Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
64.1/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Leucemia mieloide cronica, l'indagine: "solo 1 paziente su 3 è a proprio agio nel porre domande all’ematologo" Adnkronos
Solo una persona su 3 con leucemia mieloide cronica (Lmc) si sente completamente a proprio agio nel porre domande all'ematologo. Inoltre, 4 pazienti su 10 si sentono poco coinvolti nelle decisioni terapeutiche e solo il 30% tiene abitualmente traccia dei cambiamenti legati alla malattia. Sono i dati emersi da una indagine sui bisogni di comunicazione di chi convive con la patologia, realizzata da Elma Research e promossa da Novartis Italia, che evidenziano come l'empowerment del paziente rappresenti ancora una sfida aperta. Da oltre 30 anni impegnata nell'area ematologica, Novartis - riferisce una nota - rinnova il proprio impegno nel re-immaginare la Lmc, contribuendo al progresso scientifico e promuovendo un approccio che integri obiettivi clinici, qualità di vita e partecipazione consapevole del paziente. In linea con la propria missione di re-immaginare la medicina, la farmaceutica lavora insieme ai professionisti sanitari, alle associazioni pazienti e agli altri attori del sistema salute per sviluppare iniziative e strumenti orientati ai bisogni delle persone che convivono con la patologia.
Accanto alle sfide legate all'informazione e alla partecipazione attiva dei pazienti, emerge anche il tema dell'impatto della malattia e del trattamento sulla quotidianità. Una seconda indagine nazionale su bisogni insoddisfatti e impatto sulla qualità della vita nella Lmc, condotta attraverso i Patient-Reported Outcomes (Pros), ha approfondito il vissuto fisico, psicologico ed emotivo di queste persone: il 73% dei partecipanti ha riferito stanchezza cronica, il 65% affaticamento o debolezza e il 59% dolori muscolari. Considerate insieme - continua la nota - le 2 ricerche raccontano dimensioni diverse ma strettamente collegate della Lmc: la capacità dei pazienti di comprendere, monitorare e gestire la malattia e, al tempo stesso, l'impatto che questa continua ad avere sulla loro vita quotidiana. La Lmc rappresenta circa il 15-20% delle leucemie e in Italia ha un’incidenza di 1-2 nuovi casi ogni 100mila persone l’anno. Si manifesta prevalentemente in età adulta e avanzata e, nei paesi occidentali, l’età mediana alla diagnosi è di circa 57 anni.
La possibilità di convivere a lungo con la malattia porta in primo piano la sostenibilità del percorso terapeutico, la tollerabilità e gli aspetti che incidono sulla quotidianità. “Oggi l’efficacia nella Lmc si misura nel tempo, ossia nel raggiungere e mantenere una risposta adeguata, preservando nel lungo periodo il risultato terapeutico - spiega Elisabetta Abruzzese, ematologa, Ospedale Sant’Eugenio, Università di Roma Tor Vergata, Asl Roma 2 - In una malattia che può accompagnare la persona per molti anni, la tollerabilità del trattamento e gli effetti collaterali diventano elementi rilevanti della gestione clinica. L’obiettivo è mantenere il controllo della malattia attraverso un percorso che possa essere seguito nel tempo e adattato non solo alle condizioni cliniche, ma anche ai bisogni, alle priorità e agli obiettivi di vita della persona, che possono cambiare nelle diverse fasi della vita”.
A rendere misurabile la dimensione della qualità di vita contribuiscono proprio i Patient-Reported Outcomes (Pros), informazioni su sintomi, funzionamento e stato di salute riferite direttamente dalle persone che convivono con la patologia. L’indagine su bisogni insoddisfatti e impatto sulla qualità della vita nella Lmc evidenzia, infatti, che circa il 26% dei pazienti valuta negativamente la propria qualità di vita, con un impatto più marcato nelle linee terapeutiche avanzate. I Pros permettono di intercettare questi aspetti e di integrarli nella valutazione clinica, contribuendo a una presa in carico più completa della persona.
“Il racconto del paziente non è un complemento narrativo alla visita: è una fonte di informazione clinica - sottolinea Carmen Fava, ematologa, Azienda ospedaliera ordine Mauriziano di Torino, Università degli Studi di Torino - Per farlo emergere non basta sempre chiedere genericamente ‘come sta?’. Domande concrete sullo stato di salute inteso come stanchezza, qualità del sonno, dolore, attività quotidiane e stato emotivo, insieme a strumenti strutturati come i Pros, aiutano a collegare l’esperienza della persona ai dati clinici. Queste informazioni possono supportare il counselling, il follow-up e, quando necessario, la rivalutazione del percorso terapeutico. Non sostituiscono il giudizio del medico, ma rendono il dialogo più completo e le scelte più coerenti con la situazione reale”. La raccolta strutturata dell’esperienza può aiutare a evitare che informazioni rilevanti vadano perdute tra una visita e l’altra. In questa prospettiva si inserisce ‘Vita Lmc Tracker’, lo strumento digitale promosso da Novartis Italia per supportare le persone che convivono con la Lmc nel registrare nel tempo sintomi, qualità di vita e altri aspetti del proprio vissuto quotidiano. Lo strumento può aiutare la persona a riconoscere eventuali cambiamenti, organizzare le informazioni e preparare il confronto con lo specialista.
“Essere parte attiva nel proprio percorso di cura non significa sostituirsi al medico né decidere da soli, ma arrivare al confronto con domande, priorità e aspettative che possano essere comprese e considerate”, osserva Felice Bombaci, coordinatore nazionale del Gruppo pazienti Lmc di Ail - Associazione Italiana contro le Leucemie, linfomi e mieloma. “Le associazioni aiutano a orientarsi tra le fonti, offrono informazioni validate e confronto tra pari, preparano le persone alla visita e le aiutano a riconoscere ciò che vale la pena riferire. Sono un ponte verso la relazione con l’ematologo, non un’alternativa. Una persona più preparata può formulare domande più precise e prendere parte al proprio percorso di cura con maggiore consapevolezza”. La Lmc “è uno degli esempi più significativi di come il progresso scientifico abbia trasformato la gestione di una malattia ematologica - commenta Marco Rago, Medical Head Oncology di Novartis Italia - Oggi andare oltre significa comprendere anche l’evoluzione dei bisogni delle persone che convivono a lungo con la patologia. Con Vita Lmc Tracker vogliamo favorire una raccolta più strutturata del vissuto quotidiano e un dialogo più completo con il clinico, nella convinzione che ricerca, professionisti sanitari e associazioni possano lavorare insieme per sostenere una partecipazione sempre più consapevole al percorso di cura”.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?4
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
38.1/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Linfoma non Hodgkin, disponibile nuova terapia per le forme più aggressive la Repubblica
Linfoma non Hodgkin, disponibile nuova terapia per le forme più aggressive
Il linfoma diffuso a grandi cellule B è la forma più comune di linfoma non Hodgkin ed è una malattia aggressiva, che nel 40% dei casi non risponde alla prima linea di trattamento. Da oggi è disponibile la prima combinazione che associa l’anticorpo bispecifico glofitamab a chemioterapia per chi presenta una recidiva o una malattia refrattaria dopo la prima linea di trattamento, e non è eleggibile o non può essere sottoposto a trapianto autologo o a terapia CAR-T. Più di un paziente su due, trattato in seconda linea, è vivo a tre anni, come spiega Paolo Corradini, Direttore della Divisione di Ematologia dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. Intervista di Barbara Orrico
Riprese di Daniele Alberti
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO4
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
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Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
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42.2/100
Punteggio Totale
C
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❌
Criteri Critici
L'azienda farmaceutica che detiene la chiave per la terapia cellulare contro il cancro sta sostituendo il candidato "sotto pressione". vietnam.vn
SKĐS - L'azienda farmaceutica proprietaria della terapia cellulare contro il cancro, che vale miliardi di dollari, ha appena nominato un nuovo direttore nell'ambito del suo piano di espansione globale. Il 15 settembre, l'azienda biotecnologica Legend Biotech ha annunciato ufficialmente la nomina di Ingrid Zhang a CEO. Questa decisione ha effetto immediato, ponendo fine a un periodo di ricerca durato quasi due mesi, seguito all'improvvisa partenza del suo predecessore, Ying Huang, alla fine di luglio. Alan Bash, che ha ricoperto temporaneamente la carica di CEO durante il periodo di transizione, tornerà a ricoprire il ruolo di Presidente della divisione prodotti di Carvykti. Ingrid Zhang è stata appena nominata ufficialmente nuova CEO di Legend Biotech. Foto: Citybiz La nuova CEO, Ingrid Zhang, è considerata una veterana dell'industria farmaceutica globale, con oltre 20 anni di esperienza. Prima di entrare in Legend Biotech, ha ricoperto il ruolo di Direttrice Commerciale Internazionale presso Novartis e ha guidato a lungo le attività del grupposvizzeronel mercato cinese. Inoltre, la signora Zhang ha ricoperto numerose posizioni dirigenziali di alto livello presso importanti aziende farmaceuticheglobalicome AstraZeneca e Pfizer, nonché presso la società di consulenza strategica McKinsey. Il nuovo CEO di Legend Biotech si concentrerà sul mantenimento dello slancio positivo di Carvykti, una terapia con cellule CAR-T utilizzata nel trattamento del mieloma multiplo. Lo scorso anno, Carvykti ha generato un fatturato di circa 1,9 miliardi di dollari e ha continuato a registrare circa 1,25 miliardi di dollari solo nella prima metà di quest'anno. La nomina di un esperto commerciale di comprovata esperienza alla guida dell'azienda è vista dagli analisti come una mossa logica per massimizzare il potenziale commerciale di questa linea di farmaci di punta. Insieme a Carvykti, Legend Biotech sta ampliando attivamente il proprio portafoglio di ricerca e sviluppo con terapie cellulari di nuova generazione. L'azienda sta attualmente testando la terapia cellulare in vivo per trattare il linfoma direttamente nel corpo del paziente, eliminando il complesso processo di produzione, che richiede settimane, dei metodi tradizionali. Fonte: https://suckhoedoisong.vn/hang-duoc-nam-giu-lieu-phap-te-bao-chua-ung-thu-thay-ghe-nong-169260916165018218.htm
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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60.7/100
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Criteri Critici
Cancro polmone Egfr-mutato, studio fase 3 Adaura: "Il 79% dei pazienti vivo a 8 anni con Osimertinib" Piemonte Sport
(Adnkronos) – Il tumore del polmone è la principale causa di morte per tumore a livello globale, rappresentando quasi un decesso su cinque (19%) per cancro. Il tumore del polmone si suddivide generalmente in tumore del polmone non a piccole cellule (Nsclc) e a piccole cellule; l’80-85% dei pazienti riceve una diagnosi di Nsclc. Circa il 75% dei pazienti affetti da Nsclc riceve una diagnosi di malattia in stadio avanzato, mentre circa il 25-30% presenta una malattia resecabile al momento della diagnosi. Circa il 10-15% dei pazienti affetti da Nsclc negli Stati Uniti e in Europa e il 30-40% dei pazienti in Asia presentano un Nsclc con mutazione dell’Egfr (Egfrm).
