Stati Generali Radioterapia Oncologica, AIRO annuncia tre “cantieri”con le Istituzioni: regole europee, formazione e governance delle Reti - AgenSalute
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Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
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Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
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Criteri Critici
Stati Generali Radioterapia Oncologica, AIRO annuncia tre “cantieri”con le Istituzioni: regole europee, formazione e governance delle Reti AgenSalute
Alla seconda edizione degli Stati Generali, Istituzioni italiane ed europee, clinici e pazienti definiscono insieme le priorità: integrazione tra radioterapia e farmaci innovativi, rilancio della formazione specialistica, indicatori condivisi per l’impiego della radioterapia nelle Reti Oncologiche regionali.
Roma, 21 maggio 2026 – Tre cantieri aperti con le Istituzioni per rafforzare il ruolo della radioterapia oncologica nel Servizio Sanitario Nazionale. Il primo cantiere riguarda il percorso regolatorio europeo: indicazioni chiare e condivise per associare in sicurezza radioterapia e terapie farmacologiche, già nelle valutazioni EMA sull’immissione in commercio dei nuovi medicinali, e poi nei successivi aggiornamenti di schede tecniche e piani terapeutici. Il secondo cantiere riguarda la formazione: più crediti universitari dedicati, master per radio-oncologi, tecnici e fisici medici, borse di studio per gli specializzandi: obiettivo, invertire la carenza di radio-oncologi e di personale specializzato, indispensabile per far funzionare i reparti di radioterapia. Il terzo cantiere è sulla governance delle Reti Oncologiche regionali: linee di indirizzo e indicatori, messi a punto e condivisi con Age.Na.S., per monitorare l’effettivo impiego della radioterapia, valutando esiti clinici, qualità della vita, tollerabilità dei trattamenti e accesso equo su tutto il territorio nazionale. Sono i tre impegni di AIRO, Associazione Italiana di Radioterapia e Oncologia Clinica, al centro della seconda edizione degli Stati Generali della Radioterapia Oncologica, realizzatisu iniziativa del Presidente della Commissione Affari Sociali della Camera dei deputati, Onorevole Ugo Cappellacci. Radio-oncologi, oncologi medici, radiologi, rappresentanti delle Istituzioni italiane ed europee e associazioni di pazienti si sono riuniti a Roma per affrontare le criticità che ancora limitano la piena valorizzazione della radioterapia: pilastro della cura per sei pazienti oncologici su dieci[1], ma ancora percepita troppo spesso come arma terapeutica di ultima istanza, se non addirittura palliativa.
“La radioterapia è oggi uno degli strumenti più avanzati nella lotta contro il cancro, ma il suo potenziale resta solo in parte espresso: pesano criticità regolatorie, carenze formative e disomogeneità territoriali. Servono regole più chiare, investimenti nella formazione specialistica e strumenti condivisi di monitoraggio, per garantire ai pazienti un accesso equo e tempestivo alle cure più avanzate”, esordisce l’Onorevole Ugo Cappellacci.
“Rispetto alla prima edizione degli Stati Generali, in cui la notizia erano le criticità, gli allarmi e la denuncia di una lunga serie di problemi – spiega Lorenzo Livi, organizzatore dell’iniziativa, Professore Ordinario e Direttore SOD Radioterapia Oncologica dell’AOU Careggi di Firenze, referente Radioterapia per il Collegio degli Ordinari in Radioterapia e delegato alle Relazioni istituzionali di AIRO – quest’anno la notizia sono i tre ‘cantieri’: ambiti di collaborazione con le Istituzioni – la cui presenza testimonia la concretezza di questo lavoro – con obiettivi pragmatici e ben definiti, sui quali stiamo fattivamente progredendo”.
“La radioterapia rappresenta un ambito cruciale nelle terapie oncologiche. Garantire il suo utilizzo ottimale è una sfida che richiede aggiornamento continuo, multidisciplinarietà e una forte capacità di innovazione organizzativa e clinica, per una efficace integrazione nei percorsi di cura. Una sfida che ci chiama tutti, Istituzioni, professionisti, associazioni, realtà accademiche, realtà della ricerca e della formazione a un impegno forte, ciascuno per la propria parte”, dichiara Orazio Schillaci, Ministro della Salute. “Il Ministero della Salute considera prioritario il rafforzamento dell’assistenza oncologica e per questo abbiamo già agito su più fronti. Attraverso il Pnrr, abbiamo, ad esempio,
investito in modo importante sul rinnovamento delle grandi apparecchiature ospedaliere, con l’obiettivo di mettere a disposizione strumenti sempre più all’avanguardia e cure di qualità e omogenee sul territorio nazionale. È fondamentale anche continuare a investire sul capitale umano per rendere la radioterapia più attrattiva per i giovani medici. Su questo cammino possiamo e dobbiamo proseguire insieme”.
Integrare radioterapia e farmaci: un’evoluzione del percorso autorizzativo europeo
Le evidenze scientifiche dimostrano che l’approccio combinato tra radioterapia e terapie farmacologiche migliora gli esiti clinici e amplia le possibilità di controllo di numerose malattie oncologiche. Ma il riconoscimento dell’associazione fra farmaci e radioterapia è ancora parziale, già a livello di valutazione dei nuovi medicinali: gli studi clinici sui farmaci raramente includono in modo sistematico le combinazioni con la radioterapia. Di conseguenza mancano indicazioni omogenee su sicurezza, interazioni ed eventuale tossicità aggiuntiva.
Come sottolinea la dottoressa Sandra Gallina, Direttrice Generale Salute e Sicurezza alimentare della Commissione Europea, “La convergenza tra radioterapia e terapie farmacologiche innovative è una delle frontiere più promettenti dell’oncologia, ma oggi il potenziale di queste combinazioni emerge troppo spesso solo nella pratica clinica, con opportunità perse per i pazienti. La nuova legislazione farmaceutica europea – con autorizzazioni più rapide per i prodotti combinati, l’introduzione dei regulatory sandboxes e il rafforzamento del Piano SAMIRA[2] – crea le condizioni per accelerare lo sviluppo di radiofarmaci innovativi e dare pieno spazio alle radiazioni ionizzanti nell’Europe’s Beating Cancer Plan”.
In questo scenario, il dialogo a livello europeo su evidenze scientifiche, sviluppo clinico e processi regolatori è la chiave per un uso più integrato delle opzioni terapeutiche disponibili. Istituzioni ed enti regolatori continentali possono favorire l’integrazione della radioterapia nella valutazione e quindi nello sviluppo dei farmaci, sostenendo evidenze scientifiche dedicate e aggiornamenti tempestivi di schede tecniche e piani terapeutici.
Formare la nuova generazione di radio-oncologi
In Italia la radioterapia vive una crisi di attrattività senza precedenti. Nel 2025, a fronte di 139 posti nelle scuole di specializzazione, si sono iscritti appena 42 specializzandi. Se la tendenza non si inverte, il Servizio Sanitario Nazionale rischia di non garantire cure radioterapiche adeguate nell’arco di poco più di un decennio, proprio mentre le diagnosi di malattie neoplastiche e il fabbisogno clinico continuano ad aumentare. Questa minaccia richiede un impegno su più fronti: corsi obbligatori di radioterapia oncologica nelle lauree in Medicina e Chirurgia, con un numero di crediti formativi adeguati; master dedicati non solo ai radio-oncologi, ma anche a tecnici e fisici medici; borse di studio per gli specializzandi; campagne di sensibilizzazione che valorizzino il ruolo strategico della disciplina.
Radioterapia nelle reti oncologiche: governance e indicatori condivisi
L’oncologia è sempre più complessa sul piano clinico e organizzativo, e richiede strumenti condivisi a sostegno della programmazione sanitaria. La radioterapia ha assunto un ruolo crescente grazie all’innovazione tecnologica, ma permangono differenze territoriali rilevanti nell’accesso e nell’utilizzo dei trattamenti. L’introduzione di indicatori specifici per la radioterapia, da parte dell’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (Age.Na.S.) consentirà una valutazione più completa dei percorsi oncologici: appropriatezza clinica, distribuzione territoriale dei trattamenti, qualità della vita, tollerabilità ed esiti funzionali. Strumenti che rafforzeranno la governance sanitaria, aumentando trasparenza e omogeneità territoriale e promuovendo cure oncologiche più eque e di qualità crescente.
“Gli Stati Generali sono ormai un tavolo autorevole e riconosciuto, che riunisce Istituzioni, comunità scientifica, professionisti e Associazioni dei pazienti attorno a un obiettivo comune: rafforzare il ruolo della radio-oncologia nei percorsi di cura e garantire un accesso più equo a questi trattamenti”, dichiara Stefano Pergolizzi, Presidente AIRO. “Questa sfida richiede un approccio sinergico: integrazione tra radioterapia e farmaci innovativi già nello sviluppo regolatorio a livello europeo, rilancio della formazione, indicatori Age.Na.S. per la governance delle terapie a livello regionale. Come AIRO, continueremo a stimolare il dialogo con le Istituzioni nell’interesse dei pazienti”.
