La terapia di GSK per il tumore al polmone a piccole cellule recidivante raggiunge l'endpoint primario in uno studio di fase avanzata - MarketScreener Italia
📰 MarketScreener Italia📅 2026-09-14T06:39:31
tumore polmone
La terapia di GSK per il tumore al polmone a piccole cellule recidivante raggiunge l'endpoint primario in uno studio di fase avanzata MarketScreener Italia
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
38.5/100
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Criteri Critici
VIDEO | Farmaci e terapie: COSìsiFA è la nuova rete per orientare pazienti e professionisti TgPadova
Un effetto indesiderato. Un nuovo farmaco. Una terapia oncologica. Una sperimentazione clinica. Basta una ricerca sullo smartphone per trovare decine di risposte. Ma quali sono affidabili? Combattere la disinformazione sanitaria significa anche mettere a disposizione informazioni scientificamente rigorose, comprensibili e indipendenti da interessi commerciali. È l'obiettivo di COSìsiFA, progetto promosso e sostenuto dall'AIFA, L’Agenzia Italiana del Farmaco.
Quattro le aree: cronicità e politerapia, pediatria, antibiotico-resistenza e oncologia. Ed è proprio sull'oncologia che il Veneto ha un ruolo centrale, attraverso la collaborazione tra IOV, Istituto Oncologico Veneto e Centro Regionale di Farmacovigilanza. Tutti i materiali sono disponibili sul portale InFarmaco.it, all'interno di una rete nazionale che coinvolge Regioni, istituzioni e professionisti. Già attivi pure i social, e le pagine collegate. Ne parliamo nel servizio per il TgPadova.
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Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
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Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
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Criteri Critici
La ricerca europea è di ottima qualità, ma sono sempre meno le sperimentazioni attive. Una frenata che in Italia è più evidente che altrove. Gli oncologi chiedono maggiori finanziamenti
L'articolo Tumori, in Europa sempre meno sperimentazioni sembra essere il…
La ricerca oncologica europea è da sempre di ottima qualità. E l’Italia di certo non sfigura nel gruppo. Oggi, però, l’Europa rischia di perdere la capacità di trasformare la buona ricerca in nuovi farmaci, sperimentazioni cliniche e accesso precoce alle terapie. Lo ha denunciato, una volta di più, Giuseppe Curigliano, direttore della Divisione Sviluppo di Nuovi Farmaci per Terapie Innovative dello IEO di Milano durante il meeting annuale di Alleanza Contro il Cancro, a Napoli, presentando i dati più aggiornati sulla ricerca clinica oncologica.
Il divario si vede soprattutto nelle sperimentazioni promosse dall’industria. Tra gli studi oncologici di fase I-III sono circa 21 mila quelli censiti in Nord America, contro i 12 mila dell’Europa e altrettanti dell’Asia. Se si considerano soltanto quelli aperti al reclutamento, gli Stati Uniti sono a quota 5.200, l’Asia a 5.300 e l’Europa a circa 3 mila. Numeri che fotografano la strategia delle multinazionali: iniziare a sperimentare le nuove molecole fuori dal Vecchio Continente, dove regole, strutture, istituzioni sono più organizzate per la ricerca clinica. “Non è che i trial non ci siano, ma ci sono meno centri attivi”, ha osservato Curigliano. Le multinazionali farmaceutiche tendono infatti a concentrare le sperimentazioni in un numero più ristretto di strutture e a coinvolgere meno frequentemente i centri europei nello sviluppo iniziale delle nuove molecole. La riduzione interessa soprattutto gli studi di fase I, decisivi per consentire ai sistemi di ricerca di partecipare fin dall’inizio all’innovazione terapeutica.
I numeri dell’Italia
L’Italia non fa eccezione. Con 495 studi aperti al reclutamento, tra accademici e registrativi, è dietro Spagna (708), Francia (635) e Regno Unito (520). Eppure, la qualità della ricerca italiana resta competitiva. Il problema, dunque, non sembra essere il talento dei ricercatori, ma il sistema che dovrebbe trasformarlo in innovazione. È un problema che l’Italia conosce da tempo. Il nuovo Regolamento europeo sulle sperimentazioni cliniche, il 536/2014, avrebbe dovuto armonizzare le procedure e rendere l’Europa più attrattiva attraverso una piattaforma unica, il Clinical Trial Information System (CTIS). Il nostro Paese è arrivato all’appuntamento in ritardo: solo nel 2023, dopo anni di mancati adeguamenti, sono state completate le principali misure necessarie per allinearsi al nuovo sistema. La Spagna, al contrario, si è organizzata per tempo. E ora i risultati si vedono.
Il quadro italiano appare più solido sul versante accademico, sostenuto anche dagli investimenti di AIFA e AIRC. E i dati sulla produzione scientifica restituiscono il valore della ricerca: dalla qualità delle pubblicazioni censite dal Nature Index all’H-index elaborato da SCImago Oncology, la ricerca europea mantiene un impatto elevato e competitivo rispetto a Stati Uniti e Asia. Il Regno Unito occupa la prima posizione nel continente, seguito da Spagna e Germania, mentre Italia e Francia si collocano a pari merito.
Perché i trial sono importanti
La sperimentazione clinica non porta soltanto conoscenza: porta investimenti, competenze, infrastrutture e, soprattutto, offre ai pazienti la possibilità di accedere a terapie ancora non disponibili. La partita, quindi, non è soltanto sanitaria. È industriale e strategica. L’Europa conserva università, ospedali, reti di ricerca e competenze di primo livello.
Per Curigliano servono risposte coordinate a livello europeo, accompagnate da interventi nazionali: maggiori investimenti in ricerca e sviluppo, laboratori, infrastrutture accessibili per i dati e formazione delle nuove figure professionali. Un esempio è il progetto di Alleanza Contro il Cancro sulle infrastrutture dei dati, “Health Big Data”, finanziato con 55 milioni di euro dal Ministero della Salute cui partecipano tutti gli IRCCS italiani, INFN e Fondazione Politecnico Milano. “Se non realizziamo investimenti strategici in ricerca e sviluppo, il rischio è di dover comprare tutto”, ha concluso Curigliano. La priorità è quindi preservare la capacità europea di produrre conoscenza e creare le condizioni perché questa possa diventare sperimentazione clinica, innovazione industriale e nuove opportunità di cura.
Foto di National Cancer Institute su Unsplash
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Criteri Critici
Tumore del colon-retto, a Caltanissetta focus su prevenzione e cure: “Prevenire è vita” Sicilia Medica
“Prevenzione è cura”, perché intervenire in tempo significa aumentare i margini di guarigione e, in alcuni casi, evitare anche l’intervento chirurgico. È il messaggio ribadito sabato 12 settembre 2026 nella sala convegni dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della Provincia di Caltanissetta, durante l’incontro dedicato al carcinoma del colon-retto.
L’appuntamento rientra nel ciclo di cinque eventi formativi organizzati con il contributo della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri e con il patrocinio gratuito dell’Azienda sanitaria provinciale di Caltanissetta.
A moderare i lavori sono stati Giovanni Ciaccio, direttore dell’Unità operativa complessa di Chirurgia generale e d’urgenza del presidio Sant’Elia di Caltanissetta, e Roberto Valenza, direttore dell’Unità operativa complessa di Oncologia medica dell’ospedale Vittorio Emanuele di Gela.
Una giornata di confronto che ha riunito professionisti provenienti da diversi ambiti della prevenzione, della diagnosi e della cura. Tra i relatori Antonio Sedita, biologo nutrizionista, Paolo Gervaso, direttore del Dipartimento di Prevenzione dell’Asp di Caltanissetta, Salvatore Pasqualetto, medico di medicina generale, Marinella Faletra, dirigente psicologo ospedaliero, Maria Andriolo, direttore dell’Unità operativa complessa di Patologia clinica del Sant’Elia, Giancarlo Foresta, direttore dell’Unità operativa complessa di Anestesia e rianimazione del presidio nisseno, Rita D’Ippolito, dirigente della stessa unità, Salvatore Camilleri, direttore dell’Unità operativa complessa di Gastroenterologia ed endoscopia digestiva del Sant’Elia, Cristina Ferrara, dirigente radiologo, Marco Airò Farulla, dirigente chirurgo del Sant’Elia, Giovanni Urrico, direttore dell’Unità di Anatomia patologica dell’ospedale di Caltanissetta, Cristina Raimondi, dirigente di Oncologia medica del presidio nisseno, ed Ersilia Sciandra, presidente dell’Associazione Progetto Luna.
Ad aprire i lavori è stato il presidente dell’Ordine provinciale dei Medici Chirurghi e Odontoiatri, Giovanni D’Ippolito, che ha richiamato ancora una volta il valore della prevenzione.
“Il carcinoma del colon-retto rappresenta per frequenza il secondo tumore nelle donne e il terzo negli uomini. Nonostante la maggiore diffusione dei programmi di screening e gli enormi progressi scientifici, la mortalità resta elevata perché spesso il tumore viene diagnosticato in stadio avanzato, per mancanza di adesione agli screening da parte dei cittadini”.
La prevenzione ha occupato una parte centrale dell’incontro, sia sul fronte secondario, con l’analisi dei dati relativi ai programmi di screening dell’Azienda sanitaria provinciale, sia su quello primario, attraverso il richiamo agli stili di vita e alla corretta alimentazione.
“Il counseling con il paziente e il nostro ruolo nella comunicazione dei corretti stili di vita e della corretta alimentazione sono fondamentali. Non dobbiamo limitarci a indicazioni isolate, ma fare comprendere che è il pattern globale dello stile di vita a determinare un reale effetto nella prevenzione del tumore”, ha spiegato Antonio Sedita.
