📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?4
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
43.0/100
Punteggio Totale
C
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❌
Criteri Critici
Bari – Tumore ovarico, ACTO Puglia in piazza con “Abbracci di cura” – 24 maggio PugliaLive
Accendere i riflettori su una malattia ancora troppo poco conosciuta, spesso silente e diagnosticata in fase avanzata. Con questo obiettivo ACTO Puglia – Alleanza Contro il Tumore Ovarico promuove “Abbracci di cura”, un presidio informativo e di sensibilizzazione in programma sabato 24 maggio 2026, a partire dalle ore 17:30, in via Sparano angolo via Putignani, di fronte a Palazzo Mincuzzi.
L’iniziativa si inserisce nella cornice della Giornata Mondiale sul Tumore Ovarico, occasione internazionale dedicata a una patologia che colpisce ogni anno migliaia di donne e che, se riconosciuta precocemente, può essere affrontata con maggiori possibilità di successo.
Durante il pomeriggio, volontari e professionisti di ACTO Puglia saranno presenti in piazza per offrire informazione, ascolto e supporto, rispondere alle domande dei cittadini e distribuire materiale informativo, con l’obiettivo di promuovere una maggiore consapevolezza sui sintomi e sull’importanza della prevenzione oncologica femminile.
A partire dalle ore 19:00, la piazza si animerà con un momento simbolico e coinvolgente: un’esibizione di tango, realizzata con la collaborazione dei maestri Elda Tribuzio e Pietro Colella. La danza diventa così metafora di connessione, cura e vicinanza, contribuendo a rafforzare il messaggio della giornata.
«La cura passa anche dalla consapevolezza – dichiara la presidente di ACTO Puglia, Annamaria Leone –. È importante informarsi, riconoscere i sintomi e non sottovalutare i segnali del proprio corpo. Il tumore ovarico viene spesso diagnosticato in stadio avanzato proprio per la mancanza di consapevolezza diffusa».
Fondata nel 2014, ACTO Puglia fa parte della rete nazionale ACTO – Alleanza contro il tumore ovarico, prima rete italiana di associazioni di pazienti impegnata nella lotta contro il tumore ovarico e i tumori ginecologici, con l’obiettivo di migliorare la conoscenza della malattia, favorire diagnosi tempestive, promuovere l’accesso a cure di qualità, sostenere la ricerca scientifica e tutelare i diritti delle donne e delle loro famiglie.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
38.5/100
Punteggio Totale
C
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❌
Criteri Critici
CERAMICA FRA RICERCA PROGETTAZIONE SPERIMENTAZIONE ISTRUZIONE PugliaLive
Buongiorno Ceramica 2026 si terrà sabato 23 e domenica 24 maggio 2026.
L’evento coinvolge i principali centri della tradizione ceramica con un ricco calendario di mostre, laboratori gratuiti, visite guidate nei musei ed esperienze immersive In Italia e all’estero. Io sono presente a Terlizzi in tre progetti insieme ad altri grandi artisti con la Galleria RA ContemporaryArt del direttore P. Desantoli. 1Progetto:Pensieri ComuniCanti 2ELEvantE, 3BlùAstro..
CERAMICA FRA RICERCA PROGETTAZIONE SPERIMENTAZIONE ISTRUZIONE
In mostra Massimo Nardi, Antonio Vestita, Jasmine Pignatelli, Pietro DeScisciolo, Pierluca Cetera, Ezia Mitolo, Antonio Cicchelli, Annibale Trani, Dario Carmentano, Riccardo, Monachesi, A. Ventola, Mara Van Wees, D.Dibisceglie, Sabino de Nichilo, F.C.Soldani, Giuseppe Di Muro…….
https://www.buongiornoceramica.it/…/pensieri-comunicanti
https://www.buongiornoceramica.it/eventi/elevante
https://www.buongiornoceramica.it/eventi/bluastro
.#buongiornoceramica #buongiornoceramica2016 #ceramicaitaliana #ceramicacontemporanea #AICC
Buongiorno Ceramica! continua anche all’estero con l’iniziativa Good Morning Ceramics! che vedrà coinvolte le città di Kütahya (Turchia), Petrinja e Čavle (Croazia) e le città di Tondelo, Aveiro, Barcelos, Caldas da Rainha, Covilhã, Mafra, Montemor-o-Novo, Viana do Castelo e Vila Real (Portogallo).
Spazio RA RadunArte .Terlizzi (BA)
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO5
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
61.1/100
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B
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Criteri Critici
Radioterapia, Airo lancia tre "cantieri" per salvare la disciplina Sanità33
governo e parlamento
radioterpia
22 Maggio 2026
Radioterapia, Airo lancia tre "cantieri" per salvare la disciplina Dal percorso regolatorio europeo alla crisi delle specializzazioni, gli Stati Generali tracciano la rotta per superare i pregiudizi e garantire cure omogenee in tutta Italia
Nei percorsi di cura, la radioterapia viene impiegata per sei pazienti su dieci. Nonostante l’importanza nella lotta ai tumori, però, viene ancora troppo spesso percepita come un'arma terapeutica di ultima istanza o un trattamento puramente palliativo. Per ribaltare la prospettiva, l'Associazione italiana di radioterapia e oncologia clinica (Airo) ha lanciato tre "cantieri" operativi, in occasione della seconda edizione degli Stati Generali della disciplina, svolti a Roma su iniziativa del presidente della Commissione Affari Sociali della Camera, Ugo Cappellacci.
La collaborazione con le istituzioni
Se la prima edizione era servita a lanciare l'allarme sulle criticità del settore, quest'anno la parola d'ordine è concretezza. “La notizia sono i tre ‘cantieri’: ambiti di collaborazione con le Istituzioni, la cui presenza testimonia la concretezza di questo lavoro, con obiettivi pragmatici e ben definiti, sui quali stiamo fattivamente progredendo”, afferma Lorenzo Livi, organizzatore dell’iniziativa, professore ordinario e direttore Sod Radioterapia Oncologica dell’AOU Careggi di Firenze, referente Radioterapia per il Collegio degli ordinari in radioterapia e delegato alle Relazioni istituzionali di Airo. Un impegno condiviso anche dal ministro della Salute, Orazio Schillaci, il quale ha ribadito la priorità governativa nel rafforzamento dell'assistenza oncologica, ricordando i cospicui investimenti del Pnrr per il rinnovo delle grandi apparecchiature ospedaliere. “È fondamentale anche – aggiunge il ministro nel messaggio inviato – continuare a investire sul capitale umano per rendere la radioterapia più attrattiva per i giovani medici. Su questo cammino possiamo e dobbiamo proseguire insieme”.
Il percorso regolatorio europeo
Il primo cantiere affronta l'evoluzione dell'approccio combinato tra radioterapia e terapie farmacologiche innovative, un'unione che la letteratura scientifica dimostra essere utilissima per migliorare gli esiti clinici. Oggi, tuttavia, i due mondi viaggiano su binari separati a causa di una burocrazia rigida: gli studi clinici sui farmaci raramente includono la radioterapia in modo sistematico, lasciando i medici privi di indicazioni omogenee su sicurezza, interazioni e tossicità. L'obiettivo del tavolo di lavoro è ottenere indicazioni chiare e condivise già durante le valutazioni dell'Ema per l'immissione in commercio dei nuovi medicinali, aggiornando di conseguenza le schede tecniche e i piani terapeutici. Questa visione trova sponda a Bruxelles, dove Sandra Gallina, direttrice generale Salute della Commissione europea, ha confermato che la nuova legislazione farmaceutica dell'Unione accelererà lo sviluppo dei prodotti combinati e dei radiofarmaci, dando pieno spazio alle radiazioni ionizzanti all'interno del piano europeo contro il cancro.
