Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
49.6/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
✅
Criteri Critici
Melanoma Day in Parlamento: Ignazio Stanganelli porta l’esperienza dell’Università di Parma, tra innovazione digitale e prevenzione unipr.it
Parma, 11 maggio 2026 - Anche l’Università di Parma ha preso parte al Melanoma Day, nei giorni scorsi alla Camera dei Deputati. Ignazio Stanganelli, docente di Malattie cutanee e veneree del Dipartimento di Medicina e Chirurgia e Direttore della Scuola di Specializzazione in Dermatologia, ha infatti presentato gli aggiornamenti sugli innovativi programmi di telemedicina dedicati alle operatrici e agli operatori sanitari e alle scuole, sviluppati nell’ambito dei progetti nazionali dell’Intergruppo Melanoma Italiano (IMI) e, più recentemente, della Fondazione ENGIM Emilia-Romagna.
Il prof. Stanganelli, Direttore della Skin Cancer Unit dell’IRCCS IRST, ha illustrato i risultati ottenuti con la telemedicina applicata all’e-learning attraverso la piattaforma MelaMEd (Melanoma Multimedia Education), dedicata alla formazione di medici e mediche di medicina generale, e con l’attivazione del progetto sperimentale ELTEL (E-learning and Telemedicine), finalizzato all’integrazione tra medicina territoriale e ospedale. Sono stati inoltre presentati gli avanzamenti del progetto SUNTEL (SUN & TELematic Learning), che coinvolge quasi trenta scuole secondarie di secondo grado a livello nazionale, tra cui la Scuola per l’Europa di Parma, con il sostegno delle società dermatologiche ADOI e SIDeMaST. È stato inoltre illustrato l’avvio del programma pilota SUNTEL KIDS, unico nel suo genere, dedicato alle scuole primarie e con il Convitto Maria Luigia di Parma come istituto apripista.
SUNTEL rappresenta il primo programma internazionale di integrazione tra peer education e teledidattica per la prevenzione dei tumori cutanei in ambito scolastico, attraverso due innovative piattaforme di e-learning nate dalla collaborazione tra IMI e Ministero dell’Istruzione e del Merito: Il Sole per Amico for KIDS, rivolto alle alunne e agli alunni delle scuole primarie, e Il Sole per Amico for YOUNG, dedicato alle studentesse e agli studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado. Le piattaforme trasformano ragazze e ragazzi in protagonisti della prevenzione e promotori di salute tra pari, secondo il modello della peer education.
Infine è stato presentato il progetto multimediale e multispecialistico Good Health Good Work, sviluppato con la Fondazione ENGIM Emilia-Romagna e con la collaborazione di Massimo Corradi, docente di Medicina del Lavoro all’Università di Parma e Direttore della Scuola di Specializzazione in Medicina del Lavoro. Il progetto è dedicato all’educazione sanitaria di lavoratori e lavoratrici, con un primo focus sul rischio legato all’esposizione professionale ai raggi ultravioletti in chi lavora outdoor, fattore riconosciuto tra le principali cause di tumori cutanei maligni in numerose categorie professionali, coinvolgendo circa 10 milioni di lavoratori e lavoratrici in Europa e oltre 700 mila in Italia.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
53.0/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
Criteri Critici
Al Gemelli inaugurata nuova sala giochi per i piccoli pazienti oncologici Radio Studio90 Italia - solo musica italiana
Al Gemelli inaugurata nuova sala giochi per i piccoli pazienti oncologici
Roma, 11 mag. (askanews) – Dopo la collaborazione del 2019 con l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, le Baby Pelones, bambole senza capelli e simbolo globale della lotta contro il cancro infantile create dalla Fondazione Juegaterapia, tornano in Italia. Inaugurata da Angelica Massera, apprezzata comica, attrice e imitatrice, la rinnovata sala giochi “Crearium” del Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, un’iniziativa volta a migliorare, rinnovare e riprogettare la sala giochi dell’ospedale, creando uno spazio creativo e accogliente per i piccoli pazienti dell’Unità Operativa di Oncologia Pediatrica.
La sala giochi e l’area dedicata ai laboratori espressivi rappresentano da sempre un punto di riferimento all’interno dell’Unità Operativa e, grazie al sostegno della Fondazione, sono state completamente ristrutturate e riprogettate per offrire ambienti ancora più accoglienti, creativi e funzionali ai bambini e alle loro famiglie. Per l’occasione era presente anche il cantautore e musicista Pier Cortese, che collabora già con l’Unità Operativa per un progetto musicale.
Gli spazi comprendono due stanze dedicate alle attività ricreative e laboratoriali, con percorsi guidati da terapisti e volontari attraverso laboratori di Arte, Musica, Ceramica, Disegno e Scrittura, oltre a momenti di gioco libero e lettura. L’obiettivo del progetto è contribuire al benessere emotivo dei piccoli pazienti, promuoverne la creatività e sostenere la loro serenità interiore durante tutto il percorso di cura.
“L’inaugurazione di questa nuova sala giochi segna un momento importante per il nostro reparto – afferma il professor Antonio Ruggiero, Direttore UOC di Oncologia Pediatrica del Policlinico Gemelli IRCCS-. In oncologia pediatrica la cura non riguarda solo gli aspetti clinici, ma anche il benessere emotivo dei piccoli pazienti. Il gioco è uno strumento terapeutico che sostiene resilienza, socialità ed equilibrio emotivo. Il nostro reparto promuove da sempre progetti che favoriscono le arti espressive e la presa in carico globale di bambini e famiglie. È fondamentale, però, disporre di spazi adeguati a ospitare queste iniziative, affinché possano svilupparsi in un ambiente stimolante e accogliente, capace di favorire l’espressione creativa e il benessere dei giovani pazienti e delle loro famiglie Questa sala – conclude – è stata interamente ristrutturata grazie alla collaborazione con la Fondazione Juegaterapia, a cui rivolgiamo i nostri più sentiti ringraziamenti, e rappresenta un segno concreto di cura e umanità”.