Sul valore della prevenzione è intervenuto anche Giovanni Ciaccio.
“Senza una prevenzione adeguata è impossibile istituire un vero trattamento del carcinoma del colon-retto, quindi ben vengano questi progetti, che non saranno mai abbastanza. Oggi la prevenzione è molto più estesa e molto più attenzionata dalle Asp, dagli ospedali, dai cittadini e dalla comunità stessa”.
All’interno della rete oncologica del carcinoma del colon-retto assume un ruolo centrale anche il medico di medicina generale, chiamato ad accompagnare il paziente lungo tutto il percorso assistenziale.
“Il ruolo del medico di medicina generale è essenziale perché rientra in tutte le fasi del percorso del paziente con carcinoma del colon-retto, dagli screening al post intervento chirurgico fino al follow-up”, ha spiegato Salvatore Pasqualetto, segretario provinciale della Federazione italiana medici di medicina generale.
Accanto agli aspetti strettamente clinici, l’incontro ha affrontato anche l’impatto psicologico e sociale della malattia e delle conseguenze di alcuni trattamenti.
“Colmare la distanza tra ciò che sappiamo e ciò che accade significa acquisire la consapevolezza che non si può curare un referto ignorando una biografia. Il medico di medicina generale deve muoversi all’interno di una cornice fondamentale, legittimando una progettualità di vita che il cancro ha prepotentemente interrotto”.
Nel corso della giornata spazio anche alla diagnosi, alla chirurgia, alla chemioterapia, all’immunoterapia e alla gestione degli accessi venosi.
“Il risparmio del patrimonio endovenoso consente al paziente di avere meno disagi e anche una maggiore facilità nell’utilizzo delle terapie specifiche”, ha sottolineato Giancarlo Foresta.
Gli interventi hanno quindi ricostruito l’intero percorso del paziente, dalla prevenzione alla diagnosi precoce fino al trattamento e al successivo follow-up, con un approccio multidisciplinare e multiprofessionale.
Le conclusioni sono state affidate ancora una volta al presidente Giovanni D’Ippolito.
“Questo convegno, molto partecipato, ha visto la presenza di illustri relatori, che desidero ringraziare per la chiarezza degli argomenti trattati. A conclusione ci portiamo a casa un messaggio chiaro, l’importanza della promozione della salute attraverso una rete che preveda un lavoro sinergico, multidisciplinare e multiprofessionale, capace di mettere insieme strategie di prevenzione, evoluzione scientifica e più recenti approcci terapeutici, per migliorare quantitativamente e qualitativamente la risposta sanitaria. Al cittadino chiediamo un’evoluzione culturale e una sempre maggiore adesione alle campagne di screening, perché ricordiamoci che prevenire è vita”.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO4
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
48.9/100
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Criteri Critici
Melanoma, al Moscati confronto tra Ascierto e Gridelli: 2 protagonisti dell’oncologia italiana insieme ad Avellino Tu si nat in Italy
Due tra i protagonisti dell’oncologia italiana insieme ad Avellino per un confronto sul melanoma e sulle nuove prospettive di cura. Paolo Antonio Ascierto , Direttore dell’Unità operativa complessa Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell’Istituto Nazionale Tumori IRCCS Pascale di Napoli e riferimento internazionale per la cura del melanoma, e Cesare Gridelli , Direttore dell’Unità operativa complessa Oncologia Medica dell’Azienda ospedaliera San Giuseppe Moscati di Avellino e tra i maggiori esperti di oncologia toracica e tumore del polmone, presiederanno l’incontro Management del Melanoma oggi: il ruolo del Gruppo Oncologico Multidisciplinare, in programma mercoledì prossimo, 16 settembre, dalle ore 9 alle 13, nell’aula multimediale della Città ospedaliera (primo piano, settore B, aula attigua all’aula magna).
Un appuntamento di particolare rilievo scientifico, che metterà al centro l’evoluzione del trattamento del melanoma e soprattutto il valore della presa in carico multidisciplinare del paziente. Il confronto affronterà infatti la gestione della malattia da più punti di vista, approfondendo il ruolo del dermatologo, dell’oncologo, del chirurgo e del radioterapista e il contributo che ciascuna figura è chiamata a offrire all’interno del Gom (Gruppo Oncologico Multidisciplinare). L’incontro sarà anche l’occasione per fare il punto sulle profonde innovazioni che negli ultimi anni hanno modificato la storia clinica del melanoma. Accanto alla prevenzione e alla diagnosi precoce, lo sviluppo dell’immunoterapia e delle terapie a bersaglio molecolare ha consentito di migliorare la prognosi dei pazienti con melanoma avanzato e di ridurre il rischio di recidiva, rendendo sempre più determinante l’integrazione tra le diverse professionalità coinvolte nel percorso di cura.
Responsabili scientifiche dell’evento sono Maria Luisa Barzelloni e Rosa Valentina Puca , rispettivamente dirigente oncologa e Responsabile dell’Unità operativa di Dermatologia e Dermochirurgia dell’Azienda Moscati. Barzelloni interverrà nel corso della giornata sul ruolo dell’oncologo nella gestione multidisciplinare del melanoma, mentre Puca approfondirà il contributo dello specialista dermatologo.
Dopo i saluti della Direzione Strategica dell’Azienda Moscati, ad aprire i lavori dell’interessante incontro sarà la lectio magistralis di Paolo Ascierto, introdotta da Gridelli e dedicata al trattamento del melanoma: storia, stato dell’arte e futuro. Seguirà la sessione sull’integrazione delle competenze nella gestione multidisciplinare, con particolare attenzione al Gom melanoma e al ruolo delle diverse figure specialistiche. Una seconda parte della mattinata sarà dedicata alla discussione di casi clinici complessi e alle esperienze real life, con il contributo di professionisti provenienti da diverse realtà oncologiche campane, tra cui l’Istituto Pascale di Napoli, l’Università Federico II, l’Università di Salerno, l’Azienda San Pio di Benevento e l’Università Vanvitelli. L’obiettivo è favorire un confronto concreto sulle scelte diagnostiche e terapeutiche e sulla gestione condivisa del paziente, in un ambito nel quale l’integrazione tra diverse professionalità rappresenta oggi uno degli elementi fondamentali per garantire percorsi di cura sempre più appropriati e personalizzati.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?4
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
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43.7/100
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Criteri Critici
Rivolta d’Adda - Festa al parco per i bambini malati di leucemia Crema News
Rivolta d’Adda, 14 settembre 2026
(Gianluca Maestri) Regalare ai bambini che sono stati in terapia o che lo sono tuttora e alle loro famiglie un momento di serenità e diffondere il messaggio secondo cui la donazione del midollo osseo è fondamentale per salvare delle vite.
È con questo scopo che ieri l'associazione La Mitica-nazionale di calcio dei ragazzi guariti dalla leucemia, ha organizzato al parco della preistoria l'edizione 2026 della festa La Mitica Preistoria.
Quattrocento i presenti, giunti da tutta la Lombardia, fra bambini (i Leoncini), genitori e sostenitori che hanno trascorso una giornata all’insegna dello stare insieme e dello svago con sempre ben presente il concetto che la leucemia si può battere e che per farlo il trapianto di midollo è fondamentale. A loro Amedeo Mazzoleni, proprietario del parco, ha offerto l’ingresso gratuito.
Ad animare la festa hanno pensato Magic Maury, Didi Mazzilli, Walter Maffei, Giorgia e Christian ed Elena la dolce truccabimbi, tutti da tempo amici de La Mitica.
Nel corso della giornata La Mitica ha annunciato di aver avuto il via libera al proprio progetto (redatto da Marta Terranova) di riqualificazione di tre stanze del reparto del day hospital dell’oncoematologia pediatrica dell’ospedale San Matteo di Pavia, in continuità con gli interventi messi atto negli anni scorsi.
Hanno presenziato a La Mitica Preistoria i medici Momcilo Jankovic, luminare dell'oncoematologia pediatrica e presidente de La Mitica, e Tommaso Mina e Francesco Delle Cave, entrambi in rappresentanza dell'oncoematologia pediatrica del San Matteo.
Al parco, a testimonianza della collaborazione in atto, c'erano anche Valerio Stombelli dell'associazione Bello come il Sole, Rachele Ravara e Giancarlo Cecchinelli dell'associazione Gli Amici Di Nicole e Naty Greggio dei Ragazzi del Mercoledì.
Il farmaco contro il cancro ai polmoni della divisione di Otsuka associato alla chemioterapia mostra un beneficio di sei mesi nella sopravvivenza libera da progressione mediana - MarketScreener Italia
📰 MarketScreener Italia📅 2026-09-14T05:08:17
chemioterapia
Il farmaco contro il cancro ai polmoni della divisione di Otsuka associato alla chemioterapia mostra un beneficio di sei mesi nella sopravvivenza libera da progressione mediana MarketScreener Italia
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Criteri Critici
Una soluzione per coadiuvare la terapia contro il cancro utilizzando lo zenzero. Vietnam.vn
Partendo da queste basi, gli scienziati dell'Accademia vietnamita di scienze e tecnologia (Accademia) hanno concentrato le loro ricerche e scoperto che il composto zerumbone presente nell'olio essenziale di zenzero ha il potenziale per supportare il trattamento del cancro ed è sicuro per l'organismo.
Attualmente, il cancro è una malattia pericolosa causata da mutazioni genetiche e da diversi altri fattori, come l'inquinamento ambientale, il fumo di sigaretta, le radiazioni ultraviolette, i virus o la genetica. Sebbene la medicina moderna offra molti trattamenti per questa malattia, tra cui la chemioterapia, gli interventi locali, le procedure nanochirurgiche e l'immunoterapia cellulare, spesso combinati con vari farmaci per migliorarne l'efficacia, alcuni metodi, come la chemioterapia e i farmaci orali, hanno un impatto significativo sulla funzionalità epatica e renale e indeboliscono il sistema immunitario dei pazienti.
