Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?3
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
52.2/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Radiologia interventistica, dalla diagnostica alla terapia. Basile: “A Catania siamo un po’ la Svizzera d’Europa” QdS
Una branca della Radiologia medica con un impatto significativo sul paziente e sul sistema sanitario. Una disciplina tra le più innovative della medicina moderna, che permette di trattare numerose patologie senza ricorrere alla chirurgia tradizionale, con minori rischi, tempi di recupero più brevi e degenze ospedaliere ridotte. Nonché risparmio economico e logistico per il sistema sanitario. Una specialità che, nel 2025, ha compiuto 130 anni e che, in questo lasso di tempo, ha permesso importanti passi avanti, sia per quel che riguarda la prevenzione che per quel che concerne i trattamenti di alcune patologie. Ne abbiamo parlato con il professor Antonello Basile, direttore di Radiologia al Policlinico G. Rodolico di Catania e direttore della scuola di specializzazione in radiologia diagnostica e interventistica dell’Università di Catania. La sua attività clinica si concentra principalmente su diagnostica ed interventistica sia oncologica che di emergenza oltre al trattamento mediante embolizzazione di fibromi uterini, varicocele ed altre patologie.
Professor Basile, la radiologia ha compiuto 130 anni, come ha rivoluzionato il mondo della medicina?
“Quando comincio le lezioni del corso di laurea di medicina, dico sempre che non vi è diagnosi oggi che non sia una diagnosi radiologica. In più, nel tempo, la radiologia ha creato la branca della radiologia interventistica, per cui ha modificato il proprio ruolo assistenziale. È iniziata come raggi, come fotografie, e oggi si arriva alla parte terapeutica, che è quella che io faccio prevalentemente. La radiologia ha un grande ruolo nello screening, oggi praticamente riusciamo a prevenire, grazie a essa, numerose patologie. Insomma, ha un ruolo fondamentale: la medicina, senza la radiologia, sia dal punto di vista diagnostico che interventistico, non esisterebbe”.
Quale il ruolo nell’oncologia?
“L’interventistica oncologica fa parte di algoritmi terapeutici internazionali ormai consolidati. In casi selezionati, quando un paziente non può andare incontro, per varie problematiche, a un intervento chirurgico, può ricorrere a una ablazione, un intervento percutaneo che riesce a rimuovere il tumore con effetto curativo. Per esempio, di fronte a un epatocarcinoma, le terapie ablative in casi selezionati sono curative tanto quanto la chirurgia. Abbiamo iniziato con i pazienti che non potevano andare incontro a chirurgia ma oggi ci sono determinati ambiti in cui l’interventistica è uguale o addirittura preferibile rispetto all’intervento chirurgico. Per non parlare poi dell’emergenza. L’urgenza appiana le differenze sociali ed economiche; è una sorta di livella, per cui da questo punto vi è la necessità di avere sul territorio un prodotto e procedure che sono standardizzate e sono fruibili da tutti. Oggi, la radiologia, nell’ambito dell’urgenza, ha un ruolo importantissimo, oltre a essere una delle colonne dell’oncologia”.
Oltre l’esperienza del radiologo, che importanza hanno gli strumenti di cui si avvale la radiologia? E come siamo messi noi catanesi da questo punto di vista?
“C’è un detto siciliano che dice che gli strumenti fanno il calzolaio, ma il calzolaio deve esserci e deve essere bravo. E non è facilissimo addestrare persone a fare questo. Poi, è chiaro che deve esserci la strumentazione, la tecnologia. Quando parliamo di gap assistenziale tra noi e il Nord o altre realtà europee si intende spesso un gap tecnologico. Noi, a Catania, in Sicilia, per quanto riguarda l’interventistica, siamo un po’ la Svizzera in Europa, abbiamo tre hub di interventistica, un h24 e altri due ospedali, il Cannizzaro e il Garibaldi, che hanno equipe di altissimo livello. Sicuramente, l’offerta da questo punto di vista rispetto al resto della regione, ma anche ad altre regioni, è molto importante. Anche nell’ambito oncologico abbiamo diversi centri di ottimo livello. Sicuramente, tutto è migliorabile ma non mi sento di dire che il gap è enorme”.
