Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Tumore al polmone resistente: un vecchio farmaco apre una strada Pazienti.it
Quando un tumore sviluppa resistenza a un farmaco, il problema non è soltanto che la terapia perde efficacia. Le cellule tumorali possono trovare vie alternative per continuare a sopravvivere e proliferare, rendendo necessario individuare nuovi punti deboli da colpire. È da questa idea che nasce uno studio che ha messo insieme due medicinali molto diversi: gefitinib, una terapia mirata utilizzata contro specifici tumori del polmone, e mebendazolo, farmaco impiegato normalmente contro alcune infezioni da vermi parassiti.
I ricercatori hanno lavorato su un modello di carcinoma polmonare non a piccole cellule con mutazione di EGFR diventato resistente a gefitinib, verificando prima l'effetto della combinazione su cellule tumorali umane coltivate in laboratorio e poi su topi nei quali erano stati fatti crescere tumori derivati dalle stesse cellule resistenti.
I risultati suggeriscono che colpire contemporaneamente il segnale di crescita tumorale e alcuni meccanismi interni necessari alla divisione cellulare possa rendere più difficile la sopravvivenza delle cellule resistenti. Ma lo studio non dimostra ancora che il mebendazolo possa diventare una nuova terapia oncologica.
Gefitinib blocca EGFR, ma il tumore può trovare altre vie
EGFR è una proteina che partecipa alla trasmissione dei segnali che stimolano la crescita e la proliferazione cellulare. In alcuni tumori del polmone, determinate alterazioni genetiche possono mantenerne l'attività eccessivamente elevata e contribuire così alla crescita delle cellule tumorali. Gefitinib agisce bloccando EGFR, ma con il tempo alcune cellule possono sviluppare meccanismi che consentono loro di continuare a proliferare nonostante il trattamento.
I ricercatori hanno quindi cercato di intervenire su un secondo fronte utilizzando mebendazolo. Il farmaco antiparassitario può interferire con alcune strutture microscopiche presenti all'interno delle cellule, fondamentali sia per il trasporto di materiali sia per i processi di divisione cellulare. Secondo l'ipotesi degli autori, compromettere contemporaneamente il segnale di crescita e questa macchina interna avrebbe potuto sottoporre le cellule tumorali resistenti a una pressione maggiore.
Come ha spiegato il ricercatore Shakta Mani Satyam, l'idea era quella di attaccare il tumore attraverso due meccanismi differenti nello stesso momento.
Con i due farmaci insieme la vitalità cellulare è scesa al 38%
Il primo esperimento è stato condotto su cellule umane di tumore polmonare già resistenti a gefitinib. Dopo 72 ore, nelle cellule trattate soltanto con gefitinib la vitalità rimaneva pari a circa il 93% rispetto al gruppo non trattato. Una bassa concentrazione di mebendazolo utilizzata da sola la riduceva invece a circa l'80%.
Quando i due farmaci sono stati somministrati insieme, lo stesso parametro è sceso a circa il 38%. I ricercatori hanno inoltre testato una concentrazione di mebendazolo cinque volte superiore: utilizzata da sola, questa riduceva la vitalità cellulare fino a circa il 30%.
Un aspetto rilevante è che la combinazione tra gefitinib e la dose più bassa di mebendazolo produceva quindi una riduzione comparabile a quella ottenuta con una concentrazione molto più elevata del solo farmaco antiparassitario.
Gli esperimenti hanno mostrato inoltre segni di danno al DNA, comprese rotture di uno o di entrambi i filamenti. Secondo gli autori, questo risultato è compatibile con un aumento dello stress che le cellule devono affrontare mentre duplicano il proprio materiale genetico per continuare a dividersi.
Nei topi i tumori hanno impiegato 25 giorni a raddoppiare
La seconda fase dello studio è stata condotta su topi portatori di tumori generati utilizzando le cellule umane resistenti. L'esperimento è durato 40 giorni e comprendeva otto animali per ciascun gruppo di trattamento. Nei topi che non avevano ricevuto alcuna terapia, il tempo mediano necessario perché il tumore raddoppiasse di dimensioni era di 6,2 giorni.
Con il solo mebendazolo il tempo saliva a 10,3 giorni, mentre con il solo gefitinib raggiungeva 15,5 giorni. La combinazione dei due farmaci ha prodotto il risultato più marcato: il tempo mediano di raddoppio del tumore è arrivato a 25 giorni.
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Questo significa che la crescita è stata rallentata rispetto agli altri gruppi, ma non che il tumore sia scomparso. Le masse tumorali non sono state eliminate, un aspetto fondamentale per interpretare correttamente i risultati.
Non è ancora chiaro perché la combinazione funzioni meglio
Lo studio lascia aperta anche una domanda importante sul meccanismo biologico. I ricercatori non sono ancora in grado di stabilire se il mebendazolo riesca davvero a ripristinare la sensibilità delle cellule tumorali a gefitinib oppure se semplicemente aggiunga un secondo tipo di danno che rende le cellule resistenti meno capaci di sopravvivere.
Lo studio non ha inoltre quantificato formalmente la sinergia tra i due farmaci e non ha seguito direttamente, passo dopo passo, il modo in cui veniva compromesso il processo di duplicazione del DNA. Gli autori ritengono che l'effetto osservato possa andare oltre una semplice somma dei danni provocati dai due trattamenti, ma riconoscono che non è ancora possibile affermare che il mebendazolo annulli o superi la resistenza a gefitinib.
Il problema della dose nell'uomo
Anche nell'ipotesi che il meccanismo venga confermato, esiste un altro ostacolo prima di poter pensare a una sperimentazione clinica: capire se nel corpo umano sia possibile raggiungere concentrazioni del farmaco sufficienti nel tumore.
Il mebendazolo assunto per via orale può essere assorbito in maniera variabile, quindi le dosi necessarie, la quantità di medicinale che raggiunge realmente i tessuti e la durata del trattamento dovranno essere approfondite. Nei topi utilizzati nello studio non è stata osservata una perdita persistente di peso corporeo, ma questo dato da solo non permette di stabilire la sicurezza della combinazione.
