📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
45.6/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Tumori, oncologo De Angelis: "Test su biopsia riducono tempi e ansia pazienti cancro seno" Adnkronos
"Auspicabile siano rimborsati, migliorano l'efficacia delle cure e la qualità del percorso assistenziale"
"Dal 2005 abbiamo dati che dimostrano come sia tecnicamente possibile effettuare un test genomico sul campione bioptico, ottenendo risultati altamente sovrapponibili a quelli ricavati dal campione tumorale definitivo. Questo è il primo elemento che deve essere compreso e recepito nella pratica clinica". Lo ha detto Carmine De Angelis, oncologo dell'Istituto nazionale tumori Irccs Fondazione G. Pascale, intervenendo oggi a Napoli all'incontro 'Genomics at Work: The Evolution of the Patient Journey in Early Breast Cancer', dedicato all'evoluzione delle cure nel tumore del seno in stadio precoce.
"Effettuare il test sul campione bioptico - chiarisce l'esperto - permette al gruppo multidisciplinare di avere indicazioni utili già nelle prime fasi del percorso terapeutico. Questo significa ridurre i tempi decisionali, ma anche l'ansia delle pazienti legata all'attesa dei risultati. Oggi abbiamo a disposizione nuove opportunità terapeutiche che potrebbero essere integrate nella pratica clinica. Per questo motivo, la possibilità di ottenere un rimborso del test genomico effettuato sui campioni bioptici rappresenterebbe un passaggio auspicabile. Non si tratta soltanto di anticipare i tempi - conclude De Angelis - ma anche di implementare strategie terapeutiche innovative e sempre più personalizzate, migliorando l'efficacia delle cure e la qualità del percorso assistenziale delle pazienti".
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
43.7/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Cancro seno, oncologa Arpino: "Percorsi uniformi per accesso ai test genomici" Vivere Italia
daAdnkronos (Adnkronos) - "Per estendere realmente l'utilizzo dei test genomici" nel cancro al seno "è necessario continuare a fare informazione e formazione, sia a livello del personale medico oncologico sia delle associazioni di pazienti, che svolgono un ruolo fondamentale nel rendere le donne consapevoli della possibilità di effettuare un test capace di affinare in modo più preciso la scelta tra ormonoterapia e chemioterapia. Non è semplice, ma credo che in Italia si stia facendo un ottimo lavoro per portare in tutte le regioni un accesso uniforme a questi test". Così Grazia Arpino, professore associato di Oncologia presso il Dipartimento di Medicina clinica e Chirurgia dell'università degli Studi di Napoli Federico II, intervenendo oggi nel capoluogo campano all'evento dedicato all'evoluzione della medicina di precisione nel carcinoma mammario, dal titolo 'Genomics at Work: The Evolution of the Patient Journey in Early Breast Cancer'. "Per superare queste disuguaglianze di accesso - suggerisce Arpino - è necessario monitorare i territori in cui si registra una minore richiesta dei test genomici e comprendere le criticità che ostacolano la prescrizione, anche quando esiste un'indicazione appropriata secondo gli standard clinici". Oasi WWF vicino Roma: quattro aree naturali nel Lazio da visitare WWE Italia 2026, prime superstar annunciate per gli show: da... Barilla, a Tuttofood oltre 4.000 piatti di pasta serviti e... Acqua, Casini (Aubac): dopo sei anni di siccità l'Italia... Elettricisti, muratori, saldatori, idraulici e manutentori: i... daAdnkronos (Adnkronos) - "Per estendere realmente l'utilizzo dei test genomici" nel cancro al seno "è necessario continuare a fare informazione e formazione, sia a livello del personale medico oncologico sia delle associazioni di pazienti, che svolgono un ruolo fondamentale nel rendere le donne consapevoli della possibilità di effettuare un test capace di affinare in modo più preciso la scelta tra ormonoterapia e chemioterapia. Non è semplice, ma credo che in Italia si stia facendo un ottimo lavoro per portare in tutte le regioni un accesso uniforme a questi test". Così Grazia Arpino, professore associato di Oncologia presso il Dipartimento di Medicina clinica e Chirurgia dell'università degli Studi di Napoli Federico II, intervenendo oggi nel capoluogo campano all'evento dedicato all'evoluzione della medicina di precisione nel carcinoma mammario, dal titolo 'Genomics at Work: The Evolution of the Patient Journey in Early Breast Cancer'. "Per superare queste disuguaglianze di accesso - suggerisce Arpino - è necessario monitorare i territori in cui si registra una minore richiesta dei test genomici e comprendere le criticità che ostacolano la prescrizione, anche quando esiste un'indicazione appropriata secondo gli standard clinici".
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?1
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
48.1/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Tumori, oncologo Giuliano: "Con test genomici -40% chemioterapia in cancro al seno" Adnkronos
"I test genomici consentono oggi" miglioramenti "non solo in termini clinici - che è l'aspetto più importante - ma anche sotto il profilo economico e organizzativo. Nei primi 18 mesi di utilizzo dei test multigenici presso la nostra istituzione abbiamo registrato una riduzione di circa il 40% dell'impiego della chemioterapia". Lo ha detto Mario Giuliano, professore di Oncologia medica all'università Federico II di Napoli, intervenendo oggi nel capoluogo campano all'incontro 'Genomics at Work: The Evolution of the Patient Journey in Early Breast Cancer', dedicato all'evoluzione del percorso di cura nel tumore del seno in fase precoce.
"Grazie a circa 400 test effettuati nei primi 18 mesi, siamo riusciti a evitare quasi 1.700 accessi al nostro Day Hospital per la chemioterapia - chiarisce Giuliano - Questo si traduce in una riduzione dei costi legati ai farmaci e alle risorse umane coinvolte, ma anche dei costi indiretti: giornate di lavoro perse dalle pazienti, accessi al pronto soccorso, trattamenti necessari per gestire eventuali tossicità. Oltre alla riduzione dei costi clinici e umani, quindi, si registra anche un importante contenimento dei costi economici, grazie all’utilizzo dei test".
"E' fondamentale ottimizzare il trattamento, evitando chemioterapie inutili e quindi tossicità che possono essere risparmiate - rimarca l'esperto - I test multigenici ci aiutano molto. Tuttavia bisogna ricordare che il trattamento adiuvante", dopo l'intervento, "serve ad aumentare la percentuale di pazienti che guarisce completamente. L'obiettivo finale è quindi guarire le pazienti. I test non servono soltanto a evitare la chemioterapia nelle donne a basso rischio, ma anche a individuare quella piccola quota di pazienti - stimata intorno al 5% - che, sulla base delle sole variabili cliniche, non riceverebbero la chemioterapia, ma che invece, grazie al test genomico, risultano candidate a questo trattamento. In questi casi la chemioterapia è fondamentale perché, senza il test, si rischierebbe un sottotrattamento". Questa procedura "serve quindi sia a evitare tossicità inutili sia, più in generale, a ottimizzare le strategie terapeutiche oggi disponibili".
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?3
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?3
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
44.8/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Oncologo De Laurentiis: Test genomici rivoluzionano le cure per il cancro al seno V-news.it
Oncologo De Laurentiis: “Test genomici per cure personalizzate in cancro seno”
Test Genomici e Cancro al Seno
(Adnkronos) – “I test genomici sono analisi sofisticate effettuate su campioni tissutali dopo l’asportazione chirurgica del tumore al seno. Vengono utilizzati nei casi di forme ormonosensibili perché permettono di valutare parametri di espressione genica utili a stabilire se la paziente ha realmente bisogno di chemioterapia nella fase post-operatoria”. Lo ha affermato Michelino De Laurentiis, direttore del Dipartimento di Oncologia senologica dell’Irccs Fondazione Pascale di Napoli, durante l’incontro ‘Genomics at Work: The Evolution of the Patient Journey in Early Breast Cancer’, dedicato all’evoluzione del percorso di cura del tumore al seno in fase precoce.
Disparità Regionali nell’Uso dei Fondi
“I test genomici sono rimborsati in Italia grazie a un Fondo nazionale che distribuisce le risorse in modo equo tra le diverse Regioni – ha spiegato l’oncologo – Tuttavia, dai dati disponibili emerge che l’utilizzo di questo fondo non è omogeneo sul territorio nazionale. Esistono differenze sostanziali tra Regioni che utilizzano pienamente le risorse disponibili e altre, soprattutto del Centro-Sud, che ne fanno un uso più limitato. Le motivazioni sono diverse, presumibilmente legate ad aspetti organizzativi e culturali. Inoltre, all’interno della stessa regione, si osservano differenze tra centri ad alta specializzazione e strutture più periferiche che seguono un numero inferiore di pazienti con tumore al seno e mostrano una minore propensione a prescrivere questi test”.
