Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
52.6/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Lo Iov di Padova guida il progetto nazionale Aifa per un'informazione indipendente sui farmaci oncologici lapiazzaweb.it
Un libretto illustrato accompagna un bambino tra i sei e gli undici anni dentro una missione che non ha mostri da sconfiggere, ma una malattia da capire: "La tua Squadra di Supereroi" trasforma la terapia oncologica in un racconto a fumetti, pensato per aiutare i più piccoli — e chi li assiste — ad attraversare il percorso di cura senza restare soli davanti alle parole della medicina. Nasce da qui, da un linguaggio costruito su misura per chi lo riceve, il progetto COSìsiFA.
Promosso dall'Agenzia Italiana del Farmaco, "Cittadini e Operatori SanItari sempre In-formati sul FArmaco" punta a costruire una rete nazionale che offra a cittadini, pazienti, medici e pediatri un'informazione sui medicinali scientificamente rigorosa, basata sulle evidenze e indipendente da interessi commerciali. Il progetto si sviluppa su quattro aree — cronicità e politerapia, pediatria, antibiotico-resistenza e oncologia — e ha nel portale InFarmaco.it il proprio spazio di diffusione, tra news scientifiche, guide, podcast e materiali multimediali.
Nell'area oncologica, il coordinamento del Work Package 2 è affidato alla Regione del Veneto, attraverso la collaborazione tra l'Istituto Oncologico Veneto e il Centro Regionale di Farmacovigilanza. Responsabile scientifica è Marina Coppola, con il supporto tecnico della ricercatrice sanitaria Erica Maccari e la consulenza clinica di Valentina Guarneri; la qualità e l'indipendenza dei contenuti sono affidate al comitato di redazione Zadig.
Il lavoro del gruppo è partito da un'analisi dei bisogni informativi di pazienti, famiglie e professionisti sanitari, prima di arrivare a materiali pensati per livelli diversi di approfondimento. Alla Guida per il Paziente Oncologico, dedicata ai trattamenti e alla gestione sicura dei farmaci, si affianca la guida "Ricerca clinica e percorso di cura" sulle sperimentazioni cliniche, e la Guida alla Terapia Oncologica Infusionale, utile anche per il counseling infermieristico. Per la scuola è stata pensata la guida "Comprendere le terapie oncologiche pediatriche per sostenere l'alunno a scuola", rivolta a insegnanti e genitori — la cornice in cui trova posto anche il libretto dei supereroi.
«Il nostro obiettivo è trasformare la complessità dell'informazione farmacologica in contenuti affidabili e realmente utilizzabili», spiega Marina Coppola, responsabile scientifica del progetto per l'area oncologica dello Iov. «Pazienti e caregiver devono poter trovare informazioni indipendenti e comprensibili per orientarsi tra terapie, effetti indesiderati, sperimentazioni cliniche e gestione dei farmaci: informare bene significa anche favorire un dialogo più consapevole tra paziente e professionista sanitario».
Lo stesso principio guida la lettura di Valentina Guarneri, consulente clinica dell'iniziativa: «In oncologia l'innovazione terapeutica procede rapidamente e rende ancora più importante disporre di informazioni corrette e aggiornate. Offrire a pazienti e professionisti strumenti chiari e scientificamente validati significa favorire una maggiore comprensione delle possibilità terapeutiche e sostenere decisioni sempre più condivise nel percorso di cura».
Per la direzione generale dello Iov, la posta in gioco riguarda il rapporto tra sanità e cittadini: un'informazione indipendente e di qualità, ha sottolineato la direttrice generale Patrizia Simionato, è parte di una sanità sempre più consapevole e partecipata, e lo Iov mette a disposizione le proprie competenze cliniche per garantire a pazienti, caregiver e operatori sanitari strumenti affidabili capaci di accompagnare le scelte di cura.
Restano, alla fine, le pagine di quel libretto: un bambino, una squadra di supereroi disegnata per lui, e un adulto che gliela legge accanto — la stessa distanza che COSìsiFA cerca di colmare, tra la scienza e le persone che a quella scienza si affidano.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?3
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
60.4/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Tumore del polmone. L’IA può aiutare a prevedere la risposta all’immunoterapia Quotidiano Sanità
Prevedere prima dell’inizio del trattamento quali pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule metastatico potranno beneficiare maggiormente dell’immunoterapia, integrando attraverso l’Intelligenza artificiale informazioni cliniche, immagini TC, dati genomici e di patologia digitale.
È l’obiettivo di I3Lung, progetto internazionale di ricerca che, dopo quattro anni di lavoro e il coinvolgimento di 2.396 pazienti, presenta i suoi primi risultati in uno studio pubblicato su Nature Medicine.
Il progetto è guidato da Arsela Prelaj, oncologa della Fondazione Irccs Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e principal investigator di I3Lung. Lo studio, presentato anche alla World Conference on Lung Cancer 2026, ha sviluppato modelli di machine learning e deep learning per migliorare la previsione della risposta individuale ai diversi regimi di immunoterapia e favorire una più precisa stratificazione dei pazienti con il sottotipo più comune di cancro polmonare
Per questo tipo di patologia, l’immunoterapia – combinata o meno con la chemioterapia – è lo standard di cura; ma spesso presenta una forte tossicità e purtroppo non sempre porta ad un’efficacia clinica duratura. Nonostante sia un trattamento comune da un decennio, la sua selezione nel caso di un cancro polmonare non a piccole cellule si basa ancora su analisi di sottogruppi e punteggi clinici; e l’efficacia, di fatto, si riesce a misurare solo ex post.
Lo studio pubblicato, in pratica, cambia questa prospettiva, aprendo la strada alla possibilità di prevedere prima per quali pazienti la terapia sarà più efficace e che tipo di risposta ci si può attendere.
“Abbiamo raccolto da una popolazione molto ampia quattro tipologie di dati: immagini di TC, dati di digital pathology, dati di genomica e risultati clinici di normali esami di laboratorio, integrandoli in modelli di machine learning early fusion (MLEF) e deep learning intermediate-fusion (DLIF)” spiega la dottoressa Prelaj, che nell’Istituto milanese dirige l’Ai-on Lab, il laboratorio di ricerca sulle applicazioni dell’AI in oncologia. Il risultato, in pratica, è un algoritmo in grado di prevedere meglio la risposta individuale ai regimi di immunoterapia. Ovvero, aggiunge, “uno strumento che aiuterà a stratificare correttamente i pazienti con mNSCLC e a creare un trattamento su misura per ogni caso, promettendo di migliorare molto l’efficacia dell’immunoterapia”.
La ricerca comprende anche uno usability study che ha misurato l’utilità dello strumento per una platea di medici più ampia degli specialisti del cancro al polmone. “In pratica, abbiamo scelto 100 pazienti e randomizzato 10 medici di tutto il consorzio esperti in lung cancer e 10 non esperti, quindi general oncologists. Abbiamo chiesto di predire l’efficacia dell’immunoterapia del paziente con o senza il tool. Dal confronto emerge che tutti i colleghi beneficiano dell’aggiunta di questo strumento, ma chi ne beneficia di più sono proprio i general oncologists. È un messaggio importante, che apre prospettive ampie per il futuro”, conclude Prelaj.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?3
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
57.4/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
IA contro il cancro ai polmoni: un algoritmo predice la risposta all’immunoterapia insalutenews.it
La prestigiosa rivista Nature Medicine pubblica i primi risultati di I3Lung, il grande progetto di ricerca internazionale guidato da Arsela Prelaj, oncologa dell’IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori. Lo studio (presentato anche alla World Conference on Lung Cancer 2026 in corso a Seoul) conferma un dato: l’Intelligenza Artificiale è in grado di prevedere l’efficacia dell’immunoterapia nei pazienti con cancro polmonare non a piccole cellule metastatico (mNSCLC). Permettendo “terapie più mirate e personalizzate”
Milano, 14 settembre 2026 – Quattro anni di lavoro, 2.396 pazienti coinvolti e 16 partnership attivate, per creare una rete di collaborazioni con centri clinici e di ricerca in tutto il mondo. Ma ora i3Lung, il più grande studio multimodale condotto grazie all’Intelligenza artificiale sui pazienti con cancro polmonare non a piccole cellule metastatico (mNSCLC), sta dando i primi risultati. E sono promettentissimi.
