Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO5
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?3
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Criteri Critici
Tumore alla prostata, AIFA rimborsa darolutamide con ADT senza chemioterapia: perché cambia la scelta terapeutica Sbircia la Notizia Magazine
La ricostruzione
La notizia va letta dalla data dell'atto, non dal titolo del giorno. Il provvedimento su Nubeqa, nome commerciale di darolutamide, inserisce nel SSN una possibilità terapeutica già coerente con il percorso europeo: trattamento della malattia metastatica ormonosensibile con ADT anche in assenza di docetaxel.
Nota per il lettore: questo articolo ha finalità giornalistica e non sostituisce la valutazione dello specialista. Qualsiasi modifica della terapia va discussa con oncologo, urologo o team multidisciplinare.
Sommario dei contenuti
La decisione AIFA: che cosa entra davvero nel SSN
Il passaggio da fissare subito è amministrativo prima ancora che mediatico. La determina AIFA è la DET PRES 519/2026 del 20 aprile 2026; l'avviso di pubblicazione è entrato in Gazzetta Ufficiale il 28 aprile e l'efficacia decorre dal giorno successivo. La comunicazione clinica del 5 maggio ha quindi reso visibile una decisione già agganciata al meccanismo di rimborsabilità e prezzo. Questo scarto di calendario conta per pazienti, clinici e farmacie ospedaliere, perché separa l'annuncio dal momento in cui il provvedimento entra nella filiera del SSN.
Il nuovo perimetro rimborsato riguarda darolutamide, inibitore orale del recettore degli androgeni, in associazione alla terapia di deprivazione androgenica nel carcinoma prostatico metastatico ormonosensibile. La scheda EMA allinea lo stesso farmaco a tre impieghi autorizzati nell'Unione europea: tumore resistente alla castrazione non metastatico ad alto rischio, mHSPC con ADT e mHSPC con ADT più docetaxel. La nostra verifica sui passaggi italiani collima con questo assetto europeo.
Terza indicazione non significa terza linea
La formula terza indicazione può creare un equivoco. Nel linguaggio regolatorio indica che la stessa molecola entra in tre contesti clinici distinti. Il primo in Italia è stato il tumore prostatico resistente alla castrazione non metastatico ad alto rischio di metastasi, approvato nel 2021. Il secondo è arrivato nel 2024 per la malattia ormonosensibile metastatica in combinazione con ADT e docetaxel. Il terzo aggiunge la combinazione con ADT senza obbligo di docetaxel.
La differenza è rilevante perché molti pazienti metastatici hanno età, fragilità, comorbidità o obiettivi di vita che rendono la chemioterapia una scelta da ponderare con attenzione. La nuova cornice consente di separare due domande cliniche che prima tendevano a sovrapporsi: il paziente deve ricevere un'intensificazione dell'asse androgenico e il docetaxel è appropriato nel suo caso specifico?
Il nodo biologico: perché ADT e darolutamide lavorano sullo stesso asse
Il tumore ormonosensibile metastatico indica una malattia già uscita dalla sede prostatica, ma ancora vulnerabile alla sottrazione androgenica. L'ADT abbassa il testosterone circolante; darolutamide lavora sul recettore, cioè sul segnale che le cellule tumorali usano per crescere. La combinazione agisce su due livelli dello stesso asse: riduzione del carburante ormonale e blocco del suo aggancio al bersaglio. In clinica questo traduce la terapia da semplice sottrazione a intensificazione mirata.
Le Linee guida EAU 2026 chiariscono la direzione: nei pazienti M1 idonei alla combinazione, l'ADT da sola viene superata da strategie che associano farmaci dell'asse androgenico o docetaxel. Il nuovo rimborso italiano porta darolutamide dentro quel perimetro decisionale anche quando il piano iniziale resta privo di chemioterapia.
ARANOTE letto correttamente: il 46% riguarda la progressione radiologica o morte
Lo studio ARANOTE ha randomizzato 669 pazienti in rapporto 2:1 a darolutamide 600 mg due volte al giorno più ADT oppure placebo più ADT. L'endpoint primario era la sopravvivenza libera da progressione radiologica, misurata fino alla progressione documentata o al decesso. Il risultato da tenere in mente è l'hazard ratio 0,54, intervallo di confidenza 95% 0,41-0,71 e valore di P inferiore a 0,0001. Tradotto con prudenza clinica, il trattamento ha ridotto del 46% il rischio relativo dell'evento composito progressione radiologica o morte rispetto al controllo.
Quel 46% va letto correttamente. Riguarda l'endpoint composito di rPFS, non una riduzione diretta della mortalità del 46%. La sopravvivenza globale resta un indicatore distinto e nei dati pubblici disponibili il punto forte della nuova indicazione è il ritardo della progressione radiologica. Il dossier clinico pubblicato sul Journal of Clinical Oncology e ripreso da Bayer consegna quindi una risposta molto specifica: intensificare ADT senza docetaxel può controllare più a lungo la malattia in una popolazione metastatica ormonosensibile.
Qualità di vita e tollerabilità diventano criteri di appropriatezza
Il vero motivo clinico della personalizzazione sta nella tollerabilità. Nel trial, l'incidenza complessiva degli eventi avversi e degli eventi severi è risultata comparabile al placebo più ADT; le interruzioni per eventi avversi sono state inferiori nel braccio darolutamide. Questo elemento pesa perché il paziente mHSPC spesso convive per mesi o anni con terapie continuative, visite, imaging e farmaci per altre patologie.
Darolutamide ha una struttura chimica peculiare e i dati preclinici indicano una bassa propensione al passaggio della barriera ematoencefalica. L'interesse pratico riguarda una terapia orale che mira al recettore androgenico con minore interferenza percepita su alcune attività quotidiane, sempre dentro una valutazione specialistica. Il riscontro di La Repubblica converge sul mantenimento del benessere, ma il punto clinico che fissiamo è più circoscritto: tollerabilità e qualità di vita diventano parte dell'appropriatezza, non un dettaglio successivo.
Con o senza docetaxel: il confronto che serve davvero
La chemioterapia con docetaxel resta una componente centrale per pazienti selezionati, soprattutto quando performance status, volume di malattia e sintomi rendono appropriata una strategia più aggressiva. La nuova rimborsabilità costruisce una seconda traiettoria: ADT più darolutamide in assenza di docetaxel. Questo evita una falsa contrapposizione tra vecchio e nuovo; il criterio corretto è selezionare la combinazione in base al profilo clinico.
