📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO1
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
42.2/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Melanoma, Patuzzo (Imi): "Chirurgia sempre meno invasiva e attenta a qualità di vita" Adnkronos
L'approccio chirurgico al melanoma "è cambiato molto grazie all'avvento delle nuove terapie e anche alla tecnologia. È una chirurgia sempre meno invasiva e sempre più rispettosa della qualità di vita del paziente. Nei nostri reparti vediamo ormai l'80% dei pazienti che guarisce con un trattamento minimo, iniziale, anche perché la diagnosi è più precoce, quindi le terapie sono proprio limitate all'asportazione del melanoma, alla radicalizzazione" e al prelievo "del linfonodo sentinella". Lo ha detto Roberto Patuzzo, consigliere dell’Intergruppo melanoma italiano (Imi), in occasione del congresso nazionale che si apre oggi a Bologna.
"In alcune situazioni più avanzate - spiega Patuzzo - abbiamo una chirurgia mininvasiva come la laparoscopia o, addirittura, la robotica, nei casi più avanzati come il melanoma metastatico a livello retroperitoneale, intraaddominale, che permette una chirurgia mirata con un decorso post-operatorio molto favorevole. Circa il 20% dei pazienti ha un melanoma più avanzato che subisce nell'arco della vita, più trattamenti. Sono pazienti lungosopravviventi, che aumentano sempre di più e che vengono sottoposti a più trattamenti che però riescono a controllare la malattia con una qualità di vita ottima".
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
44.4/100
Punteggio Totale
C
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❌
Criteri Critici
Frosinone, screening dermatologico gratuito per prevenire il melanoma: 120 posti disponibili Tu News 24
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La prevenzione e la diagnosi precoce sono al centro dell’iniziativa promossa dalla ASL di Frosinone nell’ambito di Ottobre Rosa, la campagna dedicata alla sensibilizzazione sulla salute femminile. L’azienda sanitaria organizza uno screening gratuito delle lesioni pigmentate, con l’obiettivo di favorire l’individuazione di eventuali segnali sospetti e sensibilizzare sull’importanza dei controlli dermatologici.
L’iniziativa è rivolta alle donne dai 15 anni in su e consentirà di accedere gratuitamente a una visita specialistica per il controllo della pelle. I posti disponibili sono 120.
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Visite il 20 ottobre all’ospedale Spaziani
Lo screening si svolgerà martedì 20 ottobre 2026, dalle 13 alle 18, negli ambulatori della UOSD Dermatologia dell’ospedale “Fabrizio Spaziani” di Frosinone.
Le visite saranno effettuate nella palazzina Q, al terzo piano della struttura ospedaliera. Considerato il numero limitato di appuntamenti, sarà necessario seguire le indicazioni fornite dalla ASL per accedere al servizio.
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Prenotazioni aperte domenica 18 ottobre
Per richiedere una visita sarà possibile prenotarsi esclusivamente domenica 18 ottobre 2026, dalle 9 alle 11, inviando un’e-mail all’indirizzo dedicato:
ottobrerosadonna26@aslfrosinone.it
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L’azienda sanitaria precisa che sarà accettata una sola prenotazione per ciascun indirizzo e-mail. I posti disponibili sono complessivamente 120: è quindi importante inviare la richiesta nella fascia oraria prevista, tenendo conto del numero limitato di accessi.
Melanoma, attenzione ai cambiamenti della pelle
Il controllo delle lesioni pigmentate rappresenta un’occasione per valutare eventuali anomalie cutanee e individuare quelle che potrebbero richiedere ulteriori approfondimenti specialistici.
Prestare attenzione ai cambiamenti di forma, colore o dimensione dei nei e rivolgersi al dermatologo in presenza di lesioni sospette sono comportamenti importanti per la salute della pelle. Lo screening si inserisce in un percorso più ampio di sensibilizzazione sulla prevenzione e sull’importanza di non trascurare i segnali del proprio corpo.
Con questa iniziativa, la ASL di Frosinone rinnova l’attenzione verso la salute femminile, offrendo un’opportunità gratuita di controllo nell’ambito delle attività promosse per Ottobre Rosa.
Tutte le informazioni utili
Chi può partecipare: donne dai 15 anni in su.
Costo: gratuito.
Quando: martedì 20 ottobre 2026, dalle 13 alle 18.
Dove: ospedale “Fabrizio Spaziani” di Frosinone, palazzina Q, terzo piano, ambulatori UOSD Dermatologia.
Quando prenotare: domenica 18 ottobre 2026, dalle 9 alle 11.
Come prenotare: inviando un’e-mail a ottobrerosadonna26@aslfrosinone.it .
Posti disponibili: 120.
Limite: una sola prenotazione per ciascun indirizzo e-mail.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
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57.8/100
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B
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Criteri Critici
Tumore al seno, non solo cure: al Policlinico di Bari un mese di attività per il benessere delle pazienti BariToday
Non solo interventi e prestazioni diagnostiche, ma anche attività per accompagnare le donne dopo le cure per un tumore al seno. In occasione dell'Ottobre rosa, il mese dedicato alla prevenzione del cancro della mammella, la Breast Unit del Policlinico di Bari, diretta dal prof. Marco Moschetta, ha promosso un calendario di trattamenti volti a migliorare il benessere psicofisico delle pazienti.
Le attività previste e come accedere
Linfodrenaggio, sedute di beauty oncology e attività fisica tra le iniziative offerte, grazie alla collaborazione con l’associazione Susan G. Komen Puglia. A ospitare le attività è il Centro di Terapie Integrate, inaugurato lo scorso anno. Il programma rientra nella prevenzione terziaria, ovvero l'insieme di interventi volti a limitare i danni della malattia e delle cure, agevolare la riabilitazione e offrire alle pazienti una migliore qualità di vita.
Gli incontri, riservati alle pazienti seguite in follow-up dalla Breast Unit del Policlinico di Bari, sono in programma ogni mercoledì e venerdì. E' possibile chiedere informazioni e prenotarsi direttamente scrivendo all'indirizzo email segreteria.cis@policlinico.ba.it.
"Il programma – spiega il prof. Moschetta – non si esaurirà con il mese di ottobre, ma proseguirà stabilmente con ulteriori attività dedicate alle donne con tumore della mammella. Abbiamo in cantiere iniziative divulgative mensili, realizzate con il coinvolgimento dei professionisti della Breast Unit, per promuovere la conoscenza della malattia, dei percorsi di cura e delle opportunità di supporto disponibili. Attualmente sono oltre 4.500 le donne operate seguite dalla nostra Breast Unit con una presa in carico delle pazienti che parte dalla diagnosi precoce ai trattamenti fino alla sorveglianza clinica e al recupero dopo le cure".
"La qualità dell'assistenza – spiega il direttore generale del Policlinico di Bari, Antonio Sanguedolce – si misura anche nella capacità di accompagnare le pazienti oltre la fase dei trattamenti. Grazie al contributo delle associazioni e all’impegno dei professionisti della Breast Unit al Policlinico di Bari offriamo strumenti concreti per migliorare il benessere fisico e psicologico e la qualità della vita delle pazienti. Parallelamente, continuiamo a investire nell'innovazione diagnostica e nella ricerca, con numeri significativi anche sul fronte diagnostico e interventistico della Senologia".
I numeri della Breast Unit del Policlinico di Bari
Nei primi otto mesi del 2026, sono state oltre 35mila le prestazioni di primo e secondo livello erogare dalla Breast Unit del Policlinico di Bari e più di mille procedure interventistiche eseguite. Un volume di attività che si conferma in crescita: in tutto il 2025, infatti, erano state effettuate 1.096 procedure interventistiche di secondo livello. Oltre alle cure e al supporto per le pazienti, il Policlinico di Bari è in prima linea nella ricerca per sviluppare strumenti diagnostici sempre più precisi.
"Entro ottobre – conclude il prof. Moschetta – si concluderà la fase di reclutamento di uno studio multicentrico finanziato nell'ambito del PNRR, che vede la Breast Unit barese tra i principali centri nazionali coinvolti. Il progetto mette a confronto la risonanza magnetica mammaria e la mammografia con mezzo di contrasto nelle donne ad alto rischio di sviluppare un tumore della mammella, con l'obiettivo di valutare il contributo delle diverse metodiche alla definizione di strategie di sorveglianza personalizzate. I risultati dello studio potranno offrire nuove evidenze scientifiche per orientare la scelta degli esami diagnostici in relazione al profilo di rischio individuale, contribuendo all'evoluzione della prevenzione senologica verso modelli sempre più appropriati e personalizzati".
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
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Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
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Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
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51.9/100
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Criteri Critici
Ottobre rosa: nelle Marche un mese dedicato alla prevenzione del tumore della mammella Regione Marche
“Fallo per te”, è il messaggio scelto quest’anno per il mese dedicato allo screening mammografico nelle Marche. La Regione, in occasione dell’Ottobre rosa rilancia l’invito ad aderire alla campagna di informazione, sensibilizzazione e alle iniziative dedicate alla prevenzione del tumore alla mammella.
Il messaggio per la campagna 2026 è semplice e diretto: “FALLO PER TE. Una mammografia può fare la differenza”.
“Rinnoviamo l’impegno nella promozione dello screening mammografico – raccomanda l’assessore regionale alla Sanità, Paolo Calcinaro - e suggeriamo alle donne che ricevono l’invito di partecipare al programma regionale. Il tumore della mammella, quando viene individuato precocemente, può essere curato con maggiori possibilità di successo e spesso con trattamenti meno invasivi. Per questo aderire allo screening rappresenta un gesto concreto di attenzione verso la propria salute”.
L’obiettivo è favorire una partecipazione sempre più consapevole: non aspettare la comparsa di un sintomo, ma utilizzare l’opportunità offerta dallo screening per prendersi cura della propria salute quando si sta bene.
