📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
44.4/100
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Criteri Critici
Il paziente anziano o Unfit con leucemia mieloide acuta: quale terapia per quale paziente TrevisoToday
Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di TrevisoToday
Una importante iniziativa di condivisione e formazione medica in tema di Leucemia Mieloide Acuta si terrà in data 15 maggio 2026, presso l’Hotel Fior a Castelfranco Veneto. Il convegno vede come Responsabile Scientifico il Dott. Michele Gottardi, Direttore dell’Oncoematologia dello IOV di Castelfranco Veneto. La Leucemia Mieloide Acuta (LMA) è una patologia che si caratterizza per una età mediana di insorgenza di 69 anni e l’andamento demografico dei paesi occidentali ne preannuncia un conseguente incremento di incidenza complessiva. Le unità di ematologia si troveranno progressivamente a dover far fronte alla sfida del trattamento di pazienti sempre più numerosi e più anziani, con caratteristiche di fitness che li renderà frequentemente inadatti alla somministrazione di terapie ad alta intensità. Prepararsi a queste sfide impone un cambio di paradigma anche nell’approccio a patologie acute quali la LMA, favorendo il coinvolgimento dei centri ematologici di secondo e terzo livello nella co-gestione per una cura di prossimità dei pazienti più fragili. In quest’ottica, la prospettiva di un trattamento orale con Decitabina-Cedazuridina rappresenta una opportunità ed è di questo che il congresso vuole favorire un approfondimento ed un confronto. Il convegno medico è accreditato ECM con 6 crediti formativi per Medici Chirurghi (Ematologi). La partecipazione è a titolo gratuito ed aperta a tutti gli interessati. Per l’iscrizione al Convegno tutti i dettagli sono presenti sul sito del Provider ProEventi: https://www.proeventi.it/events/il-paziente-anziano-o-unfit-con-leucemia-mieloide-acuta-quale-terapia-per-quale-paziente/
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Proton Building, la casa delle cure oncologiche Humanitas
A 30 anni dalla sua nascita, Humanitas apre nuove porte alla Medicina di precisione e guarda al futuro. Nasce il Proton Building, ultimo tassello di un più ampio sviluppo tecnologico e infrastrutturale: un edificio interamente dedicato alla cura oncologica che accoglie la Clinical Trial Unit (CTU) dove i pazienti possono accedere a terapie sperimentali di ultima generazione (fase 1 e fase 2/3), e la Protonterapia, la forma di radioterapia ad alta precisione più avanzata per la cura dei tumori.
Il risultato è un edificio interamente dedicato all’oncologia: 6.435 m² progettati per rispondere in modo integrato e completo alle esigenze cliniche, diagnostiche e di Ricerca.
Il Proton Building rappresenta il primo caso in Italia di un centro di Protonterapia integrato all’interno di un Policlinico universitario dotato di Pronto Soccorso, un tratto distintivo che consente di inserire questa tecnologia in un percorso di cura strutturato, in cui specialisti di diverse discipline collaborano per accompagnare il paziente in tutte le fasi, dalla diagnosi al trattamento, fino al follow-up e alla gestione multidimensionale delle complicanze.
La nuova struttura potenzia ulteriormente i servizi del Cancer Center di Humanitas, attivo dal 2010, che ogni anno prende in carico oltre 7.000 nuovi pazienti, circa la metà dei quali necessita di trattamenti radioterapici. Ogni anno sono circa 2800 le persone che necessitano di un percorso nel Day Hospital Oncologico (DHO) per chemioterapia, immunoterapia, terapie a bersaglio molecolare o una combinazione di queste: un impegno che si traduce, giornalmente, in 120 terapie oncologiche, di cui il 15% circa sperimentali.
«Il Proton Building rappresenta un’evoluzione naturale del nostro Cancer Center e, più in generale, dei trent’anni di Humanitas, costruiti integrando cura, ricerca e innovazione – dichiara il prof. Armando Santoro, Direttore Cancer Center dell’IRCCS Istituto Clinico Humanitas –. In questo tempo abbiamo sviluppato un modello capace di accompagnare migliaia di pazienti con percorsi sempre più personalizzati, spesso all’interno di studi clinici che contribuiscono a definire le terapie di domani. La Protonterapia si inserisce in questa visione: non solo una nuova tecnologia, ma un ulteriore passo verso trattamenti più mirati, efficaci e sostenibili per il paziente, resi possibili da un approccio multidisciplinare e da una Ricerca strettamente connessa alla pratica clinica».
Il nuovo edificio, oltre al macchinario per la Protonterapia, ospita:
30 ambulatori polispecialistici , per una presa in carico multidisciplinare del paziente
, per una presa in carico multidisciplinare del paziente 2 TC di ultima generazione , di cui una Photon Counting, per una diagnostica estremamente accurata, arrivata grazie a Humanitas University e Progetto ANTHEM per accelerare la Ricerca traslazionale
, di cui una Photon Counting, per una diagnostica estremamente accurata, arrivata grazie a Humanitas University e Progetto ANTHEM per accelerare la Ricerca traslazionale Un potenziamento del Day Hospital Oncologico, con possibilità di cura per ulteriori 25 pazienti in 7 camere singole e 18 postazioni dedicate alla Clinical Trial Unit (CTU), dove i pazienti possono accedere a terapie sperimentali di fase 1 e fase 2/3.
La Protonterapia: cos’è e come funziona
La Protonterapia è una forma avanzata di Radioterapia che utilizza fasci di protoni ad alta energia per trattare i tumori in modo estremamente preciso. A differenza della Radioterapia tradizionale, che impiega raggi X, i protoni rilasciano la maggior parte della loro energia direttamente all’interno della massa tumorale, riducendo in modo significativo l’esposizione dei tessuti sani circostanti. Il risultato è un trattamento altamente mirato, in grado di aumentare l’efficacia terapeutica e, allo stesso tempo, ridurre il rischio di effetti collaterali, sia durante sia dopo la terapia.
