📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?2
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
49.3/100
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Criteri Critici
Tumori: IncontraDonna, con ‘Un altro passo’ teatro e moda raccontano progressi oncologia il Fatto Nisseno
(Adnkronos) – Un progetto culturale e di divulgazione che intreccia teatro, moda e scienza per raccontare il progresso dell'oncologia e il valore della ricerca. E' questo il cuore di 'Un altro passo', lo spettacolo teatrale promosso da Fondazione IncontraDonna, realizzato in collaborazione con Stefano Dominella e Guillermo Mariotto – Archivio Maison Gattinoni – scritto da Filippo Maria Macchiusi e diretto da Emma Quartullo. Lo spettacolo, presentato oggi nella Sala Tevere della Regione Lazio, andrà in scena lunedì 25 maggio alle 21 presso Spazio Rossellini a Roma. I biglietti sono già disponibili online su TicketOne. Interpretato da Michela De Rossi, Laura Mazzi e Silvia Ignoto, con il contributo scientifico di Giovanni Carrada e la produzione esecutiva di Anomalia Media e BeiRicordi Teatro – informa la IncontraDonna in una nota – 'Un altro passo' racconta, attraverso i toni della commedia, il valore del progresso scientifico e umano. Al centro della storia c'è Petra, una giovane modella la cui vita cambia improvvisamente dopo una diagnosi di linfoma di Hodgkin. Ad accompagnarla nel suo percorso saranno, tra realtà e immaginazione, Rita Levi Montalcini e un linfocita T, protagonista di un percorso fondamentale, quello che accompagna il trattamento della neoplasia della protagonista. Attraverso il linguaggio della moda e della scienza, lo spettacolo vuole contribuire a diffondere maggiore consapevolezza sui progressi dell'oncologia, raccontando come ciò che ieri sembrava impossibile oggi sia realtà grazie alla ricerca, all'innovazione e alla medicina di precisione. "L'idea di 'Un altro passo' nasce dalla mia esperienza clinica e dalla convinzione che oggi parlare di medicina personalizzata significhi andare oltre il solo trattamento farmacologico – afferma Adriana Bonifacino, fondatrice di Fondazione IncontraDonna – La vera 'tailored therapy' non riguarda soltanto la scelta della terapia più appropriata dal punto di vista biologico e molecolare, ma anche la capacità di ascoltare la persona nella sua interezza, con il suo vissuto, le sue fragilità, le sue paure e la sua storia personale. Da qui ho avuto l'idea di creare un contenitore capace di raccontare tutti questi aspetti attraverso un linguaggio non convenzionale come quello teatrale. Il parallelismo con la moda è stato naturale: così come un abito sartoriale viene cucito su misura, anche la cura oggi deve essere sempre più costruita attorno alla persona". 'Un altro passo' è "un grande progetto di grande valore culturale e umano perché riesce a rendere accessibili temi complessi come la ricerca oncologica e la medicina di precisione attraverso il linguaggio universale del teatro”, sottolinea Simona Baldassarre, assessore alla Cultura, pari opportunità, politiche giovanili e della famiglia, servizio civile della Regione Lazio. "Da medico, prima ancora che da assessore – continua Baldassarre – considero fondamentale promuovere iniziative che aiutino a diffondere consapevolezza, fiducia nella scienza e attenzione alla persona nella sua totalità. Questo spettacolo racconta con sensibilità e innovazione quanto oggi il progresso scientifico possa cambiare concretamente la vita dei pazienti, grazie alla ricerca, all'ascolto e a cure sempre più personalizzate. La contaminazione tra arte, moda e scienza rappresenta inoltre un esempio virtuoso di come la cultura possa diventare strumento di prevenzione, dialogo e partecipazione collettiva". "Realizzare la regia di 'Un altro passo' e aver seguito tutte le fasi di questo progetto mi ha consegnato una grande consapevolezza sul prezioso lavoro della Fondazione IncontraDonna – osserva Quartullo – La complessità narrativa incontra il tema della divulgazione scientifica e il fascino del mondo della moda. Non potevo desiderare sfida più affascinante ed esordire alla regia con un progetto così ambizioso è per me motivo di grande responsabilità sociale e artistica". E' "un progetto pilota per la novità del tema: scienza e moda si sono fuse per raccontare sulla scena il progresso dell’oncologia – commenta Mariotto – E' incredibile pensare che la medicina moderna sia diventata come un atelier di alta moda: ogni diagnosi prende le misure del paziente e ogni terapia viene tagliata e cucita su misura, con la stessa cura del tayloring adottata per un abito d'alta moda". Nel mondo della moda "il 'passo' è quello della modella sulla passerella, un momento di massima esposizione e fierezza – evidenzia Dominella, presidente onorario Maison Gattinoni – In oncologia 'Un altro passo' è quello che il paziente fa ogni giorno verso la guarigione. Fondere i due significa dire che ogni passo della cura merita lo stesso tempo che serve per un ricamo a mano è un lusso etico: il lusso di essere considerati unici". Oggi "la medicina di precisione sta trasformando profondamente le strategie terapeutiche, in particolare in oncologia, consentendo di sviluppare trattamenti sempre più mirati e appropriati rispetto alle caratteristiche biologiche della malattia e del paziente – conclude Maurizio Simmaco, direttore del Centro di riferimento regionale di Medicina di precisione dell'Aou Sant'Andrea di Roma – Questo approccio significa non solo maggiore efficacia terapeutica, ma anche una più attenta considerazione della qualità di vita e della sostenibilità del percorso di cura. Raccontare questi progressi attraverso linguaggi accessibili e coinvolgenti è fondamentale non solo per diffondere la cultura scientifica, ma anche per far comprendere come la ricerca produca innovazione concreta al servizio dei bisogni reali dei pazienti". Lo spettacolo è realizzato con il patrocinio di Regione Lazio e con il contributo non condizionante di Menarini Stemline. Nel ringraziare l'Oratorio del Gonfalone, gli organizzatori riferiscono che il ricavato dello spettacolo sarà devoluto alla Fondazione IncontraDonna.
—cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
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Biopsia liquida fondamentale per 15mila donne con cancro al seno V-news.it
Biopsia Liquida: Necessità Urgente per 15.500 Donne
(Adnkronos) – In Italia, per 15.500 donne con tumore al seno metastatico ormonoresponsivo/Her2 negativo, è necessaria la biopsia liquida per selezionare le terapie più efficaci. Tuttavia, solo la metà delle pazienti riesce ad accedere a questo esame, a causa di reti diagnostiche fragili e di una frammentazione regionale. “Per garantire l’esame in modo uniforme su tutto il territorio, è necessario destinare 15 milioni di euro dal fondo di 238 milioni per il potenziamento della sanità previsto nella legge di Bilancio 2026. Il finanziamento della biopsia liquida per la ricerca delle mutazioni di Esr1 è già previsto dal provvedimento legislativo dello scorso dicembre. È fondamentale sbloccare subito le risorse economiche e rendere il test un’opportunità concreta offerta dal Servizio sanitario nazionale”. Questo è l’appello della comunità oncologica e delle associazioni dei pazienti, lanciato oggi a Milano in un incontro con la stampa per discutere della medicina di precisione nella cura della neoplasia più comune in Italia.
Importanza della Diagnosi Precisa
“Ogni anno nel nostro Paese più di 53mila donne si ammalano di tumore al seno – spiega Giuseppe Curigliano, presidente eletto dell’European Society for Medical Oncology (Esmo) e professore Dipo-Dipartimento di Oncologia ed Emato-oncologia dell’università Statale di Milano – Con l’approvazione di nuove terapie orali, la gestione dei casi metastatici positivi per i recettori degli estrogeni (Ee) e negativi per Her2 è cambiata radicalmente. Le mutazioni di Esr1 rappresentano il principale meccanismo di resistenza acquisita alla terapia ormonale. Identificarle dopo una progressione di malattia metastatica significa offrire una possibilità concreta di accedere a un trattamento efficace, mantenendo una buona qualità di vita. Grazie alla terapia mirata, identificata a seguito di una mutazione genomica, la sopravvivenza libera da progressione può aumentare del 45%. È un vantaggio clinico senza precedenti in questa linea di trattamento, che non possiamo negare alle pazienti”.
Il Ruolo della Politica Sanitaria
“In legge di Bilancio, con un emendamento a mia prima firma abbiamo previsto le risorse necessarie per sostenere l’accesso alla biopsia liquida nell’ambito dei percorsi di oncologia di precisione – afferma Elena Murelli, senatrice della Commissione Sanità, Lavoro e Affari sociali – È ora necessario completare rapidamente il percorso attuativo affinché le risorse stanziate siano disponibili e traducibili in un accesso uniforme al test su tutto il territorio nazionale. La biopsia liquida per la ricerca delle mutazioni di Esr1 rappresenta uno strumento clinicamente rilevante per orientare in modo appropriato le scelte terapeutiche, migliorando l’efficacia dei trattamenti e contribuendo a una gestione più efficiente delle risorse sanitarie, tutelando la vita dei pazienti.