I risultati aggiornati dello studio di fase III ‘Adaura’ “hanno dimostrato che osimertinib di AstraZeneca è in grado di offrire un beneficio in termini di sopravvivenza globale (Os) sostenuto e clinicamente significativo a otto anni rispetto a placebo nel trattamento adiuvante dei pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule (Nsclc) in stadio precoce (IB, II e IIIA) con mutazioni del recettore del fattore di crescita epidermico (EGFRm), dopo resezione completa del tumore con intento curativo. Questi risultati sono stati presentati durante il simposio presidenziale alla World Conference on Lung Cancer Iaslc 2026 (#WCLC26), organizzata dall’International Association for the Study of Lung Cancer a Seoul, Repubblica di Corea (Abstract PL03.01). I dati sono stati inoltre pubblicati simultaneamente nel ‘Journal of Thoracic Oncology’.
“I risultati a otto anni confermano che il trattamento adiuvante con osimertinib per tre anni continua a mostrare un beneficio consistente in termini di sopravvivenza globale. Nella popolazione dell’analisi primaria, composta da pazienti con malattia in stadio II–IIIA, osimertinib ha ridotto del 47% il rischio di morte rispetto al placebo (HR 0,53; IC 95%: 0,38–0,75): a otto anni, il 74% dei pazienti era ancora in vita, rispetto al 58% nel braccio placebo – si legge nella nota – Nella popolazione complessiva, comprendente pazienti con malattia in stadio IB–IIIA, osimertinib ha ridotto del 48% il rischio di morte rispetto al placebo (HR 0,52; IC 95%: 0,39–0,71). In questo gruppo, la percentuale di pazienti vivi a otto anni è risultata pari al 79%, rispetto al 64% osservato nel braccio placebo. Il beneficio è stato osservato in tutti i sottogruppi predefiniti.
“I risultati dello studio Adaura sono senza precedenti e mostrano i benefici significativi e a lungo termine grazie all’utilizzo precoce di osimertinib per tre anni dopo la chirurgia, con un miglioramento significativo della sopravvivenza globale – afferma Antonio Passaro, Direttore della Divisione di Oncologia Toracica all’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) di Milano -. Quasi 8 pazienti su 10 sono vivi a otto anni, con una riduzione del rischio di morte del 48%”. “Osimertinib, disponibile in Italia dal 2022 nel trattamento adiuvante della malattia in stadio iniziale – continua Antonio Passaro -, ha rappresentato un vero e proprio cambio di paradigma, che ha visto l’introduzione della medicina di precisione in una popolazione di pazienti in cui l’intento dei trattamenti è la cura. Il beneficio prolungato della sopravvivenza globale, evidenziato dallo studio Adaura, rafforza l’importanza di dare priorità al test EGFR al momento della diagnosi, all’interno di una gestione multidisciplinare, affinché il maggior numero possibile di pazienti possa beneficiare di questa terapia in grado di cambiare la storia della malattia”.
I dati finali di sicurezza dello studio Adaura sono stati valutati in occasione dell’analisi finale di Os pianificata, e la sicurezza e la tollerabilità di osimertinib sono risultate coerenti con il profilo già consolidato, senza nuovi problemi di sicurezza. A integrazione dei risultati dello studio clinico Adaura, le evidenze real-world presentate al congresso WCLC26 provenienti da uno studio di coorte retrospettivo su pazienti statunitensi con Nsclc EGFRm in stadio iniziale (I-IIIA) hanno mostrato che l’interruzione precoce di osimertinib prima del completamento del ciclo di trattamento di tre anni ha più che raddoppiato il rischio di recidiva di malattia o di morte. Questi risultati rafforzano l’importanza di mantenere la durata completa del trattamento stabilita nello studio ADAURA e sottolineano la necessità della comunicazione tra medico e paziente per favorire la continuità del trattamento.
Nel setting di malattia in fase avanzata, ulteriori dati presentati al congresso WCLC26 relativi allo studio di fase III Flaura2 “hanno confermato i benefici della terapia di combinazione osimertinib con chemioterapia a base di platino e pemetrexed in prima linea nei pazienti con Nsclc avanzato Egfr-mutato. I risultati di una nuova analisi sulla safety hanno mostrato che, con un follow-up a lungo termine (mediana di 42,6 mesi), il profilo di sicurezza e tollerabilità della combinazione osimertinib più platino-pemetrexed è rimasto coerente con i profili di sicurezza consolidati dei farmaci, evidenziando una progressiva riduzione dell’insorgenza di nuovi eventi avversi dopo la fase iniziale di induzione. Una ulteriore analisi esplorativa ha mostrato che, sebbene la presenza al basale anche della mutazione TP53 sia un fattore prognostico negativo, vi è un vantaggio numericamente superiore in termini di sopravvivenza libera da progressione e sopravvivenza globale per la combinazione con la chemioterapia rispetto alla monoterapia indipendentemente dalla sua presenza”, conclude la nota.
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cronaca
webinfo@adnkronos.com (Web Info)
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
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Criteri Critici
Una nuova speranza contro il cancro ai polmoni, arriva una cura promettente seguonews.com
(Adnkronos) – Il tumore del polmone è la principale causa di morte per tumore a livello globale, rappresentando quasi un decesso su cinque (19%) per cancro. Il tumore del polmone si suddivide generalmente in tumore del polmone non a piccole cellule (Nsclc) e a piccole cellule; l’80-85% dei pazienti riceve una diagnosi di Nsclc. Circa il 75% dei pazienti affetti da Nsclc riceve una diagnosi di malattia in stadio avanzato, mentre circa il 25-30% presenta una malattia resecabile al momento della diagnosi. Circa il 10-15% dei pazienti affetti da Nsclc negli Stati Uniti e in Europa e il 30-40% dei pazienti in Asia presentano un Nsclc con mutazione dell’Egfr (Egfrm). I risultati aggiornati dello studio di fase III 'Adaura' "hanno dimostrato che osimertinib di AstraZeneca è in grado di offrire un beneficio in termini di sopravvivenza globale (Os) sostenuto e clinicamente significativo a otto anni rispetto a placebo nel trattamento adiuvante dei pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule (Nsclc) in stadio precoce (IB, II e IIIA) con mutazioni del recettore del fattore di crescita epidermico (EGFRm), dopo resezione completa del tumore con intento curativo. Questi risultati sono stati presentati durante il simposio presidenziale alla World Conference on Lung Cancer Iaslc 2026 (#WCLC26), organizzata dall’International Association for the Study of Lung Cancer a Seoul, Repubblica di Corea (Abstract PL03.01). I dati sono stati inoltre pubblicati simultaneamente nel 'Journal of Thoracic Oncology'. "I risultati a otto anni confermano che il trattamento adiuvante con osimertinib per tre anni continua a mostrare un beneficio consistente in termini di sopravvivenza globale. Nella popolazione dell’analisi primaria, composta da pazienti con malattia in stadio II–IIIA, osimertinib ha ridotto del 47% il rischio di morte rispetto al placebo (HR 0,53; IC 95%: 0,38–0,75): a otto anni, il 74% dei pazienti era ancora in vita, rispetto al 58% nel braccio placebo – si legge nella nota – Nella popolazione complessiva, comprendente pazienti con malattia in stadio IB–IIIA, osimertinib ha ridotto del 48% il rischio di morte rispetto al placebo (HR 0,52; IC 95%: 0,39–0,71). In questo gruppo, la percentuale di pazienti vivi a otto anni è risultata pari al 79%, rispetto al 64% osservato nel braccio placebo. Il beneficio è stato osservato in tutti i sottogruppi predefiniti. “I risultati dello studio Adaura sono senza precedenti e mostrano i benefici significativi e a lungo termine grazie all’utilizzo precoce di osimertinib per tre anni dopo la chirurgia, con un miglioramento significativo della sopravvivenza globale – afferma Antonio Passaro, Direttore della Divisione di Oncologia Toracica all’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) di Milano -. Quasi 8 pazienti su 10 sono vivi a otto anni, con una riduzione del rischio di morte del 48%”. “Osimertinib, disponibile in Italia dal 2022 nel trattamento adiuvante della malattia in stadio iniziale – continua Antonio Passaro -, ha rappresentato un vero e proprio cambio di paradigma, che ha visto l’introduzione della medicina di precisione in una popolazione di pazienti in cui l’intento dei trattamenti è la cura. Il beneficio prolungato della sopravvivenza globale, evidenziato dallo studio Adaura, rafforza l’importanza di dare priorità al test EGFR al momento della diagnosi, all’interno di una gestione multidisciplinare, affinché il maggior numero possibile di pazienti possa beneficiare di questa terapia in grado di cambiare la storia della malattia”. I dati finali di sicurezza dello studio Adaura sono stati valutati in occasione dell’analisi finale di Os pianificata, e la sicurezza e la tollerabilità di osimertinib sono risultate coerenti con il profilo già consolidato, senza nuovi problemi di sicurezza. A integrazione dei risultati dello studio clinico Adaura, le evidenze real-world presentate al congresso WCLC26 provenienti da uno studio di coorte retrospettivo su pazienti statunitensi con Nsclc EGFRm in stadio iniziale (I-IIIA) hanno mostrato che l’interruzione precoce di osimertinib prima del completamento del ciclo di trattamento di tre anni ha più che raddoppiato il rischio di recidiva di malattia o di morte. Questi risultati rafforzano l’importanza di mantenere la durata completa del trattamento stabilita nello studio ADAURA e sottolineano la necessità della comunicazione tra medico e paziente per favorire la continuità del trattamento. Nel setting di malattia in fase avanzata, ulteriori dati presentati al congresso WCLC26 relativi allo studio di fase III Flaura2 "hanno confermato i benefici della terapia di combinazione osimertinib con chemioterapia a base di platino e pemetrexed in prima linea nei pazienti con Nsclc avanzato Egfr-mutato. I risultati di una nuova analisi sulla safety hanno mostrato che, con un follow-up a lungo termine (mediana di 42,6 mesi), il profilo di sicurezza e tollerabilità della combinazione osimertinib più platino-pemetrexed è rimasto coerente con i profili di sicurezza consolidati dei farmaci, evidenziando una progressiva riduzione dell'insorgenza di nuovi eventi avversi dopo la fase iniziale di induzione. Una ulteriore analisi esplorativa ha mostrato che, sebbene la presenza al basale anche della mutazione TP53 sia un fattore prognostico negativo, vi è un vantaggio numericamente superiore in termini di sopravvivenza libera da progressione e sopravvivenza globale per la combinazione con la chemioterapia rispetto alla monoterapia indipendentemente dalla sua presenza", conclude la nota.
