Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Tumore della prostata, le novità su screening e diagnosi dall’Eau 2026 lapresse.it
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Ogni anno in Italia si registrano oltre 40.000 nuovi casi di tumore della prostata, con più di 500.000 le persone che convivono con questa diagnosi. Dal recente Congresso Europeo di Urologia 2026 (European Association of Urology 2026), tenutosi a Londra, arriva un messaggio importante per i medici, ovvero “l’invito a ‘trattare in modo personalizzato’ i pazienti con tumore della prostata, aumentando la precisione delle scelte diagnostico- terapeutiche lungo tutto il percorso di cura”. Parola di Bernardo Rocco, professore ordinario di Urologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore e Direttore della Uoc di Urologia della Fondazione Policlinico Gemelli Irccs, che analizza le novità emerse dall’incontro, a partire dallo screening.
Screening efficace? Cosa dice la ricerca
Lo screening del tumore alla prostata può essere efficace quanto quello del seno nel ridurre la mortalità e individuare tumori clinicamente rilevanti. Analizzando dati tedeschi dello studio Probase, i ricercatori hanno confrontato il test Psa con risonanza magnetica e la mammografia, trovando risultati simili nella capacità di identificare tumori aggressivi.
Le analisi preliminari indicano che uno screening adattato al rischio può garantire benefici in termini di qualità di vita e sostenibilità economica rispetto ai modelli meno organizzati, grazie a una migliore selezione dei pazienti e a un uso più razionale delle risorse.
Addio biopsie inutili
Molto importante anche l’attenzione verso una diagnosi innovativa, in grado di cambiare le regole del gioco. Lo studio Primary-2 sull’utilizzo della Pet/TC con [68Ga] Ga-PSMA-11 nei pazienti con risonanza magnetica dubbia o negativa mostra che il nuovo esame ha dimezzato il numero di uomini sottoposti a biopsia prostatica, senza compromettere la possibilità di riconoscere la presenza di tumori clinicamente significativi.
“Ridurre il numero delle biopsie inutili, senza mancare la diagnosi di tumori aggressivi – dice Rocco – è esattamente il tipo di progresso che definisce la medicina moderna. Sono diverse, tuttavia, le questioni che restano aperte: la diffusione e disponibilità dell’imaging avanzato e la sua reale integrazione nei percorsi diagnostici, già basati sulla risonanza magnetica”.
Biomarcatori e biopsia liquida
Non solo. Per il carcinoma prostatico metastatico ormono-sensibile l’attenzione si sta spostando verso la scelta del trattamento guidata dall’età del paziente, dal timing di comparsa delle metastasi e dalla biologia molecolare del tumore. “Sono diverse le direttrici principali che emergono per questo tumore: il ruolo crescente dei biomarcatori (BRCA, PTEN), il possibile utilizzo precoce dei PARP-inibitori in pazienti selezionati. Non basta più sapere che una combinazione di trattamenti funziona. Dobbiamo capire in chi e per quanto tempo”.
Inoltre il Dna tumorale circolante, ovvero la biopsia liquida, sta entrando progressivamente nella pratica clinica. La sua utilità appare al momento maggiore nei pazienti con malattia avanzata e in fase di progressione, mentre resta limitata nei contesti a basso carico tumorale. “Non è ancora un test molto diffuso – commenta Rocco – ma potrebbe rappresentare uno strumento decisivo in scenari clinici selezionati”.
“Il futuro dell’urologia oncologica non sarà definito dal numero di terapie a disposizione, ma dalla precisione con la quale sapremo scegliere la terapia giusta per il paziente giusto”, conclude lo specialista.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?3
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO1
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
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Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
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35.6/100
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Caffè Corretto, la puntata dell’8 maggio 2026: talassemia in Sardegna, nuove speranze dalla terapia genica L'Unione Sarda.it
Paola Pilia – direttrice di Tele Costa Smeralda – conduce la puntata del 8 Maggio 2026 di Caffè Corretto, in onda tutti i giorni su Radiolina dal lunedì al venerdì alle 08:05. Ospiti e argomenti trattati: Susanna Barella, direttrice della Struttura Complessa Microcitemie e Anemie Rare – Talassemia in Sardegna, nuove speranze dalla terapia genica Matteo Matta, ideatore progetto “District” – District Live a Cagliari: Matteo Matta racconta il podcast teatrale che sostiene l’arte femminile Daniele Amoroso, docente di Diritto Internazionale Unica – Giornata dell’Europa, perché il 9 maggio resta simbolo dell’integrazione europea Lele Casini, giornalista di Radiolina – Cagliari a un passo dalla salvezza: entusiasmo e record nel mirino contro l’Udinese Veronica Fadda, giornalista di UnioneSarda.it – Allarme Hantavirus sulla nave Mv Hondius: cos’è il virus Andes?
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
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Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Criteri Critici
Esami medici gratuiti per la prevenzione grazie a 2.000 volontari
Oltre 35 milioni di euro donati alla ricerca sul tumore al seno. Esami medici gratuiti per la prevenzione grazie a 2.000 volontari. E un numero di iscritti che continua a crescere e quest'anno ha superato i 100mila partecipanti. Torna a Roma la 27/ma edizione della Race for the cure, la celebre manifestazione per la lotta al tumore del seno, promossa da Komen Italia. Fino a domenica 10 maggio il Circo Massimo ospita il Villaggio della Salute, con consulenze mediche, attività sportive, laboratori dedicati alla sana alimentazione e ai corretti stili di vita.
"La Race accende i riflettori su una patologia molto diffusa, il tumore del seno: una malattia dalla quale oggi si guarisce sempre più spesso, ma resta fondamentale la prevenzione", ha detto il ministro della Salute Orazio Schillaci, ricordando però le "troppe differenze tra Regioni nell'adesione agli screening oncologici, che permettono di individuare precocemente la malattia".
La prevenzione
Per questo, al Villaggio della Salute, in otto Unità mobili sarà possibile eseguire gratuitamente esami strumentali e clinici per i tumori del seno, delle ovaie, della cervice uterina, della tiroide. Spazio anche all'attività fisica e a laboratori per promuovere un'alimentazione sana. Grazie al sostegno del Coni e delle Federazioni sportive sarà possibile praticare discipline come tennis, padel e basket. La Federazione Italiana Pallavolo offrirà ai bambini la possibilità di cimentarsi nel progetto Volley S3 guidato da Andrea Lucchetta, capitano della Nazionale della 'generazione dei fenomeni'.
Madrina dell'evento, anche quest'anno, è Rosanna Banfi: "La mia prima Race fu 17 anni fa, dopo il tumore. Qui - ricorda l'attrice - ho conosciuto tante donne che hanno vissuto la mia stessa esperienza. Per questo non sono mai mancata e mi emoziono ogni volta". Tante le iniziative realizzate in questi anni da Komen Italia, grazie alle donazioni ricevute, tutte con l'obiettivo "di portare la prevenzione proprio dove è più difficile", precisa la presidente, Alba Di Leone. "Dopo l'iniziativa degli screening nei penitenziari femminili - spiega - oggi avviamo un progetto pilota dedicato alle madri caregiver con figli che hanno delle disabilità e che spesso finiscono per trascurare se stesse".
La maratona
L'evento clou si terrà domenica, con la 'maratona' che tingerà di rosa il centro della Capitale. È possibile iscriversi, singolarmente o in squadra, alla passeggiata di 2 km, alla corsa amatoriale di 5 chilometri o a un percorso di 10 chilometri riservato agli atleti competitivi. Fino al 10 maggio, tutti i partecipanti potranno entrare gratis nei musei statali aderenti, grazie a un'iniziativa promossa dal ministero della Cultura.
L'iniziativa si svolge sotto l'alto patronato del presidente della Repubblica, con il patrocinio della presidenza del Consiglio dei ministri.
