Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
57.0/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
L’ONCOLOGIA DI FERRARA PROTAGONISTA SU “NATURE GENETICS” PER UNA RICERCA SUL MESOTELIOMA PLEURICO ospfe.it
L’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara e l’Università di Ferrara hanno contribuito in modo determinante allo studio internazionale NIBIT-EPI-MESO, i cui risultati sono stati recentemente pubblicati sulla prestigiosa rivista scientifica “Nature Genetics”. La ricerca, coordinata dalla Fondazione NIBIT nell'ambito del Programma AIRC “5 per mille” EPICA, ha portato all'individuazione di quattro sottotipi di metilazione del DNA tumorale capaci di predire in modo indipendente sia la risposta al trattamento immunoterapico sia la sopravvivenza dei pazienti affetti da mesotelioma pleurico.
Questo traguardo scientifico fornisce indicazioni cliniche più precise rispetto alla tradizionale distinzione istologica, consentendo di orientare le scelte terapeutiche verso cure più adatte per ogni singolo paziente.
Il mesotelioma pleurico è una neoplasia rara e altamente aggressiva, quasi sempre associata all'esposizione prolungata all'amianto. Sebbene la combinazione di farmaci immunoterapici sia l'attuale standard di cura, solo una parte dei pazienti beneficia di risultati significativi a lungo termine. Per rispondere alla mancanza di biomarcatori predittivi, lo studio ha analizzato retrospettivamente 91 pazienti attraverso un approccio multi-omico integrato, comprendente il sequenziamento dell’RNA, dell’esoma e lo studio della metilazione del DNA.
Un approccio multi-omico integrato è un modo di studiare il corpo umano guardando più “strati” contemporaneamente invece di analizzarne uno solo. In pratica, il nostro organismo funziona come un sistema molto complesso: ci sono i geni, le proteine, le sostanze che circolano nelle cellule e tanti altri elementi che lavorano insieme. Se si osserva solo uno di questi aspetti, si capisce qualcosa, ma non tutto. Con questo approccio, invece, si raccolgono informazioni su più livelli e le si mettono insieme per avere una visione completa. In medicina questo serve soprattutto per capire meglio le malattie e scegliere cure più precise, perché permette di vedere non solo “dove” c’è il problema, ma anche come si sviluppa e perché.
L'analisi ha classificato i tumori in quattro categorie basate su livelli crescenti di metilazione: DEM (demetilato), LOW (bassa metilazione), INT (intermedio) e CIMP (fenotipo metilatore). I dati clinici emersi mostrano divergenze sostanziali.
"I risultati - dichiara la prof.ssa Luana Calabrò (nella foto), Direttrice dell’Oncologia Clinica dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara e primo autore dello studio - suggeriscono che i quattro sottotipi identificati a diverso grado di metilazione non descrivono solo caratteristiche molecolari differenti, ma riflettono biologie tumorali profondamente diverse, con implicazioni dirette sull’efficacia del trattamento immunoterapico. L'immunoterapia da alcuni anni è stata approvata dall'agenzia regolatoria del farmaco italiano anche per i pazienti con mesotelioma ad istologia non epitelioide, ma non tutti i pazienti ne traggono beneficio. Questa scoperta consentirà di trattare i malati di mesotelioma non più solo in base alla classificazione istologica (epitelioide, non epitelioide), ma anche in base alle differenze molecolari (e quindi potenzialmente estendendo l'indicazione anche a pazienti con mesotelioma epitelioide). Si potranno cosi selezionare i malati "giusti" per il trattamento immunoterapico, evitando cure inefficaci e tossicità".
"I risultati – sottolinea il prof. Michele Maio, Presidente della Fondazione NIBIT e principal investigator dell’intero progetto - indicano che l’analisi della metilazione del DNA potrebbe, in un prossimo futuro, entrare nella pratica clinica per la caratterizzazione molecolare del mesotelioma pleurico. Sul piano terapeutico si ipotizza che i pazienti con sottotipi a metilazione elevata possano beneficiare di strategie combinate con farmaci ipometilanti per rendere le cellule neoplastiche più sensibili all’immunoterapia. La Fondazione NIBIT sta già lavorando in questa direzione con nuovi studi clinici".
Per tradurre queste evidenze nella pratica quotidiana, il team di ricerca ha sviluppato un algoritmo di machine learning (Random Forest) in grado di assegnare i campioni ai quattro sottotipi con un'accuratezza dell'89%. Lo strumento è stato messo a disposizione della comunità scientifica globale per la validazione prospettica. L'eccellenza della ricerca dell’oncologia ferrarese si conferma impegnata nel contrasto alle patologie rare e complesse (come anche il mesotelioma), lavorando per trasformare l'innovazione tecnologica in migliori prospettive di vita per i pazienti.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
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57.8/100
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Criteri Critici
Sindrome di Rett: studio italiano indica nuove strade per la terapia genica OMaR – Osservatorio Malattie Rare
Sindrome di Rett
Sindrome di Rett: studio italiano indica nuove strade per la terapia genica
Una ricerca condotta da CNR e Ospedale San Raffaele di Milano ha permesso di identificare una funzione finora sconosciuta della proteina MeCP2, la cui carenza è alla base della patologia
Una scoperta tutta italiana chiarisce il ruolo di MECP2, il gene che è alla base della sindrome di Rett, rara malattia del neurosviluppo che colpisce soprattutto le bambine. Per tale patologia, caratterizzata da regressione delle abilità motorie, del linguaggio e ridotta interazione sociale, ad oggi non esistono terapie in grado di arrestare o invertire la progressione dei sintomi.
Un gruppo di ricerca composto da ricercatori e ricercatrici dell’Istituto di Neuroscienze (CNR-IN) e dell’Istituto di Tecnologie Biomediche (CNR-ITB) del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Milano, in collaborazione con l’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, ha infatti identificato una funzione finora sconosciuta della proteina MeCP2, codificata dall’omonimo gene, con rilevanti implicazioni terapeutiche.
Lo studio, guidato dai ricercatori Vania Broccoli e Mirko Luoni e pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature Communications, dimostra per la prima volta che la proteina MeCP2 è capace di attivare geni cruciali per lo sviluppo dei neuroni, in particolare “collaborando” con un complesso epigenetico chiamato SWI/SNF, che regola l’accesso al DNA. Tramite analisi sull’intero genoma, questo studio ha delucidato i target principali della proteina MeCP2 che promuovono il differenziamento dei neuroni e la loro maturazione funzionale. Sorprendentemente, questo meccanismo è attivo durante lo sviluppo cerebrale, mentre è trascurabile in neuroni maturi del cervello adulto. Di conseguenza, i neuroni adulti sono in grado di tollerare livelli significativamente più elevati di MeCP2 rispetto ad altri tipi cellulari.
