📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?3
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
40.0/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Terapia genica: primo passo sperimentale contro la sindrome di Down Federazione Nazionale degli Ordini dei Biologi
Roma, 5 maggio 2026 (Agenbio) – Un lavoro pubblicato su PNAS descrive un nuovo approccio CRISPR per inserire il gene XIST nella copia extra del cromosoma 21 e ridurne l’attività nelle cellule con trisomia 21. Il gruppo guidato da Volney Sheen al Beth Israel Deaconess Medical Center ha sviluppato una versione modificata di CRISPR/Cas9 che aumenta in modo marcato efficienza e specificità dell’integrazione rispetto ai tentativi precedenti. Nei modelli cellulari derivati da sindrome di Down, l’inserimento di XIST ha corretto almeno in parte lo squilibrio trascrizionale prodotto dalla terza copia del cromosoma 21; secondo i rilanci, gli esperimenti hanno coinvolto anche modelli murini. Il risultato non equivale a una terapia disponibile, ma rappresenta un avanzamento tecnico importante in un filone che punta a silenziare il cromosoma in eccesso invece di correggere singoli geni. La fase resta comunque sperimentale e lontana dall’applicazione clinica. (Agenbio) Claudio De Rosa 12:00
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
59.3/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
Criteri Critici
Spedali Civili, donato un nuovo casco refrigerante: un aiuto concreto per le pazienti della Breast Unit Radio Bruno - Brescia
UN NUOVO CASCO REFRIGERANTE DONATO DA ESA ALLE PAZIENTI DELLA BREAST UNIT DEGLI SPEDALI CIVILI
La Breast Unit degli Spedali Civili di Brescia, grazie alla generosa donazione di ESA – Educazione alla Salute Attiva, si è recentemente dotata di un nuovo casco refrigerante. Si tratta di un dispositivo medico per la prevenzione dell’alopecia indotta da chemioterapia. Un aiuto importantissimo per le donne che si trovano ad affrontare un percorso di cura non sempre facile, anche dal punto di vista psicologico. La perdita dei capelli non è solo un problema estetico, ma anche sociale. Senza capelli molte donne sentono di non riuscire a tenere per sé un lato intimo della malattia e del percorso di cura. In un anno sono circa 70 le signore che hanno utilizzato il casco.
Le caratteristiche e le funzionalità del dispositivo sono state illustrate quest’oggi alla presenza del Direttore Generale della ASST Spedali Civili di Brescia Luigi Cajazzo, della presidente di Esa Nini Ferrari, della Responsabile della Breast Unit Rebecca Pedersini, del Direttore della SC Oncologia Medica Alfredo Berruti e del personale sanitario coinvolto nel progetto.
Si tratta di una tecnologia avanzata, composta da un sistema di raffreddamento del cuoio capelluto, ideata per la prevenzione dell’alopecia delle persone sottoposte a terapia oncologica e dotata di un casco da applicare alla testa del paziente. Il sistema è costituito da un’unità di refrigerazione compatta, contenente un liquido refrigerante che viene fatto circolare attraverso capsule di raffreddamento appositamente progettate.
La Breast Unit della ASST Spedali Civili di Brescia rappresenta un punto di riferimento per la prevenzione, la diagnosi e la cura del tumore della mammella. Garantisce tempi di intervento rapidi, personale dedicato e qualificato, un approccio personalizzato e multidisciplinare. Nel 2025 sono stati effettuati oltre 476 interventi chirurgici per tumore maligno, 640 prime visite oncologiche, 1193 valutazioni mutidisciplinari. Sono 3.000 le pazienti attualmente in fase di follow up. Questi numeri testimoniano l’impegno costante verso la salute delle donne.
L’Associazione ESA – Educazione Salute Attiva rappresenta un sostegno prezioso per la Breast Unit degli Spedali Civili di Brescia e per le donne affette da carcinoma mammario. Grazie al costante impegno dei volontari e dei sostenitori, ESA affianca la Breast Unit in numerosi progetti dedicati al benessere fisico e psicologico delle pazienti:
• Progetto Familiarità, che favorisce l’accesso alle indagini diagnostiche per le donne giovani sotto i 45 anni con familiarità, non incluse nei programmi di screening.
• Donazione di sistemi di raffreddamento del cuoio capelluto per la prevenzione dell’alopecia indotta dai trattamenti chemioterapici.
• Progetto “Bella in ospedale”, che offre alle pazienti il supporto di un’estetista professionista per aiutarle a valorizzarsi anche durante la terapia
• Attività di supporto durante il follow-up, con corsi di yoga, fotografia e acquarello, per favorire il benessere psicologico.
• Partecipazione al progetto sulla realtà virtuale nella gestione dell’ansia grazie a visori donati da ESA
• Donazione di strumenti fondamentale per migliorare la qualità e la tempestività delle diagnosi.
• Sostegno alla dietista della Breast Unit.
• Iniziative di prevenzione sul territorio
L’impegno dell’associazione, recentemente arricchito anche dal progetto “Cucina Sana: il primo passo per la prevenzione”, testimonia come la collaborazione tra istituzioni sanitarie e realtà del volontariato possa fare la differenza nella qualità dell’assistenza e nella vita delle pazienti.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
50.0/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
Criteri Critici
Bayer: AIFA approva rimborsabilità di darolutamide più terapia di deprivazione androgenica nel tumore della prostata Daily Health Industry
L’Agenzia Italiana del Farmaco ha approvato la rimborsabilità di darolutamide, inibitore orale del recettore degli androgeni di nuova generazione, più terapia di deprivazione androgenica per il trattamento dei pazienti con tumore della prostata ormonosensibile metastatico.
Nel 2024 l’AIFA aveva già approvato la rimborsabilità di darolutamide più terapia di deprivazione androgenica in associazione alla chemioterapia con docetaxel nel trattamento di questa patologia.
“La nuova approvazione da parte di AIFA estende l’utilizzo di darolutamide a un gruppo più vasto di pazienti – spiega Luigi Formisano, membro del Direttivo Nazionale AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) e Professore di Oncologia Medica all’Università degli Studi di Napoli Federico II – Grazie alla nuova indicazione, infatti, darolutamide è l’unico inibitore del recettore degli androgeni approvato da AIFA che consente di personalizzare il trattamento, con o senza la chemioterapia, per soddisfare le necessità di ogni paziente e migliorare i risultati clinici. La combinazione di darolutamide con la sola terapia di deprivazione androgenica prolunga la sopravvivenza libera da progressione di malattia e salvaguarda la qualità di vita, aspetti molto importanti per i pazienti con neoplasia in fase metastatica”.
“La nuova approvazione di AIFA rappresenta la terza indicazione per darolutamide, che diventa così una terapia disponibile per i vari stadi del carcinoma della prostata e sottolinea il nostro impegno nell’innovazione – sottolinea Marius Moscovici, Medical Lead Oncology, Bayer Italia – Il nostro obiettivo è sviluppare terapie innovative che si differenzino dalle opzioni di cura disponibili e che rispondano a bisogni insoddisfatti, migliorando così le risposte cliniche e mantenendo la qualità di vita dei pazienti nei diversi stadi del tumore della prostata. Tutto questo si traduce anche in un beneficio per la sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale”.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
58.5/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
Criteri Critici
Brescia, alla Breast Unit del Civile un casco refrigerante per prevenzione alopecia QuiBrescia
Brescia. La Breast Unit degli Spedali Civili di Brescia, grazie alla donazione di ESA – Educazione alla Salute Attiva, si è recentemente dotata di un nuovo casco refrigerante. Si tratta di un dispositivo medico per la prevenzione dell’alopecia indotta da chemioterapia. Un aiuto importantissimo per le donne che si trovano ad affrontare un percorso di cura non sempre facile, anche dal punto di vista psicologico. La perdita dei capelli non è solo un problema estetico, ma anche sociale. Senza capelli molte donne sentono di non riuscire a tenere per sé un lato intimo della malattia e del percorso di cura. In un anno sono circa 70 le signore che hanno utilizzato il casco.
