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Potenziare e consolidare in Campania la cultura della prevenzione e del benessere collettivo riducendo le disuguaglianze attraverso percorsi formativi e informativi e iniziative di prossimità (screening e vaccinazioni) rivolte a scuole, luoghi di lavoro e ...…
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Criteri Critici
CROB nella rete europea, perché il dossier personale diventa decisivo per cura e ricerca in Basilicata Sbircia la Notizia Magazine
La nostra ricostruzione
Il caso CROB ruota attorno a un passaggio amministrativo preciso: l’eccellenza certificata in sede europea produce valore pubblico solo se viene sostenuta da personale stabile, linee di ricerca finanziate e percorsi clinici capaci di assorbire domanda oncologica sul territorio lucano.
Aggiornamento redazionale: ricostruzione chiusa alle 13:23 del 7 maggio 2026. Il quadro riguarda atti e posizioni pubbliche disponibili alla data di pubblicazione.
Sommario dei contenuti
Il passaggio politico aperto il 6 maggio
Il dossier entra nella fase regionale il 6 maggio 2026, quando Araneo e Verri spostano l’attenzione dalla celebrazione del risultato europeo alla capacità della Basilicata di sostenerlo nel tempo. La richiesta al presidente Bardi e all’assessore Latronico ha due livelli: prima una ricognizione reale delle professionalità presenti e dei percorsi di stabilizzazione aperti, poi un piano di rafforzamento che tenga insieme cura e ricerca. La scansione temporale collima con le cronache di ANSA, che fissano l’intervento politico alle 17:05 del 6 maggio.
Il punto amministrativo è più stretto di quanto sembri. Un IRCCS oncologico inserito in una rete europea deve garantire qualità clinica, capacità di ricerca, governo dei dati, partecipazione a sperimentazioni e continuità dei gruppi professionali. Se una di queste parti resta affidata a soluzioni provvisorie, l’ingresso nella rete rischia di produrre prestigio istituzionale senza piena resa assistenziale.
La sequenza europea: dal 24 aprile alla richiesta del M5S
La formalizzazione dell’ammissione del CROB risale al 24 aprile 2026. Da quel momento l’Istituto di Rionero in Vulture entra nell’Interim Network Assembly della rete europea dei Comprehensive Cancer Centres, cioè nella struttura transitoria che accompagna la costruzione della rete dei centri oncologici riconosciuti. La nota istituzionale regionale ha chiarito il perimetro operativo del riconoscimento: collaborazione transfrontaliera, progetti di ricerca, sperimentazioni cliniche internazionali, condivisione di strumenti tecnici e partecipazione alle politiche sanitarie europee.
Questa sequenza spiega perché il 6 maggio diventa una data politica. Il riconoscimento arriva prima, la domanda sugli organici arriva dopo. L’ordine dei fatti conta, perché consente di distinguere il risultato scientifico dalla responsabilità pubblica che ne deriva. Il CROB ha superato una soglia europea; la Regione deve dimostrare che quella soglia può diventare attività stabile dentro l’oncologia lucana.
Che cosa significa stare nella rete EUnetCCC
L’EUnetCCC è una Joint Action sostenuta dal programma EU4Health e costruita per collegare i centri oncologici europei in un modello comune. La scheda pubblica della Commissione europea descrive l’obiettivo in termini molto concreti: integrare ricerca avanzata e assistenza di qualità, armonizzare gli standard, ridurre le disuguaglianze di accesso a prevenzione, diagnosi e trattamento per una quota ampia della popolazione europea.
La conseguenza per il CROB è netta. La rete europea considera l’esistenza di una struttura clinica come punto di partenza e richiede continuità nella capacità di produrre evidenza scientifica e di trasferirla nei percorsi dei pazienti. In oncologia questo passaggio è decisivo: una sperimentazione clinica richiede équipe dedicate, procedure amministrative, data management, farmacie di ricerca, comitati e tempi regolati. La carenza di personale colpisce proprio queste funzioni invisibili, senza le quali la rete resta sulla carta.
Il dato che misura il nodo personale
Il piano triennale del fabbisogno 2026-2028 del Servizio sanitario regionale prevede per il solo 2026, al CROB, 125 assunzioni complessive: 54 dirigenti e 71 unità del comparto. A questi numeri si aggiungono 15 ricercatori sanitari, finanziati con fondi dedicati fuori dal tetto di spesa. Il dato, pubblicato da Regione Basilicata, rende concreta la richiesta del M5S: trasformare un numero programmato in una sequenza verificabile di reclutamento, presa di servizio, stabilizzazione e impatto sui reparti.
Il dato regionale produce una domanda immediata. Le assunzioni previste coprono davvero il fabbisogno necessario per sostenere il ruolo europeo del CROB oppure rappresentano solo il minimo utile a tenere in equilibrio l’ordinario? La nostra deduzione, basata sulla natura stessa dell’ammissione EUnetCCC, è che la risposta dipenderà dalla composizione dei profili. Un dirigente medico in più, un tecnico di laboratorio, un ricercatore sanitario e una figura di supporto alla ricerca non generano lo stesso effetto organizzativo; la qualità del piano dipenderà dall’allineamento fra competenze reclutate e funzioni richieste dalla rete.
Il CROB che entra in Europa è già una infrastruttura complessa
Il profilo pubblico OECI dell’Istituto aiuta a misurare la base tecnica da cui parte Rionero. Il CROB è un IRCCS pubblico dedicato a ricerca e cura oncologica, riconosciuto nel 2008, con attività su tumori solidi dell’adulto e neoplasie ematologiche. Accanto ai dipartimenti clinici opera un assetto diagnostico e terapeutico che comprende radioterapia, medicina nucleare, laboratorio, diagnostica per immagini e anatomia patologica; nel perimetro risultano anche registro tumori regionale, screening mammario, cervicale e intestinale.
La parte di ricerca è altrettanto significativa: medicina di precisione, biomarcatori prognostici, nuove tecnologie radiologiche e radioterapiche, epidemiologia tumorale, qualità della vita e survivorship. Le piattaforme citate per diagnostica molecolare, analisi di espressione genica, sequenziamento di nuova generazione, biobanca e biopsia liquida rendono il punto del personale ancora più stringente. Ogni tecnologia richiede professionisti capaci di usarla in modo riproducibile, protocolli aggiornati e manutenzione scientifica continua.