“Per anni, la comunità scientifica ha ritenuto che un eccesso di MeCP2 potesse essere dannoso quanto la sua carenza [quella che determina proprio la sindrome di Rett, N.d.R.], contribuendo a rallentare lo sviluppo di strategie di terapia genica volte a ripristinare la funzione del gene MECP2 nel cervello delle pazienti. Questo timore ha rappresentato un importante limite nella valutazione della sicurezza di tali approcci di trattamento”, spiega Vania Broccoli, coordinatore dello studio. “I nuovi risultati ribaltano questo paradigma: l’effetto tossico di livelli elevati di MeCP2 non è universale, ma dipende dal contesto cellulare e non si applica ai neuroni, le cellule chiave nella patologia. Questo cambio di prospettiva amplia significativamente la finestra terapeutica e apre la strada a strategie di terapia genica più efficaci e sicure”.
“Attualmente, solo due approcci di terapia genica per la sindrome di Rett hanno raggiunto la fase clinica. Tuttavia, questa scoperta potrebbe accelerare lo sviluppo e la validazione di nuove soluzioni terapeutiche, facilitandone il passaggio verso la sperimentazione clinica”, aggiunge Mirko Luoni.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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Criteri Critici
Daiichi Sankyo punta alla top 5 globale in oncologia: ricavi oltre $15 mld entro il 2030 pharmastar.it
Diventare una delle cinque maggiori aziende oncologiche al mondo entro il 2035, accelerando lo sviluppo di farmaci innovativi e consolidando la leadership negli antibody-drug conjugates (ADC). È l’obiettivo ambizioso annunciato da Daiichi Sankyo nel nuovo piano industriale quinquennale 2026-2030, che punta a generare 15 miliardi di dollari di ricavi in oncologia entro la fine del decennio.
Il gruppo giapponese scommette soprattutto sulla piattaforma DXd, tecnologia proprietaria alla base degli ADC che hanno già cambiato lo scenario terapeutico in diversi tumori solidi. Il piano prevede oltre 20 nuove indicazioni terapeutiche entro il 2030 distribuite su cinque farmaci oncologici, con l’obiettivo di raggiungere più di 700mila nuovi pazienti ogni anno entro il 2035.
Enhertu e Datroway guidano la corsa degli ADC
A trainare la crescita saranno soprattutto Enhertu e Datroway, due ADC che secondo l’azienda stanno ridefinendo il trattamento del tumore della mammella.
“Enhertu ha cambiato la classificazione e il trattamento del carcinoma mammario, diventando l’ADC di maggior successo della storia per ricavi”, ha dichiarato Ken Keller, Global Head of Oncology Business di Daiichi Sankyo.
Nel solo anno fiscale 2026 sono previsti cinque lanci strategici a livello globale: quattro nuove indicazioni nel tumore della mammella per Enhertu e Datroway e il debutto dell’azienda nel tumore del polmone a piccole cellule con ifinatamab deruxtecan.
Obiettivo: conquistare il tumore del polmone
Il piano industriale individua proprio nel carcinoma polmonare uno dei principali terreni di espansione futura. Nei prossimi cinque anni l’azienda prevede oltre dieci nuove indicazioni in questo setting tumorale.
La strategia riflette la crescente centralità degli ADC nell’oncologia moderna: molecole progettate per trasportare selettivamente farmaci citotossici direttamente alle cellule tumorali, aumentando efficacia e riducendo la tossicità sistemica.
AI, biomarcatori e nuove piattaforme tecnologiche
Accanto agli ADC, Daiichi Sankyo punta a rafforzare il proprio motore di ricerca con tecnologie “breakthrough generating”, piattaforme innovative pensate per accelerare lo sviluppo di farmaci ad alto potenziale.
Tra gli ambiti prioritari figurano:
• anticorpi multispecifici;
• degradazione mirata delle proteine;
• terapie basate su siRNA;
• strumenti digitali e intelligenza artificiale applicati allo sviluppo clinico.
Secondo John Tsai, responsabile globale R&D dell’azienda, l’obiettivo è rendere ancora più rapido lo sviluppo clinico, sfruttando biomarcatori avanzati e AI per migliorare la selezione dei pazienti e aumentare la probabilità di successo dei trial.
Una crescita aggressiva anche sul fronte economico
Il piano quinquennale prevede ricavi complessivi superiori a 19 miliardi di dollari entro il 2030, rispetto ai circa 13,3 miliardi registrati nel 2025, con profitti operativi oltre i 3,8 miliardi di dollari entro la fine del decennio. L’azienda stima inoltre di raggiungere circa 6,3 miliardi di dollari di utile operativo nei primi anni del 2030.
Per sostenere questa crescita, Daiichi Sankyo avvierà una profonda trasformazione organizzativa basata su AI, digitalizzazione e centralizzazione globale delle attività commerciali e di sviluppo clinico.
Il nuovo piano industriale conferma la competizione sempre più serrata nel mercato globale dell’oncologia, dove gli ADC rappresentano oggi una delle aree a più alta crescita e innovazione.
Con il successo di Enhertu e l’espansione della piattaforma DXd, Daiichi Sankyo punta ora a trasformarsi da protagonista degli ADC a leader globale dell’intera oncologia, in una corsa che coinvolge le principali big pharma internazionali.
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📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
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Criteri Critici
Tumore del polmone, la cura cambia strategia. L'Istuto Regina Elena: "Immunoterapia prima del bisturi" RomaToday
Terapie sempre più anticipate per aumentare le possibilità di guarigione, riducendo il rischio di recidiva. È la “svolta” sulla cura del tumore al polmone emerso dal confronto tra esperti internazionali riuniti a Roma dall’Istituto nazionale Tumori Regina Elena (Ire).
Come spiega la struttura, trattare il paziente con l’immunoterapia prima dell’intervento chirurgico può ridurre di circa il 30–40% il rischio di recidiva e aumentare in modo significativo la probabilità di risposta completa, con percentuali che passano da circa il 2% a oltre il 20%. Arrivando così all’intervento con il tumore già “spento”. “Un cambio di prospettiva che può fare la differenza in una malattia ancora tra le più diffuse e letali” spiegano dall’istituto.
Tumore al polmone: i numeri
Se n’è discusso nel corso del 5th International summit on lung cancer, svoltosi a Roma il 9 e 10 maggio. Fino a pochi anni fa, spiegano dalla struttura romana, nel tumore del polmone operabile l’intervento chirurgico era il primo passo. “Oggi non è più una scelta automatica. La strategia si costruisce prima. Si studia il tumore, si leggono le sue caratteristiche molecolari, si decide se iniziare con immunoterapia, terapie target o combinazioni. Solo dopo si sceglie se e come operare. La chirurgia resta centrale, ma oggi è parte di un percorso multidisciplinare costruito fin dall’inizio”. Nel 2025 in Italia sono stati diagnosticati 27.100 nuovi casi tra gli uomini e 16.400 tra le donne; nel 2022 i decessi stimati sono stati 35.700 (dati Airtum – Associazione italiana registro tumori).
