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Test Genomici nel Tumore al Seno: Cruciali per Decidere la Chemioterapia dopo la Chirurgia Microbiologia Italia
Approfondisci i test genomici nel tumore al seno: come possono migliorare la prognosi e personalizzare la terapia dopo l’intervento.
Questo articolo approfondisce il ruolo decisivo dei test genomici nel tumore al seno dopo l’intervento chirurgico, spiegando come questi esami aiutino a personalizzare la terapia adiuvante, evitando chemioterapie inutili. Analizzeremo evidenze scientifiche, benefici clinici, linee guida e strategie pratiche. Sarà utile per pazienti, familiari, oncologi e chiunque sia interessato alla medicina di precisione nel carcinoma mammario, offrendo strumenti per decisioni informate e riducendo ansie legate ai trattamenti.
Introduzione
I test genomici rappresentano una svolta nella gestione del tumore al seno in fase precoce. Dopo la chirurgia, questi esami analizzano l’espressione di specifici geni nel tessuto tumorale per prevedere il rischio di recidiva e il reale beneficio della chemioterapia adiuvante.
Il tumore al seno è una delle neoplasie più diffuse tra le donne, ma grazie alla diagnosi precoce e alla personalizzazione terapeutica, la prognosi è notevolmente migliorata. I test genomici come Oncotype DX e MammaPrint permettono di distinguere le pazienti che traggono vantaggio dalla chemioterapia da quelle che possono optare solo per la terapia ormonale, riducendo tossicità inutili.
In questo articolo esploreremo il contesto clinico, i principali test disponibili, le evidenze da studi chiave, l’impatto sulla qualità della vita e le prospettive future nella lotta al carcinoma mammario.
Il Contesto del Tumore al Seno e la Necessità di Personalizzazione Terapeutica
Il tumore al seno ormono-sensibile (HR+) e HER2-negativo rappresenta la maggior parte dei casi diagnosticati in fase iniziale. Dopo la chirurgia (lumpectomia o mastectomia), la decisione sulla chemioterapia adiuvante si basava tradizionalmente su fattori clinico-patologici come dimensione del tumore, stato linfonodale, grado istologico ed età.
Tuttavia, questi parametri non sempre predicono accuratamente il comportamento biologico del tumore. Molte donne ricevevano la chemioterapia senza un reale beneficio, affrontando effetti collaterali significativi come nausea, alopecia, neuropatia e rischio di infertilità.
I test genomici nel tumore al seno colmano questa lacuna fornendo un profilo molecolare del tumore. Eseguiti su campioni di tessuto prelevati durante l’intervento, offrono un punteggio di rischio che guida l’oncologo verso scelte più precise ed evidence-based.
Come Funzionano i Test Genomici dopo la Chirurgia
I test genomici analizzano l’espressione di un set di geni chiave coinvolti in proliferazione, invasione e metastatizzazione. Il campione tumorale viene inviato a laboratori specializzati e i risultati arrivano in poche settimane.
Oncotype DX, il più diffuso, esamina 21 geni e fornisce un Recurrence Score da 0 a 100. Punteggi bassi indicano un basso rischio di recidiva e uno scarso beneficio dalla chemioterapia. MammaPrint valuta 70 geni, classificando il tumore in basso o alto rischio genomico. Altri test come Prosigna (PAM50) e EndoPredict completano il panorama.
Questi esami sono indicati principalmente per il tumore al seno HR-positivo, HER2-negativo, linfonodi negativi o con 1-3 linfonodi positivi. La loro esecuzione post-chirurgica permette di raffinare la strategia adiuvante in modo tempestivo.
Evidenze Scientifiche: Studi TAILORx e MINDACT
Lo studio TAILORx ha dimostrato in modo inequivocabile l’utilità di Oncotype DX. In oltre 10.000 donne con tumore al seno HR+/HER2-, il test ha identificato un vasto gruppo con score intermedio che non beneficia della chemioterapia aggiunta alla terapia ormonale.
Risultati simili emergono da MINDACT, che ha validato MammaPrint: pazienti ad alto rischio clinico ma basso rischio genomico mostrano sopravvivenza libera da metastasi eccellente anche senza la chemioterapia. Questi trial di fase III forniscono un livello di evidenza IA, supportando l’integrazione dei test genomici nelle linee guida internazionali.
In Italia, AIOM e società scientifiche raccomandano l’uso di questi test per de-escalation terapeutica, riducendo l’overtreatment nel carcinoma mammario precoce.
Vantaggi dei Test Genomici nel Tumore al Seno
L’impiego dei test genomici dopo la chirurgia apporta dei benefici multipli. In primo luogo, evita chemioterapie inutili a migliaia di pazienti ogni anno, migliorando la qualità della vita e riducendo i costi per il sistema sanitario.
Gli studi mostrano dei risparmi significativi: per ogni caso in cui la chemioterapia viene omessa appropriatamente, si evitano migliaia di euro in farmaci, ospedalizzazioni e gestione degli effetti collaterali. Inoltre, le pazienti evitano impatti psicologici ed emotivi legati a trattamenti aggressivi.
I test genomici promuovono una medicina personalizzata nel tumore al seno, aumentando l’aderenza alle terapie ormonali quando sufficienti e concentrando le risorse su chi ne ha davvero bisogno.
Quando e per Chi Sono Indicati i Test Genomici
I test genomici sono particolarmente cruciali in casi di tumore al seno in stadio I-II, HR-positivo, HER2-negativo. Non sono indicati per tumori triplo negativi o HER2-positivi, dove la chemioterapia rimane spesso lo standard.
L’esecuzione avviene su tessuto fresco o paraffinato prelevato durante l’intervento. Le linee guida suggeriscono di richiederli quando esiste incertezza sul beneficio della chemioterapia adiuvante. In Italia, il rimborso è progressivamente esteso, rendendoli accessibili in molte regioni.
Le pazienti in menopausa con linfonodi negativi traggono il massimo vantaggio, ma anche casi selezionati con 1-3 linfonodi positivi possono beneficiare dell’informazione genomica.
Impatto sulla Decisione Terapeutica e Qualità della Vita
Dopo aver ricevuto il risultato del test, l’oncologo discute con la paziente il piano terapeutico. Un basso rischio genomico spesso porta all’omissione della chemioterapia, privilegiando solo l’ormonoterapia.
Questo approccio riduce l’ansia da trattamento e favorisce un recupero più rapido post-chirurgico. Molte donne riportano una maggiore serenità sapendo che la decisione è guidata da dati molecolari specifici del loro tumore al seno.
