Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?3
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
51.1/100
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Criteri Critici
Bambino con raro tumore al fegato salvato grazie a terapia CAR-T: prima volta al mondo Il Digitale
Un bambino di tre anni, affetto da tumore del fegato metastatico resistente alla chemioterapia, è stato salvato dopo due infusioni della terapia CAR-T sperimentale. Dopo un anno, la remissione appare ancora mantenuta. A riportare la notizia è “Mondosanità”, che riprende proprio lo studio condotto dai ricercatori del Baylor College of Medicine, del Texas Children’s Hospital e del Seattle Children’s Hospital.
I risultati positivi sono emersi fin dalla prima infusione della terapia. Va sottolineato che lo studio è ancora in fase sperimentale, quindi non bisogna generalizzare i risultati. Saranno le ricerche condotte su altri piccoli pazienti a determinare se questo è stato un caso eccezionale o se davvero siamo davanti a una rivoluzione nel mondo della terapia oncologica.
Bambino con tumore al fegato salvo grazie a CAR-T
Il caso del bambino è stato ripreso New England Journal of Medicine dai ricercatori del Baylor College of Medicine, del Texas Children’s Hospital e del Seattle Children’s Hospital. Si tratta di una situazione compressa, in quanto il piccolo, come riporta “Mondosanità”, presentava un epatoblastoma metastatico resistente alla chemioterapia, ovvero un tumore maligno al fegato che aveva già iniziato a produrre metastasi ai polmoni.
Prima di entrare nello studio sperimentale, il paziente aveva ricevuto già tre diverse linee di chemioterapia e i medici avevano anche rimosso le masse chirurgicamente. Eppure, la malattia aveva smesso di rispondere alla chemioterapia e si era creata una nuova metastasi polmonare. Il bimbo, quindi, è entrato a far parte del CARE study, uno studio clinico di fase 1 che sperimenta una nuova generazione di cellule CAR-T contro tumori solidi positivi alla proteina GPC3.
Al piccolo sono state somministrate due dosi, a distanza di otto settimane, dopo le quali i medici hanno notato la completa scomparsa della malattia metastatica rilevabile. La regressione completa risultava ancora mantenuta a un anno dal trattamento. Inoltre, nel corso delle somministrazioni non sono state riscontrate complicanze relative alla terapia. Va comunque sottolineato che si tratta di un singolo caso, dunque non bisogna trarre conclusioni affrettate.
Leggi anche: Tumore fino ai nervi della colonna asportato in una bimba: determinante la pianificazione 3D
Come funziona la terapia CAR-T sperimentale?
A spiegare come funzionano le CAR-T è “Mondosanità”. Si tratta delle cellule del sistema immunitario del paziente, i linfociti T, che vengono prelevate e modificate geneticamente, per riconoscere un bersaglio presente sulle cellule tumorali. Nel momento in cui vengono infuse nel paziente, possono individuare e attaccare le cellule che esprimono quel bersaglio.
Nel caso specifico del bambino, gli esperti hanno progettato le cellule in modo che potessero riconoscere la glicoproteina GPC3 (glypican-3), espressa dall’epatoblastoma e da altri tumori solidi. Le cellule sono state ingegnerizzate anche per esprimere interleuchina-15 e interleuchina-21 (IL-15 e IL-21), ovvero molecole coinvolte nella regolazione e nell’attività delle cellule immunitarie.
Il fine è aiutare le CAR-T a espandersi e mantenere la propria attività antitumorale, superando uno degli ostacoli che finora ha reso difficile utilizzare queste terapie nei tumori solidi rispetto a quelli del sangue. Nonostante abbiano cambiato il trattamento di alcune neoplasie del sangue, le CAR-T presentano ancora il problema di riuscire a trovare un bersaglio sufficientemente presente sulle cellule tumorali e poco espresso nei tessuti sani.
Ci sono, quindi, ancora alcuni punti da chiarire, motivo per cui lo studio è in fase sperimentale. I risultati ottenuti non permettono di sapere quanti altri pazienti risponderanno nello stesso modo del bambino, quanto dureranno le remissioni o in quali effetti indesiderati si potrebbe incorrere in altri casi. Saranno, infatti, i dati che emergeranno dalle ricerche su più bambini a stabilire se siamo davanti a un caso eccezionale o meno.
Leggi anche: Rimosso tumore dalle dimensioni record tra midollo e polmone: intervento eccezionale a Genova
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
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Criteri Critici
Dall’intelligenza artificiale ai campi elettromagnetici: nuove frontiere nella cura dei tumori HuffPost Italia
Due approcci diversi, un’evoluzione comune: usare tecnologie avanzate per intervenire sulla complessità del tumore in modo più preciso. L’intelligenza artificiale integra grandi quantità di dati per anticipare la risposta alle terapie; i campi elettromagnetici cercano invece di modificare il comportamento delle cellule immunitarie. Sono risultati ancora da validare, ma indicano una direzione sempre più personalizzata e tecnologica dell’oncologia.
L’AI prova ad anticipare la risposta all’immunoterapia: così cambia la cura del tumore al polmone
Il progetto internazionale i3Lung, coordinato dall’oncologa Arsela Prelaj dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, ha analizzato i dati di 2.396 pazienti. Immagini, genomica, anatomia patologica ed esami clinici vengono integrati da algoritmi di intelligenza artificiale per individuare in anticipo chi potrebbe beneficiare maggiormente dell’immunoterapia. I primi risultati pubblicati su Nature Medicine.
E se fosse possibile sapere prima di iniziare una terapia quanto potrebbe essere efficace per un determinato paziente? È una delle domande più complesse dell’oncologia contemporanea e ora l’intelligenza artificiale prova a fornire una risposta. A cercare di trasformare questa possibilità in uno strumento concreto è i3Lung, un progetto internazionale dedicato al carcinoma polmonare non a piccole cellule metastatico, una delle forme più diffuse di tumore del polmone. Dopo quattro anni di ricerca, il progetto ha raccolto e integrato i dati di 2.396 pazienti, grazie alla collaborazione di 16 partner internazionali. I primi risultati sono stati pubblicati su Nature Medicine, rivista scientifica internazionale di riferimento, e presentati alla World Conference on Lung Cancer 2026, il congresso mondiale dedicato alla ricerca sul tumore del polmone che si è svolto a Seoul.
A coordinare il lavoro è Arsela Prelaj, oncologa della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, dove dirige l’AI-ON Lab, laboratorio di ricerca sulle applicazioni dell’intelligenza artificiale in oncologia. Il principio alla base di i3Lung è semplice da descrivere, ma tecnologicamente complesso: mettere insieme informazioni che normalmente vengono analizzate separatamente. Gli algoritmi utilizzati dal gruppo di ricerca integrano infatti immagini delle TC, dati di anatomia patologica digitale, informazioni genomiche e risultati degli esami clinici e di laboratorio. Questa grande quantità di informazioni viene elaborata attraverso modelli di machine learning e deep learning. L’obiettivo è riconoscere correlazioni e caratteristiche che possano aiutare a prevedere la risposta individuale all’immunoterapia.
"Abbiamo raccolto da una popolazione molto ampia quattro tipologie di dati", ha spiegato Prelaj, illustrando il lavoro del progetto. L’intento è arrivare a uno strumento capace di aiutare i medici a stratificare i pazienti e a individuare più precisamente il trattamento più adatto alle caratteristiche della singola persona. L’immunoterapia ha cambiato profondamente il trattamento di numerosi tumori e rappresenta oggi uno degli standard di cura anche per il carcinoma polmonare non a piccole cellule metastatico, da sola o in combinazione con la chemioterapia. Ma non tutti i pazienti rispondono allo stesso modo. In alcuni casi il trattamento può produrre un beneficio importante e prolungato; in altri la risposta può essere limitata o assente. A questo si aggiunge il problema della tossicità, che può rendere particolarmente importante evitare, quando possibile, terapie destinate a non offrire un beneficio sufficiente.
Da qui nasce la necessità di strumenti capaci di fornire informazioni prima dell’inizio del trattamento, e non soltanto dopo aver osservato la risposta del paziente. È questo il terreno sul quale si inserisce i3Lung. L’algoritmo non si limita a esaminare un singolo parametro, ma prova a combinare contemporaneamente dati radiologici, molecolari, patologici e clinici. La prospettiva è quella di una medicina sempre più predittiva e personalizzata, nella quale le decisioni terapeutiche possano essere supportate da un’analisi integrata delle caratteristiche del singolo paziente.
Ma quanto può essere realmente utile uno strumento del genere nella pratica quotidiana? Per rispondere a questa domanda, il progetto ha previsto anche uno studio dedicato all’utilizzo del tool da parte dei medici. Sono stati selezionati 100 pazienti e coinvolti 20 oncologi appartenenti al consorzio: dieci con una specifica esperienza nel tumore del polmone e dieci oncologi generali. I medici hanno dovuto stimare l’efficacia dell’immunoterapia prima senza l’assistenza dell’AI e poi utilizzando lo strumento. Secondo i risultati presentati dal gruppo di ricerca, l’utilizzo del tool ha migliorato le valutazioni di entrambe le categorie di professionisti, con un beneficio particolarmente rilevante tra gli oncologi generali.