«È una tecnologia particolarmente rilevante per tumori complessi, sedi delicate e pazienti fragili. Integrata con le altre tecniche di Radioterapia e con i percorsi multidisciplinari, amplia le possibilità di cura e ci permette di costruire trattamenti sempre più su misura – commenta la prof. Marta Scorsetti, Responsabile di Radioterapia e Radiochirurgia dell’IRCCS Istituto Clinico Humanitas –. Per organizzarla, ci siamo ispirati alle migliori esperienze internazionali di Protonterapie inserite in Cancer Center con grandi Policlinici alle spalle, come la Mayo Clinic, perché questo consente di seguire in modo davvero personalizzato ogni paziente coinvolgendo più figure professionali, dagli oculisti agli endocrinologi. Ad esempio, curiamo persone con tumori dell’encefalo grazie alla stretta collaborazione con tutti i professionisti dell’area di Neurochirurgia e Neuroradiologia dell’ospedale, con cui sono in corso anche progetti di Ricerca. E grazie alla collaborazione con gli elettrofisiologi e i fisici, possiamo offrire la Protonterapia anche a pazienti portatori di pacemaker, che ad oggi sarebbero esclusi da questo trattamento».
Alla base di questa tecnologia c’è un acceleratore di protoni capace di indirizzarli verso il tumore. Una volta raggiunto il bersaglio, i protoni rilasciano la loro energia quasi esclusivamente all’interno della massa tumorale, limitando al minimo la dose nei tessuti circostanti.
Grazie a queste caratteristiche, la Protonterapia è particolarmente indicata per tumori complessi o localizzati in aree delicate, in prossimità di organi vitali o strutture critiche, come il sistema nervoso centrale, l’occhio o il midollo spinale. In Humanitas, la tecnologia si combina con l’expertise, tra gli altri, in tumori rari come cordomi e condrosarcomi, nei tumori cerebrali e spinali, nei sarcomi dei tessuti molli, nei tumori della base del cranio, dell’esofago, dei testicoli e in alcune neoplasie oculari, oltre che nei casi di recidiva in aree già sottoposte a Radioterapia. Particolarità dell’impegno Humanitas sul fronte è l’approccio multidisciplinare che coinvolge le Radioterapie degli altri ospedali del Gruppo: una possibilità per tutti i pazienti che risiedono nelle Regioni in cui sono presenti gli ospedali Humanitas.
Il Day Hospital Oncologico e la Clinical Trial Unit (CTU)
L’edificio ospita un ampliamento del Day Hospital Oncologico di Humanitas, con al suo interno la Clinical Trial Unit, un centro altamente specializzato dedicato alla gestione e all’esecuzione degli studi clinici, con l’obiettivo di portare l’innovazione terapeutica direttamente al paziente in modo sicuro, controllato e tempestivo.
La struttura è organizzata per garantire un percorso efficiente e multidisciplinare: dispone di 25 postazioni per la somministrazione dei trattamenti, 4 ambulatori dedicati agli studi clinici, suddivisi per tipo di tumore e tipologia di protocollo, e spazi dedicati a Data Manager e agli infermieri di Ricerca, figure centrali nella gestione operativa e nel coordinamento dei trial.
L’attività della Clinical Trial Unit si inserisce nei programmi di Ricerca in Oncologia e Oncoematologia, strumento fondamentale per accelerare l’accesso a terapie innovative, da quelle a bersaglio molecolare agli anticorpi farmaco-coniugati, fino alle immunoterapie più avanzate, ad esempio: anticorpi bispecifici, vaccinazioni, terapie cellulari. In questo ambito, l’innovazione oncoematologica di Humanitas include anche l’accesso a terapie cellulari di frontiera come le CAR-T (Chimeric Antigen Receptor T-cell), sviluppate all’interno di percorsi dedicati guidati dalla dott.ssa. Stefania Bramanti, Capo Sezione Terapie Cellulari dell’IRCCS Istituto Clinico Humanitas. Questa tecnica prevede la modifica genetica dei linfociti T del paziente stesso per renderli in grado di riconoscere e distruggere le cellule tumorali.
Le figure di riferimento che hanno guidato la fase di avvio della Clinical Trial Unit sono: prof. Carmelo Carlo-Stella, Responsabile dell’Unità Operativa di Ematologia, prof. Matteo Della Porta, Capo Sezione Ematologia-Leucemie e Mielodisplasie, e prof. Matteo Simonelli, Capo Sezione Sviluppo Precoce di Nuovi Farmaci in Oncologia.
In ambito oncologico sono attualmente attivi 132 studi clinici con arruolamento aperto, per un totale di 180 studi complessivi, che nel 2025 hanno già coinvolto 450 pazienti, di cui 336 nuovi arruolati. Parallelamente, l’area di Onco-ematologia conta 30 studi clinici con arruolamento aperto e 68 studi complessivi, con 111 pazienti trattati nel 2025, di cui 83 nuovi arruolati.
Negli ultimi anni, lo sviluppo di questi nuovi e innovativi approcci terapeutici ha contribuito in modo significativo a un cambiamento radicale dei percorsi di cura di diverse neoplasie in ambito Onco-ematologico, determinando un miglioramento concreto sia della sopravvivenza sia della qualità di vita dei pazienti.
La Clinical Trial Unit di Humanitas si configura quindi come un punto di connessione tra Ricerca e cura, dove l’innovazione scientifica diventa parte integrante del percorso clinico.
