📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
41.5/100
Punteggio Totale
C
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Criteri Critici
Oncologia integrata, confronto tra esperti su nutrizione, metabolismo e terapia LiveSicilia
L'appuntamento è per il 3 ottobre alle 8.30
PALERMO – Nutrizione, integrazione e qualità della vita nel percorso oncologico saranno al centro della seconda edizione di “Benessere e salute 2026 – Dall’oncologia all’oncologia integrata”, in programma sabato 3 ottobre, dalle 8.30, a Villa Magnisi, sede dell’Ordine dei medici di Palermo.
L’appuntamento, promosso dalla Federazione italiana donne arti professioni affari (Fidapa) Business and Professional Women (Bpw) Italy – sezione Palermo Mondello, con il sostegno dell’Ordine dei medici di Palermo, riunirà specialisti di diverse discipline per approfondire il ruolo di alimentazione, nutrizione e approcci integrati nel percorso del paziente oncologico.
Responsabile scientifica è la biologa nutrizionista Alessia Calandra, componente Fidapa Palermo Mondello. Il confronto partirà dal rapporto tra alimentazione, microbiota e prevenzione per affrontare glutine, disbiosi e istamina, lipedema e linfedema, alimentazione antinfiammatoria, micoterapia funzionale e modulazione epigenetica nell’era dell’esposoma.
La giornata sarà articolata in due sessioni, “Nutrizione ed integrazione” e “Terapie integrate in oncologia”. Nel pomeriggio l’attenzione si sposterà sull’impiego della vitamina C e dell’ipertermia, sull’ozono durante il trattamento, sulla modulazione dell’ossigeno, sulla nutrizione oncologica integrata e sulla riprogrammazione cellulare.
Spazio anche all’oncoematologia, alla medicina integrata nella rete oncologica, alle innovazioni in radioterapia, alla self compassion, alla ginecologia e alla riabilitazione oncologica. La presentazione e gli obiettivi del convegno saranno affidati ad Alessia Calandra.
Previsti i saluti del presidente dell’Ordine dei medici di Palermo Toti Amato, della presidente della Fidapa Palermo Mondello Diana Giammarresi, del sindaco della Città metropolitana di Palermo Roberto Lagalla, del direttore generale dell’Azienda sanitaria provinciale (Asp) di Palermo Alberto Firenze, del rettore dell’Università degli Studi di Palermo Massimo Midiri e del presidente dell’Ordine dei biologi di Palermo Alessandro Pitruzzella.
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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45.2/100
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Criteri Critici
HIU e MASEP (Cina) stanno esplorando aree di collaborazione incentrate sulla tecnologia della radioterapia e sulla ricerca biomedica. Vietnam.vn
Il 19 settembre 2026, la Hong Bang International University (HIU) ha accolto e tenuto un incontro di lavoro con MASEP Medical Science and Technology Development Co., Ltd. (Shenzhen, Cina ), un'azienda appartenente all'ecosistema sanitario INCAIER del Gruppo Haier.
L'incontro ha aperto nuove opportunità di cooperazione nei settori della tecnologia della radioterapia, della ricerca biomedica e dello scambio internazionale di esperti, con l'obiettivo di migliorare la qualità della formazione medica e della ricerca presso l'HIU.
Per la HIU, all'incontro hanno partecipato la Prof.ssa Associata Dott.ssa Nguyen Thi Thu Thuy – Vice Rettrice; la Sig.ra Nguyen Hoang Thu Trang – Vice Direttrice dell'Istituto di Formazione e Cooperazione Internazionale; e la Sig.ra Le Thi Be, Vice Capo del Dipartimento di Amministrazione e Risorse Umane.
La delegazione del MASEP era guidata dal signor Li Hongbo, presidente del consiglio di amministrazione del MASEP. Erano presenti anche il signor Wu Zhi'an, direttore generale per le attività internazionali; il signor Tian Bin, direttore generale della filiale di Hong Kong; e il signor Wei Quan, direttore generale per la cooperazione internazionale.
Collegamento tra tecnologie radioterapeutiche avanzate e ricerca biomedica.
MASEP è un'azienda di tecnologia medica con competenze ed esperienza nel campo del Gamma Knife e delle apparecchiature per la radioterapia, appartenente all'ecosistema sanitario INCAIER del Gruppo Haier.
INCAIER opera nei settori delle scienze della vita, della medicina clinica e delle biotecnologie, con una rete di aziende che comprende Haier Biomedical, INKON Life, Shanghai RAAS, oltre a numerosi ospedali generali e specializzati e un team di esperti medici .
Incontro tra HIU e MASEP
Grazie a questi punti di forza, MASEP e HIU hanno discusso la possibilità di mettere in rete risorse tecnologiche, di ricerca e di competenza, concentrandosi su aree con potenziali applicazioni nella medicina moderna.
Uno dei temi chiave discussi è stata la tecnologia della radioterapia di precisione nella diagnosi e nel trattamento del cancro. Le due parti si sono scambiate informazioni su Gamma Knife, acceleratori lineari medicali e tecniche come la radiochirurgia stereotassica (SRS) e la radioterapia stereotassica (SRT).
Si tratta di tecniche che utilizzano radiazioni direzionate con precisione sull'area interessata, e che svolgono un ruolo nel trattamento di diverse patologie, in particolare il cancro. L'accesso a conoscenze ed esperienze internazionali in questo campo apre nuove prospettive per la ricerca, lo scambio accademico e lo sviluppo professionale dell'HIU.
Oltre alla radioterapia, le due parti hanno esplorato anche potenziali collaborazioni in campi di ricerca biomedica quali cellule staminali, cellule immunitarie, test genetici, biologia molecolare, modelli di organoidi e microbiota intestinale.
Questi orientamenti di ricerca hanno potenziali applicazioni nella comprensione della patogenesi, nello screening del cancro e nella valutazione della sensibilità ai farmaci, contribuendo a collegare la ricerca scientifica con le esigenze pratiche della medicina.
Grazie al programma MASEP, HIU ha maggiori opportunità di entrare in contatto con aziende di tecnologia medica, istituti di ricerca ed esperti in Cina, creando le basi per esplorare ulteriormente programmi di cooperazione in linea con la direzione di sviluppo dell'università.
Ampliare le opportunità di formazione, ricerca e scambio di esperti a livello internazionale.
Oltre ai settori tecnologici, HIU e MASEP hanno discusso anche delle direzioni da intraprendere per lo sviluppo delle risorse umane nel settore sanitario attraverso la formazione, la ricerca scientifica e gli scambi professionali.
Dopo sette anni di terapia online adesso Unobravo punta sulle sedute in presenza La fondatrice a Open | Ce lo chiedevano terapeuti e pazienti - Zazoom Social News
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Criteri Critici
Dopo sette anni di terapia online adesso Unobravo punta sulle sedute in presenza La fondatrice a Open | Ce lo chiedevano terapeuti e pazienti Zazoom Social News
Dopo sette anni di terapia online, Unobravo annuncia il ritorno alle sedute in presenza. La fondatrice ha spiegato che questa scelta deriva dalle richieste di terapeuti e pazienti, dopo anni di crescita del servizio digitale. L’azienda ha contribuito a rendere la psicoterapia più accessibile e ha cambiato l’approccio culturale, soprattutto tra le nuove generazioni, grazie all’offerta di supporto attraverso lo schermo. Ora si prepara a integrare anche incontri faccia a faccia.
Per sette anni ha contribuito a portare la psicoterapia dentro lo schermo di un computer, facendone uno spazio d’ascolto e cura. Ha registrato un boom senza precedenti e, in poco tempo, è diventato un colosso capace di rendere la terapia più accessibile e di sdoganare l’idea stessa di andare dallo psicologo, specialmente tra le nuove generazioni. Ora, però, il gigante nato con la terapia online, Unobravo, ha deciso di allargare il proprio modello anche alla terapia in presenza. Unobravo in presenza: ecco in quali città. Il servizio in presenza, infatti, è stato attivato in 29 città. Si tratta di Bari, Bergamo, Bologna, Brescia, Cagliari,... 🔗 Leggi su Open.online
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Criteri Critici
Dolly Parton volò in Germania per una cura sperimentale contro il cancro prima di morire CinemaSerieTV.it
Dolly Parton ha affrontato una battaglia segreta contro il cancro durante l’ultimo anno della sua vita, un dettaglio rimasto celato al grande pubblico fino a poco tempo fa. Secondo quanto rivelato a TMZ da fonti vicine alla leggenda della musica country, la cantante avrebbe intrapreso un viaggio privato in Germania circa un anno prima della sua morte, avvenuta il 25 agosto 2026, all’età di 80 anni.
La cantante si sarebbe recata a Francoforte a bordo di un jet privato per sottoporsi a un trattamento sperimentale contro il cancro. La natura esatta della procedura medica rimane al momento sconosciuta, ma le fonti confermano che Dolly trascorse circa una settimana nella città tedesca prima di far ritorno a casa.
Secondo le testimonianze raccolte da TMZ Dolly Parton credeva fermamente nell’efficacia del trattamento e riteneva che la terapia le avesse effettivamente restituito forza e vitalità. Questo viaggio rappresenta uno degli ultimi tentativi della cantante di combattere la malattia che l’avrebbe portata via pochi mesi dopo.
Sebbene Parton avesse spiegato di avere qualche problema di salute, la sua morte è stata descritta come un evento improvviso e inaspettato persino per le persone a lei più vicine. Solo alcuni membri della sua cerchia ristretta erano a conoscenza delle sua condizione di salute. Quando i suoi cari hanno appreso che era stata ricoverata in ospedale e che le sue condizioni stavano peggiorando, molti hanno raggiunto tempestivamente Nashville per starle accanto negli ultimi momenti.
La famiglia ha organizzato una cerimonia privata e l’artista è stata sepolta al Woodlawn Memorial Park and Mausoleum di Nashville, la città che ha rappresentato il cuore della sua straordinaria carriera musicale.
Durante la cerimonia degli Emmy del 2026, personalità come Reba McEntire e Sally Field hanno reso omaggio alla memoria di Dolly Parton, mentre l’artista stessa ha ricevuto postumo un premio alla carriera attraverso un discorso pre-registrato, un ultimo messaggio al pubblico che l’ha amata per decenni.
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Criteri Critici
Tumore al seno. In Italia 925mila donne vivono dopo la diagnosi, ANDOS celebra 50 anni Quotidiano Sanità
In Italia 925mila donne vivono dopo una diagnosi di tumore della mammella e la sopravvivenza a cinque anni raggiunge l’88%. Numeri che raccontano quanto sia cambiata, in mezzo secolo, la storia del tumore del seno: dalla chirurgia demolitiva alla medicina di precisione, dalla riabilitazione fisica al riconoscimento della qualità di vita come parte della cura.
È su questo percorso che ANDOS, Associazione Nazionale Donne Operate al Seno, celebrerà i suoi primi 50 anni il 24 settembre al Palazzo delle Esposizioni di Roma, con l’evento “L’evoluzione della cura – Cinquant’anni di innovazione e sostegno alle donne nel trattamento del tumore al seno”.
L’incontro, patrocinato da Regione Lazio, Roma Capitale, AGENAS, ISS, CNR, ANCI, AIOM, Fondazione AIOM, SIPO, SIRM, SIT e FNOMCeO, sarà l’occasione per ripercorrere mezzo secolo di progressi nella senologia e indicare le priorità per il futuro.
Degrassi: “La qualità di vita sia parte integrante della cura”
“In cinquant’anni abbiamo assistito a una trasformazione straordinaria della cura del tumore del seno, ma il nostro obiettivo non può fermarsi alla sopravvivenza”, afferma Flori Degrassi, presidente nazionale ANDOS.