Saranno necessari ulteriori esperimenti per valutare gli eventuali effetti sugli organi e sui tessuti sani, le conseguenze di una somministrazione prolungata e le possibili interazioni tra i due farmaci.
Per ora riguarda un solo modello di tumore resistente
Un altro limite è la ristrettezza del modello analizzato. Lo studio si è concentrato su una specifica linea di carcinoma polmonare non a piccole cellule con mutazione di EGFR e resistenza a gefitinib. Da questo non è possibile dedurre che tutti i tumori polmonari resistenti risponderebbero nello stesso modo.
Tra i prossimi passaggi indicati dai ricercatori ci sono proprio l'utilizzo di ulteriori linee cellulari resistenti e di modelli tumorali ottenuti direttamente dai pazienti. Un tema particolarmente importante sarà capire se un approccio simile possa avere qualche effetto anche sulla resistenza a osimertinib, una terapia anti-EGFR più recente.
Una possibile debolezza delle cellule resistenti, non ancora una nuova cura
Il dato più interessante dello studio è che acquisire resistenza a una terapia non sembra rendere necessariamente le cellule tumorali invulnerabili. Nel modello analizzato, la resistenza a gefitinib lasciava apparentemente spazio ad altre vulnerabilità che potevano essere sfruttate colpendo contemporaneamente differenti processi cellulari.
La possibilità di riutilizzare un farmaco già esistente come il mebendazolo rende l'ipotesi particolarmente interessante dal punto di vista della ricerca, ma siamo ancora molto lontani dall'avere prove sufficienti per utilizzarlo contro il tumore del polmone nei pazienti.
Per questo gli stessi ricercatori mantengono una posizione prudente: i dati incoraggiano a continuare gli studi, ma servono ulteriori verifiche precliniche prima di poter trarre conclusioni sul potenziale clinico della combinazione mebendazolo-gefitinib.
Fonte:
PLOS ONE - Dual targeting of EGFR signaling and microtubule dynamics enhances replication-associated cellular stress and suppresses tumor growth in gefitinib-resistant non-small cell lung cancer
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Criteri Critici
Leucemia linfatica cronica: potenziale risparmio di 31 milioni con la nuova terapia 17/06/2020 L'eco del sud
di Rosalba Famà
AbbVie, un'azienda biofarmaceutica globale guidata dalla ricerca, annuncia oggi che la terapia chemo-free a durata fissa con venetoclax più rituximab mantiene la sua superiorità rispetto ai regimi standard nei pazienti con leucemia linfatica cronica recidivante/refrattaria. Lo evidenziano i dati a 4 anni dello studio clinico MURANO2 che confermano l’efficacia del meccanismo d’azione in grado di attivare la morte programmata delle cellule tumorali (apoptosi). Il nuovo protocollo recentemente rimborsato dall’Aifa, che ha il potenziale di trasformare gli standard di cura per i pazienti con tumori del sangue, è stato presentato oggi nel corso della conferenza in live streaming “Leucemia linfatica cronica: verso una nuova terapia definita nel tempo” organizzata da AbbVie.
Si tratta del primo regime terapeutico somministrato per un periodo fisso e senza chemioterapia approvato in Italia, con il potenziale per generare risparmi per il Sistema sanitario nazionale.
“Un’analisi di costo-terapia realizzata di recente in Italia ha dimostrato che una terapia con durata definita di 24 mesi genera una spesa inferiore per il SSN di circa 31 milioni di euro rispetto ad una terapia cronica” sottolinea il Professore Antonio Cuneo, Direttore della sezione di Ematologia dell’AOU Arcispedale Sant’Anna di Ferrara. “Nello specifico, l’analisi ha calcolato la minor spesa di una terapia con durata definita rispetto ad una terapia cronica per il trattamento di 1.000 pazienti nell’arco di 37 mesi”.
L'aggiornamento dei dati dello studio Murano a 48 mesi di follow-up ha permesso di confermare l'efficacia sostenuta della combinazione venetoclax più rituximab con durata fissa del trattamento: il 64% dei pazienti aveva raggiunto la negatività della MRD e l'87% di questi pazienti era rimasto libero dalla progressione della malattia due anni dopo il trattamento.
La MRD, malattia minima residua non rilevabile, è la presenza di meno di una cellula di LLC in 10.000 globuli bianchi rimasti nel sangue o nel midollo osseo. Di fatto, in seguito al trattamento, la malattia risulta talmente residuale da non essere rilevabile con gli strumenti diagnostici oggi disponibili.
“I pazienti guardano con grande speranza e fiducia ai progressi scientifici e all’arrivo di farmaci con meccanismi d’azione innovativi, che consentono di ottenere una buona qualità di vita e di riappropriarsi del proprio futuro, conducendo una vita normale in remissione dalla malattia” dichiara Sergio Amadori, Presidente Nazionale AIL - Associazione Italiana contro leucemie, linfomi e mieloma. “I risultati a 48 mesi di follow-up confermano i benefici del trattamento nel ridurre il rischio di progressione della malattia anche due anni dopo lo stop della terapia. Inoltre, il regime a durata fissa di 24 mesi e senza chemioterapia, prevede un costo definito, offrendo ricadute positive dal punto di vista economico-finanziario per le spese del Sistema Sanitario Nazionale”.
L’apoptosi è un meccanismo di difesa che si attiva quando la cellula subisce alterazioni a carico del proprio Dna. In queste condizioni, la cellula attiva i geni della via del suicidio cellulare in modo da non costituire un pericolo per l’organismo. In alcuni tumori ematologici e in altri tipi di tumori, la proteina BCL-2 si accumula e impedisce alle cellule tumorali di subire il loro processo naturale di morte o autodistruzione. Un processo che permette al tumore di vivere e moltiplicarsi indisturbato. Venclyxto5 mira alla proteina BCL-2 e agisce per riattivare il meccanismo che spinge le cellule, anche quelle tumorali, alla morte programmata che il tumore era riuscito a sospendere.