“Oggi non basta più intervenire localmente - spiega Federico Cappuzzo, direttore dell’Oncologia medica 2 dell’istituto Regina Elena e membro dello scientific board del Summit. - Dobbiamo trattare la malattia come sistemica fin dall’inizio. È questo che aumenta la probabilità di guarigione.
I nuovi strumenti di monitoraggio
In questo scenario diventano centrali gli strumenti di monitoraggio più avanzati. La biopsia liquida, che permette di analizzare il Dna tumorale nel sangue, spiegano dall’istituto, si sta affermando come un “sensore precoce” della malattia: può aiutare a individuare la cosiddetta malattia minima residua, cioè tracce di tumore non visibili con gli esami tradizionali. Non è ancora uno standard per tutti i pazienti, ma rappresenta uno dei fronti più promettenti della ricerca. “La direzione è arrivare a un controllo sempre più preciso e personalizzato - sottolinea Cappuzzo. - Capire in anticipo se la malattia sta tornando significa poter intervenire prima, e meglio”.
Tra i temi centrali del Summit: biomarcatori, nuovi farmaci e intelligenza artificiale applicata alla diagnosi e alla scelta delle cure. “La vera innovazione oggi è integrare dati clinici, molecolari e tecnologici per prendere decisioni sempre più precise - sottolinea Giovanni Blandino, direttore scientifico dell’istituto. - Non trattiamo più tumori uguali per tutti, ma malattie diverse in persone diverse. Questo cambia radicalmente l’efficacia delle cure”.
Portare a Roma i principali esperti internazionali ha un valore che va oltre l’evento. "Ifo costruisce comunità scientifiche - evidenzia il direttore generale Livio De Angelis. - Crea occasioni in cui le innovazioni mediche circolano velocemente tra chi le sperimenta e chi le applica. Il Summit è stato esattamente questo: un formidabile strumento di lavoro atto a trasferire l'innovazione nella pratica clinica, a vantaggio dei pazienti".
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Criteri Critici
Nuova tecnologia oncologica al San Pietro per terapie più mirate RaiNews
L’UPMC Hillman Cancer Center San Pietro Fatebenefratelli di Roma rafforza il reparto di radioterapia con nuove tecnologie dedicate alla cura dei tumori, tra cui l’Elekta Unity, acceleratore ibrido considerato tra i più avanzati al mondo. La struttura sanitaria, accreditata con il Servizio sanitario nazionale, ha completato un investimento superiore ai 15 milioni di euro sostenuto da UPMC con l’obiettivo di ampliare l’accesso ai trattamenti oncologici avanzati e ridurre i tempi di attesa per i pazienti. Tra le principali novità c’è l’installazione di due nuovi bunker destinati alle apparecchiature di ultima generazione. Nel nuovo spazio è stato collocato l’Elekta Unity, tecnologia presente in appena una cinquantina di centri nel mondo. Il sistema combina un acceleratore lineare con una risonanza magnetica diagnostica ad alto campo da 1,5 Tesla, consentendo di applicare la radioterapia adattativa personalizzata. La tecnologia permette di modificare il trattamento prima di ogni seduta in base alle condizioni aggiornate del paziente e all’evoluzione del tumore. A differenza della radioterapia tradizionale, che utilizza un piano terapeutico definito all’inizio del ciclo di cure, la Adaptive Radiation Therapy ricalcola il trattamento a ogni sessione. Il sistema individua con precisione millimetrica la posizione del tumore e degli organi circostanti, adattando la terapia in tempo reale. Secondo il centro oncologico, l’impiego dell’Intelligenza artificiale consente inoltre di compensare i movimenti fisiologici degli organi e le variazioni morfologiche della malattia, limitando l’esposizione dei tessuti sani e riducendo gli effetti collaterali. L’obiettivo della struttura è aumentare il numero di pazienti trattati e rendere più rapide le cure in un contesto nazionale che continua a registrare un incremento delle diagnosi oncologiche. Le stime parlano di circa 390mila nuovi casi di tumore previsti in Italia nel 2025.
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Criteri Critici
L’immunoterapia contro i tumori del sangue funziona meglio con cellule T staminali Le Scienze
Il primo trial clinico per verificare efficacia e sicurezza delle cellule T staminali di memoria (TSCM) nel trattamento di forme recidivanti di leucemie e linfomi ha dato risultati promettenti. Solo 11 pazienti hanno partecipato, quindi è presto per “gridare al miracolo”, ma gli scienziati confidano nelle potenzialità di queste cellule immunitarie – un sottotipo di cellule (o linfociti) T – per la cura dei tumori del sangue recidivanti o refrattari al trapianto di midollo osseo o alle terapie con anticorpi monoclonali.
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Criteri Critici
Protoni contro il cancro: protonterapia la nuova frontiera della radioterapia Humanitas Gavazzeni
In questi ultimi anni la radioterapia oncologica ha compiuto passi da gigante: tecnologie sempre più sofisticate permettono oggi di colpire i tumori con una precisione impensabile fino a pochi decenni fa, riducendo i danni ai tessuti sani.
Ne parliamo con l’aiuto del professor Rosario Mazzola, Responsabile di Radioterapia in Humanitas Gavazzeni e Professore Associato in Humanitas University.
Con la protonterapia si risparmiano le strutture critiche
Le nuove frontiere riguardano la capacità di adattare le diverse terapie su ogni paziente, integrandole al contempo con l’immunoterapia. L’obiettivo è aumentare il più possibile l’efficacia delle stesse, minimizzandone l’invasività.
In questo contesto, la protonterapia rappresenta uno dei progressi più rilevanti. A differenza della radioterapia tradizionale con raggi X, i protoni rilasciano la quasi totalità della loro energia direttamente all’interno della massa tumorale, grazie a una proprietà fisica: il picco di Bragg.
Questo significa che il tessuto sano intorno al tumore riceve una dose praticamente nulla. È una differenza fisica fondamentale: si traduce in meno effetti collaterali, sia acuti sia a lungo termine. In pratica, si concentra il raggio dove serve, risparmiando strutture critiche come il midollo spinale, gli occhi, il cuore.
La protonterapia coinvolge figure mediche diverse
In Humanitas, la protonterapia è diretta dalla prof.ssa Marta Scorsetti e viene effettuata nel nuovo Proton Building presso l’IRCCS Istituto Clinico Humanitas di Rozzano: una struttura in cui tecnologia e alta competenza medica si fondono nell’Oncologia di precisione.
Una possibilità concreta per i pazienti di Humanitas Gavazzeni, i cui casi vengono presi in carico durante incontri multidisciplinari dalle équipe di Radioterapia di tutti gli ospedali del Gruppo.
