📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO1
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
41.9/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Protonterapia al Cro di Aviano, primo Irccs oncologico pubblico Telefriuli
Un investimento complessivo di 38,5 milioni di euro che renderà il Cro di Aviano il primo Irccs oncologico pubblico italiano dotato di Protonterapia, tecnica avanzata di radioterapia di alta precisione che usa un fascio di protoni invece dei raggi X. L’apparecchiatura è stata installata oggi: il gantry, il grande braccio rotante che indirizza il fascio di particelle da 75 tonnellate è stato calato nel bunker attraverso una apertura temporanea del tetto. Domani sarà invece calato il sincrociclotrone, l’acceleratore del peso di 50 tonnellate. Completate le successive fasi di montaggio, collaudo e validazione, i primi pazienti potrebbero essere trattati in autunno 2027.
Il reparto di Oncologia radioterapica del Cro, diretto da Maurizio Mascarin, tratta circa 2.300 nuovi pazienti ogni anno e si stima che la Protonterapia potrà essere utilizzata per circa il 10% della casistica.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
53.3/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
Criteri Critici
Radioterapia oncologica di Chieti tra i 20 centri italiani di esperienza sui tumori gastrointestinali Abruzzo Speciale
Il professor Domenico Genovesi tra gli esperti che hanno contribuito alle nuove raccomandazioni nazionali sulla radioterapia guidata dalle immagini
CHIETI – La Radioterapia Oncologica di Chieti si conferma tra i centri italiani di riferimento nel trattamento dei tumori gastrointestinali dell’addome superiore. Il riconoscimento arriva con la pubblicazione, sulla rivista scientifica Oncologie, delle nuove raccomandazioni nazionali sull’impiego della radioterapia guidata dalle immagini, la cosiddetta IGRT, nei tumori del pancreas, dello stomaco, del fegato e delle vie biliari.
Il documento è frutto di un consenso promosso da AIRO, Società Italiana di Radioterapia e Oncologia Clinica, AITRO, Società Italiana dei Tecnici di Radioterapia Oncologica, e AIFM, Società Italiana dei Fisici Sanitari dedicati alla Radioterapia. L’obiettivo è uniformare gli elevati standard di qualità nei centri di Radioterapia Oncologica italiani e favorire l’applicazione di trattamenti sempre più precisi e sicuri.
Alla stesura hanno partecipato venti esperti italiani tra radioterapisti oncologi, fisici medici e tecnici di radioterapia, selezionati sulla base di un’esperienza di almeno dieci anni nel campo della radioterapia dei tumori dell’addome superiore. Il gruppo di lavoro ha analizzato sedici aspetti considerati decisivi per l’applicazione delle tecniche di radioterapia di precisione nella pratica clinica quotidiana.
Tra gli esperti coinvolti figura il professor Domenico Genovesi, ordinario di Diagnostica per immagini e radioterapia e Neuroradiologia presso il Dipartimento di Medicina e Scienze dell’Invecchiamento dell’Università degli Studi “Gabriele d’Annunzio” di Chieti-Pescara, nonché direttore della Radioterapia Oncologica di Chieti.
«I punti ritenuti chiave per una radioterapia di precisione nei tumori del distretto anatomico gastrointestinale superiore – spiega il professor Genovesi – devono essere rappresentati da un accurato controllo del movimento respiratorio di ogni singolo paziente».
Questo risultato può essere ottenuto attraverso strategie personalizzate, che in casi selezionati prevedono il posizionamento di marker di riferimento e, soprattutto, l’utilizzo quotidiano della tomografia computerizzata a bordo dei moderni acceleratori lineari durante il trattamento radiante.
Un ruolo fondamentale è affidato anche alla precisa delineazione, sotto il profilo anatomico e radiologico, non soltanto dei volumi tumorali da trattare, ma anche degli organi sani che circondano la lesione. A questi elementi si aggiunge l’impiego di sistemi di immobilizzazione dedicati, progettati per mantenere il paziente nella posizione corretta durante ogni seduta.
Il professor Genovesi ha sottolineato il contributo fornito dall’intero team della Radioterapia Oncologica di Chieti alla definizione delle linee guida. Il gruppo ha approfondito e applicato i principali aspetti legati alla radioterapia di precisione: la delineazione dei volumi bersaglio e degli organi sani attraverso l’utilizzo integrato di TC, risonanza magnetica e PET/TC; il controllo personalizzato del movimento respiratorio; e l’impiego di sistemi di immobilizzazione innovativi.
«Devo ringraziare moltissimo tutto il team della Radioterapia Oncologica Chieti per il contributo importante alla stesura di tali linee guida di riferimento», ha dichiarato Genovesi, evidenziando il lavoro di aggiornamento, confronto e approfondimento svolto dall’équipe.
Il consenso multidisciplinare è destinato a rappresentare un punto di riferimento per i centri di Radioterapia italiani, indicando gli elementi essenziali per la somministrazione di trattamenti ad alta precisione nei tumori dell’addome superiore.
Il documento ribadisce inoltre l’importanza della collaborazione tra medici, tecnici e fisici sanitari, figure professionali chiamate a lavorare insieme nella pianificazione e nell’esecuzione delle terapie.
«Questo consenso multidisciplinare nazionale – conclude il professor Genovesi – riafferma la posizione della Radioterapia Oncologica di Chieti tra i centri di riferimento con maggiore esperienza nelle terapie radianti e al centro delle crescenti innovazioni terapeutiche in oncologia».
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO4
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
53.0/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Un investimento complessivo di 38,5 milioni di euro che renderà il Cro di Aviano il primo Irccs oncologico pubblico italiano dotato di Protonterapia, tecnica avanzata di radioterapia di alta precisione che usa un fascio di protoni invece dei raggi X. (ANSA)
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?3
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
64.1/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
CRO di Aviano, svolta nella cura dei tumori: nel bunker entra il cuore della Protonterapia Nordest24
Al CRO di Aviano installato il gantry da 75 tonnellate della Protonterapia. Investimento da 38,5 milioni, primi trattamenti attesi nel 2027.
AVIANO. Settantacinque tonnellate calate lentamente attraverso un’apertura realizzata nel tetto del bunker. È uno dei passaggi più spettacolari e delicati nella costruzione del nuovo centro di Protonterapia del CRO di Aviano, destinato a portare in Friuli Venezia Giulia una delle tecnologie più avanzate oggi disponibili nella radioterapia oncologica.
Nella giornata di martedì 18 agosto è stato installato il gantry, il grande braccio rotante che consentirà di indirizzare il fascio di protoni sul paziente. Mercoledì sarà invece la volta del sincrociclotrone, l’acceleratore da circa 50 tonnellate che rappresenta un altro elemento fondamentale dell’impianto.
Se il cronoprogramma verrà rispettato, i primi pazienti potrebbero essere trattati nell’autunno del 2027.
Un investimento da 38,5 milioni di euro
Il progetto vale complessivamente 38,5 milioni di euro, finanziati dalla Regione e con risorse proprie del CRO, comprese quelle provenienti dalle donazioni private e dal 5 per mille.
Una volta completata, la struttura farà del CRO il primo istituto oncologico pubblico italiano dotato di Protonterapia e il quinto centro del Paese a disporre di questa tecnologia.
Prima di Aviano sono arrivati il Centro di Protonterapia di Trento, il CNAO di Pavia, CATANA a Catania e Humanitas di Rozzano.
Il nuovo investimento si inserisce in un percorso di potenziamento tecnologico dell’istituto. Nei mesi scorsi Nordest24 aveva raccontato anche l’arrivo al CRO di Aviano della nuova risonanza magnetica da 1,5 Tesla, altro intervento destinato a migliorare qualità e precisione delle prestazioni diagnostiche.
Riccardi: «Una scelta forte che rivendico»
A seguire le operazioni nel cantiere è arrivato anche l’assessore regionale alla Salute Riccardo Riccardi.
«Questa è simbolicamente una giornata molto importante perché l’investimento per la Protonterapia al CRO di Aviano è molto oneroso ed è una scelta forte, che rivendico con forza», ha affermato.
Per Riccardi il valore dell’investimento non può essere valutato esclusivamente dal punto di vista finanziario.
«L’onere delle decisioni è un peso che spesso si preferisce evitare per il suo costo, ma che poi si paga in termini di capacità di risposta ai bisogni di salute delle persone».
L’assessore ha indicato anche un obiettivo più ampio: aumentare l’attrattività dell’istituto, consolidarne la reputazione e creare condizioni capaci di richiamare professionisti, ricerca e casistica oncologica di elevata complessità.
Che cosa cambia con la Protonterapia
A spiegare il significato clinico del nuovo impianto è stato Maurizio Mascarin, direttore dell’Oncologia radioterapica del CRO.
La struttura permetterà di affiancare alla radioterapia tradizionale con fotoni anche il trattamento mediante protoni, scegliendo di volta in volta la soluzione più appropriata in base al tumore e alle caratteristiche del paziente.
La differenza fondamentale riguarda il modo nel quale viene distribuita l’energia.
Con i protoni è possibile controllare con maggiore precisione la profondità alla quale il fascio si arresta, riducendo così l’irradiazione dei tessuti sani che si trovano oltre il bersaglio.
Un vantaggio particolarmente importante quando il tumore si trova vicino a organi delicati.
Bambini e tumori vicini agli organi critici
Tra i pazienti che potrebbero ottenere i maggiori benefici ci sono quelli pediatrici, nei quali ridurre la dose di radiazioni ai tessuti sani significa anche diminuire il rischio di conseguenze che potrebbero manifestarsi molti anni dopo le cure.
La Protonterapia potrà avere un ruolo significativo anche nei tumori localizzati vicino a organi critici e nelle recidive che interessano zone del corpo già precedentemente sottoposte a radioterapia.
Il tema degli effetti a lungo termine è diventato sempre più importante proprio grazie all’aumento della sopravvivenza dei pazienti oncologici.
Mascarin ha ricordato che nei pazienti trattati decenni fa possono essere osservati effetti tardivi delle terapie, compresa la possibile comparsa di secondi tumori correlati alle precedenti irradiazioni.
Ridurre quanto più possibile l’esposizione dei tessuti sani diventa quindi parte integrante della strategia terapeutica.
Fino a 200 pazienti l’anno
L’Oncologia radioterapica del CRO tratta attualmente circa 2.300 nuovi pazienti ogni anno.
Le stime indicano che la Protonterapia potrebbe essere utilizzata per 150-200 persone all’anno, una quota vicina al 10 per cento della casistica trattata.
A pieno regime l’impianto avrà una capacità di circa 20 pazienti al giorno.
Non sarà quindi una tecnologia destinata a sostituire completamente la radioterapia tradizionale: servirà invece a selezionare i casi nei quali il trattamento con protoni offre un vantaggio clinico concreto.