Nelle Marche lo screening mammografico è organizzato dal Servizio Sanitario Regionale attraverso le Aziende Sanitarie Territoriali di Pesaro Urbino, Ancona, Macerata, Fermo e Ascoli Piceno.
Per le donne che hanno tra i 45 e i 74 anni, la fascia di età prevista dal programma, il percorso di screening è gratuito. Inoltre, non richiede l’impegnativa del medico, garantisce gli approfondimenti diagnostici quando necessari, assicura la successiva presa in carico nel percorso sanitario, accompagnando la donna nelle eventuali fasi successive.
Durante tutto il mese di ottobre la Regione Marche e le Aziende Sanitarie Territoriali promuoveranno una campagna coordinata di informazione e sensibilizzazione, attraverso i canali istituzionali, le strutture sanitarie e strumenti di comunicazione digitale.
Dal 26 al 31ottobre è prevista la Settimana regionale del Numero Verde, durante la quale gli esperti dei Centri screening oncologici delle Marche saranno a disposizione per rispondere alle domande sullo screening mammografico e sulla prevenzione del tumore della mammella.
La campagna utilizzerà anche l’App IO per l’invio di messaggi dedicati, per ricordare l’importanza dell’adesione e per fornire indicazioni utili sul programma di screening.
GLI APPUNTAMENTI DELLE AZIENDE
Nell'Ast di Pesaro Urbino è in programma la Giornata Mondiale dell'Osteoporosi a Pesaro (18 ottobre), con incontri informativi, camminata aperta alla cittadinanza e consulenze gratuite. Ad Ancona, l'Ast propone diversi appuntamenti all'ospedale "Principe di Piemonte" di Senigallia: visite senologiche gratuite (20 e 21 ottobre), consulenze gastroenterologiche (20 ottobre), visite nell'ambulatorio osteoporosi (19 ottobre) e un incontro aperto al pubblico dal titolo "Educazione alla senologia" (26 ottobre). Le prenotazioni possono essere effettuate telefonando al numero 347 1313584. Nell'Azienda Ospedaliero Universitaria delle Marche, su iniziativa della Fondazione Aou delle Marche ETS e della Clinica Oncologica, la facciata dell'ingresso principale dell'ospedale regionale di Torrette sarà illuminata di rosa nell'ultima settimana di ottobre (dal 26 al 31 ottobre) per sensibilizzare la cittadinanza sull'importanza della prevenzione del tumore al seno. La Senologia ha inoltre programmato visite gratuite nel corso del mese di ottobre. Nell'Ast di Macerata sono in programma visite, screening e consulenze gratuite dedicate alla prevenzione dei tumori della mammella e dell'osteoporosi (19, 20 e 22 ottobre) nelle sedi di Macerata, Civitanova Marche, Camerino e San Severino Marche. Le attività comprendono visite senologiche, oncologiche ed ecografie mammarie, oltre a valutazioni del rischio osteoporotico e consulenze specialistiche. Per le prenotazioni è possibile contattare i numeri 0733 2572859, 0733 823929, 0733 2572103, 0737 639340 e 330 2643789 oppure scrivere all'indirizzo macerata@lilt.it. Nel fermano, l'Ast ha promosso due giornate di screening mammografico gratuito (ieri all'ex ospedale di Porto San Giorgio e oggi, 16 ottobre, all'ospedale dei Sibillini "Beato Antonio" di Amandola), e anche oggi la struttura di Amandola sarà illuminata di rosa. Ad Ascoli Piceno il calendario dell'Ottobre Rosa prosegue con una serie di iniziative dedicate alla salute della donna nei consultori e nelle strutture ospedaliere di Ascoli Piceno e San Benedetto del Tronto. Sono in programma visite ginecologiche dedicate alla menopausa (22 ottobre), incontri informativi su menopausa, vulvodinia, allattamento materno e prevenzione (23, 26 e 29 ottobre), oltre a screening gratuiti per la prevenzione del tumore della cervice uterina ad accesso libero (19, 26 e 29 ottobre). Per le attività che prevedono prenotazione è possibile contattare i numeri 0736 358132, 0736 358548 e 0735 793803.
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Criteri Critici
Alopecia da chemioterapia. Come migliorare la qualità di vita delle pazienti con tumore 11/07/2020 L'eco del sud
Non vedersi malata e sentirsi “come prima”, con un miglioramento complessivo del benessere e dell’immagine corporea percepita nel tempo, grazie all’impiego di un innovativo sistema protesico invece della tradizionale parrucca: una svolta importante per le donne colpite da alopecia da chemioterapia, che si trovano a dover fare i conti non solo con la loro patologia tumorale ma anche con il pesante impatto psicologico e sociale della perdita dei capelli.
Sono positive le evidenze emerse dallo studio promosso da Salute Donna Onlus che in collaborazione con l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano ha realizzato uno studio pilota condotto per valutare l’impatto psicologico del sistema protesicoCNC, 100% italiano, sviluppato da CRLab – Cesare Ragazzi Laboratories, in pazienti con recidiva di carcinoma della mammella e alopecia recidivante indotta da chemioterapia.
“Salute Donna è da sempre impegnata ad affiancare le donne con tumore e a cercare le migliori soluzioni possibili per migliorare la loro qualità di vita. Avevamo sentito parlare da diverse pazienti di un nuovo tipo di ausilio per la perdita dei capelli ma CRLab ci ha battuti sul tempo e ci ha contattati. Siamo stati invitati direttamente nei laboratori di Bologna dove abbiamo potuto seguire il complicato processo manifatturiero che porta alla produzione del sistema protesico CNC - dichiara Annamaria Mancuso, Presidente di Salute Donna Onlus - eabbiamo subito capito che si trattava di una vera innovazione:abbiamo parlato con l’Istituto Nazionale Tumori perché ci è sembrato importante fare uno studio strutturato su donne con tumore della mammella recidivante e con una seconda alopecia da chemioterapia, quindi donne che avevano già provato la parrucca. I risultati sono davvero molto buoni. Questo sistema potrebbe aiutare le donne ma anche gli uomini e i più giovani affetti da tumore. Il passo successivo sarà quello di parlare con i decisori regionali per consentire un accesso equo a questo sistema”.
L’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano è da sempre impegnato nella ricerca scientifica non solo per offrire ai pazienti oncologici le migliori strutture, tecnologie d’avanguardia e terapie innovative ma per garantire una presa in carico globale tesa al miglioramento del benessere e della loro qualità di vita.
“All’Istituto Nazionale dei Tumori l’attenzione alla persona non è mai mancata, da noi “paziente al centro” non è un modo di dire, ma una realtà da sempre - commenta Marco Votta, Presidente Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano - la nostra è una storia di successi in un mix equilibrato di scienza e di tecnica, ma anche di umanizzazione delle cure, come hanno insegnato i giganti dell’oncologia che hanno esercitato in Istituto la loro attività, come Gianni Buonadonna e Umberto Veronesi, i primi a sostenere l’importanza di curare la persona ancora prima della malattia”.
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Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?3
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Criteri Critici
Ema autorizza daraxonrasib, farmaco che rallenta il tumore al pancreas: palla all'Aifa per commercio in Italia Virgilio
Giornalista pubblicista, scrive di cronaca nera e attualità. Muove i primi passi nel fact checking per poi appassionarsi al mondo dell'informazione. Collabora con altre testate e siti web, esperto di musica.
Dopo l’ok dell’Ema (European Medicines Agency), ora la palla passa all’Aifa (Agenzia Italiana del Farmaco): il comitato per i medicinali ad uso umano dell’Agenzia Europea del Farmaco, infatti, raccomanda l’introduzione nel mercato farmaceutico del daraxonrasib, il farmaco ad uso orale destinato ai pazienti oncologici affetti da tumore al pancreas metastatico, dunque in estensione. Ora tocca all’Italia: Aifa dovrà stabilire prezzo, rimborsabilità e condizioni che riguardano il Sistema Sanitario Nazionale (SSN).
L’Ema ha autorizzato il daraxonrasib
Come specifica il comunicato ufficiale dell’Ema, ovvero l’Agenzia Europea del Farmaco, il CHMP (comitato per i medicinali ad uso umano) consiglia agli Stati membri l’autorizzazione alla messa in commercio del Rasonque, il farmaco a base di daraxonrasib in grado di rallentare il tumore al pancreas in stato metastatico.
Il trattamento è rivolto ai pazienti oncologici che non hanno tratto beneficio dalle cure fino ad ora ricevute, come ad esempio la chemioterapia.
Il parere del comitato, ora, rappresenta la fase intermedia. Gli Stati membri dell’Unione Europea dovranno ora autorizzare la sua diffusione. Nel caso dell’Italia, il compito spetta all’Aifa.
In questo modo il daraxonrasib sarà sottoposto al Sistema Sanitario Nazionale italiano.
Che cos’è il daraxonrasib per il tumore al pancreas
Come anticipato, il daraxonrasib è il principio attivo rivolto ai pazienti affetti da adenocarcinoma pancreatico metastatico che non hanno tratto beneficio dai precedenti trattamenti con la chemioterapia.
Va specificato che questo farmaco non cancella la malattia, bensì la rallenta, estendendo il periodo di sopravvivenza da 3 o 4 mesi fino a 13 mesi. Ancora, il principio attivo interviene sui sintomi della patologia, che molto spesso sono invalidanti. Più tecnicamente, il daraxonrasib è un inibitore delle proteine Ras, che riguardano la crescita e la sopravvivenza delle cellule. Questo processo avviene quando il principio attivo si lega a una proteina chiamata ciclofilina A, che crea uno scudo che blocca lo svilupparsi delle proteine Ras.
In questo modo vengono a morire le cellule tumorali e viene rallentata la crescita del tumore.
