📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?4
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO1
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
36.3/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
“Tumore al seno: la malattia, dalla cura all’arte” RaiNews
La breast unit della azienda Dulbecco approccia la malattia con un percorso che passa dalla diagnosi all’interventistica e arriva al sostegno psicologico della paziente. Al teatro Politeama una serata, tra musica e dibattiti, per lanciare messaggio che una diagnosi di tumore al seno, non è una diagnosi di morte.
INTERVISTATI:
FRANCO ABBONANTE - COORDINATORE BREAST UNIT DULBECCO CZ
SIMONA LOIZZO - PRES. INTERGRUPPO PARLAMENTARE TUMORE AL SENO
PATRIZIA BIANCO - VOLONTARIA ASSOCIAZIONE “ANGELA SERRA”
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
51.9/100
Punteggio Totale
B
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✅
Criteri Critici
Sole e bambini: i 10 falsi miti sul melanoma pediatrico. Bambino Gesù: «La prevenzione parte dall'infanzia Ospedale Pediatrico Bambino Gesù
“La crema solare serve solo al mare”. “Con le nuvole non ci si scotta”. In vista dell’arrivo della stagione estiva, l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù richiama l’attenzione sull’importanza della prevenzione dei tumori cutanei fin dall’infanzia, sfatando i più diffusi falsi miti sul melanoma pediatrico. Sebbene questa forma tumorale rappresenti circa l’1% di tutti i tumori maligni pediatrici e resti quindi una condizione rara, gli specialisti sottolineano come le corrette abitudini di esposizione al sole sin dai primi anni di vita siano fondamentali per ridurre il rischio futuro.
Negli ultimi 5 anni il Bambino Gesù ha seguito circa 40 casi di melanoma pediatrico, soprattutto in adolescenti e bambini con particolari fattori di rischio, attraverso un approccio multidisciplinare che coinvolge dermatologi, oncologi, chirurghi plastici, chirurghi generali e neuroradiologi.
«Nel tempo abbiamo visto crescere la preoccupazione dei genitori riguardo ai nei dei bambini, ma spesso il rischio percepito è sproporzionato rispetto alla realtà», spiega la dott.ssa May El Hachem, responsabile di Dermatologia del Bambino Gesù. «Il melanoma pediatrico esiste, ma resta raro. Tanti bambini vengono sottoposti a controlli dermatologici troppo precoci e non necessari, mentre si presta ancora poca attenzione alla vera prevenzione: la protezione dal sole».
I 10 FALSI MITI SUL MELANOMA PEDIATRICO
1 - “Il melanoma riguarda solo gli adulti”
Anche i bambini possono sviluppare un melanoma, sebbene si tratti di una forma rara che rappresenta circa l’1% dei tumori maligni pediatrici.
2 - “Se un bambino prende qualche scottatura non succede nulla”
Le scottature in età pediatrica, soprattutto se ripetute, aumentano significativamente il rischio di sviluppare melanoma in età adulta. La pelle dei bambini è più vulnerabile ai danni provocati dai raggi UV.
3 - “La crema solare serve solo al mare”
La protezione solare è necessaria anche durante attività sportive all’aperto, passeggiate, piscina e centri estivi: i raggi UV colpiscono anche lontano dalla spiaggia.
4 - “Con le nuvole non ci si scotta”
I raggi ultravioletti attraversano le nuvole e possono danneggiare la pelle anche nelle giornate coperte.
5 - “Ogni nuovo neo nei bambini è pericoloso”
Durante infanzia e adolescenza la comparsa di nuovi nei è spesso fisiologica. A richiedere attenzione sono soprattutto cambiamenti rapidi, crescita anomala o sanguinamento.
6 - “Bisogna portare tutti i bambini dal dermatologo molto presto”
In assenza di segnali sospetti, la prima visita dermatologica può essere programmata intorno ai 10-12 anni, salvo indicazioni diverse del pediatra curante o in presenza di un nevo congenito medio o gigante. Controlli troppo precoci e ripetuti rischiano di creare ansia senza reali benefici clinici.
7 - “Solo i bambini con pelle chiarissima rischiano il melanoma”
Anche i bambini con pelle più scura possono sviluppare melanoma, pur avendo una protezione naturale maggiore.
8 - “Basta mettere la crema una volta al giorno”
Anche se con alto fattore di protezione - il cosiddetto “schermo totale” - la crema solare va applicata almeno 20 minuti prima dell’esposizione e riapplicata frequentemente, ogni 2 ore circa, soprattutto dopo il bagno o una sudorazione intensa.
9 - “Il sole è sempre un nemico da evitare”
Il sole non va demonizzato: bisogna imparare a esporsi correttamente, evitando le ore in cui la radiazione solare è più intensa e utilizzando adeguate protezioni.
10 - “Se un neo non è irregolare allora non è un problema”
Nei bambini è particolarmente importante osservare l’evoluzione delle lesioni cutanee: crescita rapida, modifiche improvvise o sanguinamento possono essere segnali da approfondire.
I CONSIGLI DEGLI SPECIALISTI DEL BAMBINO GESU’
Secondo gli esperti dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, dunque, la vera prevenzione parte da comportamenti quotidiani corretti: evitare le scottature, in particolare nei primi anni di vita, utilizzare sempre una protezione solare adeguata durante tutte le attività all’aperto e insegnare ai bambini come esporsi ai raggi UV in sicurezza.
Gli specialisti ricordano inoltre che la comparsa di nuovi nei durante la crescita è spesso un fenomeno normale. Diverso il caso dei bambini con nevi congeniti giganti o multipli, che necessitano invece di un monitoraggio specialistico sin dalla nascita attraverso percorsi multidisciplinari dedicati.
«Dobbiamo uscire dalla logica della paura» conclude la dott.ssa El Hachem. «Il sole non è un nemico da evitare, piuttosto è l’esposizione che va gestita adeguatamente. La vera prevenzione si fa con comportamenti corretti e informazioni affidabili, non con l’allarmismo».
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
51.9/100
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B
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✅
Criteri Critici
Protezione non solo al mare ma anche per giocare all’aperto o ai campi estivi. I consigli degli esperti del Bambino Gesù che rassicurano i genitori: è un tumore raro, il rischio percepito è sproporzionato
“La crema solare serve solo al mare”. “Con le nuvole non ci si scotta”. L’ospedale pediatrico Bambino Gesù richiama l’attenzione sull’importanza della prevenzione dei tumori cutanei fin dall’infanzia, sfatando i più diffusi falsi miti sul melanoma pediatrico. Sebbene questa forma tumorale rappresenti circa l’1% di tutti i tumori maligni pediatrici e resti quindi una condizione rara, gli specialisti sottolineano come le corrette abitudini di esposizione al sole sin dai primi anni di vita siano fondamentali per ridurre il rischio futuro.
40 casi negli ultimi 5 anni
Negli ultimi 5 anni il Bambino Gesù ha seguito circa 40 casi di melanoma pediatrico, soprattutto in adolescenti e bambini con particolari fattori di rischio, attraverso un approccio multidisciplinare che coinvolge dermatologi, oncologi, chirurghi plastici, chirurghi generali e neuroradiologi.
“Nel tempo abbiamo visto crescere la preoccupazione dei genitori riguardo ai nei dei bambini, ma spesso il rischio percepito è sproporzionato rispetto alla realtà – spiega May El Hachem, responsabile di Dermatologia del Bambino Gesù – il melanoma pediatrico esiste, ma resta raro. Tanti bambini vengono sottoposti a controlli dermatologici troppo precoci e non necessari, mentre si presta ancora poca attenzione alla vera prevenzione: la protezione dal sole”.
I 10 falsi miti sul melanoma pediatrico
1 - “Il melanoma riguarda solo gli adulti”
Anche i bambini possono sviluppare un melanoma, sebbene si tratti di una forma rara che rappresenta circa l’1% dei tumori maligni pediatrici.
2 - “Se un bambino prende qualche scottatura non succede nulla”
Le scottature in età pediatrica, soprattutto se ripetute, aumentano significativamente il rischio di sviluppare melanoma in età adulta. La pelle dei bambini è più vulnerabile ai danni provocati dai raggi UV.
3 - “La crema solare serve solo al mare”
La protezione solare è necessaria anche durante attività sportive all’aperto, passeggiate, piscina e centri estivi: i raggi UV colpiscono anche lontano dalla spiaggia.
4 - “Con le nuvole non ci si scotta”
I raggi ultravioletti attraversano le nuvole e possono danneggiare la pelle anche nelle giornate coperte.
5 - “Ogni nuovo neo nei bambini è pericoloso”
Durante infanzia e adolescenza la comparsa di nuovi nei è spesso fisiologica. A richiedere attenzione sono soprattutto cambiamenti rapidi, crescita anomala o sanguinamento.
6 - “Bisogna portare tutti i bambini dal dermatologo molto presto”
In assenza di segnali sospetti, la prima visita dermatologica può essere programmata intorno ai 10-12 anni, salvo indicazioni diverse del pediatra curante o in presenza di un nevo congenito medio o gigante. Controlli troppo precoci e ripetuti rischiano di creare ansia senza reali benefici clinici.
7 - “Solo i bambini con pelle chiarissima rischiano il melanoma”
Anche i bambini con pelle più scura possono sviluppare melanoma, pur avendo una protezione naturale maggiore.
8 - “Basta mettere la crema una volta al giorno”
Anche se con alto fattore di protezione - il cosiddetto “schermo totale” - la crema solare va applicata almeno 20 minuti prima dell’esposizione e riapplicata frequentemente, ogni 2 ore circa, soprattutto dopo il bagno o una sudorazione intensa.
9 - “Il sole è sempre un nemico da evitare”
Il sole non va demonizzato: bisogna imparare a esporsi correttamente, evitando le ore in cui la radiazione solare è più intensa e utilizzando adeguate protezioni.
10 - “Se un neo non è irregolare allora non è un problema”
Nei bambini è particolarmente importante osservare l’evoluzione delle lesioni cutanee: crescita rapida, modifiche improvvise o sanguinamento possono essere segnali da approfondire.