I numeri di Humanitas
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?3
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
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Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
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Criteri Critici
Conosce durante un tirocinio ospedaliero un bambino brasiliano di due anni affetto da leucemia e, commosso dalla storia personale personale del piccolo paziente, decide di donargli il proprio midollo osseo. (ANSA)
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Criteri Critici
Policlinico di Palermo, somministrata terapia genica a emofiliaco ANSA
Redazione AnsaPALERMO - Aprile 29,2026 - News (ANSA) - PALERMO, 29 APR - Per la prima volta a Palermo, all'Unità operativa complessa di Ematologia del Policlinico Paolo Giaccone, diretta dal professore Sergio Siragusa, è stata somministrata una terapia genica in un paziente di 39 anni affetto da emofilia A grave. A livello globale, i pazienti trattati con questa innovativa opzione terapeutica sono attualmente 52.Il 18 aprile scorso il paziente, proveniente da fuori regione, ha ricevuto una singola infusione di terapia genica (valoctocogene roxaparvovec), primo trattamento di questo tipo approvato per l'emofilia A.Attualmente il paziente è in buone condizioni cliniche e non ha presentato complicanze durante né dopo l'infusione. Ha iniziato il follow up con i vari esami ematochimici previsti."La terapia genica - spiega il professore Siragusa - rappresenta una potenziale svolta per i pazienti con emofilia A grave in quanto una singola somministrazione può ridurre o eliminare la necessità della profilassi continuativa, con un impatto significativo sulla aspettativa e qualità di vita del paziente"."E' un risultato di straordinaria rilevanza per la nostra azienda ospedaliera universitaria e per l'intero sistema sanitario regionale - afferma la direttrice generale del Policlinico, Maria Grazia Furnari - e particolarmente significativo è il fatto che il paziente trattato provenisse da fuori regione, configurando un importante caso di mobilità sanitaria attiva, indicativo della crescente capacità attrattiva della nostra struttura e della fiducia riconosciuta anche oltre il territorio regionale. Essere tra i pochi centri autorizzati a livello internazionale conferma l'elevato profilo clinico e scientifico dei nostri professionisti e la capacità della nostra organizzazione di integrare ricerca, innovazione e assistenza.Avere la possibilità di trattare questa patologia, nel rispetto dell'universalità delle cure, è una grande vittoria ma pone questioni importanti in termini di accesso e sostenibilità per i sistemi sanitari". (ANSA).
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
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Criteri Critici
Orticaria cronica spontanea CSU. La CE approva remibrutinib negli adulti con risposta inadeguata al trattamento con antistaminici H1 clicMedicina
La Commissione Europea ha approvato remibrutinib per l’orticaria cronica spontanea CSU negli adulti con risposta inadeguata al trattamento con antistaminici H1. Si tratta della prima terapia orale mirata approvata per il trattamento della CSU, con un approccio innovativo e una somministrazione orale in compresse da assumere 2 volte al giorno, senza necessità di monitoraggi di laboratorio. “In Italia si stima che oltre 480mila persone convivano con l’orticaria cronica spontanea, una malattia infiammatoria di origine autoimmune con sintomi altamente debilitanti come prurito, pomfi e un decorso spesso imprevedibile che incide negativamente sulla qualità di vita”, dichiara la dott.ssa Silvia Mariel Ferrucci, responsabile del servizio di Dermatologia Allergologica e Professionale della Fondazione IRCCS Ca’ Granda dell’Ospedale Maggiore Policlinico Milano. “L’approvazione europea di questa nuova opzione terapeutica, che agisce su una via immunitaria chiave, amplia le opzioni di gestione della malattia per i pazienti che non traggono beneficio dalla terapia antistaminica convenzionale.”
“Convivere con l’orticaria cronica spontanea significa affrontare ogni giorno una malattia complessa e spesso sottovalutata, che può incidere profondamente sulla qualità della vita, compromettendo il sonno, il lavoro e la socialità”, afferma Elena Radaelli, presidente dell’Associazione Ricerca Cura dell’Orticaria ARCO. “Molti pazienti si sentono ancora poco compresi e faticano a trovare risposte adeguate. L’approvazione europea di una nuova opzione terapeutica rappresenta un segnale importante, perché amplia le possibilità di trattamento della patologia.”
“Per Novartis, proprietaria della molecola, l’approvazione europea rappresenta un progresso importante per la gestione dell’orticaria cronica spontanea nei pazienti che non raggiungono un controllo adeguato della malattia con gli antistaminici H1”, dichiara Paola Coco, CSO & Medical Affairs head IM Italy. “Questa nuova opzione terapeutica offre la possibilità di intervenire in modo mirato su una via immunologica chiave, con significative evidenze cliniche. Il programma di sviluppo clinico in altre patologie immunomediate conferma inoltre il potenziale di questo approccio terapeutico.”
Remibrutinib è un inibitore orale di BTK-selettivo, che blocca la via BTK (Bruton tiroosin-chinasi) coinvolta nel rilascio di istamina, uno dei principali fattori responsabili di pomfi pruriginosi e gonfiore. Riducendo il rilascio di istamina, il prodotto contribuisce ad alleviare i sintomi dell’orticaria cronica spontanea. Il farmaco è approvato negli Stati Uniti, in Cina e in diversi altri Paesi per il trattamento di pazienti adulti con orticaria cronica spontanea con risposta inadeguata agli antistaminici H1.
ORTICARIA CRONICA SPONTANEA
L’orticaria cronica spontanea è una malattia cutanea cronica che colpisce circa 40milioni di persone nel mondo, con una frequenza quasi doppia nelle donne rispetto agli uomini; si manifesta più spesso tra i 20 e i 40 anni. È caratterizzata dalla comparsa improvvisa di pomfi pruriginosi e/o gonfiore dei tessuti profondi, che possono interessare viso, gola, mani e piedi e insorgere in assenza di un allergene o di un fattore scatenante esterno identificabile. I sintomi durano 6 settimane o più e causano un impatto fisico ed emotivo rilevante. La maggior parte dei pazienti soffre di privazione del sonno, con elevati tassi di disturbi mentali quali ansia o depressione, oltre a una riduzione della produttività lavorativa.
