📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO1
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
“Non parlo mai degli arbitri, ma voglio rispetto per la società e per la gente di Verona e oggi c’è stato poco. Sono stato espulso anche oggi perché ho visto cose che non mi piacciono”. Un pareggio – quello tra Juventus e Verona – che sicuramente lascia più l…
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“Non parlo mai degli arbitri, ma voglio rispetto per la società e per la gente di Verona e oggi c’è stato poco. Sono stato espulso anche oggi perché ho visto cose che non mi piacciono”. Un pareggio – quello tra Juventus e Verona – che sicuramente lascia più l’amaro in bocca ai bianconeri, ancora in corsa Champions. Ma a riscaldare gli animi nel post gara è stato Sean Sogliano, direttore sportivo dell’Hellas Verona già retrocesso, espulso nel finale di partita.
Il ds ha parlato a Dazn e ha spiegato quanto accaduto in campo. “Parliamo di cultura e che non andiamo ai Mondiali. Qui è sempre la stessa cosa: anche contro una squadra già retrocessa sento dire cose che non voglio ripetere perché dovrei smettere di lavorare per dire quello che penso”, ha accusato il dirigente. Ma a cosa si riferisce? A spiegarlo è stato lo stesso Sogliano: “Ma dai, una squadra forte e grande che si lamenta di un arbitraggio che tra un po’ la palla la buttavano dentro i loro tifosi: il Verona ha avuto orgoglio e ha portato a casa un punto. Se poi uno viene espulso perché si arrabbia per certe cose, voi filmate le due panchine e altro che parlare di Var… Lo dico da retrocesso, non interessa a nessuno: vado a casa coi giocatori e la società, siamo persone che hanno orgoglio“.
Uno sfogo che ha stupito tutti e ha stupito anche Luciano Spalletti, che ha risposto così a Sogliano: “Non ho capito bene cosa volesse dicendo quelle cose lì, però vado a vederlo e poi gli rispondo quando lo ritrovo – ha replicato l’allenatore bianconero a Sky -. Noi non ci siamo mai alzati dalla panchina, loro ogni volta che ricevevano un fallo rimanevano in terra 30 secondi e per ogni calcio di rinvio ci volevano 30 secondi…”, ha concluso il tecnico bianconero.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
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Tumori: in Italia l'immunoterapia sottocute, si somministra in pochi minuti Adnkronos
Pochi minuti rispetto agli attuali 30 o 60, che si traducono in più tempo a disposizione per i pazienti oncologici e in una migliore qualità di vita. La breve durata della somministrazione sottocutanea di nivolumab, terapia immuno-oncologica disponibile ora in Italia in questa nuova versione, implica importanti vantaggi, spiega l'azienda produttrice: meno tempo in ospedale da dedicare alla terapia, maggiore flessibilità a parità di efficacia clinica, più efficienza per il Ssn grazie a una migliore gestione delle risorse e degli spazi nei nosocomi. L'Agenzia italiana del farmaco Aifa ha approvato, in diversi tumori solidi, "la nuova formulazione sottocutanea di nivolumab e tre ulteriori indicazioni del farmaco immuno-oncologico: in associazione a ipilimumab in prima linea nel carcinoma del colon-retto metastatico con deficit di riparazione del mismatch o elevata instabilità dei microsatelliti (dMMR/MSI-H), in associazione alla chemioterapia in prima linea nel carcinoma uroteliale non resecabile o metastatico e in monoterapia nel trattamento adiuvante del carcinoma uroteliale muscolo-invasivo", informa Bristol Myers Squibb in occasione di un incontro promosso oggi a Roma e dedicato alle nuove frontiere dell'immuno-oncologia. "Nivolumab sottocutaneo - riporta una nota - è approvato da Aifa per l'utilizzo in molteplici tumori solidi dell'adulto: in monoterapia; come monoterapia di mantenimento successiva al completamento della fase di combinazione con ipilimumab endovena; in combinazione con chemioterapia o cabozantinib".
"L'immuno-oncologia, negli ultimi 15 anni, ha rappresentato uno 'tsunami' nella cura del cancro, perché ha cambiato la storia naturale di molti tumori - spiega Paolo Ascierto, direttore della Struttura complessa di Oncologia clinica sperimentale del melanoma – Immunoterapia e terapie innovative dell’Istituto nazionale tumori Irccs Fondazione Pascale di Napoli - Oggi l'innovazione consente di raggiungere un ulteriore traguardo, costituito dalla somministrazione sottocutanea di nivolumab, formulazione più semplice e veloce dell'infusione endovenosa. Richiede pochi minuti, rispetto a un tempo che varia da 30 minuti a un'ora per l’infusione, e non servono cannule o cateteri venosi. In questo modo, viene semplificato il percorso terapeutico, i pazienti trascorrono meno tempo in ospedale e la somministrazione è più agevole". A giugno 2025 - prosegue la nota - la Commissione europea ha approvato la formulazione sottocutanea di nivolumab in molteplici indicazioni, sulla base dei risultati dello studio CheckMate -67T. Nello studio, la nuova formulazione sottocutanea è risultata non inferiore rispetto alla formulazione endovenosa sia in termini farmacocinetici, endpoint primari dello studio, sia in termini di tasso di risposta obiettiva, endpoint secondario chiave.
L’immuno-oncologia ha cambiato la pratica clinica anche nei tumori gastrointestinali, neoplasie frequenti nei Paesi occidentali, in particolare il carcinoma del colon-retto, che ha fatto registrare nel 2025 in Italia 41.700 nuovi casi. Aifa - è emerso dall'incontro - ha approvato nivolumab, in associazione a sole 4 dosi di ipilimumab, per il trattamento di prima linea di pazienti con carcinoma del colon-retto metastatico con deficit di riparazione del mismatch o elevata instabilità dei microsatelliti, riconoscendone la piena innovatività. Circa il 4% dei pazienti con tumore del colon-retto metastatico presenta il difetto di riparazione del mismatch o elevata instabilità dei microsatelliti, il complesso di proteine preposto a correggere gli errori di replicazione del Dna. Questo difetto, che in passato era riconosciuto come una caratteristica biologica a prognosi sfavorevole, diventa un fattore predittivo positivo permettendo di selezionare il sottogruppo di pazienti che rispondono all’immunoterapia.
"È la prima combinazione immunoterapica approvata in prima linea in questi pazienti – spiega Sara Lonardi, direttore Oncologia 1 all’Istituto oncologico veneto Irccs di Padova -. Nello studio CheckMate 8HW, la duplice immunoterapia in prima linea ha evidenziato un’efficacia superiore rispetto alla monoterapia. Nivolumab più sole 4 somministrazioni di ipilimumab a basse dosi riduce il rischio di progressione del 31% rispetto a nivolumab in monoterapia, con un profilo di tossicità estremamente buono. Il beneficio clinico è rilevante: il follow-up a 4 anni indica che 4 pazienti su 5 sono liberi da progressione. Inoltre, anche per questi pazienti, vi è l’opzione della somministrazione sottocutanea di nivolumab - dopo la fase di combinazione con ipilimumab -, garantendo così importanti vantaggi in termini di praticità e gestione della terapia".
L'immunoterapia sta modificando in maniera sostanziale lo scenario terapeutico di un altro tumore ad alta incidenza, come quello della vescica, con 29.100 nuove diagnosi stimate nel 2025 nel nostro Paese. Aifa- dettaglia la nota - ha approvato nivolumab in monoterapia per il trattamento adiuvante, cioè dopo la chirurgia, in pazienti con carcinoma uroteliale muscolo-invasivo con espressione tumorale del PD L1 ≥ 1%, ad alto rischio di recidiva dopo resezione radicale e non eleggibili a chemioterapia adiuvante post-operatoria con cisplatino. "Per anni circa la metà dei pazienti con carcinoma uroteliale muscolo-invasivo, nonostante la diagnosi precoce consentisse l’asportazione chirurgica del tumore, è andata incontro a recidiva di malattia, con ridotte opzioni terapeutiche efficaci in grado di prevenirla - afferma Fabio Calabrò, direttore dell'Oncologia medica 1 dell’Irccs Istituto nazionale tumori Regina Elena di Roma -. Nello studio CheckMate-274, nivolumab ha dimostrato una sopravvivenza mediana libera da malattia di oltre 4 anni e mezzo, con riduzione del 42% del rischio di recidiva o morte rispetto al placebo. L’approvazione da parte di Aifa cambia la pratica clinica, perché introduce un nuovo standard di cura post chirurgia e, per questi pazienti, si aggiunge inoltre l’opportunità di accedere alla somministrazione sottocutanea dell’immunoterapia".
