📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?2
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
41.1/100
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Criteri Critici
Eczema cronico delle mani: nuova terapia mirata cambia le regole del gioco pharmastar.it
Nuove prospettive terapeutiche per l'eczema cronico delle mani emergono con l'introduzione del delgocitinib, primo farmaco topico mirato per questa condizione complessa e multifattoriale. La patologia, che incide fortemente sulla qualitŕ di vita e sull'attivitŕ lavorativa, richiede trattamenti efficaci e sicuri nel lungo termine. Il delgocitinib, grazie alla sua azione antinfiammatoria e al buon profilo di sicurezza, rappresenta un'opzione innovativa, da affiancare a corrette misure preventive e a una buona aderenza terapeutica. Ne abbiamo parlato con la prof.ssa Maddalena Napolitano durante il 99^ congresso della SIDeMaST. Eczema cronico delle mani: nuova terapia mirata cambia le regole del giocoProf.ssa Maddalena Napolitano Dermatite atopica: terapie efficaci fino a 6 anni migliorano qualitŕ di vita e gestione della malattiaDott.ssa Alessandra Narcisi Psoriasi: dal PASI 0 ai giorni liberi da malattia, il nuovo obiettivo č vivere senza lesioniProf. Matteo Megna Psoriasi moderata-severa: nuovi dati italiani sull'inibizione dell'interleuchina 17A e 17FProf. Diego Orsini Psoriasi: nuove evidenze real world per una cura efficace, duratura e centrata sul pazienteProf.ssa Anna Balato Alopecia areata: nuove terapie e sfide emergenti rivoluzionano la gestione dei pazientiProf.ssa Michela Starace Dermatite atopica: nuove terapie su misura rivoluzionano la gestione dei pazientiProf. Paolo Romita Prurito nella dermatite atopica e nella prurigo nodularis: impatto nascosto su sonno, salute mentale e qualitŕ della vitaProf.ssa Maria Angeliki Gkini Prurito senza tregua: agire sul recettore dell'IL31 in caso di dermatite atopica e prurigo nodularisProf.ssa Maria Concetta Fargnoli, Prof. Paolo Amerio Psoriasi lieve-moderata: unire efficacia e comfort per cambiare l'aderenza terapeuticaDott. Andrea Conti Dermatite atopica: lebrikizumab efficacia e sicurezza anche nelle aree difficili nella real lifeDott.ssa Alessandra Narcisi Malattia psoriasica: dalla “marcia psoriasica” ai dati di Real World nella pratica clinicaProf. Roberto Caporali InformativaUtilizziamo cookie o tecnologie simili per finalità tecniche e, con il tuo consenso, anche per altre finalità come specificato nellacookie policy.Puoi acconsentire all'utilizzo di tali tecnologie utilizzando il pulsante "Accetta tutti". Fino a che non sceglierai una opzione utilizzeremo solo i cookie tecnici e necessari. Cookie tecniciCookie tecnici e necessari al corretto funzionamento del sito web. Non possono essere disabilitati [7]NomeFornitoreScopoDuratacovidLoginAntherica srlFunzionaleSessionelngAntherica srlFunzionalePersistentepharmaLogAntherica srlFunzionaleSessionesocialcounterAntherica srlFunzionale1 giornosys_langAntherica srlFunzionalePersistenteUserLogAntherica srlFunzionaleSessione_cookie_consentAntherica srlFunzionale1 anno Cookie di preferenzaI cookie di preferenza consentono al sito web di memorizzare informazioni che ne influenzano il comportamento, ad esempio la personalizzazione di un colore.Nessun cookie utilizzato per questa tipologia Cookie statisticiI cookie statistici aiutano a capire come i visitatori interagiscono con il sito web raccogliendo e trasmettendo informazioni in forma anonima [7]NomeFornitoreScopoDurata_gaGoogle AnalyticsStatistiche1 anno_ga_J8H44EJNJ3Google AnalyticsStatistiche1 anno__utmaGoogle AnalyticsStatistiche2 anni__utmbGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmcGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmtGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmzGoogle AnalyticsStatistiche6 mesi Cookie di marketingI cookie di marketing vengono utilizzati per tracciare i visitatori sul sito web. La finalità è quella di presentare annunci pubblicitari che siano rilevanti e coinvolgenti per il singolo utente.Nessun cookie utilizzato per questa tipologia
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
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Criteri Critici
La religiosa esperta in terapia di coppia e consulenze sessuali: un nuovo scandalo investe la Chiesa Ticinonline
NEUCHÂTEL - Una visione progressista della spiritualità. La metteva su questo piano Caroline T., una pastora evangelica riformata e sospesa dall'esercizio da due chiese del cantone di Neuchâtel, per giustificare la linearità del suo operato. Dagli speed-dating per omosessuali ed eterosessuali alla terapia di coppia finendo per abbracciare il campo della consulenza sessuale, l'ecclesiastica Carolina T. - una quarantennale esperienza di ministero - era rintracciabile su internet: la tariffa per il suo supporto alle anime in crisi e in cerca di consolazione per ritrovare le divine vie, era di 120 franchi all'ora. Tutto è filato liscio - come spiega in un articolo il Tages-Anzeiger - fino al momento in cui una donna (anche lei facente parte della congregazione dei riformati) l'avrebbe accusata di averla soggiogata approfittando del momento di fragilità che stava attraversando dopo la separazione dal marito, inducendola a frequenti esborsi di denaro. «Mi sono posta domande fondamentali su come avrei ridefinito la mia vita dopo venti anni di matrimonio» ha dichiarato al quotidiano zurighese la donna. Per le sue domande fondamentali, era fondamentale onorare però la parcella dovuta per le risposte che la religiosa finita sotto inchiesta penale per «coercizione, indebito vantaggio finanziario e lesione dell'onore» offriva per risolvere quei dilemmi personali. Le sedute all'inizio prevedevano un consulto settimanale via web di un'ora, poi i colloqui cominciano a richiedere più tempo, fino a tre ore di analisi e da un iniziale versamento di 400 franchi - come scrive il Tages - si arriva a bonifici di 1'200 franchi per volta. Il rapporto di consulenza ben presto si trasforma per la paziente in dipendenza economica e per la pastora Carolina in una faccenda amorosa: dai "cari saluti" si passa agli «emoticon a forma di cuore con bacio" fino alla confessione della propria omosessualità e alla rivelazione di essersi innamorata di lei. Ne nasce - si legge nell'articolo - «una turbolenta relazione on-off», con la presunta vittima che afferma di «essersi sentita manipolata» e di essersi tolta un peso «quando si è liberata dalla relazione». Ma le due si ritrovano di fronte quando la religiosa ottiene un incarico pastorale nel canton Vaud, proprio dove vive l'ex paziente, contro cui - a suo dire - inizia una "campagna" di discredito venendo additata come «un'ex amante vendicativa». Nell'estate del 2025 la donna che denuncia gli abusi si rivolge all'organizzazione Groupe Sapec, che da molti anni segue persone vittime di abusi in ambito religioso. Con il loro aiuto sporge denuncia. Le rivelazioni della donna convincono altre persone a farsi avanti e denunciare altri soprusi: «È anche certo che ci sono altre persone coinvolte, le cui accuse sono state esaminate dalla commissione ecclesiastica competente. Tre persone si sono rivolte negli ultimi mesi a Sapec e alle Chiese cantonali per la pastora Caroline T., come confermano in modo indipendente. Una donna afferma di aver vissuto qualcosa di molto simile quindici anni fa» scrive il quotidiano zurighese. L'accusata - in un'intervista con il portale Reformee.ch - punta invece il dito contro la ex compagna accusandola «di molestie perché non avrebbe superato la separazione», e si considera a sua volta una vittima parlando anche di «diffamazione». Non commenta invece il fatto di essere stata sospesa da due chiese cantonali e dell'inchiesta penale a suo carico. Sulla vicenda sono intervenuti anche gli psicoterapeuti: Gabriela Rüttimann, presidente dell'Associazione Svizzera Psicoterapeute e Psicoterapeuti (ASP), ha spiegato che seppur possa accadere che i terapeuti si innamorino dei propri pazienti, il codice deontologico impone qualora questo si verifichi che vi sia l'interruzione della consulenza. «Una terapia comporta sempre uno squilibrio di potere, dove il terapeuta è nella posizione più forte e il paziente in quella vulnerabile - ha detto - per questo, anche dopo la fine della terapia, è vietato iniziare una relazione per almeno due anni» ha dichiarato. In caso di violazione «il terapeuta rischia un procedimento della commissione etica che può portare anche alla revoca dell'abilitazione». La questione però è che in questo caso la terapeuta esperta in rapporti di coppia e consulenze sessuali non era una professionista qualunque iscritta all'ordine degli psicoterapeuti, ma a quello di un albo "Superiore". Ma le vie che portano alla spiritualità sono sempre infinite.