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Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
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Criteri Critici
Applicazione delle cellule staminali nel trattamento della cirrosi epatica. Vietnam.vn
Le malattie del fegato rappresentano un grave problema sanitario in Vietnam. Secondo le statistiche del Ministero della Salute , attualmente circa 8 milioni di vietnamiti sono affetti da epatite B cronica e 1 milione da epatite C. Entrambe le malattie comportano il rischio di evolvere in cirrosi o cancro al fegato se non diagnosticate e trattate tempestivamente. Con alcuni dei tassi più elevati al mondo di infezioni da epatite B e C, unitamente all'aumento della steatosi epatica non alcolica, della cirrosi e del cancro al fegato, il Vietnam si trova ad affrontare una sfida importante nel controllo e nel trattamento di queste malattie.
Intervenendo alla cerimonia di firma dell'accordo di cooperazione strategica per l'applicazione della tecnologia delle cellule staminali mesenchimali nel trattamento clinico, in particolare per la cirrosi epatica, tra l'Ospedale Bach Mai e il sistema di medicina rigenerativa e terapia cellulare Mescells/MSC, tenutasi il 16 settembre, il Prof. Associato Dr. Nguyen Tuan Tung, vicedirettore dell'Ospedale Bach Mai, ha affermato che la terapia genica e le cellule staminali rappresentano uno dei sei pilastri fondamentali per lo sviluppo dell'Ospedale Bach Mai nel periodo 2025-2030, approvato dal Ministero della Salute. La cooperazione tra le due entità costituisce un'importante pietra miliare per promuovere lo sviluppo di questo pilastro. Il vicedirettore dell'ospedale Bach Mai, Nguyen Tuan Tung, ha tenuto un discorso durante la cerimonia di firma. Il vicedirettore Nguyen Tuan Tung ha sottolineato che, oltre alla sua missione di fornire assistenza medica di altissimo livello alla popolazione, l'Ospedale Bach Mai identifica da sempre lo sviluppo della scienza e della tecnologia, la formazione e la ricerca scientifica come i "tre pilastri" su cui l'ospedale opera e si sviluppa costantemente. Sotto la direzione del Ministero della Salute, l'ospedale ha preso decisioni importanti per contribuire all'introduzione precoce di tecnologie avanzate nei servizi di diagnosi e trattamento medico, tra cui la tecnologia cellulare.
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"Questa collaborazione mira a raggiungere l'obiettivo finale di aiutare i pazienti ad accedere a tecnologie e servizi cellulari avanzati durante il loro trattamento. Sotto la guida legale del Dipartimento di Scienza, Tecnologia e Formazione e nel rispetto delle normative del Ministero della Salute, l'azienda produttrice di cellule conformi agli standard consentirà all'Ospedale Bach Mai di applicare queste tecniche avanzate nella pratica clinica", ha affermato il Professor Associato Dr. Nguyen Tuan Tung. Condividendo approfondimenti sull'applicazione della tecnologia delle cellule staminali mesenchimali nel trattamento delle malattie croniche, la signora Nguyen Thi Thu Hien, Presidente del sistema di medicina rigenerativa e terapia cellulare Mescells/MSC, ha dichiarato: La ricerca sull'applicazione delle tecnologie cellulari nelle malattie del fegato, in particolare nella cirrosi, è un ambito in cui la terapia cellulare sta aprendo nuove prospettive nella medicina rigenerativa. La ricerca e l'applicazione delle cellule staminali mesenchimali nel trattamento della cirrosi epatica si sono dimostrate efficaci in molti paesi con sistemi sanitari avanzati in tutto il mondo, contribuendo a stabilizzare la funzionalità epatica per un certo periodo di tempo. La ricerca e la produzione di cellule staminali secondo gli standard internazionali e vietnamiti, e la loro applicazione in Vietnam, consentiranno ai pazienti di accedere a tecnologie avanzate a un costo molto inferiore rispetto a quello necessario per recarsi all'estero. L'ospedale Bach Mai e il sistema sanitario di terapia cellulare Mescells hanno firmato un accordo di collaborazione per la ricerca sull'applicazione delle cellule staminali mesenchimali nel trattamento clinico. Secondo statistiche incomplete, i vietnamiti spendono annualmente 4 miliardi di dollari in cure mediche all'estero, inclusa la terapia con cellule staminali. La ricerca e l'applicazione delle cellule staminali in ambito terapeutico da parte dei principali ospedali vietnamiti aprono nuove opportunità per i pazienti affetti da cirrosi, così come per coloro che soffrono di altre malattie croniche.
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Criteri Critici
Arriva in Italia la nuova terapia di Roche per il linfoma diffuso a grandi cellule B milanofinanza.it
Non ha avuto dubbi Paolo Corradini, ordinario di Ematologia presso l’Università di Milano e direttore della Divisione di Ematologia dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano nel sottolineare che la combinazione dell'anticorpo bispecifico CD20xCD3 glofitamab con gemcitabina e oxaliplatino (GemOx) di Roche rappresenti un vero passo in avanti nella cura del linfoma diffuso a grandi cellule B (DLBCL): “il trattamento ha dimostrato un miglioramento significativo della sopravvivenza globale e della sopravvivenza libera da progressione rispetto allo standard di cura, con un beneficio particolarmente evidente nei pazienti trattati in seconda linea”.
“Inoltre – aggiunge l’esperto – l’efficacia osservata anche nella popolazione più anziana, insieme a un profilo di sicurezza gestibile, rende questa combinazione un’opzione terapeutica di grande interesse nella pratica clinica. La disponibilità di una terapia off-the-shelf, a durata fissa, amplia le possibilità di trattamento per quei pazienti che non sono eleggibili o non possono essere sottoposti a trapianto autologo o a terapia CAR-T, contribuendo a rispondere a un bisogno clinico ancora oggi rilevante e offrendo una nuova opzione con un potenziale curativo anche in seconda linea”.
Nonostante i progressi compiuti negli ultimi anni nel trattamento del linfoma diffuso a grandi cellule B (DLBCL), infatti, fino a 4 pazienti su 10 vanno incontro a recidiva o sviluppano una patologia refrattaria dopo la prima linea di trattamento, trovandosi ad affrontare un percorso di cura spesso complesso e con opzioni terapeutiche ancora limitate.
Secondo Carmelo Carlo-Stella, ordinario di Ematologia, direttore della Scuola di Specializzazione in Ematologia presso Humanitas University di Milano e direttore della Divisione di Ematologia dell'IRCCS Humanitas Research Hospital di Milano “il linfoma diffuso a grandi cellule B è la forma più comune di linfoma non Hodgkin ed è una malattia aggressiva, che nel 40% dei casi non risponde alla prima linea di trattamento. La tempistica con cui si registra la ricaduta rappresenta un elemento chiave nella scelta delle opzioni in seconda linea”.
“Una recidiva entro i 12 mesi orienta generalmente verso la terapia CAR-T, mentre una ricaduta oltre i 12 mesi può indirizzare verso il trapianto autologo di cellule staminali – continua Carlo-Stella – Entrambe le opzioni sono riservate però ai pazienti eleggibili o per i quali sia ritenuto appropriato procedere con questi trattamenti. Sussiste, quindi, un importante bisogno clinico insoddisfatto per quei pazienti che non possano beneficiare di queste opzioni. Poter disporre di nuove possibilità di trattamento per questo profilo di pazienti in seconda linea significa intervenire in una fase cruciale del percorso clinico del paziente, offrendo una preziosa opportunità di controllo della malattia”.
Lo studio internazionale di fase III STARGLO si inserisce proprio in questo scenario, confrontando la combinazione glofitamab + GemOx con R-GemOx (il trattamento standard) nei pazienti con DLBCL recidivato o refrattario. A tre anni di osservazione, con il trattamento con glofitamab associato a GemOx si osserva un vantaggio significativo nei pazienti recidivati o refrattari. In particolare, si registra una sopravvivenza globale mediana praticamente raddoppiata con la combinazione glofitamab + GemOx a durata fissa (25,5 mesi) rispetto al trattamento di controllo (12,5 mesi). Anche sul fronte della sopravvivenza libera da progressione si osserva una mediana di 14,4 mesi dopo trattamento con la nuova associazione rispetto a 3,3 mesi dopo terapia con R-GemOx.
Ancor più interessanti sono i risultati sui pazienti trattati in seconda linea: più di uno su due è vivo dopo tre anni nel braccio trattato con glofitamab + GemOx. In questa popolazione appare particolarmente interessante anche il dato relativo alla sopravvivenza mediana libera da progressione, pari a 20,4 mesi per il braccio glofitamab + GemOx rispetto a 5,5 mesi del braccio R-Gemox. I dati riportano inoltre un andamento favorevole anche nei sottogruppi di età: nei pazienti con meno di 65 anni, la sopravvivenza globale mediana è stata di 27 mesi con glofitamab + GemOx rispetto a 9 mesi con R-GemOx; nei pazienti di età pari o superiore a 65 anni, è stata di 25 mesi rispetto a 13,8 mesi; nei pazienti di età pari o superiore a 75 anni, è stata di 33 mesi rispetto a 8,3 mesi.
