Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
45.2/100
Punteggio Totale
C
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✅
Criteri Critici
Tumori e trapianti di midollo, al GOM di Reggio Calabria arriva la radioterapia millimetrica VMAT calabriadirettanews.com
Il Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria raggiunge un traguardo clinico e tecnologico di assoluto rilievo per la sanità regionale e nazionale. Presso la struttura reggina sono stati completati con successo due sofisticati trattamenti di irradiazione corporea totale (Total Body Irradiation – TBI) erogati con l’innovativa tecnica VMAT (Volumetric Modulated Arc Therapy).
Questa procedura ad altissima complessità clinica, dosimetrica e organizzativa, fino ad oggi offerta soltanto in pochissimi centri d’eccellenza sul territorio nazionale, è stata applicata per la prima volta in Calabria. I due pazienti, trattati in preparazione al trapianto di midollo osseo, hanno superato brillantemente la delicata fase trapiantologica e sono stati dimessi dal Centro Trapianti Midollo Osseo.
Precisione millimetrica e tutela degli organi sani con la tecnica VMAT
Il successo dell’operazione è il frutto di un’articolata attività multidisciplinare che ha visto impegnati per diversi mesi medici radio-oncologi, fisici medici, tecnici di radiologia e infermieri. La tecnica VMAT rappresenta uno dei vertici applicativi della moderna radioterapia oncologica, grazie all’uso di un acceleratore lineare che eroga fasci di radiazioni modulati con precisione millimetrica.
Questa tecnologia permette di concentrare la massima dose sul volume tumorale, garantendo al contempo un notevole risparmio dei tessuti e degli organi sani circostanti, come polmoni, reni e cristallino. La validità e le potenzialità di sviluppo della VMAT-TBI sono attualmente al centro di studi clinici multicentrici internazionali, che vedono coinvolti i più importanti istituti di trapiantologia al mondo, tra cui il celebre City of Hope in California.
Dalla preparazione su misura al successo della terapia
In uno dei due casi clinici trattati al GOM, il livello della sfida si è ulteriormente innalzato per via della necessità di effettuare una preventiva irradiazione cranio-spinale per preparare il sistema nervoso centrale del paziente prima di procedere con l’irradiazione su tutto il corpo.
Per gestire un intervento di tale estensione e proteggere gli organi vitali, le Unità Operative di Radioterapia Oncologica e Fisica Sanitaria hanno messo in campo un rigoroso protocollo tecnologico, clinico e organizzativo. La procedura ha previsto una preparazione su misura in sala di trattamento, posizionando il paziente su un particolare lettino ruotante (tabletop) allestito con speciali materassini adagiati sulle forme del corpo. Questo sistema garantisce la completa immobilità durante l’intera durata dell’applicazione, assicurando che le radiazioni vengano somministrate con la massima accuratezza e in totale sicurezza per il paziente.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?2
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO1
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
35.6/100
Punteggio Totale
C
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❌
Criteri Critici
Sabato 26 settembre le visite gratuite per la prevenzione del tumore al seno nella casa della Comunità Comune di Albinea
Sabato 26 settembre, dalle ore 9 alle 13, nella Casa della comunità di via Papa Giovanni XXIII 16, ad Albinea, ci saranno le visite gratuite al seno organizzate dalla Lilt di Reggio all’interno del mese della prevenzione del cancro. Per essere visitate è necessaria la prenotazione contattando la farmacia comunale al numero 0522.347355. L’iniziativa è organizzata in collaborazione con Farmacia comunale e Casa della Comunità. Le visite sono gratuite, ma è gradito il contributo facoltativo di 15 euro a sostegno delle attività di prevenzione della Lilt sul territorio.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?5
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
55.9/100
Punteggio Totale
B
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✅
Criteri Critici
Tumore del pancreas, sensori intelligenti prevedono la risposta alla chemioterapia Dazebaonews
Una piattaforma sviluppata da Cnr-Nanotec, Tecnomed Puglia, Università del Salento e ASL Lecce riproduce in laboratorio il tumore del singolo paziente e ne analizza in tempo reale la sensibilità ai farmaci. I primi risultati, ottenuti su cinque pazienti, sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Small.
Un modello 3D per personalizzare le terapie
Prevedere quale chemioterapia possa risultare più efficace contro il tumore del pancreas prima di somministrarla al paziente. È l’obiettivo di una piattaforma sperimentale che combina modelli tumorali tridimensionali, sensori ottici e tecniche avanzate di imaging.
Il sistema è stato sviluppato da un gruppo di ricerca dell’Istituto di Nanotecnologia del Consiglio nazionale delle ricerche di Lecce (Cnr-Nanotec), di Tecnomed Puglia, dell’Università del Salento e della ASL Lecce.
Lo studio, pubblicato sulla rivista internazionale Small, è stato condotto su campioni tumorali prelevati da cinque pazienti sottoposti a intervento chirurgico per un tumore del pancreas. Sebbene i dati siano ancora preliminari, i risultati indicano una possibile nuova strada per la medicina oncologica di precisione.
Perché il tumore del pancreas è difficile da curare
Il tumore del pancreas è una delle neoplasie con la prognosi più sfavorevole. La diagnosi avviene spesso quando la malattia è già in fase avanzata, mentre la risposta alla chemioterapia può variare notevolmente da una persona all’altra.