L’arrivo in Italia con l’Aifa
La spiegazione è molto semplice: l’approvazione dell’Ema rappresenta una certificazione sulla sicurezza del farmaco, che deve poi essere introdotto nel sistema sanitario degli Stati membri. Nel caso dell’Italia, sarà l’Aifa a stabilire se il principio attivo sarà distribuito a carico del Sistema Sanitario Nazionale e con quale prezzo.
Quindi l’Aifa potrà negoziare con l’azienda farmaceutica e stabilire il criterio di rimborsabilità: la Classe A quando l’articolo è a carico del SSN; Classe H ad uso ospedaliero e sempre a carico del SSN; Classe C a carico del paziente; Classe C (nn) autorizzata ma in fase di negoziazione.
Se l’Aifa, inoltre, riconosce che il farmaco si rivela efficace al contrario di altre cure, allora scatta il principio dell’innovatività e l’iter di introduzione viene accelerato. Infine, una volta introdotto il farmaco in commercio l’Aifa dovrà comunque mantenere la farmacovigilanza su possibili effetti collaterali e controllare la tracciabilità per evitare contraffazioni.
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Criteri Critici
Tumore al seno, niente bisturi né anestesia generale: all’IEO la crioablazione per pazienti selezionate insalutenews.it
All’Istituto Europeo di Oncologia, nell’ambito dello studio PRECICE, 100 pazienti sono state trattate con la procedura percutanea della crioablazione: niente tagli, niente anestesia generale, niente cicatrici chirurgiche né protesi e ritorno a casa il giorno stesso. Nelle pazienti correttamente selezionate, i dati internazionali mostrano che la crioablazione ottiene un controllo oncologico a cinque anni paragonabile a quello della chirurgia
Milano, 16 ottobre 2026 – Curare un tumore del seno senza entrare in sala operatoria. Per alcune donne con un carcinoma mammario iniziale, piccolo e biologicamente favorevole, oggi questa possibilità è concreta. All’Istituto Europeo di Oncologia è stata infatti trattata con crioablazione percutanea la centesima paziente arruolata nello studio PRECICE. Le 100 pazienti dello studio si aggiungono alle numerose donne già trattate allo IEO con la stessa metodica al di fuori del protocollo.
La crioablazione non è una tecnologia sperimentale. È una tecnica consolidata in oncologia interventistica che distrugge il tumore attraverso il freddo. Una sottile sonda viene introdotta attraverso la cute, in anestesia locale e sotto guida ecografica, fino alla lesione.
In pochi minuti intorno al tumore si forma una “sfera di ghiaccio”, controllata in tempo reale, che distrugge il tessuto tumorale insieme a un adeguato margine di sicurezza. Non ci sono incisioni chirurgiche, non serve l’anestesia generale e la paziente torna a casa in giornata.
Il punto decisivo è scegliere le pazienti giuste. PRECICE, il primo studio italiano di questo tipo, coinvolge donne di almeno 50 anni con tumori unifocali fino a 15 millimetri e caratteristiche biologiche favorevoli. Non è quindi una terapia adatta a tutti i carcinomi mammari, ma per le pazienti candidabili i vantaggi possono essere molto importanti.
E i dati oncologici sono ormai estremamente incoraggianti. Nel trial multicentrico ICE3, il tasso di recidiva tumorale ipsilaterale a cinque anni è stato del 4,3%, un risultato in linea con quello osservato dopo chirurgia conservativa in popolazioni comparabili. Numerosi studi hanno mostrato che, nelle pazienti accuratamente selezionate, la crioablazione ottiene un controllo locale paragonabile a quello della chirurgia, offrendo allo stesso tempo un risultato cosmetico migliore, minori complicanze, un recupero molto più rapido e costi sensibilmente inferiori.
“La domanda non è più se siamo in grado di distruggere radicalmente un piccolo tumore mammario con il freddo: questo lo sappiamo già. La vera domanda è se, nelle pazienti giuste, possiamo ottenere la stessa sicurezza oncologica della chirurgia evitando l’intervento. I dati internazionali ci dicono che questa possibilità è reale e PRECICE nasce proprio per dimostrarlo in modo prospettico. Le prime 100 pazienti rappresentano per noi un traguardo molto importante”, commenta Franco Orsi, Direttore della Radiologia Interventistica IEO e responsabile dello studio PRECICE.
“La finalità dello studio non è eliminare la chirurgia del tumore della mammella, che rimane fondamentale per la maggior parte delle pazienti. L’obiettivo è piuttosto fare un passo in più verso la minivasività ed evitare un intervento chirurgico quando non è necessario o anzi è eccessivo. Se in una donna accuratamente selezionata possiamo ottenere lo stesso risultato oncologico con una procedura molto meno invasiva, senza anestesia generale, senza tagli, senza cicatrici chirurgiche, senza necessità di ricostruzione o protesi e con il ritorno a casa il giorno stesso, il vantaggio per quella donna è evidente. Non possiamo proporre la crioablazione a tutte le pazienti, ma a tutte le donne possiamo ricordare che uno dei criteri che le rende candidabili alle tecniche conservative è la dimensione piccola del tumore. L’invito è quindi sempre di più: fate prevenzione”, dichiara Paolo Veronesi, Direttore del Programma Senologia IEO.
“La crioablazione non modifica il rigore del percorso oncologico. Ogni paziente viene valutata multidisciplinarmente e, dopo il trattamento, prosegue con le terapie adiuvanti indicate e con un follow-up oncologico e radiologico programmato. Ma per una donna la differenza è enorme: ridurre l’impatto fisico e psicologico della prima fase della cura, significa migliorare concretamente la sua qualità di vita e il modo in cui affronta la malattia. È questo, insieme alla sicurezza oncologica, uno degli obiettivi fondamentali di PRECICE”, conclude Franco Orsi.
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
43.0/100
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Criteri Critici
L'intervista con la make-up artist Alice Rossi, che trucca donne con alopecia da chemioterapia Cosmopolitan
Per Alice Rossi il make-up non è soltanto una questione di estetica. Professional Makeup Artist, Color Specialist e Makeup Educator, da anni lavora sul rapporto tra immagine, colore e percezione di sé, partendo da un principio preciso: valorizzare una persona senza trasformarla in qualcun’altra. Da questa idea nasce anche il progetto realizzato insieme a Zao Make-Up e Quaranta Ulivi, che porta gratuitamente lezioni di make-up alle donne che stanno affrontando la chemioterapia o convivono con l’alopecia. Tecniche semplici e un momento da dedicare a se stesse diventano così uno strumento per ritrovare familiarità con la propria immagine, anche nei momenti in cui il corpo cambia e con lui il modo in cui ci si guarda. Al telefono ho parlato con Alice di bellezza, ascolto e di quanto sentirsi bene con la propria immagine possa essere una forma di cura.
Nel tuo lavoro unisci make-up, analisi del colore e ascolto della persona. Che cosa significa per te valorizzare qualcuno senza trasformarlo?
«Significa entrare in empatia con la persona e capire qual è il suo ideale di bellezza, perché ognuno ha il proprio. Quando riesci a instaurare questo rapporto, capisci che cosa sta cercando, come vorrebbe sentirsi in quel momento e, di conseguenza, come intervenire. Anche per questo, prima di cominciare, cerco spesso delle ispirazioni insieme alla cliente: le mostro delle referenze e cerco di capire che cosa ha in mente. Solo a quel punto parto con il make-up. Nella maggior parte dei casi il risultato incontra esattamente quello che si aspettava».
Il progetto che porti avanti con Zao Make-Up è dedicato a donne che stanno affrontando alopecia e chemioterapia. Che cosa cambia nel tuo lavoro quando il make-up entra in un momento così delicato della vita?
«In questi momenti c’è ancora più ascolto, ma c’è anche il desiderio di tirarle un po’ su di morale attraverso quella che è la mia arte: il colore e il make-up. Anche un gesto molto semplice può fare la differenza: mettere un po’ di blush, per esempio, oppure ricostruire le sopracciglia quando si sono persi i peli del viso. Sono piccoli accorgimenti che possono restituire un po’ di sicurezza rispetto a come ci si vede normalmente. E sono anche una forma di coccola, un gesto d’amore in un momento particolarmente delicato».
Hai detto che la bellezza può essere uno strumento di benessere e non qualcosa di superficiale. Da dove nasce questa convinzione?
«Nasce da un’esperienza molto personale. Quando ero adolescente ero una ragazzina piena di insicurezze e ho iniziato a sperimentare il make-up su me stessa. Mi sono accorta che poteva cambiare il modo in cui mi vedevo e che, attraverso quello, potevo sentirmi meglio. Poi ho cominciato a sperimentare sulle amiche e le loro reazioni mi hanno fatto capire che forse quella era davvero la strada giusta per me. La percezione che avevo di me stessa è cambiata molto da quando faccio questo lavoro e oggi vedo succedere la stessa cosa anche nelle persone sulle quali lavoro, mi è capitato di vedere donne commuoversi davanti allo specchio e dirmi: “Non mi sono mai vista così”. Per me il punto non è che gli altri ci vedano più belle, quello viene dopo. La cosa più importante è piacere a noi stesse, per quello che facciamo, per chi siamo e per come ci vediamo. Gli altri sono una conseguenza».
Durante i corsi non ti limiti a truccare le partecipanti, ma insegni loro a prendersi cura della propria immagine. Che cosa vorresti che portassero a casa da questa esperienza?
«Sicuramente qualche tecnica e dei consigli pratici per migliorare la propria manualità e valorizzare il viso, ma soprattutto vorrei che si portassero a casa un momento dedicato a loro stesse. Viviamo tutti una vita molto frenetica e spesso diciamo di non avere tempo per prenderci cura di noi. È vero che ci sono delle priorità, ma questo non significa che dobbiamo essere sempre le ultime nelle nostre. Per me non dovrebbe funzionare così: noi dobbiamo essere una priorità, non qualcosa che viene dopo tutto il resto. Prendersi cura della propria immagine può dare anche più sicurezza e consapevolezza. E questo, per me, ha molto più valore del semplice aspetto estetico».