I consigli degli specialisti
Secondo gli esperti dell’Ospedale pediatrico la vera prevenzione parte da comportamenti quotidiani corretti: evitare le scottature, in particolare nei primi anni di vita, utilizzare sempre una protezione solare adeguata durante tutte le attività all’aperto e insegnare ai bambini come esporsi ai raggi UV in sicurezza.
Gli specialisti ricordano inoltre che la comparsa di nuovi nei durante la crescita è spesso un fenomeno normale. Diverso il caso dei bambini con nevi congeniti giganti o multipli, che necessitano invece di un monitoraggio specialistico sin dalla nascita attraverso percorsi multidisciplinari dedicati.
“Dobbiamo uscire dalla logica della paura – conclude la dottoressa El Hachem – il sole non è un nemico da evitare, piuttosto è l’esposizione che va gestita adeguatamente. La vera prevenzione si fa con comportamenti corretti e informazioni affidabili, non con l’allarmismo”.
Kylie Minogue: «Ho scoperto un altro tumore al seno dopo 16 anni dalla prima diagnosi. Rimandai le cure per avere un figlio, ma non era... - Il Mattino
📰 Il Mattino📅 2026-05-20T08:20:47
nuovo trattamento cancro
Kylie Minogue: «Ho scoperto un altro tumore al seno dopo 16 anni dalla prima diagnosi. Rimandai le cure per avere un figlio, ma non era... Il Mattino
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
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Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
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Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
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43.7/100
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Criteri Critici
“Incontri Salutari… e non solo”: ad Alassio un appuntamento dedicato alla prevenzione oncologica con la Dott.ssa Stefania Giudici Alassio News
Ad Alassio prosegue il ciclo di appuntamenti dedicati al benessere e alla prevenzione promosso dall’Assessorato alle Politiche Sociali del Comune con la rassegna “Incontri Salutari… e non solo”, ospitata presso il Centro d’Incontro per la Terza Età “L’Isola che C’è” di via Robutti 5.
L’incontro in programma mercoledì 20 maggio alle ore 16.30 è dedicato a un tema di grande importanza e attualità quale la prevenzione oncologica.
Ospite dell’appuntamento sarà la Dott.ssa Stefania Giudici, specialista in oncologia e radioterapia oncologica presso la Struttura Complessa di Radioterapia dell’Ospedale di Sanremo, che guiderà il pubblico in un momento di approfondimento e informazione volto a sensibilizzare sull’importanza della prevenzione, della diagnosi precoce e dei corretti stili di vita.
Al termine dell’incontro sarà offerta ai partecipanti una merenda.
L’ingresso è libero e aperto alla cittadinanza.
Per maggiori informazioni è possibile rivolgersi al Servizio Politiche Sociali – Sportello di cittadinanza del Comune di Alassio, in Piazza Paccini 28, telefono 0182 602455.
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Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
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49.6/100
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Criteri Critici
Morte Maria Miceli: «Indotta ad abbandonare le cure oncologiche» QuiBrescia
Secondo la perizia medico-legale influenze esterne avrebbero deviato il percorso terapeutico. Il pm chiede l’archiviazione, ma la famiglia annuncia battaglia in giudizio. Manerbio.La showgirl e ballerina di Manerbio (Brescia)Maria Miceli, morta nel maggio 2023 a 35 anni per un tumore,sarebbe stata «indotta impropriamente ad abbandonare le cure tradizionali sulla base di indicazioni terapeutiche non scientifiche e diagnosi false».È quanto emerge dallaconsulenza medico-legaledisposta dal gip di Milano Luigi Iannelli, che nei mesi scorsi aveva accolto l’istanza del legale della famiglia, l’avvocato Marco Marzari,chiedendo ulteriori accertamenti dopo l’opposizione all’archiviazione.Secondo gli approfondimenti,la decisione della giovane di interrompere il percorso oncologico sarebbe maturata all’interno di un contesto diinfluenze esterne riconducibili a due donne legate a un gruppo definito “Noi è, io sono”,organizzazione che rifiuterebbe l’autorità delle istituzioni e della medicina ufficiale.Una di loro si sarebbe presentata con titoli non posseduti, mentre l’altra, indicata come “sciamana”, avrebbe proposto rituali spirituali e regimi alimentari alternativi, contribuendo all’allontanamento dalle terapie.Maria Miceli, secondo quanto ricostruito, aveva progressivamente sospeso chemioterapia e controlli specialistici, affidandosi a diete, integratori e pratiche alternative. La malattia, nel frattempo, era progredita fino al decesso.Nonostante le conclusioni della consulenza, però, i periti precisano che non è possibile stabilire con certezza, o con alta probabilità, che un corretto percorso terapeutico avrebbe garantito una maggiore aspettativa di vita,vista la gravità del quadro clinico.Sulla base di questi elementi,la Procura ha chiesto l’archiviazionedel caso, ma la vicenda giudiziaria non è chiusa.L’avvocato della famiglia ha già annunciato opposizione:«Sto valutando il parere di un oncologo per verificare le conclusioni della perizia», ha spiegato, «e chiederò comunque che la vicenda venga approfondita,anche per l’ipotesi di esercizio abusivo della professione medica».
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
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Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?4
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
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Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
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39.3/100
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Criteri Critici
Facciamo prevenzione unipr.it
Università di Parma e Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori – LILT Parma hanno stipulato una convenzione per la realizzazione del progetto “Facciamo prevenzione”, rivolto a studentesse, studenti e personale dell’Ateneo.
L’iniziativa è nata su impulso del Comitato Unico di Garanzia per le pari opportunità, la valorizzazione del benessere di chi lavora e contro le discriminazioni (CUG) dell’Università e si inserisce in Unipr4Life, il grande progetto di promozione del benessere dedicato a tutta la comunità universitaria.
Il progetto “Facciamo prevenzione” si articola in due moduli:
• Battilo sul tempo
• Il benessere parte da noi
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37.4/100
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Criteri Critici
Biopsia liquida per terapia mirata in cancro seno metastatico gazzettadireggio.com
La biopsia liquida “è una delle procedure che sta permettendo di realizzare il percorso di caratterizzazione molecolare, in questo caso per le pazienti con tumore della mammella in stadio avanzato, ma in generale per molti tumori solidi. Si tratta di una procedura minimamente invasiva – un semplice prelievo di sangue – da cui viene estratto il Dna tumorale circolante. Questo viene poi analizzato per individuare la presenza di alterazioni che possono rappresentare marcatori predittivi, positivi o negativi, di risposta ai trattamenti. Nel caso specifico del tumore della mammella, permette di identificare questi marcatori e di indirizzare le pazienti verso terapie a bersaglio molecolare. E’, a tutti gli effetti, una delle procedure che sta ridefinendo il panorama diagnostico e predittivo per i farmaci di nuova generazione”. Lo ha detto Umberto Malapelle, coordinatore del Gruppo di patologia molecolare e medicina di precisione della Siapec – Società italiana di anatomia patologica e citopatologia diagnostica e presidente Islb-International Society of Liquid Biopsy, partecipando oggi a Milano all’incontro organizzato dalla comunità oncologica e delle associazioni dei pazienti per fare il punto sulla medicina di precisione nella cura del tumore al seno metastatico ormonoresponsivo/Her2 e sull’accesso alla biopsia liquida.
Lo svolgimento del test ha bisogno di una competenza particolare. “La fase di caratterizzazione – spiega l’esperto – richiede un expertise profondo, che si sviluppa all’interno dei laboratori di anatomia patologica e di patologia molecolare predittiva. Richiede l’accesso a infrastrutture dedicate, ma soprattutto un solido know-how: l’interpretazione dei risultati emersi da queste analisi necessita di una formazione specifica, poiché si lavora su micro-tracce di informazione. Eppure, queste tracce possono rappresentare un vero spartiacque per la cura dei pazienti”.
Proprio per…
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Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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Criteri Critici
RADIOTERAPIA ONCOLOGICA E SUPPORTO PSICOLOGICO: AL SANT’ANNA NASCONO I “CERCHI” PER ACCOMPAGNARE LE PAZIENTI DURANTE IL PERCORSO DI CURA ospfe.it
Un luogo protetto dove condividere paure, emozioni, esperienze e ritrovare, attraverso la relazione con gli altri, un nuovo equilibrio durante la malattia oncologica. È questo il cuore dei “Cerchi”, il percorso di gruppo nato all’interno dell’Unità Operativa di Radioterapia oncologica dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara, in collaborazione con l’Associazione ANDOS (Associazione Nazionale Donne Operate al Seno) di Ferrara, per offrire sostegno psicologico e relazionale alle pazienti impegnate nelle cure.
L’iniziativa prende forma grazie all’impegno della Radioterapia oncologica, guidata dal dott. Antonio Stefanelli, e al coordinamento tecnico del dott. Lorenzo Tacchini, che hanno reso possibile l’avvio di un’esperienza capace di integrare assistenza sanitaria e supporto psicologico all’interno del percorso terapeutico. Determinante anche il contributo dell’ANDOS, diretta dalla presidente dott.ssa Marcella Marchi. Il progetto viene sviluppato attraverso il lavoro della dott.ssa Dorina Adelaide Lombardo, psicologa volontaria dell’associazione, affiancata dalla dott.ssa Alice Miari Frazzoni, psicologa in formazione impegnata nel tirocinio abilitante.
Gli incontri dei “Cerchi” si svolgono nel pomeriggio, in uno spazio dedicato all’interno della Radioterapia, e coinvolgono prevalentemente donne che si trovano in differenti fasi della malattia: durante la radioterapia o la chemioterapia, nelle prime fasi del percorso oppure dopo la conclusione delle cure.
L’esperienza nasce dall’ascolto dei bisogni emersi nei colloqui individuali, nei quali sono stati rilevati elementi ricorrenti come il senso di incertezza verso il futuro e il desiderio di mantenere un contatto costante con il contesto sanitario anche oltre il momento strettamente terapeutico. I “Cerchi” rappresentano così uno spazio di condivisione e continuità, il cui nome richiama simbolicamente il “tenersi per mano”, favorendo sostegno reciproco, appartenenza e vicinanza emotiva.
