📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?2
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?1
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
36.3/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Kate Middleton cuore d'oro: visita a sorpresa nell'ospedale dove la curarono dal cancro Tgcom24
A giugno, la Principessa del Galles aveva scalato le tre vette più alte di Scozia, Inghilterra e Galles: Ben Nevis, Scafell Pike, Snowdon. Tutto in 24 ore. Un'impresa fisica, certo, ma lei stessa aveva precisato che non si trattava solo di questo: voleva essere l'occasione per riflettere sulla vita dopo la diagnosi, e restituire qualcosa a chi le era stato vicino. Kate ha scoperto come quella raccolta fondi si tradurrà concretamente: un nuovo centro dedicato al benessere e al recupero dei pazienti oncologici, di cui ha visitato persino il cantiere. "Questo è il mio piccolo modo per ricambiare e dirvi grazie", ha detto, citata dal Times. "Ho ricevuto cure incredibili e un grande supporto da un'equipe numerosa e sono davvero molto grata a livello personale."
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
41.1/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Screening del colon-retto, la Asl replica: «Kit inviati a 3.700 cittadini» Firenze e dintorni
La Asl risponde alle contestazioni dei consiglieri di Voltiamo Pagina sull’organizzazione dello screening per la prevenzione del tumore del colon-retto nel territorio di Impruneta. La campagna, realizzata da Ispro, ha coinvolto circa 3.700 cittadini con più di 50 anni, ai quali i kit sono stati inviati direttamente a domicilio per favorire la partecipazione.
Secondo l’azienda sanitaria, non è stato possibile attivare un punto di consegna a Tavarnuzze perché nel territorio comunale non erano presenti farmacie aderenti al protocollo regionale né enti del terzo settore disponibili a raccogliere i campioni. Nella lettera allegata ai kit erano comunque indicate anche alcune sedi disponibili nei Comuni limitrofi.
La Asl precisa inoltre che la consegna alla Casa di Comunità di via Papa Giovanni XXIII era possibile già dal 10 agosto, non dal 31 come riportato inizialmente, nonostante i lavori di ristrutturazione e ampliamento finanziati dal Pnrr. Dal 7 al 10 settembre era presente nelle vicinanze anche l’unità mobile Ispro Domus, attiva dalle 9 alle 13.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
49.6/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
✅
Criteri Critici
In Vietnam sono stati compiuti notevoli progressi nel trattamento del cancro. Vietnam.vn
A margine del seminario "Aggiornamenti sui nuovi progressi nella diagnosi e nel trattamento del cancro", il professore associato Pham Cam Phuong, direttore dell'Istituto di Medicina Nucleare e Oncologia dell'Ospedale Bach Mai e presidente del panel, ha affermato che la conferenza ha aggiornato i partecipanti sugli straordinari progressi nella diagnosi e nel trattamento del cancro, in particolare sulla terapia mirata e sull'immunoterapia.
Nel pomeriggio dell'11 settembre, l'Ospedale 19-8 ( Ministero della Pubblica Sicurezza ) ha organizzato la sua prima conferenza scientifica internazionale con 25 sessioni tematiche e la partecipazione di quasi 200 esperti nazionali e internazionali.
Tuttavia, secondo il professor Shigenori Goto, l'efficacia del farmaco dipende in modo significativo dallo stato immunitario delle cellule T del paziente stesso, e in molti pazienti con tumore in stadio avanzato, la funzione immunitaria delle cellule T è spesso compromessa. Questo è il "collo di bottiglia" che impedisce a molti pazienti di rispondere bene alla sola terapia con inibitori dei checkpoint immunitari (ICI).
Il professore associato Pham Cam Phuong ha inoltre affermato che i nuovi trattamenti contro il cancro, come l'immunoterapia o la terapia mirata, richiedono protocolli di trattamento individualizzati e non dovrebbero essere applicati universalmente. La terapia mirata o l'immunoterapia non producono gli stessi risultati per tutti; la loro efficacia dipende dal tipo specifico di malattia, dal gruppo di malattia, dall'espressione genica, dai marcatori immunitari e dal microambiente tumorale.
Partendo da queste basi, il team di ricerca della SETA Clinic di Tokyo ha proposto di combinare la terapia con cellule T αβ, volta a potenziare e ripristinare l'immunità cellulare T, con l'immunoterapia indotta da inibitori dei checkpoint immunitari (ICI), in modo che i due metodi si completino a vicenda: uno potenzia le cellule immunitarie capaci di combattere il cancro, mentre l'altro elimina i segnali immunosoppressivi.
"Le due linee di ricerca clinica hanno prodotto risultati chiari", ha affermato il professor Shigenori Goto.
Il professor GS ha spiegato che il primo studio, condotto su 10 pazienti affetti da tumore in stadio avanzato o recidivante, ha combinato la terapia αβT con nivolumab a basso dosaggio, pari a solo 1/10 della dose standard. Lo studio si è concentrato principalmente sulla sicurezza e non ha registrato eventi avversi gravi; in alcuni casi si è addirittura osservata una notevole efficacia antitumorale. Due casi di tumore esofageo in questo gruppo sono stati raccolti e pubblicati in un rapporto scientifico dal team di ricerca.
Il secondo studio si è concentrato su un gruppo di pazienti più difficile da trattare: quelli che avevano già assunto inibitori dei checkpoint immunitari (ICI) ma la cui malattia continuava a progredire. Il professor Shigenori Goto ha spiegato che, poiché i farmaci a base di anticorpi come il pembrolizumab hanno una lunga emivita e possono persistere nell'organismo anche dopo l'interruzione del trattamento, il team di ricerca ha ipotizzato che l'utilizzo della terapia αβT in questa fase potesse sfruttare gli effetti inibitori dei checkpoint immunitari residui.
Il professor Shigenori Goto ha presentato un intervento sull'approccio che combina la terapia cellulare immunitaria con gli inibitori dei checkpoint immunitari: una prospettiva derivante dagli studi clinici.
"Lo studio in corso ha reclutato 22 pazienti affetti da vari tipi di cancro; di questi, 16 avevano completato 6 cicli di trattamento con αβT e sono stati valutati secondo i criteri RECIST. Di conseguenza, 4 casi hanno raggiunto uno stato di malattia stabile (SD), corrispondente a un tasso di controllo della malattia del 25% nel gruppo di pazienti resistenti agli ICI", ha affermato l'esperto.
