Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
51.1/100
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B
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✅
Criteri Critici
Apolone (Int): "Aiutare i pazienti con cancro al rene a orientarsi nel percorso di cura" adnkronos.com
“Siamo stati in grado di aumentare la sopravvivenza nel tumore del rene, che ora spesso diventa cronico, oltre a poter guarire - spiega - Ritengo che adesso si debba guardare anche ad alcuni modelli esteri, dove accanto a un buon oncologo e al medico di medicina generale, hanno creato le figure del case manager e del case navigator. Si tratta di persone con esperienze e formazioni particolari che accompagnano, spesso anche materialmente, il paziente all'interno delle diverse interazioni con il nostro sistema di cura. Credo sia un aspetto su cui dobbiamo lavorare molto”. Lo ha detto Giovanni Apolone, direttore scientifico Irccs Istituto nazionale tumori (Int) di Milano, alla presentazione del documentario ‘Il filo di Arianna’, alla mostra del cinema di Venezia nella rassegna 'Venezia26' di Giffoni Innovation Hub. La pellicola di Donatella Romani e Roberto Amato, prodotta da Telomero Produzioni, con il patrocinio dall’Associazione nazionale tumore del rene - Anture e il contributo non condizionante di Ipsen, raccoglie le voci di pazienti, caregiver e medici che ogni giorno, in modo diverso, affrontano il tumore del rene.
“Sono un medico che si occupa di oncologia da più di trent'anni, ho fatto molte ricerche e ho visto molti pazienti - continua Apolone - Circa 14 anni fa, però, una diagnosi occasionale mi ha portato alla consapevolezza di avere un tumore al rene. Ho subito chirurgia, radioterapie e sono in chemioterapia da 8 anni. Ho vissuto questa esperienza da privilegiato in quanto conosco la materia, ho molti colleghi e ho avuto la fortuna di dirigere un grande Istituto dove ho trovato facilmente tutte le migliori opzioni di cura. Essere un medico malato e un paziente esperto mi ha fatto riflettere sulla necessità di modificare, in parte, i nostri percorsi e protocolli terapeutici. Dobbiamo trovare il modo di aiutare i pazienti, che certamente sono curati al meglio, a navigare con maggior sicurezza quando entrano ed escono dal sistema sanitario”.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
45.6/100
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C
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❌
Criteri Critici
Kate Middleton visita a sorpresa l'ospedale dove è stata curata. FOTO tg24.sky.it
La visita della Principessa del Galles segna una riconnessione simbolica con l'ospedale che l'ha accompagnata nel percorso contro il cancro. Kate ha verificato l'impiego dei fondi raccolti con la Three Peaks Challenge, ringraziando il personale per le cure ricevute VISITA A SORPRESALa Principessa del Galles è arrivata senza preavviso al Royal Marsden Hospital di Londra per verificare come vengono impiegati i fondi raccolti con la sua "Three Peaks Challenge". Durante l'incontro con medici e infermieri, Catherine definisce l'impresa "il mio piccolo modo per dire grazie" per le cure ricevute nel 2024, quando fu ricoverata per un intervento addominale che portò alla diagnosi di cancro. L'ELEGANZA DELLA PRINCIPESSALa 44enne moglie dell'erede al trono, il principe William, è arrivata al Royal Marsden indossando il suo abito verde Suzannah, uno dei più amati del suo guardaroba, abbinato a scarpe nere con cinturino alla caviglia. L'INCONTRO CON IL PERSONALEKate si è confrontata con il team clinico, ha ringraziato per il sostegno ricevuto e ha ascoltato gli aggiornamenti sui nuovi programmi di assistenza olistica destinati ai pazienti oncologici. Il personale le ha illustrato come i fondi raccolti contribuiranno alla creazione di un centro dedicato al recupero psicofisico. DIALOGO CON I PAZIENTILa Principessa ha visitato alcune aree del reparto oncologico e ha incontrato pazienti attualmente in trattamento. Ha ascoltato testimonianze sul valore dell'approccio olistico nella fase di recupero condividendo la propria esperienza di malattia. IL PROGETTO DA 200 MILIONIIl Royal Marsden ha illustrato alla Principessa il piano di riqualificazione da 200 milioni di sterline che prevede la costruzione di un nuovo centro per il benessere olistico e il recupero. L'impresa benefica di Kate contribuirà direttamente alla sua realizzazione. LA THREE PEAKS CHALLENGEKate ha raccontato al team come abbia completato la "National Three Peaks Challenge": scalare in 24 ore le tre vette più alte di Inghilterra, Scozia e Galles. Un'impresa fisica impegnativa, affrontata per raccogliere fondi destinati alla Royal Marsden Cancer Charity. La Principessa definisce la scalata "un piccolo gesto per restituire qualcosa". IL PERCORSO DI CURA"Qui ho ricevuto cure incredibili e il sostegno di un team numerosissimo, e ne sono davvero grata a livello personale". IL RITORNO AI DOVERI PUBBLICILa Principessa ha spiegato come, pur essendo tornata agli impegni ufficiali, la malattia abbia avuto un impatto significativo sulla sua vita e sulla sua famiglia. RICONNESSIONE SIMBOLICALa visita al Royal Marsden rappresenta un momento simbolico di riconnessione con il luogo che l'ha accompagnata nella fase più complessa del suo percorso di salute. UN MESSAGGIO DI GRATITUDINESecondo ilDaily Mail, durante l'incontro, il presidente del Royal Marsden, Sir Douglas Flint, ha espresso gratitudine per l'impegno della Principessa nella raccolta fondi. Kate, con tono modesto ma visibilmente commosso, ha definito la sua iniziativa "un modo per ricambiare" le "incredibili" cure ricevute durante la sua lotta contro il cancro.
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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43.7/100
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Criteri Critici
Catania, screening oncologici, al via il tour del Camper della Prevenzione dell’ASP Etna News 24
Prende il via domani, sabato 12 settembre, dal Centro Sicilia, il nuovo tour del “Camper della Prevenzione” dell’Asp di Catania, dedicato agli screening oncologici.
Parte così il nuovo programma che porterà progressivamente il Camper nei 58 Comuni della provincia e in alcuni dei luoghi maggiormente frequentati dai cittadini, con l’obiettivo di avvicinare i programmi organizzati di screening ai luoghi di vita e di aggregazione e facilitarne l’accesso. Le attività di screening a bordo del Camper sono assicurate dai professionisti del Dipartimento di Prevenzione e della UOC Prevenzione delle malattie cronico-degenerative – Screening oncologici, impegnati nell’organizzazione dei percorsi e nella presa in carico degli utenti.
Le tappe dal 12 al 20 settembre
Misterbianco · 12 settembre · ore 10.00-19.00
Centro commerciale Centro Sicilia
Catania · 13 settembre · ore 10.00-19.00
Negozio Ikea
Randazzo · 14 settembre · ore 8.30-18.30
Piazza Loreto
Paternò · 15 e 16 settembre · ore 8.30-18.30
Piazza Nassirya
Belpasso · 17 settembre · ore 8.30-18.30
Piazza Municipio
Motta Sant’Anastasia · 18 settembre · ore 8.30-18.30
Piazza Mercato
Belpasso · 19 settembre · ore 10.00-19.00
Centro commerciale Etnapolis
San Giovanni La Punta · 20 settembre · ore 10.00-19.00
Parco Commerciale Le Zagare
Gli screening a bordo del Camper
A bordo del Camper della Prevenzione sono disponibili gratuitamente le prestazioni previste dai programmi organizzati di screening oncologico per la prevenzione dei tumori del seno, del collo dell’utero e del colon-retto.
In particolare, è possibile effettuare:
mammografie per la prevenzione del tumore del seno, rivolte alle donne di età compresa tra 50 e 69 anni;
per la prevenzione del tumore del seno, rivolte alle donne di età compresa tra 50 e 69 anni; HPV test , per le donne tra 30 e 64 anni, e Pap test , per le donne tra 25 e 29 anni, per la prevenzione del tumore del collo dell’utero;
, per le donne tra 30 e 64 anni, e , per le donne tra 25 e 29 anni, per la prevenzione del tumore del collo dell’utero; ritiro del kit per la ricerca del sangue occulto nelle feci, per uomini e donne tra 50 e 69 anni, per la prevenzione del tumore del colon-retto. Il kit potrà essere successivamente riconsegnato presso le farmacie del proprio Comune.
Tutte le prestazioni sono gratuite per i residenti e i domiciliati nella provincia di Catania e non richiedono la prescrizione del Medico di famiglia.