Il format degli incontri alterna momenti di confronto spontaneo a strumenti specifici come brainstorming e role playing, tecniche che aiutano le partecipanti a elaborare emozioni, difficoltà e dinamiche relazionali. In alcuni momenti è previsto anche il coinvolgimento dei familiari, con l’obiettivo di favorire una maggiore comprensione reciproca e un supporto condiviso lungo il percorso di cura.
All’interno del progetto è stata inoltre introdotta un’esperienza sensoriale attraverso l’utilizzo di una campana tibetana di grandi dimensioni. Il suono profondo e avvolgente consente alle partecipanti di ritrovare il contatto con il proprio corpo, spesso vissuto con distanza durante la malattia, favorendo rilassamento, ascolto di sé e maggiore consapevolezza.
Nel corso degli incontri il racconto personale si è progressivamente ampliato: dalla condivisione della malattia si è passati a una narrazione più estesa della propria vita, includendo ricordi, emozioni, relazioni e vissuti personali. Il gruppo diventa così uno spazio a 360 gradi, in cui ogni esperienza può trovare ascolto e accoglienza.
L’iniziativa rappresenta anche un’importante occasione di crescita umana e professionale per tutti i soggetti coinvolti. Le persone che partecipano ai “Cerchi” portano infatti contributi preziosi, trasformando il gruppo in un luogo di scambio autentico, nel quale chi ha già attraversato alcune fasi della malattia può diventare per le altre una guida silenziosa ma significativa. Il progetto è ancora in una fase iniziale, ma presenta importanti potenzialità di sviluppo anche attraverso il possibile coinvolgimento futuro di ulteriori professionisti della salute.
Un pensiero speciale viene rivolto alle pazienti e ai loro familiari che hanno scelto di partecipare e condividere la propria esperienza. Perché è anche nella relazione, nell’ascolto e nella condivisione che la cura trova una delle sue espressioni più autentiche.
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Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
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Criteri Critici
Lorenzo sconfigge la leucemia a 8 anni: la diagnosi, poi il trapianto di midollo. Il papà: «Curato dalla buona sanità» Il Gazzettino
PORDENONE - «Quando ci hanno detto che nostro figlio di 8 anni Lorenzo aveva una forma rara di leucemia, ci è caduto il mondo addosso. Abbiamo pensato a un errore, non era possibile. Eravamo andati in ospedale per un po’ di febbre. Da lì è iniziata un’avventura che il bambino ha affrontato come un leone, fino alla remissione della malattia. Io e la mia compagna Eva vogliamo ringraziare tutta l’équipe dell’ospedale Burlo Garofolo di Trieste, ha salvato la vita a nostro figlio». Non trattiene l’emozione papà Marco, addestratore cinofilo pordenonese di 51 anni. Finalmente la luce in fondo al tunnel: dopo le feste pasquali, il piccolo Lorenzo, oggi 10 anni, è tornato a scuola. La battaglia contro la malattia, tra ricoveri e dimissioni, è durata quasi due anni e oggi papà e mamma possono tirare un sospiro di sollievo. «Abbiamo deciso di parlare della storia di nostro figlio per raccontare un caso di efficienza sanitaria, ringraziando con una lettera il primario di ematologia Marco Rabusin e tutto lo staff, dai sanitari agli addetti alle pulizie. Sono stati perfetti».
LA VICENDA
«Il 30 novembre 2024 - racconta papà Marco - abbiamo portato Lorenzo in ospedale a Pordenone. Aveva febbre alta da 4-5 giorni che nonostante l’antibiotico non andava giù. All’inizio i medici hanno pensato a una bronchite e hanno deciso di tenerlo una sera in osservazione. Ma alle 23.30 è arrivato il verdetto: leucemia. Abbiamo pianto tantissimo, non riuscivamo a crederci. Ci hanno chiesto se preferivamo trasferire il bambino a Padova o al Burlo ed essendo friulani abbiamo scelto Trieste. Il primo dicembre Lorenzo era già ricoverato lì, trasportato in ambulanza. Dopo due settimane di accertamenti si è scoperto che si trattava di una forma di leucemia rara, per la quale non esistevano protocolli. Solo 10 casi in Italia e 100 in Europa». Il bimbo è rimasto in ospedale fino al 26 dicembre e da quel momento sono seguiti una serie di ricoveri e dimissioni a seconda delle terapie. «Il primo ciclo di chemio non va bene. Ci iscrivono subito nella lista internazionale di trapianti di midollo osseo, dal momento che Lorenzo è figlio unico e solo i fratelli sono compatibili al 100 per cento. Intanto il secondo ciclo di chemio inizia a dare dei frutti. Ma mio figlio prima del trapianto si è dovuto sottoporre ad altri tre interventi perché non dovevano esserci infezioni in corso: appendicite, un fungo su un polmone e anche ai denti da latte cariati. È stato un leone, non ha mai perso il sorriso ed è rimasto sempre ottimista. Come noi del resto, l’umore è la prima medicina. Non ha mai chiesto “perché a me” e come mai avesse perso i capelli. La psicologa del Burlo Laura Pomicino lo ha seguito e gli ha spiegato la malattia in maniera delicata». In ospedale Lorenzo è andato anche a scuola: «Ha frequentato le lezioni con la maestra Roberta e le altre insegnanti che si sono messe in contatto con la sua primaria di Bannia. E ha superato brillantemente l’anno». Poi il 16 luglio 2025 finalmente il trapianto da un donatore inglese del 2001. «Il trapianto di midollo - spiega papà Marco - è una trasfusione di cellule staminali, che vengono somministrate in 3-4 ore. Dopo una settimana Lorenzo ha iniziato a produrre il suo midollo. E finalmente dopo pasqua è tornato a scuola e a giocare a calcio. Ora sta riniziando a fare i vaccini che il trapianto ha azzerato e a luglio ci sarà il controllo, ma finalmente sta bene».
SOLIDARIETÀ
Accanto ai genitori di Lorenzo, gli amici Erica e Christian, Francesca e Marco. «Ci hanno fatto conoscere l'associazione benefica “La partita da vincere” di Gianni Cimarosti grazie alla quale Alex Del Piero ha inviato un video di saluti e Christian Kabasele, giocatore dell'Udinese, ci è venuto a trovare a casa e ci ha incontrato diverse volte a fine partita. Le altre associazioni che ci sono state vicine “Io tifo Sveva” e Agmen che ha sostenuto le nostre trasferte. Ringraziamo ancora - conclude papà Marco - il personale del Burlo Garofolo, la sanità ha funzionato, saremo grati per sempre».
Cancro al colon, in Trentino cento interventi all’anno. Cia (Forza Italia): «Il sistema regge, ma una quota di pazienti si rivolge a strutture fuori provincia» - Il T Quotidiano
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
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Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
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Cancro al colon, in Trentino cento interventi all’anno. Cia (Forza Italia): «Il sistema regge, ma una quota di pazienti si rivolge a strutture fuori provincia» Il T Quotidiano
Sanità martedì 19 Maggio, 2026 diRedazione Il consigliere provinciale di Forza Italia Claudio Cia ha ricevuto da Asuit il riscontro a un accesso agli atti relativo ai tempi di attesa e alla presa in carico chirurgica dei tumori del colon negli ospedali pubblici trentini. La richiesta riguardava il numero di pazienti in lista, gli interventi eseguiti, i tempi di accesso alle cure, i casi trattati fuori provincia e i criteri organizzativi adottati nella gestione delle priorità. Dai dati forniti emerge che nelle strutture pubbliche provinciali i pazienti sottoposti a intervento chirurgico per tumore maligno del colon sono stati107 nel 2024, 97 nel 2025 e 30 fino al 30 aprile 2026. Secondo Asuit, i casi trattati entro i tempi massimi previsti sono stati il 92% nel 2024, il 91% nel 2025 e il 93% nel 2026per il periodo preso in considerazione. Nella risposta vengono però segnalati anche 14 casi di mobilità passiva programmata fuori provincia nel 2024. Inoltre ASUIT riporta l’attività svolta dall’Ospedale San Camillo sulla stessa patologia:21 interventi nel 2024, 17 nel 2025 e 7 fino al 15 maggio 2026. L’Azienda sanitaria precisa tuttavia che si tratta di pazienti arruolati direttamente dalla struttura privata accreditata e non inviati dal sistema sanitario provinciale. «Questi dati non descrivono un allarme generalizzato sulla chirurgia del colon nel pubblico, e questo va riconosciuto», osserva Claudio Cia. «Ma proprio per questo rendono ancora più legittima una domanda precisa: se esiste una capacità oncologica accreditata già operante sul territorio, se permangono casi fuori provincia e se nel 2026 si ipotizza di ridurre proprio quel contributo, allora è legittimo chiedere con quali criteri si stiano limitando e distribuendo i volumi oncologici e se tali scelte rispondano davvero all’interesse del paziente e alla tempestività delle cure». Il consigliere richiama così la questione già sollevata in una recente interrogazione sulla proposta contrattuale 2026 destinata al San Camillo, nella quale — secondo quanto riferito — non sarebbero più comprese tra le prestazioni chirurgiche alcune patologie oncologiche precedentemente trattate dalla struttura. Cia evidenzia anche un problema legato all’aggiornamento dei dati: «Siamo quasi a metà del 2026 e, su profili rilevanti, ASUIT restituisce ancora dati 2024. Non pretendo aggiornamenti in tempo reale, ma almeno una programmazione fondata su dati 2025 o comunque su elementi più vicini alla realtà». Nella risposta all’accesso agli atti, Asuit indica inoltre come non disponibile il dato relativo al numero complessivo dei pazienti inseriti in lista di attesa nel 2024 per questa patologia. L’Azienda richiama infine l’esistenza di strumenti interni di monitoraggio e di un documento aziendale per la gestione delle liste di ricovero, senza però allegarne copia. Il caso di Donatello Baldo In molte specialità supera il 50%. E a cardiologia sfiora il 70%. Degasperi (Onda): «C'è una casta che sta facendo soldi» La proposta di Lucia Ori Vengono chieste risorse certe e più diritti per i lavoratori in appalto Salute di Redazione La Provincia punta sulla medicina territoriale con finanziamenti extra per chi sceglie di restare in Trentino dopo il triennio di formazione L'intervista di Simone Casciano L'assessore alla Salute promuove il piano di accoglienza e lavoro del Terzo Settore
