📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?3
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
50.4/100
Punteggio Totale
B
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❌
Criteri Critici
Farmaci innovativi: Filippi, vantaggi per pazienti con malattia in fase iniziale. V-news.it
L'accesso ai farmaci innovativi per l'Alzheimer è stato facilitato da un decreto ministeriale che permette l'uso di anticorpi monoclonali, beneficiando in particolare i pazienti in fase iniziale. Inoltre, programmi di trattamenti compassionevoli e trial clinici offrono ulteriori opportunità terapeutiche, mentre si attende una decisione sulla rimborsabilità di queste terapie per garantire un accesso più ampio.
Nuove Opportunità per i Pazienti
L’accesso ai farmaci innovativi per la malattia di Alzheimer è stato recentemente facilitato grazie a un decreto ministeriale che consente l’impiego di anticorpi monoclonali. Questa importante novità rappresenta un passo avanti per i pazienti in fase iniziale della malattia, che possono così beneficiare di trattamenti all’avanguardia. Massimo Filippi, neurologo di fama e professore all’università Vita-Salute San Raffaele, sottolinea l’importanza di questi sviluppi, evidenziando come i pazienti con sintomi lievi e senza un impatto significativo sulla qualità della vita possano ottenere i maggiori benefici.
Trattamenti Compassionevoli e Trial Clinici
Oltre agli anticorpi monoclonali, un’altra opportunità per i pazienti deriva da una casa farmaceutica che ha avviato programmi di trattamenti compassionevoli. Questi programmi permettono ai pazienti di accedere a terapie sperimentali non ancora approvate ma promettenti, offrendo una chance di miglioramento nelle loro condizioni. Inoltre, ci sono trial clinici in corso che studiano farmaci in grado di rimuovere l’amiloide, una proteina che si accumula nel cervello dei pazienti affetti da Alzheimer. Sebbene questi farmaci non siano ancora disponibili sul mercato europeo o internazionale, la loro ricerca rappresenta una speranza per il futuro.
Focus sui Pazienti in Fase Iniziale
Filippi evidenzia che i pazienti che traggono maggior vantaggio da questi trattamenti sono quelli in fase iniziale della malattia. Questi individui, che presentano solo lievi disturbi, possono beneficiare di un intervento tempestivo che potrebbe rallentare il decorso della malattia e migliorare la loro qualità di vita. La tempestività nella somministrazione dei farmaci è cruciale, poiché una diagnosi precoce può fare la differenza nel trattamento di patologie neurodegenerative come l’Alzheimer.
Il Futuro della Rimborsabilità
Un altro aspetto importante sollevato da Filippi riguarda l’iter di rimborsabilità per gli anticorpi monoclonali. Attualmente, il processo è ancora in corso, e la comunità medica attende con interesse le decisioni delle autorità competenti. La rimborsabilità di questi farmaci potrebbe garantire un accesso più ampio ai pazienti, permettendo a un numero maggiore di persone di beneficiare di terapie innovative. La speranza è che, con il supporto delle istituzioni e della ricerca scientifica, si possa arrivare a una soluzione che possa migliorare significativamente la vita dei pazienti affetti da Alzheimer.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?3
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO5
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
55.2/100
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B
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✅
Criteri Critici
Tumore alla prostata, la svolta dell’AIFA: rimborsabile il farmaco che abbatte il rischio del 46% lacapitalenews.it
Il tumore alla prostata resta la neoplasia più diffusa nel sesso maschile, con oltre 40mila nuove diagnosi ogni anno, ma oggi la lotta contro le sue forme più aggressive ha una nuova arma, finalmente accessibile a tutti. L’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha infatti approvato la rimborsabilità della darolutamide, un farmaco orale di nuova generazione che promette di rivoluzionare il trattamento del carcinoma metastatico.
L’AIFA dà il via libera
La decisione dell’AIFA rappresenta un passo avanti fondamentale per il Servizio Sanitario Nazionale. La darolutamide non è solo un farmaco, ma un trattamento che permette di personalizzare la cura. Come spiegato da Luigi Formisano (Direttivo Nazionale AIOM), si tratta dell’unico inibitore del recettore degli androgeni che consente di modulare la terapia, con o senza chemioterapia, adattandosi alle esigenze specifiche di ogni paziente. Da oggi, questa opzione terapeutica d’avanguardia è rimborsabile, eliminando barriere d’accesso per chi combatte contro il cancro metastatico sensibile agli ormoni.
Rischio di progressione e morte giù del 46%
L’efficacia di questa nuova terapia è certificata da studi internazionali di altissimo profilo. I dati dello studio ARANOTE, pubblicati sul Journal of Clinical Oncology, parlano chiaro: l’utilizzo della darolutamide è associato a una riduzione del 46% del rischio di progressione della malattia o di decesso. Una statistica impressionante che si somma a quella dello studio apparso sul New England Journal of Medicine, il quale evidenzia come la combinazione di questo farmaco con la terapia ormonale e la chemio riduca la mortalità del 32,5%.
Meno effetti collaterali
Uno dei maggiori ostacoli nelle cure oncologiche avanzate è sempre stato l’impatto devastante dei farmaci sulla vita di tutti i giorni. La darolutamide cambia le regole del gioco grazie a una struttura chimica peculiare che inibisce le cellule tumorali limitando però i danni collaterali. “La sua elevata tollerabilità — spiega Elisa Zanardi, segretaria delle Linee Guida Aiom — permette ai pazienti di non dover interrompere il trattamento”. In termini pratici, questo significa meno dolore, più autonomia e la possibilità di mantenere una vita sociale e familiare dignitosa nonostante la patologia.
Una speranza concreta per 40mila italiani
Nonostante l’alto tasso di sopravvivenza (91% a 5 anni), il tumore alla prostata diventa una sfida drammatica quando si diffonde ad altri organi. La disponibilità di un farmaco orale, efficace e ben tollerato, rappresenta il culmine di anni di ricerca oncologica. Per gli oltre 40mila italiani che ogni anno ricevono la diagnosi, questa “svolta verde” dell’AIFA non è solo una questione burocratica, ma una reale promessa di vita e di tempo guadagnato con qualità.
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36.3/100
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Criteri Critici
Unicoop Fi e IMI per la prevenzione del melanoma NoiTV
Viareggio - Unicoop Firenze e Intergruppo Melonoma Italiano promuovono una campagna di screeening del melanoma presso il supermercato di via Santa Maria Goretti. Visite gratuite per i soci prenotabili fino a giovedì 14.
Fino a giovedì 14, presso l’area soci del supermercato Coop di via Santa Maria Goretti, ai soci è data l’opportunità di effettuare lo screening di prevenzione al melanoma grazie alla collaborazione tra la cooperativa e l’Intergruppo Melanoma Italiano.
Una campagna di prevenzione promossa da Unicoop Firenze che ha preso il via da Livorno e che, come seconda tappa, ha toccato Viareggio. Zone costiere in cui, purtroppo, l’incidenza di questo tumore della pelle rappresenta una vera e propria emergenza, soprattutto per quanto riguarda le fasce giovanili della popolazione.
Un’opportunità gratuita che Unicoop fornisce ai propri soci tramite prenotazione sul portale internet e alla quale hanno già aderito moltissimi pazienti.
Fondamentale, per la prevenzione di questo tumore, la diagnosi precoce ma soprattutto, l’utilizzo di creme protettive durante l’esposizione al sole.
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40.4/100
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Criteri Critici
Farmaci: neurologo Filippi ‘avvantaggiati i pazienti in fase iniziale di malattia’ PRP Channel
“I pazienti possono avere accesso a questi anticorpi monoclonali grazie a un decreto ministeriale che permette l’impiego del farmaco. Una seconda possibilità arriva da una casa farmaceutica che ha offerto una serie di trattamenti compassionevoli. La terza chance di accesso si riferisce ai trial clinici di altri farmaci che rimuovono l’amiloide, ma che non sono ancora approvati a livello europeo e internazionale. In generale, a trarre il meglio da questi trattamenti sono i pazienti “in fase iniziale di malattia, che hanno minimi disturbi che non hanno ancora impattato sulla loro qualità di vita e sulle loro funzioni cognitive”. Queste le parole di Massimo Filippi, professore ordinario di Neurologia, università Vita-Salute San Raffaele e direttore Unità operativa di Neurologia, Irccs ospedale San Raffaele di Milano, in merito all’iter ancora aperto sulla rimborsabilità del farmaco anticorpi monoclonali per Alzheimer.