Innovazione e Accesso alle Cure
Per le pazienti con cancro metastatico, “i progressi scientifici hanno portato a un significativo aumento della sopravvivenza – sottolinea Massimo Di Maio, presidente nazionale Aiom (Associazione italiana di oncologia medica) – La personalizzazione delle terapie consente ora alle pazienti metastatiche che progrediscono al trattamento di prima linea di ottenere risultati impensabili fino a pochi anni fa. Come società scientifica, riteniamo prioritario garantire l’equità di accesso alle cure sull’intero territorio nazionale. È fondamentale ridurre il tempo tra la rimborsabilità di un nuovo trattamento mirato e l’ingresso nei Livelli essenziali di assistenza del relativo test genomico.
“Attraverso un esame non invasivo e ripetibile nel tempo, siamo in grado di ricercare alcune alterazioni molecolari a carico di biomarcatori predittivi di risposta ai trattamenti”, illustra Umberto Malapelle, coordinatore del Gruppo di patologia molecolare e medicina di precisione della Siapec (Società italiana di anatomia patologica e citologia diagnostica) e presidente della International Society of Liquid Biopsy. “Negli ultimi anni abbiamo assistito a un profondo cambiamento nel trattamento del carcinoma mammario metastatico – conclude Antonella Campana, presidente di Fondazione IncontraDonna – Oggi è fondamentale fare un passo ulteriore: garantire un accesso equo e tempestivo all’innovazione. Le pazienti non possono essere costrette a percorrere centinaia di chilometri per eseguire un test che può orientare la scelta terapeutica”.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
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Criteri Critici
Un nuovo trattamento basato sul DNA blocca una proteina chiave che mantiene alto il colesterolo cattivo e aiuta il corpo a eliminarlo in maniera più efficace
Gli scienziati dell’Università di Barcellona e dell’Università dell’Oregon hanno sviluppato un nuovo approccio promettente per controllare i livelli di colesterolo LDL o “cattivo”, offrendo così un modo diverso di combattere l’aterosclerosi che si verifica quando si accumulano placche di grasso nelle arterie.
Nello specifico il team si è concentrato sulla proteina PCSK9 che svolge un ruolo fondamentale nella regolazione dei livelli di colesterolo LDL. Hanno quindi progettato un metodo per bloccare tale proteina utilizzando molecole specializzate a base di DNA note come forcine polipurine (PPRH).
Sopprimendo PCSK9, il trattamento aiuta le cellule ad assorbire più colesterolo e a ridurre, di conseguenza, la quantità circolante nel sangue. Tale approccio può altresì evitare gli effetti collaterali comunemente associati alle statine. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista “Biochemical Pharmacology”.
Cos’è il colesterolo
Il colesterolo è una molecola lipidica, ovvero un grasso che viene prodotto in gran parte dall’organismo e solo in proporzioni minori, invece, è introdotto con la dieta.
Numerosi i suoi compiti: favorisce la costruzione delle pareti cellulari, partecipa alla produzione della vitamina D, è il precursore di ormoni quali gli estrogeni e il testosterone.
Il colesterolo viene trasportato nel sangue per mezzo di proteine specifiche che consentono di distinguerne due tipologie:
HDL (Hight Density Lipoprotein - lipoproteine ad alta densità): è il cosiddetto “colesterolo buono” o “spazzino”, chiamato così perché, se è in eccesso, le lipoproteine lo rimuovono dai tessuti e lo trasportano al fegato
(Hight Density Lipoprotein - lipoproteine ad alta densità): è il cosiddetto “colesterolo buono” o “spazzino”, chiamato così perché, se è in eccesso, le lipoproteine lo rimuovono dai tessuti e lo trasportano al fegato LDL (Low Density Lipoprotein - lipoproteine a bassa densità): noto come “colesterolo cattivo”, si deposita nelle pareti delle arterie e ostacola il normale flusso del sangue.
Cosa si rischia quando il colesterolo cattivo è alto
L’ipercolesterolemia è una condizione caratterizzata da valori di colesterolo LDL superiori a 100 mg/dl. Il colesterolo in eccesso, accumulandosi nelle pareti delle arterie, rende difficoltoso il flusso sanguigno e facilita la formazione di placche aterosclerotiche.
Di conseguenza aumenta considerevolmente il rischio di incorrere in malattie cardiovascolari. Tra queste le più pericolose sono l’infarto, l’angina pectoris e l’ictus. La rottura delle stesse placche può anche dar luogo ad una trombosi.
Il ruolo delle forcine in polipurina
Negli ultimi anni la proteina PCSK9 è diventata un bersaglio importante per le terapie volte a ridurre il colesterolo. Essa agisce attaccandosi ai recettori LDL delle cellule e ne limita la capacità di rimuovere il colesterolo dal flusso sanguigno.
Quando i livelli di PCSK9 sono alti vi è una minore disponibilità di recettori e, dunque, si verifica un accumulo di colesterolo LDL nel sangue. Le forcine in polipurina (PPRH) sono la soluzione per interrompere questo processo a livello genetico.
Tali molecole sono brevi filamenti di DNA in grado di legarsi con estrema precisione a specifiche sequenze di DNA o RNA al fine di bloccare l’attività genica. Nello specifico le PPRH impediscono la trascrizione del gene PCSK9.
Di conseguenza si assiste ad un aumento dei livelli dei recettori LDL e ad una migliorata capacità dell’organismo di eliminare il colesterolo dalla circolazione. Dunque i suoi valori si riducono e diminuisce altresì il rischio di formazione di placche aterosclerotiche.
Lo studio
I ricercatori hanno illustrato per la prima volta come due forcine in polipurina (PPRH) specifiche riducono sia l’RNA che la proteina PCSK9, aumentando i livelli dei recettori LDL. Si tratta delle forcine in polipurina note come HpE9 e HpE12.
In particolare uno dei bracci di ciascuna catena delle polipurine di HpE9 e HpE12 si lega specificamente alla sequenze polipirimidiche degli esoni 9 e 12 di PCSK9, rispettivamente tramite legami Watson-Crick.
Questa interazione blocca la trascrizione genica e interferisce con l’attività della RNA polimerasi o dei fattori di trascrizione. Il team ha testato la terapia in cellule epatiche coltivate in laboratorio e in topi transgenici che portavano il gene umano PCSK9.
I risultati hanno mostrato che sia HpE9 che HpE12 sono molto efficaci nelle cellule HepG2. HpE12 riduce i livelli di RNA PCSK9 del 74% e quelli proteici dell’87%. Nel caso dei roditori transgenici una singola iniziezione di HpE12 riduce i livelli plasmatici di PCSK9 del 50% e i livelli di colesterolo del 47% al terzo giorno.
Prospettive future
Poiché PCSK9 è diventato un bersaglio importante per le terapie contro il colesterolo, sono stati sviluppati diversi approcci per bloccarne gli effetti. Si pensi alle tecnologie di silenziamento genico siRNA, oligonucleotidi antisense e metodi basati su CRISPR.
Inoltre trattamenti come Inclisiran, una terapia con siRNA, e anticorpi monoclonali quali evolocumab e alirocumab sono già in uso. Tuttavia, secondo gli scienziati, le forcine in polipurina possono offrire vantaggi unici.
Nello specifico le PPRH, in particolare l’HpE12, sono nucleotidi terapeutici con basso costo di sintesi, stabilità e mancanza
di immunogenicità. Inoltre un approccio basato su PPRH contro PCSK9 non causerebbecome le miopatie associate alla terapia con le statine. Sono ora necessari ulteriori approfondimenti.
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Criteri Critici
Omega-3 e cancro: cosa dice davvero la ricerca . Tra prevenzione, cachessia e dosaggi: un’analisi critica delle evidenze disponibili Okmedicina
Gli acidi grassi omega-3 — in particolare l’acido eicosapentaenoico (EPA) e l’acido docosaesaenoico (DHA) — occupano da decenni un posto di rilievo nella medicina preventiva e nella nutrizione clinica. Le proprietà antinfiammatorie, immunomodulatrici e antitumorali loro attribuite hanno generato una letteratura scientifica copiosa, spesso però interpretata con eccessivo entusiasmo dalla stampa generalista. Questo post si propone di analizzare criticamente le evidenze più recenti riguardanti il rapporto tra omega-3 e cancro: dalla prevenzione primaria alla gestione clinica del paziente oncologico, passando per i dati più promettenti sul tumore alla prostata.