[1] M. Krengli, A. Ciabattoni, L. Tagliaferri, S. Pergolizzi, 16° Rapporto sulla condizione assistenziale dei malati oncologici, 12. La radioterapia in Italia: situazione attuale e problematiche, maggio 2024, https://osservatorio.favo.it/sedicesimo-rapporto/indice/
[2] Il Piano europeo SAMIRA (Strategic Agenda for Medical Ionising Radiation Applications), adottato nel febbraio 2021 nell’ambito dell’European Beating Cancer Plan, rappresenta una delle principali iniziative strategiche dell’Unione Europea per promuovere un utilizzo sicuro, efficace e di alta qualità delle tecnologie nucleari e radiologiche in medicina, con particolare attenzione alla diagnosi e al trattamento dei tumori.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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33.3/100
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Criteri Critici
Radioterapia a Trapani, dopo 14 anni parte l’iter per l’appalto: «Ora basta ritardi» Alpauno
Dopo oltre quattordici anni di attese, stop burocratici e promesse rimaste sulla carta, la Radioterapia all’ospedale Sant’Antonio Abate di Trapani torna finalmente a muoversi. L’Asp ha avviato le procedure preliminari per la gara d’appalto che dovrà portare alla costruzione della nuova palazzina destinata a ospitare il servizio, in un’area alle spalle del presidio ospedaliero trapanese. La gara sarà gestita dall’Ufficio regionale di committenza, ex Urega. L’assessorato regionale alla Salute ha confermato la copertura finanziaria dell’opera: 8 milioni e 700 mila euro già disponibili nel bilancio dell’Asp di Trapani.
Dal progetto iniziale salta il reparto di terapia subintensiva, che dovrebbe essere realizzato successivamente all’interno dell’attuale struttura ospedaliera. Una notizia attesa da anni da pazienti, famiglie e associazioni, ma che viene accolta con prudenza dal Comitato per la Radioterapia a Trapani. «I tempi sono davvero infiniti – denunciano i rappresentanti del Comitato –. Ogni volta che sembra tutto pronto, le procedure si fermano o si complicano. È mancata finora una volontà politica chiara e condivisa per realizzare un servizio essenziale per il territorio». Il nodo resta infatti quello dei tempi. Per centinaia di malati oncologici della provincia di Trapani, l’assenza della Radioterapia continua a tradursi in viaggi estenuanti verso Mazara del Vallo, all’ospedale Abele Ajello, oppure verso Palermo, con pesanti conseguenze fisiche, economiche e psicologiche per pazienti già provati dalla malattia. «Continueremo a vigilare – avverte il Comitato – affinché l’iter venga completato senza ulteriori ostacoli». Una vigilanza più che comprensibile in una vicenda diventata simbolo delle lentezze della sanità siciliana: quattordici anni per arrivare a una gara d’appalto sono un tempo che racconta da solo il peso della burocrazia e delle esitazioni politiche.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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Diagnosi tardiva per linfoma cutaneo: urgente bisogno di cure personalizzate V-news.it
La personalizzazione del trattamento e la gestione in centri specializzati sono fondamentali per affrontare il linfoma cutaneo a cellule T (Ctcl), una malattia rara che richiede diagnosi tempestive e terapie mirate. È essenziale considerare anche l'impatto psicologico sui pazienti, promuovendo un approccio multidisciplinare e una maggiore consapevolezza per migliorare la qualità della vita e l'accesso alle cure.
Diagnosi complessa del linfoma cutaneo
(Adnkronos) – “La personalizzazione del trattamento e la presa in carico in centri specializzati sono elementi chiave per ottimizzare le strategie terapeutiche del linfoma cutaneo a cellule T (Ctcl, Cutaneous T-Cell Lymphoma)”. Questo è quanto riportato dagli autori di un articolo pubblicato sul ‘British Journal of Haematology’, che torna di particolare attualità in occasione della XXI Giornata nazionale del malato oncologico promossa da Favo (Federazione delle associazioni di volontariato in oncologia). Non esiste il paziente oncologico medio, come sottolinea il tema ‘United by Unique’ scelto dalla comunità oncologica internazionale per il triennio 2025-2027, che pone al centro l’unicità di ogni storia di malattia. La Ctcl, una rara forma di linfoma non-Hodgkin che colpisce la pelle, dimostra in modo emblematico questa unicità, la cui rarità rende più complessa la disponibilità di stime epidemiologiche nazionali consolidate. Nelle sue manifestazioni iniziali, può richiedere fino a 3 anni prima di essere correttamente riconosciuta, a causa della somiglianza con patologie dermatologiche più comuni.
Importanza della personalizzazione delle cure
La gestione ottimale del Ctcl è stata al centro del Ctcl Forum, evento organizzato da Kyowa Kirin International, recentemente svoltosi a Barcellona, dove esperti di diverse specialità si sono confrontati: dermatologia, ematologia, anatomia patologica, radioterapia, psico-oncologia. Il Ctcl, che comprende sottotipi come la Micosi Fungoide (Mf) e la Sindrome di Sézary (Ss), rappresenta un caso emblematico per ribadire un principio valido per l’intera oncologia: diagnosi tempestive, terapie personalizzate e una presa in carico centrata sulla persona sono condizioni concrete che separano un percorso di cura efficace da anni di incertezza. Le linee guida internazionali dell’Eortc (European Organisation for Research and Treatment of Cancer) e della Nccn (National Comprehensive Cancer Network) propongono una gestione basata sullo stadio, sulla presentazione clinica e sull’inclusione di nuove opzioni. Le terapie skin-directed rimangono un pilastro nelle fasi iniziali, mentre nelle forme avanzate si stanno aprendo nuove possibilità, anche grazie a strumenti di stratificazione prognostica sempre più raffinati.
Impatto psicologico della malattia
Accanto alla dimensione clinica, la Giornata nazionale del malato oncologico mette ogni anno al centro del dibattito pubblico l’impatto della malattia sulla vita quotidiana. Chi convive con il Ctcl, patologia cronica e visibile sulla pelle, spesso accompagnata da sintomi invalidanti, affronta effetti che vanno oltre i parametri clinici: immagine corporea, relazioni sociali, vita lavorativa, benessere psicologico. Per questo, l’ascolto dell’esperienza diretta dei pazienti, sempre più valorizzato anche nelle linee guida internazionali, è essenziale per orientare scelte cliniche efficaci. Le associazioni di pazienti svolgono un ruolo fondamentale nel ridurre l’isolamento e promuovere una maggiore equità nell’accesso alle cure.
Verso una maggiore consapevolezza
La crescente consapevolezza riguardo al linfoma cutaneo a cellule T sottolinea l’importanza di un approccio multidisciplinare e integrato nella gestione di questa malattia rara. L’educazione dei professionisti sanitari e del pubblico è cruciale per ridurre i tempi di diagnosi e migliorare la qualità della vita dei pazienti. Con l’impegno di tutti gli attori coinvolti, dalla ricerca alla cura, è possibile sperare in un futuro in cui ogni paziente possa ricevere il supporto e le terapie necessarie per affrontare questa sfida con maggiore fiducia e serenità.
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
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55.2/100
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Criteri Critici
Malattie rare, tre anni per diagnosi linfoma cutaneo a cellule T: "Personalizzare cure" Adnkronos
“La personalizzazione del trattamento e la presa in carico in centri specializzati sono elementi chiave per ottimizzare le strategie terapeutiche del linfoma cutaneo a cellule T (Ctcl, Cutaneous T-Cell Lymphoma)”. Lo riferiscono gli autori di un articolo pubblicato sul ‘British Journal of Haematology’, (How I manage mycosis fungoides and Sézary syndrome: current controversies and unmet needs) e che torna di particolare attualità in occasione della XXI Giornata nazionale del malato oncologico promossa da Favo (Federazione delle associazioni di volontariato in oncologia). Non esiste il paziente oncologico medio, come ricorda il tema ‘United by Unique’ scelto dalla comunità oncologica internazionale per il triennio 2025-2027, che pone al centro l'unicità di ogni storia di malattia. E lo dimostra in modo emblematico - informa una nota - la Ctcl, una rara forma di linfoma non-Hodgkin che colpisce la pelle, la cui rarità rende più complessa anche la disponibilità di stime epidemiologiche nazionali consolidate, e ancora oggi, nelle sue manifestazioni iniziali, può richiedere fino a 3 anni prima di essere correttamente riconosciuto, a causa della somiglianza con patologie dermatologiche più comuni. La gestione ottimale del Ctcl è stata al centro del Ctcl Forum, l'evento organizzato Kyowa Kirin International, che si è svolto recentemente a Barcellona. A confrontarsi c’erano esperti di più specialità: dermatologia, ematologia, anatomia patologica, radioterapia, psico-oncologia.
Il Ctcl, che comprende sottotipi come la Micosi Fungoide (Mf) e la Sindrome di Sézary (Ss) - si legge nella nota - “è un caso emblematico per ribadire un principio che vale per l'intera oncologia, ma che nelle malattie rare si fa più stringente: diagnosi tempestive, terapie personalizzate e una presa in carico realmente centrata sulla persona non sono concetti astratti, ma le condizioni concrete che separano un percorso di cura efficace da anni di incertezza”. Sul fronte terapeutico, le linee guida internazionali dell'Eortc (European Organisation for Research and Treatment of Cancer) e della Nccn (National Comprehensive Cancer Network) propongono una gestione basata sullo stadio, sulla presentazione clinica e sull'inclusione di nuove opzioni. Le terapie skin-directed restano un pilastro delle fasi iniziali, mentre nelle forme avanzate si stanno aprendo nuove possibilità, anche grazie a strumenti di stratificazione prognostica sempre più raffinati.
