📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?2
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
46.3/100
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Criteri Critici
Petruzzelli: Nuova terapia affronta paura recidiva Llc senza cronicità. V-news.it
Petruzzelli, rappresentante di Lampada Aladino Ets, ha presentato una nuova terapia innovativa per le malattie croniche, mirata a migliorare la qualità della vita dei pazienti attraverso un approccio olistico che integra supporto psicologico e gestione della malattia. Le reazioni sono positive, con pazienti e esperti che vedono in questa innovazione una speranza per un futuro migliore nella cura della cronicità.
Petruzzelli: Nuove Terapie per la Salute
Rivoluzione nella Terapia della Cronicità
(Adnkronos) – “Oggi non è più come 30 anni fa, e c’è bisogno di molta speranza”. Queste le parole di Petruzzelli, rappresentante di Lampada Aladino Ets, che ha presentato una nuova terapia destinata a cambiare il modo in cui i pazienti affrontano le malattie croniche. La cronicità è una realtà sempre più diffusa, ma non tutti sono abituati a convivere con essa. La nuova terapia promette di rispondere a una paura comune: la recidiva della malattia. Con un approccio innovativo, si mira a migliorare non solo la vita dei malati, ma anche a fornire loro gli strumenti necessari per affrontare il futuro con maggiore serenità.
Qualità della Vita e Supporto Psicologico
Petruzzelli sottolinea l’importanza di un supporto integrato per i pazienti affetti da malattie croniche. “Stiamo celebrando la qualità di un nuovo prodotto che supporta il malato nel vivere meglio la sua malattia”, afferma. La terapia non si limita a trattare i sintomi fisici, ma include anche un forte componente psicologico, fondamentale per il benessere complessivo del paziente. Un approccio olistico che mira a ridurre l’ansia e la paura legate alla malattia, favorendo una maggiore accettazione e comprensione della propria condizione. In questo modo, si offre ai pazienti una nuova prospettiva sulla loro vita e sulla gestione della malattia.
Innovazione e Ricerca: Un Futuro Promettente
La ricerca nel campo delle malattie croniche ha fatto passi da gigante negli ultimi anni. Lampada Aladino Ets si pone come un attore fondamentale in questo settore, investendo in innovazione e studi clinici. La nuova terapia sviluppata da Petruzzelli e il suo team si basa su evidenze scientifiche solide e su tecnologie all’avanguardia. Questo approccio non solo rappresenta una speranza per i pazienti, ma anche una sfida per il sistema sanitario, che deve essere pronto ad adattarsi a queste nuove soluzioni terapeutiche. L’integrazione di nuove terapie nel percorso di cura potrebbe cambiare radicalmente l’approccio alla cronicità, rendendo i pazienti protagonisti attivi della loro salute.
Le Reazioni dei Pazienti e degli Esperti
Le reazioni alla presentazione della nuova terapia sono state positive. Molti pazienti hanno espresso entusiasmo per l’eventualità di un miglioramento della loro qualità di vita. Gli esperti del settore, dal canto loro, si mostrano cautamente ottimisti. “È fondamentale monitorare gli sviluppi e raccogliere dati concreti sull’efficacia di queste nuove terapie”, afferma un oncologo di fama nazionale. La strada da percorrere è ancora lunga, ma l’incontro tra innovazione e necessità dei pazienti rappresenta un passo significativo verso un futuro migliore nella gestione della cronicità. La speranza, come sottolinea Petruzzelli, è ciò di cui abbiamo bisogno oggi più che mai.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO5
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?3
77.0/100
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✅
Criteri Critici
Pediatria 2026 a Padova: CAR-T, screening predittivi e nuove fragilità dell’età evolutiva Sbircia la Notizia Magazine
La nostra ricostruzione
Abbiamo ricostruito il dossier partendo dal calendario congressuale ufficiale, dai passaggi regolatori maturati nel biennio 2025-2026 e dai dati clinici che rendono rilevante il confronto di Padova. La notizia va letta come la fotografia di una pediatria che ridisegna tempi, luoghi e responsabilità della cura.
Nota sanitaria: questo articolo ha finalità giornalistica. Terapie cellulari, screening e immunizzazioni pediatriche richiedono valutazione specialistica e percorsi regionali o ospedalieri formalizzati.
Il calendario reale: 26-29 maggio e lavori centrali dal 27
Il calendario ufficiale del congresso apre il 26 maggio con i corsi pre-congressuali. Il 27 maggio la sequenza diventa istituzionale e pubblica: assemblee dei gruppi di studio, cerimonia inaugurale alle 15.30 in Sala Mantegna, letture magistrali e aperitivo di benvenuto. La formula 27-29 maggio che circola nelle sintesi di agenzia coincide quindi con la parte centrale dei lavori, mentre il perimetro organizzativo pieno resta 26-29 maggio.
Questa distinzione ha valore operativo. Il 26 contiene la componente di addestramento pratico, cioè ecografia, analgosedazione e PALS; dal 27 in poi il congresso produce indirizzo scientifico e politico. Leggere insieme i due livelli permette di capire che Padova ospita una verifica sul modo in cui le novità entrano nelle mani dei pediatri, tra ambulatorio territoriale e centro ad alta complessità.
La pediatria predittiva cambia il momento in cui nasce la cura
La convergenza fra CAR-T, screening, genomica clinica e intelligenza artificiale segnala un cambio nel tempo della pediatria. Il bambino fragile viene osservato prima dell’urgenza, stratificato meglio e seguito con un percorso che deve restare comprensibile per famiglia, pediatra di libera scelta e centro specialistico.
La nostra lettura individua un asse comune: tecnologia e prevenzione funzionano quando generano un atto clinico successivo. Un autoanticorpo positivo, un algoritmo di rischio o una variante genetica utile diventano informazione sanitaria se attivano counseling, conferma diagnostica, follow-up e accesso appropriato alla terapia. Il valore emerge quando la previsione si collega a una presa in carico capace di accompagnare la famiglia senza lasciarla sola davanti al risultato.
CAR-T pediatriche: perché l’80-90% va letto con precisione
Le CAR-T hanno cambiato la grammatica dell’oncoematologia pediatrica perché trasformano linfociti T del paziente in cellule capaci di riconoscere bersagli come CD19. Nella leucemia linfoblastica acuta a cellule B refrattaria o recidivata, le evidenze registrative su tisagenlecleucel collocano la remissione complessiva intorno all’81-82% entro tre mesi, dato coerente con il range 80-90% indicato nel dossier congressuale.
Il dettaglio clinico decisivo riguarda la profondità della risposta. Nei bambini e nei giovani adulti che rispondono, la negatività della malattia minima residua mostra che la terapia interviene oltre il volume apparente della malattia e può modificare la traiettoria prognostica nei casi in cui le opzioni convenzionali hanno già perso forza. Questo spiega perché la lettura di Franco Locatelli sulle nuove frontiere oltre l’oncoematologia pesa nel programma: il messaggio riguarda il metodo delle terapie cellulari prima ancora del singolo farmaco.
L’estensione alle malattie autoimmuni pediatriche rimane una frontiera da maneggiare con cautela. Il razionale è eliminare in modo mirato popolazioni B coinvolte nella produzione di autoanticorpi, con esperienze iniziali in lupus e altre forme refrattarie. La promessa scientifica è alta; la condizione di sicurezza è altrettanto chiara: servono centri esperti, selezione rigorosa dei pazienti, gestione delle tossicità e follow-up lungo.
Screening diabete-celiachia: dalla legge alla presa in carico
Lo screening per diabete tipo 1 e celiachia è il punto in cui la prevenzione pediatrica italiana diventa più concreta. La Legge 130/2023 ha istituito un programma nazionale pluriennale per individuare gli anticorpi delle due condizioni nella popolazione pediatrica. Il passaggio successivo è maturato con il parere favorevole della Conferenza Stato-Regioni del 26 febbraio 2026 sullo schema di decreto del Ministro della Salute.
Il dato che cambia la pratica clinica è la distinzione fra bambino asintomatico a rischio e bambino che arriva in emergenza. Nel diabete tipo 1, riconoscere autoanticorpi prima dell’esordio clinico consente educazione familiare, sorveglianza metabolica e accesso ordinato a percorsi specialistici, riducendo la probabilità che la diagnosi avvenga attraverso chetoacidosi. Nella celiachia, la ricerca degli anticorpi anti-transglutaminasi IgA orienta la conferma diagnostica e anticipa la dieta senza glutine quando indicata.
La parte meno visibile del programma riguarda dati e responsabilità. Lo schema esaminato dal Garante Privacy assegna al Ministero della Salute la titolarità della piattaforma nazionale e all’Istituto Superiore di Sanità il ruolo tecnico di gestione. Le Regioni mantengono autonomia organizzativa, possono coinvolgere i pediatri di libera scelta e alimentare la piattaforma anche tramite interoperabilità con i propri sistemi.
