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Nel 2018 i medici avevano stimato per Stuart Lye, un cittadino neozelandese di 58 anni, tre mesi di vita a causa di un mieloma. Anni di chemioterapia, trapianti di cellule...
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Nel 2018 i medici avevano stimato per Stuart Lye, un cittadino neozelandese di 58 anni, tre mesi di vita a causa di un mieloma. Anni di chemioterapia, trapianti di cellule staminali e nuovi farmaci avevano prolungato la sopravvivenza senza fermare la malattia, ma le opzioni terapeutiche in Nuova Zelanda si erano esaurite. Le immunoterapie CAR-T non erano disponibili commercialmente nel paese, e le sperimentazioni in corso non coprivano il suo tipo di tumore: un trattamento sarebbe costato di fatto oltre 350mila dollari australiani (più di 200mila euro). Un altro paziente neozelandese, trattato in Cina, mise Lye in contatto con un ospedale di Shanghai, e nel 2025 insieme alla moglie decise di partire: sette settimane in clinica portarono il tumore sotto controllo, con un costo complessivo di circa 65mila dollari.
La nuova rotta sanitaria: la Cina
La storia di Lye non è un caso isolato, ma sta facendo il giro del mondo in questi giorni ed è l'emblema di una trasformazione più ampia che riguarda l'intero sistema globale della salute. Per decenni il turismo sanitario ha seguito rotte ben definite e a basso rischio clinico: cure dentistiche in Croazia o Ungheria, chirurgia estetica e fertilità in Thailandia, Corea del Sud o Malesia. La Cina si sta ritagliando un posto diverso in questo panorama, rivolgendosi a pazienti oncologici spesso senza alternative terapeutiche nel proprio paese, che si spostano per trattamenti salvavita altrove inaccessibili o ancora sperimentali. Il driver è duplice: da un lato i costi, che possono essere anche un decimo rispetto a Stati Uniti o Australia, dall'altro la disponibilità immediata di terapie che altrove restano confinate a sperimentazioni cliniche con criteri di accesso più rigorosi e dunque ristretti.
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I prezzi molto più accessibili
Negli Stati Uniti una singola infusione CAR-T (con le cellule immunitarie del paziente ingegnerizzate in laboratorio per riconoscere e attaccare specifiche cellule tumorali) può costare tra 300mila e 475mila dollari, secondo i dati dell'American Cancer Society. In Cina lo stesso trattamento è valutato tra 150mila e 180mila dollari, e potrebbe scendere ulteriormente: l'autorità regolatoria del paese ha recentemente accettato una domanda di commercializzazione per una terapia con un prezzo inferiore a 300mila yuan, circa 44mila dollari. Il numero di terapie CAR-T approvate in Cina ha già raggiunto quota sette, alla pari con gli Stati Uniti, dove la tecnica è stata sviluppata originariamente, e la Repubblica Popolare guida oggi il mondo per numero di sperimentazioni cliniche dedicate a questo tipo di terapia.
La Cina compete con gli Usa sui farmaci innovativi
Il differenziale di prezzo, e di disponibilità, riflette una caratteristica più ampia del panorama sanitario. Nel 2024 la Cina ha raggiunto gli Stati Uniti per numero di farmaci sperimentali entrati in fase di test clinico, completando però i test stessi con una velocità da due a cinque volte superiore rispetto a Stati Uniti e Unione Europea. Molte di queste tecnologie risultano però troppo avanzate per le possibilità economiche del sistema sanitario nazionale e dei pazienti locali, che spesso non dispongono di una copertura assicurativa per trattamenti di questo tipo. Il risultato è una capacità terapeutica disponibile che gli ospedali internazionali del paese stanno iniziando a offrire a pazienti provenienti dall'estero: SinoUnited Health, struttura sanitaria di Shanghai, ha accolto già almeno trenta pazienti stranieri per terapie CAR-T da quando ha trattato il primo caso, alla fine del 2024.
Il turismo medico cresce a 126 miliardi entro il 2035
Il mercato globale del turismo medico è stimato attualmente attorno ai 34 miliardi di dollari, con una crescita prevista fino a 126 miliardi entro il 2035. Il segmento cinese, secondo le stime, passerà da 1,3 a 3,4 miliardi di dollari nello stesso periodo, una crescita proporzionalmente superiore alla media globale che riflette proprio questo posizionamento su terapie ad alto valore clinico. Il trend non si limita alla CAR-T: la Cina ha realizzato per prima una serie di interventi all'avanguardia destinati a patologie gravi. Nel 2024 i medici cinesi hanno utilizzato una terapia cellulare sviluppata internamente per trattare bambini affetti una malattia autoimmune cronica, il lupus eritematoso sistemico. Nel 2025 è stato eseguito in Asia il primo trapianto di rene cross-specie, da animale a essere umano. E quest'anno, a marzo, la Cina è diventata il primo paese al mondo ad approvare per uso commerciale un impianto cerebrale destinato a persone con lesioni del midollo spinale.
Il "Sacro Cuore" in festa con due nuove tecnologie: per la biopsia del polmone e per l'intervento di cataratta - IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria
📰 IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria📅 2026-06-13T15:33:59
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Il "Sacro Cuore" in festa con due nuove tecnologie: per la biopsia del polmone e per l'intervento di cataratta IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria
L’intelligenza artificiale a supporto del medico per una maggiore precisione diagnostica e chirurgica, a vantaggio della sicurezza del paziente, è stata protagonista della Festa patronale dell’IRCCS Ospedale di Negrar in occasione della ricorrenza liturgica del Sacro Cuore. Venerdì 12 giugno il vescovo di Verona, mons. Domenico Pompili, dopo aver presieduto la Santa Messa, ha impartito, la benedizione inaugurale di due nuove tecnologie. Il taglio del nastro ha riguardato innanzitutto Van Gogh, un sistema avanzato di diagnostica cellulare applicato alla biopsia del tumore del polmone, il secondo installato in Italia. E Ally, il primo il femtolaser robotico impiegato nel nostro Paese per la chirurgia della cataratta. Entrambi integrati con software di intelligenza artificiale.
All’evento erano presenti oltre ai vertici dell’Ospedale, il Prefetto di Verona, Demetrio Martino, la consigliera delegata regionale Elisa De Berti, la Questora, Rosaria Amato, il comandante provinciale dei Carabinieri, Claudio Papagno, quello della Guardia di Finanza, Italo Savarese, il direttore generale e la direttrice sanitaria dell’Ulss 9 Scaligera, rispettivamente Pietro Girardi e Viviana Coffele, e il sindaco di Negrar, Fausto Rossignoli.
“L’investimento in innovazione è una strada obbligata perché un ospedale possa rispondere alla crescente domanda di salute da parte della popolazione”, ha detto l’amministratore delegato, Claudio Cracco. “La ricerca sanitaria è in continua evoluzione. Così come, la tecnologia medica è costantemente tesa a offrire nuove soluzioni per diagnosi sempre più precise e terapie sempre più efficaci, finalizzate non solo ad aumentare la sopravvivenza del paziente ma anche la sua qualità di vita. Queste tecnologie nel nostro ospedale sono inserite all’interno di un’organizzazione di presa in carico del paziente dove medici di differenti specialità danno vita a percorsi diagnostico-terapeutici integrati. Le tecnologie vanno a migliorare processi, frutto di una sinergia tra diverse professionalità che mette al centro, sempre, la persona del malato”
VAN GOGH: BIOPSIE PIU’ DETTAGLIATE PER DIAGNOSI PIU’ PRECISE
Van Gogh è una sorta di scanner che, traducendo in immagine digitale l’attività metabolica delle cellule tumorali, è in grado di stabilire in 2 minuti se il frammento di un nodulo polmonare sospetto, prelevato attraverso broncoscopia toracica, può essere utilizzato dall’anatomopatologo per la diagnosi. Ciò consente all’endoscopista di decidere in tempo reale se concludere la procedura invasiva o se proseguire per altri prelievi ed esclude la necessità di ripetere l’indagine invasiva a causa dell’inadeguatezza del campione.
