Salerno protagonista della ricerca sul tumore al polmone: scoperta una molecola che aiuta il sistema immunitario a distruggere il cancro - cilentoreporter.it
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?2
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
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Criteri Critici
Salerno protagonista della ricerca sul tumore al polmone: scoperta una molecola che aiuta il sistema immunitario a distruggere il cancro cilentoreporter.it
La ricerca italiana compie un importante passo avanti nella lotta contro il tumore al polmone, una delle principali cause di morte oncologica nel mondo. A guidare questa nuova frontiera scientifica c’è anche l’Università di Salerno, protagonista insieme all’Università degli Studi di Napoli Federico II e al Consiglio Nazionale delle Ricerche di Milano di uno studio che potrebbe aprire scenari innovativi nel campo dell’immunoterapia oncologica. Il gruppo di ricerca ha sviluppato una molecola ibrida chiamata “Co-3”, progettata per aiutare il sistema immunitario a riconoscere e distruggere le cellule tumorali. Una scoperta che punta a superare uno dei principali ostacoli nella cura del carcinoma polmonare: la capacità del tumore di nascondersi alle difese immunitarie dell’organismo.
Negli ultimi anni l’immunoterapia ha rivoluzionato il trattamento di molte forme tumorali, ma il tumore del polmone resta tra i più difficili da combattere. In molti pazienti, infatti, le cellule cancerose riescono a eludere il controllo immunitario e continuano a proliferare anche dopo le terapie. È proprio su questo meccanismo che si concentra la nuova ricerca italiana.
Come funziona la nuova molecola Co-3
La molecola sviluppata dai ricercatori unisce due azioni differenti in un’unica struttura chimica. Da un lato riesce a colpire la proteina PD-L1, utilizzata dalle cellule tumorali come “scudo” per bloccare l’attacco dei linfociti T; dall’altro attiva una risposta immunitaria più intensa attraverso il rilascio di specifici segnali cellulari.
PD-L1 è uno dei principali bersagli delle moderne immunoterapie. Quando questa proteina si lega ai recettori del sistema immunitario, spegne di fatto la risposta delle cellule difensive, consentendo al tumore di crescere indisturbato. La nuova molecola Co-3 riesce a interferire con questo processo e contemporaneamente rilascia un complesso a base di iridio che induce il rilascio dei cosiddetti DAMPs, segnali biologici che “avvisano” il sistema immunitario della presenza di cellule danneggiate o pericolose. In pratica, il tumore non viene soltanto colpito: viene anche reso più visibile alle difese immunitarie, che riescono così ad attaccarlo con maggiore efficacia.
Il contributo dell’Università di Salerno
Un ruolo centrale nello studio è stato svolto dal professor Francesco Sabbatino dell’Università di Salerno, che ha coordinato le attività onco-immunologiche del progetto. La ricerca nasce infatti da una forte collaborazione interdisciplinare tra esperti di farmacologia, chimica e oncologia molecolare. Alla progettazione del farmaco ha contribuito anche la professoressa Luciana Marinelli del Dipartimento di Farmacia della Federico II di Napoli, mentre la parte chimico-sintetica è stata sviluppata da Daniela Arosio dell’Istituto di Scienze e Tecnologie Chimiche “Giulio Natta” del CNR di Milano.
Il risultato conferma il ruolo sempre più importante della ricerca campana nel panorama scientifico nazionale e internazionale, soprattutto nel settore delle biotecnologie e delle terapie innovative contro il cancro.
Una nuova frontiera dell’immunoterapia
L’aspetto più innovativo dello studio riguarda il modo in cui la molecola agisce. Molte immunoterapie oggi disponibili cercano semplicemente di “sbloccare” il sistema immunitario, impedendo al tumore di spegnere le difese dell’organismo. Co-3, invece, compie un passo ulteriore: trasforma le cellule tumorali in bersagli più facilmente riconoscibili dal sistema immunitario.
I risultati ottenuti in laboratorio hanno mostrato una maggiore capacità delle cellule immunitarie di eliminare il tumore, con effetti limitati sulle cellule sane. Un dato particolarmente significativo, considerando che uno dei problemi più delicati delle terapie oncologiche tradizionali riguarda proprio gli effetti collaterali causati ai tessuti non malati. La ricerca è stata pubblicata su una rivista scientifica del circuito Science Partner Journal dell’American Association for the Advancement of Science, uno dei più autorevoli network internazionali dedicati alla divulgazione scientifica.
Il tumore al polmone resta una delle principali emergenze sanitarie
Il carcinoma polmonare continua a rappresentare una delle forme tumorali più aggressive e diffuse al mondo. Le forme non a piccole cellule, note come NSCLC, costituiscono circa l’85% dei casi e sono spesso caratterizzate da una forte capacità di adattamento ai trattamenti. Proprio per questo motivo la comunità scientifica internazionale sta investendo sempre di più nello sviluppo di terapie combinate, capaci di agire su più meccanismi biologici contemporaneamente. La molecola Co-3 si inserisce perfettamente in questa nuova strategia terapeutica, perché unisce azione farmacologica e stimolazione immunitaria in un’unica soluzione.
Le prospettive future
Sebbene i risultati siano ancora in fase preclinica, gli esperti parlano di una scoperta molto promettente. Saranno necessari ulteriori studi e future sperimentazioni cliniche per verificare l’efficacia della molecola nei pazienti, ma la strada aperta dalla ricerca italiana appare particolarmente interessante. L’obiettivo futuro sarà quello di sviluppare farmaci sempre più intelligenti, in grado non solo di colpire il tumore ma anche di “insegnare” al sistema immunitario a riconoscerlo e combatterlo in modo autonomo.