Fibrosi cistica: l’aspettativa di vita cresce, la variabilità resta decisiva
La fibrosi cistica rappresenta il caso in cui l’innovazione farmacologica cambia l’aspettativa di vita senza cancellare la complessità della malattia. I modulatori della proteina CFTR, come Kaftrio e Kalydeco, agiscono sul difetto molecolare che altera il trasporto di cloro e acqua nelle cellule. La conseguenza clinica più visibile è il miglioramento della funzione respiratoria e della qualità di vita nei genotipi sensibili.
La soglia 60-70 anni citata nel perimetro congressuale trova un riscontro internazionale nei dati della Cystic Fibrosis Foundation, che stimano una sopravvivenza mediana prevista di 65 anni per le persone con fibrosi cistica nate tra il 2020 e il 2024. Il Registro Italiano Fibrosi Cistica documenta intanto una rete nazionale ampia, con 6.182 persone censite nel 2024 e copertura stimata del 98% della popolazione italiana con FC.
Il punto operativo per i pediatri è evitare un equivoco. I modulatori CFTR migliorano la prognosi dentro un profilo individuale che dipende da età di diagnosi, mutazione, eleggibilità farmacologica, aderenza e accesso al centro di riferimento. La sopravvivenza mediana prevista è un indicatore di sistema; per il singolo bambino resta indispensabile la medicina di precisione.
VRS e nirsevimab: la prevenzione alleggerisce i reparti
La prevenzione della bronchiolite da virus respiratorio sinciziale è entrata in una fase nuova con nirsevimab, anticorpo monoclonale a lunga durata indicato per prevenire la malattia delle basse vie respiratorie da VRS nei neonati e nei lattanti. Il suo peso nella pediatria reale dipende dal periodo in cui agisce: copre la prima stagione epidemica, quella in cui il rischio di ricovero concentra il massimo carico sui reparti.
I dati real-world discussi a livello europeo e nazionale indicano riduzioni marcate di ospedalizzazioni e accessi in terapia intensiva. Tradotto nel lavoro del pediatra, la profilassi protegge il singolo bambino e riduce la pressione organizzativa dei mesi invernali, quando bronchioliti, trasferimenti complessi e saturazione dei posti letto condizionano l’intera rete pediatrica.
Intelligenza artificiale: l’algoritmo entra nel percorso pediatrico
La sessione del 28 maggio sull’intelligenza artificiale ha snodi molto concreti: diagnosi assistita, predizione del rischio clinico, sanità territoriale pediatrica e governance. La sequenza è importante perché mette l’algoritmo dentro il percorso, con responsabilità umana riconoscibile.
In pediatria il dato sensibile ha una doppia delicatezza: riguarda la salute e riguarda un minore. Un modello di machine learning può aiutare a intercettare segnali clinici deboli, soprattutto nei percorsi territoriali, a condizione che restino chiari uso previsto, validazione, supervisione medica, audit e protezione dei dati. Il nostro approfondimento su IA in sanità e modello pubblico per il SSN affronta lo stesso nodo sul piano nazionale: la macchina suggerisce, il professionista decide e l’organizzazione risponde.
Fragilità nuove: digitale, alimentazione e salute mentale diventano clinica
La seconda metà del congresso tiene insieme medicina e contesto. Bambino digitale, disturbi comportamentali, alimentazione ultraprocessata, salute mentale, abuso, maltrattamento e identità in età evolutiva entrano nel programma come variabili cliniche. Questo blocco completa le terapie avanzate perché decide aderenza, accesso e continuità della cura.
Il passaggio è particolarmente rilevante nei disturbi dell’alimentazione ad esordio precoce. La pediatria deve riconoscere segnali somatici, pressione digitale, dinamiche familiari e fragilità psicologica nello stesso incontro clinico. Separare questi piani produce diagnosi tardive; integrarli permette di costruire percorsi più rapidi fra pediatra, neuropsichiatria infantile, nutrizione e servizi territoriali.
Meno bambini, più responsabilità per ogni diagnosi mancata
Il capitolo demografico rende il dossier più urgente. Nel 2025 l’ISTAT ha registrato circa 355mila nascite e un tasso di fecondità pari a 1,14 figli per donna. In un Paese con meno bambini, ogni ritardo diagnostico pesa di più sul piano umano e sanitario: la pediatria diventa una leva di sostenibilità del Servizio sanitario perché intercetta malattia, fragilità e disuguaglianza nella fase in cui l’intervento produce più anni di salute.
La lettura di Gianpiero Dalla Zuanna sul futuro del Paese collocata in apertura del congresso serve proprio a questo: riportare la discussione scientifica dentro la demografia reale. Terapie cellulari, screening e prevenzione VRS sono capitoli clinici diversi; insieme rispondono alla stessa domanda organizzativa, cioè come proteggere meglio una popolazione pediatrica più piccola e più esposta alle disuguaglianze di accesso.
Cosa cambia per famiglie, pediatri e ospedali
La conseguenza pratica per famiglie e servizi è immediata. I genitori troveranno sempre più spesso pediatri chiamati a spiegare test predittivi, immunizzazioni passive, farmaci biologici, terapie cellulari e decisioni guidate da dati. Per gli ospedali pediatrici salirà il bisogno di équipe integrate: immunologi, genetisti, diabetologi, gastroenterologi, infettivologi, psicologi e professionisti del territorio dovranno condividere criteri e linguaggi.
La misura della svolta sarà organizzativa. Una CAR-T efficace resta irraggiungibile senza un centro autorizzato; uno screening positivo produce valore solo se il bambino entra in follow-up; un anticorpo monoclonale contro VRS ha impatto se la campagna raggiunge i nati nel momento giusto. Padova mette nello stesso programma questi passaggi perché la pediatria del 2026 vive ormai nella filiera completa, dalla predizione alla presa in carico.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
64.8/100
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Criteri Critici
Colon VR-Prevention Lab, la prevenzione del tumore del colon-retto entra nella realtà virtuale MeteoWeb
Entrare virtualmente nel corpo umano, osservare da vicino i meccanismi biologici e comprendere l’impatto concreto dei comportamenti sani o, al contrario, dei fattori di rischio. È questa la notizia al centro di “Colon VR-Prevention Lab. Oltre lo schermo, dentro la vita”, il progetto che utilizza la realtà virtuale per trasformare la prevenzione del tumore del colon-retto in un’esperienza immersiva, interattiva e ad alto impatto educativo. Attraverso l’uso di visori VR, l’iniziativa consente ai partecipanti di compiere un viaggio nella realtà virtuale interattiva alla scoperta del microbiota e delle trasformazioni del colon, con l’obiettivo di rendere più immediata, coinvolgente e duratura la comprensione dei processi legati alla salute intestinale e alla prevenzione oncologica.
Il progetto è stato presentato in anteprima questa mattina in Regione Lombardia, in occasione degli ESGE Days, l’appuntamento annuale della European Society of Gastrointestinal Endoscopy. A idearlo sono SIED, Società Italiana di Endoscopia Digestiva, e Osservatorio Metropolitano di Milano, con l’obiettivo di migliorare la prevenzione del tumore del colon-retto, indicato come uno dei big killer oncologici.
Due percorsi: prevenzione primaria per gli studenti, screening per gli adulti
Il cuore di Colon VR-Prevention Lab è rappresentato da due percorsi distinti, pensati per pubblici diversi ma uniti dallo stesso obiettivo: rafforzare la cultura della prevenzione. Il primo percorso è rivolto agli studenti e si concentra sulla prevenzione primaria, con particolare attenzione ad alimentazione, attività fisica e stili di vita. L’intento è intervenire precocemente, parlando alle nuove generazioni con un linguaggio vicino alla loro esperienza e capace di mostrare in modo diretto gli effetti delle scelte quotidiane sulla salute.
Il secondo percorso è dedicato agli adulti e prosegue sul fronte della prevenzione secondaria, con informazioni su screening, diagnosi precoce ed eventuale resezione di polipi. Un passaggio considerato decisivo, perché può avere un grande impatto sul miglioramento dell’incidenza e della mortalità della malattia.
L’iniziativa nasce dalla consapevolezza che molti fattori di rischio oncologico, come alimentazione scorretta, sedentarietà, abitudine al fumo o all’alcol, si sviluppano già in età adolescenziale. Per questo, spiegano i promotori, diventa fondamentale un intervento precoce, efficace e coinvolgente.
Tumore del colon-retto, un big killer con oltre 20mila decessi l’anno in Italia
Il progetto punta ad accendere i riflettori sul KCR, il tumore del colon-retto, una delle neoplasie con il più alto tasso di mortalità. In Italia, secondo quanto evidenziato dai promotori, la malattia fa registrare oltre 20mila nuovi decessi all’anno, con un tasso altissimo vicino al 50% e con un incremento anche tra i giovani.
Proprio la crescita della malattia nelle fasce più giovani rende più urgente un cambio di passo nella comunicazione sanitaria. Da qui la scelta di puntare sulla realtà virtuale, uno strumento capace di trasformare l’informazione in esperienza e di favorire un apprendimento attivo e duraturo.
Il progetto sarà messo a disposizione delle istituzioni, affinché possano utilizzarlo nelle loro iniziative educative e culturali. Si tratta dunque di un’iniziativa che integra educazione alla salute, innovazione tecnologica e promozione di stili di vita sani.