Secondo il professor Goto, i risultati preliminari suggeriscono che l'immunoterapia ha il potenziale per diventare un'opzione aggiuntiva per i pazienti che non rispondono adeguatamente agli inibitori dei checkpoint immunitari (ICI). La combinazione dei due approcci – potenziare le cellule immunitarie che combattono il cancro ed eliminare i segnali immunosoppressivi – dovrebbe aprire nuove strategie per migliorare l'efficacia dell'immunoterapia oncologica in generale.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
46.7/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Tumore del seno, test genomici su biopsia per orientare già prima dell'intervento le scelte pharmastar.it
Quale valore possono avere i test genomici non solo per l'oncologo, ma anche per il chirurgo senologo? Disporre delle informazioni sulla biologia del tumore gią sulla biopsia potrebbe aiutare a individuare, prima dell'intervento, le pazienti con carcinoma mammario luminale che possono beneficiare della chemioterapia preoperatoria, aumentando le possibilitą di ricorrere a una chirurgia conservativa. In Italia, tuttavia, il test genomico su biopsia non č attualmente rimborsato. Ne abbiamo parlato con il Prof. Corrado Tinterri, Professore Associato presso Humanitas University e Responsabile dell'UO di Senologia alla Breast Unit dell'Humanitas Cancer Center di Rozzano, che abbiamo incontrato a Milano in occasione della presentazione dei risultati dell'Osservatorio Nazionale sui Test Genomici. Tumore del seno, test genomici: garantire a tutte le donne un accesso equo in ItaliaRosanna D'Antona Tumore del seno, test genomici: in Italia serve maggiore uniformitą di accessoProf.ssa Alessandra Fabi Tumore del seno, test genomici su biopsia per orientare gią prima dell’intervento le scelteProf. Corrado Tinterri Tumore del seno, test genomici per personalizzare le scelte nelle fasi precociProf.ssa Carmen Criscitiello Oncologia di Precisione: č fondamentale rimborsare i test molecolari contestualmente ai farmaciProf. Carmine Pinto Oncologia di Precisione: biopsia liquida e test genomici, scenari in grande evoluzioneProf. Nicola Normanno Carcinoma mammario: il ruolo dei biomarcatori ESR1, PIK3CA, AKT1, PTENProf. Umberto Malapelle Tumore del polmone: dall'assenza di mutazioni driver alle resistenze, quali i principali unmet need?Professor Marcello Tiseo Tumore della mammella: come evolve il PDTA tra medicina di precisione e survivorshipProf. Giuseppe Curigliano Porpora trombotica trombocitopenica congenita: l'impegno di Takeda tra innovazione terapeutica e presa in caricoAlessandra Fionda Nuove prospettive nella porpora trombotica trombocitopenica congenita: ruolo di ADAMTS13 ricombinanteprofessor Raimondo De Cristofaro Tumore della mammella: organizzazione delle cure e qualitą della vita, le sfide per ridurre le disuguaglianzeDott. Carmine Pinto InformativaUtilizziamo cookie o tecnologie simili per finalità tecniche e, con il tuo consenso, anche per altre finalità come specificato nellacookie policy.Puoi acconsentire all'utilizzo di tali tecnologie utilizzando il pulsante "Accetta tutti". Fino a che non sceglierai una opzione utilizzeremo solo i cookie tecnici e necessari. Cookie tecniciCookie tecnici e necessari al corretto funzionamento del sito web. Non possono essere disabilitati [7]NomeFornitoreScopoDuratacovidLoginAntherica srlFunzionaleSessionelngAntherica srlFunzionalePersistentepharmaLogAntherica srlFunzionaleSessionesocialcounterAntherica srlFunzionale1 giornosys_langAntherica srlFunzionalePersistenteUserLogAntherica srlFunzionaleSessione_cookie_consentAntherica srlFunzionale1 anno Cookie di preferenzaI cookie di preferenza consentono al sito web di memorizzare informazioni che ne influenzano il comportamento, ad esempio la personalizzazione di un colore.Nessun cookie utilizzato per questa tipologia Cookie statisticiI cookie statistici aiutano a capire come i visitatori interagiscono con il sito web raccogliendo e trasmettendo informazioni in forma anonima [7]NomeFornitoreScopoDurata_gaGoogle AnalyticsStatistiche1 anno_ga_J8H44EJNJ3Google AnalyticsStatistiche1 anno__utmaGoogle AnalyticsStatistiche2 anni__utmbGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmcGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmtGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmzGoogle AnalyticsStatistiche6 mesi Cookie di marketingI cookie di marketing vengono utilizzati per tracciare i visitatori sul sito web. La finalità è quella di presentare annunci pubblicitari che siano rilevanti e coinvolgenti per il singolo utente.Nessun cookie utilizzato per questa tipologia
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?2
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?3
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO5
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
61.5/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
Criteri Critici
Parkinson e tremori: la nuova terapia con staminali che riattiva la dopamina nel cervello My-personaltrainer
Preferisci ascoltare il riassunto audio? Abbiamo scelto una voce realizzata con strumenti avanzati IA per rendere rendere i nostri testi subito accessibili a tutti Ascolta su Spreaker.
Segui il canale WhatsApp di Mypersonaltrainer per rimanere aggiornato su tutte le novità.
In breve: terapia con cellule staminali contro Parkinson e tremori Affrontare il morbo di Parkinson è una sfida complessa, ma la medicina rigenerativa offre oggi una speranza concreta. A differenza delle cure tradizionali, la nuova terapia con cellule staminali non si limita a gestire temporaneamente i sintomi, ma mira a ricostruire i tessuti cerebrali danneggiati dalla malattia. Il trattamento innovativo sfrutta le cellule staminali riprogrammate (iPSC) del paziente stesso per trasformarle in neuroni sani. Una volta trapiantate nel cervello in modo mirato, queste cellule riescono a integrarsi e a ripristinare la naturale produzione di dopamina. I trial clinici evidenziano risultati straordinari per il benessere quotidiano: Riduzione netta dei tremori a riposo e della rigidità muscolare .
e della . Recupero stabile della coordinazione motoria .
. Minore dipendenza dai classici farmaci dopaminergici. Essendo altamente personalizzata, questa tecnica azzera il rischio di rigetto immunitario e si è dimostrata sicura. Le prossime sperimentazioni globali puntano a rendere la cura sempre più accessibile, segnando una vera e propria svolta per la neurologia moderna.
Una speranza concreta contro il Parkinson e i tremori Affrontare ogni giorno la progressiva perdita del controllo motorio rappresenta una sfida quotidiana complessa per i pazienti affetti da Parkinson e per le loro famiglie. Il tremore a riposo, la rigidità muscolare e la lentezza nei movimenti ostacolano anche i gesti più semplici, alterando la qualità della vita in modo profondo. Per decenni, i trattamenti farmacologici tradizionali, basati principalmente sulla somministrazione di levodopa, hanno offerto un sollievo soltanto temporaneo, senza arrestare la degenerazione neuronale sottostante. Oggi, la medicina rigenerativa apre una prospettiva completamente nuova per la neurologia moderna. La recente applicazione delle cellule staminali riprogrammate offre un approccio rivoluzionario che mira a ricostruire i tessuti cerebrali danneggiati. Questa strategia scientifica non si limita a gestire la sintomatologia superficiale, ma riattiva direttamente la produzione naturale di dopamina nel cervello, restituendo autonomia, movimento e fiducia a chi combatte questa difficile patologia.
Come la malattia distrugge i neuroni dopaminergici La malattia di Parkinson colpisce in modo elettivo i neuroni della sostanza nera, un'area profonda del cervello responsabile della produzione di dopamina. La dopamina funziona come un neurotrasmettitore fondamentale e trasmette i segnali chimici che coordinano i movimenti fluidi del corpo umano. Quando questi neuroni specializzati muoiono o smettono di funzionare correttamente, i livelli di dopamina crollano drasticamente. L'assenza di questo messaggero chimico altera la comunicazione tra la sostanza nera e il corpo striato, provocando i tipici disturbi che caratterizzano la malattia quali: Il tremore ritmico a riposo ostacola l'uso naturale delle mani durante le attività della quotidianità.
La rigidità muscolare limita la flessibilità degli arti e provoca fastidi continui durante la deambulazione.
La bradicinesia rallenta la velocità di esecuzione dei movimenti volontari e riduce la coordinazione motoria.
L'instabilità posturale compromette l'equilibrio generale e aumenta il rischio di cadute improvvise. Il deficit dopaminergico progressivo spiega per quale motivo le terapie sintomatiche convenzionali perdano efficacia nel corso degli anni e richiedano dosaggi sempre maggiori.
La svolta scientifica delle cellule staminali riprogrammate I ricercatori hanno sviluppato una tecnologia pionieristica basata sulle cellule staminali pluripotenti indotte, comunemente chiamate iPSC. Questa tecnologia prevede inizialmente il prelievo di semplici cellule adulte dal tessuto cutaneo o dal sangue del paziente e la riprogrammazione del loro patrimonio genetico all'interno dei laboratori di ricerca. Attraverso tale processo innovativo, le cellule tornano a uno stato embrionale e acquisiscono la straordinaria capacità di trasformarsi in qualsiasi tipo di tessuto corporeo. Il passo successivo consiste nel guidare queste cellule affinché si differenzino in neuroni dopaminergici perfettamente funzionanti. Una simile metodologia supera i limiti etici legati all'uso dei tessuti embrionali e riduce drasticamente il pericolo di rigetto immunitario. In sintesi, le iPSC rappresentano una risorsa biologica personalizzata, capace di generare una riserva inesauribile di nuovi neuroni idonei al trapianto cerebrale.
Il trapianto mirato per la rigenerazione del cervello I chirurghi hanno perfezionato tecniche neurochirurgiche stereotassiche di altissima precisione per posizionare le nuove cellule all'interno del sistema nervoso. La procedura prevede l'iniezione diretta dei progenitori dopaminergici nelle regioni cerebrali colpite dal deficit, in particolare all'interno del corpo striato. Gli studiosi hanno progettato questo intervento mininvasivo per garantire il massimo livello di accuratezza anatomica tramite il supporto costante della risonanza magnetica ad alta risoluzione. Una volta posizionate nell'ambiente cerebrale, le nuove cellule avviano immediatamente un processo di integrazione con i circuiti nervosi preesistenti. Esse sviluppano ramificazioni assoniche, stabiliscono sinapsi funzionali con le strutture circostanti e riprendono la sintesi autonoma di dopamina. La rigenerazione cellulare ripristina così la rete di comunicazione neurale che la patologia aveva gradualmente distrutto.