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Criteri Critici
Policlinico Palermo,La terapia genica nell’emofilia A: la nuova frontiera terapeutica BlogSicilia
Per la prima volta a Palermo, presso l’unità operativa complessa di Ematologia del Policlinico Paolo Giaccone, diretta dal Professore Sergio Siragusa, è stata somministrata una terapia genica in un paziente di 39 anni affetto da emofilia A grave. A livello globale, i pazienti trattati con questa innovativa opzione terapeutica sono attualmente 52.
L’ematologia dell’AOUP, che è Centro di riferimento regionale per le coagulopatie congenite ed acquisite nel bambino e nell’adulto, si colloca pertanto tra i pochi centri a livello internazionale abilitati alla terapia genica dell’emofilia oltre alle emergenti terapie innovative per i disturbi della coagulazione.
Il 18 aprile scorso il paziente, proveniente da fuori regione, ha ricevuto una singola infusione di terapia genica (valoctocogene roxaparvovec), primo trattamento di questo tipo approvato per l’emofilia A.
La terapia è stata somministrata sotto la guida del Professore Siragusa, affiancato dalla Dottoressa Marta Mattana, la caposala Dottoressa Rosalba Chiaramonte, i medici e personale sanitario dell’unità operativa. Per la preparazione alla terapia, l’assistito ha ricevuto supporto psicologico dalla Dottoressa Francesca Mansueto.
Attualmente il paziente è in buone condizioni cliniche e non ha presentato complicanze durante né dopo l’infusione. Ha iniziato il follow up con i vari esami ematochimici previsti.
“La terapia genica – spiega il Professore Siragusa – rappresenta una potenziale svolta per i pazienti con emofilia A grave in quanto una singola somministrazione può ridurre o eliminare la necessità della profilassi continuativa, con un impatto significativo sulla aspettativa e qualità di vita del paziente”.
La Direttrice Generale del Policlinico Maria Grazia Furnari sottolinea: “Si tratta di un risultato di straordinaria rilevanza per la nostra Azienda ospedaliera universitaria e per l’intero sistema sanitario regionale. Particolarmente significativo è il fatto che il paziente trattato provenisse da fuori regione, configurando un importante caso di mobilità sanitaria attiva, indicativo della crescente capacità attrattiva della nostra struttura e della fiducia riconosciuta anche oltre il territorio regionale. Essere tra i pochi centri autorizzati a livello internazionale conferma l’elevato profilo clinico e scientifico dei nostri professionisti e la capacità della nostra organizzazione di integrare ricerca, innovazione e assistenza. Avere la possibilità di trattare questa patologia, nel rispetto dell’universalità delle cure, è una grande vittoria ma pone questioni importanti in termini di accesso e sostenibilità per i sistemi sanitari”.
L’emofilia A è una malattia genetica ereditaria causata dalla carenza del fattore VIII della coagulazione. Questa condizione comporta una ridotta capacità del sangue di coagulare, con conseguenti episodi di sanguinamento spontaneo o prolungato, soprattutto a livello articolare e muscolare. Tale malattia può determinare emorragie fatali anche in età pediatrica.
Negli ultimi anni, la terapia genica si è affermata come una promettente alternativa, con l’obiettivo di correggere alla radice il difetto genetico responsabile della malattia.
Siragusa aggiunge: “Studi clinici hanno dimostrato che una singola somministrazione di terapia genica può portare a una riduzione drastica o addirittura all’eliminazione della necessità di infusioni sostitutive. I benefici potenziali sono notevoli: miglioramento della qualità della vita, riduzione delle complicanze articolari e minore impatto psicologico e sociale della malattia. Tuttavia, la terapia genica presenta ancora alcune sfide. Tra queste, la variabilità della risposta tra i pazienti, la durata dell’effetto nel tempo e la possibile risposta immunitaria contro il vettore virale. Inoltre, non tutti i pazienti sono candidabili. Dal punto di vista della sicurezza, – conclude l’ematologo – gli studi finora condotti mostrano un profilo generalmente favorevole, anche se è necessario un monitoraggio a lungo termine per valutare eventuali effetti indesiderati tardivi”.
Questo contenuto è stato disposto da un utente della community di BlogSicilia, collaboratore, ufficio stampa, giornalista, editor o lettore del nostro giornale. Il responsabile della pubblicazione è esclusivamente il suo autore. Se hai richieste di approfondimento o di rettifica ed ogni altra osservazione su questo contenuto non esitare a contattare la redazione o il nostro community manager.
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Criteri Critici
Al Policlinico Tor Vergata operata con successo paziente di 102 anni: in piedi dopo 2 giorni il Giornale
Un intervento chirurgico complesso su una paziente di 102 anni si è concluso con successo, rappresentando un risultato di rilievo per il Policlinico Tor Vergata. L’operazione, eseguita da una équipe multidisciplinare guidata dalla prof.ssa Elena Gasbarra, direttore della UOC di Ortopedia e Traumatologia e responsabile del percorso dedicato alla fragilità ossea, ha riguardato la sostituzione dell’anca dopo una frattura del femore, un problema molto comune e invalidante negli anziani. Nonostante l’età e le condizioni cliniche delicate, tutto si è svolto senza complicazioni e la paziente è in piedi dopo appena 2 giorni.
Fondamentale è stato anche il percorso di cura personalizzato: oltre all’intervento, la paziente è stata valutata per la fragilità ossea, così da prevenire nuove fratture. Dopo le dimissioni, previste a breve, seguirà una terapia mirata contro l’osteoporosi per ridurre i rischi futuri e migliorare la qualità della vita. "Intervenire su pazienti così anziani richiede un approccio integrato, che tenga conto non solo dell’aspetto chirurgico ma anche delle condizioni generali e della fragilità dell’osso - ha spiegato la prof.
ssa Gasbarra - Questo caso dimostra come, grazie a percorsi dedicati e a un lavoro di squadra altamente specializzato, sia possibile ottenere risultati significativi anche in situazioni particolarmente complesse".
Grazie a un approccio integrato e a competenze specialistiche è possibile ottenere ottimi risultati anche in pazienti molto anziani.
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Criteri Critici
Melanoma, i numeri e le proposte per rafforzare la prevenzione lapresse.it
Quasi 13mila nuove diagnosi l’anno in Italia, un impatto rilevante anche sotto i 50 anni e una certezza clinica: quando il melanoma viene intercettato precocemente, le possibilità di cura cambiano radicalmente.
Il Melanoma Day
L’Aula dei gruppi parlamentari della Camera dei Deputati, ha ospitato l’ottava edizione del Melanoma Day, l’appuntamento nazionale dedicato alla prevenzione, alla diagnosi precoce e alla cura del melanoma con il patrocinio di Aiom, Sidemast, Adoi e Imi.
Una giornata che precede di pochi giorni il voto definitivo della Camera dei Deputati sulla proposta di legge per istituire la Giornata nazionale per la prevenzione del melanoma, già approvata dal Senato.
I numeri della malattia in Italia
Secondo l’ultimo rapporto Airtum nel 2024 sono stati diagnosticati in Italia 12.941 nuovi casi di melanoma cutaneo, di cui 7.069 negli uomini e 5.872 nelle donne. Il melanoma è tra i tumori più frequenti sotto i 50 anni e nel 2022 ha causato circa 2.500 decessi. La sopravvivenza netta a 5 anni si attesta all’88% negli uomini e al 91% nelle donne, confermando il ruolo decisivo della diagnosi precoce.
“È fondamentale ricordare quanto sia importante conoscere i fattori di rischio, sottoporsi a controlli periodici, imparare a riconoscere i segnali di un melanoma”, ha scritto il ministro della Salute Orazio Schillaci nel suo messaggio di saluto. “Sulla corretta informazione ai cittadini e sulla diagnosi precoce possiamo ottenere i risultati più immediati”.
“Il Melanoma Day nasce dalla perdita di mio padre Silvio per melanoma, ma oggi è diventato una comunità fatta di medici, ricercatori, istituzioni, pazienti, associazioni e cittadini”, racconta Gianluca Pistore, fondatore e presidente dell’associazione Melanoma Day. “Il nostro compito è fare in modo che questa giornata non sia solo una data nel calendario, ma diventi ogni anno un momento di confronto, proposta e azione concreta”.
