📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
36.3/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Il 3 ottobre camminata per la prevenzione del tumore al seno ao-pisa.toscana.it
Sabato 3 ottobre la Radiologia senologica con il Centro Senologico dell’Aoup partecipano a Women Walk the Talk: una camminata diffusa, gratuita e non competitiva dedicata alla prevenzione del tumore al seno, allo screening e alla promozione di corretti stili di vita.
L’iniziativa è promossa – nell’ambito dell’Ottobre Rosa - dall’Azienda Usl Toscana nord ovest, con partenza, alle ore 10, da diverse località: Pisa, Livorno, Massa, Lucca, Viareggio e Lido di Camaiore.
La partecipazione ai vari percorsi, della durata di circa 90 minuti, è aperta a tutta la cittadinanza, donne e uomini di tutte le età. A Pisa l’accoglienza dei partecipanti inizierà alle 9.30 alle Logge dei Banchi. Questo è il percorso, con partenza alle 10: Logge dei Banchi - Ponte di Mezzo - Borgo Stretto - via Ulisse Dini - Piazza dei Cavalieri - via dei Mille - via Santa Maria - Lungarno Pacinotti - Ponte Solferino - Lungarno Simonelli - Ponte della Cittadella - Parco della Cittadella.
In allegato la locandina
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?3
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO4
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
43.0/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Abbiamo donato 280 milioni di VND per sostenere i costi delle cure per i bambini malati di cancro. Vietnam.vn
DNO - La mattina del 18 settembre, presso l'Ospedale Oncologico di Da Nang, l'Associazione della Città di Da Nang, in coordinamento con l'Associazione di Ho Chi Minh City per il Sostegno ai Pazienti Indigenti, Suntory Pepsico Vietnam e il Comitato del Fronte della Patria del Vietnam di Da Nang, ha donato fondi per la cura di bambini malati di cancro. All'evento hanno partecipato la signora Nguyen Thi Thu Lan, vicepresidente permanente del Comitato del Fronte della Patria vietnamita di Ho Chi Minh City; la signora Tran Thanh Thuy, direttrice del Dipartimentodella Salutedella città; rappresentanti dell'Ospedale Oncologico, l'ente promotore, e un gran numero di parenti dei piccoli pazienti. Nel corso dell'evento, gli organizzatori hanno assegnato 14 sovvenzioni dirette a 14 bambini malati di cancro provenienti da famiglie disagiate e in cura, ciascuna del valore di 20 milioni di VND. Il finanziamento totale ammontava a 280 milioni di VND, provenienti dal Fondo per i Poveri della città (raccolto attraverso il 22° Torneo di Golf dell'Amicizia SuntoryPepsicoVietnam). In questa occasione, l'organizzazione sponsor ha anche donato 20 casse di acqua in bottiglia per sostenere le cure e la vita quotidiana in ospedale. Fonte: https://baodanang.vn/trao-280-trieu-dong-ho-tro-kinh-phi-dieu-tri-cho-benh-nhi-ung-thu-3352434.html
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
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Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO4
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Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
45.2/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Da Nang: Dona 280 milioni di dong vietnamiti a sostegno dei bambini malati di cancro. vietnam.vn
Il 18 settembre, presso l'Ospedale Oncologico di Da Nang, il Comitato del Fronte della Patria vietnamita della città di Da Nang, insieme ad altre unità, ha donato 14 articoli a sostegno dei bambini malati di cancro meno abbienti, per un valore complessivo di 280 milioni di VND. Il 18 settembre, presso l'Ospedale Oncologico di Da Nang, l'Associazione della Città di Da Nang, in collaborazione con l'Associazione di Ho Chi Minh City per il Sostegno ai Pazienti Indigenti, SuntoryPepsiCoVietnam e il Comitato del Fronte della Patria del Vietnam di Da Nang, ha organizzato una cerimonia per la consegna di un contributo finanziario destinato alla cura di bambini malati di cancro provenienti da famiglie disagiate. Nel corso dell'evento, gli organizzatori hanno assegnato 14 borse di studio a 14 piccoli pazienti attualmente in cura presso l'ospedale, ciascuna del valore di 20 milioni di VND. Il finanziamento totale di 280 milioni di VND è stato prelevato dal Fondo "Per i poveri" della città, raccolto attraverso il 22° Torneo di Golf dell'Amicizia Suntory PepsiCo Vietnam. In questa occasione, l'organizzazione sponsor ha anche donato 20 casse di acqua in bottiglia per sostenere le cure e la vita quotidiana in ospedale. La signora Nguyen Thi Thanh Phuong, vicepresidente del Comitato del Fronte della Patria vietnamita di Da Nang, ha dichiarato: "Questa iniziativa mira a contribuire ad alleggerire il peso finanziario delle cure e a incoraggiare i bambini e le loro famiglie nella lotta contro la malattia. Offrire supporto durante la Festa di Metà Autunno è inoltre fonte di incoraggiamento, donando ai bambini maggiore gioia e forza durante il periodo di cura." Tan Thanh - Chi Dai Fonte: https://daidoanket.vn/da-nang-trao-280-trieu-dong-ho-tro-benh-nhi-ung-thu.html
L'appello dell'Asl di Sassari: "I tumori di mammella, collo dell'utero e colon-retto si possono prevenire: aderite ai nostri screening" - Sassari Notizie
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Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
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50.7/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
Criteri Critici
L'appello dell'Asl di Sassari: "I tumori di mammella, collo dell'utero e colon-retto si possono prevenire: aderite ai nostri screening" Sassari Notizie
Sassari.“Aderite con fiducia agliscreening oncologiciperché la lettera di invito che vi inviamo a casa rappresenta una opportunità da non perdere, in quanto una diagnosiprecoce può fare la differenza in termini di qualità di vita. Aderendo allo screening si entra all’interno di un percorso diagnostico terapeutico integrato che vede coinvolti diversi professionisti della Asl in una gradualità di intensità diagnostica che accompagna il paziente in tutto il percorso di cura”. È questo l’appello della direttrice della Sc Prevenzione e promozione della saluteAsl 1Sassari,Patrizia Carboni.La Asl di Sassari, per il tramite delServizio di Prevenzione e Promozione della Salute, ricorda a tutta la popolazione che sono attualmente attivi nel territorio del Nord ovest della Sardegna: • Screening del tumore della mammellaÈ rivolto alle donne assistite dalla Asl di Sassari di età compresa tra 50 e 69 anni.Prevede l’esecuzione di una mammografia ogni due anni, un esame radiologico che consente di individuare precocemente eventuali alterazioni della mammella.Le donne che rientrano nella fascia di età prevista riceveranno l’invito a partecipare tramite una lettera inviata a casa, con l’indicazione del giorno, orario e sede di effettuazione della mammografia. L’appuntamento può essere modificato contattando il Centro Screening.Nel caso fosse necessario effettuare ulteriori accertamenti, si riceverà una telefonata dal Centro Screening per fissare un nuovo appuntamento per gli approfondimenti diagnostici richiesti. • Screening del tumore del collo dell’uteroÈ rivolto alle donne assistite dalla Asl di Sassari di età compresa tra 25 e 64 anni.Prevede l’esecuzione di un Pap test ogni tre anni, che consiste nel prelievo di alcune cellule superficiali del collo dell’utero e permette di individuare precocemente lesioni precancerose e tumori in fase iniziale.Le donne che rientrano nella fascia di età prevista riceveranno l’invito a partecipare tramite una lettera inviata a casa, con l’indicazione del giorno, orario e sede di effettuazione del Pap test. L’appuntamento può essere modificato contattando il Centro Screening.Nel caso fosse necessario effettuare ulteriori accertamenti, si riceverà una telefonata dal Centro Screening per fissare un nuovo appuntamento per gli approfondimenti diagnostici richiesti. • Screening del tumore del colon-rettoÈ rivolto a donne e uomini assistiti dalla Asl di Sassari di età compresa tra 50 e 69 anni.Prevede, ogni due anni, la ricerca del sangue occulto nelle feci (SOF test). Si tratta di un test non invasivo che permette di individuare anche piccole tracce di sangue non visibili a occhio nudo e di identificare precocemente eventuali lesioni o tumori.Le persone ricevono una lettera personalizzata con le indicazioni per ritirare il kit presso una farmacia aderente al programma. Il campione viene raccolto a domicilio e successivamente riconsegnato in farmacia.Nel caso fosse necessario effettuare ulteriori accertamenti, si riceverà una telefonata dal Centro Screening per fissare un nuovo appuntamento per gli approfondimenti diagnostici richiesti.Se l’esito del test risulta normale/negativo il centro di screening invia una lettera a casa con l’esito e, dopo due anni per screening mammografico e colon retto e tre anni per screening cervicocarcinoma, invia una nuova lettera con l’invito a ripetere l’esame. Se invece l’esito del test è dubbio/positivo e necessita di un approfondimento, il cittadino viene contattato telefonicamente da un operatore sanitario del centro screening e invitato ad effettuare esami di approfondimento diagnostico e a concordare un appuntamento con agende dedicate, gratuitamente e senza necessità di impegnativa. Chi non avesse ricevuto la lettera di invito può richiederne una copia o riprogrammare l’appuntamento:• chiamando il numero verde 800663355 o il numero 079/2062213• inviando una mail all’indirizzo prenotascreening@aslsassari.it“Gli screening oncologici sono programmi organizzati di sanità pubblica che consentono, attraverso test accurati e non invasi, di individuare precocemente eventuali tumori o lesioni precancerose, aumentando la possibilità di guarigione e riducendo la mortalità. Accompagnano il cittadino in un percorso di cura che garantisce la presa in carico dall’invito ad eseguire l’esame di screening fino gli eventuali approfondimenti diagnostici e al follow up, anch’essi gratuiti. La tempestiva anticipazione diagnostica del tumore è la prima strategia che consente le maggiori probabilità di guarigione”, spiegaAntonio Lorenzo Spano, direttore generale della Asl di Sassari. La StrutturaLa Sc di Prevenzione e promozione della salute della Asl di Sassari si trova nel Complesso sanitario di Rizzeddu, in via Rizzeddu 21/B, palazzina B, a Sassari: la struttura e’ a disposizione della popolazione per le attività di screening oncologico.Per avere informazioni o chiedere di aderire agli screening è possibile contattare il numero verde gratuito 800663355 o il numero 079/2062213 (disponibili dal lunedì al venerdì dalle ore 09.00 alle 13.00 e il martedì dalle ore 15.00 alle 16.30) oppure inviare una mail all’indirizzo prenotascreening@aslsassari.itL’Asl di Sassari in questi giorni sta potenziando il personale del centralino al fine di dare una risposta sempre più tempestiva alla popolazione.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO5
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
67.0/100
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A
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Criteri Critici
Mesotelioma, il farmaco sperimentale che mette il tumore contro se stesso: colpisce il suo “scudo” antiossidante Mondosanità
Vietato in Italia dal 1992, l’amianto continua a presentare il suo conto: 37.003 casi di mesotelioma sono stati diagnosticati fra il 1993 e il 2021, secondo l’ultimo rapporto del Registro nazionale dei mesoteliomi dell’Inail. Oltre il 93% ha colpito la pleura, la membrana che riveste i polmoni, mentre il 57% dei casi censiti riguarda residenti in Lombardia, Piemonte, Liguria ed Emilia-Romagna. È contro questa eredità tardiva e micidiale che un gruppo internazionale, coordinato anche dall’Università del Vermont e dall’Università di Leicester, ha sperimentato una strategia sorprendente: non difendere le cellule dallo stress ossidativo, ma esasperarlo fino a rivolgerlo contro il tumore.