Il trattamento glofitamab+GemOx, inoltre, ha una durata fissa, ovvero prevede un numero definito di cicli (di solito 12, pari a circa 8 mesi), per pazienti con recidiva entro 12 mesi per i quali non si intenda procedere a CAR-T, e per pazienti con recidiva oltre i 12 mesi per i quali non si intenda procedere a trapianto autologo. Si tratta, inoltre, di una terapia off-the-shelf, ovvero immediatamente disponibile senza richiedere i tempi di preparazione e manipolazione cellulare tipici di altre strategie terapeutiche, e quindi somministrabile in modo tempestivo e potenzialmente anche in ambito ambulatoriale.
“Quando parliamo di innovazione terapeutica, oggi non possiamo limitarci alla sola efficacia clinica: dobbiamo considerarne anche l’impatto sulla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale, sempre più sotto pressione per la crescente richiesta di servizi e per la limitatezza delle risorse pubbliche. Una combinazione come quella di glofitamab e chemioterapia, utilizzata in seconda linea, a durata fissa e pronta all’uso, con un rapporto costo-efficacia altamente sostenibile, può rappresentare un elemento di valore, perché consente una maggiore programmabilità del trattamento e un utilizzo più appropriato delle risorse”, ha aggiunto Vito Ladisa, direttore della Struttura Complessa di Farmacia Ospedaliera dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.
Secondo Davide Petruzzelli, presidente de ‘La Lampada di Aladino’ “ricevere una diagnosi di linfoma o affrontare una recidiva significa vedere la propria vita e quella dei propri cari improvvisamente sospesa, tra la paura del futuro e il bisogno di risposte il più possibile rapide ed efficaci. Disporre di terapie pronte all’uso e a durata fissa significa offrire nuove opportunità a chi ha opzioni limitate, ma anche alleggerire il carico emotivo e organizzativo che grava sulle famiglie. Come Associazione di Pazienti ribadiamo l’importanza di combinare innovazione, prossimità delle cure e tutela della qualità di vita, attraverso un dialogo costante tra istituzioni, imprese, comunità scientifica e pazienti”.
“Oggi, le possibilità di trattamento per questa popolazione di pazienti si ampliano grazie a un'innovazione terapeutica aggiuntiva con effetti sugli esiti clinici dei pazienti, immediatamente disponibile, pronta all'uso e a durata fissa - commenta Anna Maria Porrini, direttore medico di Roche Italia – Il nostro impegno non si ferma qui: continueremo a investire nella nostra pipeline in onco-ematologia per trasformare l'innovazione in valore concreto per i pazienti, i loro caregiver, i clinici e il Servizio sanitario nazionale".
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Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
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Tumore al polmone: nuove conferme per una terapia mirata dopo la chirurgia la Repubblica
Otto pazienti su dieci trattati con il farmaco mirato osimertinib subito dopo la chirurgia per tumore al polmone sono vivi a distanza di otto anni, e hanno un rischio di morte dimezzato. Sono questi i risultati “senza precedenti”, spiega Antonio Passaro, Direttore della Divisione di Oncologia Toracica all’Istituto Europeo di Oncologia (Ieo) di Milano, che arrivano dalla presentazione dello studio di Fase III Adaura alla World Conference on Lung Cancer Iaslc 2026 (#WCLC26), organizzata dall’International Association for the Study of Lung Cancer, che si è chiusa ieri a Seoul.
Un farmaco mirato dopo la chirurgia
Osimertinib è un farmaco mirato, un inibitore tirosin-chinasico utilizzato per il tumore del polmone non a piccole cellule con mutazioni del gene EGFR (recettore del fattore di crescita epidermico). Il tumore del polmone non a piccole cellule (Nsclc) è la forma più comune della malattia, e in circa il 15% dei pazienti nel mondo occidentale (in Asia nel 30%-40%) si riscontrano mutazioni dell’EGFR. “Osimertinib, disponibile in Italia dal 2022 nel trattamento adiuvante della malattia in stadio iniziale – ricorda Passaro - ha rappresentato un vero e proprio cambio di paradigma, che ha visto l’introduzione della medicina di precisione in una popolazione di pazienti in cui l’intento dei trattamenti è la cura. I risultati dello studio Adaura sono senza precedenti e mostrano i benefici significativi e a lungo termine grazie all’utilizzo precoce di osimertinib per tre anni dopo la chirurgia, con un miglioramento significativo della sopravvivenza globale”. Dati che, prosegue l’esperto, sottolineano l’importanza dei test per identificare le mutazioni EGFR al momento della diagnosi: “Affinché il maggior numero possibile di pazienti possa beneficiare di questa terapia in grado di cambiare la storia della malattia”.
Lo studio Adaura: i nuovi dati
Lo studio Adaura ha coinvolto in tutto 682 pazienti operati per tumore al polmone con resezione completa, randomizzati per ricevere osimertinib o placebo. I dati presentati a Seul riportano le analisi più aggiornate sui tempi di sopravvivenza (il cut-off risale a maggio scorso) e sono stati pubblicati anche su Journal of Thoracic Oncology. A otto anni, il trattamento con adiuvante per tre anni confermano l’efficacia del farmaco. Nella popolazione dell’analisi primaria, composta da pazienti con malattia in stadio II–IIIA, osimertinib ha ridotto del 47% il rischio di morte rispetto al placebo e a otto anni, il 74% dei pazienti era ancora in vita, rispetto al 58% nel braccio placebo. Nella popolazione complessiva, comprendente pazienti con malattia in stadio IB–IIIA, osimertinib ha ridotto del 48% il rischio di morte rispetto al placebo, con una sopravvivenza a otto anni pari al 79%, rispetto al 64% osservato nel braccio placebo. Non sono stati segnalati nuovi problemi di sicurezza.
Gli altri dati dal congresso su osimertinib
“Con il dato di sopravvivenza globale più lungo proveniente da uno studio globale di fase III in setting adiuvante su pazienti con Nsclc in stadio IB–IIIA e mutazione EGFR, questi ulteriori risultati a lungo termine caratterizzano ulteriormente il beneficio in termini di sopravvivenza già dimostrato con osimertinib adiuvante”, scrivono su Journal of Thoracic Oncology i ricercatori. A supporto dei benefici del farmaco in regime adiuvante per tre anni sono anche i dati che arrivano da un altro studio presentato al congresso su pazienti con Nsclc EGFRm in stadio iniziale (I-IIIA), in cui l’interruzione precoce del farmaco si associa a un doppio rischio di recidiva o di morte. Nelle fasi avanzate della malattia, invece, i dati provenienti dallo studio Flaura2 (che ha indagato i benefici di osimertinib con o meno chemioterapia) indicano un beneficio in termini di sopravvivenza libera da progressione e globale per la combinazione con la chemioterapia a prescindere dalle mutazioni del gene Tp53.
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Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
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Perugia, l’Università in prima linea per la cura della leucemia linfatica cronica - Umbria 24
di Genesis Bridge Alvarado
L’Università degli Studi di Perugia, grazie a uno studio coordinato da Paolo Sportoletti, docente di ematologia del dipartimento di medicina e chirurgia, ha scoperto un nuovo meccanismo intracellulare finora sconosciuto per la leucemia linfatica cronica. I risultati della ricerca – sviluppata a partire da un’intuizione della dottoressa Emanuela Rosati – sono stati pubblicati sulla rivista scientifica HemaSphere. Lo studio vede come autori Filomena De Falco, ricercatrice presso la sezione di Ematologia dell’Università degli Studi di Perugia, Beatrice Del Papa e Daniele Sorcini, che hanno contribuito in modo determinante alla realizzazione dello studio.
Il progetto, ancora in corso, mira a identificare nuove vulnerabilità delle cellule tumorali e a tradurre le scoperte biologiche in future opportunità terapeutiche per i pazienti affetti da tumori del sangue. La ricerca si inserisce in un progetto quinquennale sostenuto dalla Fondazione Airc per la ricerca sul cancro, finanziato da 1,4 milioni di euro e coordinato dal professor Paolo Sportoletti. «Questa scoperta ci permette di comprendere meglio come le cellule leucemiche riescano a mantenere attivi segnali indispensabili alla loro sopravvivenza – sottolinea Sportoletti -. L’identificazione del ruolo del traffico intracellulare apre nuove prospettive per lo sviluppo di terapie più selettive per questa forma di leucemia»
In sintessi, lo studio ha dimostrato che bloccando le proteine Rab si riduce l’attività di NOTCH1 e le cellule leucemiche muoiono. «I risultati ottenuti – specifica De Falco -evidenziano l’importanza di studiare non solo le alterazioni genetiche, ma anche i processi intracellulari che sostengono la crescita delle cellule tumorali. Comprendere questi meccanismi significa individuare nuove vulnerabilità biologiche che potrebbero essere sfruttate in futuro per sviluppare trattamenti sempre più efficaci». Il percorso rappresenta un elemento qualificante dell’offerta dell’azienda ospedaliera di Perugia e contribuisce a consolidarne il ruolo di centro di eccellenza, capace di integrare ricerca, alta specializzazione e assistenza.
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Tumore al polmone con mutazione EGFR. Studio ADAURA: con osimertinib il 79% dei pazienti è vivo dopo otto anni Quotidiano Sanità
Dallo studio di Fase III ADAURA è emerso che osimertinib di AstraZeneca è in grado di offrire un beneficio in termini di sopravvivenza globale sostenuto e clinicamente significativo a otto anni rispetto a placebo nel trattamento adiuvante dei pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule (NSCLC) in stadio precoce (IB, II e IIIA) con mutazioni del recettore del fattore di crescita epidermico (EGFRm), dopo resezione completa del tumore con intento curativo.
Questi risultati sono stati presentati in occasione del Simposio Presidenziale alla World Conference on Lung Cancer IASLC 2026 ((Seoul, 12-15 settembre) -organizzata dall’International Association for the Study of Lung Cancer – e simultaneamente pubblicati dal Journal of Thoracic Oncology. Osimertinib è un inibitore dell’EGFR.
I dati nel dettaglio
Nella popolazione dell’analisi primaria, composta da pazienti con malattia in stadio II–IIIA, osimertinib ha ridotto del 47% il rischio di morte rispetto al placebo (HR 0,53; IC 95%: 0,38–0,75): a otto anni, il 74% dei pazienti era ancora in vita, rispetto al 58% nel braccio placebo.