“Questo dispositivo trova la sua ideale applicazione nell’ambito della diagnostica toracica oncologica, il cui aspetto critico è la precisione del prelievo del tessuto per la biopsia, criticità dovuta alla configurazione particolare dell’apparato bronco-polmonare”, spiega il dottor Diego Gavezzoli, direttore dell’Unità clinico-chirurgica toraco-polmonare. “La precisione è fondamentale: dal campione l’anatomopatologo ricava informazioni, non solo riguardo la natura benigna o maligna del nodulo, ma anche la tipologia del tumore e la sua “carta di identità” genetica dalle quali deriva il piano terapeutico che può prevedere la chirurgia, la terapia medica o la radioterapia impiegate da sole o associate”.
Tuttavia anche le sonde dei broncoscopi più avanzati, “come quello robotico ION, che utilizziamo dal dicembre scorso, incontrano dei limiti dovuti al piccolo calibro dei bronchi nelle diramazioni più distali”, prosegue Gavezzoli. “Nel caso di noduli estremamente periferici può accadere che il materiale prelevato non sia sufficiente e significativo per l’anatomopatologo a fini diagnostici. Quando il prelievo non è adeguato si rende necessaria la ripetizione della procedura. L’endoscopia toracica è un esame non privo di possibili complicanze: richiede l’anestesia totale ed è invasivo, in un ambiente molto delicato com’è quello bronco-polmonare”, sottolinea il dottor Gavezzoli.
Per ovviare a tutto questo, entra in campo Van Gogh. “Esso sfrutta il particolare metabolismo degli zuccheri (glicolisi) da parte delle cellule tumorali, differente rispetto a quello delle cellule sane”, spiega il professor Giuseppe Zamboni, direttore dell’Anatomia Patologica. “La glicolisi provoca una vibrazione impercettibile delle cellule stesse, che il software di intelligenza artificiale traduce in un’immagine digitale colorata, evocativa della pittura del genio olandese. Da qui il nome della macchina.”. L’aggregazione di cellule che si muovono in maniera anomala assume colorazioni gialle, arancioni o rosse. Quelle normali i colori del blu e del marrone.
“L’intelligenza artificiale, inoltre, trasla queste immagini in altre che simulano le informazioni ottenute in laboratorio con l’ematossilina, il colorante utilizzato per evidenziare al microscopio le aggregazioni cellulari – prosegue il prof. Zamboni -. In pochissimi minuti quindi abbiamo tutte le informazioni necessarie, senza compromettere il campione di tessuto che giunge in laboratorio intatto, pronto per gli esami istologici e molecolari. Van Gogh – conclude il professore – è stato pensato per essere impiegato autonomamente dall’endoscopista, ma per ulteriore sicurezza del paziente abbiamo deciso la doppia lettura: quella del medico che esegue l’esame e quella dell’anatomopatologo, che ha la possibilità di visionare le immagini anche da remoto”.
“Con l’introduzione di Van Gogh associato all’endoscopio robotico ION disponiamo di tecnologie innovative che consentono di diagnosticare con maggior certezza anche quei noduli polmonari che si trovano in posizioni sfavorevoli, difficilmente raggiungibili con le metodiche di biopsia tradizionali”, conclude il dottor Gavezzoli. “Evitando così di sottrarre tempo prezioso all’intervento terapeutico, quando sappiamo che la diagnosi precoce unita all’accesso rapido alla chirurgia porta alla guarigione nel 90% dei casi, anche per un tumore, come quello del polmone, che rappresenta ancora la prima causa di morte oncologica”.
Van Gogh potrebbe trovare applicazione non solo in chirurgia toracica, ma in tutti quegli ambiti della patologia oncologica, dove ci sia necessità di una valutazione in tempo reale dell’adeguatezza del campione prelevato con esami invasivi. E’ in corso uno studio, condotto dal Gemelli di Roma, per vagliare l’efficacia del suo utilizzo in sede intra-operatoria, in particolare in chirurgia ginecologica oncologica.
CON ALLY, ELEVATA PRECISIONE E PERSONALIZZAZIONE DELL’INTERVENTO DI CATARATTA
Con circa 650 mila interventi eseguiti ogni anno, la chirurgia della cataratta è la procedura più praticata in Italia e, complice l’invecchiamento della popolazione, è destinata a crescere ulteriormente. Pur essendo una procedura consolidata, questo intervento richiede elevata precisione e competenze specialistiche. In tale contesto si inserisce Ally, il laser robotico a femtosecondi supportato dall’intelligenza artificiale, progettato per affiancare il chirurgo e ottimizzare il recupero visivo dopo la sostituzione del cristallino opacizzato.
“L’intervento di cataratta si articola in tre momenti principali», spiega la dottoressa Grazia Pertile, direttrice dell’Unità Operativa Complessa di Oculistica. «La prima e fase è quella preoperatoria, durante la quale vengono raccolti i dati del paziente e definiti i parametri del cristallino artificiale da impiantare. Segue la fase chirurgica, con la rimozione del cristallino opacizzato, e infine l’inserimento della lente intraoculare che è stata scelta in precedenza, spesso personalizzata. La particolarità del femtolaser Ally è la capacità di integrare, attraverso un software basato sull’intelligenza artificiale, le informazioni raccolte prima dell’intervento con quelle acquisite in tempo reale da sei telecamere installate sul dispositivo. Questo permette di personalizzare la procedura in base alle caratteristiche anatomiche dell’occhio del paziente ed ottenere le miglior prestazioni visive dalle lenti personalizzate”.
“Il sistema Ally consente di realizzare con elevata precisione le incisioni corneali necessarie per l’intervento di cataratta e può correggere contestualmente anche l’astigmatismo. Grazie all’elevata accuratezza nel centraggio delle aperture, la tecnologia contribuisce a migliorare i risultati visivi post-operatori, un aspetto particolarmente importante quando vengono impiantate lenti intraoculari di ultima generazione, progettate per garantire una buona qualità della vista sia da lontano sia da vicino” sottolinea la dottoressa Pertile
Ogni anno all’IRCCS di Negrar vengono eseguiti circa 4.500 interventi di cataratta. Sebbene la tecnica tradizionale basata sugli ultrasuoni continui a rappresentare un riferimento consolidato, l’introduzione del femtolaser robotizzato apre nuove prospettive in termini di precisione e personalizzazione del trattamento. La scelta di questa tecnologia, così come della lente intraoculare più adatta, richiede tuttavia una valutazione specialistica approfondita, calibrata sulle caratteristiche del singolo paziente.
(testo, foto e video a cura dell’Ufficio Stampa)
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Oncologia di Montebelluna, la prima chemioterapia con il supporto della propria labrador: parte il progetto “Pet infusion” La Piazza Web
Una zampa accanto al letto, durante una seduta di chemioterapia. E uno sguardo familiare che diventa parte del percorso di cura. All’ospedale di Montebelluna è stato avviato il primo caso del progetto sperimentale “Pet infusion”, che consente – in condizioni strettamente controllate – la presenza del proprio animale d’affezione durante la terapia oncologica.
Protagonista della prima applicazione è Barbara Guerra, che mercoledì 10 giugno ha affrontato la sua seduta di chemioterapia al Day Hospital Oncologico con accanto Joy, la sua labrador. Un momento reso possibile grazie a un progetto dell’Ulss 2 Marca Trevigiana che punta a coniugare sicurezza clinica e umanizzazione delle cure.
La sperimentazione rappresenta un unicum a livello regionale per un ospedale pubblico e nasce da un percorso costruito attorno alle esigenze della paziente, già durante il precedente ricovero all’ospedale Ca’ Foncello di Treviso, quando era stata autorizzata la possibilità di incontrare quotidianamente il proprio cane in reparto.
Ora il passo successivo: la presenza dell’animale anche durante la fase attiva della terapia oncologica, in un contesto complesso che coinvolge pazienti fragili e immunocompromessi.
«Per me essere qui con lei è una gioia, in tutti i sensi», racconta Barbara Guerra. «Scarica la tensione, mi aiuta ad affrontare la terapia. Mi sento fortunata: nel mio percorso sono stata assistita al meglio, ma mancava Joy. Oggi è qui con me e questo mi dà grande sollievo».