Lo screening è un percorso di presa in carico
Lo screening non è un singolo esame, ma un percorso clinico-assistenziale organizzato che accompagna la persona dal test di primo livello agli eventuali approfondimenti diagnostici.
Per gli screening oncologici organizzati non sono previste liste d’attesa. In caso di esito positivo, la persona viene tempestivamente contattata dagli operatori dell’Asp di Catania e accompagnata nei successivi approfondimenti diagnostici; in caso di esito negativo, il referto può essere consultato e scaricato anche online.
Come accedere
Per informazioni sui programmi di screening, verificare se si rientra nella popolazione destinataria o prenotare un appuntamento è possibile contattare il numero verde gratuito dell’Asp di Catania 800 894 007, attivo dal lunedì al venerdì, dalle ore 8.30 alle 13.00, e il lunedì anche dalle ore 15.00 alle 17.30.
In presenza di disponibilità residue è consentito anche l’accesso diretto.
Il calendario aggiornato delle tappe del Camper della Prevenzione, con date, sedi e modalità di accesso, è consultabile sul sito istituzionale aspct.it, nella home page, sezione “Campagne di comunicazione”, alla pagina dedicata al Camper della Prevenzione.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
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Criteri Critici
Cos'è il microcitoma polmonare: cause, sintomi, diagnosi e terapie del tumore che colpì Emma Bonino OK Salute e Benessere
La scomparsa all’età di 78 anni di Emma Bonino, storica figura dei Radicali e di +Europa, ha riacceso l’attenzione sul microcitoma (o carcinoma polmonare a piccole cellule, SCLC), la forma di tumore al polmone contro cui la leader politica aveva lottato a lungo a partire dalla diagnosi nel 2015.
Si tratta della tipologia meno frequente ma decisamente più aggressiva tra le neoplasie polmonari. Comprendere la natura di questa malattia, la sua diagnosi e le attuali opzioni terapeutiche è fondamentale per la prevenzione e la gestione dei pazienti a rischio.
Cos’è il microcitoma?
Il microcitoma (o carcinoma a cellule squamose/piccole) deve il suo nome alle dimensioni ridotte delle cellule tumorali viste al microscopio, le quali si distinguono nettamente dalle altre forme di cancro del polmone. Rientra nella macro-categoria dei tumori neuroendocrini ed è caratterizzato da una rapida duplicazione cellulare e da un’elevata tendenza a diffondersi precocemente in altri organi (metastatizzazione).
A differenza del carcinoma non a piccole cellule (NSCLC), che rappresenta circa l’85% di tutte le neoplasie polmonari (includendo adenocarcinomi, carcinomi a cellule squamose e a grandi cellule), il microcitoma si sviluppa per lo più nei bronchi principali e centrali.
Qual è l’incidenza?
Il microcitoma rappresenta circa il 12-15% di tutte le nuove diagnosi di tumore al polmone a livello mondiale.
Colpisce prevalentemente gli adulti in età avanzata (con un picco di incidenza intorno ai 65-70 anni) e presenta una frequenza leggermente maggiore negli uomini rispetto alle donne, anche se il divario si è andato riducendo negli ultimi decenni a causa del cambiamento delle abitudini legate al fumo nella popolazione femminile.
Quali sono le cause e i fattori di rischio?
La causa principale del microcitoma è quasi esclusivamente il fumo di sigaretta:
Oltre il 90% dei casi viene riscontrato in soggetti fumatori o ex fumatori.
viene riscontrato in soggetti fumatori o ex fumatori. Il rischio aumenta in modo direttamente proporzionale al numero di sigarette giornaliere e agli anni di abitudine al fumo.
Altri fattori di rischio accessori includono l’esposizione passiva al fumo e l’esposizione professionale a sostanze tossiche come il radon, l’amianto (asbesto) o il nichel.
Prevenzione e Screening
La prima forma di prevenzione rimane l’astensione e la cessazione dal fumo. Per intercettare la malattia nelle fasi iniziali, l’impiego della TAC toracica a basso dosaggio (LDCT) nei soggetti ad alto rischio (forti fumatori ed ex fumatori) ha dimostrato grande efficacia. Tra i principali studi di riferimento figura la ricerca pubblicata su The Lancet Oncology. In Italia la prevenzione precoce è promossa da progetti pilota come il programma R.I.S.P. (Rete Italiana Screening Polmonare) guidato dall’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.
Quali sono i sintomi?
Nelle fasi primordiali, il microcitoma può rimanere del tutto asintomatico o presentare sintomi non specifici spesso ignorati dai fumatori cronici. Con la progressione della malattia compaiono:
Tosse persistente o stizzosa che tende a peggiorare nel tempo.
o stizzosa che tende a peggiorare nel tempo. Tosse con sangue (emottisi) o catarro striato di rosso.
(emottisi) o catarro striato di rosso. Mancanza di fiato (dispnea) e sibili respiratori.
(dispnea) e sibili respiratori. Dolore al torace che aumenta con la respirazione profonda o la tosse.
Prominente promiscuità con la Sindrome Paraneoplastica (alterazioni ormonali o neurologiche provocate da sostanze secrete dalle cellule tumorali stesse, come la sindrome da inappropriata secrezione di ADH o la sindrome di Cushing ).
(alterazioni ormonali o neurologiche provocate da sostanze secrete dalle cellule tumorali stesse, come la sindrome da inappropriata secrezione di ADH o la ). Calo di peso ingiustificato, inappetenza, stanchezza marcata e febbre moderata.
Come avviene la diagnosi?
La diagnosi tempestiva è cruciale per impostare il trattamento:
Esami di imaging: la radiografia del torace e, soprattutto, la TAC con mezzo di contrasto del torace e dell’addome permettono di identificare la massa e l’eventuale coinvolgimento dei linfonodi. Biopsia o Esame Citologico: è l’unico test in grado di confermare la natura a “piccole cellule”. Può avvenire tramite broncoscopia o agoaspirato. Stazionaizone (Staging): viene eseguita una PET-TAC e una Risonanza Magnetica (RM) cerebrale per verificare la presenza di metastasi a distanza (ossa, fegato, cervello).
Clinicamente, il microcitoma viene distinto in due stadi:
Stadio limitato: il tumore è circoscritto a un solo emitorace e ai linfonodi regionali (può essere trattato in un unico campo di radioterapia).
il tumore è circoscritto a un solo emitorace e ai linfonodi regionali (può essere trattato in un unico campo di radioterapia). Stadio esteso: la malattia si è diffusa all’altro polmone, al liquido pleurico o ad organi distanti.
Quali sono le terapie?
A causa della sua spiccata aggressività e della tendenza a presentarsi già in stadio avanzato, l’intervento chirurgico non è una scelta frequente, salvo in rarissimi casi diagnosticati in stadio ultra-precocissimo.
Le strategie di cura si basano su:
Chemioterapia: Trattamento sistemico d’elezione a base di derivati del platino (cisplatino o carboplatino) in associazione con etoposide.
Trattamento sistemico d’elezione a base di derivati del platino (cisplatino o carboplatino) in associazione con etoposide. Radioterapia: Applicata sia sul torace nei casi a stadio limitato, sia come radioterapia panencefalica profilattica (sul cervello) per prevenire le metastasi cerebrali.
Applicata sia sul torace nei casi a stadio limitato, sia come (sul cervello) per prevenire le metastasi cerebrali. Immunoterapia (La svolta recente): Negli ultimi anni l’introduzione dei farmaci immunoterapici (inibitori dei checkpoint immunitari come atezolizumab, durvalumab e serplulimab) in combinazione con la prima linea di chemioterapia ha mostrato un significativo miglioramento del controllo della malattia, riducendo le ricadute nel medio periodo.
Qual è l’aspettativa di vita?
La prognosi del microcitoma rimane complessa a causa della frequenza delle recidive, sebbene i nuovi protocolli immunoterapici abbiano allungato i tempi di sopravvivenza complessiva rispetto al passato.
Nello stadio limitato: la sopravvivenza media varia dai 15 ai 20 mesi, con circa il 20-25% dei pazienti che sopravvive a 5 anni dalla diagnosi se sottoposto a chemio-radioterapia combinata.
la sopravvivenza media varia dai 15 ai 20 mesi, con circa il 20-25% dei pazienti che sopravvive a 5 anni dalla diagnosi se sottoposto a chemio-radioterapia combinata. Nello stadio esteso: senza immunoterapia la sopravvivenza media era storicamente di 8-10 mesi; l’aggiunta delle nuove molecole immunoterapiche ha consentito a una quota sempre maggiore di pazienti di superare la soglia dei 2-3 anni con una buona qualità di vita.