Benefici per le Pazienti
L’impiego di questi test apporta “benefici importanti innanzitutto alle pazienti, perché consentono di personalizzare il trattamento evitando spesso chemioterapie inutili, riservandole ai casi in cui sono davvero necessarie – ha chiarito De Laurentiis – L’obiettivo non è evitare la chemioterapia a prescindere, ma fare la scelta terapeutica giusta per ogni paziente, evitando trattamenti che non apporterebbero benefici. Nella maggior parte dei casi si ottiene una riduzione del ricorso alla chemioterapia, con vantaggi anche per il sistema sanitario: non tanto per il costo del farmaco, oggi relativamente contenuto, quanto perché la somministrazione della terapia richiede personale, spazi dedicati e postazioni per infusione. Risorse che, grazie ai test genomici – ha rimarcato l’oncologo – possono essere risparmiate e destinate ai pazienti che ne hanno realmente bisogno”.
Verso una Cura Personalizzata
La personalizzazione delle cure è un obiettivo fondamentale nella lotta contro il cancro al seno. L’implementazione dei test genomici rappresenta un passo importante verso l’efficacia del trattamento, permettendo di evitare terapie invasive e spesso non necessarie. Questo approccio non solo migliora la qualità della vita delle pazienti, ma ottimizza anche l’uso delle risorse sanitarie, rendendo il sistema più efficiente. Con la continua evoluzione della ricerca e delle tecnologie, è cruciale garantire che tutte le Regioni abbiano accesso equo a queste innovazioni, affinché ogni paziente possa beneficiare di cure adeguate e personalizzate, indipendentemente dalla propria posizione geografica.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?3
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
44.1/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Oncologo De Laurentiis: "Test genomici per cure personalizzate in cancro seno" Adnkronos
"I test genomici sono analisi sofisticate effettuate sul campione tissutale dopo l'asportazione chirurgica del tumore al seno. Vengono utilizzati nei casi di forme ormonosensibili perché consentono di valutare una serie di parametri di espressione genica - da cui il termine test genomici - utili a stabilire se la paziente abbia realmente necessità di sottoporsi alla chemioterapia nella fase post-operatoria". Lo ha detto Michelino De Laurentiis, direttore del Dipartimento di Oncologia senologica dell'Irccs Fondazione Pascale di Napoli, intervenendo oggi nel capoluogo campano all'incontro 'Genomics at Work: The Evolution of the Patient Journey in Early Breast Cancer', dedicato all'evoluzione del percorso di cura del tumore al seno in fase precoce.
"I test genomici sono rimborsati in Italia grazie a un Fondo nazionale che distribuisce le risorse in maniera equa tra le diverse Regioni - spiega l'oncologo - Tuttavia, dai dati disponibili emerge che l'utilizzo di questo fondo non è omogeneo sul territorio nazionale. Esistono differenze sostanziali tra Regioni che utilizzano pienamente le risorse disponibili - sia al Nord sia al Sud - e altre, soprattutto del Centro-Sud, che invece ne fanno un uso più limitato. Le motivazioni sono diverse, ma presumibilmente sono legate ad aspetti organizzativi e, in parte, anche culturali. All'interno della stessa regione, inoltre, si osservano spesso differenze tra centri ad alta specializzazione, con maggiore esperienza nel settore, e strutture più periferiche che seguono un numero inferiore di pazienti con tumore al seno e mostrano una minore propensione a prescrivere questi test".
L'impiego di questi test apporta "benefici importanti innanzitutto alle pazienti, perché consentono di personalizzare il trattamento evitando spesso chemioterapie inutili, riservandole ai casi in cui sono davvero necessarie - chiarisce De Laurentiis - L'obiettivo non è evitare la chemioterapia a prescindere, ma fare la scelta terapeutica giusta per ogni paziente, evitando trattamenti che non apporterebbero benefici. Nella maggior parte dei casi si ottiene una riduzione del ricorso alla chemioterapia, con vantaggi anche per il sistema sanitario: non tanto per il costo del farmaco, oggi relativamente contenuto, quanto perché la somministrazione della terapia richiede personale, spazi dedicati e postazioni per infusione. Risorse che, grazie ai test genomici - rimarca l'oncologo - possono essere risparmiate e destinate ai pazienti che ne hanno realmente bisogno".
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
42.6/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Polonara operato per la leucemia mieloide, il cestista rassicura tutti sui social: «Trapianto ok» Il Gazzettino
«Trapianto, tutto ok». In un post su Instagram Achille Polonara annuncia la piena riuscita dell'intervento al quale si è sottoposto all'Ospedale Sant'Orsola di Bologna per la leucemia mieloide scoperta a metà giugno quando il giocatore era in forza alla Virtus Bologna.
Faccia sorridente e un emoticon a sostegno del breve messaggio.
Il giocatore, ingaggiato da poco dalla Dinamo Sassari, si è mostrato sereno dal primo minuto e già qualche giorno fa, rispondendo ad un nostro messaggio, aveva manifestato la certezza della riuscita dell'intervento e la speranza di tornare in campo il prima possibile.
Il ricovero e come sta
Dopo il primo ricovero al Sant'Orsola, Polonara si è sottoposto al primo ciclo di chemio a Valencia, in Spagna. A fine luglio il ritorno a casa per qualche giorno, accolto dai figli, prima di ripartire il 4 agosto ancora per Valencia per il secondo ciclo di chemioterapia. Poi l'annuncio: era stata trovata una ragazza statunitense compatibile al trapianto al 90% e la decisione di tornare a Bologna e operarsi.
In mezzo tanti bei gesti: migliaia di messaggi social dopo l’annuncio della malattia, la Virtus Bologna che gli porta la coppa dello scudetto in ospedale, coach Pozzecco in lacrime che gli dedica la vittoria della qualificazione dell’Italia agli ottavi degli Europei, Marco Spissu e Bruno Mascolo che scelgono il numero 33 sulle maglie della Nazionale e di Scafati Basket, infine la Dinamo Sassari che gli offre un contratto, attendendo la sua completa ripresa. Oggi si apre una nuova concreta possibilità di tornare presto ad una vita migliore. Tutto il mondo della pallacanestro, e non solo, lo aspetta di nuovo in campo.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?2
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
48.5/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Tumore al polmone: agli Spedali Civili di Brescia in un unico intervento diagnosi e trattamento Radio Bruno - Brescia
Una sola anestesia generale per arrivare contemporaneamente alla diagnosi e al trattamento chirurgico di un tumore polmonare precoce. È questo lo straordinario risultato raggiunto lo scorso 5 maggio dalla Lung Unit degli Spedali Civili di Brescia, che ha eseguito con successo una delle prime procedure integrate “single anaesthesia” in un ospedale pubblico italiano, combinando broncoscopia robotica diagnostica avanzata e chirurgia toracica robotica nella stessa seduta operatoria.
La broncoscopia robotica disponibile agli Spedali Civili dal dicembre 2024, primo ospedale pubblico in Europa, consente di diagnosticare tumori polmonari di piccolissime dimensioni, anche inferiori a un centimetro. Questo è particolarmente importante nell’era dello screening e del trattamento mininvasivo del tumore del polmone. L’intervento chirurgico con tecnica robotica, implementata dalla èquipe di chirurgia toracica con la disponibilità agli Spedali Civili delle piattaforme Da Vinci e Versius, consente resezioni polmonari selettive e precise sia nella procedura demolitiva che in quella ricostruttiva, prevede incisioni minime con notevole diminuzione del dolore post-operatorio, riduce notevolmente i tempi di recupero e favorisce un più rapido ritorno alla normalità.
Per la prima volta nel presidio ospedaliero bresciano entrambe le procedure sono state effettuate con un unico intervento, senza lunghe attese per la diagnosi e la programmazione, senza doppio ricovero e doppia anestesia.
La paziente era affetta da una lesione polmonare del lobo superiore sinistro e nello specifico di una forma iniziale di tumore polmonare difficile da diagnosticare. In precedenza era già stata sottoposta, in altre strutture, a un tentativo diagnostico non conclusivo. Dopo la presa in carico multidisciplinare da parte della Lung Unit degli Spedali Civili di Brescia e il completamento degli approfondimenti radiologici e medico-nucleari, la paziente è stata sottoposta in meno di tre settimane a diagnosi definitiva e trattamento chirurgico radicale in un unico intervento.
Tradizionalmente questi pazienti affrontano due procedure distinte a diverse settimane di distanza, mentre l’approccio “single anaesthesia” consente di ridurre drasticamente i tempi di diagnosi e cura, diminuendo lo stress fisico ed emotivo per il paziente e accelerando il trattamento dei tumori polmonari in stadio precoce, con una razionalizzazione nell’utilizzo delle sale operatorie e dei costi sanitari.
Ulteriore elemento innovativo della procedura è stato l’utilizzo da parte dell’anestesista di un tubo bilume dotato di microtelecamera integrata, che consente la visualizzazione continua delle vie aeree durante tutta la procedura anestesiologica e chirurgica. Una tecnologia che permette il controllo costante della posizione del tubo, il monitoraggio continuo delle vie aeree, una identificazione immediata di eventuali secrezioni e una maggiore sicurezza anestesiologica e ventilatoria.
Il percorso è stato reso possibile dal lavoro quotidiano multidisciplinare della Lung Unit degli Spedali Civili di Brescia, con il coinvolgimento integrato di pneumologi interventisti, chirurghi toracici, anestesisti, anatomopatologi, radiologi, medici nucleari, oncologi, radioterapisti, personale infermieristico e tecnici sanitari. La procedura è stata eseguita dall’équipe della SC Pneumologia e della Chirurgia Toracica Robotica con il supporto della SC di Anestesia e Rianimazione Cardio-Toracica, dell’Anatomia Patologica, della Radiologia e della Medicina Nucleare.