“Salvare una vita significa anche restituire alla donna la possibilità di viverla pienamente. Riabilitazione, sostegno psicologico e sociale, sessualità, lavoro e recupero dell’immagine corporea devono essere considerati parte integrante del percorso di cura”.
Per Degrassi, la sfida riguarda anche l’equità: “Dobbiamo garantire che ogni donna, indipendentemente dal luogo in cui vive e dalle sue condizioni economiche e sociali, possa accedere alle stesse opportunità di prevenzione, diagnosi e trattamento”.
Dal 1976 a oggi: dalla mastectomia alla medicina di precisione
Quando ANDOS nasceva a Trieste, nel 1976, il contesto clinico e assistenziale era molto diverso. La mastectomia era ancora uno degli interventi più diffusi, lo svuotamento ascellare esponeva a un elevato rischio di linfedema, il sostegno psicologico era quasi assente e la mortalità era molto elevata.
Le volontarie dell’Associazione entravano negli ospedali, incontravano le donne prima o dopo l’intervento, offrivano ascolto e sostegno e promuovevano la riabilitazione. Linfodrenaggio, attività in piscina e palestra e, successivamente, programmi strutturati di formazione sono diventati strumenti per recuperare non solo funzionalità fisica, ma anche sicurezza, autonomia e fiducia.
Negli stessi anni, la medicina cambiava rapidamente. Nel 1976 gli studi di Gianni Bonadonna dimostravano il valore della chemioterapia adiuvante. Nel 1981 Umberto Veronesi pubblicava i risultati del trial iniziato nel 1973, aprendo la strada alla chirurgia conservativa per i tumori di piccole dimensioni.
Screening, terapie mirate e Breast Unit
Nei decenni successivi si sono affermate le terapie ormonali, la tecnica del linfonodo sentinella, l’identificazione delle mutazioni BRCA1 e BRCA2 e le prime terapie a bersaglio molecolare. Più recentemente, test genomici e medicina di precisione hanno consentito di definire trattamenti sempre più personalizzati.
Anche gli screening organizzati, avviati negli anni Duemila, hanno contribuito a modificare le prospettive delle pazienti, favorendo diagnosi più precoci.
Parallelamente è cambiato il ruolo delle pazienti. ANDOS ha portato nel dibattito temi a lungo rimasti marginali: consenso informato, ricostruzione mammaria, immagine corporea, sessualità, preservazione della fertilità, alimentazione e qualità di vita.
Il ruolo dell’Associazione nei percorsi di cura
Nel 1981 nasce il periodico “La Voce”, mentre nel 1991 viene codificata la formazione sul linfodrenaggio con il “metodo ANDOS”. Dal 2002 la collaborazione con Sapienza Università di Roma rende strutturata la formazione del volontariato.
Nel 1994 e nel 2003 l’Associazione è tra i fondatori rispettivamente di Europa Donna e di F.A.V.O. e negli anni contribuisce al confronto istituzionale sui percorsi senologici e sul ruolo delle Breast Unit. I Comitati ANDOS collaborano inoltre con gli screening organizzati.
Restano disuguaglianze nell’accesso a screening e supporto
Oggi il modello di cura del tumore del seno è multidisciplinare e diagnosi precoce e innovazione terapeutica hanno cambiato radicalmente le prospettive delle pazienti.
Restano però differenze territoriali nell’accesso agli screening, alla riabilitazione, alle cure più innovative, alle nuove tecnologie e al supporto psiconcologico.
Per questo ANDOS ha progressivamente ampliato la propria azione. Le survey degli ultimi anni hanno approfondito qualità di vita, sessualità, psico-oncologia, violenza di genere e territorialità delle cure.
Nel 2025 il progetto S.H.I.E.L.D. Women ha formato patient navigator per avvicinare agli screening le donne più fragili. I Rapporti ANDOS-C.R.E.A. Sanità hanno invece analizzato l’impatto umano, sociale, lavorativo ed economico della malattia e, nel 2026, la qualità di vita delle donne operate, l’ansia, la depressione e la perdita di progettualità.
“Trasformare l’innovazione in qualità di vita”
“La medicina ha compiuto progressi che nel 1976 sembravano impensabili”, conclude Degrassi. “Adesso dobbiamo compiere un ulteriore passo: trasformare ogni innovazione scientifica in un miglioramento concreto della qualità di vita delle donne”.
Per la presidente ANDOS, la prossima sfida è lavorare insieme – associazioni, professionisti e istituzioni – per ridurre le disuguaglianze e costruire una presa in carico che consideri la persona nella sua interezza.
“È questa la missione con cui ANDOS entra nei suoi prossimi cinquant’anni”. All’incontro del 24 settembre prenderanno parte rappresentanti delle istituzioni, società scientifiche, università, professionisti sanitari e associazioni dei pazienti.
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Criteri Critici
Screening ai polmoni gratis e senza ricetta: la novità in Brianza MBNews
ASST Brianza e Regione Lombardia lanciano un programma gratuito di diagnosi precoce rivolto alle persone tra i 55 e i 74 anni. Un questionario online su Paginemediche valuta l’idoneità alla TAC del torace a basso dosaggio.
Raggiungere prima le persone maggiormente a rischio e aumentare le possibilità di individuare precocemente eventuali alterazioni polmonari: con questo obiettivo ASST Brianza avvia sul territorio un percorso gratuito di screening per il tumore del polmone, nell’ambito del programma promosso da Regione Lombardia. L’iniziativa introduce un modello di accesso che integra digitale e servizi sanitari territoriali: con il supporto tecnico di Paginemediche, il cittadino può infatti iniziare il percorso online, verificare la propria potenziale eleggibilità e, quando sono presenti i requisiti previsti, essere accompagnato da ASST Brianza verso gli esami e gli approfondimenti specialistici necessari.
Il progetto punta a rendere la prevenzione più semplice, accessibile e vicina alle persone, intervenendo in un ambito particolarmente rilevante per la salute pubblica: quello del tumore del polmone, una patologia che nelle fasi iniziali può svilupparsi senza sintomi evidenti. “Nell’ambito del programma di screening polmonare promosso da Regione Lombardia, ASST Brianza ha scelto di utilizzare il digitale per facilitare l’accesso al percorso di screening e accompagnare le persone potenzialmente eleggibili, quando necessario, verso gli esami e le visite specialistiche previste”, dichiara il Direttore Generale di ASST Brianza, dott. Carlo Alberto Tersalvi.
“Vogliamo facilitare l’accesso della nostra popolazione a un’importante opportunità di prevenzione e diagnosi precoce del tumore del polmone, in un ambito che, a differenza degli screening per mammella, cervice uterina e colon-retto, non rientra ancora tra i programmi organizzati offerti a livello nazionale.”
DIAGNOSI PRECOCE: ARRIVARE PRIMA PUÒ FARE LA DIFFERENZA
Il tumore del polmone continua a rappresentare la prima causa di morte per neoplasia nei Paesi occidentali. In Italia si registrano oltre 43.500 nuovi casi all’anno, quasi 8mila solo in Lombardia, soprattutto tra gli uomini. Il 60% circa dei decessi per tumore del polmone in Italia avviene nei soggetti forti fumatori. Studi clinici dimostrano che l’esecuzione di una TAC del torace a basso dosaggio è in grado di identificare tumori polmonari in fase iniziale, curabili in una elevata percentuale dei casi. Il percorso proposto da ASST Brianza è gratuito e non richiede prescrizione medica.
COME ACCEDERE ALLO SCREENING
L’accesso è stato progettato per essere semplice e immediato ed è rivolto alle persone nella fascia d’età dai 55 ai 74 anni.
Attraverso Paginemediche, la persona interessata accede al percorso digitale e compila un breve questionario con le informazioni necessarie a una prima valutazione. I dati vengono quindi messi a disposizione di ASST Brianza, che verifica la presenza dei requisiti stabiliti dal programma di screening. Al termine della valutazione, l’utente riceve via e-mail un riscontro. In caso di idoneità, viene contattato direttamente per programmare gli appuntamenti previsti dal percorso sanitario.
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Criteri Critici
Tumore al cervello nei bambini, così un farmaco per l'epilessia ostacola la crescita del glioma Il Messaggero
Nella lotta a uno dei tumori al cervello più letali dell'infanzia, il glioma, c'è un inaspettato "alleato" che si cela tra gli scaffali delle farmacie. Si tratta di un comune farmaco antiepilettico, il levetiracetam, noto da decenni con il nome di Keppra, che si è rivelato capace di sabotare il meccanismo con cui il glioma diffuso della linea mediana, che colpisce tra i 300 e i 400 bambini all'anno solo negli Stati Uniti, si nutre per crescere. A scoprirlo è uno studio condotto dall'Università di Stanford, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Nature Medicine. "Questo farmaco recide farmacologicamente un’importante connessione tra il cancro e il sistema nervoso", spiega Michelle Monje, professoressa di neurologia e neuro-oncologia pediatrica alla Stanford Medicine. "È un risultato entusiasmante per una malattia che ha avuto finora pochissime opzioni terapeutiche", aggiunge.
Lo studio
Lo studio svela una vera e propria strategia di pirateria biologica. Il tumore non si limita a proliferare nel cervello dei bambini, ma aggancia i neuroni sani attraverso particolari connessioni, le sinapsi GABAergiche, "hackerando" i loro segnali elettrici per trasformarli nel carburante della propria espansione. Il levetiracetam interviene tagliando di netto questo cavo di alimentazione: riduce la segnalazione eccitatoria ed elettrica diretta al tumore senza però bloccare i segnali GABAergici dei neuroni sani, evitando così di danneggiare il tessuto cerebrale circostante. Per verificare questa intuizione, il team di Stanford ha condotto un’accurata analisi retrospettiva sulle cartelle cliniche di 218 piccoli pazienti affetti da gliomi ad alto grado. I dati hanno mostrato una spaccatura anatomica netta: il levetiracetam era associato a un chiaro prolungamento della sopravvivenza nei bambini con gliomi della linea mediana (localizzati nel tronco encefalico, nel talamo o nel midollo spinale), mentre non mostrava alcun beneficio nei pazienti con gliomi emisferici.
Una cura
Per confermare il dato, i ricercatori hanno replicato l'esperimento su modelli di laboratorio con xenotrapianti derivati da pazienti, dimostrando che i gliomi emisferici semplicemente non possiedono lo stesso tipo di sinapsi GABAergiche e sono quindi immuni all'azione del farmaco. Trattandosi di una molecola già ampiamente usata, sicura e in grado di superare la barriera emato-encefalica, la strada per l'uso clinico è spianata. Il levetiracetam non sarà una cura autonoma, ma un prezioso alleato da affiancare a trattamenti d'avanguardia come l'immunoterapia con cellule CAR-T. "Potete immaginare l'immunoterapia come una gara di corsa tra il tumore e le cellule immunitarie", spiega Monje. "Vogliamo che le cellule immunitarie stacchino il tumore. I nostri nuovi dati dimostrano che il levetiracetam riesce a rallentare la corsa della neoplasia", aggiunge. Riproponendo farmaci neurologici già noti per colpire i meccanismi che il cancro riutilizza a proprio favore, la ricerca apre così una breccia concreta contro uno dei mali più inaccessibili della pediatria.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
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Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Tumore al seno, ANDOS compie 50 anni: “Curare significa restituire qualità alla vita” sanitainformazione.it
In Italia 925mila donne vivono dopo una diagnosi di tumore della mammella e la sopravvivenza a cinque anni raggiunge l’88%. Numeri che raccontano quanto sia cambiata, in mezzo secolo, la storia del tumore del seno: dalla chirurgia demolitiva alla medicina di precisione, dalla riabilitazione fisica al riconoscimento della qualità di vita come parte della cura.