Il lavoro di squadra è centrale, e in Oncologia rappresenta spesso la differenza tra un trattamento standard e uno davvero su misura. Nessuna decisione viene presa da un singolo specialista. I medici che si occupano di diagnosi e cura del cancro come i radio-oncologi, oncologi medici, chirurghi oncologi, radiologi, medici nucleari e patologi si confrontano quotidianamente per costruire il percorso migliore e su misura del singolo paziente.
La protonterapia, nello specifico, richiede una pianificazione molto accurata che coinvolge figure diverse: non solo il radio-oncologo, ma, ad esempio, anche il fisico sanitario, che elabora il piano di trattamento, oltre ai colleghi delle discipline coinvolte in base alla sede del tumore. È un lavoro corale, e la qualità del risultato dipende anche da questo.
Protonterapia, indicata per tumori complessi o in aree delicate
La protonterapia è particolarmente indicata per tumori complessi o localizzati in aree delicate, in prossimità di organi vitali o strutture critiche, come il sistema nervoso centrale, l’occhio o il midollo spinale. In Humanitas, la tecnologia si combina con l’expertise, tra gli altri, in tumori rari come cordomi e condrosarcomi, nei tumori cerebrali e spinali, nei sarcomi dei tessuti molli, nei tumori della base del cranio, dell’esofago, dei testicoli e in alcune neoplasie oculari, oltre che nei casi di recidiva in aree già sottoposte a radioterapia.
Rivolgersi a centri specializzati è questione di sicurezza ed efficacia. La protonterapia richiede elevate competenze medico-fisico per garantire efficacia e sicurezza. Un centro ad alto volume garantisce l’esperienza necessaria per trattare anche i casi più complessi.
Visite ed esami
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Criteri Critici
Tumori, una nuova immunoterapia disponibile per tre neoplasie la Repubblica
Tre tumori difficili da trattare e che, nella maggior parte dei casi, vengono individuati in fase avanzata: il carcinoma dello stomaco, dell’esofago e del polmone. Per i pazienti che ne soffrono, arriva oggi un’opzione terapeutica in più: tislelizumab, farmaco che agisce sul sistema immunitario aiutandolo a contrastare la malattia. Sulla base dei risultati ottenuti dalla molecola negli studi clinici, l’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) ha approvato la rimborsabilità di tislelizumab in combinazione con chemioterapia in prima linea nel carcinoma gastrico ed esofageo e in monoterapia in seconda linea nell’esofago e polmone. Nel cancro dell’esofago i dati dimostrano una sopravvivenza a 3 anni quasi raddoppiata; nell’adenocarcinoma gastrico una riduzione del 29% il rischio di morte; nel carcinoma polmonare un miglioramento del controllo della malattia.
Il tumore dell’esofago
Ogni anno, in Italia, sono stimati circa 2.350 nuovi casi di tumore dell’esofago. “Il consumo di alcol e l’abitudine al fumo di sigaretta sono strettamente connessi alla forma squamosa, la più frequente – spiega Filippo Pietrantonio, Responsabile dell’Oncologia medica gastroenterologica alla Fondazione Irccs Istituto Nazionale dei Tumori di Milano -. I due fattori di rischio si potenziano a vicenda con un effetto sinergico, tanto che la probabilità di ammalarsi aumenta fino a 100 volte in chi beve e fuma. In troppi pazienti, pari a circa due terzi, la malattia è individuata in stadio già avanzato, non più operabile. E sono persone molto fragili, spesso colpite anche da altre malattie”. Da qui la necessità di nuove opzioni efficaci. Nei pazienti con espressione del biomarcatore PD-L1, la combinazione di tislelizumab più chemioterapia ha mostrato un beneficio davvero importante, perché ha quasi raddoppiato la sopravvivenza globale nel confronto con la sola chemioterapia.
Per questa molecola, Aifa ha dato una duplice approvazione: in combinazione con chemioterapia a base di platino per il trattamento di prima linea di pazienti con carcinoma a cellule squamose dell’esofago non resecabile, localmente avanzato o metastatico, i cui tumori esprimono PD-L1 con un punteggio di positività dell’area tumorale (TAP) ≥ 5%. E in seconda linea in monoterapia per pazienti con carcinoma squamoso dell’esofago non resecabile, localmente avanzato o metastatico, dopo precedente chemioterapia a base di platino.
Il tumore del polmone
L’immunoterapia, negli ultimi 10 anni, ha cambiato la cura del tumore del polmone, la seconda neoplasia più frequente nel nostro Paese con 43.500 nuove diagnosi stimate nel 2025. “L’immunoterapia rappresenta una pietra miliare nella storia dell’oncologia toracica – sottolinea Federico Cappuzzo, Direttore dell’Oncologia Medica 2 all’Istituto Nazionale Tumori ‘Regina Elena’ di Roma -. L’approvazione di tislelizumab da parte di Aifa rende disponibile un’ulteriore offerta terapeutica immunoterapica in pazienti che hanno forti necessità di disporre di più opzioni. Mentre in prima linea abbiamo diverse opzioni, in seconda abbiamo pochi strumenti. Se non è stata usata in prima battuta, l’immunoterapia diventa quindi uno strumento prezioso”. Aifa ha approvato tislelizumab in monoterapia per pazienti adulti con carcinoma polmonare non a piccole cellule localmente avanzato o metastatico, dopo precedente chemioterapia a base di platino.
“Purtroppo, più del 50% delle diagnosi di tumore del polmone avviene ancora oggi in stadio avanzato, da qui la necessità di terapie sempre più efficaci - afferma Silvia Novello, Presidente di Women Against Lung Cancer in Europe, Direttore dell’Oncologia Medica all’Ospedale San Luigi Gonzaga di Orbassano e Professore Ordinario di Oncologia Medica all’Università degli Studi di Torino -. La chemioterapia ha assolutamente ancora un ruolo nel trattamento di questa neoplasia: per molti pazienti svolge tuttora un ruolo decisivo. L’immunoterapia con tislelizumab consente di ottenere risultati importanti in diversi setting. L’integrazione corretta dei vari approcci e le giuste valutazioni delle sequenze di cura rendono mandatorio il giudizio del team multidisciplinare. La figura dello psiconcologo poi non può esser considerata come ancillare nella presa in carico del paziente affetto da tumore polmonare, poiché è stato dimostrato come ansia e depressione possano peggiorare la risposta alle cure, impattando negativamente sui tempi di sopravvivenza”.
Il tumore dello stomaco
Un’altra neoplasia a elevata mortalità è quella dello stomaco. “Nel 2025, in Italia, sono stati stimati 12.370 nuovi casi di carcinoma gastrico, meno del 20% è individuato in fase iniziale. Con la conseguenza che la sopravvivenza a 5 anni è pari soltanto al 32% - continua Pietrantonio -. Gli adenocarcinomi gastroesofagei, in fase avanzata o metastatica, hanno ricevuto lo stesso trattamento sistemico con la chemioterapia e per oltre 20 anni non ci sono stati reali progressi, soprattutto nelle forme che non esprimono la proteina Her2. Lo scenario sta cambiando grazie all’immunoterapia e la disponibilità di tislelizumab in prima linea amplia le opportunità di cura. L’immunoterapia è più efficace quando un biomarcatore, la proteina PD-L1, è espresso a livelli elevati. È quindi necessario, al momento della diagnosi di malattia avanzata, determinarne immediatamente il livello di espressione”.