“Le procedure integrate “single anaesthesia” sono oggi effettuate soltanto in pochissimi centri altamente specializzati. – ha dichiarato Luigi Cajazzo, Direttore Generale della ASST Spedali Civili di Brescia – Con questo risultato, gli Spedali Civili di Brescia confermano il proprio ruolo tra i centri europei più avanzati nell’ambito della pneumologia interventistica e della chirurgia toracica robotica. Ancora una volta emerge con chiarezza la forza della squadra e della collaborazione multidisciplinare”.
“Questo risultato rappresenta un importante avanzamento organizzativo, tecnologico e clinico”, sottolineano la dott.ssa Michela Bezzi, Direttore della SC Pneumologia degli Spedali Civili di Brescia il dott. Mauro Novali, Responsabile della Pneumologia Interventistica e il dott Mauro Benvenuti Direttore della Chirurgia Toracica. “La possibilità, in casi selezionati, di diagnosticare e trattare chirurgicamente un tumore polmonare nella stessa anestesia generale permette di accelerare enormemente il percorso del paziente e rappresenta una prospettiva molto importante per il trattamento mininvasivo del tumore del polmone e della diagnosi precoce”.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
53.7/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
L’impatto dell’IA nella vita delle pazienti di tumore al seno: cautela e opportunità MeteoWeb
Durante l’edizione 2026 di IEO CON LE DONNE, il noto evento annuale che si tiene al Teatro Manzoni di Milano e che riunisce le donne che hanno vissuto l’esperienza di un tumore al seno, sono stati presentati dati significativi sul rapporto tra pazienti e chatbot basate sull’intelligenza artificiale. L’incontro ha visto la partecipazione di oltre 1.600 donne, con uno spazio centrale dedicato alla discussione sull’impatto dell’intelligenza artificiale in diagnosi, cura, ricerca e informazione. Un sondaggio su un campione pilota di 170 pazienti IEO ha mostrato come il 43% delle pazienti non utilizzi mai le chatbot AI per informarsi sulla propria salute, il 40% lo faccia raramente, mentre solo il 15% le consulta spesso. Tra le utilizzatrici, più del 45% le impiega per interpretare un referto, il 24% per fare ipotesi sul proprio stato di salute e solo il 19% per prendere decisioni.
L’importanza del ruolo del medico nell’era digitale
Paolo Veronesi, Direttore del programma Senologia IEO, ha sottolineato l’importanza di mantenere il ruolo del medico centrale nel percorso di cura: “le chatbot sono l’interfaccia accessibile a tutti dell’intelligenza artificiale, ma avendo possibilità informative tendenzialmente infinite, comportano anche dei rischi di cui bisogna essere consapevoli. Da un nostro sondaggio su un piccolo ma significativo campione di pazienti IEO con tumore del seno, emerge che nel complesso le nostre donne mostrano cautela nell’uso delle chatbot per la salute. Li vedono come strumenti potenzialmente utili per informazione e orientamento, ma ritengono fondamentale mantenere il ruolo centrale del medico. Questo ruolo va difeso e potenziato. Se vogliamo che le chatbot siano un vero aiuto per i pazienti, sta a noi medici e a tutto il mondo sanitario non lasciare quei vuoti che spingono le persone “abbandonate” a cercare indiscriminatamente risposte e aiuto nell’intelligenza artificiale. Il rapporto umano non è delegabile alla tecnologia”.
All’evento hanno partecipato anche Giuseppe Curigliano, Vicedirettore Scientifico e Direttore della Divisione Nuovi Farmaci per Terapie Innovative, Viviana Galimberti, Direttore della Senologia Chirurgica, Giuseppe Petralia, Direttore della Divisione di Radiologia, e Ilaria Durosini, psicologa e psicoterapeuta della Divisione di Psiconcologia, che hanno contribuito a delineare un quadro completo sull’integrazione dell’intelligenza artificiale nei percorsi di cura e informazione delle pazienti oncologiche.
AI e innovazione nella diagnostica oncologica
Paolo Veronesi ha inoltre evidenziato come l’intelligenza artificiale possa migliorare significativamente la qualità delle cure: “d’altro canto in medicina sono tanti i processi che l’intelligenza artificiale esegue meglio di noi umani con effetti che sono già tangibili nella diagnosi, nella terapia e nella ricerca oncologica. Un esempio è il sistema di intelligenza artificiale adottato in IEO, che permette di migliorare la qualità delle immagini della RM Diffusion Whole Body e di dimezzare la durata dell’esame da 40 a 20 minuti, contribuendo così a ridurre il disagio del singolo paziente e a ridurre le attese per un esame che diventa sempre più importante nella diagnostica oncologica. Più in generale la mole enorme di dati biologici e genetici, i cosiddetti “Big-Data”, su cui si basa la moderna oncologia di precisione, se analizzata attraverso sistemi complessi di Intelligenza Artificiale, aiuta a creare percorsi diagnostico-terapeutici più efficienti, a migliorare l’efficacia delle terapie standard, e a velocizzare e potenziare i processi di ricerca per le terapie innovative. Per questo l’intelligenza artificiale allo IEO è già un pilastro importante di tutte le nostre attività”.
Questo approccio dimostra come la tecnologia AI possa diventare un alleato concreto, non solo per supportare il lavoro dei medici, ma anche per ottimizzare il percorso di cura delle pazienti, riducendo tempi di attesa e migliorando il comfort durante gli esami diagnostici.
Momento speciale e testimonianze dal palco
Oltre alla componente scientifica e informativa, l’evento ha avuto anche un momento di celebrazione e vicinanza emotiva, con la partecipazione della cantante MaliKa Ayane, che ha dedicato alle pazienti oncologiche un’esibizione musicale esclusiva. L’incontro, condotto insieme a Myrta Merlino, ha dato voce direttamente alle donne, che hanno raccontato la loro esperienza con il tumore al seno, l’uso dell’intelligenza artificiale e le prospettive future di una medicina sempre più digitale ma con un cuore umano.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
67.0/100
Punteggio Totale
A
Valutazione
❌
Criteri Critici
Tumori HPV-correlati: aumenta fiducia nella prevenzione ma l’obiettivo dell’eliminazione è ancora lontano Quotidiano Sanità
Eliminare i tumori HPV-correlati è possibile, abbiamo tutti gli strumenti per farlo anche nel nostro Paese, che aderisce allo Europe’s Beating Cancer Plan, ma siamo ancora lontani dagli obiettivi prefissati, ovvero, il 90% di copertura della vaccinazione e degli screening. Infatti, secondo gli ultimi dati rilasciati dal Ministero della Salute, il valore di copertura vaccinale nazionale per HPV (per ciclo completo) nella coorte 2009 (ragazze che compivano 15 anni nell’anno di rilevazione, coorte utilizzata dall’OMS come riferimento nelle sue statistiche) è ancora del 70,58%, seppur con un lieve miglioramento rispetto al dato sulla stessa fascia di età rilevato l’anno precedente (69,57%).
L’HPV non è però causa solo del tumore della cervice uterina, ma riguarda la salute di donne e uomini e per questo l’eliminazione di tutti i carcinomi HPV-correlati (cervice, vulva, vagina, ano) è da considerarsi come un obiettivo primario di salute pubblica, così come sottolineato negli obiettivi del Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale. In questo contesto complesso e sfidante, è importante comprendere come gli italiani percepiscono questo argomento, per fare in modo di mettere in atto strategie sempre più mirate e disegnate intorno ai bisogni di conoscenza del singolo individuo.
I risultati dell’indagine
Per questo, Istituto Piepoli, per MSD Italia, ha elaborato un’indagine sociale dal titolo “I tumori da HPV: paure, atteggiamenti, comportamenti e strategie di prevenzione” su un campione di 1.800 persone tra genitori, donne e uomini.
In linea generale, i tumori rimangono le patologie più temute dagli italiani, con un 60% che accomuna i tre target, mentre cresce la fiducia nella possibilità di prevenirli.
Relativamente alla conoscenza dell’HPV oltre l’80% di genitori e donne adulte dichiara di avere una buona conoscenza del virus, mentre solo il 63% degli uomini adulti vanta lo stesso grado di conoscenza. Particolarmente rilevanti le risposte che arrivano dal mondo maschile, una fetta di popolazione che dimostra ancora poca informazione sul tema. Infatti, il 40% si dichiara non informato, il 47% pensa che riguardi principalmente le donne e per il 30% degli intervistati l’HPV è responsabile dell’AIDS.
Nel diffondere l’informazione relativa all’HPV e ai tumori correlati giocano un ruolo fondamentale le campagne d’informazione (media tradizionali e digitali), così come i professionisti della salute (Medici di Medicina Generale, Ginecologi e Igienisti), che rimangono un punto di riferimento fondamentale per le informazioni sulla vaccinazione. Il ginecologo, invece, si attesta come principale counselor per le donne, sia per quanto riguarda gli screening sia per la vaccinazione.
