Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?3
65.2/100
Punteggio Totale
A
Valutazione
✅
Criteri Critici
World Cancer Congress, MSF: “Cure oncologiche possibili anche nelle crisi umanitarie” Medici Senza Frontiere ETS
MSF interviene per la prima volta al Congresso mondiale sul cancro a Hong Kong.
Un appello contro il cancro
La cura del cancro è possibile anche in contesti con risorse limitate, ma è necessario intervenire con urgenza per abbattere le barriere che ostacolano l’accesso alla prevenzione, alla diagnosi tempestiva e a trattamenti adeguati. È l’appello che lanceremo al Congresso mondiale sul cancro, in programma dal 24 al 26 settembre a Hong Kong, dove partecipiamo per la prima volta per condividere i dati dei programmi contro il cancro in Mali e in Malawi.
Il peso dei tumori è già una minaccia crescente per la salute pubblica in molti dei paesi in cui lavoriamo e le donne sono colpite in modo sproporzionato. Circa l’80% dei decessi per tumore al seno e alla cervice nel mondo avviene nei paesi a basso e medio reddito. Entro il 2050, gli esperti di salute globale stimano che il numero di casi di tumore in questi paesi aumenterà del 150%.
Oggi le nostre équipe offrono cure oncologiche, dallo screening al trattamento fino alle cure palliative, in diversi paesi. Lavoriamo insieme ai ministeri della salute, a professionisti, reti comunitarie ed esperti impegnati nella lotta contro il cancro. Vogliamo continuare a imparare e contribuire a rendere l’accesso alle cure più equo in questo settore”. Claire Rieux direttrice medica di MSF
Mali: diagnosi più precoci e risultati incoraggianti
In Mali, tra il 2021 e il 2025 oltre 2.300 donne hanno ricevuto assistenza medica per tumore al seno o alla cervice attraverso il programma che portiamo avanti insieme ai nostri partner a Bamako.
Uno studio retrospettivo sui risultati delle cure che offriamo insieme al ministero della salute maliano tra il 2019 e il 2022 mostra progressi concreti, nonostante l’accesso discontinuo alla radioterapia, i problemi di sicurezza e i numerosi ostacoli lungo il percorso di cura per le persone che convivono col cancro. Solo un quarto delle pazienti ha ricevuto una diagnosi in fase precoce della malattia, ma questa percentuale è migliorata nel tempo.
Tra le donne con tumore alla cervice, per esempio, è raddoppiata, passando dal 14% nel 2019 al 28% nel 2022. Lo studio ha inoltre rilevato, tra le donne con tumore al seno, tassi di sopravvivenza globale pari al 91% a 1 anno dalla diagnosi e al 72% a 3 anni. Dati incoraggianti, che devono però essere interpretati con cautela a causa dell’elevata percentuale di pazienti di cui non era noto lo stato di sopravvivenza, pari al 30%.
Malawi: screening, trattamento e nuove strategie a basso costo
In Malawi, il nostro programma a Blantyre contribuisce a contrastare uno dei più alti tassi di mortalità per tumore alla cervice al mondo, facilitando l’accesso a cure palliative e trattamenti, tra cui chemioterapia, chirurgia e radioterapia, oltre a strumenti di prevenzione come la vaccinazione contro il papillomavirus umano (HPV), lo screening precoce e il trattamento delle lesioni precancerose.
Nel distretto di Blantyre, la copertura dello screening per il tumore alla cervice è passata dal 40% nel 2019 a quasi il 60% nel 2025.
Il nostro lavoro si concentra anche sul supportare le persone lungo tutto il percorso di cura, offrendo educazione sanitaria, assistenza psicologica e supporto sociale e collaborando strettamente con associazioni locali e persone sopravvissute al cancro. Farmaci e protocolli clinici da soli non bastano: chi affronta un tumore ha bisogno di informazioni chiare, supporto emotivo e pratico e continuità delle cure, per orientarsi nel trattamento e affrontare l’impatto più ampio della malattia sulla propria vita e sulla propria famiglia”. Nancy Kamwaza responsabile MSF per la promozione della salute e il coinvolgimento delle comunità in Malawi
Il metodo PAVE
Partecipiamo inoltre al progetto di ricerca internazionale PAVE, che valuta una nuova strategia a basso costo per lo screening e il trattamento delle lesioni precancerose della cervice in contesti con risorse limitate.
Il metodo combina la genotipizzazione dell’HPV con una valutazione visiva automatizzata tramite intelligenza artificiale, permettendo di individuare meglio le lesioni precancerose, e si è rivelato particolarmente efficace per identificare le donne a maggior rischio che necessitano di un trattamento urgente. Migliorare lo screening, tuttavia, serve a poco se le fasi successive della diagnosi e delle cure restano indisponibili, troppo costose o sovraccariche.
Cure ancora fuori portata
La nostra esperienza mostra che è possibile diagnosticare, prevenire e trattare il cancro anche in contesti fragili e umanitari quando le persone hanno accesso a cure coordinate e adeguatamente finanziate. In molti contesti con risorse limitate, però, prezzi elevati, carenze di farmaci, scarsità di personale specializzato e debolezze nelle catene di approvvigionamento continuano a impedire l’accesso alle cure.
Troppo spesso alle persone con tumore vengono negate cure e trattamenti non perché non esistano strumenti efficaci, ma perché hanno prezzi inaccessibili, non sono disponibili quando servono o non sono adatti ai contesti e ai paesi con risorse limitate. È il momento che paesi e finanziatori mostrino una forte volontà politica per colmare questo divario, investendo nelle cure oncologiche e garantendo che diagnosi e trattamenti salvavita siano accessibili, adattabili e disponibili anche nei contesti umanitari e con poche risorse”. Zarak Jan referente advocacy di MSF per l’accesso ai farmaci
La partecipazione al World Cancer Congress di Hong Kong rappresenta per noi un’occasione per chiedere un accesso più ampio a cure oncologiche complete, confrontarsi con la comunità oncologica internazionale e contribuire al dibattito sulle innovazioni e sulle strategie più efficaci per il controllo dei tumori.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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43.0/100
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C
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Criteri Critici
Tumore al polmone, diagnosi precoce e prevenzione gratuita con Asst Brianza Il Notiziario
Diagnosi precoce e prevenzione gratuita per la lotta contro il tumore del polmone. L’ASST Brianza avvia sul territorio un nuovo programma di screening gratuito rivolto ai cittadini dai 55 ai 74 anni, promosso nell’ambito delle direttive di Regione Lombardia. L’iniziativa punta a individuare in fase iniziale eventuali alterazioni polmonari in una patologia che rappresenta ancora la prima causa di morte per neoplasia e che nei primi stadi si sviluppa spesso senza sintomi.
Screening gratuito per la prevenzione del tumore al polmone con Asst Brianza
Il percorso è del tutto gratuito, non richiede la ricetta del medico di medicina generale e introduce una modalità di accesso semplice e interamente digitale, realizzata con il supporto tecnico della piattaforma Paginemediche. Per verificare la presenza dei requisiti necessari, i cittadini interessati possono collegarsi al sito dedicato (screening-polmonare-asstbrianza.paginemediche.it) e compilare un breve questionario conoscitivo sui propri stili di vita e fattori di rischio, legato in particolare al fumo.
Se dalla valutazione dei dati emergono i requisiti di idoneità previsti dal protocollo sanitario, l’utente viene contattato direttamente dai referenti dell’ASST Brianza per fissare gli appuntamenti. Lo screening prevede l’esecuzione di una TAC del torace a basso dosaggio, un esame rapido, del tutto indolore e senza mezzo di contrasto, seguito poi da una visita specialistica pneumologica.
“Vogliamo facilitare l’accesso della nostra popolazione a un’importante opportunità di prevenzione in un ambito che non rientra ancora nei programmi organizzati a livello nazionale”, spiega il Direttore Generale di ASST Brianza, Carlo Alberto Tersalvi. Soddisfazione è stata espressa anche da Graziella Bilotta, amministratrice delegata di Paginemediche, che sottolinea il valore della tecnologia al servizio della salute per connettere in modo immediato i cittadini alle strutture sanitarie del territorio.
Nel testo possono essere presenti contenuti promozionali sponsorizzati
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Criteri Critici
Sildenafil e metastasi: il ruolo del farmaco contro i tumori airc.it
Ultimo aggiornamento:22 settembre 2026 Uno studio mostra che il sildenafil, principio attivo del farmaco Viagra®, limita lemetastasiagendo sul colesterolo cellulare. Ilsildenafil, principio attivo conosciuto soprattutto per il trattamento della disfunzione erettile e presente nel farmaco dal nome commerciale Viagra®, potrebbe avere un altro effetto inatteso: ostacolare la capacità delle cellule tumorali di formaremetastasi. A suggerirlo è uno studio coordinato da Ayelet Erez, del Weizmann Institute di Rehovot in Israele. I risultati, pubblicati sulla rivistaCancer Researcha luglio 2026, hanno permesso di individuare un nuovo meccanismo con cui il farmaco interferirebbe con ilmetabolismodel colesterolo delle cellule tumorali. I ricercatori, in collaborazione con altri gruppi israeliani e statunitensi, hanno scoperto che nelle cellule tumorali l’aumento del guanosin monofosfato ciclico (cGMP), un enzima coinvolto in questi processi, può innescare una serie di eventi del tutto diversi. Sebbene ilcolesterolosia conosciuto soprattutto per il suo legame con le malattie cardiovascolari, all’interno delle cellule è unamolecola indispensabile: contribuisce alla struttura delle membrane e al loro funzionamento e partecipa indirettamente a numerosi processi metabolici e di segnalazione. Per una cellula tumorale che migra e colonizza un nuovo organo, una disponibilità adeguata di colesterolo può essere particolarmente importante. Il sildenafil è uninibitore della fosfodiesterasi di tipo 5(PDE5), cioè blocca un enzima che degrada una molecola, il guanosin monofosfato ciclico (cGMP). Assumendo sildenafil, quindi, nell’organismo aumenta la concentrazione di cGMP, e in tal modo si favorisce il rilassamento della muscolatura liscia e la vasodilatazione. Questo è il meccanismo sfruttato nel trattamento della disfunzione erettile e dell’ipertensione arteriosa polmonare. Gli esperimenti dei ricercatori israeliani hanno mostrato che questo stesso meccanismo fa sì che il colesterolo rimanga “intrappolato” all’interno dei lisosomi, gli organelli cellulari deputati alla degradazione e al riciclo di numerose sostanze, diventando meno disponibile nelle altre regioni della cellula. In diversisistemi sperimentalidi tumori umani e murini, il risultato è stato una riduzione della capacità delle cellule neoplastiche di migrare e formaremetastasi. Un altro risultato interessante ha mostrato che l’effetto antitumorale non sembra dipendere esclusivamente dal sildenafil: anche altri sistemi sperimentali per inibire PDE5 o aumentare il cGMP hanno prodotto risultati analoghi, rafforzando l’ipotesi che sia proprio questa via biologica a essere coinvolta. Le cellule tumorali, però, provano a reagire: quando il colesterolo disponibile diminuisce, attivano un meccanismo compensatorio che ne aumenta la produzione. Da questa osservazione è nata l’idea dicombinare sildenafil e statine, farmaci che inibiscono la sintesi del colesterolo e sono comunemente utilizzati per ridurne i livelli nel sangue. La strategia colpirebbe così ilmetabolismotumorale su due fronti: da un lato il sildenafil ostacola la distribuzione intracellulare del colesterolo, dall’altro la statina ne limita la nuova produzione. Nei sistemi sperimentali studiati, la combinazione è risultata efficace. Anche l’analisiretrospettiva di cartelle clinicheelettroniche ha evidenziato una maggioresopravvivenzatra i pazienti oncologici che assumevano sildenafil e un ulteriore beneficio associato all’uso concomitante di statine. Un risultato interessante, certo, ma da interpretare con cautela: un’associazione osservata nei dati clinici non dimostra che siano davvero stati questi farmaci a causare la maggiore sopravvivenza. L’idea di utilizzare il sildenafil in oncologia non nasce oggi. Un gruppo di ricercatori guidato da Paul Dent, del Massey Cancer Center in Virginia (USA), ne aveva già valutato l’impiego insieme all’antitumorale regorafenib in un precedente studio clinico di fase I con 29 pazienti con tumori solidi avanzati. I risultati erano stati pubblicati nel 2024 sulla rivistaAnticancer Drugs. Lo studio era però finalizzato soprattutto a valutare la sicurezza e il dosaggio della combinazione, piuttosto che l’efficacia antitumorale. I nuovi risultatinon significano quindi che il sildenafil sia oggi una terapia contro il cancro, né tantomeno che possa essere assunto per prevenire lemetastasi. Le evidenze più convincenti sull’effetto antimetastatico provengono ancora da studi sperimentali con cellule in coltura e animali di laboratorio, mentre i dati ottenuti nei pazienti sono ancora osservazionali. Se i dati saranno confermati in rigorosi studi clinici, i risultati potrebbero rappresentare un interessante esempio diriposizionamento di farmaci, in inglese “drug repurposing”, ovvero l’impiego di farmaci già disponibili per altre indicazioni. Il vantaggio è poter partire da molecole di cui la sicurezza e i possibili effetti collaterali sono già ampiamente conosciuti. Occorre tuttavia ancora capire, sempre attraverso studi clinici approfonditi, se l’effetto osservato in laboratorio possa tradursi in un reale beneficio per i pazienti e, soprattutto, contro quali tumori. Per ora il sildenafil rimane un farmaco per indicazioni ben diverse dal cancro. Secondo uno studio coordinato dal Weizmann Institute di Rehovot, in Israele, e pubblicato a luglio 2026 sulla rivistaCancer Research, il sildenafil (Viagra®) ha mostrato di ridurre la capacità delle cellule neoplastiche di migrare e formare metastasi, ostacolando il metabolismo del colesterolo delle cellule tumorali. Questo in in sistemi sperimentali, per cui occorrono ancora molte conferme. Il sildenafil è un inibitore della fosfodiesterasi di tipo 5 (PDE5) che fa aumentare la concentrazione di cGMP. Questo meccanismo fa sì che il colesterolo rimanga “intrappolato” nei lisosomi, diventando meno disponibile nelle altre regioni della cellula e limitando la capacità della cellula tumorale di migrare. Quando il colesterolo disponibile diminuisce, le cellule tumorali attivano un meccanismo compensatorio che ne aumenta la produzione. La combinazione con le statine aiuta a colpire il metabolismo tumorale su due fronti: il sildenafil ostacola la distribuzione del colesterolo e la statina ne limita la produzione. No, i nuovi risultati non significano che il sildenafil sia oggi una terapia contro il cancro o che possa prevenire le metastasi. Le evidenze più convincenti provengono ancora da studi sperimentali su cellule in coltura e animali di laboratorio, e i dati sui pazienti sono solo osservazionali. Raffaella Gatta
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Criteri Critici
Superbatteri nel sangue nei pazienti oncologici: rischi, dati italiani e strategie di prevenzione Microbiologia Italia
Studio italiano su infezioni ematiche da batteri resistenti e mortalità elevata nei malati di tumore.