Un dato che apre una prospettiva interessante: strumenti di questo tipo potrebbero infatti contribuire a mettere a disposizione di un numero più ampio di specialisti una capacità di analisi costruita a partire da grandi quantità di dati clinici. L’intelligenza artificiale, però, non significa automaticamente sostituire il giudizio clinico. Il valore di sistemi come quello sviluppato da i3Lung dovrà essere verificato attraverso ulteriori studi e validazioni, anche in popolazioni di pazienti differenti e nella pratica clinica quotidiana. Sarà inoltre necessario stabilire come integrare concretamente le indicazioni dell’algoritmo con la valutazione dell’oncologo.
Tumore al seno, i campi magnetici “riprogrammano” le cellule immunitarie e attaccano il cancro
Uno studio della National University of Singapore mostra nei modelli preclinici un nuovo approccio basato sui campi elettromagnetici pulsati. L’obiettivo è trasformare i macrofagi associati al tumore da alleati della malattia a cellule capaci di contrastarla. Dopo quattro sessioni il tumore è stato eliminato nel 75% dei modelli studiati. Ora si guarda ai prossimi studi clinici.
Trasformare le difese del nostro stesso organismo da complici del tumore in una squadra capace di combatterlo. È questa l’idea alla base di una nuova strategia sperimentale sviluppata dai ricercatori della National University of Singapore (NUS) per il trattamento del cancro al seno. Lo studio, pubblicato il 4 giugno 2026 sulla rivista Smart Medicine, esplora l’utilizzo dei campi elettromagnetici pulsati (PEMF) per modificare il comportamento dei macrofagi associati al tumore, le cellule del sistema immunitario che vengono reclutate e “dirottate” dal cancro e che possono finire per favorirne la crescita.
A guidare la ricerca è il professor associato Alfredo Franco-Obregón, del Department of Surgery della Yong Loo Lin School of Medicine e dell’Institute for Health Innovation and Technology della NUS. Il risultato più significativo arriva dagli esperimenti preclinici: secondo i ricercatori, senza utilizzare la chemioterapia, quattro sessioni da 30 minuti di trattamento PEMF hanno portato alla completa eliminazione del tumore nel 75% dei modelli utilizzati nello studio. Un dato importante, ma che deve essere interpretato nel contesto della ricerca preclinica: prima di poter stabilire se lo stesso effetto possa essere ottenuto nelle pazienti, saranno necessari studi clinici specificamente progettati per verificarne efficacia e benefici.
Per comprendere il meccanismo occorre guardare all’interno del microambiente tumorale. Le cellule cancerose non crescono isolate. Interagiscono con le cellule circostanti e possono richiamare cellule del sistema immunitario, modificandone il comportamento a proprio vantaggio. Tra queste ci sono i macrofagi associati al tumore, o TAM, presenti in molti tumori solidi. In condizioni normali, i macrofagi svolgono funzioni fondamentali nella difesa dell'organismo e nella riparazione dei tessuti. La loro attività può assumere caratteristiche differenti. In termini semplificati, i macrofagi classificati come M1 sono associati a una risposta pro-infiammatoria e possono contribuire all’eliminazione delle cellule anomale; quelli M2 svolgono invece prevalentemente funzioni antinfiammatorie e di riparazione.
Nel microambiente tumorale, molti TAM possono essere indirizzati verso caratteristiche simili a quelle dei macrofagi M2. In questo modo possono contribuire a creare condizioni favorevoli alla crescita e alla diffusione del tumore. La ricerca della NUS parte proprio da qui: se il tumore riesce a modificare il comportamento dei macrofagi, è possibile modificarlo nuovamente in senso antitumorale? La risposta individuata dal gruppo di ricerca passa attraverso una proteina chiamata TRPC1, coinvolta nella regolazione dello stato funzionale dei macrofagi e nella risposta cellulare agli stimoli.
Secondo gli esperimenti condotti dai ricercatori, una breve esposizione ai campi elettromagnetici pulsati è in grado di attivare i canali associati a TRPC1 nei macrofagi di tipo M2. Questo processo innescherebbe una cascata di segnali intracellulari capace di modificare il comportamento delle cellule, spingendole verso uno stato con caratteristiche M1. In altre parole, il campo elettromagnetico non agirebbe direttamente come un farmaco chemioterapico sulle cellule tumorali. L'idea è piuttosto quella di intervenire sul rapporto tra tumore e sistema immunitario, riportando i macrofagi verso un’attività antitumorale.
Una volta riprogrammati, i TAM possono quindi riconoscere e attaccare le cellule cancerose. Secondo i ricercatori, il trattamento interferirebbe inoltre con la comunicazione reciproca tra tumore e macrofagi, rendendo più difficile per il cancro mantenere queste cellule immunitarie in uno stato favorevole alla propria crescita. "Abbiamo identificato un “interruttore” molecolare", ha spiegato Franco-Obregón, descrivendo il meccanismo individuato dal gruppo. L’obiettivo è utilizzare questa conoscenza per sviluppare una terapia non farmacologica capace di sfruttare le stesse difese immunitarie dell’organismo.
Il potenziale interesse di questo approccio risiede proprio nella possibilità di intervenire sul tumore attraverso un meccanismo differente rispetto alla chemioterapia tradizionale. Il risultato del 75% ottenuto nei modelli preclinici rappresenta uno degli elementi più rilevanti dello studio, ma non equivale ancora a una dimostrazione di efficacia nell’uomo. Il passaggio dalla ricerca di laboratorio alla pratica clinica è infatti lungo e richiede diverse fasi di verifica. Occorre stabilire quale sia l’efficacia reale della terapia nelle pazienti, quali siano i benefici rispetto ai trattamenti disponibili e in quali tipi e stadi di tumore possa eventualmente essere utilizzata.
Secondo quanto riferito dal gruppo di ricerca, il dispositivo PEMF impiegato nello studio ha completato una sperimentazione clinica di Fase 1 finalizzata alla valutazione della sicurezza nell’uomo. Il team sta ora cercando partner per sviluppare studi di Fase 2 dedicati alla valutazione dell’efficacia. È una distinzione fondamentale: la sicurezza iniziale di un dispositivo e la sua efficacia terapeutica sono questioni diverse e devono essere valutate attraverso studi clinici differenti.
Per idee, suggerimenti, correzioni o se desiderate che Ippocrate approfondisca un tema in particolare, potete scrivere a linda.varlese@huffpost.it. Mi trovate anche su Facebook https://www.facebook.com/linda.varlese e su Instagram (@linda_varlese).
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
54.4/100
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Criteri Critici
Stesso tumore, stessa terapia: perché una ce la fa e l'altra crolla? Mondosanità
Due donne. Stesso tumore. Stesso stadio, stesso farmaco, stesso ospedale.
Una dopo sei mesi torna al lavoro, riprende a camminare, riesce a seguire la fisioterapia. L'altra no. Smette la riabilitazione, il braccio inizia a gonfiarsi di nuovo, ogni indicazione su alimentazione o movimento diventa un peso in più.
Non è la chemio che ha fatto la differenza. È tutto quello che viene dopo.
In Italia succede a migliaia di persone. Solo nel 2025 sono state stimate circa 390.000 nuove diagnosi di tumore, più di mille al giorno. Numeri enormi, dietro ai quali ci sono persone che non affrontano la malattia nello stesso modo.
Se la terapia è personalizzata, perché l'assistenza è uguale per tutti?
È la domanda da cui parte Paolo Marchetti, presidente della Fondazione per la Medicina Personalizzata e direttore scientifico dell'IDI-IRCCS. Negli ultimi anni l'oncologia ha imparato a scegliere le cure guardando sempre più alle caratteristiche biologiche del tumore. Una terapia mirata sul profilo molecolare della persona.
Da qui il passo successivo: se il farmaco è costruito su misura, anche ciò che accompagna la cura dovrebbe esserlo.
Non significa cambiare terapia in base allo stato d'animo. Significa capire che supporto psicologico, riabilitazione, nutrizione o indicazioni sullo stile di vita non hanno automaticamente la stessa efficacia per tutti. La medicina personalizzata, in questa prospettiva, prova a uscire dal laboratorio e a entrare nella vita concreta.
Sapere cosa dovresti fare non significa riuscire a farlo
È il punto che pesa di più ogni giorno. Dire a una persona che dovrebbe muoversi di più, seguire una determinata alimentazione o fare drenaggio linfatico con costanza non significa che quella raccomandazione entrerà davvero nella sua quotidianità.
La stessa indicazione può essere accolta in modo completamente diverso da persone diverse.
Stefania Alfani, psiconcologa e ideatrice del progetto, lo riassume così: «Ogni paziente vive la malattia in modi diversi». Per questo, prima di proporre lo stesso percorso a tutti, bisognerebbe capire come quella persona sta leggendo ciò che le sta accadendo. È qui che molte pazienti si perdono. Non perché non vogliono curarsi. Ma perché la cura proposta non entra nella loro storia.
Il braccio che torna a gonfiarsi: quando il percorso dura anni
L'esempio più concreto è quello del linfedema secondario, il gonfiore cronico che può comparire dopo un intervento o una radioterapia quando il sistema linfatico viene danneggiato.
È una condizione che non si risolve con un ciclo di sedute. Può richiedere controlli, adattamenti e una presa in carico che dura anni. E incide su tutto: movimento, lavoro, relazioni.
Roberto Bartoletti, fisioterapista dell'IDI-IRCCS, spiega che quando il percorso si interrompe, il gonfiore può tornare e la paziente si ritrova di nuovo in difficoltà. Non è solo una questione di stabilire quale trattamento sia corretto. È capire come costruire un percorso che quella specifica persona riesca davvero a sostenere nel tempo. Se non lo capisci, la paziente abbandona. E non è colpa sua.