Hai scelto di offrire gratuitamente questi corsi alle donne che stanno affrontando la chemioterapia. Quale valore vedi nel mettere una professionalità come la tua a disposizione di chi ne ha bisogno?
«Vedo soprattutto una reazione molto forte. Gli occhi si illuminano e spesso le persone ti dicono: “Che bel gesto, è proprio quello di cui probabilmente c’è bisogno”. L’idea del progetto nasce anche dalla filosofia di Quaranta Ulivi, che si occupa del benessere della persona a 360 gradi mettendo insieme professionisti diversi. Io ho pensato che potesse esserci uno spazio anche per la mia professionalità, che riguarda l’estetica, il make-up e la bellezza. In un percorso di chemioterapia non si tratta di insegnare a realizzare un make-up perfetto o a trasformarsi. Si tratta di aiutare una persona a sentirsi un po’ più curata, a guardarsi allo specchio e riconoscersi. A volte bastano davvero pochi gesti. Ricordo, per esempio, una signora che, dopo essersi vista, mi ha detto: “Non pensavo che con così poco potessi rivedermi con questi occhi”. È una frase che mi è rimasta molto. Per me, alla fine, il punto è proprio questo: il make-up cambia, le esigenze cambiano, ma il principio rimane lo stesso. Valorizzare senza cancellare chi sei».
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO4
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Sessualità, fertilità e prevenzione: lo Spazio Giovani apre le porte ai ragazzi senza timori né giudizi ForlìToday
La salute maschile merita attenzione fin dall’adolescenza. Conoscere il proprio corpo, riconoscere eventuali segnali da non sottovalutare e ricevere informazioni corrette sulla sessualità e sulla prevenzione sono passaggi importanti per tutelare il benessere presente e futuro dei ragazzi. In occasione della Giornata nazionale dell’andrologia, prevista per mercoledì 21 ottobre, lo Spazio Giovani di Forlì, afferente all’Unità operativa Salute donna infanzia di Forlì, diretta dalla dottoressa Giovanna Rita Indorato, organizzerà un open day dedicato alla salute maschile, con l’obiettivo di avvicinare i giovani ai temi della prevenzione e offrire loro un luogo in cui trovare risposte affidabili, in un contesto accogliente e non giudicante.
L’open day
La giornata di visite gratuite ad accesso libero, che si svolgerà nello Spazio Giovani, in via Giorgina Saffi 18, dalle 14,30 alle 18, è stata organizzata con la collaborazione dell’Unità operativa di Urologia di Forlì, diretta dalla dottoressa Roberta Gunelli. Nel corso del pomeriggio, per i ragazzi delle fascia d’età 14 – 19 anni, sarà infatti possibile richiedere ed effettuare una visita andrologica gratuita per approfondire dubbi o eventuali problematiche legate alla salute dell’apparato genitale. È inoltre previsto un focus group con i ragazzi, pensato come momento di confronto e ascolto, nel quale saranno loro stessi a poter esprimere domande, curiosità e bisogni sui temi della salute maschile, della conoscenza del proprio corpo, della prevenzione andrologica e delle malattie sessualmente trasmesse.
“Tra gli argomenti che potranno essere affrontati vi sono l’autopalpazione testicolare - spiega la dottoressa Indorato - la prevenzione delle infezioni sessualmente trasmesse e l’importanza di individuare precocemente alcune condizioni che, se non riconosciute e trattate tempestivamente, possono compromettere la salute riproduttiva e la fertilità futura. L’open day sarà anche un’occasione di apertura al dialogo con i genitori, che potranno rivolgersi al servizio per dubbi, richieste di informazioni o necessità legate alla salute dei propri figli”.
La nuova apertura settimanale dedicata alla salute dei ragazzi
La giornata del 21 ottobre rappresenta inoltre l’avvio di una nuova opportunità di accesso ai servizi: lo Spazio Giovani aprirà infatti le proprie porte ai ragazzi tutti i martedì pomeriggio dalle 14 alle 18 con l’assistente sanitario Fabio Mancini, con l’intento di offrire un punto di riferimento stabile anche per la salute maschile.
“L’iniziativa - dettaglia la dottoressa Indorato - nasce dalla consapevolezza che i ragazzi, proprio come le ragazze, hanno bisogno di servizi capaci di intercettare precocemente i bisogni di salute, rispondere alle domande e accompagnarli nelle diverse fasi della crescita. Spesso, infatti, imbarazzo, scarsa conoscenza, o difficoltà a parlare di alcuni argomenti, possono ritardare la richiesta di aiuto o l’accesso a una visita specialistica”.
"Lo Spazio Giovani - conclude -. vuole essere una porta d’ingresso semplice e accessibile, in cui trovare ascolto, informazioni corrette e orientamento, senza timore di essere giudicati. Investire nella prevenzione andrologica significa non soltanto tutelare la fertilità futura, ma promuovere una cultura della salute che aiuti i giovani a conoscere meglio se stessi, a prendersi cura del proprio corpo e ad affrontare con maggiore consapevolezza le scelte che riguardano il proprio benessere. Perché prendersi cura della salute significa anche imparare a parlarne. E la prevenzione comincia proprio da qui”.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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Tumore del pancreas, l’EMA raccomanda daraxonrasib: cosa cambia per i pazienti Dossier Salute
L’Agenzia europea per i medicinali ha dato il primo via libera a Rasonque (daraxonrasib), una compressa che agisce sulla proteina RAS, per il tumore del pancreas metastatico già trattato. Il parere positivo del comitato scientifico CHMP è arrivato il 15 ottobre 2026. Nello studio di fase 3 RASolute 302 il farmaco ha quasi raddoppiato la sopravvivenza mediana rispetto alla chemioterapia. Non è ancora un’autorizzazione definitiva: manca la decisione della Commissione europea, poi toccherà ai singoli Paesi stabilire prezzo e rimborso. Ecco che cosa significa per i pazienti.
di Lavinia Giganti | Giornalista | Dossier Salute
In sintesi
Il 15 ottobre 2026 il CHMP dell’EMA ha raccomandato l’autorizzazione di Rasonque (daraxonrasib) nell’Unione europea.
L’indicazione riguarda adulti con adenocarcinoma pancreatico metastatico che hanno già ricevuto almeno un trattamento sistemico.
Nello studio RASolute 302, su 500 pazienti, la sopravvivenza mediana è stata di 13,2 mesi contro 6,7 mesi con la chemioterapia.
Gli effetti indesiderati più frequenti sono eruzione cutanea, diarrea, stomatite, nausea e vomito.
La decisione finale spetta alla Commissione europea; l’accesso in Italia dipenderà poi dalle valutazioni nazionali su prezzo e rimborsabilità.
Cosa ha deciso l’EMA su Rasonque
Il Comitato per i medicinali per uso umano (CHMP) dell’Agenzia europea per i medicinali ha adottato un parere positivo su Rasonque il 15 ottobre 2026. Il farmaco è un inibitore di RAS da assumere per bocca, una volta al giorno. È indicato in monoterapia per gli adulti con adenocarcinoma pancreatico metastatico che hanno ricevuto almeno una terapia sistemica precedente.
Va chiarito che cosa significa questo passaggio. Il parere del CHMP non è ancora un’autorizzazione: viene trasmesso alla Commissione europea, che decide sull’autorizzazione all’immissione in commercio valida in tutta l’Unione. Solo dopo scattano le trattative nazionali su prezzo e rimborsabilità. Per i pazienti italiani, quindi, la disponibilità nella pratica clinica richiederà ancora del tempo.
Negli Stati Uniti il percorso è più avanti. La FDA ha approvato il farmaco il 26 agosto 2026 per la stessa popolazione di pazienti, comprese quelle persone che non possono ricevere una chemioterapia con più farmaci. L’indicazione europea raccomandata dal CHMP è invece limitata ai pazienti già trattati.
Il tumore del pancreas è tra le neoplasie più difficili da curare. Spesso viene diagnosticato quando è già in fase avanzata, e le opzioni dopo il primo trattamento sono poche. Per questo ogni nuova molecola che allunga la vita in modo documentato viene seguita con grande attenzione dagli oncologi.
Per chi convive con la malattia, la differenza sta anche nella praticità. Una compressa assunta a casa, una volta al giorno, può ridurre i tempi trascorsi in ospedale rispetto alle infusioni. Resta però indispensabile un controllo regolare, perché le reazioni cutanee e della bocca richiedono un intervento tempestivo.
I dati dello studio RASolute 302
La raccomandazione si basa sullo studio RASolute 302, un trial di fase 3 randomizzato e in aperto. Ha coinvolto 500 adulti con adenocarcinoma pancreatico metastatico già trattato, in 59 centri di sei Paesi. I partecipanti sono stati assegnati in rapporto 1 a 1 a daraxonrasib oppure a una chemioterapia scelta dallo sperimentatore. Circa il 92% aveva una mutazione RAS di tipo G12.
Nella popolazione complessiva la sopravvivenza globale mediana è stata di 13,2 mesi con daraxonrasib contro 6,7 mesi con la chemioterapia. L’hazard ratio riportato è 0,40, cioè un rischio di morte più che dimezzato nel periodo osservato. La sopravvivenza libera da progressione è stata di 7,2 mesi contro 3,6 mesi.
Nel comunicato dell’EMA compare per la sopravvivenza una cifra leggermente diversa, 12,4 mesi, che deriva da un’analisi con criteri differenti. Il confronto con i 6,7 mesi della chemioterapia resta comunque molto favorevole. Sono dati che vanno letti come mediane di gruppo e non come previsione per il singolo paziente.