La medicina di precisione tramite test genomici trasforma il percorso di cura, rendendolo meno invasivo e più rispettoso della biologia individuale.
Limiti e Considerazioni dei Test Genomici
Pur rivoluzionari, i test genomici non sostituiscono completamente i fattori clinici tradizionali. Devono essere integrati in una valutazione multidisciplinare.
Non tutti i tumori sono adatti: in casi ad alto rischio clinico estremo o con caratteristiche biologiche aggressive, la chemioterapia può rimanere necessaria indipendentemente dal punteggio. Inoltre, l’accesso non è ancora uniforme su tutto il territorio nazionale.
La ricerca continua per raffinare ulteriormente questi strumenti, integrandoli con l’intelligenza artificiale e altri biomarcatori.
Strategie Pratiche e Consigli per le Pazienti
Dopo una diagnosi di tumore al seno, discuti con il tuo oncologo la possibilità di eseguire un test genomico sul tessuto chirurgico. Informati sui test disponibili (Oncotype DX, MammaPrint) e sui criteri di eleggibilità.
Consiglio: prepara una lista di domande prima della visita per chiarire dubbi su rischi e benefici.
Mantieni uno stile di vita sano durante e dopo i trattamenti: alimentazione equilibrata, attività fisica e supporto psicologico migliorano gli outcomes.
Consiglio: unisciti a gruppi di supporto o associazioni come Europa Donna per condividere esperienze.
Segui scrupolosamente i follow-up raccomandati.
Prospettive Future nella Gestione del Tumore al Seno
L’evoluzione dei test genomici promette ancora maggiore precisione. L’integrazione con profili immunologici, microbioma e imaging avanzato guiderà terapie sempre più mirate.
In Italia e in Europa, l’espansione del rimborso e la formazione degli specialisti renderanno questi strumenti degli standard di cura per il carcinoma mammario. La ricerca punta a identificare nuovi target per pazienti ad alto rischio genomico.
Il futuro del tumore al seno è nella personalizzazione: meno trattamenti per tutti, più cura per chi ne ha bisogno.
Conclusioni sui Test Genomici nel Tumore al Seno
I test genomici dopo la chirurgia per il tumore al seno sono fondamentali per decidere in modo razionale l’opportunità della chemioterapia. Evidenze solide da TAILORx e MINDACT supportano il loro uso per una de-escalation sicura, migliorando la qualità della vita senza compromettere la prognosi.
Il tumore al seno beneficia enormemente della medicina di precisione: ogni paziente merita un percorso terapeutico su misura. Investire in questi test significa investire nella salute e nel benessere delle donne.
Domande Frequenti sui Test Genomici nel Tumore al Seno
Chi dovrebbe sottoporsi ai test genomici dopo chirurgia? Principalmente donne con tumore al seno HR+ HER2- in fase precoce. Consiglio: chiedi al tuo oncologo se rientri nei criteri di eleggibilità.
Cosa misurano esattamente i test genomici? L’espressione di geni legati a proliferazione e aggressività del tumore. Consiglio: interpreta i risultati insieme al medico curante.
Quando è il momento migliore per eseguire il test? Su tessuto prelevato durante l’intervento chirurgico, prima di decidere la terapia adiuvante. Consiglio: non ritardare la discussione con l’oncologo post-operatorio.
Come influenzano i risultati la decisione sulla chemioterapia? Punteggi bassi spesso permettono di evitare la chemioterapia. Consiglio: valuta pro e contro con un team multidisciplinare.
Dove sono disponibili i test genomici in Italia? In centri oncologici di riferimento, con rimborso in espansione. Consiglio: informa te stessa sui percorsi regionali di accesso.
Perché sono cruciali per il tumore al seno? Permettono di personalizzare la cura riducendo l’overtreatment. Consiglio: considera sempre i test come uno strumento di empowerment decisionale.
Leggi anche:
Fonti
Sparano JA et al. Adjuvant Chemotherapy Guided by a 21-Gene Expression Assay in Breast Cancer. N Engl J Med (2018). Disponibile su: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/29860917/ Cardoso F et al. 70-Gene Signature as an Aid to Treatment Decisions in Early-Stage Breast Cancer. N Engl J Med (2016). Disponibile su: https://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMoa1602253 Piccart M et al. Updated results of the phase 3 randomised MINDACT trial. Disponibile su: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33721561/
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Contributi economici dalla Regione solo alle pazienti oncologiche, l’appello di Sergio: «La dignità non ha genere» · LaC News24 Il Reggino
Sergio Carrozza, affetto da una grave malattia oncologica, ha sollevato una questione riguardo alle sovvenzioni sanitarie in Calabria. Il 56enne di Taurianova recrimina sul fatto che uno specifico avviso, “Un passo in più”, assicuri supporto finanziario, da € 8.000 a € 10.000, esclusivamente alle donne affette da tumori o con carichi di cura di familiari malati, lasciando gli uomini privi delle stesse opportunità di aiuto.
Sergio è impegnato nella battaglia contro un tumore di quarto stadio a pancreas e fegato, che purtroppo sta progredendo. Una realtà fatta di paure e sacrifici enormi. Poiché le terapie tradizionali non hanno dato i risultati sperati, è costretto ad emigrare al Nord per tentare di sottoporsi a terapie sperimentali, il tutto a spese proprie. Nel contempo si occupa anche della moglie, Sabina, attaccata ai macchinari e immobilizzata a letto dalla Sla. Una vita in sospeso cercando di conservare un briciolo di speranza.
Quello in questione è un contributo importante in una Regione caratterizzata da un’elevata incidenza di tumori, in sostegno alle donne che spesso sono anche costrette ad abbandonare il lavoro. Sergio ne riconosce le lodevoli finalità, ma in una lunga lettera esprime la sua frustrazione e supplica, in sostanza, che le sovvenzioni possano essere estese anche agli uomini, affinché venga garantito un supporto paritario a tutti i malati oncologici.
La lettera
«Apprendere della pubblicazione da parte della Regione Calabria del bando con Avviso pubblico denominato “Un passo in più” mi ha provocato una profonda amarezza. Si tratta di una misura finanziata attraverso il PR Calabria FESR FSE+ 2021/2027, che prevede un sostegno economico rivolto esclusivamente alle donne affette da patologie oncologiche e ai caregiver di familiari malati di tumore. L’iniziativa viene presentata come uno strumento di inclusione sociale e di rafforzamento dell’accesso ai servizi socio-sanitari, con una dotazione finanziaria importante, pari a 2,5 milioni di euro. Eppure, dietro queste finalità condivisibili, emerge una questione che non può essere ignorata: l’esclusione degli uomini malati oncologici da tale forma di sostegno. Ed è proprio questo il punto che considero profondamente ingiusto. Il tumore non guarda il sesso della persona che colpisce. Non esiste un dolore maschile o un dolore femminile. La sofferenza, la paura, la perdita della serenità, i problemi economici e il peso delle cure sono gli stessi per tutti. Trovo difficile, per questa ragione, comprendere come sia possibile prevedere un sostegno pubblico che – di fatto – distingue tra malati sulla base del genere e non della gravità della condizione vissuta».