Significante il dato per cui il 69% delle donne e il 64% degli uomini, che hanno avuto conseguenze dal virus e che non si sono vaccinati in passato, sceglierebbe oggi di fare il vaccino anti-HPV. Uno scenario complesso che mette i professionisti della sanità pubblica, le associazioni pazienti e il mondo dell’industria difronte alla necessità di attivarsi con piani straordinari di eliminazione.
Le voci degli esperti
“Per raggiungere l’obiettivo di eliminare i tumori HPV-correlati è necessario rafforzare tutte le leve della prevenzione” dichiara Giancarlo Icardi, Professore Ordinario in Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica all’Università di Genova, Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Igiene Ospedale Policlinico San Martino IRCCS Genova. “Da un lato dobbiamo garantire il raggiungimento dei target di copertura vaccinale negli adolescenti, che rappresentano il pilastro della prevenzione primaria. Dall’altro, è fondamentale sviluppare strategie efficaci di recupero dei giovani non vaccinati e ampliare l’accesso alla vaccinazione gratuita anche alla popolazione adulta femminile e maschile, prendendo esempio dalle migliori esperienze regionali già attive nel nostro Paese. Oggi serve una strategia nazionale condivisa che metta insieme i pilastri della prevenzione – vaccinazione e screening – accessibilità e innovazione organizzativa. L’eliminazione dei tumori da HPV è una sfida di sanità pubblica che possiamo vincere attraverso un impegno comune di istituzioni, operatori sanitari, società civile e industria: ciascuno con il proprio ruolo e una responsabilità condivisa verso la salute delle persone e delle future generazioni”.
Dall’indagine emerge anche un dato interessante per quanto riguarda i genitori degli adolescenti, per i quali solo 2 su 5 dichiarano di aver ricevuto un invito alla vaccinazione, la cosiddetta chiamata attiva, da parte del centro vaccinale riguardante la possibilità di vaccinare i propri figli. La chiamata attiva è uno strumento fondamentale, che dimostra la sua efficacia nell’attivare genitori e adulti, nelle Regioni dove esistono piani specifici, uno strumento da fortificare e ampliare per raggiungere al meglio tutta la popolazione che ne può beneficiare.
“La vaccinazione contro l’HPV è una vaccinazione anti-cancro a tutti gli effetti, perché previene tumori gravi e diffusi come quello della cervice uterina, oltre a tumori che colpiscono anche gli uomini”. Aggiunge Rossana Berardi, Professoressa Ordinaria di Oncologia dell’Università Politecnica delle Marche e Direttrice della Clinica Oncologica Azienda Ospedaliero-Universitaria delle Marche (AOU Marche). “Lo Europe’s Beating Cancer Plan, recepito in Italia dal Piano Oncologico Nazionale, indica chiaramente la vaccinazione anti-HPV come uno strumento chiave per eliminare i tumori prevenibili, fissando l’obiettivo di raggiungere almeno il 90% di copertura vaccinale e rafforzare lo screening entro il 2030. L’esperienza di Paesi come l’Australia dimostra che l’eliminazione dei tumori HPV-correlati è possibile grazie a strategie integrate di vaccinazione e prevenzione. Anche in Italia questo obiettivo è raggiungibile, ma è necessario aumentare le coperture vaccinali, ridurre le disuguaglianze territoriali, rafforzare una comunicazione corretta e basata sulle evidenze. Ed è fondamentale investire nella prevenzione lungo tutto l’arco della vita, non solo negli adolescenti ma anche negli adulti, che possono ancora beneficiare della vaccinazione e degli screening. Diventa quindi essenziale cogliere ogni occasione utile – a partire dai percorsi di screening – per promuovere la vaccinazione e proteggere donne e uomini dai tumori HPV-correlati. I dati presentati oggi confermano una crescente attenzione della popolazione verso la prevenzione oncologica e una maggiore fiducia nella vaccinazione”.
La comunicazione è fondamentale
Allargare i canali di comunicazione e accesso alla prevenzione è una richiesta esplicita della popolazione, per questo anche nel campo delle campagne informative MSD è alla ricerca continua di innovazione, come nel caso della campagna vaccinale, approvata dal Ministero della Salute, “Scrivi oggi il tuo domani”, un progetto omnicanale, avviato già dallo scorso anno su tutti i media tradizionali e digitali, e che oggi si arricchisce di un mezzo altamente innovativo: l’Holobox, un avatar olografico interattivo prodotto da Proto.
“La sfida della prevenzione primaria contro l’HPV ci vede in prima linea da oltre 20 anni, con l’obiettivo di contribuire concretamente all’eliminazione dei tumori HPV-correlati.” Ha dichiarato Nicoletta Luppi, Presidente e Amministratrice Delegata MSD Italia. “Un impegno che si traduce in investimenti continui in ricerca e sviluppo, nella convinzione che scienza e innovazione siano leve fondamentali per vincere questa battaglia di sanità pubblica. La missione di MSD, tuttavia, va oltre. Sentiamo infatti una forte responsabilità anche nel promuovere un’informazione corretta, collaborando con società scientifiche, istituzioni pubbliche e associazioni di pazienti e della società civile. In questo contesto, si collocano le campagne di comunicazione vaccinale, approvate dal Ministero della Salute, pensate per supportare scelte consapevoli. Un esempio concreto è il lancio in Italia, per la prima volta in Europa, dell’Holobox, uno schermo digitale capace di proiettare un avatar olografico realistico. La nostra Sofia accompagnerà i cittadini in un percorso di conoscenza sull’HPV, sui tumori a esso correlati e sul valore della vaccinazione. Solo integrando innovazione scientifica, informazione di qualità e collaborazione tra tutti gli attori del sistema salute possiamo infatti rendere l’eliminazione dei tumori HPV-correlati un obiettivo realmente raggiungibile”.
Come mostra l’indagine quando si parla di prevenzione vaccinale, il medico di medicina generale e il medico igienista restano i principali punti di riferimento per la popolazione, ma emergono nuovi canali di prossimità e fiducia, come la farmacia territoriale che potrebbe rappresentare uno snodo importante per semplificare i percorsi di prevenzione e ampliare la copertura vaccinale adulta. I dati lo dimostrano: l’82% dei genitori e l’80% degli uomini intervistati si sono dichiarati favorevoli a questa possibilità.
“I dati della ricerca mostrano una crescente consapevolezza sull’HPV e sull’importanza della prevenzione, ma anche la necessità di rafforzare la corretta informazione e l’accesso alla vaccinazione, soprattutto per i più giovani e per la popolazione adulta non ancora protetta”, sottolinea infine Silvia Gregory, Vicepresidente ACTO Italia-Alleanza contro il Tumore Ovarico. “Per costruire un vero percorso di eliminazione dei tumori da HPV, serve una strategia integrata, che utilizzi tutte le strutture nelle quali vivono e si confrontano i giovani, dalla scuola allo sport, per parlare di prevenzione e vaccinazioni che devono poter essere fatte in modo accessibile anche tramite le farmacie”.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
54.1/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
Criteri Critici
Combattere i tumori con un farmaco per l'asma: lo studio è promettente Everyeye Lifestyle
E se una preziosa arma contro i tumori fosse già nelle nostre mani? Questo è quanto emerge da un recente studio della Northwestern University, pubblicato sulla rivista Nature Cancer; un gruppo di ricercatori ha indagato le potenzialità di un farmaco per l’asma per le terapie anticancro.
Parliamo, nello specifico, del montelukast, anche noto come Singulair, che viene utilizzato generalmente per il trattamento dell’asma (sai che questi alimenti possono scatenare l'asma?). Questo medicinale si è dimostrato un promettente alleato, data l’azione di contrasto nei confronti della molecola CysLTR1, la stessa che diversi tipi di tumori sfruttano per ingannare il sistema immunitario.
Per eludere l’immunoterapia, i tumori dirottano i globuli bianchi, come osservato dal team guidato da Bin Zhang nei test condotti su un modello murino e dei tessuti umani. Ampi set di dati di pazienti oncologici sono successivamente stati analizzati e, per l’occasione, si è tenuto conto di modelli di tumore al seno triplo negativo, melanoma, tumore ovarico, tumore al colon e tumore alla prostata.
Molti tumori sfruttano il gene CysLTR1 per resistere ai trattamenti: in poche parole, come spiegano dalla redazione dell’AGI, il sistema immunitario viene indotto a favorire la crescita del tumore tramite l’aumento di un gruppo di globuli bianchi chiamati neutrofili. La molecola CysLTR1 funziona come un interruttore di accensione/spegnimento.
“Una volta disattivato l’interruttore intervenendo geneticamente o con farmaci già esistenti”, racconta Zhang, “la crescita del tumore è stata rallentata e il sistema immunitario ha recuperato la sua capacità di contrastare le neoplasie”.
Negli animali si è osservato che bloccando il gene attraverso farmaci come il montelukast o rimuovendolo geneticamente, la sopravvivenza migliorava e la risposta dell’immunoterapia veniva ripristinata, con la crescita delle masse tumorali che risultava infine rallentata.