“Venclyxto è un farmaco – il primo della sua classe – che inibisce selettivamente la funzione della proteina BCL-2, che svolge un ruolo cruciale nel processo di apoptosi, ovvero la morte cellulare programmata” dichiara Annalisa Iezzi, Direttore Medico, AbbVie Italia “Nell'analisi quadriennale dello studio MURANO, il trattamento con la combinazione venetoclax ha comportato una riduzione dell'81% del rischio di progressione o morte rispetto allo standard di cura. AbbVie si sta impegnando in particolare nel trattamento di alcune delle malattie tumorali più diffuse e difficili da trattare e a migliorare l’accesso dei pazienti a queste nuove soluzioni terapeutiche più sostenibili”.
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Leucemie acute: arriva una nuova target therapy con la molecola BN104 05/06/2025 L'eco del sud
Novità per quanto riguarda il trattamento delle leucemie acuta: BN104 è una nuova molecola, efficace e altamente selettiva, potenziale inibitore della menina, che si posiziona come “best-in-class” per il trattamento delle leucemie acute con una mutazione del gene KMT2A o NPM1.
I risultati, presentati all'American Society of Hematology (ASH) del 2024, hanno dimostrato che i pazienti con leucemia mieloide acuta refrattaria o con recidiva (AML) hanno ottenuto un tasso di risposta completa con recupero ematologico parziale (CR/CRh) del 60,9% nel sottogruppo con mutazione KMT2A e del 40% nel sottogruppo con mutazione NPM1, con un profilo di sicurezza tollerabile (senza prolungamento del QTc né sindrome di differenziazione di grado 3). Le mutazioni del gene KMT2A si riscontrano nel 5-10% dei pazienti con LMA mentre le mutazioni del gene NPM1 si ritrovano nel 20-30% dei pazienti con LMA.
BN104 ha ottenuto la designazione di farmaco orfano nell'aprile 2023 e l’eleggibilità al processo registrativo abbreviato (Fast Track Designation) nell'ottobre 2023 dalla FDA per il trattamento della leucemia acuta.
È stato stipulato un accordo in base al quale Servier, gruppo farmaceutico globale indipendente governato da una fondazione no-profit, acquisisce la molecola da BioNova Pharmaceuticals, società biofarmaceutica dedicata alla ricerca, sviluppo e commercializzazione di farmaci innovativi per il trattamento di patologie con forti unmet medical need.
"In Servier, siamo impegnati a sviluppare trattamenti innovativi per i pazienti con tumori rari e con forti bisogni clinici ancora insoddisfatti. L’asset di BioNova nelle leucemie acute si inserisce perfettamente nella nostra strategia in oncologia, finalizzata a sviluppare target therapies per il trattamento di tumori con alterazioni molecolari specifiche. Questa acquisizione rafforza ulteriormente la nostra leadership nel campo dei tumori del sangue, ampliando la nostra pipeline di sviluppo nelle neoplasie ematologiche", ha dichiarato Claude Bertrand, Executive Vice President of R&D presso Servier.
"Servier vanta una profonda esperienza e un solido background R&D in onco-ematologia, che la rendono in grado di sviluppare BN104 per i pazienti affetti da leucemia acuta. Con una presenza globale e un forte impegno nell’oncologia di precisione, crediamo sia il partner ideale per sviluppare il pieno potenziale di questo asset e apportare un contributo significativo ai pazienti in tutto il mondo" ha affermato Ye HUA, MD, CEO e fondatore di BioNova Pharmaceuticals.
In linea con la sua strategia 2030, Servier mira ad accelerare lo sviluppo clinico globale di BN104 per il trattamento della leucemia mieloide acuta (LMA) e della leucemia linfoblastica acuta (LLA) mutate, dove esiste un elevato bisogno clinico insoddisfatto, in particolare per terapie più sicure nei casi di recidiva o di refrattarietà. Questa molecola permetterà a Servier di espandere ulteriormente la sua expertise nell’onco-ematologia e di consolidare la sua leadership grazie a un portfolio di target therapy.
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Criteri Critici
Il farmaco più costoso non è necessariamente l'opzione migliore per i malati di cancro. Vietnam.vn
VietNamNet ha pubblicato una serie di articoli intitolata "Il peso delle prescrizioni mediche", che mette in luce le difficoltà che i pazienti incontrano nel pagare i farmaci, sollevando al contempo questioni relative ai meccanismi di supporto e all'accesso alle cure. Come è possibile che la capacità finanziaria non diventi un fattore determinante per l'accesso alle cure?
L'assicurazione sanitaria e i programmi di sostegno all'acquisto di farmaci hanno contribuito ad alleviare il peso della malattia, ma l'accesso a farmaci adeguati rimane una sfida, soprattutto per i pazienti che necessitano di trattamenti a lungo termine.
Secondo la dottoressa Trinh The Cuong del reparto di chemioterapia dell'ospedale E (Hanoi), la scelta del farmaco non può basarsi esclusivamente sulla sua generazione. I medici devono considerare il tipo di mutazione, la presenza di metastasi cerebrali, l'età, le condizioni fisiche, le comorbidità, le condizioni economiche , i desideri del paziente e la disponibilità del farmaco.
I farmaci di prima generazione includono erlotinib e gefitinib, con il 50% del costo coperto dall'assicurazione sanitaria; i farmaci di seconda generazione includono afatinib e dacomitinib. Il prezzo di Giotrif, contenente afatinib, è indicato dal Ministero della Salute a 1,4 milioni di VND/compressa, con il 50% del costo coperto dall'assicurazione sanitaria. I farmaci di terza generazione, tra cui osimertinib, non sono coperti dall'assicurazione sanitaria e hanno un costo di circa 42 milioni di VND/mese, o circa 27 milioni di VND/mese nell'ambito di alcuni programmi di sostegno individuale per i pazienti.
Il professore associato Le Thuong Vu, del Centro medico universitario di Ho Chi Minh City, ritiene che l'efficacia del trattamento del cancro dipenda anche dalle caratteristiche biologiche e dal microambiente del tumore.
La sopravvivenza mediana libera da progressione è stata di 18,9 mesi rispetto a 10,2 mesi; la sopravvivenza globale mediana è stata di 38,6 mesi rispetto a 31,8 mesi. Osimertinib ha anche una buona penetrazione nel sistema nervoso centrale, il che lo rende importante nei pazienti con metastasi cerebrali.