Farmaci: neurologo Filippi ‘avvantaggiati i pazienti in fase iniziale di malattia’
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
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48.5/100
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Criteri Critici
Tumore al seno in Trentino, oltre 600 nuovi casi l’anno. Il 40% delle diagnosi grazie agli screening mammografici Il T Quotidiano
Sanità lunedì 11 Maggio, 2026 diRedazione In Trentino il tumore della mammella è la neoplasia più frequente tra le donne, con un’alta incidenza,oltre 600 nuovi casi all’anno, ma anche una elevata capacità di cura grazie alla diagnosi precoce. La prevalenza si attesta sulle 5.000 donne che convivono con una diagnosi di tumore mammario pregressa o attuale. I dati sono abbastanza in linea con la media nazionale, sebbene si registri una lieve crescita della patologia;il 40% delle nuove diagnosi arriva dallo screening mammografico che è stato esteso alle fasce d’età sopra i 70 anni e sotto i 50(49), che ha portato ad un graduale aumento dei nuovi casi. In quest’ottica, si è tenuto a Trento presso il Palazzo della Regione l’evento aperto al pubblico “Tumore al seno: perché parlarne può salvare la vita?” promosso da Salute Donna e Salute Uomo con il contributo non condizionato di Novartis e il patrocinio della Provincia Autonoma di Trento e della Presidenza del Consiglio regionale, occasione di incontro tra clinici e associazioni dei pazienti con l’intervento dei rappresentanti delle Istituzioni nazionali, regionali e locali, che si sono confrontati su questa neoplasia considerata priorità di salute pubblica, che necessita di risposte coordinate sul territorio. «Parlare di tumore al seno può davvero cambiare la vita di migliaia di donne,la corretta informazione è il primo passo verso la prevenzioneperché una diagnosi precoce aumenta in modo significativo le possibilità di cura e fare squadra è la chiave per costruire una rete solida tra Istituzioni, medici, associazioni dei pazienti e cittadini – così si esprime l’On. Vanessa Cattoi, Coordinatrice Intergruppo Parlamentare ‘Insieme per un impegno contro il cancro’ alla Camera – parlare di tumore al seno è un atto di responsabilità collettiva, solo insieme è possibile trasformare la paura in forza e speranza. Un ringraziamento speciale va allaPresidente Anna Maria Mancuso di Salute Donna ODV e alla sezione di Ala in Trentino, guidata da Tiziana Sega che con il lavoro dei preziosi volontari contribuiscono ogni giorno a supportare e migliorare concretamente la vita dei pazienti oncologici». Val di Non di Patrizia Rapposelli È successo a Revò nella serata di oggi, lunedì 11 maggio Il dossier di Redazione F32 ed F104, entrambe femmine, colpite da arma da fuoco a Caldes, tra le località Crocifisso e Prà del Conz Cronaca di Redazione Tra i locali presi di mira «Al Ghiottone» di Ala. Nello zaino sei smartphone e 3.200 euro in contanti L'annuncio di Redazione Con il conduttore anche la giornalista Annarita Briganti: «Pensavo che mi volessi perché ho un master in finanza»
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49.3/100
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✅
Criteri Critici
Il San Gerardo fa scuola nella cura del tumore al fegato (che ha una recidiva del 70%) MonzaToday
È uno dei tumori più gravi dell’apparato digerente. Un tumore che, una volta rimosso, presenta comunque un’alta percentuale di recidiva: in 7 pazienti su 10 ritorna. Si tratta del tumore del fegato.
Il nuovo modo di affrontare il tumore al fegato
Un tumore che necessita di un nuovo approccio anche nella fase post operatoria. Una nuova modalità di affrontare la malattia che all’Irccs San Gerardo dei Tintori di Monza è già in atto. Un nuovo approccio del quale si discuterà il 13 maggio, nell’auditorium Pogliani e al quale interverranno esperti da tutta Italia.
Tumore al fegato: le tre parole chiave
Un tumore, quello al fegato, che necessita un nuovo approccio, proprio come viene ricordato nel titolo del convegno: “La recidiva di HCC dopo resezione chirurgica: predire, prevenire, trattare”. In questo percorso un ruolo importante lo ricoprono anche le nuove tecnologie (in dotazione nel nosocomio di via Pergolesi) soprattutto nella fase della diagnosi grazie all’utilizzo dell’analisi avanzata delle immagini, la patologia digitale e l’intelligenza artificiale. “Prevenire vuol dire intervenire già nelle fasi iniziali del trattamento, modulando le strategie chirurgiche e terapeutiche per ridurre le probabilità di ritorno della malattia - precisano dal’'Irccs San Gerardo dei Tintori -. Trattare implica disporre di un ventaglio sempre più ampio di soluzioni quando la recidiva si manifesta, dalle nuove tecniche chirurgiche mini-invasive alle terapie integrate”.
Perché è importante la multidisciplinarietà
L’arma vincente è la multidisciplinarietà dove, accanto all’oncologo ci sono chirurghi, epatologi, radiologi e altri specialisti chiamati a confrontarsi in modo continuo per adattare le decisioni cliniche all’evoluzione della malattia. Il congresso di Monza riunirà esperti da tutta Italia con l’obiettivo di tradurre nella pratica clinica quotidiana le innovazioni più recenti, riducendo il divario tra le possibilità offerte dalla ricerca e la loro reale applicazione nei percorsi di cura. Perché la sfida dell’epatocarcinoma non si esaurisce in sala operatoria. Tutt’altro: con una percentuale di recidiva del 70% è necessario un approccio molto più ampio rispetto a quello fino a oggi abbracciato.
Tumore al fegato: che cosa succede dopo l'intervento
Per molti pazienti, la fase più delicata inizia proprio dopo la rimozione del tumore: quella in cui si affronta il rischio concreto che la malattia si ripresenti. Non esiste infatti un’unica forma di recidiva: il tumore può riemergere in tempi diversi, con caratteristiche differenti e con modalità che richiedono ogni volta una valutazione specifica. In questo contesto, la ricomparsa della malattia non viene più letta semplicemente come un esito negativo, ma come una fase che impone una nuova analisi complessiva del paziente e delle opzioni disponibili.
La recidiva del tumore al fegato: la nuova sfida oncologica
“L’epatocarcinoma appartiene ormai alla categoria di big killers fra i tumori dell’apparato digerente - spiega Fabrizio Romano, professore associato di Chirurgia generale all’Università degli Studi di Milano-Bicocca e responsabile della Chirurgia epatobiliare della Fondazione Irccs San Gerardo dei Tintori -. La recidiva, soprattutto dopo resezione, rappresenta una sfida oncologica molto complessa ma nello stesso tempo il concetto di recidività della malattia deve cambiare il nostro modo di affrontare questo tumore, non più secondo schemi rigidi, ma mettendo in campo di volta in volta tutte le strategie che abbiamo a disposizione per prevenire l’insorgenza della recidiva, per identificare i soggetti più a rischio e, quindi predire la sua comparsa, e per utilizzare i progressi oncologici, chirurgici e tecnologici per trattarla nel modo migliore ed eventualmente multimodale, quando si presenta. Mettendo in atto una medicina veramente multidisciplinare in cui tutti gli attori coinvolti si confrontino ad ogni evento di recidiva e come una sorta di navigatore satellitare ‘resettino’ e ‘reimpostino’ il percorso di trattamento del paziente verso la destinazione ‘cura’. Serve quindi la capacità di ricalibrare ogni volta il percorso terapeutico, mettendo in campo tutte le strategie disponibili”.