Perché ora si studia anche questo
È su questo terreno che nasce un programma di ricerca promosso dalla Fondazione per la Medicina Personalizzata. Si chiama PRISMA. È uno studio osservazionale, già approvato, che nell'arco di dodici mesi arruolerà oltre 100 pazienti con neoplasie solide. Per ciascuno saranno raccolti dati clinici, sarà effettuato un colloquio semi-strutturato e verrà utilizzato il Brief Illness Perception Questionnaire, uno strumento validato che esplora il modo in cui una persona interpreta la propria condizione.
Quello che i promotori chiamano un “codice personale” non è un test genetico e non serve a scegliere il farmaco. Serve a orientare meglio gli strumenti di supporto: psicologici, riabilitativi, nutrizionali. Lo studio coinvolgerà un numero limitato di pazienti e servirà valutarne i risultati prima di capire quanto questo approccio possa migliorare concretamente l'assistenza. Ma la domanda da cui parte è già quella giusta.
La medicina ha imparato che due tumori che sembrano uguali possono essere biologicamente molto diversi. Ora prova a fare lo stesso passo con le persone: capire che, anche davanti alla stessa diagnosi, allo stesso stadio e alla stessa terapia, la malattia non entra mai in due vite nello stesso modo.
La cartella clinica può riportare la stessa diagnosi, lo stesso stadio e perfino la stessa terapia. Ma la persona che deve conviverci, reagire, curarsi e andare avanti è ogni volta diversa.
Bibliografia essenziale
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
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Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
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Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
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47.8/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
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Criteri Critici
Ultimi aggiornamenti sui progressi nella chirurgia toracica per pazienti affetti da tumore al polmone e nel trapianto polmonare. Vietnam.vn
Esperti giapponesi hanno condiviso e aggiornato i più recenti progressi nel campo della chirurgia toracica, in particolare la chirurgia toracica robotica, la chirurgia del tumore al polmone e il trapianto di polmone. Nell'ambito della collaborazione tra l'Associazione Polmonare Vietnamita e l'AssociazioneGiapponesedi Chirurgia Toracica, dal 18 al 20 settembre si è tenuta presso l'Ospedale Nazionale Polmonare una sessione di lavoro tra il Dott. Dinh Van Luong, Direttore dell'Ospedale, e il Professor Shinya Tane, Primario del Dipartimento di Chirurgia Toracica dell'Ospedale Universitario di Kobe, in Giappone, e membro dell'Associazione Giapponese di Chirurgia Toracica. Lo scambio professionale ha coinvolto esperti nei settori della chirurgia toracica, dell'oncologia polmonare, del trapianto polmonare e dell'anestesia e rianimazione. Durante gli incontri, gli esperti hanno condiviso e aggiornato i più recenti progressi nel campo della chirurgia toracica, in particolare la chirurgia toracica robotica, la chirurgia del tumore al polmone e il trapianto di polmone. Esperti giapponesi hanno studiato l'intero processo di diagnosi e trattamento del cancro al polmone, dalla diagnostica per immagini, all'endoscopia, all'anatomia patologica, alla microbiologia, alla medicina nucleare, alla radioterapia, fino alla chirurgia toracica, all'anestesia e alla rianimazione, al trapianto di polmone e alla riabilitazione... Il professor Shinya Tane ha elogiato le strutture, le procedure diagnostiche e terapeutiche del National Lung Hospital, in particolare gli eccezionali risultati ottenuti nel campo dei trapianti polmonari. In futuro, il professore auspica che gli studenti dell'Università di Kobe abbiano l'opportunità di acquisire esperienza pratica nel trattamento delle malattie polmonari presso l'ospedale. Considerando questa un'opportunità per i medici di entrambe le parti di scambiarsi esperienze in materia di coordinamento multidisciplinare e di selezione di strategie di trattamento appropriate per i pazienti, il dottor Dinh Van Luong ha affermato che l'Ospedale Nazionale Polmonare ribadisce il suo ruolo di struttura specializzata leader a livello nazionale per le malattie polmonari e il controllo della tubercolosi, migliorando progressivamente le proprie capacità professionali e tecniche per soddisfare le esigenze sanitarie della popolazione. Grazie a un sistema di 12 moderne sale operatorie, di cui 2 dedicate al trapianto di polmone, l'ospedale è ben attrezzato per implementare tecniche all'avanguardia, in particolare nel campo del trapianto di polmone e della chirurgia oncologica polmonare. Le attrezzature, frutto di un investimento considerevole, soddisfano i requisiti per l'esecuzione di procedure complesse, contribuendo a migliorare la qualità delle cure. Ad oggi, l'ospedale ha effettuato 15 trapianti di polmone e circa 1.000 interventi chirurgici per il cancro al polmone, a dimostrazione del continuo miglioramento delle sue capacità professionali. Oltre a investire in infrastrutture e attrezzature, l'ospedale aggiorna regolarmente le proprie conoscenze e scambia competenze con strutture mediche nazionali e internazionali, provenienti da paesi comeStati Uniti, Giappone, Corea del Sud, Thailandia, Cina e Singapore. Questo rappresenta un fondamento importante per consentire all'ospedale di continuare a sviluppare tecniche specializzate, migliorare la qualità della diagnosi e del trattamento delle malattie polmonari e contribuire all'efficace attuazione delle politiche di controllo della tubercolosi a livello nazionale. Il professor Shinya Tane è un esperto di spicco in chirurgia toracica presso l'Ospedale Universitario di Kobe e docente principale di chirurgia toracica presso l'Università di Kobe, una delle facoltà di medicina più antiche e prestigiose del Giappone. Il professor Tane è rinomato per la sua ricerca pionieristica sulla chirurgia conservativa della funzionalità polmonare (segmentale versus lobectomia), sull'applicazione di sistemi chirurgici robotici di nuova generazione e sulla chirurgia di salvataggio per i pazienti affetti da tumore al polmone. Fonte: https://www.vietnamplus.vn/cap-nhat-tien-bo-moi-nhat-trong-phau-thuat-long-nguc-cho-nguoi-bi-ung-thu-phoi-ghep-phoi-post1137257.vnp
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Salute: eliminare le disparità di cura dei minori malati di tumore Korazym.org
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Eliminare le disparità nelle cure dei bambini e degli adolescenti affetti da tumore, contribuendo a creare in tutta Europa un contesto più equo per i giovani pazienti oncologici. E’ questo l’obiettivo degli ‘European Standards of Care for Children and Adolescents with Cancer’, le nuove linee guida che intendono garantire lo stesso livello di cura ad ogni giovane malato di cancro, indipendentemente dal Paese europeo in cui vive.
Questo documento, aggiornato rispetto all’edizione del 2008, è frutto del lavoro dell’European Society for Paediatric Oncology Europe (SIOPE) e della Childhood Cancer International – Europe (CCI-E). Il testo ufficiale è finalmente disponibile anche in lingua italiana grazie alla traduzione curata dalla Federazione Italiana Associazioni Genitori e Guariti Oncoematologia Pediatrica (FIAGOP) con la supervisione dell’Associazione Italiana di Ematologia e Oncologia Pediatrica (AIEOP), che ne hanno avviato la diffusione a tutte le strutture oncologiche italiane in occasione del Settembre d’Oro, la campagna annuale di sensibilizzazione contro il cancro pediatrico.
Il documento, articolato in undici capitoli per un totale di 130 pagine, è stato scritto da oncologi pediatrici, giovani professionisti e rappresentanti dei pazienti. Affronta gli ambiti fondamentali dell’assistenza, coprendo ogni fase del percorso oncologico, dalla diagnosi al trattamento, dalla sopravvivenza alle cure palliative fino alla collaborazione transfrontaliera.
Sette sono i pilastri fondamentali: organizzazione dei reparti ospedalieri e team multidisciplinari, che includano oncologi pediatrici certificati, infermieri specializzati, chirurghi, radioterapisti, psicologi e assistenti sociali; somministrazione dei trattamenti e accesso all’innovazione con diritto di accesso equo a farmaci e terapie di nuova generazione; cure di supporto e gestione dei sintomi con terapia del dolore tramite approcci farmacologici e integrati; supporto psicosociale e riabilitazione con programmi fisioterapici e cognitivi; cure palliative pediatriche sin dalle fasi precoci della malattia e non solo nelle fasi terminali; follow-up a lungo termine e transizione guidata tra il sistema di cure pediatriche a quello per l’età adulta; ruolo dei pazienti e advocacy, con il riconoscimento del ruolo cruciale delle associazioni di genitori e pazienti.
“La diffusione anche in Italia dei nuovi Standard europei di cura per bambini e adolescenti affetti da tumore rappresenta uno strumento prezioso”, ha dichiarato il presidente della FIAGOP, Sergio Aglietti, “non solo per orientare la pratica clinica e ospedaliera nel settore dell’oncologia pediatrica, ma anche per contribuire a ridurre al minimo le disuguaglianze nell’assistenza sanitaria in tutta Europa. L’attuazione di queste linee guida potrà dunque garantire cure eccellenti e anche un futuro migliore ai minori colpiti da tumore, a prescindere dal loro Paese di residenza”.