Mónica Esteban, Presidente della Fondazione Juegaterapia commenta: “Provo un’immensa gioia nel vedere un progetto come questo prendere vita al Policlinico Gemelli, un centro di fama internazionale. Spazi come la sala Crearium dimostrano che il gioco non è solo intrattenimento, ma una parte essenziale del processo di recupero emotivo dei bambini. Questo progetto è il frutto di una collaborazione e di una visione condivisa: migliorare la qualità della vita dei piccoli pazienti. Continueremo a lavorare con lo stesso entusiasmo per portare il potere del gioco in più ospedali, convinti che giocare sia anche un modo di prendersi cura e guarire.”
“L’inaugurazione della sala Crearium in un ospedale di riferimento come il Policlinico Gemelli è un momento che viviamo con grande emozione. Per noi, ogni nuovo spazio ludico rappresenta un’opportunità per restituire ai bambini una parte essenziale della loro infanzia in un ambiente complesso come quello ospedaliero” commenta. “In oncologia pediatrica, il benessere emotivo è importante quanto il trattamento medico, e il gioco diventa uno strumento terapeutico fondamentale. Questa sala simboleggia un impegno condiviso per continuare a umanizzare gli ospedali e sostenere i bambini e le loro famiglie con speranza, gioia e cura”.
“L’apertura della sala Crearium all’interno di una realtà d’eccellenza come il Gemelli rappresenta per noi un traguardo importante e profondamente sentito. Portare un nuovo spazio dedicato al gioco significa offrire ai bambini un luogo in cui ritrovare leggerezza, relazione e normalità anche durante il percorso di cura. In pediatria oncologica, prendersi cura vuol dire considerare la persona nella sua interezza, e la serenità dei piccoli pazienti ha un ruolo decisivo nel sostegno al trattamento. Questa sala nasce proprio con l’obiettivo di contribuire a un ospedale sempre più attento all’umanità, capace di accompagnare i piccoli pazienti e le loro famiglie con vicinanza, fiducia e serenità” aggiunge Valle Sallés, Vicepresidente della Fondazione Juegaterapia.
“Sono onorata di essere stata al Policlinico Gemelli per inaugurare la nuova sala giochi ‘Crearium’ della Fondazione Juegaterapia. Queste bambole senza capelli non sono solo giocattoli: rappresentano la forza e la speranza di tanti piccoli guerrieri che combattono ogni giorno. Grazie alla Fondazione che è riuscita a trasformare un’idea in uno spazio di gioia e svago”, dichiara Angelica Massera. “In questo ‘Crearium’, i bimbi potranno sognare, ridere, socializzare e giocare, proprio come meritano” conclude l’attrice.
Le Baby Pelones sono state create nel 2014 dalla Fondazione Juegaterapia come omaggio ai bambini in cura per il cancro. Senza capelli, indossano coloratissimi foulard disegnati da artisti internazionali come Georgina Rodríguez, Shakira, Ricky Martin, Richard Gere, Laura Pausini e dagli stessi giovani pazienti. Tutti i collaboratori partecipano volontariamente, donando i diritti delle loro creazioni a sostegno dei progetti della fondazione.
Ogni Baby Pelones acquistata contribuisce a trasformare i reparti di oncologia pediatrica in spazi più accoglienti e stimolanti, rendendo i momenti difficili più sopportabili per i bambini e le loro famiglie. Con oltre 2 milioni di unità vendute in tutto il mondo, le Baby Pelones sono diventate un simbolo di forza, speranza e solidarietà.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?3
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
51.1/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
Criteri Critici
Italia approva rimborso per terapia innovativa contro tumore al polmone. V-news.it
L'Italia ha autorizzato la rimborsabilità di una nuova terapia chemio-free per il tumore al polmone con mutazioni del gene EGFR, combinando amivantamab e lazertinib, offrendo nuove speranze ai pazienti affetti da carcinoma polmonare non a piccole cellule avanzato. Questa innovazione non solo migliora l'efficacia del trattamento e riduce gli effetti collaterali, ma rappresenta anche un passo significativo per il Sistema Sanitario Nazionale, aprendo la strada a ulteriori ricerche e sviluppi in oncologia.
Tumore al Polmone: Novità Terapeutiche
In un’importante evoluzione nel campo della medicina oncologica, l’Italia ha recentemente autorizzato la rimborsabilità di una nuova terapia chemio-free per i pazienti affetti da tumore al polmone con mutazioni del gene EGFR. Questo trattamento, che combina amivantamab in formulazione sottocutanea e lazertinib, rappresenta una svolta significativa per il carcinoma polmonare non a piccole cellule avanzato (NSCLC). La decisione di includere questa terapia nel sistema sanitario nazionale offre nuove speranze a molti pazienti e segna un passo avanti nella lotta contro questo tipo di cancro, storicamente difficile da trattare.
Combinazione Innovativa di Farmaci
La terapia in questione sfrutta l’efficacia di due farmaci complementari. Amivantamab è un anticorpo monoclonale bispecifico progettato per colpire le cellule tumorali che presentano mutazioni nel gene EGFR, mentre il lazertinib è un inibitore della tirosina chinasi che agisce bloccando i segnali di crescita delle cellule tumorali. Questa combinazione non solo mira a migliorare l’efficacia del trattamento, ma anche a ridurre gli effetti collaterali associati alla chemioterapia tradizionale. Per i pazienti, ciò significa una qualità della vita potenzialmente migliore e un approccio terapeutico più mirato.
Impatto sul Sistema Sanitario Nazionale
La rimborsabilità della terapia chemio-free è un passo significativo per il Sistema Sanitario Nazionale (SSN) italiano. Questo provvedimento non solo facilita l’accesso ai pazienti, ma rappresenta anche un riconoscimento dell’importanza delle terapie mirate nel trattamento dell’oncologia. Con un numero crescente di pazienti che ricevono diagnosi di NSCLC, l’inclusione di trattamenti innovativi nel SSN è fondamentale per garantire una risposta adeguata e tempestiva alle esigenze sanitarie della popolazione.
