Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?3
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
55.9/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Tumore del pancreas: sensori "intelligenti" nei tessuti misurano la risposta alla chemioterapia secolo-trentino.com
Il tumore del pancreas è tra le neoplasie più difficili da trattare: la sopravvivenza a cinque anni resta molto bassa e la risposta ai farmaci può variare significativamente da paziente a paziente, anche a fronte di effetti collaterali importanti. Individuare precocemente la terapia più efficace per ciascun paziente rappresenta quindi una delle principali sfide della medicina di precisione.
Per affrontare questa esigenza, un team di ricerca dell’Istituto di Nanotecnologia del Consiglio nazionale delle ricerche di Lecce (Cnr-Nanotec), Tecnomed Puglia, Università del Salento e ASL Lecce ha realizzato uno studio innovativo: sono stati prelevati campioni di tessuto tumorale di cinque pazienti, quindi dissociati in singole cellule e incapsulate in minuscole sfere di gel tridimensionali, le cosiddette “tumorsfere” da loro messe a punto, insieme a sensori ottici, sviluppati dallo stesso team, capaci di misurare in tempo reale, senza ulteriori prelievi, le variazioni di acidità nello spazio intorno a ogni singola cellula.
Schema del processo di studio, dal tessuto tumorale prelevato dal paziente alla creazione delle tumorsfere con sensori ottici integrati, fino al test dei farmaci chemioterapici e al monitoraggio della risposta di ciascun paziente al trattamento. (Immagine tratta dallo studio pubblicato su Small).
In merito proprio Loretta L. del Mercato, Dirigente di Ricerca di Cnr-Nanotec e di Tecnomed Puglia, ha specificato: “Le tumorsfere sono state quindi esposte a tre farmaci utilizzati nel trattamento del tumore del pancreas: il protocollo FOLFIRINOX e i principi attivi Gemcitabina e Paclitaxel. Le variazioni di acidità misurate durante il trattamento sono risultate differenti, in funzione sia del paziente sia del farmaco, e sono state associate alla risposta delle cellule tumorali al trattamento, fornendo un’indicazione precoce della risposta ai farmaci”.
I ricercatori hanno creato una piattaforma di laboratorio innovativa che integra sensing e imaging avanzato con tessuti complessi prelevati direttamente da pazienti: “Minuscoli sensori ottici, osservati al microscopio in tempo reale, ci permettono di misurare cellula per cellula come il tumore di ciascun paziente, riprodotto in modelli 3D in vitro, reagisce a un farmaco in laboratorio, avvicinando la ricerca alle esigenze specifiche di ogni singolo malato”, ha specificato ulteriormente Del Mercato.
Anche Marcello G. Spampinato, Direttore del Dipartimento di Chirurgia generale e Specialistiche della ASL Lecce, in merito alla ricerca ha aggiunto: “Nella pratica clinica scopriamo se una terapia funziona solo dopo settimane o mesi. In questo studio le previsioni ottenute in laboratorio dalle tumorsfere sono risultate coerenti con l’andamento clinico reale in quattro pazienti su cinque, un primo segnale incoraggiante verso terapie più personalizzate”.
Infine, a conclusione, è arrivato l’intervento di Giuseppe Gigli, Direttore Scientifico di Tecnomed Puglia: “Questo risultato nasce dalla stretta collaborazione tra ricerca traslazionale di base e clinica resa possibile da Tecnomed Puglia, il centro congiunto Cnr-Università del Salento per la medicina di precisione, insieme all’Asl di Lecce. Il prossimo obiettivo è validare la piattaforma su un numero più ampio di pazienti, per capire se potrà diventare in futuro uno strumento concreto di supporto alle decisioni terapeutiche nei tumori più difficili da trattare”.
(Fonte: Cnr)
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?5
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
54.4/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
Criteri Critici
Tumori, il mese della diagnosi conta: lo studio su 30 milioni di casi Mondosanità
Il calendario non modifica la biologia di un tumore, ma può modificare il momento in cui il tumore viene riconosciuto. È questa la distinzione necessaria per comprendere lo studio condotto dall’University of Florida Health Cancer Institute su 30.184.124 nuove diagnosi oncologiche registrate negli Stati Uniti fra il 2001 e il 2019. L’analisi, pubblicata l’11 settembre su JAMA Network Open, mostra infatti che il numero delle diagnosi, lo stadio della malattia e la sopravvivenza non si distribuiscono uniformemente durante l’anno. Non si tratta, dunque, di attribuire al mese una capacità causale che non possiede; si tratta invece di capire se il calendario renda visibili le accelerazioni e i rallentamenti del sistema sanitario.
Il primo dato riguarda il volume delle diagnosi. Dicembre rappresentava il punto più basso, con 2.342.132 casi cumulativi, mentre gennaio raggiungeva 2.660.525 casi: una differenza superiore a 318 mila diagnosi nell’intero periodo considerato. Anche giugno e ottobre mostravano volumi elevati. Una malattia già presente nell’organismo, evidentemente, non scompare durante le festività per ricomparire con l’inizio dell’anno; può invece essere diagnosticata più tardi perché cambiano la disponibilità del personale, l’accesso agli specialisti, le agende degli esami e la propensione dei pazienti a rivolgersi alle strutture sanitarie.
La seconda osservazione, ancora più importante, concerne lo stadio, cioè l’estensione raggiunta dalla malattia al momento della diagnosi. A gennaio la quota dei tumori individuati quando erano già a distanza arrivava al 24,49%, il valore massimo, mentre a ottobre scendeva al 23,38%. Nello stesso mese di ottobre si registrava la percentuale più alta di forme localizzate, pari al 44,83%, e la migliore sopravvivenza netta relativa a cinque anni: 66,1%, contro il 64,7% di dicembre.
Che cosa dimostrano questi numeri? Dimostrano un’associazione, non un rapporto di causa ed effetto. Ricevere una diagnosi a dicembre non rende il tumore biologicamente più aggressivo, così come ottobre non esercita alcuna funzione protettiva. Tuttavia, nei tumori della mammella, della prostata, del colon-retto e del polmone, i mesi nei quali era maggiore la quota di diagnosi localizzate coincidevano anche con quelli caratterizzati da una sopravvivenza più elevata a cinque anni. La correlazione risultava particolarmente forte per la mammella (r=0,95), per prostata e colon-retto (r=0,89) e per il polmone (r=0,81). Il dato non dimostra che sia il mese, né da solo l’anticipo diagnostico, a determinare quella differenza di sopravvivenza: mostra però che stadio alla diagnosi e prognosi seguono, nel corso dell’anno, un andamento strettamente correlato.
