📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?3
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
41.5/100
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Criteri Critici
Formerà professionisti altamente qualificati nell'applicazione dei principi e delle metodologia della fisica applicate ai processi diagnostici, terapeutici e di prevenzione in ambito sanitario la nuova scuola di specializzazione in Fisica Medica attivata d...…
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
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Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Criteri Critici
Tumore al fegato in un bambino di 3 anni, salvato da una terapia sperimentale Centro Meteo Italiano
Il piccolo paziente era affetto da epatoblastoma resistente alla chemioterapia
La notizia straordinaria della totale remissione di un cancro al fegato in un paziente di soli 3 anni di età grazie ad una innovativa terapia sperimentale, sta facendo il giro del mondo, aprendo di fatto una nuova frontiera nella lotta contro questa tipologia di tumori molto aggressiva. Il piccolo paziente, grazie a questo farmaco (ancora in fase sperimentale), ha ottenuto la completa remissione del tumore resistente alle metastasi e alla chemioterapia. Un risultato impensabile fino a qualche anno fa anche tenuto conto che, a distanza di 12 mesi dal trattamento, i medici non rilevato alcuna traccia del tumore.
Il nuovo trattamento
Il risultato è ancora più straordinario considerando che il farmaco è stato tollerato benissimo dal piccolo paziente senza nessun effetto collaterale rilevante. Non sono state trovate tracce di tossicità sistemica né sindrome da rilascio di citochine, che rappresenta la reazione avversa più temuta in assoluto. La terapia a base di cellule CAR-T denominata “GPC3-CAR” è stata progettata per riconoscere una proteina particolarmente espressa nei tumori al fegato. Una terapia potenziata con interleuchina-15 e interleuchina-21 per ottenere risultati ancora più efficaci.
La malattia di cui soffriva il piccolo paziente
Il piccolo bambino di 3 anni ricoverato presso l’Ospedale Bambino Gesù di Roma, era affetto da epatoblastoma, una neoplasia purtroppo abbastanza diffusa nei bambini che viene normalmente trattata con asportazione chirurgica della massa e la sottoposizione del paziente a cicli di chemioterapia a base di farmaci come il cisplatino e la doxorubicina. Nel caso in questione, la terapia si è rivelata inefficace, per questa ragione il piaccolo paziente è stato ammesso al progetto di ricerca sperimentale chiamato CARE.
L’equipe che ha effettuato la somministrazione
La massa tumorale rilevata nel bambini trattato con il farmaco sperimentale, aveva una struttura di 11 centimetri di lunghezza, 9 cm di larghezza e 7 cm di spessore. Al momento della somministrazione della nuova terapia, il tumore nel bambino si era già esteso ai polmoni e, presumibilmente, anche alle ossa. La terapia innovativa GPC3-CAR, avrebbe determinato una totale remissione della malattia dopo due infusioni, a otto settimane di distanza l’una dall’altra. Mentre la prima infusione del farmaco ha prodotto una risposta parziale, il secondo trattamento si è rivelato fondamentale per eliminare il tumore in modo totale.
Il trattamento è stato somministrato da un team di ricerca statunitense guidato da medici del Baylor College of Medicine di Houston. Nella sperimentazione sono stati coinvolyi anche altri istituti di eccellenza come il Centro oncologico Fred Hutchinson di Seattle, l’Ospedale pediatrico del Texas e l’Istituto di ricerca metodista di Houston. L’intervento è stato effettuato in regime ambulatoriale e senza tossicità sistemica, come hanno avuto modo di spiegare gli esperti. Un risultato estremamente promettente che necessita però di ulteriori sperimentazioni su altri pazienti, trattandosi finora di un caso unico al mondo.
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52.6/100
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Criteri Critici
Leucemia linfoblastica acuta, immunoterapia in prima linea. Sopravvivenza oltre l’80% a tre anni Doctor33
La leucemia linfoblastica acuta (LLA), il tumore del sangue più comune in età pediatrica e con un secondo importante picco nella giovane età adulta, cambia il suo percorso terapeutico. A circa dieci anni dall’ingresso nella pratica clinica di blinatumomab, l’immunoterapia arriva sempre più precocemente nel trattamento dei pazienti adulti, con tassi di sopravvivenza superiori all’80%. È quanto emerso a Roma nel corso della conferenza stampa promossa da Amgen, dedicata alle nuove prospettive aperte dall’innovazione nella cura della LLA. Blinatumomab, anticorpo bispecifico della classe BiTE (Bispecific T-cell Engager), è approvato alla rimborsabilità in prima linea nei pazienti adulti con LLA a linfociti B Philadelphia-negativa (Ph-) di nuova diagnosi. Il farmaco crea un ponte tra i linfociti T e le cellule tumorali, permettendo al sistema immunitario di riconoscerle e distruggerle. Inizialmente sviluppato per le forme recidivate e resistenti ai trattamenti convenzionali, blinatumomab è stato successivamente studiato nei pazienti di nuova diagnosi, in sostituzione o in aggiunta alla chemioterapia tradizionale. “Il progressivo miglioramento nella prognosi dei pazienti nelle ultime due-tre decadi è il risultato di una stratificazione del rischio sempre più sofisticata e dell’introduzione dell’immunoterapia”, spiegaFranco Locatelli, direttore del Dipartimento di Onco-Ematologia, Terapia Cellulare e Genica dell’IRCCS Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma e professore ordinario di Pediatria all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. “In particolare l’anticorpo bispecifico blinatumomab è quello che ha dimostrato maggiore efficacia”. Un elemento centrale nel percorso di cura è rappresentato dalla malattia minima residua (MRD), che può persistere anche dopo il raggiungimento della remissione completa e associarsi a un maggiore rischio di recidiva. Blinatumomab ha inizialmente ricevuto l’approvazione proprio per il trattamento dei pazienti con MRD positiva, per poi essere studiato nelle fasi sempre più precoci della malattia. Lo studio randomizzato di fase III ECOG E1910 ha dimostrato che l’aggiunta di blinatumomab alla chemioterapia di consolidamento migliora significativamente la sopravvivenza nei pazienti in remissione con MRD negativa, raggiungendo una sopravvivenza globale a tre anni dell’85%. Più recentemente, lo studio GIMEMA LAL2317 ha confermato il valore dell’integrazione precoce nel trattamento di prima linea della LLA-B Ph-: nei pazienti in remissione che hanno ricevuto blinatumomab, la sopravvivenza globale a tre anni ha raggiunto l’82%. “Blinatumomab è il giusto completamento di questo lungo iter di avanzamento della ricerca”, sottolineaSabina Chiaretti, professoressa associata del Dipartimento di Medicina Traslazionale e di Precisione dell’Università La Sapienza di Roma. “Grazie al meccanismo d’azione immunoterapico che di fatto potenzia i linfociti T, consente di integrare l’immunoterapia più precocemente nel percorso di cura arrivando a tassi di sopravvivenza superiori all’80%”. La dimensione umana della malattia è stata affrontata anche attraverso “Sangue Bianco”, il cortometraggio prodotto da Amgen, con il patrocinio dellaFondazione Maria Letizia Vergae presentato al Festival di Cannes 2026. Il corto è ispirato al libro “Tante belle persone” di Paolo Tallini, che racconta il percorso del figlio Pietro e l’esperienza vissuta dalla famiglia durante la malattia. “Il volume nasce dalla dolorosa esperienza vissuta con mia moglie insieme a mio figlio Pietro”, racconta Tallini, sottolineando l’importanza della competenza medica, dell’eccellenza scientifica e della relazione umana nel percorso di cura. “Vedere un progresso della ricerca tradursi in una concreta possibilità di cura rappresenta per noi il significato più autentico dell’innovazione”, dichiara infineCarmen Nuzzo, Medical Development Director di Amgen Italia, riferendosi alla rimborsabilità in prima linea di blinatumomab e all’impegno a proseguire il lavoro insieme alla comunità medico-scientifica e alle istituzioni. Gli algoritmi relativi alla medicina di emergenza rappresentano una risorsa fondamentale per i professionisti sanitari che, ciascuno nel proprio ambito... L’impatto dell’Intelligenza Artificiale (AI) e dei Big Data nel settore sanitario è innegabile. L’AI sta rivoluzionando la scoperta di farmaci, la... Edra, sempre attenta a garantire una formazione completa e adeguata alle esigenze del sistema salute, ha progettato il nuovo corso... Introdurre la Medicina Narrativa nella progettazione dei percorsi di cura. Integrare la narrazione nel sistema cura e nel sistema persona... Inserisci le tue chiavi di accesso
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Criteri Critici
Terapia antibiotica in età pediatrica: una guida con indicazioni e dosaggi dentaljournal.it
Ultimo aggiornamento: 16 Settembre 2026
L’European Academy of Paediatric Dentistry ha stilato delle linee guida per l’impiego degli antibiotici in età pediatrica per il trattamento di condizioni odontoiatriche. Una discriminante importante è l’eventuale coinvolgimento sistemico
Attualmente in Europa circa 670.000 infezioni batteriche legate all’antibiotico resistenza si sviluppano ogni anno con una ricaduta pari a 33.000 morti all’anno come conseguenza di questo fenomeno. Il problema diventa ancora più rilevante in odontoiatria dove, quasi sempre, è praticata una terapia antibiotica empirica, non mirata, ad ampio spettro.