Prospettive Future e Ricerca
La decisione di rimborsare questa terapia chemio-free apre la strada a ulteriori ricerche e sviluppi nel campo dell’oncologia. Gli esperti auspicano che questa combinazione di farmaci possa essere ampliata ad altre forme di tumore e che possa stimolare l’innovazione nella ricerca di nuovi trattamenti. Con l’aumento delle mutazioni genetiche identificate nei tumori, è essenziale continuare a investire nella ricerca per sviluppare strategie terapeutiche sempre più mirate e personalizzate. La speranza è che, con il tempo, sempre più pazienti possano beneficiare di terapie efficaci e innovative, migliorando in tal modo le loro prospettive di vita.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
53.3/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
Criteri Critici
Tumore all’ovaio, un farmaco anticolesterolo potrebbe aiutare nei casi più gravi la Repubblica
Da tempo medici e ricercatori che si occupano di oncologia hanno compreso che per trattare i tumori è fondamentale anche colpire l’ambiente in cui crescono. A confermarlo, ancora una volta, è la scoperta guidata da un team della Duke University, che su Nature Communications mostra in che modo l’ascite, l’accumulo di liquido a livello addominale comune negli stati avanzati di tumore ovarico, rende le cellule malate particolarmente resistenti alla morte. I ricercatori hanno scoperto però che questa resistenza ha un tallone d’Achille: dipende dai grassi contenuti nell’ascite, così che, riducendoli con un farmaco utilizzato per abbassare colesterolo, si potrebbe rendere di nuovo più vulnerabili alla morte le cellule malate.
Tumore ovarico e ascite
Il tumore ovarico causa solo in Italia ogni anno 5400 nuove diagnosi, spesso in fase avanzata, rendendo difficile il trattamento. Una delle caratteristiche frequenti nelle donne con questo tumore in fase avanzata è la presenza di ascite, l’accumulo di liquido a livello addominale, presente in circa il 90% di queste pazienti, ricordano gli autori, e il cui ruolo non è ancora del tutto compreso. “I medici hanno per lo più considerato l'ascite come un sintomo piuttosto che come un fattore attivo della malattia", ha commentato infatti in una nota dalla Duke University Jen-Tsan Chi, tra gli autori a capo dello studio: “Abbiamo scoperto che conferisce al cancro un vantaggio in termini di sopravvivenza, colmando una lacuna importante nella comprensione di come si diffonde il cancro ovarico”.
Il nuovo studio
In realtà, come ricordano gli stessi esperti, alcuni indizi già raccolti in passato avevano indicato come l’ascite - composto di elementi cellulari e non - favorisse la crescita delle cellule tumorali e la loro disseminazione. Lo conferma anche Sandro Pignata, direttore dell’oncologia medica del dipartimento di Uro-ginecologia al Pascale Napoli: “Sapevamo che l’ascite può favorire la diffusione delle cellule tumorali all’interno della cavità peritoneale: le cellule del tumore si sfaldano e possono essere veicolate e attecchire sulla superficie di altri organi”. Proprio per questo, prosegue Pignata, le cellule tumorali prelevate dall’ascite sono sempre più utilizzate per far luce sui meccanismi biologici della malattia: “Anche perché sono facilmente prelevabili, e possono essere coltivate o utilizzate per la produzione di organoidi e usate come modelli di studio”.
Nel nuovo studio gli scienziati aggiungono un tassello in più in merito a un meccanismo di protezione dell’ascite nei confronti delle cellule tumorali. Grazie ad alcuni esperimenti in vitro (su linee cellulari e organoidi) e in vivo (su modelli animali), e ricorrendo all’uso di liquidi da ascite da pazienti con tumore in fase avanzata, i ricercatori hanno osservato infatti che nel liquido dell’ascite c’è qualcosa che protegge le cellule del tumore ovarico da un particolare tipo di morte programmata, la ferroptosi. Si tratta di un meccanismo di morte programmata legato al ferro e dovuto alla formazione di perossidi lipidici, un fenomeno di stress ossidativo che colpisce i grassi e a cui, normalmente, le cellule di tumore ovarico metastatico sono sensibili, spiegano gli autori.
Quel qualcosa che ostacola la ferroptosi in presenza di ascite sono delle goccioline di grasso: quando infatti si bloccavano, riducendone la presenza, l’effetto protettivo dalla ferroptosi scompariva (per esempio la crescita dei tumori in vivo nei modelli animali rallentava). Per distruggere i grassi, i ricercatori hanno usato un farmaco impiegato contro il colesterolo e i trigliceridi, il bezafibrato, appartenente alla classe dei fibrati.
Nuovi potenziali target terapeutici da indagare
“Questi dati suggeriscono che la protezione mediata dall'ascite rappresenta un meccanismo critico a supporto della sopravvivenza peritoneale (delle cellule tumorali, nda) - scrivono gli autori - È importante sottolineare che la risensibilizzazione alla ferroptosi da parte del bezafibrato solleva la possibilità che il targeting terapeutico di questa via possa limitare la disseminazione peritoneale”. In altre parole, gli studi sono ancora limitati, ma se le cellule sopravvivono hanno più possibilità di metastatizzare. Porte aperte ora dunque, proseguono gli autori, ad eventuali sviluppi terapeutici per bloccare questo processo. Ma invita alla cautela Pignata: “È indubbio che la ricerca stia vivendo un momento di grande sviluppo anche per quanto riguarda la comprensione degli aspetti biologici dietro lo sviluppo e la diffusione del tumore ovarico, ma parliamo di dati molto preliminari, che devono seguire ancora diverse fasi di sviluppo”.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
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70.7/100
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Valutazione
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Criteri Critici
Tumore al polmone, rimborsata in Italia terapia chemio-free per mutazioni Egfr Adnkronos
Rimborsata in Italia la combinazione a base di amivantamab, in formulazione sottocutanea, e lazertinib per il trattamento di prima linea del carcinoma polmonare non a piccole cellule (Nsclc) avanzato. La combinazione - informa una nota di Johnson & Johnson - è indicata in persone adulte con mutazioni del recettore del fattore di crescita dell'epidermide (Egfr), nello specifico con delezioni nell'esone 19 o mutazioni di sostituzione L858R nell'esone 21, conosciute anche come mutazioni comuni di Egfr. Il tumore del polmone rappresenta oggi una delle sfide più urgenti per l'oncologia: questa neoplasia si conferma come la seconda più frequente tra gli uomini e la terza tra le donne, ricorda J&J. All'interno di questo scenario, sono due i tipi principali di tumore del polmone; tra questi, il tumore polmonare non a piccole cellule è il più frequente e corrisponde a quasi l'85% dei nuovi casi. Inoltre, in 1 paziente su 5 si riscontra una mutazione dell'Egfr, un recettore tirosin-chinasico che aiuta le cellule a proliferare e a dividersi; nella maggior parte dei casi, la mutazione è una delezione nell'esone 19 o una mutazione puntiforme L858R nell'esone 21.