Lo certifica Nature Medicine, una delle più prestigiose riviste del settore, che pubblica uno studio prodotto dal team guidato dalla dottoressa Arsela Prelaj, oncologa della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e principal investigator del progetto.
Lo studio, che è stato presentato anche nella World Conference on Lung Cancer 2026 (il congresso più importante sul cancro al polmone che si chiude domani, 15 settembre), è nato nell’ambito di Horizon Europe 2021 e della categoria “Ensuring access to innovative, sustainable and high-quality health care”, riguarda il sottotipo più comune di cancro polmonare e ha l’obiettivo di indagare la risposta dei pazienti all’immunoterapia.
Per questo tipo di patologia, l’immunoterapia – combinata o meno con la chemioterapia – è lo standard di cura; ma spesso presenta una forte tossicità e purtroppo non sempre porta ad un’efficacia clinica duratura. Nonostante sia un trattamento comune da un decennio, la sua selezione nel caso di un cancro polmonare non a piccole cellule si basa ancora su analisi di sottogruppi e punteggi clinici; e l’efficacia, di fatto, si riesce a misurare solo ex post.
Lo studio pubblicato su Nature Medicine, in pratica, ribalta questa prospettiva, aprendo la strada alla possibilità di prevedere prima per quali pazienti la terapia sarà più efficace e che tipo di risposta ci si può attendere.
“Abbiamo raccolto da una popolazione molto ampia quattro tipologie di dati: immagini di TC, dati di digital pathology, dati di genomica e risultati clinici di normali esami di laboratorio, integrandoli in modelli di machine learning early fusion (MLEF) e deep learning intermediate-fusion (DLIF)”, spiega la dott.ssa Prelaj, che nell’Istituto milanese dirige l’Ai-on Lab, il laboratorio di ricerca sulle applicazioni dell’AI in oncologia. Il risultato, in pratica, è un algoritmo in grado di prevedere meglio la risposta individuale ai regimi di immunoterapia.
Ovvero, aggiunge Prelaj, “uno strumento che aiuterà a stratificare correttamente i pazienti con mNSCLC e a creare un trattamento su misura per ogni caso, promettendo di migliorare molto l’efficacia dell’immunoterapia”.
La ricerca comprende anche uno usability study che ha misurato l’utilità dello strumento per una platea di medici più ampia degli specialisti del cancro al polmone. “In pratica, abbiamo scelto 100 pazienti e randomizzato 10 medici di tutto il consorzio esperti in lung cancer e 10 non esperti, quindi general oncologists. Abbiamo chiesto di predire l’efficacia dell’immunoterapia del paziente con o senza il tool. Dal confronto emerge che tutti i colleghi beneficiano dell’aggiunta di questo strumento, ma chi ne beneficia di più sono proprio i general oncologists. È un messaggio importante, che apre prospettive ampie per il futuro”.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?2
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?1
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
34.1/100
Punteggio Totale
D
Valutazione
❌
Criteri Critici
Tgcom24: Roma, nuova Radioterapia avveniristica al Policlinico Campus Biomedico Video Mediaset Infinity
Matteo Renzi e Alessandro Sallusti si confrontano in studio sui principali temi dell'attualità politica. Un faccia a faccia tra posizioni diverse, tra analisi, opinioni e un acceso dibattito sui temi al centro della scena.
La tua lista
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
55.2/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
Criteri Critici
Farmaci che si attivano al momento giusto: nuove formulazioni intelligenti per portare la cura dove serve insalutenews.it
Il nuovo progetto ERC Starting Grant svilupperà materiali eutettici dinamici capaci di migliorare la solubilità dei farmaci e di rilasciarli nel punto e nel momento in cui sono necessari
Bologna, 14 settembre 2026 – Una delle sfide più importanti nello sviluppo di nuovi medicinali è la scarsa solubilità in acqua di molti principi attivi. Si stima che tra il 75% e il 90% dei nuovi medicinali in fase di sviluppo si scontra con questo problema, a cui, in alcuni casi, si affianca anche una ridotta capacità di attraversare le barriere biologiche. È per cercare nuove soluzioni su questo fronte che parte ReLiEF, nuovo progetto ERC Starting Grant vinto dall’Università di Bologna, finanziato con 1,5 milioni di euro dallo European Research Council.
Coordinato da Serena Bertoni, ricercatrice del Dipartimento di Farmacia e Biotecnologie dell’Alma Mater, il progetto svilupperà nuovi sistemi per rendere più efficaci i farmaci assunti per via orale, con formulazioni capaci di adattarsi alle condizioni presenti nell’organismo e di liberare il principio attivo dove e quando serve.
Prof.ssa Serena Bertoni
“Con ReLiEF vogliamo passare da sistemi di rilascio statici a materiali dinamici, capaci di rispondere ai segnali dell’organismo – spiega Bertoni – L’idea è progettare formulazioni che siano solide e facilmente lavorabili durante la produzione e la conservazione, ma che dopo la somministrazione modifichino la propria struttura per solubilizzare il farmaco e rilasciarlo nel luogo e nel momento più opportuni”.
Prima di poter essere assorbito dall’organismo, infatti, un farmaco assunto per bocca deve sciogliersi nei fluidi gastrointestinali: se questo processo è incompleto, però, una parte del principio attivo non può essere assorbita e quindi non può esercitare il suo effetto. Le soluzioni utilizzate oggi – dalla riduzione delle dimensioni delle particelle alla produzione di forme amorfe, fino all’impiego di tensioattivi e promotori dell’assorbimento – non sono sempre applicabili e hanno spesso problemi di stabilità, costi elevati, processi produttivi complessi o difficoltà di trasferimento su scala industriale.
ReLiEF proverà a superare questi limiti combinando due caratteristiche finora difficili da riunire nella stessa formulazione. Da una parte l’utilizzo di forme farmaceutiche solide, come compresse, capsule, granuli e microparticelle, che garantiscono stabilità, facilità di conservazione e compatibilità con i processi produttivi già utilizzati dall’industria farmaceutica. E dall’altra l’impiego di sistemi “eutettici”: miscele di sostanze che, grazie alle interazioni tra i loro componenti, fondono a una temperatura più bassa rispetto alle singole sostanze di partenza.
“Si tratta di materiali composti principalmente da acidi grassi naturali e loro derivati, progettati per modificare in modo controllato il proprio stato fisico in risposta a stimoli come la temperatura corporea, il pH, la presenza di determinati enzimi o le condizioni di stress ossidativo – dice Bertoni – In particolare, i sistemi studiati da ReLiEF saranno progettati per attivarsi attraverso questa transizione alla temperatura corporea o in risposta a specifiche condizioni fisiologiche e patologiche”.