“Questo approccio è davvero interessante perché non ci limitiamo a rimuovere i globuli bianchi dannosi, ma li abbiamo trasformati, rieducando le cellule immunitarie dell’organismo a combattere il tumore”, aggiunge Zhang, che spera di avviare presto una sperimentazione clinica, considerando che i farmaci che bloccano il CysLTR1 sono già approvati.
Dalle analisi di un set di dati su pazienti oncologici e con campioni prelevati da tumori umani, comunque, si è scoperto che una maggiore attività di CysLTR1 era associata a un tasso di sopravvivenza più limitato e una risposta scarsa all’immunoterapia.
“Nei prossimi step ci concentreremo nel confermare il beneficio osservato nei pazienti per ottimizzare l’uso dei farmaci, in combinazione con l’immunoterapia e avviare studi clinici attentamente progettati”, dice il ricercatore.
I risultati ottenuti con questo studio sono senza dubbio incoraggianti, anche perché potrebbero condurre allo sviluppo di nuove strategie per rendere più efficaci i trattamenti sui tumori difficili da curare, vedi il carcinoma mammario triplo negativo, contro cui spesso anche l’immunoterapia non può nulla.
Su Amazon Basics, 36 batterie alcaline AAA ad alte prestazioni, 1,5 è uno dei più venduti di oggi.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
49.6/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Tumore al polmone: diagnosi e intervento in una sola seduta, operazione “record” al Civile BresciaToday - cronaca e notizie da Brescia
Tre settimane. È il tempo che è servito a una paziente bresciana per passare dal sospetto di un tumore al polmone alla sua presa in carico chirurgica definitiva. Tutto in un unico intervento, senza la necessità di tornare in ospedale per una prima diagnosi e poi nuovamente per l’operazione.
Il traguardo è stato raggiunto lo scorso 5 maggio alla Lung Unit degli Spedali Civili di Brescia, dove l’integrazione tra broncoscopia robotica e chirurgia toracica ha permesso di eseguire una delle prime procedure “single anaesthesia” in un ospedale pubblico italiano.
La tecnologia che accorcia i tempi
Fino a ieri, il percorso standard prevedeva tappe separate: prima la biopsia, poi l’attesa dei risultati, infine l’intervento chirurgico. Un iter che, per il paziente, si traduce spesso in stress, incertezza e tempi dilatati.
Grazie alla dotazione tecnologica del presidio - che dal dicembre 2024 dispone della broncoscopia robotica, tra le tecnologie più avanzate in Europa per individuare lesioni anche inferiori al centimetro - il team multidisciplinare ha potuto cambiare approccio. Durante la stessa anestesia generale, gli specialisti hanno prima localizzato e diagnosticato la lesione e poi proceduto alla sua asportazione in modalità mininvasiva, utilizzando le piattaforme robotiche Da Vinci e Versius.
Il valore del lavoro di squadra
“Questo risultato rappresenta un importante avanzamento organizzativo, tecnologico e clinico”, spiegano la dott.ssa Michela Bezzi, direttore della SC Pneumologia, il dott. Mauro Novali, responsabile della Pneumologia interventistica, e il dott. Mauro Benvenuti, direttore della Chirurgia toracica. La possibilità di diagnosticare e trattare il tumore nella stessa seduta, sottolineano, consente di accelerare in modo significativo il percorso, rendendo il trattamento più rapido e meno invasivo.
L’intervento è stato possibile grazie alla collaborazione tra diverse strutture: Pneumologia e Chirurgia toracica, insieme a Anestesia e Rianimazione cardio-toracica, Anatomia patologica, Radiologia e Medicina nucleare.
Un'eccellenza europea
L’operazione ha introdotto un’ulteriore innovazione: l’utilizzo da parte dell’anestesista di un tubo bilume dotato di microtelecamera integrata. Questo strumento ha permesso una visualizzazione continua delle vie aeree, garantendo il controllo costante della posizione e una maggiore sicurezza ventilatoria per tutta la durata dell’intervento.
“Le procedure integrate single anaesthesia sono oggi effettuate soltanto in pochissimi centri altamente specializzati”, ha dichiarato Luigi Cajazzo, direttore generale della ASST Spedali Civili di Brescia. “Con questo risultato, il nostro ospedale conferma il proprio ruolo tra i centri europei più avanzati. Ancora una volta emerge con chiarezza la forza della squadra e della collaborazione multidisciplinare”.
Un risultato, per la sanità bresciana, che rappresenta non solo un avanzamento tecnologico, ma anche un cambiamento di approccio: percorsi più rapidi, meno passaggi e un impatto fisico ed emotivo ridotto per il paziente.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?1
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO1
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
31.9/100
Punteggio Totale
D
Valutazione
❌
Criteri Critici
Stati generali radioterapia oncologica – Giovedì alle 10 diretta webtv Stampa Parlamento
“Bisogna riconoscere i meriti della Cina, perché ha sempre sostenuto con convinzione l’apertura, la liberalizzazione e l’agevolazione del commercio”. Gli alti funzionari dell’APEC hanno [...]
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
43.7/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Ricerca, Cagnazzo (Gidm): "Con Clinical Trial Unit migliorano dati e presenza pazienti" SUD e FUTURI
(Adnkronos) – “Il valore aggiunto delle Clinical trial unit risiede nell'incremento delle performance del centro di ricerca: aumenta la possibilità e la capacità di includere i pazienti, migliora la qualità dei dati e cresce il rispetto dei requisiti regolatori richiesti”. Lo ha detto Celeste Cagnazzo, presidente di Gidm – Gruppo italiano data manager e coordinatori di ricerca clinica, in occasione della Giornata internazionale degli studi clinici, che si celebra oggi, 20 maggio, ed è promossa dalle società scientifiche Afi (Associazione farmaceutici industria), Fadoi (Federazione delle associazioni dirigenti ospedalieri internisti), Simef (Società italiana medicina farmaceutica) e dalla stessa Gidm, con il supporto di Roche, nell'ambito della campagna RIcerca Circolare. Cosa sono nello specifico le Clinical trial unit ? Le Ctu sono team multidisciplinari che affiancano il clinico, assicurando tutte quelle attività non mediche – giuridiche, amministrative, informatiche, di data entry – necessarie per migliorare la qualità degli studi – spiega la presidente di Gidm -Non esiste un modello unico a cui ispirarsi, ma sicuramente quello che dobbiamo imparare dall'estero è che la ricerca deve essere un lavoro ben inquadrato e valorizzato. Quando riusciremo a stabilizzare infrastrutture come queste tutto cambierà, e l'Italia potrà essere davvero competitiva”.
—cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Correlati
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
54.1/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Melanoma pediatrico. Bambin Gesù: “La prevenzione inizia dall’infanzia”. E sfata 10 falsi miti Quotidiano Sanità
“La crema solare serve solo al mare”. Non è vero! I raggi UV colpiscono anche durante attività sportive all’aperto, passeggiate, piscina e centri estivi. A sottolinearlo sono gli esperti dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù (OPBG) che, in vista della ‘bella stagione’, richiamano l’attenzione sull’importanza della prevenzione dei tumori cutanei fin dall’infanzia, sfatando i più diffusi falsi miti sul melanoma pediatrico. Sebbene questa forma tumorale rappresenti circa l’1% di tutti i tumori maligni pediatrici e resti quindi una condizione rara, gli specialisti sottolineano come le corrette abitudini di esposizione al sole sin dai primi anni di vita siano fondamentali per ridurre il rischio futuro.
Negli ultimi 5 anni il Bambino Gesù ha seguito circa 40 casi di melanoma pediatrico, soprattutto in adolescenti e bambini con particolari fattori di rischio, attraverso un approccio multidisciplinare che coinvolge dermatologi, oncologi, chirurghi plastici, chirurghi generali e neuroradiologi.
“Nel tempo abbiamo visto crescere la preoccupazione dei genitori riguardo ai nei dei bambini, ma spesso il rischio percepito è sproporzionato rispetto alla realtà”, spiega la dott.ssa May El Hachem, responsabile di Dermatologia del Bambino Gesù. “Il melanoma pediatrico esiste, ma resta raro. Tanti bambini vengono sottoposti a controlli dermatologici troppo precoci e non necessari, mentre si presta ancora poca attenzione alla vera prevenzione: la protezione dal sole”.
I 10 FALSI MITI SUL MELANOMA PEDIATRICO
1 – “Il melanoma riguarda solo gli adulti”
Anche i bambini possono sviluppare un melanoma, sebbene si tratti di una forma rara che rappresenta circa l’1% dei tumori maligni pediatrici.
2 – “Se un bambino prende qualche scottatura non succede nulla”
Le scottature in età pediatrica, soprattutto se ripetute, aumentano significativamente il rischio di sviluppare melanoma in età adulta. La pelle dei bambini è più vulnerabile ai danni provocati dai raggi UV.
3 – “La crema solare serve solo al mare”
La protezione solare è necessaria anche durante attività sportive all’aperto, passeggiate, piscina e centri estivi: i raggi UV colpiscono anche lontano dalla spiaggia.
4 – “Con le nuvole non ci si scotta”
I raggi ultravioletti attraversano le nuvole e possono danneggiare la pelle anche nelle giornate coperte.