La collaborazione tra Università di Salerno, Federico II e CNR dimostra ancora una volta come la ricerca italiana possa contribuire in maniera concreta allo sviluppo di nuove cure contro il cancro, offrendo speranza a milioni di pazienti nel mondo.
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Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?4
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Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO1
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Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
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A cena con Lando e Dino per sostenere i pazienti oncologici Cronache Maceratesi
Lando e Dino Una cena di beneficenza per stare accanto ai pazienti oncologici. Questo lo scopo dell’appuntamento di domani targato Amart (Associazione Macerata radio terapia). Il ritrovo è al Casolare dei Segreti di Treia. Lo scopo dell’associazione, da oltre venti anni è quello di affiancare i pazienti oncologici acquisendo strumentazioni, materiali, programmi che possano migliorare la qualità del trattamento di radioterapia, ponendo anche la massima attenzione a che gli stessi possano sentirsi sereni e accolti nel loro percorso di cura.La cena viene proposta come un’occasione per pazienti, personale sanitario e associati per trascorrere con la stessa serenità un momento di convivialità insieme. In questo caso anche in allegria, data la presenza tra noi di Lando e Dino che hanno voluto offrire all’Amart la loro simpatica comicità. Parteciperà anche Andrea Corsalini che farà da coordinatore per le domande che i presenti vorranno porre al personale sanitario del reparto e Luca Giarritta che allieterà la serata al pianoforte.
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Prevenzione tumore colon-retto: arriva il progetto in realtà virtuale con il “Colon VR” Il Mattino
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Una serie di esperienze immersive per entrare virtualmente nel corpo umano, osservarne i meccanismi biologici e comprendere l’impatto di comportamenti sani o a rischio, favorendo un apprendimento attivo e duraturo. Attraverso l’uso di visori, il progetto “Colon VR-Prevention Lab. Oltre lo schermo, dentro la vita” permette un viaggio nella realtà virtuale interattiva alla scoperta del microbiota e delle trasformazioni del colon.
Due i percorsi proposti: uno per gli studenti con focus sulla prevenzione primaria, alimentazione, attività fisica e stili di vita e uno per gli adulti che prosegue con la prevenzione secondaria con informazione, screening ed eventuale resezione di polipi che ha un grande impatto sul miglioramento di incidenza e mortalità della malattia.
Tumore colon retto, lo studio che parte da Napoli: “Il ‘tocco gentile’ riduce infiammazione e complicanze”
Il progetto, che è stato presentato in anteprima stamane in Regione Lombardia, in occasione degli ESGE Days, l’appuntamento annuale della European Society of Gastrointestinal Endoscopy, è ideato da SIED, Società Italiana di Endoscopia Digestiva e Osservatorio Metropolitano di Milano con l’obiettivo di migliorare, partendo dalla sensibilizzazione delle nuove generazioni, la prevenzione del tumore del colon-retto (KCR), uno dei big killer, tra i tumori con il più alto tasso di mortalità che in Italia fa registrare oltre 20mila nuovi decessi all’anno con un tasso altissimo vicino al 50% e con un incremento anche nei giovani.
Il progetto di realtà virtuale sarà messo a disposizione delle istituzioni affinché possano utilizzarlo nelle loro iniziative educative e culturali. Si tratta, dunque, di un progetto di prevenzione che integra educazione alla salute, innovazione tecnologica e promozione di stili di vita sani. L’iniziativa nasce dalla consapevolezza che molti fattori di rischio oncologico, come alimentazione scorretta, sedentarietà, abitudine al fumo o all’alcol, si sviluppano già in età adolescenziale, rendendo fondamentale un intervento precoce, efficace e coinvolgente.
«Regione Lombardia sta investendo con grande determinazione sul fronte della prevenzione, perché crediamo che informazione, educazione sanitaria e diagnosi precoce siano strumenti fondamentali per salvare vite umane e migliorare la qualità della vita dei cittadini - afferma il presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana - e iniziative innovative come “Colon VR-Prevention Lab” rappresentano un esempio concreto di come tecnologia e sensibilizzazione possano parlare in modo efficace soprattutto alle giovani generazioni, promuovendo corretti stili di vita e una maggiore adesione agli screening. Ringrazio SIED, Osservatorio Metropolitano di Milano, Fondazione Bambini Nel Cuore e tutti gli organizzatori per l’impegno e la qualità di un progetto che contribuisce a rafforzare la cultura della prevenzione sul nostro territorio».
«Ho scoperto di avere un tumore al colon dopo aver corso la maratona. Non ignorate questi sintomi»
«Il KCR è in realtà una delle neoplasie che meglio risponde alla politica degli screening (attraverso lo strumento della colonscopia) - sottolinea il presidente SIED, Giuseppe Galloro - con una riduzione dei nuovi casi tra il 21% e il 33% e della mortalità di circa il 35% all’anno. Le armi che abbiamo a disposizione per combattere questa malattia sono lo screening, appunto, e la prevenzione primaria. In Italia purtroppo c’è un grande problema di efficacia degli screening che non riguarda, però, soltanto l’efficacia del sistema sanitario perché gli inviti allo screening raggiungono ormai oltre il 90% della popolazione (secondo i più recenti dati dell’Osservatorio nazionale screening) ma riguarda soprattutto le scelte di adesioni dei cittadini (in Italia ferme al 35,8%) ed è quindi un problema di natura educativa e culturale».
«Grazie alla collaborazione con SIED - spiega Carla De Albertis, coordinatrice del progetto per Osservatorio Metropolitano di Milano - nasce questo progetto che utilizza in questo ambito un linguaggio innovativo adatto anche ai giovani tra i quali questo tumore è in preoccupante crescita a livello globale. L’obiettivo è illustrare in modo chiaro, immediato e ad alto impatto emotivo, gli effetti delle scelte quotidiane sulla salute e l’importanza degli screening e della diagnosi precoce. Nel frattempo stiamo studiando l’inserimento di “Colon VR-Prevention Lab” in progettualità già in essere e in altre allo studio. Questo è, inoltre, il primo step di un progetto di Osservatorio in collaborazione SIED sugli screening, con dati che saranno valutati e presentati a breve».