Perché, allora, le diagnosi sembrano avere una loro “stagione”? Le spiegazioni proposte sono diverse e possono agire contemporaneamente. Innanzitutto, festività e ferie possono ridurre o modificare la presenza di personale e specialisti, determinando rinvii di visite ed esami. In secondo luogo, può cambiare il comportamento dei pazienti, che talvolta posticipano un controllo o l’approfondimento di un sintomo. Infine, nel sistema statunitense possono incidere assicurazioni, franchigie e rinnovi collegati all’anno solare. Il calo di dicembre e il successivo aumento di gennaio descriverebbero quindi, almeno in parte, non il ritmo della malattia, bensì il ritmo con cui l’assistenza riesce a intercettarla.
Vi sono poi oscillazioni specifiche. Per il melanoma e il tumore della prostata le diagnosi aumentavano dalla tarda primavera all’estate; il picco autunnale osservato in alcune neoplasie, soprattutto in quella della mammella, potrebbe invece risentire delle campagne di sensibilizzazione. Ciò non significa che ogni variazione mensile abbia una sola spiegazione. Significa piuttosto che informazione pubblica, organizzazione sanitaria, comportamenti individuali e accesso agli esami possono sovrapporsi, producendo effetti misurabili su scala di popolazione.
Lo studio presenta limiti che devono essere dichiarati con chiarezza. Gli stessi ricercatori lo definiscono un’analisi destinata a generare ipotesi, non a provare le cause del fenomeno. Non sono stati applicati aggiustamenti statistici per la normale variazione nel tempo di diagnosi, stadio e sopravvivenza; non sono state esaminate le differenze legate all’etnia, alle condizioni socioeconomiche o all’area geografica; la classificazione dello stadio era meno dettagliata rispetto ai sistemi clinici più granulari. Inoltre, la sopravvivenza non è stata calcolata su tutti i 30 milioni di casi, ma attraverso i registri SEER, che coprono circa il 42% della popolazione degli Stati Uniti. Sono cautele sostanziali, non formalità metodologiche.
Il problema, a questo punto, non è stabilire quale sia il mese “migliore” per ricevere una diagnosi, formulazione che sarebbe scientificamente impropria e umanamente fuorviante. Il problema è verificare se, in determinati periodi, si interrompa o si indebolisca la continuità dell’assistenza. Se questi andamenti saranno confermati, potranno aiutare a pianificare personale, screening e risorse, affinché ferie, festività e vincoli amministrativi non diventino barriere alla diagnosi tempestiva. Io credo che questa sia la conseguenza civile più importante dello studio: il calendario non deve decidere il destino di una persona, ma può diventare una spia capace di indicare dove la nostra organizzazione rallenta. Sta a noi trasformare quella spia in prevenzione, continuità e responsabilità.
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Yasinzai AK, Crispen PL, Das D, et al. Seasonal Patterns and Implications of Cancer Diagnosis Across Calendar Months. JAMA Network Open. 2026;9(9):e2633385. doi:10.1001/jamanetworkopen.2026.33385.
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Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
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45.9/100
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C
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Criteri Critici
Radioterapia, il Tar ferma Fico: battaglia sui soldi ai centri privati Stylo24
Sospesa la delibera regionale sui budget. Al centro del ricorso ci sono tariffe, fondi e il peso delle strutture accreditate
La prima battaglia tra la giunta Fico e la sanità privata arriva davanti al Tar. I giudici amministrativi hanno sospeso la delibera con cui la Regione aveva programmato la spesa per la radioterapia, accogliendo per ora le richieste dei centri accreditati.
I privati contestano i budget
Le strutture sostengono che le risorse fissate dalla Regione non bastino a coprire le prestazioni.
Il problema era già emerso quando Stylo24 aveva raccontato il confronto tra Regione e centri di radioterapia, con il rischio di una sospensione delle cure convenzionate.
Ora il contenzioso entra in tribunale.
Secondo il ricorso, la Regione avrebbe fissato un budget «certamente insufficiente» senza reperire risorse adeguate alla spesa prevista.
Le nuove tariffe hanno cambiato i conti
Il numero dei pazienti indicato nel materiale allegato resta sostanzialmente stabile, mentre la spesa è cresciuta molto.
La spiegazione riguarda soprattutto le nuove tariffe nazionali. Il Ministero della Salute conferma l’entrata in vigore del nuovo sistema tariffario per le prestazioni specialistiche e protesiche.
Lo stesso ministero ha spiegato che l’aggiornamento riguarda oltre mille tariffe del nomenclatore e comporta maggiori rimborsi agli operatori pubblici e privati del Servizio sanitario nazionale.
Fico vuole spingere il pubblico
La linea politica della Regione è però chiara. Roberto Fico sostiene che il sistema pubblico debba recuperare terreno.
Nel caso della radioterapia la stessa delibera regionale sottolinea il forte peso degli accreditati, ai quali le Asl ricorrerebbero in misura molto ampia.
Il tema non riguarda soltanto queste cure. Stylo24 aveva già sollevato il problema del rapporto tra offerta pubblica, privato e liste d’attesa in Campania.
La Regione aveva provato a evitare lo stop
Per scongiurare l’interruzione delle prestazioni, la giunta aveva riconfermato i budget e attenuato il meccanismo dei tagli in caso di sforamento.
Ai centri era stato chiesto di sottoscrivere i contratti.
La risposta è arrivata invece con il ricorso. Le strutture sostengono che quelle correzioni non siano sufficienti.
Ora decide il Tar
La delibera resta sospesa in attesa dell’esame di merito.
Dietro la causa c’è una questione politica destinata a tornare: quanto spazio deve avere il privato accreditato in un sistema nel quale la Regione vuole aumentare la capacità delle strutture pubbliche?
Fico ha scelto la linea del riequilibrio. I centri hanno scelto il tribunale. Il primo round, per ora, ha fermato Palazzo Santa Lucia.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
50.7/100
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B
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❌
Criteri Critici
Radioterapia, stop del Tar ai tetti di spesa regionali: «Cure urgenti e necessarie» Il Mattino
Il Tar Campania sospende i tetti di spesa 2026 per la radioterapia fissati per delibera ad inizio agosto e riapre il confronto sul finanziamento delle prestazioni oncologiche erogate dalle strutture private accreditate. Con un decreto monocratico, il presidente della Nona sezione, Guglielmo Passarelli Di Napoli, ha accolto l’istanza cautelare presentata dall’Istituto Polidiagnostico D’Agosto contro la Regione Campania e l’Asl Salerno, sospendendo l’efficacia degli atti impugnati fino alla camera di consiglio fissata per il 6 ottobre. Il pronunciamento è simile a quello incassato da una decina di altre strutture ricorrenti.