I farmaci di prima generazione offrono vantaggi in termini di accessibilità e costo in alcuni casi. I farmaci di seconda generazione sono efficaci in alcuni gruppi di pazienti, ma richiedono attenzione alla tossicità. I farmaci di terza generazione offrono vantaggi in termini di efficacia e controllo dei disturbi del sistema nervoso centrale, ma il costo elevato può rappresentare un ostacolo.
In pratica, l'obiettivo della terapia mirata è quello di prolungare il controllo della malattia, ritardare la chemioterapia e mantenere una buona qualità di vita con livelli di tossicità accettabili.
In altre parole, prima di chiedere "qual è il farmaco più costoso", i pazienti devono conoscere le caratteristiche biologiche del loro tumore e quali farmaci lo colpiscono effettivamente in modo appropriato.
Ha sottolineato il ruolo dei test di biologia molecolare nell'individuazione di bersagli terapeutici. Con lo sviluppo della tecnologia di sequenziamento, un singolo test può esaminare un numero maggiore di geni, fornendo ai medici più dati per scegliere i regimi terapeutici e valutare la prognosi.
Il dottor Vu ritiene che il cancro non sia più così spaventoso come un tempo. I pazienti ricevono trattamenti personalizzati e sono disponibili più farmaci, bersagli molecolari e strategie per combattere la malattia.
Tuttavia, maggiore è il numero di nuovi farmaci, più complesso diventa l'approccio. Secondo il dottor Ong The Due dell'Istituto di Strategie Politiche (Ministero della Salute), i costi dei farmaci sono in aumento, mentre il sistema sanitario deve trovare un equilibrio tra l'aggiunta di nuovi farmaci all'elenco e la capacità di garantire le risorse finanziarie necessarie.
Pertanto, la lotta contro il cancro oggi non consiste solo nel trovare farmaci efficaci, ma anche nel trovare il modo per consentire ai pazienti di accedere a tali farmaci, utilizzarli correttamente e proseguire il trattamento abbastanza a lungo da poterne trarre beneficio.
Per una famiglia con un malato di cancro, la domanda è duplice: "Per quanto tempo ancora questo farmaco potrà aiutare il paziente a vivere?" e "Per quanto tempo si può mantenere questo piano terapeutico? E se non fosse sufficiente, quali sono le opzioni successive più appropriate?".
Il professore associato Vu ha spiegato che alcuni pazienti sottoposti a immunoterapia per due anni hanno speso circa 2,8 miliardi di VND, nonostante le politiche di sostegno delle case farmaceutiche. Tuttavia, non tutti coloro che spendono miliardi di VND rispondono bene al farmaco. Alcuni pazienti seguono solo pochi cicli di trattamento, esauriscono i fondi e i loro tumori scompaiono. Altri assumono il farmaco per un periodo prolungato, ma la malattia continua a progredire. Pertanto, sebbene il trattamento del cancro offra nuove speranze, deve anche essere personalizzato per ogni singolo paziente – ha spiegato il dottor Vu.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
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Tumori: in commercio terapia genica. Risultati sorprendenti, ma il prezzo è altissimo 06/09/2017 L'eco del sud
La terapia genica è la nuova promettente frontiera contro il tumore. Dopo anni di sperimentazione, la terapia entra in commercio negli Stati Uniti, dopo aver ricevuto il nulla osta della Fda, Food and Drug amministration, ma è subito polemica per il prezzo proibitivo della nuova cura.
La terapia genica consiste nell’estrarre le cellule immunitarie del paziente, i linfociti, ed “infettarle” con un virus che le modifica rendendole delle “bombe ad orologeria” contro le cellule tumorali.
Al momento la terapia è disponibile contro la leucemia linfoblastica acuta resistente ai farmaci, ma le sperimentazioni di questi anni hanno riguardato una vasta gamma di tumori e presto potrebbe essere presente anche per altre tipologie tumorali.
Il trattamento genico, chiamato Car-T, ha assunto la forma farmaceutica con il nome di Kymriah, ed è commercializzata da Novatis. Il nuovo farmaco è stato realizzato sulla scorta dei risultati dei test che si sono rivelati veramente sorprendenti: su 68 pazienti testati, la malattia è scomparsa a un anno dall'infusione nell'83% dei casi.
"Questa terapia è un passo significativo verso trattamenti personalizzati che possono avere un impatto tremendo sulle vite dei pazienti - spiega Carl June, esperto dell'università della Pennsylvania e pioniere del nuovo trattamento -. Stiamo creando la prossima ondata di terapie immunocellulari per il cancro, ma non vediamo l'ora di usare la Car-T in altri tipi di tumori ematologici e non".
“E' la prima terapia oncologica di questo tipo registrata e in vendita. E' un passo molto importante, soprattutto per i pazienti con questo tipo di leucemia, che hanno recidive o per cui le altre terapie non funzionano, e per i quali non ci sono altre opzioni terapeutiche".
In Italia si attende di poter iniziare a somministrare la cura e Carmine Punto, presidente dell’Aiom, Associazione italiana di oncologia medica, ha dichiarato:Nonostante la nuova cura viene salutata con favore dal mondo scientifico, i costi che dovranno essere affrontati, dai pazienti o dai Sistemi Sanitari, sono davvero proibitivi. Si parla di 475mila dollari a paziente, una cifra ancora troppo alta per garantire il più largo accesso possibile alle cure.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
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Papa Leone XIV potrà affrontare il viaggio in America Latina programmato dal 6 al 17 novembre. A rassicurare sulle condizioni del Pontefice, dimesso dopo cinque giorni di ricovero al Policlinico Gemelli per l’asportazione di un tumore maligno al polmone destr…
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Papa Leone XIV potrà affrontare il viaggio in America Latina programmato dal 6 al 17 novembre. A rassicurare sulle condizioni del Pontefice, dimesso dopo cinque giorni di ricovero al Policlinico Gemelli per l’asportazione di un tumore maligno al polmone destro, è Stefano Margaritora, il chirurgo che lo ha operato e che nella foto si vede proprio dietro le sue spalle. “Direi che non ci sono motivi clinici per cui” il viaggio “non venga fatto”, ha spiegato ai media vaticani, indicando nella ripresa post-operatoria un elemento favorevole in vista dell’impegnativa trasferta. Secondo il medico, per il pieno recupero saranno sufficienti ancora una decina di giorni. “Trattandolo come una persona normale, dopo questi tipi di intervento, penso che un paio di settimane per una ripresa fisica veramente completa ci vogliono. Quindi, essendo già quasi passata una settimana, tutto sommato io credo che il Papa in un’altra decina di giorni possa essere pienamente recuperato”, ha dichiarato Margaritora.
