📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?2
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Tumore al seno, perché le nuove terapie (come l'immunoterapia) non funzionano per tutte? La risposta dalla ricerca Il Messaggero
Farmaci intelligenti, capaci di colpire il tumore al seno con una precisione mai vista: ma funzionano davvero per tutte? La risposta potrebbe trovarsi in una doppia indagine innovativa: dentro il tumore, grazie alle mappe genomiche, e nel sangue, seguendo minuscoli messaggeri rilasciati dalle cellule malate.
Negli ultimi anni, infatti, le terapie oncologiche hanno compiuto un salto decisivo. Tra queste, i coniugati anticorpo-farmaco (Adc), che agiscono come un cavallo di Troia portando la chemioterapia direttamente nelle cellule tumorali, stanno cambiando la pratica clinica anche nelle forme più difficili e resistenti. In molti casi hanno ampliato le possibilità di cura e aperto scenari impensabili fino a poco tempo fa.
Perché non tutte rispondono allo stesso modo
Eppure, proprio mentre queste armi diventano disponibili, emerge un problema cruciale: non tutte le pazienti rispondono allo stesso modo. Alcune ottengono benefici duraturi, altre sviluppano rapidamente resistenza. La vera rivoluzione, oggi, non è solo avere nuove terapie, ma capire per chi funzionano davvero. Da questa esigenza nasce un progetto di ricerca del Pascale, finanziato dal ministero della Salute, che punta a decifrare in anticipo la risposta alle cure nelle pazienti con carcinoma mammario in fase iniziale trattate con terapie innovative, inclusa l'immunoterapia.
Il primo strumento è la trascrittomica spaziale: una tecnologia che permette di osservare l'attività dei geni mantenendo la loro posizione all'interno del tessuto tumorale. In pratica, una «mappa» dettagliata che mostra non solo quali segnali biologici sono attivi, ma anche dove si accendono e come interagiscono nel microambiente del tumore. Il secondo è rappresentato dagli esosomi, minuscole vescicole che si staccano dalle cellule, incluse quelle tumorali, e viaggiano nel sangue trasportando informazioni preziose. Veri e propri «messaggeri» della malattia, che possono essere intercettati con un semplice prelievo, con quella che viene definita biopsia liquida.
I due fattori: il tumore e il sangue
Analizzando questi due livelli, il tumore e il sangue, i ricercatori cercheranno di seguire l'evoluzione della malattia nel tempo. I campioni verranno infatti raccolti prima dell'inizio delle terapie e al momento dell'intervento chirurgico, per capire come il tumore si trasforma sotto la pressione dei trattamenti. «L'obiettivo dello studio - spiega Michelino De Laurentiis, principal investigator del progetto e direttore del dipartimento di Oncologia senologica e toraco -polmonare dell'Irccs Fondazione Pascale - è duplice: identificare biomarcatori predittivi di risposta alle terapie innovative, inclusa l'immunoterapia, e caratterizzare i meccanismi molecolari precoci di resistenza. La trascrittomica spaziale ci consente di mappare con precisione l'attività genica nel microambiente tumorale preservandone l'organizzazione spaziale, mentre l'analisi degli esosomi circolanti rende possibile un monitoraggio dinamico, non invasivo, dell'evoluzione della malattia sotto pressione terapeutica. È un cambio di paradigma: dalla risposta osservata a posteriori alla risposta predetta a priori. Questo è ciò che la medicina di precisione deve diventare per avere un impatto reale sull'esito clinico delle nostre pazienti».
Questi temi, dalla rivoluzione dei farmaci mirati alla sfida della selezione delle pazienti, saranno al centro della prima edizione della «Gulf of Naples Breast Cancer Conference», congresso internazionale in programma a Ravello oggi e domani presso l'Auditorium Oscar Niemeyer. Il congresso è presieduto da Grazia Arpino (Università Federico II di Napoli), Antonio Giordano (Dana-Farber Cancer Institute / Harvard Medical School, Boston) e Michelino De Laurentiis (IRCCS Fondazione Pascale di Napoli), con Sabino De Placido come Honorary Chair, e si svolge con il patrocinio dell'IRCCS Fondazione Pascale, dell'Università Federico II e del Comune di Ravello. L'evento porta a Ravello una delegazione significativa di esperti del Dana-Farber Cancer Institute — uno dei principali centri mondiali per la ricerca sul tumore al seno afferente alla prestigiosissima Università di Harvard — insieme ad altri esperti Statunitensi di primo piano e ai più importanti gruppi italiani ed europei attivi nel campo, per due giornate di confronto su evidenze recenti e questioni ancora aperte.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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Criteri Critici
MedEA: tra le diagnosi erogate, il melanoma rappresenta il 4,2% dei casi e il carcinoma il 2,8% TecnoMedicina
MedEA Telemedicina richiama l’attenzione sull’importanza di non sottovalutare i cambiamenti dei propri nei. Un neo che cambia forma, colore o dimensione può rappresentare un segnale da monitorare tempestivamente. In questo quadro, i dati raccolti dal servizio mostrano che quasi una diagnosi su tre riguarda i nei.
Tra le oltre 122.000 diagnosi erogate, le patologie più frequentemente rilevate includono infatti nevi, dermatiti, cheratosi ed eczemi. Il melanoma rappresenta il 4,2% dei casi e il carcinoma il 2,8%: percentuali apparentemente contenute, ma che in termini assoluti significano centinaia di persone per cui la diagnosi precoce ha potuto fare la differenza.
Secondo i dati di MedEA Telemedicina, il 93% dei pazienti trova una risposta e una soluzione direttamente in farmacia, mentre solo il 7% viene indirizzato a una visita specialistica in presenza, ottimizzando così i tempi di accesso al sistema sanitario e riducendo i carichi sulle strutture ospedaliere.
Attiva da oltre cinque anni, MedEA Telemedicina ha gestito finora 524.322 immagini dermoscopiche e 122.824 diagnosi certificate, tutte validate da dermatologi, coinvolgendo 39.744 pazienti unici e una rete di 1.523 strutture.
“L’intelligenza artificiale è uno strumento potente: analizza immagini, riconosce pattern e supporta il triage. Ma il dermatologo ha un valore aggiunto fondamentale: integra il contesto clinico completo, valuta dettagli sottili non sempre visibili e, soprattutto, decide il percorso diagnostico e terapeutico. L’AI è un supporto utile, ma non sostituisce il giudizio clinico: la diagnosi resta una responsabilità medica”, sottolinea la Dott.ssa Laura Del Regno, specialista dermatologa per MedEA.
La piattaforma MedEA nasce per abbattere le barriere di accesso alla dermatologia specialistica, permettendo ai pazienti di inviare le immagini dei propri nevi direttamente da farmacia o dal proprio medico, e di ricevere in tempi rapidi un referto firmato da un dermatologo certificato. Ogni referto è validato da un dermatologo; l’intelligenza artificiale viene utilizzata esclusivamente come supporto al confronto delle immagini nei follow-up, mai per emettere diagnosi.
In caso di esame sospetto, il paziente viene sempre indirizzato verso una visita in presenza: MedEA non si sostituisce al dermatologo, ma lo affianca, ampliando la possibilità di raggiungere più pazienti sul territorio.
Il messaggio di MedEA Telemedicina è chiaro: se si nota un cambiamento in un neo, di forma, colore, dimensione o bordi, non bisogna aspettare. Oggi esistono strumenti semplici e accessibili che permettono di ottenere una prima valutazione specialistica in pochi giorni, ma la teledermatologia resta un primo passo e non sostituisce la visita dal dermatologo.
La voce del territorio conferma l’efficacia del modello. Presso la Farmacia Pepe di Ruggiano, la Dott.ssa Simonetta Pepe – presidente provinciale della LILT e vicepresidente di Sunifar – ha introdotto il servizio di teledermatologia mettendo a frutto l’esperienza già maturata con la telecardiologia durante l’emergenza Covid. I risultati parlano chiaro: circa il 12% degli esami effettuati evidenzia la presenza di tumori cutanei, tra cui melanoma, carcinoma basocellulare e carcinoma squamocellulare, confermando quanto la diagnosi precoce possa essere determinante.
“La dermatologia è sempre stata una mia passione, fin dai tempi del tirocinio. In farmacia ho sempre dato consigli pratici ai pazienti, ma con la teledermatologia il consiglio si trasforma in una vera e propria valutazione clinica: questo mi permette di lavorare con maggiore sicurezza e offrire un servizio più completo”, spiega la Dott.ssa Simonetta Pepe. “In questi casi è fondamentale indirizzare tempestivamente il paziente verso un percorso di cura adeguato. È fondamentale che la farmacia diventi parte attiva del sistema sanitario territoriale, anche grazie alle opportunità offerte dai fondi del PNRR. Il nostro ruolo è anche quello di consiglieri: instauriamo un rapporto diretto con i pazienti e chiediamo sempre un riscontro a breve, per costruire una relazione continua e accompagnarli nel loro percorso di salute”.
“Vedo un numero sempre crescente di pazienti che hanno voglia di fare prevenzione ‘con comodità’. La teledermatologia risponde perfettamente a questa esigenza: permette un primo inquadramento rapido, accessibile e facilmente integrabile nella vita quotidiana”, conclude la Dott.ssa Laura Del Regno, specialista dermatologa per MedEA.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO4
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La Radioterapia di Grosseto entra nel novero delle strutture accreditate internazionali insalutenews.it
diinsalutenews.it· Pubblicato4 Maggio 2026· Aggiornato4 Maggio 2026 Grosseto, 4 maggio 2026 – L’unità operativa di Radioterapia, in collaborazione con la Uoc Fisica Sanitaria diretta da Andrea Guasti, ha ottenuto ufficialmente la certificazione dall’AIEA (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica), il prestigioso organismo delle Nazioni Unite con sede a Vienna. Il riconoscimento è arrivato a seguito di un rigoroso iter di verifica condotto dalla divisione “Human health – Laboratory dosimetry and medical radiation physics” ed è stato ottenuto grazie alle competenze della Fisica sanitaria e alla stretta collaborazione di questa con le altre figure professionali del reparto. “La certificazione attesta non solo la qualità di avanguardia delle dotazioni tecnologiche in uso, ma anche l’altissimo profilo professionale dell’equipe – dichiara il direttore generale Asl Tse, Marco Torre – siamo orientati a un approccio basato sul valore delle cure, in cui contano appropriatezza, efficacia e sicurezza che con questa certificazione ci vengono riconosciute”. “Questo risultato – commenta Francesca Rossi, direttrice del reparto – conferma l’impegno costante nel garantire standard di sicurezza e precisione clinica ai massimi livelli, consolidando il nostro reparto come punto di riferimento essenziale per l’intera comunità maremmana”. “Per la prima volta – dichiara il direttore medico di presidio Michele Dentamaro – siamo riusciti a ottenere questo importante riconoscimento internazionale, colgo l’occasione per ringraziare tutto il personale del reparto di Radioterapia e la Fisica sanitaria per il lavoro quotidiano”.
