📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Terapia del dolore, boom di prestazioni a Como: più servizi, nuovi ambulatori, équipe potenziata QuiComo
Cresce l’attività della Terapia del dolore di Asst Lariana, che amplia servizi, spazi e personale per rispondere a una domanda sempre più alta da parte dei pazienti affetti da dolore cronico e acuto. Il servizio, diretto dal dottor Carlo Biundo, ha registrato un forte incremento delle prestazioni nell’ultimo anno, passando da 9.023 attività effettuate nel 2024 a 14.734 nel 2025 tra visite, controlli e procedure specialistiche.
Parallelamente si amplia anche la presenza sul territorio, con la nuova sede attiva in via Napoleona che si aggiunge agli ambulatori già presenti all’ospedale Sant’Anna di San Fermo della Battaglia e all’ospedale Sant’Antonio Abate di Cantù.
Nuovi spazi e più medici
Il potenziamento ha riguardato anche l’équipe medica, con l’inserimento di nuovi professionisti dedicati alla Terapia del dolore. Una crescita che, come spiegano da Asst Lariana, punta a garantire percorsi più rapidi e continui per i pazienti.
“Potenziare l’attività - spiega Biundo, anestesista-rianimatore responsabile della struttura - ci ha consentito di rispondere in modo ancor più adeguato alla crescente domanda di cura, anche alla luce dell’importante aumento delle prestazioni registrato negli ultimi anni e negli ultimi mesi. Il rafforzamento dell’équipe e degli spazi ambulatoriali va proprio nella direzione di assicurare percorsi sempre più efficaci, tempestivi e continuativi per i pazienti”.
L’ambulatorio di via Napoleona, aperto il lunedì, mercoledì e venerdì dalle 8 alle 15.30 e il giovedì dalle 8 alle 13, si occupa della valutazione e del trattamento delle principali forme di dolore cronico, comprese patologie neuropatiche, muscolo-scheletriche, post-chirurgiche e oncologiche.
Lombalgia, dolori neuropatici e trattamenti specialistici
Tra i problemi trattati più frequentemente figurano mal di schiena, dolore alla colonna vertebrale e neuropatie, disturbi che possono compromettere pesantemente qualità della vita, lavoro e riposo.
“Tra le condizioni più frequentemente trattate - sottolinea lo specialista - rientrano la lombalgia, il dolore alla colonna vertebrale e il dolore neuropatico. Si tratta di disturbi che incidono in modo significativo sulla qualità della vita quotidiana, limitando l’attività lavorativa, i movimenti e anche il riposo notturno. Attraverso percorsi terapeutici mirati e sempre più personalizzati possiamo migliorare concretamente il benessere dei pazienti”.
Le prestazioni comprendono infiltrazioni ecoguidate e radioguidate, radiofrequenza, mesoterapia, agopuntura, neuromodulazione e posizionamento di cateteri peridurali e accessi vascolari.
L’attività viene svolta attraverso un approccio multidisciplinare che coinvolge anche neurochirurghi, radiologi, ortopedici, oncologi e radioterapisti.
Il supporto dei volontari e l’impegno di Asst Lariana
A supporto dell’attività ambulatoriale è attiva anche la collaborazione con i volontari dell’associazione A.MA.Te Onlus, che gestiscono un call center dedicato per informazioni sui servizi disponibili.
Dal Comune sanitario di Asst Lariana sottolineano inoltre come il rafforzamento della Terapia del dolore rientri in un progetto più ampio di miglioramento dell’assistenza sanitaria territoriale.
"Il rafforzamento della Terapia del dolore rientra nel più ampio impegno dell'azienda per migliorare l'accesso alle cure e la qualità dei servizi, con una particolare attenzione ai pazienti affetti da dolore cronico, per consentire loro una qualità di vita migliore" conclude il direttore sanitario di Asst Lariana Brunella Mazzei.
L’équipe della struttura comprende anestesisti-rianimatori, infermieri, psicologi, personale del PICC Team e personale amministrativo dedicato alla presa in carico dei pazienti.
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
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Criteri Critici
Hantavirus e 'lezione' Covid: dal piano pandemico alla prevenzione, cosa dicono gli esperti Vivere Italia
(Adnkronos) - Nessuna emergenza almeno per ora, ma l'hantavirus - con un recente focolaio induviduato a bordo di una nave da crociera con 147 tra passeggeri e membri dell'equipaggio - spaventa il mondo e l'Europa.
E a sei anni dalla pandemia, torna attuale la 'lezione' del covid, con gli esperti che ora chiedono all'Italia non solo di rividere la posizione sul piano pandemico Oms, ma anche di rafforzare la collabollarazione tra le autorità sanitarie internazionali per prevenire e scongiurare un nuovo pericolo. Da Matteo Bassetti, passando per Massimo Galli e Francesco Vaia, ecco cosa dicono gli infettivologi.
"Alla luce di quello che sta succedendo con hantavirus e dell’importanza di interventi coordinati da parte di tutti i paesi del mondo, spero che il governo italiano voglia rivedere la sua posizione sul Piano pandemico Oms. E spiegare agli italiani perché non ha votato a favore dell’accordo pandemico globale: uno strumento per migliorare la prevenzione, la preparazione e la risposta a future pandemie su scala mondiale. Una posizione imbarazzante. Soprattutto in questo momento", il commento su X dell'infettivologo Bassetti.
"In questa epidemia descritta sul
New England Journal of Medicine di Hantavirus #Andes occorsa in Argentina nel 2018 e durata 4 mesi, l’infezione si è propagata da 3 casi iniziali, definiti come super diffusori a 27 persone in totale. L’indice RT è stato superiore a 2", aggiunge Bassetti in un altro post facendo riferimento ad un'epidemia del passato. "Con 8 casi nell’attuale epidemia e con un modello molto rudimentale, dovremmo aspettarci altri 40-50 casi. Bisogna trovarli presto!!", afferma, evidenziando che "il virus si trasmette solamente a contatti vicini attraverso le goccioline del respiro. Questa è una ottima notizia".
"Val la pena di ricordare che nel 2025 l'amministrazione Trump ha sospeso i finanziamenti ai Centers for Research in Emerging Infectious Diseases (Creid), una rete che studiava virus con potenziale pandemico che possono passare dagli animali all'uomo. Uno studio in particolare riguardava il passaggio degli Hantavirus dai roditori serbatoio alla nostra specie. Grande tempestività, complimentoni". Scrive su Facebook l'infettivolo Galli, già professore all'Università degli Studi di Milano.
Sulla situazione epidemiologica legata al focolaio di virus Andes (Andv) sulla nava da crociera, "attualmente non vi sono farmaci di cui sia stata confermata l’attività contro Andv, mentre sono in corso alcuni studi su anticorpi monoclonali e per un possibile vaccino preventivo", ha ricordato in un precedente post.
"L’accaduto merita la completa attenzione delle autorità sanitarie internazionali e una forte e coesa collaborazione tra le stesse - rimarca l'infettivologo - Inoltre è fuor di dubbio che le persone a bordo della nave debbano essere sottoposte a indagini di laboratorio e a misure di profilassi prima di essere reintrodotte nel loro contesto sociale abituale.In un momento in cui l’Oms risulta ulteriormente indebolita dall’irresponsabile abbandono da parte degli Usa, questo virus rappresenta un ulteriore campanello d’allarme su quanto possano costare all’umanità intera falle aperte nella sorveglianza e nella prevenzione, come la pandemia da SARS-CoV-2 avrebbe dovuto insegnare".