5 – “Ogni nuovo neo nei bambini è pericoloso”
Durante infanzia e adolescenza la comparsa di nuovi nei è spesso fisiologica. A richiedere attenzione sono soprattutto cambiamenti rapidi, crescita anomala o sanguinamento.
6 – “Bisogna portare tutti i bambini dal dermatologo molto presto”
In assenza di segnali sospetti, la prima visita dermatologica può essere programmata intorno ai 10-12 anni, salvo indicazioni diverse del pediatra curante o in presenza di un nevo congenito medio o gigante. Controlli troppo precoci e ripetuti rischiano di creare ansia senza reali benefici clinici.
7 – “Solo i bambini con pelle chiarissima rischiano il melanoma”
Anche i bambini con pelle più scura possono sviluppare melanoma, pur avendo una protezione naturale maggiore.
8 – “Basta mettere la crema una volta al giorno”
Anche se con alto fattore di protezione – il cosiddetto “schermo totale” – la crema solare va applicata almeno 20 minuti prima dell’esposizione e riapplicata frequentemente, ogni 2 ore circa, soprattutto dopo il bagno o una sudorazione intensa.
9 – “Il sole è sempre un nemico da evitare”
Il sole non va demonizzato: bisogna imparare a esporsi correttamente, evitando le ore in cui la radiazione solare è più intensa e utilizzando adeguate protezioni.
10 – “Se un neo non è irregolare allora non è un problema”
Nei bambini è particolarmente importante osservare l’evoluzione delle lesioni cutanee: crescita rapida, modifiche improvvise o sanguinamento possono essere segnali da approfondire.
I CONSIGLI DEGLI SPECIALISTI DEL BAMBINO GESU’
Gli esperti dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù sottolinea, dunque, come la vera prevenzione parte da comportamenti quotidiani corretti: evitare le scottature, in particolare nei primi anni di vita, utilizzare sempre una protezione solare adeguata durante tutte le attività all’aperto e insegnare ai bambini come esporsi ai raggi UV in sicurezza.
Gli specialisti ricordano inoltre che la comparsa di nuovi nei durante la crescita è spesso un fenomeno normale. Diverso il caso dei bambini con nevi congeniti giganti o multipli, che necessitano invece di un monitoraggio specialistico sin dalla nascita attraverso percorsi multidisciplinari dedicati.
“Dobbiamo uscire dalla logica della paura” conclude la dott.ssa El Hachem. “Il sole non è un nemico da evitare, piuttosto è l’esposizione che va gestita adeguatamente. La vera prevenzione si fa con comportamenti corretti e informazioni affidabili, non con l’allarmismo”.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?5
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO5
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?5
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
74.8/100
Punteggio Totale
A
Valutazione
❌
Criteri Critici
Montelukast: da semplice farmaco per l’asma a promettente terapia antitumorale Microbiologia Italia
Il montelukast offre dei vantaggi sorprendenti: da farmaco per l’asma a terapia contro il cancro. Approfondisci le sue potenzialità.
Questo articolo esplora il percorso del montelukast, antagonista dei recettori dei leucotrieni cisteinilici (CysLT1), dal suo impiego consolidato nel controllo dell’asma e delle allergie respiratorie fino alle evidenze emergenti che ne suggeriscono un ruolo innovativo nella prevenzione e nel trattamento del cancro. Verranno analizzati i meccanismi d’azione, gli studi preclinici e osservazionali, i potenziali benefici come farmaco riproposto e le prospettive future, offrendo informazioni utili a pazienti, oncologi, pneumologi e ricercatori interessati alle strategie di drug repurposing in oncologia.
Introduzione
Il montelukast rappresenta un classico esempio di come un farmaco sicuro e consolidato possa rivelare proprietà inattese, aprendo nuove strade terapeutiche. Originariamente sviluppato per bloccare l’azione dei leucotrieni responsabili dell’infiammazione bronchiale, oggi emerge come candidato per la terapia antitumorale grazie alla sua capacità di modulare processi infiammatori cronici, indurre apoptosi nelle cellule tumorali e influenzare il microambiente tumorale.
Questo articolo è particolarmente utile per chi cerca alternative complementari nel trattamento oncologico, per i professionisti sanitari che valutano opzioni a basso costo e per i pazienti con comorbidità respiratorie e neoplastiche. Approfondiremo evidenze scientifiche, meccanismi molecolari e implicazioni cliniche del montelukast come agente antitumorale.
Meccanismo d’Azione del Farmaco Montelukast nell’Asma
Il montelukast agisce come antagonista selettivo dei recettori CysLT1, impedendo ai leucotrieni cisteinilici di provocare contrazione della muscolatura liscia bronchiale, edema e secrezione di muco. Questa azione lo rende efficace nel controllo a lungo termine dell’asma persistente e della rinite allergica.
Assunto per via orale, raggiunge rapidamente concentrazioni plasmatiche stabili con un ottimo profilo di sicurezza, rendendolo adatto a terapie croniche. La sua capacità di ridurre l’infiammazione eosinofila è ben documentata e rappresenta il fondamento del suo utilizzo consolidato in pneumologia.
L’Infiammazione Cronica: Ponte tra Asma e Cancro
L’infiammazione cronica costituisce un terreno fertile per lo sviluppo tumorale. I leucotrieni, mediatori pro-infiammatori, non solo sostengono l’asma ma promuovono anche proliferazione cellulare, angiogenesi e metastatizzazione in vari tipi di cancro. Il montelukast, bloccando CysLT1, interferisce con questi pathway condivisi.
Studi osservazionali hanno evidenziato una riduzione del rischio oncologico nei pazienti asmatici trattati con antagonisti dei leucotrieni, suggerendo un effetto chemopreventivo legato alla soppressione dell’infiammazione persistente.
Evidenze Precliniche: Montelukast contro le Cellule Tumorali
Numerose ricerche in vitro dimostrano che il montelukast inibisce la proliferazione di cellule di cancro polmonare, inducendo morte cellulare tramite traslocazione nucleare del fattore apoptotico AIF. Riduce inoltre l’espressione di Bcl-2 e aumenta Bak, favorendo l’apoptosi.
In modelli di cancro del colon, il farmaco riduce la stemness tumorale, diminuisce i marker ALDH1 e DCLK1 e riduce il burden tumorale negli xenotrapianti murini. Effetti simili emergono in linee cellulari di cancro pancreatico con mutazione KRAS, dove interferisce con il legame GTP/GDP.
Studi su Cancro Polmonare e Potenziale Chemiopreventivo
Il cancro polmonare rappresenta uno dei campi più promettenti. Ricerche su modelli murini mostrano che il montelukast ritarda significativamente la crescita tumorale. Analisi di coorti taiwanesi indicano una riduzione del rischio fino al 60-78% in pazienti asmatici trattati con dosi cumulative elevate di LTRA.
Studi recenti confermano che il farmaco inibisce la migrazione delle cellule tumorali polmonari sopprimendo l’espressione di CysLT1, aprendo prospettive per l’uso adiuvante.
Applicazioni in Altri Tumori: Colon, Mammella, Pancreas e Oltre
Nel cancro del colon-retto, montelukast e analoghi inducono apoptosi e alterano il metabolismo cellulare, influenzando pathway aminoacidici e mitocondriali. Nei casi di carcinoma mammario triplo negativo e in altri sottotipi, modula la vitalità cellulare e riduce la resistenza.
Nel cancro pancreatico mutato KRAS, mostra una forte affinità di legame e un effetto antiproliferativo sia in vitro che in vivo. Evidenze emergono anche per tumori uroteliali, prostatici e della testa-collo, dove regola infiammazione e stress ossidativo.
Montelukast come Farmaco Riproposto contro i Tumori: Vantaggi del Drug Repurposing
Il repurposing del montelukast offre dei vantaggi unici: profilo di sicurezza noto dopo decenni di utilizzo, basso costo, somministrazione orale e disponibilità immediata. Questo approccio accelera l’accesso a terapie adiuvanti senza i tempi lunghi dello sviluppo ex novo.
Gli studi indicano sinergie potenziali con la chemioterapia, riducendo tossicità (es. cardiotossicità da doxorubicina) e migliorando l’efficacia. La capacità di inibire trasportatori di efflusso come MRP2 può aumentare la ritenzione intracellulare di farmaci antitumorali.
Sicurezza, Dosaggio e Considerazioni Cliniche
Il montelukast è generalmente ben tollerato, con effetti collaterali rari. Il monitoraggio neuropsichiatrico è consigliato in base a segnalazioni post-marketing. Dosi più elevate o cumulative sembrano associate a un maggiore beneficio antitumorale, ma richiedono una valutazione medica.
Consiglio pratico: consulta sempre uno specialista prima di considerare integrazioni off-label, specialmente in contesti oncologici.
Prospettive Future e Studi Clinici Necessari
Sebbene le evidenze precliniche e osservazionali siano robuste, servono dei trial clinici randomizzati per confermare l’efficacia del montelukast come terapia adiuvante. La sua combinazione con l’immunoterapia o una chemioterapia mirata rappresenta un’area di grande interesse.
I ricercatori stanno esplorando il ruolo di CysLT1 come target molecolare in sottogruppi tumorali specifici, inclusi il melanoma uveale metastatico.