Accanto alla dimensione clinica, c'è una dimensione che la Giornata nazionale del malato oncologico mette ogni anno al centro del dibattito pubblico: l'impatto della malattia sulla vita quotidiana. Chi convive con il Ctcl - patologia cronica, visibile sulla pelle, spesso accompagnata da sintomi invalidanti - fa i conti con effetti che vanno ben oltre i parametri clinici: immagine corporea, relazioni sociali, vita lavorativa, benessere psicologico. Per questo l'ascolto dell'esperienza diretta dei pazienti, oggi sempre più valorizzato anche nelle linee guida internazionali, rappresenta un elemento essenziale per orientare scelte cliniche davvero efficaci. Su questo - conclude la nota - le associazioni di pazienti svolgono un ruolo fondamentale nel ridurre l'isolamento e nel promuovere una maggiore equità nell'accesso alle cure.
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
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Montelukast contro tumori aggressivi: il farmaco per asma e allergie sorprende la ricerca Dedalomultimedia
Montelukast contro tumori aggressivi: il farmaco per asma e allergie sorprende la ricerca
Test di laboratorio promettenti mostrano effetti positivi contro alcuni tumori difficili da trattare, ma gli esperti invitano alla cautela: nessuna prova ancora sull’uomo
Una scoperta che potrebbe aprire nuovi scenari nella lotta contro alcuni tumori aggressivi arriva da uno studio internazionale che ha acceso i riflettori sul montelukast, un farmaco comunemente utilizzato contro asma e allergie. Nei test di laboratorio, infatti, il principio attivo ha mostrato risultati incoraggianti nel contrastare la crescita di diverse forme tumorali particolarmente difficili da trattare.
Tra i tumori sui quali il farmaco ha evidenziato un’azione positiva figurano il tumore al seno triplo negativo, il cancro alle ovaie, il colon-retto, la prostata e il melanoma, una delle forme più aggressive di tumore della pelle. Secondo i ricercatori, il montelukast sarebbe riuscito non solo a rallentare la progressione delle cellule tumorali, ma anche a ripristinare parte della capacità del sistema immunitario di reagire contro il cancro, migliorando perfino la risposta all’immunoterapia anti-PD1, spesso inefficace nei tumori resistenti.
Gli studiosi, tuttavia, invitano a non creare false aspettative. I risultati ottenuti riguardano esclusivamente esperimenti condotti su modelli animali e cellule tumorali umane coltivate in laboratorio. Questo significa che, al momento, non esistono evidenze cliniche della sua efficacia nei pazienti oncologici.
La ricerca è stata coordinata dagli scienziati della Divisione di Ematologia e Oncologia del Robert H. Lurie Comprehensive Cancer Center della Northwestern University Feinberg School of Medicine di Chicago, in collaborazione con il Centro di Bioterapie del Primo Ospedale Affiliato dell’Università di Zhengzhou, in Cina. Il team guidato dal professor Bin Zhang, esperto di immunologia oncologica, ha concentrato l’attenzione sul recettore CysLTR1, già noto per il suo ruolo nei processi infiammatori e nell’asma.
Secondo quanto emerso, alcuni tumori aggressivi sfrutterebbero proprio questo recettore per favorire la propria crescita e sviluppare resistenza ai trattamenti. In pratica, il meccanismo altererebbe il comportamento del sistema immunitario inducendo l’organismo a produrre neutrofili e altre cellule capaci di proteggere il tumore invece di contrastarlo.
Bloccando il recettore CysLTR1 attraverso il montelukast, oppure intervenendo geneticamente per disattivarlo, i ricercatori hanno osservato un rallentamento della crescita tumorale e una riattivazione della risposta immunitaria. Nei modelli animali si è registrato anche un aumento della sopravvivenza e un miglioramento dell’efficacia delle terapie immunologiche che avevano smesso di funzionare.
Un altro elemento ritenuto particolarmente interessante riguarda la capacità del trattamento di “rieducare” alcune cellule immunitarie. Invece di limitarsi a eliminare i neutrofili che favoriscono il tumore, il farmaco sembrerebbe trasformarli in alleati della risposta immunitaria, rendendoli capaci di sostenere nuovamente la lotta contro la malattia.
L’aspetto che rende questa scoperta ancora più rilevante è il fatto che il montelukast sia già approvato dalle principali autorità sanitarie internazionali per altre patologie respiratorie. Questo potrebbe velocizzare l’avvio di eventuali sperimentazioni cliniche sull’uomo, riducendo tempi e ostacoli burocratici rispetto allo sviluppo di nuove molecole.
Resta però un punto essenziale: siamo ancora nella fase preclinica della ricerca. Serviranno studi clinici rigorosi per capire se gli stessi benefici osservati in laboratorio possano davvero tradursi in terapie efficaci e sicure per i pazienti oncologici.
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Uno studio su Nature Cancer indica che il montelukast, farmaco per l'asma, potrebbe rivelarsi efficace contro tumori aggressivi.Uno studio pubblicato sulla rivista Nature Cancer ha evidenziato il reale potenziale medico del montelukast, principio attivo noto …
Uno studio pubblicato sulla rivista Nature Cancer ha evidenziato il reale potenziale medico del montelukast, principio attivo noto per il trattamento dell’asma bronchiale e commercializzato anche con il nome Singulair.
Secondo infatti lo studio, esso potrebbe divenire utile nelle strategie terapeutiche contro neoplasie particolarmente aggressive. La ricerca, coordinata dal gruppo della Northwestern University sotto la direzione di Bin Zhang, ha analizzato i meccanismi immunologici attraverso cui le cellule impazzite riescono a sviluppare resistenza ai trattamenti immunoterapici.
Montelukast e recettore CysLTR1
Attraverso esperimenti condotti su modelli murini, colture cellulari umane e campioni biologici provenienti da pazienti oncologici, i ricercatori hanno osservato che l’inibizione del recettore CysLTR1 (presente sulla superficie delle cellule) tramite il montelukast, produceva una significativa riduzione della proliferazione tumorale.
Le analisi hanno coinvolto differenti tipologie di neoplasie, tra cui carcinoma mammario triplo negativo, melanoma, carcinomi ovarici, neoplasie del colon-retto e carcinoma prostatico. Nei modelli sperimentali trattati con antagonisti di CysLTR1 è stato inoltre registrato un incremento della sopravvivenza, associato alla riduzione della capacità delle masse neoplastiche di eludere il controllo immunitario.
Il dato più rilevante della ricerca
Secondo il gruppo di ricerca, il dato più rilevante riguarda la possibilità di “riprogrammare” le cellule immunitarie coinvolte nelle masse neoplastiche, convertendo una risposta inizialmente favorevole alla malattia in un’attività immunologica antineoplastica.
Il principale vantaggio del montelukast rispetto altri farmaci in fase di studio risiede nel fatto che si tratta di un farmaco già autorizzato per uso clinico e con un profilo di sicurezza consolidato. Questo potrebbe accelerare l’avvio di trial clinici dedicati all’oncologia, riducendo tempi e complessità dello sviluppo farmacologico.
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
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50.7/100
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Criteri Critici
Chirurgia d’avanguardia a Modena: rimosso con successo raro tumore dell’appendice insalutenews.it
Al Policlinico di Modena un intervento oncologico complesso totalmente robotico
Modena, 21 maggio 2026 – Un intervento oncologico ad alta complessità, completamente eseguito con tecnica robotica e integrato con chemioterapia intraperitoneale ipertermica (HIPEC), è stato effettuato nei giorni scorsi presso il Policlinico di Modena.
Il trattamento ha riguardato un tumore raro e aggressivo dell’appendice ed è consistito in una procedura combinata che ha incluso emicolectomia destra, peritonectomia selettiva e HIPEC, eseguite in un unico tempo operatorio con approccio mini-invasivo. Si tratta di una strategia ancora limitata a casistiche selezionate, praticabile in centri altamente specializzati e in pazienti accuratamente selezionati.
L’intervento si inserisce in un’attività consolidata di chirurgia oncologica avanzata presso la Chirurgia Generale e Oncologica del Policlinico di Modena, dove da tempo vengono eseguiti trattamenti di chirurgia citoriduttiva per carcinosi peritoneale associati a HIPEC, nell’ambito di un percorso multidisciplinare dedicato alle neoplasie del peritoneo. In questo contesto, la procedura eseguita rappresenta un ulteriore avanzamento, avendo consentito di mantenere un approccio completamente robotico anche in un intervento oncologico esteso e altamente complesso.
Il paziente, un uomo di 51 anni, ha presentato un decorso post-operatorio regolare ed è attualmente avviato al completamento del percorso terapeutico oncologico.