Questo articolo analizza le infezioni del sangue da microrganismi multiresistenti nei pazienti oncologici, spiega perché la mortalità a 30 giorni supera il 30% in uno studio italiano e indica a chi serve conoscere prevenzione, diagnosi e stewardship antimicrobica.
Introduzione
Quando i superbatteri raggiungono il circolo sanguigno, l’infezione non è più un evento isolato. Nei pazienti oncologici diventa una seconda crisi clinica, parallela al tumore. Uno studio del Policlinico di Bari, pubblicato su BMC Infectious Diseases, ha esaminato 204 ricoverati con batteriemia da organismi multidrug-resistant. Tra i 59 malati di cancro la mortalità a 30 giorni è stata del 30,5%, contro l’11,7% negli altri pazienti.
Il dato non descrive un destino individuale. Mostra però quanto l’incontro tra antibiotico-resistenza e fragilità oncologica sia pericoloso. Cateteri venosi, neutropenie, ricoveri ripetuti e terapie precedenti aumentano l’esposizione. Capire patogeni, tempi e fattori associati alla morte è utile a oncologi, infettivologi, microbiologi, infermieri e caregiver.
Perché le infezioni ematiche da batteri resistenti sono così gravi
Le bloodstream infections, o BSI, si verificano quando microrganismi patogeni entrano nel sangue. Se il responsabile è un microrganismo multiresistente, le opzioni terapeutiche si riducono. Nei pazienti oncologici il sistema immunitario è già compromesso dalla neoplasia o dalla chemioterapia.
Lo studio barese ha coperto il periodo dal 1° gennaio 2021 al 30 gennaio 2026. Tra i 59 malati di tumore, 30 avevano neoplasie solide e 29 tumori ematologici. Al momento dell’infezione, il 25,4% dei pazienti oncologici era in terapia intensiva, contro il 4,8% degli altri.
A sette giorni la differenza di mortalità non era significativa. È tra il settimo e il trentesimo giorno che le curve si separano. Questo intervallo è decisivo per rivedere terapia, controllo della sorgente e supporto intensivo.
Lo studio italiano di Bari: numeri e confronto
I ricercatori hanno confrontato 59 pazienti oncologici e 145 non oncologici, tutti con infezioni del sangue da superbatteri. Il risultato principale è la mortalità a 30 giorni: 30,5% contro 11,7%. Dopo aggiustamenti statistici, la condizione oncologica restava associata all’esito, con odds ratio aggiustato di 3,19.
204 casi totali di BSI da organismi MDR
59 malati di tumore, 145 senza tumore
KPC dominante nel 72,1% degli isolati
Acinetobacter più frequente tra i malati di cancro
ICU più comune nei pazienti oncologici
Il disegno è retrospettivo e monocentrico. I 59 casi oncologici sono pochi per generalizzare a tutta Italia. Restano però un segnale epidemiologico chiaro: quando un superbatterio entra nel sangue di chi ha un tumore, la vulnerabilità è alta.
KPC, NDM, VIM e Acinetobacter
Nel 72,1% dei 204 isolati erano presenti Enterobacterales produttori di KPC. KPC è un enzima che inattiva i carbapenemi, farmaci di ultima linea. Seguivano Acinetobacter multiresistente o resistente ai carbapenemi (17,2%), Enterobacterales NDM (6,9%) e VIM (2,9%).
L’Acinetobacter era più frequente nei pazienti oncologici (25,4% contro 13,8%). Nell’analisi multivariata una batteriemia da questo patogeno restava associata alla mortalità (odds ratio 2,41). Per i microbiologi clinici questo profilo orienta la scelta empirica e la rapida identificazione molecolare.
Cosa cambia tra tumori solidi e neoplasie ematologiche
Lo studio di Bari ha incluso entrambe le categorie. I tumori ematologici portano spesso neutropenia profonda e mucosite. I tumori solidi si associano a chirurgia, dispositivi e metastasi. In entrambi i gruppi i superbatteri nel sangue aggravano un organismo già sotto pressione.
Un precedente studio multicentrico italiano su 347 pazienti oncologici con BSI da Gram-negativi aveva trovato MDR nel 66,9% dei casi. La mortalità a 30 giorni era 27,2% con patogeni resistenti e 7% con ceppi sensibili. I due lavori si completano: uno confronta malati di tumore e non, l’altro confronta MDR e sensibili dentro l’oncologia.
Fattori che rendono il paziente oncologico più fragile
La fragilità non dipende solo dal batterio. Dipende dall’interazione tra ospite, terapia e ambiente ospedaliero.
Immunosoppressione da malattia o da chemioterapia. Neutropenia e mucosite che aprono porte d’ingresso. Cateteri venosi centrali e dispositivi. Ricoveri lunghi e ripetuti. Esposizione precedente ad antibiotici. Comorbidità e ricovero in terapia intensiva.
Questi elementi aumentano sia il rischio di colonizzazione da microrganismi multiresistenti sia il rischio di evoluzione verso sepsi. La prevenzione delle infezioni del sangue diventa parte della cura oncologica, non un capitolo separato.
Il ruolo dei dispositivi e delle manovre invasive
I cateteri venosi centrali sono essenziali per infondere chemioterapici, nutrizione e supporto. Sono anche una via privilegiata per i superbatteri. Bundle di inserimento, igiene delle mani, revisione quotidiana dell’indicazione e rimozione precoce riducono le batteriemie associate a catetere.
La stessa logica vale per sonde, stomie e ferite chirurgiche. Ogni dispositivo va trattato come un possibile serbatoio. Nei pazienti oncologici la soglia per sospettare una batteriemia deve essere bassa: febbre, brividi, instabilità emodinamica o aumento della PCR vanno indagati subito.
Cosa significano i dati per ospedali e team multidisciplinari
Gli autori dello studio di Bari chiedono strategie integrate: sorveglianza microbiologica, controllo delle infezioni, antimicrobial stewardship e identificazione precoce dei più vulnerabili. Non significa usare sempre l’antibiotico più potente. Un uso indiscriminato accelera nuove resistenze.
La sequenza corretta è:
sospetto clinico immediato
emocolture prima della terapia, quando possibile
identificazione rapida del patogeno e del meccanismo di resistenza
terapia mirata il prima possibile
controllo della sorgente
isolamento e igiene per evitare trasmissione
Nei pazienti oncologici il tempo conta due volte: ritardi nella terapia adeguata e ritardi nel controllo della sorgente peggiorano la mortalità a 30 giorni.
Antimicrobial stewardship in oncologia
La stewardship non è solo “risparmiare antibiotici”. È scegliere il farmaco giusto, alla dose giusta, per la durata giusta. Nei malati di tumore l’empirico iniziale deve coprire i patogeni locali più probabili, inclusi KPC e Acinetobacter dove questi circolano.
Appena arrivano i dati di laboratorio, lo spettro va ristretto. Combinazioni inutili, durate eccessive e profilassi prolungate aumentano la pressione selettiva. I team di oncologia, malattie infettive e microbiologia devono condividere protocolli aggiornati sul profilo di resistenza dell’ospedale.
Limiti dello studio e lettura corretta dei numeri
Lo studio è retrospettivo, di un solo centro, con soli 59 pazienti oncologici. Non si può trasferire il 30,5% a tutti gli ospedali italiani. L’odds ratio 3,19 non significa che “il tumore triplica sempre il rischio di morte”.
Gli autori interpretano il risultato come interazione tra vulnerabilità dell’ospite, neoplasia, comorbidità e caratteristiche molecolari della resistenza. Il messaggio utile è epidemiologico: le infezioni del sangue da superbatteri nei malati di cancro meritano priorità organizzativa.
Il contesto italiano e internazionale
L’Italia ha tassi di antibiotico-resistenza tra i più alti d’Europa, soprattutto per Enterobacterales resistenti ai carbapenemi. I pazienti oncologici sono sovrarappresentati tra i decessi attribuibili ad AMR. Stime precedenti hanno indicato che circa un terzo dei decessi italiani per resistenza riguarda malati di tumore.
Studi internazionali confermano lo stesso schema. Nelle BSI da Gram-negativi MDR la mortalità a 30 giorni è sistematicamente più alta rispetto alle infezioni da ceppi sensibili. I patogeni non fermentanti, come Acinetobacter e Pseudomonas resistenti, pesano in modo particolare.
Prevenzione primaria: cosa si può fare oggi
La prevenzione costa meno della sepsi. Misure di efficacia documentata includono:
igiene delle mani
isolamento da contatto per colonizzati o infetti da CPE e CRAB
screening rettale in setting ad alto rischio
bundle per cateteri
pulizia ambientale
uso razionale degli antibiotici
vaccinazioni indicate nel percorso oncologico
Queste azioni riducono l’ingresso dei superbatteri nel sangue. Non eliminano il rischio, ma lo abbassano in modo misurabile.