È su questo percorso che ANDOS, Associazione Nazionale Donne Operate al Seno, celebrerà i suoi primi 50 anni il 24 settembre al Palazzo delle Esposizioni di Roma, con l’evento “L’evoluzione della cura – Cinquant’anni di innovazione e sostegno alle donne nel trattamento del tumore al seno”.
L’incontro, patrocinato da Regione Lazio, Roma Capitale, AGENAS, ISS, CNR, ANCI, AIOM, Fondazione AIOM, SIPO, SIRM, SIT e FNOMCeO, sarà l’occasione per ripercorrere mezzo secolo di progressi nella senologia e indicare le priorità per il futuro.
Degrassi: “La qualità di vita sia parte integrante della cura”
“In cinquant’anni abbiamo assistito a una trasformazione straordinaria della cura del tumore del seno, ma il nostro obiettivo non può fermarsi alla sopravvivenza”, afferma Flori Degrassi, presidente nazionale ANDOS.
“Salvare una vita significa anche restituire alla donna la possibilità di viverla pienamente. Riabilitazione, sostegno psicologico e sociale, sessualità, lavoro e recupero dell’immagine corporea devono essere considerati parte integrante del percorso di cura”.
Per Degrassi, la sfida riguarda anche l’equità: “Dobbiamo garantire che ogni donna, indipendentemente dal luogo in cui vive e dalle sue condizioni economiche e sociali, possa accedere alle stesse opportunità di prevenzione, diagnosi e trattamento”.
Dal 1976 a oggi: dalla mastectomia alla medicina di precisione
Quando ANDOS nasceva a Trieste, nel 1976, il contesto clinico e assistenziale era molto diverso. La mastectomia era ancora uno degli interventi più diffusi, lo svuotamento ascellare esponeva a un elevato rischio di linfedema, il sostegno psicologico era quasi assente e la mortalità era molto elevata.
Le volontarie dell’Associazione entravano negli ospedali, incontravano le donne prima o dopo l’intervento, offrivano ascolto e sostegno e promuovevano la riabilitazione. Linfodrenaggio, attività in piscina e palestra e, successivamente, programmi strutturati di formazione sono diventati strumenti per recuperare non solo funzionalità fisica, ma anche sicurezza, autonomia e fiducia.
Negli stessi anni, la medicina cambiava rapidamente. Nel 1976 gli studi di Gianni Bonadonna dimostravano il valore della chemioterapia adiuvante. Nel 1981 Umberto Veronesi pubblicava i risultati del trial iniziato nel 1973, aprendo la strada alla chirurgia conservativa per i tumori di piccole dimensioni.
Screening, terapie mirate e Breast Unit
Nei decenni successivi si sono affermate le terapie ormonali, la tecnica del linfonodo sentinella, l’identificazione delle mutazioni BRCA1 e BRCA2 e le prime terapie a bersaglio molecolare. Più recentemente, test genomici e medicina di precisione hanno consentito di definire trattamenti sempre più personalizzati.
Anche gli screening organizzati, avviati negli anni Duemila, hanno contribuito a modificare le prospettive delle pazienti, favorendo diagnosi più precoci.
Parallelamente è cambiato il ruolo delle pazienti. ANDOS ha portato nel dibattito temi a lungo rimasti marginali: consenso informato, ricostruzione mammaria, immagine corporea, sessualità, preservazione della fertilità, alimentazione e qualità di vita.
Il ruolo dell’Associazione nei percorsi di cura
Nel 1981 nasce il periodico “La Voce”, mentre nel 1991 viene codificata la formazione sul linfodrenaggio con il “metodo ANDOS”. Dal 2002 la collaborazione con Sapienza Università di Roma rende strutturata la formazione del volontariato.
Nel 1994 e nel 2003 l’Associazione è tra i fondatori rispettivamente di Europa Donna e di F.A.V.O. e negli anni contribuisce al confronto istituzionale sui percorsi senologici e sul ruolo delle Breast Unit. I Comitati ANDOS collaborano inoltre con gli screening organizzati.
Restano disuguaglianze nell’accesso a screening e supporto
Oggi il modello di cura del tumore del seno è multidisciplinare e diagnosi precoce e innovazione terapeutica hanno cambiato radicalmente le prospettive delle pazienti.
Restano però differenze territoriali nell’accesso agli screening, alla riabilitazione, alle cure più innovative, alle nuove tecnologie e al supporto psiconcologico.
Per questo ANDOS ha progressivamente ampliato la propria azione. Le survey degli ultimi anni hanno approfondito qualità di vita, sessualità, psico-oncologia, violenza di genere e territorialità delle cure.
Nel 2025 il progetto S.H.I.E.L.D. Women ha formato patient navigator per avvicinare agli screening le donne più fragili. I Rapporti ANDOS-C.R.E.A. Sanità hanno invece analizzato l’impatto umano, sociale, lavorativo ed economico della malattia e, nel 2026, la qualità di vita delle donne operate, l’ansia, la depressione e la perdita di progettualità.
“Trasformare l’innovazione in qualità di vita”
“La medicina ha compiuto progressi che nel 1976 sembravano impensabili”, conclude Degrassi. “Adesso dobbiamo compiere un ulteriore passo: trasformare ogni innovazione scientifica in un miglioramento concreto della qualità di vita delle donne”.
Per la presidente ANDOS, la prossima sfida è lavorare insieme – associazioni, professionisti e istituzioni – per ridurre le disuguaglianze e costruire una presa in carico che consideri la persona nella sua interezza.
“È questa la missione con cui ANDOS entra nei suoi prossimi cinquant’anni”. All’incontro del 24 settembre prenderanno parte rappresentanti delle istituzioni, società scientifiche, università, professionisti sanitari e associazioni dei pazienti.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Ipertrofia prostatica benigna (IPB): a Milano nasce “IPB su misura”, un percorso che si prende cura del paziente, non solo della prostata Adnkronos
All’ASST Santi Paolo e Carlo hanno introdotto un nuovo modello di cura su misura. Usano farmaci, tecniche mini-invasive, laser, chirurgia robotica, radiologia interventistica e intelligenza artificiale per trovare il trattamento più adatto a ogni uomo
in collaborazione con: Studio Urocare Milano
Per anni ci siamo concentrati sulle dimensioni della prostata. Oggi, invece, guardiamo prima di tutto al paziente. Così il Prof. Matteo Ferro, Direttore dell’UOC di Urologia dell’ASST Santi Paolo e Carlo di Milano e Professore Associato di Urologia all’Università degli Studi di Milano, riassume il cambiamento nella gestione dell’ipertrofia prostatica benigna (IPB), malattia che colpisce milioni di uomini.
Da questa idea nasce “IPB su misura”, un percorso creato all’interno dell’ospedale di Milano che mette il paziente al centro delle decisioni sulle cure. Il concetto è chiaro. Due uomini con una prostata della stessa grandezza possono avere sintomi, aspettative e bisogni molto diversi. C’è chi vuole dormire tutta la notte senza doversi alzare spesso, chi vuole preservare l’eiaculazione, chi ha bisogno di tornare presto al lavoro, chi prende anticoagulanti o ha altre malattie importanti. «È chiaro che non possano ricevere tutti lo stesso trattamento», spiega lo specialista.
Spieghiamo in breve che cos’è la ipertrofia prostatica benigna:
L’ipertrofia prostatica benigna (IPB) è un ingrossamento non tumorale della prostata che si verifica comunemente negli uomini con l’avanzare dell’età. Questa condizione può comprimere l’uretra e causare disturbi urinari come difficoltà a urinare, aumento della frequenza e necessità di alzarsi la notte per andare in bagno. L’IPB non è un tumore maligno e non aumenta il rischio di cancro alla prostata.
Non esiste una tecnica migliore in assoluto, ma solo quella più adatta a ciascun paziente
La valutazione ha inizio con una visita urologica approfondita, durante la quale si analizzano non solo la gravità dei sintomi, ma anche l’impatto sulla qualità della vita, la frequenza dei risvegli notturni, la funzionalità della vescica e dei reni, la presenza di altre patologie, le terapie già in corso, le abitudini quotidiane, l’attività lavorativa e sportiva, la salute sessuale e le aspettative personali di ciascun paziente. Alla fine si ottiene non solo una diagnosi, ma anche un piano di cura su misura.
Oggi l’ospedale ASST Santi Paolo e Carlo propone un’ampia scelta di trattamenti personalizzati: terapie farmacologiche, spesso primo approccio, si affiancano tecniche mini-invasive come Rezūm che utilizza il vapore acqueo. A breve sarà introdotto anche iTIND, un dispositivo temporaneo in nitinolo che rimodella l’uretra prostatica senza asportazione di tessuto. C'è anche l'Aquablation, una procedura robotica che impiega un getto d’acqua ad alta pressione. L’embolizzazione delle arterie prostatiche viene eseguita in collaborazione con la Radiologia Interventistica. La HoLEP è un’enucleazione laser utilizzata anche per le grandi prostate. La TURP rimane ancora oggi la scelta ideale per molti. La RASP è una prostatectomia semplice, assistita dal robot, riservata ai casi più complessi.
«Nessuna di queste tecniche è la migliore in assoluto. Ognuna può essere la migliore solo per alcuni pazienti», sottolinea il Prof. Ferro. «Se un centro ha solo una o due tecniche, la scelta dipende dalle risorse disponibili. Noi invece scegliamo la tecnica più adatta al paziente. Non il contrario.
Il mito sbagliato della disfunzione erettile
Uno dei timori più comuni e una delle ragioni per cui molti uomini rimandano la visita è che le terapie per l’IPB possano causare disfunzione erettile. «È uno dei falsi miti più diffusi», spiega lo specialista. «Nella maggior parte dei pazienti che seguono un trattamento indicato in modo corretto, la capacità di ottenere e mantenere un’erezione non viene compromessa». Quello che può cambiare spesso è l’eiaculazione, con la cosiddetta eiaculazione retrograda. Questa non equivale all’impotenza. Alcune procedure mini-invasive, come Rezūm, iTIND e, in alcuni casi, Aquablation, sono legate a una maggiore probabilità di mantenere l’eiaculazione rispetto agli interventi tradizionali.
Équipe multidisciplinare e intelligenza artificiale
Il percorso è coordinato dal Prof. Ferro insieme al Dott. Francesco Chierigo, alla Dott.ssa Letizia Jannello, al Dott. Igor Piacentini e al Dott. Oliviero Guglielmo. Collabora anche la Radiologia Interventistica diretta dal Dott. Ruggero Vercelli e l’équipe del Prof. Chiumello per la gestione del dolore. L’intera équipe urologica della struttura condivide il modello.
Nel progetto partecipa anche l’intelligenza artificiale. Sono in sviluppo modelli predittivi che integrano variabili anatomiche, cliniche e funzionali per stimare la probabilità di successo delle diverse strategie, il rischio di complicanze e il recupero previsto. «Questi strumenti non sostituiscono il medico», precisa Prof. Ferro. «Servono come supporto alle decisioni e possono rendere la medicina personalizzata più precisa».