Conclusioni su Montelukast: da Farmaco per l’Asma a possibile Terapia Antitumorale
Il montelukast evolve da semplice farmaco per l’asma a promettente agente antitumorale, grazie alla sua azione anti-infiammatoria, pro-apoptotica e modulatrice del microambiente tumorale. Il drug repurposing potrebbe offrire una strategia accessibile e sicura per la prevenzione e il trattamento complementare di vari tumori. Ulteriori ricerche traslazionali sono essenziali per tradurre queste promesse in pratica clinica, ma il potenziale è già evidente.
Domande Frequenti su Montelukast: da Farmaco per l’Asma a possibile Terapia Antitumorale
Chi può beneficiare del montelukast come potenziale terapia antitumorale? Pazienti con asma e rischio oncologico elevato o con tumori sensibili ai pathway dei leucotrieni. Consiglio: valuta con l’oncologo l’integrazione in protocolli personalizzati.
Cos’è esattamente il montelukast e come agisce contro il cancro? È un antagonista CysLT1 che blocca i mediatori infiammatori e induce l’apoptosi. Consiglio: approfondisci i meccanismi molecolari attraverso della letteratura recente.
Quando potrebbe essere utile assumere montelukast in ambito oncologico? Come adiuvante in prevenzione o durante terapie standard, soprattutto in presenza di infiammazione cronica. Consiglio: non sostituire mai trattamenti approvati senza una supervisione medica.
Come si integra il montelukast nelle terapie antitumorali esistenti? Potenzialmente come supporto per ridurre la tossicità e aumentare l’efficacia. Consiglio: monitora le interazioni farmacologiche con il team curante.
Dove trovare informazioni aggiornate su montelukast e cancro? Su database scientifici come PubMed e linee guida oncologiche. Consiglio: privilegia fonti peer-reviewed e consulta degli specialisti.
Perché il montelukast sta attirando interesse nella ricerca antitumorale? Per il suo profilo di sicurezza, il basso costo e le evidenze di effetto su molteplici tumori. Consiglio: sostieni la ricerca sul drug repurposing per accelerare le innovazioni terapeutiche.
Leggi anche:
Fonti
https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC5535846/ – Montelukast Induces Apoptosis-Inducing Factor-Mediated Cell Death of Lung Cancer Cells (2017) https://www.frontiersin.org/journals/oncology/articles/10.3389/fonc.2022.858855/full – Cysteinyl Leukotriene Receptor Antagonists Associated with Decreased Cancer Risk (2022) https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/30144515/ – Montelukast reduces colon cancer stemness (2018)
Crediti fotografici
Immagine in evidenza – Link
Segui Microbiologia Italia
Se ti è piaciuto questo contenuto e vuoi supportare Microbiologia Italia seguici anche su MSN e su Google News.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
57.0/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Sole e bambini: «La prevenzione parte dall’infanzia» RomaSette
«Il melanoma riguarda solo gli adulti». È il primo dei 10 falsi miti sul melanoma pediatrico che gli specialisti dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù sfatano, richiamando l’attenzione sull’importanza della prevenzione dei tumori cutanei fin dall’infanzia. Sebbene infatti si tratti di una forma tumorale rara – circa l’1% di tutti i tumori maligni pediatrici -, «le corrette abitudini di esposizione al sole sin dai primi anni di vita sono fondamentali per ridurre il rischio futuro», spiegano dal Bambino Gesù, dove negli ultimi 5 anni sono stati seguiti circa 40 casi di melanoma pediatrico, soprattutto in adolescenti e bambini con particolari fattori di rischio, attraverso un approccio multidisciplinare che coinvolge dermatologi, oncologi, chirurghi plastici, chirurghi generali e neuroradiologi.
«Nel tempo abbiamo visto crescere la preoccupazione dei genitori riguardo ai nei dei bambini, ma spesso il rischio percepito è sproporzionato rispetto alla realtà – dichiara la responsabile di Dermatologia del Bambino Gesù May El Hachem -. Il melanoma pediatrico esiste, ma resta raro. Tanti bambini vengono sottoposti a controlli dermatologici troppo precoci e non necessari, mentre si presta ancora poca attenzione alla vera prevenzione: la protezione dal sole».
Smentita dagli esperti anche la convinzione che se un bambino prende qualche scottatura non succede nulla. «Le scottature in età pediatrica, soprattutto se ripetute, aumentano significativamente il rischio di sviluppare melanoma in età adulta – sottolineano gli esperti -. La pelle dei bambini è più vulnerabile ai danni provocati dai raggi UV». Proprio per questo «la protezione solare è necessaria anche durante attività sportive all’aperto, passeggiate, piscina e centri estivi», e non solo al mare. Non solo: i medici ricordano che i raggi ultravioletti attraversano le nuvole e possono danneggiare la pelle anche nelle giornate coperte, smentendo la convinzione che “Con le nuvole non ci si scotta”.
Riguardo ai nuovi nei, poi, non è vero che sono sempre pericolosi. «Durante infanzia e adolescenza la comparsa di nuovi nei è spesso fisiologica. A richiedere attenzione sono soprattutto cambiamenti rapidi, crescita anomala o sanguinamento». In assenza di segnali sospetti, «la prima visita dermatologica può essere programmata intorno ai 10-12 anni, salvo indicazioni diverse del pediatra curante o in presenza di un nevo congenito medio o gigante. Controlli troppo precoci e ripetuti rischiano di creare ansia senza reali benefici clinici».
“Solo i bambini con pelle chiarissima rischiano il melanoma”: è il settimo falso mito smentito dai medici. «Anche i bambini con pelle più scura possono sviluppare melanoma, pur avendo una protezione naturale maggiore». E in termini di protezione, non è vero che “Basta mettere la crema una volta al giorno”. «Anche se con alto fattore di protezione – il cosiddetto “schermo totale” – la crema solare va applicata almeno 20 minuti prima dell’esposizione e riapplicata frequentemente, ogni 2 ore circa, soprattutto dopo il bagno o una sudorazione intensa», è il consiglio degli specialisti. Nonostante tutto però «il sole non va demonizzato – chiariscono -: bisogna imparare a esporsi correttamente, evitando le ore in cui la radiazione solare è più intensa e utilizzando adeguate protezioni».
L’ultima indicazione riguarda l’importanza di osservare l’evoluzione delle lesioni cutanee, soprattutto nei bambini: «Crescita rapida, modifiche improvvise o sanguinamento possono essere segnali da approfondire». Nelle parole della dottoressa El Hachem, «dobbiamo uscire dalla logica della paura. Il sole non è un nemico da evitare, piuttosto è l’esposizione che va gestita adeguatamente. La vera prevenzione si fa con comportamenti corretti e informazioni affidabili, non con l’allarmismo».
20 maggio 2026
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?3
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?3
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO5
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
59.6/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Vent’anni di PARP inibitori: la rivista Nature celebra la rivoluzione della medicina di precisione in oncologia INNLIFES
Getting your Trinity Audio player ready...
Sono passati vent’anni da quando due studi pubblicati su Nature hanno mostrato che gli inibitori di PARP (un enzima coinvolto nei processi di riparazione del DNA, se bloccato porta alla morte della cellula) potevano colpire e distruggere in modo selettivo le cellule tumorali con alterazioni nei geni BRCA1 o BRCA2, aprendo la strada a una nuova era delle terapie mirate contro il cancro.
Un’innovazione terapeutica che – come evidenzia un articolo recentemente pubblicato su Nature – è stata riconosciuta come una delle principali 20 scoperte sul cancro del XXI secolo: esempio emblematico di come una scoperta in ambito biologico possa tradursi in un beneficio concreto per molti pazienti. Ha trasformato la pratica clinica.
Per le persone con specifiche forme di tumore della mammella, dell’ovaio, della prostata o del pancreas, ha cambiato infatti l’approccio terapeutico, consentendo l’utilizzo di terapie mirate più efficaci e meglio tollerate, capaci di migliorare sia la sopravvivenza sia la qualità di vita. Abbiamo parlato di come i PARP inibitori abbiano rivoluzionato l’oncologia, a partire dal tumore dell’ovaio, con Valentina Tuninetti, oncologa al Dipartimento di Oncologia dell’Università degli Studi di Torino.
Dal tumore dell’ovaio alla nascita della medicina di precisione
Gli inibitori dell’enzima PARP sfruttano un meccanismo chiamato “letalità sintetica”: bloccano la capacità delle cellule tumorali di riparare il DNA, portandole ad accumulare errori fino alla morte cellulare. Questo effetto è particolarmente efficace nei tumori con mutazioni dei geni BRCA1 e BRCA2, che hanno già sistemi di riparazione del DNA compromessi.
Il tumore dell’ovaio è stato il primo per cui sia l’FDA statunitense sia l’EMA hanno approvato l’utilizzo di un PARP inibitore. Nel 2014, infatti, l’Agenzia europea dei medicinali approva olaparib per le donne con carcinoma ovarico avanzato e mutazione del gene BRCA, precedentemente trattate con altre linee di chemioterapia.