Una formulazione sensibile al pH, ad esempio, potrebbe proteggere un principio attivo dall’ambiente acido dello stomaco e liberarlo nell’intestino. Materiali sensibili a specifici enzimi potrebbero invece consentire un rilascio mirato nel colon, mentre sistemi che rispondono allo stress ossidativo potrebbero essere utilizzati per raggiungere tessuti infiammati, come avviene nelle malattie infiammatorie intestinali. In questo modo sarebbe possibile aumentare l’efficacia del trattamento e, allo stesso tempo, limitare l’esposizione del resto dell’organismo al farmaco.
(foto: Pexels)
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
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Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
55.9/100
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B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Lo Iov guida l'area oncologica del progetto Aifa sull'informazione sui farmaci PadovaOggi
Un’informazione sul farmaco scientificamente rigorosa, basata sulle evidenze e indipendente da interessi commerciali, accessibile a cittadini, pazienti, operatori sanitari, medici e pediatri. È questo l’obiettivo di COSìsiFA, “Cittadini e Operatori SanItari sempre In-formati sul FArmaco”, il progetto promosso dall’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa), che punta a costruire una rete nazionale per favorire una conoscenza più consapevole dei medicinali, della loro efficacia e sicurezza.
Nell’ambito dell’area oncologica, il Work Package 2 (WP2) è coordinato dalla Regione del Veneto attraverso la collaborazione tra Istituto Oncologico Veneto (Iov) e Centro Regionale di Farmacovigilanza (Crfv). Responsabile scientifica e coordinatrice è Marina Coppola, con il supporto tecnico-scientifico della ricercatrice sanitaria dott.ssa Erica Maccari e la consulenza clinica di Valentina Guarneri. La qualità scientifica e l’indipendenza dei contenuti sono garantite dal comitato di redazione Zadig.
«L’informazione indipendente e di qualità è un elemento essenziale di una sanità sempre più consapevole e partecipata – sottolinea la direttrice generale dello Iov Patrizia Simionato –. Con COSìsiFA lo Iov mette a disposizione le proprie competenze cliniche e scientifiche per contribuire a garantire a pazienti, caregiver e agli operatori sanitari strumenti affidabili e comprensibili, capaci di accompagnare le persone nelle scelte e nel percorso di cura».
Il lavoro del WP2 è partito dall’analisi dei bisogni informativi e formativi di pazienti, famiglie e professionisti sanitari, per arrivare alla realizzazione di materiali validati scientificamente e pensati per diversi livelli di approfondimento. Tra gli strumenti realizzati figurano la Guida per il Paziente Oncologico, dedicata ai principali trattamenti e alla gestione sicura dei farmaci, la guida “Ricerca clinica e percorso di cura”, sulle sperimentazioni cliniche, e la Guida alla Terapia Oncologica Infusionale, con indicazioni pratiche anche per il counseling infermieristico.
Particolare attenzione è stata dedicata anche all’oncologia pediatrica e alla scuola, con la guida “Comprendere le terapie oncologiche pediatriche per sostenere l’alunno a scuola”, rivolta a insegnanti e genitori, e il libretto illustrato “La tua Squadra di Supereroi”, pensato per aiutare i bambini tra i 6 e gli 11 anni a comprendere malattia, terapie e percorso di cura.
«Il nostro obiettivo è trasformare la complessità dell’informazione farmacologica in contenuti affidabili e realmente utilizzabili – spiega Marina Coppola, responsabile scientifica e coordinatrice progetto COSIsiFA dell'Area Oncologica dello Iov –. Pazienti e caregiver devono poter trovare informazioni indipendenti e comprensibili per orientarsi tra terapie, effetti indesiderati, sperimentazioni cliniche e gestione dei farmaci. Informare bene significa anche favorire un dialogo più consapevole tra paziente e professionista sanitario».
Un valore sottolineato anche dalla prof.ssa Valentina Guarneri, consulente clinica dell'iniziativa: «In oncologia l’innovazione terapeutica procede rapidamente e rende ancora più importante disporre di informazioni corrette e aggiornate. Offrire a pazienti e professionisti strumenti chiari e scientificamente validati significa favorire una maggiore comprensione delle possibilità terapeutiche e sostenere decisioni sempre più condivise nel percorso di cura».
Il progetto sviluppato attraverso quattro aree tematiche (cronicità e politerapia, pediatria, antibiotico-resistenza e oncologia) ha nel portale InFarmaco.it il principale strumento di diffusione di news scientifiche, guide, materiali multimediali, podcast e contenuti formativi.
Il plauso del presidente Stefani
«Il Veneto è orgoglioso che siano due realtà della nostra sanità, lo Iov e il Centro regionale di Farmacovigilanza, a coordinare la parte oncologica di COSIsiFA, il progetto promosso e sostenuto dall’Agenzia Italiana del Farmaco per creare una rete nazionale dedicata alla conoscenza dei medicinali e alla consapevolezza della loro efficacia e sicurezza - afferma il presidente della Regione Veneto Alberto Stefani -. In un ambito così delicato per gli operatori e per i cittadini, poter contare su un’informazione indipendente e scientificamente rigorosa è fondamentale. È una delle caratteristiche che qualificano un sistema sanitario universale e di eccellenza come quello veneto».
«Sono certo - aggiunge Stefani - che i professionisti veneti coinvolti nel coordinamento e nel progetto stiano facendo un ottimo lavoro. Mi congratulo con il direttore generale dello Iov, Patrizia Simionato, con il direttore del CRFV, Ugo Moretti, e con tutti coloro che sono impegnati nella ricerca e nelle attività operative. Con questo progetto - conclude - il Veneto può dare un contributo importante alla collaborazione tra le Regioni e alla diffusione di contenuti qualificati. Informazioni che possono aiutare i pazienti ad affrontare con maggiore consapevolezza i propri percorsi di cura».