Lo studio ARASENS aveva già dato solidità alla triplice combinazione con ADT, docetaxel e darolutamide, con riduzione del rischio di morte del 32,5% rispetto ad ADT più docetaxel. ARANOTE risponde a una domanda diversa: quanto guadagna il paziente quando l'intensificazione ormonale viene aggiunta alla ADT senza chemioterapia. Le cronache di ANSA hanno riportato entrambi i piani, ma la lettura decisiva sta nel separarli.
Cosa cambia in ambulatorio
Da oggi la domanda terapeutica entra prima nella visita. Serve stabilire se il paziente ha malattia ad alto o basso volume, dolore osseo, interessamento viscerale, funzione renale ed epatica compatibili, terapie concomitanti e una capacità reale di aderire a una terapia orale assunta due volte al giorno con cibo. L'assunzione corretta pesa quanto la prescrizione, perché la mancata aderenza rende meno leggibile la risposta clinica.
Per il team oncologico-urologico la decisione richiede un monitoraggio coerente: PSA, testosterone, imaging convenzionale o avanzato dove indicato, dolore, eventi avversi e funzionalità d'organo. L'esame del PSA da solo resta insufficiente nelle fasi avanzate perché la progressione può avere componente radiologica o clinica. Qui la personalizzazione assume un significato concreto: scegliere la combinazione giusta e misurare nel tempo se il beneficio resta allineato alla vita del paziente.
Impatto sul SSN: il valore dipende dall'appropriatezza
Il rimborso SSN incide sulla sostenibilità in modo meno intuitivo di quanto sembri. Una terapia orale efficace può ridurre progressioni, dolore e passaggi successivi di trattamento, ma richiede presa in carico accurata per evitare uso fuori profilo. Il valore economico dipende dall'appropriatezza: paziente giusto, fase corretta, controllo periodico e registrazione degli esiti. In questa direzione la ricostruzione di Medinews coincide con il tema più concreto dell'incontro clinico del 5 maggio: rendere flessibile il trattamento senza trasformare la flessibilità in automatismo.
Le Regioni e i centri oncologici dovranno tradurre il via libera in percorsi prescrittivi chiari. Qui la nostra deduzione è operativa: il vantaggio più rapido arriverà nei centri che hanno già team multidisciplinari prostata, accesso tempestivo alla diagnostica per stadiazione e monitoraggio delle tossicità da terapia ormonale prolungata. Dove la presa in carico resta frammentata, il rischio è una disponibilità formale più lenta da trasformare in beneficio concreto.
I numeri che spiegano perché la notizia pesa adesso
Il carcinoma prostatico è la prima neoplasia maschile in Italia. Il Ministero della Salute, usando la base AIOM 2025, indica per il 2024 40.190 nuovi casi negli uomini e per il 2025 485.000 uomini viventi dopo diagnosi. La sopravvivenza a cinque anni supera il 90% nel complesso della malattia, ma nelle forme ormonosensibili metastatiche scende sotto il 30%. La distanza fra questi due scenari spiega perché una nuova opzione in mHSPC ha un peso superiore alla dimensione numerica del sottogruppo.
Il dato di incidenza tende a essere letto come fotografia generale. Nella pratica serve a stimare carico clinico futuro: più uomini vivono a lungo dopo una diagnosi, più aumenta la necessità di percorsi capaci di accompagnare le fasi avanzate con farmaci maneggevoli. AIRC colloca l'elevata incidenza prostatica dentro un quadro in cui la diagnosi precoce migliora la prognosi; questa notizia aggiunge il tassello delle fasi in cui la malattia ha già superato la prostata.
Che cosa deve sapere il paziente già in cura
Un paziente già in trattamento deve leggere questa approvazione come una possibilità da discutere in visita, senza cambi autonomi di terapia. Nelle visite specialistiche può essere valutata una nuova combinazione quando la diagnosi è mHSPC e quando lo specialista ritiene indicata l'intensificazione ormonale senza docetaxel. Chi ha già ricevuto docetaxel o un altro ARPI va valutato con criteri diversi, perché sequenza terapeutica, risposta precedente e tossicità pregresse modificano la scelta.
La domanda utile da portare in visita riguarda candidabilità, obiettivo del trattamento, modo di monitorare il dolore, calendario degli esami, gestione di fatigue o ipertensione e farmaci già assunti. Una cura su misura parte da questi dati. Il farmaco crea una possibilità rimborsata; la decisione resta clinica e documentata.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO4
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
55.9/100
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Criteri Critici
T.O.P. ,“L’innovazione nella cura tra Ischia, Procida e Capri” Il Golfo 24
L’evoluzione delle conoscenze biologiche e molecolari dei tumori solidi e l’introduzione di strategie terapeutiche sempre più personalizzate hanno profondamente modificato l’approccio diagnostico-terapeutico in oncologia. In questo scenario in rapida e continua trasformazione, diventa essenziale favorire momenti strutturali di confronto multidisciplinare, in grado di integrare competenze cliniche, chirurgiche, diagnostiche e di supporto, al fine di garantire percorsi di cura appropriati e condivisi.
Il congresso T.O.P. (Triangolo Oncologico Partenopeo) dopo la tappa dell’Isola d’Ischia nel 2025, con il patrocinio dell’ASL NAPOLI 2 NORD, il Rotary Club isola di Procida e l’Ordine dei Farmacisti della Provincia di Napoli, farà scalo sull’isola di Procida dove, il 15 e 16 maggio, presso la sala Consiliare “V. Parascandolo” del Comune, si terrànno due giornate di studio sul tema: “L’innovazione nella cura tra Ischia, Procida e Capri” sotto la responsabilità scentifica della Dott.ssa Silvia Fattorusso, Responsabile della Unità’ Operativa Semplice Dipartimentale di Oncologia dell’isola d’Ischia. Giunto alla II° edizione, T.O.P. nasce con l’obiettivo di creare un’occasione di aggiornamento e dialogo tra specialisti operanti in differenti ambiti oncologici, con particolare riferimento alle principali neoplasie ad elevato impatto epidemiologico: tumore del polmone, tumori genitoutinari, tumori del colon-retto e della mammella.