Fontana: tecnologia e sensibilizzazione per parlare ai giovani
A sottolineare il valore dell’iniziativa è il presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana, che ha evidenziato il ruolo della prevenzione, dell’informazione e della diagnosi precoce nelle politiche sanitarie regionali.
“Regione Lombardia sta investendo con grande determinazione sul fronte della prevenzione, perché crediamo che informazione, educazione sanitaria e diagnosi precoce siano strumenti fondamentali per salvare vite umane e migliorare la qualità della vita dei cittadini – afferma il presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana – e iniziative innovative come “Colon VR-Prevention Lab” rappresentano un esempio concreto di come tecnologia e sensibilizzazione possano parlare in modo efficace soprattutto alle giovani generazioni, promuovendo corretti stili di vita e una maggiore adesione agli screening. Ringrazio SIED, Osservatorio Metropolitano di Milano, Fondazione Bambini Nel Cuore e tutti gli organizzatori per l’impegno e la qualità di un progetto che contribuisce a rafforzare la cultura della prevenzione sul nostro territorio”.
Le parole di Fontana mettono in evidenza uno dei punti chiave del progetto: la possibilità di usare la tecnologia immersiva non solo come strumento divulgativo, ma come leva per aumentare la consapevolezza e favorire una maggiore adesione agli screening.
SIED: colonscopia e screening possono ridurre casi e mortalità
Il presidente di SIED, Giuseppe Galloro, ha richiamato il ruolo centrale degli screening e della colonscopia nella lotta contro il tumore del colon-retto. Il KCR, ha spiegato, è una delle neoplasie che meglio risponde alle politiche di prevenzione organizzata. “Il KCR è in realtà una delle neoplasie che meglio risponde alla politica degli screening (attraverso lo strumento della colonscopia) – sottolinea il presidente SIED, Giuseppe Galloro – con una riduzione dei nuovi casi tra il 21% e il 33% e della mortalità di circa il 35% all’anno. Le armi che abbiamo a disposizione per combattere questa malattia sono lo screening, appunto, e la prevenzione primaria. In Italia purtroppo c’è un grande problema di efficacia degli screening che non riguarda, però, soltanto l’efficacia del sistema sanitario perché gli inviti allo screening raggiungono ormai oltre il 90% della popolazione (secondo i più recenti dati dell’Osservatorio nazionale screening) ma riguarda soprattutto le scelte di adesioni dei cittadini (in Italia ferme al 35,8%) ed è quindi un problema di natura educativa e culturale”.
La questione, secondo Galloro, non riguarda soltanto l’organizzazione sanitaria. Se gli inviti allo screening del colon-retto raggiungono ormai oltre il 90% della popolazione, il nodo resta l’adesione dei cittadini, ferma in Italia al 35,8%. Per questo il progetto punta anche a intervenire sul piano educativo e culturale, cercando di rendere più comprensibile l’importanza della diagnosi precoce.
De Albertis: un linguaggio innovativo per spiegare rischi, diagnosi precoce e screening
Per Carla De Albertis, coordinatrice del progetto per Osservatorio Metropolitano di Milano, la collaborazione con SIED nasce dalla necessità di utilizzare un linguaggio nuovo, capace di raggiungere anche i giovani e di spiegare con chiarezza gli effetti delle scelte quotidiane sulla salute.
“Grazie alla collaborazione con SIED – spiega Carla De Albertis, coordinatrice del progetto per Osservatorio Metropolitano di Milano – nasce questo progetto che utilizza in questo ambito un linguaggio innovativo adatto anche ai giovani tra i quali questo tumore è in preoccupante crescita a livello globale. L’obiettivo è illustrare in modo chiaro, immediato e ad alto impatto emotivo, gli effetti delle scelte quotidiane sulla salute e l’importanza degli screening e della diagnosi precoce. Nel frattempo stiamo studiando l’inserimento di “Colon VR-Prevention Lab” in progettualità già in essere e in altre allo studio. Questo è, inoltre, il primo step di un progetto di Osservatorio in collaborazione SIED sugli screening, con dati che saranno valutati e presentati a breve”.
La coordinatrice ha inoltre spiegato che si sta studiando l’inserimento di Colon VR-Prevention Lab in progettualità già esistenti e in altre ancora allo studio. L’iniziativa rappresenta anche il primo passo di un progetto dell’Osservatorio, in collaborazione con SIED, dedicato agli screening, con dati che saranno valutati e presentati a breve.
Lucchini: la realtà virtuale coinvolge studenti e famiglie nella cultura della salute
Anche Elena Lucchini, Assessore alla Famiglia, Solidarietà sociale, Disabilità e Pari opportunità di Regione Lombardia, ha posto l’accento sul valore educativo del progetto e sulla capacità della realtà virtuale di coinvolgere studenti e famiglie.
“Promuovere la prevenzione significa investire concretamente nel futuro delle nuove generazioni – commenta Elena Lucchini, Assessore alla Famiglia, Solidarietà sociale, Disabilità e Pari opportunità di Regione Lombardia – e progetti innovativi come ‘Colon VR-Prevention Lab’ testimoniano quanto sia importante utilizzare strumenti apprezzati dai più giovani per diffondere la cultura della salute e dei corretti stili di vita. La realtà virtuale rappresenta un’opportunità straordinaria per coinvolgere studenti e famiglie in un percorso educativo consapevole, capace di sensibilizzare sull’importanza della prevenzione e dell’adesione agli screening, fondamentali per contrastare il tumore del colon-retto. Grazie a chi ha costruito questa alleanza sociale rivolta ai ragazzi”.
Il riferimento agli studenti e alle famiglie conferma l’impostazione del progetto: non una semplice campagna informativa, ma un percorso educativo pensato per costruire consapevolezza fin dall’adolescenza, quando possono consolidarsi comportamenti a rischio come sedentarietà, fumo, alcol e alimentazione scorretta.
Innovazione, educazione sanitaria e prevenzione del colon-retto
Con Colon VR-Prevention Lab. Oltre lo schermo, dentro la vita, la prevenzione del tumore del colon-retto entra in una dimensione nuova, dove la comunicazione sanitaria non si limita a informare ma diventa esperienza diretta. La possibilità di osservare virtualmente il colon, il microbiota e le trasformazioni legate agli stili di vita rende più concreto un messaggio spesso percepito come distante, soprattutto dai più giovani.
L’obiettivo dichiarato è rafforzare la cultura della prevenzione primaria e della prevenzione secondaria, favorendo corretti stili di vita, maggiore attenzione agli screening e consapevolezza sull’importanza della diagnosi precoce. In un contesto in cui il tumore del colon-retto continua a rappresentare una delle principali emergenze oncologiche, il progetto promosso da SIED e Osservatorio Metropolitano di Milano propone un modello che unisce scienza, tecnologia e formazione.
La sfida, ora, sarà portare questa esperienza immersiva nelle iniziative educative e culturali delle istituzioni, trasformando la realtà virtuale in uno strumento concreto per salvare vite, aumentare l’adesione agli screening e diffondere una nuova consapevolezza sulla salute del colon-retto.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
61.9/100
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B
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Criteri Critici
Cancro del colon-retto, l’arma della diagnosi precoce: perché i controlli sono decisivi IlFaroOnline
Il tumore del colon-retto rappresenta oggi una sfida sanitaria di primo piano, attestandosi come la seconda neoplasia più frequente tra le donne e la terza negli uomini in Italia. Nonostante la sua diffusione, la medicina moderna dispone di strumenti estremamente efficaci per contrastarlo, a patto che si intervenga prima della comparsa dei sintomi. La prevenzione non è solo un’opzione, ma una necessità strategica che poggia su due binari paralleli: la diagnosi precoce attraverso i programmi di screening e la gestione dei fattori di rischio legati alla quotidianità. Ne parliamo con la dottoressa Maria Rita Noviello. reponsabile servizio PACO Asl Rm3.
L’importanza dello screening e il test del sangue occulto
I programmi di screening nazionale, rivolti generalmente alla popolazione tra i 50 e i 69 anni, hanno dimostrato di poter ridurre drasticamente l’incidenza della malattia. Lo strumento principale è il test per la ricerca del sangue occulto nelle feci, un esame semplice e non invasivo che può essere eseguito comodamente a casa. Qualora il test risulti positivo, il protocollo prevede l’esecuzione di una colonscopia, procedura che permette non solo di diagnosticare il tumore, ma anche di rimuovere eventuali polipi adenomatosi prima che possano trasformarsi in formazioni maligne. Partecipare a questi controlli ogni due anni è il modo più concreto per proteggere la propria salute.
Fattori di rischio e stili di vita per una protezione reale
La scienza ha confermato che circa un terzo dei casi di tumore al colon potrebbe essere evitato intervenendo sulle abitudini alimentari e motorie. Una dieta sbilanciata, caratterizzata da un consumo eccessivo di carni rosse e lavorate come i salumi, aumenta sensibilmente la probabilità di sviluppare la patologia. Al contrario, un’alimentazione ricca di fibre, derivanti da frutta, verdura e cereali integrali, svolge un’azione protettiva accelerando il transito intestinale. A questi elementi si aggiungono il contrasto alla sedentarietà, l’eliminazione del fumo e la riduzione drastica dell’alcol, fattori che contribuiscono a mantenere l’organismo in uno stato di equilibrio infiammatorio meno favorevole alla genesi tumorale.
