Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?5
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO5
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
74.1/100
Punteggio Totale
A
Valutazione
✅
Criteri Critici
Tumori del sangue, nuova terapia Car-T senza chemio: remissione completa in uno studio clinico Juorno
Una terapia Car-T di nuova generazione mostra risultati promettenti nel trattamento dei tumori del sangue, con casi di remissione completa ottenuti anche senza il ricorso alla chemioterapia preliminare. È quanto emerge da uno studio clinico di fase 1 pubblicato sulla rivistaCell. La ricerca è stata condotta dal team guidato dall’immunologo italianoLuca Gattinonipresso l’Istituto Leibniz per l’immunoterapia, in collaborazione con ilNational Cancer Institutee l’IRCCS Humanitas Research Hospital. La terapia Car-T si basa su linfociti T modificati geneticamente per riconoscere e attaccare le cellule tumorali. Questa nuova versione utilizza una popolazione più definita di cellule, le cosiddette T staminali di memoria (Tscm), caratterizzate da elevata capacità di autorinnovamento e proliferazione. Le cellule modificate, denominate Car Tscm, hanno mostrato nello studio una maggiore capacità di espansione e persistenza rispetto alle Car-T tradizionali. Nel trial clinico di fase 1, i pazienti trattati hanno evidenziato risposte complete anche con dosi ridotte di cellule, senza necessità della chemioterapia normalmente utilizzata prima dell’infusione per favorire l’attecchimento. Si tratta di risultati preliminari che richiedono ulteriori conferme in studi successivi su un numero più ampio di pazienti. La terapia ha mostrato anche un buon profilo di sicurezza, con effetti collaterali prevalentemente lievi. Lo studio ha inoltre chiarito il comportamento delle cellule nell’organismo: a differenza delle Car-T convenzionali, le Car Tscm mantengono nel tempo un serbatoio di cellule capaci di autorinnovarsi. Questo avviene perché non si differenziano tutte contemporaneamente, ma vengono attivate progressivamente in più fasi, garantendo una risposta più duratura. L’approccio rappresenta un possibile avanzamento nel campo dell’immunoterapia oncologica, con l’obiettivo di migliorare l’efficacia e la durata delle risposte nei tumori ematologici. Resta tuttavia una fase sperimentale, che dovrà essere validata da studi clinici più ampi prima di un eventuale utilizzo su larga scala. Oms simula una nuova pandemia, Italia assente all’esercitazione Polaris II: polemica politica Cibi ultra-processati e rischio demenza: lo studio che preoccupa Studio cinese propone una nuova strategia per combattere i tumori: riprogrammare le cellule immunitarie direttamente nel corpo usando globuli rossi e mRNA Pubblicato del Di Una nuova strategia per l’immunoterapia del cancro punta a trasformare le cellule del sistema immunitario in agenti antitumorali direttamente all’interno dell’organismo, senza passaggi esterni in laboratorio. La ricerca, pubblicata sulla rivistaScience Translational Medicinee condotta dalWestlake Laboratory of Life Sciences and Biomedicinedi Hangzhou, propone un approccio innovativo basato sull’uso dei globuli rossi come vettori di istruzioni genetiche. L’obiettivo è superare i limiti delle attuali terapie CAR-T, che prevedono il prelievo dei linfociti del paziente, la loro modifica genetica in laboratorio e la successiva reinfusione, un processo complesso e lungo. Nel nuovo modello sperimentale, i ricercatori hanno utilizzato eritrociti modificati per trasportare RNA messaggero (mRNA) all’interno del corpo. Queste istruzioni genetiche sono progettate per riprogrammare le cellule mieloidi, trasformandole in cellule capaci di riconoscere e attaccare il tumore. La piattaforma, denominata mRNA-LNP-Ery, sfrutta nanoparticelle lipidiche caricate con mRNA ancorate ai globuli rossi, che fungono da veicolo naturale nel sistema circolatorio. Le cellule mieloidi, tra cui i macrofagi, svolgono un ruolo chiave nel microambiente tumorale. Riprogrammarle direttamente in vivo rappresenta, secondo i ricercatori, una prospettiva promettente per colpire il tumore in modo più mirato e continuo. Secondo quanto evidenziato dagli autori, tra cui la ricercatriceXiaoqian Nie, questa tecnologia potrebbe semplificare notevolmente l’immunoterapia, riducendo tempi e costi. Si tratta tuttavia di risultati preliminari, che necessitano di ulteriori verifiche prima di un possibile utilizzo clinico. La ricerca apre comunque una nuova direzione nello sviluppo di terapie oncologiche più accessibili e meno invasive. L’Oms testa una simulazione pandemica globale con 26 Paesi, ma l’Italia non partecipa. D’Amato (Azione) critica la scelta legata al piano pandemico. Pubblicato del Di Simulazione globale di una nuova pandemia batterica, ma senza la partecipazione dell’Italia. È quanto emerge dall’esercitazione internazionalePolaris IIpromossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che ha coinvolto 26 Paesi e circa 600 esperti. Nei giorni scorsi, l’Oms ha testato uno scenario ipotetico di diffusione globale di un nuovo batterio, con l’obiettivo di verificare capacità di coordinamento, risposta operativa e gestione delle emergenze sanitarie su scala internazionale. L’iniziativa rientra nelle attività di preparazione preventiva per affrontare eventuali crisi sanitarie future, dopo l’esperienza della pandemia da Covid-19. Secondo quanto evidenziato daAlessio D’Amato, responsabile Welfare diAzioneed ex assessore alla Sanità della Regione Lazio, l’Italia non ha preso parte all’esercitazione. D’Amato collega l’assenza alla posizione italiana sul piano pandemico globale, sottolineando come il Paese si sia astenuto su tale strumento. Per l’esponente di Azione si tratterebbe di un fatto rilevante, in quanto la mancata partecipazione a esercitazioni di questo tipo potrebbe incidere sulla capacità di preparazione e coordinamento in caso di future emergenze sanitarie. Al momento non risultano dichiarazioni ufficiali da parte delle autorità italiane sulle ragioni dell’assenza o su eventuali modalità alternative di partecipazione o monitoraggio dell’iniziativa. La vicenda si inserisce nel più ampio dibattito sulla governance sanitaria globale e sulla partecipazione degli Stati ai meccanismi internazionali di prevenzione e risposta alle pandemie. Uno studio australiano collega l’aumento di cibi ultra-processati a un maggiore rischio di demenza e calo delle capacità cognitive. Pubblicato del Di Un incremento anche minimo nel consumo quotidiano di alimenti ultra-processati può avere effetti negativi sulle capacità cognitive e aumentare il rischio di demenza, incluso ilmorbo di Alzheimer. È quanto emerge da una ricerca condotta dallaMonash Universitye pubblicata sulla rivista scientificaAlzheimer’s & Dementia. Lo studio, guidato dalla nutrizionistaBarbara Cardoso, ha analizzato oltre 2.100 persone tra i 40 e i 70 anni, inizialmente senza problemi cognitivi. I risultati indicano che un aumento del 10% nel consumo di cibi ultra-processati – equivalenti, ad esempio, a una piccola porzione di patatine o a una manciata di biscotti – è associato a un calo misurabile delle capacità cognitive, in particolare della concentrazione. Il calo dell’attenzione, secondo i ricercatori, si traduce in una riduzione della velocità di elaborazione delle informazioni, con conseguenze a catena su organizzazione, capacità di problem solving e gestione delle attività quotidiane. Questi effetti si osservano anche in soggetti che seguono regimi alimentari generalmente considerati salutari, come la dieta mediterranea. Gli alimenti ultra-processati sono già stati associati ad alterazioni del microbioma intestinale, a squilibri del sistema endocrino e all’aumento dei fattori di rischio cardiovascolare. Tutti elementi che, secondo lo studio, possono avere un impatto sulla salute neurologica e contribuire all’insorgenza di patologie degenerative. L’indagine ha quantificato un incremento del rischio di demenza pari a 0,24 punti su una scala da 0 a 7 per ogni aumento del 10% nel consumo di questi alimenti. Un dato che rafforza l’attenzione della comunità scientifica sul ruolo della dieta nella prevenzione delle malattie neurodegenerative.
La Commissione Europea (CE) approva POHERDY® (pertuzumab), messo a punto da Henlius e Organon, il primo biosimilare di PERJETA (pertuzumab) approvato in Europa - Business Wire
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
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Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?5
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
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Criteri Critici
La Commissione Europea (CE) approva POHERDY® (pertuzumab), messo a punto da Henlius e Organon, il primo biosimilare di PERJETA (pertuzumab) approvato in Europa Business Wire
SHANGHAI, Cina e JERSEY CITY, N.J.--(BUSINESS WIRE)--Shanghai Henlius Biotech, Inc. (2696.HK), e Organon (NYSE: OGN) oggi hanno annunciato che la Commissione Europea (CE) ha concesso l'autorizzazione all'immissione in commercio per POHERDY® (pertuzumab) 420 mg/14 mL iniezione per uso endovenoso, il primo e unico biosimilare di PERJETA (pertuzumab) approvato in Europa, per tutte le indicazioni del prodotto di riferimento.1
“In quanto primo e attualmente unico biosimilare del pertuzumab in Europe, l'approvazione di POHERDY da parte della CE segna un importante traguardo nell'espansione dell'accesso ai trattamenti per pazienti affetti da alcuni tipi di carcinomi mammari HER2 positivi, particolarmente in quanto il tumore al seno è il tipo di cancro più spesso diagnosticato alle donne nell'Unione Europea”, ha dichiarato Joe Azzinaro, Vicepresidente, Global Commercial Lead Biosimilars, presso Organon.2,3 “Il portafoglio globale in espansione di farmaci biosimilari di Organon rafforza il nostro impegno costante per promuovere la sostenibilità dei sistemi sanitari, avanzando al contempo la salute delle donne tramite l'accesso a farmaci di qualità”.3,4
“Partendo dall'approvazione di POHERDY da parte dell’FDA come primo biosimilare del pertuzumab negli Stati Uniti, questa approvazione nell'UE amplia ulteriormente il nostro portafoglio in espansione di farmaci biosimilari approvati in mercati di tutto il mondo e testimonia la nostra solida collaborazione con Organon”, ha dichiarato Ping Cao, Direttore dello sviluppo commerciale e Vicepresidente senior di Henlius. “Guidati dal nostro impegno nell'eccellenza scientifica e nella qualità dei prodotti, stiamo lavorando per ampliare l'accesso alle varie opzioni terapeutiche a vantaggio dei pazienti e del sistema sanitario”.
In Europa, POHERDY è indicato in combinazione con trastuzumab e docetaxel per il trattamento di pazienti adulti con carcinoma mammario HER2 positivo, metastatico o localmente recidivato, non operabile, non trattati in precedenza con terapia anti-HER2 o chemioterapia per la malattia metastatica. POHERDY è anche indicato per l'uso in associazione con trastuzumab e chemioterapia come (i) trattamento neoadiuvante di pazienti adulti con tumore al seno HER2 positivo, localmente avanzato, infiammatorio o in fase precoce ad alto rischio di recidiva e (ii) trattamento adiuvante di pazienti adulti con carcinoma mammario HER2 positivo in fase precoce ad alto rischio di recidiva.