"L’esperienza del Covid sembra non aver insegnato nulla. Si continua a spaventare le persone con il 'nuovo' virus di turno. Adesso è il tempo dell’hantavirus. Nuova pandemia? Certamente no. Abbiamo bisogno di vaccinarci? Certamente no. Abbiamo bisogno di rinverdire la nostra fama? Da parte di alcuni si. Abbiamo bisogno di farmaci? Da parte di qualcuno si vorrebbe di si. Tutto già visto. I media sono veramente importanti per la salute pubblica, ci hanno accompagnati per lungo tempo trasmettendo sempre il messaggio opportuno, nella mia esperienza. Però, qualche volta, evitiamo di dare spazio a chi la spara più grossa, evitiamo di far parlare influencer tuttologi su temi così delicati. La Rai innanzitutto, ma anche le tv commerciali, evitino che nei talk personaggi di già chiara fama, soprattutto del mondo dello spettacolo, dissertino di cose di cui non sanno. La comunicazione è una cosa seria, in particolar modo per la salute". Così su Instagram Vaia, già direttore dell'Inmi Spallanzani di Roma e della Prevenzione del ministero della Salute.
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MDMA contro l'angoscia del cancro terminale: trial clinico in Nuova Zelanda ADUC
Foto: National Cancer Institute — Unsplash (Unsplash License (libero uso))
Una diagnosi di cancro in stadio avanzato può spegnere la voglia di vivere ancor prima della malattia stessa. Ansia, depressione, senso di isolamento: sono le conseguenze psicologiche più comuni per chi affronta una prognosi terminale. È da questa realtà che parte il racconto di Shannon Gleeson, avvocata aziendale che vive a Melbourne e che, dopo aver ricevuto una diagnosi di cancro terminale nell'aprile del 2023, ha scelto di prendere parte a un trial clinico in Nuova Zelanda sulla psicoterapia assistita da MDMA.
Come riporta il NZ Herald, dopo la diagnosi Gleeson è diventata sempre più chiusa in se stessa, faticando a condividere i propri pensieri con chi le stava vicino. "Sembrava che ci fosse un enorme divario tra ciò che tutti gli altri intorno a me vivevano e me stessa — loro vivevano, io stavo solo cercando di sopravvivere", ha raccontato. Quando ha scoperto l'esistenza del trial neozelandese, ha colto immediatamente l'occasione, volando dall'Australia alla Nuova Zelanda per parteciparvi.
Lo studio — il primo del genere nella storia della Nuova Zelanda — è condotto dall'Università di Otago e dall'Università di Auckland, con sedi operative a Dunedin e Auckland. Punta a reclutare 32 pazienti oncologici in stadio avanzato che soffrono di depressione e ansia. I partecipanti vengono assegnati in modo casuale a ricevere 120 mg di MDMA oppure un placebo attivo con effetti stimolanti simili. Lo studio è in doppio cieco: né i partecipanti né i ricercatori sanno chi ha ricevuto la sostanza reale fino alla conclusione della sperimentazione. Al termine del trial randomizzato, viene offerta a tutti la possibilità di una sessione aggiuntiva con MDMA, sapendo con certezza di riceverla.
Gleeson ha scelto proprio questa opzione. Si è ritrovata in una clinica di Auckland, sdraiata sotto una coperta e con un paio di grandi cuffie sulle orecchie, dopo aver ricevuto la dose di MDMA. Durante la sessione, durata circa sette ore, vividi ricordi e immagini hanno preso forma nella sua mente, riportandola a rivivere episodi della propria vita. La terapia non si esaurisce in quella singola seduta: prevede sessioni preparatorie e di integrazione da 90 minuti prima e dopo l'esperienza, oltre a telefonate e questionari di follow-up nei mesi successivi.
Da allora, Gleeson ha ripreso a viaggiare e ha avviato un progetto imprenditoriale. Sente che la terapia le ha restituito la capacità di vivere pienamente, nonostante la diagnosi. Eppure tiene a precisare che non si tratta di una soluzione miracolosa: anche la terapia ordinaria, una dieta equilibrata e l'attività fisica contribuiscono al suo benessere. E attribuisce una parte fondamentale del risultato alla professionalità dei clinici e al modo in cui l'hanno tenuta informata lungo tutto il percorso, più che agli effetti isolati della sostanza.
Dal punto di vista scientifico, l'MDMA agisce riducendo temporaneamente l'attività dell'amigdala, la regione del cervello associata alla paura. Questo meccanismo, spiegano i ricercatori, può aiutare le persone a elaborare emozioni legate a rimpianti, questioni irrisolte o esperienze traumatiche. Lo psichiatra David Menkes, che ha lavorato per decenni con pazienti gravemente malati, sottolinea come la valutazione clinica dell'MDMA per depressione e ansia stia cambiando profondamente. Studi condotti negli Stati Uniti hanno già evidenziato risultati promettenti nel trattamento del disturbo da stress post-traumatico e dell'ansia nei malati terminali.
In Australia, la Therapeutic Goods Administration (TGA) ha già autorizzato l'uso dell'MDMA — noto anche come ecstasy — per il trattamento del disturbo da stress post-traumatico, ma il costo del trattamento rimane elevato, attorno ai 20.000 dollari australiani. In Nuova Zelanda, il governo non ha ancora mostrato la stessa apertura normativa verso l'uso terapeutico degli psichedelici, anche se la ricerca accademica continua ad avanzare in modo indipendente.
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Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
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Criteri Critici
Leucemia linfatica cronica: come le terapie target stanno cambiando la cura pharmastar.it
Negli ultimi anni, il trattamento della leucemia linfatica cronica č stato rivoluzionato dall'introduzione di terapie target che stanno cambiando in modo sostanziale la storia naturale della malattia.Con la dottoressa Alessandra Tedeschi abbiamo analizzato come questo scenario stia evolvendo e alle prospettive concrete per i pazienti oggi.L'abbiamo incontrata alla 6a edizione di BeClose, un evento incentrato sulle nuove frontiere dell'ematologia che ha visto riuniti a Roma quasi 300 ematologi. Leucemia mieloide acuta: nuove opportunitŕ terapeutiche per i pazienti unfitProf. Massimo Breccia Linfoma diffuso a grandi cellule B: nuove prospettive dopo la recidivaProf. Maurizio Martelli Mieloma multiplo: ruolo degli anticorpi bispecifici nelle nuove strategieProf.ssa Elena Zamagni LLC, terapie a durata fissa o continue? Nuovi dati dall’ASHDott. Othman Al-Sawaf Linfoma follicolare: nuove opzioni terapeutiche dopo la terza lineaProf. Enrico Derenzini Leucemia linfatica cronica: come le terapie target stanno cambiando la curaDr.ssa Alessandra Tedeschi Policitemia vera: multidisciplinarietŕ e stratificazione globale del rischio al centro del dibattito Policitemia vera: l'impatto psicologico della diagnosi e il valore dell'alleanza terapeuticadottoressa Flora Gigli Policitemia vera: verso una stratificazione del rischio piů globale e terapie personalizzateFrancesca Palandri Policitemia vera: il valore della multidisciplinarietŕ nella gestione del pazienteAlessandra Iurlo Tumore dell’endometrio: con il linfonodo sentinella il ruolo della chirurgia sta cambiandoProf. Francesco Fanfani Mieloma multiplo: oltre le cure, i bisogni concreti di pazienti e caregiverMatilde Cani InformativaUtilizziamo cookie o tecnologie simili per finalità tecniche e, con il tuo consenso, anche per altre finalità come specificato nellacookie policy.Puoi acconsentire all'utilizzo di tali tecnologie utilizzando il