I risultati clinici sulla riduzione dei sintomi motori I trial clinici condotti sull'uomo hanno evidenziato dati straordinari in termini di efficacia terapeutica e di recupero delle funzionalità motorie globali. I medici hanno monitorato i pazienti trapiantati per diversi mesi dopo l'intervento chirurgico, registrando un progressivo e costante miglioramento del quadro clinico generale. Ecco nello specifico cosa hanno osservato: I pazienti hanno mostrato una riduzione drastica del tremore a riposo e della rigidità articolare.
e della rigidità articolare. Le scansioni cerebrali effettuate tramite PET hanno confermato la presenza di nuova dopamina attiva nei tessuti .
. I soggetti coinvolti nella sperimentazione hanno diminuito la somministrazione dei farmaci dopaminergici tradizionali .
. I punteggi ottenuti nelle scale di valutazione motoria hanno evidenziato un recupero funzionale stabile nel tempo. I dati pubblicati dalle équipe internazionali testimoniano come le cellule trapiantate rimangano vitali nel tempo e continuino a sostenere il controllo motorio senza scatenare risposte infiammatorie nocive.
Le garanzie di sicurezza e le prossime fasi di ricerca La comunità scientifica ha posto un'attenzione rigorosa sulla sicurezza a lungo termine di queste terapie cellulari avanzate. I ricercatori hanno effettuato controlli genetici e molecolari approfonditi sulle cellule prima dell'impianto per scongiurare il rischio di proliferazioni indesiderate o di alterazioni del tessuto cerebrale. Le analisi cliniche condotte a distanza di tempo non hanno evidenziato anomalie strutturali, confermando l'elevata tollerabilità dei neuroni rigenerati. Attualmente, le autorità regolatorie e gli istituti internazionali stanno pianificando la fase tre dei test clinici su scala globale per standardizzare i protocolli di produzione cellulare e di intervento chirurgico. L'obiettivo primario consiste nel rendere questa terapia chirurgica accessibile a un numero sempre più ampio di pazienti affetti da forme moderate o avanzate di patologia.
Un nuovo capitolo nella cura del tremore e della rigidità La terapia con cellule staminali riprogrammate segna un momento di svolta fondamentale nella storia della neurologia moderna. Per la prima volta, gli scienziati dispongono di uno strumento in grado di ricostruire ciò che la patologia neurodegenerativa ha distrutto nel tempo. La riattivazione naturale della dopamina all'interno del cervello offre una prospettiva concreta per eliminare i tremori e restituire una reale qualità di vita a milioni di persone nel mondo. La ricerca scientifica prosegue con grande determinazione per trasformare questa straordinaria conquista della medicina rigenerativa in uno standard terapeutico diffuso, sicuro e altamente personalizzato.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
70.4/100
Punteggio Totale
A
Valutazione
✅
Criteri Critici
Microcitoma polmonare, perché è uno dei tumori più aggressivi e difficili da curare Giornale La Voce
Nel 2015, quando rese pubblica la diagnosi, Emma Bonino scelse parole asciutte: aveva un microcitoma al polmone sinistro, avrebbe affrontato la chemioterapia e non avrebbe sospeso la propria vita pubblica. Undici anni dopo, la sua morte a 78 anni riporta l’attenzione su una neoplasia capace di rispondere inizialmente alle cure ma anche di diffondersi e recidivare con particolare rapidità. Raccontarla richiede precisione: la storia clinica nota non autorizza a trasformare ipotesi sulla causa del decesso in certezze.
La sua storia clinica era diventata pubblica nel gennaio 2015, quando Bonino annunciò ai microfoni di Radio Radicale di avere un tumore al polmone e di aver iniziato la chemioterapia. Precisò che non avrebbe trasformato la diagnosi in una ragione per abbandonare l’attività politica. Nel maggio dello stesso anno parlò di remissione completa; nel 2023, durante un’intervista televisiva, disse di essere guarita. La notizia della sua morte è stata comunicata l’11 settembre 2026.
È necessario, tuttavia, tenere distinti i fatti pubblicamente documentati dalle deduzioni. Sappiamo che Bonino aveva ricevuto una diagnosi di microcitoma al polmone sinistro e che negli anni successivi aveva riferito il buon esito delle cure. Non è invece corretto stabilire automaticamente, senza informazioni cliniche ufficiali, che la sua morte sia stata provocata da una recidiva dello stesso tumore. Anche i problemi respiratori e i ricoveri riportati dalle cronache non bastano, da soli, a ricostruire il decorso oncologico di una persona.
Che cos’è il microcitoma polmonare
Il microcitoma, chiamato anche carcinoma polmonare a piccole cellule o SCLC dall’inglese small cell lung cancer, è una delle due grandi categorie in cui vengono suddivisi i tumori maligni del polmone. L’altra comprende i carcinomi non a piccole cellule, molto più frequenti e biologicamente differenti.
Il nome deriva dall’aspetto delle cellule osservate al microscopio: sono più piccole rispetto a quelle di molti altri tumori polmonari, con poco citoplasma e nuclei che presentano caratteristiche tipiche. Il microcitoma nasce da cellule con differenziazione neuroendocrina e tende a moltiplicarsi rapidamente. Non è quindi soltanto una definizione anatomopatologica: identificare con precisione il tipo di tumore è indispensabile perché prognosi, stadiazione e strategie terapeutiche cambiano profondamente rispetto agli altri carcinomi del polmone.
La caratteristica centrale è la sua elevata aggressività biologica. Il tumore può aumentare di volume in tempi relativamente brevi, coinvolgere i linfonodi del torace e diffondersi attraverso il sangue o il sistema linfatico. Tra le sedi metastatiche più frequenti figurano encefalo, fegato, ossa, ghiandole surrenali e altri distretti polmonari. È anche una neoplasia spesso sensibile alle prime cure: chemioterapia e radioterapia possono determinare riduzioni importanti della massa tumorale. Il problema è che questa risposta iniziale, talvolta molto evidente, non elimina l’alto rischio che la malattia torni o sviluppi resistenza.
Per comprendere questa apparente contraddizione occorre distinguere la remissione dalla guarigione definitiva. La remissione completa indica che, con gli strumenti diagnostici disponibili, non sono più rilevabili segni della malattia. Non significa necessariamente che ogni cellula tumorale sia stata eliminata. Piccoli gruppi cellulari non visibili agli esami possono persistere e, in alcuni pazienti, riattivarsi nel tempo. Nel microcitoma questa possibilità rende indispensabili controlli regolari e un follow-up definito dall’équipe oncologica.
Due stadi che guidano le decisioni
Accanto alla stadiazione oncologica tradizionale, nella pratica clinica il microcitoma viene spesso descritto attraverso due grandi categorie: malattia limitata e malattia estesa. Nel primo caso il tumore è confinato a un’area del torace che può essere compresa in un campo radioterapico gestibile; nel secondo ha superato questi confini, interessando l’altro polmone, versamenti maligni o organi distanti. Il National Cancer Institute distingue analogamente uno stadio limitato, in cui la neoplasia rimane nel polmone di origine e nelle aree linfonodali regionali, e uno esteso, quando si è propagata oltre tali sedi.
Questa distinzione orienta le cure. Nella malattia limitata il trattamento si basa di norma sull’associazione di chemioterapia e radioterapia toracica, quando le condizioni generali lo consentono. Nella malattia estesa la terapia è prevalentemente sistemica, perché deve raggiungere cellule presenti in più parti dell’organismo. La chirurgia ha invece un ruolo molto circoscritto: può essere valutata soltanto in casi selezionati, quando il tumore è molto precoce, localizzato e senza evidenza di diffusione linfonodale o a distanza. Anche dopo l’intervento sono generalmente necessarie terapie complementari.
La stadiazione richiede un percorso articolato. Dopo il sospetto formulato attraverso una radiografia o una tomografia computerizzata, la diagnosi deve essere confermata mediante l’esame di un campione di tessuto o di cellule. La biopsia può essere ottenuta, a seconda della posizione della lesione, con broncoscopia, ago guidato dalle immagini o altre procedure. TC, PET-TC, risonanza magnetica dell’encefalo e valutazioni mirate aiutano poi a stabilire l’estensione della malattia. Non tutti gli esami sono indicati nello stesso modo per ogni paziente: la scelta dipende dal quadro clinico, dalla sede del tumore e dalle possibili opzioni terapeutiche.
Emma Bonino e il microcitoma polmonare: che cos’è il tumore aggressivo diagnosticato nel 2015
I sintomi: perché non vanno normalizzati
Il microcitoma non possiede un sintomo esclusivo. Può manifestarsi con tosse persistente o cambiata rispetto al solito, difficoltà respiratoria, dolore toracico, raucedine, sangue nell’espettorato, infezioni respiratorie che si ripetono, stanchezza marcata, perdita di peso o riduzione dell’appetito. Quando la malattia interessa altri organi possono comparire cefalea, disturbi neurologici, dolore osseo, debolezza o alterazioni legate alla funzionalità epatica.