Stabilizzazioni: perché la ricognizione richiesta cambia il piano di lettura
La richiesta di una ricognizione sulle stabilizzazioni ha un valore organizzativo che supera il perimetro sindacale laterale. In un IRCCS oncologico la stabilità dei profili incide sulla capacità di mantenere linee di ricerca pluriennali, conservare competenze di laboratorio e garantire continuità nei percorsi multidisciplinari. Un progetto europeo, una coorte di pazienti, un protocollo di ricerca traslazionale o un trial clinico perdono efficienza quando il personale cambia prima della conclusione delle attività.
Araneo e Verri chiedono quindi un controllo sulla profondità dell’organizzazione. I turni pesanti e le difficoltà operative, rilanciati anche da Basilicata Digital Channel nella ripresa integrale della posizione politica, incidono sulla qualità del tempo clinico e del tempo scientifico: un’équipe in affanno riduce la possibilità di dedicare risorse a audit, studi, arruolamento, follow-up e aggiornamento dei protocolli.
Il punto amministrativo per Bardi e Latronico
La Regione ha già un piano assunzionale da cui partire. La richiesta politica lo sottopone a una prova di coerenza: tempi, profili e coperture devono corrispondere agli obblighi che derivano dalla rete europea. Il primo atto utile sarebbe una fotografia pubblica del fabbisogno effettivo del CROB, separando bisogno clinico, bisogno di ricerca, funzioni tecnico-amministrative e supporto alla gestione dei dati. Senza questa distinzione, un incremento numerico rischia di apparire robusto e di lasciare scoperti i nodi specialistici.
Il secondo passaggio riguarda il governo regionale dell’oncologia pubblica. Il CROB può attrarre sperimentazioni e competenze solo se viene letto come nodo di rete pienamente collegato al resto del sistema sanitario lucano. La programmazione deve collegare Rionero con ospedali, distretti, screening, follow-up e presa in carico dei pazienti fragili. Qui il dossier CROB si avvicina al tema già affrontato nella nostra ricostruzione sulla riforma Schillaci in Basilicata: in una regione a bassa densità, l’efficacia sanitaria si misura nella continuità dei percorsi, oltre la sola esistenza di un punto di eccellenza.
Cosa cambia per pazienti e professionisti
Nell’immediato, l’ammissione alla rete europea lascia inalterate le modalità ordinarie di accesso alle prestazioni del CROB. I cittadini continueranno a seguire i canali sanitari regionali, le prenotazioni e i percorsi clinici già attivi. Il valore reale dell’ingresso europeo si vedrà nel medio periodo, quando l’Istituto potrà trasformare la partecipazione alla rete in protocolli condivisi, sperimentazioni accessibili, scambi professionali e modelli organizzativi più forti.
Per i professionisti, il passaggio può diventare una leva di attrazione. Un IRCCS inserito in una rete europea offre prospettive scientifiche più solide a medici, ricercatori, infermieri di ricerca, tecnici e figure di coordinamento. Questa leva funziona solo se viene accompagnata da contratti, carichi sostenibili e percorsi di crescita. Il capitale umano resta quando il prestigio del marchio viene accompagnato da condizioni che permettono di lavorare bene e produrre risultati misurabili.
Perché il nodo è più ampio del singolo istituto
Il CROB è collocato in una regione piccola, con aree interne estese e una domanda oncologica che risente anche della mobilità sanitaria verso altri territori. L’ingresso nella rete europea può diventare una leva per ridurre questa pressione soltanto se rafforza la fiducia nella presa in carico locale. Un paziente resta più facilmente nel proprio sistema sanitario quando percepisce qualità clinica, tempi ragionevoli, multidisciplinarità e accesso a competenze aggiornate.
La nostra lettura porta a una conclusione operativa. Il successo del passaggio europeo sarà misurato dalla capacità di trasformare il CROB in una piattaforma regionale più forte, oltre il numero di comunicati prodotti: ricerca che entra nei reparti, reparti che alimentano ricerca, professionisti stabili e percorsi oncologici leggibili per i cittadini lucani.
Gli atti da osservare nelle prossime settimane
La verifica passerà da atti molto concreti: delibere di reclutamento, scorrimenti di graduatorie, avvisi, stabilizzazioni, assegnazione dei ricercatori sanitari e aggiornamento delle funzioni organizzative legate alla ricerca clinica. A questi si aggiungerà il controllo sulla coerenza fra piano del personale e obiettivi EUnetCCC. Ogni provvedimento dovrà rispondere a una domanda semplice: quale capacità aggiunge al CROB e in quale area della missione oncologica?
Il dossier, per ora, resta aperto. Il riconoscimento europeo ha certificato una qualità già presente. La politica regionale viene chiamata a trasformarla in assetto permanente, con tempi controllabili e responsabilità leggibili. In sanità pubblica la distanza fra un risultato e una politica strutturale si colma solo con atti che producono personale, competenze e continuità.
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Tumore al seno, Schillaci: la prevenzione è fondamentale Askanews
Roma, 7 mag. (askanews) – Nell’ambito della lotta al tumore al seno la prevenzione è un’arma fondamentale. Lo ha detto il ministro della Salute, Orazio Schillaci intervenendo al taglio del nastro della 27esima edizione di Race For The Cure.E’ una manifestazione molto importante – ha affermato il ministro – che accende i riflettori su una patologia molto diffusa sulla quale però l’Italia è l’avanguardia una malattia dalla quale oggi si guarisce sempre con maggior frequenza. Però bisogna ricordare quanto è fondamentale in questo tipo di lotta alle malattie la prevenzione: la prevenzione del tumore alla mammella è fondamentale, in Italia da anni c’è uno screening offerto gratuitamente al servizio sanitario nazionale. Vorrei ricordare che nell’ultima legge di bilancio noi abbiamo ampliato le fasce di età delle donne che possono sottoporsi gratuitamente allo screening del cancro della mammella, questo è molto importante ed è un risultato che testimonia l’attenzione del governo alla prevenzione e anche alle malattie oncologiche”. Race For The Cure, ha aggiunto il ministro “è quindi una manifestazione da seguire con veramente impegno e con anche gratitudine per chi ogni anno rimette al centro di tutti la prevenzione e le donne con il tumore al seno”. La prevenzione, ha ricordato Schillaci, non ha età: “io credo che ci voglia appunto attenzione lungo tutto la fascia della vita e ribadisco quanto è importante la prevenzione sin dai primi anni di vita da insegnare nelle scuole da portare avanti anche in chi ha magari una età più avanzata”. I servizi di prevenzione, però, non sono uniformi in tutto il territorio nazionale: “Noi stiamo recuperando rispetto ai valori pre-coovid nel senso che durante il periodo del Covid c’è stata una battuta d’arresto importante, ora le adesioni stanno ritornando ai livelli che c’erano prima del Covid però rimane purtroppo questa inaccettabile differenza tra regione e regione con questo divario nord e sud che purtroppo in tanti aspetti della sanità torna. Credo che sia veramente giusto andare a inserire la prevenzione gli screening e proprio nei contesti dove magari culturalmente sono meno accettati”.
