📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Takeda Italia, 10 anni di impegno contro il cancro: una presenza di valore al fianco dei pazienti oncologici 16/09/2022 L'eco del sud
Dieci anni al fianco dei pazienti con tumore: Takeda Italia, alla vigilia della Giornata della consapevolezza sul linfoma, che si celebra il 15 settembre in tutto il mondo, ribadisce il suo impegno nell’area dell’oncologia e dell’oncoematologia, in occasione del decennale della costituzione della Divisione di Oncologia nel nostro Paese.
Una presenza, quella di Takeda in Oncologia, già attiva prima del 2012, ma che con la nascita di una Divisione dedicata si è andata consolidando di giorno in giorno e che oggi vede l’Azienda al fianco di operatori e istituzioni per assicurare ai pazienti oncologici il migliore percorso di cura, rendendo disponibili in tempi rapidi le soluzioni terapeutiche più innovative e lavorando per garantire equità nell’accesso alle cure più appropriate.
Un decennio importante per Takeda, durante il quale l’Azienda ha confermato il suo impegno, a partire proprio dall’oncoematologia: dal 2012, infatti, è disponibile in Italia brentuximab vedotin, anticorpo monoclonale anti-CD30 coniugato a farmaco, per il trattamento dei pazienti adulti affetti da linfoma di Hodgkin CD30+ recidivante o refrattario e per il trattamento di pazienti adulti affetti da linfoma anaplastico a grandi cellule sistemico recidivante o refrattario. Un farmaco che ha cambiato non solo la pratica clinica, ma soprattutto la storia naturale di una neoplasia ematologica come il linfoma di Hodgkin, che colpisce i giovani adulti, restituendo loro prospettive di sopravvivenza.
Nel 2020 poi Takeda fa il suo ingresso nell’area del tumore del polmone, rendendo disponibile per i pazienti brigatinib, un inibitore della tirosin-chinasi di nuova generazione, indicato nel trattamento di prima linea del tumore del polmone non a piccole cellule ALK positivo.
“Soddisfare le esigenze uniche dei pazienti è ciò che guida la Ricerca e il nostro lavoro quotidiano con la comunità oncologica – dichiara Anna Maria Bencini, Oncology Country Head, Takeda Italia – il nostro impegno primario è rivolto alle terapie innovative in grado di trasformare la vita delle persone, cercando di liberare il potenziale dell’innovazione. Ma c’è di più. Vogliamo contribuire a curare il cancro andando oltre la terapia, con iniziative che supportino pazienti e caregiver attraverso un approccio ad ampio raggio: non solo la malattia, ma anche il contesto socio-assistenziale e organizzativo, il loro vissuto e la loro psiche”.
Takeda mette oggi a disposizione dei pazienti trattamenti per patologie oncologiche, come il carcinoma polmonare, quello prostatico, quello mammario e il linfoma di Hodgkin, e per tumori rari, come il mieloma multiplo, l’osteosarcoma e il linfoma anaplastico sistemico a grandi cellule. Un impegno in oncologia che però guarda lontano con investimenti in Ricerca che si concentrano su quei pazienti per i quali ci sono pochi o inadeguati trattamenti terapeutici.
“C’è molto fermento a livello globale, dove la ricerca clinica di Takeda si concentra sia su tumori ematologici, come i mielomi e i linfomi, sia su tumori solidi come il tumore del polmone oncogene addicted – spiega Alessandra Fionda, Head of Medical Affairs, Oncology, Takeda Italia – la nostra pipeline ha un focus sull’immuno-oncologia, approccio che si basa sui meccanismi dell’immuno-sorveglianza esercitata dal nostro sistema immunitario per contrastare la presenza del tumore. È nota, infatti, la capacità della cellula tumorale di attuare sofisticati meccanismi biologici per rendersi non riconoscibile dal sistema immunitario, eludendo i fisiologici sistemi di difesa dell’organismo. La risposta della nostra ricerca è lo sviluppo di farmaci innovativi dotati di ‘ingegnosi’ meccanismi di azione volti a restituire al sistema immunitario la capacità di riconoscere le cellule tumorali e di innescare fenomeni biologici che ne determinano la morte”.
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EANO: Roberta Rudà guiderà la Neuro-Oncologia europea fino al 2028 insalutenews.it
diinsalutenews.it· Pubblicato17 Ottobre 2026· Aggiornato17 Ottobre 2026 Torino, 17 ottobre 2026 – Si è appena concluso a Roma il Congresso annuale dell’EANO (Associazione Europea di Neuro-Oncologia) che ha attirato più di 2000 esperti sui tumori cerebrali provenienti non solo da Paesi europei ma da tutto il mondo. Nel corso dell’Assemblea Generale è stata formalizzata l’elezione della prof.ssa Roberta Rudà a Presidente dell’Associazione per il biennio 2026-2028 a riconoscimento di una elevata attività scientifica ed educazionale nel campo della Neuro-Oncologia riconosciuta a livello internazionale. Roberta Rudà è Direttore della Neuro-Oncologia del Dipartimento di Neuroscienze dell’ospedale Molinette della Città della Salute e della Scienza di Torino e Professore di Neurologia all’Università di Torino. Il suo costante impegno in questa disciplina, che sta vivendo un momento di importanti avanzamenti, l’ha portata ad essere inizialmente coordinatrice del gruppo di studio della Neuro-Oncologia della Rete Oncologica Regionale, poi eletta a Presidente dell’Associazione Italiana della Neuro-Oncologia AINO dal 2017 al 2022. Da anni è attiva nell’ambito della società europea EANO, dove tra le altre cose ha guidato la stesura di due Linee Guida Europee su diagnosi e terapia dei tumori cerebrali. Ora la comunità della neuro-oncologia europea l’ha scelta come guida e si prepara ad affrontare una sfida importante. “La nomina della prof.ssa Rudà è un grande riconoscimento alla sua competenza e alla scuola torinese della Neuro-Oncologia. Un risultato che valorizza anche il lavoro di squadra e la multidisciplinarietà, fondamentali per integrare ricerca, innovazione e competenze cliniche e offrire ai pazienti percorsi di cura sempre più efficaci e personalizzati” dichiara Livio Tranchida (Direttore generale CDSS).