POHERDY è stato approvato sulla base dell'esame di un pacchetto completo di dati, che ha compreso dati analitici strutturali e funzionali, dati clinici di farmacocinetica e studi clinici comparativi a dimostrazione del fatto che POHERDY è un farmaco biologico altamente simile al prodotto di riferimento sulla base della totalità delle prove fornite dai dati analitici, farmacocinetici, di efficacia, sicurezza e immunogenicità (la capacità intrinseca delle proteine e di altri farmaci biologici di generare una risposta immunitaria).5
Nel 2022, Henlius ha stipulato un accordo di licenza e fornitura con Organon, concedendo a Organon i diritti esclusivi di commercializzazione a vari farmaci biosimilari, tra cui POHERDY. L'accordo comprende i diritti di commercializzazione a livello globale, ad eccezione della Cina.6
Informazioni su POHERDY® (pertuzumab) nell'UE
Carcinoma mammario in fase precoce
Poherdy è indicato per l'uso in associazione con trastuzumab e chemioterapia in:
Il trattamento neoadiuvante di pazienti adulti con carcinoma mammario HER2 positivo, localmente avanzato, infiammatorio o in fase precoce ad alto rischio di recidiva
il trattamento adiuvante di pazienti adulti con carcinoma mammario HER2 positivo in fase precoce ad alto rischio di recidiva (vedere sezione 5.1)
Carcinoma mammario metastatico
Poherdy è indicato per l'uso in associazione con trastuzumab e docetaxel in pazienti adulti con carcinoma mammario HER2 positivo, metastatico o localmente recidivato, non operabile, non precedentemente trattati con terapia anti-HER2 o chemioterapia per la malattia metastatica.
Per maggiori informazioni, visitare: Poherdy | Agenzia europea per i medicinali (EMA)
Informazioni su Henlius
Shanghai Henlius Biotech, Inc. (2696.HK) è un'azienda biofarmaceutica globale che si propone di offrire farmaci biologici innovativi di alta qualità, a prezzi ragionevoli per pazienti di tutto il mondo con particolare concentrazione sull'oncologia, le malattie autoimmunitarie e le malattie oculari. Fondata nel 2010, Henlius ha realizzato una piattaforma biofarmaceutica completa, con capacità globali di R&S, attività cliniche, affari normativi, produzione e commercializzazione. La Società impiega quasi 4.000 persone in tutto il mondo ed è attiva in diverse regioni, tra cui Cina, Stati Uniti e Giappone. Sfruttando il suo flusso di cassa stabile generato dal suo portafoglio di prodotti biosimilari a sostegno dell'innovazione, Henlius sta avanzando stabilmente verso la sua fase “Globalisation 2.0”, creando un modello di crescita globale scalabile e sostenibile. All'inizio del 2026, Henlius ha ottenuto approvazioni normative per 10 prodotti in oltre 60 Paesi e regioni in tutto il mondo, comprese sette approvazioni in Cina. La Società ha inoltre raggiunto diversi traguardi nei principali mercati biofarmaceutici, con quattro prodotti approvati dalla Food and Drug Administration (FDA) statunitense e cinque prodotti approvati dalla Commissione Europea (CE), traguardi che riflettono le capacità di R&S, i sistemi di qualità e gli standard di produzione dell'azienda allineati a livello mondiale.
Spinta dall'innovazione, Henlius ha creato un ecosistema tecnologico diversificato e basato su una piattaforma attraverso attività coordinate in R&S a Shanghai, negli Stati Uniti e in altre regioni. Le sue piattaforme di innovazione comprendono inibitori del checkpoint immunitario, tecnologie di interazione con le cellule immunitarie (compresi T cell engager multispecifici), anticorpi coniugati (ADC) e piattaforme di scoperta precoce abilitate all'intelligenza artificiale. La Società attualmente possiede più di 50 prodotti innovativi in fase iniziale, circa il 70% dei quali si prevede siano migliori della categoria, con oltre 30 studi clinici in corso in tutto il mondo. Il prodotto principale di Henlius, serplulimab (nome commerciale: Hetronifly® in Europa), è il primo anti-PD-1 mAb approvato al mondo per il trattamento di prima linea del tumore polmonare a piccole cellule ed è stato approvato in più di 40 mercati a livello globale con un processo accelerato di globalizzazione. In parallelo, una serie di prodotti innovativi ad alto potenziale, tra cui PD-L1 ADC HLX43 e il nuovo epitopo anti-HER2 mAb HLX22, stanno procedendo con lo sviluppo clinico pivotale a livello globale. Supportato da una rete di produzione di farmaci biologici con una capacità totale di 84.000 litri e certificazioni GMP rilasciate da autorità normative in Cina, Europa e Stati Uniti, Henlius rimane incentrata sulla risposta alle esigenze mediche non soddisfatte e alla trasformazione dell'innovazione scientifica in valore clinico significativo e accesso al paziente, contribuendo in modo sostenibile all'ecosistema biofarmaceutico globale.
Per saperne di più su Henlius, visitare https://www.henlius.com/en/index.html e connettersi con l'azienda su LinkedIn all'indirizzo https://www.linkedin.com/company/henlius/.
Informazioni su Organon
Organon (NYSE: OGN) è una società sanitaria globale con la missione di fornire farmaci e soluzioni efficaci per una vita quotidiana più sana. Con un portafoglio di oltre 70 prodotti nei Farmaci generici e per la salute femminile, che comprendono biosimilari, Organon è incentrata sulle esigenze sanitarie che interessano principalmente le donne in modo unico e diversificato, ampliando nel contempo l'accesso ai trattamenti essenziali in oltre 140 mercati.
Con sede a Jersey City, New Jersey, Organon è impegnata a promuovere l'accesso, l'economicità e l'innovazione nell'assistenza sanitaria. Per saperne di più, visitare www.organon.com e seguire l'azienda su LinkedIn, Instagram, X, YouTube, TikTok e Facebook.
Nota cautelativa relativa alle dichiarazioni a carattere previsionale
Il presente comunicato stampa contiene “dichiarazioni previsionali” secondo la definizione indicata nelle disposizioni di salvaguardia della legge statunitense Private Securities Litigation Reform Act del 1995, incluse, a titolo esemplificativo ma non esaustivo, dichiarazioni relative agli obiettivi terapeutici di POHERDY e all'impegno costante di Organon nel supportare la sostenibilità dei sistemi sanitari, promuovendo nel contempo la salute delle donne attraverso l'accesso alla medicina di qualità. Le dichiarazioni previsionali possono essere identificate da termini quali “sarà”, “prevedere”, “in corso”, “impegno a sostenere”, “potrebbe” e termini con analogo significato. Queste dichiarazioni si basano sulle convinzioni e aspettative attuali dell'amministrazione di Organon e sono soggette a notevoli rischi e incertezze. Se le ipotesi sottostanti si rivelassero inesatte o se i rischi o le incertezze dovessero concretizzarsi, i risultati effettivi potrebbero differire sostanzialmente da quelli indicati nelle dichiarazioni previsionali. I fattori che potrebbero determinare la differenza materiale dei risultati rispetto a quelli descritti nelle dichiarazioni previsionali sono riportati nei documenti depositati da Organon presso la SEC, compresa l'ultima Relazione annuale sul Modulo 10-K e altri documenti depositati presso la SEC, disponibili sul sito web della SEC (www.sec.gov). Organon non si assume alcun obbligo di aggiornare pubblicamente alcuna dichiarazione previsionale, sia a seguito di nuove informazioni, eventi futuri o altro.
PERJETA è un marchio commerciale registrato nell'Unione Europea da F. Hoffmann-La Roche AG; Organon non è associata al titolare di questo marchio registrato.
1. PERJETA. Product Information. Genentech, Inc.; 2025. 2. Breast cancer in the EU. European Commission, Joint Research Centre. Ottobre 2023. Ultimo accesso: 14 aprile 2026. https://ecis.jrc.ec.europa.eu/sites/default/files/2024-01/jrc_Breast_cancer_2022_Oct_2023.pdf 3. European Medicines Agency and the European Commission. Biosimilars in the EU: information guide for healthcare professionals. European Medicines Agency (EMA). Ultimo aggiornamento: 29 ottobre 2019. Ultimo accesso: 14 aprile 2026. https://www.ema.europa.eu/en/documents/leaflet/biosimilars-eu-information-guide-healthcare-professionals_en.pdf 4. Troein P, Newton M, Stoddart K, Travaglio M, Arias A. The impact of biosimilar competition in Europe. IQVIA; Gennaio 2025. Ultimo accesso: 14 aprile 2026. https://www.iqvia.com/-/media/iqvia/pdfs/library/white-papers/the-impact-of-biosimilar-competition-in-europe-2024.pdf 5. Biosimilar medicines: overview. European Medicines Agency (EMA). 2 aprile 2025. Ultimo accesso: 14 aprile 2026. https://www.ema.europa.eu/en/human-regulatory-overview/biosimilar-medicines-overview 6. Organon Enters into Global License Agreement to Commercialize Henlius’ Investigational Perjeta® (Pertuzumab) and Prolia®/Xgeva® (Denosumab) Biosimilar Candidates. Organon. 13 giugno 2022. Ultimo accesso: 14 aprile 2026. https://www.organon.com/news/organon-enters-into-global-license-agreement-to-commercialize-henlius-investigational-perjeta-pertuzumab-and-prolia-xgeva-denosumab-biosimilar-candidates/ Expand
Il testo originale del presente annuncio, redatto nella lingua di partenza, è la versione ufficiale che fa fede. Le traduzioni sono offerte unicamente per comodità del lettore e devono rinviare al testo in lingua originale, che è l'unico giuridicamente valido.
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
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Cura del tumore al pancreas: la pubblicazione di Mariano Barbacid ritirata per conflitto di interessi Microbiologia Italia
Esplora la pubblicazione di Barbacid e il conflitto di interessi che ha portato al ritiro dello studio sul carcinoma pancreatico.
Questo articolo esamina nel dettaglio il recente ritiro della pubblicazione scientifica firmata da Mariano Barbacid e dal suo team sul trattamento sperimentale per il tumore al pancreas, dovuto a un conflitto di interessi non dichiarato. Analizzeremo i fatti, le implicazioni per la ricerca sul carcinoma pancreatico, l’importanza della trasparenza nella scienza oncologica e lo stato attuale delle terapie contro questo aggressivo tumore. Può essere utile a pazienti, familiari, ricercatori e professionisti sanitari interessati a comprendere come gli aspetti etici influenzino lo sviluppo di nuove terapie contro il tumore al pancreas.
Introduzione
La notizia del ritiro di uno studio promettente sul carcinoma del pancreas ha generato scalpore nella comunità scientifica internazionale. Il lavoro, guidato dal noto ricercatore spagnolo Mariano Barbacid del CNIO (Centro Nacional de Investigaciones Oncológicas), descriveva una terapia combinata tripla capace di far regredire completamente i tumori pancreatici nei modelli murini senza sviluppare resistenza.
Tuttavia, la rivista PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences) ha deciso la retraction completa della pubblicazione di Barbacid non per invalidità dei risultati scientifici, ma per la mancata dichiarazione di rilevanti conflitti di interessi finanziari legati a una società spin-off. Questo caso sottolinea come trasparenza e integrità siano fondamentali nella ricerca sul tumore al pancreas, una patologia con prognosi ancora molto sfavorevole.
Cos’è accaduto esattamente con lo studio di Barbacid sul tumore al pancreas
Nel dicembre 2025 è stato pubblicato su PNAS l’articolo “A targeted combination therapy achieves effective pancreatic cancer regression and prevents tumor resistance”. Gli autori, tra cui Vasiliki Liaki, Carmen Guerra e Mariano Barbacid, riportavano risultati straordinari: una combinazione di tre farmaci (daraxonrasib, afatinib e SD-36) eliminava in modo duraturo i tumori pancreatici nei topi, con scarsissimi effetti collaterali.
La terapia mirata contro il tumore al pancreas sembrava rappresentare un passo avanti significativo nella lotta al carcinoma pancreatico duttale, uno dei tumori più letali. I modelli preclinici mostravano regressione completa e prevenzione della resistenza, aspetti critici in questa malattia.
Nel aprile 2026, però, la rivista ha emesso la retraction. Il motivo ufficiale: “relevant undeclared competing interest at the time of submission”. Mariano Barbacid, insieme a Vasiliki Liaki e Carmen Guerra, detiene interessi finanziari nella società Vega Oncotargets, creata proprio per sviluppare terapie contro il tumore al pancreas. Questi legami non erano stati dichiarati adeguatamente al momento della sottomissione.