Il progetto è il risultato di un lavoro multidisciplinare che ha coinvolto Direzione medica, Oncologia, Day Hospital, Risk Management, Servizio per la prevenzione del rischio infettivo e Servizio di igiene veterinaria, con la definizione di una procedura aziendale rigorosa per l’accesso degli animali in ambiente sanitario.
«Si tratta di un momento importante nel percorso di umanizzazione delle cure», spiega il direttore generale dell’Ulss 2, Giancarlo Bizzarri. «Nasce dall’ascolto di un bisogno reale e dalla capacità dei professionisti di trasformarlo in un progetto sicuro e sostenibile. Ringrazio tutti i servizi coinvolti e le associazioni del territorio che lavorano su questi temi».
Per garantire la sicurezza degli altri pazienti e il corretto svolgimento delle attività cliniche, la presenza del cane è stata regolata attraverso un’organizzazione dedicata e separata dall’attività ordinaria del Day Hospital.
Anche dal punto di vista clinico, il progetto è stato accolto con attenzione positiva. «L’obiettivo quotidiano è rendere l’ambiente di cura il più possibile accogliente», osserva il dottor Ottaviano Tomassi, oncologo dell’ospedale di Montebelluna. «Questo progetto ci mostra quanto la dimensione affettiva possa avere un ruolo significativo nel percorso terapeutico dei pazienti oncologici».
L’iniziativa è stata resa possibile anche grazie a una raccolta fondi dedicata promossa dall’Ulss 2, che ha permesso di sostenere le attività organizzative e logistiche necessarie alla sperimentazione. Il finanziamento proseguirà per consolidare il progetto e valutarne un’eventuale estensione ad altre strutture aziendali.
Al termine della fase sperimentale verrà effettuata una valutazione complessiva degli aspetti clinici, organizzativi e di sicurezza, per stabilire la possibilità di rendere stabile e replicabile il modello.
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A Cuba una cura inedita per il cancro - TOSCANA TODAY
di BEATRICE BARDELLI –
Sorprendente Cuba! Cuba non è uno stato fallito come insistono a ripetere gli Stati Uniti. Nonostante questo Paese di circa 10 milioni di abitanti stia soffrendo per le note sanzioni di Trump che hanno aggravato ulteriormente le condizioni di vita del popolo cubano sottoposto da decenni al blocco economico degli Stati Uniti, noto come Bloqueo, l’umanità, la solidarietà e l’altruismo che contraddistinguono questo popolo civile e generoso ha regalato al mondo intero la sua ultima scoperta in ambito sanitario, settore in cui l’isola caraibica eccelle a livello internazionale. E’ di questi giorni la notizia che Cuba è riuscita a sviluppare un vaccino terapeutico contro il cancro al polmone che aiuta il sistema immunitario a riconoscere e distruggere le cellule tumorali di questo organo. HEBERSaVax è il nome di questo vaccino che è stato sviluppato dagli scienziati cubani per debellare il carcinoma polmonare e diversi tipi di tumori maligni.
Una eccellenza mondiale
Cuba si è distinta in tutto il mondo per i suoi progressi nel campo della biotecnologia e per il suo impegno nello sviluppo scientifico nel settore sanitario in generale per il trattamento e la prevenzione delle malattie, ma con un interesse particolare nel settore del trattamento del cancro. Infatti, prima ancora di sviluppare HEBERSaVax, gli specialisti del Centro di Immunologia Molecolare (CIM) dell’Avana avevano creato due vaccini terapeutici, CIMAvax-EGF e Vaxira, durante ben 25 anni di ricerca per domare il carcinoma polmonare a piccole cellule in stato avanzato che sono già stati testati su più di 5.000 pazienti con risultati promettenti.
Si tratta, infatti, di vaccini terapeutici, ovvero di un medicinale che viene dato a pazienti che si trovano negli stati IIIb e IV per aumentarne la sopravvivenza attivando il loro sistema immunitario, e che appartengono ad una nuova generazione di farmaci per la cura dei tumori basati sulle immunoterapie che stanno offrendo risultati molto promettenti come si legge sul sito cubamundomedico.com (vaccini per il cancro).
In pratica il vaccino terapeutico offre la possibilità di trasformare il cancro in stato avanzato in una malattia cronica controllabile “perché genera anticorpi contro proteine che innescano processi di proliferazione cellulare incontrollata”. Infatti l’azione terapeutica dei vaccini contro il cancro del polmone si basa sulla efficacia della immunoterapia che manipola la risposta immunitaria di un individuo per generare i propri anticorpi. Quindi questi vaccini terapeutici non sono farmaci curativi ma stabilizzano il tumore e portano la malattia ad una patologia cronica non trasmissibile.
Requisiti dei pazienti
Perché il trattamento sia efficace occorrono dei requisiti specifici. Innanzitutto il paziente deve avere più di 18 anni ed essere portatore di un tumore polmonare NON a piccole cellule. Deve avere una malattia avanzata e deve essere stato sottoposto a chemioterapia e/o radioterapia. Inoltre il tumore deve aver avuto origine nel polmone e non deve aver metastatizzato il cervello. Per i pazienti stranieri è necessario disporre di una lettera di autorizzazione dell’Agenzia di regolamentazione del Paese di residenza per le relative procedure doganali per l’ingresso del farmaco e, naturalmente, tutte le informazioni devono essere consultate dal proprio oncologo curante.
All’Avana il programma di trattamento del cancro al polmone con i vaccini terapeutici CIMAvax e Vaxira viene effettuato presso il Centro Sanitario Internazionale “La Pradera”. Attualmente sono in fase di ricerca clinica, tra gli altri, il cancro dell’esofago, del colon, della cervice, della mammella, del canale anale, i tumori nasofaringei ed il carcinoma epatocellulare.
HEBERSaVax
Unico del suo tipo nel mondo, è un vaccino terapeutico con grandi potenzialità nella lotta contro il cancro e che promette grandi speranze. “Abbiamo realizzato un grande strumento per combattere le malattie oncologiche – ha affermato Julio Cèsar Hernández Perera, specialista in Medicina Interna e membro titolare dell’Accademia delle Scienze di Cuba, durante l’abituale incontro nel Palazzo della Rivoluzione del Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba e Presidente della Repubblica, Miguel Díaz-Canel Bermúdez, lo scorso 26 maggio, con gli scienziati esperti sui temi della salute.
Il Presidente si è complimentato con la dottoressa Yanelys Morera, membro titolare dell’Accademia delle Scienze di Cuba e leader scientifico del nuovo vaccino HEBERSaVax che sta dando segnali di speranza nel trattamento del cancro. Morera ha spiegato che quando un tumore cresce, si tratta di una massa in crescita attiva che necessita di nutrienti ed ossigeno. Il nuovo vaccino attacca i modi con cui la malattia si può nutrire e provoca risposte cellulari che annichilano l’avanzamento tumorale nel paziente. “Siamo in presenza di un candidato che ha molteplici funzioni – ha affermato la dottoressa aggiungendo, come si legge sul sito del giornale Granma, organo ufficiale del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba, che questo vaccino ”produce anticorpi specifici” che bloccano il flusso sanguigno al tumore e che si tratta di una terapia molto sicura perché gli effetti avversi sono scarsi e tollerabili per cui è possibile combinarlo anche con le terapie convenzionali senza incrementarne la tossicità. Ma soprattutto, ha sottolineato, si tratta di un vaccino che può avere molteplici applicazioni e molti pazienti che lo hanno ricevuto “hanno mostrato effetti significativi e migliorato la loro qualità di vita”.
Inoltre, come ha sottolineato il dottor Julio Cèsar Hernández Perera, questo vaccino offre il vantaggio di poterlo usare anche in pazienti con molteplici malattie. “Questo candidato a vaccino ci offre molte opportunità perché è un prodotto che fa sì che i pazienti abbiano una migliore qualità della vita, dà risposte senza effetti avversi ed è molto facile da manipolare perché è di uso sottocutaneo” ha sottolineato la giovane specialista in Medicina Interna, Adriana Felinciano Pozo, ricordando che una delle cause più frequenti a livello mondiale, non solo di morte ma di morbilità o di danni alla qualità della vita, sta proprio nelle malattie oncologiche. L’esperta ha inoltre sottolineato che HEBERSaVax è uno strumento efficace che ha già ottenuto buone risposte e che ha un enorme potenziale nelle malattie con tumori solidi e in nicchie differenti dove è stato testato come nel cancro colon-rettale, nell’epatocarcinoma, nel cancro delle ovaie e nel cancro renale.