Dott. Nicola Sforza
L’intervento è stato eseguito dall’équipe della Chirurgia Generale e Oncologica dell’AOU Policlinico di Modena, composta dal dott. Nicola Sforza e dalla dott.ssa Francesca Cabry, sotto la direzione della prof.ssa Roberta Gelmini, con la partecipazione della dott.ssa Giulia Riggi, medico in formazione specialistica, nell’ambito di un percorso condiviso di sviluppo della chirurgia oncologica avanzata. Ha collaborato il dott. Vincenzo Trapani della Struttura Complessa di Chirurgia Generale, d’Urgenza e Nuove Tecnologie dell’Ospedale Civile di Baggiovara (NOCSAE), diretta dalla dott.ssa Micaela Piccoli. In sala operatoria erano presenti la dott.ssa Erika Roat, anestesista dell’Anestesia e Rianimazione I, diretta dal prof. Massimo Girardis, e gli infermieri strumentisti dott. Simone Valentini e dott. ssa Elena Bombini.
Prof.ssa Roberta Gelmini
“Il paziente – spiega la prof.ssa Roberta Gelmini – era affetto da adenocarcinoma sigillocellulare dell’appendice, una neoplasia rara e biologicamente aggressiva, caratterizzata da una marcata tendenza alla diffusione peritoneale. Questo comportamento rende necessario un approccio terapeutico che non si limiti alla sola resezione dell’organo primitivo. Dopo valutazione multidisciplinare è stata indicata una strategia combinata, associando alla chirurgia di resezione il trattamento delle superfici peritoneali potenzialmente interessate da malattia microscopica, con l’obiettivo di ottimizzare il controllo locale della malattia”.
“La combinazione, in un unico tempo operatorio, di resezione oncologica, peritonectomia e HIPEC mediante approccio robotico – aggiungono il dott. Nicola Sforza e la Dott.ssa Francesca Cabry – consente di trattare in modo mirato il compartimento peritoneale, limitando l’esposizione sistemica rispetto alla chemioterapia tradizionale. La HIPEC rappresenta oggi una delle strategie più avanzate nel trattamento dei tumori a rischio di diffusione peritoneale ed è indicata in contesti specialistici e in pazienti selezionati”.
L’aspetto di maggiore innovazione dell’intervento risiede nell’aver mantenuto un approccio completamente mini-invasivo anche in un contesto di chirurgia oncologica estesa. L’utilizzo della piattaforma robotica Da Vinci Xi ha consentito una visione tridimensionale ad alta definizione, un’elevata precisione dei movimenti e una dissezione accurata dei piani anatomici, elementi fondamentali nelle procedure di peritonectomia selettiva.
La chirurgia robotica, in questo ambito, rappresenta uno strumento in grado di coniugare radicalità oncologica e riduzione del trauma chirurgico, ampliando le possibilità di trattamento in pazienti accuratamente selezionati anche all’interno di percorsi terapeutici complessi.
“Questo intervento – conclude la prof.ssa Gelmini – è il risultato di un lavoro multidisciplinare che integra competenze chirurgiche, anestesiologiche e oncologiche in un contesto altamente specializzato. L’esperienza maturata nel trattamento della carcinosi peritoneale e delle neoplasie con coinvolgimento peritoneale conferma come anche patologie oncologiche rare e complesse possano essere affrontate con approcci sempre più mirati e meno invasivi. In questo scenario è fondamentale il riferimento a centri ad alto volume e con competenze dedicate, per garantire percorsi clinico-assistenziali appropriati e in continuo sviluppo”.
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Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
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Criteri Critici
In Radioterapia metodica una super avanzata ecnologia Prima Como
La Radioterapia di Asst Lariana si arricchisce di una tecnologia all’avanguardia che rappresenta una delle innovazioni più importanti nella radioterapia moderna e un grande passo avanti nel controllo dei trattamenti radioterapici: la Surface Guided Radiation Therapy (SGRT).
Cos’è la SGRT: più precisione e maggiore sicurezza
La SGRT è una tecnologia avanzata che attraverso sistemi ottici tridimensionali e telecamere ad alta precisione, monitora in tempo reale il corpo del paziente durante ogni seduta e garantisce un livello di precisione e accuratezza senza precedenti. Il controllo effettuato tramite questa metodica avviene, inoltre, senza l’impiego di radiazioni aggiuntive.
“Questo controllo in tempo reale è particolarmente efficace quando si utilizzano terapie con dosi molto elevate ed erogate in poco tempo, come ad esempio nel caso dei trattamenti stereotassici – spiega il primario della Radioterapia di Asst Lariana, la dottoressa Sofia Meregalli – Minimi errori, infatti, possono influire sull’efficacia terapeutica e questo nuovo sistema consente di identificare anche minimi movimenti del paziente e mette in atto i necessari sistemi di correzione”
In particolare: se il movimento supera le soglie di tolleranza preimpostate, la macchina interrompe automaticamente il trattamento e segnala la necessità di riposizionamento, assicurando così una terapia sempre più accurata e riproducibile.
“Anche nel posizionamento del paziente rappresenta un’evoluzione significativa – prosegue la dottoressa Meregalli – L’accuratezza dell’allineamento garantita da questa metodica, potrà in un futuro rendere superflui i reperi cutanei permanenti, ossia quei piccoli tatuaggi che si utilizzano per posizionare con precisione il paziente durante ogni seduta”.
All’ospedale Sant’Anna sono due gli acceleratori di ultima generazione – acquistati grazie ai fondi stanziati dal PNRR – dotati di questa tecnologia.
Importanza della formazione e dell’aggiornamento professionale
Prima dell’impiego clinico di questa nuova tecnologia, il personale della Radioterapia ha intrapreso un percorso di formazione che ha coinvolto in modo multidisciplinare tecnici, medici, fisici, infermieri.
“L’introduzione di una tecnologia così avanzata – sottolinea il primario – richiede apparecchiature innovative ma competenze specifiche inserite in un lavoro di squadra. Ringrazio tutti per la passione e l’impegno dedicati al percorso di formazione necessario per l’utilizzo di questa tecnologia. Il loro contributo è stato fondamentale per rendere possibile questa innovazione”.
Una radioterapia sempre più personalizzata
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Criteri Critici
Da paziente a ricercatrice: Maria cerca una cura per la leucemia dopo averla vinta Il Digitale
Maria Crocioni è una ricercatrice dell’Università di Perugia, che ha vinto una borsa di studio di 30mila euro, per il progetto Diagnosi e terapia di precisione nella Leucemia mieloide acuta. La storia della giovane ha due aspetti particolari da sottolineare.
Il primo riguarda il nome che porta la borsa di studio, dedicata ad Andrea Coccia, ematologo prematuramente scomparso lo scorso anno. Il secondo è più personale per Maria, che circa vent’anni fa si è trovata ad affrontare quello che ora studia.
Da bambina, infatti, è stata paziente del reparto di Oncoematologia pediatrica dell’ospedale perugino di Santa Maria della Misericordia, a causa della leucemia, mentre adesso si impegna a trovare una cura che possa salvare altri pazienti, come lo è stato lei. Conosciamo meglio, adesso, la storia di Maria, in cosa consiste il suo studio e l’eredità lasciata da Andrea Coccia.
Maria da paziente a ricercatrice
La ricercatrice Maria Crocioni è passata dai reparti di Oncologia pediatrica dell’ospedale perugino di Santa Maria della Misericordia alle aule dell’Università di Perugia, dove studia un modo per curare la leucemia. Si tratta della stessa malattia che l’ha colpita circa vent’anni fa e che, dopo la guarigione, l’ha spinta a intraprendere questo percorso di vita. La sua è, così, una storia di rinascita e speranza, che si intreccia con quella dell’ematologo Andrea Coccia, scomparso prematuramente lo scorso anno.
Come fa sapere Leggo, infatti, la giovane ha vinto una borsa di studio, che porta proprio il nome del medico, presso l’ateneo perugino. Queste sono le parole di Crocioni, una volta ricevuto il riconoscimento: “Sono estremamente felice. Questa borsa rappresenta un modo per acquisire ciò che Andrea ha lasciato e nel suo ricordo fare qualcosa di utile“.
Il progetto che Maria sta portando avanti presenta il titolo Diagnosi e terapia di precisione nella Leucemia mieloide acuta, che le è valso il premio di 30mila euro. La commissione ha deciso, in questo modo, di ripagare la dedizione della ricercatrice, che da tempo si porta dietro questa missione.
Leggi anche: Giovanni Arras, il ricercatore nato con paralisi cerebrale, diventerà Cavaliere al Merito
La borsa di studio in nome di Andrea Coccia
La borsa di studio è finanziata dal Comitato per la vita “Daniele Chianelli”, di cui è presidente Franco Chianelli, il quale ha raccontato quanto ripreso da Leggo: “Io e mia moglie abbiamo conosciuto Maria Crocioni quando era una bambina malata in ospedale e oggi dedica la sua vita allo studio di queste terribili malattie“.
La cerimonia di consegna del premio si è svolta il 19 maggio, presso il Dipartimento di Medicina e chirurgia dell’Università di Perugia, e ha coinvolto numerose figure, tutte riunite nel nome di Andrea Coccia, fortemente stimato dagli amici e nel mondo lavorativo. Hanno preso parte, quindi, il Rettore dell’Ateneo Massimiliano Marianelli e il direttore del Dipartimento di Medicina e chirurgia Francesco Grignani.