Il farmaco ha mostrato vantaggi anche su dolore e qualità di vita. Il tempo al peggioramento del dolore è stato di 9,2 mesi contro 3,8 mesi, mentre quello al peggioramento della qualità di vita è stato di 5,7 mesi contro 2,6 mesi.
Effetti collaterali, limiti e prossimi passi
Daraxonrasib non è privo di effetti indesiderati. I più comuni sono eruzione cutanea, che ha interessato circa l’85% dei pazienti, diarrea, stomatite (circa 53%), nausea e vomito. L’eruzione e la stomatite sono state di grado elevato in una quota non trascurabile dei casi, rispettivamente circa 14% e 12%. Un paziente nel braccio sperimentale è morto per una polmonite correlata al trattamento.
Il profilo complessivo, però, è risultato più favorevole di quello della chemioterapia su diversi indicatori. Gli eventi di grado 3 o superiore sono stati il 43,6% contro il 57,5%. La sospensione del trattamento per tossicità ha riguardato l’1,2% dei pazienti contro l’11,2%. Gli effetti si gestiscono in genere con pause o riduzioni di dose.
Restano alcuni limiti. Lo studio era in aperto, quindi medici e pazienti sapevano quale trattamento veniva somministrato. I risultati valgono per una popolazione definita, quella con malattia metastatica già trattata, e non per tutti i tumori del pancreas. Il farmaco non guarisce la malattia: allunga la sopravvivenza media di alcuni mesi.
Nei prossimi mesi la Commissione europea dovrà decidere, con una procedura accelerata. Poi si aprirà il capitolo dell’accesso in Italia. Nel frattempo i pazienti possono rivolgersi al proprio oncologo per valutare gli studi clinici in corso e le eventuali possibilità di uso compassionevole.
Un altro aspetto riguarda i test. Nello studio la grande maggioranza dei pazienti aveva una mutazione RAS di tipo G12, ma i benefici sono stati osservati anche nella popolazione complessiva.
Illustrazione/visual generata con AI a scopo illustrativo. Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte da fonti autorevoli e hanno finalità divulgativa: non sostituiscono in alcun caso il parere del medico.
Domande frequenti (FAQ)
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
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Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?5
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In corsia entra il «meravigliometro»: se l’arte e la bellezza sono parte della cura Il Nuovo Giornale
Dal “meravigliometro” al “curificio”. Se le parole fanno cultura e plasmano la realtà, c’è un modo di stare accanto al paziente che parte dai gesti più semplici – “come sta?” – e arriva alla seduta di radioterapia in una stanza immersiva dove si può scegliere se stare nel Colosseo, in mezzo alla natura o, perché no, allo stadio in Curva Sud.
Il fin della cura è la meraviglia. Forziamo la mano al poeta Giambattista Marino per sintetizzare l’intensa lectio magistralis del prof. Vincenzo Valentini, direttore Centro di oncologia ospedale Isola Tiberina-Gemelli Isola di Roma al convegno “Dall’ospedale al territorio”, promosso dall’associazione Cure Palliative Piacenza insieme ad Ausl, Omceo e Opi all’auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano.
Una giornata – aperta dalla dottoressa Raffaella Berté, direttore della Rete Cure Palliative dell’Ausl, e dal presidente dell’Ordine dei Medici dottor Augusto Pagani – per riflettere sul valore della cultura delle cure palliative non sono in corsia ma anche a domicilio e per tutte le forme di patologie croniche, al di là dell’ambito oncologico a cui normalmente si associano.
Aver cura: “Il dottore non mi guarda negli occhi”
Ha smosso le emozioni e fatto sognare – pensando anche al nuovo ospedale che dovrà essere costruito a Piacenza – la presentazione dei progetti portati avanti dal professor Valentini e dalla sua équipe per valorizzare la relazione nei percorsi di cura. L’arte in particolare, come evidenzia l’esperienza in corso nel nosocomio romano, ha il potere di accendere nelle persone quella fantasia che – sottolinea il prof. Valentini – permette alla speranza di farsi spazio. Cita il pittore olandese Van Gogh, che per due volte dipinse il suo medico e, scrivendo al fratello Theo, confidava: “Secondo me, il medico che mi cura è malato quanto me, perché non mi guarda mai negli occhi”.
Una relazione generativa è invece quella che inizia con questa attenzione. “Oggi ti sei sentito accolto come persona?”: a questa domanda, il 94% dei pazienti nel reparto del prof. Valentini risponde con una faccina verde sorridente. Un risultato reso possibile grazie ad un approccio che non dà nulla per scontato nemmeno nell’ambiente in cui “ci si prende cura”. Fatto di macchinari all’avanguardia, certo. Ma che non si ferma a quello.
La sala per la radioterapia come il Colosseo
Al Gemelli la scomessa è stata di “mettere la vita che l’arte esprime in luoghi vissuti da persone che con la perdita della vita ci stanno facendo i conti”. Ecco allora la sala per la radioterapia che sulle pareti proietta il Colosseo, gli schermi con le opere d’arte dei Musei, i boschi verticali, i corridoi con i quadri donati da pittori contemporanei. Le poltrone per la chemio anziché essere contrassegnate da un numero hanno il nome di un fiore e sono del colore coordinato. O i visori con la realtà virtuale dove immergersi dove si preferisce e riaccendere la fantasia. “Non abbiamo più l’accettazione, ma l’accoglienza – esemplifica ancora il prof. Valentini -. Questi ambienti creano una cultura anche tra il personale. Ci sono tecnici radiologici che sono venuti a dirci che anziché l’ora e mezza di pausa pranzo potevano farne solo mezz’ora, offrendo in questo modo un’ora in più di terapia ai pazienti. Nessuno glielo ha suggerito. È stata una loro proposta”.
Per i bambini la cura passa per un sottomarino
Il Gemelli-Isola Tiberina ha anche una convenzione con l’ospedale pediatrico Bambin Gesù: vengono trattati con la radioterapia circa 200 bambini l’anno. “Per loro abbiamo pensato ad un grande acquario che li conduce nella sala del trattamento, che rimanda un sommergibile con tanti oblò dove i bambini diventano dei piccoli Capitano Nemo. È la leva della favola, in cui si sentono immersi. Li rilassa: devono entrarci da soli e così abbiamo notato che c’è anche meno bisogno di ricorrere a sedazioni o anestesia”.
Il progetto Arte e Cura – partito dal Gemelli e poi sviluppatosi nella sede all’Isola Tiberina – si regge su una rete di donazioni, “è il grande cuore italiano di aziende, di associazioni, di sposi che anziché fare le bomboniere scelgono di devolvere la somma corrispondente”.
In farmacia non si vedono pillole di spiritualità e di resilienza
Ci sono fior di studi che dimostrano come l’utilizzo delle arti, ma anche delle attività ginniche – per esempio una passeggiata nella natura -, attivino processi psicologici con ricadute benefiche sulla persona. Il prof. Valentini cita una ricerca sui pazienti affetti da gliobastoma, un tumore al cervello tra i più feroci: una trentina di persone del campione sono sopravvissute il doppio rispetto ad altre. Come mai? “Abbiamo sottoposto ai pazienti due test di spiritualità e resilienza: chi è sopravvissuto il doppio è chi ha dimostrato capacità di dare un senso alla propria vita – nei modi più diversi, ho anche pazienti atei con una profonda spiritualità – e di vedere il positivo anche nel negativo“. Eppure, fa notare il medico, quante Oncologie al mondo profilano i pazienti per spiritualità e resilienza? “Pochissime: qualche centro negli Usa, qualche ospedale in Germania. Ma in farmacia non si vendono le pillole di spiritualità e di resilienza”, rilancia, provocatoriamente, il prof. Valentini. Come a dire: c’è bisogno di curare anche queste dimensioni, di attivarle, di nutrirle, di accompagnarle.
Come i gladiatori al Colosseo
“L’arte funziona perché parla di vita rispettando la tua libertà”, osserva. Certo, non tutte le arti funzionano allo stesso modo e con la stessa efficacia con tutti. L’équipe del professor Valentini sta lavorando su dei test – il radar antropologico – e su strumenti di “misurazione” della meraviglia. “Il meravigliometro”, lo definisce, ovvero provare a testare il cambiamento, prima e dopo l’esposizione a stimoli legati all’arte, alla bellezza, alla fantasia. “Nella sala d’attesa della radioterapia da noi ci sono i resti di un tempio del 3° secolo: sono stati illuminati, ci sono schermi che illustrano di che si tratta. Ma anche schermi con mare, monti, lo stadio… laddove uno desidera essere”. Grazie alla collaborazione di 14 custodi di siti storici ed artistici, si organizzano visite guidate ad hoc. “Al Colosseo c’è un percorso per i pazienti: entriamo un’ora prima del tramonto, quando è vuoto, lasciando parlare il silenzio. Si parte dal corridoio sotterraneo dove i gladiatori si preparavano a scendere nell’arena: la guida racconta le loro paure, ma anche come si alleavano, come controllavano le armature, come ripassavano i consigli degli allenatori, che, guarda caso, si chiamavano «doctores» – fa notare il prof. Valentini -. Il percorso si conclude passando per la «porta del trionfo»: ho visto pazienti piangere, attraversandola, e dire: «voglio venire anche io, qui, a fare il volontario per queste esperienza»”.
Non più ospedale ma “curificio”
Arte, ballo, favola, musica… Ogni forma espressiva rientra nel progetto. La sfida, oggi, è trasformare tutto l’ospedale con questo approccio. “E non chiamarlo più ospedale ma «curificio»”, rilancia il prof. Valentini. Per il 2027 ci si concentrerà sulla dialisi, una terapia che chiede tante ore di tempo, più volte a settimana. “Avremo grandi finestre dove si può vedere il sole che si muove, schermi, tablet interattivi per leggere, comunicare con gli altri, scrivere il proprio diario emotivo”. Attraverso dei sensori ottici si potrà cogliere quando la mente inizia quel “rimuginio” che genera ansia ed intervenire subito.