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
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Tumore ovaio, Fagotti (Gemelli) 'diagnosi precoce può cambiare la prognosi' Vivere Roma
daAdnkronos (Adnkronos) - "La diagnosi precoce può cambiare la prognosi perché consente di fare interventi chirurgici completi a cui associare una terapia efficace. Nella campagna di screening la comunicazione è fondamentale e deve essere capillare, così che la popolazione possa riconoscere i sintomi della malattia". Lo ha detto Anna Fagotti, direttore Uoc di Ginecologia oncologica presso Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma, intervenuta al convegno organizzato al ministero della Salute in occasione della Giornata mondiale del tumore ovarico che si celebra l'8 maggio. È attivo il servizio di notizie in tempo reale tramite: Whatsapp|Telegram|Facebook|Instagram|X|Mastodon|Threads|Linkedin Iscriviti ai nostri canali per ricevere le notizie in tempo reale. Cosa fare gratis a Roma 9-10 maggio 2026: le mostre per la... Cosa fare gratis a Roma oggi venerdì 8 maggio 2026 Cosa fare gratis a Roma 4-10 maggio 2026: tennis in piazza,... Mostre a Roma 9-10 maggio 2026: ultimi giorni al MACRO e... Treni regionali Lazio FL1-FL8: linee, tariffe e agevolazione... daAdnkronos (Adnkronos) - "La diagnosi precoce può cambiare la prognosi perché consente di fare interventi chirurgici completi a cui associare una terapia efficace. Nella campagna di screening la comunicazione è fondamentale e deve essere capillare, così che la popolazione possa riconoscere i sintomi della malattia". Lo ha detto Anna Fagotti, direttore Uoc di Ginecologia oncologica presso Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma, intervenuta al convegno organizzato al ministero della Salute in occasione della Giornata mondiale del tumore ovarico che si celebra l'8 maggio. È attivo il servizio di notizie in tempo reale tramite: Whatsapp|Telegram|Facebook|Instagram|X|Mastodon|Threads|Linkedin Iscriviti ai nostri canali per ricevere le notizie in tempo reale.
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Criteri Critici
Tumore alla prostata: esami gratuiti del Psa e screening avanzati nei centri Marilab IlFaroOnline
Lo screening urologico si rinforza (il 14 maggio e 18 giugno) con due giornate dedicate al PSA gratuito e percorsi di diagnostica multiparametrica per la diagnosi precoce.
Il tumore della prostata si conferma come la neoplasia più diffusa tra la popolazione maschile in Italia, colpendo circa un uomo su otto nel corso della vita. L’incidenza di questa patologia cresce in modo significativo dopo i 50 anni, raggiungendo il picco oltre i 65, ma la genetica gioca un ruolo cruciale: chi ha casi in famiglia dovrebbe anticipare i controlli.
Poiché nelle fasi iniziali la malattia è spesso priva di sintomi, la tempestività diagnostica diventa l’unica vera arma per una gestione clinica risolutiva. Per rispondere a questa esigenza, Marilab ha lanciato un programma intensivo di prevenzione urologica per i mesi di maggio e giugno, puntando su tecnologie di imaging e specialisti di alto profilo.
Open day con esame PSA gratuito
Il primo passo per monitorare la salute della ghiandola prostatica è il dosaggio del PSA, un semplice prelievo ematico capace di segnalare alterazioni sospette. Per abbattere le barriere all’accesso alla prevenzione, Marilab ha fissato due appuntamenti straordinari: il 14 maggio e il 18 giugno sarà possibile effettuare il test del PSA totale gratuitamente. L’iniziativa non richiede prenotazione complessa; gli interessati potranno presentarsi direttamente presso le sedi del gruppo durante l’orario dei prelievi.
Diagnostica avanzata e risonanza magnetica multiparametrica
Oltre allo screening di base, la medicina moderna offre strumenti di precisione millimetrica. Nelle sedi di Ostia e Pomezia è disponibile la risonanza magnetica della prostata con tecnica multiparametrica, essenziale per studiare a fondo le lesioni, o biparametrica, ideale per il monitoraggio costante.
Il dottor Cenname, direttore sanitario di Marilab Ostia, sottolinea come l’integrazione tra il dato del PSA e l’interpretazione specialistica supportata dalla tecnologia faccia la differenza nell’accuratezza clinica. Qualora venissero individuate aree critiche, il percorso prosegue con la Fusion Biopsy presso la sede Surgery di Ostia, una procedura che fonde immagini ecografiche e risonanza per una biopsia mirata.
La prevenzione prima di tutto
Accanto alla prevenzione urologica, proseguono anche altre iniziative dedicate alla salute. Nel mese di maggio continua la campagna di prevenzione del melanoma, con un pacchetto a tariffa agevolata che include visita dermatologica ed epiluminescenza, particolarmente importante in vista dell’esposizione al sole nei mesi estivi.
Sempre in ottica di screening, in occasione della Giornata Mondiale della Tiroide del 25 maggio, Marilab organizza il 28 maggio un Open Day dedicato al controllo del TSH, gratuito per gli iscritti a MyMarilab, la piattaforma digitale che consente di gestire online referti e documentazione sanitaria e accedere a servizi dedicati.
Nel mese di giugno sono inoltre previsti i PMA Life Days, giornate dedicate al consulto per l’infertilità di coppia a tariffa agevolata presso la sede Surgery di Ostia, centro di Procreazione Medicalmente Assistita di secondo livello.
Festa della mamma
In occasione della festa della mamma, le sedi Marilab partecipano inoltre alla distribuzione delle azalee della ricerca AIRC per sostenere la lotta contro i tumori femminili. Le strutture di riferimento sono dislocate tra Ostia, Roma Garbatella, Pomezia e Fiumicino, con la possibilità di gestire referti e prenotazioni direttamente online attraverso il portale ufficiale del gruppo.
L’obiettivo è promuovere una cultura della prevenzione sempre più diffusa, facilitando l’accesso a controlli periodici e percorsi di diagnosi precoce.
Per informazioni è possibile visitare il sito www.marilab.it o chiamare lo 06561951.
È inoltre possibile prenotare online le prestazioni direttamente su www.marilab.it, scegliendo sede, data e orario.
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Talassemia, impegno di Regione e Commissione parlamentare Affari sociali per l'accesso alla terapia genica sardiniapost
L’accordo a Cagliari durante la conferenza “Thalassemia oggi”, dove è stata presentata l’esperienza del giovane Christian Masala guarito grazie alla nuova terapia.
La Regione Sardegna rappresentata dalla presidente Alessandra Todde ha assunto l’impegno, insieme al presidente della commissione Affari sociali della Camera Ugo Cappellacci, per unire le forze e rendere più facile l’accesso alla nuova terapia genica per la talassemia.
L’accordo bipartisan è emerso durante i lavori della conferenza “Talassemia oggi“, questa mattina nell’Aula Thun dell’ospedale Microcitemico di Cagliari. Nel corso dei lavori, Susanna Barella, direttrice della Struttura complessa Microcitemie e anemie rare, ha ripercorso il cammino dell’assistenza clinica dei pazienti con talassemia, mentre Raffaella Origa, docente di Pediatria all’Università di Cagliari, ha illustrato le caratteristiche della nuova terapia genica. “Non bisogna tralasciare le altre terapie – hanno raccomandato entrambe – In questo centro ogni giorno vengono assistite centinaia di persone, che non dimenticano che la ricerca scientifica su questo tema prosegue”.
Soddisfazione dal presidente dell’Ente Renzo Galanello, Ivano Argiolas, per l’impegno assunto da Regione e Parlamento “Affinchè i limiti burocratici imposti dall’Agenzia nazionale del Farmaco AIFA all’applicazione della nuova terapia genica per la talassemia possano essere modificati, e al tempo stesso possano essere reperite le risorse necessarie a consentire l’accesso alle nuove cure al maggior numero di pazienti possibile”.
La necessità di estendere le cure con la nuova terapia ad un numero più elevato di pazienti è stata sottolineata dai rappresentanti delle associazioni presenti, Thalassazione e Ates, con i rispettivi presidenti Graziella Secci e Dario Martino. In particolare, l’attivista Giuseppe Maninchedda ha rimarcato come fissare il limite d’età per l’accesso a 35 anni rappresenti un inaccettabile vincolo burocratico: “Abbiamo la sensazione che si tratti di un problema di risorse economiche”, ha dettagliato. Da qui, durante il confronto tra Todde e Cappellacci, è emerso l’impegno della politica a cercare un rimedio: il presidente della commissione Affari sociali ha parlato di fondi che potrebbero essere utilizzati, la presidente Todde si è impegnata a verificare la partecipazione della Regione alle spese per l’accesso alla terapia.