Le caratteristiche e le funzionalità del dispositivo sono state illustrate alla presenza del direttore generale della Asst Spedali Civili di Brescia Luigi Cajazzo, della presidente di Esa Nini Ferrari, della responsabile della Breast Unit Rebecca Pedersini, del direttore della SC Oncologia Medica Alfredo Berruti e del personale sanitario coinvolto nel progetto.
Si tratta di una tecnologia avanzata, composta da un sistema di raffreddamento del cuoio capelluto, ideata per la prevenzione dell’alopecia delle persone sottoposte a terapia oncologica e dotata di un casco da applicare alla testa del paziente. Il sistema è costituito da un’unità di refrigerazione compatta, contenente un liquido refrigerante che viene fatto circolare attraverso capsule di raffreddamento appositamente progettate.
La Breast Unit della Asst Spedali Civili di Brescia rappresenta un punto di riferimento per la prevenzione, la diagnosi e la cura del tumore della mammella. Garantisce tempi di intervento rapidi, personale dedicato e qualificato, un approccio personalizzato e multidisciplinare.
Nel 2025 sono stati effettuati oltre 476 interventi chirurgici per tumore maligno, 640 prime visite oncologiche, 1193 valutazioni mutidisciplinari. Sono 3.000 le pazienti attualmente in fase di follow up. Questi numeri testimoniano l’impegno costante verso la salute delle donne.
L’Associazione ESA – Educazione Salute Attiva rappresenta un sostegno prezioso per la Breast Unit degli Spedali Civili di Brescia e per le donne affette da carcinoma mammario. Grazie al costante impegno dei volontari e dei sostenitori, ESA affianca la Breast Unit in numerosi progetti dedicati al benessere fisico e psicologico delle pazienti: progetto Familiarità, che favorisce l’accesso alle indagini diagnostiche per le donne giovani sotto i 45 anni con familiarità, non incluse nei programmi di screening; donazione di sistemi di raffreddamento del cuoio capelluto per la prevenzione dell’alopecia indotta dai trattamenti chemioterapici; progetto “Bella in ospedale”, che offre alle pazienti il supporto di un’estetista professionista per aiutarle a valorizzarsi anche durante la terapia; attività di supporto durante il follow-up, con corsi di yoga, fotografia e acquarello, per favorire il benessere psicologico; partecipazione al progetto sulla realtà virtuale nella gestione dell’ansia grazie a visori donati da ESA; donazione di strumenti fondamentale per migliorare la qualità e la tempestività delle diagnosi; sostegno alla dietista della Breast Unit; iniziative di prevenzione sul territorio.
L’impegno dell’associazione, recentemente arricchito anche dal progetto “Cucina Sana: il primo passo per la prevenzione”, testimonia come la collaborazione tra istituzioni sanitarie e realtà del volontariato possa fare la differenza nella qualità dell’assistenza e nella vita delle pazienti.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
52.6/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Colonscopia virtuale e Intelligenza artificiale, ecco la nuova frontiera dello screening QdS
La Colon Tac si è evoluta nel corso degli anni e grazie alla Ia ha raggiunto una precisione di diagnosi che si attesta al 95% come ha sottolineato il professore Luca Maria Sconfienza
La Colon Tac è uno degli esempi più lampanti della diagnostica moderna. Conosciuta anche come colonscopia virtuale, è una indagine radiologica avanzata che permette di esplorare l’interno del colon senza introdurre sonde endoscopiche lungo il tratto intestinale. Insomma, un esame non invasivo che si avvale della Intelligenza artificiale per essere quanto più precisa possibile. Un esame che nel corso degli anni ha avuto una sua evoluzione e miglioramenti in termini di precisione.
Il professore Luca Maria Sconfienza, responsabile di radiologia diagnostica all’Irccs Ospedale Galeazzi Sant’Ambrogio di Milano, ha illustrato le particolarità dell’esame diagnostico alla Gazzetta dello Sport.
Metodica consolidata, accelerazione recente
La colonscopia virtuale non è una novità in senso assoluto. Già da anni se ne parlava e si realizzavano. Tuttavia, di recente ha subito una trasformazione profonda. A imprimere un’accelerazione è stata l’intelligenza artificiale che ha aggiunto più efficacia al potere diagnostico.
“Questa metodica è in circolazione da una ventina d’anni – ha spiegato Sconfienza – ma ultimamente, anche con l’aiuto di nuovi software di intelligenza artificiale, ha migliorato moltissimo le sue performance diagnostiche. Possiamo parlare di un vero salto in avanti per quello che riguarda la diagnostica del colon, in tutti i suoi aspetti”.
Poca invasività, molta precisione
Il principio alla base dell’esame è semplice quanto efficace: attraverso l’inserimento di una sottilissima sonda nel retto, vengono insufflati circa due litri di anidride carbonica, un gas che distende il colon in modo completo e uniforme.
“Con la colonoscopia normale è necessario introdurre un endoscopio lungo all’interno del retto del paziente per esplorarlo completamente – ha precisato il professore – con la colonoscopia virtuale, invece, usiamo un tubicino molto sottile e gonfiamo l’intestino con anidride carbonica. Questo ci permette di vedere anche quelle aree che, normalmente schiacciate, non sarebbero altrimenti visibili”.
Il gas scelto non è casuale: l’anidride carbonica è altamente solubile e viene riassorbita dall’organismo in circa mezz’ora, rendendo il disagio post-esame minimo e transitorio. La scansione Tac viene eseguita in due o tre posizioni ” sdraiati sulla schiena, sulla pancia, talvolta su un fianco” e l’intero esame si conclude in pochi minuti, senza necessità di sedazione né di lunghi tempi di recupero ospedaliero.
La preparazione: niente purghe, ma una “pittura” digitale
Uno degli ostacoli psicologici più comuni alla prevenzione intestinale è la preparazione. Nella colon Tac, questo processo è radicalmente semplificato. Nei giorni precedenti l’esame è sufficiente ridurre l’apporto di fibre mentre il vero salto qualitativo arriva dal protocollo farmacologico: un agente di contrasto orale che, mescolandosi ai residui fecali, li “colora” rendendoli immediatamente distinguibili da eventuali lesioni o polipi.
“Questo consente al radiologo di analizzare con assoluta certezza ogni millimetro della parete intestinale – ha sottolineato Sconfienza – senza sottoporre il paziente a una preparazione aggressiva.
Oltre il 95% di accuratezza grazie all’intelligenza artificiale
Il contributo dell’IA non è un dettaglio marginale. Sono oggi disponibili sistemi di diagnostica automatica e semi-automatica capaci di riconoscere, in modo quasi autonomo, la presenza di lesioni lungo la parete del colon con un grado di certezza molto elevato.
“Siamo stabilmente sopra il 95% di accuratezza – ha affermato Sconfienza – riusciamo a riconoscere la grande maggioranza delle lesioni, compresi i polipi di piccole dimensioni e le formazioni con potenziale maligno”.
Predire il rischio dall’immagine senza istologia grazie agli algoritmi
C’è però un limite strutturale che la colonscopia virtuale, per sua natura, non può superare: non essendo un esame operativo, non consente di prelevare campioni di tessuto per l’analisi istologica, operazione invece possibile con la colonoscopia tradizionale.
È proprio su questo terreno che si gioca la prossima partita. “Ci sono algoritmi che stanno lavorando per fare una predizione del rischio di malignità di una lesione semplicemente sull’immagine – ha spiegato il professore – sarà possibile valutare, già in fase di visualizzazione, quanto quella lesione sia potenzialmente maligna o benigna e quale potrebbe essere la sua evoluzione futura”.