Da questo punto vista opportuno sottolineare che per l’annualità 2018-2020, il Registro Tumori ha rilevato per l’ASL Napoli 2 Nord (della quale fanno parte anche le isole d’Ischia e Procida), n. 8501 casi di tumore maligno tra i maschi e n.7480 casi tra le femmine.I tumori più frequentemente diagnosticati sono stati: il cancro del Polmone (17,01%), della Prostata (13,14%), della Vescica (12.86%), del Colon Retto (12,53%), del Fegato (4,38%) e lo Stomaco (3,95%) tra gli uomini;il cancro della mammella (26,83%), del colon-retto (12,23%), del polmone (8,10%), dell’utero in toto(6,71%), della Tiroide (5.79%, dei Melanomi,pelle (3,56%) tra le donne.
Attarverso un programma scientifico articolato in sessioni tematiche, l’evento, quindi, intende approfondire lo stato dell’arte delle strategie terapeutiche nelle diverse fasi della malattia – dalla fase localizzata a quella metastatica – ponendo attenzzione agli aspetti innovativi legati alla caratterizzazione biomolecolare, alle nuove opzioni farmacologiche, all’evoluzione delle tecniche chirurgiche e radiologiche interventistiche, nonché al ruolo crescente dell’approccio integrato e multidisciplinare.
Particolare rilievo è riservato al confronto tra oncologi, chirurghi, anatomo-patologi, ridiologi, urologi, gastrointerologi e altri specialisti coinvolti nei Gruppi Oncologici Multidisciplinari (GOM), attraverso la discussione di casi clinici real-life e l’analisi di modelli organizzativi condivisi. La seconda giornata sarà inoltre dedicata alle neoplasie mammarie e ai tumori associati a mutazioni genetiche, con focus specific sul carcinoma mammario, ovarico e sull’impatto clinico e psicosociale delle mutazioni BRCA ½.
Infine, uno sguardo al futuro dell’oncologia sarà rivolto agli aspetti trasversali della presa in carico del paziente, quali lo screening nutrizionale, il supporto psicologico e l’utilizzo della telemedicina, elementi sempre più centrali in un modello di cura moderno e sostenibile.
L’iniziativa nel complesso si propone pertanto di promuovero un aggionamento scientifico di aalto livello, favorendo la condivisione delle migliori pratiche cliniche e contribuendo al miglioramento continuo della qualità dell’assistenza oncologica sul territorio.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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❌
Criteri Critici
Casa all’asta, due malati in famiglia: l’appello da Accadia del sig. Augusto: "Chiediamo dignità e tempo” Stato Quotidiano
Riceviamo e pubblichiamo
Lettera aperta al Direttore di “StatoQuotidiano”
“Egregio Direttore,
riassumere sei anni di difficoltà, sofferenze e problematiche familiari è estremamente complesso. Con questa lettera desidero portare alla Sua attenzione, e a quella dell’opinione pubblica, la situazione che la mia famiglia sta vivendo, cercando di esporla in modo chiaro e documentato.
Dal 2020, con l’avvio della procedura relativa alla nostra abitazione, ha avuto inizio un periodo estremamente difficile, aggravato da gravi condizioni di salute all’interno del nostro nucleo familiare.
Mia moglie, Silvana Marinaccio, è affetta da patologie importanti, mentre nostro figlio Jonathan ha affrontato una grave malattia oncologica, con interventi chirurgici, cicli di chemioterapia e un lungo percorso clinico tuttora in corso.
Per meglio rappresentare la complessità della situazione, riporto di seguito una sintesi cronologica degli eventi principali.
Cronostoria.
06 giugno 2020 – Avvio della procedura giudiziaria relativa all’immobile.
– Avvio della procedura giudiziaria relativa all’immobile. 2017 – 2023 – Emergere e aggravarsi delle condizioni di salute di mia moglie, con ricoveri e accertamenti specialistici, tra cui terapia con iodio radioattivo (giugno 2023).
– Emergere e aggravarsi delle condizioni di salute di mia moglie, con ricoveri e accertamenti specialistici, tra cui terapia con iodio radioattivo (giugno 2023). 10 novembre – 18 dicembre 2023 – Accertamenti neurologici con diagnosi di aneurisma cerebrale e necessità di monitoraggio specialistico.
– Accertamenti neurologici con diagnosi di aneurisma cerebrale e necessità di monitoraggio specialistico. 18 marzo – giugno 2024 – Ulteriori esami clinici e diagnosi aggiuntive per mia moglie, tra cui problematiche reumatologiche.
– Ulteriori esami clinici e diagnosi aggiuntive per mia moglie, tra cui problematiche reumatologiche. 07 aprile 2024 – Comunicazione della vendita all’asta della nostra unica abitazione.
– Comunicazione della vendita all’asta della nostra unica abitazione. Estate – dicembre 2024 – Comparsa dei primi sintomi gravi in nostro figlio Jonathan (febbre persistente, perdita di peso, dolori).
– Comparsa dei primi sintomi gravi in nostro figlio Jonathan (febbre persistente, perdita di peso, dolori). 05 – 12 dicembre 2024 – Accertamenti diagnostici con sospetto linfoma.
– Accertamenti diagnostici con sospetto linfoma. 29 – 30 dicembre 2024 – Ricovero e intervento chirurgico per rimozione della massa.
– Ricovero e intervento chirurgico per rimozione della massa. 15 gennaio 2025 – Diagnosi di patologia oncologica ematologica grave.
– Diagnosi di patologia oncologica ematologica grave. Febbraio – luglio 2025 – Avvio e svolgimento di cicli chemioterapici, con importanti effetti collaterali e necessità di assistenza continua.
– Avvio e svolgimento di cicli chemioterapici, con importanti effetti collaterali e necessità di assistenza continua. Aprile – ottobre 2025 – Diversi accessi legati alla procedura sull’immobile, con conseguente aumento dello stress familiare.
– Diversi accessi legati alla procedura sull’immobile, con conseguente aumento dello stress familiare. Agosto – settembre 2025 – Controlli clinici evidenziano difficoltà nel percorso terapeutico e necessità di evitare stress emotivi.
– Controlli clinici evidenziano difficoltà nel percorso terapeutico e necessità di evitare stress emotivi. Ottobre – dicembre 2025 – Proposte di soluzioni abitative alternative ritenute non pienamente idonee alle condizioni sanitarie della famiglia.