Diagnosi rapida e laboratorio
Il laboratorio è parte della terapia. Identificazione fenotipica e molecolare di KPC, NDM, VIM e OXA orienta il farmaco. Test rapidi su emocoltura positiva accorciano le ore di terapia empirica sbagliata.
Nei pazienti oncologici ogni ora di ritardo può contare. I biomarcatori (PCR, procalcitonina, presepsina in alcuni contesti) aiutano a monitorare la risposta, ma non sostituiscono le emocolture. La collaborazione tra microbiologia e letto del malato è un obiettivo organizzativo, non un optional.
Terapia: principi, non ricette
Questo articolo non prescrive schemi. I principi sono chiari. Coprire i meccanismi di resistenza locali. Adattare la dose alla funzione renale e al volume di distribuzione. Rimuovere o drenare la sorgente. Rivalutare a 48-72 ore. Evitare durate inutili.
Per alcuni ceppi esistono combinazioni beta-lattamico/inibitore più recenti. La scelta va fatta su antibiogramma, epidemiologia locale e gravità. Una terapia empirica inadeguata è un predittore ricorrente di mortalità nelle batteriemie oncologiche.
Conclusioni
I superbatteri nel sangue nei pazienti oncologici rappresentano un punto critico dell’assistenza contemporanea. Lo studio italiano di Bari mostra una mortalità a 30 giorni del 30,5% tra i malati di tumore con BSI da organismi multiresistenti, contro l’11,7% nei non oncologici. KPC domina gli isolati; Acinetobacter pesa in modo particolare.
Il problema non è solo il patogeno e non è solo il cancro. È l’incontro tra un’infezione difficile da trattare e un ospite fragile. Prevenzione, diagnosi rapida, stewardship e lavoro di squadra sono parte integrante della cura oncologica. I limiti dello studio invitano alla prudenza numerica, non all’inerzia.
Domande Frequenti
Chi è più a rischio di infezione del sangue da superbatteri durante un percorso oncologico? Sono più esposti i pazienti oncologici con neutropenia, catetere venoso centrale, ricoveri ripetuti, precedente esposizione ad antibiotici e tumori ematologici o chirurgia recente. Consiglio: segnalare subito febbre o brividi al team curante, soprattutto in presenza di dispositivi.
Cosa sono i superbatteri responsabili delle batteriemie in ospedale? Sono microrganismi multiresistenti come Enterobacterales produttori di KPC, NDM o VIM e Acinetobacter resistente ai carbapenemi, capaci di rendere inefficaci molte classi di antibiotici. Consiglio: non interrompere mai una terapia antibiotica senza indicazione medica e non riutilizzare confezioni avanzate.
Quando la mortalità associata alle infezioni ematiche diventa più evidente? Nello studio di Bari la differenza tra pazienti oncologici e non oncologici era più chiara a 30 giorni che a 7 giorni, segno che la fase subacuta resta critica. Consiglio: non considerare “risolto” un episodio solo perché la febbre è scesa: servono controlli programmati.
Come si riduce il rischio di batteriemia da batteri resistenti in oncologia? Si riduce con igiene delle mani, gestione rigorosa dei cateteri, screening e isolamento quando indicato, emocolture tempestive e antimicrobial stewardship. Consiglio: chiedere sempre se un catetere è ancora necessario e se può essere rimosso.
Dove circolano più spesso questi patogeni tra i malati di tumore? Circolano soprattutto in ospedali e day hospital, su superfici, mani e dispositivi, e nel microbiota intestinale di pazienti colonizzati. Consiglio: rispettare le misure di isolamento e l’igiene ambientale durante ogni visita in reparto.
Perché i pazienti con tumore muoiono di più per infezioni del sangue da organismi MDR? Perché immunosoppressione, terapie, dispositivi e ritardi nella terapia adeguata si sommano alla difficoltà di trattare i superbatteri. Consiglio: integrare infettivologo e microbiologo nel percorso oncologico prima che insorga la sepsi.
Fonti
Crediti fotografici
Immagine in evidenza generata con AI – Link
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Criteri Critici
Nuovo gene collegato alla resistenza ai farmaci nel trattamento della leucemia. vietnam.vn
Scienziati australiani hanno scoperto che il gene Irx5 è collegato alla resistenza ai farmaci delle cellule tumorali. Scienziatiaustraliani del Walter and Eliza Hall Institute of Medical Research (WEHI), dell'Olivia Newton-John Cancer Research Institute (ONJCRI) e di Genentech, un'azienda biotecnologica appartenente a Roche, hanno scoperto il gene Irx5, collegato alla resistenza ai farmaci nelle cellule tumorali, e hanno identificato diversi geni che potrebbero favorire lo sviluppo del linfoma. La scoperta è stata fatta utilizzando Partita, un nuovo strumento che applica la tecnologia di attivazione CRISPR, consentendo ai ricercatori di "attivare" singoli geni in un modello di linfoma per determinarne il ruolo nello sviluppo del cancro e nella resistenza ai farmaci. A differenza del CRISPR tradizionale, che viene tipicamente utilizzato per inattivare o rimuovere i geni, la tecnologia di attivazione CRISPR consente ai ricercatori di osservare gli effetti quando un gene viene attivato. I risultati hanno dimostrato che, quando il gene Irx5 viene attivato, le cellule tumorali possono sopravvivere agli effetti del venetoclax, un farmaco ampiamente utilizzato nel trattamento di alcuni tumori del sangue, aumentando la concentrazione di una proteina che favorisce la sopravvivenza delle cellule cancerose. Esperimenti su animali hanno inoltre identificato Runx2, Runx3 e Csf1r come geni in grado di promuovere lo sviluppo del linfoma mediato da MYC. MYC è un gene che svolge un ruolo cruciale nel controllo della crescita e della divisione cellulare. Fonte: https://www.sggp.org.vn/gene-moi-lien-quan-khang-thuoc-dieu-tri-ung-thu-mau-post872754.html
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?3
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Criteri Critici
Dare forza e incoraggiamento ai malati di cancro. Vietnam.vn
Nel corso dell'ultimo anno, il programma "Compleanno dell'Amore", che si tiene mensilmente presso l'Ospedale Oncologico di Hanoi, è diventato un punto d'incontro per i pazienti, un luogo dove conoscersi, condividere esperienze e vivere momenti di gioia durante il loro percorso di cura. La canzone "Tanti auguri a te" risuonava nella sala. Sul palco era stata preparata una torta di compleanno e le candeline erano accese. Sotto, i pazienti che compivano gli anni in quel mese guardavano verso il palco, applaudendo e sorridendo. Solo pochi minuti prima, le loro conversazioni potevano vertere su esami, terapie farmacologiche, radioterapia o i giorni a venire in ospedale. Ma quel pomeriggio, venivano chiamati per nome per un motivo diverso: oggi era il loro compleanno. Alcune persone non festeggiano il compleanno da anni. Altre sono state ricoverate in ospedale così a lungo da aver quasi dimenticato questa giornata speciale. E alcune non avrebbero mai immaginato di festeggiare il compleanno con così tante persone in mezzo all'ospedale. "Pensavo che andare in ospedale fosse solo per esami e cure, ma non mi sarei mai aspettata che tutti si ricordassero di noi e organizzassero una festa di compleanno per noi. Ricevere torta, regali e auguri da tutti mi ha fatto sentire molto felice e confortata. Momenti come questi mi aiutano a dimenticare temporaneamente la mia malattia e mi danno più forza per continuare le cure", ha confidato la signora NTT (71 anni, reparto di Medicina Interna, Pneumologia e Senologia). "Prima, la frenesia della vita lavorativa mi portava quasi a dimenticare di festeggiare il mio compleanno. Da quando mi sono ammalata, ho capito quanto sia prezioso ogni anno che posso festeggiare", ha raccontato la signora HN (44 anni, reparto di Medicina Interna Generale, Day Hospital on Demand). Spinto dal desiderio di offrire maggiore supporto emotivo ai pazienti, il programma "Compleanno dell'Amore", lanciato dall'Ospedale Oncologico di Hanoi nel settembre 2025, verrà implementato su scala ospedaliera e riproposto mensilmente. I pazienti in cura presso l'ospedale che compiono gli anni nel mese in corso sono invitati a partecipare. Torte di compleanno, candeline, auguri, regali e attività interattive creano un'atmosfera diversa dalla solita routine ospedaliera. Il percorso di cura del cancro può essere lungo e avere un impatto non solo sulla salute fisica, ma anche sulla salute mentale del paziente, sul lavoro, sulle relazioni e sulla vita familiare. Pertanto, oltre alle cure professionali, le attività di supporto psicosociale sono fondamentali nel processo di cura complessivo. La dottoressa Le Phuong Linh, responsabile del dipartimento di gestione della qualità e assistenza sociale presso l'Ospedale Oncologico di Hanoi, ha dichiarato: "Il nostro obiettivo non è semplicemente organizzare una festa di compleanno o fare regali. Ancora più importante, il programma crea uno spazio in cui i pazienti possono incontrarsi, condividere esperienze e sentirsi supportati durante il loro percorso di cura. Speriamo che, mantenendo questa iniziativa con regolarità ogni mese, i pazienti possano vivere esperienze più positive e trovare maggiore motivazione nel loro cammino." Presso l'Ospedale Oncologico di Hanoi, il lavoro sociale non si limita a mettere in contatto i pazienti svantaggiati con le risorse di supporto; gli assistenti sociali partecipano anche all'organizzazione di attività per fornire supporto emotivo, favorire l'integrazione dei pazienti nella comunità e collaborare con il personalemedicoper creare un ambiente di cura più accogliente. Giunto al suo secondo anno di attività, l'Ospedale Oncologico di Hanoi prosegue il suo programma regolare, estendendo le visite ai pazienti grazie al sostegno di benefattori. E ogni mese, vengono accese delle candele all'interno del complesso ospedaliero, regalando ai malati di cancro un altro giorno per sorridere, un'altra occasione memorabile. Fonte: https://www.qdnd.vn/xa-hoi/cac-van-de/tiep-them-nghi-luc-cho-benh-nhan-ung-thu-1057832
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
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Criteri Critici
Bambini malati di cancro: curarli lontano da casa costa 35mila euro all’anno: genitori non tutelati la Repubblica
ROMA – Curare il proprio figlio malato di cancro lontano dalla città in cui si vive può arrivare a costare fino a 34.972 euro in un anno. A questo si aggiunge un insieme di scarse tutele per i genitori lavoratori, che spesso rende inconciliabile lavoro e possibilità di seguire le cure del proprio bambino. Ad accendere i riflettori su questo tema è Peter Pan ODV – associazione che supporta le famiglie con bambini e adolescenti con tumori – in occasione del Settembre d’Oro, mese internazionale dedicato alla sensibilizzazione sul cancro pediatrico.
In Italia ogni anno ricevono una diagnosi di tumore circa 1.400 bambini tra 0 e 14 anni. E altri 600-800 ragazzi tra i 14 e i 20 anni. Grazie alla ricerca e al progresso delle cure i percorsi di guarigione sono sempre più possibili: la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi è dell’84%2. I percorsi di cura, però, per le famiglie hanno un costo molto alto, sia in termini economici che di tempo, necessario per seguire le cure del proprio bambino che spesso avvengono negli ospedali di città diverse dalla propria.
Il lavoro e le tutele tarate sui tempi che non sono quelli dell’oncologia pediatrica. Quando un bambino si ammala le spese familiari inevitabilmente aumentano e, paradossalmente, a questo si aggiunge spesso una perdita di reddito. Non sempre, infatti, è possibile sottrarre al proprio lavoro il tempo necessario a seguire il percorso di cura, senza ripercussioni. Almeno un genitore si trova, così, a dover abbandonare o ridurre il proprio lavoro.
