📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?2
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO1
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?1
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
29.6/100
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D
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Criteri Critici
Race for the Cure, Cucinotta: “Mia sorella e il tumore al seno, prevenzione salva la vita" - Video Adnkronos
Maria Grazia Cucinotta, madrina di Komen Italia, oggi alla Race for the Cure a Roma: “La prevenzione salva la vita, mia sorella ha scoperto di avere un tumore al seno - aveva saltato un controllo - è stata operata e ora inizia il percorso. Quindi grazie alla Komen che ci ricorda sempre l’importanza dei controlli”.
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48.9/100
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Criteri Critici
Torna a Race for the Cure. E anche nel 2026 la partecipazione è straordinaria. Accanto alla passeggiata di 2 km e a quella di 5 km, quest’anno debutta la corsa di 10 km che quest’anno apre, per la prima volta, anche ai corridori amatoriali e non solo a quelli…
Organizzata sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica e con il sostegno delle principali istituzioni nazionali e locali, la manifestazione ha unito sport, salute e impegno sociale in un evento capace di coinvolgere cittadini, volontari, associazioni e personalità del mondo politico, culturale e sportivo.
A dare il via ufficiale alla corsa sono stati il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, Laura Mattarella, presidente del Comitato d’Onore della Race for the Cure, il fondatore di Komen Italia Riccardo Masetti e la presidente dell’associazione Alba Di Leone, insieme a numerosi rappresentanti delle istituzioni e testimonial del mondo dello spettacolo, tra cui Maria Grazia Cucinotta e Rosanna Banfi.
“La Race for the Cure è nata nel cuore di Roma e continua a crescere dopo 27 anni grazie alla fiducia delle istituzioni, dei volontari e delle tante donne in rosa”, ha dichiarato Masetti. “Quando l’abbiamo organizzata per la prima volta nessuno avrebbe immaginato che potesse continuare a crescere anche dopo 27 anni. Questo risultato è possibile grazie al lavoro che facciamo durante tutto l’anno e che ci ha dato la possibilità di guadagnare la fiducia delle Istituzioni presenti, degli oltre 2000 volontari, delle tante donne in rosa e di tutti i partecipanti che ringrazio per essere qui. Oggi deve essere una giornata di condivisione, di vicinanza e anche di pace per lanciare un messaggio forte. In un momento in cui il mondo sta andando nella direzione sbagliata la vostra presenza ha un valore doppio”.
La manifestazione si è svolta quest’anno anche nel giorno della Festa della Mamma: “Proprio oggi 10 maggio”, ha detto Alba Di Leone, “Komen Italia vuole curare chi cura rivolgendosi alle mamme caregiver che dedicano la loro vita ai propri figli e che spesso non possono rispondere alle chiamate di screening. Komen Italia vuole portare la prevenzione ovunque affinché sia un diritto di tutte”.
Soddisfatto anche il sindaco Gualtieri: “Roma oggi mostra il suo cuore migliore. La Race for the Cure è un’ondata pacifica e gioiosa che ricorda a tutti che il tumore si può combattere. La prevenzione non può essere un privilegio per pochi: salva vite ed è il più importante investimento per la salute pubblica”.
Migliaia i partecipanti distribuiti tra la passeggiata di 2 chilometri, la corsa di 5 e la gara competitiva di 10 chilometri, aperta quest’anno anche agli amatori. Parallelamente, sul Tevere è andata in scena la terza edizione di “Rowing for the Cure”, la regata solidale che ha coinvolto oltre 150 partecipanti provenienti da diversi circoli remieri italiani.
Grande partecipazione anche al Villaggio della Salute, dove sono state effettuate oltre 5mila prestazioni gratuite di diagnosi precoce per il tumore al seno e altre patologie, con particolare attenzione alle donne in condizioni di fragilità economica e sociale. Un risultato reso possibile grazie alla collaborazione della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS, dell’Ospedale Isola Tiberina-Gemelli Isola e di numerosi partner sanitari e istituzionali.
Tra le iniziative anche la collaborazione con il Ministero della Cultura: dall’8 al 10 maggio tutti gli iscritti alla Race hanno potuto visitare gratuitamente i musei statali, mentre all’interno del Villaggio della Salute è stato allestito un percorso fotografico dedicato ai monumenti italiani illuminati di rosa e alle campagne artistiche di sensibilizzazione promosse da Komen Italia.
Nel corso degli anni la Race for the Cure ha permesso a Komen Italia di investire oltre 35 milioni di euro in ricerca, prevenzione e sostegno alle donne colpite dal tumore al seno. Tra i progetti realizzati figurano borse di studio per giovani medici, screening gratuiti in tutta Italia attraverso la Carovana della Prevenzione, programmi di formazione sanitaria e centri dedicati alle terapie integrate in oncologia.
Dopo il successo romano, la Race for the Cure proseguirà il suo viaggio in altre città italiane: Bari, Bologna, Matera, Brescia, Napoli e Pescara ospiteranno le prossime tappe di una manifestazione che, anno dopo anno, continua a trasformare la solidarietà in un concreto strumento di cura e prevenzione.