Nonostante le sfide terapeutiche del microcitoma, casi come quello di Emma Bonino — vissuta per oltre un decennio dalla diagnosi iniziale — dimostrano come i progressi oncologici e un attento monitoraggio medico possano permettere convivenze prolungate anche con forme neoplastiche particolarmente severe.
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
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La Procura di Roma solleverà nei prossimi giorni davanti alla Corte Costituzionale un conflitto di attribuzione sulle chat tra Mauro Caroccia, indagato per riciclaggio e intestazione fittizia di beni nell’inchiesta sul ristorante Bisteccheria d’Italia, e l’ex…
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I pm della Direzione distrettuale antimafia di Roma, coordinati dal procuratore Francesco Lo Voi, puntano a ottenere l’annullamento della decisione con cui, lo scorso 5 agosto, la Camera dei deputati ha negato l’autorizzazione ad acquisire le comunicazioni contenute nel telefono cellulare di Mauro Caroccia. All’interno vi sono le chat tra lo stesso Caroccia, indagato per riciclaggio e intestazione fittizia di beni nell’inchiesta sul ristorante Bisteccheria d’Italia, e l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, che in passato ha detenuto quote del locale. Per questo la Procura di Roma solleverà nei prossimi giorni davanti alla Corte Costituzionale un conflitto di attribuzione.
Il no della Camera era arrivato dopo un inter complesso e ricco di polemiche. Il voto su Delmastro era inizialmente stato calendarizzato nell’aula della Camera giovedì 30 luglio, ma era stato rimandato proprio per una lettera con cui il procuratore Lo Voi aveva inviato il nuovo materiale depositato dall’avvocato di Caroccia. I pm hanno più volte ribadito che l’acquisizione di quelle chat erano essenziali ai fini investigativi ma anche per finalità di garanzia dell’indagato, ricordando che il deputato meloniano in questa inchiesta non risulta indagato. Allegato alla missiva c’era anche un cd con le conversazioni tra l’ex sottosegretario alla Giustizia e il ristoratore. Il presidente della giunta per le Autorizzazioni Devis Dori (Alleanza Verdi-Sinistra) aveva disposto di visionare le chat, ma il presidente della Camera Lorenzo Fontana aveva bloccato tutto chiudendo il dischetto in una cassaforte e sospendendo la lettura dei componenti della giunta fino al voto della giunta del Regolamento e poi della giunta per le Autorizzazioni, che si è espressa in senso contrario. Giovedì 6 agosto, poi, la maggioranza al completo aveva negato l’utilizzo delle chat tra Delmastro e Caroccia.
La destra ha fatto quadrato attorno a Delmastro. L’obiettivo era quello di evitare che le chat venissero diffuse. Il giorno del voto definitivo a Montecitorio, tra l’altro, l’ufficio studi di Fratelli d’Italia aveva distribuito un dossier interno, spiegando che esisteva un rischio concreto: che tra i dialoghi tra Delmastro e Carroccia ci fossero conversazioni “personali, politiche e istituzionali del tutto estranee all’indagine” e venissero coinvolte figure terze. Quelle chat, però, per la Procura di Roma sono fondamentali per l’inchiesta e, per questa ragione, solleverà alla Corte Costituzionale un conflitto di attribuzione.
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
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Aifa approva prima terapia personalizzata per il cancro al seno. V-news.it
Aifa ha approvato la rimborsabilità di inavolisib in combinazione con palbociclib e fulvestrant per il trattamento di pazienti con carcinoma mammario Hr+/Her2- e mutazione Pik3Ca, offrendo una nuova opportunità terapeutica. I risultati dello studio Inavo120 mostrano un significativo miglioramento della sopravvivenza libera da progressione e globale, evidenziando l'importanza della personalizzazione delle cure nella medicina di precisione.
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Approvazione Aifa per nuova terapia
(Adnkronos) – “Aifa, Agenzia italiana del farmaco, ha approvato la rimborsabilità di inavolisib in combinazione con palbociclib e fulvestrant, per il trattamento di pazienti con carcinoma mammario localmente avanzato o metastatico endocrino resistente, positivo ai recettori ormonali (Hr+), Her2-negativo e con mutazione del gene Pik3Ca”. Roche ha comunicato che “l’approvazione rende disponibile anche in Italia una nuova opportunità terapeutica per una popolazione di pazienti con bisogni clinici insoddisfatti, per la quale la personalizzazione delle cure è sempre più importante”. Il carcinoma mammario Hr+/Her2- “rappresenta circa il 70% di tutti i tumori della mammella. In circa il 40% dei casi metastatici di questo sottotipo è presente una mutazione del gene Pik3Ca, associata a prognosi sfavorevole e resistenza ai trattamenti endocrini standard”.
Risultati dello studio Inavo120
L’approvazione di Aifa si basa sui risultati dello studio registrativo di fase 3 (Inavo120), pubblicato sul ‘New England Journal of Medicine’ nell’ottobre 2024, che ha valutato inavolisib in combinazione con palbociclib e fulvestrant in 325 pazienti con carcinoma mammario localmente avanzato o metastatico Er-positivo, Her2-negativo con mutazione Pik3Ca e malattia endocrinoresistente. “Lo studio ha dimostrato una riduzione del 57% del rischio di progressione o morte rispetto a palbociclib e fulvestrant da soli, con una sopravvivenza libera da progressione più che raddoppiata (15,0 mesi versus 7,3 mesi). Inoltre, l’aggiornamento dei dati ha evidenziato un beneficio significativo e clinicamente rilevante in termini di sopravvivenza globale con una mediana di 34,0 mesi rispetto ai 27,0 mesi del braccio di controllo (riduzione del rischio di decesso del 33%). Questo risultato rende inavolisib il primo e unico inibitore della via Pi3K ad aver dimostrato un vantaggio in termini di overall survival nel trattamento di prima linea di questa popolazione di pazienti.
Importanza della mutazione Pik3Ca
“Inavolisib è la prima terapia target specifica per i pazienti con la mutazione Pik3Ca ad essere indicata in prima linea metastatica a seguito di recidiva precoce”, afferma Giuseppe Curigliano, professore di Oncologia medica presso l’Università degli Studi di Milano e direttore della divisione Nuovi farmaci per terapie innovative dell’Istituto europeo di oncologia (Ieo). “Lo studio Inavo120 ha dimostrato che la combinazione di inavolisib, fulvestrant e palbociclib è in grado di raddoppiare la sopravvivenza libera da progressione e di ridurre del 33% il rischio di morte.” La disponibilità di una terapia personalizzata “utilizzabile già in prima linea rende fondamentale identificare tempestivamente la mutazione Pik3Ca, che oggi rappresenta un biomarcatore decisivo per orientare le scelte terapeutiche per le pazienti”, sottolinea Umberto Malapelle, professore associato del dipartimento di Sanità pubblica dell’Università Federico II di Napoli.
Un passo avanti per la medicina di precisione
L’approvazione di questa nuova terapia per il tumore al seno metastatico “è un segnale importante – commenta Antonella Campana, presidente di Fondazione IncontraDonna – e rappresenta un ulteriore passo avanti della medicina di precisione e della genomica. Il progresso della ricerca non significa solo nuovi farmaci, ma anche la possibilità di individuare con maggiore precisione quali pazienti possano trarre maggior beneficio.” La disponibilità di inavolisib in Italia si inserisce nel più ampio impegno di Roche nel carcinoma mammario, un’area in cui l’azienda investe da oltre trent’anni per sviluppare soluzioni innovative. “Oggi segniamo un ulteriore passo avanti nella direzione di una medicina sempre più personalizzata”, conclude Anna Maria Porrini, direttore medico di Roche Italia.
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Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
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Criteri Critici
Tumori, Aifa approva prima terapia personalizzata contro particolare tipo cancro al seno Adnkronos
Roche, ‘inavolisib in combinazione con palbociclib e fulvestrant, è il primo e unico inibitore di Pi3K contro forma metastatica Her+/HEr2- con mutazione del gene Pik3Ca’
“Aifa, Agenzia italiana del farmaco, ha approvato la rimborsabilità di inavolisib in combinazione con palbociclib e fulvestrant, per il trattamento di pazienti con carcinoma mammario localmente avanzato o metastatico endocrino resistente, positivo ai recettori ormonali (Hr+), Her2-negativo e con mutazione del gene Pik3Ca”. Lo annuncia in una nota Roche, spiegando che “l'approvazione rende disponibile anche in Italia una nuova opportunità terapeutica per una popolazione di pazienti che presenta bisogni clinici ancora insoddisfatti e per le quali la personalizzazione delle cure assume un'importanza crescente”. Il carcinoma mammario Hr+/Her2- “rappresenta circa il 70% di tutti i tumori della mammella. In circa il 40% dei casi metastatici di questo sottotipo è presente una mutazione del gene Pik3Ca, alterazione molecolare associata all'attivazione della via Pi3K e correlata a prognosi sfavorevole e resistenza ai trattamenti endocrini standard”.
