📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?5
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
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Criteri Critici
TRATTAMENTO DELLE METASTASI EPATICHE: NUOVA TECNICA IN SPERIMENTAZIONE ALLO IEO AgenSalute
Al via all’IRCCS milanese due studi internazionali su una tecnica avanzata di Interventistica Oncologica per trattare le metastasi epatiche da tumore del colon-retto e della mammella, con l’obiettivo di aumentare l’efficacia locale della terapia e ridurre l’esposizione sistemica dell’organismo alla chemioterapia.
Milano, 11 Maggio – Una nuova prospettiva terapeutica per i pazienti con tumori metastatici a prevalente localizzazione epatica, in particolare carcinoma del colon-retto e carcinoma della mammella, viene da due studi clinici internazionali appena avviati all’Istituto Europeo di Oncologia. Le ricerche valutano una strategia innovativa di trattamento loco-regionale, basata sulla perfusione epatica percutanea, o PHP, con Melfalan: una tecnica avanzata che consente di somministrare alte dosi di chemioterapia direttamente al fegato, limitando l’esposizione sistemica attraverso un sistema di filtrazione extracorporea.
Questa procedura, eseguita in sala angiografica, rappresenta uno degli esempi più evoluti di Interventistica Oncologica e richiede un’elevata integrazione tra diverse competenze specialistiche. Il trattamento viene infatti condotto da un team dedicato composto da radiologi interventisti, anestesisti, perfusionisti, oncologi, farmacisti e personale infermieristico specializzato, con un ruolo centrale della pianificazione multidisciplinare.
La tecnica ha una storia importante proprio all’IEO, che è stato centro capofila in Europa agli albori della sua applicazione clinica. Oggi la perfusione epatica percutanea con Melfalan è diventata un’opzione terapeutica consolidata nelle metastasi epatiche da melanoma uveale in pazienti selezionati, e potrebbe confermare la sua efficacia anche in altri tumori con localizzazione epatica dominante, come il colon-retto e la mammella.
Presso l’IEO, lo studio sul carcinoma del colon-retto è coordinato dalla Dr.ssa Maria Giulia Zampino, Medico con incarico di alta specializzazione nella Divisione di Oncologia Medica Gastrointestinale e Tumori Neuroendocrini, mentre lo studio sul carcinoma della mammella è coordinato dalla Dr.ssa Elisabetta Munzone, Direttrice dell’Unità di Ricerca in Senologia Medica, in stretta collaborazione con il team del Dr Franco Orsi, Direttore della Divisione di Radiologia Interventistica.
“Per i pazienti con carcinoma del colon-retto metastatico, la malattia epatica rappresenta frequentemente il principale fattore che condiziona la prognosi. Un approccio loco-regionale come la PHP può contribuire a migliorare il controllo della malattia nella fase avanzata, quando le opzioni terapeutiche disponibili sono spesso limitate” dichiara la Dr.ssa Zampino.
“Nel carcinoma della mammella metastatico, questo approccio rappresenta una sfida ancora più complessa” sottolinea la Dr.ssa Munzone. “La malattia è spesso biologicamente eterogenea e non sempre confinata al fegato; tuttavia, nei casi selezionati con coinvolgimento epatico predominante e progressione dopo terapie sistemiche, strategie mirate al fegato potrebbero offrire nuove opportunità terapeutiche”.
“Questo studio rappresenta un esempio concreto di medicina multidisciplinare avanzata. La possibilità di trattare selettivamente il fegato con alte dosi di chemioterapia è resa possibile dalla selezione accurata dei pazienti e dall’expertise dei radiologi interventisti, che sono parte integrante del percorso terapeutico e non un semplice supporto tecnico. L’Interventistica Oncologica sta assumendo un ruolo sempre più rilevante anche in tumori tradizionalmente gestiti con terapie sistemiche” aggiunge il Dr Orsi.
Gli studi fanno parte di un network internazionale di centri altamente specializzati negli Stati Uniti e in Europa e prevedono ciascuno l’arruolamento di circa 90 pazienti. IEO è l’unico centro italiano partecipante, a conferma del suo ruolo centrale nella ricerca clinica oncologica e nello sviluppo di terapie innovative integrate tra oncologia medica e radiologia interventistica.
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
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Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
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Criteri Critici
Tumore seno metastatico, Provera (Pfizer): 'voce pazienti parte integrante della cura' Adnkronos
"Spesso, la soluzione a tanti problemi parte dall'ascolto. Ecco perché la campagna si chiama 'La voce oltre la cura': ascoltiamo la voce delle donne per raccoglierne i bisogni, le aspettative, le aspirazioni, in modo che possano diventare parte integrante del loro percorso di cura, in un'ottica di medicina integrata. L'ambizione di Pfizer è quella di riuscire a portare innovazioni che siano in grado di cambiare la vita dei pazienti oncologici". Sono le parole di Marco Provera, Oncology Lead di Pfizer in Italia, al lancio della campagna dell'azienda farmaceutica presentata della Race for the Cure, la più grande manifestazione per la lotta ai tumori del seno promossa dalla Komen Italia, giunta alla sua 27esima edizione, che si è svolta dal 7 al 10 maggio nel villaggio al Circo Massimo.
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Carcinoma renale, il trapianto di microbiota può influenzare risposta e tossicità dell’immunoterapia Microbioma.it
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Criteri Critici
Tumore al polmone, nuova cura disponibile in Italia per i pazienti in stadio avanzato e con mutazione di Egfr Corriere della Sera
di V. Mart.
La combinazione di due farmaci (disponibile sottocute) per la prima volta allunga la sopravvivenza dei malati e migliora la loro qualità di vita
(Getty Images)
Ogni giorno in Italia circa 115 persone scoprono di avere un tumore ai polmoni (per un totale di quasi 45mila nuovi casi registrati nel 2025), che resta difficile da trattare perché più del 70% dei pazienti arriva alla diagnosi tardi, quando la malattia è già in stadio avanzato e le possibilità di guarire sono ridotte, anche se oggi sono disponibili diverse terapie innovative che riescono a prolungare in modo significativo la sopravvivenza dei malati.
In questo contesto s'inserisce il via libera dell'Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) dell’innovativa combinazione di due farmaci (amivantamab e lazertinib), senza chemioterapia, per i pazienti con un tumore del polmone non a piccole cellule avanzato con mutazioni di Egfr.
Sintomi poco specifici e tardivi «Purtroppo il tumore ai polmoni non dà segni evidenti della sua presenza agli esordi e quando lo fa (per lo più con sintomi poco specifici, quali tosse, affaticamento, dolore al petto, dispnea, perdita di peso) è generalmente già diffuso localmente o progredito in fase metastatica - spiega Silvia Novello, professore di oncologia medica presso il Dipartimento di Oncologia dell’Università di Torino -: le cose, di conseguenza, si complicano; le cure sono più complesse e le possibilità di guarigione diminuiscono. Per questo è così importante non non fumare, visto che ben 8 casi su 10 sono dovuti al tabacco, colpiscono tabagisti o ex tabagisti».
Test da fare prima di iniziare le cure C'è una cosa che è fondamentale sapere se si deve fare i conti con questa neoplasia: un numero crescente di persone può trarre beneficio dai nuovi farmaci mirati contro le specifiche mutazioni che provocano il tumore (cosiddetti a bersaglio molecolare o target therapy). Con vantaggi sia in termini di allungamento della sopravvivenza (passata da pochi mesi anche a diversi anni), sia sul fronte della qualità di vita.
«Bisogna conoscere se e quali alterazioni genetiche sono presenti all’interno della neoplasia di ciascun paziente perché è proprio in base al cosiddetto “profilo molecolare” del tumore che possiamo scegliere le cure più efficaci caso per caso - ricorda Antonio Passaro, direttore della Divisione di Oncologia Toracica dell'Istituto Europeo di Oncologia di Milano -. Già oggi circa un terzo dei tumori del polmone si può affrontare con un approccio nel contesto della medicina di precisione: ricercando cioè target molecolari per i quali sono stati sviluppati farmaci mirati. Rappresentano il trattamento migliore quando il tumore presenta l’alterazione “bersaglio” per quei farmaci e la lista dei bersagli e dei rispettivi farmaci si è molto allungata negli ultimi anni».