AIFA approva l’estensione dell’indicazione pediatrica di Lanadelumab per la prevenzione di routine degli attacchi di Angioedema Ereditario - TecnoMedicina
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
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Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
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Criteri Critici
AIFA approva l’estensione dell’indicazione pediatrica di Lanadelumab per la prevenzione di routine degli attacchi di Angioedema Ereditario TecnoMedicina
L’Agenzia Italiana del Farmaco ha approvato l’ammissione al rimborso per l’indicazione terapeutica di Lanadelumab nella prevenzione di routine degli attacchi ricorrenti di Angioedema Ereditario nei pazienti pediatrici a partire dai 2 anni di età.
L’approvazione rappresenta un traguardo importante per la gestione di una patologia rara, complessa e potenzialmente fatale, che esordisce spesso già in età pediatrica e ha un impatto significativo sulla qualità di vita dei bambini e delle loro famiglie.
L’Angioedema Ereditario è una malattia genetica rara caratterizzata da attacchi ricorrenti e imprevedibili di edema che possono interessare la cute, il tratto gastrointestinale e le vie aeree superiori. In caso di coinvolgimento laringeo, gli episodi possono essere potenzialmente fatali. La malattia è spesso sottodiagnosticata e la sua gestione clinica risulta particolarmente complessa nei pazienti più giovani.
L’estensione dell’indicazione di Lanadelumab in ambito pediatrico si basa su evidenze cliniche robuste, in particolare sui risultati dello studio di fase 3 SPRING, condotto in pazienti pediatrici di età compresa tra 2 e 12 anni. I dati hanno mostrato una riduzione del tasso di attacchi pari al 94,8% rispetto al basale, con il 76,2% dei pazienti liberi da attacchi durante il periodo di trattamento, e un profilo di sicurezza favorevole, coerente con quello osservato negli adulti e negli adolescenti.
“Questa estensione dell’indicazione pediatrica rappresenta per noi un importante traguardo e ribadisce il nostro impegno per fornire ai pazienti italiani percorsi di cura sempre più personalizzati e opzioni terapeutiche basate su robuste evidenze cliniche, che permettano una migliore gestione della patologia”, ha dichiarato Alessandra Fionda, Medical & Regulatory Head di Takeda Italia.
L’approvazione della rimborsabilità da parte di AIFA consente di rendere disponibile anche per i pazienti pediatrici una strategia di prevenzione continuativa, con l’obiettivo di ridurre il carico di malattia, limitare l’imprevedibilità degli attacchi e favorire una quotidianità più stabile.
“L’angioedema ereditario è una malattia genetica rara, che nella maggior parte dei casi si trasmette da uno dei genitori, anche se in circa il 20% dei pazienti insorge spontaneamente, rendendo più complessa la diagnosi. Esordisce generalmente già in età pediatrica e si manifesta con rigonfiamenti improvvisi e ricorrenti, molto dolorosi, che possono compromettere in modo significativo la vita quotidiana; il coinvolgimento delle vie aeree rappresenta inoltre una vera emergenza medica per il rischio di soffocamento”, ha spiegato Mauro Cancian, Presidente Associazione ITACA, Italian Network for Hereditary and Acquired Angioedema, e Direttore UOSD di Allergologia Azienda Ospedale Università di Padova. “L’obiettivo terapeutico oggi è consentire ai pazienti, anche ai più giovani, una vita piena, con un impatto concreto anche sulla qualità di vita delle loro famiglie, che ogni giorno convivono con l’incertezza, l’ansia e il peso della gestione della malattia. Questo importante passo avanti consentirà, anche ai pazienti più giovani, una vita il più possibile libera dagli attacchi e dalla paura degli stessi”.
“Le persone con malattie rare come l’Angioedema Ereditario affrontano spesso ostacoli importanti: diagnosi tardive, percorsi frammentati e accesso non sempre uniforme alle soluzioni disponibili. Lavorare per rimuovere queste barriere significa creare valore e favorire un accesso equo alle risposte sviluppate per bisogni clinici altamente specifici”, ha commentato Claudia Russo Caia, Patient, Value & Access Head di Takeda Italia.
L’estensione dell’indicazione di Lanadelumab si inserisce nel più ampio impegno di Takeda nel campo delle Malattie Rare, dove la collaborazione con istituzioni, comunità scientifica e associazioni dei pazienti è fondamentale per migliorare la presa in carico e ridurre i ritardi diagnostici.
“Nelle Malattie Rare non si parla solo di clinica, ma anche di come affrontare al meglio la vita quotidiana. È qui che emerge il bisogno essenziale a cui, come Takeda, cerchiamo di rispondere: offrire soluzioni mirate che permettano alle persone affette e alle loro famiglie di guardare al futuro con maggiore fiducia e sicurezza”, ha aggiunto Laura Nocerino, Rare Business Unit Head di Takeda Italia.
Con questa estensione, AIFA contribuisce a colmare un importante gap terapeutico nella popolazione pediatrica con Angioedema Ereditario, aprendo nuove prospettive per una gestione precoce, continuativa e personalizzata della patologia.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
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Criteri Critici
Palermo, prima terapia genica per l’emofilia A: trattato un paziente al Policlinico NewSicilia
PALERMO – Per la prima volta a Palermo è stata somministrata una terapia genica per l’emofilia A grave presso l’unità operativa complessa di Ematologia del Policlinico “Paolo Giaccone”, diretta dal professore Sergio Siragusa.
Il trattamento ha riguardato un paziente di 39 anni, proveniente da fuori regione, che il 18 aprile ha ricevuto una singola infusione di valoctocogene roxaparvovec, primo farmaco di questo tipo approvato per questa patologia.
Un centro tra i pochi a livello internazionale
L’ematologia dell’AOUP si conferma centro di riferimento regionale per le coagulopatie e tra i pochi a livello internazionale abilitati alla somministrazione di questa terapia innovativa. A livello globale, i pazienti trattati con questa opzione sono attualmente 52.