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Acque sotterranee contaminate, l'Asl di Caserta rassicura: «No allarmi, rete idrica è sicura» Il Mattino
«La situazione è sotto stretto controllo tecnico e non sussiste alcun motivo di allarme per la popolazione. I superamenti rilevati riguardano le acque profonde (sotterranee) e non la rete idrica potabile, che resta costantemente monitorata e sicura». Lo dice l'Asl di Caserta in una nota in cui interviene sull'allarme provocato dai recenti studi dell'Università Federico II sulle acque sotterranee, da cui sono emerse concentrazioni oltre la soglia legale di sostanze cancerogene come il tricloroetilene (Tce), classificato come cancerogeno e associato al tumore del rene, del fegato e al linfoma non-Hodgkin, e di tetracloroetilene (Pce), ritenuto invece come probabile cancerogeno.
APPROFONDIMENTI Campania, allarme veleni nelle acque sotterranee. La Regione: «Subito indagini» In Campania acque sotterranee contaminate da agenti cancerogeni: scatta il piano controlli
Una situazione che riguarda quattro delle cinque province campane (tutte tranne Benevento) in cui è stato effettuato tra il 2023 e il 2025 il monitoraggio delle acque sotterranee, con particolare attenzione ad alcuni comuni della Terra dei Fuochi, come Villa Literno nel Casertano, dove è stato attivato un apposito progetto di tutela, e Acerra nel Napoletano. «Le attività messe in campo - assicura l'Asl di Caserta - rientrano nei normali protocolli di prevenzione e «One Health» che l'Asl adotta per garantire la massima sicurezza alimentare e ambientale».
In Campania acque sotterranee contaminate da agenti cancerogeni: scatta il piano controlli
A tale proposito, il progetto 'Villa Literno Salute' «rappresenterà un'importante opportunità gratuita dedicata ai cittadini per monitorare la propria salute attraverso screening d'eccellenza e garantire, al contempo, una mappatura scientifica sempre più accurata per la tutela e la valorizzazione del territorio».
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Leucemia linfatica cronica, disponibile in Italia nuovo farmaco SUD e FUTURI
(Adnkronos) – L'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha approvato la rimborsabilità di pirtobrutinib per il trattamento di pazienti adulti affetti da leucemia linfatica cronica (Llc) recidivante o refrattaria. La decisione, pubblicata nella Gazzetta ufficiale il 26 marzo 2026, rende il farmaco disponibile per i pazienti che sono stati precedentemente trattati con un inibitore covalente della tirosina chinasi di Bruton (Btk). Lo annuncia Lilly, in una nota, evidenziando che la Llc è un tumore ematologico caratterizzato da un accumulo di linfociti B nel sangue venoso periferico e negli organi linfoidi. Nelle fasi iniziali, la malattia si sviluppa come proliferazione di cellule ‘clonali’, cioè di copie identiche dei linfociti patologici interessati, a cui segue il coinvolgimento delle strutture linfatiche – linfonodi e milza – che aumentano di dimensione. In Occidente, la Llc è la forma di leucemia più frequente negli adulti e l’incidenza è stimata in 5 casi ogni 100mila persone. In Italia si stimano circa 3mila nuovi casi all'anno. La malattia è tipica dell’età più avanzata, con il 40% delle diagnosi effettuate oltre i 75 anni e solo il 15% entro i 50 anni. L’età media alla diagnosi è di circa 70 anni, con una leggera prevalenza degli uomini rispetto alle donne. Nonostante i progressi terapeutici, molti pazienti con Llc vanno incontro a multiple recidive o diventano resistenti al trattamento. Pirtobrutinib rappresenta un’innovazione terapeutica significativa, in quanto agisce come inibitore di Btk non covalente ed è capace di legarsi alla proteina target in modo differente rispetto agli inibitori covalenti di prima e seconda generazione. “L’approvazione della rimborsabilità di pirtobrutinib rappresenta un cambio di paradigma per i pazienti con Llc che hanno già esaurito le opzioni terapeutiche standard con inibitori di Btk covalenti – commenta Paolo Ghia, professore ordinario di Oncologia Medica presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano – Grazie al suo meccanismo d'azione unico e reversibile, pirtobrutinib è in grado di superare le resistenze molecolari che si sviluppano durante i trattamenti precedenti, offrendo una nuova e concreta opportunità di controllo della malattia con un profilo di sicurezza molto gestibile”. I risultati dello studio clinico di fase 1/2 Bruin, pubblicati su ‘New England Journal of Medicine’ nel 2023 – riferisce la nota – hanno dimostrato l'efficacia del farmaco in una popolazione di pazienti fortemente pretrattata, mostrando risposte cliniche durature anche in casi di prognosi sfavorevole. Lo studio di fase 3 Cll-Bruin 321ha poi messo a confronto pirtobrutinib con il trattamento standard di riferimento nello stesso setting, dimostrando la sua superiorità di efficacia. “I dati clinici dimostrano che pirtobrutinib garantisce un'efficacia significativa in pazienti con Llc recidivante o refrattaria, colmando un importante vuoto terapeutico – sottolinea Pier Luigi Zinzani, professore ordinario di Ematologia, direttore dell’Istituto di ematologia Seràgnoli dell’Università di Bologna – Disporre finalmente di questa opzione rimborsata in Italia ci permette di gestire con maggiore flessibilità e precisione il percorso di cura, assicurando ai pazienti una qualità di vita migliore e una risposta prolungata nel tempo, anche dopo il fallimento delle terapie target oggi disponibili”. "Per le persone che convivono con la leucemia linfatica cronica, soprattutto nelle fasi avanzate di malattia, qualità della vita ed efficacia terapeutica devono procedere di pari passo. L'innovazione ha valore quando concretamente risponde ai bisogni dei pazienti – evidenzia Davide Petruzzelli, presidente dell’associazione pazienti La Lampada di Aladino Ets -La disponibilità di nuove soluzioni terapeutiche rappresenta un passo importante in questa direzione: non solo amplia le possibilità di cura, ma lo fa mantenendo al centro la persona e il suo benessere complessivo”. Dal 2023, pirtobrutinib è rimborsato in Italia nel trattamento di pazienti adulti affetti da linfoma a cellule mantellari (Mcl) recidivante o refrattario precedentemente trattati con un inibitore della Btk. A cui si aggiunge ora l’indicazione nella Llc.“Siamo orgogliosi di poter rendere disponibile pirtobrutinib anche per questa popolazione di pazienti ematologici – conclude afferma Elias Khalil, presidente e amministratore delegato Italy Hub di Lilly – Questa nuova approvazione riflette il nostro costante impegno nell'innovazione oncologica e nella ricerca di soluzioni che possano realmente fare la differenza per le persone affette da tumori rari o complessi”.