“AIEOP è in linea con le linee guida internazionali: abbiamo costruito una checklist dedicata ai nostri centri”, ha aggiunto la presidente di AIEOP, Angela Mastronuzzi, “che raccoglie e verifica tutti gli elementi essenziali per una cura di qualità, dalle competenze multidisciplinari ai servizi, ai requisiti tecnici e organizzativi necessari per la presa in carico del paziente pediatrico oncoematologico.
E’ un lavoro che facciamo al fianco di FIAGOP con un obiettivo chiaro: prenderci cura sempre meglio e accompagnare sempre di più. Perché curare un bambino o un adolescente significa occuparsi della sua intera vita: del tempo della terapia e del tempo lungo del dopo, della scuola, delle relazioni, del suo diventare grande”.
La campagna Settembre d’Oro, sul tema ‘Accendi d’Oro, Accendi la Speranza 2026’, vedrà FIAGOP e le 33 associazioni aderenti in tutta Italia impegnate in particolare fino al 28 settembre. In grandi città e anche in piccoli centri saranno illuminati di notte con luce dorata importanti monumenti, palazzi storici e luoghi simbolici, allo scopo di ‘accendere’ l’attenzione del grande pubblico e degli stakeholder sui temi dell’oncoematologia pediatrica.
Durante la campagna, sarà distribuito al pubblico il ‘Gold Ribbon’, il famoso nastrino dorato simbolo della lotta al cancro pediatrico. Inoltre, sarà lanciato il progetto “Ti voglio una sacca di bene” per promuovere la donazione di sangue a favore dei giovani malati oncologici, in collaborazione con i principali centri trasfusionali pediatrici sul territorio italiano. Ulteriori informazioni sono disponibili su www.accendidoro.it e www.fiagop.it.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
La prevenzione dal tumore al colon retto fa tappa a Marcallo con esperti e testimonianze dirette Naviglio Parlante
La Sala Cattaneo del Comune di Marcallo con Casone ha ospitato l'incontro “Parliamone prima”, una mattinata dedicata alla salute e alla sensibilizzazione sul tumore al colon-retto. Accolto dal Sindaco Fausto Coatti, l'evento è nato dalla collaborazione tra AICIT, Salute Donna/Uomo e la Fondazione dei 4 Ospedali, con la moderazione di Arabella Biscaro. Esperti e testimonianze si sono confrontati su linee guida, screening istituzionali e corretti stili di vita per smontare i falsi miti della prevenzione.
Prevenzione primaria: alimentazione e attività fisica
Ad aprire gli interventi è stata la Dr.ssa Eleonora Irlandini, biologa nutrizionista del Centro Dr. Fabio Ferrario, che ha rimarcato il ruolo cardine dello stile di vita nella riduzione del rischio oncologico:
Attività fisica: Sono sufficienti 150 minuti alla settimana a bassa intensità (in cui è possibile conversare) o 75 minuti ad alta intensità.
Alimentazione protettiva: inserire ogni giorno cereali integrali, ortaggi, frutta e legumi. Le fibre favoriscono il controllo del peso e svolgono un'azione protettiva diretta sulla mucosa intestinale.
Cosa evitare: ridurre al minimo il cibo spazzatura (ricco di grassi, zuccheri e sale) e non superare i 750 grammi di carne rossa a settimana. Massima prudenza sui salumi e sulle carni processate, inserite dall'IARC tra i cancerogeni certi.
Falsi miti: La dottoressa ha smentito l'utilità degli integratori pubblicizzati sul web, che privi di prove scientifiche possono persino interferire con le terapie.
Prevenzione secondaria: lo screening salvavita
Come ha spiegato il Dr. Camillo Bertoglio, Direttore dell'Unità di Chirurgia degli Ospedali di Magenta e Abbiategrasso, la prevenzione primaria da sola può non bastare. Seguire i programmi regionali di screening riduce del 20% la probabilità di sviluppare la malattia. Bertoglio ha ribadito che i controlli sono fondamentali per tutta la popolazione la sana, anche in assenza di familiarità.
La Dr.ssa Pinuccia Sarto, gastroenterologa ed endoscopista, ha illustrato i dettagli dello screening:
Come funziona: Riservato gratuitamente alla fascia 50-74 anni, inizia con il test del sangue occulto nelle feci ( emocult ). In caso di positività, il cittadino viene ricontattato direttamente per eseguire la colonscopia senza passare dalle liste d'attesa.
Gestione dei casi: In caso di test positivo si procede subito all'endoscopia senza ripetere l'emocult, poiché i polipi lesivi sanguinano in modo intermittente e si rischierebbe un falso negativo.
Innovazione e familiarità: Oggi la preparazione intestinale richiede l'assunzione di soli 1-2 litri di liquido (rispetto ai 4 di un tempo). Per chi presenta una spiccata familiarità è previsto il codice di esenzione D04, con controlli quinquennali in caso di esito negativo.
Gli esperti hanno infine messo in guardia dai rischi dell'autodiagnosi su internet ("Dottor Google", ChatGPT, Gemini), che genera ansie ingiustificate o un falso senso di sicurezza.
La testimonianza di Mauro
A dare valore pratico ai messaggi scientifici è stata la storia personale di Mauro. Asintomatico e in piena salute, Mauro aveva inizialmente accantonato la lettera d'invito allo screening. Sollecitato dai familiari, ha infine eseguito il test in farmacia.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?3
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
56.3/100
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Criteri Critici
Marcallo con Casone una mattinata per la prevenzione dal tumore al colon retto malpensa24
MARCALLO CONCASONE – Oggi, sabato 19 settembre, la sala Cattaneo del Comune ha ospitato una mattinata interamente dedicata alla salute e alla prevenzione. L’incontro, dal titolo emblematico “Parliamone prima”, ha acceso i riflettori su un tema di fondamentale importanza: la prevenzione, la diagnosi e la cura del tumore al colon-retto. A fare gli onori di casa è stato il Sindaco Fausto Coatti, che ha accolto una platea attenta e partecipe.
L’evento
L’evento è nato dalla sinergia virtuosa tra Aicit, Salute Donna/Uomo e la Fondazione dei 4 Ospedali, con la moderazione di Arabella Biscaro. Sul palco si sono alternati esperti del settore che, con un linguaggio chiaro e accessibile, hanno smontato falsi miti e tracciato le linee guida per una prevenzione efficace, sia primaria che secondaria.
Ad aprire la mattinata è stata Eleonora Irlandini, biologa nutrizionista del Centro Dr. Fabio Ferrario, che ha illustrato il ruolo cruciale dello stile di vita nella riduzione del rischio oncologico. Sono sufficienti 150 minuti alla settimana di attività a bassa intensità (in cui si riesce a conversare), oppure 75 minuti ad intensità più elevata.
Il piatto
È fondamentale inserire quotidianamente nel piatto cereali integrali, ortaggi, frutta e legumi. La fibra non solo favorisce il mantenimento del peso aumentando il senso di sazietà, ma svolge un’azione protettiva diretta a livello del colon. Cosa limitare: Sotto la lente d’ingrandimento è finito il junk food (cibo spazzatura e confezionato), ricco di grassi, sale e zuccheri che promuovono l’infiammazione corporea.
Le linee guida
Le linee guida consigliano di non superare i 750 grammi di carne rossa a settimana (l’ideale è una volta); attenzione massima invece alle carni processate (salumi, insaccati, würstel), classificate come sicuramente cancerogene dall’IARC e da limitare il più possibile. La dottoressa ha infine smentito l’utilità di integratori miracolosi su internet: non ci sono evidenze scientifiche che riducano il rischio di tumore e possono anzi interferire con le terapie oncologiche.
Tuttavia, come è stato sottolineato durante il convegno, lo stile di vita da solo può non bastare ed è qui che interviene la prevenzione secondaria. Camillo Bertoglio, direttore dell’Unità di Chirurgia degli Ospedali di Magenta e Abbiategrasso, ha introdotto l’importanza dello screening istituzionale. Aderire correttamente ai programmi regionali riduce del 20% la probabilità di sviluppare il tumore al colon-retto.
Il chirurgo ha sfatato il falso mito secondo cui “se non si hanno casi in famiglia, lo screening non serve”: la familiarità è un fattore di rischio aggiuntivo, ma il controllo è fondamentale per tutta la popolazione sana.
Prevenzione
I dettagli pratici dello screening sono stati approfonditi da Pinuccia Sarto, dirigente medico specializzata in gastroenterologia ed endoscopia digestiva. Lo screening è un programma gratuito dedicato a uomini e donne nella fascia d’età tra i 50 e i 74 anni. Il primo passo consiste nel test del sangue occulto nelle feci (emocult), un esame di laboratorio semplicissimo e non invasivo volto a individuare tracce ematiche non visibili a occhio nudo. In caso di positività il sistema di screening contatta direttamente il cittadino per fissare un colloquio e pianificare una colonscopia in tempi brevi, senza passare dalle lunghe liste d’attesa ordinarie.
Rispondendo a un dubbio della platea sulla possibilità di falsi positivi, la dottoressa ha chiarito che in caso di esito positivo si procede subito alla colonscopia. Questo perché alcuni polipi (lesioni precancerose) sanguinano in modo intermittente: ripetere l’emocult rischierebbe di dare un falso negativo, ritardando una diagnosi cruciale.
La preparazione
Rispetto ai 4 litri di beveraggio di trent’anni fa, oggi i preparati per la colonscopia sono ridotti a circa 1 o 2 litri. Una pulizia intestinale adeguata resta fondamentale per permettere allo specialista di scorgere anche le più piccole anomalie della mucosa.