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Criteri Critici
Tumori, ’72mila morti evitabili l’anno’: accordo Aiom e Tennis&Friends su prevenzione il Fatto Nisseno
(Adnkronos) – In Italia fino al 45% di tutti i decessi per cancro potrebbero essere evitati. Bisogna intervenire su fattori di rischio modificabili come il fumo, l’abuso di alcol, il grave eccesso di peso, l’alimentazione scorretta, la sedentarietà e anche l’esposizione ad alcune sostanze nocive. Sono oltre 72mila i decessi ogni anno potenzialmente evitabili promuovendo stili di vita corretti e programmi periodici di controllo. Per raggiungere questo obiettivo, l’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) e Tennis & Friends – Salute e Sport siglano un nuovo protocollo di collaborazione. Per i prossimi due anni promuoveranno insieme iniziative rivolte ai cittadini di tutte le fasce d’età per sensibilizzare sull’importanza della prevenzione primaria, secondaria e terziaria del cancro. Saranno inoltre avviati progetti dedicati alla ricerca oncologica nell’ambito della prevenzione e della diagnosi precoce. L’accordo unisce le competenze scientifiche degli oncologi Aiom all’esperienza maturata da Tennis & Friends – Salute e Sport nelle campagne di prevenzione e promozione della salute rivolte alla popolazione. La firma dell’intesa è avvenuta a Roma, in piazza del Popolo, in occasione degli Internazionali Bnl d’Italia, durante la seconda giornata dell’evento Tennis & Friends – Salute e Sport. La prima iniziativa prevista nell’ambito del protocollo – informa una nota – è stata la diffusione, durante le due giornate di Tennis & Friends – Salute e Sport nelc entro di Roma, di survey dedicate a uomini e donne, finalizzate a raccogliere dati sui livelli di consapevolezza della popolazione rispetto alla prevenzione oncologica, agli screening e agli stili di vita. Le informazioni raccolte contribuiranno allo sviluppo di future attività di sensibilizzazione e ricerca. "Nel nostro Paese il numero di persone che vivono con una diagnosi di cancro continua a crescere anche a causa dell’invecchiamento generale della popolazione – sottolinea Rossana Berardi, presidente eletto Aiom -. Nel 2010 i pazienti erano poco più di 2,6 milioni mentre oggi ammontano a oltre 3,7 milioni. Dalla metà degli anni ’90 abbiamo assistito a una progressiva riduzione dei tassi di mortalità, soprattutto per neoplasie molto diffuse come il tumore della prostata e della mammella. Per altre forme di cancro i miglioramenti sono stati più contenuti, anche se la ricerca ha comunque prodotto risultati importanti. Registriamo però un incremento dei casi annuali in tutta Europa e i tumori solidi rappresentano ancora la seconda causa di morte in Italia". "L’innovazione e la crescente personalizzazione dei trattamenti stanno migliorando in modo significativo le terapie oncologiche – sottolinea Berardi – La diffusione degli screening resta però insufficiente: il programma mammografico raggiunge il 56% della popolazione interessata, con importanti differenze territoriali, mentre per lo screening del tumore della cervice uterina e di quello colon-rettale i tassi di adesione si fermano rispettivamente al 39% e al 38%. Rimangono inoltre troppo diffusi comportamenti scorretti come il fumo, che interessa un adulto su quattro. A questo si aggiunge la sedentarietà, che rappresenta un ulteriore fattore di rischio modificabile: promuovere uno stile di vita attivo e sensibilizzare sull’importanza dell’attività fisica regolare significa investire concretamente nella prevenzione oncologica e nel miglioramento della qualità di vita dei cittadini. Rafforzare la prevenzione primaria e promuovere diagnosi sempre più precoci significa ridurre l’incidenza della malattia e migliorare le prospettive di cura. È con questo obiettivo che abbiamo deciso di proseguire e rafforzare la collaborazione con gli amici di Tennis & Friends – Salute e Sport". "I trattamenti anticancro, la riabilitazione dei pazienti e, più in generale, l’assistenza a chi affronta un tumore rappresentano sfide sempre più rilevanti per il nostro Servizio sanitario nazionale – aggiunge Giorgio Meneschincheri, ideatore e presidente di Tennis & Friends – Salute e Sport, medico specialista in Medicina preventiva al Policlinico Gemelli -. Il cancro ha un impatto crescente in quasi tutti i Paesi occidentali e solo in Italia le nuove diagnosi annuali superano i 395mila casi. Molti di questi potrebbero essere evitati intervenendo in modo efficace sui numerosi fattori di rischio individuali e collettivi. Tennis & Friends – Salute e Sport lavora da sempre per diffondere corretti stili di vita e favorire le diagnosi precoci delle principali malattie. Attraverso queste azioni possiamo contribuire concretamente al miglioramento del benessere collettivo". "Tuttavia, l’educazione sanitaria e la promozione della salute devono essere rafforzate al più presto su tutto il territorio nazionale – avverte Meneschincheri – come dimostrano i dati ancora poco confortanti sulla prevenzione oncologica. Siamo molto contenti e orgogliosi di poter collaborare con la Società scientifica che rappresenta gli oncologi italiani. Nel prossimo biennio prenderanno il via progetti innovativi pensati per raggiungere il maggior numero possibile di cittadini. Avvieremo inoltre collaborazioni con istituzioni sanitarie, enti pubblici, associazioni di pazienti e stakeholder, per ampliare l’impatto delle iniziative su tutto il territorio nazionale".
—cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
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Criteri Critici
L’era del Sarto Molecolare: così i vaccini a mRNA stanno riscrivendo la cura contro il cancro Biomed | CUENEWS
Un sarto che non crea abiti ma analizza le “impronte digitali” di un tumore per cucire addosso al paziente l’arma definitiva.
L’eredità scientifica della pandemia del Covid-19 ha innescato una trasformazione senza precedenti nella medicina moderna, accelerando la validazione clinica della tecnologia dell’RNA messaggero (mRNA). Sebbene l’attenzione globale si sia inizialmente concentrata sulla risposta alle malattie infettive, il vero potenziale si sta manifestando nel campo dell’oncologia. Non si parla di una semplice evoluzione, ma un radicale cambio di paradigma: la transizione da terapie standardizzate a trattamenti customizzati, progettati sulle mutazioni uniche nel singolo paziente. I vaccini oncologici a mRNA rappresentano oggi la forma più avanzata di immunoterapia personalizzata, capace di istruire il sistema immunitario a riconoscere ed eliminare in autonomia le cellule neoplastiche con una precisione molecolare mai raggiunta prima.
L’equivoco semantico: ridefinire il concetto di vaccino nel contesto oncologico
Per comprendere la portata di questa innovazione, è essenziale fare una distinzione tra l’accezione tradizionale del termine “vaccino” e il suo ruolo in oncologia. Secondo la definizione enciclopedica, un vaccino è “una preparazione rivolta a indurre la produzione di anticorpi protettivi, conferendo una resistenza specifica nei confronti di una determinata malattia infettiva”. Nell’immaginario collettivo, il vaccino è uno “scudo” per individui sani utile a prevenire l’infezione da parte di agenti esterni come virus o batteri. Esempi classici sono le vaccinazioni contro la poliomielite, il morbillo o, più recentemente, il Covid-19.
In ambito oncologico la funzione è quella dei vaccini terapeutici. Mentre i vaccini profilattici come quelli contro il Papillomavirus (HPV) o l’Epatite B agiscono prevenendo i tumori causati da agenti virali, i vaccini a mRNA in fase di sperimentazione avanzata vengono somministrati a pazienti già malati. L’obiettivo non è la prevenzione dell’insorgenza primaria, ma il potenziamento del sistema immunitario affinché possa identificare e disintegrare le cellule tumorali residue dopo un intervento chirurgico o prevenire la comparsa di recidive in pazienti considerati ad alto rischio. In questo senso, il vaccino funge da “addestratore” per i linfociti T, rendendo il corpo umano capace di gestire autonomamente la propria difesa contro il cancro.
La scienza: come funziona il “Sarto Molecolare”
Il meccanismo d’azione dei vaccini a mRNA si basa sulla capacità di trasformare le cellule del paziente in “micro-stabilimenti” per la produzione di antigeni tumorali. Questo processo è reso possibile grazie all’unione dello studio sulla genomica ad alta velocità, dell’intelligenza artificiale e delle nanotecnologie avanzate.
L’identikit del nemico: i Neoantigeni
Le cellule tumorali, a causa della loro instabilità genetica, accumulano mutazioni che portano alla produzione di proteine anomale sulla loro superficie, note come neoantigeni. Poiché queste proteine sono presenti esclusivamente nelle cellule cancerose e non in quelle sane, esse rappresentano il bersaglio ideale per l’immunoterapia, riducendo drasticamente il rischio di reazioni autoimmuni e tossicità sistemica. Ogni tumore possiede un set unico di neoantigeni, come delle impronte digitali molecolari che variano non solo tra diversi tipi di cancro, ma anche tra individui affetti dalla stessa patologia.
Il sequenziamento e il ruolo dell’Intelligenza Artificiale
La creazione di un vaccino personalizzato inizia con il prelievo di un campione di tessuto tumorale e di un campione di sangue del paziente. Attraverso il sequenziamento del DNA e dell’RNA (Next-Generation Sequencing), i ricercatori confrontano il genoma del tumore con quello delle cellule sane per identificare le mutazioni specifiche.