L’uso appropriato degli antibiotici è dunque un obiettivo globale e lo diventa ancora di più quando si parla di età pediatrica, in quanto lo sviluppo di resistenze batteriche in età infantile preclude a questi soggetti la possibilità di disporre di alcune molecole antibiotiche per la cura di eventuali infezioni batteriche che possono presentarsi nel corso della vita. Per questo l’European Academy of Paediatric Dentistry (Eapd) ha pubblicato una policy contenente delle linee guida aggiornate in merito all’impiego degli antibiotici in età pediatrica per il trattamento di condizioni odontoiatriche. Il lavoro ultimo è stato preceduto da un questionario inviato dai consiglieri dell’Eapd agli odontoiatri di tutti gli stati europei con una buona percentuale di risposta allo stesso (85,2%) e con un risultato che metteva in evidenza come in meno della metà degli stati europei erano messe in pratica delle linee guida dedicate all’impiego degli antibiotici in odontoiatria pediatrica.
Le linee guida Eapd
Un gruppo di esperti è stato invitato dall’Eapd a selezionare le migliori conoscenze ed evidenze scientifiche riguardanti l’impiego di antibiotici in età pediatrica al fine di formulare delle linee guida aggiornate, presentate durante il seminario Eapd di Praga 2023.
Sono state considerate delle precise, e più frequenti, condizioni odontoiatriche che potrebbero prevedere l’impiego di antibiotici e, per ciascuna di queste, è stata individuata l’eventuale raccomandazione all’impiego del farmaco, la relativa forza di raccomandazione e il livello di evidenza scientifica. Riportiamo di seguito tali condizioni odontoiatriche con la relativa indicazione all’antibiotico.
Infiammazione o infezione pulpare senza segni di coinvolgimento sistemico
In caso di pulpite irreversibile, anche con segni concomitanti di parodontite o ascesso localizzato senza coinvolgimento sistemico, le linee guida Eapd indicano la necessità di intervenire clinicamente il prima possibile con opportuna terapia odontoiatrica, ma non prevedono l’impiego di una terapia antibiotica di supporto, sia per gli elementi dentali primari sia per quelli permanenti.
La forza di queste raccomandazioni è forte, con un livello di evidenza scientifica comunque basso per la qualità degli studi presi in considerazione per tali situazioni cliniche.
Infezione pulpare sintomatica con segni di coinvolgimento sistemico
In tutte quelle situazioni cliniche nelle quali l’infezione pulpare e/o periapicale non rimane localizzata ma si manifesta con un gonfiore extra orale, segni di coinvolgimento delle strutture linfonodali di competenza, febbre e malessere diffuso, è consigliato iniziare il prima possibile il trattamento odontoiatrico, se possibile, e associare anche un’adeguata terapia antibiotica di supporto (tabella 2).
Se il quadro appare di importante coinvolgimento sistemico, non è da escludere l’ospedalizzazione e il ricorso a terapia antibiotica per infusione venosa. Il trattamento odontoiatrico potrebbe anche prendere in considerazione l’avulsione dell’elemento dentale responsabile dell’importante quadro locale e sistemico.
La forza di queste raccomandazione è debole, così come è basso il livello di evidenza della stessa.
Reimpianto di elemento dentale avulso
Gli outcome da considerare nel caso di reimpianto dentale sono stati individuati nella sopravvivenza del dente e la salute dei tessuti pulpari e parodontali dello stesso. Le evidenze presenti sull’argomento sono davvero molto scarse e dunque le linee guida Eapd indicano che non è necessaria la terapia antibiotica dopo il reimpianto dentale (raccomandazione forte).
Malattia parodontale necrotizzante
Per l’età pediatrica si prendono in considerazione quei quadri di parodontite necrotizzante, spesso associata a situazioni di immunodeficienza.
In quelle condizioni cliniche complicate da malessere sistemico, febbre e linfoadenoapatia è consigliato un approccio terapeutico locale e sistemico comprendente il controllo dell’importante dolore e il supporto di una terapia antibiotica (tabella 2).
La forza di raccomandazione di queste indicazione è forte, seppur il livello di evidenza molto basso.
Pericoronarite
Nei quadri di pericoronarite la somministrazione di antibiotici non è indicata se è praticata, compatibilmente con il quadro clinico, un’adeguata terapia parodontale o chirurgica (drenaggio dell’essudato infetto, realizzazione di un opercolo che riduce la pseudotasca, estrazione chirurgica).
La forza di questa raccomandazione è forte, ma con un basso livello di evidenza.
Nelle situazioni cliniche nelle quali la pericoronarite è complicata da un coinvolgimento sistemico (febbre, malessere, interessamento linfonodale), la linea guida suggerisce invece il ricorso alla terapia antibiotica per coadiuvare il quadro clinico (tabella 2).
La forza di questa raccomandazione è debole, con un livello di evidenza molto basso.
Profilassi antibiotica
La profilassi antibiotica nei pazienti pediatrici è raccomandata se esistono condizioni che possono predisporre allo sviluppo di endocardite batterica in seguito a procedure odontoiatriche predisponenti.
Le indicazioni, il tipo di antibiotico e il suo dosaggio sono indicate dalla European Society of Cardiology in sinergia e collaborazione con la European Accademy of Paediatric Dentistry (tabella 2).
Le singole situazioni cliniche che richiedono la profilassi antibiotica per il rischio di sviluppare endocardite comprendono l’estrazione dentale, le procedure chirurgiche in generale, le perforazioni della mucosa orale (non l’anestesia locale), le procedure che coinvolgono i tessuti parodontali (scaling) e periapicali (terapia canalare di elementi dentali in necrosi pulpare).
Stefano Daniele
Odontoiatra
Best clinical practise guidance for the use of antibiotics in children: an EAPD policy document. Eur Arch Paediatr Dent. 2025 Dec;26(6):1037-1043.
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Due giornate di visite gratuite per la prevenzione e la diagnosi precoce dei tumori testa-collo sono in programma il 23 e 25 settembre all'ospedale San Carlo di Potenza, nell'ambito della Make Sense Campaign, la settimana europea promossa dalla European He...…
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Criteri Critici
Vaccini personalizzati contro il cancro, la nuova frontiera dell’immunoterapia Irpiniaoggi.it
Dal melanoma ai tumori del polmone, del rene e della vescica: il vaccino terapeutico personalizzato apre nuove prospettive nella lotta contro le recidive. Il dottor Ascierto: «È un approccio costruito su misura per il tumore di ogni singolo paziente»
Un nuovo tassello nella lotta contro il cancro arriva dalla ricerca sui vaccini terapeutici personalizzati. Non si tratta di vaccini preventivi, ma di trattamenti progettati sulla base delle caratteristiche specifiche del tumore di ciascun paziente, con l’obiettivo di stimolare il sistema immunitario a riconoscere e contrastare le cellule tumorali.
A spiegare le prospettive di questa strategia è il dottor Paolo Ascierto, oncologo e ricercatore, da anni impegnato nello studio dell’immunoterapia e del melanoma.
La ricerca ha già ottenuto risultati significativi nel melanoma, dove l’immunoterapia rappresenta ormai uno degli strumenti fondamentali nel trattamento della malattia. Il passo successivo è capire quanto questo approccio possa essere esteso ad altri tipi di tumore.
«Ci sono già diversi studi in corso per quanto riguarda i tumori del polmone, del rene e della vescica», spiega Ascierto. «Inoltre, sono stati registrati primi dati molto interessanti persino per i tumori del pancreas e della mammella».
La caratteristica centrale di questi vaccini è la personalizzazione. Il trattamento viene infatti sviluppato tenendo conto delle peculiarità molecolari del tumore del singolo paziente, con l’intento di indirizzare in maniera più precisa la risposta immunitaria.
Un aspetto particolarmente importante riguarda il momento in cui questi trattamenti vengono utilizzati. La strategia viene studiata soprattutto nella fase adiuvante, cioè dopo l’intervento chirurgico.
L’obiettivo, in questa fase, non è sostituire la chirurgia, ma aggiungere un’ulteriore arma contro la malattia residua microscopica e ridurre il rischio che il tumore possa ripresentarsi.