La delibera
Il provvedimento riguarda la delibera regionale numero 461 del 6 agosto scorso con la quale la Giunta aveva stabilito i budget per le prestazioni di radioterapia erogate nel 2026 dal privato accreditato. Sospesi anche gli atti successivi, compresa la richiesta dell’Asl Salerno finalizzata alla stipula dei contratti. Non è ancora una decisione sul merito: il Tar, richiamando la «complessità delle questioni prospettate», ha ritenuto necessario lasciare immutata la situazione fino all’esame collegiale, riconoscendo i presupposti di «estrema gravità e urgenza». Il decreto chiarisce inoltre che anche una struttura che non abbia ancora sottoscritto il contratto può impugnare gli atti regionali di programmazione e chiedere tutela cautelare.
Cure, Sos dei privati a Fico: «In 8 mesi nessun piano»
Secondo gli avvocati Luca Rubinacci e Antonella Villani, che assistono diverse strutture del settore, la Regione non avrebbe individuato e stanziato risorse sufficienti a coprire il valore delle terapie salvavita (circa 22 milioni rispetto ai 40 necessari che coprono solo l'80% dei fabbisogni). I centri, precisano i legali, hanno comunque continuato a trattare i pazienti oncologici per senso di responsabilità, evitando interruzioni nella continuità delle cure. Dalla Regione nessuna reazione ufficiale ma si attende il giudizio nel merito.
La convocazione
Intanto, domani, la Regione convocherà centri specialistici (compresa la Radioterapia) e le Case di cura che hanno aperto una vertenza sui budget. Il comparto ospedaliero accreditato ha già dichiarato lo stato di crisi e avverte che, senza provvedimenti concreti, non potrà continuare a erogare ricoveri oltre i limiti economici assegnati. In assenza di novità per una programmazione certa da martedì 16 saranno sospese le attività di ricovero in convenzione che drenano una grossa fetta dei fabbisogni sia in elezione sia nel post acuzie cooperando alla riduzione di liste di attesa. La protesta non riguarda soltanto i pronto soccorso e le attività di emergenza, che rappresentano circa il 20 per cento delle prestazioni accreditate, ma investe anche il restante 80 per cento dell’assistenza: ricoveri programmati, interventi chirurgici, riabilitazione e attività specialistiche. Le Case di cura denunciano l’aumento progressivo dei costi, tariffe ferme ai valori ministeriali del 2012 e ulteriormente ridotte in Campania del 10 per cento, budget insufficienti a coprire la produzione, una capacità produttiva non utilizzata a fronte di fondi nazionali vincolati già disponibili non programmati. Le strutture accreditate lavorano mediamente intorno al 70 per cento dei potenziali tassi di occupazione. Sullo sfondo rimane la carenza di posti letto. La Campania dispone complessivamente di circa 3 posti per 1000 abitanti, tra programmati ed effettivamente attivi, contro lo standard di 3,7 indicato dal decreto ministeriale 70 del 2015. Una debolezza che, insieme alle difficoltà organizzative del pubblico e ai limiti imposti al privato, alimenterebbe anche la mobilità sanitaria passiva che sconta un saldo negativo di circa 300 milioni l’anno. Alla crisi finanziaria si aggiunge quella del lavoro con cassa integrazione in vista e rinnovo dei contratti al palo.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
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Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
64.1/100
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B
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Criteri Critici
Cancro: la nuova cura “pronta all’uso” che sfida i tumori solidi The Wom Healthy
Quando si parla di immunoterapia contro il cancro, spesso si immaginano cure molto personalizzate, costruite a partire dalle cellule del singolo paziente. È un approccio promettente, ma anche complesso, costoso e non sempre rapido. Un nuovo studio guarda a una strada diversa: creare in laboratorio cellule immunitarie pronte all’uso, da conservare e impiegare senza doverle produrre ogni volta da zero.
Che cosa ha studiato il lavoro
I ricercatori hanno sviluppato una piattaforma per ottenere linfociti T, cioè cellule del sistema immunitario capaci di riconoscere e uccidere cellule malate, partendo da cellule staminali ematopoietiche. Si tratta delle cellule che danno origine agli elementi del sangue e del sistema immunitario.
L’obiettivo era superare alcuni limiti delle terapie cellulari attuali per i tumori solidi, come quelli di polmone, ovaio o altri organi. In questi tumori, le cellule immunitarie terapeutiche fanno spesso fatica a raggiungere il bersaglio o a mantenerne il controllo nel tempo. C’è poi un altro problema pratico: molte terapie oggi richiedono cellule prelevate dal paziente stesso, con tempi di produzione lunghi e una qualità che può variare molto da persona a persona.
Che cosa è emerso
Nello studio, queste cellule sono state modificate per riconoscere una proteina legata ad alcuni tumori. I dati indicano che le cellule ottenute con questo metodo avevano caratteristiche abbastanza uniformi e una forte capacità di uccidere le cellule tumorali. Rispetto a cellule T ingegnerizzate ricavate dal sangue periferico, hanno mostrato una migliore capacità di raggiungere il tumore, una persistenza più duratura dell’effetto e una maggiore resistenza ad alcuni meccanismi con cui il cancro prova a sfuggire all’attacco immunitario.
Un aspetto interessante è il cosiddetto doppio meccanismo di riconoscimento. In pratica, oltre al bersaglio principale introdotto artificialmente, queste cellule sembrano mantenere anche altre modalità di attacco, simili a quelle di cellule immunitarie “natural killer”. Questo potrebbe renderle meno vulnerabili quando il tumore cambia faccia e diventa più difficile da vedere.
I ricercatori riportano anche segnali favorevoli sul fronte della sicurezza potenziale, con un rischio ridotto di alcune complicanze immunologiche rispetto ad altri approcci allogenici, cioè basati su cellule non provenienti dal paziente.
Perché può interessare anche fuori dai laboratori
Per una persona comune il punto centrale non è il nome tecnico della tecnologia, ma la sua possibile ricaduta pratica: terapie cellulari più standardizzate, disponibili più in fretta e forse meno costose. Se in futuro questi risultati fossero confermati negli esseri umani, si potrebbe ridurre una parte dei ritardi e delle difficoltà legate alle cure personalizzate.
Questo è particolarmente rilevante nei tumori solidi, che rappresentano la maggior parte dei tumori e per i quali l’immunoterapia cellulare, fino a oggi, ha dato risultati più limitati rispetto ai tumori del sangue.
Che cosa non possiamo ancora concludere
Il punto più importante è questo: siamo ancora in una fase precoce della ricerca. I risultati arrivano da esperimenti di laboratorio e da modelli animali. Non dimostrano ancora che il trattamento sia efficace o sicuro nelle persone.
C’è anche un limite di applicabilità: le cellule sono state progettate contro un bersaglio specifico, presente solo in alcuni tumori. Questo significa che non si tratta di una terapia universale per “il cancro” in generale. Ma è più corretto parlarne come di una piattaforma tecnologica da verificare caso per caso.