Farmaci efficaci per alcuni pazienti possono avere un’azione limitata in altri, pur provocando effetti collaterali rilevanti. Disporre di un test capace di anticipare la risposta individuale permetterebbe, in prospettiva, di selezionare più rapidamente il trattamento potenzialmente migliore.
Dai tessuti dei pazienti alle “tumorsfere”
Per realizzare la piattaforma, i ricercatori hanno prelevato campioni di tessuto tumorale e li hanno dissociati fino a ottenere singole cellule. Queste sono state successivamente incapsulate in minuscole strutture tridimensionali di gel, definite “tumorsfere”.
Il modello consente di ricreare in laboratorio alcune caratteristiche del tumore originario del paziente. All’interno delle tumorsfere sono stati inseriti sensori ottici in grado di rilevare, in tempo reale e senza ulteriori prelievi, le variazioni di acidità nello spazio circostante ogni cellula.
L’acidificazione dell’ambiente extracellulare è legata al metabolismo delle cellule tumorali. Osservarne i cambiamenti durante l’esposizione ai farmaci può quindi fornire informazioni precoci sull’effetto del trattamento.
Testati i principali farmaci chemioterapici
Le tumorsfere sono state esposte a trattamenti impiegati contro il tumore del pancreas, tra cui il regime FOLFIRINOX e i principi attivi gemcitabina e paclitaxel.
«Le variazioni di acidità misurate durante il trattamento sono risultate differenti in funzione sia del paziente sia del farmaco», spiega Loretta L. del Mercato, dirigente di ricerca di Cnr-Nanotec e Tecnomed Puglia.
Secondo la ricercatrice, queste variazioni sono state associate alla risposta delle cellule tumorali, offrendo un’indicazione precoce della loro sensibilità ai diversi trattamenti.
Schema del processo di studio, dal tessuto tumorale prelevato dal paziente alla creazione delle tumorsfere con sensori ottici integrati, fino al test dei farmaci chemioterapici e al monitoraggio della risposta di ciascun paziente al trattamento. (Immagine tratta dallo studio pubblicato su Small).
Sensori ottici per osservare ogni singola cellula
La principale innovazione consiste nell’integrazione tra tessuti prelevati direttamente dai pazienti, sensing ottico e imaging microscopico.
«Minuscoli sensori ottici, osservati al microscopio in tempo reale, ci permettono di misurare cellula per cellula come il tumore di ciascun paziente, riprodotto in modelli 3D in vitro, reagisce a un farmaco in laboratorio», sottolinea Del Mercato.
Il sistema potrebbe quindi avvicinare la sperimentazione preclinica alle caratteristiche biologiche del singolo malato, superando almeno in parte i limiti dei modelli cellulari convenzionali.
Risultati coerenti in quattro pazienti su cinque
Le risposte rilevate in laboratorio sono state confrontate con l’evoluzione clinica dei pazienti coinvolti. In quattro casi su cinque, le indicazioni ottenute attraverso le tumorsfere sono risultate coerenti con l’andamento osservato durante le cure.
«Nella pratica clinica scopriamo se una terapia funziona solo dopo settimane o mesi», osserva Marcello G. Spampinato, direttore del Dipartimento di Chirurgia generale e Specialistiche della ASL Lecce. La corrispondenza emersa nello studio rappresenta, secondo Spampinato, un primo segnale incoraggiante verso trattamenti maggiormente personalizzati.
Il campione analizzato è tuttavia molto limitato. La piattaforma non costituisce ancora un test clinico validato e saranno necessari studi più ampi per verificarne accuratezza, riproducibilità e utilità nelle decisioni terapeutiche.
Il prossimo passo: ampliare la sperimentazione
La ricerca nasce dalla collaborazione tra laboratori scientifici e strutture sanitarie, coordinata attraverso Tecnomed Puglia, centro congiunto del Cnr e dell’Università del Salento dedicato alla medicina di precisione.
«Il prossimo obiettivo è validare la piattaforma su un numero più ampio di pazienti», conclude Giuseppe Gigli, direttore scientifico di Tecnomed Puglia. Lo scopo è comprendere se questo approccio possa diventare uno strumento concreto di supporto agli oncologi nella scelta delle terapie contro il tumore del pancreas e altre neoplasie particolarmente difficili da trattare.
La prospettiva è quella di una sorta di “gemello tumorale” coltivato in laboratorio, sul quale confrontare diversi farmaci prima di intervenire sul paziente. Un passaggio ancora sperimentale, ma potenzialmente importante per ridurre i tempi di valutazione e rendere la chemioterapia più mirata.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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49.3/100
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Criteri Critici
Radioterapia e trapianti di midollo: al Gom la prima Total Body Irradiation VMAT della Calabria Corriere della Calabria
il traguardo clinico
REGGIO CALABRIA Traguardo clinico e tecnologico di assoluto rilievo raggiunto dal Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria con il completamento di due sofisticati trattamenti di irradiazione corporea totale (Total Body Irradiation – TBI) con tecnica VMAT (Volumetric Modulated Arc Therapy). Una procedura innovativa e ad altissima complessità clinica, dosimetrica e tecnologica. Tale tecnica, ad oggi erogata in pochissimi centri in Italia, viene applicata per la prima volta in Calabria su due pazienti in preparazione per il trapianto di midollo osseo. Entrambi i pazienti trattati hanno superato brillantemente la delicata fase trapiantologica, concluso positivamente il ricovero presso il Centro Trapianti Midollo Osseo, e sono stati dimessi nei giorni scorsi.