Questi segnali sono comuni anche a condizioni non oncologiche. Proprio per questo il messaggio non deve essere allarmistico ma concreto: se un disturbo persiste, peggiora o appare diverso dal consueto, è opportuno parlarne con il medico. Una tosse che dura settimane, la comparsa di sangue, un affanno nuovo o un dimagrimento senza spiegazione non dovrebbero essere archiviati come conseguenze inevitabili dell’età, del fumo o di una bronchite ricorrente.
Il principale fattore di rischio del microcitoma è il fumo di tabacco, al quale questa forma tumorale è strettamente associata. Il rischio dipende dalla durata dell’esposizione, dal numero di sigarette e da altri fattori individuali e ambientali. Smettere rimane utile a qualsiasi età: riduce progressivamente la probabilità di sviluppare diverse malattie, migliora la funzione cardiovascolare e respiratoria e, nelle persone già sottoposte a terapie oncologiche, può contribuire a tollerare meglio i trattamenti e a diminuire ulteriori rischi. Il legame con il tabacco, però, non deve trasformarsi in un giudizio morale sul paziente. La dipendenza da nicotina è una condizione complessa, che richiede sostegno medico e psicologico, non colpevolizzazione.
Dalla chemioterapia all’immunoterapia
Per molti anni la combinazione di un farmaco a base di platino — cisplatino o carboplatino — con etoposide ha rappresentato il cardine della terapia. È tuttora uno degli schemi fondamentali. Nello stadio limitato viene abitualmente associata alla radioterapia toracica; nello stadio esteso può essere impiegata insieme all’immunoterapia. La chemioterapia viene somministrata per via sistemica proprio perché il microcitoma deve essere considerato, anche quando apparentemente circoscritto, una malattia con forte potenziale di diffusione.
Negli ultimi anni l’introduzione dei farmaci immunoterapici ha ampliato le possibilità. Nella malattia estesa, anticorpi come atezolizumab o durvalumab possono essere associati alla chemioterapia di prima linea e successivamente proseguiti secondo indicazione clinica. Per alcuni pazienti con malattia limitata che non sia progredita dopo chemioradioterapia, durvalumab può essere preso in considerazione come trattamento successivo. Non si tratta di soluzioni universali: età biologica, condizioni generali, funzione degli organi, estensione della neoplasia e altre malattie influenzano ogni decisione.
Anche il trattamento delle recidive sta cambiando. Nel giugno 2026 l’Agenzia europea per i medicinali ha pubblicato le informazioni relative all’autorizzazione di tarlatamab, un anticorpo bispecifico indicato nell’Unione europea per adulti con microcitoma in stadio esteso che necessitano di una terapia sistemica dopo la progressione durante o dopo un trattamento di prima linea contenente platino. Il farmaco collega la proteina DLL3 presente sulle cellule tumorali al CD3 dei linfociti T, avvicinando le cellule immunitarie al bersaglio. È un progresso rilevante, ma richiede selezione e monitoraggio specialistici e non cancella la complessità delle forme recidivate.
La radioterapia mantiene più funzioni. Può concorrere al controllo del tumore nel torace, trattare metastasi sintomatiche e ridurre disturbi come dolore o compressione. In pazienti selezionati che rispondono alle cure iniziali può essere discussa l’irradiazione cranica profilattica, finalizzata a diminuire il rischio di diffusione all’encefalo. Indicazioni e alternative, compresa una sorveglianza radiologica cerebrale ravvicinata in situazioni appropriate, devono essere valutate individualmente, considerando benefici attesi ed effetti indesiderati.
La recidiva non è uguale per tutti
Quando il microcitoma ritorna, la strategia dipende soprattutto dal tempo trascorso dalla prima terapia, dalle sedi coinvolte, dai trattamenti già ricevuti e dalle condizioni della persona. Una recidiva precoce o una progressione durante la chemioterapia suggeriscono una malattia meno sensibile ai farmaci già usati. Se l’intervallo libero è più lungo, in casi selezionati può essere valutato il riutilizzo di uno schema precedente; in altri si ricorre a farmaci differenti, immunoterapie disponibili, radioterapia o sperimentazioni cliniche.
Le cure di supporto e palliative non sono l’alternativa a una medicina attiva, né coincidono con la rinuncia. Possono essere integrate in ogni fase per controllare dolore, affanno, tosse, stanchezza, nausea, insonnia, ansia e difficoltà nutrizionali. Aiutano inoltre paziente e familiari a comprendere gli obiettivi realistici delle terapie e a scegliere tenendo insieme durata e qualità della vita. Nel microcitoma, dove le decisioni possono dover essere prese rapidamente, il coinvolgimento precoce di un’équipe multidisciplinare è particolarmente importante.
La vicenda di Emma Bonino ricorda infine quanto sia delicato parlare pubblicamente di cancro. Una diagnosi non esaurisce l’identità di una persona, e una remissione non può essere raccontata né come promessa assoluta né come illusione. Il microcitoma resta una delle neoplasie polmonari più difficili per velocità di crescita, diffusione precoce e frequenza delle ricadute. Ma è anche un tumore per il quale la ricerca ha modificato le opzioni terapeutiche, affiancando alla chemioradioterapia nuovi approcci immunologici. Informare correttamente significa mantenere insieme questi due elementi: la serietà della malattia e la possibilità concreta di curarla, controllarla e proteggere, in ogni fase, la dignità della persona.
Fonti:
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?3
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?5
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO5
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
73.3/100
Punteggio Totale
A
Valutazione
✅
Criteri Critici
Una mutazione nel tumore può cambiare la terapia: in Italia arriva l’innovazione contro il carcinoma mammario metastatico Giornale La Voce
Nel tumore della mammella metastatico, pochi mesi possono separare una terapia che continua a funzionare da una malattia che riprende a crescere. Per un gruppo ben definito di pazienti — neoplasia ormono-sensibile, HER2-negativa e con mutazione di PIK3CA — arriva ora in Italia una nuova opzione rimborsata: la combinazione di inavolisib, palbociclib e fulvestrant. Nello studio registrativo ha più che raddoppiato il tempo mediano senza progressione e ha mostrato un vantaggio anche sulla sopravvivenza globale. Ma il farmaco può essere usato soltanto se quella specifica alterazione molecolare viene cercata e individuata in tempo.
La decisione del Consiglio di amministrazione dell’Agenzia italiana del farmaco, adottata nella seduta del 29 luglio 2026, riguarda Itovebi, nome commerciale di inavolisib. Il farmaco sarà rimborsato dal Servizio sanitario nazionale in associazione con palbociclib e fulvestrant per adulti con carcinoma mammario ER-positivo, HER2-negativo, localmente avanzato o metastatico e portatore di una mutazione di PIK3CA, quando la malattia è ricomparsa durante la terapia endocrina adiuvante o entro dodici mesi dalla sua conclusione.
È un’indicazione circoscritta, che non comprende indistintamente tutte le persone con tumore della mammella avanzato. Il trattamento è destinato a una popolazione selezionata sulla base delle caratteristiche biologiche della neoplasia, della presenza del biomarcatore e della storia clinica. È proprio questo il punto centrale della decisione: non soltanto aggiungere un farmaco alle possibilità terapeutiche, ma anticipare l’impiego di una strategia mirata nel momento in cui la malattia mostra una resistenza endocrina precoce.
Che cosa significano HR-positivo, HER2-negativo e PIK3CA mutato
Il carcinoma mammario non è una singola malattia. L’espressione HR-positivo indica che le cellule tumorali presentano recettori per gli ormoni, in particolare estrogeni e progesterone, e possono quindi essere alimentate dai relativi segnali biologici. La definizione HER2-negativo significa invece che il tumore non mostra una sovraespressione della proteina HER2 tale da renderlo candidabile alle terapie specificamente dirette contro questo bersaglio.
Quello HR-positivo e HER2-negativo è il sottotipo più frequente di carcinoma mammario. Al suo interno, tuttavia, esistono ulteriori differenze molecolari capaci di influenzare l’andamento della malattia e la risposta ai trattamenti. Una delle più importanti riguarda PIK3CA, gene che contiene le istruzioni per una componente della via di segnalazione PI3K, coinvolta nella crescita, nella proliferazione e nella sopravvivenza cellulare.