Quale l’impatto della radiologia mininvasiva sul paziente? E sul sistema sanitario?
“Faccio un esempio di oncologia e uno di urgenza. Nel primo caso, un paziente che ha un trauma, una milza che sanguina, e lo si sottopone a un intervento di embolizzazione in anestesia locale, con il paziente sveglio. Teoricamente, se tutto va bene, la ripresa è velocissima. Immaginiamo l’impatto di un intervento chirurgico. Per quanto riguarda la parte oncologica, se prima si usava la radiologia interventistica per chi non poteva sottoporsi a un intervento chirurgico, oggi ci sono importantissime alternative minimvasive come l’ablazione o l’embolizzazione. Una scelta che si prende anche per ridurre l’impatto dell’anestesia sui pazienti a rischio. Ci sono ambiti in cui abbiamo risultati curativi e tutto questo, ovviamente, impatta sul sistema sanitario. L’interventistica riduce i costi di ospedalizzazione. Un posto letto costa alla Regione siciliana 500 euro al giorno ed ovviamente un ritardo nella cura di altri pazienti. Per una ablazione di tumore epatico non ci sono più di 48/72 ore di ricovero. Non è solo un risparmio, ma si migliora l’offerta assistenziale”.
Riscontra crisi della vocazione anche nel suo settore?
“Si registra in generale nei campi di azione ed è causata in gran parte dalla medicina difensiva. Se si togliesse la possibilità di denunciare il medico, quando, come avviene nella maggioranza dei paesi europei, lo Stato potrebbe rispondere per eventuali errori, si permetterebbe ai medici di essere medici, di prendere anche una decisione rischiosa secondo deontologia senza la spada di Damocle della denuncia. Come in tutti campi, c’è chi è bravo e chi no, ma nessun medico entra in sala operatoria pensando di fare male”.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?4
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
47.0/100
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C
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❌
Criteri Critici
Tumore dello stomaco, arriva una nuova immunoterapia la Repubblica
Tumore dello stomaco, arriva una nuova immunoterapia
Per oltre 20 anni non ci sono stati reali progressi per questa neoplasia. Lo scenario sta cambiando grazie all’immunoterapia e la disponibilità di tislelizumab in prima linea amplia le opportunità di cura. I risultati degli studi clinici indicano che l’aggiunta di questa molecola alla chemioterapia provoca una riduzione del rischio di morte del 29%, come spiega Filippo Pietrantonio, Responsabile dell’Oncologia medica gastroenterologica alla Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano
Intervista di Letizia Gabaglio
Servizio di Daniele Alberti
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO5
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
64.1/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Duchenne, profilo preliminare favorevole per la terapia genica RGX 202 Pharmastar
I dati ad interim dello studio di fase 1/2 AFFINITY DUCHENNE suggeriscono che la terapia genica RGX 202 è ben tollerata e in grado di indurre un’espressione robusta di microdistrofina, accompagnata da primi segnali di miglioramento funzionale nei bambini con distrofia muscolare di Duchenne (DMD).
RGX 202 è una terapia genica sperimentale basata su un vettore adeno associato (AAV), progettata per veicolare una versione ottimizzata del gene della microdistrofina tramite un vettore NAV AAV8. L’obiettivo è fornire un trattamento unico in grado di intervenire sulla causa genetica alla base della malattia.
Il contesto clinico
La DMD è una rara malattia neuromuscolare legata al cromosoma X, causata da mutazioni del gene DMD che compromettono la produzione di distrofina, una proteina strutturale essenziale per l’integrità del tessuto muscolare. Il decorso è caratterizzato da una progressiva degenerazione muscolare che conduce alla perdita della deambulazione, a compromissione respiratoria, cardiomiopatia e mortalità precoce.