Perché il conflitto di interessi è così rilevante nella ricerca sul carcinoma pancreatico
Nella cura del tumore al pancreas la posta in gioco è altissima. Si tratta di una neoplasia con sopravvivenza a 5 anni inferiore al 10-12% nella maggior parte dei casi, spesso diagnosticata in stadio avanzato. Qualsiasi progresso suscita grande speranza, ma proprio per questo richiede il massimo rigore etico.
Un conflitto di interessi non dichiarato può far sorgere dubbi sulla neutralità dei risultati. Nel caso specifico, i farmaci utilizzati erano in parte coperti da brevetti legati alla società co-fondata dagli autori. La mancata disclosure ha portato la National Academy of Sciences a optare per la misura più drastica: il ritiro completo dell’articolo.
È importante sottolineare che la rivista ha chiarito che i dati scientifici non sono stati messi in discussione per falsità o manipolazione. Il problema è puramente procedurale e di trasparenza. Tuttavia, in un campo sensibile come l’oncologia pancreatica, anche un’apparente “svista amministrativa” rischia di minare la fiducia pubblica verso la ricerca sul tumore al pancreas.
Il background scientifico: la terapia tripla contro il tumore al pancreas
Lo studio ritirato si concentrava su un approccio targeted therapy che inibiva simultaneamente diverse vie di segnalazione oncogeniche chiave nel carcinoma pancreatico: EGFR/HER2 con afatinib, RAS con daraxonrasib (un inibitore KRAS) e STAT3 con SD-36.
Questa tripla combinazione per il tumore al pancreas mirava a bloccare meccanismi di sopravvivenza e proliferazione delle cellule tumorali, riducendo la probabilità di sviluppare resistenza, fenomeno frequente nelle monoterapie contro il tumore pancreatico.
Nei modelli murini e nei PDX (patient-derived xenografts), i risultati erano stati descritti come molto promettenti: regressione tumorale completa e duratura. Mariano Barbacid, con decenni di esperienza nello studio delle vie RAS, è considerato uno dei massimi esperti mondiali di biologia molecolare del carcinoma pancreatico.
Implicazioni del ritiro per lo sviluppo di nuove cure del tumore al pancreas
Il ritiro non cancella i dati preclinici ottenuti, ma complica il percorso verso eventuali trial clinici. Il team di Barbacid ha dichiarato che si tratta di un “problema amministrativo” e che lo studio è già stato risottomesso con le correzioni necessarie.
Tuttavia, episodi come questo evidenziano le sfide del trasferimento tecnologico nella ricerca sul tumore al pancreas. Molti ricercatori fondano startup per valorizzare i brevetti, ma le regole editoriali sulle disclosure di conflitti di interessi sono diventate sempre più stringenti.
Per i pazienti in attesa di nuove terapie contro il carcinoma pancreatico, questo caso ricorda che il cammino dalla ricerca di base alla clinica è lungo e richiede rigore etico oltre che scientifico.
L’importanza della trasparenza nella ricerca oncologica pancreatica
La trasparenza sui conflitti di interessi non è una formalità burocratica. Nella cura del tumore al pancreas, dove gli investimenti sono elevati e le speranze grandi, mantenere la fiducia della comunità scientifica e dei pazienti è essenziale.
Le riviste prestigiose come PNAS applicano protocolli severi proprio per tutelare l’integrità della letteratura. La mancata dichiarazione di legami con società come Vega Oncotargets ha violato queste regole, portando alla retraction.
Questo episodio può servire da monito per tutti i gruppi di ricerca impegnati nello sviluppo di nuove strategie contro il tumore al pancreas: la disclosure completa deve essere prioritaria fin dalla sottomissione.
Stato attuale della terapia per il tumore al pancreas e prospettive future
Nonostante il ritiro, la ricerca sul carcinoma pancreatico continua a progredire su più fronti: inibitori KRAS mutanti, terapie CAR-T, vaccini personalizzati, approcci basati su microambiente tumorale e immunoterapia.
Mariano Barbacid rimane una figura di riferimento nella comprensione molecolare del tumore al pancreas. Il suo lavoro storico sulle oncoproteine RAS ha aperto strade importanti.
Il caso insegna che l’innovazione nella cura del tumore al pancreas deve procedere con etica impeccabile. I pazienti meritano terapie basate su evidenze solide e trasparenti.
Conclusioni su cura del tumore al pancreas e integrità scientifica
Il ritiro della pubblicazione di Mariano Barbacid per conflitto di interessi non dichiarato rappresenta un richiamo importante per tutta la comunità scientifica impegnata nella lotta al tumore al pancreas.
Mentre i risultati preclinici sulla terapia combinata apparivano promettenti per sconfiggere il carcinoma pancreatico, la mancata trasparenza ha prevalso sui meriti scientifici, portando alla retraction.
Questo evento rafforza il principio che nella ricerca sul tumore al pancreas la credibilità dipende tanto dai dati quanto dall’onestà intellettuale e dalla piena disclosure. Solo così si potrà realmente avanzare verso terapie più efficaci e sicure per i pazienti.
La trasparenza resta il pilastro fondamentale per sviluppare con fiducia nuove cure contro il tumore al pancreas.
Domande Frequenti su cura del tumore al pancreas
Chi è Mariano Barbacid e perché è noto nella ricerca sul tumore al pancreas? Mariano Barbacid è un biochimico spagnolo esperto di oncogeni RAS; il suo lavoro ha contribuito significativamente alla comprensione molecolare del carcinoma pancreatico. Consiglio: consulta sempre fonti istituzionali per verificare lo stato attuale delle sue pubblicazioni.
Cosa è successo esattamente alla pubblicazione PNAS sul tumore al pancreas? È stata ritirata per mancata dichiarazione di interessi finanziari nella società Vega Oncotargets. Consiglio: verifica sempre lo status “retracted” su PubMed prima di citare uno studio.
Quando è stata pubblicata e poi ritirata la ricerca di Barbacid? Pubblicata a dicembre 2025 e ritirata ad aprile 2026. Consiglio: segui le riviste scientifiche ufficiali per aggiornamenti tempestivi sulle terapie contro il tumore al pancreas.
Come influisce questo ritiro sullo sviluppo di nuove cure del tumore al pancreas? Non invalida i dati ma ritarda il percorso clinico a causa di questioni etiche. Consiglio: supporta la ricerca che garantisce piena trasparenza sui conflitti di interessi.
Dove si può trovare informazione affidabile sul tumore al pancreas? Su siti di enti come AIOM, AIRC, PNAS, PubMed e centri di ricerca oncologica. Consiglio: privilegia fonti peer-reviewed e aggiornate per notizie sulla cura del tumore al pancreas.
Perché la trasparenza è cruciale nella ricerca sul carcinoma pancreatico? Perché mantiene la fiducia necessaria per tradurre i risultati in terapie sicure per i pazienti. Consiglio: esigi sempre disclosure complete quando valuti studi innovativi sul tumore al pancreas.
Leggi anche:
Fonti
Retraction notice PNAS: https://www.pnas.org/doi/10.1073/pnas.2612385123
Articolo originale (retracted): https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/41329731/
Studio storico di Barbacid su PDAC regression: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/30975481/
Crediti fotografici
Immagine in evidenza – Link
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📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
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Criteri Critici
Screening mammografico a Caivano, Acerra e Giugliano esteso anche alle fasce di età 45-49 anni e 70-74 Il Mattino
Importanti novità sul fronte della prevenzione arrivano dall’Asl Napoli 2 Nord, diretta da Monica Vanni. E così, in occasione della Festa della Mamma, ci saranno aperture straordinarie nei distretti del territorio oltre che per il tumore della mammella anche la prevenzione delle neoplasie del colon retto (uomini e donne) e tumori del collo dell’utero
Dunque, l’azienda sanitaria spinge sul tema della prevenzione con una delibera della direzione strategica che sceglie di ampliare la fascia di età nei comuni di Caivano, Acerra e Giugliano in Campania, per le donne alle quali è rivolta la prevenzione del tumore della mammella. Rientrano così nei test di screening mammografico anche le fasce tra i 45-49 e tra i 70-74 anni, non solo più quindi la popolazione 50-69 anni, già prevista dalle vigenti normative di legge. Si tratta di un target importante di utenza, pari ad oltre 15mila persone, che va aggiungersi alla platea già oggetto di campagne di sensibilizzazione da parte della Asl pari a circa 74mila persone.
L’iniziativa nei tre comuni a nord di Napoli si è resa necessaria ai fini dell’implementazione delle attività di prevenzione su tutto il territorio della Asl e, in particolare, nelle aree maggiormente a rischio. Pertanto ci saranno aperture straordinarie nei vari distretti del territorio nella settimana della Festa della Mamma, dal 2 al 9 maggio 2026, non soltanto per il programma di screening mammografico, ma anche per la diagnosi precoce dei tumori del colon retto (sia per le donne che per gli uomini), riservato alla fascia di popolazione tra i 50 e i 74 anni, e per lo screening finalizzato alla prevenzione dei tumori del collo dell’utero, mediante Pap test per le donne tra i 25 e i 29 anni e con HPV DNA test per 30-64 anni. Un’utenza potenziale complessiva di 290mila persone che potrà essere intercettata anche grazie a quest’iniziativa straordinaria della Asl.
Da annotare che, oltre ai Distretti di Giugliano in Campania, Acerra e Caivano, hanno aderito all’apertura pomeridiana o di sabato 9 maggio 2026 pure le sedi di Pozzuoli (distretto sanitario 35), Lago Patria (distretto sanitario 37), Marano di Napoli e Quarto (distretto sanitario 38), Mugnano di Napoli (distretto sanitario 40), Frattamaggiore, sia a Palazzo Rescigno che in via Vergara (distretto sanitario 41), Casandrino (distretto sanitario 41), Casoria (distretto sanitario 43), Afragola (distretto sanitario 44), Casalnuovo (distretto sanitario 47).
“La prevenzione salva la vita - dice Vanni - una diagnosi precoce può rivelarsi determinante nella cura della malattia e consentire una qualità del proprio tempo migliore. Oltre ad essere uno dei compiti istituzionali delle Asl, gli screening rappresentano un dovere morale nei confronti dei cittadini. Continueremo con azioni capillari di sensibilizzazione per far comprendere il significato di ciò che mettiamo in campo ogni giorno a difesa della vita”.
Poi la direttrice generale dell’Asl Napoli 2 Nord aggiunge. “L’estensione della fascia di età per favorire l’accesso delle donne al programma di prevenzione del tumore della mammella nei comuni di Giugliano in Campania, Acerra e Caivano e le attività straordinarie nella settimana della Festa delle Mamma, rivolte invece a tutti, sono un ulteriore segnale di apertura, per testimoniare una sanità che va incontro al territorio, che non smette di occuparsi della comunità con interventi concreti. Aspettiamo tutti i cittadini nei distretti per prenderci cura insieme della nostra salute, il primo e più importante patrimonio che abbiamo da tutelare”.
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Tumore al pancreas: intelligenza artificiale in grado di anticiparne la diagnosi aumentando le probabilità di sopravvivenza Microbiologia Italia
Scopri l’applicazione dell’intelligenza artificiale nella diagnosi precoce del tumore al pancreas: una rivoluzione nella medicina.
Questo articolo esplora la rivoluzionaria applicazione dell’intelligenza artificiale nella diagnosi precoce del tumore al pancreas, uno dei tumori più aggressivi e difficili da individuare. Grazie a modelli avanzati come REDMOD della Mayo Clinic, oggi è possibile rilevare i segni sottili della malattia fino a 3 anni prima della diagnosi tradizionale attraverso scansioni TC di routine. Scoprirai come l’IA analizza radiomica, metabolomica e immagini per migliorare sensibilmente le probabilità di sopravvivenza. È un contenuto utile per pazienti, familiari, oncologi, radiologi, gastroenterologi e per chiunque sia interessato alle innovazioni nella lotta contro il carcinoma pancreatico e alla medicina di precisione.