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Criteri Critici
Agenda BenEssere su RTP: focus sulla prevenzione e cura del tumore al polmone Gazzetta del Sud
Torna l’appuntamento settimanale con l’informazione medica su RTP Messina. Sabato prossimo, 9 maggio alle ore 15:15, i riflettori di Agenda BenEssere si accenderanno su un tema di vitale importanza: la lotta contro le patologie oncologiche polmonari.
L'ospite della settimana
In studio, per approfondire le ultime frontiere della medicina e della chirurgia, ci sarà il dott. Giuseppe Casablanca, direttore della struttura complessa di chirurgia toracica dell’Azienda Ospedaliera Papardo. Grazie alla sua esperienza, si farà il punto sulle tecniche di diagnosi precoce e sui percorsi terapeutici più efficaci attualmente disponibili.
Spazio alle domande
La trasmissione, da sempre vicina ai cittadini, offre la possibilità di interagire direttamente con l'esperto. Per dubbi, curiosità o chiarimenti sul tema della prevenzione e cura del tumore al polmone, potete inviare le vostre domande tramite:
Il Servizio Sanitario Nazionale ha implementato il vaccino “di un minuto” che riduce il tempo di trattamento del cancro da due ore a 60 secondi per 14 tipi di malattie - portadaestrela.com
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Il Servizio Sanitario Nazionale ha implementato il vaccino “di un minuto” che riduce il tempo di trattamento del cancro da due ore a 60 secondi per 14 tipi di malattie portadaestrela.com
Decine di migliaia di pazienti potrebbero beneficiare di un nuovo vaccino Sistema sanitario nazionale che tratta “rapidamente” più di una dozzina di tumori in soli 60 secondi.
Il servizio sanitario è pronto a lanciare una forma iniettabile di immunoterapia – che aiuta le cellule immunitarie a combattere la malattia – che ridurrà i tempi di trattamento del 90%.
Il vaccino, chiamato pembrolizumab, è efficace per 14 diversi tipi di cancro compresi polmone, mammella, testa e collo e cervicale, aiutando i pazienti a trascorrere meno tempo in ospedale e aumentando la produttività del servizio sanitario nazionale.
Ogni anno in Inghilterra circa 14.000 pazienti iniziano la terapia e si prevede che la maggior parte trarrà beneficio dal trattamento “rapido”.
Il vaccino sostituirà l’infusione endovenosa, che può richiedere fino a due ore per sessione, risparmiando ai pazienti tempo inutile nelle unità di trattamento e liberando la capacità dei medici di curare più persone, secondo il Servizio Sanitario Nazionale.
Il nuovo trattamento verrà somministrato ogni tre settimane con un’iniezione da un minuto o ogni sei settimane con un’iniezione da due minuti, a seconda del tipo di cancro.
Il professor Pete Jonson, direttore clinico nazionale per il cancro presso l’NHS, ha dichiarato: “Questa immunoterapia offre un’ancora di salvezza per migliaia di pazienti.
“Gestire il trattamento del cancro e i regolari viaggi in ospedale può essere davvero estenuante e questa innovazione non solo rende la terapia molto più rapida, ma aiuterà anche a liberare appuntamenti vitali per i team del servizio sanitario nazionale per continuare a ridurre i tempi di attesa.”
Il farmaco, venduto con il marchio Keytruda, viene iniettato sotto la pelle nel tessuto adiposo dell’addome o della coscia
Partecipa alla discussione Dovrebbe essere data priorità ai trattamenti rapidi contro il cancro anche se comportano effetti collaterali rari ma gravi?
Il farmaco viene iniettato nel tessuto adiposo appena sotto la pelle della coscia o dell’addome.
Funziona bloccando una proteina chiamata PD-1 che agisce come un freno sulle risposte immunitarie, insegnando al sistema immunitario a riconoscere e attaccare le cellule tumorali.
Shirley Xerxes, 89 anni, di St Albans nell’Hertfordshire, è stata una delle prime pazienti nel Regno Unito a ricevere il nuovo vaccino, presso il Mount Vernon Cancer Centre.
Ha detto: ‘Non posso credere quanto poco tempo ci sia voluto. Sono rimasto sulla sedia solo per pochi minuti invece che per un’ora o più.
“Ha fatto una tale differenza e mi dà più tempo per vivere la mia vita, incluso dedicare più tempo al giardinaggio.”
Ma poiché il trattamento prende di mira il sistema immunitario, può causare una serie di effetti collaterali gravi, tra cui mancanza di respiro – a causa di un calo dei globuli rossi – accumulo di liquidi e ipotiroidismo.
Quando gli ormoni tiroidei diminuiscono, ciò può causare affaticamento, perdita di peso, depressione e abbassamento della voce.
Se vengono prescritti farmaci per sostituire i bassi livelli ormonali, il paziente dovrà assumerli per il resto della vita.
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Gli effetti collaterali più rari includono infiammazione al cuore, infiammazione allo stomaco, pancreatite e persino infiammazione al cervello, nota come encefalite.
Tuttavia, questi effetti collaterali sono rari e si verificano se il farmaco viene somministrato per via endovenosa o tramite iniezione.
Accogliendo favorevolmente l’innovazione, il ministro della sanità Wes Streeting ha affermato: “Il nostro piano nazionale contro il cancro ha promesso di fare di più e di agire più rapidamente per i pazienti: stiamo già realizzando questo cambiamento”.
“Come sopravvissuto al cancro, so quanto sia importante un trattamento rapido e questa implementazione offrirà cure più rapide e convenienti, facendo risparmiare tempo ai pazienti e aiutandoli nel loro recupero con meno tempo in ospedale.”
“Non solo: libererà anche tempo prezioso in modo che i medici possano prendersi cura di un numero ancora maggiore di persone e potenzialmente salvare ancora più vite umane”.
“Il governo sta fornendo al servizio sanitario finanziamenti record, circa 40.000 persone in più stanno iniziando le cure in tempo e i tassi di diagnosi precoce stanno raggiungendo livelli record”, ha aggiunto.
“Grazie a innovazioni come questa, stiamo sfruttando ogni centesimo e ogni secondo, garantendo ai pazienti l’assistenza sanitaria che si adatta alle loro vite e non il contrario.”
Un’analisi schiacciante ha recentemente rivelato un record di 106.810 pazienti affetti da cancro che hanno aspettato più di 62 giorni per iniziare un trattamento urgente da parte del servizio sanitario nazionale l’anno scorso.
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Più di quattro trust su cinque non hanno raggiunto l’obiettivo chiave di trattare l’85% dei pazienti entro questo lasso di tempo.
Gli enti di beneficenza contro il cancro avvertono che tali ritardi riducono le possibilità di sopravvivenza, possono rendere alcuni trattamenti meno efficaci e aumentare l’ansia.
Gli studi dimostrano che ogni ritardo di quattro settimane riduce la sopravvivenza dei pazienti in media del 10%.
Nel Regno Unito a una persona viene diagnosticato un cancro ogni 75 secondi a seguito di un aumento dei casi negli ultimi dieci anni, con più cinquantenni diagnosticati che mai.
Il Dipartimento della sanità e dell’assistenza sociale ha affermato che l’NHS raggiungerà tutti i suoi obiettivi antitumorali esistenti entro marzo 2028, insieme al Piano nazionale contro il cancro del governo che promette di adottare una rivoluzione robotica per aumentare i tassi di sopravvivenza.
Michelle Mitchell, amministratore delegato di Cancer Research UK, ha dichiarato: “In un momento in cui la capacità del servizio sanitario nazionale è fortemente limitata, innovazioni come questa sono cruciali.
“È importante che il governo del Regno Unito continui a dedicare risorse per garantire che trattamenti comprovati raggiungano i pazienti in modo rapido ed equo.
Ha aggiunto che è una “ottima notizia” il fatto che il nuovo trattamento, già utilizzato per trattare diversi tumori, sarà disponibile come iniezione rapida nel servizio sanitario nazionale.
“Ciò accelererà la fornitura delle cure, consentendo alle persone di trascorrere più tempo vivendo la propria vita fuori dall’ospedale, oltre a liberare tempo affinché il personale possa prendersi cura di altri pazienti”, ha affermato.
John McNeill, Direttore della Business Unit Oncologia di MSD, il produttore del farmaco, ha dichiarato: “Siamo lieti di presentare questa nuova opzione di trattamento per i pazienti che può essere somministrata in un minuto ogni tre settimane o in due minuti ogni sei settimane, significativamente più veloce della somministrazione endovenosa.
“Ciò non solo migliora l’esperienza del paziente per molti, ma fa anche risparmiare tempo prezioso ai medici. Questa innovazione offre una soluzione pratica e incentrata sul paziente per migliorare la produttività, la capacità e la comodità nella cura del cancro del Servizio Sanitario Nazionale.’
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Criteri Critici
La lotta al ’killer’ del pancreas. “Studiamo un nuovo farmaco. Un segnale di speranza contro il tumore” La Nazione
La Spezia, 4 maggio 2026 – Una sperimentazione che apre alla speranza. Speranza di vita, perché stiamo parlando di una terapia per il tumore al pancreas, killer che lascia a chi ne è affetto pochissime possibilità di vita. In una delle équipe che hanno portato avanti questo studio dalle prospettive senza precedenti c’è una spezzina: Chiara Cremolini, professoressa ordinaria di Oncologia medica all’università di Pisa e direttrice del programma di sperimentazioni cliniche dell’azienda ospedaliera universitaria pisana. Con la sua squadra ha studiato gli effetti del farmaco realizzato dalla casa farmaceutica Revolution Medicine Usa.
La spezzina Chiara Cremolini direttrice delle sperimentazioni cliniche dell’Università di Pisa
Professoressa, anzitutto ci spieghi questa scoperta e il suo valore.