Rafforzare la prevenzione
“Investire in prevenzione significa proteggere la vita delle persone e costruire un Servizio Sanitario più vicino ai cittadini”, dichiara Luciano Ciocchetti, vicepresidente della Commissione Affari sociali della Camera. “Con questo spirito ho promosso il percorso legislativo per istituire la Giornata Nazionale per la prevenzione del melanoma e ringrazio tutti i colleghi parlamentari che hanno sostenuto l’iter sino a questo punto”.
Le proposte delle società scientifiche
Tre le proposte presentate dalle società scientifiche per rafforzare prevenzione, diagnosi e cura del melanoma in Italia. La Sidemast chiede l’inserimento nei Lea di due prestazioni dermatologiche per pazienti selezionati e ad alto rischio: microscopia confocale cutanea in vivo e fotografia total body digitale.
Dall’Imi arriva invece la richiesta di inserire nel nomenclatore tariffario dei test NGS per tumori melanocitari atipici ad incerto potenziale maligno. L’Aiom, infine, propone di rendere pienamente operative le reti oncologiche su tutto il territorio nazionale e di ridurre i tempi di accesso ai farmaci innovativi, anche attraverso procedure più rapide, coordinate e strumenti di early access.
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Criteri Critici
Melanoma cutaneo: rafforzare prevenzione, diagnosi precoce e accesso alle cure In Terris
A pochi giorni dal voto definitivo alla Camera dei deputati sull’istituzione della Giornata nazionale per la prevenzione del melanoma cutaneo, uno dei tumori più diffusi, dall’ottava edizione del MelanomaDay arriva l’investire in prevenzione. L’iniziativa, ideata da Gianluca Pistore e promossa dal vicepresidente della Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati, si è tenuta a Montecitorio. Dal mondo della scienza tre proposte rivolte alla politica: inserire nei Lea esami diagnostici avanzati per i pazienti ad alto rischio, rendere rimborsabili test genetici Ngs per i casi più complessi e garantire accesso uniforme alle cure innovative su tutto il territorio nazionale.
Il tumore
Quasi 13 mila nuove diagnosi l’anno e circa 2.500 decessi nel 2022: il melanoma cutaneo resta uno dei tumori più diffusi, soprattutto sotto i 50 anni. Eppure, quando viene individuato precocemente, la sopravvivenza a cinque anni resta elevata (88% negli uomini e 91% nelle donne). A riportare al centro del dibattito istituzionale prevenzione e diagnosi precoce, la VIII edizione del MelanomaDay che, a pochi giorni dal voto definitivo alla Camera sulla proposta di legge per l’istituzione della Giornata nazionale per la prevenzione del melanoma, punta a rafforzare strumenti e risorse, con un appello condiviso da società scientifiche e associazioni pazienti.
Investire in prevenzione
“Investire in prevenzione significa proteggere la vita delle persone e costruire un Servizio Sanitario più vicino ai cittadini – dichiara Luciano Ciocchetti, Vice Presidente della Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati e promotore dell’iniziativa -. Con questo spirito ho promosso il percorso legislativo per istituire la Giornata Nazionale per la prevenzione del melanoma e ringrazio tutti i colleghi parlamentari che hanno sostenuto l’iter sino a questo punto”.
Le proposte della scienza
dal mondo scientifico sono arrivate tre proposte operative: inserire nei Lea esami diagnostici avanzati per i pazienti ad alto rischio (Sidemast), rendere rimborsabili test genetici Ngs per i casi più complessi (Imi) e garantire accesso uniforme alle cure innovative su tutto il territorio nazionale (Aiom).
Punto di partenza
Il fondatore del MelanomaDay, Gianluca Pistore, ha richiamato la necessità di trasformare la giornata in un appuntamento stabile di confronto e azione. “Arrivare alla Camera dei Deputati a pochi giorni dal voto sulla legge nazionale è un segnale importante – dichiara Gianluca Pistore, fondatore e presidente dell’Associazione MelanomaDay – Il MelanomaDay nasce dalla perdita di mio padre Silvio per melanoma, ma oggi è diventato una comunità fatta di medici, ricercatori, istituzioni, pazienti, associazioni e cittadini. Il nostro compito – conclude- è fare in modo che questa giornata non sia solo una data nel calendario, ma diventi ogni anno un momento di confronto, proposta e azione concreta. La legge, se approvata, non sarà il punto di arrivo, ma il punto da cui partire”.
Fonte Ansa
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Ostia, Roma e Pomezia, prevenzione colon retto: Open day gratuito e colonscopia virtuale da Marilab AGR Agenzia di Stampa
Ostia, Roma e Pomezia, prevenzione colon retto: Open day gratuito e colonscopia virtuale da Marilab
Nel mese di marzo Marilab lancia una Campagna di prevenzione del tumore del colon retto, una patologia tra le più diffuse per la quale la diagnosi precoce può fare la differenza. Screening colon retto con analisi gratuita del sangue occulto e colonscopia virtuale a tariffa agevolata presso Marilab.
Foto Marilab prevenzione colon retto
(AGR) La prevenzione della salute del colon retto torna al centro dell’attenzione sul territorio di Ostia, Roma Garbatella e Pomezia grazie alla nuova campagna promossa da Marilab, realtà sanitaria di riferimento per laboratorio analisi, diagnostica per immagini e visite specialistiche.
Nel mese di marzo Marilab lancia una Campagna di prevenzione del tumore del colon retto, una patologia tra le più diffuse e insidiose, per la quale la diagnosi precoce può fare la differenza in termini di trattamento e prognosi.
Lo screening del colon retto è raccomandato a partire dai 50 anni, ma molti pazienti tendono a rimandare i controlli per timore o disinformazione. Per favorire un accesso più semplice e consapevole alla prevenzione, Marilab propone a tariffa agevolata:
Visita Gastroenterologica
Colonscopia virtuale
La colonscopia virtuale rappresenta una metodica diagnostica innovativa e meno invasiva rispetto alla colonscopia tradizionale. Grazie a tecnologie di diagnostica per immagini avanzate, consente una ricostruzione tridimensionale dell’intestino senza l’introduzione dell’endoscopio, risultando generalmente più tollerabile per molti pazienti.
Non sostituisce completamente la colonscopia tradizionale, che resta l’esame di riferimento quando è necessario effettuare biopsie o rimuovere eventuali polipi.
La scelta dell’esame più appropriato viene sempre definita dal medico di riferimento in base alle condizioni cliniche e alle esigenze del paziente.
Open Day prevenzione colon retto: analisi gratuita il 12 marzo
Il 12 marzo Marilab organizza un Open Day con analisi gratuita per la ricerca del sangue occulto nelle feci, primo livello di screening, semplice e non invasivo. Un’iniziativa pensata per sensibilizzare la popolazione sull’importanza dei controlli periodici.
Il Direttore Sanitario: “La prevenzione è una responsabilità condivisa”
«Il tumore del colon retto, se individuato nelle fasi iniziali, è tra le patologie con le maggiori possibilità di trattamento efficace» – spiega il Direttore Sanitario del Marilab Center di Ostia, Dottor Giuseppe Cenname – «Il nostro obiettivo è superare le barriere culturali e i timori che spesso portano a rimandare gli esami di controllo. Offrire strumenti diagnostici avanzati come la colonscopia virtuale e giornate di screening gratuito significa rendere la prevenzione un’opportunità concreta e accessibile sul territorio».
Un sistema sanitario integrato tra Ostia, Roma e Pomezia
La campagna di prevenzione del colon retto si inserisce in un’offerta sanitaria completa che comprende laboratorio analisi, diagnostica per immagini e visite specialistiche, con percorsi integrati pensati per ottimizzare tempi, qualità clinica e comfort del paziente.
Per informazioni è possibile visitare il sito www.marilab.it o chiamare lo 06561951.
Le sedi Marilab si trovano a:
Ostia Marilab Center – Via Alfredo Zambrini 14
Ostia Marilab Surgery – Via Alfredo Zambrini 4
Roma Garbatella – Via Caffaro 137
Future Labs Pomezia – Via dei Castelli Romani 2
È inoltre possibile prenotare online le prestazioni direttamente su www.marilab.it, scegliendo sede, data e orario. Una volta effettuata la prenotazione, il paziente potrà presentarsi in struttura per l’esame con tempi di attesa ridotti e un’organizzazione più efficiente.
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Farmaco Innovativo Blocca il Tumore alla Prostata: Verso una Terapia Personalizzata Microbiologia Italia
Scopri le ultime novità sui farmaci per il tumore alla prostata: terapie mirate e personalizzate per una gestione efficace.