Presenti anche il preside del Corso di laurea in Medicina e chirurgia Giuseppe Nocentini, la direttrice della Struttura complessa di Ematologia Maria Paola Martelli e il presidente del Comitato per la vita, Franco Chianelli. Quest’ultimo ha, dunque, sottolineato:
La consegna di questo premio rappresenta per tutti noi un insieme di emozioni. In primo luogo, abbiamo voluto mantenere una promessa fatta agli amici e ai colleghi di Andrea che hanno voluto onorare il suo amore per la medicina facendo una donazione al Comitato di 8mila euro. Noi abbiamo aggiunto il resto e, ne siamo certi, non c’è modo migliore per ricordare un giovane medico che ha lasciato il segno, non solo per il suo talento, ma anche per la grande umanità e per la capacità di empatia verso i pazienti. E forse non è un caso che questa borsa di studio venga assegnata ad una giovane ricercatrice, che molti anni fa è stata una bimba malata, che io e mia moglie abbiamo conosciuto in ospedale e che oggi dedica la sua vita allo studio di queste terribili malattie. Ci piace pensare che il nome di Andrea Coccia resti strettamente legato alla speranza di guarigione per molti malati.
Una volta conclusa la cerimonia, è stata intitolata l’Aula Tutor del Dipartimento proprio al dottor Andrea Coccia. Chianelli ha perciò ringraziato i presenti e chi porta avanti il nome dell’ematologo: “Voglio esprimere un forte apprezzamento verso gli amici e colleghi di Andrea che si sono fatti promotori dell’iniziativa“.
Leggi anche: Paolo Ceriani a Stoccolma dopo la morte della madre: “Studio una cura per il tumore”
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Criteri Critici
Tumore alla prostata, un esame del sangue può dire in poche settimane se la terapia funziona quicomo.it
Un semplice esame del sangue potrebbe cambiare il modo in cui viene monitorato il tumore alla prostata avanzato. Secondo uno studio britannico pubblicato sulla rivista scientifica Nature Cancer, l’analisi del DNA tumorale circolante nel sangue consentirebbe di capire già dopo 6-12 settimane se la terapia sta funzionando oppure no, molto prima rispetto ai metodi tradizionali.
La ricerca, coordinata dai ricercatori dell’University College London Cancer Institute, ha coinvolto 117 uomini con una nuova diagnosi di carcinoma prostatico metastatico, seguiti in 14 centri del Servizio sanitario nazionale britannico.
Il limite del PSA e il vantaggio del DNA tumorale
Oggi l’efficacia delle cure viene valutata soprattutto attraverso il PSA, l’antigene prostatico specifico. Sebbene sia un parametro molto utilizzato, il PSA può rimanere nel sangue per mesi, rallentando la possibilità di capire se il tumore stia realmente rispondendo alla terapia. Il DNA tumorale circolante, invece, viene eliminato dall’organismo molto più rapidamente. Proprio per questo può rappresentare un indicatore precoce dell’andamento della malattia. Se il DNA tumorale è ancora presente dopo le prime settimane di trattamento, potrebbe significare che il cancro continua a progredire nonostante le cure.
Dallo studio è emerso che tre pazienti su dieci avevano ancora DNA tumorale rilevabile nel sangue dopo 6-12 settimane di terapia. Un dato associato a una prognosi peggiore: solo la metà di questi uomini risultava viva dopo due anni, contro l’85% dei pazienti nei quali il DNA tumorale non era più rilevabile.
Cure più personalizzate e decisioni più rapide
Secondo gli autori, il test potrebbe aiutare i medici a distinguere rapidamente i pazienti che rispondono bene alla sola terapia ormonale da quelli che avrebbero bisogno fin da subito di trattamenti più aggressivi, come la chemioterapia o combinazioni terapeutiche avanzate. Il professor Gert Attard, che ha guidato lo studio, ha spiegato che questa è la prima evidenza chiara di un legame tra DNA tumorale circolante ed esiti clinici nei pazienti con tumore prostatico avanzato ormono-sensibile. L’obiettivo è rendere le cure sempre più personalizzate: intensificare il trattamento nei casi ad alto rischio, ma evitare terapie inutilmente pesanti nei pazienti che stanno già rispondendo bene.
Un possibile impatto anche sulla ricerca clinica
I ricercatori hanno osservato che la combinazione tra DNA tumorale circolante e livelli di PSA consente di individuare un gruppo di pazienti con un rischio di morte fino a venti volte superiore rispetto agli uomini con DNA tumorale assente e PSA molto basso. Questo approccio potrebbe avere effetti importanti anche sulla ricerca clinica. Capire rapidamente se un trattamento funziona permetterebbe infatti di accelerare gli studi sui nuovi farmaci, rendendo le sperimentazioni più rapide e meno pesanti per i pazienti.
Anche Hayley Luxton, della Prostate Cancer UK, ha sottolineato il valore del risultato: ogni anno migliaia di uomini ricevono una diagnosi di tumore alla prostata avanzato senza sapere subito quale sia la terapia più efficace per il proprio caso. Un test capace di orientare precocemente le decisioni terapeutiche potrebbe quindi migliorare sia la qualità delle cure sia le prospettive di sopravvivenza.
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Criteri Critici
Stati generali radioterapia oncologica - Giovedì alle 10 diretta webtv Camera dei Deputati – Comunicazione
notizia pubblicata il 20 Maggio 2026 Giovedì 21 maggio - ore 10 - Sala del Refettorio Giovedì 21 maggio, alle ore 10, presso la Sala del Refettorio di Palazzo San Macuto si è svolto il convegno "Stati generali radioterapia oncologica". Saluto della segretaria di presidenza della Camera, Annarita Patriarca. 21 /05/ 2026 Stati generali radioterapia oncologica
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Criteri Critici
Pontassieve, prevenzione melanoma nelle scuole: il Rotary Firenze Valdisieve incontra 360 studenti Firenze e dintorni
Il service, guidato dal dottor Vincenzo De Giorgi insieme a una squadra di specialisti, ha coinvolto quest’anno circa 360 studenti tra i 10 e i 13 anni dell’Istituto Comprensivo di Pontassieve – Scuola Secondaria di primo grado “Maria Maltoni”, attraverso incontri formativi e screening dermatologici gratuiti.,
Le attività si sono svolte il 5 e il 18 maggio 2026 con lezioni dedicate ai rischi di una scorretta esposizione ai raggi solari e all’importanza della prevenzione del melanoma, uno dei tumori della pelle più aggressivi. Durante gli incontri, gli studenti hanno potuto apprendere in modo semplice e diretto come proteggersi dal sole e riconoscere eventuali segnali da non sottovalutare., Parallelamente, numerosi ragazzi autorizzati dalle famiglie sono stati sottoposti a controlli dermatologici gratuiti effettuati dall’equipe medica coordinata dal dottor De Giorgi.,
L’iniziativa rientra in un più ampio progetto che il Rotary Firenze Valdisieve porta avanti nei comuni del territorio – Pontassieve, Londa, Dicomano, Pelago, Rufina e San Godenzo – attraverso giornate di screening aperte alla cittadinanza e attività informative nelle scuole., Presente anche il sindaco di Pontassieve insieme ai rappresentanti scolastici, che hanno espresso apprezzamento per un progetto capace di coniugare prevenzione sanitaria, educazione e attenzione ai giovani.,
“È fondamentale parlare di prevenzione già in età precoce – spiegano gli organizzatori – perché proprio durante l’infanzia e l’adolescenza si costruiscono comportamenti corretti che possono ridurre il rischio di sviluppare il melanoma negli anni futuri”., L’obiettivo del service è infatti quello di diffondere una maggiore cultura della prevenzione, coinvolgendo non solo gli studenti ma anche le famiglie, affinché l’attenzione alla salute della pelle diventi un’abitudine quotidiana.
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Criteri Critici
IOV di Castelfranco, arriva la radioterapia del futuro: colpirà il tumore proteggendo i tessuti sani OggiTreviso
CASTELFRANCO VENETO - Un nuovo e importante passo avanti per la radioterapia dell’Istituto Oncologico Veneto (IOV) nella sede di Castelfranco Veneto. All'interno di uno dei quattro bunker della struttura ospedaliera è infatti in corso di installazione il nuovo acceleratore lineare integrato con risonanza magnetica da 1.5 Tesla, modello Unity di Elekta. Dallo IOV spiegano l'assoluto valore di questo inserimento per la cura dei malati: «Una tecnologia di ultima generazione che consentirà trattamenti sempre più efficaci e personalizzati per i pazienti oncologici caratterizzata dalla possibilità di adattare in tempo reale il piano di cura, grazie alle immagini RM con qualità diagnostica che consentono una precisa distinzione dei tessuti sani da quelli tumorali».
Questo investimento rappresenta un tassello cruciale per l'evoluzione delle terapie e il potenziamento della sanità non solo locale, ponendo la struttura castellana ai vertici dell'offerta medica regionale. Si tratta, come sottolineano i vertici dell'istituto, di un passo importante verso un nuovo servizio all’avanguardia: «L’innovazione tecnologica rappresenta un elemento fondamentale nel percorso di cura: investire in apparecchiature avanzate significa offrire maggiore qualità e sicurezza, rafforzando al tempo stesso la capacità di presa in carico del territorio. Lo IOV continua così il proprio impegno per una sanità d’eccellenza, mettendo al centro la persona, la ricerca e l’innovazione».