Pascale in piazza: visite gratuite per tiroide e nei a Napoli
«Promuovere la prevenzione significa investire concretamente nel futuro delle nuove generazioni - commenta Elena Lucchini, Assessore alla Famiglia, Solidarietà sociale, Disabilità e Pari opportunità di Regione Lombardia - e progetti innovativi come “Colon VR-Prevention Lab” testimoniano quanto sia importante utilizzare strumenti apprezzati dai più giovani per diffondere la cultura della salute e dei corretti stili di vita. La realtà virtuale rappresenta un’opportunità straordinaria per coinvolgere studenti e famiglie in un percorso educativo consapevole, capace di sensibilizzare sull’importanza della prevenzione e dell’adesione agli screening, fondamentali per contrastare il tumore del colon-retto. Grazie a chi ha costruito questa alleanza sociale rivolta ai ragazzi».
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Raro tumore di 4 kg rimosso dal torace di un paziente, il successo dell'operazione nell'ospedale di Udine Leggo.it
Unraro tumore di 4 chiliè stato rimosso dal petto di un paziente all'ospedaleSanta Maria della Misericordia diUdine. L'operazione, lunga e complessa, è stata portata a termine dal chirurgo responsabileAndrea Zuin, direttore della struttura di Chirurgia toracica dell'Azienda sanitaria universitaria Friuli Centrale in collaborazione con l'Oncologia radioterapica del Centro di Riferimento Oncologico di Aviano. Il paziente era affetto da un sarcoma dei tessuti molli, un gruppo eterogeneo di tumori rari che rappresentano l'1% delle neoplasie e possono insorgere in qualsiasi distretto corporeo; in Italia, ogni anno si stimano circa 2.300 nuovi casi. IlCentro Oncologico di Avianoha utilizzato un sistema molto sofisticato di radioterapia mirata prima dell'intervento, chiamataVMAT-IGRT, grazie all'utilizzo del nuovo acceleratore lineare ad alta precisione, funzionante dal 2025.Questa tecnologia innovativa ha permesso di ridurre nettamente la quantità di radiazioni dal polmone destro e dal cuore, mentre quello sinistro era affaticato dalla malattia. L'acceleratore ha permesso inoltre di ridurre il volume della massa tumorale e, successivamente, di facilitare la rimozione della stessa. L'operazione è stata portata a termine con successo, come riportano gli stessi chirurghi.
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Elena Santarelli furiosa: "Invidio Chiara Ferragni? Sì, lei non ha visto suo figlio fare radioterapia" Gossip e TV
Elena Santarelli nei giorni scorsi è stata intervistata a Belve da Francesca Fagnani, a cui ha rilasciato dichiarazioni di fuoco contro Chiara Ferragni in merito alla famigerata vicenda del “Pandoro gate“. Senza troppi giri di parole, la showgirl ha riferito di non credere alle scuse dell’influencer, sottolineando che il tema della beneficenza per la ricerca è una cosa seria su cui ci deve essere assoluta trasparenza. Dopo che il suo faccia a faccia nella trasmissione di Rai 2 è andato in onda, molti l’hanno applaudita. Qualcuno l’ha invece criticata, affermando che sia stata troppo dura nei confronti di Ferragni. C’è addirittura chi l’ha accusata di essere invidiosa dell’imprenditrice digitale. A tale donna, Santarelli ha dato una risposta infuocata.
Elena Santarelli invidiosa di Chiara Ferragni? La risposta durissima della showgirl
Su Instagram, sotto a un post in cui si è dibattuto dell’intervento a Belve, una donna di nome Maria ha scritto che Santarelli è stata poco elegante a parlare di Ferragni senza che questa non fosse presente. Inoltre l’utente ha definito la showgirl “cattivella” e “forse un po’ invidiosa”. Elena ha replicato con toni duri, menzionando il delicato percorso clinico di suo figlio Giacomo al quale, a 8 anni, nel 2017, è stato diagnosticato un tumore cerebrale da cui è completamente guarito dopo un lungo percorso di terapie:
“Si Maria, sono proprio invidiosa della signora Ferragni. Anzi qualcosa con affetto le invidio: non aver mai lasciato suo figlio sul letto di una sala operatoria per più di 13 ore. Eh sì, le invidio anche il fatto di non aver mai visto soffrire suo figlio per la radioterapia. Ah sì, le invidio anche di non avere mai dovuto sentire le urla di suo figlio. Ah sì, le invidio il fatto che la sera va a dormire con pensieri più leggeri dei miei. Ovviamente invidia sana signora Maria, che siamo a Forum? Se vuole, la prossima volta andiamo a Porta a Porta con la Ferragni e la sua società, così facciamo un bel dibattito. Io non ho paura di nessuno, forse le è sfuggito qualche passaggio dell’intervista. Buona serata”.
Chiara Ferragni messa alla gogna a Belve? Santarelli furibonda
Santarelli ha anche commentato in modo deciso l’intervento di un altro utente che l’ha accusata di aver messo alla gogna l’influencer attraverso le dichiarazioni sul “Pandoro Gate”:
“Ma quale gogna! Non ho mai detto nulla fino ad ora… e ne potevo dire di cose. Se mi invitano e mi fanno una domanda, rispondo. Quindi stia calma! Ma è una parente della signora Ferragni? La prossima volta che vado in reparto mi fa compagnia? Così le apro le porte delle camere e si rende conto della mia inca**atura”.