Emergenza personale e rilancio della formazione
Il secondo grande problema da sanare è la crisi di attrattività che sta colpendo la radioterapia, con il rischio concreto di non poter garantire cure adeguate nell'arco di un decennio a fronte di una domanda in costante crescita. I dati delle scuole di specializzazione parlano chiaro: a fronte di 139 posti disponibili si sono iscritti appena 42 specializzandi. Per invertire la tendenza, il cantiere della formazione punta a introdurre corsi obbligatori con un congruo numero di crediti formativi nei corsi di laurea in Medicina e Chirurgia, istituendo al contempo master dedicati non solo ai medici, ma anche a tecnici e fisici medici, sostenuti da borse di studio aggiuntive e campagne di sensibilizzazione che restituiscano il giusto valore strategico alla disciplina. "In oncologia e radioterapia stiamo assistendo a grandi cambiamenti. Nessuna innovazione si può tradurre in beneficio senza professionisti motivati e preparati”, spiega nel video messaggio Giuseppe Curigliano, direttore della divisione Sviluppo di Nuovi Farmaci dell’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) di Milano e presidente eletto della European society for medical oncology (Esmo). “La sfida è generazionale. Per me è un problema constatare che ogni anno il numero di iscritti a Radioterapia Oncologica diminuisca. Dobbiamo formare e, soprattutto, attrarre una nuova generazione di radio-oncologi. I giovani scelgono i contesti in cui trovano prospettive: dobbiamo quindi costruire ambienti formativi capaci di sviluppare talenti". Anche Alessandra Gallone, presidente dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) e consigliera del Ministero dell’Università e della Ricerca insiste sulle possibilità alle giovani generazioni: "Collaborazione è fiducia: lo dobbiamo ai giovani. All’interno dell’Istituto ho dato l’indicazione di dire 'Sì, si può fare'. Il mondo è dei giovani e la nostra funzione è quella di essere propulsori. La sfida più grande è far passare il messaggio che la radioterapia è uno dei pilastri fondamentali della medicina del futuro."
Governance e Reti Oncologiche
Il terzo cantiere si focalizza sulla governance e sull'equità di accesso alle cure, un tema caldo data la forte frammentazione dei trattamenti sul territorio nazionale. Attraverso la collaborazione con l'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), l'Airo sta definendo linee di indirizzo e indicatori specifici per monitorare l'effettivo impiego della radioterapia nelle diverse Regioni. Questo nuovo sistema di monitoraggio permetterà di valutare non solo l'appropriatezza clinica e la distribuzione geografica delle terapie, ma anche parametri fondamentali per il paziente come la qualità della vita, la tollerabilità dei trattamenti e gli esiti funzionali, garantendo trasparenza e cure oncologiche più omogenee da Nord a Sud. L'efficacia dipenderà dalla capacità di far muovere tutti gli attori coinvolti. Come ricordato da Stefano Pergolizzi, presidente di Airo, la sfida richiede un approccio sinergico che unisca lo sviluppo regolatorio europeo, il rilancio accademico nazionale e la governance regionale, con l'unico vero obiettivo di tutelare l'interesse e la salute dei pazienti.
Dalle evidenze la possibilità di aumentare l’efficienza
All’interno delle reti oncologiche le radioterapie possono fare la differenza ma i risultati devono essere monitorati come suggeriscono i relatori dell’ultimo panel dell’evento. “L’attenzione verso questo tema è alta: avete la possibilità di costruire gli indicatori e di sottolinearne il valore”, suggerisce in video collegamento Americo Cicchetti, professore ordinario di Organizzazione Aziendale presso la Facoltà di Economia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. “Misurare significa comprendere e migliorare, non giudicare”, aggiunge infine Maria Antonietta Gambacorta, professore ordinario e direttrice della UOC di Radioterapia Oncologica del Policlinico Gemelli di Roma. "Dobbiamo – conclude – essere in grado di misurare quello che sappiamo fare, senza paura. Per avere consapevolezza occorre avere i numeri in mano. Non mi sono mai sentita una palliativista; al contrario, noi radioterapisti siamo in grado di capire esattamente dove risiede il tumore. Ben vengano gli indicatori: ci aiuteranno, nei diversi consessi, a far valere la nostra disciplina".
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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45.2/100
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Criteri Critici
Oltre 900 prestazioni di radioterapia oncologica in tre mesi al Policlinico di Bari: visite e sedute fino alle 20 BariToday
Il Policlinico accelera sul recupero delle prestazioni di radioterapia oncologica. Negli ultimi tre mesi, grazie ai piani di abbattimento delle liste d'attesa predisposti in accordo con la Regione, sono state oltre 900 le sedute effettuate.
Ambulatori attivi fino alle 20
In particolare, l'unità operativa di Radioterapia, diretta dal dottor Michele Piombino, ha predisposto cinque turni aggiuntivi dal lunedì al venerdì, garantendo le prestazioni dalle 8 alle 20, grazie al lavoro sinergico di oncologi radioterapisti, tecnici sanitari di radioterapia, infermieri e fisici sanitari.
Grazie a questo piano, vengono quotidianamente assicurate 16 sedute di radioterapia supplementari, due prime visite oncologiche e attività aggiuntive di preparazione e pianificazione terapeutica. Nel dettaglio, fino a questo momento sono state effettuate 720 sedute aggiuntive di radioterapia, 108 prime visite radioterapiche oncologiche, 56 procedure di contornazione e delineazione dei volumi target e 20 Tac simulazioni aggiuntive.
"Obiettivo accesso tempestivo ai trattamenti"
"L’obiettivo del programma – spiega il dottor Piombino – è assicurare ai pazienti oncologici, adulti e pediatrici, l’accesso tempestivo ai trattamenti previsti dai protocolli clinici, rispettando le tempistiche richieste dai percorsi terapeutici assistenziali, in particolare nei casi di trattamenti radio-chemioterapici concomitanti".
Le attività aggiuntive riguardano tutte le principali fasi del percorso radioterapico, dalle prime visite fino ai trattamenti, e procedono secondo l’ordine cronologico delle liste di attesa, in base alle priorità cliniche e alle urgenze, "con un aggiornamento - spiega il Policlinico - continuo delle agende di prenotazione".
"L’attività avviata in radioterapia – conclude il direttore generale Antonio Sanguedolce – rappresenta un ulteriore tassello del lavoro che il Policlinico di Bari sta portando avanti per migliorare l’accesso alle cure e ridurre i tempi di attesa, soprattutto nei percorsi oncologici dove la tempestività è parte integrante della qualità delle cure".
Il piano del Policlinico per le liste d'attesa
Nell'ambito del piano di recupero delle liste d'attesa, il Policlinico ha predisposto, nelle scorse settimane, l'attivazione straordinaria di ambulatori e sale operatorie nei fine settimana, per smaltire una serie di prestazioni, dalla chirurgia mammaria all'oculistica, dalla diagnostica radiologica alla ginecologia e urologia.
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
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42.6/100
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Criteri Critici
Radioterapia oncologica, al Policlinico oltre 900 prestazioni in più contro le liste d’attesa Buonasera24
BARI - Oltre 900 prestazioni di radioterapia oncologica sono state effettuate al Policlinico di Bari negli ultimi 3 mesi nell’ambito del programma straordinario per la riduzione delle liste d’attesa avviato dalla Regione Puglia.
L’intervento ha riguardato l’unità operativa di Radioterapia diretta dal dottor Michele Piombino, dove sono stati organizzati 5 turni aggiuntivi dal lunedì al venerdì. Grazie al lavoro integrato di oncologi radioterapisti, tecnici sanitari di radioterapia, infermieri e fisici sanitari, l’attività viene garantita ogni giorno dalle 8 alle 20.
Nel dettaglio, il programma ha consentito di effettuare 720 sedute aggiuntive di radioterapia, 108 prime visite radioterapiche oncologiche, 56 procedure di contornazione e delineazione dei volumi target e 20 Tac simulazioni aggiuntive.
Ogni giorno vengono eseguite in media 16 sedute supplementari di radioterapia, 2 prime visite oncologiche e ulteriori attività necessarie alla preparazione e alla pianificazione dei trattamenti.
«L’obiettivo del programma è assicurare ai pazienti oncologici, adulti e pediatrici, l’accesso tempestivo ai trattamenti previsti dai protocolli clinici», spiega il dottor Piombino, sottolineando la necessità di rispettare le tempistiche indicate dai percorsi terapeutici assistenziali, soprattutto nei casi in cui siano previsti trattamenti radio-chemioterapici concomitanti.
Le attività aggiuntive coprono tutte le principali fasi del percorso radioterapico. Si va dalle prime visite alla simulazione Tac, dalla contornazione dei volumi bersaglio allo studio fisico-dosimetrico, fino all’erogazione dei trattamenti con tecniche avanzate come IMRT, VMAT, IGRT, stereotassi e radioterapia ablativa.
Il programma viene portato avanti seguendo l’ordine cronologico delle liste d’attesa, ma tenendo conto anche delle priorità cliniche e delle urgenze. Le agende di prenotazione vengono aggiornate costantemente per garantire una gestione più efficace dei percorsi.