Questo articolo approfondisce le recenti innovazioni nei farmaci per il tumore alla prostata, con focus su terapie mirate che bloccano la progressione della malattia e aprono la strada a una terapia personalizzata basata sul profilo genetico del paziente. Esploreremo meccanismi d’azione, studi clinici, benefici clinici, ruolo del microbiota e strategie per contrastare la disinformazione. Utile per pazienti, familiari, oncologi, urologi e chiunque sia interessato alla salute maschile e alla medicina di precisione in oncologia, fornendo conoscenze aggiornate per scelte consapevoli e ottimistiche.
Introduzione
Le novità nel trattamento del tumore alla prostata rappresentano una svolta epocale. Farmaci innovativi come gli inibitori del recettore degli androgeni di nuova generazione e inibitori PARP stanno trasformando la gestione della malattia, specialmente delle sue forme metastatiche.
Questi avanzamenti verso la terapia personalizzata permettono di adattare il trattamento al profilo molecolare del tumore, migliorando efficacia e qualità della vita.
Il Contesto del Tumore alla Prostata in Italia
Il tumore alla prostata è il più diagnosticato negli uomini italiani, con oltre 40.000 nuovi casi annui. Grazie ai progressi, la sopravvivenza a 5 anni supera il 91% nelle forme localizzate, ma scende in quelle metastatiche.
L’alimentazione, lo stile di vita e il microbiota intestinale influenzano il rischio e la risposta terapeutica in questo ambito oncologico legato alla microbiologia.
Perché Servono Farmaci Innovativi
Le terapie tradizionali come la deprivazione androgenica (ADT) perdono efficacia nel tempo. I farmaci innovativi intervengono su pathways specifici, bloccando la crescita tumorale in modo selettivo.
Darolutamide, niraparib combinato con abiraterone e radioligandi PSMA rappresentano esempi di terapia personalizzata che riducono il rischio di progressione.
Darolutamide: Un Farmaco Innovativo di Nuova Generazione
L’AIFA ha approvato la rimborsabilità di darolutamide in combinazione con ADT per il tumore della prostata ormonosensibile metastatico. Questo inibitore orale del recettore degli androgeni prolunga la sopravvivenza libera da progressione.
Nello studio ARANOTE, darolutamide ha ridotto del 46% il rischio di progressione radiologica o morte.
La sua struttura chimica garantisce alta tollerabilità, con minori effetti collaterali cognitivi e cardiovascolari rispetto ad altri anti-androgeni.
PARP Inibitori e Mutazioni BRCA: Precisione Genetica
Per pazienti con mutazioni BRCA1/2, i PARP inibitori come niraparib + abiraterone (compressa a doppia azione) o olaparib rappresentano una rivoluzione. AIFA ha approvato queste combinazioni per forme metastatiche resistenti alla castrazione.
Nello studio MAGNITUDE, la combinazione ha migliorato del 45% la sopravvivenza libera da progressione nei pazienti BRCA-mutati.
La terapia personalizzata inizia con il test genetico: identifica chi beneficia realmente di questi farmaci innovativi.
Radioligandi PSMA: Terapia Mirata con Lutezio-177
Pluvicto (¹⁷⁷Lu-PSMA-617) è un radiofarmaco di precisione che lega il PSMA sulle cellule tumorali, rilasciando radiazioni localizzate. Approvato per mCRPC progressivo dopo terapie standard.
Questo approccio blocca efficacemente il tumore alla prostata metastatico, con riduzioni significative del rischio di morte.
Il Ruolo del Microbiota nella Risposta Terapeutica
Nell’ambito della microbiologia, il gut microbiome influenza l’efficacia degli inibitori PARP e delle terapie ormonali nel tumore alla prostata. Specie come Phascolarctobacterium sono associate a migliore PFS.
Un’alimentazione ricca di fibre e probiotici può supportare il microbiota, potenziando l’azione dei farmaci innovativi.
Gli studi stanno esplorando come modulare il microbioma per superare le resistenze.
Impatto dei farmaci innovativi su Qualità di Vita e Sopravvivenza
Questi farmaci innovativi non solo prolungano la sopravvivenza ma preservano funzioni cognitive, sessuali e ossee. Riducono dolore osseo e deterioramento della qualità di vita.
La terapia personalizzata minimizza tossicità inutili, permettendo ai pazienti di mantenere una vita attiva.
Strategie per Contrastare Bufale e Disinformazione
Le fake news su cure miracolose o pericoli delle terapie standard abbondano. Verifica sempre da fonti come AIFA, AIOM e ISS.
Per una corretta gestione del tumore alla prostata, affidati a specialisti e ignora promesse non supportate da evidenze.**
Il test BRCA e la diagnostica PSMA-PET sono dei passi fondamentali.
Prospettive Future nella Medicina di Precisione
Combinazioni di farmaci innovativi, immunoterapie e approcci microbiome-targeted stanno avanzando. Trial come AMPLITUDE espandono indicazioni a forme ormonosensibili HRR-positive.
Il futuro è una terapia personalizzata sempre più integrata, che considera la genetica, il microbioma e le preferenze del paziente.
Conclusioni su Farmaco Innovativo e Terapia per il Tumore alla Prostata
I farmaci innovativi come darolutamide, combinazioni PARP e radioligandi PSMA stanno bloccando efficacemente il tumore alla prostata, segnando l’era della terapia personalizzata. Queste opzioni migliorano prognosi e qualità di vita, riducendo il peso della malattia. Informarsi, eseguire test genetici tempestivi e adottare stili di vita favorevoli al microbiota sono le chiavi per il successo. La ricerca continua a offrire speranze concrete.
Scegliere la terapia personalizzata significa trasformare il tumore alla prostata da minaccia a patologia gestibile.
Domande Frequenti su Farmaco Innovativo e Terapia per il Tumore alla Prostata
Chi può beneficiare dei nuovi farmaci innovativi per il tumore alla prostata? Pazienti con forme metastatiche, specialmente con mutazioni BRCA. Consiglio in grassetto: esegui il test genetico BRCA il prima possibile con il tuo oncologo.
Cosa sono i PARP inibitori nel contesto della terapia personalizzata? Farmaci che sfruttano difetti di riparazione del DNA per uccidere cellule tumorali. Consiglio in grassetto: discuti con lo specialista se il tuo tumore ha mutazioni HRR.
Quando considerare radioligandi come Pluvicto? Dopo progressione a terapie standard in mCRPC PSMA-positivo. Consiglio in grassetto: richiedi imaging PSMA-PET per valutare l’idoneità.
Come influisce il microbiota sulla risposta ai farmaci innovativi? Modula efficacia e infiammazione. Consiglio in grassetto: adotta una dieta mediterranea per supportare un microbioma sano.
Dove accedere a queste terapie in Italia? Presso centri oncologici con rimborsabilità AIFA. Consiglio in grassetto: rivolgiti a strutture di riferimento AIOM per percorsi multidisciplinari.
Perché la terapia personalizzata è rivoluzionaria per il tumore alla prostata? Adatta il trattamento al profilo molecolare, massimizzando i benefici. Consiglio in grassetto: non affidarti a protocolli generici ma a piani su misura genetici e clinici.