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Criteri Critici
Smog e tumori, i ricercatori del Sant’Orsola cercano le polveri sottili nei pazienti la Repubblica
Quanto pesa l’inquinamento nell’insorgenza del tumore al polmone, della broncopatia ostruttiva e della leucemia? È la domanda alla quale cercherà di rispondere Recap, uno studio innovativo del Sant’Orsola - in collaborazione con gli Ospedali riuniti di Foggia e il Messina Institute for Tecnology dell’Università di Messina - finanziato con 600 mila euro nell’ambito del programma NextGeneration dell’Unione Europea. «Non l’ha mai fatto nessuno con queste metodiche - commenta Stefano Nava, direttore della Pneumologia e della terapia respiratoria subintensiva del Sant’Orsola - soprattutto escludendo i pazienti fumatori, che rappresentano una variabile confondente molto importante». Le Pm2,5, Pm5 e Pm10 saranno cercate direttamente nel sangue, nelle urine e nei polmoni (ovvero nell’espettorato, il classico colpo di tosse e poi nell’esalato e nel condensato respiratorio) dei pazienti affetti da tumore. Saranno 150 quelli arruolati nello studio (100 dei quali a Bologna), mentre altri 150 sara… Quanto pesa l’inquinamento nell’insorgenza del tumore al polmone, della broncopatia ostruttiva e della leucemia? È la domanda alla quale cercherà di rispondere Recap, uno studio innovativo del Sant’Orsola - in collaborazione con gli Ospedali riuniti di Foggia e il Messina Institute for Tecnology dell’Università di Messina - finanziato con 600 mila euro nell’ambito del programma NextGeneration dell’Unione Europea. «Non l’ha mai fatto nessuno con queste metodiche - commenta Stefano Nava, direttore della Pneumologia e della terapia respiratoria subintensiva del Sant’Orsola - soprattutto escludendo i pazienti fumatori, che rappresentano una variabile confondente molto importante». Le Pm2,5, Pm5 e Pm10 saranno cercate direttamente nel sangue, nelle urine e nei polmoni (ovvero nell’espettorato, il classico colpo di tosse e poi nell’esalato e nel condensato respiratorio) dei pazienti affetti da tumore. Saranno 150 quelli arruolati nello studio (100 dei quali a Bologna), mentre altri 150 saranno i volontari sani, lavoratori negli ospedali coinvolti, che costituiranno il gruppo di controllo. L’arruolamento è cominciato a febbraio e lo studio ha durata biennale. Finora la medicina è andata cauta nel certificare una correlazione diretta tra inquinamento e malattie, studiando il fenomeno a livello soprattutto ambientale, quindi associando i livelli di smog di una data area all’insorgenza di determinate patologie. Questo progetto punta invece a identificare i maggiori inquinanti presenti nell’atmosfera direttamente nel sangue, nei polmoni e nelle urine dei malati. «Inoltre - precisa Nava - puntiamo a individuare nuovi biomarcatori, cioè molecole che possano aiutarci a comprendere come questi inquinanti agiscono». Il che potrebbe aprire il campo allo sviluppo di nuovi strumenti che permettano di rallentare o addirittura arrestare il decorso delle patologie associate all’inquinamento. In pianura Padana, sottolinea la data manager dello studio Gilda Giancotti, «una porzione significativa di persone vive in aree dove gli standard di qualità dell’aria sono molto bassi».
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Tumore al seno: la prevenzione può fare la differenza RaiNews
Alimentazione equilibrata, attività fisica, peso sotto controllo, niente fumo e consumo moderato di alcol. Scelte quotidiane che possono ridurre fino al 30% il rischio di ammalarsi e poi la diagnosi precoce. È lo strumento più importante che abbiamo per sconfiggere questa malattia. Bisogna fare prima dei 40 anni ecografia e visita senologica con cadenza annuale. Dopo i 40 anni bisogna sempre aggiungere la mammografia ogni anno. L'intervista a Gianluca Franceschini, direttore del centro senologia al Gemelli.
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Criteri Critici
Maddaloni. 'Scegli oggi il tuo domani': focus con gli esperti sulla prevenzione Goldwebtv
Questo il comunicato stampa pervenutoci in redazione:
"Maddaloni: "Scegli oggi il tuo domani". La prevenzione come scelta consapevole e fulcro del benessere post-oncologico.
Si è concluso con un bilancio estremamente positivo il convegno "Scegli oggi il tuo domani", svoltosi l'8 maggio presso la Sala Iorio della Biblioteca Comunale. L’evento, patrocinato dal Comune di Maddaloni, organizzato dalle associazioni Mente Comune, La Politica del Fare, L’Arte del Movimento, Maddaloni Donna, Ars Vivendi e Lions Club Maddaloni Calatia, ha visto - si legge nel comunicato - la partecipazione di esperti e cittadini uniti da un unico obiettivo: trasformare la consapevolezza in azione attraverso la cultura della prevenzione. Il cuore pulsante dell'intero convegno è stato il concetto di prevenzione, non intesa solo come diagnosi precoce, ma come uno stile di vita globale e una scelta attiva da compiere "oggi" per tutelare il proprio "domani". I relatori hanno ribadito con forza che la prevenzione è l’arma più potente a nostra disposizione, un tema che ha fatto da filo conduttore a tutti gli interventi: dalla tavola rotonda è emerso chiaramente come l'attenzione costante alla salute sia il primo, fondamentale passo per ridurre l'impatto della malattia oncologica.
La peculiarità dell'incontro- si legge ancora nel comunicato - è stata la capacità di declinare il tema della prevenzione e del supporto attraverso diverse professionalità, offrendo una visione a 360 gradi del percorso di cura e recupero: l'Assetto Clinico e Nutrizionale: La Dott.ssa Imma Borzillo (UOC Senologia AORN San Pio) ha emozionato la platea con il monito "La prevenzione è vita", mentre il Dott. Daniele Grumiro (LILT) ha posto l'accento sulla prevenzione primaria, spiegando come lo screening nutrizionale e una corretta alimentazione siano alleati imprescindibili nel contrastare l'insorgenza della patologia. La Dott.ssa Nadia Ersilia Atzori ha approfondito l'importanza del supporto emotivo, elemento chiave per affrontare le diverse fasi del percorso, dal momento della diagnosi fino al recupero della propria serenità interiore. Di grande impatto l'intervento di Sistina Izzo, che ha illustrato come la dermopigmentazione e l'estetica oncologica non siano semplici trattamenti di bellezza, ma strumenti di "riabilitazione visiva" per aiutare i pazienti a riconoscersi e amarsi di nuovo. Il Dott. Domenico Carfora ha mostrato come il movimento, attraverso il Pilates, diventi parte integrante della terapia post-oncologica, facilitando il recupero funzionale e il benessere psicomotorio.