In oncologia, invece, gli spogliatoi sono arricchiti dei mosaici dedicati alla natura realizzati dai giovanissimi reclusi del carcere minorile Casal del Marmo. “Questi ragazzi, che vivono anche loro le grandi fratture dell’umano, donano arte, l’arte con cui si stanno riabilitando e curando le loro ferite”.
L’eccedenza e la cura
Il professor Valentini chiude il suo intervento ricordando ai tanti professionisti della sanità presenti che c’è una “eccedenza” da mettere in conto. Non tutto l’umano è descrivibile a parole. Ci sono paradossi inspiegabili, che fanno parte dell’economia della persona. Morte e vita vanno sempre insieme: è un paradosso? Sì. Ma è così. “Ogni giorno viviamo piccole morti, distacchi e incontri. Anche quando la persona e la sua famiglia vanno verso il distacco – la morte è il collasso delle relazioni – quel momento può essere vissuto come un passaggio vitale, generando luce che continua oltre, che genera oltre. Anche la morte crea connessione, perché il distacco genera un transito di vita, una eccedenza. Cosa ci è chiesto? Di stare accanto”.
Il silenzio. Un semplice “come stai?”. L’altro – avverte il medico – “diventa nutrimento anche per me, che curo”. E perfino la malattia e il distacco possono generare o rigenerare relazioni e nuova vita. Come dice la cantante Angelica Bove nella canzone presentata a Sanremo, in cui racconta della perdita dei genitori: “Dicono che porto un peso che per me è un mattone. Ma un mattone serve a costruire”.
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?5
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Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
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Tumore al seno: ecco quando si può evitare la chirurgia Il Sole 24 ORE
Evitare la chirurgia se si può
«La finalità dello studio non è eliminare la chirurgia del tumore della mammella, che rimane fondamentale per la maggior parte delle pazienti. L’obiettivo è piuttosto fare un passo in più verso la minivasività ed evitare un intervento chirurgico quando non è necessario o anzi è eccessivo. Se in una donna accuratamente selezionata possiamo ottenere lo stesso risultato oncologico con una procedura molto meno invasiva, senza anestesia generale, senza tagli, senza cicatrici chirurgiche, senza necessità di ricostruzione o protesi e con il ritorno a casa il giorno stesso, il vantaggio per quella donna è evidente. Non possiamo proporre la crioablazione a tutte le pazienti, ma a tutte le donne possiamo ricordare che uno dei criteri che le rende candidabili alle tecniche conservative è la dimensione piccola del tumore. L’invito è quindi sempre di più: fate prevenzione», dichiara Paolo Veronesi, Direttore del Programma Senologia Ieo.
I vantaggi per la paziente
«La crioablazione non modifica il rigore del percorso oncologico. Ogni paziente viene valutata multidisciplinarmente e, dopo il trattamento, prosegue con le terapie adiuvanti indicate e con un follow-up oncologico e radiologico programmato. Ma per una donna la differenza è enorme: ridurre l’impatto fisico e psicologico della prima fase della cura, significa migliorare concretamente la sua qualità di vita e il modo in cui affronta la malattia. È questo, insieme alla sicurezza oncologica, uno degli obiettivi fondamentali di Precice», conclude Franco Orsi.
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Lucia Battistella stroncata dal tumore a 46 anni: «Un anno e mezzo fa la diagnosi». L'ultimo gesto per aiutare le altre donne Il Gazzettino
CITTADELLA - Anche nelle sue ultime ore nell'hospice Casa del Carmine di Cittadella, si è assicurata che i figli avessero fatto i compiti e che si fossero preparati per le lezioni del giorno successivo. Attenta e premurosa come sempre nella sua vita che si è fermata a 46 anni. Un altro segno concreto dell'infinito amore verso Alice ed Alessandro, di 15 e 11 anni, e il marito Andrea De Mari sposato 20 anni fa. Sempre accanto a lei, come del resto familiari, parenti ed i numerosissimi amici. Lucia Battistella è mancata martedì scorso alle 10,30 dopo aver affrontato per un anno e mezzo un melanoma che ha purtroppo avuto il sopravvento.
IL DOLORE
Risiedeva a Carmignano di Brenta e da 20 anni lavorava come addetta al taglio in uno studio specializzato nella realizzazione di cartamodelli e servizi per la moda a Quinto Vicentino. Lascia anche la mamma Silvana, il papà Luigi, il fratello Roberto con Daniela ed i suoceri Angelo e Franca. «Un anno e mezzo fa la diagnosi del melanoma - ripercorre questi particolari mesi il marito Andrea - Aveva affrontato un intervento chirurgico nell'ospedale di Cittadella. Era riuscito. Lo scorso dicembre la visita di controllo aveva dato esito negativo, tutto era in ordine ed a posto. Poi nel giugno scorso la recidiva e non c'è stato nulla da fare. Lucia ha affrontato la malattia combattendo. Non sono mancati i momenti di sconforto, ma ci siamo sempre fatti forza l'un l'altro e poi sono sempre stati vicini tutti i nostri parenti ed i tanti amici che ringrazio dal profondo del cuore. Non ci siamo mai sentiti abbandonati. Lucia era una persona molto schematica, precisa ed organizzata, anche con i figli. Non aveva passioni particolari, durante la Sagra di Spessa, quartiere dove abitiamo, essendo membro del direttivo dell'associazione organizzatrice Sant'Anna, lei faceva servizio volontario nel bancone gastronomico. Durante il periodo delle terapie aveva usufruito di alcuni servizi dell'associazione Insieme per Mano».
IL RICORDO
Proprio a questa, la famiglia, ricordando l'altruismo e lo spirito solidaristico di Lucia, invita quanti lo vorranno, a destinare quanto per gli omaggi floreali, ad Insieme per Mano, causale: "in memoria di Lucia" (Iban IT85N0103062522000001199011), affinché altre donne possano essere sostenute nel percorso di cura affinché possano raggiungere la guarigione. Purtroppo per Lucia non si è avverato, ma la sua assenza fisica diventerà ancor più presenza e forza nei cuori di tutti coloro che l'hanno conosciuta. Oggi, al termine della celebrazione delle 19 nella parrocchiale, ci sarà la preghiera in suffragio mentre le esequie di Lucia saranno celebrate domani alle 16 con il corteo funebre che partirà dalla chiesetta del cimitero. Al termine della messa il feretro proseguirà per la cremazione.
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Nuova speranza per il tumore al pancreas metastatico: via libera al farmaco che raddoppia il tasso di sopravvivenza greenMe
Da 6,7 a 12,4 mesi. È il salto nella sopravvivenza mediana osservato con daraxonrasib nei pazienti con adenocarcinoma pancreatico metastatico già trattato, rispetto alla chemioterapia scelta dal medico. Il Comitato per i medicinali per uso umano (CHMP) dell’Agenzia europea per i medicinali (EMA) ha raccomandato l’autorizzazione di Rasonque, il nome commerciale del farmaco.
È un passaggio importante, con una precisazione che nei titoli rischia facilmente di perdersi: il farmaco non è ancora autorizzato nell’Unione europea. Il parere positivo del CHMP sarà trasmesso alla Commissione europea, che dovrà adottare la decisione sull’autorizzazione all’immissione in commercio. Solo dopo entreranno in gioco, nei singoli Paesi, prezzo e rimborsabilità.
E anche quel “raddoppia la sopravvivenza” merita un righello. Da 6,7 a 12,4 mesi significa un aumento di 5,7 mesi, circa l’85% della sopravvivenza mediana: molto vicino al doppio, senza esserlo. Soprattutto, una mediana non predice quanto vivrà il singolo paziente. Indica il tempo entro il quale, nel gruppo studiato, si è verificata metà dei decessi.
Cosa ha mostrato lo studio su 500 pazienti
Daraxonrasib è stato studiato nel trial internazionale di fase 3 RASolute 302, randomizzato e in aperto, che ha coinvolto 500 adulti con adenocarcinoma pancreatico metastatico progredito dopo una precedente terapia sistemica. In 248 hanno ricevuto daraxonrasib, gli altri 252 una chemioterapia scelta dallo sperimentatore. Circa il 92% presentava una mutazione RAS G12. Il trial è stato finanziato dall’azienda che sviluppa il farmaco, Revolution Medicines.
Nell’analisi utilizzata dall’EMA, la sopravvivenza mediana è stata di 12,4 mesi con daraxonrasib e 6,7 mesi con la chemioterapia. Anche il tempo trascorso senza progressione della malattia è aumentato: 7,2 mesi contro 3,6.
Qui compare un piccolo dettaglio utile per orientarsi tra numeri apparentemente diversi. Lo studio pubblicato sul New England Journal of Medicine riportava inizialmente una sopravvivenza mediana di 13,2 mesi contro 6,7, sulla base dei dati disponibili al 10 febbraio 2026. L’EMA ha utilizzato per la sopravvivenza complessiva dati aggiornati fino al 15 giugno e indica 12,4 mesi. Si tratta dello stesso studio osservato in momenti diversi: con l’allungarsi del periodo di osservazione, le stime di sopravvivenza possono cambiare.
Nel lavoro pubblicato sul NEJM il rischio di morte durante il periodo osservato risultava inoltre ridotto del 60% rispetto alla chemioterapia, con un hazard ratio di 0,40. Anche questo numero va letto per quello che misura: una riduzione del rischio relativo nel corso dello studio, non la promessa che ogni paziente vivrà il 60% più a lungo.
Come funziona daraxonrasib
Il bersaglio è RAS, una famiglia di proteine che controlla crescita e sopravvivenza delle cellule. Nell’adenocarcinoma pancreatico le alterazioni di questa via sono frequentissime: mutazioni oncogeniche di RAS sono presenti in oltre il 90% dei casi e possono lasciare il segnale di crescita praticamente incastrato sulla posizione “acceso”.