Leggi anche:
Fonti
Tumore della prostata: con i farmaci innovativi la cura diventa personalizzata – Il Sole 24 Ore. https://www.ilsole24ore.com/art/tumore-prostata-i-farmaci-innovativi-cura-diventa-personalizzata-AIj6WmsC Nuova terapia per il tumore alla prostata BRCA mutato – Mutagens. https://www.mutagens.it/tumore-della-prostata-metastatico-con-mutazioni-brca-via-libera-a-nuova-terapia/ Gut microbiome associated with PARP inhibitor efficacy – PubMed. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/39453391/
Crediti fotografici Immagine in evidenza – Link
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📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
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Sonda a fibra ottica per la cura dei tumori | lo studio CNR Zazoom Social News
Una recente ricerca pubblicata sulla rivista Light: Science & Applications presenta uno studio condotto dal CNR sull’utilizzo di una sonda a fibra ottica per il trattamento dei tumori. La sperimentazione ha coinvolto test in laboratorio, evidenziando le potenzialità di questa tecnologia nel settore medico. La ricerca rappresenta un passo avanti nel campo delle terapie innovative, con l’obiettivo di migliorare le possibilità di cura per i pazienti affetti da tumore. (Adnkronos) – Apparso sulla rivista Light: Science & Applications e frutto della collaborazione internazionale tra l'Istituto di Fisica Applicata "Nello Carrara" del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Ifac) e la Jinan University di Guangzhou, lo studio, descrive lo sviluppo di una sonda teranostica multifunzionale a fibra ottica progettata per intervenire sui tumori solidi direttamente all'interno dell'organismo.. L'articolo proviene da. Potrebbe interessarti:. L’Europa multa Apple per concorrenza sleale contro le app musicali.🔗 Leggi su Webmagazine24.it Leggi anche:Tumori, scoperto il “motore” che ne accelera la crescita: lo studio con l’Università di Messina apre a nuove strategie di cura Leggi anche:Cancro, la scoperta sui tumori dei gatti: lo studio e le nuove speranze Temi più discussi:Tumori, una sonda a fibra ottica per bruciare le cellule malate; Con una sonda a fibra ottica nuove strade per la cura del tumore; Tumori, svolta dalla fibra ottica: la sonda intelligente che individua e cura il cancro; Tumori, svolta fibra ottica: sonda intelligente individua e cura il cancro VIDEO. Sonda a fibra ottica per la cura dei tumori: lo studio CNRSviluppata una sonda teranostica a fibra ottica per il trattamento dei tumori solidi. Monitoraggio pH e temperatura in tempo reale per terapie closed-loop ...adnkronos.com Tumori, una sonda a fibra ottica per bruciare le cellule malateUna sonda che utilizza luce e calore diventa un'arma contro i tumori solidi. Riesce infatti a bruciare le cellule malate direttamente all'interno dell'organismo. (ANSA) ...ansa.it Trova facilmente notizie e video collegati. Cerca News e Video
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Si tratta di un caso isolato e rarissimo. Si ritiene che ciò sia dovuto a una biopsia effettuata per diagnosticare la massa tumorale, che ha innescato una risposta immunitaria
Una donna statunitense di 59 anni con un tumore al braccio è ora in remissione pur non avendo ricevuto alcun trattamento. Si ritiene che ciò sia dovuto a una biopsia effettuata per diagnosticare la massa tumorale, che ha innescato una risposta immunitaria contro il cancro. La paziente è uno dei soli nove casi noti in cui una biopsia ha rivelato un tumore di questo tipo che coinvolgeva il tessuto connettivo, scomparso in seguito nel giro di poche settimane. Il caso, molto raro, è stato descritto su Cureus: Journal of Medical Science.
La paziente
La donna aveva notato un nodulo in rapida crescita qualche settimana prima di chiedere aiuto, quando aveva raggiunto i 2 centimetri di diametro. "Si era sviluppato rapidamente, causandole dolore e fastidio. Era preoccupata", ha spiegato Rohit Sharma, il medicodel Marshfield Clinic Health System nel Wisconsin, che ha curato la paziente.
Sharma e i suoi colleghi hanno contrassegnato la posizione del tumore con inchiostro per tatuaggi e hanno prelevato un campione bioptico inserendovi brevemente un ago sottile. L'esame ha rivelato che il nodulo, situato nel tessuto connettivo tra la pelle e il muscolo della donna, era un tumore chiamato mixofibrosarcoma, contenente cellule cancerose aggressive. "Era probabile che si diffondesse e questo avrebbe messo a rischio la paziente", ha detto Sharma.
Due settimane dopo, la donna è tornata in ospedale per un intervento chirurgico di rimozione del tumore. I medici sono rimasti sorpresi nello scoprire che era completamente scomparso. "Ha detto che dopo la biopsia, aveva iniziato a ridursi nel giro di tre o quattro giorni", ha affermato Sharma. Per accertarsi che il tumore fosse effettivamente scomparso, l’equipe ha asportato chirurgicamente il tessuto circostante la zona in cui si trovava, confermando l'assenza di cellule cancerose.
La biopsia
"La tempistica della biopsia e la risoluzione suggeriscono che sia in atto una reazione immunitaria", ha aggiunto Sharma. La scomparsa di qualsiasi tipo di tumore dopo una biopsia è estremamente rara e per questo la prima cosa da fare quando si riceve la diagnosi è farsi curare seguendo le indicazioni degli oncologi. In passato quanto accaduto alla donna statunitense è stato segnalato più frequentemente per i tumori che vengono riconosciuti più facilmente dal sistema immunitario, come quelli della pelle.
Secondo la dottoressa Sharma, eseguire una biopsia può causare la morte di alcune cellule tumorali e il rilascio di segnali infiammatori che attivano le cellule immunitarie in prima linea, come le cellule natural killer, per uccidere il tessuto tumorale danneggiato entro ore o giorni. Ma, ovviamente, questo non accade
in modo significativo nella maggior parte delle persone, quindi i pochi fortunati probabilmente possiedono determinati fattori genetici ed esposizioni ambientali che consentono al loro sistema immunitario di rispondere in questo modo.
Sequenziare il genoma
In futuro, analizzare in dettaglio questi casi rari, ad esempio esaminando i genomi e le storie cliniche dei pazienti, potrebbe rivelare modi per migliorare la risposta generale alla terapia antitumorale. L'obiettivo dei ricercatori è ora dunque quello di sequenziare il genoma della donna e analizzare le sue cellule immunitarie per capire se sia possibile replicare artificialmente questa risposta naturale attraverso nuove forme di immunoterapia.
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Conferire i rifiuti dopo cicli di radioterapia: da lunedì un servizio gratuito per i residenti a Bari BariToday
Da lunedì 11 maggio a Bari sarà attivo un servizio gratuito di raccolta domiciliare di rifiuti sanitari prodotti dopo cicli di radioterapia medico nucleare per i pazienti residenti in città. L'iniziativa, denominata ‘Te.so.ra. – Terapie con Sostanze Radioattive’, è promossa da Asl Bari, Amiu e Comune. L'obiettivo è quello di garantire una gestione sicura dei rifiuti e, allo tesso tempo, prevenire criticità nel sistema di raccolta. Il servizio riguarda pazienti per lo più oncologici residenti nel Comune di Bari sottoposti a terapie con sostanze radioattive
Alla presentazione sono intervenuti il sindaco Vito Leccese, il dg Asl Bari, Luigi Fruscio, la presidente di Amiu Puglia, Antonella Lomoro, nonché i dirigenti e gli operatori sanitari delle unità operative di Oncologia e Medicina Nucleare.
Campagna avviata dopo segnalazioni su conferimenti impropri
La campagna è stata avviata anche a seguito di segnalazioni, in città, di un conferimento improprio dei rifiuti nei cassonetti urbano. La circostanza aveva provocato l’attivazione dei sistemi di rilevazione radiometrica negli impianti di trattamento, con conseguente interruzione temporanea dei cicli di smaltimento, verifiche tecniche sui carichi e rallentamenti del servizio. Si è trattato, in ogni caso, di situazioni che non hanno rappresentato un rischio per la salute pubblica.
Come funzionerà la procedura? Il ritiro dedicato gratuito potrà essere attivato dal paziente o dal caregiver al numero verde Amiu Puglia 800 011 558, (raggiungibile sia da telefono fisso che da cellulare, dal lunedì al venerdì dalle ore 8.30 alle 13.30 e dalle 14.30 alle 17.00, e il sabato dalle ore 8.30 alle 13.30. Il servizio non è attivo nelle giornate di domenica e nei festivi).
Leccese: “Necessità di servizio dedicato”
I rifiuti devono essere raccolti in sacchetti chiusi, preferibilmente trasparenti o comunque ispezionabili a vista, e conservati temporaneamente in un luogo isolato. Nel giorno concordato, i materiali devono essere conferiti nei pressi del proprio civico per il ritiro: “Sappiamo bene – ha detto il sindaco Leccese - come il tema dell’igiene urbana sia spesso al centro delle segnalazioni e delle lamentele dei cittadini. A volte le criticità dipendono da responsabilità nostre. Altre volte è l’inciviltà di pochi a generare disagi per molti. Ci sono però anche situazioni in cui il problema non è pienamente riconducibile a comportamenti scorretti. È il caso che abbiamo affrontato. Nelle scorse settimane abbiamo riscontrato una criticità legata al conferimento improprio di rifiuti particolari, in prevalenza materiali assorbenti utilizzati da pazienti oncologici contenenti residui di radiofarmaci. L’errato smaltimento di questa tipologia di rifiuti ha determinato disservizi significativi, dovuti allo stop forzato e contemporaneo di più mezzi per la raccolta. Da qui la necessità di strutturare un servizio di raccolta dedicato – ha concluso - rivolto ai pazienti sottoposti a queste terapie. Ancora una volta, la collaborazione tra Asl Bari, Comune e Amiu ha consentito di individuare in tempi rapidi una soluzione concreta, capace di coniugare tutela della salute, efficienza del servizio e attenzione ai cittadini”.
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Tumore alla prostata, Aifa approva un nuovo farmaco: meno rischio di progressione e cure più personalizzate Qui Salute Magazine
Via libera dell’Aifa alla rimborsabilità del darolutamide, nuovo farmaco orale di ultima generazione da utilizzare insieme alla terapia ormonale per i pazienti affetti da tumore della prostata metastatico sensibile agli ormoni. Una decisione che amplia le possibilità terapeutiche e permette cure sempre più personalizzate in base alle esigenze del singolo paziente.