Il percorso di cura ha richiesto un elevato livello di precisione nell’ambito di un’articolata attività multidisciplinare. Medici Radio Oncologi, Fisici Medici, Tecnici di Radiologia (TSRM) e Infermieri, hanno lavorato per molti mesi alla messa a punto della tecnica TBI implementata con la procedura VMAT.
La particolarità della metodica
La radioterapia con tecnica VMAT è una sofisticata tecnica radioterapica molto precisa ed accurata, efficace sul tumore e poco invasiva sui tessuti sani. Tale tecnica viene chiamata VMAT perché il trattamento viene eseguito con un acceleratore lineare, che utilizza fasci di radiazioni modulati, in grado di focalizzare con precisione millimetrica la massima dose sul volume di tessuto tumorale, con notevole risparmio degli organi sani circostanti.
La VMAT-TBI è considerata all’unanimità uno dei vertici applicativi della moderna radioterapia oncologica, con potenzialità notevoli di sviluppo futuro che si stanno testando in studi clinici multicentrici che coinvolgono alcuni dei più grandi centri di trapiantologia a livello internazionale (come il City of Hope in California).
In uno dei due casi clinici, il livello della sfida si è ulteriormente innalzato per via della necessità di preparare preventivamente il sistema nervoso centrale del paziente con un trattamento mirato (irradiazione cranio-spinale, come si può apprezzare dall’immagine 1), per poi procedere con l’irradiazione su tutto il corpo.
Riuscire a colpire con estrema precisione un bersaglio così esteso (tutto il corpo) e complesso, proteggendo allo stesso tempo gli organi sani e vitali (come polmoni, reni e cristallino), è una delle sfide più difficili della moderna Radioterapia Oncologica.
Per farcela, le Unità Operative di Radioterapia Oncologica e Fisica Sanitaria, hanno messo in campo un protocollo tecnologico, clinico e organizzativo, che si sviluppa in diverse fasi cruciali:
Preparazione “su misura”: il paziente viene preparato in sala di trattamento, su un particolare lettino ruotante (tabletop) con speciali materassini che si adattano perfettamente alla forma del corpo e garantiscono che lo stesso rimanga immobile per tutta la durata del trattamento.
Il “gemello digitale”: vengono eseguite due TAC (una dalla testa e una dai piedi). Speciali software uniscono poi queste immagini per creare un vero e proprio modello tridimensionale ad altissima risoluzione del paziente. Sulle immagini ricostruite i radio-oncologi eseguono una contornazione del bersaglio e degli organi critici, anche con l’ausilio di modelli di IA, che consentono di ottimizzare le tempistiche di esecuzione.
Calcoli al millimetro: attraverso avanzati sistemi di calcolo matematico (sistemi di piani di trattamento-TPS), i Fisici Medici “scolpiscono” la dose di radiazioni in modo virtuale. La macchina viene programmata per ruotare attorno al paziente, colpendo solo dove serve e risparmiando i tessuti sani.
Controlli di massima sicurezza: prima ancora che il paziente entri in sala, il trattamento viene eseguito “a vuoto”, con speciali sensori dosimetrici per verificare che la macchina eroghi esattamente la quantità di energia (dose di radiazione) calcolata dai sistemi di piani di trattamento.
Visione in tempo reale: al momento della terapia, la macchina esegue delle speciali radiografie tridimensionali (CBCT), per controllare la posizione esatta del paziente, con tolleranza millimetrica, validate dai Radio-oncologi e dai TSRM, prima di attivare l’irradiazione.
Questo straordinario risultato non sarebbe stato possibile senza la profonda sinergia tra le diverse Unità Operative coinvolte. Il successo della procedura è il frutto di un lavoro di squadra tra l’équipe delle Unità di Radioterapia Oncologica, Fisica Sanitaria, Terapia Intensiva Post-Operatoria (dove i pazienti sono stati ricoverati nelle giornate di trattamento), e del Centro Trapianti Midollo Osseo (CTMO). Questo traguardo – merito anche della lungimiranza della Direzione Strategica – conferma la capacità del Grande Ospedale Metropolitano di garantire terapie oncologiche ed ematologiche di alto livello, consolidando un modello in cui l’innovazione tecnologica si unisce alle competenze mediche per dare risposte concrete ai bisogni del territorio.
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Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
48.1/100
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C
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Criteri Critici
Il Gom di Reggio Calabria fa scuola: nuovo traguardo nella radioterapia ReggioToday
Un risultato che proietta la sanità calabrese tra le realtà più avanzate del paese. Il Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria ha completato con successo due procedure di irradiazione corporea totale (Total Body Irradiation - Tbi) mediante tecnica Vmat, una metodica altamente innovativa e disponibile soltanto in un numero limitato di centri italiani.
Si tratta della prima applicazione in Calabria di questa sofisticata tecnologia su pazienti candidati al trapianto di midollo osseo. Entrambi hanno superato positivamente la fase trapiantologica, concluso il ricovero presso il Centro trapianti midollo osseo e sono stati dimessi nei giorni scorsi.
Una sfida clinica tra le più complesse della radioterapia moderna
La procedura rappresenta uno dei massimi livelli di complessità nell'ambito della radioterapia oncologica. L'obiettivo è irradiare l'intero organismo con estrema precisione, garantendo al contempo la protezione degli organi vitali più delicati, come polmoni, reni e cristallino.
