📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Cancro, in Italia 72mila decessi l’anno potrebbero essere scongiurati. Al via una nuova strategia di prevenzione insalutenews.it
Prof.ssa Rossana Berardi
Roma, 11 maggio 2026 – In Italia fino al 45% di tutti i decessi per cancro potrebbero essere evitati. Bisogna intervenire su fattori di rischio modificabili come il fumo, l’abuso di alcol, il grave eccesso di peso, l’alimentazione scorretta, la sedentarietà e anche l’esposizione ad alcune sostanze nocive. Sono oltre 72mila i decessi ogni anno potenzialmente evitabili promuovendo stili di vita corretti e programmi periodici di controllo.
Per raggiungere questo obiettivo, l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) e Tennis & Friends – Salute e Sport siglano un nuovo protocollo di collaborazione. Per i prossimi due anni promuoveranno insieme iniziative rivolte ai cittadini di tutte le fasce d’età per sensibilizzare sull’importanza della prevenzione primaria, secondaria e terziaria del cancro. Saranno inoltre avviati progetti dedicati alla ricerca oncologica nell’ambito della prevenzione e della diagnosi precoce.
L’accordo unisce le competenze scientifiche degli oncologi AIOM all’esperienza maturata da Tennis & Friends – Salute e Sport nelle campagne di prevenzione e promozione della salute rivolte alla popolazione. La firma dell’intesa è avvenuta a Roma, in Piazza del Popolo, in occasione degli Internazionali BNL d’Italia, durante la seconda giornata dell’evento Tennis & Friends – Salute e Sport.
La prima iniziativa prevista nell’ambito del protocollo è stata la diffusione, durante le due giornate di Tennis & Friends – Salute e Sport in Piazza del Popolo, di survey dedicate a uomini e donne, finalizzate a raccogliere dati sui livelli di consapevolezza della popolazione rispetto alla prevenzione oncologica, agli screening e agli stili di vita. Le informazioni raccolte contribuiranno allo sviluppo di future attività di sensibilizzazione e ricerca.
“Nel nostro Paese il numero di persone che vivono con una diagnosi di cancro continua a crescere anche a causa dell’invecchiamento generale della popolazione – sottolinea Rossana Berardi, Presidente Eletto AIOM – Nel 2010 i pazienti erano poco più di 2,6 milioni mentre oggi ammontano a oltre 3,7 milioni. Dalla metà degli anni ’90 abbiamo assistito a una progressiva riduzione dei tassi di mortalità, soprattutto per neoplasie molto diffuse come il tumore della prostata e della mammella. Per altre forme di cancro i miglioramenti sono stati più contenuti, anche se la ricerca ha comunque prodotto risultati importanti. Registriamo però un incremento dei casi annuali in tutta Europa e i tumori solidi rappresentano ancora la seconda causa di morte in Italia”.
“L’innovazione e la crescente personalizzazione dei trattamenti stanno migliorando in modo significativo le terapie oncologiche. La diffusione degli screening resta però insufficiente: il programma mammografico raggiunge il 56% della popolazione interessata, con importanti differenze territoriali, mentre per lo screening del tumore della cervice uterina e di quello colon-rettale i tassi di adesione si fermano rispettivamente al 39% e al 38%. Rimangono inoltre troppo diffusi comportamenti scorretti come il fumo, che interessa un adulto su quattro. A questo si aggiunge la sedentarietà, che rappresenta un ulteriore fattore di rischio modificabile: promuovere uno stile di vita attivo e sensibilizzare sull’importanza dell’attività fisica regolare significa investire concretamente nella prevenzione oncologica e nel miglioramento della qualità di vita dei cittadini. Rafforzare la prevenzione primaria e promuovere diagnosi sempre più precoci significa ridurre l’incidenza della malattia e migliorare le prospettive di cura. È con questo obiettivo che abbiamo deciso di proseguire e rafforzare la collaborazione con gli amici di Tennis & Friends – Salute e Sport”, aggiunge la prof.ssa Berardi.
“I trattamenti anticancro, la riabilitazione dei pazienti e, più in generale, l’assistenza a chi affronta un tumore rappresentano sfide sempre più rilevanti per il nostro Servizio sanitario nazionale – aggiunge Giorgio Meneschincheri, ideatore e Presidente di Tennis & Friends – Salute e Sport, medico specialista in Medicina preventiva al Policlinico Gemelli – Il cancro ha un impatto crescente in quasi tutti i Paesi occidentali e solo in Italia le nuove diagnosi annuali superano i 395mila casi. Molti di questi potrebbero essere evitati intervenendo in modo efficace sui numerosi fattori di rischio individuali e collettivi. Tennis & Friends – Salute e Sport lavora da sempre per diffondere corretti stili di vita e favorire le diagnosi precoci delle principali malattie. Attraverso queste azioni possiamo contribuire concretamente al miglioramento del benessere collettivo. Tuttavia, l’educazione sanitaria e la promozione della salute devono essere rafforzate al più presto su tutto il territorio nazionale, come dimostrano i dati ancora poco confortanti sulla prevenzione oncologica. Siamo molto contenti e orgogliosi di poter collaborare con la Società Scientifica che rappresenta gli oncologi italiani. Nel prossimo biennio prenderanno il via progetti innovativi pensati per raggiungere il maggior numero possibile di cittadini. Avvieremo inoltre collaborazioni con istituzioni sanitarie, enti pubblici, associazioni di pazienti e stakeholder, per ampliare l’impatto delle iniziative su tutto il territorio nazionale”.
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
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Criteri Critici
Torino: Pomeriggi della prevenzione e della salute - Screening del tumore del polmone corrieredisaluzzo.it
Lunedì 11 maggio, dalle ore 16,20 alle 18,30, nell'ambito de “I lunedì pomeriggio della prevenzione e della salute” a Torino (Aula Darwin del Centro di Biotecnologie Molecolari dell'Università di Torino, via Nizza 52), si terrà un incontro dedicato a "Screening e prevenzione del tumore del polmone - un nuovo modo di pensare alla medicina". L’incontro, ad ingresso libero fino ad esaurimento posti, vedrà relazionare la Prof.ssa Tiziana Vavalà, medico specialista in Oncologia e il dott. Roberto Laudati, medico specialista in Ematologia, noto alle cronache anche per aver dimostrato personalmente che “il cancro si batte anche con lo sport”.