I dati del tumore alla prostata in Italia
Si tratta della terza indicazione approvata per questa molecola, che rappresenta oggi una delle opzioni più innovative nel trattamento del carcinoma prostatico. In Italia il tumore alla prostata è il più diffuso tra gli uomini, con oltre 40mila nuove diagnosi ogni anno. Sebbene la sopravvivenza a cinque anni sia molto alta, intorno al 91%, nelle forme metastatiche la percentuale cala drasticamente sotto il 30%, rendendo fondamentale l’introduzione di terapie più efficaci e meglio tollerate.
Secondo Luigi Formisano, membro del Direttivo Nazionale Aiom, il darolutamide è al momento l’unico inibitore del recettore degli androgeni approvato da Aifa che consente di modulare il trattamento sia con sia senza chemioterapia, offrendo quindi una gestione più flessibile della malattia e migliori prospettive cliniche.
L’approvazione dell’Aifa dopo la pubblicazione dello studio
La decisione dell’Aifa arriva anche alla luce dei risultati dello studio Aranote, pubblicato sul “Journal of Clinical Oncology”, che ha evidenziato una riduzione del 46% del rischio di progressione della malattia o di morte. Un dato particolarmente importante che conferma l’efficacia del farmaco.
Elisa Zanardi, segretario delle Linee Guida Aiom sul carcinoma della prostata, ha sottolineato come la particolare struttura chimica di darolutamide permetta di contrastare la crescita delle cellule tumorali limitando allo stesso tempo gli effetti collaterali che incidono sulla quotidianità dei pazienti. Nello studio Aranote, infatti, un numero inferiore di pazienti ha interrotto il trattamento per eventi avversi rispetto al placebo.
Il nuovo farmaco preserva più a lungo una buona qualità della vita
Il farmaco ha inoltre dimostrato di ritardare il peggioramento del dolore e di preservare più a lungo una buona qualità della vita. In Italia si stima che siano circa 485mila gli uomini che convivono con una diagnosi di tumore della prostata.
A confermare la versatilità di darolutamide arrivano anche i dati raccolti nella pratica clinica reale. In uno studio pubblicato sul “New England Journal of Medicine”, la combinazione tra darolutamide, terapia ormonale e chemioterapia ha ridotto del 32,5% il rischio di morte rispetto al trattamento standard basato su terapia di deprivazione androgenica e chemioterapia.
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Carcinoma prostatico ormonosensibile, Aifa approva darolutamide senza chemioterapia Doctor33
AIFA ha approvato la rimborsabilità di darolutamide, inibitore orale di nuova generazione del recettore degli androgeni, in combinazione con la terapia di deprivazione androgenica (ADT) per il trattamento del carcinoma prostatico ormonosensibile metastatico. Si tratta della terza indicazione approvata per il farmaco in Italia e della prima che consente l'utilizzo senza chemioterapia, rendendo darolutamide l'unico inibitore del recettore degli androgeni rimborsato da AIFA con questa flessibilità di impiego. La precedente approvazione per la stessa indicazione in associazione a docetaxel risaliva a marzo 2024; la prima, per il carcinoma prostatico non metastatico resistente alla castrazione ad alto rischio, a febbraio 2021.
Il tumore della prostata è la neoplasia più frequente negli uomini in Italia, con oltre 40.000 nuove diagnosi l'anno e circa 485.000 persone che vivono con una diagnosi pregressa, una cifra in costante crescita soprattutto fra le fasce più giovani. La sopravvivenza a 5 anni raggiunge il 91% nella popolazione generale, ma scende al di sotto del 30% nella forma ormonosensibile metastatica, fascia in cui l'evoluzione verso la malattia resistente alla castrazione rappresenta il principale determinante prognostico negativo.
«La maggior parte degli uomini con carcinoma della prostata ormonosensibile metastatico progredisce alla fase di malattia metastatica. Da qui l'importanza di disporre di più opzioni di cura, in grado di rallentare la progressione del tumore» ha affermato Elisa Zanardi, Segretario Linee Guida AIOM sul carcinoma della prostata, IRCCS Ospedale Policlinico San Martino di Genova.
Darolutamide è un inibitore orale del recettore degli androgeni di nuova generazione con una struttura chimica peculiare che ne limita il passaggio attraverso la barriera emato-encefalica, riducendo il rischio di effetti avversi a livello del sistema nervoso centrale. Agisce bloccando la via di segnalazione androgenica, inibendo la crescita delle cellule tumorali con un profilo di interazioni farmacologiche favorevole rispetto ad altri agenti della stessa classe.
L'approvazione senza chemioterapia si basa sui risultati dello studio ARANOTE, pubblicato sul Journal of Clinical Oncology: darolutamide in associazione alla sola ADT ha ridotto del 46% il rischio di progressione radiologica o di morte rispetto al placebo, senza effetti collaterali di rilievo. Il farmaco ha inoltre mostrato di ritardare la progressione del dolore e di rallentare in modo clinicamente significativo il deterioramento della qualità di vita correlata alla salute.
«La sua elevata tollerabilità deriva dalla struttura chimica peculiare, in grado di inibire la crescita delle cellule tumorali, limitando effetti collaterali che possono impattare sulla vita quotidiana. Nello studio ARANOTE, un numero inferiore di pazienti trattati con darolutamide ha dovuto interrompere il trattamento per eventi avversi rispetto al placebo» spiega Elisa Zanardi.
A supporto della flessibilità d'impiego con chemioterapia, lo studio ARASENS, pubblicato sul New England Journal of Medicine, ha dimostrato che darolutamide in associazione ad ADT e docetaxel riduce il rischio di morte del 32,5% rispetto alla sola ADT più chemioterapia nei pazienti con malattia ad alto volume.
La nuova approvazione consente di personalizzare la scelta terapeutica in base al profilo del paziente, riservando la chemioterapia ai casi in cui è clinicamente indicata e offrendo un'alternativa efficace nei soggetti per i quali l'aggiunta di docetaxel non è appropriata o desiderata. «La nuova approvazione da parte di AIFA estende l'utilizzo di darolutamide a un gruppo più vasto di pazienti salvaguardando la qualità di vita, aspetti molto importanti per i pazienti con neoplasia in fase metastatica» ha affermato Luigi Formisano, membro del Direttivo Nazionale AIOM, Professore di Oncologia Medica presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II.
Grazie alla nuova indicazione, darolutamide è l'unico inibitore del recettore degli androgeni approvato da AIFA che consente di personalizzare il trattamento, con o senza la chemioterapia, per soddisfare le necessità di ogni paziente e migliorare i risultati clinici. «La disponibilità di una terapia in grado di preservare il benessere del paziente, di ridurre al minimo le interferenze con gli altri farmaci e di ritardare la progressione del dolore si traduce anche in una migliore gestione della malattia, perché offre ai clinici più tempo da dedicare ai pazienti» conclude Alberto Briganti, Professore di Urologia all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano.
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Vent'anni senza tumore: la storia di un ex-paziente illustra i progressi contro il linfoma follicolare Corriere della Sera
Vent'anni. È da tanto tempo che Robert Oman non ha più il cancro grazie a uno studio clinico condotto presso il Wilmot Cancer Institute dell'Università di Rochester, New York State. E non è il solo: il 70% dei pazienti arruolati nello studio, affetti da linfoma follicolare in stadio avanzato, è sopravvissuto almeno 15 anni dopo aver completato un regime terapeutico standard di immunoterapia e chemioterapia combinata, noto come CHOP.
Ora una nuova analisi dei dati a lungo termine dello studio, pubblicata su JAMA Oncology, mostra che il 42% dei pazienti trattati è stato guarito in modo funzionale, ovvero senza alcuna possibilità di recidiva del linfoma durante la loro aspettativa di vita.
Questo rappresenta una svolta epocale per una malattia considerata a lungo inguaribile, a causa della sua propensione a recidivare, a volte anche molti anni dopo.
Secondo lo studio, i tassi di recidiva sono diminuiti in modo drastico nel tempo nei pazienti trattati con chemioimmunoterapia basata sullo schema CHOP, acronimo che deriva dalle iniziali dei chemioterapici di cui esso si compone, vale a dire ciclofosfamide, adriamicina (detta anche doxorubicina), vincristina, a cui si associa un farmaco steroideo, il prednisone. Il tasso di recidiva della malattia è sceso dal 6,8% dei pazienti con ricadute nei primi cinque anni dopo il trattamento a solo lo 0,6% tra i 15 e i 20 anni.
