“Anche senza scendere sui binari incoraggiarono l’occupazione”, tra i 21 indagati per corteo a sostegno della Flotilla due assessori e due consiglieri Pd
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Manifestarono a sostegno della Global Sumud Flotilla e al termine del corteo i binari ferroviari furono occupati. Era il 1 ottobre del 2025 e oggi la procura di Parma ha notificato a 21 persone l’avviso di conclusione delle indagini. Tra gli indagati figurano…
Manifestarono a sostegno della Global Sumud Flotilla e al termine del corteo i binari ferroviari furono occupati. Era il 1 ottobre del 2025 e oggi la procura di Parma ha notificato a 21 persone l’avviso di conclusione delle indagini. Tra gli indagati figurano anche quattro esponenti del Partito democratico: due assessori della giunta comunale e due consigliere. L’indagine, coordinata dal procuratore Alfonso D’Avino, contesta a vario titolo i reati di interruzione di pubblico servizio e blocco ferroviario e stradale. Gli avvisi di fine indagine sono stati notificati agli assessori alla Sicurezza Francesco De Vanna e ai Servizi educativi Caterina Bonetti, oltre che alle consigliere comunali Gabriella Corsaro e Victoria Oluboyo. Non occuparono i binari, ma la procura gli contesta l’incoraggiamento.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, le condotte contestate ai manifestanti avrebbero avuto diversi livelli di coinvolgimento. A quattro attivisti dell’area Propal viene attribuita l’invasione materiale dei binari ferroviari all’interno della stazione di Parma. Per altri due indagati la Procura contesta invece di aver oltrepassato la linea gialla di sicurezza sul marciapiede, sedendosi con le gambe sporgenti sui binari insieme ad altre persone non identificate. Un comportamento che gli investigatori definiscono “potenzialmente idoneo a compromettere la libera circolazione dei treni”.
La posizione più numerosa riguarda però una quindicina di persone – tra cui i due assessori comunali – che secondo l’impostazione accusatoria si sarebbero fermate sul marciapiede senza scendere sui binari, né sporgersi oltre la linea di sicurezza. Tuttavia, sempre secondo la Procura, la loro presenza avrebbe contribuito a rafforzare la condotta degli attivisti che avevano occupato i binari. In particolare, gli indagati avrebbero “approvato, incoraggiato e collaborato” con chi aveva invaso la sede ferroviaria, fornendo supporto e concorrendo così, nel quadro della contestazione penale, a determinare la perturbazione della circolazione dei treni.
Sul piano politico e amministrativo la vicenda ha suscitato le prime reazioni a Parma. Il sindaco Michele Guerra ha spiegato di aver parlato con i due assessori coinvolti. “Li ho trovati tranquilli – ha detto –. Sono certo che chiariranno pienamente la loro posizione e intanto continueranno a lavorare con lo stesso impegno per il Comune di Parma”. Il primo cittadino ha espresso analoghe considerazioni anche per le due consigliere comunali raggiunte dall’avviso di fine indagine.
Tra i diretti interessati, l’assessore Francesco De Vanna ha confermato di aver ricevuto l’atto di conclusione delle indagini e ha sottolineato il rispetto per il lavoro della magistratura. “Il controllo di legalità svolto dalla Procura va sempre accettato dai cittadini e in particolare dagli amministratori. Nel caso di specie, ritengo di poter rapidamente dimostrare la piena correttezza del mio operato”, ha dichiarato, aggiungendo che la vicenda “non riguarda la vita amministrativa del Comune di Parma” e che “le carte confermano che non sono mai stato sui binari”. De Vanna è difeso dall’avvocato Salvatore Tesoriero.
Sulla stessa linea l’assessora Caterina Bonetti, che ha dichiarato di ritenersi “estranea a quanto contestato”, precisando che i fatti oggetto dell’indagine “non attengono all’attività amministrativa” e manifestando fiducia nella possibilità di chiarire rapidamente la propria posizione. Solidarietà agli amministratori coinvolti è stata espressa anche dal Partito democratico. Il segretario regionale dell’Emilia-Romagna Luigi Tosiani e quello provinciale di Parma Nicola Bernardi hanno affermato di avere “piena fiducia nel lavoro della magistratura” e di essere convinti che gli esponenti del partito “dimostreranno la piena liceità dei comportamenti e la correttezza del loro operato”.
Dal fronte politico opposto è intervenuta la deputata e coordinatrice regionale di Forza Italia per l’Emilia-Romagna Rosaria Tassinari, che pur ribadendo il principio della presunzione di innocenza ha espresso una condanna politica per azioni come l’occupazione dei binari ferroviari. “Comportamenti che rischiano di mettere in pericolo la sicurezza dei cittadini e di compromettere il regolare svolgimento di servizi pubblici essenziali”, ha dichiarato, sottolineando che chi ricopre incarichi istituzionali ha «una responsabilità ancora maggiore» nel mantenere comportamenti rispettosi delle regole.