«Dopo l’operazione l’obiettivo primario è proprio quello di prevenire la recidiva della malattia», sottolinea Ascierto.
Dunque, dal melanoma ad altri tumori solidi, la ricerca sta esplorando una medicina sempre più personalizzata, nella quale il sistema immunitario del paziente viene coinvolto direttamente nella lotta contro il tumore.
Il percorso scientifico è ancora in evoluzione e sono necessari ulteriori studi per stabilire l’efficacia e il ruolo definitivo di questi vaccini nelle diverse patologie. Ma i risultati iniziali stanno alimentando una nuova prospettiva: costruire un trattamento immunoterapico sempre più specifico, progettato intorno alle caratteristiche del tumore di ogni singolo paziente.
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Criteri Critici
Melanoma, ad Avellino la svolta del vaccino personalizzato: Ascierto e Gridelli tracciano le nuove frontiere dell'oncologia avellinotoday.it
Avellino, 16 settembre 2026 – Paolo Ascierto, direttore dell'Unità operativa complessa Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell'Istituto Nazionale Tumori IRCCS Pascale di Napoli, e Cesare Gridelli, direttore dell'Unità operativa complessa Oncologia Medica dell'Azienda ospedaliera San Giuseppe Moscati, hanno presieduto questa mattina l'incontro "Management del Melanoma oggi: il ruolo del Gruppo Oncologico Multidisciplinare", nell'aula multimediale della Città ospedaliera di Avellino. Al centro del confronto, l'evoluzione del trattamento del melanoma e il valore della presa in carico multidisciplinare del paziente.
Gestione multidisciplinare nella terapia del melanoma
Si è discusso della gestione della malattia da più punti di vista, con un approfondimento sul ruolo del dermatologo, dell'oncologo, del chirurgo e del radioterapista all'interno del Gom, il Gruppo oncologico multidisciplinare. Negli ultimi anni lo sviluppo dell'immunoterapia e delle terapie a bersaglio molecolare ha cambiato la prognosi dei pazienti con melanoma avanzato, riducendo il rischio di recidiva. Un cambiamento che rende necessaria l'integrazione tra le diverse figure professionali coinvolte nel percorso di cura.
Le competenze scientifiche coinvolte nel convegno
Responsabili scientifiche dell'evento sono state Maria Luisa Barzelloni, dirigente oncologa dell'Azienda Moscati, e Rosa Valentina Puca, responsabile dell'Unità operativa di Dermatologia e Dermochirurgia della stessa Azienda. Barzelloni è intervenuta sul ruolo dell'oncologo nella gestione multidisciplinare del melanoma; Puca ha approfondito il contributo dello specialista dermatologo.
I momenti chiave del dibattito tra esperti
Dopo i saluti della direzione strategica del Moscati, i lavori sono stati aperti dalla lectio magistralis di Paolo Ascierto, introdotta da Gridelli e dedicata al trattamento del melanoma tra storia, stato dell'arte e prospettive future. È seguita la sessione sull'integrazione delle competenze nella gestione multidisciplinare, con particolare attenzione al Gom melanoma. Nella seconda parte della mattinata sono stati discussi casi clinici complessi ed esperienze cliniche reali, con il contributo di professionisti provenienti da diverse realtà oncologiche campane: l'Istituto Pascale di Napoli, l'Università Federico II, l'Università di Salerno, l'Azienda San Pio di Benevento e l'Università Vanvitelli.
Il vaccino terapeutico personalizzato: una nuova frontiera
Al termine dell'incontro Ascierto ha parlato del vaccino terapeutico personalizzato contro il melanoma, definendolo uno strumento ulteriore nel contenimento della progressione oncologica. "Si tratta di una vera e propria rivoluzione, poiché parliamo di un vaccino personalizzato. Ribadisco che si tratta di un vaccino terapeutico e non preventivo: viene progettato e realizzato su misura per il tumore di quel singolo paziente, generando un impatto decisivo sul sistema immunitario".
Nuovi orizzonti terapeutici per diversi tipi di tumore
Interrogato sulle prospettive future e sulle altre patologie che potrebbero beneficiare di questo approccio, l'oncologo ha spiegato: "Ci sono già diversi studi in corso per quanto riguarda i tumori del polmone, del rene e della vescica. Sono stati registrati primi dati molto interessanti anche per i tumori del pancreas e della mammella".
Le modalità di somministrazione dei trattamenti innovativi
Ascierto ha chiarito anche le modalità di somministrazione di questi trattamenti: "Tutti questi trattamenti vengono somministrati sempre a seguito dell'intervento chirurgico, nella cosiddetta fase adiuvante, in cui l'obiettivo primario dopo l'operazione è prevenire la recidiva della malattia".
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Tumore al seno: quando diventa invasivo? L’esperimento della “piazza che si riempie” e le prospettive per la cura Il Giorno
Milano, 16 settembre 2026 – Stessa tipologia di patologia, diversi stadi, differenti rischi. Il tumore al seno può passare da uno stato iniziale contenuto a uno più invasivo. Ora è stato individuato il meccanismo che permette questa transizione: il concetto è stato preso in prestito dalla fisica statistica e mostra che la chiave sta nel superamento di una soglia critica nel numero di cellule cancerose più mobili.
È quanto afferma lo studio internazionale guidato da Ifom, l'istituto Airc di Oncologia molecolare di Milano, e dall'università Statale di Milano, che è stato pubblicato sulla rivista Nature Communications. I risultati, ottenuti con la partecipazione anche di università di Palermo e società Cogentech di Milano, non permettono ancora di sviluppare nuovi test diagnostici o terapie, ma aprono nuove prospettive per capire se il passaggio alla fase invasiva possa essere intercettato.
L’esperimento
Nelle fasi iniziali, il tumore al seno è spesso confinato all'interno dei dotti mammari e le sue cellule sono rigide, addensate e immobili. La sfida è capire se questa forma, che rappresenta oggi oltre il 20% delle diagnosi di tumore al seno in Italia, progredirà verso una più invasiva.
Per rispondere a questa domanda, i ricercatori coordinati da Giorgio Scita di Ifom e Università di Milano e da Fabio Giavazzi dell'Ateneo milanese hanno realizzato un sistema sperimentale in laboratorio formato da cellule con proprietà meccaniche differenti, e ne hanno poi osservato il comportamento nel corso di ore o giorni.
Una addetta mentre svolge un’esame di mammografia (Archivio)
La metafora
"Immaginate una piazza che si riempie lentamente – dice Scita – Finché le persone sono poche, ognuna può muoversi per conto proprio senza influenzare le altre. Superata una certa densità, basta un movimento per innescare una specie di reazione a catena. È lo stesso principio che abbiamo osservato nelle cellule tumorali: finché le cellule mobili sono poche e isolate, il tessuto rimane compatto e inerte. Quando superano però una soglia critica - continua Scita - si connettono tra loro e il movimento si propaga all'intero tessuto, trascinando con sé anche le cellule che prima stavano ferme”.
Ed è a questo punto che i rischi per l’organismo aumentano di molto, evolvendo in forme della patologia più gravi.
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Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
47.8/100
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Criteri Critici
Treviglio, due giorni dedicati alla prevenzione: in Piazza Setti anche lo screening per il tumore al polmone BergamoNews
Sabato 19 e domenica 20 settembre controlli, consulenze, vaccinazioni e dimostrazioni gratuite con Croce Rossa, Asst Bergamo Ovest, Lions e associazioni del territorio
Treviglio. La prevenzione esce dagli ambulatori e arriva in piazza. Sabato 19 e domenica 20 settembre, Piazza Setti ospiterà “Prevenzione in Piazza”, due giornate dedicate alla salute con screening gratuiti, controlli, consulenze e dimostrazioni.
L’iniziativa è organizzata dalla Croce Rossa Italiana – Comitato di Treviglio e Geradadda, dall’Associazione Cuore e Vita ODV, dal Lions Club Treviglio Host e dall’Asst Bergamo Ovest, con il patrocinio della Città di Treviglio e il sostegno della Fondazione Cassa Rurale di Treviglio e Bcc Carate e Treviglio.
Tra le attività previste ci saranno elettrocardiogramma, misurazione della pressione e della saturazione, glicemia a digiuno e colesterolo. Sul fronte della prevenzione polmonare sarà possibile effettuare la spirometria, compilare un questionario sul fumo e ricevere informazioni sullo screening per il tumore del polmone.
Proprio quest’ultimo rappresenta una delle novità principali del fine settimana. L’Asst Bergamo Ovest presenterà infatti l’allargamento a tutta la popolazione del territorio in possesso dei requisiti regionali del nuovo screening contro il tumore del polmone. Sarà presente uno stand dedicato per fornire informazioni e raccogliere le adesioni.