Aifa, inoltre, ha approvato nivolumab in associazione a chemioterapia (cisplatino e gemcitabina) per il trattamento in prima linea di pazienti adulti con carcinoma uroteliale non resecabile o metastatico. "La chemioterapia a base di cisplatino è stata considerata per decenni lo standard di cura nella malattia metastatica – continua Calabrò -. Spesso si è però osservata una breve durata delle risposte alla chemioterapia ed una precoce ripresa della malattia. Nello studio CheckMate-901, nivolumab in associazione a chemioterapia a base di cisplatino ha ridotto il rischio di morte del 22%, dimostrando una sopravvivenza globale mediana di 21,7 mesi rispetto a 18,9 mesi con la sola chemioterapia. Il dato particolarmente interessante è legato anche alla percentuale di risposte complete alla terapia, cioè alla completa scomparsa della malattia visibile con le indagini radiologiche. Circa il 22% dei pazienti trattati con la combinazione ha infatti riportato una risposta completa che ha avuto una durata mediana di oltre 3 anni. È la prima associazione di chemio-immunoterapia a evidenziare un tale miglioramento rispetto allo standard di cura basato su combinazioni a base di cisplatino".
"La semplificazione delle modalità di somministrazione dell’immunoterapia ha una ricaduta immediata sui pazienti e sui caregiver – sottolinea Francesco De Lorenzo, presidente Favo (Federazione italiana delle associazioni di volontariato in oncologia) -. I principali vantaggi includono il minore impatto psicologico della cura, perché l’iniezione sottocutanea è meno invasiva, e la riduzione dei tempi di attesa in ospedale con benefici sulla qualità di vita. Inoltre, viene resa più agevole la somministrazione del trattamento per i pazienti con vene di difficile accesso. Vi sono vantaggi anche per il Servizio Sanitario Nazionale, perché viene alleggerito il carico di lavoro del personale, che può dedicare più tempo all’ascolto e al dialogo con i pazienti, con una ottimizzazione delle risorse nei day hospital oncologici".
"Siamo orgogliosi dell’approvazione della nuova formulazione sottocutanea di nivolumab da parte di Aifa e delle nuove indicazioni nei carcinomi del colon-retto e dell’urotelio – conclude Alessandro Bigagli, Senior Medical Head, Bristol Myers Squibb, Italia -. Il nostro obiettivo è estendere l’efficacia dell’immuno-oncologia in diverse patologie tumorali per aumentare la sopravvivenza dei pazienti e migliorare la loro qualità di vita. In questo contesto nasce la campagna 'Più tempo. Adesso', un'iniziativa multicanale che promuove una riflessione condivisa sul valore del tempo nella cura e mira a raggiungere e a sensibilizzare ogni persona in Italia. Il simbolo della campagna è una clessidra in cui il tempo scorre verso l’alto. Un’immagine potente, che porta con sé una nuova prospettiva: oggi il tempo non è più soltanto qualcosa che passa, ma un valore che può essere riconquistato grazie ai progressi della ricerca, alla prevenzione e all’impegno della comunità medico-scientifica. Per Bristol Myers Squibb, restituire tempo significa offrire nuove possibilità di vita. Siamo stati pionieri nella scoperta dell’immuno-oncologia, che viene utilizzata non solo nelle forme più avanzate di malattia metastatica ma anche negli stadi iniziali del tumore come terapia adiuvante, quando il sistema immunitario può essere potenzialmente più reattivo al trattamento. Le nuove approvazioni di Aifa testimoniano il nostro impegno in oncologia".
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
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Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
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Criteri Critici
Sanità venduta. Ritirata la cura sul tumore al pancreas: la vigliaccata di un sistema che ci vuole malati e redditizi iacchite
DALLA PAGINA FB MOVIMENTO SICILIANO D’AZIONE
RITIRATA LA CURA SUL TUMORE AL PANCREAS: LA VIGLIACCATA DI UN SISTEMA CHE CI VUOLE MALATI E REDDITIZI
Non è un complotto. Non è una teoria letta sui social. È la nuda, cruda e feroce verità dei fatti, certificata dai vertici della scienza mondiale: la ricerca sulla cura per il tumore al pancreas è stata ufficialmente ritirata.
La prestigiosa rivista americana PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences) ha cancellato con un colpo di spugna lo studio rivoluzionario guidato da Mariano Barbacid, uno dei massimi esponenti della biochimica europea. Uno studio che aveva dimostrato risultati clamorosi: la regressione completa, totale e permanente dell’adenocarcinoma duttale pancreatico (il più letale dei tumori) nei topi, senza alcuna recidiva per oltre 200 giorni.
Una luce nel buio più totale. Una speranza così forte che la gente comune, il popolo, si era mobilitata donando oltre tre milioni e mezzo di euro per finanziare questa ricerca pubblica al Centro Nazionale Spagnolo per le Ricerche Oncologiche (Cnio). Soldi veri. Sudore, lacrime e disperazione investiti per strappare i propri cari alla morte.
E poi? Poi il sistema ti sputa in faccia.
Lo studio è stato ritirato. E la motivazione è uno schiaffo alla dignità umana: non l’hanno cancellato perché la cura non funzionava, ma per un banale, sporco conflitto di interessi finanziari.
Barbacid e le sue collaboratrici non avevano dichiarato di essere i fondatori e di avere interessi economici diretti nella Vega Oncotargets, una società privata creata appositamente per brevettare e trasformare quella scoperta in futuri farmaci.
Ecco la vigliaccata. Ecco la verità che fa ribollire il sangue.
La cura sul cancro è di loro proprietà. È un asset aziendale, una quota azionaria, un brevetto da cui spremere miliardi. La ricerca pubblica, pagata con le donazioni dei cittadini, fa da incubatrice; ma appena si trova la soluzione, subentra la società privata per blindarla e quotarla in borsa.
In questo cortocircuito vomitevole, il business si sostituisce brutalmente alla salute. L’obiettivo delle multinazionali non è guarirci definitivamente. Un malato che guarisce è un cliente perso. Un malato cronico, costretto a comprare farmaci palliativi costosissimi che allungano semplicemente l’agonia, è invece una miniera d’oro inesauribile per i bilanci di Big Pharma.
È la stessa, identica logica di potere che ha distrutto Luigi Di Bella.
Al di là di come la si pensi clinicamente, la storia del professor Di Bella ha squarciato il velo sul modus operandi di questo sistema. Quando un medico prova a proporre una strada alternativa, economica, non brevettabile dai colossi del farmaco e fuori dal controllo delle grandi lobby, viene annientato. Fango, isolamento, burocrazia usata come clava. Se la cura non garantisce i margini di profitto decisi nei consigli di amministrazione, quella cura non deve esistere.
Ci stanno uccidendo con la finanza. Il ritiro dello studio di Barbacid è la prova inconfutabile che la nostra vita, per loro, è solo una voce a bilancio. E finché accetteremo che la salute pubblica sia sottomessa alla dittatura delle società per azioni, saremo solo carne da macello in un mercato in cui la vera “malattia” è l’avidità di chi lucra sulla nostra disperazione.
🛌 IL MALATO PERFETTO
Il sistema non vuole il morto. Il morto non paga. Vuole il malato perfetto: abbastanza stabile da continuare le terapie, abbastanza fragile da non uscirne, abbastanza spaventato da non fare domande. È lì che il meccanismo funziona alla perfezione. Silenzioso. Legale. Impeccabile.
☝️NON È FANTASIA. È IL MONDO IN CUI VIVI
Ogni volta che una terapia costa cifre indecenti, ogni volta che una cura arriva dopo anni mentre i brevetti corrono, ogni volta che la prevenzione resta l’ultima voce di bilancio… Stai guardando il sistema in funzione.
E il sistema non urla. Fattura.
❌NON È ODIO. È LUCIDITÀ
Puoi continuare a raccontarti che è tutto normale. Oppure puoi guardare in faccia la realtà: la salute è stata privatizzata, industrializzata, monetizzata. E quando la vita entra nel mercato, non è più sacra. È negoziabile.
E nel momento in cui diventa negoziabile… qualcuno, da qualche parte, sta già decidendo quanto vali.
La sanità non può in alcun modo essere ridotta a un business spietato, dove il nostro sangue diventa la linfa per i dividendi degli azionisti. Non possiamo continuare a elemosinare la sopravvivenza o a comprare frammenti di vita a caro prezzo da chi monetizza il nostro dolore. La cura e l’esistenza non sono merci da mettere all’asta, ma valori sacri e intoccabili che nessuno deve osare brevettare. Prima che la legge del profitto ci condanni tutti a morte, dobbiamo abbattere questo sistema e urlarlo a gran voce: la sanità deve tornare a essere, oggi e per sempre, un diritto inalienabile e universale.