L'approvazione di Aifa si basa sui risultati dello studio registrativo di fase 3 (Inavo120), pubblicato sul ‘New England Journal of Medicine’ nell'ottobre 2024, che ha valutato inavolisib in combinazione con palbociclib e fulvestrant in 325 pazienti con carcinoma mammario localmente avanzato o metastatico Er-positivo, Her2-negativo con mutazione Pik3Ca e malattia endocrinoresistente. “Lo studio ha dimostrato una riduzione del 57% del rischio di progressione o morte rispetto a palbociclib e fulvestrant da soli, con una sopravvivenza libera da progressione più che raddoppiata (15,0 mesi versus 7,3 mesi). Inoltre - continua la nota - l'aggiornamento dei dati ha evidenziato un beneficio significativo e clinicamente rilevante in termini di sopravvivenza globale1 con una mediana di 34,0 mesi rispetto ai 27,0 mesi del braccio di controllo (riduzione del rischio di decesso del 33%). Questo risultato rende inavolisib il primo e unico inibitore della via Pi3K ad aver dimostrato un vantaggio in termini di overall survival nel trattamento di prima linea di questa popolazione di pazienti.
“Inavolisib è la prima terapia target specifica per i pazienti con la mutazione Pik3Ca ad essere indicata in prima linea metastatica a seguito di recidiva precoce”, afferma Giuseppe Curigliano, professore di Oncologia medica presso l'Università degli Studi di Milano e direttore della divisione Nuovi farmaci per terapie innovative dell'Istituto europeo di oncologia (Ieo). “Lo studio Inavo120 ha dimostrato che la combinazione di inavolisib, fulvestrant e palbociclib è in grado di raddoppiare la sopravvivenza libera da progressione e di ridurre del 33% il rischio di morte. Con questa approvazione, si aggiunge un nuovo tassello all’oncologia di precisione nel carcinoma mammario metastatico Hr+/Her2-. Ancora più rilevante è il fatto che si tratti del primo e unico inibitore di Pi3K ad aver dimostrato un beneficio statisticamente significativo anche in termini di sopravvivenza globale. Un risultato che conferma come l'identificazione precoce del biomarcatore possa tradursi in un beneficio concreto e duraturo per le pazienti. Inoltre, ha un profilo di sicurezza ben caratterizzato e gestibile nella pratica clinica, aspetto particolarmente importante nel trattamento di una patologia cronica come il tumore della mammella metastatico”.
La disponibilità di una terapia personalizzata “utilizzabile già in prima linea rende fondamentale identificare tempestivamente la mutazione Pik3Ca, che oggi rappresenta un biomarcatore decisivo per orientare le scelte terapeutiche per le pazienti”, sottolinea Umberto Malapelle, professore associato del dipartimento di Sanità pubblica dell'Università Federico II di Napoli, coordinatore del Pmmp - Siapec e presidente della International Society of Liquid Biopsy. “Questa analisi - continua - dovrebbe essere effettuata preferibilmente attraverso tecnologie di sequenziamento di nuova generazione, come nello studio registrativo Inavo120, e può essere eseguita sia sul tessuto tumorale sia attraverso un semplice prelievo di sangue, grazie alla valutazione del Dna tumorale circolante. In un contesto in cui il numero di biomarcatori nel tumore della mammella è in costante crescita e comprende anche alterazioni, come quelle a carico di Akt1, Pten ed Esr1, è sempre più importante disporre di test accurati e di referti chiari e standardizzati. Solo attraverso una stretta collaborazione tra patologi, biologi molecolari e oncologi è possibile garantire alle pazienti un accesso rapido alle migliori strategie di cura personalizzate”.
L'approvazione di questa nuova terapia per il tumore al seno metastatico “è un segnale importante - commenta Antonella Campana, presidente di Fondazione IncontraDonna - e rappresenta un ulteriore passo avanti della medicina di precisione e della genomica, che oggi consentono di identificare specifiche mutazioni del tumore e di offrire trattamenti sempre più mirati e appropriati. Il progresso della ricerca non significa solo nuovi farmaci, ma anche la possibilità di individuare con maggiore precisione quali pazienti possano trarre maggior beneficio. Perché questo potenziale si traduca in un vantaggio reale è indispensabile garantire un accesso omogeneo e tempestivo sia ai test molecolari sia alle innovazioni terapeutiche, attraverso reti organizzative efficienti su tutto il territorio nazionale. Come Fondazione IncontraDonna continueremo a lavorare affinché ogni paziente, in tutta Italia, possa accedere tempestivamente alle migliori opportunità di diagnosi e cura”.
La disponibilità di inavolisib in Italia si inserisce nel più ampio impegno di Roche nel carcinoma mammario, un'area in cui l'azienda investe da oltre trent'anni per sviluppare soluzioni innovative in grado di migliorare gli esiti clinici e la qualità di vita delle persone con tumore al seno. “Quella del tumore al seno è un’area in cui Roche è storicamente impegnata e in cui, con i nostri investimenti e le nostre innovazioni, abbiamo contribuito nel corso degli ultimi decenni a trasformare la pratica clinica e cambiare la storia naturale della malattia - conclude Anna Maria Porrini, direttore medico di Roche Italia - Oggi segniamo un ulteriore passo avanti nella direzione di una medicina sempre più personalizzata, puntando sull'identificazione di un biomarcatore chiave come la mutazione Pik3Ca. I risultati dell'azione su questo target rappresentano l'espressione concreta di un impegno che continua a rinnovarsi anche con studi che andranno a valutare il potenziale terapeutico della molecola in altre indicazioni e di nuove molecole per tumori ormono-sensibili, con l'obiettivo ultimo di ampliare le opportunità di trattamento e gli esiti clinici di un numero sempre più ampio di pazienti con tumore al seno e con significativi bisogni ancora non soddisfatti”.
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?5
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Tumori, AstroPath mappa le cellule: nuovi segnali per l’immunoterapia The Wom Healthy
La notizia in breve
All’11esimo Annual Meeting di Alleanza contro il cancro, Rete Oncologica del ministero della Salute riunita a Napoli in collaborazione con l’Irccs Fondazione Pascale, è stata illustrata la piattaforma AstroPath. Presentato da Janis Taube, professoressa e direttrice della Division of Dermatopathology della Johns Hopkins University, il sistema applica ai tessuti tumorali le tecniche impiegate per costruire le grandi mappe dell’universo, al fine di chiarire l’organizzazione del cancro e individuare nuovi segnali per prevedere la risposta alle terapie.
Il meccanismo unisce e allinea migliaia di immagini in un’unica rappresentazione che registra la posizione e la distribuzione delle cellule tumorali e immunitarie. L’obiettivo consiste nel superare i biomarcatori tradizionali, analizzando non soltanto la presenza quantitativa di un segnale, ma anche su quali cellule si collochi, quali elementi cellulari si trovino nelle vicinanze e le relative interazioni.
Nel melanoma avanzato, la piattaforma ha consentito di individuare specifiche combinazioni di cellule immunitarie associate alla risposta e alla sopravvivenza dopo immunoterapia. Gli sviluppi più recenti coinvolgono anche il carcinoma polmonare non a piccole cellule, con la prospettiva di mappare le relazioni tra cellule per comprendere quali pazienti possano beneficiare maggiormente di specifiche terapie.
Oltre la quantità, conta la posizione
AstroPath rientra nella patologia spaziale, un approccio che studia il tessuto tumorale conservando l’informazione sulla posizione delle cellule. Rispetto a un biomarcatore misurato come valore complessivo, questa analisi cerca di ricostruire una sorta di mappa del tumore e del suo microambiente.
Il cancro, infatti, non è composto soltanto da cellule maligne. Attorno a esse si trovano cellule immunitarie, vasi, strutture di sostegno e segnali molecolari che possono favorire oppure ostacolare la progressione della malattia e la risposta terapeutica. La vicinanza tra cellule, la loro distribuzione e le interazioni locali possono quindi contenere informazioni che una misurazione media rischia di nascondere.
Il possibile valore clinico
Nell’immunoterapia è particolarmente importante capire non solo se le cellule immunitarie siano presenti, ma anche dove si concentrino e in quale stato funzionale si trovino. Un tumore può apparire ricco di difese immunitarie, ma queste potrebbero restare ai margini, essere inattive oppure trovarsi in un ambiente capace di limitarne l’azione.