“Siamo orgogliosi – ha dichiarato – Rosetta Gagliardo, Commissario Straordinario dell’Asst Bergamo Ovest – di portare in piazza le competenze e la presenza dei nostri professionisti, dagli infermieri dell’Infopoint IFeC della Casa di Comunità, ai medici, alle dietiste, ai fisioterapisti e alle ostetriche. Come Asst Bergamo Ovest abbiamo pensato che “Prevenzione in Piazza” fosse l’occasione ideale per avviare un’iniziativa di fondamentale importanza per il territorio: l’allargamento a tutta la popolazione, in possesso dei requisiti regionali, del nuovo screening contro il tumore del polmone. Ci sarà uno stand dedicato dove poter aderire e ricevere informazioni anche sui nostri Centri Antifumo, rilevando anche i parametri di volume d’aria con uno spirometro portatile. Mettere a disposizione della cittadinanza tutte le attività in calendario – aggiunge – significa rendere la prevenzione un’opportunità concreta e accessibile per tutti”.
Durante il weekend sarà possibile sottoporsi anche alla valutazione del rischio di diabete e alla densitometria ossea UTS negli stand Lions. Sabato sarà inoltre disponibile lo screening del visus attraverso l’unità mobile dei Lions. Nella mattinata saranno effettuate anche le vaccinazioni contro pneumococco, herpes zoster, polio, tetano, difterite e pertosse.
Spazio anche all’informazione. All’Infopoint IFeC della Casa di Comunità saranno forniti consigli su prevenzione, screening e corretti stili di vita. Previsto anche il percorso ebbrezza, che attraverso speciali occhiali distorsivi simula gli effetti dell’alcol e delle sostanze stupefacenti sulle capacità visive e motorie.
Nel corso delle due giornate si alterneranno inoltre fisioterapisti, dietiste e ostetriche per consulenze, mentre il sabato pomeriggio sono previste dimostrazioni pratiche con il fisioterapista. Non mancheranno le dimostrazioni di rianimazione cardiopolmonare e disostruzione delle vie aeree.
“La prevenzione – spiega Massimo Marchesi, presidente della Croce Rossa di Treviglio – è uno degli strumenti più importanti che abbiamo per prenderci cura della nostra salute. Portare queste attività direttamente nelle piazze significa rendere la prevenzione ancora più vicina alle persone, offrendo ai cittadini l’opportunità di conoscere meglio il proprio stato di salute e di ricevere informazioni e consigli dai nostri professionisti. Sono iniziative come questa che ci aiutano a costruire una cultura della salute e della prevenzione sempre più diffusa”.
Per i cittadini sarà inoltre disponibile il “Passaporto di Salute”, legato alle diverse attività di prevenzione proposte durante l’evento.
Il Lions Club Treviglio Host accompagnerà le attività con una raccolta fondi destinata alla Cardiologia dell’Asst Bergamo Ovest. L’obiettivo è acquistare un software con intelligenza artificiale da integrare all’ecocardiografo già presente in reparto. Il programma consentirà di rilevare lo strain cardiaco, un parametro utile a individuare precocemente eventuali sofferenze del cuore e a migliorare la precisione diagnostica nelle patologie cardiache più complesse.
“Da 60 anni – sottolinea Enea Mamoli, presidente del Lions Club Treviglio Host – il Lions Club Treviglio Host con i propri service è impegnato al servizio della comunità, con particolare attenzione alla salute e alla prevenzione. La donazione che scaturirà dopo questo weekend in Piazza Setti si inserisce, perciò, nel solco della mission storica dei club, da sempre impegnati in progetti sanitari, sociali e culturali a favore della comunità. Questa donazione nasce dalla volontà di proseguire su questa strada, sostenendo concretamente l’Asst Bergamo Ovest e contribuendo a portare sul territorio strumenti sempre più avanzati a beneficio dei cittadini”
Anche l’Associazione Cuore e Vita richiama l’attenzione sull’importanza dei controlli.
“La prevenzione cardiovascolare – ha detto la presidente Donatella Ronchi – non è un evento isolato, ma una scelta quotidiana. Identificare precocemente i fattori di rischio come ipertensione, colesterolo alto e sedentarietà significa cambiare concretamente l’aspettativa e la qualità della vita. Monitorare la salute del proprio cuore attraverso controlli regolari e stili di vita sani è il primo, vero strumento terapeutico a nostra disposizione. I controlli durante il weekend della salute rappresentano un appuntamento importante per ricordarci quanto sia semplice prendersi cura di se stessi. Notevole poi la collaborazione fra le associazioni di volontariato sul territorio per il territorio!”
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?5
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
64.4/100
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B
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Criteri Critici
Linfoma diffuso a grandi cellule B, arriva in Italia una nuova terapia di seconda linea Doctor33
Il 15 settembre, in occasione della Giornata Mondiale del Linfoma, è arrivata una notizia concreta per i pazienti italiani con linfoma diffuso a grandi cellule B (DLBCL). L’anticorpo CD20xCD3 Glofitamab in associazione a gemcitabina e oxaliplatino (GemOx) è ora disponibile e rimborsato in Italia come seconda linea di trattamento per i pazienti con DLBCL recidivato o refrattario. Si tratta della prima combinazione di un anticorpo bispecifico con chemioterapia approvata in questa indicazione, e porta con sé due caratteristiche che ne definiscono il profilo pratico: è off-the-shelf, cioè immediatamente disponibile per la somministrazione, senza i tempi di preparazione richiesti da CAR-T o trapianto, e ha una durata fissa, di solito dodici cicli, pari a circa otto mesi.
Un bisogno rimasto insoddisfatto troppo a lungo
Il linfoma diffuso a grandi cellule B è la forma più comune di linfoma non Hodgkin. Fino al 40% dei pazienti non risponde alla prima linea di trattamento o va incontro a recidiva, ritrovandosi in un percorso di cura complesso con opzioni ancora limitate.
“Una recidiva entro i 12 mesi orienta generalmente verso la terapia CAR-T, mentre una ricaduta oltre i 12 mesi può indirizzare verso il trapianto autologo di cellule staminali”, ha spiegato il professore Carmelo Carlo-Stella, Ordinario di Ematologia e Direttore della Divisione di Ematologia dell'IRCCS Humanitas Research Hospital di Milano. “Entrambe le opzioni sono però riservate ai pazienti eleggibili. Sussiste quindi un importante bisogno clinico insoddisfatto per chi non può beneficiare di questi trattamenti”.
Fino ad oggi, in quel segmento di pazienti, le possibilità erano estremamente limitate. La chemioterapia standard R-GemOx permetteva di portare a guarigione circa il 10% dei casi refrattari sottoposti a trapianto, ma solo il 50% dei pazienti era effettivamente in grado di accedervi. Le terapie CAR-T hanno ampliato le opzioni, guarendo circa il 40% dei trattabili, lasciando però ancora una quota rilevante senza risposta efficace. Gli anticorpi bispecifici rappresentano il passo successivo, offrendo una possibilità anche a chi non ha risposto alle linee precedenti.
I dati dello studio STARGLO
Lo studio internazionale di fase III STARGLO ha confrontato la combinazione glofitamab + GemOx con R-GemOx nei pazienti con DLBCL recidivato o refrattario, con un disegno 2 a 1 nel braccio sperimentale. A tre anni di osservazione, i risultati sono netti. La sopravvivenza globale mediana è quasi raddoppiata: 25,5 mesi nel braccio glofitamab + GemOx contro 12,5 mesi nel braccio di controllo. La sopravvivenza libera da progressione è passata da 3,3 a 14,4 mesi.
I dati più rilevanti riguardano i pazienti trattati in seconda linea: più di uno su due è vivo dopo tre anni nel braccio trattato con la nuova combinazione, con una sopravvivenza mediana libera da progressione di 20,4 mesi contro 5,5 mesi del braccio R-GemOx. E il beneficio è stato osservato in tutti i sottogruppi di età: nei pazienti con meno di 65 anni, la sopravvivenza globale mediana è stata di 27 mesi contro 9; in quelli tra 65 e 74 anni, di 25 contro 13,8; in quelli con 75 anni o più, di 33 contro 8,3.
“La combinazione di glofitamab e GemOx ha dimostrato un miglioramento significativo della sopravvivenza globale e della sopravvivenza libera da progressione rispetto allo standard di cura”, ha dichiarato il professor Paolo Corradini, Ordinario di Ematologia all'Università degli Studi di Milano e Direttore della Divisione di Ematologia della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori. “L'efficacia osservata anche nella popolazione più anziana, insieme a un profilo di sicurezza gestibile, rende questa combinazione un'opzione di grande interesse nella pratica clinica, con un potenziale curativo anche in seconda linea”.