– Proposte di soluzioni abitative alternative ritenute non pienamente idonee alle condizioni sanitarie della famiglia. Dicembre 2025 – Ulteriori certificazioni mediche ribadiscono la necessità di ambienti idonei e stabilità emotiva per il paziente.
– Ulteriori certificazioni mediche ribadiscono la necessità di ambienti idonei e stabilità emotiva per il paziente. Gennaio – febbraio 2026 – Udienze giudiziarie e rinvio dello sgombero per motivi sanitari.
– Udienze giudiziarie e rinvio dello sgombero per motivi sanitari. Marzo 2026 – Nuove evidenze cliniche indicano la persistenza della patologia e la necessità di mantenere condizioni di vita stabili e protette.
Le numerose certificazioni mediche raccolte nel tempo sottolineano in maniera chiara che condizioni di stress emotivo e cambiamenti ambientali non adeguati possono compromettere il percorso di cura, esponendo il paziente a rischi significativi. In questo contesto, la prospettiva della perdita dell’abitazione rappresenta un ulteriore elemento di forte criticità, soprattutto per la stabilità psicologica e sanitaria della mia famiglia.
Per tali ragioni, mi rivolgo a Lei e al Suo giornale affinché questa vicenda possa essere portata all’attenzione pubblica, con l’auspicio che si possano individuare soluzioni rispettose della dignità e della salute delle persone coinvolte.
Non si tratta di polemizzare, ma di chiedere attenzione e sensibilità verso una situazione umana particolarmente delicata.
Con fiducia e speranza,
Augusto Geberto Rosario Criscuolo
Accadia, 4 maggio 2026″.
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO5
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Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
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Criteri Critici
Tumore alla prostata, ok dell’Aifa a nuovo farmaco più terapia ormonale la Repubblica
L’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) ha dato il via libera alla rimborsabilità di darolutamide, un farmaco di nuova generazione assunto per via orale, da usare insieme alla terapia ormonale nei pazienti con tumore della prostata metastatico sensibile agli ormoni. Si tratta della terza indicazione rimborsata per la molecola, che amplia le opzioni terapeutiche e consente una maggiore personalizzazione delle cure.
Il tumore della prostata è il più frequente tra gli uomini in Italia, con oltre 40mila nuovi casi l'anno. La sopravvivenza a cinque anni raggiunge il 91%, ma scende sotto il 30% nelle forme metastatiche ormonosensibili, da qui la necessità di trattamenti più efficaci e meglio tollerati.
"Grazie alla nuova indicazione, darolutamide è l'unico inibitore del recettore degli androgeni approvato da Aifa che consente di personalizzare il trattamento, con o senza la chemioterapia, per soddisfare le necessità di ogni paziente e migliorare i risultati clinici", spiega Luigi Formisano, membro del Direttivo Nazionale Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom). La decisione si basa anche sui risultati dello studio Aranote, pubblicato sul 'Journal of Clinical Oncology', che ha evidenziato una riduzione del 46% del rischio di progressione radiologica o di morte.
La tollerabilità
"La sua elevata tollerabilità deriva dalla struttura chimica peculiare, in grado di inibire la crescita delle cellule tumorali, limitando effetti collaterali che possono impattare sulla vita quotidiana - aggiunge Elisa Zanardi, Segretario Linee Guida Aiom sul carcinoma della prostata a proposito del farmaco -. Nello studio Aranote, un numero inferiore di pazienti trattati con darolutamide ha dovuto interrompere il trattamento per eventi avversi rispetto al placebo". Inoltre, ha dimostrato di ritardare il peggioramento del dolore e di mantenere più a lungo una buona qualità di vita. In Italia si stimano circa 485mila uomini conviventi con una diagnosi di tumore della prostata.
"A dimostrazione dell'estrema flessibilità nell'utilizzo di darolutamide, con o senza chemioterapia, vi sono anche i dati che derivano dall'esperienza 'real life' - conclude Formisano -. Il farmaco ha evidenziato un'elevata maneggevolezza ed efficacia anche in uno studio pubblicato nel 'New England Journal of Medicine', in cui darolutamide in associazione alla terapia ormonale e alla chemioterapia ha ridotto significativamente il rischio di morte del 32,5% rispetto alla terapia di deprivazione androgenica e chemioterapia".
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
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Criteri Critici
Prevenzione del melanoma: a Frosinone un Open Day con 150 visite dermatologiche gratuite Virgilio
L'iniziativa mira a sensibilizzare la cittadinanza sull'importanza della diagnosi precoce del melanoma, un tumore cutaneo che, se individuato in tempo, può essere trattato con successo. I...Leggi tutta la notizia
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
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Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
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Criteri Critici
Al Gemelli ART un videogioco aiuta bambini e ragazzi ad affrontare la radioterapia Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS
Al Gemelli ART un videogioco aiuta bambini e ragazzi ad affrontare la radioterapia
L’App Radiotherapy Training Game è stata realizzata grazie al sostegno della Fondazione Carla Fendi.
Si chiama Radiotherapy Training Game (RTTraining Game) l’innovativa applicazione digitale dedicata alla preparazione e al supporto dei pazienti pediatrici sottoposti a radioterapia del Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS.
L’App è stata inaugurata nei giorni scorsi presso il Gemelli ART (Advanced Radiation Therapy) alla presenza della dottoressa Maria Teresa Venturini Fendi, Presidente della Fondazione Carla Fendi, che ha sostenuto il progetto contribuendo in modo determinante alla sua realizzazione, e della professoressa Maria Antonietta Gambacorta, Direttore del Dipartimento di Diagnostica per Immagini e Radioterapia Oncologica del Policlinico A. Gemelli IRCCS. Alla presentazione sono intervenute, la dottoressa Silvia Chiesa, Responsabile del percorso pediatrico e la dottoressa Elisa Marconi, psiconcologa e psicoterapeuta dell’Unità di Psicologia Clinica diretta dalla professoressa Daniela Chieffo, che seguono i piccoli pazienti del Gemelli ART.
Il progetto nasce all’interno dell’esperienza clinica del Gemelli ART, dove un’equipe multidisciplinare composta da medici, tecnici, infermieri e psicologi è impegnata da anni nello sviluppo di un approccio psicosociale alla cura in radioterapia oncologica pediatrica; grazie a interventi psicologici mirati e a progetti innovativi, è stato possibile migliorare significativamente la compliance terapeutica e ridurre il ricorso alla sedazione nei piccoli pazienti.