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Criteri Critici
Al Policlinico di Modena un intervento oncologico complesso totalmente robotico Temponews
Un intervento oncologico ad alta complessità, completamente eseguito con tecnica robotica e integrato con chemioterapia intraperitoneale ipertermica, è stato effettuato nei giorni scorsi presso il Policlinico di Modena. Il trattamento ha riguardato un tumore raro e aggressivo dell’appendice.
Un intervento oncologico ad alta complessità, completamente eseguito con tecnica robotica e integrato con chemioterapia intraperitoneale ipertermica (HIPEC), è stato effettuato nei giorni scorsi presso il Policlinico di Modena. Il trattamento ha riguardato un tumore raro e aggressivo dell’appendice ed è consistito in una procedura combinata che ha incluso emicolectomia destra, peritonectomia selettiva e HIPEC, eseguite in un unico tempo operatorio con approccio mini-invasivo. Si tratta di una strategia ancora limitata a casistiche selezionate, praticabile in centri altamente specializzati e in pazienti accuratamente selezionati. L’intervento si inserisce in un’attività consolidata di chirurgia oncologica avanzata presso la Chirurgia Generale e Oncologica del Policlinico di Modena, dove da tempo vengono eseguiti trattamenti di chirurgia citoriduttiva per carcinosi peritoneale associati a HIPEC, nell’ambito di un percorso multidisciplinare dedicato alle neoplasie del peritoneo. In questo contesto, la procedura eseguita rappresenta un ulteriore avanzamento, avendo consentito di mantenere un approccio completamente robotico anche in un intervento oncologico esteso e altamente complesso.
Il paziente, un uomo di 51 anni, ha presentato un decorso post-operatorio regolare ed è attualmente avviato al completamento del percorso terapeutico oncologico.
L’intervento è stato eseguito dall’équipe della Chirurgia Generale e Oncologica dell’AOU Policlinico di Modena, composta dal Dottor Nicola Sforza e dalla Dottoressa Francesca Cabry, sotto la direzione della Professoressa Roberta Gelmini, con la partecipazione della Dottoressa Giulia Riggi, medico in formazione specialistica, nell’ambito di un percorso condiviso di sviluppo della chirurgia oncologica avanzata. Ha collaborato il Dottor Vincenzo Trapani della Struttura Complessa di Chirurgia Generale, d’Urgenza e Nuove Tecnologie dell’Ospedale Civile di Baggiovara. In sala operatoria erano presenti la Dottoressa Erika Roat, anestesista dell’Anestesia e Rianimazione I e gli infermieri strumentisti Dottor Simone Valentini e Dottoressa Elena Bombini.
“Il paziente – spiega la Professoressa Gelmini – era affetto da adenocarcinoma sigillocellulare dell’appendice, una neoplasia rara e biologicamente aggressiva, caratterizzata da una marcata tendenza alla diffusione peritoneale. Questo comportamento rende necessario un approccio terapeutico che non si limiti alla sola resezione dell’organo primitivo. Dopo valutazione multidisciplinare è stata indicata una strategia combinata, associando alla chirurgia di resezione il trattamento delle superfici peritoneali potenzialmente interessate da malattia microscopica, con l’obiettivo di ottimizzare il controllo locale della malattia”.
“La combinazione, in un unico tempo operatorio, di resezione oncologica, peritonectomia e HIPEC mediante approccio robotico – aggiungono il Dottor Sforza e la Dottoressa Cabry – consente di trattare in modo mirato il compartimento peritoneale, limitando l’esposizione sistemica rispetto alla chemioterapia tradizionale. La HIPEC rappresenta oggi una delle strategie più avanzate nel trattamento dei tumori a rischio di diffusione peritoneale ed è indicata in contesti specialistici e in pazienti selezionati”. L’aspetto di maggiore innovazione dell’intervento risiede nell’aver mantenuto un approccio completamente mini-invasivo anche in un contesto di chirurgia oncologica estesa. L’utilizzo della piattaforma robotica Da Vinci Xi ha consentito una visione tridimensionale ad alta definizione, un’elevata precisione dei movimenti e una dissezione accurata dei piani anatomici, elementi fondamentali nelle procedure di peritonectomia selettiva.
La chirurgia robotica, in questo ambito, rappresenta uno strumento in grado di coniugare radicalità oncologica e riduzione del trauma chirurgico, ampliando le possibilità di trattamento in pazienti accuratamente selezionati anche all’interno di percorsi terapeutici complessi.
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
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Criteri Critici
30 secondi possono salvarti la vita: lo screening per il tumore del polmone VIDEO Tempostretto
REDAZIONALE Il direttore scientifico del progetto, Giuseppe Casablanca, spiega come partecipare all'esame
REDAZIONALE – Trenta secondi possono salvarti la vita: lo screening per il tumore del polmone nella provincia di Messina.
Il tumore del polmone è conosciuto come big killer perché nonostante non sia il più frequente per incidenza, è il primo per mortalità, sia nel sesso femminile che nel maschile. Questo è dovuto al fatto che, senza adeguate manovre di prevenzione, circa l’80% dei tumori del polmone viene diagnosticato tardivamente e non può avvalersi della forma più efficace di trattamento, la chirurgia.
Infatti, il miglioramento della prognosi di qualsiasi tumore una volta che si è generato all’interno di un organo, può essere ottenuto solo intervenendo con strategie diagnostiche che lo intercettino nelle sue fasi più precoci, prima che si manifestino i sintomi, tipici invece delle fasi avanzate. Lo spazio nel quale applicare tali strategie è quello della prevenzione secondaria e lo strumento principale è quello dello screening.
Lo screening è una procedura che prevede l’applicazione di una tecnica diagnostica su un consistente campione della popolazione a rischio di sviluppare una determinata malattia o un tumore, ed intercettarla nelle sue fasi iniziale (cd DIAGNOSI PRECOCE). In questo modo si ottiene il risultato della RIDUZIONE DELLA MORTALITA’.
– PREVENZIONE PRIMARIA
– Riduzione della INCIDENZA del cancro attraverso la riduzione dell’ esposizione della popolazione ai fattori causali
– FUMO, ONCOGENI AMBIENTALI, ONCOGENI AMBIENTE PROFESSIONALE
– PREVENZIONE SECONDARIA
– Riduzione della MORTALITA’ attraverso la diagnosi precoce di cancro; ciò si ottiene individuando i soggetti a rischio da sottoporre a SCREENING
– Popolazione geneticamente esposta
– Popolazione fenotipicamente esposta
Dovendosi applicare ad una moltitudine di individui, Il problema comune a tutti gli screening è quello di rendere favorevole il rapporto fra i costi, generalmente elevati, e l’efficacia, cioè la capacità di diagnosticare il maggior numero possibile di malati.
Da questo punto di vista, lo screening del cancro del polmone è stato palcoscenico di continui insuccessi per circa 40 anni, fino a quando nel 2011 è stata trovata la combinazione vincente tra la tecnica diagnostica da usare , che è la TC del torace a bassa dose, efficacissima ma costosissima se applicata su vasta scala, e lo strumento che ha permesso di individuare i soggetti a rischio nella popolazione generale.
Tra i vari programmi messi a disposizione dai più autorevoli istituti di statistica internazionale, il PLCO è quello più utilizzato perchè è applicabile in pochi secondi ed è dotato di una sensibilità sufficientemente elevata per individuare le persone a rischio di ammalarsi di cancro del polmone da sottoporre alla TC.
Fin dalla sua prima applicazione, il PLCO ha consentito al trial nordamericano NLST di ottenere una riduzione della mortalità del 24%, aprendo finalmente l’era dello screening del cancro del polmone, oggi formalmente approvato anche dalla Commissione Europea.
Noi abbiamo proposto il progetto “Screening del cancro del polmone nel territorio della provincia di Messina”nel 2019, finanziato successivamente con fondi del Piano Sanitario Nazionale, che si basa sulla applicazione del software PLCO alla popolazione residente nella provincia di Messina di età >50 anni.
Lo slogan del progetto è “Trenta secondi possono salvarti la vita”.
Partecipare è estremamente semplice, è su base volontaria e le valutazioni cliniche sugli esami eseguiti che verranno fatte dagli specialisti della chirurgia toracica oncologica che si dovessero rendere necessari per l’interpretazione dei risultati della TC nei casi a rischio è gratuita.
Le modalità per partecipare sono:
ATTRAVERSO CODICE QR
inquadrare con lo smartphone il codice QR che si troverà nel banner pubblicato su Tempostretto o sulla pagina web della Azienda Ospedaliera Papardo di Messina o sulle piattaforme Social come Facebook o Instagram.
Cliccando sul QR si verrà proiettati nella landing page del software PLCO; poiché sarà indispensabile fornire i dati personali per essere contattati, si dovrà fornire il consenso al trattamento di essi. SI tenga presente che l’intera procedura del trattamento dei dati ha ottenuto l’autorizzazione del DPO aziendale secondo le disposizioni vigenti in materia ed ogni utilizzo avverrà nel rispetto del GPDR e dei vincoli disposti dal garante della Privacy.