«25 anni fa, quando abbiamo avviato questo studio, il linfoma follicolare in stadio avanzato era considerato inguaribile - ricorda Jonathan W. Friedberg, direttore del Wilmot, che ha guidato il nuovo studio -. Ci aspettavamo che la chemioimmunoterapia CHOP fosse migliore del trattamento standard all'epoca, ma non ci saremmo mai aspettati che fosse capace di ottenere la guarigione. Il fatto che un sottogruppo di pazienti abbia detto addio alla malattia è davvero notevole».
Oman, che ha concluso la terapia nel 2006, non ha più mostrato alcun segno di recidiva, un esito che sarebbe stato molto improbabile se non avesse partecipato allo studio. Questa realtà è ben lontana dall'esperienza di suo padre, colpito dal linfoma follicolare decenni fa. «Mio padre aveva 60 anni quando ha avuto la diagnosi - ricorda il 65enne Oman, di Campbell (New York) - Da allora ha vissuto per 14 anni, ma ha fatto sette cicli di chemioterapia. Purtroppo il tumore tornava sempre: ci volevano circa due anni, ma la recidiva non mancava mai l’appuntamento».
Oman, invece, ha ricevuto la diagnosi a 40 anni, con tre figli a casa. L'intervento chirurgico iniziale per rimuovere i linfonodi colpiti sembrava aver funzionato, ma nel 2005 il linfoma follicolare di Oman si è ripresentato insieme a un tumore al rene. È stato allora che il suo oncologo del Guthrie Corning Hospital lo ha indirizzato al Wilmot, dove era in corso uno studio clinico di fase 3, condotta dallo SWOG Cancer Research Network, un gruppo di sperimentazioni cliniche promosso dal National Cancer Institute (NCI).
Lo studio ha arruolato 531 pazienti con linfoma follicolare in stadio avanzato non trattato (45 dei quali arruolati tramite Wilmot) e li ha assegnati in modo casuale a uno di due trattamenti basati su un regime chemioterapico di base noto come CHOP (ciclofosfamide, idrossidaunorubicina, vincristina e prednisone).
Un braccio ha trattato i pazienti con immunoterapia a base di rituximab più la combinazione CHOP (R-CHOP), mentre l'altro braccio ha fatto seguire a CHOP un ciclo di radioimmunoterapia (CHOP-RIT). Oman ha ricevuto il CHOP-RIT e afferma che non lo ha rallentato. «È stata una cosa temporanea per sei o otto mesi, poi sono tornato in gioco». A differenza di suo padre, ha avuto solo piccole complicazioni dovute alla malattia o al trattamento, perdendo solo qualche giorno di lavoro in una coltivazione di patate condotta dalla Cornell University, ma continuando a gestire la propria fattoria durante il trattamento.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?3
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
60.0/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Malattia Crohn con fistole, nuovi dati su terapia monoclonale Piemonte Sport
(Adnkronos) – In occasione della Digestive disease week 2026, Johnson & Johnson ha presentato i risultati dello studio di fase 3 Fuzion, che ha valutato la sicurezza e l’efficacia di guselkumab negli adulti con malattia di Crohn perianale fistolizzante attiva, una manifestazione particolarmente complessa della malattia in cui il raggiungimento della remissione rappresenta tuttora una sfida clinica rilevante. “Alla 24esima settimana – informa una nota di J&J – guselkumab ha dimostrato tassi significativamente più elevati di remissione combinata delle fistole rispetto al placebo. Questo endpoint, particolarmente stringente, è definito come chiusura completa esterna delle fistole secernenti e assenza di raccolte fluide alla risonanza magnetica (Mri)”.
Lo studio Fuzion – si legge – rappresenta il primo studio clinico randomizzato e controllato condotto negli ultimi 20 anni su una terapia approvata nelle malattie infiammatorie croniche intestinali (Mici) a dimostrare efficacia negli adulti con malattia di Crohn perianale fistolizzante attiva. Nel complesso, questi dati suggeriscono che guselkumab è, ad oggi, il primo e unico inibitore dell’IL‑23 ad aver dimostrato efficacia in questa specifica e altamente debilitante manifestazione della malattia di Crohn. “Guselkumab – dettaglia la nota – ha raggiunto l’endpoint primario di remissione combinata delle fistole, definita come chiusura completa di tutte le aperture fistulose esterne senza drenaggio, assenza di nuove fistole e assenza di evidenza di raccolte fluide sottostanti alla risonanza magnetica, alla settimana 24. La remissione combinata delle fistole è stata raggiunta dal 28,3 per cento dei pazienti trattati con guselkumab 100 mg ogni 8 settimane (q8w) e dal 27,0 per cento dei pazienti trattati con guselkumab 200 mg ogni 4 settimane (q4w), rispetto al 10,3 per cento del gruppo placebo. Le differenze di trattamento rispetto al placebo sono risultate statisticamente significative sia per il regime di dosaggio da 100 mg ogni 8 settimane che per quello da 200 mg ogni 4 settimane (p = 0,007 e p = 0,013, rispettivamente). Gli eventi avversi osservati nelle prime 24 settimane sono risultati coerenti con il profilo di sicurezza noto di guselkumab nella malattia di Crohn”.
“Il dolore, il gonfiore e il drenaggio persistente associati alla malattia di Crohn con fistole perianali possono compromettere profondamente la vita quotidiana dei pazienti – afferma Silvio Danese, Irccs Ospedale San Raffaele e Università VitaSalute San Raffaele di Milano e co-autore dello studio -. Ottenere una chiusura duratura delle fistole senza ripetuti interventi chirurgici rimane un’esigenza clinica significativa non ancora soddisfatta. I risultati dello studio Fuzion dimostrano la capacità di guselkumab di ottenere una remissione combinata delle fistole, rappresentando un importante passo avanti per i pazienti grazie a una maggiore possibilità di gestione di questa patologia debilitante e cronica”. “Sono passati più di vent’anni dall’ultimo studio così rigoroso nella malattia di Crohn con fistole perianali, una manifestazione complessa e molto difficile da trattare, di una patologia già di per sé impegnativa – sottolinea Alessandra Baldini, Direttrice medica, Innovative medicine, Johnson & Johnson Italia -. Grazie al nostro impegno in quest’area, Johnson & Johnson continua ad affrontare sfide terapeutiche dove rimangono grandi bisogni clinici ancora insoddisfatti. Lo studio Fuzion riflette il nostro impegno a garantire progressi significativi, basati su dati scientifici, a beneficio dei pazienti”.
La fistola – prosegue la nota – è una connessione anomala o canale che si forma tra l’intestino e un altro organo o la pelle. Insorge tipicamente quando l’infiammazione provoca ulcerazioni nella parete intestinale o nel tessuto circostante. Con il tempo, queste ulcere possono penetrare per tutto lo spessore dell’intestino, formando un canale che permette il drenaggio del materiale infetto. La variante con fistola perianale colpisce quasi il 25 per cento dei pazienti con malattia di Crohn e ne rappresenta una manifestazione grave e spesso debilitante, con un impatto profondo sulla salute fisica e mentale della persona. È caratterizzata da dolore, gonfiore, drenaggio persistente, ascessi ricorrenti e con frequente necessità di intervento chirurgico. A dimostrazione del proprio impegno nel migliorare gli outcome dei pazienti con malattia di Crohn e nel supportare gli operatori sanitari nel trattamento di questa, Johnson & Johnson sta avviando lo studio CHARGE, il primo studio comparativo diretto sugli inibitori dell’IL-23 nelle malattie infiammatorie croniche intestinali, che confronterà guselkumab rispetto a risankizumab nel trattamento della malattia di Crohn.
Fuzion è uno studio di fase 3, randomizzato, controllato con placebo, in doppio cieco, multicentrico, disegnato per valutare l’efficacia e la sicurezza di guselkumab negli adulti con malattia di Crohn con fistole perianali. I pazienti arruolati nello studio presentavano una o più fistole perianali drenanti attive confermate da una revisione centrale in cieco mediante risonanza magnetica, un indice di attività della malattia di Crohn (CDAI) <350 e una risposta inadeguata a corticosteroidi per via orale, azatioprina, 6-mercaptopurina, metotrexato o fino a 2 classi di terapie avanzate. I pazienti sono stati randomizzati in rapporto 2:2:1 per ricevere un trattamento di induzione di guselkumab 200 mg per via endovenosa (IV) alle settimane 0, 4 e 8, seguita da guselkumab 100 mg per via sottocutanea (SC) ogni 8 settimane (q8w); oppure un'infusione endovenosa (IV) di guselkumab 200 mg nelle settimane 0, 4 e 8, seguita da guselkumab 200 mg per via sottocutanea (SC) ogni 4 settimane (q4w); oppure un placebo. La malattia di Crohn è una delle due principali forme di malattia infiammatoria intestinale, che colpisce circa 3 milioni di americani e circa quattro milioni di persone in Europa. E'una patologia infiammatoria cronica del tratto gastrointestinale di cui non si conosce la causa, ma che risulta associata ad anomalie del sistema immunitario che potrebbero essere scatenate da predisposizione genetica, alimentazione o altri fattori ambientali. I sintomi possono variare, ma spesso includono dolore e sensibilità addominale, diarrea frequente, sanguinamento rettale, perdita di peso e febbre. Attualmente non esiste una cura per la malattia di Crohn.