Meccanismi biologici alla base del potenziale antitumorale
Gli omega-3 a catena lunga (LC-PUFA) esercitano la loro azione attraverso molteplici meccanismi:
Modulazione dell’infiammazione: EPA e DHA competono con l’acido arachidonico (AA, omega-6) per gli enzimi ciclossigenasi (COX) e lipossigenasi (LOX), riducendo la produzione di eicosanoidi proinfiammatori — prostaglandine della serie 2 e leucotrieni della serie 4 — favorendo invece la sintesi di resolvine e protectine, mediatori della risoluzione dell’infiammazione.
Effetti sulla membrana cellulare: l’incorporazione di DHA nei fosfolipidi di membrana altera la fluidità e la funzione dei microdomini lipidici (“lipid rafts”), influenzando cascate di trasduzione del segnale coinvolte nella proliferazione e nell’apoptosi.
Inibizione dell’angiogenesi: diversi modelli sperimentali hanno dimostrato che gli omega-3 riducono la produzione di VEGF e inibiscono la neovascolarizzazione tumorale, limitando l’apporto di nutrienti alla massa neoplastica.
Modulazione del microambiente tumorale: gli omega-3 inibiscono i macrofagi di tipo M2, principali protagonisti della progressione metastatica, e modulano l’attività dei linfociti T regolativi (Treg).
Attivazione di recettori accoppiati a proteine G: EPA e DHA agiscono come agonisti di GPR40/FFA1 e GPR120/FFA4, recettori espressi su cellule immunitarie e cellule tumorali, con effetti antinfiammatori e antiproliferativi (Freitas & Campos, 2019).
La grande coorte UK Biobank: associazione inversa con l’incidenza di cancro
Uno dei contributi più rilevanti degli ultimi anni proviene dalla coorte UK Biobank. Zhang et al. (2025) hanno analizzato i dati di 253.138 partecipanti, seguiti per una media di 12,9 anni, registrando 29.838 nuove diagnosi di neoplasia. L’obiettivo era valutare l’associazione tra i livelli plasmatici di omega-3 e omega-6 (espressi come percentuale degli acidi grassi totali) e l’incidenza complessiva di cancro nonché di 19 siti tumorali specifici.
I risultati principali possono essere così riassunti:
Omega-3%: associazione inversa significativa con l’incidenza complessiva di cancro (HR per DS = 0,99; IC 95% 0,97–1,00), e con 5 siti tumorali specifici, tra cui colon, stomaco e polmone.
Omega-6%: associazione inversa ancora più robusta (HR per DS = 0,98; IC 95% 0,96–0,99) con 14 tipi di tumore, inclusi melanoma, tumore cerebrale e vescicale.
Unica eccezione rilevante: per il tumore prostatico, livelli elevati di omega-3 erano positivamente associati all’incidenza, un dato che richiede una lettura attenta del contesto clinico.
I benefici si sono dimostrati indipendenti da altri fattori di rischio noti (BMI, consumo di alcol, attività fisica), suggerendo un effetto diretto degli acidi grassi polinsaturi.
Commento: si tratta di uno studio osservazionale prospettico; le associazioni identificate non implicano causalità. Le dimensioni degli effetti, sebbene statisticamente significative, sono di entità modesta.
Il VITAL trial: la parola definitiva sulla prevenzione primaria?
Il VITamin D and OmegA-3 TriaL (VITAL) rappresenta il più grande trial randomizzato controllato sul tema. Manson et al. (2019) hanno arruolato 25.871 adulti statunitensi senza storia di tumore o malattia cardiovascolare, assegnandoli a vitamina D3 (2.000 UI/die) e/o acidi grassi omega-3 marini (1 g/die), con follow-up medio di 5,3 anni.
Per l’endpoint oncologico primario (incidenza totale di cancro invasivo), la supplementazione con omega-3 non ha mostrato un beneficio statisticamente significativo: 820 nuovi casi nel gruppo omega-3 rispetto a 797 nel gruppo placebo, una differenza non significativa. Tuttavia, analisi post-hoc hanno suggerito una possibile riduzione della mortalità per cancro, effetto che richiede conferme a lungo termine. I meta-analisi di trial randomizzati (Hanson et al., 2020), includendo 47 RCT e oltre 108.000 partecipanti, hanno confermato che l’incremento di LC omega-3 ha effetti nulli o trascurabili sull’incidenza e sulla mortalità per cancro, con un possibile lieve aumento del rischio di tumore prostatico.
Il messaggio clinico è chiaro: gli omega-3 non possono essere raccomandati per la prevenzione primaria del cancro nella popolazione generale.
Cancro alla prostata: il paradosso omega-3
Il tumore prostatico rappresenta un caso emblematico delle complessità interpretative legate agli omega-3. Aronson et al. (2025) hanno presentato i risultati dello studio di fase 2 CAPFISH-3 all’American Society of Clinical Oncology Genitourinary Cancers Symposium. In 100 uomini con carcinoma prostatico di grado 1-2 in sorveglianza attiva, randomizzati a una dieta ricca di omega-3 (pesce e olio di pesce) e povera di omega-6 versus dieta abituale, la dieta omega-3 ha prodotto una riduzione significativa dell’indice Ki-67 nel tessuto neoplastico a 12 mesi — un biomarcatore di proliferazione cellulare correlato a progressione e metastasi.
Il dato è biologicamente coerente: alti livelli di omega-3 e bassi livelli di omega-6 inibiscono i macrofagi M2 associati alle metastasi prostatiche, mentre un eccesso di omega-6 favorisce la crescita tumorale in modelli murini. L’apparente paradosso tra il rischio incrementato in studi osservazionali (possibile confondimento da dieta “salutare” globale che include più pesce) e il beneficio sulla progressione in pazienti già diagnosticati potrebbe essere spiegato da variabili di confondimento non controllate e dalla differenza tra incidenza e progressione del tumore.
Paziente oncologico: omega-3 nella cachessia e nel supporto nutrizionale
Il terreno dove gli omega-3 trovano il supporto clinico più solido in oncologia è il trattamento della cachessia neoplastica e del supporto nutrizionale perioperatorio. Le linee guida ESPEN 2021 (Muscaritoli et al., 2021) raccomandano:
Supplementazione con EPA/DHA nei pazienti oncologici avanzati in chemioterapia a rischio di perdita di peso o malnutrizione, con l’obiettivo di stabilizzare o migliorare l’appetito, l’introito alimentare, la massa magra e il peso corporeo.
Formulazioni immunomodulanti arricchite in omega-3 (con arginina e nucleotidi) per i pazienti sottoposti a resezione di tumori del tratto gastrointestinale superiore.
Effetti dimostrati: riduzione dell’infiammazione sistemica (diminuzione di PCR, IL-6, TNF-α), attenuazione del catabolismo proteico e lipidico, miglioramento della sintesi proteica muscolare.
In un importante studio su pazienti con cancro del colon, la supplementazione con olio di pesce a basso dosaggio ha ridotto significativamente i marcatori infiammatori e migliorato lo stato nutrizionale (Freitas & Campos, 2019). Gli omega-3 si sono inoltre dimostrati protettivi rispetto alla neuropatia periferica indotta da paclitaxel in un trial randomizzato in doppio cieco controllato con placebo (Ghoreishi et al., citato in ESPEN 2021).
Dosaggi, fonti alimentari e aspetti pratici
Dal punto di vista clinico-pratico, è utile distinguere tra:
Assunzione dietetica ottimale: almeno 2 porzioni settimanali di pesce grasso (salmone, sgombro, sardine, aringhe) per un apporto stimato di 250–500 mg/die di EPA+DHA, coerente con le raccomandazioni per la popolazione generale.
Supplementazione terapeutica in oncologia: dosaggi di 1,5–2,5 g/die di EPA+DHA sono stati impiegati nei trial sulla cachessia, con benefici documentati sulla massa magra e sullo stato nutrizionale.
Fonti vegetali (ALA): l’acido alfa-linolenico presente in semi di lino, noci e olio di canola è un precursore di EPA e DHA, ma la conversione nell’organismo è limitata (< 15% per EPA, 5% per DHA), rendendolo un sostituto poco efficiente in contesti clinici.
Relativamente alla sicurezza: dosaggi fino a 3 g/die sono considerati sicuri per la maggior parte degli adulti. Dosi superiori possono interferire con la coagulazione (riduzione dell’aggregazione piastrinica) — aspetto rilevante nei pazienti oncologici in trattamento anticoagulante o in prossimità di interventi chirurgici.
Messaggi chiave per la pratica clinica
Gli studi osservazionali (UK Biobank, eLife 2024) suggeriscono un’associazione inversa tra livelli plasmatici di omega-3 e incidenza complessiva di cancro, ma gli effetti sono di modesta entità e non stabiliscono causalità.
I trial randomizzati (VITAL, meta-analisi Hanson 2020) non supportano la supplementazione con omega-3 per la prevenzione primaria del cancro nella popolazione generale.
In oncologia clinica, gli omega-3 hanno un ruolo nutrizionale consolidato nella cachessia neoplastica, nel supporto perioperatorio e — con crescente evidenza — nella prevenzione della progressione del tumore prostatico (studio CAPFISH-3).