Condizioni cliniche e assistenza multidisciplinare
Il paziente è attualmente in buone condizioni cliniche e non ha registrato complicanze durante o dopo l’infusione. È stato avviato il follow-up con controlli ematochimici.
Il percorso terapeutico ha coinvolto un team multidisciplinare, con il supporto anche psicologico nella fase preparatoria.
Le dichiarazioni
“La terapia genica – spiega il professore Sergio Siragusa – rappresenta una potenziale svolta per i pazienti con emofilia A grave in quanto una singola somministrazione può ridurre o eliminare la necessità della profilassi continuativa, con un impatto significativo sulla aspettativa e qualità di vita del paziente”.
“Si tratta di un risultato di straordinaria rilevanza per la nostra Azienda ospedaliera universitaria e per l’intero sistema sanitario regionale – sottolinea la direttrice generale Maria Grazia Furnari –. Particolarmente significativo è il fatto che il paziente trattato provenisse da fuori regione, configurando un importante caso di mobilità sanitaria attiva, indicativo della crescente capacità attrattiva della nostra struttura e della fiducia riconosciuta anche oltre il territorio regionale. Essere tra i pochi centri autorizzati a livello internazionale conferma l’elevato profilo clinico e scientifico dei nostri professionisti e la capacità della nostra organizzazione di integrare ricerca, innovazione e assistenza. Avere la possibilità di trattare questa patologia, nel rispetto dell’universalità delle cure, è una grande vittoria ma pone questioni importanti in termini di accesso e sostenibilità per i sistemi sanitari”.
Cos’è l’emofilia A
L’emofilia A è una malattia genetica ereditaria causata dalla carenza del fattore VIII della coagulazione. Comporta una ridotta capacità del sangue di coagulare, con episodi di sanguinamento anche gravi, talvolta potenzialmente fatali.
Una terapia promettente, ma con sfide
“Studi clinici hanno dimostrato che una singola somministrazione di terapia genica può portare a una riduzione drastica o eliminazione delle infusioni sostitutive – aggiunge Siragusa –. I benefici includono miglioramento della qualità della vita e minore impatto psicologico. Tuttavia restano alcune criticità, come la variabilità della risposta, la durata dell’effetto e la possibile risposta immunitaria. È necessario un monitoraggio a lungo termine”.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?2
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
43.3/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Mieloma multiplo: come cambia la terapia con le CAR-T nelle fasi precoci della malattia Pharmastar
Le terapie cellulari stanno ridefinendo il trattamento del mieloma multiplo, aprendo interrogativi su efficacia, sicurezza e tempistiche di utilizzo. Quali pazienti possono beneficiarne? Come funziona il complesso processo che trasforma le cellule del sistema immunitario in un'arma contro il tumore? E quale impatto puň avere questo approccio innovativo sulla qualitŕ di vita e sul decorso della malattia?Ne abbiamo parlato con Francesca Gay, Professore associato di ematologia presso l'Universitŕ degli Studi di Torino, che abbiamo incontrato in occasione di un evento dedicato alle nuove terapie CAR-T indicate nel mieloma multiplo e appena approvate dall'Aifa. Mieloma multiplo: oltre le cure, i bisogni concreti di pazienti e caregiverMatilde Cani CAR-T nel mieloma multiplo: perché informazione e supporto restano crucialiDavide Petruzzelli Tumori ginecologici: prevenzione, reti oncologiche e accesso uniforme alle cureProf.ssa Rossana Berardi Mieloma multiplo: la terapia cellulare con le CAR-T offre remissioni duratureDott.ssa Stefania Bramanti Mieloma multiplo: come cambia la terapia con le CAR-T nelle fasi precoci della malattiaProf.ssa Francesca Gay Tumori cutanei: la prevenzione dermatologica fa la differenzaDott. Pietro Sollena Tumore al seno: prevenzione e Breast Unit, le armi per salvare vite umaneDott.ssa Tiziana Mastropietro Tumore dell'endometrio: immunoterapia utile per un numero sempre maggiore di pazientiProf. Roberto Bianco Tumore dell'endometrio: trattamenti precoci, immunoterapia e approccio multidisciplinareProf. Giorgio Valabrega Tumore ovarico: PARP inibitori, una rivoluzione nella pratica clinicaDott. Michele Bartoletti Tumore ovarico avanzato: terapia di mantenimento con i PARP senza esclusioniDott.ssa Graziana Ronzino Lo sport in sella all'oncologiaIvan Basso InformativaUtilizziamo cookie o tecnologie simili per finalità tecniche e, con il tuo consenso, anche per altre finalità come specificato nellacookie policy.Puoi acconsentire all'utilizzo di tali tecnologie utilizzando il pulsante "Accetta tutti". Fino a che non sceglierai una opzione utilizzeremo solo i cookie tecnici e necessari. Cookie tecniciCookie tecnici e necessari al corretto funzionamento del sito web. Non possono essere disabilitati [7]NomeFornitoreScopoDuratacovidLoginAntherica srlFunzionaleSessionelngAntherica srlFunzionalePersistentepharmaLogAntherica srlFunzionaleSessionesocialcounterAntherica srlFunzionale1 giornosys_langAntherica srlFunzionalePersistenteUserLogAntherica srlFunzionaleSessione_cookie_consentAntherica srlFunzionale1 anno Cookie di preferenzaI cookie di preferenza consentono al sito web di memorizzare informazioni che ne influenzano il comportamento, ad esempio la personalizzazione di un colore.Nessun cookie utilizzato per questa tipologia Cookie statisticiI cookie statistici aiutano a capire come i visitatori interagiscono con il sito web raccogliendo e trasmettendo informazioni in forma anonima [7]NomeFornitoreScopoDurata_gaGoogle AnalyticsStatistiche1 anno_ga_J8H44EJNJ3Google AnalyticsStatistiche1 anno__utmaGoogle AnalyticsStatistiche2 anni__utmbGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmcGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmtGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmzGoogle AnalyticsStatistiche6 mesi Cookie di marketingI cookie di marketing vengono utilizzati per tracciare i visitatori sul sito web. La finalità è quella di presentare annunci pubblicitari che siano rilevanti e coinvolgenti per il singolo utente.Nessun cookie utilizzato per questa tipologia