Lo sviluppo della Protonterapia era stato richiamato dal CRO anche parlando delle nuove possibilità nella cura dei sarcomi, dove tecnologie radioterapiche sempre più mirate consentono di ridurre l’esposizione degli organi sani.
Undici mesi soltanto per installare e validare l’impianto
L’arrivo delle grandi componenti non significa che la macchina sia pronta per essere utilizzata.
La fase di installazione durerà circa undici mesi e comprenderà il montaggio meccanico, la validazione dell’acceleratore, l’installazione dei sistemi per il posizionamento del paziente e la gestione del fascio, le verifiche radiografiche e infine i test complessivi.
La precisione richiesta è dell’ordine del decimo di millimetro.
Per questo ogni componente dovrà essere allineato e calibrato prima della validazione clinica dell’intero centro.
Domani arriva il sincrociclotrone da 50 tonnellate
Il passaggio di oggi ha avuto come protagonista il gantry.
Quello di mercoledì riguarderà invece il sincrociclotrone, del peso di circa 50 tonnellate: è la macchina che accelera le particelle necessarie al trattamento.
A seguire ci saranno il completamento della copertura del bunker e delle opere di radioprotezione.
La struttura è stata progettata proprio per schermare le radiazioni prodotte durante il funzionamento della macchina: in alcuni punti i muri raggiungono uno spessore vicino ai tre metri.
Il cantiere era stato avviato nel settembre 2024 ed è affidato al raggruppamento formato dalla belga IBA - Ion Beam Applications e da Bettiol Srl.
Una nuova struttura collegata alla Radioterapia
Il centro non sarà separato dal resto dell’attività oncologica.
La nuova struttura sarà infatti collegata direttamente all’attuale Radioterapia oncologica attraverso un corridoio interrato.
Accanto al bunker e alle sale nelle quali verranno eseguiti i trattamenti sarà realizzata anche un’area sanitaria con spazi per l’accoglienza, attività cliniche e servizi di supporto.
L’obiettivo è integrare la tecnologia nel normale percorso del paziente oncologico, mantenendo la presa in carico multidisciplinare che caratterizza il CRO.
Il bacino si allargherà oltre il Friuli Venezia Giulia
La Protonterapia di Aviano è pensata per un bacino che va oltre i confini regionali.
Tra le aree di riferimento vengono indicati anche il Veneto, la Slovenia e l’Austria, rafforzando ulteriormente la vocazione sovraregionale e internazionale del CRO.
L’istituto avianese è già punto di riferimento per patologie oncologiche complesse. Nordest24 aveva raccontato anche l’attività di sostegno alla ricerca e alle cure attraverso iniziative come la raccolta fondi del Sorriso di Giulia destinata al CRO di Aviano.
Una parte della macchina sarà dedicata alla ricerca
La struttura non sarà utilizzata soltanto per l’attività clinica.
Una parte del tempo macchina sarà riservata alla ricerca, in particolare allo studio dell’interazione tra protoni e nuovi trattamenti oncologici, dagli immunoterapici alle terapie molecolari.
Il traguardo immediato resta però quello fissato nel calendario del cantiere: completare installazione, calibrazione e collaudi per poter arrivare nell’autunno del 2027 ai primi trattamenti sui pazienti.
L’ingresso del gantry da 75 tonnellate nel bunker segna quindi molto più di un passaggio tecnico: è il momento nel quale un investimento avviato anni fa comincia materialmente a trasformarsi in una nuova possibilità terapeutica per i pazienti oncologici del Friuli Venezia Giulia e di un bacino molto più ampio.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
53.3/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
Criteri Critici
Radioterapia oncologica di Chieti tra i 20 centri italiani coinvolti nelle nuove raccomandazioni sui tumori gastrointestinali ChietiToday
La Radioterapia oncologica di Chieti figura tra i centri rappresentati nel gruppo di esperti che ha contribuito alla definizione delle nuove raccomandazioni nazionali sull’utilizzo della radioterapia guidata dalle immagini nei tumori gastrointestinali dell’addome superiore.
Le indicazioni, pubblicate sulla rivista scientifica “Oncologie”, riguardano l’impiego delle moderne tecniche di Image Guided Radiation Therapy (Igrt) nel trattamento dei tumori di pancreas, stomaco, fegato e vie biliari, con l’obiettivo di uniformare gli standard di qualità nei centri di radioterapia oncologica italiani.
Il documento nasce da un consenso promosso da Airo, Associazione italiana di radioterapia e oncologia clinica, Aitro, Associazione italiana tecnici sanitari di radiologia medica e radioterapia oncologica, e Aifm, Associazione italiana di fisica medica. Al lavoro hanno partecipato 20 esperti italiani tra radioterapisti oncologi, fisici medici e tecnici di radioterapia, selezionati sulla base di un’esperienza di almeno dieci anni nel trattamento dei tumori dell’addome superiore.
Tra loro c’è il professor Domenico Genovesi, ordinario di Diagnostica per immagini, radioterapia e neuroradiologia nel dipartimento di Medicina e scienze dell’invecchiamento dell’università “Gabriele d’Annunzio” di Chieti-Pescara e direttore della Radioterapia oncologica di Chieti.
«I punti ritenuti chiave per una radioterapia di precisione nei tumori del distretto anatomico gastrointestinale superiore devono essere rappresentati da un accurato controllo del movimento respiratorio di ogni singolo paziente attraverso strategie combinate di posizionamento di marker di riferimento in casi selezionati, ma soprattutto di Tc a bordo dei moderni acceleratori lineari da eseguirsi giornalmente durante il trattamento radiante», spiega Genovesi.
Un altro aspetto centrale riguarda, prosegue il direttore, «un’adeguata e accurata delineazione anatomo-radiologica non solo dei volumi bersaglio tumorali, ma anche e soprattutto degli organi sani circostanti il tumore», insieme all’utilizzo di specifici sistemi di immobilizzazione.
Genovesi sottolinea anche il contributo del gruppo di lavoro teatino: «Devo ringraziare moltissimo tutto il team della Radioterapia oncologica di Chieti per il contributo importante alla stesura di tali linee guida di riferimento, un team che ha lavorato moltissimo e si è sempre aggiornato e confrontato con la letteratura scientifica».
Il lavoro svolto a Chieti si è concentrato in particolare sulla delineazione dei volumi bersaglio e degli organi sani attraverso l’impiego combinato di Tc, risonanza magnetica e Pet/Tc, sulle tecniche di controllo personalizzato del movimento respiratorio e sui sistemi di immobilizzazione dedicati.
«Questo consenso multidisciplinare nazionale rappresenta un punto di riferimento per tutti i centri di radioterapia italiani, indicando gli aspetti cruciali per la somministrazione di una radioterapia di elevata precisione nei tumori dell’addome superiore», aggiunge Genovesi.
Le raccomandazioni evidenziano inoltre il ruolo della collaborazione tra medici, tecnici e fisici sanitari nella gestione dei trattamenti. Per Genovesi, il coinvolgimento nel gruppo di lavoro «riafferma la posizione della Radioterapia oncologica di Chieti tra i centri con maggiore esperienza nelle terapie radianti e nelle innovazioni terapeutiche in oncologia».
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
61.9/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Tumori, il nemico nascosto è la mancanza di ossigeno: così l’ipossia può renderli più resistenti a chemio, radio e immunoterapia Mondosanità
Dentro molti tumori solidi esistono zone in cui arriva pochissimo ossigeno. Non è soltanto una conseguenza della crescita della massa tumorale: le cellule cancerose possono adattarsi a questa condizione e sfruttarla per sopravvivere, modificare il proprio metabolismo, sfuggire al sistema immunitario e diventare meno sensibili alle terapie. Una vasta review pubblicata su Frontiers in Oncology ricostruisce i meccanismi dell’ipossia tumorale e indica una delle possibili strade dell’oncologia di precisione: misurare quanto un tumore è ipossico e intervenire proprio sui suoi punti più poveri di ossigeno.
Un tumore non è semplicemente un ammasso di cellule che proliferano senza controllo. È quasi un piccolo ecosistema. Ha vasi sanguigni, cellule immunitarie, fibroblasti, proteine strutturali, molecole di segnalazione e una matrice extracellulare che avvolge e sostiene le cellule. E all’interno di questo ecosistema può crearsi una condizione apparentemente paradossale: mentre il tumore cresce e consuma sempre più energia, alcune sue regioni rimangono quasi senza ossigeno.
La review di Kamilla J.A. Bigos e colleghi, pubblicata su Frontiers in Oncology, stima che circa il 50% dei tumori solidi presenti aree di ipossia.
Ed è proprio qui che comincia una delle battaglie più interessanti della moderna oncologia.
Nelle cellule normali una grave carenza di ossigeno rappresenta una situazione di emergenza. Le cellule tumorali, invece, possono sviluppare strategie che consentono loro di sopravvivere. Uno dei protagonisti è HIF, Hypoxia-Inducible Factor, un sistema molecolare che funziona quasi come un sensore dell'ossigeno. Quando l'ossigeno diminuisce, HIF attiva una serie di geni che permettono alla cellula di adattarsi: aumenta la capacità di utilizzare il glucosio, favorisce la formazione di nuovi vasi sanguigni e modifica numerosi programmi cellulari coinvolti nella sopravvivenza.
L'ipossia può così influenzare crescita, invasività e resistenza alle terapie e contribuire alla capacità del tumore di metastatizzare. Non esiste inoltre una sola ipossia: può essere cronica, acuta oppure "ciclica", con periodi di carenza di ossigeno alternati a momenti di riossigenazione. Proprio queste oscillazioni possono contribuire ulteriormente alla resistenza a radioterapia e chemioterapia.
Il tumore cambia carburante Quando l'ossigeno scarseggia cambia anche il metabolismo: le cellule tumorali aumentano il ricorso alla glicolisi e il consumo di glucosio, producendo maggiori quantità di lattato. Il microambiente che circonda il tumore tende così a diventare più acido. Non è un particolare secondario. L'acidificazione del microambiente può contribuire a sopprimere la risposta immunitaria e favorire invasione e metastasi. In altre parole, la scarsità di ossigeno non riguarda soltanto la "respirazione" della cellula cancerosa: può riorganizzare buona parte dell'ambiente in cui il tumore vive.
Anche la struttura che circonda il tumore cambia Uno degli aspetti più affascinanti riguarda la matrice extracellulare, la rete di collagene, fibronectina e altre molecole che costituisce una sorta di impalcatura dei tessuti. L'ipossia può modificarla: entrano in gioco enzimi come le lisil-ossidasi (LOX), capaci di favorire i legami tra le fibre e contribuire alla rigidità della matrice. Anche i fibroblasti associati al cancro (CAF) partecipano profondamente alla costruzione di questo microambiente. Il risultato può essere una struttura più fibrotica e rigida, ma la situazione è molto più complessa di quanto si pensasse. La stessa review sottolinea infatti che esistono diversi sottotipi di CAF: alcuni possono favorire il tumore, altri esercitare effetti opposti. È uno dei motivi per cui colpire indiscriminatamente queste cellule non rappresenta necessariamente una strategia efficace. Il tumore, insomma, non modifica soltanto se stesso: può rimodellare il "terreno" nel quale cresce.