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Nuova tappa per il progetto 'C'è posta per te': ASL1 porta lo screening del colon retto a domicilio a Isolabona Sanremonews
Prosegue l’impegno di ASL1 per avvicinare sempre di più i servizi di prevenzione alla popolazione, con particolare attenzione ai piccoli comuni dell’entroterra.
A partire dal 5 maggio 2026, il Centro Screening di ASL1 — diretto dal dott. Francesco Sferrazzo (Gestione Promozione della Salute e Sicurezza) e coordinato dalla dott.ssa Valentina Pizzo — sarà attivo a Isolabona con il progetto “C’è posta per te”, un’iniziativa realizzata, come sempre, in sinergia con il Comune ospitante e che ha già registrato risultati molto positivi in altri comuni del territorio, tra cui Apricale e Pigna.
Il progetto prevede la consegna a domicilio delle lettere di invito, complete delle provette, per partecipare allo screening del tumore del colon retto, rivolto alle persone aventi diritto. Un’azione concreta pensata per facilitare l’accesso ai programmi di prevenzione, superare eventuali difficoltà logistiche e aumentare la partecipazione.
L’iniziativa si concluderà mercoledì 13 maggio, dalle ore 10 alle 13, quando il personale del Centro Screening tornerà a Isolabona, presso la loggia di Piazza Martiri, per il ritiro delle provette e per offrire informazioni e prenotazioni relative agli altri screening oncologici, come mammografia e PAP/HPV test.
L’esperienza maturata nei mesi scorsi conferma l’efficacia del modello: nei comuni in cui il progetto è già stato realizzato, come Pigna e Apricale, le percentuali di adesione agli screening sono più che raddoppiate a seguito dell’intervento, a dimostrazione di quanto sia importante portare la prevenzione direttamente vicino ai cittadini.
“C’è posta per te” si inserisce nel più ampio percorso di promozione della salute promosso da ASL1, con l’obiettivo di rendere la prevenzione sempre più accessibile, semplice e vicina alle esigenze delle persone.
“Portare la prevenzione direttamente a casa dei cittadini significa abbattere barriere e rendere ancora più semplice aderire agli screening – spiega il Coordinatore di ASL1, dott. Marino Anfosso – I risultati ottenuti nei comuni dell’entroterra confermano che questo modello funziona: quando i servizi si avvicinano alle persone, la partecipazione cresce in modo significativo.”
Per informazioni è possibile contattare il Centro Screening al numero 0184 536801, dal lunedì al giovedì dalle ore 10 alle ore 14.
La prevenzione arriva a casa tua: non rimandare.
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Tumore al pancreas: nuovi segnali da un farmaco in sperimentazione Federazione Nazionale degli Ordini dei Biologi
Roma, 4 maggio 2026 (Agenbio) – Non è una svolta, ma qualcosa si muove. Un farmaco ancora in fase di studio sta dando risultati che, per un tumore complesso come quello al pancreas, vengono letti con attenzione. In uno studio della Northwestern University pubblicato su Nature Medicine, la molecola elraglusib, usata insieme alla chemioterapia, ha mostrato un vantaggio rispetto alle cure standard. I numeri, presi da soli, non cambiano tutto: la sopravvivenza media passa da 7,2 a 10,1 mesi. Però c’è un dato che colpisce di più: dopo un anno, i pazienti in trattamento combinato erano circa il doppio rispetto all’altro gruppo. La sperimentazione ha coinvolto oltre 200 persone con malattia metastatica, quindi in una fase già avanzata. Non tutti hanno risposto allo stesso modo, ma tra chi ha beneficiato della terapia l’effetto è stato più evidente, anche oltre l’anno. Il farmaco agisce su una proteina legata sia alla crescita del tumore sia al sistema immunitario, un approccio diverso rispetto a quelli più tradizionali. Gli stessi ricercatori invitano alla cautela: serve la fase 3 per capire se questi risultati reggono su numeri più ampi. Intanto, però, il segnale c’è. E in questo campo non è poco. (Agenbio) Des 13:00
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Pisa, eccellenza in urologia: Cisanello diventa centro di riferimento europeo per la diagnosi e cura del tumore alla prostata insalutenews.it
diinsalutenews.it· Pubblicato4 Maggio 2026· Aggiornato4 Maggio 2026 Pisa, 4 maggio 2026 – L’Urologia 1 dell’Aou pisana ha ottenuto l’attestato di Centro di eccellenza per le tecnologie fusion Koelis (biopsia prostatica fusion e terapia focale del carcinoma prostatico) con la certificazione di trainer esperto in queste metodiche per Riccardo Bartoletti, direttore nonché ordinario di Urologia all’Università di Pisa e i colleghi urologi Alessandro Zucchi (associato) e Matteo Pacini. Nei mesi scorsi proprio in Aou pisana, all’Ospedale di Cisanello, si era tenuta infatti la prima Masterclass su entrambe le procedure con i maggiori esperti europei del settore, fra cui Eric Barret di Parigi e Juan Ignacio Martínez-Salamanca di Madrid, responsabili del progetto Jupiter afferente alla Società Europea di Urologia, oltre a 10 discenti provenienti da tutta Italia. La terapia focale del carcinoma prostatico è una metodica sperimentale che consente il trattamento della malattia in regime di Day Hospital con anestesia locale e modesta sedazione. Al momento vengono trattati solo casi selezionati afferenti a due progetti di ricerca. Nel dettaglio i pazienti con malattia a basso rischio vengono inclusi nel progetto regionale mentre quelli a rischio intermedio nel progetto Jupiter. I casi a maggior rischio di progressione vengono invece trattati con chirurgia radicale robotica. “L’apparecchiatura ed il software utilizzato sia per le biopsie fusion sia per la terapia focale – spiega Bartoletti – sono stati acquisiti con fondi derivanti da progetti di ricerca effettuati in collaborazione con Regione Toscana ed altri partner. Ad oggi sono state effettuate oltre 300 biopsie prostatiche fusion e circa 30 pazienti sottoposti a trattamento focale. Da sottolineare come l’uso di questa apparecchiatura, in grado di fornire una cartografia accurata della ghiandola prostatica e dunque orientare con estrema precisione i punti di prelievo e il destino dei trattamenti focali effettuati con ablazione laser, richieda esperienza e un training accurato per gli operatori”.
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Tumore al pancreas: identificato il fattore di resistenza alle nuove terapie molecolari Sapienza Università di Roma
La mutazione del gene KRAS rappresenta una caratteristica distintiva dell’adenocarcinoma duttale del pancreas, la forma più comune e aggressiva di tumore pancreatico, e ne guida l’insorgenza e la progressione. Negli ultimi anni lo sviluppo di farmaci mirati contro la proteina KRAS alterata ha aperto nuove prospettive terapeutiche. Tuttavia la loro efficacia nella pratica clinica resta limitata poiché le cellule tumorali pancreatiche sviluppano rapidamente meccanismi di resistenza a questi inibitori.
Un gruppo di ricercatori della Sapienza Università di Roma, coordinato da Gian Luca Rampioni Vinciguerra del Dipartimento di Medicina clinica e molecolare, e della The Ohio State University (USA) ha identificato nella proteina Fra-2 un fattore chiave che regola questa resistenza all’inibizione farmacologica di KRAS.
Più precisamente i risultati dello studio, pubblicati sulla prestigiosa rivista internazionale Proceedings of the National Academy of Sciences, hanno permesso di rilevare come Fra-2, un fattore di trascrizione che in condizioni fisiologiche gestisce la risposta della cellula allo stress, risulti attivato in modo aberrante nelle cellule tumorali esposte ai trattamenti. Attraverso la regolazione dell’espressione genica, Fra-2 è inoltre in grado di rimodellare profondamente l’assetto molecolare delle cellule neoplastiche, rendendone la proliferazione indipendente da KRAS quando questo viene farmacologicamente inibito, e rendendo quindi difatti inefficace l'azione dei farmaci progettati per colpirlo.
I risultati della ricerca indicano inoltre che Fra-2 potrebbe essere un promettente bersaglio terapeutico: gli studi di laboratorio hanno infatti dimostrato che l’inibizione combinata di KRAS e Fra-2 è in grado di potenziare significativamente l’efficacia dei trattamenti contro la patologia, aprendo nuove strade per la terapia di questa neoplasia ancora difficile da curare.
Lo studio è stato realizzato con il sostegno di Fondazione AIRC e grazie alla collaborazione multidisciplinare di diversi centri di eccellenza italiani, tra cui la Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli, Centro di Riferimento Oncologico di Aviano, L’Università di Verona e l’Università di Modena e Reggio Emilia.