A questo punto interviene l’intelligenza artificiale. Data la vastità delle mutazioni rilevate, gli algoritmi di Deep Learning devono prevedere quali neoantigeni abbiano la maggiore probabilità di essere riconosciuti dal sistema immunitario. Sistemi avanzati analizzano parametri complessi:
La capacità del neoantigene di legarsi alle molecole del Complesso Maggiore di Istocompatibilità (MHC) per essere esposto sulla superficie cellulare.
La probabilità che il recettore dei linfociti T (TCR) identifichi il complesso peptide-MHC come estraneo.
La certezza che la mutazione sia effettivamente trascritta e tradotta in proteina all’interno del tumore.
Recenti studi indicano che l’integrazione di questi modelli di IA ha migliorato l’accuratezza della previsione dell’immunogenicità di oltre il 26% rispetto alle pipeline bioinformatiche convenzionali.
La codifica del messaggio e la consegna tramite nanoparticelle lipidiche
Una volta selezionati i neoantigeni più promettenti (fino a 34 diversi in alcuni protocolli), viene sintetizzato in laboratorio un filamento di mRNA che contiene le istruzioni genetiche per produrli. Questo mRNA viene incapsulato in nanoparticelle lipidiche (LNP), vescicole microscopiche che proteggono il materiale genetico dalla degradazione e ne facilitano l’ingresso nelle cellule con l’antigene (APC), in particolare le cellule dendritiche.
L’addestramento dei Linfociti T
Dopo l’iniezione (solitamente intramuscolare), le cellule dendritiche leggono l’mRNA e iniziano a produrre i neoantigeni tumorali. Questi frammenti proteici vengono esposti sulla superficie cellulare, fungendo da segnale di allarme per i linfociti T. Il sistema immunitario riceve un ordine preciso: “Questo è l’aspetto del nemico. Se lo vedi nel corpo, distruggilo”. Questo addestramento porta all’espansione di cloni di linfociti T citotossici e linfociti T Helper pronti ad attaccare qualsiasi cellula che presenti quelle specifiche mutazioni.
A che punto siamo? I Trial Clinici
Il passaggio dalla fase sperimentale alla validazione clinica ha raggiunto tappe fondamentali nel biennio 2025-2026, con risultati che stanno ridefinendo le aspettative di sopravvivenza per patologie storicamente nefaste.
Il melanoma: consolidamento del setting adiuvante
Il melanoma rappresenta il campo di applicazione più avanzato per i vaccini a mRNA. Lo studio di fase IIb KEYNOTE-942/mRNA-4157-P201 ha valutato l’efficacia del vaccino personalizzato di Moderna/Merck in combinazione con pembrolizumab (un inibitore del checkpoint PD-1) in pazienti con melanoma in stadio III/IV completamente resecato.
I dati a lungo termine presentati nel gennaio 2026 confermano che il beneficio terapeutico è duraturo: la riduzione del rischio di recidiva del 49% si mantiene costante nel tempo, suggerendo che il vaccino abbia effettivamente creato una memoria immunitaria capace di sorvegliare l’organismo contro metastasi silenti. Sulla base di questi risultati, è stata completata l’attivazione dello studio di fase III INTerpath-001, con l’obiettivo di rendere questa combinazione il nuovo standard di cura.
Il tumore al pancreas: la sfida del “Deserto Immunitario”
L’adenocarcinoma pancreatico è noto per la sua estrema aggressività e per la sua capacità di sfuggire all’immunoterapia convenzionale. Tuttavia, i risultati del trial di fase I guidato dal Dr. Vinod Balachandran presso il Memorial Sloan Kettering Cancer Center, in collaborazione con BioNTech e Genentech, hanno aperto una nuova speranza.
Lo studio ha coinvolto 16 pazienti trattati con il vaccino personalizzato autogene cevumeran dopo resezione chirurgica e chemioterapia. I dati aggiornati a 6 anni (2026) mostrano un quadro sorprendente:
Risposta Immunitaria: 8 pazienti su 16 (50%) hanno mostrato una risposta immunitaria potente e misurabile.
8 pazienti su 16 (50%) hanno mostrato una risposta immunitaria potente e misurabile. Sopravvivenza: Tra i responder, il tasso di sopravvivenza a 6 anni è dell’87,5% (7 su 8 pazienti ancora vivi), rispetto al solo 25% tra i non-responder.
Tra i responder, il (7 su 8 pazienti ancora vivi), rispetto al solo 25% tra i non-responder. Persistenza: I linfociti T specifici indotti dal vaccino sono rimasti rilevabili nel sangue fino a quasi quattro anni dopo il trattamento, continuando a proteggere i pazienti dalle recidive.
Questa evidenza suggerisce che il vaccino può effettivamente “smascherare” un tumore tipicamente freddo, rendendolo vulnerabile all’attacco immunitario.
L’ecosistema italiano: eccellenza nella ricerca e sviluppo
L’Italia si è confermata nel 2025-2026 come uno dei poli internazionali più attivi nella sperimentazione clinica dei vaccini a mRNA, grazie alla presenza di centri oncologici di prim’ordine e a una classe medica pionieristica.
L’Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione Pascale di Napoli
Sotto la guida del Professor Paolo Ascierto, il Pascale è stato il primo centro in Italia a somministrare il vaccino personalizzato di Moderna per il melanoma all’interno dello studio di fase III. Oltre ai vaccini personalizzati, il centro sta guidando la ricerca sul vaccino BNT111, progettato per colpire quattro antigeni condivisi dalla maggior parte dei melanomi. I dati mostrano che il BNT111 può raddoppiare il tasso di risposta nei pazienti con malattia avanzata e resistente alle terapie standard, offrendo un’alternativa più economica e rapida rispetto ai vaccini sartoriali.
Rete dei Centri Italiani Partecipanti ai Trial mRNA
La partecipazione italiana abbraccia una rete capillare di istituzioni sanitarie:
Centro Oncologico Città Principali Aree di Sperimentazione mRNA IRCCS Fondazione Pascale Napoli Melanoma (Fase III), Carcinoma Squamoso, Pancreas AOU Senese Siena Tumori Cutanei, Immunoterapia Combinata IRCCS Giovanni Paolo II Bari Melanoma, Protocolli Adiuvanti Ospedale San Martino Genova Trial Multi-Tumore Policlinico Umberto I Roma Melanoma e Solid Tumors Ospedale Papa Giovanni XXIII Bergamo Carcinoma Squamoso Humanitas / IEO Milano Sviluppo Early-Phase e Biomarker Analysis
Le sfide aperte (il realismo scientifico)
Nonostante l’entusiasmo generato dai successi clinici, il passaggio dei vaccini a mRNA dalla ricerca alla pratica ospedaliera di massa incontra barriere significative che richiedono innovazioni non solo biologiche, ma anche infrastrutturali e politiche.
Tempi e complessità della produzione
La natura “sartoriale” dei vaccini personalizzati impone una sfida logistica senza precedenti. Il processo che va dalla biopsia del tumore alla consegna del vaccino richiede attualmente tra le 4 e le 6 settimane. Per pazienti con tumori a crescita rapida, questa finestra temporale può essere eccessiva. L’automazione della sintesi dell’mRNA e il miglioramento degli algoritmi di IA sono essenziali per ridurre questo tempo a meno di 21 giorni, rendendo la terapia applicabile a una platea più vasta.
Sostenibilità economica e rimborso
I costi di produzione sono estremamente elevati, stimati tra i 100.000 e i 300.000 dollari per singolo paziente. Sebbene questi prezzi possano essere giustificati nel setting adiuvante (dove prevenire una recidiva evita anni di trattamenti successivi molto costosi), la loro integrazione nei sistemi sanitari pubblici rappresenta un aspetto cruciale. In Italia, l’AIFA sta lavorando per definire nuovi modelli di “governance del farmaco” che possano bilanciare l’accesso all’innovazione con la sostenibilità del sistema, privilegiando i farmaci che dimostrano un chiaro vantaggio terapeutico incrementale.