“Il tumore al pancreas è sicuramente uno degli spauracchi tremendi per l’oncologia: nonostante tanti sforzi, i dati sono chiari e ci dicono che il tasso di sopravvivenza a cinque anni va solo dal 10 al 15% dei casi, quando per quello alla mammella è vicino al 90%. Questa scoperta ha una portata rivoluzionaria perché per la prima volta un farmaco a bersaglio molecolare, cioè ’intelligente’, che agisce in maniera mirata sulle cellule malate, ha permesso di prolungare in modo significativo la sopravvivenza dei malati”.
Lei in che modo ha partecipato?
“Il farmaco è stato sviluppato dalla casa farmaceutica; noi dell’azienda ospedaliera di Pisa abbiamo avuto modo di sperimentarlo per dimostrarne l’efficacia. Non si sa ancora, però, quando sarà commercializzato”.
Cosa cambierà in concreto?
“Pazienti con caratteristiche simili a quelli arruolati nello studio, con tumore al pancreas metastatico e già trattato con chemioterapia, potranno ricevere questo farmaco da cui ci si aspetta un allungamento della loro aspettativa di vita. Si pensa che possa funzionare meglio negli stadi precoci della malattia. Gli studi continueranno”.
Tra quanto sarà disponibile il farmaco?
“Ci vorrà tanto per la distribuzione: la casa farmaceutica li sottometterà gli studi all’agenzia europea Ema, che verifica i dati prodotti e sulla loro base dà l’indicazione all’utilizzo, e in Italia l’Aifa dovrà contrattare il prezzo con i produttori per renderlo poi gratuito per tutti nel Sistema Sanitario Nazionale. In totale stiamo parlando di un anno-un anno e mezzo di tempo necessario”.
Qual è stato il suo ruolo in équipe?
“Sono principal investigator, responsabile di questa sperimentazione presso l’ospedale di Pisa e ho coordinato il lavoro di altri oncologi e professionisti della ricerca, come gli study coordinator, di cui non si parla mai, che si occupano di una parte amministrativa fondamentale: il lavoro dietro le quinte che ci permette di avere in mano i farmaci sperimentali per i nostri pazienti. Abbiamo trattato 20 persone nello studio e abbiamo subito capito quanto questo farmaco fosse straordinario. A livello mondiale, 400 pazienti di 50 nazioni hanno partecipato. Fra fine maggio e i primi di giugno, parteciperò a un congresso a Chicago in cui saranno presentati i dati e sarò fra gli autori”.
Siete arrivati subito al punto?
“Qui è andato tutto liscio, ma prima di questo farmaco tanti a bersaglio molecolare, seppur studiati, non avevano portato a risultati buoni,perché non si riusciva a ottenere l’obiettivo per cui erano congegnati. Partecipare a una sperimentazione è un atto di generosità da parte del paziente e un atto di fiducia nei confronti di chi la propone e della scienza: ti metti a disposizione sapendo che non necessariamente il risultato sarà positivo”.
Il presidente della Regione Toscana Giani l’ha lodata pubblicamente sui social: le ha fatto piacere?
“Lui è molto seguito dal punto di vista mediatico e il post ha scatenato tante richieste di visita nel nostro reparto. Sono contenta per questo interessamento, poi è chiaro che si debba capire il contesto complessivo: serve essere attenti a non alimentare false speranze e attenersi ai risultati della scienza e all’iter delle sperimentazioni. Ho un gruppo di medici e non solo che lavorano con passione, impegno e dedizione e la cosa che gratifica di più è far parlare di sperimentazione clinica in oncologia: un’attività da valorizzare”.
Eppure, quando si guardano le voci di bilancio dello Stato, la ricerca resta drammaticamente indietro…
“Nei commenti sotto il post del presidente Giani ci sono tanti complimenti e tanti riferimenti a come poi spesso i soldi vengano spesi diversamente, quindi è un sentimento comune. I professionisti della ricerca vanno supportati e tutelati: ci vogliono delle risorse per portare avanti gli studi, ci vuole personale competente da un punto di vista medico, amministrativo e regolatorio, si deve investire sia a livello di ospedali che di accademia. Abbiamo partecipato a una sperimentazione a costo zero per il servizio sanitario nazionale, facendo un servizio bellissimo. È la casa farmaceutica che ci ha scelto a pagare tutto, ma serve il personale e questi successi devono rappresentare la spinta per investire su questo settore”.
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La FDA apre le porte alla prima terapia genica per la sordità genetica Osservatorio Terapie Avanzate
Terapia genica
La FDA apre le porte alla prima terapia genica per la sordità genetica
Lunsotogene parvec-cwha ha ottenuto l’approvazione accelerata sulla base dei risultati dello studio clinico CHORD e, grazie a un accordo con il governo statunitense, sarà distribuita gratuitamente
Ci sono notizie che fanno letteralmente drizzare le orecchie, come lo sbarco sul mercato (d’oltreoceano, per ora) di un trattamento specifico, destinato a coloro che sono affetti da forme genetiche di sordità. Nelle scorse settimane, infatti, la Food and Drug Administration (FDA) ha concesso l’approvazione a una terapia genica su cui la comunità scientifica si era intensamente confrontata grazie ai promettenti dati del trial nel quale essa è stata testata. Si tratta di lunsotogene parvec-cwha (nome commerciale: Otarmeni™) che, in appena due mesi dalla sottomissione della domanda di commercializzazione da parte di Regeneron Pharmaceuticals ha avuto l’ok dall’ente regolatorio statunitense e, secondo i termini di un accordo tra la casa farmaceutica produttrice e il governo, negli Stati Uniti sarà fornita ai pazienti gratuitamente.
Infatti, con comunicato stampa diffuso a fine aprile, Regeneron ha annunciato il via libera alla distribuzione della terapia genica nell’ambito del Programma “National Priority Voucher” della FDA, a soli 61 giorni dal momento in cui l’azienda aveva depositato la domanda di licenza biologica. È l’approvazione più veloce nella storia della FDA. Ma lunsotogene parvec-cwha (prima nota anche come DB-OTO e di cui Osservatorio Terapia Avanzate aveva parlato qui) ha stabilito anche un altro record in quanto è il primo trattamento specifico per forme di sordità genetiche. Così, mentre il mondo sportivo si infiamma per la superlativa prestazione agonistica di Sabastian Kimaru Sawe - il primo uomo nella storia a correre la maratona sotto il tempo di 2 ore - la comunità americana dei pazienti con sordità guarda alla nuova terapia genica con speranza, soprattutto in considerazione del fatto che l’azienda si è impegnata a rendere disponibile gratuitamente lunsotogene parvec-cwha sull’intero territorio nazionale statunitense (anche se in alcuni casi potrebbero essere aggiunti costi legati alla procedura di somministrazione). Una notizia che - conoscendo come funziona il servizio sanitario a stelle e strisce - sorprende quasi più dell’approvazione stessa.
Lunsotogene parvec-cwha impiega un doppio vettore virale adeno-associato (AAV) per veicolare una copia funzionante del gene OTOF all’interno delle cellule ciliate della coclea e ripristinare la produzione di otoferlina, proteina indispensabile per la comunicazione tra l’orecchio interno e i nervi deputati alla trasmissione dei segnali uditivi al cervello. In mancanza di otoferlina tale meccanismo è interrotto e i pazienti sono chiusi in una bolla insonorizzata, una condizione che (in un mondo iperconnesso) incide duramente sulla qualità di vita. Nello specifico, un copia del gene OTOF viene “spezzata” in due frammenti da caricare in due distinti vettori insieme al promotore Myo15, necessario per limitare l’espressione del gene solo alle cellule ciliate dove è normalmente espressa l’otoferlina; i due frammenti del gene riescono ricombinarsi all’interno della cellula bersaglio. La terapia viene somministrata ai pazienti tramite una singola infusione nella coclea, nel corso di una procedura simile a quella utilizzata per l’impianto cocleare, condotta in anestesia generale. “L’approvazione di lunsotogene parvec-cwha da parte della FDA segna l’inizio di una nuova era nel trattamento delle forme genetiche di perdita dell’udito, per le quali sarà ora possibile ripristinare un udito naturale in ogni istante del giorno, sette giorni su sette”, afferma Eliot A. Shearer, professore associato di Otorinolaringoiatria e Chirurgia della Testa e del Collo alla Harvard Medical School e ricercatore dello studio CHORD nel quale la terapia genica è stata testata.
Pochi mesi fa, infatti, erano stati diffusi i risultati preliminari dello studio di Fase I/II CHORD da cui erano parse subito evidenti le potenzialità della terapia genica destinata a pazienti con perdita dell’udito suscitata da mutazioni nel gene OTOF. Nello studio multicentrico - pensato per valutare sicurezza, tollerabilità ed efficacia di lunsotogene parvec-cwha in neonati, bambini e adolescenti - sono state incluse 30 persone da differenti Paesi (Stati Uniti, Regno Unito, Spagna, Germania e Giappone). Il trial è stato suddiviso in due fasi: nella prima, i pazienti hanno ricevuto una singola iniezione intracocleare della terapia in un orecchio, mentre nella seconda la dose selezionata in precedenza è stata somministrata in entrambi gli orecchi. A poche settimane dalle prime infusioni i medici hanno registrato risposte positive per la gran parte dei parametri di valutazione. “Durante il trial la terapia genica somministrata una sola volta ha suscitato risposte uditive rapide, significative e costanti, con la maggior parte dei bambini che ha ottenuto notevoli miglioramenti dell’udito”, riprende Shearer. “Li ho visto con i miei occhi rispondere alla voce della madre, ballare al ritmo della musica e interagire con il mondo circostante. Traguardi che saranno alla portata di un numero maggiore di bambini nati con questa specifica forma di perdita dell’udito.”
I dati di efficacia - su cui è stata basata la decisione dell’FDA - sono stati ricavati dai primi 20 partecipanti (di età compresa tra 10 mesi e 16 anni), ai quali era stata praticata l’infusione sia in un solo orecchio che in entrambi. Alla 24esima settimana nell’80% dei casi è stato registrato un miglioramento dell’udito tale da rendere superflua l’apposizione dell’impianto cocleare; addirittura il 42% dei bambini aveva raggiunto un livello di udito che consentiva loro di percepire i sussurri (≤ 25 dBHL). Le risposte si sono stabilmente mantenute nel tempo e, oltre che efficace, la terapia si è rivelata sicura: le reazioni avverse più comuni sono state otite, vomito, nausea, vertigini e dolore correlato alla procedura di infusione, che ricalca quella dell’impianto cocleare e può quindi essere effettuata solamente nei centri ad alta specializzazione da parte di personale esperto in chirurgia intracocleare e adeguatamente formato sulle modalità di somministrazione della terapia genica.