Il Sindaco Andrea De Filippo, nei suoi saluti istituzionali, ha lodato l'iniziativa - prosegue il comunicato - per l'alto spessore dei contenuti, sottolineando come la città di Maddaloni sia in prima linea nel promuovere messaggi di tale rilevanza sociale. Sotto la guida attenta del moderatore On. Marianna Iorio, il convegno ha dimostrato che, grazie alla sinergia tra scienza, psicologia e discipline del benessere, è possibile affrontare il percorso oncologico con strumenti nuovi e più efficaci. Il messaggio finale è stato unanime: investire nella prevenzione e nel supporto multidisciplinare significa investire sulla vita stessa".
Dave Coulier spiega la perdita di peso e i cambiamenti della voce dopo il trattamento del cancro alla gola, afferma che “la prognosi sembra buona” - portadaestrela.com
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Criteri Critici
Dave Coulier spiega la perdita di peso e i cambiamenti della voce dopo il trattamento del cancro alla gola, afferma che “la prognosi sembra buona” portadaestrela.com
Dave Coulier si sta aprendo sulla battaglia per la salute dietro i notevoli cambiamenti che i fan hanno notato nel suo aspetto e nella sua voce.
IL Tutto esaurito star ha pubblicato un video sincero su Instagram
giovedì dopo che alcuni follower hanno commentato che sembrava più magro e aveva un suono diverso da come lo ricordavano.
“Ciao a tutti, sono io, Dave, e non scrivo da un po’ di tempo e l’ultima volta che l’ho fatto alcuni di voi hanno detto che ho un aspetto diverso e suono in modo diverso, ed è così”, ha detto Coulier. “E quello che stai vedendo sono gli effetti collaterali delle radiazioni estese che ho subito per il carcinoma alla gola.”
L’attore ha spiegato che il trattamento ha avuto un notevole impatto fisico. Poiché non è riuscito a mangiare cibi solidi per diversi mesi, ha detto di aver perso 45 chili. Le radiazioni hanno influenzato anche il suo modo di parlare.
“Sono mesi che non riesco a mangiare cibi solidi e quindi ho perso 45 chili, questo è quello che stai vedendo”, ha continuato. “E questo ha influito sulla mia capacità di parlare; alcuni di voi hanno detto che suono in modo diverso. Quindi avete ragione con ciò che vedete e ciò che sentite.”
Fortunatamente, Coulier aveva anche alcune notizie incoraggianti da condividere.
Dopo essersi sottoposto a recenti scansioni PET, ha affermato che “la prognosi sembra buona sia per il carcinoma alla gola che per il linfoma, quindi siamo molto soddisfatti di tutto ciò”.
Coulier ha rivelato per la prima volta nel novembre 2024 che gli era stato diagnosticato un linfoma non Hodgkin allo stadio 3. Un mese dopo, ha rivelato che i medici gli avevano diagnosticato anche un carcinoma squamoso p16 alla base della lingua. La seconda diagnosi arrivò circa un anno dopo aver completato il trattamento per il linfoma.
A febbraio è apparso Coulier Buongiorno America e ha annunciato che era in remissione dopo aver subito un intervento chirurgico per il cancro alla lingua, insieme a un trattamento aggiuntivo relativo al suo linfoma.
“È stato sicuramente un giro sulle montagne russe”, ha detto in quel momento. “Sono in remissione con entrambi i tumori. E che viaggio è stato questo.”
È un aggiornamento che fa riflettere da parte dell’amata star della sitcom, ma l’ultimo messaggio di Coulier offre il tipo di finale speranzoso che i fan speravano senza dubbio di sentire.
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Criteri Critici
Busto Arsizio: oncologia, nuovo Tomografo varesepress.info
Nuovo Tomografo PET-TC a Busto Arsizio: Innovazione nella Diagnosi Oncologica
Il 8 maggio 2026 segna un importante traguardo per la Medicina Nucleare di Busto Arsizio, con l’introduzione di un nuovo tomografo PET-TC che promette prestazioni significativamente superiori. Questa innovazione non solo migliora la qualità delle diagnosi, ma rappresenta anche un passo avanti nella lotta contro il cancro, offrendo opportunità di trattamento più efficaci per i pazienti. In questo articolo, esploreremo le caratteristiche di questo apparecchio all’avanguardia e il suo impatto sulla medicina moderna.
Caratteristiche Tecniche del Nuovo Tomografo
Il nuovo tomografo PET-TC, operativo dal 13 ottobre 2025, è stato progettato per ottimizzare le prestazioni diagnostiche. Rispetto al modello precedente, la risoluzione volumetrica delle immagini è migliorata del 60%, mentre la velocità di esecuzione degli esami è aumentata del 50%. Inoltre, una riduzione della dose di radiazioni per il paziente di circa il 30% rappresenta un significativo passo avanti in termini di sicurezza e comfort per gli utenti. Questi miglioramenti tecnici sono cruciali per garantire diagnosi più precise e tempestive.
Impatto sulla Pratica Clinica
Fino ad oggi, oltre 1300 esami sono stati eseguiti utilizzando il nuovo tomografo, coprendo diverse aree cliniche tra cui oncologia, onco-ematologia, urologia e neurologia. La soddisfazione sia degli operatori che dei pazienti è stata elevata, indicativa dell’efficacia del nuovo strumento. Come sottolinea il Direttore Generale, Daniela Bianchi, l’acquisizione della PET-TC ha consentito di garantire prestazioni ancora più performanti, migliorando la produttività e mantenendo elevati standard di qualità e sicurezza.