L'evento è organizzato dall'Associazione "Più Vita in Salute" in collaborazione con Centro Scienza onlus ed è fortemente sostenuto anche dalla sezione territoriale della fondazione piemontese per la Ricerca sul cancro.
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Criteri Critici
Tumori, trattamento delle metastasi epatiche: nuova tecnica in sperimentazione allo IEO MeteoWeb
Una nuova possibile frontiera nel trattamento dei tumori metastatici con prevalente interessamento del fegato arriva dall’Istituto Europeo di Oncologia, dove sono stati appena avviati 2 studi clinici internazionali su una strategia terapeutica innovativa per pazienti affetti, in particolare, da carcinoma del colon-retto e carcinoma della mammella. Al centro della ricerca vi è la perfusione epatica percutanea (PHP) con Melfalan, una tecnica di interventistica oncologica avanzata che consente di veicolare elevate dosi di chemioterapia direttamente al fegato, riducendo al contempo l’esposizione dell’intero organismo grazie a un sistema di filtrazione extracorporea del sangue.
La procedura, eseguita in sala angiografica, rappresenta uno degli ambiti più sofisticati della moderna oncologia interventistica e richiede una stretta collaborazione multidisciplinare. Il trattamento viene infatti gestito da équipe integrate composte da radiologi interventisti, anestesisti, perfusionisti, oncologi, farmacisti e infermieri altamente specializzati, con una fase di pianificazione clinica condivisa considerata essenziale per la selezione dei pazienti e la sicurezza della procedura.
IEO ha avuto un ruolo pionieristico nello sviluppo di questa tecnica in Europa, contribuendo alle prime esperienze cliniche. Oggi la PHP con Melfalan è già una realtà terapeutica consolidata nel trattamento delle metastasi epatiche da melanoma uveale in pazienti selezionati e potrebbe ora estendere il proprio potenziale anche ad altre neoplasie con predominante localizzazione al fegato, come appunto il carcinoma del colon-retto e quello della mammella.
Nel dettaglio, lo studio sul tumore del colon-retto è coordinato dalla Maria Giulia Zampino, medico con incarico di alta specializzazione nella Divisione di Oncologia Medica Gastrointestinale e Tumori Neuroendocrini. La sperimentazione sul carcinoma mammario è invece guidata dalla Elisabetta Munzone, direttrice dell’Unità di Ricerca in Senologia Medica. Entrambi i progetti sono condotti in stretta collaborazione con il team della Radiologia Interventistica diretto dal Franco Orsi, sottolineando ancora una volta il ruolo centrale dell’integrazione tra competenze diverse nello sviluppo delle terapie oncologiche più avanzate.
“Per i pazienti con carcinoma del colon-retto metastatico, la malattia epatica rappresenta frequentemente il principale fattore che condiziona la prognosi. Un approccio loco-regionale come la PHP può contribuire a migliorare il controllo della malattia nella fase avanzata, quando le opzioni terapeutiche disponibili sono spesso limitate”, dichiara la Dr.ssa Zampino.
“Nel carcinoma della mammella metastatico, questo approccio rappresenta una sfida ancora più complessa”, sottolinea la Dr.ssa Munzone. “La malattia è spesso biologicamente eterogenea e non sempre confinata al fegato; tuttavia, nei casi selezionati con coinvolgimento epatico predominante e progressione dopo terapie sistemiche, strategie mirate al fegato potrebbero offrire nuove opportunità terapeutiche”.
“Questo studio rappresenta un esempio concreto di medicina multidisciplinare avanzata. La possibilità di trattare selettivamente il fegato con alte dosi di chemioterapia è resa possibile dalla selezione accurata dei pazienti e dall’expertise dei radiologi interventisti, che sono parte integrante del percorso terapeutico e non un semplice supporto tecnico. L’Interventistica Oncologica sta assumendo un ruolo sempre più rilevante anche in tumori tradizionalmente gestiti con terapie sistemiche”, aggiunge il Dr Orsi.
Gli studi fanno parte di un network internazionale di centri altamente specializzati negli Stati Uniti e in Europa e prevedono ciascuno l’arruolamento di circa 90 pazienti. IEO è l’unico centro italiano partecipante, a conferma del suo ruolo centrale nella ricerca clinica oncologica e nello sviluppo di terapie innovative integrate tra oncologia medica e radiologia interventistica.
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Criteri Critici
Tumore prostata: il nuovo test che rivoluziona la prevenzione Microbiologia Italia
Il tumore alla prostata è una delle neoplasie più diffuse negli uomini, soprattutto dopo i 50 anni. Negli ultimi anni la ricerca scientifica ha sviluppato nuovi strumenti diagnostici sempre più precisi, con l’obiettivo di migliorare la prevenzione e ridurre diagnosi tardive o trattamenti non necessari. Tra le innovazioni più promettenti ci sono i nuovi test molecolari e biomarcatori che potrebbero affiancare o migliorare gli esami tradizionali come il PSA. Tumore prostata: il nuovo test che rivoluziona la prevenzione sta infatti attirando l’attenzione degli esperti grazie al suo potenziale innovativo. Questi strumenti puntano a identificare in modo più accurato i tumori aggressivi e distinguere le forme meno pericolose. In questo articolo scoprirai come funziona il nuovo test per il tumore alla prostata, quali vantaggi potrebbe offrire e perché la prevenzione resta fondamentale per la salute maschile.
Introduzione
Il tumore della prostata rappresenta una delle principali forme di cancro maschile nel mondo occidentale. In molti casi cresce lentamente e può rimanere asintomatico per anni, mentre in altre situazioni può diventare più aggressivo.
Per questo la diagnosi precoce gioca un ruolo centrale nella prevenzione e nella gestione della malattia. Negli ultimi decenni il dosaggio del PSA ha rappresentato uno degli strumenti principali di screening, ma presenta alcuni limiti legati alla specificità.
Oggi la ricerca sta sviluppando nuovi approcci diagnostici più avanzati per migliorare accuratezza e personalizzazione della prevenzione.
Cos’è il tumore della prostata
Una neoplasia molto frequente
Il tumore alla prostata interessa la ghiandola prostatica, parte dell’apparato riproduttivo maschile.
Più comune dopo i 50 anni
L’età rappresenta uno dei principali fattori di rischio.
