malapelle, impegnati sulle nuove frontiere della biopsia liquida e del DNA tumorale circolante, mentre ampio spazio sarà dedicato alla resistenza ai trattamenti, all’evoluzione delle metastasi e alle terapie innovative, dalle CAR-T alla medicina di precisione.
La ricerca, dunque, sempre più esce dai laboratori per arrivare al paziente.
“La direzione – sottolinea Budillon – è quella di un’oncologia sempre più integrata e predittiva, capace di combinare dati genomici, profili immunologici, informazioni cliniche e analisi computazionali per descrivere l’evoluzione della malattia e orientare le scelte terapeutiche. Un modello nel quale la ricerca traslazionale diventa decisiva per trasferire più rapidamente le nuove conoscenze nella pratica clinica. È anche su questo terreno che il Pascale punta a rafforzare il proprio ruolo nella rete di ricerca nazionale e internazionale, portando a Napoli un confronto sulle tecnologie e sulle strategie che stanno ridefinendo la medicina oncologica”.
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In Italia ne servirebbero 13mila l’anno, ma nel 2025 ci si è fermati a 9800. Gli esami riducono del 48% il ricorso alla chemioterapia. Burocrazia, formazione disomogenea e ritardi regionali frenano l’accesso
In cinque anni in Italia sono stati prescritti oltre 30mila test genomici per il tumore al seno in stadio precoce. Numeri importanti, ma ancora insufficienti: ogni anno, infatti, almeno 13mila donne dovrebbero accedere a queste analisi molecolari che permettono di prevedere il rischio di recidiva e di capire quali pazienti presentino la reale necessità di sottoporsi alla chemioterapia. Nel 2025, invece, i test eseguiti si sono fermati a 9800, poco più degli 8700 del 2024. Rispetto ad altri paesi, l’Italia ha cominciato ad utilizzarli tardi e in modo disomogeneo tra le regioni. E ancora oggi non vengono prescritti a tutte le donne che ne avrebbero bisogno. Colpa di una burocrazia sanitaria poco snella, ma anche di fattori culturali e di una formazione specifica dei professionisti sanitari a volte carente.
I dati sono emersi dal documento dell’Osservatorio Nazionale sui Test Genomicipresentato a Milano sui suoi primi due anni di attività: uno strumento che ha l’obiettivo di sensibilizzare istituzioni, clinici e pazienti sull’importanza di eseguire il test per consentire una selezione più mirata dei trattamenti.
I test genomici come strumento per la medicina di precisione
I test genomici rappresentano l’opportunità di rendere sempre più personalizzati i trattamenti. "I test genomici sono esami multigenici di biologia molecolare che forniscono maggiori informazioni, rispetto a quelle garantite dall’anatomia patologica ‘tradizionale’. Abbiamo a disposizione strumenti precisi per la previsione del beneficio della chemioterapia – ha ricordato Giancarlo Pruneri, direttore del Dipartimento di Diagnostica Avanzata presso la Fondazione Irccs Istituto Nazionale dei Tumori di Milano – Il referto istopatologico e i dati molecolari, che oggi possiamo raccogliere, ci permettono una selezione migliore e più accurata delle terapie”.
Gli studi clinici lo confermano: nei tumori del seno HR+/HER2- in fase precoce, i test genomici possono ridurre del 48% il ricorso alla chemioterapia. “Dunque, sono esami che rivestono un ruolo estremamente importante nella personalizzazione delle terapie e nella de-intensificazione dei trattamenti”, sottolinea Carmen Criscitiello, Consigliere Nazionale Aiom (Associazione Italiana di Oncologia Medica). “La chemioterapia - continua - deve essere somministrata laddove necessario e utile, in funzione della stima del rischio di recidiva di malattia e del beneficio atteso”. Un’adeguata selezione delle pazienti può consentire di evitare non solo un trattamento chemioterapico alle donne che non ne hanno necessità, ma anche un risparmio in termini di effetti collaterali e di costi per l’intera collettività. Si stima infatti che il ricorso ai test sarebbe in grado di generare un risparmio per il Ssn pari a 1200 euro a paziente.