pulsante "Accetta tutti". Fino a che non sceglierai una opzione utilizzeremo solo i cookie tecnici e necessari. Cookie tecniciCookie tecnici e necessari al corretto funzionamento del sito web. Non possono essere disabilitati [7]NomeFornitoreScopoDuratacovidLoginAntherica srlFunzionaleSessionelngAntherica srlFunzionalePersistentepharmaLogAntherica srlFunzionaleSessionesocialcounterAntherica srlFunzionale1 giornosys_langAntherica srlFunzionalePersistenteUserLogAntherica srlFunzionaleSessione_cookie_consentAntherica srlFunzionale1 anno Cookie di preferenzaI cookie di preferenza consentono al sito web di memorizzare informazioni che ne influenzano il comportamento, ad esempio la personalizzazione di un colore.Nessun cookie utilizzato per questa tipologia Cookie statisticiI cookie statistici aiutano a capire come i visitatori interagiscono con il sito web raccogliendo e trasmettendo informazioni in forma anonima [7]NomeFornitoreScopoDurata_gaGoogle AnalyticsStatistiche1 anno_ga_J8H44EJNJ3Google AnalyticsStatistiche1 anno__utmaGoogle AnalyticsStatistiche2 anni__utmbGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmcGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmtGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmzGoogle AnalyticsStatistiche6 mesi Cookie di marketingI cookie di marketing vengono utilizzati per tracciare i visitatori sul sito web. La finalità è quella di presentare annunci pubblicitari che siano rilevanti e coinvolgenti per il singolo utente.Nessun cookie utilizzato per questa tipologia
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Leucemia mieloide acuta: nuove opportunità terapeutiche per i pazienti unfit pharmastar.it
Il trattamento della leucemia mieloide acuta nei pazienti piů fragili o non candidabili a terapie intensive č stato a lungo caratterizzato da opzioni limitate e risultati insoddisfacenti.In questa intervista, il professor Massimo Breccia analizza come il panorama terapeutico stia cambiando anche per i pazienti "unfit".L'abbiamo incontrato alla 6a edizione di BeClose, un evento incentrato sulle nuove frontiere dell'ematologia che ha visto riuniti a Roma quasi 300 ematologi. Leucemia mieloide acuta: nuove opportunitŕ terapeutiche per i pazienti unfitProf. Massimo Breccia Linfoma diffuso a grandi cellule B: nuove prospettive dopo la recidivaProf. Maurizio Martelli Mieloma multiplo: ruolo degli anticorpi bispecifici nelle nuove strategieProf.ssa Elena Zamagni LLC, terapie a durata fissa o continue? Nuovi dati dall’ASHDott. Othman Al-Sawaf Linfoma follicolare: nuove opzioni terapeutiche dopo la terza lineaProf. Enrico Derenzini Leucemia linfatica cronica: come le terapie target stanno cambiando la curaDr.ssa Alessandra Tedeschi Policitemia vera: multidisciplinarietŕ e stratificazione globale del rischio al centro del dibattito Policitemia vera: l'impatto psicologico della diagnosi e il valore dell'alleanza terapeuticadottoressa Flora Gigli Policitemia vera: verso una stratificazione del rischio piů globale e terapie personalizzateFrancesca Palandri Policitemia vera: il valore della multidisciplinarietŕ nella gestione del pazienteAlessandra Iurlo Tumore dell’endometrio: con il linfonodo sentinella il ruolo della chirurgia sta cambiandoProf. Francesco Fanfani Mieloma multiplo: oltre le cure, i bisogni concreti di pazienti e caregiverMatilde Cani InformativaUtilizziamo cookie o tecnologie simili per finalità tecniche e, con il tuo consenso, anche per altre finalità come specificato nellacookie policy.Puoi acconsentire all'utilizzo di tali tecnologie utilizzando il pulsante "Accetta tutti". Fino a che non sceglierai una opzione utilizzeremo solo i cookie tecnici e necessari. Cookie tecniciCookie tecnici e necessari al corretto funzionamento del sito web. Non possono essere disabilitati [7]NomeFornitoreScopoDuratacovidLoginAntherica srlFunzionaleSessionelngAntherica srlFunzionalePersistentepharmaLogAntherica srlFunzionaleSessionesocialcounterAntherica srlFunzionale1 giornosys_langAntherica srlFunzionalePersistenteUserLogAntherica srlFunzionaleSessione_cookie_consentAntherica srlFunzionale1 anno Cookie di preferenzaI cookie di preferenza consentono al sito web di memorizzare informazioni che ne influenzano il comportamento, ad esempio la personalizzazione di un colore.Nessun cookie utilizzato per questa tipologia Cookie statisticiI cookie statistici aiutano a capire come i visitatori interagiscono con il sito web raccogliendo e trasmettendo informazioni in forma anonima [7]NomeFornitoreScopoDurata_gaGoogle AnalyticsStatistiche1 anno_ga_J8H44EJNJ3Google AnalyticsStatistiche1 anno__utmaGoogle AnalyticsStatistiche2 anni__utmbGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmcGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmtGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmzGoogle AnalyticsStatistiche6 mesi Cookie di marketingI cookie di marketing vengono utilizzati per tracciare i visitatori sul sito web. La finalità è quella di presentare annunci pubblicitari che siano rilevanti e coinvolgenti per il singolo utente.Nessun cookie utilizzato per questa tipologia
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Criteri Critici
Talassemia, al Bambino Gesù la svolta delle terapie geniche: "Oltre il 90% dei pazienti senza trasfusioni" RomaToday
In occasione della Giornata mondiale della talassemia, l’8 maggio, l’Ospedale pediatrico Bambino Gesù traccia il bilancio di un percorso sulla malattia che, dal 2018 a oggi, “ha contribuito in modo determinante allo sviluppo delle terapie geniche oggi disponibili per i pazienti”, spiegano dall’ospedale. Un percorso che ha trovato un passaggio decisivo con la recente rimborsabilità da parte del Servizio sanitario nazionale della prima terapia di editing genetico per la beta-talassemia trasfusione-dipendente e l’anemia falciforme severa in pazienti con età compresa fra i 12 e i 35 anni di età.
Una terapia basata sulla modifica delle cellule staminali del paziente, che nelle sperimentazioni cliniche ha consentito alla quasi totalità dei pazienti con talassemia di raggiungere l’indipendenza dalle trasfusioni. “L'editing del genoma delle cellule staminali del paziente basato sulla tecnologia Crispr/Cas9 rappresenta una svolta fondamentale per le persone affette da malattie genetiche del sangue” ha detto il professor Franco Locatelli, responsabile del Centro studi clinici oncoematologici e terapie cellulari del Bambino Gesù.
Cos’è la talassemia
La talassemia, spiegano dal Bambino Gesù, è una malattia ereditaria causata da mutazioni dei geni coinvolti nella produzione dell’emoglobina, la proteina dei globuli rossi che trasporta l’ossigeno nell’organismo. Nelle forme più gravi, come la beta-talassemia trasfusione-dipendente, la produzione delle catene beta dell’emoglobina è assente o fortemente ridotta. Per questa ragione, i pazienti devono ricevere trasfusioni di sangue in media ogni tre settimane e seguire terapie quotidiane per eliminare il ferro che, accumulandosi nell’organismo, può provocare complicanze endocrinologiche, cardiologiche ed epatiche.
Fino a pochi anni fa, sottolineano dall'ospedale, l’unica opzione potenzialmente curativa era il trapianto allogenico di cellule staminali emopoietiche, la cui applicabilità su larga scala è, tuttavia, limitata dalla disponibilità di un donatore compatibile e da rischi crescenti con l’età del paziente.
