Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?3
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO5
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Parkinson, la terapia genica che fa produrre dopamina al cervello Mondosanità
Da oltre mezzo secolo il principio della terapia del Parkinson è sostanzialmente lo stesso.
Compensare la dopamina che il cervello non riesce più a produrre.
Ma c'è un problema.
Le terapie farmacologiche convenzionali agiscono a intervalli, mentre il cervello avrebbe bisogno di una stimolazione dopaminergica il più possibile continua e fisiologica.
È per questo che, con il progredire della malattia, una delle grandi sfide della terapia diventa mantenere una stimolazione dopaminergica il più possibile stabile, evitando le oscillazioni tra momenti in cui il farmaco funziona e momenti in cui il suo effetto si esaurisce.
Pompe e sistemi di infusione continua cercano già di avvicinarsi a questo obiettivo.
Ma un nuovo studio pubblicato su Nature Medicine prova a rovesciare completamente il problema.
E se invece di somministrare continuamente la terapia riuscissimo a far produrre nuovamente la dopamina direttamente nel cervello?
È l'idea alla base di BBM-P002, una terapia genica sperimentata per ora su appena dieci persone con Parkinson moderato-avanzato. I risultati a un anno sono preliminari, ma aprono una prospettiva che va molto oltre questi primi pazienti.
PERCHÈ NEL PARKINSON NON BASTA PIU' PRENDERE LA LEVODOPA
All'inizio può sembrare relativamente semplice.
Nel Parkinson muoiono progressivamente i neuroni che producono dopamina, una sostanza fondamentale per il controllo dei movimenti. La levodopa riesce a raggiungere il cervello e viene trasformata in dopamina, compensandone almeno in parte la carenza.
Ed è per questo che, ancora oggi, rappresenta uno dei cardini della terapia.
Il problema arriva con il progredire della malattia.
Man mano che diminuiscono i neuroni dopaminergici, il cervello perde progressivamente anche la capacità di immagazzinare la dopamina e di utilizzarla in maniera sufficientemente regolare. La risposta alla singola dose può diventare più breve e meno prevedibile.
Cominciano così a comparire le cosiddette fluttuazioni motorie.
Ci sono momenti ON, nei quali la terapia funziona e il paziente riesce a muoversi meglio, e momenti OFF, nei quali l'effetto si riduce e ricompaiono rigidità, lentezza e difficoltà di movimento. In altri momenti possono comparire movimenti involontari, le discinesie.
Il problema, quindi, non è semplicemente quanta dopamina riusciamo a rendere disponibile.
È anche come mantenerne l'effetto il più possibile stabile nel tempo.
Da qui nasce una delle grandi strategie della terapia moderna del Parkinson: cercare di avvicinarsi a una stimolazione dopaminergica continua, riducendo le oscillazioni determinate dalle somministrazioni intermittenti.
Ed è proprio per questo che, nelle fasi più avanzate, sono state sviluppate terapie infusionali e sistemi a pompa capaci di somministrare farmaci in maniera prolungata.
Funzionano, ma comportano dispositivi esterni o sistemi di somministrazione continuativa.
E se riuscissimo a eliminare anche questo passaggio?
Se, invece di portare continuamente dall'esterno un farmaco al paziente, potessimo restituire alle cellule del suo cervello la capacità di produrre autonomamente la dopamina?
È esattamente qui che entra in scena la terapia genica BBM-P002.
E SE LA "POMPA" DIVENTASSE IL CERVELLO STESSO?
È questa l'idea più affascinante dello studio.
Le terapie infusionali cercano di risolvere il problema portando il farmaco al paziente in maniera più continua. BBM-P002 (in UNICA SOMMINISTRAZIONE) prova invece a fare qualcosa di radicalmente diverso:
trasformare alcune cellule del cervello in produttrici autonome di dopamina.
Per riuscirci, i ricercatori utilizzano un vettore virale adeno-associato, chiamato AAVT42, come una sorta di minuscolo corriere biologico. In questa fase, il vettore viene infuso direttamente e bilateralmente nel putamen, una regione cerebrale fondamentale per il controllo del movimento, e trasporta nelle cellule due istruzioni genetiche
Sono quelle necessarie per produrre contemporaneamente due enzimi: tirosina idrossilasi (TH) e DOPA decarbossilasi (AADC).
Perché proprio due?
Qui sta una delle novità della ricerca.
Precedenti terapie geniche sperimentali avevano cercato di aumentare nel cervello la produzione di AADC, l'enzima che trasforma la levodopa in dopamina. Ma rimaneva necessario fornire la levodopa dall'esterno. BBM-P002 interviene invece su due passaggi fondamentali della catena di sintesi, introducendo sia TH sia AADC. L'obiettivo è permettere alle cellule di sintetizzare dopamina in maniera più autonoma a partire da precursori disponibili nell'organismo.
In altre parole, invece di continuare a chiedersi:
come possiamo portare il farmaco al cervello per tutta la giornata?
la terapia genica pone una domanda completamente diversa:
possiamo, con una unica somministrazione, dare al cervello le istruzioni per produrre da sé ciò di cui ha bisogno?
CHE COSA È SUCCESSO AI PRIMI DIECI PAZIENTI?
La domanda, a questo punto, è inevitabile.
Ha funzionato?
Per ora possiamo rispondere soltanto con molta cautela. BBM-P002 è stato sperimentato in dieci persone con Parkinson da moderato ad avanzato, suddivise in quattro gruppi che hanno ricevuto dosi crescenti della terapia. E questo era uno studio di fase 1: l'obiettivo principale non era dimostrare definitivamente che la terapia funziona, ma verificare innanzitutto se fosse sufficientemente sicura e tollerabile.
Su questo primo punto i risultati sono incoraggianti.
Nei dodici mesi successivi al trattamento non sono state osservate tossicità dose-limitanti né eventi avversi gravi attribuiti a BBM-P002. I ricercatori hanno registrato complessivamente 23 eventi avversi, prevalentemente lievi e transitori, tutti giudicati non correlati alla terapia genica. Non sono inoltre emersi segnali di tossicità sistemica o risposte immunitarie clinicamente significative.
Ma naturalmente tutti aspettavano la seconda risposta.
Che cosa è successo ai sintomi del Parkinson?
Anche qui sono comparsi segnali interessanti. A dodici mesi i ricercatori hanno osservato miglioramenti in diversi parametri motori, pur con differenze tra i singoli pazienti e tra i diversi dosaggi. I risultati clinici sono stati affiancati da esami PET con ¹⁸F-FDOPA, utilizzati per valutare ciò che stava accadendo nel sistema dopaminergico dopo il trattamento. Nature Medicine descrive questi risultati come segnali di potenziale terapeutico, non come una dimostrazione definitiva di efficacia.
Ma per una terapia somministrata una sola volta in un’unica somministrazione, osservare a un anno un profilo di sicurezza favorevole insieme a segnali persistenti di miglioramento motorio è sufficiente per giustificare il passaggio alle fasi successive della ricerca.
Ma questi primi risultati aprono una questione che va molto oltre il Parkinson.
Se possiamo fornire alle cellule nuove istruzioni e trasformarle in produttrici di una molecola terapeutica, perché fermarci alla dopamina?
IL FUTURO: TRASFORMARE LE NOSTRE CELLULE IN FABBRICHE DI FARMACI?
È qui che la storia di BBM-P002 diventa molto più grande dei dieci pazienti dello studio.
Per molto tempo abbiamo associato la terapia genica soprattutto all'idea di correggere o compensare un gene difettoso responsabile di una malattia ereditaria.
Ma non è necessariamente questo il suo unico futuro.
Un gene può diventare anche un'istruzione terapeutica.
Possiamo cioè utilizzare un vettore per portare nelle cellule l'informazione necessaria a produrre una determinata molecola, nel luogo in cui serve e potenzialmente per un periodo molto lungo.
È quello che BBM-P002 cerca di fare nel Parkinson: non sostituisce i neuroni dopaminergici perduti e non corregge la causa della neurodegenerazione. Fornisce invece alle cellule bersaglio le istruzioni genetiche per produrre due enzimi, tirosina idrossilasi e AADC, necessari alla sintesi della dopamina.
Il cambio di prospettiva è notevole.
La farmacologia tradizionale ci ha abituati a pensare a una terapia come a qualcosa che dobbiamo somministrare ripetutamente: una compressa, un'iniezione, un'infusione.
La terapia genica apre almeno in teoria una possibilità differente: fornire una volta alle cellule le istruzioni perché siano loro a produrre nel tempo ciò di cui l'organismo ha bisogno.
Non significa che potremo trasformare facilmente qualsiasi cellula in una "fabbrica di farmaci". Ogni malattia pone problemi completamente diversi: bisogna raggiungere le cellule giuste, controllare quantità e durata dell'espressione, dimostrare sicurezza ed evitare effetti indesiderati. Nel caso di BBM-P002, inoltre, la procedura oggi richiede un'infusione direttamente nel cervello.
Ma il principio è affascinante.
Se riuscissimo a controllarlo con sufficiente precisione, la terapia genica potrebbe essere utilizzata non soltanto per sostituire geni difettosi, ma per programmare cellule dell'organismo affinché svolgano una funzione terapeutica che prima non erano in grado di svolgere.
Nel Parkinson la molecola al centro della storia è la dopamina.
Domani potrebbero essere altre molecole e altre malattie.
CONCLUSIONE
È ancora troppo presto per sapere se BBM-P002 cambierà davvero la terapia del Parkinson.
Dieci pazienti non bastano. Lo studio è di fase 1, senza gruppo di controllo, ed era stato progettato innanzitutto per valutare sicurezza e tollerabilità. Saranno necessarie sperimentazioni molto più ampie per capire quanto duri l'effetto e, soprattutto, quale beneficio clinico possa realmente offrire.
Ma l'idea che mette alla prova è potente.
Per decenni abbiamo cercato di compensare dall'esterno la dopamina che il cervello malato non riesce più a produrre.
Poi abbiamo sviluppato pompe e infusioni per somministrare i farmaci in maniera sempre più continua.
Ora la terapia genica prova a compiere il passaggio successivo:
non rendere continua la somministrazione. Rendere autonoma la produzione.
Se i risultati saranno confermati, potrebbe essere questo il vero cambio di paradigma: non portare continuamente la terapia al cervello, ma dare al cervello le istruzioni per produrla.
FONTI
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Criteri Critici
Alzheimer, svolta a Catanzaro: al “Dulbecco” avviata la nuova terapia con anticorpi monoclonali Calabria Diretta News
Presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria “Dulbecco” di Catanzaro, nel Campus di Germaneto, è stato avviato un innovativo percorso terapeutico per il trattamento della demenza di Alzheimer. La cura si basa sull’impiego dell’anticorpo monoclonale Donanemab, somministrato attraverso un programma per uso compassionevole in attesa delle determinazioni regolatorie definitive da parte dell’AIFA. Il meccanismo d’azione della molecola si concentra sulla rimozione selettiva delle placche di proteina amiloide che si accumulano nel cervello dei pazienti affetti da questa patologia nelle sue fasi d’esordio.
Il cambio di paradigma nelle terapie biologiche
L’introduzione di questa molecola segna un passaggio fondamentale rispetto ai trattamenti tradizionali utilizzati finora in ambito clinico.
“Per decenni le terapie disponibili per la demenza di Alzheimer hanno agito solo sui sintomi, senza modificare il decorso della malattia”, spiega la Prof.ssa Gennarina Arabia, Professore Associato di Neurologia e Responsabile del Centro per i Disturbi Cognitivi e per le Demenze della UOC di Neurologia. “Oggi l’arrivo di questi nuovi farmaci inaugura una nuova era: quella dei trattamenti in grado di intervenire sui meccanismi biologici alla base della patologia”.
Modello organizzativo e approccio multidisciplinare
L’applicazione del protocollo richiede un’architettura clinica complessa per garantire la massima accuratezza nella selezione e nel monitoraggio dei pazienti idonei.