Come funziona glofitamab
Corradini ha spiegato il meccanismo d'azione dell'anticorpo bispecifico: a differenza degli anticorpi monoclonali tradizionali che riconoscono un solo bersaglio, glofitamab si lega contemporaneamente a due molecole sulla superficie delle cellule di linfoma e a un linfocita T del paziente, reclutando direttamente il sistema immunitario per uccidere la cellula neoplastica.
“È uno scenario completamente nuovo: entra in gioco il sistema immunitario del paziente stesso, estremamente più potente di tutti gli schemi di anticorpi convenzionali. E in questo caso l'anticorpo è stato sviluppato per un periodo fisso di trattamento”.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?4
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
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Criteri Critici
L'ematologo Ladetto: "Dalla ricerca nuove frontiere per la cura dei linfomi" La Stampa
L'ematologo Ladetto: "Dalla ricerca nuove frontiere per la cura dei linfomi"
di Albino Neri Il professor Marco Ladetto, presidente della Fondazione italiana linfomi (Fil) e primario del reparto di Ematologia dell'ospedale di Alessandria, sottolinea i risultati raggiunti dalla ricerca per la cura di questo specifico tumore del sangue: quest'anno sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista medica "The Lancet" due studi che fanno capo alla fondazione dedicati a nuovi protocolli per le rare forme di linfoma mantellare e di linfoma primitivo del sistema nervoso centrale.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
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Test sperimentale su biopsia liquida innovativa Adnkronos
Biopsia liquida combina con Ai 3 biomarcatori e potrebbe aprire via a trattamenti quando malattia è più curabile, ricerca supportata da Nih Usa e italiana Airc
Uno dei motivi per cui il cancro al pancreas rimane una neoplasia così letale è che viene in genere scoperto in fase avanzata, quando si è già diffuso. Un ampio studio internazionale pubblicato su 'Nature Medicine' potrebbe ora segnare un passo avanti nella sfida di anticipare la diagnosi. Un gruppo di ricercatori del City of Hope, una delle più grandi organizzazioni per la ricerca e la cura del cancro negli Stati Uniti, ha guidato lo sviluppo di un nuovo test del sangue sperimentale che potrebbe aiutare a individuare il cancro al pancreas nelle sue fasi iniziali, quando la malattia è più trattabile e potenzialmente curabile. I dati sembrano promettenti. Lo studio ha rilevato che questa biopsia liquida (Panxeon*) è risultata altamente sensibile nel rilevare la neoplasia in stadio 1 e 2, con un basso tasso di falsi positivi. Il test sperimentale è stato anche in grado di identificare la displasia di alto grado, una condizione precancerosa del pancreas, consentendo potenzialmente un intervento prima che si sviluppi il cancro, spiegano gli esperti.
La ricerca è stata supportata dagli statunitensi National Institutes of Health (Nih) - National Cancer Institute e dall'italiana Airc. "Il cancro al pancreas rimane così letale soprattutto perché lo scopriamo quando ormai la finestra di opportunità per la cura ha iniziato a chiudersi", osserva l'autore senior del lavoro, Ajay Goel, direttore del Dipartimento di diagnostica molecolare e terapie sperimentali del City of Hope. Per i pazienti, questi risultati rappresenterebbero "un passo avanti verso la diagnosi del cancro al pancreas prima della comparsa dei sintomi e quando sono ancora disponibili più opzioni terapeutiche". Il cancro al pancreas ha i tassi di sopravvivenza più bassi tra tutti i tumori (solo il 14% dei pazienti a 5 anni dalla diagnosi). Circa il 90% dei malati riceve la diagnosi in fase avanzata, quando la neoplasia si è già diffusa.
La biopsia liquida Panxeon adotta un approccio diagnostico innovativo e ha il potenziale per cambiare i tempi di diagnosi e trattamento di questo tumore. Funziona analizzando un campione di sangue per rilevare non uno, ma 3 marcatori del tumore al pancreas: microRna circolanti, microRna esosomiali e una proteina chiamata CA19-9. Il test utilizza quindi l'Ai per combinare tutte e tre le misurazioni in un unico punteggio che stima il rischio del paziente. Si tratta del primo test sperimentale a combinare questi tre biomarcatori in un unico esame. Per il nuovo studio i ricercatori hanno testato la biopsia liquida su quasi 1.800 pazienti negli Stati Uniti, in Europa e in Asia per determinare se i risultati promettenti precedentemente riportati si sarebbero confermati in diversi contesti clinici. I dati ottenuti vengono definiti "molto incoraggianti". L'esame del sangue ha identificato correttamente il cancro al pancreas di stadio 1 e 2 nell'87% dei casi, mentre il tasso di falsi positivi è stato solo del 3% nei gruppi a basso rischio e del 16% nei gruppi ad alto rischio. Piuttosto che sostituire le tecniche di imaging o altri test diagnostici, questa biopsia liquida potrebbe aiutare a identificare i pazienti ad alto rischio che dovrebbero essere sottoposti a ulteriori accertamenti, precisa Goel.
In particolare, Panxeon è risultato in grado di identificare la displasia di alto grado, condizione precancerosa avanzata spesso considerata lo 'stadio 0' del cancro al pancreas, in oltre il 64% dei casi. Questa scoperta potrebbe aiutare i medici a identificare meglio quali cisti pancreatiche richiedono un monitoraggio attivo o un intervento prima che si sviluppi un cancro invasivo.
La diagnosi precoce è da anni un obiettivo primario della ricerca, ma i precedenti test ematici si sono rivelati insufficienti. La combinazione di più biomarcatori in un unico test e la sua successiva valutazione in persone con rischio genetico familiare o ereditario, cisti pancreatiche e pancreatite cronica, anziché solo in soggetti sani, è ciò che distingue questo esame del sangue, spiega Goel: "La maggior parte dei biomarcatori fornisce solo una parte del quadro. La combinazione di più segnali biologici ci offre un'immagine più chiara di ciò che potrebbe accadere nel pancreas".
I pazienti che potrebbero trarre maggior beneficio sono quelli con rischio ereditario, anamnesi familiare di tumore al pancreas, cisti pancreatiche o pancreatite cronica. Queste persone vengono spesso monitorate tramite esami di imaging e altri test, ma gli approcci attuali sono invasivi, costosi e solo parzialmente utili per individuare il tumore nelle fasi iniziali. Un esame del sangue affidabile potrebbe aiutare a identificare chi necessita di ulteriori accertamenti. "Un cambio di stadio non è solo una statistica", evidenzia Goel. "Prima riusciamo a diagnosticare il cancro al pancreas, maggiori sono le possibilità di intervenire in modo efficace".
City of Hope sta promuovendo la ricerca sulla diagnosi precoce, su terapie mirate al gene Kras, vaccini contro il cancro e una rete nazionale di studi clinici per rendere disponibili più rapidamente ai pazienti nuovi trattamenti promettenti. Attraverso lo Stephenson Global Pancreatic Cancer Research Institute, inaugurato con una donazione storica di 150 milioni di dollari, l'organizzazione punta ad accelerare la ricerca sul cancro al pancreas in tutto il mondo.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO4
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
48.5/100
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Criteri Critici
ll Mammomobile torna nei comuni della Capitanata: sette tappe per gli screening gratuiti Associazione EpaC
ll Mammomobile torna nei comuni della Capitanata: sette tappe per gli screening gratuiti
Dal 17 al 28 settembre l’ambulatorio mobile di Asl Foggia farà tappa in sette centri della provincia. Mammografie, screening Hcv e controlli per il tumore del colon-retto: ecco calendario e modalità di adesione
La prevenzione oncologica torna direttamente nei comuni della Capitanata. Asl Foggia rimette in marcia il Mammomobile con sette tappe programmate dal 17 al 28 settembre per facilitare l’accesso gratuito agli screening, soprattutto per chi incontra maggiori difficoltà nel raggiungere le strutture sanitarie.
L’attività rientra nel Piano Regionale di Prevenzione e il calendario è stato predisposto dal Centro Screening aziendale insieme alle amministrazioni comunali. Oltre alla mammografia, durante le giornate saranno disponibili lo screening per l’Hcv e quello per il tumore del colon-retto.
Le sette tappe di settembre
Si comincia il 17 settembre ad Anzano di Puglia, in piazza Municipio, dalle 9 alle 13. Il 18 settembre il Mammomobile raggiungerà Sant’Agata di Puglia, in piazza Perillo, sempre dalle 9 alle 13.
Il 19 settembre sarà la volta di San Marco in Lamis, nella Villa Comunale. Dopo una giornata di pausa, il servizio ripartirà il 21 settembre da Accadia, presso il Palazzetto dello Sport.