Lo studio, pubblicato su Nature Communications, ha come protagonisti il farmaco sperimentale RSO-021, formulazione clinica del tiostrepton, e la perossiredossina 3 (PRX3), una proteina che protegge i mitocondri dall’accumulo di perossido di idrogeno. Per intenderci, i mitocondri sono le centrali energetiche della cellula; PRX3 svolge al loro interno il lavoro di una valvola di sicurezza, scaricando una parte della pressione chimica prima che diventi distruttiva. Il tiostrepton blocca proprio questa valvola.
Il motivo è semplice, anche se il meccanismo biologico è assai complesso. Le cellule tumorali producono grandi quantità di specie reattive dell’ossigeno, molecole che, entro certi limiti, alimentano segnali utili alla crescita; quando però diventano troppe, danneggiano proteine, lipidi e DNA. Il tumore vive dunque in un equilibrio paradossale: sfrutta il fuoco ossidativo, ma deve impedire che l’incendio divampi. Per riuscirci rafforza le proprie difese antiossidanti, fra le quali figura appunto PRX3.
Ecco come interviene RSO-021: il tiostrepton si lega a PRX3 e ne ostacola la funzione; il perossido di idrogeno aumenta; i mitocondri perdono stabilità; la cellula può infine essere indotta all’apoptosi, cioè alla morte cellulare programmata. In laboratorio, la rimozione genetica di PRX3 ha compromesso fortemente la crescita del mesotelioma, mentre il farmaco ha indotto apoptosi in campioni tumorali prelevati da pazienti, con una sensibilità variabile da un campione all’altro. Ma non è tutto. I ricercatori hanno individuato in SLC7A11 un possibile meccanismo di resistenza, un indizio che potrebbe servire per mettere a punto future combinazioni terapeutiche.
La prova più delicata è arrivata con il primo studio nell’uomo. La fase 1 ha coinvolto 15 pazienti affetti da versamento pleurico maligno — un accumulo di liquido nello spazio che circonda i polmoni —, 12 dei quali avevano un mesotelioma pleurico già progredito dopo le terapie standard. RSO-021 è stato somministrato una volta alla settimana direttamente nello spazio pleurico, attraverso un catetere già presente: in questo modo si è cercato di concentrare il farmaco accanto al tumore, limitandone al tempo stesso la diffusione nel resto dell’organismo.
Alla dose di 90 milligrammi, nei sette pazienti trattati non sono state osservate tossicità tali da impedire un ulteriore aumento della dose; eventi di grado 3 sono invece comparsi alle dosi superiori. Quanto all’efficacia, il dato più vistoso va letto senza fretta: dopo 12 settimane, sei dei nove pazienti valutabili, vale a dire il 67%, mostravano un controllo della malattia. Uno solo, tuttavia, aveva ottenuto una risposta parziale; negli altri cinque il tumore era rimasto stabile. La sopravvivenza mediana senza progressione è stata di 18 settimane e, in un paziente, la risposta parziale si è protratta fino alla trentesima.
Si tratta dunque di un segnale clinico interessante, non ancora della dimostrazione di una nuova cura. Il campione è minuscolo; manca un gruppo di controllo; non è stato eseguito un confronto randomizzato con i trattamenti disponibili e, soprattutto, una fase 1 serve anzitutto a stabilire sicurezza, tollerabilità e dose. Anche la diminuzione del liquido pleurico osservata durante il trattamento non può essere attribuita con certezza a RSO-021: come precisano gli stessi autori, il catetere può già modificare il versamento.
Da notare, inoltre, un elemento necessario per valutare correttamente i risultati: lo studio è stato finanziato e sponsorizzato da RS Oncology; diversi autori hanno dichiarato consulenze o partecipazioni nella società e uno di loro figura come inventore di un brevetto relativo alla formulazione del tiostrepton. Tutto ciò non cancella i dati, ma impone verifiche indipendenti e ben più ampie.
I risultati hanno intanto consentito il passaggio alla fase 2. L’ipotesi biologica è originale e, per un Paese come l’Italia, gravato ancora dalle conseguenze dell’amianto, non è di poco conto: sottrarre al mesotelioma lo strumento con cui spegne lo stress prodotto dal suo stesso metabolismo. Resta ora da vedere, su numeri molto maggiori, se questa vulnerabilità potrà trasformarsi da promettente crepa nel sistema di difesa del tumore in una terapia vera e propria.
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Gibson V, Dzialo J, Messier T, et al. Preclinical characterization and phase 1 clinical testing of targeting mitochondrial peroxiredoxin 3 in cancer. Nature Communications. 2026;17:5929. doi: 10.1038/s41467-026-75153-y.
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📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
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Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
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Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
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45.6/100
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C
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Criteri Critici
La terapia con nanoparticelle controlla la proliferazione delle cellule tumorali. vietnam.vn
Secondo quanto riportato dal corrispondente dell'agenzia di stampa vietnamita a Tel Aviv, gli scienziati israeliani stanno studiando un nuovo metodo per la cura del cancro in cui le nanoparticelle, anziché trasportare farmaci chemioterapici, sono progettate per trasmettere segnali biologici alle cellule tumorali, con l'obiettivo di arrestarne la divisione. Il dottor Assaf Zinger in laboratorio. Foto: LinkedIn La ricerca è stata condotta presso il Dipartimento di Ingegneria Chimica Wolfson del Technion Institute of Technology in Israele. Il dottor Assaf Zinger e i suoi colleghi hanno creato nanoparticelle cave, prive di farmaci chemioterapici, e le hanno poi integrate su proteine di membrana derivate dai globuli bianchi. Questo approccio si differenzia dai metodi che utilizzano principalmente le nanoparticelle come veicolo per veicolare farmaci ai tumori. Invece di somministrare sostanze chimiche per uccidere le cellule cancerose, il team di ricerca mira a utilizzare le nanoparticelle per trasmettere un "messaggio biologico" alla cellula, intimandole essenzialmente di "smettere di dividersi". In collaborazione con i medici del RambamMedicalCenter, il team si sta attualmente concentrando sullo studio dei tumori solidi, tra cui il carcinoma mammario triplo negativo, una forma di tumore al seno difficile da trattare. La ricerca esamina non solo le cellule cancerose stesse, ma anche il complesso ambiente che circonda il tumore e il modo in cui le nanoparticelle interagiscono con esso. Tuttavia,gli scienziatisottolineano che la tecnologia è ancora in fase di ricerca e che esiste un ampio divario tra i risultati di laboratorio e la possibilità di trattare gli esseri umani. Zinger ha affermato che molti metodi possono dare buoni risultati nei modelli animali, ma non sono ancora in grado di produrre effetti simili sui pazienti. La ricerca sulle nanoparticelle è una delle tante nuove direzioni tecnologiche sviluppate dal Technion. Nel laboratorio atomico ultrafreddo, gli scienziati dell'università studiano simultaneamente i sistemi quantistici per risolvere problemi che vanno oltre le capacità dei computer convenzionali, mentre altri gruppi si concentrano sull'intelligenza artificiale (IA) e sulle sue applicazioni in ambito scientifico e ingegneristico. Secondo la professoressa Lihi Zelnik-Manor, vicepresidente del Technion per le relazioni esterne e lo sviluppo delle risorse, l'obiettivo dell'istituto non è solo quello di individuare una specifica tecnologia innovativa, ma anche di costruire le risorse umane, le conoscenze e l'ecosistema necessari per le tecnologie le cui potenziali applicazioni non sono ancora del tutto comprese. DUC TRUNG Fonte: https://baocantho.com.vn/phuong-method-hat-nano-dieu-khien-te-bao-ung-thu-ngung-sinh-soi-a215667.html
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Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
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Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
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65.9/100
Punteggio Totale
A
Valutazione
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Criteri Critici
Tumori e guerra. Aiom: “A Gaza assistenza oncologica azzerata. Aderiamo al manifesto Oms per le cure nei conflitti” Quotidiano Sanità
Sessantuno milioni di tonnellate di detriti, pari al volume di 25 torri Eiffel, e circa il 15% delle macerie potenzialmente contaminato da amianto, rifiuti industriali o metalli pesanti. Sono i numeri richiamati da AIOM e Fondazione AIOM in apertura delle Giornate dell’etica, dedicate quest’anno a “Guerra, salute globale e oncologia”. Le stime sono in linea con quanto indicato dall’UNEP, secondo cui la distruzione nella Striscia di Gaza ha prodotto oltre 61 milioni di tonnellate di detriti e una quota significativa di rovine potrebbe essere a rischio di contaminazione se i flussi di rifiuti non vengono separati precocemente.
Per gli oncologi italiani, l’amianto mescolato alle macerie rappresenta un ostacolo rilevante alle operazioni di bonifica e un rischio sanitario destinato a protrarsi nel tempo. L’esposizione alle fibre di amianto è associata a neoplasie come mesotelioma pleurico, carcinoma del polmone, della laringe e dell’ovaio.
“Assistenza oncologica azzerata nei territori palestinesi”
Accanto al rischio ambientale, AIOM richiama l’impatto immediato della guerra sui percorsi di cura. I conflitti armati, sottolinea l’Associazione, interrompono diagnosi e trattamenti, danneggiano infrastrutture e catene di approvvigionamento dei farmaci, e pongono pazienti e operatori sanitari in condizioni di estrema vulnerabilità.