Il nuovo mix di farmaci disponibile sottocute La nuova combinazione rimborsata in Italia è indicata in persone adulte con carcinoma polmonare non a piccole cellule (che corrisponde a quasi l’85 per cento dei nuovi casi) con mutazioni del recettore del fattore di crescita dell’epidermide (EGFR), nello specifico con delezioni nell’esone 19 o mutazioni di sostituzione L858R nell’esone 21 conosciute anche come «mutazioni comuni» di EGFR.
«Il tasso di sopravvivenza a cinque anni per le forme Egfr è ancora inferiore al 20% e il quadro diventa ancor più complesso se guardiamo ai pazienti con mutazione L858R o delezione nell’esone 19, i quali tendono ad avere risposte meno durature agli inibitori tirosin-chinasici di prima, seconda e terza generazione, un dato che sottolinea la necessità di nuove opzioni terapeutiche mirate e strategie di intervento sempre più efficaci - chiarisce Silvia Novello, responsabile dell'Oncologia Medica all’AOU “San Luigi Gonzaga” di Orbassano e Presidente WALCE - Women Against Lung Cancer in Europe -. Siamo in una fase in cui la chemioterapia non è più l’unica opzione per i pazienti e abbiamo terapie che sempre più contribuiscono non solo a migliorare l’aspettativa, ma anche la qualità della vita. Oggi, infatti, grazie all’offerta di anticorpi monoclonali studiati per targetizzare un tipo specifico di mutazioni, tra i quali amivantamab, associabili ad inibitori tirosin-chinasici, possiamo agire in modo ancora più mirato sul tumore. Questa combinazione offre inoltre la possibilità di una somministrazione per via sottocutanea che, da un lato, riduce i tempi di e il rischio di effetti collaterali, dall’altro, risulta migliorare l'esperienza del paziente».
Per la prima volta si allunga la sopravvivenza dei pazienti La combinazione di amivantamab e lazertinib blocca la crescita tumorale su due fronti: amivantamab è un anticorpo bispecifico completamente umano che colpisce sia EGFR che MET, contrastando i segnali di resistenza e attivando una risposta immunitaria; lazertinib, invece, è un inibitore orale di terza generazione della tirosin-chinasi dell'EGFR.
La rimborsabilità in Italia della combinazione amivantamab-lazertinib si basa sui risultati dello studio di fase 3 MARIPOSA, secondo cui questa combinazione è il primo regime a dimostrare un beneficio superiore in termini di sopravvivenza globale rispetto all'attuale standard di cura. Lo studio ha raggiunto l’obiettivo primario della progressione libera da malattia: a un follow up mediano di 22 mesi, la combinazione ha mostrato una riduzione del 30% della progressione di malattia o morte.
«Questa combinazione terapeutica a somministrazione sottocutanea ha già dimostrato miglioramenti significativi nella sopravvivenza libera da progressione - dice Passaro -. Inoltre, i dati più recenti relativi alla sopravvivenza globale suggeriscono che l’impiego combinato di amivantamab e lazertinib possa estendere significativamente la vita dei pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule e mutazioni comuni dell’EGFR rispetto all’attuale standard di cura. Lo studio MARIPOSA apre la strada a un nuovo standard di cura e offre benefici concreti e clinicamente rilevanti per i nostri pazienti. Inoltre, l’approvazione di questo trattamento già dalla prima linea è un traguardo importante in quanto permette di intervenire immediatamente con la terapia più efficace, colpendo il tumore quando è più vulnerabile e prima che la malattia progredisca ulteriormente».
Migliora la qualità di vita «Questa nuova terapia riaccende una speranza importante per tutte le persone che convivono con questa forma di tumore: non parliamo solo della possibilità di vivere più a lungo, ma soprattutto, di poterlo fare con una migliore qualità di vita - conclude Bruno Aratri, presidente di IPOP, Insieme per i Pazienti di Oncologia Polmonare -. Oggi sono necessarie una cura e una presa in carico globale della persona. Il nostro impegno come associazione è duplice, da un lato lavoriamo affinché le terapie innovative, sempre più mirate ed efficaci, possano arrivare in tempi rapidi al maggior numero possibile di pazienti che ne hanno bisogno, garantendo un accesso equo su tutto il territorio nazionale. Dall’altro, ci dedichiamo a costruire una relazione solida tra medici e pazienti, che consiste in una parte importantissima della cura, mettendo al centro bisogni, aspettative e fragilità, e accompagnando le persone passo dopo passo nel loro percorso di cura».
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
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Tumore al polmone, l’immunoterapia prima del bisturi raddoppia le speranze di guarigione insalutenews.it
Anticipare le terapie prima dell’intervento può ridurre fino al 30-40% il rischio di recidiva e aumentare la probabilità di risposta completa. A Roma i massimi esperti al 5th International Summit on Lung Cancer
Roma, 11 maggio 2026 – Nel tumore del polmone la cura cambia ordine: non più prima il bisturi, ma terapie sempre più anticipate per aumentare le possibilità di guarigione. È questa la svolta emersa dal confronto tra esperti internazionali riuniti a Roma dall’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena (IRE): trattare con l’immunoterapia prima dell’intervento chirurgico può ridurre di circa il 30-40% il rischio di recidiva e aumentare in modo significativo la probabilità di risposta completa, con percentuali che passano da circa il 2% a oltre il 20%. In altre parole: arrivare all’intervento con il tumore già “spento”. Un cambio di prospettiva che può fare la differenza in una malattia ancora tra le più diffuse e letali. Se n’è discusso nel corso del 5th International Summit on Lung Cancer, svoltosi a Roma il 9 e 10 maggio.
Il cambiamento è netto. Fino a pochi anni fa, nel tumore del polmone operabile l’intervento chirurgico era il primo passo. Oggi non è più una scelta automatica. La strategia si costruisce prima. Si studia il tumore, si leggono le sue caratteristiche molecolari, si decide se iniziare con immunoterapia, terapie target o combinazioni. Solo dopo si sceglie se e come operare. La chirurgia resta centrale, ma oggi è parte di un percorso multidisciplinare costruito fin dall’inizio.
Prof. Federico Cappuzzo
Nel 2025 in Italia sono stati diagnosticati 27.100 nuovi casi tra gli uomini e 16.400 tra le donne; nel 2022 i decessi stimati sono stati 35.700 (dati AIRTUM). Numeri che raccontano una sfida ancora aperta, ma anche un’evoluzione concreta delle cure. Non è solo una questione di anticipare una terapia. È una questione di metodo. Il tumore del polmone è spesso già “in movimento” fin dalle fasi iniziali: mentre si vede un nodulo, possono esserci cellule invisibili che circolano nel sangue. Anticipare i trattamenti oncologici significa proprio questo: non limitarsi a togliere ciò che si vede, ma colpire subito anche ciò che non si vede.
“Oggi non basta più intervenire localmente – spiega Federico Cappuzzo, Direttore dell’Oncologia Medica 2 IRE e membro dello scientific board del Summit – Dobbiamo trattare la malattia come sistemica fin dall’inizio. È questo che aumenta la probabilità di guarigione”. È come spegnere un incendio non solo dove si vede la fiamma, ma anche sulle scintille già portate dal vento.
In questo scenario diventano centrali gli strumenti di monitoraggio più avanzati. La biopsia liquida, che permette di analizzare il DNA tumorale nel sangue, si sta affermando come un “sensore precoce” della malattia: può aiutare a individuare la cosiddetta malattia minima residua, cioè tracce di tumore non visibili con gli esami tradizionali. Non è ancora uno standard per tutti i pazienti, ma rappresenta uno dei fronti più promettenti della ricerca. “La direzione è arrivare a un controllo sempre più preciso e personalizzato – sottolinea Cappuzzo – Capire in anticipo se la malattia sta tornando significa poter intervenire prima, e meglio”.