Particolarmente toccante il racconto dell’esperienza di Christian Masala, un ragazzo di 19 anni tra i primi ad essersi sottoposti alla nuova terapia e a risultare guarito, e della sua famiglia. Numerosi esponenti delle istituzioni hanno partecipato ai lavori: dal presidente del Consiglio regionale Piero Comandini, al sindaco di Monserrato Tomaso Locci, con gli assessori di Cagliari, Selargius e Quartucciu in rappresentanza dei rispettivi primi cittadini.
Infine, è stato consegnata la prima onorificenza di “ambasciatore del dono” al primo luogotenente Luciano Porcu del Battaglione trasmissioni Gennargentu dell’Esercito Italiano. Il riconoscimento è stato consegnato da Valeria Cau, componente della faculty dell’Ente Renzo Galanello.
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Cellule staminali memoria e CAR-T: remissione completa senza chemioterapia EduNews24
Una terapia CAR-T costruita da un pool quasi omogeneo di cellule staminali memoria (TSCM) ha ottenuto remissioni complete a dosi di 250.000 cellule per chilogrammo, senza la chemioterapia di pretrattamento normalmente richiesta. Il risultato emerge da un trial di fase 1 pubblicato su Cell, guidato dal professor Luca Gattinoni del Leibniz Institute for Immunotherapy di Ratisbona, in collaborazione con il National Cancer Institute degli Stati Uniti e con il gruppo di immunologia traslazionale di Humanitas Research Hospital di Rozzano.
Perché la composizione del prodotto conta
I prodotti CAR-T convenzionali sono eterogenei: le cellule staminali memoria (TSCM) rappresentano in media appena l'8,4% del totale. Il resto è formato da cellule effettrici più mature, efficaci nell'immediato ma soggette a esaurimento progressivo. Nel prodotto sperimentale, la quota TSCM ha raggiunto il 78,4%: quasi dieci volte la concentrazione standard. Questa differenza di composizione si traduce in un comportamento radicalmente diverso dopo l'infusione.
Il trial NCT01087294 ha arruolato pazienti con leucemie e linfomi a cellule B CD19-positivi, refrattari o in recidiva dopo un trapianto allogenico di cellule staminali ematopoietiche - una situazione clinica con poche opzioni terapeutiche. I partecipanti sono stati suddivisi in due coorti: una con CAR-T convenzionali donate da donatore, l'altra con il prodotto arricchito TSCM. Nessun gruppo ha ricevuto la linfodeplezione chemioterapica, normalmente somministrata per alcuni giorni prima dell'infusione per favorire l'attecchimento delle cellule ingegnerizzate.
La comprensione dei tumori ematologici si amplia con la ricerca sulle cause profonde: uno studio recente ha indagato le connessioni tra invecchiamento cellulare e sviluppo tumorale, aprendo nuove ipotesi sui meccanismi predisponenti.
Il meccanismo che mantiene l'efficacia nel tempo
Il dato più rilevante non è solo la risposta a dosi minime, ma il meccanismo biologico che la sostiene. Le CAR-T convenzionali esauriscono progressivamente le proprie riserve staminali nel corso dell'attività antitumorale. Le cellule CAR-TSCM mantengono invece un serbatoio autorinnovante attraverso la successione clonale: piccoli gruppi di cloni attivi si avvicendano in onde sequenziali, preservando un pool quiescente a lungo termine. «Per la prima volta stiamo assistendo a questa biologia fondamentale direttamente nei pazienti», ha dichiarato Enrico Lugli di Humanitas Research Hospital, responsabile del monitoraggio immunologico longitudinale dello studio.
La sindrome da rilascio di citochine (CRS), tra le complicanze più frequenti e gravi della terapia CAR-T convenzionale, è risultata notevolmente ridotta nel gruppo TSCM. Anche a livelli di espansione cellulare che nel gruppo standard avevano causato CRS severa, i pazienti trattati con il prodotto TSCM hanno manifestato solo effetti lievi. «Abbiamo osservato meno CRS rispetto alla maggior parte degli altri trial CAR-T a cui ho partecipato», ha confermato James Kochenderfer del NCI. Il prodotto TSCM sembra disaccoppiare l'espansione cellulare dalla risposta infiammatoria tossica.
Le implicazioni per l'accesso ai trattamenti in Italia
I dati di fase 1 dovranno essere confermati in studi più ampi con linfodeplezione, costrutti CAR umanizzati e popolazioni di cellule CD4+. La direzione indicata è però inequivocabile: ridurre la CRS cambia le condizioni strutturali necessarie per somministrare la terapia.
Le linee guida AIFA sulle terapie CAR-T stabiliscono che i centri italiani autorizzati alla somministrazione devono disporre di accesso diretto alla terapia intensiva, un requisito dettato in larga misura dalla gestione della CRS grave. La distribuzione geografica di questi centri è fortemente sbilanciata: la sola Lombardia conta almeno otto strutture accreditate, mentre il Sud e le Isole contano su pochissimi centri qualificati, obbligando molti pazienti a spostamenti lunghi centinaia di chilometri. Un prodotto con profilo di tossicità significativamente migliorato potrebbe nel tempo permettere l'accreditamento di un maggior numero di centri anche nelle aree meno servite.
La ricerca medica avanza su più piani. Lo studio delle microplastiche scoperte in Antartide documenta come fattori ambientali raggiungano ecosistemi remoti con potenziali effetti sulla catena biologica, mentre indagini come quella sul ruolo della musica nella salute mentale materna mostrano la crescente attenzione ai modelli di cura integrati.
Il trial pubblicato su Cell traccia una rotta precisa: cellule CAR-T più omogenee, più persistenti, meno tossiche. Restano gli studi di fase 2 per stabilire se questa traiettoria regge su casistiche più ampie e apre la strada a nuove indicazioni cliniche.
Domande frequenti
In cosa si differenzia il prodotto CAR-T arricchito con cellule staminali memoria (TSCM) rispetto a quello convenzionale?
Il prodotto sperimentale contiene una percentuale di cellule TSCM molto più alta (78,4% contro l'8,4% dei prodotti convenzionali), rendendolo più omogeneo e capace di mantenere un serbatoio autorinnovante che sostiene la risposta antitumorale nel tempo.
Per quali pazienti è stata sperimentata questa nuova terapia CAR-T?
La terapia è stata testata su pazienti con leucemie e linfomi a cellule B CD19-positivi, refrattari o in recidiva dopo un trapianto allogenico di cellule staminali ematopoietiche, una categoria con poche opzioni terapeutiche disponibili.
Quali sono i principali vantaggi della terapia CAR-TSCM rispetto alle CAR-T convenzionali?
I vantaggi includono la possibilità di ottenere remissioni complete senza necessità di chemioterapia di pretrattamento e una significativa riduzione della sindrome da rilascio di citochine (CRS), una delle complicanze più gravi delle CAR-T convenzionali.
Come potrebbe cambiare l’accesso alle terapie CAR-T in Italia grazie a questo nuovo approccio?
Un profilo di tossicità migliorato potrebbe permettere l’accreditamento di più centri di somministrazione anche nelle aree attualmente meno servite, facilitando l’accesso dei pazienti senza la necessità di lunghi spostamenti.
Quali sono i prossimi passi necessari per confermare l’efficacia e la sicurezza di questa terapia?
Sono necessari studi di fase 2 su popolazioni più ampie, con l’utilizzo di linfodeplezione, costrutti CAR umanizzati e cellule CD4+, per validare i risultati e ampliare le indicazioni cliniche.
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Carcinoma polmonare metastatico: la radioterapia sul tumore primario porta la sopravvivenza a 34,4 mesi nei pazienti EGFR-mutati TecnoMedicina
Nel carcinoma polmonare non a piccole cellule metastatico la radioterapia ad alte dosi sul tumore primario allunga la vita: nei pazienti con mutazione di EGFR, uno studio randomizzato di fase III ha mostrato una sopravvivenza globale mediana di 34,4 mesi contro 26,2 mesi della sola terapia farmacologica, con una riduzione del 38% del rischio di morte. È uno dei risultati che spingono l’International Association for the Study of Lung Cancer a riposizionare la radioterapia sul tumore primario da intervento palliativo a opzione di cura a tutti gli effetti, in un documento di consenso pubblicato su “Journal of Thoracic Oncology” e firmato da un panel multidisciplinare internazionale di radio-oncologi e oncologi medici. Per l’Italia ha partecipato ai lavori il professor Andrea Riccardo Filippi, Direttore della Struttura Complessa di Radioterapia dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e socio dell’Associazione Italiana di Radioterapia e Oncologia Clinica.