Il messaggio ai pazienti
Molti uomini vivono per anni con disturbi urinari che limitano notevolmente la qualità della loro vita, perché pensano che siano una conseguenza inevitabile dell’età. Non è così, dice il Prof. Ferro. Oggi abbiamo trattamenti efficaci, sempre meno invasivi e sempre più su misura. Il passo più importante è andare presto dallo specialista. Una diagnosi tempestiva aiuta a proteggere la funzione della vescica e dei reni. Spesso consente anche di optare per soluzioni meno invasive. La vera novità non sta solo nell’avere una tecnologia in più. Sta nel conoscere tutte le opzioni e nel saper scegliere quella giusta per la persona di fronte a noi.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?3
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
54.4/100
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Criteri Critici
Leucemia mieloide cronica, la svolta nelle cure: un paziente selezionato su due può sospendere i farmaci QuiComo
Da patologia neoplastica un tempo infausta a condizione cronica gestibile, con un’aspettativa e una qualità di vita vicine a quelle della popolazione generale. È la rivoluzione avvenuta nella cura della leucemia mieloide cronica, al centro della Giornata mondiale che si celebra ogni anno il 22 settembre.
La data richiama i cromosomi 9 e 22, coinvolti nella traslocazione genetica che porta alla formazione del cosiddetto cromosoma Philadelphia, caratteristico della malattia. Negli ultimi due decenni, l’introduzione dei farmaci a bersaglio molecolare ha cambiato radicalmente le prospettive dei pazienti.
Che cos’è la leucemia mieloide cronica
La leucemia mieloide cronica è una neoplasia del sangue causata da un’alterazione delle cellule staminali del midollo osseo. La fusione dei geni BCR e ABL1 produce una proteina che stimola la proliferazione incontrollata delle cellule leucemiche.
La malattia viene spesso scoperta casualmente attraverso un emocromo, dal quale emerge un aumento dei globuli bianchi. In altri casi possono comparire stanchezza, perdita di peso, sudorazioni notturne o ingrossamento della milza.
La diagnosi viene confermata con esami molecolari, tra cui la RT-PCR, che consente di individuare e misurare il trascritto BCR::ABL1. Può essere necessario anche l’agoaspirato midollare.
I farmaci che hanno cambiato le cure
La svolta è arrivata con gli inibitori delle tirosin-chinasi, farmaci che bloccano selettivamente l’attività della proteina responsabile della malattia.
Il primo è stato l’imatinib, seguito da molecole di seconda e terza generazione. Tra le opzioni più recenti figura asciminib, caratterizzato da un diverso meccanismo d’azione. La disponibilità di più trattamenti permette agli specialisti di scegliere la terapia tenendo conto della risposta ottenuta, delle condizioni del paziente e degli eventuali effetti collaterali.
Oggi, nella maggioranza dei casi, la leucemia mieloide cronica può essere controllata a lungo e l’aspettativa di vita può avvicinarsi a quella della popolazione generale.
Un paziente selezionato su due può sospendere i farmaci
Uno degli obiettivi più importanti è la remissione libera da trattamento. Questa possibilità riguarda pazienti accuratamente selezionati che abbiano seguito la terapia per un periodo adeguato e raggiunto una risposta molecolare profonda e stabile.
Sotto stretto controllo specialistico, è possibile valutare la sospensione dei farmaci. Circa il 40-50 per cento dei pazienti selezionati mantiene la remissione anche senza trattamento.
La sospensione non equivale però a una guarigione definitiva e non può essere decisa autonomamente. Sono indispensabili controlli molecolari regolari, così da individuare subito un’eventuale ripresa della malattia e riavviare la terapia.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
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Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?3
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Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
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60.7/100
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B
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Criteri Critici
USA: rimosso il Black Box Warning, cosa cambia per la terapia in menopausa The Wom Healthy
La notizia in breve
Il congresso di Endocrinologia Ginecologica dell’Associazione medici endocrinologi (Ame) ha fatto il punto sul passaggio dalla diffidenza alla personalizzazione della Terapia Ormonale Sostitutiva in menopausa, a oltre vent’anni dalle prime evidenze dello studio Women’s Health Initiative che avevano alimentato timori per possibili rischi associati ad alcuni tipi di tumore. A segnare la svolta è intervenuta anche la decisione della Food and Drug Administration statunitense di rimuovere il Black Box Warning, la più severa avvertenza di sicurezza prevista per i farmaci per la menopausa.
Le successive revisioni scientifiche indicano la necessità di calibrare la terapia sulle caratteristiche della singola donna, sui tempi di comparsa della menopausa, sui sintomi e sui fattori di rischio individuali. Come afferma Salvatore Monti, direttore della Uosd di Endocrinologia e Diabetologia dell’Ospedale Sant’Andrea di Roma, “Negli ultimi 20 anni la ricerca ha prodotto nuove conoscenze e abbiamo strumenti terapeutici e modalità di somministrazione che consentono un approccio più personalizzato”.
Dato che la popolazione femminile trascorre mediamente oltre un terzo della vita in post-menopausa, le evidenze attuali consentono di valutare il rapporto tra rischi e benefici evitando generalizzazioni. Riguardo all’evoluzione delle cure, Angelo Cagnacci, direttore della Uoc di Clinica Ginecologica e Ostetrica dell’Irccs Ospedale San Martino, spiega che il trattamento “non è più quella di 25 anni fa: disponiamo di somministrazioni transdermiche a basso dosaggio e di combinazioni altamente personalizzate. La valutazione deve tenere conto della singola donna e del suo profilo clinico, considerando anche quella che viene definita ‘finestra di opportunità’ in cui è consigliato assumerla, ovvero i primi dieci anni dall’inizio della menopausa o le donne sane di età inferiore ai 60 anni, sempre in assenza di controindicazioni”.
Oltre l’idea di una terapia unica
La menopausa deriva dalla progressiva riduzione della funzione ovarica e della produzione ormonale. Le conseguenze sono molto variabili: vampate, sudorazioni notturne, disturbi del sonno, alterazioni dell’umore e sintomi genitourinari possono incidere sulla qualità di vita, ma intensità e durata non sono uguali per tutte.
La terapia ormonale sostitutiva mira a compensare almeno in parte questo cambiamento. È considerata il trattamento più efficace per i sintomi vasomotori, come vampate e sudorazioni, e può contribuire a contrastare la perdita di massa ossea, ma non rappresenta una soluzione universale né una misura preventiva indistinta per tutte le donne.
Che cosa significa personalizzare
La personalizzazione riguarda la scelta della formulazione, della via di somministrazione, della dose e della durata. Contano la presenza o meno dell’utero, il tipo di sintomi, il tempo trascorso dall’inizio della menopausa e la storia clinica individuale, compresi i fattori di rischio oncologici, cardiovascolari e trombotici.
Anche la modalità di somministrazione può modificare il profilo di sicurezza. Le formulazioni transdermiche evitano il primo passaggio attraverso il fegato e, in alcune condizioni, possono avere implicazioni diverse rispetto a quelle assunte per via orale. Questo non significa che siano prive di rischi, ma che non tutte le terapie ormonali sono clinicamente equivalenti.
Benefici e rischi non sono separabili
Il rapporto tra benefici e rischi dipende soprattutto dal profilo della singola donna. In generale, l’equilibrio può essere più favorevole quando il trattamento viene iniziato vicino alla comparsa della menopausa, nella cosiddetta finestra di opportunità descritta nel testo, e in assenza di controindicazioni.
I possibili rischi non possono essere riassunti con un’unica etichetta. Possono variare in base alla combinazione ormonale, alla durata, alla via di somministrazione e alle condizioni preesistenti. La storia di alcuni tumori sensibili agli ormoni, di eventi trombotici o di determinate patologie cardiovascolari ed epatiche richiede valutazioni particolarmente rigorose.
Il significato clinico del cambiamento
Il superamento di avvertenze generalizzate non equivale a dichiarare la terapia innocua. Indica piuttosto il passaggio da una lettura uniforme del rischio a una valutazione individuale, nella quale benefici attesi, vulnerabilità personali e preferenze vengono considerati insieme.
Restano importanti anche gli interventi sullo stile di vita, soprattutto per salute ossea, metabolismo e rischio cardiovascolare: attività fisica, alimentazione equilibrata, controllo del peso e astensione dal fumo hanno basi solide. Non sostituiscono il trattamento dei sintomi quando necessario, ma fanno parte della gestione complessiva della salute dopo la menopausa.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
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Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Giovani donne con varianti BRCA1/2: dalla chirurgia conservativa alla radioterapia, nuovi dati sulla sopravvivenza insalutenews.it
Milano, 22 settembre 2026 – Un ampio studio internazionale, pubblicato su Radiotherapy and Oncology, mostra risultati rassicuranti per le giovani pazienti con tumore al seno e variante patogenetica germinale di BRCA1/2 che si sono sottoposte a chirurgia conservativa seguita da radioterapia: la sopravvivenza globale osservata in queste donne è risultata comparabile a quella registrata dopo mastectomia.
L’analisi, coordinata dal prof. Icro Meattini, Direttore della Breast Unit dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi di Firenze, Professore Associato di Radioterapia Oncologica presso l’Università degli Studi di Firenze, socio dell’Associazione Italiana di Radioterapia e Oncologia Clinica (AIRO) e consigliere della Fondazione Radioterapia Oncologica (FRO), non intende indicare la chirurgia conservativa come strategia preferenziale o sostitutiva della mastectomia nelle portatrici di variante BRCA1/2, ma offre dati confortanti soprattutto per le pazienti che hanno già intrapreso questo percorso terapeutico, perché non ancora a conoscenza della propria condizione genetica al momento della diagnosi, oppure per una scelta personale consapevole e condivisa.
Il risultato amplia, inoltre, gli elementi a disposizione dell’équipe multidisciplinare nella definizione della strategia terapeutica e ribadisce il ruolo del radio-oncologo come figura clinica a pieno titolo nel percorso decisionale.
Nel dettaglio, la ricerca ha analizzato 4.837 donne con carcinoma mammario invasivo diagnosticato entro i 40 anni, portatrici di una variante patogenetica o probabilmente patogenetica in BRCA1 o BRCA2, trattate tra il 2000 e il 2020, suddivise in tre gruppi: 1.704 pazienti trattate con chirurgia conservativa seguita da radioterapia, 1.488 con sola mastectomia e 1.645 con mastectomia seguita da radioterapia. Dopo un follow-up mediano di 8,2 anni, la sopravvivenza globale è risultata comparabile tra il gruppo trattato con chirurgia conservativa e radioterapia e quello sottoposto a mastectomia.
Il dato non implica che esista un’indicazione valida indistintamente per tutte le pazienti. Lo studio evidenzia, infatti, che chi ha scelto la via conservativa ha affrontato, negli anni successivi, una probabilità più alta di sviluppare un nuovo evento tumorale al seno rispetto a chi si era sottoposta a mastectomia, soprattutto se portatrice di BRCA1. Gli stessi autori raccomandano cautela nel trarre conclusioni definitive, trattandosi di un’analisi osservazionale in cui i gruppi a confronto presentavano anche differenze cliniche e temporali di partenza.
È proprio questa complessità a rendere centrale una valutazione clinica individuale e multidisciplinare: le caratteristiche biologiche del tumore, la variante genetica, stadio e grado del tumore, il rischio stimato di nuovi eventi mammari, le eventuali opzioni di prevenzione, l’età della paziente sono tutti fattori che concorrono alla scelta del trattamento locoregionale.
Lo studio sottolinea una dimensione fondamentale della radio-oncologia moderna: il radio-oncologo deve partecipare alla definizione della strategia terapeutica fin dalle fasi iniziali del percorso di cura, in collaborazione con gli altri specialisti – chirurgo senologo, oncologo medico, genetista – coinvolti nella valutazione dei rischi e dei benefici delle diverse opzioni.
Una valutazione particolarmente delicata per le donne più giovani, per le quali la possibilità di preservare la mammella si intreccia con considerazioni relative alla qualità di vita, all’immagine corporea e ai progetti personali e riproduttivi. Per le portatrici di variante BRCA, resta inoltre determinante la tempestività della diagnosi genetica e la disponibilità di un counselling adeguato, elementi che consentono di affrontare il percorso diagnostico-terapeutico con maggiore consapevolezza.