Questa è Cuba
Nonostante le enormi sofferenze fisiche e psicologiche che il popolo di Cuba sta subendo in questo periodo storico dove l’arrogante prepotenza statunitense ha superato ogni limite di sopportabilità sotto il regime di Trump, Cuba rimane un faro di rara umanità che, nonostante tutto il male che sta ricevendo ingiustamente (cosa ha fatto Cuba contro il popolo statunitense?), non rinuncia, nonostante tutto, a difendere il primo di tutti i diritti umani: quello della vita. Senza distinzione di colore della pelle, di nazionalità, di opinioni politiche. Per questo Cuba è amata da molti paesi del mondo. Cuba merita il Premio Nobel per l’Umanità. E’ arrivato il momento che la Santa Sede, dove opera l’ambasciatore cubano a Roma, che tra l’altro ho conosciuto a Pisa, faccia sentire la propria potente voce autorevole!
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Cancro al pancreas, il farmaco che raddoppia la sopravvivenza TecnoAndroid
Per anni la lotta contro il cancro al pancreas è sembrata una battaglia persa in partenza, con percentuali di sopravvivenza che lasciavano poco spazio alla speranza. Ora qualcosa è cambiato davvero: un nuovo farmaco chiamato daraxonrasib è riuscito a colpire un bersaglio che gli scienziati avevano a lungo definito “intrattabile”, arrivando quasi a raddoppiare la sopravvivenza dei pazienti con malattia avanzata. Un risultato che, fino a poco tempo fa, in molti ritenevano semplicemente fuori portata.
Per capire la portata della notizia basta guardare i numeri del passato. Tra i pazienti con diagnosi di cancro al pancreas metastatico ricevuta tra il 2015 e il 2021, circa il 97% non è sopravvissuto oltre i cinque anni. La ragione di questa aggressività è duplice: non esistono test di screening efficaci e la malattia, nelle fasi iniziali, raramente dà segnali evidenti. Quando compaiono i primi sintomi, come l’ittero (quel caratteristico ingiallimento della pelle) o il dolore addominale, spesso il tumore ha già invaso altri organi. E i trattamenti standard, basati sulla chemioterapia, agiscono più come strumenti grezzi che come bisturi di precisione, danneggiando anche i tessuti sani.
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Perché il bersaglio era considerato impossibile
Il segreto della pericolosità di questo tumore sta nella sua genetica. Oltre il 90% delle masse pancreatiche è alimentato da mutazioni in un gene chiamato KRAS, che codifica proteine funzionanti come interruttori per accendere e spegnere la crescita cellulare. Quando il gene muta, l’interruttore resta bloccato in posizione “acceso”, ordinando alle cellule tumorali di moltiplicarsi senza sosta. Per decenni la proteina KRAS è stata giudicata impossibile da colpire: la sua superficie è eccezionalmente liscia e priva di quelle tasche molecolari a cui i farmaci tradizionali devono agganciarsi per spegnere l’interruttore.
Ecco perché, in mancanza di alternative mirate, la cura si è affidata così a lungo a farmaci tossici. La chemioterapia prova a controllare la malattia attraverso una distruzione cellulare diffusa, con tutti gli effetti collaterali che ne derivano. Il daraxonrasib cambia completamente approccio. Si assume per via orale, una volta al giorno, e invece di legarsi direttamente a KRAS si aggancia a una molecola chiamata ciclofilina A, che aiuta le proteine ad assumere la loro struttura tridimensionale finale. Questo complesso riesce poi a bloccare la proteina KRAS attiva, impedendole di dare l’ordine di proliferazione alle cellule.
I numeri dello studio e i prossimi passi
La società che sviluppa il farmaco, Revolution Medicines, ha presentato il 31 maggio 2026 i risultati dello studio clinico di Fase 3, condotto su 500 pazienti con cancro al pancreas metastatico già sottoposti a trattamenti precedenti. Rispetto alla chemioterapia standard, il daraxonrasib ha quasi raddoppiato la sopravvivenza complessiva, passando da 6,7 a 13,2 mesi dalla diagnosi. In termini concreti, il rischio di morte si è ridotto del 60%.
Non mancano gli effetti indesiderati. Il più frequente è una vistosa eruzione cutanea, che ha interessato oltre l’86% dei partecipanti. Si sono presentati anche stomatite (gonfiore doloroso e piaghe all’interno della bocca), diarrea, nausea e vomito. Eppure i pazienti trattati con il daraxonrasib hanno abbandonato la terapia per effetti gravi molto meno spesso rispetto a chi seguiva la chemioterapia, registrando una migliore qualità di vita e meno dolore.
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Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
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Echi dal Gran Galà di Amo: tempi più brevi per il nuovo ospedale e Radioterapia. Il nuovo Carpi Campus di via Peruzzi Voce.it
Poco da segnalare, oggi, nelle pagine carpigiane di Carlino e Gazzetta. Il primo apre con il Gran Galà dell'Amo dell'altra sera, mettendo l'accento su alcune affermazioni del Direttore generale dell'Azienda Usl di Modena, Mattia Altini , riferite al nuovo ospedale di Carpi, la cui inaugurazione sarebbe prevista tra il 2030 e il 2031, con tre anni di anticipo sul cronoprogramma, per una spesa di 200 milioni. Più vaga la risposta (“Non ti deluderò”) alla presidente dell'Associazione, Franca Pirolo , circa il destino di Radioterapia, al momento non prevista nel futuro Ramazzini: un'assenza spiegata dal Direttore come effetto della continua evoluzione tecnologica che rende impossibile, al momento, stabilire come saranno le cure radioterapiche da qui a una decina di anni. segue
Sia il Carlino che la Gazzetta, che apre la pagina di Carpi con un articolo sulla scoperta a Reggio Emilia, da parte della Guardia di Finanza, di un contrabbando di sigarette in cui sarebbe coinvolto uno straniero residente a Novi, dedicano i due servizi di fondo pagina all'inaugurazione di Carpi Campus. E' uno spazio esterno alla scuola, caratterizzato da un arredo urbano uniforme che gli dà una precisa identità e pensato per la socializzazione e lo studio, a disposizione degli studenti del polo delle superiori in fondo a via Peruzzi.
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Gaslini, esclusa la terapia intensiva neonatale dall’indennità di pronto soccorso: la Uil attacca GenovaToday
"Una decisione incomprensibile, una vera e propria ingiustizia nei confronti di chi, ogni giorno, salva le vite dei più piccoli e dei più fragili". La segreteria aziendale Uil Fp del Gaslini, denuncia con forza "l'inaccettabile esclusione dell'intera articolazione della terapia intensiva/patologia neonatale dal riparto dei fondi regionali destinati all'indennità di pronto soccorso".
"Servizio ultra-specialistico non riconosciuto"
"È inaccettabile che un servizio ultra-specialistico esclusivo, caratterizzato da un livello tecnico-professionale elevatissimo, venga liquidato con un colpo di spugna", dichiara la segreteria aziendale Uil Fp Gaslini. "Il personale della patologia e terapia intensiva neonatale opera costantemente in regime di emergenza-urgenza, affrontando un carico di lavoro e una pressione psicofisica enormi. Escluderli significa non riconoscere il valore di professionisti unici nel panorama sanitario ligure e nazionale".
"Disparità di trattamento ingiustificata"
"Mentre l'accordo firmato solo da alcune sigle sindacali - prosegue la Uil - estende la platea con scelte discutibili e snaturando il principio dell’indennità di pronto soccorso nata per le condizioni drammatiche dei ps a livello nazionale, sbarra invece la strada a chi gestisce i codici rossi neonatali h24 all'interno del Gaslini, operatori specializzati dell’emergenza in neonatologia che a causa di questo perimetro burocratico e restrittivo verranno esclusi".