Dove si trova la prostata
Una piccola ghiandola maschile
La prostata si trova sotto la vescica e circonda parte dell’uretra.
Funzione principale
Produce parte del liquido seminale.
Fattori di rischio del tumore prostatico
Età
Il rischio aumenta progressivamente con l’invecchiamento.
Familiarità
Avere parenti con tumore della prostata aumenta probabilità di sviluppare la malattia.
Stile di vita
Anche obesità, sedentarietà e alimentazione possono influenzare il rischio.
Sintomi da non sottovalutare
Nelle fasi iniziali spesso assenti
Molti tumori prostatici non provocano sintomi evidenti all’inizio.
Possibili segnali
Tra quelli più frequenti troviamo:
difficoltà urinarie
flusso debole
sangue nelle urine
necessità frequente di urinare
Il PSA: il test più conosciuto
Antigene prostatico specifico
Il PSA è una proteina prodotta dalla prostata e misurabile nel sangue.
Un esame utile ma non perfetto
Valori elevati non indicano sempre presenza di tumore.
Limiti del PSA
Falsi positivi
Anche infiammazioni o ingrossamento benigno possono aumentare il PSA.
Rischio di sovradiagnosi
Alcuni tumori individuati potrebbero crescere molto lentamente senza diventare pericolosi.
Il nuovo test per il tumore della prostata
Biomarcatori più specifici
I nuovi test cercano molecole o segnali biologici più precisi rispetto al PSA tradizionale.
Obiettivo della ricerca
Migliorare identificazione dei tumori realmente aggressivi.
Test genetici e molecolari
Analisi avanzate
Alcuni nuovi esami valutano:
DNA tumorale
RNA
biomarcatori specifici
alterazioni genetiche
Medicina personalizzata
Questi strumenti puntano a rendere la prevenzione più mirata.
Risonanza magnetica multiparametrica
Una tecnologia sempre più importante
La risonanza magnetica prostatica migliora capacità di individuare lesioni sospette.
Riduzione delle biopsie inutili
Può aiutare a selezionare meglio i pazienti che necessitano approfondimenti.
Vantaggi dei nuovi test
Maggiore precisione
I nuovi strumenti potrebbero migliorare accuratezza diagnostica.
Diagnosi più personalizzata
Permettono di valutare meglio aggressività del tumore.
Minore rischio di trattamenti inutili
Distinguere forme lente da quelle aggressive è uno degli obiettivi principali.
Chi dovrebbe fare controlli prostatici
Uomini sopra i 50 anni
La prevenzione diventa più importante con l’età.
Familiarità positiva
Chi ha parenti con tumore alla prostata dovrebbe discutere controlli più precoci con il medico.
Alimentazione e salute prostatica
Dieta equilibrata
Alcuni studi suggeriscono che uno stile alimentare sano possa favorire benessere generale della prostata.
Alimenti consigliati
Tra quelli più studiati troviamo:
pomodoro
pesce
verdure
olio extravergine
Attività fisica e prevenzione
Movimento regolare
L’attività fisica aiuta salute metabolica e cardiovascolare.
Benefici generali
Uno stile di vita attivo contribuisce al benessere maschile globale.
Obesità e rischio tumorale
Infiammazione e metabolismo
Il sovrappeso è associato a diversi problemi di salute, inclusi alcuni tumori.
Controllo del peso
Mantenere peso equilibrato favorisce prevenzione generale.
Fumo e salute prostatica
Effetti negativi
Il fumo è associato a numerose patologie croniche e tumorali.
Benefici della cessazione
Smettere di fumare migliora salute generale e cardiovascolare.
Screening: vantaggi e limiti
Importanza della personalizzazione
La decisione di effettuare screening dovrebbe essere valutata insieme al medico.
Nessun approccio unico per tutti
Età, familiarità e condizioni generali influenzano strategie preventive.
Errori da evitare
Ignorare i controlli
Molti uomini rimandano visite e prevenzione.
Pensare che il PSA basti sempre
La prevenzione moderna utilizza approcci sempre più integrati.
Trascurare stile di vita
Alimentazione e movimento restano fondamentali.
Benefici della diagnosi precoce
Maggiori possibilità terapeutiche
Individuare precocemente il tumore prostatico migliora gestione clinica.
Trattamenti più mirati
La medicina personalizzata punta a ridurre trattamenti eccessivi.
Migliore qualità della vita
La prevenzione può favorire interventi più efficaci e meno invasivi.
Quando rivolgersi al medico
Sintomi urinari persistenti
È importante parlare con uno specialista in presenza di alterazioni urinarie.
Familiarità o dubbi
Anche senza sintomi può essere utile una valutazione preventiva.
Conclusioni
Il nuovo test per il tumore alla prostata rappresenta una delle innovazioni più promettenti nella prevenzione oncologica maschile. Grazie a biomarcatori più specifici e tecnologie diagnostiche avanzate, la medicina punta a migliorare la capacità di distinguere i tumori aggressivi dalle forme meno pericolose.
Nonostante i progressi scientifici, prevenzione, controlli periodici e attenzione ai fattori di rischio restano fondamentali. Parlare con il medico e adottare uno stile di vita sano rappresentano strumenti essenziali per proteggere la salute prostatica nel lungo periodo.
Domande Frequenti
Chi dovrebbe controllare la prostata regolarmente?
Gli uomini sopra i 50 anni dovrebbero discutere con il medico la prevenzione del tumore alla prostata.
Consiglio: non rimandare i controlli preventivi.
Cosa misura il PSA?
Il PSA è una proteina prodotta dalla prostata e misurabile nel sangue.
Consiglio: interpretare sempre il valore insieme al medico.
Quando iniziare i controlli prostatici?
La prevenzione diventa più importante con l’avanzare dell’età o in presenza di familiarità.
Consiglio: valutare controlli precoci se presenti casi familiari.
Come migliorano i nuovi test diagnostici?
I nuovi test cercano biomarcatori più specifici per identificare tumori aggressivi.
Consiglio: informarsi sulle nuove opzioni diagnostiche disponibili.
Dove si sviluppa il tumore della prostata?
Il tumore interessa la ghiandola prostatica situata sotto la vescica.
Consiglio: prestare attenzione a eventuali sintomi urinari persistenti.
Perché il nuovo test è considerato rivoluzionario?