Introduzione
Il tumore al pancreas rimane una delle neoplasie più letali, con una sopravvivenza a 5 anni inferiore al 15% nella maggior parte dei casi. La diagnosi tardiva rappresenta il principale ostacolo: oltre l’85% dei pazienti viene identificato quando la malattia ha già metastatizzato.
Oggi l’intelligenza artificiale sta cambiando questo scenario drammatico. Modelli di IA addestrati su migliaia di scansioni TC sono in grado di riconoscere alterazioni tissutali invisibili all’occhio umano, anticipando la diagnosi anche di 16-36 mesi. Questa svolta promette di aumentare significativamente le probabilità di intervento chirurgico curativo e di sopravvivenza.
Cos’è il tumore al pancreas e perché è così pericoloso
Il tumore al pancreas, in particolare l’adenocarcinoma duttale pancreatico (PDAC), origina dalle cellule del dotto pancreatico e cresce silenziosamente senza sintomi evidenti nelle fasi iniziali. Fattori di rischio includono fumo, obesità, diabete di nuova insorgenza, pancreatite cronica e predisposizione genetica.
La difficoltà diagnostica deriva dalla posizione profonda dell’organo e dalla mancanza di test di screening efficaci per la popolazione generale. Quando compaiono sintomi come ittero, dolore addominale o perdita di peso, la malattia è spesso già in stadio avanzato. Solo una diagnosi precoce del tumore al pancreas permette tassi di sopravvivenza a 5 anni che possono superare il 40% nei casi localizzati.
Le sfide tradizionali nella diagnosi del tumore al pancreas
Le metodiche convenzionali come TC, RM ed ecoendoscopia dipendono fortemente dall’esperienza del radiologo e spesso non riescono a individuare lesioni inferiori a 2 cm o alterazioni pre-tumorali.
Molti tumori vengono diagnosticati incidentalmente durante esami eseguiti per altri motivi. Questo ritardo riduce drasticamente le opzioni terapeutiche: la resezione chirurgica (Whipple o distale) è possibile solo nel 15-20% dei casi al momento della diagnosi.
Come l’intelligenza artificiale anticipa la diagnosi
L’intelligenza artificiale applicata al tumore al pancreas utilizza tecniche di radiomica, deep learning e analisi di pattern tessutali invisibili all’occhio umano.
Modelli come REDMOD (Radiomics-based Early Detection Model) della Mayo Clinic analizzano texture, densità e caratteristiche quantitative delle immagini TC addominali di routine. Questi algoritmi identificano “firme radiomiche” precoci del cancro anche quando il pancreas appare normale alle valutazioni standard.
Altri approcci integrano IA con metabolomica da campioni di sangue (come PanMETAI) o con dati clinici per stratificare il rischio.
L’intelligenza artificiale trasforma esami di routine in potenti strumenti di screening precoce.
La scoperta della Mayo Clinic: REDMOD rileva il tumore fino a 3 anni prima
Uno studio pubblicato nel 2026 sulla rivista Gut ha dimostrato l’efficacia del modello REDMOD sviluppato dalla Mayo Clinic.
Questo sistema di intelligenza artificiale ha identificato il 73% dei tumori pre-diagnostici con una mediana di circa 16 mesi di anticipo rispetto alla diagnosi clinica. Nei casi con scansioni eseguite oltre due anni prima, l’IA ha rilevato quasi tre volte più tumori rispetto ai radiologi umani.
In scansioni ottenute fino a 3 anni prima, il modello ha mostrato una capacità straordinaria di cogliere cambiamenti subvisivi, aprendo una finestra temporale preziosa per interventi potenzialmente curativi.
Altri modelli di IA promettenti per il tumore al pancreas
Oltre a REDMOD, diversi modelli stanno ottenendo risultati eccellenti:
PANDA (Cina): raggiunge AUC 0,986-0,996 su TC senza contrasto, superando i radiologi del 34% in sensibilità.
(Cina): raggiunge AUC 0,986-0,996 su TC senza contrasto, superando i radiologi del 34% in sensibilità. Modelli europei (PANORAMA): dimostrano superiorità statistica rispetto a 68 radiologi, con riduzione fino al 38% dei falsi positivi.
Approcci basati su sangue con metabolomica integrata con IA raggiungono fino al 94% di accuratezza nella diagnosi precoce.
Queste tecnologie combinano immagini, dati clinici e biomarcatori per una diagnosi sempre più precisa del tumore al pancreas.
Come l’anticipazione della diagnosi aumenta le probabilità di sopravvivenza
La diagnosi precoce del tumore al pancreas cambia radicalmente la prognosi. Quando individuato in stadio localizzato (<2 cm, senza linfonodi), la sopravvivenza a 5 anni può arrivare al 40-60%.
L’intelligenza artificiale permette di identificare pazienti candidati a chirurgia curativa o a protocolli neoadiuvanti prima che la malattia progredisca. Studi mostrano che anticipare la diagnosi anche solo di 12-18 mesi può triplicare le chance di sopravvivenza a lungo termine.
L’intelligenza artificiale non sostituisce il medico, ma lo supporta per intercettare casi altrimenti destinati a diagnosi tardiva.
Vantaggi e limiti dell’uso dell’IA nella diagnosi
I vantaggi includono:
Analisi rapida di grandi volumi di immagini
Riduzione della variabilità inter-operatore
Migliore rilevazione di lesioni piccole o occulte
Possibilità di screening su pazienti a rischio (diabete nuovo, familiarità)
Tra i limiti attuali: necessità di validazione su larga scala in contesti reali italiani, integrazione nei sistemi radiologici esistenti e gestione di falsi positivi che potrebbero generare ansia o esami inutili.
Applicazioni pratiche e futuro in Italia
In Italia, centri di eccellenza oncologica stanno valutando l’integrazione di strumenti di intelligenza artificiale nei percorsi diagnostici per il tumore al pancreas. Progetti europei come PANCAIM e studi nazionali potrebbero accelerare l’adozione.
Nel prossimo futuro si prevede l’uso combinato di IA su TC di routine, marcatori ematici e fattori di rischio clinici per creare programmi di screening mirati alle categorie ad alto rischio.
Conclusioni su tumore al pancreas e intelligenza artificiale
L’intelligenza artificiale rappresenta una speranza concreta nella lotta contro il tumore al pancreas. Modelli come REDMOD della Mayo Clinic dimostrano che è possibile anticipare la diagnosi fino a tre anni, raddoppiando o triplicando il tasso di rilevazione rispetto ai metodi tradizionali e aumentando significativamente le probabilità di sopravvivenza.
Questa tecnologia non elimina la malattia, ma sposta il confine temporale della diagnosi, trasformando un tumore quasi sempre letale in una patologia potenzialmente curabile se intercettata precocemente.
L’integrazione tra intelligenza artificiale, radiologia e oncologia aprirà nuove frontiere nella medicina di precisione. Investire in queste innovazioni significa offrire ai pazienti una chance reale di guarigione.
L’intelligenza artificiale per la diagnosi precoce del tumore al pancreas non è più fantascienza: è una realtà in rapida evoluzione che può salvare delle vite.
Domande Frequenti su tumore al pancreas
Chi può beneficiare maggiormente dell’intelligenza artificiale per la diagnosi del tumore al pancreas? Pazienti con fattori di rischio come diabete di nuova diagnosi, pancreatite cronica o familiarità. Consiglio in grassetto: parla con il tuo medico di eventuali sintomi o fattori di rischio per valutare esami mirati.
Cosa rileva esattamente l’IA nelle scansioni TC? Alterazioni radiomiche e texture tissutali subvisive che precedono la formazione visibile del tumore. Consiglio in grassetto: richiedi centri dotati di tecnologie avanzate per massimizzare le chance di diagnosi precoce.
Quando l’IA può anticipare la diagnosi del tumore al pancreas? Fino a 3 anni prima della diagnosi clinica tradizionale, con picchi di efficacia intorno ai 16 mesi. Consiglio in grassetto: non sottovalutare esami TC addominali eseguiti per altri motivi: potrebbero rivelare segnali precoci.
Come funziona un modello come REDMOD della Mayo Clinic? Analizza pattern quantitativi invisibili all’occhio umano attraverso algoritmi di radiomica e deep learning. Consiglio in grassetto: informa il radiologo se hai familiarità con tumori pancreatici per attivare protocolli più attenti.
Dove è possibile accedere a diagnosi supportate da IA in Italia? Presso centri oncologici di riferimento e strutture universitarie che stanno integrando queste tecnologie. Consiglio in grassetto: verifica presso associazioni di pazienti o AIOM l’elenco dei centri all’avanguardia.
Perché l’anticipazione diagnostica aumenta così tanto la sopravvivenza? Permette interventi chirurgici curativi quando il tumore è ancora localizzato e non ha metastatizzato. Consiglio in grassetto: adotta uno stile di vita sano e monitora fattori di rischio per ridurre la probabilità di sviluppare il tumore al pancreas.
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L'FDA statunitense concede la revisione prioritaria a TEVIMBRA di BeOne Medicines nel trattamento di prima linea dell'adenocarcinoma gastroesofageo HER2 positivo - Business Wire
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L'FDA statunitense concede la revisione prioritaria a TEVIMBRA di BeOne Medicines nel trattamento di prima linea dell'adenocarcinoma gastroesofageo HER2 positivo Business Wire
SAN CARLOS, Calif.--(BUSINESS WIRE)--BeOne Medicines Ltd. (Nasdaq: ONC; HKEX: 06160; SSE: 688235), azienda oncologica globale, oggi ha annunciato che la Food and Drug Administration (FDA) statunitense ha concesso la revisione prioritaria a una richiesta di licenza per farmaci biologici supplementare (sBLA) per TEVIMBRA® (tislelizumab) in combinazione con ZIIHERA® (zanidatamab) e chemioterapia per il trattamento di prima linea dell'adenocarcinoma gastrico, della giunzione gastroesofagea o esofageo HER2 positivo (HER2) localmente avanzato/metastatico non resecabile.
Il testo originale del presente annuncio, redatto nella lingua di partenza, è la versione ufficiale che fa fede. Le traduzioni sono offerte unicamente per comodità del lettore e devono rinviare al testo in lingua originale, che è l'unico giuridicamente valido.
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Consiglio nazionale delle ricerche: possibile terapia mirata per una rara encefalopatia pediatrica Eventi e News
Unnuovo studio fa luce sui meccanismi molecolari alla base della DEE85, una raraencefalopatia epilettica pediatricacausata da varianti del gene SMC1A, caratterizzata da esordio precoce delle crisi, grave disabilità intellettiva ed epilessia resistente ai farmaci. Lostudio internazionale è stato guidato dal Consiglio nazionale delle ricerche con l'Istituto di tecnologie biomediche(Cnr-Itb) e l'Istitutodi biologia molecolare e patologia(Cnr-Ibpm): i risultati sono pubblicati sulla rivista Epilepsia. Analizzando il profilo trascrittomico di cellule derivate da pazienti, cioè quali geni risultano attivi o silenziati, iricercatori e le ricercatrici hanno dimostrato che le varianti che interrompono prematuramente la produzione della proteina SMC1A causano le alterazioni più estese dell'espressione genica, mentre quelle che ne modificano la struttura o i singoli aminoacidi hanno effetti più circoscritti. «Le nostre analisi rivelano che ogni tipo di mutazione genera una firma molecolare distinta, confermando la complessità dei meccanismi patogenetici associati a SMC1A», spiegaAntonio Musio, ricercatore del Cnr-Itb e coordinatore della ricerca. Ilrisultato più rilevanteriguarda l'effetto dell'ataluren, una molecola capace di consentire alla cellula di superare i segnali di arresto prematuro nella sintesi proteica. «L'ataluren ha dimostrato la sua efficacia in quanto è in grado di ripristinare la produzione della proteina SMC1A nei casi in cui questa risulta "incompleta", correggendo oltre la metà dei geni alterati e riducendo significativamente l'instabilità genomica», sottolinea Musio. Nessun effetto è stato osservato nelle varianti che alterano il quadro di lettura, confermando laspecificità dell'azione della molecola. «Questi risultati», commenta Musio, «dimostrano che laDEE85è essenzialmente undisturbo della regolazione genica causato da una disfunzione del complesso proteico della coesina, per il quale esiste un candidato terapeutico concreto. Il prossimo passo è tradurre questi dati preclinici in studi clinici mirati».Questo studio apre la strada allo sviluppo di terapie di precisione per le encefalopatie epilettiche rare legate a SMC1A, per le quali attualmente non esistono opzioni terapeutiche efficaci. «Ilrecupero della funzione di SMC1A ottenuto con l'ataluren rappresenta un passo importante verso interventi miratiper i pazienti conmutazioni che interrompono prematuramente la produzione della proteina», conclude Musio. La ricerca è stata finanziata dal Ministero dell'Università e della Ricerca nell'ambito del programma PRIN 2022, dall'Associazione Italiana SMC1A e dall'Agenzia Statale per la Ricerca spagnola. Redazione Eventi e News Please complete the captcha to verify you are human.
