📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?2
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
48.1/100
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Criteri Critici
Tumore al colon asportato da sveglio al ‘Santa Maria’ di Terni. La lettera del paziente UmbriaON
Riceviamo e pubblichiamo
di Piero Gasparri
Non avrei mai pensato, alla mia età e con la mia storia clinica, di poter raccontare un intervento chirurgico come una storia a lieto fine. E invece oggi sono qui, a farlo con gratitudine e con la speranza che la mia esperienza possa essere utile ad altri. Convivo da tempo con numerose comorbidità, ma la più invalidante è una grave insufficienza respiratoria che mi costringe a vivere con l’ossigeno
ventiquattro ore su ventiquattro, sempre accompagnato da una macchinetta che è diventata parte di me.
Quando mi è stata diagnosticata una neoplasia del colon, la paura più grande non è stata solo la parola ‘tumore’, ma la consapevolezza che un intervento chirurgico tradizionale, in anestesia generale, avrebbe comportato per me un rischio anestesiologico e perioperatorio altissimo. Eppure, proprio quando sembrava che le opzioni fossero poche, la medicina ha dimostrato ancora una volta di saper trovare soluzioni su misura per le persone, non solo per le malattie.
All’ospedale di Terni mi è stata proposta una tecnica che non conoscevo: un intervento di asportazione del tumore eseguito in anestesia spinale. Questo ha significato una cosa incredibile per me: sono rimasto sveglio durante l’operazione. Ho parlato con l’anestesista, con i chirurghi, ho sentito la loro calma, la loro concentrazione, la loro umanità. In sala operatoria non mi sono mai sentito solo.
L’intervento è stato eseguito con rapidità ed estrema competenza dal dottor Antonio Di Cintio e dalla dottoressa Francesca Duro, chirurghi dell’equipe della chirurgia digestiva e d’urgenza diretta dal dottor Giovanni Tebala. L’anestesia è stata curata dal dottor Gianmarco Petroni, anestesista dell’equipe diretta dalla dottoressa Rita Commissari.
Questa tecnica ha permesso di ridurre in modo significativo il rischio anestesiologico e perioperatorio, rendendo possibile un intervento che, altrimenti, sarebbe stato troppo pericoloso per un paziente come me. Non è stato solo un successo chirurgico, ma una dimostrazione concreta di come il lavoro di squadra, l’esperienza e l’attenzione alla persona possano fare la differenza.
Oggi guardo avanti con fiducia. So di essere stato fortunato, ma so anche che dietro questa fortuna ci sono professionalità, studio, dedizione e coraggio. Per questo ho voluto raccontare la mia storia: per dire grazie a chi mi ha curato e per ricordare che, anche nei casi più complessi, esiste sempre una possibilità quando la medicina mette davvero al centro il paziente. Tutto questo è avvenuto all’Ospedale di Terni, nell’azienda ospedaliera di Terni. Ed è una storia che meritava di essere raccontata.
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?2
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
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43.7/100
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Criteri Critici
UPMC potenzia le cure oncologiche con il lancio a Roma di Elekta Unity Euroborsa
Salute
12/05/2026
di Redazione
In un mercato sanitario globale sempre più orientato verso la medicina di precisione e l’integrazione tra intelligenza artificiale e diagnostica, l’operazione annunciata oggi da UPMC Hillman Cancer Center San Pietro FBF segna un punto di svolta per l'asset della radioterapia nel Lazio e in Italia.
L’investimento, superiore ai 15 milioni di euro e interamente sostenuto dal colosso statunitense UPMC (University of Pittsburgh Medical Center), non rappresenta soltanto un potenziamento infrastrutturale - con la creazione di due nuovi bunker ad alta tecnologia - ma posiziona il centro romano all'interno di un’élite tecnologica mondiale: l’arrivo dell’Elekta Unity rende infatti la struttura uno dei soli 50 siti al mondo in grado di offrire trattamenti di Adaptive Radiation Therapy (ART) supportati da una risonanza magnetica diagnostica ad alto campo (1,5T).
Questa mossa strategica si inserisce in un quadro epidemiologico complesso, che vede le diagnosi di tumore in Italia proiettate verso quota 390.000 nel 2025, rendendo l’accesso a cure d’avanguardia una priorità non solo clinica ma di sostenibilità del sistema salute. La tecnologia Elekta Unity trasforma radicalmente il paradigma del trattamento: se la radioterapia convenzionale opera su modelli statici, l’approccio adattivo permette di ricalibrare il piano terapeutico in tempo reale, all'inizio di ogni singola seduta, annullando le variabili legate ai movimenti fisiologici degli organi o alle mutazioni morfologiche della massa tumorale.
Un’innovazione che, grazie alla precisione millimetrica garantita dall’IA, riduce drasticamente gli effetti collaterali e salvaguarda i tessuti sani, migliorando l'outcome complessivo e riducendo, di riflesso, i tempi di degenza e i costi sociali della malattia.
"Con questo investimento portiamo a Roma non solo una tecnologia d’avanguardia che rafforza la nostra leadership nella radioterapia ad alta tecnologia, ma un’idea precisa di sanità: innovativa, accessibile e vicina alle persone" commenta Angelo Luca (nella foto), Amministratore Delegato di UPMC Italy, sottolineando come la forza del gruppo risieda nel trasferire il know-how di un network internazionale da 93mila professionisti in risposte concrete per il territorio.
L'eccellenza operativa è d'altronde certificata dalla Joint Commission International (JCI), che dal 2017 riconferma gli standard del centro romano, nato nel 2011 dalla partnership strategica tra l’Ospedale San Pietro Fatebenefratelli e UPMC. Sul piano clinico, il Direttore Medico PierCarlo Gentile evidenzia come il sistema permetta di "tracciare i cambiamenti e perfezionare il trattamento adattandolo in tempo reale", puntando a una differenziazione del percorso di cura basata sull’aggressività del target oncologico rilevata anche tramite PET-TC rivoluzionarie.
Operando in regime di accreditamento con il Servizio Sanitario Nazionale, l’UPMC Hillman Cancer Center San Pietro FBF democratizza l’accesso all’eccellenza, integrando la ricerca accademica di Pittsburgh con l’assistenza di prossimità, in un modello hub-and-spoke che vede l’Italia centrale come un nodo cruciale della rete oncologica globale del gruppo. Questo potenziamento tecnologico e strutturale non risponde dunque solo a una domanda di cura crescente, ma definisce un nuovo benchmark per la sanità privata accreditata, dove il valore reale per il paziente è generato dalla capacità di trasformare l’investimento in capitale tecnologico in salute misurabile e qualità della vita.
Intervista a Angelo Luca
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Criteri Critici
Tumore del polmone, rimborsata terapia chemio-free FarmaciaVirtuale.it
La combinazione amivantamab sottocute e lazertinib è rimborsata in prima linea per adulti con Nsclc avanzato e mutazioni comuni Egfr.