Che cosa portare a casa
La notizia non è che esista già una nuova cura disponibile, ma che la ricerca sta cercando di rendere l’immunoterapia più accessibile e più replicabile. È un passo interessante, soprattutto perché prova ad affrontare insieme efficacia, tempi di produzione e sicurezza.
Per chi legge, il messaggio utile è mantenere due idee insieme: da un lato il potenziale è reale, dall’altro un singolo studio preclinico non basta per cambiare la pratica clinica. Serviranno studi sull’uomo per capire se questa promessa si tradurrà davvero in un beneficio concreto.
Fonte scientifica
Paper originale: Scalable generation of hematopoietic stem cell-engineered off-the-shelf mono-specific cytotoxic T cells targeting solid tumors.
Rivista: Cell reports. Medicine
DOI: 10.1016/j.xcrm.2026.102998
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
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Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO4
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
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Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Criteri Critici
Jaimee Sharp e la speranza di una sperimentazione negli Stati Uniti donnemagazine.it
Jaimee Sharp, giovane mamma britannica, affronta un tumore al cervello con coraggio. La sua storia è un messaggio di speranza e amore per il figlio Teddy.
Jaimee Sharp, una giovane mamma britannica di 28 anni, sta combattendo una battaglia straordinaria contro un tumore al cervello. La sua storia, resa pubblica attraverso una raccolta fondi, tocca il cuore di chiunque creda nel potere dell’amore e della resilienza.
Jaimee è la mamma di Teddy, un bambino di 5 anni che rappresenta il centro del suo mondo. La diagnosi di un astrocitoma IDH1-mutante di grado 4 ricevuta a giugno 2026, ha sconvolto la sua vita, ma non ha spezzato il suo spirito.
Un mal di testa che ha cambiato tutto
Tutto è iniziato con un mal di testa apparentemente comune. Jaimee non avrebbe mai immaginato che quel sintomo banale avrebbe portato a una diagnosi così devastante. Dopo una serie di accertamenti, la realtà si è rivelata in tutta la sua crudezza: un tumore al cervello di grado 4, secondo la classificazione dell’Organizzazione mondiale della sanità.
La giovane donna ha descritto lo shock e la difficoltà di accettare una realtà così diversa da quella che aveva immaginato. La sua vita, un tempo concentrata sulla famiglia e sulla crescita di Teddy, è stata completamente stravolta da esami, cure e una nuova organizzazione della propria esistenza.
La speranza di una sperimentazione negli Stati Uniti
Nel suo percorso di cura, Jaimee ha trovato un barlume di speranza: la possibilità di partecipare a una sperimentazione clinica negli Stati Uniti. La raccolta fondi avviata ha lo scopo di coprire le spese legate alle cure e agli spostamenti necessari per questa opportunità.
Jaimee è determinata a cogliere ogni occasione per continuare a combattere. La sua forza deriva dal desiderio di vivere ogni momento possibile con Teddy, di accompagnarlo nella crescita e di creare ricordi insieme. “Teddy è la mia fonte di forza, il motivo per cui sono determinata a non arrendermi”, ha dichiarato con convinzione.
Il legame con la famiglia Gascoigne
Jaimee Sharp è conosciuta anche per il suo legame con la famiglia di Paul Gascoigne ex stella del calcio inglese. Tuttavia, il centro della sua storia resta la dimensione personale: quella di una mamma che vuole continuare a essere presente nella vita del proprio bambino.
Attraverso la raccolta fondi, Jaimee non ha voluto soltanto chiedere un sostegno economico. Ha scelto di raccontare la propria esperienza per dare un volto alla battaglia che sta affrontando. Le sue parole sono rivolte a chi può comprendere quanto sia prezioso il tempo trascorso con le persone amate.
Il desiderio più semplice: vedere crescere Teddy
Dietro la malattia e le cure c’è un desiderio molto concreto. Jaimee vuole poter vedere suo figlio crescere, accompagnarlo nelle tappe importanti della vita e creare ancora ricordi insieme. A 28 anni, con un bambino di appena 5 anni, il suo pensiero principale resta la famiglia.
La storia di Jaimee Sharp è quella di una giovane donna che si trova ad affrontare una prova enorme e che ha scelto di raccontarla pubblicamente. Tra paura, cure e speranza, il suo obiettivo rimane uno: guadagnare tempo. “Vorrei più tempo da vivere con mio figlio” è il messaggio che riassume la sua richiesta e che mostra il lato più umano della sua battaglia.
Per la prima volta si prova a "ringiovanire" cellule umane: cosa sappiamo del paziente trattato e dove può portarci questa tecnologia - Positano Notizie
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Criteri Critici
Per la prima volta si prova a "ringiovanire" cellule umane: cosa sappiamo del paziente trattato e dove può portarci questa tecnologia Positano Notizie
Inserito da (Admin), sabato 12 settembre 2026 16:36:17
Per secoli l'invecchiamento è stato considerato un processo biologico che la medicina poteva accompagnare e del quale poteva curare le conseguenze, ma non invertire. Nel giugno scorso, negli Stati Uniti, è iniziato un esperimento che prova a mettere alla prova proprio questo confine.
Il 9 giugno Life Biosciences ha annunciato che il primo partecipante a uno studio clinico di fase 1 aveva ricevuto ER-100, una terapia genica sperimentale destinata inizialmente a persone colpite da glaucoma ad angolo aperto e neuropatia ottica ischemica anteriore non arteritica, o NAION.
Non si tratta, dunque, di aver somministrato a una persona un farmaco capace di farla diventare più giovane. La distinzione è fondamentale.
L'obiettivo immediato è molto più circoscritto: verificare se sia possibile riportare alcune cellule danneggiate del nervo ottico verso un funzionamento biologico più "giovane" e, possibilmente, recuperare almeno parte della funzione perduta.
Come sta oggi il primo paziente?
È probabilmente la domanda più interessante. Ma, al momento, non abbiamo ancora una risposta pubblica.
A tre mesi dalla prima somministrazione non risultano pubblicati risultati clinici individuali che permettano di stabilire se il paziente abbia recuperato capacità visiva o se le sue cellule siano effettivamente "ringiovanite".
Il registro dello studio continua a indicare la sperimentazione come "Recruiting", cioè in fase di reclutamento. I partecipanti vengono sottoposti a esami oftalmologici, analisi e controlli e saranno seguiti nel lungo periodo, fino a cinque anni.
È altrettanto importante non interpretare l'assenza di notizie come prova del successo della terapia. In uno studio di fase 1 il primo obiettivo è stabilire sicurezza e tollerabilità; soltanto successivamente si potrà capire con maggiore solidità se il trattamento sia anche efficace.
Life Biosciences, nella propria sezione dedicata alle comunicazioni, non ha pubblicato dopo l'annuncio del 9 giugno nuovi risultati sul primo paziente.