Questa realtà ha spinto gli scienziati di tutto il mondo , compresi quelli dell'Accademia delle Scienze, a intensificare la ricerca di composti naturali in grado di inibire le cellule tumorali e che siano sicuri per i pazienti. Comprendendo gli effetti collaterali delle attuali terapie antitumorali a cui i pazienti sono sottoposti, il Dott. Luu Van Chinh e i suoi colleghi dell'Istituto di Chimica (Accademia delle Scienze) hanno condotto uno studio scientifico intitolato: "Sintesi e attività antitumorale in vivo del derivato dello zerumbone: (2E,6Z,10E)-6-((benzo[d]tiazol-2-iltio)metil)-2,9,9 trimetilcicloundeca 2,6,10-trienone Zethiazole". Ciò apre una promettente prospettiva per il trattamento di diversi tipi di cancro utilizzando derivati naturali dello zerumbone, senza compromettere la salute del paziente.
Le indagini hanno rivelato che lo zerumbone è abbondante nell'olio essenziale di zenzero, con un contenuto del 56,43%. Da questo stesso olio essenziale, lo zerumbone è stato isolato con una purezza del 97% e un tasso di recupero dell'80%. Inoltre, studi in vitro e in vivo hanno dimostrato che lo zerumbone presente nell'olio essenziale di zenzero possiede una promettente attività antitumorale. Precedenti ricerche su questo argomento hanno anche indicato che lo zerumbone isolato dallo zenzero ha inibito fortemente la crescita di diversi tipi di cancro, come quelli al fegato, all'utero, ai polmoni, al seno e al sangue, ed è significativamente più potente della curcumina, estratta dalla curcuma.
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Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
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Criteri Critici
Ipnosi e cure di sostegno: uno spazio di calma nel percorso terapeutico Libera TV
di Irene Bazzi L’ipnosi è ancora spesso associata a un immaginario che poco ha a che vedere con il suo utilizzo professionale. Ma che cosa accade realmente durante un’esperienza ipnotica, quali capacità della mente vengono coinvolte e quale spazio può trovare questo approccio nell’ambito delle cure di sostegno? Valentina Lokumcuè ipnotista certificata, ha un background in Comunicazione Visiva ed è fondatrice diYessay, studio di ipnosi e sviluppo personale. Il suo percorso con l’ipnosi è iniziato nel 2017, dapprima attraverso una ricerca personale e un interesse per il funzionamento della mente e della comunicazione. Negli anni si è formata attraverso scuole e approcci differenti, costruendo nel tempo unapproccio personale e flessibile, che adatta alla persona, alla sua storia e al momento che sta vivendo. Oggi riceve presso Punto.Psi a Savosa, lavora anche online in italiano e inglese e, dal 2026, collabora con ilCentro Cure di Sostegno della Clinica Sant’Anna, dove conduce incontri di gruppo di ipnosi guidata. Partiamo da un punto essenziale: che cos’è davvero l’ipnosi, e che cosa non è? L’ipnosi non significa dormire, perdere coscienza o consegnare il controllo della propria mente a qualcun altro. Durante l’esperienza la persona rimane presente, sente la mia voce, può comunicare, muoversi, aprire gli occhi e interrompere l’esperienza, se ne sente la necessità. L’immaginario collettivo è ancora molto influenzato dall’ipnosi da spettacolo, dove vengono utilizzati fenomeni particolarmente sorprendenti proprio perché funzionano sul palco. Non rappresentano però ciò che avviene in un percorso professionale. Fenomeni riconducibili alla trance, alla suggestione e alla modificazione intenzionale dell’attenzione accompagnano l’essere umano da molto prima che esistesse l’“ipnosi”. Nel corso della storia sono stati interpretati attraverso ritualità, magnetismo e teorie molto differenti, fino ad arrivare allo studio scientifico contemporaneo. Anche questa storia particolare ha probabilmente contribuito a mantenere l’alone di mistero che ancora oggi circonda l’ipnosi. L’ipnosi in realtà utilizza capacità che appartengono naturalmente alla nostra mente, in particolare quella di focalizzare profondamente l’attenzione e assorbirsi in un’esperienza. Possiamo pensare a quanto accade mentre siamo totalmente immersi in un libro, in un film o nella musica: ciò che ci circonda passa temporaneamente in secondo piano. Ecco, durante una sessione di ipnosi queste capacità vengono utilizzate intenzionalmente. Che cosa sappiamo oggi, dal punto di vista scientifico, di ciò che accade durante l’ipnosi? Negli ultimi anni anche le neuroscienze stanno contribuendo a comprenderlo meglio. Nel 2025 l’Università di Zurigo ha presentato i risultati di tre studi nei quali sono state utilizzate metodiche differenti, tra cui EEG, risonanza magnetica funzionale e spettroscopia di risonanza magnetica. Durante l’ipnosi sono state osservate modificazioni misurabili dell’attività e della connettività funzionale di alcune reti cerebrali coinvolte, tra le altre cose, nell’attenzione e nella percezione corporea, insieme a differenze tra diversi livelli di profondità ipnotica. I partecipanti descrivevano contemporaneamente uno stato di profondo rilassamento mantenendo un’elevata focalizzazione dell’attenzione. Sono dati, questi, che contribuiscono a documentare la presenza, durante lo stato ipnotico, di modificazioni neurofisiologiche osservabili. Lei sottolinea spesso che capire qualcosa non significa necessariamente averla cambiata. Che cosa intende? Spesso arrivano da me persone che hanno già fatto diversi percorsi, hanno acquisito molta consapevolezza e sanno spiegare molto bene ciò che accade loro. Eppure continuano a ripetere gli stessi schemi o ad avere reazioni che razionalmente sanno non essere più utili. Nel corso della vita non impariamo soltanto attraverso ciò che comprendiamo. Impariamo anche attraverso esperienze, emozioni, sensazioni e associazioni: posso sapere che oggi sono al sicuro e sentire comunque paura; posso sapere che una determinata situazione non mi fa bene e continuare a ricadere nello stesso schema; posso aver compreso perfettamente da dove arriva una reazione e continuare ad averla. La mente costruisce continuamente collegamenti che ci aiutano a orientarci. Alcune risposte possono essere state utili in un determinato momento, perché ci hanno aiutato ad adattarci, proteggerci o affrontare ciò che stavamo vivendo. Diventano limitanti quando continuano a guidarci automaticamente anche se la situazione è cambiata. Come nasce il nomeYessay? Nasce dall’idea che, attraverso ciò che viviamo, costruiamo progressivamente una serie di “sì”: “sì, il mondo funziona così”; “sì, per essere accettato devo comportarmi in questo modo”; “sì, questa situazione è pericolosa”; “sì, devo proteggermi così”. Non sono necessariamente pensieri formulati consapevolmente, ma modi attraverso i quali impariamo a interpretare l’esperienza e a rispondervi. Molte di queste risposte hanno avuto una funzione importante: ci hanno aiutato ad adattarci o a proteggerci. Il punto è riconoscere quali di quei “sì” continuano ancora a guidarci, quali oggi possono limitarci e a quali nuove possibilità vogliamo iniziare a dire sì. È da qui che nasce il nomeYessay. Come interviene l’ipnosi su questi apprendimenti? Uso spesso l’immagine di un treno. Possiamo pensare alle diverse esperienze come a vagoni che, nel tempo, si collegano tra loro attraverso emozioni, sensazioni, significati e associazioni. Qualcosa che accade oggi può agganciarsi a quel treno e riattivare una risposta che sembra appartenere soltanto al presente, ma che porta con sé apprendimenti costruiti nel tempo. Con l’ipnosi possiamo andare oltre il solo fattore scatenante e lavorare sulle associazioni, sui significati e sulle risposte apprese che continuano ad avere un’influenza nel presente. Non cancelliamo né modifichiamo ciò che è accaduto. Possiamo però permettere alla persona di sperimentare qualcosa di diverso: recuperare una risorsa, sentirsi al sicuro dove prima si attivava una paura, costruire nuove associazioni e sperimentare modalità di risposta più utili per la vita di oggi. È qui che, per me, si trova la differenza fondamentale tracapireefare esperienza. Bisogna avere una particolare predisposizione per vivere l’ipnosi? No. Non bisogna saper meditare, riuscire a rilassarsi perfettamente, essere bravi a visualizzare o “svuotare la mente”. Non è una performance e non c’è un risultato che la persona debba raggiungere. C’è chi durante l’ipnosi vede immagini molto nitide, chi percepisce soprattutto sensazioni corporee, chi continua ad avere pensieri e chi rimane molto consapevole dei rumori e dell’ambiente circostante. Le persone possono avere una responsività ipnotica differente e anche la stessa persona può vivere esperienze diverse da un incontro all’altro. Non esiste un modo giusto di vivere l’ipnosi: esiste il modo in cui la vive quella persona. Il mio compito è adattare linguaggio, modalità e tempi a chi ho davanti. Quali sono secondo Lei gli elementi che dovrebbero caratterizzare l’esperienza della persona durante l’ipnosi? Per me sono tre:fiducia, sicurezza e calma. La relazione con il professionista è fondamentale. La persona deve potersi sentire sufficientemente al sicuro da lasciarsi accompagnare, sapendo però di mantenere sempre la propria libertà. Non considero l’ipnosi qualcosa che qualcuno “fa” a un’altra persona. È un’esperienza che si costruisce insieme. C’è chi riesce ad affidarsi rapidamente e chi ha bisogno di più tempo, soprattutto quando nella vita è abituato a mantenere un forte controllo. Entrambe le modalità vanno rispettate. In presenza di condizioni mediche o psicologiche complesse è inoltre importante che chi conduce l’esperienza conosca i limiti del proprio ruolo e sappia quando è necessario coinvolgere un medico, uno