Quando PIK3CA è mutato, la via può rimanere eccessivamente attiva e sostenere la crescita del tumore. Nella malattia metastatica HR-positiva e HER2-negativa questa alterazione è relativamente comune ed è stata associata alla resistenza ai trattamenti endocrini. La sua identificazione permette quindi di distinguere le pazienti che potrebbero beneficiare di un farmaco progettato per colpire in modo selettivo tale meccanismo.
Inavolisib è un inibitore della componente alfa di PI3K. Secondo la descrizione dell’European Medicines Agency, blocca l’attività anomala della proteina e ne favorisce la degradazione nelle cellule tumorali mutate, interferendo così con uno dei circuiti che alimentano la proliferazione neoplastica. Palbociclib agisce invece sulle chinasi CDK4 e CDK6, essenziali per la divisione cellulare, mentre fulvestrant degrada il recettore degli estrogeni. La combinazione punta dunque, con tre meccanismi complementari, a contrastare sia la dipendenza ormonale sia le vie attraverso le quali il tumore riesce a eludere il controllo endocrino.
Lo studio INAVO120: progressione ritardata di oltre sette mesi
La base clinica dell’autorizzazione è lo studio internazionale di fase 3 INAVO120, randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo. La sperimentazione ha coinvolto 325 pazienti con carcinoma mammario localmente avanzato o metastatico, HR-positivo, HER2-negativo, con mutazione di PIK3CA e resistente alla terapia endocrina. La malattia doveva essere ricomparsa durante il trattamento endocrino adiuvante o entro dodici mesi dal suo completamento: una condizione che segnala una particolare aggressività biologica e limita la probabilità che la sola manipolazione ormonale continui a essere efficace.
Le partecipanti sono state assegnate a ricevere inavolisib, palbociclib e fulvestrant oppure placebo, palbociclib e fulvestrant. All’analisi primaria, la mediana di sopravvivenza libera da progressione — il tempo durante il quale la persona rimane in vita senza un peggioramento radiologico o clinico della malattia — è risultata pari a 15,0 mesi nel gruppo trattato con inavolisib, contro 7,3 mesi nel gruppo di controllo.
L’hazard ratio è stato 0,43, corrispondente a una riduzione relativa del 57% del rischio di progressione o morte nel periodo osservato. È importante interpretare correttamente questa percentuale: non significa che il 57% delle pazienti guarisca o che ogni persona ottenga lo stesso prolungamento. Descrive piuttosto la differenza relativa tra i due gruppi nel rischio che si verifichi uno degli eventi considerati dallo studio. Il risultato individuale può variare in funzione dell’estensione della malattia, delle sedi metastatiche, delle condizioni generali, delle terapie precedenti e di altri fattori biologici.
Il dato più atteso: sette mesi in più nella sopravvivenza mediana
Nelle sperimentazioni sul tumore metastatico, ritardare la progressione è un obiettivo rilevante, perché può significare più tempo prima di cambiare terapia e, in alcuni casi, prima di ricorrere alla chemioterapia. Il dato più difficile da dimostrare rimane tuttavia quello sulla sopravvivenza globale, influenzato anche dai trattamenti ricevuti dopo l’uscita dallo studio.
L’analisi finale di INAVO120 ha mostrato una mediana di sopravvivenza globale di 34,0 mesi con la tripletta contenente inavolisib, rispetto a 27,0 mesi con palbociclib e fulvestrant più placebo. L’hazard ratio per il decesso è stato 0,67: nel periodo analizzato, il regime sperimentale ha quindi prodotto una riduzione relativa del 33% del rischio di morte. La differenza tra le mediane è di sette mesi, fermo restando che una mediana non stabilisce la durata di vita del singolo paziente: indica il momento in cui, in ciascun gruppo, metà delle persone risulta ancora in vita.
Il beneficio ha superato il limite statistico prestabilito nel protocollo. Secondo gli autori dello studio, il risultato sostiene l’impiego della combinazione come trattamento di prima linea nella specifica popolazione con malattia endocrino-resistente e mutazione di PIK3CA. I dati non sono invece automaticamente trasferibili a pazienti con caratteristiche diverse da quelle previste dai criteri dello studio.
Giuseppe Curigliano, professore di Oncologia medica all’Università degli Studi di Milano e direttore della Divisione nuovi farmaci per terapie innovative dell’Istituto europeo di oncologia, ha sottolineato come la disponibilità di una terapia mirata fin dalla prima linea metastatica rappresenti un nuovo passaggio dell’oncologia di precisione. Il valore clinico, ha osservato, risiede nell’unione tra il raddoppio della sopravvivenza libera da progressione e il vantaggio statisticamente significativo sulla sopravvivenza globale.
Tumore al seno con mutazione PIK3CA, AIFA rimborsa la nuova terapia mirata
Il test molecolare diventa parte della scelta terapeutica
Per prescrivere inavolisib non basta conoscere la classificazione istologica del tumore: occorre dimostrare la presenza di una mutazione di PIK3CA. Il test può essere eseguito sul tessuto tumorale oppure sul DNA tumorale circolante presente nel plasma, attraverso quella che viene comunemente definita biopsia liquida. Se l’analisi su uno dei due campioni non rileva la mutazione, il medico può valutare, quando disponibile e clinicamente appropriato, l’impiego dell’altro materiale biologico.
L’accesso alla terapia dipende quindi anche dall’organizzazione della diagnostica molecolare. Il campione deve essere adeguato, l’esame deve utilizzare una metodica validata e il risultato deve arrivare in tempo utile per la decisione clinica. Tecnologie di sequenziamento di nuova generazione possono analizzare simultaneamente più geni, un vantaggio crescente in una fase nella quale alterazioni come PIK3CA, ESR1, AKT1 e PTEN contribuiscono a orientare diverse strategie terapeutiche.
Per Umberto Malapelle, professore associato di Anatomia patologica all’Università Federico II di Napoli e presidente dell’International Society of Liquid Biopsy, la possibilità di utilizzare il trattamento già in prima linea rende necessaria un’identificazione tempestiva del biomarcatore. Ne deriva l’esigenza di referti standardizzati e di una collaborazione stabile tra oncologi, anatomopatologi e biologi molecolari, evitando che il test venga richiesto soltanto dopo il fallimento di altre opzioni.
La rimborsabilità del farmaco, in altre parole, è una condizione necessaria ma non sufficiente. Se il biomarcatore non viene cercato, se i tempi di refertazione sono troppo lunghi o se l’accesso ai laboratori varia tra territori, una parte delle persone potenzialmente eleggibili rischia di non essere individuata al momento giusto. La medicina di precisione diventa concreta solo quando innovazione farmacologica e capacità diagnostica procedono insieme.
Sicurezza: quali effetti avversi richiedono attenzione
Come tutte le terapie oncologiche, anche la combinazione presenta effetti indesiderati e richiede monitoraggio. L’EMA segnala tra le reazioni più comuni l’iperglicemia, la stomatite, la diarrea, la riduzione delle piastrine, la stanchezza, l’anemia, la nausea, la diminuzione dell’appetito, le eruzioni cutanee, la cefalea, il calo di peso, il vomito e le infezioni urinarie. Tra gli eventi seri più frequentemente osservati figurano anemia, diarrea e infezioni delle vie urinarie.
L’iperglicemia, effetto coerente con l’inibizione della via PI3K, merita particolare attenzione. Prima e durante il trattamento è necessario controllare la glicemia e valutare i fattori di rischio metabolico. La gestione può richiedere interventi dietetici, farmaci specifici, interruzioni temporanee o riduzioni della dose, secondo la gravità e le indicazioni cliniche. Anche stomatite e diarrea devono essere riconosciute precocemente per limitare disidratazione, difficoltà alimentari e peggioramento della qualità di vita.
Il fatto che un profilo di sicurezza sia definito “gestibile” non equivale all’assenza di tossicità. Significa che gli eventi sono conosciuti e possono spesso essere prevenuti, sorvegliati o trattati attraverso controlli programmati e aggiustamenti terapeutici. La scelta resta individuale e deve bilanciare beneficio atteso, comorbidità, preferenze della paziente, farmaci concomitanti e capacità di sostenere una terapia combinata prolungata.
L’autorizzazione europea di Itovebi è stata rilasciata il 18 luglio 2025. L’EMA ha concluso che, per la popolazione indicata, i benefici in termini di controllo della malattia e sopravvivenza superano i rischi, purché vengano applicate le misure previste per la gestione delle reazioni avverse. Il medicinale è sottoposto a monitoraggio addizionale, così da raccogliere con particolare attenzione nuove informazioni sulla sicurezza nell’impiego ordinario.