Molti pazienti affetti da dengue in forma grave sono stati ricoverati in ospedale: Attenzione: si stanno verificando diagnosi errate riguardo all'influenza. - Vietnam.vn
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
61.9/100
Punteggio Totale
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✅
Criteri Critici
Molti pazienti affetti da dengue in forma grave sono stati ricoverati in ospedale: Attenzione: si stanno verificando diagnosi errate riguardo all'influenza. Vietnam.vn
TPO - Recentemente, l'Ospedale Nazionale per le Malattie Tropicali ha continuato a ricevere e curare pazienti affetti da dengue con sintomi diversi. Nel reparto di virologia e parassitologia, i medici curano pazienti affetti da dengue con esordio e decorso differenti. Il primo caso è quello della signora LTT (49 anni,Hanoi). Dopo un viaggio di lavoro di 4 giorni a Ho Chi Minh City, ha iniziato ad avere febbre alta, di circa 39°C, mal di testa, dolori muscolari e stanchezza estrema. Il terzo giorno di malattia, è stata ricoverata in ospedale con congestione cutanea e delle mucose, febbre alta, dolori muscolari e articolari ed estrema stanchezza. Gli esami hanno mostrato che la sua conta piastrinica era scesa a 45 G/L. Un altro caso è quello della signora PTH (37 anni, Hanoi), casalinga. Al mattino, ha avuto febbre e mal di testa. Pensando si trattasse di un semplice raffreddore, ha acquistato un farmaco antipiretico da assumere autonomamente. Tuttavia, le sue condizioni non migliorarono. Nel pomeriggio dello stesso giorno, iniziò ad avere forti mal di testa, febbre alta superiore a 38°C, affaticamento, malessere generale e sanguinamento delle gengive. Il secondo giorno di malattia, si recò in ospedale per una visita e le fu diagnosticata la febbre dengue. Di particolare rilievo è il caso della signora NTM (58 anni, Hanoi). Si era recata a casa della famiglia di sua figlia per prendersi cura di loro, in una zona a circa 500 metri da casa sua. In precedenza, in quest'area erano stati registrati 3 casi di dengue. Ciò che rende il caso della signora M. particolarmente degno di nota è che si stava sottoponendo a chemioterapia per un cancro al retto. Quando ha contratto anche la febbre dengue, ha sviluppato febbre alta di 39-40 °C, mal di gola, tosse produttiva e congestione cutanea. La combinazione tra la terapia oncologica in corso e la febbre dengue rende più complesso il monitoraggio, la valutazione e la gestione del paziente. Fortunatamente, la signora M. è stata portata in ospedale nelle prime fasi della malattia. Dopo 7 giorni di trattamento, la febbre della paziente si è abbassata e la conta piastrinica è gradualmente aumentata. Sebbene la guarigione sia stata lenta, la paziente ha superato la fase critica. Secondo il dottor Nguyen Thanh Binh, vicedirettore del dipartimento di virologia e parassitologia, è ancora possibile commettere degli errori che ritardano l'individuazione e il monitoraggio della dengue. Un errore comune è quello di automedicarsi non appena compaiono febbre e mal di testa. Il caso della signora H. illustra come la convinzione di avere solo un comune raffreddore possa indurre i pazienti a sottovalutare la situazione nei primi giorni. In particolare, se non è stata esclusa la febbre dengue, i pazienti non devono automedicarsi con farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), poiché questi farmaci possono aumentare il rischio di emorragie. I farmaci antipiretici devono essere utilizzati solo sotto la supervisione di unmedico. La dengue viene spesso confusa con comuni infezioni virali a causa di molti sintomi simili, come febbre, mal di testa, dolori muscolari e affaticamento. Alcuni pazienti possono anche manifestare tosse o mal di gola. Se non diagnosticata e monitorata correttamente, la malattia può progredire fino a uno stadio pericoloso con trombocitopenia, aumento della permeabilità vascolare, aumento della concentrazione ematica, emorragie e rischio di shock. I medici raccomandano che le persone con patologie preesistenti o in trattamento per malattie gravi come il cancro si rivolgano tempestivamente a un medico e si sottopongano a controlli se sviluppano la febbre. Le patologie preesistenti possono infatti complicare la valutazione e la gestione della dengue. Inoltre, viaggiare, vivere o assistere pazienti in aree con un elevato numero di casi di dengue senza adottare misure di prevenzione contro le punture di zanzara può aumentare il rischio di contrarre la malattia. Per prevenire in modo proattivo la febbre dengue, è necessario adottare misure per evitare le punture di zanzara ed eliminare i focolai di riproduzione delle zanzare. Nella vita quotidiana, è necessario pulire regolarmente l'ambiente, rimuovere i cespugli e gli oggetti che possono raccogliere acqua. I contenitori dell'acqua devono essere capovolti o ben chiusi quando non vengono utilizzati. Si consiglia inoltre di indossare abiti a maniche lunghe, dormire sotto zanzariere anche di giorno e adottare adeguate misure di protezione contro le zanzare. In caso di febbre alta improvvisa, soprattutto se accompagnata da mal di testa, dolori muscolari, affaticamento o sintomi insoliti come sanguinamento delle gengive, epistassi, vomito, ecc., il paziente deve recarsi in una struttura medica per una visita, una valutazione e un monitoraggio appropriato. È necessario evitare l'automedicazione o l'uso di farmaci inappropriati. Le persone con patologie preesistenti, gli anziani, le donne in gravidanza e i bambini piccoli che contraggono la dengue devono essere attentamente monitorati secondo le indicazioni del medico, poiché questi gruppi richiedono particolare attenzione quando la malattia progredisce verso uno stadio grave. Oltre alle misure di controllo delle zanzare, è importante che le persone si informino e discutano proattivamente con il proprio medico della vaccinazione contro la dengue, tenendo conto dell'età, dello stato di salute e delle raccomandazioni vigenti. La vaccinazione è una delle misure che contribuiscono alla prevenzione della malattia e alla riduzione del peso della dengue. Fonte: https://tienphong.vn/nhieu-benh-nhan-sot-xuat-huyet-nang-nhap-vien-canh-bao-nham-voi-cam-cum-post1876205.tpo
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
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Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
51.1/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Prevenzione tumore al seno, 4 giorni di visite gratuite a Milano: quando, dove e come prenotare Il Giorno
Milano, 14 settembre 2026 – La ricerca medica avanza, ma la prevenzione non deve mai mancare. Proprio per questo, tornano a Milano quattro giorni in cui tutte le donne potranno fare controlli al seno, gratuitamente.
Si tratta di un’iniziativa nell’ambito della PittaRosso Pink Parade 2026, la camminata di 5 km a sostegno della ricerca scientifica sui tumori tipicamente femminili (seno, utero e ovaio) di Fondazione Veronesi: i senologi del Centro Diagnostico Italiano metteranno a disposizione visite gratuite alle donne dai 25 anni in su, in due ambulatori mobili.
Quando e dove
L'ambulatorio mobile del Cdi sarà in piazza Cadorna, davanti alla stazione, venerdì 16 ottobre, per poi spostarsi all'Arco della Pace sabato 17, domenica 18 e lunedì 19 ottobre, sempre dalle 8.30 alle 13.30 e dalle 14 alle 18.
Le visite
A bordo, un team di senologi Cdi effettuerà controlli clinici gratuiti e darà indicazioni personalizzate su autopalpazione e prevenzione, calibrate sui fattori di rischio individuali di ciascuna (età, familiarità, stile di vita).
“L'ostacolo maggiore nella prevenzione resta ancora l'accesso ai controlli e quindi a una diagnosi precoce: non tanto la mancanza di consapevolezza, quanto la distanza tra il sapere cosa fare e il trovare il momento, il luogo, l'occasione giusta per farlo ogni anno. Rinnoviamo quindi la nostra presenza in piazza con convinzione, perché ogni visita in più significa una diagnosi anticipata, e ogni diagnosi anticipata significa cure meno invasive e più efficaci”, commenta la dottoressa Daniela Bossi, senologa consulente del Centro Diagnostico Italiano.
Come prenotare
Le prenotazioni per le visite si apriranno il 1° ottobre. Per prenotare, contattare il numero telefonico 02 48317300, dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 17.
Il Cdi è un gruppo di strutture sanitarie ambulatoriali nato a Milano nel 1975 e presente oggi sul territorio lombardo attraverso un network di 36 sedi che includono Corsico, Rho, Legnano, Cernusco sul Naviglio, Pavia, Varese e Besozzo.
Pittarosso Pink Parade
Quest'anno la PittaRosso Pink Parade sarà domenica 18 ottobre. L’edizione 2026 segnerà un traguardo importante: da 13 anni PittaRosso è con voi al fianco delle donne nella lotta contro i tumori femminili.
I PERCORSI – Anche quest'anno si potrà scegliere tra due modalità di partecipazione. A Milano con la tradizionale camminata di 5km, dove all’arrivo il Villaggio PPP si trasformerà in una grandissima festa musicale, insieme all’animazione di Radio Italia. Oppure come evento diffuso, partecipando dove si vuole e con chi si svuole.