Per il direttore generale Antonio Sanguedolce, il lavoro svolto in Radioterapia rappresenta un passaggio importante nel piano di potenziamento dell’accesso alle cure. «L’attività avviata in radioterapia rappresenta un ulteriore tassello del lavoro che il Policlinico di Bari sta portando avanti per migliorare l’accesso alle cure e ridurre i tempi di attesa», afferma.
Sanguedolce richiama in particolare il valore della tempestività nei percorsi oncologici. «Soprattutto nei percorsi oncologici la tempestività è parte integrante della qualità delle cure», conclude il direttore generale.
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Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
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54.4/100
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Criteri Critici
A Casa Sollievo il progetto 'Urgenza senologica', dalla diagnosi di tumore all'intervento in 2 settimane FoggiaToday - cronaca e notizie da Foggia
L’Irccs Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo ha recentemente attivato il progetto ‘Urgenza Senologica’, un nuovo percorso 'fast track' dedicato a donne e uomini. Il servizio si rivolge a chi abbia rilevato un nodulo mammario, secrezioni dal capezzolo o alterazioni cutanee neoinsorte, quali soprattutto retrazioni, e necessiti di un controllo senologico su suggerimento del medico di medicina generale.
L'accesso avviene previa prenotazione telefonica all’Onco Point dell’Ospedale di San Giovanni Rotondo (tel. 0882-416552, 344-1116410, lun-ven. h. 8-14, mar-giov. h. 14-16) che, constatata la necessità, provvederà in tempo reale a indirizzare gli interessati alla Breast Unit. Qui, tramite Slot dedicati, verranno programmate entro pochi giorni le indagini radiologiche di base (ecografia e mammografia 3D), completando l'intero percorso entro circa una settimana.
Qualora da queste ultime emerga il sospetto di una patologia neoplastica, il radiologo senologo predisporrà indagini di secondo livello, quali biopsie su guida ecografica o mammografica (V.A.B.B.), mammografia con mezzo di contrasto (C.E.M.) o risonanza magnetica mammaria.
In caso di conferma del tumore e di indicazione chirurgica, la Breast Unit di Casa Sollievo, grazie ad una sinergia ottimale tra le unità operative che vi afferiscono, garantisce la presa in carico immediata e la programmazione dell’intervento chirurgico entro un tempo massimo di 2 settimane.
“Ridurre l’intervallo tra il sintomo, la diagnosi e la chirurgia minimizza il rischio di progressione del tumore e aumenta le probabilità di poter ricorrere a una chirurgia conservativa, oltre a lenire lo stress emotivo legato alla scoperta della malattia” spiega Luigi Ciuffreda, responsabile della Breast Unit dell’Irccs Casa Sollievo della Sofferenza.
Fondamentale nel percorso di cura è l'apporto della Breast Unit, il centro di eccellenza multidisciplinare nato a San Giovanni Rotondo nel 2013, consolidando un gruppo di lavoro attivo già dal lontano 1996. Basata sull'integrazione di diverse specializzazioni mediche, la Breast Unit comprende un core team composto da Radiologia Senologica, Chirurgia Senologica, Anatomia Patologica, Oncologia e Radioterapia, supportato da Medicina Nucleare, Genetica Medica, Fisiatria, Ginecologia, Psicologia Clinica, Anestesia e Team delle Terapie Integrate.
Il suo obiettivo principale è perseguire i migliori risultati in termini di prevenzione, diagnosi e trattamento del tumore al seno e favorire, nel suo ambito, la ricerca traslazionale grazie alla costante collaborazione dei clinici con il gruppo tematico di ricercatori afferenti alla Direzione Scientifica.
Il consulto multidisciplinare tra i professionisti garantisce una gestione personalizzata del caso sia prima che dopo l’intervento, ottimizzando l’intero iter terapeutico. Infine, al termine dei trattamenti oncologici e/o radioterapici successivi all’intervento chirurgico, tutte le pazienti sono seguite per un periodo compreso tra 5 e 10 anni in un Ambulatorio Integrato di Senologia (A.I.S.), anch’esso multidisciplinare.
La Breast Unit dell’Irccs Casa Sollievo della Sofferenza rappresenta un importante punto di riferimento per la Regione Puglia e per le regioni limitrofe, con una percentuale di mobilità attiva che si attesta intorno al 35%. Esegue ogni anno circa 1.300 interventi di chirurgia oncologica, profilattica e plastica/ricostruttiva, 1.600 consulti multidisciplinari pre e post operatori e 1.800 visite di follow up.
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Criteri Critici
Tumore prostata e test PSA: lo screening serve? I nuovi dati Focus.it
Per quanto autorevole, e dati i pregressi che ora cercheremo di riassumervi, la nuova ricerca non mette però la parola "fine" sulla questione. Anzi, ci ricorda che la prevenzione oncologica è complessa, che impone una valutazione tra costi e benefici e che va adattata alle esigenze e alla storia clinica dei pazienti. Ma andiamo con ordine.
Il dosaggio del PSA , un test che si effettua mediante un comune esame del sangue e che può aiutare a individuare il tumore della prostata , è uno screening salvavita? Se ne discute da decenni, e finora il verdetto della scienza era stato piuttosto netto: no, tanto che questo esame non è consigliato a tutti i pazienti indistintamente, ma solo a coloro considerati più a rischio per questo tipo di cancro.
Per queste ragioni l'aumento del PSA, da solo , non è considerato un indicatore attendibile e sufficiente per una diagnosi precoce di tumore della prostata, né sarebbe da utilizzare come screening precoce da effettuare su una popolazione senza sintomi, perché i possibili casi di falsi positivi sono troppo numerosi (fonte: AIRC ).
Spiega infatti il sito di AIRC che, per il tumore della prostata, non è sempre da subito possibile distinguere tra un tumore aggressivo o un tumore indolente , cioè una forma di cancro a sviluppo lento che non avrebbe inciso sulla durata di vita del paziente. Quando gli uomini in questa seconda situazione vengono comunque curati , il rischio è che risentano degli effetti collaterali di cure per una malattia che - senza il test del PSA - non avrebbero mai scoperto e non si sarebbe mai manifestata. È il fenomeno della sovradiagnosi .
Perché - si potrebbe pensare - tutte queste cautele per un semplice esame del sangue? Il problema non è chiaramente l'esame in sé, ma quel che ne consegue. Un valore elevato di PSA è infatti spesso indagato con esami invasivi , come la biopsia prostatica, che possono dare emorragie o infezioni come complicanze.
Il tumore della prostata è il tipo di cancro più frequentemente diagnosticato negli uomini: soltanto nel 2022 ci sono state 1,5 milioni di nuove diagnosi. La maggior parte degli uomini con diagnosi di tumore della prostata non muore di questa malattia. L'introduzione dell'esame del PSA su larga scala a partire dai primi anni '90 è stata accompagnata da un aumento delle diagnosi, e così è aumentata anche la probabilità, per chi aveva patologie benigne della prostata o tumori a crescita lenta, di terapie invasive ed effetti collaterali.
Così sono stati lanciati trial su larga scala per accertare i benefici dell'uso esteso di questo test. Nel 2009 sono state pubblicate le prime risposte, contrastanti. Uno di questi studi, il Prostate, Lung, Colorectal and Ovarian Cancer Screening Trial (PLCO), che all'epoca aveva seguito i partecipanti per 7-10 anni, non ha trovato differenze significative nei tassi di mortalità tra coloro che erano stati assegnati a sottoporsi a uno screening del PSA annuale e coloro che facevano parte di un gruppo di controllo. Al contrario un trial europeo che aveva seguito i pazienti per 9 anni ha trovato che chi era stato assegnato ad eseguire il test del PSA (in media una volta ogni 4 anni) aveva avuto un tasso ridotto di mortalità per tumore della prostata rispetto al gruppo di controllo.