Che cosa cambia davvero per le pazienti italiane
L’ingresso della tripletta nella rimborsabilità nazionale amplia le possibilità terapeutiche per una popolazione nella quale la malattia è tornata rapidamente nonostante la terapia endocrina adiuvante. Non cambia, però, la natura del carcinoma mammario metastatico: il trattamento non viene presentato come una cura definitiva, ma come una strategia capace di prolungare il controllo della neoplasia e, sulla base dello studio registrativo, anche la sopravvivenza.
La novità modifica soprattutto la sequenza delle decisioni. La ricerca della mutazione di PIK3CA deve avvenire abbastanza presto da consentire l’impiego della terapia nel contesto per il quale è stata studiata e approvata. Ciò richiede percorsi chiari nei centri oncologici, disponibilità dei test, tempi di risposta compatibili con le esigenze cliniche e criteri uniformi tra le Regioni.
È su questo terreno che si misura l’effetto reale di un’approvazione regolatoria. Antonella Campana, presidente di Fondazione IncontraDonna, ha richiamato la necessità di garantire un accesso omogeneo sia alla diagnostica molecolare sia alle innovazioni terapeutiche. Senza una rete capace di collegare laboratori, breast unit e oncologie territoriali, il rischio è che una possibilità formalmente disponibile rimanga più facile da raggiungere in alcune aree del Paese che in altre.
Per le pazienti, il messaggio utile non è chiedere genericamente un nuovo farmaco, ma verificare con l’équipe oncologica se il tumore possieda le caratteristiche previste, se la mutazione sia già stata ricercata e quale rapporto tra benefici e rischi emerga nel caso individuale. La decisione di AIFA segna un progresso concreto; la sua portata dipenderà ora dalla capacità del sistema sanitario di trasformare un risultato della ricerca in un percorso tempestivo, appropriato e realmente accessibile.
Fonti:
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?3
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
38.5/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Il fine settimana del 18, 19 e 20 settembre i giardini Margherita di Bologna ospiteranno l'annuale appuntamento con 'Race for the cure', manifestazione promossa da Komen Italia per informare e raccogliere donazioni per la lotta contro il tumore al seno arr...…
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
43.7/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Tumori, Zotova (Ipsen): "Nel percorso di cura mettiamo al centro pazienti, medici e caregiver" La Gazzetta del Mezzogiorno
Roma, 11 set. (Adnkronos Salute) - "Crediamo che un vero progresso in oncologia significhi comprendere e affrontare non solo alla malattia in sé, ma anche le storie dei pazienti, dei medici e dei caregiver, che ci ricordano che ogni percorso terapeutico è prima di tutto un percorso umano, caratterizzato da sfide soggettive, emotive e legate alla gestione della vita quotidiana". Lo ha detto Irina Zotova, presidente e amministratore delegato di Ipsen Italia, in occasione della presentazione del documentario 'Il filo di Arianna', nell'ambito della rassegna 'Venezia26' di Giffoni Innovation Hub dell'83esima Mostra internazionale d'Arte cinematografica di Venezia. La pellicola, di Donatella Romani e Roberto Amato, prodotta da Telomero Produzioni, con il patrocinio dell'Associazione nazionale tumore del rene - Anture e il contributo non condizionante della farmaceutica, raccoglie le voci di pazienti, caregiver e medici che affrontano il labirinto del tumore del rene.
"Questo impegno - continua Zotova - si traduce in un approccio incentrato sul paziente, lavorando a stretto contatto con i professionisti sanitari, le associazioni di pazienti e tutta la comunità della salute per comprendere meglio i bisogni, aumentare la consapevolezza, favorire una diagnosi precoce e contribuire a delle cure più integrate. Negli ultimi anni il nostro ruolo in oncologia si è evoluto da semplice fornitore di farmaci a partner nell'ecosistema sanitario, ascoltando le esperienze di pazienti e favorendo il dialogo tra tutti gli attori coinvolti per costruire soluzioni che migliorano i risultati delle cure e allo stesso tempo la qualità della vita. Progetti come 'Il filo di Arianna' sono importanti perché danno visibilità a voci che hanno bisogno di essere ascoltate, mantenendo la prospettiva del paziente al centro, in ogni decisione che prendiamo".
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?4
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
40.7/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Tumori: Procopio (Int), ‘adattare terapia a necessità di ciascun paziente con cancro al rene’ ilmonito.it
0 minuto di lettura
Condividi
“Curare la persona significa comprendere appieno i suoi problemi, le sue aspettative, la sua visione della patologia e comprendere la necessità di curare la malattia e preservare la qualità di vita adattando le conoscenze al sentito e al bisogno che presentano il paziente e la sua famiglia. Ciò significa creare un rapporto medico – paziente molto forte”. Così Giuseppe Procopio, direttore della struttura di Oncologia medica genitourinaria e del programma Prostata della Fondazione Irccs dell’Istituto nazionale tumori di Milano, intervenendo alla presentazione del documentario ‘Il filo di Arianna’, all’83.esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?3
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
50.4/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Nuovo progetto per guidare i pazienti oncologici nel percorso di cura V-news.it
Giovanni Apolone, direttore scientifico dell'Irccs Istituto nazionale tumori, presenta il documentario "Il filo di Arianna", che raccoglie esperienze di pazienti e medici sul tumore al rene, evidenziando l'importanza di migliorare i percorsi di cura e la comunicazione nel sistema sanitario. La pellicola mira a sensibilizzare il pubblico e supportare i pazienti nella loro lotta contro la malattia.
Apolone: “Aiutare i pazienti con cancro al rene a orientarsi nel percorso di cura”
Un Nuovo Approccio al Tumore Renale
(Adnkronos) – “Abbiamo migliorato la sopravvivenza nel tumore del rene, che ora può diventare cronico o addirittura guarire – spiega Giovanni Apolone, direttore scientifico dell’Irccs Istituto nazionale tumori (Int) di Milano, durante la presentazione del documentario ‘Il filo di Arianna’ alla mostra del cinema di Venezia nella rassegna ‘Venezia26’ di Giffoni Innovation Hub. La pellicola, prodotta da Telomero Produzioni con il patrocinio dell’Associazione nazionale tumore del rene – Anture e il contributo non condizionante di Ipsen, raccoglie le esperienze di pazienti, caregiver e medici che affrontano quotidianamente il tumore del rene.
Testimonianze di Pazienti e Medici
Nel documentario, Apolone condivide la sua esperienza personale: “Sono un medico oncologo da oltre trent’anni e, circa 14 anni fa, ho scoperto di avere un tumore al rene. Ho subito interventi chirurgici, radioterapie e sono in chemioterapia da 8 anni. Questa esperienza mi ha fatto riflettere sulla necessità di rivedere i nostri percorsi e protocolli terapeutici”. Le parole di Apolone mettono in evidenza non solo la sfida del trattamento, ma anche l’importanza di una comunicazione efficace tra medici e pazienti.
Orientarsi nel Sistema Sanitario
Una delle principali sfide che i pazienti affrontano è la complessità del sistema sanitario. “Dobbiamo trovare modi per aiutare i pazienti a navigare con maggiore sicurezza nel sistema sanitario”, continua Apolone. La ristrutturazione dei percorsi terapeutici è fondamentale per garantire che i pazienti non solo ricevano le cure appropriate, ma anche il supporto necessario per affrontare le difficoltà quotidiane legate alla malattia. Il documentario si propone di sensibilizzare l’opinione pubblica e di fornire strumenti utili per migliorare l’esperienza dei pazienti.
Impatto della Pellicola sul Pubblico
La presentazione di ‘Il filo di Arianna’ ha suscitato un forte interesse tra il pubblico presente alla mostra del cinema di Venezia. La pellicola non solo racconta storie di vita, ma offre anche una riflessione profonda sulle dinamiche del caregiving e sui percorsi di cura. Attraverso la narrazione di esperienze vissute, il documentario mira a creare una rete di supporto e informazione che possa facilitare il percorso di cura dei pazienti oncologici. La speranza è che, grazie a iniziative come questa, si possa contribuire a una maggiore consapevolezza e a un miglioramento complessivo del trattamento del tumore al rene.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
54.8/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Oncologo Necchi: "Nel cancro al rene essenziale multidisciplinarietà" La Gazzetta del Mezzogiorno
Roma, 11 set. (Adnkronos Salute) - “In una patologia come il tumore del rene, dove i messaggi di prevenzione non sono chiari come per altre neoplasie, ossia non esistono dei percorsi o dei suggerimenti forti di prevenzione primaria, la multidisciplinarietà diventa essenziale”. Così Andrea Necchi, direttore del programma strategico di ricerca Oncologica nei Tumori dell’apparato Genitourinario dell'Irccs ospedale San Raffaele e professore associato di Oncologia medica dell’università Vita-Salute San Raffaele, intervenendo alla presentazione del documentario ‘Il filo di Arianna’, presentato all’83.esima Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia. Il docufilm, firmato Donatella Romani e Roberto Amato, prodotto da Telomero Produzioni, con il patrocinio dall’Associazione nazionale tumore del rene - Anture e il contributo non condizionante di Ipsen, raccoglie le voci di pazienti, caregiver e medici che affrontano il labirinto del tumore del rene.