RACCOLTA FONDI – L’evento ha un obiettivo chiaro e definito: raccogliere fondi per sostenere un progetto di ricerca scientifica di grande rilevanza. Il ricavato dell'evento è interamente devoluto a Fondazione Veronesi per finanziare la ricerca scientifica sui tumori femminili.
LO STUDIO – La dodicesima edizione della PittaRosso Pink Parade contribuirà all’implementazione della piattaforma di Fondazione Veronesi dedicata alla cura del tumore al seno, che vedrà al suo interno l’avvio di uno nuovo studio clinico. Il nuovo progetto clinico è uno studio di fase 3, una sperimentazione condotta su un ampio numero di pazienti per confermare l’efficacia e la sicurezza di nuovi trattamenti e favorirne l’introduzione nella pratica clinica.
Lo studio vedrà l’impiego di un farmaco innovativo appartenente alla classe degli anticorpi coniugati (trastuzumab deruxtecan) per colpire il tumore in maniera più mirata, riducendo l’esposizione dei tessuti sani al trattamento. La sperimentazione coinvolgerà donne con tumore della mammella HR+/HER2− che, nonostante la chemioterapia somministrata prima dell’intervento chirurgico, presentano ancora una malattia residua con caratteristiche biologiche aggressive. L’obiettivo dello studio è verificare se il trattamento con trastuzumab deruxtecan sia in grado di ridurre il rischio di recidiva e migliorare le prospettive di guarigione a lungo termine, contribuendo a personalizzare ulteriormente le strategie terapeutiche per queste pazienti"
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
56.3/100
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B
Valutazione
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Criteri Critici
Ictus dopo una diagnosi di tumore: rischio 2,5 volte più alto nei primi tre mesi la Repubblica
Una diagnosi di tumore può rappresentare un momento delicato non soltanto dal punto di vista oncologico. Nei primi tre mesi aumenta anche il rischio di ictus ischemico e per alcune neoplasie l’incremento appare particolarmente rilevante. A indicarlo è un nuovo studio pubblicato sulla rivista Cancer condotto su oltre 182 mila persone con tumore invasivo, secondo cui nell’anno successivo alla diagnosi si sono verificati complessivamente l’80% di ictus in più rispetto a quanto atteso nella popolazione generale. Ma è guardando ai primi mesi e ai diversi tipi di cancro che emergono i dati più significativi.
Oltre 182 mila pazienti oncologici studiati
Il rapporto tra tumori e rischio cerebrovascolare è noto da tempo, ma rimangono ancora da chiarire alcuni aspetti fondamentali: quando il pericolo è maggiore e quali pazienti sono più esposti. Per cercare una risposta, i ricercatori hanno incrociato i dati di due grandi registri israeliani, l’Israel National Cancer Registry e l’Israel National Stroke Registry. L’analisi ha riguardato 182.221 adulti dai 40 anni in su, ai quali era stato diagnosticato per la prima volta un tumore invasivo tra il 2014 e il 2021. Gli studiosi hanno quindi verificato quanti nuovi ictus ischemici si fossero verificati entro un anno dalla diagnosi oncologica.
Il rischio di ictus aumenta dell’80%
Nel complesso, nei pazienti oncologici sono stati registrati l’80% di ictus in più rispetto al numero atteso sulla base dei dati della popolazione generale. In termini assoluti, nell’arco di un anno si sono verificati 62 ictus ogni 10.000 pazienti con tumore. Il dato più interessante riguarda, però, il momento in cui il rischio raggiunge il suo massimo: i primi tre mesi dopo la diagnosi. In questa finestra temporale il tasso di ictus è risultato 2,5 volte superiore a quello atteso. Un elemento che potrebbe avere conseguenze importanti nell'individuazione dei pazienti oncologici che necessitano di una maggiore attenzione anche sul fronte cardiovascolare e cerebrovascolare.
Pancreas e polmone, il rischio più alto
Non tutti i tumori, infatti, sembrano comportarsi allo stesso modo. L'associazione più marcata è stata osservata nel tumore del pancreas: in questi pazienti il tasso di ictus è risultato 5,9 volte superiore a quello atteso, con 162 casi ogni 10.000 pazienti. Segue il tumore del polmone, associato a un tasso di ictus 3,9 volte più elevato. Diversa la situazione per due delle neoplasie più diffuse: tumore della mammella e tumore della prostata non sono risultati associati a un aumento del rischio di ictus rispetto alla popolazione generale.
Più esposti i pazienti giovani e con tumore avanzato
Un altro risultato interessante riguarda l'età. Rispetto alla popolazione generale, l'aumento relativo del rischio di ictus è apparso particolarmente elevato nei pazienti oncologici più giovani. Anche lo stadio della malattia sembra avere un peso: l'associazione è risultata maggiore nelle persone con tumore in fase avanzata. Lo studio, tuttavia, individua un'associazione epidemiologica e non significa che una diagnosi di cancro provochi necessariamente un ictus. I risultati servono piuttosto a individuare gruppi e momenti nei quali potrebbe essere utile prestare maggiore attenzione al rischio cerebrovascolare.
I primi tre mesi come “finestra critica”
È proprio questo l'aspetto sottolineato da Carmit Libruder, dell'Università di Haifa e del Ministero della Salute israeliano, tra gli autori dello studio. Secondo la ricercatrice, i risultati individuano nei primi mesi successivi alla diagnosi di cancro una “finestra critica” caratterizzata da un aumento del rischio di ictus ischemico. Le marcate differenze osservate tra le diverse neoplasie, con incrementi particolarmente pronunciati nel tumore del pancreas e del polmone, indicano inoltre la necessità di capire meglio quali pazienti potrebbero beneficiare di una valutazione più attenta del rischio cerebrovascolare.
Perché tumori e ictus possono essere collegati?
Il nuovo studio fotografa soprattutto quanto e quando aumenta il rischio, ma il rapporto biologico tra cancro e ictus è complesso e può coinvolgere diversi meccanismi. Il tumore può essere associato, per esempio, ad alterazioni dei processi di coagulazione che favoriscono la formazione di trombi. A questo possono aggiungersi condizioni individuali e, in alcuni casi, gli effetti dei trattamenti oncologici. Proprio per questo il dato non deve essere interpretato come un allarme generalizzato per chi riceve una diagnosi di tumore. Suggerisce piuttosto la possibilità di integrare sempre di più la valutazione del rischio cardiovascolare e cerebrovascolare nel percorso oncologico, concentrando l'attenzione sui pazienti e sui periodi nei quali il rischio risulta maggiore.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?5
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
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64.8/100
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Criteri Critici
Tumore al seno, test genomici guidano l’appropriatezza della chemioterapia Doctor33
Nel 2025 in Italia sono stati eseguiti 9.800 test genomici per il tumore del seno, in aumento rispetto agli 8.700 del 2024, ma ancora al di sotto dei circa 13mila esami che ogni anno sarebbero necessari. Dal 2020 a oggi ne sono stati prescritti complessivamente oltre 30mila. È uno dei dati emersi dal documento finale dell'Osservatorio Nazionale sui Test Genomici, presentato a Milano insieme ai risultati dei primi due anni di attività.
Il tema riguarda in particolare le donne con carcinoma mammario in stadio precoce HR+/HER2-, per le quali i test genomici possono contribuire alla decisione sulla terapia adiuvante dopo l'intervento chirurgico. Gli esami forniscono infatti informazioni sul rischio di recidiva e hanno un ruolo predittivo nell'individuare le pazienti che possono trarre beneficio dalla chemioterapia. Secondo i dati presentati dall'Osservatorio, il loro impiego può ridurre del 48% il ricorso alla chemioterapia in questa popolazione.