Nuove terapie e il ruolo del microbiota intestinale
La ricerca scientifica nel 2026 sta aprendo frontiere entusiasmanti, spostando l’attenzione anche sul microbioma intestinale. Studi recenti indicano che la presenza di specifici batteri, come il Faecalibacterium prausnitzii, possa migliorare la risposta dei pazienti all’immunoterapia, rendendo le cellule tumorali più “visibili” al sistema immunitario. Sul fronte farmacologico, l’Italia si è distinta per l’accesso anticipato a nuove combinazioni di farmaci a bersaglio molecolare che raddoppiano la sopravvivenza in pazienti con mutazioni genetiche aggressive, come la BRAF. Questi progressi dimostrano che, sebbene la prevenzione resti la via maestra, le opzioni terapeutiche sono sempre più precise e personalizzate.
I segnali da non sottovalutare e la sorveglianza medica
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Valutazione
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Criteri Critici
Accanto ai bambini con patologia oncologica, una rete di cura che passa anche dal gioco Vita.it
Cosa ti serve per vivere? «Cibo, amore e gioco». È la risposta di un bambino ricoverato per una patologia oncologica in ospedale. L’ha portata il dottor Daniele Bertin, oncologo del Regina Margherita di Torino e direttore medico di Dynamo Camp, in un pomeriggio di restituzione del progetto Crescere con cura, un network finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali che ha coinvolto la Fondazione Dynamo Camp nel ruolo di capofila e Lilt Milano Monza Brianza, Casa Ronald McDonald Italia e Associazione Genitori Insieme nel ruolo di partner.
Una delle attività realizzate nell’ambito del progetto “Crescere con cura”.
«Il gioco serve a rielaborare un’esperienza di malattia e a recuperare il senso di normalità», ha detto Bertin. «Per questo il compito dei professionisti sanitari e della comunità di adulti che ruota attorno al bambino non è soltanto curare la malattia ma esserci, in ogni momento, con competenza scientifica e umanità. Perché dietro a ogni diagnosi e a ogni protocollo di terapia c’è sempre un bambino o un adolescente che ha una storia e una famiglia che vanno tenute in conto». È proprio questo il senso di un progetto che in un anno e mezzo ha raggiunto 6mila bambini, 3500 familiari e caregiver e più di 40 operatori e volontari per attività formative. Al centro, ha detto la ceo di Dynamo Camp Serena Porcari, «c’è sempre una relazione. Quello a cui puntiamo è l’impatto sociale e trasformativo sulla vita delle persone».
Il potere generativo delle reti
Ad aprire l’incontro, che si è svolto il 14 maggio al Dynamo City Camp di Milano, è intervenuto Alessandro Lombardi, capo del Dipartimento per le Politiche sociali del Terzo settore e migratorie del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, che ha spiegato che esperienze come Crescere con cura nascono grazie al Fondo per l’assistenza dei bambini affetti da malattia oncologica. La misura di carattere nazionale, introdotta in via sperimentale nel 2018 per una durata di tre anni, avrebbe dovuto concludersi nel 2020 ma con la legge di bilancio del 2021, su iniziativa del Ministero, è stata stabilizzata con una dotazione fissa di 5 milioni di euro, incrementata di altri 2 milioni nella legge di bilancio dello scorso anno. «Fin dall’inizio, la risposta delle organizzazioni è stata straordinaria», ha ricostruito Lombardi. «Proposte che non riguardano la mera assistenza, ma la compartecipazione a percorsi, idee, metodologie e azioni di cura, e che si è sempre cercato di sostenere aumentando progressivamente le risorse disponibili. In questi anni sono stati finanziati 89 progetti, raggiungendo ogni anno circa 9mila beneficiari tra bambini e famiglie su tutto il territorio nazionale».
Creare alleanze, anche temporanee, può generare un effetto moltiplicatore capace di rafforzare l’impatto sociale delle iniziative Alessandro Lombardi
Secondo il capo del Dipartimento, il valore della relazionalità va letto in una duplice prospettiva. «Da una parte il rapporto tra operatore e beneficiario, che si traduce concretamente nel prendersi cura dell’altro; dall’altra la capacità delle organizzazioni di costruire reti e alleanze. In una società sempre più segnata dall’individualismo e dalla solitudine, riaffermare il valore della relazione, soprattutto accanto a chi vive esperienze dolorose e difficili, assume un forte significato. Creare alleanze, anche temporanee, può generare un effetto moltiplicatore capace di rafforzare l’impatto sociale delle iniziative».
Quattro declinazioni di cura
Ogni partner di questo progetto ha contribuito con competenze specifiche a portare più cura accanto alle famiglie e ai bambini con una patologia oncologica. Giovanna Gladi e Daria Coste dello staff Dynamo Camp hanno raccontato in che cosa consiste la terapia ricreativa che caratterizza tutte le attività della Fondazione. «Il primo obiettivo è il divertimento: stimolare le capacità dei bambini, rinnovando la fiducia in se stessi con benefici che durano nel tempo. Accogliendo bambini e ragazzi al Camp durante le sessioni estive 2025, abbiamo cercato di garantire una finestra di normalità: mostriamo ai ragazzi la possibilità di credere nel futuro, che le paure di oggi possono trasformarsi nel tempo e che a volte si scoprono passioni dove meno te lo aspetti».
L’intervento di Alessandro Lombardi, capo del Dipartimento per le Politiche sociali del Terzo settore e migratorie del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali.
Valeria Ippolito, psicologa dell’Associazione Genitori Insieme, si occupa di sostegno psicologico mediante l’arteterapia nelle fasi pre, durante e post trapianto di midollo osseo all’ospedale pediatrico Santobono Pausilipon di Napoli. «In un reparto ad alta protezione, le rigide norme igienico-sanitarie necessarie per la sicurezza dei pazienti creano inevitabilmente una distanza fisica ed emotiva. Proprio per questo la presa in carico inizia fin dal momento della comunicazione della diagnosi, che rappresenta sempre un evento traumatico per il bambino e per la famiglia», ha spiegato. «In questo percorso è fondamentale la multidisciplinarietà: medici, infermieri, psicologi e psico-oncologi lavorano insieme per accompagnare il paziente in ogni aspetto della malattia, con particolare attenzione alla dimensione emotiva. Le attività ludico-espressive e i percorsi di arteterapia che abbiamo potuto attivare grazie a Crescere con cura sono strumenti che aiutano i bambini e i loro cari a esprimere emozioni e paure difficili da raccontare a parole».
Casa Ronald McDonald Italia, nei centri di Firenze e Brescia, ha istituito la nuova figura del Family center care manager. «La cura centrata sul modello familiare è per noi un percorso in continua evoluzione», ha detto la direttrice generale Maria Chiara Roti. «Se inizialmente il modello di accoglienza era fondato soprattutto sulla casa come luogo fisico e soglia protettiva, oggi l’obiettivo è costruire un sistema di cura sempre più integrato, in cui il valore aggiunto siano i servizi offerti alle famiglie. Tra i percorsi sviluppati ci sono anche programmi di formazione sulla violenza di genere e sulla parità, nella convinzione che la presa in carico debba considerare l’intero equilibrio familiare e non soltanto l’aspetto sanitario».
Un momento dell’incontro al Dynamo City Camp di Milano.
Lilt Milano Monza Brianza si è occupata della formazione e del supporto psicologico alle famiglie grazie alla Scuola caregiver nata nel 2023, inizialmente dedicata ai pazienti adulti e poi estesa anche in ambito pediatrico. «All’ultima edizione hanno partecipato 28 persone coinvolte in un percorso di sette incontri online guidati da un’équipe multidisciplinare», ha spiegato la direttrice generale Lilt Luisa Bruzzolo. «Gli incontri hanno affrontato temi centrali nella gestione della malattia: dai bisogni emotivi alla comunicazione (come mi comporto?, che cosa posso dire?) fino al ruolo dei fratelli, al rientro a scuola e ai diritti dei pazienti. L’obiettivo non era soltanto informare, ma creare consapevolezza». Ed è proprio questo uno dei risultati più importanti emersi dal progetto: «I genitori caregiver hanno iniziato a sentirsi liberi di chiedere aiuto, vivendo questa richiesta non come un segno di debolezza ma di forza e responsabilità».
Le fotografie sono state fornite da Ufficio stampa Fondazione Dynamo Camp
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Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
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Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Scoperto come il sistema immunitario combatte il morbillo, verso una terapia su misura HealthDesk
Un gruppo di scienziati del La Jolla Institute for Immunology di San Diego (Usa) ha individuato e analizzato nel dettaglio il primo gruppo di anticorpi umani in grado di neutralizzare il virus del morbillo. La ricerca, sostenuti dai National Institutes of Health americani, ha permesso di isolare molecole specifiche che, nei test di laboratorio, hanno dimostrato di poter abbattere la presenza dell'infezione fino a farla scomparire del tutto. La ricerca pubblicata sulla rivista Cell Host & Microbe apre alla possibilità di mettere a punto una terapia contro l'infezione.