Barriere biologiche: il Microambiente Tumorale (TME)
Molti tumori solidi, specialmente quelli definiti “freddi”, creano attorno a sé un microambiente ostile che disattiva i linfociti T tramite segnali chimici o barriere fisiche (fibrosi stromatiche). Anche se il vaccino istruisce perfettamente il sistema immunitario, le cellule T potrebbero non riuscire a penetrare nel tumore o essere neutralizzate una volta arrivate a destinazione. Le strategie del 2026 puntano sull’uso di citochine mRNA e inibitori metabolici (come il blocco di CD39 o l’uso di molecole che “sciolgono” la matrice tumorale) per preparare il terreno all’attacco vaccinale.
La sfida della mutazione continua
Il cancro è un bersaglio in movimento. Sotto la pressione del trattamento, il tumore può evolvere perdendo l’espressione degli antigeni originariamente bersagliati dal vaccino (immune editing). Per contrastare questo fenomeno, la ricerca si sta spostando verso vaccini multi-antigenici (che colpiscono decine di mutazioni contemporaneamente) e verso l’integrazione del monitoraggio tramite biopsia liquida (ctDNA), che consente di aggiornare la composizione del vaccino in tempo reale durante il percorso di cura.
Conclusioni
La rivoluzione dei vaccini a mRNA contro i tumori è entrata in una fase di maturità clinica senza precedenti. Quello che fino a cinque anni fa appariva come un orizzonte lontano è oggi supportato da dati di follow-up a lungo termine che mostrano successi concreti in alcune delle patologie più resistenti. La capacità di trasformare il sistema immunitario di un paziente in un’arma di precisione millimetrica rappresenta la vittoria definitiva della medicina personalizzata.
Tuttavia, affinché questa promessa diventi una realtà quotidiana per le migliaia di pazienti oncologici, sarà necessario un impegno per rendere la produzione più rapida, i costi più sostenibili e le barriere biologiche del tumore più permeabili. L’Italia, con i suoi ricercatori di eccellenza e le sue strutture d’avanguardia, si trova al centro di questo processo, pronta a guidare l’Europa verso un futuro in cui il cancro possa essere non solo trattato, ma gestito come una patologia controllabile grazie alla memoria del nostro stesso sistema immunitario. Il biennio 2026-2027 segnerà con ogni probabilità l’arrivo delle prime autorizzazioni commerciali, aprendo ufficialmente l’era della vaccinazione terapeutica di precisione.
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
43.7/100
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Criteri Critici
Al Gemelli Art un videogioco per accompagnare i più piccoli nella radioterapia RomaSette
Migliorare la “compliance” terapeutica – vale a dire l’aderenza al piano di cure -, riducendo il ricorso alla sedazione nei pazienti più giovani. Nasce con questi due obiettivi “Radiotherapy Training Game” (RTTraining Game), l’app inaugurata nei giorni scorsi al Gemelli Art (Advanced radiation therapy) del Policlinico universitario Agostino Gemelli Irccs di Roma, grazie al sostegno della Fondazione Carla Fendi. Un videogioco, per aiutare bambini e adolescenti ad affrontare con maggiore serenità la radioterapia.
Il progetto nasce dall’esperienza clinica dell’équipe multidisciplinare del Gemelli Art, impegnata da anni nello sviluppo di un approccio psicosociale alla cura oncologica pediatrica. Attraverso un linguaggio semplice e familiare come quello del gioco, l’app consente ai giovani pazienti di prepararsi alle procedure radioterapiche anche da casa, coinvolgendo familiari e amici e favorendo una partecipazione più consapevole al percorso di cura.
Lo spiega Maria Antonietta Gambacorta, direttore del Dipartimento di Diagnostica per immagini e radioterapia oncologica del Gemelli. «RTTraining Game rappresenta un passo importante verso una medicina sempre più centrata sul paziente e supportata da tecnologie innovative», afferma. Per Maria Teresa Venturini Fendi, presidente della Fondazione Carla Fendi, il progetto può offrire «momenti di serenità e sorrisi» ai bambini e agli adolescenti impegnati in un percorso difficile. Rinnovando quell’attenzione alla dimensione umana della cura che caratterizza Gemelli Art, che si conferma centro di riferimento nell’innovazione in radioterapia oncologica pediatrica.
11 maggio 2026
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
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Q5Le date sono chiaramente indicate?3
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Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?5
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
53.3/100
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B
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Criteri Critici
TRATTAMENTO DELLE METASTASI EPATICHE: NUOVA TECNICA IN SPERIMENTAZIONE ALLO IEO AgenSalute
Al via all’IRCCS milanese due studi internazionali su una tecnica avanzata di Interventistica Oncologica per trattare le metastasi epatiche da tumore del colon-retto e della mammella, con l’obiettivo di aumentare l’efficacia locale della terapia e ridurre l’esposizione sistemica dell’organismo alla chemioterapia.
Milano, 11 Maggio – Una nuova prospettiva terapeutica per i pazienti con tumori metastatici a prevalente localizzazione epatica, in particolare carcinoma del colon-retto e carcinoma della mammella, viene da due studi clinici internazionali appena avviati all’Istituto Europeo di Oncologia. Le ricerche valutano una strategia innovativa di trattamento loco-regionale, basata sulla perfusione epatica percutanea, o PHP, con Melfalan: una tecnica avanzata che consente di somministrare alte dosi di chemioterapia direttamente al fegato, limitando l’esposizione sistemica attraverso un sistema di filtrazione extracorporea.
Questa procedura, eseguita in sala angiografica, rappresenta uno degli esempi più evoluti di Interventistica Oncologica e richiede un’elevata integrazione tra diverse competenze specialistiche. Il trattamento viene infatti condotto da un team dedicato composto da radiologi interventisti, anestesisti, perfusionisti, oncologi, farmacisti e personale infermieristico specializzato, con un ruolo centrale della pianificazione multidisciplinare.
La tecnica ha una storia importante proprio all’IEO, che è stato centro capofila in Europa agli albori della sua applicazione clinica. Oggi la perfusione epatica percutanea con Melfalan è diventata un’opzione terapeutica consolidata nelle metastasi epatiche da melanoma uveale in pazienti selezionati, e potrebbe confermare la sua efficacia anche in altri tumori con localizzazione epatica dominante, come il colon-retto e la mammella.
Presso l’IEO, lo studio sul carcinoma del colon-retto è coordinato dalla Dr.ssa Maria Giulia Zampino, Medico con incarico di alta specializzazione nella Divisione di Oncologia Medica Gastrointestinale e Tumori Neuroendocrini, mentre lo studio sul carcinoma della mammella è coordinato dalla Dr.ssa Elisabetta Munzone, Direttrice dell’Unità di Ricerca in Senologia Medica, in stretta collaborazione con il team del Dr Franco Orsi, Direttore della Divisione di Radiologia Interventistica.
“Per i pazienti con carcinoma del colon-retto metastatico, la malattia epatica rappresenta frequentemente il principale fattore che condiziona la prognosi. Un approccio loco-regionale come la PHP può contribuire a migliorare il controllo della malattia nella fase avanzata, quando le opzioni terapeutiche disponibili sono spesso limitate” dichiara la Dr.ssa Zampino.
“Nel carcinoma della mammella metastatico, questo approccio rappresenta una sfida ancora più complessa” sottolinea la Dr.ssa Munzone. “La malattia è spesso biologicamente eterogenea e non sempre confinata al fegato; tuttavia, nei casi selezionati con coinvolgimento epatico predominante e progressione dopo terapie sistemiche, strategie mirate al fegato potrebbero offrire nuove opportunità terapeutiche”.
“Questo studio rappresenta un esempio concreto di medicina multidisciplinare avanzata. La possibilità di trattare selettivamente il fegato con alte dosi di chemioterapia è resa possibile dalla selezione accurata dei pazienti e dall’expertise dei radiologi interventisti, che sono parte integrante del percorso terapeutico e non un semplice supporto tecnico. L’Interventistica Oncologica sta assumendo un ruolo sempre più rilevante anche in tumori tradizionalmente gestiti con terapie sistemiche” aggiunge il Dr Orsi.
Gli studi fanno parte di un network internazionale di centri altamente specializzati negli Stati Uniti e in Europa e prevedono ciascuno l’arruolamento di circa 90 pazienti. IEO è l’unico centro italiano partecipante, a conferma del suo ruolo centrale nella ricerca clinica oncologica e nello sviluppo di terapie innovative integrate tra oncologia medica e radiologia interventistica.