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
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Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
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Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
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Criteri Critici
Tumore al seno metastatico, metà delle pazienti senza accesso alla biopsia liquida Doctor33
La medicina di precisione rappresenta ormai una possibilità concreta per migliaia di donne con tumore al seno metastatico, ma nella realtà non tutte le pazienti hanno la possibilità di accedervi. Nel caso del nostro Paese la causa principale è da ricercare nella possibilità, diversamente distribuita sul territorio nazionale, di effettuare la biopsia liquida, il test fondamentale per la ricerca delle mutazioni di ESR1, alterazioni molecolari che rappresentano uno dei principali meccanismi di resistenza alle terapie endocrine. Si stima che solo la metà delle 15.500 donne con tumore al seno metastatico ormonoresponsivo/Her2 negativo che dovrebbero eseguire questo esame riesca ad effettuarlo, principalmente a causa di reti diagnostiche ancora fragili e di problemi di frammentazione regionale. La richiesta comune di oncologi e patologi molecolari, ma anche di rappresentanti delle istituzioni e associazioni di pazienti è rendere la biopsia liquida realmente accessibile su tutto il territorio nazionale. Un obiettivo che potrebbe essere raggiunto accelerando il percorso attuativo che permette di utilizzare le risorse già previste dalla Legge di Bilancio 2026 per la biopsia liquida nel carcinoma mammario metastatico ormonoresponsivo HER2 negativo. Il tumore della mammella resta la neoplasia più frequente nelle donne, con oltre 53 mila nuove diagnosi ogni anno in Italia. Ma il quadro epidemiologico racconta anche un altro dato: oggi più di 925 mila donne vivono dopo una diagnosi di carcinoma mammario. Un risultato che riflette il peso crescente della ricerca, delle diagnosi precoci e delle nuove terapie mirate. Ed è inconcepibile che la disponibilità di un farmaco innovativo venga vanificata dall’assenza del test genomico necessario per identificare le pazienti candidabili al trattamento. “Il farmaco è disponibile nel nostro Paese, ma l’accesso è condizionato dall’identificazione della mutazione e non tutte le Regioni garantiscono lo stesso accesso al test – spiega Giuseppe Curigliano, presidente eletto della European Society for Medical Oncology –. Se non fai la biopsia liquida e non trovi la mutazione ESR1, non puoi accedere al farmaco. Le mutazioni di ESR1 sono il principale meccanismo di resistenza acquisita alla terapia ormonale. Individuarle, dopo una progressione di malattia metastatica, significa offrire una possibilità concreta di accedere a un trattamento efficace, che consenta anche di mantenere una buona qualità di vita. Grazie alla terapia mirata, identificata a seguito di una mutazione genomica, la sopravvivenza libera da progressione può aumentare del 45%. È un vantaggio clinico senza precedenti in questa linea di trattamento, che non possiamo negare alle pazienti”. Sulla stessa linea anche l’Associazione Italiana di Oncologia Medica. “Ogni paziente ha bisogno della terapia nel momento giusto della propria storia clinica – ricorda Massimo Di Maio, presidente nazionale AIOM –. Se la fase diagnostica non è tempestiva ed equa, si compromette l’accesso a trattamenti che oggi possono garantire controllo della malattia e buona qualità di vita. Come Società Scientifica, riteniamo prioritario garantire l’equità di accesso alle cure sull’intero territorio nazionale. È fondamentale ridurre il tempo tra la rimborsabilità di un nuovo trattamento mirato e l’ingresso nei Livelli Essenziali di Assistenza del relativo test genomico. Solo così l’oncologia di precisione può diventare una realtà per tutti i pazienti. La scelta del trattamento deve tenere sempre più in considerazione anche le possibili insorgenze di meccanismi di resistenza, oltre che le caratteristiche biologico-molecolari del singolo tumore”. La biopsia liquida rappresenta uno degli strumenti più avanzati dell’oncologia di precisione. Attraverso un semplice prelievo di sangue consente di intercettare l’evoluzione molecolare della malattia e monitorare nel tempo i meccanismi di resistenza terapeutica. “Il problema non è soltanto come eseguire il test, ma dove e quando” sottolinea Umberto Malapelle, coordinatore del gruppo di Patologia Molecolare e Medicina di Precisione della SIAPEC-IAP e presidente della International Society of Liquid Biopsy. Secondo Malapelle, l’Italia dispone già di competenze e laboratori adeguati, ma servono investimenti per creare reti realmente operative e omogenee. “Non dobbiamo considerarlo un costo, ma un investimento – afferma –. La diagnostica molecolare permette di razionalizzare i trattamenti ed evitare terapie inappropriate”.
Franco Marchetti
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Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Screening tumore prostata, nuove evidenze sul test Psa. Ecco cosa mostrano Doctor33
L’aggiornamento della revisione Cochrane sullo screening del carcinoma prostatico nasce da un’esigenza precisa: chiarire un dibattito che, da oltre vent’anni, divide comunità scientifica, clinici e decisori sanitari. Nel 2013 la stessa revisione concludeva che lo screening non riduceva in modo significativo né la mortalità specifica né quella generale. Da allora sono stati pubblicati due nuovi trial di grandi dimensioni e sono disponibili follow up estesi degli studi già inclusi. Questo ha reso necessario un riesame completo e rigoroso dei dati.
La revisione ha valutato l’efficacia dello screening rispetto alla mancata offerta di screening in uomini senza diagnosi pregressa di carcinoma prostatico. La ricerca sistematica ha incluso la Cochrane Library, MEDLINE, Embase, altri cinque database e due registri di trial, senza restrizioni linguistiche, dalla loro origine fino a novembre 2025. Sono stati considerati esclusivamente studi randomizzati controllati che confrontassero strategie di screening con l’assenza di screening.
Gli esiti critici erano mortalità specifica per carcinoma prostatico, mortalità generale ed eventi avversi; tra gli esiti importanti figuravano qualità di vita, diagnosi complessiva di carcinoma prostatico, diagnosi di malattia localizzata (stadi I e II), avanzata (stadi III e IV) e metastatica. Il rischio di bias è stato valutato con lo strumento Cochrane dedicato. Due revisori hanno selezionato gli studi, estratto i dati e valutato il rischio di bias in modo indipendente. Le analisi sono state condotte con modelli a effetti casuali, riportando gli esiti dicotomici come incidence rate ratio quando disponibili in termini di persone anni, oppure come risk ratio con intervalli di confidenza al 95%. La certezza delle prove è stata giudicata con GRADE, applicando soglie predefinite di differenza clinicamente rilevante minima.
Sono stati inclusi sei trial randomizzati per un totale di 789.086 partecipanti, condotti in Europa e Nord America, con uomini di età compresa tra 45 e 80 anni. Cinque studi hanno confrontato il test PSA, con o senza esplorazione rettale digitale, con la pratica clinica usuale priva di screening sistematico. I tre studi più ampi – CAP (Regno Unito), PLCO (USA) ed ERSPC (Europa) – rappresentano l’85% dei partecipanti. Un ulteriore studio, con risultati preliminari, ha valutato una strategia combinata basata su PSA, pannello di kallikreina e risonanza magnetica. Il follow up variava da 3,2 a 23 anni.
L’analisi degli esiti dello screening basato esclusivamente sul PSA si fonda soprattutto sulla certezza delle prove e quindi, in larga parte, sull’analisi di sensibilità condotta sullo studio ERSPC. Lo screening sembra ridurre la mortalità specifica per carcinoma prostatico, con un rate ratio di 0,87 (IC 95% 0,80 0,95; 162.236 partecipanti; evidenza di certezza moderata). Considerando un rischio basale di 16 decessi per carcinoma prostatico ogni 1000 uomini, ciò equivale a due decessi in meno ogni 1000. L’analisi complessiva dei trial suggerisce che lo screening potrebbe ridurre anche la mortalità generale, benché l’intervallo di confidenza includa la possibilità di un effetto minimo o nullo (rate ratio 0,99; IC 95% 0,97 1,00; 675.121 partecipanti; evidenza di bassa certezza). Su un rischio basale di 491 decessi per qualsiasi causa ogni 1000 uomini, ciò corrisponde a cinque decessi in meno ogni 1000.
Gli eventi avversi correlati a biopsia o trattamento sembrano non differire in modo significativo tra screening e controllo (RR 1,32; IC 95% 0,48 3,65; 408.721 partecipanti; bassa certezza), con una stima di un decesso in più ogni 100.000 uomini, ma con un intervallo di confidenza ampio e compatibile con un effetto nullo o opposto. Anche la qualità di vita non mostra differenze rilevanti (SF 6D 0,777 vs 0,779; P = 0,88; 969 partecipanti; bassa certezza).
Lo screening aumenta verosimilmente il numero complessivo di diagnosi di carcinoma prostatico (rate ratio 1,30; IC 95% 1,27 1,34; evidenza moderata), in particolare di malattia localizzata (RR 1,53; IC 95% 1,48 1,59; evidenza moderata). L’effetto sulla diagnosi di malattia avanzata è minimo o nullo (RR 0,90; IC 95% 0,85 0,95; evidenza moderata), mentre la diagnosi di malattia metastatica potrebbe ridursi (RR 0,65; IC 95% 0,59 0,71; evidenza bassa).