“Il messaggio principale di questo lavoro non è che la chirurgia conservativa debba essere proposta al posto della mastectomia alle giovani donne portatrici di mutazione germinale patogenetica BRCA1 o BRCA2 – precisa il prof. Icro Meattini – I nostri risultati sono soprattutto rassicuranti per le pazienti che hanno già ricevuto chirurgia conservativa e radioterapia, perché la variante genetica non era nota al momento della diagnosi oppure perché questa opzione era stata scelta consapevolmente. In queste pazienti non abbiamo osservato un peggioramento della sopravvivenza, pur in presenza di un rischio più elevato di successivi eventi mammari, che deve essere discusso con attenzione nel percorso decisionale. In tale contesto, il radio-oncologo è chiamato a sedersi al tavolo multidisciplinare per costruire la strategia di cura più adatta alla singola paziente. Una strategia che non può basarsi su un unico criterio standard, ma richiede di integrare il profilo di rischio oncologico, le caratteristiche specifiche della malattia, le possibili misure di prevenzione e le preferenze personali della donna”.
“Un ringraziamento particolare va al prof. Matteo Lambertini e al suo team dell’Università degli Studi di Genova, alla guida della collaborazione internazionale BRCA BCY – conclude Meattini – È grazie all’opportunità di studiare il database internazionale da lui coordinato – una risorsa scientifica di straordinario valore che ha già generato numerose pubblicazioni di rilievo sulla gestione delle giovani donne con carcinoma mammario e varianti BRCA1/2 – che è stato possibile realizzare la nostra analisi”.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
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Criteri Critici
35 milioni di nuovi casi di tumore nel 2050: la radioterapia di precisione e le nuove prospettive terapeutiche AGR Agenzia di Stampa
35 milioni di nuovi casi di tumore nel 2050: la radioterapia di precisione e le nuove prospettive terapeutiche
Con una crescita prevista del 77% dei nuovi casi rispetto al 2022, la radioterapia è chiamata a evolvere per rispondere a una domanda di cura crescente e complessa. Nello User Meeting promosso da ab medica, i 14 centri italiani che utilizzano CyberKnife hanno affrontato l'evoluzione dei trattamenti
foto Grock creata da IA
(AGR) L’innovazione è tale quando riesce a cambiare la pratica clinica e a produrre un beneficio concreto per il paziente. Una prospettiva che assume un rilievo crescente di fronte all’evoluzione della domanda oncologica. Secondo i dati presentati da ESTRO (European Society for Radiotherapy and Oncology), nell’intervento della Presidente prof.ssa Barbara Alicja Jereczek-Fossa, i nuovi casi di tumore nel mondo potrebbero passare dai quasi 20 milioni del 2022 a 35 milioni l’anno entro il 2050, con un incremento del 77%. Eppure, in Europa, ancora un paziente oncologico su quattro non riceve radioterapia.
Una domanda di cura in crescita, una radioterapia chiamata a evolvere
È questo il contesto in cui si è svolto a Stresa il primo User Meeting CyberKnife, “the light of innovation”, che si è tenuto il 17 e 18 settembre, promosso da ab medica, Gruppo italiano protagonista dell’innovazione tecnologica in sanità, con la direzione scientifica del dott. Pierluigi Bonomo, radio-oncologo, dirigente medico AOU - Careggi Firenze, Responsabile Centro Radiochirurgia CyberKnife - Casa di Cura Ulivella e Glicini Firenze e Presidente eletto AIRO, della dott.ssa Anna Brogna, fisico medico, direttore UOC Fisica Sanitaria - AOU G. Martino Messina, e della dott.ssa Valentina Pinzi, radio-oncologo, dirigente medico - Fondazione IRCCS Istituto Neurologico Carlo Besta Milano. Le due giornate hanno riunito i professionisti dei 14 centri italiani* che da oltre vent’anni hanno sviluppato esperienza nell’utilizzo di CyberKnife, acceleratore lineare montato su braccio robotico, sviluppato specificatamente per erogare radioterapia stereotassica e radiochirurgia. Un confronto costruito attorno a oltre vent’anni di esperienza clinica: la tecnologia è presente in Italia dal 2003 e ha contribuito, da allora, al trattamento di oltre 60.000 pazienti.
Le due giornate hanno seguito un percorso preciso: dalla condivisione delle pratiche consolidate nei centri italiani alle nuove prospettive di ricerca. Il primo giorno ha messo in relazione le evidenze già consolidate con le esperienze sviluppate nei centri italiani, per poi spostare lo sguardo, il secondo giorno, verso protocolli e indicazioni emergenti.
Dalla nevralgia del trigemino agli schwannomi vestibolari (neurinomi del nervo acustico): l’evoluzione della radiochirurgia
Il sistema nervoso centrale rappresenta uno degli ambiti nei quali l’evoluzione della radiochirurgia è più evidente. Il confronto ha preso in esame patologie e condizioni molto diverse tra loro, dai meningiomi agli schwannomi vestibolari, dalle nevralgie trigeminali alle malformazioni artero-venose, mostrando come la possibilità di concentrare la dose sul bersaglio e preservare i tessuti circostanti abbia progressivamente ampliato le possibilità di trattamento.
Tra gli ambiti discussi, particolare attenzione è stata dedicata alla nevralgia del trigemino, il cosiddetto “tic doloroso”, una patologia che coinvolge 5 casi ogni 100mila persone, caratterizzata da episodi di dolore facciale intenso e invalidante, e agli schwannomi vestibolari, o neurinomi, per i quali la radiochirurgia rappresenta oggi uno degli approcci studiati nel controllo della malattia con il rallentamento della progressione verso la perdita dell’udito nel 60% dei casi. Il confronto ha permesso di valorizzare, condividere e approfondire l’esperienza maturata nei singoli centri.
Lo stesso principio emerge dalle esperienze sulle malformazioni artero-venose e dalla ricerca sulle nuove modalità di prescrizione della dose. Nel programma, il tema della “disomogeneità come opportunità” rappresenta proprio uno degli esempi di come l’evoluzione tecnologica stia portando a riconsiderare anche paradigmi consolidati della radiochirurgia.
Dalle applicazioni consolidate alle nuove prospettive terapeutiche
Il secondo giorno ha portato il confronto dalle applicazioni consolidate alle aree nelle quali la ricerca sta cercando di definire nuovi protocolli.
Nelle metastasi cerebrali, per esempio, sono stati presentati dati real world e prospettici sul melanoma, modelli predittivi basati sul machine learning e studi dedicati alla neurotossicità nei pazienti con metastasi multiple. È un passaggio significativo: l'innovazione non riguarda più soltanto la capacità di erogare la dose con precisione, ma anche quella di selezionare il trattamento più appropriato sulla base delle caratteristiche del paziente e della malattia.
Un’evoluzione analoga emerge dalla ricerca sul carcinoma della prostata. Il programma ha raccolto esperienze sull’ultra-ipofrazionamento, sul boost focale guidato dalla risonanza magnetica, sull’analisi dosiomica, fino a protocolli che puntano a concentrare tutte le procedure in un’unica giornata.
E la ricerca non si ferma al sistema nervoso centrale o alla prostata. Il confronto ha riguardato anche polmone, pancreas, rene e cervice uterina, con confronti su pratiche cliniche, studi sulla gestione degli errori intra-frazione e delle deformazioni anatomiche, sui nuovi dati relativi alla SBRT renale e sull’impiego del tracking fiduciale nel carcinoma della cervice.
Il CyberKnife User Meeting si chiude così come un passaggio di confronto tra esperienza e futuro: dai risultati costruiti nella pratica clinica alle domande che la prossima generazione di trattamenti dovrà affrontare.
LE DICHIARAZIONI DEI TRE CHAIR
Dott. Pierluigi Bonomo, radio-oncologo, dirigente medico AOU - Careggi Firenze, Responsabile Centro Radiochirurgia CyberKnife - Casa di Cura Ulivella e Glicini Firenze e Presidente eletto AIRO (Associazione Italiana di Radioterapia e Oncologia Clinica) - “La straordinaria versatilità di CyberKnife è stata ulteriormente confermata dal primo User Meeting italiano, che ha rappresentato un’importante occasione di confronto e condivisione di esperienze cliniche e dati di elevato livello scientifico. CyberKnife si conferma una tecnologia di grande interesse nel campo della radioterapia oncologica, con un potenziale di ulteriore sviluppo legato alla capacità di ampliare e affinare le possibilità di trattamento a beneficio dei pazienti. Sono numerosi gli ambiti nei quali questa evoluzione potrà proseguire: dal carcinoma prostatico alle applicazioni intracraniche, fino alle altre indicazioni già consolidate, nelle quali l’esperienza clinica e la ricerca stanno contribuendo a definire approcci terapeutici sempre più mirati”.
Dott.ssa Anna Brogna, fisico medico, direttore UOC Fisica Sanitaria - AOU G. Martino Messina - “Consolidare l’esperienza per guidare l’innovazione: esprime bene il senso di questo incontro. Il CyberKnife ha avuto, e continua ad avere, un ruolo importante nell’evoluzione della radioterapia stereotassica, ma, come tutte le tecnologie più avanzate, esprime pienamente la propria efficacia e rilevanza solo quando è affidato a professionisti capaci di conoscerne in profondità potenzialità e limiti e di utilizzarlo in modo consapevole, appropriato e sicuro. È dall’incontro tra esperienza, competenza e confronto multidisciplinare che l’innovazione può tradursi in un reale beneficio per il paziente. In questo percorso la Fisica Medica ha avuto e continua ad avere un ruolo fondamentale, ponendosi come ponte tra tecnologia e clinica e contribuendo a trasformare le potenzialità del sistema in prestazioni realmente affidabili sul piano terapeutico, attraverso il controllo dell’accuratezza, della riproducibilità, della qualità e della sicurezza del trattamento. Il valore di un User Meeting come questo sta proprio nella possibilità di condividere esperienze, risultati e modelli operativi, trasformando il patrimonio maturato nei singoli centri in conoscenza comune e in nuove prospettive di cura.”
Dott.ssa Valentina Pinzi, radio-oncologo, dirigente medico - Fondazione IRCCS Istituto Neurologico Carlo Besta Milano - “Le evidenze scientifiche ci portano a confrontarci con un paradigma preciso: l’invenzione diventa innovazione quando entra nella pratica clinica e si trasforma in qualcosa di utile, capace di produrre un impatto concreto sulla qualità di vita del paziente. È stato quindi particolarmente interessante in questo User Meeting confrontare esperienze ed evidenze scientifiche e valutarne le ricadute sul piano del valore clinico per il paziente. Gli sviluppi futuri confermano come la tecnologia possa consentire nuovi trattamenti e ampliare le possibilità terapeutiche. In ambito intracranico, accanto alle applicazioni ormai consolidate, come quelle per la nevralgia del trigemino, si stanno esplorando nuove possibilità, dalla traslazione verso l’epilessia ad altre patologie neurologiche. È una direzione che rappresenta una prospettiva importante per il futuro. Anche in ambito extracranico, la possibilità di trattare organi di movimento può trarre beneficio dalle caratteristiche di questa tecnologia”.
*I 14 centri italiani utilizzatori di CyberKnife
Fondazione IRCCS Istituto Neurologico Carlo Besta (Milano); Centro Diagnostico Italiano – CDI (Milano); Istituto Europeo di Oncologia – IEO (Milano); IRCCS Ospedale San Raffaele (Milano); Ospedale San Bortolo (Vicenza); ASST Spedali Civili di Brescia; IFCA – Casa di Cura Ulivella e Glicini (Firenze); Ospedale Bellaria (Bologna); IFO – Istituto Nazionale Tumori Regina Elena (Roma); Ospedale Isola Tiberina – Gemelli Isola (Roma); Presidio Ascalesi – IRCCS Istituto Nazionale Tumori Fondazione G. Pascale (Napoli); Mater Dei Hospital (Bari); Azienda Ospedaliera Universitaria “Gaetano Martino” (Messina); Ospedale Businco – ARNAS G. Brotzu (Cagliari).