Su questo terreno si gioca una delle partite più decisive della medicina di precisione. Tra i temi centrali del Summit: biomarcatori, nuovi farmaci e intelligenza artificiale applicata alla diagnosi e alla scelta delle cure. “La vera innovazione oggi è integrare dati clinici, molecolari e tecnologici per prendere decisioni sempre più precise – sottolinea Giovanni Blandino, Direttore Scientifico IRE – Non trattiamo più tumori uguali per tutti, ma malattie diverse in persone diverse. Questo cambia radicalmente l’efficacia delle cure”.
Portare a Roma i principali esperti internazionali ha un valore che va oltre l’evento. “IFO costruisce comunità scientifiche – evidenzia il Direttore Generale Livio De Angelis – Crea occasioni in cui le innovazioni mediche circolano velocemente tra chi le sperimenta e chi le applica. Il Summit è stato esattamente questo: un formidabile strumento di lavoro atto a trasferire l’innovazione nella pratica clinica, a vantaggio dei pazienti”.
Il messaggio che arriva da Roma è semplice ma potente: nel tumore del polmone, oggi, non conta solo cosa si fa. Conta quando lo si fa. E anticipare le cure mediche può cambiare davvero la storia della malattia.
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Criteri Critici
Allergie in Italia: +500% in trent'anni. L'esperto: «L'immunoterapia è la chiave, ma c'è troppa diffidenza» OK Salute e Benessere
Non è solo una sensazione: le allergie sono diventate una vera e propria epidemia silenziosa. Dal 1995 a oggi, la percentuale di italiani che soffre di reazioni allergiche è passata dal 6% a oltre il 32%. A confermare questo quadro allarmante è il dottor Jan Schroeder, Coordinatore dell’Allergologia dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano.
Allergie in Italia: perché siamo sempre più allergici?
«Siamo di fronte alla patologia cronica che ha registrato l’incremento più alto negli ultimi 25 anni. Le cause? Un mix esplosivo tra genetica e ambiente. Il cambiamento climatico ha prolungato le stagioni dei pollini, mentre l’eccessiva igiene durante l’infanzia impedisce al sistema immunitario dei bambini di svilupparsi correttamente. Anche l’inquinamento atmosferico e le nuove abitudini alimentari giocano un ruolo decisivo in questa escalation».
Verso una rete allergologica
«Per contrastare questo trend, le regioni stanno cercando di promuovere una rete allergologica per migliorare la comunicazione tra specialisti, medici di famiglia e pazienti. In autunno sono previsti nuovi screening gratuiti per asma e allergie, con l’obiettivo di intercettare chi soffre e non sa ancora che una cura definitiva è possibile. Non bisogna rassegnarsi a vivere con l’antistaminico in tasca. L’allergia è una malattia che può essere trattata alla radice».
La “rivoluzione” dell’immunoterapia
«La medicina oggi offre armi potentissime, ma sottoutilizzate. L’immunoterapia allergene specifica e i nuovi farmaci biologici stanno cambiando la prognosi anche per l’asma grave. Vediamo risposte spettacolari. Pazienti che già dopo un anno non hanno più sintomi e possono finalmente abbandonare il cortisone, recuperando una qualità della vita normale».
Perché aderiscono così pochi pazienti?
«Uno dei nodi cruciali è la difficoltà di accesso alle cure. Sebbene l’immunoterapia specifica (AIT) sia riconosciuta dalle linee guida internazionali come l’unico trattamento in grado di modificare la storia naturale della malattia allergica, in Italia il regime di rimborsabilità è estremamente frammentato.
Le ragioni del freno sono principalmente due:
L’equivoco del “vaccino”: il termine, spesso usato impropriamente per l’immunoterapia, genera timori ingiustificati in una fetta di popolazione. Scetticismo medico: non tutti i medici di base indirizzano i pazienti verso lo specialista allergologo per intraprendere il percorso di immunizzazione. Il costo della terapia: solo la Lombardia rimborsa completamente il costo della terapia che si aggira intorno ai 600 euro all’anno».
1. Il “Modello Lombardia”
La Lombardia rappresenta un’eccellenza: è attualmente l’unica regione in cui l’immunoterapia allergica è completamente rimborsata dal Servizio Sanitario Regionale (SSR). I pazienti possono accedere al trattamento pagando semplicemente il ticket (ove non esenti), rendendo la cura accessibile a prescindere dal reddito. Nel resto d’Italia, la situazione varia drasticamente da regione a regione, creando una vera e propria disparità di trattamento per i cittadini:
Regioni con rimborso parziale: alcune regioni (come ad esempio la Toscana o l’Emilia-Romagna) prevedono forme di compartecipazione alla spesa o rimborsi parziali solo per determinate categorie di pazienti o per specifici prodotti autorizzati come farmaci (AIC).
alcune regioni (come ad esempio la Toscana o l’Emilia-Romagna) prevedono forme di compartecipazione alla spesa o rimborsi parziali solo per determinate categorie di pazienti o per specifici prodotti autorizzati come farmaci (AIC). Regioni senza rimborso: in molte regioni del Centro e del Sud, l’immunoterapia è considerata a totale carico del cittadino . Questo significa che il paziente deve acquistare il prodotto in farmacia a prezzo pieno, con costi che possono variare dai 400 ai 700 euro all’anno , spesso per cicli di tre o cinque anni.
in molte regioni del Centro e del Sud, l’immunoterapia è considerata a . Questo significa che il paziente deve acquistare il prodotto in farmacia a prezzo pieno, con costi che possono variare dai , spesso per cicli di tre o cinque anni. La distinzione tra AIC e 589: esiste poi un problema tecnico-normativo. Alcuni estratti allergenici sono registrati come “farmaci” (AIC), altri circolano come “prodotti su misura” (ex Legge 589). Questa distinzione influisce spesso sulla possibilità delle ASL locali di rimborsare o meno il prodotto, complicando ulteriormente la burocrazia per il medico e per il paziente.
L’Impatto sociale ed economico
Questa disparità ha conseguenze dirette sulla salute pubblica:
Abbandono della terapia: nelle regioni dove non esiste rimborso, molti pazienti interrompono la cura per motivi economici, limitandosi a gestire i sintomi con antistaminici al bisogno, che però non curano la causa.
nelle regioni dove non esiste rimborso, molti pazienti interrompono la cura per motivi economici, limitandosi a gestire i sintomi con antistaminici al bisogno, che però non curano la causa. Costi indiretti: la mancata cura porta a un aumento delle crisi asmatiche, degli accessi al pronto soccorso e delle assenze dal lavoro/scuola, che rappresentano un costo sociale molto più alto rispetto al rimborso della terapia preventiva.
In sintesi: Mentre la rete allergologica lombarda preme per informare i cittadini di un diritto già acquisito, nel resto d’Italia le associazioni dei pazienti e le società scientifiche (come l’AAIITO e la SIAAIC) lottano per ottenere un Livello Essenziale di Assistenza (LEA) uniforme, affinché il diritto alla cura dell’allergia non dipenda dal codice postale.
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Endoscopia digestiva, prevenzione, diagnosi e cura Ciociaria Oggi
Le patologie dell’apparato digerente rappresentano una delle problematiche sanitarie più diffuse nella popolazione adulta, ma sono ancora spesso sottovalutate. In questo contesto, l’endoscopia digestiva riveste un ruolo fondamentale sia nella diagnosi precoce sia nella prevenzione. Gastroscopia e colonscopia consentono infatti di individuare lesioni, eseguire biopsie e intervenire tempestivamente su eventuali alterazioni del tratto gastrointestinale. Dallo scorso 10 aprile l’Ini Città Bianca di Veroli ha attivato il servizio di endoscopia digestiva all’interno della nuova camera operatoria. A guidare l’attività il dottor Gerardo Zirizzotti, specialista in gastroenterologia e responsabile dell’ambulatorio chirurgico della struttura. Con lui abbiamo approfondito l’importanza della prevenzione e le potenzialità di questo nuovo servizio.