I risultati degli studi clinici indicano che l’aggiunta di tislelizumab alla chemioterapia provoca una riduzione del rischio di morte del 29%. Un risultato che ha portato Aifa ad approvare questa molecola in combinazione con chemioterapia a base di platino e fluoropirimidina per il trattamento di prima linea di pazienti con adenocarcinoma gastrico o della giunzione gastroesofagea Her2-negativo, non resecabile, localmente avanzato o metastatico, i cui tumori esprimono PD-L1 con TAP ≥ 5%.
La presa in carico delle persone con tumore dello stomaco richiede, a partire dalla diagnosi, un approccio multidisciplinare. Si stima che circa il 50% dei pazienti colpiti da carcinoma gastrico sia malnutrito, condizione che determina gravi conseguenze, come ridotta tolleranza alle terapie, peggiore sopravvivenza e minore qualità di vita. “Per questo, è fondamentale che siano sempre offerti al paziente una valutazione dello stato nutrizionale e piani dietetici da parte dei nutrizionisti, che devono essere inclusi nel team multidisciplinare. Da tempo chiediamo che gli alimenti a fini medici speciali, ancora spesso a carico dei pazienti, siano inclusi nei Livelli Essenziali di Assistenza e, quindi, garantiti a tutti”, – spiega Claudia Santangelo,Presidente di ‘Vivere Senza Stomaco, Si Può ODV’. “Accanto a una corretta presa in carico nutrizionale, è altrettanto importante garantire ai pazienti un accesso tempestivo alle innovazioni terapeutiche: nuove opzioni efficaci in prima linea nella malattia metastatica devono essere rese subito disponibili. In questo senso, l’approvazione di tislelizumab rappresenta un passo avanti importante”.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Tislelizumab mostra efficacia contro tumori esofageo, gastrico e polmonare, dice Cappuzzo V-news.it
L'oncologo Federico Cappuzzo ha evidenziato l'efficacia di tislelizumab, un trattamento chemio-immunoterapico recentemente approvato per i tumori esofagei, gastrici e polmonari, mostrando risultati promettenti e migliorando le prospettive di trattamento per i pazienti. La sua introduzione rappresenta un passo importante verso una gestione precoce della malattia, aumentando le possibilità di successo terapeutico.
Tumori: cancro esofago, stomaco e polmoni, oncologo Cappuzzo ‘tislelizumab efficace’
Innovazioni nel Trattamento Oncologico
La lotta contro il cancro continua a fare passi avanti grazie a nuove terapie e approcci innovativi. Recentemente, l’oncologo Federico Cappuzzo ha sottolineato l’efficacia di tislelizumab, un trattamento chemio-immunoterapico, nel combattimento contro i tumori esofagei, gastrici e polmonari. Durante un incontro stampa a Milano, Cappuzzo ha evidenziato come questo farmaco stia mostrando risultati promettenti, confermati da numerosi studi clinici. La sua introduzione nel panorama terapeutico rappresenta una speranza significativa per i pazienti, specialmente in una fase precoce della malattia.
Tislelizumab: Un Nuovo Alleato
Tislelizumab ha recentemente ricevuto l’approvazione da parte dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) per la rimborsabilità nel trattamento dei tumori dell’esofago, dello stomaco e dei polmoni. Questo rappresenta un passo cruciale, poiché consente a un numero maggiore di pazienti di accedere a un’opzione terapeutica efficace. L’oncologo Cappuzzo ha dichiarato che “l’impiego sempre più precoce dell’immunoterapia consente una gestione migliore della malattia già agli stadi iniziali”. Ciò significa che i pazienti possono iniziare a ricevere trattamenti innovativi prima che la malattia si aggravi, aumentando così le probabilità di successo.
Studi Clinici e Risultati
Numerosi studi clinici hanno dimostrato la validità di tislelizumab come trattamento efficace per i tumori sopra menzionati. La ricerca ha evidenziato che questo farmaco non solo migliora la sopravvivenza dei pazienti, ma riduce anche gli effetti collaterali associati ai trattamenti tradizionali. Cappuzzo ha sottolineato che “tislelizumab sta dimostrando efficacia in modo trasversale su tutti i pazienti, indipendentemente dalle loro caratteristiche cliniche o biologiche”. Questo è un aspetto fondamentale, poiché indica che il farmaco può essere utilizzato in una vasta gamma di pazienti, indipendentemente dalla loro condizione di salute specifica o dalla tipologia di tumore.
Prospettive Future e Importanza della Ricerca
La crescente disponibilità di trattamenti come tislelizumab rappresenta un cambiamento significativo nel panorama della terapia oncologica. La ricerca continua a essere essenziale per sviluppare nuovi farmaci e migliorare quelli esistenti. Cappuzzo ha evidenziato che la collaborazione tra istituti di ricerca, ospedali e agenzie regolatorie è fondamentale per garantire che i pazienti possano beneficiare delle ultime innovazioni. Con l’aumento della rimborsabilità di trattamenti innovativi, ci si aspetta che sempre più pazienti possano accedere a cure che, fino a poco tempo fa, erano considerate inaccessibili. La speranza è che, nel prossimo futuro, l’immunoterapia diventi un trattamento standard per molte forme di cancro, contribuendo così a salvare vite umane.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
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Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
52.6/100
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Criteri Critici
Tumori: l’oncologo Pietrantonio sottolinea l’importanza della terapia precoce. V-news.it
Il dottor Filippo Pietrantonio sottolinea l'importanza di comprendere i fattori di rischio e di un approccio terapeutico iniziale nel trattamento del carcinoma gastrico, una forma di tumore spesso diagnosticata in fase avanzata. L'approvazione del tislelizumab come trattamento innovativo rappresenta un importante passo avanti per migliorare le opzioni terapeutiche e le prospettive di vita dei pazienti.
Tumori: oncologo Pietrantonio ‘importante approccio terapeutico iniziale’
Fattori di rischio nei tumori gastrointestinali
Nel complesso panorama dei tumori gastrointestinali, la comprensione dei fattori di rischio è fondamentale per adottare strategie preventive e terapeutiche efficaci. Come sottolineato dal dottor Filippo Pietrantonio, esperto in oncologia medica gastroenterologica, i fattori di rischio possono variare notevolmente. Tra questi si annoverano la familiarità, le abitudini di vita e l’esposizione a determinati fattori ambientali. Questi elementi possono contribuire allo sviluppo di tumori, in particolare il carcinoma gastrico, che si distingue per la sua aggressività e la difficoltà di diagnosi precoce.