Le aspettative su lunsotogene parvec-cwha erano molto alte anche per il successo nel trattamento di singoli casi che avevano rinforzato la possibilità che una terapia genica potesse cambiare il destino di bambini e adolescenti con sordità. Di fatto, lunsotogene parvec-cwha ha ottenuto il Fast Track e la designazione RMAT (Regenerative Medicine Advanced Therapy) conferita dalla FDA alla terapie avanzate progettate per il trattamento di gravi malattie, in modo da accelerarne le fasi di sviluppo e approvazione. In Europa, lunsotogene parvec-cwha ha già ottenuto la designazione di farmaco orfano e - secondo quanto fatto trapelare dall’azienda - sono in corso richieste di autorizzazione che, si spera, condurranno la terapia anche sul vecchio continente, donando una prospettiva di guarigione a molti bambini.
“Attraverso l’ascolto e il linguaggio parlato, oppure il linguaggio dei segni, l’utilizzo della tecnologia o una combinazione di ognuno di questi approcci, facciamo della comunicazione il fulcro del modo di vivere il mondo”, commenta Janet DesGeorges, Direttrice Esecutiva di Hands & Voices. “Quando si affacciano al problema della perdita uditiva le famiglie meritano un facile accesso a varie opzioni terapeutiche e ad informazioni equilibrate, in modo da poter valutare e scegliere l’approccio più adatto alle loro circostanze specifiche”.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
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Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
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Anche Anpas in piazza per la Settimana della salute: ambulatori e screening gratuiti dal sangue occulto alle leucemie Il Giunco.net
GROSSETO – Anche quest’anno Anpas Humanitas Grosseto prenderà parte alla Settimana della Salute, che dal 5 all’8 maggio si terrà in piazza Dante e piazza Duomo. L’associazione sarà presente nella postazione di fianco al Duomo, in piazza Dante, con il proprio ‘medical truck’ – il grande camion che ospita gli ambulatori dove si terranno visite, screening e consulti medici – e con il ‘percorso guida sicura’, attraverso il quale, grazie a speciali visori ottici, si potrà sperimentare cosa significa guidare un’auto sotto l’effetto di droga o alcool.
Durante la Settimana della Salute Anpas Humanitas, in collaborazione con l’Associazione italiana per la lotta alla leucemia (Ail) e con l’associazione Insieme in Rosa, garantirà ai grossetani la possibilità di effettuare visite, screening e consulti medici gratuiti su alcune delle patologie più diffuse.
Basterà recarsi al medical truck e prendere un appuntamento con i vari specialisti coinvolti, per poi effettuare le visite nelle ore o nei giorni successivi. In contemporanea, i volontari della Pubblica assistenza Humanitas saranno a disposizione per illustrare le tecniche salvavita praticate dai volontari soccorritori, e per far testare il percorso di guida sicura con i visori che simulano l’effetto dell’assunzione di alcol o droghe alla guida di un’automobile. «Nell’occasione della III edizione della Settimana della Salute – sottolinea il presidente di Anpas Humanitas, Christian Sensi – voglio ringraziare i nostri volontari che ci consentono di essere presenti a questa importante manifestazione, garantendo al contempo lo svolgimento di tutte le attività istituzionali, dell’emergenza urgenza ai trasporti sociali, fino alla protezione civile. Lo stesso ringraziamento va ai professionisti che hanno deciso di prestare la propria opera per consentire lo svolgimento di visite gratuite a chiunque vorrà sottoporvisi. Ed infine, un grazie particolare all’Associazione italiana lotta alla leucemia e ad Insieme in Rosa, due realtà significative nell’associazionismo grossetano con le quali è stato davvero un piacere poter collaborare. Quello della prevenzione dell’insorgere di patologie è uno dei pilastri determinanti per garantire la salute della popolazione, e siamo felici di poter dare il nostro contributo in occasione villa Settimana della Salute».
Programma
Martedì 5 maggio:
Dalle 11:00 alle 13:00:
Visite senologiche in collaborazione con Insieme in Rosa. dott.ssa Mariagrazia Pieraccini
Pronto soccorso pediatrico
Corretto lavaggio delle mani
Visite cardiologiche con il dottor Mario Zuccarello
Dalle 15:00 alle 18:00:
Visite senologiche in collaborazione con Insieme in Rosa dott.ssa Mariagrazia Pieraccini
Ictus: prevenzione primaria e riconoscimento precoce dei sintomi con il dottor Vincenzo Groccia
Visite cardiologiche con il dottor Mario Zuccarello
Mercoledì 6 maggio:
Dalle 11:00 alle 13:00:
Screening con consegna kit per ricerca sangue occulto in collaborazione con ASL
dott. Antonio Gabriele e Eliana Carlino massoterapisti
Screening ortottico Dottoressa Luna Sorchi
Dalle 15:00 alle 18:00:
Screening con consegna kit per ricerca sangue occulto in collaborazione con ASL
Screening dermatologico in collaborazione con ASL
Colloqui su fattori di rischio e prevenzione con la dott.ssa Fulvia Perillo
Giovedì 7 maggio:
Dalle 11:00 alle 13:00:
Visite senologiche in collaborazione con Insieme in Rosa, dott.ssa Mariagrazia Pieraccini
Visite cardiologiche con il dottor Mario Zuccarello
Screening ortottico dottoressa Luna Sorchi
Dalle 15:00 alle 18:00:
Visite senologiche in collaborazione con Insieme in Rosa. Dott.ssa Mariagrazia Pieraccini
Visite cardiologiche con il dottor Mario Zuccarello
Venerdì 8 maggio:
Dalle 11:00 alle 13:00:
Visite senologiche in collaborazione con Insieme in Rosa. dott.ssa Mariagrazia Pieraccini
Massoterapia, rieducazione posturale dott. Antonio Gabriele e Eliana Carlino
Screening ortottico dottoressa Luna Sorchi
Dalle 15:00 alle 18:00:
Visite senologiche in collaborazione con Insieme in Rosa. dott.ssa Mariagrazia Pieraccini
Stress quotidiano, come affrontarlo al meglio. Psicologa dott.ssa Ilaria Zambrini
Associazione italiana lotta alla leucemia (Ail) di Siena e Grosseto. Colloquio conoscitivo dell’iter diagnostico terapeutico delle malattie del sangue dalla prima visita fino al percorso terapeutico. Con la presenza di: medici specialistici, presidente dell’Associazione, coordinatrice volontari del territorio.
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO5
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Terapia con batteriofagi e anticorpi monoclonali contro i superbatteri Microbiologia Italia
Scopri come la terapia con batteriofagi e anticorpi monoclonali contro i superbatteri può rivoluzionare le cure mediche.
Questo articolo esplora in profondità l’antibiotico-resistenza, una delle minacce sanitarie globali più urgenti, focalizzandosi sulle soluzioni innovative come i batteriofagi (o fagi) e gli anticorpi monoclonali. Scoprirai perché queste alternative stanno rivoluzionando la lotta ai superbatteri, i vantaggi rispetto agli antibiotici tradizionali, le evidenze scientifiche attuali e le prospettive future. Sarà particolarmente utile per medici, ricercatori, studenti di microbiologia e chiunque sia interessato alla salute pubblica e alla prevenzione delle infezioni resistenti, offrendo strumenti pratici per comprendere e contrastare questo fenomeno in crescita.
Introduzione
L’antibiotico-resistenza rappresenta oggi una crisi silenziosa ma devastante. I batteri multiresistenti, comunemente chiamati superbatteri, rendono inefficaci molti farmaci convenzionali, aumentando mortalità, durata delle degenze ospedaliere e costi sanitari. Nel mondo, oltre un milione di persone muore ogni anno per cause legate alla resistenza antimicrobica, con proiezioni che parlano di 2 milioni entro il 2050. L’Italia è tra i Paesi europei più colpiti, con circa 12.000 decessi annui.
Fortunatamente, la ricerca sta aprendo nuove strade. Virus batteriofagi e anticorpi monoclonali emergono come armi precise e promettenti. Questi approcci, specifici per i patogeni, riducono il rischio di selezionare ulteriori resistenze e offrono soluzioni personalizzate. In questo articolo di oltre 2500 parole analizzeremo storia, meccanismi, applicazioni cliniche, sfide e futuro di queste terapie innovative nell’ambito della microbiologia applicata alla salute umana.
Cos’è l’antibiotico-resistenza e perché è un’emergenza globale
L’antibiotico-resistenza si verifica quando i batteri sviluppano meccanismi per sopravvivere all’azione dei farmaci. Mutazioni genetiche, scambio di plasmidi e pressione selettiva dovuta all’uso eccessivo di antibiotici accelerano questo processo. I superbatteri come Klebsiella pneumoniae, Pseudomonas aeruginosa, Acinetobacter baumannii e i ceppi ESKAPE rappresentano le sfide maggiori.
In ospedale, le infezioni nosocomiali da germi resistenti aumentano la mortalità. Progetti come Resistimit in Italia dimostrano che una terapia mirata entro 24 ore può dimezzare i rischi. Tuttavia, con sempre meno antibiotici nuovi in sviluppo, serve un cambio di paradigma. Qui entrano in gioco alternative biologiche come i batteriofagi e gli anticorpi, che colpiscono bersagli specifici senza alterare pesantemente il microbiota umano.
Storia e rinascita della fagoterapia
I batteriofagi sono virus che infettano e distruggono selettivamente i batteri. Scoperti oltre un secolo fa, furono usati in Unione Sovietica prima dell’era antibiotica. Con l’avvento della penicillina, la fagoterapia passò in secondo piano in Occidente, ma oggi vive una rinascita grazie alla crisi della resistenza agli antibiotici.
I fagi agiscono per lisi: penetrano nel batterio, si replicano e lo fanno esplodere, liberando nuovi virioni. Questa specificità li rende ideali contro ceppi resistenti. Studi su PubMed evidenziano successi in infezioni croniche, ferite e casi compassionevoli dove gli antibiotici falliscono.
In Italia, centri come l’Ospedale Sacco di Milano e l’AOU di Pisa collaborano con Mayo Clinic e Yale per protocolli di terapia fagica. I risultati preliminari sono incoraggianti per pazienti selezionati.