A questo punto si potrà procedere con l’esecuzione del test. Si tratta di rispondere a poche, semplicissime domande. Raramente il tempo richiesto supererà i trenta secondi. Le risposte saranno immediatamente elaborate dal programma PLCO ed il risultato sarà inviato direttamente alla chirurgia toracica dell’AO Papardo. I medici ne prenderanno visione e procederanno come spiegato oltre.
CHIAMATA TELEFONICA AL NUMERO
I partecipanti possono chiamare il numero telefonico dedicato dal lunedì al venerdì dalle ore 16 alle 18, un operatore risponderà e dopo aver acquisito il consenso porrà poche semplici domande, al termine delle quali risulterà un punteggio, che rappresenta il coefficiente di rischio personale di ammalarsi di cancro del polmone.
PARTECIPAZIONE VIA POSTA ELETTRONICA
i partecipanti possono contattare il nostro centro inviando una mail all’indirizzo chirurgiatoracica@aopapardo.it; riceveranno il form da compilare ed entro 48 ore il risultato.
Indipendentemente dalla modalità di accesso allo screening, tutti i partecipanti saranno sottoposti al test PLCO e tutti saranno ricontattati per essere portati a conoscenza del risultato.
Il limite oltre il quale il test sarà considerato significativo è il 2%.
Considerato che si tratta di un test che calcola il rischio, la positività NON significa certezza, ma soltanto “probabilità che un evento accada”.
Per contro, la negatività non significa sicurezza di non essere già affetti da una neoplasia polmonare, in quanto la sensibilità del test è di circa 80-85%, vale a dire che nel 15-20% dei casi il risultato può essere falsamente negativo. Ma in atto nel mondo non esistono test con una sensibilità maggiore e, quindi, il PLCO è considerato comunque il più affidabile, in attesa che vengano predisposti test più accurati.
Coloro per i quali il risultato sarà maggiore del 2% (e quindi devono essere considerati soggetti a rischio) riceveranno la prescrizione di una TC senza mdcv, a bassa dose, che sarà poi valutata gratuitamente presso l’ambulatorio dedicato creato appositamente nel reparto di chirurgia toracica del Papardo.
In rapporto all’esito si procederà all’approfondimento diagnostico o alla prescrizione di un ulteriore controllo a distanza.
Contattateci, non abbiate timore; NOI RISPONDEREMO SEMPRE NEL CASO IN CUI IL MEDICO FOSSE IMPEGNATO IN ATTIVITA’ ASSISTENZIALI URGENTI.
RISULTATI DELLO SCREENING aggiornati al 20-5-26
Nei primi due anni hanno già partecipato oltre 800 persone; sono stati trovati ed operati 4 casi di cancro in fase precoce ed altri 30 casi sono attualmente entrati nel protocollo di controllo e rivalutazione.
Negli ultimi 3 mesi, grazie alla campagna di informazione attraverso i media (facebook, instagram, Tempostretto e sito Aziendale) hanno partecipato allo screening 306 persone, suddivise per le seguenti categorie di rischio:
ALTO RISCHIO (PLCO >2%): 97
NO A RISCHIO (PLCO < 2%): 51
A RISCHIO DIFFERITO (PLCO < 2%): 148
I partecipanti inseriti nella categoria a “rischio differito” sono coloro i quali in atto il risultato è al di sotto della soglia al momento del calcolo, ma, qualora continuassero a fumare, è previsto il superamento della soglia entro gli anni indicati nella risposta fornita a ciascun partecipante.
Nella stessa categoria rientrano coloro i quali, pur avendo smesso di fumare, il rischio continua a crescere per effetto della esposizione accumulata negli anni da fumatore.
In altri termini, il rischio del fumatore NON si azzera con la semplice astensione, con effetto on/off, ma persiste negli anni, in ragione dei parametri considerati nel PLCO.
IL SONDAGGIO SULLE ABITUDINI AL FUMO NEL NOSTRO TERRITORIO
AIUTATECI A CONOSCERE MEGLIO DOVE SI ANNIDA IL NEMICO
Inquadrando il QR code potrete partecipare al sondaggio sulle abitudini al fumo nella popolazione residente nella provincia di Messina.
Il sondaggio si chiama “Me lo dai il tempo di una sigaretta?”. E’ ASSOLUTAMENTE ANONIMO E NON CONTERRA’ ALCUN DATO PERSONALE, nè verrà tracciato. Serve soltanto ad ottenere una mappatura della diffusione del fumo di sigaretta tradizionale e delle sigarette elettroniche nel nostro territorio. In questo modo potremo orientare nel futuro le iniziative di supporto alla disassuefazione dalla dipendenza e contestualmente intensificare in maniera mirata gli obiettivi della prevenzione secondaria del cancro del polmone attraverso screening mirati nelle aree a maggiore incidenza del fenomeno.
Partecipare al sondaggio è semplicissimo, basta cliccare sul QR code e sarete proiettati direttamente nella scheda, dove potrete rispondere a 12 semplicissime domande. E’ anonimo. E’ sicuro ed è molto efficace.
Non esitate, la diagnosi e l’intervento nello stadio iniziale della malattia è l’unica arma efficace contro il cancro. VI aspettiamo.
Dott Giuseppe Casablanca
Direttore SC Chirurgia Toracica
Azienda Ospedaliera Papardo – Messina
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?2
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
50.0/100
Punteggio Totale
B
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Criteri Critici
Veronica Comi: “Clinical trial, la nuova frontiera della ricerca passa da AI, oncologia integrata e medicina personalizzata” Affaritaliani
Imprenditori, leader del terzo settore, grandi interpreti dell’associazionismo e del civismo. Persone impegnate a costruire qualcosa di significativo. Protagonisti. A Milano, in Lombardia, in Italia. Su Affaritaliani.it Milano una rubrica dedicata al racconto di donne e uomini che con le loro iniziative, le imprese, la loro visione, forgiano quotidianamente la nostra realtà. A curare questo spazio, Mario Furlan: fondatore dei City Angels, ma anche attivista, giornalista, scrittore, coach motivazionale. Insomma, uno che di protagonisti se ne intende eccome.
Il mercato globale dei clinical trial è in forte espansione e si prepara a superare, nei prossimi anni, la soglia dei 100 miliardi di euro, trainato da investimenti in ricerca, innovazione tecnologica e nuove esigenze cliniche. In questo scenario, Veronica Comi, Direttore Generale della Fondazione per la Ricerca Biomedica della Regione Lombardia, evidenzia il ruolo strategico di realtà come FRRB nel promuovere progetti ad alto impatto e rafforzare il legame tra ricerca preclinica e applicazione clinica. Dall’intelligenza artificiale agli organ-on-chip, dalla diagnosi precoce alla centralità del microbiota e della “whole person care”, il futuro della sperimentazione clinica appare sempre più orientato verso cure personalizzate, multidisciplinari e capaci di mettere al centro il benessere complessivo del paziente. L’INTERVISTA
Il mercato globale dei clinical trial sta letteralmente esplodendo, quali sono i numeri più interessanti in merito e che secondo lei è importante mettere in risalto?
Dettagli interessanti in merito giungono da una fonte autorevole quale Fortune Business Insights: nel solo 2025, l’asset di portata globale ha raggiunto quota 55 miliardi di euro e si prevede che, entro la fine dell’anno corrente, la cifra possa sfiorare i 60 miliardi. Ma non è tutto perché, stando al medesimo portale informativo, entro i prossimi 8 anni, il mercato mondiale supererà la soglia dei 100 miliardi con un incremento medio annuale composto pari al 7% nel corso del periodo preso in analisi. Entrando ancor più nel dettaglio della fonte citata in precedenza, risultano presenti dei dettagli di natura geografica piuttosto interessanti: il Nord America si presenta come leader dell’asset perché, già nel 2025, deteneva quasi il 44% dell’intera quota di mercato. Ma non è il solo ad emergere perché colossi globali come Giappone e Cina stanno scalando posizioni in questa speciale classifica. E all’interno della medesima graduatoria non manca l’Europa, il cui mercato è trainato da investimenti mirati che vengono effettuati con l’obiettivo di promuovere la ricerca scientifica a 360° e, di conseguenza, anche uno dei pilastri della ricerca stessa come quello dei clinical trial.
Per quanto riguarda proprio il Vecchio Continente possiamo ritenerci fortunati in termini di ricerca e sviluppo perché ci sono realtà come FRRB che nascono con l’obiettivo di promuovere la ricerca e, di conseguenza, anche i progetti che presentano un focus prettamente clinico. Ci spieghi meglio questo punto con qualche dettaglio aggiuntivo.
Dal 2015 sosteniamo progetti di ricerca innovativi, interdisciplinari e ad alto impatto attraverso bandi competitivi regionali, nazionali ed europei. Vogliamo contribuire a migliorare la qualità di vita dei cittadini e rafforzare il sistema sanitario lombardo. Quello dei clinical trial è uno dei pilastri fondanti dell’incredibile universo della ricerca scientifica che, come buona parte dei settori operativi, è soggetto a continui cambiamenti dovuti, in particolar modo, all’applicazione delle nuove tecnologie, tra cui l’intelligenza artificiale. In vista del futuro, per facilitare la creazione di nuove soluzioni all’avanguardia, sarà fondamentale rafforzare il dialogo tra ricerca preclinica e applicazione clinica.