Adozione dei test in crescita, ma ancora disomogenea
Negli ultimi anni qualcosa è cambiato in merito all’adozione dei test, spiegano gli esperti. “Il loro impiego è progressivamente aumentato in Italia e mostra un trend in crescita anche se con andamenti non ancora uniformi -prosegue Alessandra Fabi, Consigliere Nazionale Aiom - Non sempre vi è una formazione specifica dei professionisti sanitari e a volte si ricorre a test alternativi che però producono evidenze scientifiche differenti. L’insufficiente utilizzo è perciò dovuto anche a fattori ‘culturali’ e non solo a motivi economici-organizzativi. Come Osservatorio Nazionale – continua - intendiamo proseguire anche nel 2027 nelle nostre attività, prestando particolare attenzione a quelle regioni dove è più necessario e urgente promuovere l’uso di questi strumenti diagnostici”.
In Italia circa un terzo delle donne operate per un tumore del seno presenta 1-3 linfonodi ascellari positivi, una condizione che aumenta il rischio di recidiva. “Tutte le evidenze scientifiche, prodotte negli ultimi anni, documentano come il test genomico possa indicare l'eventuale utilità del trattamento chemioterapico - aggiunge Corrado Tinterri, professore associato all'Humanitas University e Responsabile dell'Uo di Senologia alla Breast Unit dell'Humanitas Cancer Center di Rozzano - In particolare, gli studi TAILORx e RxPONDER ne hanno valutato l’efficacia tra le donne sia in post che in pre-menopausa. Secondo gli ultimi dati l’esame andrebbe dunque prescritto a una paziente su quattro che ogni anno nel nostro Paese viene colpita dalla neoplasia mammaria”.
Il ruolo delle associazioni: 15mila firme e un fondo da 20 milioni
Dal 2020 le associazioni hanno contribuito a portare il tema all’attenzione delle istituzioni, come ha ricordato Rosanna D'Antona, presidente di Europa Donna Italia. “Abbiamo lanciato campagne che, con il contributo delle associazioni sul territorio, hanno raccolto oltre 15000 firme, ottenuto attenzione pubblica e portato alla costituzione di un fondo nazionale da 20 milioni di euro annui, per garantire gratuitamente i test genomici alle donne che ne avevano indicazione. Molto, tuttavia, resta ancora da fare, a partire da equità di accesso e organizzazione dei percorsi. Vanno rimossi i ritardi burocratici e superati alcuni problemi organizzativi per garantire alle pazienti i medesimi diritti, su tutto il territorio”.
I prossimi passi
Nei prossimi mesi saranno organizzati degli incontri in alcune delle regioni considerate più virtuose nell’utilizzo dei test genomici. Tra queste spiccano Lombardia, Lazio e Campania. Saranno anche costituiti tavoli di lavoro operativi con il coinvolgimento diretto di direzioni generali, assessorati alla sanità, rappresentanti istituzionali e clinici di riferimento. “Per esempio, esiste la possibilità di anticipare l’esecuzione del test sulla biopsia diagnostica. Ciò consentirebbe una migliore pianificazione terapeutica anche in ottica neoadiuvante, e quindi prima dell’intervento chirurgico - aggiungono gli esperti - Potremmo avere una netta riduzione dei tempi complessivi dell’intero percorso di cura. Tuttavia, l’attuale quadro normativo nazionale non prevede il rimborso del test su biopsia ed eventuali modifiche richiederebbero un aggiornamento dei decreti. Infine, bisogna valutare un possibile ampliamento del fondo nazionale di 20 milioni per l’acquisto dei test genomici. Il nostro obiettivo – concludono - è dunque quello di creare un dialogo più strutturato per garantire l’accesso a tutte le pazienti eleggibili”.
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Prevenzione, tornano gli appuntamenti con i medici dell'ASL: un weekend tra visite e screening Il Mattino
Continua l'impegno delll'ASL Napoli 1 Centro per la prevenzione e lo screening della cittadinanza.
La novità per gli appuntamenti di monitoraggio contro i tumori riguarda i giorni degli appuntamenti. Infatti, oltre a quelli del sabato, si aggiungono anche quelli della domenica. Il tutto per spalmare su due giorni e rendere più semplice l'accesso ai servizi offerti dall'ASL.
APPROFONDIMENTI Salute e prevenzione a Scampia, visite dermatologiche gratuite al Complesso Universitario della Federico II Boscotrecase, diabete: al Sant’Anna un centro d’eccellenza La Farmacia dei Servizi attiva su Sinfonia Salute: prevenzione, assistenza e referti digitali a portata di app
Benevento, arrivano 14 medici di base: sollievo per i centri scoperti
Dunque, medici, infermieri e operatori dei Distretti Sanitari saranno presenti con l’ambulatorio mobile dalle ore 9.00 alle ore 18.00 nelle piazze e nei quartieri della città, portando la sanità direttamente nei luoghi della vita quotidiana.