Carcinoma gastrico: sfide e diagnosi
Il carcinoma gastrico rappresenta una delle forme più insidiose di tumore, con una percentuale allarmante di circa l’80% dei casi diagnosticati in fase avanzata o che evolvono verso una condizione metastatica. Questa caratteristica rende il carcinoma gastrico particolarmente difficile da trattare. Pietrantonio ha evidenziato come la diagnosi precoce sia essenziale per migliorare le prospettive di vita dei pazienti. Tuttavia, molti pazienti vengono diagnosticati quando la malattia è già in uno stadio avanzato, il che limita le opzioni terapeutiche e riduce significativamente le possibilità di successo del trattamento.
Importanza dell’approccio terapeutico iniziale
Durante l’incontro con la stampa a Milano, Pietrantonio ha enfatizzato l’importanza dell’approccio terapeutico iniziale nei pazienti affetti da carcinoma gastrico ed esofageo. La scelta del trattamento giusto fin dall’inizio può avere un impatto profondo sul decorso della malattia. Recentemente, l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha approvato la rimborsabilità del tislelizumab, un farmaco innovativo, in combinazione con la chemioterapia per il trattamento di prima linea del carcinoma gastrico ed esofageo, e come monoterapia nella seconda linea per il cancro dell’esofago e del polmone. Questa novità rappresenta un passo avanti significativo nella lotta contro queste forme aggressive di tumore, aprendo nuove strade terapeutiche per i pazienti.
Nuove prospettive terapeutiche
La rimborsabilità del tislelizumab rappresenta un’opportunità importante per migliorare l’accesso ai trattamenti innovativi per i pazienti affetti da tumori gastrointestinali. L’integrazione di nuovi farmaci con chemioterapia offre una strategia terapeutica più efficace e personalizzata, aumentando le probabilità di successo nel trattamento di patologie così complesse. Con l’avanzamento della ricerca e l’emergere di nuove terapie, la speranza per i pazienti affetti da carcinoma gastrico e esofageo è in costante crescita, portando con sé la necessità di una maggiore consapevolezza e informazione su questi temi cruciali.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?2
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO1
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
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37.8/100
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C
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Criteri Critici
Cani da terapia: dieci nuovi attestati Ticinonline
Si è da poco concluso il percorso formativo per dieci binomi di volontari conduttore-cane da terapia, dell’associazione cani da terapia Ticino e Moesano; un cammino fatto di impegno, pazienza e profonda sintonia tra persone e animali. Le coppie protagoniste passo dopo passo hanno costruito un legame speciale, trasformandolo in uno strumento prezioso di cura, relazione e vicinanza. A breve questi straordinari cani, insieme ai loro conduttori, inizieranno la loro attività di volontariato in Ticino e Moesano. Attraverso la loro presenza discreta ma potente, sapranno donare momenti di serenità, accendere sorrisi e proporre momenti di spensieratezza a coloro che incontreranno.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
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Criteri Critici
Oncologo Pietrantonio: Tislelizumab e chemioterapia migliorano i risultati nei tumori gastrointestinali. V-news.it
L'oncologo Filippo Pietrantonio ha annunciato che la combinazione di tislelizumab e chemioterapia è più efficace per i pazienti con cancro gastrointestinale, grazie all'identificazione di biomarcatori che permettono un trattamento personalizzato. Sottolinea l'importanza della diagnosi precoce e dei fattori di rischio, evidenziando un futuro promettente per i pazienti attraverso terapie innovative.
Oncologo Pietrantonio: “Tislelizumab con chemioterapia più efficace in gastrointestinali”
Nuove Scoperte sulla Chemio-Immunoterapia
(Adnkronos) – “Oggi, in un ampio sottogruppo di pazienti con cancro gastrointestinale, identifichiamo una specifica caratteristica biologica di responsività all’immunoterapia, rilevabile attraverso il test del biomarcatore Pd-L1 sul tessuto tumorale. Questa analisi ci consente di selezionare i pazienti che possono beneficiare di un trattamento personalizzato: la chemio-immunoterapia. Si tratta dell’associazione di tislelizumab – un immunoterapico di nuova generazione – con la chemioterapia standard, garantendo l’opzione terapeutica più efficace per il profilo del paziente”. Lo ha dichiarato Filippo Pietrantonio, responsabile dell’Oncologia medica gastroenterologica alla Fondazione Irccs Istituto nazionale tumori di Milano, intervenendo oggi a un incontro con la stampa a Milano, in occasione del rimborso di tislelizumab in combinazione con chemioterapia in prima linea nel carcinoma gastrico ed esofageo, e in monoterapia in seconda linea nelle neoplasie di esofago e polmone.
Carcinoma Gastrico: Un Pericolo Reale
“Il carcinoma gastrico è una patologia estremamente aggressiva – ha spiegato l’oncologo – Circa l’80% dei casi viene diagnosticato in fase avanzata o evolve verso una condizione metastatica. In questo scenario, l’approccio terapeutico iniziale è fondamentale, poiché condiziona sensibilmente il decorso successivo della malattia”. Le parole di Pietrantonio evidenziano l’urgenza di un intervento tempestivo e mirato, sottolineando l’importanza della diagnosi precoce e della personalizzazione del trattamento.
Fattori di Rischio da Considerare
Nell’ambito dei tumori gastrointestinali, i fattori di rischio “sono molteplici e riconducibili sia alla familiarità, sia allo stile di vita e a fattori ambientali – ha chiarito Pietrantonio – Se ci concentriamo sul tumore gastro-esofageo, tra le cause più rilevanti figura l’infezione da Helicobacter pylori, che può essere eradicata facilmente tramite terapia antibiotica. Tuttavia, pesano in modo significativo anche le abitudini quotidiane: un’alimentazione povera di frutta e verdura, l’elevato consumo di carni processate o cotte ad alte temperature, il fumo e l’alcol. Non va sottovalutata inoltre l’obesità. La vita sedentaria e il reflusso gastroesofageo protratto per anni, tipici dello stile di vita occidentale, rappresentano fattori di rischio determinanti”, ha concluso.
Un Futuro di Speranza per i Pazienti
Grazie alle recenti scoperte e all’implementazione di trattamenti innovativi come la combinazione di tislelizumab e chemioterapia, i pazienti affetti da carcinoma gastrico ed esofageo possono sperare in un futuro migliore. La personalizzazione delle terapie, basata su caratteristiche biologiche specifiche, rappresenta una svolta significativa nel campo dell’oncologia gastroenterologica, promettendo di migliorare non solo i tassi di sopravvivenza, ma anche la qualità della vita dei pazienti. L’approccio multidisciplinare e la continua ricerca sono essenziali per affrontare questa sfida e offrire soluzioni terapeutiche sempre più efficaci.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
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Criteri Critici
Aifa approva tislelizumab per il trattamento di tumori esofagei e polmonari. V-news.it
L'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha approvato il farmaco immunoncologico tislelizumab per il trattamento di carcinomi esofagei, gastrici e polmonari, offrendo nuove opzioni terapeutiche a pazienti con forme metastatiche. Gli studi clinici dimostrano un significativo miglioramento della sopravvivenza rispetto ai trattamenti standard, evidenziando l'importanza dell'immunoterapia nell'oncologia.