Il cambio di prospettiva poggia su un razionale biologico ormai solido: il tumore polmonare primario è la principale fonte da cui originano le metastasi e, anche nei pazienti che rispondono alle terapie farmacologiche più moderne, resta la prima sede di progressione della malattia. Nei pazienti con mutazione di EGFR trattati con osimertinib, ad esempio, il polmone è la prima sede di ricaduta in oltre il 60% dei casi. Colpire il primario con dosi radicali significa quindi togliere alla malattia il suo serbatoio: una strategia citoriduttiva che già in altri tumori solidi ha dimostrato di prolungare la sopravvivenza.
Le evidenze più forti riguardano oggi i pazienti con NSCLC metastatico EGFR-mutato. Lo studio randomizzato di fase III di Sun e colleghi, condotto su 118 pazienti, ha confrontato la radioterapia toracica radicale somministrata in concomitanza con un inibitore tirosin-chinasico rispetto al solo TKI: la radioterapia ha aumentato la sopravvivenza globale mediana da 26,2 a 34,4 mesi e la sopravvivenza libera da progressione da 10,6 a 17,1 mesi. Dati emergenti suggeriscono che anche nei pazienti senza alterazioni molecolari bersagliabili l’escalation di dose della radioterapia toracica definitiva possa migliorare il controllo loco-regionale della malattia.
Il documento dedica ampio spazio alla pianificazione del trattamento e ai dati di sicurezza: la tossicità della radioterapia, quando integrata con le terapie farmacologiche, risulta in genere ben gestibile, senza impatto sulla prosecuzione delle cure sistemiche. È proprio la maturità tecnologica della radioterapia moderna a rendere oggi praticabile, in sicurezza, un approccio ad alte dosi sul tumore primario.
“Per la prima volta un consensus internazionale dice con chiarezza che, nel tumore del polmone metastatico, la radioterapia ad alte dosi sul tumore primario è una scelta terapeutica che può prolungare la vita, non un trattamento di supporto. Le evidenze più mature, soprattutto nei pazienti EGFR-mutati, mostrano un beneficio in sopravvivenza che nessun clinico oggi può ignorare. Il documento offre indicazioni operative su tempi, dosi e modalità di combinazione con le terapie farmacologiche, e fotografa una radioterapia oncologica moderna, di precisione, capace di lavorare alla pari con le altre armi terapeutiche”, afferma il professor Andrea Riccardo Filippi.
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Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
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Sono state eseguite all'Irccs Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar (Verona) le prime mastectomie profilattiche in Veneto utilizzando il "Da Vinci single port", massima espressione della chirurgia mini-invasiva in campo senologico oncologico. (ANSA)
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Tumore del polmone: la radioterapia "distrugge il serbatoio" e allunga la vita MilanoToday
Nel trattamento del carcinoma polmonare non a piccole cellule (Nsclc) metastatico, la radioterapia ad alte dosi sul tumore primario smette di essere solo una cura palliativa. Un nuovo documento di consenso dell'International association for the study of lung cancer (Iaslc), pubblicato sul Journal of thoracic oncology, ridefinisce questa pratica come un'opzione terapeutica attiva capace di prolungare la sopravvivenza. I dati più significativi riguardano i pazienti con mutazione del gene Egfr, per i quali l'integrazione della radioterapia ai farmaci riduce il rischio di morte del 38%.
Il “serbatoio” della malattia
Il cambio di paradigma poggia su una base biologica precisa: il tumore primario è la fonte principale delle metastasi e rimane la prima sede di progressione della malattia anche nei pazienti che rispondono alle terapie farmacologiche più avanzate. Nei soggetti trattati con farmaci moderni come Osimertinib, il polmone resta la sede della ricaduta in oltre il 60% dei casi. Colpire direttamente la massa originaria con dosi radicali significa eliminare il “serbatoio” della patologia, una strategia già efficace in altri tumori solidi come quelli della prostata o del nasofaringe.
I risultati della sperimentazione
Le evidenze scientifiche a supporto derivano da uno studio clinico di fase III condotto su 118 pazienti. La ricerca ha confrontato l'uso dei soli farmaci inibitori (Tki) con una combinazione di farmaci e radioterapia toracica radicale. I risultati indicano che la radioterapia ha aumentato la sopravvivenza globale mediana da 26,2 a 34,4 mesi, con un incremento netto di oltre otto mesi. Anche la sopravvivenza libera da progressione ha registrato un miglioramento, passando da 10,6 a 17,1 mesi.
La sicurezza del trattamento
Il documento internazionale approfondisce gli aspetti tecnici della cura, definendo dosi, tempi e modalità di frazionamento della radioterapia in relazione alla terapia sistemica. Grazie all'evoluzione tecnologica, l'approccio ad alte dosi è oggi considerato sicuro e gestibile. Le tossicità rilevate non hanno infatti compromesso la prosecuzione delle cure farmacologiche, rendendo l'integrazione dei trattamenti un percorso percorribile per la maggior parte dei pazienti con malattia metastatica.
Il contributo italiano
Ai lavori del panel multidisciplinare ha partecipato Andrea Riccardo Filippi, direttore della radioterapia dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano e socio dell’Associazione italiana di radioterapia e oncologia clinica (Airo). Secondo Filippi, il documento chiarisce che la radioterapia oncologica moderna è una risorsa di precisione che lavora “alla pari con le altre armi terapeutiche”. Per la prima volta, la comunità scientifica internazionale riconosce formalmente che colpire il tumore primario non è un semplice supporto, ma una scelta che incide direttamente sulla durata della vita.
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Carcinoma polmonare metastatico: radioterapia ad alte dosi diventa opzione curativa sanitainformazione.it
Nel carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) metastatico, la radioterapia ad alte dosi diretta sul tumore primario dimostra di prolungare significativamente la sopravvivenza. Nei pazienti con mutazione di EGFR, uno studio randomizzato di fase III ha evidenziato una sopravvivenza globale mediana di 34,4 mesi rispetto ai 26,2 mesi ottenuti con la sola terapia farmacologica, con una riduzione del rischio di morte pari al 38%. Questi risultati hanno contribuito a spingere l’International Association for the Study of Lung Cancer (IASLC) a riconsiderare il ruolo della radioterapia sul tumore primario, trasformandola da intervento palliativo a vera opzione terapeutica. Le conclusioni sono contenute in un documento di consenso pubblicato sul “Journal of Thoracic Oncology”, elaborato da un panel multidisciplinare internazionale di radio-oncologi e oncologi medici. Per l’Italia ha preso parte ai lavori il professor Andrea Riccardo Filippi, Direttore della Struttura Complessa di Radioterapia dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e socio AIRO.
Il razionale biologico e le evidenze cliniche
Il cambiamento di prospettiva si basa su un razionale biologico ormai consolidato: il tumore polmonare primario rappresenta la principale fonte di diffusione metastatica e, anche nei pazienti che rispondono alle terapie sistemiche più innovative, rimane spesso la prima sede di progressione della malattia.
Nei pazienti con mutazione EGFR trattati con osimertinib, il polmone costituisce infatti la sede iniziale di recidiva in oltre il 60% dei casi. L’irradiazione radicale del tumore primario mira quindi a eliminare il principale “serbatoio” della malattia attraverso una strategia citoriduttiva già dimostratasi efficace in altri tumori solidi, come nasofaringe e prostata. Le evidenze più robuste riguardano proprio il NSCLC metastatico EGFR-mutato: lo studio randomizzato di fase III condotto da Sun e colleghi su 118 pazienti ha confrontato radioterapia toracica radicale (60 Gy) associata a un inibitore tirosin-chinasico (TKI) rispetto al solo TKI, mostrando un aumento della sopravvivenza globale mediana da 26,2 a 34,4 mesi (+8,2 mesi; HR 0,62; p=0,029) e della sopravvivenza libera da progressione da 10,6 a 17,1 mesi (+6,5 mesi; HR 0,57; p=0,004). Dati emergenti suggeriscono inoltre che, anche nei pazienti privi di alterazioni molecolari bersagliabili, l’escalation di dose della radioterapia toracica definitiva possa migliorare il controllo loco-regionale della malattia.