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Ora l’Irpinia sfida i tumori: nel Crom di Mercogliano il laboratorio dedicato all’immunoterapia oncologica Il Mattino
Selene Fioretti Nel cuore verde dell’Irpinia il primo polo del Sud Italia per la ricerca sull’immunoterapia oncologica. Si tratta del nuovo laboratorio impiantato al Crom di Mercogliano, il Centro di ricerche oncologiche dell’Irccs Pascale di Napoli. Plesso distaccato dell’Istituto nazionale tumori, nell’area inaugurata lo scorso 16 marzo si porterà avanti lo studio sull’ultima frontiera terapeutica contro le neoplasie. Il trattamento punta alla stimolazione del sistema immunitario affinché sviluppi le capacità di riconoscere e combattere le cellule tumorali. In campo, perciò, un team di ricercatori, guidato dal professore Paolo Ascierto.
APPROFONDIMENTI Mercogliano, il professore Ascierto inaugura il Crom hub di ricerca: «Qui la Silicon Valley dell’immunoncologia» Ascierto porta al Crom la ricerca di frontiera Santobono Pausilipon entra nella rete degli IRCCS, Fico: «Avvio di una nuova fase di crescita» Incendio al Pascale di Napoli, distrutti campioni biologici: «Vicini ai pazienti colpiti» Napoli, al Pascale il convegno Uronews che disegna il futuro della chirurgia mini-invasiva
Direttore dell’Unità di melanoma, immunoterapia oncologica e terapie innovative del Pascale, nonché ordinario di Oncologia all’Università Federico II di Napoli, il luminare spiega: «Un cancro genera invariabilmente una paralisi immunitaria che, però, le terapie immunologiche disinnescano, consentendo alle cellule killer del nostro sistema biologico di difesa di inseguire, scovare e annientare le cellule mutate del cancro. Ovviamente tutto questo va finemente regolato per evitare effetti collaterali».
Fondamentale, dunque, l’attività dell’equipe di ricercatori capeggiata da Ascierto. Che illustra il lavoro messo in campo nel rivoluzionario hub alle falde del Partenio: «Andremo a verificare i meccanismi molecolari e cellulari che sottendono la capacità del sistema immunitario di liberarsi del freno che un tumore innesta ogniqualvolta inizia a crescere in maniera incontrollata e dà luogo a una disseminazione delle sue cellule».
I PASSI IN AVANTI
Una metodologia terapeutica, quella dell’immunoterapia, che ha già portato a risultati importanti. Oggi i camici bianchi riescono a gestire molte delle neoplasie un tempo giudicate inguaribili e inarrestabili, facendo sì che per i pazienti agiscano come malattie croniche.
«Per alcuni melanomi - dice Ascierto - si pensa di sospendere l’immunoterapia, considerandoli completamente guariti. Ecco, su tutto questo occorre che la ricerca continui ad approfondire e a studiare». A comporre la squadra in forza al laboratorio irpino ci sono Gabriele Madonna, Domenico Mallardo, Caterina Costa e Marilena Capone. Questo il gruppo di ricercatori che hanno preso servizio nella nuova ala del Crom, che così contribuisce pure a consolidare la sua reputazione a livello nazionale. Dice Ascierto: « Di sicuro il laboratorio che abbiamo realizzato si configura come il primo polo di ricerca in immunoncologia del Sud Italia».
GLI INVESTIMENTI
A finanziarlo la Fondazione Irti, presieduta da Natalino Irti, a cui si sono aggiunti i fondi destinati alla ricerca del Pascale, per un totale di circa 2,5 milioni di euro totalmente a vantaggio della salute. Il nuovo laboratorio non è solo uno spazio fisico ma un hub tecnologico che pone la Campania al vertice della ricerca scientifica, «attirando nuove professionalità e talenti nel campo della ricerca traslazionale», assicura Ascierto. E che il polo d’eccellenza sia unico nel suo genere lo dimostra pure la convergenza di tutte le linee di ricerca più promettenti per la medicina di settore. Dall’analisi del microbioma alla profilazione genetica dei pazienti (gene signature), fino all’identificazione di nuovi biomarcatori molecolari.
Ma la linea di ricerca più avanzata che sta esplorando il team di Ascierto è la biologia spaziale. Una disciplina rivoluzionaria che permette di studiare il microambiente tumorale con una precisione chirurgica. «Grazie a strumentazioni di ultima generazione siamo in grado di mappare non soltanto la presenza delle cellule tumorali, ma la loro interazione geografica con il sistema immunitario», spiega l’immunologo. Tutte attività che, come sottolinea il direttore scientifico del Pascale, Andrea Budillon, hanno pure l’obiettivo di rendere le cure sempre più democratiche ed efficaci per tutti i pazienti.
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Mieloma multiplo: approvata in Italia promettente terapia con cellule CAR-T Microbiologia Italia
Scopri la nuova terapia approvata per il mieloma multiplo: CAR-T cilta-cel, un passo avanti per i pazienti.
Questo articolo esplora in profondità l’importante novità per il mieloma multiplo: l’AIFA ha concesso la rimborsabilità alla terapia con cellule CAR-T ciltacabtagene autoleucel (cilta-cel, Carvykti). Scoprirai cos’è il mieloma multiplo, come funzionano le CAR-T anti-BCMA, i risultati dello studio CARTITUDE-4, i benefici per i pazienti in recidiva e refrattari già dalla seconda linea di trattamento e le implicazioni per la qualità di vita. È un contenuto utile per pazienti affetti da mieloma multiplo, familiari, ematologi, oncologi e chiunque sia interessato alle terapie avanzate e all’immunoterapia cellulare nel campo delle malattie onco-ematologiche.
Introduzione
Il mieloma multiplo è un tumore del sangue aggressivo e ancora incurabile, ma le opzioni terapeutiche stanno evolvendo rapidamente. Una delle novità più promettenti degli ultimi anni è rappresentata dalle terapie con cellule CAR-T.
In Italia, l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha recentemente approvato la rimborsabilità di ciltacabtagene autoleucel (cilta-cel), una terapia CAR-T anti-BCMA, per pazienti adulti con mieloma multiplo recidivato e refrattario che hanno ricevuto almeno una precedente linea di trattamento. Questa decisione permette l’accesso gratuito attraverso il Servizio Sanitario Nazionale a una terapia altamente innovativa, utilizzabile già in fasi relativamente precoci della malattia.
Cos’è il mieloma multiplo
Il mieloma multiplo è una neoplasia maligna che origina dalle plasmacellule, un tipo di globuli bianchi presenti nel midollo osseo. Queste cellule tumorali proliferano in modo incontrollato, producendo quantità anormali di immunoglobuline (proteine M) e danneggiando ossa, reni, sistema immunitario e midollo.
I sintomi tipici includono dolore osseo, anemia, insufficienza renale, infezioni ricorrenti e ipercalcemia. Nonostante i progressi, il mieloma multiplo rimane una malattia cronica con frequenti recidive, per cui servono nuove armi terapeutiche come le cellule CAR-T.
Il mieloma multiplo colpisce prevalentemente persone over 65 anni e rappresenta circa l’1-2% di tutti i tumori.
Terapie tradizionali e necessità di innovazione con cellule CAR-T
Fino a pochi anni fa, il trattamento del mieloma multiplo si basava su chemioterapia, inibitori del proteasoma, agenti immunomodulanti, anticorpi monoclonali e trapianto autologo di cellule staminali. Sebbene questi approcci abbiano migliorato la sopravvivenza, molti pazienti diventano refrattari alle terapie standard dopo poche linee di trattamento.
Le terapie con cellule CAR-T rappresentano un salto di qualità perché utilizzano il sistema immunitario del paziente stesso per riconoscere e distruggere le cellule tumorali in modo specifico e potente.
Come funzionano le cellule CAR-T nella terapia approvata contro il mieloma multiplo
Le cellule CAR-T sono linfociti T del paziente modificati geneticamente in laboratorio per esprimere un recettore chimerico antigenico (CAR). Nel caso del mieloma multiplo, le CAR-T sono dirette contro l’antigene BCMA (B-cell maturation antigen), espresso in modo abbondante sulle plasmacellule maligne ma poco sulle cellule sane.
Una volta reinfuse nel paziente, queste cellule CAR-T si moltiplicano e attaccano selettivamente le cellule tumorali, determinando risposte profonde e durature in molti casi.
La terapia con cellule CAR-T è un trattamento personalizzato, “living drug”, che continua ad agire nel tempo.
Ciltacabtagene autoleucel: la terapia CAR-T approvata e rimborsabile in Italia per il mieloma multiplo
Ciltacabtagene autoleucel (cilta-cel, nome commerciale Carvykti) è una terapia CAR-T anti-BCMA sviluppata da Janssen. In Italia, dopo l’autorizzazione all’immissione in commercio, l’AIFA ha concesso la rimborsabilità dal Servizio Sanitario Nazionale nel 2026, rendendola accessibile ai pazienti eleggibili senza costi diretti.
Questa approvazione permette l’uso di cilta-cel in pazienti con mieloma multiplo recidivato/refrattario dopo almeno una linea di terapia, inclusi un immunomodulante e un inibitore del proteasoma, e refrattari a lenalidomide. Si tratta di un’importante estensione rispetto alle indicazioni più tardive delle prime CAR-T.
Risultati clinici dello studio CARTITUDE-4
L’approvazione si basa principalmente sui dati dello studio di fase 3 CARTITUDE-4, che ha dimostrato l’efficacia di cilta-cel rispetto alla terapia standard in pazienti con mieloma multiplo in prima o seconda recidiva.
I risultati hanno mostrato una riduzione significativa del rischio di progressione o morte, con tassi di risposta globale elevati e risposte complete profonde in una percentuale importante di pazienti. La sopravvivenza libera da progressione è risultata nettamente superiore nel braccio con cellule CAR-T.
Questi dati confermano che la terapia CAR-T può essere efficace anche nelle fasi più precoci della malattia.
Benefici della terapia CAR-T per i pazienti con mieloma multiplo
I principali vantaggi della terapia con cellule CAR-T includono:
Remissioni profonde e potenzialmente durature
Riduzione della necessità di trattamenti continui
Miglioramento della qualità di vita tra un attacco e l’altro
Opzione per pazienti triplo-refrattari o multi-refrattari
Per molti malati di mieloma multiplo, cilta-cel rappresenta una speranza concreta di controllo prolungato della malattia con un’unica somministrazione.