Per quanto riguarda la strategia combinata basata su PSA, pannello di kallikreina e risonanza magnetica, i risultati preliminari non riportano dati su mortalità specifica, mortalità generale, eventi avversi, qualità di vita o diagnosi di malattia metastatica. Le diagnosi complessive di carcinoma prostatico risultano verosimilmente non modificate in modo sostanziale rispetto al controllo (RR 1,85; IC 95% 1,56 2,19; evidenza moderata), così come le diagnosi di malattia localizzata (RR 1,88; IC 95% 1,55 2,27) e avanzata (RR 1,78; IC 95% 1,19 2,66).
Gli autori concludono che lo screening basato sul PSA probabilmente riduce la mortalità specifica per carcinoma prostatico e potrebbe ridurre la mortalità generale. L’effetto sugli eventi avversi appare minimo o nullo, ma la fiducia nelle stime è limitata da bias, eterogeneità e imprecisione. L’interpretazione dei risultati dipende in modo sensibile dalla soglia di differenza clinicamente rilevante adottata. Le evidenze sui potenziali danni dello screening, come le complicanze da biopsia o trattamento, restano insufficienti. Le strategie emergenti, come l’impiego combinato di pannelli di kallikreina e risonanza magnetica, potrebbero non modificare in modo sostanziale il numero di diagnosi, ma i loro effetti sulla mortalità non sono ancora noti.
Cochrane Database Syst Rev. 2026 May 15;5(5):CD004720. doi: 10.1002/14651858.CD004720.pub4.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
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Criteri Critici
Digiuno e chemioterapia nel tumore ovarico: uno studio italiano osserva possibili benefici la Repubblica
Affamare il tumore, togliergli la benzina che lo fa correre e invadere il corpo. È l’immagine più usata quando si parla degli effetti della restrizione calorica in oncologia. Finora, la maggior parte degli studi che hanno cercato di capire se questa strategia funzioni davvero si è concentrata sulle pazienti con carcinoma della mammella, ma ora arrivano i primi risultati anche per le donne con tumore dell’ovaio. E lo fanno entrando dalla porta principale della ricerca clinica in oncologia, quella del congresso dell’American Society of Clinical Oncology (Asco), l’appuntamento annuale con le novità sulla ricerca e sulla cura dei tumori. L’evento si terrà a cavallo fra la fine di maggio e l’inizio di giugno a Chicago, ma da oggi la maggioranza degli studi presentati sono pubblici. Tra questi quello coordinato da Claudia Marchetti, oncologa del Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma, che riguarda appunto l’efficacia di un regime di digiuno controllato prima e dopo la chemioterapia nell’influenzare alcuni parametri biologici e migliorare la risposta ai trattamenti nelle pazienti con carcinoma ovarico sieroso di alto grado, la forma più comune e aggressiva di tumore ovarico.
C’è bisogno di cure più efficaci
Il carcinoma ovarico sieroso di alto grado rappresenta circa il 70-80% dei decessi legati ai tumori ovarici. Nonostante i progressi terapeutici degli ultimi anni, molte pazienti sviluppano una recidiva entro due anni dal trattamento iniziale. Per questo, la ricerca sta esplorando anche approcci complementari, inclusi gli interventi nutrizionali e metabolici, con l’obiettivo di migliorare la risposta alle cure senza aumentare la tossicità delle terapie. A partire dalla cosiddetta terapia neoadiuvante, cioè quella somministrata prima della chirurgia per ridurre la massa tumorale; anche in questo caso è fondamentale che la terapia sia massimamente efficace. Marchetti e i suoi colleghi hanno cercato di capire se il digiuno possa essere un potenziatore proprio per questa terapia.
Uno studio pilota
La ricerca ha coinvolto 36 persone curate a Roma per un carcinoma ovarico in stadio avanzato (III o IV). Le partecipanti, con un’età media di 62 anni, sono state suddivise casualmente in due gruppi: uno ha seguito un protocollo di digiuno controllato in concomitanza con la chemioterapia, mentre l’altro ha mantenuto un’alimentazione normale. Il protocollo prevedeva 36 ore di digiuno prima della somministrazione dei farmaci e altre 24 ore successive. Durante questo periodo erano consentiti acqua, tisane, piccole quantità di brodo vegetale e fino a due litri di succo di verdura, per un apporto massimo di 350 calorie al giorno. Tra un ciclo e l’altro di terapia, l’alimentazione tornava regolare. Le pazienti sono state seguite da una nutrizionista e avevano a disposizione una linea telefonica di aiuto a cui rivolgersi per dubbi o consigli. Tutte le partecipanti hanno ricevuto tre cicli di chemioterapia neoadiuvante con carboplatino e paclitaxel, seguiti dall’intervento chirurgico di rimozione del tumore.
L’effetto sull’insulina
L’obiettivo primario della sperimentazione era guardare ai livelli di insulina poiché alcuni studi precedenti avevano ipotizzato un possibile ruolo di questo ormone nella crescita tumorale e nella riduzione dell’efficacia della chemioterapia. “I risultati mostrano un’associazione fra il digiuno e la riduzione dei livelli di insulina dopo tre cicli di trattamento. Il digiuno, riducendo temporaneamente i livelli dell’ormone, potrebbe quindi modificare il microambiente metabolico in modo favorevole ai trattamenti”, ha spiegato Marchetti durante la conferenza stampa di presentazione del congresso.
I risultati clinici
Anche la risposta clinica alla chemioterapia è risultata diversa tra i due gruppi. Prima dell’intervento chirurgico, circa il 60% delle pazienti che avevano digiunato mostrava una risposta completa o quasi completa ai farmaci, contro meno del 20% nel gruppo con alimentazione normale. I dati preliminari relativi alla sopravvivenza libera da progressione - cioè il periodo in cui la malattia non mostra segni di peggioramento - indicano inoltre una differenza tra i due gruppi: oltre tre anni nelle pazienti sottoposte a digiuno, rispetto a circa due anni nel gruppo di controllo.
Lo studio ha osservato anche alcune modifiche del sistema immunitario associate a una minore presenza di cellule coinvolte nella progressione tumorale. “Si tratta in questo caso di dati preliminari che stiamo approfondendo, e che avranno bisogno di essere validati su campioni più numerosi di pazienti”, ha spiegato Marchetti.
Come detto l’obiettivo era quello di potenziare la terapia senza peggiorare la tossicità, e quindi gli effetti collaterali. Anche in questo caso l’obiettivo è stato raggiunto. Le complicanze più frequenti sono state la riduzione delle cellule del sangue e dei livelli di emoglobina, condizioni comuni durante la chemioterapia. Tutte le partecipanti del gruppo digiuno hanno completato il trattamento previsto.