Asl4, La Asl di Teramo in Senato per un focus sull’innovazione in oncologia L’associazione Herakles dona caschetti refrigeranti al Day hospital giuliese - AbruzzoNews24
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Asl4, La Asl di Teramo in Senato per un focus sull’innovazione in oncologia L’associazione Herakles dona caschetti refrigeranti al Day hospital giuliese AbruzzoNews24
ASL 4 Teramo, nuova nota pubblicata sul portale ufficiale:Un pomeriggio dedicato all’innovazione, alla cura e alla dignità del paziente oncologico ha fatto da cornice al convegno ospitato oggi nella sala Zuccari di Palazzo Giustiniano al Senato della Repubblica – La Asl di Teramo ha partecipato all’incontro dal titolo “Innovazione in oncologia: l’importanza dei caschetti refrigeranti”, promosso dal senatore Guido Quintino Liris, capogruppo in commissione bilancio al Senato in collaborazione con l’associazione Herakles – Cultura e Identità APS ETS, presieduta da Gianni Di Marco – riporta testualmente l’articolo online. Al centro dell’incontro il tema dei caschetti refrigeranti e del loro impiego nei percorsi di cura oncologici, quale esempio concreto di innovazione tecnologica applicata all’umanizzazione delle terapie – L’iniziativa si inserisce nell’ambito del progetto “Non smettere di sentirti bella”, nato per offrire un aiuto concreto alle donne e agli uomini che affrontano la chemioterapia e che, oltre alla malattia, vivono spesso anche le conseguenze psicologiche legate alla perdita dei capelli – precisa il comunicato. Il progetto è stato sostenuto da una raccolta fondi promossa dall’associazione Herakles, che ha coinvolto cittadini, imprese e realtà del territorio della provincia di Teramo in un gesto concreto di solidarietà, generosità e attenzione alla dignità dei pazienti oncologici – precisa il comunicato. La raccolta fondi ha consentito di raggiungere in pochi mesi un importante risultato: reperire le risorse necessarie per l’acquisto di un sistema Paxman Scalp Cooling del valore di circa 50mila euro, apparecchiatura destinata al reparto di Oncologia dell’ospedale di Giulianova – Il dispositivo, progettato per la refrigerazione del cuoio capelluto durante i trattamenti chemioterapici, contribuisce a ridurre l’afflusso dei farmaci ai follicoli piliferi, limitando in molti casi la caduta dei capelli e aiutando i pazienti a preservare la propria immagine personale durante il percorso terapeutico – aggiunge testualmente l’articolo online. L’evento ha visto la partecipazione del direttore generale della Asl di Teramo Maurizio Di Giosia, di quello amministrativo Franco Santarelli e di quello sanitario Francesco Delle Monache – si legge nella nota ufficiale pubblicata online sul sito web istituzionale. Sono intervenuti inoltre i senatori della Repubblica Guido Quintino Liris ed Etelwardo Sigismondi, il deputato della Repubblica Guerino Testa, l’assessore alla salute della Regione Abruzzo Nicoletta Verì, la consigliera regionale Marilena Rossi e la consigliera comunale di Giulianova Marialuigia Orfanelli – Al dibattito hanno preso parte anche Ida Paris, responsabile della Senologia del Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS e Laura Lezzi, dirigente medico del Day hospital oncologico di Giulianova – si legge sul sito web ufficiale. Hanno inoltre portato il loro contributo Anna Maria Mancuso, presidente di Salute Donna ODV e coordinatrice del gruppo “La salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere”, Gianni Di Marco, presidente di Herakles – Cultura e Identità APS ETS, e Giovanni Lorenzini, presidente di Praesidia, azienda distributrice Paxman. Nel corso del convegno è stato evidenziato come le nuove tecnologie possano integrarsi efficacemente nei percorsi terapeutici non solo sotto il profilo clinico, ma anche nella tutela della dimensione emotiva, psicologica e relazionale della persona – Ampio spazio è stato dedicato al tema dell’umanizzazione delle cure e al valore della collaborazione tra cittadini, imprese, istituzioni e mondo sanitario nel rendere l’assistenza sempre più vicina ai bisogni dei pazienti – precisa la nota online. “Quando si affrontano patologie oncologiche bisogna tenere in considerazione anche gli aspetti più impattanti e invalidanti della malattia, che possono condizionare l’esito stesso delle terapie – si legge nella nota ufficiale pubblicata online sul sito web istituzionale. Per questo è fondamentale l’umanizzazione delle cure – Le associazioni svolgono un ruolo importantissimo e, insieme alle istituzioni, riescono a dare risposte concrete ai bisogni che arrivano dal territorio – recita il testo pubblicato online. I caschetti refrigeranti rappresentano un’opportunità in più per tutelare la dignità emotiva ed estetica delle donne che affrontano questo percorso – aggiunge testualmente l’articolo online. La differenza la fanno le persone, la loro sensibilità e la capacità dei professionisti di prendere in carico i pazienti e le loro famiglie, garantendo una qualità di vita migliore”, ha affermato Liris. “Oggi in Abruzzo esiste una rete fatta di ascolto continuo tra istituzioni, associazioni e operatori sanitari, e questo ci consente di dare risposte concrete ai pazienti – aggiunge la nota pubblicata. Oggi c’è orgoglio per i risultati raggiunti dall’Abruzzo: abbiamo investito nell’innovazione tecnologica, nella medicina di prossimità e nel potenziamento della rete oncologica, tra le prime realizzate a livello nazionale – si legge nella nota ufficiale pubblicata online sul sito web istituzionale. Oggi un paziente oncologico sa dove andare, quali sono i centri di riferimento e può contare su percorsi di cura sempre più appropriati e umani – Per questo ringrazio chi ha reso possibile la donazione dei caschetti refrigeranti, strumenti che aiutano i pazienti a preservare la propria identità e ad affrontare con maggiore serenità il percorso terapeutico”, ha sottolineato Verì. “La malattia è qualcosa che riguarda tutti e coinvolge non solo il paziente, ma l’intera famiglia – si apprende dal portale web ufficiale. Non è facile guardare la malattia negli occhi e affrontarne anche le conseguenze: vedersi senza capelli, per una donna, è molto difficile – si legge nella nota ufficiale pubblicata online sul sito web istituzionale. Iniziative come questa hanno un valore importante dal punto di vista umano oltre che sanitario – recita il testo pubblicato online. L’unione fa la forza: la malattia ci deve unire e la scienza ci deve unire”, ha commentato Marilena Rossi – “I caschetti refrigeranti rappresentano un esempio concreto di come la tecnologia possa essere messa al servizio della persona – si apprende dal portale web ufficiale. Il punto centrale non è soltanto tecnologico: è culturale e umano – riporta testualmente l’articolo online. È il richiamo alla necessità di ricordare che ogni intervento sanitario, anche il più avanzato, deve sempre porre al centro la persona nella sua interezza – viene evidenziato sul sito web. È questo il senso più profondo dell’umanizzazione delle cure: accompagnare il paziente non solo nel trattamento clinico, ma anche nella dimensione emotiva e relazionale della malattia”, ha dichiarato Di Giosia – Ufficio stampa ASL TERAMO 19.5.2026
E’ quanto viene riportato in un comunicato diramato, poco fa, dall’ASL 4 Teramo e online sul portale istituzionale dell’Ente. Il contenuto della nota, della quale si riporta testualmente nel presente articolo il contenuto completo, e’ stato divulgato, alle ore 23, anche mediante il canale web istituzionale dell’ASL 4 Teramo, sul quale ha trovato spazio la notizia. Fonte del comunicato: aslteramo.it
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Terapia genica: dall’Italia nuove strategie per la sindrome di Rett Osservatorio Terapie Avanzate
Terapia genica
Terapia genica: dall’Italia nuove strategie per la sindrome di Rett
Dott. Vania Broccoli (Milano): “L’espressione del gene MECP2 è tollerata a diversi livelli nelle varie fasi di sviluppo del cervello. Saperlo servirà a progettare meglio i vettori terapeutici del futuro”
L’esplorazione dello spazio o delle profondità oceaniche promette di svelare verità sconosciute sul nostro pianeta e sulle nostre origini; allo stesso modo nei geni si celano ancora informazioni che, nonostante i progressi delle tecniche di sequenziamento del DNA, raccontano chi siamo davvero e come ci siamo evoluti. Lo dimostra uno studio firmato dai ricercatori degli Istituti di Neuroscienze e di Tecnologie Biomediche del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) di Milano, in collaborazione con i colleghi dell’IRCCS Ospedale San Raffaele, che sono riusciti ad identificare una funzione fino ad oggi sconosciuta della proteina MeCP2, codificata dal gene MECP2, principale responsabile dell’insorgenza della sindrome di Rett. Una scoperta che potrebbe avere decisive implicazioni nello sviluppo delle terapie geniche contro questa patologia genetica.
LA SINDROME DI RETT: UNA FORMA DI RITARDO NEUROLOGICO GRAVE
La sindrome di Rett si caratterizza per la regressione dello sviluppo neuronale, con perdita di svariate competenze precedentemente acquisite. È stata descritta per la prima volta nel 1965 da Andreas Rett, un neurologo austriaco che ne ha notato i classici segni in due bambini; questa condizione genetica, infatti, colpisce in modo prevalente gli individui di sesso femminile.
Di norma, inizia a manifestarsi tra i 6 e i 18 mesi di vita con il brusco arresto dello sviluppo psicomotorio e dell’accrescimento della circonferenza cranica: nelle bambine si assiste a una perdita progressiva delle abilità manuali e linguistiche ed alla comparsa dei tipici movimenti stereotipati (lavaggio delle mani, preghiera o applausi) osservati e riportati da Rett. In alcuni casi subentrano disturbi neurologici - fra cui convulsioni ed alterazioni respiratorie con iperventilazione - più gravi; infine, non sono rare le problematiche di natura fisica (scoliosi, osteoporosi e difficoltà alimentari). Col passare del tempo le condizioni delle pazienti peggiorano fino a raggiungere uno stato di deterioramento tale da determinare la morte anche prima dei 40 anni di età.