Un cambio di paradigma che trasformerebbe la colonscopia virtuale da strumento di screening a vera piattaforma di stratificazione del rischio: non più soltanto “c’è qualcosa”, ma “quanto è pericoloso e come si evolverà”. La prevenzione continua ad avanzare, diventando sempre più predizione.
Segui tutti gli aggiornamenti di QdS.it sui canali WhatsApp e Telegram
Il melanoma in Italia è in crescita. Oltre alla crema solare, c'è un qualcosa di inaspettato che risulta fondamentale per una prevenzione efficace.Il melanoma colpisce circa 15.000 italiani ogni anno, con numeri raddoppiati nell'ultimo ventennio. Quasi 9 casi…
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
49.3/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Aifa approva immunoterapia sottocute per tumori: somministrazione rapida e efficace. V-news.it
“`html
Approvazione storica per l’immunoterapia
L’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha recentemente dato il via libera a una nuova formulazione sottocutanea di nivolumab, un farmaco immuno-oncologico che rappresenta una svolta significativa nel trattamento di vari tumori solidi. Questa nuova modalità di somministrazione consente ai pazienti di ricevere il trattamento in pochi minuti, rendendo il processo non solo più veloce, ma anche meno invasivo rispetto all’infusione endovenosa tradizionale. La notizia è stata presentata da Bristol Myers Squibb durante un incontro tenutosi a Roma, dedicato alle ultime innovazioni nel campo dell’immuno-oncologia.
Nuove indicazioni terapeutiche
Oltre alla nuova via di somministrazione, l’approvazione comprende anche tre ulteriori indicazioni per l’uso di nivolumab. Il farmaco sarà ora disponibile in associazione a ipilimumab per il trattamento di prima linea nel carcinoma del colon-retto metastatico con deficit di riparazione del mismatch o elevata instabilità dei microsatelliti (dMMR/MSI-H). Questa combinazione offre ai pazienti una speranza concreta, specialmente per quelli che non hanno risposto ad altre terapie. Inoltre, nivolumab sarà impiegato in associazione alla chemioterapia per il carcinoma uroteliale non resecabile o metastatico e come monoterapia nel trattamento adiuvante del carcinoma uroteliale muscolo-invasivo.
Impatto sui pazienti oncologici
La nuova formulazione di nivolumab potrebbe avere un impatto significativo sulla vita dei pazienti oncologici. La somministrazione sottocutanea non solo semplifica il trattamento, ma potrebbe anche migliorare l’aderenza terapeutica, riducendo il tempo di permanenza in ospedale e liberando risorse sanitarie. Inoltre, questa modalità di somministrazione rende più accessibile il trattamento per coloro che vivono in aree remote o che hanno difficoltà a raggiungere le strutture sanitarie. Gli specialisti ritengono che questa innovazione possa rappresentare un passo avanti nella lotta contro il cancro, rendendo le terapie più pratiche e disponibili per un numero maggiore di pazienti.
Verso un futuro di speranza
Con l’approvazione della nuova formulazione sottocutanea di nivolumab e le nuove indicazioni terapeutiche, l’Aifa segna un importante passo avanti nel campo dell’immuno-oncologia. I ricercatori e i medici sono ottimisti riguardo a queste nuove opportunità terapeutiche, che potrebbero cambiare radicalmente la gestione di alcuni tumori solidi. L’innovazione continua nella ricerca e nello sviluppo di trattamenti oncologici porta con sé la speranza di un futuro in cui il cancro diventi sempre più gestibile e curabile, migliorando la qualità della vita dei pazienti e delle loro famiglie.
“`
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
56.3/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
Criteri Critici
Ecco come fa il tumore al pancreas a resistere alle terapie Pazienti.it
Data articolo – 05 Maggio, 2026 Negli ultimi anni, laricerca sultumore al pancreasha compiutopassi avanti significativi, soprattutto grazie allo sviluppo difarmaci mirati contro specifiche mutazionigenetiche. Tra queste, una delle più studiate è quella delgene KRAS, presente nella maggior parte dei casi diadenocarcinomapancreatico. Tuttavia, nonostante l’entusiasmo iniziale,i risultati clinici restano limitati. Il motivo? La capacità del tumore diadattarsi e diventare resistente. Un recentestudiopubblicato suProceedings of the National Academy of Sciencescerca di entrare maggiormente nello specifico di questa dinamica complessa, identificando unnuovo attore molecolare coinvolto nella resistenza terapeutica: la proteina Fra-2. Iltumore al pancreas, nello specifico l’adenocarcinoma duttale pancreatico (PDAC), risulta essereuna delle neoplasie più aggressive– anche dovuto al fatto che ladiagnosi, spesso, arrivanella fase già avanzatadella malattia (le opzioni terapeutiche, dunque, sono limitate). Uno degli aspetti più criticiriguarda proprio la mutazione di KRAS: Negli ultimi anni sono stati sviluppatiinibitori specifici, progettati per “spegnere” questo interruttore molecolare. Tuttavia, la risposta clinica è spessotemporanea. Potrebbe interessarti anche: Lo studio in questione ha individuato nellaproteina Fra-2un elemento centrale nellaresistenza ai farmaci anti-KRAS. Fra-2 è un fattore di trascrizione, cioè unaproteina che regola l’attività dei geni: in condizioni normali,partecipa alla risposta cellularea stimoli esterni. Fra-2 fa parte della famiglia di proteineAP-1, che agiscono come interruttori genetici in grado di rispondere rapidamente allo stress cellulare. Nel tumore al pancreas, Fra-2 non si limita a regolare i geni, ma agisce come un vero e proprioriprogrammatore epigenetico, capace di rimodellare l'accessibilità del DNA per attivare programmi di sopravvivenza che normalmente rimarrebbero silenti. Nel contesto tumorale, però, il suo comportamento cambia;quando le cellule tumorali vengono trattate con inibitori di KRAS: In altre parole,il tumore trova una “via alternativa” per continuare a crescere, aggirando il blocco farmacologico. Uno degli aspetti più interessanti emersi dallo studio è il concetto diriprogrammazione cellulare. Lecellule tumoralinon si limitano a resistere passivamente al farmaco, macambiano identitàfunzionale. Questo processocomporta: È unmeccanismo sofisticato, che spiega perché molte terapie mirate falliscono nel lungo periodo. Per anni, la strategia dominante è statacolpire direttamente la mutazione principale. Ma questo approccio, se isolato, mostra limiti evidenti. Lo studio suggerisce uncambio di paradigma: In particolare, i ricercatori hanno osservato chel’inibizione simultanea di KRAS e Fra-2 può: Questa scoperta aprescenari interessantiper lo sviluppo di nuovi trattamenti oncologici. Possono subentrare, infatti,nuove strategie possibilida mettere in campo: L’obiettivo non è più solo colpire la mutazione principale, maanticipare le mosse del tumore. Il valore dello studio non sta solo nell’identificazione di Fra-2, ma nelcambio di prospettiva che propone: il tumore al pancreas emerge sempre più come una malattia complessa, capace di evolvere rapidamente sotto pressione terapeutica. Comprendere questi meccanismisignifica: La strada verso applicazioni cliniche concrete richiederàulteriori studi, ma la direzione è chiara: la ricerca si sta spostando verso unapproccio più integrato, che tenga conto della plasticità tumorale. Nei prossimi anni saràcruciale: Il tumore al pancreas continua a rappresentare unasfida aperta per la medicina moderna, ma studi come quello pubblicato su PNAS dimostrano che la comprensione dei meccanismi di resistenza sta facendo passi avanti concreti. L’identificazione di Fra-2 come mediatore chiave offre unanuova leva terapeuticae rafforza un concetto ormai centrale in oncologia: per combattere il cancro,non basta colpire il bersaglio principale, bisogna prevedere le sue strategie di adattamento. Fonti: PNAS–Fra-2 controls the response to the KRAS inhibitor MRTX-1133 in pancreatic ductal adenocarcinoma
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?5
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
49.6/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
✅
Criteri Critici
Prevenzione dei tumori cutanei: perché è fondamentale Il Sole 24 ORE
Ascolta la versione audio dell'articolo
3' di lettura English Version Translated by AI.