Il 22 settembre appuntamento a Castelluccio dei Sauri, presso il Distretto Socio Sanitario; il 24 settembre a Roseto Val Fortore, in piazza Municipio. Ultima tappa prevista il 28 settembre a Celle di San Vito, nel piazzale Magrone. Tutti gli appuntamenti si svolgeranno dalle 9 alle 13.
Chi può partecipare
Lo screening per la diagnosi precoce del tumore al seno è rivolto alle donne tra i 50 e i 69 anni. Il controllo per l’Hcv, finalizzato all’identificazione del virus dell’epatite C, è destinato a donne e uomini tra i 36 e i 56 anni.
Per la prevenzione del tumore del colon-retto, rivolta a donne e uomini tra i 50 e i 69 anni, gli operatori dell’Asl consegneranno un coupon da utilizzare nelle farmacie convenzionate per ritirare il kit per la ricerca del sangue occulto nelle feci.
L’adesione è volontaria e gratuita. È possibile prenotare attraverso il numero verde 800 957 773, attivo dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13, scrivendo all’indirizzo segreteriascreening@aslfg.it oppure utilizzando il QR code presente sulle locandine. Al momento dell’esame è necessario presentare la tessera sanitaria.
“La prevenzione è una scelta che salva la vita: è uno degli strumenti più efficaci che abbiamo per prenderci cura della nostra salute, prima ancora che compaiano sintomi”, spiega la direttrice generale di Asl Foggia Tiziana Dimatteo. “Gli screening consentono di individuare precocemente eventuali alterazioni e, quando necessario, di intervenire tempestivamente, aumentando le possibilità di cura”.
Per Elvira Sparacia, coordinatrice del Centro Screening, portare i servizi direttamente nei comuni significa rendere la prevenzione più accessibile: “La diagnosi precoce può fare una differenza sostanziale nel percorso di una persona e può contribuire a ridurre la necessità di trattamenti più invasivi”.
Fonte: immediato.net
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Q5Le date sono chiaramente indicate?3
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Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO5
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Criteri Critici
Tumore al polmone, una nuova terapia riduce il rischio di progressione del 37% Il Digitale
Si accendono nuove speranze per i soggetti che presentano un tumore al polmone, grazie alla terapia trastuzumab deruxtecan. “Ansa” specifica che i pazienti coinvolti direttamente sono quelli affetti da carcinoma polmonare non a piccole cellule avanzato con mutazione del gene Her2.
La nuova terapia è stata confrontata con la più tradizionale chemioterapia ed è stata riscontrata una sopravvivenza di 14,3 mesi rispetto ai soliti 8,3. Le analisi sono state condotte nel corso dello studio di fase 3 Destiny-Lung04, che a differenza delle fasi iniziali offre dei risultati molto più solidi.
Nuova terapia contro il tumore al polmone
Lo studio internazionale di fase 3 Destiny-Lung04 sta avendo un ruolo importante per quanto riguarda la cura del tumore al polmone. Nel corso della ricerca, riporta “Ansa”, sono stati osservati gli effetti della terapia trastuzumab deruxtecan sui soggetti affetti da carcinoma polmonare non a piccole cellule avanzato con mutazione del gene Her2.
La nuova terapia è stata confrontata con la più canonica chemioterapia con doppietta platino-pemetrexed più pembrolizumab, ottenendo i seguenti esiti. Innanzitutto, il tasso di risposta obiettiva è stato del 70%, rispetto al 44,5% con pembrolizumab più chemioterapia. In generale, il profilo di sicurezza di trastuzumab deruxtecan è risultato coerente con il profilo già noto e non sono stati identificati nuovi segnali di sicurezza.
In secondo luogo, la sopravvivenza libera da progressione mediana della patologia ha raggiunto i 14,3 mesi in confronto agli 8,3 mesi della terapia standard. A commentare la scoperta è stata Silvia Novello, presidente di Walce, Women against lung cancer in Europe, e responsabile dell’Oncologia medica presso l’Aou San Luigi Gonzaga di Orbassano. Queste le sue parole riportate su “Ansa”:
Ogni anno in Italia vengono stimati circa 45.000 nuovi casi di carcinoma polmonare. Il tumore del polmone non a piccole cellule con mutazione di Her2 è una patologia aggressiva, per la quale gli attuali standard di cura in prima linea hanno scarsa efficacia e molti pazienti presentano progressione di malattia entro un anno dall’inizio del trattamento. Con un tasso di risposta obiettiva del 70% e una sopravvivenza libera da progressione mediana di 14,3 mesi, trastuzumab deruxtecan ha sicuramente le caratteristiche per diventare una nuova opzione di cura di prima linea per questi pazienti.
Leggi anche: Tumore al polmone, è nel sangue la “firma” che prevede la diagnosi 5 anni prima: cosa dice la ricerca
Come funziona la terapia contro il tumore?
Il dato sorprendente emerso dallo studio su tale terapia è, quindi, che essa riduce il rischio di progressione di tumore al polmone del 37%. Antonio Passaro, direttore della Divisione di Oncologia Toracica all’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) di Milano, ha spiegato meglio come ciò avviene. Ecco la sua dichiarazione che ha ripreso “Ansa”:
Circa il 4% dei pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule presenta la mutazione della proteina Her2. Trastuzumab deruxtecan combina un anticorpo monoclonale con un agente citotossico ed è altamente selettivo per le cellule tumorali, riducendo al minimo i danni alle cellule sane circostanti e aumentando l’efficacia del trattamento nei pazienti con tumore con mutazione di Her2.
“healthy.thewom.it” spiega che Her2 è una proteina coinvolta nei segnali che regolano la crescita e la sopravvivenza delle cellule. Alcune alterazioni del gene corrispondente possono sostenere la proliferazione tumorale e diventare un bersaglio terapeutico. In questo contesto, la terapia appartiene alla categoria dei congiunti anticorpo-farmaco.
Dunque, un anticorpo riconosce Her2 sulla cellula tumorale e trasporta al suo interno un agente citotossico, così da concentrare l’azione antitumorale sulle cellule che esprimono il bersaglio. Il trattamento raggiunge così altri tessuti, anche se gli effetti indesiderati restano possibili, in quanto la voce “profilo di sicurezza in linea con quello noto” indica che nella sperimentazione non sono emersi nuovi segnali.
Leggi anche: Tumore al polmone, mix di due farmaci biologici evita la chemio: salverà l’80% dei pazienti
L’importanza dello studio
Il trattamento è stato rilevato nel corso dello studio di fase 3 comparativo Destiny-Lung04, che offre delle evidenze più solide rispetto alle sperimentazioni iniziali. I risultati ottenuti sono i seguenti: il tasso di risposta obiettiva è stato del 70,0%, rispetto al 44,5% della terapia standard.
Questo indica, sottolinea “healthy.thewom.it”, la quota di pazienti nei quali le lesioni tumorali si sono ridotte secondo criteri prestabiliti. La sopravvivenza libera da progressione, invece, rappresenta il tempo in cui la malattia non ha mostrato un peggioramento documentato.
Il contesto in cui tale malattia potrebbe essere applicata, va sottolineato, è relativo ai tumori nei quali la mutazione è stata identificata con test adeguati. Dunque, la rilevanza del risultato è strettamente connessa con la medicina di precisione. In aggiunta, uno studio di fase 3 rilascia dei dati rilevanti, ma che necessitano ugualmente di un’osservazione più lunga e una valutazione di efficacia, tossicità e impatto quotidiano del trattamento.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
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Criteri Critici
Malato di linfoma, il cane Finn si ferma incantato a ogni vetrina di ristorante: la sua storia Radio RDS
Si chiama Finn, è un meticcio anziano e ha un’ossessione tutta sua, buffa e golosissima: fermarsi davanti alle vetrine dei locali gastronomici e restare a guardare, incantato, per tutto il tempo che vuole. La sua storia, raccontata dal portale yahoo.com, sta facendo il giro dei social perché la sua proprietaria ha raccolto in un video tutte le sue soste più golose. Dietro la tenerezza, però, c’è anche un motivo più profondo: Finn sta affrontando le cure per un linfoma, e ogni sua passeggiata ha per la famiglia un valore speciale.
Finn e la sua ossessione per le vetrine dei ristoranti
Tutto è nato quando la sua proprietaria ha deciso di raccogliere in un dolcissimo montaggio video tutte le soste strategiche del suo amico a quattro zampe. Armato di pettorina e guinzaglio, Finn passeggia tranquillamente per il quartiere, ma quando avvista una vetrina che espone delizie culinarie si blocca. Che si tratti di un maestro gelatiere intento a riempire un cono croccante, di un pizzaiolo che stende la pasta fresca o di un barista che sistema eleganti pasticcini sotto una campana di vetro, il cane si piazza davanti al vetro e osserva incantato la scena. La sua umana, con infinita pazienza, aspetta semplicemente al suo fianco, lasciandogli tutto il tempo necessario per godersi lo spettacolo. E i lavoratori all’interno dei locali? Ormai lo adorano, e accolgono il suo musetto curioso con sorrisi affettuosi direttamente dalle cucine.