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La torinese Roberta Rudà ai vertici europei dell’associazione neuro-oncologica La Stampa
Nel corso dell’assemblea generale del congresso dell’Eano (l’Associazione europea di neuro-oncologia) a Roma è stata formalizzata l’elezione della professoressa Roberta Rudà a presidente per il biennio 2026-2028.
Direttrice della Neuro-Oncologia del dipartimento di Neuroscienze delle Molinette e docente di Neurologia all’Università di Torino, Rudà è stata coordinatrice del gruppo di studio della Neuro-Oncologia della Rete oncologica regionale per poi essere eletta presidente dell’Associazione italiana Aino dal 2017 al 2022. Da anni è attiva nell’ambito di Eano, dove ha guidato la stesura di due linee guida europee su diagnosi e terapia dei tumori cerebrali.
«Sono estremamente onorata per questo prestigioso incarico – commenta a La Stampa – e sono particolarmente contenta di poter svolgere questo incarico in questo periodo storico che riconosce nella Neuro-Oncologia una disciplina emergente, caratterizzata da enormi avanzamenti trainati sia dagli avanzamenti delle neuroscienze che dagli avanzamenti dell’oncologia». «La sfida sarà impegnativa – ammette –: non si tratta più soltanto di contribuire a guidare e diffondere le conoscenze a livello europeo, ma anche di coordinare il lavoro in un’Europa connessa con il resto del mondo e di affrontare le sfide poste dall’Ai».
A lei le congratulazioni del direttore generale della Città della Salute e della Scienza, Livio Tranchida: «Un grande riconoscimento alla sua competenza e alla scuola torinese della Neuro-Oncologia».
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Cure oncologiche: il Centro Berlucchi si rinnova lavocedelpopolo.it
Brescia
Cure oncologiche: il Centro Berlucchi si rinnova
Il progetto porta in Poliambulanza due nuovi acceleratori lineari, la radioterapia adattiva online con CBCT e spazi rinnovati per la radiochirurgia Gamma Knife
La cura del cancro richiede competenze diverse e decisioni coordinate. In Fondazione Poliambulanza il Centro di Radioterapia e Radiochirurgia “Guido Berlucchi” opera all’interno di un percorso oncologico multidisciplinare, in dialogo con gli specialisti che si occupano della diagnosi e delle altre fasi di cura. Il rinnovamento delle tecnologie, degli spazi e dell’organizzazione rafforza questa presa in carico, mettendo al centro la persona e le sue esigenze cliniche.
Il Centro è stato inaugurato nel 2010 e ha avviato l’attività clinica nel 2011. Il progetto prese forma nel 2008 per rispondere a un bisogno del territorio e il sostegno della Fondazione Guido Berlucchi ne accompagnò la nascita e l’acquisto dei primi acceleratori lineari. Negli anni la collaborazione è proseguita con nuove dotazioni, tra cui i sistemi ottici di posizionamento introdotti nel 2022, e oggi si rinnova con il sostegno all’ammodernamento. Fino a giugno 2026 il Centro ha effettuato 11.660 cicli di radioterapia; la Gamma Knife, introdotta in Poliambulanza nel 2017, ha raggiunto 3.869 trattamenti fino a giugno 2026. Il progetto ha un valore complessivo di 10,80 milioni di euro, ed ha coinvolto apparecchiature, infrastrutture e organizzazione dell’assistenza con due nuovi acceleratori lineari, la realizzazione di un bunker e la riqualificazione degli spazi.
“Il Centro porta il nome di Guido Berlucchi e la sua storia è legata alla Fondazione che ne custodisce la memoria. Il sostegno della Fondazione ne ha accompagnato la nascita e lo sviluppo, fino al rinnovamento di oggi, con ricadute concrete per i pazienti e per il territorio. Ringrazio la Fondazione Guido Berlucchi e tutti i professionisti che, durante i lavori, hanno garantito la continuità dei trattamenti e dell’assistenza - dichiara Mario Taccolini, presidente di Fondazione Poliambulanza, che prosegue e conclude - Questo intervento mostra come l’innovazione tecnologica possa contribuire concretamente alla cura. Come ricorda Papa Leone XIV nella Magnifica Humanitas, “la tecnica non va considerata, in se stessa, come forza antagonista rispetto alla persona” anche in medicina, il progresso ha valore quando è orientato alla persona e al suo bene”.
Fondazione Poliambulanza è stata la prima struttura in Italia a mettere in funzione un acceleratore Elekta Evo Adaptive. Il rinnovamento del Centro comprende due nuovi acceleratori lineari Elekta, dotati di sistemi di guida per immagini. Uno dei due consente di effettuare, nei casi indicati, radioterapia adattiva online con CBCT (tomografia computerizzata a fascio conico): prima della seduta, le immagini permettono all’équipe di valutare l’anatomia del giorno e, quando necessario, adattare il piano di trattamento.