Dalla sperimentazione alla pratica clinica
L’ospedale pediatrico Bambino Gesù è stato tra i centri protagonisti dell’evoluzione delle terapie geniche per la talassemia. Nel 2018, ha partecipato come unico centro Italiano agli studi internazionali sulla terapia genica “additiva”, basata sull’introduzione nelle cellule staminali del paziente di una copia funzionante del gene della beta-globina tramite vettore lentivirale. I primi risultati hanno mostrato la possibilità, per il 90% dei pazienti, di liberarsi dalla dipendenza dalle trasfusioni.
Dal 2020, l’ospedale “ha contribuito di nuovo come unico centro italiano e in maniera decisiva allo sviluppo dell’editing del genoma con tecnologia CRISPR-Cas9, la cosiddetta forbice molecolare, diventando il primo centro in Italia a trattare un paziente con talassemia con questa tecnica. A differenza dell’approccio additivo, che introduce una copia funzionante del gene difettoso, l’editing genomico modifica in modo mirato specifiche sequenze del DNA delle cellule staminali emopoietiche del paziente, riattivando la produzione di emoglobina fetale. Si tratta, quindi, di una sorta di chirurgia molecolare mirata”.
Il trattamento, spiegano ancora dal Bambino Gesù, agisce sul gene BCL11A, responsabile del blocco della produzione di emoglobina fetale dopo la nascita. La sua inattivazione consente alle cellule del sangue di riattivare la sintesi di emoglobina fetale, una forma di emoglobina in grado di compensare il difetto alla base della malattia.
I risultati degli studi internazionali pubblicati nel 2024 sul New England Journal of Medicine mostrano che il 98% dei pazienti valutabili ha raggiunto l’indipendenza dalle trasfusioni. Risultati altrettanto rilevanti sono stati ottenuti anche nello studio sull’anemia falciforme, in cui il 100% dei pazienti è risultato libero da crisi vaso-occlusive e ospedalizzazioni a queste correlate per almeno 12 mesi. È in corso di finalizzazione anche la pubblicazione dei risultati relativi allo studio condotto nei pazienti pediatrici di età compresa fra i 5 e gli 11 anni. Un ulteriore passo verso terapie sempre più efficaci e accessibili.
“Oggi siamo di fronte a un cambiamento concreto nella vita dei pazienti - sottolinea Franco Locatelli -. La disponibilità nel Servizio sanitario nazionale di una terapia innovativa, somministrata una sola volta, consente di trasformare risultati della ricerca in un beneficio reale e duraturo per i malati e per le loro famiglie”.
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La prevenzione del colon-retto protagonista a teatro TVL - TV Libera
LAMPORECCHIO - Si è tenuto giovedì 30 aprile al Teatro Comunale di Lamporecchio, l’incontro pubblico “Valdinievole – Ospedale e Territorio: una sola voce”, dedicato alla sensibilizzazione sul tumore al colon-retto. L’evento ha visto la partecipazione di sindaci e specialisti dell’Ospedale di Pescia per fare il punto su screening e cure.
Il Dott. Paolo Montalto, Direttore del reparto di gastroenterologia ed endoscopia digestiva dell’Ospedale di Pescia, ha lanciato un appello accorato: sebbene la prevenzione possa ridurre la mortalità del 20-30%, ancora troppi cittadini ignorano l’invito allo screening
Dati positivi arrivano dal fronte chirurgico: il Dott. Francesco Feroci, ha annunciato che la Chirurgia Generale di Pescia ha superato i 1.400 interventi nell’ultimo anno (+30%), grazie a un’équipe giovane e a tecnologie all’avanguardia
L’incontro, sostenuto anche dal Dott. Stefano Lomi (dir SdS Valdinievole), ha confermato che la sinergia tra istituzioni e ospedale è la chiave per garantire la salute dei cittadini e la sostenibilità del sistema sanitario.
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Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?5
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Tumore alla prostata: quando il PSA risale dopo l’intervento, la radioterapia resta la scelta più efficace Qui Salute Magazine
Il tumore alla prostata è oggi il più diffuso tra gli uomini in Italia, con oltre 40mila nuove diagnosi ogni anno. La buona notizia è che, grazie alla prevenzione e ai progressi della medicina, più del 90% dei pazienti riesce a guarire o a convivere con la malattia anche per molti anni.
C’è però un momento che spaventa più di altri: quando, dopo l’intervento chirurgico, il PSA torna ad aumentare. È spesso il primo segnale di una possibile recidiva e, per molti pazienti, coincide con un’ondata di ansia e incertezza. Oggi, però, le opzioni per intervenire non mancano. E tra tutte, una in particolare continua a dimostrarsi la più efficace.
Tumore alla prostata, la radioterapia resta il punto di riferimento
Secondo un recente studio pubblicato sulla rivista European Urology, la radioterapia è il trattamento più indicato per bloccare la ripresa della malattia dopo l’intervento.
Non solo: aumentare la dose di radiazioni non porta benefici aggiuntivi. In altre parole, le dosi standard sono già sufficienti per ottenere un controllo efficace e duraturo.
Un trattamento utile in diverse fasi della malattia
La radioterapia non è una novità nella cura del tumore prostatico. Da anni rappresenta un’alternativa valida alla chirurgia nei casi iniziali, con percentuali di successo simili.
Oggi, grazie ai progressi tecnologici, è possibile intervenire in modo sempre più preciso e in un numero ridotto di sedute. Ma il suo ruolo non si ferma qui. La radioterapia è infatti utilizzata anche:
nei tumori localizzati, insieme a chirurgia o sorveglianza attiva nei casi a basso e medio rischio
nelle forme più avanzate o metastatiche, in combinazione con terapie ormonali, nuovi farmaci e chemioterapia
Cosa succede dopo l’intervento
Dopo una prostatectomia radicale, il PSA diventa un indicatore fondamentale. Se i valori aumentano, può significare che alcune cellule tumorali sono rimaste.
In questi casi, la radioterapia viene utilizzata per colpire in modo mirato il cosiddetto “letto prostatico”, cioè l’area dove si trovava la prostata prima dell’operazione e dove è più probabile che la malattia si ripresenti.
Lo studio: stessi risultati anche con dosi più basse
La ricerca ha coinvolto 350 pazienti con PSA in aumento dopo l’intervento. I partecipanti sono stati divisi in due gruppi:
uno trattato con radioterapia a dose standard
uno con dose più elevata
Dopo oltre 8 anni di osservazione, i risultati sono stati chiari: nessuna differenza significativa. Il tempo di controllo del PSA, la sopravvivenza e il ricorso ad altre terapie sono risultati simili in entrambi i gruppi.
Verso cure sempre più precise e sostenibili
Il messaggio che emerge è importante: non serve “spingere” di più sulle radiazioni per ottenere risultati migliori. La radioterapia si conferma una soluzione efficace, capace di intervenire precocemente sulla recidiva e mantenere la malattia sotto controllo nel lungo periodo, senza aumentare inutilmente gli effetti collaterali. Un passo avanti verso trattamenti sempre più personalizzati, mirati e attenti anche alla qualità di vita dei pazienti.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
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Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Talassemia, spinta bipartisan per la terapia genica: «Superare i vincoli AIFA e ampliare l’accesso alle cure Kalaritana Media
Confronto a Cagliari durante «Talassemia oggi». Istituzioni e associazioni chiedono più risorse e meno ostacoli burocratici
Un impegno condiviso tra istituzioni, mondo scientifico e associazioni dei pazienti per superare i limiti burocratici e ampliare l’accesso alla nuova terapia genica per la talassemia. È quanto emerso nel corso della conferenza «Talassemia oggi», ospitata nell’Aula Thun dell’ospedale Microcitemico di Cagliari.