“Nelle Regioni colpite da conflitti”, spiega Massimo Di Maio, presidente AIOM, “i pazienti oncologici affrontano sfide urgenti dovute alla mancanza dei farmaci anticancro, ai danni agli ospedali, alla carenza di personale e alle difficoltà negli spostamenti da e per i luoghi di cura anche per il malfunzionamento delle strutture sanitarie, sovraccaricate da feriti di guerra”.
Secondo Di Maio, a Gaza la situazione era già critica prima del 7 ottobre 2023 e si è aggravata con il conflitto. “Dopo la distruzione, nel 2025, dell’ospedale turco-palestinese, l’unica struttura specializzata per il trattamento del cancro nella Striscia, circa 10.000 pazienti oncologici non hanno più ricevuto le diagnosi e le cure specialistiche, i farmaci e i trattamenti necessari”, afferma.
Il centro, riferisce AIOM, disponeva di 200 posti letto ed era il riferimento per chemioterapia e formazione oncologica. Oggi, sostiene Di Maio, “a Gaza l’oncologia non esiste più” e i pazienti continuano a incontrare difficoltà nell’ottenere il permesso di lasciare la Striscia attraverso Rafah per accedere a cure mediche specialistiche.
Secondo quanto riportato dagli oncologi, sarebbero circa 5.000 i pazienti in attesa dell’autorizzazione a partire. “Secondo i medici di Gaza, le persone colpite dal cancro nella Striscia stanno morendo a un ritmo da due a tre volte superiore rispetto a prima dell’inizio della guerra”, afferma il presidente AIOM.
Il confronto con l’Ucraina
AIOM e Fondazione AIOM richiamano anche il caso dell’Ucraina, dove, nonostante i danni, la carenza di personale sanitario e le interruzioni delle forniture, l’accesso alle cure oncologiche essenziali nelle aree controllate dal Governo sarebbe stato in gran parte ripristinato entro sei mesi dall’invasione russa del febbraio 2022.
Oggi, riferiscono gli oncologi, la maggior parte dei pazienti riceve assistenza nei centri regionali più vicini al domicilio, mentre chi necessita di farmaci innovativi o terapie non disponibili continua a recarsi all’estero grazie alla protezione temporanea della Commissione europea, che garantisce agli ucraini un accesso all’assistenza sanitaria pari a quello dei cittadini dell’Unione europea.
“La rapida ripresa dell’Ucraina evidenzia il valore della mobilità transfrontaliera strutturata, del coordinamento centralizzato e della collaborazione internazionale, modelli che potrebbero migliorare l’assistenza oncologica anche in altri contesti bellici”, afferma Francesco Perrone, presidente Fondazione AIOM.
Perrone: “Screening e prevenzione finiscono in secondo piano”
Per Perrone restano però aperte criticità importanti anche nel contesto ucraino. Il sistema sanitario, osserva, è oggi fortemente dipendente da sovvenzioni e prestiti internazionali per sostenere i servizi essenziali, compresa l’assistenza oncologica, mentre le entrate interne sono in gran parte destinate alla difesa.
“Nei contesti di guerra, prevale la preoccupazione per la sopravvivenza immediata, pertanto screening oncologici e prevenzione restano in secondo piano”, sottolinea Perrone. Questo può determinare una riduzione delle diagnosi precoci e, nel tempo, un incremento della mortalità evitabile per tumore.
A preoccupare sono anche l’interruzione degli studi clinici, la discontinuità terapeutica, la riconversione degli ospedali verso la medicina d’urgenza e la rottura delle catene di approvvigionamento dei farmaci.
Berardi: “Le guerre creano una biosfera contaminata”
“Oltre ai morti e ai feriti e agli enormi ostacoli alla cura dei pazienti oncologici, le attività belliche creano una ‘biosfera della guerra’ nella quale l’aria e l’acqua sono contaminate con metalli pesanti e sostanze cancerogene, che derivano dai residui bellici e dalle macerie”, afferma Rossana Berardi, presidente eletto AIOM.
Secondo Berardi, salute dell’ambiente e salute delle persone devono essere lette insieme, in un approccio One Health. “In particolare, l’amianto rappresenta un fattore di rischio oncologico presente in numerose aree di conflitto. A Gaza siamo di fronte a una trappola chimica con macerie miste a residui contaminati”.
Il problema riguarda anche l’Ucraina, dove l’amianto è stato utilizzato in edilizia fino a tempi recenti ed è stato vietato solo nel 2017, mentre in Italia il divieto risale al 1992. Secondo quanto richiamato da AIOM, la distruzione degli edifici può liberare fibre di amianto nell’atmosfera, con effetti che potrebbero emergere dopo decenni, considerata la lunga latenza tra esposizione all’asbesto e tumori correlati.
AIOM annuncia l’adesione ai principi del manifesto per migliorare l’assistenza oncologica nelle popolazioni colpite dai conflitti, pubblicato su The Lancet dopo il primo Global Summit on War and Cancer, svoltosi nel dicembre 2023. Il manifesto richiama la necessità di una collaborazione internazionale per sviluppare servizi oncologici specifici sia nelle emergenze umanitarie acute sia nei contesti di crisi prolungata.
Tra le raccomandazioni indicate figurano il rispetto delle Convenzioni di Ginevra per la protezione del personale medico, il divieto di attacchi contro le strutture sanitarie e la tutela dei diritti dei pazienti, compresi quelli con diagnosi di cancro.
“AIOM aderisce ai principi del manifesto ed è pronta a contribuire concretamente alla cooperazione internazionale”, conclude Di Maio, “mobilitando le competenze e l’impegno dei propri soci e dell’intera comunità oncologica italiana, promuovendo iniziative di sensibilizzazione dell’opinione pubblica e sollecitando le istituzioni ad assumere impegni e interventi concreti per tutelare il diritto alla cura dei pazienti oncologici anche nei contesti di guerra”.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?4
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
52.2/100
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B
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❌
Criteri Critici
Oncologia pediatrica, l’Europa alza l’asticella: nuove linee guida per un futuro di cure più equo insalutenews.it
Roma, 18 settembre 2026 – Eliminare le disparità nelle cure dei bambini e degli adolescenti affetti da tumore, contribuendo a creare in tutta Europa un contesto più equo per i giovani pazienti oncologici. È questo l’obiettivo degli “European Standards of Care for Children and Adolescents with Cancer”, le nuove linee guida che intendono garantire lo stesso livello di cura ad ogni giovane malato di cancro, indipendentemente dal Paese europeo in cui vive.
Questo documento, aggiornato rispetto all’edizione del 2008, è frutto del lavoro dell’European Society for Paediatric Oncology Europe (SIOPE) e della Childhood Cancer International – Europe (CCI-E). Il testo ufficiale è finalmente disponibile anche in lingua italiana grazie alla traduzione curata dalla Federazione Italiana Associazioni Genitori e Guariti Oncoematologia Pediatrica (FIAGOP) con la supervisione dell’Associazione Italiana di Ematologia e Oncologia Pediatrica (AIEOP), che ne hanno avviato la diffusione a tutte le strutture oncologiche italiane in occasione del Settembre d’Oro, la campagna annuale di sensibilizzazione contro il cancro pediatrico.
Il documento, articolato in undici capitoli per un totale di 130 pagine, è stato scritto da oncologi pediatrici, giovani professionisti e rappresentanti dei pazienti. Affronta gli ambiti fondamentali dell’assistenza, coprendo ogni fase del percorso oncologico, dalla diagnosi al trattamento, dalla sopravvivenza alle cure palliative fino alla collaborazione transfrontaliera.
Sette sono i pilastri fondamentali: organizzazione dei reparti ospedalieri e team multidisciplinari, che includano oncologi pediatrici certificati, infermieri specializzati, chirurghi, radioterapisti, psicologi e assistenti sociali; somministrazione dei trattamenti e accesso all’innovazione con diritto di accesso equo a farmaci e terapie di nuova generazione; cure di supporto e gestione dei sintomi con terapia del dolore tramite approcci farmacologici e integrati; supporto psicosociale e riabilitazione con programmi fisioterapici e cognitivi; cure palliative pediatriche sin dalle fasi precoci della malattia e non solo nelle fasi terminali; follow-up a lungo termine e transizione guidata tra il sistema di cure pediatriche a quello per l’età adulta; ruolo dei pazienti e advocacy, con il riconoscimento del ruolo cruciale delle associazioni di genitori e pazienti.
“La diffusione anche in Italia dei nuovi Standard europei di cura per bambini e adolescenti affetti da tumore rappresenta uno strumento prezioso – ha dichiarato il presidente della FIAGOP, Sergio Aglietti – non solo per orientare la pratica clinica e ospedaliera nel settore dell’oncologia pediatrica, ma anche per contribuire a ridurre al minimo le disuguaglianze nell’assistenza sanitaria in tutta Europa. L’attuazione di queste linee guida potrà dunque garantire cure eccellenti e anche un futuro migliore ai minori colpiti da tumore, a prescindere dal loro Paese di residenza”.
“AIEOP è in linea con le linee guida internazionali: abbiamo costruito una checklist dedicata ai nostri centri – ha aggiunto la presidente di AIEOP, Angela Mastronuzzi – che raccoglie e verifica tutti gli elementi essenziali per una cura di qualità, dalle competenze multidisciplinari ai servizi, ai requisiti tecnici e organizzativi necessari per la presa in carico del paziente pediatrico oncoematologico. È un lavoro che facciamo al fianco di FIAGOP con un obiettivo chiaro: prenderci cura sempre meglio e accompagnare sempre di più. Perché curare un bambino o un adolescente significa occuparsi della sua intera vita: del tempo della terapia e del tempo lungo del dopo, della scuola, delle relazioni, del suo diventare grande”.