psicoterapeuta o un altro professionista sanitario. Per questo preferisco parlare di appropriatezza, formazione e responsabilità professionale. Come si inserisce questo approccio nel Centro Cure di Sostegno della Clinica Sant’Anna? Conduco incontri diipnosi guidatarivolti anche a persone che stanno affrontando terapie oncologiche o convivono con patologie croniche. L’ipnosi non si sostituisce naturalmente alle cure mediche. Viene proposta come strumento complementare per lavorare su aspetti quali stress e sovraccarico, tensione, percezione corporea, rilassamento, senso di sicurezza e accesso alle proprie risorse. Gli incontri durano un’ora e sono pensati come un percorso continuativo ma flessibile: ogni appuntamento può avere un senso anche singolarmente, mentre chi partecipa con continuità può esplorare nel corso dei mesi temi differenti, come calma, fiducia, rapporto con il corpo, chiarezza mentale, risorse interne e vitalità. Il percorso alternarilassamento profondo e ipnosi guidata tematica. Alcuni momenti possono essere accompagnati anche dal suono dell’handpan dal vivo. In un contesto di malattia, quale obiettivo assume maggiore importanza? Per me è fondamentale non aggiungere un’ulteriore richiesta di prestazione alla persona. Quando il corpo attraversa terapie, dolore, stanchezza o cambiamenti importanti, può essere difficile anche semplicemente rallentare. L’obiettivo non è negare ciò che sta accadendo e nemmeno chiedere di “pensare positivo”. È offrire uno spazio nel quale la persona possa modificare il proprio rapporto con ciò che sta vivendo: spostare l’attenzione, ritrovare calma, recuperare una sensazione di sicurezza e riconnettersi a risorse che, in un momento difficile, possono sembrare meno accessibili. L’ipnosi viene studiata anche nella gestione del dolore? Sì, ed è uno degli ambiti nei quali l’ipnosi è maggiormente studiata. Questo non significa considerare il dolore immaginario o semplicemente “mentale”. Il dolore è un’esperienza reale e complessa, sulla quale possono incidere anche attenzione, emozioni, aspettative e contesto. Una revisione sistematica e metanalisi del 2024, che ha considerato70 studi e oltre 6.000 partecipanti, ha rilevato piccoli effetti analgesici aggiuntivi dell’ipnosi quando utilizzata insieme alle cure abituali, pur evidenziando una certezza complessiva delle prove ancora limitata. Anche in oncologia l’ipnosi è stata studiata come intervento complementare, con risultati favorevoli su aspetti quali ansia, dolore, nausea, affaticamento, sonno e qualità di vita. Più recentemente, una metanalisi del 2025 su persone sottoposte a procedure mediche invasive ha riscontrato una riduzione di ansia e dolore rispetto alle cure standard. Si tratta di risultati promettenti, che vanno però letti all’interno dei limiti degli studi disponibili e non come una promessa che l’ipnosi produca lo stesso effetto in ogni persona. Quindi non una scorciatoia, ma un percorso? Esattamente. Non mi interessa trasformare l’ipnosi nell’ennesima promessa di cambiamento immediato. Una singola esperienza può essere molto significativa, ma quando si lavora in profondità è importante rispettare il tempo necessario perché ciò che viene sperimentato possa essere assimilato e integrato. Preferisco pensare all’ipnosi come a un processo di apprendimento. Un’esperienza può aprire una possibilità; ripeterla, riconoscerla e portarla gradualmente nella quotidianità permette alla persona di farla sempre più propria. Questo principio vale anche negli incontri della Clinica Sant’Anna: ogni appuntamento deve poter avere un senso in sé, perché non tutti parteciperanno all’intero percorso, mentre la continuità permette di esplorare nel tempo aspetti e risorse differenti. Il mio obiettivo non è portare la persona da qualche parte a tutti i costi. È creare le condizioni perché possa fare un’esperienza diversa, nel rispetto del proprio ritmo, e magari scoprire di avere ancora accesso a qualcosa che pensava di aver perso:uno spazio di calma, una risorsa, una possibilità di scelta o semplicemente un modo differente di stare con ciò che sta vivendo.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO4
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
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48.5/100
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Farmacie Marche, Federfarma: servizi omogenei sul territorio, screening e deblistering tra i punti di forza dell’Air Farmacista33
Farmacia dei servizi
farmacia dei servizi
14 Settembre 2026
Farmacie Marche, Federfarma: servizi omogenei sul territorio, screening e deblistering tra i punti di forza dell’Air Federfarma Marche esprime soddisfazione per l’Accordo integrativo regionale recentemente approvato. Tra gli elementi qualificanti, la presenza degli stessi servizi nelle farmacie su tutto il territorio, la stabilizzazione dell’offerta vaccinale, lo screening del tumore del colon-retto e il deblistering. di Redazione Farmacista33
La conferma e l’offerta uniforme degli stessi servizi nelle farmacie di tutto il territorio regionale, la stabilizzazione dell’offerta vaccinale con la possibilità di aggiungere in futuro altre vaccinazioni previste dal Piano nazionale, il ritiro e la riconsegna in farmacia del kit per lo screening del tumore del colon-retto e il deblistering sono i punti di forza dell’Accordo integrativo regionale con le farmacie pubbliche e private convenzionate, recentemente approvato dalla Giunta, sui quali Federfarma Marche esprime soddisfazione.
Stessi servizi nelle farmacie su tutto il territorio regionale
Federfarma Marche accoglie con favore la conferma su tutto il territorio regionale di una serie di servizi che rafforzano l’integrazione della farmacia nel percorso di assistenza sanitaria del cittadino. Tra questi, le prenotazioni Cup, il pagamento delle prestazioni e il ritiro dei referti, insieme ai servizi di telemedicina, come elettrocardiogramma, Holter cardiaco e pressorio e spirometria, e alle attività svolte da infermieri e fisioterapisti.
“Le farmacie marchigiane sono da sempre al fianco del Servizio sanitario regionale - sottolinea il presidente di Federfarma Marche, Marco Meconi - e oggi più che mai, rappresentano uno degli elementi portanti della sanità territoriale. Questo accordo riconosce concretamente una trasformazione che è già in atto: la farmacia non è mai stata solo luogo di dispensazione del farmaco, ma ha sempre accompagnato, con una consulenza professionale e specializzata il paziente nel suo percorso di cura, oggi si struttura e organizza come riferimento per la prevenzione, le prestazioni diagnostiche di base e una serie di servizi sanitari”.
Vaccinazioni e screening tra i punti qualificanti dell’Air
Tra gli elementi di rilievo indicati da Federfarma Marche c’è la stabilizzazione dell’offerta vaccinale contro influenza, Covid-19, papillomavirus (HPV), herpes zoster e pneumococco. L’Accordo prevede inoltre la possibilità di inserire in futuro nuove vaccinazioni in farmacia, secondo quanto previsto dal Piano nazionale.
Particolare rilievo viene attribuito anche allo screening del tumore del colon-retto, che consentirà ai cittadini di ritirare e riconsegnare direttamente in farmacia il kit per la raccolta del campione. Una modalità che, secondo Federfarma Marche, può contribuire a semplificare l’accesso allo screening e a favorire una maggiore adesione al programma di prevenzione.
“Consideriamo particolarmente importante la scelta di coinvolgere le farmacie nello screening del tumore del colon-retto - evidenzia Meconi -. Si tratta di una forma di prevenzione fondamentale, ma che storicamente registra livelli di adesione non ancora sufficienti. Portare il percorso direttamente in farmacia significa eliminare alcune delle barriere che possono scoraggiare il cittadino e rendere lo screening più semplice, immediato e accessibile”.
Deblistering, progettualità che richiede investimenti e risorse
Federfarma Marche pone inoltre l’attenzione sul deblistering, il servizio attraverso il quale i farmaci vengono sconfezionati e riconfezionati in dosi personalizzate, suddivise per giorno e orario di assunzione, con l’obiettivo di favorire una corretta e sicura gestione della terapia, soprattutto per i pazienti in politerapia.
“Il deblistering rappresenta una progettualità importante – spiega Meconi - perché può offrire un supporto concreto alla corretta assunzione delle terapie in particolare per i pazienti più fragili e per chi segue terapie complesse. È però necessario essere consapevoli che si tratta di un servizio che richiede un alto livello di qualità con conseguenti investimenti, tecnologie e automazioni specifiche, che non tutte le farmacie, soprattutto quelle di piccole dimensioni, possono sostenere”.
Da qui l’auspicio di Federfarma Marche che le risorse previste dall’Accordo e, in particolare, il Fondo regionale di solidarietà, insieme alla già presente indennità di disagiata residenza, possano sostenere le piccole farmacie nell’adozione delle tecnologie necessarie a garantire i nuovi servizi.
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
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Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Linfomi, 90 nuovi casi all’anno a Ferrara: 1500 pazienti seguiti dal Sant’Anna Estense.com
Il 15 settembre di ogni anno si celebra la Giornata mondiale per la consapevolezza sul linfoma con l’obiettivo di promuovere la conoscenza di questa patologia. Anche i professionisti dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara e le Associazioni di volontariato si trovano in prima linea nella lotta a questi tumori che colpiscono il sistema immunitario.