Gli strumenti per evitare che ciò accada. Strumenti che in realtà esistono, ma sono pensati per percorsi di cura più brevi rispetto a quelli oncologici pediatrici. E valgono solo per i lavoratori dipendenti. Lo strumento principale, il congedo straordinario, ha, infatti, un limite complessivo di due anni nell'arco della vita lavorativa e non si rinnova. I tumori pediatrici, invece, possono comportare recidive, ulteriori trapianti, complicanze tardive, follow-up intensivi ed effetti a lungo termine delle terapie: tra le famiglie accolte da Peter Pan, l'Associazione ha registrato oltre il 20% di recidive. Chi ha esaurito il congedo si ritrova con i tre giorni al mese della legge 104, i congedi parentali se il figlio rientra nei limiti di età, le ferie, le aspettative non retribuite, le forme di flessibilità che il datore di lavoro decide di concedere e il lavoro agile. Le assenze prolungate o ripetute incidono su carriera e progressioni economiche. E il peso dell'assistenza continua a ricadere in prevalenza sulle donne.
Il genitore con partita IVA non ha nessuna tutela. Chiara è una libera professionista e alla prima diagnosi di sua figlia ha fermato tutto; al ritorno della malattia si è fermata di nuovo, più a lungo. «La cosa più difficile è stata l'incertezza costante», racconta. «Quando non puoi programmare nulla, ti rimane addosso la sensazione di non riuscire a essere affidabile come vorresti sul piano professionale».
Il vuoto più grande riguarda i lavoratori autonomi. Che non possono accedere alle tutele previste per i dipendenti. Silvia lavorava in un ristorante quando suo figlio si è ammalato. «Gli assistenti sociali ci hanno fatto una panoramica dei diritti in ambito lavorativo, ma quando hanno saputo che avevo la partita IVA hanno subito chiarito che io non avevo nessuna tutela», racconta. Per non prosciugare il congedo del marito, dipendente in una fabbrica, la famiglia ha frazionato il più possibile i suoi permessi: «Stavo in ospedale con mio figlio di giorno e la sera andavo a lavorare, facevo circa 180 chilometri al giorno. Quando non lavoravo, ovviamente, non venivo pagata».
Fino a 35mila euro è il costo delle spese indirette per le cure lontano da casa. Curare il proprio figlio malato di cancro lontano dalla città in cui si vive può arrivare a costare fino a 34.972 euro in un anno3. Cifra molto alta se si considera che nel 2024, secondo ISTAT, il reddito netto annuo di una famiglia italiana media è stato 39.501 euro4. Si tratta di spese indirette e non sanitarie.
L'analisi dei costi. Peter Pan ODV ha analizzato questi costi: alloggio tra 600 e 1.200 euro al mese, vitto tra 500 e 600, trasporti urbani fino a 340 euro al mese quando l'immunodepressione del bambino impone il taxi al posto dei mezzi pubblici, viaggi interregionali fino a 300 euro a tratta per adulto, con un aggravio del 20-40% per chi parte dalle isole. E ancora il supporto psicologico – fino a 460 euro al mese – la riabilitazione neuro-psico-motoria e i costi delle pratiche amministrative5.
“Ma orientare su diritti e tutele non basta”. Peter Pan ODV accoglie gratuitamente a Roma le famiglie che arrivano da altre regioni e da altri Paesi per curare i propri figli e supporta le famiglie di Roma e del Lazio nel loro percorso di cura. Intorno a ciascun nucleo viene costruito un progetto familiare personalizzato, che si adatta alle diverse fasi della terapia e comprende supporto psicologico, navette solidali da e verso i luoghi di cura, riabilitazione psicomotoria, supporto scolastico e corsi di italiano.
L’inserimento dell’assistente sociale. Con l'inserimento di un'assistente sociale, l'Associazione ha rafforzato l'orientamento su diritti, tutele e servizi disponibili e l'accompagnamento nell'accesso alle risorse del territorio: una funzione decisiva per famiglie che si trovano a dover decifrare permessi, congedi e pratiche mentre gestiscono la malattia di un figlio.
“Nessun genitore dovrebbe scegliere tra lavorare e curare il proprio figlio”. «Ascoltando le famiglie – dice Roberto Mainiero, presidente di Peter Pan ODV – ci siamo resi conto che, da sole, faticavano a orientarsi tra normative e contratti e a capire di quali diritti e tutele potessero usufruire Per questo abbiamo introdotto un'assistente sociale che potesse affiancarli e guidarli. Il nostro aiuto andrebbe, però, affiancato da tutele più solide: nessun genitore dovrebbe scegliere tra lavorare e curare il proprio figlio, anche perché è il lavoro a permettere di sostenere quelle stesse cure».
L’iniziativa per il Settembre d’Oro. In occasione del Mese internazionale per la sensibilizzazione sul cancro pediatrico, torna l’iniziativa “Ti voglio una sacca di bene”, promossa da FIAGOP (Federazione Italiana Associazioni Genitori e Guariti Oncoematologia Pediatrica) con l’obiettivo di sensibilizzare sull’importanza di donare il sangue, dono prezioso per i bambini soggetti a terapie oncoematologiche. Peter Pan ODV aderisce all’iniziativa con i suoi volontari, che nella settimana del 21 settembre si recheranno all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma per effettuare la loro donazione di sangue.
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
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Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
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Ospedale di Alatri: pubblicato su “Frontiers in Oncology” un caso di melanoma primitivo dell’intestino tenue Tu News 24
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Un’emorragia improvvisa, un’anemia severa e, all’origine del quadro clinico, una diagnosi di quelle che si incontrano raramente nella pratica medica globale: un melanoma primitivo dell’intestino tenue, cioè un tumore originato direttamente nel tratto intestinale e non arrivato come metastasi da un melanoma della pelle o da un occhio.
Il caso
È la storia clinica affrontata e risolta presso l’Ospedale ‘San Benedetto’ di Alatri, il cui percorso diagnostico e chirurgico è stato recentemente descritto in uno studio pubblicato sulla rivista internazionale “Frontiers in Oncology” grazie alla collaborazione tra professionisti della ASL di Frosinone e di diverse strutture universitarie.
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Il caso, descritto nella letteratura scientifica internazionale in un numero esiguo di osservazioni al mondo, ha riguardato un paziente di 77 anni ricoverato nel reparto di Medicina di Alatri a seguito di un’emorragia gastrointestinale e di una severa anemia. Gli accertamenti diagnostici e radiologici hanno permesso di individuare una lesione localizzata nell’ileo prossimale.
L’intervento chirurgico
L’intervento chirurgico, consistente in una laparoscopia esplorativa e nella rimozione del tratto intestinale interessato, è stato eseguito dal dottor Pierfrancesco Di Cello e dal dottor Raffaele Palmieri della UOC Chirurgia Generale Frosinone-Alatri. Quando si scopre un melanoma nell’intestino, i medici pensano quasi sempre a una metastasi partita da un neo sulla pelle o nell’occhio; dimostrare invece che il tumore è nato direttamente lì (cioè che è “primitivo”) richiede un lavoro investigativo medico molto complesso.
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Dal punto di vista scientifico, la pubblicazione si è concentrata proprio su questo: sulle difficoltà della cosiddetta diagnosi differenziale – ovvero il complesso processo con cui i medici escludono tutte le altre ipotesi per capire esattamente di che malattia si tratti – e sulla necessità di un rigoroso iter di stadiazione, cioè l’insieme di esami avanzati (come TAC speciali e PET) necessari per verificare che il tumore non si sia diffuso altrove nel corpo.
Lo studio
L’articolo sottolinea quanto sia fondamentale combinare queste tecnologie con un’analisi microscopica approfondita dei tessuti per arrivare a una diagnosi certa e impostare le giuste cure. Il controllo clinico e strumentale a 24 mesi dall’intervento ha evidenziato l’assenza di recidiva di malattia.
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Lo studio pubblicato su “Frontiers in Oncology” riporta i dettagli di questo percorso diagnostico e terapeutico. Il lavoro è firmato dal Chirurgo Generale dottor Pierfrancesco Di Cello (Unità di Chirurgia Generale Frosinone-Alatri), con il contributo del dottor Piero Luigi Alò (già Direttore della UOC Anatomia Patologica della ASL) e della dottoressa Rosalba Cipriani (Direttore della Medicina Interna dell’Ospedale ‘S. Benedetto’ di Alatri).
L’équipe dei medici che ha collaborato allo studio medico
Al lavoro scientifico hanno inoltre collaborato il professor Luciano Izzo, il dottor Paolo Izzo e la dottoressa Claudia De Intinis (Dipartimento di Chirurgia del Policlinico Umberto I), la dottoressa Silvia Lai (Dipartimento di Medicina Traslazionale e di Precisione, Unità di Nefrologia della ‘Sapienza’ di Roma), il dottor Marcello Molle e la dottoressa Sara Izzo (Unità di Chirurgia Plastica dell’Università della Campania ‘Luigi Vanvitelli’) e la dottoressa Daniela Messineo (Dipartimento di Scienze Radiologiche, Oncologia e Patologia della ‘Sapienza’ di Roma).
“È la dimostrazione concreta di quanto sia importante coniugare la ricerca scientifica con l’attività clinico-assistenziale: l’esperienza maturata quotidianamente nei nostri ospedali può trasformarsi in conoscenza condivisa e contribuire al progresso della medicina. È un percorso che la Direzione Strategica intende continuare a sostenere, valorizzando le competenze dei professionisti e le collaborazioni con il mondo universitario e della ricerca”, precisa la Direzione Strategica dell’Azienda Sanitaria Locale di Frosinone.
Lo studio è consultabile al link: https://www.frontiersin.org/journals/oncology/articles/10.3389/fonc.2026.1825602/full.
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Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
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Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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Criteri Critici
Tumore al polmone, TAC gratis: chi può fare lo screening e come aderire Monza-News
Una TAC gratuita per individuare precocemente il tumore del polmone, senza bisogno della prescrizione del medico. ASST Brianza avvia sul territorio un nuovo percorso di screening rivolto alle persone tra i 55 e i 74 anni che presentano determinati fattori di rischio, nell'ambito del programma promosso da Regione Lombardia.
L'iniziativa permette ai cittadini di verificare online la propria idoneità e, in caso di esito positivo, accedere agli accertamenti attraverso la rete sanitaria dell'azienda. Al centro del percorso c'è una TAC del torace a basso dosaggio, un esame rapido, indolore e senza mezzo di contrasto.
Tumore al polmone, chi può accedere allo screening gratuito
Il programma è destinato alle persone di età compresa tra 55 e 74 anni che presentano i fattori di rischio stabiliti dal programma regionale. L'accesso è gratuito e non richiede alcuna prescrizione medica.
L'obiettivo è intercettare la malattia nelle sue fasi iniziali, quando può svilupparsi senza sintomi evidenti e le possibilità di trattamento sono maggiori.
Secondo i dati riportati da ASST Brianza, in Italia si registrano oltre 43.500 nuovi casi di tumore del polmone ogni anno, quasi 8mila dei quali in Lombardia. Circa il 60% dei decessi per questa neoplasia riguarda soggetti forti fumatori.
La TAC a basso dosaggio permette di individuare eventuali alterazioni polmonari precoci, rendendo possibile un successivo approfondimento specialistico.
Come aderire: il questionario online e la chiamata di ASST Brianza
Per partecipare è necessario accedere alla piattaforma digitale realizzata con il supporto di Paginemediche, disponibile a questo indirizzo.
Il cittadino deve compilare un breve questionario con le informazioni necessarie a una prima valutazione dei requisiti di accesso.
I dati vengono successivamente trasmessi ad ASST Brianza, che verifica l'idoneità sulla base dei criteri previsti dal programma di screening.
Al termine della valutazione, l'interessato riceve una comunicazione via e-mail. Se risultano soddisfatti i requisiti richiesti, sarà direttamente l'azienda sanitaria a contattarlo per programmare gli appuntamenti.
Il percorso comprende una TAC del torace a basso dosaggio, alla quale segue la valutazione specialistica pneumologica.
ASST Brianza: «Vogliamo facilitare l'accesso alla diagnosi precoce»
A spiegare le finalità del progetto è il direttore generale di ASST Brianza, Carlo Alberto Tersalvi, che sottolinea l'importanza di rendere più semplice l'accesso alla prevenzione.