MeCP2: INIBITORE MA ANCHE ATTIVATORE DELLA TRASCRIZIONE
La sindrome di Rett ha un’origine genetica: causata da mutazioni nel gene MECP2 (localizzato sul cromosoma X, motivo per cui la malattia colpisce prevalentemente le femmine), uno fra quelli coinvolti nell’insorgenza di forme di ritardo mentale di tipo genetico. Proprio questo gene è finito sotto i riflettori delle ricerche guidate da Vania Broccoli e Mirko Luoni, pubblicate lo scorso aprile sulla prestigiosa rivista Nature Communications. Infatti, MECP2 non agisce solamente come inibitore della trascrizione di molti geni essenziali per il corretto sviluppo dei neuroni, bensì svolge un ruolo più ampio che i ricercatori milanesi sono riusciti a inquadrare meglio, gettando le basi per un’ottimizzazione delle nuove terapie geniche contro la sindrome di Rett.
“Ci siamo concentrati sulla proteina MeCP2, che lega il DNA metilato”, afferma Broccoli. “Volevamo scoprire in che modo essa sia in grado di controllare l’espressione genica durante la maturazione dei neuroni in un cervello in via di sviluppo”. Tradizionalmente, infatti, MeCP2 agisce come un fattore inibente l’attività di centinaia di geni e perciò esercita un considerevole impatto sul differenziamento, sulla maturazione e sulla vitalità dei neuroni. “Il suo ruolo diventa centrale nel passaggio da precursore a neurone maturo”, prosegue Broccoli. “Inoltre, negli ultimi anni si è ipotizzato che MeCP2 non funga solo da inibitore della trascrizione di geni ma, in certe situazioni, possa fare da attivatore, senza conoscerne i meccanismi”.
UN GENE, DUE MALATTIE
Il comportamento di MECP2 cambia a seconda dei suoi stessi bersagli, tanto che sono note almeno 6 mutazioni collegate ad altrettante proteine anomale coinvolte in processi di riarrangiamento della cromatina. Tuttavia, per la prima volta i ricercatori milanesi hanno scoperto che MECP2 può attivare geni cruciali per lo sviluppo dei neuroni, “collaborando” in modo particolare con un complesso epigenetico chiamato SWI/SNF, che regola l’accesso al DNA. È in queste fasi che definisce la maturazione dei neuroni.
“È risaputo che la mancanza di MeCP2 provoca la sindrome di Rett, ma l’espressione della stessa proteina due volte oltre i livelli di normalità è associata alla cosiddetta sindrome da duplicazione del gene MECP2, una sindrome neurologica severa definita da disfunzioni del cervello ed encefalopatie molto gravi”, precisa Broccoli. “Per questo motivo gli approcci di terapia genica attualmente in fase di valutazione clinica per la sindrome di Rett utilizzano vettori pensati per limitare l’espressione del gene MECP2, in modo tale che non si traduca in un livello di proteina dannoso per i neuroni”. Ciononostante, la terapia genica si somministra a pazienti in cui il differenziamento neuronale è già avvenuto, perciò Broccoli e Luoni hanno cercato di scoprire se gli effetti dell’espressione del gene MECP2 fossero i medesimi in due distinti momenti: nel neurone maturo e durante lo sviluppo embrionale.
UN RISULTATO CHE ALLARGA LE PROSPETTIVE TERAPEUTICHE
“Abbiamo scoperto che nei neuroni maturi la sovraespressione del gene MECP2 determina minime alterazioni in termini di funzionalità ed attività neuronale”, afferma l’esperto milanese. “Al contrario, i danni erano maggiori quando MECP2 era sovraespresso nei progenitori neuronali presenti nel cervello embrionale in fase di sviluppo. Perciò i neuroni maturi sono risultati molto più resistenti alla sovraespressione di MECP2 rispetto ai progenitori neurali, dove il gene funge da attivatore nel processo di sviluppo dei neuroni. Di conseguenza, il concetto di tossicità legato alla quantità di proteina MeCP2 cambia radicalmente, poiché l’aumento risulta critico nel cervello in fase di formazione, mentre è ben tollerato nel neurone maturo”. Una differenza che pesa moltissimo.
Il lavoro di Broccoli e Luoni definisce quindi i livelli di sicurezza e tollerabilità di MeCP2 per la funzione neuronale, concludendo che nelle terapie geniche del futuro ci si potrà spingere ad aumentare i livelli di espressione del gene MECP2. “La nostra scoperta potrebbe avere un impatto sulla progettazione delle terapie geniche del futuro perché sfida un dogma della biologia dello sviluppo che ha resistito per molti anni”, puntualizza Broccoli. “Oggi, alcune aziende di biotecnologia con terapie geniche in fase di validazione sfruttano un vettore virale che blocca l’espressione di MECP2, mantenendola a livelli bassi. È stata considerata una questione di sicurezza ma, così facendo, si è rinunciato ad una maggior efficacia”.
Rispetto ai loro stessi progenitori i neuroni rispondono in maniera diversa all’espressione di MECP2, poiché in essi la proteina endogena è già legata in quantità maggiori alla cromatina, mentre la proteina esogena - fornita con la terapia genica e che non riesce a legarsi - viene degradata. Ciò, invece, non accade durante lo sviluppo neuronale dove gli alti livelli di MeCP2 sarebbero un rischio.
UNA START-UP ITALIANA PER UN’INNOVATIVA TERAPIA GENICA
“Una volta capito ciò possiamo pensare di mettere a punto approcci di cura che preservino la sicurezza e, allo stesso tempo, incrementino l’effetto terapeutico di MECP2”, afferma ancora Broccoli il quale, insieme a Mirko Luoni, ha fondato una start-up il cui obiettivo è progettare una innovativa terapia genica per la sindrome di Rett. “REVERTA è sostenuta da finanziamenti italiani ed è finalizzata allo studio e alla validazione di un vettore che permetta una regolazione costante del gene MECP2, evitando la sovraespressione della proteina corrispondente ma cercando di raggiungere livelli tali da produrre un effetto terapeutico significativo. Stiamo raccogliendo i fondi per far avanzare gli studi e, grazie allo studio del gene, auspichiamo di ottimizzare la messa a punto dei prossimi trattamenti”.
Inoltre, l’articolo su Nature Communications sarà utile a quanti stanno già lavorando sulla terapia genica per la sindrome di Rett, con precise indicazioni per progettare vettori attraverso cui riattivare il gene MECP2 e stimolare la produzione di MeCP2 nelle quantità necessarie a “revertire” i sintomi della malattia. “Infatti, uno studio condotto su modelli murini ma considerato la pietra miliare per questa patologia conclude che, in assenza di neurodegenerazione e con la giusta terapia, i sintomi neurologici della Rett potrebbero sparire”, conclude Broccoli. “Nella sindrome di Rett i neuroni non sono danneggiati ma solo bloccati in uno stadio di differenziazione associato alla sintomatologia della patologia”.
Sbloccare questa situazione potrebbe voler dire trovare una cura per la Rett. Un obiettivo che i ricercatori stanno perseguendo anche con approcci di editing del genoma e che, in un futuro non troppo lontano, potrebbe condurre a una terapia efficace e sicura per le pazienti.
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Tumore della mammella e del polmone, come nasce la rete di Ambasciatori della Prevenzione pharmastar.it
Come si costruisce una vera cultura della prevenzione oncologica? E in che modo formazione, informazione e coinvolgimento diretto possono aiutare a migliorare l'adesione agli screening sul territorio? Con Care for Caring 3.0 la prevenzione del tumore della mammella prosegue il percorso avviato nelle precedenti edizioni e si estende anche al tumore del polmone, coinvolgendo personale e Allievi della Polizia di Stato in diverse regioni italiane. Un progetto che punta a creare una rete di "Ambasciatori della Prevenzione" capaci di diffondere questi messaggi nei luoghi di lavoro, nella cerchia famigliare e nelle comunitŕ.Ne abbiamo parlato con il Dottor Mario Mazzotti, Dirigente Generale Medico della Polizia di Stato e Referente del progetto Care for Caring. Mieloma multiplo, il ruolo delle triplette con belantamab alla prima recidivaProf.ssa Elena Zamagni Mieloma multiplo, BCMA bersaglio fondamentale per ottenere cronicizzazione e cura funzionaleProf. Gabriele Buda Mieloma multiplo, triplette con belantamab mafodotin efficaci e ben gestibili nella pratica clinicaProf. Nicola Giuliani Mieloma multiplo, quali sono gli unmet need dei pazienti alla prima recidiva e come colmarli?Dott.ssa Melania Carlisi Mieloma multiplo, l'importanza del giusto sequencing e di accesso equo alle nuove terapieDott. Bernardo Rossini Mieloma multiplo, quanto contano semplicitŕ di gestione e maneggevolezza nella scelta della terapia?Dott.ssa Barbara Gamberi Mieloma multiplo, puň essere considerato una malattia cronica oggi?Dott.ssa Monica Galli Mieloma multiplo, quanto influisce la qualitŕ di vita nella scelta terapeutica?Dott.ssa Francesca Farina Leucemie e linfomi, i progetti piů innovativi al Next Stars 2026Dott. Andrea Serafini, Dott. Edoardo Tamellini, Dott. Pierluigi Masciopinto Carcinoma colorettale metastatico, qualitŕ di vita sempre piů centrale nelle cureProf. Carmine Pinto Tumore del colon retto metastatico, perché l’angiogenesi č un bersaglio chiaveProf. Lorenzo Antonuzzo Prevenzione oncologica e benessere, quando la cultura della salute parte dai luoghi di lavoroDott.ssa Tiziana Mastropietro InformativaUtilizziamo cookie o tecnologie simili per finalità tecniche e, con il tuo consenso, anche per altre finalità come specificato nellacookie policy.Puoi acconsentire all'utilizzo di tali tecnologie utilizzando il pulsante "Accetta tutti". Fino a che non sceglierai una opzione utilizzeremo solo i cookie tecnici e necessari. Cookie tecniciCookie tecnici e necessari al corretto funzionamento del sito web. Non possono essere disabilitati [7]NomeFornitoreScopoDuratacovidLoginAntherica srlFunzionaleSessionelngAntherica srlFunzionalePersistentepharmaLogAntherica srlFunzionaleSessionesocialcounterAntherica srlFunzionale1 giornosys_langAntherica srlFunzionalePersistenteUserLogAntherica srlFunzionaleSessione_cookie_consentAntherica srlFunzionale1 anno Cookie di preferenzaI cookie di preferenza consentono al sito web di memorizzare informazioni che ne influenzano il comportamento, ad esempio la personalizzazione di un colore.Nessun cookie utilizzato per questa tipologia Cookie statisticiI cookie statistici aiutano a capire come i visitatori interagiscono con il sito web raccogliendo e trasmettendo informazioni in forma anonima [7]NomeFornitoreScopoDurata_gaGoogle AnalyticsStatistiche1 anno_ga_J8H44EJNJ3Google AnalyticsStatistiche1 anno__utmaGoogle AnalyticsStatistiche2 anni__utmbGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmcGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmtGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmzGoogle AnalyticsStatistiche6 mesi Cookie di marketingI cookie di marketing vengono utilizzati per tracciare i visitatori sul sito web. La finalità è quella di presentare annunci pubblicitari che siano rilevanti e coinvolgenti per il singolo utente.Nessun cookie utilizzato per questa tipologia