Come dovrebbe funzionare ER-100
Dietro l'esperimento c'è uno dei campi più affascinanti della biologia contemporanea: la riprogrammazione epigenetica parziale.
Il nostro DNA può essere immaginato, con molta semplificazione, come un enorme libro di istruzioni. L'epigenetica contribuisce a stabilire quali pagine debbano essere lette dalle cellule e quali debbano rimanere silenziose.
Con l'età questa regolazione cambia.
ER-100 utilizza un vettore virale modificato per portare nelle cellule tre fattori di trascrizione: OCT4, SOX2 e KLF4, tre dei cosiddetti fattori di Yamanaka. L'obiettivo non è riportare completamente la cellula allo stato embrionale, ma effettuare una riprogrammazione controllata che le consenta di recuperare caratteristiche associate a uno stato più giovane mantenendo la propria identità.
Negli esperimenti preclinici questa strategia ha prodotto risultati promettenti, compreso il recupero di funzioni visive negli animali. Ma il passaggio dall'animale all'uomo è proprio ciò che questa sperimentazione deve verificare.
Perché si comincia dall'occhio
La scelta non è casuale.
L'occhio permette di somministrare la terapia in un'area relativamente circoscritta e di osservare direttamente numerosi effetti del trattamento. Soprattutto, evita per ora di esporre l'intero organismo a una tecnica della quale devono ancora essere definiti con precisione i rischi.
Tra le preoccupazioni teoriche della riprogrammazione cellulare c'è infatti la possibilità che una riprogrammazione eccessiva faccia perdere alle cellule la propria identità o favorisca proliferazioni indesiderate. È uno dei motivi per cui la sicurezza rimane la questione centrale.
E se funzionasse davvero?
È qui che l'esperimento diventa qualcosa di molto più grande di una ricerca sul glaucoma.
Se un giorno fosse dimostrato nell'uomo che una cellula anziana può essere riportata in sicurezza verso uno stato biologicamente più giovane, senza trasformarla in una cellula staminale e senza provocare tumori o altre conseguenze gravi, cambierebbe il modo stesso di affrontare molte patologie dell'età.
La prospettiva non sarebbe semplicemente vivere più a lungo.
Potrebbe significare cercare di ripristinare la funzionalità di tessuti danneggiati dall'età: nervi, muscoli e, in prospettiva ancora tutta da dimostrare, altri organi. La ricerca potrebbe progressivamente spostarsi dal curare le singole conseguenze dell'invecchiamento al tentativo di intervenire su alcuni dei processi biologici che contribuiscono a produrle. È proprio questa possibilità che sta attirando enormi investimenti nel settore della longevità.
Ma tra ringiovanire alcune cellule dell'occhio e ringiovanire un essere umano esiste una distanza scientifica enorme.
Un trattamento sistemico dovrebbe raggiungere miliardi di cellule appartenenti a tessuti diversi, controllando con precisione quali cellule riprogrammare, per quanto tempo e con quale intensità. E dovrebbe farlo senza aumentare il rischio di tumori o alterare l'identità delle cellule.
Sono problemi che oggi non sono risolti.
Vivere 150 anni? Non è questo che lo studio sta dimostrando
Per questo titoli come "scoperta la cura contro la vecchiaia" o "l'uomo potrà tornare giovane" sarebbero prematuri.
Lo studio ER-100 non sta verificando se sia possibile portare un settantenne biologicamente a quarant'anni, né tantomeno se gli esseri umani possano vivere 150 o 200 anni.
Sta facendo qualcosa di scientificamente meno spettacolare ma, forse, molto più importante: sta verificando per la prima volta in una sperimentazione clinica se la riprogrammazione epigenetica parziale possa essere utilizzata nell'uomo in sicurezza e se possa produrre segnali di recupero funzionale.
Life Biosciences stessa parla di un primo studio clinico di "epigenetic restoration", mentre la letteratura scientifica descrive ER-100 come la prima terapia di questo tipo arrivata alla sperimentazione umana.
Se fallirà, avremo imparato quali limiti incontra questa strada. Se invece funzionerà, occorreranno comunque anni di sperimentazioni più ampie prima di sapere quanto lontano possa portarci.
La vera rivoluzione, eventualmente, non sarebbe l'immortalità. Sarebbe riuscire un giorno a separare almeno in parte l'età anagrafica dal deterioramento biologico, facendo sì che vivere più a lungo significhi anche conservare più a lungo tessuti e organi funzionanti.
Per sapere se quel futuro è davvero cominciato con l'iniezione effettuata nel giugno 2026, però, bisognerà aspettare i dati. E al momento quei dati sull'uomo non sono ancora stati resi pubblici.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Sanità: tumore al pancreas, il nuovo farmaco che non c’è e l’appello degli oncologi Ore12
Di Margherita Lopes
(LaPresse) – Tante speranze, tanta attesa e un po’ di preoccupazione circondano la nuova terapia mirata che raddoppia la sopravvivenza dei pazienti con tumore al pancreas metastatico già trattati. Un farmaco appena approvato negli Stati Uniti che però, in Italia, ancora non c’è. La soluzione? “Un programma di uso compassionevole, perché daraxonrasib sia a disposizione dei pazienti italiani gratuitamente, in attesa dell’approvazione regolatoria, come già avvenuto negli Stati Uniti prima dell’ok di Fda”. A chiederlo a Revolution Medicines è l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom), con il suo presidente Massimo Di Maio. Al centro della vicenda una terapia approvata dalla Fda negli Stati Uniti ad agosto, mentre il dossier registrativo non è ancora stato sottoposto all’attenzione dell’agenzia regolatoria europea Ema. “Da decenni non vi erano progressi significativi contro questo tumore”, aggiunge Di Maio. Questa terapia mirata, pur avendo prodotto finora risultati solo in termini di prolungamento della sopravvivenza e non di guarigione, rappresenta “un indiscutibile progresso per quei pazienti. Infatti nello studio clinico registrativo la sopravvienza è raddoppiata arrivando a 13,2 mesi rispetto a 6,6 mesi con la chemioterapia tradizionale”, ricorda l’Aiom. Nel 2024, in Italia, sono state stimate circa 13.600 nuove diagnosi di tumore del pancreas.
Intanto Ema ha già designato daraxonrasib come farmaco orfano, una qualifica che rappresenta anche una via preferenziale per la successiva valutazione regolatoria. Inoltre, l’Agenzia ha aperto un programma di rolling review che velocizza l’iter regolatorio, prima di ricevere la sottomissione formale del dossier da parte dell’azienda farmaceutica. “Un punto critico è la mancata attivazione, da parte di Revolution Medicines, di un programma di expanded access, che consentirebbe l’accesso precoce al farmaco”, ha spiegato Chiara Cremolini, membro del Direttivo Nazionale Aiom e direttrice del Programma di Sperimentazioni Cliniche dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Pisana, uno dei quattro centri italiani coinvolti nello studio sulla terapia per tumore al pancreas metastatico. Gli oncologi italiani si trovano, quindi, nella condizione di non poter utilizzare una terapia potenzialmente efficace.