Il paradosso del tumore prostatico (rischio aumentato per incidenza vs. beneficio sulla progressione) richiede lettura critica e approfondimento nei prossimi trial.
Gli omega-3 non sono un trattamento oncologico sostitutivo, ma un componente integrativo di un approccio nutrizionale multimodale al paziente oncologico.
Freitas, RDS, & Campos, MM (2019). Effetti protettivi degli acidi grassi omega-3 nelle complicanze correlate al cancro. Nutrients, 11(5), 945. https://doi.org/10.3390/nu11050945
Hanson, S., Thorpe, G., Winstanley, L., Abdelhamid, AS, & Hooper, L. (2020). Omega-3, omega-6 e grassi polinsaturi totali nella dieta sull’incidenza del cancro: revisione sistematica e meta-analisi di studi randomizzati. British Journal of Cancer, 122(8), 1260–1269. https://doi.org/10.1038/s41416-020-0761-6
Manson, JE, Cook, NR, Lee, I.-M., Christen, W., Bassuk, SS, Mora, S., … Buring, JE (2019). Acidi grassi n-3 marini e prevenzione delle malattie cardiovascolari e del cancro. New England Journal of Medicine, 380(1), 23–32. https://doi.org/10.1056/NEJMoa1811403
Muscaritoli, M., Arends, J., Bachmann, P., Baracos, V., Barthelemy, N., Bertz, H., … Bozzetti, F. (2021). Linee guida pratiche ESPEN: Nutrizione clinica nel cancro. Clinical Nutrition, 40(5), 2898–2913. https://doi.org/10.1016/j.clnu.2021.02.005
Zhang, Y., Sun, Y., Yu, Q., Song, S., Brenna, JT, Shen, Y., & Ye, K. (2024). Un rapporto più elevato tra acidi grassi omega-6 e omega-3 nel plasma è associato a un rischio maggiore di mortalità per tutte le cause, per cancro e per malattie cardiovascolari: uno studio di coorte basato sulla popolazione nella UK Biobank. eLife, 12, RP90132. https://doi.org/10.7554/eLife.90132
Zhang, Y., Sun, Y., Song, S., Khankari, NK, Brenna, JT, Shen, Y., & Ye, K. (2025). Associazioni tra acidi grassi omega-6 e omega-3 plasmatici e tumori in generale e 19 siti specifici: uno studio di coorte basato sulla popolazione nella UK Biobank. International Journal of Cancer, 156(6), 1154–1172. https://doi.org/10.1002/ijc.35226
Zhang, Y.-F., Gao, H.-F., Hou, A.-J., & Zhou, Y.-H. (2014). Effetto dell’integrazione di acidi grassi omega-3 sull’incidenza del cancro, sulla mortalità non vascolare e sulla mortalità totale: una meta-analisi di studi clinici randomizzati controllati. BMC Public Health, 14, 204. https://doi.org/10.1186/1471-2408-14-204
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO1
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
37.0/100
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Criteri Critici
Programmò l’omicidio e lo portò a termine “con freddezza”. L’agguato, in casa di lui, poi lo stordimento e l’accoltellamento. Il procuratore aggiunto Giuseppe Cascini ha ricostruito il femminicidio di Ilaria Sula compiuto dall’ex, Mark Antony Samson, reo conf…
Programmò il femminicidio e lo portò a termine “con freddezza”. L’agguato, in casa di lui, poi lo stordimento e l’accoltellamento. Il procuratore aggiunto Giuseppe Cascini ha ricostruito l’uccisione di Ilaria Sula compiuto dall’ex, Mark Antony Samson, reo confesso. Alla fine della requisitoria, in aula a Roma, ha chiesto l’ergastolo per l’imputato accusato di omicidio aggravato dalla premeditazione e dall’occultamento di cadavere. L’omicidio avvenne la mattina del 26 marzo dell’anno scorso.
“Samson ha convocato Ilaria in un agguato, in casa di lui. Ilaria è stata stordita a pugni e poi accoltellata”, ha detto il procuratore aggiunto, spiegando che il giovane “non ha avuto alcuna pietà mentre la colpiva a pugni e poi l’ha accoltellata. Non ha avuto pietà di lei quando l’ha buttata via come un rifiuto. Non ha avuto pietà di Ilaria perché dopo averla uccisa l’ha denigrata e offesa. Non ha avuto pietà quando dopo l’omicidio è andato a mangiare una piadina”. Il corpo di Sula è stato gettato in un dirupo.
Per la pm Maria Perna, Samson è un soggetto “abituato a mentire, manipolatore, ipocrita. Aveva intrappolato Sula in una relazione, aveva il controllo della sua vita”. L’omicidio è stato “un massacro” e Samson “merita una pena che renda giustizia a questa ragazza”. In aula erano presenti anche i genitori della vittima. “Abbiamo ascoltato quanto ha sofferto nostra figlia e siamo d’accordo con il procuratore aggiunto e la pm sulla richiesta del carcere a vita”, hanno detto Flamur e Gezime Sula. “Domani sarebbe stato il compleanno di Ilaria, il vero ergastolo lo abbiamo noi, perché lui ancora vive, respira, mangia e beve. Invece nostra figlia ha chiuso gli occhi per sempre”.
In foto, la manifestazione per Ilaria Sula alla Sapienza di Roma il 3 aprile 2025
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
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Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
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Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
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Criteri Critici
Tumori della mammella, diagnosi e cure migliorano Cronache Maceratesi
Nicola Battelli, primario dell’Oncologia Si parlerà di neoplasia della mammella e dei relativi percorsi di diagnosi e cura venerdì al Cosmopolitan di Civitanova a partire dalle 8,30, nell’ambito del convegno organizzato dai responsabili scientifici Nicola Battelli, primario dell’Oncologia di Macerata, e Paolo Decembrini Cognigni responsabile della Senologia. «Il tumore della mammella rappresenta la forma più comune di cancro nelle donne.Negli ultimi anni si è assistito ad un miglioramento della storia naturale e della prognosi della malattia attraverso programmi di diagnosi precoce e nuovi trattamenti, che prevedono l’integrazione delle conoscenze e la stretta collaborazione di diversi specialisti» afferma Battelli L’evento intende fare il punto delle conoscenze di tutte le discipline coinvolte nella diagnosi e nel trattamento della neoplasia della mammella, affrontando anche il tema della gestione del paziente oncologico. Il meeting si propone, inoltre, di offrire al cittadino, in un momento ad esso dedicato, la possibilità di incontrare gli esperti del settore creando un momento di conoscenza, confronto e condivisione.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
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Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
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Criteri Critici
Tumori, l’appello degli oncologi per biopsia liquida e terapie mirate la Repubblica
Reti diagnostiche fragili, differenze regionali e mancanza di fondi tengono oggi lontane dagli esami di cui avrebbero bisogno per accedere alle terapie più efficaci 15500 donne. Tante infatti sono le donne in Italia con tumore al seno metastatico ormonoresponsivo e Her2-negativo per cui è indicata la biopsia liquida, un esame non invasivo che consente di individuare le mutazioni di ESR1 ed accedere così a terapie mirate. Ma solo la metà di loro riesce a farlo.
Per questo oncologi e associazioni dei pazienti oggi a Milano hanno lanciato un appello: sbloccare subito i 15 milioni già previsti dalla Legge di Bilancio 2026 all’interno del fondo da 238 milioni destinato al potenziamento della sanità. Risorse che permetterebbero di portare il test fuori dai laboratori di ricerca e dentro il Servizio sanitario nazionale, garantendolo a tutte le pazienti.
Aumentare la sopravvivenza libera da progressione del 45%
“Con l'approvazione di nuove terapie orali è cambiata radicalmente la gestione dei casi metastatici positivi per i recettori degli estrogeni (ER) e negativi per HER2 - spiega Giuseppe Curigliano, Presidente Eletto dell’European Society for Medical Oncology e Professore del Dipo-Dipartimento di Oncologia ed Emato-Oncologia dell’Università di Milano – Le mutazioni di ESR1 sono il principale meccanismo di resistenza acquisita alla terapia ormonale. Individuarle, dopo una progressione di malattia metastatica, significa offrire una possibilità concreta di accedere ad un trattamento efficace, che consenta anche di mantenere una buona qualità di vita. Grazie alla terapia mirata, identificata a seguito di una mutazione genomica, la sopravvivenza libera da progressione può aumentare del 45%. È un vantaggio clinico senza precedenti in questa linea di trattamento, che non possiamo negare alle pazienti”.