La richiesta all'amministrazione e alla politica
La Uil Fp esprime profondo rammarico: "Siglare un accordo che esclude una colonna portante dell'emergenza pediatrica ligure rappresenta un grave passo indietro per la tutela dei diritti dei lavoratori del comparto. Chiediamo che l'amministrazione del Gaslini e la politica sostengano le istanze delle lavoratrici escluse, trovando immediatamente una soluzione integrativa per sanare questa discriminazione".
"Il lavoro ad altissima specializzazione della terapia intensiva neonatale è a tutti gli effetti un servizio di emergenza e come tale deve essere valorizzato. La mobilitazione dei lavoratori è pronta a partire", conclude il sindacato.
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Natalia Paragoni: «Dopo la diagnosi di linfoma la vita cambia, un passo alla volta» Il Mattino
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La favola della maternità che va a sbattere contro la paura. Natalia Paragoni si ritrova a fare i conti con una diagnosi di linfoma di Hodgkin arrivata all'ottavo mese di gravidanza. Una sberla in pieno viso che trasforma il momento del fiocco rosa in una trincea, dove persino il vocabolario diventa uno scudo emotivo.
Le lacrime e l'attesa
La dolce attesa si interrompe bruscamente poche settimane prima della nascita della secondogenita Beatrice, avuta dal compagno Andrea Zelletta. Il corpo lancia segnali inequivocabili, i medici indagano, ma la macchina della diagnosi è lenta e tortuosa. Un limbo d'ansia vissuto con il pancione, a un passo dal dare alla luce una nuova vita mentre la propria viene minacciata. «Ho scoperto di avere un linfoma diverse settimane prima di sapere esattamente quale fosse», racconta la ventottenne al Corriere della Sera. «La prima biopsia aveva confermato che si trattava di un linfoma, ma non era riuscita a identificarne la tipologia. È stato un periodo molto difficile, perché sapevo che c’era qualcosa che non andava, ma non avevo ancora tutte le risposte.
Dopo il parto e dopo l’intervento per rimuovere il linfonodo, è arrivato il risultato definitivo. Ricordo perfettamente quel momento: io e Andrea ci siamo messi a piangere».
La forza degli affetti
La spinta per andare avanti arriva dagli affetti. «I medici mi hanno subito spiegato con molta chiarezza la situazione e il percorso che dovrò seguire. In questo momento sto seguendo le cure previste e, una volta terminato questo primo ciclo, saranno gli esami di controllo a indicare i passi successivi», spiega l'ex di “Uomini e donne”. La maternità, in questo senso, diventa un'arma inaspettata: «Credo che la maternità ti cambi profondamente e ti faccia scoprire risorse che non sapevi di avere. Ci sono momenti in cui mi sento fragile, perché sarebbe strano il contrario, ma poi guardo loro, Andrea e tutte le persone che amo e ritrovo immediatamente il motivo per andare avanti con determinazione». Anche per il fidanzato l'impatto è durissimo, ma la condivisione del dolore si trasforma in un collante per la coppia: «Quando una persona che ami affronta qualcosa di così importante, inevitabilmente lo affronti insieme a lei. Io e Andrea ci sosteniamo a vicenda e sapere di poter contare su di lui è una delle cose che mi dà più forza».
Il nuovo specchio: accettare la metamorfosi
Il tumore, però, non fa sconti all'estetica, per questo la perdita della lunga chioma viene affrontata d'anticipo, con due sforbiciate nette a distanza di pochi giorni per governare il cambiamento anziché subirlo. Un arrivederci che passa anche attraverso l'acquisto terapeutico di un foulard griffato, piccolo ornamento per aggrapparsi alla normalità. «Ho deciso di tagliare i capelli per accompagnare in modo più graduale questo cambiamento e abituarmi a vedermi diversa. Non nascondo che sia stato difficile, credo che sarebbe un passaggio delicato per chiunque», ammette l'influencer. La vera svolta psicologica sta però nel ribattezzare il trattamento per scacciare i fantasmi: «La parola "chemio" fa paura: io parlo di "infusioni", mi aiuta ad avere serenità. Con i capelli corti mi abituo a un'altra me». Oggi, tra i messaggi d'affetto del web e la realtà delle sedute in clinica, la giovane cerca un nuovo equilibrio quotidiano: «Ci sono giornate più semplici e altre più complicate. Voglio continuare a vivere la mia vita, a lavorare quando posso, a stare con la mia famiglia, con le mie figlie, con Andrea. So che alcuni cambiamenti saranno inevitabili e sto imparando ad accettarli».
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Cancro al pancreas, una nuova terapia potrebbe cambiare le prospettive per uno dei tumori più letali Pazienti.it
Per decenni il tumore al pancreas è stato considerato uno dei nemici più difficili da affrontare in oncologia. Mentre molte altre forme di cancro hanno beneficiato di importanti progressi terapeutici, questa malattia ha continuato a mantenere tassi di mortalità estremamente elevati. Oggi però qualcosa potrebbe iniziare a cambiare.
I dati presentati durante il congresso annuale dell'American Society of Clinical Oncology del 2026 hanno acceso l'interesse della comunità scientifica. Al centro dell'attenzione c'è daraxonrasib, un nuovo farmaco che nei trial clinici ha mostrato risultati superiori rispetto agli standard terapeutici utilizzati finora nei pazienti con tumore pancreatico avanzato.
Secondo i dati dello studio, i pazienti trattati con questo farmaco hanno raggiunto una sopravvivenza media di circa 15 mesi, contro valori storicamente inferiori alla metà di questo tempo per casi analoghi già sottoposti a precedenti trattamenti.
Come funziona il nuovo farmaco
Il tumore pancreatico è spesso guidato da alterazioni del gene KRAS, coinvolto nella regolazione della crescita cellulare. Oltre il 90% dei tumori pancreatici presenta infatti mutazioni legate a questa proteina.
Daraxonrasib agisce bloccando un meccanismo fondamentale che permette alle cellule tumorali di continuare a proliferare senza controllo. Gli specialisti lo considerano il primo rappresentante di una nuova classe di farmaci, definita "pan-RAS", capace di intervenire su diverse varianti delle mutazioni responsabili della malattia.
La Food and Drug Administration statunitense ha già autorizzato un accesso ampliato al trattamento e l'approvazione completa potrebbe arrivare entro la fine del 2026, se i risultati continueranno a confermare i benefici osservati finora.
Una malattia che continua a essere molto aggressiva
Negli Stati Uniti il tumore al pancreas rappresenta la terza causa di morte per cancro e provoca circa 53.000 decessi ogni anno. Uno dei principali problemi è che spesso cresce senza sintomi evidenti nelle fasi iniziali, venendo scoperto quando si è già diffuso ad altri organi.
Quando la diagnosi arriva in fase avanzata, la sopravvivenza media resta inferiore a un anno. Per questo motivo la diagnosi precoce è considerata una delle priorità della ricerca.
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L'intelligenza artificiale e i vaccini personalizzati
Parallelamente allo sviluppo di nuovi farmaci, stanno emergendo altre strategie promettenti. Alcuni sistemi basati sull'intelligenza artificiale sono riusciti a individuare segni del tumore fino a 16 mesi prima della diagnosi clinica, analizzando immagini TAC che apparivano normali agli occhi dei radiologi.
Anche l'immunoterapia sta mostrando risultati interessanti. In uno studio sperimentale, alcuni pazienti hanno ricevuto vaccini a mRNA personalizzati progettati sulle caratteristiche specifiche del proprio tumore. Tra coloro che hanno risposto al trattamento, la maggior parte era ancora viva sei anni dopo la terapia.
Gli esperti invitano comunque alla prudenza. Nessuna di queste strategie rappresenta ancora una cura definitiva, ma il numero crescente di approcci innovativi suggerisce che il panorama terapeutico del tumore pancreatico potrebbe essere destinato a cambiare nei prossimi anni.
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Questo comune farmaco per il colesterolo potrebbe essere utile per la sopravvivenza di alcune pazienti con tumore al seno greenMe
Una compressa prescritta per tenere a bada il colesterolo può ritrovarsi, quasi di lato, dentro una cartella oncologica. Succede più spesso di quanto sembri: una donna riceve una diagnosi di tumore al seno e, tra i farmaci che assume già o che inizierà ad assumere, ci sono anche le statine, quelle usate da milioni di persone per ridurre il rischio cardiovascolare. La domanda, per anni, è rimasta lì, scomoda e interessante: quel farmaco agisce solo sulle arterie o può avere un peso anche sull’andamento della malattia?