Sicurezza, tecnologia e nuove indicazioni terapeutiche
Il documento di consenso dedica ampio spazio agli aspetti pratici della pianificazione terapeutica, includendo dose, frazionamento, definizione dei volumi bersaglio e tempistiche di integrazione con la terapia sistemica. I dati disponibili indicano che la tossicità della radioterapia, quando combinata con trattamenti farmacologici, è generalmente ben controllabile e non compromette la prosecuzione delle cure oncologiche. Il progresso tecnologico della radioterapia moderna consente oggi di somministrare trattamenti ad alte dosi in modo preciso e sicuro, rendendo concretamente applicabile questo approccio terapeutico.
“Per la prima volta un consensus internazionale dice con chiarezza che, nel tumore del polmone metastatico, la radioterapia ad alte dosi sul tumore primario è una scelta terapeutica che può prolungare la vita, non un trattamento di supporto. Le evidenze più mature, soprattutto nei pazienti EGFR-mutati, mostrano un beneficio in sopravvivenza che nessun clinico oggi può ignorare. Il documento offre indicazioni operative su tempi, dosi e modalità di combinazione con le terapie farmacologiche, e fotografa una radioterapia oncologica moderna, di precisione, capace di lavorare alla pari con le altre armi terapeutiche”, afferma il professor Andrea Riccardo Filippi.
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Talassemia in Sardegna, nuove speranze dalla terapia genica Radiolina
Talassemia in Sardegna, diagnosi e terapia genica al centro dell’incontro di Cagliari
play_arrow Talassemia in Sardegna, nuove speranze dalla terapia genica Fabio Leoni
Nel giorno internazionale della talassemia, il Bastione di Saint Remy illuminato rosso richiama l’attenzione sulle difficoltà affrontate quotidianamente dai pazienti sardi. Durante l’incontro organizzato al Microcitemico di Cagliari, associazioni e specialisti hanno discusso diagnosi, assistenza sanitaria e prospettive terapeutiche dedicate ai malati. La direttrice Susanna Barella ha dichiarato: “La qualità di vita è migliorata, ma resta una patologia molto complessa e impegnativa”. Secondo gli specialisti coinvolti nell’iniziativa sanitaria, la talassemia continua infatti ad avere conseguenze importanti sulla vita familiare, sociale e lavorativa dei pazienti.
Donazioni fondamentali
In Sardegna vivono attualmente mille pazienti affetti dalla forma trasfusione dipendente della talassemia, considerata tra le anemie ereditarie maggiormente severe e invalidanti. Ogni paziente necessita trasfusioni regolari ogni dieci oppure venti giorni, mentre il sistema sanitario regionale affronta costantemente carenze legate alle donazioni. Susanna Barella ha spiegato: “Il sangue è vitale per la talassemia, perché il paziente sopravvive solamente grazie all’apporto trasfusionale regolare”. La Sardegna consuma annualmente centodiecimila unità ematiche, ma riesce raccoglierne ottantamila, acquistando quindi importanti quantità aggiuntive da altre regioni italiane.
Terapia genica
La terapia genica rappresenta oggi la principale speranza terapeutica per numerosi pazienti talassemici, dopo decenni caratterizzati esclusivamente dalle tradizionali trasfusioni periodiche. Secondo i dati illustrati durante l’incontro cagliaritano, ogni anno nascono ancora tra sei e dieci bambini affetti dalla patologia ereditaria. La direttrice Barella ha sottolineato: “Probabilmente quest’anno riusciremo a trattarne cinque, ma questa introduzione rappresenta comunque una svolta storica importantissima”. Gli specialisti del Microcitemico ritengono inoltre fondamentale aumentare prevenzione, diagnosi precoci e sostegno sanitario, favorendo contemporaneamente ricerca scientifica e informazione pubblica.
Intervista a cura di Paola Pilia
Caffè Corretto del 08-05-2026
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La Procura regionale della Corte dei Conti per il Veneto indaga sulla pista da bob di Cortina. I magistrati contabili, come rivelato oggi da i quotidiani veneti del gruppo Nem, hanno aperto un fascicolo per un possibile danno erariale connesso allo Sliding ce…
La Procura regionale della Corte dei Conti per il Veneto indaga sulla pista da bob di Cortina. I magistrati contabili, come rivelato oggi da i quotidiani veneti del gruppo Nem, hanno aperto un fascicolo per un possibile danno erariale connesso allo Sliding centre costruito e utilizzato per le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026. Nello specifico, nel mirino della Procura ci sono eventuali illeciti legati alla riconsegna – siglata nei giorni scorsi dal Comune di Cortina, Fondazione Milano Cortina e Simico – per la riparazione di alcuni danneggiamenti riscontrati dopo i Giochi invernali.
Come aveva scritto Il Fatto Quotidiano, infatti, pochi giorni dopo la fine degli eventi olimpici il Comune aveva contestato danni per centinaia di migliaia di euro all’impianto, a seguito delle gare, e incaricato uno studio legale di seguire il contenzioso e l’acquisizione dell’opera costata più di 130 milioni di euro. A causa dei danni e del veto del Comitato olimpico internazionale, è anche saltato il campionato italiano degli sport di scivolamento che era previsto per il 10-12 marzo a Cortina. Era stato il direttore dei lavori Michele Titton, per conto di Simico, a effettuare un sopralluogo subito dopo le gare. Ha steso una relazione di 45 pagine, corredata di foto, che sempre Il Fatto Quotidiano aveva pubblicato: mostravano lo stato di abbandono della pista da bob e i danni all’impianto, con ben 112 segnalazioni.
Su quest’ultimo punto, la Procura veneta della Corte dei Conti vuole verificare se i problemi riscontrati siano imputabili alla gestione dell’impianto da parte della Fondazione Milano Cortina durante i Giochi o se siano antecedenti all’evento olimpico. In sostanza, verificare se vi sia un ammaloramento delle strutture, o un danneggiamento a causa del loro utilizzo. Ad oggi, spiegano i quotidiani veneti, non sono stati ancora formalizzati i danni erariali e le eventuali responsabilità, ma il fascicolo va avanti.
Società infrastrutture Milano Cortina (Simico), deve riprendere i lavori nel cantiere, perché l’impianto è ancora incompleto nonostante abbia funzionato per i Giochi e serviranno parecchi mesi prima di concludere l’appalto. Ma i danni alla pista da bob hanno bloccato la riconsegna della pista da bob per oltre un mese. Si tratta di una guerra tutta interna agli attori che ruotano attorno alla grande macchina olimpica. Simico e Pizzarotti, che ha eseguito i lavori, hanno sempre negato responsabilità: “Lo Sliding Centre di Cortina è stato realizzato e consegnato, a regola d’arte, in tempi record”, viene ribadito in un recente comunicato. Di conseguenza, sarebbe Fondazione Milano-Cortina a dover pagare i danni, causati secondo la loro versione dall’utilizzo dello Slinding Centre durante i Giochi.
Il Comune di Cortina, dal canto suo, parla di rimpallo di responsabilità. Ma non ha bloccato l’iter di riconsegna della pista, che è passata dalla Fondazione a Simico – per tramite del Comune – senza la sistemazione dei danni. “Sono state fatte delle riserve dove si verificheranno le responsabilità, certamente non imputabili all’amministrazione”, aveva assicurato il sindaco di Cortina, Gianluca Lorenzi. I magistrati contabili però vogliono vederci chiaro. Anche perché di mezzo ci sono le tasche dei cittadini. Questa vicenda è solo un antipasto di quello che potrà accadere nei prossimi anni, con il rischia che la pista diventi un peso economico insostenibile. Una società specializzata ha quantificato dal 2027 in poi spese di gestione annue crescenti, con un passivo di gestione di circa 600mila euro all’anno. A fronte dei danni documentati per una sola sessione di gare, seppur impegnativa come le Olimpiadi, la cifra prevista di 94mila euro all’anno per la manutenzione ordinaria appare irrisoria.