L’analisi integrata di molte caratteristiche potrebbe contribuire a costruire biomarcatori più informativi, utili a distinguere i pazienti con maggiore probabilità di beneficio da una terapia. Potrebbe inoltre chiarire alcuni meccanismi di resistenza e indicare quali componenti del microambiente meritino ulteriori indagini.
Una tecnologia ancora da validare
Un’associazione tra una determinata configurazione cellulare e l’esito clinico non equivale automaticamente a uno strumento pronto per le decisioni terapeutiche. Prima dell’impiego ordinario servono conferme in popolazioni diverse, procedure di laboratorio riproducibili e criteri di interpretazione condivisi.
Resta anche il problema dell’eterogeneità: parti differenti dello stesso tumore possono mostrare composizioni diverse, mentre il tessuto disponibile rappresenta soltanto una porzione della malattia. A ciò si aggiunge la necessità di integrare immagini, dati clinici e caratteristiche molecolari senza produrre modelli opachi o eccessivamente dipendenti dal contesto in cui sono stati sviluppati.
La prospettiva più realistica non è la sostituzione immediata dei biomarcatori tradizionali, ma la loro integrazione con informazioni spaziali. Il valore di queste mappe dipenderà dalla capacità di trasformare immagini molto complesse in indicazioni affidabili, riproducibili e clinicamente utili.
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Criteri Critici
Tumore al seno: chemioterapia ridotta del 48% con i test genomici la Repubblica
Dal 2020 a oggi in Italia sono stati prescritti oltre 30mila test genomici per il trattamento del carcinoma al seno in stadio precoce. Si tratta di esami multigenici che danno informazioni aggiuntive sulla biologia del tumore e sul rischio di recidiva, permettendo di individuare trattamenti sempre più personalizzati. Per sensibilizzare istituzioni, clinici e pazienti sull’importanza del loro impiego, nel 2024 è nato l’Osservatorio Nazionale sui Test Genomici. Carmen Criscitiello, Consigliere Nazionale Aiom ci spiega perché questi esami sono così importanti.Intervista di Barbara OrricoRiprese di Daniele Alberti
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Criteri Critici
A Palermo è corsa nelle farmacie allo screening del tumore del colonretto siciliaogginotizie.it
Il semplice annuncio della campagna con Cucinotta, Ponte e Salvaggioha fatto impennare le consegne di provette ad agosto
Lunedì sera i dati in un incontro con i farmacisti e gli artisti
Appuntamento alle 21 a Villa Magnisi
L’avere semplicemente annunciato la campagna di sensibilizzazione con gli attori Maria Grazia Cucinotta,Ernesto Maria Ponte e Sasà Salvaggio, che sarà realizzata insieme da Asp Palermo e Federfarma Palermo, ha risvegliato l’attenzione dei cittadinisull’importanza di prevenire il tumore del colon retto. Così lo scorso mese di agosto, anche grazie all’Asp che ha distribuito provette nelle piazze e alla sua task force che ha svolto un servizio itinerante nelle farmacie di informazione ai cittadini, si è scatenata una vera e propria corsa nelle 395 farmacie di Palermo e provincia, facendo registrareun’impennata nei prelievi e nelle consegne di provette.I dati aggiornati saranno forniti dal direttore generale dell’Asp,Alberto Firenze, e dal presidente di Federfarma Palermo, Roberto Tobia,lunedì prossimo, 14 settembre, alle ore 21, a Palermo, presso Villa Magnisi, sede dell’Ordine dei medici, nel corso di un incontro disensibilizzazione dedicato ai farmacisti e al quale saranno anchepresenti i tre artisti che daranno vita alla campagna.Interverranno l’assessore regionale alla Salute, Marcello Caruso; il sindaco metropolitano di Palermo, Roberto Lagalla; il direttore del Daso e, Giacomo Scalzo; il presidente dell’Ordine dei farmacisti, Mario Bilardo; il presidente dell’Ordine dei medici, Toti Amato.
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Tumore al seno metastatico, AIFA approva una nuova cura personalizzata Agipress
AGIPRESS – Arriva in Italia una svolta cruciale nella lotta al tumore al seno avanzato: l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha approvato la rimborsabilità di inavolisib (in combinazione con palbociclib e fulvestrant). Il trattamento è destinato alle pazienti con carcinoma mammario metastatico o localmente avanzato di tipo HR+/HER2- che presentano la mutazione del gene PIK3CA, un’alterazione molecolare presente in circa il 40% dei casi di questo sottotipo oncologico e storicamente legata a una prognosi più complessa e alla resistenza alle terapie tradizionali.
I dati dello studio di fase III INAVO120, pubblicati sul New England Journal of Medicine, hanno mostrato un impatto clinico senza precedenti: la nuova combinazione riduce del 57% il rischio di progressione della malattia o morte, più che raddoppiando il tempo medio di sopravvivenza libera da malattia (15 mesi contro i 7,3 del trattamento standard). Inoltre, inavolisib è il primo e unico inibitore della via PI3K ad aver dimostrato una riduzione del 33% del rischio di decesso, allungando la sopravvivenza globale media a 34 mesi.
L’approvazione cambia radicalmente l’approccio diagnostico: per individuare le pazienti che possono beneficiare di questa cura fin dalla prima linea di trattamento, diventa fondamentale eseguire tempestivamente il test per la mutazione PIK3CA, effettuabile sia su tessuto tumorale sia tramite biopsia liquida con un semplice prelievo di sangue. Gli esperti e le associazioni di pazienti sottolineano come questa approvazione rappresenti un passo avanti decisivo per la medicina di precisione, rendendo essenziali un’analisi genomica precoce e una stretta collaborazione multidisciplinare nei centri oncologici sul territorio.
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Criteri Critici
Tumore del pancreas, l’appello per l’accesso al nuovo farmaco la Repubblica
Daraxonrasib è un farmaco orale che prende di mira una proteina mutata nella stragrande maggioranza dei tumori al pancreas (Ras) che ha mostrato risultati importanti nella lotta alla malattia, spingendo la Food and Drug Administration (Fda) ad approvare la terapia. Ma la situazione in Europa, e in Italia, è in stallo, lasciando i pazienti che potrebbero beneficiare del trattamento senza terapia. Ed è per questo che oggi l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom) chiede all’azienda produttrice, Revolution Medicines, di avviare un programma di uso compassionevole per daraxonrasib.
Una nuova opportunità contro il tumore al pancreas
Ogni anno in Italia si registrano circa 13600 casi di nuove diagnosi di tumore al pancreas, distribuiti più o meno ugualmente tra uomini e donne, ed è una delle malattie oncologiche più difficili da trattare, con quasi 14900 decessi e una sopravvivenza a cinque anni che oscilla tra l’11% e il 12% (I numeri del cancro 2025). Per questo i risultati dello studio RASolute 302 presentati all’ultimo congresso americano di oncologia clinica, che avevano mostrato la capacità del farmaco di raddoppiare la sopravvivenza globale di pazienti con malattia metastatatica e già trattati con chemioterapia, sono stati accolti con entusiasmo. “Da decenni non vi erano significativi progressi in questa neoplasia difficile da trattare - commenta Massimo di Maio, presidente Aiom - Ora si pone il problema di accesso alla terapia, che non è disponibile al di fuori degli Stati Uniti. L’azienda farmaceutica che la produce, Revolution Medicines, aveva avviato negli Usa un programma di expanded access, cioè di accesso allargato, garantendo così la disponibilità del trattamento prima dell’approvazione regolatoria da parte di Fda. In Europa, invece, non è stato aperto alcun programma di uso compassionevole e non vi sono notizie di sottomissione del dossier registrativo da parte dell’azienda all’Ema, l’agenzia regolatoria europea, per l’approvazione del farmaco. Ma i pazienti non possono aspettare”.
L’appello di pazienti e oncologi
Solo ieri, su Quotidiano Nazionale, era uscito l’appello di una figlia che, rivolgendosi al presidente della Repubblica, chiedeva aiuto per velocizzare l’accesso al farmaco. Oggi a farlo solo gli stessi oncologi, intimoriti dalle possibili conseguenze delle politiche sui prezzi dei farmaci negli Usa: “Chiediamo all’azienda che venga creato un programma di uso compassionevole, perché daraxonrasib sia a disposizione dei pazienti italiani gratuitamente, in attesa dell’approvazione regolatoria, come già avvenuto negli Stati Uniti prima dell’ok di Fda. La comunità scientifica ha più volte sollecitato l’azienda in questo senso, ma finora la risposta è stata interlocutoria - riprende Di Maio - Vi è il forte timore, da parte degli oncologi, di essere di fronte alla prima evidente applicazione del principio sancito dall’amministrazione americana del sistema del prezzo della ‘nazione più favorita’, che stabilisce che il costo dei farmaci negli Stati Uniti sia pari o inferiore al più basso tra i Paesi con un Pil pro capite paragonabile, tra cui l’Italia. Al termine delle fasi di negoziazione, infatti, nel nostro Paese il prezzo del farmaco sarà probabilmente inferiore a quanto fissato negli Stati Uniti. Da qui lo scarso interesse dell’azienda a presentare il dossier registrativo a Ema”. L’agenzia europea, da parte sua, nell’attesa ha designato daraxonrasib come farmaco orfano e avviato un programma di revisione accelerata per la valutazione del farmaco allo scopo di velocizzarne l’iter regolatorio.