For feedback, please contact
english@ilsole24ore.com
La prevenzione dei tumori cutanei è uno strumento fondamentale per ridurre il rischio di sviluppare il melanoma. Il controllo regolare della pelle, associato alla conoscenza dei propri fattori di rischio e all’osservazione dei nei, consente di individuare precocemente eventuali lesioni sospette e intervenire tempestivamente.
Ne parliamo con il professor Franco Rongioletti, primario della Dermatologia Clinica dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano di Gruppo San Donato, struttura che dal 2025 è riconosciuta come Comprehensive Cancer Center.
Visita dermatologica e mappatura dei nevi: le differenze
Quando si parla di prevenzione dei tumori cutanei è essenziale distinguere tra visita dermatologica e mappatura dei nei.
«La visita dermatologica è una valutazione clinica effettuata in un determinato momento: il dermatologo osserva la pelle a occhio nudo e con il dermatoscopio per identificare eventuali lesioni sospette. Si tratta di una fotografia istantanea dello stato cutaneo – spiega il prof. Rongioletti -.
La mappatura dei nevi rappresenta, invece, un livello più avanzato di controllo: integra la visita con la documentazione fotografica dell’intero corpo e dei nevi più significativi, creando un archivio digitale che consente confronti nel tempo. Questo approccio dinamico è particolarmente efficace nella prevenzione del melanoma».
L’ABCDE dei nei per l’autovalutazione
Un metodo semplice, ma efficace per riconoscere precocemente lesioni sospette è la regola dell’ABCDE:
• A - Asimmetria: una metà del nevo non corrisponde all’altra; eventuali cambiamenti nella simmetria nel tempo sono rilevanti;
• B - Bordi: margini irregolari, frastagliati o poco definiti;
• C - Colore: presenza di più colori o tonalità non uniformi;
• D - Dimensione: diametro superiore ai 6 mm (anche se lesioni più piccole possono essere sospette);
• E - Evoluzione: cambiamenti nel tempo (forma, colore, dimensione o sintomi come prurito o sanguinamento).
In presenza di uno o più di questi segnali, è importante rivolgersi al dermatologo per una valutazione approfondita.
L’importanza del monitoraggio nel tempo
La mappatura consente di individuare variazioni anche minime nella forma dei nei, spesso impercettibili al paziente, ed effettuare una diagnosi precoce, che è fondamentale: intercettare la lesione nelle fasi iniziali permette, nella maggior parte dei casi, una guarigione completa. Il monitoraggio nel tempo è quindi centrale nella strategia preventiva.
«La frequenza dei controlli dipende dal profilo di rischio individuale – spiega lo specialista -. In assenza di fattori predisponenti, una visita annuale è generalmente adeguata. Diverso è il caso di soggetti con numerosi nevi, fototipo chiaro, capelli biondi o rossi, occhi chiari, oppure con una storia di esposizione intensa ai raggi ultravioletti o precedenti personali e familiari di melanoma; in questi casi, il dermatologo può indicare controlli più ravvicinati, spesso semestrali, e l’utilizzo sistematico della mappatura digitale per un follow-up più accurato».
Come si svolgono gli esami
Dopo una valutazione completa della superficie cutanea, il dermatologo utilizza il dermatoscopio per analizzare le strutture più dettagliate dei nevi, migliorando la capacità di distinguere lesioni benigne da quelle sospette.
Nella mappatura digitale si aggiunge la registrazione di immagini ad alta risoluzione, archiviate e confrontate nelle visite successive. Questo confronto nel tempo aumenta sensibilmente la precisione diagnostica e riduce il rischio di sottovalutare lesioni in evoluzione.
I fattori di rischio principali
I principali fattori di rischio per il melanoma includono:
• esposizione ai raggi ultravioletti, soprattutto con scottature in età infantile o adolescenziale;
• presenza di numerosi nevi o di nevi atipici;
• caratteristiche fenotipiche come pelle chiara, capelli chiari e occhi chiari;
• uso di lampade abbronzanti: l’esposizione a UV artificiali, soprattutto in giovane età, aumenta significativamente il rischio.
Anche una precedente diagnosi di tumore cutaneo o condizioni di immunodepressione contribuiscono ad aumentare il rischio.
Il ruolo della familiarità e della genetica
La familiarità rappresenta un elemento di particolare rilievo; avere parenti di primo grado affetti da melanoma comporta un incremento significativo del rischio individuale e richiede un approccio preventivo più rigoroso. In questi casi, è opportuno iniziare i controlli in età più precoce e mantenerli con maggiore regolarità.
Accanto ai fattori clinici, anche la genetica contribuisce alla predisposizione. «Mutazioni in geni come CDKN2A e CDK4 sono associate a un rischio aumentato di sviluppare melanoma», spiega Rongioletti. Nei contesti di forte familiarità, lo specialista può proporre test genetici per definire il profilo di rischio individuale e pianificare programmi di sorveglianza personalizzati.
«Integrare controlli dermatologici periodici con l’auto-osservazione, attraverso la regola dell’ABCDE, e - quando indicato - con la mappatura digitale dei nevi significa adottare una strategia realmente efficace per la tutela della pelle», conclude Rongioletti.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?2
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
35.6/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Tumori: ok di Aifa a immunoterapia sottocute, si somministra in pochi minuti Adnkronos
L'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha approvato, in diversi tumori solidi, "la nuova formulazione sottocutanea di nivolumab e tre ulteriori indicazioni del farmaco immuno-oncologico: in associazione a ipilimumab in prima linea nel carcinoma del colon-retto metastatico con deficit di riparazione del mismatch o elevata instabilità dei microsatelliti (dMMR/MSI-H), in associazione alla chemioterapia in prima linea nel carcinoma uroteliale non resecabile o metastatico e in monoterapia nel trattamento adiuvante del carcinoma uroteliale muscolo-invasivo". Lo rende noto Bristol Myers Squibb in occasione di un incontro promosso a Roma da Bms e dedicato alle nuove frontiere dell'immuno-oncologia.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
43.0/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
La colon tac è un'alternativa rapida e meno invasiva alla colonscopia per lo screening del tumore al colon-retto, utile per aumentare le diagnosi precoci.Ogni anno in Italia il tumore del colon-retto riceve circa 48.000 nuove diagnosi, eppure molti controlli …
Ogni anno in Italia il tumore del colon-retto riceve circa 48.000 nuove diagnosi, eppure molti controlli vengono rimandati per paura della colonscopia. La colon tac, invece, offre un'alternativa concreta: stessa capacità di rilevare anomalie, senza sedazione né sonda in pochi minuti.
Come funziona la colon tac
L'esame sfrutta la tomografia computerizzata per ricostruire immagini tridimensionali ad alta definizione dell'intestino crasso.
Prima della scansione, il colon viene disteso con anidride carbonica, meno fastidiosa dell'aria, e il paziente riceve un farmaco per rilassare la muscolatura intestinale. L'intero processo dura circa 10 minuti; dopo, si può tornare alle normali attività quasi subito.