Dottor Zirizzotti, quali sono oggi le principali patologie dell’apparato digerente che richiedono un approccio diagnostico e terapeutico specialistico?
«Parliamo di tumori del colon-retto, malattie infiammatorie intestinali, disturbi gastrici e condizioni legate a importanti interventi chirurgici, come nel caso dei pazienti portatori di stomia, di chi non può più alimentarsi normalmente o di chi ha subito l’asportazione del pancreas. Sono tutte situazioni che richiedono oggi percorsi diagnostici e assistenziali sempre più completi e specialistici».
Quanto sono diffusi i tumori del colon-retto e perché è così importante la prevenzione?
«I tumori del colon-retto, in particolare, sono tra i più comuni in Italia. Secondo i dati dell’Associazione Italiana Gastroenterologi Ospedalieri (Aigo), rappresentano il secondo tipo di neoplasia più frequente sia negli uomini sia nelle donne. Questo dato da solo spiega quanto sia importante puntare sulla prevenzione e sugli screening».
È importante sottoporsi a esami specifici anche in assenza di sintomi?
«Molte malattie dell’apparato digerente tendono a svilupparsi in maniera silenziosa. Spesso il paziente si accorge del problema quando la patologia è già in fase avanzata. La prevenzione e la diagnosi precoce permettono invece di individuare alterazioni ancora iniziali e di intervenire tempestivamente, migliorando sensibilmente le possibilità di cura».
L’endoscopia digestiva ha quindi anche un ruolo preventivo oltre che diagnostico?
«Assolutamente sì. Gastroscopia e colonscopia non servono soltanto a fare diagnosi, ma rappresentano veri strumenti di prevenzione. Durante l’esame possiamo identificare polipi o lesioni precancerose e, in molti casi, rimuoverli immediatamente. Questo è particolarmente importante per il tumore del colon-retto, che, come abbiamo visto, è tra le neoplasie più diffuse».
Quali esami vengono effettuati nell’ambito del nuovo servizio attivato a Città Bianca?
«Vengono eseguite gastroscopie, colonscopie, biopsie ed eventuali polipectomie, esami fondamentali per la diagnosi e per la prevenzione delle patologie dell’apparato digerente».
Sono procedure invasive?
«Si tratta di procedure minimamente invasive che consentono di esplorare direttamente la mucosa del tratto gastrointestinale, individuare eventuali lesioni, effettuare prelievi di tessuto per gli esami istologici e, quando necessario, intervenire contestualmente con la rimozione di polipi o con biopsie mirate».
Può spiegare in cosa consiste la gastroscopia?
«La gastroscopia, o esofago-gastro-duodenoscopia, consente di esplorare esofago, stomaco e duodeno attraverso una sonda flessibile introdotta dalla bocca. È un esame che permette di osservare direttamente la mucosa, di individuare eventuali alterazioni e, se necessario, effettuare biopsie per approfondimenti diagnostici».
Invece la colonscopia?
«La colonscopia permette di esaminare il colon e il retto mediante un colonscopio introdotto per via anale. A seconda delle indicazioni cliniche, l’esame può essere parziale oppure completo fino all’intestino cieco e all’ileo terminale. Anche in questo caso possiamo eseguire biopsie o rimuovere polipi direttamente durante la procedura».
Molti pazienti vivono questi esami con timore. Oggi quanto sono sicuri e tollerabili?
«Oggi l’endoscopia digestiva è molto più sicura e confortevole rispetto al passato. Tutta l’attività viene svolta con assistenza anestesiologica dedicata, personale infermieristico specializzato e monitoraggio costante del paziente. Questo consente di affrontare l’esame in condizioni di maggiore serenità e sicurezza».
Quali altre prestazioni offre l’ambulatorio di endoscopia digestiva?
«L’ambulatorio esegue anche biopsie per esami istopatologici, test per la ricerca dell’Helicobacter pylori, mappaggio delle malattie infiammatorie intestinali e studio della celiachia. Inoltre saranno effettuate visite specialistiche dedicate ai percorsi di screening del tumore del colon-retto.
Quanto è importante avere un servizio di questo tipo sul territorio?
«È molto importante perché permette ai cittadini di accedere a prestazioni specialistiche senza doversi spostare altrove. Avere un servizio dedicato significa ridurre i tempi di attesa, facilitare la prevenzione e offrire ai pazienti percorsi diagnostici più rapidi e completi».
La camera operatoria ospiterà anche altre specialità ambulatoriali?
«Sì, all’interno della camera operatoria saranno eseguite anche altre attività specialistiche. Vi lavoreranno infatti diversi professionisti, come l’oculista, l’ortopedico, l’urologo e il dermatologo, che effettueranno interventi non invasivi. La camera operatoria sarà, inoltre, utile per tutte le procedure legate alla riabilitazione gastroenterologica. Fin dall’inizio, infatti, l’obiettivo è stato quello di creare una Gastroenterologia riabilitativa e proprio questo è stato l’input per la creazione dell’ambulatorio chirurgico».
In cosa consiste la riabilitazione gastroenterologica?
«La riabilitazione gastroenterologica è un percorso dedicato al recupero dei pazienti che hanno subito interventi importanti all’apparato digerente, come resezioni intestinali o operazioni al pancreas. L’obiettivo è rieducare le funzionalità dell’intestino e del retto, supportando anche le persone portatrici di stomia. Il percorso si basa su un approccio multidisciplinare che comprende alimentazione mirata, terapia farmacologica, elettrostimolazione e altri strumenti specifici».
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
62.6/100
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B
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Criteri Critici
Cancro, in Italia 72mila decessi l’anno potrebbero essere scongiurati. Al via una nuova strategia di prevenzione insalutenews.it
Prof.ssa Rossana Berardi
Roma, 11 maggio 2026 – In Italia fino al 45% di tutti i decessi per cancro potrebbero essere evitati. Bisogna intervenire su fattori di rischio modificabili come il fumo, l’abuso di alcol, il grave eccesso di peso, l’alimentazione scorretta, la sedentarietà e anche l’esposizione ad alcune sostanze nocive. Sono oltre 72mila i decessi ogni anno potenzialmente evitabili promuovendo stili di vita corretti e programmi periodici di controllo.
Per raggiungere questo obiettivo, l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) e Tennis & Friends – Salute e Sport siglano un nuovo protocollo di collaborazione. Per i prossimi due anni promuoveranno insieme iniziative rivolte ai cittadini di tutte le fasce d’età per sensibilizzare sull’importanza della prevenzione primaria, secondaria e terziaria del cancro. Saranno inoltre avviati progetti dedicati alla ricerca oncologica nell’ambito della prevenzione e della diagnosi precoce.
L’accordo unisce le competenze scientifiche degli oncologi AIOM all’esperienza maturata da Tennis & Friends – Salute e Sport nelle campagne di prevenzione e promozione della salute rivolte alla popolazione. La firma dell’intesa è avvenuta a Roma, in Piazza del Popolo, in occasione degli Internazionali BNL d’Italia, durante la seconda giornata dell’evento Tennis & Friends – Salute e Sport.
La prima iniziativa prevista nell’ambito del protocollo è stata la diffusione, durante le due giornate di Tennis & Friends – Salute e Sport in Piazza del Popolo, di survey dedicate a uomini e donne, finalizzate a raccogliere dati sui livelli di consapevolezza della popolazione rispetto alla prevenzione oncologica, agli screening e agli stili di vita. Le informazioni raccolte contribuiranno allo sviluppo di future attività di sensibilizzazione e ricerca.