Meccanismi d’azione dei batteriofagi contro i superbatteri
I batteriofagi offrono molteplici vantaggi nella lotta all’antibiotico-resistenza. Possono essere litici (distruttivi) o lisogeni, ma quelli terapeutici sono principalmente litici. Alcuni fagi producono enzimi che degradano biofilm, strutture protettive dei superbatteri.
A differenza degli antibiotici ad ampio spettro, i fagi preservano il microbiota benefico, riducendo effetti collaterali come diarrea o candidosi. Inoltre, possono sensibilizzare i batteri agli antibiotici: la resistenza ai fagi spesso comporta un costo metabolico che ripristina la suscettibilità ai farmaci tradizionali.
Terapia fagica può essere somministrata per via endovenosa, topica o inalatoria, a seconda del sito di infezione. La personalizzazione è chiave: si isola il fago specifico per il ceppo del paziente.
Anticorpi monoclonali: armi di precisione immunologica
Gli anticorpi monoclonali rappresentano un’altra frontiera contro l’antibiotico-resistenza. Identificati da pazienti guariti e ingegnerizzati, questi anticorpi bersagliano antigeni di superficie dei superbatteri, come quelli di Klebsiella pneumoniae multi-resistente. Uno studio su Nature della Fondazione Toscana Life Sciences ha dimostrato efficacia in vitro e su modelli murini.
Possono essere usati in profilassi per pazienti ad alto rischio o in combinazione con antibiotici. La ricerca si estende a Pseudomonas e Acinetobacter. Il loro vantaggio? Alta specificità e basso impatto sulla flora commensale.
Evidenze cliniche e studi scientifici
Numerose revisioni confermano il potenziale. Una meta-analisi su PubMed riporta successi in oltre il 70% dei casi compassionevoli con fagoterapia per infezioni MDR. Studi clinici in fase avanzata stanno valutando sicurezza ed efficacia su larga scala.
In Europa e USA, programmi come IPATH (UC San Diego) documentano casi salvavita. In Italia, la rete Resistimit fornisce dati reali per ottimizzare l’uso di queste nuove armi.
Le sfide includono standardizzazione, produzione GMP e regolamentazione. Tuttavia, i progressi nell’ingegneria genetica (fagi sintentici) accelerano lo sviluppo.
Applicazioni pratiche nella microbiologia clinica
Nella pratica quotidiana, i test microbiologici molecolari rapidi sono fondamentali per scegliere tra antibiotici, batteriofagi o anticorpi. Reti di laboratori 24/7 migliorerebbero gli esiti.
Per i clinici: priorita alla stewardship antibiotica, riduzione dell’uso profilattico e promozione di vaccini. Per i pazienti: igiene, completamento delle terapie e consapevolezza dei rischi.
Sfide e limiti delle nuove terapie
Nonostante i progressi, ostacoli restano. I batteriofagi richiedono matching preciso; la resistenza ai fagi è possibile, anche se gestibile con cocktail fagici. Gli anticorpi monoclonali hanno costi elevati e necessità di trial estesi.
Fattori esterni come guerre e cambiamento climatico aggravano la resistenza antimicrobica, diffondendo geni di resistenza.
Prospettive future e innovazione
Il futuro vede fagi ingegnerizzati con CRISPR, anticorpi bispecifici e terapie combinate. L’intelligenza artificiale progetta fagi “su misura”. In microbiologia, questi tool diventeranno standard per infezioni difficili.
L’Italia, con la sua expertise, può guidare l’adozione europea.
Conclusioni su antibiotico-resistenza
L’antibiotico-resistenza non è invincibile. Batteriofagi e anticorpi monoclonali offrono speranza concreta contro i superbatteri, integrando o sostituendo gli antibiotici. Un approccio multidisciplinare – ricerca, clinica, prevenzione – è essenziale. Investire oggi in queste tecnologie salverà vite domani. La microbiologia moderna trasforma la minaccia in opportunità di innovazione.
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Domande Frequenti su antibiotico-resistenza
Chi è più a rischio di infezioni da superbatteri? Pazienti ospedalizzati, immunocompromessi e anziani. Consiglio in grassetto: adotta sempre stewardship antibiotica e igiene rigorosa per ridurre i rischi personali.
Cosa sono esattamente i batteriofagi? Virus specifici che distruggono batteri. Consiglio in grassetto: consulta centri specializzati per valutare opzioni fagiche in casi resistenti.
Quando considerare la terapia fagica? Quando gli antibiotici falliscono in infezioni gravi. Consiglio in grassetto: richiedi test molecolari rapidi entro 24 ore dall’insorgenza.
Come funzionano gli anticorpi monoclonali contro i batteri? Legano antigeni specifici neutralizzandoli. Consiglio in grassetto: supporta ricerca clinica partecipando a trial quando possibile.
Dove sono disponibili queste terapie innovative? Principalmente in centri di riferimento come Sacco Milano o Pisa, o via uso compassionevole. Consiglio in grassetto: promuovi reti laboratoristiche regionali per accesso equo.
Perché è urgente sviluppare alternative agli antibiotici? Per evitare un ritorno all’era pre-antibiotica. Consiglio in grassetto: limita l’uso di antibiotici a prescrizione medica e completa sempre il ciclo.
Leggi anche:
Fonti
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/34428079/ (Phage Therapy for Antibiotic-Resistant Bacterial Infections)
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/30763536/ (Phage Therapy: A Renewed Approach to Combat Antibiotic-Resistant Bacteria)
https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0924857925001955 (Overcoming antimicrobial resistance: Phage therapy)
Crediti fotografici
Immagine in evidenza – Link
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L’Aiea promuove la Radioterapia di Grosseto: per la prima volta accreditata a livello internazionale Corriere di Maremma
Domenica 03 Maggio 2026 Sanità Giovanni Ramiri 03 Maggio 2026, 13:29 La Radioterapia di Grosseto L'unità operativa diRadioterapia, in collaborazione con laUoc Fisica Sanitariadiretta daAndrea Guasti, ha ottenuto ufficialmente lacertificazionedall'Aiea (Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica), il prestigioso organismo delle Nazioni Unite con sede a Vienna. Il riconoscimento è arrivato a seguito di unrigoroso iter di verificacondotto dalla divisione «Human health - Laboratory dosimetry and medical radiation physics» ed è stato ottenuto grazie alle competenze dellaFisica sanitariaed alla stretta collaborazione di questa con le altre figure professionali del reparto. «Lacertificazioneattesta non solo laqualità d'avanguardia delle dotazioni tecnologichein uso, ma anche l’altissimo profilo professionale dell'equipe- dichiara il direttore generaleAsl Tse, Marco Torre- siamo orientati ad un approccio basato sul valore delle cure, in cui contanoappropriatezza, efficacia e sicurezzache con questa certificazione ci vengono riconosciute». «Questo risultato – commentaFrancesca Rossi, direttrice del reparto – conferma l'impegno costante nel garantirestandard di sicurezza e precisione clinicaai massimi livelli, consolidando il nostro reparto comepunto di riferimentoessenziale per l'interacomunità maremmana». «Per la prima volta- dichiara il direttore medico di presidioMichele Dentamaro- siamo riusciti ad ottenere questo importantericonoscimento internazionale, colgo l’occasione per ringraziare tutto ilpersonale del reparto di Radioterapiae laFisica sanitariaper il lavoro quotidiano». *Iscrivendoti alla newsletter dichiari di aver letto e accettato le nostrePrivacy Policy Gruppo Corriere S.r.l. | Perugia (PG) - Via Pievaiola 166/F6P.IVA 11948101008 - Codice Fiscale: 11948101008
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Tumore ovarico, prevenzione e consapevolezza Sky TG24
L’obiettivo è raccogliere 50.000 firme per portare la proposta in Parlamento. A oggi ne sono state raccolte oltre 38.000: ne mancano circa 12.000 per raggiungere il traguardo. “Il fumo è il più potente fattore di rischio oncologico modificabile” - ha spiegato Massimo Di Maio, Presidente di AIOM - aumentare in modo significativo il prezzo delle sigarette è la strategia più efficace per ridurre il numero di fumatori, soprattutto tra i giovani. I dati internazionali lo dimostrano chiaramente”. Una misura che non ha solo un impatto sanitario, ma anche economico. “Le patologie fumo-correlate generano costi enormi per il Servizio Sanitario Nazionale” - ha ricordato Francesco Perrone, Presidente di Fondazione AIOM - ridurre il consumo significa salvare vite e liberare risorse da reinvestire nella cura”. Firmare è possibile online, attraverso la piattaforma del Ministero della Giustizia, utilizzando lo SPID o la CIE. Un gesto semplice, che può avere un effetto concreto sulla salute collettiva.
Il fumo resta la principale causa di morte evitabile nel nostro Paese. Ogni anno in Italia sono circa 93.000 i decessi riconducibili al consumo di tabacco, responsabile di circa il 27% di tutte le diagnosi oncologiche. Numeri che spiegano perché il mondo scientifico abbia deciso di mobilitarsi con forza. È in questo contesto che nasce la campagna “5 euro contro il fumo”, una proposta di legge di iniziativa popolare che punta ad aumentare di 5 euro il prezzo di tutti i prodotti da fumo e da inalazione di nicotina, comprese sigarette elettroniche e tabacco riscaldato. A promuoverla sono AIOM, Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro, Fondazione Umberto Veronesi e Fondazione AIOM. Non è la prima volta che ne parliamo ad Health, torniamo a farlo perché resta da compiere l’ultimo miglio.
Tumore ovarico: perché parlarne è urgente
Nella seconda parte di Health è stato ricordato che venerdì 8 maggio si celebra in tutto il mondo la Giornata Mondiale del tumore ovarico, una neoplasia ancora oggi tra le più difficili da diagnosticare e trattare. In Italia, ogni anno, oltre 5.000 donne ricevono una diagnosi. La sopravvivenza a cinque anni resta intorno al 43%, un dato che pesa come un macigno. “Il tumore ovarico è spesso definito un big killer perché i sintomi iniziali sono vaghi o assenti” - ha spiegato il Professore Sandro Pignata, Direttore della Divisione di Oncologia Medica del Dipartimento di Uro-ginecologia presso l’Istituto Nazionale Tumori di Napoli. “Questo porta a diagnosi tardive, quando la malattia è già in fase avanzata”. Negli ultimi anni, però, la ricerca ha compiuto passi avanti importanti. Aggiunge Pignata: “Oggi disponiamo di terapie sempre più mirate e personalizzate, che stanno migliorando la qualità e l’aspettativa di vita delle pazienti. Ma è fondamentale garantire a tutte l’accesso tempestivo alle cure”.