È stata resa rimborsabile in Italia la combinazione a base di amivantamab, disponibile in formulazione sottocutanea, e lazertinib per il trattamento di prima linea di pazienti adulti con carcinoma polmonare non a piccole cellule avanzato, indicato anche come Nsclc, caratterizzato da mutazioni del recettore del fattore di crescita dell’epidermide. L’indicazione riguarda in particolare le delezioni nell’esone 19 e le mutazioni di sostituzione L858r nell’esone 21, considerate mutazioni comuni di Egfr
Meccanismo d’azione e risultati dello studio Mariposa
La combinazione oggetto di rimborsabilità si inserisce tra le strategie terapeutiche prive di chemioterapia. Amivantamab è un anticorpo bispecifico completamente umano diretto contro Egfr e Met, con un’azione volta a interferire con segnali coinvolti nella crescita tumorale e nei meccanismi di resistenza, lazertinib è un inibitore orale di terza generazione della tirosin-chinasi dell’Egfr. La rimborsabilità si fonda sui dati dello studio di Fase 3 Mariposa, che ha valutato la combinazione in pazienti non precedentemente trattati con Nsclc avanzato Egfr-mutato. Lo studio ha raggiunto l’endpoint primario della sopravvivenza libera da progressione: al follow-up mediano di 22 mesi è stata osservata una riduzione del 30% del rischio di progressione di malattia o morte. I dati più recenti sulla sopravvivenza globale indicano un beneficio rispetto allo standard di cura.
Valore della medicina di precisione
Alessandra Baldini, Direttrice medica, Innovative Medicine di Johnson & Johnson Italia, ha spiegato che «come Johnson & Johnson investiamo da oltre 30 anni nella ricerca scientifica per lo sviluppo di farmaci innovativi che rispondano ai bisogni di cura dei pazienti oncologici e per metterci al fianco dei medici e del personale sanitario. Il nostro obiettivo è rendere questo, e tutte le malattie oncologiche delle nostre aree di ricerca, malattie intercettabili e curabili. In tal senso, la medicina di precisione per noi ha un enorme valore perché ci consente di costruire un percorso terapeutico personalizzato affinché ogni paziente riceva il trattamento più appropriato ed efficace, modellato sulle sue specifiche esigenze. Siamo costantemente impegnati a rispondere ai bisogni dei pazienti, spingendo i confini della scienza e dell’innovazione per sviluppare opzioni terapeutiche sempre più personalizzate ed efficaci, con l’obiettivo di costruire una medicina del futuro incentrata sulla personalizzazione delle cure».
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Criteri Critici
Agenda BenEssere su RTP: focus sulla prevenzione e cura del tumore al polmone col dott. Casablanca RTP - Gazzetta del Sud
"Prevenzione e cura del tumore al polmone” è il tema della puntata di Agenda BenEssere andata in onda sabato alle 15,15 dopo la replica del Tg. Ospite in studio il dott. Giuseppe Casablanca, direttore della struttura complessa di Chirurgia toracica dell’Azienda ospedaliera Papardo. Agenda benessere va in replica il sabato alle 17 e alle 23,15; la domenica alle 10 e alle 17,15.
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Criteri Critici
Tumore al polmone EGFR+: terapia "chemio-free" rimborsata INNLIFES
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«Pensavamo che il tumore del polmone fosse una malattia incurabile, e non cronica. Pensavamo fosse un’unica malattia da trattare sempre allo stesso modo. E invece non è così». Con questa riflessione Silvia Novello, ordinaria di oncologia medica all’Università di Torino e presidente WALCE (Women Against Lung Cancer in Europe), scardina i vecchi tabù su una patologia che in Italia colpisce ogni anno oltre 45mila persone.
L’approvazione della rimborsabilità da parte di AIFA della prima combinazione terapeutica priva di chemioterapia (amivantamab e lazertinib) per il trattamento di prima linea dei pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) e mutazioni del recettore EGFR segna un punto di svolta per l’oncologia italiana. Il tumore NSCLC corrisponde a quasi l’85 per cento delle neoplasie di nuova diagnosi. Tra queste, in un paziente su cinque si riscontra una mutazione dell’EGFR, un recettore tirosin-chinasico che aiuta le cellule a proliferare e a dividersi.
Questa approvazione aggiunge quindi un tassello prezioso verso la transizione a una medicina sempre più di precisione: percorsi terapeutici sempre più diversificati e mirati, tenendo conto delle differenze individuali in termini di caratteristiche genetiche.
Amivantamab è un anticorpo bispecifico che colpisce simultaneamente i recettori EGFR e MET, contrastando i segnali di resistenza e attivando una risposta immunitaria, mentre lazertinib agisce come inibitore orale di terza generazione della tirosin-chinasi dell’EGFR. Insieme, offrono una strategia che agisce su due fronti e permette di intervenire immediatamente quando il tumore è più vulnerabile.
Un traguardo che segna un nuovo punto di partenza. La chemioterapia non è più l’unica opzione per i pazienti.
Oltre la chemioterapia
Fino a pochi anni fa, la diagnosi di tumore al polmone avanzato lasciava poco spazio all’ottimismo, con prospettive misurabili in pochi mesi. «Oggi, i dati dello studio di fase 3 MARIPOSA (su cui si basa l’approvazione della rimborsabilità in Italia) descrivono uno scenario differente. Dobbiamo rendere i risultati di oggi un nuovo punto di partenza», osserva Antonio Passaro, direttore della Divisione di Oncologia toracica dello IEO di Milano.
La combinazione ha dimostrato una riduzione del 30% del rischio di progressione della malattia o morte rispetto all’attuale standard di cura. Ma è il dato sulla sopravvivenza a colpire maggiormente: «le proiezioni indicano che questo trattamento potrebbe estendere la sopravvivenza mediana di almeno 12 mesi rispetto alle terapie precedenti, con il 56% dei pazienti ancora in vita a tre anni e mezzo», aggiunge Passaro.
«Non parliamo solo di un vantaggio nel controllo della malattia, ma di un beneficio in quei pazienti con caratteristiche prognostiche aggressive, come le metastasi cerebrali, dove noi ricercatori dobbiamo passare praticamente al controllo totale. Questa combinazione è in grado, rispetto allo standard, di migliorare la vita dei pazienti non solo nel tempo, ma nella qualità del tempo».
Il valore del tempo: dai lunghi ricoveri ai cinque minuti
«Abbiamo identificato tanti sottogruppi, ma questo non vuol dire solo dividere i pazienti scolasticamente per dare un nome a delle sigle o degli acronimi. Significa essere capaci di dare a chi abbiamo di fronte indicazioni diverse, anche in termini di aspettativa di vita, secondo lo specifico profilo che ci troviamo a gestire», continua Novello – responsabile dell’Oncologia medica all’AOU “San Luigi Gonzaga” di Orbassano – chiarendo che oggi, grazie all’offerta di anticorpi monoclonali studiati per targetizzare un tipo specifico di mutazioni, si può agire in modo più mirato sul tumore.
«Si parla tanto di medicina di precisione, senza ricordarci che noi la applichiamo solo in alcuni momenti della storia di malattia dei pazienti. Ma è proprio questo che fa la differenza: poterla applicare il più a lungo possibile nel percorso di cura di queste persone».
Ed è anche sulla modalità di applicazione che agisce l’innovazione tecnologica, entrando direttamente nella gestione del tempo del paziente. Uno dei pilastri di questa nuova era è la formulazione sottocutanea di amivantamab. Se la tradizionale infusione endovenosa richiedeva un impegno in ospedale dalle 4 alle 6 ore, i dati dello studio PALOMA-3 confermano che la nuova modalità si risolve in circa 5 minuti.