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I casi di tumore del pancreas in Italia sono aumentati del 21% in 10 anni, e questa resta una delle neoplasie più difficili da trattare, anche se oggi è possibile una chirurgia mininvasiva che offre più vantaggi ai pazienti. (ANSA)
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Il radicale portò in clinica in Svizzera due pazienti italiani e non più curabili
Un altro energico allargamento per via giudiziaria delle norme a favore del suicidio assistito: questa è in sostanza la decisione del tribunale di Milano di archiviare l'inchiesta a carico del radicale Marco Cappato, imputato di "omicidio del consenziente" per avere portato in Svizzera in una clinica della "dolce morte" un uomo e una donna malati inguaribili di tumore e di Parkinson. Cappato era già stato assolto, grazie all'intervento della Corte Costituzionale, nel processo per la morte di Dj Fabo, avvenuta sempre in Svizzera nel 2017. Ma nella nuova inchiesta la situazione sanitaria era diversa: mentre Dj Fabo non poteva muoversi ed era legato ad una macchina, i protagonisti del nuovo caso erano in quel momento autosufficienti, anche se sottoposti a sofferenze e umiliazioni. Non rientravano, formalmente, nel requisito di essere "tenuti in vita a mezzo di trattamenti di sostegno vitale" che la Consulta aveva indicato, partendo dal caso Dj Fabo, come requisito indispensabile per accedere all'eutanasia. Ma per il giudice preliminare milanese Sara Cipolla il via libera alla morte può essere dato anche in previsione di una futura dipendenza da "mezzi di trattamento", in questo caso da un ciclo di chemioterapia e dall'installazione di un peg, un collegamento esterno dello stomaco. È un orientamento che potenzialmente amplia molto la platea degli ammessi al suicidio assistito, anche in assenza di una legge ad hoc.
Cappato si era autodenunciato per entrambi i casi, proprio con l'obiettivo (riuscito) di ottenere grazie alle sentenze il risultato fallito nel 2022, quando il referendum sul suicidio assistito venne dichiarato inammissibile. Poco dopo la bocciatura del referendum il radicale si era presentato dai carabinieri dichiarando di aver accompagnato Elena Altamira e Renato Noli in Svizzera, per morire "mediante auto-somministrazione di farmaco letale attraverso la procedura di suicidio assistito". Si trattava, in entrambi i casi, di vicende drammatiche. La Noli era affetta da un tumore diffuso in buona parte del corpo, recidivo dopo numerosi cicli di cure, viveva con una parte del cranio scoperto e, scrive la giudice Cipolla "per l'esperienza personale acquisita attraverso l'assistenza prestata ai familiari aveva avuto una chiara rappresentazione di quanto fosse atroce morire per soffocamento". Noli aveva invece una forma atipica di Parkinson la cui principale conseguenza era l'incapacità di deglutire e quindi di mangiare, aggravata da un frattura al femore che lo costringeva all'immobilità e alla dipendenza da terzi: "Romano Noli aveva manifestato la sua intenzione di porre fine volontariamente alla sua vita già nella primavera del 2022". In nessuno dei casi la fine era imminente, ma era certa e dolorosa. Per questo la Procura della Repubblica aveva chiesto nel settembre 2023 l'archiviazione del fascicolo. Dopo due anni e mezzo di attesa, arriva la sentenza del giudice: Cappato viene assolto.
"Il tema rilevante - scrive la giudice - non attiene al riconoscimento del diritto alla morte, ma al diritto ad una vita dignitosa secondo l'espressione di Seneca nelle lettere a Lucilio, non vivere bonum est sed vivere bene: e dunque a una morte dignitosa".
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L'attrice e conduttrice era apparsa per l'ultima volta in tv nello studio de "La volta buona" un mese fa e sempre nello stesso giorno sui social aveva rassicurato i fan
L'annuncio della scomparsa di Enrica Bonaccorti arriva come un pugno nello stomaco per tutti coloro che l'hanno amata come donna e apprezzata come attrice e conduttrice. Dallo scorso ottobre, mese in cui annunciò di avere un tumore al pancreas, Enrica ha condiviso la sua battaglia contro la malattia con il pubblico, mettendo nero su bianco i suoi pensieri su Instagram e parlando apertamente del cancro durante le ospitate in televisione.
L'ultima intervista
L'ultima apparizione di Enrica Bonaccorti sul piccolo schermo risale al 12 febbraio, quando fu ospite di Caterina Balivo nello studio de "La volta buona". In quell'occasione l'attrice era apparsa felice e in forma e lei stessa aveva usato parole positive per parlare delle sue condizioni di salute: "Me lo dico da sola. Come sto? Sto bene".
In quell'occasione, però, Enrica non aveva parlato né della malattia né delle cure, ma del suo libro "Nove novelle senza lieto fine", un lavoro realizzato proprio durante la sua battaglia contro il tumore al pancreas. Anche l'ultimo post condiviso con i follower su Instagram è datato 12 febbraio, un post nel quale annunciava la sua presenza su Rai1: "Parlerò poco di salute, solo per dirvi che sto bene, di più del mio libro". Esattamento un mese dopo, l'attrice è scomparsa.
Il toccante messaggio di ottobre
Il post più toccante e profondo Enrica Bonaccorti lo aveva affidato ai social network il 29 ottobre quando, subito dopo la diagnosi, era stata travolta dall'affetto del pubblico.