Nella popolazione complessiva, comprendente pazienti con malattia in stadio IB–IIIA, osimertinib ha ridotto del 48% il rischio di morte rispetto al placebo (HR 0,52; IC 95%: 0,39–0,71). In questo gruppo, la percentuale di pazienti vivi a otto anni è risultata pari al 79%, rispetto al 64% osservato nel braccio placebo. Il beneficio è stato osservato in tutti i sottogruppi predefiniti.
“I risultati dello studio ADAURA sono senza precedenti e mostrano i benefici significativi e a lungo termine grazie all’utilizzo precoce di osimertinib per tre anni dopo la chirurgia, con un miglioramento significativo della sopravvivenza globale – afferma Antonio Passaro, Direttore della Divisione di Oncologia Toracica all’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) di Milano – Quasi 8 pazienti su 10 sono vivi a otto anni, con una riduzione del rischio di morte del 48%”.
“Osimertinib, disponibile in Italia dal 2022 nel trattamento adiuvante della malattia in stadio iniziale – continua Antonio Passaro – ha rappresentato un vero e proprio cambio di paradigma, che ha visto l’introduzione della medicina di precisione in una popolazione di pazienti in cui l’intento dei trattamenti è la cura. Il beneficio prolungato della sopravvivenza globale, evidenziato dallo studio ADAURA, rafforza l’importanza di dare priorità al test EGFR al momento della diagnosi, all’interno di una gestione multidisciplinare, affinché il maggior numero possibile di pazienti possa beneficiare di questa terapia in grado di cambiare la storia della malattia”.
La sicurezza e la tollerabilità di osimertinib sono risultate coerenti con il profilo già consolidato, senza nuovi problemi di sicurezza.
Le evidenze real world
A integrazione dei risultati dello studio clinico ADAURA, le evidenze real-world presentate al Congresso di Seoul – provenienti da uno studio di coorte retrospettivo su pazienti statunitensi con NSCLC EGFRm in stadio iniziale (I-IIIA) – hanno mostrato come l’interruzione precoce di osimertinib prima del completamento del ciclo di trattamento di tre anni abbia più che raddoppiato il rischio di recidiva di malattia o di morte. Questi risultati rafforzano l’importanza di mantenere la durata completa del trattamento stabilita nello studio ADAURA e sottolineano la necessità della comunicazione tra medico e paziente per favorire la continuità del trattamento.
Effiicacia di osimertinib nella malattia in fase avanzata
Nel setting di malattia in fase avanzata, altri dati presentati al Congresso, relativi allo studio di fase III FLAURA2, hanno confermato i benefici della terapia di combinazione osimertinib con chemioterapia a base di platino e pemetrexed in prima linea nei pazienti con NSCLC avanzato EGFR-mutato.
I risultati di un’analisi sulla safety hanno mostrato che, con un follow-up a lungo termine (mediana di 42,6 mesi), il profilo di sicurezza e tollerabilità della combinazione osimertinib più platino-pemetrexed è rimasto coerente con i profili di sicurezza consolidati dei farmaci, evidenziando una progressiva riduzione dell’insorgenza di nuovi eventi avversi dopo la fase iniziale di induzione.
Un’ulteriore analisi esplorativa ha mostrato che, sebbene la presenza al basale anche della mutazione TP53 sia un fattore prognostico negativo, vi è un vantaggio numericamente superiore in termini di sopravvivenza libera da progressione e sopravvivenza globale per la combinazione con la chemioterapia rispetto alla monoterapia indipendentemente dalla sua presenza.
Raro tumore al fegato regredisce in un bambino di 3 anni. Ormai da 12 mesi. “Così ci siamo riusciti”
📰 La Repubblica📅 2026-09-16T11:26:41Z✍️ salute@gedi.it (Redazione di Salute)
CAR-T
Per la prima volta l’approccio con CAR-T “corazzate” ha funzionato in un cancro solido: intervista a David Steffin, del Centro di terapia genica del Texas Children’s Hospital: “Un singolo caso, promettente e incredibilmente entusiasmante”
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Immunoterapia e cura del tumore: al Moscati un approccio multidisciplinare labtv.net
L'importanza dell'immunoterapia e del Gruppo Oncologico Multidisciplinare nell'approccio alle cure dei tumori. Al Moscati di Avellino gli interventi del direttore generale Germano Perito e del direttore dell'Unità operatica complessa Oncologia Medica Cesare Gridelli.
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Melanoma Ascierto: il vaccino terapeutico personalizzato vera rivoluzione labtv.net
L'importanza dell'immunoterapia e del Gruppo Oncologico Multidisciplinare nell'approccio alle cure dei tumori. Al Moscati di Avellino gli interventi del direttore generale Germano Perito e del direttore dell'Unità operatica complessa Oncologia Medica Cesare Gridelli.
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Radioterapia ad Agrigento, dieci anni di cure e innovazione: in arrivo un secondo acceleratore AgrigentoNotizie
Dieci anni fa i pazienti oncologici agrigentini non potevano contare sul territorio su un servizio di Radioterapia. Oggi il reparto del San Giovanni di Dio celebra il suo primo decennio e si prepara a potenziare la propria dotazione tecnologica con l'arrivo di una seconda apparecchiatura. È stato questo il filo conduttore del “4° Simposio agrigentino”, organizzato al Palacongressi da Michele Bono, primario di Radioterapia, e dedicato alle “Attualità e prospettive terapeutiche in Radioncologia: nuove evidenze nella pratica clinica”.
L'incontro ha riunito specialisti provenienti da tutta Italia e ha affrontato i principali ambiti della patologia oncologica: testa-collo, mammella, polmone, tratto gastro-intestinale, ginecologico e genito-urinario. “Il quarto Simposio di Radioterapia – afferma Bono – celebra i dieci anni di una terapia salvavita che prima non era presente sul territorio, capace di cambiare la storia sanitaria locale. La ricorrenza coincide con un momento di crescita: è in arrivo una seconda apparecchiatura che potenzierà il parco tecnologico del reparto, garantendo ai pazienti terapie radioterapiche efficaci, rapide e precise, fondamentali per almeno la metà dei pazienti oncologici”. Un'evoluzione tecnologica che, secondo il primario, non deve mettere in secondo piano il rapporto con il malato: “In un'epoca di intelligenza artificiale e nuove tecniche radioterapiche, resta centrale la presenza dell'uomo”.
Tra i temi emersi durante i lavori c'è quello di trattamenti sempre meno invasivi. “In ambito senologico – spiega Gianluca Franceschini – stiamo andando sempre più verso trattamenti meno invasivi: prevale il concetto di minimo trattamento efficace su quello di massimo trattamento tollerabile. La radioterapia si dirige verso terapie sempre più efficaci, rapide e precise”.
Altro punto centrale è stato il lavoro congiunto fra le diverse specialità. “Sottolineo l'importanza della multidisciplinarietà, della collaborazione tra tutti gli specialisti coinvolti nel trattamento delle malattie neoplastiche – afferma Giuseppe Agneta –. I pazienti devono essere valutati collegialmente, così da garantire la migliore strategia diagnostica e terapeutica”.
Maria Rita Falco Abramo si è invece soffermata sulle nuove possibilità offerte dalla ricerca: “Lo sviluppo della biologia molecolare e dell'immunoterapia ha dato una svolta importante alla gestione dei tumori oncologici. Fondamentale è la sinergia d'azione e la collaborazione multidisciplinare”. Un concetto ribadito da Gaetana Rinaldi: “È fondamentale affrontare le patologie con più figure professionali. Bisogna fare rete attorno al paziente”.
Al confronto hanno partecipato anche giovani medici e specializzandi. Francesco Fiorica ha definito il convegno “di alto livello metodologico, focalizzato sulla multidisciplinarietà e sull'innovazione per il paziente oncologico”, formulando inoltre un augurio a Bono per la nuova apparecchiatura in arrivo. “Festeggiamo i dieci anni della Radioterapia di Agrigento – aggiunge Cesare Guida –. Noi specialisti abbiamo scienza, coscienza e umanità”.
Calogero Casà ha sottolineato il significato dell'anniversario e il prossimo potenziamento del reparto: “È con gioia ed emozione che celebriamo il decimo anniversario della Radioterapia di Agrigento. Agrigento merita una grande radioterapia: grazie all'impegno del dottor Michele Bono è in arrivo il secondo acceleratore”.
La celebrazione si è conclusa con “Il suono della cura”, concerto dell'Orchestra Filarmonica del Sud diretta da Antonio Giovanni Bono, che ha accompagnato le immagini dedicate ai dieci anni di attività del reparto, fino al simbolico suono della Campana della vittoria. “Crediamo fortemente – afferma Antonio Giovanni Bono – che la musica possa essere un mezzo per raggiungere finalità di prossimità verso chi soffre. L'orchestra è una grande fucina di cooperazione, di incontro, di ascolto e di reciprocità”.
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Dolore, dimagrimento e ittero: i segnali del tumore al pancreas e il nuovo percorso per i pazienti My-personaltrainer
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Tumore al pancreas: perché è così delicato e spesso silenzioso Il pancreas è una ghiandola nascosta nella parte alta dell’addome, dietro lo stomaco. Produce enzimi digestivi e ormoni fondamentali come l’insulina. Quando si sviluppa un tumore in questa sede, la malattia può crescere per un certo tempo senza dare disturbi evidenti, proprio perché l’organo è profondo e circondato da altre strutture. Sintomi da non ignorare Nelle fasi iniziali i disturbi possono essere sfumati e facilmente attribuiti ad altro. È fondamentale però prestare attenzione alla comparsa di segnali nuovi, soprattutto se persistono. Tra i più frequenti: Dolore addominale nella parte alta dell’addome o alla schiena, che può peggiorare da sdraiati e migliorare stando seduti.
nella parte alta dell’addome o alla schiena, che può peggiorare da sdraiati e migliorare stando seduti. Perdita di peso non intenzionale e calo dell’appetito senza cambiamenti nella dieta.
e calo dell’appetito senza cambiamenti nella dieta. Stanchezza marcata e ridotta tolleranza agli sforzi abituali.
e ridotta tolleranza agli sforzi abituali. Ittero (ingiallimento di pelle e occhi), spesso associato a urine scure e feci chiare, dovuto all’ostruzione delle vie biliari.