Il significato più profondo dietro le passeggiate di Finn
Dietro questa buffa abitudine si nasconde un dettaglio che rende il tutto ancora più commovente. Il dolce meticcio sta affrontando delle cure per un linfoma. Proprio per questo motivo, ogni singola uscita all’aria aperta e ogni momento di curiosità assumono un valore inestimabile per la sua famiglia. Finché ci saranno prelibatezze da ammirare dietro un vetro, Finn avrà sempre un’ottima scusa per fermarsi, curiosare e, soprattutto, godersi la vita.
Perché i cani amano così tanto guardare le vetrine
Se ci si chiede cosa spinga un cane a incantarsi davanti a un negozio, la risposta è nella sua natura. Per i cani, una vetrina non è solo una barriera trasparente, ma una vera e propria finestra sul mondo ricca di stimoli. Grazie a circa 300 milioni di recettori olfattivi, contro i miseri 6 milioni di noi umani, e a un udito finissimo, percepiscono odori e rumori che noi non notiamo, anche da dietro un vetro. Entra in gioco anche un forte istinto di osservazione: i cani sono naturalmente attratti dal movimento, dalle luci e dalle ombre. I riflessi, i neon e il passaggio frenetico delle persone all’interno dei locali rappresentano un irresistibile arricchimento sensoriale. Senza dimenticare l’istinto territoriale: monitorare ciò che accade all’interno e all’esterno è un modo per raccogliere preziose informazioni sull’ambiente circostante.
Insomma, la prossima volta che un cane si fermerà a fissare la vetrina di un negozio, meglio lasciargli qualche secondo per esplorare il mondo a modo suo. Proprio come fa il piccolo grande Finn, il critico gastronomico più dolce e amato del web.
Foto: immagine generata con AI
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Talassemia, prima terapia genica in Sardegna: paziente trattato al Brotzu Radio Sintony
Attualità
16 Settembre 2026
Talassemia, prima terapia genica in Sardegna: paziente trattato al Brotzu
Il paziente è stato dimesso e da un mese non necessita di trasfusioni. Todde: «Un risultato straordinario per la nostra sanità»
Per la prima volta in Sardegna un paziente affetto da talassemia major è stato trattato con terapia genica all’Arnas Brotzu di Cagliari. Il paziente è stato dimesso e da un mese non ha bisogno di trasfusioni.
“È un risultato straordinario per la nostra sanità e, soprattutto, per le persone che convivono con la talassemia. Un traguardo che dimostra come anche in Sardegna sia possibile garantire l’accesso alle terapie più avanzate e trasformare l’innovazione scientifica in nuove possibilità di cura”, dichiara la presidente della Regione Sardegna e assessora ad interim della Sanità, Alessandra Todde.
“La Sardegna conosce il peso della talassemia più di altri territori. Per questo abbiamo combattuto affinché la nostra regione potesse accedere, per la prima volta, al Fondo nazionale per i farmaci innovativi e ne difenderemo ad ogni costo la dotazione destinata alla Sardegna. Abbiamo inoltre scelto di investire direttamente sull’innovazione, affiancando risorse regionali a quelle nazionali, perché l’accesso alle cure deve essere determinato dalle condizioni cliniche delle persone”, sottolinea la Presidente.
In questa strategia si inserisce anche il nuovo servizio di Aferesi dell’Arnas Brotzu, fortemente voluto dalla Regione e inaugurato nel febbraio 2026, che rappresenta un ulteriore tassello nel rafforzamento dell’offerta assistenziale e terapeutica.
“Dietro questo traguardo ci sono anni di lavoro e, soprattutto, le competenze dei professionisti del Brotzu - con i tre presidi del Businco, del Microcitemico e del San Michele - che ringrazio per il lavoro costante e per la qualità dell’assistenza che garantiscono ogni giorno”, prosegue Todde.
Il Brotzu è l’unico centro accreditato in Sardegna per questa procedura ed è tra i primi in Italia. Un percorso che la Regione considera strategico e che punta a garantire ai pazienti sardi l’accesso alle terapie più innovative.
“È decisivo sostenere questo percorso. Oggi abbiamo un primo risultato concreto. La sanità pubblica deve avere questa ambizione: portare in Sardegna le terapie più avanzate e trasformare la ricerca scientifica in nuove possibilità di cura per le persone”, conclude la presidente Todde.
@Redazione Sintony News
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Radioterapia all'ospedale Vito Fazzi di Lecce: in arrivo il nuovo acceleratore lineare, collaudi al via pugliain.net
Arrivano notizie attese per il reparto di Radioterapia Oncologica dell’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce. Il primo dei due nuovi acceleratori lineari acquistati dalla ASL entrerà ufficialmente in funzione tra la fine di settembre e i primi giorni di ottobre. La conferma è arrivata a seguito di un sopralluogo del consigliere regionale Paolo Pagliaro (capogruppo di Fratelli d’Italia), che ha verificato lo stato di avanzamento dei lavori.
Attualmente sono in corso le procedure tecniche di collaudo, indispensabili per verificare il corretto puntamento dei fasci di radiazioni, monitorare le emissioni e garantire i massimi standard di sicurezza per i pazienti e per gli operatori sanitari.
Il percorso del rinnovo tecnologico
L’ammodernamento della dotazione tecnologica del reparto arriva dopo un iter complesso e segnato da diversi rinvii organizzativi. Il piano di sostituzione delle macchine obsolete ha previsto un investimento complessivo di circa 7,3 milioni di euro da parte della ASL per l’acquisto di due nuovi macchinari.
L’iter avviato nel 2024 in Commissione Sanità e i successivi sopralluoghi operativi avevano inizialmente stimato l’avvio delle apparecchiature per la metà del 2025. Alcuni rallentamenti di cantiere, dovuti principalmente ai vincoli strutturali degli spazi e alla logistica dei bunker di contenimento, hanno posticipato l’inaugurazione alla stagione autunnale.
Un polo di eccellenza con tre acceleratori lineari
Con l’entrata a regime di questa prima apparecchiatura, la struttura avvierà la fase successiva del piano di ammodernamento:
Installazione del secondo macchinario: cominceranno i lavori di adeguamento dei locali per ospitare la seconda macchina di nuova generazione.
Riorganizzazione del parco macchine: dei due vecchi acceleratori finora in uso, il più datato è stato definitivamente dismesso, mentre l’altro è stato sottoposto a un aggiornamento tecnologico e rimarrà operativo.
Tre macchine operative: a regime, la Radioterapia Oncologica del Fazzi potrà contare su tre acceleratori lineari operativi in parallelo.
L’assetto a tre macchine permetterà di standardizzare i protocolli terapeutici e di trasferire i pazienti da un macchinario all’altro senza dover rielaborare i piani di trattamento in caso di manutenzioni, riducendo le liste d’attesa e garantendo la continuità delle cure oncologiche.
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Innovazione in medicina: rimossi tumori del colon e prostata con telechirurgia in Italia V-news.it
In Italia, per la prima volta, sono stati rimossi un tumore del colon e uno della prostata tramite telechirurgia, segnando un importante progresso nella chirurgia oncologica. Questa innovativa tecnica offre vantaggi come interventi meno invasivi e tempi di recupero ridotti, promettendo un futuro migliore per i pazienti affetti da tumori.
Per la prima volta in Italia rimossi un tumore del colon e uno della prostata in telechirurgia
Innovazione in Telechirurgia in Italia
Un passo significativo nella lotta contro il cancro è stato compiuto in Italia, dove per la prima volta sono stati rimossi un tumore del colon e uno della prostata tramite telechirurgia. Questo approccio innovativo ha visto la partecipazione del Policlinico Agostino Gemelli Irccs e dell’Ospedale Isola Tiberina, due poli d’eccellenza nel panorama sanitario nazionale. Gli interventi, effettuati su una donna e un uomo, rappresentano un notevole progresso nella chirurgia oncologica e potrebbero aprire la strada a un uso più ampio di questa tecnologia avanzata nel futuro.