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
41.9/100
Punteggio Totale
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Criteri Critici
Tumore della mammella e del polmone, la prevenzione entra nelle Scuole della Polizia di Stato pharmastar.it
La prevenzione puň diventare parte integrante della formazione e della cultura civica? E quale ruolo possono avere le istituzioni nel promuovere una maggiore consapevolezza sui tumori e sulla salute psicofisica? Sono alcune delle domande al centro di Care for Caring 3.0, il progetto dedicato alla prevenzione oncologica che coinvolge Scuole, Questure e Reparti della Polizia di Stato e che quest'anno amplia il proprio raggio d'azione dal tumore della mammella anche al tumore del polmone. Un'iniziativa che punta non solo a sensibilizzare giovani Allieve e Allievi, ma anche a formare futuri professionisti capaci di diffondere sul territorio una cultura della prevenzione come elemento fondamentale del benessere individuale e collettivo.Ne abbiamo parlato con il Dr. Mario Viola, Direttore della Scuola Superiore di Polizia. Mieloma multiplo, il ruolo delle triplette con belantamab alla prima recidivaProf.ssa Elena Zamagni Mieloma multiplo, BCMA bersaglio fondamentale per ottenere cronicizzazione e cura funzionaleProf. Gabriele Buda Mieloma multiplo, triplette con belantamab mafodotin efficaci e ben gestibili nella pratica clinicaProf. Nicola Giuliani Mieloma multiplo, quali sono gli unmet need dei pazienti alla prima recidiva e come colmarli?Dott.ssa Melania Carlisi Mieloma multiplo, l'importanza del giusto sequencing e di accesso equo alle nuove terapieDott. Bernardo Rossini Mieloma multiplo, quanto contano semplicitŕ di gestione e maneggevolezza nella scelta della terapia?Dott.ssa Barbara Gamberi Mieloma multiplo, puň essere considerato una malattia cronica oggi?Dott.ssa Monica Galli Mieloma multiplo, quanto influisce la qualitŕ di vita nella scelta terapeutica?Dott.ssa Francesca Farina Leucemie e linfomi, i progetti piů innovativi al Next Stars 2026Dott. Andrea Serafini, Dott. Edoardo Tamellini, Dott. Pierluigi Masciopinto Carcinoma colorettale metastatico, qualitŕ di vita sempre piů centrale nelle cureProf. Carmine Pinto Tumore del colon retto metastatico, perché l’angiogenesi č un bersaglio chiaveProf. Lorenzo Antonuzzo Prevenzione oncologica e benessere, quando la cultura della salute parte dai luoghi di lavoroDott.ssa Tiziana Mastropietro InformativaUtilizziamo cookie o tecnologie simili per finalità tecniche e, con il tuo consenso, anche per altre finalità come specificato nellacookie policy.Puoi acconsentire all'utilizzo di tali tecnologie utilizzando il pulsante "Accetta tutti". Fino a che non sceglierai una opzione utilizzeremo solo i cookie tecnici e necessari. Cookie tecniciCookie tecnici e necessari al corretto funzionamento del sito web. Non possono essere disabilitati [7]NomeFornitoreScopoDuratacovidLoginAntherica srlFunzionaleSessionelngAntherica srlFunzionalePersistentepharmaLogAntherica srlFunzionaleSessionesocialcounterAntherica srlFunzionale1 giornosys_langAntherica srlFunzionalePersistenteUserLogAntherica srlFunzionaleSessione_cookie_consentAntherica srlFunzionale1 anno Cookie di preferenzaI cookie di preferenza consentono al sito web di memorizzare informazioni che ne influenzano il comportamento, ad esempio la personalizzazione di un colore.Nessun cookie utilizzato per questa tipologia Cookie statisticiI cookie statistici aiutano a capire come i visitatori interagiscono con il sito web raccogliendo e trasmettendo informazioni in forma anonima [7]NomeFornitoreScopoDurata_gaGoogle AnalyticsStatistiche1 anno_ga_J8H44EJNJ3Google AnalyticsStatistiche1 anno__utmaGoogle AnalyticsStatistiche2 anni__utmbGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmcGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmtGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmzGoogle AnalyticsStatistiche6 mesi Cookie di marketingI cookie di marketing vengono utilizzati per tracciare i visitatori sul sito web. La finalità è quella di presentare annunci pubblicitari che siano rilevanti e coinvolgenti per il singolo utente.Nessun cookie utilizzato per questa tipologia
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
48.5/100
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Criteri Critici
Prevenzione oncologica e benessere, quando la cultura della salute parte dai luoghi di lavoro pharmastar.it
Quale impatto possono avere la prevenzione e la diagnosi precoce sul percorso di una paziente con tumore della mammella? E quanto incidono gli stili di vita, l'adesione agli screening e una maggiore consapevolezza individuale nella riduzione del rischio oncologico? Dai programmi di screening alla promozione di corretti stili di vita, fino al ruolo delle istituzioni nel sensibilizzare le giovani generazioni, il messaggio č chiaro: intercettare la malattia in fase precoce puň cambiare radicalmente le prospettive di cura e, conseguentemente, la qualitŕ di vita.Ne abbiamo parlato con la Dottoressa Tiziana Mastropietro, Responsabile UOSD Breast Unit ASL Roma 6, che abbiamo incontrato in occasione di Care for Caring 3.0. Mieloma multiplo, il ruolo delle triplette con belantamab alla prima recidivaProf.ssa Elena Zamagni Mieloma multiplo, BCMA bersaglio fondamentale per ottenere cronicizzazione e cura funzionaleProf. Gabriele Buda Mieloma multiplo, triplette con belantamab mafodotin efficaci e ben gestibili nella pratica clinicaProf. Nicola Giuliani Mieloma multiplo, quali sono gli unmet need dei pazienti alla prima recidiva e come colmarli?Dott.ssa Melania Carlisi Mieloma multiplo, l'importanza del giusto sequencing e di accesso equo alle nuove terapieDott. Bernardo Rossini Mieloma multiplo, quanto contano semplicitŕ di gestione e maneggevolezza nella scelta della terapia?Dott.ssa Barbara Gamberi Mieloma multiplo, puň essere considerato una malattia cronica oggi?Dott.ssa Monica Galli Mieloma multiplo, quanto influisce la qualitŕ di vita nella scelta terapeutica?Dott.ssa Francesca Farina Leucemie e linfomi, i progetti piů innovativi al Next Stars 2026Dott. Andrea Serafini, Dott. Edoardo Tamellini, Dott. Pierluigi Masciopinto Carcinoma colorettale metastatico, qualitŕ di vita sempre piů centrale nelle cureProf. Carmine Pinto Tumore del colon retto metastatico, perché l’angiogenesi č un bersaglio chiaveProf. Lorenzo Antonuzzo Prevenzione oncologica e benessere, quando la cultura della salute parte dai luoghi di lavoroDott.ssa Tiziana Mastropietro InformativaUtilizziamo cookie o tecnologie simili per finalità tecniche e, con il tuo consenso, anche per altre finalità come specificato nellacookie policy.Puoi acconsentire all'utilizzo di tali tecnologie utilizzando il pulsante "Accetta tutti". Fino a che non sceglierai una opzione utilizzeremo solo i cookie tecnici e necessari. Cookie tecniciCookie tecnici e necessari al corretto funzionamento del sito web. Non possono essere disabilitati [7]NomeFornitoreScopoDuratacovidLoginAntherica srlFunzionaleSessionelngAntherica srlFunzionalePersistentepharmaLogAntherica srlFunzionaleSessionesocialcounterAntherica srlFunzionale1 giornosys_langAntherica srlFunzionalePersistenteUserLogAntherica srlFunzionaleSessione_cookie_consentAntherica srlFunzionale1 anno Cookie di preferenzaI cookie di preferenza consentono al sito web di memorizzare informazioni che ne influenzano il comportamento, ad esempio la personalizzazione di un colore.Nessun cookie utilizzato per questa tipologia Cookie statisticiI cookie statistici aiutano a capire come i visitatori interagiscono con il sito web raccogliendo e trasmettendo informazioni in forma anonima [7]NomeFornitoreScopoDurata_gaGoogle AnalyticsStatistiche1 anno_ga_J8H44EJNJ3Google AnalyticsStatistiche1 anno__utmaGoogle AnalyticsStatistiche2 anni__utmbGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmcGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmtGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmzGoogle AnalyticsStatistiche6 mesi Cookie di marketingI cookie di marketing vengono utilizzati per tracciare i visitatori sul sito web. La finalità è quella di presentare annunci pubblicitari che siano rilevanti e coinvolgenti per il singolo utente.Nessun cookie utilizzato per questa tipologia
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
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Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO1
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
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Criteri Critici
Care for Caring 3.0, quando la prevenzione diventa un messaggio di fiducia e prossimità pharmastar.it