Il riferimento all’arrabbiatura è al fatto che Ferragni è finita invischiata in uno scandalo legato al tema della beneficenza e della ricerca sui tumori infantili, tema a cui Santarelli è molto sensibile, avendolo vissuto in prima persona con il già citato percorso clinico del figlio Giacomo.
Tornando all’intervista a Belve, Santarelli sostenne anche che Ferragni, avendo un larghissimo seguito sui social, avrebbe dovuto fare di più per “smuovere” la ricerca e che avrebbe dovuto agire in modo meno opaco.
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Presentato il progetto “Prevenzione Melanoma” Comune di Napoli
Si è tenuta questa mattina, nella Sala Giunta di Palazzo San Giacomo, la conferenza stampa di presentazione del progetto "Prevenzione Melanoma". L'iniziativa, promossa dal Comune di Napoli in sinergia con le Associazioni di Volontariato APS Ex Lanificio Sava, ODV “Sarò con te” e i medici specialisti del Centro Medico G.M.P. Salus, offrirà alla cittadinanza visite dermatologiche e mappatura dei nevi a titolo completamente gratuito.
Il progetto, coordinato dall’Assessore alla Salute Vincenzo Santagada e fortemente sostenuto dal Sindaco Gaetano Manfredi, si avvarrà di un’unità mobile sanitaria (camper medico) adeguatamente attrezzata che percorrerà l'intero territorio cittadino da maggio a novembre 2026.
"La tutela della salute pubblica è una priorità assoluta di questa Amministrazione" – ha dichiarato il Sindaco Gaetano Manfredi – "Con questo progetto non offriamo solo un servizio medico gratuito, ma lanciamo un messaggio di civiltà: la diagnosi precoce salva la vita. La prevenzione è un gesto di responsabilità verso se stessi e la comunità. Ringrazio i partner e i medici che hanno reso possibile questa iniziativa, dimostrando che la collaborazione tra istituzioni e terzo settore è la chiave per rispondere concretamente ai bisogni dei napoletani."
Sull'importanza del supporto tecnico e specialistico è intervenuta la dott.ssa Maria Teresa Ferrari, titolare del Centro Medico Polidiagnostico GMP Salus: "Mettere a disposizione le nostre competenze e le tecnologie diagnostiche per questa iniziativa è per noi un dovere sociale. Il melanoma è un tumore silente ma aggressivo: attraverso la mappatura dei nevi eseguita sul camper dai nostri specialisti, vogliamo abbattere le barriere d'accesso alla prevenzione e fornire ai cittadini uno strumento di diagnosi rapido ed efficace direttamente sotto casa."
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Sinergia tra Asufc e Cro di Aviano: asportato un tumore raro di 4 chili dal torace di un paziente PordenoneToday
Un tumore raro di quattro chili asportato dal torace di un paziente. È stato compiuto all'ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine dall'equipe professor Andrea Zuin, direttore della chirurgia toracica dell'azienda sanitaria universitaria Friuli Centrale.
Il paziente è stato sottoposto a una delicata operazione chirurgica per la rimozione di un’enorme massa di tessuto canceroso grazie alla collaborazione tra l'Asufc e il Cro di Aviano. Una sinergia che ha permesso di portare a termine l'intervento.
Il tumore
Considerando infatti la rarità, le dimensioni e la posizione della neoplasia, è stato necessario lavoro congiunto tra la chirurgia toracica di Udine e l’oncologia radioterapica del centro di riferimento oncologico di Aviano. Da tempo è stata istituito questo tipo di collaborazione nel trattamento dei tumori rari come i sarcomi dei tessuti molli: un gruppo eterogeneo che rappresenta l’1 per cento delle neoplasie e possono insorgere in qualsiasi distretto corporeo. In Italia vengono diagnosticati circa 2.300 nuovi casi ogni anno.
La terapia
A occuparsi della terapia è stato Federico Navarria, referente per i sarcomi e i tumori rari dell’oncologia radioterapica del Cro, diretta dal dottor Maurizio Mascarin. Il trattamento radioterapico utilizzato per il paziente prevede una tecnica avanzata di VMAT-IGRT nel nuovo acceleratore lineare ad alta precisione, in funzione da gennaio 2025 nel centro avianese.
Il moderno sistema di terapia a fotoni ha permesso di ridurre significativamente la dose di radiazioni al cuore e, soprattutto, al polmone destro (l’altro era compromesso dalla malattia). Inoltre è stato possibile aggredire in maniera efficace il volume tumorale, in attesa dell'operazione. Date le condizioni di fragilità del paziente, sono stati necessario dei monitoraggi costanti e dei trattamenti di supporto durante le sedute radioterapiche.
L'intervento
A quel punto si è passati all'operazione chirurgica coordinata dal professor Zuin ed eseguita nelle sale del gruppo operatorio cardio-toracico dell'ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine. Un intervento che ha permesso di separare le neoplasie dal polmone sinistro, dal cuore, dal diaframma e dalla parete toracica.
Tutto ciò è stato il frutto della sinergia tra gli specialisti dedicati alla chirurgia toracica e del supporto del gruppo anestesiologico e infermieristico. All'interno dell’équipe operatoria era presente anche team cardiochirurgico, pronto a intervenire in caso di necessità.
Per patologie di questo tipo, nel caso di coinvolgimento delle strutture cardiovascolari, si può fare ricorso all’assistenza circolatoria extracorporea con il sostegno dello specialista cardiochirurgo e dei tecnici di fisiopatologia cardiocircolatoria e perfusione vascolare. Procedure complesse ma che sono adoperate da alcuni centri con elevata esperienza nel campo della chirurgia toracica e dotate di solide competenze multi specialistiche come a Udine.
Il successo dell'intervento è legato all'esperienza maturata dalle due strutture nel trattamento dei sarcomi e dei tumori rari che, considerata la bassissima incidenza, devono essere seguiti da centri di eccellenza.