L’Associazione Italiana di Oncologia Medica chiede dunque a Revolution Medicines di avviare il programma di uso compassionevole per daraxonrasib, rendendo così disponibile gratuitamente il farmaco, prima dell’approvazione regolatoria, nei pazienti con tumore del pancreas metastatico già trattati con chemioterapia. “A giugno a Chicago, al Congresso americano di oncologia clinica, i risultati dello studio RASolute 302 sono stati accolti con una standing ovation degli oncologi che hanno assistito alla presentazione dei dati”, ricorda Massimo Di Maio. Ma al momento nel Vecchio Continente è tutto fermo, mentre i pazienti “non possono aspettare”.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
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Criteri Critici
Radioterapia, Tar sospende delibera regionale su tetti di spesa Gazzetta di Napoli
IlTar Campaniaha sospeso in via d’urgenza l’efficacia delladelibera regionale sui tetti di spesa per la radioterapia 2026, approvata dalla Giunta lo scorso6 agostodopo settimane di trattative tra Regione, strutture accreditate eSnrper evitare il blocco delle terapie salvavita destinate ai pazienti oncologici più fragili. La decisione arriva a seguito del ricorso presentato da diverse strutture di radioterapia, rappresentate dagli avvocatiLuca RubinaccieAntonella Villani, che in una nota sottolineano come“la Regione non abbia reperito né appostato le risorse necessarie a sostenere il valore delle terapie salvavita”. Una situazione che ha spinto i centri a rivolgersi alla magistratura, purcontinuando a garantire i trattamenti“per senso di responsabilità”. Il Tar ha accolto la richiesta di sospensione immediata, ritenendo necessario un approfondimento collegiale: latrattazione è fissata per il 6 ottobre. Nel frattempo, la sospensione della delibera evita il rischio di rallentamenti o stop nelle cure, tema che aveva alimentato forte preoccupazione tra operatori sanitari e associazioni di pazienti. La vicenda riporta al centro il tema dellaprogrammazione delle risorse per l’oncologia, settore già sotto pressione per l’aumento dei casi e per la necessità di garantire continuità terapeutica senza interruzioni. La delibera contestata era stata costruita per definire i tetti di spesa 2026, ma secondo i ricorrenti non avrebbe assicurato la copertura economica necessaria a sostenere l’intero fabbisogno regionale.
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Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
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Criteri Critici
Screening oncologici gratuiti in Campania, al via i nuovi sportelli di prevenzione nei quartieri e nei comuni Il Mattino
Screening oncologici gratuiti in Campania, Napoli Sud
A Napoli Sud, associazioni e cooperative afferenti alla ASL Napoli 3 guidate dalla Cooperativa Sociale L’Impronta, proseguono nell’azione di sensibilizzazione e facilitazione dell’accesso al programma di screening con le attività del Centralino, operativo dal lunedì al venerdì, dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 18.00, il servizio porta a porta di distribuzione dei kit SOF per la diagnosi precoce del tumore al colon retto, ed eventi nelle piazze (ultimo, in ordine di tempo, a Santa Maria La Carità in occasione della VI edizione di “Guerrieri per la Ricerca”, a sostegno della Ricerca sulle malattie rare e oncologiche in età pediatrica).
Per informazioni: numero dedicato 081 19027535 - whatsapp 392 9463004 - screening.aslnapoli3sud@cooplimpronta.it
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Criteri Critici
Kate torna nell’ospedale che l’ha curata: la nuova sfida comincia dopo il tumore Mondosanità
Due anni fa entrava in ospedale da paziente. Oggi Kate Middleton è tornata al Royal Marsden di Londra per incontrare chi sta affrontando il cancro e vedere dove nascerà un nuovo centro dedicato al recupero durante e dopo le cure.
La visita dell’11 settembre chiude simbolicamente un cerchio nella storia personale della Principessa del Galles, ma porta alla luce soprattutto una questione che riguarda milioni di persone: finire una terapia oncologica non significa necessariamente aver finito con il tumore.
Kate lo sa per esperienza diretta.
Nel gennaio 2024 era stata sottoposta a un intervento addominale programmato. Successivamente gli esami avevano evidenziato la presenza di un tumore e i medici avevano consigliato un ciclo di chemioterapia, concluso nel settembre dello stesso anno.
Nel gennaio 2025 Kate annunciò di essere in remissione.
Quale tumore ha avuto Kate?
Non lo sappiamo.
Kensington Palace non ha mai comunicato quale organo fosse interessato, il tipo di tumore o lo stadio della malattia. Collegare la diagnosi all’intervento addominale e attribuirle uno specifico tumore sarebbe quindi scientificamente scorretto.
È noto invece che, dopo l’operazione, la Principessa fu sottoposta a quella che lei stessa definì “preventive chemotherapy”.
preventive chemotherapy non significa che la chemioterapia venga utilizzata per impedire a una persona sana di ammalarsi. Dopo l’asportazione chirurgica di un tumore può essere indicata una terapia adiuvante, con l’obiettivo di eliminare eventuali cellule tumorali residue non rilevabili e diminuire il rischio che la malattia ritorni.
Non sappiamo però quale sia stato esattamente il protocollo seguito da Kate.
Essere in remissione non significa dimenticare il cancro
Anche la parola “remissione” merita attenzione.
Significa che i segni della malattia si sono ridotti o non sono più rilevabili. Non equivale automaticamente a una guarigione definitiva: controlli e follow-up continuano secondo il tipo di tumore e il rischio individuale.
Ma esiste anche un’altra parte della storia, meno visibile.
Dopo chemio, chirurgia o radioterapia possono rimanere stanchezza, difficoltà cognitive, disturbi del sonno, problemi nutrizionali, cambiamenti fisici e paura di una recidiva. Il tumore può lasciare conseguenze anche nella famiglia, nel lavoro e nelle relazioni.
È qui che entra in gioco quella che viene definita cura olistica o integrata della persona: non una medicina alternativa alle terapie oncologiche, ma un insieme di interventi di supporto che le accompagna.
Il centro che nascerà al Royal Marsden
A giugno Kate ha completato la National Three Peaks Challenge: Ben Nevis, Scafell Pike e Snowdon, le vette più alte di Scozia, Inghilterra e Galles, nell’arco di 24 ore.
L’obiettivo era raccogliere fondi per la Royal Marsden Cancer Charity e richiamare l’attenzione proprio sulla vita durante e dopo una diagnosi oncologica.
I fondi contribuiranno ora alla realizzazione del nuovo Centre for Holistic Wellbeing and Recovery, dove il percorso clinico sarà affiancato da interventi rivolti anche al benessere fisico, psicologico, nutrizionale e sociale.