Servono laboratori attrezzati, non solo tecnologie
Attraverso un esame non invasivo e ripetibile nel corso del tempo - come la biopsia liquida appunto, eseguita su un campione di sangue - è possibile ricercare alcune alterazioni molecolari a carico di biomarcatori predittivi di risposta ai trattamenti. “Le tecnologie richieste per queste analisi sono la Ngs e la dPcr – aggiunge Umberto Malapelle, Coordinatore del Gruppo di Patologia Molecolare e Medicina di Precisione della Siapec e Presidente della International Society of Liquid Biopsy - Il problema non è solo ‘come’ eseguire il test ma soprattutto ‘dove’ e ‘quando’. Esperienza ed infrastrutture sono elementi chiave nel settore della patologia molecolare, e vanno tenuti in considerazione per la selezione dei laboratori che devono supportare questa tipologia di test. I 15 milioni del fondo serviranno anche a costruire questa infrastruttura diagnostica interna al Servizio Sanitario Nazionale, senza la quale la biopsia liquida rischia di restare un’occasione mancata”.
Percorso attuativo da completare subito
Per Massimo Di Maio, Presidente Nazionale Aiom (Associazione Italiana di Oncologia Medica), è fondamentale ridurre il tempo tra la rimborsabilità di un nuovo trattamento mirato e l’ingresso nei Livelli Essenziali di Assistenza del relativo test genomico. "Solo così – sottolinea- l’oncologia di precisione può diventare una realtà per tutti i pazienti. La scelta del trattamento deve tenere sempre più in considerazione anche le possibili insorgenze di meccanismi di resistenza, oltre che le caratteristiche biologico-molecolari del singolo tumore”.
Occorre dunque, quanto prima, sbloccare le risorse economiche e far uscire il test dai laboratori di ricerca per renderlo un’opportunità concreta offerta dal Servizio Sanitario Nazionale.“È necessario completare rapidamente il percorso attuativo, affinché le risorse stanziate siano effettivamente disponibili e traducibili in un accesso uniforme al test su tutto il territorio nazionale - conclude Elena Murelli,Senatrice della Commissione Sanità, Lavoro e Affari Sociali - La biopsia liquida per la ricerca delle mutazioni di ESR1 rappresenta uno strumento clinicamente rilevante per orientare in modo appropriato le scelte terapeutiche, migliorando l’efficacia dei trattamenti e contribuendo a una gestione più efficiente delle risorse sanitarie, nonché tutelare la vita dei pazienti. Per questo prosegue il confronto con il ministero della Salute, con l’obiettivo di garantire la piena operatività delle misure previste e assicurare alle pazienti un accesso equo e tempestivo a questa innovazione diagnostica”.
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Criteri Critici
Comune farmaco per asma e allergie efficace contro tumori aggressivi in laboratorio: lo studio su Nature Cancer Fanpage
Uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Nature Cancer ha dimostrato che un comune farmaco per asma e allergie è risultato efficace contro tumori aggressivi e difficili da trattare in test di laboratorio.
I ricercatori hanno dimostrato che il comune farmaco contro l'asma e le allergie montelukast si è rivelato molto efficace nel contrastare tumori aggressivi e difficili da trattare in test di laboratorio, sia su modelli animali sia su cellule tumorali umane in coltura. Tra le forme di cancro contro le quali il principio attivo ha mostrato un’azione positiva figurano il cancro al seno triplo negativo, alle ovaie, al colon-retto e alla prostata, oltre che il melanoma (un tipo di cancro della pelle). In sostanza, grazie al farmaco antiasmatico è stata rallentata la crescita tumorale, ripristinata l’azione antitumorale del sistema immunitario e superata la resistenza alla terapia anti PD1 (immunoterapia).
Sottolineiamo che i risultati sono stati ottenuti soltanto in laboratorio e siamo ben lontani da un trial clinico (con pazienti umani) di fase 3; ciò nonostante, poiché il farmaco è già stato approvato dalle principali autorità sanitarie – come la FDA – il passaggio alla sperimentazione clinica potrebbe essere molto più rapido rispetto ad altre molecole promettenti. Gli autori dello studio sono fiduciosi sul prosieguo della ricerca.
A determinare che il farmaco contro l’asma e le allergie montelukast si sia dimostrato efficace contro alcuni tumori aggressivi nei test di laboratorio è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati della Divisione di Ematologia e Oncologia del Robert H. Lurie Comprehensive Cancer Center della Scuola di Medicina Feinberg della Northwestern University (Stati Uniti), in collaborazione con i colleghi del Centro di Bioterapie del Primo Ospedale Affiliato dell’Università di Zhengzhou. Gli scienziati, coordinati dal professor Bin Zhang, docente di immunologia oncologica presso l’ateneo di Chicago, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver condotto vari esperimenti di ingegneria genetica e con il montelukast.
Leggi anche Scoperti due geni che riattivano il sistema immunitario contro i tumori
Nello specifico, è stato determinato che il recettore CysLTR1 (cysteinyl leukotriene receptor 1), coinvolto nell’asma e nei processi infiammatori, gioca un ruolo fondamentale nella crescita tumorale promuovendo la produzione sostenuta di cellule mieloidi. Poiché il montelukast blocca questo recettore per combattere l’asma, gli scienziati hanno voluto verificare se, attraverso il farmaco – o tramite l’ablazione genetica del recettore – fosse possibile ottenere benefici contro i tumori aggressivi che lo sfruttano. Ed è esattamente ciò che è stato osservato.
Il professor Zhang e colleghi hanno determinato che alcuni tumori aggressivi, come quelli sopra indicati, sfruttano il gene CysLTR1 per innescare resistenza alle terapie. In particolare, è stato scoperto che i tumori "ingannano il sistema immunitario inducendolo a favorire la propria crescita attraverso l’aumento di un gruppo di globuli bianchi chiamati neutrofili", evidenziano gli esperti in un comunicato stampa. Questo processo è controllato proprio dal recettore CysLTR1, "che agisce come un interruttore di accensione/spegnimento".
I neutrofili, insieme alle cellule MDSC, sopprimono i linfociti T, catalizzano la crescita della massa tumorale e contribuiscono alla resistenza ai trattamenti immunoterapici. Ma se CysLTR1 viene bloccato farmacologicamente con il montelukast o attraverso l’ingegneria genetica, la crescita tumorale viene rallentata e il sistema immunitario viene spinto a combattere il cancro. “Quando abbiamo disattivato questo interruttore, geneticamente o con farmaci già esistenti, non solo abbiamo rallentato la crescita del tumore, ma abbiamo anche aiutato il sistema immunitario a recuperare la sua capacità di combattere il cancro”, ha affermato il professor Zhang. I risultati sono stati osservati sia in modelli murini sia su cellule tumorali umane in coltura. Nei topi migliorava anche la sopravvivenza e i trattamenti immunoterapici tornavano a essere efficaci anche laddove avevano smesso di funzionare.
Di fatto, l’inibizione di CysLTR1 accresce la sensibilità dei tumori alla terapia anti PD1 e migliora la risposta immunitaria contro di essi. Venivano eliminati anche i neutrofili immunosoppressori. “È importante sottolineare che, invece di limitarci a rimuovere questi globuli bianchi dannosi, siamo stati in grado di riprogrammarli trasformandoli in cellule che supportano la risposta immunitaria. Ciò significa che non stiamo semplicemente prendendo di mira il cancro, ma stiamo rieducando un tipo di cellule immunitarie, abbondanti nell’organismo, a combattere nuovamente il tumore”, ha affermato il professor Zhang.
Poiché i farmaci antagonisti di CysLTR1, come il montelukast, sono già approvati, ciò può accelerare la sperimentazione clinica e portare a nuovi approcci efficaci contro tumori difficili da trattare. I dettagli della ricerca “Targeting cysteinyl leukotriene receptor 1 reprograms tumor-promoting myelopoiesis and overcomes immune checkpoint therapy resistance” sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista scientifica Nature Cancer.