“Gli urologi e gli oncologi devono collaborare anche nelle fasi più precoci di malattia - afferma Necchi - Tempo fa, come oncologi, potevamo pensare di essere molto distanti da situazioni in cui la malattia era localizzata e al primo riscontro operabile e curabile con la sola chirurgia. Oggi, invece, con le informazioni che derivano dai nuovi farmaci, da nuovi studi e dalla possibilità di cura integrata dei pazienti, anche nelle fasi precoci di malattia” la necessità di collaborare esiste “sempre più spesso. I trattamenti integrati, che implicano sia la chirurgia che una terapia medica, sono infatti ormai alla base del successo per molte diagnosi di tumore del rene - chiarisce - Abbiamo quindi la possibilità di collaborare da vicino con le terapie predittive, in quelle post operatorie e a base di immunoterapia, in pazienti con malattie localizzate”.
All'importanza della multidisciplinarietà si affianca quella “del centro di riferimento, che deve garantire il massimo della qualità del trattamento per il paziente - continua Necchi - ma anche la massima gestione dell'aspetto collaterale della terapia, ad esempio la preservazione della funzionalità renale a carico dei nefrologi per i pazienti operati. Gli specialisti devono far sì che il paziente abbia le informazioni per poter gestire al meglio il postoperatorio, la patologia e la tollerabilità delle cure - conclude - nell'interesse del paziente, della potenzialità di cura e del mantenimento della migliore qualità di vita possibile. Tutto questo oggi è possibile grazie alla multidisciplinarietà, a nuovi farmaci e a un nuovo livello di qualità delle cure”.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?2
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
37.8/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Tumori: oncologo Necchi, ‘trattamenti integrati per cancro al rene' Quotidiano Nazionale
Tumori: oncologo Necchi, ‘trattamenti integrati per cancro al rene' “I trattamenti integrati, che implicano sia la chirurgia che una terapia medica, sono ormai alla base del successo per molte diagnosi di tumore del rene. Abbiamo quindi la possibilità di collaborare con le terapie predittive, in quelle post operatorie e in quelle a base di immunoterapia in pazienti con malattie localizzate”. Così Andrea Necchi, direttore del programma strategico di ricerca Oncologica nei Tumori dell’apparato genitourinario dell'Irccs ospedale San Raffaele e professore associato di Oncologia medica dell’università Vita-Salute San Raffaele, intervenendo alla presentazione del documentario ‘Il filo di Arianna’, all’83° Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?3
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
39.6/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Tumori: Apolone (Int), ‘figure dedicate ad accompagnare pazienti nel percorso di cura cancro al rene’ Quotidiano Nazionale
Tumori: Apolone (Int), ‘figure dedicate ad accompagnare pazienti nel percorso di cura cancro al rene’ “Siamo stati in grado di aumentare la sopravvivenza nel tumore del rene, che ora spesso diventa cronico, oltre a essere guarito, e ritengo che adesso si debba guardare anche ad alcuni modelli esteri dove, accanto all’oncologo, e al medico di medicina generale, hanno creato le figure del case manager e del case navigator. Si tratta di persone con esperienze e formazioni particolari che accompagnano, spesso anche materialmente, il paziente all'interno delle diverse interazioni con il nostro sistema di cura. Credo sia un aspetto su cui dobbiamo lavorare molto”. Lo ha detto Giovanni Apolone, direttore scientifico Irccs Istituto nazionale tumori di Milano, alla presentazione del documentario ‘Il filo di Arianna’, all’83° Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO4
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
56.3/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Tumore al seno: “Tutte o Nessuna”, il diritto alla cura protagonista al Festival di Venezia la Repubblica
Siamo a Corigliano-Rossano, nel cuore della pianura ionica della Calabria Settentrionale: qui è ambientata la storia di una donna, affetta da un tumore al seno metastatico, che dopo un consulto medico viene a conoscenza dell’esistenza di una terapia in grado di farle guadagnare qualche anno in più di vita. Una terapia, però, non disponibile in Italia, ma solo in alcuni paesi all’estero. Da qui parte la corsa contro il tempo del figlio che, dopo aver postato un video messaggio sulla storia della madre, cattura l’attenzione dei media e delle istituzioni politiche locali: un’occasione che la protagonista di questa vicenda decide di cogliere non solo per sé ma per tutte le donne che si trovano a vivere la sua stessa condizione, mettendo sotto i riflettori l’importanza per le pazienti di poter accedere alle terapie innovative in modo equo e tempestivo.
Dalla Calabria, questa storia, realmente accaduta, arriva alla Mostra del Cinema di Venezia attraverso il progetto cinematografico “Tutte o Nessuna”, cortometraggio scritto e diretto da Giovanni B. Algieri, e realizzato con il sostegno della Calabria Film Commission nell’ambito dell’iniziativa We Breast "Nuove frontiere terapeutiche nei tumori della mammella". Nel cast: Violante Placido, Donatella Finocchiaro, Filippo Librando, Paolo Mauro, Carmine Alfano, con la partecipazione straordinaria di William Baldwin.
Tempi che pesano
Il corto nasce partendo da alcuni dati: in Europa trascorrono mediamente 578 giorni tra l’approvazione di un farmaco da parte dell’EMA (Agenzia Europea per i Medicinali) e la sua effettiva disponibilità. In Italia il tempo medio supera i 486 giorni. Tempi che, nelle patologie più aggressive, possono incidere sulle possibilità di sopravvivenza e sulla qualità della vita dei pazienti.
Il tumore metastatico, la forma più avanza del carcinoma mammario, è una di questa: si stima che in Italia tra il 6-7% dei casi annui di tumore al seno presentino metastasi già alla prima diagnosi. L’obiettivo delle terapie è quello di cronicizzare la malattia, controllandone la progressione e garantendo una buona qualità di vita: oggi circa il 33% delle pazienti è vivo a 5 anni dalla diagnosi, con sopravvivenze che in tanti casi arrivano a diversi anni.
La storia di tante donne
Attraverso il linguaggio del cinema, “Tutte o Nessuna” porta così all’attenzione del pubblico una delle sfide più importanti per le istituzioni politiche e sanitarie, raccontando l'impatto che i ritardi nell'accesso alle terapie e gli ostacoli burocratici possono avere sulla vita delle persone, e mettendo in luce il valore del diritto alle cure, della prevenzione, della presa in carico e dell'alleanza terapeutica.
“Ci abbiamo messo quasi due anni per capire come affrontare un argomento così delicato attraverso un cortometraggio, parlando di temi diversi come quelli della burocrazia, della politica e dei sentimenti – spiega il regista Giovanni B. Algieri – Per scrivere questo racconto ho ascoltato tante donne, che sono state una vera e propria fonte di ispirazione. Sono tutte protagoniste di questo corto. Purtroppo, l’unico rammarico è che alcune di loro non ci siano più. Presentare in anteprima questo corto a Venezia – continua - spero porti fortuna a un progetto che merita di circolare, soprattutto per l’importanza del suo messaggio. L’accesso alle cure è un principio fondamentale di uno Stato di diritto e, quando si parla di salute, anche un solo giorno può fare la differenza”.
Non un tema di genere ma una questione che riguarda tutti
La narrazione di “Tutte o Nessuna” è intensa e umana: spiccano stati d’animo diversi, come paura, determinazione, coraggio, fragilità, resistenza, momenti di solitudine e gesti di solidarietà. Il tono è realistico, empatico, mai retorico: l’obiettivo è sensibilizzare mostrando la malattia non come un tema di genere, ma come una questione che riguarda tutti.
A interpretare la protagonista è Donatella Finocchiaro. “All’inizio non era tanto convinta di voler prendere parte a questo progetto – racconta – perché sapevo di correre il rischio di entrare troppo nel personaggio e nella sua storia, quello di una donna che si trova intrappolata nei tempi lunghi, nelle attese e negli ostacoli burocratici. Ho perso mia madre per un tumore nel 2008 e sapevo bene cosa avrei dovuto interpretare, ricordando momenti dolorosi che ho vissuto realmente nella mia vita. Ma poi – prosegue – ho sentito il dovere morale di accettare, e di raccontare come e quanto per una persona quella di affrontare una malattia sia la prova più complicata”.