La preparazione è più semplice rispetto alla colonscopia convenzionale: dieta povera di fibre nei giorni precedenti e un agente di contrasto orale che migliora la visibilità delle pareti intestinali, senza ricorrere a lassativi tradizionali.
Questo abbassa la soglia psicologica che spinge molte persone a rimandare esami preventivi, facendo sì che uno dei tumori con più alta recidiva e mortalità resti lì.
Quando è indicata e quali limiti ha
La colon tac è indicata per lo screening del tumore del colon-retto, per chi non può sottoporsi a colonscopia per ragioni cliniche e per chi preferisce un approccio meno invasivo. Ha però un limite preciso: non permette biopsie né la rimozione di polipi.
Se l'esame rileva anomalie, è necessario completare il percorso con una colonscopia mirata, ma questo riduce le procedure invasive a chi ne ha effettivo bisogno.
Il percorso al Galeazzi-Sant'Ambrogio
Presso l'IRCCS Ospedale Galeazzi-Sant'Ambrogio di Milano, l'esame è integrato in un percorso multidisciplinare che coinvolge radiologia, gastroenterologia e chirurgia digestiva, con apparecchiature Tac di ultima generazione e protocolli dedicati.
Quando la diagnosi precoce dipende anche dalla disponibilità del paziente a sottoporsi all'esame, abbassare le barriere tecniche e psicologiche non è un dettaglio secondario.
Questo approccio ovviamente non sostituisce la colonscopia tradizionale, ma nei casi appropriati la affianca con efficacia misurabile, aumentando la copertura degli screening e riducendo il numero di diagnosi tardive.
Amazon Fire TV Stick HD, TV gratuita e in diretta, telecomando v è uno dei più venduti oggi su
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO1
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
42.2/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
"Sto morendo, ma prego di non soffrire". Il triste annuncio dopo la diagnosi bigodino.it
Tanea Brooks, nota come Rebel, annuncia la sua diagnosi di sclerosi laterale amiotrofica in stadio terminale dopo una lunga battaglia contro il cancro e problemi neurologici, sorprendendo il mondo del wrestling. DaSonia Rossini-5 Maggio 2026 Tanea Brooks, conosciuta nel mondo del wrestling con il nome di Rebel, ha condiviso una notizia devastante attraverso una serie di video pubblicati sul suo profilo X, lasciando la comunità di appassionati di wrestling in stato di shock. La 47enne ha annunciato di essere affetta da sclerosi laterale amiotrofica in fase terminale, una diagnosi ricevuta dai medici della Mayo Clinic mentre si preparava a un intervento per un linfoma polmonare primario, una rara forma di cancro ai polmoni scoperta solo sei mesi prima. Questo drammatico percorso medico ha richiesto ben due anni di accertamenti, ricoveri e lotta contro il cancro, culminando in una notizia inaspettata e devastante. Brooks ha interrotto la sua carriera sul ring nell’agosto 2022, lasciando il pubblico senza informazioni sulla sua assenza. Per anni, la sua mancanza è stata avvolta nel mistero, fino a quando nel 2024 ha iniziato a rivelare le difficoltà che stava affrontando. La wrestler ha raccontato di un ricovero in primavera e di mesi di esami medici che, alla fine, hanno portato alla diagnosi di linfoma polmonare nel novembre 2025. Durante questo periodo, Brooks ha anche iniziato a manifestare sintomi neurologici preoccupanti, tra cui difficoltà nel camminare e nel parlare, accompagnati da una progressiva perdita di controllo su alcune funzioni motorie. Sebbene l’intervento chirurgico ai polmoni fosse già previsto, i medici della Mayo Clinic hanno rivelato la causa di questi sintomi, portando la wrestler a definire la diagnosi come un “colpo di scena”, un termine che riflette la sua volontà di affrontare la situazione con un certo distacco. Prima di intraprendere la carriera nel wrestling professionistico, Brooks ha avuto un passato come cheerleader per i Dallas Cowboys, una delle squadre di football più celebri degli Stati Uniti. La sua carriera nel wrestling è stata caratterizzata da un grande affetto da parte del pubblico, che ha continuato a sostenerla anche nei momenti difficili. Nei video pubblicati, Brooks ha espresso la sua gratitudine per il supporto ricevuto, evidenziando l’importanza della comunità di fan durante il suo percorso di vita. Ha inoltre lanciato un appello ai suoi seguaci, chiedendo di unirsi in preghiera, non per una guarigione impossibile, ma affinché possa affrontare la sua fine con serenità. Ha dichiarato: “Prego per una fine senza dolore. Sto morendo, ma non me ne vergogno”.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
44.8/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Ricerca oncologica: al via a Monza il progetto Impact-All per terapie personalizzate nella leucemia linfoblastica acuta Quindici News
Un importante passo avanti nella ricerca oncologica arriva dalla Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori, che ha avviato il progetto “Impact-All” dedicato allo sviluppo di terapie personalizzate per la leucemia linfoblastica acuta.
L’iniziativa, della durata di tre anni, è finanziata con un contributo complessivo di quasi 2 milioni di euro e punta a migliorare l’efficacia dei trattamenti sia in età pediatrica sia adulta. :contentReference[oaicite:0]{index=0}
Ricerca e innovazione
Il progetto si concentra su strategie innovative per il targeting molecolare e metabolico della malattia, con l’obiettivo di rendere le cure sempre più personalizzate e mirate.
Si tratta di un approccio avanzato che integra competenze genetiche e metaboliche, valorizzando il lavoro congiunto tra istituzioni e centri di ricerca.
Una rete scientifica di alto livello
Coordinato dal professor Giovanni Cazzaniga, il progetto coinvolge ricercatori della Fondazione Tettamanti e dell’Università Milano-Bicocca, all’interno di un network multicentrico.
Accanto alla Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori, partecipa anche l’ASST Papa Giovanni XXIII, consolidando una collaborazione di rilievo nel panorama lombardo.
Dalla ricerca alla cura
L’iniziativa si inserisce nel filone della ricerca traslazionale, con l’obiettivo di accelerare il passaggio delle innovazioni dal laboratorio alla pratica clinica.
Il progetto rappresenta un contributo concreto allo sviluppo di terapie più efficaci, con un impatto diretto sulla qualità delle cure e sulla vita dei pazienti.
Leggi tutti gli articoli su Monza.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO5
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
62.2/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Carcinoma a cellule renali avanzato, efficacia confermata nella re Pharmastar
La combinazione del farmaco immunoterapico nivolumab e dell’inibitore tirosin chinasico (TKI) cabozantinib conferma la sua efficacia nella real life come trattamento di prima linea per pazienti con carcinoma a cellule renali avanzato, compresi quelli con caratteristiche prognostiche sfavorevoli. Il dato proviene dall’analisi dei risultati dello studio di fase 4 CaboCombo, presentati durante l'International Kidney Cancer Symposium (IKCS): Europe 2026, a Parigi.
Nei 308 pazienti nei quali si è potuta valutare l'efficacia, il tasso di sopravvivenza globale (OS) a 18 mesi è risultato del 74% (IC 95%, 69%-79%), mentre la mediana della sopravvivenza libera da progressione (PFS) è risultata di 14 mesi (IC al 95% 12,2-16,0).
Sul fronte della sicurezza, non sono stati riportati segnali nuovi rispetto al profilo già noto della combinazione.
«L'analisi finale dello studio prospettico CaboCombo dimostra che, con un follow-up di almeno 18 mesi, la combinazione di cabozantinib e nivolumab in prima linea offre un'efficacia duratura e una tollerabilità gestibile nel trattamento di pazienti con carcinoma a cellule renali avanzato nella vita reale», scrivono Philippe Barthélémy, del Dipartimento di Oncologia Medica degli Hôpitaux Universitaires de Strasbourg, in Francia, e i coautori.