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
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Criteri Critici
Tumore seno metastatico, Provera (Pfizer): 'voce pazienti parte integrante della cura' Adnkronos
"Spesso, la soluzione a tanti problemi parte dall'ascolto. Ecco perché la campagna si chiama 'La voce oltre la cura': ascoltiamo la voce delle donne per raccoglierne i bisogni, le aspettative, le aspirazioni, in modo che possano diventare parte integrante del loro percorso di cura, in un'ottica di medicina integrata. L'ambizione di Pfizer è quella di riuscire a portare innovazioni che siano in grado di cambiare la vita dei pazienti oncologici". Sono le parole di Marco Provera, Oncology Lead di Pfizer in Italia, al lancio della campagna dell'azienda farmaceutica presentata della Race for the Cure, la più grande manifestazione per la lotta ai tumori del seno promossa dalla Komen Italia, giunta alla sua 27esima edizione, che si è svolta dal 7 al 10 maggio nel villaggio al Circo Massimo.
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Criteri Critici
Carcinoma renale, il trapianto di microbiota può influenzare risposta e tossicità dell’immunoterapia Microbioma.it
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Criteri Critici
Tumore al polmone, nuova cura disponibile in Italia per i pazienti in stadio avanzato e con mutazione di Egfr Corriere della Sera
di V. Mart.
La combinazione di due farmaci (disponibile sottocute) per la prima volta allunga la sopravvivenza dei malati e migliora la loro qualità di vita
(Getty Images)
Ogni giorno in Italia circa 115 persone scoprono di avere un tumore ai polmoni (per un totale di quasi 45mila nuovi casi registrati nel 2025), che resta difficile da trattare perché più del 70% dei pazienti arriva alla diagnosi tardi, quando la malattia è già in stadio avanzato e le possibilità di guarire sono ridotte, anche se oggi sono disponibili diverse terapie innovative che riescono a prolungare in modo significativo la sopravvivenza dei malati.
In questo contesto s'inserisce il via libera dell'Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) dell’innovativa combinazione di due farmaci (amivantamab e lazertinib), senza chemioterapia, per i pazienti con un tumore del polmone non a piccole cellule avanzato con mutazioni di Egfr.
Sintomi poco specifici e tardivi «Purtroppo il tumore ai polmoni non dà segni evidenti della sua presenza agli esordi e quando lo fa (per lo più con sintomi poco specifici, quali tosse, affaticamento, dolore al petto, dispnea, perdita di peso) è generalmente già diffuso localmente o progredito in fase metastatica - spiega Silvia Novello, professore di oncologia medica presso il Dipartimento di Oncologia dell’Università di Torino -: le cose, di conseguenza, si complicano; le cure sono più complesse e le possibilità di guarigione diminuiscono. Per questo è così importante non non fumare, visto che ben 8 casi su 10 sono dovuti al tabacco, colpiscono tabagisti o ex tabagisti».
Test da fare prima di iniziare le cure C'è una cosa che è fondamentale sapere se si deve fare i conti con questa neoplasia: un numero crescente di persone può trarre beneficio dai nuovi farmaci mirati contro le specifiche mutazioni che provocano il tumore (cosiddetti a bersaglio molecolare o target therapy). Con vantaggi sia in termini di allungamento della sopravvivenza (passata da pochi mesi anche a diversi anni), sia sul fronte della qualità di vita.
«Bisogna conoscere se e quali alterazioni genetiche sono presenti all’interno della neoplasia di ciascun paziente perché è proprio in base al cosiddetto “profilo molecolare” del tumore che possiamo scegliere le cure più efficaci caso per caso - ricorda Antonio Passaro, direttore della Divisione di Oncologia Toracica dell'Istituto Europeo di Oncologia di Milano -. Già oggi circa un terzo dei tumori del polmone si può affrontare con un approccio nel contesto della medicina di precisione: ricercando cioè target molecolari per i quali sono stati sviluppati farmaci mirati. Rappresentano il trattamento migliore quando il tumore presenta l’alterazione “bersaglio” per quei farmaci e la lista dei bersagli e dei rispettivi farmaci si è molto allungata negli ultimi anni».
Il nuovo mix di farmaci disponibile sottocute La nuova combinazione rimborsata in Italia è indicata in persone adulte con carcinoma polmonare non a piccole cellule (che corrisponde a quasi l’85 per cento dei nuovi casi) con mutazioni del recettore del fattore di crescita dell’epidermide (EGFR), nello specifico con delezioni nell’esone 19 o mutazioni di sostituzione L858R nell’esone 21 conosciute anche come «mutazioni comuni» di EGFR.
«Il tasso di sopravvivenza a cinque anni per le forme Egfr è ancora inferiore al 20% e il quadro diventa ancor più complesso se guardiamo ai pazienti con mutazione L858R o delezione nell’esone 19, i quali tendono ad avere risposte meno durature agli inibitori tirosin-chinasici di prima, seconda e terza generazione, un dato che sottolinea la necessità di nuove opzioni terapeutiche mirate e strategie di intervento sempre più efficaci - chiarisce Silvia Novello, responsabile dell'Oncologia Medica all’AOU “San Luigi Gonzaga” di Orbassano e Presidente WALCE - Women Against Lung Cancer in Europe -. Siamo in una fase in cui la chemioterapia non è più l’unica opzione per i pazienti e abbiamo terapie che sempre più contribuiscono non solo a migliorare l’aspettativa, ma anche la qualità della vita. Oggi, infatti, grazie all’offerta di anticorpi monoclonali studiati per targetizzare un tipo specifico di mutazioni, tra i quali amivantamab, associabili ad inibitori tirosin-chinasici, possiamo agire in modo ancora più mirato sul tumore. Questa combinazione offre inoltre la possibilità di una somministrazione per via sottocutanea che, da un lato, riduce i tempi di e il rischio di effetti collaterali, dall’altro, risulta migliorare l'esperienza del paziente».
Per la prima volta si allunga la sopravvivenza dei pazienti La combinazione di amivantamab e lazertinib blocca la crescita tumorale su due fronti: amivantamab è un anticorpo bispecifico completamente umano che colpisce sia EGFR che MET, contrastando i segnali di resistenza e attivando una risposta immunitaria; lazertinib, invece, è un inibitore orale di terza generazione della tirosin-chinasi dell'EGFR.
La rimborsabilità in Italia della combinazione amivantamab-lazertinib si basa sui risultati dello studio di fase 3 MARIPOSA, secondo cui questa combinazione è il primo regime a dimostrare un beneficio superiore in termini di sopravvivenza globale rispetto all'attuale standard di cura. Lo studio ha raggiunto l’obiettivo primario della progressione libera da malattia: a un follow up mediano di 22 mesi, la combinazione ha mostrato una riduzione del 30% della progressione di malattia o morte.
«Questa combinazione terapeutica a somministrazione sottocutanea ha già dimostrato miglioramenti significativi nella sopravvivenza libera da progressione - dice Passaro -. Inoltre, i dati più recenti relativi alla sopravvivenza globale suggeriscono che l’impiego combinato di amivantamab e lazertinib possa estendere significativamente la vita dei pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule e mutazioni comuni dell’EGFR rispetto all’attuale standard di cura. Lo studio MARIPOSA apre la strada a un nuovo standard di cura e offre benefici concreti e clinicamente rilevanti per i nostri pazienti. Inoltre, l’approvazione di questo trattamento già dalla prima linea è un traguardo importante in quanto permette di intervenire immediatamente con la terapia più efficace, colpendo il tumore quando è più vulnerabile e prima che la malattia progredisca ulteriormente».
Migliora la qualità di vita «Questa nuova terapia riaccende una speranza importante per tutte le persone che convivono con questa forma di tumore: non parliamo solo della possibilità di vivere più a lungo, ma soprattutto, di poterlo fare con una migliore qualità di vita - conclude Bruno Aratri, presidente di IPOP, Insieme per i Pazienti di Oncologia Polmonare -. Oggi sono necessarie una cura e una presa in carico globale della persona. Il nostro impegno come associazione è duplice, da un lato lavoriamo affinché le terapie innovative, sempre più mirate ed efficaci, possano arrivare in tempi rapidi al maggior numero possibile di pazienti che ne hanno bisogno, garantendo un accesso equo su tutto il territorio nazionale. Dall’altro, ci dedichiamo a costruire una relazione solida tra medici e pazienti, che consiste in una parte importantissima della cura, mettendo al centro bisogni, aspettative e fragilità, e accompagnando le persone passo dopo passo nel loro percorso di cura».