Familiarità ed esenzioni
Chi ha una familiarità importante (come emerso da una testimonianza in sala) deve attivarsi precocemente e ha diritto a eseguire la colonscopia con il codice di esenzione D04. Se l’esame risulta negativo, il controllo successivo si effettua dopo 5 anni, sempre in regime di esenzione.
In chiusura, gli esperti hanno lanciato un monito contro l’autodiagnosi digitale: consultare “Dottor Google”, ChatGPT o Gemini per interpretare un sintomo genera spesso due derive pericolose. Da un lato l’ansia ingiustificata davanti alla diagnosi peggiore, dall’altro una rassicurazione fittizia che spinge a sottovalutare i segnali del corpo e a evitare il controllo medico.
Ad arricchire l’incontro, la toccante e incisiva testimonianza diretta di Mauro e la partecipazione attiva di un pubblico attento e coinvolto, che ha stimolato il dibattito con domande e spunti di grande interesse.
marcallo tumore colon – MALPENSA24
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Criteri Critici
Così l'Irccs Crob guida l'innovazione oncologica: con il progetto Pacap l'attività motoria è parte della terapia ilmattinoquotidiano.it
Lo sport non è un semplice hobby o un'attività complementare, ma una vera e propria strategia di cura e prevenzione integrata in ambito oncologico. È il messaggio chiave emerso a conclusione dal progetto Pacap (Promotion of Physical Activity for Cancer Patients), il progetto europeo finanziato dal programma Erasmus+ Sport che per 18 mesi ha visto collaborare esperti, medici e realtà sportive. L'iniziativa, guidata dall'associazione Asd Running Matera in veste di capofila, ha vissuto le sue giornate conclusive con un doppio appuntamento tra la Basilicata e la Puglia, facendo tappa prima all'Irccs Crob di Rionero in Vulture lo scorso 17 settembre e poi all'Irccs Istituto Tumori 'Giovanni Paolo II' di Bari il giorno successivo (ieri ndr). A Rionero, la sperimentazione coordinata sul piano scientifico dalla dott.ssa Graziella Marino (dirigente medico e chirurgo senologo del Crob) si è concentrata in modo particolare sulle donne in trattamento per il tumore al seno. Il momento nevralgico del percorso ha riguardato le sessioni di Nordic Walking guidate dalla dott.ssa Rosa Divella presso il centro Visioni Urbane e negli spazi adiacenti all'istituto. Questa disciplina, nata nei Paesi Nordici come allenamento estivo per lo sci di fondo, si basa sull'uso di appositi bastoncini che coinvolgono attivamente anche la muscolatura della parte superiore del corpo. Proprio per questa sua caratteristica, il Nordic Walking si rivela particolarmente indicato nella riabilitazione oncologica: stimola la circolazione linfatica e la mobilità degli arti superiori (aiutando a prevenire e contrastare il linfedema dopo interventi al seno), riduce la fatica percepita, migliora la postura e permette di svolgere un'attività aerobica ad alto rendimento ma a basso impatto articolare. Non a caso nel suo saluto istituzionale, il Direttore Generale dell'Irccs Crob, Massimo De Fino, ha sottolineato l'importanza di una cura che metta al centro la persona nella sua totalità: "La dignità di chi affronta una malattia oncologica si difende garantendo non solo le migliori terapie, ma anche il benessere globale dell'individuo. Offrire l'opportunità di praticare un'attività motoria strutturata significa restituire ai pazienti la fiducia nelle proprie risorse e un senso fondamentale di normalità e valore umano." La camminata con i bastoncini, dunque, si è rivelata uno strumento efficace non solo per la riabilitazione fisica e clinica, ma anche per il recupero del benessere psicologico e della socialità delle pazienti. I risultati della cooperazione transnazionale — che ha coinvolto partner europei provenienti da Portogallo, Spagna, Ucraina, Slovenia e Croazia — sono stati illustrati a Bari durante il convegno finale. Dalla due giorni emerge un modello replicabile che punta a stringere un alleanza sempre più solida tra centri di ricerca scientifica (Irccs) ed enti sportivi del territorio, dimostrando che l'attività motoria accessibile e guidata rappresenta una componente fondamentale nella medicina moderna orientata alla persona.
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Criteri Critici
Durante la Festa di Metà Autunno, sono stati donati 280 milioni di VND a sostegno dei bambini malati di cancro a Da Nang. Vietnam.vn
Da Nang - Il Comitato del Fronte della Patria del Vietnam della città di Da Nang ha recentemente coordinato la consegna di 280 milioni di VND a sostegno delle cure per i bambini malati di cancro. Il 19 settembre, l'Ospedale Oncologico di Da Nang ha annunciato che l'Associazione della Città di Da Nang, in coordinamento con l'Associazione di Ho Chi Minh City per il Sostegno ai Pazienti Indigenti, SuntoryPepsicoVietnam e il Comitato del Fronte della Patria del Vietnam di Da Nang, ha organizzato la consegna di un sostegno finanziario per la cura dei bambini affetti da cancro. All'evento hanno partecipato la signora Nguyen Thi Thu Lan, membro del Comitato permanente del Comitato del Partito cittadino e vicepresidente permanente del Comitato cittadino del Fronte della Patria del Vietnam; il dottor Tran Thanh Thuy, direttore del Dipartimentodella Salutecittadino; rappresentanti della direzione dell'Ospedale Oncologico, dell'ente promotore e parenti dei piccoli pazienti. Nel corso dell'evento, il Comitato Organizzatore ha assegnato 14 borse di studio a 14 bambini malati di cancro provenienti da famiglie disagiate e in cura. Ogni borsa di studio aveva un valore di 20 milioni di VND. L'importo totale degli aiuti erogati è stato di 280 milioni di VND. I fondi sono stati raccolti dal fondo "Per i poveri" della città, grazie al 22° torneo di golf "Suntory Pepsico Vietnam Friendship Golf Tournament". In questa occasione, l'organizzazione sponsor ha anche donato 20 casse di acqua in bottiglia per sostenere le cure e la vita quotidiana in ospedale. L'iniziativa si è svolta durante la Festa di Metà Autunno, contribuendo ad alleviare le difficoltà affrontate dalle famiglie con bambini sottoposti a cure mediche. Il sostegno aiuta a ridurre parte del peso finanziario delle cure e fornisce ulteriore motivazione ai giovani pazienti e alle loro famiglie a perseverare nel percorso terapeutico. Visualizza l'originalequi. Fonte: https://congdoanvietnam.vn/mat-tran-to-quoc/trao-280-trieu-dong-ho-tro-benh-nhi-ung-thu-o-da-nang-dip-trung-thu-44916.tld
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Criteri Critici
Dall’emofilia ai tumori, 12 nuovi farmaci fanno un passo decisivo verso i pazienti europei mondosanita.it
Dodici nuovi medicinali hanno appena superato uno dei passaggi più importanti della strada che può portarli ai pazienti europei.
Il Comitato per i medicinali per uso umano dell’Agenzia europea per i medicinali (EMA) ha infatti raccomandato l’autorizzazione di 12 nuovi farmaci nella riunione di settembre.
Le novità interessano malattie molto diverse: dai tumori all’emofilia, dalla miastenia gravis a una grave malattia infiammatoria della pelle.
Ma cosa significa davvero quando leggiamo che “l’EMA ha dato parere positivo”?
Non significa che il farmaco sia già disponibile
È una distinzione importante.
Il CHMP, il comitato scientifico dell’EMA, valuta qualità, sicurezza ed efficacia dei medicinali e formula una raccomandazione. Per i farmaci sottoposti alla procedura centralizzata, dopo il parere positivo deve arrivare la decisione formale della Commissione europea.
E per arrivare concretamente ai pazienti italiani entrano poi in gioco anche i passaggi nazionali relativi a prezzo, rimborsabilità e condizioni di utilizzo nel Servizio sanitario nazionale.
Il parere europeo è quindi un passaggio fondamentale, ma non coincide automaticamente con la disponibilità immediata del medicinale in Italia.
Dal sangue ai tumori
Tra i medicinali raccomandati c’è una nuova opzione per prevenire gli episodi emorragici nelle persone con emofilia A.
Un altro farmaco riguarda adulti con una particolare forma di tumore del polmone non a piccole cellule, caratterizzata dalla positività ad ALK.
Arriva inoltre una raccomandazione positiva per un trattamento della miastenia gravis generalizzata, malattia autoimmune che provoca debolezza e affaticamento muscolare.
Diverse novità riguardano l’oncologia, compresi tumori dell’ovaio, delle tube di Falloppio e del peritoneo.
Una novità anche per una malattia della pelle difficile da curare
Tra le raccomandazioni compare anche un trattamento orale per l’idrosadenite suppurativa moderata-grave in determinati pazienti adulti.
È una malattia infiammatoria cronica che può provocare noduli dolorosi, ascessi e cicatrici e avere un impatto pesante sulla vita quotidiana.
Secondo l’EMA, il medicinale raccomandato rappresenterebbe la prima terapia orale quotidiana per alcuni pazienti che non rispondono o non tollerano una specifica classe di farmaci biologici.
Non solo farmaci completamente nuovi
Il bilancio di settembre comprende anche due biosimilari e due medicinali generici.