Proprio per rompere il silenzio che ancora circonda questa patologia è nata “Insieme di Insiemi”, una campagna di informazione e sensibilizzazione che dà voce alle pazienti e richiama l’attenzione delle istituzioni. “Il tumore ovarico non può restare una malattia invisibile” - ha sottolineato Ilaria Bellet, Presidente di ACTO – Alleanza Contro il Tumore Ovarico - Serve consapevolezza, informazione corretta e percorsi di cura più equi su tutto il territorio nazionale”. L’8 maggio diventa così non solo una data simbolica, ma un’occasione concreta per chiedere più attenzione, più ricerca e più diritti.
Intelligenza artificiale e sanità
Ultima parte della puntata dedicata all’intelligenza artificiale in sanità. Nel cuore del Lido di Venezia, sull’area dell’ex Ospedale al Mare, sta prendendo forma MARE, un progetto che punta a diventare un grande polo dedicato all’intelligenza artificiale applicata alla sanità. A promuoverlo è CompuGroup Medical (CGM), uno dei principali gruppi globali dell’e-health. “CGM lavora da anni sulla digitalizzazione dei sistemi sanitari” spiega Emanuele Mugnani, Managing Director Ambulatory Information Systems Europe di CompuGroup Medical e Amministratore Delegato di MARE Health Italia nell’intervista a Health. “L’intelligenza artificiale in sanità esiste già, ma oggi la sfida è governarla: renderla sicura, trasparente e davvero utile per pazienti e professionisti”. Il progetto MARE nasce con l’obiettivo di creare un ecosistema strutturato, in cui università, centri di ricerca, aziende tecnologiche e professionisti della salute possano lavorare insieme. Un campus che, una volta a regime, ospiterà circa 900 profili altamente qualificati, tra ricercatori, sviluppatori e operatori sanitari.
Per i pazienti, l’impatto atteso riguarda aspetti molto concreti: diagnosi più rapide e precise, terapie sempre più personalizzate, riduzione degli errori e dei tempi di attesa. “Ma tutto questo – sottolinea Mugnani – può funzionare solo se i dati sanitari sono protetti, deidentificati e utilizzati secondo regole chiare. Il medico resta sempre al centro del processo decisionale”.
Accanto alle opportunità, non mancano le sfide: validazione clinica degli algoritmi, trasparenza, audit indipendenti. L’intelligenza artificiale non deve sostituire la relazione di cura, ma rafforzarla: questa è la visione che guida il progetto. In questo senso, MARE punta a riportare l’Italia e l’Europa in una posizione di rilievo nella sanità digitale globale, trasformando un’area storica di Venezia in un polo internazionale dell’innovazione. A portare uno sguardo più ampio sul rapporto tra innovazione, tecnologia e società è Cosmano Lombardo, Founder & CEO di Search On Media Group e Chairman del WMF – We Make Future, osservatorio internazionale sui grandi cambiamenti digitali. Lombardo sottolinea come l’intelligenza artificiale applicata alla sanità rappresenti una delle sfide più delicate del nostro tempo: “Le opportunità sono enormi, ma non possono essere lasciate all’improvvisazione. Servono regole chiare, trasparenza, validazione scientifica e una governance forte”.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?5
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
65.2/100
Punteggio Totale
A
Valutazione
✅
Criteri Critici
Tatuaggi e rischio oncologico: cosa dice davvero la scienza Okmedicina
Una review degli studi epidemiologici più recenti su linfomi, melanoma e cancro cutaneo nei soggetti tatuati
I tatuaggi non sono più una pratica di nicchia. Secondo stime recenti, circa il 20–30% della popolazione adulta nei Paesi occidentali porta almeno un tatuaggio — in Svezia, ad esempio, la percentuale raggiunge il 20% della popolazione totale. Eppure, a fronte di questa diffusione capillare, la letteratura scientifica sui possibili effetti oncologici a lungo termine dell’esposizione ai pigmenti dell’inchiostro da tatuaggio è rimasta per lungo tempo sorprendentemente lacunosa.
Negli ultimi due anni, tuttavia, una serie di studi epidemiologici di qualità crescente — condotti principalmente in Svezia e Danimarca — ha iniziato a fornire dati concreti su questa associazione. Il quadro che ne emerge è complesso, ancora incompleto, ma sufficientemente preoccupante da meritare un’analisi rigorosa a beneficio sia del medico sia del paziente informato.
La composizione chimica degli inchiostri da tatuaggio
Gli inchiostri da tatuaggio sono miscele complesse di pigmenti organici e inorganici, solventi, conservanti e additivi. Le analisi chimiche condotte negli ultimi anni hanno evidenziato la presenza di sostanze con documentato potenziale cancerogeno:
Idrocarburi policiclici aromatici (IPA/PAH): Tipicamente presenti negli inchiostri neri a base di nero di carbonio (carbon black). Il benzo[a]pirene, uno dei più pericolosi, è classificato dall’IARC come cancerogeno di Gruppo 1 per l’uomo. Gli IPA vengono assorbiti dalla cute e si accumulano nei linfonodi regionali.
Tipicamente presenti negli inchiostri neri a base di nero di carbonio (carbon black). Il benzo[a]pirene, uno dei più pericolosi, è classificato dall’IARC come cancerogeno di Gruppo 1 per l’uomo. Gli IPA vengono assorbiti dalla cute e si accumulano nei linfonodi regionali.
Ammine aromatiche primarie (AAP/PAA): Presenti negli inchiostri colorati, in particolare derivati da pigmenti azoici. Possono formarsi per scissione riduttiva nella cute, per esposizione ai raggi UV o durante la rimozione laser, con produzione di metaboliti altamente cancerogeni come l’o-toluidina e la 3,3′-diclorobenzidina.
Presenti negli inchiostri colorati, in particolare derivati da pigmenti azoici. Possono formarsi per scissione riduttiva nella cute, per esposizione ai raggi UV o durante la rimozione laser, con produzione di metaboliti altamente cancerogeni come l’o-toluidina e la 3,3′-diclorobenzidina.
Metalli pesanti: Arsenico, cromo, cobalto, piombo, nichel, mercurio e cadmio si trovano in inchiostri di ogni colore. Il cadmio e i suoi composti sono classificati dall’IARC in Gruppo 1 (cancerogeni certi per l’uomo); mercurio e carbon black in Gruppo 2B (possibili cancerogeni).
Arsenico, cromo, cobalto, piombo, nichel, mercurio e cadmio si trovano in inchiostri di ogni colore. Il cadmio e i suoi composti sono classificati dall’IARC in Gruppo 1 (cancerogeni certi per l’uomo); mercurio e carbon black in Gruppo 2B (possibili cancerogeni).
Nanoparticelle: La presenza di nanoparticelle di biossido di titanio (TiO₂) e di altri materiali è stata documentata in numerosi inchiostri commerciali; le implicazioni tossicologiche a lungo termine di questi composti nell’organismo umano restano in gran parte inesplorate.
L’FDA americana non esercita un controllo regolatorio sistematico sui pigmenti degli inchiostri da tatuaggio, e analoghe lacune normative sono segnalate in molti Paesi, compresa l’Italia, dove la regolamentazione è ancora in fase di definizione.
Il destino dei pigmenti nell’organismo
Un aspetto cruciale per comprendere il rischio oncologico è la biodinamica dell’inchiostro dopo l’iniezione intradermica. Il processo di tatuaggio evoca una risposta immunologica locale con attivazione dei macrofagi, i quali fagocitano le particelle di pigmento e le traslocano ai linfonodi regionali attraverso il sistema linfatico. Si stima che entro sei settimane dall’applicazione il 32% del pigmento iniettato sia già stato traslocato dai macrofagi, con ulteriore redistribuzione nel tempo.
Studi condotti con tecniche di spettroscopia (micro-XRF e micro-FTIR) hanno confermato la presenza di pigmenti dell’inchiostro nei linfonodi drenanti — talvolta a distanza di decenni — e in altri organi come il fegato (cellule di Kupffer). L’accumulo di particelle metalliche e di PAH nei linfonodi espone queste strutture immunologicamente critiche a uno stimolo infiammatorio cronico e a un’azione genotossica diretta, creando un substrato potenzialmente favorevole alla linfogenesi neoplastica.
Il linfoma maligno: i dati epidemiologici
Lo studio cardine sull’argomento è quello di Nielsen et al. (2024), pubblicato su eClinicalMedicine (The Lancet). Si tratta del primo studio epidemiologico population-based di grandi dimensioni sulla correlazione tra tatuaggi e linfoma maligno. Il disegno è un case-control: 2.938 casi di linfoma diagnosticati in Svezia tra il 2007 e il 2017 in soggetti di 20-60 anni sono stati confrontati con 8.814 controlli abbinati per sesso e età.
I risultati principali dello studio svedese sono i seguenti:
Rischio complessivo di linfoma: Gli individui tatuati mostrano un rischio di linfoma maligno aumentato del 21% rispetto ai non tatuati (IRR aggiustato).
Gli individui tatuati mostrano un rischio di linfoma maligno aumentato del 21% rispetto ai non tatuati (IRR aggiustato).
Sottotipi a maggior rischio: Le associazioni più forti sono emerse per il linfoma diffuso a grandi cellule B (DLBCL; IRR 1,30; IC 95% 0,99–1,71) e per il linfoma follicolare (IRR 1,29; IC 95% 0,92–1,82), entrambi sottotipi di linfoma non-Hodgkin.
Le associazioni più forti sono emerse per il linfoma diffuso a grandi cellule B (DLBCL; IRR 1,30; IC 95% 0,99–1,71) e per il linfoma follicolare (IRR 1,29; IC 95% 0,92–1,82), entrambi sottotipi di linfoma non-Hodgkin.
Effetto paradosso della dimensione: Inaspettatamente, il rischio più elevato non è stato osservato nei soggetti con tatuaggi più estesi, ma in quelli con tatuaggi di dimensione inferiore a un palmo di mano — suggerendo che anche una singola esposizione a pigmenti carcinogeni possa innescare un’infiammazione sistemica rilevante.
Inaspettatamente, il rischio più elevato non è stato osservato nei soggetti con tatuaggi più estesi, ma in quelli con tatuaggi di dimensione inferiore a un palmo di mano — suggerendo che anche una singola esposizione a pigmenti carcinogeni possa innescare un’infiammazione sistemica rilevante.