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Diventare genitori mentre si sta morendo: il reportage che ha vinto il Pulitzer racconta la storia di Tanner Martin, malato di tumore terminale, e della scelta sua e della moglie di avere una figlia - Vanity Fair Italia
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Diventare genitori mentre si sta morendo: il reportage che ha vinto il Pulitzer racconta la storia di Tanner Martin, malato di tumore terminale, e della scelta sua e della moglie di avere una figlia Vanity Fair Italia
Lui e la moglie avevano già raccontato il loro percorso sui social, soprattutto su TikTok e Instagram: avevano parlato della malattia, dei ricoveri, della paura e anche della decisione di diventare genitori nonostante il tumore.
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La gravidanza era arrivata dopo un percorso lungo e difficile. In una delle interviste rilasciate nei mesi scorsi a People, Shay aveva raccontato la complessità di quella scelta: «Di solito quando si aspetta un bambino si prova solo entusiasmo per il futuro. Noi siamo felici, ma stiamo vivendo anche dolore, paura e ansia».
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Prevenzione del melanoma Confartigianato Vicenza
7 Maggio 2026
Confartigianato Imprese Vicenza, in collaborazione con LILT, offre ai soci la possibilità di prenotare una visita dermatologica di controllo
Maggio è il mese della prevenzione del melanoma per richiamare l’attenzione sull’importanza della diagnosi precoce. La prevenzione rappresenta uno strumento fondamentale non solo per il benessere individuale, ma anche come elemento di responsabilità all’interno del contesto aziendale.
Nell’ambito della collaborazione attiva tra Confartigianato Imprese Vicenza e LILT (Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori) ai soci è riservata la possibilità di prenotare una visita dermatologica di controllo ai nei.
La visita avrà luogo nella sede di Vicenza della LILT, in via Borgo Casale 84/86. Al momento della prenotazione (tel. 0444 513333), è necessario specificare di essere impresa socia di Confartigianato Imprese Vicenza.
Tutte le info su giornate e orari per le visite al seguente link
Terapie locoregionali, nuovi agenti antiblastici, terapie a bersaglio molecolare e immunoterapia: indicazioni e loro applicazione nella ASL Roma4 - LAGONE
📰 LAGONE📅 2026-05-07T08:35:48
immunoterapia
Terapie locoregionali, nuovi agenti antiblastici, terapie a bersaglio molecolare e immunoterapia: indicazioni e loro applicazione nella ASL Roma4 LAGONE
“Ho convinto i medici a mandarmi in Australia per dire a mio figlio della diagnosi di cancro, ho detto loro ‘sarò felice, e nella felicità i farmaci faranno il loro lavoro cantando”: Concita De Gregorio in libreria con La Cura - Il Fatto Quotidiano
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Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?3
45.6/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
“Ho convinto i medici a mandarmi in Australia per dire a mio figlio della diagnosi di cancro, ho detto loro ‘sarò felice, e nella felicità i farmaci faranno il loro lavoro cantando”: Concita De Gregorio in libreria con La Cura Il Fatto Quotidiano
A quattro anni dalla diagnosi di cancro al seno ha scritto La Cura, che – si legge su Vanity Fair dove si trova l’intervista integrale – non è il diario della malattia ma un libro sugli incontri, i medici, gli infermieri, i compagni di stanza, gli sconosciuti. Concita De Gregorio, giornalista e scrittrisce, lo pubblica con Einaudi Stile Libero e lo definisce anche “una tesi politica. Io sono cresciuta nella certezza che tutto è politica: ogni gesto, ogni scelta nella vita privata, ogni decisione che prendiamo è parte della vita della comunità…”.
Poi parla della cura, quella per lei: “Il farmaco più forte che esiste è l’amore. Le persone disamate guariscono più difficilmente, più lentamente. Se non hai nessuno per cui valga la pena alzarsi dal letto la mattina, non hai voglia di alzarti”. E De Gregorio racconta di come ha convinto i medici a farla andare in Australia per dire di persona della diagnosi di cancro a suo figlio: “Li ho trovati tutti insieme all’inaugurazione di un padiglione, era l’unico momento per parlare a tutti, e gli ho detto: io mi sottopongo alle vostre cure così come mi sottopongo alle leggi, senza discutere. Ma ascoltatemi. È necessario per me andare a parlare con mio figlio e spiegargli la situazione. Mi farà bene, sarò felice. E nella felicità i vostri farmaci si muoveranno più lietamente, faranno il loro lavoro cantando. Fatemi essere felice”.
Nell’intervista, la scrittrice parla degli infermieri che vorrebbe elencare “uno per uno”, della consapevolezza che quando arriva la malattia “c’è chi scappa e chi ti salva” e che “ti dispiace ma non ti stupisce” e dice la sua sulle metafore della battaglia troppo spesso usate: “Tutta la retorica bellica è assurda. Con chi dovremmo combattere? Contro il nostro stesso corpo. Quindi contro noi stessi. E per di più: se dovessi morire, non mi si può dire che è colpa mia, che non ho combattuto abbastanza. Come se la sopravvivenza dipendesse dalla pugnacità individuale. Non è così. L’unica vera battaglia è quella sull’investimento nella ricerca, nella sanità pubblica. Quella è la battaglia che non si fa, perché i fondi alla sanità sono i primi che saltano”.
Il cancro, dice De Gregorio, si affronta non lamentandosi perché “serve solo a molestare le persone intorno a te. Quello che succede, succede. Si affronta. È come quando finisce un amore e uno sta anni nel lutto di quell’amore che non c’è più. Lamentarti non ti riporta nella stanza di prima. Forse vale la pena guardare la stanza di adesso, o vedere se c’è una stanza dopo”. Una lunga, densa intervista, in edicola su Vanity Fair che chiude con una certezza: “Il lavoro cura, il teatro cura, il mare cura”.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
51.5/100
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Criteri Critici
MOM consegna a LILT un nuovo mezzo per il trasporto di pazienti oncologici Qdpnews
Ieri mercoledì, nel deposito MOM di via Castellana nel capoluogo, l’azienda del trasporto pubblico locale ha consegnato alla Delegazione LILT di Treviso un nuovo mezzo per il trasporto, destinato al servizio di accompagnamento dei pazienti oncologici verso le strutture sanitarie per le terapie e le cure.