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Legionella: ancora in rianimazione il paziente di Alcamo TrapaniOggi.it
Legionella: ancora in rianimazione il paziente di Alcamo
Intanto sono partiti gli accertamenti da parte dell'Asp nell'abitazione dell'uomo
Trapani – Si trova ancora ricoverato presso il reparto di rianimazione dell’ospedale Sant’Antonio Abate di Trapani l’uomo di 55 anni di Alcamo, a causa di un’infezione da Legionella pneumophila. L’uomo, che vive da solo si era presentato ai sanitari evidenziando un quadro clinico caratterizzato da malessere generale e da una grave sintomatologia respiratoria. In atto è sotto stretto monitoraggio medico ed è sottoposto a una mirata terapia farmacologica. Intanto sono partiti gli accertamenti ambientali da parte dei tecnici del Servizio di Igiene e Ambienti dell’Asp di Trapani nell’abitazione del paziente ad Alcamo. Si tratta di verifiche finalizzate a individuare con certezza la sorgente del contagio, bloccare la potenziale diffusione del batterio e verificare il rispetto delle norme di sicurezza igienico-sanitaria. Secondo le prime indagini epidemiologiche, il focolaio dell’infezione potrebbe essere circoscritto proprio all’interno delle mura domestiche. La conferma della positività è giunta dall’Unità Operativa Complessa di Epidemiologia e Medicina Preventiva del Dipartimento di Prevenzione dell’Asp di Trapani, a seguito dell’esito dei test condotti con metodica PCR.
Dove si annida il batterio
Il batterio può annidarsi e proliferare in diversi dispositivi e impianti di uso quotidiano: dalla rete idrica di casa (con serbatoi, autoclavi, impianti solari termici, rubinetti e diffusori della doccia) o anche impianti di aria condizionata e climatizzazione (specialmente negli umidificatori, vaschette di raccolta della condensa, filtri o torri di raffreddamento), oltre che in vasche idromassaggio o fontane decorative. Il batterio non si trasmette per contatto diretto con l’acqua né normalmente da persona a persona.
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Criteri Critici
Chemioterapia e cure miracolose: le fake news sui tumori più diffuse sul web OK Salute e Benessere
La diagnosi di un tumore porta con sé un carico emotivo e psicologico comprensibilmente elevato. In questo stato di vulnerabilità, le pazienti e i loro familiari sono spesso esposti a un flusso incontrollato di informazioni, in particolare attraverso i social media e il web, dove fioriscono teorie prive di riscontro scientifico. La dottoressa Ilaria Sabatucci, ginecologa e oncologa dell’Humanitas San Pio X, richiama l’attenzione sul pericolo concreto delle cosiddette “cure miracolose” o metodiche alternative pubblicizzate come sostituti della medicina convenzionale.
Fake news sui tumori: i rischi della disinformazione in oncologia
Dall’uso del bicarbonato di sodio alle diete iper-restrittive, fino all’impiego di sostanze esotiche non regolate o integratori ad alto dosaggio: la letteratura scientifica ha dimostrato che l’adozione di terapie alternative al posto delle cure oncologiche validate moltiplica in modo significativo il rischio di recidiva e di mortalità. Questo accade sia perché si ritarda l’accesso a trattamenti realmente efficaci, sia perché alcune sostanze vegetali o integratori possono interagire negativamente con i farmaci oncologici, aumentandone la tossicità o annullandone la funzione terapeutica. Ogni integrazione alimentare o scelta complementare deve quindi essere sempre condivisa con il team medico curante.
L’era della medicina di precisione
Uno dei motivi per cui persiste la paura nei confronti dei trattamenti è il ricordo della “vecchia” chemioterapia, associata nell’immaginario collettivo a gravi ed estenuanti effetti collaterali. L’oncologia moderna ha tuttavia cambiato paradigma grazie alla medicina di precisione. Oggi le neoplasie vengono caratterizzate non solo in base alla loro sede anatomica o alla forma cellulare, ma soprattutto per le loro caratteristiche molecolari e genetiche. La scoperta di specifici bersagli (target terapeutici) ha permesso lo sviluppo dell’immunoterapia e di farmaci biologici mirati capaci di colpire selettivamente le cellule tumorali, risparmiando i tessuti sani. Questo approccio ha drasticamente ridotto l’impatto degli effetti collaterali e migliorato la qualità di vita delle pazienti, garantendo tassi di risposta e di sopravvivenza inimmaginabili fino a solo un decennio fa.
Fake news sui tumori: le evidenze scientifiche di supporto
JNCI: Use of Alternative Medicine for Cancer and Its Impact on Survival
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Criteri Critici
Aggiornamento medico del 22 settembre: anomalie facilmente trascurabili potrebbero essere segnali d'allarme di un tumore. vietnam.vn
Anomalie minori, indolori e non fastidiose del corpo vengono spesso trascurate. Tuttavia, a volte possono essere segnali di allarme di un tumore e dovrebbero essere riconosciute ed esaminate precocemente. Anomalie facilmente trascurabili possono essere segnali d'allarme di un tumore. Una macchia scura scambiata per piede d'atleta, una chiazza scura che si pensa sia un livido o una lesione indolore sotto la pianta del piede, potrebbe nascondere un melanoma: un tipo maligno di cancro della pelle che può progredire e metastatizzare rapidamente. Una donna di quasi 60 anni si è presentata all'Ospedale Dermatologico Centrale con macchie scure sulla pelle e lievi ulcere tra le dita dei piedi. Avendo lavoratoin agricolturae camminando spesso nell'acqua, pensava di avere il piede d'atleta e si era curata da sola con vari farmaci antimicotici. Tuttavia, la lesione non migliorò, anzi continuò a secernere liquido e a diffondersi. Dopo una visita e una biopsia in ospedale, la donna scoprì che quella che sembrava una normale macchia scura era un melanoma. Un'altra paziente, di oltre 65 anni, ha anch'essa ignorato una macchia scura e ruvida sul tallone. Avendo calpestato una pietra appuntita, pensava si trattasse solo di un livido non rimarginato e, dato che soffriva spesso di talloni screpolati, ha iniziato a strofinarla con una pietra pomice. La macchia scura non è scomparsa, ma è diventata sempre più ruvida e deformata. Gli esami successivi hanno confermato la presenza di un melanoma. Il terzo caso riguardava un uomo anziano di quasi 89 anni. La condizione è stata scoperta casualmente mentre i figli e i nipoti gli tagliavano le unghie e gli lavavano i piedi. Sulla pianta del piede è comparsa una grande macchia pigmentata di colore irregolare, con aree nere scure e marrone chiaro e contorni indistinti. Poiché la lesione si trovava in una zona difficilmente visibile e non causava né dolore né prurito, l'anziano non si era accorto di nulla di anomalo. I successivi esami clinici hanno confermato la diagnosi di melanoma. I pazienti sono stati sottoposti a rimozione del tumore e dissezione dei linfonodi regionali secondo il protocollo del Dipartimento di Chirurgia Plastica e Ricostruttiva dell'Ospedale Nazionale di Dermatologia. Attualmente, le masse cancerose sono state rimosse e non si sono osservate metastasi ai linfonodi regionali. I pazienti si stanno riprendendo bene dall'intervento e continuano a sottoporsi a controlli di follow-up ogni 3 mesi. Secondo il dottor Nguyen Huu Quang, vicedirettore del dipartimento di chirurgia plastica e ricostruttiva e vicedirettore del gruppo melanoma presso l'Ospedale Dermatologico Centrale, il punto in comune tra i tre casi è che tutti soffrono di melanoma acromiocitico, un tipo di melanoma comune nelle persone di origine asiatica. In particolare, le lesioni iniziali sono spesso facilmente trascurate o scambiate per patologie comuni. Alcune persone pensano di avere un'infezione fungina, altre le confondono con un ematoma post-traumatico, e altre ancora non si accorgono della comparsa di una macchia pigmentata insolita sotto il piede. Il melanoma è uno dei tipi più aggressivi di cancro della pelle, con la capacità di progredire e metastatizzare rapidamente se diagnosticato tardivamente. Le cellule tumorali possono invadere gli strati più profondi della pelle, diffondendosi ai linfonodi, ai vasi sanguigni e ad altri organi. Le statistiche dell'Ospedale Nazionale di Dermatologia relative al periodo 2020-2026 hanno registrato oltre 100 casi di melanoma. L'età media dei pazienti era di 60,1 anni, con le donne che rappresentavano il 56,3%. Nello specifico, il 90,1% delle lesioni è concentrato sui piedi e sulle unghie dei piedi; il 70,4% dei casi si presenta con ulcerazione clinica e la forma acromiale rappresenta il 94,4%. Solo dall'inizio del 2026, la Clinica del Melanoma dell'Ospedale Nazionale di Dermatologia ha ricevuto circa 15 casi della malattia. Secondo i dati GLOBOCAN 2024 citati dagli esperti,nel mondosono stati registrati 337.969 nuovi casi di melanoma e 58.398 decessi. I tassi di incidenza più elevati si sono riscontrati in Europa e Nord America, mentre in Asia l'acromiocitosi, che colpisce la pianta dei piedi e le unghie, ha rappresentato una quota significativa. Gli esperti ritengono che la diagnosi precoce sia particolarmente importante per le possibilità di successo del trattamento. Se la malattia viene individuata in fase localizzata, quando le cellule tumorali sono ancora confinate all'epidermide, il paziente può sottoporsi a un intervento chirurgico per rimuovere la lesione. Il dottor Nguyen Huu Quang ha affermato che il tasso di sopravvivenza a 5 anni nelle fasi iniziali può superare il 95%. Al contrario, la malattia invasiva o metastatica rende il trattamento più complesso. I pazienti potrebbero necessitare di interventi chirurgici estesi e, in alcuni casi, potrebbe essere necessaria l'amputazione o la rimozione di un'articolazione, a seconda dell'entità del danno. Per la malattia in stadio avanzato, possono essere applicati trattamenti sistemici come l'immunoterapia o la terapia mirata, a seconda delle condizioni del paziente e delle indicazioni mediche. Per identificare lesioni pigmentate sospette, il dottor Nguyen Huu Quang consiglia di ricordare la regola ABCDE. In questa regola: A - Asimmetria: una lesione con due metà asimmetriche; B - Bordo: un bordo irregolare, frastagliato o indistinto; C - Colore: colore eterogeneo, con più colori o variazioni di colore; D - Diametro: una dimensione grande, soprattutto se continua a crescere; E - Evoluzione: una lesione che cambia nel tempo in dimensioni, forma, colore, superficie o sintomi. Oltre ai sintomi sopra descritti, è importante prestare attenzione anche alla comparsa di una nuova lesione pigmentata nettamente diversa dai nei già presenti, oppure alla presenza di sanguinamento, ulcerazione, prurito o dolore. Non tutti i nei o le macchie scure insolite sono melanomi, ma la sola ispezione visiva non è sufficiente per escludere la malignità. A seconda del caso, il medico può prescrivere un esame della pelle, una biopsia o altri test necessari per determinare con precisione la lesione. Gli esperti raccomandano di acquisire l'abitudine di controllare regolarmente la propria pelle, soprattutto in zone meno visibili come le piante dei piedi, i talloni, gli spazi tra le dita e sotto le unghie. Per le persone anziane che hanno difficoltà a controllarsi da sole, i familiari possono aiutare a osservare e individuare eventuali cambiamenti insoliti. Una macchia scura sulla pianta del piede può essere una lesione benigna, ma se persiste, si ingrandisce, presenta un colore irregolare, bordi frastagliati, screpolature, ulcere o sanguinamento, è sconsigliabile tentare un'automedicazione prolungata. Una visita specialistica tempestiva aiuta a determinarne con precisione la causa e a evitare di perdere l'occasione di intervenire tempestivamente in caso di lesione maligna. I segni di smemoratezza potrebbero essere un segnale precoce di allarme dell'Alzheimer. Dimenticare spesso cose appena fatte, ripetere le domande, smarrire oggetti: la donna di 59 anni pensava che si trattasse solo di sintomi dovuti all'età e allo stress. Esami successivi hanno rivelato che era affetta da Alzheimer in fase iniziale. Da circa un anno a questa parte, la cinquantanovenne Nhung ha spesso la tendenza a dimenticare cose appena fatte, a ripetere le stesse domande, a smarrire oggetti e a volte a non ricordare cosa avesse intenzione di fare. Dopo 35 anni di lavoro intenso, costantemente sotto pressione e con ritmi di sonno irregolari, credeva che i cambiamenti nella sua memoria fossero dovuti solo all'età e allo stress prolungato, quindi non si era rivolta a un medico. La perdita di memoria divenne sempre più evidente. Data la