Investimenti e Sostenibilità
Il nuovo macchinario è stato acquistato grazie a risorse regionali, con un investimento di poco meno di 2 milioni di euro. Questo contributo è stato ben indirizzato, considerando che la combinazione della tomografia con TC di ultima generazione fornisce un quadro clinico completo. Secondo il Direttore Sanitario, Francesca Crespi, queste informazioni dettagliate sono fondamentali per comprendere la natura, lo stadio e l’evoluzione della malattia, sia durante che dopo i trattamenti.
La Medicina Nucleare di Precisione
La Medicina Nucleare di precisione gioca un ruolo cruciale nella lotta contro il cancro. Il Dr. Paolo Verga, direttore della Medicina Nucleare, afferma che l’utilizzo di strumenti all’avanguardia, come il nuovo tomografo PET-TC, è essenziale per fornire opportunità di cura per neoplasie che sono ancora considerate gravi minacce per la salute. La combinazione di tecnologie avanzate e nuovi approcci terapeutici, come la teranostica, consente di offrire un trattamento più mirato e efficace.
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
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Tumore della prostata: dagli esperti nuove prospettive per la cura personalizzata agensir.it
(Foto Gemelli)
Dallo screening “su misura” alle terapie mirate sulla biologia del tumore, fino alla biopsia liquida e ai nuovi strumenti di imaging avanzato: è la medicina di precisione a segnare il futuro della cura del carcinoma della prostata, il tumore più diffuso tra gli uomini, con oltre 40mila nuovi casi ogni anno in Italia. Le principali novità emerse dal Congresso della Società europea di Urologia (EAU 2026), svoltosi a Londra, sono state commentate da Bernardo Rocco, direttore della Uoc di Urologia della Fondazione Policlinico universitario Agostino Gemelli Irccs. “Il messaggio che emerge è chiaro: trattare in modo personalizzato i pazienti, aumentando la precisione delle scelte diagnostiche e terapeutiche lungo tutto il percorso di cura”, spiega Rocco. Tra le innovazioni più rilevanti, il progetto europeo Praise-U propone un modello di screening organizzato e basato sul rischio, articolato in più fasi – test Psa, calcolatori di rischio, risonanza magnetica e biopsia selettiva – con l’obiettivo di individuare i tumori clinicamente significativi riducendo procedure inutili e costi sanitari. Importanti anche i risultati dello studio Primary-2 sull’utilizzo della PET/CT con tracciante [68Ga] Ga-Psma-11, che nei pazienti con risonanza magnetica dubbia o negativa ha consentito di dimezzare il ricorso alle biopsie senza compromettere la diagnosi dei tumori aggressivi. Sempre più centrale inoltre il ruolo dei biomarcatori molecolari, come Brca e Pten, e della biopsia liquida (ctDNA), strumenti che consentono di orientare le cure e monitorare la risposta ai trattamenti nei pazienti con malattia avanzata. “Il futuro dell’urologia oncologica – conclude Rocco – sarà definito dalla capacità di scegliere la terapia giusta per il paziente giusto”.
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Criteri Critici
La lettera della principessa del Galles a Claudia Zanir, 33enne di Zimella, nel Veronese, commuove il web. La donna, madre di una bimba di un anno e mezzo, le aveva confidato paure e angosce dopo la diagnosi: “Ci era passata prima di me”
Una lettera piena di incoraggiamento, arrivata direttamente dalla principessa Kate Middleton, ha commosso una giovane mamma veneta che sta combattendo contro un tumore. Protagonista della storia è Claudia Zanir, 33 anni, residente a Zimella, nel Veronese, che da tempo scrive alla principessa del Galles e che, dopo la scoperta della malattia, ha deciso di raccontarle il proprio dolore e le proprie paure. La risposta di Kate Middleton non si è fatta attendere e oggi la vicenda sta facendo il giro del web dopo essere stata raccontata dal quotidiano “L’Arena”.
La lettera di Kate Middleton a Claudia Zanir
“Ti auguro il meglio rispetto alle cure che hai intrapreso: la tua positività e resilienza, nonostante le circostanze così difficili, sono davvero fonte di ispirazione”. Sono queste le parole che la principessa del Galles ha scritto a Claudia Zanir in una delle lettere ricevute dalla giovane mamma veneta. La 33enne aveva deciso di contattare Kate Middleton lo scorso agosto, poco dopo aver scoperto di avere un tumore. In realtà Claudia scrive alla principessa da anni e, come ha raccontato lei stessa, ma aveva sempre ricevuto le tradizionali cartoline istituzionali di ringraziamento da parte della Casa reale britannica. Questa volta, però, la situazione era diversa. La donna aveva bisogno di condividere la propria angoscia con qualcuno che stava vivendo una battaglia simile.
“Ci era passata prima di me”
Intervistata dal quotidiano locale, Claudia ha spiegato il motivo che l’ha spinta a scrivere ancora una volta alla futura regina. “Venero in maniera letterale la Principessa del Galles, le scrivo da tre anni e normalmente ricevo le cartoline istituzionali di ringraziamento. Quando, ad agosto, ho scoperto di avere un tumore, ho pensato di farlo di nuovo, ci era passata prima di me, anche lei da mamma”. Nelle lettere inviate a Kate Middleton, Claudia ha raccontato tutto ciò che stava vivendo, le paure legate all’intervento chirurgico, le cure, ma soprattutto l’angoscia per la sua bambina. “Le ho raccontato quello che stavo vivendo, confidato le mie preoccupazioni per l’intervento e per Teresa, la mia bimba di un anno e mezzo”, ha spiegato la 33enne. Le parole della principessa hanno avuto per lei un valore enorme, soprattutto perché arrivate da una donna che negli ultimi anni è diventata simbolo di resilienza per moltissimi pazienti oncologici.