“L’arrivo delle prime terapie biologiche in grado di rallentare la progressione della demenza di Alzheimer nelle sue fasi iniziali segna una svolta storica nella neurologia”, ribadisce il Prof. Antonio Gambardella, Direttore della UOC di Neurologia di Germaneto. “Al fine di assicurare criteri di sicurezza, appropriatezza e continuità di cura per queste terapie, ci siamo impegnati per garantire un modello organizzativo rigoroso che integra valutazioni cliniche, test cognitivi e genetici, biomarcatori su liquido cerebrospinale, risonanza magnetica e PET cerebrale. Il tutto con un approccio multidisciplinare che coinvolge neurologi, neuroradiologi, specialisti in medicina nucleare, genetisti, neuropsicologi, farmacisti e infermieri e che richiede un costante monitoraggio specialistico”.
Il ruolo della struttura nel contesto nazionale
In seguito al parere favorevole dell’European Medicines Agency e alla successiva approvazione della Commissione Europea, l’Azienda Ospedaliero-Universitaria “Renato Dulbecco” si colloca tra i pochi centri in Italia abilitati a erogare tali protocolli di cura avanzati. In attesa delle autorizzazioni ufficiali dell’AIFA, destinate ad ampliare la platea dei beneficiari oltre il perimetro dell’uso compassionevole, il centro catanzarese mette a disposizione dei cittadini uno standard assistenziale e diagnostico d’avanguardia.
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Criteri Critici
Alzheimer, svolta storica con la nuova terapia a Catanzaro: la Dulbecco avvia il trattamento con anticorpi monoclonali · LaC News24 LaC News24
Al Campus di Germaneto iniziato il trattamento con il farmaco destinato alle fasi iniziali della malattia. Il percorso prevede test cognitivi e genetici, biomarcatori, risonanza e Pet cerebrale
In questi giorni, presso l’Azienda Ospedaliero Universitaria “Dulbecco” di Catanzaro, Campus di Germaneto, è stata avviata una nuova terapia per la demenza di Alzheimer. Si tratta di un anticorpo monoclonale, di nome Donanemab, somministrato precedentemente nell’ambito di un uso compassionevole e in attesa di sviluppi regolatori definitivi da parte di Aifa, che agisce rimuovendo le placche di proteina patologica amiloide dal cervello dei malati, in fase iniziale di malattia.
«Per decenni le terapie disponibili per la demenza di Alzheimer hanno agito solo sui sintomi, senza modificare il decorso della malattia – spiega la professoressa Gennarina Arabia, professore associato di Neurologia, Responsabile del Centro per i Disturbi Cognitivi e per le Demenze, dell’UOC di Neurologia. Oggi l’arrivo di questi nuovi farmaci inaugura una nuova era: quella dei trattamenti in grado di intervenire sui meccanismi biologici alla base della patologia».
«L’arrivo delle prime terapie biologiche in grado di rallentare la progressione della demenza di Alzheimer nelle sue fasi iniziali segna una svolta storica nella neurologia- ribadisce il professore Antonio Gambardella, Direttore della UOC di Neurologia di Germaneto, presso la quale è stato avviato il trattamento. Al fine di assicurare criteri di sicurezza, appropriatezza e continuità di cura per queste terapie, ci siamo impegnati per garantire un modello organizzativo rigoroso che integra valutazioni cliniche, test cognitivi e genetici, biomarcatori su liquido cerebrospinale, risonanza magnetica e Pet cerebrale. Il tutto con un approccio multidisciplinare che coinvolge neurologi, neuroradiologi, specialisti in medicina nucleare, genetisti, neuropsicologi, farmacisti e infermieri e che richiede un costante monitoraggio specialisticoW.
L’Azienda Ospedaliero-Universitaria Renato Dulbecco di Catanzaro, dopo l’approvazione da parte della Commissione Europea ed a seguito del parere positivo dell’European Medicines Agency, ancora una volta si pone all’avanguardia come uno dei pochissimi ospedali italiani che consente ai pazienti di accedere a queste terapie innovative, anche nella nostra regione, in attesa delle autorizzazioni definitive da parte di AIFA che consentiranno l'accesso a tutti i nuovi pazienti idonei, al di fuori del precedente programma per uso compassionevole.
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Svolta nella cura dell’Alzheimer: al “Dulbecco” di Catanzaro avviata la nuova terapia con anticorpi monoclonali Calabria 7
L'Unità Operativa di Neurologia del Campus di Germaneto è il primo ed unico centro in Calabria a somministrare il Donanemab, il farmaco innovativo capace di rallentare la malattia Presso l’Azienda Ospedaliero Universitaria “Dulbecco” di Catanzaro, nel Campus di Germaneto, è stata avviata una nuova terapia per la demenza di Alzheimer. Il trattamento si basa sull’uso dell’anticorpo monoclonaleDonanemab, somministrato nell’ambito di un programma per uso compassionevole in attesa degli sviluppi regolatori definitivi da parte di AIFA.La molecola agisce rimuovendo le placche della proteina patologica amiloide presenti nel cervello dei pazienti nelle fasi iniziali della patologia. “Per decenni le terapie disponibili per la demenza di Alzheimer hanno agito solo sui sintomi, senza modificare il decorso della malattia”, spiega la Prof.ssa Gennarina Arabia, Professore Associato di Neurologia e Responsabile del Centro per i Disturbi Cognitivi e per le Demenze della UOC di Neurologia. “Oggi l’arrivo di questi nuovi farmaci inaugura una nuova era: quella dei trattamenti in grado di intervenire sui meccanismi biologici alla base della patologia”.L’avvio delle somministrazioni rappresenta un passaggio cruciale per la sanità regionale, come sottolinea la direzione della struttura complessa.“L’arrivo delle prime terapie biologiche in grado di rallentare la progressione della demenza di Alzheimer nelle sue fasi iniziali segna una svolta storica nella neurologia”, ribadisce il Prof. Antonio Gambardella, Direttore della UOC di Neurologia di Germaneto. “Al fine di assicurare criteri di sicurezza, appropriatezza e continuità di cura per queste terapie, ci siamo impegnati per garantire un modello organizzativo rigoroso che integra valutazioni cliniche, test cognitivi e genetici, biomarcatori su liquido cerebrospinale, risonanza magnetica e PET cerebrale. Il tutto con un approccio multidisciplinare che coinvolge neurologi, neuroradiologi, specialisti in medicina nucleare, genetisti, neuropsicologi, farmacisti e infermieri e che richiede un costante monitoraggio specialistico”. A seguito del parere positivo espressosi dall’European Medicines Agency e dell’approvazione della Commissione Europea, l’Azienda Ospedaliero-Universitaria “Renato Dulbecco” si posiziona tra le pochissime strutture in Italia in grado di offrire l’accesso a questi protocolli avanzati. In attesa delle autorizzazioni definitive dell’AIFA — che estenderanno l’accesso a tutti i nuovi pazienti idonei oltre i confini dell’uso compassionevole — la struttura catanzarese garantisce già ai cittadini calabresi uno standard assistenziale d’avanguardia.
Riepilogo di mercato: volano i titoli europei dei chip grazie ai risultati di Anthropic! AstraZeneca sospende la sperimentazione di una terapia per il cancro al polmone (17.08.2026) - XTB.com
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Riepilogo di mercato: volano i titoli europei dei chip grazie ai risultati di Anthropic! AstraZeneca sospende la sperimentazione di una terapia per il cancro al polmone (17.08.2026) XTB.com
📊 Indici e società La seduta in Europa si sta svolgendo in modo piuttosto tranquillo, caratterizzata da un limitato riposizionamento tra i principali mercati e settori.
I futures sull’ampio indice Stoxx 50 (EU50) guadagnano lo 0,2%. I futures sul DAX tedesco (DE40), sull’AEX olandese (NED25) e sull’IBEX 35 spagnolo (SPA35) sono poco mossi. Le perdite sono più evidenti in Francia (FRA40: -0,15%) e Svizzera (SUI20: -0,35%). Il WIG20 perde circa lo 0,9%.
I risultati di Anthropic di venerdì, che hanno evidenziato un aumento di 14 volte dei ricavi trimestrali, stanno sostenendo il settore dei semiconduttori (ASML: +2,7%, STMicro: +3,9%, Infineon: +0,8%, Soitec: +2,7%). Al contrario, i capitali stanno defluendo principalmente dal settore software (SAP: -0,8%) e dai beni di consumo (Tesco: -2%, Nestlé: -2%, L’Oréal: -1%).
AstraZeneca ha interrotto gli studi clinici sul farmaco contro il tumore al polmone volrustomig, poiché non ha dimostrato una maggiore efficacia rispetto alle terapie già esistenti. Nonostante ciò, il titolo guadagna circa lo 0,8% grazie ai risultati positivi dei test sui farmaci Tagrisso ed Enhertu. La società prevede ulteriori studi su volrustomig per il trattamento di altri tipi di tumore.
Il titolo Argenx ha guadagnato l’11% dopo i risultati positivi degli studi di Fase 3 su VYVGART Hytrulo per il trattamento della miosite. Il farmaco ha raggiunto l’endpoint primario nei pazienti affetti da IMNM, consentendo la presentazione della domanda di autorizzazione. Sebbene non sia stata raggiunta la significatività statistica nel sottogruppo di pazienti affetti da dermatomiosite (DM), gli analisti considerano i risultati molto promettenti. La volatilità dello Stoxx 50 è concentrata nel settore tecnologico. Fonte: Team di ricerca di XTB, dati xStation5 Il contratto sullo Stoxx 50 ha interrotto il rialzo in prossimità dei massimi storici, frenato da un RSI vicino alla zona di ipercomprato. Fonte: xStation5 🌍 Economia e geopolitica Secondo fonti vicine all’emittente Al Arabiya, ci sarebbe la possibilità di estendere l’accordo di 60 giorni tra Iran e Stati Uniti. Inoltre, il Ministero degli Esteri iraniano ha riferito di colloqui con il Qatar, che dovrebbe svolgere un ruolo chiave negli sforzi di de-escalation. Nel frattempo, Donald Trump ha sottolineato che l’obiettivo principale degli Stati Uniti è privare l’Iran di qualsiasi possibilità di acquisire un’arma nucleare. 💱 Valute, materie prime e criptovalute Il dollaro statunitense mantiene le perdite registrate durante la sessione asiatica (USDIDX: -0,15%), mentre le valute antipodali continuano a beneficiare maggiormente dell’aumento della propensione al rischio (AUDUSD: +0,7%; NZDUSD: +0,75%). EURUSD ha brevemente superato la soglia psicologica di 1,1600, ma attualmente viene scambiato appena al di sotto di questa resistenza (+0,3%).
I futures sul petrolio tornano in rialzo (OIL: +0,6%, a 89,20 dollari al barile), mentre i futures sul gas naturale europeo hanno leggermente ridotto i guadagni iniziali (NATGAS.EU: +1,6%; in precedenza +2%).
I metalli preziosi accelerano grazie alla persistente debolezza del dollaro. L’oro (GOLD) guadagna lo 0,6%, a 4.400 dollari per oncia, mentre l’argento (SILVER) sale dell’1,5%, a 65,70 dollari per oncia. Anche i futures su platino e palladio rimangono in territorio positivo.
Bitcoin guadagna l’1,15%, a 63.680 dollari, mentre Ethereum sale dell’1,7%, a 1.908 dollari. Il rapporto P/E tra l’indice europeo Stoxx 50 e l’indice statunitense S&P 500 è aumentato significativamente durante l’attuale stagione degli utili. Fonte: Team di ricerca di XTB.