Questa rapidità non solo riduce drasticamente le reazioni correlate all’infusione, ma libera il paziente dal peso di giornate intere passate in reparto. Si tratta di una personalizzazione del trattamento che tiene conto della vita oltre la malattia, permettendo alle persone di mantenere una quotidianità lavorativa e sociale che prima era sacrificata ai ritmi delle terapie infusionali.
La voce dei pazienti: vivere di più, vivere meglio
Per le associazioni dei pazienti, il progresso clinico deve camminare di pari passo con l’umanizzazione delle cure. Bruno Aratri, presidente di IPOP (Insieme per i Pazienti di Oncologia Polmonare), sottolinea quanto sia vitale che queste innovazioni arrivino a tutti. «Questa nuova terapia riaccende una speranza importante per tutte le persone che convivono con questa forma di tumore: non parliamo solo della possibilità di vivere più a lungo, ma soprattutto, di poterlo fare con una migliore qualità di vita».
La sfida ora si sposta sull’equità, affinché l’accesso a queste molecole sia garantito uniformemente su tutto il territorio nazionale, eliminando le barriere regionali che ancora oggi condizionano le sorti di molti malati. La salute, insomma, non deve essere condizionata dal CAP.
Cancer interception
Dietro questo traguardo, l’investimento nella ricerca scientifica globale. Alessandra Baldini, direttrice medica di Johnson & Johnson Innovative Medicine Italia, riferisce per esempio che il gruppo, nel 2025, ha investito 32 miliardi di dollari in ricerca e sviluppo.
L’obiettivo dichiarato, racconta Baldini, «è rendere questo, e tutte le malattie oncologiche delle nostre aree di ricerca, malattie intercettabili e curabili. Questa visione, definita “cancer interception”, mira a intervenire in fasi sempre più precoci, bloccando lo sviluppo tumorale prima che la malattia diventi devastante».
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Criteri Critici
Al via la collaborazione tra gli oncologi Aiom e Tennis & Friends HealthDesk
Corpo
Sono oltre 72 mila i decessi ogni anno potenzialmente evitabili con stili di vita corretti e programmi periodici di controllo. Per puntare a questo obiettivo, l’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) e Tennis & Friends – Salute e Sport hanno siglato un nuovo protocollo di collaborazione: per i prossimi due anni promuoveranno insieme iniziative rivolte ai cittadini di tutte le fasce d’età per sensibilizzare sull’importanza della prevenzione primaria, secondaria e terziaria del cancro. Saranno inoltre avviati progetti dedicati alla ricerca oncologica nell’ambito della prevenzione e della diagnosi precoce. La firma dell’intesa è avvenuta a Roma in occasione degli Internazionali BNL d’Italia, durante la seconda giornata dell’evento Tennis & Friends – Salute e Sport.
La prima iniziativa prevista nell’ambito del protocollo è stata la diffusione, durante le due giornate di Tennis & Friends – Salute e Sport in Piazza del Popolo, di survey dedicate a uomini e donne, finalizzate a raccogliere dati sui livelli di consapevolezza della popolazione rispetto alla prevenzione oncologica, agli screening e agli stili di vita. Le informazioni raccolte contribuiranno allo sviluppo di future attività di sensibilizzazione e ricerca.
«Nel nostro Paese il numero di persone che vivono con una diagnosi di cancro continua a crescere anche a causa dell’invecchiamento generale della popolazione» osserva Rossana Berardi, presidente eletta Aiom. «Nel 2010 i pazienti erano poco più di 2,6 milioni mentre oggi ammontano a oltre 3,7 milioni. Dalla metà degli anni Novanta abbiamo assistito a una progressiva riduzione dei tassi di mortalità, soprattutto per neoplasie molto diffuse come il tumore della prostata e della mammella. Per altre forme di cancro i miglioramenti sono stati più contenuti, anche se la ricerca ha comunque prodotto risultati importanti». L’innovazione e la crescente personalizzazione dei trattamenti, prosegue Berardi, «stanno migliorando in modo significativo le terapie oncologiche», ma la diffusione degli screening resta «insufficiente» e sono ancora «troppo diffusi comportamenti scorretti come il fumo, che interessa un adulto su quattro», a cui si aggiunge «la sedentarietà, che rappresenta un ulteriore fattore di rischio modificabile».
«I trattamenti anticancro, la riabilitazione dei pazienti e, più in generale, l’assistenza a chi affronta un tumore rappresentano sfide sempre più rilevanti per il nostro Servizio sanitario nazionale» interviene Giorgio Meneschincheri, ideatore e presidente di Tennis & Friends – Salute e Sport, medico specialista in Medicina preventiva al Policlinico Gemelli di Roma. Educazione sanitaria e promozione della salute «devono essere rafforzate al più presto su tutto il territorio nazionale – prosegue - come dimostrano i dati ancora poco confortanti sulla prevenzione oncologica. Siamo molto contenti e orgogliosi di poter collaborare con la Società scientifica che rappresenta gli oncologi italiani. Nel prossimo biennio prenderanno il via progetti innovativi pensati per raggiungere il maggior numero possibile di cittadini. Avvieremo inoltre collaborazioni con Istituzioni sanitarie, enti pubblici, Associazioni di pazienti e stakeholder, per ampliare l’impatto delle iniziative su tutto il territorio nazionale».
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Pavia, al San Matteo attivata la struttura di Terapia del Dolore Il Ticino
Il Policlinico San Matteo di Pavia rafforza il proprio impegno nella presa in carico dei pazienti con dolore con l’istituzione della struttura semplice dipartimentale di Terapia del Dolore. Un’attività ambulatoriale già consolidata da tempo viene oggi elevata a struttura dipartimentale, riconoscendone il ruolo strategico e la trasversalità all’interno dell’ospedale. La nuova struttura si configura come un centro multidisciplinare altamente specializzato, dedicato alla valutazione, diagnosi e trattamento del dolore acuto e cronico, sia di origine oncologica che non oncologica. L’approccio adottato è integrato e personalizzato, con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita e la funzionalità dei pazienti, attraverso la combinazione di terapie farmacologiche, tecniche interventistiche e supporto psicosociale.
Alla guida della struttura è stata nominata la professoressa Silvia Natoli (nella foto), dirigente medico presso il Policlinico San Matteo e Professore Associato di Anestesia, Rianimazione e Terapia del Dolore presso l’Università di Pavia. Il team della struttura di Terapia del Dolore sarà composto da medici specialisti in anestesia, rianimazione e terapia del dolore, medici in formazione specialistica e infermieri dedicati, a garanzia di una presa in carico completa e qualificata del paziente.