“Nel nostro Paese il numero di persone che vivono con una diagnosi di cancro continua a crescere anche a causa dell’invecchiamento generale della popolazione – sottolinea Rossana Berardi, Presidente Eletto AIOM – Nel 2010 i pazienti erano poco più di 2,6 milioni mentre oggi ammontano a oltre 3,7 milioni. Dalla metà degli anni ’90 abbiamo assistito a una progressiva riduzione dei tassi di mortalità, soprattutto per neoplasie molto diffuse come il tumore della prostata e della mammella. Per altre forme di cancro i miglioramenti sono stati più contenuti, anche se la ricerca ha comunque prodotto risultati importanti. Registriamo però un incremento dei casi annuali in tutta Europa e i tumori solidi rappresentano ancora la seconda causa di morte in Italia”.
“L’innovazione e la crescente personalizzazione dei trattamenti stanno migliorando in modo significativo le terapie oncologiche. La diffusione degli screening resta però insufficiente: il programma mammografico raggiunge il 56% della popolazione interessata, con importanti differenze territoriali, mentre per lo screening del tumore della cervice uterina e di quello colon-rettale i tassi di adesione si fermano rispettivamente al 39% e al 38%. Rimangono inoltre troppo diffusi comportamenti scorretti come il fumo, che interessa un adulto su quattro. A questo si aggiunge la sedentarietà, che rappresenta un ulteriore fattore di rischio modificabile: promuovere uno stile di vita attivo e sensibilizzare sull’importanza dell’attività fisica regolare significa investire concretamente nella prevenzione oncologica e nel miglioramento della qualità di vita dei cittadini. Rafforzare la prevenzione primaria e promuovere diagnosi sempre più precoci significa ridurre l’incidenza della malattia e migliorare le prospettive di cura. È con questo obiettivo che abbiamo deciso di proseguire e rafforzare la collaborazione con gli amici di Tennis & Friends – Salute e Sport”, aggiunge la prof.ssa Berardi.
“I trattamenti anticancro, la riabilitazione dei pazienti e, più in generale, l’assistenza a chi affronta un tumore rappresentano sfide sempre più rilevanti per il nostro Servizio sanitario nazionale – aggiunge Giorgio Meneschincheri, ideatore e Presidente di Tennis & Friends – Salute e Sport, medico specialista in Medicina preventiva al Policlinico Gemelli – Il cancro ha un impatto crescente in quasi tutti i Paesi occidentali e solo in Italia le nuove diagnosi annuali superano i 395mila casi. Molti di questi potrebbero essere evitati intervenendo in modo efficace sui numerosi fattori di rischio individuali e collettivi. Tennis & Friends – Salute e Sport lavora da sempre per diffondere corretti stili di vita e favorire le diagnosi precoci delle principali malattie. Attraverso queste azioni possiamo contribuire concretamente al miglioramento del benessere collettivo. Tuttavia, l’educazione sanitaria e la promozione della salute devono essere rafforzate al più presto su tutto il territorio nazionale, come dimostrano i dati ancora poco confortanti sulla prevenzione oncologica. Siamo molto contenti e orgogliosi di poter collaborare con la Società Scientifica che rappresenta gli oncologi italiani. Nel prossimo biennio prenderanno il via progetti innovativi pensati per raggiungere il maggior numero possibile di cittadini. Avvieremo inoltre collaborazioni con istituzioni sanitarie, enti pubblici, associazioni di pazienti e stakeholder, per ampliare l’impatto delle iniziative su tutto il territorio nazionale”.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?5
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
40.7/100
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C
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❌
Criteri Critici
Torino: Pomeriggi della prevenzione e della salute - Screening del tumore del polmone corrieredisaluzzo.it
Lunedì 11 maggio, dalle ore 16,20 alle 18,30, nell'ambito de “I lunedì pomeriggio della prevenzione e della salute” a Torino (Aula Darwin del Centro di Biotecnologie Molecolari dell'Università di Torino, via Nizza 52), si terrà un incontro dedicato a "Screening e prevenzione del tumore del polmone - un nuovo modo di pensare alla medicina". L’incontro, ad ingresso libero fino ad esaurimento posti, vedrà relazionare la Prof.ssa Tiziana Vavalà, medico specialista in Oncologia e il dott. Roberto Laudati, medico specialista in Ematologia, noto alle cronache anche per aver dimostrato personalmente che “il cancro si batte anche con lo sport”.
L'evento è organizzato dall'Associazione "Più Vita in Salute" in collaborazione con Centro Scienza onlus ed è fortemente sostenuto anche dalla sezione territoriale della fondazione piemontese per la Ricerca sul cancro.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?5
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
55.9/100
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B
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✅
Criteri Critici
Tumori, trattamento delle metastasi epatiche: nuova tecnica in sperimentazione allo IEO MeteoWeb
Una nuova possibile frontiera nel trattamento dei tumori metastatici con prevalente interessamento del fegato arriva dall’Istituto Europeo di Oncologia, dove sono stati appena avviati 2 studi clinici internazionali su una strategia terapeutica innovativa per pazienti affetti, in particolare, da carcinoma del colon-retto e carcinoma della mammella. Al centro della ricerca vi è la perfusione epatica percutanea (PHP) con Melfalan, una tecnica di interventistica oncologica avanzata che consente di veicolare elevate dosi di chemioterapia direttamente al fegato, riducendo al contempo l’esposizione dell’intero organismo grazie a un sistema di filtrazione extracorporea del sangue.
La procedura, eseguita in sala angiografica, rappresenta uno degli ambiti più sofisticati della moderna oncologia interventistica e richiede una stretta collaborazione multidisciplinare. Il trattamento viene infatti gestito da équipe integrate composte da radiologi interventisti, anestesisti, perfusionisti, oncologi, farmacisti e infermieri altamente specializzati, con una fase di pianificazione clinica condivisa considerata essenziale per la selezione dei pazienti e la sicurezza della procedura.
IEO ha avuto un ruolo pionieristico nello sviluppo di questa tecnica in Europa, contribuendo alle prime esperienze cliniche. Oggi la PHP con Melfalan è già una realtà terapeutica consolidata nel trattamento delle metastasi epatiche da melanoma uveale in pazienti selezionati e potrebbe ora estendere il proprio potenziale anche ad altre neoplasie con predominante localizzazione al fegato, come appunto il carcinoma del colon-retto e quello della mammella.
Nel dettaglio, lo studio sul tumore del colon-retto è coordinato dalla Maria Giulia Zampino, medico con incarico di alta specializzazione nella Divisione di Oncologia Medica Gastrointestinale e Tumori Neuroendocrini. La sperimentazione sul carcinoma mammario è invece guidata dalla Elisabetta Munzone, direttrice dell’Unità di Ricerca in Senologia Medica. Entrambi i progetti sono condotti in stretta collaborazione con il team della Radiologia Interventistica diretto dal Franco Orsi, sottolineando ancora una volta il ruolo centrale dell’integrazione tra competenze diverse nello sviluppo delle terapie oncologiche più avanzate.
“Per i pazienti con carcinoma del colon-retto metastatico, la malattia epatica rappresenta frequentemente il principale fattore che condiziona la prognosi. Un approccio loco-regionale come la PHP può contribuire a migliorare il controllo della malattia nella fase avanzata, quando le opzioni terapeutiche disponibili sono spesso limitate”, dichiara la Dr.ssa Zampino.
“Nel carcinoma della mammella metastatico, questo approccio rappresenta una sfida ancora più complessa”, sottolinea la Dr.ssa Munzone. “La malattia è spesso biologicamente eterogenea e non sempre confinata al fegato; tuttavia, nei casi selezionati con coinvolgimento epatico predominante e progressione dopo terapie sistemiche, strategie mirate al fegato potrebbero offrire nuove opportunità terapeutiche”.