Riferimenti: Rampioni Vinciguerra et al. Fra-2 controls the response to the KRAS inhibitor MRTX-1133 in pancreatic ductal adenocarcinoma (2026). PNAS
DOI: 10.1073/pnas.2601788123
Info
Gian Luca Rampioni Vinciguerra – Dipartimento di Medicina Clinica e Molecolare
gianluca.rampionivinciguerra@uniroma1.it
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Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?3
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
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Tumore del pancreas metastatico, daraxonrasib "accelera": uso compassionevole negli Stati Uniti e designazione come farmaco orfano in Europa AboutPharma
Avanti a passo spedito, verso una autorizzazione regolatoria che potrebbe giungere già entro la fine di quest’anno, almeno negli Stati Uniti.
Dopo olaparib, il fronte delle terapie mirate per il trattamento dell’adenocarcinoma del pancreas sembra prossimo ad allargarsi. Daraxonrasib si appresta a essere il primo inibitore di Kras utilizzabile come terapia di mantenimento nei pazienti con malattia metastatica che hanno risposto alla chemioterapia di prima linea.
Da settimane oggetto di discussione, tra pazienti e comunità scientifica, il farmaco sviluppato da Revolution Medicines ha incassato nelle scorse due importanti valutazioni regolatorie. Sia negli Stati Uniti sia in Europa.
Che cos’è daraxonrasib?
Daraxonrasib è un farmaco sperimentale orale sviluppato per colpire una delle alterazioni più difficili da trattare in oncologia: le mutazioni del gene Ras, molto frequenti nel tumore del pancreas. A differenza di approcci precedenti, il principio attivo in questione agisce su più varianti della proteina codificata: bloccandone l’attività e cercando di interrompere i segnali che alimentano la crescita del tumore.
Il suo sviluppo clinico ha raggiunto una tappa cruciale con lo studio RASolute-302, che ha coinvolto pazienti con carcinoma pancreatico metastatico già sottoposti ad altri trattamenti e successivamente andati incontro a progressione di malattia (indipendentemente dallo stato mutazionale di Kras). I pazienti sono stati randomizzati in due gruppi: uno trattato con una chemioterapia standard di seconda linea, l’altro con daraxonrasib.
Secondo quanto riportato finora in un comunicato stampa diffuso dall’azienda farmaceutica che ha sviluppato il farmaco, i pazienti trattati con il farmaco sperimentale avrebbero ottenuto una sopravvivenza mediana di 13,2 mesi (rispetto a 6,7 mesi osservati nel gruppo trattato con chemioterapia standard): con una riduzione del rischio di morte del sessanta per cento.
Un risultato che Brian Wolpin, direttore dell’Hale family center for pancreatic cancer research e del Gastrointestinal cancer center del Dana-Farber Cancer Institute (Boston), ha definito “senza precedenti”, in una intervista rilasciata a The Asco Post. “Una sopravvivenza mediana di oltre un anno nel trattamento di seconda linea è davvero impressionante”, è il pensiero dello specialista, che presenterà i dati completi dello studio al prossimo congresso dell’American society of clinical oncology (Asco).
Negli Stati Uniti avviato un programma di expanded access
In attesa delle notizie che tra meno di un mese giungeranno da Chicago (dove l’anno scorso fu la ricerca italiana a fare notizia, con la prima presentazione dei risultati dello studio Cassandra), daraxonrasib ha fatto registrare due importanti passi in avanti sul piano regolatorio.
Negli Stati Uniti, dove finora si è concentrata gran parte della sperimentazione della molecola target (nel setting indicato, ma non solo), la Food and drug administration (Fda) ha impiegato meno di 48 ore per rispondere alla richiesta di avviare un programma di accesso allargato al trattamento.
Parere immediatamente positivo, che tecnicamente permetterà da oggi di somministrare il farmaco a pazienti non inclusi nella sperimentazione clinica da cui sono giunti i primi risultati incoraggianti. Le modalità sono analoghe a quelle previste in Italia dal programma d’uso compassionevole. “L’accoglimento della richiesta in un tempo così breve riflette il forte impegno della Fda nel facilitare l’accesso precoce alle terapie per patologie gravi e potenzialmente letali: tra cui c’è anche il cancro al pancreas”, ha dichiarato il Commissario, Marty Makary.
Una scelta che si pone in continuità con la designazione di terapia innovativa (giugno 2025) e farmaco orfano e con la concessione del voucher per l’accesso al programma nazionale varato dalla Fda (ottobre 2025).
Daraxonsarib riconosciuto farmaco orfano dall’Ema
L’attenzione nei confronti del farmaco – e più in generale dell’avvento dei Kras inibitori nel trattamento del tumore del pancreas: nei prossimi anni potrebbero essere diverse le molecole pronte a sbarcare sul mercato, se si considera gli oltre cinquanta studi clinici in corso (solo con inibitore di Kras o in combinazione con altri trattamenti) – è alta anche in Europa.
Il bisogno clinico, d’altra parte, è talmente elevato da essere considerato con pochi eguali. Daraxonrasib, potenzialmente, può essere un breakthrough nel trattamento delle forme più avanzate di tumore del pancreas. Prova ne è anche la decisione dell’Agenzia europea dei medicinali (Ema) di concedere a daraxonrasib lo status di farmaco orfano.
Nel provvedimento firmato lo scorso 20 aprile, l’ente regolatore ha riconosciuto di fatto il potenziale della molecola. Un’apertura di credito, che permetterà all’azienda di “ricevere supporto scientifico e normativo dall’Ema per portare avanti il dossier del farmaco fino a quando non sarà possibile richiedere l’ autorizzazione all’immissione in commercio”.
Ma il farmaco in Europa non è ancora disponibile
Nulla a che vedere con la decisione assunta dalla Fda, però. In Europa il trattamento – sperimentato anche in quattro centri italiani: Istituto europeo di oncologia e all’Istituto nazionale dei tumori di Milano, Istituto oncologico veneto di Padova e Azienda ospedaliero-universitaria pisana – non è al momento disponibile.
“Siamo di fronte a un segnale molto incoraggiante, ma serve cautela, per diversi motivi: aspettiamo i dati completi e la loro pubblicazione per fare valutazioni complete sul reale rapporto rischi-benefici, sulla durata del controllo della malattia, sulle caratteristiche dei pazienti inclusi, su quali abbiano ottenuto un beneficio e sui fattori che hanno condizionato il risultato”, afferma Silvia Carrara, caposezione dell’ecoendoscopia diagnostica e terapeutica dell’Irccs Istituto clinico Humanitas (Milano) e presidente dell’Associazione italiana per lo studio del pancreas (Aisp), in una nota elaborata con gli oncologi della società scientifica coordinati da Guido Giordano (Università di Foggia).
Le premesse lasciano però pensare che una volta avuto dall’azienda l’intero dossier – comprensivo dei dati che saranno presentati a Chicago e subito dopo pubblicati – i tempi non saranno lunghi. L’auspicio delle parti in causa è quello di arrivare a un via libera nel 2027, per poi avviare l’iter per la rimborsabilità in tutti gli Stati membri: Italia compresa.
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Tumori, Aifa approva immunoterapia sottocute: meno tempo in ospedale per i pazienti oncologici la Repubblica
Per chi affronta un tumore, anche il tempo trascorso in ospedale pesa. Pesa nelle giornate dei pazienti, nell’organizzazione delle famiglie, nella qualità di vita, nella fatica emotiva di ogni accesso alla terapia. Per questo, in oncologia, l’innovazione non riguarda solo l’efficacia dei trattamenti, ma anche il modo in cui le cure vengono somministrate e integrate nella vita quotidiana. Va in questa direzione l’approvazione da parte dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) della nuova formulazione sottocutanea di nivolumab, terapia immuno-oncologica già utilizzata in diversi tumori solidi. Una somministrazione che richiede pochi minuti, rispetto agli attuali 30 o 60 minuti dell’infusione endovenosa, e che può tradursi in meno tempo in ospedale, maggiore flessibilità per i pazienti e una migliore organizzazione per il Servizio Sanitario Nazionale.
Alla nuova formulazione si aggiungono tre ulteriori indicazioni terapeutiche rimborsate: nel carcinoma del colon-retto metastatico, nel carcinoma uroteliale non resecabile o metastatico e nel trattamento adiuvante, dopo chirurgia, del carcinoma uroteliale muscolo-invasivo.
Una terapia più rapida e meno invasiva
Nivolumab sottocutaneo è stato approvato da Aifa per l’utilizzo in molteplici tumori solidi dell’adulto: in monoterapia, come monoterapia di mantenimento dopo la fase di combinazione con ipilimumab endovena, oppure in combinazione con chemioterapia o cabozantinib. La novità principale riguarda la modalità di somministrazione. La formulazione sottocutanea, infatti, permette di evitare cannule o cateteri venosi e riduce in modo significativo il tempo necessario per ricevere la terapia. “L’immuno-oncologia, negli ultimi 15 anni, ha rappresentato uno ‘tsunami’ nella cura del cancro, perché ha cambiato la storia naturale di molti tumori”, spiega Paolo Ascierto, direttore della Struttura Complessa di Oncologia Clinica Sperimentale del melanoma – Immunoterapia e terapie innovative dell’Istituto Nazionale Tumori Irccs Fondazione Pascale di Napoli.