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Tumore del colon-retto, nuove pillole di screening della Asl1 L’Aquila Il Capoluogo
Redazione Dopo la mammografia, la campagna social prosegue con i video informativi dedicati alla prevenzione del tumore del colon-retto per la fascia 50-69 anni. Le informazioni Dopo i contenuti dedicati allo screening mammografico, prosegue lacampagna informativa social della ASL1 Avezzano-Sulmona-L’Aquila “Pillole di screening”,il progetto realizzato per spiegare in modo semplice e diretto ai cittadini come funzionano gliscreening gratuiti per la prevenzione dei tumorie perché è importante aderire.La nuova serie di brevi video sarà dedicata alloscreening del tumore del colon-retto,un percorso di prevenzione rivolto auomini e donne tra i 50 e i 69 anni,che prevede gratuitamente il test per la ricerca del sangue occulto nelle feci ogni due anni. Le pillole video saranno pubblicate sui canali social ufficiali della ASL 1 – Facebook, Instagram, Telegram e WhatsApp – con l’obiettivo di raggiungere il maggior numero possibile di cittadini attraverso informazioni chiare, pratiche e facilmente accessibili.A partecipare ai video saranno il dottorLoreto Lombardi,referente dello screening del colon-retto e direttore della UOC di Chirurgia e Diagnostica Endoscopica dell’ospedale dell’Aquila, insieme al personale sanitario coinvolto nel percorso di screening, tra cui la caposalaFiorella D’Alessandroe l’infermieraSerena Tomei, che accompagneranno i cittadini alla scoperta delle diverse fasi del programma: dall’esecuzione del test a casa, alla riconsegna del campione, fino agli eventuali approfondimenti diagnostici. “L’obiettivo della campagna– spiega il dottorLombardi–è aiutare le persone a conoscere meglio uno screening semplice, gratuito e fondamentale per la prevenzione. Bastano davvero 10 minuti per effettuare il test, ma quei minuti possono fare la differenza perché permettono di individuare precocemente eventuali alterazioni e intervenire in tempo”.Lo screening per il tumore del colon-retto consiste inun test semplice che può essere effettuato comodamente a casa grazie al kit inviato dalla ASL.Una volta raccolto il campione, la provetta può essere riconsegnata nei numerosi punti di raccolta presenti sul territorio, attraverso raccoglitori dedicati che consentono il deposito in autonomia e senza attese.Se l’esito del test è negativo, il referto viene inviato direttamente a domicilio.Se invece sono necessari ulteriori approfondimenti, il Centro Screening contatta direttamente la persona per programmare gratuitamente gli esami successivi, come la colonscopia, accompagnando il cittadino in tutte le fasi del percorso.Per informazioni o per aderire al programma di screening è possibile contattare il Centro Screening al numero 0862 368702, dal lunedì al venerdì dalle ore 9.00 alle 13.00, oppure scrivere all’indirizzo screening@asl1abruzzo.it.“10 minuti che valgono una vita, la tua”:è questo il messaggio che accompagna la campagna e che richiama il valore di un piccolo gesto di prevenzione capace di proteggere la salute. Per info: www.asl1abruzzo.it
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Dalla Francia, gli appelli dei genitori sui social hanno spinto molte persone a registrarsi come donatori. Il padre: “Un sollievo immenso. Ogni iscrizione può cambiare una vita”
Grazie a una straordinaria ondata di solidarietà è stato trovato un donatore di midollo osseo compatibile per Elio, il bambino francese di quattro anni affetto da una rara forma di leucemia per cui i genitori avevano lanciato un appello sui social. A dare la notizia sono proprio loro: “È un immenso sollievo e siamo felicissimi di vedere che le cose stanno andando avanti! Se oggi Elio ha questa possibilità, è grazie alla magia della donazione e alla solidarietà anonima. Questa è la prova concreta che la mobilitazione collettiva può funzionare e che ogni iscrizione può cambiare una vita”.
"Cerchiamo un donatore di midollo osseo per nostro figlio", l'appello di Thomas e Juliette
La malattia di Elio e gli appelli sui social
Elio si era ammalato all’improvviso. Un giorno era a scuola, il giorno dopo in terapia intensiva. Thomas e Juliette, i genitori, si sono improvvisamente trovati a fare i conti con una diagnosi difficile e con un’unica speranza: un trapianto di midollo osseo da un donatore compatibile. “Ci sono cure che funzionano per questa malattia ma Elio ha una resistenza alle chemioterapie. Deve sottoporsi a un trapianto e noi genitori non siamo compatibili”, spiegava a settembre il papà. Ha aperto un account social dedicato per pubblicare e condividere gli appelli per il figlio, per ricordare quanto sia facile diventare donatori e soprattutto cosa possa significare questo semplice gesto nella vita di chi ne ha bisogno.
In tanti hanno risposto. L’appello pubblicato sui nostri social è stato visualizzato da due milioni e seicentomila persone. Le donazioni sono aumentate, ma il donatore non si trovava. “Nelle ultime settimane, circa 70.000 persone si sono registrate come donatori di midollo osseo. Si tratta di una straordinaria dimostrazione di solidarietà. Grazie di cuore”, scriveva Thomas ad aprile. Che sottolineava però uno squilibrio: l'80% dei nuovi iscritti donne (56.000), solo il 20% uomini (14.000). “Per ragioni biologiche, i medici danno la priorità ai giovani donatori maschi di età compresa tra i 18 e i 35 anni. Statisticamente, le loro cellule offrono maggiori probabilità di successo del trapianto e minori complicazioni per il paziente”, ricordava il padre di Elio.
“Continuate a donare”
Due giorni fa, la svolta: un donatore compatibile. “Entriamo in una nuova fase fondamentale. Il cammino verso la guarigione sarà ancora molto lungo e particolarmente difficile nella vita quotidiana nei prossimi mesi. Avere questa possibilità è una vittoria enorme, ma adesso inizia un lungo periodo di cure e pazienza”. I genitori di Elio, commossi, ringraziano. E lanciano un ultimo appello: "A tutti voi che avete richiesto un kit negli ultimi giorni: per favore non fermatevi proprio ora, rispeditelo! L’ondata di solidarietà che avete creato attorno a Elio è incredibile, ma non lasciamo che si spenga: ci sono ancora tante altre famiglie che aspettano quella telefonata salvavita”.
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Ogni anno nel nostro Paese più di 53mila donne si ammalano di tumore del seno e per 15.500 pazienti con tumore al seno metastatico ormonoresponsivo/Her2 negativo è necessaria la biopsia...
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Ogni anno nel nostro Paese più di 53mila donne si ammalano di tumore del seno e per 15.500 pazienti con tumore al seno metastatico ormonoresponsivo/Her2 negativo è necessaria la biopsia liquida per selezionare le terapie più efficaci. Però, solo la metà delle pazienti riesce ad accedere a questo esame, a causa di reti diagnostiche ancora fragili e una frammentazione regionale. Per garantire l’esame in modo uniforme su tutto il territorio è necessario destinare 15 milioni ricavandoli dal fondo di 238 milioni per il potenziamento della sanità inseriti nella legge di Bilancio 2026. Il finanziamento della biopsia liquida per la ricerca delle mutazioni di ESR1 è già previsto dal provvedimento legislativo dallo scorso dicembre ma è necessario sbloccare le risorse economiche e il test deve uscire dai laboratori di ricerca per diventare una opportunità concreta offerta dal Servizio sanitario Nazionale. È l’appello della comunità oncologica e delle associazioni dei pazienti, lanciato in una conferenza stampa oggi a Milano. L’evento rappresenta anche l’occasione per fare il punto sulla medicina di precisione nella cura della neoplasia più frequente nel nostro Paese.
Innovazioni nella diagnosi e nella cura
“Con l’approvazione di nuove terapie orali è cambiata radicalmente la gestione dei casi metastatici positivi per i recettori degli estrogeni (ER) e negativi per HER2 - sottolinea Giuseppe Curigliano, presidente eletto dell’European Society for Medical Oncology e professore del Dipo-Dipartimento di Oncologia ed Emato-Oncologia dell’Università di Milano -. Le mutazioni di ESR1 sono il principale meccanismo di resistenza acquisita alla terapia ormonale. Individuarle, dopo una progressione di malattia metastatica, significa offrire una possibilità concreta di accedere ad un trattamento efficace, che consenta anche di mantenere una buona qualità di vita. Grazie alla terapia mirata, identificata a seguito di una mutazione genomica, la sopravvivenza libera da progressione può aumentare del 45%. È un vantaggio clinico senza precedenti in questa linea di trattamento, che non possiamo negare alle pazienti”.
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Istituzioni al lavoro per sbloccare i fondi
“In legge di Bilancio con un emendamento, a mia prima firma, abbiamo previsto le risorse necessarie per sostenere l’accesso alla biopsia liquida nell’ambito dei percorsi di oncologia di precisione - sottolinea Elena Murelli, senatrice della Commissione Sanita, Lavoro e Affari Sociali -. È ora necessario completare rapidamente il percorso attuativo, affinché le risorse stanziate siano effettivamente disponibili e traducibili in un accesso uniforme al test su tutto il territorio nazionale. Per questo prosegue il confronto con il ministero della Salute, con l’obiettivo di garantire la piena operatività delle misure previste e assicurare alle pazienti un accesso equo e tempestivo a questa innovazione diagnostica”.
Terapie sempre di più personalizzate
“Come Società scientifica - sottolinea Massimo Di Maio, presidente Nazionale Aiom (Associazione Italiana di Oncologia Medica) - riteniamo prioritario garantire l’equità di accesso alle cure sull’intero territorio nazionale. È fondamentale ridurre il tempo tra la rimborsabilità di un nuovo trattamento mirato e l’ingresso nei Livelli essenziali di assistenza del relativo test genomico. Solo così l’oncologia di precisione può diventare una realtà per tutti i pazienti. La scelta del trattamento deve tenere sempre più in considerazione anche le possibili insorgenze di meccanismi di resistenza, oltre che le caratteristiche biologico-molecolari del singolo tumore”.