In uno dei due casi affrontati dal team del Gom, la difficoltà è stata ulteriormente accresciuta dalla necessità di sottoporre il paziente a un trattamento preliminare di irradiazione cranio-spinale prima di procedere con la successiva irradiazione corporea totale.
Tecnologia, precisione e intelligenza artificiale
La tecnica Vmat utilizza acceleratori lineari in grado di modulare e indirizzare i fasci di radiazioni con precisione millimetrica, concentrando la dose terapeutica sulle aree da trattare e riducendo al minimo l'esposizione dei tessuti sani.
Il percorso richiede una preparazione estremamente articolata. Ogni paziente viene posizionato su supporti personalizzati che garantiscono immobilità assoluta durante il trattamento. Successivamente vengono eseguite Tac ad alta definizione che consentono di creare un vero e proprio modello tridimensionale digitale del corpo.
Su queste immagini gli specialisti individuano il bersaglio terapeutico e gli organi da proteggere, avvalendosi anche di strumenti basati sull'intelligenza artificiale per ottimizzare la pianificazione. I fisici medici elaborano quindi complessi calcoli dosimetrici che permettono di modellare la distribuzione delle radiazioni con estrema accuratezza.
Prima dell'erogazione della terapia vengono inoltre effettuate verifiche preventive e controlli di sicurezza avanzati per garantire che ogni parametro corrisponda esattamente a quanto pianificato.
Nuovo percorso di cura
Il lavoro di squadra che porta la Calabria nel futuro
Dietro il traguardo raggiunto c'è stato un lungo lavoro multidisciplinare che ha coinvolto medici radio-oncologi, fisici sanitari, tecnici di radiologia e personale infermieristico. Fondamentale anche la collaborazione con il Centro trapianti midollo osseo e con la terapia intensiva post-operatoria, che hanno accompagnato i pazienti nelle diverse fasi del percorso di cura.
La riuscita dei due trattamenti rappresenta un importante passo avanti per la sanità regionale e consolida il ruolo del Grande Ospedale Metropolitano come punto di riferimento nell'innovazione oncologica e trapiantologica. Un risultato che dimostra come competenze professionali, ricerca tecnologica e organizzazione possano offrire ai cittadini calabresi prestazioni di altissimo livello senza la necessità di rivolgersi a strutture fuori regione.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
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Q5Le date sono chiaramente indicate?3
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Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
40.7/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Sanità, eccellenza al GOM di Reggio: prima radioterapia VMAT su trapianto di midollo WeSud
Un traguardo clinico e tecnologico di primissimo ordine proietta la sanità calabrese ai vertici nazionali della radioterapia oncologica. Presso il Grande Ospedale Metropolitano (G.O.M.) di Reggio Calabria sono stati portati a termine con successo due trattamenti di irradiazione corporea totale (Total Body Irradiation – TBI) condotti con l’innovativa tecnica VMAT (Volumetric Modulated Arc Therapy). Si tratta della prima volta in assoluto che questa complessa procedura viene eseguita in una struttura sanitaria della regione.
I due pazienti sottoposti al trattamento preparatorio al trapianto di midollo osseo hanno superato la fase critica e, completato con esito positivo il ricovero presso il Centro Trapianti Midollo Osseo, sono stati dimessi nei giorni scorsi.
Erogata in pochissimi centri d’eccellenza in Italia e oggetto di studi multicentrici internazionali nei più grandi istituti del mondo, la radioterapia con procedura VMAT-TBI rappresenta una delle frontiere più avanzate nel campo della lotta ai tumori.
Attraverso l’impiego di un acceleratore lineare guidato da modelli tridimensionali e dall’Intelligenza Artificiale, la macchina ruota attorno al paziente modulando i fasci di radiazioni. Questo consente di colpire con precisione millimetrica l’intero bersaglio tumorale corporeo, salvaguardando al contempo gli organi sani e vitali circostanti come polmoni, reni e cristallino. In uno dei due casi trattati al GOM, la sfida terapeutica si è rivelata ancora più articolata, avendo richiesto prima la preparazione mirata del sistema nervoso centrale tramite irradiazione cranio-spinale e, successivamente, l’intervento su tutto il corpo.
Il successo del protocollo ha richiesto mesi di lavoro preparatorio e una stretta integrazione multidisciplinare. I team delle Unità Operative di Radioterapia Oncologica e Fisica Sanitaria, coadiuvati dalla Terapia Intensiva Post-Operatoria e dal Centro Trapianti Midollo Osseo, hanno sviluppato un iter dettagliato: dalla creazione di un “gemello digitale” tridimensionale del paziente ottenuto tramite due TAC fusionali, ai controlli dosimetrici preventivi condotti a vuoto fino ai riscontri radiografici in tempo reale prima dell’erogazione.