"Il tasso di sopravvivenza a 5 anni per le forme Egfr è ancora inferiore al 20%. Il quadro diventa ancor più complesso se guardiamo ai pazienti con mutazione L858R o delezione nell'esone 19, i quali tendono ad avere risposte meno durature agli inibitori tirosin-chinasici di prima, seconda e terza generazione, un dato che sottolinea la necessità di nuove opzioni terapeutiche mirate e strategie di intervento sempre più efficaci - spiega Silvia Novello, professore di Oncologia medica presso il Dipartimento di Oncologia dell'università di Torino, responsabile della Struttura complessa a direzione universitaria di Oncologia medica all'Aou San Luigi Gonzaga di Orbassano e presidente Walce - Women against lung cancer in Europe - In tal senso, la natura eterogenea del tumore del polmone spinge la ricerca scientifica verso lo sviluppo di percorsi terapeutici sempre più diversificati e mirati, che tengano conto delle differenze individuali in termini di genetica, ma che col tempo terranno conto anche di altri fattori quali microbioma, stile di vita e ambiente. Possiamo dire che il trattamento di questa neoplasia sta attraversando un momento di transizione e cambiamento: siamo in una fase in cui la chemioterapia non è più l'unica opzione per i pazienti e dove si sta contribuendo a una ridefinizione del paradigma terapeutico, grazie a terapie che sempre più contribuiscono non solo a migliorare l’aspettativa, ma anche la qualità della vita. Oggi, infatti, grazie all'offerta di anticorpi monoclonali studiati per targetizzare un tipo specifico di mutazioni, tra i quali amivantamab, associabili ad inibitori tirosin-chinasici, possiamo agire in modo ancora più mirato sul tumore. Questa combinazione offre inoltre la possibilità di una somministrazione per via sottocutanea che, da un lato, riduce i tempi di somministrazione e il rischio di effetti collaterali, e dall'altro risulta migliorare l'esperienza del paziente".
La combinazione di amivantamab e lazertinib - si legge nella nota - rappresenta un approccio di medicina di precisione privo di chemioterapia, in grado di colpire i tumori con mutazioni di Egfr, bloccando la crescita tumorale su due fronti. In particolare, amivantamab è un anticorpo bispecifico completamente umano che colpisce sia Egfr che Met, contrastando i segnali di resistenza e attivando una risposta immunitaria; lazertinib, invece, è un inibitore orale di terza generazione della tirosin-chinasi dell'Egfr.
"Questa combinazione terapeutica a somministrazione sottocutanea ha già dimostrato miglioramenti significativi nella sopravvivenza libera da progressione - sottolinea Antonio Passaro, direttore della Divisione di Oncologia toracica dell'Istituto europeo di oncologia di Milano - Inoltre, i dati più recenti relativi alla sopravvivenza globale suggeriscono che l'impiego combinato di amivantamab e lazertinib possa estendere significativamente la vita dei pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule e mutazioni comuni dell'Egfr rispetto all'attuale standard di cura. In tal senso, i risultati degli studi registrativi rappresentano un passo avanti cruciale nella gestione di questa malattia: da un lato, prolungare l'aspettativa di vita è un indicatore chiave dell'efficacia di qualsiasi trattamento oncologico; dall'altro, poter offrire un trattamento chemio-free, somministrato per via sottocutanea, permette una maggior maneggevolezza nella somministrazione, ma soprattutto consente un beneficio per il paziente stesso in termini di qualità di vita. Lo studio Mariposa ha quindi confermato il potenziale trasformativo di questa combinazione come trattamento di prima linea, aprendo la strada ad un nuovo standard di cura e offrendo benefici concreti e clinicamente rilevanti per i nostri pazienti. Inoltre, l'approvazione di questo trattamento già dalla prima linea è un traguardo importante in quanto risponde al bisogno, ancora insoddisfatto, di offrire una nuova opzione terapeutica per questo tipo di tumore, permettendo inoltre di intervenire immediatamente con la terapia più efficace, colpendo il tumore quando è più vulnerabile e prima che la malattia progredisca ulteriormente".
Nonostante i grandi progressi della ricerca scientifica - rimarca J&J - circa il 75% dei pazienti con Nsclc è già in stadio III o IV al momento della diagnosi. Questo è dovuto ad un ritardo nel riconoscimento dei sintomi, generalmente non specifici, quali tosse, affaticamento, dolore al petto, dispnea, perdita di peso. Anche per questo, una diagnosi di tumore al polmone spesso porta pazienti e caregiver a provare sentimenti di incertezza, ansia e paura. In questo contesto, l'aspetto psicologico dei pazienti non va trascurato: a una corretta diagnosi è fondamentale affiancare un sostegno che vada oltre la sola terapia. Per questo motivo, le associazioni di pazienti sono una risorsa cruciale per accompagnare pazienti e caregiver lungo l'intero percorso di cura.