Rimozione laser: I soggetti che avevano rimosso i tatuaggi con il laser mostravano stime di rischio ancora più elevate, coerentemente con i dati sperimentali sulla produzione di ammine aromatiche carcinogene per scissione dei composti azoici sotto irradiazione laser.
Nel 2025, Clemmensen et al. hanno pubblicato su BMC Public Health uno studio gemellare danese (Danish Twin Tattoo Cohort; n=2.367), con l’obiettivo di ridurre il confounding genetico. Il confronto all’interno di coppie di gemelli ha permesso di controllare le variabili genetiche e gran parte di quelle ambientali condivise. In questo contesto, l’effetto della dimensione si inverte rispetto allo studio svedese: i tatuaggi più grandi del palmo di mano risultano associati a un hazard ratio di linfoma pari a 2,37–2,73 (IC 95%: 1,11–5,06), ovvero quasi triplicato rispetto ai soggetti non tatuati. La discrepanza tra i due studi sull’effetto-dimensione rimane irrisolta e richiede ulteriori ricerche.
Una meta-analisi esplorativa (2025, PMC) che ha incorporato i tre principali studi caso-controllo disponibili (Nielsen 2024, McCarty 2024, Warner 2020) ha confermato la presenza di un’associazione statisticamente significativa, pur classificando la certezza delle prove come bassa secondo la metodologia GRADE, principalmente per i limiti di campione e il potenziale residual confounding.
Melanoma e cancro cutaneo
Anche il rischio di melanoma cutaneo nei soggetti tatuati ha ricevuto attenzione crescente. Rietz Liljedahl et al. (2025) hanno pubblicato su European Journal of Epidemiology uno studio svedese case-control su 2.880 casi di melanoma cutaneo (fascia 20-60 anni): i soggetti tatuati presentano un rischio relativo di melanoma aumentato del 29% (RR aggiustato 1,29; IC 95% 1,07–1,56).
Lo studio danese gemellare di Clemmensen (2025) conferma un segnale di aumento del rischio anche per i tumori cutanei nel loro complesso (linfoma e cancro della cute combinati). McCarty et al. (2025) hanno invece condotto negli USA (Utah, JNCI) uno studio caso-controllo specifico sul melanoma: i risultati mostrano un’associazione con il tatuaggio, con alcune variazioni in base al numero di sedute e al tipo di inchiostro.
Esiste anche un aspetto diagnostico di grande rilevanza clinica: i tatuaggi possono mascherare lesioni melanocitarie, rendendo difficile l’applicazione dei criteri ABCDE in dermoscopia. Revisioni sistematiche della letteratura riportano oltre 160 casi di tumori cutanei insorti all’interno di tatuaggi, inclusi almeno 43 casi di melanoma. Il melanoma tende a emergere su tatuaggi scuri (nero), mentre il carcinoma squamocellulare compare più frequentemente su tatuaggi rossi, suggerendo meccanismi cancerogeni pigmento-specifici.
Meccanismi biologici plausibili
L’ipotesi patobiologica che collega i tatuaggi ai tumori poggia su almeno tre meccanismi distinti, non mutualmente esclusivi:
Infiammazione cronica e immunodisregolazione: I pigmenti depositati nei linfonodi inducono un’attivazione persistente del sistema immunitario con rilascio di citochine pro-infiammatorie da parte dei macrofagi. L’infiammazione cronica è un noto promotore oncologico — in particolare per i linfomi B-cellulari — attraverso la stimolazione aberrante della proliferazione linfocitaria.
I pigmenti depositati nei linfonodi inducono un’attivazione persistente del sistema immunitario con rilascio di citochine pro-infiammatorie da parte dei macrofagi. L’infiammazione cronica è un noto promotore oncologico — in particolare per i linfomi B-cellulari — attraverso la stimolazione aberrante della proliferazione linfocitaria.
Genotossicità diretta: PAH (in particolare benzo[a]pirene) e ammine aromatiche sono mutageni diretti o pro-mutageni che, dopo bioattivazione enzimatica, formano addotti con il DNA. Dati tossicogenomici confermano che tali sostanze interferiscono con geni chiave della regolazione del ciclo cellulare, dell’apoptosi e del metabolismo degli xenobiotici.
PAH (in particolare benzo[a]pirene) e ammine aromatiche sono mutageni diretti o pro-mutageni che, dopo bioattivazione enzimatica, formano addotti con il DNA. Dati tossicogenomici confermano che tali sostanze interferiscono con geni chiave della regolazione del ciclo cellulare, dell’apoptosi e del metabolismo degli xenobiotici.
Fotodegradazione e rimozione laser: L’esposizione agli UV solare e la rimozione laser frammentano i pigmenti azoici, liberando metaboliti mutageni (es. ammine aromatiche) con potenziale sistemico. Questo meccanismo è particolarmente rilevante per i tatuaggi colorati.
Limiti degli studi disponibili e prospettive future
Prima di trarre conclusioni affrettate, è indispensabile considerare i limiti metodologici degli studi sino ad oggi disponibili:
Confounding residuo: Fattori come l’esposizione solare, l’abitudine al fumo, l’apporto alcolico, le abitudini alimentari e lo stato socioeconomico — tutti potenziali fattori di rischio oncologico — non sono stati adeguatamente controllati in tutti gli studi.
Fattori come l’esposizione solare, l’abitudine al fumo, l’apporto alcolico, le abitudini alimentari e lo stato socioeconomico — tutti potenziali fattori di rischio oncologico — non sono stati adeguatamente controllati in tutti gli studi.
Campioni limitati: Lo studio gemellare danese, pur metodologicamente più robusto per il controllo del confounding genetico, soffre di campioni esigui, in particolare per le coppie gemellari discordanti per esposizione al tatuaggio e diagnosi di cancro.
Lo studio gemellare danese, pur metodologicamente più robusto per il controllo del confounding genetico, soffre di campioni esigui, in particolare per le coppie gemellari discordanti per esposizione al tatuaggio e diagnosi di cancro.
Mancanza di dati causali: Nessuno degli studi disponibili dimostra causalità: l’associazione statistica può riflettere variabili di confondimento non misurate legate agli stili di vita delle persone tattuate.
Nessuno degli studi disponibili dimostra causalità: l’associazione statistica può riflettere variabili di confondimento non misurate legate agli stili di vita delle persone tattuate.
Eterogeneità degli inchiostri: Non tutti gli inchiostri sono uguali. Formulazioni più recenti, prodotte secondo standard normativi più severi (es. Regolamento UE 2020/2081), potrebbero avere un profilo tossicologico differente rispetto a quelli usati negli studi che analizzano esposizioni di 10–20 anni fa.
La ricerca futura dovrà concentrarsi su coorti più ampie con dati dettagliati sulle caratteristiche dell’inchiostro, sulla frequenza e sulla durata dell’esposizione, e su follow-up sufficientemente lunghi da rilevare l’effetto di latenza oncologica.
Implicazioni cliniche pratiche
Alla luce dei dati disponibili, è possibile formulare alcune considerazioni pratiche per il medico internista e per il medico di medicina generale:
Non allarmare, ma informare: Il rischio assoluto rimane basso. Negli USA si stimano circa 89.000 nuovi casi di linfoma l’anno su una popolazione di oltre 330 milioni — e l’aumento relativo del 21% si traduce, su scala individuale, in un incremento di rischio molto contenuto. Non vi sono, allo stato attuale, evidenze sufficienti per controindicare il tatuaggio su base oncologica.
Il rischio assoluto rimane basso. Negli USA si stimano circa 89.000 nuovi casi di linfoma l’anno su una popolazione di oltre 330 milioni — e l’aumento relativo del 21% si traduce, su scala individuale, in un incremento di rischio molto contenuto. Non vi sono, allo stato attuale, evidenze sufficienti per controindicare il tatuaggio su base oncologica.
Sorveglianza dermatologica: I pazienti tatuati dovrebbero essere sensibilizzati all’importanza di controlli dermatologici periodici, poiché le lesioni melanocitarie possono essere mascherate dall’inchiostro. Il clinico deve tenere conto della presenza di tatuaggi nell’ambito della valutazione cutanea completa.
I pazienti tatuati dovrebbero essere sensibilizzati all’importanza di controlli dermatologici periodici, poiché le lesioni melanocitarie possono essere mascherate dall’inchiostro. Il clinico deve tenere conto della presenza di tatuaggi nell’ambito della valutazione cutanea completa.
Attenzione alla rimozione laser: I dati suggeriscono che la rimozione laser potrebbe essere associata a un rischio ancora più elevato rispetto alla permanenza del tatuaggio, a causa della liberazione di metaboliti cancerogeni. I pazienti che intendono rimuovere un tatuaggio dovrebbero essere informati di questo aspetto.
I dati suggeriscono che la rimozione laser potrebbe essere associata a un rischio ancora più elevato rispetto alla permanenza del tatuaggio, a causa della liberazione di metaboliti cancerogeni. I pazienti che intendono rimuovere un tatuaggio dovrebbero essere informati di questo aspetto.
Stadiazione e imaging oncologico: Il medico oncologo e il chirurgo devono essere consapevoli che la presenza di pigmenti dell’inchiostro nei linfonodi può mimare metastasi all’imaging e nelle biopsie del linfonodo sentinella, complicando la stadiazione dei tumori cutanei.
Commento editoriale
La scienza non è ancora in grado di affermare con certezza che i tatuaggi causino il cancro. Ma è ormai in grado di affermare che l’inchiostro introdotto nell’organismo non è biologicamente inerte: migra, si accumula, infiamma e — almeno in una quota di soggetti — sembra associarsi a un incremento del rischio oncologico, in particolare per i linfomi non-Hodgkin e per il melanoma cutaneo.
Come medici, il nostro compito non è quello di allarmare, né di rassicurare acriticamente. È quello di informare. Chi desidera farsi un tatuaggio ha il diritto di sapere che una piccola quota di quel pigmento raggiungerà i linfonodi e vi resterà per decenni. Chi sceglie di rimuoverlo con il laser ha il diritto di sapere che quel processo potrebbe generare metaboliti ancor più pericolosi.
Ci troviamo di fronte a un classico scenario di medicina preventiva in fase embrionale: i dati ci dicono che c’è un segnale, ma non ci dicono ancora quanto sia forte, né per chi. La risposta corretta non è né l’indifferenza né il proibizionismo, ma un’informazione medica chiara, onesta e aggiornata. È questo che le persone — e i pazienti — meritano.