Le immagini tridimensionali vengono acquisite prima della seduta e permettono di osservare l’anatomia del paziente in quel momento. Il radioterapista valuta se il bersaglio o gli organi vicini presentano variazioni rispetto al piano iniziale. Quando è necessario adattarlo, il fisico medico ricalcola e verifica la distribuzione della dose per quella seduta insieme all’équipe, prima dell’erogazione. Il trattamento può così essere aggiornato in base all’anatomia del giorno e restare coerente con la prescrizione, proteggendo gli organi sani.
L’intelligenza artificiale è già implementata in alcune fasi del percorso. Supporta la definizione preliminare degli organi sulle immagini della TC di centratura e contribuisce a migliorare la qualità delle immagini CBCT, rendendole più adatte ai calcoli dosimetrici. I risultati vengono verificati dal medico e dal fisico medico, le decisioni cliniche e la validazione del piano restano affidate ai professionisti.
“L’innovazione nella lotta contro il cancro corre veloce, proprio per questo la vera sfida è fare in modo che i suoi progressi diventino opportunità concrete di cura per i pazienti. Portare a Brescia una delle prime tecnologie in Italia per la radioterapia adattiva supportata dall’intelligenza artificiale significa compiere un passo importante in questa direzione. È qui che la filantropia può fare la differenza: sostenere investimenti capaci di avvicinare le scoperte scientifiche alla pratica clinica e rendere disponibili strumenti sempre più avanzati. Questa è la visione che Guido Berlucchi ci ha lasciato e che continua a guidare le scelte della nostra Fondazione” dichiara Giambattista Bruni Conter, presidente della Fondazione Guido Berlucchi.
Il Centro prosegue inoltre nell’attività di radiochirurgia stereotassica con Gamma Knife, introdotta in Poliambulanza nel 2017 per il trattamento di specifiche lesioni intracraniche. La tecnica concentra la dose sul bersaglio senza ricorrere a un intervento chirurgico tradizionale. Il rinnovamento ha introdotto un day hospital dedicato, maggiore continuità con l’équipe e personale infermieristico di riferimento. Gli spazi e i caschi stereotassici, più leggeri e aperti anteriormente, rendono più agevole la preparazione.
Il percorso coinvolge radioterapisti oncologi, neurochirurghi, fisici medici, tecnici sanitari di radiologia medica, infermieri e case manager. Il radioterapista valuta l’indicazione e prescrive il trattamento; il fisico medico elabora e verifica il piano e cura i controlli di qualità e la radioprotezione; i tecnici seguono la simulazione, il posizionamento e l’erogazione. Nei gruppi multidisciplinari, il piano viene condiviso con gli specialisti delle altre discipline oncologiche.
“Il rinnovamento del Centro unisce nuove apparecchiature, competenze professionali e una revisione dei percorsi. La tecnologia offre possibilità in più, ma il suo valore dipende dal modo in cui viene integrata nel lavoro dell’équipe e nella presa in carico della persona” dichiara Marcellino Valerio, direttore generale di Fondazione Poliambulanza.
Il Centro ha aperto i propri spazi a cittadini, pazienti e familiari, che hanno potuto conoscere le apparecchiature e le diverse fasi del percorso di cura accompagnati dai professionisti. Hanno partecipato anche studenti del Liceo Scientifico Statale Nicolò Copernico, iscritti al percorso “Biologia con curvatura biomedica”, e del Liceo Scientifico Don Bosco di Brescia.
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Nonostante i numerosi progressi nel trattamento del cancro, la diagnosi tardiva rimane una sfida importante. Vietnam.vn
Gli esperti sottolineano che, oltre all'applicazione di tecniche avanzate, la diagnosi precoce e la selezione di metodi di trattamento personalizzati per ciascun paziente sono cruciali per migliorare i risultati della terapia.
Il 17 ottobre, ad Hanoi, l'Ospedale Generale Phuong Dong ha organizzato il Forum sulla Ricerca Scientifica e la Cooperazione Internazionale in Oncologia e Medicina Nucleare, con la partecipazione di esperti provenienti da Vietnam, Giappone e Cina, con l'obiettivo di aggiornarsi sui progressi nella diagnosi e nel trattamento del cancro e di ampliare la cooperazione professionale internazionale.
Il tumore al fegato ha molte opzioni di trattamento, ma il tasso di mortalità rimane elevato.
Secondo i dati GLOBOCAN 2022, in Vietnam si registrano circa 180.000 nuovi casi e oltre 120.000 decessi per cancro ogni anno. In particolare, molti pazienti ricevono la diagnosi solo quando la malattia è già in fase avanzata, il che rende il trattamento difficile, costoso e comporta una prognosi meno favorevole.
La professoressa Mai Trong Khoa, ex vicedirettrice dell'ospedale Bach Mai ed ex direttrice del Centro di Medicina Nucleare e Oncologia dello stesso ospedale, ha affermato che il Vietnam è uno dei paesi con i tassi di incidenza e mortalità per cancro al fegato più elevati al mondo e nella regione.
Secondo gli esperti, questa situazione è legata a molti fattori, tra cui l'elevato tasso di infezione da epatite B, il consumo di alcol e altre cause di danni epatici a lungo termine.
Ottobre Rosa, in Emilia-Romagna quasi 500mila donne ogni anno aderiscono agli screening. Crescono i controlli, ma resta il nodo della prevenzione del tumore al colon - Ravenna Notizie
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Ottobre Rosa, in Emilia-Romagna quasi 500mila donne ogni anno aderiscono agli screening. Crescono i controlli, ma resta il nodo della prevenzione del tumore al colon Ravenna Notizie
In Emilia-Romagna ogni anno circa 490mila donne partecipano agli screening gratuiti per la prevenzione e la diagnosi precoce dei tumori al seno e al collo dell’utero. Un dato che continua a crescere e che, in occasione di Ottobre Rosa, il mese internazionale dedicato alla sensibilizzazione sui tumori della mammella, conferma l’importanza dei programmi di prevenzione del Servizio sanitario regionale. Resta invece più contenuta la partecipazione allo screening del tumore del colon-retto, nonostante un miglioramento rispetto allo scorso anno.