Undici tumori in aumento tra i giovani. E i fattori di rischio non spiegano tutto di 30 Aprile 2026 di Tiziana Moriconi
Percorso terapeutico più semplice
Oggi l’innovazione consente di raggiungere un ulteriore traguardo, costituito dalla somministrazione sottocutanea di nivolumab, formulazione più semplice e veloce dell’infusione endovenosa. “Richiede pochi minuti, rispetto a un tempo che varia da 30 minuti a un’ora per l’infusione, e non servono cannule o cateteri venosi. In questo modo, viene semplificato il percorso terapeutico, i pazienti trascorrono meno tempo in ospedale e la somministrazione è più agevole”, prosegue Ascierto. La formulazione sottocutanea di nivolumab era stata approvata dalla Commissione europea nel giugno 2025 in molteplici indicazioni, sulla base dei risultati dello studio CheckMate -67T. Nello studio, la nuova formulazione si è dimostrata non inferiore rispetto a quella endovenosa sia per i parametri farmacocinetici, endpoint primari dello studio, sia per il tasso di risposta obiettiva, endpoint secondario chiave.
Colon-retto metastatico: la nuova indicazione in prima linea
L’immuno-oncologia ha cambiato la pratica clinica anche nei tumori gastrointestinali, tra le neoplasie più frequenti nei Paesi occidentali. In Italia, il carcinoma del colon-retto ha fatto registrare nel 2025 circa 41.700 nuovi casi. Tra le nuove approvazioni di Aifa c’è nivolumab, in associazione a sole 4 dosi di ipilimumab, per il trattamento di prima linea dei pazienti con carcinoma del colon-retto metastatico con deficit di riparazione del mismatch o elevata instabilità dei microsatelliti, indicati con le sigle dMMR/MSI-H. Aifa ha riconosciuto a questa indicazione la piena innovatività. Si tratta di una condizione presente in circa il 4% dei pazienti con tumore del colon-retto metastatico. Il difetto riguarda il complesso di proteine incaricato di correggere gli errori di replicazione del Dna. Una caratteristica che in passato era considerata un elemento biologico sfavorevole, ma che oggi può diventare un fattore predittivo positivo, perché consente di individuare i pazienti che possono rispondere meglio all’immunoterapia.
Tumore al seno, così la viscosità influenza la capacità delle cellule di diffondersi di 30 Aprile 2026 di Dario Rubino
Una riduzione del rischio di progressione del 31%
“È la prima combinazione immunoterapica approvata in prima linea in questi pazienti – spiega Sara Lonardi, Direttore Oncologia 1 all’Istituto Oncologico Veneto IRCCS di Padova -. Nello studio CheckMate 8HW, la duplice immunoterapia in prima linea ha evidenziato un’efficacia superiore rispetto alla monoterapia. Nivolumab più sole 4 somministrazioni di ipilimumab a basse dosi riduce il rischio di progressione del 31% rispetto a nivolumab in monoterapia, con un profilo di tossicità estremamente buono. Il beneficio clinico è rilevante: il follow-up a 4 anni indica che 4 pazienti su 5 sono liberi da progressione. Inoltre, anche per questi pazienti, vi è l’opzione della somministrazione sottocutanea di nivolumab - dopo la fase di combinazione con ipilimumab -, garantendo così importanti vantaggi in termini di praticità e gestione della terapia”.
Tumore della vescica: cambia lo scenario dopo la chirurgia
Un’altra area in cui l’immunoterapia sta modificando lo scenario terapeutico è il carcinoma uroteliale, tumore che interessa in particolare la vescica. Nel 2025, in Italia, sono state stimate 29.100 nuove diagnosi. Aifa ha approvato nivolumab in monoterapia come trattamento adiuvante, cioè dopo l’intervento chirurgico, nei pazienti con carcinoma uroteliale muscolo-invasivo con espressione tumorale del PD L1 pari o superiore all’1%, ad alto rischio di recidiva dopo resezione radicale e non eleggibili alla chemioterapia adiuvante post-operatoria con cisplatino.
Riduzione del 42% del rischio di recidiva
Per molti pazienti, infatti, anche dopo una diagnosi precoce e la rimozione chirurgica del tumore, il rischio di recidiva resta elevato. “Per anni circa la metà dei pazienti con carcinoma uroteliale muscolo-invasivo, nonostante la diagnosi precoce consentisse l’asportazione chirurgica del tumore, è andata incontro a recidiva di malattia, con ridotte opzioni terapeutiche efficaci in grado di prevenirla - afferma Fabio Calabrò, Direttore dell’Oncologia Medica 1 dell’IRCCS Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma -. Nello studio CheckMate-274, nivolumab ha dimostrato una sopravvivenza mediana libera da malattia di oltre 4 anni e mezzo, con riduzione del 42% del rischio di recidiva o morte rispetto al placebo. L’approvazione da parte di AIFA cambia la pratica clinica, perché introduce un nuovo standard di cura post chirurgia e, per questi pazienti, si aggiunge inoltre l’opportunità di accedere alla somministrazione sottocutanea dell’immunoterapia”.
Nella malattia metastatica una nuova opzione con chemio-immunoterapia
La terza indicazione approvata riguarda nivolumab in associazione a chemioterapia, con cisplatino e gemcitabina, per il trattamento in prima linea dei pazienti adulti con carcinoma uroteliale non resecabile o metastatico. Per decenni, la chemioterapia a base di cisplatino ha rappresentato lo standard di cura nella malattia metastatica. Tuttavia, in molti casi, le risposte alla chemioterapia tendono a essere di breve durata, con una ripresa precoce della malattia. “La chemioterapia a base di cisplatino è stata considerata per decenni lo standard di cura nella malattia metastatica – continua Calabrò -. Spesso si è però osservata una breve durata delle risposte alla chemioterapia ed una precoce ripresa della malattia. Nello studio CheckMate-901, nivolumab in associazione a chemioterapia a base di cisplatino ha ridotto il rischio di morte del 22%, dimostrando una sopravvivenza globale mediana di 21,7 mesi rispetto a 18,9 mesi con la sola chemioterapia. Il dato particolarmente interessante è legato anche alla percentuale di risposte complete alla terapia, cioè alla completa scomparsa della malattia visibile con le indagini radiologiche. Circa il 22% dei pazienti trattati con la combinazione ha infatti riportato una risposta completa che ha avuto una durata mediana di oltre 3 anni. È la prima associazione di chemio-immunoterapia a evidenziare un tale miglioramento rispetto allo standard di cura basato su combinazioni a base di cisplatino”.
Il ciclista Ivan Basso: “Anche io firmo per aumentare di 5 euro il prezzo delle sigarette” Dario Rubino 30 Aprile 2026
Il valore del tempo nella cura
La semplificazione della terapia non ha solo un valore organizzativo. Può incidere concretamente sul vissuto dei pazienti e dei caregiver: meno attese, meno tempo sottratto alla quotidianità, minore impatto psicologico della cura e un percorso più agevole anche per chi ha un accesso venoso difficile. Accanto alle nuove approvazioni, Bristol Myers Squibb lancia la campagna “Più tempo. Adesso.”, un’iniziativa multicanale dedicata al valore del tempo nella cura oncologica. Il simbolo scelto è una clessidra in cui il tempo scorre verso l’alto: un’immagine che richiama l’idea di un tempo non solo da misurare, ma da recuperare.
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Azienda ospedaliera regionale San Carlo di Potenza al workshop nazionale di Torino sullo screening del tumore della prostata SassiLive
L’Azienda ospedaliera regionale San Carlo di Potenza ha preso parte al workshop nazionale ‘Lo Screening del tumore della prostata: stato attuale e prospettive future’, organizzato lo scorso 22 aprile a Torino dal Cpo Piemonte dell’Azienda ospedaliero-universitaria Città della Salute e della Scienza nell’ambito del programma Ccm 2023 (coordinato da Ispro Firenze). L’evento, che ha riunito le principali esperienze nazionali in materia di screening prostatico, ha avuto come obiettivo la valutazione della fattibilità dei programmi di screening, l’analisi di percorsi pilota attivi in Italia e la promozione di buone pratiche per la riduzione dell’inappropriatezza nell’uso del test Psa. La Regione Basilicata e l’Aor San Carlo sono state invitate a partecipare alla sessione dedicata alle ‘Esperienze pilota nazionali’ — insieme alle esperienze di Lombardia, Piemonte e Puglia — in virtù del programma di screening prostatico di popolazione avviato nella nostra regione nel giugno 2025, tra i primi programmi organizzati, gratuiti e multistep attivi in Italia.