Potrebbe migliorare precisione diagnostica e ridurre biopsie o trattamenti inutili.
Consiglio: associare sempre prevenzione e stile di vita sano.
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Fonti
Crediti fotografici
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Criteri Critici
Tumore del colon-retto: 5 strategie per ridurre il rischio e l’importanza dello screening Okmedicina
Epidemiologia, prevenzione primaria e programmi nazionali:
tutto ciò che ogni cittadino dovrebbe sapere
Il peso epidemiologico del tumore del colon-retto in Italia
Il tumore del colon-retto (CRC) rappresenta una delle neoplasie più frequenti e più letali nel nostro Paese. Secondo i dati riportati ne I Numeri del Cancro in Italia 2025, nel 2024 sono state stimate circa 48.706 nuove diagnosi (27.473 uomini e 21.233 donne), confermando il CRC come terza neoplasia negli uomini e seconda nelle donne. In termini di mortalità, il colon-retto si colloca al secondo posto: nel 2022 erano attribuibili a questa patologia circa 24.200 decessi. La sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi è pari al 65–66%, ma sale al 92% circa quando il tumore viene diagnosticato in stadio precoce.
A livello globale, nel 2020 si sono registrati oltre 1,9 milioni di nuovi casi e quasi 900.000 decessi per CRC (Globocan 2020). Dati recenti pubblicati su The Lancet Oncology (gennaio 2025) segnalano un aumento preoccupante dell’incidenza nelle fasce di età più giovani (early-onset CRC, EOCRC), con incrementi documentati in 27 Paesi su 50, comprese aree dell’America Latina, dell’Asia e dell’Europa orientale. Le persone nate tra il 1981 e il 1996 presenterebbero un rischio doppio rispetto a quelle nate nel 1950.
È fondamentale ricordare, tuttavia, che il CRC è tra le neoplasie più prevenibili: si stima che circa il 90% dei casi possa essere prevenuto o trattato con successo grazie alla combinazione di stili di vita sani e screening sistematico.
5 strategie per ridurre il rischio di tumore del colon-retto
Le evidenze scientifiche accumulate negli ultimi decenni identificano chiaramente i principali fattori di rischio modificabili e le strategie di prevenzione primaria efficaci. Le principali linee guida internazionali — tra cui quelle del World Cancer Research Fund/American Institute for Cancer Research (WCRF/AICR) e dell’American Cancer Society (ACS) — convergono su cinque aree chiave.
Adottare un’alimentazione sana e bilanciata
La dieta è il fattore modificabile più studiato nella genesi del CRC. Le evidenze classificate come “convincenti” dal WCRF indicano:
fattore di rischio certo. Un consumo elevato di carni rosse (manzo, maiale, agnello) è considerato causa probabile di CRC; le carni lavorate (insaccati, salsicce, wurstel) sono classificate come causa convincente. Ogni 100 g/giorno di carne rossa aggiuntiva corrisponde a un incremento del rischio di circa il 17%.
l’apporto di fibre da cereali integrali, legumi, frutta e verdura è associato a una riduzione significativa del rischio, attraverso la riduzione del tempo di transito intestinale, la produzione di acidi grassi a catena corta (butirrato) e la modulazione del microbioma.
un’analisi sistematica pubblicata sull’American Journal of Clinical Nutrition (Chu et al., 2025) ha confermato che i pattern dietetici di tipo mediterraneo, nordico e DASH sono associati a una riduzione del rischio di CRC rispetto ai pattern occidentali, ricchi di alimenti trasformati, grassi saturi e zuccheri semplici.
il consumo eccessivo di alcol costituisce un fattore di rischio indipendente e dose-dipendente. Limitarne l’uso o evitarlo del tutto riduce concretamente il rischio.
alcuni studi suggeriscono un effetto protettivo del calcio alimentare, probabilmente attraverso la riduzione della proliferazione cellulare della mucosa colica.
Mantenere un peso corporeo sano ed essere fisicamente attivi
L’eccesso ponderale — sia il sovrappeso che l’obesità — è una causa “convincente” di CRC secondo il WCRF, con un’associazione più forte negli uomini che nelle donne. I meccanismi includono l’ipersecrezione di insulina e IGF-1, l’infiammazione cronica di basso grado, le alterazioni del microbioma e gli squilibri ormonali.
L’attività fisica, di converso, esercita un effetto protettivo indipendente dal peso corporeo, con una riduzione del rischio di incidenza stimata tra il 30% e il 50% negli individui più attivi rispetto ai sedentari. Anche livelli moderati di attività fisica occupazionale, domestica, ricreativa o sportiva sono efficaci. Lo stile di vita sedentario, anche in assenza di obesità, si associa a valori elevati di glicemia e insulino-resistenza, promuovendo la carcinogenesi colorettale.
Non fumare e ridurre al minimo l’esposizione al fumo
Il fumo di sigaretta è un fattore di rischio accertato per il CRC: fumatori attuali ed ex-fumatori presentano un’incidenza maggiore rispettivamente del 17–25% rispetto ai non fumatori. I carcinogeni inalati (idrocarburi policiclici aromatici, amine eterocicliche, nitrosamine, benzene) inducono mutazioni nelle cellule della mucosa colorettale, accelerando la sequenza adenoma-carcinoma. Il rischio di mortalità aumenta del 15% nei fumatori ex e del 40% nei fumatori attuali, con un effetto dose-risposta per numero di pacchetti/anno. Smettere di fumare, anche in età adulta, riduce progressivamente il rischio.
Limitare il consumo di alcol
Un’analisi pubblicata su Frontiers in Oncology (Deng et al., 2025) — basata sui dati del Global Burden of Disease 1990–2021 — ha quantificato il contributo di alcol, fumo e obesità al burden globale di CRC, confermando l’alcol come terzo fattore di rischio modificabile in termini di DALYs attribuibili. Il meccanismo include la produzione di acetaldeide (metabolita carcinogeno), lo stress ossidativo, il danno al DNA e l’alterazione dell’assorbimento di folati. Le linee guida attuali raccomandano di non superare i limiti “a basso rischio” (non più di 1 unità alcolica al giorno per le donne, 2 per gli uomini) e, preferibilmente, di evitare del tutto il consumo.