«Disparità difficile da accettare»
Sergio Carrozza sottolinea: «Sento pertanto – da cittadino e, al contempo, da malato – che una scelta di questo tipo rischia di entrare in contrasto con i principi più elementari di uguaglianza e di tutela della dignità umana. La nostra Costituzione afferma chiaramente che tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge e che la salute rappresenta un diritto fondamentale dell’individuo. Proprio per questo motivo, escludere a priori uomini affetti da patologie oncologiche da un beneficio assistenziale appare una disparità difficile da intendere e da accettare, soprattutto per chi – come me – ogni giorno affronta cure pesanti e una condizione di estrema fragilità. Non si tratta di mettere in discussione il sostegno alle donne – che, senz’altro, resta assolutamente importante – né di creare contrapposizioni inutili. Il punto è un altro: davanti alla malattia non dovrebbero esistere differenze di trattamento che finiscono inevitabilmente per far sentire alcune persone meno tutelate di altre. Ci sono tanti uomini che – come il sottoscritto – sono costretti a combattere ogni giorno contro tumori devastanti, affrontando spese enormi, perdendo il lavoro o vedendo peggiorare drasticamente la propria situazione economica e familiare. Molti vivono tutto questo in un contegnoso silenzio, senza clamore, cercando semplicemente di andare avanti giorno dopo giorno. Ignorare questa realtà significa lasciare indietro una parte di cittadini che avrebbe lo stesso diritto di essere ascoltata e sostenuta».
«In Calabria difficoltà ad ottenere prestazioni urgenti»
L’uomo lancia un appello alle istituzioni: «Per tutto ciò sento dal profondo del mio animo di rivolgere un appello alla Regione Calabria, affinché riconsideri i criteri previsti dall’Avviso “Un passo in più”, estendendo l’accesso alle provvidenze economiche anche agli uomini affetti da patologie oncologiche in condizioni di grave disagio sanitario ed economico. Perché la dignità di una persona malata non può dipendere dal genere. E perché davanti al dolore non dovrebbero mai esistere cittadini di serie A e cittadini di serie B. A tutto questo si aggiunge un episodio che ben rappresenta la difficoltà concreta che molte persone affette da gravi patologie oncologiche si trovano ad affrontare nell’accesso tempestivo alle cure. Su indicazione urgente di specialisti che seguono il mio caso presso un centro di riferimento del Nord Italia, è stato prescritto - a gennaio 2026 - un esame PET da eseguire con la massima tempestività, necessario per il monitoraggio della mia grave patologia tumorale. Mi sono attivato immediatamente per prenotare l’esame in Calabria, utilizzando l’impegnativa specialistica. In presenza di una condizione clinica indicata come urgente - da parte dei chirurghi di Padova - era lecito attendersi tempi compatibili con la necessità diagnostica. Tuttavia, la prima disponibilità comunicata risultava collocata a diversi mesi di distanza, vale a dire ad aprile. Tale risposta ha generato una comprensibile condizione di smarrimento e forte disagio. In situazioni oncologiche gravi, il tempo assume un valore determinante e non può essere considerato una semplice variabile organizzativa: ritardi significativi possono incidere profondamente sul percorso di cura e sulla serenità del paziente. È stato quindi necessario confrontarsi nuovamente con i medici di Padova, i quali hanno indicato l’opportunità di effettuare l’esame presso la loro struttura, dove è stato possibile eseguirlo in tempi molto più rapidi, vale a dire nello spazio di soli cinque giorni. Questa differenza evidenzia il divario esistente tra diverse realtà sanitarie e le difficoltà che molti pazienti incontrano nell’ottenere prestazioni urgenti nei tempi richiesti dalla loro condizione clinica. Tutto ciò appare profondamente problematico, perché rischia di tradursi in un ulteriore carico di sofferenza per persone già provate da patologie gravi, costrette talvolta a cercare fuori dalla propria regione ciò che dovrebbe essere garantito in modo tempestivo e uniforme».
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?2
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
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Tumore al colon a 40 anni, il prof. Sileri: «Lo screening a 50 anni è troppo tardi» OK Salute e Benessere
Giornalista professionista dal 1997, ha lavorato per il sito del Corriere della Sera e di Oggi, ha fatto interviste per Mtv e attualmente conduce un programma di attualità tutte le mattine su Radio LatteMiele, dopo aver trascorso quattro anni nella redazione di Radio 24, la radio del Sole 24 Ore. Nel 2012 ha vinto il premio Cronista dell'Anno dell'Unione Cronisti Italiani per un servizio sulle difficoltà dell'immigrazione. Nel 2017 ha ricevuto il premio Redattore del Gusto per i suoi articoli sull'alimentazione.
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Oncologia, la Asl di Teramo al Senato sui caschi refrigeranti Giulianova.it
La sanità teramana è stata rappresentata a Roma in un appuntamento istituzionale dedicato alle nuove attenzioni rivolte ai pazienti oncologici. La Asl di Teramo ha preso parte, nella sala Zuccari di Palazzo Giustiniano, a un confronto ospitato al Senato sul ruolo dei caschi refrigeranti nei percorsi di cura, tema che riguarda da vicino anche i servizi sanitari della provincia e le comunità della costa, da Giulianova a Roseto, fino alla Val Vibrata.
L’iniziativa, promossa dal senatore Guido Quintino Liris, ha acceso i riflettori su un aspetto spesso meno visibile della terapia oncologica: la qualità della vita durante le cure. Accanto all’efficacia clinica dei trattamenti, infatti, cresce l’attenzione per gli strumenti che possono aiutare il paziente ad affrontare con maggiore serenità le conseguenze fisiche e psicologiche delle terapie.
Un confronto nazionale con ricadute sul territorio teramano
La presenza della Asl di Teramo a Palazzo Giustiniano assume un significato particolare per il territorio provinciale. Le innovazioni discusse in ambito nazionale, quando trovano applicazione nei percorsi sanitari locali, possono incidere concretamente sull’esperienza delle persone seguite nei reparti e negli ambulatori oncologici. Per i cittadini di Giulianova e dell’area teramana, il tema non è distante: riguarda l’accesso a cure sempre più attente non solo alla malattia, ma anche alla persona nella sua interezza.