Questo materiale è una comunicazione di marketing ai sensi dell'Art. 24, paragrafo 3, della direttiva 2014/65 / UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, relativa ai mercati degli strumenti finanziari e che modifica la direttiva 2002/92 / CE e la direttiva 2011/61 / UE (MiFID II). La comunicazione di marketing non è una raccomandazione di investimento o informazioni che raccomandano o suggeriscono una strategia di investimento ai sensi del regolamento (UE) n. 596/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 aprile 2014, relativo agli abusi di mercato (regolamento sugli abusi di mercato) e che abroga la direttiva 2003/6 / CE del Parlamento europeo e del Consiglio e direttive della Commissione 2003/124 / CE, 2003/125 / CE e 2004/72 / CE e regolamento delegato (UE) 2016/958 della Commissione, del 9 marzo 2016, che integra il regolamento UE) n. 596/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda le norme tecniche di regolamentazione per le disposizioni tecniche per la presentazione obiettiva di raccomandazioni di investimento o altre informazioni che raccomandano o suggeriscono una strategia di investimento e per la divulgazione di particolari interessi o indicazioni di conflitti di interessi o qualsiasi altra consulenza, anche nell'ambito della consulenza sugli investimenti, ai sensi della legge sugli strumenti finanziari del 29 luglio 2005 (ad es. Journal of Laws 2019, voce 875, come modificata). La comunicazione di marketing è preparata con la massima diligenza, obiettività, presenta i fatti noti all'autore alla data di preparazione ed è priva di elementi di valutazione. La comunicazione di marketing viene preparata senza considerare le esigenze del cliente, la sua situazione finanziaria individuale e non presenta alcuna strategia di investimento in alcun modo. La comunicazione di marketing non costituisce un'offerta di vendita, offerta, abbonamento, invito all'acquisto, pubblicità o promozione di strumenti finanziari. XTB S.A. non è responsabile per eventuali azioni o omissioni del cliente, in particolare per l'acquisizione o la cessione di strumenti finanziari. XTB non si assume alcuna responsabilità per qualsiasi perdita o danno, anche senza limitazione, eventuali perdite, che possono insorgere direttamente o indirettamente, intrapresa sulla base delle informazioni contenute in questa comunicazione di marketing. Nel caso in cui la comunicazione di marketing contenga informazioni su eventuali risultati relativi agli strumenti finanziari ivi indicati, questi non costituiscono alcuna garanzia o previsione relativa ai risultati futuri. Le prestazioni passate non sono necessariamente indicative dei risultati futuri, e chiunque agisca su queste informazioni lo fa interamente a proprio rischio.
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Tumore del polmone HER2-mutato, trastuzumab deruxtecan supera lo standard di cura in prima linea pharmastar.it
AstraZeneca e Daiichi Sankyo hanno annunciato i risultati topline dello studio globale di fase III DESTINY-Lung04, nel quale in pazienti con tumore del polmone HER2-mutato trastuzumab deruxtecan è stato confrontato direttamente con la combinazione di chemioterapia e immunoterapia attualmente utilizzata in prima linea.
Lo studio ha raggiunto l'endpoint primario, mostrando un miglioramento statisticamente significativo e clinicamente rilevante della sopravvivenza libera da progressione (PFS).
I dati numerici – comprese mediana di PFS e hazard ratio – non sono ancora stati resi noti. Lo studio continuerà come previsto per valutare gli endpoint secondari, tra i quali la sopravvivenza globale (OS). I risultati completi saranno presentati a un prossimo congresso scientifico e sottoposti alle autorità regolatorie internazionali.
Il risultato potrebbe modificare la sequenza terapeutica di un sottogruppo molecolare relativamente raro ma ben definito di tumore del polmone, portando una terapia target già utilizzata dopo un precedente trattamento direttamente alla diagnosi di malattia avanzata.
Trastuzumab deruxtecan è un anticorpo-farmaco coniugato (ADC) diretto contro HER2, sviluppato da Daiichi Sankyo e AstraZeneca.
DESTINY-Lung04, confronto diretto con chemio-immunoterapia
DESTINY-Lung04 ha arruolato 454 pazienti con NSCLC non squamoso, non resecabile, localmente avanzato o metastatico, caratterizzato dalla presenza di una mutazione di HER2 nell'esone 19 o 20.
I pazienti sono stati randomizzati a ricevere trastuzumab deruxtecan oppure lo standard terapeutico globale costituito dalla doppietta platino-pemetrexed associata a pembrolizumab.
Si tratta quindi di un confronto particolarmente impegnativo: Enhertu non è stato confrontato con placebo o con una terapia utilizzata nelle linee avanzate, ma direttamente con la chemio-immunoterapia standard di prima linea.
Il risultato positivo rende DESTINY-Lung04 il primo studio di fase III a dimostrare un beneficio in PFS rispetto allo standard globale con una terapia diretta contro HER2 in questo specifico setting.
Un piccolo sottogruppo di pazienti, ma con una precisa alterazione molecolare
Le mutazioni di HER2, o ERBB2, sono presenti approssimativamente nel 2-4% dei pazienti con NSCLC. Pur trattandosi quindi di una popolazione numericamente limitata, a livello globale comprende un numero rilevante di pazienti e rappresenta un sottotipo molecolare distinto della malattia.
È inoltre importante distinguere la mutazione di HER2 dalla semplice sovraespressione della proteina HER2. Sono alterazioni biologicamente differenti e non necessariamente identificano gli stessi pazienti.
Nel caso di DESTINY-Lung04 la selezione è stata effettuata sulla base della presenza di mutazioni di HER2 negli esoni 19 o 20, rendendo il trial un esempio particolarmente chiaro di medicina oncologica guidata dal profilo genomico del tumore.
Proprio per questo, il risultato rafforza l'importanza di un profiling molecolare completo del NSCLC avanzato al momento della diagnosi, così da identificare anche alterazioni meno frequenti ma potenzialmente trattabili.
Come funziona trastuzumab deruxtecan
Trastuzumab deruxtecan è un anticorpo-farmaco coniugato (ADC) diretto contro HER2, sviluppato da Daiichi Sankyo e AstraZeneca.
La molecola combina tre elementi: un anticorpo monoclonale diretto contro HER2, un linker e un potente payload citotossico, costituito da un inibitore della topoisomerasi I.
L'anticorpo riconosce HER2 sulla cellula tumorale e vi si lega. Il complesso viene quindi internalizzato e, all'interno della cellula, il linker viene scisso liberando il carico citotossico. Quest'ultimo interferisce con la replicazione del DNA e determina la morte della cellula tumorale.
Una caratteristica importante di trastuzumab deruxtecan è anche il cosiddetto bystander effect: il payload, una volta liberato, può diffondere nelle cellule tumorali vicine, contribuendo potenzialmente a colpire anche popolazioni cellulari con livelli differenti di espressione di HER2.
È questa combinazione tra precisione dell'anticorpo e potenza della chemioterapia veicolata direttamente verso il tumore ad aver reso gli ADC una delle classi farmacologiche più dinamiche dell'oncologia contemporanea.
Da terapia delle linee successive alla prima linea
Il risultato di DESTINY-Lung04 assume un significato particolare perché trastuzumab deruxtecan dispone già di una consolidata esperienza nel NSCLC HER2-mutato precedentemente trattato.
Enhertu è infatti già approvato per il trattamento dei pazienti con NSCLC metastatico precedentemente trattato con mutazioni attivanti di HER2 (ERBB2).
È inoltre autorizzato in diversi contesti oncologici caratterizzati dall'espressione di HER2, e lo sviluppo clinico dell'ADC continua ad ampliarsi a numerosi tumori solidi.
DESTINY-Lung04 pone ora una domanda diversa: perché aspettare la progressione prima di utilizzare una terapia mirata contro l'alterazione molecolare che guida il tumore?
Il successo in prima linea suggerisce che l'ADC possa essere utilizzato molto prima nel percorso terapeutico, quando il paziente arriva alla diagnosi di malattia avanzata.
«DESTINY-Lung04 è il primo studio di fase III a dimostrare un beneficio in sopravvivenza libera da progressione rispetto allo standard globale in questo setting di prima linea», ha dichiarato Susan Galbraith, Executive Vice President Oncology Haematology R&D di AstraZeneca, sottolineando il potenziale di Enhertu di essere anticipato nel trattamento del NSCLC HER2-mutato.
La sopravvivenza globale sarà il prossimo dato chiave
L'annuncio, per quanto positivo, fornisce per ora soltanto risultati topline.
Sarà quindi necessario attendere la presentazione completa di DESTINY-Lung04 per conoscere l'entità effettiva del beneficio in PFS, il tasso di risposta, la durata delle risposte, i risultati nei diversi sottogruppi e soprattutto i dati di sicurezza.
Quest'ultimo aspetto sarà particolarmente importante per trastuzumab deruxtecan, considerando la necessità di monitorare attentamente eventi avversi già noti per questa classe e per il farmaco, in particolare malattia polmonare interstiziale/polmonite.
Ancora più importante sarà la maturazione della sopravvivenza globale. AstraZeneca ha precisato che DESTINY-Lung04 continuerà secondo protocollo proprio per valutare OS e gli altri endpoint secondari.
Perché questo studio è importante
DESTINY-Lung04 potrebbe rappresentare un passaggio importante nell'evoluzione della medicina di precisione nel tumore del polmone.
Finora, nel NSCLC avanzato HER2-mutato, la terapia target con trastuzumab deruxtecan era sostanzialmente collocata dopo una precedente linea di trattamento. Lo studio mette invece direttamente a confronto una terapia costruita intorno all'alterazione molecolare del tumore con la combinazione standard di chemioterapia e immunoterapia fin dalla prima linea.
E il primo confronto ha dato ragione alla strategia biomarker-driven almeno per l'endpoint primario di PFS.
Il messaggio clinico potrebbe quindi essere rilevante: identificare HER2 fin dalla diagnosi non serve più soltanto a programmare una terapia successiva, ma potrebbe diventare determinante per scegliere il trattamento iniziale.
Se i dati completi confermeranno un beneficio robusto, accompagnato da un profilo beneficio-rischio favorevole e, soprattutto, se emergerà in futuro un vantaggio anche sulla sopravvivenza globale, trastuzumab deruxtecan potrebbe candidarsi a diventare un nuovo standard di prima linea per il NSCLC avanzato HER2-mutato.
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Tumore del polmone EGFR-mutato, doppio blocco EGFR-MET supera la chemioterapia pharmastar.it
AstraZeneca ha annunciato i risultati topline dello studio globale di fase III SAFFRON, e ha valutato osimertinib più savolitinib nei pazienti con NSCLC localmente avanzato o metastatico con mutazione di EGFR e sovraespressione o amplificazione di MET, la cui malattia era progredita dopo un precedente trattamento con osimertinib.
Lo studio ha raggiunto sia l'endpoint primario di sopravvivenza libera da progressione (PFS) sia un endpoint secondario chiave, la sopravvivenza globale (OS), mostrando per entrambi un vantaggio statisticamente significativo e clinicamente rilevante rispetto alla chemioterapia a base di platino.
I dati numerici non sono ancora stati comunicati. I risultati completi saranno presentati in occasione di un prossimo congresso medico e condivisi con le autorità regolatorie internazionali.
SAFFRON, 338 pazienti selezionati sulla base di MET
SAFFRON ha arruolato 338 pazienti con NSCLC EGFR-mutato localmente avanzato o metastatico caratterizzato da sovraespressione o amplificazione di MET, nei quali la malattia era progredita dopo osimertinib utilizzato in prima o seconda linea.
I partecipanti sono stati randomizzati a ricevere una chemioterapia con doppietta a base di platino oppure la combinazione di osimertinib e savolitinib, entrambi somministrati per via orale.
Un elemento importante del disegno dello studio riguarda la selezione molecolare dei pazienti. Per l'arruolamento sono stati utilizzati prospetticamente gli elevati cut-off di MET identificati precedentemente nello studio di fase II SAVANNAH, mediante immunoistochimica (IHC) e ibridazione fluorescente in situ (FISH).