Sviluppato da Johnson & Johnson, guselkumab è il primo anticorpo monoclonale completamente umano a doppia azione progettato per neutralizzare l’infiammazione a livello cellulare bloccando l’IL-23 e legandosi al CD64 (un recettore presente sulle cellule che producono IL-23). I risultati relativi al meccanismo a doppia azione – conclude la nota – sono limitati a studi in vitro che dimostrano che guselkumab si lega al CD64, espresso sulla superficie delle cellule che producono l’IL-23 in un modello di monociti infiammatori. Guselkumab è approvato nell’Ue per il trattamento della psoriasi a placche da moderata a severa (Pso) in pazienti adulti che sono candidati alla terapia sistemica e per il trattamento dell’artrite psoriasica attiva (PsA) in pazienti adulti che hanno avuto una risposta inadeguata o che hanno mostrato intolleranza a una precedente terapia con farmaci antireumatici modificanti la malattia (Dmard).È inoltre approvato per il trattamento di pazienti adulti con colite ulcerosa attiva di grado da moderato a severo che hanno avuto una risposta inadeguata, hanno perso la risposta o sono risultati intolleranti alla terapia convenzionale o a un trattamento biologico e per il trattamento di pazienti adulti affetti da malattia di Crohn attiva di grado da moderato a severo che hanno avuto una risposta inadeguata, hanno perso la risposta o sono risultati intolleranti alla terapia convenzionale o a un trattamento biologico.
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cronaca
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📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?5
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
I dati dei nuovi Annali AMD, il report dell'Associazione Medici Diabetologi (AMD) che ogni anno descrive e monitora la cura del diabete in Italia e lo stato di salute di cui godono i pazienti.
Sono sempre di più gli italiani con diabete che riescono a tenere sotto controllo la glicemia. Deciso passo avanti anche nella capacità di tenere a bada il colesterolo. Cresce l’impiego dei farmaci innovativi e aumenta la diffusione dei microinfusori. Sono questi alcuni dei dati dei nuovi Annali AMD, il report dell'Associazione Medici Diabetologi (AMD) che ogni anno descrive e monitora la cura del diabete in Italia e lo stato di salute di cui godono i pazienti. Nel quadro generale di un costante miglioramento dell'assistenza, gli Annali non mancano di segnalare alcune aree critiche. Al palo, lo screening del danno renale, del piede diabetico e della retinopatia. E cattive abitudini dure a morire, come il fumo, a cui non rinuncia un quarto delle persone con diabete di tipo 1. L'analisi, che quest'anno per la prima volta fornisce anche i dati sull'utilizzo dei sensori per il monitoraggio in continuo del glucosio (CGM), è stata presentata oggi al Senato.
“Continua a crescere il numero di centri diabetologici che aderiscono alla nostra rete, ormai oltre 340, distribuiti in tutto il Paese, inclusa la Basilicata, unica regione rimasta scoperta nelle precedenti rilevazioni”, illustra Andrea Da Porto, direttore Gruppo Annali AMD. “Di conseguenza, cresce il numero di pazienti censiti: più di 775.000 in quest’ultima edizione (relativa ai dati raccolti nel 2025), di cui 51.013 con diabete tipo 1, 693.000 con diabete tipo 2 e 15.093 con diabete gestazionale. Disponiamo, insomma, di un campione sempre più rappresentativo della popolazione italiana con diabete”.
Diabete di Tipo 1: microinfusori oltre la soglia del 20%; meno ipoglicemie
Gli italiani con diabete tipo 1 hanno in media 49 anni, gli over 65 sono quasi il 19% e addirittura l’1% ha superato gli 85 anni. In molti fumano (26,2%) e presentano obesità (14,7%) ma possono contare su un buon livello di assistenza: il 37,2% ha l’emoglobina glicata a target, il 40,5% un buon controllo pressorio e oltre il 50% ha il colesterolo sotto controllo. Prosegue, lieve ma costante, la penetrazione della tecnologia: i microinfusori vengono utilizzati dal 21,3% dei pazienti (valore, comunque, lontano dal reale potenziale di diffusione di questi device). I primi dati sul CGM (per ora disponibili in circa 13.000 pazienti con DT1) mostrano margini di miglioramento ma anche i benefici dello strumento: da un lato, solo un paziente su tre riesce a mantenere la glicemia nel cosiddetto time in range (tra 70 e 180 mg/dl) per almeno il 70% del tempo, dall’altro lato, la maggior parte dei pazienti evita pericolose ipoglicemie.
Sul fronte farmacologico, stabile l’impiego dell’insulina basale di seconda generazione (90,6% del campione), e quello degli antipertensivi (circa il 30%), mentre cresce la terapia ipolipemizzante (la assumeva il 48% dei pazienti l’anno precedente, mentre oggi siamo a quasi il 50%). La retinopatia resta la complicanza prevalente (29,5%).
Diabete di Tipo 2: attenzione alle complicanze microvascolari
L’età media continua a salire tra i pazienti con il diabete tipo 2, ormai quasi a quota 70 anni. La prevalenza dell’obesità, diminuita negli ultimi anni, sembra aver raggiunto un plateau, assestandosi intorno al 35%. Positivi i dati sulla gestione dell’emoglobina glicata (a target per oltre il 56% del campione) e soprattutto sul controllo del colesterolo (in regola per quasi il 49% dei pazienti, contro il 44,6% dello scorso anno).“Questi dati raccontano l’impegno dedicato dai diabetologi alla riduzione del rischio cardiovascolare dei propri assistiti, negli anni passati identificata come area critica” sottolinea Da Porto.” È quello che potremmo definire ‘effetto Annali’: dopo la rilevazione di un problema, si innesca una reazione di risposta per porvi rimedio”. D’altro canto, i dati di oggi richiamano l’attenzione su un'altra zona d’ombra: la gestione delle complicanze microvascolari del diabete. È in calo il monitoraggio di micro e macroalbuminuria (campanello d’allarme di malattia renale), della retinopatia e del piede diabetico. Il fenomeno si riflette anche sul fronte terapeutico. “Se da un lato – spiega Da Porto – crescono i farmaci innovativi (SGLT2 inibitori, agonisti recettoriali del GLP-1o Dual Agonist) utilizzati dall’85,6% dei pazienti (vs il 77,4% dello scorso anno), dall’altro lato, ACE-inibitori e sartani, farmaci ‘classici’ ma fondamentali in caso di danno renale, non vengono impiegati in circa il 43% dei pazienti che ne avrebbero bisogno”. La malattia renale cronica si conferma la complicanza prevalente, interessando oltre il 50% del campione.
Diabete gestazionale: terapia insulinica per il 50% delle pazienti
Cresce l’ampiezza del campione AMD che, con oltre 15.000 donne, ormai arriva a coprire circa la metà dei casi di diabete gestazionale registrati ogni anno in Italia. L’età media delle pazienti con GDM è di oltre 34 anni e più di un terzo di loro proviene da Paesi extra-EU. I principali fattori di rischio per questo tipo di diabete sono risultati l’età superiore a 35 anni (45,5% del campione), seguita dall’obesità pregravidica (30,4%, era a quota 25% nella scorsa rilevazione) e dalla familiarità per diabete pari al 10,1%. Aumenta il numero di future mamme con GDM che assume insulina, passate dal 38 al 50%.
“La crescita del database degli Annali AMD testimonia come la disponibilità di informazioni cliniche strutturate possa tradursi in risultati di salute concreti per i pazienti”, dichiara Salvatore De Cosmo, presidente AMD. “Il nostro database si configura come uno dei registri clinici di patologia più grandi d’Europa”, sottolinea Giuseppina Russo, Presidente Eletto AMD. “Con 15 edizioni, oltre 65 articoli pubblicati su riviste internazionali, 40 monografie tematiche e oltre 2 milioni di dati raccolti dal 2006, gli Annali AMD hanno dato vita a un’intensa attività di ricerca”, conclude Riccardo Candido, Presidente di Fondazione AMD.