“L’incidenza di queste patologie sul territorio ferrarese – commenta il prof. Antonio Cuneo, Direttore dell’Unità Operativa di Ematologia del Sant’Anna di Ferrara – è pari a circa 90 nuovi casi all’anno e presso il Reparto che dirigo vengono seguiti periodicamente circa 1500 pazienti affetti da tale patologia. Il paziente con sospetto linfoma accede rapidamente e, se necessario, direttamente ai nostri servizi in modo da garantire un immediato avvio del processo diagnostico secondo protocolli predefiniti. Questo avviene in stretta collaborazione con la Chirurgia, l’Anatomia Patologica ed i laboratori specialistici di citofluorimetria e citogenetica molecolare dell’Ematologia che consentono di porre una diagnosi precisa. Effettuato questo passaggio, entrano in gioco la Radiologia e la Medicina Nucleare per una rapida stadiazione mediante tomografia assiale computerizzata (TAC) e tomografia a emissione di Positroni (PET) che ci consente di determinare l’estensione del linfoma ed il suo stadio. Le terapie sono precedute da una consulenza nell’ambulatorio specialistico vaccinale e, se indicato e/o possibile, da misure di preservazione della capacità procreativa. I farmaci chemioimmunoterapici vengono preparati da personale esperto della Farmacia Ospedaliera e somministrati in degenza o in Day Hospital sotto la supervisione di infermieri e medici altamente specializzati. Se indicata, viene anche utilizzata la radioterapia che si avvale di un reparto dedicato con personale molto esperto e strumenti di ultima generazione. Tutti i reparti del Sant’Anna di Ferrara forniscono consulenze specialistiche mirate in caso di complicanze. La strategia terapeutica viene illustrata al paziente e ai famigliari e viene fatto ogni sforzo per adattare il programma di cura alle esigenze personali. Le moderne terapie che utilizzano il sistema immunitario, incluse le cellule CAR-T e i moderni anticorpi monoclonali bispecifici, vengono utilizzate sotto la supervisione di medici dedicati nell’ambito di un programma clinico specifico. Durante il periodo in cui il paziente è in trattamento vengono gestite le eventuali complicanze mediante accesso diretto al Day Hospital dell’Ematologia. Al termine della terapia viene effettuata la valutazione della risposta (ristadiazione) e vengono pianificate le successive visite periodiche di controllo. Di grande importanza il ruolo dell’Associazione Italiana Leucemie (AIL), che con la sezione di Ferrara offre concreto aiuto ai pazienti e alle famiglie”.
IL RUOLO DI AIL (ASSOCIAZIONE ITALIANA CONTRO LE LEUCEMIE-LINFOMI E MIELOMA) FERRARA. Nel 2026 AIL Ferrara conferma il proprio impegno a sostegno della ricerca scientifica e dell’attività clinica presso l’Ematologia e il Day Hospital Oncoematologico pediatrico dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara. Dall’inizio dell’anno l’associazione ha già stanziato 162.500 euro per finanziare il rinnovo di una borsa di studio, tre assegni di ricerca e l’incarico di due medici dedicati ai pazienti più piccoli.
Una nuova iniziativa dell’anno in corso è rappresentata dal supporto fisioterapico professionale; grazie alla straordinaria generosità dei sostenitori AIL Ferrara ha attivato un nuovo servizio dedicato al recupero dei pazienti dopo il rientro a casa.
Da oltre vent’anni l’associazione affianca la struttura sanitaria offrendo diversi servizi gratuiti rivolti ai malati e ai loro familiari per aiutarli ad affrontare i complessi percorsi terapeutici. Tra le principali iniziative figurano un servizio di trasporto casa-ospedale, per alleggerire le famiglie dagli oneri economici e organizzativi degli spostamenti, e un sostegno psicologico strutturato grazie alla presenza di due professioniste dedicate ad adulti e bambini, affiancate da un progetto di Art Therapy riservato ai più piccoli per consentire loro di esprimere i propri vissuti emotivi. Consapevole dell’impatto della malattia anche sulla stabilità lavorativa e finanziaria dei pazienti, l’associazione interviene inoltre con un aiuto economico concreto a favore dei nuclei familiari che si trovano in condizioni di particolare fragilità. L’insieme di queste attività è reso possibile grazie alla costante dedizione dei volontari e dei sostenitori dell’associazione.
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Richieste di ripresa delle sedute di radioterapia in un ospedale in Portogallo The Portugal News
Il Bloco de Esquerda (BE) di Évora ha espresso “grande preoccupazione” per i malati di cancro che necessitano di trattamenti di radioterapia e che sono costretti a recarsi in altre strutture ospedaliere. in ·13 set 2026, 07:03·0 Commmenti In un comunicato, il BE ricorda che dal 1° giugno “centinaia” di malati di cancro della regione “continuano a essere costretti” a spostarsi per poter proseguire i trattamenti di radioterapia. Secondo la BE di Évora, il servizio viene fornito a «Santarém, Faro o Lisbona», inizialmente a causa del «rinnovo delle attrezzature» e ora, «a quanto pare, a causa di problemi operativi». «Infatti, l’Unità Sanitaria Locale dell’Alentejo Centrale (ULSAC) ha temporaneamente sospeso i trattamenti di radioterapia per sostituire le due apparecchiature terapeutiche e gli acceleratori lineari, un investimento pubblico nell’ambito del Piano di Ripresa e Resilienza (PRR), stimato in quattro milioni di euro, sebbene il servizio di radioterapia sia stato concesso in appalto da anni alla Joaquim Chaves Oncologia S.A.”, si legge nel documento. Parallelmente, e secondo il BE di Évora, l’ULSAC ha indetto a febbraio una nuova gara d’appalto per una nuova concessione del Servizio di Radioterapia “per quattro anni, rinnovabile per un ulteriore anno, per un importo di 18.658.209,00 euro”. Questa gara d’appalto, alla quale partecipava anche Joaquim Chaves S.A., è stata aggiudicata ad Altrys Portugal, una società di origine spagnola, che in precedenza aveva già detenuto la concessione per questo servizio”, aggiungono. La gara d’appalto «sarebbe stata annullata», secondo la dirigenza del partito, «presumibilmente dalla Corte dei conti, senza che siano noti i motivi dell’annullamento». «D’altra parte, è necessario garantire i posti di lavoro dei tecnici di radioterapia. I lavoratori dell’unità, sebbene finora il loro contratto di lavoro con la Joaquim Chaves SA non sia stato intaccato, non sanno nemmeno cosa li attenda nel prossimo futuro», avvertono. Crediti: envato elements; Autore: SteveAllenPhoto999; Per la sezione di Évora del BE, la concessione a enti privati dei trattamenti di radioterapia per i malati di cancro nell’Alentejo «non garantisce» che l’Unità di Radioterapia dell’Ospedale do Espírito Santo di Évora «svolga la propria funzione senza intoppi», «né offre» ai malati di cancro e alle loro famiglie la «tranquillità necessaria». A questo proposito, il Comitato di coordinamento distrettuale di Évora del Blocco di Sinistra esorta il presidente del consiglio di amministrazione dell’ULSAC a «promuovere la riapertura» dell’Unità di Radioterapia dell’Ospedale di Évora, «adottando le misure necessarie» affinché essa «adempia in modo autonomo» alle proprie responsabilità nell’erogazione delle cure radioterapiche. Il Bloco de Esquerda di Évora esorta inoltre l’amministrazione dell’ULSAC a informare i pazienti, i lavoratori e l’opinione pubblica, «in modo trasparente», delle misure che intende adottare.
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
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Radioterapia e tetti di spesa, il Tar boccia la Regione Campania In Prima News
Il Tar Campania interviene con una sospensione sulla vicenda dei tetti di spesa della Regione per la radioterapia oncologica
Il Tar Campania ha sospeso in via d’urgenza l’efficacia della delibera della Regione relativa ai tetti di spesa per la radioterapia del 2026, approvata lo scorso 6 agosto in Giunta, dopo una lunga trattativa tra uffici regionali, strutture accreditate ed Snr per scongiurare il blocco delle terapie salvavita per pazienti fragili oncologici.
In una nota, gli avvocati Luca Rubinacci e Antonella Villani, che rappresentano diverse strutture di radioterapia della Campania, affermano che “la Regione non ha reperito né appostato le risorse necessarie a sostenere il valore delle terapie salvavita, motivi per cui ci si è rivolti alla magistratura, ma senza interrompere i trattamenti per senso di responsabilità”. La trattazione collegiale è fissata per il 6 ottobre prossimo.
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Cura dei tumori, la svolta. Inizia l’era dei vaccini mRNA personalizzati panorama.it
Abbiamo provato a curare il cancro con un vaccino molto prima che l’mRNA diventasse la parola magica della medicina. E abbiamo fallito. Per decenni i vaccini terapeutici hanno promesso di insegnare al sistema immunitario a riconoscere il tumore e a sconfiggerlo, ma hanno incontrato una lunga serie di fallimenti clinici, perché il cancro si è dimostrato un avversario formidabile: cambia identità, si nasconde, spegne le nostre difese. Oggi qualcosa sembra essere cambiato, perché per la prima volta nella storia un vaccino personalizzato a mRNA, denominato Intismeran e costruito da Moderna su misura per ogni singolo paziente, ha dimostrato di essere efficace in uno studio di fase III.
Più di due anni fa, nelle stanze degli ospedali di 26 Paesi del mondo, 1.137 pazienti con melanoma ad alto rischio e già operati hanno accettato di sperimentare una terapia “sartoriale” per cercare di evitare metastasi e recidive. «L’allestimento del vaccino parte dal tumore asportato chirurgicamente: il suo Dna viene sequenziato per individuare le mutazioni specifiche di ogni singolo melanoma, i cosiddetti neoantigeni che caratterizzano il profilo genetico del tumore», dice a Panorama Giuseppe Curigliano, ordinario di oncologia medica dell’Università di Milano e vice direttore scientifico dell’Ieo. «Successivamente, un algoritmo bioinformatico identifica quelli più adatti a stimolare il sistema immunitario e costruisce per ciascun paziente un vaccino a mRNA su misura, capace di codificare fino a 34 antigeni. L’obiettivo è educare il sistema immunitario a riconoscere questi bersagli espressi su eventuali cellule micrometastatiche e ad eliminarle, riducendo il rischio che il tumore si ripresenti».