“RTTraining Game rappresenta un passo importante verso una medicina sempre più centrata sul paziente e supportata da tecnologie innovative – ha dichiarato la professoressa Maria Antonietta Gambacorta -. Integrare strumenti digitali, come un videogioco, nella pratica clinica significa migliorare concretamente l’esperienza terapeutica e i risultati di cura”.
“Scienza, tecnologia, gioco, tutte componenti che mi coinvolgono personalmente e che vedo in questo training game interagire come prezioso aiuto medico e psicologico – ha sostenuto Maria Teresa Venturini Fendi -. Ammiro l’impegno di Gemelli Art e sono felice che la Fondazione Carla Fendi abbia potuto contribuire a un progetto che può regalare momenti di serenità e di sorrisi a bambini e adolescenti in un percorso difficile consapevole che donando, partecipando, condividendo si riceve sempre di più di quanto si è dato”.
L’iniziativa conferma il ruolo del Gemelli ART quale centro di riferimento per l’innovazione in radioterapia oncologica, capace di coniugare eccellenza clinica, ricerca e attenzione alla dimensione umana della cura.
Il Radiotherapy Training Game
La diagnosi oncologica in età pediatrica rappresenta una condizione ad alto impatto psicologico per bambini, adolescenti e famiglie. In particolare, la radioterapia, pur non essendo invasiva dal punto di vista chirurgico o farmacologico, richiede una forte collaborazione da parte del paziente: è necessario comprendere e tollerare tempi e procedure, mantenere la posizione in stato di immobilizzazione mediante dispositivi specifici e affrontare la separazione dai genitori durante il trattamento, poiché nelle sale di irradiazione non può essere presente nessun accompagnatore.
Questi elementi possono generare elevati livelli di distress psico-fisico, rendendo fondamentale l’introduzione di strumenti innovativi di supporto. Il RTTraining Game nasce proprio per rispondere a questa esigenza, utilizzando il linguaggio del gioco, familiare e non stressante per i più giovani, per accompagnarli nel percorso terapeutico. Il videogioco consente ai pazienti di prepararsi alla radioterapia anche da casa, coinvolgendo familiari e amici e trasformando un’esperienza complessa in un percorso più accessibile e partecipativo.
Il progetto è rivolto a bambini e adolescenti in trattamento presso il Gemelli ART e si propone di offrire un supporto psico-educativo adeguato all’età, migliorando la comprensione del trattamento e favorendo una maggiore adesione terapeutica. Attraverso il coinvolgimento attivo del paziente, il videogioco rafforza l’alleanza terapeutica e promuove una partecipazione più consapevole e serena al percorso di cura. Inoltre, allo stesso tempo, contribuisce a sviluppare empowerment, aumentando il senso di controllo del paziente rispetto alle procedure mediche e alle relazioni con familiari e operatori sanitari. Il videogioco è accessibile sia all’interno del Policlinico Gemelli sia da remoto, garantendo continuità nel supporto durante tutto il percorso terapeutico.
Il progetto rappresenta una significativa innovazione nel campo dell’oncologia pediatrica: attraverso un approccio ludico e interattivo, mira a migliorare la compliance, ridurre il ricorso alla sedazione, aumentare la soddisfazione dei pazienti e delle famiglie e ottimizzare i tempi e i costi sanitari.
Emiliana Stefanori
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Cancro scompare dopo biopsia: il sistema immunitario ha fatto il lavoro Foro3D
Una paziente di 59 anni con mixofibrosarcoma al braccio è entrata in remissione completa senza ricevere chemioterapia né radioterapia. Secondo un caso riportato nell'aprile 2026, la causa è stata una biopsia con ago sottile che, danneggiando il tessuto tumorale, ha attivato una risposta immunitaria. Due settimane dopo, il tumore di 2 centimetri era scomparso, confermato dall'intervento chirurgico senza traccia di cellule cancerose. Questo fenomeno, documentato solo in nove casi, è estremamente raro.
Biopsia come innesco: il meccanismo immunologico rivelato 🧬
Gli esperti spiegano che la lesione provocata dall'ago sottile ha attivato prima le cellule killer naturali (NK) e poi i linfociti T. Queste cellule hanno riconosciuto il tumore come una minaccia e lo hanno eliminato completamente. Il processo è simile a un vaccino locale, dove il danno fisico espone gli antigeni tumorali al sistema immunitario. Sebbene la tecnica non sia replicabile come trattamento, dimostra che il corpo può combattere alcuni tumori se stimolato correttamente, specialmente quelli riconoscibili come quelli della pelle.
E pensare che alcuni pagano fortune per i trattamenti... 💸
Mentre la medicina investe milioni in terapie avanzate, una donna ha ottenuto lo stesso risultato con un semplice ago e un sistema immunitario ben sintonizzato. Certo, non è un metodo infallibile: su dieci tumori, solo nove hanno avuto la cortesia di scomparire dopo la biopsia. Il resto rimane lì, ostinato come sempre. Forse la cosa migliore è prenotare una visita dal dermatologo e, già che ci siamo, anche da quello della fortuna.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
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Il tumore del cavo orale. Tra bisturi e radioterapia La Provincia di Como
Il tumore del cavo orale è una neoplasia che interessa le cellule della mucosa orale. L’esordio è generalmente dopo i 50 anni ma ci sono casi anche nella popolazione più giovane, come per i tumori Hpv correlati. Fondamentale la diagnosi precoce per un intervento tempestivo così come conoscere i fattori di rischio. Ne abbiamo parlato con Luigi Colombo, direttore della struttura complessa di Chirurgia Maxillo-Facciale dell’ospedale Sant’Anna.
Dottore cosa sono i tumori del cavo orale?
Nel 90% dei casi parliamo di carcinoma del cavo orale, un tumore epiteliale che origina dalle cellule di rivestimento della mucosa della bocca e si può manifestare in tutte le sedi del cavo orale come la lingua, che ha una frequenza maggiore, le labbra, le guance, il pavimento della bocca, la gengiva aderente, ma anche il palato e la mucosa alveolare. Ci sono tumori legati a infezione da Hpv, infine, il melanoma del cavo orale, che è una neoplasia abbastanza rara ma di cui è importante conoscere l’esistenza.
Per quanto riguarda i dati?