Inoltre, affermano i ricercatori nelle conclusioni, «i risultati di CaboCombo sono stati coerenti con quelli dello studio CheckMate-9ER, per un una popolazione più fragile e anziana».
Combinazione nivolumab-cabozantinib standard approvato di prima linea
La combinazione di nivolumab e cabozantinib è stata approvata gennaio 2021 dalla Food and drug administration come trattamento di prima linea per pazienti con carcinoma a cellule renali avanzato. Pochi mesi dopo è arrivata anche l’approvazione della European medicines agency per la stessa indicazione e nell’ottobre 2022 la combinazione ha ottenuto anche la rimborsabilità dall’Agenzia italiana del farmaco.
L'approvazione regolatoria è stata supportata dai dati positivi dello studio di fase 3 CheckMate-9ER (NCT03141177), nel quale la combinazionei nivolumab-cabozantinib ha dimostrato di migliorare l’OS, la PFS e anche il tasso di risposta obiettiva (ORR) rispetto a sunitinib, con un beneficio consistente in tutte le categorie di rischio.
Di conseguenza, questa combinazione è oggi considerata uno degli standard di cura per il trattamento di prima linea dei pazienti con carcinoma a cellule renali avanzato nelle linee guida internazionali (ESMO, NCCN), insieme con la doppia immunoterapia (nivolumab più ipilimumab) e con altre combinazioni di immunoterapia e TKI (pembrolizumab più lenvatinib).
Lo studio CaboCombo
CaboCombo (NCT05361434) è uno studio osservazionale prospettico internazionale che ha arruolato pazienti adulti di almeno 18 annidi età con carcinoma a cellule renali in stadio avanzato, trattati in prima linea con cabozantinib più nivolumab nella pratica clinica fra il 22 settembre 2022 e il 24 aprile 2024.
I pazienti hanno ricevuto i farmaci secondo le indicazioni locali approvate fino alla progressione della malattia, alla comparsa di una tossicità inaccettabile o al ritiro del consenso.
La decisione di prescrivere cabozantinib più nivolumab è stata presa autonomamente dal medico curante prima dell'arruolamento nello studio CaboCombo.
L'endpoint primario dello studio era il tasso di OS a 18 mesi, mentre gli endpoint secondari includevano la PFS, la migliore risposta complessiva, l’ORR, il tasso di controllo della malattia (DCR), il tempo alla risposta (TTR), la durata della risposta (DOR), i pattern di utilizzo e la sicurezza.
Tasso di controllo della malattia superiore al 90%
Al basale, l'età mediana nella popolazione complessiva era di 67 anni (IQR 59,0-74,0). La maggior parte dei pazienti presentava una malattia a rischio intermedio secondo il punteggio di rischio dell'International Metastatic RCC Database Consortium (54,4%), un’istologia a cellule chiare (98,1%), una malattia metastatica (93,5%), un sito metastatico all'inizio del trattamento (51,7%), metastasi polmonari (56,6%) e aveva subito in precedenza una nefrectomia (57,2%).
Nei 280 pazienti valutabili, l’ORR è risultato del 62,1% (IC al 95% 56,2%-67,8%), il tasso di risposta completa dell'8,2% (IC al 95% 5,3%-12,1%) e il DCR del 91,8% (IC al 95% 87,9%-94,7%).
Inoltre, la mediana del TTR è risultata di 3,1 mesi (IQR 2,6-4,0) e la mediana della DOR di 17,2 mesi (IC al 95% 13,8-21,2).
Profilo di sicurezza coerente
In questa analisi di real life, il profilo di sicurezza della combinazione nivolumab cabozantinib è risultato coerente con quello già noto sulla base dei risultati dello studio CheckMate-9ER.
Nell’analisi della safety, condotta su 311 pazienti, l’incidenza degli effetti avversi emergenti dal trattamento (TEAE) di qualsiasi grado è risultata del 96,5% e TEAE gravi che hanno portato al decesso sono stati riportati nel 7,4% dei casi. Inoltre, l’incidenza dei TEAE di grado 3 è risultata del 58,8%, quella dei TEAE di grado 4 del 9,3%, quella dei TEAE gravi del 44,4%, quella dei TEAE correlati a cabozantinib dell’89,1%, quella dei TEAE correlati a nivolumab del 67,5% e quella dei TEAE correlati a cabozantinib o nivolumab del 90,7%.
TEAE che hanno richiesto l'interruzione del trattamento con cabozantinib, nivolumab o cabozantinib o nivolumab si sono verificati rispettivamente nel 32,8%, 22,5% e 42,1%. dei pazienti.
I TEAE di qualsiasi grado più comuni correlati alla combinazione sono risultati la diarrea (44,1%), l’astenia (34,4%), la sindrome da eritrodisestesia palmo-plantare (28,3%), la diminuzione dell'appetito (16,7%), l’infiammazione delle mucose (16,4%) e l’ipotiroidismo (15,4%).
Bibliografia
P. Barthélémy, et al. Cabozantinib plus nivolumab as first-line treatment for advanced renal cell carcinoma: final results of the prospective real-world CaboCombo study. 2026 IKCS: Europe; abstract O16.
Ti č piaciuto l'articolo? Condividilo:
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?5
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
62.2/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Torna "Care for Caring": prevenzione oncologica e cultura della salute per il personale della Polizia di Stato Pharmastar
La prevenzione come primo gesto di cura, soprattutto verso chi ogni giorno è impegnato a garantire la sicurezza della collettività. Con questo obiettivo viene presentata a Roma, presso la Scuola Superiore di Polizia, la III edizione del Progetto "Care for Caring 3.0 - Ambasciatrici della Prevenzione".
L'iniziativa è dedicata alla sensibilizzazione sulla Prevenzione del Tumore al Seno ed è rivolta alle Allieve e alle giovani donne in servizio nella Polizia di Stato alle quali viene proposto di sottoporsi gratuitamente ad una visita senologica con controllo ecografico, promuovendo una maggiore consapevolezza sui temi della salute, favorendo l'accesso informato ai programmi di screening e incoraggiando comportamenti preventivi.
Tra il 2024 e il 2025 il progetto ha raggiunto complessivamente quasi 7000 allieve e operatori della Polizia di Stato e ha coinvolto in visite e counselling circa 1500 persone con 970 ore dedicate dagli specialisti. L'adesione del personale raggiunto dalla campagna ha sfiorato l'85% del totale confermando l'interesse suscitato dall'iniziativa.
La tappa di Roma rappresenta un momento centrale del percorso 2026, non solo per il valore istituzionale, ma anche per il significato simbolico di un'iniziativa che unisce salute e sicurezza in una visione integrata del benessere collettivo. In questo contesto, la Prevenzione si afferma come un vero e proprio presidio di sicurezza, capace di generare impatto all'interno dell'Amministrazione e nella società.
Il progetto prosegue il proprio percorso di crescita e consolidamento, coinvolgendo, anche quest'anno, le Allieve frequentatrici dei corsi di formazione presso svariate Scuole della Polizia di Stato.
Elemento distintivo del progetto è il coinvolgimento diretto delle partecipanti, chiamate a diventare vere e proprie "Ambasciatrici della Prevenzione" per contribuire a diffondere la cultura della salute non solo in ambito professionale, ma anche all'interno dei contesti familiari e sociali. Un modello che valorizza il ruolo attivo delle Donne e traduce la Prevenzione in un gesto di responsabilità condivisa.
Non solo, quest'anno viene proposto al personale femminile e maschile anche il tema della prevenzione del Tumore al Polmone che verrà trattato attraverso incontri informativi-educazionali presso Questure e Reparti in 4 Regioni Italiane.