Come funziona oggi l’accesso al farmaco
In assenza di un programma di accesso precoce, al momento il farmaco potrebbe essere disponibile attraverso una procedura di uso nominale, come spiega Chiara Cremolini, membro del Direttivo Nazionale Aiom e direttrice del Programma di Sperimentazioni Cliniche dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Pisana. “Revolution Medicines ha attivato una procedura, definita di uso nominale globale, che in realtà non rappresenta un programma di accesso precoce, ma un meccanismo per facilitare l’importazione del farmaco, al prezzo concordato negli Stati Uniti, che corrisponde a circa 39mila dollari al mese. Quindi daraxonrasib, che non è ancora disponibile in Italia, ad oggi può essere importato nel nostro Paese attraverso gli ospedali a spese dei pazienti a un costo esorbitante. Questo meccanismo è eticamente inaccettabile e crea forti disequità a danno dei malati - spiega Cremolini, che ha preso parte allo studio miliare su daraxonrasib in Italia - Siamo inoltre consapevoli della necessità di garantire la sostenibilità del sistema, che sarebbe messa a rischio dal ricorso a un altro strumento di accesso precoce, cioè alla legge 648/1996, che consente la totale rimborsabilità da parte del Servizio Sanitario Nazionale (per medicinali non ancora autorizzati in Italia o usati con altre indicazioni, Nda). Su questi temi ci siamo confrontati con Aifa con cui riteniamo essenziale proseguire il dialogo”.
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Roberta Vallacchi e il foulard dopo la chemio: cosa dice la psiconcologia iO Donna
«Come se le persone malate dovessero nascondersi». È forse questa la frase più importante pronunciata da Roberta Vallacchi, consigliera regionale lombarda, dopo gli attacchi ricevuti sui social per il foulard che porta in testa. Vallacchi sta affrontando un tumore al seno e ha perso i capelli a causa della chemioterapia. Il 10 settembre il Consiglio regionale della Lombardia ha risposto agli insulti con un gesto simbolico: un foulard è stato esposto sui banchi della presidenza del Pirellone in segno di solidarietà.
Vallacchi aveva già affrontato un tumore al seno nel 2015 e allora aveva scelto di utilizzare, anche se non sempre, una parrucca. Questa volta ha fatto una scelta diversa. «Con questo tumore al seno ho scelto di usare un foulard per dire alle donne una cosa semplice: si continua a vivere anche durante la malattia», ha spiegato.
Ed è qui che la vicenda va oltre la polemica social. Perché perdere i capelli durante una chemioterapia non è soltanto un effetto collaterale della cura. Può essere il momento in cui una malattia fino ad allora privata diventa improvvisamente visibile. Agli amici, ai colleghi, agli sconosciuti. E anche a se stesse.
Quando il tumore diventa visibile
È un tema studiato da tempo in psiconcologia. Una revisione pubblicata sull’European Journal of Oncology Nursing ha analizzato 23 studi sull’esperienza dell’alopecia da chemioterapia nelle donne, individuando conseguenze fisiche, psicologiche e sociali che vanno ben oltre la perdita dei capelli.
Tra i temi individuati dai ricercatori compare proprio la complessità di quella che viene definita “visual cancer identity”, l’identità visivamente associata al cancro. L’alopecia può infatti trasformare la malattia in qualcosa di riconoscibile dall’esterno, interferendo con l’identità e con il rapporto con gli altri. Ma l’esperienza, sottolineano gli autori, è fortemente individuale. Per alcune donne la parrucca può aiutare a riconoscersi allo specchio e a proteggere la propria privacy. Per altre il foulard può diventare il modo più naturale di attraversare il cambiamento. Altre ancora preferiscono mostrare la testa senza capelli.
Non esiste, insomma, un modo psicologicamente “giusto” di affrontare la perdita dei capelli.
Perdere i capelli non è una questione di vanità
Quanto l’alopecia possa incidere sull’immagine di sé emerge con particolare forza da una meta-sintesi pubblicata nel 2023 su Supportive Care in Cancer. I ricercatori hanno riunito 11 studi qualitativi che comprendevano complessivamente 225 donne con tumore al seno che avevano sperimentato la perdita dei capelli durante la chemioterapia.
I due grandi temi emersi dall’analisi sono già eloquenti: “Non mi sento a mio agio in questo corpo” e “Chi sono?”. Nei racconti delle donne compaiono il desiderio di nascondersi, il disorientamento davanti al cambiamento del proprio aspetto, gli interrogativi sulla femminilità e sulle relazioni.
Non è dunque vanità. I capelli fanno parte dell’immagine attraverso cui ci riconosciamo e veniamo riconosciuti dagli altri. Quando scompaiono improvvisamente per effetto di una terapia, il cambiamento può investire anche il modo in cui una donna percepisce il proprio corpo e la propria identità.
Quando non si può più scegliere chi deve sapere
C’è poi un aspetto forse ancora più delicato. Una diagnosi può essere raccontata oppure tenuta privata. Un segno visibile della terapia può sottrarre almeno in parte questa possibilità di scelta. È qui che parrucca, foulard, cappello o testa scoperta possono assumere significati molto diversi. Una donna può desiderare una parrucca perché non vuole che al lavoro, al supermercato o davanti alla scuola dei figli gli altri sappiano che sta facendo una chemioterapia. Un’altra può sentirsi più a proprio agio con un foulard. Un’altra ancora può decidere di non coprirsi.
La questione non è stabilire quale scelta sia più coraggiosa. È lasciare alla persona la possibilità di decidere quanto della propria malattia rendere visibile agli altri. Ed è proprio per questo che la frase di Vallacchi – «come se le persone malate dovessero nascondersi» – va oltre la sua vicenda personale.
Nel 2015 la parrucca, oggi il foulard
La stessa storia di Vallacchi mostra quanto queste scelte possano cambiare nel tempo. Nel 2015 aveva scelto la parrucca, oggi ha scelto il foulard. Due modi diversi di attraversare la stessa esperienza, in due momenti diversi della vita. E sarebbe altrettanto sbagliato trasformare la scelta di mostrare i segni della chemioterapia in un nuovo obbligo alla visibilità. Nascondere la malattia non significa necessariamente negarla, così come mostrarla non rende necessariamente più forti. Il punto, semmai, è poter scegliere.
Immagine corporea, una parte delle cure
L’immagine corporea non è un aspetto marginale dell’esperienza oncologica. Una revisione sistematica pubblicata nel 2024 su Psycho-Oncology ha esaminato 62 studi relativi a interventi psicosociali rivolti all’immagine corporea nelle donne con tumore al seno.
Gli interventi e i metodi studiati erano molto diversi tra loro e le evidenze risultavano eterogenee, ma la loro fattibilità e accettabilità erano nel complesso valutate positivamente. Gli stessi autori sottolineano la necessità di sviluppare e valutare meglio interventi destinati specificamente a migliorare gli esiti legati all’immagine corporea.
Perché curare un tumore significa inevitabilmente confrontarsi anche con ciò che le terapie possono cambiare nel corpo e nel modo di percepirlo.
Il diritto di non sembrare “come prima”
C’è infine un rischio più sottile: pensare che stare bene significhi necessariamente riuscire a tornare il prima possibile all’aspetto precedente alla malattia. Ma durante le cure il corpo può cambiare. E quei cambiamenti possono essere nascosti, mostrati, accettati immediatamente oppure richiedere tempo.
Il foulard di Roberta Vallacchi acquista allora un significato che va oltre il foulard stesso. Non perché indossarlo sia più coraggioso di scegliere una parrucca. Ma perché rivendica il diritto di continuare a stare nel mondo anche quando la malattia, per un periodo, si vede. «Si continua a vivere anche durante la malattia», ha detto Vallacchi.
Ed è forse questo il punto: non dover aspettare di tornare come prima per sentirsi autorizzati a mostrarsi agli altri.