L’intervento, tenuto dall’urologo Runeel Ratnayake, dirigente medico in servizio nell’unita operativa complessa di Urologia dell’ospedale San Carlo di Potenza guidata dal dottor Roberto Falabella, ha illustrato il protocollo adottato e i risultati raggiunti nei primi dieci mesi di attività: oltre 7.600 adesioni di uomini tra i 45 e i 70 anni residenti in Basilicata. Di questi, 569 hanno presentato valori di Psa superiori alla soglia definita sulla base dei principali trial internazionali; 451 hanno effettuato una visita urologica dedicata e 79 hanno presentato una risonanza magnetica prostatica biparametrica positiva secondo i criteri del protocollo. Quarantacinque pazienti hanno avuto indicazione alla biopsia e l’hanno effettivamente eseguita, con una completezza del percorso del 100 per cento. Sono stati diagnosticati 19 casi di carcinoma prostatico, di cui 11 già trattati con intervento chirurgico di prostatectomia radicale robot-assistita. Il protocollo è basato sulle linee guida Eau 2025 e si avvale di una piattaforma informatica regionale integrata con i medici di medicina generale e con una rete di centri prelievo distribuiti sull’intero territorio lucano. L’algoritmo decisionale — fondato su Psa, Psa-Density, risonanza magnetica biparametrica e biopsia fusion transperineale — è progettato per identificare selettivamente i tumori clinicamente significativi, riducendo il rischio di sovradiagnosi e di trattamenti non necessari. I tassi di positività al Psa (9,5 per cento) e di risonanza magnetica positiva risultano pienamente allineati ai benchmark degli studi internazionali Erspc e ProScreen, attestando la validità dell’approccio e una naturale attitudine del modello a essere adattato in contesti più estesi.
“È stato un confronto estremamente stimolante con le altre realtà nazionali”, ha dichiarato il dottor Runeel Ratnayake, urologo dell’Aor San Carlo. “I dati che abbiamo presentato parlano chiaro: il nostro programma funziona e funziona bene. Il tasso di positività al Psa, la completezza del percorso diagnostico e i risultati oncologici sono perfettamente in linea con i grandi studi internazionali”.
“La partecipazione a questo workshop nazionale rappresenta il riconoscimento del lavoro svolto dalla nostra azienda e dall’intera rete sanitaria regionale”, ha dichiarato il direttore generale dell’Aor San Carlo, Giuseppe Spera. “Siamo orgogliosi di aver portato la Basilicata in prima linea su un tema di così grande rilevanza per la salute pubblica maschile. I risultati ottenuti in soli dieci mesi dimostrano che un programma organizzato, equo e scientificamente fondato è non solo possibile, ma efficace anche in un territorio come il nostro. Continueremo a investire in questo solco, nella convinzione che la diagnosi precoce sia la leva più potente per migliorare la prognosi e la qualità di vita dei nostri pazienti”.
“La partecipazione della Basilicata al workshop nazionale di Torino rappresenta il riconoscimento di un percorso che abbiamo costruito con rigore, competenza e una visione chiara, quella di mettere la prevenzione al centro della salute dei nostri cittadini”. Afferma l’assessore alla Salute, Politiche della Persona e Pnrr della Regione Basilicata, Cosimo Latronico. “Il modello lucano di screening del tumore alla prostata ha dimostrato di essere solido, efficace e replicabile su scala più ampia, e questo ci riempie di orgoglio ma ci carica anche di responsabilità. L’obiettivo ora è consolidare l’esperienza acquisita, valorizzare il lavoro delle nostre équipe e contribuire, attraverso il confronto con gli altri centri italiani, alla definizione di uno standard nazionale condiviso per lo screening prostatico. Crediamo che la Basilicata possa portare un contributo autentico a questo processo, non solo come territorio che ha saputo fare della prevenzione oncologica una priorità concreta, ma come interlocutore affidabile in un dialogo che riguarda la salute di tutti gli uomini italiani. Lavorare insieme, condividere dati, protocolli ed esperienze sul campo, è questa la strada per costruire un sistema sanitario più equo, in cui la qualità della prevenzione non dipenda dalla regione in cui si vive”.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
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Criteri Critici
Potenza, San Carlo protagonista a Torino: presentato lo screening per il tumore alla prostata trmtv
Il programma lucano tra i casi pilota nazionali: oltre 7.600 adesioni nei primi dieci mesi
L’Azienda Ospedaliera Regionale San Carlo di Potenza ha partecipato al workshop nazionale “Lo Screening del tumore della prostata: stato attuale e prospettive future”, svoltosi a Torino e dedicato ai principali programmi italiani di prevenzione.
Nel corso dell’incontro, la struttura lucana è stata inserita tra le esperienze pilota nazionali grazie al programma di screening prostatico avviato in Basilicata nel giugno 2025, uno dei primi modelli organizzati, gratuiti e strutturati attivi in Italia.
Il progetto è stato presentato dall’urologo Runeel Ratnayake dell’unità operativa di Urologia guidata dal dottor Roberto Falabella. I dati raccolti nei primi dieci mesi mostrano oltre 7.600 adesioni di uomini tra i 45 e i 70 anni.
Tra questi, 569 hanno presentato valori di PSA alterati, 451 hanno effettuato visita urologica e 79 una risonanza magnetica prostatica con esito positivo secondo il protocollo. In 45 casi è stata indicata la biopsia, eseguita completamente, con 19 diagnosi di carcinoma prostatico e 11 interventi già effettuati con chirurgia robot-assistita.
Il modello si basa sulle linee guida EAU 2025 e integra PSA, risonanza magnetica e biopsia mirata, con l’obiettivo di individuare solo i tumori clinicamente rilevanti e ridurre diagnosi e trattamenti non necessari. Il sistema è supportato da una piattaforma informatica regionale collegata ai medici di medicina generale e a una rete di centri prelievo diffusi sul territorio.
Secondo l’azienda sanitaria, i risultati ottenuti sono in linea con i principali studi internazionali di riferimento, confermando la solidità del percorso avviato.
Il direttore generale Giuseppe Spera ha sottolineato il valore del riconoscimento nazionale e la capacità del modello lucano di garantire prevenzione efficace e accessibile.
Anche l’assessore regionale alla Salute Cosimo Latronico ha evidenziato come l’esperienza possa contribuire alla definizione di uno standard nazionale, rafforzando il ruolo della Basilicata nei programmi di prevenzione oncologica.