Conoscere la propria storia familiare e monitorare i sintomi
Circa il 20–30% dei casi di CRC presenta una componente familiare, e il 5–10% è riconducibile a sindromi ereditarie ben definite: la Poliposi Adenomatosa Familiare (FAP) e la Sindrome di Lynch (HNPCC) sono le più frequenti. Avere un familiare di primo grado con diagnosi di CRC raddoppia il rischio individuale.
Una vigilanza attiva sui sintomi d’allarme è altrettanto fondamentale: sangue nelle feci (macroscopico o occulto), alterazioni persistenti delle abitudini intestinali (stitichezza, diarrea o alternanza), dolori addominali ricorrenti, anemia sideropenica non altrimenti spiegata, calo ponderale involontario. La presenza di uno o più di questi sintomi deve indurre a consultare il medico di medicina generale senza indugio, indipendentemente dall’età.
Lo screening del colon-retto: strumento chiave di prevenzione secondaria
Lo screening oncologico rappresenta il più efficace strumento di prevenzione secondaria disponibile per il CRC. I polipi adenomatosi — precursori del carcinoma — impiegano mediamente 10–15 anni per progredire verso la malignità: questa finestra temporale rende lo screening particolarmente efficace nell’intercettare la lesione prima della sua trasformazione.
Il programma nazionale in Italia
Il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) italiano offre gratuitamente lo screening per il CRC, invitando attivamente — tramite lettera — tutte le persone tra i 50 e i 74 anni. Il test di primo livello è il Test del Sangue Occulto nelle Feci (SOF), con metodica immunochimica (FIT – Fecal Immunochemical Test), da eseguire ogni 2 anni.
semplice e domiciliare, il SOF consiste nella raccolta di un piccolo campione fecale con la spatolina del kit fornito dalla farmacia o dalla ASL, da conservare in frigorifero e riconsegnare entro 24–72 ore.
risposta spedita a domicilio; nuovo invito dopo 2 anni.
il centro screening contatta il paziente per pianificare una colonscopia di approfondimento, gratuita e disponibile anche in sedazione consapevole.
in caso di riscontro di polipi, la colonscopia consente la rimozione nella stessa seduta, eliminando la lesione precancerosa prima che evolva.
Secondo i dati dell’Emilia-Romagna, la partecipazione allo screening riduce la mortalità per CRC del 65% negli uomini e del 54% nelle donne. A livello nazionale, uno screening a copertura dell’80% della popolazione eleggibile potrebbe ridurre le nuove diagnosi del 22% e i decessi del 33% entro il 2030 (CDC, 2025).
Dal 2025 diverse Regioni italiane (tra cui Emilia-Romagna) hanno esteso l’invito attivo fino ai 74 anni, in anticipo sull’obiettivo previsto dal Piano Oncologico Nazionale 2023–2027. Le proiezioni indicano una copertura quasi completa entro il 2026.
I test disponibili: un panorama in evoluzione
Accanto al FIT, il panorama degli strumenti di screening si è ampliato:
test di riferimento (gold standard) per la visualizzazione diretta della mucosa, con possibilità di biopsia e polipectomia. Raccomandata ogni 10 anni in soggetti a rischio medio, o ogni 5 anni in caso di familiarità.
metodica non invasiva ad alta sensibilità per polipi > 6 mm, senza necessità di sedazione.
esame del sigma e retto, adottato da alcune Regioni come screening una tantum tra i 58–60 anni.
analizza marcatori del DNA tumorale nelle feci; negli USA il test multitarget sDNA-FIT (Cologuard) è approvato ogni 1–3 anni.
lo Shield test (approvato dalla FDA nel luglio 2024) ha dimostrato una sensibilità >80% per il CRC e >90% di specificità, aprendo la strada ai test ematici come futura modalità di screening di massa.
Chi è a rischio elevato: screening anticipato
In presenza di familiarità di primo grado con diagnosi prima dei 60 anni, o di sindromi ereditarie (Lynch, FAP), lo screening va anticipato a 40–45 anni con colonscopia diretta, indipendentemente dall’età. Anche pazienti affetti da malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI) richiedono sorveglianza endoscopica personalizzata.
Commento editoriale
Il tumore del colon-retto è, per definizione, una malattia prevenibile. Ciò che colpisce, a fronte di questa certezza, è la persistente sottoutilizzazione degli strumenti che abbiamo a disposizione: in Italia, l’adesione media allo screening rimane ben al di sotto degli obiettivi di copertura, con marcate disparità geografiche tra Nord e Sud. La lettera della Azienda Sanitaria arriva, spesso finisce sul tavolo, e rimane lì.
Come medico internista, mi trovo di fronte a diagnosi tardive che avrebbero potuto essere intercettate anni prima. La sequenza polipo-adenoma-carcinoma ci regala un tempo prezioso per intervenire — ma solo se lo screening viene davvero eseguito. Il FIT è gratuito, non richiede preparazione intestinale, non è invasivo e si fa a casa. Non esistono scuse reali per non farlo.
Le cinque strategie illustrate in questo post — alimentazione, peso e attività fisica, non fumo, moderazione alcolica, consapevolezza familiare — non sono ricette miracolose, ma abitudini consolidate, supportate da decenni di evidenza epidemiologica convergente. La loro adozione combinata riduce concretamente e significativamente il rischio. In parallelo, partecipare allo screening quando si viene invitati — o richiederlo attivamente alla propria ASL se non si è ancora ricevuto l’invito — rappresenta un atto di responsabilità individuale dal quale dipendono anni di vita.
Il messaggio è semplice: non aspettate di avere sintomi. Agite prima.
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Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
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Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
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Luce e tecnologia contro i tumori: nasce la sonda intelligente che cura e controlla la terapia in tempo reale Qui Salute Magazine
Una nuova sonda multifunzionale a fibra ottica pensata per il trattamento dei tumori solidi direttamente all’interno dell’organismo: questo è il risultato di un importante progetto di ricerca nato dalla collaborazione tra Italia e Cina. L’Italia ha partecipato al Consiglio Nazionale delle Ricerche attraverso l’Istituto di Fisica Applicata “Nello Carrara”, mentre il risultato scientifico è stato pubblicato sulla rivista Light: Science & Applications.
In che cosa consiste la nuova tecnologia
La nuova tecnologia rappresenta un passo avanti nel campo delle terapie oncologiche minimamente invasive. Si tratta di una speciale sonda “teranostica”, capace cioè di unire diagnosi e trattamento in un unico dispositivo. Il progetto è stato realizzato insieme a diversi centri di ricerca della Jinan University.