presenza di casi di malattia di Alzheimer in famiglia, i parenti la portarono in una strutturamedicaper una visita. Secondo la dottoressa Than Thi Minh Trung, neurologa, dall'anamnesi emersa, la paziente presentava segni di recente deterioramento della memoria, in particolare nella capacità di ricordare nuove informazioni. Le valutazioni cognitive hanno evidenziato che la signora Nhung aveva difficoltà a ricordare e a richiamare nuove informazioni, nonché limitazioni nell'orientamento spaziale, nella capacità di attenzione e nella pianificazione. I risultati iniziali indicavano un lieve deterioramento cognitivo. Il lieve deterioramento cognitivo è una condizione caratterizzata da un declino in una o più aree cognitive che non compromette ancora gravemente la capacità di vivere in modo indipendente. Tuttavia, poiché il paziente è relativamente giovane, i sintomi tendono a progredire e vi è una storia familiare di malattia di Alzheimer, i medici continuano a eseguire test più approfonditi per determinarne la causa. La risonanza magnetica ha rivelato una lieve atrofia dell'ippocampo e delle strutture del lobo temporale interno. Queste regioni cerebrali svolgono un ruolo cruciale nella formazione e nel mantenimento della memoria. Il danno a queste aree può rendere difficile per i pazienti ricordare le informazioni acquisite di recente, portando alla dimenticanza di eventi recenti, pur mantenendo una memoria a lungo termine relativamente buona. Successivi esami del liquido cerebrospinale per la ricerca di biomarcatori correlati all'Alzheimer hanno rivelato livelli ridotti di beta-amiloide-42 e livelli aumentati di tau totale e tau fosforilata. Combinando l'anamnesi, la valutazione cognitiva, le immagini diagnostiche e i biomarcatori, il medico ha diagnosticato alla signora Nhung una fase iniziale della malattia di Alzheimer. Al momento della diagnosi, la sua capacità di prendersi cura di sé e di vivere in modo indipendente era in gran parte conservata. La malattia di Alzheimer è una malattia neurodegenerativa progressiva che comporta alterazioni anomale delle proteine cerebrali, in particolare della proteina beta-amiloide e della proteina tau. Queste alterazioni possono interrompere le connessioni tra le cellule nervose, causando danni e una graduale perdita di cellule cerebrali, con conseguente perdita di memoria e compromissione di molte altre funzioni cognitive. L'ippocampo è una delle regioni cerebrali che possono essere colpite precocemente nel corso della malattia di Alzheimer. Pertanto, il deficit della memoria a breve termine può manifestarsi fin dalle prime fasi, prima che i pazienti riscontrino difficoltà significative nella vita quotidiana. In seguito alla diagnosi, i pazienti ricevono piani di trattamento individualizzati volti a preservare le capacità cognitive, a minimizzare l'impatto sulla vita indipendente e a rallentare il declino cognitivo. Oltre a prescrivere farmaci appropriati allo stadio della malattia, i medici esaminano i farmaci che il paziente sta assumendo per limitare quelli che potrebbero peggiorare la confusione o il declino cognitivo. Ai pazienti vengono inoltre fornite misure di supporto per ripristinare la funzione cognitiva, l'allenamento della memoria, la capacità di attenzione e le competenze linguistiche, adattate al livello di compromissione. Le famiglie vengono guidate nell'aiutare i pazienti a mantenere una routine stabile, utilizzando calendari, quaderni o supporti visivi per facilitare la memorizzazione delle attività quotidiane. Secondo il dottor Minh Trung, questo caso dimostra che la perdita di memoria non dovrebbe essere considerata un normale sintomo dell'invecchiamento. Segnali come dimenticare costantemente informazioni apprese di recente, porre ripetutamente la stessa domanda, smarrire frequentemente oggetti o un declino della memoria sempre più evidente dovrebbero essere presi in considerazione, soprattutto in individui con una storia familiare di malattia di Alzheimer. Una diagnosi precoce aiuta a identificare la causa della perdita di memoria, a determinarne la gravità e ad attuare interventi appropriati. Nel caso della malattia di Alzheimer, individuarla in una fase in cui i pazienti mantengono ancora la maggior parte delle loro capacità di vivere in modo indipendente offre maggiori possibilità di gestire la malattia e di prolungare il periodo di autonomia. Attualmente, i metodi per agevolare la diagnosi e lo screening dell'Alzheimer e della demenza includono la valutazione cognitiva, la diagnostica per immagini e i test sui biomarcatori. Alcune ricerche si concentrano anche sull'individuazione di marcatori correlati all'Alzheimer nel sangue per identificare i primi segni della malattia. Dopo aver sofferto di vertigini persistenti, l'uomo ha scoperto di avere un grave restringimento dei vasi sanguigni che irrorano il cervello. Vertigini e stordimento, che potrebbero sembrare innocui, possono essere correlati a patologie vascolari. Un uomo di 70 anni si è sottoposto a una visita medica dopo aver accusato frequenti vertigini ed episodi di quasi svenimento, e gli è stata riscontrata una stenosi del 70-75% di entrambe le arterie carotidi. Nick, 70 anni, è obeso con un BMI di 28 e soffre di ipertensione da oltre 20 anni. Circa sei mesi fa, ha iniziato a manifestare frequentemente affaticamento, vertigini, a volte stordimento, sudorazione e quasi svenimenti, quindi si è recato in una struttura medica per un controllo. Il dottor Nguyen Anh Dung, cardiologo, ha dichiarato durante la visita che una TAC del sistema arterioso ha rivelato un restringimento del 70-75% di entrambe le arterie carotidi interne del paziente. Le arterie carotidi costituiscono un sistema vascolare vitale che irrora di sangue il cervello e la regione della testa e del collo. Il loro restringimento è spesso dovuto all'accumulo di placche aterosclerotiche, che restringono il lume dell'arteria e ostacolano il flusso sanguigno al cervello. Il restringimento progressivo può impedire al cervello di ricevere una quantità sufficiente di sangue, causando attacchi ischemici transitori (TIA) o ictus. È importante notare che i sintomi a volte sono lievi, come vertigini, stordimento, nausea o altri sintomi vaghi, il che li rende facili da trascurare o confondere con altre patologie. Poiché l'arteria carotide interna destra era più gravemente ristretta, i medici hanno deciso di dare priorità al trattamento di questa lesione. La placca aterosclerotica all'interno dell'arteria è stata rimossa per ripristinare il flusso sanguigno al cervello. Dopo il trattamento, le vertigini del paziente sono migliorate ed è stato dimesso dopo una settimana. Sei mesi dopo, le condizioni di salute di Nick si erano stabilizzate, ma gli esami rivelarono una differenza di pressione sanguigna di 40 mmHg tra le due braccia. Questo spinse i medici a indagare su altre patologie vascolari. Gli esami hanno rivelato che l'arteria carotide interna sinistra rimaneva gravemente ristretta e che il paziente presentava anche una stenosi dell'arteria succlavia sinistra. L'arteria succlavia è un grande vaso sanguigno che irrora il braccio. Il restringimento del lume arterioso provoca un flusso sanguigno irregolare tra le due braccia, creando potenzialmente una differenza di pressione sanguigna tra i due lati. Il paziente è stato quindi sottoposto a trattamento simultaneo per le lesioni all'arteria carotide sinistra e all'arteria succlavia. In seguito all'intervento, la pressione sanguigna in entrambe le braccia si è normalizzata, le sue condizioni si sono stabilizzate ed è stato dimesso dopo tre giorni. La stenosi dell'arteria carotide è considerata una condizione pericolosa, ma non sempre si manifesta con sintomi evidenti. Alcuni sintomi, come vertigini, mal di testa e stordimento, possono essere confusi con anemia, disturbi vestibolari o altri comuni problemi di salute. In alcuni casi, la condizione viene diagnosticata solo dopo che il paziente ha subito un attacco ischemico transitorio o un ictus. La stenosi dell'arteria succlavia può progredire anche senza produrre sintomi evidenti, poiché altri vasi sanguigni sono ancora in grado di compensare l'afflusso di sangue al braccio. Un segnale da tenere d'occhio è una differenza nei valori della pressione sanguigna tra le due braccia. I pazienti possono anche avvertire dolore, crampi, formicolio o intorpidimento al braccio se la stenosi diventa significativa. Secondo il dottor Dung, le persone affette da ipertensione, diabete, dislipidemia cronica o fattori di rischio come fumo, obesità, colesterolo alto, stile di vita sedentario e diete ricche di zuccheri e grassi dovrebbero essere consapevoli del rischio di aterosclerosi. In particolare, i pazienti devono rivolgersi immediatamente a un medico se manifestano improvvisamente sintomi che potrebbero far sospettare un ictus, come cedimento del viso, debolezza o paralisi di un lato del corpo, difficoltà o incapacità di parlare, perdita della vista in un occhio o disturbi dell'equilibrio. Un intervento tempestivo di emergenza è fondamentale per limitare il rischio di danni cerebrali, gravi sequele e decesso. Fonte: https://baodautu.vn/tin-moi-y-te-ngay-229-nhung-bat-thuong-de-bi-bo-qua-co-the-la-tin-hieu-canh-bao-ung-thu-d706014.html
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Oggi la diagnosi di leucemia infantile passa anche dalla bocca: l'importanza dello screening dentale My-personaltrainer
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In breve: come la bocca può aiutarci a comprendere la salute del sangue La leucemia infantile presenta spesso manifestazioni sistemiche aspecifiche, rendendo complessa una diagnosi tempestiva. Tuttavia, il cavo orale offre una finestra privilegiata sullo stato di salute generale del paziente pediatrico. Attraverso controlli odontoiatrici di routine, risulta possibile intercettare anomalie che sfuggirebbero a un primo esame medico. Segni clinici evidenti a livello gengivale e alterazioni impercettibili della densità ossea, visibili unicamente tramite esami strumentali specifici, costituiscono campanelli d'allarme fondamentali. Riconoscere questi sintomi orali consente ai professionisti del settore dentale di indirizzare rapidamente i piccoli pazienti verso accertamenti ematologici approfonditi, migliorando in modo radicale l'efficacia degli interventi terapeutici e le prospettive di guarigione. In sintesi: L'osservazione attenta delle mucose permette di individuare alterazioni sospette fin dalle fasi iniziali della patologia. L'utilizzo di strumenti radiografici avanzati rivela modifiche strutturali dell'osso mascellare e mandibolare prima che compaiano sintomi sistemici gravi. L'odontoiatra assume un compito cruciale nel processo di screening interdisciplinare per le malattie ematologiche pediatriche. Illustrazione realizzata con l'ausilio di software IA
La complessa sfida della diagnosi precoce Individuare la leucemia linfoblastica acuta (ALL) nelle sue primissime fasi rappresenta ancora oggi un ostacolo medico di notevole entità. Il quadro sintomatologico iniziale tende infatti a manifestarsi in maniera subdola, sfumata e altamente aspecifica. Solitamente, i piccoli pazienti presentano segnali clinici di carattere generale, quali una profonda astenia, pallore cutaneo e un senso di malessere diffuso. Tali condizioni possono essere facilmente confuse, a un primo sguardo, con patologie pediatriche di lieve portata o con banali infezioni stagionali. Analizzando a fondo la patogenesi, emerge come l'infiltrazione delle cellule leucemiche nel midollo osseo comprometta severamente la normale emopoiesi. Questo meccanismo aberrante si traduce in alterazioni sistemiche tangibili e misurabili. Insorge l'anemia, derivante dalla mancata o insufficiente produzione di globuli rossi, accompagnata da trombocitopenia, causata dal crollo verticale del numero di piastrine circolanti. Un ulteriore elemento clinico di forte sospetto, purtroppo non sempre evidente nell'immediato, è l'epatosplenomegalia, che consiste nell'ingrossamento anomalo del fegato e della milza. Nonostante l'indiscutibile importanza di questi indicatori, la loro identificazione richiede abitualmente indagini ematiche mirate. L'esame emocromocitometrico completo (CBC), fondamentale per la valutazione del conteggio dei globuli bianchi (WBC), diventa lo spartiacque diagnostico. Proprio in questo scenario di profonda incertezza, l'osservazione di distretti corporei apparentemente distanti e slegati dal sistema ematopoietico può fornire indizi di vitale importanza per accelerare l'intervento specialistico.
