Riforma della Corte dei Conti, il procuratore della Lombardia: “Il tetto ai risarcimenti danneggia la collettività. Il 70% resta accollato ai contribuenti”
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
“Negli ultimi tre anni abbiamo recuperato, in termini di introiti effettivi per gli enti danneggiati, quasi 51 milioni di euro. Dati che difficilmente riusciremo a replicare dopo la riforma Foti, visto che il risarcimento non potrà superare il 30% del danno e…
Il procuratore regionale della Corte dei Conti della Lombardia Paolo Evangelisti e il presidente Vito Tenore spiegano le conseguenze concrete della riforma che ha limitato le funzioni della magistratura contabile e la responsabilità erariale di amministratori e funzionari pubblici
“Negli ultimi tre anni abbiamo recuperato, in termini di introiti effettivi per gli enti danneggiati, quasi 51 milioni di euro. Dati che difficilmente riusciremo a replicare dopo la riforma Foti, visto che il risarcimento non potrà superare il 30% del danno erariale accertato o due annualità di stipendio. Vuol dire che il 70% resta accollato a noi contribuenti. Danneggia i cittadini e la collettività”. Anche il procuratore regionale della Corte dei Conti della Lombardia Paolo Evangelisti boccia la riforma della magistratura contabile con cui la maggioranza di destra ne ha limitato le funzioni e ha ridisegnato la responsabilità erariale di amministratori e funzionari pubblici. Con il risultato di indebolire la tutela delle finanze pubbliche e scaricare il peso degli errori gestionali sui cittadini.
“Questa novità normativa”, ha rincarato il presidente Vito Tenore incontrando i giornalisti in occasione della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario, “non ha una ratio rispondente a verità”. È stata giustificata con la necessità di superare la presunta “paura della firma“, ma si tratta di una “categoria onirica“, ovvero inesistente: “L’unico studio sulla materia, realizzato da Forum Pa nel 2017, dice che la preoccupazione dei dirigenti nasce da un quadro normativo mal redatto, dalla mancanza di un nocchiero che dia indicazioni sulla rotta da percorrere, dalla frammentazione delle competenze della pa, dalla scarsa formazione, dai criteri reclutamento non meritocratici”. Solo dopo, non certo in cima alla lista, arriva il timore della magistratura, che svolge il suo compito di “far rispettare le regole”. A riprova dell’inutilità del tetto, Evangelisti ha ricordato il precedente dello “scudo erariale” introdotto durante l’emergenza Covid e poi prorogato per cinque anni e mezzo, in base al quale non si rispondeva in caso di comportamenti omissivi gravemente colposi. “In questi anni non ho colto maggiore efficienza da parte della pa…”.
Peggio ancora, la riforma “ha previsto anche una schermatura vera e propria per gli amministratori, cioè di fatto una maggiore tutela per l’organo politico. Se sottoscrivono atti di loro competenza ma proposti e sottoscritti da funzionari pubblici si presume la buona fede salvo prova contraria: concretamente la responsabilità si sposta dal politico al funzionario, che essendo sovraesposto tenderà a chiedere sempre più visti e pareri” che ora andranno rilasciati entro 30 giorni pena lo scattare del silenzio-assenso. Risultato: si stimola la burocrazia difensiva che sulla carta si puntava a contrastare.
Le conseguenze concrete della riforma basata sul nulla sono pesantissime, ha spiegato Evangelisti con diversi esempi. Il primo è un caso di malpractice in sanità. “Un’azienda ospedaliera è stata condannata a risarcire 1 milione di euro per un parto gemellare complesso in una struttura senza terapia intensiva neonatale. E’ stato citato a giudizio il medico ritenuto responsabile, ma se sarà riconosciuta la colpa grave con la nuova legge rischierà al massimo due annualità di stipendio riferite peraltro al 1991, anno della condotta”.
Anche in campo finanziario si creano nodi delicati. La Corte dei conti ha competenza sui danni causati da privati che gestiscono fondi pubblici vincolati, come nel caso di soggetti che hanno beneficiato di finanziamenti garantiti dallo Stato: “Nel momento in cui il finanziamento non viene restituito, c’è la garanzia dello Stato e quindi il danno erariale. In un caso sono stati citati in giudizio coloro che hanno percepito indebitamente l’importo e la banca, in via sussidiaria, per culpa in vigilando. Parliamo di importi significativi, milioni di euro, quindi è probabile che la banca sia chiamata a coprire gran parte del danno. Eppure dopo la riforma anche in questo caso di applica il tetto del 30%, senza alcuna giustificazione”.