“La professoressa Natoli – sottolinea una nota del San Matteo – vanta un percorso accademico e clinico di alto profilo: medico chirurgo specialista in anestesia e rianimazione, con dottorato di ricerca e Abilitazione Scientifica Nazionale alle funzioni di professore di prima fascia in anestesiologia. Attualmente è anche Direttrice della Scuola di Specializzazione in Anestesia, Rianimazione, Terapia Intensiva e del Dolore dell’Università di Pavia. Nel corso della sua carriera ha ricoperto ruoli di rilievo a livello nazionale; attualmente è anche Responsabile dell’Area Culturale Dolore e Cure Palliative della SIAARTI e membro del Comitato Tecnico Sanitario presso il Ministero della Salute per l’attuazione della legge sulle cure palliative e la terapia del dolore. È inoltre membro dell’Organismo di Coordinamento della Rete di Terapia del Dolore della Regione Lombardia. Ha maturato una consolidata esperienza nella gestione di centri di terapia del dolore, tra cui la responsabilità della UOSD di Terapia Antalgica – Centro HUB della Regione Lazio presso il Policlinico Tor Vergata. Il suo percorso clinico comprende una lunga esperienza nella gestione del paziente critico in ambito intensivistico, integrata da un’attività di ricerca e didattica nel campo della terapia del dolore”.
“È per me un grande onore assumere la guida della nuova struttura semplice dipartimentale di Terapia del Dolore del Policlinico San Matteo – dichiara la professoressa Silvia Natoli -. Ringrazio la Direzione e l’Ateneo per la fiducia riposta: questo riconoscimento ci permette di rafforzare un percorso già consolidato, portando la presa in carico del paziente con dolore a un livello ancora più integrato e multidisciplinare”.
“Il nostro obiettivo è sviluppare ulteriormente le competenze cliniche, la ricerca e la formazione, così da rispondere in maniera sempre più efficace alle diverse necessità dell’ospedale – prosegue la responsabile della Terapia del dolore -. L’obiettivo è rendere la nuova struttura un punto di riferimento per il trattamento del dolore acuto e cronico, oncologico e non oncologico, valorizzando l’approccio personalizzato e il lavoro in equipe, e promuovendo soluzioni innovative a supporto della qualità della vita dei pazienti. Ci proponiamo di implementare protocolli condivisi con le altre discipline coinvolte nel trattamento del dolore e con il Centro HUB di riferimento e di consolidare i rapporti con altri presidi territoriali. Siamo pronti a crescere, collaborare e contribuire attivamente a far sì che il Policlinico San Matteo sia un centro di eccellenza nella gestione del dolore”.
Con la nuova struttura, il Policlinico San Matteo consolida il proprio ruolo di riferimento nella gestione del dolore, promuovendo un modello organizzativo innovativo, centrato sul paziente e basato sull’integrazione tra competenze cliniche, ricerca e formazione.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
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Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
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Valutazione
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Criteri Critici
Melanoma Day in Parlamento: Ignazio Stanganelli porta l’esperienza dell’Università di Parma, tra innovazione digitale e prevenzione unipr.it
Parma, 11 maggio 2026 - Anche l’Università di Parma ha preso parte al Melanoma Day, nei giorni scorsi alla Camera dei Deputati. Ignazio Stanganelli, docente di Malattie cutanee e veneree del Dipartimento di Medicina e Chirurgia e Direttore della Scuola di Specializzazione in Dermatologia, ha infatti presentato gli aggiornamenti sugli innovativi programmi di telemedicina dedicati alle operatrici e agli operatori sanitari e alle scuole, sviluppati nell’ambito dei progetti nazionali dell’Intergruppo Melanoma Italiano (IMI) e, più recentemente, della Fondazione ENGIM Emilia-Romagna.
Il prof. Stanganelli, Direttore della Skin Cancer Unit dell’IRCCS IRST, ha illustrato i risultati ottenuti con la telemedicina applicata all’e-learning attraverso la piattaforma MelaMEd (Melanoma Multimedia Education), dedicata alla formazione di medici e mediche di medicina generale, e con l’attivazione del progetto sperimentale ELTEL (E-learning and Telemedicine), finalizzato all’integrazione tra medicina territoriale e ospedale. Sono stati inoltre presentati gli avanzamenti del progetto SUNTEL (SUN & TELematic Learning), che coinvolge quasi trenta scuole secondarie di secondo grado a livello nazionale, tra cui la Scuola per l’Europa di Parma, con il sostegno delle società dermatologiche ADOI e SIDeMaST. È stato inoltre illustrato l’avvio del programma pilota SUNTEL KIDS, unico nel suo genere, dedicato alle scuole primarie e con il Convitto Maria Luigia di Parma come istituto apripista.
SUNTEL rappresenta il primo programma internazionale di integrazione tra peer education e teledidattica per la prevenzione dei tumori cutanei in ambito scolastico, attraverso due innovative piattaforme di e-learning nate dalla collaborazione tra IMI e Ministero dell’Istruzione e del Merito: Il Sole per Amico for KIDS, rivolto alle alunne e agli alunni delle scuole primarie, e Il Sole per Amico for YOUNG, dedicato alle studentesse e agli studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado. Le piattaforme trasformano ragazze e ragazzi in protagonisti della prevenzione e promotori di salute tra pari, secondo il modello della peer education.
Infine è stato presentato il progetto multimediale e multispecialistico Good Health Good Work, sviluppato con la Fondazione ENGIM Emilia-Romagna e con la collaborazione di Massimo Corradi, docente di Medicina del Lavoro all’Università di Parma e Direttore della Scuola di Specializzazione in Medicina del Lavoro. Il progetto è dedicato all’educazione sanitaria di lavoratori e lavoratrici, con un primo focus sul rischio legato all’esposizione professionale ai raggi ultravioletti in chi lavora outdoor, fattore riconosciuto tra le principali cause di tumori cutanei maligni in numerose categorie professionali, coinvolgendo circa 10 milioni di lavoratori e lavoratrici in Europa e oltre 700 mila in Italia.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
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Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
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Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Al Gemelli inaugurata nuova sala giochi per i piccoli pazienti oncologici Radio Studio90 Italia - solo musica italiana
Al Gemelli inaugurata nuova sala giochi per i piccoli pazienti oncologici
Roma, 11 mag. (askanews) – Dopo la collaborazione del 2019 con l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, le Baby Pelones, bambole senza capelli e simbolo globale della lotta contro il cancro infantile create dalla Fondazione Juegaterapia, tornano in Italia. Inaugurata da Angelica Massera, apprezzata comica, attrice e imitatrice, la rinnovata sala giochi “Crearium” del Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, un’iniziativa volta a migliorare, rinnovare e riprogettare la sala giochi dell’ospedale, creando uno spazio creativo e accogliente per i piccoli pazienti dell’Unità Operativa di Oncologia Pediatrica.
La sala giochi e l’area dedicata ai laboratori espressivi rappresentano da sempre un punto di riferimento all’interno dell’Unità Operativa e, grazie al sostegno della Fondazione, sono state completamente ristrutturate e riprogettate per offrire ambienti ancora più accoglienti, creativi e funzionali ai bambini e alle loro famiglie. Per l’occasione era presente anche il cantautore e musicista Pier Cortese, che collabora già con l’Unità Operativa per un progetto musicale.
Gli spazi comprendono due stanze dedicate alle attività ricreative e laboratoriali, con percorsi guidati da terapisti e volontari attraverso laboratori di Arte, Musica, Ceramica, Disegno e Scrittura, oltre a momenti di gioco libero e lettura. L’obiettivo del progetto è contribuire al benessere emotivo dei piccoli pazienti, promuoverne la creatività e sostenere la loro serenità interiore durante tutto il percorso di cura.