Test genomici per selezionare le pazienti che possono beneficiare della chemioterapia
Il punto centrale è rendere più precisa la selezione delle pazienti, evitando sia un trattamento non necessario sia la mancata somministrazione della chemioterapia quando può offrire un beneficio.
"È stato dimostrato come siano esami in grado di ottimizzare il ricorso alla chemioterapia – sottolinea Carmen Criscitiello, Consigliere Nazionale dell'AIOM/Associazione Italiana di Oncologia Medica -. Nel trattamento del carcinoma mammario precoce HR+/HER2- possono diminuire del 48% l'utilizzo della chemioterapia nelle nostre pazienti. Questi test rivestono un ruolo estremamente importante nella personalizzazione delle terapie e nella de-intensificazione dei trattamenti. La chemioterapia deve essere somministrata laddove necessario e utile, in funzione della stima del rischio di recidiva di malattia e del beneficio atteso. Un'adeguata selezione delle pazienti può consentire di evitare un trattamento chemioterapico alle donne che non ne hanno necessità, con un risparmio in termini di effetti collaterali, ma anche di costi per l'intera collettività".
I test genomici sono esami multigenici di biologia molecolare che aggiungono informazioni a quelle ottenute attraverso l'anatomia patologica tradizionale. Il loro contributo si inserisce quindi nella valutazione complessiva delle caratteristiche della neoplasia e nella definizione del percorso terapeutico.
"Il carcinoma della mammella in fase precoce è sempre più curabile e guaribile, grazie all'evoluzione dei trattamenti che ha portato alla medicina di precisione", spiega Giancarlo Pruneri, Direttore del Dipartimento di Diagnostica Avanzata presso la Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. "Il referto istopatologico e i dati molecolari, che oggi possiamo raccogliere, ci permettono una selezione migliore e più accurata delle terapie. I test genomici sono esami multigenici di biologia molecolare che forniscono maggiori informazioni, rispetto a quelle garantite dall'anatomia patologica 'tradizionale'. Abbiamo a disposizione strumenti precisi per la previsione del beneficio della chemioterapia".
Utilizzo in crescita, ma restano differenze territoriali
Nonostante l'incremento registrato negli ultimi anni, secondo l'Osservatorio l'accesso ai test rimane non uniforme sul territorio nazionale. A fronte dei 13mila esami che sarebbero indicati ogni anno, nel 2025 ne sono stati effettuati circa 3.200 in meno.
Le ragioni indicate dagli esperti non riguardano soltanto gli aspetti economici e organizzativi, ma anche la gestione multidisciplinare dei casi, la formazione dei professionisti e il ricorso a strumenti diagnostici differenti.
"Negli ultimi anni l'adozione ai test è progressivamente aumentata in Italia e mostra un trend in crescita anche se con andamenti non ancora uniformi – prosegue Alessandra Fabi, Consigliere Nazionale AIOM -. Riteniamo che queste differenze siano dovute soprattutto a una mancata o incompleta discussione multidisciplinare dei singoli casi di cancro. Non sempre vi è poi una formazione specifica dei professionisti sanitari e a volte si ricorre a test alternativi che però producono evidenze scientifiche differenti. L'insufficiente utilizzo è perciò dovuto anche a fattori 'culturali' e non solo a motivi economici-organizzativi. Come Osservatorio Nazionale intendiamo proseguire anche nel 2027 nelle nostre attività prestando particolare attenzione a quelle Regioni dove è più necessario e urgente promuovere l'uso di questi strumenti diagnostici".
La necessità di una valutazione appropriata riguarda anche le pazienti con interessamento linfonodale. "In Italia circa un terzo delle donne operate per il tumore del seno presentano 1-3 linfonodi ascellari positivi – aggiunge Corrado Tinterri, Professore Associato all'Humanitas University e Responsabile dell'UO di Senologia alla Breast Unit dell'Humanitas Cancer Center di Rozzano -. Sono pazienti che hanno un alto rischio di recidiva della neoplasia e tutte le evidenze scientifiche, prodotte negli ultimi anni, documentano come il test genomico possa indicare l'eventuale utilità del trattamento chemioterapico. In particolare, gli studi TAILORx e RxPONDER ne hanno valutato l'efficacia tra le donne sia in post che in pre-menopausa. Secondo gli ultimi dati l'esame andrebbe prescritto a una paziente su quattro che ogni anno nel nostro Paese viene colpita dalla neoplasia mammaria".
Accesso ai test e organizzazione dei percorsi
Il problema dell'accesso è al centro anche delle richieste delle associazioni delle pazienti. Dal 2020 è stato avviato un percorso che ha contribuito alla costituzione di un fondo nazionale da 20 milioni di euro annui destinato a garantire gratuitamente i test alle donne per le quali sono indicati.
"Dal 2020 – conclude Rosanna D'Antona, Presidente di Europa Donna Italia – abbiamo iniziato un percorso in alleanza con la classe medica e le società scientifiche, per far arrivare la voce delle pazienti ai decisori. Abbiamo lanciato campagne che, con il contributo delle associazioni sul territorio, hanno raccolto oltre 15.000 firme, ottenuto attenzione pubblica e portato alla costituzione di un fondo nazionale da 20 milioni di euro annui, per garantire gratuitamente i test genomici alle donne che ne avevano indicazione. Molto, tuttavia, resta ancora da fare, a partire da equità di accesso e organizzazione dei percorsi. Vanno rimossi i ritardi burocratici e superati alcuni problemi organizzativi per garantire alle pazienti i medesimi diritti, su tutto il territorio. Siamo pronte, insieme alla nostra rete associativa, a fare la nostra parte".
La seconda fase dell'attività dell'Osservatorio prevede l'ampliamento della partecipazione alle associazioni dei pazienti e alle istituzioni e l'organizzazione di incontri regionali, con tavoli di lavoro che coinvolgeranno direzioni generali, assessorati alla sanità, rappresentanti istituzionali e clinici.
Tra le ipotesi indicate dagli esperti vi è anche la possibilità di anticipare il test alla biopsia diagnostica, così da disporre delle informazioni prima dell'intervento e migliorare la pianificazione terapeutica anche in ottica neoadiuvante. Attualmente, tuttavia, il quadro normativo nazionale non prevede il rimborso del test eseguito sulla biopsia.
"Vogliamo creare un dialogo più strutturato per garantire l'accesso a tutte le pazienti eleggibili – concludono gli esperti -. Per esempio, vi è la possibilità di anticipare l'esecuzione del test sulla biopsia diagnostica e ciò consentirebbe una migliore pianificazione terapeutica anche in ottica neoadiuvante, e quindi prima dell'intervento chirurgico. Potremmo avere una netta riduzione dei tempi complessivi dell'intero percorso di cura. Tuttavia, l'attuale quadro normativo nazionale non prevede il rimborso del test su biopsia ed eventuali modifiche richiederebbero un aggiornamento dei decreti. Bisogna infine valutare un possibile ampliamento del fondo nazionale di 20 milioni per l'acquisto dei test genomici".
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
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51.5/100
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Criteri Critici
Borsa Zurigo: +4% Roche, esito positivo di uno studio su farmaco oncologico Il Sole 24 ORE
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 14 set - Roche svetta alla Borsa di Zurigo grazie ai positivi risultati preliminari di uno studio si fase III su un farmaco per la cura del tumore al polmone a piccole cellule. Il titolo del colosso farmaceutico elvetico segna un progresso del 4% a 358,10 franchi svizzeri, che lo issa al primo posto nell'indice Smi.