Da anni, MOM sostiene concretamente l’attività di LILT Treviso nel delicato servizio di trasporto dei pazienti oncologici, mettendo a disposizione mezzi in comodato d’uso gratuito, oltre a garantire le necessarie manutenzioni e le spese di gestione, a conferma di un impegno costante a favore della comunità e delle fasce più fragili della popolazione.
Giacomo Colladon, presidente di Mobilità di Marca S.p.A., ha commentato: «La nostra missione è dare risposte alle esigenze di mobilità del territorio in cui operiamo. Non tutti i cittadini possono accedere ai servizi di trasporto pubblico e, in particolare, le persone che affrontano un difficile percorso di terapia oncologica hanno spesso bisogno di un supporto dedicato, che non gravi eccessivamente sui familiari. Per questo, da anni, abbiamo scelto di mettere in rete le nostre risorse: non solo fornendo i mezzi a LILT Treviso, ma anche grazie al contributo di molti nostri ex autisti in pensione che continuano a impegnarsi nel sociale. Ringraziamo LILT per questo servizio essenziale, che per MOM si affianca alle collaborazioni già attive con associazioni come Auser per garantire il trasporto di persone a ridotta capacità motoria».
Queste le parole di Nella Raisi, presidente di LILT Associazione provinciale di Treviso: «Il supporto di MOM rappresenta per noi un aiuto fondamentale per assicurare continuità ed efficacia al servizio di trasporto dei pazienti oncologici. Ogni viaggio non è solo uno spostamento, ma un sostegno concreto alle persone e alle famiglie che affrontano la malattia. La disponibilità di un mezzo e il supporto costante dell’azienda testimoniano un’attenzione autentica al territorio e al valore della solidarietà».
La collaborazione tra MOM e LILT Treviso si inserisce in un più ampio impegno dell’azienda di trasporto pubblico a favore della mobilità inclusiva, della responsabilità sociale e del benessere della comunità locale.
(Autore: Redazione di Qdpnews.it)
(Foto: Zetagroup)
(Articolo di proprietà di Dplay Srl)
#Qdpnews.it riproduzione riservata
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
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Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Tumore al polmone, continua a Trieste lo screening gratuito per soggetti a rischio Trieste Cafe
Prosegue a Trieste il programma di screening per la diagnosi precoce del tumore al polmone rivolto a soggetti considerati a rischio. L’iniziativa rientra nel progetto PNRR SINTESI, al quale aderisce anche la Regione Friuli Venezia Giulia insieme ad altre realtà italiane.
Lo screening è organizzato dall’UCO Medicina del Lavoro e dall’UCO Radiologia di Università di Trieste e ASUGI, con il coordinamento del professor Fabio Barbone.
A chi è rivolto lo screening
Il programma è destinato a persone tra i 55 e gli 80 anni ex esposte ad amianto, fumatori oppure ex fumatori da meno di 15 anni.
L’obiettivo è individuare eventuali tumori polmonari nelle fasi iniziali, quando le possibilità di cura risultano significativamente più elevate.
Diagnosi precoce e presa in carico specialistica
Il progetto prevede l’esecuzione di TAC di controllo e, nei casi ritenuti positivi o sospetti, l’avvio ad approfondimenti specialistici grazie alla collaborazione tra oncologia e chirurgia toracica.
Coinvolti nel percorso anche la dottoressa Alessandra Guglielmi del reparto di Oncologia e il dottor Stefano Lovadina del reparto di Chirurgia toracica.
“Oggi il tumore al polmone è sempre più curabile”
Gli specialisti sottolineano l’importanza della prevenzione e della diagnosi precoce. Individuare il tumore nelle prime fasi permette infatti trattamenti più efficaci e migliori prospettive terapeutiche.
Come prenotare
Per aderire al programma è possibile contattare l’UCO di Medicina del Lavoro il mercoledì e il giovedì dalle 10 alle 12 al numero 040 3992462 oppure scrivere all’indirizzo mail visitemedlav@asugi.sanita.fvg.it specificando nell’oggetto “Progetto SINTESI”.
Attualmente il programma è rivolto in via prioritaria ai residenti della provincia di Trieste.
Trieste. Continua screening per diagnosi precoce tumore al polmone nei soggetti ex-esposti ad amianto e fumatori o ex fumatori da meno di 15 anni (età 55-80 anni) - AgenSalute
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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Criteri Critici
Trieste. Continua screening per diagnosi precoce tumore al polmone nei soggetti ex-esposti ad amianto e fumatori o ex fumatori da meno di 15 anni (età 55-80 anni) AgenSalute
Progetto SINTESI: screening per la diagnosi precoce del tumore al polmone nei soggetti ex-esposti ad amianto e fumatori o ex fumatori da meno di 15 anni con età compresa fra 55 e 80 anni
TRIESTE, 07 maggio 2026 – Continua lo screening per la diagnosi precoce del tumore al polmone nei soggetti ex-esposti ad amianto e fumatori o ex fumatori da meno di 15 anni con età compresa fra 55 e 80 anni organizzato presso l’UCO Medicina del Lavoro e quella di Radiologia di UNITS e ASUGI e promosso dal Prof. Fabio Barbone nell’ambito del progetto PNRR SINTESI, a cui la regione Friuli Venezia Giulia, assieme ad altre regioni italiane, ha aderito.
Il progetto prevede l’invio ad accertamenti approfonditi i soggetti che dovessero risultare positivi alla TAC grazie alla collaborazione della dr.ssa Alessandra Guglielmi del reparto di Oncologia e del dr. Stefano Lovadina del reparto di Chirurgia toracica.
Lo screening del tumore al polmone per soggetti a rischio è utile per la diagnosi ed il trattamento precoce del tumore al polmone che oggi è sempre più curabile, specialmente se diagnosticato in fase iniziale.
Telefonare all’UCO di Medicina del Lavoro il mercoledì e il giovedì dalla 10 alle 12 per fissare un appuntamento al numero 040 3992462 o inviare una mail a visitemedlav@asugi.sanita.fvg.it , specificando nell’oggetto il progetto SINTESI.