Inoltre il CHMP ha raccomandato estensioni delle indicazioni terapeutiche di medicinali già autorizzati nell’Unione europea.
È un aspetto meno appariscente ma importante: l’innovazione farmacologica non consiste soltanto nell’arrivo di una nuova molecola. Può significare anche utilizzare una terapia già conosciuta per nuovi pazienti o nuove indicazioni.
Per chi aspetta una nuova cura, però, resta essenziale distinguere le diverse tappe.
“Parere positivo dell’EMA” non significa ancora “farmaco disponibile in Italia”. È l’inizio dell’ultima parte di un percorso regolatorio che deve poi tradursi nell’accesso concreto alla terapia.
FONTI:
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Criteri Critici
Distrofia di Duchenne, approvato un nuovo farmaco corriere.it
di Elena Meli
Via libera dall'Aifa alla rimborsabilità per vamorolone, un corticosteroide che resta un potente antinfiammatorio, ma perde molti dei tipici effetti collaterali degli steroidi, come il blocco della crescita
Per un diciottenne con distrofia di Duchenne mangiare con gli amici e non ricevere il «menu bambino», perché il proprio aspetto è quello di un bambino, è un traguardo più importante di quanto si possa pensare. E oggi è possibile raggiungerlo perché, anche nel nostro Paese, è rimborsabile vamorolone, un corticosteroide dissociativo che mantiene l’attività antinfiammatoria necessaria per la gestione della malattia ma perde molti dei tipici effetti collaterali di una cura prolungata con gli steroidi, fra cui l’arresto della crescita e dello sviluppo puberale, l’aumento di peso, l’osteoporosi.
Malattia genetica rara I corticosteroidi sono usati nella distrofia di Duchenne dalla fine degli Anni ‘90 per contrastare la progressiva debolezza muscolare tipica di questa rara malattia genetica in cui è alterato il gene della distrofina, una proteina indispensabile per il corretto funzionamento dei muscoli. La malattia viene diagnosticata in genere intorno ai tre-quattro anni di vita e, fino a pochi decenni fa, come spiega Filippo Buccella, fondatore dell’Associazione Parent Project Aps Italia, «L’aspettativa di vita si aggirava intorno ai 14 anni. In quarant’anni è triplicata, grazie alle nuove possibilità di cura, e ora non è più una malattia solo pediatrica ma è diventata una patologia cronica dell’adulto. Siamo molto felici di poterci porre problemi nuovi, come l’inserimento a scuola o nel mondo del lavoro, e per questo è importante l’arrivo di nuove opzioni di cura che aiutino i ragazzi con la Duchenne a vivere meglio la loro età: quando arrivano alle superiori loro hanno l’aspetto di bimbi e vorrebbero avere qualche centimetro in più o l’ombra della barba. Il nuovo corticosteroide lo consente, ed è un traguardo anche per la loro qualità di vita».
Efficacia pari agli steroidi convenzionali Vamorolone è prescrivibile e rimborsabile in Italia da fine maggio 2026 e, caso virtuoso per un farmaco orfano, a quattro mesi di distanza è già sostanzialmente accessibile in tutte le Regioni; la sua caratteristica è essere un corticosteroide dissociativo. Eugenio Maria Mercuri, direttore dell’Unità di Neuropsichiatria Infantile alla Fondazione Policlinico Universitario Gemelli di Roma, sottolinea che «I dati degli studi clinici e l’esperienza che già abbiamo maturato nel lungo periodo (il Gemelli è stato uno dei primi centri italiani ad avviare la somministrazione, anche da prima dell’approvazione della rimborsabilità, ndr) confermano che ha un’efficacia paragonabile agli steroidi convenzionali senza avere la stessa entità di effetti collaterali grazie al suo meccanismo d’azione. Noi siamo molto contenti di avere un’opzione che, per esempio, riduca il rischio di fragilità ossea e osteoporosi; i ragazzi sono felici soprattutto di crescere in altezza e di avere uno sviluppo puberale più in linea con la loro età, o di riuscire a gestire meglio il peso. Per loro è un grande miglioramento nella qualità di vita».
Il presente e il futuro delle terapie Francesco Muntoni, docente di Neurologia Pediatrica dell’University College di Londra e direttore del Neuromuscular Centre al Great Ormond Street Institute of Child Health di Londra ha una lunga esperienza nell’uso di vamorolone: «Gli studi suggeriscono anche che gli effetti negativi sull’osso provocati dai corticosteroidi possano essere recuperati se si passa al vamorolone». Oltre ai corticosteroidi, come spiega Muntoni, «Un’altra possibilità per ridurre l’infiammazione e la degenerazione muscolare è givinostat (anch’esso rimborsabile in Italia, ndr), che è approvato solo per i pazienti che ancora possono camminare; il suo effetto non si vede subito, serve circa un anno e mezzo, è perciò molto importante spiegarlo alle famiglie perché abbiano aspettative adeguate».
Le speranze sono rivolte verso la terapia genica, che però è un po’ più complessa nella malattia di Duchenne perché il gene responsabile è molto grande e così inserire il gene sano in un vettore che possa portarlo a destinazione, come accade in questo genere di terapie, non è banale. Gli studi proseguono, come osserva Muntoni: «Il primo studio clinico era stato disegnato in modo da valutare gli esiti dopo un anno, ma abbiamo capito che era troppo poco; i nuovi trial sono concepiti in maniera da durare più a lungo e inserire pazienti più selezionati, con un’età in cui ci si aspetta una risposta ottimale. Oggi ci sono tanti approcci allo studio, l’obiettivo dei prossimi anni è capire gli ingredienti giusti per una strategia che funzioni. Per esempio, ci stiamo chiedendo se e come poter somministrare più volte la terapia genica: i vettori non sono integranti, significa che se in un bimbo possiamo trattare le fibre muscolari presenti quando poi cresce ce ne saranno altre in cui il gene sano non sarà presente. Sono però ottimista, e spero che troveremo la ricetta giusta per la terapia genica della malattia di Duchenne».
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
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neuropatia periferica indotta da chemioterapia Focus.it
Il nuovo numero di Focus Storia è dedicato alla sfida dell'archeologia moderna, un viaggio tra scoperte e tecnologie avanzate come robot, Lidar e intelligenza artificiale. Il dossier analizza come i nuovi strumenti stiano aiutando a svelare enigmi ancora aperti del passato, dalla vera natura di Stonehenge ai segreti dell'Esercito di terracotta, fino alla caccia alle tombe mai ritrovate di personaggi celebri come Cleopatra o Alessandro Magno. Il nuovo numero di Focus è dedicato alle nuove dipendenze, da quelle da sostanze chimiche sempre più potenti e pericolose a quelle digitali da schermo. Il dossier analizza gli effetti del "lo sballo" sul cervello dei giovani, proponendo un ampio quadro sulle vecchie e nuove droghe in circolazione e mostrando come anche le tecnologie moderne possano generare assuefazione in modo del tutto simile a una sostanza.
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Criteri Critici
Tumori, dalla “d’Annunzio” una scoperta per bloccare le metastasi e potenziare l'immunoterapia notizienazionali.it
Ci sono nuove armi per prevenire la formazione di metastasi, superare le resistenze alle cure attuali e rendere i trattamenti oncologici sempre più mirati e personalizzati.
È questa la prospettiva clinica aperta da due recenti studi internazionali guidati dalla professoressa Emma Di Carlo dell’Università degli Studi “Gabriele d’Annunzio” di Chieti-Pescara, che individuano nella molecola IL-27p28/IL-30 il "carburante" utilizzato dai tumori per crescere, nascondersi dal sistema immunitario e diffondersi nell'organismo.
La ricerca, condotta nel Dipartimento di Medicina e Scienze dell’Invecchiamento e l’Unità di Anatomia Patologica e ImmunoOncologia del CAST (Center for Advanced Studies and Technology) della “d’Annunzio”, con il contributo dei ricercatori Cristiano Fieni, Simona Marchetti, Stefania Ciummo, Carlo Sorrentino, le cui competenze complementari hanno permesso l'avanzamento scientifico di questo progetto d'eccellenza, stabilisce un nuovo punto fermo nella lotta ai tumori avanzati.
Il primo studio, pubblicato su Biomedicine & Pharmacotherapy (DOI: 10.1016/j.biopha.2026.119183), rivela che l’IL-30 è presente in concentrazioni molto elevate nelle metastasi rispetto ai tumori primari. La molecola agisce disattivando i linfociti T (le "sentinelle" del nostro sistema immunitario) e riducendo la produzione di molecole fondamentali per la risposta antitumorale (come l'interferone-γ e il TNF-α).
Inattivare l'IL-30 permetterebbe di "risvegliare" il sistema immunitario e prevenire l'esaurimento dei linfociti T. In futuro, il blocco dell'IL-30 potrà essere combinato con farmaci già in uso (come Opdualag, a base di nivolumab e relatlimab) per aumentarne drasticamente l'efficacia nei pazienti con melanoma metastatico o non operabile. Il secondo studio, pubblicato su Molecular Biomedicine (DOI: 10.1186/s43556-026-00482-9), dimostra come l'IL-30 riprogrammi le cellule del microambiente tumorale (i fibroblasti), spingendole ad agevolare la migrazione delle cellule maligne verso organi bersaglio come il midollo osseo e i polmoni. Per analizzare questo processo, il team ha impiegato piattaforme avanzate di organon-a-chip (dispositivi microfluidici che integrano tumori biostampati 3D e analisi multi-omiche), descritte anche sul Journal of Biomedical Science (DOI: 10.1186/s12929-025-01209-8).