Soddisfazione è stata espressa dal presidente dell’Ente Ente Renzo Galanello, Ivano Argiolas, per l’impegno assunto dalla presidente della Regione Alessandra Todde e dal presidente della Commissione Affari sociali della Camera Ugo Cappellacci nel cercare soluzioni ai vincoli imposti dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) e nel reperimento delle risorse necessarie per garantire l’accesso alle nuove cure al maggior numero possibile di pazienti.
Nel corso dell’incontro è emersa la richiesta di rivedere i criteri di accesso alla terapia genica, considerati troppo restrittivi da parte delle associazioni dei pazienti. Le realtà Thalassazione e ATES hanno evidenziato criticità legate all’assistenza, alla gestione delle trasfusioni e alle difficoltà di accesso alle visite multidisciplinari.
Tra gli interventi anche quello dell’attivista Giuseppe Maninchedda, che ha criticato il limite di età fissato a 35 anni per l’accesso alla terapia, definendolo un vincolo “inaccettabile” e sollevando il tema delle risorse economiche necessarie a garantire un trattamento più esteso.
«Abbiamo la sensazione che si tratti di un problema di risorse economiche», è stato sottolineato nel corso del dibattito, mentre la politica ha manifestato apertura a possibili soluzioni condivise.
In particolare, il presidente della Commissione Affari sociali ha ipotizzato la disponibilità di fondi dedicati, mentre la presidente Todde ha annunciato la volontà di verificare la partecipazione della Regione al finanziamento delle cure.
Sul fronte scientifico, la direttrice della Struttura complessa Microcitemie e anemie rare Susanna Barella e la docente di Pediatria dell’Università di Cagliari Raffaella Origa hanno ripercorso l’evoluzione dell’assistenza ai pazienti talassemici e illustrato le potenzialità della nuova terapia genica, sottolineando però la necessità di non trascurare le terapie tradizionali.
«Ogni giorno nel centro – è stato ricordato – vengono assistite centinaia di persone e la ricerca scientifica continua a essere fondamentale per migliorare le prospettive di cura».
Momento particolarmente significativo è stato il racconto di Christian Masala, 19 anni, tra i primi pazienti sottoposti alla terapia genica e oggi considerato guarito, insieme alla testimonianza della sua famiglia.
Ai lavori hanno partecipato anche rappresentanti delle istituzioni locali e regionali, tra cui il presidente del Consiglio regionale e diversi amministratori comunali. Nel corso dell’evento è stato inoltre conferito il riconoscimento di «ambasciatore del dono» al primo luogotenente dell’Esercito Italiano Luciano Porcu, per il suo impegno nel promuovere la cultura della solidarietà
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Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
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Criteri Critici
Tumore della prostata, le novità su screening e diagnosi dall’Eau 2026 lapresse.it
Home > Salute > Ricerca > Tumore della prostata, le novità su screening e diagnosi dall’Eau 2026
Ogni anno in Italia si registrano oltre 40.000 nuovi casi di tumore della prostata, con più di 500.000 le persone che convivono con questa diagnosi. Dal recente Congresso Europeo di Urologia 2026 (European Association of Urology 2026), tenutosi a Londra, arriva un messaggio importante per i medici, ovvero “l’invito a ‘trattare in modo personalizzato’ i pazienti con tumore della prostata, aumentando la precisione delle scelte diagnostico- terapeutiche lungo tutto il percorso di cura”. Parola di Bernardo Rocco, professore ordinario di Urologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore e Direttore della Uoc di Urologia della Fondazione Policlinico Gemelli Irccs, che analizza le novità emerse dall’incontro, a partire dallo screening.
Screening efficace? Cosa dice la ricerca
Lo screening del tumore alla prostata può essere efficace quanto quello del seno nel ridurre la mortalità e individuare tumori clinicamente rilevanti. Analizzando dati tedeschi dello studio Probase, i ricercatori hanno confrontato il test Psa con risonanza magnetica e la mammografia, trovando risultati simili nella capacità di identificare tumori aggressivi.
Le analisi preliminari indicano che uno screening adattato al rischio può garantire benefici in termini di qualità di vita e sostenibilità economica rispetto ai modelli meno organizzati, grazie a una migliore selezione dei pazienti e a un uso più razionale delle risorse.
Addio biopsie inutili
Molto importante anche l’attenzione verso una diagnosi innovativa, in grado di cambiare le regole del gioco. Lo studio Primary-2 sull’utilizzo della Pet/TC con [68Ga] Ga-PSMA-11 nei pazienti con risonanza magnetica dubbia o negativa mostra che il nuovo esame ha dimezzato il numero di uomini sottoposti a biopsia prostatica, senza compromettere la possibilità di riconoscere la presenza di tumori clinicamente significativi.
“Ridurre il numero delle biopsie inutili, senza mancare la diagnosi di tumori aggressivi – dice Rocco – è esattamente il tipo di progresso che definisce la medicina moderna. Sono diverse, tuttavia, le questioni che restano aperte: la diffusione e disponibilità dell’imaging avanzato e la sua reale integrazione nei percorsi diagnostici, già basati sulla risonanza magnetica”.
Biomarcatori e biopsia liquida
Non solo. Per il carcinoma prostatico metastatico ormono-sensibile l’attenzione si sta spostando verso la scelta del trattamento guidata dall’età del paziente, dal timing di comparsa delle metastasi e dalla biologia molecolare del tumore. “Sono diverse le direttrici principali che emergono per questo tumore: il ruolo crescente dei biomarcatori (BRCA, PTEN), il possibile utilizzo precoce dei PARP-inibitori in pazienti selezionati. Non basta più sapere che una combinazione di trattamenti funziona. Dobbiamo capire in chi e per quanto tempo”.
Inoltre il Dna tumorale circolante, ovvero la biopsia liquida, sta entrando progressivamente nella pratica clinica. La sua utilità appare al momento maggiore nei pazienti con malattia avanzata e in fase di progressione, mentre resta limitata nei contesti a basso carico tumorale. “Non è ancora un test molto diffuso – commenta Rocco – ma potrebbe rappresentare uno strumento decisivo in scenari clinici selezionati”.
“Il futuro dell’urologia oncologica non sarà definito dal numero di terapie a disposizione, ma dalla precisione con la quale sapremo scegliere la terapia giusta per il paziente giusto”, conclude lo specialista.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?3
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Caffè Corretto, la puntata dell’8 maggio 2026: talassemia in Sardegna, nuove speranze dalla terapia genica L'Unione Sarda.it
Paola Pilia – direttrice di Tele Costa Smeralda – conduce la puntata del 8 Maggio 2026 di Caffè Corretto, in onda tutti i giorni su Radiolina dal lunedì al venerdì alle 08:05. Ospiti e argomenti trattati: Susanna Barella, direttrice della Struttura Complessa Microcitemie e Anemie Rare – Talassemia in Sardegna, nuove speranze dalla terapia genica Matteo Matta, ideatore progetto “District” – District Live a Cagliari: Matteo Matta racconta il podcast teatrale che sostiene l’arte femminile Daniele Amoroso, docente di Diritto Internazionale Unica – Giornata dell’Europa, perché il 9 maggio resta simbolo dell’integrazione europea Lele Casini, giornalista di Radiolina – Cagliari a un passo dalla salvezza: entusiasmo e record nel mirino contro l’Udinese Veronica Fadda, giornalista di UnioneSarda.it – Allarme Hantavirus sulla nave Mv Hondius: cos’è il virus Andes?