Al momento, la possibilità di accesso al programma di screening è prioritariamente rivolta ai soggetti residenti in provincia di Trieste.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO5
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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A
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Criteri Critici
Allergia alle arachidi, trovata terapia orale efficace nei bambini piccoli tomshw.it
La notizia sembra controintuitiva: in un trial clinico, bambini molto piccoli con allergia alle arachidi sono stati trattati proprio con dosi controllate di arachidi. Lo studio, condotto su 75 bambini tra 1 e 3 anni, indica che una immunoterapia orale lenta e a basso dosaggio può aumentare in modo netto la quantità tollerata. Il punto essenziale, però, è che il protocollo è partito in ospedale ed è rimasto agganciato a controlli medici: non è un esperimento domestico né un consiglio di auto-trattamento.
Il gruppo di ricerca ha assegnato 50 bambini al trattamento attivo e 25 al gruppo di controllo, che ha continuato a evitare le arachidi. La terapia usava piccoli snack a base di arachidi, facilmente dosabili, iniziando con quantità molto basse e aumentando la dose ogni quattro-sei settimane. La fase di mantenimento prevista era equivalente a circa una arachide e mezza al giorno, molto meno di quanto si immagini pensando a una normale porzione alimentare.
Dopo tre anni, il risultato principale è stato netto: l’82% dei bambini trattati riusciva a mangiare almeno tre arachidi e mezza senza reazioni allergiche anche dopo una pausa di quattro settimane dal trattamento. Nel gruppo di controllo, la stessa soglia è stata raggiunta dal 12% dei bambini. I ricercatori riferiscono inoltre che tutti i piccoli che hanno seguito il protocollo hanno raggiunto l’obiettivo minimo e che molti sono arrivati a tollerare quantità più alte, fino a 25 arachidi.
Questo non significa che l’allergia sia cancellata per sempre. In termini pratici, il dato suggerisce una desensibilizzazione robusta: il sistema immunitario diventa meno reattivo dopo una esposizione graduale, ripetuta e misurata. Per una famiglia, anche una soglia più alta può fare la differenza tra il rischio costante legato a tracce accidentali e una maggiore protezione nella vita quotidiana.
La dose non conta senza controllo medico.
La parte più delicata riguarda la sicurezza. Gli effetti collaterali ci sono stati, per lo più lievi, come prurito in bocca o rash cutanei; tuttavia alcune reazioni più serie sono comparse soprattutto durante gli aumenti di dose. Alcuni bambini trattati hanno avuto bisogno di adrenalina, un segnale che spiega perché i ricercatori insistano sul fatto che il protocollo debba avvenire in stretto contatto con professionisti sanitari.
Il lavoro è interessante anche perché l’età potrebbe essere un fattore favorevole. Le immunoterapie orali contro le allergie alimentari non sono nuove, ma spesso il problema è il bilanciamento tra efficacia e reazioni indesiderate. In questo caso l’approccio è stato volutamente cauto: aumenti lenti, mantenimento basso e un alimento facile da ingerire per bambini molto piccoli.
Resta una ricerca con numeri contenuti e condotta in un solo contesto clinico, quindi non basta per trasformare da sola le linee guida internazionali. Lo studio include però un confronto randomizzato e un follow-up di tre anni, due elementi che lo rendono più solido di una semplice osservazione preliminare. I ricercatori vogliono ora capire come cambi il sistema immunitario durante la terapia e se la tolleranza resti stabile più a lungo.
Il messaggio più utile, per ora, è quindi misurato: l’evitamento assoluto potrebbe non essere l’unica strada per alcuni bambini allergici, ma l’alternativa richiede protocolli clinici precisi. Se risultati simili saranno confermati in studi più ampi, la gestione dell’allergia alle arachidi potrebbe spostarsi sempre più verso interventi precoci e supervisionati, pensati per ridurre il rischio senza abbassare la guardia.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO4
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
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63.7/100
Punteggio Totale
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Criteri Critici
Genenta, 11 soci chiedono il rinnovo del cda e il ritorno alla terapia genica Traders Union
Un gruppo di azionisti di Genenta Science si muove per riportare la società all'attività originaria nella ricerca e nella terapia genica dopo la svolta verso la difesa decisa nel 2025. Gli 11 soci dichiarano una partecipazione coordinata pari a circa il 23% delle azioni e al 31,5% dei diritti di voto, secondo la fotografia del 19 marzo 2026. Patto tra soci e richiesta alla SecCome riportato daIl Sole 24 Ore, 11 soci di Genenta Science Spa hanno depositato alla Sec un unico Schedule 13D per segnalare una partecipazione coordinata nella società e chiedere il rinnovo del consiglio di amministrazione. L'iniziativa punta anche a sollecitare verifiche sulla legalità delle operazioni che hanno segnato il cambio di rotta strategico del gruppo, quotato al Nasdaq. I soci coinvolti, tra investitori privati e società di investimento italiane, dichiarano la titolarità effettiva di 5.433.910 azioni ordinarie e Ads. La quota corrisponde a circa un quarto del capitale e a quasi un terzo dei diritti di voto, sulla base della situazione rilevata il 19 marzo 2026. Scontro sulla svolta nella difesaGenenta nasce come start up del San Raffaele focalizzata sulla terapia genica contro il cancro, ma nell'ottobre 2025 il presidente, ceo e cofondatore Pierluigi Paracchi decide due acquisizioni nel settore della difesa, una in una società di fucili di precisione e l'altra nell'aerospazio. La scelta modifica l'oggetto sociale originario e apre una frattura con una parte rilevante della compagine azionaria. Tra i soci contrari figura anche il genetista e cofondatore Luigi Naldini, che all'epoca dichiara pubblicamente di non avere dato il proprio consenso alla decisione. Nel frattempo altri azionisti si rivolgono al Tribunale di Milano per contestare il nuovo corso impresso dal precedente cda e chiedere che l'assemblea di ottobre venga dichiarata nulla; l'udienza è attesa a giorni. Nel nostro precedente aggiornamentosul riassetto societario di Financo abbiamo raccontato la chiusura dell’operazione da 450 milioni che ha portato Carlo e Ubaldo Colaiacovo ad acquistare il 25% della holding da Giuseppe Colaiacovo, consolidando il controllo e ridisegnando la governance. L’articolo evidenziava come la mossa sia arrivata dopo anni di stallo assembleare e tensioni familiari, che avevano anche bloccato l’approvazione dei bilanci, e come il nuovo assetto punti a riportare stabilità operativa. Le informazioni sul sito TradersUnion.com sono solo a scopo informativo e non costituiscono alcun motivo o suggerimento per i visitatori di investire denaro. Inoltre, avvertiamo che il trading sui mercati Forex e CFD comporta sempre un alto rischio. Secondo le statistiche, il 75-89% dei clienti perde i fondi investiti e solo l'11-25% dei trader ottiene un profitto. Il trading in futures e opzioni comporta un rischio sostanziale di perdita e non è adatto a tutti gli investitori. Ecco perché dovresti investire solo denaro che sei disposto — o puoi permetterti — di perdere a tali alti rischi. Tradersunion.com non fornisce alcun servizio finanziario, inclusi servizi di consulenza finanziaria o di investimento. Inoltre, il Traders Union non è un broker e non riceve denaro per il trading nei mercati Forex o CFD. Il nostro sito fornisce solo informazioni sui broker e sui mercati e aiuta i suoi utenti a selezionare la migliore società di brokeraggio basata su informazioni dettagliate e analisi obiettive dei broker. Traders Union (TradersUnion.com) non sarà responsabile per le conseguenze delle decisioni di trading prese dal Cliente e per la possibile perdita del suo capitale risultante dall'uso di questo sito web e delle informazioni pubblicate su di esso. Il mercato Forex, CFD e il trading di criptovalute non è adatto a tutti e comporta rischi elevati. 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Genenta, patto di 11 soci per ritornare alla ricerca e alla terapia genica Il Sole 24 ORE
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Rinnovare il cda e ritornare all’oggetto sociale originario. È con questo obiettivo che 11 soci di Genenta science Spa, che rappresentano circa un terzo dei diritti di voto e un quarto delle quote, hanno depositato alla Sec un unico Schedule 13D, ossia una richiesta che segnala una partecipazione coordinata nella società. La richiesta è stata depositata alla Sec perché la società è quotata al Nasdaq.