Il chirurgo ha descritto il Pontefice come un paziente particolarmente collaborativo, capace di affrontare il percorso di cura con serenità e determinazione. “Papa Leone è stato un paziente ideale. Non lo dico per piaggeria, ma è stato veramente un paziente che non ha dato alcun minimo problema all’équipe che si occupava di lui, e non l’avrebbe dato neanche se si fosse chiamato Mario Bianchi”. Sempre sorridente e poco incline a lamentarsi, ha seguito le indicazioni dei medici sia sul piano alimentare sia su quello della fisioterapia.
La volontà di recuperare rapidamente, ha raccontato Margaritora, si è manifestata anche in un episodio avvenuto nella cappella durante la degenza. “Nella seconda giornata dopo l’operazione, ci siamo girati e stava sistemando lui le sedie nella Cappella. Noi gli abbiamo detto: ‘Santo Padre, ci siamo noi’. E lui: ‘Non importa, riesco a farlo, lo faccio'”. Un atteggiamento che, per il chirurgo, testimonia la motivazione con cui Leone XIV ha affrontato la riabilitazione: “La sua volontà di avere una ripresa in tempi molto rapidi è molto efficace da tutti i punti di vista: è stata veramente encomiabile”.
L’intervento, ha precisato lo specialista, è stato di routine dal punto di vista chirurgico. Nel caso di un tumore polmonare di determinate dimensioni, la procedura prevede l’asportazione del lobo che contiene la lesione. Per il Pontefice è stato rimosso il lobo inferiore del polmone destro. La scoperta della malattia, ha aggiunto Margaritora, è avvenuta casualmente durante alcuni esami di routine all’addome. Le immagini avevano evidenziato una piccola macchia alle basi polmonari. “Questo è abbastanza normale, perché quando si fanno degli esami radiologici all’addome, dato che il diaframma è una specie di paracadute, si visualizzano normalmente le basi polmonari”. Se la lesione fosse stata localizzata più in alto, ha osservato il chirurgo, avrebbe potuto non essere individuata in quella fase: “Ma certamente, se questa piccola macchia fosse stata un pochino più alta, non sarebbe stata vista”.
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
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Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
53.3/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
Criteri Critici
Oregon, ex studenti aiutano la professoressa malata: raccolti i fondi per la terapia negata Zazoom Social News
In Oregon, una docente con un tumore avanzato ha ricevuto donazioni da ex studenti dopo due rifiuti dell'assicurazione a pagare una terapia molto costosa. La mobilitazione ha aperto una strada per accedere al farmaco prescritto.
Tra le persone che hanno contribuito alla raccolta fondi per Niki Taylo ci sono anche ragazzi che avevano frequentato le sue lezioni molti anni prima. La docente della Sunset High School di Beaverton, in Oregon, ha scoperto di poter contare su una vasta rete di solidarietà quando le spese per una terapia oncologica erano diventate insostenibili per la sua famiglia. In poco più di una settimana, le donazioni hanno superato l'obiettivo iniziale di 75mila dollari.
Madre di tre figli, Niki convive dal 2024 con un tumore dell'endometrio al quarto stadio. Nonostante i cicli di chemioterapia, la malattia ha continuato a progredire. Gli ultimi esami hanno mostrato una situazione complessa, con alcune masse tumorali diminuite di dimensioni, altre aumentate e nuove lesioni. I medici hanno quindi suggerito di cambiare trattamento, proponendo Enhertu, un farmaco antitumorale a bersaglio molecolare.
L'accesso alla nuova terapia si è però scontrato con un problema economico. Secondo quanto raccontato dalla famiglia all'emittente KPTV, in una vicenda ripresa anche da People, il medicinale costa oltre 63mila dollari, equivalenti a circa 54mila euro, per ogni somministrazione prevista a distanza di tre settimane. La compagnia assicurativa Regence Blue Cross Blue Shield ha respinto due volte la richiesta di copertura.
Niki e il marito Rob hanno tentato anche di ottenere un sostegno economico attraverso il programma di assistenza collegato al farmaco. La domanda è stata rifiutata perché il reddito familiare risultava superiore ai limiti previsti. Una situazione paradossale per i coniugi, che non disponevano comunque delle risorse necessarie per sostenere autonomamente il trattamento.
Rob ha spiegato che sarebbero bastate poche somministrazioni per compromettere completamente le finanze domestiche. Dopo aver cercato altre possibilità, ha deciso di aprire una campagna su GoFundMe, raccontando le condizioni della moglie e le difficoltà incontrate per garantirle le cure indicate dagli specialisti.
La risposta è arrivata rapidamente. Amici, conoscenti, colleghi e numerosi ex studenti hanno partecipato con donazioni individuali, permettendo alla famiglia di raggiungere e superare la cifra richiesta. Per Niki, uno degli aspetti più significativi è stato riconoscere tra i sostenitori persone che non vedeva da anni. Durante l'intervista a KPTV ha raccontato che il marito le leggeva i nomi dei donatori e che molti appartenevano proprio al suo passato di insegnante. «Sono senza parole», ha dichiarato, spiegando di non sapere come esprimere la propria gratitudine.
Il sostegno economico si è poi trasformato in un'iniziativa rivolta direttamente alla compagnia assicurativa. Un collega della sorella di Niki ha proposto di organizzare una campagna di email, predisponendo lettere che i sostenitori potessero inviare per chiedere una revisione della decisione. Numerose persone hanno aderito, contribuendo a dare maggiore visibilità alla vicenda.
Dopo questa mobilitazione, Regence ha contattato i coniugi comunicando l'intenzione di collaborare con i medici dell'Oregon Health & Science University per individuare una soluzione alla copertura del trattamento. Successivamente, la famiglia ha ricevuto anche la conferma dell'accesso al farmaco attraverso un programma di assistenza dedicato, rendendo possibile l'avvio della terapia prescritta.