Nel corso del 2024 sono stati segnalati nel mondo più di 470 casi di morbillo e da qualche anno, complice una flessione delle coperture vaccinali, è in corso una ripresa dei contagi in molte aree del mondo. Sebbene il vaccino rappresenti una difesa consolidata, una fascia della popolazione - per esempio i neonati o le persone immunocompromesse - non ha protezione e, al momento, non esistono terapie antivirali specifiche approvate dalle autorità regolatorie.
«Con l'aumento dei casi di morbillo, abbiamo urgentemente bisogno di terapie efficaci per proteggere i più vulnerabili», ha spiegato in una nota Jeffrey K. Taubenberger, direttore ad interim del National Institute of Allergy and Infectious Diseases. «Questa ricerca ci offre per la prima volta un quadro chiaro dei bersagli più promettenti per farmaci a base di anticorpi che potrebbero proteggere o curare le persone per le quali la vaccinazione non è un'opzione».
La nuova mappa del virus
Fino a oggi, la conoscenza scientifica si era basata prevalentemente su studi condotti su anticorpi provenienti da modelli animali, lasciando inesplorata la reale architettura della risposta immunitaria umana. Il team ha invece analizzato linfociti B di un donatore che aveva ricevuto tre dosi di vaccino. Da questo campione sono stati ingegnerizzati oltre 100 anticorpi monoclonali umani, ciascuno affine a un punto preciso del virus.
Attraverso l'uso della criomicroscopia elettronica, i ricercatori hanno generato mappe ad altissima risoluzione che mostrano come questi anticorpi si leghino alle proteine di superficie del virus: l'Emoagglutinina (H) e la proteina di Fusione (F).
Il super-anticorpo 4F09
I risultati hanno ribaltato un paradigma scientifico consolidato: se prima si riteneva che la protezione derivasse quasi esclusivamente dagli anticorpi contro la proteina H, la ricerca ha dimostrato che quelli diretti contro la proteina F sono altrettanto determinanti. In particolare, l'anticorpo denominato 4F09 si è rivelato il più efficace tra quelli studiati, riuscendo a bloccare meccanicamente la proteina F e impedendo al virus di penetrare nelle cellule umane. Nei test su modelli animali, questo intervento ha ridotto la carica virale nei polmoni fino a renderla completamente assente.
Un ulteriore dato rilevante riguarda la stabilità del bersaglio: le regioni del virus colpite da questi anticorpi sono pressoché identiche in tutti i ceppi attualmente circolanti. Questo suggerisce che il virus del morbillo non possa mutare facilmente per sfuggire al trattamento senza perdere la propria capacità di sopravvivere. Gli scienziati sono ora alla ricerca di partner industriali per tradurre queste evidenze cliniche in un farmaco che possa fungere sia da profilassi post-esposizione che da terapia per i pazienti già infetti.
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Criteri Critici
Tumori: serve semplificare ed avvicinare le cure ai pazienti la Repubblica
Una diagnosi di tumore pesa non solo in termini strettamente medici, ma anche finanziari e logistici. E i percorsi di cura e le misure a sostegno dei pazienti oncologici non ne tengono ancora abbastanza in considerazione. A riaccendere i riflettori sul problema della tossicità finanziaria e sulle difficoltà legate all’adesione a visite e terapie dovute a problemi logistici, soprattutto per le persone più fragili, sono gli esperti riuniti a Velletri per il 43° Congresso nazionale di Andos, l’Associazione nazionale donne operate al seno. Focus del meeting (intitolato “L’importanza della prossimità nella presa in carico della fragilità, vulnerabilità e deprivazione”), oltra alla tossicità finanziaria e la qualità delle cure, sono le reti oncologiche, gli screening, la qualità delle cure, e i Patient Reported Outcome (Pro).
La tossicità finanziaria
Circa un paziente su tre, ricordano dal congresso, dichiara che la situazione finanziaria incide sulla possibilità di ricevere cure mediche, e il 35% riferisce perdite economiche a causa della malattia. Secondo alcune stime, farmaci e visite specialistiche private costano ogni anno, per il tumore al seno, circa 1600 euro. “Tra i fattori che incidono maggiormente figurano gli spostamenti necessari per raggiungere i centri oncologici, soprattutto quando le cure si protraggono nel tempo - spiega Francesco Perrone, Presidente Fondazione Aiom (Associazione italiana di oncologia medica) – Per molte famiglie questi costi diventano un peso significativo e si aggiungono alle difficoltà legate alla malattia. In questo contesto le reti oncologiche assumono un ruolo strategico, perché permettono di costruire percorsi più vicini ai pazienti, più omogenei sul territorio e più sostenibili anche dal punto di vista sociale ed economico. Ridurre le distanze significa infatti migliorare l’accessibilità delle cure e limitare le disuguaglianze”.
I percorsi oncologici non dimentichino la qualità di vita
Costringere i pazienti a spostarsi meno consente di migliorare la qualità di vita delle persone con tumore e dei loro familiari, ha aggiunto Massimo Di Maio, Presidente nazionale: “Ridurre spostamenti, difficoltà organizzative e tempi di accesso ai servizi significa alleggerire il peso quotidiano della malattia e migliorare concretamente il percorso assistenziale. Per questo oggi è fondamentale ascoltare direttamente i pazienti anche attraverso i Pro, cioè gli esiti riportati dalle persone in cura senza il filtro del clinico. Questi strumenti permettono di valutare sintomi, effetti collaterali, impatto psicologico e difficoltà pratiche legate alla malattia e consentono ai medici di personalizzare maggiormente l’assistenza. La qualità di vita deve diventare un parametro sempre più centrale nell’organizzazione dei percorsi oncologici e nella valutazione dell’efficacia delle cure”.
Il ruolo di supporto delle associazioni dei pazienti
Il bisogno di prossimità e di un alleggerimento del carico di malattia emerge chiaramente dalla voce dei pazienti, accanto a quello di supporto psicologico per affrontare le sfide della diagnosi e del trattamento, anche a livello sociale e lavorativo. “Le pazienti non chiedono soltanto terapie efficaci, ma un’assistenza che tenga conto della loro vita quotidiana, della fragilità emotiva, del lavoro, della famiglia e delle difficoltà economiche. Ridurre distanze, tempi e disagi significa garantire maggiore equità e migliore qualità di vita. La prossimità dell’assistenza rafforza anche il rapporto di fiducia con i professionisti sanitari e favorisce l’aderenza terapeutica. Per questo servono reti oncologiche solide, servizi territoriali e modelli organizzativi capaci di accompagnare le persone lungo tutto il percorso di cura - ha concluso Flori Degrassi, Presidente Nazionale Andos - Le associazioni pazienti svolgono un ruolo fondamentale perché aiutano le donne ad affrontare non solo la malattia, ma anche le conseguenze sociali, psicologiche ed economiche che spesso accompagnano la diagnosi oncologica”.
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Criteri Critici
Fibrosi cistica: terapia genica contro mutazione finora senza cura Federazione Nazionale degli Ordini dei Biologi
Roma, 15 maggio 2026 (Agenbio) – Uno studio coordinato dall’Università di Trento individua una terapia genica per le persone affette da una forma di fibrosi cistica determinata da una specifica mutazione (circa il 10 per cento di tutte le persone malate), finora senza cura. I risultati, pubblicati su Science Translational Medicine, aprono prospettive ulteriori perché potrebbero rappresentare una cura definitiva anche per i pazienti che attualmente dipendono da farmaci. Lo studio si focalizza sulla mutazione 1717-1G>A che non consente alle persone di produrre la proteina CFTR che trasporta ioni cloruro e bicarbonato attraverso la superficie dell’epitelio polmonare, dove regola l’idratazione e la pulizia del muco. «Abbiamo messo a punto una tecnologia di editing genomico a base di RNA messaggero – spiega Anna Cereseto del Dipartimento di Biologia cellulare, computazionale e integrata dell’Università di Trento – con cui siamo riusciti a modificare la sequenza delle singole lettere del DNA e a sostituire l’adenina patogena con la guanina per ripristinare l’informazione necessaria per produrre la proteina. La terapia viene somministrata alle cellule sotto forma di RNA messaggero. L’editor produce una correzione permanente del difetto genetico e poi viene espulso dall’organismo». (Agenbio) Etr 12:00
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Criteri Critici
Paziente salvato ringrazia la Radioterapia dell’Ospedale San Paolo Savona RedazioneNews
Paziente salvato ringrazia la Radioterapia dell’Ospedale San Paolo Savona
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Un gesto di riconoscenza nato da un percorso di cura complesso
Paziente ringrazia Radioterapia – Non è stato facile il difficile percorso di cura, ma il paziente, grazie al lavoro dei professionisti sanitari, lo ha affrontato con determinazione e coraggio che ora si è trasformato in un gesto concreto di riconoscenza nei confronti della Radioterapia dell’Ospedale San Paolo di Savona, struttura di Ats Liguria – Area Sociosanitaria Locale 2.