"Nell'ambito del programma di screening polmonare promosso da Regione Lombardia, ASST Brianza ha scelto di utilizzare il digitale per facilitare l'accesso al percorso di screening e accompagnare le persone potenzialmente eleggibili, quando necessario, verso gli esami e le visite specialistiche previste", dichiara Tersalvi.
Il direttore generale ricorda inoltre che lo screening del tumore del polmone, a differenza di quelli per mammella, cervice uterina e colon-retto, non rientra ancora tra i programmi organizzati offerti a livello nazionale.
Il nuovo servizio nasce dalla collaborazione con Paginemediche, che gestirà la prima fase digitale, mentre ASST Brianza si occuperà della verifica dei requisiti e della successiva presa in carico sanitaria delle persone idonee.
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
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Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
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Cancro pediatrico, genitori senza tutele: "Non si può scegliere tra lavoro e cura" sanitainformazione.it
Curare un figlio malato di cancro significa affrontare una prova che non riguarda soltanto la salute del bambino. Le famiglie si trovano spesso a dover riorganizzare la propria vita, interrompere o ridurre il lavoro, sostenere spese impreviste e, quando le cure avvengono lontano da casa, affrontare mesi di trasferte e permanenze fuori dalla propria città. In occasione del Settembre d’Oro, mese internazionale dedicato alla sensibilizzazione sul cancro pediatrico, Peter Pan ODV porta l’attenzione proprio su questo aspetto: le tutele per i genitori lavoratori non sempre sono adeguate alla complessità e alla durata dei percorsi oncologici pediatrici. In Italia ogni anno ricevono una diagnosi di tumore circa 1.400 bambini tra 0 e 14 anni e altri 600-800 ragazzi tra i 14 e i 20 anni. Grazie ai progressi della ricerca e delle terapie, la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi arriva all’84%. Ma dietro questi numeri ci sono percorsi di cura che possono durare a lungo, essere segnati da recidive, complicanze, trapianti, follow-up e necessità assistenziali che coinvolgono l’intero nucleo familiare.
Il lavoro si ferma, ma le spese continuano
Quando un bambino si ammala, il reddito familiare può diminuire proprio mentre aumentano le spese. Seguire il figlio durante ricoveri, terapie e controlli può infatti rendere difficile mantenere la normale attività lavorativa. Gli strumenti di tutela esistono, ma secondo Peter Pan ODV non sempre sono calibrati sui tempi dell’oncologia pediatrica. Il congedo straordinario, ad esempio, ha un limite complessivo di due anni nell’arco della vita lavorativa e non è rinnovabile. Esaurito questo periodo, restano altri strumenti, come i permessi previsti dalla legge 104, i congedi parentali quando applicabili, le ferie, le aspettative non retribuite, le forme di flessibilità eventualmente concesse dal datore di lavoro e il lavoro agile. Il problema è che una malattia oncologica pediatrica non segue necessariamente un percorso lineare. Una recidiva o una nuova fase terapeutica può riproporre la necessità di una presenza costante del genitore anche dopo periodi di apparente stabilità. Tra le famiglie accolte da Peter Pan, l’associazione riferisce di aver registrato oltre il 20% di recidive. A questo si aggiunge un altro elemento: le assenze prolungate o ripetute possono avere conseguenze sulla carriera e sulla progressione economica. E il carico dell’assistenza continua a ricadere soprattutto sulle donne.
“Con la partita IVA nessuna tutela”
Ancora più fragile appare la situazione dei lavoratori autonomi. È il caso di Chiara, libera professionista, che alla prima diagnosi della figlia ha dovuto interrompere la propria attività e fermarsi nuovamente quando la malattia si è ripresentata. “La cosa più difficile è stata l’incertezza costante”, racconta. “Quando non puoi programmare nulla, ti rimane addosso la sensazione di non riuscire a essere affidabile come vorresti sul piano professionale”. C’è poi la storia di Silvia, che lavorava in un ristorante quando il figlio si è ammalato. “Gli assistenti sociali ci hanno fatto una panoramica dei diritti in ambito lavorativo, ma quando hanno saputo che avevo la partita IVA hanno subito chiarito che io non avevo nessuna tutela”. Per evitare di consumare rapidamente il congedo del marito, dipendente di una fabbrica, la famiglia ha cercato di distribuire il più possibile i permessi. “Stavo in ospedale con mio figlio di giorno e la sera andavo a lavorare, facevo circa 180 chilometri al giorno. Quando non lavoravo, ovviamente, non venivo pagata”. Una testimonianza che restituisce con particolare chiarezza il paradosso denunciato da Peter Pan: il genitore deve essere presente accanto al figlio, ma l’assenza dal lavoro può significare una perdita economica proprio nel momento in cui le necessità della famiglia aumentano.
Fino a 35mila euro per curare un figlio lontano da casa
C’è poi il capitolo dei costi. Secondo l’analisi di Peter Pan ODV, curare un figlio malato di cancro lontano dalla propria città può arrivare a costare 34.972 euro in un anno. Si tratta di spese indirette e non sanitarie: l’alloggio può costare tra 600 e 1.200 euro al mese, il vitto tra 500 e 600 euro. I trasporti urbani possono arrivare a 340 euro al mese quando, a causa dell’immunodepressione, è necessario ricorrere al taxi anziché ai mezzi pubblici. A queste voci si aggiungono i viaggi interregionali, che possono arrivare a 300 euro a tratta per adulto, con un aggravio indicato tra il 20 e il 40% per chi parte dalle isole. E ancora il supporto psicologico, fino a 460 euro al mese, la riabilitazione neuro-psicomotoria e i costi legati alle pratiche amministrative. Una cifra particolarmente significativa se confrontata con il reddito netto annuo medio di una famiglia italiana, pari a 39.501 euro nel 2024 secondo ISTAT, evidenzia l’associazione.
Peter Pan: “Nessun genitore dovrebbe scegliere tra lavorare e curare il proprio figlio”
A Roma Peter Pan ODV accoglie gratuitamente le famiglie che arrivano da altre regioni e da altri Paesi per curare i propri figli e sostiene le famiglie residenti nel Lazio durante il percorso di cura. Il supporto viene costruito intorno alle esigenze del singolo nucleo familiare e può comprendere assistenza psicologica, navette solidali verso i luoghi di cura, riabilitazione psicomotoria, sostegno scolastico e corsi di italiano. Un ruolo sempre più importante è affidato anche all’orientamento sui diritti. L’associazione ha inserito un’assistente sociale per aiutare le famiglie a individuare le tutele disponibili e a districarsi tra permessi, congedi e servizi. “Ascoltando le famiglie ci siamo resi conto che, da sole, faticavano a orientarsi tra normative e contratti e a capire di quali diritti e tutele potessero usufruire”, spiega Roberto Mainiero, presidente di Peter Pan ODV. “Per questo abbiamo introdotto un’assistente sociale che potesse affiancarli e guidarli”. Ma l’assistenza delle associazioni, sottolinea Mainiero, non può sostituire un sistema di tutele adeguato: “Il nostro aiuto andrebbe, però, affiancato da tutele più solide: nessun genitore dovrebbe scegliere tra lavorare e curare il proprio figlio, anche perché è il lavoro a permettere di sostenere quelle stesse cure”.
Settembre d’Oro, l’iniziativa per donare sangue
Nel mese internazionale di sensibilizzazione sul cancro pediatrico torna anche “Ti voglio una sacca di bene”, iniziativa promossa da FIAGOP, Federazione Italiana Associazioni Genitori e Guariti Oncoematologia Pediatrica, per richiamare l’attenzione sull’importanza della donazione di sangue per i bambini sottoposti a terapie oncoematologiche. Peter Pan ODV aderisce all’iniziativa con i propri volontari, che nella settimana del 21 settembre si recheranno all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma per donare il sangue. Perché nel percorso di cura di un bambino con tumore, accanto alla ricerca e alle terapie, esiste un’altra dimensione spesso meno visibile: quella della famiglia che deve poter restare accanto al proprio figlio senza essere costretta a scegliere tra cura, lavoro e sostenibilità economica.
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📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?2
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?5
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
61.1/100
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B
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Criteri Critici
Nelle giovani portatrici di BRCA1/2: risultati rassicuranti sulla sopravvivenza dopo chirurgia conservativa del tumore e radioterapia Okmedicina
Un ampio studio internazionale, pubblicato su “Radiotherapy and Oncology[1], mostra risultati rassicuranti per le giovani pazienti con tumore al seno e variante patogenetica germinale di BRCA1/2 che si sono sottoposte a chirurgia conservativa seguita da radioterapia: la sopravvivenza globale osservata in queste donne è risultata comparabile a quella registrata dopo mastectomia.
L’analisi, coordinata dal professor Icro Meattini, Direttore della Breast Unit dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi di Firenze, Professore Associato di Radioterapia Oncologica presso l’Università degli Studi di Firenze, socio dell’Associazione Italiana di Radioterapia e Oncologia Clinica (AIRO) e consigliere della Fondazione Radioterapia Oncologica (FRO), non intende indicare la chirurgia conservativa come strategia preferenziale o sostitutiva della mastectomia nelle portatrici di variante BRCA1/2, ma offre dati confortanti soprattutto per le pazienti che hanno già intrapreso questo percorso terapeutico, perché non ancora a conoscenza della propria condizione genetica al momento della diagnosi, oppure per una scelta personale consapevole e condivisa.
Il risultato amplia, inoltre, gli elementi a disposizione dell'équipe multidisciplinare nella definizione della strategia terapeutica e ribadisce il ruolo del radio-oncologo come figura clinica a pieno titolo nel percorso decisionale.
Nel dettaglio, la ricerca ha analizzato 4.837 donne con carcinoma mammario invasivo diagnosticato entro i 40 anni, portatrici di una variante patogenetica o probabilmente patogenetica in BRCA1 o BRCA2, trattate tra il 2000 e il 2020, suddivise in tre gruppi: 1.704 pazienti trattate con chirurgia conservativa seguita da radioterapia, 1.488 con sola mastectomia e 1.645 con mastectomia seguita da radioterapia. Dopo un follow-up mediano di 8,2 anni, la sopravvivenza globale è risultata comparabile tra il gruppo trattato con chirurgia conservativa e radioterapia e quello sottoposto a mastectomia.
Il dato non implica che esista un'indicazione valida indistintamente per tutte le pazienti. Lo studio evidenzia, infatti, che chi ha scelto la via conservativa ha affrontato, negli anni successivi, una probabilità più alta di sviluppare un nuovo evento tumorale al seno rispetto a chi si era sottoposta a mastectomia, soprattutto se portatrice di BRCA1. Gli stessi autori raccomandano cautela nel trarre conclusioni definitive, trattandosi di un'analisi osservazionale in cui i gruppi a confronto presentavano anche differenze cliniche e temporali di partenza.
È proprio questa complessità a rendere centrale una valutazione clinica individuale e multidisciplinare: le caratteristiche biologiche del tumore, la variante genetica, stadio e grado del tumore, il rischio stimato di nuovi eventi mammari, le eventuali opzioni di prevenzione, l'età della paziente sono tutti fattori che concorrono alla scelta del trattamento locoregionale.
Lo studio sottolinea una dimensione fondamentale della radio-oncologia moderna: il radio-oncologo deve partecipare alla definizione della strategia terapeutica fin dalle fasi iniziali del percorso di cura, in collaborazione con gli altri specialisti – chirurgo senologo, oncologo medico, genetista – coinvolti nella valutazione dei rischi e dei benefici delle diverse opzioni.
Una valutazione particolarmente delicata per le donne più giovani, per le quali la possibilità di preservare la mammella si intreccia con considerazioni relative alla qualità di vita, all'immagine corporea e ai progetti personali e riproduttivi. Per le portatrici di variante BRCA, resta inoltre determinante la tempestività della diagnosi genetica e la disponibilità di un counselling adeguato, elementi che consentono di affrontare il percorso diagnostico-terapeutico con maggiore consapevolezza.