Il risultato raggiunto, sottolineato con soddisfazione dalla Direzione Strategica dell’azienda ospedaliera reggina, dimostra come l’integrazione tra elevate competenze mediche e tecnologie d’avanguardia consenta di offrire sul territorio risposte terapeutiche ad alta complessità, evitando la migrazione sanitaria dei pazienti calabresi verso altre regioni.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
42.6/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Tumore del pancreas, sensori intelligenti nei tessuti per misurare l'efficacia della chemioterapia HealthDesk
Una nuova piattaforma di laboratorio in grado di riprodurre il tumore del pancreas di ciascun paziente e di misurarne la risposta ai trattamenti chemioterapici è stata sviluppata da un gruppo di ricerca italiano e pubblicata sulla rivista scientifica internazionale Small. Il progetto vede la collaborazione tra l'Istituto di Nanotecnologia del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Lecce, Tecnomed Puglia, l'Università del Salento e l'Azienda Sanitaria Locale di Lecce, offrendo nuove prospettive per la medicina di precisione in una delle neoplasie più difficili da trattare.
Nella pratica clinica, l'efficacia di una terapia si scopre solitamente solo dopo settimane o mesi di trattamento. Per superare questo limite, i ricercatori hanno prelevato campioni di tessuto tumorale da cinque pazienti operati, dissociandoli in singole cellule e incapsulandoli in minuscole sfere di gel tridimensionali, denominate "tumorsfere". All'interno di queste strutture sono stati inseriti sensori ottici avanzati, sviluppati dallo stesso team, capaci di misurare in tempo reale e senza ulteriori prelievi le variazioni di acidità nello spazio circostante a ogni singola cellula.
Le tumorsfere sono state quindi esposte ai farmaci comunemente impiegati nella pratica clinica, come il protocollo combinato FOLFIRINOX, la gemcitabina e il paclitaxel. Come spiega Loretta L. del Mercato, dirigente di ricerca dell'Istituto di Nanotecnologia del Consiglio Nazionale delle Ricerche e di Tecnomed Puglia: «Le variazioni di acidità misurate durante il trattamento sono risultate differenti, in funzione sia del paziente sia del farmaco, e sono state associate alla risposta delle cellule tumorali al trattamento, fornendo un’indicazione precoce della risposta ai farmaci».
I dati ottenuti in laboratorio sono stati confrontati con l'andamento clinico reale dei pazienti. «In questo studio le previsioni ottenute in laboratorio dalle tumorsfere sono risultate coerenti con l’andamento clinico reale in quattro pazienti su cinque, un primo segnale incoraggiante verso terapie più personalizzate», evidenzia Marcello G. Spampinato, direttore del dipartimento di chirurgia generale e specialistiche dell'Azienda Sanitaria Locale di Lecce.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
61.5/100
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Valutazione
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Criteri Critici
Leucemia linfoblastica acuta pediatrica: identificato un sottogruppo a prognosi sfavorevole e un possibile bersaglio terapeutico AboutPharma
Dopo anni di ipotesi arriva la conferma: l’alterazione del gene PAX5 è caratteristica di un sottogruppo di leucemia linfoblastica acuta (Lla) pediatrica a prognosi sfavorevole. Lo ha confermato uno studio appena pubblicato sulla rivista Blood, condotto dai ricercatori del Centro di ricerca della Fondazione Tettamanti nell’ambito di una collaborazione internazionale che riunisce centri di cura italiani, tedeschi e austriaci.
I dati ottenuti nello studio aprono inoltre una nuova possibile via terapeutica. Nel corso dello studio, infatti, i ricercatori hanno anche individuato un possibile bersaglio terapeutico.
“Le cellule leucemiche PAX5-r (cioè con il riarrangiamento del gene PAX5) producono in eccesso la proteina codificata dal gene FLT3, che ne sostiene la crescita” spiega Nicolò Peccatori, medico pediatra, dottorando presso il Centro Tettamanti e primo autore dell’articolo. “Nei modelli preclinici sviluppati in laboratorio a partire dai campioni ottenuti dai pazienti, abbiamo osservato che queste cellule sono particolarmente sensibili al gilteritinib, un farmaco che blocca l’attività di questa proteina e che è già utilizzato in clinica contro altri tipi di leucemie, sia da solo sia in combinazione con il desametasone, uno dei farmaci cardine della terapia della Lla”.
Il sottogruppo di malattia a prognosi sfavorevole
PAX5 è un gene che funziona come un interruttore nello sviluppo dei linfociti B, le cellule del sangue coinvolte in questo tipo di leucemia: ne guida la corretta maturazione e, se alterato, può favorire la trasformazione tumorale.
I ricercatori hanno osservato che il sottogruppo di pazienti in cui questo gene risulta “riarrangiato”, cioè fuso in modo anomalo con un altro gene, presentano, fin dalla diagnosi, alcune caratteristiche cliniche di rischio più marcate. Tra queste vi è in particolare una conta più elevata di globuli bianchi, rispetto agli altri bambini con Lla ma privi di questa alterazione.
Lo studio di conferma
Hanno quindi analizzato i dati di 159 bambini e adolescenti con Lla PAX5-r trattati tra il 2001 e il 2024 in Italia, Germania e Austria, concentrando le analisi di prognosi sui 96 pazienti arruolati nello studio AIEOP-BFM ALL 2017 e confrontandoli con quasi 2.000 pazienti senza questa alterazione.
Parallelamente hanno studiato il profilo biologico della malattia e valutato, in esperimenti di laboratorio su campioni derivati dai pazienti, l’efficacia di farmaci diretti contro FLT3, identificando una potenziale vulnerabilità terapeutica del sottogruppo PAX5-r.