“L’inaugurazione di questa nuova sala giochi segna un momento importante per il nostro reparto – afferma il professor Antonio Ruggiero, Direttore UOC di Oncologia Pediatrica del Policlinico Gemelli IRCCS-. In oncologia pediatrica la cura non riguarda solo gli aspetti clinici, ma anche il benessere emotivo dei piccoli pazienti. Il gioco è uno strumento terapeutico che sostiene resilienza, socialità ed equilibrio emotivo. Il nostro reparto promuove da sempre progetti che favoriscono le arti espressive e la presa in carico globale di bambini e famiglie. È fondamentale, però, disporre di spazi adeguati a ospitare queste iniziative, affinché possano svilupparsi in un ambiente stimolante e accogliente, capace di favorire l’espressione creativa e il benessere dei giovani pazienti e delle loro famiglie Questa sala – conclude – è stata interamente ristrutturata grazie alla collaborazione con la Fondazione Juegaterapia, a cui rivolgiamo i nostri più sentiti ringraziamenti, e rappresenta un segno concreto di cura e umanità”.
Mónica Esteban, Presidente della Fondazione Juegaterapia commenta: “Provo un’immensa gioia nel vedere un progetto come questo prendere vita al Policlinico Gemelli, un centro di fama internazionale. Spazi come la sala Crearium dimostrano che il gioco non è solo intrattenimento, ma una parte essenziale del processo di recupero emotivo dei bambini. Questo progetto è il frutto di una collaborazione e di una visione condivisa: migliorare la qualità della vita dei piccoli pazienti. Continueremo a lavorare con lo stesso entusiasmo per portare il potere del gioco in più ospedali, convinti che giocare sia anche un modo di prendersi cura e guarire.”
“L’inaugurazione della sala Crearium in un ospedale di riferimento come il Policlinico Gemelli è un momento che viviamo con grande emozione. Per noi, ogni nuovo spazio ludico rappresenta un’opportunità per restituire ai bambini una parte essenziale della loro infanzia in un ambiente complesso come quello ospedaliero” commenta. “In oncologia pediatrica, il benessere emotivo è importante quanto il trattamento medico, e il gioco diventa uno strumento terapeutico fondamentale. Questa sala simboleggia un impegno condiviso per continuare a umanizzare gli ospedali e sostenere i bambini e le loro famiglie con speranza, gioia e cura”.
“L’apertura della sala Crearium all’interno di una realtà d’eccellenza come il Gemelli rappresenta per noi un traguardo importante e profondamente sentito. Portare un nuovo spazio dedicato al gioco significa offrire ai bambini un luogo in cui ritrovare leggerezza, relazione e normalità anche durante il percorso di cura. In pediatria oncologica, prendersi cura vuol dire considerare la persona nella sua interezza, e la serenità dei piccoli pazienti ha un ruolo decisivo nel sostegno al trattamento. Questa sala nasce proprio con l’obiettivo di contribuire a un ospedale sempre più attento all’umanità, capace di accompagnare i piccoli pazienti e le loro famiglie con vicinanza, fiducia e serenità” aggiunge Valle Sallés, Vicepresidente della Fondazione Juegaterapia.
“Sono onorata di essere stata al Policlinico Gemelli per inaugurare la nuova sala giochi ‘Crearium’ della Fondazione Juegaterapia. Queste bambole senza capelli non sono solo giocattoli: rappresentano la forza e la speranza di tanti piccoli guerrieri che combattono ogni giorno. Grazie alla Fondazione che è riuscita a trasformare un’idea in uno spazio di gioia e svago”, dichiara Angelica Massera. “In questo ‘Crearium’, i bimbi potranno sognare, ridere, socializzare e giocare, proprio come meritano” conclude l’attrice.
Le Baby Pelones sono state create nel 2014 dalla Fondazione Juegaterapia come omaggio ai bambini in cura per il cancro. Senza capelli, indossano coloratissimi foulard disegnati da artisti internazionali come Georgina Rodríguez, Shakira, Ricky Martin, Richard Gere, Laura Pausini e dagli stessi giovani pazienti. Tutti i collaboratori partecipano volontariamente, donando i diritti delle loro creazioni a sostegno dei progetti della fondazione.
Ogni Baby Pelones acquistata contribuisce a trasformare i reparti di oncologia pediatrica in spazi più accoglienti e stimolanti, rendendo i momenti difficili più sopportabili per i bambini e le loro famiglie. Con oltre 2 milioni di unità vendute in tutto il mondo, le Baby Pelones sono diventate un simbolo di forza, speranza e solidarietà.
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Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
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Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?3
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
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Italia approva rimborso per terapia innovativa contro tumore al polmone. V-news.it
L'Italia ha autorizzato la rimborsabilità di una nuova terapia chemio-free per il tumore al polmone con mutazioni del gene EGFR, combinando amivantamab e lazertinib, offrendo nuove speranze ai pazienti affetti da carcinoma polmonare non a piccole cellule avanzato. Questa innovazione non solo migliora l'efficacia del trattamento e riduce gli effetti collaterali, ma rappresenta anche un passo significativo per il Sistema Sanitario Nazionale, aprendo la strada a ulteriori ricerche e sviluppi in oncologia.
Tumore al Polmone: Novità Terapeutiche
In un’importante evoluzione nel campo della medicina oncologica, l’Italia ha recentemente autorizzato la rimborsabilità di una nuova terapia chemio-free per i pazienti affetti da tumore al polmone con mutazioni del gene EGFR. Questo trattamento, che combina amivantamab in formulazione sottocutanea e lazertinib, rappresenta una svolta significativa per il carcinoma polmonare non a piccole cellule avanzato (NSCLC). La decisione di includere questa terapia nel sistema sanitario nazionale offre nuove speranze a molti pazienti e segna un passo avanti nella lotta contro questo tipo di cancro, storicamente difficile da trattare.
Combinazione Innovativa di Farmaci
La terapia in questione sfrutta l’efficacia di due farmaci complementari. Amivantamab è un anticorpo monoclonale bispecifico progettato per colpire le cellule tumorali che presentano mutazioni nel gene EGFR, mentre il lazertinib è un inibitore della tirosina chinasi che agisce bloccando i segnali di crescita delle cellule tumorali. Questa combinazione non solo mira a migliorare l’efficacia del trattamento, ma anche a ridurre gli effetti collaterali associati alla chemioterapia tradizionale. Per i pazienti, ciò significa una qualità della vita potenzialmente migliore e un approccio terapeutico più mirato.
Impatto sul Sistema Sanitario Nazionale
La rimborsabilità della terapia chemio-free è un passo significativo per il Sistema Sanitario Nazionale (SSN) italiano. Questo provvedimento non solo facilita l’accesso ai pazienti, ma rappresenta anche un riconoscimento dell’importanza delle terapie mirate nel trattamento dell’oncologia. Con un numero crescente di pazienti che ricevono diagnosi di NSCLC, l’inclusione di trattamenti innovativi nel SSN è fondamentale per garantire una risposta adeguata e tempestiva alle esigenze sanitarie della popolazione.