Secondo i dati aggiornati al 30 giugno 2026, la partecipazione allo screening mammografico ha raggiunto il 74%, contro il 73% registrato nello stesso periodo del 2025. Per lo screening della cervice uterina la percentuale è salita al 68%, rispetto al precedente 67,6%.
Negli ultimi tre anni, mediamente, 350mila donne all’anno si sono sottoposte alla mammografia di screening e 140mila al test per la prevenzione dei tumori del collo dell’utero. Numeri che si traducono anche nell’individuazione di migliaia di tumori e lesioni precancerose, rendendo possibile intervenire prima che la malattia progredisca.
Ogni anno individuati circa 1.900 tumori al seno e 800 lesioni precancerose della cervice uterina
I risultati dei programmi regionali mostrano l’impatto della diagnosi precoce. Attraverso lo screening mammografico vengono identificati circa 1.900 tumori al seno ogni anno, a seguito di 15-16mila test positivi e altrettanti approfondimenti diagnostici. Lo screening della cervice uterina permette invece di individuare annualmente circa 800 lesioni precancerose e 17 tumori invasivi, dopo circa 10.500 test positivi e 6.800 accertamenti successivi.
Il presidente della Regione Michele de Pascale e l’assessore regionale alle Politiche per la salute Massimo Fabi sottolineano il valore di questi risultati. «Diagnosi precoce, cure tempestive, aumento delle possibilità di guarigione e conseguente riduzione della mortalità: investire sulla prevenzione significa investire sulla vita», affermano. «In Emilia-Romagna le adesioni agli screening sono alte, con numeri in costante crescita, e per questo dobbiamo ringraziare le donne, perché dimostrano di capire quanto sia importante cogliere l’opportunità che viene offerta gratuitamente dal servizio sanitario regionale; tutto il sistema sanitario che organizza e si fa carico dell’intero percorso, dalla prevenzione alla cura al follow-up, e le associazioni da anni attive in questo ambito, che rivestono un ruolo fondamentale non solo nell’azione di sensibilizzazione, ma anche di assistenza alle pazienti durante le cure».
Tumore del colon-retto, adesioni al 55%: partecipano meno soprattutto gli uomini
Se la prevenzione dei tumori femminili registra percentuali elevate, rimane più complessa la situazione dello screening del colon-retto, destinato sia alle donne sia agli uomini. Al 30 giugno 2026 il tasso di partecipazione è salito al 55%, rispetto al 53,3% dell’anno precedente, ma resta sensibilmente inferiore a quello degli altri due programmi.
Negli ultimi tre anni, in media, sono state esaminate circa 300mila persone all’anno, con 11.600 test positivi e 9.700 approfondimenti diagnostici. Attraverso questi controlli sono stati identificati ogni anno 2.300 adenomi avanzati, cioè lesioni precancerose, e 250 tumori.
Il dato evidenzia una criticità: una parte delle donne che partecipa regolarmente agli screening per la mammella e la cervice uterina non aderisce a quello del colon-retto, nonostante quest’ultimo rappresenti il secondo tumore più frequente nella popolazione femminile dopo quello al seno. La partecipazione è ancora più bassa tra gli uomini, che presentano un rischio maggiore per questa neoplasia, terza per frequenza dopo i tumori della prostata e del polmone.
«Nella nostra regione – proseguono de Pascale e Fabi – da quasi trent’anni il servizio sanitario offre screening gratuiti per i tumori femminili del collo dell’utero e della mammella, e da vent’anni è attivo anche quello per il colon-retto, destinato a donne e uomini, rispetto al quale, invece, le percentuali di adesioni stentano a crescere. Per questo è importante continuare ad insistere e il messaggio deve essere chiaro: la prevenzione può salvare la vita».
Chi può accedere agli screening gratuiti in Emilia-Romagna
Il Servizio sanitario regionale mette a disposizione tre programmi organizzati e completamente gratuiti, che comprendono il test iniziale, gli eventuali approfondimenti diagnostici e, quando necessari, i successivi trattamenti e controlli.
Tumore della mammella: mammografia ogni anno per le donne dai 45 ai 49 anni e ogni due anni dai 50 ai 74 anni. Il programma interessa oltre 980mila donne residenti o domiciliate in Emilia-Romagna.
Tumore del collo dell’utero: Pap test ogni tre anni per le donne dai 25 ai 29 anni che non abbiano ricevuto due dosi di vaccino contro l’Hpv prima dei 15 anni; test Hpv ogni cinque anni dai 30 ai 64 anni, indipendentemente dalla vaccinazione. La popolazione interessata supera 1,2 milioni di donne.
Tumore del colon-retto: ricerca del sangue occulto nelle feci ogni due anni per donne e uomini dai 50 ai 74 anni, per una popolazione di oltre 1,4 milioni di persone. L’estensione alla fascia 70-74 anni è stata avviata progressivamente nel 2025, mentre fino al 2024 il programma si fermava a 69 anni.
Ottobre Rosa, le iniziative in Romagna e nel resto dell’Emilia-Romagna
La campagna di sensibilizzazione coinvolge Aziende sanitarie, ospedali e associazioni con incontri pubblici, consulenze gratuite e iniziative solidali.