Si tratta di un paziente savonese, cinquantenne, pescatore e iscritto alla Lega Navale Italiana, affetto da un tumore avanzato dell’orofaringe, preso in carico nei mesi scorsi da un’équipe multidisciplinare che ha seguito il caso in tutte le fasi del percorso terapeutico.
L’uomo è stato sottoposto a un trattamento particolarmente impegnativo di radioterapia associata a chemioterapia: sette settimane consecutive di sedute quotidiane, integrate da tre cicli di chemioterapia concomitante.
Un doppio percorso: quello terapeutico e quello umano, per gli importanti effetti collaterali e per le difficoltà fisiche ed emotive affrontate durante la cura. Nel corso del trattamento è stato infatti necessario attivare un supporto continuo sotto diversi profili: terapie antalgiche, sostegno nutrizionale, assistenza domiciliare e un costante accompagnamento umano e relazionale per aiutare il paziente a superare le inevitabili fasi di sconforto che rischiavano di compromettere le possibilità di guarigione.
Decisivo il lavoro della S.C. Radioterapia diretta dal dottor Marco Possanzini, mentre accanto alla Radioterapia hanno collaborato in maniera integrata l’Oncologia diretta dal dottor Marco Benasso – Direttore del dipartimento oncologico – l’Otorinolaringoiatria diretta dal dottor Antonio Presta, la Terapia del Dolore diretta dalla dottoressa Maria Torti, il Servizio Nutrizione nella figura della dottoressa Antonella Fiorucci e il personale infermieristico dell’assistenza domiciliare.
<<I risultati clinici sono stati estremamente positivi: già ai primi controlli effettuati nei tre mesi successivi alla conclusione delle cure è stata documentata la scomparsa della malattia – commentano dal reparto ->>.
Ebbene, da tale esperienza il paziente ha voluto restituire simbolicamente quanto ricevuto.
Ha organizzato una gara di pesca insieme alla Lega Navale Italiana, dove sono stati raccolti mille euro poi consegnati ad Ats Liguria con indicazione specifica della Radioterapia quale destinataria della donazione.
Nel frattempo, è stata inviata una lettera di encomio nella quale il paziente ha voluto esprimere pubblicamente il proprio ringraziamento ai professionisti che lo hanno accompagnato durante il percorso di cura.
Nella lettera il pescatore sottolinea “la professionalità, l’umanità e l’empatia” dimostrate dai reparti coinvolti e ringrazia gli operatori sanitari “attenti non solo alla salute fisica ma spesso anche al benessere emotivo”.
Questa testimonianza marca con forza il valore della presa in carico multidisciplinare nei percorsi oncologici complessi, nei quali competenze cliniche, continuità assistenziale e supporto umano costituiscono elementi essenziali del percorso terapeutico.
G. D.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
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Criteri Critici
Terapia genica e rischi rari: il caso sul New England Journal of Medicine Focus.it
Un caso clinico appena descritto su una rivista scientifica è un invito, per chi si occupa di terapia genica, a mantenere attivo il monitoraggio dei pazienti sottoposti a questo tipo di cureper anni, dopo la prima infusione. Per la prima volta, infatti, è stato segnalatoun caso di cancroassociato a un virus comunemente usato per laterapia genicain vivo, cioè una terapia che prevede di fornire, direttamente nell'organismo del paziente, un gene terapeutico, in sostituzione di quello difettoso. Studi di questo tipo vanno interpretati con attenzione. La terapia genica è - per usareun'espressione di AIRC- "una delle frontiere più promettenti della medicina moderna", perché permette di correggere i difetti genetici alla base dimalattie geneticherare e incurabili. L'episodio, presentato al congresso annuale dell'American Society of Gene & Cell Therapy, è dunque da leggere comeun invito a una forma di tutela in più dei pazientiche vi si sottopongono, che andranno monitorati per molti anni dopo il trattamento. Come dire, i rischi sono presenti ma - spiegano gli autori - restano rari. Il bambino aveva ricevuto la terapia genica sperimentale per curare lasindrome di Hurler, una malattia genetica rara che interessa i lisosomi, organelli cellulari. Questa patologia comporta la mancanza di un enzima, l'alfa-L-iduronidasi, che degrada un tipo di zuccheri, che finiscono quindi per accumularsi nelle cellule di tutto il corpo a danno di molti organi (cuore, cervello, scheletro). La terapia genica, effettuata quando il bambino aveva 13 mesi, comportò l'infusione, nella parte posteriore del cranio, di miliardi di copie divettori virali adeno-associati (AAV), virus innocui usati per trasportare, nelle cellule del paziente, una copia del gene che codifica per l'enzima mancante. La terapia ha funzionato e il bambino ha avutouno sviluppo cognitivo regolare. All'età di 5 anni però una TAC ha evidenziato la presenza di un tumore cerebrale, che è poi stato totalmente rimosso. L'azienda che stava conducendo la sperimentazione, la Regenexbio, ha comunicato il fatto alla FDA, l'ente che vigila sulla sicurezza dei farmaci negli Stati Uniti, a gennaio e il trial è stato sospeso. Il bambino ora sta bene e ha uno sviluppo cognitivo normale per la sua età. Gli scienziati che hanno effettuato analisi di laboratorio sul tumore rimosso hanno ora pubblicato le loro conclusioni sulNew England Journal of Medicine: a causare il tumore sarebbe stato proprio il vettore virale, che si è inserito nel DNA in posizione errata e cheavrebbe attivato un gene oncogeno, noto cioè per favorire lo sviluppo di tumori se mutato. Di solito i virus adeno-associati impiegati per la terapia genica in vivo, quella effettuata direttamente nel corpo dei pazienti,non si integrano nel genoma delle cellule dell'ospitee non pregiudicano l'integrità dei cromosomi. Sono, per questo, considerati più sicuri, perché il rischio di attivare geni oncogeni è estremamente basso. Nel caso descritto, qualcosa con il virus navetta è andato storto, per un insieme di fattori. Il vettore virale specifico aveva affinità con le cellule che rivestonoi ventricoli cerebrali(le 4 cavità comunicanti nel cervello che produconoil liquor, il liquido che lo irrora), e lì infatti si è sviluppato il tumore. Il sistema immunitario del paziente era indebolito da un precedente trapianto di midollo enon è riuscito a rimuovere le cellule "impazzite"sul nascere. Essendo il bambino molto giovane, le cellule colpite si stavano ancora dividendo a ritmi serrati. Il rischio dicancrocome effetto collaterale della terapia genica è noto ai pazienti e ai loro familiari. La sindrome di Hurler avrebbe condotto a danni cognitivi ugualmente, se non curata. Tuttavia, il caso clinico servirà da monito a chi segue i pazienti sottoposti a terapia genica, anche già approvata e non solo in forma sperimentale: è importante seguire clinicamente queste persone per molti anni, indagando sull'eventuale insorgenza di vari tipi di tumori. Anche tumori solidi, e non solo i tumori del sangue come le leucemie, quelli che storicamente erano stati più spesso indicati come possibile rischio della terapia genica.
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
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Criteri Critici
Ghia (Oncologia Vita-Salute San Raffaele Milano), 'Nuova opzione terapeutica innovativa amplia cure leucemia linfatica cronica già trattata' Adnkronos
'Pirtobrutinib può essere usato per quei pazienti che hanno avuto una ricaduta. È un inibitore di Btk non covalente e ha un meccanismo d'azione unico che ne prolunga l'efficacia anche in chi è già stato trattato con inibitore di Btk covalente' .
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
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Criteri Critici
Imperia, multato in Ztl nonostante il pass e le cure oncologiche: “Mi hanno trattato come un furbetto” La Voce di Imperia
Edizione localeIlNazionale.it Sta affrontando uno dei momenti più difficili della sua vita.M.N.: un intervento chirurgico complesso, poi un ciclo di chemioterapia tra i più aggressivi . Eppure, nel pieno delle cure oncologiche, si è ritrovato anche a dover combattere contro la macchina burocratica. Un cittadino imperiese denuncia infatti di essere stato multato al varcoZtldivia Cascionementre si stava recando dal medico. Una sanzione da 170 euro che, secondo il suo racconto, sarebbe arrivata nonostante avesse completato con successo la procedura per ottenere il pass di accesso.“Stavo andando dal medico. Avevo fatto tutto quello che mi era stato richiesto per entrare nella Ztl, ma sono stato comunque fotografato dal varco e multato. Una situazione assurda”,racconta con amarezza. L’uomo, affetto da una forma particolarmente aggressiva di tumore, spiega di aver presentato ricorso al Prefetto allegando anche la documentazione sanitaria dell’Oncologia di Sanremo, con certificazioni che attestavano il delicato percorso terapeutico in corso. Ma il ricorso sarebbe stato respinto senza spiegazioni ritenute sufficienti. "Ora andrò dal giudice di pace. Ne ho parlato anche con il mio legale. È una vergogna”,denuncia. E ancora:“Cosa dovevo fare di più? Non stavo in piedi. Ho inviato anche la relazione dell’Oncologia di Sanremo che dimostra che stavo facendo la chemio più forte in assoluto autorizzata dal Galliera. Ma non ho ricevuto nemmeno un cenno di riscontro, non solo dalla Prefettura ma anche dalla polizia locale”. Una vicenda che riaccende il dibattito sulla rigidità della burocrazia e sulla gestione dei casi umani più delicati. Per il cittadino imperiese, infatti, il problema non sarebbe soltanto la multa in sé, ma l’assenza di ascolto davanti a una situazione sanitaria eccezionale. Ora l’ultima parola passerà al giudice di pace, mentre cresce l’amarezza per una battaglia che, oltre alla malattia, lo costringe a difendersi anche nelle aule amministrative.