Durante la visita Kate ha ricordato quanto questo tipo di assistenza abbia fatto la differenza anche nel suo percorso.
Ed è forse questo l’aspetto più interessante della sua storia per la sanità: mentre diagnosi e terapie diventano sempre più precise, cresce il numero di persone che devono imparare a vivere durante e dopo il cancro.
Curare il tumore resta l’obiettivo. Ma oggi l’oncologia deve sempre più occuparsi anche della vita che viene dopo.
Fonti:
The Times – Princess of Wales visits hospital where she received cancer treatment, 11 settembre 2026.
ITV News – Kate makes private visit to hospital where she was treated for cancer, 11 settembre 2026.
The Royal Family – Court Circular, National Three Peaks Challenge, 27-28 giugno 2026.
The Royal Family – The Princess of Wales visits The Royal Marsden Hospital, 15 gennaio 2025.
The Royal Marsden NHS Foundation Trust / Royal Marsden Cancer Charity – informazioni sul percorso oncologico della Principessa e sull’Holistic Cancer Care.
National Cancer Institute – definizioni di remissione, terapia adiuvante e supportive care.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
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Criteri Critici
Kate torna a sorpresa al Royal Marsden, l’ospedale dove ha curato il cancro il Giornale
La principessa Kate è tornata a sorpresa al Royal Marsden Hospital di Londra, la struttura oncologica dove ha ricevuto le cure per il cancro. Venerdì 11 settembre, la principessa del Galles ha incontrato alcuni pazienti attualmente sottoposti a trattamento, oltre ai vertici e al personale dell’ospedale, ai quali ha voluto esprimere la propria gratitudine per il sostegno ricevuto durante la malattia. Kate, 44 anni, ha anche visitato il luogo in cui sorgerà un nuovo centro dedicato al benessere e al recupero dei pazienti oncologici, un progetto sostenuto dai fondi raccolti attraverso una particolare sfida affrontata dalla principessa nei mesi scorsi.
Il ringraziamento al personale sanitario
Parlando con lo staff, Kate ha spiegato che la raccolta fondi rappresenta il suo modo personale di ringraziare chi si è preso cura di lei. “Questo è il mio piccolo modo di poter restituire qualcosa e dirvi grazie”, ha detto la principessa. “Ho ricevuto qui cure incredibili e il supporto di una squadra enorme e sono davvero, davvero grata a livello personale”. La principessa ha poi sottolineato il valore dell’assistenza che accompagna le terapie vere e proprie, ricordando quanto possano incidere sulla convalescenza anche la natura, una corretta alimentazione e il sostegno emotivo. “Le cure olistiche, i trattamenti e il supporto terapeutico sono così importanti”, ha spiegato. “L’impatto della natura, quello di una buona alimentazione e il sostegno costante che hai intorno quando è difficile affrontare le prove e le difficoltà dei trattamenti medici fanno una grande differenza e non solo per me”, ha aggiunto.
L’incontro con i pazienti
Durante la visita, la principessa si è fermata a parlare con diverse persone ricoverate e in cura. Tra loro anche un padre affetto da un tumore al cervello, che Kate ha definito una “fonte di ispirazione”, come riferito dai media britannici. La principessa ha inoltre avuto modo di conoscere i programmi attraverso i quali il Royal Marsden intende ampliare il sostegno ai pazienti e alle loro famiglie, andando oltre gli aspetti strettamente medici della malattia. Kate ha visitato anche il sito dove sorgerà il Center for Holistic Wellbeing and Recovery, una struttura destinata a integrare il supporto fisico, emotivo, spirituale e sociale nel percorso di cura. “Penso che sarà fondamentale non solo per i pazienti, ma anche per le loro famiglie”, ha commentato.
La sfida sulle tre montagne
A finanziare il nuovo progetto contribuiranno i fondi raccolti con la National Three Peaks Challenge, completata da Kate in segreto lo scorso giugno. In meno di 24 ore la principessa ha scalato le tre montagne più alte di Scozia, Inghilterra e Galles: Ben Nevis, Scafell Pike e Snowdon. La sfida aveva l’obiettivo di sensibilizzare sull’importanza delle cure olistiche e raccogliere fondi per la Royal Marsden Cancer Charity. La cifra complessiva raccolta non è stata resa pubblica. Kate aveva raccontato di aver affrontato la prova non soltanto come una sfida fisica, ma anche come “un’opportunità per esplorare la vita oltre la diagnosi e per restituire qualcosa”.
Il percorso dopo la diagnosi
La principessa aveva reso pubblica la diagnosi di cancro nel marzo 2024, dopo l’intervento chirurgico addominale a cui era stata sottoposta nei mesi precedenti. Nel suo messaggio aveva spiegato di aver iniziato un trattamento di chemioterapia preventiva. Nel gennaio 2025 aveva poi annunciato di essere in remissione proprio durante una visita a sorpresa al Royal Marsden. Anche in quell’occasione aveva ringraziato l’ospedale per le cure ricevute e tutte le persone che avevano accompagnato lei e il principe William durante quel periodo. Dal 2025 Kate è inoltre patrona congiunta del Royal Marsden NHS Foundation Trust insieme al principe William, un incarico che ha assunto dopo la propria esperienza con la malattia.
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Criteri Critici
Il Tar Campania ha sospeso in via d'urgenza l'efficacia della delibera della Regione relativa ai tetti di spesa per la radioterapia del 2026, approvata lo scorso 6 agosto in Giunta, dopo una lunga trattativa tra uffici regionali, strutture accreditate ed S...…
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Criteri Critici
Tumore al pancreas, Aiom chiede l'uso compassionevole del farmaco che raddoppia la sopravvivenza Corriere Etneo
ROMA – Una nuova terapia mirata apre una prospettiva importante per i pazienti con tumore del pancreas metastatico già sottoposti a trattamento, ma in Italia il farmaco non è ancora disponibile. Per questo l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) ha chiesto a Revolution Medicines di attivare subito un programma di uso compassionevole che consenta di somministrare gratuitamente daraxonrasib in attesa dell’eventuale autorizzazione europea.
Il medicinale, commercializzato negli Stati Uniti con il nome Rasonque, è stato approvato dalla Food and Drug Administration il 26 agosto 2026. Si tratta di una compressa da assumere una volta al giorno, progettata per bloccare più forme attive della proteina RAS, uno dei principali motori della crescita tumorale nell’adenocarcinoma pancreatico.
Daraxonrasib, cosa ha autorizzato la FDA
L’autorizzazione statunitense riguarda gli adulti con adenocarcinoma pancreatico metastatico che abbiano già ricevuto almeno una terapia sistemica oppure non siano candidabili a una terapia sistemica con più farmaci. Non si tratta quindi di una cura destinata indistintamente a tutti i pazienti con tumore del pancreas e non è, allo stato attuale, una terapia in grado di guarire la malattia.