“Il messaggio principale di questo lavoro non è che la chirurgia conservativa debba essere proposta al posto della mastectomia alle giovani donne portatrici di mutazione germinale patogenetica BRCA1 o BRCA2», precisa il professor Icro Meattini. «I nostri risultati sono soprattutto rassicuranti per le pazienti che hanno già ricevuto chirurgia conservativa e radioterapia, perché la variante genetica non era nota al momento della diagnosi oppure perché questa opzione era stata scelta consapevolmente. In queste pazienti non abbiamo osservato un peggioramento della sopravvivenza, pur in presenza di un rischio più elevato di successivi eventi mammari, che deve essere discusso con attenzione nel percorso decisionale. In tale contesto, il radio-oncologo è chiamato a sedersi al tavolo multidisciplinare per costruire la strategia di cura più adatta alla singola paziente. Una strategia che non può basarsi su un unico criterio standard, ma richiede di integrare il profilo di rischio oncologico, le caratteristiche specifiche della malattia, le possibili misure di prevenzione e le preferenze personali della donna”.
“Un ringraziamento particolare va al professor Matteo Lambertini e al suo team dell’Università degli Studi di Genova, alla guida della collaborazione internazionale BRCA BCY”, conclude Meattini. “È grazie all’opportunità di studiare il database internazionale da lui coordinato — una risorsa scientifica di straordinario valore che ha già generato numerose pubblicazioni di rilievo sulla gestione delle giovani donne con carcinoma mammario e varianti BRCA1/2 — che è stato possibile realizzare la nostra analisi.”
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
42.2/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
La chirurgia toracica pisana protagonista a Seoul quinewspisa.it
AttualitàLunedì21 Settembre 2026ore 17:50 Gaetano Romano ha presentato al congresso mondiale sul tumore del polmone le tecniche robotiche integrate con la chemioterapia HITHOC PISA —La Chirurgia toracica dell’Aoup ha partecipato alWorld Conference on Lung Cancer di Seoul, uno dei principali appuntamenti internazionali dedicati alle neoplasie toraciche. A rappresentare l’azienda ospedaliero-universitaria pisana è statoGaetano Romano, chirurgo dell’Unità operativa diretta dal professorMarco Lucchi. Romano è stato invitato dall’International Association for the Study of Lung Cancer a entrare nella faculty internazionale del congresso, che riunisce specialisti e ricercatori impegnati nella diagnosi e nel trattamento del tumore del polmone, del mesotelioma pleurico e delle altre neoplasie toraciche.Il chirurgo pisano ha tenuto una relazione intitolata “Minimally Invasive Surgery: Robotic Techniques and HITHOC in Advanced Mesothelioma”, dedicata al ruolo della chirurgia robotica nel trattamento del mesotelioma pleurico avanzato.Al centro dell’intervento anche l’integrazione con laHITHOC, acronimo di Hyperthermic Intrathoracic Chemotherapy. La procedura associa l’intervento chirurgico alla perfusione della cavità toracica con farmaci chemioterapici riscaldati ad alta temperatura.Romano ha illustrato le possibilità offerte dalla piattaforma robotica, dalla visione tridimensionale ad alta definizione alla maggiore precisione dei movimenti. Tecnologie che permettono di affrontare procedure complesse attraverso un approccio mininvasivo e che potrebbero essere integrate con la chemioterapia ipertermica all’interno di trattamenti multidisciplinari.“Far parte della faculty di un congresso mondiale così importante è stato per me motivo di grande emozione e soddisfazione, non solo a livello personale, ma anche come riconoscimento del lavoro portato avanti negli anni da tutta la Chirurgia toracica pisana, riconosciuta per l’elevato livello delle cure, la capacità di innovazione e il costante sviluppo di approcci chirurgici e multidisciplinari avanzati. È quindi un tributo all’impegno costante del nostro gruppo nello sviluppo e nell’applicazione delle tecnologie più all’avanguardia, che conferma il ruolo di primo piano della scuola pisana di Chirurgia toracica nel panorama scientifico internazionale”, ha dettoGaetano Romano. A rappresentare l’azienda ospedaliero-universitaria pisana è statoGaetano Romano, chirurgo dell’Unità operativa diretta dal professorMarco Lucchi. Romano è stato invitato dall’International Association for the Study of Lung Cancer a entrare nella faculty internazionale del congresso, che riunisce specialisti e ricercatori impegnati nella diagnosi e nel trattamento del tumore del polmone, del mesotelioma pleurico e delle altre neoplasie toraciche.Il chirurgo pisano ha tenuto una relazione intitolata “Minimally Invasive Surgery: Robotic Techniques and HITHOC in Advanced Mesothelioma”, dedicata al ruolo della chirurgia robotica nel trattamento del mesotelioma pleurico avanzato.Al centro dell’intervento anche l’integrazione con laHITHOC, acronimo di Hyperthermic Intrathoracic Chemotherapy. La procedura associa l’intervento chirurgico alla perfusione della cavità toracica con farmaci chemioterapici riscaldati ad alta temperatura.Romano ha illustrato le possibilità offerte dalla piattaforma robotica, dalla visione tridimensionale ad alta definizione alla maggiore precisione dei movimenti. Tecnologie che permettono di affrontare procedure complesse attraverso un approccio mininvasivo e che potrebbero essere integrate con la chemioterapia ipertermica all’interno di trattamenti multidisciplinari.“Far parte della faculty di un congresso mondiale così importante è stato per me motivo di grande emozione e soddisfazione, non solo a livello personale, ma anche come riconoscimento del lavoro portato avanti negli anni da tutta la Chirurgia toracica pisana, riconosciuta per l’elevato livello delle cure, la capacità di innovazione e il costante sviluppo di approcci chirurgici e multidisciplinari avanzati. È quindi un tributo all’impegno costante del nostro gruppo nello sviluppo e nell’applicazione delle tecnologie più all’avanguardia, che conferma il ruolo di primo piano della scuola pisana di Chirurgia toracica nel panorama scientifico internazionale”, ha dettoGaetano Romano. Il chirurgo pisano ha tenuto una relazione intitolata “Minimally Invasive Surgery: Robotic Techniques and HITHOC in Advanced Mesothelioma”, dedicata al ruolo della chirurgia robotica nel trattamento del mesotelioma pleurico avanzato.Al centro dell’intervento anche l’integrazione con laHITHOC, acronimo di Hyperthermic Intrathoracic Chemotherapy. La procedura associa l’intervento chirurgico alla perfusione della cavità toracica con farmaci chemioterapici riscaldati ad alta temperatura.Romano ha illustrato le possibilità offerte dalla piattaforma robotica, dalla visione tridimensionale ad alta definizione alla maggiore precisione dei movimenti. Tecnologie che permettono di affrontare procedure complesse attraverso un approccio mininvasivo e che potrebbero essere integrate con la chemioterapia ipertermica all’interno di trattamenti multidisciplinari.“Far parte della faculty di un congresso mondiale così importante è stato per me motivo di grande emozione e soddisfazione, non solo a livello personale, ma anche come riconoscimento del lavoro portato avanti negli anni da tutta la Chirurgia toracica pisana, riconosciuta per l’elevato livello delle cure, la capacità di innovazione e il costante sviluppo di approcci chirurgici e multidisciplinari avanzati. È quindi un tributo all’impegno costante del nostro gruppo nello sviluppo e nell’applicazione delle tecnologie più all’avanguardia, che conferma il ruolo di primo piano della scuola pisana di Chirurgia toracica nel panorama scientifico internazionale”, ha dettoGaetano Romano. Il chirurgo pisano ha tenuto una relazione intitolata “Minimally Invasive Surgery: Robotic Techniques and HITHOC in Advanced Mesothelioma”, dedicata al ruolo della chirurgia robotica nel trattamento del mesotelioma pleurico avanzato.Al centro dell’intervento anche l’integrazione con laHITHOC, acronimo di Hyperthermic Intrathoracic Chemotherapy. La procedura associa l’intervento chirurgico alla perfusione della cavità toracica con farmaci chemioterapici riscaldati ad alta temperatura.Romano ha illustrato le possibilità offerte dalla piattaforma robotica, dalla visione tridimensionale ad alta definizione alla maggiore precisione dei movimenti. Tecnologie che permettono di affrontare procedure complesse attraverso un approccio mininvasivo e che potrebbero essere integrate con la chemioterapia ipertermica all’interno di trattamenti multidisciplinari.“Far parte della faculty di un congresso mondiale così importante è stato per me motivo di grande emozione e soddisfazione, non solo a livello personale, ma anche come riconoscimento del lavoro portato avanti negli anni da tutta la Chirurgia toracica pisana, riconosciuta per l’elevato livello delle cure, la capacità di innovazione e il costante sviluppo di approcci chirurgici e multidisciplinari avanzati. È quindi un tributo all’impegno costante del nostro gruppo nello sviluppo e nell’applicazione delle tecnologie più all’avanguardia, che conferma il ruolo di primo piano della scuola pisana di Chirurgia toracica nel panorama scientifico internazionale”, ha dettoGaetano Romano. Il chirurgo pisano ha tenuto una relazione intitolata “Minimally Invasive Surgery: Robotic Techniques and HITHOC in Advanced Mesothelioma”, dedicata al ruolo della chirurgia robotica nel trattamento del mesotelioma pleurico avanzato.Al centro dell’intervento anche l’integrazione con laHITHOC, acronimo di Hyperthermic Intrathoracic Chemotherapy. La procedura associa l’intervento chirurgico alla perfusione della cavità toracica con farmaci chemioterapici riscaldati ad alta temperatura.Romano ha illustrato le possibilità offerte dalla piattaforma robotica, dalla visione tridimensionale ad alta definizione alla maggiore precisione dei movimenti. Tecnologie che permettono di affrontare procedure complesse attraverso un approccio mininvasivo e che potrebbero essere integrate con la chemioterapia ipertermica all’interno di trattamenti multidisciplinari.“Far parte della faculty di un congresso mondiale così importante è stato per me motivo di grande emozione e soddisfazione, non solo a livello personale, ma anche come riconoscimento del lavoro portato avanti negli anni da tutta la Chirurgia toracica pisana, riconosciuta per l’elevato livello delle cure, la capacità di innovazione e il costante sviluppo di approcci chirurgici e multidisciplinari avanzati. È quindi un tributo all’impegno costante del nostro gruppo nello sviluppo e nell’applicazione delle tecnologie più all’avanguardia, che conferma il ruolo di primo piano della scuola pisana di Chirurgia toracica nel panorama scientifico internazionale”, ha dettoGaetano Romano. Al centro dell’intervento anche l’integrazione con laHITHOC, acronimo di Hyperthermic Intrathoracic Chemotherapy. La procedura associa l’intervento chirurgico alla perfusione della cavità toracica con farmaci chemioterapici riscaldati ad alta temperatura.Romano ha illustrato le possibilità offerte dalla piattaforma robotica, dalla visione tridimensionale ad alta definizione alla maggiore precisione dei movimenti. Tecnologie che permettono di affrontare procedure complesse attraverso un approccio mininvasivo e che potrebbero essere integrate con la chemioterapia ipertermica all’interno di trattamenti multidisciplinari.