Prospettive Future e Ricerca
La decisione di rimborsare questa terapia chemio-free apre la strada a ulteriori ricerche e sviluppi nel campo dell’oncologia. Gli esperti auspicano che questa combinazione di farmaci possa essere ampliata ad altre forme di tumore e che possa stimolare l’innovazione nella ricerca di nuovi trattamenti. Con l’aumento delle mutazioni genetiche identificate nei tumori, è essenziale continuare a investire nella ricerca per sviluppare strategie terapeutiche sempre più mirate e personalizzate. La speranza è che, con il tempo, sempre più pazienti possano beneficiare di terapie efficaci e innovative, migliorando in tal modo le loro prospettive di vita.
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Criteri Critici
Tumore all’ovaio, un farmaco anticolesterolo potrebbe aiutare nei casi più gravi la Repubblica
Da tempo medici e ricercatori che si occupano di oncologia hanno compreso che per trattare i tumori è fondamentale anche colpire l’ambiente in cui crescono. A confermarlo, ancora una volta, è la scoperta guidata da un team della Duke University, che su Nature Communications mostra in che modo l’ascite, l’accumulo di liquido a livello addominale comune negli stati avanzati di tumore ovarico, rende le cellule malate particolarmente resistenti alla morte. I ricercatori hanno scoperto però che questa resistenza ha un tallone d’Achille: dipende dai grassi contenuti nell’ascite, così che, riducendoli con un farmaco utilizzato per abbassare colesterolo, si potrebbe rendere di nuovo più vulnerabili alla morte le cellule malate.
Tumore ovarico e ascite
Il tumore ovarico causa solo in Italia ogni anno 5400 nuove diagnosi, spesso in fase avanzata, rendendo difficile il trattamento. Una delle caratteristiche frequenti nelle donne con questo tumore in fase avanzata è la presenza di ascite, l’accumulo di liquido a livello addominale, presente in circa il 90% di queste pazienti, ricordano gli autori, e il cui ruolo non è ancora del tutto compreso. “I medici hanno per lo più considerato l'ascite come un sintomo piuttosto che come un fattore attivo della malattia", ha commentato infatti in una nota dalla Duke University Jen-Tsan Chi, tra gli autori a capo dello studio: “Abbiamo scoperto che conferisce al cancro un vantaggio in termini di sopravvivenza, colmando una lacuna importante nella comprensione di come si diffonde il cancro ovarico”.
Il nuovo studio
In realtà, come ricordano gli stessi esperti, alcuni indizi già raccolti in passato avevano indicato come l’ascite - composto di elementi cellulari e non - favorisse la crescita delle cellule tumorali e la loro disseminazione. Lo conferma anche Sandro Pignata, direttore dell’oncologia medica del dipartimento di Uro-ginecologia al Pascale Napoli: “Sapevamo che l’ascite può favorire la diffusione delle cellule tumorali all’interno della cavità peritoneale: le cellule del tumore si sfaldano e possono essere veicolate e attecchire sulla superficie di altri organi”. Proprio per questo, prosegue Pignata, le cellule tumorali prelevate dall’ascite sono sempre più utilizzate per far luce sui meccanismi biologici della malattia: “Anche perché sono facilmente prelevabili, e possono essere coltivate o utilizzate per la produzione di organoidi e usate come modelli di studio”.
Nel nuovo studio gli scienziati aggiungono un tassello in più in merito a un meccanismo di protezione dell’ascite nei confronti delle cellule tumorali. Grazie ad alcuni esperimenti in vitro (su linee cellulari e organoidi) e in vivo (su modelli animali), e ricorrendo all’uso di liquidi da ascite da pazienti con tumore in fase avanzata, i ricercatori hanno osservato infatti che nel liquido dell’ascite c’è qualcosa che protegge le cellule del tumore ovarico da un particolare tipo di morte programmata, la ferroptosi. Si tratta di un meccanismo di morte programmata legato al ferro e dovuto alla formazione di perossidi lipidici, un fenomeno di stress ossidativo che colpisce i grassi e a cui, normalmente, le cellule di tumore ovarico metastatico sono sensibili, spiegano gli autori.
Quel qualcosa che ostacola la ferroptosi in presenza di ascite sono delle goccioline di grasso: quando infatti si bloccavano, riducendone la presenza, l’effetto protettivo dalla ferroptosi scompariva (per esempio la crescita dei tumori in vivo nei modelli animali rallentava). Per distruggere i grassi, i ricercatori hanno usato un farmaco impiegato contro il colesterolo e i trigliceridi, il bezafibrato, appartenente alla classe dei fibrati.
Nuovi potenziali target terapeutici da indagare
“Questi dati suggeriscono che la protezione mediata dall'ascite rappresenta un meccanismo critico a supporto della sopravvivenza peritoneale (delle cellule tumorali, nda) - scrivono gli autori - È importante sottolineare che la risensibilizzazione alla ferroptosi da parte del bezafibrato solleva la possibilità che il targeting terapeutico di questa via possa limitare la disseminazione peritoneale”. In altre parole, gli studi sono ancora limitati, ma se le cellule sopravvivono hanno più possibilità di metastatizzare. Porte aperte ora dunque, proseguono gli autori, ad eventuali sviluppi terapeutici per bloccare questo processo. Ma invita alla cautela Pignata: “È indubbio che la ricerca stia vivendo un momento di grande sviluppo anche per quanto riguarda la comprensione degli aspetti biologici dietro lo sviluppo e la diffusione del tumore ovarico, ma parliamo di dati molto preliminari, che devono seguire ancora diverse fasi di sviluppo”.
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
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Tumore al polmone, rimborsata in Italia terapia chemio-free per mutazioni Egfr Adnkronos
Rimborsata in Italia la combinazione a base di amivantamab, in formulazione sottocutanea, e lazertinib per il trattamento di prima linea del carcinoma polmonare non a piccole cellule (Nsclc) avanzato. La combinazione - informa una nota di Johnson & Johnson - è indicata in persone adulte con mutazioni del recettore del fattore di crescita dell'epidermide (Egfr), nello specifico con delezioni nell'esone 19 o mutazioni di sostituzione L858R nell'esone 21, conosciute anche come mutazioni comuni di Egfr. Il tumore del polmone rappresenta oggi una delle sfide più urgenti per l'oncologia: questa neoplasia si conferma come la seconda più frequente tra gli uomini e la terza tra le donne, ricorda J&J. All'interno di questo scenario, sono due i tipi principali di tumore del polmone; tra questi, il tumore polmonare non a piccole cellule è il più frequente e corrisponde a quasi l'85% dei nuovi casi. Inoltre, in 1 paziente su 5 si riscontra una mutazione dell'Egfr, un recettore tirosin-chinasico che aiuta le cellule a proliferare e a dividersi; nella maggior parte dei casi, la mutazione è una delezione nell'esone 19 o una mutazione puntiforme L858R nell'esone 21.