La campagna Settembre d’Oro, sul tema “Accendi d’Oro, Accendi la Speranza 2026”, vedrà FIAGOP e le 33 associazioni aderenti in tutta Italia impegnate in particolare dal 21 al 28 settembre. In grandi città e anche in piccoli centri saranno illuminati di notte con luce dorata importanti monumenti, palazzi storici e luoghi simbolici, allo scopo di “accendere” l’attenzione del grande pubblico e degli stakeholder sui temi dell’oncoematologia pediatrica. Durante la campagna, sarà distribuito al pubblico il “Gold Ribbon”, il famoso nastrino dorato simbolo della lotta al cancro pediatrico. Inoltre, sarà lanciato il progetto “Ti voglio una sacca di bene” per promuovere la donazione di sangue a favore dei giovani malati oncologici, in collaborazione con i principali centri trasfusionali pediatrici sul territorio italiano.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
37.8/100
Punteggio Totale
C
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Criteri Critici
Raro caso di melanoma primitivo pubblicato su Frontiers in Oncology Ciociaria Oggi
Un caso clinico estremamente raro, affrontato all’ospedale San Benedetto di Alatri, è ora al centro di una pubblicazione scientifica internazionale. Si tratta di un melanoma primitivo dell’intestino tenue, una forma tumorale che ha avuto un numero molto limitato di casi documentati a livello mondiale.
La vicenda ha riguardato un paziente di settantasette anni, ricoverato nel reparto di Medicina di Alatri dopo un’improvvisa emorragia gastrointestinale accompagnata da una grave anemia. Gli esami diagnostici e radiologici eseguiti durante il ricovero hanno consentito di individuare una lesione localizzata nell’ileo prossimale.
Il paziente è stato quindi sottoposto a un intervento chirurgico presso il nosocomio alatrense. L’équipe della UOC Chirurgia Generale Frosinone-Alatri, composta dal dottor Pierfrancesco Di Cello e dal dottor Raffaele Palmieri, ha eseguito una laparoscopia esplorativa procedendo successivamente alla rimozione del tratto di intestino interessato dalla lesione.
Il caso ha richiesto particolare attenzione anche dal punto di vista diagnostico. La presenza di un melanoma a livello intestinale porta infatti generalmente a ipotizzare una localizzazione secondaria, ovvero una metastasi proveniente da un melanoma sviluppatosi in un’altra sede, come la pelle o l’occhio. In questo caso, invece, gli accertamenti hanno portato alla diagnosi di melanoma primitivo dell’intestino tenue, quindi originato direttamente nel tratto intestinale.
Il percorso clinico e chirurgico seguito ad Alatri è stato descritto in un recente studio pubblicato sulla rivista internazionale Frontiers in Oncology. Alla pubblicazione hanno contribuito professionisti della ASL di Frosinone insieme a specialisti e ricercatori di diverse strutture universitarie.
Un risultato che porta così all’attenzione della comunità scientifica internazionale un’esperienza maturata all’interno dell’ospedale San Benedetto e relativa a una patologia di eccezionale rarità.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
56.7/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Un tablet al letto del paziente: così al Pascale la terapia diventa digitale Il Mattino
Anche la medicina si avvia sempre più alla completa digitalizzazione: al Pascale di Napoli i pazienti oncologici sono tracciati attraverso l'utilizzo di un semplice tablet.
Il medico arriva al letto del paziente, inquadra il braccialetto e sullo schermo del dispositivo compare la terapia. Non deve tornare alla postazione del computer né cercare la cartella tra i fascicoli. Quando arriva il farmaco, anche quello viene identificato e associato al paziente: dose, lotto, scadenza e ora della somministrazione finiscono nello stesso sistema.
APPROFONDIMENTI Ospedale San Paolo, primo intervento con il Robot Da Vinci presso la Unità Operativa Complessa di Urologia SalvaSalvata Da Napoli la nuova sfida contro il cancro, capire dove vive ogni cellula SalvaSalvata Il Pascale di Napoli porta in città i grandi nomi della lotta al cancro SalvaSalvata
Napoli, raccolti 60mila euro al Nabilah per la Fondazione Melanoma ETS di Paolo Ascierto
È così che una parte delle terapie oncologiche vengono digitalizzate. Il progetto è partito da un reparto chirurgico ed è stato poi esteso man mano. Oggi riguarda circa il 90 per cento dei reparti dell'Istituto. Nei percorsi interessati, la documentazione cartacea è stata eliminata e il tempo necessario per recuperare le informazioni sui pazienti si è dimezzato.
«Le nostre priorità sono la sicurezza del paziente e il mantenimento dei più elevati standard nella gestione del farmaco - spiega Rocco Saviano, dirigente responsabile per la Transizione al digitale del Pascale - Una cartella clinica digitale unica garantisce la piena tracciabilità della prescrizione e della somministrazione, consentendo di offrire a ogni paziente la terapia giusta, al momento giusto».
Un cambiamento pratico che si vede soprattutto nel lavoro quotidiano. Il medico verifica la terapia direttamente al letto, mentre il personale infermieristico registra la somministrazione senza dover ricorrere a una successiva trascrizione su carta. Il farmaco viene identificato attraverso il codice a barre e associato al paziente, con la registrazione dei dati relativi anche a lotto e scadenza.
«Con i tablet ET4-HC, i medici possono ora svolgere le proprie attività senza dover tornare a una postazione fissa o trascrivere tutto su carta al letto del paziente», spiega Piera Maiolino, direttrice della Farmacia del Pascale. «Ogni passaggio viene tracciato, - continua - facilitando il passaggio di consegne tra i turni e garantendo una tracciabilità completa dalla farmacia al letto del paziente, oltre a semplificare il controllo delle scorte».
La digitalizzazione consente inoltre di seguire in modo più preciso il percorso dei medicinali all'interno dell'ospedale e di avere informazioni aggiornate su scorte e consumi.
L'aspetto che più beneficia di questa svolta digitale è il tempo risparmiato.
«Il tempo risparmiato nel recupero dei dati dei pazienti, considerando che in passato era necessario consultare i fascicoli cartacei, ha di fatto dimezzato il tempo dedicato a queste attività - racconta Rocco Saviano - Un tempo che oggi viene reinvestito nella cura del paziente».
La sperimentazione, intanto, continua ad allargarsi. Tra i prossimi sviluppi ci sono la gestione delle terapie con dosaggi calcolati in base al peso del paziente e una maggiore tracciabilità dei farmaci che vengono trasferiti da un reparto all'altro.
«La trasformazione digitale – afferma il direttore generale del polo oncologico, Maurizio di Mauro - ha valore quando riesce a migliorare concretamente il lavoro degli operatori e, di conseguenza, l'assistenza ai pazienti. In questo caso significa avere informazioni più precise e immediate, ridurre i passaggi manuali e soprattutto recuperare tempo che può essere dedicato alla cura. Il nostro obiettivo è continuare su questa strada, portando l'innovazione dove può tradursi in maggiore sicurezza e in un'organizzazione più efficiente dell'ospedale».
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
60.0/100
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B
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✅
Criteri Critici
Per decenni la popolazione della Striscia di Gaza - in un contesto in cui l’assistenza oncologica è stata del tutto azzerata dalla guerra - resterà esposta al rischio di sviluppare...
Ucraina, prevenzione in bilico
Molto diversa la situazione in Ucraina, dove, nonostante i danni, la carenza di personale sanitario e le interruzioni delle forniture, l’accesso alle cure oncologiche essenziali, nelle aree controllate dal Governo, è stato in gran parte ripristinato entro 6 mesi dall’invasione russa, avvenuta nel febbraio 2022. Oggi la maggior parte dei pazienti riceve assistenza nei centri regionali più vicini al proprio domicilio, mentre coloro che necessitano di farmaci innovativi o terapie non disponibili continuano a recarsi all’estero grazie alla protezione temporanea della Commissione europea, che garantisce agli ucraini un accesso all’assistenza sanitaria pari a quello dei cittadini dell’Unione europea.
«La rapida ripresa dell’Ucraina evidenzia il valore della mobilità transfrontaliera strutturata, del coordinamento centralizzato e della collaborazione internazionale, modelli che potrebbero migliorare l’assistenza oncologica anche in altri contesti bellici – afferma Francesco Perrone, Presidente Fondazione Aiom -. Ciononostante, diverse sfide a lungo termine minacciano la ripresa postbellica della cura del cancro nel Paese. Il sistema sanitario ucraino oggi è completamente dipendente da sovvenzioni e prestiti internazionali per sostenere i servizi essenziali, compresa l’assistenza oncologica, poiché le entrate interne sono in gran parte destinate alla difesa. L’incertezza sui finanziamenti a lungo termine può mettere a repentaglio i programmi di prevenzione, diagnosi e trattamento del cancro».
«Nei contesti di guerra, prevale la preoccupazione per la sopravvivenza immediata, pertanto screening oncologici e prevenzione restano in secondo piano – continua Perrone -. Questo determina una riduzione delle diagnosi precoci e, in pochi anni, un incremento della mortalità per tumore evitabile. In secondo luogo, si interrompono gli studi clinici e la continuità terapeutica, anche per le difficoltà di spostamento dei pazienti, la riconversione degli ospedali verso la medicina d’urgenza e la rottura delle catene di approvvigionamento dei farmaci. Preoccupa che l’attacco alle strutture sanitarie sia sempre più frequente nei conflitti a livello globale, in aperta violazione delle Convenzioni di Ginevra». Oltre alla distruzione dell’ospedale turco-palestinese a Gaza, va ricordato l’attacco russo nel luglio 2024 contro il centro di oncologia pediatrica più grande dell’Ucraina, l’Okhmatdyt Hospital di Kiev, nel quale sono rimasti feriti 300 pazienti pediatrici e 600 sono stati evacuati.
La biosfera tossica della guerra
«Oltre ai morti e ai feriti e agli enormi ostacoli alla cura dei pazienti oncologici, le attività belliche creano una “biosfera della guerra” nella quale l’aria e l’acqua sono contaminate con metalli pesanti e sostanze cancerogene, che derivano dai residui bellici e dalle macerie – sottolinea Rossana Berardi, Presidente eletto Aiom -. Salute dell’ambiente e delle persone sono strettamente legate, in un approccio One Health. In particolare, l’amianto rappresenta un fattore di rischio oncologico presente in numerose aree di conflitto. A Gaza siamo di fronte a una trappola chimica con macerie miste a residui contaminati. Anche in Ucraina, questo materiale è stato utilizzato in maniera estensiva in edilizia fino a tempi recenti – continua Rossana Berardi -. Nel Paese, infatti, è stato vietato solo nel 2017, in Italia nel 1992. Lo United Nations Office for Disaster Risk Reduction ritiene che circa il 60% dei tetti in Ucraina sia rinforzato con amianto. La massiccia distruzione degli edifici sta creando milioni di tonnellate di detriti pericolosi. Dalle macerie e durante i crolli e incendi in seguito ai bombardamenti, le fibre di amianto vengono rilasciate in atmosfera dove sono respirate dalla popolazione. I danni non sono quantificabili nel breve termine, ma saranno evidenti fra decenni, perché la latenza fra l’esposizione all’asbesto e lo sviluppo dei tumori correlati è di oltre 40 anni. L’impatto complessivo sulla salute di queste guerre non si fermerà per generazioni».