Un nuovo studio pubblicato su JAMA Network Open ha provato a guardare la questione con una lente più precisa: tipo di tumore, momento di assunzione, dose, sopravvivenza. I ricercatori hanno seguito 7.389 donne con carcinoma mammario in fase precoce, diagnosticate in Finlandia tra il 1995 e il 2013, usando i registri sanitari nazionali, molto dettagliati sulle diagnosi oncologiche e sulle prescrizioni rimborsate. Il risultato più netto riguarda il tempo: le statine assunte dopo la diagnosi risultano associate a una mortalità più bassa, soprattutto nei tumori con recettori ormonali positivi; l’uso precedente alla diagnosi, invece, non mostra lo stesso segnale.
Il dettaglio che cambia tutto
La parte concreta sta proprio lì, nel “quando”. Tra le pazienti considerate, l’uso di statine prima della diagnosi di tumore al seno non è risultato collegato a una migliore sopravvivenza specifica per la malattia. Dopo la diagnosi, il quadro cambia: le pazienti che assumevano statine avevano una mortalità specifica per carcinoma mammario più bassa, con un hazard ratio pari a 0,68 nell’analisi aggiustata per età, e anche una mortalità generale inferiore, con hazard ratio 0,83. In parole più semplici: nel gruppo osservato, chi assumeva statine dopo la diagnosi mostrava un rischio di morte più basso rispetto a chi non le usava, pur restando dentro un’associazione statistica e non dentro una prova di causa-effetto.
Il passaggio è delicato, perché una ricerca osservazionale registra quello che accade nella vita reale. Non assegna a caso un farmaco a un gruppo di pazienti e un placebo a un altro. I ricercatori hanno corretto i dati per età, altre malattie, trattamenti e diversi fattori clinici, e hanno fatto anche analisi di sensibilità per ridurre possibili distorsioni. Resta però il limite di fondo: chi continua a prendere una terapia può avere condizioni generali migliori, maggiore aderenza alle cure, più contatti sanitari, una traiettoria clinica diversa. La traccia è robusta, la prescrizione automatica resta fuori dal tavolo.
Perché contano i sottotipi
Il tumore al seno non è una sola malattia con un solo comportamento. Nella pratica clinica i tumori vengono classificati anche in base alla presenza dei recettori per estrogeni e progesterone, oltre che al recettore HER2 e ad altri marcatori. AIRC ricorda che i tumori del seno HR-positivi, cioè con recettori ormonali, rappresentano circa il 70% dei carcinomi mammari e possono rispondere a terapie che interferiscono con lo stimolo ormonale.
Ed è proprio in questo gruppo che il segnale delle statine appare più chiaro. Lo studio ha diviso le pazienti in cinque sottotipi: luminal A-like, luminal B-like HER2-negativo, luminal B-like HER2-positivo, HER2-positivo non luminale e triplo negativo. La riduzione della mortalità specifica per tumore al seno si concentra nei tre sottotipi ormonorecettore-positivi. Nei tumori HER2-positivi non luminali e nei tripli negativi, invece, il dato risulta più debole e meno convincente.
Il motivo biologico è plausibile, anche se ancora da verificare meglio nelle pazienti. Il colesterolo è coinvolto nella sintesi degli ormoni steroidei e alcuni suoi metaboliti, in particolare il 27-idrossicolesterolo, sono stati collegati alla crescita di cellule tumorali ER-positive in studi sperimentali. Una statina, riducendo la biosintesi del colesterolo, potrebbe interferire con una parte di questo circuito. Gli stessi autori ricordano anche possibili effetti indipendenti dal colesterolo, legati alla via del mevalonato, coinvolta in processi cellulari che interessano anche la crescita tumorale.
Più dose, più segnale
Un altro elemento pesa nella lettura dello studio: la dose. Le pazienti che assumevano quantità più alte di statine tendevano ad avere una mortalità specifica per tumore al seno più bassa rispetto a chi prendeva dosi inferiori. Il rapporto dose-risposta non è perfetto in ogni sottogruppo, anche per i numeri più piccoli di alcune categorie, però va nella stessa direzione. In ricerca medica questo tipo di andamento viene guardato con attenzione, perché rende meno probabile che il risultato sia solo rumore statistico.
Serve comunque cautela. Le statine restano farmaci prescritti per precise indicazioni cardiovascolari. In Italia, AIFA le inserisce tra gli ipolipemizzanti della Nota 13, insieme ad altri farmaci usati per il controllo dei lipidi, come fibrati ed ezetimibe. Il nuovo studio non trasforma questi medicinali in una terapia oncologica fai-da-te e non autorizza nessuna paziente a iniziarli, sospenderli o modificarli senza parlarne con oncologo e medico curante.
Una compressa già nota, una domanda nuova
Nel quadro del tumore al seno, questo studio aggiunge un tassello interessante proprio perché parte da un farmaco già conosciuto, usato da anni e prescritto per tutt’altro motivo. Le statine nascono per tenere sotto controllo il colesterolo e ridurre il rischio cardiovascolare. Qui, però, entrano in scena da una porta laterale: i ricercatori hanno osservato che, nelle donne con tumori al seno ormono-sensibili in fase precoce, l’assunzione dopo la diagnosi era associata a una mortalità più bassa.
Il dato va maneggiato con calma. Lo studio pubblicato su JAMA Network Open non dice che le statine curano il tumore al seno e non cambia da solo le terapie. Dice qualcosa di più sottile: in alcuni sottotipi di malattia il legame tra colesterolo, ormoni e sopravvivenza merita di essere studiato meglio. Il segnale appare più chiaro nei tumori che rispondono a estrogeni e progesterone, molto meno nei tripli negativi e in alcuni tumori HER2-positivi.
La prudenza qui è obbligatoria, anche perché parliamo di una ricerca osservazionale. Nessuna paziente è stata assegnata per sorteggio a prendere una statina oppure no. I ricercatori hanno guardato cosa accadeva nella vita reale, dentro registri sanitari molto solidi, e hanno provato a correggere i dati per età, cure ricevute e altre malattie. Resta una differenza importante: un’associazione può aprire una strada, una sperimentazione clinica può dire se quella strada porta davvero da qualche parte. La compressa è già nei comodini di mezzo mondo. Adesso bisogna capire se, per alcune pazienti, sta facendo più strada del previsto.
Fonte: JAMA Network Open
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Nuovo macchinario all'ospedale di Negrar per la diagnosi del tumore al polmone VeronaSera
In occasione della tradizionale festa patronale del Sacro Cuore, il vescovo di Verona Domenico Pompili ha presieduto la messa all'ospedale di Negrar e ha poi impartito la benedizione inaugurale a due tecnologie biomediche di ultimissima generazione. Entrambi gli strumenti sono dotati di software di intelligenza artificiale pensati per supportare il medico, aumentare la precisione diagnostica e chirurgica e garantire una maggiore sicurezza al paziente. Al taglio del nastro hanno partecipato i massimi vertici dell’ospedale e numerose autorità civili e militari, tra cui il prefetto di Verona Demetrio Martino, la consigliera regionale Elisa De Berti, la questora Rosaria Amato, il comandante provinciale dei carabinieri Claudio Papagno, il comandante della guardia di finanza Italo Savarese, il sindaco di Negrar Fausto Rossignoli, oltre al direttore generale e alla direttrice sanitaria dell’Ulss 9 Scaligera, rispettivamente Pietro Girardi e Viviana Coffele.
L’amministratore delegato del Sacro Cuore Don Calabria di Negrar, Claudio Cracco, ha sottolineato come l’investimento in innovazione sia una strada obbligata per rispondere alla crescente domanda di salute della popolazione, ricordando che la tecnologia medica punta a offrire diagnosi precise e terapie efficaci per aumentare la sopravvivenza e la qualità di vita dei malati, all’interno di percorsi diagnostico-terapeutici integrati che mettono sempre al centro la persona.