Quello dei clinical trial è uno dei temi maggiormente discussi del momento, a tal punto da diventare oggetto di tavole rotonde e dibattiti. Conferma?
Assolutamente sì, proprio di recente ho avuto il grande onore e piacere di presenziare, in veste di discente all’evento congiunto 2nd SIO Europe & 12th International ARTOI Congress, arricchito da diverse sessioni formative sul tema, tra cui quello denominato “Preclinical and Clinical Research: Role and Significance”. A questo proposito, ci tengo a segnalare che, dietro all’organizzazione del Congresso appena citato, c’è un’altra realtà made in Italy del settore, ovveroFondazione Artoi, un’organizzazione multidisciplinare no-profit dedicata allo studio, alla divulgazione e all’applicazione di trattamenti oncologici incentrati sul paziente attraverso l’uso integrato di più azioni terapeutiche. La Fondazione si distingue per innumerevoli iniziative di spessore in campo clinico tra cui, ad esempio, il progetto “Synchro Levels”, applicato a favore di pazienti con neoplasia gastroenterica e polmonare, e il project “Cell Food”, utilizzato al fine di contrastare patologie polmone-testa/collo.
Restando sul Congresso a cui ha presenziato, quali saranno i trend che caratterizzeranno il futuro del settore dei clinical trial stando a quanto anticipato dagli esperti del settore?
Dall’utilizzo dell’intelligenza artificiale, fondamentale per accelerare lo sviluppo di farmaci e identificare nuove molecole terapeutiche, all’impiego di strumenti o innovazione all’avanguardia per diagnosticare precocemente masse tumorali attraverso un semplice esame del sangue fino alla crescente importanza del microbiota come elemento chiave nella risposta alle immunoterapie. Ma non è tutto perché, considerando l’ambito preso in analisi, risaltano, e lo faranno sempre più in vista dei prossimi anni, i cosiddetti sistemi“organ-on-chip”, vale a dire modelli biologici avanzati capaci di simulare il comportamento dei tumori e prevedere in modo sempre più accurato l’efficacia delle terapie. E ancora, una grande attenzione viene dedicata al concetto di “whole person care”: entrando più nel dettaglio, si tratta di un approccio integrato che considera il paziente nella sua totalità e che punta a rendere le cure oncologiche sempre più personalizzate, multidisciplinari e orientate al benessere complessivo della persona.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
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Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?2
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
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Malattia di Huntington, al Sant’Andrea di Roma il terzo studio sulla terapia genica Agenzia Dire
ROMA – Una nuova svolta nella ricerca sulla malattia di Huntington all’Azienda ospedaliero- universitaria Sant’Andrea di Roma. Il team di ricerca guidato dal prof. Giovanni Ristori, dirigente della Uoc di Neurologia, e da Silvia Romano, professoressa associata presso la Sapienza Università di Roma, sta iniziando il reclutamento di pazienti per un nuovo trial clinico. Si tratta della terza sperimentazione di terapia genica avviata presso l’ospedale romano.
Ma che cos’è, intanto, la malattia di Huntington? “Una patologia genetica neurodegenerativa ereditaria- spiega il prof. Ristori, intervistato dalla Dire- che provoca la progressiva morte delle cellule nervose, in particolare nello striato, portando a gravi disturbi motori, cognitivi e psichiatrici. Si trasmette in modo dominante: un genitore malato ha il 50% di probabilità di passarla ai figli. Non esiste ancora una cura risolutiva, ma solo trattamenti sintomatici. Colpisce solitamente tra i 30 e i 50 anni, con una progressione di 15-20 anni, causata appunto da una mutazione genetica”.
Al Sant’Andrea esiste da anni un ambulatorio di riferimento per questa malattia. L’avvio di questo terzo studio consolida dunque il ruolo della Uoc di Neurologia del Sant’Andrea come “centro di riferimento regionale” per le malattie neurogenetiche: “L’attività della nostra struttura- prosegue il prof. Ristori- si muove da anni su un doppio binario: l’alta ricerca scientifica e il supporto sociale. L’ambulatorio dedicato collabora stabilmente con la sede romana di AICH Odv (Associazione Italiana Corea di Huntington), garantendo ai pazienti un accesso diretto ai trattamenti sperimentali più avanzati all’interno di un percorso di supporto umano per i pazienti e i loro familiari da un lato e di rigorose e certificate sperimentazioni cliniche dall’altro”.
Qual è la vera innovazione del nuovo studio a cui partecipate? “La vera innovazione di questo studio risiede nella modalità di assunzione del farmaco. A differenza dei precedenti protocolli- spiega ancora l’esperto alla Dire- che richiedevano la somministrazione intra-rachidee tramite puntura lombare, la nuova molecola si assume per via orale con un cambiamento radicale per la qualità della vita dei pazienti inseriti nel percorso sperimentale”.
Come avviene la sperimentazione? “La ricerca entra in una fase cruciale con uno studio di Fase III randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo- risponde il prof. Ristori- ovvero i partecipanti sono divisi in gruppi (con trattamento o placebo) in modo casuale (randomizzato appunto), e né i pazienti né i medici sanno se viene somministrato il farmaco attivo o il placebo”.
Qual è la durata della sperimentazione? “Il trattamento dura 36 mesi continui. Quella assegnata è una terapia eziologica che mira a rallentare la progressione della malattia contrastando proprio la sua causa genetica”.
Ma quanto è importante, in generale, la ricerca scientifica? “La ricerca è uno strumento prezioso e aggiungerei fondamentale anche per la malattia di Huntington. La ricerca rappresenta l’unica speranza concreta per trovare una cura definitiva che oggi purtroppo non esiste per una malattia gravissima. La partecipazione ai trial clinici- conclude l’esperto- rappresenta il modo più efficace che abbiamo per passare da una gestione puramente sintomatica della patologia alla possibilità di modificarne il decorso”.
“Mi è stato diagnosticato un cancro al seno, nessuno si aspetta una notizia così. Lavoro con il mio team medico su un piano di trattamento”: parla Vanessa Trump - Il Fatto Quotidiano
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“Mi è stato diagnosticato un cancro al seno, nessuno si aspetta una notizia così. Lavoro con il mio team medico su un piano di trattamento”: parla Vanessa Trump Il Fatto Quotidiano
Un annuncio affidato ai social, con toni misurati ma diretti. Vanessa Trump, ex moglie di Donald Trump Jr. e oggi legata sentimentalmente al campione di golf Tiger Woods, ha reso noto di aver ricevuto una diagnosi di tumore al seno. Lo ha fatto attraverso un messaggio pubblicato su Instagram, in cui ha parlato apertamente della malattia e del percorso di cure appena iniziato: “Recentemente mi è stato diagnosticato un cancro al seno. Anche se questa non è una notizia che qualcuno si aspetta di ricevere, sto lavorando a stretto contatto con il mio team medico su un piano di trattamento”, ha scritto la donna, 48 anni.
Nel post, l’ex nuora del presidente statunitense ha spiegato di essersi sottoposta a un intervento medico “all’inizio di questa settimana”, ringraziando i medici che la stanno seguendo. “Rimango concentrata e fiduciosa, circondata dall’amore e dal sostegno della mia famiglia, dei miei figli e delle persone a me più vicine”, ha aggiunto.
Vanessa Trump è madre di cinque figli avuti da Donald Trump Jr.: Kai, Donald III, Tristan, Spencer e Chloe. Nel messaggio ha anche chiesto discrezione in una fase particolarmente delicata della sua vita privata: “Grazie per la vostra gentilezza e il vostro sostegno, significa davvero più di quanto possa esprimere. Chiedo gentilmente privacy mentre mi concentro sulla mia salute e sulla guarigione”.
Tra i primi messaggi pubblici di sostegno è arrivato quello di Ivanka Trump, sorella dell’ex marito: “Preghiamo per la tua continua forza e per una pronta guarigione. Ti voglio bene mamma”.
Un periodo difficile
L’annuncio della diagnosi arriva mentre anche il compagno di Vanessa Trump, Tiger Woods, sta attraversando un periodo complicato. Il golfista è infatti appena rientrato negli Stati Uniti dopo sei settimane di trattamento all’estero, seguite all’incidente automobilistico e alle accuse di guida in stato di ebbrezza. Woods è stato incriminato per DUI e per essersi rifiutato di sottoporsi a un test delle urine; il 31 marzo si è dichiarato non colpevole.
Secondo una fonte vicina alla coppia citata dal magazine People, il campione americano sarebbe determinato a lasciarsi alle spalle gli ultimi mesi: “Tiger ha preso seriamente questo viaggio ed è totalmente concentrato nel continuare il suo percorso di recupero e lasciarsi questo capitolo alle spalle”. La stessa fonte ha descritto il rapporto tra Woods e Vanessa Trump come solido nonostante le difficoltà: “Vanessa e Tiger sono innamorati, la relazione è ancora seria e sono felici di rivedersi. Vanessa “è desiderosa di aiutarlo a continuare i suoi progressi e a lasciarsi alle spalle altri scandali pubblici, cosa che entrambi detestano profondamente”.