“Questo studio rappresenta un esempio concreto di medicina multidisciplinare avanzata. La possibilità di trattare selettivamente il fegato con alte dosi di chemioterapia è resa possibile dalla selezione accurata dei pazienti e dall’expertise dei radiologi interventisti, che sono parte integrante del percorso terapeutico e non un semplice supporto tecnico. L’Interventistica Oncologica sta assumendo un ruolo sempre più rilevante anche in tumori tradizionalmente gestiti con terapie sistemiche”, aggiunge il Dr Orsi.
Gli studi fanno parte di un network internazionale di centri altamente specializzati negli Stati Uniti e in Europa e prevedono ciascuno l’arruolamento di circa 90 pazienti. IEO è l’unico centro italiano partecipante, a conferma del suo ruolo centrale nella ricerca clinica oncologica e nello sviluppo di terapie innovative integrate tra oncologia medica e radiologia interventistica.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
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Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
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Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
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Criteri Critici
Tumore prostata: il nuovo test che rivoluziona la prevenzione Microbiologia Italia
Il tumore alla prostata è una delle neoplasie più diffuse negli uomini, soprattutto dopo i 50 anni. Negli ultimi anni la ricerca scientifica ha sviluppato nuovi strumenti diagnostici sempre più precisi, con l’obiettivo di migliorare la prevenzione e ridurre diagnosi tardive o trattamenti non necessari. Tra le innovazioni più promettenti ci sono i nuovi test molecolari e biomarcatori che potrebbero affiancare o migliorare gli esami tradizionali come il PSA. Tumore prostata: il nuovo test che rivoluziona la prevenzione sta infatti attirando l’attenzione degli esperti grazie al suo potenziale innovativo. Questi strumenti puntano a identificare in modo più accurato i tumori aggressivi e distinguere le forme meno pericolose. In questo articolo scoprirai come funziona il nuovo test per il tumore alla prostata, quali vantaggi potrebbe offrire e perché la prevenzione resta fondamentale per la salute maschile.
Introduzione
Il tumore della prostata rappresenta una delle principali forme di cancro maschile nel mondo occidentale. In molti casi cresce lentamente e può rimanere asintomatico per anni, mentre in altre situazioni può diventare più aggressivo.
Per questo la diagnosi precoce gioca un ruolo centrale nella prevenzione e nella gestione della malattia. Negli ultimi decenni il dosaggio del PSA ha rappresentato uno degli strumenti principali di screening, ma presenta alcuni limiti legati alla specificità.
Oggi la ricerca sta sviluppando nuovi approcci diagnostici più avanzati per migliorare accuratezza e personalizzazione della prevenzione.
Cos’è il tumore della prostata
Una neoplasia molto frequente
Il tumore alla prostata interessa la ghiandola prostatica, parte dell’apparato riproduttivo maschile.
Più comune dopo i 50 anni
L’età rappresenta uno dei principali fattori di rischio.
Dove si trova la prostata
Una piccola ghiandola maschile
La prostata si trova sotto la vescica e circonda parte dell’uretra.
Funzione principale
Produce parte del liquido seminale.
Fattori di rischio del tumore prostatico
Età
Il rischio aumenta progressivamente con l’invecchiamento.
Familiarità
Avere parenti con tumore della prostata aumenta probabilità di sviluppare la malattia.
Stile di vita
Anche obesità, sedentarietà e alimentazione possono influenzare il rischio.
Sintomi da non sottovalutare
Nelle fasi iniziali spesso assenti
Molti tumori prostatici non provocano sintomi evidenti all’inizio.
Possibili segnali
Tra quelli più frequenti troviamo:
difficoltà urinarie
flusso debole
sangue nelle urine
necessità frequente di urinare
Il PSA: il test più conosciuto
Antigene prostatico specifico
Il PSA è una proteina prodotta dalla prostata e misurabile nel sangue.
Un esame utile ma non perfetto
Valori elevati non indicano sempre presenza di tumore.
Limiti del PSA
Falsi positivi
Anche infiammazioni o ingrossamento benigno possono aumentare il PSA.
Rischio di sovradiagnosi
Alcuni tumori individuati potrebbero crescere molto lentamente senza diventare pericolosi.
Il nuovo test per il tumore della prostata
Biomarcatori più specifici
I nuovi test cercano molecole o segnali biologici più precisi rispetto al PSA tradizionale.
Obiettivo della ricerca
Migliorare identificazione dei tumori realmente aggressivi.
Test genetici e molecolari
Analisi avanzate
Alcuni nuovi esami valutano:
DNA tumorale
RNA
biomarcatori specifici
alterazioni genetiche
Medicina personalizzata
Questi strumenti puntano a rendere la prevenzione più mirata.
Risonanza magnetica multiparametrica
Una tecnologia sempre più importante
La risonanza magnetica prostatica migliora capacità di individuare lesioni sospette.
Riduzione delle biopsie inutili
Può aiutare a selezionare meglio i pazienti che necessitano approfondimenti.
Vantaggi dei nuovi test
Maggiore precisione
I nuovi strumenti potrebbero migliorare accuratezza diagnostica.
Diagnosi più personalizzata
Permettono di valutare meglio aggressività del tumore.
Minore rischio di trattamenti inutili
Distinguere forme lente da quelle aggressive è uno degli obiettivi principali.
Chi dovrebbe fare controlli prostatici
Uomini sopra i 50 anni
La prevenzione diventa più importante con l’età.
Familiarità positiva
Chi ha parenti con tumore alla prostata dovrebbe discutere controlli più precoci con il medico.
Alimentazione e salute prostatica
Dieta equilibrata
Alcuni studi suggeriscono che uno stile alimentare sano possa favorire benessere generale della prostata.
Alimenti consigliati
Tra quelli più studiati troviamo:
pomodoro
pesce
verdure
olio extravergine
Attività fisica e prevenzione
Movimento regolare
L’attività fisica aiuta salute metabolica e cardiovascolare.
Benefici generali
Uno stile di vita attivo contribuisce al benessere maschile globale.
Obesità e rischio tumorale
Infiammazione e metabolismo
Il sovrappeso è associato a diversi problemi di salute, inclusi alcuni tumori.
Controllo del peso
Mantenere peso equilibrato favorisce prevenzione generale.
Fumo e salute prostatica
Effetti negativi
Il fumo è associato a numerose patologie croniche e tumorali.
Benefici della cessazione
Smettere di fumare migliora salute generale e cardiovascolare.
Screening: vantaggi e limiti
Importanza della personalizzazione
La decisione di effettuare screening dovrebbe essere valutata insieme al medico.
Nessun approccio unico per tutti
Età, familiarità e condizioni generali influenzano strategie preventive.
Errori da evitare
Ignorare i controlli
Molti uomini rimandano visite e prevenzione.
Pensare che il PSA basti sempre
La prevenzione moderna utilizza approcci sempre più integrati.
Trascurare stile di vita
Alimentazione e movimento restano fondamentali.
Benefici della diagnosi precoce
Maggiori possibilità terapeutiche
Individuare precocemente il tumore prostatico migliora gestione clinica.
Trattamenti più mirati
La medicina personalizzata punta a ridurre trattamenti eccessivi.
Migliore qualità della vita
La prevenzione può favorire interventi più efficaci e meno invasivi.
Quando rivolgersi al medico
Sintomi urinari persistenti
È importante parlare con uno specialista in presenza di alterazioni urinarie.
Familiarità o dubbi
Anche senza sintomi può essere utile una valutazione preventiva.
Conclusioni
Il nuovo test per il tumore alla prostata rappresenta una delle innovazioni più promettenti nella prevenzione oncologica maschile. Grazie a biomarcatori più specifici e tecnologie diagnostiche avanzate, la medicina punta a migliorare la capacità di distinguere i tumori aggressivi dalle forme meno pericolose.
Nonostante i progressi scientifici, prevenzione, controlli periodici e attenzione ai fattori di rischio restano fondamentali. Parlare con il medico e adottare uno stile di vita sano rappresentano strumenti essenziali per proteggere la salute prostatica nel lungo periodo.