Uno svantaggio da cancellare
Il dato più rilevante riguarda però l’andamento della malattia dopo l’inizio della terapia: i pazienti che eliminano rapidamente la malattia minima residua (Mrd), ovvero le poche cellule leucemiche ancora rilevabili con tecniche molecolari dopo le prime settimane di terapia, hanno una prognosi eccellente, del tutto sovrapponibile a quella degli altri bambini con Lla.
Chi invece, al termine dell’induzione – ovvero la prima fase della terapia, che ha l’obiettivo di eliminare la maggior parte delle cellule leucemiche – presenta ancora tracce misurabili di malattia minima residua ha un esito significativamente peggiore rispetto a bambini con lo stesso livello di Mrd, ma senza il riarrangiamento di PAX5.
Entrambi i gruppi di pazienti sono stati trattati all’interno dello stesso studio clinico e con la stessa terapia intensificata, prevista per i pazienti a maggior rischio. Si tratta di un segnale che le attuali strategie di trattamento non riescono ancora a colmare del tutto questo svantaggio.
L’andamento sfavorevole del sottogruppo PAX5
“Con i risultati di questo studio abbiamo dimostrato per la prima volta, su una casistica ampia e omogenea, l’andamento sfavorevole di questo sottogruppo” commenta Giovanni Cazzaniga responsabile dell’Unità di ricerca genetica della leucemia del Centro di ricerca Tettamanti e direttore Genetica medica dell’IRCCS San Gerardo dei Tintori.
“Il dato più utile per la pratica clinica è che la prognosi negativa riguarda solo i pazienti che, dopo l’induzione, non hanno ancora eliminato completamente la malattia residua; un’informazione che potrà aiutare a individuare precocemente i bambini nei quali intensificare il trattamento. Insieme al gruppo collaborativo internazionale ‘Ponte di Legno’, che si occupa dei sottogruppi rari di leucemia – continua l’esperto – stiamo già lavorando per estendere questa valutazione anche a pazienti trattati con protocolli diversi, per confermare la prognosi osservata e capire quali approcci terapeutici diano i risultati migliori.”
La prospettiva di una cura mirata
Grazia Fazio, autrice senior dell’articolo e ricercatrice Project Leader al Centro di ricerca Tettamanti, dove coordina la linea di ricerca sul gene PAX5, aggiunge: “FLT3 è un gene già noto in altre forme di leucemia, dove la sua alterazione favorisce la crescita delle cellule tumorali. Nella leucemia PAX5-r, pur non essendo mutato, risulta espresso in eccesso e ciò lo rende un potenziale bersaglio terapeutico”.
“Da tempo – conclude – ci stiamo occupando delle alterazioni del gene PAX5 sotto diversi aspetti. Tra gli altri, stiamo approfondendo in laboratorio come i farmaci che bloccano FLT3 possano in futuro essere usati per curare in modo più mirato ed efficace i pazienti con PAX5-r, che oggi hanno poche alternative terapeutiche specifiche”.
Lo studio è stato sostenuto da Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro e dal dottorato DIMET dell’Università di Milano-Bicocca.
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Al teatro della Pergola a Firenze l'11 settembre va in scena, in doppia replica (ore 19 e ore 21), 'Occidente Oriente' di Eugenio Nocciolini, a cura di Pier Paolo Pacini, con Beatrice Ceccherini e Sebastiano Spada. (ANSA)
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Criteri Critici
Radioterapia oncologica, al Campus Bio-Medico il nuovo acceleratore che adatta le cure in tempo reale ConfineLive
ROMA – Un trattamento radioterapico capace di adattarsi direttamente sul lettino del paziente ai cambiamenti di posizione e dimensione del tumore. È la nuova frontiera delle cure oncologiche introdotta al Policlinico Universitario Campus Bio-Medico di Roma, dove è entrato in funzione l’Adaptive Linac Ethos, acceleratore di ultima generazione che utilizza tecnologie avanzate di imaging e intelligenza artificiale.
Il nuovo macchinario è operativo presso l’Unità Operativa Complessa di Radioterapia oncologica, diretta dalla professoressa Sara Ramella, ed entra a far parte delle prestazioni assistenziali erogate in convenzione con il Servizio sanitario nazionale. La tecnologia sarà quindi a disposizione dei pazienti seguiti dalla struttura e dei cittadini di Roma, del Lazio e delle altre regioni del Centro Italia.
A differenza della radioterapia tradizionale, che si basa su un piano elaborato all’inizio del percorso e successivamente replicato nelle diverse sedute, l’Adaptive Linac Ethos verifica le condizioni anatomiche del paziente al momento dell’irradiazione. Attraverso le immagini acquisite e l’impiego dell’intelligenza artificiale, il sistema può ricalibrare in tempo reale la distribuzione della dose.
L’obiettivo è colpire la massa tumorale con una precisione ancora maggiore, tenendo conto delle variazioni che possono verificarsi nel corso della terapia, e preservare il più possibile gli organi e i tessuti sani circostanti. Tale approccio consente anche di ridurre i possibili effetti collaterali associati alle cure.
L’inaugurazione si è svolta durante l’evento “Radioterapia adattativa: la tecnologia di nuova generazione al servizio del paziente”, al quale hanno partecipato il presidente della Fondazione Policlinico Universitario Campus Bio-Medico, Carlo Tosti; l’amministratore delegato e direttore generale, Paolo Sormani; il prefetto di Roma, Lamberto Giannini, e la presidente del Municipio IX di Roma Capitale, Titti Di Salvo.