Un questionario dedicato, somministrato a oltre 1.700 operatori nelle sedi selezionate, permetterà di rilevare le abitudini al fumo. I dati raccolti consentiranno di effettuare eventuali approfondimenti diagnostici, qualora ritenuti necessari dagli specialisti pneumologi e oncologi coinvolti nel progetto.
Grazie al supporto e alla rinnovata fiducia di AstraZeneca, l'iniziativa si consolida ulteriormente, ampliando la propria capacità di diffusione sul territorio nazionale e focalizzandosi su due tra le principali patologie oncologiche per incidenza in Italia: il tumore della mammella, che si colloca al primo posto, e il tumore al polmone (al terzo posto, subito dopo le neoplasie del colon-retto).
Dopo la tappa romana, il progetto continua il suo percorso toccando altre 4 città e altrettanti Istituti di Formazione della Polizia di Stato:
12 maggio, PESCHIERA DEL GARDA, Scuola Allievi Agenti
28 maggio, PIACENZA, Scuola Allievi Agenti
11 giugno, BRESCIA, Scuola Pol.G.A.I.
16 giugno, SPOLETO, Istituto per Sovrintendenti
e proseguirà dopo l'estate con la seconda fase dedicata alla prevenzione del tumore al polmone con:
15 settembre, CAGLIARI, Questura e Reparto Mobile
17 settembre, BRESCIA, Questura
22 settembre, PERUGIA, Questura
29 settembre, REGGIO CALABRIA, Questura e Reparto Mobile
L'iniziativa è realizzata con il patrocinio di AIOM – Associazione Italiana di Oncologia Medica e Fondazione AIOM, in collaborazione con LFCaring Association, con il supporto non condizionante di AstraZeneca e il contributo del Partner tecnico FUJIFILM Italia.
"Con l'edizione 2026, il progetto Care for Caring si consolida come un'iniziativa strutturata all'interno dei percorsi formativi della Polizia di Stato, dopo i risultati estremamente positivi registrati negli anni precedenti. L'ampia partecipazione e il coinvolgimento attivo delle nostre allieve e del personale femminile confermano quanto sia strategico promuovere la cultura della Prevenzione all'interno dei corsi di formazione. Attraverso la capillarità della nostra rete, possiamo contribuire in modo concreto a diffondere informazione qualificata e favorire l'accesso ai programmi di screening." - ha dichiarato Mario Mazzotti, Dirigente Generale Medico della Polizia di Stato e Referente del Progetto Care for Caring.
"La diagnosi precoce rappresenta uno degli strumenti più efficaci nella lotta contro il tumore al seno, perché consente di intervenire tempestivamente con percorsi terapeutici più mirati e meno invasivi. Promuovere la Prevenzione significa creare salute e intercettare la malattia nelle fasi iniziali, con benefici concreti in termini di qualità della vita e riduzione della mortalità. È fondamentale continuare a investire in iniziative di sensibilizzazione rivolte alle donne, anche a quelle che oggi non rientrano nei programmi di screening del Servizio Sanitario Nazionale, per ampliare la partecipazione e rendere la Prevenzione realmente accessibile a tutti" - ha sottolineato Benedetto Longo, Professore Associato e Direttore di Scuola di Specializzazione in Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica presso l'Università di Roma Tor Vergata.
"Abbiamo deciso di rinnovare il nostro sostegno a questo progetto, confermando in modo concreto il nostro impegno nel promuovere la prevenzione oncologica come leva fondamentale per tutelare la salute delle persone e contribuire a una società più consapevole. AstraZeneca crede infatti che il futuro dell'oncologia si costruisca attraverso terapie sempre più innovative ed efficaci, ma anche promuovendo una solida cultura della prevenzione, capace di offrire alle persone più possibilità e migliori prospettive di vita" – dichiara Alessandra Dorigo, Head of Oncology AstraZeneca Italia – "Con l'edizione 2026, Care for Caring rafforza il proprio impatto continuando a promuovere la diagnosi precoce del tumore al seno attraverso visite gratuite dedicate alle donne della Polizia di Stato e ampliando il proprio raggio d'azione con l'introduzione anche della prevenzione del tumore al polmone. Un approccio a 360° contro il cancro, che unisce prevenzione, educazione sanitaria e accesso all'innovazione per contribuire concretamente alla salute del Paese."
Ti č piaciuto l'articolo? Condividilo:
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?5
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?3
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?5
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
70.4/100
Punteggio Totale
A
Valutazione
✅
Criteri Critici
Tumore al seno, il Pascale studia come prevedere chi risponde a immunoterapia e terapie innovative Sbircia la Notizia Magazine
La nostra ricostruzione clinica
La notizia del Pascale va letta dentro una trasformazione già in corso nella senologia: i farmaci diventano più selettivi e il percorso diagnostico deve diventare più capace di scegliere. Il punto pratico riguarda la costruzione di un metodo per ridurre l'incertezza prima dell'inizio della terapia, lontano da qualsiasi promessa universale.
Nota clinica: questo articolo ha finalità informativa. Le tecnologie descritte sono inserite in un progetto di ricerca e non sostituiscono indicazioni dell'oncologo, referti anatomopatologici, valutazioni di Breast Unit o decisioni personalizzate sul percorso terapeutico.
Sommario dei contenuti
La notizia: il Pascale prova a leggere la risposta prima della terapia
Il progetto dell'IRCCS Fondazione Pascale nasce da un problema concreto della pratica oncologica: due pazienti con carcinoma mammario apparentemente simile possono avere risposte molto diverse alla stessa strategia. Una può ottenere una regressione profonda e duratura, un'altra può mostrare resistenza precoce. La differenza dipende spesso dalla biologia del tumore, dal microambiente, dall'attivazione immunitaria e dalla capacità delle cellule malate di adattarsi.
La ricerca finanziata dal Ministero della Salute punta a identificare biomarcatori predittivi e meccanismi molecolari precoci di resistenza nelle pazienti con malattia in fase iniziale trattate con terapie innovative. Michelino De Laurentiis, principal investigator del progetto e direttore del Dipartimento di Oncologia Senologica e Toraco-Polmonare del Pascale, coordina un'impostazione che lega laboratorio e decisione clinica.
Perché la fase iniziale è il terreno più sensibile
Nel carcinoma mammario in fase iniziale il margine di decisione è diverso rispetto alla malattia metastatica. La terapia somministrata prima dell'intervento può ridurre il volume tumorale, aumentare le informazioni biologiche disponibili e mostrare quanto il tumore sia vulnerabile a una specifica pressione farmacologica. Per questo il prelievo prima della cura e la valutazione al momento della chirurgia hanno valore speciale: permettono di confrontare il tumore prima e dopo il trattamento.
La lettura dinamica aiuta a distinguere una semplice fotografia iniziale da una traiettoria. Un biomarcatore rilevato solo al basale può indicare una possibilità; un cambiamento osservato dopo terapia racconta come il tumore ha reagito. La differenza tra questi due livelli è cruciale quando si cercano segnali utili per evitare tossicità inutili e per adattare la strategia nei casi a rischio.
Trascrittomica spaziale: il gene conta anche per il posto in cui si accende
La trascrittomica spaziale misura l'attività dei geni mantenendo l'informazione sulla posizione nel tessuto. Questo dettaglio tecnico cambia la qualità della domanda. Un tumore contiene aree con cellule neoplastiche, linfociti, fibroblasti, vasi, zone ipossiche e margini invasivi. Sapere quali geni sono attivi aiuta, sapere dove sono attivi permette di capire con chi dialogano quelle cellule.
Il limite degli approcci mediati su un campione intero è la perdita dell'architettura. Una firma immunitaria concentrata al bordo del tumore ha un significato diverso dalla stessa firma dispersa lontano dalle cellule malate. La trascrittomica spaziale consente di osservare questa geografia molecolare e di collegarla alla risposta terapeutica. Qui sta il valore del progetto: trasformare il vetrino in una mappa funzionale del microambiente tumorale.