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
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40.4/100
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Criteri Critici
Tumore al colon rimosso senza chirurgia: intervento innovativo a Campostaggia Siena News
A volte evitare la sala operatoria passa da un endoscopio. All’ospedale di Campostaggia, per la prima volta, una neoplasia del colon è stata rimossa completamente con una tecnica endoscopica innovativa, consentendo alla paziente di evitare un intervento chirurgico demolitivo e di essere dimessa già il giorno successivo.
L’intervento è stato eseguito il 30 giugno dall’équipe endoscopica diretta dalla dottoressa Tania Banducci. La paziente presentava una neoplasia del colon destro che si era già ripresentata più volte e che coinvolgeva in parte la valvola ileo-cecale, la zona che collega l’intestino tenue al colon. I precedenti tentativi di asportazione, effettuati in altre sedi, insieme alla particolare posizione della lesione, avrebbero reso necessario ricorrere a un intervento chirurgico più invasivo.
A Campostaggia è stata invece utilizzata la FTR, “full thickness resection”, letteralmente resezione a tutto spessore. Si tratta di una procedura mininvasiva che permette, attraverso l’endoscopia, di rimuovere l’intera porzione della parete intestinale interessata dalla lesione. Può essere impiegata in casi accuratamente selezionati per alcune lesioni precancerose o tumori invasivi nelle fasi iniziali, con l’obiettivo di ottenere la completa asportazione evitando la chirurgia.
Grazie alle nuove tecnologie e agli strumenti endoscopici disponibili, l’équipe di Campostaggia è riuscita a rimuovere completamente la neoplasia senza complicanze e, soprattutto, preservando l’organo.
La paziente è stata dimessa in ottime condizioni cliniche il giorno successivo. A dare ulteriore peso al risultato è stato poi l’esame istologico del tessuto asportato, che, secondo quanto comunicato dall’azienda sanitaria, ha confermato l’efficacia curativa della procedura.
Un risultato che introduce così anche a Campostaggia una possibilità terapeutica in più per pazienti selezionati: intervenire su determinate lesioni del tratto gastrointestinale in maniera mininvasiva, riducendo il ricorso alla chirurgia tradizionale.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
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Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
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Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
63.7/100
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Criteri Critici
Oncologia e conflitti, l'allarme di Aiom: "A Gaza 15% detriti è contaminato da amianto" adnkronos.com
La guerra a Gaza ha generato 61 milioni di tonnellate di detriti, pari al volume di 25 torri Eiffel. Si stima che il 15% di queste rovine sia contaminato da amianto, rifiuti industriali o metalli pesanti. Una vera e propria catastrofe ambientale, che si aggiunge alle vittime del conflitto. L'amianto mescolato alle macerie rappresenta il principale ostacolo a qualsiasi operazione di bonifica. Per decenni la popolazione della Striscia resterà esposta al rischio di sviluppare tumori, come il mesotelioma pleurico, il carcinoma del polmone, della laringe e dell'ovaio, cioè le principali neoplasie legate all'esposizione alle fibre di amianto. Dall'altro lato, l'assistenza oncologica nei territori palestinesi è stata del tutto azzerata dalla guerra. I conflitti armati non sono solo un evento geopolitico: interrompono diagnosi e trattamenti, danneggiano ecosistemi, infrastrutture e catene di approvvigionamento di farmaci, espongono operatori e pazienti a vulnerabilità estreme. Aiom (Associazione italiana di oncologia medica) e Fondazione Aiom dedicano le Giornate dell'etica, che si aprono oggi a Erice (Trapani), a un tema di grande rilevanza sociale, cioè a 'Guerra, salute globale e oncologia'.
Gli oncologi italiani aderiscono al manifesto dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), pubblicato su The Lancet, per migliorare la cura delle persone colpite dal cancro nei contesti bellici e sono pronti a collaborazioni internazionali, con azioni concrete, dalla raccolta fondi per la ricostruzione delle infrastrutture di cure oncologiche al sostegno al personale sanitario. "Nelle Regioni colpite da conflitti - spiega Massimo Di Maio, presidente Aiom - i pazienti oncologici affrontano sfide urgenti dovute alla mancanza dei farmaci anticancro, ai danni agli ospedali, alla carenza di personale e alle difficoltà negli spostamenti da e per i luoghi di cura anche per il malfunzionamento delle strutture sanitarie, sovraccaricate da feriti di guerra. Ad esempio, a Gaza la situazione era già al limite prima del 7 ottobre 2023, giorno dell'attacco di Hamas a Israele. A causa del conseguente assedio totale imposto dalle autorità israeliane, gli ospedali hanno sofferto una grave mancanza di farmaci, cibo e carburante".
"Dopo la distruzione, nel 2025, dell'ospedale turco-palestinese, l'unica struttura specializzata per il trattamento del cancro nella Striscia, circa 10.000 pazienti oncologici non hanno più ricevuto le diagnosi e le cure specialistiche, i farmaci e i trattamenti necessari – continua Di Maio -. L'ospedale disponeva di 200 posti letto ed era il centro di riferimento per chemioterapia e formazione oncologica. Oggi a Gaza l’oncologia non esiste più, e i pazienti palestinesi continuano a incontrare difficoltà a ottenere il permesso di lasciare la Striscia attraverso Rafah per ricevere cure mediche specializzate. Si stima che siano 5.000 i pazienti oncologici in attesa di ricevere l'autorizzazione a partire. Secondo i medici di Gaza, le persone colpite dal cancro nella Striscia stanno morendo a un ritmo da 2 a 3 volte superiore rispetto a prima dell'inizio della guerra".
Molto diversa la situazione in Ucraina, "dove - secondo gli esperti Aiom - nonostante i danni, la carenza di personale sanitario e le interruzioni delle forniture, l'accesso alle cure oncologiche essenziali, nelle aree controllate dal Governo, è stato in gran parte ripristinato entro 6 mesi dall'invasione russa, avvenuta nel febbraio 2022. Oggi la maggior parte dei pazienti riceve assistenza nei centri regionali più vicini al proprio domicilio, mentre coloro che necessitano di farmaci innovativi o terapie non disponibili continuano a recarsi all’estero grazie alla protezione temporanea della Commissione europea, che garantisce agli ucraini un accesso all'assistenza sanitaria pari a quello dei cittadini dell'Unione europea".
"La rapida ripresa dell'Ucraina evidenzia il valore della mobilità transfrontaliera strutturata, del coordinamento centralizzato e della collaborazione internazionale, modelli che potrebbero migliorare l'assistenza oncologica anche in altri contesti bellici – afferma Francesco Perrone, presidente Fondazione Aiom -. Ciononostante, diverse sfide a lungo termine minacciano la ripresa postbellica della cura del cancro nel Paese. Il sistema sanitario ucraino oggi è completamente dipendente da sovvenzioni e prestiti internazionali per sostenere i servizi essenziali, compresa l'assistenza oncologica, poiché le entrate interne sono in gran parte destinate alla difesa. L'incertezza sui finanziamenti a lungo termine può mettere a repentaglio i programmi di prevenzione, diagnosi e trattamento del cancro".
"Nei contesti di guerra, prevale la preoccupazione per la sopravvivenza immediata, pertanto screening oncologici e prevenzione restano in secondo piano – continua Perrone -. Questo determina una riduzione delle diagnosi precoci e, in pochi anni, un incremento della mortalità per tumore evitabile. In secondo luogo, si interrompono gli studi clinici e la continuità terapeutica, anche per le difficoltà di spostamento dei pazienti, la riconversione degli ospedali verso la medicina d'urgenza e la rottura delle catene di approvvigionamento dei farmaci. Preoccupa che l'attacco alle strutture sanitarie sia sempre più frequente nei conflitti a livello globale, in aperta violazione delle Convenzioni di Ginevra".
"Oltre alla distruzione dell’ospedale turco-palestinese a Gaza - ribadiscono gli oncologi - va ricordato l'attacco russo nel luglio 2024 contro il centro di oncologia pediatrica più grande dell’Ucraina, l'Okhmatdyt Hospital di Kiev, nel quale sono rimasti feriti 300 pazienti pediatrici e 600 sono stati evacuati". "Oltre ai morti e ai feriti e agli enormi ostacoli alla cura dei pazienti oncologici, le attività belliche creano una 'biosfera della guerra' nella quale l'aria e l'acqua sono contaminate con metalli pesanti e sostanze cancerogene, che derivano dai residui bellici e dalle macerie – sottolinea Rossana Berardi, presidente eletto Aiom -. Salute dell'ambiente e delle persone sono strettamente legate, in un approccio One Health. In particolare, l'amianto rappresenta un fattore di rischio oncologico presente in numerose aree di conflitto. A Gaza siamo di fronte a una trappola chimica con macerie miste a residui contaminati".
"Anche in Ucraina, questo materiale è stato utilizzato in maniera estensiva in edilizia fino a tempi recenti - continua Berardi -. Nel Paese, infatti, è stato vietato solo nel 2017, in Italia nel 1992. Lo United Nations Office for Disaster Risk Reduction ritiene che circa il 60% dei tetti in Ucraina sia rinforzato con amianto. La massiccia distruzione degli edifici sta creando milioni di tonnellate di detriti pericolosi. Dalle macerie e durante i crolli e incendi in seguito ai bombardamenti, le fibre di amianto vengono rilasciate in atmosfera dove sono respirate dalla popolazione. I danni non sono quantificabili nel breve termine, ma saranno evidenti fra decenni, perché la latenza fra l'esposizione all'asbesto e lo sviluppo dei tumori correlati è di oltre 40 anni. L'impatto complessivo sulla salute di queste guerre non si fermerà per generazioni".