Daraxonrasib è un farmaco orale che si lega alla ciclofilina A. Insieme formano un complesso capace di agganciarsi alle proteine RAS attive e ostacolarne la segnalazione, rallentando la crescita delle cellule tumorali e favorendone la morte.
La raccomandazione europea riguarda gli adulti con adenocarcinoma pancreatico metastatico che abbiano ricevuto almeno una precedente terapia sistemica e, nell’indicazione proposta dal CHMP, non è richiesta una specifica mutazione RAS.
Negli Stati Uniti il passaggio regolatorio è già avvenuto: la Food and Drug Administration ha approvato daraxonrasib nell’agosto 2026. L’indicazione americana comprende gli adulti con adenocarcinoma pancreatico metastatico precedentemente trattato oppure non candidabili a una terapia sistemica con più farmaci. Le informazioni sulle autorizzazioni statunitensi sono consultabili attraverso la banca dati ufficiale della FDA.
Gli effetti collaterali restano importanti
La compressa non rende la terapia leggera per definizione. Tra gli effetti indesiderati più comuni vengono segnalati diarrea, eruzioni cutanee, stomatite, nausea e vomito.
Nello studio, eventi avversi di grado 3 o superiore sono stati registrati nel 61,8% dei pazienti trattati con daraxonrasib e nel 69,6% di quelli sottoposti a chemioterapia. Le interruzioni dovute a effetti considerati correlati al trattamento sono state invece l’1,2% contro l’11,2%.
È un risultato che pesa ancora di più considerando la malattia su cui arriva. Secondo il rapporto I numeri del cancro in Italia 2024, nel nostro Paese erano stimate circa 13.585 nuove diagnosi di tumore del pancreas in un anno. La sopravvivenza netta a cinque anni, considerando complessivamente le diagnosi e quindi non soltanto la malattia metastatica, era dell’11% negli uomini e del 12% nelle donne.
Daraxonrasib arriva quindi su uno dei terreni più difficili dell’oncologia e con un risultato di fase 3 consistente, già passato attraverso pubblicazione scientifica e valutazione regolatoria. Per i pazienti europei manca però ancora un pezzo molto concreto: la decisione della Commissione europea e, subito dopo, il percorso nazionale per rendere il farmaco effettivamente accessibile.
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Melanoma in aumento, ma gli esperti rassicurano: “Ecco cosa fare per prevenire il tumore della pelle” Quotidiano Nazionale
Bologna, 16 ottobre 2026 – Ogni anno, in Italia, più di 12.900 persone si ammalano di melanoma e oltre 221mila pazienti vivono con questa diagnosi. La sopravvivenza a 5 anni supera il 90%, ma si registrano ancora circa 2.500 decessi l'anno.
Da qui l'esigenza di incentivare la prevenzione con percorsi personalizzati in base al rischio individuale, garantendo controlli mirati alle persone più vulnerabili. Anche l'intelligenza artificiale può contribuire a vincere questa sfida purché sia utilizzata come supporto e non come sostituto del clinico. Lo sostengono gli specialisti dell'Intergruppo melanoma italiano (Imi) che apre oggi a Bologna il congresso annuale.
"Il melanoma risulta in crescita in quasi tutti i Paesi occidentali, ma si può sconfiggerlo anche grazie ad un approccio multidisciplinare”, dice Daniela Massi, professoressa e presidente Imi. “È possibile ottenere una maggiore personalizzazione dei trattamenti. Oltre al genere, sono diversi gli aspetti di cui dobbiamo tenere conto – continua – perché è un tumore molto eterogeno. Nel percorso diagnostico e terapeutico, la precisione dell'anatomia patologica è fondamentale per guidare le scelte cliniche”.
Dall’IA un supporto per la diagnosi
“Oggi la biologia molecolare, la digital pathology e l'intelligenza artificiale offrono davvero opportunità senza precedenti. In particolare, l'IA può agire come un 'copilota specializzato' al fianco dell'anatomopatologo – sottolinea l’esperta – e offrire un supporto di valore inestimabile, soprattutto nella diagnosi. Inoltre, la digitalizzazione non è solo un processo tecnologico ma anche culturale e organizzativo. Servono regole, standard ed ecosistemi digitali accessibili per garantire diagnosi sempre più accurate e trattamenti davvero su misura del singolo paziente”.
“Fotoprotezione ogni giorno, non solo in vacanza”
“Il melanoma costituisce un problema sanitario crescente – prosegue Vincenzo De Giorgi, segretario Imi –. La prima sfida riguarda la riduzione dei comportamenti a rischio ed è quindi fondamentale promuovere una corretta fotoprotezione: non può essere limitata solo alle vacanze estive, ma va estesa alla vita quotidiana con particolare attenzione alle donne e ai più giovani”.
Le nuove tecniche: “Scopriamo melanomi sempre più piccoli e sottili”
Poi è necessario diagnosticare il cancro precocemente e meglio. “Le moderne tecniche non invasive, come la dermoscopia o l'imaging avanzato, permettono di identificare melanomi sempre più piccoli e sottili. L'aumento della sensibilità diagnostica – continua – deve però accompagnarsi a una maggiore specificità, per evitare un numero eccessivo di asportazioni di lesioni benigne, con conseguenze per i pazienti e per il sistema sanitario. È su questo equilibrio tra efficacia, appropriatezza e sostenibilità che dovrà concentrarsi la prevenzione dermatologica dei prossimi anni”.
Come gestire la malattia con le nuove cure
Ogni anno nel mondo si registrano circa 100mila nuovi casi di melanoma e la sua incidenza è raddoppiata negli ultimi 10 anni. '"È una crescita che è andata di pari passo all'incremento ed evoluzione delle terapie – sottolinea Roberto Patuzzo, consigliere Imi –. L'approccio chirurgico è profondamente cambiato e, in contesti selezionati, vi è stata una riduzione dell'invasività degli interventi. È un fatto importante dal momento che la prospettiva di una lunga sopravvivenza è sempre più frequente e quindi sono più rilevanti le conseguenze degli interventi: cicatrici, dolore persistente, linfedema e limitazioni funzionali possono accompagnare il paziente per diversi anni”.
“Preservare tessuti e funzioni, garantire la riabilitazione e la gestione degli esiti – continua Patuzzo – sono ormai parti essenziali della cura. Il percorso deve assicurare continuità assistenziale, controlli personalizzati e attenzione alle priorità della persona. L'obiettivo finale è integrare il controllo della malattia con la tutela della qualità di vita, lungo tutto il percorso del paziente''.
La diagnosi precoce
Per Mario Mandalà, past president Imi, “anche i trattamenti medici sono cambiati negli ultimi decenni e i più utilizzati sono adesso le terapie target e l'immunoterapia”.
“L'implementazione di queste cure – sottolinea Mandalà – ha portato benefici ai pazienti ma anche all'inevitabile necessità di gestire le tossicità. I clinici devono assicurare sempre una corretta informazione a malati e caregiver: migliora la consapevolezza dei pazienti, perfeziona il rapporto medico-malato e può contribuire ad instaurare una relazione di fiducia”.
“Le diagnosi precoci del tumore cutaneo e la gestione multidisciplinare garantiscono poi una migliore risoluzione anche degli eventi avversi. Di solito, sono l'oncologo e lo specialista d'organo che devono farsi carico della riduzione dell'impatto delle tossicità croniche a lungo termine'', conclude il past president Imi.
Promuovere la ricerca scientifica indipendente
Al congresso di Bologna ampio spazio viene dedicato anche alla ricerca sul melanoma. "Promuovere studi indipendenti è uno dei principali obiettivi della nostra Associazione – sottolinea Anna Maria Di Giacomo, consigliera Imi –. Purtroppo la ricerca no profit in Italia attraversa una fase critica e negli ultimi 15 anni le sperimentazioni non finanziate dall'industria farmaceutica sono calate del 57%. In questo contesto difficile gruppi cooperativi, come Imi, possono davvero avere un ruolo importante, per esempio, promuovendo trial su farmaci innovativi, ma in setting o in popolazioni di pazienti spesso esclusi dagli studi registrativi. Altro ambito rilevante è il disegno di studi che prevedano una forte componente traslazionale, finalizzata anche all'identificazione di biomarcatori predittivi di risposta e tossicità ai trattamenti”.
"L'evoluzione delle terapie e della ricerca ha portato a risultati davvero rilevanti nel contrasto a una neoplasia insidiosa come il melanoma – evidenzia Massi –. Lo stesso vale per le nuove tecnologie che dovrebbero sempre essere garantite a pazienti e clinici. I test di ‘Next Generation Sequencing’ (Ngs) permettono di identificare alterazioni genetiche cruciali per accedere a farmaci mirati. Tuttavia, non esiste ancora un pannello diagnostico o prognostico dedicato e rimborsato nel tariffario. La criticità è elevata nei tumori melanocitari atipici o a incerta definizione, dove la diagnosi è molto complessa e così come il rischio di sotto-trattamento o sovra-trattamento”.
La richiesta al Ministero della Salute
“Come Imi, abbiamo chiesto al Ministero della Salute di inserire nel nomenclatore tariffario la prestazione: 'Test Ngs per tumori melanocitari atipici ad incerto potenziale maligno/melanocitoma'. Auspichiamo, inoltre, un investimento mirato per individuare i centri di riferimento regionali connessi in rete per l'esecuzione degli esami innovativi”, conclude.
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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La FDA approva l’immunoterapia della Mayo Clinic per il tumore al colon di stadio 3 Eventi e News
La Food and Drug Administration (FDA) ha approvato il farmaco immunoterapico atezolizumab in combinazione con la chemioterapia per alcuni pazienti con cancro al colon di stadio 3 dopo un intervento chirurgico. Il trattamento è destinato ai pazienti i cui tumori presentano un deficit del mismatch repairdel DNA, o dMMR.