Salute: Rocco (Università Cattolica e Gemelli), “il futuro dell’urologia oncologica sarà definito dalla precisione con la quale sapremo scegliere la terapia giusta” - agensir.it
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Salute: Rocco (Università Cattolica e Gemelli), “il futuro dell’urologia oncologica sarà definito dalla precisione con la quale sapremo scegliere la terapia giusta” agensir.it
(Foto Policlinico Gemelli)
Nuovi strumenti diagnostici e terapie di ultima generazione che rappresentano uno dei campi più avanzati dell’oncologia di precisione per la cura del carcinoma prostatico sono stati al centro del Congresso europeo di Urologia 2026 (European Association of Urology-Eau 2026), tenutosi di recente a Londra.
“Il messaggio trasversale che emerge dai tanti studi presentati – commenta Bernardo Rocco, professore ordinario di Urologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore della Uoc di Urologia della Fondazione Policlinico universitario Agostino Gemelli Irccs – è chiaro: l’invito è ‘trattare in modo personalizzato’ i pazienti con tumore della prostata, aumentando la precisione delle scelte diagnostico- terapeutiche, lungo tutto il percorso di cura”.
Per la prima volta viene affermato che lo screening del tumore alla prostata può essere efficace quanto quello del seno nel ridurre la mortalità e individuare tumori clinicamente rilevanti.
La Eau presenta quindi un progetto europeo, Praise-U, che nasce con l’obiettivo di superare lo screening opportunistico del tumore della prostata, sviluppando un modello organizzato, basato sul rischio e strutturato in più fasi. “Nel complesso – dice Rocco – questi studi dimostrano che un approccio strutturato è in grado di migliorare l’identificazione dei tumori clinicamente rilevanti, riducendo al contempo procedure inutili, anche se la partecipazione della popolazione resta una sfida importante”.
Fondamentale è anche il ruolo dei Comprehensive Cancer Centres (Ccc), che rappresentano il fulcro organizzativo di questi programmi, favorendo l’integrazione tra specialisti, ospedali e reti oncologiche e assicurando percorsi diagnostico-terapeutici coordinati e standardizzati. “Nel complesso, Praise-U rappresenta un passo decisivo verso uno screening più efficace, equo e sostenibile a livello europeo, basato su evidenze, collaborazione e innovazione organizzativa”, evidenzia Rocco.
In questo contesto, molto importante è anche l’attenzione verso una diagnosi innovativa, in grado di cambiare le regole del gioco. Il messaggio emerso dall’Eau26 è coerente e trasformativo: la gestione del carcinoma prostatico sta diventando sempre più personalizzata, guidata da imaging di ultima generazione, dai test molecolari e dalla biologia del tumore ed è particolarmente attenta alla riduzione di test diagnostici e trattamenti inutili. “Il futuro dell’urologia oncologica – conclude Rocco – non sarà definito dal numero di terapie a disposizione, ma dalla precisione con la quale sapremo scegliere la terapia giusta per il paziente giusto”.
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Criteri Critici
PREVENZIONE TUMORE AL SENO. DOMENICA 10 MAGGIO SANNIO DONNA ORGANIZZERA’ VISITE ECOGRAFICHE ALLE DONNE L’eco del Sannio
Domenica 10 maggio, dalle 9,00 alle 13,00, Sannio Donna ODV sarà presente al Corso Garibaldi, nei pressi del Palazzo della Prefettura, con il poliambulatorio mobile della Croce Rossa Italiana, in cui verranno praticate visite ed ecografie gratuite alle donne che ne faranno richiesta, a scopo prevenzione del tumore al seno.
La dottoressa Elisabetta Carfora, Direttrice dell’U.O.C. di Senologia dell’A.O. San Pio di Benevento eseguirà gli esami in ordine di arrivo e in numero compatibile con il tempo dedicato all’iniziativa.
Come di consueto, la presenza del camper e l’insegna dell’associazione, che da anni si occupa di prevenzione del tumore alla mammella, vogliono essere un richiamo a tutte le donne sull’importanza di sottoporsi agli screening che le ASL offrono, in maniera gratuita, a tutte le donne in età compresa dai 50 ai 69 anni.
Sannio Donna è un’Associazione di volontariato e in quanto tale non si sostituisce alle Istituzioni Sanitarie, che sono inoltre particolarmente solerti ed efficaci in tema di prevenzione e cura del tumore al seno, ma collabora con queste in un rapporto di reciproca integrazione per il benessere delle cittadine del Sannio.
Attualmente Benevento può vantare di avere a capo delle due grandi Aziende Sanitarie due donne particolarmente sensibili alla salute di genere e questo momento segnatamente favorevole deve indurre le donne ad affidarsi con fiducia ai presidi sanitari che si adoperano per la loro salute.
Sannio Donna, come sempre, nel mese dedicato alla prevenzione, scende in campo con opere concrete, con la piena consapevolezza che queste iniziative, piuttosto che argomentazioni simboliche o, peggio, dissertazioni da tastiera, siano un efficace difesa del diritto delle donne alla cura di se stesse.
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Criteri Critici
Carcinoma della prostata: dalla terapia ‘a taglia unica’ alla medicina di precisione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS
Carcinoma della prostata: dalla terapia ‘a taglia unica’ alla medicina di precisione
Tutte le novità nel campo della diagnosi e del trattamento del tumore prostatico, presentate all’ultimo congresso della Società Europea di Urologia (EAU 2026), commentate dal Professor Bernardo Rocco, direttore dell’Urologia della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS. Ogni anno in Italia si registrano oltre 40.000 nuovi casi di tumore della prostata, il più diffuso tra la popolazione maschile. Sono oltre 500.000 le persone che convivono con questa diagnosi.
Nuovi strumenti diagnostici e terapie di ultima generazione che rappresentano uno dei campi più avanzati dell’oncologia di precisione per la cura del carcinoma prostatico sono stati al centro del Congresso Europeo di Urologia 2026 (European Association of Urology 2026), tenutosi di recente a Londra.
Finita l’era della semplice “applicazione di protocolli”, siamo ufficialmente entrati in quella della selezione sempre più raffinata dei pazienti e della personalizzazione delle terapie.
“Il messaggio trasversale che emerge dai tanti studi presentati – commenta Bernardo Rocco, professore ordinario di Urologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore e Direttore della UOC di Urologia della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS – è chiaro: l’invito è ‘trattare in modo personalizzato”’ i pazienti con tumore della prostata, aumentando la precisione delle scelte diagnostico- terapeutiche, lungo tutto il percorso di cura”.
Screening del tumore della prostata: novità verso una strategia realmente personalizzata
Per la prima volta viene affermato che lo screening del tumore alla prostata può essere efficace quanto quello del seno nel ridurre la mortalità e individuare tumori clinicamente rilevanti. Analizzando dati tedeschi dello studio PROBASE, i ricercatori hanno confrontato il test PSA con risonanza magnetica e la mammografia, trovando risultati simili nella capacità di identificare tumori aggressivi.
La EAU presenta quindi un progetto europeo, PRAISE-U, che nasce con l’obiettivo di superare lo screening opportunistico del tumore della prostata, sviluppando un modello organizzato, basato sul rischio e strutturato in più fasi (PSA, calcolatori di rischio, risonanza magnetica e biopsia selettiva). Negli ultimi anni sono stati avviati diversi studi pilota in vari Paesi europei, adattati ai diversi contesti sanitari locali: alcuni hanno sperimentato test domiciliari, altri sistemi centralizzati di invito e percorsi clinici dedicati. “Nel complesso – dice il professor Rocco – questi studi dimostrano che un approccio strutturato è in grado di migliorare l’identificazione dei tumori clinicamente rilevanti, riducendo al contempo procedure inutili, anche se la partecipazione della popolazione resta una sfida importante”.
Un aspetto centrale emerso è la costo-efficacia del modello PRAISE-U: le analisi preliminari indicano che uno screening adattato al rischio può garantire benefici in termini di qualità di vita e sostenibilità economica rispetto ai modelli meno organizzati, grazie a una migliore selezione dei pazienti e a un uso più razionale delle risorse.