In occasione di un congresso medico, Roche ha pubblicato l'esito preliminare dello studio di Fase III Taishan-302, condotto in collaborazione con MediLink, che sta valutando Tam-Peli (tambotatug pelitecan1) rispetto al topotecan in pazienti cinesi affetti da carcinoma polmonare a piccole cellule (Sclc) recidivato dopo chemioterapia a base di platino. Il test ha raggiunto l'endpoint primario, dimostrando un beneficio statisticamente e clinicamente significativo sulla sopravvivenza globale. Come precisa un comunicato, nello studio condotto in Cina il tambotaug pelitecan ha ridotto il rischio di morte del 54% e la progressione della malattia del 71%. La sopravvivenza globale mediana ha raggiunto i 13,3 mesi per Tam-peli, contro i 9,4 mesi del trattamento standard. Gli endpoint secondari hanno mostrato una sopravvivenza libera da progressione mediana di 7,4 mesi, rispetto a 2,8 mesi e un tasso di risposta del 59,1%, rispetto al 9,7% per il trattamento standard. Inoltre, il Centro per la Valutazione dei Farmaci dell'Amministrazione Nazionale Cinese dei Prodotti Medici ha ufficialmente accettato la domanda di autorizzazione all'immissione in commercio. Sottolineando l'efficacia del trattamento in una malattia particolarmente aggressiva, Levi Garraway, Direttore Medico e Responsabile dello Sviluppo Globale dei Prodotti di Roche, ha sottolineato che questi risultati rafforzano l'intenzione dell'azienda di avviare rapidamente studi di Fase III a livello globale. Come evidenzia Roche nel suo comunicato, il tumore ai polmoni rimane la principale causa di morte per cancro in tutto il mondo, superando i tassi di mortalita' combinati di cancro al seno, alla prostata e allo stomaco. Ogni anno, miete 1,8 milioni di vittime. Il carcinoma polmonare a piccole cellule (Sclc) rappresenta il 15% delle diagnosi di cancro ai polmoni. E' una forma di cancro ai polmoni altamente aggressiva che progredisce rapidamente, indipendentemente dallo stadio della malattia al momento della diagnosi. Nonostante i progressi nel trattamento di prima linea, l'Sclc spesso recidiva o progredisce e gli esiti rimangono sfavorevoli per molte persone con malattia recidivante.
gli-col.
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(RADIOCOR) 14-09-26 11:20:18 (0199)SAN 5 NNNN
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Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
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Criteri Critici
Tumore al seno. Aifa approva rimborsabilità inavolisib per le pazienti con mutazione PIK3CA Quotidiano Sanità
L’AIFA, Agenzia Italiana del Farmaco, ha approvato la rimborsabilità di inavolisib in combinazione con palbociclib e fulvestrant, per il trattamento di pazienti con carcinoma mammario localmente avanzato o metastatico endocrino resistente, positivo ai recettori ormonali (HR+), HER2-negativo e con mutazione del gene PIK3CA.
Il carcinoma mammario HR+/HER2- rappresenta circa il 70% di tutti i tumori della mammella. In circa i il 40% dei casi metastatici di questo sottotipo è presente una mutazione del gene PIK3CA, alterazione molecolare associata all’attivazione della via PI3K e correlata a prognosi sfavorevole e resistenza ai trattamenti endocrini standard.
Lo studio
La decisione di AIFA si basa sui risultati dello studio registrativo di fase III INAVO120, pubblicato dal New England Journal of Medicine nell’ottobre 2024, che ha valutato inavolisib in combinazione con palbociclib e fulvestrant in 325 pazienti con carcinoma mammario localmente avanzato o metastatico ER-positivo, HER2-negativo con mutazione PIK3CA e malattia endocrinoresistente.
Lo studio ha dimostrato una riduzione del 57% del rischio di progressione o morte rispetto a palbociclib e fulvestrant da soli, con una sopravvivenza libera da progressione più che raddoppiata (15,0 mesi versus 7,3 mesi). Inoltre, l’aggiornamento dei dati ha evidenziato un beneficio significativo e clinicamente rilevante in termini di sopravvivenza globale, con una mediana di 34,0 mesi rispetto ai 27,0 mesi del braccio di controllo (riduzione del rischio di decesso del 33%).
Inavolisib è il primo e unico inibitore della via PI3K ad aver dimostrato un vantaggio in termini di sopravvivenza globale nel trattamento di prima linea di questa popolazione di pazienti.
“Inavolisib è la prima terapia target specifica per i pazienti con la mutazione PIK3CA ad essere indicata in prima linea metastatica a seguito di recidiva precoce – afferma Giuseppe Curigliano, Professore di Oncologia Medica presso l’Università degli Studi di Milano e Direttore della Divisione Nuovi Farmaci per Terapie Innovative dell’Istituto Europeo di Oncologia – Lo studio INAVO 120 ha dimostrato che la combinazione di inavolisib, fulvestrant e palbociclib è in grado di raddoppiare la sopravvivenza libera da progressione e di ridurre del 33% il rischio di morte”.
“Con questa approvazione – continua Curigliano – si aggiunge un nuovo tassello all’oncologia di precisione nel carcinoma mammario metastatico HR+/HER2-. Ancora più rilevante è il fatto che si tratti del primo e unico inibitore di PI3K ad aver dimostrato un beneficio statisticamente significativo anche in termini di sopravvivenza globale. Un risultato che conferma come l’identificazione precoce del biomarcatore possa tradursi in un beneficio concreto e duraturo per le pazienti. Inoltre, ha un profilo di sicurezza ben caratterizzato e gestibile nella pratica clinica, aspetto particolarmente importante nel trattamento di una patologia cronica come il tumore della mammella metastatico”.
La mutazione PIK3CA
La disponibilità di questa terapia rende ancora più importante l’identificazione tempestiva della mutazione PIK3CA.
“La disponibilità di una terapia personalizzata utilizzabile già in prima linea rende fondamentale identificare tempestivamente la mutazione PIK3CA, che oggi rappresenta un biomarcatore decisivo per orientare le scelte terapeutiche per le pazienti – osserva Umberto Malapelle, Professore Associato del Dipartimento di Sanità Pubblica dell’Università Federico II di Napoli, coordinatore del PMMP – SIAPEC e Presidente della International Society of Liquid Biopsy – Questa analisi dovrebbe essere effettuata preferibilmente attraverso tecnologie di sequenziamento di nuova generazione, come nello studio registrativo INAVO120, e può essere eseguita sia sul tessuto tumorale sia attraverso un semplice prelievo di sangue, grazie alla valutazione del DNA tumorale circolante. In un contesto in cui il numero di biomarcatori nel tumore della mammella è in costante crescita e comprende anche alterazioni, come quelle a carico di AKT1, PTEN ed ESR1, è sempre più importante disporre di test accurati e di referti chiari e standardizzati. Solo attraverso una stretta collaborazione tra patologi, biologi molecolari e oncologi è possibile garantire alle pazienti un accesso rapido alle migliori strategie di cura personalizzate”.
Un passo avanti nella medicina di precisione
Con l’approvazione di inavolisib, la medicina di precisione compie un ulteriore passo avanti nel tumore al seno: questa novità terapeutica valorizza il ruolo della profilazione molecolare e incoraggia la collaborazione multidisciplinare per un approccio sempre più personalizzato alla cura delle pazienti con carcinoma mammario avanzato.