Perché la radioterapia soffre quando manca ossigeno Il rapporto tra ossigeno e radioterapia è particolarmente importante. Le radiazioni producono radicali altamente reattivi che, in presenza di ossigeno, contribuiscono a rendere più stabile il danno provocato al DNA delle cellule tumorali. Quando l'ossigeno scarseggia, questo meccanismo perde parte della propria efficacia. La review ricorda dati sperimentali secondo cui, in condizioni ipossiche, può essere necessario un effetto radiobiologico equivalente a quello ottenibile con una dose 2,5-3 volte maggiore rispetto alle condizioni ossigenate. Questo non significa naturalmente che sia sufficiente aumentare indiscriminatamente le dosi: farlo significherebbe aumentare anche il rischio per i tessuti sani. La vera sfida è un'altra: capire dove si trovano le aree ipossiche e come renderle nuovamente vulnerabili.
L'ipossia può proteggere il tumore anche dalla chemioterapia Il problema non riguarda soltanto le radiazioni. L'ipossia può portare alcune cellule verso una condizione di relativa quiescenza. Ma diversi farmaci antitumorali funzionano meglio proprio sulle cellule che si stanno dividendo. La review richiama meccanismi di resistenza che possono interessare differenti categorie di farmaci e descrive inoltre l'attivazione, in condizioni ipossiche, di vie cellulari di sopravvivenza come PI3K/AKT, MAPK e NF-kB.
La scarsità di ossigeno diventa quindi una sorta di pressione selettiva: sopravvivono meglio le cellule capaci di adattarsi a un ambiente ostile e può nascondere il tumore al sistema immunitario. C'è poi il terzo fronte: l'immunoterapia. L'ipossia può modificare le cellule immunitarie e l'endotelio dei vasi, ridurre l'infiltrazione di alcune cellule antitumorali e favorire un microambiente maggiormente immunosoppressivo. I fibroblasti associati al tumore possono inoltre cambiare la produzione di citochine e chemochine. In alcuni modelli descritti nella review, questi meccanismi possono ridurre l'attività di linfociti T, cellule dendritiche e cellule NK e favorire segnali collegati all'esaurimento dei linfociti e all'evasione immunitaria. Ecco perché l'ipossia viene studiata anche come possibile componente della resistenza all'immunoterapia. Possiamo vedere le zone senza ossigeno?
Questa è probabilmente una delle questioni più importanti. Se l'ipossia influenza così profondamente la risposta alle cure, sarebbe utile poter costruire una vera e propria mappa dell'ossigenazione del tumore prima e durante il trattamento. Sono stati studiati marcatori come HIF-1α, CA9 e GLUT1, firme genetiche e tecniche di imaging. Una delle possibilità è la PET con traccianti dell'ipossia, come 18F-MISO. Sono allo studio anche altri approcci di imaging, compresa la risonanza magnetica dinamica con contrasto.
In alcuni tumori testa-collo, la PET dell'ipossia ha mostrato potenzialità nella previsione della risposta e della recidiva locale. La risonanza può invece fornire informazioni sulla perfusione e indirettamente sull'ossigenazione. Ma non esiste ancora il biomarcatore perfetto. Costo, riproducibilità, standardizzazione, disponibilità delle tecnologie e validazione prospettica rappresentano ancora ostacoli importanti.
Rendere il tumore più vulnerabile all'ossigeno. L'idea di modificare l'ipossia non è nuova. Sono stati sperimentati nel tempo ossigeno iperbarico o miscele respiratorie, farmaci capaci di modificare la perfusione, radiosensibilizzanti come il nimorazolo, molecole attivate preferenzialmente nelle zone ipossiche e farmaci diretti contro bersagli molecolari collegati alla risposta alla carenza di ossigeno. E non si tratta soltanto di esperimenti di laboratorio.
Una revisione sistematica citata dagli autori e comprendente 10.108 pazienti in 86 studi randomizzati aveva mostrato che modificare l'ipossia nei pazienti sottoposti a radioterapia poteva migliorare il controllo loco-regionale e associarsi a un miglioramento della sopravvivenza globale.
Esistono inoltre esempi clinici concreti. Nel trial DAHANCA-5 sui tumori testa-collo, l'aggiunta del radiosensibilizzante nimorazolo portò il controllo loco-regionale dal 33 al 49%. Nel BCON trial sul carcinoma della vescica muscolo-invasivo, l'associazione della radioterapia con carbogen e nicotinamide produsse un miglioramento assoluto della sopravvivenza globale del 13%; il beneficio è risultato mantenuto nel follow-up a dieci anni, soprattutto considerando la stratificazione mediante biomarcatori dell'ipossia. Risultati importanti, anche se queste strategie non sono diventate pratica standard per la maggioranza dei tumori solidi. Verso una radioterapia "dipinta" sul tumore. Una prospettiva particolarmente interessante è combinare imaging e radioterapia di precisione. Se una PET fosse in grado di indicare quali zone del tumore sono maggiormente ipossiche e quindi potenzialmente radioresistenti, quelle stesse aree potrebbero diventare bersagli di un trattamento differenziato. È il concetto del dose painting: non considerare necessariamente tutto il tumore biologicamente identico, ma adattare la distribuzione della dose alle caratteristiche delle diverse regioni della massa tumorale. La review cita questa possibilità anche nell'ambito della protonterapia, dove le regioni più ipossiche potrebbero essere oggetto di strategie di intensificazione mirata. È un passaggio concettuale importante: dalla radioterapia guidata prevalentemente dall'anatomia alla radioterapia guidata anche dalla biologia del tumore.
Il futuro: misurare l'ipossia prima di scegliere la terapia
Il vero salto potrebbe quindi essere la stratificazione dei pazienti. Due tumori apparentemente simili per sede e dimensioni potrebbero avere livelli di ossigenazione molto differenti e, di conseguenza, una diversa sensibilità alle cure. L'obiettivo dell'oncologia di precisione potrebbe diventare non soltanto chiedersi quale mutazione possieda il tumore, ma anche:
quanto ossigeno arriva alle sue cellule? Gli autori sottolineano tuttavia che molti biomarcatori disponibili non sono ancora facilmente trasferibili nella pratica clinica e diversi non sono stati validati in studi prospettici. Servono piattaforme accessibili, standardizzate e sostenibili economicamente. Anche i modelli sperimentali dovranno diventare più realistici. Molti studi utilizzano ancora colture bidimensionali composte da un solo tipo cellulare, mentre un tumore reale contiene cellule cancerose, fibroblasti, cellule immunitarie, vasi e matrice extracellulare che comunicano continuamente tra loro. Gli autori indicano nei modelli tridimensionali multicellulari e nello studio dell'ipossia ciclica strumenti importanti per comprendere meglio questi fenomeni.
La conclusione è dunque meno fantascientifica di quanto possa sembrare: l'ossigeno potrebbe diventare una nuova informazione da aggiungere alla carta d'identità biologica del tumore. Non basta sapere dove si trova una neoplasia, quanto è grande o quali mutazioni possiede. Comprendere come respira, quali sue zone vivono quasi senza ossigeno e come queste dialogano con immunità, fibroblasti e matrice extracellulare potrebbe aiutare a spiegare perché alcune cellule sopravvivono alle cure. E soprattutto potrebbe indicare dove colpirle meglio.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO4
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
52.2/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Svolta per la cura dei tumori al Cro di Aviano: calato nel bunker il braccio rotante della nuova Protonterapia Messaggero Veneto
Una giornata storica per la sanità del Friuli Venezia Giulia e per la lotta ai tumori. Nel cantiere del Centro di Riferimento Oncologico (CRO) di Aviano sono scattate le delicate operazioni di installazione della nuova Protonterapia: attraverso un'apertura temporanea creata sul tetto del bunker, è stato calato il gantry, l'imponente braccio rotante da 75 tonnellate che avrà il compito di indirizzare il fascio di particelle con precisione millimetrica.
I lavori proseguiranno a ritmo serrato con il posizionamento del sincrociclotrone — l'acceleratore di particelle dal peso di circa 50 tonnellate — a cui seguiranno undici mesi dedicati al montaggio meccanico, alle verifiche radiografiche, alla taratura dei sistemi e ai collaudi complessivi. Se la tabella di marcia verrà rispettata, i primi pazienti potranno essere trattati nell'autunno del 2027.
Un investimento di eccellenza da 38,5 milioni di euro
L'opera comporta un impegno economico complessivo di 38,5 milioni di euro, finanziati dalla Regione Friuli Venezia Giulia e da fondi propri del Cro nei quali rientrano anche le donazioni private e i proventi del 5 per mille. La struttura sarà direttamente collegata all'attuale reparto di Radioterapia oncologica tramite un corridoio interrato e comprenderà, oltre al bunker con pareti spesse fino a tre metri per la radioprotezione, un'area sanitaria dedicata ad accoglienza, attività clinica e servizi.
Riccardi: "La Protonterapia consolida la reputazione del Cro di Aviano"
L'installazione posiziona il Cro come il quinto centro in Italia a disporre della Protonterapia (insieme a Trento, Pavia, Catania e Rozzano), ma gli conferisce un primato assoluto: sarà il primo istituto oncologico interamente pubblico nel Paese a dotarsi di tale tecnologia.
Alla visita di cantiere ha preso parte l'assessore regionale alla Salute, Riccardo Riccardi, che ha rivendicato con forza la scelta politica e finanziaria della Regione, evidenziando come l'investimento rafforzi la reputazione della sanità pubblica e l'attrattività del Cro verso i migliori professionisti. Presenti alla giornata anche il sindaco di Aviano Paolo Tassan-Zanin, il presidente della Fondazione Cro Aviano Onlus e di Confindustria Alto Adriatico Michelangelo Agrusti — storico promotore dell'iniziativa fin dagli anni Novanta —, Piero Cappelletti, presidente del Comitato di indirizzo del Cro, e i responsabili tecnici e clinici del progetto.
Come funziona e quali sono i vantaggi per i pazienti
Come spiegato dal direttore dell'Oncologia radioterapica del Cro, Maurizio Mascarin, la Protonterapia affiancherà la radioterapia tradizionale a fotoni. La differenza sostanziale risiede nella capacità di controllare la profondità a cui il fascio di protoni rilascia la sua energia arrestandosi: questo consente di colpire il tumore risparmiando i tessuti sani circostanti.
Tale precisione permette di ridurre drasticamente gli effetti collaterali tardivi e i cosiddetti "secondi tumori" indotti a distanza di decenni dai trattamenti, un aspetto cruciale considerando l'aumento della sopravvivenza dei pazienti. La Protonterapia risulta particolarmente indicata per i pazienti pediatrici, dove la salvaguardia dei tessuti in crescita è fondamentale, per i tumori localizzati vicino a organi critici o difficilmente raggiungibili e per le recidive sviluppate in aree già sottoposte in passato a cicli di radioterapia.