(ingiallimento di pelle e occhi), spesso associato a urine scure e feci chiare, dovuto all’ostruzione delle vie biliari. Disturbi digestivi come nausea, senso di pienezza precoce, digestione difficile.
come nausea, senso di pienezza precoce, digestione difficile. Comparsa improvvisa di diabete o peggioramento di un diabete già presente, soprattutto in persone senza sovrappeso. Questi sintomi non indicano automaticamente un tumore del pancreas, ma la loro persistenza richiede una valutazione medica, iniziando dal medico di famiglia. Perché l’incidenza è in aumento Negli ultimi anni i casi di tumore al pancreas stanno crescendo. Tra i fattori che possono contribuire all’aumento: Invecchiamento della popolazione : l’età avanzata è un importante fattore di rischio.
: l’età avanzata è un importante fattore di rischio. Maggiore esposizione a abitudine tabagica , sovrappeso e dieta ricca di grassi e zuccheri.
, sovrappeso e dieta ricca di grassi e zuccheri. Aumento di patologie come diabete e sindrome metabolica, che possono essere collegate a un rischio maggiore.
e sindrome metabolica, che possono essere collegate a un rischio maggiore. Migliori capacità diagnostiche, che permettono di identificare più casi rispetto al passato. Nonostante i progressi, il tumore del pancreas resta aggressivo e non sempre risponde alle terapie tradizionali, motivo per cui la gestione in centri specializzati è così rilevante.
Pancreas Unit: che cosa sono e cosa cambierà per i pazienti Per migliorare concretamente la cura di questa neoplasia, il Ministero della Salute ha istituito una rete nazionale di Pancreas Unit, centri di riferimento regionali dedicati ai tumori pancreatici. Una rete di centri altamente specializzati Le Pancreas Unit sono strutture ospedaliere che devono rispettare standard precisi per essere riconosciute come tali. Tra gli elementi richiesti: Tecnologie avanzate per diagnosi e trattamento (radiologia ad alta definizione, endoscopia operativa, chirurgia complessa).
per diagnosi e trattamento (radiologia ad alta definizione, endoscopia operativa, chirurgia complessa). Team multidisciplinare con oncologi, chirurghi, gastroenterologi, radiologi, anatomo-patologi, nutrizionisti, psicologi.
con oncologi, chirurghi, gastroenterologi, radiologi, anatomo-patologi, nutrizionisti, psicologi. Volumi elevati di casi trattati , perché l’esperienza diretta migliora la qualità degli interventi e delle decisioni terapeutiche.
, perché l’esperienza diretta migliora la qualità degli interventi e delle decisioni terapeutiche. Capacità di offrire percorsi strutturati e coordinati, riducendo tempi di attesa e frammentazione tra visite, esami e terapie. L’obiettivo è permettere a ogni paziente oncologico con tumore del pancreas di seguire un percorso chiaro, dalla diagnosi al follow-up, all’interno di un unico sistema coordinato. Il PDTA: una “mappa” per non perdersi tra visite ed esami All’interno delle Pancreas Unit viene definito un Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale (PDTA), cioè una sorta di “tracciato” clinico condiviso dai professionisti. Questo si traduce in: Diagnosi più rapida , grazie al coordinamento tra esami di imaging, endoscopia, biopsie e valutazioni specialistiche.
, grazie al coordinamento tra esami di imaging, endoscopia, biopsie e valutazioni specialistiche. Scelta del trattamento più appropriato (chirurgia, chemioterapia, radioterapia, terapie combinate) basata sulle caratteristiche del tumore e sulle condizioni generali della persona.
(chirurgia, chemioterapia, radioterapia, terapie combinate) basata sulle caratteristiche del tumore e sulle condizioni generali della persona. Attenzione alla gestione dei sintomi (dolore, nutrizione, problemi digestivi) e al supporto psicologico.
(dolore, nutrizione, problemi digestivi) e al supporto psicologico. Monitoraggio nel tempo, con controlli programmati e chiari riferimenti in caso di nuovi sintomi. Per il paziente significa avere meno interlocutori sparsi, meno duplicazioni di esami e una maggiore sensazione di presa in carico globale.
Diagnosi, terapie e ruolo della ricerca Individuare precocemente un tumore del pancreas non è semplice, ma la presenza di centri dedicati migliora la possibilità di diagnosi accurate e di accesso a cure avanzate. Come si arriva alla diagnosi La diagnosi si basa su una combinazione di: Visita medica e anamnesi dettagliata (storia dei sintomi, fattori di rischio, eventuale familiarità).
e anamnesi dettagliata (storia dei sintomi, fattori di rischio, eventuale familiarità). Esami del sangue, inclusi marcatori come il CA 19-9 (non specifico, ma utile nel percorso).
Ecografia addominale , spesso primo esame di imaging.
, spesso primo esame di imaging. TAC e risonanza magnetica per valutare dimensioni del tumore, rapporti con vasi sanguigni e organi vicini.
per valutare dimensioni del tumore, rapporti con vasi sanguigni e organi vicini. Ecoendoscopia con eventuale biopsia, che permette di prelevare campioni di tessuto per la conferma istologica. La valutazione complessiva del caso avviene in riunioni multidisciplinari, dove diversi specialisti decidono insieme il miglior percorso terapeutico. Trattamenti disponibili e approccio personalizzato Il piano di cura dipende da estensione del tumore, condizioni generali del paziente e presenza di metastasi. Le principali opzioni includono: Chirurgia : nei casi operabili, l’asportazione del tumore rappresenta la principale possibilità di cura a lungo termine. Si tratta di interventi complessi, da eseguire in centri con grande esperienza.
: nei casi operabili, l’asportazione del tumore rappresenta la principale possibilità di cura a lungo termine. Si tratta di interventi complessi, da eseguire in centri con grande esperienza. Chemioterapia : può essere somministrata prima dell’intervento (per ridurre la massa tumorale), dopo (per ridurre il rischio di recidiva) o come trattamento principale se la chirurgia non è possibile.
: può essere somministrata prima dell’intervento (per ridurre la massa tumorale), dopo (per ridurre il rischio di recidiva) o come trattamento principale se la chirurgia non è possibile. Radioterapia , in combinazione o meno con la chemioterapia, in casi selezionati.
, in combinazione o meno con la chemioterapia, in casi selezionati. Cure palliative integrate, mirate a controllare il dolore, migliorare l’alimentazione, gestire nausea e affaticamento, preservando il più possibile la qualità della vita. All’interno delle Pancreas Unit diventa più semplice proporre percorsi individualizzati, inclusa la possibilità di accedere a studi clinici con farmaci innovativi o combinazioni terapeutiche sperimentali. La ricerca sul tumore del pancreas è in costante evoluzione, con importanti investimenti economici da parte di enti dedicati alla lotta contro il cancro. Un aspetto chiave è la collaborazione tra ospedali e laboratori di ricerca, che permette di trasferire più rapidamente nella pratica clinica le scoperte sui meccanismi biologici del tumore.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO5
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Donanemab contro l'Alzheimer: efficacia, usi ed effetti My-personaltrainer
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In breve: come funziona e a chi è indicato il donanemab (Kisunla) contro l'Alzheimer Meccanismo d'azione : il donanemab è un anticorpo monoclonale approvato in Europa per rallentare la progressione dell'Alzheimer. Agisce legandosi alle placche tossiche di beta-amiloide nel cervello, stimolando il sistema immunitario a rimuoverle.
: il donanemab è un anticorpo monoclonale approvato in Europa per rallentare la progressione dell'Alzheimer. Agisce legandosi alle placche tossiche di beta-amiloide nel cervello, stimolando il sistema immunitario a rimuoverle. Pazienti idonei : è prescrivibile esclusivamente ad adulti nella fase iniziale della malattia (decadimento cognitivo lieve), con placche amiloidi confermate strumentalmente e un preciso profilo genetico (eterozigoti per il gene ApoE4, ma anche non portatori; NO agli omozigoti).
: è prescrivibile esclusivamente ad adulti nella fase iniziale della malattia (decadimento cognitivo lieve), con placche amiloidi confermate strumentalmente e un preciso profilo genetico (eterozigoti per il gene ApoE4, ma anche non portatori; NO agli omozigoti). Terapia e dosaggio : si somministra in ambito ospedaliero tramite un'infusione endovenosa mensile. Il dosaggio viene aumentato gradualmente e il ciclo terapeutico ha una durata massima di 18 mesi.
: si somministra in ambito ospedaliero tramite un'infusione endovenosa mensile. Il dosaggio viene aumentato gradualmente e il ciclo terapeutico ha una durata massima di 18 mesi. Rischi e controindicazioni: l'effetto collaterale più rilevante è definito "ARIA" (Anomalie di Imaging Correlate all'Amiloide, come edemi o microemorragie cerebrali), che necessita di monitoraggio regolare con risonanza magnetica (RMI). Fra le controindicazioni rientrano coloro che assumono anticoagulanti, chi ha ipertensione non controllata o non può sottoporsi a RMI.
Alzheimer: una patologia diffusa Nel nostro Paese centinaia di migliaia di individui – si stima circa 600.000 – convivono attualmente con la malattia di Alzheimer. Se non diagnosticata in tempo, questa patologia neurologica evolve rapidamente, riducendo nei pazienti la memoria, le capacità cognitive e, in ultima analisi, l'indipendenza. In questo scenario, l'arrivo del principio attivo donanemab (nome commerciale Kisunla®) rappresenta un ulteriore tassello nel trattamento di questa malattia neurodegenerativa. Dopo il via libera all'immissione in commercio accordato dalla Commissione Europea nel corso del 2025, dal 2026 diverse strutture ospedaliere italiane hanno avviato le prime somministrazioni. Facciamo il punto su questa opzione terapeutica: qual è il suo reale impatto, come interviene sul cervello e per quali pazienti è stata approvata.
Da terapia sintomatica a rallentamento della malattia: l'approvazione europea L'autorizzazione all'immissione in commercio da parte della Commissione Europea ha segnato uno spartiacque decisivo per la neurologia continentale. Fino a poco tempo fa, infatti, le cure a disposizione si concentravano prevalentemente sulla gestione temporanea dei sintomi comportamentali e cognitivi. Il donanemab, invece, introduce un cambio di paradigma: come evidenziato dalla comunità scientifica, questo farmaco si pone l'obiettivo di rallentare la progressione del declino funzionale e cognitivo, prolungando il tempo in cui il paziente riesce a mantenere la propria autonomia. Questa efficacia è stata certificata dai vasti studi clinici di Fase III (TRAILBLAZER-ALZ 2 e TRAILBLAZER-ALZ 6), i quali hanno dimostrato come l'assunzione del principio attivo riduca in maniera statisticamente significativa il rischio che la malattia avanzi allo stadio clinico successivo nell'arco di 18 mesi.