In più, a contribuire alla riuscita dell'operazione è la personalizzazione della terapia che permette di individuare, caso per caso, la migliore strategia di cura per il paziente.
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Nel rapporto FAVO l'assistenza oncologica in Italia: crescono sopravvivenza e bisogni dei pazienti VareseNews
In Italia vivono oggi circa 4 milioni di persone dopo una diagnosi di tumore. Un numero in crescita che racconta i progressi delle cure, ma che porta con sé anche nuovi bisogni sanitari, sociali e lavorativi. A preoccupare FAVO, la Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia, è però il rischio che molti diritti conquistati negli ultimi anni restino bloccati dalla burocrazia. È il messaggio centrale del 18° Rapporto sulla condizione assistenziale dei malati oncologici, presentato a Roma durante la XXI Giornata nazionale del malato oncologico.
Secondo il rapporto, il Piano Oncologico Nazionale 2023-2027 è ancora privo della Cabina di Regia prevista per monitorare e coordinare l’attuazione delle misure sul territorio. Ferma anche l’attivazione del Coordinamento generale delle Reti oncologiche. Una situazione che, denuncia FAVO, rischia di amplificare le differenze regionali nell’accesso alle cure, nei tempi di attesa e nella presa in carico dei pazienti.
«È eticamente inaccettabile che atti sottoscritti ai massimi livelli istituzionali vengano svuotati da una macchina amministrativa incapace di dare seguito ai propri impegni- ha dichiarato Francesco De Lorenzo, presidente FAVO – La burocrazia finisce per trasformare diritti faticosamente conquistati in una sterile lettera morta».
Il peso della malattia oltre le cure
Nel 2025 in Italia sono state stimate circa 390mila nuove diagnosi di tumore. Parallelamente cresce la popolazione dei “lungoviventi”, persone che convivono con la malattia o che sono guarite ma necessitano di controlli, riabilitazione e sostegno. Nel rapporto si sottolinea come il cancro abbia un forte impatto economico sulle famiglie, tra spese per trasferimenti sanitari, assistenza domiciliare e ricorso alla sanità privata.
Tra i temi emergenti del rapporto compare anche la cosiddetta “tossicità temporale” dell’oncologia: il tempo che i pazienti devono dedicare a visite, esami, attese, spostamenti e terapie. Un aspetto che incide sulla qualità della vita e che FAVO chiede di considerare come parte integrante della cura.
«La malattia genera tossicità finanziaria, che obbliga a scelte difficili – ha spiegato Elisabetta Iannelli, segretario FAVO – Il welfare aziendale può diventare una vera infrastruttura di sostegno attraverso strumenti come assistenza domiciliare, supporto psicologico, consegna dei farmaci e rientro graduale al lavoro».
Carenza di specialisti e disuguaglianze regionali
Un altro nodo evidenziato dal rapporto riguarda la crisi delle vocazioni nelle scuole di specializzazione oncologiche. Secondo FAVO e le società scientifiche coinvolte, la carenza di professionisti rischia di mettere sotto pressione il sistema nei prossimi anni, proprio mentre aumentano i bisogni assistenziali.
Nel documento si sottolinea inoltre come le Reti oncologiche regionali procedano a velocità diverse. Alcune regioni hanno già attivato PDTA strutturati e percorsi multidisciplinari, altre sono ancora in ritardo nell’organizzazione dei servizi. Anche la partecipazione delle associazioni dei pazienti ai percorsi decisionali resta molto disomogenea.
Radioterapia e farmaci innovativi
Il rapporto dedica ampio spazio anche all’evoluzione delle cure. Tra i focus più rilevanti c’è quello sull’integrazione tra radioterapia e farmaci innovativi. Le nuove combinazioni terapeutiche, spiegano gli esperti, stanno migliorando sopravvivenza e qualità della vita in molte neoplasie, grazie a trattamenti sempre più personalizzati.
Accanto ai farmaci a bersaglio molecolare e all’immunoterapia, cresce il ruolo della profilazione genomica e dei Molecular Tumor Board, strumenti che consentono di individuare terapie mirate sulla base delle caratteristiche genetiche del tumore. Il rapporto evidenzia però la necessità di rendere questi percorsi omogenei sul territorio nazionale per evitare nuove disuguaglianze nell’accesso all’innovazione.
L’esercizio fisico come terapia
Tra i temi scientifici affrontati nel rapporto c’è anche l’“exercise oncology”, ovvero il ruolo dell’attività fisica nei percorsi oncologici. Massimo Di Maio, presidente AIOM, ha ricordato come numerosi studi dimostrino che programmi di esercizio adattati alle condizioni del paziente migliorano capacità cardiorespiratoria, forza muscolare, qualità della vita e riduzione della fatigue.
Particolare rilievo viene dato allo studio internazionale CHALLENGE, pubblicato sul “New England Journal of Medicine”, che ha evidenziato benefici concreti dell’attività fisica nei pazienti con tumore del colon. In Italia però le “palestre della salute” sono ancora attive solo in alcune regioni e manca un modello nazionale condiviso.
I rischi nascosti del “fumo-non-fumo”
Tra gli allarmi lanciati da FAVO c’è quello sull’aumento dell’uso di sigarette elettroniche e prodotti a tabacco riscaldato tra i giovanissimi. Il rapporto parla di “rischi nascosti e taciuti del fumo-non-fumo” e richiama i dati più recenti: il consumo di svapo è triplicato negli ultimi cinque anni e il 28% degli studenti utilizza in modo combinato sigarette tradizionali, e-cig e tabacco riscaldato.
«Questa combinazione funge da drammatico moltiplicatore di danno – ha spiegato Paola Varese, direttore scientifico FAVO – Se il fumatore tradizionale ha un rischio di cancro al polmone 14 volte superiore rispetto a chi non fuma, per il fumatore “duale” il rischio arriva fino a 60 volte».