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
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Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
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Criteri Critici
Esami medici gratuiti per la prevenzione grazie a 2.000 volontari
Oltre 35 milioni di euro donati alla ricerca sul tumore al seno. Esami medici gratuiti per la prevenzione grazie a 2.000 volontari. E un numero di iscritti che continua a crescere e quest'anno ha superato i 100mila partecipanti. Torna a Roma la 27/ma edizione della Race for the cure, la celebre manifestazione per la lotta al tumore del seno, promossa da Komen Italia. Fino a domenica 10 maggio il Circo Massimo ospita il Villaggio della Salute, con consulenze mediche, attività sportive, laboratori dedicati alla sana alimentazione e ai corretti stili di vita.
"La Race accende i riflettori su una patologia molto diffusa, il tumore del seno: una malattia dalla quale oggi si guarisce sempre più spesso, ma resta fondamentale la prevenzione", ha detto il ministro della Salute Orazio Schillaci, ricordando però le "troppe differenze tra Regioni nell'adesione agli screening oncologici, che permettono di individuare precocemente la malattia".
La prevenzione
Per questo, al Villaggio della Salute, in otto Unità mobili sarà possibile eseguire gratuitamente esami strumentali e clinici per i tumori del seno, delle ovaie, della cervice uterina, della tiroide. Spazio anche all'attività fisica e a laboratori per promuovere un'alimentazione sana. Grazie al sostegno del Coni e delle Federazioni sportive sarà possibile praticare discipline come tennis, padel e basket. La Federazione Italiana Pallavolo offrirà ai bambini la possibilità di cimentarsi nel progetto Volley S3 guidato da Andrea Lucchetta, capitano della Nazionale della 'generazione dei fenomeni'.
Madrina dell'evento, anche quest'anno, è Rosanna Banfi: "La mia prima Race fu 17 anni fa, dopo il tumore. Qui - ricorda l'attrice - ho conosciuto tante donne che hanno vissuto la mia stessa esperienza. Per questo non sono mai mancata e mi emoziono ogni volta". Tante le iniziative realizzate in questi anni da Komen Italia, grazie alle donazioni ricevute, tutte con l'obiettivo "di portare la prevenzione proprio dove è più difficile", precisa la presidente, Alba Di Leone. "Dopo l'iniziativa degli screening nei penitenziari femminili - spiega - oggi avviamo un progetto pilota dedicato alle madri caregiver con figli che hanno delle disabilità e che spesso finiscono per trascurare se stesse".
La maratona
L'evento clou si terrà domenica, con la 'maratona' che tingerà di rosa il centro della Capitale. È possibile iscriversi, singolarmente o in squadra, alla passeggiata di 2 km, alla corsa amatoriale di 5 chilometri o a un percorso di 10 chilometri riservato agli atleti competitivi. Fino al 10 maggio, tutti i partecipanti potranno entrare gratis nei musei statali aderenti, grazie a un'iniziativa promossa dal ministero della Cultura.
L'iniziativa si svolge sotto l'alto patronato del presidente della Repubblica, con il patrocinio della presidenza del Consiglio dei ministri.
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Tumore ovaio, Fagotti (Gemelli) 'diagnosi precoce può cambiare la prognosi' Vivere Roma
daAdnkronos (Adnkronos) - "La diagnosi precoce può cambiare la prognosi perché consente di fare interventi chirurgici completi a cui associare una terapia efficace. Nella campagna di screening la comunicazione è fondamentale e deve essere capillare, così che la popolazione possa riconoscere i sintomi della malattia". Lo ha detto Anna Fagotti, direttore Uoc di Ginecologia oncologica presso Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma, intervenuta al convegno organizzato al ministero della Salute in occasione della Giornata mondiale del tumore ovarico che si celebra l'8 maggio. È attivo il servizio di notizie in tempo reale tramite: Whatsapp|Telegram|Facebook|Instagram|X|Mastodon|Threads|Linkedin Iscriviti ai nostri canali per ricevere le notizie in tempo reale. Cosa fare gratis a Roma 9-10 maggio 2026: le mostre per la... Cosa fare gratis a Roma oggi venerdì 8 maggio 2026 Cosa fare gratis a Roma 4-10 maggio 2026: tennis in piazza,... Mostre a Roma 9-10 maggio 2026: ultimi giorni al MACRO e... Treni regionali Lazio FL1-FL8: linee, tariffe e agevolazione... daAdnkronos (Adnkronos) - "La diagnosi precoce può cambiare la prognosi perché consente di fare interventi chirurgici completi a cui associare una terapia efficace. Nella campagna di screening la comunicazione è fondamentale e deve essere capillare, così che la popolazione possa riconoscere i sintomi della malattia". Lo ha detto Anna Fagotti, direttore Uoc di Ginecologia oncologica presso Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma, intervenuta al convegno organizzato al ministero della Salute in occasione della Giornata mondiale del tumore ovarico che si celebra l'8 maggio. È attivo il servizio di notizie in tempo reale tramite: Whatsapp|Telegram|Facebook|Instagram|X|Mastodon|Threads|Linkedin Iscriviti ai nostri canali per ricevere le notizie in tempo reale.
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Tumore alla prostata: esami gratuiti del Psa e screening avanzati nei centri Marilab IlFaroOnline
Lo screening urologico si rinforza (il 14 maggio e 18 giugno) con due giornate dedicate al PSA gratuito e percorsi di diagnostica multiparametrica per la diagnosi precoce.
Il tumore della prostata si conferma come la neoplasia più diffusa tra la popolazione maschile in Italia, colpendo circa un uomo su otto nel corso della vita. L’incidenza di questa patologia cresce in modo significativo dopo i 50 anni, raggiungendo il picco oltre i 65, ma la genetica gioca un ruolo cruciale: chi ha casi in famiglia dovrebbe anticipare i controlli.
Poiché nelle fasi iniziali la malattia è spesso priva di sintomi, la tempestività diagnostica diventa l’unica vera arma per una gestione clinica risolutiva. Per rispondere a questa esigenza, Marilab ha lanciato un programma intensivo di prevenzione urologica per i mesi di maggio e giugno, puntando su tecnologie di imaging e specialisti di alto profilo.
Open day con esame PSA gratuito
Il primo passo per monitorare la salute della ghiandola prostatica è il dosaggio del PSA, un semplice prelievo ematico capace di segnalare alterazioni sospette. Per abbattere le barriere all’accesso alla prevenzione, Marilab ha fissato due appuntamenti straordinari: il 14 maggio e il 18 giugno sarà possibile effettuare il test del PSA totale gratuitamente. L’iniziativa non richiede prenotazione complessa; gli interessati potranno presentarsi direttamente presso le sedi del gruppo durante l’orario dei prelievi.
Diagnostica avanzata e risonanza magnetica multiparametrica
Oltre allo screening di base, la medicina moderna offre strumenti di precisione millimetrica. Nelle sedi di Ostia e Pomezia è disponibile la risonanza magnetica della prostata con tecnica multiparametrica, essenziale per studiare a fondo le lesioni, o biparametrica, ideale per il monitoraggio costante.
Il dottor Cenname, direttore sanitario di Marilab Ostia, sottolinea come l’integrazione tra il dato del PSA e l’interpretazione specialistica supportata dalla tecnologia faccia la differenza nell’accuratezza clinica. Qualora venissero individuate aree critiche, il percorso prosegue con la Fusion Biopsy presso la sede Surgery di Ostia, una procedura che fonde immagini ecografiche e risonanza per una biopsia mirata.