"Questa nuova terapia riaccende una speranza importante per tutte le persone che convivono con questa forma di tumore - commenta Bruno Aratri, presidente di Ipop (Insieme per i pazienti di oncologia polmonare) - Non parliamo solo della possibilità di vivere più a lungo, ma soprattutto di poterlo fare con una migliore qualità di vita. Oggi sono necessarie una cura e una presa in carico globale della persona. In tal senso, l'evoluzione dei trattamenti in corso mira sempre più a integrarli nella vita quotidiana del paziente. Il nostro impegno come associazione è duplice: da un lato lavoriamo affinché le terapie innovative, sempre più mirate ed efficaci, possano arrivare in tempi rapidi al maggior numero possibile di pazienti che ne hanno bisogno, garantendo un accesso equo su tutto il territorio nazionale; dall'altro, ci dedichiamo a costruire una relazione solida tra medici e pazienti, che consiste in una parte importantissima della cura, mettendo al centro bisogni, aspettative e fragilità, e accompagnando le persone passo dopo passo nel loro percorso di cura".
La rimborsabilità in Italia della combinazione a base di amivantamab e lazertinib si basa sui risultati dello studio di fase 3 Mariposa, secondo cui - riferisce J&J - questa combinazione è il primo regime a dimostrare un beneficio superiore in termini di sopravvivenza globale rispetto all'attuale standard di cura. Lo studio ha raggiunto l'endpoint primario della progressione libera da malattia (Pfs): a un follow up mediano di 22 mesi, la combinazione ha mostrato una riduzione del 30% della progressione di malattia o morte.
"Come Johnson & Johnson investiamo da oltre 30 anni nella ricerca scientifica per lo sviluppo di farmaci innovativi che rispondano ai bisogni di cura dei pazienti oncologici e per metterci al fianco dei medici e del personale sanitario - dichiara conclude Alessandra Baldini, Direttrice medica, Innovative Medicine, Johnson & Johnson Italia - Il nostro obiettivo è rendere questo, e tutte le malattie oncologiche delle nostre aree di ricerca, malattie intercettabili e curabili. In tal senso, la medicina di precisione per noi ha un enorme valore perché ci consente di costruire un percorso terapeutico personalizzato affinché ogni paziente riceva il trattamento più appropriato ed efficace, modellato sulle sue specifiche esigenze. Siamo costantemente impegnati a rispondere ai bisogni dei pazienti, spingendo i confini della scienza e dell'innovazione per sviluppare opzioni terapeutiche sempre più personalizzate ed efficaci, con l'obiettivo di costruire una medicina del futuro incentrata sulla personalizzazione delle cure".
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
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Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
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60.7/100
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Criteri Critici
Tumore del polmone: l’immunoterapia prima dell’intervento riduce il rischio recidiva In Terris
Il tumore del polmone colpisce ancora più di 40mila persone in Italia nel 2025, ma le cure evolvono. In caso di tumore operabile, per lungo tempo, l’intervento chirurgico è stata considerata la prima cosa da fare, ora il ventaglio di scelte si amplia. Si è osservato che l’immunoterapia prima della chirurgia riduce il rischio di recidiva fino al 40% e aumenta le probabilità di risposte completa. “Dobbiamo trattare la malattia come sistemica fin dall’inizio. È questo che aumenta la probabilità di guarigione”, ha detto Federico Cappuzzo, Direttore dell’Oncologia Medica 2 dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena (Ire) e membro dello scientific board dell’International Summit on Lung Cancer, l’appuntamento degli esperti che si è tenuto a Roma.
L’efficacia dell’immunoterapia
Trattare il tumore del polmone con l’immunoterapia prima dell’intervento chirurgico può ridurre fino al 30-40% il rischio di recidiva e aumentare la probabilità di risposta completa, con percentuali che passano da circa il 2% a oltre il 20%. È quanto emerso dal confronto tra esperti internazionali riuniti a Roma il 9 e 10 maggio dall’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena (Ire), durante il 5th International Summit on Lung Cancer.
I dati
Nel 2025 in Italia sono stati diagnosticati 27.100 nuovi casi tra gli uomini e 16.400 tra le donne; nel 2022 i decessi stimati sono stati 35.700 (dati Airtum). Numeri che raccontano una sfida ancora aperta, ma anche un’evoluzione concreta delle cure.
Più opzioni
“Oggi non basta più intervenire localmente – spiega Federico Cappuzzo, Direttore dell’Oncologia Medica 2 Ire e membro dello scientific board del Summit. – Dobbiamo trattare la malattia come sistemica fin dall’inizio. È questo che aumenta la probabilità di guarigione“. Secondo gli esperti, se fino a pochi anni fa, nel tumore del polmone operabile l’intervento chirurgico era il primo passo, oggi non è più una scelta automatica: si studia il tumore, si leggono le sue caratteristiche molecolari, si decide se iniziare con immunoterapia, terapie target o combinazioni. Solo dopo si sceglie se e come operare.
Evoluzione delle cure
In questo scenario diventano centrali gli strumenti di monitoraggio più avanzati. La biopsia liquida, che permette di analizzare il Dna tumorale nel sangue, si sta affermando come un “sensore precoce” della malattia: può aiutare a individuare la cosiddetta malattia minima residua, cioè tracce di tumore non visibili con gli esami tradizionali. Non è ancora uno standard per tutti i pazienti, ma rappresenta uno dei fronti più promettenti della ricerca. “La direzione è arrivare a un controllo sempre più preciso e personalizzato – continua Cappuzzo. – Capire in anticipo se la malattia sta tornando significa poter intervenire prima, e meglio”. Tra i temi centrali del Summit anche biomarcatori, nuovi farmaci e intelligenza artificiale applicata alla diagnosi e alla scelta delle cure. “La vera innovazione oggi è integrare dati clinici, molecolari e tecnologici per prendere decisioni sempre più precise – conclude Giovanni Blandino, Direttore Scientifico Ire. – Non trattiamo più tumori uguali per tutti, ma malattie diverse in persone diverse. Questo cambia radicalmente l’efficacia delle cure”.