Il rapporto cita anche uno studio europeo che ha individuato nelle sigarette elettroniche 107 sostanze cancerogene e 32 mutagene, oltre alla presenza di metalli pesanti liberati durante il riscaldamento. Le evidenze più recenti pubblicate su “The Lancet Respiratory Medicine” indicano che questi aerosol possono danneggiare il DNA e favorire lo sviluppo di tumori polmonari negli animali da laboratorio.
Adolescenti e percezione del rischio
Un intero capitolo del rapporto è dedicato agli adolescenti e alla percezione del rischio oncologico. Attraverso il progetto SUNRISE, FAVO ha analizzato stili di vita, alfabetizzazione sanitaria e consapevolezza dei giovani sui fattori di rischio.
L’obiettivo è contrastare la diffusione di comportamenti dannosi come fumo, sedentarietà e cattiva alimentazione, rafforzando educazione sanitaria e prevenzione nelle scuole. Secondo gli autori del rapporto, la prevenzione oncologica deve partire sempre più precocemente, coinvolgendo famiglie, insegnanti e mondo digitale.
Vivere con un glioma e la qualità della vita
Tra gli approfondimenti clinici figura anche il tema dei gliomi, tumori cerebrali che richiedono percorsi di cura integrati e multidisciplinari. Il rapporto sottolinea l’importanza del supporto psicologico, riabilitativo e sociale per i pazienti e le loro famiglie, spesso chiamati a convivere con deficit neurologici, difficoltà cognitive e cambiamenti profondi nella vita quotidiana.
Grande attenzione viene data anche alla qualità della vita nei tumori cronici o a lunga sopravvivenza, con l’obiettivo di rendere la presa in carico sempre più centrata sulla persona e non soltanto sulla malattia.
Carcinoma ovarico e prevenzione
Tra i focus specifici compare infine il carcinoma ovarico. FAVO richiama la necessità di aumentare informazione e consapevolezza sui sintomi e sui fattori di rischio, perché una diagnosi precoce può fare la differenza negli esiti di cura.
Il rapporto evidenzia inoltre il valore dei percorsi dedicati alle forme ereditarie e della consulenza genetica, strumenti fondamentali per individuare donne a rischio e attivare programmi di sorveglianza e prevenzione personalizzati.
«Raccogliere e far sentire la voce dei pazienti non è più soltanto un’istanza etica – ha concluso De Lorenzo – È una vera questione di metodo per migliorare a 360 gradi la cura dei pazienti».
Alimentazione e supporto nutrizionale, un diritto ancora poco garantito
Nel rapporto FAVO trova spazio anche il tema della nutrizione oncologica, considerata sempre più parte integrante della terapia. Gli esperti sottolineano come malnutrizione e perdita di peso possano compromettere la tolleranza alle cure, aumentare le complicanze e peggiorare la qualità della vita dei pazienti. Per questo il supporto nutrizionale viene indicato come un diritto da garantire lungo tutto il percorso di cura.
Nel documento si evidenzia la necessità di inserire in modo strutturato nutrizionisti clinici e percorsi dedicati all’interno delle Reti oncologiche regionali, superando le forti differenze territoriali oggi presenti. Accanto all’assistenza tradizionale, il rapporto richiama anche il ruolo crescente degli strumenti digitali per monitorare alimentazione, stato nutrizionale e aderenza alle indicazioni terapeutiche, con l’obiettivo di intervenire precocemente sui pazienti più fragili.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Il Comune di Napoli scende in campo per promuovere la prevenzione contro il melanoma al fianco delle associazioni 'APS Ex Lanificio Sava' e 'ODV Sarò con te' e ai medici specialisti del Centro medico GMP Salus. (ANSA)
‘Inibitore di Btk non covalente ha meccanismo d’azione unico che ne prolunga efficacia anche in chi è già stato trattato con inibitore di Btk covalente’
“È una nuova opzione terapeutica importante nei pazienti con leucemia linfatica cronica (Llc) che hanno avuto una ricaduta dopo terapie di prima o seconda linea perché amplia ulteriormente le possibilità di trattamento quando le strategie precedenti non sono più efficaci”. Così commenta Paolo Ghia, professore ordinario di Oncologia medica presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano commenta il via libera dell’Aifa-Agenzia italiana del farmaco al rimborso per pirtobrutinib per i pazienti adulti con Llc recidivante o refrattaria “precedentemente trattati con un inibitore covalente di Btk (tirosina chinasi di Bruton)”.
La leucemia linfatica cronica “è la forma di leucemia più frequente nei Paesi occidentali - spiega l’esperto - È stata una delle prime neoplasie in cui la chemioterapia è stata progressivamente sostituita da terapie innovative, biologiche, in particolare dagli inibitori di Btk e dagli inibitori di Bcl2.
Anche pirtobrutinib è un inibitore della Btk, “ma con una caratteristica fondamentale che lo distingue dagli altri - chiarisce Ghia - È un inibitore non covalente. Questo significa che non si lega in modo permanente alla proteina bersaglio, ma si attacca e si stacca in maniera dinamica e continua. Questo meccanismo gli consente di mantenere comunque un’inibizione efficace e prolungata nel tempo della Btk. Il suo principale valore innovativo - rimarca - è proprio questo: la capacità di funzionare anche nei pazienti già esposti in precedenza ad altri inibitori di Btk e che hanno sviluppato mutazioni della proteina tali da ridurre o impedire l’azione dei farmaci precedenti”.