Il funzionamento della sonda si basa su una singola fibra ottica integrata con particolari agenti fototermici. Grazie a questa combinazione, il dispositivo riesce non solo a colpire il tumore, ma anche a monitorare in tempo reale l’efficacia della terapia.
Le parole del coordinatore italiano dello studio
“La vera innovazione è stata riuscire a concentrare più funzioni in un solo sistema fotonico sfruttando differenti lunghezze d’onda della luce”, spiega Francesco Chiavaioli, coordinatore italiano dello studio.
Nel dettaglio, la sonda riesce inizialmente a individuare i margini del tumore attraverso le variazioni del pH presenti nell’area tumorale. Successivamente, durante il trattamento, converte la luce in calore grazie all’azione fototermica, andando così a distruggere le cellule cancerose. Allo stesso tempo monitora la temperatura, permettendo un controllo preciso della terapia. Infine, nella fase successiva al trattamento, valuta rapidamente i risultati osservando in tempo reale i cambiamenti del microambiente tumorale.
Tumori, la nuova tecnologia può superare alcuni limiti attuali
Uno degli aspetti più rilevanti di questa tecnologia riguarda la possibilità di superare alcuni limiti delle attuali terapie fototermiche, come la scarsa penetrazione della luce nei tessuti profondi o la tossicità legata ad alcuni nanomateriali. Inoltre, la sonda potrebbe ridurre drasticamente il ricorso a procedure invasive ripetute e offrire finalmente un feedback immediato sull’efficacia della cura.
I test effettuati su modelli animali hanno mostrato risultati molto promettenti, evidenziando sia un’elevata efficacia terapeutica sia un’ottima biocompatibilità del dispositivo.
La ricerca apre ora nuove prospettive nel campo delle piattaforme teranostiche basate su fibre ottiche, con possibili sviluppi futuri sia nella pratica clinica sia nello studio di nuovi approcci terapeutici contro il cancro.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
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Sanita': al Gemelli un videogioco per bambini che affrontano la radioterapia -2- Il Sole 24 ORE
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Roma, 10 mag - 'RTTraining Game rappresenta un passo importante verso una medicina sempre piu' centrata sul paziente e supportata da tecnologie innovative - ha dichiarato la professoressa Maria Antonietta Gambacorta -. Integrare strumenti digitali, come un videogioco, nella pratica clinica significa migliorare concretamente l'esperienza terapeutica e i risultati di cura'. La diagnosi oncologica in eta' pediatrica rappresenta una condizione ad alto impatto psicologico per bambini, adolescenti e famiglie. In particolare, la radioterapia, pur non essendo invasiva dal punto di vista chirurgico o farmacologico, richiede una forte collaborazione da parte del paziente: e' necessario comprendere e tollerare tempi e procedure, restare immobili e affrontare la separazione dai genitori durante il trattamento, poiche' nelle sale di irradiazione non puo' essere presente nessun accompagnatore.
Dif.
Gli ultimi video Radiocor
(RADIOCOR) 10-05-26 14:42:25 (0291)SAN 5 NNNN
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Sanita': al Gemelli un videogioco per bambini che affrontano la radioterapia Il Sole 24 ORE
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Roma, 10 mag - Si chiama Radiotherapy Training Game l'innovativa applicazione digitale dedicata alla preparazione e al supporto dei pazienti pediatrici sottoposti a radioterapia del Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs. L'App e' stata inaugurata presso il Gemelli ART (Advanced Radiation Therapy) con Maria Teresa Venturini Fendi, presidente della Fondazione Carla Fendi che ha sostenuto il progetto, e da Maria Antonietta Gambacorta, direttore del Dipartimento di Diagnostica per Immagini e Radioterapia Oncologica del Gemelli. 'Il progetto nasce all'interno dell'esperienza clinica del Gemelli ART - spiega una nota - dove un'equipe multidisciplinare ha sviluppato interventi psicologici mirati e progetti innovativi che hanno migliorato significativamente la compliance terapeutica e ridotto il ricorso alla sedazione nei piccoli pazienti'.
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“Oltre 600 casi l'anno: il tumore al seno è la neoplasia più frequente tra le donne in Trentino. Se preso in tempo, è sempre più curabile: per questo bisogna parlarne” - il Dolomiti
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“Oltre 600 casi l'anno: il tumore al seno è la neoplasia più frequente tra le donne in Trentino. Se preso in tempo, è sempre più curabile: per questo bisogna parlarne” il Dolomiti
“Oltre 600 casi l'anno: il tumore al seno è la neoplasia più frequente tra le donne in Trentino. Se preso in tempo, è sempre più curabile: per questo bisogna parlarne”
Il tema è stato discusso approfonditamente nel corso dell'evento regionale “Tumore al seno: perché parlarne può salvare la vita?” promosso da Salute Donna e Salute Uomo a Trento. “Oggi – dicono gli esperti – grazie alla diagnosi precoce e ai progressi della ricerca, il tumore al seno in fase iniziale è sempre più curabile”
TRENTO. Sono oltre 600 i nuovi casi di tumore al seno che ogni anno si registrano nella Provincia di Trento, facendone la neoplasia più frequente tra le donne sul territorio trentino. A riportarlo sono gli esperti di Salute Donna e Salute Uomo, dopo l'evento regionale “Tumore al seno: perché parlarne può salvare la vita?” svoltosi a Trento negli scorsi giorni. L'iniziativa – che ha ricevuto il contributo non condizionato di Novartis e il patrocinio della Pat e della presidenza del Consiglio regionale – è stata occasione di incontro tra clinici, associazioni dei pazienti e rappresentanti delle principali cariche istituzionali nazionali, regionali e locali, che si sono confrontati su questa neoplasia considerata priorità di salute pubblica – e che necessita di risposte coordinate sul territorio.