A Rimini, il principale appuntamento segnalato dalla Regione è previsto per martedì 27 ottobre, dalle 15, al centro commerciale Le Befane Shopping Center, dove gli operatori del Centro prevenzione oncologica allestiranno un punto informativo dedicato agli screening gratuiti.
I cittadini potranno ricevere informazioni sui diversi programmi di prevenzione, ritirare i kit per la ricerca del sangue occulto nelle feci ed eventualmente essere inseriti nei percorsi di prevenzione senologica.
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Oncologia di Ariano Irpino: avviato il primo trattamento con immunoterapia e chemioterapia per il tumore dello stomaco Corriere dell'Irpinia
Un nuovo protocollo terapeutico per il tumore dello stomaco. Nell’Oncologia di Ariano Irpino parte il primo trattamento con il farmaco immunoterapico durvalumab in combinazione con la chemioterapia standard FLOT, destinato a un paziente irpino oncologico in cura presso l’ospedale “Frangipane-Bellizzi”.
L’Unità Operativa Complessa di Oncologia di Ariano, sotto la direzione del dottor Giuseppe Santabarbara, è la prima struttura nella provincia di Avellino ad aver aderito al programma di accesso allargato, consentendo ai pazienti eleggibili di beneficiare precocemente di uno schema terapeutico all’avanguardia.
L’integrazione dell’immunoterapia con la chemioterapia segna un fondamentale passo in avanti nella cura della patologia, come confermato dai risultati dello studio internazionale MATTERHORN.
Lo studio ha dimostrato infatti una riduzione del rischio di recidiva e progressione, prolungando in modo statisticamente significativo la sopravvivenza del paziente e riducendo il rischio di ricaduta della malattia.
«Continuare ad offrire ai nostri pazienti le migliori opportunità di cura disponibili è l’obiettivo che guida ogni giorno il nostro lavoro – dichiara il Direttore dell’Oncologia di Ariano Irpino – L’adesione a questo ulteriore programma di accesso allargato conferma il nostro impegno nel rendere concretamente accessibile l’innovazione terapeutica. Ringrazio la Direzione Strategica per il costante sostegno a queste iniziative e tutti i professionisti che ne rendono possibile la realizzazione. Continueremo su questa strada, perché i nostri pazienti meritano il massimo impegno».
Un nuovo traguardo per l’Asl Avellino che conferma la centralità della persona nel percorso di cura, coniugando l’eccellenza della ricerca clinica internazionale con l’offerta di salute sul territorio.
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Adenocarcinoma pancreatico metastatico, l’EMA apre la strada a daraxonrasib: cosa cambia per i pazienti italiani insalutenews.it
Roma, 17 ottobre 2026 – Il Comitato per i medicinali per uso umano (CHMP) dell’Agenzia europea per i medicinali (EMA) ha espresso ieri parere favorevole all’autorizzazione all’immissione in commercio di daraxonrasib, la terapia orale per gli adulti con adenocarcinoma pancreatico metastatico già trattati con chemioterapia.
A fare chiarezza su cosa cambia per i pazienti italiani è la Società Italiana di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva (SIGE), che accoglie con favore una nuova opzione contro uno dei tumori a prognosi più severa, riconoscendo sia l’importante innovazione terapeutica rappresentata dai risultati ottenuti nello studio registrativo del farmaco, sia il fatto che la disponibilità della terapia nella pratica clinica dovrà ora seguire un processo che prevede passaggi non brevi.
L’EMA ha valutato daraxonrasib con una phased review avviata a luglio 2026 nell’ambito del cancer medicines pathfinder, il programma pilota con cui l’Agenzia accelera l’esame delle molecole ad alta priorità nelle aree con un forte bisogno terapeutico insoddisfatto. L’adenocarcinoma pancreatico metastatico rientra a pieno titolo tra queste, perché i pazienti dispongono oggi di poche alternative efficaci dopo il fallimento della prima linea di trattamento.
Il parere del CHMP segna il primo passaggio dell’iter autorizzativo europeo, cui dovrà far seguito l’autorizzazione al commercio in Europa da parte della Comunità Europea, e in seguito una fase nazionale nella quale l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) dovrà negoziare con l’azienda produttrice prezzo e rimborsabilità prima che gli ospedali possano somministrare il farmaco a carico del Servizio Sanitario Nazionale.
La SIGE ritiene, vista la risonanza nel pubblico che dati di questo rilievo possono comportare, che sia essenziale fornire chiarimenti in merito alle indicazioni cliniche al futuro uso di daraxonrasib. Il farmaco non rappresenta una terapia di prima linea al momento della diagnosi, e il trattamento sarà riservato agli adulti con adenocarcinoma pancreatico metastatico che abbiano già completato almeno una precedente linea di chemioterapia. In questi pazienti lo studio registrativo ha mostrato risultati di grande impatto, con una sopravvivenza mediana che passa da circa 7 a circa 13 mesi, che corrisponde a un decremento di circa il 60% nel rischio di morte con daraxonrasib rispetto alla chemioterapia tradizionale, ed effetti collaterali come rash e diarrea che sono risultati clinicamente gestibili.
Nonostante questi ottimi risultati gli specialisti invitano infine a gestire con attenzione le aspettative. I risultati ottenuti nello studio registrativo rappresentano valori statistici riferiti all’insieme dei pazienti arruolati, e potrebbero non riflettersi nel singolo paziente che riceve la terapia. Iniziata la quale può ottenere una risposta clinica e un prolungamento della sopravvivenza diversi da quelli medi. Pur con questi limiti è bene sottolineare l’importanza dei risultati ottenuti con questo farmaco, che già adesso è in fase di valutazione come terapia di prima linea per l’adenocarcinoma pancreatico.