Fonte Ansa
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Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
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Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
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Pavia: al Policlinico San Matteo, attivata la struttura di terapia del dolore: alla guida Silvia Natoli Vigevano24
Il Policlinico San Matteo di Pavia rafforza il proprio impegno nella presa in carico dei pazienti con dolore con l’istituzione della Struttura Semplice Dipartimentale (SSD) di Terapia del Dolore. Un’attività ambulatoriale già consolidata da tempo viene oggi elevata a struttura dipartimentale, riconoscendone il ruolo strategico e la trasversalità all’interno dell’ospedale.
La nuova Struttura si configura come un centro multidisciplinare altamente specializzato, dedicato alla valutazione, diagnosi e trattamento del dolore acuto e cronico, sia di origine oncologica che non oncologica. L’approccio adottato è integrato e personalizzato, con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita e la funzionalità dei pazienti, attraverso la combinazione di terapie farmacologiche, tecniche interventistiche e supporto psicosociale.
Alla guida della struttura è stata nominata la professoressa Silvia Natoli, dirigente medico presso il Policlinico San Matteo e Professore Associato di Anestesia, Rianimazione e Terapia del Dolore presso l’Università di Pavia.
Il team della Struttura di Terapia del Dolore sarà composto da medici specialisti in anestesia, rianimazione e terapia del dolore, medici in formazione specialistica e infermieri dedicati, a garanzia di una presa in carico completa e qualificata del paziente.
La professoressa Natoli vanta un percorso accademico e clinico di alto profilo: medico chirurgo specialista in anestesia e rianimazione, con dottorato di ricerca e Abilitazione Scientifica Nazionale alle funzioni di professore di prima fascia in anestesiologia. Attualmente è anche Direttrice della Scuola di Specializzazione in Anestesia, Rianimazione, Terapia Intensiva e del Dolore dell’Università di Pavia.
Nel corso della sua carriera ha ricoperto ruoli di rilievo a livello nazionale; attualmente è anche Responsabile dell’Area Culturale Dolore e Cure Palliative della SIAARTI e membro del Comitato Tecnico Sanitario presso il Ministero della Salute per l’attuazione della legge sulle cure palliative e la terapia del dolore. È inoltre membro dell’Organismo di Coordinamento della Rete di Terapia del Dolore della Regione Lombardia.
Ha maturato una consolidata esperienza nella gestione di centri di terapia del dolore, tra cui la responsabilità della UOSD di Terapia Antalgica – Centro HUB della Regione Lazio presso il Policlinico Tor Vergata.
Il suo percorso clinico comprende una lunga esperienza nella gestione del paziente critico in ambito intensivistico, integrata da un’attività di ricerca e didattica nel campo della terapia del dolore.
“È per me un grande onore assumere la guida della nuova Struttura Semplice Dipartimentale di Terapia del Dolore del Policlinico San Matteo – dichiara la professoressa Silvia Natoli -. Ringrazio la Direzione e l'Ateneo per la fiducia riposta: questo riconoscimento ci permette di rafforzare un percorso già consolidato, portando la presa in carico del paziente con dolore a un livello ancora più integrato e multidisciplinare”.
“Il nostro obiettivo è sviluppare ulteriormente le competenze cliniche, la ricerca e la formazione, così da rispondere in maniera sempre più efficace alle diverse necessità dell’ospedale – prosegue la responsabile della SSD Terapia del dolore -. L’obiettivo è rendere la nuova struttura un punto di riferimento per il trattamento del dolore acuto e cronico, oncologico e non oncologico, valorizzando l’approccio personalizzato e il lavoro in equipe, e promuovendo soluzioni innovative a supporto della qualità della vita dei pazienti. Ci proponiamo di implementare protocolli condivisi con le altre discipline coinvolte nel trattamento del dolore e con il Centro HUB di riferimento e di consolidare i rapporti con altri presidi territoriali. Siamo pronti a crescere, collaborare e contribuire attivamente a far sì che il Policlinico San Matteo sia un centro di eccellenza nella gestione del dolore”.
Con la nuova struttura, il Policlinico San Matteo consolida il proprio ruolo di riferimento nella gestione del dolore, promuovendo un modello organizzativo innovativo, centrato sul paziente e basato sull’integrazione tra competenze cliniche, ricerca e formazione.
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Nocera Inferiore, screening gratuito contro il melanoma In Prima News
L’Ailmag per la prevenzione del melanoma, domenica 17 maggio a Nocera Inferiore visite dermatologiche gratuite in piazza Diaz dalle 9 alle 13
La prevenzione, in particolare del melanoma, torna al centro dell’attenzione sanitaria con una nuova iniziativa organizzata dall’Associazione Italiana Lotta al Melanoma Amici di Gabriella Pomposelli. Domenica prossima, 17 maggio, dalle 9 alle 13, in piazza Diaz a Nocera Inferiore si svolgerà una giornata di screening dermatologico gratuito. L’iniziativa, realizzata con il patrocinio del Comune e la collaborazione della Croce Rossa Italiana – Comitato dell’Agro, si inserisce nel più ampio programma di sensibilizzazione volto a diffondere la cultura della prevenzione e dell’autocontrollo dei nei.
Durante la mattinata, i cittadini avranno la possibilità di sottoporsi gratuitamente a una visita dermatologica dei nei grazie alla presenza di un’équipe di medici specialisti. Le visite saranno effettuate dai dermatologi Alessio Campitiello, Laura Del Regno, Marianna Donnarumma, Raffaella Manzo, Giuseppe Vozza e Maria Teresa Uzzauto.
Accanto all’attività clinica, i volontari dell’associazione forniranno informazioni pratiche sulla corretta esposizione al sole, sull’uso adeguato delle creme solari e sulle tecniche di autoesame della pelle, strumenti fondamentali per una diagnosi precoce del melanoma. “Riuscire a salvare almeno una vita in più – spiega la presidente di Ailmag, Filomena Pennasilico – è l’obiettivo dichiarato della nostra associazione”.