Esosomi nel sangue: il segnale che viaggia fuori dal tumore
Gli esosomi sono piccole vescicole extracellulari rilasciate dalle cellule, comprese quelle tumorali. Trasportano proteine, lipidi e acidi nucleici, quindi possono conservare tracce dello stato biologico della malattia. Nel progetto del Pascale diventano la seconda finestra di osservazione: il tessuto mostra l'organizzazione locale, il sangue può offrire un monitoraggio più ripetibile nel tempo.
La prospettiva è quella della biopsia liquida, con un prelievo ematico usato per intercettare segnali molecolari mentre la terapia agisce. La cautela resta necessaria. Gli esosomi sono promettenti, ma isolamento, standardizzazione, interpretazione del carico molecolare e validazione clinica richiedono rigore. L'utilità nasce quando il segnale nel sangue diventa riproducibile e collegabile a una decisione medica misurabile.
Il nodo della resistenza precoce
La resistenza terapeutica non compare all'improvviso nel giorno in cui una visita documenta mancata risposta. In molti casi comincia prima, attraverso programmi cellulari che riducono la sensibilità al farmaco, cambiano il rapporto con il sistema immunitario o selezionano cloni più adatti a sopravvivere. Il progetto cerca proprio questi passaggi iniziali, quando il tumore sta ancora reagendo alla cura.
Per una Breast Unit, riconoscere in anticipo una resistenza ha un significato operativo. Può indirizzare studi successivi, suggerire combinazioni più razionali e rendere più preciso il colloquio con la paziente. Il valore clinico nasce dal collegamento tra un segnale biologico e una scelta utile. Senza quel collegamento, anche il biomarcatore più sofisticato resta un dato elegante con impatto limitato.
Terapie innovative: più farmaci richiedono più selezione
Il contesto in cui si muove il Pascale è quello di una senologia che ha visto crescere anticorpi farmaco-coniugati, immunoterapia, terapie endocrine più mirate e farmaci guidati da alterazioni molecolari. Gli ADC hanno cambiato diversi segmenti della malattia avanzata perché uniscono un anticorpo a un carico citotossico. L'immunoterapia ha modificato il percorso di una quota di tumori triplo negativi ad alto rischio nella fase precoce. Ogni innovazione, però, aumenta il bisogno di capire chi trae beneficio reale.
Il passaggio decisivo è la selezione. Un farmaco può essere potente dentro il suo perimetro biologico e poco utile fuori da quel perimetro. Questo spiega perché anatomia patologica, biologia molecolare, immunologia del microambiente e dati del sangue debbano essere integrati. La terapia va scelta in base alla coerenza tra malattia e bersaglio.
Ravello diventa il luogo del confronto scientifico
I temi del progetto entrano nella prima Gulf of Naples Breast Cancer Conference, in programma a Ravello il 4 e 5 maggio 2026 presso l'Auditorium Oscar Niemeyer. La presidenza scientifica è affidata a Grazia Arpino dell'Università Federico II di Napoli, Antonio Giordano del Dana-Farber Cancer Institute e Harvard Medical School e Michelino De Laurentiis del Pascale, con Sabino De Placido come honorary chair.
Il patrocinio dell'IRCCS Fondazione Pascale, dell'Università Federico II e del Comune di Ravello colloca l'incontro in una cornice istituzionale riconoscibile. La presenza di esperti italiani, europei e statunitensi consente di confrontare il progetto con la traiettoria internazionale della ricerca sul tumore al seno. Qui la conferenza conta perché mette attorno allo stesso tavolo clinica, biologia e sviluppo traslazionale.
Che cosa cambia per pazienti e famiglie
Per le pazienti il messaggio deve restare preciso: il progetto del Pascale non introduce un test già disponibile per tutte e non autorizza scelte autonome sulle terapie. Introduce una linea di ricerca che può migliorare il modo in cui i centri selezionano, monitorano e interpretano la risposta. La differenza è sostanziale, perché protegge da attese irrealistiche e rende più chiaro il valore della ricerca clinica.
La domanda utile da portare in visita riguarda il profilo completo del tumore. Recettori ormonali, HER2, Ki-67, eventuali alterazioni genetiche, stadio, indicazione a terapia preoperatoria, accesso a studi clinici e obiettivo della cura vanno letti insieme. La medicina di precisione diventa concreta quando il referto, il calendario terapeutico e il dialogo con l'équipe procedono nella stessa direzione.
Perché le Breast Unit diventano il vero filtro dell’innovazione
Una tecnologia complessa produce valore solo dentro un'organizzazione capace di usarla. Le Breast Unit sono il punto in cui oncologo medico, chirurgo senologo, anatomopatologo, radiologo, radioterapista, genetista, infermiere dedicato e psico-oncologo costruiscono la decisione. La trascrittomica spaziale e l'analisi degli esosomi richiedono campioni corretti, tempi adeguati, procedure riproducibili e interpretazione condivisa.
Questo è il passaggio spesso invisibile. Il dato biologico arriva al letto della paziente solo quando prelievo, laboratorio, bioinformatica e discussione multidisciplinare funzionano senza fratture. La ricerca del Pascale si misura quindi anche sulla capacità di creare un circuito: dal campione al profilo molecolare, dal profilo al significato clinico, dal significato alla scelta.
Il contesto italiano: molti casi, alta sopravvivenza e accesso da rendere omogeneo
Il tumore della mammella resta la neoplasia più frequente tra le donne in Italia. Le stime più recenti indicano circa 55.900 nuove diagnosi femminili nel 2025 e una sopravvivenza a cinque anni elevata rispetto a molte altre neoplasie. Questi numeri spiegano perché ogni avanzamento nella selezione terapeutica abbia un impatto potenziale ampio, anche quando nasce in un progetto di ricerca.
La questione nazionale riguarda l'accesso. Screening organizzato, anatomia patologica di qualità, test molecolari appropriati, Breast Unit, farmaci rimborsati e studi clinici devono essere disponibili con minori differenze territoriali. Una tecnologia predittiva serve davvero quando non resta confinata in pochi centri e quando il Servizio sanitario riesce a trasformarla in percorso appropriato.
Il collegamento con il nostro approfondimento sul tumore mammario
Questo aggiornamento si innesta sul lavoro che abbiamo pubblicato oggi sul tumore mammario e sulle cure che cambiano la pratica clinica. In quell'analisi abbiamo ricostruito il peso di HER2-low, HER2-ultralow, ESR1, CDK4/6, ADC, immunoterapia e ricerca indipendente dentro gli algoritmi terapeutici della senologia 2026.
Il progetto del Pascale aggiunge un livello diverso: cerca il segnale che permette di capire prima quale opzione meriti davvero spazio per una paziente specifica. Per leggere il quadro clinico generale, il riferimento interno resta il nostro approfondimento Tumore mammario, da Prato le cure che cambiano la pratica.
La lettura operativa
Il punto più concreto del progetto Pascale è la sincronizzazione tra due sorgenti informative. Il tessuto mostra la struttura biologica del tumore, il sangue può seguire la sua evoluzione. Quando questi dati vengono letti insieme, la risposta terapeutica smette di essere soltanto un esito osservato dopo settimane e diventa una traiettoria da interpretare durante la cura.
La medicina oncologica del 2026 si muove proprio su questo confine: farmaci più potenti, pazienti più selezionate, biomarcatori da validare e organizzazioni cliniche chiamate a decidere con maggiore precisione. Il Pascale lavora su uno dei punti cruciali della prossima fase, cioè trasformare la domanda “quale terapia?” nella domanda più esatta: quale terapia, per quale biologia e in quale momento della storia clinica.