Ally e Van Gogh (Foto Ennevi)
Il primo dispositivo inaugurato si chiama Van Gogh ed è il secondo installato in Italia. Si tratta di un sistema avanzato per la diagnostica cellulare applicata alla biopsia del tumore del polmone. Questo strumento funziona come una sorta di scanner che traduce in immagine digitale l’attività metabolica delle cellule tumorali, ed è in grado di stabilire in appena due minuti se il frammento di un nodulo polmonare sospetto, prelevato tramite broncoscopia toracica, sia idoneo e sufficiente per consentire all’anatomopatologo di effettuare la diagnosi. In questo modo l’endoscopista può decidere in tempo reale se terminare la procedura o proseguire con altri prelievi, escludendo il rischio di dover ripetere un’indagine che è comunque invasiva, richiede l’anestesia totale e non è priva di complicanze.
Il dottor Diego Gavezzoli (nel video), direttore dell’unità clinico-chirurgica toraco-polmonare, ha spiegato che la precisione del prelievo è cruciale a causa della complessa conformazione dell’apparato broncopolmonare. Dal campione, infatti, si ricavano la natura del nodulo, la tipologia del tumore e la sua carta d’identità genetica, elementi da cui dipende il piano terapeutico tra chirurgia, radioterapia e terapia medica. Gavezzoli ha evidenziato che persino i broncoscopi più avanzati, come quello robotico Ion in uso a Negrar dal dicembre scorso, hanno limiti nei bronchi più distali e periferici, dove il materiale raccolto può risultare insufficiente. L’introduzione di Van Gogh associata al robot Ion permette ora di diagnosticare con certezza anche i noduli in posizioni sfavorevoli, evitando di perdere tempo prezioso, dato che la diagnosi precoce unita a un rapido accesso alla chirurgia porta alla guarigione nel 90% dei casi per un tumore che rappresenta ancora la prima causa di morte oncologica.
Il funzionamento della macchina è stato illustrato dal professor Giuseppe Zamboni, direttore dell’anatomia patologica, il quale ha chiarito che il dispositivo sfrutta la glicolisi, ossia il particolare metabolismo degli zuccheri delle cellule tumorali, differente da quello delle cellule sane. Questa attività metabolica provoca una vibrazione cellulare impercettibile che l’intelligenza artificiale traduce in immagini colorate che ricordano i quadri del genio olandese, dove i movimenti anomali assumono tonalità gialle, arancioni o rosse, mentre le cellule normali si tingono di blu e marrone. L’intelligenza artificiale simula inoltre le informazioni della colorazione a ematossilina usata in laboratorio, fornendo dati in pochissimi minuti senza compromettere il tessuto, che resta intatto per gli esami istologici e molecolari. Per la massima sicurezza è stata scelta la doppia lettura in tempo reale e da remoto sia del medico sia dell’anatomopatologo. Questo sistema potrebbe in futuro essere applicato a tutti gli ambiti oncologici e attualmente è in corso uno studio condotto dal Gemelli di Roma per testarne l’efficacia intraoperatoria nella chirurgia ginecologica oncologica.
L'altra grande novità, già anticipata dall'ospedale di Negrar, è Ally, il primo laser robotico a femtosecondi impiegato in Italia per la chirurgia della cataratta, una procedura che con circa 650.000 interventi all’anno è la più praticata nel Paese ed è destinata ad aumentare per l’invecchiamento della popolazione. Al Sacro Cuore Don Calabria si eseguono circa 4.500 interventi di cataratta ogni anno. La dottoressa Grazia Pertile, direttrice dell’oculistica, ha ricordato che l’intervento si divide in tre momenti, ovvero la fase preoperatoria di raccolta dati, la fase chirurgica di rimozione del cristallino opacizzato e l’inserimento della lente intraoculare sostitutiva. Il femtolaser Ally, supportato dall’intelligenza artificiale, ottimizza il recupero visivo integrando i dati preoperatori con quelli acquisiti in tempo reale da sei telecamere integrate sul dispositivo. Ciò permette di personalizzare al massimo l’operazione in base all’anatomia dell’occhio del paziente, eseguendo con altissima precisione le incisioni corneali e il centraggio delle aperture, correggendo contemporaneamente anche l’astigmatismo. Questa accuratezza migliora i risultati visivi post-operatori sia da lontano sia da vicino, un fattore essenziale quando si impiantano lenti intraoculari di ultima generazione. Sebbene la tecnica tradizionale a ultrasuoni resti un punto di riferimento solido, la robotica apre nuove prospettive di cura, fermo restando che la scelta della tecnologia e della lente richiede sempre una valutazione specialistica approfondita e calibrata sul singolo paziente.
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Criteri Critici
Tumore al seno, come aiutare le pazienti a diventare protagoniste del percorso di cura pharmastar.it
Accanto all'innovazione terapeutica, oggi anche informazione e consapevolezza sono elementi fondamentali per aiutare le pazienti a affrontare il percorso di cura in modo piů attivo e consapevole. Ne parliamo con Chiara Gnocchi, Communication & Advocacy Head di Novartis Italia, per approfondire il valore della campagna "Facciamo Squadra" promossa da Novartis. L'abbiamo incontrata in occasione della Milano Health Week Screening polmonare: la TAC a basso dosaggio puň salvare migliaia di viteprofessor Ugo Pastorino Tumore del polmone: diagnosi precoce, medicina di precisione e prevenzione per cambiare la storia della malattiaprofessoressa Silvia Novello Tumore ovarico: test genomici e centri specializzati per migliorare diagnosi e cureDomenica Lorusso Oncologia, innovazione e dialogo: all’Oncology Summit il confronto per migliorare la vita dei pazientiAlessandra Dorigo Tumori BRCA-correlati: progressi nella prevenzione, ma l’equitŕ resta una sfidaOrnella Campanella Tumore al seno, come aiutare le pazienti a diventare protagoniste del percorso di curaChiara Gnocchi Tumore al seno in fase iniziale, perché il supporto delle associazioni č sempre piů importanteRosanna D’Antona Tumore al seno in fase iniziale, come personalizzare le cure per ridurre il rischio di recidivaCarmen Criscitiello Un impegno ultraventennale per migliorare i risultati clinici nei pazienti con mieloma multiplodottoressa Alessandra Baldini Scelta del trattamento MRD-driven: la terapia del mieloma multiplo ritagliata su misuraprofessor Ciro Botta Quadrupletta daratumumab-VRd sottocute in prima linea: cambio di paradigma per il mieloma multiploElena Zamagni MSD presenta Sofia, l'avatar della campagna anti-HPV: ora ci vuole un piano istituzionaleNicoletta Luppi InformativaUtilizziamo cookie o tecnologie simili per finalità tecniche e, con il tuo consenso, anche per altre finalità come specificato nellacookie policy.Puoi acconsentire all'utilizzo di tali tecnologie utilizzando il pulsante "Accetta tutti". Fino a che non sceglierai una opzione utilizzeremo solo i cookie tecnici e necessari. Cookie tecniciCookie tecnici e necessari al corretto funzionamento del sito web. Non possono essere disabilitati [7]NomeFornitoreScopoDuratacovidLoginAntherica srlFunzionaleSessionelngAntherica srlFunzionalePersistentepharmaLogAntherica srlFunzionaleSessionesocialcounterAntherica srlFunzionale1 giornosys_langAntherica srlFunzionalePersistenteUserLogAntherica srlFunzionaleSessione_cookie_consentAntherica srlFunzionale1 anno Cookie di preferenzaI cookie di preferenza consentono al sito web di memorizzare informazioni che ne influenzano il comportamento, ad esempio la personalizzazione di un colore.Nessun cookie utilizzato per questa tipologia Cookie statisticiI cookie statistici aiutano a capire come i visitatori interagiscono con il sito web raccogliendo e trasmettendo informazioni in forma anonima [7]NomeFornitoreScopoDurata_gaGoogle AnalyticsStatistiche1 anno_ga_J8H44EJNJ3Google AnalyticsStatistiche1 anno__utmaGoogle AnalyticsStatistiche2 anni__utmbGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmcGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmtGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmzGoogle AnalyticsStatistiche6 mesi Cookie di marketingI cookie di marketing vengono utilizzati per tracciare i visitatori sul sito web. La finalità è quella di presentare annunci pubblicitari che siano rilevanti e coinvolgenti per il singolo utente.Nessun cookie utilizzato per questa tipologia