L'assessore alla delicata installazione nel bunker del gantry, braccio rotante dell'impianto che potrà essere in funzione da autunno 2027 Aviano, 18 ago - "Questa è simbolicamente una giornata molto importante perché l'investimento per la protonterapia al Cro di Aviano è molto oneroso ed è una scelta forte, che rivendico con forza: l'onere delle decisioni è un peso che spesso si preferisce evitare per il suo costo, ma che poi si paga in termini di capacità di risposta ai bisogni di salute delle persone. Mi auguro che questo investimento rafforzi la reputazione del nostro sistema sanitario, restituendo fiducia ai cittadini e superando le contrapposizioni di chi guarda ai destini dei singoli e non a quelli della comunità. Oggi considerare una neoplasia oncologica come un elemento di cronicità è una grande conquista". Lo ha affermato oggi l'assessore regionale alla Salute, Riccardo Riccardi, in visita al cantiere del Centro di riferimento oncologico (Cro) di Aviano, dove è in corso l'installazione della nuova Protonterapia. Il gantry, il grande braccio rotante che indirizza il fascio di particelle, del peso di circa 75 tonnellate, è stato calato oggi nel bunker attraverso l'apertura temporanea del tetto. Domani sarà invece calato il sincrociclotrone, l'acceleratore del peso di circa 50 tonnellate. Completate le successive fasi di montaggio, collaudo e validazione, i primi pazienti potrebbero essere trattati nell'autunno del 2027. L'installazione del sistema richiederà circa 11 mesi e comprenderà il montaggio meccanico delle componenti, la validazione dell'acceleratore, i sistemi di posizionamento del paziente e di gestione del fascio, le verifiche radiografiche e la validazione complessiva del centro, prima dei test e del collaudo. Il nuovo impianto rappresenta un investimento complessivo di 38,5 milioni di euro e renderà il Cro il primo istituto oncologico pubblico italiano dotato di Protonterapia, il quinto centro in Italia a disporre di questa tecnologia. Riccardi ha sottolineato come la realizzazione della Protonterapia si inserisca nella strategia di consolidamento del Cro quale punto di riferimento per la cura e la ricerca oncologica, insieme alla formazione e alla capacità di attrarre professionisti. La scelta, ha evidenziato, è stata assunta dalla Regione considerando non soltanto gli aspetti economico-finanziari, ma anche le ricadute sul sistema professionale e sulla qualità delle prestazioni. "La scelta deve innanzitutto avere una condizione tecnica, la capacità di rispondere a un bisogno conclamato e delle potenzialità di flusso, perché a questo sono correlate anche le risorse economico-finanziarie, molto ingenti in questo caso visto che alla fine si toccheranno 40 milioni di euro" ha osservato Riccardi, evidenziando il valore della concentrazione della casistica e dell'eccellenza delle prestazioni, elementi che possono rafforzare l'attrattività del Cro e contribuire a portare nuovi professionisti in una struttura dotata di tecnologie avanzate e di un forte profilo di ricerca. Nel corso della visita, ad afflusso ridotto per motivi di sicurezza, oltre al sindaco di Aviano Paolo Tassan-Zanin erano presenti anche Michelangelo Agrusti, presidente della Fondazione Cro Aviano Onlus e di Confindustria Alto Adriatico, promotore fin dagli anni Novanta della richiesta di questo investimento per il Cro e Piero Cappelletti oggi presidente del Comitato di indirizzo e valutazione del Cro e già direttore generale dell'istituto. Riccardi ha ricordato il contributo di Agrusti al percorso che ha portato a suo tempo al riconoscimento del Cro come istituto di ricovero e cura a carattere scientifico e allo sviluppo del progetto attuale e ha rivolto un ringraziamento particolare al direttore generale Giuseppe Tonutti. A illustrare le caratteristiche della struttura è stato il direttore dell'Oncologia radioterapica del Cro, Maurizio Mascarin. L'impianto consentirà di affiancare alla radioterapia tradizionale con fotoni anche il trattamento con protoni, permettendo di scegliere la tecnologia più appropriata in funzione delle caratteristiche della patologia e del paziente. La principale differenza consiste nella possibilità di controllare la profondità alla quale il fascio di protoni si arresta, limitando l'irradiazione dei tessuti sani circostanti. Questo consente di ridurre gli effetti collaterali tardivi e assume particolare rilevanza nei pazienti pediatrici, nei tumori localizzati vicino a organi critici e nelle recidive che interessano aree già sottoposte a radioterapia. La riduzione dell'esposizione dei tessuti sani è particolarmente importante anche alla luce della maggiore sopravvivenza dei pazienti oncologici. Mascarin ha evidenziato come oggi siano osservabili, anche a distanza di 25-30 anni, effetti tardivi delle terapie radioterapiche effettuate negli anni Ottanta e Novanta, tra cui i cosiddetti secondi tumori indotti dai precedenti trattamenti. La Protonterapia punta quindi anche a ridurre questo tipo di conseguenze a lungo termine. Il reparto di Oncologia radioterapica del Cro tratta attualmente circa 2.300 nuovi pazienti ogni anno e si stima che la Protonterapia potrà essere utilizzata per circa 150-200 pazienti all'anno, pari a circa il 10 per cento della casistica. La capacità dell'impianto sarà di circa 20 pazienti al giorno a regime. Il Cro sarà il quinto centro italiano a disporre della Protonterapia, dopo il Centro di Protonterapia di Trento, il Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica (CNAO) di Pavia, il centro CATANA di Catania, l’Istituto europeo oncologico (IEO) di Milano e Humanitas di Rozzano, nell'area metropolitana di Milano. La struttura avianese sarà però il primo istituto oncologico pubblico italiano completamente pubblico a dotarsi di questa tecnologia. Il bacino di riferimento considererà quindi Veneto, ma anche Slovenia e Austria (Vienna dispone di una prontoterapia). Particolare rilievo avrà inoltre l'attività di ricerca: una parte del tempo macchina sarà destinata allo studio dell'interazione dei protoni con i nuovi farmaci oncologici, gli immunoterapici e le terapie molecolari, con l'obiettivo di sviluppare nuove possibilità terapeutiche. Gli aspetti tecnici dell'installazione sono stati illustrati dal coordinatore dei lavori per IBA Group, Matteo Pasini. La precisione richiesta per il trattamento è nell'ordine del decimo di millimetro e impone un accurato allineamento e una successiva calibrazione di tutte le componenti. Il responsabile del procedimento, Dimitri Troncon, ha illustrato il proseguimento del cantiere, che prevede anche il completamento della copertura del bunker e delle opere necessarie alla radioprotezione. In alcuni punti i muri raggiungono uno spessore vicino ai tre metri. Il progetto, avviato nel settembre 2024, è affidato al raggruppamento temporaneo di imprese composto dalla belga IBA - Ion Beam Applications e dalla Bettiol Srl. Il quadro economico complessivo è di 38,5 milioni di euro, finanziati dalla Regione e da fondi propri del Cro, comprese le risorse derivanti dalle donazioni private e dal 5 per mille. La nuova struttura sarà direttamente collegata all'attuale Radioterapia oncologica attraverso un corridoio interrato e comprenderà il bunker destinato al macchinario e alle sale di trattamento e un'area sanitaria per accoglienza, attività clinica e servizi di supporto. ARC/EP/gg
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?5
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
65.9/100
Punteggio Totale
A
Valutazione
✅
Criteri Critici
"È ridicolo", Sharon Stone svela la reazione dell'ex marito dopo la diagnosi di due tumori al seno Demografica
“È ridicolo”, così, vent’anni fa, l’ex marito di Sharon Stone, Phil Bronstein, reagì alla diagnosi di due tumori al seno appena comunicata alla moglie. “Uno di questi tumori era più grande di tutto il mio seno sinistro. Il medico è venuto a casa mia e mi ha detto: ‘Guardi, pensiamo che dovrebbe sottoporsi a una mastectomia bilaterale. La situazione è davvero grave’”, ha spiegato l’attrice, ospite del podcast ‘The Person Who Believed In Me’ condotto da David Begnaud.
La coppia ha divorziato nel 2004, ma i motivi della rottura sono stati sempre poco chiari. Ora sappiamo che quanto avvenuto quel giorno, tra le mura della loro casa, fu la goccia che fece traboccare il vaso. O forse qualcosa di peggio: “Tutto finì lì, in quella stanza. Per lui era finita. Era tutto finito. Si capiva benissimo. Mio marito pensava che fossi ridicola. Pensava che fosse tutta una sciocchezza. Pensava che prendessi troppe decisioni da sola”, ha rivelato la Catherine Tramell di Basic Instinct. La coppia si separò poco dopo.
Il matrimonio (secondo e ultimo per Sharon Stone) durò dal 1998 al 2004.
La diagnosi di mastectomia bilaterale
Dopo aver definito “ridicolo” quanto sarebbe avvenuto, Bronstein (mai nominato esplicitamente dall’attrice) uscì dalla stanza. “Mi sarei sottoposta a una mastectomia bilaterale, ma lui non era preoccupato per la mia salute, no, no. Era arrabbiato perché mi avrebbero asportato entrambi i seni”, ha rivelato l’attrice statunitense.
Il medico provò a far ragione l’ex marito di Stone, ma la donna reagì: “Decido io, non lui”.
Le analisi successive e le biopsie rilevarono che quelle grandi masse tumorali erano fortunatamente benigne. Sharon Stone non dovette quindi procedere con la mastectomia totale preventiva, ma si sottopose a un intervento di rimozione dei noduli e a una successiva chirurgia ricostruttiva.
Mastectomia bilaterale: cos’è, perché si esegue e tassi di sopravvivenza del tumore al seno
La mastectomia bilaterale è un intervento di chirurgia oncologica che prevede la rimozione completa del tessuto ghiandolare di entrambe le mammelle. Si tratta di una procedura tipica della gestione del carcinoma mammario, ma viene impiegata anche come strategia di prevenzione primaria in donne sane ad alto rischio ereditario.
Perché si esegue la rimozione di entrambi i seni?
Le indicazioni cliniche che spingono l’équipe medica a optare per un intervento demolitivo bilaterale si dividono principalmente in due categorie:
Finalità terapeutica: viene raccomandata in caso di tumori multifocali o multicentrici (estesi a più quadranti della ghiandola), carcinomi localmente avanzati, o laddove si verifichino recidive locali dopo un precedente trattamento conservativo (quadrantectomia);
viene raccomandata in caso di (estesi a più quadranti della ghiandola), carcinomi localmente avanzati, o laddove si verifichino dopo un precedente trattamento conservativo (quadrantectomia); Finalità profilattica (preventiva): è indicata per le donne sane che presentano un rischio genetico altissimo, legato in particolare alle mutazioni ereditarie di specifici geni (Brca1 e Brca2) In questo scenario, l’asportazione preventiva abbatte il rischio di sviluppare la patologia di oltre il 90%.