L’algoritmo genetico che arma le difese contro la recidiva
I risultati dello studio INTerpath.001 di cui oggi tutto il mondo parla hanno raggiunto entrambi gli obiettivi, la sopravvivenza libera da recidiva e quella libera da metastasi. Ma perché denominiamo vaccino qualcosa che non previene la malattia, ma la cura? «Vaccino è qualsiasi cosa sia in grado di attivare una risposta immunitaria diretta contro un determinato bersaglio», spiega Maria Rescigno, ordinaria di patologia generale di Humanitas University. «Esistono quelli preventivi e quelli terapeutici. Qui si tratta di un vaccino terapeutico che serve per una sorta di “sterilizzazione” del paziente, cercare di impedire che quelle cellule possano dare origine a recidiva o a metastasi. Ma dobbiamo distinguere anche tra vaccini terapeutici personalizzati e universali, cioè già pronti per essere utilizzati in tutti i malati con una stessa patologia».
Per ora la trasferibilità dell’approccio a tutta la popolazione è una questione complessa. «Nel caso di Intismeran la preparazione richiede circa sei settimane. Può quindi funzionare molto bene nel paziente che ha appena subito un intervento chirurgico ed è libero da malattia visibile. Ma per un utilizzo più ampio dobbiamo ridurre questi tempi e rendere la tecnologia più facilmente accessibile», conclude Rescigno.
La sperimentazione internazionale che ha condotto a questi risultati ha anche un cuore italiano. E porta con sé uno dei paradossi più affascinanti e terribili della ricerca clinica: per sapere se una cura funziona, chi la somministra deve accettare di non sapere se la sta utilizzando davvero. Paolo Ascierto, ordinario di oncologia all’Università Federico II di Napoli e uno dei massimi esperti mondiali di melanoma, questo paradosso lo ha vissuto in prima persona: nel gennaio 2024 ha “arruolato” il primo paziente italiano a partecipare al trial. Davanti a lui c’era una terapia potenzialmente capace di aprire una strada nuova nella lotta al cancro. Ma anche una domanda: in quella siringa c’era davvero il vaccino o il placebo? «INTerpath-001 è uno studio randomizzato e in doppio cieco, quindi né il paziente né i medici sanno se stanno somministrando (e quindi ricevendo) il vaccino a mRNA oppure il placebo», dice Ascierto a Panorama. «Questo ovviamente vale per tutti i partecipanti allo studio. Ovvio che come medico vorresti sapere subito che cosa hai somministrato al tuo paziente, ma come ricercatore sai che non devi saperlo, perché proprio quel rigore permetterà domani di stabilire con certezza se la terapia funziona davvero. È stato comunque un momento emozionante, perché significava portare in Italia una sperimentazione che oggi sappiamo aver dato un risultato positivo».
L’identikit molecolare che guida l’attacco immunitario
Intismeran non viene somministrato da solo, ma con l’anticorpo monoclonale pembrolizumab. «Il vaccino mostra al sistema immunitario chi deve colpire, come se gli consegnassimo le fotografie segnaletiche del nemico, aiutandolo a riconoscerlo in maniera più precisa e a sviluppare linfociti T mirati», continua Ascierto. «Nello stesso tempo pembrolizumab toglie uno dei freni che il tumore utilizza per impedirgli di farlo. È la forza della combinazione: da una parte rendiamo il tumore più facilmente riconoscibile, dall’altra restituiamo al sistema immunitario la possibilità di attaccarlo. Cerchiamo anche di creare una memoria immunologica, affinché quelle “fotografie” rimangano nel tempo e il sistema possa eliminare eventuali cellule tumorali che dovessero ricomparire». Il professore, appassionato di moto, non rinuncia a una metafora da rider. «La sfida di oggi non è solo rendere il sistema immunitario più potente, ma più preciso. Se l’immunoterapia toglie i freni, il vaccino gli indica con maggiore precisione dove andare e che cosa colpire. Non abbiamo bisogno soltanto di un motore più potente, ma anche di freni, di un buon manubrio e soprattutto di sapere dove vogliamo arrivare».
I dati numerici completi del trial saranno resi noti a fine ottobre, durante il congresso ESMO di Madrid: per il momento è stato comunicato solo che gli obiettivi principali sono stati raggiunti. Sappiamo però che nella precedente fase II il vaccino aveva ridotto del 49% il rischio di recidiva o morte e del 59% quello di metastasi a distanza.
Su eventuali effetti avversi, gli scienziati tranquillizzano. «Gli immunoterapici vengono utilizzati ormai da più di quindici anni e sappiamo che sono terapie sicure», continua Curigliano. «Certo, possono provocare effetti collaterali legati all’attivazione eccessiva del sistema immunitario e quindi eventi avversi da “fuoco amico”. Per esempio tiroiditi, reazioni cutanee e polmoniti; più raramente miocarditi. Tutte problematiche gestibili e nella maggior parte dei casi reversibili. Anche per i vaccini terapeutici bisognerà valutare con attenzione i dati di sicurezza, ma non partiamo da una tecnologia sconosciuta: abbiamo una lunga esperienza con questo tipo di terapie».
Dai neoantigeni allo stress cellulare: la rotta verso i vaccini universali
Oltre al trial su melanoma, sono in corso studi sui tumori a vescica, rene e polmone. Ma non di solo mRNA vivranno i vaccini del futuro: la ricerca si concentra pure su altre modalità di riconoscimento dei bersagli, anche per rendere queste strategie potenzialmente universali. Questo porterebbe a un crollo dei costi di ricerca e di produzione e quindi a maggiore sostenibilità delle terapie. «La cellula tumorale è sempre molto stressata, perché deve convivere con un numero elevatissimo di mutazioni», continua Rescigno. «Questo stress fa sì che esponga sulla propria superficie delle “bandierine” particolari, molecole che sono caratteristiche proprio dello stato di stress. Noi stiamo cercando, con i fondi del 5 per mille di AIRC, di identificare questi segnali per poter costruire un vaccino peptidico (che usa piccoli frammenti di proteine del tumore) per insegnare al sistema immunitario a riconoscere e attaccare le cellule tumorali. Il vaccino è già stato prodotto e siamo in attesa dell’autorizzazione alla sperimentazione clinica. Sarà una fase 1, quindi una prima sperimentazione sull’uomo, soprattutto per valutarne la tollerabilità e ottenere i primi dati di efficacia».
Dopo decenni in cui il tumore è stato raccontato come un nemico invisibile e inesorabile, la medicina prova a trasformare quella stessa invisibilità in un bersaglio. Come scriveva Susan Sontag nel lontano 1977, il cancro forse resterà ancora «la malattia che non bussa prima di entrare». Ma adesso la sfida è fare in modo che, dopo essere riusciti a cacciarlo fuori dalla porta principale con le armi che già possediamo, si possa insegnare sempre meglio al sistema immunitario come riconoscerlo quando prova a tornare.Per impedirgli di farci, di nuovo, del male.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Tumore della prostata, progetti di screening con risonanza Magnetica biparametrica IlPiacenza
Tumore della prostata, progetti di screening con risonanza Magnetica biparametrica Secondo importanti studi internazionali la Rm aumenta l’identificazione delle forme clinicamente significative e riduce sia le biopsie inutili che la diagnosi di tumori a basso rischio
Il tumore prostatico rappresenta una delle principali cause di morte oncologica, con una incidenza che aumenta con l’età. La diagnosi precoce delle forme clinicamente significative può consentire trattamenti tempestivi e più mirati. Per questo, un percorso programmato può evitare procedure non necessarie nelle forme indolenti, con benefici per la qualità di vita e per l’impiego delle risorse sanitarie.
I limiti dello screening basato solo sul PSA
A differenza di quanto accade per i tumori della mammella e del colon-retto, per i tumori della prostata non esiste ancora un programma di screening organizzato consolidato. Lo strumento su cui ci si è basati finora, il dosaggio del PSA (Antigene Prostatico Specifico), non ha mai soddisfatto pienamente i requisiti di un test di screening ideale, sicuro e sostenibile. Il PSA può intercettare molti tumori, ma non distingue con sufficiente precisione quelli destinati a incidere sulla sopravvivenza, dalle forme indolenti, che potrebbero non dare mai sintomi. Un importante studio europeo, su ampia scala, ha dimostrato che uno screening intensivo basato sul PSA, può ridurre la mortalità specifica (del 20% a 16 anni nello studio ERSPC - European Randomised Study of Screening for Prostate Cancer - e fino al 35% a 18 anni nello studio di Göteborg). Tuttavia, nello stesso studio ERSPC la sovradiagnosi è stimata tra il 30 e il 40%, con biopsie e trattamenti spesso non necessari.
La Risonanza Magnetica (RM) nel percorso diagnostico
La RM usata prima della biopsia, aumenta la identificazione delle forme clinicamente significative e riduce sia le biopsie inutili che la diagnosi di tumori a basso rischio. Particolarmente promettente è la RM senza mezzo di contrasto (biparametrica o bpRM), che, rispetto a quella multiparametrica offre tempi di acquisizione più brevi, costi inferiori e flussi di lavoro più semplici, con performance diagnostiche che, nei dati più recenti e in contesti selezionati, risultano comparabili a quelle della RM multiparametrica. L’assenza del mezzo di contrasto semplifica inoltre il percorso, elimina i rischi correlati alla sua somministrazione e riduce l’impegno organizzativo.