Cos'è il donanemab e qual è il suo meccanismo d'azione? Il farmaco appartiene alla categoria degli anticorpi monoclonali. Il suo bersaglio d'elezione è la beta-amiloide e, più nel dettaglio, una sua forma modificata presente nelle placche amiloidi cerebrali. La beta-amiloide, infatti, è una proteina che l'organismo produce naturalmente ma che, nei soggetti affetti da Alzheimer, tende ad aggregarsi formando delle placche. L'eccessivo accumulo di queste formazioni è uno dei fattori cruciali alla base della patologia. Il donanemab si lega selettivamente a tali placche, stimolando il sistema immunitario a rimuoverle, favorendone la rimozione attraverso un processo noto come fagocitosi mediata da microglia. Può interessarti anche: Anticorpi monoclonali: cosa sono, tipi e utilizzi
Per chi è indicato il trattamento? Le evidenze cliniche hanno dimostrato che il farmaco offre la risposta migliore se impiegato precocemente. Tuttavia, non è un medicinale universale: la sua prescrizione è subordinata a un rigoroso iter diagnostico. Il medicinale a base di donanemab è usato per rallentare la progressione della malattia ed è rivolto esclusivamente a pazienti adulti che soddisfano questi requisiti: Fase iniziale della patologia : presenza di disturbo cognitivo lieve (MCI) o demenza di grado lieve.
: presenza di disturbo cognitivo lieve (MCI) o demenza di grado lieve. Diagnosi strumentale : la presenza di placche amiloidi nel tessuto cerebrale deve essere confermata da test specifici (come la PET o l'esame del liquido cerebrospinale).
: la presenza di placche amiloidi nel tessuto cerebrale deve essere confermata da test specifici (come la PET o l'esame del liquido cerebrospinale). Profilo genetico (Gene ApoE4): il paziente deve sottoporsi a un test genetico preliminare. Il trattamento è indicato per chi possiede una copia del gene ApoE4 (soggetti eterozigoti) o per chi non ne è affatto portatore. Il farmaco non è raccomandato per i portatori di due copie (omozigoti) a causa di un rischio marcatamente superiore di sviluppare gravi reazioni avverse.
Come avviene la somministrazione e l'importanza del dosaggio graduale La terapia consiste in un'infusione endovenosa (flebo) da eseguire in ambiente ospedaliero o clinico specializzato, della durata di almeno 30 minuti e con una cadenza mensile (ogni 4 settimane). Una particolarità fondamentale emersa dallo studio TRAILBLAZER-ALZ 6 riguarda la titolazione del dosaggio. I ricercatori hanno scoperto che incrementare la quantità di farmaco in modo molto graduale (partendo da 350 mg nella prima seduta per arrivare progressivamente alla dose di mantenimento di 1.400 mg) permette di ridurre drasticamente il rischio di sviluppare edemi cerebrali nei primi mesi di cura, pur mantenendo inalterata l'efficacia nello smaltimento delle placche. Un altro aspetto innovativo risiede nella durata della terapia: non si tratta di un farmaco da assumere per tutta la vita. Il ciclo dura al massimo 18 mesi e può essere interrotto anche prima se gli esami radiologici confermano che le placche amiloidi sono state "ripulite" con successo. Va comunque precisato che il medicinale non ferma la malattia , ma è utile solo per rallentarne la progressione .
Effetti collaterali e monitoraggio: cos'è l'effetto ARIA? L'impiego di terapie mirate contro le placche amiloidi richiede una vigilanza medica costante. L'effetto collaterale di maggior rilievo è definito ARIA (Anomalie di Imaging Correlate all'Amiloide). Seppur spesso asintomatiche, in alcuni casi queste anomalie possono rivelarsi severe. Si manifestano principalmente in due forme: ARIA-E: edema o accumulo temporaneo di liquidi nel tessuto cerebrale.
ARIA-H: minuscoli sanguinamenti (microemorragie) o accumuli di emosiderina (ferro) sulla superficie del cervello. I sintomi sentinella a cui prestare attenzione includono forti cefalee, stati confusionali, nausea, vertigini o tremori, disturbi visivi, difficoltà nell'eloquio e, nei casi più seri, crisi convulsive. Per prevenire e monitorare queste anomalie, il paziente deve sottoporsi a risonanze magnetiche (RMI) scadenziate prima e durante l'intero percorso terapeutico. Altri effetti indesiderati documentati, seppur meno gravi, comprendono reazioni allergiche passeggere legate al momento dell'infusione.
Le principali controindicazioni Per ragioni di sicurezza, il donanemab non può essere somministrato in presenza delle seguenti condizioni: Allergia nota allo stesso principio attivo o agli eccipienti contenuti nel medicinale.
Terapie in corso con farmaci anticoagulanti.
Evidenze radiologiche pregresse di gravi emorragie cerebrali, siderosi superficiale o più di quattro microemorragie.
Ipertensione arteriosa severa e non stabilizzata.
Patologie o disfunzioni emorragiche non controllate.
Patologie severe della sostanza bianca del cervello.
Impossibilità fisiologica o psicologica di sottoporsi alla Risonanza Magnetica (es. pacemaker non compatibili o claustrofobia invalidante).
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO4
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Si prevede che l'assicurazione sanitaria coprirà lo screening e la diagnosi precoce per 7 tipi di cancro. Vietnam.vn
(laichau.gov.vn) Il Ministero della Salute propone che il Fondo di Assicurazione Sanitaria copra, nell'ambito delle prestazioni e dei livelli di copertura assicurativa dei partecipanti, i costi dello screening e della diagnosi precoce per 7 tipi di cancro. Il Ministero della Salutesta raccogliendo pareri su una bozza di decreto che prevede un aumento del livello e della portata delle prestazioni di assicurazione sanitaria, secondo una tabella di marcia, dando priorità ai gruppi aventi diritto in base ai livelli contributivi e alla capacità residua del Fondo di assicurazione sanitaria. Nello specifico, propone un elenco di malattie da sottoporre a screening e diagnosi precoce, che saranno coperte dal Fondo di assicurazionesanitariasecondo un piano graduale. Nello specifico, l'elenco delle malattie coperte dal Fondo di assicurazione sanitaria nell'ambito delle prestazioni e dei livelli di copertura per gli assicurati sanitari in merito ai costi di screening e diagnosi precoce secondo la tabella di marcia comprende: a) Cancro cervicale. b) Tumore al seno. c) Cancro ai polmoni. d) Cancro alla prostata. d) Cancro del colon-retto. e) Cancro allo stomaco. g) Tumore al fegato. h) Epatite B e C. Il fondo di assicurazione sanitaria copre i costi di esami, servizi tecnici paraclinici, farmaci, apparecchiature mediche, sangue, forniture, strumenti, apparecchiature, prodotti chimici e altre spese (ove presenti) utilizzate per lo screening e la diagnosi precoce, nell'ambito delle prestazioni, dei livelli di copertura e delle tariffe previste per gli assicurati, come stabilito dallaleggesull'assicurazione sanitaria e in linea con la capacità di bilancio del fondo. Nei casi in cui la visita e la diagnosi confermino una malattia, l'assicurato verrà rimborsato delle spese per la visita medica e le cure secondo quanto previsto dalla legge sull'assicurazione sanitaria, una volta ricevuti i risultati della visita e della diagnosi. Secondo il programma previsto, a partire dal 1° luglio 2027 il pagamento per la vaccinazione contro l'epatite B e C sarà integrato nei controlli sanitari di routine; A partire dal 1° luglio 2028, verrà implementato un sistema di pagamento pilota e dal 1° gennaio 2030 saranno effettuati i pagamenti per il cancro cervicale. A partire dal 1° gennaio 2030, i pagamenti per il cancro al seno, al polmone, alla prostata, al colon-retto, all'ipertensione e al diabete seguiranno la tabella di marcia stabilita dal Ministero della Salute. Aggiornato il 13 settembre 2026 Fonte: https://laichau.gov.vn/tin-tuc-su-kien/chuyen-de/tin-trong-nuoc/du-kien-7-benh-ung-thu-se-duoc-bao-hiem-y-te-chi-tra-kham-sang-loc-chan-doan-som.html
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO4
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
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Long Chau, la Hope Foundation e i loro partner lanciano il programma "Condividere il peso della malattia per i malati di cancro". vietnam.vn
(Chinhphu.vn) - La cura del cancro non è solo una battaglia contro la malattia, ma anche un lungo percorso costellato di pressioni legate a costi, tempo e salute mentale. Consapevoli di queste difficoltà, il 16 settembre la Farmacia e il Sistema di Vaccinazione Long Chau, la Fondazione Hope (HOPE Foundation) e i partner farmaceutici hanno lanciato ufficialmente il programma "Condividere il fardello per i pazienti oncologici", con l'obiettivo di mettere in rete le risorse per sostenere una parte dei costi del trattamento e dare speranza a chi ne ha bisogno. Long Chau Pharmacy and Vaccination System e la Hope Foundation (HOPE Foundation) collaborano per lanciare il programma "Condividere il fardello per i pazienti oncologici". Foto:FPTLong Chau Alla cerimonia di lancio hanno partecipato: la signora Truong Thanh Thanh, Presidente del Consiglio di Amministrazione della Hope Foundation (HOPE Foundation); la signora Nguyen Xuan Tu, Amministratore Delegato della HOPE Foundation; la signora Nguyen Do Quyen, Vice Direttore Generale di FPT Retail e Amministratore Delegato di Long Chau Pharmacy and Vaccination System; il signor Ngo Quoc Bao, Direttore Senior di Long Chau Pharmacy and Vaccination System; i leader delle aziende farmaceutiche partner e i rappresentanti della stampa. Affinché nessuno si senta solo nel suo percorso di cura contro il cancro. Con il messaggio "Condividere il peso, infondere speranza ai malati di cancro", il programma dimostra la determinazione collettiva delle strutturesanitariee delle fondazioni sociali a sostenere chi si trova in difficoltà, contribuendo ad alleviare il peso delle malattie gravi nella comunità e diffondendo al contempo compassione e spirito di solidarietà. La signora Nguyen Do Quyen, vicedirettrice generale di FPT Retail e direttrice esecutiva del sistema