“Far parte della faculty di un congresso mondiale così importante è stato per me motivo di grande emozione e soddisfazione, non solo a livello personale, ma anche come riconoscimento del lavoro portato avanti negli anni da tutta la Chirurgia toracica pisana, riconosciuta per l’elevato livello delle cure, la capacità di innovazione e il costante sviluppo di approcci chirurgici e multidisciplinari avanzati. È quindi un tributo all’impegno costante del nostro gruppo nello sviluppo e nell’applicazione delle tecnologie più all’avanguardia, che conferma il ruolo di primo piano della scuola pisana di Chirurgia toracica nel panorama scientifico internazionale”, ha dettoGaetano Romano. Al centro dell’intervento anche l’integrazione con laHITHOC, acronimo di Hyperthermic Intrathoracic Chemotherapy. La procedura associa l’intervento chirurgico alla perfusione della cavità toracica con farmaci chemioterapici riscaldati ad alta temperatura.Romano ha illustrato le possibilità offerte dalla piattaforma robotica, dalla visione tridimensionale ad alta definizione alla maggiore precisione dei movimenti. Tecnologie che permettono di affrontare procedure complesse attraverso un approccio mininvasivo e che potrebbero essere integrate con la chemioterapia ipertermica all’interno di trattamenti multidisciplinari.“Far parte della faculty di un congresso mondiale così importante è stato per me motivo di grande emozione e soddisfazione, non solo a livello personale, ma anche come riconoscimento del lavoro portato avanti negli anni da tutta la Chirurgia toracica pisana, riconosciuta per l’elevato livello delle cure, la capacità di innovazione e il costante sviluppo di approcci chirurgici e multidisciplinari avanzati. È quindi un tributo all’impegno costante del nostro gruppo nello sviluppo e nell’applicazione delle tecnologie più all’avanguardia, che conferma il ruolo di primo piano della scuola pisana di Chirurgia toracica nel panorama scientifico internazionale”, ha dettoGaetano Romano. Romano ha illustrato le possibilità offerte dalla piattaforma robotica, dalla visione tridimensionale ad alta definizione alla maggiore precisione dei movimenti. Tecnologie che permettono di affrontare procedure complesse attraverso un approccio mininvasivo e che potrebbero essere integrate con la chemioterapia ipertermica all’interno di trattamenti multidisciplinari.“Far parte della faculty di un congresso mondiale così importante è stato per me motivo di grande emozione e soddisfazione, non solo a livello personale, ma anche come riconoscimento del lavoro portato avanti negli anni da tutta la Chirurgia toracica pisana, riconosciuta per l’elevato livello delle cure, la capacità di innovazione e il costante sviluppo di approcci chirurgici e multidisciplinari avanzati. È quindi un tributo all’impegno costante del nostro gruppo nello sviluppo e nell’applicazione delle tecnologie più all’avanguardia, che conferma il ruolo di primo piano della scuola pisana di Chirurgia toracica nel panorama scientifico internazionale”, ha dettoGaetano Romano. Romano ha illustrato le possibilità offerte dalla piattaforma robotica, dalla visione tridimensionale ad alta definizione alla maggiore precisione dei movimenti. Tecnologie che permettono di affrontare procedure complesse attraverso un approccio mininvasivo e che potrebbero essere integrate con la chemioterapia ipertermica all’interno di trattamenti multidisciplinari.“Far parte della faculty di un congresso mondiale così importante è stato per me motivo di grande emozione e soddisfazione, non solo a livello personale, ma anche come riconoscimento del lavoro portato avanti negli anni da tutta la Chirurgia toracica pisana, riconosciuta per l’elevato livello delle cure, la capacità di innovazione e il costante sviluppo di approcci chirurgici e multidisciplinari avanzati. È quindi un tributo all’impegno costante del nostro gruppo nello sviluppo e nell’applicazione delle tecnologie più all’avanguardia, che conferma il ruolo di primo piano della scuola pisana di Chirurgia toracica nel panorama scientifico internazionale”, ha dettoGaetano Romano. “Far parte della faculty di un congresso mondiale così importante è stato per me motivo di grande emozione e soddisfazione, non solo a livello personale, ma anche come riconoscimento del lavoro portato avanti negli anni da tutta la Chirurgia toracica pisana, riconosciuta per l’elevato livello delle cure, la capacità di innovazione e il costante sviluppo di approcci chirurgici e multidisciplinari avanzati. È quindi un tributo all’impegno costante del nostro gruppo nello sviluppo e nell’applicazione delle tecnologie più all’avanguardia, che conferma il ruolo di primo piano della scuola pisana di Chirurgia toracica nel panorama scientifico internazionale”, ha dettoGaetano Romano. “Far parte della faculty di un congresso mondiale così importante è stato per me motivo di grande emozione e soddisfazione, non solo a livello personale, ma anche come riconoscimento del lavoro portato avanti negli anni da tutta la Chirurgia toracica pisana, riconosciuta per l’elevato livello delle cure, la capacità di innovazione e il costante sviluppo di approcci chirurgici e multidisciplinari avanzati. È quindi un tributo all’impegno costante del nostro gruppo nello sviluppo e nell’applicazione delle tecnologie più all’avanguardia, che conferma il ruolo di primo piano della scuola pisana di Chirurgia toracica nel panorama scientifico internazionale”, ha dettoGaetano Romano. 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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
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48.5/100
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Tumore del polmone, uno screening gratuito con ASST Brianza Prima Monza
L’iniziativa è gratuita, non richiede prescrizione medica ed è rivolta alle persone tra 55 e 74 anni
ASST Brianza aderisce al programma di screening promosso da Regione Lombardia e avvia un nuovo percorso gratuito per favorire la diagnosi precoce del tumore del polmone.
Un primo accesso semplice e digitale consente di verificare i requisiti per partecipare allo screening e, per le persone idonee, di proseguire con gli accertamenti e la presa in carico specialistica nella rete dei servizi di ASST Brianza.
Al centro del percorso c’è la TAC del torace a basso dosaggio, un esame rapido e senza mezzo di contrasto, riservato alle persone che presentano i fattori di rischio previsti dal programma regionale.
Prevenzione più accessibile
Raggiungere prima le persone maggiormente a rischio e aumentare le possibilità di individuare precocemente eventuali alterazioni polmonari: è questo l’obiettivo del percorso gratuito di screening avviato da ASST Brianza nell’ambito del programma promosso da Regione Lombardia.
L’iniziativa introduce un modello di accesso che integra strumenti digitali e servizi sanitari territoriali. Con il supporto tecnico di Paginemediche, il cittadino può iniziare il percorso online, verificare la propria potenziale eleggibilità e, quando sono presenti i requisiti previsti, essere accompagnato da ASST Brianza verso gli esami e gli approfondimenti specialistici necessari.
Il progetto punta a rendere la prevenzione più semplice, accessibile e vicina alle persone, intervenendo in un ambito particolarmente rilevante per la salute pubblica: quello del tumore del polmone, una patologia che nelle fasi iniziali può svilupparsi senza sintomi evidenti.
“Nell’ambito del programma di screening polmonare promosso da Regione Lombardia, ASST Brianza ha scelto di utilizzare il digitale per facilitare l’accesso al percorso di screening e accompagnare le persone potenzialmente eleggibili, quando necessario, verso gli esami e le visite specialistiche previste”, dichiara il direttore generale di ASST Brianza, Carlo Alberto Tersalvi. “Vogliamo facilitare l’accesso della nostra popolazione a un’importante opportunità di prevenzione e diagnosi precoce del tumore del polmone, in un ambito che, a differenza degli screening per mammella, cervice uterina e colon-retto, non rientra ancora tra i programmi organizzati offerti a livello nazionale”.
Perché la diagnosi precoce è importante
Il tumore del polmone continua a rappresentare la prima causa di morte per neoplasia nei Paesi occidentali. In Italia si registrano oltre 43.500 nuovi casi all’anno, quasi 8 mila solo in Lombardia, soprattutto tra gli uomini.
Secondo i dati riportati da ASST Brianza, circa il 60% dei decessi per tumore del polmone in Italia riguarda forti fumatori.
Studi clinici dimostrano che l’esecuzione di una TAC del torace a basso dosaggio può identificare tumori polmonari in fase iniziale, quando sono curabili in un’elevata percentuale dei casi.
Il percorso proposto da ASST Brianza è gratuito e non richiede la prescrizione medica.
Come accedere allo screening
L’accesso è stato progettato per essere semplice e immediato ed è rivolto alle persone nella fascia d’età compresa tra 55 e 74 anni, in possesso dei requisiti stabiliti dal programma regionale.
Attraverso Paginemediche, la persona interessata accede al percorso digitale e compila un breve questionario con le informazioni necessarie a una prima valutazione.
I dati vengono quindi messi a disposizione di ASST Brianza, che verifica la presenza dei requisiti previsti dal programma di screening.
Al termine della valutazione, l’utente riceve via e-mail un riscontro. In caso di idoneità, viene contattato direttamente per programmare gli appuntamenti previsti dal percorso sanitario.
La TAC a basso dosaggio
Lo screening comprende una TAC del torace a basso dosaggio, un esame rapido, indolore e senza mezzo di contrasto, cui segue la valutazione specialistica pneumologica.
Per conoscere i dettagli dell’iniziativa e verificare i requisiti di accesso è possibile consultare il sito screening-polmonare-asstbrianza.paginemediche.it.
Il digitale come porta d’accesso
Con questo progetto, ASST Brianza sperimenta un modello innovativo per ampliare la partecipazione della popolazione ai programmi di prevenzione, utilizzando gli strumenti digitali non come alternativa al servizio sanitario, ma come porta d’ingresso più semplice verso la presa in carico sul territorio.
Paginemediche gestisce la prima fase digitale, raccogliendo i dati utili alla valutazione. ASST Brianza verifica invece i requisiti ed effettua la successiva presa in carico sanitaria dei cittadini idonei per gli accertamenti previsti.
In merito alla collaborazione, l’amministratrice delegata di Paginemediche, Graziella Bilotta, ha sottolineato che la tecnologia assume un reale valore quando facilita l’accesso ai servizi sanitari.
L’obiettivo dell’iniziativa è sfruttare l’innovazione per connettere più facilmente i cittadini al sistema sanitario, intercettare la popolazione a maggior rischio e rendere la prevenzione sempre più concreta e accessibile.