La prevenzione prima di tutto
Accanto alla prevenzione urologica, proseguono anche altre iniziative dedicate alla salute. Nel mese di maggio continua la campagna di prevenzione del melanoma, con un pacchetto a tariffa agevolata che include visita dermatologica ed epiluminescenza, particolarmente importante in vista dell’esposizione al sole nei mesi estivi.
Sempre in ottica di screening, in occasione della Giornata Mondiale della Tiroide del 25 maggio, Marilab organizza il 28 maggio un Open Day dedicato al controllo del TSH, gratuito per gli iscritti a MyMarilab, la piattaforma digitale che consente di gestire online referti e documentazione sanitaria e accedere a servizi dedicati.
Nel mese di giugno sono inoltre previsti i PMA Life Days, giornate dedicate al consulto per l’infertilità di coppia a tariffa agevolata presso la sede Surgery di Ostia, centro di Procreazione Medicalmente Assistita di secondo livello.
Festa della mamma
In occasione della festa della mamma, le sedi Marilab partecipano inoltre alla distribuzione delle azalee della ricerca AIRC per sostenere la lotta contro i tumori femminili. Le strutture di riferimento sono dislocate tra Ostia, Roma Garbatella, Pomezia e Fiumicino, con la possibilità di gestire referti e prenotazioni direttamente online attraverso il portale ufficiale del gruppo.
L’obiettivo è promuovere una cultura della prevenzione sempre più diffusa, facilitando l’accesso a controlli periodici e percorsi di diagnosi precoce.
Per informazioni è possibile visitare il sito www.marilab.it o chiamare lo 06561951.
È inoltre possibile prenotare online le prestazioni direttamente su www.marilab.it, scegliendo sede, data e orario.
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Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
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Criteri Critici
Talassemia, impegno di Regione e Commissione parlamentare Affari sociali per l'accesso alla terapia genica sardiniapost
L’accordo a Cagliari durante la conferenza “Thalassemia oggi”, dove è stata presentata l’esperienza del giovane Christian Masala guarito grazie alla nuova terapia.
La Regione Sardegna rappresentata dalla presidente Alessandra Todde ha assunto l’impegno, insieme al presidente della commissione Affari sociali della Camera Ugo Cappellacci, per unire le forze e rendere più facile l’accesso alla nuova terapia genica per la talassemia.
L’accordo bipartisan è emerso durante i lavori della conferenza “Talassemia oggi“, questa mattina nell’Aula Thun dell’ospedale Microcitemico di Cagliari. Nel corso dei lavori, Susanna Barella, direttrice della Struttura complessa Microcitemie e anemie rare, ha ripercorso il cammino dell’assistenza clinica dei pazienti con talassemia, mentre Raffaella Origa, docente di Pediatria all’Università di Cagliari, ha illustrato le caratteristiche della nuova terapia genica. “Non bisogna tralasciare le altre terapie – hanno raccomandato entrambe – In questo centro ogni giorno vengono assistite centinaia di persone, che non dimenticano che la ricerca scientifica su questo tema prosegue”.
Soddisfazione dal presidente dell’Ente Renzo Galanello, Ivano Argiolas, per l’impegno assunto da Regione e Parlamento “Affinchè i limiti burocratici imposti dall’Agenzia nazionale del Farmaco AIFA all’applicazione della nuova terapia genica per la talassemia possano essere modificati, e al tempo stesso possano essere reperite le risorse necessarie a consentire l’accesso alle nuove cure al maggior numero di pazienti possibile”.
La necessità di estendere le cure con la nuova terapia ad un numero più elevato di pazienti è stata sottolineata dai rappresentanti delle associazioni presenti, Thalassazione e Ates, con i rispettivi presidenti Graziella Secci e Dario Martino. In particolare, l’attivista Giuseppe Maninchedda ha rimarcato come fissare il limite d’età per l’accesso a 35 anni rappresenti un inaccettabile vincolo burocratico: “Abbiamo la sensazione che si tratti di un problema di risorse economiche”, ha dettagliato. Da qui, durante il confronto tra Todde e Cappellacci, è emerso l’impegno della politica a cercare un rimedio: il presidente della commissione Affari sociali ha parlato di fondi che potrebbero essere utilizzati, la presidente Todde si è impegnata a verificare la partecipazione della Regione alle spese per l’accesso alla terapia.
Particolarmente toccante il racconto dell’esperienza di Christian Masala, un ragazzo di 19 anni tra i primi ad essersi sottoposti alla nuova terapia e a risultare guarito, e della sua famiglia. Numerosi esponenti delle istituzioni hanno partecipato ai lavori: dal presidente del Consiglio regionale Piero Comandini, al sindaco di Monserrato Tomaso Locci, con gli assessori di Cagliari, Selargius e Quartucciu in rappresentanza dei rispettivi primi cittadini.
Infine, è stato consegnata la prima onorificenza di “ambasciatore del dono” al primo luogotenente Luciano Porcu del Battaglione trasmissioni Gennargentu dell’Esercito Italiano. Il riconoscimento è stato consegnato da Valeria Cau, componente della faculty dell’Ente Renzo Galanello.
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
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Cellule staminali memoria e CAR-T: remissione completa senza chemioterapia EduNews24
Una terapia CAR-T costruita da un pool quasi omogeneo di cellule staminali memoria (TSCM) ha ottenuto remissioni complete a dosi di 250.000 cellule per chilogrammo, senza la chemioterapia di pretrattamento normalmente richiesta. Il risultato emerge da un trial di fase 1 pubblicato su Cell, guidato dal professor Luca Gattinoni del Leibniz Institute for Immunotherapy di Ratisbona, in collaborazione con il National Cancer Institute degli Stati Uniti e con il gruppo di immunologia traslazionale di Humanitas Research Hospital di Rozzano.
Perché la composizione del prodotto conta
I prodotti CAR-T convenzionali sono eterogenei: le cellule staminali memoria (TSCM) rappresentano in media appena l'8,4% del totale. Il resto è formato da cellule effettrici più mature, efficaci nell'immediato ma soggette a esaurimento progressivo. Nel prodotto sperimentale, la quota TSCM ha raggiunto il 78,4%: quasi dieci volte la concentrazione standard. Questa differenza di composizione si traduce in un comportamento radicalmente diverso dopo l'infusione.
Il trial NCT01087294 ha arruolato pazienti con leucemie e linfomi a cellule B CD19-positivi, refrattari o in recidiva dopo un trapianto allogenico di cellule staminali ematopoietiche - una situazione clinica con poche opzioni terapeutiche. I partecipanti sono stati suddivisi in due coorti: una con CAR-T convenzionali donate da donatore, l'altra con il prodotto arricchito TSCM. Nessun gruppo ha ricevuto la linfodeplezione chemioterapica, normalmente somministrata per alcuni giorni prima dell'infusione per favorire l'attecchimento delle cellule ingegnerizzate.
La comprensione dei tumori ematologici si amplia con la ricerca sulle cause profonde: uno studio recente ha indagato le connessioni tra invecchiamento cellulare e sviluppo tumorale, aprendo nuove ipotesi sui meccanismi predisponenti.
Il meccanismo che mantiene l'efficacia nel tempo
Il dato più rilevante non è solo la risposta a dosi minime, ma il meccanismo biologico che la sostiene. Le CAR-T convenzionali esauriscono progressivamente le proprie riserve staminali nel corso dell'attività antitumorale. Le cellule CAR-TSCM mantengono invece un serbatoio autorinnovante attraverso la successione clonale: piccoli gruppi di cloni attivi si avvicendano in onde sequenziali, preservando un pool quiescente a lungo termine. «Per la prima volta stiamo assistendo a questa biologia fondamentale direttamente nei pazienti», ha dichiarato Enrico Lugli di Humanitas Research Hospital, responsabile del monitoraggio immunologico longitudinale dello studio.