Disegno dello studio AFFINITY DUCHENNE
AFFINITY DUCHENNE, guidato da Carolina Tesi Rocha, direttrice del Pediatric EMG Laboratory del Lucile Packard Children’s Hospital Stanford (California), è uno studio multicentrico, in aperto, volto a valutare sicurezza, tollerabilità ed efficacia di RGX 202 in bambini deambulanti con DMD. Nella parte di fase 1/2/3, sono stati arruolati bambini di età compresa tra 1 e 11 anni al momento dello screening, trattati con una singola infusione endovenosa di RGX 202 a uno dei due livelli di dose: 1 × 10¹⁴ copie genomiche/kg (dose level 1) oppure 2 × 10¹⁴ copie genomiche/kg (dose pivotale).
La successiva fase 3 sta valutando la terapia in bambini di età superiore a 1 anno, con un ulteriore coorte confermatoria attualmente in arruolamento. Il protocollo prevede anche un breve regime di modulazione immunitaria per mitigare i potenziali rischi di sicurezza associati alle terapie geniche AAV ad alte dosi.
Risultati funzionali e di sicurezza
I dati funzionali preliminari suggeriscono un potenziale beneficio clinico. Nei partecipanti trattati con la dose pivotale, gli esiti motori a 12 mesi hanno superato le traiettorie attese sulla base di confronti con storici naturali esterni e modelli predittivi sviluppati tramite la Clinical Trial Analysis Platform (cTAP).
Inoltre, i miglioramenti osservati hanno superato la soglia della differenza minima clinicamente importante nel piccolo gruppo di partecipanti valutati (n = 4), indicando segnali precoci di beneficio funzionale dopo il trattamento con RGX 202.
Alla data di cutoff del 7 maggio 2025, i dati intermedi relativi a 13 partecipanti trattati mostrano che RGX 202 è stato generalmente ben tollerato, senza eventi avversi (EA) gravi né EA di particolare interesse. In particolare, non è stato rilevato alcun segno di danno epatico, un potenziale rischio associato alle terapie geniche AAV ad alte dosi.
Le analisi dei biomarcatori hanno evidenziato una transduzione coerente e un’espressione significativa della proteina microdistrofina nel tessuto muscolare. I livelli di espressione hanno superato il 10% rispetto ai campioni di controllo normali, con valori compresi tra 10,4% e 83,4% nel gruppo a dose inferiore (n = 3) e tra 20,8% e 122,3% nei partecipanti trattati con la dose pivotale (n = 9).
Contesto terapeutico e conclusioni
Le strategie di sostituzione genica rappresentano un approccio terapeutico promettente per la DMD, con l’obiettivo di fornire versioni accorciate del gene della distrofina in grado di ripristinare parzialmente la funzione proteica nel muscolo scheletrico. RGX 202 codifica una microdistrofina contenente un dominio C terminale progettato per migliorare la funzione muscolare e preservare la salute del tessuto muscolare.
Gli investigatori hanno concluso che RGX 202 mostra un profilo di tollerabilità favorevole, accompagnato da un’espressione robusta di microdistrofina e da segnali precoci di miglioramento funzionale fino a 12 mesi dal trattamento nei bambini con DMD. Le fasi in corso dello studio AFFINITY DUCHENNE continueranno a valutare la sicurezza a lungo termine e l’efficacia clinica della terapia.
Il punto sulla terapia genica nella Duchenne
Negli ultimi anni la terapia genica è diventata uno dei filoni di ricerca più avanzati nella distrofia muscolare di Duchenne, con l’obiettivo di compensare il deficit di distrofina attraverso il trasferimento di versioni “miniaturizzate” del gene. Poiché il gene DMD è troppo grande per essere inserito nei vettori virali AAV, le strategie attuali utilizzano costrutti di microdistrofina progettati per conservare le regioni funzionalmente più importanti della proteina.