Un aspetto molto interessante che è emerso in occasione della Giornata Mondiale contro il Cancro che si è tenuta lo scorso 4 febbraio è che fino a 4 tumori su 10 sono prevenibili evitando i fattori di rischio come fumo, alcol e infezioni, che sono proprio i principali fattori di rischio del tumore del cavo orale.
Sono tumori molto diffusi?
A livello mondiale, ma anche europeo, c’è una distribuzione disomogenea. In termini generali parliamo del sedicesimo tumore maligno più frequente ma se guardiamo alle aree del mondo possiamo dire che in Asia, dove è diffusa l’abitudine di masticare tabacco e betel, ad esempio, l’incidenza è maggiore rispetto a America e Europa. Se guardiamo all’Europa l’incidenza è maggiore in quei paesi dove è più diffusa l’abitudine all’alcol e al fumo come Russia, Francia e Regno Unito. In Italia i tumori del cavo orale rappresentano il 4% di tutti i tumori maligni, con un maggior numero di casi tra gli uomini anche se la forbice si sta riducendo. Ogni anno vengono diagnosticati circa 4/5mila nuovi casi. Nel nostro Paese, inoltre, c’è un’incidenza maggiore nelle regioni del Nord-Est.
Quali sono i campanelli d’allarme allora?
Qualsiasi lesione o alterazione (bianca, rossa, ulcera) che ha o no una tendenza al sanguinamento e che non guarisce nell’arco di 15 giorni deve essere considerata potenzialmente a rischio. Il problema è che all’inizio i sintomi possono mimare delle lesioni banali che però sono in realtà l’inizio di una degenerazione potenzialmente cancerogena. Anche le macchie scure, marroni o nere, non vanno sottovalutate perché se è vero che nella maggioranza dei casi si tratta di pigmentazioni da amalgama legate a procedure odontoiatriche o nevi benigni, in alcune situazioni potrebbe trattarsi di un melanoma.
Quali i fattori di rischio?
Tra i fattori di rischio più importanti ci sono l’abuso di alcol e di fumo. L’effetto sinergico di alcol e fumo, inoltre, aumenta in modo esponenziale il rischio. Oggi i dati ci confermano che il 75% di tutti i tumori del distretto testa collo sono causati da alcol e tabacco. Altro fattore di rischio molto importante è l’infezione da papilloma virus (ceppo 16) che può portare all’insorgenza di tumori dell’orofaringe. Oggi per l’Hpv, fortunatamente, esiste un vaccino che è consigliato a partire dai 12 anni sia nelle ragazze che nei ragazzi.
Come avviene la diagnosi in questi casi?
L’esame obiettivo è fondamentale per un primo inquadramento, segue la biopsia della lesione e l’esame istologico che sono necessari per porre la diagnosi. In caso di positività di un tumore del cavo orale sono poi necessari una serie di accertamenti che consentono di valutare più nel dettaglio e di stadiare (conoscere l’estensione) la malattia. Tra gli esami disponibili abbiamo la TC, la risonanza magnetica, l’ecografia del collo e la Pet.
Quanto conta la diagnosi precoce?
Conta moltissimo perché sappiamo con certezza che prima si intercetta la malattia, migliore può essere la prognosi. I tumori trattati nel primo e secondo stadio, ad esempio, hanno una prognosi buona e una sopravvivenza a distanza di cinque anni. Diversamente, i tumori al terzo e quarto stadio, che spesso hanno anche metastasi, hanno una sopravvivenza che a 5 anni si riduce drasticamente.
Come fare a intercettare la malattia in tempo?
L’autoesplorazione della bocca, nelle aree visibili, è molto importante per verificare la presenza di situazioni potenzialmente pericolose. La prevenzione fondamentale, oltre a evitare i fattori di rischio, è quella di sottoporsi regolarmente a sedute di igiene dentale professionale e visite di controllo dall’odontoiatra. Entrambe queste figure possono intercettare il sospetto diagnostico e inviare il paziente a uno specialista maxillofacciale. Va detto che in alcuni casi è anche l’otorinolaringoiatra a individuare queste neoplasie.
Una volta posta la diagnosi di tumore del cavo orale quale l’iter terapeutico?
I tumori Hpv positivi hanno una prognosi differente rispetto al carcinoma classico perché sono sensibili alla radioterapia, quindi, molto spesso si gestiscono senza intervento chirurgico. Per quanto riguarda, invece, il carcinoma non Hpv positivo l’indicazione è prevalentemente chirurgica. Ancora una volta qui si torna a parlare di diagnosi precoce perché ci consente di intervenire prima e di ridurre quindi il più possibile i danni alle strutture della bocca e della faccia. Non dobbiamo dimenticare, infatti, che parliamo di interventi che possono essere altamente demolitivi e che nelle fasi avanzate possono richiedere anche di intervenire sulle ossa del mascellare superiore, della mandibola, ma anche con lo svuotamento dei linfonodi del collo. Possono essere previsti dei lembi ricostruttivi utilizzando la fibula, la cresta iliaca o i tessuti molli della coscia o dell’avambraccio, a seconda dei casi. Ci sono, insomma, diverse opzioni terapeutiche in base all’entità della demolizione e allo stadio del tumore.
Non solo gli interventi, insomma, anche il post operatorio può essere molto complesso?
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Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
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Chemioterapia, donato al Civile un casco contro la perdita dei capelli per le pazienti BsNews.it
Ultime Notizie
La Breast Unit degli Spedali Civili di Brescia, grazie alla generosa donazione di ESA – Educazione alla Salute Attiva, si è recentemente dotata di un nuovo casco refrigerante. Si tratta di un dispositivo medico per la prevenzione dell’alopecia indotta da chemioterapia. Un aiuto importantissimo per le donne che si trovano ad affrontare un percorso di cura non sempre facile, anche dal punto di vista psicologico. La perdita dei capelli non è solo un problema estetico, ma anche sociale. Senza capelli molte donne sentono di non riuscire a tenere per sé un lato intimo della malattia e del percorso di cura. In un anno sono circa 70 le signore che hanno utilizzato il casco.
Le caratteristiche e le funzionalità del dispositivo sono state illustrate quest’oggi alla presenza del Direttore Generale della ASST Spedali Civili di Brescia Luigi Cajazzo, della presidente di Esa Nini Ferrari, della Responsabile della Breast Unit Rebecca Pedersini, del Direttore della SC Oncologia Medica Alfredo Berruti e del personale sanitario coinvolto nel progetto.