"Il tasso di sopravvivenza a 5 anni per le forme Egfr è ancora inferiore al 20%. Il quadro diventa ancor più complesso se guardiamo ai pazienti con mutazione L858R o delezione nell'esone 19, i quali tendono ad avere risposte meno durature agli inibitori tirosin-chinasici di prima, seconda e terza generazione, un dato che sottolinea la necessità di nuove opzioni terapeutiche mirate e strategie di intervento sempre più efficaci - spiega Silvia Novello, professore di Oncologia medica presso il Dipartimento di Oncologia dell'università di Torino, responsabile della Struttura complessa a direzione universitaria di Oncologia medica all'Aou San Luigi Gonzaga di Orbassano e presidente Walce - Women against lung cancer in Europe - In tal senso, la natura eterogenea del tumore del polmone spinge la ricerca scientifica verso lo sviluppo di percorsi terapeutici sempre più diversificati e mirati, che tengano conto delle differenze individuali in termini di genetica, ma che col tempo terranno conto anche di altri fattori quali microbioma, stile di vita e ambiente. Possiamo dire che il trattamento di questa neoplasia sta attraversando un momento di transizione e cambiamento: siamo in una fase in cui la chemioterapia non è più l'unica opzione per i pazienti e dove si sta contribuendo a una ridefinizione del paradigma terapeutico, grazie a terapie che sempre più contribuiscono non solo a migliorare l’aspettativa, ma anche la qualità della vita. Oggi, infatti, grazie all'offerta di anticorpi monoclonali studiati per targetizzare un tipo specifico di mutazioni, tra i quali amivantamab, associabili ad inibitori tirosin-chinasici, possiamo agire in modo ancora più mirato sul tumore. Questa combinazione offre inoltre la possibilità di una somministrazione per via sottocutanea che, da un lato, riduce i tempi di somministrazione e il rischio di effetti collaterali, e dall'altro risulta migliorare l'esperienza del paziente".
La combinazione di amivantamab e lazertinib - si legge nella nota - rappresenta un approccio di medicina di precisione privo di chemioterapia, in grado di colpire i tumori con mutazioni di Egfr, bloccando la crescita tumorale su due fronti. In particolare, amivantamab è un anticorpo bispecifico completamente umano che colpisce sia Egfr che Met, contrastando i segnali di resistenza e attivando una risposta immunitaria; lazertinib, invece, è un inibitore orale di terza generazione della tirosin-chinasi dell'Egfr.
"Questa combinazione terapeutica a somministrazione sottocutanea ha già dimostrato miglioramenti significativi nella sopravvivenza libera da progressione - sottolinea Antonio Passaro, direttore della Divisione di Oncologia toracica dell'Istituto europeo di oncologia di Milano - Inoltre, i dati più recenti relativi alla sopravvivenza globale suggeriscono che l'impiego combinato di amivantamab e lazertinib possa estendere significativamente la vita dei pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule e mutazioni comuni dell'Egfr rispetto all'attuale standard di cura. In tal senso, i risultati degli studi registrativi rappresentano un passo avanti cruciale nella gestione di questa malattia: da un lato, prolungare l'aspettativa di vita è un indicatore chiave dell'efficacia di qualsiasi trattamento oncologico; dall'altro, poter offrire un trattamento chemio-free, somministrato per via sottocutanea, permette una maggior maneggevolezza nella somministrazione, ma soprattutto consente un beneficio per il paziente stesso in termini di qualità di vita. Lo studio Mariposa ha quindi confermato il potenziale trasformativo di questa combinazione come trattamento di prima linea, aprendo la strada ad un nuovo standard di cura e offrendo benefici concreti e clinicamente rilevanti per i nostri pazienti. Inoltre, l'approvazione di questo trattamento già dalla prima linea è un traguardo importante in quanto risponde al bisogno, ancora insoddisfatto, di offrire una nuova opzione terapeutica per questo tipo di tumore, permettendo inoltre di intervenire immediatamente con la terapia più efficace, colpendo il tumore quando è più vulnerabile e prima che la malattia progredisca ulteriormente".
Nonostante i grandi progressi della ricerca scientifica - rimarca J&J - circa il 75% dei pazienti con Nsclc è già in stadio III o IV al momento della diagnosi. Questo è dovuto ad un ritardo nel riconoscimento dei sintomi, generalmente non specifici, quali tosse, affaticamento, dolore al petto, dispnea, perdita di peso. Anche per questo, una diagnosi di tumore al polmone spesso porta pazienti e caregiver a provare sentimenti di incertezza, ansia e paura. In questo contesto, l'aspetto psicologico dei pazienti non va trascurato: a una corretta diagnosi è fondamentale affiancare un sostegno che vada oltre la sola terapia. Per questo motivo, le associazioni di pazienti sono una risorsa cruciale per accompagnare pazienti e caregiver lungo l'intero percorso di cura.
"Questa nuova terapia riaccende una speranza importante per tutte le persone che convivono con questa forma di tumore - commenta Bruno Aratri, presidente di Ipop (Insieme per i pazienti di oncologia polmonare) - Non parliamo solo della possibilità di vivere più a lungo, ma soprattutto di poterlo fare con una migliore qualità di vita. Oggi sono necessarie una cura e una presa in carico globale della persona. In tal senso, l'evoluzione dei trattamenti in corso mira sempre più a integrarli nella vita quotidiana del paziente. Il nostro impegno come associazione è duplice: da un lato lavoriamo affinché le terapie innovative, sempre più mirate ed efficaci, possano arrivare in tempi rapidi al maggior numero possibile di pazienti che ne hanno bisogno, garantendo un accesso equo su tutto il territorio nazionale; dall'altro, ci dedichiamo a costruire una relazione solida tra medici e pazienti, che consiste in una parte importantissima della cura, mettendo al centro bisogni, aspettative e fragilità, e accompagnando le persone passo dopo passo nel loro percorso di cura".
La rimborsabilità in Italia della combinazione a base di amivantamab e lazertinib si basa sui risultati dello studio di fase 3 Mariposa, secondo cui - riferisce J&J - questa combinazione è il primo regime a dimostrare un beneficio superiore in termini di sopravvivenza globale rispetto all'attuale standard di cura. Lo studio ha raggiunto l'endpoint primario della progressione libera da malattia (Pfs): a un follow up mediano di 22 mesi, la combinazione ha mostrato una riduzione del 30% della progressione di malattia o morte.
"Come Johnson & Johnson investiamo da oltre 30 anni nella ricerca scientifica per lo sviluppo di farmaci innovativi che rispondano ai bisogni di cura dei pazienti oncologici e per metterci al fianco dei medici e del personale sanitario - dichiara conclude Alessandra Baldini, Direttrice medica, Innovative Medicine, Johnson & Johnson Italia - Il nostro obiettivo è rendere questo, e tutte le malattie oncologiche delle nostre aree di ricerca, malattie intercettabili e curabili. In tal senso, la medicina di precisione per noi ha un enorme valore perché ci consente di costruire un percorso terapeutico personalizzato affinché ogni paziente riceva il trattamento più appropriato ed efficace, modellato sulle sue specifiche esigenze. Siamo costantemente impegnati a rispondere ai bisogni dei pazienti, spingendo i confini della scienza e dell'innovazione per sviluppare opzioni terapeutiche sempre più personalizzate ed efficaci, con l'obiettivo di costruire una medicina del futuro incentrata sulla personalizzazione delle cure".