Procedura di trattamento con CAR-T: fasi e gestione
Il percorso con cellule CAR-T prevede diverse fasi:
Prelievo dei linfociti T del paziente (leucaferesi) Modificazione genetica ed espansione in laboratorio Terapia di linfodeplezione (chemioterapia di preparazione) Infusione endovenosa delle CAR-T Monitoraggio ospedaliero per possibili effetti collaterali
Il processo richiede centri specializzati con esperienza in terapie cellulari avanzate.
Effetti collaterali e gestione della sicurezza
Come tutte le terapie CAR-T, anche cilta-cel può causare sindrome da rilascio di citochine (CRS), neurotossicità (ICANS), citopenie prolungate e infezioni. Tuttavia, con i protocolli attuali di monitoraggio e un trattamento precoce, la maggior parte degli eventi è gestibile.
La gestione multidisciplinare in centri accreditati è fondamentale per minimizzare i rischi.
La terapia con cellule CAR-T richiede un’attenta selezione dei pazienti e un follow-up stretto.
Impatto sulla qualità di vita e prospettive future
Per i pazienti con mieloma multiplo, accedere a una CAR-T rimborsabile significa poter interrompere, almeno temporaneamente, cicli continui di terapia, riducendo ospedalizzazioni e tossicità cumulative.
La ricerca continua con nuove generazioni di CAR-T, combinazioni e approcci “off-the-shelf” promette di rendere queste terapie ancora più accessibili ed efficaci.
Accesso in Italia: centri e iter terapeutico
In Italia le terapie CAR-T per mieloma multiplo sono concentrate in centri ematologici accreditati JACIE e autorizzati per le terapie avanzate. L’accesso avviene tramite valutazione multidisciplinare e compilazione del piano terapeutico secondo le indicazioni AIFA.
Le Regioni stanno progressivamente organizzando reti per garantire equità di accesso su tutto il territorio nazionale.
Conclusioni su mieloma multiplo e terapia CAR-T approvata
L’approvazione della rimborsabilità di ciltacabtagene autoleucel segna un passo importante nella lotta al mieloma multiplo. Questa promettente terapia con cellule CAR-T offre a pazienti recidivati e refrattari una possibilità di remissioni profonde già dalla seconda linea, cambiando il paradigma di cura di questa malattia aggressiva.
Grazie alle CAR-T anti-BCMA, il mieloma multiplo diventa sempre più gestibile, con prospettive di sopravvivenza e qualità di vita nettamente migliorate. La ricerca continua a progredire rapidamente e l’accesso alle terapie avanzate attraverso il SSN rappresenta un concreto segno di progresso della medicina italiana.
La terapia con cellule CAR-T non è ancora la cura definitiva, ma è oggi una delle armi più potenti a disposizione contro il mieloma multiplo.
Domande Frequenti su mieloma multiplo
Chi può accedere alla terapia CAR-T per un mieloma multiplo in Italia? Pazienti adulti con malattia recidivata/refrattaria dopo almeno una linea di terapia, refrattari alla lenalidomide. Consiglio in grassetto: rivolgersi al proprio ematologo di riferimento per valutare l’eleggibilità.
Cosa significa terapia con cellule CAR-T? È un’immunoterapia personalizzata che modifica i linfociti T del paziente per attaccare le cellule tumorali. Consiglio in grassetto: informa il medico su tutte le terapie precedenti per una corretta programmazione.
Quando viene utilizzata cilta-cel nel mieloma multiplo? Già in seconda linea per pazienti con recidiva o refrattarietà specifica. Consiglio in grassetto: discuti precocemente con lo specialista le opzioni di terapia avanzata.
Come si svolge il trattamento con CAR-T? Prelievo cellule, modificazione in laboratorio, linfodeplezione e infusione. Consiglio in grassetto: scegli un centro esperto per garantire sicurezza e gestione ottimale degli effetti collaterali.
Dove sono disponibili i centri per terapia CAR-T in Italia? Presso centri ematologici accreditati distribuiti sul territorio nazionale. Consiglio in grassetto: verifica con AIL o associazioni pazienti l’elenco aggiornato dei centri autorizzati.
Perché le CAR-T rappresentano una svolta per il mieloma multiplo? Offrono remissioni profonde con un unico trattamento, migliorando prognosi e qualità di vita. Consiglio in grassetto: mantieni un dialogo costante con il team curante per monitorare l’evoluzione della malattia.
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Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
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Criteri Critici
Tumore al seno, perché il rischio aumenta con l’età: cosa succede davvero nei tessuti Pazienti.it
Il rischio di sviluppare un tumore al seno cresce con l’età, ma i meccanismi alla base di questo aumento non sono mai stati del tutto chiari. Un nuovo studio condotto da ricercatori dell’Università di Cambridge e dell’Università della British Columbia ha provato a rispondere a questa domanda partendo da un’analisi molto dettagliata del tessuto mammario.
Gli scienziati hanno costruito una mappa senza precedenti, basata su oltre 3 milioni di cellule, per osservare come il seno si modifica nel tempo. Il risultato mostra un quadro piuttosto netto: con l’avanzare dell’età, il tessuto mammario cambia profondamente, e queste trasformazioni sembrano creare condizioni più favorevoli alla crescita di cellule tumorali.
Secondo gli autori, le variazioni più evidenti si concentrano in un momento preciso, cioè durante la menopausa, anche se cambiamenti più lievi si osservano già nei vent’anni, probabilmente legati a gravidanza e allattamento.
Meno cellule e struttura diversa
Uno degli aspetti più rilevanti emersi dallo studio riguarda la quantità e il tipo di cellule presenti nel seno. Con l’età, il numero complessivo di cellule diminuisce e la struttura del tessuto si modifica. In particolare, si riducono le cellule epiteliali, che rivestono i dotti mammari e le strutture deputate alla produzione del latte.
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Questo dato non sorprende del tutto, perché queste cellule sono strettamente legate alla funzione riproduttiva. Tuttavia, i ricercatori sottolineano che l’entità dei cambiamenti osservati è più ampia del previsto.
Parallelamente, si riducono anche le cellule del sistema immunitario e quelle stromali, cioè quelle che costituiscono una sorta di “impalcatura” del tessuto. Questa perdita contribuisce a rendere l’ambiente meno strutturato e, potenzialmente, più permissivo per lo sviluppo di cellule anomale.
Un ambiente più favorevole alla crescita tumorale
Oltre alla diminuzione delle cellule, cambia anche l’organizzazione del tessuto. Le strutture che producono il latte, chiamate lobuli, tendono a ridursi o a scomparire. Aumenta invece la presenza di tessuto adiposo, mentre i vasi sanguigni diminuiscono.
Un altro elemento importante riguarda la distribuzione delle cellule. Con l’età, le cellule immunitarie e quelle stromali si allontanano dalle cellule epiteliali. Questo può rendere più difficile il controllo di eventuali cellule tumorali, che potrebbero così svilupparsi e diffondersi con maggiore facilità.
Il sistema immunitario, inoltre, sembra perdere parte della sua efficacia. Nei tessuti più giovani sono presenti più linfociti B e linfociti T attivi, cellule fondamentali per riconoscere e distruggere cellule potenzialmente pericolose. Nei tessuti più anziani, invece, queste cellule diminuiscono e aumentano i macrofagi di tipo M2, associati in altri studi a processi che favoriscono la crescita tumorale.
Infiammazione e minore difesa
Questi cambiamenti contribuiscono a creare un ambiente più infiammatorio e meno protettivo. Il sistema immunitario, pur restando attivo, diventa meno efficace nel contenere la comparsa di cellule anomale. In questo contesto, eventuali cellule tumorali trovano condizioni più favorevoli per svilupparsi e proliferare.
Gli autori dello studio parlano di un ambiente “più permissivo”, dove il controllo biologico sulle cellule che mutano è meno rigido rispetto a quanto avviene in età più giovane.
Il ruolo della menopausa
Tra tutti i cambiamenti osservati, uno dei più evidenti riguarda il periodo intorno ai 40-50 anni, in corrispondenza della menopausa. In questa fase si registra un picco nei processi di invecchiamento del tessuto mammario.
Questo dato è coerente con quanto già noto sul piano clinico: la maggior parte dei casi di tumore al seno viene diagnosticata dopo i 50 anni, anche se negli ultimi anni si osserva un aumento dei casi tra le donne più giovani, per cause ancora non del tutto chiarite.
Secondo le stime dell’American Cancer Society, negli Stati Uniti oltre 320.000 donne riceveranno una diagnosi di tumore al seno nel corso di quest’anno, confermando quanto questa patologia sia diffusa.
Età, mutazioni e differenze individuali
L’età resta uno dei principali fattori di rischio per quasi tutti i tumori. Con il passare del tempo, infatti, le cellule accumulano mutazioni genetiche che possono portare alla formazione di cellule anomale e, in alcuni casi, allo sviluppo di tumori.
Lo studio aggiunge un ulteriore elemento: non parliamo solo di mutazioni, ma anche di ambiente cellulare. Il modo in cui il tessuto cambia nel tempo può influenzare direttamente la capacità delle cellule tumorali di attecchire e crescere.
I ricercatori sottolineano che il ritmo di invecchiamento del tessuto mammario può variare da persona a persona. Questo potrebbe contribuire a spiegare perché alcune donne sviluppano tumori mentre altre no, anche in presenza di fattori di rischio simili.
Tradizionalmente il rischio oncologico è stato attribuito all'accumulo di mutazioni genetiche casuali dovute al tempo. Questo studio sposta il focus sul microambiente (il "terreno"):
Anche una cellula con mutazioni pericolose fatica a diventare tumore in un tessuto giovane e ben sorvegliato.
Nel tessuto anziano, la combinazione di infiammazione cronica silente, riduzione delle difese immunitarie e alterata architettura stromale permette a quelle stesse mutazioni di attecchire e proliferare.
Uno studio che apre nuove domande
Per arrivare a questi risultati, il gruppo ha analizzato campioni di tessuto mammario sano provenienti da 527 donne, di età compresa tra 15 e 86 anni, sottoposte a interventi di riduzione del seno. Utilizzando tecniche avanzate di imaging, gli scienziati hanno ricostruito una mappa dettagliata del tessuto, osservando le variazioni nel tempo.
Lo studio non ha preso in considerazione alcuni fattori come etnia o predisposizione genetica, che possono influenzare il rischio di tumore al seno. Tuttavia, ricerche precedenti suggeriscono che nelle donne con predisposizione genetica il tessuto mammario possa mostrare segni di invecchiamento più rapido.
Nel complesso, questi risultati aiutano a chiarire perché il rischio di tumore al seno aumenti con l’età, ma indicano anche che il processo è complesso e legato a diversi fattori biologici. Comprendere meglio queste dinamiche potrebbe contribuire, in futuro, a sviluppare strategie di prevenzione più mirate.
FONTI:
ScienceAlert - Scientists Reveal Why Breast Cancer Risk Rises With Age
Nature Aging - Single-cell spatial atlas of the aging human breast
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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Criteri Critici
Cancro al retto, i segnali da non ignorare: crescono i casi tra gli under 50 Pazienti.it
Il cancro del retto rientra nel gruppo dei tumori colorettali, insieme al tumore del colon. La differenza principale riguarda la sede: il retto è la parte finale del colon, prima dell’ano. Dal punto di vista biologico, però, i tessuti sono simili, motivo per cui spesso colon e retto vengono considerati insieme.
Negli ultimi anni, però, i medici stanno osservando con maggiore attenzione un dato: i tumori del colon-retto, e in particolare quelli del retto, stanno aumentando negli adulti sotto i 50 anni. Secondo quanto riportato, se la tendenza dovesse continuare, il tumore del retto potrebbe diventare entro il 2035 la principale causa di morte per cancro nelle persone under 50.
I sintomi più comuni: sangue, dolore e cambiamenti intestinali
Il segnale più frequente del tumore del retto è il sanguinamento rettale. Può comparire come sangue rosso vivo, sangue più scuro, feci color rosso cupo oppure tracce sulla carta igienica. Proprio per questo, soprattutto nei pazienti giovani, può essere confuso con emorroidi, ciclo mestruale o piccoli disturbi intestinali.