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?2
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
41.9/100
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Criteri Critici
Mieloma multiplo: la terapia cellulare con le CAR-T offre remissioni durature Pharmastar
Come cambia il percorso di cura nel mieloma multiplo con l'arrivo delle terapie CAR-T? Quali vantaggi offrono rispetto alle numerose opzioni giŕ disponibili e quali sfide organizzative pongono al sistema sanitario? Dall'identificazione tempestiva dei pazienti alla gestione delle reti tra centri, fino alle prospettive di utilizzo sempre piů precoce, si delinea uno scenario in rapida evoluzione. Sullo sfondo, emergono interrogativi cruciali anche sul concetto stesso di guarigione e sulla sostenibilitŕ di questi approcci innovativi. Ne abbiamo parlato con Stefania Bramanti, Caposezione terapie cellulari, IRCCS Istituto Clinico Humanitas, Milano, che abbiamo incontrato in occasione dell'evento dedicato alle nuove terapie CAR-T indicate nel mieloma multiplo e appena approvate dall'Aifa. Mieloma multiplo: oltre le cure, i bisogni concreti di pazienti e caregiverMatilde Cani CAR-T nel mieloma multiplo: perché informazione e supporto restano crucialiDavide Petruzzelli Tumori ginecologici: prevenzione, reti oncologiche e accesso uniforme alle cureProf.ssa Rossana Berardi Mieloma multiplo: la terapia cellulare con le CAR-T offre remissioni duratureDott.ssa Stefania Bramanti Mieloma multiplo: come cambia la terapia con le CAR-T nelle fasi precoci della malattiaProf.ssa Francesca Gay Tumori cutanei: la prevenzione dermatologica fa la differenzaDott. Pietro Sollena Tumore al seno: prevenzione e Breast Unit, le armi per salvare vite umaneDott.ssa Tiziana Mastropietro Tumore dell'endometrio: immunoterapia utile per un numero sempre maggiore di pazientiProf. Roberto Bianco Tumore dell'endometrio: trattamenti precoci, immunoterapia e approccio multidisciplinareProf. Giorgio Valabrega Tumore ovarico: PARP inibitori, una rivoluzione nella pratica clinicaDott. Michele Bartoletti Tumore ovarico avanzato: terapia di mantenimento con i PARP senza esclusioniDott.ssa Graziana Ronzino Lo sport in sella all'oncologiaIvan Basso InformativaUtilizziamo cookie o tecnologie simili per finalità tecniche e, con il tuo consenso, anche per altre finalità come specificato nellacookie policy.Puoi acconsentire all'utilizzo di tali tecnologie utilizzando il pulsante "Accetta tutti". Fino a che non sceglierai una opzione utilizzeremo solo i cookie tecnici e necessari. Cookie tecniciCookie tecnici e necessari al corretto funzionamento del sito web. Non possono essere disabilitati [7]NomeFornitoreScopoDuratacovidLoginAntherica srlFunzionaleSessionelngAntherica srlFunzionalePersistentepharmaLogAntherica srlFunzionaleSessionesocialcounterAntherica srlFunzionale1 giornosys_langAntherica srlFunzionalePersistenteUserLogAntherica srlFunzionaleSessione_cookie_consentAntherica srlFunzionale1 anno Cookie di preferenzaI cookie di preferenza consentono al sito web di memorizzare informazioni che ne influenzano il comportamento, ad esempio la personalizzazione di un colore.Nessun cookie utilizzato per questa tipologia Cookie statisticiI cookie statistici aiutano a capire come i visitatori interagiscono con il sito web raccogliendo e trasmettendo informazioni in forma anonima [7]NomeFornitoreScopoDurata_gaGoogle AnalyticsStatistiche1 anno_ga_J8H44EJNJ3Google AnalyticsStatistiche1 anno__utmaGoogle AnalyticsStatistiche2 anni__utmbGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmcGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmtGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmzGoogle AnalyticsStatistiche6 mesi Cookie di marketingI cookie di marketing vengono utilizzati per tracciare i visitatori sul sito web. La finalità è quella di presentare annunci pubblicitari che siano rilevanti e coinvolgenti per il singolo utente.Nessun cookie utilizzato per questa tipologia
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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66.7/100
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Criteri Critici
Terapia genica nell’emofilia A: nuova frontiera terapeutica al Policlinico “Paolo Giaccone” di Palermo AgenSalute
Per la prima volta a Palermo, presso l’unità operativa complessa di Ematologia del Policlinico “Paolo Giaccone”, diretta dal Professore Sergio Siragusa, è stata somministrata una terapia genica in un paziente di 39 anni affetto da emofilia A grave. A livello globale, i pazienti trattati con questa innovativa opzione terapeutica sono attualmente 52.
L’ematologia dell’AOUP, che è Centro di riferimento regionale per le coagulopatie congenite ed acquisite nel bambino e nell’adulto, si colloca pertanto tra i pochi centri a livello internazionale abilitati alla terapia genica dell’emofilia oltre alle emergenti terapie innovative per i disturbi della coagulazione.
Il 18 aprile scorso il paziente, proveniente da fuori regione, ha ricevuto una singola infusione di terapia genica (valoctocogene roxaparvovec), primo trattamento di questo tipo approvato per l’emofilia A.
La terapia è stata somministrata sotto la guida del Professore Siragusa, affiancato dalla Dottoressa Marta Mattana, la caposala Dottoressa Rosalba Chiaramonte, i medici e personale sanitario dell’unità operativa. Per la preparazione alla terapia, l’assistito ha ricevuto supporto psicologico dalla Dottoressa Francesca Mansueto.