Tumori, Aifa approva immunoterapico tislelizumab in cancro a esofago, stomaco e polmone
Aifa approva tislelizumab per tumori
(Adnkronos) – L’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha approvato la rimborsabilità di tislelizumab, farmaco immunoncologico, per 3 tumori difficili da trattare: i carcinomi dello stomaco, dell’esofago e del polmone. Lo comunica BeOne. Tislelizumab ha già ricevuto il via libera dall’agenzia regolatoria europea per 9 indicazioni ed è un asset fondamentale per i tumori solidi. Con l’approvazione di Aifa, anche i pazienti italiani con queste neoplasie in stadio metastatico possono beneficiare dei progressi dell’innovazione.
Statistica allarmante sui tumori esofagei
In Italia si stimano circa 2.350 nuovi casi di tumore dell’esofago ogni anno. Aifa ha approvato tislelizumab in combinazione con chemioterapia a base di platino per il trattamento di prima linea di pazienti con carcinoma a cellule squamose dell’esofago non resecabile, localmente avanzato o metastatico, i cui tumori esprimono Pd-L1 con punteggio Tap ≥ 5%. “Il consumo di alcol e il fumo sono strettamente connessi alla forma squamosa, la più frequente”, afferma Filippo Pietrantonio, responsabile dell’Oncologia medica gastroenterologica della Fondazione Irccs Istituto nazionale tumori di Milano. “In troppi pazienti, circa due terzi, la malattia è individuata in stadio avanzato, non più operabile. Da qui la necessità di nuove opzioni efficaci.” Nello studio di fase 3 Rationale-306, la sopravvivenza a 3 anni nella popolazione con Pd-L1 ≥ 5% ha raggiunto 19,1 mesi con tislelizumab più chemioterapia rispetto a 10 mesi con la sola chemioterapia, dimostrando una riduzione del rischio di morte del 38%.
Innovazioni nei tumori gastrici e polmonari
L’approvazione di Aifa riguarda anche l’impiego in monoterapia per pazienti con carcinoma squamoso dell’esofago non resecabile, localmente avanzato o metastatico, dopo precedente chemioterapia a base di platino. Nello studio Rationale-302, tislelizumab ha registrato un tasso di sopravvivenza globale mediana di 8,6 mesi, rispetto ai 6,3 mesi con la chemioterapia. Per quanto riguarda il tumore allo stomaco, Aifa ha approvato tislelizumab in combinazione con chemioterapia a base di platino e fluoropirimidina per il trattamento di prima linea di pazienti con adenocarcinoma gastrico o della giunzione gastroesofagea (G/Gej) Her2-negativo, non resecabile, localmente avanzato o metastatico. Nello studio di fase 3 Rationale-305, la sopravvivenza globale mediana ha raggiunto 16,4 mesi con tislelizumab più chemioterapia rispetto a 12,8 mesi con la sola chemioterapia.
Impatto sull’oncologia polmonare
L’immunoterapia ha cambiato la cura del tumore del polmone, la seconda neoplasia più frequente in Italia con 43.500 nuove diagnosi stimate nel 2025. Aifa ha approvato tislelizumab in monoterapia per pazienti adulti con carcinoma polmonare non a piccole cellule (Nsclc) localmente avanzato o metastatico, dopo precedente chemioterapia a base di platino. “L’immunoterapia rappresenta una pietra miliare nell’oncologia toracica”, evidenzia Federico Cappuzzo, direttore dell’Oncologia medica 2 dell’Istituto nazionale tumori Regina Elena di Roma. Nello studio di fase 3 Rationale-303, tislelizumab ha determinato un miglioramento significativo della sopravvivenza globale, raggiungendo 16,9 mesi rispetto a 11,9 mesi con la chemioterapia con docetaxel. “Purtroppo, oltre il 50% delle diagnosi di tumore del polmone avviene in stadio avanzato, da qui la necessità di terapie sempre più efficaci”, rimarca Silvia Novello, presidente di Women Against Lung Cancer in Europe (Walce).
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
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Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?1
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Criteri Critici
Tumori, immunoterapia BeOne approvata per 3 neoplasie Adnkronos
"Nell'ambito dei tumori gastrointestinali, i fattori di rischio sono molteplici e riconducibili sia alla familiarità, sia allo stile di vita e sia a fattori ambientali. Si tratta di un carcinoma, quello gastrico, estremamente aggressivo, circa l'80% dei casi viene diagnosticato in fase avanzata o evo...
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
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Criteri Critici
“From San Diego to Catanzaro”, Università Magna Graecia protagonista della ricerca oncologica internazionale Calabria 7
Si è concluso con successo il convegno nazionale promosso dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) 2026, dedicato alla ricerca e all’innovazione in oncologia. L’Auditorium dell’Università Magna Graecia di Catanzaro ha ospitato un confronto scientifico di alto livello, con esperti nazionali e internazionali, trasformando la Calabria in un punto di riferimento per gli ultimi progressi nella lotta contro il cancro.
L’evento, fortemente voluto dall’AIOM, dal presidente prof. Massimo Di Maio e dalla presidente in coming prof.ssa Rossana Berardi, ha visto la partecipazione del presidente dell’ESMO prof. Giuseppe Curigliano. Il congresso si è tenuto subito dopo l’importante appuntamento annuale dell’American Association for Cancer Research (AACR), creando un ponte diretto tra la ricerca globale e il territorio calabrese.
Nuove frontiere dell’oncologia di precisione
Al centro del dibattito le tematiche più avanzate del settore: la terapia oncologica di precisione, il ruolo dell’intelligenza artificiale, le tecnologie di “omica” spaziale, le piattaforme terapeutiche innovative basate su anticorpi monoclonali ingegnerizzati e vaccini a mRNA, oltre alla ricerca di base e alla traslazione clinica.
Un contributo determinante è arrivato dai professori Pierosandro Tagliaferri e Pierfrancesco Tassone, docenti di Oncologia Medica dell’Università Magna Graecia, e dal coordinatore della sezione regionale AIOM, dott. Salvatore Turano. La sinergia tra Ateneo e Azienda Ospedaliero-Universitaria Renato Dulbecco ha confermato il ruolo di eccellenza del polo catanzarese.
Un riconoscimento al prestigio dell’Umg
La scelta di Catanzaro come sede del congresso nazionale AIOM non è stata casuale, ma rappresenta un chiaro riconoscimento alla qualità della ricerca oncologica dell’Ateneo calabrese e al superamento di ogni divario geografico nella produzione di conoscenza scientifica.