Nella leucemia linfatica cronica (Llc), “soprattutto nelle fasi avanzate, c’è quella che definisco la ‘stanchezza globale’ del malato: una stanchezza fisica, mentale ed emotiva che finiscono per compromettere la quotidianità. La nuova terapia va a inserirsi in un’area rimasta scoperta fino a questo momento. È un’opzione terapeutica in più che ai pazienti piace molto perché è semplice da utilizzare. Stiamo parlando di una pillola da prendere a casa, che consentirà di andare meno in ospedale e che garantirà quindi una migliore qualità della vita”. Così Davide Petruzzelli, presidente dell’associazione pazienti La Lampada di Aladino Ets, commenta l’approvazione al rimborso, da parte del Servizio sanitario nazionale, del farmaco pirtobrutinib, primo inibitore di Btk non covalente, per i pazienti adulti con Llc recidivante o refrattaria, precedentemente trattati con un inibitore covalente di Btk (tirosina chinasi di Bruton).
“È un’innovazione che coniuga efficacia e benessere della persona, un aspetto particolarmente significativo in una malattia cronica - sottolinea Petruzzelli - Il termine ‘cronico’ probabilmente, fa meno paura, pur trattandosi comunque di una malattia oncologica.Questo nuovo trattamento interviene proprio “nella malattia avanzata, un segmento che fino a oggi era privo di ulteriori opzioni terapeutiche, un momento particolare nel percorso di vita di chi sperimenta questa malattia”.
Si riserva molta attenzione “alla diagnosi, al momento iniziale, mentre si fa più fatica a parlare delle recidive, cioè dei momenti in cui la malattia si ripresenta - osserva il presidente dell’associazione - In questi casi è fondamentale mantenere viva la parola speranza perché l’ematologia oncologica - e più in generale tutta l’oncologia - ci sta abituando a progressi straordinari. Ogni giorno emerge un’opzione terapeutica nuova. Io stesso sono un paziente trattato trent’anni fa, quando c’erano la chemioterapia e i primi anticorpi monoclonali. Sono stato curato per un linfoma. Per questo parlo di speranza”.
Quando si usa la parola cronicità, “bisogna trovare una dimensione nel vivere con la malattia, che è qualcosa di completamente diverso dal guarire - rimarca Petruzzelli - Dentro tutto questo c’è ovviamente la qualità della vita, che non è soltanto una scheda da compilare e mettere in cartella clinica: è un insieme di determinanti. Le nuove opzioni terapeutiche vanno proprio in questa direzione: oltre ad essere efficaci, aiutano anche il paziente a vivere meglio la propria malattia. Non conta solo l’efficacia della cura, ma anche la qualità della vita”.
Attualmente, “al nostro sistema forse ancora manca una presa in carico davvero completa della persona - riflette il presidente dell’associazione - La qualità della vita dipende da molti fattori: la nutrizione, l’attività fisica, tutti quegli aspetti che non sono farmaci ma aiutano a vivere meglio. La recidiva è un momento davvero drammatico - ribadisce - soprattutto quando si prolunga nel tempo e richiede più linee di trattamento. È il momento in cui ci si sente persi, in cui si pensa: ‘Sono arrivato alla fine’. Oltre al supporto farmacologico”, in questi casi serve “sicuramente quello psicologico. Le persone con malattie caratterizzate da un andamento ‘up and down’ - e la leucemia linfatica cronica non è la sola tra i tumori del sangue - hanno la necessità di essere sostenute nei momenti di difficoltà come la recidiva”.
Dal punto di vista organizzativo “serve poi meno ospedale e più territorio - aggiunge Petruzzelli - Abbiamo anche un bisogno informativo. In fase avanzata di malattia, il paziente ha bisogno di capire che cosa gli sta succedendo e che cosa lo aspetta. Questo bisogno informativo rientra nella comunicazione medico-paziente, che tutti auspichiamo, ma che purtroppo sta diventando sempre più difficile. Non per cattiva volontà, ma perché gli ematologi hanno sempre meno tempo da dedicare ai pazienti e, spesso, il primo tempo che si riduce è proprio quello dedicato alla comunicazione. Dobbiamo però guardare al futuro con speranza - conclude - Oggi la scienza ci sta davvero facendo cambiare la storia di molte malattie. Dobbiamo avere fiducia”.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO4
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
50.7/100
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Criteri Critici
Tumore raro di 4 chili asportato dal torace di un paziente a Udine Il Gazzettino
UDINE - Un paziente affetto da un tumore raro è stato sottoposto a una complessa operazione chirurgica per l'asportazione di un'enorme massa di 4 chili dalla cavità toracica. L'intervento è stato eseguito all'ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine da Andrea Zuin, direttore della struttura di Chirurgia toracica dell'Azienda sanitaria universitaria Friuli Centrale, insieme alla sua equipe. Considerate la rarità, le dimensioni e la sede della neoplasia, il percorso terapeutico ha richiesto un lavoro congiunto tra la Chirurgia toracica di Udine e l'Oncologia radioterapica del Centro di riferimento oncologico di Aviano che, da tempo, collaborano nel trattamento dei sarcomi e dei tumori rari.
I sarcomi dei tessuti molli sono un gruppo eterogeneo di tumori rari che rappresentano l'1% delle neoplasie e possono insorgere in qualsiasi distretto corporeo; in Italia, ogni anno si stimano circa 2.300 nuovi casi. Il paziente è stato sottoposto a trattamento radioterapico con tecnica avanzata di Vmat-Igrt nel nuovo acceleratore lineare ad alta precisione, in funzione da gennaio 2025 nel centro avianese. Il moderno sistema di terapia a fotoni ha consentito di ridurre significativamente la dose di radiazioni al cuore e al polmone destro (l'altro era compromesso dalla malattia) e di aggredire in maniera efficace il volume tumorale, per agevolarne la successiva rimozione chirurgica.