SAFFRON rappresenta, secondo AstraZeneca, il primo studio globale di fase III a dimostrare contemporaneamente un beneficio significativo di PFS e OS in questa specifica popolazione di pazienti.
MET, una delle principali vie di fuga da osimertinib
Il razionale biologico della combinazione è particolarmente interessante. Osimertinib è un inibitore tirosin-chinasico di terza generazione diretto contro EGFR e ha modificato profondamente il trattamento del NSCLC con mutazioni sensibilizzanti di questo gene. Tuttavia, come avviene con quasi tutte le terapie target nel tumore avanzato, nel tempo possono emergere meccanismi di resistenza.
Uno dei più importanti coinvolge proprio MET. Secondo AstraZeneca, circa un tumore su tre tra quelli che sviluppano resistenza agli EGFR-TKI di terza generazione presenta sovraespressione o amplificazione di MET. L'attivazione di questa via può consentire alla cellula tumorale di continuare a proliferare nonostante il blocco di EGFR.
In termini semplici, il tumore crea una sorta di via alternativa di segnalazione, aggirando il bersaglio farmacologico originario.
È proprio su questo meccanismo che interviene savolitinib.
Come funziona la combinazione
Osimertinib inibisce selettivamente EGFR mutato, mentre savolitinib è un inibitore tirosin-chinasico orale selettivo di MET.
L'impiego contemporaneo dei due farmaci mira quindi a esercitare un doppio blocco EGFR-MET: osimertinib continua a controllare la popolazione tumorale dipendente da EGFR, mentre savolitinib interferisce con la via di MET che il tumore ha utilizzato per sviluppare resistenza.
Questo approccio è concettualmente differente dal semplice abbandono della terapia target al momento della progressione e dal passaggio alla chemioterapia. L'obiettivo è invece identificare il meccanismo molecolare responsabile della resistenza e colpirlo con una seconda terapia mirata.
Verso una nuova terapia completamente orale
Se i risultati saranno confermati dalle analisi complete e porteranno alle necessarie autorizzazioni regolatorie, osimertinib più savolitinib potrebbe diventare una delle prime opzioni completamente orali e biomarker-driven specificamente destinate ai pazienti che sviluppano resistenza a osimertinib attraverso MET.
«Combinando Orpathys e Tagrisso puntiamo a offrire ai pazienti di tutto il mondo la prima opzione completamente orale e guidata da biomarcatori in questo setting», ha dichiarato Susan Galbraith, Executive Vice President Oncology Haematology R&D di AstraZeneca.
Savolitinib è sviluppato congiuntamente da AstraZeneca e HUTCHMED.
La combinazione dispone già di un'importante validazione regolatoria. In Cina, osimertinib più savolitinib è approvato per i pazienti con NSCLC EGFR-mutato localmente avanzato o metastatico con amplificazione di MET dopo progressione durante terapia con EGFR-TKI. L'autorizzazione si basa sui risultati dello studio di fase III SACHI.
Il ruolo del test di MET diventa centrale
Il risultato di SAFFRON rafforza anche un altro concetto: alla progressione dopo una terapia target non basta sapere che il tumore è nuovamente cresciuto; occorre capire perché è cresciuto.
Nel NSCLC oncogene-addicted, la caratterizzazione molecolare della resistenza può infatti aprire la strada a un nuovo trattamento mirato.
Nel caso di osimertinib, identificare una amplificazione o un'elevata sovraespressione di MET potrebbe diventare determinante nella scelta della terapia successiva.
Shun Lu, principal investigator dello studio SAFFRON, ha sottolineato proprio questo aspetto, osservando come i risultati evidenzino non soltanto il potenziale della combinazione, ma anche «l'urgenza del testing di MET per guidare le decisioni terapeutiche».
La questione sarà particolarmente importante quando verranno presentati i risultati completi, perché consentirà di comprendere quali livelli di espressione o amplificazione di MET identifichino meglio i pazienti destinati a beneficiare del doppio blocco.
Perché questo studio è importante
SAFFRON affronta uno dei problemi centrali della medicina di precisione in oncologia: cosa fare quando una terapia target inizialmente efficace smette di funzionare.
Il risultato suggerisce che almeno in una quota dei tumori EGFR-mutati non sia necessario rinunciare completamente alla strategia target dopo la progressione a osimertinib. Se il meccanismo di resistenza è rappresentato dall'attivazione di MET, può essere possibile continuare a bloccare EGFR e contemporaneamente chiudere la nuova via di fuga del tumore.
Il dato sulla sopravvivenza globale rende il risultato particolarmente rilevante. Non si tratta infatti soltanto di ritardare una nuova progressione: secondo i risultati topline, il vantaggio rispetto alla chemioterapia si traduce anche in un prolungamento significativo della sopravvivenza.
Resta ora da conoscere l'entità del beneficio, con i valori di hazard ratio e le mediane di PFS e OS, oltre al profilo dettagliato di sicurezza. Ma se i risultati completi confermeranno la portata dell'annuncio, SAFFRON potrebbe contribuire a definire un nuovo standard terapeutico biomarker-driven dopo la progressione a osimertinib nei pazienti con alterazioni di MET.
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Screening oncologici: ecco il bilancio dell'Asl Foggia La Gazzetta del Mezzogiorno
L’ASL Foggia ha superato gli obiettivi definiti dal Ministero della Salute per i Livelli Essenziali di Assistenza relativi ai tre percorsi di screening oncologici gratuiti: i dati si riferiscono alle percentuali di adesione agli esami per la prevenzione del carcinoma della mammella, del tumore della cervice uterina e del colon retto nella popolazione target.
I risultati confermano il consolidamento delle attività di prevenzione e diagnosi precoce, promosse dal Dipartimento di prevenzione e dal Centro Screening aziendale, attraverso una rete capillare di servizi sul territorio, con il supporto del Mammomobile e Papmobile.
Per lo screening del carcinoma alla mammella, rivolto alle donne tra i 50 e 69 anni, a fronte dell’obiettivo ministeriale del 40%, l’adesione registrata da ASL Foggia è stata: nel 2025 pari al 49%, su 33.056 inviti, con 1.430 casi positivi (9,09%); nel 2024 pari al 51.56%, su 38.560 inviti, con 1.429 casi positivi (7,85%); nel 2023 pari al 46,36%, su 31.441 inviti, con 1.675 casi positivi (10,26%).
Per lo screening del tumore della cervice uterina, rivolto alle donne di età compresa fra 25 e 64 anni, rispetto al target ministeriale del 45%, l’adesione è stata: nel 2025 pari al 48,05%, su 37.755 inviti, con 1.433 casi positivi (7,82%); nel 2024 pari al 40,21%, su 39.621 inviti, con 1.227 casi positivi (6,6%); nel 2023 pari al 34,89%, su 39.358 inviti, con 525 casi positivi (3,15%).
Per lo screening colon rettale, rivolto a uomini e donne nella fascia d’età 50-69 anni, rispetto all’obiettivo ministeriale del 20%, l’adesione è stata: nel 2025 pari al 21,2%, su 73.295 inviti, con 718 casi positivi (4,7%); nel 2024 pari al 20,18% su 72.981 inviti, con 850 casi positivi (5,69%); nel 2023 pari al 19,98 % su 75.258 inviti, con 1.232 casi positivi (15,32%).
“La diagnosi precoce è uno strumento fondamentale per salvare la vita: gli screening consentono di individuare in maniera precoce, eventuali patologie nelle fasi iniziali, prima della comparsa dei sintomi, aumentando in modo significativo la possibilità di cura e migliorando la qualità di vita”, sottolinea Giuseppina Moffa, direttrice del Dipartimento di Prevenzione-Servizio di Igiene Sanità Pubblica di ASL Foggia. “Gli screening sono esami gratuiti non invasivi che richiedono pochi minuti, ma che possono fare la differenza, garantendo un futuro di speranza e salute”.
“La presenza sul territorio dei due mezzi mobili di ASL Foggia e collaborazione con istituzioni locali e realtà private sono elementi decisi per ampliare la partecipazione ai programmi di screening”, aggiunge Elvira Sparacia, Coordinatrice Screening oncologici. “L’organizzazione condivisa delle tappe del Mammomobile e del Papmobile – prosegue - consente di raggiungere le aree periferiche, come i Monti Dauni e il Gargano, riducendo le diseguaglianze orografiche e favorendo l’accesso nei luoghi di vita, studio e lavoro. Particolare attenzione, inoltre, è stata dedicata all’organizzazione degli screening rivolti alla popolazione detenuta, agli agenti della polizia penitenziaria e al personale della Casa Circondariale di Foggia, così come a tutte le Forze dell’Ordine”.
“Fondamentale anche la collaborazione con la rete di farmacie presenti sul territorio, per la distribuzione e il ritiro del kit per la ricerca di sangue occulto nelle feci, ai fini dello screening del colon retto”, sottolinea Giuseppe Stoppino, Dirigente Responsabile dell’Unità Operativa Semplice Dipartimentale Endoscopia Digestiva dell’Ospedale di Cerignola e responsabile scientifico per lo Screening del cancro al colon retto. “Il report epidemiologico – sottolinea - conferma che intercettare lesioni pre-cancerose prima dei sintomi, consente interventi tempestivi con cure non invasive e maggiori possibilità di cura. Aderire agli screening resta il più importante gesto di responsabilità verso se stessi e i propri cari”.
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Nomine: Luigi Coltelli alla guida di Oncologia medica dell'Alta Val di Cecina-Valdera PisaToday
Il dottor Luigi Coltelli è il nuovo direttore della struttura complessa ‘U.O.C. Oncologia medica Alta Val di Cecina-Valdera’ dell’Azienda Usl Toscana nord ovest. L’incarico, della durata di cinque anni, rinnovabile, a tempo determinato e con rapporto esclusivo, è stato conferito al termine della selezione pubblica con deliberazione del direttore generale n. 840 del 6 agosto 2026.
Il dottor Coltelli, già direttore facente funzioni della struttura, assume quindi la responsabilità della Oncologia medica che opera negli ospedali ‘Felice Lotti’ di Pontedera e di Volterra, con l’obiettivo di garantire continuità al percorso intrapreso e di consolidare ulteriormente l’attività clinica e di ricerca a favore dei pazienti oncologici del territorio.
"Il conferimento di questo incarico rappresenta un importante riconoscimento per il dottor Coltelli e, al tempo stesso, un valore aggiunto per la nostra organizzazione - sottolinea la direttrice generale dell’Azienda Usl Toscana nord ovest Maria Letizia Casani - La sua esperienza, maturata in diversi ambiti dell’oncologia e arricchita da una significativa attività di ricerca clinica, potrà contribuire a rafforzare ulteriormente la qualità e l’appropriatezza della presa in carico dei pazienti oncologici nell’area Alta Val di Cecina-Valdera. E' inoltre importante proseguire nel percorso di integrazione tra attività assistenziale, innovazione terapeutica e ricerca, mettendo sempre al centro i bisogni delle persone".
"Sono molto grato alla Direzione aziendale per la fiducia accordatami con questo incarico quinquennale, che consolida e dà continuità a un percorso professionale iniziato circa due anni fa - afferma il dottor Luigi Coltelli - Guidare l’Oncologia di Pontedera e Volterra è per me motivo di grande orgoglio, ma soprattutto una responsabilità nei confronti di una comunità e di un territorio che hanno avuto un ruolo importante nel mio percorso di crescita professionale".
"Desidero ringraziare la Direzione di Presidio, il Dipartimento Oncologico e in particolare il dottor Giacomo Allegrini, con il quale ho condiviso diversi anni della mia formazione professionale, oltre a tutti i medici e gli infermieri dell’Oncologia di Pontedera e Volterra, per la professionalità e l’umanità che dimostrano ogni giorno. Il paziente oncologico ha bisogno di un percorso strutturato, personalizzato e attento ai diversi bisogni".