La prevenzione oncologica puň davvero diventare uno strumento di equitŕ sociale? E cosa significa garantire a tutti, anche nelle aree interne e nei territori piů lontani dai grandi centri urbani, le stesse opportunitŕ di accesso ai controlli e alla diagnosi precoce? Temi centrali in un momento storico in cui la cultura della prevenzione č chiamata a superare barriere culturali, geografiche e sociali. Il coinvolgimento delle Istituzioni e delle forze dell'ordine puň rappresentare un elemento strategico per diffondere fiducia, consapevolezza e attenzione verso la salute, soprattutto nei contesti piů fragili.Ne abbiamo parlato con l'On. Paolo Trancassini, Questore della Camera dei Deputati, relatore all'evento di apertura di Care for Caring 3.0. Linfomi a cellule B, dagli anticorpi bispecifici nuove prospettive di curaProf. Carmelo Carlo-Stella Tumore al seno metastatico, urge garantire a tutte biopsia liquida e test per le mutazioni di ESR1Prof. Giuseppe Curigliano Biopsia liquida e tumore al seno, importante non solo ‘come’, ma ‘dove’ e ‘quando’ eseguire il testProf. Umberto Malapelle Tumore al seno, serve accesso equo e rapido alla biopsia liquida per guidare la scelta terapeuticaAntonella Campana Mieloma multiplo, il ruolo delle triplette con belantamab alla prima recidivaProf.ssa Elena Zamagni Mieloma multiplo, BCMA bersaglio fondamentale per ottenere cronicizzazione e cura funzionaleProf. Gabriele Buda Mieloma multiplo, triplette con belantamab mafodotin efficaci e ben gestibili nella pratica clinicaProf. Nicola Giuliani Mieloma multiplo, quali sono gli unmet need dei pazienti alla prima recidiva e come colmarli?Dott.ssa Melania Carlisi Mieloma multiplo, l'importanza del giusto sequencing e di accesso equo alle nuove terapieDott. Bernardo Rossini Mieloma multiplo, quanto contano semplicitŕ di gestione e maneggevolezza nella scelta della terapia?Dott.ssa Barbara Gamberi Mieloma multiplo, puň essere considerato una malattia cronica oggi?Dott.ssa Monica Galli Mieloma multiplo, quanto influisce la qualitŕ di vita nella scelta terapeutica?Dott.ssa Francesca Farina InformativaUtilizziamo cookie o tecnologie simili per finalità tecniche e, con il tuo consenso, anche per altre finalità come specificato nellacookie policy.Puoi acconsentire all'utilizzo di tali tecnologie utilizzando il pulsante "Accetta tutti". Fino a che non sceglierai una opzione utilizzeremo solo i cookie tecnici e necessari. Cookie tecniciCookie tecnici e necessari al corretto funzionamento del sito web. Non possono essere disabilitati [7]NomeFornitoreScopoDuratacovidLoginAntherica srlFunzionaleSessionelngAntherica srlFunzionalePersistentepharmaLogAntherica srlFunzionaleSessionesocialcounterAntherica srlFunzionale1 giornosys_langAntherica srlFunzionalePersistenteUserLogAntherica srlFunzionaleSessione_cookie_consentAntherica srlFunzionale1 anno Cookie di preferenzaI cookie di preferenza consentono al sito web di memorizzare informazioni che ne influenzano il comportamento, ad esempio la personalizzazione di un colore.Nessun cookie utilizzato per questa tipologia Cookie statisticiI cookie statistici aiutano a capire come i visitatori interagiscono con il sito web raccogliendo e trasmettendo informazioni in forma anonima [7]NomeFornitoreScopoDurata_gaGoogle AnalyticsStatistiche1 anno_ga_J8H44EJNJ3Google AnalyticsStatistiche1 anno__utmaGoogle AnalyticsStatistiche2 anni__utmbGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmcGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmtGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmzGoogle AnalyticsStatistiche6 mesi Cookie di marketingI cookie di marketing vengono utilizzati per tracciare i visitatori sul sito web. La finalità è quella di presentare annunci pubblicitari che siano rilevanti e coinvolgenti per il singolo utente.Nessun cookie utilizzato per questa tipologia
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
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Criteri Critici
Tumore al seno metastatico: solo una donna su due accede alla biopsia liquida, il test che guida le terapie pharmastar.it
Oggi in Italia, per 15.500 donne con tumore al seno metastatico ormonoresponsivo/Her2 negativo è necessaria la biopsia liquida per selezionare le terapie più efficaci. Però, solo la metà delle pazienti riesce ad accedere a questo esame, a causa di reti diagnostiche ancora fragili e una frammentazione regionale. Per garantire l'esame in modo uniforme su tutto il territorio è necessario destinare 15 milioni ricavandoli dal fondo di 238 milioni per il potenziamento della sanità inseriti nella Legge di Bilancio 2026. Il finanziamento della biopsia liquida per la ricerca delle mutazioni di ESR1 è già previsto dal provvedimento legislativo dallo scorso dicembre. Vanno subito sbloccate le risorse economiche e il test deve uscire dai laboratori di ricerca per diventare una opportunità concreta offerta dal Servizio Sanitario Nazionale. È l'appello della comunità oncologica e delle associazioni dei pazienti, lanciato in una conferenza stampa oggi a Milano. L'evento rappresenta anche l'occasione per fare il punto sulla medicina di precisione nella cura della neoplasia più frequente nel nostro Paese.
"Ogni anno nel nostro Paese, più di 53mila donne si ammalano di tumore del seno – sottolinea Giuseppe Curigliano, Presidente Eletto dell'European Society for Medical Oncology e Professore del Dipo-Dipartimento di Oncologia ed Emato-Oncologia dell'Università di Milano -. Con l’approvazione di nuove terapie orali è cambiata radicalmente la gestione dei casi metastatici positivi per i recettori degli estrogeni (ER) e negativi per HER2. Le mutazioni di ESR1 sono il principale meccanismo di resistenza acquisita alla terapia ormonale. Individuarle, dopo una progressione di malattia metastatica, significa offrire una possibilità concreta di accedere ad un trattamento efficace, che consenta anche di mantenere una buona qualità di vita. Grazie alla terapia mirata, identificata a seguito di una mutazione genomica, la sopravvivenza libera da progressione può aumentare del 45%. È un vantaggio clinico senza precedenti in questa linea di trattamento, che non possiamo negare alle pazienti".
"In Legge di Bilancio con un emendamento, a mia prima firma, abbiamo previsto le risorse necessarie per sostenere l'accesso alla biopsia liquida nell'ambito dei percorsi di oncologia di precisione – sottolinea Elena Murelli, Senatrice della Commissione Sanita, Lavoro e Affari Sociali -. È ora necessario completare rapidamente il percorso attuativo, affinché le risorse stanziate siano effettivamente disponibili e traducibili in un accesso uniforme al test su tutto il territorio nazionale. La biopsia liquida per la ricerca delle mutazioni di ESR1 rappresenta uno strumento clinicamente rilevante per orientare in modo appropriato le scelte terapeutiche, migliorando l'efficacia dei trattamenti e contribuendo a una gestione più efficiente delle risorse sanitarie nonché tutelare la vita dei pazienti. Per questo prosegue il confronto con il Ministero della Salute, con l'obiettivo di garantire la piena operatività delle misure previste e assicurare alle pazienti un accesso equo e tempestivo a questa innovazione diagnostica".
"Per le pazienti metastatiche – sottolinea Massimo Di Maio, Presidente Nazionale AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) -. I progressi scientifici hanno portato ad un significativo aumento della sopravvivenza. La personalizzazione delle terapie consente ora alle pazienti metastatiche che progrediscono al trattamento di prima linea di ottenere risultati impensabili fino a pochi anni fa. Come Società Scientifica, riteniamo prioritario garantire l’equità di accesso alle cure sull'intero territorio nazionale. È fondamentale ridurre il tempo tra la rimborsabilità di un nuovo trattamento mirato e l'ingresso nei Livelli Essenziali di Assistenza del relativo test genomico. Solo così l'oncologia di precisione può diventare una realtà per tutti i pazienti. La scelta del trattamento deve tenere sempre più in considerazione anche le possibili insorgenze di meccanismi di resistenza, oltre che le caratteristiche biologico-molecolari del singolo tumore".
"Attraverso un esame non invasivo e ripetibile nel corso del tempo siamo in grado di ricercare alcune alterazioni molecolari a carico di biomarcatori predittivi di risposta ai trattamenti – aggiunge Umberto Malapelle, Coordinatore del Gruppo di Patologia Molecolare e Medicina di Precisione della SIAPEC e Presidente della International Society of Liquid Biopsy-. Le tecnologie richieste, per queste analisi, sono la NGS e la dPCR. Il problema non è solo 'come' eseguire il test ma soprattutto 'dove' e 'quando'. Esperienza ed infrastrutture sono elementi chiave nel settore della patologia molecolare, e vanno tenuti in considerazione per la selezione dei laboratori che devono supportare questa tipologia di test. I 15 milioni del fondo serviranno anche a costruire questa infrastruttura diagnostica interna al Servizio Sanitario Nazionale, senza la quale la biopsia liquida rischia di restare un'occasione mancata".
"Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un profondo cambiamento nel trattamento del carcinoma mammario metastatico – conclude l'incontro Antonella Campana, Presidente di Fondazione IncontraDonna -. Oggi però è fondamentale fare un passo ulteriore: garantire un accesso equo e tempestivo all'innovazione. Le pazienti non possono essere costrette a percorrere centinaia di chilometri per eseguire un test che può orientare la scelta terapeutica. È necessario che i laboratori si coordinino o che tutte le Regioni approvino al più presto il codice tariffario. La ricerca delle mutazioni di ESR1 riguarda decine di migliaia di donne. Non è accettabile non poter beneficiare di una terapia mirata, efficace e che consente una buona qualità di vita, perché il test non è disponibile nel proprio centro oncologico".
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Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
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Criteri Critici
Artrite reumatoide, pubblicate le nuove raccomandazioni EULAR di trattamento pharmastar.it
Già anticipate nel contenuto al congresso EULAR dello scorso anno (1), sono state pubblicate nella loro forma definitiva su ARD le nuove raccomandazioni EULAR per la gestione e il trattamento dell’artrite reumatoide (AR).
Le nuove raccomandazioni EULAR 2025 confermano il metotrexato, associato a glucocorticoidi per breve periodo, come cardine iniziale della terapia dell’AR.