Humanitas: nasce il Proton Building casa delle cure oncologiche avanzate. Scorsetti: «Ci occupiamo di tumori complessi e pazienti fragili» - Mi-Tomorrow
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Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
51.5/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Humanitas: nasce il Proton Building casa delle cure oncologiche avanzate. Scorsetti: «Ci occupiamo di tumori complessi e pazienti fragili» Mi-Tomorrow
Nato 30 anni fa, L’IRCCS Istituto Clinico Humanitas conta oggi oltre 9.400 professionisti, 12 ospedali in Lombardia, Piemonte e Sicilia, 25 centri Medical Care sul territorio, dove negli anni è stato curato circa il 10% della popolazione italiana. La struttura di Rozzano ha da poco inaugurato, all’interno del Cancer Center, il nuovo Proton Building una casa delle cure oncologiche più avanzate. L’edificio nasce per offrire altissima qualità grazie all’innovazione, a disposizione anche del Servizio Sanitario Nazionale, ricorda Gianfelice Rocca, presidente del Gruppo Humanitas. «Il Proton Building rappresenta un’evoluzione naturale dei trent’anni di Humanitas – spiega il professor Armando Santoro, direttore Cancer Center dell’IRCCS Istituto Clinico Humanitas –. In questo tempo abbiamo sviluppato un modello capace di mettere al centro i pazienti con percorsi sempre più personalizzati». L’edificio interamente dedicato alla cura oncologica che accoglie la Clinical Trial Unit dove i pazienti possono accedere a terapie sperimentali di ultima generazione e la Protonterapia. Quest’ultima rappresenta una forma avanzata di Radioterapia per pazienti con tumori rari, collocati in sedi critiche o precedentemente trattati, primo caso in Italia interamente integrato all’interno di un Policlinico universitario con Pronto Soccorso, come conferma a Mi-Tomorrow Marta Scorsetti, responsabile di Radioterapia e Radiochirurgia dell’IRCCS Istituto Clinico Humanitas.
Scorsetti, responsabile di radioterapia Humanitas: «La Protonterapia è una tecnologia che consente cure sempre più precise»
Professoressa Scorsetti, cos’è la protonterapia e come funziona?
«La protonterapia utilizza delle particelle pesanti, i protoni, che sono in grado di depositare la loro energia dentro il tumore. La loro caratteristica particolare è che hanno la possibilità di risparmiare i tessuti sani, contrariamente ai fotoni che vengono normalmente utilizzati per la radioterapia in tutto il mondo».
Quali sono i benefici per i pazienti?
«I benefici sono soprattutto nel risparmio della dose somministrata ai tessuti sani, che consente al trattamento di essere molto ben tollerato e di ridurre gli effetti collaterali. Questo vale soprattutto per tumori che sono particolarmente profondi, vicino alle strutture delicate, come il chiasma (una parte del cervello, ndr) , i nervi ottici, il tronco cerebrale, il midollo spinale».
Quali sono le cure personalizzate per i pazienti che verranno effettuate in questa struttura?
«Le cure sono personalizzate a livello dei tumori cerebrali, vicino al midollo spinale; trattiamo tumori molto aggressivi, come i sarcomi, quelli testa-collo e pazienti che hanno già fatto un primo corso di terapia con fotoni ma hanno una recidiva, magari dopo uno o due anni».
Qual è la chiave per l’oncologia del futuro?
«E’ la personalizzazione, ovvero sapere predire non solo una, ma più modalità terapeutiche. Una radioterapia personalizzata, con radiazioni diverse, volumi diversi, dosi diverse per ogni paziente. Diversificare le varie patologie e le storie cliniche è molto importante per la qualità di vita del paziente».
Il nuovo edificio, oltre al macchinario per la Protonterapia, ospita:
30
ambulatori polispecialistici
2
TAC di ultima generazione
potenziamento del Day Hospital Oncologico
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?3
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO5
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
60.0/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Dottoressa Hadiyah-Nicole Green: la scienziata che punta a rivoluzionare la cura del cancro Stato Quotidiano
Nel 2014 la fisica e ricercatrice statunitense Hadiyah-Nicole Green ha attirato l’attenzione della comunità scientifica internazionale grazie a una tecnologia sperimentale contro il cancro basata sull’uso combinato di nanoparticelle e laser. Secondo gli studi preclinici pubblicati dal suo team, il trattamento sarebbe riuscito a eliminare tumori solidi nei topi in circa 15 giorni, con sedute di appena 10 minuti e senza effetti collaterali osservabili.
La ricercatrice ha definito il metodo una possibile svolta per la lotta ai tumori solidi: “Niente chemio, niente radiazioni, niente chirurgia”, spiegò in diverse interviste divulgative. Tuttavia, è importante sottolineare che, ad oggi, la terapia non è ancora approvata per l’uso clinico sull’uomo e resta in fase sperimentale.
Come funziona la terapia
La tecnologia sviluppata da Green si basa sulla cosiddetta terapia fototermica. In pratica, vengono introdotte nel tumore nanoparticelle progettate per accumularsi nelle cellule cancerose. Successivamente, un laser vicino all’infrarosso colpisce l’area tumorale: le nanoparticelle assorbono la luce e la trasformano in calore, distruggendo selettivamente le cellule malate senza danneggiare i tessuti sani circostanti.
La stessa ricercatrice ha raccontato che i primi risultati ottenuti sui modelli animali mostrarono una regressione completa del tumore in 15 giorni dopo un singolo trattamento di 10 minuti.
Dalla tragedia personale alla ricerca
L’interesse di Green per la ricerca oncologica nasce da una vicenda familiare. La zia che l’aveva cresciuta, Ora Lee Smith, morì di cancro dopo aver rifiutato chemioterapia e radioterapia per paura degli effetti collaterali. Poco dopo, anche lo zio della ricercatrice si ammalò della stessa malattia. Da qui la decisione di dedicare la propria carriera allo sviluppo di cure meno invasive.
Dopo gli studi in fisica e un’esperienza alla NASA, Green iniziò a lavorare sull’impiego dei laser in medicina oncologica, sviluppando un sistema capace di colpire selettivamente le cellule tumorali tramite nanoparticelle.
I limiti scientifici attuali
Nonostante l’entusiasmo mediatico, la comunità scientifica sottolinea che i risultati ottenuti finora riguardano soprattutto studi preclinici su animali. La nanomedicina oncologica è un settore promettente, ma richiede ancora numerosi test clinici per verificarne sicurezza ed efficacia sull’uomo.
Il National Cancer Institute degli Stati Uniti conferma che le nanotecnologie stanno aprendo nuove possibilità nella cura dei tumori, soprattutto per terapie mirate e meno tossiche rispetto ai trattamenti tradizionali. Tuttavia, molte applicazioni sono ancora in fase di sperimentazione.
La questione dei finanziamenti
Per portare avanti la ricerca e avviare i trial clinici sull’uomo, Green ha fondato la Ora Lee Smith Cancer Research Foundation, organizzazione non profit nata con l’obiettivo di raccogliere fondi per lo sviluppo della terapia.
Secondo la Stanford Social Innovation Review, gli scienziati afroamericani e i ricercatori appartenenti a minoranze etniche incontrano spesso maggiori difficoltà nell’ottenere finanziamenti per studi medici innovativi. Una situazione che, secondo molti osservatori, rischia di rallentare lo sviluppo di possibili cure rivoluzionarie.
Fonti ufficiali e scientifiche
National Cancer Institute (NCI): Nanotechnology Cancer Therapy and Treatment
Profilo biografico e attività scientifica di Hadiyah-Nicole Green
Twist Out Cancer – intervista e sintesi dei risultati della ricerca
Review scientifica sulla nanotecnologia applicata ai tumori pubblicata su Signal Transduction and Targeted Therapy
Studio sperimentale sull’uso combinato di laser e nanoparticelle nei tumori solidi
A cura di Giovanna Tambo.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
50.0/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
Criteri Critici
Emicrania, nove milioni di italiani nel buio. La cura c’è ma pochi la conoscono insalutenews.it
Soltanto un emicranico cronico su dieci riceve cure appropriate, mentre esistono diverse molecole di ultima generazione in grado non solo di spegnere ma anche di prevenire gli attacchi dolorosi. Per questo in occasione della Giornata Nazionale del mal di testa prevista per domani 16 maggio, i 90 centri cefalee approvati dalla SISC aprono le porte e propongono iniziative pubbliche per informare e aiutare i pazienti, in maggioranza donne
Firenze, 15 maggio 2026 – L’emicrania colpisce nove milioni di italiani, con forme più o meno invalidanti. Di questi, due terzi, cioè circa sei milioni, sono donne. Per sensibilizzare e informare la popolazione su una patologia ancora sottostimata e sottovalutata, ma oggi curabile con successo, in molte città italiane domani sono previsti open day, conferenze, incontri pubblici e altre iniziative a volte estesi anche ai giorni seguenti.