La battaglia di Kate Middleton contro il cancro
Nel marzo 2024 Catherine, Kate aveva annunciato pubblicamente di essere malata di cancro attraverso un videomessaggio che fece il giro del mondo. La principessa spiegò di essersi sottoposta a un importante intervento chirurgico addominale e che gli esami successivi avevano evidenziato la presenza di un tumore. Kate raccontò quindi di aver iniziato una chemioterapia preventiva e di voler affrontare la malattia proteggendo il più possibile la sua famiglia e i figli George, Charlotte e Louis. Per mesi la moglie del principe William si è allontanata dagli impegni ufficiali, affrontando le cure lontano dai riflettori. Nel gennaio 2025 annunciò poi che la malattia era in remissione, tornando gradualmente alla vita pubblica.
Il sostegno della principessa ai malati oncologici
Non è la prima volta che Kate Middleton mostra vicinanza concreta ai malati di cancro. Dopo aver affrontato personalmente la malattia, la principessa ha più volte incontrato pazienti e personale sanitario, diventando un punto di riferimento per tante persone che stanno vivendo la stessa esperienza. Uno dei momenti più toccanti è stato la visita al Royal Marsden Hospital di Londra, la struttura dove era stata curata. In quell’occasione Kate si fermò a parlare con diversi pazienti sottoposti a chemioterapia, ascoltando le loro storie e ringraziando medici e infermieri per il sostegno ricevuto durante il suo percorso. Da allora, migliaia di persone hanno iniziato a scriverle lettere e messaggi, raccontandole le proprie battaglie contro il tumore. La storia di Claudia Zanir è soltanto una delle tante testimonianze del forte legame emotivo nato tra la principessa e i pazienti oncologici.
L’appello di Claudia: “Vorrei incontrarla in Italia”
Ora Claudia spera di poter vedere dal vivo la principessa del Galles durante la sua imminente visita nel nostro Paese. Kate Middleton sarà infatti in Italia mercoledì e giovedì prossimi per un viaggio ufficiale a Reggio Emilia, il primo all’estero dopo la malattia. La principessa visiterà il Centro per la prima infanzia della Royal Foundation, approfondendo il celebre “Reggio Emilia Approach”, il modello educativo conosciuto in tutto il mondo. La giovane mamma veneta sogna almeno un saluto, anche da lontano. “Se è previsto un momento pubblico io ci sarò.
A me basta stare alla transenna, anche lontano, ma vederla”, ha detto Claudia. Parole cariche di emozione, che raccontano quanto il percorso affrontato da Kate Middleton abbiatante persone costrette ogni giorno a convivere con la malattia.
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Salute: al Gemelli Art un videogioco accompagna bambini e ragazzi nel percorso di radioterapia agensir.it
(Foto Gemelli)
Un videogioco per aiutare bambini e adolescenti ad affrontare con maggiore serenità la radioterapia. Si chiama “Radiotherapy Training Game” (RTTraining Game) l’App inaugurata nei giorni scorsi al Gemelli Art (Advanced radiation therapy) del Policlinico universitario Agostino Gemelli Irccs di Roma, grazie al sostegno della Fondazione Carla Fendi. Il progetto nasce dall’esperienza clinica dell’équipe multidisciplinare del Gemelli Art, impegnata da anni nello sviluppo di un approccio psicosociale alla cura oncologica pediatrica, con l’obiettivo di migliorare la compliance terapeutica e ridurre il ricorso alla sedazione nei piccoli pazienti. Attraverso un linguaggio semplice e familiare come quello del gioco, l’App consente ai giovani pazienti di prepararsi alle procedure radioterapiche anche da casa, coinvolgendo familiari e amici e favorendo una partecipazione più consapevole al percorso di cura. “RTTraining Game rappresenta un passo importante verso una medicina sempre più centrata sul paziente e supportata da tecnologie innovative”, ha dichiarato Maria Antonietta Gambacorta, direttore del Dipartimento di diagnostica per immagini e radioterapia oncologica del Gemelli. Per Maria Teresa Venturini Fendi, presidente della Fondazione Carla Fendi, il progetto può offrire “momenti di serenità e sorrisi” ai bambini e agli adolescenti impegnati in un percorso difficile. L’iniziativa conferma il ruolo del Gemelli Art come centro di riferimento nell’innovazione in radioterapia oncologica pediatrica, con attenzione non solo agli aspetti clinici ma anche alla dimensione umana della cura.
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Aifa approva pirtobrutinib per il trattamento di pazienti adulti affetti da leucemia linfatica cronica LLC recidivante o refrattaria clicMedicina
source:PubChem NCBI NLM NIH[exp, hue, crop] L’Agenzia Italiana del Farmaco Aifa ha approvato la rimborsabilità dipirtobrutinibper il trattamento di pazienti adulti affetti daleucemia linfatica cronicaLLC recidivante o refrattaria. La decisione, pubblicata nellaGazzetta Ufficialeil 26 marzo 2026, rende il farmaco disponibile per i pazienti che sono stati precedentemente trattati con un inibitore covalente della tirosina chinasi di BrutonBTK. Nonostante i progressi terapeutici, molti pazienti con LLC vanno incontro a multiple recidive o diventano resistenti al trattamento. Pirtobrutinib rappresenta un’innovazione terapeutica significativa, in quanto agisce come inibitore di BTK non covalente ed è capace di legarsi alla proteinatargetin modo differente rispetto agli inibitori covalenti di prima e seconda generazione. “L’approvazione della rimborsabilità di pirtobrutinib rappresenta un cambio di paradigma per i pazienti con LLC che hanno già esaurito le opzioni terapeutiche standard con inibitori di BTK covalenti”, dichiara il prof. Paolo Ghia, ordinario di Oncologia Medica presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. “Grazie al suo meccanismo d’azione unico e reversibile, pirtobrutinib è in grado di superare le resistenze molecolari che si sviluppano durante i trattamenti precedenti, offrendo una nuova e concreta opportunità di controllo della malattia con un profilo di sicurezza molto gestibile.” I risultati dello studio clinico di fase 1/2Bruin, pubblicati sulNew England Journal of Medicinenel 2023, hanno dimostrato l’efficacia del farmaco in una popolazione di pazienti fortemente pretrattata, mostrando risposte cliniche durature anche in casi di prognosi sfavorevole.