Alla fine del 2023 - ricordano da Aiom - "si è svolto il primo summit globale su guerra e cancro. Il direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus, nel discorso di apertura, ha evidenziato la vulnerabilità dei pazienti oncologici. Il summit si è concluso con la predisposizione di un manifesto, successivamente pubblicato su The Lancet". "Gli autori del manifesto - conclude Di Maio - chiedono una collaborazione internazionale per sviluppare servizi oncologici specifici nelle emergenze umanitarie acute e nei contesti a lungo termine ed elencano sette raccomandazioni per garantire la salvaguardia dei servizi oncologici durante i conflitti, tra cui il pieno rispetto delle Convenzioni di Ginevra per la protezione del personale medico, il divieto di attacchi contro le strutture sanitarie e la tutela dei diritti dei malati, compresi quelli con diagnosi di cancro. Aiom aderisce ai principi del manifesto ed è pronta a contribuire concretamente alla cooperazione internazionale, mobilitando le competenze e l'impegno dei propri soci e dell'intera comunità oncologica italiana, promuovendo iniziative di sensibilizzazione dell’opinione pubblica e sollecitando le istituzioni ad assumere impegni e interventi concreti per tutelare il diritto alla cura dei pazienti oncologici anche nei contesti di guerra".
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?5
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
63.7/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Gaza, la trappola delle macerie: 61 milioni di tonnellate di detriti e un’emergenza oncologica senza precedenti insalutenews.it
Il Presidente AIOM Massimo Di Maio: “L’assistenza oncologica nei territori palestinesi è stata del tutto azzerata dagli attacchi militari”
(immagine generata con IA)
Erice (Trapani), 18 settembre 2026 – La guerra a Gaza ha generato 61 milioni di tonnellate di detriti, pari al volume di 25 torri Eiffel. Si stima che il 15% di queste rovine sia contaminato da amianto, rifiuti industriali o metalli pesanti. Una vera e propria catastrofe ambientale, che si aggiunge alle vittime del conflitto. L’amianto mescolato alle macerie rappresenta il principale ostacolo a qualsiasi operazione di bonifica.
Per decenni la popolazione della Striscia resterà esposta al rischio di sviluppare tumori, come il mesotelioma pleurico, il carcinoma del polmone, della laringe e dell’ovaio, cioè le principali neoplasie legate all’esposizione alle fibre di amianto. Dall’altro lato, l’assistenza oncologica nei territori palestinesi è stata del tutto azzerata dalla guerra. I conflitti armati non sono solo un evento geopolitico: interrompono diagnosi e trattamenti, danneggiano ecosistemi, infrastrutture e catene di approvvigionamento di farmaci, espongono operatori e pazienti a vulnerabilità estreme.
AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) e Fondazione AIOM dedicano le Giornate dell’etica, che si aprono oggi a Erice (Trapani), a un tema di grande rilevanza sociale, cioè a “Guerra, salute globale e oncologia”. Gli oncologi italiani aderiscono al manifesto dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), pubblicato su “The Lancet”, per migliorare la cura delle persone colpite dal cancro nei contesti bellici e sono pronti a collaborazioni internazionali, con azioni concrete, dalla raccolta fondi per la ricostruzione delle infrastrutture di cure oncologiche al sostegno al personale sanitario.
“Nelle Regioni colpite da conflitti – spiega Massimo Di Maio, Presidente AIOM – i pazienti oncologici affrontano sfide urgenti dovute alla mancanza dei farmaci anticancro, ai danni agli ospedali, alla carenza di personale e alle difficoltà negli spostamenti da e per i luoghi di cura anche per il malfunzionamento delle strutture sanitarie, sovraccaricate da feriti di guerra. Ad esempio, a Gaza la situazione era già al limite prima del 7 ottobre 2023, giorno dell’attacco di Hamas a Israele. A causa del conseguente assedio totale imposto a Gaza dalle autorità israeliane, gli ospedali hanno sofferto una grave mancanza di farmaci, cibo e carburante”.
Prof. Massimo Di Maio
“Dopo la distruzione, nel 2025, dell’ospedale turco-palestinese, l’unica struttura specializzata per il trattamento del cancro nella Striscia, circa 10.000 pazienti oncologici non hanno più ricevuto le diagnosi e le cure specialistiche, i farmaci e i trattamenti necessari – continua il Presidente Di Maio – L’ospedale disponeva di 200 posti letto ed era il centro di riferimento per chemioterapia e formazione oncologica. Oggi a Gaza l’oncologia non esiste più, e i pazienti palestinesi continuano a incontrare difficoltà a ottenere il permesso di lasciare la Striscia attraverso Rafah per ricevere cure mediche specializzate. Si stima che siano 5.000 i pazienti oncologici in attesa di ricevere l’autorizzazione a partire. Secondo i medici di Gaza, le persone colpite dal cancro nella Striscia stanno morendo a un ritmo da due a tre volte superiore rispetto a prima dell’inizio della guerra”.
Molto diversa la situazione in Ucraina, dove, nonostante i danni, la carenza di personale sanitario e le interruzioni delle forniture, l’accesso alle cure oncologiche essenziali, nelle aree controllate dal Governo, è stato in gran parte ripristinato entro 6 mesi dall’invasione russa, avvenuta nel febbraio 2022. Oggi la maggior parte dei pazienti riceve assistenza nei centri regionali più vicini al proprio domicilio, mentre coloro che necessitano di farmaci innovativi o terapie non disponibili continuano a recarsi all’estero grazie alla protezione temporanea della Commissione europea, che garantisce agli ucraini un accesso all’assistenza sanitaria pari a quello dei cittadini dell’Unione europea.
“La rapida ripresa dell’Ucraina evidenzia il valore della mobilità transfrontaliera strutturata, del coordinamento centralizzato e della collaborazione internazionale, modelli che potrebbero migliorare l’assistenza oncologica anche in altri contesti bellici – afferma Francesco Perrone, Presidente Fondazione AIOM – Ciononostante, diverse sfide a lungo termine minacciano la ripresa postbellica della cura del cancro nel Paese. Il sistema sanitario ucraino oggi è completamente dipendente da sovvenzioni e prestiti internazionali per sostenere i servizi essenziali, compresa l’assistenza oncologica, poiché le entrate interne sono in gran parte destinate alla difesa. L’incertezza sui finanziamenti a lungo termine può mettere a repentaglio i programmi di prevenzione, diagnosi e trattamento del cancro”.
“Nei contesti di guerra, prevale la preoccupazione per la sopravvivenza immediata, pertanto screening oncologici e prevenzione restano in secondo piano – continua Francesco Perrone – Questo determina una riduzione delle diagnosi precoci e, in pochi anni, un incremento della mortalità per tumore evitabile. In secondo luogo, si interrompono gli studi clinici e la continuità terapeutica, anche per le difficoltà di spostamento dei pazienti, la riconversione degli ospedali verso la medicina d’urgenza e la rottura delle catene di approvvigionamento dei farmaci. Preoccupa che l’attacco alle strutture sanitarie sia sempre più frequente nei conflitti a livello globale, in aperta violazione delle Convenzioni di Ginevra”. Oltre alla distruzione dell’ospedale turco-palestinese a Gaza, va ricordato l’attacco russo nel luglio 2024 contro il centro di oncologia pediatrica più grande dell’Ucraina, l’Okhmatdyt Hospital di Kiev, nel quale sono rimasti feriti 300 pazienti pediatrici e 600 sono stati evacuati.
“Oltre ai morti e ai feriti e agli enormi ostacoli alla cura dei pazienti oncologici, le attività belliche creano una ‘biosfera della guerra’ nella quale l’aria e l’acqua sono contaminate con metalli pesanti e sostanze cancerogene, che derivano dai residui bellici e dalle macerie – sottolinea Rossana Berardi, Presidente eletto AIOM – Salute dell’ambiente e delle persone sono strettamente legate, in un approccio One Health. In particolare, l’amianto rappresenta un fattore di rischio oncologico presente in numerose aree di conflitto. A Gaza siamo di fronte a una trappola chimica con macerie miste a residui contaminati”.
“Anche in Ucraina, questo materiale è stato utilizzato in maniera estensiva in edilizia fino a tempi recenti – continua Rossana Berardi – Nel Paese, infatti, è stato vietato solo nel 2017, in Italia nel 1992. Lo United Nations Office for Disaster Risk Reduction ritiene che circa il 60% dei tetti in Ucraina sia rinforzato con amianto. La massiccia distruzione degli edifici sta creando milioni di tonnellate di detriti pericolosi. Dalle macerie e durante i crolli e incendi in seguito ai bombardamenti, le fibre di amianto vengono rilasciate in atmosfera dove sono respirate dalla popolazione. I danni non sono quantificabili nel breve termine, ma saranno evidenti fra decenni, perché la latenza fra l’esposizione all’asbesto e lo sviluppo dei tumori correlati è di oltre 40 anni. L’impatto complessivo sulla salute di queste guerre non si fermerà per generazioni”.
Alla fine del 2023, si è svolto il primo summit globale su guerra e cancro. Il direttore generale dell’OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus, nel discorso di apertura, ha evidenziato la vulnerabilità dei pazienti oncologici. Il summit si è concluso con la predisposizione di un manifesto, successivamente pubblicato su The Lancet.
“Gli autori del manifesto – conclude il Presidente Di Maio – chiedono una collaborazione internazionale per sviluppare servizi oncologici specifici nelle emergenze umanitarie acute e nei contesti a lungo termine ed elencano sette raccomandazioni per garantire la salvaguardia dei servizi oncologici durante i conflitti, tra cui il pieno rispetto delle Convenzioni di Ginevra per la protezione del personale medico, il divieto di attacchi contro le strutture sanitarie e la tutela dei diritti dei malati, compresi quelli con diagnosi di cancro. AIOM aderisce ai principi del manifesto ed è pronta a contribuire concretamente alla cooperazione internazionale, mobilitando le competenze e l’impegno dei propri soci e dell’intera comunità oncologica italiana, promuovendo iniziative di sensibilizzazione dell’opinione pubblica e sollecitando le istituzioni ad assumere impegni e interventi concreti per tutelare il diritto alla cura dei pazienti oncologici anche nei contesti di guerra”.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
43.0/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Ospedale di Alatri, caso rarissimo di melanoma primitivo dell’intestino tenue pubblicato su “Frontiers in Oncology” TG24.info
Un’emorragia gastrointestinale, una grave anemia e una diagnosi estremamente rara. È il percorso clinico affrontato all’Ospedale “San Benedetto” di Alatri, dove un paziente di 77 anni è stato sottoposto a un intervento chirurgico per un melanoma primitivo dell’intestino tenue, una forma tumorale che origina direttamente dal tratto intestinale e che deve essere distinta dalle metastasi provenienti da un melanoma cutaneo o oculare.