La prima terapia genica approvata è stata Delandistrogene moxeparvovec (Elevidys), sviluppata da Sarepta Therapeutics e autorizzata negli Stati Uniti dalla Fda inizialmente per bambini deambulanti e successivamente estesa a una popolazione più ampia di pazienti con mutazione confermata del gene DMD. Il trattamento utilizza un vettore AAVrh74 per trasportare una microdistrofina nei muscoli scheletrici e cardiaci.
Dal punto di vista regolatorio, Delandistrogene moxeparvovec rappresenta il caso più avanzato ma anche più controverso nella terapia genica per la distrofia muscolare di Duchenne. Negli Stati Uniti la terapia è stata approvata dalla Fda nel 2023 e successivamente estesa ai pazienti di età pari o superiore a 4 anni. Tuttavia, nel 2025 sono emersi casi di insufficienza epatica fatale, soprattutto nei pazienti non deambulanti, portando la Fda a introdurre una boxed warning e a limitare l’indicazione ai soli pazienti deambulanti. Parallelamente, l’Ema non ha approvato il trattamento, ritenendo insufficienti le evidenze di beneficio clinico. Il caso Elevidys ha evidenziato sia il potenziale della terapia genica nella Duchenne sia le criticità ancora aperte sul fronte della sicurezza e della dimostrazione dell’efficacia clinica.
Anche altri programmi di terapia genica hanno incontrato difficoltà importanti. Pfizer ha sviluppato fordadistrogene movaparvovec, ma il programma è stato interrotto dopo risultati deludenti sul piano dell’efficacia e problematiche di sicurezza, inclusi eventi avversi gravi osservati in alcuni studi.
Anche Solid Biosciences sta portando avanti lo sviluppo di una propria microdistrofina di nuova generazione, mentre altri approcci sperimentali cercano di migliorare la distribuzione muscolare, ridurre l’immunogenicità o aumentare la durata dell’espressione genica.
In questo panorama, RGX 202 presenta alcune caratteristiche distintive. La terapia utilizza il vettore NAV AAV8, sviluppato da REGENXBIO, ed è progettata per esprimere una microdistrofina che include un dominio C terminale aggiuntivo rispetto ad altri costrutti. Secondo gli sviluppatori, questa caratteristica potrebbe favorire una migliore organizzazione della giunzione neuromuscolare e contribuire alla stabilità e alla funzionalità del muscolo nel lungo periodo. Inoltre, l’assenza finora di segnali di tossicità epatica rilevante rappresenta un elemento di particolare interesse, considerando che la sicurezza epatica e immunologica resta uno dei principali temi aperti per le terapie geniche AAV nella DMD.
Fonte:
Tesi Rocha C, et al. RGX-202, An investigational gene therapy for the treatment of Duchenne muscular dystrophy: Interim Phase I/II clinical data. Presented at: Muscular Dystrophy Association (MDA) Clinical and Scientific Conference; March 8-11, 2026; Orlando, Florida
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📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
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Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?3
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Criteri Critici
Ten to Six, un corto sul tumore al seno per invitare alla prevenzione Ciak Magazine
Solo pochi giorni fa a Roma si è ripetuto il ‘rito’ della Race for the Cure – con oltre 200.000 partecipanti e più di 5.000 prestazioni gratuite di diagnosi precoce (con particolare attenzione alle donne in condizioni di fragilità economica e sociale) – e proprio in quella occasione è stato presentato il corto Ten to Six diretto da Alessio Rupalti e interpretato da Charlie Wright, Gerard Bell e Georgia Polly-Taylor: una storia profondamente attuale che affronta il tema del tumore al seno da un punto di vista inedito: quello maschile.
LEGGI ANCHE: Animalia allo Short Film Corner, un altro italiano a Cannes 2026
I prossimi appuntamenti con il film breve parlano del Fastnet Film Festival di Schull, in Irlanda, mentre subito dopo, il 24 maggio, l’attenzione si sposterà sulla Walk for the Cure di Colonna, in provincia di Roma (una camminata solidale dedicata alla lotta contro il cancro e alla diagnosi precoce), un evento organizzato da Komen Italia, realtà da anni impegnata nella lotta ai tumori al seno, con il sostegno della quale è stato realizzato il corto. Che speriamo possa avere ulteriori occasioni di distribuzione in vista di ottobre, mese da tempo dedicato alla sensibilizzazione sul tumore al seno.