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📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
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Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Tumore al polmone, l’immunoterapia prima del bisturi raddoppia le speranze di guarigione insalutenews.it
Anticipare le terapie prima dell’intervento può ridurre fino al 30-40% il rischio di recidiva e aumentare la probabilità di risposta completa. A Roma i massimi esperti al 5th International Summit on Lung Cancer
Roma, 11 maggio 2026 – Nel tumore del polmone la cura cambia ordine: non più prima il bisturi, ma terapie sempre più anticipate per aumentare le possibilità di guarigione. È questa la svolta emersa dal confronto tra esperti internazionali riuniti a Roma dall’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena (IRE): trattare con l’immunoterapia prima dell’intervento chirurgico può ridurre di circa il 30-40% il rischio di recidiva e aumentare in modo significativo la probabilità di risposta completa, con percentuali che passano da circa il 2% a oltre il 20%. In altre parole: arrivare all’intervento con il tumore già “spento”. Un cambio di prospettiva che può fare la differenza in una malattia ancora tra le più diffuse e letali. Se n’è discusso nel corso del 5th International Summit on Lung Cancer, svoltosi a Roma il 9 e 10 maggio.
Il cambiamento è netto. Fino a pochi anni fa, nel tumore del polmone operabile l’intervento chirurgico era il primo passo. Oggi non è più una scelta automatica. La strategia si costruisce prima. Si studia il tumore, si leggono le sue caratteristiche molecolari, si decide se iniziare con immunoterapia, terapie target o combinazioni. Solo dopo si sceglie se e come operare. La chirurgia resta centrale, ma oggi è parte di un percorso multidisciplinare costruito fin dall’inizio.
Prof. Federico Cappuzzo
Nel 2025 in Italia sono stati diagnosticati 27.100 nuovi casi tra gli uomini e 16.400 tra le donne; nel 2022 i decessi stimati sono stati 35.700 (dati AIRTUM). Numeri che raccontano una sfida ancora aperta, ma anche un’evoluzione concreta delle cure. Non è solo una questione di anticipare una terapia. È una questione di metodo. Il tumore del polmone è spesso già “in movimento” fin dalle fasi iniziali: mentre si vede un nodulo, possono esserci cellule invisibili che circolano nel sangue. Anticipare i trattamenti oncologici significa proprio questo: non limitarsi a togliere ciò che si vede, ma colpire subito anche ciò che non si vede.
“Oggi non basta più intervenire localmente – spiega Federico Cappuzzo, Direttore dell’Oncologia Medica 2 IRE e membro dello scientific board del Summit – Dobbiamo trattare la malattia come sistemica fin dall’inizio. È questo che aumenta la probabilità di guarigione”. È come spegnere un incendio non solo dove si vede la fiamma, ma anche sulle scintille già portate dal vento.
In questo scenario diventano centrali gli strumenti di monitoraggio più avanzati. La biopsia liquida, che permette di analizzare il DNA tumorale nel sangue, si sta affermando come un “sensore precoce” della malattia: può aiutare a individuare la cosiddetta malattia minima residua, cioè tracce di tumore non visibili con gli esami tradizionali. Non è ancora uno standard per tutti i pazienti, ma rappresenta uno dei fronti più promettenti della ricerca. “La direzione è arrivare a un controllo sempre più preciso e personalizzato – sottolinea Cappuzzo – Capire in anticipo se la malattia sta tornando significa poter intervenire prima, e meglio”.
Su questo terreno si gioca una delle partite più decisive della medicina di precisione. Tra i temi centrali del Summit: biomarcatori, nuovi farmaci e intelligenza artificiale applicata alla diagnosi e alla scelta delle cure. “La vera innovazione oggi è integrare dati clinici, molecolari e tecnologici per prendere decisioni sempre più precise – sottolinea Giovanni Blandino, Direttore Scientifico IRE – Non trattiamo più tumori uguali per tutti, ma malattie diverse in persone diverse. Questo cambia radicalmente l’efficacia delle cure”.
Portare a Roma i principali esperti internazionali ha un valore che va oltre l’evento. “IFO costruisce comunità scientifiche – evidenzia il Direttore Generale Livio De Angelis – Crea occasioni in cui le innovazioni mediche circolano velocemente tra chi le sperimenta e chi le applica. Il Summit è stato esattamente questo: un formidabile strumento di lavoro atto a trasferire l’innovazione nella pratica clinica, a vantaggio dei pazienti”.
Il messaggio che arriva da Roma è semplice ma potente: nel tumore del polmone, oggi, non conta solo cosa si fa. Conta quando lo si fa. E anticipare le cure mediche può cambiare davvero la storia della malattia.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?3
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
46.7/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Allergie in Italia: +500% in trent'anni. L'esperto: «L'immunoterapia è la chiave, ma c'è troppa diffidenza» OK Salute e Benessere
Non è solo una sensazione: le allergie sono diventate una vera e propria epidemia silenziosa. Dal 1995 a oggi, la percentuale di italiani che soffre di reazioni allergiche è passata dal 6% a oltre il 32%. A confermare questo quadro allarmante è il dottor Jan Schroeder, Coordinatore dell’Allergologia dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano.
Allergie in Italia: perché siamo sempre più allergici?
«Siamo di fronte alla patologia cronica che ha registrato l’incremento più alto negli ultimi 25 anni. Le cause? Un mix esplosivo tra genetica e ambiente. Il cambiamento climatico ha prolungato le stagioni dei pollini, mentre l’eccessiva igiene durante l’infanzia impedisce al sistema immunitario dei bambini di svilupparsi correttamente. Anche l’inquinamento atmosferico e le nuove abitudini alimentari giocano un ruolo decisivo in questa escalation».
Verso una rete allergologica
«Per contrastare questo trend, le regioni stanno cercando di promuovere una rete allergologica per migliorare la comunicazione tra specialisti, medici di famiglia e pazienti. In autunno sono previsti nuovi screening gratuiti per asma e allergie, con l’obiettivo di intercettare chi soffre e non sa ancora che una cura definitiva è possibile. Non bisogna rassegnarsi a vivere con l’antistaminico in tasca. L’allergia è una malattia che può essere trattata alla radice».
La “rivoluzione” dell’immunoterapia
«La medicina oggi offre armi potentissime, ma sottoutilizzate. L’immunoterapia allergene specifica e i nuovi farmaci biologici stanno cambiando la prognosi anche per l’asma grave. Vediamo risposte spettacolari. Pazienti che già dopo un anno non hanno più sintomi e possono finalmente abbandonare il cortisone, recuperando una qualità della vita normale».
Perché aderiscono così pochi pazienti?
«Uno dei nodi cruciali è la difficoltà di accesso alle cure. Sebbene l’immunoterapia specifica (AIT) sia riconosciuta dalle linee guida internazionali come l’unico trattamento in grado di modificare la storia naturale della malattia allergica, in Italia il regime di rimborsabilità è estremamente frammentato.
Le ragioni del freno sono principalmente due:
L’equivoco del “vaccino”: il termine, spesso usato impropriamente per l’immunoterapia, genera timori ingiustificati in una fetta di popolazione. Scetticismo medico: non tutti i medici di base indirizzano i pazienti verso lo specialista allergologo per intraprendere il percorso di immunizzazione. Il costo della terapia: solo la Lombardia rimborsa completamente il costo della terapia che si aggira intorno ai 600 euro all’anno».
1. Il “Modello Lombardia”
La Lombardia rappresenta un’eccellenza: è attualmente l’unica regione in cui l’immunoterapia allergica è completamente rimborsata dal Servizio Sanitario Regionale (SSR). I pazienti possono accedere al trattamento pagando semplicemente il ticket (ove non esenti), rendendo la cura accessibile a prescindere dal reddito. Nel resto d’Italia, la situazione varia drasticamente da regione a regione, creando una vera e propria disparità di trattamento per i cittadini:
Regioni con rimborso parziale: alcune regioni (come ad esempio la Toscana o l’Emilia-Romagna) prevedono forme di compartecipazione alla spesa o rimborsi parziali solo per determinate categorie di pazienti o per specifici prodotti autorizzati come farmaci (AIC).
alcune regioni (come ad esempio la Toscana o l’Emilia-Romagna) prevedono forme di compartecipazione alla spesa o rimborsi parziali solo per determinate categorie di pazienti o per specifici prodotti autorizzati come farmaci (AIC). Regioni senza rimborso: in molte regioni del Centro e del Sud, l’immunoterapia è considerata a totale carico del cittadino . Questo significa che il paziente deve acquistare il prodotto in farmacia a prezzo pieno, con costi che possono variare dai 400 ai 700 euro all’anno , spesso per cicli di tre o cinque anni.
in molte regioni del Centro e del Sud, l’immunoterapia è considerata a . Questo significa che il paziente deve acquistare il prodotto in farmacia a prezzo pieno, con costi che possono variare dai , spesso per cicli di tre o cinque anni. La distinzione tra AIC e 589: esiste poi un problema tecnico-normativo. Alcuni estratti allergenici sono registrati come “farmaci” (AIC), altri circolano come “prodotti su misura” (ex Legge 589). Questa distinzione influisce spesso sulla possibilità delle ASL locali di rimborsare o meno il prodotto, complicando ulteriormente la burocrazia per il medico e per il paziente.