Coltelli conclude: "Il mio obiettivo è quindi proseguire con il massimo impegno nel garantire una presa in carico qualificata, attraverso trattamenti appropriati e innovativi, anche grazie alla partecipazione a protocolli di ricerca nazionali e internazionali, senza mai perdere di vista l’importanza di costruire un rapporto di fiducia tra pazienti e professionisti sanitari".
Laureato in Medicina e Chirurgia all’Università di Pisa nel 2003, il dottor Luigi Coltelli ha conseguito nel 2008 la specializzazione in Oncologia presso lo stesso Ateneo, con la votazione di 110/110 e lode. Dal 2009 al 2012 ha lavorato come dirigente medico di Oncologia presso il Day Hospital oncologico del presidio ospedaliero di Portoferraio, nell’ambito dell’allora Azienda USL 6 di Livorno.
Nel 2012 è quindi entrato nell’Azienda USL 5 di Pisa, presso l’U.O. di Oncologia medica dell’ospedale ‘Felice Lotti’ di Pontedera, diretta dal dottor Allegrini, dove ha proseguito la propria attività fino al 2018. Dal 2018 al gennaio 2024 ha prestato servizio presso l’ospedale di Livorno, nell’U.O.C. di Oncologia medica dell’Azienda Usl Toscana nord ovest, ricoprendo anche il ruolo di referente del CORD di Livorno.
Dal 2019 è responsabile del Gruppo di lavoro di Oncologia medica dedicato al tumore mammario e responsabile, per l’Oncologia medica, del PDTA aziendale sui tumori mammari, all’interno del Dipartimento Oncologico, con un incarico di alta specializzazione. Il gruppo, composto da circa dodici oncologi, è dedicato principalmente al trattamento del carcinoma mammario ed è distribuito nelle diverse strutture ospedaliere dell’Azienda USL Toscana nord ovest.
Dal 2024 il dottor Coltelli è tornato all’ospedale ‘Felice Lotti’ di Pontedera, dove ha inizialmente ricoperto l’incarico di responsabile della struttura semplice ‘Sezione Oncologia medica Valdera-Alta Val di Cecina’ e successivamente quello di direttore facente funzioni della U.O.C. Oncologia medica Alta Val di Cecina-Valdera.
Nel corso della sua carriera ha inoltre maturato una significativa esperienza nell’ambito della ricerca clinica, partecipando come co-investigator e principal investigator a numerosi studi nazionali e internazionali e promuovendo diversi studi spontanei. Questa attività ha contribuito alla produzione di pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali.
Proprio con l’obiettivo di migliorare ulteriormente l’assistenza e la qualità delle cure, il dottor Coltelli ha rilanciato presso la U.O.C. di Oncologia medica di Pontedera e Volterra la partecipazione e lo sviluppo della ricerca clinica. In questo ambito, il centro è attualmente coinvolto in diversi studi dedicati a nuovi trattamenti oncologici e all’impiego di farmaci innovativi con importanti prospettive terapeutiche.
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Natalia Paragoni, l’emozionante gesto dei suoi genitori per sostenerla durante la chemioterapia Isa e Chia
L’ultimo periodo non è stato affatto facile per l’ex corteggiatrice diUominieDonneNataliaParagoni, che mentre si trovava all’ottavo mese di gravidanza le è stato diagnosticato il linfoma di Hodgkin. Un duro colpo per la giovane mamma, che allora si trovava in un momento che sarebbe dovuto essere uno dei più felici per lei e la sua famiglia. Nonostante ciò, laParagoninon ha perso la propria grinta e il proprio coraggio e ha deciso di cominciare sin da subito a lottare per guarire e di farlo per la sua famiglia e soprattutto per sé stessa. Subito dopo la nascita della piccolaBeatrice, quindi,Nataliaha iniziato il primo ciclo di chemioterapia, che fortunatamente ha dato i suoi frutti, tant’è che già a metà percorso la massa ha subito un’importante regressione, che le ha permesso di affrontare i passi successivi con maggiore serenità (ve ne abbiamo parlatoQUI). L’ex corteggiatrice ha deciso di raccontare passo passo sui social il percorso fatto e non ha mancato di mostrare la grande vicinanza che il compagnoAndreaZellettae i suoi genitori le hanno fatto sentire in un momento così delicato. Andrea, infatti, é sempre stato presente a tutte le chemioterapie diNatalia, supportandola e dandole forza e speranza, ma anche i suoi genitori non sono stati da meno. Negli scorsi giorni, infatti, l’ex corteggiatrice ha mostrato sui social il tenero gesto che i due hanno fatto per esserle più vicini. Sia la mamma che il papà diNatalia, infatti, hanno deciso di rasarsi i capelli, esattamente come ha dovuto fare lei per affrontare il percorso di cure. Un piccolo gesto, ma molto importante, che lascia trasparire tutto l’affetto che i suoi genitori nutrono per lei e la grande unione con cui hanno affrontato questa importante battaglia. Un post condiviso da Fab! (@thatsfabofficial) Per molti fan di Uomini e Donne, la fine della storia d’amore tra Ernesto Passaro e Cristiana Anania ha rappresentato un vero e proprio giallo: dopo la scelta nello studio del dating show, i due hanno iniziato una storia d’amore che sembrava ricca di complicità e sentimento, tanto che per alcuni mesi si sono mostrati […] La coppia formata da Aldo Palmeri e Alessia Cammarota è stata una delle più amate della storia di Uomini e Donne e i fan in questi anni hanno sognato e gioito con loro per il loro matrimonio e la nascita dei loro tre bambini, condividendo anche la sofferenza dovuta alla fine della loro storia. Dopo […] Karina Cascella opinionista, personaggio TV e influencer, resa nota dal programma Uomini e Donne, risponde spesso e volentieri alle domande dei suoi follower sui social. In più di un’occasione infatti, ha messo a disposizione un box domande tramite il quale si è svelata volentieri davanti alla curiosità dei suoi fan. Qualche tempo fa, per esempio, […] Abbiamo conosciuto l’ex cavaliere Sossio Aruta durante il suo percorso abbastanza turbolento a Uomini e Donne, caratterizzato da numerose e discusse conoscenze, che terminò nel 2018 con la sua uscita dal programma a fianco della dama Ursula Bennardo. I due hanno anche partecipato alla versione Vip di Temptation Island durante la quale si lasciarono a causa […] È giallo sulla storia d’amore nata all’interno di Uomini e Donne tra i due protagonisti del Trono over Cinzia Paolini e Marco Troiani, che dopo essere usciti insieme dal programma – tra mille polemiche – sembravano aver trovato un loro equilibrio. Negli ultimi giorni, infatti, si era vociferato di una possibile crisi tra i due, […] Dopo una travagliata conoscenza iniziata l’interno dello studio di Uomini e Donne, Alessio Pili Stella ha deciso di uscire dal programma insieme a Debora Bragetti, sorprendendola con una romantica sorpresa al pianoforte, che ha stupito tutti, compresa Rosanna Siino, che non si aspettava una simile decisione da parte del cavaliere che stava frequentando. Una volta […] Federico Cotugno, la non scelta di Cristiana Anania a Uomini e Donne, ha rilasciato delle dichiarazioni sconvolgenti sull’ex tronista rivelando un retroscena avvenuto dopo qualche mese dalla rottura tra la speaker siciliana e la sua scelta Ernesto Passaro. Come noto infatti, la relazione tra Cristiana ed Ernesto è terminata dopo pochi mesi (ve ne avevamo parlato QUI) e qualche settimana […] Uomini e Donne è pronto a tornare per una nuova e scoppiettante stagione! Nuovi tronisti, nuovi corteggiatori, nuovi cavalieri e nuove dame stanno per intraprendere il percorso nel dating show più seguito di Canale 5. Certamente non mancheranno anche i ritorni di alcuni volti noti del Trono Over, molti come Gemma Galgani e Barbara De Santi sono ancora alla ricerca del […] Sembra essere finalmente arrivata la pace tra Cristiana Anania e Sara Gaudenzi. Le due ex troniste di Uomini e Donne, infatti, nelle scorse ore hanno sorpreso i loro follower pubblicando alcune storie insieme, mettendo così un punto ai numerosi battibecchi che le avevano viste protagoniste sia durante il programma che dopo la fine della loro […]
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Tumore del polmone, dal 18 agosto parte lo screening dell’ASST Papa Giovanni XXIII Valbrembanaweb.com
Tumore del polmone, dal 18 agosto parte lo screening dell’ASST Papa Giovanni XXIII
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Il programma è rivolto a forti fumatori ed ex fumatori tra i 55 e i 74 anni residenti nel territorio di competenza dell’azienda sociosanitaria. L’adesione è volontaria e passa dai PUA delle Case di Comunità
Favorire la diagnosi precoce nelle persone maggiormente esposte al rischio di sviluppare la malattia. È l’obiettivo del nuovo screening polmonare a Bergamo, che sarà attivato da martedì 18 agosto dall’ASST Papa Giovanni XXIII nell’ambito del programma promosso da Regione Lombardia.
L’iniziativa è rivolta ai cittadini del territorio di competenza dell’azienda sociosanitaria che presentano precisi fattori di rischio. L’adesione è volontaria e, in questa prima fase, interessa forti fumatori ed ex fumatori di età compresa tra i 55 e i 74 anni.
La diagnosi precoce assume un ruolo decisivo: secondo i dati riportati dall’ASST, in circa otto casi su dieci il tumore del polmone viene oggi individuato quando si trova già in fase avanzata. Lo screening mediante TC spirale a basso dosaggio può consentire di riconoscere eventuali lesioni in una fase nella quale le possibilità di cura sono maggiori.
Chi può aderire allo screening polmonare
Per partecipare al programma è necessario possedere tutti i requisiti indicati dal protocollo regionale:
avere un’ età compresa tra 55 e 74 anni ;
; fumare più di 20 sigarette al giorno oppure essere stati forti fumatori e avere smesso da meno di 15 anni;
oppure e avere smesso da meno di 15 anni; non avere avuto patologie tumorali negli ultimi cinque anni , fatta eccezione per i tumori cutanei;
, fatta eccezione per i tumori cutanei; non soffrire di patologie polmonari acute ;
; non avere eseguito una TC del torace negli ultimi 18 mesi.
Le persone che soddisfano questi criteri possono chiedere di aderire allo screening polmonare a Bergamo e nel territorio dell’ASST rivolgendosi ai Punti unici di accesso delle Case di Comunità.
I PUA sono attivi dal lunedì al sabato, dalle 8 alle 14. Per ricevere maggiori informazioni è possibile chiamare il numero 035 227 8711, dal lunedì al venerdì, dalle 8 alle 14.
Il percorso dalla valutazione alla TC
Il primo passaggio consiste nella compilazione di un questionario, necessario per verificare i criteri di ammissione. In caso di idoneità, la persona verrà indirizzata al percorso stabilito dal protocollo regionale.
In base alla situazione individuale, il programma potrà prevedere una visita di counselling al Centro Antifumo oppure l’esecuzione di una TC spirale del torace a basso dosaggio e senza mezzo di contrasto.
L’esame è rapido e comporta una ridotta esposizione alle radiazioni. Se la TC dovesse rilevare elementi sospetti, l’ASST Papa Giovanni XXIII garantirà la presa in carico del paziente e i successivi approfondimenti diagnostici o terapeutici. L’ospedale di Bergamo opera infatti come centro Hub di riferimento per il territorio.
Il sostegno del Centro Antifumo
Il Centro Antifumo dell’ASST Papa Giovanni XXIII offre visite di counselling anche indipendentemente dalla partecipazione allo screening.
Il servizio può essere contattato al numero 035 2676394, dal lunedì al venerdì, dalle 8.30 alle 13 e dalle 14 alle 16. È inoltre disponibile l’indirizzo e-mail serdbergamo.segreteria@asst-pg23.it.