Il confronto romano ha posto al centro i cosiddetti caschi refrigeranti, dispositivi utilizzati in ambito oncologico per contrastare, in determinati casi, la perdita dei capelli legata ad alcune terapie. Non si tratta di un dettaglio secondario: per molti pazienti l’alopecia rappresenta uno degli effetti più impattanti dal punto di vista emotivo, perché rende immediatamente visibile la malattia e può incidere sulla percezione di sé e sulle relazioni quotidiane.
La tecnologia al servizio della qualità della vita
Il principio dei caschi refrigeranti si basa sul raffreddamento controllato del cuoio capelluto durante le sedute di trattamento. Questa tecnica, già oggetto di attenzione in diversi contesti sanitari, viene considerata come uno degli strumenti utili a rendere più sostenibile il percorso oncologico per alcune categorie di pazienti, sempre secondo valutazioni mediche e indicazioni appropriate.
Nel dibattito è emersa l’importanza di affiancare l’innovazione tecnologica alla presa in carico complessiva. La cura oncologica, infatti, non coincide soltanto con la somministrazione di farmaci o con l’organizzazione dei protocolli terapeutici. Comprende anche accoglienza, informazione, tutela della fragilità e rispetto della dimensione personale del paziente.
Il ruolo della Asl di Teramo nei percorsi oncologici
La partecipazione della Asl teramana al tavolo del Senato conferma l’attenzione dell’azienda sanitaria provinciale verso i temi dell’innovazione in oncologia. Per un territorio articolato come quello teramano, con presidi e servizi che intercettano bisogni provenienti sia dall’entroterra sia dalla fascia costiera, l’aggiornamento sulle buone pratiche rappresenta un passaggio essenziale.
In provincia di Teramo, dove molti cittadini si spostano quotidianamente tra i comuni per visite, controlli e terapie, il miglioramento dell’offerta sanitaria passa anche dalla capacità di recepire le esperienze più avanzate e di valutarne l’inserimento nei percorsi assistenziali. Il tema dei caschi refrigeranti, pur molto specifico, rientra in questa prospettiva più ampia: rendere le cure oncologiche sempre più rispettose dei bisogni clinici e umani.
Innovazione e attenzione alla persona
L’appuntamento al Senato ha richiamato l’idea di una sanità che non si limita a curare, ma accompagna. La discussione sui caschi refrigeranti ha offerto l’occasione per ribadire quanto sia importante considerare anche gli effetti collaterali visibili e il peso psicologico delle terapie, aspetti che possono influenzare il modo in cui il paziente vive il proprio percorso.
Per il territorio giuliese e per l’intera provincia, il confronto nazionale rappresenta un segnale di attenzione verso un modello di cura più integrato. La sfida, ora, è continuare a tradurre l’innovazione in servizi concreti, accessibili e coerenti con le esigenze dei pazienti oncologici seguiti nel sistema sanitario locale.
Giulianova.it è un progetto editoriale locale realizzato e gestito da Genesi.it, web agency attiva dal 1996 nei servizi web, SEO, sviluppo digitale e visibilità online, anche nei sistemi di ricerca basati su intelligenza artificiale. Le recensioni e video testimonianze dei clienti Genesi documentano esperienze reali sui servizi forniti in ambito web, SEO e presenza online.
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Farmaci oncologici orali, monitoraggio digitale precoce migliora la gestione degli effetti avversi Farmacista33
Oncologia
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21 Maggio 2026
Farmaci oncologici orali, monitoraggio digitale precoce migliora la gestione degli effetti avversi L’introduzione di strumenti digitali di monitoraggio gestiti dal farmacista può favorire l’identificazione precoce degli effetti avversi nei pazienti che iniziano una terapia antitumorale orale. di Paolo Levantino - Farmacista clinico
I pazienti oncologici che utilizzano questionari elettronici di monitoraggio precoce ricevono il primo intervento del farmacista in media 10 giorni prima rispetto a chi segue il percorso standard, con una riduzione del ricorso a ricoveri e pronto soccorso nei tre mesi successivi all'inizio della terapia. È quanto emerge da uno studio prospettico randomizzato pubblicato sull'American Journal of Health-System Pharmacy, condotto su 388 pazienti in trattamento con antitumorali orali."
Interventi più rapidi sulla terapia
I partecipanti sono stati suddivisi in due gruppi: uno ha ricevuto l’assistenza standard, mentre l’altro è stato seguito con un sistema di monitoraggio che prevedeva l’invio di un questionario elettronico tra 7 e 14 giorni dall’inizio della terapia. Le risposte venivano successivamente analizzate dai farmacisti integrati nel team oncologico, con l’obiettivo di individuare eventuali problemi legati al trattamento e intervenire tempestivamente nella gestione della terapia.
I risultati mostrano che i pazienti che hanno compilato il questionario elettronico hanno ricevuto interventi più rapidi e più frequenti rispetto a quelli monitorati con le modalità tradizionali: in media, il primo intervento del farmacista è avvenuto dopo circa 15 giorni nei pazienti che avevano risposto al questionario, contro i 25 giorni osservati nel gruppo che aveva ricevuto solo l’assistenza standard.
Migliore individuazione degli effetti avversi
Il monitoraggio elettronico ha, inoltre, favorito una maggiore individuazione degli effetti avversi nelle fasi iniziali della terapia. Nei primi 45 giorni di trattamento, infatti, circa il 37% dei pazienti che aveva compilato il questionario ha ricevuto almeno un intervento del farmacista legato alla gestione degli effetti collaterali, rispetto al 19% dei pazienti seguiti con il monitoraggio tradizionale. L’analisi delle risposte consente, infatti, al farmacista di individuare precocemente sintomi come nausea, diarrea, rash cutanei o difficoltà nell’assunzione dei farmaci, suggerendo strategie per la gestione degli effetti collaterali, valutando eventuali problemi di aderenza terapeutica e coordinandosi con il medico per possibili modifiche del trattamento.
Riduzione dell’utilizzo dei servizi sanitari
Infine, i pazienti coinvolti nel programma di monitoraggio elettronico hanno mostrato una minore probabilità di ricorrere a ricoveri ospedalieri o accessi al pronto soccorso nei 90 giorni successivi all’inizio della terapia, suggerendo che l’identificazione precoce dei problemi e l’intervento tempestivo del farmacista possano contribuire a gestire gli effetti collaterali in modo più efficace ed evitare il peggioramento dei sintomi fino alla necessità di cure urgenti.