LETTO SU INTERNET Posso fare la dieta mima-digiuno? 23 Dicembre 2020
Un intervento semplice ma efficace
Si tratta di uno studio condotto su poche pazienti e quindi i suoi risultati andranno confermati ma, come ha sottolineato Eric Small, oncologo, presidente di Asco: “Lo studio presentato da Marchetti è un esempio mirabile di come interventi semplici, economici e sicuri possano avere un impatto concreto sulle persone. Interventi che possono essere replicati in tutto il mondo”. Il congresso Asco 2026 si intitola “The science and practice of translation: improving cancer outcomes worldwide” e vuole puntare proprio su risultati che possano essere portati a tutti i pazienti, indipendentemente da dove vivano.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
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Criteri Critici
La musica che cura RSI Radiotelevisione svizzera
Può la musica affiancare un percorso di cura in modo non solo emotivo, ma anche misurabile? Per rispondere a questa domanda è nato uno studio clinico che durerà 24 mesi e che unisce tre realtà del nostro territorio: l’Ente Ospedaliero Cantonale, l’Istituto Oncologico della Svizzera Italiana e l’Orchestra della Svizzera italiana. L’obiettivo è capire se l’ascolto di musica classica possa aiutare a ridurre stress e dolore nei pazienti sottoposti a chirurgia mini invasiva per sospetto o diagnosi di tumore del polmone. L’idea parte dal professor Stefano Cafarotti, Primario di chirurgia toracica dell’EOC: “L’obiettivo dello studio è ambizioso. Non è solo quello di dimostrare - come altri al mondo hanno fatto - che tutte le forme d’arte possano avere un impatto positivo sulla cura di un paziente. La grande novità è trovare un parametro per rendere oggettiva questa esperienza migliorativa legata alla musica e questo parametro si chiama cortisolo. Il cortisolo è un ormone cosiddetto dello stress, quindi poterlo misurare in termini di sua riduzione dopo la somministrazione di una musica è il primo passo di questo studio scientifico”, spiega a Prima Ora. Per farlo, però, servono metodo e protocollo. I pazienti vengono divisi in due gruppi: uno segue il percorso classico previsto, l’altro affianca alle cure anche l’ascolto di musica classica prima dell’intervento e nei giorni successivi. In entrambi i gruppi viene poi misurato il cortisolo nel sangue e sono raccolte le risposte con questionari compilati dai pazienti. Questo studio ha una particolarità importante: alla definizione del protocollo hanno partecipato anche pazienti con una consolidata esperienza della malattia.. “Per me è una grande occasione di mettere a disposizione l’esperienza come paziente oncologica, il mio vissuto”, spiega Sonia Viviani, “che possa essere di aiuto a qualcun altro che viene catapultato” nella realtà dell’oncologia. Ursula Ganz-Blättler, racconta: “Non siamo solo malati: rimaniamo delle persone con tutto quello che portiamo: esperienze di vita, professionali. Come un vaso di conoscenze che possiamo portare in aiuto alla ricerca”. “Noi abbiamo accolto subito questa proposta, perché crediamo tantissimo nel potere della musica”, spiega la direttrice artistica dell’OSI, Barbara Widmer: “abbiamo fornito delle nostre musiche, una selezione di sei brani molto diversi anche tra di loro (da Brahms a Mozart, passando da Mendelssohn a Rossini fino a Ravel e Arnaboldi), proprio per dare anche al paziente questa diversificazione della musica”. Questo studio è il frutto di un cambiamento radicale nel rapporto tra medico e paziente, spiega il dottor Stefano Cafarotti: “Il mondo della medicina sta cambiando molto velocemente nella direzione di personalizzare i trattamenti grazie alla comprensione intima della nostra biologia e fisiologia. Come medico ho ben compreso che noi possiamo curare “la macchina” biologica, ma la persona, anche guarita biologicamente, rimane con una cicatrice. Quindi c’è un gap che la medicina non potrà mai raggiungere: guarire nel corpo e nello spirito. E in questo senso le Medical Humanities, che in Ticino sono nate con la Fondazione Sasso Corbaro ormai quasi trent’anni fa, si occupano di ripensare la cura non solo guardando alla macchina biologica, ma umanizzando la cura anche per il suo “guidatore”.” Uno studio portato avanti con ottimismo: “Anche qualora l’esito di questo studio dovesse dimostrare che la musica non ha un effetto positivo sulla riduzione dello stress, il paziente si sente preso a carico in una maniera differente. Ed è questa la grande novità. E questo è di per sé un successo al di là dei risultati dello studio”, conclude Cafarotti. Iscriviti per non perdere le notizie e i nostri contributi più rilevanti https://whatsapp.com/channel/0029Vat6p4zL2ATyO8IRFJ2C
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Criteri Critici
Radioterapia oncologica, AIRO apre tre cantieri con le Istituzioni per il SSN TrendSanità
Pillole Tre cantieri aperti con le Istituzioni per rafforzare il ruolo della radioterapia oncologica nel Servizio sanitario nazionale. «I tre cantieri sono ambiti di collaborazione con le Istituzioni con obiettivi pragmatici e ben definiti» Il primo cantiere riguarda il percorso regolatorio europeo: indicazioni chiare e condivise per associare in sicurezza radioterapia e terapie farmacologiche già nelle valutazioni EMA sull’immissione in commercio dei nuovi medicinali, e poi nei successivi aggiornamenti di schede tecniche e piani terapeutici. Il secondo cantiere riguarda la formazione: più crediti universitari dedicati, master per radio-oncologi, tecnici e fisici medici, borse di studio per gli specializzandi. Obiettivo, invertire la carenza di radio-oncologi e di personale specializzato, indispensabile per far funzionare i reparti di radioterapia. Il terzo cantiere è sulla governance delle Reti Oncologiche regionali: linee di indirizzo e indicatori, messi a punto e condivisi conl’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (Age.Na.S.), per monitorare l’effettivo impiego della radioterapia, valutando esiti clinici,qualità della vita, tollerabilità dei trattamenti e accesso equo su tutto il territorio nazionale. «La radioterapia è oggi uno degli strumenti più avanzati nella lotta contro il cancro» Sono i tre impegni diAIRO, Associazione Italiana di Radioterapia e Oncologia Clinica, al centro dellaseconda edizione degli Stati Generali della Radioterapia Oncologica, realizzati su iniziativa del Presidente della Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati,Onorevole Ugo Cappellacci. Radio-oncologi, oncologi medici, radiologi, rappresentanti delle Istituzioni italiane ed europee e associazioni di pazienti si sono riuniti a Roma per affrontare le criticità che ancora limitano la piena valorizzazione della radioterapia:pilastro della cura per sei pazienti oncologici su dieci, ma ancorapercepita troppo spesso come arma terapeutica di ultima istanza, se non addirittura palliativa. «La radioterapia è oggi uno degli strumenti più avanzati nella lotta contro il cancro, mail suo potenziale resta solo in parte espresso: pesano criticità regolatorie, carenze formative e disomogeneità territoriali. Servono regole più chiare, investimenti nella formazione specialistica e strumenti condivisi di monitoraggio, per garantire ai pazienti un accesso equo e tempestivo alle cure più avanzate», esordisce l’Onorevole Ugo Cappellacci. «Garantire l’utilizzo ottimale della radioterapia richiede aggiornamento continuo, multidisciplinarietà e una forte capacità di innovazione organizzativa e clinica» «Rispetto alla prima edizione degli Stati Generali, in cui la notizia erano le criticità, gli allarmi e la denuncia di una lunga serie di problemi – spiegaLorenzo Livi, Organizzatore dell’iniziativa, Professore Ordinario e Direttore SOD Radioterapia Oncologica dell’AOU Careggi di Firenze, Referente Radioterapia per il Collegio degli Ordinari in Radioterapia e Delegato alle Relazioni istituzionali di AIRO – quest’anno la notizia sono i tre “cantieri”: ambiti di collaborazione con le Istituzioni – la cui presenza testimonia la concretezza di questo lavoro – con obiettivi pragmatici e ben definiti, sui quali stiamo fattivamente progredendo». «La radioterapia rappresenta un ambito cruciale nelle terapie oncologiche. Garantire il suo utilizzo ottimale è una sfida che richiede aggiornamento continuo, multidisciplinarietà e una forte capacità di innovazione organizzativa e clinica, per una efficace integrazione nei percorsi di cura. Una sfida che ci chiama tutti, Istituzioni, professionisti, associazioni, realtà accademiche, realtà della ricerca e della formazione a un impegno forte, ciascuno per la propria parte», dichiaraOrazio Schillaci, Ministro della Salute. «Il Ministero della Salute considera prioritario il rafforzamento dell’assistenza oncologica e per questo abbiamo già agito su più fronti. Attraverso il Pnrr, abbiamo, ad esempio,investito in modo importante sul rinnovamento delle grandi apparecchiature ospedaliere, con l’obiettivo di mettere a disposizione strumenti sempre più all’avanguardia e cure di qualità e omogenee sul territorio nazionale. È fondamentale anche continuare ainvestire sul capitale umanoper rendere la radioterapia più attrattiva per i giovani medici. Su questo cammino possiamo e dobbiamo proseguire insieme». Le evidenze scientifiche dimostrano chel’approccio combinato tra radioterapia