Si tratta di una tecnologia avanzata, composta da un sistema di raffreddamento del cuoio capelluto, ideata per la prevenzione dell’alopecia delle persone sottoposte a terapia oncologica e dotata di un casco da applicare alla testa del paziente. Il sistema è costituito da un’unità di refrigerazione compatta, contenente un liquido refrigerante che viene fatto circolare attraverso capsule di raffreddamento appositamente progettate.
La Breast Unit della ASST Spedali Civili di Brescia rappresenta un punto di riferimento per la prevenzione, la diagnosi e la cura del tumore della mammella. Garantisce tempi di intervento rapidi, personale dedicato e qualificato, un approccio personalizzato e multidisciplinare. Nel 2025 sono stati effettuati oltre 476 interventi chirurgici per tumore maligno, 640 prime visite oncologiche, 1193 valutazioni mutidisciplinari. Sono 3.000 le pazienti attualmente in fase di follow up. Questi numeri testimoniano l’impegno costante verso la salute delle donne.
L’Associazione ESA – Educazione Salute Attiva rappresenta un sostegno prezioso per la Breast Unit degli Spedali Civili di Brescia e per le donne affette da carcinoma mammario. Grazie al costante impegno dei volontari e dei sostenitori, ESA affianca la Breast Unit in numerosi progetti dedicati al benessere fisico e psicologico delle pazienti:
• Progetto Familiarità, che favorisce l’accesso alle indagini diagnostiche per le donne giovani sotto i 45 anni con familiarità, non incluse nei programmi di screening.
• Donazione di sistemi di raffreddamento del cuoio capelluto per la prevenzione dell’alopecia indotta dai trattamenti chemioterapici.
• Progetto “Bella in ospedale”, che offre alle pazienti il supporto di un’estetista professionista per aiutarle a valorizzarsi anche durante la terapia
• Attività di supporto durante il follow-up, con corsi di yoga, fotografia e acquarello, per favorire il benessere psicologico.
• Partecipazione al progetto sulla realtà virtuale nella gestione dell’ansia grazie a visori donati da ESA
• Donazione di strumenti fondamentale per migliorare la qualità e la tempestività delle diagnosi.
• Sostegno alla dietista della Breast Unit.
• Iniziative di prevenzione sul territorio
L’impegno dell’associazione, recentemente arricchito anche dal progetto “Cucina Sana: il primo passo per la prevenzione”, testimonia come la collaborazione tra istituzioni sanitarie e realtà del volontariato possa fare la differenza nella qualità dell’assistenza e nella vita delle pazienti.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO4
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Sanità Lombarda, il modello che non cura più in tempo. Gazzetta dell'Emilia
Il Servizio Sanitario Nazionale, nato con la legge 23 dicembre 1978, n. 833, prometteva di garantire la tutela della salute come diritto fondamentale della persona e interesse della collettività (legge n. 833/1978, art. 1, fonte: Normattiva).
Oggi, però, quell’edificio mostra crepe sempre più profonde: liste d’attesa croniche, personale in fuga, risorse insufficienti e un settore privato sempre più ingombrante. La Lombardia, spesso presentata come modello di efficienza sanitaria, appare in realtà come uno specchio fedele delle contraddizioni dell’intero sistema italiano.
Il primo segnale è quello delle liste d’attesa. Nel 2024 la Regione ha stanziato nuove risorse per ridurle, portando il totale dell’intervento a circa 84 milioni di euro (84 milioni nel 2024, fonte: Regione Lombardia, Lombardia Notizie, 29 luglio 2024). Il dato dimostra che il problema non è episodico, ma strutturale. Quando servono continui piani straordinari, significa che l’ordinario non riesce più a garantire l’accesso tempestivo alle cure. E un diritto alla salute che arriva troppo tardi rischia di diventare un diritto soltanto proclamato.
Dietro questi numeri ci sono storie concrete. Ci sono pazienti che aspettano mesi per una visita specialistica e nel frattempo rinunciano, rimandano, si rassegnano. Ci sono famiglie che scelgono di rivolgersi al privato non per preferenza, ma per necessità: perché l’alternativa pubblica non arriva in tempo. Queste rinunce non compaiono nelle statistiche ufficiali, ma pesano sulla salute reale delle persone e segnalano un sistema che, per una parte crescente della popolazione, non riesce più a essere il primo riferimento.
Nel 2026 alcuni miglioramenti sono stati registrati. Le prestazioni in classe B, da erogare entro 10 giorni, sono passate dal 58% al 79%, mentre quelle in classe D, da erogare entro 30 o 60 giorni, sono passate dal 64% al 75% (confronto 5-20 aprile 2025 e 5-20 aprile 2026, fonte: ANSA Lombardia, 27 aprile 2026). Sono numeri positivi, ma non ancora risolutivi. Il CUP unico regionale, infatti, resta incompleto: risultano collegati 16 enti pubblici, con copertura pari al 53% delle prestazioni pubbliche, e 8 erogatori privati accreditati (fonte: Lombardia Notizie, aprile 2026). In un sistema come quello lombardo, nel quale il privato accreditato ha un peso strutturale, un CUP unico non pienamente integrato rischia di essere uno strumento necessario ma ancora insufficiente.
Alla crisi organizzativa si aggiunge quella del personale. Nei primi nove mesi del 2024 oltre 20.000 infermieri hanno lasciato volontariamente il Servizio Sanitario Nazionale, con un aumento di quasi il 170% rispetto all’anno precedente (fonte: Nursing Up, 3 febbraio 2025). Il dato va letto insieme al confronto internazionale: l’Italia conta appena 6,5 infermieri ogni 1.000 abitanti, contro una media OCSE di 9,5 (fonte: FNOPI su 8° Rapporto GIMBE). Senza personale sufficiente, nessun piano sulle liste d’attesa può diventare davvero strutturale. Le piattaforme possono ordinare le prenotazioni, ma non possono sostituire chi visita, assiste, cura e garantisce continuità al servizio.
Il nodo finanziario aggrava il quadro. Secondo GIMBE, il rapporto tra spesa sanitaria e PIL resterà fermo al 6,4% fino al 2029, mentre il divario cumulato rispetto al fabbisogno reale raggiungerà 30,6 miliardi nel triennio 2027-2029 (fonte: GIMBE su Documento di Finanza Pubblica 2026). Questo significa che alle Regioni si chiederà di garantire prestazioni crescenti con risorse non adeguate. Il risultato prevedibile è una pressione sempre maggiore sui bilanci regionali, sui professionisti e sui cittadini.