Molto criticate anche le parti della riforma oggetto di delega, a partire dalla gerarchizzazione interna della Corte e la minore autonomia dei magistrati contabili. Come ha ricordato Tenore, “con la gerarchizzazione viene aumentato il potere del procuratore generale basato a Roma, che non solo ha poteri di avocazione ma deve addirittura mettere una seconda firma su ogni singolo atto per istruttorie di particolare rilevanza o complessità pena la radicale nullità del fascicolo“. In questo modo, ha notato Evangelista, “vengono meno anche le garanzie dell’incolpato che oggi ha per esempio diritto a essere sentito dal titolare dell’istruttoria, cosa che ora diventa decisamente difficile esercitare questo diritto. Anche in questo caso, dunque, la logica dell’efficienza non regge”. Altrettanto preoccupante la separazione delle funzioni, con “il divieto per i pm contabili di fare domanda per altre funzioni di controllo e giurisdizione, ma senza che venga creato un altro organo di autogoverno”.
Il presidente Tenore vede anche qualche luce in un quadro critico. “Vengono tipizzate le ipotesi di colpa grave, ed è positiva la norma che ribadisce l’insindacabilità della scelta del dirigente di transare o mediare. È un’ottima alternativa per le amministrazioni per pagare di meno”. Positivo anche che il legislatore abbia imposto di valutare le eventuali concause organizzative, come carenze di organico o cattiva gestione interna, nel giudizio sulla responsabilità. Tra le zone grigie ancora tutte da definire, resta l’obbligo per i dipendenti pubblici – ora sospeso dal Milleproroghe – di stipulare polizze assicurative. A cui seguirà la partecipazione obbligatoria dell’assicuratore all’eventuale giudizio contabile. “Questo però sbilancia la parità delle parti. Noi avremo due difensori del convenuto, contro un procuratore. Allora perché non far intervenire anche l’amministrazione danneggiata?”.
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Nella medicina preventiva, la correlazione tra deficit sensoriali e ritardo diagnostico oncologico rappresenta un campo di indagine ancora largamente inesplorato. Un nuovo studio pubblicato su Nature...
Nella medicina preventiva, la correlazione tra deficit sensoriali e ritardo diagnostico oncologico rappresenta un campo di indagine ancora largamente inesplorato. Un nuovo studio pubblicato su Nature Health, condotto da ricercatori della Stanford Medicine in collaborazione con altre istituzioni, apre uno scenario inedito: le persone affette da daltonismo — tecnicamente definito come deficit della visione cromatica — potrebbero avere difficoltà nel riconoscere sangue nelle urine, uno dei segnali d'allarme più precoci del tumore della vescica, con conseguenze significative sulla sopravvivenza. La ricerca mette in relazione due condizioni che, in apparenza, non avrebbero motivo di intrecciarsi, ma che nella realtà clinica possono determinare ritardi diagnostici fatali.
Il daltonismo è molto più diffuso di quanto comunemente si creda. Colpisce circa 1 maschio su 12 e 1 femmina su 200, interessando prevalentemente la capacità di distinguere le tonalità rosse da quelle verdi. Questa difficoltà percettiva ha conseguenze quotidiane spesso sottovalutate: dalla lettura dei semafori alla valutazione della cottura degli alimenti. Nel contesto medico, tuttavia, l'incapacità di percepire correttamente il rosso può tradursi nell'impossibilità di riconoscere sangue nelle urine — la cosiddetta ematuria — che rappresenta il sintomo iniziale nel 80-90% dei pazienti con tumore della vescica, spesso in assenza di dolore.
Per quantificare l'impatto di questa lacuna percettiva sulla prognosi oncologica, il team guidato dal dottor Ehsan Rahimy, professore associato aggiunto di oftalmologia alla Stanford Medicine e autore senior dello studio, ha attinto a una delle più grandi banche dati sanitarie disponibili al mondo: la piattaforma TriNetX, che aggrega cartelle cliniche elettroniche in tempo reale da istituzioni di tutto il mondo, per un totale di circa 275 milioni di record de-identificati di pazienti. L'autore principale dello studio è Mustafa Fattah, studente di medicina alla Columbia University Vagelos College of Physicians and Surgeons.
Scorrendo circa 100 milioni di record di pazienti statunitensi mediante codici diagnostici ICD-10, i ricercatori hanno identificato 135 individui con diagnosi simultanea di daltonismo e tumore della vescica, e 187 pazienti con daltonismo e tumore del colon-retto. Per ciascun gruppo è stato costruito un gruppo di controllo comparabile: pazienti con la stessa neoplasia ma con visione cromatica normale, abbinati per caratteristiche demografiche e condizioni di salute. Come ha spiegato lo stesso Rahimy: "La potenza di questo tipo di studio risiede nella capacità di selezionare una popolazione di interesse molto specifica — in questo caso, pazienti daltonici che sviluppano tumore della vescica o del colon-retto. È una combinazione insolita, ma quando si lancia la rete in un oceano di dati, si ha più possibilità di catturare un pesce raro."
L'analisi della sopravvivenza ha rivelato un dato di notevole rilevanza clinica: nell'arco di 20 anni, i pazienti con tumore della vescica affetti da daltonismo hanno mostrato un rischio di mortalità per tutte le cause superiore del 52% rispetto ai pazienti con visione normale. Questa differenza è coerente con l'ipotesi di partenza, basata su ricerche precedenti che avevano già suggerito un legame tra deficit cromatico e diagnosi tardiva di alcune neoplasie.