Questo weekend il Truck sarà in Viale della Liberazione, area adiacente all'ex Base Nato.
Durante le giornate sarà possibile effettuare gratuitamente o prenotare gli screening oncologici fondamentali: mammografia, Pap test, HPV test e ritiro del kit per la prevenzione del tumore del colon-retto, senza impegnativa e senza prenotazione.
Un impegno che si inserisce nel percorso di rafforzamento della medicina di prossimità e della prevenzione attiva, fortemente voluto dalla Direzione Strategica: "La prima prevenzione va fatta sul territorio".
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Farmacie, più servizi e riconsegna diretta del test per lo screening del colon-retto: nuovi strumenti a vantaggio dei piccoli comuni Vivere Marche
Il test per lo screening del tumore del colon-retto si potrà ritirare e riconsegnare direttamente in farmacia. È una delle principali novità del nuovo Accordo integrativo regionale con le farmacie pubbliche e private convenzionate, approvato dalla Giunta regionale.
Il provvedimento amplia i servizi della “Farmacia dei servizi”, rafforza la telemedicina, estende l'offerta vaccinale e sostiene il ruolo delle farmacie, soprattutto nei piccoli comuni e nelle aree interne, con particolare attenzione alle persone più fragili, agli anziani e ai malati cronici.
L'accordo arriva a 20 anni dalla sottoscrizione del precedente e coinvolge una rete di oltre 500 farmacie distribuite sul territorio marchigiano, che rappresentano per molti cittadini il punto di accesso più vicino ai servizi sanitari.
Sul fronte della prevenzione, la novità più rilevante riguarda lo screening del tumore del colon-retto, storicamente quello con l’adesione più bassa: il kit potrà essere ritirato in farmacia e, una volta raccolto il campione, riconsegnato direttamente nello stesso presidio. Un passaggio che semplifica l'accesso allo screening e può favorire una maggiore partecipazione ai programmi di prevenzione.
“Le Marche hanno creduto per prime nella Farmacia dei Servizi e, a poco più di tre anni dall'avvio della sperimentazione, possiamo dire che quella scelta ha prodotto risultati importanti – sottolinea il presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli -. Con questo accordo facciamo un ulteriore passo avanti e consolidiamo una rete che porta prestazioni, prevenzione e telemedicina sempre più vicino ai cittadini, soprattutto nei piccoli comuni e nelle aree interne. È un modello che va incontro ai bisogni delle persone, riduce la necessità di spostarsi e contribuisce a diminuire la pressione sulle strutture ospedaliere e sulle liste d'attesa. Rafforzare questa rete significa quindi investire sulla sanità territoriale e sulla capacità del nostro sistema sanitario di dare risposte concrete, tempestive e vicine ai cittadini”.
“Oltre alla conferma e all'ampliamento dei tanti servizi già attivi, estendiamo ulteriormente le vaccinazioni e compiamo un passo importante sul fronte della prevenzione - afferma l'assessore regionale alla Sanità, Paolo Calcinaro -. Una delle novità riguarda infatti lo screening del tumore del colon-retto, con la possibilità di ritirare e riconsegnare direttamente in farmacia il kit per l'esame. Ma un passaggio altrettanto importante è il rafforzamento della telemedicina nelle farmacie rurali, cioè quelle dei piccoli comuni. Qui questi servizi hanno un valore ancora maggiore, perché consentono ai cittadini di effettuare prestazioni vicino a casa, riducendo gli spostamenti verso ospedali e strutture sanitarie più lontane. Per questo abbiamo anche rafforzato gli strumenti di sostegno alle farmacie che operano nelle realtà meno accessibili, affinché possano continuare a garantire servizi essenziali alle comunità locali”.
Particolare attenzione è dunque riservata alle farmacie rurali dei piccoli comuni, dove la presenza di servizi sanitari sul territorio è ancora più importante. L'accordo rafforza le risorse destinate alla telemedicina e istituisce un Fondo regionale di solidarietà per le farmacie con fatturato convenzionato inferiore a 300 mila euro, con l'obiettivo di sostenere la rete nelle aree più fragili e garantire continuità ai servizi.
Tra le prestazioni confermate e uniformate in tutta la regione ci sono le prenotazioni CUP, il pagamento delle prestazioni e il ritiro dei referti, oltre ai servizi di telemedicina come elettrocardiogramma, Holter cardiaco e spirometria e alle attività svolte da infermieri e fisioterapisti.