L’iniziativa si è conclusa con la benedizione impartita da don Massimo Angelelli, direttore dell’Ufficio nazionale per la Pastorale della Salute della Conferenza episcopale italiana. L’introduzione del nuovo acceleratore rafforza così l’offerta oncologica del Policlinico, mettendo una tecnologia di elevata precisione al servizio di una radioterapia sempre più personalizzata.
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Emma Bonino uscita dalla terapia intensiva, trasferita in struttura privata Spazio50
(Adnkronos) –
Emma Bonino è uscita dalla terapia intensiva dell'ospedale Santo Spirito di Roma ad è stata trasferita in una struttura privata, sulla base di quanto concordato tra il medico curante di Bonino, Claudio Santini, e i medici del Santo Spirito. La situazione resta delicata, secondo l'ultimo bollettino medico sulle condizioni della leader di +Europa. Intanto i familiari chiedono rispetto e massimo riserbo circa la struttura presso la quale è stata trasferita. Bonino, 78 anni, è arrivata nel pomeriggio del 7 settembre in codice rosso al pronto soccorso dell'ospedale e in serata è stata trasferita in via precauzionale nel reparto di terapia intensiva. Non è il primo ricovero per la leader di +Europa nella struttura, il precedente è all'inizio del 2025 dopo un malore e allora servì la terapia intensiva perché era stata riscontrata una insufficienza respiratoria. Stabilizzata, il giorno dopo fu trasferita al San Filippo Neri. L'ospedalizzazione allora durò una settimana quando l'ex ministra tornò a casa. Nella storia clinica della Bonino c'è anche un microcitoma polmonare diagnosticato nel 2015 e superato nel 2023. Nell'ottobre 2024, l'ex ministra era stata presa in carico sempre dall'ospedale del centro storico di Roma per problemi respiratori, anche in quel caso con cure intensive.
—politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
“Mia madre ha un tumore al pancreas in fase metastatica. Caro presidente Mattarella, aiuti le famiglie a sbloccare il farmaco daraxonrasib” - Quotidiano Nazionale
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“Mia madre ha un tumore al pancreas in fase metastatica. Caro presidente Mattarella, aiuti le famiglie a sbloccare il farmaco daraxonrasib” Quotidiano Nazionale
Stato-Regioni. Via libera a 3 milioni per la salute riproduttiva. Risorse anche per lo screening polmonare e nuove linee guida sulla sicurezza alimentare e veterinaria - Quotidiano Sanità
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Criteri Critici
Stato-Regioni. Via libera a 3 milioni per la salute riproduttiva. Risorse anche per lo screening polmonare e nuove linee guida sulla sicurezza alimentare e veterinaria Quotidiano Sanità
Salute riproduttiva femminile, screening del tumore del polmone e riorganizzazione dei controlli in materia di sicurezza alimentare e sanità pubblica veterinaria.
Sono tre dei provvedimenti approvati oggi dalla Conferenza Stato-Regioni. Sul fronte della prevenzione, arrivano il via libera ai 3 milioni di euro per il biennio 2026-2027 destinati alla campagna nazionale sulla salute riproduttiva femminile e l’intesa sulle risorse per la Rete italiana screening polmonare (Risp), pari a 1,2 milioni nel triennio 2025-2027. Sancito inoltre l’Accordo sulle nuove Linee guida per il funzionamento delle autorità sanitarie competenti in materia di sicurezza degli alimenti e sanità pubblica veterinaria.
Salute riproduttiva. Via libera a 3 milioni per la campagna su prevenzione e riserva ovarica
Via libera dalla Conferenza Stato-Regioni allo stanziamento di 3 milioni di euro per il biennio 2026-2027 destinato alla campagna nazionale di informazione e sensibilizzazione sulla salute riproduttiva femminile lanciata nei giorni scorsi dal Ministero della Salute. L’iniziativa punta a promuovere la prevenzione, diffondere informazioni corrette sulla salute riproduttiva e far conoscere il significato della riserva ovarica e le finalità dei relativi test. Il Piemonte è stato individuato come Regione capofila, con il compito di coordinare l’attività complessiva sul territorio, contemperando i messaggi di prevenzione con le sensibilità culturali e le realtà sanitarie locali.
Le risorse previste ammontano a 1,5 milioni di euro l’anno: complessivamente un milione finanzierà le attività territoriali coordinate dalla Regione capofila, mentre 2 milioni saranno destinati alla collaborazione con la Rai per la diffusione della campagna a livello nazionale.
La campagna sarà rivolta all’intera popolazione femminile residente in Italia, con particolare attenzione alle fasce più giovani, per favorire una maggiore consapevolezza sulla salute riproduttiva e sui comportamenti e gli stili di vita che possono contribuire alla tutela della fertilità. Tra i destinatari indiretti figurano studenti, famiglie, comunità educative e scolastiche e operatori sanitari e sociosanitari.
I contenuti saranno definiti attraverso un Comitato scientifico paritetico e un Comitato di redazione, entrambi composti da sei membri, mentre la diffusione avverrà attraverso le iniziative territoriali e la collaborazione con la Rai, anche con la partecipazione di esperti scientifici e istituzionali a programmi televisivi e radiofonici
Intesa raggiunta sullo schema di decreto del Ministro della Salute, di concerto con il Mef, che definisce criteri e modalità di riparto delle risorse destinate alla Rete italiana screening polmonare (Risp), aggiorna l’elenco dei centri che ne fanno parte e conferma l’Int-Irccs quale coordinatore della rete.