I pazienti daltonici affetti da tumore della vescica hanno mostrato un rischio di mortalità superiore del 52% nell'arco di 20 anni rispetto ai pazienti con visione cromatica normale.
I precedenti della letteratura scientifica supportano questa interpretazione. Uno studio del 2009 su 200 uomini con carcinoma vescicale aveva già documentato che i soggetti con deficit cromatico ricevevano spesso una diagnosi a stadi più avanzati e invasivi rispetto a quelli con visione normale. Un esperimento del 2001 aveva inoltre chiesto ai partecipanti di identificare immagini di campioni biologici — saliva, urine e feci — contenenti sangue: le persone con visione normale li individuavano correttamente nel 99% dei casi, mentre i soggetti con deficit cromatico riuscivano nell'identificazione solo nel 70% dei casi. Un margine di errore che, proiettato su anni di mancata osservazione, può tradursi in diagnosi tardive con impatto sulla prognosi.
Un aspetto particolarmente interessante dell'analisi riguarda il tumore del colon-retto: contrariamente alle attese, i ricercatori non hanno rilevato alcuna differenza statisticamente significativa nella sopravvivenza tra pazienti daltonici e normovedenti. Questa divergenza rispetto al tumore della vescica trova una spiegazione plausibile nella diversa fenomenologia clinica delle due patologie. Come sottolinea Rahimy, "il sangue nelle feci non è il sintomo principale né il più frequente con cui si presentano questi pazienti." Studi clinici mostrano che quasi i due terzi dei pazienti con carcinoma colorettale riferiscono innanzitutto dolore addominale, e oltre la metà lamenta alterazioni dell'alvo. A ciò si aggiunge il ruolo decisivo dello screening sistematico, raccomandato per la popolazione generale tra i 45 e i 75 anni, che riduce la dipendenza dall'autoriconoscimento dei sintomi visivi.
I ricercatori avvertono che la differenza di mortalità osservata potrebbe addirittura essere sottostimata. La piattaforma TriNetX si basa su codici diagnostici formali, ma la maggioranza delle persone con deficit cromatico non ha mai ricevuto una diagnosi ufficiale, e pertanto risulterebbe classificata come normovedente nel database. "La maggior parte delle persone con deficit della visione cromatica funziona perfettamente nella vita quotidiana. Molte potrebbero non sapere nemmeno di averlo", ha precisato Rahimy. Questo sistematico sotto-riconoscimento del daltonismo nella popolazione implica che la coorte di controllo potrebbe contenere individui con deficit non diagnosticato, attenuando la differenza effettiva tra i due gruppi.
Il tumore della vescica è una patologia a prevalenza marcatamente maschile: gli uomini ne sono colpiti circa quattro volte più frequentemente delle donne. Considerando che anche il daltonismo è significativamente più comune nel sesso maschile, l'intersezione delle due condizioni rappresenta un rischio specifico per questa popolazione. Nel solo 2025, negli Stati Uniti si attendevano circa 85.000 nuove diagnosi di tumore della vescica.
Sul piano pratico, le implicazioni dello studio riguardano sia i medici sia i pazienti. Urologi e gastroenterologi intervistati dai ricercatori hanno dichiarato di non aver mai considerato il daltonismo come possibile fattore di ritardo diagnostico oncologico. Alcuni specialisti hanno già valutato l'inclusione di domande sul deficit cromatico nei questionari di screening. Per i pazienti con deficit della visione cromatica, lo studio evidenzia l'importanza di eseguire analisi delle urine durante i controlli annuali di routine e, qualora non si sia sicuri di riconoscere variazioni cromatiche nelle urine, di coinvolgere un convivente o un familiare nel monitoraggio periodico.
Lo studio è stato finanziato dal National Institutes of Health (grant P30-EY026877) e dall'organizzazione Research to Prevent Blindness, Inc. A esso ha contribuito anche un ricercatore del Beaumont Health. Gli autori riconoscono esplicitamente che si tratta di un'analisi osservazionale su larga scala — quella che Rahimy definisce una "visione da 30.000 piedi" — che individua tendenze meritevoli di approfondimento, ma non stabilisce relazioni causali dirette. La natura retrospettiva dell'analisi e la dipendenza dai codici diagnostici registrati nelle cartelle elettroniche costituiscono limitazioni metodologiche che i ricercatori stessi segnalano apertamente.
Le prossime fasi della ricerca dovranno includere studi prospettici con accertamento formale del deficit cromatico, analisi degli stadi di diagnosi al momento della presentazione clinica e valutazioni dell'impatto di interventi preventivi mirati. La domanda scientifica centrale rimane aperta: in che misura programmi di screening differenziati, che tengano conto del deficit cromatico, possono ridurre la mortalità per tumore della vescica nei soggetti colpiti? La risposta potrebbe orientare le raccomandazioni cliniche in modo da colmare una lacuna diagnostica che, come questo studio suggerisce, è rimasta invisibile per troppo tempo.