La Risonanza Magnetica integrata nello studio: si confrontano due modelli
Nel primo modello MRI - first, la risonanza viene offerta a tutti gli uomini invitati e la biopsia solo a chi presenta reperti sospetti: massimizza la capacità di individuare i tumori significativi, ma richiede grande disponibilità di apparecchiature e radiologi esperti, con costi non trascurabili.
Nel secondo modello, basato sulla stratificazione del rischio, si parte da una valutazione iniziale (PSA) e la RM viene riservata, come test di secondo livello, ai soggetti a rischio più alto. Sarà comunque la RM a definire i soggetti candidati a biopsia prostatica. Le evidenze attuali indicano quest’ultimo approccio come la via più sostenibile per programmi di popolazione, perché concentra la risorsa - RM - dove è più probabile che porti un beneficio reale. I risultati di alcuni importanti studi internazionali sostengono questa direzione.
Nei trial Göteborg-2, PROBASE, ProScreen e Stockholm3-MRI, l’uso della RM dopo il PSA, ha permesso di dimezzare o ridurre drasticamente le biopsie e le diagnosi di tumori non clinicamente significativi, mantenendo l’identificazione delle forme più aggressive. Le raccomandazioni del Consiglio dell’Unione Europea del 2022 incoraggiano ad esplorare percorsi organizzati e stratificati del rischio e la RM come esame selettivo di approfondimento.
In Svezia, il programma OPT è già realtà in gran parte delle regioni, il progetto europeo PRAISE - U (Prostate Cancer Awareness and Initiative for Screening in the European Union), sta testando algoritmi PSA-più-RM in diversi Stati membri e nel Regno Unito lo studio TRANSFORM arruolerà fino a 300mila uomini per confrontare i diversi approcci.
In sintesi, la RM è in grado di superare molti dei limiti dello screening basato solo sul PSA, individuando meglio i tumori aggressivi e riducendo sovradiagnosi e biopsie non necessarie, anche se mancano dati a lungo termine, in particolare sulla mortalità e sugli intervalli ottimali di ripetizione dei test. Restano da definire protocolli, soglie interpretative e il monitoraggio.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?5
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
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Criteri Critici
Oncologia. In Italia 495 sperimentazioni aperte al reclutamento, meno di Spagna, Francia e Regno Unito HealthDesk
L’Europa non attraversa una crisi di capacità scientifica, ma sta perdendo terreno nell’attrazione e attivazione delle sperimentazioni cliniche oncologiche, soprattutto di quelle promosse dall’industria e dedicate alle prime fasi di sviluppo dei medicinali.
In sintesi, è questo il posizionamento del Vecchio Continente nel quadro della ricerca farmaceutica, così come delineato all’Annual Meeting di Alleanza contro il cancro, organizzato in collaborazione con la Fondazione Pascale dal 10 al 12 settembre a Napoli. A descriverlo è stato, tra gli altri, Giuseppe Curigliano, direttore della Divisione Sviluppo di nuovi farmaci per terapie innovative dello Ieo (Istituto associato ad Acc) e professore di Oncologia medica all’Università di Milano.
Gli studi oncologici sostenuti dall’industria e compresi tra la fase I e la fase III sono circa 21 mila in Nord America e 12 mila sia in Europa sia in Asia. La distanza è ancora più marcata nelle sperimentazioni aperte al reclutamento: 5.200 negli Stati Uniti, 5.300 in Asia e 3 mila nel Continente europeo.
«Non è che i trial non ci siano – sottolinea Curigliano, che è anche presidente eletto della Società europea di oncologia medica (ESMO) - ma ci sono meno centri attivi». Le multinazionali del farmaco tendono infatti a concentrare le sperimentazioni in un numero più ristretto di strutture e a coinvolgere meno i Centri europei nello sviluppo iniziale delle nuove molecole. La riduzione interessa soprattutto gli studi di fase I.
Sul versante accademico, grazie anche agli investimenti dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) e dall'Associazione italiana per la ricerca sul cancro (Airc), nel nostro Paese gli studi accademici e registrativi aperti al reclutamento sono complessivamente 495. Siamo comunque dietro a Spagna (708), Francia (635) e Regno Unito (520).
Più confortanti appaiono i dati sulla produzione scientifica continentale: secondo gli indicatori sulla qualità delle pubblicazioni censite dal Nature Index all’H-index elaborato da SCImago Oncology, la ricerca europea mantiene un impatto elevato e competitivo rispetto a Stati Uniti e Asia. Il Regno Unito occupa la prima posizione nel Continente, seguito da Spagna e Germania, mentre Italia e Francia seguono a pari merito.
«Non è affatto vero che vi sia una crisi dell’innovazione in Europa: la ricerca europea è ancora valida e innovativa» sostiene Curigliano. Il problema riguarda piuttosto la capacità di trasformare la qualità scientifica in sperimentazioni, sviluppo industriale e accesso tempestivo alle terapie. Su quest'ultimo aspetto, l'oncologo ricorda la scelta di alcune aziende di commercializzare nuovi medicinali prima negli Stati Uniti, rinviandone l’introduzione in Europa anche di uno o due anni, e di adottare programmi di accesso anticipato riservati ai soli pazienti statunitensi: una limitazione «non eticamente sostenibile».
Nel settore della ricerca e sviluppo dei farmaci, da alcuni anni si è affacciato prepotentemente un nuovo player: la Cina. Il Paese ha accelerato attraverso incentivi, investimenti nelle biotecnologie e un impiego esteso dell’intelligenza artificiale. Da produttore di farmaci simili a quelli già disponibili, la Cina punta ora a diventare un centro globale dell’innovazione, sviluppando nuove molecole nelle fasi precliniche e nei primi studi sull’uomo per poi affidarne le fasi successive a partner internazionali.
In questo quadro globale, l’Europa conserva ancora qualche punto di forza su cui potrebbe puntare: la reputazione dei Centri oncologici, la qualità della ricerca, l’approccio multidisciplinare, i laboratori e le reti di collaborazione. Sull'altro piatto della bilancia, però, vi sono costi elevati, vincoli burocratici, frammentazione, difficoltà nell’attrarre professionisti e percorsi di carriera non sempre definiti.
Per Curigliano servono allora risposte coordinate a livello europeo, accompagnate da interventi nazionali: maggiori investimenti in ricerca e sviluppo, laboratori, infrastrutture accessibili per i dati e formazione delle nuove figure professionali: «Se non realizziamo investimenti strategici in ricerca e sviluppo - avverte infine - il rischio è di dover comprare tutto».
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Katja Fain Rivela La Diagnosi Di Leucemia Mieloide Cronica: “Voglio Tornare Un Giorno Sui Blocchi” SwimSwam
La nuotatrice olimpica slovena Katja Fain ha reso pubblico uno dei momenti più difficili della sua vita. Alla 25enne è stata diagnosticata una leucemia mieloide cronica (LMC) lo scorso 30 giugno. Dopo oltre due mesi trascorsi lontano dai riflettori, Fain ha scelto di raccontare sui social la diagnosi, il trattamento che sta seguendo e soprattutto l’incertezza che riguarda il suo futuro nel nuoto agonistico.
“Il 30 giugno 2026 è una data che non dimenticherò mai. È il giorno in cui la mia vita è cambiata per sempre”, ha scritto Fain. La telefonata con la diagnosi, racconta, l’ha lasciata inizialmente incapace di elaborare quello che il medico le stava spiegando.
“Cancro? Io? Perché io? Mi prendo cura del mio corpo, faccio esercizio, mangio bene, non fumo e non bevo. Faccio tutto quello che dovresti fare, giusto? Eppure la vita mi ha dato questa carta. Perché?”
La Diagnosi E La Terapia
La leucemia mieloide cronica è una forma di tumore del sangue e del midollo osseo che, a differenza di alcune leucemie acute, può oggi essere controllata a lungo termine in molti pazienti attraverso terapie farmacologiche mirate.
Fain ha spiegato che nel suo caso il trattamento non prevede chemioterapia né interventi chirurgici. Assume quotidianamente una terapia mirata e dovrà sottoporsi regolarmente agli esami necessari per verificare la risposta alla cura.
La nuotatrice ha voluto chiarire questo aspetto anche per evitare che la parola “leucemia” portasse automaticamente a conclusioni diverse dalla sua situazione clinica.
“È una forma cronica di cancro con cui si convive. Le pillole fanno il loro lavoro per tenere tutto sotto controllo”, ha spiegato.
L’obiettivo, secondo quanto riferito dalla stessa Fain, è raggiungere e mantenere nel tempo una risposta sufficientemente stabile da poter eventualmente valutare, in futuro e sotto controllo medico, la sospensione del trattamento. Si tratta però di una prospettiva ancora lontana e il monitoraggio della malattia resterà necessario.
Il Punto Più Difficile: Cosa Succede Adesso Al Nuoto?
È proprio quando parla della piscina che il racconto di Fain cambia tono.
Per il momento le indicazioni mediche le impediscono di sostenere allenamenti ad alta intensità, lavori massimali e lavori in ipossia. Non può inoltre gareggiare.
Fain continua comunque a nuotare, ma a intensità molto bassa.
“Per ora continuerò a nuotare e ad allenarmi molto leggermente, a bassa intensità e con poco lattato. Voglio semplicemente fare la cosa che amo di più, senza aspettative, senza pressione, senza cronometro. Solo nuotare.”
La questione è particolarmente complessa per un’atleta di alto livello perché la terapia può avere diversi effetti collaterali e, come ha spiegato la stessa Fain, al momento non ha certezze su quanto il proprio organismo potrà tollerare in futuro i carichi necessari per tornare all’agonismo internazionale.