La Food and Drug Administration (FDA) ha approvato il farmaco immunoterapico atezolizumab in combinazione con la chemioterapia per alcuni pazienti con cancro al colon di stadio 3 dopo un intervento chirurgico.
Il trattamento è destinato ai pazienti i cui tumori presentano un deficit del mismatch repairdel DNA, o dMMR.
L’approvazione si basa sui risultati dello studio clinico ATOMIC guidato dalla Mayo Clinic. Lo studio ha rilevato che aggiungere atezolizumab alla chemioterapia standard ha ridotto il rischio di recidiva o morte del cancro del 50% rispetto alla sola chemioterapia.
L’approvazione FDA stabilisce inoltre l’integrazione dell’immunoterapia alla chemioterapia come opzione terapeutica standard nel contesto curativo e aiuta a renderla più facilmente accessibile ai pazienti che potrebbero beneficiarne.
“Questa approvazione rappresenta un grande progresso per i pazienti con un sottoinsieme di cancro al colon in stadio 3”, afferma Frank Sinicrope, oncologo della Mayo Clinic e leader dello studio ATATOMIC.
“ATOMIC è il primo studio a dimostrare i benefici dell’immunoterapia dopo la resezione chirurgica in pazienti con cancro al colon localmente avanzato con dMMR. L’obiettivo dopo l’intervento è eliminare le cellule tumorali microscopiche rimanenti responsabili della recidiva e così aumentare il numero di pazienti guariti dalla loro malattia.”
Lo studio ATOMIC di fase 3 ha arruolato 712 pazienti con tumore al colon dMMR in stadio 3 che era stato rimosso chirurgicamente e si era diffuso ai linfonodi regionali.
I pazienti sono stati assegnati casualmente a ricevere la chemioterapia standard sola o la chemioterapia combinata con atezolizumab, un inibitore dei checkpoint immunitari, seguita da ulteriori atezolizumab.
A tre anni, l’86,3% dei pazienti che hanno ricevuto immunoterapia più chemioterapia era vivo e privo di malattia, rispetto al 76,2% dei pazienti che hanno ricevuto solo la chemioterapia. I risultati sono stati pubblicati quest’anno sul New England Journal of Medicine.
Spostare l’immunoterapia più precocemente nel trattamento
Gli inibitori dei checkpoint immunitari hanno trasformato il trattamento per diversi tumori avanzati. Nel cancro al colon, sono stati particolarmente efficaci contro i tumori con dMMR.
Questi tumori presentano un difetto nella loro capacità di riparare correttamente gli errori nel DNA durante la divisione cellulare, portando all’accumulo di molteplici mutazioni che possono rendere le cellule più riconoscibili al sistema immunitario.
Prima dello studio ATOMIC, l’immunoterapia veniva utilizzata principalmente per il dMMR avanzato o metastatico per il cancro colorettale.
ATOMIC ha esaminato se attivare il sistema immunitario dopo un intervento chirurgico destinato a curare il paziente potesse prevenire il ritorno del cancro.
“Invece di aspettare che il tumore al colon di un paziente sia tornato o si sia diffuso, ora possiamo usare l’immunoterapia prima quando i pazienti hanno subito un intervento chirurgico e sono in grado di prevenire o ridurre notevolmente il rischio di recidiva”, afferma il dottor Sinicrope.
Circa il 15% dei tumori al colon presenta dMMR. Testare il tumore di un paziente può identificare la dMMR e aiutare a determinare il trattamento ottimale.
Un importante progresso per i pazienti più giovani
L’approvazione arriva anche mentre i tassi di cancro del colonettale tra i giovani adulti continuano a crescere. Più di un quarto dei pazienti arruolati in ATOMIC aveva meno di 50 anni.
Lo studio includeva pazienti con sindrome di Lynch, la causa ereditaria più comune di cancro colorettale e la sindrome ereditaria più comune.
Le persone con sindrome di Lynch hanno un rischio aumentato di sviluppare diversi tumori, in particolare il cancro colorettale, e spesso sviluppano tumori in età più giovane. I tumori al colon associati alla sindrome di Lynch generalmente presentano dMMR.
“Per i pazienti che sviluppano il cancro al colon in giovane età, prevenire la recidiva può tradursi in decenni di vita acquisita”, afferma il dottor Sinicrope.
“Poter offrire un trattamento efficace come l’immunoterapia per migliorare la sopravvivenza di questi pazienti è particolarmente significativo per loro e le loro famiglie.”
Dall’intuizione scientifica a un nuovo trattamento
ATOMIC è nato da anni di ricerche sulla biologia del cancro al colon dMMR. Il dottor Sinicrope e colleghi avevano precedentemente osservato che questi tumori contengono un gran numero di cellule infiammatorie e immunitarie, comprese quelle prese di mira da inibitori dei checkpoint immunitari.
Questi risultati hanno fornito la giustificazione scientifica per testare se l’immunoterapia potesse rafforzare la risposta immunitaria del corpo contro le cellule tumorali che possono rimanere dopo l’intervento.
Il dottor Sinicrope ha sviluppato lo studio, condotto tramite l’Alliance for Clinical Trials in Oncology, parte della National Clinical Trials Network supportata dal National Cancer Institute. Hanno partecipato pazienti provenienti dagli Stati Uniti e dalla Germania.
“I pazienti che hanno partecipato a ATOMIC hanno reso possibile questo progresso, e il loro contributo cambierà il modo in cui trattiamo i pazienti con tumore al colon dMMR qui e nel mondo”, afferma il dottor Sinicrope.
La National Comprehensive Cancer Network ha precedentemente aggiornato le sue linee guida includendo atezolizumab più chemioterapia come opzione terapeutica basata sui risultati di ATOMIC.
L’approvazione della FDA stabilisce il regime come trattamento approvato per i pazienti idonei negli Stati Uniti.
Il National Cancer Institute dei National Institutes of Health e Genentech ha finanziato lo studio ATOMIC.
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Melanoma in Italia: oltre 12.900 casi annuali, serve prevenzione personalizzata V-news.it
In Italia, oltre 12.900 nuovi casi di melanoma vengono diagnosticati ogni anno, con una sopravvivenza a 5 anni superiore al 90%, ma con circa 2.500 decessi annuali. Gli esperti dell'Intergruppo melanoma italiano (IMI) sottolineano l'importanza di personalizzare la prevenzione e le cure, utilizzando l'intelligenza artificiale come supporto nella diagnosi e promuovendo la ricerca indipendente per affrontare questa crescente sfida sanitaria.
Melanoma, in Italia oltre 12.900 casi l’anno, Imi: “Personalizzare prevenzione e cure”
Situazione attuale del melanoma in Italia
(Adnkronos) – Ogni anno in Italia, oltre 12.900 persone vengono diagnosticate con melanoma e più di 221.000 pazienti convivono con questa condizione. La sopravvivenza a 5 anni supera il 90%, ma si registrano circa 2.500 decessi annuali. È quindi fondamentale incentivare la prevenzione tramite percorsi personalizzati in base al rischio individuale, assicurando controlli mirati per le persone più vulnerabili. L’intelligenza artificiale (AI) può giocare un ruolo importante in questa sfida, purché sia utilizzata come supporto e non come sostituto del clinico. Questo è quanto affermano gli specialisti dell’Intergruppo melanoma italiano (IMI), che oggi apre a Bologna il suo congresso annuale. Per tre giorni, dermatologi, oncologi, chirurghi, anatomopatologi e altri professionisti sanitari si riuniranno per discutere le ultime novità scientifiche sulla neoplasia.
Prevenzione e diagnosi personalizzata
“Il melanoma è in crescita in quasi tutti i Paesi occidentali, ma può essere affrontato con un approccio multidisciplinare – afferma Daniela Massi, professoressa e presidente IMI – Questo consente anche una maggiore personalizzazione dei trattamenti. Oltre al genere, ci sono diversi aspetti da considerare, poiché è un tumore molto eterogeneo. La precisione dell’anatomia patologica è fondamentale nel percorso diagnostico e terapeutico per guidare le scelte cliniche. Oggi, la biologia molecolare, la digital pathology e l’intelligenza artificiale offrono opportunità senza precedenti. In particolare, l’AI può fungere da ‘copilota specializzato’ per l’anatomopatologo, fornendo un supporto prezioso, soprattutto nella diagnosi.
Rischi e sfide nella cura
“Il melanoma rappresenta un problema sanitario crescente – continua Vincenzo De Giorgi, segretario IMI – La prima sfida è ridurre i comportamenti a rischio e promuovere una corretta fotoprotezione, che deve essere estesa alla vita quotidiana, con particolare attenzione a donne e giovani. È fondamentale diagnosticare il cancro precocemente e in modo più efficace. Tecniche moderne non invasive, come la dermoscopia o l’imaging avanzato, consentono di identificare melanomi sempre più piccoli e sottili. Tuttavia, l’aumento della sensibilità diagnostica deve andare di pari passo con una maggiore specificità, per evitare un numero eccessivo di asportazioni di lesioni benigne, con conseguenze per i pazienti e il sistema sanitario.
Innovazione e ricerca nel melanoma
Al congresso di Bologna, ampio spazio è dedicato anche alla ricerca sul melanoma. “Promuovere studi indipendenti è uno dei principali obiettivi della nostra Associazione – sottolinea Anna Maria Di Giacomo, consigliere IMI – Purtroppo, la ricerca no profit in Italia sta attraversando una fase critica, con una diminuzione del 57% delle sperimentazioni non finanziate dall’industria farmaceutica negli ultimi 15 anni. In questo contesto difficile, gruppi cooperativi come IMI possono svolgere un ruolo importante, promuovendo trial su farmaci innovativi in setting o popolazioni di pazienti spesso esclusi dagli studi registrativi.