La decisione della FDA si basa sui risultati dello studio internazionale di fase 3 RASolute 302, condotto in 59 centri di sei Paesi su 500 persone con malattia metastatica già trattata. I partecipanti sono stati assegnati a daraxonrasib oppure a uno dei regimi chemioterapici standard scelti dagli sperimentatori.
Lo studio: sopravvivenza mediana di 13,2 mesi
Nella popolazione complessiva dello studio, la sopravvivenza globale mediana è stata di 13,2 mesi con daraxonrasib e di 6,7 mesi con la chemioterapia. Nel gruppo con mutazione RAS G12, pari al 91,8% dei pazienti arruolati, il confronto è stato di 13,2 mesi contro 6,6 mesi. Il rischio di morte è risultato ridotto del 60% nel periodo osservato.
Anche la sopravvivenza libera da progressione ha mostrato un miglioramento: 7,2 mesi contro 3,6 nell’intera popolazione e 7,3 contro 3,5 mesi nel sottogruppo RAS G12. In quest’ultimo, il tasso di risposta obiettiva è stato del 33,2%, rispetto all’11,8% registrato con la chemioterapia.
I numeri descrivono un progresso clinico rilevante, ma vanno letti correttamente: la sopravvivenza mediana è un dato riferito ai gruppi studiati e non permette di prevedere quanto vivrà il singolo paziente. La terapia, inoltre, può causare effetti indesiderati. Tra i più frequenti sono stati segnalati eruzioni cutanee, diarrea, infiammazione delle mucose della bocca, nausea, stanchezza e vomito.
La richiesta dell’AIOM: accesso gratuito in Italia
Secondo l’AIOM, dopo decenni senza progressi di questa portata nella malattia metastatica già trattata, il problema più urgente è ora garantire un accesso equo al farmaco. L’associazione scientifica chiede quindi all’azienda produttrice un programma di uso compassionevole, analogo all’expanded access attivato negli Stati Uniti prima dell’autorizzazione della FDA.
«I pazienti non possono aspettare», ha sottolineato il presidente dell’AIOM Massimo Di Maio. L’obiettivo della richiesta è rendere daraxonrasib disponibile gratuitamente ai pazienti italiani che presentino i requisiti clinici, durante il periodo necessario per completare l’iter regolatorio.
Chiara Cremolini, componente del Direttivo nazionale AIOM e direttrice del Programma di Sperimentazioni cliniche dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana, ha evidenziato che l’assenza di un vero programma di accesso precoce impedisce agli oncologi italiani di utilizzare la terapia al di fuori delle sperimentazioni. Pisa è uno dei quattro centri italiani che hanno partecipato allo studio RASolute 302.
Il nodo dei costi e il rischio di disuguaglianze
L’AIOM riferisce che Revolution Medicines ha attivato una procedura di uso nominale globale che può facilitare l’importazione del medicinale attraverso gli ospedali, ma a carico del paziente. Il costo indicato dall’associazione sarebbe di circa 39 mila dollari al mese, pari al prezzo concordato negli Stati Uniti.
Per gli oncologi, un simile meccanismo non rappresenta un programma di accesso precoce e rischia di creare una grave disparità tra chi può sostenere la spesa e chi non può farlo. L’associazione ritiene perciò necessaria una soluzione gratuita e regolata, capace di tutelare contemporaneamente i malati e la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale.
L’iter europeo non è ancora concluso
L’Agenzia europea per i medicinali ha concesso a daraxonrasib la designazione di farmaco orfano e ha avviato una revisione progressiva dei dati, una procedura che permette di esaminare le evidenze in più fasi e può ridurre i tempi della valutazione. Secondo l’AIOM, tuttavia, alla data dell’11 settembre non risultava ancora formalmente presentata dall’azienda la domanda completa di autorizzazione all’immissione in commercio.
La qualifica di farmaco orfano non equivale a un’approvazione e non rende automaticamente disponibile la terapia nei Paesi europei. L’EMA ha inoltre precisato che non è ancora possibile prevedere la durata dell’iter, pur essendo attesa una valutazione più rapida rispetto alla procedura ordinaria.
Tumore del pancreas, 13.600 nuove diagnosi in Italia
Nel 2024 in Italia sono state stimate circa 13.600 nuove diagnosi di tumore del pancreas. La malattia resta tra le più difficili da trattare, soprattutto quando viene scoperta in fase avanzata. È in questo quadro che i risultati di RASolute 302 hanno suscitato grande attenzione nella comunità scientifica internazionale.
Per i pazienti italiani, però, l’eventuale impiego di daraxonrasib dipende ancora dai percorsi regolatori e dalle modalità di accesso che saranno attivate. Ogni valutazione sulla terapia deve essere effettuata dall’équipe oncologica sulla base delle caratteristiche cliniche e molecolari del singolo caso.
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Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
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Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
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Criteri Critici
Professore associato: Curare il cancro non significa necessariamente applicare metodi costosi per ottenere la guarigione. Vietnam.vn
Data la situazione attuale, l'emergere di soluzioni mediche avanzate ha indotto molti pazienti a rifiutare frettolosamente i trattamenti tradizionali come la chirurgia, la radioterapia o la chemioterapia, a favore di nuove terapie. Molti credono che sia sufficiente applicare il metodo più costoso per tenere completamente sotto controllo la malattia.
La conferenza ha trattato un'ampia gamma di argomenti, tra cui cardiologia, oncologia e nutrizione, con due sessioni di approfondimento incentrate sui più recenti progressi nella diagnosi e nel trattamento del cancro.
Il Professor Associato Dottor Pham Cam Phuong, Direttore dell'Istituto di Medicina Nucleare e Oncologia dell'Ospedale Bach Mai, ha tenuto una conferenza stampa nel pomeriggio dell'11 settembre in occasione della prima Conferenza Scientifica Internazionale organizzata dall'Ospedale 19-8 ( Ministero della Pubblica Sicurezza ).
La sessione di discussione è stata presieduta dal professore associato Pham Cam Phuong. Foto: N. Huyen
In risposta a questa domanda, il professore associato Pham Cam Phuong ha affermato che il trattamento del cancro è un processo complesso che comprende chirurgia, radioterapia, chemioterapia, terapia mirata e immunoterapia. Ogni metodo ha i suoi vantaggi e limiti e non può essere arbitrariamente sostituito con un altro.
La scelta del trattamento ottimale dipende interamente dal tipo di tumore, dal suo stadio di sviluppo, dallo stato di salute generale del paziente e da indicatori biologici specifici come fattori istopatologici, marcatori immunologici, marcatori ossei e articolari e caratteristiche genetiche individuali.