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Tumore al seno, ora in alcuni casi si può curare senza chemioterapia Il Fatto Quotidiano
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Non è un futuro prossimo, ma è già realtà. Grazie alla medicina di precisione e ai test genomici, le cure per il tumore al seno stanno cambiando volto, permettendo a molte donne, affette da questa patologia, di curarsi senza affrontare la chemioterapia.
A dichiararlo è il direttore del centro integrato di senologia della Fondazione policlinico universitario Agostino Gemelli Gianluca Franceschini, ai microfoni del Fatto Quotidiano, a margine della presentazione della Race for the Cure 2026, la manifestazione per la lotta ai tumori al seno, organizzata da Komen Italia. “La sopravvivenza per i tumori della mammella è nettamente aumentata negli ultimi anni – dichiara Franceschini – siamo ormai arrivati a dei tassi di sopravvivenza del 90% a 5 anni dalla malattia. Questo è legato da un lato alla diagnosi precoce, dall’altro al perfezionamento delle cure. Tra queste la medicina di precisione che, con i test genomici, offre la possibilità di studiare i geni tumorali e permette, in alcune pazienti a rischio intermedio, di verificare se la chemioterapia può essere utile o può essere evitata”.
Sul sito del Policlinico Gemelli si legge infatti che “la medicina di precisione cambia il percorso di cura delle pazienti con tumore al seno ormono-responsivo, che rappresentano oltre il 70% di tutti i casi.” Il testo continua dicendo che “grazie ai test genomici, che analizzano l’attività di 21 geni del tumore, oggi è possibile capire chi ha davvero bisogno della chemioterapia e chi può essere curata in sicurezza con la sola ormonoterapia”.
“Fino a pochi anni fa in alcune pazienti veniva comunque eseguita la chemioterapia a scopo preventivo – conclude il professore – oggi invece, grazie alla presenza di questi test, è possibile evitarla, evitando quindi trattamenti aggressivi e migliorando la qualità di vita delle pazienti”.
Race for the Cure a Roma, l’impegno di Komen Italia: “Portiamo la prevenzione dei tumori al seno nei luoghi dimenticati di carceri e periferie. Abbiamo fatto tanto, ma non è abbastanza. Un progetto anche per le donne caregiver”
📰 Ilfattoquotidiano.it📅 2026-05-09T07:08:09Z✍️ Martina Castigliani
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Portare la prevenzione dei tumori al seno nei luoghi più difficili, perché il diritto alla salute valga per tutte le donne. È la sfida delle carovane di Komen Italia – in festa fino al 10 maggio per la Race for the Cure a Roma – che quest’anno vogliono raggiu…
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Portare la prevenzione dei tumori al seno nei luoghi più difficili, perché il diritto alla salute valga per tutte le donne. È la sfida delle carovane di Komen Italia – in festa fino al 10 maggio per la Race for the Cure a Roma – che quest’anno vogliono raggiungere anche le detenute dei penitenziari e chi vive nei quartieri di periferia delle città. Così come le donne caregiver che troppo spesso rinunciano a curarsi perché non sanno a chi lasciare i propri figli. “Vogliamo dare equità di accesso”, racconta la presidente Alba Di Leone, chirurga senologa al Gemelli Isola Tiberina, mentre passeggia tra gli stand montati al Circo Massimo per la più grande manifestazione al mondo per la lotta ai tumori al seno. “Se è complicato curarsi per una donna che ha gli strumenti, quando il tumore arriva in una situazione di disagio, è ancora più pesante gestirlo. Ci sono problemi economici, ad esempio il non poter chiedere un permesso al lavoro, ma anche culturali perché non sempre c’è la consapevolezza dell’importanza della prevenzione. E poi c’è la paura, che può colpire anche la manager che non vuole fare la mammografia. Ecco possiamo dire che la Race for the Cure è riuscita a ridurre la paura”.
A portarla in Italia nel 2000 è stato il professor Riccardo Masetti che ha fondato Komen Italia, associazione no profit – sostenuta anche dalla Fondazione il Fatto quotidiano e di cui è ambasciatrice la vicedirettrice Maddalena Oliva – e ora un’eccellenza impegnata sul campo per la salute delle donne. Ogni anno, a maggio, apre il suo “villaggio” nel cuore di Roma grazie anche a “le donne in rosa”, coloro che la malattia la stanno affrontando o l’hanno superata e ora vogliono esserci per se stesse e per le altre: “Il nostro è uno straordinario laboratorio all’aria aperta, dove si cammina, si corre o semplicemente si sta insieme”, spiega Masetti. “In 27 anni abbiamo donato 35 milioni di euro alla ricerca sul tumore al seno. Inoltre offriamo prevenzione gratuita grazie a 2mila volontari e domenica attraverseremo Roma. Ma il nostro supporto sono anche le migliaia di persone che arrivano da tutta Italia per mostrare l’importanza della prevenzione e della ricerca. Quest’anno si sono già iscritti 100mila partecipanti“. Tutti uniti da un solo obiettivo: “Arrivare prima”, aggiunge Di Leone. “Una donne su otto malata è ancora tantissimo. Abbiamo fatto tanto per la prevenzione, ma ancora non è abbastanza”.