Esame non invasivo e ripetibile
“Attraverso un esame non invasivo e ripetibile nel corso del tempo siamo in grado di ricercare alcune alterazioni molecolari a carico di biomarcatori predittivi di risposta ai trattamenti - aggiunge Umberto Malapelle, coordinatore del Gruppo di Patologia Molecolare e Medicina di Precisione della SIAPEC e presidente della International Society of Liquid Biopsy-. Le tecnologie richieste, per queste analisi, sono la NGS e la dPCR. Il problema non è solo ‘come’ eseguire il test ma soprattutto ‘dove’ e ‘quando’. Esperienza ed infrastrutture sono elementi chiave nel settore della patologia molecolare, e vanno tenuti in considerazione per la selezione dei laboratori che devono supportare questa tipologia di test. I 15 milioni del fondo serviranno anche a costruire questa infrastruttura diagnostica interna al Servizio sanitario nazionale, senza la quale la biopsia liquida rischia di restare un’occasione mancata”.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Terapia genica e ricerca scientifica: gli studenti incontrano l’esperto dell’Università di Ferrara Rovigo.News
BADIA POLESINE (Rovigo) – Nella mattinata del 15 maggio, le classi 3B TCS, 5B TCS, 5A TCA, 5A L, 5A SA e 5B SA hanno partecipato a un importante incontro dedicato al tema della terapia genica e delle malattie ereditarie. Ospite dell’evento è stato il professor Mirko Pinotti, docente dell’Università degli Studi di Ferrara, che ha guidato gli studenti in un approfondimento sulle più recenti innovazioni nel campo della medicina genetica.
Nel corso dell’incontro, il professor Pinotti ha illustrato come la terapia genica rappresenti oggi una delle frontiere più avanzate della ricerca biomedica, offrendo nuove prospettive nella cura delle anemie ereditarie e di numerose patologie genetiche. Attraverso esempi concreti e un linguaggio chiaro e accessibile, il relatore ha spiegato come queste tecnologie possano, in alcuni casi, intervenire direttamente sulle cause delle malattie, aprendo scenari fino a pochi anni fa impensabili.
L’iniziativa ha rappresentato anche un’importante occasione di orientamento e crescita personale. L’esperienza accademica e professionale del professor Mirko Pinotti ha permesso agli studenti di avvicinarsi al mondo della ricerca scientifica, conoscendone non solo gli aspetti più innovativi, ma anche il percorso umano e formativo che conduce a una carriera universitaria.
Durante il dialogo con gli studenti, il docente ha condiviso le difficoltà affrontate, le scelte compiute e i traguardi raggiunti nel proprio percorso professionale, sottolineando il valore di curiosità, impegno e perseveranza come elementi fondamentali per chi desidera intraprendere studi e professioni nel settore scientifico.
Gli studenti hanno partecipato con interesse e attenzione, ponendo domande sui temi dell’innovazione biomedica, delle opportunità universitarie e delle implicazioni etiche legate allo sviluppo delle nuove tecnologie genetiche. L’incontro si è così trasformato in un momento di confronto e riflessione, capace di stimolare consapevolezza e spirito critico sul ruolo della scienza nella società contemporanea.
A concludere l’evento è stata una frase che ha lasciato un segno particolare nei presenti: “Alla vostra età puntate sempre alla scelta più difficile da realizzare”. Un messaggio che ha invitato i ragazzi a guardare al futuro con ambizione, determinazione e fiducia nelle proprie capacità, incoraggiandoli a inseguire i propri obiettivi senza paura delle sfide.
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Criteri Critici
Un giorno intero in sala operatoria all'Ospedale di Mestre, con due équipe specialistiche - quelle di Chirurgia toracica e di Chirurgia plastica - impegnate fianco a fianco con il supporto degli anestesisti: la signora sottoposta all'intervento, però, ha v...…
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
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Criteri Critici
Terapia CAR-T per il mieloma multiplo Sanihelp.it
Sanihelp.it – Il midollo osseo è il tessuto spugnoso presente nella parte centrale di alcune ossa, che ha il compito di produrre le cellule del sangue.
Nel mieloma sono alterate le plasmacellule, cellule specializzate nella produzione degli anticorpi (gammaglobuline), la cui eccessiva riproduzione causa l’espansione del midollo osseo fino a provocare il rigonfiamento e a volte la frattura delle ossa e un aumento degli anticorpi nel sangue.
Il mieloma si chiama multiplo perché si può presentare in diverse zone del corpo, come la colonna vertebrale, le costole, il bacino e il cranio. Non è un tipo di tumore molto comune e non se ne conosce ancora la causa, sebbene si sappia che è più frequente nelle persone sopra i 65 anni di età e nelle persone di colore.
Seppure questa malattia sia ancora difficile da debellare definitivamente, anno dopo anno la ricerca compie progressi, facendo aumentare le speranze di guarigione. L’ultima introduzione è ciltacabtagene autoleucel, una terapia cellulare CAR-T per i pazienti adulti con mieloma multiplo recidivato e refrattario che hanno ricevuto almeno una precedente terapia senza trarne il beneficio sperato. Infatti, il problema è che la maggior parte dei pazienti va incontro a remissioni temporanee seguite da ricadute.
«Avere la possibilità di trattare con ciltacabtagene autoleucel un paziente con mieloma multiplo che ha ricevuto solo una linea di terapia, a differenza di pazienti in recidiva dopo almeno 3 linee di terapia – attuale approvazione delle CAR-T in Italia – significa intervenire in una fase di malattia in cui ci si aspetta una maggiore efficacia dei trattamenti, sia per una minor potenziale resistenza alle terapie, sia perché ci si avvale di un sistema immunitario meno compromesso rispetto a uno sottoposto a molteplici interventi terapeutici. I dati disponibili su ciltacabtagene autoleucel mostrano l’efficacia del farmaco anche nei pazienti che hanno mostrato refrattarietà alla lenalidomide, parte ormai integrante della maggior parte dei trattamenti di prima linea per la malattia ciltacabtagene autoleucel» dichiara Francesca Gay, Professore associato di ematologia, Dipartimento di biotecnologie e scienza per la salute, Università degli studi di Torino, Divisione di Ematologia dell’Azienda Ospedaliera Città della Salute e della Scienza di Torino. «Grazie a queste innovazioni si sta parlando sempre più frequentemente del concetto di cura anche nel mieloma multiplo, dove l’obiettivo è garantire il controllo della malattia a lungo termine, consentendo al paziente di condurre una vita il più possibile normale e in assenza di terapia».
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Assistere al meglio un paziente oncologico, «Ecco il vademecum per tutti i caregiver» Libertà
Un vademecum con tutte le informazioni pratiche per assistere al meglio i pazienti oncologici. I professionisti di Amop, in collaborazione con Fondazione Amop, Direzione Sanitaria e Primaria di Oncologia dell'ospedale Nigrar di Verona, Direzione Primaria di Oncologia Asl Città di Torino e Rete Oncologica Pazienti Italia hanno realizzato “Il manuale del caregiver”. Lo hanno presentato nel Salone d'onore di Palazzo Rota Pisaroni il dottor Luigi Cavanna e Romina Piergiorgi, Claudia Gregori e Maria Teresa Cordani in rappresentanza di Amop. «L'idea è nata dal fatto che il malato di tumore deve affrontare tanti problemi – ha spiegato Cavanna – chi si trova ad assistere una persona che ha queste problematiche ha certamente bisogno di strumenti, ed è per questo che fin dal 2017 abbiamo cominciato a collaborare con i colleghi di Verona e Torino per dare aiuto ai famigliari che devono assistere i vari pazienti». Gli aspetti pratici illustrati vanno dalla gestione del paziente con diverse patologie alla terapia da somministrare a domicilio, con un focus anche sui sintomi che può presentare il paziente e gli eventuali effetti collaterali delle terapie antitumorali. Il manuale è gratuitamente disponibile per tutti i caregiver che si possono rivolgere ad Amop: si calcola che siano circa 8 milioni in Italia e anche il territorio piacentino è in linea con queste stime: «Sono diverse migliaia anche nella nostra provincia, teniamo conto di quante malattie oncologiche dobbiamo occuparci ogni anno, tute queste persone assistono un famigliare o un paziente che hanno bisogno di cure».