Il denaro raccolto non andrà perduto. I coniugi hanno spiegato che intendono utilizzarlo per finanziare ulteriori trattamenti e percorsi di cura all'estero, continuando a cercare le possibilità terapeutiche disponibili per Niki.
La docente ha descritto quanto accaduto come una successione di piccoli eventi favorevoli, resi possibili dall'intervento di tante persone. Alla riconoscenza si accompagna tuttavia una riflessione sulle difficoltà incontrate: secondo Niki, non dovrebbe essere necessario disporre di una rete così ampia di conoscenze e sostenitori per riuscire ad accedere a una terapia medica.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO4
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
45.9/100
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C
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❌
Criteri Critici
Movember veste i colori della prevenzione: baffi e fiori sulla maglietta 2026 La Provincia Unica Tv
I baffi diventano il terreno da cui sbocciano fiori, simbolo di rinascita e speranza. È l’immagine scelta dall’artista Camilla Rui per la maglietta ufficiale di Movember 2026, presentata venerdì allo Spazio 42 di Sondrio, grazie alla collaborazione tra l’associazione Movember in Morbegno e ScarpatettiArte. Un progetto che unisce creatività e sensibilizzazione, con l’obiettivo di richiamare l’attenzione sulla prevenzione delle patologie tumorali maschili e, in particolare, sul tumore alla prostata.
«Ho pensato, siccome Movember ha come caratteristica questo soggetto dei baffi, che hanno a che fare con l’uomo, di realizzare una serie di fiori che crescono proprio sui baffi, per dare un senso di rinascita e di fioritura», ha spiegato Rui, illustrando l’idea alla base della grafica.
La maglietta accompagna il programma di iniziative che, nel mese di novembre, trasformeranno ancora una volta il territorio in un punto di riferimento per la promozione della salute maschile. Il movimento internazionale Movember, nato dall’unione delle parole inglesi moustache e November, utilizza i baffi come segno distintivo per diffondere informazioni sulla prevenzione e raccogliere fondi a sostegno della ricerca.
Una delle novità dell’edizione 2026 riguarda proprio Sondrio, dove sarà possibile sottoporsi al controllo del PSA, l’esame del sangue utilizzato per valutare un indicatore legato alla salute della prostata. Un’opportunità che negli anni scorsi veniva proposta a Morbegno in collaborazione con la Lilt e che quest’anno sarà estesa anche al capoluogo, in alcune giornate di novembre.
«Quest’anno, come grande novità, abbiamo portato l’esame del PSA, che solitamente mettiamo a disposizione a Morbegno in collaborazione con la Lilt, anche a Sondrio. Quindi, alcuni sabati del mese di novembre ci potete trovare, oltre che a Morbegno, anche a Sondrio», ha annunciato Luca Bongio, presidente di Movember in Morbegno, sottolineando l’importanza di avvicinare sempre più uomini alla prevenzione.
Il calendario si aprirà domenica 1° novembre con la Movember Run, la camminata non competitiva organizzata alla Colonia fluviale di Morbegno, appuntamento centrale della manifestazione. Un’occasione per coinvolgere la popolazione attraverso lo sport e la socialità, mantenendo al centro il messaggio della prevenzione. Bongio ha invitato tutti a partecipare, rivolgendo un appello particolare agli uomini: «Chiediamo ai maschietti di farsi crescere i baffi, perché sono la cosa principale, il nostro simbolo, quello che ci rende riconoscibili un po’ dappertutto».
La collaborazione con ScarpatettiArte conferma anche quest’anno il ruolo della cultura nella diffusione di messaggi di interesse collettivo. «Come associazione siamo contenti anche quest’anno di collaborare con i ragazzi e le ragazze di Movember a Morbegno, perché siamo convinti che l’arte sia un buon mezzo per veicolare informazioni importanti sui temi che affrontano», ha sottolineato Enrico Tomè, in rappresentanza dell’associazione culturale sondriese.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
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Criteri Critici
Tumore al pancreas: primo sì dell'Europa al farmaco che raddoppia la sopravvivenza Il Sole 24 ORE
Certo, c'è sempre la possibilità che qualche big pharma decida di andare a fare shopping in California. Questa azienda è cresciuta con la mission di mettere a punto farmaci per colpire la famiglia di proteine RAS, responsabili della crescita di moltissimi tumori, ma da sempre considerate undruggable, cioè “non trattabili” con i farmaci tradizionali. Questo fino all'arrivo dell'enfant prodige della biotech californiana, il daraxonrasib appunto, che all'ultimo congresso dell'ASCO ha riscosso una standing ovation per i risultati ottenuti. Ma non è tutto. Se è vero che per ora Revolution Medicines ha solo daraxonrasib in listino, la sua pipeline clinica è molto interessante e alcuni farmaci hanno già ricevuto la designazione di “Breakthrough Therapy” (terapia fortemente innovativa) dalla FDA. Tra quelli in fase più avanzata di sperimentazione ci sono lo zoldonrasib, un farmaco orale selettivo contro la mutazione KRAS G12D, allo studio per il tumore del polmone non a piccole cellule (NSCLC) e per quello del pancreaslironrasib invece è un inibitore orale disegnato per colpire la mutazione KRAS G12C ed è allo studio per i tumori del polmone e altri tumori solidi.
Insomma, la strada per portare daraxonrasib ai pazienti europei e a quelli italiani in particolare al momento non sembra in discesa. Ma potrebbero anche aprirsi all'improvviso scenari inaspettati.