Quella di Rupalti (del quale potete leggere l’intervista, di seguito) è un’opera che non cerca scorciatoie emotive, ma affronta il tema con rispetto, misura e profondità, offrendo al pubblico uno sguardo diverso, più ampio e, proprio per questo, ancora più urgente. Come si intuisce dai brevi filmati che lo presentano:
“Essenziale e intimo”, il racconto per immagini conferma l’approccio discreto scelto dal regista, che cerca l’autenticità attraverso un tono minimale e sottolinea un concetto fondamentale: “Non abbiamo tutto il tempo che pensiamo di avere”. Un invito concreto a guardare alla prevenzione come a una responsabilità condivisa.
Al centro del racconto una storia d’amore e una riflessione sul tempo, la memoria e la responsabilità, per una volta affrontata dal punto di vista maschile, quello di chi spesso è profondamente coinvolto, di chi è accanto, chi ama, chi perde chi ne è direttamente colpito. Perché il tumore al seno “non è solo una battaglia individuale, ma una ferita collettiva che attraversa relazioni, famiglie e legami – come recita la presentazione. – Mariti, figli, padri, compagni diventano testimoni silenziosi di un dolore che li segna per sempre“.
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Nel film breve – del quale ci parla lo stesso regista – seguiamo un anziano fisico in pensione, tormentato da decenni dal senso di colpa per non essere riuscito a salvare la moglie dal tumore al seno. Un anziano che, trentacinque anni dopo la scomparsa dell’amata, crede di aver trovato una possibilità di redenzione e si reca in un piccolo caffè alla periferia di Londra, dove l’incontro con un giovane cameriere si rivelerà tutt’altro che casuale.
Intervista a Alessio Rupalti
Partiamo dall’inizio, che origine ha il progetto e cosa è per lei?
Ten to six nasce dall’idea di raccontare come la mia percezione del tempo sia cambiata negli ultimi anni, e dall’aver trovato un modo chiaro e delicato per raccontarla, attraverso il tema della prevenzione. Ho sempre pensato che il cinema possa e debba avere anche il compito di sensibilizzare, oltre che informare ed intrattenere, e più il progetto prendeva forma, più mi rendevo conto di quanto fosse importante parlare proprio di prevenzione. Nello specifico, mi sono focalizzato sulla prevenzione del tumore al seno, perché, a seguito di alcune ricerche durante la scrittura della sceneggiatura, ero rimasto impressionato dalla percentuale di guarigione che si otteneva nei casi di diagnosi precoce e da quanto poco si fosse sensibilizzati in merito. Soprattutto tra gli uomini. E non mi riferisco agli uomini come protagonisti della malattia, si certo anche, ma più di ogni altra cosa, come supporto per chi la malattia si ritrova a viverla in prima persona. Ho avuto come l’impressione che la prevenzione venga spesso considerata una questione individuale quando invece dovrebbe avere un peso collettivo. Credo che la prevenzione sia qualcosa che, prima o poi, finisca per riguardare tutti noi, direttamente o indirettamente, ed è da tutte queste riflessioni che prende vita il film, una storia che ha come protagonista chi resta e chi spesso si considera una figura marginale quando si parla di tumore al seno. Il mio tentativo è stato quello di mostrare un punto di vista poco esplorato e di dare un piccolo contributo a questa causa, con ciò che so fare meglio: raccontare con le immagini.
Quindi il “Non abbiamo tutto il tempo che pensiamo di avere” è un mantra che applica anche nella sua vita?