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Portare le cure alle donne
Fondazione Komen Italia ha garantito esami diagnostici gratuiti a più di 275mila donne. Numeri altissimi di un progetto che punta ad allargarsi sempre di più. “La priorità che ci siamo dati”, dice Di Leone, “è quella di aiutare le Regioni a raggiungere gli obiettivi di copertura di screening. L’Italia ha un sistema sanitario meraviglioso, offre le mammografie gratuitamente e noi dobbiamo convincere le donne a partecipare. In provincia di Cosenza, i numeri si sono moltiplicati lavorando insieme alle aziende sanitarie e creando un’alleanza con i medici di base. È la sanità partecipata e funziona”. Una sinergia usata anche nei nuovi progetti che puntano a raggiungere le donne in condizioni di maggiore disagio. “Ad esempio”, continua, “quest’anno lanciamo a livello nazionale un progetto nato insieme alla Fondazione Severino, d’intesa con i ministeri di Salute e Giustizia, che ci permette di andare nei penitenziari femminili. È un progetto bellissimo: ho visto detenute che avevano paura e sono entrate sul camper per mano alle agenti. Noi facciamo gli esami a entrambe e creiamo anche un momento di comune vicinanza”. Così si fanno esami a chi viene curato solo nell’emergenza. “Per fare un’ecografia fuori dalle celle, c’è bisogno di almeno due agenti e per la carenza di personale è molto difficile organizzarlo. Allora andiamo noi da loro”. Lo stesso concetto vale per il progetto pensato insieme alla Caritas che permette di raggiungere le aree dove ci sono maggiori difficoltà economiche: “A ottobre, il mese della prevenzione, gireremo da Milano a Reggio Calabria e in ogni città andremo nelle periferie a intercettare donne che non fanno gli esami. Noi glieli portiamo a casa”. E proprio dal villaggio Race di Roma, parte un altro progetto rivolto invece alle donne caregiver e che poi sarà lanciato come pilota nel Lazio. “Sono le donne che si trascurano più di tutte, abituate a prendersi cura di qualcun altro e che con difficoltà pensano a se stesse. E soprattutto quando vengono chiamate non sanno a chi lasciare i loro figli. Noi le intercettiamo attraverso le associazioni e organizziamo delle giornate in cui ci sarà la possibilità di portare i ragazzi che avranno degli spazi dedicati, mentre le madri fanno gli esami”.
Le emozioni, l’accoglienza e il sostegno
La parola che usa più spesso Di Leone è “accoglienza”: di chi ha paura delle cure e chi si trova a dover affrontare la malattia. Ed è lo spirito che si respira tra gli stand del villaggio della Race for the Cure, dall’area delle visite e consulenze gratuite a quella dei campetti sportivi per i più piccoli che imparano l’importanza dello sport. Al centro, un padiglione dedicato alle emozioni dove, come prima cosa, si può vedere una simulazione di visita con i visori di realtà aumentata. “Fin dall’inizio dell’evento”, spiega la curatrice Samantha D’Affronto, “uno dei momenti importanti era il lancio dei palloncini per ricordare chi non c’è più. Ora per motivi ecologici non possiamo più farlo e allora li abbiamo messi in una stanza specchiata che li fa sembrare sospesi tra cielo e terra. E poi piano piano le emozioni sono cresciute e abbiamo creato più spazi”. Segue l’area che celebra gli abbracci e uno spazio per i messaggi lasciati da chi passa di lì sotto la scritta “ricordare”. Continua Di Leone: “Sono spazi di condivisione importanti per spiegare la malattia. C’è infatti anche una difficoltà di comunicare. Tante mi raccontano: mi sono girata e non c’era più nessuno. Si ha paura di dire la cosa sbagliata, magari non ci si sente adeguati a stare vicino e si fa la cosa peggiore, cioè ci si astiene. E invece no, anche se sbagli, l’importante è essere accanto”. Il villaggio serve anche a questo: parla a tutti, cercando di fornire un sostegno che tocca più fronti. Ci sono ad esempio, gli stand per i più piccoli: “Tante mi raccontano che hanno portato i figli alla Race for the Cure per spiegare loro che erano malate”, dice Di Leone. E qui c’è anche lo spazio per le informazioni pratiche: dagli esperti Inps per chiedere agevolazioni e aiuti, all’avvocata che fornisce supporto legale e all’esperta del garante della privacy che spiega il percorso per l’oblio oncologico dopo la guarigione.
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Scompenso cardiaco, delusione per la prima terapia a RNA: lo studio HF-REVERT non raggiunge l'obiettivo principale pharmastar.it
La prima sperimentazione randomizzata che ha valutato una terapia a RNA mirata contro i microRNA nello scompenso cardiaco non ha raggiunto l’endpoint principale, ma apre comunque una nuova strada nella ricerca cardiovascolare. I risultati dello studio HF-REVERT sono stati presentati oggi a Heart Failure 2026, il congresso annuale della Heart Failure Association della European Society of Cardiology.
Lo studio ha valutato CDR132L, un oligonucleotide antisenso progettato per bloccare il microRNA-132, molecola coinvolta nei processi di rimodellamento cardiaco patologico che si sviluppano dopo un infarto miocardico e che possono favorire la progressione verso lo scompenso cardiaco.
A livello globale oltre 55 milioni di persone convivono con lo scompenso cardiaco e i numeri sono in crescita, spinti dall’invecchiamento della popolazione, dalla maggiore sopravvivenza dopo eventi cardiovascolari acuti e dall’aumento delle comorbidità. I pazienti che hanno avuto un infarto rappresentano una delle categorie a più alto rischio di sviluppare insufficienza cardiaca.