Tasso di guarigione e sopravvivenza: i dati aggiornati
Il tumore della mammella registra oggi uno dei tassi di guarigione più elevati in ambito oncologico, grazie alla combinazione tra chirurgia d’avanguardia, terapie mirate e screening precoci, migliorati con l’avvento dell’Ai. I dati ufficiali evidenziano un quadro estremamente incoraggiante:
Sopravvivenza generale a 5 anni: i dati della Fondazione Airc certificano che la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi ha raggiunto l’89,5% complessivo;
i dati della Fondazione Airc certificano che la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi ha raggiunto l’89,5% complessivo; Efficacia della diagnosi precoce (Stadio I): quando il carcinoma mammario viene identificato negli stadi iniziali, la percentuale di sopravvivenza a lungo termine e di guarigione supera il 98%;
quando il carcinoma mammario viene identificato negli stadi iniziali, la percentuale di sopravvivenza a lungo termine e di guarigione supera il 98%; Aspettativa di vita standard: secondo i dati dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom), l’87,5% delle donne guarisce in modo definitivo, riallineando la propria aspettativa di vita a quella della popolazione generale.
Uno studio internazionale pubblicato su Jama Oncology ha chiarito un aspetto fondamentale: per le pazienti affette da tumore unilaterale (ovvero a un solo seno) che non presentano mutazioni genetiche ereditarie, la mastectomia bilaterale azzera il rischio di un secondo tumore nell’altro seno, ma non offre un vantaggio statistico in termini di sopravvivenza rispetto a un approccio conservativo associato a radioterapia e cure oncologiche. La scelta dell’intervento deve quindi essere sempre personalizzata in base al profilo biologico e genetico della paziente.
L’impatto psicologico e sociale del tumore al seno: lo stigma della diagnosi
Il caso di Sharon Stone dimostra che l’impatto di una diagnosi di carcinoma mammario e di interventi chirurgici importanti come la mastectomia va oltre la dimensione clinica, sfociando spesso in dinamiche di stigma sociale e discriminazione. La situazione diventa particolarmente delicata quando lo stigma arriva proprio da chi dovrebbe sostenerci (un partner, un familiare, un amico).
Molte pazienti si trovano a dover affrontare stereotipi culturali che associano la malattia a una perdita di femminilità, a causa di cambiamenti corporei visibili come le cicatrici chirurgiche o l’alopecia da trattamento. Questa situazione può generare barriere emotive, senso di isolamento e può impattare negativamente sulla qualità della vita e sulla riabilitazione psicologica delle donne.
Lo stigma si manifesta in modo marcato anche nella sfera professionale e sociale, dove la narrazione del tumore come un limite permanente alimenta pregiudizi legati alla produttività lavorativa e alla stabilità emotiva della persona, rallentando il pieno reinserimento sociale e il ritorno alla normalità.
I dati ufficiali sulla discriminazione e l’isolamento delle pazienti
La portata dello stigma e della discriminazione sociale a seguito di una diagnosi oncologica trova riscontro in precise indagini statistiche e ricerche di settore:
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?1
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
43.3/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Uomini e Donne, i genitori di Natalia Paragoni fanno un gesto emozionante per sostenerla durante la Chemioterapia ComingSoon.it
News VIP
Splendido gesto dei genitori di Natalia Paragoni per sostenere l'ex corteggiatrice di Uomini e Donne durante la chemioterapia.
Con grande coraggio e fierezza, Natalia Paragoni sta portando avanti la sua lotta contro il linfoma di Hodjkin. Per sostenere l’ex corteggiatrice di Uomini e Donne nella sua lotta, i genitori fanno un gesto commovente.
Uomini e Donne, tutta la forza di Natalia Paragoni
Incinta della sua seconda figlia, Natalia Paragoni ha fatto una scoperta sconcertante che ha messo sottosopra il suo mondo, ricevendo la diagnosi del linfoma di Hodjkin. L’ex corteggiatrice di Uomini e Donne, sostenuta dal compagno Andrea Zelletta, ce la sta mettendo tutta per combattere questo male ed essere presente per le sue splendide bambine, e ha annunciato di essere a metà ciclo di chemioterapia, prendendosi qualche giorno di stop dai social per riflettere sull’intero percorso che sta vivendo.
Natalia sta mostrando una grandissima forza d’animo, ha rasato i suoi capelli biondi ma non ha rinunciato allo stile per ricordarsi che, nonostante la malattia, è una splendida donna e una madre fantastica per le sue bambine. Questa estate, insomma, è molto particolare per Natalia e la sua famiglia e proprio i suoi genitori, per dimostrare affetto e sostegno hanno fatto un gesto che ha scaldato il cuore dei suoi 1,3 milioni di followers su Instagram.
Uomini e Donne, il gesto commovente dei genitori di Natalia
A settembre, Natalia Paragoni terminerà il primo ciclo di chemioterapia per sconfiggere il linfoma di Hodjkin che ha scoperto avere mentre era ancora incinta della sua seconda figlia con Andrea Zelletta. Nel frattempo, l’ex corteggiatrice di Uomini e Donne combatte come una vera leonessa e riceve tutto il sostegno possibile, soprattutto dalla sua splendida famiglia.
La mamma e il papà di Natalia, infatti, hanno deciso di fare un gesto molto forte per darle il suo supporto, rasando anche loro i capelli come è stata costretta a fare lei, sottoponendosi alla chemio. Un gesto emozionante che ha commosso i fan di Natalia, alla quale tutti augurano il meglio. Tra qualche mese scopriremo come procedono le cure, nel frattempo tutti si sono stretti a lei in un caloroso abbraccio virtuale.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
47.4/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Teramo-ASL. Paziente con glioblastoma, Asl valuta un nuovo percorso riabilitativo GiulianovaNews
Teramo. Il paziente operato per un glioblastoma, è stato sottoposto tempo fa a una valutazione collegiale delle sue condizioni cliniche in base alla quale è stato disposto, ed eseguito, un percorso riabilitativo di tipo estensivo. Una valutazione accettata e condivisa dal paziente stesso.Alla luce della lettera aperta che il paziente ha inviato, e alla sua richiesta, la Asl è disponibile a valutare nuovamente il percorso riabilitativo più idoneo per il paziente, in considerazione delle sue condizioni cliniche e per garantire la massima sicurezza durante il percorso di recupero. La Asl è pronta dunque ad accogliere il paziente nell’Ospedale di comunità di Atri per una nuova valutazione multidisciplinare, al fine di verificare se, alla luce di eventuali cambiamenti clinici o progressi, sia possibile modificare l’indicazione riabilitativa e individuare il percorso più adatto alle sue esigenze e potenzialità di recupero.“Comprendiamo la sua volontà di non arrendersi e la determinazione che sta dimostrando nel voler recuperare il più possibile. Tutta la Asl, e in particolare i nostri professionisti, a cominciare da Giuseppina Franzone, responsabile della Uosd Medicina fisica e riabilitazione della Asl di Teramo, sono stati e saranno accanto al paziente. La sua situazione sarà costantemente monitorata, a iniziare dalla nuova valutazione del percorso riabilitativo più idoneo. Siamo a disposizione per ogni ulteriore chiarimento”, commenta il direttore generale Maurizio Di Giosia.Condividi: Teramo. Il paziente operato per un glioblastoma, è stato sottoposto tempo fa a una valutazione collegiale delle sue condizioni cliniche in base alla quale è stato disposto, ed eseguito, un percorso riabilitativo di tipo estensivo. Una valutazione accettata e condivisa dal paziente stesso. Alla luce della lettera aperta che il paziente ha inviato, e alla sua richiesta, la Asl è disponibile a valutare nuovamente il percorso riabilitativo più idoneo per il paziente, in considerazione delle sue condizioni cliniche e per garantire la massima sicurezza durante il percorso di recupero. La Asl è pronta dunque ad accogliere il paziente nell’Ospedale di comunità di Atri per una nuova valutazione multidisciplinare, al fine di verificare se, alla luce di eventuali cambiamenti clinici o progressi, sia possibile modificare l’indicazione riabilitativa e individuare il percorso più adatto alle sue esigenze e potenzialità di recupero. “Comprendiamo la sua volontà di non arrendersi e la determinazione che sta dimostrando nel voler recuperare il più possibile. Tutta la Asl, e in particolare i nostri professionisti, a cominciare da Giuseppina Franzone, responsabile della Uosd Medicina fisica e riabilitazione della Asl di Teramo, sono stati e saranno accanto al paziente. La sua situazione sarà costantemente monitorata, a iniziare dalla nuova valutazione del percorso riabilitativo più idoneo. Siamo a disposizione per ogni ulteriore chiarimento”, commenta il direttore generale Maurizio Di Giosia.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO5
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
57.4/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Cibi freschi e l’uso di spezie e marinature possono rendere più piacevole mangiare per i pazienti con alterazioni del gusto a causa di malattie e trattamenti
Sapori metallici, troppo amari, cattivi, o assenza del tutto di sapori. Mangiare per i pazienti con tumore può essere difficile, non solo per la presenza di nausea e vomito, mucositi (infiammazioni delle mucose della bocca), ulcere o problemi di disfagia che possono accompagnarsi a malattia e trattamenti, ma anche per alterazioni del gusto (disgeusia) che rendono il cibo meno appetitoso se non fastidioso. “Affrontare il problema delle alterazioni del gusto nei pazienti oncologici è fondamentale, perché questo può influenzare l’assunzione di alimenti e così lo stato nutrizionale del paziente, legato alla possibilità di ricevere trattamenti”, spiega Nicola Silvestris, segretario nazionale Aiom e direttore Dipartimento Area Medica Irccs Istituto Tumori “Giovanni Paolo II” di Bari.
La disgeusia nei pazienti oncologici
La comparsa di disgeusia può essere dovuta al tumore stesso, che può alterare la possibilità di mangiare e il modo in cui vengono percepiti i sapori, ma è legata soprattutto alle terapie somministrate, prosegue l'esperto: “Tutte le terapie possono contribuire, con modalità diverse da trattamento a trattamento”. La chemioterapia, per esempio, danneggia le cellule delle papille gustative, prosegue Silvestris, e alcuni farmaci vengono escreti nella saliva, contribuendo ad alterare la percezione dei sapori, soprattutto per quella sensazione metallica in bocca. “La radioterapia danneggia le ghiandole salivari, determinando la riduzione della saliva, ma anche le target therapy e l’immunoterapia possono contribuire alle alterazioni del gusto, con cosiddette tossicità off target o con infiammazioni immunomediate che danneggiano l’epitelio della mucosa”, aggiunge l’esperto.