La SIGE conferma il proprio impegno al fianco delle istituzioni e dei pazienti e seguirà da vicino le tappe dell’iter nazionale, perché la terapia entri nella pratica clinica in modo tempestivo, equo e appropriato non appena sarà disponibile in Italia.
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Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
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Prevenzione tumore del colon, abisso tra Nord e Sud Italia 23/11/2019 L'eco del sud
di Massimiliano Cavaleri
Nel 2018 il tumore del colon-retto ha colpito 1,8 milioni di persone nel mondo, in Italia è il secondo big killer oncologico con 51.300 diagnosi lo scorso anno e un'abissale differenza tra Nord e Sud: dati allarmanti su cui ha voluto riflettere la neonata associazione di medici e pazienti EuropaColon Italia, affiliata di DICE (Digestive Cancer Europe) che in occasione del Forum Istituzionale al Senato, ha presentato il progetto "ColOn Action! La prevenzione del tumore al colon-retto non può aspettare!", una Call to Action alle istituzioni sanitarie finalizzata all’adesione agli screening gratuiti offerti dal nostro SSN.
Un'iniziativa condivisa da Osservatorio Nazionale Screening, Gruppo Italiano Screening Colorettale (GISCoR) con il contributo non condizionante di Johnson& Johnson Medical."E' necessaria una maggiore risposta sulla prevenzione - spiega Roberto Persiani, presidente EuropaColon Italia - un'implementazione di PDTA e Tumor Board dedicati alla presa in carico dei paziente e il riconoscimento di centri specializzati". Secondo i dati illustrati da Claudio D’Amario del Ministero della Salute: al Centro-Nord l'invito è inviato al 95% del target (50-74 anni) con una risposta del 50%; al Sud appena il 45% con un'adesione sotto il 30%.
Il tumore del colon-retto può essere facilmente prevenuto ed efficacemente curato se individuato in stadio precoce e lo screening è in grado di cambiare sensibilmente la prognosi di questa patologia. La maggioranza dei tumori del colon-retto originano infatti da lesioni precancerose, i cosiddetti polipi: individuare queste lesioni prima che possano evolvere in forme maligne o asportarle quando sono già trasformate ma ancora in fase iniziale è l’obiettivo primario dello screening. La persona che riceve la diagnosi di un tumore allo stato iniziale ha, infatti, il 90% di possibilità di sopravvivere alla malattia.
"Il raggiungimento della completa copertura della popolazione con programmi organizzati di screening e il consolidamento dei programmi già attivi - afferma Carlo Senore, Presidente Gruppo Italiano Screening Colorettale (GISCoR) – rappresenta un obiettivo prioritario per garantire a tutti i cittadini l’accesso a un intervento che permette di ridurre sensibilmente il carico di malattia". Se si aumentasse la diagnosi precoce in Europa, si otterrebbe un risparmio di circa 3 miliardi di euro.
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L’annuncio del governatore Decaro ai lavoratori dell’ex Ilva. I nuovi esami per la diagnosi dei tumori ai cittadini con più di 50 anni
La mortalità per tumore al polmone e i ricoveri per malattie cardiovascolari e respiratorie a Taranto risultano maggiori tra il 10 e il 20 per cento rispetto alla media regionale. Questi sono gli ultimi dati a disposizione della Regione, che anche nell’ultimo anno raccontano che a Taranto determinate patologie sono più diffuse rispetto al resto della Puglia. Qui ci si ammala di più, e sono maggiori le morti per tumore al polmone.
Alla luce di questo la Regione con la Asl di Taranto e l’istituto Oncologico di Bari ha avviato un progetto sperimentale che prevede uno screening straordinario per la diagnosi precoce del tumore al polmone sulla popolazione di Taranto e Statte, insieme a un programma di sorveglianza attiva sulla salute cardiovascolare e respiratoria che riguarda le persone con un’età superiore ai 50 anni.
Il progetto è finanziato con i soldi del ministero della Salute. Lo screening è partito il 5 settembre e sta interessando una grande parte della popolazione. Il tumore al polmone e le malattie respiratorie e cardiovascolari sono riconducibili anche a fonti di inquinamento. Questi sono dati sanitari che a Taranto vengono confermati da anni, da quando è stato riconosciuto il calcolo del danno sanitario. E trovano conferma anche nelle ultime rilevazioni. Un dato che la Regione non intende sottovalutare e che merita ulteriori approfondimenti.
È stato lo stesso presidente della Regione Antonio Decaro a citare gli ultimi dati e lo screening straordinario durante il suo intervento ieri mattina a Brindisi, all’evento sulla transizione energetica “I colori dell’energia”.
Il governatore aveva parlato di questi risultati anche con gli operai dell’ex Ilva che giovedì avevano manifestato sotto il palazzo della Regione. «Dai dati annuali — spiega Decaro — è stato registrato che l’incidenza di malattie a Taranto è superiore del 10-20 per cento rispetto al dato regionale. Non possiamo non tener conto di questa situazione nelle nostre future scelte energetiche. È un dato che non va sottovalutato. Ora stiamo procedendo con uno screening straordinario sulla popolazione tarantina».
Nel dossier dell’ex Ilva che il governatore ha sul tavolo in Regione si inseriscono così anche questi risultati sanitari. Per questo nel documento firmato a più mani da Decaro con tutte le forze politiche e i sindacati è stata chiesta come condizione imprescindibile la decarbonizzazione del siderurgico e una fabbrica green per tutelare i lavoratori.