Il provvedimento punta a garantire la prosecuzione dei programmi di prevenzione e monitoraggio del tumore del polmone, assicurando il più ampio livello di copertura sul territorio nazionale. Le risorse, previste dalla legge di Bilancio 2025, ammontano complessivamente a 1,2 milioni di euro nel triennio 2025-2027: 200mila euro per il 2025, 400mila per il 2026 e 600mila per il 2027.
I 200mila euro relativi al 2025 restano nella disponibilità dell’Int-Irccs per attività di miglioramento e verifica della qualità e completezza dei dati raccolti, mentre il milione di euro previsto per il biennio 2026-2027 viene ripartito tra Regioni e Province autonome e destinato ai centri della Risp per la prosecuzione delle attività di prevenzione e monitoraggio.
Il provvedimento fissa una serie di scadenze per il monitoraggio delle attività. Entro il 30 novembre 2026 l’Int-Irccs dovrà trasmettere al Ministero della Salute una relazione illustrativa sul primo periodo di attività del programma di prevenzione e monitoraggio del tumore del polmone; entro il 31 ottobre 2027 dovrà presentare la relazione relativa al secondo periodo di attività, valutando lo stato di avanzamento del programma, mentre entro il 30 novembre 2028 dovrà trasmettere la relazione finale sulle attività realizzate
La Conferenza Stato-Regioni ha poi sancito l’Accordo sulle nuove Linee guida per il funzionamento e il miglioramento delle attività delle autorità sanitarie competenti in materia di sicurezza degli alimenti e sanità pubblica veterinaria. Il documento aggiorna l’Accordo del 2013 alla luce del Regolamento Ue 2017/625 e punta ad armonizzare organizzazione, controlli e sistemi di verifica su tutto il territorio nazionale.
Le Regioni e le Province autonome dovranno recepire le Linee guida con propri provvedimenti, mentre Ministero, Regioni, Province autonome e Asl dovranno adottarne le indicazioni e verificare periodicamente la propria adeguatezza. Il recepimento costituisce un adempimento ai fini della verifica da parte del Comitato Lea.
Particolare attenzione è riservata all’organizzazione regionale: Regioni e Province autonome dovranno assicurare una catena di comando organica, con articolazioni dirigenziali esclusivamente dedicate e personale adeguatamente formato ed esperto. Al primo aggiornamento utile dovrà essere adeguato anche il Piano triennale dei fabbisogni di personale, individuando numero e profili professionali necessari.
Le Linee guida fissano inoltre criteri comuni per controlli ufficiali, formazione del personale, audit e valutazione dell’efficacia del sistema, oltre a criteri organizzativi e indirizzi per la valutazione del fabbisogno di personale delle Autorità competenti regionali.
L’attuazione dell’Accordo dovrà avvenire senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, utilizzando le risorse già disponibili.
Tumore al pancreas: i sensori smart misurano la risposta alla chemioterapia. Lo studio del Cnr-Nanotec di Lecce e Università del Salento - La Gazzetta del Mezzogiorno
📰 La Gazzetta del Mezzogiorno📅 2026-09-10T12:05:16
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Tumore al pancreas: i sensori smart misurano la risposta alla chemioterapia. Lo studio del Cnr-Nanotec di Lecce e Università del Salento La Gazzetta del Mezzogiorno
Minuscoli sensori ottici permettono di misurare cellula per cellula come il tumore di ciascun paziente reagisce a un determinato farmaco, comprendendo subuito - invece che dopo settimane o mesi - la sua potenziale efficacia. La piattaforma innovativa è stata sperimentata su un campione di pazienti operati per tumore del pancreas grazie a uno studio condotto da un team di ricerca dell’Istituto di Nanotecnologia del Consiglio nazionale delle ricerche di Lecce (Cnr-Nanotec), Tecnomed Puglia, Università del Salento e Asl Lecce.
Il tumore del pancreas è tra le neoplasie più difficili: la sopravvivenza a cinque anni resta molto bassa e la risposta ai farmaci varia molto da paziente a paziente, anche a fronte di effetti collaterali importanti. Individuare precocemente la terapia più efficace per ciascuno rappresenta quindi una delle principali sfide della medicina di precisione. Di qui lo studio, pubblicato sulla rivista Small, che ha previsto il prelievo di campioni di tessuto tumorale di cinque pazienti, successivamente dissociati in singole cellule e incapsulate in minuscole sfere di gel tridimensionali, le cosiddette «tumorsfere», insieme a sensori ottici capaci di misurare in tempo reale le variazioni di acidità nello spazio intorno a ogni singola cellula. «Le tumorsfere sono state quindi esposte a tre diversi farmaci utilizzati nel trattamento del tumore del pancreas», spiega Loretta L. del Mercato, dirigente di Ricerca di Cnr-Nanotec e di Tecnomed Puglia.
«Le variazioni di acidità misurate durante il trattamento sono risultate differenti, in funzione sia del paziente sia del farmaco, e sono state associate alla risposta delle cellule tumorali al trattamento, fornendo un’indicazione precoce della risposta», aggiungedel Mercato. Questo è «un primo segnale incoraggiante verso terapie più personalizzate», precisa Marcello G. Spampinato, direttore del Dipartimento di Chirurgia generale della Asl Lecce.