Questi modelli consentono di studiare la malattia in modo estremamente personalizzato, riducendo al contempo la necessità di ricorrere alla sperimentazione animale. I risultati correnti sono il coronamento di un percorso scientifico pluriennale. Nei test preclinici, il gruppo di ricerca è già riuscito a "spegnere" il gene dell'IL-30 nei modelli animali tramite l'editing genomico CRISPR-Cas9, veicolato per via endovenosa con nanotecnologie. Il trattamento ha dimostrato di frenare la crescita del tumore, bloccare le metastasi e prolungare la sopravvivenza. Attualmente, grazie a una rete di collaborazioni internazionali e al supporto di partner farmaceutici, il team sta lavorando alla traslazione clinica: l'obiettivo è sviluppare una nanomedicina di precisione diretta non solo contro il melanoma e il tumore alla prostata, ma anche contro i sottotipi più aggressivi di tumore al seno (sottotipi HER2-positivi e triplo-negativi).
“I nostri studi - spiega la professoressa Emma Di Carlo, responsabile della ricerca - dimostrano che l'IL-30 gioca un ruolo chiave nel consentire al tumore di eludere le difese immunitarie e di colonizzare organi vitali come ossa e polmoni. Avere individuato questo bersaglio ci permette oggi di guardare a nuove strategie terapeutiche: da un lato, possiamo rendere più efficaci le immunoterapie già in uso per prevenire l'esaurimento dei linfociti T; dall'altro, stiamo lavorando allo sviluppo di una nanomedicina di precisione. L'obiettivo finale - conclude la Di Carlo - è offrire ai pazienti trattamenti personalizzati capaci di bloccare sul nascere la disseminazione metastatica, specialmente nei tumori a più alta aggressività”.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Ospedale Maggiore, Neviano degli Arduini dona 7 mila euro per il Centro oncologico parmatoday.it
Settemila euro destinati al Centro di Oncologia e Radioterapia dell’Ospedale Maggiore di Parma. È il risultato concreto di IncantArte Festival, l’iniziativa promossa dal Comune di Neviano degli Arduini e realizzata grazie alla collaborazione della Pro Loco Neviano degli Arduini e della A.S.D. Nevianese 1977, che ha saputo trasformare una giornata di festa, cultura e partecipazione in un gesto concreto di solidarietà.
Il ricavato della manifestazione è stato infatti devoluto al Centro di oncologia e radioterapia, a sostegno delle attività che quotidianamente vengono portate avanti nell’ambito della cura e della ricerca.
Alla consegna della donazione erano presenti il sindaco di Neviano degli Arduini Raffaella Devincenzi, gli organizzatori e i volontari che hanno contribuito alla realizzazione dell’evento, insieme a Marcello Tiseo, direttore dell’Oncologia Medica, e a Nunziata D’Abbiero direttrice del Dipartimento onco-ematologico provinciale.
“Questi 7.000 euro sono il risultato più bello di una manifestazione che ha saputo mettere insieme la nostra comunità – sottolinea il sindaco di Neviano degli Arduini –. IncantArte è stato innanzitutto un momento di festa, di incontro e di condivisione, ma siamo particolarmente orgogliosi che tutto questo entusiasmo si sia trasformato in un aiuto concreto per il Centro oncologico di Parma. È la dimostrazione di quanto possa essere importante la collaborazione tra istituzioni, associazioni, attività economiche e cittadini. A nome dell’Amministrazione comunale desidero ringraziare tutti coloro che hanno reso possibile questo risultato: la Pro Loco, la Nevianese, i volontari, gli sponsor e il nostro Ufficio Cultura e Scuola”.
L’iniziativa ha coinvolto oltre 50 volontari e ha registrato la partecipazione di circa 450-500 persone, confermando la forte capacità del territorio di rispondere alle iniziative che uniscono socialità e solidarietà.
“Una donazione come questa ha un significato importante perché testimonia la vicinanza concreta delle comunità al mondo dell’oncologia – commenta Nunziata D’Abbiero –. Il sostegno che arriva dal territorio rappresenta un aiuto prezioso per le attività del Centro e per il lavoro quotidiano di tanti professionisti impegnati nella cura e nella ricerca. Ringraziamo il Comune di Neviano degli Arduini, la Pro Loco, le associazioni, gli sponsor e soprattutto i tanti volontari che hanno reso possibile questa iniziativa. Dietro una donazione ci sono persone, impegno e sensibilità: ed è questo il valore più importante”.
Un contributo determinante è arrivato anche dalle numerose realtà che hanno sostenuto economicamente l’evento: Ing. Rossi Gianluca, Salumificio Bedotti, Cadonici Salumi, Montechiodo Master, Prosciuttificio Verduri, Prosciuttificio Rossi Pierino, Prosciutteria Trascinelli, Parmafood, Giemme Full, Luca e la Frutta, Panificio Piazza, Pasticceria Zarotti, Baschieri Renato, A.V.I.S. Comunale di Neviano degli Arduini, JAMS, Moove Dance A.S.D., Circolo ARCI Il Boschetto e Nuova Parrocchia Maria Madre della Chiesa.
IncantArte Festival ha così dimostrato come un'iniziativa nata sul territorio possa andare oltre il semplice momento di aggregazione e diventare uno strumento concreto di solidarietà.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?5
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO5
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
67.4/100
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Criteri Critici
Cura della leucemia pediatrica: lo studio internazionale con Monza capofila che promuove l'immunoterapia Il Cittadino di Monza e Brianza
Un nuovo importante passo per la cura della leucemia linfoblastica acuta pediatrica ad alto rischio. Monza e la Fondazione Tettamanti sono stati capofila per l’Italia dello studio internazionale Aieop-Bfm All 2017, pubblicato giovedì sul New England Journal of Medicine.
Cura della leucemia pediatrica: lo studio internazionale con Monza capofila, cento centri in otto Paesi
Lo studio ha coinvolto cento centri in otto Paesi e ha dimostrato che sostituire due cicli di chemioterapia intensiva con due cicli di immunoterapia con l’anticorpo monoclonale “blinatumomab” consente di quasi dimezzare le recidive, riducendo contemporaneamente gli effetti collaterali gravi associati ai trattamenti chemioterapici più aggressivi. Un risultato che apre nuove prospettive per i bambini e gli adolescenti maggiormente esposti al rischio di ricaduta.
«Il raggiungimento di questi risultati – commenta Andrea Biondi, direttore scientifico della Fondazione Tettamanti – è stato possibile grazie al lavoro cooperativo dei centri delle Oncoematologie pediatriche (AIEOP) e al supporto del Centro di ricerca Tettamanti, che in Italia ha messo a disposizione di tutti i bambini con leucemia linfoblastica acuta analisi e trattamenti sempre più personalizzati, studi biologici e profilazioni genetiche di elevata complessità e valore prognostico».
Lo studio è stato condotto dal 2018 al 2023 dal gruppo cooperativo AIEOP-BFM ALL (sigle indicative di Associazione Italiana di Ematologia e Oncologia Pediatrica-Berlin-Frankfurt-Münster Group for Acute Lymphoblastic Leukemia).
Cura della leucemia pediatrica: lo studio internazionale con Monza capofila, insegnare al sistema immunitario ad attaccare la malattia
Obiettivo dello studio è stato quello di trovare il modo di insegnare al sistema immunitario ad attaccare la leucemia linfoblastica acuta ad alto rischio e di utilizzarlo come alleato per contrastare la patologia leucemica nei bambini e negli adolescenti.
Un’impresa possibile come dimostrano i risultati dello studio.
Fondazione Tettamanti, Andrea Biondi
Cura della leucemia pediatrica: lo studio internazionale con Monza capofila, nuove prospettive
Si è trattato di una lunga e complessa sperimentazione clinica internazionale in cui, nei pazienti ad alto rischio di ricaduta, due cicli di chemioterapia ad alta intensità sono stati confrontati con due cicli di immunoterapia. I risultati ottenuti hanno permesso di giungere alla solida conclusione che questa strategia può quasi dimezzare il numero delle recidive e ridurre significativamente gli effetti collaterali gravi della chemioterapia intensiva.
Lo studio apre nuove prospettive per i pazienti pediatrici con una forma di leucemia particolarmente difficile da trattare e maggiormente esposta al rischio di ricaduta. In questi pazienti la necessità di prevenire la recidiva ha finora richiesto il ricorso a regimi chemioterapici particolarmente intensivi, che possono determinare effetti collaterali gravi e, in alcuni casi, anche letali.
Gli schemi di chemioterapia intensiva consentono oggi di ottenere una guarigione a lungo termine in circa il 90% dei bambini affetti da leucemia linfoblastica acuta. Tuttavia, circa un paziente su cinque rientra in una specifica categoria, denominata ad alto rischio perché presenta una probabilità più elevata di recidiva. Nello studio AIEOP-BFM ALL 2017 i ricercatori hanno valutato proprio, in questa categoria di bambini, la possibilità di sostituire una parte della chemioterapia più aggressiva con un trattamento immunoterapico mirato, utilizzando il farmaco blinatumomab.