farmaceutico e vaccinale di Long Chau. Foto: FPT Long Chau La signora Nguyen Do Quyen, vicedirettrice generale di FPT Retail e direttrice esecutiva del sistema farmaceutico e vaccinale Long Chau, ha dichiarato: "Attraverso il programma 'Condividere il fardello per i pazienti oncologici', Long Chau spera di sfruttare il suo ruolo di collegamento, avvicinando le risorse dei partner e della comunità ai pazienti oncologici che necessitano di incoraggiamento e sostegno. Sappiamo che ogni contributo, a prescindere dall'entità, può fornire risorse concrete per alleviare la pressione sui pazienti e sulle loro famiglie durante i momenti difficili. Perché a volte, un gesto tempestivo di condivisione è sufficiente a far sentire i pazienti meno soli nel loro percorso di cura... Apprezziamo molto la collaborazione con la Fondazione HOPE e i nostri partner. Ci auguriamo che il programma possa connettere un maggior numero di risorse, in modo che più pazienti oncologici possano ricevere un supporto tempestivo." La signora Truong Thanh Thanh, presidente del consiglio di amministrazione della Hope Foundation (HOPE Foundation). Foto: FPT Long Chau Nell'ultimo decennio, il cancro è rimasto uno dei principali problemi di salute pubblica. Secondo le statistiche GLOBOCAN 2022, si stima che in Vietnam si registrino ogni anno 180.480 nuovi casi e 120.184 decessi a causa di questa malattia mortale. Il trattamento è un processo impegnativo, sia dal punto di vista fisico, mentale chefinanziario. Soprattutto per i pazienti provenienti da contesti svantaggiati, ogni spesa può diventare un ulteriore peso sia per il paziente che per la sua famiglia. Nonostante le numerose difficoltà, perseverano ogni giorno, guardando avanti con fiducia a un futuro migliore. Delegati partecipanti al programma. Foto: FPT Long Chau Con il lancio del programma "Condividere il fardello per i malati di cancro", Long Chau, la HOPE Foundation e i loro partner sperano di mettere in rete le risorse della società e fornire un supporto tempestivo ai malati di cancro che si trovano ad affrontare bisogni urgenti e necessitano di cure continue. Ogni contributo, grande o piccolo che sia, può diventare un sostegno significativo, dando speranza ai pazienti e alle loro famiglie nel lungo percorso che li attende. Per garantire che le risorse siano collegate correttamente e tempestivamente ai pazienti, il programma viene implementato con un coordinamento multilaterale. Long Chau svolge un ruolo chiave nel mettere in contatto le aziende farmaceutiche e i partner, creando una piattaforma per il supporto collaborativo. La Fondazione HOPE riceve richieste e informazioni da pazienti in difficoltà che necessitano urgentemente di assistenza, si coordina con gli ospedali per verificare la loro situazione e fornisce supporto finanziario per le spese di trattamento ai pazienti e alle loro famiglie secondo i criteri del programma. I partner contribuiscono con risorse e aiutano a diffondere informazioni e a far conoscere l'importanza del programma alla comunità. Il momento in cui i delegati si sono riuniti per completare il dipinto "Costruiamo insieme una fortezza di salute". Foto: FPT Long Chau Nello specifico, il programma incoraggia la partecipazione della clientela di Long Chau convertendo i punti premio accumulati in donazioni per i malati di cancro. Le informazioni sul programma saranno chiaramente comunicate e i contributi saranno costantemente aggiornati in tempo reale, consentendo ai clienti di monitorarli in modo semplice e trasparente. Ogni segno sul dipinto rappresenta un messaggio sincero per i pazienti. Foto: FPT Long Chau Il programma "Condividere il fardello per i malati di cancro" è la continuazione dello spirito umanitario del precedente programma di successo "Long Chau Sharing - Accompagnare i piccoli guerrieri". Di conseguenza, dal 2021 ad oggi, il Sistema Farmaceutico e Vaccinativo di Long Chau ha ampliato costantemente la portata del progetto "Long Chau Sharing", con migliaia di programmi di screening, centinaia di migliaia di dosi di vaccino e milioni di giorni di farmaci gratuiti consegnati direttamente alla popolazione in tutto il Paese... Ogni percorso rappresenta una pietra miliare nell'impegno ad accompagnare e servire la comunità, contribuendo a rendere più accessibili soluzioni sanitarie di qualità, per un Vietnam sano. Sistema farmaceutico e vaccinale Long Chau, Hope Foundation e partner: "Condividere il peso per i malati di cancro"; "Insieme costruiamo una fortezza di salute". Foto: FPT Long Chau In particolare, nel 2024, l'azienda ha collaborato con la Fondazione HOPE per implementare "Long Chau Sharing - Accompanying Little Warriors", concentrandosi sul sostegno parziale dei costi di trattamento per bambini svantaggiati affetti da cancro e cardiopatie congenite. Il programma ha raccolto oltre 1 miliardo di VND per sostenere 48 piccoli pazienti grazie ai contributi dei partner e dei clienti di Long Chau, diventando un ponte d'amore tra la comunità e questi bambini. Sulla base dei valori già consolidati, il programma di quest'anno estenderà il suo sostegno a un numero ancora maggiore di pazienti, inclusi i malati di cancro e le persone affette da malattie rare che si trovano ad affrontare difficoltà economiche per le cure. Per Long Chau, questo rappresenta un passo coerente nel suo percorso di miglioramento della salute pubblica, ponendo le persone al centro, in linea con lo spirito della Risoluzione 72-NQ/TW delPolitburoe della Risoluzione 282/NQ-CP del Governo. Dall'avvicinare alla popolazione prodotti e servizi medici moderni agli sforzi per alleviare il peso delle malattie gravi, l'unità continuerà a svolgere il suo ruolo di supporto sanitario affidabile e degno di fiducia, contribuendo a costruire una vita più sana e migliore. PV Fonte: https://baochinhphu.vn/long-chau-quy-hope-va-cac-doi-tac-khoi-dong-chuong-trinh-san-se-ganh-nang-vi-benh-nhan-ung-thu-102260916124215666.htm
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Tumore al pancreas, negli Stati Uniti si sperimenta una nuova tecnica per anticipare la diagnosi Il Mattino
Una svolta per la diagnosi e per il trattamento del cancro al pancreas potrebbe arrivare da un nuovo promettente studio condotto dal City Of Hope, negli Stati Uniti.
Uno dei motivi per cui il cancro al pancreas rimane una neoplasia così letale è che viene in genere scoperto in fase avanzata, quando si è già diffuso. Un ampio studio internazionale pubblicato su 'Nature Medicine' potrebbe ora segnare un passo avanti nella sfida di anticipare la diagnosi. Un gruppo di ricercatori del City of Hope, una delle più grandi organizzazioni per la ricerca e la cura del cancro negli Stati Uniti, ha guidato lo sviluppo di un nuovo test del sangue sperimentale che potrebbe aiutare a individuare il cancro al pancreas nelle sue fasi iniziali, quando la malattia è più trattabile e potenzialmente curabile.
APPROFONDIMENTI Analisi di laboratorio, a Napoli il convegno per migliorare la fase preanalitica per garantire la sicurezza del paziente SalvaSalvata Malattie e tumori rari, gli esperti: «Qui un modello di innovazione» SalvaSalvata Screening oncologici gratuiti in Campania, al via i nuovi sportelli di prevenzione nei quartieri e nei comuni SalvaSalvata
Per 11 anni fa la chemio per un tumore al cervello, poi scopre che non era cancro: «Mi ha rovinato la vita»
I primi risultati
I dati sembrano promettenti. Lo studio ha rilevato che questa biopsia liquida (Panxeon*) è risultata altamente sensibile nel rilevare la neoplasia in stadio 1 e 2, con un basso tasso di falsi positivi. Il test sperimentale è stato anche in grado di identificare la displasia di alto grado, una condizione precancerosa del pancreas, consentendo potenzialmente un intervento prima che si sviluppi il cancro, spiegano gli esperti.
La ricerca è stata supportata dagli statunitensi National Institutes of Health (Nih) - National Cancer Institute e dall'italiana Airc. «Il cancro al pancreas rimane così letale soprattutto perché lo scopriamo quando ormai la finestra di opportunità per la cura ha iniziato a chiudersi», osserva l'autore senior del lavoro, Ajay Goel, direttore del Dipartimento di diagnostica molecolare e terapie sperimentali del City of Hope. Per i pazienti, questi risultati rappresenterebbero «un passo avanti verso la diagnosi del cancro al pancreas prima della comparsa dei sintomi e quando sono ancora disponibili più opzioni terapeutiche». Il cancro al pancreas ha i tassi di sopravvivenza più bassi tra tutti i tumori (solo il 14% dei pazienti a 5 anni dalla diagnosi). Circa il 90% dei malati riceve la diagnosi in fase avanzata, quando la neoplasia si è già diffusa.
La biopsia liquida Panxeon adotta un approccio diagnostico innovativo e ha il potenziale per cambiare i tempi di diagnosi e trattamento di questo tumore. Funziona analizzando un campione di sangue per rilevare non uno, ma 3 marcatori del tumore al pancreas: microRna circolanti, microRna esosomiali e una proteina chiamata CA19-9. Il test utilizza quindi l'Ai per combinare tutte e tre le misurazioni in un unico punteggio che stima il rischio del paziente. Si tratta del primo test sperimentale a combinare questi tre biomarcatori in un unico esame.
Per il nuovo studio i ricercatori hanno testato la biopsia liquida su quasi 1.800 pazienti negli Stati Uniti, in Europa e in Asia per determinare se i risultati promettenti precedentemente riportati si sarebbero confermati in diversi contesti clinici. I dati ottenuti vengono definiti «molto incoraggianti». L'esame del sangue ha identificato correttamente il cancro al pancreas di stadio 1 e 2 nell'87% dei casi, mentre il tasso di falsi positivi è stato solo del 3% nei gruppi a basso rischio e del 16% nei gruppi ad alto rischio. Piuttosto che sostituire le tecniche di imaging o altri test diagnostici, questa biopsia liquida potrebbe aiutare a identificare i pazienti ad alto rischio che dovrebbero essere sottoposti a ulteriori accertamenti, precisa Goel.