Combattere i problemi di disgeusia
I dati e l’esperienza mostrano che le alterazioni del gusto, così come le infiammazioni della mucosa, sono un problema piuttosto frequente nei pazienti oncologici: “Ce lo raccontano i pazienti, i loro caregiver, e in questi casi è fondamentale il supporto di uno specialista in nutrizione clinica, per affiancare l’oncologo”, prosegue Silvestris: “I trattamenti oncologici consentono ai pazienti di guadagnare vita e qualità di vita, ma il prezzo da pagare sono gli effetti collaterali, tra cui anche la disgeusia: se i pazienti affrontano il problema per tempo, allora avranno a disposizione la riserva nutrizionale necessaria per affrontare le terapie, altrimenti il rischio è di andare incontro a tossicità importanti”. La presenza di un team multidisciplinare, di cui fa parte anche il nutrizionista, non serve solo a indicare al paziente cosa e quanto mangiare, ma anche ad illustrargli una serie di strategie e accorgimenti utili per assumere al meglio il cibo, mirati per il singolo paziente, ricorda Silvestris.
Esistono così delle raccomandazioni di massima che possono aiutare a combattere i problemi di alterazioni di gusto legati al tumore e alle terapie. Così, secondo gli esperti, come quelli del National Cancer Institute, meglio preferire pasti piccoli e frequenti, cibi freschi a quelli caldi, insaporiti con salse, spezie e aromi vari, marinati, preferire fonti proteiche come uova, pollame e legumi, e ricorrere all’uso di posate di plastica, per ridurre il sapore metallico associato ad alcuni cibi, come la carne rossa.
Le ricette formulate per i pazienti
Per rendere più pratiche queste indicazioni, condivise da esperti e istituzioni, la World Cancer Research Fund ha raccolto una serie di ricette, indicate per i pazienti con tumore, grazie alla collaborazione con chef e nutrizionisti (e ha anche elaborato una guida ad hoc sul tema, è in inglese, ma facilmente traducibile). La maggior parte di queste ricette hanno un sapore internazionale e richiedono, come da indicazioni, l’uso di spezie ed erbe per insaporire i piatti e a volte qualche ingrediente più insolito. Abbiamo selezionato alcune di queste ricette (per le dosi esatte e i procedimenti si può fare riferimento al link, sul sito dell’organizzazione).
Pasta al pesto rivisitata
Basilico, olio, parmigiano, pecorino, aglio e pinoli sono gli ingredienti fondamentali per il pesto alla genovese. Nella versione della ricetta pensata per i pazienti oncologici compaiono anche rucola, menta, pepe, limone, e aceto per una dose in più di sapore. (Questa ricetta è stata elaborata da Ryan Riley per World Cancer Research Fund, per altre visita il sito wcrf.org/recipes).
Un ricco frullato
Avena, yogurt, frutti di bosco, banana latte e burro di arachidi sono gli ingredienti principali della ricetta per il frullato fresco e cremoso consigliato dal World Cancer Research Fund (Questa ricetta è stata elaborata da Sarah Drabble per World Cancer Research Fund, per altre visita il sito wcrf.org/recipes).
Non le solite bruschette al pomodoro
Sono bruschette al pomodoro rivisitate, quelle che usano burro insaporito alla cannella, spinaci, pomodori misti colorati, coriandolo, curry, pepe, e aceto di malto. (Questa ricetta è stata elaborata da Ryan Riley per World Cancer Research Fund, per altre visita il sito wcrf.org/recipes).
Paella vegetale
Legumi come fonte proteica - ceci, fagioli e piselli, e magari anche fave - e verdure in abbondanza, come zucchine, asparagi, cipolla e peperone. E - oltre al riso ovviamente - spezie e insaporitori vari, dal limone, all’aglio, al cumino allo zafferano, ma vanno bene anche paprika e curcuma, cita la ricetta (Questa ricetta è stata elaborata da Sarah Drabble per World Cancer Research Fund, per altre visita il sito wcrf.org/recipes).
Tacos con pesce
La base di questa ricetta è il merluzzo, accompagnato da guacamole insaporito con kimchi (il preparato di verdure fermentate di origine coreana) e coriandolo. Il pesce invece può essere marinato e insaporito con paprika, aglio e cipolla, prima di essere panato nel panko. Alla fine non resta che assemblare il tutto con le tortillas. (Questa ricetta è stata elaborata da Ryan Riley per World Cancer Research Fund, per altre visita il sito wcrf.org/recipes).
Queste ricette sono state tradotte dall'inglese e il World Cancer Research Fund non si assume alcuna responsabilità per eventuali errori o omissioni nella traduzione.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
60.7/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Il tumore del paziente ricreato in laboratorio per capire quale cura può funzionare. Ecco come Infermieristicamente
Il tumore del paziente ricreato in laboratorio per capire quale cura può funzionare. Ecco come
L’idea è semplice: siccome faccio fatica a trovare una cura efficace e non posso testarne di nuove in vivo su quel paziente specifico, coltivo le cellule del suo organo colpito da quel tumore e ci lavoro sopra alla ricerca delle molecole o del loro mix più efficace, proprio come un banco di prova.
Ecco quello che ha fatto un team di ricercatori dell'Università della California a San Francisco (UCSF) che ha messo a punto un nuovo metodo per prevedere come diversi sottotipi di cancro al seno risponderanno alle terapie, con test rapidi condotti su organoidi tumorali, piccoli ammassi di cellule coltivati in laboratorio a partire da campioni prelevati dai pazienti. Lo studio, pubblicato il 6 agosto 2026 sulla rivista Cell Reports Medicine, cui ha dato risalto Federico Mereta sul Sole 24 Ore Salute potrebbe accelerare lo sviluppo di trattamenti personalizzati per il cancro al seno, incluso il sottotipo triplo negativo, tra i più aggressivi e difficili da curare.
Gli organoidi sono stati generati inserendo cellule tumorali prelevate dai pazienti in un gel progettato per riprodurre l'ambiente biologico del tumore originario. Nell'arco di alcune settimane le cellule si sono organizzate in piccole sfere che, pur composte da migliaia di cellule ciascuna, restano visibili solo al microscopio, apparendo come ammassi traslucidi immersi nel gel.
I ricercatori hanno poi analizzato questa biobanca di organoidi, derivati da tumori invasivi in stadio iniziale, per studiare i meccanismi alla base della resistenza alle terapie. Il punto di riferimento è stato il sistema dei Response Predictive Subtypes, sottotipi molecolari sviluppati nel corso del trial I-SPY2, che forniscono un quadro delle risposte attese dei tumori a terapie come l'immunoterapia, gli inibitori PARP, la chemioterapia a base di platino e le terapie a doppio bersaglio HER2. Grazie all'accesso ai dati clinici dei pazienti, il gruppo ha utilizzato questi sottotipi e i relativi biomarcatori per prevedere le risposte terapeutiche direttamente sugli organoidi. Poiché gran parte degli organoidi proveniva da tumori tripli negativi, questi sono stati scelti per validare un modello predittivo della risposta alla combinazione veliparib-platino, uno schema chemioterapico spesso prescritto proprio in questo sottotipo tumorale, nonostante la sua nota tendenza alla resistenza al trattamento.
Nel tentativo di individuare strategie alternative per superare tale resistenza, i ricercatori hanno selezionato l'organoide denominato TORG40, quello con la più alta resistenza prevista e successivamente confermata alla combinazione veliparib-platino. Su questo modello è stato condotto uno screening farmacologico con 386 piccole molecole inibitrici, tra cui ABT-263, un composto capace di eliminare le cellule danneggiate. Confrontando l'effetto di ABT-263 da solo con quello ottenuto associandolo al cisplatino, gli autori hanno osservato un'attività potenziata contro le cellule tumorali resistenti, con un effetto particolarmente marcato proprio su TORG40. Lo screening ha inoltre messo in luce altri composti promettenti, tra cui gli inibitori di HSP90, la cui efficacia in laboratorio è stata poi collegata a un sottogruppo di pazienti del trial I-SPY che avevano effettivamente risposto meglio a questa classe di farmaci.
Jennifer M. Rosenbluth, oncologa medica, docente alla UCSF e autrice senior dello studio, ha dichiarato che gli organoidi del tumore al seno hanno riprodotto il modo in cui i tumori corrispondenti nei pazienti hanno risposto alle terapie, e che questo ha permesso di identificare combinazioni terapeutiche candidate per i tumori che non rispondono ai trattamenti standard. Secondo Rosenbluth, questi risultati confermano il valore della modellazione con organoidi come ponte tra i biomarcatori clinici e le strategie di trattamento di precisione nel cancro al seno. La ricercatrice ha aggiunto che, combinando analisi computazionali di grandi set di dati molecolari e clinici con i sistemi modello a organoidi, lo studio dimostra a livello di prova di principio l'utilità di far corrispondere i biomarcatori di resistenza e le firme molecolari di I-SPY2 alle colture di organoidi ricavate da malattia residua, sottolineando il valore di un approccio di traslazione inversa che integra dati clinici a livello di paziente con la sperimentazione sui modelli a organoidi per orientare la scoperta di farmaci e le future strategie terapeutiche personalizzate.
Tam Binh V. Bui, dottoranda alla UCSF nei laboratori Rosenbluth e Van 't Veer/I-SPY, nonché prima autrice dello studio, ha spiegato che gli organoidi del tumore al seno si sono rivelati capaci di esprimere importanti biomarcatori tumorali, molti dei quali sono già bersaglio di farmaci esistenti. Secondo Bui, questi modelli hanno permesso al team di studiare gli effetti dei farmaci direttamente su tessuto umano e di stabilire una priorità tra le terapie più promettenti per questo specifico sottotipo tumorale.
Gli stessi autori riconoscono alcuni limiti dello studio: la ricerca non ha verificato come le decisioni terapeutiche guidate dagli organoidi si tradurrebbero nel tempo in un contesto clinico reale, e gli organoidi stessi non possono riprodurre la complessità di un organo intero né l'ambiente interno del corpo, con i suoi vasi sanguigni, le cellule immunitarie e gli altri fattori che influenzano i segnali ricevuti dalle cellule tumorali.
Nonostante questi limiti, i ricercatori guardano con fiducia alla possibilità che, in futuro, i medici possano utilizzare organoidi derivati dai pazienti per sviluppare approcci di cura del cancro sempre più personalizzati, all'interno del più ampio lavoro portato avanti da oltre un decennio dal consorzio del trial I-SPY guidato dalla UCSF, che si propone di accelerare lo sviluppo di nuove terapie per il cancro al seno in stadio iniziale e ad alto rischio.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?3
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?3
41.9/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Uomini e Donne, Natalia Paragoni continua la chemioterapia: il toccante gesto dei suoi genitori Anticipazioni TV e News
Natalia Paragoni continua ad affrontare con determinazione il percorso di cure iniziato dopo la nascita della seconda figlia. L’ex protagonista di Uomini e Donne, alla quale durante la gravidanza era stato diagnosticato un linfoma di Hodgkin, ha scelto di condividere con i suoi follower ogni fase della terapia. Accanto a lei, fin dal primo giorno, ci sono sempre stati il compagno Andrea Zelletta e la sua famiglia, che nelle ultime ore hanno commosso il pubblico con un gesto simbolico di grande affetto.