L’esperienza maturata con la rete nazionale
Il nuovo screening polmonare a Bergamo si inserisce in un percorso di prevenzione già avviato dall’ASST. Fino a pochi mesi fa il Papa Giovanni XXIII era infatti tra i centri italiani coinvolti nel RISP, la Rete italiana screening polmonare promossa dal Ministero della Salute.
«Individuare il tumore del polmone in una fase iniziale significa aumentare le possibilità di trattamento e di guarigione», sottolinea Alessandro Amorosi, direttore sanitario dell’ASST Papa Giovanni XXIII.
L’esperienza acquisita all’interno della rete nazionale verrà ora messa a disposizione del programma regionale, offrendo alle persone maggiormente a rischio un percorso organizzato di prevenzione e presa in carico.
Pubblicato il 17/08/2026
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
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Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
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Pontinia, nasce “Dalla Tua Parte”: nel ricordo di Federico un’associazione per i giovani pazienti oncologici latinanews.eu
Trasformare un ricordo in qualcosa di concreto per chi sta affrontando una malattia. È questo l’obiettivo di “Dalla Tua Parte Aps”, la nuova associazione nata a Pontinia per sostenere i giovani pazienti dei reparti di oncoematologia del Lazio e le loro famiglie. Il progetto nasce nel nome di Federico Bozzuto, scomparso lo scorso aprile a soli 19 anni dopo aver combattuto per cinque anni contro una leucemia mieloide. Un ragazzo che, raccontano familiari e amici, aveva affrontato la malattia senza perdere determinazione e capacità di regalare sorrisi. A raccogliere la sua eredità sono stati alcuni dei suoi amici e parenti più stretti: Francesca, Alessia, Riccardo, Michela, Luca, Matteo, Sara, Claudia e Valentina. A guidare l’associazione sarà Alessia Bozzuto, sorella di Federico, affiancata dal vicepresidente Antonio Colangelo. «Federico ci aveva confidato più volte che, una volta guarito, avrebbe voluto dedicarsi al volontariato negli ospedali», racconta Alessia. Un desiderio maturato anche grazie ai volontari incontrati durante la malattia, capaci di trasmettergli «forza e fiducia». È proprio da qui che parte il progetto: intervenire su quegli aspetti della vita quotidiana che possono sembrare secondari, ma che per chi trascorre lunghi periodi in ospedale assumono un’importanza enorme. Tra gli obiettivi ci sono l’acquisto di smart tv e strumenti per la connessione internet nelle camere, poltrone per i familiari, carrozzine e interventi per migliorarne l’utilizzo. Anche il nome dell’associazione racchiude una parte della storia di Federico. “Dalla Tua Parte” richiama infatti la canzone di Alessandra Amoroso che il giovane amava particolarmente e della quale era riuscito a parlare direttamente con la cantante durante una lunga e significativa telefonata. Il progetto non si limiterà però al sostegno materiale. L’associazione organizzerà raccolte fondi, iniziative pubbliche e momenti di sensibilizzazione, ma soprattutto incontri nelle scuole. Tra i primi appuntamenti in programma ci sono quelli al liceo scientifico “G.B. Grassi” di Latina, istituto frequentato da Federico, dove si parlerà della sua esperienza e dell’importanza della donazione di sangue, piastrine e midollo. Le risorse raccolte serviranno anche a sostenere economicamente le famiglie, offrire supporto psicologico e creare occasioni di svago e condivisione per i giovani pazienti e per chi affronta la malattia al loro fianco. Un modo per fare in modo che la storia di Federico continui a generare qualcosa di positivo. Condividi sui social Più letti
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Astrazeneca, stop ai test su farmaco anti cancro ma arrivano dati positivi da altre terapie Borsa Italiana
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All’ospedale Papa Giovanni inizia l via il programma di screening del tumore del polmone Zazoom Social News
Da martedì 18 agosto, all’ospedale Papa Giovanni inizia il programma di screening regionale per il tumore del polmone. La procedura mira a individuare precocemente la malattia in persone considerate ad alto rischio. Il percorso si svolge presso l’Asst Papa Giovanni XXIII e rappresenta un’iniziativa di prevenzione dedicata alla diagnosi precoce. Non sono stati comunicati dettagli sui criteri di selezione o sulle modalità di accesso.
Bergamo. Sarà attivo da martedì 18 agosto, all’ Asst Papa Giovanni XXIII il programma regionale di screening per il tumore del polmone, un nuovo percorso di prevenzione finalizzato a favorire la diagnosi precoce della malattia nelle persone a maggior rischio. L’iniziativa si inserisce nell’ambito delle strategie di prevenzione promosse da Regione Lombardia per contrastare una delle principali cause di mortalità oncologica e aumentare le opportunità di diagnosi precoce. L’arruolamento al programma avviene su base volontaria ed in questa prima fase è riservato a cittadini che presentano i seguenti criteri di eleggibilità: Avere un’età compresa... 🔗 Leggi su Bergamonews.it
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Tumore del polmone, al via a Bergamo lo screening per le persone più a rischio Prima Bergamo
Da domani, martedì 18 agosto, prende il via anche all’Asst Papa Giovanni XXIII di Bergamo il programma regionale di screening per il tumore del polmone. Un percorso di prevenzione rivolto alle persone maggiormente esposte al rischio della malattia, con l’obiettivo di favorire una diagnosi precoce e aumentare le possibilità di cura.
In questa prima fase lo screening è riservato, su base volontaria, alle persone tra i 55 e i 74 anni che fumano più di 20 sigarette al giorno oppure che hanno smesso di fumare da meno di 15 anni. Tra gli altri requisiti richiesti ci sono l’assenza di patologie tumorali negli ultimi cinque anni, fatta eccezione per i tumori cutanei, l’assenza di patologie polmonari acute e il fatto di non aver effettuato una TC del torace negli ultimi 18 mesi.
Come aderire allo screening
Chi possiede i requisiti può chiedere di essere inserito nel programma rivolgendosi ai Punti unici di accesso (Pua) delle Case di Comunità dell’Asst Papa Giovanni, aperti dal lunedì al sabato dalle 8 alle 14. Per informazioni è inoltre possibile contattare il numero 035.2278711, dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 14.
L’accesso prevede inizialmente la compilazione di un questionario per verificare l’effettiva eleggibilità. In caso di esito positivo, la persona viene indirizzata al percorso previsto dal protocollo regionale, che può comprendere una visita di counselling presso il Centro Antifumo oppure una TC spirale del torace a basso dosaggio e senza mezzo di contrasto.
L’esame radiologico consente di individuare eventuali lesioni in fase iniziale con una ridotta esposizione alle radiazioni. In presenza di reperti sospetti, l’Asst garantirà la presa in carico del paziente e gli eventuali successivi trattamenti, anche grazie al ruolo di centro Hub per il territorio.
Il ruolo del Centro Antifumo
Il Centro Antifumo del Papa Giovanni mette a disposizione visite di counselling anche indipendentemente dall’adesione al programma di screening. È possibile contattarlo al numero 035.2676394, dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 13 e dalle 14 alle 16, oppure scrivere all’indirizzo serdbergamo.segreteria@asst-pg23.it.
L’avvio della campagna si inserisce nelle strategie di prevenzione oncologica promosse da Regione Lombardia. Il tumore del polmone rappresenta infatti una delle principali cause di morte per cancro a livello mondiale e, in molti casi, viene individuato quando la malattia è già in fase avanzata. Le evidenze scientifiche hanno mostrato come lo screening attraverso TC spirale a basso dosaggio possa contribuire a ridurre la mortalità nelle persone considerate ad alto rischio, proprio grazie alla possibilità di individuare la malattia nelle sue fasi iniziali.
«Con l’avvio di questo programma, la Asst Papa Giovanni XXIII rafforza il proprio impegno nella prevenzione oncologica, aderendo alle strategie promosse da Regione Lombardia per favorire la diagnosi precoce del tumore del polmone – ha commentato Alessandro Amorosi, direttore sanitario del Papa Giovanni -. Non si tratta di un ambito nuovo per la nostra azienda: fino a pochi mesi fa il Papa Giovanni XXIII era uno dei pochi centri su suolo nazionale coinvolto nel Risp, la Rete italiana screening polmonare, il programma nazionale promosso dal Ministero della Salute per la diagnosi precoce di questa patologia».
Secondo Amorosi, l’esperienza maturata attraverso il Risp ha permesso all’ospedale bergamasco di consolidare competenze e percorsi che ora possono essere messi a disposizione del nuovo programma regionale. «Individuare il tumore del polmone in una fase iniziale significa aumentare le possibilità di trattamento e di guarigione: per questo è importante offrire alle persone a maggior rischio l’opportunità di accedere a un programma di screening strutturato», ha concluso.
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Natalia Paragoni, la vacanza in montagna con le figlie e la famiglia durante la chemioterapia: "I giorni più belli" Mediaset Infinity
Natalia Paragoni ha deciso di trascorrere qualche giorno in montagna insieme alla sua famiglia. L'influencer, che sta affrontando un percorso di chemioterapia dopo la diagnosi di linfoma di Hodgkin, condivide su Instagram alcuni momenti della vacanza a Pragelato, in Piemonte, con le figlie Ginevra e Beatrice e i suoi genitori. "Agosto. I giorni più belli", scrive nella didascalia del post.
L'influencer, 28 anni, aveva parlato del suo percorso di cure nei primi giorni di agosto: "L'ultima chemio ce l'ho il 7 settembre e poi me ne vado un attimo al mare, che non mi sono ancora fatta un bagno quest'estate".
Il linfoma di Hodgkin le è stato diagnosticato nell'ottavo mese di gravidanza della secondogenita Beatrice, nata il 5 maggio 2026. Natalia lo aveva annunciato lo scorso giugno: "Mi è stato diagnosticato un linfoma di Hodgkin e, dopo aver dato alla luce Beatrice, ho iniziato il percorso di chemioterapia. Adesso dovrò affrontare un nuovo viaggio. Non so ancora cosa mi aspetta, ma so che ce la devo fare e ce la farò. Per le mie bimbe. Per le persone che amo. Ma soprattutto per me".
In questo percorso, sempre al fianco di Natalia Paragoni c'è Andrea Zelletta, suo compagno dal 2019 e papà delle loro due figlie, Ginevra, nata nel 2023, e Beatrice. Dopo l'annuncio della diagnosi, l'ex tronista di Uomini e Donne aveva dedicato alla compagna un messaggio carico d'amore sui social: "In questo ultimo periodo ho visto la donna che amo affrontare qualcosa di enorme. L'ho vista avere paura, piangere, sentirsi fragile, ma non smettere mai di essere una mamma straordinaria, una compagna incredibile e la persona più forte che io conosca. Ogni giorno mi insegna cosa significa davvero avere coraggio. Anche nei momenti più duri. Anche quando tutto sembra più grande di noi". Successivamente, la coppia aveva pubblicato su Instagram una foto insieme in ospedale durante la chemioterapia.
Nel video sotto, l'ultima intervista di Natalia Paragoni e Andrea Zelletta a Verissimo.
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All’ospedale Papa Giovanni inizia il programma di screening del tumore del polmone BergamoNews
Bergamo. Sarà attivo da martedì 18 agosto, all’Asst Papa Giovanni XXIII il programma regionale di screening per il tumore del polmone, un nuovo percorso di prevenzione finalizzato a favorire la diagnosi precoce della malattia nelle persone a maggior rischio. L’iniziativa si inserisce nell’ambito delle strategie di prevenzione promosse da Regione Lombardia per contrastare una delle principali cause di mortalità oncologica e aumentare le opportunità di diagnosi precoce.
L’arruolamento al programma avviene su base volontaria ed in questa prima fase è riservato a cittadini che presentano i seguenti criteri di eleggibilità: avere un’età compresa tra i 55 e i 74 anni; essere forti fumatori (oltre 20 sigarette al giorno) oppure essere stati forti fumatori che hanno smesso da meno di 15 anni; non aver avuto patologie tumorali negli ultimi cinque anni, ad eccezione dei tumori cutanei; non soffrire di patologie polmonari acute; non aver eseguito nessuna TC del torace eseguita negli ultimi 18 mesi.