Intanto gli operai, in attesa dell’incontro che si terrà il 27 ottobre a Palazzo Chigi a Roma, hanno fermato la manifestazione che andava avanti da cinque giorni con il blocco anche dei cancelli della raffineria Eni. Chiedono sicurezza per il loro posto di lavoro, garanzie nel processo di transizione ecologica per il futuro dell’ex Ilva legata alla continuità dell’area a freddo, dopo la chiusura disposta dalla Corte di appello di Milano dell’area a caldo.
Ma Taranto si prepara a vivere oggi una nuova protesta, che alle 17 partirà da piazzale Democrate. Lo slogan è “Taranto torna a vivere”, un corteo per la salute, in cui le associazioni tarantine, insieme ai movimenti e molti commercianti, chiedono la chiusura del siderurgico, la tutela dei posti di lavoro e la bonifica dell’area. Ancora una volta la città si trova tra due fronti di protesta, in cui però molti punti sono ormai condivisi e concilianti.
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Una prescrizione medica che costa 42 milioni di VND al mese e le scelte della famiglia di un malato di cancro. Vietnam.vn
Il signor NHK (75 anni, residente a Bac Ninh ) è in cura per un adenocarcinoma polmonare. L'analisi genetica ha rivelato una delezione EGFR Del19, aprendo la possibilità di una terapia mirata. Tuttavia, il paziente si trovava già al quarto stadio della malattia al momento della diagnosi.
VietNamNet ha pubblicato una serie di articoli intitolata "Il peso delle prescrizioni mediche", che mette in luce le difficoltà che i pazienti incontrano nel pagare i farmaci, sollevando al contempo questioni relative ai meccanismi di supporto e all'accesso alle cure. Come è possibile che la capacità finanziaria non diventi un fattore determinante per l'accesso alle cure?
L'assicurazione sanitaria e i programmi di sostegno all'acquisto di farmaci hanno contribuito ad alleviare il peso della malattia, ma l'accesso a farmaci adeguati rimane una sfida, soprattutto per i pazienti che necessitano di trattamenti a lungo termine.
Dal punto di vista professionale, l'osimertinib è una delle opzioni preferite grazie alla sua buona efficacia contro il tumore del polmone con mutazioni dell'EGFR, soprattutto nei pazienti con metastasi cerebrali.
Tuttavia, il costo del trattamento, pari a circa 42 milioni di VND al mese per i primi 6 mesi, era superiore alle possibilità economiche della famiglia.
L'équipe medica si è consultata con la famiglia e ha valutato un'opzione terapeutica alternativa. Il paziente è stato inizialmente trattato con afatinib 30 mg/die (di seconda generazione). Dopo 4 settimane, la lesione cerebrale si è ridotta da 11 x 12 mm a 5 x 6 mm e l'edema cerebrale si è attenuato. Anche il tumore polmonare si è ridotto significativamente, passando da 31 x 51 mm a 19 x 32 mm.
Pazienti oncologici sottoposti a radioterapia. Foto: Nguyen Hue .
Il farmaco è coperto al 50% dall'assicurazione sanitaria, il che significa che il paziente dovrà pagare un supplemento di 10 milioni di VND. Non è l'opzione più costosa, ma è adatta alle circostanze del paziente e si sta dimostrando efficace.
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Il professore Paolo Muto al Mattino: «La prevenzione decisiva ci si salva in pochi minuti» Il Mattino
Si è parlato di prevenzione e diagnosi precoci, nel corso di una diretta della web tv de Il Mattino condotta dal caporedattore e coordinatore delle Cronache, Gerardo Ausiello, alla quale ha preso parte il professore Paolo Muto che è stato per 15 anni direttore della radioterapia dell’ospedale Pascale, e oggi è coordinatore delle radioterapie del consorzio Emicenter, fondato da suo padre Vincenzo.
APPROFONDIMENTI Sanità, più esenzioni e screening: Campania alla prova sull’assistenza SalvaSalvata Campania, 40 milioni per la ricerca oncologica: delibera di Giunta per diagnosi precoce e IA SalvaSalvata Bianca Balti alla Vanvitelli: «Insieme contro il cancro» SalvaSalvata
Professore, la sua famiglia opera nel campo della diagnostica dagli anni Cinquanta. Come è cambiata la medicina nel tempo?
«L’evoluzione tecnologica delle apparecchiature è stata sostanziale e ci ha consentito di migliorare enormemente la diagnosi precoce. E, in prospettiva, l’intelligenza artificiale può rappresentare una vera rivoluzione. In radioterapia, per esempio, può aiutare a riconoscere le strutture anatomiche da proteggere durante la pianificazione del trattamento. La diagnostica, però, non riguarda soltanto l’oncologia: serve anche a rispondere alle esigenze quotidiane dei pazienti, come può esserla una radiografia per una frattura. L’obiettivo, in ogni caso, è offrire risposte tempestive e di qualità».
In che modo il gruppo Emicenter cerca di rispondere a queste esigenze?
«Abbiamo riunito sotto un unico ombrello diagnostica per immagini, medicina nucleare, radioterapia, laboratorio di analisi, cardiologia e diabetologia. Questo perché riteniamo che il paziente debba sentirsi preso in carico, senza essere costretto a cercare autonomamente specialisti e prestazioni in strutture diverse. Inoltre, l’accoglienza del personale è un elemento fondamentale. Per garantire un servizio efficiente occorrono organizzazione, collaborazione e professionisti sempre più specializzati».
Quali sono gli esami più richiesti oggi?