Ex corteggiatore di U&D colpito da infarto: come sta ora
La diagnosi durante la gravidanza
L’ultimo periodo è stato particolarmente complesso per Natalia Paragoni. Mentre si trovava all’ottavo mese di gravidanza, l’ex corteggiatrice di Uomini e Donne ha scoperto di essere affetta da un linfoma di Hodgkin. Una notizia arrivata in un momento che avrebbe dovuto essere dedicato esclusivamente all’attesa della nascita della piccola Beatrice, ma che ha cambiato improvvisamente la quotidianità della sua famiglia.
Quando ripartono le registrazioni di U&D 2026-2027
L’inizio della chemioterapia dopo il parto
Dopo la nascita di Beatrice, Natalia Paragoni ha iniziato il ciclo di chemioterapia. L’ex volto del dating show ha affrontato la terapia con grande forza, raccontando sui social le emozioni, le difficoltà e i piccoli traguardi raggiunti durante il percorso, senza mai nascondere la realtà delle cure.
Chiara Pompei ritrova l’amore: lui è un ex di U&D
Uomini e Donne news: i risultati delle cure di Natalia
Le prime risposte alle terapie hanno portato segnali positivi. Già a metà del percorso, infatti, la massa ha mostrato una significativa regressione, permettendo a Natalia Paragoni di affrontare con maggiore fiducia le successive sedute di chemioterapia e di guardare al futuro con più serenità.
Debora svela tutta la verità sulla rottura con Alessio
Il sostegno costante di Andrea Zelletta
Durante tutto il percorso, Andrea Zelletta è rimasto sempre al fianco della compagna. L’ex tronista ha accompagnato Natalia Paragoni alle sedute di chemioterapia, sostenendola in ogni fase delle cure e condividendo con lei un momento particolarmente delicato per tutta la famiglia.
Grave testimonianza su due ex di U&D: torneranno in studio?
Il gesto della mamma e del papà
Nelle scorse ore, l’ex corteggiatrice di Uomini e Donne ha mostrato sui social un gesto che ha emozionato i suoi follower. Sia la mamma che il papà hanno deciso di rasarsi i capelli, proprio come aveva dovuto fare lei a causa degli effetti della chemioterapia. Un segno di vicinanza e di condivisione che testimonia il forte legame che unisce la famiglia.
Pesante crisi per una coppia storica del trono over
Una battaglia affrontata insieme
La scelta dei genitori di Natalia Paragoni si aggiunge al sostegno ricevuto quotidianamente da parte di tutte le persone a lei più vicine. Attraverso i social, l’ex protagonista di Uomini e Donne continua a raccontare il suo percorso con sincerità, ricevendo ogni giorno numerosi messaggi di incoraggiamento.
Dama di U&D ricoverata in ospedale
Lo sguardo rivolto al futuro
Nonostante il cammino non sia ancora concluso, i progressi registrati nelle ultime settimane rappresentano un motivo di speranza. Natalia continua a concentrarsi sulle cure, circondata dall’affetto della sua famiglia e del compagno, con l’obiettivo di lasciarsi alle spalle questo periodo e tornare gradualmente alla normalità. La sua storia continua a essere seguita con grande affetto da chi le è sempre stato vicino.
Ernesto Passaro fa chiarezza sul ritorno di fiamma con Cristiana
Continuate a seguirci per tutti gli aggiornamenti sul mondo di Uomini e Donne e dei suoi protagonisti.
Amici Amici 26, rivoluzione sulle cattedre Due nomi sono in pole per il talent
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
47.8/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Tumore del polmone, al «Papa Giovanni» parte lo screening per le persone più a rischio L'Eco di Bergamo
Prende il via da martedì 18 agosto all’Asst Papa Giovanni XXIII il programma regionale di screening per il tumore del polmone, un nuovo percorso di prevenzione rivolto alle persone considerate maggiormente a rischio e finalizzato a favorire una diagnosi precoce della malattia.
L’iniziativa rientra nelle strategie promosse da Regione Lombardia per contrastare una delle principali cause di mortalità oncologica e aumentare le possibilità di individuare eventuali tumori quando sono ancora in una fase iniziale.
Chi può partecipare
L’adesione al programma è volontaria. In questa prima fase possono accedere allo screening i cittadini di età compresa tra i 55 e i 74 anni che siano forti fumatori, con un consumo superiore alle 20 sigarette al giorno, oppure ex forti fumatori che abbiano smesso da meno di 15 anni.
Tra gli altri requisiti previsti ci sono l’assenza di patologie tumorali negli ultimi cinque anni, fatta eccezione per i tumori cutanei, l’assenza di patologie polmonari acute e il fatto di non aver eseguito una Tac del torace negli ultimi 18 mesi.
Chi possiede questi requisiti può chiedere di entrare nel programma rivolgendosi ai Punti Unici di Accesso (Pua) delle Case di Comunità dell’ASST Papa Giovanni XXIII, aperti dal lunedì al sabato dalle 8 alle 14. Per informazioni è disponibile anche il numero 035 2278711, dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 14.
Il percorso: questionario, counselling e Tac a basso dosaggio
Il primo passaggio prevede la compilazione di un questionario per verificare l’effettiva eleggibilità. Se i criteri sono rispettati, la persona viene inserita nel percorso previsto dal protocollo regionale.
A seconda delle caratteristiche del singolo caso, il programma può comprendere una visita di counselling al Centro Antifumo oppure una Tac spirale del torace a basso dosaggio e senza mezzo di contrasto.
Si tratta di un esame rapido, caratterizzato da una ridotta esposizione alle radiazioni, che consente di identificare eventuali lesioni polmonari anche in una fase iniziale. In presenza di reperti sospetti, il Papa Giovanni garantirà la presa in carico del paziente e gli eventuali approfondimenti o trattamenti successivi, in qualità di centro Hub per il territorio.
Il Centro Antifumo dell’Asst Papa Giovanni XXIII resta inoltre accessibile indipendentemente dall’adesione allo screening. Per visite di counselling è possibile contattare il numero 035 2676394, dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 13 e dalle 14 alle 16, oppure scrivere a [email protected].
Una diagnosi precoce può fare la differenza
Il tumore del polmone è tra le patologie oncologiche con il maggiore impatto sulla mortalità. Al momento della diagnosi, in circa otto casi su dieci la malattia si trova già in una fase avanzata. Proprio per questo la diagnosi precoce assume un ruolo decisivo.
Le evidenze scientifiche indicano che lo screening mediante Tac spirale a basso dosaggio può ridurre la mortalità nelle persone ad alto rischio, aumentando le possibilità di intervenire quando la malattia è ancora trattabile in modo più efficace.
«Individuare il tumore del polmone in una fase iniziale significa aumentare le possibilità di trattamento e di guarigione: per questo è importante offrire alle persone a maggior rischio l’opportunità di accedere a un programma di screening strutturato» «Con l’avvio di questo programma la Asst Papa Giovanni XXIII rafforza il proprio impegno nella prevenzione oncologica, aderendo alle strategie promosse da Regione Lombardia per favorire la diagnosi precoce del tumore del polmone», sottolinea Alessandro Amorosi, direttore sanitario dell’ASST Papa Giovanni XXIII.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?1
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?3
40.4/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Come la famiglia Paragoni si è unita intorno a Natalia durante la chemioterapia: il potente messaggio dei genitori Il Mattino
Sarebbe dovuta essere l’estate dei primi momenti in quattro, dopo la nascita della piccola Beatrice. PerNatalia Paragoni, invece, questi mesi sono diventati forse i più impegnativi della sua vita. Alla felicità per l’arrivo della secondogenita si sono affiancati gli appuntamenti in ospedale, le terapie e i cambiamenti provocati dalla malattia. A darle forza ci sonoAndrea Zelletta, le figlie Ginevra e Beatrice e una famiglia che ha scelto di condividere anche gli aspetti più dolorosi del suo percorso. La diagnosi durante la gravidanzaVisualizza questo post su InstagramUn post condiviso da NATALIA PARAGONI (@natyparagoni) Un post condiviso da NATALIA PARAGONI (@natyparagoni) Natalia scopre di avere un linfoma di Hodgkin quando si trova all’ottavo mese di gravidanza.La conferma arriva alla fine di aprile, proprio nel periodo in cui ogni pensiero avrebbe dovuto essere rivolto alla nascita di Beatrice. La bambina viene al mondo il 5 maggio e, poco dopo il parto, l'influencer comincia la chemioterapia. Da quel momento la sua quotidianità cambia completamente. Natalia deve imparare a conciliare le esigenze di una neonata, il tempo dedicato a Ginevra e gli effetti delle cure. Sui social sceglie di non mostrare soltanto i sorrisi, ma anche la stanchezza, le paure e le trasformazioni fisiche affrontate nel corso delle settimane. Un’estate tra famiglia e chemioterapia Le giornate al mare, il terzo compleanno di Ginevra e i momenti trascorsi con le bambine diventano piccole parentesi di normalità tra una terapia e l’altra. Natalia prova a non permettere alla malattia di occupare ogni spazio della sua vita, pur senza nascondere quanto il percorso sia ancora lungo. I primi esami di controllo hanno restituito segnali incoraggianti: la terapia sta producendo gli effetti sperati e la massa rilevata inizialmente si è ridotta. Natalia, però, ha sempre sottolineato che le cure non sono terminate. Dopo gli ulteriori cicli programmati, a settembre dovrebbe sottoporsi a una nuova Pet per comprendere come proseguire. Il gesto d’amore dei genitori Tra gli effetti più evidenti della chemioterapia c’è stata la perdita dei capelli. Natalia li ha prima accorciati gradualmente e poi rasati, scegliendo di mostrarsi anche senza foulard. Davanti a questo cambiamento, i suoi genitori hanno voluto farle sentire la loro vicinanza in maniera concreta: anche loro hanno preso il rasoio e tagliato i capelli. Il padre è apparso sorridente con metà testa rasata, trasformando quel momento in un gesto affettuoso e persino ironico. «Amo la mia famiglia», ha scritto Natalia condividendo l’immagine. Una rasatura non può cancellare la fatica delle terapie, ma può rendere meno solitario ciò che si vede allo specchio.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
48.1/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
✅
Criteri Critici
Oggi la formulazione è galenica e rischia di non andar bene per tutti. L’idea allora è di preparare un farmaco per bocca per avere effetti costanti. E riuscire ad arrivare in tutta Italia
Dolore cronico e oncologico, spasticità muscolare nella sclerosi multipla, pressione intraoculare nel glaucoma, tic involontari nella sindrome di Tourette. Ma anche insonnia, ansia, nausea da chemioterapia… È ampio lo spettro d’azione terapeutico della cannabis medica, legale in Italia dal 2013. Eppure, nonostante le evidenze scientifiche di oltre 15 anni di ricerche, per migliaia di pazienti l’accesso a questa pianta resta un terno al lotto. Se risiedi sul lato giusto della Penisola, la ricetta è rimborsata dal Servizio Sanitario Nazionale; se ti ammali oltre il confine regionale, la stessa terapia diventa introvabile oppure diventa un lusso che può arrivare a 300-500 euro al mese.