La slovena ha riferito di sentirsi attualmente bene dal punto di vista fisico e di non aver manifestato gli effetti collaterali possibili del trattamento. La parte più difficile, almeno in questi primi mesi, è stata quella psicologica.
“La mia vita è stata capovolta e messa sotto un punto interrogativo. Vivo nell’incertezza ed è qualcosa che faccio fatica a gestire.”
Non significa, però, che abbia deciso di chiudere con il nuoto.
Il piano è procedere per gradi. Prima verificare che la terapia funzioni e che la risposta dell’organismo sia quella attesa. Soltanto dopo, con l’autorizzazione dei medici, Fain proverà progressivamente a capire quali siano i nuovi limiti del proprio corpo e se esistano le condizioni per tornare ad allenarsi ad alto livello.
“Quanto lontano riuscirò ad arrivare e se il mio corpo mi permetterà di tornare agli allenamenti da atleta élite è qualcosa che dovrò scoprire durante questo percorso.”
Due Olimpiadi E Una Carriera Costruita Con La Slovenia
L’incertezza riguarda una carriera che aveva già portato Fain su alcuni dei palcoscenici più importanti del nuoto internazionale.
La slovena ha partecipato a due edizioni dei Giochi Olimpici, Tokyo 2020, disputati nel 2021, e Parigi 2024. A Tokyo raggiunse il suo miglior piazzamento olimpico individuale con il 15° posto nei 400 misti.
Nel 2021 conquistò inoltre la medaglia di bronzo nei 200 stile libero agli Europei in vasca corta, mentre quattro anni prima era salita sul terzo gradino del podio nei 400 stile libero agli Europei Junior.
Fain detiene anche tre record nazionali sloveni individuali in vasca corta, nei 200 stile libero, 400 stile libero e 200 farfalla. La sua ultima gara risale all’inizio di giugno, poche settimane prima della diagnosi.
Il nuoto, per ora, rimane nella sua quotidianità in una forma molto diversa da quella alla quale era abituata. Non ci sono tempi da inseguire né una data fissata per il ritorno alle competizioni.
C’è però un obiettivo che Fain non nasconde.
“Il nuoto mi ha insegnato a essere resiliente, a essere forte, a non arrendermi e a rialzarmi sempre. Niente mi impedirà di provarci e di dare tutto quello che ho per avere la possibilità, un giorno, di tornare sui blocchi di partenza, pronta a tuffarmi in acqua.”
Per il momento, quella possibilità non ha una scadenza. E probabilmente è proprio questo il senso delle parole con cui Fain ha scelto di raccontare la sua storia: prima della prossima gara viene la risposta alla terapia. Il cronometro, questa volta, può aspettare.
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Hai una macchia sotto l'unghia che non va via? Quando preoccuparsi Pazienti.it
Ci sono parti del corpo che osserviamo tutti i giorni e altre che possono restare a lungo fuori dal nostro campo visivo. Cuoio capelluto e unghie appartengono a questa seconda categoria e proprio qui possono svilupparsi forme di melanoma che rischiano di essere riconosciute più tardi. In Italia, secondo i dati riportati dalla Fondazione Melanoma, sono circa 800 ogni anno le diagnosi di melanoma che interessano il cuoio capelluto e l’apparato ungueale. Il problema non è soltanto la rarità relativa di queste localizzazioni, ma il fatto che una lesione possa essere nascosta dai capelli oppure confusa con un trauma, un ematoma o un problema dell’unghia apparentemente comune.
Da questa difficoltà nasce l’iniziativa promossa dalla Fondazione Melanoma, che punta a coinvolgere parrucchieri, estetisti e onicotecniche come possibili “sentinelle” durante le normali attività professionali. Non viene chiesto loro di riconoscere o diagnosticare un tumore, compito che spetta esclusivamente al medico, ma semplicemente di segnalare al cliente una macchia o una modificazione insolita e suggerire, quando necessario, un controllo dermatologico.
Il melanoma del cuoio capelluto può restare nascosto dai capelli
Testa e collo rappresentano appena il 9% della superficie del corpo, ma in questa zona si concentra circa il 20% dei melanomi diagnosticati in Italia. Secondo Paolo Ascierto, professore ordinario di Oncologia all’Università Federico II di Napoli e presidente della Fondazione Melanoma Onlus, più di un terzo di questi casi, circa il 35%, si sviluppa direttamente sotto i capelli.
È una posizione particolarmente difficile da controllare autonomamente. Una persona può osservare con relativa facilità un neo sul braccio, sul torace o sulla gamba, mentre una lesione nascosta tra i capelli può rimanere inosservata anche per molto tempo.
Il melanoma in quest’area viene per questo descritto come particolarmente insidioso: oltre alla difficoltà di individuarlo, il cuoio capelluto presenta una forte vascolarizzazione e, secondo quanto spiegato da Ascierto, la lesione può crescere più rapidamente in profondità.
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I dati riportati indicano un tasso di sopravvivenza a 10 anni intorno al 60%, inferiore rispetto a quello osservato per melanomi sviluppati sul tronco o sugli arti. Il dato non descrive naturalmente il destino di ogni singolo paziente, ma sottolinea l’importanza di arrivare alla diagnosi il prima possibile.
Perché anche il parrucchiere può notare qualcosa che sfugge allo specchio
Durante un normale taglio o lavaggio, il parrucchiere separa continuamente le ciocche e osserva porzioni di cuoio capelluto che il cliente difficilmente riesce a vedere da solo.
Proprio questa posizione privilegiata può trasformarsi in un’occasione di attenzione. Una macchia nuova, scura, asimmetrica o dall’aspetto insolito non deve essere interpretata dal professionista del settore beauty, ma può essere fatta notare alla persona interessata.
L’obiettivo dell’iniziativa non è quindi attribuire competenze mediche a chi lavora nei saloni. Il parrucchiere non deve stabilire se una lesione sia benigna o maligna e nemmeno tentare una valutazione clinica. Può però suggerire con discrezione di mostrarla a un dermatologo, soprattutto quando si trova in una zona difficilmente visibile.
Melanoma dell’unghia: quella striscia scura da non ignorare
Un problema differente riguarda invece le unghie. In questo caso la lesione è spesso visibile, ma rischia di essere sottovalutata o interpretata come qualcosa di benigno.
Il melanoma della matrice ungueale è una forma rara ma aggressiva. In Italia vengono stimati circa 130-300 casi ogni anno. Una delle possibili manifestazioni è la comparsa di una banda scura longitudinale sulla lamina dell’unghia, definita melanonichia.
La presenza di una striscia pigmentata non significa automaticamente avere un melanoma: alterazioni di questo tipo possono avere diverse cause. L’attenzione aumenta però quando la pigmentazione presenta caratteristiche irregolari oppure cambia progressivamente nel tempo.
Tra gli elementi che possono meritare una valutazione medica vengono indicati variazioni dell’ampiezza, della forma o del colore della banda, modificazioni progressive della pigmentazione e l’estensione del colore alla cuticola o alla pelle circostante.
Quest’ultimo elemento prende il nome di segno di Hutchinson ed è uno dei possibili segnali osservati nel melanoma ungueale.
Non riguarda soltanto le persone anziane
Un altro aspetto importante riguarda l’età. L’idea che il melanoma dell’unghia sia esclusivamente una malattia delle persone anziane non trova conferma nei dati citati.
Un recente studio pubblicato su Clinical and Experimental Dermatology, condotto su pazienti fino a 40 anni, compresi adolescenti e persone sotto i 30 anni, ha mostrato che questa forma di melanoma può comparire già dopo la pubertà.
Proprio nei pazienti più giovani una modificazione dell’unghia può essere facilmente attribuita ad altre spiegazioni. Una striscia o un'area scura può essere interpretata come la conseguenza di un trauma sportivo, un piccolo ematoma oppure una micosi.
Estetisti e onicotecniche possono trovarsi in una posizione utile per accorgersi di queste anomalie, soprattutto quando vengono rimossi smalti o ricostruzioni che normalmente rendono meno visibile la superficie dell’unghia.
Anche in questo caso vale però lo stesso principio: notare non significa diagnosticare.
Parrucchieri ed estetisti non sostituiscono il dermatologo
La Fondazione Melanoma insiste proprio su questo limite. Il compito di parrucchieri, estetisti e onicotecniche dovrebbe fermarsi alla segnalazione di qualcosa di insolito.
Una macchia sul cuoio capelluto oppure una striscia persistente sull’unghia può avere numerose spiegazioni e soltanto una valutazione medica può chiarirne la natura.
La proposta nasce quindi da un concetto di prevenzione basato sull’osservazione delle parti del corpo che più facilmente sfuggono ai normali controlli personali. Durante un appuntamento dal parrucchiere o dall’estetista, il professionista può trovarsi casualmente davanti a una zona che il cliente vede raramente.
Segnalare un cambiamento non significa creare allarme, ma semplicemente invitare la persona a non trascurarlo.
L’iniziativa è stata presentata durante l’ottava edizione di “We in Action”, evento dedicato alla prevenzione e alle nuove strategie contro i tumori cutanei. Testimonial per il terzo anno consecutivo è stato l’ex calciatore Giuseppe Bergomi, che ha sottolineato proprio il valore della collaborazione tra figure diverse.
Il messaggio resta quindi molto concreto: una piccola anomalia notata in una zona difficile da controllare merita attenzione, senza però trasformarsi automaticamente in un sospetto di tumore. Parrucchieri ed estetisti possono contribuire a far emergere ciò che normalmente rimane nascosto, mentre diagnosi e valutazione devono sempre rimanere nelle mani del dermatologo.
Fonte:
PubMed - Nail matrix melanoma in adolescents and young adults: a retrospective dermoscopic study