Dettagli degli Interventi Eseguiti
Le operazioni sono state condotte attraverso un sistema di telechirurgia, che consente ai medici di eseguire interventi chirurgici a distanza grazie a tecnologie all’avanguardia. Durante il primo intervento, il tumore del colon è stato rimosso con precisione, mentre nel secondo è stata effettuata l’asportazione della prostata. Entrambi i pazienti sono stati monitorati attentamente durante e dopo le procedure, e i risultati iniziali sono stati molto promettenti. Questa nuova tecnica non solo offre un’alternativa meno invasiva rispetto alla chirurgia tradizionale, ma riduce anche il tempo di recupero per i pazienti.
Vantaggi della Telechirurgia
La telechirurgia presenta numerosi vantaggi rispetto alle tecniche chirurgiche convenzionali. Innanzitutto, grazie alla possibilità di operare a distanza, i chirurghi possono intervenire su pazienti in località diverse, superando le barriere geografiche. Inoltre, la telechirurgia permette di utilizzare strumenti e tecnologie avanzate, garantendo maggiore precisione e riducendo il rischio di complicazioni. I pazienti possono beneficiare di interventi meno invasivi, con conseguente diminuzione del dolore post-operatorio e un periodo di recupero più breve. Questi aspetti sono particolarmente rilevanti nel trattamento di malattie oncologiche, dove il tempo è un fattore cruciale.
Il Futuro della Chirurgia Oncologica
Questi interventi pionieristici segnalano un cambiamento importante nel modo in cui vengono affrontati i tumori in Italia. Con l’avanzamento della tecnologia e l’implementazione di sistemi di telechirurgia, è possibile immaginare un futuro in cui i pazienti possano ricevere cure di alta qualità, indipendentemente dalla loro posizione geografica. Gli esperti del settore sottolineano che la telechirurgia potrebbe diventare una pratica standard in diversi ambiti della chirurgia oncologica, contribuendo a migliorare le prospettive di cura per i pazienti affetti da tumori. La comunità medica attende con interesse i risultati a lungo termine di questi interventi sperimentali, augurandosi che possano rappresentare un nuovo standard nella lotta contro il cancro.
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Ora l’IA guida la chirurgia: cancro al rene, meno rischi La Provincia di Como
Il carcinoma a cellule renali è la forma più frequente di tumore del rene. La chirurgia resta il trattamento di riferimento per la malattia localizzata, ma circa 1 paziente su 3 va incontro a recidiva o progressione, ecco perché è importante individuare già in fase preoperatoria i pazienti a rischio più elevato. Per rispondere a questa esigenza, un gruppo multidisciplinare dell’Università Vita-Salute San Raffaele e dell’Irccs Ospedale San Raffaele, in collaborazione con l’Ospedale Universitario Careggi di Firenze, ha sviluppato un nuovo modello di intelligenza artificiale capace di stimare, prima della chirurgia, il rischio di mortalità tumore-specifica nei pazienti con carcinoma renale non metastatico. Ne abbiamo parlato con il professor Carlo Tacchetti, ordinario di Anatomia Umana e Direttore del Programma Strategico di IA dell’Università Vita-Salute San Raffaele.
Professore ci aiuta a capire perché studiare prima del trattamento questa tipologia di patologia è importante?
Nel tumore del rene non sempre è possibile ottenere una biopsia, prima dell’intervento chirurgico, e questo, in assenza del dato istologico, rende complicata e talvolta impossibile una corretta valutazione della possibile evoluzione della malattia, con alcune conseguenze.
Quali?
Al momento la terapia di elezione per tumori al rene non metastatici è l’intervento chirurgico. Tuttavia ci sono pazienti ai quali, con il senno di poi, l’intervento poteva essere risparmiato. Si tratta, ad esempio, di pazienti che sviluppano una forma aggressiva e che a causa di questa, o per altre cause, vanno incontro ad una elevata mortalità nel periodo successivo all’intervento. In questi pazienti forse l’intervento chirurgico potrebbe essere risparmiato perché la prognosi non è favorevole nonostante l’intervento. Allo stesso tempo, ci sono pazienti che non presentano alcun rischio di recidiva o di progressione della malattia, per i quali si potrebbe prevedere un programma di monitoraggio attivo, per poi valutare l’intervento solo se la situazione si complica. In ultimo, in alcuni pazienti potrebbe essere utile, in base alla prevista progressione della malattia, ipotizzare di fare precedere all’intervento chirurgico una terapia neoadiuvante. Quindi una più accurata valutazione preoperatoria di un paziente con tumore al rene potrebbe determinare scelte diverse in base al quadro clinico prospettato.
In sostanza l’obiettivo è di evitare la chirurgia a chi non serve?
Dobbiamo precisare che la chirurgia è il trattamento di prima scelta per la patologia, ma allo stesso tempo è utile ricordare che la nefrectomia prevede l’asportazione totale o parziale del rene e che risparmiare un “over treatment”, e cioè evitare un trattamento eccessivo rispetto a quella che è la situazione effettiva del paziente, non è un aspetto di poca importanza, considerando le possibili complicanze che possono generarsi.
Oggi esistono dei protocolli di stima del rischio ma l’efficacia è bassa, per questo la scelta di sfruttare l’Intelligenza Artificiale? Lo studio, utile ricordarlo, è una nuova applicazione della piattaforma che avete sviluppato presso S-Race (San-Raffaele AI Center) dell’Università Vita-Salute San Raffaele, per trasformare i dati raccolti nella pratica clinica quotidiana in strumenti di supporto alla ricerca e alle decisioni cliniche.
Con il professor Andrea Salonia, direttore dell’Istituto di Ricerca Urologica (Uri) e ordinario di Urologia, il dottor Alessandro Larcher, urologo e il dottor Alberto Traverso, responsabile del gruppo di Data Science di S-Race, abbiamo cercato di capire come sfruttare i dati relativi ai nostri pazienti e a come sviluppare in modello Ia che ci permettesse di stabilire prima dell’intervento chirurgico il rischio di mortalità dovuta al tumore del rene. Per stimare questo rischio il modello ha individuato utilizzato 8 parametri clinici, tutti disponibili nella normale pratica assistenziale prima dell’intervento, come, ad esempio, dimensione del tumore, interessamento dei linfonodi e funzione renale. Prima di poterlo considerare corretto, ovviamente, il modello è stato validato utilizzando i dati di una coorte di pazienti di un ospedale diverso dal nostro.
L’algoritmo alla base del modello è stato sviluppato sui dati di una coorte di 2.536 pazienti trattati al San Raffaele negli ultimi anni e successivamente validato sui dati di una coorte indipendente di 580 pazienti dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi di Firenze. Come mai?
È stato un passaggio necessario in quanto quello che osserviamo nei modelli IA è che se lo stesso viene utilizzato su database che hanno una differente modalità o accuratezza di raccolta dati i risultati sono poco affidabili. Per portare il modello alla clinica è necessario ora uno studio prospettico sui pazienti. L’esperienza derivata dallo studio della letteratura internazionale ci insegna che gli studi di validazione sono fondamentali. Infatti, negli ultimi 10 anni ci sono state circa 230 mila pubblicazioni che hanno utilizzato l’IA ma se andiamo a vedere le soluzioni effettivamente utilizzate in clinica siamo quasi a zero, tranne che nell’ambito dell’imaging diagnostico dove l’IA viene utilizzata già da diverso tempo. Uno dei problemi è proprio la carenza di studi di validazione su coorti esterne al centro che ha generato il modello.
Avete quindi valutato anche altri motivi alla base di questi fallimenti nella pratica clinica?
Esattamente e abbiamo capito che esistevano due grossi ambiti nei quali questi studi fallivano: l’analisi del dato e la riproducibilità degli stessi. In sostanza abbiamo due mondi che non si sono parlati a sufficienza e cioè chi sviluppa i modelli (ingegneri, data scientist, ecc) e chi deve utilizzarli, ovvero i medici che, è utile ricordarlo, restano i responsabili della decisione finale. Ecco perché è importante una corretta interpretazione dei dati prognostici. Fondamentale, per raggiungere questo risultato nell’ambito del tumore del rene, è stato il contributo multidisciplinare di urologi, radiologi, esperti di intelligenza artificiale, data scientist e bioinformatici, che hanno lavorato insieme allo sviluppo e alla validazione del modello.
Il modello finale è stato progettato secondo i principi della Explainable AI, ovvero un approccio che rende visibile e comprensibile il contributo delle singole variabili cliniche alla stima del rischio, anziché restituire un risultato come una “scatola nera”, favorendone così la futura integrazione nella pratica clinica. E la piattaforma S-Race?
Parliamo di una piattaforma al momento unica in Europa che consente di integrare grandi quantità di dati clinici raccolti nella pratica quotidiana, sviluppando modelli non solo accurati, ma anche trasparenti e comprensibili. È un passaggio fondamentale perché queste tecnologie possano essere adottate con fiducia, prima nella ricerca e in prospettiva nella pratica clinica.
Avete altri modelli in fase di studio?