L'Azienda ospedaliera regionale San Carlo di Potenza al workshop nazionale di Torino sullo screening del tumore della prostata | San Carlo - ospedalesancarlo.it
📰 ospedalesancarlo.it📅 2026-05-04T09:30:00
tumore prostata
L'Azienda ospedaliera regionale San Carlo di Potenza al workshop nazionale di Torino sullo screening del tumore della prostata | San Carlo ospedalesancarlo.it
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Due studi italiani sui tumori: terapia intelligente per il pancreas e nuova ricerca per il seno upday News
Condividi articolo Due nuovi studi italiani sulla ricerca oncologica mostrano progressi significativi nella medicina di precisione, con risultati promettenti sia per il tumore al pancreas che per il tumore al seno. Una nuova terapia molecolare mirata per il tumore al pancreas ha dimostrato di prolungare significativamente la sopravvivenza dei pazienti con metastasi. La sperimentazione clinica ha coinvolto 400 pazienti in 50 nazioni, di cui 20 trattati all'Ospedale Universitario di Pisa. Il farmaco rappresenta la prima terapia "intelligente" che agisce in modo selettivo sulle cellule malate e mostra risultati promettenti per chi ha già affrontato la chemioterapia. Chiara Cremolini, professoressa di Oncologia medica all'Università di Pisa e direttrice del programma di sperimentazione clinica dell'azienda ospedaliera pisana, ha sottolineato la portata della scoperta: «Questa scoperta ha una portata rivoluzionaria perché per la prima volta un farmaco a bersaglio molecolare, cioè 'intelligente', che agisce in maniera mirata sulle cellule malate, ha permesso di prolungare in modo significativo la sopravvivenza dei malati.» Lo studio è stato condotto dalla società farmaceutica Revolution Medicine USA a costo zero per il Sistema Sanitario Nazionale italiano. I risultati saranno presentati a un congresso previsto tra fine maggio e inizio giugno a Chicago. La disponibilità del farmaco per i pazienti richiederà ancora tempo. Cremolini ha spiegato: «Ci vorrà tanto per la distribuzione: la casa farmaceutica li sottometterà gli studi all'agenzia europea Ema, che verifica i dati prodotti e sulla loro base dà l'indicazione all'utilizzo, e in Italia l'Aifa dovrà contrattare il prezzo con i produttori per renderlo poi gratuito per tutti nel Sistema Sanitario Nazionale. In totale stiamo parlando di un anno-un anno e mezzo di tempo necessario.» L'Istituto Pascale di Napoli ha avviato un progetto di ricerca finanziato dal Ministero della Salute per prevedere quali pazienti risponderanno alle terapie innovative contro il tumore al seno. Lo studio si concentra su pazienti con carcinoma mammario in fase precoce trattati con terapie all'avanguardia, inclusa l'immunoterapia. Il progetto utilizza tecnologie avanzate per analizzare il tessuto tumorale e il sangue dei pazienti. In particolare, la trascrittomica spaziale permette di mappare l'attività genetica nel microambiente tumorale, mentre l'analisi degli esosomi attraverso biopsia liquida consente di monitorare l'evoluzione della malattia in modo non invasivo. Michelino De Laurentiis, ricercatore principale del progetto e direttore del dipartimento di Oncologia senologica e toraco-polmonare dell'Irccs Fondazione Pascale, ha illustrato l'approccio: «L'obiettivo dello studio è duplice: identificare biomarcatori predittivi di risposta alle terapie innovative, inclusa l'immunoterapia, e caratterizzare i meccanismi molecolari precoci di resistenza. [...] È un cambio di paradigma: dalla risposta osservata a posteriori alla risposta predetta a priori. Questo è ciò che la medicina di precisione deve diventare per avere un impatto reale sull'esito clinico delle nostre pazienti.» La ricerca viene presentata al Gulf of Naples Breast Cancer Conference che si tiene oggi e domani all'Auditorium Oscar Niemeyer di Ravello. L'evento è organizzato con il patrocinio dell'Irccs Fondazione Pascale, dell'Università Federico II di Napoli e del Comune di Ravello. Nota: Questo articolo è stato creato con l'Intelligenza Artificiale (IA).
Tumore del pancreas metastatico, daraxonrasib "accelera": sì all'uso compassionevole negli Stati Uniti, l'Europa lo designa farmaco orfano - AboutPharma
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?3
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Tumore del pancreas metastatico, daraxonrasib "accelera": sì all'uso compassionevole negli Stati Uniti, l'Europa lo designa farmaco orfano AboutPharma
Avanti a passo spedito, verso una autorizzazione regolatoria che potrebbe giungere già entro la fine di quest’anno, almeno negli Stati Uniti.
Dopo olaparib, il fronte delle terapie mirate per il trattamento dell’adenocarcinoma del pancreas sembra prossimo ad allargarsi. Daraxonrasib si appresta a essere il primo inibitore di Kras utilizzabile come terapia di mantenimento nei pazienti con malattia metastatica che hanno risposto alla chemioterapia di prima linea.
Da settimane oggetto di discussione, tra pazienti e comunità scientifica, il farmaco sviluppato da Revolution Medicines ha incassato nelle scorse due importanti valutazioni regolatorie. Sia negli Stati Uniti sia in Europa.
Che cos’è daraxonrasib?
Daraxonrasib è un farmaco sperimentale orale sviluppato per colpire una delle alterazioni più difficili da trattare in oncologia: le mutazioni del gene Ras, molto frequenti nel tumore del pancreas. A differenza di approcci precedenti, il principio attivo in questione agisce su più varianti della proteina codificata: bloccandone l’attività e cercando di interrompere i segnali che alimentano la crescita del tumore.
Il suo sviluppo clinico ha raggiunto una tappa cruciale con lo studio RASolute-302, che ha coinvolto pazienti con carcinoma pancreatico metastatico già sottoposti ad altri trattamenti e successivamente andati incontro a progressione di malattia (indipendentemente dallo stato mutazionale di Kras). I pazienti sono stati randomizzati in due gruppi: uno trattato con una chemioterapia standard di seconda linea, l’altro con daraxonrasib.
Secondo quanto riportato finora in un comunicato stampa diffuso dall’azienda farmaceutica che ha sviluppato il farmaco, i pazienti trattati con il farmaco sperimentale avrebbero ottenuto una sopravvivenza mediana di 13,2 mesi (rispetto a 6,7 mesi osservati nel gruppo trattato con chemioterapia standard): con una riduzione del rischio di morte del sessanta per cento.
Un risultato che Brian Wolpin, direttore dell’Hale family center for pancreatic cancer research e del Gastrointestinal cancer center del Dana-Farber Cancer Institute (Boston), ha definito “senza precedenti”, in una intervista rilasciata a The Asco Post. “Una sopravvivenza mediana di oltre un anno nel trattamento di seconda linea è davvero impressionante”, è il pensiero dello specialista, che presenterà i dati completi dello studio al prossimo congresso dell’American society of clinical oncology (Asco).
Negli Stati Uniti avviato un programma di expanded access
In attesa delle notizie che tra meno di un mese giungeranno da Chicago (dove l’anno scorso fu la ricerca italiana a fare notizia, con la prima presentazione dei risultati dello studio Cassandra), daraxonrasib ha fatto registrare due importanti passi in avanti sul piano regolatorio.
Negli Stati Uniti, dove finora si è concentrata gran parte della sperimentazione della molecola target (nel setting indicato, ma non solo), la Food and drug administration (Fda) ha impiegato meno di 48 ore per rispondere alla richiesta di avviare un programma di accesso allargato al trattamento.
Parere immediatamente positivo, che tecnicamente permetterà da oggi di somministrare il farmaco a pazienti non inclusi nella sperimentazione clinica da cui sono giunti i primi risultati incoraggianti. Le modalità sono analoghe a quelle previste in Italia dal programma d’uso compassionevole. “L’accoglimento della richiesta in un tempo così breve riflette il forte impegno della Fda nel facilitare l’accesso precoce alle terapie per patologie gravi e potenzialmente letali: tra cui c’è anche il cancro al pancreas”, ha dichiarato il Commissario, Marty Makary.
Una scelta che si pone in continuità con la designazione di terapia innovativa (giugno 2025) e farmaco orfano e con la concessione del voucher per l’accesso al programma nazionale varato dalla Fda (ottobre 2025).
Daraxonsarib riconosciuto farmaco orfano dall’Ema
L’attenzione nei confronti del farmaco – e più in generale dell’avvento dei Kras inibitori nel trattamento del tumore del pancreas: nei prossimi anni potrebbero essere diverse le molecole pronte a sbarcare sul mercato, se si considera gli oltre cinquanta studi clinici in corso (solo con inibitore di Kras o in combinazione con altri trattamenti) – è alta anche in Europa.
Il bisogno clinico, d’altra parte, è talmente elevato da essere considerato con pochi eguali. Daraxonrasib, potenzialmente, può essere un breakthrough nel trattamento delle forme più avanzate di tumore del pancreas. Prova ne è anche la decisione dell’Agenzia europea dei medicinali (Ema) di concedere a daraxonrasib lo status di farmaco orfano.
Nel provvedimento firmato lo scorso 20 aprile, l’ente regolatore ha riconosciuto di fatto il potenziale della molecola. Un’apertura di credito, che permetterà all’azienda di “ricevere supporto scientifico e normativo dall’Ema per portare avanti il dossier del farmaco fino a quando non sarà possibile richiedere l’ autorizzazione all’immissione in commercio”.
Ma il farmaco in Europa non è ancora disponibile
Nulla a che vedere con la decisione assunta dalla Fda, però. In Europa il trattamento – sperimentato anche in quattro centri italiani: Istituto europeo di oncologia e all’Istituto nazionale dei tumori di Milano, Istituto oncologico veneto di Padova e Azienda ospedaliero-universitaria pisana – non è al momento disponibile.
“Siamo di fronte a un segnale molto incoraggiante, ma serve cautela, per diversi motivi: aspettiamo i dati completi e la loro pubblicazione per fare valutazioni complete sul reale rapporto rischi-benefici, sulla durata del controllo della malattia, sulle caratteristiche dei pazienti inclusi, su quali abbiano ottenuto un beneficio e sui fattori che hanno condizionato il risultato”, afferma Silvia Carrara, caposezione dell’ecoendoscopia diagnostica e terapeutica dell’Irccs Istituto clinico Humanitas (Milano) e presidente dell’Associazione italiana per lo studio del pancreas (Aisp), in una nota elaborata con gli oncologi della società scientifica coordinati da Guido Giordano (Università di Foggia).