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Mesotelioma scoperti quattro profili molecolari che prevedono l'efficacia dell'immunoterapia | Libero Quotidiano.it Libero Quotidiano
Il mesotelioma è un tumore raro e aggressivo che colpisce soprattutto la pleura, la membrana che riveste i polmoni. È spesso legato all’esposizione all’amianto e, proprio per la sua natura, viene spesso scoperto in fase avanzata, quando è più difficile da trattare. Negli ultimi anni, però, la ricerca ha aperto nuove strade, in particolare grazie all’immunoterapia. Si tratta di cure che non attaccano direttamente il tumore, ma aiutano il sistema immunitario del paziente a riconoscerlo e combatterlo. Nonostante i risultati promettenti, queste terapie non funzionano allo stesso modo per tutti: alcuni pazienti rispondono molto bene, altri invece ottengono benefici limitati.
Una recente ricerca italiana pubblicata sulla rivista scientifica Nature Genetics ha cercato di capire il perché di queste differenze. Gli studiosi hanno analizzato in profondità le caratteristiche biologiche del tumore in diversi pazienti, scoprendo che il mesotelioma non è una malattia unica, ma esiste in quattro diverse varianti, ognuna con comportamenti differenti. Queste varianti si distinguono in base ai cosiddetti “profili molecolari”, cioè alle caratteristiche del DNA delle cellule tumorali. In parole semplici, è come se ogni tumore avesse una propria “firma biologica”. I ricercatori hanno identificato quattro gruppi principali, che si differenziano per il livello di una modifica del DNA chiamata metilazione.
La scoperta più importante è che queste differenze non sono solo teoriche: permettono di prevedere come il tumore reagirà all’immunoterapia. In alcuni casi, il sistema immunitario riesce a riconoscere meglio le cellule tumorali e quindi i farmaci funzionano di più. In altri, invece, il tumore riesce a “nascondersi” meglio, rendendo la terapia meno efficace. In particolare, uno dei quattro gruppi è risultato più sensibile alle cure e associato a una sopravvivenza più lunga, mentre un altro presenta una prognosi più difficile. Questo significa che, conoscendo il profilo molecolare del tumore, i medici potrebbero in futuro scegliere in anticipo la terapia più adatta per ogni paziente. Questa scoperta rappresenta un passo importante verso una medicina sempre più personalizzata. Invece di utilizzare lo stesso trattamento per tutti, si potrà adattare la cura alle caratteristiche specifiche della malattia di ciascun individuo, aumentando le probabilità di successo e riducendo terapie inutili. Anche se saranno necessari ulteriori studi per applicare pienamente questi risultati nella pratica clinica, la direzione è chiara: capire meglio il tumore significa curarlo meglio. In sintesi, il mesotelioma non è un’unica malattia, ma può presentarsi in quattro forme diverse. Riconoscerle potrebbe fare la differenza nella scelta delle cure e offrire nuove speranze ai pazienti.
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Melanoma, casi in crescita in Alto Adige: fondamentale la diagnosi precoce tv33.it
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Tumori, patologie respiratorie e inquinamento atmosferico: per la prima volta il Sant’Orsola cerca le tracce degli agenti nocivi direttamente nell’organismo dei pazienti | Policlinico SantOrsola - aosp.bo.it
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Tumori, patologie respiratorie e inquinamento atmosferico: per la prima volta il Sant’Orsola cerca le tracce degli agenti nocivi direttamente nell’organismo dei pazienti | Policlinico SantOrsola aosp.bo.it
Finora la correlazione tra inquinamento atmosferico e malattie è stata studiata prevalentemente da un punto di vista ambientale, associando i livelli di smog in una data area all’incidenza di determinate patologie. Il nuovo progetto di ricerca coordinato dal Sant’Orsola punta invece a identificare gli agenti inquinanti (e a studiarne gli effetti) direttamente nei polmoni - ma anche nel sangue e nelle urine - dei pazienti malati e dei volontari che compongono il gruppo di controllo.
RECAP - “REspiratory Cancers and diseases due to Air Pollution: new biomarkers of exposure and effects”, questo il nome completo dello studio - si propone infatti di esaminare l’esposizione agli inquinanti atmosferici (PM2.5, PM5 e PM10, ma anche altri agenti volatili e metalli) di un gruppo di pazienti non fumatori, quindi escludendo il ruolo delle sigarette come fattore di rischio, affetti da tumore del polmone, BPCO (broncopneumopatia cronica ostruttiva, malattia respiratoria progressiva) e leucemia, misurando la loro presenza nei campioni biologi raccolti. È la prima volta che gli agenti inquinanti vengono indagati con queste metodiche su pazienti non fumatori.
“Non solo – aggiunge il prof. Stefano Nava, direttore della Pneumologia e Terapia Sub-Intensiva Respiratoria dell’IRCCS e coordinatore del progetto – puntiamo anche a valutare l’associazione tra gli agenti inquinanti identificati e lo sviluppo delle singole patologie e a individuare nuovi biomarcatori, cioè molecole che possano aiutarci a comprendere il meccanismo con il quale le sostanze inquinanti agiscono”. Scopo ultimo: migliorare la comprensione del meccanismo con cui tali inquinanti agiscono, in modo tale da aprire allo sviluppo di nuovi strumenti che aiutino ad arrestare o comunque ritardare il decorso delle patologie associate all’inquinamento.
Finanziato per oltre 600mila euro nell’ambito del programma NextGenerationEU dell’Unione Europea, il progetto è promosso dalle unità operative di Medicina del Lavoro e di Pneumologia del Policlinico di Sant’Orsola IRCCS di Bologna in collaborazione con l’Azienda Ospedaliero-Universitaria "Ospedali Riuniti" di Foggia e con il Messina Institute of Technology (MeIT) del Dipartimento di Scienze Chimiche, Biologiche, Farmaceutiche ed Ambientali dell’Università degli Studi di Messina. "Ringrazio tutti i professionisti coinvolti nel progetto - aggiunge Nava - in particolare il prof. Francesco Saverio Violante, già direttore della Medicina del Lavoro, per il contributo all'ideazione dello studio"
Lo studio, che ha preso ufficialmente il via da poche settimane e ha durata biennale, si propone di arruolare 150 pazienti affetti da tumore del polmone, leucemia e BPCO tra i pazienti ricoverati nei reparti di Pneumologia e di Oncologia Medica del Sant’Orsola e di Ematologia del Policlinico di Foggia. Il progetto prevede di arruolare anche 150 volontari sani per comporre il gruppo di controllo.