“I nostri giovani hanno preso parte con entusiasmo a un confronto di straordinario livello scientifico. È la testimonianza concreta di una tradizione accademica, quella dell’UMG, nata per vocazione all’integrazione dei saperi che continua a proiettarsi verso il futuro”, ha dichiarato il prof. Pierfrancesco Tassone.
“L’Università Magna Graecia di Catanzaro è un ateneo con una visione progettuale chiara e ambiziosa in cui oncologia molecolare, traslazionale e clinica rappresentano uno dei pilastri fondanti – ha sottolineato il prof. Pierosandro Tagliaferri – e questo incontro ne è stata la dimostrazione più eloquente, riconosciuta da tutti i partecipanti”.
Un evento formativo e simbolico
Il congresso ha registrato un’ampia partecipazione e ha offerto un’importante occasione di formazione per studenti, specializzandi e dottorandi dell’Ateneo.
Con questo evento l’Università Magna Graecia consolida il suo ruolo di rilievo nello scenario internazionale della ricerca oncologica traslazionale, dimostrando che l’eccellenza scientifica italiana può e deve crescere anche nel Sud.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
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Q5Le date sono chiaramente indicate?5
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Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
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Criteri Critici
Mapei sostiene la ricerca oncologica: nuovo progetto My First AIRC Grant dedicato a Squinzi e Spazzoli buildnews.it
Mercato martedì 12 maggio 2026 -Redazione Build News Mapei rinnova il proprio sostegno alla ricerca scientifica affiancando nuovamente la Fondazione AIRC attraverso il progetto My First AIRC Grant, iniziativa dedicata ai giovani ricercatori impegnati nel loro primo percorso di ricerca indipendente. Il progetto è stato intitolato a Giorgio Squinzi e Adriana Spazzoli, figure storiche legate all’azienda. Il grant è stato attribuito a Donatella Delle Cave, ricercatrice del CNR di Napoli. Il suo studio si concentra sul ruolo della matrice tumorale nella progressione e nelle metastasi dell’adenocarcinoma duttale pancreatico, una delle forme più aggressive e difficili da trattare. L’obiettivo della ricerca è individuare nuovi bersagli terapeutici e comprendere meglio i meccanismi che favoriscono la diffusione della malattia. Secondo Veronica Squinzi, amministratore delegato di Mapei, il sostegno alla ricerca rappresenta un investimento sul futuro e sulle nuove generazioni di scienziati, oltre che un modo per onorare la memoria di Giorgio Squinzi e Adriana Spazzoli. Dal lato della Fondazione AIRC, l’iniziativa viene descritta come un esempio virtuoso di filantropia strutturata, capace di garantire continuità, trasparenza e selezione meritocratica dei progetti finanziati. Il programma My First AIRC Grant è pensato per accompagnare i giovani scienziati verso l’indipendenza accademica e scientifica, fornendo risorse e autonomia attraverso un sistema di valutazione internazionale basato sul peer review. Si tratta di uno strumento considerato strategico per rafforzare la qualità della ricerca oncologica italiana e sostenere i talenti emergenti. Nel corso degli anni Mapei ha già sostenuto diversi progetti insieme alla Fondazione AIRC, inclusi precedenti My First AIRC Grant e una borsa di studio triennale dedicata allo studio del tumore al pancreas. Un impegno continuativo che conferma la volontà dell’azienda di contribuire allo sviluppo della ricerca scientifica e alla lotta contro le patologie oncologiche più complesse. L'obiettivo crescita sostenibile è raggiungibile attraverso l'utilizzo dell'idrogeno verde. Ma al momento...Leggi Il governo ha allo studio l'introduzione di un nuovo bonus elettrodomestici, che...Leggi Rimani aggiornato sulle ultime novità in campo di efficienza energetica e sostenibilità edile Da giugno 2024 sarà disponibile MORA, il manuale relativo alle tecniche di... Da oggi 10 gennaio 2024 termina il mercato tutelato del gas, misura... La partnership con la Corsa Rosa e il Team Polti VisitMalta rafforza... Gli studenti del Master in Comunicazione, marketing digitale e pubblicità interattiva protagonisti... Schüco FocusIngSlide: efficienza energetica, design minimale e materiali sostenibili per una soluzione... Accedi per visualizzare tutti i contenuti in esclusiva Registrati alle nostre Newsletter e ricevi subito in omaggio l’Ebook sul Testo Unico per l’Edilizia e leggi collegate edito DEI Tipografia del Genio Civile.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?5
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
54.8/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
Criteri Critici
Oncologo Pietrantonio: "Tislelizumab con chemioterapia più efficace in gastrointestinali" Adnkronos
"Oggi, in un sottogruppo di pazienti" con cancro gastrointestinale "piuttosto ampio, identifichiamo una specifica caratteristica biologica di responsività all'immunoterapia, rilevabile attraverso il test del biomarcatore Pd-L1 sul tessuto tumorale. Questa analisi ci permette di selezionare i pazienti che possono beneficiare di un trattamento personalizzato: la chemio-immunoterapia. Nello specifico, si tratta dell'associazione di tislelizumab - un immunoterapico di nuova generazione - con la chemioterapia standard, garantendo così l'opzione terapeutica più efficace per il profilo del paziente". Lo ha detto Filippo Pietrantonio, responsabile dell'Oncologia medica gastroenterologica alla Fondazione Irccs Istituto nazionale tumori di Milano, intervenendo oggi nel capoluogo lombardo all'incontro con la stampa organizzato in occasione del rimborso di tislelizumab in combinazione con chemioterapia in prima linea nel carcinoma gastrico ed esofageo, e in monoterapia in seconda linea nelle neoplasie di esofago e polmone.
"Il carcinoma gastrico è una patologia estremamente aggressiva - spiega l'oncologo - Circa l'80% dei casi viene diagnosticato in fase avanzata o evolve verso una condizione metastatica. In questo scenario, l'approccio terapeutico iniziale è fondamentale, poiché condiziona sensibilmente il decorso successivo della malattia".
Nell'ambito dei tumori gastrointestinali, i fattori di rischio "sono molteplici e riconducibili sia alla familiarità, sia allo stile di vita e a fattori ambientali - chiarisce Pietrantonio - Se ci concentriamo sul tumore gastro-esofageo, tra le cause più rilevanti figura l'infezione da Helicobacter pylori, che può essere eradicata agevolmente tramite terapia antibiotica. Tuttavia, pesano in modo significativo anche le abitudini quotidiane: un'alimentazione povera di frutta e verdura, l'elevato consumo di carni processate o cotte ad alte temperature, il fumo e l'alcol. Non va sottovalutata inoltre l'obesità. La vita sedentaria e il reflusso gastroesofageo protratto per anni, tipici dello stile di vita occidentale, rappresentano fattori di rischio determinanti", conclude.