Il blinatumomab è un farmaco che, allo scopo di contrastare la leucemia, sfrutta il sistema immunitario del paziente mettendo in contatto diretto i linfociti T, cellule fondamentali delle difese immunitarie, con le cellule leucemiche. Ciò consente alle cellule del sistema immunitario di riconoscere e distruggere più efficacemente le cellule tumorali.
Cura della leucemia pediatrica: lo studio internazionale con Monza capofila, il professor Andrea Biondi
«L’obiettivo di questo importante studio – prosegue Biondi – era tentare di migliorare ulteriormente le probabilità di guarigione, riducendo per quanto possibile la tossicità delle cure sui bambini e il loro impatto sulle famiglie. Per arrivare a questi risultati è stato fondamentale il lavoro di alto profilo cooperativo svolto, nell’ambito dello studio internazionale, da parte dei centri della rete AIEOP, coordinati per l’area “leucemia linfoblastica acuta” da oltre trent’anni dalla Clinica Pediatrica di Monza e sostenuti dal Centro di ricerca Tettamanti che, grazie al fondamentale aiuto fornito dalla Fondazione Maria Letizia Verga di Monza, ha potuto sviluppare analisi e trattamenti sempre più precisi e mirati, studi biologici e profilazioni genetiche di alta complessità e valore prognostico, mettendoli a disposizione di tutti i bambini in Italia affetti da leucemia linfoblastica acuta».
Lo studio è stato sostenuto da: Deutsche Krebshilfe, Fondazione AIRC per Ricerca sul Cancro, Fondazione Maria Letizia Verga, Fondazione Tettamanti, Fondazione Città della Speranza, Israel Cancer Association, Chaim Association e Ministero della Salute della Repubblica Ceca.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
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Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
53.7/100
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B
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Criteri Critici
La psilocibina può prevenire un comune effetto collaterale della chemioterapia Focus.it
La psilocibina, lo psichedelico naturale presente di diverse specie di funghi allucinogeni indagato per il trattamento di disturbi dell'umore, disturbi alimentari e problemi metabolici, sembra proteggere da un comune effetto collaterale della chemioterapia che riguarda le terminazioni nervose. In studi sui topi, due dosi di psilocibina somministrate prima della chemio hanno scongiurato la neuropatia periferica indotta, il deterioramento dei nervi periferici causato da alcuni farmaci chemioterapici, che comporta formicolio, bruciore, dolore e perdita di sensibilità agli arti: un disturbo contro il quale i farmaci disponibili offrono pochi benefici. I risultati sono stati pubblicati su Science.
Nervi danneggiati
Tra gli effetti collaterali della chemioterapia c'è la neuropatia periferica, una condizione che riguarda il 60% circa di chi ricorre a questo trattamento anti-cancro salvavita: dolore o, al contrario, sensazione di insensibilità, formicolii, sensazione di essere punti da spilli, difficoltà nei movimenti fini sono alcuni dei sintomi di questa condizione, che deriva da un danno alle cellule nervose che può durare alcune settimane o mesi, con strascichi talvolta permanenti. Secondo gli addetti ai lavori c'è un grande bisogno di trattamenti che prevengano i danni neurali e che allo stesso tempo non interferiscano con le chemioterapie, che sono cure salvavita. L'obiettivo per tutti è migliorare la qualità di vita dei pazienti.
Perché la psilocibina?
Una volta nell'organismo, la psilocibina viene trasformata in psilocina, una molecola che agisce su recettori della serotonina, e che riesce così a riorganizzare l'attività delle reti cerebrali coinvolte nell'umore, nella percezione e nel pensiero. Per questa ragione la psilocibina è da tempo studiata, con risultati incoraggianti, in contesti e dosaggi altamente controllati per il trattamento di disturbi psichiatrici, come la depressione resistente ai farmaci. L'interesse di questa sostanza in chi si occupa di neuropatie è dovuto al fatto che si lega ai recettori 5-HT2A della serotonina, che possono influenzare la plasticità neuronale, la regolazione dei mitocondri e le vie del dolore sensoriale.
I ricercatori dell'Università del Texas hanno così ipotizzato che la psilocibina potesse proteggere il sistema nervoso dal deterioramento dei nervi periferici indotto dalla chemioterapia, producendo un rimodellamento duraturo delle cellule del sistema nervoso.
Risultati incoraggianti (nei topi)
Il composto è stato testato su topi portatori di tumori sottoposti a cicli ripetuti di diversi farmaci chemioterapici (cisplatino, paclitaxel, docetaxel). Due dosi di psilocibina somministrate prima della chemio hanno avuto gli effetti neuroprotettivi sperati, prevenendo l'ipersensibilità al freddo e preservando le sensazioni tattili, senza interferire con l'attività dei farmaci. La protezione è rimasta estesa fino al completamento di sei cicli di chemioterapia. La chiave di volta sono, in realtà, i recettori interessati: quando i ricercatori hanno bloccato i recettori 5-HT2A, gli effetti neuroprotettivi sono scomparsi; attivare quegli stessi recettori con composti non allucinogeni diversi dalla psilocibina invece ha prodotto un effetto protettivo simile a quello della sostanza psicoattiva.
Un passaggio successivo è stato comprendere che la psilocibina protegge gli scambi energetici all'interno delle cellule. La chemio a base di cisplatino aveva infatti danneggiato i mitocondri, le centrali energetiche cellulari, e ridotto il loro movimento all'interno delle fibre nervose. La psilocibina ha attivato una via di segnalazione chimica capace di preservare questi passaggi e mantenere livelli energetici adeguati nelle cellule nei nervi.
Come si traduce tutto questo per i pazienti?
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
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Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
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La Radioterapia ad Agrigento, dieci anni di cura e innovazione Canicatti Web Notizie
Al Palacongressi il “4 Simposio agrigentino”: luminari da tutta Italia, nuove tecnologie, multidisciplinarietà e il concerto “Il suono della cura” per celebrare un percorso che ha cambiato la sanità del territorio
Cala il sipario sul “4° Simposio agrigentino” organizzato da Michele Bono, primario di Radioterapia del San Giovanni di Dio, in occasione dei “10 anni della Radioterapia dell’Asp di Agrigento”. L’evento, dedicato al tema “Attualità e prospettive terapeutiche in Radioncologia: nuove evidenze nella pratica clinica”, ha riunito luminari provenienti da tutta Italia, confermando Agrigento come punto di riferimento nel panorama radio -oncologico nazionale. A impreziosire la giornata, il concerto “Il suono della cura” dell’Orchestra Filarmonica del Sud, diretta da Antonio Giovanni Bono, che ha accompagnato con intensità le immagini dei dieci anni di Radioterapia, tra risultati, volti e il simbolico suono della Campana della vittoria.
«Il quarto Simposio di Radioterapia – commenta Michele Bono – celebra i dieci anni di una terapia salvavita che prima non era presente sul territorio, capace di cambiare la storia sanitaria locale. La ricorrenza coincide con un momento di crescita: è in arrivo una seconda apparecchiatura che potenzierà il parco tecnologico del Reparto, garantendo ai pazienti terapie radioterapiche efficaci, rapide e precise, fondamentali per almeno la metà dei pazienti oncologici… In un’epoca di intelligenza artificiale e nuove tecniche radioterapiche, resta centrale la presenza dell’uomo».
Durante il simposio sono stati affrontati i principali ambiti della patologia oncologica: testa-collo, mammella, polmone, tratto gastro-intestinale, ginecologico e genito-urinario.
«In ambito senologico – afferma Gianluca Franceschini – stiamo andando sempre più verso trattamenti meno invasivi: prevale il concetto di minimo trattamento efficace su quello di massimo trattamento tollerabile… La radioterapia si dirige verso terapie sempre più efficaci, rapide e precise». Sulla stessa linea Giuseppe Agneta: «Sottolineo l’importanza della multidisciplinarietà, della collaborazione tra tutti gli specialisti coinvolti nel trattamento delle malattie neoplastiche… I pazienti devono essere valutati collegialmente, così da garantire la migliore strategia diagnostica e terapeutica». Maria Rita Falco Abramo evidenzia il ruolo dell’innovazione: «Lo sviluppo della biologia molecolare e dell’immunoterapia ha dato una svolta importante alla gestione dei tumori oncologici… Fondamentale è la sinergia d’azione e la collaborazione multidisciplinare». Gaetana Rinaldi ribadisce: «È fondamentale affrontare le patologie con più figure professionali… Bisogna fare rete attorno al paziente».
Il simposio ha coinvolto anche giovani medici e specializzandi, che hanno animato il dibattito con domande e confronti.
«Il convegno del dottore Bono – dice Francesco Fiorica – è stato di alto livello metodologico, focalizzato sulla multidisciplinarietà e sull’innovazione per il paziente oncologico… Un augurio al dottor Bono per la nuova macchina in arrivo». Cesare Guida aggiunge: «Festeggiamo i dieci anni della Radioterapia di Agrigento… Noi specialisti abbiamo scienza, coscienza e umanità». Calogero Casà conclude: «È con gioia ed emozione che celebriamo il decimo anniversario della Radioterapia di Agrigento… Agrigento merita una grande radioterapia: grazie all’impegno del dottor Michele Bono è in arrivo il secondo acceleratore».
A chiudere la serata, la voce dell’Orchestra Filarmonica del Sud: «Crediamo fortemente – afferma Antonio Giovanni Bono – che la musica possa essere un mezzo per raggiungere finalità di prossimità verso chi soffre… L’orchestra è una grande fucina di cooperazione, di incontro, di ascolto e di reciprocità».