«Ho scoperto di avere un tumore al colon dopo aver corso la maratona. Non ignorate questi sintomi»
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
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Criteri Critici
Cliniche oncologiche USA in corsa per il farmaco sperimentale di Revolution Medicines contro il tumore al pancreas MarketScreener Italia
Pubblicato il 14/05/2026 alle 12:08 - Modificato il 14/05/2026 alle 20:22 Contattaci per qualunque richiesta di correzione La Food and Drug Administration ha autorizzato il programma di accesso ampliato il 1° maggio, meno di tre settimane dopo che Revolution ha dichiarato che la pillola a somministrazione giornaliera, daraxonrasib, ha raddoppiato la sopravvivenza in uno studio clinico su pazienti con tumore al pancreas in stadio avanzato, una delle forme più letali con uno dei tassi di sopravvivenza a 5 anni più bassi. L'azienda aveva chiesto alla FDA il permesso di rendere il farmaco disponibile gratuitamente per i pazienti con tumore al pancreas precedentemente trattato e già metastatizzato in altre parti del corpo. 'Il pubblico ha avuto notizia dell'annuncio della FDA... il che ha scatenato un diluvio di richieste da parte dei pazienti', ha dichiarato il Dr. Daniel King, oncologo medico presso lo Zuckerberg Cancer Center di Northwell Health. 'I centri oncologici stanno cercando di capire come muoversi con le proprie istituzioni, aprendo i protocolli per garantire l'accesso'. Gli oncologi hanno sottolineato che l'ottenimento dell'approvazione e la gestione del programma di accesso ampliato richiederanno tempo e imporranno ai centri oncologici di dedicare risorse sostanziali al di fuori delle loro normali operazioni. Il farmaco è stato uno dei primi prodotti accettati dalla FDA lo scorso anno per il suo nuovo processo di revisione accelerata e potrebbe potenzialmente ottenere l'approvazione un mese o due dopo il deposito della domanda completa. L'amministratore delegato di Revolution Medicines, Mark Goldsmith, intervenendo in una conference call la scorsa settimana, non ha fornito una tempistica per la presentazione completa alla FDA. 'C'è un impegno a pieno regime per farlo', ha affermato. L'azienda con sede a Redwood City, in California, ha dichiarato di aver già riscontrato un'elevata domanda per il farmaco e prevede che questa rimarrà alta per tutta la durata del programma di accesso anticipato. 'Stiamo supportando attivamente i medici in questo processo, ponendo come priorità assoluta un accesso sicuro, conforme e rapido per i pazienti', ha dichiarato Revolution in una nota. 'Tutte le richieste devono essere avviate da un medico curante abilitato e revisionate da un comitato etico istituzionale', ha precisato l'azienda, aggiungendo di prevedere di poter rispondere alle richieste dei medici entro due giorni lavorativi dal ricevimento. UNA SVOLTA SU CUI COSTRUIRE L'ex senatore degli Stati Uniti per il Nebraska, Ben Sasse, ha recentemente rivelato di essere affetto da un tumore al pancreas al quarto stadio e ha dichiarato al programma giornalistico della CBS '60 Minutes' di assumere il farmaco di Revolution. Il farmaco, che colpisce una mutazione genetica presente in circa il 90% dei tumori pancreatici, ha dimostrato in uno studio clinico di estendere la sopravvivenza mediana a 13,2 mesi, rispetto ai 6,7 mesi dei pazienti in chemioterapia. 'Raddoppiare la sopravvivenza rispetto alla migliore chemioterapia disponibile è un risultato enorme', ha affermato il Dr. Gulam Manji, co-direttore del centro per il pancreas presso il Columbia/New York-Presbyterian. 'Non è una cura, ma credo che questo farmaco rappresenti una nuova svolta su cui possiamo costruire'. In dieci anni di carriera, Manji ricorda di aver richiesto l'uso compassionevole di un farmaco sperimentale per un solo altro paziente. Recentemente, in clinica, l'oncologo della Columbia ha riferito che sette pazienti gli hanno chiesto di iniziare il trattamento con daraxonrasib. Garantire loro l'accesso non è così semplice come scrivere una ricetta per un farmaco approvato dalla FDA, hanno spiegato lui e altri specialisti. 'I pazienti sono già a conoscenza del comunicato stampa e stanno già chiamando', ha detto il Dr. Vincent Chung, specialista in tumori del pancreas presso City of Hope. 'La sfida ora è come procedere'. Il programma richiede che i medici inviino richieste per ogni singolo paziente a Revolution Medicines, ha spiegato Chung, e se l'azienda decide che sono candidati idonei, tutti i dettagli devono essere sottoposti alla FDA. I comitati di monitoraggio ospedalieri dovranno poi seguire i pazienti. 'Dato il volume, non sono sicuro di cosa accadrà sul fronte FDA. Sono certo che non vogliano ricevere 10.000 domande contemporaneamente', ha aggiunto Chung, ipotizzando che l'agenzia possa invece istituire un protocollo di iscrizione più generale. Manji ha precisato che, secondo quanto appreso, ai centri oncologici non sarà richiesto di raccogliere dati dettagliati sui pazienti trattati nell'ambito del programma di accesso ampliato, ma dovranno segnalare effetti collaterali gravi o altre criticità. La FDA non ha risposto a una richiesta di commento. Il programma di voucher accelerati era stato presentato come un risultato fondamentale dal Dr. Marty Makary, che si è dimesso da commissario della FDA martedì dopo settimane di scontri con i funzionari dell'amministrazione Trump. Secondo l'American Cancer Society, quest'anno negli Stati Uniti verranno diagnosticati circa 67.000 casi di tumore al pancreas e 53.000 persone moriranno a causa della malattia. 'Lo stiamo facendo come servizio ai nostri pazienti', ha concluso Chung. 'Spero ovviamente che la FDA esamini i dati e che l'approvazione arrivi molto prima rispetto ai tempi abituali'.