Fondamentale è anche il ruolo dei Comprehensive Cancer Centres (CCC), che rappresentano il fulcro organizzativo di questi programmi. I CCC favoriscono l’integrazione tra specialisti, ospedali e reti oncologiche, assicurando percorsi diagnostico-terapeutici coordinati e standardizzati. In parallelo, la creazione di hub di conoscenza e database condivisi consente di raccogliere dati prospettici su larga scala, essenziali per affinare gli algoritmi e guidare future politiche sanitarie.
“Nel complesso, PRAISE-U rappresenta un passo decisivo verso uno screening più efficace, equo e sostenibile a livello europeo, basato su evidenze, collaborazione e innovazione organizzativa” – conclude il professor Rocco.
In questo contesto, molto importante anche l’attenzione verso una diagnosi innovativa, in grado di cambiare le regole del gioco. Di rilevanza i risultati dello studio PRIMARY-2 sull’utilizzo della PET/CT con [68Ga] Ga-PSMA-11 nei pazienti con risonanza magnetica dubbia o negativa; questo nuovo esame ha dimezzato il numero di uomini sottoposti a biopsia prostatica, senza compromettere la possibilità di riconoscere la presenza di tumori clinicamente significativi.
“Ridurre il numero delle biopsie inutili, senza mancare la diagnosi di tumori aggressivi – commenta il professor Rocco – è esattamente il tipo di progresso che definisce la medicina moderna. Sono diverse, tuttavia, le questioni che restano aperte: la diffusione e disponibilità dell’imaging avanzato e la sua reale integrazione nei percorsi diagnostici, già basati sulla risonanza magnetica”.
Carcinoma prostatico metastatico ormono-sensibile: dall’intensificazione della terapia, alla selezione biologica
Per il carcinoma prostatico metastatico ormono-sensibile (mHSPC), l’attenzione si sta spostando dalla semplice intensificazione delle terapie, alla scelta del trattamento guidata, dall’età del paziente, dal timing di comparsa delle metastasi e dalla biologia molecolare del tumore. “Sono diverse le direttrici principali che emergono per questo tumore: il ruolo crescente dei biomarcatori (BRCA, PTEN), il possibile utilizzo precoce dei PARP-inibitori in pazienti selezionati. Non basta più sapere che una combinazione di trattamenti funziona – commenta l’esperto -. Dobbiamo capire in chi funzionano davvero e per quanto tempo”.
Biopsia liquida (ctDNA): dalla ricerca, alla pratica clinica
Il DNA tumorale circolante (ctDNA o biopsia liquida) sta entrando progressivamente nella pratica clinica. La sua utilità appare al momento maggiore nei pazienti con malattia avanzata e in fase di progressione, mentre resta limitata nei contesti a basso carico tumorale. Il ctDNA è particolarmente utile per identificare mutazioni del DNA utili per orientare la scelta terapeutica e nel monitoraggio dinamico della risposta o della resistenza ai trattamenti anti-tumorali.
“Il ctDNA non è ancora un test molto diffuso – commenta il professor Rocco – ma potrebbe rappresentare uno strumento decisivo in scenari clinici selezionati”.
Una nuova filosofia per il carcinoma della prostata
In conclusione, il messaggio emerso dall’EAU26 è coerente e trasformativo: la gestione del carcinoma prostatico sta diventando sempre più personalizzata, guidata da imaging di ultima generazione, dai test molecolari e dalla biologia del tumore ed è particolarmente attenta alla riduzione di test diagnostici e trattamenti inutili. “Il futuro dell’urologia oncologica – conclude il professor Rocco – non sarà definito dal numero di terapie a disposizione, ma dalla precisione con la quale sapremo scegliere la terapia giusta per il paziente giusto”.
Il carcinoma della prostata rappresenta oggi uno dei campi più avanzati dell’oncologia di precisione. L’evoluzione descritta dagli studi presentati all’EAU26 non è solo tecnologica, ma concettuale: sposta il baricentro dalla quantità, alla qualità delle decisioni cliniche. Una direzione chiara, ma ancora un work in progress, dove ricerca, tecnologia e clinica dovranno integrarsi sempre di più per migliorare davvero gli esiti dei pazienti.
Maria Rita Montebelli
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?3
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
42.2/100
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Criteri Critici
Tumori del sangue, nuova terapia Car T dà remissione a basse dosi ANSA
Sviluppata una terapia Car T di nuova generazione che, somministrata a basse dosi, ha permesso di ottenere la completa remissione di un tumore del sangue anche senza la chemioterapia che viene di solito somministrata prima dell'infusione delle cellule. Il risultato dello studio clinico di fase 1 è pubblicato sulla rivista Cell dal team dell'immunologo italiano Luca Gattinoni all'Istituto Leibniz per l'immunoterapia in Germania, in collaborazione con il National Cancer Institute statunitense e l'Irccs Humanitas Research Hospital di Rozzano.
La terapia Car T (basata su linfociti T geneticamente modificati per riconoscere e distruggere le cellule tumorali) ha rivoluzionato il trattamento dei tumori ematologici, tuttavia molti pazienti non ottengono benefici duraturi, spesso perché le cellule infuse non riescono a espandersi o a persistere. Per risolvere questo problema, i ricercatori si sono focalizzati su un prodotto cellulare più definito: una popolazione altamente omogenea di cellule T staminali di memoria (Tscm), dotata di una forte capacità di autorinnovamento e proliferazione.
Nella sperimentazione clinica di fase 1 sui pazienti, si è scoperto che queste cellule Tscm modificate in laboratorio (Car Tscm) mostrano una maggiore espansione e persistenza rispetto alle cellule Car T standard, consentendo risposte complete a basse dosi anche senza la chemioterapia che viene tipicamente somministrata prima dell'infusione delle cellule per favorirne l'attecchimento. La terapia ha anche dimostrato un buon profilo di tollerabilità, con la manifestazione di effetti collaterali lievi.
Oltre ai risultati clinici, lo studio ha chiarito come le cellule infuse si comportano all'interno del corpo. A differenza delle cellule Car T convenzionali, che esauriscono le loro riserve staminali, le cellule Car Tscm mantengono un pool auto-rinnovante e duraturo perché non si differenziano tutte in una volta, ma vengono reclutate in piccole ondate successive.
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Criteri Critici
All’Ospedale Del Ponte di Varese il centro per la cura del tumore ovarico: "È subdolo, attenzione ai segnali del corpo" VareseNews
È una malattia che procede in silenzio, spesso senza dare segnali chiari fino a quando non è già in fase avanzata. Il tumore ovarico è la quinta causa di morte per cancro nelle donne e la neoplasia più letale dell’apparato genitale femminile. La fascia più a rischio è tra i 50 e i 70 anni.
In occasione della Giornata Mondiale per la sensibilizzazione su questa patologia che si celebra l’8 maggio, il professor Fabio Ghezzi, direttore della clinica ostetrica e ginecologica dell’Ospedale Del Ponte di Varese, spiega la malattia, i suoi segnali, le cure possibili e le prospettive che la ricerca sta aprendo.
L‘Ospedale Del Ponte è uno dei nove hub regionali lombardi per il trattamento di questo tumore, un riconoscimento riservato ai centri che garantiscono elevati volumi di attività, esperienza consolidata e un’organizzazione multidisciplinare dedicata.
Solo nel 2025 sono stati eseguiti oltre 100 interventi correlati al cancro ovarico, di cui 80 per patologie conclamate e 25 di tipo profilattico. Un’attività in crescita costante dal 2018 ad oggi.
Ascoltare il corpo, prima di tutto
«Una prevenzione vera e propria purtroppo non c’è – spiega il professor Ghezzi – perché è un tumore silente, subdolo, che nella maggior parte dei casi si scopre quando è già in fase avanzata». In assenza di uno screening efficace, l’unica strada è imparare a riconoscere i segnali deboli che il corpo invia. Un intestino che cambia le sue abitudini, una distensione addominale che le donne spesso attribuiscono all’età, dolori cronici all’addome che perdurano per settimane, la sensazione di dover urinare frequentemente nonostante le analisi risultino negative, dolori nei rapporti sessuali che prima non c’erano. Disturbi sfumati, quasi impercettibili, che però meritano attenzione. La diagnosi passa attraverso l’ecografia e la visita ginecologica (meglio una volta all’anno), e non esiste uno stile di vita specifico per prevenire questa neoplasia, al di là delle indicazioni valide per tutti: evitare il fumo, limitare l’alcol, praticare attività fisica regolare.