“Oggi – dicono gli esperti – grazie alla diagnosi precoce e ai progressi della ricerca scientifica, il tumore al seno in fase iniziale è sempre più curabile; tuttavia, il rischio di recidiva esiste, anche a distanza di molti anni e rimane una sfida clinica importante: una donna su 5 può andare incontro a una ripresa di malattia nei primi 10 anni”. La prevalenza della neoplasia in Trentino si attesta sulle 5.000 donne, che convivono con una diagnosi di tumore mammario pregressa o attuale: “I dati – è stato riportato nel corso dell'incontro – sono abbastanza in linea con la media nazionale, sebbene si registri una lieve crescita della patologia; il 40% delle nuove diagnosi arriva dallo screening mammografico, che è stato esteso alle fasce d'età sopra i 70 anni e sotto i 50 (49), che ha portato ad un graduale aumento dei nuovi casi”.
“Parlare di tumore al seno oggi – spiega Anna Maria Mancuso, presidente di Salute Donna Odv – significa migliorare le scelte di domani; è questo l'obiettivo che ci poniamo come associazione dei pazienti e che ci ha convinto a promuovere un evento su questa patologia nella Provincia autonoma di Trento. Ringrazio in particolare l'onorevole Vanessa Cattoi, i rappresentanti delle istituzioni comunali e regionali, la sezione di Ala di Salute Donna e tutti coloro che hanno partecipato con i loro preziosi contributi all'evento. Il tumore al seno è la neoplasia più diffusa tra le donne e ai primi posti in Italia come numero di nuove diagnosi l'anno, la prevenzione è lo strumento fondamentale che abbiamo nella lotta a questa neoplasia, anche se la ricerca ha compiuto progressi enormi rendendo il tumore al seno attualmente curabile se preso in tempo. Tuttavia, la prevenzione inizia dall'informazione e dalla conoscenza: per questo è necessario continuare a porre il tumore al seno al centro del dibattito scientifico e istituzionale, tenendo sempre alta l'attenzione dell'opinione pubblica su questa patologia di enorme portata socio-sanitaria ed economica”.
“Siamo veramente orgogliosi – aggiunge Tiziana Sega, responsabile della sezione Salute Donna Odv di Ala – di essere stati coinvolti nella promozione e organizzazione di questo evento regionale che, oltre ad esser stato accolto positivamente dalla popolazione, ci fa onore perché ha focalizzato il dibattito su ruolo e il valore della prevenzione. La sezione nasce da un'esperienza di malattia vissuta e condivisa tra volontarie, trasformata in impegno concreto per sostenere altre persone e le loro famiglie. Il nostro obiettivo è semplice: far sentire ogni persona con tumore al seno meno sola”.
Nonostante i passi avanti, spiegano gli esperti, rimane aperta oggi un'importante sfida clinica: il rischio di recidiva che, come anticipato, esiste anche a distanza di molti anni: “Studi di popolazione indicano che, nel complesso, circa 1 donna su 5 può andare incontro a una ripresa di malattia nei primi 10 anni dalla diagnosi e il rischio può persistere anche a distanza di decenni e, quando la malattia ritorna, spesso lo fa in forma metastatica, che rappresenta la principale causa di mortalità. Il tumore al seno è una patologia complessa, da qui la necessità di una presa in carico multidisciplinare e di un dialogo aperto, continuo e costruttivo con il medico curante in modo da orientare le scelte terapeutiche in base al rischio e personalizzare il più possibile gli interventi, valutando i benefici clinici, la tolleranza e le esigenze di ciascuna paziente”.
Su questo fronte, a Trento già nel 2018 è nata la 'Breast Unit', seguita l'anno successivo, dall'Unità di chirurgia senologica. “Fare gioco di squadra è fondamentale – spiega Antonella Ferro, dirigente medico e coordinatrice della Rete clinica senologica-Breast Unit all'ospedale Santa Chiara di Trento – nel nostro centro le pazienti sono prese in carico con un primo consulto pre-operatorio effettuato ogni lunedì pomeriggio, con un numero medio di 12-13 pazienti a settimana. Il team è multidisciplinare e multiprofessionale, costituito da senologi, chirurghi senologi, oncologi, radiologi, infermieri case manager, fisioterapisti, psicologi e biologi, cui on demand si aggiungono radioterapisti e anatomo patologi. Il rischio di recidiva è un aspetto cruciale perché persiste anche a distanza di molti anni, specie per alcune tipologie di tumori. Per questo, la terapia adiuvante con i nuovi farmaci riveste un ruolo fondamentale in quanto consente di ridurre in modo significativo la ripresa di malattia. Il nostro Centro partecipa attivamente a numerosi studi clinici nazionali e internazionali, questo consente alle nostre pazienti di accedere a percorsi terapeutici innovativi e a trattamenti di ultima generazione, contribuendo al progresso della ricerca clinica e a migliorare la sopravvivenza e la qualità di vita”.
Gli esperti hanno comunque ricordato come il rischio di recidiva non sia uguale per tutte le pazienti, ma dipenda da diversi fattori (caratteristiche biologiche del tumore, dimensioni, coinvolgimento dei linfonodi eccetera): “Per questo identificare il profilo di rischio della paziente è fondamentale per orientare le scelte terapeutiche. Attualmente il dibattito è focalizzato sulla necessità di garantire che tutte le pazienti che possono beneficiare delle terapie innovative abbiano un accesso appropriato”.
Caratteristica peculiare della Rete clinica senologica-Breast Unit di Trento è proprio l'impegno speso nella comunicazione medico-paziente, componente fondamentale e delicata del percorso di cura alla quale i professionisti dedicano massima attenzione: “La comunicazione nella Breast Unit – spiegano i responsabili – non è solo strumento di informazione, ma un vero e proprio momento di cura in cui si favorisce uno spazio aperto al dialogo e alle domande, perché la conoscenza e la consapevolezza rappresentano strumenti potenti per affrontare la paura e superarla. Tutto ciò consente ai clinici di adattare e rimodulare i percorsi di cura in modo più aderente alla persona”.
“La diagnosi di tumore al seno – dice Norma Stefenelli, dirigente medico e responsabile Unità operativa di chirurgia plastica e senologica al Santa Chiara – è un momento molto particolare: è cruciale stabilire subito un dialogo e un rapporto empatico con la paziente e i famigliari, rapporto che deve essere presente lungo tutto il percorso di cura e deve consentire alla paziente di affidarsi completamente al team clinico. Attraverso il processo comunicativo le pazienti vengono introdotte alle terapie e anche all'aspetto genetico della malattia. Il clinico deve saper mantenere il suo ruolo di guida e curante, però deve anche tener presente che davanti a lui c’è una donna, con il suo vissuto, con le sue problematiche, con le sue preoccupazioni, una persona che deve affrontare un momento estremamente difficile della sua vita: la diagnosi di tumore e la cura, che in molti casi può durare anni. Nel 2025 sono state trattate con la chirurgia 561 donne, l’Unità Operativa di chirurgia senologia si avvale di 4 chirurghi dedicati, nella maggioranza dei casi il trattamento chirurgico è di tipo conservativo. Riguardo ai tassi di sopravvivenza a 5 anni, da noi sono superiori al 90%”.