«Sicuramente Tac e risonanze magnetiche, anche a causa delle lunghe liste di attesa negli ospedali. La verità, però, è che pubblico e privato non devono essere visti in contrapposizione: siamo tutti sotto un unico ente erogatore, lo Stato, che compra prestazioni dalle strutture accreditate, le quali devono fornirle secondo la migliore delle offerte. Quindi dobbiamo puntare tutti sulla qualità dei trattamenti, e la differenza la fanno soprattutto l’organizzazione e il personale. Una macchina, da sola, non basta: occorrono professionisti in numero adeguato e turnazioni capaci di sfruttare le attrezzature. Il privato accreditato, quindi, può integrare l’offerta pubblica, non in una logica di competizione, ma di collaborazione».
Per quanto riguarda la radioterapia, è sorto un problema riguardo al budget messo a disposizione dalla Regione. Di cosa si tratta?
«Dal primo gennaio 2025 è entrato in vigore un nuovo nomenclatore tariffario, con modifiche alle tariffe che hanno inciso sul raggiungimento dei tetti di spesa. Da tempo sostengo che, soprattutto in radioterapia, bisognerebbe considerare maggiormente il numero dei pazienti trattati, anziché limitarsi a conteggiare le singole prestazioni. La priorità è valutare quante persone possiamo curare, anche attraverso l’integrazione tra radioterapia, immunoterapia, chemioterapia e chirurgia».
Ottobre è il mese della prevenzione oncologica. Quali sono le priorità?
«Intercettare precocemente un tumore può migliorare le possibilità di cura e consentire trattamenti meno invasivi. Per le donne, è fondamentale aderire agli screening senologici. Per il colon-retto, poi, è necessario aumentare la partecipazione agli screening, perché la risposta degli uomini, in particolare, non è soddisfacente. Quanto alla prostata, il Psa può rappresentare un campanello d’allarme, ma non è da solo uno screening oncologico: eventuali alterazioni, soprattutto se associate a sintomi, vanno valutate con l’urologo».
Come si può rafforzare la cultura della prevenzione?
«Bisogna agire su due fronti: prevenzione primaria, attraverso alimentazione equilibrata e attività fisica, e poi controlli periodici. Mi preoccupa particolarmente l’obesità infantile, un problema rilevante anche in Campania. Bisogna educare le famiglie a una sana alimentazione fin dai primi anni di vita. Inoltre, consiglio di approfittare di iniziative come le giornate della salute in piazza, che offrono visite gratuite e occasioni concrete di prevenzione. Ce ne sarà una il 24 e 25 ottobre in piazza del Plebiscito, dove saremo presenti insieme alla Fondazione Muto».
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Tumore prostata metastatico sensibile agli ormoni: parere positivo per una nuova terapia orale 17/04/2021 L'eco del sud
Astellas Pharma Inc. (TSE: 4503, Presidente e CEO: Kenji Yasukawa, Ph.D., “Astellas”) ha annunciato che il Comitato per i Medicinali per Uso umano (CHMP) dell’Agenzia Europea per iMedicinali (EMA) ha espresso parere positivo raccomandando un’indicazione aggiuntiva per la terapia orale enzalutamide per i pazienti con tumore della prostata sensibile agli ormoni (mHSPC, conosciuto anche come tumore della prostata metastatico sensibile alla castrazione o mCSPC).
Gli uomini che ricevono una diagnosi di mHSPC tendono ad avere una prognosi sfavorevole, con una sopravvivenza mediana di circa 3-4 anni, una situazione che mette in evidenza la necessitàdi nuove opzioni di trattamento.
Se approvato dalla Commissione Europea, enzalutamidesarà l’unico trattamento orale approvato in Europa per la cura di tre tipi distinti di tumore della prostata avanzato: tumore della prostata non metastatico e metastatico resistente alla castrazione (CRPC) e tumore della prostata metastatico sensibile agli ormoni (mHSPC). La decisione del CHMP si basa sui dati del trial pivotale di Fase 3 ARCHES che ha valutato l’impiego di enzalutamide in uomini con mHSPC.
“Questo parere positivo del CHMP conferma il nostro costante impegno volto a dare risposte ai bisogni insoddisfatti degli uomini con tumore prostatico avanzato”, ha dichiarato Andrew Krivoshik, M.D., Ph.D., Senior Vice President and Global Therapeutic Area Head, Oncology Development, Astellas. “Siamo entusiasti all’idea di essere ancora più vicini all’approvazione di enzalutamide per il trattamento degli uomini affetti da tumore della prostata metastatico sensibile agli ormoni in Europa”.
I dati del trial ARCHES hanno dimostrato che enzalutamide in combinazione con terapia di deprivazione androgenica (ADT) riduce in modo significativo il rischio di progressione radiografica o morte del 61% vs. placebo in combinazione con ADT negli uomini con mHSPC (n=1.150; Hazard Ratio [HR]=0,39 [IC 95%: 0,30-0,50]; P<0,001).3
L’analisi di sicurezza del trial ARCHES sembra coerente con il profilo di sicurezza di enzalutamide dei precedenti trial clinici sul CRPC. Nel trial ARCHES, gli eventi avversi (AE) di Grado 3 o superiore (definiti come gravi/invalidanti o potenzialmente letali) sono stati simili per i pazienti che hanno ricevuto enzalutamide con ADTe quelli che hanno ricevuto placebo con ADT (24,3% vs. 25,6%).
Il parere positivo del CHMP sarà ora valutato dalla Commissione Europea, autorità competente per l’approvazione di farmaci nei Paesi membri dell’Unione Europea e in Islanda, Norvegia e Liechtenstein.