Le premesse lasciano però pensare che una volta avuto dall’azienda l’intero dossier – comprensivo dei dati che saranno presentati a Chicago e subito dopo pubblicati – i tempi non saranno lunghi. L’auspicio delle parti in causa è quello di arrivare a un via libera nel 2027, per poi avviare l’iter per la rimborsabilità in tutti gli Stati membri: Italia compresa.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?4
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?3
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
52.2/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
Criteri Critici
Tumori al seno, la nuova sfida del Pascale: una "mappa" genetica e del sangue per predire l'efficacia delle cure il Gazzettino vesuviano
Al via il progetto di ricerca finanziato dal Ministero: l’obiettivo è capire in anticipo quali pazienti risponderanno ai nuovi farmaci intelligenti e all’immunoterapia. La lotta al tumore al seno entra in una nuova fase: non basta più avere a disposizione armi estremamente precise, come i farmaci intelligenti, ma è diventato fondamentale stabilire con certezza per chi queste terapie funzionino davvero. Per rispondere a questa sfida, l’Istituto per la cura dei Tumori ‘Pascale’ di Napoli ha dato il via a un progetto di ricerca, finanziato dal Ministero della Salute, volto a decifrare in anticipo la risposta alle cure nelle pazienti con carcinoma mammario in fase iniziale. Il cuore del progetto risiede in una doppia indagine molecolare. Da un lato, latrascrittomica spaziale, una tecnologia che permette di osservare l’attività dei geni mantenendo la loro posizione originaria nel tessuto tumorale, creando una mappa dettagliata dei segnali biologici. Dall’altro, l’analisi degliesosomi, minuscole vescicole rilasciate dalle cellule tumorali nel sangue che agiscono come messaggeri della malattia, intercettabili tramite una semplice biopsia liquida. I ricercatori analizzeranno i campioni prima dell’inizio delle terapie e al momento dell’intervento chirurgico, monitorando come il tumore si trasforma sotto la pressione dei trattamenti, inclusi i coniugati anticorpo-farmaco (Adc) e l’immunoterapia. Michelino De Laurentiis, principal investigator del progetto e direttore del dipartimento di Oncologia senologica e toraco-polmonare dell’Irccs Fondazione Pascale, ha spiegato la portata della ricerca: “L’obiettivo dello studio è duplice: identificare biomarcatori predittivi di risposta alle terapie innovative, inclusa l’immunoterapia, e caratterizzare i meccanismi molecolari precoci di resistenza. La trascrittomica spaziale ci consente di mappare con precisione l’attività genica nel microambiente tumorale preservandone l’organizzazione spaziale, mentre l’analisi degli esosomi circolanti rende possibile un monitoraggio dinamico, non invasivo, dell’evoluzione della malattia sotto pressione terapeutica. È un cambio di paradigma: dalla risposta osservata a posteriori alla risposta predetta a priori. Questo è ciò che la medicina di precisione deve diventare per avere un impatto reale sull’esito clinico delle nostre pazienti”. Questi temi sono oggi al centro della prima edizione della“Gulf of Naples Breast Cancer Conference”, congresso internazionale che si apre oggi presso l’Auditorium Oscar Niemeyer di Ravello. L’evento, presieduto da Grazia Arpino, Antonio Giordano e lo stesso De Laurentiis, vede la partecipazione di una prestigiosa delegazione delDana-Farber Cancer Institute dell’Università di Harvard, insieme ai principali esperti italiani ed europei. Due giorni di confronto serrato per tradurre le recenti evidenze scientifiche in benefici concreti per le pazienti.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Quali effetti avranno i recenti progressi nel trattamento delle allergie? National Geographic
Nuovi modi di somministrare l'immunoterapia
Alcuni dei cambiamenti più significativi stanno avvenendo nella cura delle allergie alimentari, dove storicamente il trattamento ha sempre significato una rigorosa esclusione degli alimenti allergenici e la necessità di essere preparati alle emergenze. Le terapie più recenti mirano invece a sviluppare la tolleranza.
L'immunoterapia orale, ad esempio, prevede la somministrazione di "quantità minime e poi gradualmente crescenti dell'alimento" per allenare il sistema immunitario a tollerarlo, spiega Sicherer.
Stanno emergendo anche altri approcci. "Le gocce alimentari da assumere sotto la lingua e l'uso di cerotti contenenti proteine alimentari" si dimostrano particolarmente promettenti, afferma Matthew Rank, medico che lavora nella divisione di allergologia, asma e immunologia clinica presso la Mayo Clinic in Arizona.
Anche l'immunoterapia tradizionale si sta evolvendo. Le nuove compresse, spesso utilizzate per le allergie all'erba o all'ambrosia, offrono un'alternativa più comoda alle iniezioni e possono essere assunte a casa.
Queste e altre terapie “funzionano in modo simile alle tradizionali iniezioni antiallergiche, inducendo tolleranza”, afferma Purvi Parikh, allergologa e immunologa presso la NYU Langone Health.
I medici stanno inoltre personalizzando i trattamenti in base alle caratteristiche biologiche del paziente. Nell’asma, ad esempio, alcuni pazienti presentano quella che viene definita “infiammazione di tipo 2” — una risposta immunitaria guidata da specifiche cellule e molecole presenti nelle vie respiratorie — mentre altri no. Una distinzione che influisce direttamente sull’efficacia dei trattamenti.
"La medicina personalizzata ora include anche l'ottimizzazione dei trattamenti in base allo stile di vita, all'ambiente, ai test diagnostici e al rischio individuale", aggiunge Umetsu. Questi aspetti sono importanti perché i livelli di sensibilità possono variare notevolmente. "Alcuni pazienti reagiscono a esposizioni minime, mentre altri tollerano di più", spiega Sicherer.
Nel frattempo, i ricercatori stanno esplorando vaccini antiallergici a base di mRNA, un approccio che un giorno potrebbe riprogrammare il sistema immunitario per tollerare gli allergeni prima ancora che i sintomi inizino.
Tuttavia, tali trattamenti sono attualmente “sperimentali e devono ancora dimostrare di essere sicuri ed efficaci”, avverte Umetsu.
Terapie più precise e personalizzate
Ma tra i progressi più discussi ci sono gli anticorpi ingegnerizzati noti come farmaci biologici, che prendono di mira parti specifiche del sistema immunitario: trattamenti che vengono tipicamente somministrati tramite iniezioni in ambulatorio o a casa.
Ricerche recenti, tra cui una sperimentazione clinica del 2025, hanno esaminato farmaci biologici come lo stapokibart, che bloccano i segnali immunitari chiave coinvolti nell'infiammazione allergica. Questi segnali, chiamati citochine e interleuchine, agiscono come messaggeri che innescano le reazioni allergiche. Bloccandoli, i farmaci biologici possono interrompere la risposta allergica alla fonte.
I risultati sono promettenti, poiché lo studio ha rilevato che, anche durante la stagione pollinica, il 64% dei partecipanti ha riferito sintomi lievi o assenti. Una revisione del 2026 sottolinea analogamente come i farmaci biologici stiano trasformando l'assistenza sanitaria agendo proprio sui percorsi che determinano le reazioni allergiche.
E sebbene questi e altri studi iniziali siano stati relativamente di piccole dimensioni (alcuni con meno di 100 partecipanti), sono in corso studi clinici su scala più ampia e molti esperti considerano questi risultati una solida prova di concetto piuttosto che un limite alla scalabilità.
"Nei miei quarant'anni di carriera come allergologo pediatrico", afferma Wood, "è cambiato ben poco fino agli ultimi anni, quando l'introduzione dei farmaci biologici ha cambiato completamente il nostro approccio per molti pazienti".
È inoltre importante sottolineare, aggiunge Umetsu, che sebbene siano stati approvati dalla FDA esclusivamente per l’esposizione alle allergie alimentari, “i farmaci biologici come l’omalizumab possono rivelarsi efficaci anche per le allergie respiratorie, come quelle al polline di erba o di alberi”. In effetti, altri paesi li hanno già approvati per tali usi.
I farmaci biologici e le iniezioni antiallergiche presentano vantaggi distinti. “Le iniezioni antiallergiche hanno ancora effetti più duraturi e modificanti la malattia rispetto a qualsiasi farmaco biologico”, afferma Wood. Allo stesso tempo, le iniezioni antiallergiche richiedono generalmente un periodo di trattamento molto più lungo.
Un'altra differenza è che “le iniezioni antiallergiche sviluppano una tolleranza all'allergene, mentre i farmaci biologici bloccano segnali immunitari specifici anziché sopprimere l'intero sistema”, spiega Parikh.
Quindi, piuttosto che competere tra loro, questi trattamenti potrebbero funzionare meglio insieme, poiché combinare i farmaci biologici con l’immunoterapia “migliora probabilmente la sicurezza e l’efficacia”, afferma Rank.