Nielsen, C., Jerkeman, M., & Jöud, A. S. (2024). Tattoos as a risk factor for malignant lymphoma: a population-based case–control study. eClinicalMedicine (The Lancet), 72, 102649. https://doi.org/10.1016/j.eclinm.2024.102649
Clemmensen, S. B., Mengel-From, J., Kaprio, J., Frederiksen, H., & von Bornemann Hjelmborg, J. (2025). Tattoo ink exposure is associated with lymphoma and skin cancers – a Danish study of twins. BMC Public Health, 25(1), 170. https://doi.org/10.1186/s12889-025-21413-3
McCarty, R. D., Trabert, B., Kriebel, D., et al. (2024). Tattoos and risk of hematologic cancer: A population-based case-control study in Utah. Cancer Medicine, 13(20), e70260. https://doi.org/10.1002/cam4.70260
McCarty, R. D., Trabert, B., Collin, L. J., et al. (2025). Tattooing and risk of melanoma: a population-based case-control study in Utah. Journal of the National Cancer Institute, 117(12), 2495–2504. https://doi.org/10.1093/jnci/djaf235
Rietz Liljedahl, E., Engfeldt, M., Nielsen, K., Saxne Jöud, A., & Nielsen, C. (2025). Does tattoo exposure increase the risk of cutaneous melanoma? A population-based case-control study. European Journal of Epidemiology, 40(12), 1441–1453. https://doi.org/10.1007/s10654-025-01326-6
Mo, T., Zins, M., Goldberg, M., et al. (2026). Tattoos and risk of cutaneous melanoma and nonmelanoma skin cancer in France. Journal of the National Cancer Institute, 118(3), 476–484. https://doi.org/10.1093/jnci/djaf332
Negi, S., Bala, L., Shukla, S., & Chopra, D. (2022). Tattoo inks are toxicological risks to human health: A systematic review of their ingredients, fate inside skin, toxicity due to polycyclic aromatic hydrocarbons, primary aromatic amines, metals, and overview of regulatory frameworks. Toxicology and Industrial Health. https://doi.org/10.1177/07482337221090878
Capucetti, A., Falivene, J., Pizzichetti, C., et al. (2025). Tattoo ink induces inflammation in the draining lymph node and alters the immune response to vaccination. Proceedings of the National Academy of Sciences USA, 122(48), e2510392122. https://doi.org/10.1073/pnas.2510392122
Schreiver, I., Hesse, B., Seim, C., et al. (2017). Synchrotron-based ν-XRF mapping and μ-FTIR microscopy enable to look into the fate and effects of tattoo pigments in human skin. Scientific Reports, 7(1), 11395. https://doi.org/10.1038/s41598-017-11721-z
Carmo, M. A. V., et al. (2024). Toxicogenomics supports carcinogenic action of tattoo ink components. Toxicology Reports, 13. https://doi.org/10.1016/j.toxrep.2024.101846
Kluger, N., & Koljonen, V. (2012). Tattoos, inks, and cancer. Lancet Oncology, 13(4), e161–e168. https://doi.org/10.1016/S1470-2045(11)70340-0
Laux, P., Tralau, T., Tentschert, J., et al. (2016). A medical-toxicological view of tattooing. The Lancet, 387(10016), 395–402. https://doi.org/10.1016/S0140-6736(15)60215-X
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO4
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
50.7/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Radioterapia di Grosseto accreditata AIEA: riconoscimento internazionale per la qualità e la sicurezza Maremma News
L’Aiea, Agenzia internazionale dell’energia atomica, promuove il reparto dell’ospedale Misericordia
Grosseto: L'unità operativa di Radioterapia, in collaborazione con la Uoc Fisica Sanitaria diretta da Andrea Guasti, ha ottenuto ufficialmente la certificazione dall'Aiea (Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica), il prestigioso organismo delle Nazioni Unite con sede a Vienna. Il riconoscimento è arrivato a seguito di un rigoroso iter di verifica condotto dalla divisione «Human health - Laboratory dosimetry and medical radiation physics » ed è stato ottenuto grazie alle competenze della Fisica sanitaria ed alla stretta collaborazione di questa con le altre figure professionali del reparto.
«La certificazione attesta non solo la qualità d'avanguardia delle dotazioni tecnologiche in uso, ma anche l’altissimo profilo professionale dell'equipe - dichiara il direttore generale Asl Tse, Marco Torre - siamo orientati ad un approccio basato sul valore delle cure, in cui contano appropriatezza, efficacia e sicurezza che con questa certificazione ci vengono riconosciute».
«Questo risultato – commenta Francesca Rossi, direttrice del reparto – conferma l'impegno costante nel garantire standard di sicurezza e precisione clinica ai massimi livelli, consolidando il nostro reparto come punto di riferimento essenziale per l'intera comunità maremmana».
«Per la prima volta - dichiara il direttore medico di presidio Michele Dentamaro - siamo riusciti ad ottenere questo importante riconoscimento internazionale, colgo l’occasione per ringraziare tutto il personale del reparto di Radioterapia e la Fisica sanitaria per il lavoro quotidiano».
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
50.4/100
Punteggio Totale
B
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❌
Criteri Critici
Liliana Porcelli racconta in "Influcancer" i suoi dodici cicli di chemioterapia senza la retorica del guerriero Avvenire di Calabria
Il volume di Liliana Porcelli nasce da una pratica quotidiana di condivisione digitale che ha trasformato l’esperienza della cura in una cronaca collettiva e priva di retorica. Attraverso il neologismo “Influcancer”, l’autrice documenta le tappe di un percorso iniziato nel settembre 2024, quando una diagnosi improvvisa ha sostituito i traguardi sportivi con quelli terapeutici. Il libro non cerca la celebrazione della forza individuale, ma si concentra sull’osservazione lucida della realtà ospedaliera, restituendo dignità e voce anche agli altri pazienti incontrati nei corridoi del reparto di oncologia, il tutto finalizzato al sostegno della ricerca scientifica.
La nascita di un neologismo tra social e realtà
Bisogna ricalibrare le aspettative quando si apre un libro che si presenta con un titolo come “Influcancer”…è un libro scomodo, e per questo interessante: il resoconto settimanale, prima pubblicato in tempo reale su Facebook e poi raccolto in volume, di dodici cicli chemioterapici affrontati da una donna che si rifiuta di indossare “l’armatura del guerriero” per vantare una resistenza sovraumana sui Social. Liliana Porcelli, pugliese di Bisceglie trapiantata a Milano da oltre vent’anni, dirigente nel network Deloitte e runner amatoriale, sceglie il neologismo “Influcacer” per descrivere se stessa con un’autoironia disarmante.
Il diario delle dodici settimane e il valore della diagnosi precoce
Il termine nasce per gioco e diventa un vero e proprio stile, anzi dovremmo dire un programma editoriale, fino a coniare una sorta di sottogenere narrativo in cui la condivisione social diventa terapia introspettiva e, insieme, gesto pubblico verso chi vive la stessa esperienza. Il libro, edito da Piemme con il sostegno di Fondazione Deloitte, devolve almeno la metà dei proventi alla Fondazione AIRC, un motivo in più per leggerlo. Si articola in dodici capitoli, uno per ciascuna settimana di chemioterapia, preceduti da una “Settimana zero” in cui Porcelli ricostruisce il momento della diagnosi, arrivata il 23 settembre 2024 durante un check-up di routine prenotato per partecipare alla mezza maratona di Roma. Quel giorno interrompe i programmi di una vita fatta da allenamenti e routine famigliare…le viene diagnosticato un tumore con marcatori che lo collocano in una tipologia aggressiva.
Oltre la retorica della forza: il racconto dei pazienti
Il momento che trasforma la vita di Liliana è riassunta nella frase del professore, riportata senza filtri: «La notizia positiva è che l’abbiamo preso bambino». Così inizia la cronaca, che alterna il racconto delle infusioni a flash autobiografici, ricordi di infanzia, ritratti dei compagni di cura e riflessioni che evitano accuratamente (menomale!) la retorica del combattimento….Porcelli sa, e lo dice con onestà, che chi affronta queste cure non ha scelto di essere forte ma è stato semplicemente catapultato in una situazione senza alternative. Da questa lucidità nasce la cifra del libro: un’osservazione partecipe che mescola il sarcasmo di chi è cresciuta nel Sud a citazioni colte, dal Vasco Rossi delle radio di provincia a Dante davanti alla porta dell’inferno alla parabola dei talenti raccontata dal padre. I capitoli più riusciti, almeno a parere di chi scrive, sono quelli in cui l’autrice abbandona il proprio diario per ascoltare gli altri pazienti…c’è Daniela, l’avvocata sessantenne con un tumore alla lingua che non smette di parlare nemmeno con un cerotto di morfina in bocca; c’è Alfredo, signore distinto con cappotto color cammello e cappello Borsalino, che le confida una vita intera vissuta inseguendo i sogni altrui e le lascia in eredità una formula che vale il prezzo del libro: «La vita va allargata… se non si può allungare!»; c’è Alessandra, sarda di Milano sospesa fra una mastectomia e l’addio al sogno di un figlio; c’è la signora Cinzia, atea convinta che un giorno semplicemente non torna più in reparto, lasciando dietro di sé un saluto che la narratrice non ha saputo decifrare.
Una testimonianza per chi cura e per chi accompagna
Sono ritratti misurati, mai elegiaci, in cui Porcelli riesce a far parlare il reparto di oncologia come uno spazio in cui le inibizioni cadono e ognuno consegna a uno sconosciuto pezzi di vita che fuori non racconterebbe. Funziona perché l’autrice racconta senza “intervenire”, e quando interviene lo fa con la stessa sincerità con cui descrive il proprio rapporto conflittuale con lo specchio, le sopracciglia diradate, la menopausa indotta, il foulard maculato comprato d’impulso. Il libro è “gustoso” perché, in fondo, non si prende mai del tutto sul serio, e la promessa del titolo viene mantenuta fino in fondo…l’ultimo capitolo, dedicato alla Stramilano del 23 marzo 2025 percorsa al passo sotto la pioggia con la famiglia, chiude il cerchio senza fanfare. Si tratta di una pubblicazione che si può consigliare per ragioni diverse a lettori diversi…a chi vive la malattia, perché smonta l’idea che esista un solo modo giusto di affrontarla; a chi le sta accanto, perché racconta cosa significa quel «ti voglio bene» che spesso si fatica a pronunciare.