Diventano strutturali le vaccinazioni contro papillomavirus (HPV), herpes zolster e pneumococco, con un'offerta di prevenzione più ampia e accessibile direttamente sul territorio.
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Tumore ovarico, ricercatori del Cro scoprono come superare la resistenza alla chemioterapia PordenoneToday
Un nuovo meccanismo molecolare capace di superare — e persino prevenire — la resistenza alla chemioterapia con platino nei tumori ovarici è stato identificato dai ricercatori del Centro di riferimento oncologico (Cro) di Aviano. I risultati dello studio sono stati appena pubblicati sulla rivista scientifica Signal Transduction and Targeted Therapy, decima per impact factor tra le oltre 22.000 censite dal Journal Citation Reports.
Il tumore epiteliale dell'ovaio è ancora oggi difficile da trattare per due ragioni principali: la diagnosi tardiva e la resistenza alla chemioterapia. Da anni al Cro di Aviano è attivo un team multidisciplinare dedicato a questa neoplasia. Il gruppo di ricerca dell'oncologia molecolare e modelli preclinici di progressione tumorale, guidato dal dottor Gustavo Baldassarre — ora direttore scientifico del Cro — si è concentrato in particolare sui meccanismi molecolari che rendono le cellule tumorali resistenti ai composti a base di platino.
Gustavo Baldassarre
Il gene CDK12 e la molecola CT7439
Al centro della scoperta c'è il gene CDK12. Bloccando la sua funzione con una piccola molecola inibitoria, il CT7439, le cellule tumorali ovariche diventano molto più sensibili alla chemioterapia con platino. L'effetto vale anche per le cellule già chemioresistenti. "Bersagliando in modo specifico la funzione del gene CDK12 con una piccola molecola inibitoria, il CT7439, le cellule tumorali ovariche diventano molto più sensibili alla chemioterapia con platino e questo vale anche per le cellule già chemio-resistenti", spiega la dottoressa Ilenia Pellarin, prima autrice del lavoro. "L'azione sinergica del platino e dell'inibitore di CDK12 si mantiene anche in modelli preclinici dove l'uso di questo farmaco, ora in sviluppo clinico per i pazienti, è ben tollerato e raddoppia la sopravvivenza libera da malattia".
La co-responsabile dello studio, la dottoressa Valentina Rossi, spiega come funziona il meccanismo: "Per capire come funziona questo inibitore abbiamo studiato decine di modelli cellulari. L'analisi molecolare ci ha fatto capire che CDK12 regola il metabolismo dell'RNA di geni importanti per la risposta alla chemioterapia. L'alterazione di questo metabolismo, usando farmaci come CT7439, rende, quindi, le cellule tumorali più sensibili al platino. La cosa molto interessante che abbiamo notato è che le cellule rese resistenti al CT7439 sono ipersensibili al platino: questo ci fa pensare che utilizzando insieme i due farmaci si possa evitare o ritardare molto la comparsa di una recidiva platino-resistente, che ancora adesso nelle pazienti non è curabile".
Verso un trial clinico
Lo studio è stato finanziato dalla Fondazione Airc per la ricerca sul cancro, dai fondi strutturali per la ricerca del ministero della Salute e da un progetto di co-sviluppo della regione Friuli Venezia Giulia, attualmente in corso. I risultati sono stati ottenuti anche grazie alla collaborazione con Sissa, università di Milano, Carrick Therapeutics e Imperial College di Londra.
Il prossimo passo è avviare una sperimentazione sull'uomo. "Grazie anche a un accordo di co-sviluppo con l'azienda biofarmaceutica irlandese che ha sviluppato il CT7439, speriamo di poter cominciare a breve un trial clinico nel nostro istituto per valutare l'attività e la tossicità di questo trattamento innovativo", commenta Baldassarre. "Questa è la missione di un Irccs: combinare ricerca clinica e preclinica per migliorare le terapie e renderle sempre più a misura di ogni paziente. I risultati di questa pubblicazione vanno decisamente in questa direzione. Ringrazio tutti i collaboratori del Cro e degli altri centri coinvolti - Sissa, Università di Milano, Carrick Therapeutics e Imperial College di Londra - per il loro prezioso contributo perché la ricerca oncologica ha successo solo quando più competenze si uniscono per un obiettivo comune".