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Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
61.9/100
Punteggio Totale
B
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Criteri Critici
Sepsi neonatale, la Sin: “Ogni minuto conta”. Nuovi test per una diagnosi più rapida Panorama della Sanità
In vista del World Sepsis Day, la Società Italiana di Neonatologia richiama l’attenzione sulla diagnosi precoce e sulla prevenzione delle infezioni. PCR multiplex, metagenomica e altre tecnologie potrebbero accelerare l’identificazione dei patogeni e rendere le terapie più mirate
La sepsi continua a rappresentare una delle principali emergenze sanitarie mondiali e una delle più importanti cause di mortalità nei neonati. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), rimane una delle principali cause di morte nei primi 28 giorni di vita, soprattutto nei prematuri e nei Paesi a basso reddito. A livello internazionale la letalità è stimata intorno al 10-20%, con valori più elevati nelle forme più gravi e nei bambini con peso molto basso alla nascita. Ogni anno migliaia di famiglie vengono colpite da questa patologia che, se riconosciuta tempestivamente, può essere curata con successo. In occasione del World Sepsis Day, che ricorre il 13 settembre, la Società Italiana di Neonatologia (SIN) richiama l’attenzione delle istituzioni, della comunità medico sanitaria e dell’opinione pubblica, sull’importanza della diagnosi precoce, della prevenzione delle infezioni neonatali e della ricerca scientifica, che negli ultimi anni ha compiuto importanti passi avanti.
Nel neonato l’esordio della sepsi può essere particolarmente insidioso. I sintomi iniziali possono essere molto sfumati: difficoltà ad alimentarsi, ridotta reattività, alterazioni della temperatura corporea, difficoltà respiratoria, colorito pallido o marezzato. Anche poche ore di ritardo nella diagnosi possono modificare significativamente la prognosi. Una delle maggiori criticità della sepsi neonatale è rappresentata dal fatto che la conferma diagnostica e la terapia mirata sono basate sulle indagini colturali (il gold standard è l’emocoltura) che richiedono tempo, spesso anche 36-72 ore.
“Negli ultimi anni sono stati sviluppati nuovi strumenti diagnostici basati su: PCR multiplex, metagenomica, trascrittomica, metabolomica, profilazione genica dell’ospite”, spiega Mario Giuffrè, Segretario del Gruppo di Studio di Infettivologia Neonatale della SIN. “Queste tecnologie potrebbero consentire di identificare l’infezione molte ore prima rispetto ai metodi tradizionali, permettendo di iniziare precocemente la terapia antimicrobica e, al tempo stesso, di personalizzarla utilizzando le molecole più adeguate caso per caso e riducendo l’uso improprio di antibiotici”.
Un tema particolarmente rilevante riguarda, infatti, la crescente diffusione di microrganismi multiresistenti, che rende ancora più importante investire in programmi di prevenzione delle infezioni, sorveglianza microbiologica e stewardship antimicrobica, per ridurre l’uso inappropriato degli antibiotici senza ritardare il trattamento dei neonati realmente affetti da sepsi. Nel 2025 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato il primo Target Product Profile dedicato allo sviluppo di test rapidi per identificare le infezioni batteriche gravi nei neonati e nei lattanti. L’obiettivo è disporre di esami eseguibili anche nei contesti con limitate risorse, capaci di distinguere rapidamente le infezioni batteriche da quelle virali guidando la terapia specifica.
Nel 2026 sono state aggiornate le linee guida della Surviving Sepsis Campaign dedicate all’età pediatrica. Tra i messaggi principali è stata sottolineata l’importanza del riconoscimento sempre più precoce, del trattamento tempestivo, della somministrazione di antibiotici entro la prima ora nei casi di shock settico, dell’intensificazione e miglioramento del follow-up, con particolare riferimento agli esiti a lungo termine dopo la dimissione.
“L’Italia dispone di un’efficiente rete di Terapie Intensive Neonatali (TIN) che partecipano a programmi nazionali di sorveglianza delle infezioni neonatali”, afferma Massimo Agosti, Presidente SIN. “Le attività di ricerca e le reti collaborative promosse dalla SIN, tra cui INN-SIN (Italian Neonatal Network della SIN), consentono oggi di raccogliere dati epidemiologici nazionali sulle infezioni neonatali, confrontando gli indicatori di qualità tra le TIN, monitorando i pattern microbiologici e le resistenze agli antibiotici, promuovendo protocolli condivisi di prevenzione e trattamento, sviluppando progetti di miglioramento continuo della qualità assistenziale. Grazie a queste reti è stato possibile migliorare negli ultimi anni la qualità dell’assistenza, promuovere l’uso appropriato degli antibiotici e monitorare l’epidemiologia delle infezioni neonatali”.
Il Gruppo di Studio di Infettivologia Neonatale della SIN, inoltre, ha più volte richiamato l’attenzione sull’importanza della prevenzione delle infezioni correlate all’assistenza e del contenimento della diffusione dei patogeni multiresistenti nelle TIN. La prevenzione, infatti, rimane lo strumento più efficace.
Tra gli interventi prioritari emergono il ruolo di un’assistenza ostetrica qualificata, la prevenzione delle infezioni materne, l’igiene delle mani e l’allattamento al seno. Sono altrettanto cruciali l’uso appropriato degli antibiotici e l’efficacia dei sistemi di sorveglianza delle infezioni in TIN.
Le infezioni invasive rappresentano, infatti, ancora una delle principali complicanze del neonato prematuro ricoverato in Terapia Intensiva Neonatale. Nei neonati a termine la sepsi precoce è oggi relativamente rara, con un’incidenza stimata largamente inferiore a 1 caso ogni 1.000 nati vivi, grazie soprattutto allo screening materno per Streptococcus agalactiae e alla profilassi antibiotica intrapartum per i casi a rischio. Nei grandi prematuri e nei neonati di peso estremamente basso (<1500 g), invece, la sepsi tardiva continua a rappresentare una delle complicanze più frequenti durante il ricovero, con incidenze che possono superare il 15-20% nei pazienti più vulnerabili, sebbene variabili tra i diversi centri.
“La sepsi, se pur raramente, può colpire anche un neonato apparentemente sano. Conoscerne i segnali significa salvare vite. La ricerca ci offre oggi strumenti sempre più sofisticati, ma il fattore più importante rimane il riconoscimento precoce e l’accesso tempestivo alle cure”, conclude il Presidente SIN Agosti.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?3
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
43.3/100
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❌
Criteri Critici
Encefalopatie gene GNAO1: terapia genica apre nuove possibilità di cura Federazione Nazionale degli Ordini dei Biologi
Roma, 11 settembre 2026 (Agenbio) – Uno studio internazionale pubblicato sulla rivista Acta Neuropathologica Communications, al quale ha partecipato anche il Laboratorio di Epilessia Sperimentale dell’Irccs Neuromed di Pozzilli, rivela l’efficacia di una strategia di terapia genica che è riuscita a correggere, nei modelli sperimentali, molte delle alterazioni provocate dalle encefalopatie associate al gene GNAO1. Si tratta di malattie genetiche molto rare, che compaiono nei primi anni di vita e possono provocare gravi disturbi del movimento, crisi epilettiche e un importante coinvolgimento dello sviluppo neurologico. Fulcro della ricerca sono le mutazioni del gene GNAO1, responsabili della produzione di una proteina fondamentale per regolare la comunicazione tra i neuroni. Quando questa proteina non funziona correttamente, i circuiti nervosi possono perdere il loro equilibrio, dando origine ai sintomi caratteristici della patologia. Invece di intervenire direttamente sul gene alterato, i ricercatori hanno utilizzato un vettore virale per fornire alle cellule una copia funzionante del gene, aumentando così la produzione della proteina normale. L’idea è che, aumentando la disponibilità della proteina prodotta dalla copia sana del gene, sia possibile ristabilire almeno in parte il corretto funzionamento dei circuiti nervosi, compensando gli effetti della mutazione. Questa strategia ha migliorato i disturbi motori, ridotto alcune alterazioni comportamentali e ripristinato importanti caratteristiche del funzionamento dei neuroni. Gli stessi risultati sono stati confermati anche in un secondo modello sperimentale, rafforzando le evidenze sull’efficacia dell’approccio. (Agenbio) Etr 12:00
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42.2/100
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Screening oncologici, parte il tour del Camper della Prevenzione Free Press Online
Screening oncologici, parte il tour del Camper della Prevenzione
Asp Catania, dal 12 settembre al via il tour del Camper della Prevenzione. Mammografie, HPV test, Pap test e kit per lo screening del colon-retto gratuiti.