Genenta è nata come start up del San Raffaele focalizzata sulla terapia genica per combattere il cancro e in tempi recenti ha conosciuto una virata che ne ha cambiato l’oggetto sociale originario.
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Nell’ottobre del 2025 il presidente, ceo e cofondatore Pierluigi Paracchi ha infatti deciso di fare due acquisizioni nella difesa, una di una società di fucili di precisione, l’altra nell’aerospazio.
La virata non è stata però condivisa da un gruppo importante di soci, tra cui il genetista e cofondatore di Genenta Luigi Naldini che, all’epoca, dichiarò pubblicamente che la decisione era stata presa senza il suo consenso. Nel frattempo, altri soci, ugualmente in contrasto con la decisione, si sono rivolti al Tribunale di Milano per contestare il nuovo corso impresso dal vecchio Cda e dichiarare nulla l’assemblea di ottobre. L’udienza è attesa a giorni.
Di ieri, appunto, la notizia che un gruppo di 11 soci ha stretto un patto e chiesto alla Sec di indagare sulla legalità dell’operazione fatta, oltre che di poter rinnovare il Cda. La richiesta ha come obiettivo quello di portare alla partecipazione coordinata del gruppo di soci in contrasto con la virata nella difesa. Stiamo parlando di undici investitori, inclusi privati e società di investimento italiane, che hanno dichiarato la titolarità effettiva di 5.433.910 di Azioni Ordinarie e Ads, pari a circa il 23% delle azioni e al 31,5% del totale dei diritti di voto. Questa la fotografia scattata il 19 marzo 2026.
Concita De Gregorio: «Io lo so perché mi è venuto il cancro, c'è sempre un dolore psichico dietro alla malattia. Il farmaco più forte che esiste è l'amore - Vanity Fair Italia
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Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?4
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
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Concita De Gregorio: «Io lo so perché mi è venuto il cancro, c'è sempre un dolore psichico dietro alla malattia. Il farmaco più forte che esiste è l'amore Vanity Fair Italia
Questo articolo è pubblicato sul numero 20 di Vanity Fair in edicola fino al 12 maggio 2026. Appena ha consegnato le bozze del libro, le è arrivato un messaggio sul telefono. Era il medico al quale due anni prima aveva chiesto, per favore, di darle notizie di Angelina: la compagna di stanza del ricovero di agosto, quella che irradiava una specie di allegria ostinata, quella con cui la sera brindava verso le otto e poi si addormentava. Il medico le scriveva che Angelina non c’era più e che aveva lasciato un recapito per chi volesse andare a trovarla. «Come un saluto. Era tornata a dire ciao. Giusto così: era impossibile non salutarsi, tra noi», diceConcita De Gregoriocon un sorriso. Angelina non è la protagonista diLa cura(Einaudi Stile Libero), il libro che De Gregorio pubblica quattro anni dopo la diagnosi di cancro al seno. Ma è «la ragione per cui esiste», dice lei. Sessantadue anni, oltre trenta nel giornalismo, Concita De Gregorio è editorialista dellaRepubblica, ha direttol’Unitàtra il 2008 e il 2011, oltre a condurre programmi in radio e tv.La curanon è il diario di una malattia. È un libro sugli incontri – i medici, gli infermieri, i compagni di stanza, gli sconosciuti – e su come la relazione sia l’unico farmaco che nessuno taglia mai dal bilancio, forse perché non costa niente, forse perché non si vede. È anche, tra le righe, un libro politico. Concita De Gregorio, 62 anni, editorialista delaRepubblica, ex direttrice dell’Unitàe diThe Hollywood Reporter Roma, ha scrittoLa cura(Einaudi Stile libero), a quattro anni dalla diagnosi di cancro al seno. La prima cosa che colpisce è che questo è un libro pieno di vita.«Ma è esattamente il punto. Non ho scritto un libro sulla malattia: me l’avevano chiesto in tanti, in questi anni. Ho scritto un libro sugli incontri che curano, sugli incontri terapeutici che ti tengono in piedi quando arriva uno tsunami. Le persone. I medici, gli infermieri, i compagni di stanza, il sorriso degli sconosciuti. La cura è lì, nella relazione». È anche una tesi politica?«È una tesi politica. Io sono cresciuta nella certezza che tutto è politica: ogni gesto, ogni scelta nella vita privata, ogni decisione che prendiamo è parte della vita della comunità. Viviamo in un tempo in cui siamo costantemente invitati a chiuderci. Resta a casa, scrolla, metti like. Non partecipare con il corpo. La paura è il grande carburante di questa politica di riduzione delle persone ad atomi. È come se la nostra esperienza individuale fosse un vetrino da mettere sotto il microscopio: guarda come funziona questa storia. Funziona che se ti terrorizzi, hai paura, non parli, hai vergogna, allora non guarisci. Invece bisogna dischiudersi. Perché nella relazione c’è salvezza. Vale per un corpo fisico e vale per un corpo sociale, è la stessa cosa. Guardi cosa sta succedendo nelle piazze che si ripopolano: questa è la cura del corpo sociale». Qual è la cura per lei?«Il farmaco più forte che esiste è l’amore. Le persone disamate guariscono più difficilmente, più lentamente. Se non hai nessuno per cui valga la pena alzarsi dal letto la mattina, non hai voglia di alzarti». Lei invece è riuscita a convincere tutti i suoi medici a farla volare in Australia per dire di persona a suo figlio della diagnosi di cancro.