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Tumore del polmone: l’immunoterapia prima dell’intervento riduce il rischio recidiva In Terris
Il tumore del polmone colpisce ancora più di 40mila persone in Italia nel 2025, ma le cure evolvono. In caso di tumore operabile, per lungo tempo, l’intervento chirurgico è stata considerata la prima cosa da fare, ora il ventaglio di scelte si amplia. Si è osservato che l’immunoterapia prima della chirurgia riduce il rischio di recidiva fino al 40% e aumenta le probabilità di risposte completa. “Dobbiamo trattare la malattia come sistemica fin dall’inizio. È questo che aumenta la probabilità di guarigione”, ha detto Federico Cappuzzo, Direttore dell’Oncologia Medica 2 dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena (Ire) e membro dello scientific board dell’International Summit on Lung Cancer, l’appuntamento degli esperti che si è tenuto a Roma.
L’efficacia dell’immunoterapia
Trattare il tumore del polmone con l’immunoterapia prima dell’intervento chirurgico può ridurre fino al 30-40% il rischio di recidiva e aumentare la probabilità di risposta completa, con percentuali che passano da circa il 2% a oltre il 20%. È quanto emerso dal confronto tra esperti internazionali riuniti a Roma il 9 e 10 maggio dall’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena (Ire), durante il 5th International Summit on Lung Cancer.
I dati
Nel 2025 in Italia sono stati diagnosticati 27.100 nuovi casi tra gli uomini e 16.400 tra le donne; nel 2022 i decessi stimati sono stati 35.700 (dati Airtum). Numeri che raccontano una sfida ancora aperta, ma anche un’evoluzione concreta delle cure.
Più opzioni
“Oggi non basta più intervenire localmente – spiega Federico Cappuzzo, Direttore dell’Oncologia Medica 2 Ire e membro dello scientific board del Summit. – Dobbiamo trattare la malattia come sistemica fin dall’inizio. È questo che aumenta la probabilità di guarigione“. Secondo gli esperti, se fino a pochi anni fa, nel tumore del polmone operabile l’intervento chirurgico era il primo passo, oggi non è più una scelta automatica: si studia il tumore, si leggono le sue caratteristiche molecolari, si decide se iniziare con immunoterapia, terapie target o combinazioni. Solo dopo si sceglie se e come operare.
Evoluzione delle cure
In questo scenario diventano centrali gli strumenti di monitoraggio più avanzati. La biopsia liquida, che permette di analizzare il Dna tumorale nel sangue, si sta affermando come un “sensore precoce” della malattia: può aiutare a individuare la cosiddetta malattia minima residua, cioè tracce di tumore non visibili con gli esami tradizionali. Non è ancora uno standard per tutti i pazienti, ma rappresenta uno dei fronti più promettenti della ricerca. “La direzione è arrivare a un controllo sempre più preciso e personalizzato – continua Cappuzzo. – Capire in anticipo se la malattia sta tornando significa poter intervenire prima, e meglio”. Tra i temi centrali del Summit anche biomarcatori, nuovi farmaci e intelligenza artificiale applicata alla diagnosi e alla scelta delle cure. “La vera innovazione oggi è integrare dati clinici, molecolari e tecnologici per prendere decisioni sempre più precise – conclude Giovanni Blandino, Direttore Scientifico Ire. – Non trattiamo più tumori uguali per tutti, ma malattie diverse in persone diverse. Questo cambia radicalmente l’efficacia delle cure”.
Fonte Ansa
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
54.4/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
Criteri Critici
Pavia: al Policlinico San Matteo, attivata la struttura di terapia del dolore: alla guida Silvia Natoli Vigevano24
Il Policlinico San Matteo di Pavia rafforza il proprio impegno nella presa in carico dei pazienti con dolore con l’istituzione della Struttura Semplice Dipartimentale (SSD) di Terapia del Dolore. Un’attività ambulatoriale già consolidata da tempo viene oggi elevata a struttura dipartimentale, riconoscendone il ruolo strategico e la trasversalità all’interno dell’ospedale.
La nuova Struttura si configura come un centro multidisciplinare altamente specializzato, dedicato alla valutazione, diagnosi e trattamento del dolore acuto e cronico, sia di origine oncologica che non oncologica. L’approccio adottato è integrato e personalizzato, con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita e la funzionalità dei pazienti, attraverso la combinazione di terapie farmacologiche, tecniche interventistiche e supporto psicosociale.
Alla guida della struttura è stata nominata la professoressa Silvia Natoli, dirigente medico presso il Policlinico San Matteo e Professore Associato di Anestesia, Rianimazione e Terapia del Dolore presso l’Università di Pavia.
Il team della Struttura di Terapia del Dolore sarà composto da medici specialisti in anestesia, rianimazione e terapia del dolore, medici in formazione specialistica e infermieri dedicati, a garanzia di una presa in carico completa e qualificata del paziente.
La professoressa Natoli vanta un percorso accademico e clinico di alto profilo: medico chirurgo specialista in anestesia e rianimazione, con dottorato di ricerca e Abilitazione Scientifica Nazionale alle funzioni di professore di prima fascia in anestesiologia. Attualmente è anche Direttrice della Scuola di Specializzazione in Anestesia, Rianimazione, Terapia Intensiva e del Dolore dell’Università di Pavia.
Nel corso della sua carriera ha ricoperto ruoli di rilievo a livello nazionale; attualmente è anche Responsabile dell’Area Culturale Dolore e Cure Palliative della SIAARTI e membro del Comitato Tecnico Sanitario presso il Ministero della Salute per l’attuazione della legge sulle cure palliative e la terapia del dolore. È inoltre membro dell’Organismo di Coordinamento della Rete di Terapia del Dolore della Regione Lombardia.
Ha maturato una consolidata esperienza nella gestione di centri di terapia del dolore, tra cui la responsabilità della UOSD di Terapia Antalgica – Centro HUB della Regione Lazio presso il Policlinico Tor Vergata.
Il suo percorso clinico comprende una lunga esperienza nella gestione del paziente critico in ambito intensivistico, integrata da un’attività di ricerca e didattica nel campo della terapia del dolore.
“È per me un grande onore assumere la guida della nuova Struttura Semplice Dipartimentale di Terapia del Dolore del Policlinico San Matteo – dichiara la professoressa Silvia Natoli -. Ringrazio la Direzione e l'Ateneo per la fiducia riposta: questo riconoscimento ci permette di rafforzare un percorso già consolidato, portando la presa in carico del paziente con dolore a un livello ancora più integrato e multidisciplinare”.
“Il nostro obiettivo è sviluppare ulteriormente le competenze cliniche, la ricerca e la formazione, così da rispondere in maniera sempre più efficace alle diverse necessità dell’ospedale – prosegue la responsabile della SSD Terapia del dolore -. L’obiettivo è rendere la nuova struttura un punto di riferimento per il trattamento del dolore acuto e cronico, oncologico e non oncologico, valorizzando l’approccio personalizzato e il lavoro in equipe, e promuovendo soluzioni innovative a supporto della qualità della vita dei pazienti. Ci proponiamo di implementare protocolli condivisi con le altre discipline coinvolte nel trattamento del dolore e con il Centro HUB di riferimento e di consolidare i rapporti con altri presidi territoriali. Siamo pronti a crescere, collaborare e contribuire attivamente a far sì che il Policlinico San Matteo sia un centro di eccellenza nella gestione del dolore”.
Con la nuova struttura, il Policlinico San Matteo consolida il proprio ruolo di riferimento nella gestione del dolore, promuovendo un modello organizzativo innovativo, centrato sul paziente e basato sull’integrazione tra competenze cliniche, ricerca e formazione.