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Un altro sintomo da non sottovalutare è il dolore addominale, soprattutto se persistente o associato ad altri cambiamenti. Possono comparire anche stitichezza, modifiche delle abitudini intestinali, feci più sottili del solito, perdita di peso non spiegata, stanchezza marcata e anemia.
Il punto centrale, spiegano gli specialisti, è non ignorare i cambiamenti del tratto gastrointestinale. La presenza di sangue nelle feci è uno dei segnali che più chiaramente richiede una valutazione medica.
Perché aumentano i casi sotto i 50 anni
Il tumore del colon-retto resta complessivamente meno comune nei giovani rispetto agli anziani, ma l’aumento osservato negli ultimi decenni è considerato rilevante. Secondo i dati citati, i casi negli adulti sotto i 50 anni sono cresciuti del 63% dal 1988: si è passati da circa 8 casi ogni 100.000 adulti under 50 a 13 casi ogni 100.000.
Le cause non sono ancora del tutto chiare. Gli esperti chiamano in causa più fattori: obesità, diabete, dieta occidentale ricca di grassi animali, carboidrati raffinati, carni rosse e lavorate, zuccheri e pochi vegetali. Ma non basta: molti giovani pazienti con tumore colorettale non sono obesi e non hanno diabete.
Per questo la ricerca sta guardando anche ad altri elementi, come i cambiamenti del microbioma intestinale, l’aumento del consumo di cibi ultraprocessati, le modifiche nello stile di vita, la riduzione dell’attività fisica e forse anche l’esposizione a nuove sostanze ambientali.
Prevenzione: quando fare i controlli
Per le persone considerate a rischio medio, lo screening per il tumore del colon-retto dovrebbe iniziare a 45 anni. Può essere effettuato con colonscopia oppure con test sulle feci, come il FIT o altri esami specifici. Se un test fecale risulta positivo, è necessario approfondire con una colonscopia.
Uno dei problemi principali per gli under 50 è il ritardo diagnostico: poiché il cancro del retto è considerato raro in questa fascia d'età, medici e pazienti tendono inizialmente ad attribuire i sintomi a patologie benigne come le emorroidi. È fondamentale che, in presenza di sanguinamento persistente, non ci si limiti a terapie topiche, ma si richieda un esame obiettivo completo o una proctosigmoidoscopia, l'unica procedura in grado di visualizzare direttamente la lesione nel tratto rettale
Chi ha un familiare di primo grado, come un genitore o un fratello, con tumore del colon o del retto potrebbe dover iniziare i controlli prima dei 45 anni. In questi casi è importante parlarne con il medico.
Cosa si può fare per ridurre il rischio
Non esiste un modo per azzerare del tutto il rischio, ma alcune abitudini possono contribuire a ridurlo. Gli esperti indicano una dieta simile a quella mediterranea, con meno grassi animali e carni lavorate, più frutta, verdura, legumi, cereali integrali e fibre solubili.
È consigliabile anche limitare le bevande zuccherate, moderare l’alcol, mantenere un peso adeguato, muoversi con regolarità e gestire eventuali condizioni come obesità o diabete.
Il messaggio più importante, però, resta pratico: non aspettare se compaiono sintomi sospetti. Sangue, dolore addominale persistente, cambiamenti intestinali o stanchezza inspiegabile non significano automaticamente cancro, ma meritano comunque attenzione. In caso di dubbi, parlarne presto con un medico può fare la differenza.
FONTI
HuffPost - The Most Common Warning Signs Of Rectal Cancer
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
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Sedute di chemioterapia con il proprio cane accanto: al via il progetto sperimentale a Treviso Radio Bruno
I pazienti che desiderano essere accompagnati dai propri animali durante il percorso di cura, ora possono farlo. E’ la nuova possibilità introdotta dall’azienda sanitaria Ulss 2 di Treviso attraverso un piano che rende strutturato un percorso avviato da anni.
Come si legge in un comunicato stampa, a illustrare le caratteristiche del Piano dedicato sono stati, ieri, mercoledì 29 aprile, il direttore generale Giancarlo Bizzari, il direttore sanitario Maria Caterina De Marco e il responsabile del Servizio di Igiene Urbana Veterinaria del Dipartimento di Prevenzione Massimo Maiorano. Il Piano sarà rivolto a tutti i pazienti che desiderano essere accompagnati dai propri animali durante il percorso di cura. Con un’importante novità: la possibilità di chiedere la presenza del proprio animale d’affezione anche durante le sedute di chemioterapia, oltre che nel corso della degenza. A questo proposito l’Ulss 2 lancerà un appello ai privati affinché supportino economicamente quest’iniziativa che richiede un locale e un infermiere dedicati durante la “pet infusion”.
“L’umanizzazione delle cure non è uno slogan, ma una direzione concreta su cui stiamo lavorando ogni giorno – sottolinea il direttore generale Giancarlo Bizzari –. Le famiglie sono radicalmente cambiate: sono sempre meno numerose, gli anziani sono più soli e gli animali da affezione sono parte, a tutti gli effetti, di un nucleo familiare sempre più ristretto. Dobbiamo tenerne conto, soprattutto nei momenti di maggiore fragilità, quando le persone affrontano la malattia. Considerare questi nuovi membri della famiglia significa prendersi cura davvero della persona nella sua interezza. Il progetto che stiamo mettendo a punto darà sistematicità e omogeneità, oltre a un coordinamento unico, alle varie iniziative di Pet therapy e Pet visiting che già vedono nei vari reparti la presenza degli animali d’affezione. L’obiettivo è di estendere la possibilità di questa presenza anche alle sedute di chemioterapia, per i pazienti che lo desiderano: si tratta di un progetto sperimentale per finanziare il quale lanceremo un bando per la raccolta fondi: ci auguriamo che associazioni e privati rispondano positivamente all’appello, volto a permetterci un ulteriore importante passo sulla strada dell’umanizzazione delle cure”. (fotografia di repertorio)
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
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Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
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Idrosadenite suppurativa grave, duplice terapia biologica possibile strategia per i casi refrattari #AAD26 Pharmastar
Nei pazienti con idrosadenite suppurativa grave, in particolare in quelli con malattia refrattaria alle terapie standard, la combinazione di due farmaci biologici può rappresentare un’opzione clinica nei casi non completamente controllati, aprendo a un approccio più aggressivo ma razionale basato sulla complessità immunologica della malattia. È quanto emerge da una relazione tenutasi al congresso 2026 dell’American Academy of Dermatology (AAD).
L’idrosadenite suppurativa (HS) è una patologia infiammatoria cronica caratterizzata da noduli profondi, ascessi e fistole, con un impatto significativo sulla qualità di vita e una prevalenza che può raggiungere circa l’1% nella popolazione generale. Nei soggetti con forme moderate-gravi, i farmaci biologici hanno rappresentato un progresso rilevante, ma la risposta terapeutica rimane eterogenea e spesso incompleta.
Gli studi clinici mostrano, ad esempio, tassi di risposta HiSCR50 (Hidradenitis Suppurativa Clinical Response 50, riduzione ≥50% di ascessi e noduli infiammatori senza aumento di ascessi e fistole drenanti) intorno al 42–45% con gli inibitori dell’interleuchina 17 (IL-17) rispetto al 31–34% con il placebo, con differenze significative (P fino a 0,007), evidenziando che circa la metà dei soggetti trattati non raggiunge una risposta clinicamente soddisfacente, lasciando un bisogno terapeutico ancora rilevante.
Razionale biologico della terapia combinata
Il razionale della duplice terapia biologica nasce dalla natura multifattoriale dell’infiammazione che caratterizza la malattia. Diversi pathway risultano simultaneamente attivati, tra cui TNF-α, IL-1, IL-17 e vie JAK/STAT, suggerendo che il blocco di un singolo target possa essere insufficiente in una quota significativa di pazienti.
L’idea è quindi quella di combinare biologici con meccanismi d’azione complementari per ottenere una soppressione più ampia e sinergica dell’infiammazione. Evidenze indirette provenienti da altre malattie immuno-mediate indicano che la doppia modulazione immunologica può aumentare l’efficacia mantenendo un profilo di sicurezza accettabile in soggetti selezionati.
«Farmaci e procedure che tipicamente possono migliorare segni e sintomi dell’HS risultano talvolta non del tutto sufficienti nei soggetti con malattia grave e refrattaria» ha dichiarato la relatrice Jennifer Hsiao, professoressa associata di dermatologia presso la Keck School of Medicine della University of Southern California.
«Comincio a considerare una terapia con un doppio farmaco immunomodulante quando mi accorgo che, quando avvio un nuovo biologico in monoterapia e gli concedo il tempo adeguato per agire, continuo a riscontrare un limite di efficacia» ha aggiunto. «Ogni volta il paziente sta meglio, ma ancora non riesce a svolgere le attività quotidiane e continua ad assumere numerosi analgesici. I questi casi, invece di ricorrere a prednisone e antibiotici a lungo termine, preferisco aggiungere una seconda terapia mirata».
Quali possibili combinazioni
Ad oggi la FDA ha approvato tre biologici per trattare l’HS, ovvero adalimumab che inibisce il TNF-α, secukinumab che inibisce la IL-17 e bimekizumab, un inibitore duale della IL-17A/F. Per via delle poche opzioni disponibili, i clinici utilizzano anche off-label i JAK inibitori e altri inibitori delle interleuchine, come IL-23 e IL-12/23.
Hsiao raccomanda diverse combinazioni di duplice terapia biologica per i soggetti con HS molto grave e refrattaria. Un approccio prevede l’utilizzo di un anti-TNF come base associato a un anti-IL-17, un anti-IL-23 (o IL-12/23) o un inibitore JAK1. Un’altra strategia prevede un anti-IL-17 come base combinato con un anti-TNF, un anti-IL-23 (o IL-12/23) o un inibitore JAK1. In alternativa, un inibitore JAK1 può essere utilizzato come base insieme a un anti-TNF, un anti-IL-17 o un anti-IL-23/IL-12/23.
L’associazione di questi farmaci nell’idrosadenite non è ancora ben studiata, ma secondo Hsiao altri specialisti la utilizzano da anni, come gastroenterologi e reumatologi per trattare pazienti con malattia infiammatoria intestinale grave e refrattaria e artrite reumatoide. Ritiene pertanto utile considerare la loro letteratura su efficacia e sicurezza della duplice terapia immunomodulante.
Le evidenze specifiche restano tuttavia limitate a case report e piccole serie cliniche, nelle quali si osservano miglioramenti clinici consistenti senza segnali rilevanti di tossicità nel breve termine.
Equilibrio tra beneficio e rischio
Con questo approccio, la sicurezza è un elemento chiave. Nonostante i dati preliminari non abbiano evidenziato eventi avversi gravi nel breve periodo, l’esperienza è ancora limitata e non consente conclusioni definitive sul rischio a lungo termine. La duplice immunosoppressione solleva inevitabilmente interrogativi sul rischio infettivo e sulla tollerabilità cumulativa, rendendo essenziale una selezione accurata dei pazienti e un monitoraggio clinico stretto.
Nonostante il potenziale di questo approccio terapeutico, Hsiao mette in guardia contro la combinazione di inibitori del TNF e anti-IL-1, dal momento che in uno studio sull’artrite reumatoide che confrontava etanercept con etanercept più anakinra, è stato osservato un aumento del rischio di infezioni gravi con la terapia combinata.
Nel complesso, l’approccio si inserisce in un’evoluzione più ampia della dermatologia verso strategie personalizzate e combinatorie. La duplice terapia biologica potrebbe rappresentare una nuova frontiera per i pazienti affetti da idrosadenite suppurativa grave e refrattaria, ma resta una strategia ancora esplorativa, che richiede conferme attraverso studi prospettici controllati per definire con precisione efficacia, significatività clinica e profilo di sicurezza nel lungo periodo.