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Criteri Critici
Ok Ema all’antiobesita’ in pillola e a nuovo farmaco contro tumore del pancreas Easy News Press Agency
16 OTT - Il Comitato per i medicinali a uso umano (CHMP) dell’Agenzia europea del farmaco ha espresso parere positivo per sei nuovi medicinali e cinque estensioni di indicazione. Tra le novità il GLP-1 orale orforglipron per obesità e diabete, una nuova terapia per il carcinoma pancreatico metastatico e un trattamento per l’acondroplasia nei bambini. Novità anche per tumore al seno, mieloma multiplo e ipertrigliceridemia grave. Confermato invece il parere negativo per narsoplimab. Leggi >
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Criteri Critici
Nuova terapia per mieloma multiplo promette miglioramenti nell’aspettativa di vita. V-news.it
Nuove Speranze per il Mieloma Multiplo
(Adnkronos) – “Cronicizzare la malattia vuol dire avere un’aspettativa di vita normale con il mieloma multiplo, fino alla fine”. Così Elena Zamagni, associato di Ematologia all’università di Bologna e dirigente medico presso l’Irccs Sant’Orsola Malpighi, commenta il via libera di Aifa alla nuova terapia con belantamab mafodotin per la gestione della prima recidiva di mieloma multiplo. Questa innovazione rappresenta un passo significativo nella lotta contro una condizione che colpisce numerosi pazienti ogni anno, offrendo nuove prospettive di vita e trattamento.
Il Ruolo Cruciale di Belantamab Mafodotin
“Questa condizione – spiega l’esperta – è purtroppo una realtà per alcuni pazienti”. Con l’approvazione di belantamab mafodotin, i medici ora hanno a disposizione un farmaco potente fin dalle fasi precoci di recidiva. Questo farmaco agisce intercettando un target importante sul mieloma, il Bcma, contribuendo a indurre una risposta profonda e duratura già dalla prima recidiva. La possibilità di trattare i pazienti in modo tempestivo e mirato rappresenta un cambiamento epocale nella gestione di questa malattia, permettendo di accompagnare i pazienti nel loro percorso di vita.
Obiettivi Terapeutici e Qualità della Vita
Il nostro obiettivo – prosegue Zamagni – è naturalmente quello di provare a guarire il maggior numero di pazienti possibile. La nuova terapia non solo si propone di curare, ma anche di migliorare la qualità della vita dei pazienti. Per coloro che non possono essere guariti definitivamente, il trattamento mira a bilanciare terapia e qualità di vita, permettendo di accompagnarli il più a lungo possibile. Questo approccio non solo si concentra sulla malattia, ma considera anche il benessere complessivo del paziente, una filosofia che sta prendendo piede in molti ambiti della medicina moderna.
Prospettive Future nella Ricerca
La disponibilità di belantamab mafodotin segna un passo importante, ma non è l’unica innovazione in arrivo. Zamagni sottolinea l’importanza di ulteriori ricerche e innovazioni nel campo dell’ematologia. “Accompagnare il paziente fino alla fine della vita o, eventualmente, fino a ulteriori innovazioni” è una visione che riflette la continua evoluzione delle terapie oncologiche. Con il progresso della ricerca, si spera di scoprire nuove opzioni di trattamento che possano ulteriormente migliorare le prospettive per i pazienti affetti da mieloma multiplo, rendendo questa malattia più gestibile e meno devastante.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
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Criteri Critici
Tumore dello stomaco, ad Ariano Irpino avviato il primo trattamento con immunoterapia e chemioterapia Irpiniaoggi.it
L’Asl Avellino aderisce al programma di accesso allargato con durvalumab e chemioterapia FLOT. L’Oncologia del Frangipane-Bellizzi è la prima struttura della provincia a introdurre il protocollo.
Nuovo traguardo per l’Oncologia dell’ospedale “Frangipane-Bellizzi” di Ariano Irpino, dove è stato avviato il primo trattamento con durvalumab, farmaco immunoterapico, in combinazione con la chemioterapia standard FLOT per la cura del tumore dello stomaco.
L’iniziativa rientra in un programma di accesso allargato che consente ai pazienti in possesso dei requisiti previsti di accedere precocemente a un trattamento innovativo. L’Unità Operativa Complessa di Oncologia di Ariano Irpino, diretta dal dottor Giuseppe Santabarbara, è la prima struttura della provincia di Avellino ad aderire al programma.
La combinazione tra immunoterapia e chemioterapia rappresenta un’importante evoluzione nell’approccio terapeutico alla neoplasia gastrica. A sostegno di questa strategia ci sono i risultati dello studio internazionale MATTERHORN, che ha evidenziato benefici significativi in termini di sopravvivenza libera da eventi e di riduzione del rischio di recidiva o progressione della malattia.
L’obiettivo è ampliare le opportunità terapeutiche per i pazienti eleggibili, mettendo a disposizione nuove opzioni di cura sulla base delle evidenze scientifiche e dei criteri clinici previsti dal protocollo.
«Continuare ad offrire ai nostri pazienti le migliori opportunità di cura disponibili è l’obiettivo che guida ogni giorno il nostro lavoro», dichiara il direttore dell’Oncologia di Ariano Irpino, Giuseppe Santabarbara. «L’adesione a questo ulteriore programma di accesso allargato conferma il nostro impegno nel rendere concretamente accessibile l’innovazione terapeutica».
Il direttore ha inoltre rivolto un ringraziamento alla Direzione Strategica dell’Asl Avellino per il sostegno all’iniziativa e a tutti i professionisti sanitari coinvolti nell’attivazione del percorso.
L’avvio del trattamento conferma l’impegno dell’Asl Avellino nel favorire l’accesso all’innovazione terapeutica anche sul territorio, valorizzando la ricerca clinica e il lavoro delle équipe sanitarie. Un passo che punta a offrire ai pazienti nuove possibilità di cura, mantenendo al centro la persona e le sue esigenze assistenziali.
"Cronicizzare la malattia vuol dire avere un'aspettativa di vita normale con il mieloma multiplo, fino alla fine". Così Elena Zamagni, associato di Ematologia all'università di Bologna e dirigente medico presso l'Irccs Sant'Orsola Malpighi, commentando il via libera di Aifa - Agenzia italiana del farmaco alla nuova terapia con belantamab mafodotin per la gestione della prima recidiva di mieloma multiplo. "Questa condizione - spiega l'esperta - è purtroppo una realtà per alcuni pazienti. Avere a disposizione dalle fasi precoci di recidiva, quindi dalla prima recidiva, un farmaco potente che intercetta questo target molto importante sul mieloma, che è il Bcma, va in questa direzione: quella di indurre una risposta profonda e duratura alla prima recidiva, consentendo di traghettare il paziente in avanti, fino alla fine della vita oppure, eventualmente, fino a ulteriori innovazioni che arriveranno".