Le persone che soddisfano questi requisiti possono chiedere di entrare a far parte della campagna di screening rivolgendosi ai Punti Unici di Accesso (PUA) delle Case di Comunità dell’ASST Papa Giovanni XXIII, attivi dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 14. Per maggiori informazioni è possibile contattare, dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 14, il numero 035.2278711.
Il percorso prevede la compilazione di un questionario per verificare i criteri di eleggibilità. Qualora l’utente risulti eleggibile, sarà avviato al percorso previsto dal protocollo regionale, che comprende una visita di counselling presso il Centro Antifumo oppure l’esecuzione di una TC spirale del torace a basso dosaggio senza mezzo di contrasto, in base ai criteri stabiliti dal protocollo stesso.
La TC spirale del torace a basso dosaggio è un esame rapido e a ridotta esposizione alle radiazioni che consente di individuare eventuali lesioni in fase iniziale, quando le possibilità di cura sono maggiori. In caso di reperti sospetti alla TC, l’ASST garantirà la presa in carico del paziente e qualsiasi tipo di cura successiva richiesta, essendo centro Hub per tutto il territorio.
Il Centro Antifumo della ASST Papa Giovanni XXIII offre visite di counseling ed è contattabile, indipendentemente dall’adesione o meno allo screening, al numero 035.2676394, dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 13 e dalle 14 alle 16, oppure via e-mail all’indirizzo: serdbergamo.segreteria@asst-pg23.it.
Il tumore del polmone rappresenta la principale causa di morte per cancro in entrambi i sessi a livello mondiale. È il tumore più frequente negli uomini, rappresentando il 15% di tutte le diagnosi oncologiche maschili, ed è il terzo più frequente nelle donne, con il 6% dei casi.
Oggi, al momento della diagnosi, in circa otto casi su dieci la malattia è già in fase avanzata. Per questo motivo la diagnosi precoce riveste un ruolo fondamentale. Le evidenze scientifiche hanno dimostrato che lo screening mediante TC spirale a basso dosaggio è in grado di ridurre la mortalità per tumore del polmone nelle persone ad alto rischio.
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Una nuova frontiera delle CAR-T nella cura di leucemie e linfomi T rari — Italiano Unibo Magazine
Un progetto congiunto per sviluppare la prima terapia CAR-T italiana per la curadi due tumori rari del sangue e del sistema linfatico: la leucemia linfoblastica acuta T e i linfomi periferici a cellule T recidivati o refrattari. Lo studio multicentrico, finanziato da AIFA, si chiama CARtoALL e vede collaborare insieme l’Università di Bologna, l’Università di Pisa, l’Azienda ospedaliero-universitaria pisana (UNIPI/AOUP) e l’IRCCS Istituto Romagnolo per lo Studio dei Tumori “Dino Amadori” di Meldola (FC). Il finanziamento di AIFA è avvenuto nell'ambito del Bando 2025 per le malattie rare. L'obiettivo è individuareuna nuova terapia cellulare CAR-Tspecificamente progettata per queste due patologie altamente aggressive dovute alla crescita anomala e incontrollata dei linfociti T, i globuli bianchi deputati alla difesa immunitaria. Ad oggi, infatti, le opzioni terapeutiche sono ancora estremamente limitate, e nei pazienti che ricontraggono la malattia dopo le terapie convenzionali o il trapianto allogenico, la prognosi rimane particolarmente sfavorevole. Il progetto è coordinato daSara Galimberti, professoressa ordinaria di Ematologia all’Università di Pisa nonché direttrice dell’Unità operativa di Ematologia dell’AOUP e sarà svolto in collaborazione conGiovanni Martinelli, professore associato di Ematologia al Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche dell’Università di Bologna, eMassimiliano Mazza, responsabile per l’IRCCS IRST “Dino Amadori” di Meldola e docente a contratto all’Università di Urbino. Un team che si avvaledi competenze di eccellenzanel campo dell'ematologia, della terapia cellulare e della ricerca traslazionale. "Il progetto – spiegaGiovanni Martinelli– si svilupperà nell'arco di quattro anni e coinvolgerà un team multidisciplinare composto da ematologi, immunologi, biologi molecolari, esperti di terapia cellulare, farmacologi e ricercatori clinici, con l'obiettivo di trasformare una promettente scoperta scientificain una concreta opportunità terapeuticaper pazienti affetti da tumori ematologici rari". Lo studio nasce infatti da anni di ricerca preclinica condotta dal gruppo “Adoptive CAR-T cell platform” coordinato daMassimiliano Mazza, daAnna De LuciaeFabio Nicoliniall’IRST di Meldola, dove è stata sviluppataun’innovativa CAR-Tdiretta contro il bersaglio denominato TRBC1: una proteina presente sulle cellule tumorali nel 40% delle neoplasie T. Questa strategia permette di colpire le cellule maligne preservando una parte significativa del normale sistema immunitario, superando uno dei principali ostacoli che finora hanno limitato lo sviluppo delle CAR-T nelle neoplasie a cellule T. "I risultati ottenuti nei modelli sperimentali in vitro ed in vivosono estremamente promettenti", dichiaraMassimiliano Mazza. "CAR-T-One ha dimostrato una potente attività antitumorale, inducendo remissioni complete e durature e mostrando un profilo di sicurezza favorevole, elementi che hanno posto le basi per il passaggio alla sperimentazione clinica". Il finanziamento consentirà di completare la validazione del prodotto cellulare, predisporre il dossier regolatorio e avviareuno studio clinico di fase 1che coinvolgerà pazienti in carico ai centri di Pisa e Bologna, con la produzione delle cellule CAR-T nella Cell Factory dell'IRST di Meldola. "Questo finanziamento rappresenta un riconoscimento importante per il lavoro svolto negli ultimi anni e dimostra come la collaborazione tra ricerca di base, ricerca traslazionale e attività clinica possa generare innovazione concreta per i pazienti con malattie rare", aggiungeSara Galimberti. "L'obiettivo è offrireuna nuova possibilità terapeuticaa pazienti che oggi dispongono di opzioni molto limitate, sviluppando una CAR-T interamente accademica prodotta nell’ambito del Servizio sanitario nazionale". "CARtoALL rappresentaun investimento strategicoper il sistema sanitario italiano: offrirà nuove prospettive terapeutiche ai pazienti e rafforzerà le competenze nazionali nello sviluppo di CAR-T accademiche", confermaAntonino Musolino, Direttore Scientifico facente funzioni di IRST IRCCS e professore associato di Oncologia medica al Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche dell’Università di Bologna. "L'iniziativa nasce dal lavoro multidisciplinare dei ricercatori preclinici dell’IRST coordinati da Massimiliano Mazza, e sarà realizzata con il contributo dei responsabili clinici Gerardo Musuraca e Laura Ridolfi, e di Massimiliano Petrini, coordinatore dell’Immuno-Gene Therapy Factory, dove saranno prodotte le cellule CAR-T".
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Attività fisica: l’esercizio entra nella terapia contro il cancro Dazebaonews
Dalla chemioterapia alle terapie ormonali per tumore della mammella e della prostata, le evidenze scientifiche stanno cambiando il ruolo dell’attività fisica in oncologia. Non più soltanto uno strumento per recuperare dopo le cure, ma un intervento capace di contrastare fatigue, perdita muscolare, alterazioni metaboliche e riduzione della capacità cardiovascolare.
Il trial internazionale CHALLENGE ha inoltre aperto una nuova prospettiva, mostrando nel carcinoma del colon un miglioramento della sopravvivenza libera da malattia dopo la chemioterapia.
Per decenni al paziente oncologico è stato implicitamente suggerito di riposare, limitare gli sforzi e aspettare la fine delle terapie prima di riprendere una normale attività fisica. La ricerca scientifica degli ultimi anni ha progressivamente ribaltato questa impostazione.
Oggi l’esercizio fisico durante e dopo le cure oncologiche viene studiato come una vera componente della medicina di supporto. Le evidenze più solide riguardano la riduzione della fatigue, il mantenimento della massa e della forza muscolare, la capacità cardiorespiratoria, la funzionalità fisica e la qualità della vita. Le linee guida dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) raccomandano infatti esercizio aerobico e di resistenza durante i trattamenti oncologici attivi, quando le condizioni cliniche lo consentono.
La questione diventa ancora più interessante quando si analizzano le terapie ormonali oncologiche, perché alcuni dei loro effetti collaterali – perdita muscolare, aumento della massa grassa, riduzione della densità ossea, dolori articolari, alterazioni metaboliche e fatigue – sono precisamente quelli sui quali l’esercizio può intervenire.
Dalla riabilitazione alla “exercise oncology”
Si sta quindi sviluppando una disciplina specifica, definita internazionalmente exercise oncology, che studia come prescrivere e adattare l’esercizio alla diagnosi, alla fase della malattia, alla terapia e alle caratteristiche individuali del paziente.
Il principio fondamentale è importante: parlare di esercizio oncologico non significa semplicemente dire al paziente di “fare sport”.
Significa utilizzare attività aerobica, esercizi di forza, mobilità e programmi combinati con intensità e progressione definite sulla base delle condizioni cliniche.
L’American College of Sports Medicine ha da tempo concluso che l’esercizio durante e dopo numerosi trattamenti oncologici può essere sicuro e migliorare funzione fisica, qualità della vita e fatigue. Il consenso internazionale successivo ha rafforzato il concetto di programmi costruiti specificamente sulla persona e sugli effetti della terapia.
Una revisione sistematica pubblicata nel 2025 ha tuttavia evidenziato un problema ancora aperto: molte linee guida sull’attività fisica nel paziente oncologico rimangono generiche. La nuova frontiera consiste pertanto nel passare dal consiglio universale “muoversi di più” alla prescrizione personalizzata dell’esercizio oncologico.
Chemioterapia e attività fisica: perché muoversi può aiutare
Durante chemioterapia e radioterapia il paziente può sperimentare fatigue, perdita della capacità cardiorespiratoria, riduzione della forza e progressivo decondizionamento.
Il riposo assoluto, salvo precise indicazioni cliniche, può innescare un circolo vizioso: meno movimento determina ulteriore perdita di capacità funzionale, rendendo sempre più faticose anche le normali attività quotidiane.
Secondo ASCO, l’esercizio durante il trattamento può ridurre la fatigue e preservare capacità cardiorespiratoria, funzionalità e forza. In alcune popolazioni sono stati osservati anche miglioramenti della qualità della vita, dell’ansia e dei sintomi depressivi.
Non significa che tutti debbano seguire lo stesso programma. Anemia importante, rischio di cadute, neuropatie periferiche, metastasi ossee, problemi cardiaci, infezioni, condizioni ematologiche particolari o conseguenze della chirurgia possono richiedere adattamenti e supervisione.
Il concetto scientificamente corretto è quindi esercizio personalizzato e clinicamente compatibile, non esercizio indiscriminato.
Il caso CHALLENGE: quando l’esercizio arriva a incidere sulla sopravvivenza
Una delle svolte più importanti è arrivata nel 2025 con la pubblicazione sul New England Journal of Medicine dello studio internazionale CHALLENGE, coordinato da Kerry Courneya e Janette Vardy insieme a un ampio gruppo internazionale di ricercatori.
Lo studio randomizzato di fase 3 ha coinvolto 889 pazienti, trattati in 55 centri, prevalentemente in Canada e Australia, con carcinoma del colon di stadio III o stadio II ad alto rischio. Dopo intervento chirurgico e completamento della chemioterapia adiuvante, i partecipanti sono stati assegnati a un programma strutturato di esercizio della durata di tre anni oppure a un gruppo che riceveva materiale educativo sulla salute.
A un follow-up mediano di 7,9 anni, i risultati sono stati notevoli.