La principale novità è la semplificazione dell’algoritmo: se l’obiettivo clinico non viene raggiunto con i csDMARD, si raccomanda di aggiungere un biologico, senza più stratificare i pazienti in base ai fattori prognostici sfavorevoli. I JAK inibitori continuano ad essere raccomandati per pazienti senza fattori di rischio rilevanti, restando però sullo stesso livello (fase II) dei bDMARD, come già indicato nel 2022
Un aggiornamento basato sulle evidenze più recenti
Le raccomandazioni EULAR del 2010 (3 principi generali e 15 raccomandazioni), del 2013 (3 principi generali e 14 raccomandazioni), del 2016 (4 principi generali e 12 raccomandazioni), del 2019 (4 principi generali e 12 raccomandazioni) e del 2022 (5 principi generali e 11 raccomandazioni) relative alla terapia dell’artrite reumatoide (AR) hanno fornito supporto ai clinici con indicazioni a tutto campo sul trattamento dei pazienti affetti da questa malattia e nella pratica clinica quotidiana.
Nel corso degli ultimi anni, però, la pubblicazione di alcun trial clinici randomizzati ha indotto la necessità di aggiornare queste raccomandazioni di trattamento.
Sono state effettuate, pertanto, due ricerche sistematiche esperte della letteratura sull'argomento, pubblicata nell’ultimo triennio, condotta sui principali database bibliografici biomedici (Pubmed, EMBASE, Cochrane, letteratura “grigia”).
La prima ha recensito i dati sull’efficacia dei DMARDs nell’AR, ed ha portato all’identificazione di 65 studi per l’aggiornamento del documento.
La seconda, invece, ha recensito i dati di safety di questi farmaci in questa condizione clinica, identificando 74 studi che sono serviti per lo stesso scopo del nuovo documento.
Le nuove linee guida sono il frutto di un lavoro multidisciplinare che ha coinvolto diversi stakeholder, dai reumatologi agli esperti in metodologia, fino ad arrivare ai pazienti affetti dalla malattia. Le raccomandazioni di trattamento sono state sviluppate utilizzando la metodologia GRADE (Grading of Recommendations Assessment, Development and Evaluation), al fine di valutare l’evidenza disponibile in base alla letteratura scientifica pubblicata. Per ciascuna delle raccomandazioni implementate è stato anche fornito il livello di consenso tra dopo votazione delle stesse da parte dei membri della Task Force.
Il documento consta di 5 principi generali (immutati rispetto all’edizione 2022 del documento) e di 9 raccomandazioni (due in meno rispetto alla versione precedente), frutto di fusioni e di rielaborazione e successivo accorpamento di alcune raccomandazioni presenti nella versione precedente del documento EULAR del 2022.
I cinque principi generali
Il testo ha mantenuto cinque principi generali.
• La cura deve puntare alla migliore assistenza possibile ed essere fondata su decisioni condivise tra paziente e reumatologo.
• Le scelte terapeutiche devono considerare attività di malattia, sicurezza, comorbidità, danno strutturale e altri fattori individuali.
• Il reumatologo resta lo specialista di riferimento
• Poiché l’artrite reumatoide è eterogenea, i pazienti devono poter accedere a farmaci con meccanismi d’azione diversi e, spesso, a terapie successive nel corso della vita.
• Infine, il documento ricorda il peso economico e sociale della malattia, da valutare nelle scelte di gestione.
Da undici a nove raccomandazioni
Le raccomandazioni operative sono scese da undici a nove.
La prima conferma che la terapia con DMARD deve iniziare appena posta la diagnosi di artrite reumatoide.
La task force sottolinea che la diagnosi resta clinica: i criteri classificativi possono aiutare, ma non sostituiscono il giudizio del reumatologo.
Diagnosi clinica e trattamento precoce
La presenza di tumefazione articolare clinica da sinovite è considerata l’elemento centrale.
Il documento non affronta la “pre-AR” come ambito terapeutico: gli studi in soggetti a rischio hanno finora mostrato soprattutto un ritardo nell’insorgenza della malattia, non una vera prevenzione.
Il paradigma treat-to-target
Il secondo punto conferma il paradigma treat-to-target: il trattamento deve mirare alla remissione sostenuta o, quando non realisticamente raggiungibile, alla bassa attività di malattia.
La remissione è intesa secondo le definizioni ACR/EULAR, non con indici che possono sovrastimarla, come alcune misure basate pesantemente su PCR o VES, soprattutto con farmaci che interferiscono con la via dell’interleuchina-6 o con i JAK inibitori.
Quando i punteggi possono essere fuorvianti
In pazienti con dolore residuo, fibromialgia, artrosi o depressione, i punteggi compositi possono essere fuorvianti.
Serve interpretazione clinica, distinguendo infiammazione reale da sintomi non infiammatori.
Monitoraggio stretto dell’attività di malattia
La terza raccomandazione chiarisce il monitoraggio dell’attività di malattia: nei pazienti con malattia attiva deve essere frequente, ogni uno-tre mesi. Se non c’è miglioramento entro tre mesi dall’avvio del trattamento, o se il target non è raggiunto entro sei mesi, la terapia va modificata.
Quando il target è mantenuto, i controlli possono essere meno frequenti, purché il paziente sia istruito a riconoscere eventuali riacutizzazioni.
Monitoraggio della sicurezza
La task force distingue il monitoraggio dell’attività da quello della sicurezza.
Quest’ultimo resta necessario, ma può essere personalizzato e, in alcuni casi, ridotto dopo i primi mesi se il farmaco è ben tollerato.
Metotrexato ancora elemento cardine della prima linea di trattamento
Il metotrexato rimane parte della prima strategia terapeutica. In caso di controindicazione o intolleranza precoce, possono essere considerati leflunomide o sulfasalazina.
La task force non raccomanda di iniziare direttamente con biologici o JAK inibitori, nonostante la riduzione dei costi di alcuni biosimilari.
Il motivo è che le evidenze non mostrano una superiorità clinica, funzionale o radiografica rispetto a metotrexato più glucocorticoidi nelle fasi iniziali.
Nessun ruolo prioritario per la tripla terapia
Anche la cosiddetta “tripla terapia” con metotrexato, sulfasalazina e idrossiclorochina non viene promossa come standard iniziale. Non ha infatti dimostrato vantaggi sufficienti rispetto al metotrexato ben condotto.
Glucocorticoidi solo come terapia ponte
I glucocorticoidi devono essere considerati all’inizio o al cambio di csDMARD, con diversi regimi di dose e vie di somministrazione. Vanno però scalati e sospesi il più rapidamente possibile.
Il loro ruolo è di terapia “ponte”, non di mantenimento.
Se la remissione o la bassa attività dipendono dalla prosecuzione dei glucocorticoidi, la strategia DMARD va rivalutata.
La novità principale: biologico dopo fallimento dei csDMARD
La modifica più rilevante riguarda il passaggio successivo al fallimento della strategia con csDMARD. Nelle versioni precedenti, i pazienti venivano distinti in base alla presenza di fattori prognostici sfavorevoli, come alta attività persistente, autoanticorpi, erosioni precoci o fallimento di più csDMARD.
Nel 2025 questa stratificazione viene abbandonata: se il target non è raggiunto, va aggiunto un bDMARD.
JAK inibitori
I JAK inibitori continuano ad essere raccomandati per pazienti senza fattori di rischio rilevanti (MACE, neoplasie e tromboembolismo), restando però sullo stesso livello (fase II) dei bDMARD, come già indicato nel 2022.
Terapie avanzate in associazione ai csDMARD
Il documento ribadisce che bDMARD e tsDMARD dovrebbero essere associati a un csDMARD, quando possibile. Se il paziente non può assumere csDMARD come farmaco concomitante, gli inibitori di IL-6 e i JAK inibitori possono offrire qualche vantaggio rispetto ad altri biologici in monoterapia.
Cosa fare in caso di insuccesso terapeutico con un biologico o un tsDMARD
In caso di fallimento di un bDMARD o tsDMARD, si può passare ad un altro biologico o ad un tsDMARD.
Se fallisce un anti-TNF o un inibitore del recettore IL-6, si può scegliere un farmaco con diverso meccanismo d’azione oppure un secondo farmaco della stessa classe.
Tuttavia, il documento scoraggia implicitamente cicli ripetuti senza razionale: un terzo farmaco della stessa classe non dovrebbe essere utilizzato.
Remissione: ridurre sì, sospendere no
Sul tapering, la posizione viene rafforzata. Dopo sospensione dei glucocorticoidi e in presenza di remissione sostenuta, la continuazione dei DMARD è raccomandata.
Può essere considerata una riduzione della dose o un allungamento dell’intervallo di somministrazione, ma la sospensione completa è sconsigliata perché nella maggioranza dei pazienti porta a riacutizzazioni.
Questo è un punto chiave: la remissione clinica non equivale a guarigione, e l’artrite reumatoide tende a riattivarsi quando la pressione terapeutica viene eliminata.
In conclusione
Nel complesso, l’aggiornamento EULAR 2025 non rivoluziona la terapia dell’AR, ma la rende più lineare.
La sequenza proposta nel documento si articola sui punti seguenti: diagnosi precoce, avvio tempestivo di DMARD, metotrexato come base iniziale, glucocorticoidi solo a breve termine, monitoraggio stretto con obiettivo di remissione o bassa attività, rapida correzione della terapia se il target non viene raggiunto, aggiunta di un biologico dopo fallimento dei csDMARD, uso prudente dei JAK inibitori e mantenimento dei DMARD in remissione con eventuale riduzione, non sospensione.
Nicola Casella
Bibliografia
1) https://www.pharmastar.it/news/orto-reuma/artrite-reumatoide-anticipate-le-nuove-raccomandazioni-di-trattamento-della-malattia-eular2025-47695
2) Smolen JS et al. EULAR recommendations for the management of rheumatoid arthritis with synthetic and biologic disease-modifying antirheumatic drugs: 2025 update. Ann Rheum Dis. 2026 Mar 12:S0003-4967(26)00075-0. doi: 10.1016/j.ard.2026.01.023. Epub ahead of print. PMID: 41826212.
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