«Ho fatto la famosa “conferenza dei medici”. Li ho trovati tutti insieme all’inaugurazione di un padiglione – era l’unico momento per parlare a tutti – e gli ho detto: io mi sottopongo alle vostre cure così come mi sottopongo alle leggi, senza discutere. Ma ascoltatemi. È necessario per me andare a parlare con mio figlio e spiegargli la situazione. Mi farà bene, sarò felice. E nella felicità i vostri farmaci si muoveranno più lietamente, faranno il loro lavoro cantando. Fatemi essere felice. È vero, tra l’altro, che la felicità produce guarigione. Jane Goodall, che ha lavorato con gli scimpanzè, dice che un abbraccio deve durare più di trenta secondi perché il corpo sviluppi le endorfine. Trenta secondi sono lunghi, ti devi arrendere proprio. Pensi quanto cura l’abbraccio di un figlio che sta dall’altra parte del mondo». Nel libro parla degli infermieri con una passione particolare.«Vorrei elencarli tutti uno per uno. Vito, l’infermiere che ti chiede quale sia la tua canzone preferita, e te la canta. Sa tutto, conosce qualunque canzone tu nomini. Un infermiere che prende millecento euro al mese, sta lì tutto il giorno. Sono due le categorie che fanno una comunità: chi insegna e chi cura. Sono loro che tengono in vita le persone, i sistemi, la società». La copertinadi La cura(Einaudi Stile Libero, pagg. 176, € 17), che Concita De Gregorio presenta, tra le altre date, il 7 maggio al teatro Miela di Trieste, l’8 a Roma alla libreria Spazio Sette Ubik, il 15 al Salone del libro di Torino e il 18 a Milano alla Feltrinelli di piazza Piemonte. La malattia illumina le persone intorno a te. «Si formano due file», scrive, «quelli che ti vogliono bene e quelli che si vogliono bene». Quando si formano?«Subito. Il giorno zero. Ci sono quelli che dopo un minuto sono lì, come alcune mie amiche che hanno messo il gin tonic nella bottiglietta dell’acqua naturale e me l’hanno portato in ospedale. E poi ci sono quelli che scappano perché sei uno specchio o perché non se la sentono. Non giudico, ognuno reagisce come può. Ma guardandoli a ritroso, i segnali erano lì anche prima. Quando arriva l’onda, c’è chi scappa e chi ti salva. E chi scappa non ti sorprende: da qualche parte lo sapevi già. Ti dispiace ma non ti stupisce». Critica il linguaggio militare con cui si descrive la malattia.«Tutta la retorica bellica è assurda. Con chi dovremmo combattere? Contro il nostro stesso corpo. Quindi contro noi stessi. E per di più: se dovessi morire, non mi si può dire che è colpa mia, che non ho combattuto abbastanza. Come se la sopravvivenza dipendesse dalla pugnacità individuale. Non è così. L’unica vera battaglia è quella sull’investimento nella ricerca, nella sanità pubblica. Quella è la battaglia che non si fa, perché i fondi alla sanità sono i primi che saltano». E poi c’è la retorica opposta: quella del dono.«Simmetrica e speculare. Là c’è la colpa, di qua c’è il martirio. No: non è stato un dono. Me lo sarei evitato molto volentieri. Se il terremoto viene e ti crolla la casa in testa, è un’opportunità per costruirne un’altra più bella? Sì, vabbè, però avrei preferito di no, che non crollasse. Dopodiché, quello che c’è si guarda in faccia». Come si guarda in faccia il cancro?«Dipende dall’educazione. Io ho avuto quella che chiamo un’educazione siberiana: non ci si lamenta. Lamentarsi serve solo a molestare le persone intorno a te. Quello che succede, succede. Si affronta. È come quando finisce un amore e uno sta anni nel lutto di quell’amore che non c’è più. Lamentarti non ti riporta nella stanza di prima. Forse vale la pena guardare la stanza di adesso, o vedere se c’è una stanza dopo». Oltre la razionalità, si è mai chiesta perché è successo a lei?«No. Mai. È una domanda culturale, indotta da un’educazione cattolica, per cui se sei brava non ti succede niente. Solo le brave ragazze vanno in paradiso. Ma non è vero. Non è colpa nostra. Mai». Una psicoterapeuta le ha detto: «Tu lo sai, il tuo corpo lo sa cosa è successo e perché».«È così. Il tuo corpo lo sa sempre quello che succede. Tutti i malati lo sanno. C’è un momento, un dolore psichico che precede. Un’ingiustizia giudiziaria: ti ammali. La morte di un figlio: ti ammali. Una delusione profonda di qualcuno di cui ti fidavi: ti ammali. Non è una teoria scientifica, lo so, ci tengo a dirlo, ho grandissimo rispetto della scienza. Ma ha una rilevanza statistica che non si può ignorare. Enzo Tortora è morto di cancro dopo l’assoluzione. Come si fa a non dirlo? Io lo so cosa mi ha fatto ammalare, ma non lo dico». Però nel libro riflette anche sulla «sindrome della vittima».«Se tu sei vittima di qualcosa, se ti fanno un torto enorme, e tu sai che hai ragione, finisce che non ci dormi, che non mangi, finisce che il corpo soffre. Tu hai ragione. Ma muori. Come Giovanna d’Arco. Le vittime delle tragedie hanno ragione, ma muoiono». Come sta adesso?«Ho come l’arto mancante dell’energia. Mi percepisco ancora quella di prima e poi arriva un punto della giornata in cui non ce la faccio più. Mi stanco di più, perdo un po’ la memoria, non mi vengono le parole, e questo mi fa proprio incazzare». Eppure non ha mai smesso di lavorare.«Il lavoro cura, il teatro cura, il mare cura. Il teatro è relazione: la gente prima, la gente dopo, il respiro, le lacrime, gli abbracci. E poi si fanno i compiti, sempre. Come al giornale: a che ora è la consegna? Quante righe? È questo». Per abbonarvi a Vanity Fair,cliccare qui.