“L’inquinamento atmosferico rappresenta una problematica globale ed è associato a una varietà di malattie che colpiscono quasi tutti gli organi e apparati – aggiunge la dottoressa Gilda Giancotti data manager dello studio – In Italia e nella pianura Padana in particolare, una porzione significativa di persone vive in aree dove gli standard di qualità dell’aria sono molto bassi”.
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Tumore ovarico, nuova strategia rende più efficace la chemioterapia la Repubblica
Una nuova possibilità per rendere più efficaci le cure contro il tumore ovarico arriva dalla ricerca italiana. Uno studio coordinato dall'Istituto dei tumori di Napoli, in collaborazione con il Centro di riferimento oncologico (CRO) di Aviano, ha individuato una strategia che potrebbe aiutare a superare uno dei principali ostacoli nella cura di questa malattia: la resistenza ai farmaci.
Il tumore ovarico, infatti, è tra i più difficili da curare proprio perché, nel tempo, le cellule tumorali riescono ad adattarsi alle terapie. In particolare alla chemioterapia, che inizialmente funziona ma può perdere efficacia proprio a causa di meccanismi di difesa sviluppati dal tumore. La ricerca, condotta da Rita Lombardi, Laura Addi e Biagio Pucci afferenti ai laboratori di Mercogliano del Pascale e coordinata dal direttore scientifico dell'Irccs partenopeo, Alfredo Budillon, insieme al gruppo guidato da Gustavo Baldassarre del CRO di Aviano, si è concentrata su questo aspetto. Grazie a tecnologie avanzate disponibili presso l'Istituto, i ricercatori hanno individuato l'attivazione di alcune proteine chiave coinvolte nella resistenza alla chemioterapia, in particolare mTOR e HSP90, che aiutano le cellule tumorali a sopravvivere. L'aspetto più rilevante dello studio è che, bloccando farmacologicamente queste due proteine, è possibile "riattivare" la risposta delle cellule tumorali ai farmaci, rendendo la chemioterapia nuovamente efficace. Il lavoro, pubblicato sulla rivista Cell Death & Disease, è il risultato di una collaborazione ampia tra ricercatori dei due centri. Per il Pascale hanno partecipato, tra gli altri, Elena Di Gennaro, Francesca Bruzzese, Maria Serena Roca, Federica Iannelli, Luigi Alfano e Francesca Capone; per il CRO di Aviano Maura Sonego e Alice Nespolo. I risultati sono stati confermati sia in laboratorio, su cellule tumorali, sia in modelli più complessi preclinici. In entrambi i casi si è osservata una riduzione della crescita del tumore e una migliore risposta alle terapie, rafforzando l'importanza della scoperta. Un elemento particolarmente interessante è che questa strategia si è dimostrata efficace anche in altri tumori solidi resistenti, come il carcinoma polmonare, suggerendo possibili applicazioni oltre il tumore ovarico. "Questo studio dimostra che combinare farmaci diretti contro bersagli specifici può essere una strategia efficace per superare la resistenza alle cure - spiega il direttore scientifico Alfredo Budillon -. L'obiettivo ora è portare questi risultati negli studi clinici e sviluppare trattamenti sempre più mirati per le pazienti". La ricerca non rappresenta ancora una cura definitiva, ma indica una direzione chiara: comprendere come i tumori diventano resistenti è fondamentale per sviluppare terapie più efficaci e, in prospettiva, sempre più personalizzate.
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Sarà girato i prossimi 13 e 14 maggio tra le corsie dell'istituto Crob di Rionero il cortometraggio 'Rivedersi', il nuovo progetto cinematografico promosso dall'Associazione Arcipelago Eva Odv che si pone l'obiettivo di "raccontare il cancro non solo attra...…
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Tumore seno, Di Leo (Komen) : 'la cura non è solo farmaci ma anche supporto e ascolto' Adnkronos
"La cura è un processo che avviene attraverso la messa in campo di tantissime risorse: ci sono farmaci, ma ci sono anche relazioni e momenti di ascolto, di accoglienza. C'è il supporto e ci sono anche strumenti che i centri di terapia integrate riescono a racchiudere bene. Dei momenti in cui, al di là della verbalizzazione delle parole, si riescono a esprimere le emozioni. Anche il tempo della cura è necessario". Lo ha detto Alba Di Leone, presidente Komen Italia e di Think Pink Italy Ets, alla presentazione de 'La Voce oltre la Cura. Qualità di vita e tumore al seno metastatico' nell'ambito della Race for the Cure, la più grande manifestazione per la lotta ai tumori del seno promossa dalla Komen Italia, giunta alla sua 27esima edizione, che si è svolta dal 7 al 10 maggio nel villaggio al Circo Massimo.
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Tumore seno, Fabi (Gemelli): 'nelle Breast unit cure condivise e paziente al centro' Adnkronos
"È molto bello vedere come nella riunione settimanale, all'interno della Breast unit, ci si impegni in maniera multidisciplinare a trattare la singola paziente per molti minuti. La partecipazione attiva avviene quasi sempre attraverso una comunicazione medico-paziente. La scelta terapeutica condivisa è una partecipazione attiva a quello che è il percorso terapeutico che, soprattutto nella donna metastatica, dura nel tempo". Lo ha detto Alessandra Fabi, responsabile medicina di precisione in Senologia policlinico Gemelli di Roma, partecipando alla presentazione della campagna di Pfizer 'La Voce oltre la Cura. Qualità di vita e tumore al seno metastatico' in occasione della Race for the Cure, la più grande manifestazione per la lotta ai tumori del seno promossa dalla Komen Italia, giunta alla sua 27esima edizione, che si è svolta dal 7 al 10 maggio nel villaggio al Circo Massimo.