«Per circa trent’anni, si è cercato di migliorare la sopravvivenza nel tumore dell’ovaio soprattutto attraverso la chemioterapia. Si è passati dal cisplatino al carboplatino e si sono testate varie strategie, come l’aggiunta di un terzo farmaco al carboplatino-taxolo o la somministrazione intraperitoneale, senza però reali benefici in termini di efficacia, e con maggiore tossicità. La vera svolta è arrivata quando è stato identificato un target molecolare terapeutico: il deficit della ricombinazione omologa (HRD).
Questa scoperta ha aperto la strada all’introduzione dei PARP inibitori: inizialmente olaparib nelle pazienti con mutazione BRCA, poi niraparib, rucaparib e successivamente la combinazione di olaparib e bevacizumab» spiega Tuninetti.
Nel tumore dell’ovaio, la vera svolta è arrivata nella terapia di mantenimento. «I PARP inibitori si usano dopo il platino per consolidare la risposta e hanno migliorato sia il tempo senza malattia sia la sopravvivenza globale, come ha dimostrato lo studio SOLO-1 sull’olaparib nelle pazienti con mutazione BRCA. È stato un cambiamento radicale rispetto al passato, quando molte pazienti recidivavano entro due anni. In più, sono farmaci orali generalmente ben tollerati: la tossicità è soprattutto ematologica e iniziale, poi si stabilizza, senza perdita di capelli e con un impatto complessivamente più leggero rispetto alla chemioterapia».
La genetica che guida terapia e prevenzione
Con l’avvento dei PARP inibitori, il test per le mutazioni BRCA1 e BRCA2 ha cambiato ruolo: da esame usato soprattutto per valutare il rischio nelle persone sane è diventato anche uno strumento clinico che aiuta a scegliere la terapia più adatta. L’identificazione di un vero e proprio bersaglio molecolare, il deficit della ricombinazione omologa (HRD), che include anche le mutazioni BRCA, ha permesso di passare da terapie uguali per tutte le pazienti a una medicina di precisione, guidata dalle caratteristiche del tumore.
«Nel tumore dell’ovaio, tutte le pazienti vengono testate per BRCA perché questo ha un doppio valore: aiuta a scegliere la terapia più efficace e permette di fare prevenzione familiare» spiega Tuninetti. La ricerca della mutazione, infatti, consente il test a cascata nei familiari e l’attivazione di percorsi di sorveglianza per le persone sane portatrici, con controlli periodici e strategie di prevenzione e diagnosi precoce. In questo modo non si cura solo la paziente, ma si interviene anche sul rischio familiare, con un impatto che può arrivare a salvare intere famiglie.
Dalla sede del tumore al bersaglio molecolare
Molte mutazioni, come quelle dei geni BRCA, non si trovano solo nel tumore dell’ovaio ma anche in altri tumori, e questo, oltre a cambiare la storia clinica di molti altri pazienti, sta cambiando anche il modo di pensare l’oncologia. Come spiega Tuninetti, «si sta andando verso una medicina sempre più “agnostica”, in cui non è tanto il tipo di tumore a guidare la terapia, ma la mutazione o il bersaglio molecolare presente.
Se un tumore presenta la mutazione dei geni BRCA, farmaci come i PARP inibitori possono essere utilizzati in diversi contesti (ovaio, mammella, prostata o pancreas) a seconda delle indicazioni. In questo scenario, il focus si sposta da “dove nasce il tumore” a “quale alterazione lo guida”, aprendo la strada a un’oncologia sempre più basata sui target e non sulla sede di malattia».
L’obiettivo è sempre quello di offrire ai pazienti la miglior terapia possibile, puntando non solo all’efficacia e alla sopravvivenza, ma anche alla qualità di vita. «È fondamentale – puntualizza l’oncologa – che possano affrontare il percorso in modo sereno, senza essere limitati dagli effetti collaterali: devono vivere più a lungo, ma soprattutto vivere bene».
Verso nuove frontiere terapeutiche
L’impatto della scoperta dei PARP inibitori è andato oltre i tumori legati ai geni BRCA1 e BRCA2. Via via abbiamo capito, infatti, che le cellule tumorali presentano diversi meccanismi che possono diventare un punto debole, se colpiti nel modo giusto. Questo ha aperto la strada alla ricerca di nuove vulnerabilità specifiche dei tumori, sfruttabili per terapie sempre più mirate.
A partire da questo scenario, quale potrebbe essere la prossima grande innovazione destinata ad avere un impatto paragonabile a quello dei PARP inibitori? «C’è stata prima l’era dell’immunoterapia, iniziata nel melanoma e poi estesa alla mammella e ai tumori ginecologici, come endometrio e cervice. Oggi, però, si sta entrando in una nuova fase, quella degli anticorpi farmaco-coniugati, una classe di farmaci già in uso o in studio in diversi tumori. Un esempio è il mirvetuximab nel carcinoma dell’ovaio» chiarisce Toninetti.
«Si tratta di anticorpi che riconoscono un bersaglio specifico sulla cellula tumorale, entrano al suo interno e rilasciano un farmaco direttamente nella cellula, portandola alla morte in modo selettivo. Anche questi trattamenti sono basati sulla medicina di precisione: per esempio il mirvetuximab agisce sulle cellule che esprimono il recettore dei folati, mentre altri anticorpi farmaco-coniugati come sacituzumab govitecan o trastuzumab deruxtecan colpiscono bersagli come TROP2 e HER2, già utilizzati o in sviluppo nel cancro della mammella e altri tumori solidi. L’impressione è che questa tecnologia rappresenti una delle direzioni più promettenti per il futuro dell’oncologia» conclude.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
53.7/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
IEO con le donne: le pazienti usano le chatbot per capire i referti, ma il medico resta insostituibile insalutenews.it
Prof. Paolo Veronesi
Milano, 20 maggio 2026 – Il 43% delle pazienti di tumore al seno non utilizza mai le chatbot basate sull’intelligenza artificiale, come chatgpt, per informarsi sulla propria salute; il 40 % lo fa raramente e solo il 15% invece le consulta spesso. Tra le utilizzatrici più del 45% ha l’obiettivo di interpretare un referto, il 24% di fare ipotesi sul proprio stato di salute e solo il 19% di prendere decisioni. Questi i dati di un sondaggio su un campione pilota di 170 pazienti IEO di tumore del seno, commentati oggi nel corso di IEO CON LE DONNE, il noto evento, unico in Italia, che riunisce una volta all’anno a Milano, al Teatro Manzoni, le donne che hanno vissuto l’esperienza di un tumore del seno e che quest’anno hanno superato quota 1.600.
Tema di quest’anno è l’impatto dell’intelligenza artificiale su diagnosi, cura, ricerca e informazione sui tumori. Ne parlano le pazienti in diretta sul palco, insieme a Paolo Veronesi, Direttore del programma Senologia IEO, che conduce l’incontro, a cui intervengono anche Giuseppe Curigliano, Vicedirettore Scientifico e Direttore della Divisione Nuovi Farmaci per Terapie Innovative, Viviana Galimberti, Direttore della Senologia Chirurgica, Giuseppe Petralia, Direttore della Divisione di Radiologia, Ilaria Durosini, psicologa e psicoterapeuta della Divisione di Psiconcologia.
“Le chatbot sono l’interfaccia accessibile a tutti dell’intelligenza artificiale, ma avendo possibilità informative tendenzialmente infinite, comportano anche dei rischi di cui bisogna essere consapevoli. Da un nostro sondaggio su un piccolo ma significativo campione di pazienti IEO con tumore del seno, emerge che nel complesso le nostre donne mostrano cautela nell’uso delle chatbot per la salute. Li vedono come strumenti potenzialmente utili per informazione e orientamento, ma ritengono fondamentale mantenere il ruolo centrale del medico. Questo ruolo va difeso e potenziato. Se vogliamo che le chatbot siano un vero aiuto per i pazienti, sta a noi medici e a tutto il mondo sanitario non lasciare quei vuoti che spingono le persone “abbandonate” a cercare indiscriminatamente risposte e aiuto nell’intelligenza artificiale. Il rapporto umano non è delegabile alla tecnologia”, dichiara Veronesi.
“D’altro canto in medicina sono tanti i processi che l’intelligenza artificiale esegue meglio di noi umani con effetti che sono già tangibili nella diagnosi, nella terapia e nella ricerca oncologica. Un esempio è il sistema di intelligenza artificiale adottato in IEO, che permette di migliorare la qualità delle immagini della RM Diffusion Whole Body e di dimezzare la durata dell’esame da 40 a 20 minuti, contribuendo così a ridurre il disagio del singolo paziente e a ridurre le attese per un esame che diventa sempre più importante nella diagnostica oncologica. Più in generale la mole enorme di dati biologici e genetici, i cosiddetti “Big-Data”, su cui si basa la moderna oncologia di precisione, se analizzata attraverso sistemi complessi di Intelligenza Artificiale, aiuta a creare percorsi diagnostico-terapeutici più efficienti, a migliorare l’efficacia delle terapie standard, e a velocizzare e potenziare i processi di ricerca per le terapie innovative. Per questo l’intelligenza artificiale allo IEO è già un pilastro importante di tutte le nostre attività”, conclude Veronesi.