Molte le autorità presenti all'incontro, tra le quali la deputata Vanessa Cattoi – coordinatrice intergruppo parlamentare 'Insieme per un impegno contro il cancro' alla Camera. “Parlare di tumore al seno – ha detto – può davvero cambiare la vita di migliaia di donne, la corretta informazione è il primo passo verso la prevenzione perché una diagnosi precoce aumenta in modo significativo le possibilità di cura”.”La sfida è chiara – ha aggiunto il presidente della Provincia Maurizio Fugatti – costruire un sistema capace non solo di curare, ma di prendersi cura, vicino alle persone, equo, accessibile, che valorizzi le competenze e rafforzi la collaborazione tra tutti gli attori coinvolti. È su questa direzione che, come amministratori, continuiamo ad investire con convinzione”. Per il presidente del Consiglio regionale Roberto Paccher, infatti: “La prevenzione non è solo una scelta individuale, ma un impegno civile che le istituzioni hanno il dovere di sostenere e promuovere”.
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Leucemia Linfatica Cronica: approvato in Italia un nuovo farmaco intelligente infinitynews.it
La lotta contro la Leucemia Linfatica Cronica (LLC), la forma di leucemia più frequente nel mondo occidentale, segna oggi un traguardo fondamentale nel nostro Paese. È finalmente disponibile e rimborsato dal Servizio Sanitario Nazionale un nuovo farmaco “intelligente” di ultima generazione. Questa approvazione rappresenta una speranza concreta per migliaia di pazienti, poiché consolida il passaggio definitivo da un approccio basato sulla chemioterapia tradizionale a trattamenti mirati e personalizzati, capaci di colpire selettivamente le cellule tumorali risparmiando quelle sane.
Cos’è la Leucemia Linfatica Cronica
La LLC è un tumore del sangue caratterizzato dall’accumulo di linfociti B nel midollo osseo, nel sangue e negli organi linfatici. A differenza delle forme acute, ha spesso un decorso lento, ma la sua gestione richiede strategie che possano garantire una qualità della vita elevata per periodi molto lunghi. Il nuovo farmaco agisce come un inibitore selettivo, bloccando le proteine specifiche che permettono alle cellule leucemiche di sopravvivere e moltiplicarsi, interrompendo così la progressione della malattia alla radice.
Il meccanismo d’azione: colpire la “centrale energetica”
Il cuore della novità risiede nella capacità della molecola di inibire la proteina BTK (Tirosina chinasi di Bruton) o, a seconda della specifica approvazione, di bloccare la proteina BCL-2. Questi meccanismi agiscono come interruttori molecolari: una volta “spenti”, le cellule tumorali perdono i loro segnali di crescita e vanno incontro a morte naturale (apoptosi). Essendo una terapia mirata, il farmaco non aggredisce indiscriminatamente tutte le cellule in divisione (come fa la chemio), riducendo drasticamente gli effetti collaterali sistemici e la tossicità per l’organismo.
Addio alla chemioterapia tradizionale
Per decenni, la chemio-immunoterapia è stata lo standard di cura, portando con sé stanchezza cronica, rischio di infezioni gravi e danni agli organi. L’introduzione di questa nuova opzione terapeutica in Italia permette di trattare la LLC con regimi chemo-free. Questo significa che i pazienti, spesso anziani o con altre patologie concomitanti, possono ricevere una cura potente senza subire l’impatto devastante dei vecchi trattamenti, migliorando non solo l’aspettativa di vita, ma anche la sua qualità quotidiana.
La somministrazione: efficacia e comodità
Uno dei vantaggi più apprezzati dai clinici e dai pazienti riguarda la modalità di somministrazione. Molte di queste nuove terapie sono orali, sotto forma di compresse da assumere comodamente a casa, o prevedono infusioni meno frequenti e meglio tollerate. Questo riduce la necessità di lunghi soggiorni in ospedale e permette al paziente di mantenere la propria routine lavorativa e sociale, trasformando una patologia neoplastica grave in una condizione cronica gestibile con una terapia di precisione.
Risultati clinici: remissioni più lunghe e profonde
I dati provenienti dagli studi clinici internazionali, che hanno portato all’approvazione italiana, sono estremamente incoraggianti. Il nuovo farmaco ha dimostrato di poter ottenere risposte profonde e durature, prolungando significativamente la sopravvivenza libera da progressione della malattia. In molti casi, si riesce a raggiungere la cosiddetta “Malattia Residua Minima negativa”, uno stato in cui le cellule tumorali non sono più rilevabili nemmeno con i test più sensibili, garantendo lunghi periodi di benessere senza necessità di ulteriori cure.
L’importanza della medicina di precisione
L’accesso a questo farmaco in Italia è accompagnato da un impiego sempre più diffuso dei test molecolari. Prima di iniziare il trattamento, i medici possono analizzare il profilo genetico della leucemia (come le mutazioni del gene TP53 o lo stato mutazionale di IGHV) per prevedere la risposta del paziente. Questo approccio di medicina di precisione assicura che il farmaco giusto arrivi al paziente giusto nel momento giusto, ottimizzando le risorse del sistema sanitario e massimizzando le probabilità di successo terapeutico.
Conclusioni: un futuro di speranza
In conclusione, l’approvazione di questo nuovo farmaco per la Leucemia Linfatica Cronica segna una vittoria della ricerca scientifica e un passo avanti per l’equità alle cure in Italia. Sebbene la LLC resti una sfida complessa, le armi a disposizione oggi sono più affilate e gentili che mai. La sfida dei prossimi anni sarà garantire una diagnosi sempre più precoce e una gestione multidisciplinare del paziente, affinché l’innovazione farmacologica possa tradursi in anni di vita pieni e produttivi per tutti i malati.
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immunoterapia
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