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
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75.2/100
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Criteri Critici
Leucemia mieloide cronica: quando il successo della cura passa anche dall’ascolto Associazione italiana contro le leucemie-linfomi e mieloma
Condividi con Leucemia mieloide cronica: quando il successo della cura passa anche dall’ascolto Grazie ai progressi della ricerca, laleucemia mieloide cronica (LMC)è oggi una malattia profondamente diversa rispetto al passato. L’introduzione degli inibitori delle tirosin-chinasi, farmaci mirati capaci di bloccare il meccanismo che alimenta la crescita delle cellule leucemiche, ha permesso alla maggior parte delle persone con LMC in fase cronica di raggiungere un’aspettativa di vita vicina a quella della popolazione generale. Ma vivere più a lungo con la LMC significa anche confrontarsi, spesso per molti anni, con una terapia continuativa, i suoi possibili effetti indesiderati e il peso della malattia sulla quotidianità. Per questo, oggi il successo di una cura non può essere valutato soltanto attraverso gli esami di laboratorio: deve tenere conto anche dicome la persona sta, di quali sono le sue priorità e di quanto si sente coinvolta nelle decisioni terapeutiche. È questo il messaggio centrale dello studio internazionaleCML SUN, la più ampia indagine finora condotta sui bisogni non soddisfatti nella LMC. Mettendo a confronto le prospettive di pazienti e medici, lo studio mostra che tra le due possono esistere differenze importanti, ma anche ampi spazi per migliorare il dialogo e costruire percorsi di cura realmente condivisi. La LMC è un tumore del sangue caratterizzato dalla produzione incontrollata di alcune cellule del midollo osseo. Generalmente, è causata dalla formazione di un gene anomalo chiamatoBCR::ABL1, che invia alle cellule un segnale continuo di crescita. Questo gene, dato dalla fusione di due geni posti su due cromosomi diversi, crea un nuovo cromosoma chiamatocromosoma Philadelphia. Gli inibitori delle tirosin-chinasi, oTKI, bloccano proprio questo segnale. Il primo farmaco di questa classe, imatinib, ha inaugurato oltre vent’anni fa una nuova era nel trattamento della LMC; nel tempo sono diventati disponibili altri TKI, ampliando le possibilità terapeutiche. Oggi molte persone riescono a mantenere la malattia sotto controllo a lungo. Una parte dei pazienti che raggiunge e conserva una risposta molecolare profonda può anche provare, sotto stretto controllo medico, ainterrompere il trattamento. Per la maggioranza, tuttavia, la terapia prosegue per molti anni o per tutta la vita. Gli inibitori delle tirosin-chinasi sono farmaci mirati orali che bloccano l’attività della proteina anomala prodotta dal geneBCR::ABL1. In questo modo ostacolano la crescita delle cellule della LMC. Esistono diversi TKI: la scelta dipende dalle caratteristiche della malattia, dalle condizioni di salute, dagli eventuali effetti indesiderati e dagli obiettivi della persona. Lo studio CML SUN ha coinvolto361 persone con LMC in fase cronica e 198 medici di 11 Paesi. Attraverso questionari distinti, i ricercatori hanno esplorato diversi aspetti del percorso di cura: le informazioni ricevute, gli obiettivi del trattamento, la gestione degli effetti indesiderati, l’impatto della malattia sulla vita quotidiana e il coinvolgimento dei pazienti nelle decisioni. I risultati mostrano che medici e pazienti condividono alcuni obiettivi fondamentali, comemantenere o migliorare la qualità di vitaerendere gestibili gli effetti indesiderati. Tuttavia, attribuiscono talvolta un peso diverso ai singoli aspetti della cura: i medici tendono a dare maggiore importanza al raggiungimento di determinate risposte molecolari, mentre per i pazienti assumono particolare rilievo la possibilità di avere una normale aspettativa di vita, il controllo della malattia e la qualità della vita. Queste priorità non sono necessariamente in contrasto: una buona risposta molecolare è infatti uno degli strumenti attraverso cui il medico valuta l’efficacia del trattamento e il rischio che la malattia progredisca. Lo studio evidenzia però quanto sia importantespiegare il significato degli obiettivi clinici e, allo stesso tempo, comprendere che cosa conta maggiormente per la persona. È una misura molto sensibile della quantità diBCR::ABL1ancora presente nell’organismo, che indica la quantità di cellule leucemiche rimaste dopo la terapia con TKI. Attraverso un esame del sangue, i medici possono quindi verificare quanto la terapia stia riducendo le cellule della LMC. Raggiungere e mantenere determinati livelli di risposta molecolare indica generalmente un buon controllo della malattia. Uno dei dati più significativi riguarda ilcoinvolgimento dei pazienti nelle scelte di cura. Quasi tre medici su quattro si consideravano i decisori finali nella scelta del trattamento iniziale. Solo circa un paziente su quattro, invece, ha riferito che la decisione era stata discussa e presa insieme al proprio medico. Inoltre, più della metà dei medici dichiarava dipresentare una sola possibilità terapeutica, spesso per non sovraccaricare il paziente di informazioni o perché riteneva difficile per lui comprenderne tutti i dettagli. La maggior parte dei pazienti, tuttavia, riferiva dicapire le informazioni ricevutee manifestava il desiderio di essere maggiormente coinvolta. Circa un terzo avrebbe voluto riceverepiù informazioni già al momento della diagnosi, soprattutto sui possibili effetti indesiderati, sull’evoluzione della malattia e sulle conseguenze del trattamento nella vita quotidiana. Questo non significa che tutte le persone desiderino assumere lo stesso ruolo nelle decisioni. Alcune preferiscono partecipare attivamente, altre affidarsi maggiormente al medico. Un approccio davvero personalizzato richiede quindi di domandare a ciascun pazientequanto e come desideri essere coinvolto. Significa che medico e paziente valutano insieme le opzioni disponibili. Il medico mette a disposizione le proprie competenze scientifiche e spiega benefici e possibili rischi; il paziente condivide esigenze, timori, preferenze e obiettivi personali. La scelta nasce dall’incontro tra queste due prospettive. I TKI hanno rivoluzionato la prognosi della LMC, ma possono causare effetti indesiderati che, soprattutto quando il trattamento dura a lungo, interferiscono con la quotidianità. Nello studio, numerosi pazienti hanno riferito preoccupazione, stress, stanchezza fisica ed emotiva e limitazioni nella vita personale e sociale. Un dato particolarmente rilevante è chefino a un paziente su cinque aveva notato effetti indesiderati senza parlarne spontaneamente con il medico, a meno che non gli venisse posta una domanda specifica. Meno della metà dei pazienti ha inoltre percepito empatia da parte del medico nella gestione di questi problemi. Le ragioni per non riferire un disturbo possono essere molte: il timore che venga sottovalutato, la convinzione che sia inevitabile, la difficoltà a parlarne oppure la paura che la terapia venga modificata. Eppure,comunicare ciò che si prova è fondamentale. Gli effetti indesiderati possono compromettere la qualità di vita e rendere più difficile assumere il trattamento con regolarità; in alcuni casi possono essere gestiti con interventi di supporto, un aggiustamento della terapia o, quando appropriato, la scelta di un altro TKI. Un effetto indesiderato, infatti,è importante anche se gli esami vanno bene: la risposta molecolare descrive quanto efficacemente la terapia controlla la LMC, ma non racconta da sola come la persona vive il trattamento. Stanchezza, disturbi del sonno, difficoltà di concentrazione o altri problemi quotidiani meritano di essere riferiti al team curante, anche quando possono sembrare poco gravi. La necessità di cambiare TKI può dipendere principalmente da due motivi: il farmaco non controlla adeguatamente la malattia oppure provoca effetti indesiderati difficili da tollerare. Secondo lo studio, pazienti e medici concordavano nel riconoscereresistenza e intolleranzacome le principali ragioni per prendere in considerazione un cambiamento. I pazienti, però, desideravano ricevere maggiori informazioni sulle alternative disponibili, sulla gestione degli effetti indesiderati, sul significato dei risultati degli esami e su come contattare il team curante in caso di dubbi. La disponibilità di diversi TKI permette oggi di personalizzare maggiormente la scelta, considerando non soltanto le caratteristiche biologiche della LMC, ma anche le altre condizioni di salute, le terapie concomitanti, gli effetti indesiderati già sperimentati e le priorità individuali. Per questo,segnalare una difficoltà non significa mettere in discussione la cura: significa offrire al medico un’informazione indispensabile per capire se il trattamento sia ancora quello più adatto. I risultati di CML SUN non dimostrano direttamente che una maggiore partecipazione alle decisioni migliori gli effetti clinici della terapia, ma individuano alcune aree concrete su cui intervenire:fornire informazioni più comprensibili e personalizzate, chiedere regolarmente come la terapia influisce sulla quotidianità, ascoltare gli effetti indesiderati e discutere apertamente le alternative disponibili. Anche altri professionisti del team, come infermieri specializzati e farmacisti, possono contribuire a intercettare i problemi, chiarire i dubbi e accompagnare la persona nel tempo. Materiali educativi semplici e strumenti digitali possono offrire un ulteriore supporto, purché siano scelti in base alle esigenze del singolo paziente. Lo studio presenta alcuni limiti: i partecipanti hanno aderito volontariamente e potrebbero quindi essere stati più informati e coinvolti rispetto alla popolazione generale. Inoltre, i pazienti e i medici intervistati appartenevano a due gruppi distinti e non erano necessariamente legati dalla stessa relazione di cura.I risultati non descrivono quindi ogni esperienza individuale, ma fanno emergere bisogni che meritano attenzione. La storia della LMC è uno degli esempi più importanti di come la ricerca possa trasformare una malattia un tempo associata a una prognosi difficile in una condizione che, per molte persone, può essere controllata a lungo. Il prossimo passo consiste nel fare in modo che questo successo clinico si traduca sempre di più anche inbenessere, partecipazione e qualità di vita. Controllare la LMC resta l’obiettivo fondamentale, mail modo in cui la persona vive la terapia è parte integrante del risultato. Parlare apertamente degli effetti indesiderati, comprendere il significato degli esami, conoscere le opzioni terapeutiche disponibili e condividere le proprie priorità può aiutare medico e paziente a scegliere non soltanto una terapia efficace, mala terapia più adatta a quella specifica persona e alla sua vita. Fonte: Lang F, et al. Haematologica. 2026;111:597-608. Scopri le altre news
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?5
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
52.2/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
Criteri Critici
Tumore al seno, la nutrizione entra nella cura: nuovo dietista nella Breast Unit ladige.it
TRENTO. La nutrizione entra a pieno titolo nel percorso di cura delle donne con tumore al seno. È questo l’obiettivo del nuovo progetto avviato dall’Azienda sanitaria universitaria integrata del Trentino (Asuit) all’interno della Breast Unit, il centro multidisciplinare dedicato alla diagnosi e alla cura del tumore della mammella.
La novità consiste nell’inserimento di un dietista dedicato alla nutrizione oncologica, grazie a una borsa di studio della durata iniziale di 12 mesi finanziata dall’associazione Lotus – Oltre il tumore al seno. L’intento è rendere la valutazione e il supporto nutrizionale una parte strutturata del percorso assistenziale, dalla diagnosi ai trattamenti fino al follow-up.
L’attenzione nasce dalla consapevolezza che durante una malattia oncologica il rapporto tra alimentazione, terapie e condizioni fisiche può cambiare in modo significativo. Nel caso del tumore della mammella, in particolare, le modificazioni ormonali e metaboliche legate alla malattia e ai trattamenti possono incidere sul peso e sulla composizione corporea, con possibili aumenti della massa grassa e riduzioni di quella muscolare.
Non c’è quindi soltanto il problema della malnutrizione legata a un apporto insufficiente. Anche malnutrizione per eccesso e sarcopenia, cioè la perdita di massa muscolare, possono rimanere sottovalutate e avere conseguenze sul percorso di cura.
Il nuovo modello prevede una presa in carico nutrizionale precoce e personalizzata, integrata con le altre attività della Breast Unit. Il dietista effettuerà valutazioni nelle diverse fasi della malattia, offrirà indicazioni personalizzate sull’alimentazione e interverrà anche nella gestione di eventuali effetti collaterali collegati alle terapie.
Il professionista lavorerà insieme agli altri specialisti della Breast Unit, mantenendo inoltre il collegamento con medici di medicina generale e servizi territoriali. Il progetto punta così a costruire un percorso che non si limiti alla fase dei trattamenti, ma prosegua anche durante il follow-up.
«Integrare fin dall’inizio il supporto nutrizionale nel percorso di cura delle nostre pazienti non è un semplice complemento, ma una parte essenziale della terapia oncologica», sottolinea Antonella Ferro, coordinatrice della Breast Unit e responsabile scientifica del progetto insieme a Carlo Pedrolli, responsabile della Struttura semplice dipartimentale di dietetica e nutrizione clinica.
La presenza del dietista servirà anche a raccogliere dati clinici, organizzativi e relativi all’esperienza delle pazienti. Nei prossimi 12 mesi verranno quindi valutati fattibilità, efficacia e sostenibilità del nuovo modello, con l’obiettivo di capire se il percorso possa diventare una modalità organizzativa stabile e successivamente essere esteso alla rete oncologica aziendale e provinciale.
«Non si tratta soltanto di offrire un consiglio alimentare, ma di costruire una presa in carico personalizzata e continuativa», spiega Ferro. La nutrizione, aggiunge, può avere un ruolo anche dopo la conclusione delle terapie, durante il follow-up, come strumento di prevenzione e promozione della salute.
Il progetto nasce anche dall’ascolto delle esigenze espresse direttamente dalle pazienti. L’associazione Lotus – Oltre il tumore al seno, che da diversi anni sostiene l’Azienda sanitaria attraverso borse di studio e iniziative rivolte alle donne con tumore al seno, ha finanziato la nuova figura professionale proprio con l’obiettivo di rispondere a una richiesta sempre più frequente di informazioni affidabili sull’alimentazione durante la malattia.
«Questa borsa di studio nasce dall’ascolto delle pazienti», sottolinea la presidente di Lotus Chiara De Pol, evidenziando come la collaborazione tra associazione, pazienti e Asuit punti a una presa in carico più completa.
Per Pedrolli, inoltre, il coinvolgimento del paziente e dei caregiver è diventato sempre più importante nel percorso di cura. Nutrizione e terapia oncologica vengono quindi messe in relazione all’interno dello stesso percorso, con l’obiettivo di accompagnare la donna e la sua famiglia nelle diverse fasi della malattia.
Il progetto rappresenta così una sperimentazione organizzativa che punta a integrare una competenza specifica all’interno della Breast Unit. L’obiettivo finale è trasformare l’esperienza dei prossimi 12 mesi in un modello stabile e replicabile, se i risultati ne confermeranno l’efficacia.