Rimborsabile in alcune Regioni
"Alcune Regioni — spiega Grazia Armento, oncologa, palliativista e responsabile della Ricerca presso la Divisione di Terapia del Dolore dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano — garantiscono la rimborsabilità della cannabis medica per un numero più ampio di indicazioni previste dalla normativa; altre ne prevedono un accesso più limitato; altre ancora, invece, pur avendo approvato specifiche disposizioni, non hanno ancora completato i necessari provvedimenti attuativi. Il risultato è un’accessibilità non uniforme sul territorio nazionale, con importanti differenze tra cittadini a seconda della Regione di residenza. Una disomogeneità che rischia di compromettere il principio di equità nell’accesso alle cure”.
La preparazione galenica
Non che sia solo questo l’elemento di diversità di accesso alle terapie, a seconda della regione in cui si vive, sia chiaro. I problemi non finiscono neanche per chi ha la fortuna di avere una prescrizione. La cannabis medica, infatti, non si compra come una scatola di aspirine: viene dispensata come preparazione galenica. Il medico indica le percentuali di principi attivi e il farmacista deve “confezionare” la dose sotto forma di oli titolati, estratti standardizzati o infiorescenze in bustine monouso per inalazione. Una terapia “artigianale", dunque, che non soddisfa tutti allo stesso modo.
Ma i problemi non sono tutti qui. L’attuale fabbisogno nazionale stimato di cannabis terapeutica, che viaggia verso le 3 tonnellate annue, supera di gran lunga le capacità produttive dello Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze, il quale riesce a coprire appena una frazione della richiesta. Per rispondere in modo strutturato a questa esigenza, il mercato si sta evolvendo: colossi globali come Tilray Medical hanno stabilito una presenza diretta nel nostro Paese attraverso Tilray Medical Italia. L’obiettivo è superare i limiti dell’artigianalità galenica introducendo estratti vegetali industriali standardizzati, ovvero prodotti già pronti e titolati che consentono dosi precise, riducendo i tempi di dispensazione e garantendo la riproducibilità clinica della terapia.
Lo stigma
Una stabilità che permette il cambio di paradigma auspicato dagli specialisti, che non considerano la cannabis terapeutica come “ultima spiaggia”. “La cannabis — spiega Armento — non è una terapia di fine vita. Oggi le cure palliative sono diventate “cure della complessità” e la cannabis si inserisce nelle traiettorie terapeutiche precoci”. Se la scienza e l’industria corrono, la cultura medica invece frena. Uno dei principali ostacoli rimane per esempio lo stigma socio-culturale e la parziale sovrapposizione tra uso ricreativo e terapeutico, che alimenta una certa diffidenza tra i camici bianchi.
"Per sradicare questo cortocircuito — spiega Mattia Consalvo, anestesista e terapista del dolore all’Università Sapienza di Roma e direttore dell’Icot Istituto Marco Pasquali di Latina - Scuola di Cure Palliative — la vera chiave è la formazione strutturata pre e post-laurea, dalle scuole di specializzazione ai corsi per medici di medicina generale. Solo una diffusa cultura scientifica permetterà di standardizzare i trattamenti all’interno di approcci multimodali, trasformando la cannabis medica in un farmaco che possa essere riproducibile a tutti gli effetti”, conclude.
Come funziona
La cannabis medica funziona grazie all’interazione con il sistema endo-cannabinoide del nostro organismo, ovvero una rete di recettori che regola dolore, sonno e infiammazione. I suoi principi attivi, come il Thc e il Cbd, si legano a questi recettori agendo in sinergia. Questa azione simultanea attenua i segnali dolorosi e spegne anche le infiammazioni, trattando efficacemente una costellazione di sintomi complessi
Intervento chirurgico robotizzato per la rimozione di un tumore polmonare in un paziente che aveva interrotto la terapia anticoagulante; l'operazione ha richiesto solo 10 ml di sangue. - Vietnam.vn
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
60.7/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Intervento chirurgico robotizzato per la rimozione di un tumore polmonare in un paziente che aveva interrotto la terapia anticoagulante; l'operazione ha richiesto solo 10 ml di sangue. Vietnam.vn
Nodulo polmonare scoperto durante un insolito episodio di mal di schiena. Secondo l'ospedale FV, il paziente NVH (66 anni, di Ho Chi Minh City) aveva una lunga storia di fumo, con una media di due pacchetti al giorno. Dieci anni fa, dopo un episodio di dispnea, gli era stato diagnosticato un versamento pleurico e aveva deciso di smettere di fumare. Il paziente soffriva anche di ipertensione e diabete e doveva assumere quotidianamente farmaci anticoagulanti per prevenire il rischio di coaguli di sangue. A fine maggio 2026, il signor H. ha accusato un dolore lombare persistente per due giorni e si è recato al reparto di terapia del dolore dell'ospedale FV per una visita. Una TAC polmonare a basso dosaggio ha rivelato un nodulo polmonare di circa 20 mm nel lobo superiore del polmone destro. A causa dell'infiammazione polmonare, il medico non è stato in grado di stabilire se si trattasse di una lesione maligna. Al paziente sono stati prescritti farmaci antinfiammatori ed è stato fissato un appuntamento di controllo dopo un mese. Al successivo controllo, quando l'infiammazione si era attenuata, la TAC con mezzo di contrasto ha mostrato che il nodulo polmonare non solo non era scomparso, ma era anche aumentato di dimensioni, passando da 20 mm a 28 mm. La cartella clinica del paziente è stata sottoposta a consultazione presso il Consiglio Oncologico Multidisciplinare. Gli esperti hanno diagnosticato all'unanimità un tumore polmonare con un'alta probabilità di malignità e hanno raccomandato un intervento chirurgico radicale immediato, senza necessità di biopsia preoperatoria.Il "dilemma" La decisione di operare è stata solo l'inizio di un caso complesso. L'ostacolo maggiore era rappresentato dall'assunzione di anticoagulanti da parte della paziente, farmaci che in genere devono essere sospesi 5-7 giorni prima dell'intervento chirurgico per ridurre il rischio di emorragia durante la rimozione del tumore. Tuttavia, non appena si interrompe l'assunzione del farmaco, la paziente corre immediatamente il rischio di formazione di coaguli di sangue, che possono causare infarto o ictus. Più a lungo si prolunga l'interruzione del farmaco, maggiore è il rischio. Nel caso del signor H., rimandare l'intervento chirurgico non era l'opzione ottimale perché il tumore stava crescendo rapidamente ed era probabilmente maligno. Dopo un'accurata valutazione delle condizioni cliniche del paziente, dei parametri di coagulazione, della conta piastrinica, della conta dei globuli bianchi e del potenziale di recupero, l'équipe ha deciso di eseguire l'intervento chirurgico a soli 3 giorni dalla sospensione degli anticoagulanti, un lasso di tempo significativamente inferiore rispetto al solito. Secondo il dottor Dang Dinh Minh Thanh, primario del reparto di chirurgia toracica dell'ospedale FV, tale decisione si basa sull'efficace capacità di controllo dell'emorragia del sistema robotico da Vinci Xi. La tecnologia robotica consente ai medici di eseguire manipolazioni precise in spazi ristretti, sezionando meticolosamente le strutture vascolari, minimizzando i danni ai tessuti sani e riducendo la perdita di sangue durante l'intervento chirurgico. Le incisioni cutanee di soli 8 mm circa si traducono in meno dolore per i pazienti e in una ripresa più rapida. Il piano di trattamento è stato approvato dal Consiglio Oncologico Multidisciplinare e ha ricevuto il consenso della famiglia. "Avevamo già fatto delle ricerche sulla chirurgia robotica. Quando il dottor Thanh ci ha spiegato chiaramente l'efficacia e le misure di mitigazione del rischio, la famiglia si è sentita molto rassicurata e fiduciosa nelle capacità del medico", ha affermato la moglie del paziente. La rimozione robotica dei tumori polmonari richiede solo 10 ml di sangue e i pazienti vengono dimessi dopo 4 giorni. L'intervento chirurgico è stato eseguito il 25 giugno sotto la direzione del dottor Dang Dinh Minh Thanh. Dopo aver avuto accesso all'area interessata, l'équipe ha osservato una significativa proliferazione vascolare intorno al tumore, un segno comune nei tumori maligni. Nel giro di circa due ore, l'intero tumore e i gruppi di linfonodi sono stati completamente rimossi e il lobo superiore del polmone destro è stato asportato come previsto. In particolare, la quantità di sangue persa durante l'intero intervento è stata di soli 10 ml circa, a dimostrazione delle superiori capacità di controllo dell'emorragia del sistema robotico. Nonostante soffrisse di diabete, la guarigione del signor H. è proceduta senza intoppi. Dopo sole tre notti, le sue condizioni di salute erano quasi stabili. Il quarto giorno è stato dimesso dall'ospedale. La paziente è attualmente in attesa dei risultati dell'esame istologico e della biopsia dei linfonodi per determinare lo stadio della malattia, informazione che verrà poi utilizzata per elaborare il successivo piano di trattamento. Chirurgia robotica: la soluzione ottimale per il trattamento del cancro al polmone. La chirurgia laparoscopica robot-assistita è una delle principali tendenze in chirurgia toracica. Grazie alla sua superiore capacità di controllo dell'emorragia, questa tecnica riduce la necessità di trasfusioni di sangue fino al 75% e i tassi di mortalità del 46% rispetto alla chirurgia a cielo aperto tradizionale. In particolare, il robot consente ai medici di accedere facilmente e rimuovere completamente i linfonodi situati in profondità, un fattore chiave per valutare con precisione lo stadio della malattia e ridurre il rischio di recidiva. Secondo il dottor Dang Dinh Minh Thanh, l'applicazione del robot da Vinci Xi nel trattamento del cancro al polmone presso l'ospedale FV ha prodotto risultati eccezionali: rimozione precisa del tumore e dissezione dei linfonodi anche in posizioni complesse, piccole incisioni, minima perdita di sangue e recupero più rapido del paziente. (Fonte: Ospedale FV) Fonte: https://vietnamnet.vn/robot-cat-u-phoi-cho-benh-nhan-ngung-thuoc-chong-dong-ca-mo-chi-mat-10ml-mau-2546070.html