Nonostante i risultati promettenti, lo studio presenta alcune limitazioni, poiché è stato condotto in un singolo centro e solo il 47% dei pazienti ha risposto al questionario elettronico, evidenziando come l’efficacia di questo tipo di monitoraggio dipenda anche dal livello di coinvolgimento dei pazienti e dalla loro familiarità con gli strumenti digitali. Gli autori sottolineano quindi la necessità di ulteriori studi multicentrici e con campioni più ampi per confermare i benefici del monitoraggio elettronico precoce e valutarne l’implementazione su larga scala nei programmi di gestione delle terapie oncologiche.
Fonte:
American Journal of Health-System Pharmacy, 2026;, zxag070, https://doi.org/10.1093/ajhp/zxag070
ph.cr.magnific
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Tumore del colon-retto localizzato, pembrolizumab perioperatorio promettente nei pazienti con dMMR/MSI pharmastar.it
Un trattamento perioperatorio con l’anti-PD-1 pembrolizumab ha mostrato un’efficacia incoraggiante in pazienti con carcinoma del colon-retto localizzato, resecabile e non trattato in precedenza, che presentavano deficit del sistema di riparazione dei mismatch del DNA (dMMR)/instabilità dei microsatelliti (MSI). Il dato arriva dallo studio IMHOTEP, un trial multicentrico francese di fase 2, pubblicato di recente sul Journal of Clinical Oncology. Complessivamente, infatti, il tasso di risposta patologica completa (pCR) è risultato superiore al 50%.
«Lo studio IMHOTEP ha mostrato risultati promettenti, con una risposta patologica completa (pCR) raggiunta dopo uno o due cicli di pembrolizumab neoadiuvante nel 53% dei pazienti con carcinoma del colon-retto con dMMR/MSI. Per quanto ne sappiamo, questo studio prospettico è il primo a dimostrare la fattibilità e la sicurezza del trattamento perioperatorio con pembrolizumab», concludono Christelle de la Fouchardière, del Paoli-Calmettes Institute dell’Università di Aix-Marsiglia, e i colleghi.
Produzione di neoantigeni altamente immunogenici in presenza di dMMR/MSI
La presenza di dMMR/MSI rappresenta un fenotipo distinto tra i tumori solidi, che determina la generazione di neoantigeni altamente immunogenici, spiegano gli autori nel loro abstract. Da qui il razionale di utilizzo dell’immunoterapia nei pazienti con tumori che presentano questa caratteristica.
L’immunoterapia con pembrolizumab è attualmente approvata come trattamento di prima linea per i tumori del colon-retto con dMMR/MSI non resecabili o metastatici.
Con il loro studio, i ricercatori transalpini hanno provato a valutare l'efficacia e la tollerabilità di pembrolizumab in una fase più precoce della malattia, prima e dopo l’intervento chirurgico, in pazienti con tumore del colon-retto localizzato e operabile, con dMMR/MSI.
Lo studio IMHOTEP
Tra il 26 novembre 2021 e il 22febbraio 2023 gli autori hanno arruolato 81 pazienti, che sono stati trattati con uno o due cicli di pembrolizumab 400 mg ogni 6 settimane prima dell'intervento chirurgico e successivamente con pembrolizumab 400 mg ogni 6 settimane, per una durata totale del trattamento di un anno.
L'endpoint primario del trial era il tasso di risposta patologica completa (pCR) (ypT0N0), mentre fra gli endpoint secondari figuravano la sopravvivenza libera da eventi (EFS) e la sopravvivenza globale (OS).
L'età mediana dei partecipanti era di 66 anni (range: 21-89), il 52% era di sesso femminile e il 71% aveva una malattia in stadio III al basale.
Sopravvivenza a 2 anni del 98%
Complessivamente, dei 72 pazienti nei quali era possibile valutare l’efficacia, 38 hanno raggiunto la pCR (52,7%; IC al 95% 41,4%-63,9%). Un'analisi post-hoc ha poi mostrato che il tasso di pCR è aumentato dal 46% (23 pazienti su 50) dopo un ciclo di pembrolizumab neoadiuvante, al 68,2% (15 pazienti su 22) dopo due cicli di pembrolizumab neoadiuvante (P = 0,0125).
A un follow-up mediano di 24,5 mesi (IC al 95% 23,3–25,6 mesi), sono stati riscontrati eventi correlati alla neoplasia in cinque pazienti (6,9%), tra cui progressione in un caso, recidiva in tre casi e decesso in un caso.
Il tasso di OS a 24 mesi è risultato del 98% (IC al 95% 88%-100%).
Epatite l’evento avverso più comune
Anche il profilo di sicurezza e tollerabilità del trattamento perioperatorio con pembrolizumab nella popolazione studiata è apparso incoraggiante.
Infatti, eventi avversi immuno-correlati di grado ≥3 si sono verificati in 14 pazienti (15,7%), di cui cinque prima dell'intervento chirurgico e sette dopo.
L'evento avverso più comune è stato l'epatite, sviluppata da due pazienti (3%). È stato, inoltre, segnalato un decesso correlato al trattamento, dovuto a miastenia.
Bibliografia
C. de la Fouchardière, et al. Efficacy of Perioperative Pembrolizumab in Mismatch Repair Deficient/Microsatellite Unstable Localized Colorectal Cancers: Results of the Phase II Trial IMHOTEP. https://ascopubs.org/doi/10.1200/JCO-25-02169
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📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
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Criteri Critici
Tumore al polmone, al Civile diagnosi e trattamento insieme Giornale di Brescia
Una sola anestesia generale per arrivare, nella stessa seduta operatoria, alla diagnosi e al trattamento chirurgico di un tumore polmonare in fase precoce . È il risultato raggiunto nei giorni scorsi dalla Lung unit degli Spedali Civili di Brescia, con una procedura integrata tra broncoscopia robotica diagnostica avanzata e chirurgia toracica robotica : una delle prime esperienze di «single anaesthesia» in un ospedale pubblico italiano.
Così, commenta il direttore generale Luigi Cajazzo , «gli Spedali Civili confermano il proprio ruolo tra i centri europei più avanzati nell’ambito della pneumologia interventistica e della chirurgia toracica robotica. Ancora una volta emerge con chiarezza la forza della squadra e della collaborazione multidisciplinare».