Il caso è ora al centro di una pubblicazione scientifica sulla rivista internazionale “Frontiers in Oncology”, realizzata grazie alla collaborazione tra professionisti della ASL di Frosinone e specialisti di diverse strutture universitarie.
Il paziente era stato ricoverato presso il reparto di Medicina dell’ospedale alatrense a seguito di un’emorragia gastrointestinale associata a una severa anemia. Gli accertamenti diagnostici e radiologici avevano consentito di individuare una lesione nell’ileo prossimale, rendendo necessario un approfondimento del quadro clinico.
Il successivo intervento, eseguito in laparoscopia esplorativa con asportazione del tratto intestinale interessato, è stato effettuato dal dr. Pierfrancesco Di Cello e dal dr. Raffaele Palmieri della UOC Chirurgia Generale Frosinone-Alatri.
Uno degli aspetti più complessi del caso ha riguardato proprio l’identificazione dell’origine del melanoma. La presenza di una neoplasia melanocitaria nell’intestino può infatti essere legata a una metastasi proveniente da un altro distretto dell’organismo. Per poter parlare di melanoma primitivo dell’intestino tenue è quindi necessario un articolato percorso diagnostico, finalizzato a escludere altre possibili sedi di origine.
La pubblicazione scientifica approfondisce in particolare le difficoltà della diagnosi differenziale e l’importanza di un accurato iter di stadiazione, attraverso gli esami necessari a verificare l’eventuale presenza della malattia in altre sedi. Fondamentale anche l’analisi istologica dei tessuti, indispensabile per arrivare alla definizione diagnostica.
Nel caso trattato ad Alatri, il controllo clinico e strumentale effettuato a 24 mesi dall’intervento ha evidenziato l’assenza di recidiva di malattia.
Lo studio è firmato dal dr. Pierfrancesco Di Cello, Chirurgo Generale della UOC Chirurgia Generale Frosinone-Alatri, con il contributo del dr. Piero Luigi Alò, già Direttore della UOC Anatomia Patologica della ASL, e della dr.ssa Rosalba Cipriani, Direttore della Medicina Interna dell’Ospedale “San Benedetto” di Alatri.
Al lavoro hanno inoltre collaborato il prof. Luciano Izzo, il dr. Paolo Izzo e la dr.ssa Claudia De Intinis del Dipartimento di Chirurgia del Policlinico Umberto I; la dr.ssa Silvia Lai del Dipartimento di Medicina Traslazionale e di Precisione, Unità di Nefrologia della Sapienza Università di Roma; il dr. Marcello Molle e la dr.ssa Sara Izzo dell’Unità di Chirurgia Plastica dell’Università della Campania “Luigi Vanvitelli” e la dr.ssa Daniela Messineo del Dipartimento di Scienze Radiologiche, Oncologia e Patologia della Sapienza Università di Roma.
«È la dimostrazione concreta di quanto sia importante coniugare la ricerca scientifica con l’attività clinico-assistenziale: l’esperienza maturata quotidianamente nei nostri ospedali può trasformarsi in conoscenza condivisa e contribuire al progresso della medicina», sottolinea la Direzione Strategica della ASL di Frosinone, evidenziando l’importanza delle collaborazioni tra attività ospedaliera, ricerca e mondo universitario.
Il caso di Alatri rappresenta dunque un contributo alla letteratura scientifica su una patologia di estrema rarità e documenta il percorso diagnostico e chirurgico seguito all’interno dell’ospedale “San Benedetto”, fino al follow-up a due anni dall’intervento.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
54.4/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Verso uno screening personalizzato del cancro del colon RSI
Il cancro colorettale è la terza forma di cancro più frequente in Svizzera, ma se individuato precocemente, prima che si diffonda ad altri organi, nella maggior parte dei casi è curabile. Attualmente sono due i metodi di diagnosi precoce proposti: la colonscopia ogni dieci anni e il test FIT (ricerca di sangue occulto nelle feci) ogni due anni. Il Cantone propone da anni dei programmi. “La diagnosi precoce permette di intraprendere trattamenti meno invasivi, con meno effetti collaterali” https://rsi.cue.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Prevenzione-tumori-lo-screening-c%E2%80%99%C3%A8-ma-non-tutti-partecipano--3940524.html È in corso in Svizzera un ampio studio clinico denominatoPRESENT-CRC, che valuta un approccio personalizzato allo screening del cancro del colon. Coordinato da UniSanté con il sostegno del Fondo nazionale svizzero, lo studio punta a coinvolgere 8’000 partecipanti in sei cantoni (Ginevra, Vaud, Friburgo, Berna, Basilea Città e Basilea Campagna). L’obiettivo è adattare gli esami al livello di rischio individuale, anziché proporre gli stessi controlli a tutta la popolazione a partire dai 50 anni. Secondo Kevin Selby, medico e responsabile dello studio, un programma di diagnosi precoce personalizzato permetterebbe di utilizzare in modo più efficiente le risorse sanitarie. “Molte persone a basso rischio scelgono di sottoporsi a una colonscopia, un esame che richiede l’intervento di specialisti e comporta anche un impatto ambientale significativo”, spiega. Lo studio mira quindi a indirizzare queste persone verso il test FIT, riservando invece la colonscopia agli individui con un rischio più elevato. Il livello di rischio viene calcolato mediante uno strumento che combina una decina di fattori, tra cui età, sesso, anamnesi familiare, diabete, obesità, consumo di alcol e tabagismo. “Questo calcolatore non è perfetto e non può escludere completamente il rischio di cancro, ma consente di identificare le persone a basso rischio e di indirizzarle verso esami meno invasivi”, precisa il dottor Selby. I dati raccolti nell’ambito dello studio, con il consenso dei partecipanti, serviranno anche a perfezionare il calcolatore del rischio e a rispondere ad altre domande di ricerca. Per verificare l’efficacia di una diagnosi precoce basata sul livello di rischio individual lo studio necessita di un ampio campione di partecipanti. Finora sono state reclutate 4’800 persone. I ricercatori sperano di raggiungere quota 8’000 entro la fine dell’anno. Le persone interessate, di età compresa tra 50 e 75 anni e che non si sono sottoposte recentemente a uno screening, possono ancora essere contattate per posta e iscriversi online. Se i risultati saranno conclusivi questo studio potrebbe spingere le autorità svizzere ad adottare una diagnosi precoce personalizzata del cancro del colon. Una simile evoluzione permetterebbe di identificare in modo più mirato le persone a rischio, riducendo al contempo gli esami non essenziali e il loro impatto sul sistema sanitario.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?5
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO5
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
75.2/100
Punteggio Totale
A
Valutazione
✅
Criteri Critici
Leucemia infantile, con l'immunoterapia le ricadute dimezzano Nurse24.it
Nei bambini con leucemia linfoblastica acuta ad alto rischio, due cicli di immunoterapia con blinatumomab al posto di due blocchi di chemioterapia intensiva riducono quasi della metà le recidive e tagliano le tossicità gravi. Lo dimostra lo studio internazionale AIEOP-BFM ALL 2017, pubblicato sul New England Journal of Medicine. Cosa cambia per l'infermiere di oncoematologia pediatrica.
Leucemia infantile, con l'immunoterapia le ricadute dimezzano
Lo studio AIEOP-BFM ALL 2017 in sintesi
Il 17 settembre 2026 il New England Journal of Medicine ha pubblicato i risultati dello studio AIEOP-BFM ALL 2017 (1): nei bambini e negli adolescenti con leucemia linfoblastica acuta (LLA) a cellule B ad alto rischio di ricaduta, i ricercatori hanno sostituito due cicli di chemioterapia ad alta intensità con due cicli di immunoterapia con blinatumomab. Il braccio sperimentale ha registrato quasi la metà delle recidive e meno effetti collaterali gravi rispetto al braccio di controllo.
Il protocollo registrato su ClinicalTrials.gov (NCT03643276) nasce dalla collaborazione tra l'Associazione Italiana di Ematologia e Oncologia Pediatrica (AIEOP) e il gruppo tedesco Berlin-Frankfurt-Münster (BFM), co-promotori per Italia e Germania (2). Oltre cento centri di otto Paesi hanno arruolato pazienti tra il 2018 e il 2023. In Italia l'AIEOP ha affidato il ruolo di National Coordinating Center alla Fondazione Tettamanti di Monza, che ha seguito project management, visite ai centri, farmacovigilanza, copertura assicurativa e analisi statistiche, con un impegno economico superiore a 1,2 milioni di euro l'anno (3).
Hanno contribuito anche l'Oncologia Pediatrica dell'Università di Padova e la Fondazione Città della Speranza, che hanno centralizzato diagnosi e monitoraggio della malattia per i pazienti italiani (3).
Leucemia linfoblastica acuta pediatrica: serve un'alternativa
In Italia si diagnosticano ogni anno circa 1.400 tumori tra 0 e 14 anni, con un'incidenza di circa 150 casi per milione, e altri 600-800 tra i 14 e i 20 anni. La sopravvivenza è salita dal 30% degli anni Sessanta all'80% dell'ultimo decennio, secondo i dati diffusi dal Ministero della Salute (4). La LLA è la neoplasia più frequente in età pediatrica.
La malattia origina dai progenitori dei linfociti: i blasti, cellule immature, proliferano senza controllo nel midollo osseo, nel sangue e talvolta in altri organi. In base alla linea di origine si distinguono forme B e T. I protocolli attuali portano a guarigione circa il 90% dei bambini, ma circa un paziente su cinque rientra nella categoria ad alto rischio, per caratteristiche genetiche sfavorevoli, per una malattia minima residua (MRD) elevata o per una risposta iniziale insufficiente (3,5). Per loro la prevenzione della recidiva ha richiesto finora blocchi chemioterapici molto intensivi, gravati da infezioni, tossicità d'organo, ricoveri prolungati e mortalità correlata al trattamento (5).