e terapie farmacologiche migliora gli esiti clinicie amplia le possibilità di controllo di numerose malattie oncologiche. Ma il riconoscimento dell’associazione fra farmaci e radioterapia è ancora parziale, già a livello di valutazione dei nuovi medicinali: gli studi clinici sui farmaci raramente includono in modo sistematico le combinazioni con la radioterapia. Di conseguenza mancano indicazioni omogenee su sicurezza, interazioni ed eventuale tossicità aggiuntiva. Gli studi clinici sui farmaci raramente includono in modo sistematico le combinazioni con la radioterapia Come sottolinea la DottoressaSandra Gallina, Direttrice Generale Salute e Sicurezza alimentare della Commissione Europea, «La convergenza tra radioterapia e terapie farmacologiche innovative è una delle frontiere più promettenti dell’oncologia, ma oggi il potenziale di queste combinazioni emerge troppo spesso solo nella pratica clinica, con opportunità perse per i pazienti. La nuova legislazione farmaceutica europea – con autorizzazioni più rapide per i prodotti combinati, l’introduzione dei regulatory sandboxes e il rafforzamento delPiano SAMIRA– crea le condizioni per accelerare lo sviluppo di radiofarmaci innovativi e dare pieno spazio alle radiazioni ionizzanti nell’Europe’s Beating Cancer Plan». In questo scenario, il dialogo a livello europeo su evidenze scientifiche, sviluppo clinico e processi regolatori è la chiave per un uso più integrato delle opzioni terapeutiche disponibili. Istituzioni ed enti regolatori continentali possono favorire l’integrazione della radioterapia nella valutazione e quindi nello sviluppo dei farmaci, sostenendo evidenze scientifiche dedicate e aggiornamenti tempestivi di schede tecniche e piani terapeutici. In Italia la radioterapia vive una crisi di attrattività senza precedenti. Nel 2025, a fronte di 139 posti nelle scuole di specializzazione, si sono iscritti appena 42 specializzandi. Se la tendenza non si inverte, il Servizio sanitario nazionale rischia di non garantire cure radioterapiche adeguate nell’arco di poco più di un decennio, proprio mentre le diagnosi di malattie neoplastiche e il fabbisogno clinico continuano ad aumentare. Questa minaccia richiede un impegno su più fronti: corsi obbligatori di radioterapia oncologica nelle lauree in Medicina e Chirurgia, con un numero di crediti formativi adeguato; master dedicati non solo ai radio-oncologi, ma anche a tecnici e fisici medici; borse di studio per gli specializzandi; campagne di sensibilizzazione che valorizzino il ruolo strategico della disciplina. L’oncologia è sempre più complessa sul piano clinico e organizzativo, e richiede strumenti condivisi a sostegno della programmazione sanitaria. La radioterapia ha assunto un ruolo crescente grazie all’innovazione tecnologica, ma permangono differenze territoriali rilevanti nell’accesso e nell’utilizzo dei trattamenti. L’introduzione diindicatori specifici per la radioterapiada parte dell’Age.Na.S. consentirà unavalutazione più completa dei percorsi oncologici: appropriatezza clinica, distribuzione territoriale dei trattamenti, qualità della vita, tollerabilità ed esiti funzionali. Strumenti che rafforzeranno la governance sanitaria, aumentando trasparenza e omogeneità territoriale e promuovendo cure oncologiche più eque e di qualità crescente. «GliStati Generalisono ormai un tavolo autorevole e riconosciuto, che riunisce Istituzioni, comunità scientifica, professionisti e Associazioni dei pazienti attorno a un obiettivo comune:rafforzare il ruolo della radio-oncologia nei percorsi di cura e garantire un accesso più equo a questi trattamenti», dichiaraStefano Pergolizzi,Presidente AIRO. «Questa sfida richiede un approccio sinergico: integrazione tra radioterapia e farmaci innovativi già nello sviluppo regolatorio a livello europeo, rilancio della formazione, indicatori Age.Na.S. per la governance delle terapie a livello regionale. Come AIRO, continueremo a stimolare il dialogo con le Istituzioni nell’interesse dei pazienti».
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Criteri Critici
ISS, pubblicate le raccomandazioni sul percorso del paziente oncologico in situazioni cliniche complesse - Prof. Andrea Cortegiani Unipa
21-mag-2026
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E’ stato pubblicato sul portale delle raccomandazioni da parte dell’Istituto Superiore di Sanità il documento di buone pratiche clinico-assistenziali organizzative sul percorso assistenziale del paziente oncologico in situazioni cliniche complesse( https://www.iss.it/-/bpcao-00141 ).
Il lavoro, coordinato dalla Società di Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva (SIAARTI), ha avuto come coordinatore metodologico il professore Andrea Cortegiani, Responsabile della UOS Terapia Intensiva Polivalente del Policlinico "Paolo Giaccone" e Professore associato di Anestesiologia dell’Università degli Studi di Palermo, afferente al Dipartimento Me.Pre.C.C.
Il documento ha come obiettivi quelli di personalizzare le cure, ridurre la variabilità decisionale tra gli operatori sanitari sul territorio nazionale e migliorare la comunicazione tra pazienti e operatori stessi.
Le tematiche trattate riguardano snodi decisionali importanti e critici come l’accesso alle cure intensive per il paziente oncologico critico, il bilancio costo-beneficio per procedure invasive urgenti, la gestione dei sintomi non controllati in Pronto Soccorso, nonché il rifiuto dei trattamenti da parte del paziente e i modelli organizzativi da applicare per la transizione a cure palliative da Terapia Intensiva e Reparti di chirurgia.
Al lavoro multidisciplinare hanno collaborato varie Società Scientifiche e Associazioni tra cui:
AIOM – Società italiana di Oncologia medica;
SICO – Società italiana di Chirurgia oncologica;
FAVO – Federazione italiana delle Associazioni di volontariato in oncologia;
AIMAC – Associazione italiana malati di cancro;
CPAR – Collegio dei Professori di Anestesia e Rianimazione;
CIPOMO – Collegio italiano deiprimari oncologi medici ospedalieri;
AIIAO – Associazione italiana infermieri di area oncologica;
SICP – Società italiana di cure palliative;
SIPO – Società italiana di psico-oncologia.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
55.9/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Sos Terra dei fuochi: più malati di cancro anche tra i giovani Il Mattino
Terra dei fuochi: sono 90 i Comuni della provincia di Napoli (56) e di Caserta (34) inseriti nell’ambito dei Siti di interesse nazionale per rischio ambientale. In circa i due terzi di essi (60 Comuni) si registra una più alta incidenza di neoplasie maligne e una più alta mortalità per cancro rispetto alla media regionale e nazionale in linea con le aree a più alta industrializzazione del Paese. A confermare un trend già noto ma ora più capillarmente georeferenziato, è il più recente aggiornamento dei dati del registro tumori della Regione Campania.
Nel report 2025 sono presentati, strutturati per le sette Asl, i tassi standardizzati di incidenza oncologica riferiti al periodo 2017-2019 e l’aggiornamento al 2020-2021 con una proiezione matematica al 2025. Sotto la lente 24 sedi tumorali nei maschi e 27 nelle femmine. Calcoli che permettono di conoscere le nuove diagnosi di tumore attese in Campania nel 2025 per sede anatomica su cui il sistema sanitario regionale dovrebbe calibrare una più attenta programmazione di cure e prevenzione in ambito oncologico.
APPROFONDIMENTI Giornata mondiale senza tabacco a Napoli: la Asl 1 in via Cervantes con screening e attività contro il fumo Ebola, cos'è il ceppo Bundibugyo e perché è così pericoloso: i sintomi e come avviene il contagio Ebola, circolare del ministero: «Le compagnie aeree segnalino casi sospetti a bordo»
Giornata mondiale senza tabacco a Napoli: la Asl 1 in via Cervantes con screening e attività contro il fumo
«La maggiore incidenza nell’uomo riguarda il tumore della prostata in notevole ascesa – spiega Pasquale Ruffolo, già chirurgo oncologo del Pascale e oggi impegnato in seminari informativi su questo tema presso l’Ordine dei medici - e le proiezioni 2025 indicano il sorpasso sul polmone che dopo un picco nei maschi negli scorsi anni si è ora stabilizzato mentre prosegue la corsa nelle donne». Cresce meno la mortalità, mitigata dagli interventi di diagnosi e cura e da una rete oncologica assurta ai vertici tra le regioni italiane per esiti. «Nell’uomo anche il tumore del colon retto e del pancreas sono in netto aumento – aggiunge Ruffolo - mentre nei territori della Asl Napoli 2 nord un picco di incidenza per tutti i tumori, ma solo nei maschi, lo si registra proprio nel distretto 46 di Acerra».
I dati pediatrici
Infine i bambini: nella fascia di età tra 0 e 14 anni i tumori più diffusi sono leucemie e linfomi con prevalenza nei maschi mentre negli adolescenti dai 15 ai 19 anni c’è un picco, soprattutto nelle donne, di melanomi, tumori epiteliali e linfomi. Il Registro Tumori Infantili 2012-2021 non segnala un eccesso generale di tumori 0-14 anni in Campania rispetto al dato nazionale. Eccesso che emerge invece per i tumori a cellule germinali e melanomi nella fascia 0-19 anni e proprio nelle aree della Terra dei Fuochi. Negli adulti invece l’eccesso è chiaro per tumori a lunga latenza legati a esposizione ambientale: fegato, polmone, stomaco, mesotelioma.