Referenze
Hsiao J. HS: Dual biologics and biologic + SMI. Presented at: American Academy of Dermatology Annual Meeting; March 27-31, 2026; Denver.
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📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
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Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
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Bambino Gesù: firmato accordo con la Fundação Champalimaud di Lisbona per le cure campo dell’immunoterapia agensir.it
Creare una rete di sinergia nel campo delle terapie avanzate e dell’immunoterapia. È questo lo scopo dell’accordo firmato il 28 aprile dalla presidente della Fundação Champalimaud di Lisbona Maria Leonor Beleza e dal presidente del Ospedale Bambino Gesù di Roma, Tiziano Onesti. Scopo dell’accordo è quello di integrare l’esperienza nell’ambito dell’oncologia degli adulti dell’ospedale portoghese con quella pediatrica del Bambino Gesù attraverso un percorso che parte dalla ricerca e arriva fino al letto del paziente. La collaborazione prevede lo sviluppo congiunto di piattaforme per terapie cellulari avanzate, con particolare riferimento all’immunoterapia fondata sull’impiego di cellule Car T come modello di terapia personalizzata e di precisione contro diverse patologie come il cancro e le malattie autoimmuni. L’accordo tra le due istituzioni prevede che i risultati ottenuti siamo messi a disposizione a costi contenuti per gli enti non profit o per i contesti a basse risorse. L’evento è stato concluso da card. Emil Paul Tscherrig, membro della Commissione cardinalizia di vigilanza dell’Istituto per le Opere di Religione che ha espresso la speranza che questa collaborazione: “Sia l’inizio di un movimento coraggioso e rivoluzionario che porterà frutti per la vita”.
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Melanoma: la quantità, i punti, il modo giusto di applicare la crema solare e tutte le altre regole dei dermatologi per fare una corretta prevenzione del tumore della pelle - Vanity Fair Italia
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Criteri Critici
Melanoma: la quantità, i punti, il modo giusto di applicare la crema solare e tutte le altre regole dei dermatologi per fare una corretta prevenzione del tumore della pelle Vanity Fair Italia
Fra i più frequentemente diagnosticati in Italia, soprattutto fra i giovani,ilmelanomarappresenta il terzo tumore più comune sotto i 50 anni in entrambi i sessi, con circa un paziente su 5 che ha meno di 40 anni. Nonostante la sua incidenza sia in aumento, la sopravvivenza rimane elevata, superando il 90% se la malattia viene individuata precocemente. «Il melanoma è un tumore cutaneo complesso, la cui insorgenza può essere influenzata da fattori genetici e familiari, esposizione a fattori inquinanti dell'ambiente, nonché da un’esposizione solare intensa e ripetuta, soprattutto se associata a scottature gravi durante l’infanzia o l’adolescenza», spiega ilDottor Carlo Guidarelli, Specialista in Dermatologia presso laCasa di cura San Camillo di Milano. «L’esposizione ai raggi ultravioletti (UV), naturali o artificiali, rappresenta il principale fattore di rischio per lo sviluppo di tumori cutanei, tra cui il carcinoma basocellulare (basalioma) e il carcinoma squamocellulare, entrambi stimolati dall’esposizione solare e dall’invecchiamento cutaneo». Strumento strategico per dermatologi e chirurghi nella gestione dei pazienti a rischio, la microscopia confocale riflettente consente di studiare in profondità le lesioni sospette senza bisogno di bisturi. Ecco come funziona e chi può sottoporsi a questo esame effettuato dall'Istituto Nazionale dei Tumori (Int) di Milano I raggi UV si suddividono principalmente in UVA e UVB: i raggi UVB vengono assorbiti nella parte superficiale della pelle e possono danneggiare le cellule epidermiche, saturandone i sistemi di difesa; i raggi UVA, invece, penetrano più in profondità, intaccando il collagene e gli strati profondi del derma, con conseguenti danni a lungo termine. «Un altro aspetto rilevante riguarda il ruolo protettivo della vitamina D, fondamentale nel contrastare fattori infiammatori e nel stimolare il sistema immunitario. Un adeguato livello di vitamina D nel sangue contribuisce alla protezione contro i danni indotti dai raggi UV, oltre a prevenire i processi degenerativi della pelle causati dall’esposizione solare. Si raccomanda pertanto un’assunzione giornaliera minima di 1000 unità internazionali di vitamina D, integrabile anche attraverso una moderata esposizione al sole», aggiunge lo specialista. Il melanoma rientra fra le patologie in costante aumento ma spesso prevenibili grazie acomportamenti corretti e diagnosi precoce. Per proteggere la pelle, evitare l’insorgenza di queste malattie e garantirne una tempestiva cura in caso di necessità, i medici tengono a diffondere alcune raccomandazioni fondamentali. La prima riguarda, naturalmente l'uso imprescindibile di protezione solare quando ci si espone al sole, ma dotarsi del semplice prodotto non basta. Fondamentale, per rendere efficace la sua azione, è usarla nel modo corretto. Per ottenere la massima protezione, è necessario scegliere unfiltro solare ad ampio spettro,che protegga dai raggi UVB e Raggi UVA(i raggi UVA sono abbastanza lunghi da raggiungere lo strato dermico della pelle, danneggiando collagene, e tessuto elastico),con un fattore di protezione SPF pari o superiore a 30, anche nelle giornate nuvolose, poiché i raggi UV possono comunque danneggiare la pelle, e quando si sta all'ombra, poiché riduce ma non elimina completamente l’esposizione ai raggi UV, che possono riflettersi su acqua, sabbia, superfici chiare e su strada. Anche in città o nella vita di tutti i giorni, è bene proteggersi con creme da giorno e make up con filtro antisolare. Come suggerito dagli specialisti diAIM AT Melanoma Foudation, è necessario applicare una quantità di crema solare sufficiente a coprire tutta la pelle esposta. Per una protezione completa del corpo, la maggior parte degli adulti ha bisogno di circa30 grammi di crema(la quantità contenuta in un bicchierino da shot). Importante non dimenticare di applicarla suorecchie,mani,piedi,nucae qualsiasi parte delcuoio capelluto non coperta da capelli.Assicurarsi anche di applicarla sullaparte inferiore del mento, che può essere esposta alla luce solare riflessa.In linea generale, gli esperti evidenziano che la maggior parte delle persone non applica una quantità sufficiente di crema solare, quindiè sempre bene abbondare rispetto a quella che si pensa di doverne usare.Ma non solo. Molte persone applicano la crema solare quando sono già fuori casa, in realtà il momento giusto per applicarla, specialmente se si usano creme solari biologiche, è prima di uscire, considerato cheoccorrono circa 15 minuti per l'assorbimento e l'inizio dell'efficacia. Durante l'esposizione al sole - che sarebbe opportunolimitare tra le 11 e le 16, quando i raggi UV sono più intensi - è fondamentale ancheindossare un abbigliamento protettivo.Cappelli a tesa larga, occhiali da sole con gli appositi filtri UV omologati e indumenti coprenti sono una barriera efficace contro i raggi solari. Ma attenzione:per le lunghe esposizioni al sole, è importante preferire tessuti tecnici specificamente trattati per la protezione UV, in stile australiano, per garantire una difesa efficace. Non da ultimo, è fondamentale controllare sempre la data di scadenza della crema solare. Ma se ha cambiato consistenza, è diventata acquosa, si separa o cambia colore, anche se non è scaduta, è bene eliminarla. Un'accortezza finale: la crema solare non dovrebbe essere lasciata alla luce diretta del sole o in un ambiente caldo come un'auto, poiché il calore può scomporre le sostanze chimiche al suo interno. Per proteggere la pelle, evitare l’insorgenza di tumori della pelle e garantirne una tempestiva cura in caso di necessità, il dottor Carlo Lucarelli aggiunge alcune raccomandazioni fondamentali. Evitare lampade e lettini abbronzantiL’esposizione alle lampade abbronzanti artificiali, che emettono raggi UVA, aumenta il rischio di melanoma fino al 75%, motivo per cui i dermatologi ne sconsigliano l'utilizzo o lo limitano a un massimo di 20 sedute all’anno. Controllare periodicamente nei e macchie cutanee, osservando attentamente cambiamenti di forma, colore o dimensione. È fondamentale ispezionare anche aree difficili da vedere, quali cavo orale, nuca, cuoio capelluto, sede genitale e perianale, dorso, natiche, zona plantare e spazi interdigitali. Asimmetria, Bordi irregolari, Colore variabile, Dimensione superiore ai 6 mm, Evoluzione nel tempo: segnali da non sottovalutare.L'allarme principale è sempre la variazione del colore. Uncontrollo specialistico consente la diagnosi precoce, aumentando significativamente le possibilità di guarigione. Si raccomandaalmeno una visita annuale con mappatura digitale dei neitramite epiluminescenza per monitorare eventuali nei strani e atipici. La cute dei bambini è particolarmente sensibile;le scottature nell’infanzia aumentano il rischio futuro di melanoma. È quindi essenziale utilizzare protezioni solari adeguate e indumenti tecnici con filtraggio UV certificato, da preferire sempre lo stile australiano. Una dieta equilibrata, ricca di antiossidanti, e l’idratazione contribuiscono al benessere generale della pelle. La prevenzione rappresenta lo strumento più efficace contro i tumori cutanei. Informarsi, proteggersi e sottoporsi a controlli regolari sono azioni semplici ma fondamentali per la propria salute.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Tumori neuroendocrini: dai radioligandi all’immunoterapia la cura è più vicina Il Sole 24 ORE
Centrale il tema della qualità di vita
Nel corso dell’evento si è parlato anche del tema della qualità della vita che, afferma Fazio, viene considerato uno degli obiettivi fondamentali nel trattamento dei pazienti con tumori neuroendocrini ed è particolarmente rilevante per quei pazienti che convivono con la malattia per lunghi periodi. “Molti dei trattamenti attualmente disponibili - spiega - hanno dimostrato un impatto positivo, tuttavia, è emersa anche la difficoltà di misurare in modo rigoroso e standardizzato questo parametro, sottolineando la necessità di uniformare i disegni degli studi clinici e renderli più aderenti alla pratica quotidiana. Su questo tema è molto attiva l’associazione internazionale dei pazienti con Nen, l’INCA (International Neuroendocrine Cancer Alliance)”.
Prossimo Congresso Enets a Milano a marzo 2027
“Durante la conferenza - conclude il professore - è stata poi annunciato che la prossima edizione del Congresso ENETS si terrà a Milano a marzo del 2027. Si tratta di un evento storico, poiché è la prima volta, in 24 anni di attività della società, che questo congresso viene ospitato in Italia. Un importante riconoscimento per la comunità scientifica italiana, che da sempre svolge un ruolo di primo piano a livello mondiale nel campo delle neoplasie neuroendocrine e in ambito ENETS”.
Nel corso dell’evento polacco sono stati inoltre presentati dati sulla prima e unica terapia sistemica approvata nell’Unione europea (cabozantinib), per il trattamento dei tumori neuroendocrini pancreatici (pNET) ed extra-pancreatici (epNET) ben differenziati, non resecabili o metastatici, in pazienti in progressione dopo almeno una precedente terapia sistemica diversa dagli analoghi della somatostatina. Lo studio registrativo di Fase III Cabinet ha, infatti, dimostrato una riduzione del rischio di progressione della malattia o di morte del 77% nei tumori neuroendocrini avanzati di origine pancreatica e del 62% in quelli di origine extra-pancreatica, rispetto al placebo. Risultati particolarmente significativi se si considera che le opzioni terapeutiche alla progressione sono spesso limitate e dipendono dalla sede primaria del tumore e da altri fattori, rendendo difficile definire la sequenza terapeutica ottimale per le esigenze individuali di ogni paziente