L'ispezione del cavo orale come strumento di indagine sistemica Un corpus sempre crescente di evidenze scientifiche conferma in modo inequivocabile come il cavo orale costituisca un vero e proprio specchio della salute sistemica dell'individuo. Le mucose gengivali, caratterizzate da un'elevata vascolarizzazione e da un rapidissimo turnover cellulare, reagiscono con grande prontezza agli squilibri interni. Durante una normale e routinaria visita di controllo, l'odontoiatra attento possiede le competenze necessarie per identificare manifestazioni anomale in grado di suggerire la presenza di un severo disturbo ematologico sottostante. I dati clinici raccolti su specifici campioni di pazienti pediatrici affetti da leucemia offrono percentuali a dir poco allarmanti e decisive per la pratica clinica. Sanguinamento gengivale anomalo : riscontrato nella totalità dei casi analizzati (100%), si manifesta molto spesso in modo del tutto spontaneo oppure in seguito a stimoli meccanici estremamente lievi, come il semplice spazzolamento quotidiano dei denti.
: riscontrato nella totalità dei casi analizzati (100%), si manifesta molto spesso in modo del tutto spontaneo oppure in seguito a stimoli meccanici estremamente lievi, come il semplice spazzolamento quotidiano dei denti. Masse gengivali e ipertrofia tissutale : presenti nell'87% dei piccoli pazienti, queste evidenti neoformazioni derivano dalla diretta e incontrollata infiltrazione delle cellule leucemiche all'interno dei delicati tessuti parodontali.
: presenti nell'87% dei piccoli pazienti, queste evidenti neoformazioni derivano dalla diretta e incontrollata infiltrazione delle cellule leucemiche all'interno dei delicati tessuti parodontali. Ulcere simil-aftose ricorrenti: osservate nell'83% dei soggetti, si presentano sotto forma di lesioni dolorose della mucosa orale, difficilmente distinguibili dalle comuni afte se non per la loro persistenza anomala e per la gravità del quadro infiammatorio. La concomitante presenza di questi tre fattori, o anche la manifestazione isolata ma grave di uno solo di essi, impone al professionista della salute orale di non limitarsi a un approccio terapeutico esclusivamente localizzato. Risulta invece imperativo sospettare un'eziologia sistemica e indirizzare immediatamente il paziente verso ulteriori e dirimenti accertamenti medici.
Alterazione della stabilità dentale e marcatori di mobilità Andando oltre le pur gravi alterazioni a carico dei tessuti molli, l'impatto distruttivo della proliferazione leucemica si estende in modo drastico alle strutture anatomiche di supporto del dente. L'apparato parodontale, la cui funzione principale è l'ancoraggio delle radici all'osso alveolare, subisce un rapido e progressivo deterioramento. In questo contesto patologico, assume un ruolo di spicco il primo molare permanente inferiore. Questo elemento dentario viene frequentemente utilizzato, in ambito di ricerca clinica e odontoiatrica, come marcatore principale per valutare l'interessamento e il coinvolgimento del cavo orale nelle patologie sistemiche gravi. Una mobilità dentale inusuale, che non possa essere in alcun modo correlata a recenti traumi fisici o a patologie cariose in fase estremamente avanzata, costituisce un campanello d'allarme di enorme rilevanza clinica. Nel campione di bambini affetti dalla patologia leucemica, il 100% dei soggetti ha evidenziato gradi variabili e anomali di mobilità proprio a livello di questo specifico dente. Tale preoccupante fenomeno trova la sua spiegazione nel riassorbimento aggressivo dell'osso circostante e nel progressivo collasso delle fibre legamentose, processi innescati direttamente dalle cellule neoplastiche che alterano irreparabilmente il microambiente locale. Individuare un dente vacillante in un bambino, al di fuori del fisiologico e atteso periodo di permuta dentale, deve pertanto far scattare un iter diagnostico scrupoloso che travalichi i tradizionali confini della mera odontoiatria conservativa, puntando dritto a un'indagine globale sulla salute del piccolo.
Indagine radiografica avanzata: oltre i limiti della diagnostica visiva L'esame clinico puramente visivo, pur mantenendo un'importanza fondamentale, riesce a rivelare soltanto la punta dell'iceberg diagnostico. Per comprendere in maniera completa ed esaustiva l'entità dei danni strutturali profondi indotti dalla leucemia, il ricorso alla diagnostica per immagini si rende assolutamente imprescindibile e non negoziabile. L'impiego di strumentazioni moderne e sofisticate, come le tradizionali radiografie panoramiche e, in misura ancor maggiore, la tomografia computerizzata cone beam (CBCT), permette un'esplorazione tridimensionale, dettagliata e millimetrica dei mascellari. Sfruttando le potenzialità di queste tecnologie all'avanguardia, i ricercatori hanno avuto la possibilità di confrontare accuratamente le radiografie appartenenti a pazienti leucemici con quelle di bambini sani, utilizzati in veste di gruppo di controllo e sottoposti a indagini del tutto simili per ordinarie problematiche di natura ortodontica. L'analisi incrociata dei dati raccolti ha fatto emergere discrepanze statisticamente significative. Si evince chiaramente come la malattia intacchi in modo silenzioso ma inesorabile la compagine ossea, agendo ben prima che il dolore acuto o la comparsa di altri sintomi clinici conclamati costringano il paziente a rivolgersi in urgenza a un presidio ospedaliero. L'utilizzo sinergico e combinato di immagini bidimensionali standard e ricostruzioni volumetriche ad altissima risoluzione ha permesso di mappare con estrema precisione le aree di demineralizzazione mascellare, confermando senza ombra di dubbio la superiorità della CBCT nell'intercettazione precoce dei difetti strutturali. Illustrazione realizzata con l'ausilio di software IA didascaliaIllustrazione realizzata con l’ausilio di software IA
Osteolisi e densità ossea: decifrare il pattern patologico Analizzando l'aspetto radiografico, uno dei tratti più distintivi ed emblematici è rappresentato dalla severa alterazione qualitativa e quantitativa a carico del tessuto osseo. Nei soggetti in età pediatrica affetti da disturbi ematologici di natura maligna, si assiste costantemente a una marcata diminuzione della densità ossea complessiva. Questo fondamentale parametro clinico può essere oggi quantificato con estrema esattezza mediante l'ausilio di specifici software di elaborazione associati ai macchinari CBCT. Le analisi approfondite hanno infatti confermato un calo drastico e statisticamente significativo della densità radiografica in ben precise regioni di interesse esplorate all'interno dei mascellari, delineando un profilo di rischio inequivocabile. Valutando il fenomeno da un punto di vista strettamente morfologico, l'attacco leucemico si traduce in ampi fenomeni di osteolisi, che consistono nella distruzione rapida e progressiva del tessuto osseo calcificato. Le immagini digitali restituiscono agli occhi del clinico un quadro radiologico molto caratteristico, spesso descritto nella letteratura scientifica internazionale ricorrendo al termine anglosassone "moth-eaten appearance", traducibile letteralmente come "aspetto tarlato". Questa definizione, per quanto pittoresca, rende perfettamente l'idea di un osso che, invece di apparire denso e compatto, si mostra bucherellato, eroso in modo del tutto irregolare e ormai privo della sua consueta e solida architettura trabecolare. L'erosione ossea non procede mai secondo schemi geometrici prevedibili, ma tende a diffondersi a macchia di leopardo. In questo modo si vengono a creare ampie aree radiotrasparenti che denotano, in maniera drammatica, l'avvenuta sostituzione del fisiologico tessuto sano con massicci infiltrati cellulari di origine maligna.
Discrepanze nella cronologia eruttiva e stima dell'età L'impatto devastante generato da una patologia sistemica grave non si limita unicamente alla distruzione dei tessuti già formati o esistenti, ma interferisce pesantemente, bloccandoli o rallentandoli, con tutti i fisiologici processi di crescita e sviluppo infantile. La maturazione dentale è, di per sé, un meccanismo biologico estremamente complesso e delicato, strettamente regolato e orchestrato da una molteplicità di fattori genetici, nutrizionali e ormonali. In condizioni di salute ottimali, l'età dentale di un individuo, calcolata attentamente sulla base dello stadio di formazione radicolare ed eruzione delle corone, coincide con un'ottima approssimazione con la reale età anagrafica del bambino. Tuttavia, le indagini sistematiche condotte tramite l'analisi di panoramiche e scansioni CBCT hanno portato alla luce un dato clinico a dir poco sconcertante. I giovani pazienti leucemici mostrano, quasi invariabilmente, un ritardo tangibile e misurabile nel loro complessivo sviluppo dentale. Esiste infatti una diminuzione statisticamente e clinicamente significativa dell'età stimata attraverso le indagini radiologiche rispetto all'effettiva età cronologica del soggetto esaminato. L'alterazione della fisiologica cronologia dentale si manifesta concretamente con ritardi importanti nell'eruzione degli elementi permanenti, con anomalie strutturali nello sviluppo morfologico delle radici e con diffusi difetti nella calcificazione dello smalto protettivo. L'organismo infantile, duramente debilitato dalla rapida proliferazione neoplastica e dalla competizione per le risorse nutritive, convoglia d'istinto tutte le proprie energie metaboliche residue verso la mera sopravvivenza. Facendo ciò, il corpo rallenta o sospende drasticamente i normali processi fisiologici legati all'accrescimento corporeo. Questo profondo asincronismo evolutivo rappresenta un indicatore clinico subdolo e silenzioso, ma allo stesso tempo si rivela uno strumento valutativo estremamente prezioso nelle mani del professionista sanitario attento e scrupoloso.