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Criteri Critici
Tumore al seno metastatico: "biopsia liquida necessaria a 15mila d pharmastar.it
Oggi in Italia, per 15.500 donne con tumore al seno metastatico ormonoresponsivo/Her2 negativo è necessaria la biopsia liquida per selezionare le terapie più efficaci. Però, solo la metà delle pazienti riesce ad accedere a questo esame, a causa di reti diagnostiche ancora fragili e una frammentazione regionale. Per garantire l'esame in modo uniforme su tutto il territorio è necessario destinare 15 milioni ricavandoli dal fondo di 238 milioni per il potenziamento della sanità inseriti nella Legge di Bilancio 2026. Il finanziamento della biopsia liquida per la ricerca delle mutazioni di ESR1 è già previsto dal provvedimento legislativo dallo scorso dicembre. Vanno subito sbloccate le risorse economiche e il test deve uscire dai laboratori di ricerca per diventare una opportunità concreta offerta dal Servizio Sanitario Nazionale. È l'appello della comunità oncologica e delle associazioni dei pazienti, lanciato in una conferenza stampa oggi a Milano. L'evento rappresenta anche l'occasione per fare il punto sulla medicina di precisione nella cura della neoplasia più frequente nel nostro Paese.
"Ogni anno nel nostro Paese, più di 53mila donne si ammalano di tumore del seno – sottolinea Giuseppe Curigliano, Presidente Eletto dell'European Society for Medical Oncology e Professore del Dipo-Dipartimento di Oncologia ed Emato-Oncologia dell'Università di Milano -. Con l’approvazione di nuove terapie orali è cambiata radicalmente la gestione dei casi metastatici positivi per i recettori degli estrogeni (ER) e negativi per HER2. Le mutazioni di ESR1 sono il principale meccanismo di resistenza acquisita alla terapia ormonale. Individuarle, dopo una progressione di malattia metastatica, significa offrire una possibilità concreta di accedere ad un trattamento efficace, che consenta anche di mantenere una buona qualità di vita. Grazie alla terapia mirata, identificata a seguito di una mutazione genomica, la sopravvivenza libera da progressione può aumentare del 45%. È un vantaggio clinico senza precedenti in questa linea di trattamento, che non possiamo negare alle pazienti".
"In Legge di Bilancio con un emendamento, a mia prima firma, abbiamo previsto le risorse necessarie per sostenere l'accesso alla biopsia liquida nell'ambito dei percorsi di oncologia di precisione – sottolinea Elena Murelli, Senatrice della Commissione Sanita, Lavoro e Affari Sociali -. È ora necessario completare rapidamente il percorso attuativo, affinché le risorse stanziate siano effettivamente disponibili e traducibili in un accesso uniforme al test su tutto il territorio nazionale. La biopsia liquida per la ricerca delle mutazioni di ESR1 rappresenta uno strumento clinicamente rilevante per orientare in modo appropriato le scelte terapeutiche, migliorando l'efficacia dei trattamenti e contribuendo a una gestione più efficiente delle risorse sanitarie nonché tutelare la vita dei pazienti. Per questo prosegue il confronto con il Ministero della Salute, con l'obiettivo di garantire la piena operatività delle misure previste e assicurare alle pazienti un accesso equo e tempestivo a questa innovazione diagnostica".
"Per le pazienti metastatiche – sottolinea Massimo Di Maio, Presidente Nazionale AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) -. I progressi scientifici hanno portato ad un significativo aumento della sopravvivenza. La personalizzazione delle terapie consente ora alle pazienti metastatiche che progrediscono al trattamento di prima linea di ottenere risultati impensabili fino a pochi anni fa. Come Società Scientifica, riteniamo prioritario garantire l’equità di accesso alle cure sull'intero territorio nazionale. È fondamentale ridurre il tempo tra la rimborsabilità di un nuovo trattamento mirato e l'ingresso nei Livelli Essenziali di Assistenza del relativo test genomico. Solo così l'oncologia di precisione può diventare una realtà per tutti i pazienti. La scelta del trattamento deve tenere sempre più in considerazione anche le possibili insorgenze di meccanismi di resistenza, oltre che le caratteristiche biologico-molecolari del singolo tumore".
"Attraverso un esame non invasivo e ripetibile nel corso del tempo siamo in grado di ricercare alcune alterazioni molecolari a carico di biomarcatori predittivi di risposta ai trattamenti – aggiunge Umberto Malapelle, Coordinatore del Gruppo di Patologia Molecolare e Medicina di Precisione della SIAPEC e Presidente della International Society of Liquid Biopsy-. Le tecnologie richieste, per queste analisi, sono la NGS e la dPCR. Il problema non è solo 'come' eseguire il test ma soprattutto 'dove' e 'quando'. Esperienza ed infrastrutture sono elementi chiave nel settore della patologia molecolare, e vanno tenuti in considerazione per la selezione dei laboratori che devono supportare questa tipologia di test. I 15 milioni del fondo serviranno anche a costruire questa infrastruttura diagnostica interna al Servizio Sanitario Nazionale, senza la quale la biopsia liquida rischia di restare un'occasione mancata".
"Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un profondo cambiamento nel trattamento del carcinoma mammario metastatico – conclude l'incontro Antonella Campana, Presidente di Fondazione IncontraDonna -. Oggi però è fondamentale fare un passo ulteriore: garantire un accesso equo e tempestivo all'innovazione. Le pazienti non possono essere costrette a percorrere centinaia di chilometri per eseguire un test che può orientare la scelta terapeutica. È necessario che i laboratori si coordinino o che tutte le Regioni approvino al più presto il codice tariffario. La ricerca delle mutazioni di ESR1 riguarda decine di migliaia di donne. Non è accettabile non poter beneficiare di una terapia mirata, efficace e che consente una buona qualità di vita, perché il test non è disponibile nel proprio centro oncologico".
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Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
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Criteri Critici
Alcuni tumori riescono a riparare il DNA dopo chemio e radioterapia tomshw.it
Alcuni tumori potrebbero avere un modo più efficace del previsto per sopravvivere ai trattamenti che dovrebbero danneggiarli in modo irreversibile. Un nuovo studio su MYC, una delle proteine più note nella biologia del cancro, mostra che questo fattore non si limita a spingere la crescita tumorale. In determinate condizioni, MYC aiuta anche le cellule cancerose a riparare il DNA colpito da stress, chemioterapia e radiazioni.
Per anni MYC è stato descritto soprattutto come un acceleratore della proliferazione: quando è troppo attivo, le cellule crescono e si dividono con una velocità pericolosa. La novità è che una forma modificata della proteina sembra muoversi direttamente verso le rotture del DNA. Lì contribuisce a richiamare i meccanismi di riparazione, trasformando un danno potenzialmente letale in un problema che la cellula tumorale può provare a gestire.
Questo passaggio è importante perché molte terapie oncologiche funzionano proprio provocando danni genetici nelle cellule malate. Chemioterapia e radioterapia cercano di accumulare abbastanza lesioni da impedire al tumore di continuare a vivere e moltiplicarsi. Se però una cellula riesce a riparare rapidamente quelle rotture, il trattamento può diventare meno efficace e la malattia può selezionare popolazioni più resistenti.
I ricercatori hanno osservato il fenomeno in modelli cellulari e in dati legati al tumore pancreatico, una delle forme più aggressive e difficili da trattare. Nei campioni con attività elevata di MYC comparivano anche segnali più marcati di riparazione del DNA e un'associazione con esiti peggiori. È un indizio coerente con l'idea che alcuni tumori non usino MYC soltanto per crescere, ma anche per tollerare lo stress estremo creato dalla terapia e dal loro stesso metabolismo.
La proteina che accelera il tumore può aiutarlo anche a sopravvivere.
Il punto non è che sia stata trovata una cura immediata. Lo studio suggerisce piuttosto un bersaglio più raffinato: non spegnere alla cieca tutte le funzioni di MYC, operazione difficile e potenzialmente tossica, ma capire se si possa interferire con il suo ruolo nella riparazione del DNA. Una strategia del genere potrebbe rendere alcune cellule tumorali più vulnerabili ai trattamenti che già puntano a danneggiarne il genoma.
MYC è stato a lungo considerato un bersaglio complicato, quasi sfuggente, perché non offre facilmente punti di aggancio puliti per i farmaci. La nuova funzione descritta dai ricercatori cambia però il modo di guardare al problema: la riparazione del DNA mediata da MYC potrebbe essere più specifica della semplice attività di crescita cellulare. Questo aiuterebbe a distinguere meglio ciò che sostiene il tumore da ciò che serve alle cellule sane.
La parte clinicamente più interessante riguarda il tumore al pancreas. In questo contesto le cellule cancerose vivono spesso in condizioni ostili, con scarso apporto di sangue, forte stress replicativo e danni continui al DNA. Se MYC le aiuta a superare anche i colpi inferti dai trattamenti, misurarne l'attività potrebbe diventare utile per capire quali tumori hanno più probabilità di resistere.
I prossimi passaggi dovranno chiarire quanto questo meccanismo pesi nei pazienti e se i farmaci mirati contro MYC possano davvero aumentare la sensibilità a chemio e radioterapia. La domanda più concreta è se bloccare quella specifica funzione di riparazione basti a spostare l'equilibrio: non eliminare ogni attività di MYC, ma togliere al tumore una delle sue difese quando il DNA è già sotto attacco.