Come agisce il blinatumomab
Il blinatumomab è un anticorpo bispecifico che lega il CD3 dei linfociti T e il CD19 espresso dalle cellule B leucemiche. Mettendo in contatto le due cellule, il farmaco consente al sistema immunitario del paziente di riconoscere e distruggere i blasti. Fino a questo studio i gruppi cooperativi lo avevano usato soprattutto nelle recidive o in aggiunta alla chemioterapia; AIEOP-BFM ALL 2017 ha testato invece la sostituzione di una parte della chemioterapia, come ha spiegato il coordinatore Martin Schrappe in un'intervista all'American Journal of Managed Care(6).
I risultati: meno recidive e meno tossicità
Dopo induzione, consolidamento e un primo blocco intensivo, 709 pazienti ad alto rischio sono stati randomizzati: 358 hanno ricevuto due cicli da 28 giorni di blinatumomab con metotrexato intratecale, 351 i due blocchi chemioterapici standard. I dati presentati da Schrappe al congresso EHA 2026 (5) riassumono gli esiti principali.
Esito (dati EHA 2026) Blinatumomab Chemioterapia intensiva Sopravvivenza libera da eventi a 4 anni 83,0% 70,3% Incidenza cumulativa di recidiva a 4 anni 11,8% 21,4% Pazienti vivi in remissione completa continua 87,1% 76,4% Infezioni clinicamente rilevanti (fase randomizzata) 23,9% 69,4% Mucosite grave 0,3% 10,0% Eventi avversi neurologici 12,0% 3,2%
Fonte: presentazione EHA 2026 (5).
Il vantaggio riguarda anche i bambini che avevano ancora malattia minima residua prima della randomizzazione: in questo gruppo la sopravvivenza libera da eventi a 4 anni è stata del 79,1% con blinatumomab contro il 58,3% con la chemioterapia. Le recidive isolate del sistema nervoso centrale si sono fermate a un caso nel braccio sperimentale contro nove nel braccio di controllo. Durante la fase randomizzata 11 bambini trattati con chemioterapia hanno avuto infezioni potenzialmente letali, nessuno tra quelli trattati con blinatumomab (5).
Un profilo di tossicità più favorevole era già emerso nei dati preliminari presentati all'ASH 2023 (7). Il prezzo da pagare riguarda il sistema nervoso: gli eventi neurologici risultano quasi quadruplicati, anche se le forme gravi restano rare (5).
Andrea Biondi, direttore scientifico della Fondazione Tettamanti e principal investigator per l'Italia, attribuisce il risultato al lavoro cooperativo dei centri AIEOP, coordinati per la LLA da oltre trent'anni dalla Clinica Pediatrica della Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori di Monza, e al Centro di ricerca Tettamanti, che ha reso disponibili a tutti i bambini italiani profilazioni genetiche e analisi di alto valore prognostico. L'obiettivo dello studio, ricorda, era «migliorare ulteriormente le probabilità di guarigione, riducendo per quanto possibile la tossicità delle cure sui bambini e il loro impatto sulle famiglie» (3).
Blinatumomab e assistenza infermieristica in oncoematologia pediatrica
Se il blinatumomab entrerà negli schemi di prima linea per l'alto rischio, il carico assistenziale cambierà forma. Meno aplasie profonde, mucositi e infezioni gravi; più settimane di infusione continua da gestire con precisione, spesso con il bambino a domicilio tra un cambio sacca e l'altro. Il Riassunto delle caratteristiche del prodotto di Blincyto (8) fissa alcuni punti che l'infermiere deve conoscere:
infusione endovenosa continua a velocità costante con pompa, per 28 giorni a ciclo, con set dotato di filtro in linea da 0,2 micron a basso legame proteico;
nessun lavaggio della linea né del catetere, soprattutto al cambio sacca o a fine infusione: il flush somministra un bolo di farmaco e può causare sovradosaggio;
né del catetere, soprattutto al cambio sacca o a fine infusione: il flush somministra un bolo di farmaco e può causare sovradosaggio; lume dedicato se il paziente ha un catetere venoso centrale multilume e sostituzione della sacca da parte di un operatore sanitario almeno ogni 96 ore;
premedicazione con desametasone prima dell'avvio del primo ciclo e alla ripresa dopo interruzioni prolungate, secondo prescrizione;
sorveglianza della sindrome da rilascio di citochine, che compare in mediana dopo 2 giorni con febbre, astenia, cefalea, ipotensione e nausea, e della tossicità neurologica, che può manifestarsi anche in ritardo.
La valutazione neurologica diventa quindi un'attività di routine, da documentare a ogni turno con gli strumenti adottati dal centro: livello di coscienza, orientamento, linguaggio, scrittura nei bambini più grandi, tremori, convulsioni. Il RCP raccomanda il ricovero o la supervisione di un operatore sanitario all'inizio di ogni ciclo e alla ripresa dopo interruzioni di 4 ore o più (8).
L'educazione della famiglia pesa quanto il monitoraggio in reparto. I genitori devono saper riconoscere febbre, cambiamenti del comportamento o del linguaggio, allarmi della pompa e segni di infezione del catetere, e sapere chi chiamare. Resta invariata la sorveglianza infettivologica: le infezioni diminuiscono, ma il RCP richiede di monitorarne segni e sintomi per tutta la terapia (8).
Bibliografia
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?3
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Nanoparticelle e immunoterapia: come si riprogramma il microambiente tumorale Studenti.it
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Fonte: ANSA
Nanoparticelle “intelligenti” che entrano nel tumore e danno una mano al sistema immunitario: è l’idea al centro di uno studio guidato dall’Università australiana di Adelaide e pubblicato su Science Advances. Nei test condotti sui topi, la strategia punta a migliorare l’immunoterapia contro i tumori solidi.
Il bersaglio non è tanto la cellula tumorale in sé, quanto ciò che la circonda: quel microambiente che, come sottolinea Chunxia Zhao, può bloccare l’azione delle difese. “Una delle sfide principali dell’immunoterapia è che, sebbene il sistema immunitario sia potenzialmente in grado di attaccare un tumore, il microambiente tumorale può impedire a tali cellule immunitarie di svolgere la propria funzione”, afferma. “Il nostro approccio mira a modificare questo ambiente agendo dall’interno del tumore”.
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Il microambiente tumorale: quando il tumore “fa squadra” con l’ambiente
Per capire perché l’immunoterapia a volte fatichi nei tumori solidi, serve partire da un punto: un tumore non è solo un ammasso di cellule che crescono senza controllo, ma un vero ecosistema. Attorno alle cellule tumorali si trovano vasi sanguigni, matrice extracellulare, molecole di segnalazione e molte cellule non tumorali, incluse cellule immunitarie che, in teoria, dovrebbero difendere l’organismo.
In questo contesto, il microambiente tumorale può diventare “immunosoppressivo”, cioè capace di spegnere o deviare la risposta delle difese. È uno dei motivi per cui alcuni trattamenti funzionano bene in certe situazioni e molto meno in altre: le cellule immunitarie possono essere presenti, ma non messe nelle condizioni di agire.
Leggi anche Tumore al seno: cosa devi davvero sapere prima dei 25 anni
Nanoparticelle tipo vaccini a mRna: consegna mirata dentro il tumore
Il gruppo dell’Università australiana di Adelaide ha usato lo stesso tipo di nanoparticelle impiegate per trasportare l’mRna nei vaccini anti-Covid, con l’obiettivo di colpire i “macrofagi associati al tumore”. I macrofagi sono cellule immunitarie specializzate nel “ripulire” detriti e riconoscere pericoli, ma in molte masse tumorali possono essere sfruttati dal cancro per favorire la sua sopravvivenza e l’elusione delle difese.
Il punto chiave è che, invece di eliminare questi macrofagi, le nanoparticelle li riprogrammano. Una volta dentro, rilasciano due componenti: una molecola di mRna con le istruzioni per produrre un segnale chimico indicato con la sigla Cxcl9, che richiama altre cellule immunitarie capaci di combattere il cancro, e un composto chiamato Resiquimod, che contribuisce a modificare l’attività dei macrofagi. In altre parole, la strategia prova a trasformare un alleato del tumore in un alleato delle difese.
Leggi anche Lesioni corticali e sclerosi multipla: cosa dicono e perché contano
Perché conta: immunoterapia più efficace e domande su sicurezza e controllo
Se il microambiente blocca le difese, intervenire su quell’ambiente potrebbe rendere più efficace l’immunoterapia, soprattutto nei tumori solidi, dove l’accesso delle cellule immunitarie e la loro attivazione sono spesso ostacolati. I risultati sui topi, come riportato nello studio su Science Advances, indicano una possibile strada per potenziare i trattamenti agendo “da dentro” il tumore.
Allo stesso tempo, ogni tecnologia che modula il sistema immunitario deve fare i conti con la precisione: l’obiettivo è attivare le risposte giuste nel luogo giusto, evitando un’attivazione eccessiva o fuori bersaglio. Inoltre, la traduzione dai modelli animali all’uomo richiede passaggi rigorosi, perché l’efficacia nei topi non garantisce automaticamente lo stesso risultato nei pazienti.
È qui che entrano in gioco studi successivi, valutazioni di sicurezza e sperimentazioni cliniche controllate.
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Dalle nanoparticelle ai farmaci “su misura”: un’idea che cresce nella biomedicina
Il lavoro si inserisce in un filone più ampio: usare nanoparticelle come “navette” per consegnare istruzioni biologiche (come l’mRna) o molecole attive in modo mirato. La stessa logica della consegna, resa famosa dai vaccini a mRna, viene esplorata anche in oncologia e immunologia per aumentare l’effetto dove serve e ridurre l’impatto sul resto dell’organismo.
In parallelo, la ricerca sul ruolo dei macrofagi nei tumori sta cambiando il modo di vedere l’immunità: non esistono solo cellule “buone” o “cattive”, ma comportamenti che dipendono dai segnali ricevuti. Per questo riprogrammare cellule immunitarie può essere un’alternativa all’eliminazione, soprattutto quando quelle cellule sono numerose e integrate nel tessuto tumorale.
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Le idee chiave da ricordare
Lo studio guidato dall’Università australiana di Adelaide e pubblicato su Science Advances propone nanoparticelle che entrano nel tumore e agiscono sui macrofagi associati al tumore. Rilasciando mRna per Cxcl9 e Resiquimod, l’obiettivo è cambiare il microambiente tumorale e favorire l’arrivo e l’azione di altre cellule immunitarie. In prospettiva, intervenire sul microambiente tumorale potrebbe rafforzare l’immunoterapia nei tumori solidi, ma servono ulteriori verifiche oltre ai risultati sui topi.