In questo vuoto cresce il privato. Tra il 2016 e il 2023 la spesa delle famiglie presso strutture non convenzionate è aumentata del 137%, passando da 3,05 a 7,23 miliardi di euro (fonte: 8° Rapporto GIMBE sul Servizio Sanitario Nazionale). Il dato non racconta soltanto una maggiore propensione al mercato. Racconta spesso una fuga obbligata: chi può pagare ottiene più rapidamente la prestazione, chi non può attende oppure rinuncia.
Per comprendere questa dinamica occorre però risalire alle sue radici storiche. Il peso strutturale del privato accreditato in Lombardia non è un fenomeno spontaneo: affonda le radici nella riforma sanitaria regionale avviata con la legge regionale n. 31 del 1997, sotto la presidenza di Roberto Formigoni. Quella riforma introdusse un modello di quasi-mercato, fondato sulla concorrenza tra soggetti pubblici e privati accreditati, con il principio della libera scelta del paziente e la remunerazione a prestazione. L’obiettivo dichiarato era aumentare efficienza e qualità. L’effetto nel tempo, tuttavia, è stato quello di rafforzare progressivamente gli erogatori privati, a scapito di una rete pubblica sempre meno in grado di competere su volumi e velocità. È in questo contesto che va letto il dato sul CUP incompleto: integrare il privato accreditato in un sistema di prenotazione unico significa anche rimettere mano a equilibri consolidati da quasi trent’anni.
La questione lombarda, dunque, non riguarda soltanto l’efficienza amministrativa. Riguarda l’effettività costituzionale del diritto alla salute. L’art. 32 della Costituzione non tutela una salute astratta, ma una cura accessibile, tempestiva e uguale per tutti. Quando il tempo della cura dipende dal reddito, il principio universalistico del Servizio Sanitario Nazionale entra in crisi.
La Lombardia non è una sanità fallita. È un sistema potente ma squilibrato, capace di produrre eccellenze e al tempo stesso diseguaglianze. I miglioramenti del 2026 vanno riconosciuti, ma non bastano. Senza piena integrazione del CUP, rafforzamento del personale, finanziamento adeguato e governo pubblico del privato accreditato, la sanità lombarda rischia di diventare il laboratorio più avanzato di una sanità a doppio binario: veloce per chi paga, lenta per chi attende.
(immagine generata con AI)
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Chemioterapia a domicilio, l'Usl: «In questo modo si possono aiutare di più i pazienti» Il Gazzettino
ODERZO Chemioterapia a domicilio: è l'innovativo progetto pilota avviato dal reparto di Oncologia dell'ospedale opitergino, diretto dal dottor Stefano Lamon. È il primo di questo genere in Veneto e uno dei primi ad essere attivato in Italia. L'incoraggiamento ad attuarlo è arrivato dal direttore generale Francesco Benazzi anche con l'obiettivo di far restare il più possibile il malato nel suo ambiente familiare, cercando così di ridurre l'ospedalizzazione.
PRIMI PASSI
Il progetto è stato avviato a dicembre e quattro sono finora i malati presi in carico. «La chemioterapia a casa non è più un tabù» è il messaggio trasmesso dal dottor Lamon. Sul piano operativo l'attività è piuttosto semplice: i farmaci da somministrare sono orali, perciò il malato li può assumere tranquillamente a casa, anziché doversi recare in ospedale. «Il nostro unico obiettivo è il benessere del paziente -sottolinea Lamon- Cerchiamo di mantenerlo prestando attenzione massima ai suoi bisogni e alla possibilità di fargli percorrere la strada di una terapia difficile nella maniera più semplice e indolore per riportare la persona a una vita normale. Questo è il risultato al quale ambiamo. E anche per questo cerchiamo sempre di guardare la terapia e anche la patologia con gli occhi del paziente». «Andare incontro ai pazienti nella complessità è una cosa significativa -aggiunge la dottoressa Concetta Paolello, stretta collaboratrice del primario dottor Lamon- In questo progetto è importante fare rete con il medico di medicina generale e il dottor Giovanni Pisani ci ha dato una mano incredibile».
ITER SPEDITO
Pisani è infatti il coordinatore dei medici di medicina generale per il territorio dell'opitergino-mottense. «Quando Lamon mi ha illustrato la sua idea per le cure chemioterapiche a casa, ho risposto subito di sì -dice- È stato formato un team composto dai farmacisti dell'ospedale, l'oncologia e medici di medicina generale. Ai colleghi, in via preliminare, ho illustrato il progetto e ho avuto il riscontro positivo della stragrande maggioranza di loro. Adesso, quando un malato viene preso in carico per questo metodo di cura, la dottoressa Paolello mi contatta, dandomi nome del paziente e del suo medico di riferimento. A questo punto telefono al collega spiegandogli nel dettaglio l'iniziativa. Alla somministrazione del farmaco è così presente, oltre al personale ospedaliero, anche il medico di medicina generale che il malato conosce da tempo». Oltre alla comodità di ricevere la cura a casa, senza che ci sia la necessità di spostarsi, per il malato il beneficio psicologico è notevole. «La persona rimane nel suo ambiente familiare, non va in ospedale a meno che non ve ne sia la necessità -aggiunge Pisani- L'essenza del progetto è che il malato sia considerato prima di tutto una persona ed è un grande esempio di civiltà». Ovvio, servono medici ed energie, ma curare nel miglior modo possibile chi soffre di malattie importanti è un passo importante almeno quanto le cure stesse. «L'aspetto essenziale è costruire una rete e dare una risposta al territorio. Questo grazie anche alla spinta che ci ha dato il direttore generale dell’Usl 2 nel far partire questo progetto» commenta la Paolello.
NUOVO REPARTO
Appena un paio di settimane fa il reparto di Oncologia si è insediato nei nuovi spazi ricavati al terzo piano dell'edificio 5, quello dove un tempo c'era il laboratorio di analisi. Il locale per le cure chemioterapiche è stato ricavato nelle stanze che hanno la visuale sul giardino in modo da rendere meno pesanti i lunghi tempi che i pazienti devono trascorrere durante le terapie.