«Nonostante i progressi terapeutici ottenuti nello scompenso cardiaco, esiste ancora un importante bisogno clinico insoddisfatto di trattamenti capaci di agire direttamente sui meccanismi fisiopatologici della malattia», ha spiegato il professor Johann Bauersachs della Hannover Medical School, principal investigator dello studio. «Il microRNA-132 è coinvolto nel rimodellamento cardiaco avverso progressivo osservato nello scompenso cardiaco. Studi precedenti avevano suggerito che CDR132L potesse migliorare la funzione cardiaca.»
HF-REVERT è uno studio di fase II randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo che ha coinvolto 280 pazienti con recente infarto miocardico, frazione di eiezione ventricolare sinistra ridotta (≤45%) e livelli elevati di NT-proBNP, biomarcatore associato allo stress cardiaco. I partecipanti hanno ricevuto CDR132L a due diversi dosaggi oppure placebo, in aggiunta alla terapia standard.
L’endpoint principale dello studio era la variazione dell’indice di volume telesistolico ventricolare sinistro (LVESVI) a sei mesi, parametro utilizzato per misurare il rimodellamento cardiaco. Sebbene tutti i gruppi abbiano mostrato un miglioramento, non sono emerse differenze statisticamente significative tra il trattamento attivo e il placebo.
Anche gli endpoint secondari, inclusi frazione di eiezione, livelli di NT-proBNP e qualità di vita, non hanno mostrato differenze significative rispetto al placebo. Tuttavia, il trattamento ha dimostrato di colpire il bersaglio biologico previsto: i livelli plasmatici di microRNA-132 si sono infatti ridotti in modo dose-dipendente nei pazienti trattati con CDR132L.
Sul fronte della sicurezza, il farmaco è risultato ben tollerato, con una frequenza di eventi avversi simile nei gruppi trattati e nel gruppo placebo. Non sono emersi segnali di sicurezza rilevanti.
Un dato considerato interessante dai ricercatori riguarda alcuni sottogruppi di pazienti a rischio più elevato – in particolare quelli con livelli più alti di NT-proBNP o con maggiore rimodellamento cardiaco – nei quali sono emersi segnali numerici favorevoli al trattamento con CDR132L.
«HF-REVERT rappresenta la prima valutazione randomizzata dell’inibizione dei microRNA nello scompenso cardiaco», ha concluso Bauersachs. «Pur non avendo mostrato differenze significative sull’endpoint principale, lo studio conferma la sicurezza dell’approccio. Le ricerche proseguono ora per capire se specifici pazienti con scompenso cardiaco cronico, come quelli con ipertrofia ventricolare sinistra, possano beneficiare di questa terapia.»
CDR132L è sviluppato da Cardior Pharmaceuticals e rappresenta uno dei primi tentativi di applicare le tecnologie RNA-based alle malattie cardiovascolari, un ambito in cui l’interesse della ricerca sta crescendo rapidamente dopo i successi ottenuti in altre aree terapeutiche.
Come funziona il farmaco
CDR132L è una terapia di nuova generazione basata su tecnologia RNA, sviluppata da Cardior Pharmaceuticals per cercare di intervenire direttamente sui meccanismi biologici che portano al progressivo deterioramento del cuore nello scompenso cardiaco.
Il farmaco appartiene alla classe degli antisense oligonucleotidi, piccole sequenze sintetiche di acidi nucleici progettate per legarsi in modo altamente selettivo a specifiche molecole di RNA. In questo caso il bersaglio è il microRNA-132 (miR-132), una piccola molecola di RNA non codificante che regola l’espressione di numerosi geni coinvolti nella funzione cardiaca.
Normalmente i microRNA agiscono come “interruttori biologici”, modulando l’attività di intere reti geniche. Nel cuore sottoposto a stress – per esempio dopo un infarto – il miR-132 tende però ad aumentare in modo patologico. Questa iperattivazione favorisce una serie di processi dannosi: ipertrofia delle cellule cardiache, fibrosi del miocardio, alterazioni della contrattilità, peggioramento del rimodellamento ventricolare e progressione verso lo scompenso cardiaco.
CDR132L è stato progettato proprio per “spegnere” questo segnale patologico. Il farmaco si lega al miR-132 impedendogli di svolgere la propria funzione biologica. In questo modo cerca di bloccare i meccanismi molecolari che portano al rimodellamento cardiaco avverso, cioè alla progressiva dilatazione e perdita di funzione del ventricolo sinistro dopo un danno ischemico.
Dal punto di vista tecnico, CDR132L è un antisense oligonucleotide ottimizzato con tecnologia LNA (Locked Nucleic Acid), modificazione chimica che aumenta stabilità, affinità per il bersaglio e durata d’azione. Il farmaco viene somministrato per via endovenosa e raggiunge il tessuto cardiaco dove riduce in modo dose-dipendente i livelli di miR-132.
L’aspetto innovativo è che, a differenza delle tradizionali terapie per lo scompenso cardiaco – che agiscono soprattutto sui sistemi neuro-ormonali e sui sintomi – CDR132L punta direttamente ai meccanismi intracellulari responsabili della progressione della malattia. Per questo viene considerato uno dei primi esempi di terapia RNA-based applicata alla cardiologia.
Negli studi preclinici su modelli animali il trattamento ha mostrato: riduzione della fibrosi cardiaca, miglioramento della funzione sistolica e diastolica, riduzione del rimodellamento ventricolare, miglioramento dei biomarcatori di scompenso.
Anche negli studi clinici iniziali il farmaco ha dimostrato di ridurre i livelli circolanti di miR-132 e biomarcatori come NT-proBNP, pur senza mostrare finora un beneficio statisticamente significativo sull’endpoint principale nello studio HF-REVERT presentato a Heart Failure 2026.
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