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?3
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
44.4/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Tumore del polmone: diagnosi precoce, medicina di precisione e prevenzione per cambiare la storia della malattia pharmastar.it
All'Oncology Summit 2026, la professoressa Silvia Novello ha illustrato i grandi progressi compiuti negli ultimi anni nella lotta al tumore del polmone, ancora oggi la prima causa di morte oncologica. Dalla profilazione molecolare alla medicina di precisione, fino ai programmi di screening con TAC spirale a bassa dose e ai percorsi per la cessazione del fumo, l'oncologia toracica sta vivendo una trasformazione profonda. Centrale anche il ruolo della comunicazione e delle campagne di sensibilizzazione, come "End of Silence" ed "Esci dal Tunnel", per promuovere prevenzione e consapevolezza, soprattutto tra i piů giovani. Screening polmonare: la TAC a basso dosaggio puň salvare migliaia di viteprofessor Ugo Pastorino Tumore del polmone: diagnosi precoce, medicina di precisione e prevenzione per cambiare la storia della malattiaprofessoressa Silvia Novello Tumore ovarico: test genomici e centri specializzati per migliorare diagnosi e cureDomenica Lorusso Oncologia, innovazione e dialogo: all’Oncology Summit il confronto per migliorare la vita dei pazientiAlessandra Dorigo Tumori BRCA-correlati: progressi nella prevenzione, ma l’equitŕ resta una sfidaOrnella Campanella Tumore al seno, come aiutare le pazienti a diventare protagoniste del percorso di curaChiara Gnocchi Tumore al seno in fase iniziale, perché il supporto delle associazioni č sempre piů importanteRosanna D’Antona Tumore al seno in fase iniziale, come personalizzare le cure per ridurre il rischio di recidivaCarmen Criscitiello Un impegno ultraventennale per migliorare i risultati clinici nei pazienti con mieloma multiplodottoressa Alessandra Baldini Scelta del trattamento MRD-driven: la terapia del mieloma multiplo ritagliata su misuraprofessor Ciro Botta Quadrupletta daratumumab-VRd sottocute in prima linea: cambio di paradigma per il mieloma multiploElena Zamagni MSD presenta Sofia, l'avatar della campagna anti-HPV: ora ci vuole un piano istituzionaleNicoletta Luppi InformativaUtilizziamo cookie o tecnologie simili per finalità tecniche e, con il tuo consenso, anche per altre finalità come specificato nellacookie policy.Puoi acconsentire all'utilizzo di tali tecnologie utilizzando il pulsante "Accetta tutti". Fino a che non sceglierai una opzione utilizzeremo solo i cookie tecnici e necessari. Cookie tecniciCookie tecnici e necessari al corretto funzionamento del sito web. Non possono essere disabilitati [7]NomeFornitoreScopoDuratacovidLoginAntherica srlFunzionaleSessionelngAntherica srlFunzionalePersistentepharmaLogAntherica srlFunzionaleSessionesocialcounterAntherica srlFunzionale1 giornosys_langAntherica srlFunzionalePersistenteUserLogAntherica srlFunzionaleSessione_cookie_consentAntherica srlFunzionale1 anno Cookie di preferenzaI cookie di preferenza consentono al sito web di memorizzare informazioni che ne influenzano il comportamento, ad esempio la personalizzazione di un colore.Nessun cookie utilizzato per questa tipologia Cookie statisticiI cookie statistici aiutano a capire come i visitatori interagiscono con il sito web raccogliendo e trasmettendo informazioni in forma anonima [7]NomeFornitoreScopoDurata_gaGoogle AnalyticsStatistiche1 anno_ga_J8H44EJNJ3Google AnalyticsStatistiche1 anno__utmaGoogle AnalyticsStatistiche2 anni__utmbGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmcGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmtGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmzGoogle AnalyticsStatistiche6 mesi Cookie di marketingI cookie di marketing vengono utilizzati per tracciare i visitatori sul sito web. La finalità è quella di presentare annunci pubblicitari che siano rilevanti e coinvolgenti per il singolo utente.Nessun cookie utilizzato per questa tipologia
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?3
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
45.6/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Tumore ovarico: test genomici e centri specializzati per migliorare diagnosi e cure pharmastar.it
All'Oncology Summit 2026, la professoressa Domenica Lorusso, direttrice del Centro di Ginecologia Oncologica di Humanitas San Pio X di Milano, ha evidenziato l'importanza dei test genomici nel tumore ovarico, una patologia che ogni anno colpisce circa 5.200 donne in Italia. I test per identificare il deficit della ricombinazione omologa e le mutazioni genetiche correlate consentono di personalizzare le terapie e, in prospettiva, di rafforzare le strategie di prevenzione. Restano però criticità legate alle disparità regionali nell'accesso ai test e alla necessità di centralizzare le cure in centri altamente specializzati. Screening polmonare: la TAC a basso dosaggio può salvare migliaia di viteprofessor Ugo Pastorino Tumore del polmone: diagnosi precoce, medicina di precisione e prevenzione per cambiare la storia della malattiaprofessoressa Silvia Novello Tumore ovarico: test genomici e centri specializzati per migliorare diagnosi e cureDomenica Lorusso Oncologia, innovazione e dialogo: all’Oncology Summit il confronto per migliorare la vita dei pazientiAlessandra Dorigo Tumori BRCA-correlati: progressi nella prevenzione, ma l’equità resta una sfidaOrnella Campanella Tumore al seno, come aiutare le pazienti a diventare protagoniste del percorso di curaChiara Gnocchi Tumore al seno in fase iniziale, perché il supporto delle associazioni è sempre più importanteRosanna D’Antona Tumore al seno in fase iniziale, come personalizzare le cure per ridurre il rischio di recidivaCarmen Criscitiello Un impegno ultraventennale per migliorare i risultati clinici nei pazienti con mieloma multiplodottoressa Alessandra Baldini Scelta del trattamento MRD-driven: la terapia del mieloma multiplo ritagliata su misuraprofessor Ciro Botta Quadrupletta daratumumab-VRd sottocute in prima linea: cambio di paradigma per il mieloma multiploElena Zamagni MSD presenta Sofia, l'avatar della campagna anti-HPV: ora ci vuole un piano istituzionaleNicoletta Luppi InformativaUtilizziamo cookie o tecnologie simili per finalità tecniche e, con il tuo consenso, anche per altre finalità come specificato nellacookie policy.Puoi acconsentire all'utilizzo di tali tecnologie utilizzando il pulsante "Accetta tutti". Fino a che non sceglierai una opzione utilizzeremo solo i cookie tecnici e necessari. Cookie tecniciCookie tecnici e necessari al corretto funzionamento del sito web. Non possono essere disabilitati [7]NomeFornitoreScopoDuratacovidLoginAntherica srlFunzionaleSessionelngAntherica srlFunzionalePersistentepharmaLogAntherica srlFunzionaleSessionesocialcounterAntherica srlFunzionale1 giornosys_langAntherica srlFunzionalePersistenteUserLogAntherica srlFunzionaleSessione_cookie_consentAntherica srlFunzionale1 anno Cookie di preferenzaI cookie di preferenza consentono al sito web di memorizzare informazioni che ne influenzano il comportamento, ad esempio la personalizzazione di un colore.Nessun cookie utilizzato per questa tipologia Cookie statisticiI cookie statistici aiutano a capire come i visitatori interagiscono con il sito web raccogliendo e trasmettendo informazioni in forma anonima [7]NomeFornitoreScopoDurata_gaGoogle AnalyticsStatistiche1 anno_ga_J8H44EJNJ3Google AnalyticsStatistiche1 anno__utmaGoogle AnalyticsStatistiche2 anni__utmbGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmcGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmtGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmzGoogle AnalyticsStatistiche6 mesi Cookie di marketingI cookie di marketing vengono utilizzati per tracciare i visitatori sul sito web. La finalità è quella di presentare annunci pubblicitari che siano rilevanti e coinvolgenti per il singolo utente.Nessun cookie utilizzato per questa tipologia