L'ospedale Civile di Brescia
Ne sono convinti Michela Bezzi, direttore della Struttura complessa Pneumologia, Mauro Novali, responsabile della Pneumologia interventistica, e Mauro Benvenuti, direttore della Chirurgia toracica: «Questo risultato rappresenta un importante avanzamento organizzativo, tecnologico e clinico. La possibilità, in casi selezionati, di diagnosticare e trattare chirurgicamente un tumore polmonare nella stessa anestesia generale - spiegano - permette di accelerare enormemente il percorso del paziente e rappresenta una prospettiva molto importante per il trattamento mininvasivo del tumore del polmone e della diagnosi precoce».
Quali vantaggi
La broncoscopia robotica disponibile agli Spedali Civili dal dicembre 2024, primo ospedale pubblico in Europa, consente di diagnosticare tumori polmonari di piccolissime dimensioni, anche inferiori a un centimetro. Questo è particolarmente importante nell’era dello screening e del trattamento mininvasivo del tumore del polmone.
L’intervento chirurgico con tecnica robotica, implementata dalla èquipe di chirurgia toracica con la disponibilità agli Spedali Civili delle piattaforme Da Vinci e Versius, consente resezioni polmonari selettive e precise sia nella procedura demolitiva che in quella ricostruttiva, prevede incisioni minime con notevole diminuzione del dolore post-operatorio, riduce notevolmente i tempi di recupero e favorisce un più rapido ritorno alla normalità.
Per la prima volta nel presidio ospedaliero bresciano entrambe le procedure sono state effettuate con un unico intervento, senza lunghe attese per la diagnosi e la programmazione, senza doppio ricovero e doppia anestesia.
Il caso
La paziente era affetta da una lesione polmonare del lobo superiore sinistro e nello specifico di una forma iniziale di tumore polmonare difficile da diagnosticare. In precedenza era già stata sottoposta, in altre strutture, a un tentativo diagnostico non conclusivo.
Dopo la presa in carico multidisciplinare da parte della Lung Unit degli Spedali Civili e il completamento degli approfondimenti radiologici e medico-nucleari, la paziente è stata sottoposta in meno di tre settimane a diagnosi definitiva e trattamento chirurgico radicale in un unico intervento.
Tradizionalmente questi pazienti affrontano due procedure distinte a diverse settimane di distanza, mentre l’approccio «single anaesthesia» consente di ridurre drasticamente i tempi di diagnosi e cura, diminuendo lo stress fisico ed emotivo per il paziente e accelerando il trattamento dei tumori polmonari in stadio precoce, con una razionalizzazione nell’utilizzo delle sale operatorie e dei costi sanitari.
La tecnologia
Ulteriore elemento innovativo della procedura è stato l’utilizzo da parte dell’anestesista di un tubo bilume dotato di microtelecamera integrata, che consente la visualizzazione continua delle vie aeree durante tutta la procedura anestesiologica e chirurgica.
Una tecnologia che permette il controllo costante della posizione del tubo, il monitoraggio continuo delle vie aeree, una identificazione immediata di eventuali secrezioni e una maggiore sicurezza anestesiologica e ventilatoria.
Lavoro multidisciplinare
Il percorso è stato reso possibile dal lavoro quotidiano multidisciplinare della Lung Unit, con il coinvolgimento integrato di pneumologi interventisti, chirurghi toracici, anestesisti, anatomopatologi, radiologi, medici nucleari, oncologi, radioterapisti, personale infermieristico e tecnici sanitari.
La procedura è stata eseguita dall’équipe della Pneumologia e della Chirurgia toracica robotica con il supporto della Struttura complessa di Anestesia e Rianimazione cardio-toracica, dell’Anatomia patologica, della Radiologia e della Medicina Nucleare.
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Criteri Critici
Test genomici riducono del 40% l’uso della chemioterapia nel cancro al seno. V-news.it
I test genomici stanno rivoluzionando il trattamento del cancro al seno, riducendo l'uso della chemioterapia fino al 40% e personalizzando le terapie in base alle caratteristiche genetiche del tumore. Nonostante le sfide legate ai costi e alla disponibilità, esperti come l'oncologo Giuliano sono ottimisti sul futuro di queste tecnologie, che promettono di migliorare la qualità della vita delle pazienti.
Tumori: la Rivoluzione dei Test Genomici
Negli ultimi anni, la lotta contro il cancro al seno ha fatto passi da gigante, grazie all’introduzione di test genomici che promettono di rivoluzionare il modo in cui vengono trattati i pazienti. Secondo l’oncologo Giuliano, questi test possono ridurre l’uso della chemioterapia fino al 40%, permettendo di personalizzare le terapie e migliorare la qualità della vita delle pazienti. I test genomici analizzano il DNA delle cellule tumorali per identificare le caratteristiche specifiche del tumore, fornendo informazioni cruciali per decidere il trattamento più appropriato.
Chemioterapia: Un Approccio Tradizionale
Tradizionalmente, la chemioterapia è stata considerata il trattamento standard per i tumori al seno, indipendentemente dalle specificità del caso. Tuttavia, questo approccio ha spesso effetti collaterali devastanti e non sempre porta ai risultati sperati. L’oncologo Giuliano sottolinea l’importanza di passare a una medicina più personalizzata, in cui le terapie siano scelte in base alle caratteristiche genetiche del tumore. “Non tutte le pazienti hanno bisogno della chemioterapia,” afferma Giuliano. “I test genomici ci aiutano a capire chi può essere risparmiato da questo trattamento aggressivo”.
Il Ruolo dei Test Genomici
I test genomici, come il famoso Oncotype DX, analizzano diversi geni all’interno del tumore per determinare il rischio di recidiva. Questo permette ai medici di valutare se una paziente può beneficiare di un trattamento ormonale o se è necessario un approccio più aggressivo. “Con questi strumenti, possiamo davvero ottimizzare le cure,” spiega Giuliano. “Abbiamo dati che dimostrano come l’uso di test genomici possa portare a una significativa riduzione della chemioterapia senza compromettere la sopravvivenza delle pazienti”.
Il Futuro della Oncologia
La sfida per il futuro è rendere questi test più accessibili a un numero maggiore di pazienti. Attualmente, i test genomici possono essere costosi e non sempre coperti dalle assicurazioni sanitarie. Tuttavia, l’oncologo Giuliano è fiducioso che, con il tempo, diventeranno una prassi comune nel trattamento del cancro al seno. “Dobbiamo continuare a investire nella ricerca e nella sensibilizzazione,” conclude. “Solo così potremo garantire a tutte le pazienti le migliori cure possibili, riducendo al contempo il carico della chemioterapia”.In conclusione, la combinazione di test genomici e terapie personalizzate segna un’importante evoluzione nella lotta contro il cancro al seno. Con esperti come Giuliano in prima linea, il futuro della oncologia appare promettente, con nuove speranze per le pazienti di tutto il mondo.