CATANIA – Parte domani, sabato 12 settembre, dal Centro Sicilia di Misterbianco, il nuovo tour del Camper della Prevenzione dell’Asp di Catania, dedicato agli screening oncologici.
Il programma porterà progressivamente il camper nei 58 Comuni della provincia e in alcuni dei luoghi più frequentati dai cittadini, con l ’obiettivo di rendere più semplice e accessibile la partecipazione ai programmi organizzati di prevenzione.
A bordo saranno disponibili gratuitamente le prestazioni per la prevenzione dei tumori del seno, del collo dell’utero e del colon-retto, grazie agli operatori del Dipartimento di Prevenzione e della UOC Prevenzione delle mal attie cronico-degenerative – Screening oncologici.
Le prime tappe dal 12 al 20 settembre
12 settembre – Misterbianco: Centro commerciale Centro Sicilia, dalle 10 alle 19.
Centro commerciale Centro Sicilia, dalle 10 alle 19. 13 settembre – Catania: negozio Ikea, dalle 10 alle 19.
negozio Ikea, dalle 10 alle 19. 14 settembre – Randazzo: piazza Loreto, dalle 8.30 alle 18.30.
piazza Loreto, dalle 8.30 alle 18.30. 15 e 16 settembre – Paternò: piazza Nassirya, dalle 8.30 alle 18.30.
piazza Nassirya, dalle 8.30 alle 18.30. 17 settembre – Belpasso: pia zza Municipio, dalle 8.30 alle 18.30.
pia zza Municipio, dalle 8.30 alle 18.30. 18 settembre – Motta Sant’Anastasia: piazza Mercato, dalle 8.30 alle 18.30.
piazza Mercato, dalle 8.30 alle 18.30. 19 settembre – Belpasso: centro commerciale Etnapolis, dalle 10 alle 19.
centro commerciale Etnapolis, dalle 10 alle 19. 20 settembre – San Giovanni La Punta: Parco Commerciale Le Zagare, dalle 10 alle 19.
Quali screening si possono effettuare
A bordo del Camper della Prevenzione sarà possibile effettuare la mammografia, rivolta alle donne tra 50 e 69 anni .
Per la prevenzione del tumore del collo dell’utero sono disponibili HPV test per le donne tra 30 e 64 anni e Pap test per le donne tra 25 e 29 anni.
Per lo screening del tumore del colon-retto è invece possibile ritirare il kit per la ricerca del sangue occulto nelle feci, destinato a uomini e donne tra 50 e 69 anni. Il kit potrà poi essere riconsegnato nelle farm acie del proprio Comune.
Le prestazioni sono gratuite per residenti e domiciliati nella provincia di Catania e non è necessaria la prescrizione del medico di famiglia.
Lo screening è un percorso
L’Asp ricorda che lo screening non consiste in un singolo esame, ma in un percorso clinico-assistenziale organizzato, che accompagna la persona dal test iniziale agli eventuali approfondimenti.
In caso di esito positivo, gli operatori dell’Asp contattano tempestivamente l’interessato e garantiscono l’accompagnamento agli ulteriori accertamenti. In caso di esito negativo, il referto può essere consultato e scaricato anche online.
Come partecipare
Per informazioni, per verificare i requisiti o per prenotare un appuntamento è disponibile il numero verde gratuito 800 894 007, attivo dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 13 e il lunedì anche dalle 15 alle 17.30.
In presenza di disponibilità residue è possibile anche l’accesso diretto.
Il calendario aggiornato del Camper della Prevenzione, con tutte le tappe e le modalità di accesso, è disponibile sul sito istit uzionale dell’Asp di Catania.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
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Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
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53.0/100
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Criteri Critici
Sepsi, 11 milioni di decessi ogni anno. La risposta passa dalla diagnosi precoce e dalla microbiologia insalutenews.it
Prof. Pierangelo Clerici
Milano, 11 settembre 2026 – La sepsi è una condizione potenzialmente letale che si verifica quando il sistema immunitario dell’organismo reagisce in modo eccessivo a un’infezione, causando una disfunzione d’organo. Secondo le stime della WHO (World Health Organization), ogni anno si verificano, al mondo, circa 11 milioni di decessi per sepsi, soprattutto tra i pazienti ricoverati in ospedale.
In occasione della Giornata Mondiale per la Lotta alla Sepsi, AMCLI Ets – Associazione Microbiologi Clinici Italiani richiama l’attenzione su una delle principali emergenze della medicina contemporanea. Nel 2026 AMCLI ribadisce l’urgenza di trasformare la consapevolezza in azioni concrete, investendo nella prevenzione, nel riconoscimento precoce, nella qualità dell’assistenza e nell’innovazione diagnostica.
La sepsi non è soltanto una condizione da trattare quando si manifesta: è un evento che può essere prevenuto, riconosciuto prima e gestito meglio attraverso l’organizzazione dei percorsi assistenziali e la collaborazione tra tutte le professionalità sanitarie. La microbiologia clinica svolge un ruolo centrale in questo percorso, perché consente di identificare rapidamente gli agenti eziologici e i loro profili di sensibilità ai farmaci antimicrobici, orientando la terapia mirata e contribuendo alla sorveglianza delle resistenze.
Quali sono le azioni concrete che, come sanitari, possiamo mettere in atto immediatamente? Lo spiegano i componenti del Comitato di Studio per gli Antimicrobici (CoSA-AMCLI ETS).
“Ridurre i fattori di rischio – spiega Fabio Arena, Professore dell’Università di Perugia e componente del Comitato di Studio per gli Antimicrobici (CoSA-AMCLI ETS) – Prevenire le infezioni significa anche ridurre le occasioni in cui possono insorgere. È fondamentale utilizzare cateteri, dispositivi invasivi e altre procedure solo quando realmente necessari, rimuovendoli tempestivamente quando non sono più indicati, insieme al rigoroso rispetto delle misure di prevenzione e controllo delle infezioni (IPC), a partire da una corretta applicazione dell’igiene mani, elemento fondamentale per ridurre la diffusione di microrganismi con profili di resistenza complessi, tipici dell’ambito ospedaliero, aspetto ancora più importante in una realtà epidemiologica complessa come quella italiana”.
“Sospettare precocemente la sepsi e accelerare la diagnosi – aggiunge Tommaso Giani, Professore dell’Università degli Studi di Firenze e Segretario del Comitato di Studio per gli Antimicrobici (CoSA-AMCLI ETS) – Di fronte a un paziente con possibile infezione e deterioramento clinico, il tempo è determinante. Occorre riconoscere tempestivamente il sospetto di sepsi, garantire il rapido invio dei campioni microbiologici al laboratorio e favorire l’esecuzione e la comunicazione degli esami necessari nel minor tempo possibile. Un campione raccolto correttamente e inviato senza ritardi può fare la differenza, permettendo una diagnosi tempestiva e accurata e quindi una gestione terapeutica ottimale del paziente, con conseguente impatto positivo sugli indicatori di outcome clinico (inclusa la mortalità) e assistenziale (durata della degenza, utilizzo appropriato dei farmaci antimicrobici)”.
“Misurare ciò che accade nella propria realtà – sottolinea Simone Ambretti, Professore dell’Università di Bologna e componente del Comitato di Studio per gli Antimicrobici (CoSA-AMCLI ETS) – Ogni struttura sanitaria dovrebbe dotarsi di un sistema di indicatori in grado di descrivere il percorso della sepsi: tempi di riconoscimento, raccolta e arrivo dei campioni in laboratorio, tempi di risposta degli esami microbiologici, appropriatezza dei prelievi, tempi di adeguamento della terapia e principali esiti clinici. Misurare consente di individuare criticità e verificare concretamente l’efficacia degli interventi”.
“Usare gli antibiotici in modo appropriato – conclude Fabio Arena – La terapia antimicrobica tempestiva è essenziale nel paziente con sepsi, ma deve essere rivalutata alla luce dei risultati microbiologici e dell’evoluzione clinica. Evitare trattamenti inutilmente prolungati e ridurre, quando possibile, l’ampiezza dello spettro antibiotico significa contribuire a prevenire la selezione e la diffusione di microrganismi resistenti, preservando l’efficacia degli antibiotici per i pazienti di oggi e di domani”.
“Combattere la sepsi significa agire prima che sia troppo tardi – commenta Pierangelo Clerici, Presidente AMCLI ETS – Per AMCLI, questo significa rafforzare una cultura della prevenzione, della diagnosi microbiologica tempestiva e dell’antimicrobial stewardship, facendo della collaborazione tra laboratorio e assistenza clinica uno degli strumenti fondamentali per ridurre mortalità, complicanze e resistenze antimicrobiche”.