Un modello di cura multidisciplinare
La forza del centro varesino sta nell’approccio integrato. Ginecologi oncologi, radiologi, anatomopatologi, oncologi, radioterapisti, genetisti e anestesisti lavorano insieme su ogni singolo caso, all’interno di una rete Hub-Spoke che collega l’ospedale varesino con i presidi territoriali per garantire accessi rapidi e diagnosi tempestive.
La struttura dispone di sale operatorie di ultima generazione con chirurgia miniinvasiva e 3D, di ambulatori dedicati alle donne ad alto rischio ereditario con percorsi personalizzati di sorveglianza, e di un day hospital specifico per la continuità delle terapie chemioterapiche prima e dopo l’intervento, con un team medico-infermieristico dedicato.
«Nel tumore ovarico – commenta ancora il professor Ghezzi, ordinario dell’Università dell’Insubria – l’obiettivo della chirurgia è la rimozione totale della malattia: solo questo traguardo può cambiare realmente la prognosi. La centralizzazione delle cure in centri specializzati non è una scelta burocratica, ma un fattore determinante per la vita delle pazienti.Un centro d’eccellenza non è solo una sala operatoria, ma un sistema complesso che accoglie la donna dalla diagnosi al follow-up. Il vero valore dell’assistenza si misura nella qualità dell’integrazione tra i diversi professionisti e nella continuità della cura».
Ricerca e nuove prospettive
L’attività clinica si intreccia con la ricerca scientifica, condotta in sinergia con il Centro di Ricerca in Ginecologia Oncologica dell’Università dell’Insubria e riconosciuta più volte dalla European Society of Gynecological Oncology. Questa collaborazione consente di partecipare a trial clinici internazionali e di offrire alle pazienti un accesso precoce a farmaci innovativi, trasferendo rapidamente le scoperte della ricerca nella pratica quotidiana.
La medicina di precisione sta cambiando la prognosi della malattia. L’uso di farmaci mirati, come gli inibitori di PARP, unito a tecniche chirurgiche sempre più raffinate, sta migliorando sensibilmente i risultati. L’obiettivo oggi non è soltanto prolungare la sopravvivenza, ma garantire una qualità della vita superiore attraverso cure sempre più personalizzate.
Un traguardo ancora lontano dalla piena realizzazione, ma verso il quale, anche grazie a centri come quello di Varese, la medicina sta avanzando con passi sempre più concreti.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
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Criteri Critici
Il grande inganno delle Olimpiadi. Peggio, il potere assoluto del Comitato Olimpico Internazionale nei confronti dei Paesi che ospitano i Giochi invernali ed estivi, a cui impone regole ferree, ma soltanto a propria autotutela, incurante dei debiti e dei disa…
Il grande inganno delle Olimpiadi. Peggio, il potere assoluto del Comitato Olimpico Internazionale nei confronti dei Paesi che ospitano i Giochi invernali ed estivi, a cui impone regole ferree, ma soltanto a propria autotutela, incurante dei debiti e dei disastri ambientali che vengono lasciati in eredità. L’esperienza appena vissuta dall’Italia con Milano Cortina 2026 è già stata clonata ed è destinata a causare gli stessi effetti nefasti in quelli che saranno i Giochi delle Alpi Francesi 2030 e di Brisbane, in Australia, nel 2032. Nella sede del Parlamento europeo, riuniti dall’eurodeputata Cristina Guarda del gruppo Verdi/Alleanza Libera Europea, si sono confrontati giornalisti ed esponenti di movimenti che si stanno occupando dei tre appuntamenti olimpici, analizzandone l’organizzazione e le spese folli, le promesse mancate di sostenibilità economico-ambientale e l’eredità negativa lasciata sui territori.
Al di là delle diverse caratteristiche nazionali, sul banco degli accusati è finito soprattutto il Cio, un ente di diritto privato svizzero apparentemente senza scopo di lucro, che lascia dietro di sé buchi di bilancio e gravi problemi per i paesi ospitanti. “Oro, neve e cemento. I costi nascosti dei grandi eventi” è il tema che ha accomunato una riflessione transnazionale che il 13 maggio prossimo culminerà con una manifestazione di protesta davanti alla sede di Losanna per chiedere al Cio di abolire le Olimpiadi.
“Abbiamo toccato con mano il mancato rispetto delle regole nel corso dei sei anni di preparazione di Milano Cortina 2026. Con fatica, a volte con frustrazione, abbiamo misurato le spese, i costi, gli sprechi nella costruzione delle opere, i danni alla montagna, che ho anche denunciato alla Commissione Europea” ha introdotto l’onorevole Guarda. Gli italiani che sono intervenuti hanno analizzato il caso dei Giochi appena conclusi, al di là della narrazione ufficiale secondo cui sarebbero stati un successo. I soldi spesi (2 miliardi per l’organizzazione, 4-5 miliardi per le opere pubbliche), i debiti accumulati (almeno 300 milioni di euro) e le 50 opere incompiute ne sono la più clamorosa confutazione. Soltanto la controinformazione e la vigilanza civica delle associazioni hanno svelato la realtà, anche attraverso il monitoraggio del piano edilizio.
Al di là del caso italiano ha colpito la convergenza con quanto sta accadendo in Francia e Australia. Della prima situazione hanno parlato Fabianne Grebert, consigliere regionale Auvergne Rhône-Alpes, Delphine Larat del Collettivo JO203 e Johanna Jelensperger del gruppo Briançon Territoire Vivant. In particolare Larat ha detto: “Non siete voi italiani ad aver commesso errori, se pur opponendovi non siete riusciti a fermare le Olimpiadi. Quegli ‘errori’ sono le conseguenze del modello olimpico, così come voluto dal Cio, a cui vanno attribuite le responsabilità. Perché il modello è sempre lo stesso”. Ed è infatti il Cio a sguazzare nei soldi, lasciando agli altri i debiti. “E’ il Cio che ha bisogno delle Olimpiadi, per esistere, e lo fa imponendo la Carta Olimpiaca e dettando le proprie condizioni ai Paesi ospitanti, che si adattano a un rapporto squilibrato con sforamento cronico dei costi, deregulation delle procedure, divieto di manifestare il dissenso”.
Il finanziamento pubblico delle Olimpiadi ha raggiunto in Francia il 26 per cento. “Siamo mobilitati da tre anni – ha spiegato Larat – e misuriamo come quello che è accaduto in Italia stia avvenendo anche da noi, a cominciare dalla mancata consultazione delle popolazioni, a cui spetterebbe di decidere se vogliono i grandi eventi sui loro territori”. Un esempio negativo si profila a Besancon dove una storica fortezza sarà trasformata in villaggio olimpico, con la costruzione perfino di ascensori per gli atleti, mentre si costruirà un collegamento stradale dedicato per il trasporto pubblico verso alcune sedi di gara.
Dall’Australia si è alzata la voce di Neil Peach del movimento Games WatchDog2032. “Vi porto le prove che si tratta di costi non solo economici, ma anche morali e ambientali. A Brisbane, che è un luogo famoso per la sua biodiversità unica, la promessa di Olimpiadi verdi ha funzionato come un cavallo di Troia. Durante la fase di presentazione il cavallo è stato presentato al pubblico dipinto con i colori della sostenibilità e della salvaguardia dei nostri spazi verdi. Dopo che le Olimpiadi sono state assegnate dal Cio, è venuta a galla la verità nascosta. Il piano prevede uno stadio principale da 60mila posti e un centro acquatico proprio nel terreno protetto del grande Victoria Park di 64 ettari, un patrimonio aborigeno”. Come accaduto a Cortina e a Livigno, verranno abbattuti gli alberi. “Si tratta di duemila alberi secolari, mentre saranno spostati 300 mila metri cubi di terreno. Questo cancellerebbe il 70 per cento del parco. Ciò che è più allarmante è che il contratto con il Cio viene considerato come un semplice suggerimento, non un documento vincolante. Si costruisce su aree naturalistiche protette, ma il Cio ha risposto che la decisione sulle infrastrutture spetta all’ambito locale. Una trappola legale, con cui ha deciso di lavarsene le mani”.