Attualmente il paziente è in buone condizioni cliniche e non ha presentato complicanze durante né dopo l’infusione. Ha iniziato il follow up con i vari esami ematochimici previsti.
“La terapia genica – spiega il Professore Siragusa – rappresenta una potenziale svolta per i pazienti con emofilia A grave in quanto una singola somministrazione può ridurre o eliminare la necessità della profilassi continuativa, con un impatto significativo sulla aspettativa e qualità di vita del paziente”.
La Direttrice Generale del Policlinico Maria Grazia Furnari sottolinea: “Si tratta di un risultato di straordinaria rilevanza per la nostra Azienda ospedaliera universitaria e per l’intero sistema sanitario regionale. Particolarmente significativo è il fatto che il paziente trattato provenisse da fuori regione, configurando un importante caso di mobilità sanitaria attiva, indicativo della crescente capacità attrattiva della nostra struttura e della fiducia riconosciuta anche oltre il territorio regionale. Essere tra i pochi centri autorizzati a livello internazionale conferma l’elevato profilo clinico e scientifico dei nostri professionisti e la capacità della nostra organizzazione di integrare ricerca, innovazione e assistenza. Avere la possibilità di trattare questa patologia, nel rispetto dell’universalità delle cure, è una grande vittoria ma pone questioni importanti in termini di accesso e sostenibilità per i sistemi sanitari”.
L’emofilia A è una malattia genetica ereditaria causata dalla carenza del fattore VIII della coagulazione. Questa condizione comporta una ridotta capacità del sangue di coagulare, con conseguenti episodi di sanguinamento spontaneo o prolungato, soprattutto a livello articolare e muscolare. Tale malattia può determinare emorragie fatali anche in età pediatrica.
Negli ultimi anni, la terapia genica si è affermata come una promettente alternativa, con l’obiettivo di correggere alla radice il difetto genetico responsabile della malattia.
Siragusa aggiunge: “Studi clinici hanno dimostrato che una singola somministrazione di terapia genica può portare a una riduzione drastica o addirittura all’eliminazione della necessità di infusioni sostitutive. I benefici potenziali sono notevoli: miglioramento della qualità della vita, riduzione delle complicanze articolari e minore impatto psicologico e sociale della malattia. Tuttavia, la terapia genica presenta ancora alcune sfide. Tra queste, la variabilità della risposta tra i pazienti, la durata dell’effetto nel tempo e la possibile risposta immunitaria contro il vettore virale. Inoltre, non tutti i pazienti sono candidabili. Dal punto di vista della sicurezza, – conclude l’ematologo – gli studi finora condotti mostrano un profilo generalmente favorevole, anche se è necessario un monitoraggio a lungo termine per valutare eventuali effetti indesiderati tardivi”.
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
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Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
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Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?3
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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40.7/100
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Criteri Critici
Sam Neill: “Non ho più il cancro”. La svolta grazie a una terapia sperimentale CinemaSerieTV.it
Buone notizie per Sam Neill: il celebre protagonista di Jurassic Park ha annunciato di essere oggi libero dal cancro dopo anni di cure e momenti difficili. La dichiarazione è arrivata durante un’intervista alla tv australiana, dove ha raccontato apertamente il percorso che lo ha portato alla remissione.
Neill conviveva da circa cinque anni con un linfoma a cellule T in stadio avanzato, una forma rara e aggressiva di tumore del sangue. Come riporta Variety, a 7 News Neill ha spiegato che a lungo tempo la chemioterapia gli aveva permesso di tenere sotto controllo la malattia, anche se, come ha spiegato lui stesso, si trattava di un “trattamento piuttosto pesante, ma che mi teneva in vita”. Quando però la terapia avrebbe smesso di funzionare, la situazione è precipitata: “Ero senza soluzioni e sembrava che stessi andando verso la fine, una prospettiva tutt’altro che incoraggiante“.
A quel punto è arrivata la svolta: l’attore ha infatti partecipato a una sperimentazione basata sulla cosiddetta CAR T-cell therapy, una forma avanzata di immunoterapia. Si tratta di un trattamento che prevede la modifica genetica dei linfociti del paziente, in modo da renderli capaci di riconoscere e distruggere le cellule tumorali. Il risultato, a oggi, è sorprendente. “Ho appena fatto una scansione e non c’è più traccia di cancro nel mio corpo, è una cosa straordinaria”, ha detto Neill. “Sono molto, molto entusiasta che questo possa accadere”.
La terapia, ancora poco diffusa e molto costosa, è disponibile solo in contesti selezionati e spesso nell’ambito di studi clinici. Proprio per questo l’attore ha deciso di esporsi pubblicamente, chiedendo che venga resa più accessibile ai pazienti: secondo lui, trattamenti di questo tipo rappresentano il futuro della lotta ai tumori.
Variety riporta che Neill ha anche voluto sottolineare che non si tratta di un miracolo: “Sto ancora elaborando questa notizia incredibile. Ma ovviamente non è un miracolo, è la scienza al suo meglio”. Un riconoscimento diretto al lavoro dei medici e dei ricercatori coinvolti.
Dopo mesi in cui aveva raccontato di convivere con la malattia e di non temere la morte – “non ho paura di morire, ma mi darebbe fastidio” aveva detto tempo fa – oggi il tono è completamente diverso. E guarda già avanti: “È il momento di fare un altro film”.