Accanto a lei, Violante Placido recita la parte politica. “Questa storia ci mostra come la politica su determinati argomenti alcune volte tenda a sedersi – commenta – Invece, è proprio su temi come quello dell’accesso tempestivo ed equo alle terapie che bisogna dare il massimo. Di certo non è semplice, e da fuori è facile puntare il dito, ma per poter vincere sfide come questa c’è sempre un punto di partenza e uno di arrivo”.
Una riflessione collettiva
“Tutte o Nessuna”,prodotto dal Creative Producer Jonathan Elia per IMMAGINAZIONE APS e Summeet, dunque non vuole essere solo un corto, ma un invito a ripensare il sistema, a ridurre le disparità e a restituire al tempo il valore che ha nella vita dei pazienti, come ricorda Simona Loizzo, Presidente dell'Intergruppo Parlamentare Nuove frontiere terapeutiche nei tumori della mammella: “Per una donna che affronta un tumore alla mammella, il tempo non è un dettaglio burocratico: può incidere sulle possibilità di cura e sulla qualità della vita. Questo progetto cinematografico ci ricorda che l’innovazione terapeutica ha valore soltanto quando diventa accessibile a tutte, senza ritardi né disuguaglianze”.
Il cortometraggio sarà distribuito in tutti i maggiori festival cinematografici in Italia e all’estero e sulle piattaforme digitali.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
61.1/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Chirurgia oncologica, al Mauriziano il recupero comincia prima dell’intervento Giornale La Voce
Prepararsi a un intervento chirurgico come ci si prepara a una maratona. Non aspettando passivamente il giorno dell’operazione, ma arrivandoci nelle migliori condizioni possibili, dal punto di vista fisico, nutrizionale e psicologico. È questo il principio della preabilitazione, il percorso che il Mauriziano di Torino porta avanti da anni soprattutto per i pazienti oncologici fragili e pre-fragili.
L’esperienza sarà al centro della giornata organizzata mercoledì 16 settembre, in occasione del World Prehab Day. Dalle 8.30 alle 14, nell’area pianoforte dell’ospedale, specialisti di discipline diverse incontreranno pazienti, familiari e cittadini per spiegare come funziona questo approccio e quali risultati ha prodotto.
Il Mauriziano lavora sulla preabilitazione dal 2019. Il programma clinico dedicato ai pazienti oncologici fragili o pre-fragili è stato avviato nel 2020 e accompagna il paziente lungo tutto il percorso chirurgico: prima dell’intervento, durante la fase perioperatoria e nel recupero successivo.
Il modello integra la preabilitazione con il protocollo ERAS, Enhanced Recovery After Surgery, cioè un insieme di pratiche pensate per ridurre lo stress chirurgico e favorire un recupero più rapido, e con la riabilitazione postoperatoria.
La logica è quella di intervenire sui fattori che possono influenzare l’esito dell’operazione prima ancora dell’ingresso in sala operatoria. Il paziente viene quindi seguito da un’équipe multidisciplinare con esercizio fisico, fisioterapia respiratoria, supporto nutrizionale e psicologico, valutazione oncogeriatrica e gestione dell’anemia e della carenza di ferro.
Un percorso costruito su misura, particolarmente importante per le persone più fragili, che possono affrontare con maggiore difficoltà lo stress di un intervento chirurgico complesso.
L’esperienza del Mauriziano è proseguita anche durante la pandemia, quando l’ospedale ha sviluppato la tele-preabilitazione. Attraverso videochiamate e con il coinvolgimento dei caregiver, i pazienti hanno potuto continuare il programma direttamente da casa.
Il modello a distanza è stato descritto nel 2021 sul British Journal of Surgery e la modalità è rimasta disponibile anche successivamente, diventando una delle soluzioni utilizzate per garantire continuità ai percorsi.
I risultati clinici sono stati misurati in uno studio della Chirurgia Generale e Oncologica del Mauriziano, pubblicato nel 2024 sullo European Journal of Surgical Oncology.
Nella serie di pazienti fragili sottoposti a chirurgia per tumore del colon-retto, il rischio di complicanze postoperatorie a 30 giorni si è ridotto di oltre il 60%.
Anche i tempi di recupero hanno mostrato un miglioramento. Il tempo mediano necessario per essere pronti alla dimissione è sceso da 6 giorni a 4,5 giorni.
Ma il beneficio, secondo i dati raccolti, comincia già prima dell’intervento. Un paziente su due è arrivato in sala operatoria in condizioni fisiche migliori rispetto all’inizio del percorso.
Tra coloro che hanno mostrato un incremento significativo della capacità fisica, il miglioramento medio è stato di 86 metri al test del cammino. Anche sul piano psicologico sono emersi effetti positivi: il 50% dei pazienti ha migliorato i livelli di ansia.
Numeri che aiutano a spiegare il significato concreto della preabilitazione: non una semplice preparazione accessoria, ma una parte integrante del percorso di cura.
Il direttore della Chirurgia Generale e Oncologica del Mauriziano, Alessandro Ferrero, sottolinea come questo approccio cambi il modo stesso di considerare il periodo che precede l’operazione. Il paziente non resta in attesa, ma diventa parte attiva della propria preparazione, con l’obiettivo di arrivare all’intervento nelle condizioni migliori possibili.
Per Franca Dall’Occo, direttore generale dell’Azienda Ospedaliera Ordine Mauriziano, il progetto rappresenta anche un modello organizzativo più ampio, costruito sulla collaborazione tra professionisti di discipline diverse e sull’accompagnamento della persona lungo l’intero percorso di cura.
Il punto non è soltanto trattare la malattia, ma aiutare il paziente a preservare il più possibile autonomia, forza e qualità della vita.
Il 16 settembre, durante il World Prehab Day, saranno presenti nell’area pianoforte i professionisti di Chirurgia Generale e Oncologica, Dietetica e Nutrizione Clinica, Recupero e Riabilitazione Funzionale, Oncologia, Psicologia, Anestesia e Rianimazione.
La giornata sarà quindi anche un’occasione di divulgazione, con momenti di incontro aperti al pubblico per spiegare un approccio ancora poco conosciuto fuori dagli ambienti specialistici ma sempre più centrale nella chirurgia moderna.
L’esperienza del Mauriziano dimostra infatti che il recupero non comincia dopo l’operazione. In molti casi può iniziare settimane prima, lavorando sulla condizione generale del paziente e trasformando il tempo che precede l’intervento in una fase attiva della terapia.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?5
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
43.0/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Procopio (Int): "Grandi passi avanti nel trattamento del cancro al rene" Adnkronos
“Sono stati fatti grandi passi avanti nel trattamento del carcinoma del rene: disponiamo, infatti, di nuove molecole, di terapie sempre più attive e di integrazione di competenze specialistiche che funzionano. Una delle prossime sfide che dobbiamo affrontare è essere sempre più in grado di curare il paziente con la sua malattia. Quindi, curare non più solo la malattia, ma proprio la persona affetta da carcinoma del rene”. Lo ha detto Giuseppe Procopio, direttore della struttura di Oncologia medica genitourinaria e del programma Prostata della Fondazione Irccs dell’Istituto nazionale tumori di Milano, nel corso della presentazione del documentario ‘Il filo di Arianna’, svoltasi ieri nell’ambito della rassegna “Venezia26” di Giffoni Innovation Hub dell’83.esima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia. La pellicola di Donatella Romani e Roberto Amato, prodotta da Telomero Produzioni, con il patrocinio dall’Associazione nazionale tumore del rene - Anture e il contributo non condizionante di Ipsen, raccoglie le voci di pazienti, caregiver e medici che ogni giorno, in modo diverso, affrontano il tumore del rene.
“La distinzione può apparire sottile, ma in realtà è rilevante - chiarisce Procopio - Curare la persona significa comprendere appieno i suoi problemi, le sue aspettative, la sua visione della patologia e comprendere la necessità di curare la malattia e preservare la qualità di vita adattando le conoscenze al sentito e al bisogno che presentano il paziente e la sua famiglia. Ciò significa creare un rapporto tra medico e paziente molto forte, significa creare capacità di ascolto e di mettere al servizio la scienza sul garantire non solo un'aspettativa di vita, ma anche su preservare i bisogni primari e lo stile di vita presentati dal paziente".