Domande Frequenti
Chi dovrebbe controllare la prostata regolarmente?
Gli uomini sopra i 50 anni dovrebbero discutere con il medico la prevenzione del tumore alla prostata.
Consiglio: non rimandare i controlli preventivi.
Cosa misura il PSA?
Il PSA è una proteina prodotta dalla prostata e misurabile nel sangue.
Consiglio: interpretare sempre il valore insieme al medico.
Quando iniziare i controlli prostatici?
La prevenzione diventa più importante con l’avanzare dell’età o in presenza di familiarità.
Consiglio: valutare controlli precoci se presenti casi familiari.
Come migliorano i nuovi test diagnostici?
I nuovi test cercano biomarcatori più specifici per identificare tumori aggressivi.
Consiglio: informarsi sulle nuove opzioni diagnostiche disponibili.
Dove si sviluppa il tumore della prostata?
Il tumore interessa la ghiandola prostatica situata sotto la vescica.
Consiglio: prestare attenzione a eventuali sintomi urinari persistenti.
Perché il nuovo test è considerato rivoluzionario?
Potrebbe migliorare precisione diagnostica e ridurre biopsie o trattamenti inutili.
Consiglio: associare sempre prevenzione e stile di vita sano.
Leggi anche:
Fonti
Crediti fotografici
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Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?5
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Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
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Criteri Critici
Tumore del colon-retto: 5 strategie per ridurre il rischio e l’importanza dello screening Okmedicina
Epidemiologia, prevenzione primaria e programmi nazionali:
tutto ciò che ogni cittadino dovrebbe sapere
Il peso epidemiologico del tumore del colon-retto in Italia
Il tumore del colon-retto (CRC) rappresenta una delle neoplasie più frequenti e più letali nel nostro Paese. Secondo i dati riportati ne I Numeri del Cancro in Italia 2025, nel 2024 sono state stimate circa 48.706 nuove diagnosi (27.473 uomini e 21.233 donne), confermando il CRC come terza neoplasia negli uomini e seconda nelle donne. In termini di mortalità, il colon-retto si colloca al secondo posto: nel 2022 erano attribuibili a questa patologia circa 24.200 decessi. La sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi è pari al 65–66%, ma sale al 92% circa quando il tumore viene diagnosticato in stadio precoce.
A livello globale, nel 2020 si sono registrati oltre 1,9 milioni di nuovi casi e quasi 900.000 decessi per CRC (Globocan 2020). Dati recenti pubblicati su The Lancet Oncology (gennaio 2025) segnalano un aumento preoccupante dell’incidenza nelle fasce di età più giovani (early-onset CRC, EOCRC), con incrementi documentati in 27 Paesi su 50, comprese aree dell’America Latina, dell’Asia e dell’Europa orientale. Le persone nate tra il 1981 e il 1996 presenterebbero un rischio doppio rispetto a quelle nate nel 1950.
È fondamentale ricordare, tuttavia, che il CRC è tra le neoplasie più prevenibili: si stima che circa il 90% dei casi possa essere prevenuto o trattato con successo grazie alla combinazione di stili di vita sani e screening sistematico.
5 strategie per ridurre il rischio di tumore del colon-retto
Le evidenze scientifiche accumulate negli ultimi decenni identificano chiaramente i principali fattori di rischio modificabili e le strategie di prevenzione primaria efficaci. Le principali linee guida internazionali — tra cui quelle del World Cancer Research Fund/American Institute for Cancer Research (WCRF/AICR) e dell’American Cancer Society (ACS) — convergono su cinque aree chiave.
Adottare un’alimentazione sana e bilanciata
La dieta è il fattore modificabile più studiato nella genesi del CRC. Le evidenze classificate come “convincenti” dal WCRF indicano:
fattore di rischio certo. Un consumo elevato di carni rosse (manzo, maiale, agnello) è considerato causa probabile di CRC; le carni lavorate (insaccati, salsicce, wurstel) sono classificate come causa convincente. Ogni 100 g/giorno di carne rossa aggiuntiva corrisponde a un incremento del rischio di circa il 17%.
l’apporto di fibre da cereali integrali, legumi, frutta e verdura è associato a una riduzione significativa del rischio, attraverso la riduzione del tempo di transito intestinale, la produzione di acidi grassi a catena corta (butirrato) e la modulazione del microbioma.
un’analisi sistematica pubblicata sull’American Journal of Clinical Nutrition (Chu et al., 2025) ha confermato che i pattern dietetici di tipo mediterraneo, nordico e DASH sono associati a una riduzione del rischio di CRC rispetto ai pattern occidentali, ricchi di alimenti trasformati, grassi saturi e zuccheri semplici.
il consumo eccessivo di alcol costituisce un fattore di rischio indipendente e dose-dipendente. Limitarne l’uso o evitarlo del tutto riduce concretamente il rischio.
alcuni studi suggeriscono un effetto protettivo del calcio alimentare, probabilmente attraverso la riduzione della proliferazione cellulare della mucosa colica.
Mantenere un peso corporeo sano ed essere fisicamente attivi
L’eccesso ponderale — sia il sovrappeso che l’obesità — è una causa “convincente” di CRC secondo il WCRF, con un’associazione più forte negli uomini che nelle donne. I meccanismi includono l’ipersecrezione di insulina e IGF-1, l’infiammazione cronica di basso grado, le alterazioni del microbioma e gli squilibri ormonali.
L’attività fisica, di converso, esercita un effetto protettivo indipendente dal peso corporeo, con una riduzione del rischio di incidenza stimata tra il 30% e il 50% negli individui più attivi rispetto ai sedentari. Anche livelli moderati di attività fisica occupazionale, domestica, ricreativa o sportiva sono efficaci. Lo stile di vita sedentario, anche in assenza di obesità, si associa a valori elevati di glicemia e insulino-resistenza, promuovendo la carcinogenesi colorettale.
Non fumare e ridurre al minimo l’esposizione al fumo
Il fumo di sigaretta è un fattore di rischio accertato per il CRC: fumatori attuali ed ex-fumatori presentano un’incidenza maggiore rispettivamente del 17–25% rispetto ai non fumatori. I carcinogeni inalati (idrocarburi policiclici aromatici, amine eterocicliche, nitrosamine, benzene) inducono mutazioni nelle cellule della mucosa colorettale, accelerando la sequenza adenoma-carcinoma. Il rischio di mortalità aumenta del 15% nei fumatori ex e del 40% nei fumatori attuali, con un effetto dose-risposta per numero di pacchetti/anno. Smettere di fumare, anche in età adulta, riduce progressivamente il rischio.
Limitare il consumo di alcol
Un’analisi pubblicata su Frontiers in Oncology (Deng et al., 2025) — basata sui dati del Global Burden of Disease 1990–2021 — ha quantificato il contributo di alcol, fumo e obesità al burden globale di CRC, confermando l’alcol come terzo fattore di rischio modificabile in termini di DALYs attribuibili. Il meccanismo include la produzione di acetaldeide (metabolita carcinogeno), lo stress ossidativo, il danno al DNA e l’alterazione dell’assorbimento di folati. Le linee guida attuali raccomandano di non superare i limiti “a basso rischio” (non più di 1 unità alcolica al giorno per le donne, 2 per gli uomini) e, preferibilmente, di evitare del tutto il consumo.
Conoscere la propria storia familiare e monitorare i sintomi
Circa il 20–30% dei casi di CRC presenta una componente familiare, e il 5–10% è riconducibile a sindromi ereditarie ben definite: la Poliposi Adenomatosa Familiare (FAP) e la Sindrome di Lynch (HNPCC) sono le più frequenti. Avere un familiare di primo grado con diagnosi di CRC raddoppia il rischio individuale.