L’Impatto sociale ed economico
Questa disparità ha conseguenze dirette sulla salute pubblica:
Abbandono della terapia: nelle regioni dove non esiste rimborso, molti pazienti interrompono la cura per motivi economici, limitandosi a gestire i sintomi con antistaminici al bisogno, che però non curano la causa.
nelle regioni dove non esiste rimborso, molti pazienti interrompono la cura per motivi economici, limitandosi a gestire i sintomi con antistaminici al bisogno, che però non curano la causa. Costi indiretti: la mancata cura porta a un aumento delle crisi asmatiche, degli accessi al pronto soccorso e delle assenze dal lavoro/scuola, che rappresentano un costo sociale molto più alto rispetto al rimborso della terapia preventiva.
In sintesi: Mentre la rete allergologica lombarda preme per informare i cittadini di un diritto già acquisito, nel resto d’Italia le associazioni dei pazienti e le società scientifiche (come l’AAIITO e la SIAAIC) lottano per ottenere un Livello Essenziale di Assistenza (LEA) uniforme, affinché il diritto alla cura dell’allergia non dipenda dal codice postale.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
50.7/100
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Criteri Critici
Endoscopia digestiva, prevenzione, diagnosi e cura Ciociaria Oggi
Le patologie dell’apparato digerente rappresentano una delle problematiche sanitarie più diffuse nella popolazione adulta, ma sono ancora spesso sottovalutate. In questo contesto, l’endoscopia digestiva riveste un ruolo fondamentale sia nella diagnosi precoce sia nella prevenzione. Gastroscopia e colonscopia consentono infatti di individuare lesioni, eseguire biopsie e intervenire tempestivamente su eventuali alterazioni del tratto gastrointestinale. Dallo scorso 10 aprile l’Ini Città Bianca di Veroli ha attivato il servizio di endoscopia digestiva all’interno della nuova camera operatoria. A guidare l’attività il dottor Gerardo Zirizzotti, specialista in gastroenterologia e responsabile dell’ambulatorio chirurgico della struttura. Con lui abbiamo approfondito l’importanza della prevenzione e le potenzialità di questo nuovo servizio.
Dottor Zirizzotti, quali sono oggi le principali patologie dell’apparato digerente che richiedono un approccio diagnostico e terapeutico specialistico?
«Parliamo di tumori del colon-retto, malattie infiammatorie intestinali, disturbi gastrici e condizioni legate a importanti interventi chirurgici, come nel caso dei pazienti portatori di stomia, di chi non può più alimentarsi normalmente o di chi ha subito l’asportazione del pancreas. Sono tutte situazioni che richiedono oggi percorsi diagnostici e assistenziali sempre più completi e specialistici».
Quanto sono diffusi i tumori del colon-retto e perché è così importante la prevenzione?
«I tumori del colon-retto, in particolare, sono tra i più comuni in Italia. Secondo i dati dell’Associazione Italiana Gastroenterologi Ospedalieri (Aigo), rappresentano il secondo tipo di neoplasia più frequente sia negli uomini sia nelle donne. Questo dato da solo spiega quanto sia importante puntare sulla prevenzione e sugli screening».
È importante sottoporsi a esami specifici anche in assenza di sintomi?
«Molte malattie dell’apparato digerente tendono a svilupparsi in maniera silenziosa. Spesso il paziente si accorge del problema quando la patologia è già in fase avanzata. La prevenzione e la diagnosi precoce permettono invece di individuare alterazioni ancora iniziali e di intervenire tempestivamente, migliorando sensibilmente le possibilità di cura».
L’endoscopia digestiva ha quindi anche un ruolo preventivo oltre che diagnostico?
«Assolutamente sì. Gastroscopia e colonscopia non servono soltanto a fare diagnosi, ma rappresentano veri strumenti di prevenzione. Durante l’esame possiamo identificare polipi o lesioni precancerose e, in molti casi, rimuoverli immediatamente. Questo è particolarmente importante per il tumore del colon-retto, che, come abbiamo visto, è tra le neoplasie più diffuse».
Quali esami vengono effettuati nell’ambito del nuovo servizio attivato a Città Bianca?
«Vengono eseguite gastroscopie, colonscopie, biopsie ed eventuali polipectomie, esami fondamentali per la diagnosi e per la prevenzione delle patologie dell’apparato digerente».
Sono procedure invasive?
«Si tratta di procedure minimamente invasive che consentono di esplorare direttamente la mucosa del tratto gastrointestinale, individuare eventuali lesioni, effettuare prelievi di tessuto per gli esami istologici e, quando necessario, intervenire contestualmente con la rimozione di polipi o con biopsie mirate».
Può spiegare in cosa consiste la gastroscopia?
«La gastroscopia, o esofago-gastro-duodenoscopia, consente di esplorare esofago, stomaco e duodeno attraverso una sonda flessibile introdotta dalla bocca. È un esame che permette di osservare direttamente la mucosa, di individuare eventuali alterazioni e, se necessario, effettuare biopsie per approfondimenti diagnostici».
Invece la colonscopia?
«La colonscopia permette di esaminare il colon e il retto mediante un colonscopio introdotto per via anale. A seconda delle indicazioni cliniche, l’esame può essere parziale oppure completo fino all’intestino cieco e all’ileo terminale. Anche in questo caso possiamo eseguire biopsie o rimuovere polipi direttamente durante la procedura».
Molti pazienti vivono questi esami con timore. Oggi quanto sono sicuri e tollerabili?
«Oggi l’endoscopia digestiva è molto più sicura e confortevole rispetto al passato. Tutta l’attività viene svolta con assistenza anestesiologica dedicata, personale infermieristico specializzato e monitoraggio costante del paziente. Questo consente di affrontare l’esame in condizioni di maggiore serenità e sicurezza».
Quali altre prestazioni offre l’ambulatorio di endoscopia digestiva?
«L’ambulatorio esegue anche biopsie per esami istopatologici, test per la ricerca dell’Helicobacter pylori, mappaggio delle malattie infiammatorie intestinali e studio della celiachia. Inoltre saranno effettuate visite specialistiche dedicate ai percorsi di screening del tumore del colon-retto.
Quanto è importante avere un servizio di questo tipo sul territorio?
«È molto importante perché permette ai cittadini di accedere a prestazioni specialistiche senza doversi spostare altrove. Avere un servizio dedicato significa ridurre i tempi di attesa, facilitare la prevenzione e offrire ai pazienti percorsi diagnostici più rapidi e completi».
La camera operatoria ospiterà anche altre specialità ambulatoriali?
«Sì, all’interno della camera operatoria saranno eseguite anche altre attività specialistiche. Vi lavoreranno infatti diversi professionisti, come l’oculista, l’ortopedico, l’urologo e il dermatologo, che effettueranno interventi non invasivi. La camera operatoria sarà, inoltre, utile per tutte le procedure legate alla riabilitazione gastroenterologica. Fin dall’inizio, infatti, l’obiettivo è stato quello di creare una Gastroenterologia riabilitativa e proprio questo è stato l’input per la creazione dell’ambulatorio chirurgico».
In cosa consiste la riabilitazione gastroenterologica?
«La riabilitazione gastroenterologica è un percorso dedicato al recupero dei pazienti che hanno subito interventi importanti all’apparato digerente, come resezioni intestinali o operazioni al pancreas. L’obiettivo è rieducare le funzionalità dell’intestino e del retto, supportando anche le persone portatrici di stomia. Il percorso si basa su un approccio multidisciplinare che comprende alimentazione mirata, terapia farmacologica, elettrostimolazione e altri strumenti specifici».