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Tumori, oncologo De Angelis: "Test su biopsia riducono tempi e ansia pazienti cancro seno" Adnkronos
"Auspicabile siano rimborsati, migliorano l'efficacia delle cure e la qualità del percorso assistenziale"
"Dal 2005 abbiamo dati che dimostrano come sia tecnicamente possibile effettuare un test genomico sul campione bioptico, ottenendo risultati altamente sovrapponibili a quelli ricavati dal campione tumorale definitivo. Questo è il primo elemento che deve essere compreso e recepito nella pratica clinica". Lo ha detto Carmine De Angelis, oncologo dell'Istituto nazionale tumori Irccs Fondazione G. Pascale, intervenendo oggi a Napoli all'incontro 'Genomics at Work: The Evolution of the Patient Journey in Early Breast Cancer', dedicato all'evoluzione delle cure nel tumore del seno in stadio precoce.
"Effettuare il test sul campione bioptico - chiarisce l'esperto - permette al gruppo multidisciplinare di avere indicazioni utili già nelle prime fasi del percorso terapeutico. Questo significa ridurre i tempi decisionali, ma anche l'ansia delle pazienti legata all'attesa dei risultati. Oggi abbiamo a disposizione nuove opportunità terapeutiche che potrebbero essere integrate nella pratica clinica. Per questo motivo, la possibilità di ottenere un rimborso del test genomico effettuato sui campioni bioptici rappresenterebbe un passaggio auspicabile. Non si tratta soltanto di anticipare i tempi - conclude De Angelis - ma anche di implementare strategie terapeutiche innovative e sempre più personalizzate, migliorando l'efficacia delle cure e la qualità del percorso assistenziale delle pazienti".
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Cancro seno, oncologa Arpino: "Percorsi uniformi per accesso ai test genomici" Vivere Italia
daAdnkronos (Adnkronos) - "Per estendere realmente l'utilizzo dei test genomici" nel cancro al seno "è necessario continuare a fare informazione e formazione, sia a livello del personale medico oncologico sia delle associazioni di pazienti, che svolgono un ruolo fondamentale nel rendere le donne consapevoli della possibilità di effettuare un test capace di affinare in modo più preciso la scelta tra ormonoterapia e chemioterapia. Non è semplice, ma credo che in Italia si stia facendo un ottimo lavoro per portare in tutte le regioni un accesso uniforme a questi test". Così Grazia Arpino, professore associato di Oncologia presso il Dipartimento di Medicina clinica e Chirurgia dell'università degli Studi di Napoli Federico II, intervenendo oggi nel capoluogo campano all'evento dedicato all'evoluzione della medicina di precisione nel carcinoma mammario, dal titolo 'Genomics at Work: The Evolution of the Patient Journey in Early Breast Cancer'. "Per superare queste disuguaglianze di accesso - suggerisce Arpino - è necessario monitorare i territori in cui si registra una minore richiesta dei test genomici e comprendere le criticità che ostacolano la prescrizione, anche quando esiste un'indicazione appropriata secondo gli standard clinici". Oasi WWF vicino Roma: quattro aree naturali nel Lazio da visitare WWE Italia 2026, prime superstar annunciate per gli show: da... Barilla, a Tuttofood oltre 4.000 piatti di pasta serviti e... Acqua, Casini (Aubac): dopo sei anni di siccità l'Italia... Elettricisti, muratori, saldatori, idraulici e manutentori: i... daAdnkronos (Adnkronos) - "Per estendere realmente l'utilizzo dei test genomici" nel cancro al seno "è necessario continuare a fare informazione e formazione, sia a livello del personale medico oncologico sia delle associazioni di pazienti, che svolgono un ruolo fondamentale nel rendere le donne consapevoli della possibilità di effettuare un test capace di affinare in modo più preciso la scelta tra ormonoterapia e chemioterapia. Non è semplice, ma credo che in Italia si stia facendo un ottimo lavoro per portare in tutte le regioni un accesso uniforme a questi test". Così Grazia Arpino, professore associato di Oncologia presso il Dipartimento di Medicina clinica e Chirurgia dell'università degli Studi di Napoli Federico II, intervenendo oggi nel capoluogo campano all'evento dedicato all'evoluzione della medicina di precisione nel carcinoma mammario, dal titolo 'Genomics at Work: The Evolution of the Patient Journey in Early Breast Cancer'. "Per superare queste disuguaglianze di accesso - suggerisce Arpino - è necessario monitorare i territori in cui si registra una minore richiesta dei test genomici e comprendere le criticità che ostacolano la prescrizione, anche quando esiste un'indicazione appropriata secondo gli standard clinici".
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Tumori, oncologo Giuliano: "Con test genomici -40% chemioterapia in cancro al seno" Adnkronos
"I test genomici consentono oggi" miglioramenti "non solo in termini clinici - che è l'aspetto più importante - ma anche sotto il profilo economico e organizzativo. Nei primi 18 mesi di utilizzo dei test multigenici presso la nostra istituzione abbiamo registrato una riduzione di circa il 40% dell'impiego della chemioterapia". Lo ha detto Mario Giuliano, professore di Oncologia medica all'università Federico II di Napoli, intervenendo oggi nel capoluogo campano all'incontro 'Genomics at Work: The Evolution of the Patient Journey in Early Breast Cancer', dedicato all'evoluzione del percorso di cura nel tumore del seno in fase precoce.
"Grazie a circa 400 test effettuati nei primi 18 mesi, siamo riusciti a evitare quasi 1.700 accessi al nostro Day Hospital per la chemioterapia - chiarisce Giuliano - Questo si traduce in una riduzione dei costi legati ai farmaci e alle risorse umane coinvolte, ma anche dei costi indiretti: giornate di lavoro perse dalle pazienti, accessi al pronto soccorso, trattamenti necessari per gestire eventuali tossicità. Oltre alla riduzione dei costi clinici e umani, quindi, si registra anche un importante contenimento dei costi economici, grazie all’utilizzo dei test".