Una vigilanza attiva sui sintomi d’allarme è altrettanto fondamentale: sangue nelle feci (macroscopico o occulto), alterazioni persistenti delle abitudini intestinali (stitichezza, diarrea o alternanza), dolori addominali ricorrenti, anemia sideropenica non altrimenti spiegata, calo ponderale involontario. La presenza di uno o più di questi sintomi deve indurre a consultare il medico di medicina generale senza indugio, indipendentemente dall’età.
Lo screening del colon-retto: strumento chiave di prevenzione secondaria
Lo screening oncologico rappresenta il più efficace strumento di prevenzione secondaria disponibile per il CRC. I polipi adenomatosi — precursori del carcinoma — impiegano mediamente 10–15 anni per progredire verso la malignità: questa finestra temporale rende lo screening particolarmente efficace nell’intercettare la lesione prima della sua trasformazione.
Il programma nazionale in Italia
Il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) italiano offre gratuitamente lo screening per il CRC, invitando attivamente — tramite lettera — tutte le persone tra i 50 e i 74 anni. Il test di primo livello è il Test del Sangue Occulto nelle Feci (SOF), con metodica immunochimica (FIT – Fecal Immunochemical Test), da eseguire ogni 2 anni.
semplice e domiciliare, il SOF consiste nella raccolta di un piccolo campione fecale con la spatolina del kit fornito dalla farmacia o dalla ASL, da conservare in frigorifero e riconsegnare entro 24–72 ore.
risposta spedita a domicilio; nuovo invito dopo 2 anni.
il centro screening contatta il paziente per pianificare una colonscopia di approfondimento, gratuita e disponibile anche in sedazione consapevole.
in caso di riscontro di polipi, la colonscopia consente la rimozione nella stessa seduta, eliminando la lesione precancerosa prima che evolva.
Secondo i dati dell’Emilia-Romagna, la partecipazione allo screening riduce la mortalità per CRC del 65% negli uomini e del 54% nelle donne. A livello nazionale, uno screening a copertura dell’80% della popolazione eleggibile potrebbe ridurre le nuove diagnosi del 22% e i decessi del 33% entro il 2030 (CDC, 2025).
Dal 2025 diverse Regioni italiane (tra cui Emilia-Romagna) hanno esteso l’invito attivo fino ai 74 anni, in anticipo sull’obiettivo previsto dal Piano Oncologico Nazionale 2023–2027. Le proiezioni indicano una copertura quasi completa entro il 2026.
I test disponibili: un panorama in evoluzione
Accanto al FIT, il panorama degli strumenti di screening si è ampliato:
test di riferimento (gold standard) per la visualizzazione diretta della mucosa, con possibilità di biopsia e polipectomia. Raccomandata ogni 10 anni in soggetti a rischio medio, o ogni 5 anni in caso di familiarità.
metodica non invasiva ad alta sensibilità per polipi > 6 mm, senza necessità di sedazione.
esame del sigma e retto, adottato da alcune Regioni come screening una tantum tra i 58–60 anni.
analizza marcatori del DNA tumorale nelle feci; negli USA il test multitarget sDNA-FIT (Cologuard) è approvato ogni 1–3 anni.
lo Shield test (approvato dalla FDA nel luglio 2024) ha dimostrato una sensibilità >80% per il CRC e >90% di specificità, aprendo la strada ai test ematici come futura modalità di screening di massa.
Chi è a rischio elevato: screening anticipato
In presenza di familiarità di primo grado con diagnosi prima dei 60 anni, o di sindromi ereditarie (Lynch, FAP), lo screening va anticipato a 40–45 anni con colonscopia diretta, indipendentemente dall’età. Anche pazienti affetti da malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI) richiedono sorveglianza endoscopica personalizzata.
Commento editoriale
Il tumore del colon-retto è, per definizione, una malattia prevenibile. Ciò che colpisce, a fronte di questa certezza, è la persistente sottoutilizzazione degli strumenti che abbiamo a disposizione: in Italia, l’adesione media allo screening rimane ben al di sotto degli obiettivi di copertura, con marcate disparità geografiche tra Nord e Sud. La lettera della Azienda Sanitaria arriva, spesso finisce sul tavolo, e rimane lì.
Come medico internista, mi trovo di fronte a diagnosi tardive che avrebbero potuto essere intercettate anni prima. La sequenza polipo-adenoma-carcinoma ci regala un tempo prezioso per intervenire — ma solo se lo screening viene davvero eseguito. Il FIT è gratuito, non richiede preparazione intestinale, non è invasivo e si fa a casa. Non esistono scuse reali per non farlo.
Le cinque strategie illustrate in questo post — alimentazione, peso e attività fisica, non fumo, moderazione alcolica, consapevolezza familiare — non sono ricette miracolose, ma abitudini consolidate, supportate da decenni di evidenza epidemiologica convergente. La loro adozione combinata riduce concretamente e significativamente il rischio. In parallelo, partecipare allo screening quando si viene invitati — o richiederlo attivamente alla propria ASL se non si è ancora ricevuto l’invito — rappresenta un atto di responsabilità individuale dal quale dipendono anni di vita.
Il messaggio è semplice: non aspettate di avere sintomi. Agite prima.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Luce e tecnologia contro i tumori: nasce la sonda intelligente che cura e controlla la terapia in tempo reale Qui Salute Magazine
Una nuova sonda multifunzionale a fibra ottica pensata per il trattamento dei tumori solidi direttamente all’interno dell’organismo: questo è il risultato di un importante progetto di ricerca nato dalla collaborazione tra Italia e Cina. L’Italia ha partecipato al Consiglio Nazionale delle Ricerche attraverso l’Istituto di Fisica Applicata “Nello Carrara”, mentre il risultato scientifico è stato pubblicato sulla rivista Light: Science & Applications.
In che cosa consiste la nuova tecnologia
La nuova tecnologia rappresenta un passo avanti nel campo delle terapie oncologiche minimamente invasive. Si tratta di una speciale sonda “teranostica”, capace cioè di unire diagnosi e trattamento in un unico dispositivo. Il progetto è stato realizzato insieme a diversi centri di ricerca della Jinan University.
Il funzionamento della sonda si basa su una singola fibra ottica integrata con particolari agenti fototermici. Grazie a questa combinazione, il dispositivo riesce non solo a colpire il tumore, ma anche a monitorare in tempo reale l’efficacia della terapia.
Le parole del coordinatore italiano dello studio
“La vera innovazione è stata riuscire a concentrare più funzioni in un solo sistema fotonico sfruttando differenti lunghezze d’onda della luce”, spiega Francesco Chiavaioli, coordinatore italiano dello studio.
Nel dettaglio, la sonda riesce inizialmente a individuare i margini del tumore attraverso le variazioni del pH presenti nell’area tumorale. Successivamente, durante il trattamento, converte la luce in calore grazie all’azione fototermica, andando così a distruggere le cellule cancerose. Allo stesso tempo monitora la temperatura, permettendo un controllo preciso della terapia. Infine, nella fase successiva al trattamento, valuta rapidamente i risultati osservando in tempo reale i cambiamenti del microambiente tumorale.
Tumori, la nuova tecnologia può superare alcuni limiti attuali
Uno degli aspetti più rilevanti di questa tecnologia riguarda la possibilità di superare alcuni limiti delle attuali terapie fototermiche, come la scarsa penetrazione della luce nei tessuti profondi o la tossicità legata ad alcuni nanomateriali. Inoltre, la sonda potrebbe ridurre drasticamente il ricorso a procedure invasive ripetute e offrire finalmente un feedback immediato sull’efficacia della cura.
I test effettuati su modelli animali hanno mostrato risultati molto promettenti, evidenziando sia un’elevata efficacia terapeutica sia un’ottima biocompatibilità del dispositivo.
La ricerca apre ora nuove prospettive nel campo delle piattaforme teranostiche basate su fibre ottiche, con possibili sviluppi futuri sia nella pratica clinica sia nello studio di nuovi approcci terapeutici contro il cancro.