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
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Criteri Critici
Oncologia, a Fonzaso una serata pubblica sulle nuove frontiere delle cure L'Amico del Popolo
Oncologia, a Fonzaso una serata pubblica sulle nuove frontiere delle cure
L’appuntamento è per giovedì 8 maggio alle 20.30 nella sala del Municipio
Dalla chemioterapia tradizionale alla medicina personalizzata, passando per immunoterapia e terapie mirate: sarà un viaggio nell’evoluzione delle cure contro il cancro quello proposto dall’Ulss Dolomiti con un nuovo incontro aperto alla cittadinanza. L’appuntamento è per giovedì 8 maggio alle 20.30 nella sala del Municipio di Fonzaso, con l’incontro dal titolo “Le terapie oncologiche: passato, presente e futuro. Dagli albori dell’oncologia alla medicina personalizzata”.
L’iniziativa, che segue quella già tenutasi a Rasai lo scorso 10 aprile, è realizzata con il patrocinio del Comune e il contributo della Biblioteca civica. A coordinare la serata sarà Maurizio Nicodemo, direttore dell’Oncologia dell’ospedale di Feltre, mentre la relazione sarà affidata a Francesca Pante, medico oncologo della stessa struttura.
Nel corso dell’incontro verranno illustrate le principali terapie oggi disponibili, con l’obiettivo di chiarire non solo come funzionano, ma anche quando vengono utilizzate e in quali casi non risultano indicate. Accanto alla chemioterapia, che continua a rappresentare uno strumento fondamentale, saranno approfondite le nuove opzioni terapeutiche: le terapie target, capaci di colpire selettivamente le alterazioni genetiche dei tumori; gli anticorpi monoclonali, progettati per riconoscere e neutralizzare le cellule malate; l’immunoterapia, che stimola il sistema immunitario; e l’ormonoterapia, efficace in specifiche forme tumorali.
Ampio spazio sarà dedicato anche al cambiamento di prospettiva che ha segnato l’oncologia negli ultimi anni: oggi non si parla più di una sola malattia, ma di tante patologie diverse, ciascuna con caratteristiche proprie, che richiedono approcci sempre più personalizzati. La parte finale della serata guarderà al futuro, con un approfondimento sui farmaci sperimentali e sugli studi clinici, illustrando le fasi che portano allo sviluppo e all’approvazione di nuove terapie. Non mancherà, infine, uno spazio per le domande del pubblico. La partecipazione è libera e aperta a tutti.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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A “Il Medico e il Cittadino” la diagnosi del tumore al pancreas Reggionline
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Criteri Critici
Un ampio studio individua i fattori associati all’incidenza di neoplasie dopo la prima diagnosi. Tra i principali ci sono fumo e raggi Uv, soprattutto per il cancro del polmone, della vescica e il melanoma
L’età alla diagnosi, la generazione a cui si appartiene, il sesso, aver avuto alcuni tipi di tumore e, soprattutto, lo stile di vita: sono questi i fattori che sembrano influenzare il rischio di sviluppare un’altra neoplasia, diversa dalla prima. A indicarlo è un ampio studio retrospettivo condotto dalla Virginia Commonwealth University su oltre tre milioni di cittadini statunitensi, e pubblicato su Plos Medicine.
L’aumento della sopravvivenza
Il tema è cruciale per chi si occupa di epidemiologia e programmazione sanitaria, come spiegano Hui Cheng e colleghi nel paper. Grazie alla diagnosi precoce e alle nuove terapie oncologiche, infatti, la sopravvivenza è aumentata in modo significativo negli ultimi anni. Negli Usa, per esempio, si stima che nei prossimi 10 anni la popolazione dei cosiddetti “lungosopravviventi” passerà dagli attuali 18 milioni a 22 milioni, con un aumento del 22%. È noto, però, che chi ha già affrontato un tumore in passato ha, in generale, un rischio maggiore della media di svilupparne uno nuovo: non parliamo di una recidiva, ma di un altro cancro primario. Tale aumento di rischio, ovviamente, non è uguale per tutti e - come mostra oggi il nuovo studio - esistono dei determinanti in grado di influenzarlo più di altri.
Lo stile di vita conta
Per individuarli, i ricercatori hanno analizzato i dati del programma SEER relativi a pazienti oncologici in un arco temporale di oltre 40 anni (dal 1975 al 2019). Prima di tutto emerge che il persistere di stili di vita scorretti - in particolare il fumo di tabacco, il consumo di alcol, una dieta povera, l'obesità e l'inattività fisica - ha un ruolo importante nella comparsa di nuove neoplasie. Più nello specifico, il fumo è risultato il principale fattore di rischio di secondi tumori per chi è sopravvissuto al cancro del polmone e della vescica, mentre l'esposizione pregressa ai raggi ultravioletti è il fattore principale per ulteriori melanomi dopo il primo. Questi tre tipi di cancro, inoltre, sono quelli che più di frequente si associano a secondi tumori primari.
Gli uomini più a rischio delle donne
Ci sono anche differenze in base al sesso e all’età della prima diagnosi. In linea generale, gli uomini hanno un rischio superiore alle donne, soprattutto per i tumori del polmone, del colon-retto e per il melanoma cutaneo. Tra chi ha avuto una prima diagnosi da giovane (sotto i 40 anni), il rischio più alto si riscontra nelle donne che avevano avuto il tumore al seno e negli uomini che avevano avuto il tumore del colon-retto. In entrambi i casi emerge un’associazione con l’obesità.
Rischio in calo, ma non per tutti
La buona notizia è che l’incidenza di una seconda neoplasia primaria sembra diminuire nelle nuove generazioni rispetto alle vecchie. L’unica preoccupante eccezione riguarda le donne sopravvissute al tumore al polmone, dove l’incidenza di un secondo tumore è aumentata del 60% tra il 1975 e il 2019, e negli uomini sopravvissuti al tumore alla vescica.
Lo studio non può determinare un nesso di causa-effetto, ma queste differenze indicano che fattori biologici, stili di vita ed esposizioni ai trattamenti possano influenzare i due sessi in modi differenti nel corso della vita. Individuare gruppi di persone più a rischio, concludono gli autori, può contribuire alla progettazione di strategie di sorveglianza e di prevenzione più mirate.