"E' fondamentale ottimizzare il trattamento, evitando chemioterapie inutili e quindi tossicità che possono essere risparmiate - rimarca l'esperto - I test multigenici ci aiutano molto. Tuttavia bisogna ricordare che il trattamento adiuvante", dopo l'intervento, "serve ad aumentare la percentuale di pazienti che guarisce completamente. L'obiettivo finale è quindi guarire le pazienti. I test non servono soltanto a evitare la chemioterapia nelle donne a basso rischio, ma anche a individuare quella piccola quota di pazienti - stimata intorno al 5% - che, sulla base delle sole variabili cliniche, non riceverebbero la chemioterapia, ma che invece, grazie al test genomico, risultano candidate a questo trattamento. In questi casi la chemioterapia è fondamentale perché, senza il test, si rischierebbe un sottotrattamento". Questa procedura "serve quindi sia a evitare tossicità inutili sia, più in generale, a ottimizzare le strategie terapeutiche oggi disponibili".
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Oncologo De Laurentiis: Test genomici rivoluzionano le cure per il cancro al seno V-news.it
Oncologo De Laurentiis: “Test genomici per cure personalizzate in cancro seno”
Test Genomici e Cancro al Seno
(Adnkronos) – “I test genomici sono analisi sofisticate effettuate su campioni tissutali dopo l’asportazione chirurgica del tumore al seno. Vengono utilizzati nei casi di forme ormonosensibili perché permettono di valutare parametri di espressione genica utili a stabilire se la paziente ha realmente bisogno di chemioterapia nella fase post-operatoria”. Lo ha affermato Michelino De Laurentiis, direttore del Dipartimento di Oncologia senologica dell’Irccs Fondazione Pascale di Napoli, durante l’incontro ‘Genomics at Work: The Evolution of the Patient Journey in Early Breast Cancer’, dedicato all’evoluzione del percorso di cura del tumore al seno in fase precoce.
Disparità Regionali nell’Uso dei Fondi
“I test genomici sono rimborsati in Italia grazie a un Fondo nazionale che distribuisce le risorse in modo equo tra le diverse Regioni – ha spiegato l’oncologo – Tuttavia, dai dati disponibili emerge che l’utilizzo di questo fondo non è omogeneo sul territorio nazionale. Esistono differenze sostanziali tra Regioni che utilizzano pienamente le risorse disponibili e altre, soprattutto del Centro-Sud, che ne fanno un uso più limitato. Le motivazioni sono diverse, presumibilmente legate ad aspetti organizzativi e culturali. Inoltre, all’interno della stessa regione, si osservano differenze tra centri ad alta specializzazione e strutture più periferiche che seguono un numero inferiore di pazienti con tumore al seno e mostrano una minore propensione a prescrivere questi test”.
Benefici per le Pazienti
L’impiego di questi test apporta “benefici importanti innanzitutto alle pazienti, perché consentono di personalizzare il trattamento evitando spesso chemioterapie inutili, riservandole ai casi in cui sono davvero necessarie – ha chiarito De Laurentiis – L’obiettivo non è evitare la chemioterapia a prescindere, ma fare la scelta terapeutica giusta per ogni paziente, evitando trattamenti che non apporterebbero benefici. Nella maggior parte dei casi si ottiene una riduzione del ricorso alla chemioterapia, con vantaggi anche per il sistema sanitario: non tanto per il costo del farmaco, oggi relativamente contenuto, quanto perché la somministrazione della terapia richiede personale, spazi dedicati e postazioni per infusione. Risorse che, grazie ai test genomici – ha rimarcato l’oncologo – possono essere risparmiate e destinate ai pazienti che ne hanno realmente bisogno”.
Verso una Cura Personalizzata
La personalizzazione delle cure è un obiettivo fondamentale nella lotta contro il cancro al seno. L’implementazione dei test genomici rappresenta un passo importante verso l’efficacia del trattamento, permettendo di evitare terapie invasive e spesso non necessarie. Questo approccio non solo migliora la qualità della vita delle pazienti, ma ottimizza anche l’uso delle risorse sanitarie, rendendo il sistema più efficiente. Con la continua evoluzione della ricerca e delle tecnologie, è cruciale garantire che tutte le Regioni abbiano accesso equo a queste innovazioni, affinché ogni paziente possa beneficiare di cure adeguate e personalizzate, indipendentemente dalla propria posizione geografica.
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Oncologo De Laurentiis: "Test genomici per cure personalizzate in cancro seno" Adnkronos
"I test genomici sono analisi sofisticate effettuate sul campione tissutale dopo l'asportazione chirurgica del tumore al seno. Vengono utilizzati nei casi di forme ormonosensibili perché consentono di valutare una serie di parametri di espressione genica - da cui il termine test genomici - utili a stabilire se la paziente abbia realmente necessità di sottoporsi alla chemioterapia nella fase post-operatoria". Lo ha detto Michelino De Laurentiis, direttore del Dipartimento di Oncologia senologica dell'Irccs Fondazione Pascale di Napoli, intervenendo oggi nel capoluogo campano all'incontro 'Genomics at Work: The Evolution of the Patient Journey in Early Breast Cancer', dedicato all'evoluzione del percorso di cura del tumore al seno in fase precoce.
"I test genomici sono rimborsati in Italia grazie a un Fondo nazionale che distribuisce le risorse in maniera equa tra le diverse Regioni - spiega l'oncologo - Tuttavia, dai dati disponibili emerge che l'utilizzo di questo fondo non è omogeneo sul territorio nazionale. Esistono differenze sostanziali tra Regioni che utilizzano pienamente le risorse disponibili - sia al Nord sia al Sud - e altre, soprattutto del Centro-Sud, che invece ne fanno un uso più limitato. Le motivazioni sono diverse, ma presumibilmente sono legate ad aspetti organizzativi e, in parte, anche culturali. All'interno della stessa regione, inoltre, si osservano spesso differenze tra centri ad alta specializzazione, con maggiore esperienza nel settore, e strutture più periferiche che seguono un numero inferiore di pazienti con tumore al seno e mostrano una minore propensione a prescrivere questi test".
L'impiego di questi test apporta "benefici importanti innanzitutto alle pazienti, perché consentono di personalizzare il trattamento evitando spesso chemioterapie inutili, riservandole ai casi in cui sono davvero necessarie - chiarisce De Laurentiis - L'obiettivo non è evitare la chemioterapia a prescindere, ma fare la scelta terapeutica giusta per ogni paziente, evitando trattamenti che non apporterebbero benefici. Nella maggior parte dei casi si ottiene una riduzione del ricorso alla chemioterapia, con vantaggi anche per il sistema sanitario: non tanto per il costo del farmaco, oggi relativamente contenuto, quanto perché la somministrazione della terapia richiede personale, spazi dedicati e postazioni per infusione. Risorse che, grazie ai test genomici - rimarca l'oncologo - possono essere risparmiate e destinate ai pazienti che ne hanno realmente bisogno".