La sopravvivenza libera da malattia a cinque anni è risultata pari all’80,3% nel gruppo esercizio contro il 73,9% nel gruppo di controllo, una differenza assoluta di 6,4 punti percentuali.
L’hazard ratio per recidiva, nuovo tumore primario o morte è stato 0,72, corrispondente a una riduzione relativa del rischio del 28%.
Ancora più interessante il dato sulla sopravvivenza globale: a otto anni risultava vivo il 90,3% dei pazienti sottoposti al programma di esercizio contro l’83,2% del gruppo di controllo. L’hazard ratio per mortalità è stato 0,63.
Il risultato deve essere interpretato correttamente. CHALLENGE ha studiato pazienti con carcinoma del colon che avevano già completato la chemioterapia adiuvante e non dimostra automaticamente lo stesso beneficio oncologico per qualsiasi tumore o trattamento.
Rappresenta tuttavia una delle prove più forti disponibili sul fatto che l’esercizio strutturato possa andare oltre il semplice miglioramento del benessere.
Perché l’esercizio potrebbe influenzare anche la biologia tumorale
La ricerca sta cercando di comprendere i meccanismi attraverso i quali l’attività fisica potrebbe modificare l’ambiente biologico nel quale il tumore nasce, cresce o recidiva.
Le ipotesi coinvolgono diversi sistemi contemporaneamente: metabolismo del glucosio e sensibilità insulinica, IGF e fattori di crescita, infiammazione cronica, adiposità viscerale, ormoni steroidei, funzione immunitaria e composizione corporea.
La IARC sottolinea da tempo il possibile coinvolgimento di resistenza insulinica, fattori di crescita, adipocitochine, ormoni steroidei e funzione immunitaria nel rapporto fra attività fisica e cancro.
L’esercizio non deve quindi essere descritto come una sorta di farmaco antitumorale universale. Più correttamente, modifica numerosi sistemi fisiologici che possono contribuire alla salute dell’organismo e potenzialmente influenzare anche l’ambiente nel quale si sviluppa la malattia.
Tumore al seno e terapia ormonale: il problema degli inibitori dell’aromatasi
Un caso particolarmente interessante riguarda le donne con carcinoma mammario ormono-sensibile trattate con inibitori dell’aromatasi.
Questi farmaci sono fondamentali nella terapia endocrina ma possono determinare dolori articolari, rigidità, debolezza muscolare e perdita di massa ossea. In alcune pazienti la sintomatologia muscoloscheletrica può diventare così importante da interferire con la qualità della vita e con l’aderenza alla terapia.
Uno storico studio randomizzato su 121 donne con artralgie associate agli inibitori dell’aromatasi ha valutato un programma composto da 150 minuti settimanali di esercizio aerobico e due sedute di allenamento della forza. Il trial ha contribuito a dimostrare che l’esercizio può essere utilizzato per contrastare questa sintomatologia.
La ricerca continua. Un trial randomizzato pubblicato nel 2025 ha studiato 136 donne in post-menopausa con carcinoma mammario in terapia con inibitori dell’aromatasi, confrontando sei mesi di esercizio aerobico moderato con le cure abituali, proprio per comprendere meglio l’impatto sui sintomi muscoloscheletrici.
C’è poi il capitolo dell’osso. Una posizione internazionale aggiornata sulla perdita ossea associata agli inibitori dell’aromatasi raccomanda di considerare l’esercizio fisico all’interno della strategia complessiva di protezione scheletrica, insieme alla valutazione della densità minerale ossea e, quando indicato, alle terapie farmacologiche e all’adeguato apporto di calcio e vitamina D.
Tumore della prostata: l’esercizio contro gli effetti della deprivazione androgenica
Il modello forse più evidente dell’interazione tra terapia ormonale e attività fisica riguarda il carcinoma della prostata trattato con androgen deprivation therapy, ADT.
Ridurre l’azione del testosterone è una strategia oncologica fondamentale, ma ha conseguenze sistemiche.
La terapia può favorire perdita di massa muscolare, incremento della massa grassa, riduzione della forza, fatigue, deterioramento metabolico e perdita di densità ossea.
Dati recenti mostrano quanto possano essere rilevanti queste modificazioni. Nello studio BONENZA, su pazienti con carcinoma prostatico metastatico ormono-sensibile trattati con ADT ed enzalutamide, dopo 18 mesi la massa grassa è aumentata del 22,8%, mentre la massa magra è diminuita del 6,7%.
È esattamente in questo contesto che l’esercizio di resistenza assume particolare importanza.
Un trial randomizzato finlandese pubblicato nel 2025 ha studiato pazienti con tumore della prostata localizzato o metastatico sottoposti ad ADT di lunga durata. Tre mesi di esercizio supervisionato hanno determinato miglioramenti significativi della forza muscolare e del benessere emotivo, senza eventi avversi durante il periodo di esercizio.
Un’altra ricerca ha mostrato come pazienti che iniziavano ADT ed enzalutamide senza esercizio supervisionato andassero incontro a una riduzione della capacità cardiorespiratoria, mentre il gruppo sottoposto ad allenamento migliorava forza delle gambe e capacità funzionale.
Le nuove ricerche: quale esercizio funziona meglio?
La domanda scientifica sta dunque cambiando. Non si tratta più soltanto di stabilire se l’esercizio faccia bene, ma quale esercizio, con quale intensità, in quale momento della terapia e per quale paziente.
Una recente network meta-analysis dedicata agli uomini sottoposti ad ADT ha analizzato 22 studi randomizzati per complessivi 1.579 pazienti. I risultati indicano benefici dell’esercizio sulla salute cardiometabolica e sulla fatigue; l’allenamento di resistenza emerge con particolare interesse per il controllo della massa grassa, mentre programmi domiciliari combinati aerobici e di resistenza mostrano risultati favorevoli sulla fatigue.
Un’ulteriore network meta-analysis, comprendente 54 trial randomizzati e 3.522 partecipanti, ha rilevato miglioramenti di forza, composizione corporea, fatigue, capacità aerobica e qualità della vita. I risultati suggeriscono inoltre che modalità differenti possano essere più efficaci per obiettivi differenti: resistance training per forza, attività aerobica per massa grassa e programmi combinati per fatigue.
Un dato è particolarmente importante: una meta-analisi sul tumore della prostata non ha riscontrato modificazioni significative dei livelli di PSA o testosterone attribuibili all’esercizio. Ciò contribuisce a rassicurare sul fatto che i benefici dell’attività fisica non sembrano derivare dall’interferenza con l’obiettivo endocrino della terapia.
Aerobica e pesi: perché servono entrambi
Le evidenze disponibili stanno facendo emergere un modello combinato.
L’attività aerobica – cammino sostenuto, cyclette, tapis roulant e attività analoghe – interviene soprattutto sulla capacità cardiorespiratoria, sul metabolismo, sul controllo del peso e sulla fatigue.
L’esercizio contro resistenza, effettuato con pesi, macchine, elastici o carichi adeguati, è invece particolarmente importante per contrastare perdita di forza e massa muscolare.
Nelle terapie endocrine questa distinzione diventa cruciale. Un paziente che perde massa magra e contemporaneamente aumenta la massa grassa può mantenere un peso apparentemente simile sulla bilancia mentre la sua composizione corporea peggiora sensibilmente.
Per questo la valutazione oncologica del futuro potrebbe guardare sempre meno al solo peso corporeo e sempre più a massa muscolare, massa grassa, forza, capacità funzionale e fitness cardiorespiratorio.
Quanto esercizio durante le cure oncologiche?
Non esiste una prescrizione valida indistintamente per tutti i pazienti.
L’OMS indica generalmente per gli adulti, comprese le persone che vivono con condizioni croniche quando possibile e in assenza di controindicazioni, un obiettivo di attività fisica regolare; le evidenze epidemiologiche mostrano inoltre una relazione favorevole tra livelli maggiori di attività dopo la diagnosi e diversi outcome oncologici.
In oncologia attiva, tuttavia, il programma deve essere adattato.
Per la gestione della fatigue, l’aggiornamento ASCO–Society for Integrative Oncology richiama evidenze favorevoli per attività aerobica moderata almeno tre volte alla settimana, programmi combinati aerobici e di resistenza due-tre volte alla settimana oppure allenamento di resistenza due volte alla settimana.
L’obiettivo non è trasformare il paziente oncologico in un atleta, ma evitare il decondizionamento e mantenere il più possibile forza, autonomia e capacità metabolica.
Quando l’attività fisica deve essere controllata
“L’esercizio è medicina” non significa che possa essere prescritto senza anamnesi e valutazione.
Particolare attenzione è necessaria nei pazienti con metastasi ossee, anemia importante, trombocitopenia, neuropatie periferiche severe, elevato rischio di caduta, cardiotossicità, patologie cardiovascolari, febbre o infezioni acute, dolore non controllato e nelle fasi immediatamente successive a determinati interventi chirurgici.
Anche l’allenamento con sovraccarichi deve essere adattato quando esiste un rischio scheletrico.
ASCO sottolinea infatti che alcuni pazienti possono esercitarsi autonomamente, mentre altri necessitano di programmi supervisionati, riabilitazione oncologica o professionisti con competenze specifiche nell’esercizio applicato al cancro.
Il futuro: l’esercizio prescritto come un trattamento di supporto
Il passaggio culturale più importante riguarda probabilmente il modo in cui consideriamo l’attività fisica.
Nel futuro prossimo la domanda durante una visita oncologica potrebbe non essere soltanto quali farmaci assume il paziente, quali sono gli esami ematici o quale risposta sta ottenendo il tumore, ma anche quanta forza muscolare ha perso, quale sia la sua capacità cardiorespiratoria e quale programma di esercizio stia seguendo.
La ricerca si sta infatti spostando verso programmi sempre più personalizzati, monitorati attraverso test funzionali, dispositivi wearable e valutazioni della composizione corporea. Parallelamente vengono sviluppati protocolli specifici: nel carcinoma prostatico in ADT, per esempio, il recente progetto SPoRT-PCa-ADT sta valutando un programma progressivo di resistance training di 24 settimane, supervisionato da professionisti dell’esercizio e integrato nel percorso assistenziale oncologico.
Persino l’oncologia pediatrica sta seguendo questa direzione: nel giugno 2026 l’American College of Sports Medicine ha annunciato un nuovo consensus internazionale dedicato specificamente all’esercizio nei bambini e negli adolescenti durante e dopo le terapie oncologiche.
Attività fisica e tumori: un nuovo paradigma della medicina oncologica
La conclusione che emerge dalla letteratura scientifica è netta, ma deve essere comunicata senza esagerazioni.
L’attività fisica non sostituisce chirurgia, chemioterapia, radioterapia, immunoterapia, farmaci a bersaglio molecolare o terapie endocrine.
Può però diventare parte integrante del percorso terapeutico.
Durante le cure aiuta a contrastare fatigue, perdita della forza, deterioramento cardiorespiratorio e riduzione della qualità della vita. Nelle terapie ormonali può assumere un ruolo ancora più importante perché interviene proprio su alcune delle conseguenze metaboliche e muscoloscheletriche della soppressione ormonale.
E dopo il trattamento, il trial CHALLENGE ha fornito qualcosa che fino a pochi anni fa mancava: una prova randomizzata di alto livello secondo cui, almeno in uno specifico gruppo di pazienti con carcinoma del colon, un programma strutturato di esercizio è stato associato a una maggiore sopravvivenza libera da malattia e a risultati compatibili con un miglioramento della sopravvivenza globale.
La nuova frontiera dell’oncologia potrebbe dunque essere rappresentata da un concetto apparentemente semplice: non curare soltanto il tumore, ma preservare l’organismo che sta affrontando il tumore.
E in questa strategia il movimento non è più soltanto uno stile di vita. Sta diventando, con indicazioni, dosi, controindicazioni e programmi personalizzati, una componente della medicina oncologica di precisione.