La sindrome da rilascio di citochine (CRS), tra le complicanze più frequenti e gravi della terapia CAR-T convenzionale, è risultata notevolmente ridotta nel gruppo TSCM. Anche a livelli di espansione cellulare che nel gruppo standard avevano causato CRS severa, i pazienti trattati con il prodotto TSCM hanno manifestato solo effetti lievi. «Abbiamo osservato meno CRS rispetto alla maggior parte degli altri trial CAR-T a cui ho partecipato», ha confermato James Kochenderfer del NCI. Il prodotto TSCM sembra disaccoppiare l'espansione cellulare dalla risposta infiammatoria tossica.
Le implicazioni per l'accesso ai trattamenti in Italia
I dati di fase 1 dovranno essere confermati in studi più ampi con linfodeplezione, costrutti CAR umanizzati e popolazioni di cellule CD4+. La direzione indicata è però inequivocabile: ridurre la CRS cambia le condizioni strutturali necessarie per somministrare la terapia.
Le linee guida AIFA sulle terapie CAR-T stabiliscono che i centri italiani autorizzati alla somministrazione devono disporre di accesso diretto alla terapia intensiva, un requisito dettato in larga misura dalla gestione della CRS grave. La distribuzione geografica di questi centri è fortemente sbilanciata: la sola Lombardia conta almeno otto strutture accreditate, mentre il Sud e le Isole contano su pochissimi centri qualificati, obbligando molti pazienti a spostamenti lunghi centinaia di chilometri. Un prodotto con profilo di tossicità significativamente migliorato potrebbe nel tempo permettere l'accreditamento di un maggior numero di centri anche nelle aree meno servite.
La ricerca medica avanza su più piani. Lo studio delle microplastiche scoperte in Antartide documenta come fattori ambientali raggiungano ecosistemi remoti con potenziali effetti sulla catena biologica, mentre indagini come quella sul ruolo della musica nella salute mentale materna mostrano la crescente attenzione ai modelli di cura integrati.
Il trial pubblicato su Cell traccia una rotta precisa: cellule CAR-T più omogenee, più persistenti, meno tossiche. Restano gli studi di fase 2 per stabilire se questa traiettoria regge su casistiche più ampie e apre la strada a nuove indicazioni cliniche.
Domande frequenti
In cosa si differenzia il prodotto CAR-T arricchito con cellule staminali memoria (TSCM) rispetto a quello convenzionale?
Il prodotto sperimentale contiene una percentuale di cellule TSCM molto più alta (78,4% contro l'8,4% dei prodotti convenzionali), rendendolo più omogeneo e capace di mantenere un serbatoio autorinnovante che sostiene la risposta antitumorale nel tempo.
Per quali pazienti è stata sperimentata questa nuova terapia CAR-T?
La terapia è stata testata su pazienti con leucemie e linfomi a cellule B CD19-positivi, refrattari o in recidiva dopo un trapianto allogenico di cellule staminali ematopoietiche, una categoria con poche opzioni terapeutiche disponibili.
Quali sono i principali vantaggi della terapia CAR-TSCM rispetto alle CAR-T convenzionali?
I vantaggi includono la possibilità di ottenere remissioni complete senza necessità di chemioterapia di pretrattamento e una significativa riduzione della sindrome da rilascio di citochine (CRS), una delle complicanze più gravi delle CAR-T convenzionali.
Come potrebbe cambiare l’accesso alle terapie CAR-T in Italia grazie a questo nuovo approccio?
Un profilo di tossicità migliorato potrebbe permettere l’accreditamento di più centri di somministrazione anche nelle aree attualmente meno servite, facilitando l’accesso dei pazienti senza la necessità di lunghi spostamenti.
Quali sono i prossimi passi necessari per confermare l’efficacia e la sicurezza di questa terapia?
Sono necessari studi di fase 2 su popolazioni più ampie, con l’utilizzo di linfodeplezione, costrutti CAR umanizzati e cellule CD4+, per validare i risultati e ampliare le indicazioni cliniche.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Carcinoma polmonare metastatico: la radioterapia sul tumore primario porta la sopravvivenza a 34,4 mesi nei pazienti EGFR-mutati TecnoMedicina
Nel carcinoma polmonare non a piccole cellule metastatico la radioterapia ad alte dosi sul tumore primario allunga la vita: nei pazienti con mutazione di EGFR, uno studio randomizzato di fase III ha mostrato una sopravvivenza globale mediana di 34,4 mesi contro 26,2 mesi della sola terapia farmacologica, con una riduzione del 38% del rischio di morte. È uno dei risultati che spingono l’International Association for the Study of Lung Cancer a riposizionare la radioterapia sul tumore primario da intervento palliativo a opzione di cura a tutti gli effetti, in un documento di consenso pubblicato su “Journal of Thoracic Oncology” e firmato da un panel multidisciplinare internazionale di radio-oncologi e oncologi medici. Per l’Italia ha partecipato ai lavori il professor Andrea Riccardo Filippi, Direttore della Struttura Complessa di Radioterapia dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e socio dell’Associazione Italiana di Radioterapia e Oncologia Clinica.
Il cambio di prospettiva poggia su un razionale biologico ormai solido: il tumore polmonare primario è la principale fonte da cui originano le metastasi e, anche nei pazienti che rispondono alle terapie farmacologiche più moderne, resta la prima sede di progressione della malattia. Nei pazienti con mutazione di EGFR trattati con osimertinib, ad esempio, il polmone è la prima sede di ricaduta in oltre il 60% dei casi. Colpire il primario con dosi radicali significa quindi togliere alla malattia il suo serbatoio: una strategia citoriduttiva che già in altri tumori solidi ha dimostrato di prolungare la sopravvivenza.
Le evidenze più forti riguardano oggi i pazienti con NSCLC metastatico EGFR-mutato. Lo studio randomizzato di fase III di Sun e colleghi, condotto su 118 pazienti, ha confrontato la radioterapia toracica radicale somministrata in concomitanza con un inibitore tirosin-chinasico rispetto al solo TKI: la radioterapia ha aumentato la sopravvivenza globale mediana da 26,2 a 34,4 mesi e la sopravvivenza libera da progressione da 10,6 a 17,1 mesi. Dati emergenti suggeriscono che anche nei pazienti senza alterazioni molecolari bersagliabili l’escalation di dose della radioterapia toracica definitiva possa migliorare il controllo loco-regionale della malattia.
Il documento dedica ampio spazio alla pianificazione del trattamento e ai dati di sicurezza: la tossicità della radioterapia, quando integrata con le terapie farmacologiche, risulta in genere ben gestibile, senza impatto sulla prosecuzione delle cure sistemiche. È proprio la maturità tecnologica della radioterapia moderna a rendere oggi praticabile, in sicurezza, un approccio ad alte dosi sul tumore primario.
“Per la prima volta un consensus internazionale dice con chiarezza che, nel tumore del polmone metastatico, la radioterapia ad alte dosi sul tumore primario è una scelta terapeutica che può prolungare la vita, non un trattamento di supporto. Le evidenze più mature, soprattutto nei pazienti EGFR-mutati, mostrano un beneficio in sopravvivenza che nessun clinico oggi può ignorare. Il documento offre indicazioni operative su tempi, dosi e modalità di combinazione con le terapie farmacologiche, e fotografa una radioterapia oncologica moderna, di precisione, capace di lavorare alla pari con le altre armi terapeutiche”, afferma il professor Andrea Riccardo Filippi.