«Sui dati del quinquennio 2017-2021 – chiarisce Maria Triassi, docente universitaria di Igiene e prevenzione - va considerata la sottodiagnosi di molti cancri durante l’epidemia da Sars Cov2 del 2020 e 2021 in ragione delle misure restrittive per controllare l’epidemia. Fenomeno più marcato per i tumori sottoposti a programmi di screening (colon-retto, collo dell’utero e mammella). È significativo che queste neoplasie - conclude Triassi - soprattutto colon e utero, non sembrano subire modifiche di incidenza e mortalità dalle attività di prevenzione e screening ancora del tutto insufficienti».
Eccesso di tumori
Nelle aree di Terra dei fuochi gli eccessi significativi per tumori di stomaco, fegato, polmone, laringe e colon-retto potrebbero rispondere a una ipotesi di esposizione ambientale e fattori di rischio esogeni più marcata tuttavia ancora da dimostrare nel rapporto causa-effetto. Del resto studi di biomonitoraggio confermano queste ipotesi. Luigi Montano, past president della Società italiana della riproduzione umana, coordinatore del progetto di ricerca EcoFoodFertility, in studi pubblicati ha dimostrato l’accumulo di metalli pesanti e contaminanti organici nel sangue, ma soprattutto nel seme e di recente anche nel fluido follicolare dei residenti in queste zone rispetto ad altre del Cilento e della valle del Sele.
A questi eccesso di contaminanti corrispondono danni dei sistemi antiossidanti, frammentazione al Dna spermatico e alterazioni epigenetiche e proteomiche nei ragazzi. Il mesotelioma risponde invece alla presenza storica di amianto nelle Asl Napoli 2 e 3. I dati del Registro tumori mostrano dunque un eccesso di mortalità e incidenza per tumori con forte componente ambientale nelle Asl della Terra dei Fuochi e gli studi di biomonitoraggio mostrano che le persone che vivono in quelle zone hanno un carico corporeo più alto di contaminanti e danno biologico misurabili.
I dati
Su scala regionale, nei maschi, i primi cinque tumori per tassi di incidenza sono rappresentati da polmone (oggi in riduzione costante nei maschi e in crescita nelle donne), della prostata (in ascesa) del colon-retto, della vescica e del fegato. Quest’ultimo con quello dello stomaco, sia in uomini che donne, è in netta discesa in ragione delle cure e vaccinazioni contro l’epatite e adozione della Dieta Mediterranea. Nelle donne il primo tumore in assoluto resta il cancro al seno seguito dai tumore del colon retto. Al terzo posto, in aumento, il tumore del polmone seguito da tiroide e corpo dell’utero. Le Asl con maggiori incidenza e mortalità per cancro sono la Napoli 2 nord, seguita da Napoli centro e Caserta.
Parti a rischio, specialisti a confronto all'Università Vanvitelli
In particolare nell’area della Napoli 2 nord un eccesso di casi riguarda, sia nei maschi che nelle donne, i tumori del colon retto, dello stomaco, della laringe, del polmone, del rene e del fegato. Nelle Asl di Caserta nell’insieme le singole sedi più colpite sono stomaco e vie biliari, laringe, colon-retto, fegato, polmone e prostata nel maschio con l’aggiunta della mammella nella donna. A Napoli sono due le aree della città dichiarate siti di interesse nazionale (Ponticelli-Barra-San Giovanni e Bagnoli-Coroglio) con ampie aree industriali dismesse. Qui l’eccesso di tumori rispetto alla media nazionale e regionale riguarda i melanomi, il cancro della vescica, i tumori del polmone del fegato nei maschi e a cui si aggiungono pancreas e mammella nelle donne. Tutti indicatori di cui tenere conto nelle bonifiche e nei programmi di prevenzione.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?3
47.8/100
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Criteri Critici
“Non ce la faccio più”: l’attrice annuncia la sua diagnosi di tumore tra paura e lacrime bigodino.it
Il racconto di una celebre attrice si fa portavoce di un momento difficile e toccante della sua vita. Un video condiviso sui social media diventa un mezzo di espressione profonda, in cui la protagonista decide di abbattere le barriere e rivelare una diagnosi che ha stravolto la sua routine quotidiana. Le emozioni, espresse attraverso lacrime e pause, riflettono il peso di una notizia che cambia le prospettive e mette a nudo la fragilità umana.
Negli ultimi giorni, il messaggio dell’attrice ha iniziato a diffondersi rapidamente tra i suoi sostenitori, suscitando una risposta emotiva significativa. Non si tratta semplicemente di un aggiornamento sulla salute, ma di una narrazione cruda e sincera, ricca di timori e consapevolezze. “Non ce la faccio più”, ha dichiarato, rivelando la vulnerabilità di chi affronta un percorso lungo e incerto.
L’attrice parla dopo la diagnosi di tumore
Nel video, l’attrice descrive in modo dettagliato la sua lotta quotidiana: visite mediche, esami e attese interminabili. “Ogni mattina mi sveglio e so che devo andare in ospedale e ricevere altre notizie. Questa situazione, che dura da tempo, mi mette in uno stato di incertezza. Penso solo: ‘Non ce la faccio più’, ma il mio percorso non è ancora iniziato.” Queste parole dipingono un limbo emotivo che precede l’avvio delle terapie, caratterizzato da dubbi e paure difficile da gestire.
La protagonista di questo racconto è Tracy Shaw, nota per il suo ruolo in Coronation Street. L’attrice ha recentemente annunciato di essere pronta a intraprendere la chemioterapia dopo aver ricevuto una diagnosi di tumore al seno solo un mese fa. “Sarò semplicemente me stessa, e la mia verità è che non mi sono rasata i capelli, ho solo messo un foulard perché non ci ho fatto niente e sto andando in ospedale.”
Durante il suo sfogo, sono emerse anche le sue ansie più profonde legate alla malattia: “Quando mi sveglio con un forte mal di testa o sento un altro piccolo fastidio all’altro seno, penso subito: ‘Oh, si sta muovendo!’” Ha aggiunto che “tutte le forme di cancro sono terribili, e anche se cerco di andare avanti con la mia vita, è probabile che questo sia il pensiero di tutti.” Questi pensieri testimoniano una mente costantemente in allerta, in cui ogni segnale fisico diventa motivo di preoccupazione.
La chemioterapia avrà inizio a breve, come ha spiegato l’attrice: “Inizieremo i nostri percorsi di chemioterapia nello stesso momento. La prossima settimana. Con amore e pace a tutti coloro che affrontano il percorso contro il cancro.” Queste parole non rappresentano solo un annuncio, ma anche un invito a creare una rete di sostegno tra chi vive esperienze simili. Pochi giorni dopo, Tracy ha deciso di tagliare i capelli, anticipando uno degli effetti collaterali più temuti della terapia.
Il suo percorso terapeutico si preannuncia complesso: dopo il ciclo di chemioterapia, l’attrice spera di sottoporsi a un intervento chirurgico per rimuovere noduli e linfonodi, con la possibilità di ulteriori operazioni prima di iniziare la radioterapia. Al centro della sua cura c’è la presenza di HER2, una proteina che favorisce la proliferazione delle cellule tumorali, rendendo alcune forme della malattia particolarmente aggressive.
Un passato di sfide e resilienza
Questa non è la prima difficile battaglia che Tracy Shaw ha affrontato nella sua vita. Nel video, ha ricordato il suo passato caratterizzato da dipendenze, rivelando di aver seguito il programma dei 12 passi: “Anoressia, bulimia, alcolismo, tossicodipendenza, codipendenza, dipendenza affettiva, qualsiasi cosa, ne sono stata dipendente e mi sono ripresa.” Questa storia di resilienza e determinazione torna a essere centrale, fungendo da risorsa per affrontare questa nuova sfida.
Infine, l’attrice ha voluto ringraziare i fan e il personale sanitario, promettendo di condividere ogni fase del suo percorso: “Grazie per avermi scritto per sapere come stavo. Ho trascorso un periodo lontano dalla tecnologia, il che mi ha aiutato ad affrontare questa notizia.” Concludendo il suo messaggio, ha espresso gratitudine e speranza: “Ringrazio tutti voi e ringrazio il Royal Berkshire Hospital e chiunque abbia contribuito a raggiungere questo traguardo. Vi terrò aggiornati su questo percorso.”