È possibile inoltre rivolgersi ai Centri Cefalee su tutto il territorio nazionale che aderiscono a questa XVIII edizione intitolata “Su la testa!” organizzata da SISC insieme a SIN (Società Italiana di Neurologia) e da Al.Ce. (Associazione Cefalalgici). Una vera mobilitazione con un obiettivo chiaro: spiegare a chi ne soffre che l’emicrania oggi non è una condanna ma una malattia curabile.
“Oggi, in Italia viviamo una situazione paradossale – dice Marina De Tommaso, Presidente della Società Italiana per lo Studio delle Cefalee, Neurologa e Professoressa Ordinaria all’Università di Bari – Abbiamo un arsenale terapeutico ormai molto ricco ed efficace, in grado di avere successo in quasi l’80% dei casi, ma i pazienti che si curano in modo appropriato ed efficace sono una minoranza. La metà non si è mai rivolta né a un centro cefalee né a un neurologo. Ne conseguono sofferenze inutili, difficoltà a lavorare, persino aggravamento dei sintomi nei casi gravi, quelli con più di 15 attacchi al mese, dovuto ad abuso di automedicazione con antinfiammatori. Le cause sono molte, dalle disfunzioni della medicina territoriale alla differenza dei percorsi diagnostici nelle diverse regioni e altro ancora. Ma quella principale è la scarsa informazione, la non consapevolezza del fatto che l’emicrania è una malattia invalidante che va curata e che oggi può essere risolta con successo nella maggior parte dei casi”.
Esistono infatti ben 13 principi attivi specifici recenti ed efficaci contro questo disturbo, raggruppati in quattro classi diverse a seconda del meccanismo d’azione. Ecco quali:
6 Triptani: Sumatriptan, Zolmitriptan, Rizatriptan, Almotriptan, Eletriptan, Frovatriptan. Sono i primi apparsi, e oggi sono venduti in 35 diverse varianti commerciali
4 Anticorpi monoclonali anti-GCRP: Erenumab, Galcanezumab, Fremanezumab, Eptinezumab
2 Gepanti: Rimegepant e Atogepant
1 Ditano: Lasmiditan
Un vero arsenale terapeutico, appunto, che oggi permette davvero di affrontare e prevenire l’emicrania. Perché allora così tanti emicranici non vengono curati? Perché molti non sanno di queste possibilità terapeutiche. Altri perché hanno sentito parlare di cure difficili da ottenere e solo ospedaliere; oppure scoraggiati dalla complessità della trafila burocratica. Che indubbiamente esiste: la prescrizione dei farmaci più recenti (anche preventivi) e cioè anticorpi monoclonali e gepanti segue percorsi diversi a seconda della molecola e anche da regione a regione. E la via che porta a ottenere gratuitamente il farmaco giusto dalla farmacia ospedaliera è sempre lunga e faticosa.
“Sarebbe importante che le autorità sanitarie inserissero le cure per l’emicrania tra i LEA – prosegue la prof.ssa De Tommaso – questo porterebbe a unificare e soprattutto semplificare le procedure. È una richiesta che iniziative come la Giornata del Mal di Testa aiutano a sostenere con forza. Più sono numerosi i pazienti bene informati e coscienti delle possibilità della medicina e maggiori sono le probabilità che qualcosa cambi”.
Tra le molte iniziative si segnalano: in Abruzzo a Avezzano (L’aquila); in Calabria a Catanzaro e Lamezia Terme; in Emilia-Romagna a Modena; nel Lazio a Roma; in Lombardia a Brescia, Cremona, Pavia; in Piemonte a Torino; in Puglia a Bari, Trepuzzi (Lecce), San Giovanni Rotondo; in Toscana a Prato, Pontedera, Empoli, Marina Di Carrara, Siena, Montecatini, Pisa; in Umbria a Foligno; in Veneto nelle farmacie.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
49.3/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Una firma epigenetica predice la risposta dell’immunoterapia sul mesotelioma Federazione Nazionale degli Ordini dei Biologi
Roma, 15 maggio 2026 (Agenbio) – Uno studio italiano ha scoperto quattro diversi modi in cui il DNA può essere modificato per prevedere se un certo tipo di terapia contro il cancro funzionerà o no e quanto tempo i pazienti con un tipo raro di cancro potranno sopravvivere. Questo cancro, chiamato mesotelioma pleurico, è molto aggressivo e di solito si sviluppa nelle persone che sono state esposte all’amianto. Per arrivare a queste conclusioni, i ricercatori hanno analizzato molte informazioni biologiche diverse, come l’RNA, le proteine del sangue e le modifiche al DNA, in 91 pazienti. Hanno scoperto che analizzando come il DNA è modificato nel tumore, possono ottenere informazioni più precise rispetto a quelle che si ottengono con la classificazione tradizionale del cancro. Hanno identificato quattro tipi di tumori: due tipi con poche modifiche al DNA (chiamati LOW e DEM), che sono associati a un sistema immunitario molto attivo; due tipi con molte modifiche al DNA (chiamati INT e CIMP), che sono invece associati a meccanismi che aiutano il cancro a sfuggire al sistema immunitario. I pazienti con i primi due tipi di tumori (LOW e DEM) sopravvivono per più di 27 mesi e rispondono bene ai trattamenti. Al contrario, i pazienti con gli altri due tipi (INT e CIMP) sopravvivono per circa 9 mesi e non rispondono bene ai trattamenti. La differenza tra questi tipi di tumori dipende anche dalle cellule che li circondano. I tumori LOW e DEM sono “caldi” e hanno molte cellule immunitarie, mentre i tumori INT e CIMP sono “freddi” e hanno poche cellule immunitarie. Grazie a queste informazioni, i ricercatori hanno creato un algoritmo che può classificare i tumori con una precisione dell’89%. Ciò potrebbe portare a una medicina più personalizzata. Ora, l’obiettivo è quello di utilizzare farmaci che riducano le modifiche al DNA nei tumori che non rispondono bene ai trattamenti, in modo da renderli più visibili al sistema immunitario e aumentare la loro sensibilità alla terapia. (Agenbio) Emanuela Birra 9:00
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO4
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
54.4/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
La radioprotezione del paziente FNOMCeO
ID 486534. Per permettere di assolvere l’obbligo formativo, relativo al triennio 2026-2028, in materia di radioprotezione ai sensi dell’art. 162 del D.Lgs.101/2020, la FNOMCeO propone il corso FAD attinente alla tematica, online sulla piattaforma FadInMed, “La radioprotezione del paziente”, aperto a medici e odontoiatri.
L’impiego delle radiazioni ionizzanti in ambito sanitario rappresenta uno strumento diagnostico e terapeutico fondamentale, ma richiede un uso appropriato e consapevole per garantire la sicurezza di pazienti e operatori. La radioprotezione costituisce, pertanto, un elemento centrale nella pratica clinica, alla luce dell’evoluzione normativa e delle crescenti evidenze sui rischi associati all’esposizione.
Il corso affronta i principi della radioprotezione, con particolare riferimento al quadro normativo vigente e agli effetti clinici delle esposizioni, anche in contesti emergenziali. Vengono approfonditi gli aspetti legati all’impostazione degli esami radiologici e all’ottimizzazione delle tecniche di acquisizione, nonché i criteri di appropriatezza prescrittiva in diversi ambiti clinici. Sono, inoltre, analizzate situazioni specifiche, quali l’età pediatrica, la gravidanza e le alternative alle radiazioni ionizzanti, insieme al ruolo delle diverse figure professionali coinvolte, incluso il settore della fisica medica. Attraverso un approccio integrato, il corso mira a promuovere una pratica clinica più appropriata, sicura e conforme alla normativa in materia di radioprotezione.
Al termine i partecipanti saranno in grado di applicare i principi della radioprotezione nella pratica clinica, interpretare il quadro normativo vigente, valutare i rischi legati all’esposizione a radiazioni ionizzanti e adottare criteri di appropriatezza e ottimizzazione nelle prescrizioni e nelle procedure diagnostiche.
Il corso si compone di videolezioni corredate da slide scaricabili in formato pdf e prevede il superamento di un test di verifica finale.
Il corso (ID 486534) eroga 7 crediti ECM e sarà fruibile online dal 15 maggio 2026 al 14 maggio 2027.
Come accedere al corso
Il corso è disponibile gratuitamente sulla piattaforma FadInMed https://www.fadinmed.it/ per medici e odontoiatri.
Si ricorda che l’accesso a FadInMed è possibile sia attraverso SPID, carta d’identità elettronica (CIE) o carta nazionale dei servizi (CNS) che tramite le tradizionali credenziali (ID e PIN).
Autore: Redazione