"Il nostro obiettivo - prosegue Zamagni - è naturalmente quello di provare a guarire il più alto numero di pazienti che riusciamo. Per tutti quelli che non guariscono definitivamente possiamo eseguire questa operazione, traghettarli il più avanti possibile, con un bilanciamento tra la terapia e la qualità di vita, per portarli appunto fino alla fine del loro percorso o eventualmente all'innovazione successiva".
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Criteri Critici
Farmaci mirati e precisi, maggiore efficacia nel trattamento del cancro. Vietnam.vn
(CLO) Il trattamento del cancro si sta gradualmente spostando da un approccio basato principalmente sul tipo e sullo stadio della malattia a uno individualizzato in base alle caratteristiche biologiche del tumore. Invece di applicare un protocollo generale, i medici possono fare affidamento su biomarcatori, mutazioni genetiche e dati di imaging per selezionare un metodo più appropriato per ciascun paziente. Il 17 ottobre, l'Ospedale Generale di Phuong Dong ha organizzatoil Forum sullaricerca scientificae la cooperazione internazionale in oncologia e medicina nucleare, riunendo esperti nazionali e internazionali per aggiornarsi sui progressi in chirurgia, radioterapia, terapia mirata, immunologia e applicazione della medicina nucleare nella diagnosi e nel trattamento del cancro. Il professore associato, dottor Tran Dinh Ha, vicedirettore dell'Ospedale Generale di Phuong Dong e direttore del Centro Internazionale di Oncologia, Radioterapia e Medicina Nucleare di Phuong Dong, ha affermato che il forum si concentra su nuovi metodi nella chirurgia oncologica, tecniche avanzate di radioterapia, terapia farmacologica mirata, immunoterapia e applicazioni della medicina nucleare. L'oncologia di precisione è un metodo di cura e trattamento basato sulle caratteristiche biologiche del tumore, tenendo conto anche dei fattori individuali del paziente. L'obiettivo è selezionare il metodo più appropriato, migliorare l'efficacia del trattamento e ridurre al minimo le complicanze non necessarie. Per implementare questo approccio, i medici devono determinare con precisione il tipo istopatologico, lo stadio della malattia e le condizioni cliniche del paziente. Successivamente, l'analisi dei biomarcatori e delle mutazioni genetiche aiuta a chiarire le caratteristiche del tumore, fornendo così una base per la scelta del metodo di trattamento più appropriato. "Combineremo tutti i dati per sviluppare un piano di trattamento per il paziente, solitamente un approccio multimodale e individualizzato basato sulle caratteristiche biologiche del tumore e sulle caratteristiche individuali", ha affermato il signor Ha. Il signor Ha ha inoltre menzionato le potenziali applicazioni dell'intelligenza artificiale edelle tecnologie digitaliin oncologia. Queste tecnologie possono supportare la sintesi e l'analisi dei dati, contribuendo alla diagnosi, alla previsione della risposta al trattamento, alla valutazione dei risultati e al supporto della prognosi della malattia. Secondo lui, l'applicazione dell'intelligenza artificiale in campo oncologico ha iniziato a fare progressi, creando ulteriori strumenti a supporto dei medici nel processo decisionale. Tuttavia, la tecnologia deve essere inserita all'interno di procedure professionali, in coordinamento con i risultati degli esami e le valutazioni dirette dell'équipemedica. In uno scambio informale con un giornalista del quotidiano"Giornalisti e Opinione Pubblica", il professor Mai Trong Khoa, medico e "medico del popolo", già vicedirettore dell'ospedale Bach Mai ed ex direttore del Centro di Medicina Nucleare e Oncologia, ha affermato che i due campi dell'oncologia e della medicina nucleare sono strettamente correlati nella diagnosi e nel trattamento delle malattie. Nella chirurgia oncologica, le tecniche di marcatura fluorescente possono aiutare i chirurghi a identificare meglio le lesioni durante l'intervento. La tecnologia robotica contribuisce all'esecuzione di procedure complesse con elevata precisione nei casi appropriati. L'intelligenza artificiale ha inoltre il potenziale per supportare l'analisi dei dati, fornendo informazioni sui siti di intervento e sui rischi prima, durante e dopo l'intervento chirurgico. Inoltre, i progressi nella radioterapia mirano a erogare le radiazioni con maggiore precisione sull'area interessata, minimizzando l'impatto sui tessuti sani circostanti. Le terapie mirate, d'altro canto, agiscono su molecole o meccanismi coinvolti nella crescita delle cellule tumorali. L'immunoterapia, infine, aiuta il sistema immunitario a riconoscere e combattere le cellule maligne. Ogni metodo ha il suo meccanismo e le sue indicazioni. La scelta dipende dal tipo di tumore, dallo stadio della malattia, dalle caratteristiche biologiche del tumore e dalle condizioni del paziente. Un altro ambito di applicazione degno di nota è la medicina nucleare, in particolare nella diagnosi delle lesioni e nel trattamento con radiofarmaci. A differenza dei metodi di diagnostica per immagini che forniscono solo informazioni sulla struttura anatomica, alcune tecniche di medicina nucleare possono registrare l'attività biologica dei tessuti tramite radiofarmaci. I dati ottenuti aiutano i medici ad avere una base più solida per valutare il danno, facilitando così la determinazione dello stadio della malattia e la scelta del trattamento più appropriato. Oltre alla diagnosi, la medicina nucleare può anche somministrare radiazioni alle cellule tumorali tramite radiofarmaci progettati per colpire specifici siti biologici. Il professor Khoa ha spiegato che, mentre la radioterapia a fasci esterni utilizza una sorgente di radiazioni proveniente dall'esterno del corpo per colpire l'area da trattare, la terapia radiofarmaceutica introduce agenti radioattivi all'interno dell'organismo. Questi agenti possono concentrarsi su specifici bersagli biologici, emettendo radiazioni per distruggere le cellule maligne. Questo approccio mira ad un impatto più selettivo sul tessuto canceroso, riducendo al minimo i danni al tessuto sano. Tuttavia, la sua efficacia e sicurezza dipendono dal tipo di farmaco, dalle caratteristiche del tumore, dalle indicazioni e dalle condizioni specifiche del paziente.