“L’approvazione di questa nuova terapia per il tumore al seno metastatico è un segnale importante e rappresenta un ulteriore passo avanti della medicina di precisione e della genomica, che oggi consentono di identificare specifiche mutazioni del tumore e di offrire trattamenti sempre più mirati e appropriati – sottolinea Antonella Campana, Presidente di Fondazione IncontraDonna – Il progresso della ricerca non significa solo nuovi farmaci, ma anche la possibilità di individuare con maggiore precisione quali pazienti possano trarre maggior beneficio. Perché questo potenziale si traduca in un vantaggio reale è indispensabile garantire un accesso omogeneo e tempestivo sia ai test molecolari sia alle innovazioni terapeutiche, attraverso reti organizzative efficienti su tutto il territorio nazionale. Come Fondazione IncontraDonna continueremo a lavorare affinché ogni paziente, in tutta Italia, possa accedere tempestivamente alle migliori opportunità di diagnosi e cura”
L’impegno di Roche
“Quella del tumore al seno è un’area in cui Roche è storicamente impegnata e in cui, con i nostri investimenti e le nostre innovazioni, abbiamo contribuito nel corso degli ultimi decenni a trasformare la pratica clinica e cambiare la storia naturale della malattia – conclude Anna Maria Porrini, Direttore medico di Roche Italia – Oggi segniamo un ulteriore passo avanti nella direzione di una medicina sempre più personalizzata, puntando sull’identificazione di un biomarcatore chiave come la mutazione PIK3CA. I risultati dell’azione su questo target rappresentano l’espressione concreta di un impegno che continua a rinnovarsi anche con studi che andranno a valutare il potenziale terapeutico della molecola in altre indicazioni e di nuove molecole per tumori ormono-sensibili, con l’obiettivo ultimo di ampliare le opportunità di trattamento e gli esiti clinici di un numero sempre più ampio di pazienti con tumore al seno e con significativi bisogni ancora non soddisfatti”.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
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Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
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Criteri Critici
La dengue nei pazienti oncologici sottoposti a chemioterapia può avere un decorso complicato. Vietnam.vn
(CLO) L'Ospedale Centrale per le Malattie Tropicali ha continuato a ricevere pazienti affetti da dengue in diverse circostanze, da persone appena rientrate da viaggi di lavoro a coloro che hanno contratto la malattia nella comunità, compresi pazienti sottoposti a chemioterapia per il cancro. La signora LTT, 49 anni, diHanoi, ha iniziato ad avvertire febbre alta (39 gradi Celsius), mal di testa, dolori muscolari e affaticamento dopo essere rientrata da un viaggio d'affari di quattro giorni a Ho Chi Minh City. Il terzo giorno di malattia, è stata ricoverata presso il reparto di Virologia e Parassitologia dell'Ospedale Nazionale per le Malattie Tropicali, presentando febbre alta, congestione cutanea e delle mucose, dolori muscolari e articolari ed estrema stanchezza. Gli esami hanno evidenziato una riduzione della conta piastrinica a 45 G/L. Un altro caso è quello della signora PTH, 37 anni, di Hanoi. Questa casalinga inizialmente avvertiva solo febbre e mal di testa al mattino, quindi pensava di avere un comune raffreddore e ha acquistato autonomamente un farmaco antipiretico. Nel pomeriggio, le sue condizioni non erano migliorate; lamentava forti mal di testa, febbre superiore ai 38 gradi Celsius, affaticamento, malessere generale e sanguinamento delle gengive. Il secondo giorno di malattia, si recò in ospedale per una visita e le fu diagnosticata la febbre dengue. La signora M. si è recata a casa della famiglia di sua figlia, a circa 500 metri di distanza. In precedenza, tre persone in quella zona avevano contratto la febbre dengue. Quando contrasse anche la dengue, presentò febbre alta di 39-40 gradi Celsius, mal di gola, tosse produttiva e congestione cutanea. Il trattamento simultaneo del tumore e della dengue complicò il monitoraggio, la valutazione e la gestione di entrambe le patologie. Fortunatamente, è stata ricoverata in ospedale nelle fasi iniziali. Dopo sette giorni di trattamento, la febbre si è abbassata e la conta piastrinica è gradualmente aumentata di nuovo. Sebbene la guarigione sia stata lenta, ha superato la fase critica. Secondo il dottor Nguyen Thanh Binh, vicedirettore del Dipartimento di Virologia e Parassitologia, questi casi dimostrano che la dengue può manifestarsi in molte circostanze diverse. I pazienti possono contrarre la malattia dopo aver viaggiato in un'area in cui sono stati segnalati casi, ma possono anche essere infettati dal virus all'interno della comunità. Un errore comune è quello di automedicarsi ai primi sintomi di febbre e mal di testa, presumendo che si tratti solo di un comune raffreddore. Questo può ritardare la diagnosi della malattia. In particolare, se non è stata esclusa la dengue, i pazienti non devono automedicarsi con farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), poiché questa classe di farmaci può aumentare il rischio di emorragie. I farmaci antipiretici devono essere utilizzati solo sotto la supervisione di unmedico. "La dengue può essere confusa con comuni infezioni virali perché i sintomi iniziali sono piuttosto simili, come febbre, mal di testa, dolori muscolari e affaticamento. In alcuni casi possono comparire anche tosse o mal di gola. Tuttavia, se non diagnosticata e monitorata correttamente, la malattia può progredire fino a uno stadio pericoloso con trombocitopenia, aumento della permeabilità vascolare, aumento della concentrazione ematica, emorragie e shock", ha aggiunto il dottor Binh. Il rischio è ancora maggiore nelle persone con patologie preesistenti o in quelle sottoposte a trattamenti per malattie gravi come il cancro. In caso di febbre, questo gruppo di persone deve essere visitato tempestivamente perché le patologie di base possono complicare la valutazione e la gestione della dengue. Il dottor Binh ha sottolineato che gli anziani, le donne in gravidanza e i bambini piccoli che contraggono la dengue devono essere attentamente monitorati, poiché la malattia può progredire rapidamente e in modo imprevedibile, soprattutto quando compaiono i segnali di allarme. Il rischio di contrarre la malattia non deriva solo dal viaggiare in zone colpite da epidemie. Anche le persone che vivono o si prendono cura di pazienti in aree con un elevato numero di casi di dengue possono essere infettate se non prestano attenzione e non adottano precauzioni contro le punture di zanzara. Per prevenire la dengue, il dottor Binh consiglia di eliminare i focolai di riproduzione delle zanzare e di ridurre al minimo le punture. Tra le misure da adottare vi sono la pulizia regolare dell'ambiente, la rimozione di cespugli e oggetti che possono raccogliere acqua, nonché il capovolgimento o la copertura dei contenitori d'acqua quando non vengono utilizzati. È consigliabile indossare indumenti a maniche lunghe, dormire sotto zanzariere anche di giorno e utilizzare repellenti per zanzare adeguati. In caso di febbre alta improvvisa, soprattutto se accompagnata da mal di testa, dolori muscolari, affaticamento o sintomi insoliti come sanguinamento delle gengive, epistassi o vomito, il paziente deve recarsi in una struttura medica per una visita e un monitoraggio. È necessario evitare l'automedicazione o l'assunzione di farmaci senza prescrizione medica. Fonte: https://congluan.vn/sot-xuat-huyet-o-nguoi-dang-hoa-tri-ung-thu-dien-bien-phuc-tap-post360583.html