Il “tempo” è un tema cui tengo molto, in primis perché gli anni che mi lascio alle spalle iniziano ad avere un peso diverso. Inoltre vivo in una città, Londra, che molto spesso mi fa mettere in discussione quanto il modo in cui usiamo il tempo che abbiamo a disposizione. Riflessioni inevitabili vedendo tutti, intorno a me, correre instancabilmente per sopravvivere ai ritmi che una grande città impone. A primo impatto può sembrare la formula migliore per ottimizzare il tempo che abbiamo a disposizione, eppure spesso accade esattamente il contrario: che trascuriamo noi stessi. Che rimandiamo quel tempo destinato a noi e alle persone che ci stanno accanto, per cose magari che non hanno poi tutta questa urgenza. Tutte riflessioni che convergono in quella che considero la frase più importante in Ten to Six: “Non abbiamo tutto il tempo che pensiamo di avere”. Si tratta di una consapevolezza che la maggior parte delle volte arriva troppo tardi. Una riflessione che mi ripeto quando supero quel limite di velocità che mi sono imposto di non oltrepassare, ma è anche una condivisione rivolta a chiunque avrà modo di vedere il cortometraggio: nella vita reale il tempo non è riavvolgibile come quello nel Cinema.
Che reazioni ci sono state alla visione durante la Race for the Cure?
Trovo che la collaborazione con Komen Italia sia tra i riconoscimenti più importanti che potessi ottenere con Ten to Six. La storia di questo cortometraggio è arrivata senza difficoltà a chi porta avanti, in prima linea, da decenni, la lotta al tumore al seno. E questo, per me, è motivo di grande orgoglio. Nello specifico, la presentazione del cortometraggio durante la Race for the Cure a Roma è stata un’esperienza straordinaria. Far parte di un’evento così importante, con il mio piccolo film, mi ha dato la conferma di aver realizzato qualcosa non solo per me stesso, ma anche per gli altri. In particolare c’è stato un aspetto di questo evento che mi ha piacevolmente sorpreso: durante il Q&A nell’area conferenze con gli studenti di una scuola superiore c’è stata un’interazione inaspettata. Una generazione che molte volte viene considerata incapace di apprezzare contenuti di durata superiore a quelli che il mondo web offre e che invece ha dimostrato un grande interesse e una notevole profondità nell’approcciarsi ad un tema così delicato come la prevenzione del tumore al seno e una forma di comunicazione come quella del cortometraggio. I ragazzi hanno colto in maniera sorprendente il messaggio del cortometraggio. Mi ha colpito molto questa loro riflessione: “Lascia dentro lo spettatore una sensazione intensa, quasi un’invito a fermarsi e pensare alla propria vita e che tutto può finire, e ogni momento vissuto con amore, acquista un valore ancora più grande”. Ecco, questo è il pubblico a cui vorrei parlare con il cinema che mi sono prefissato di fare.
A parte il Fastnet Film Festival, come continua il percorso del film?
Il cortometraggio ha intrapreso da alcuni mesi il suo percorso festivaliero, debuttando in anteprima mondiale al Cortinametraggio, proseguendo con la partecipazione al Riviera International Film Festival e con la selezione al Fastnet Film Festival in Irlanda, che si terrà alla fine di maggio. Le prossime proiezioni sono ancora in attesa di conferma, ma il percorso intrapreso dal film sta continuando ad attirare interesse sia in Italia sia all’estero. Attualmente il cortometraggio è stato proposto a numerosi festival nazionali e internazionali di rilievo, con l’obiettivo di ampliare il più possibile il dialogo attorno a un tema delicato e universale come la prevenzione del tumore al seno. In questo percorso, la collaborazione con Komen Italia rappresenta un elemento fondamentale, capace di garantire al progetto una visibilità significativa sia sul territorio nazionale che internazionale. Parallelamente, c’è anche la volontà di portare Ten to Six su piattaforme streaming dedicate al cinema, così da permettere a questa storia di raggiungere un pubblico ancora più ampio.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
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Criteri Critici
Oncologia di precisione. Regione Lazio e Cittadinanzattiva avviano la rete dei Molecular Tumor Board Quotidiano Sanità
La medicina oncologica attraversa una trasformazione profonda. L’accesso diffuso al sequenziamento genomico e ai pannelli multigenici permette di leggere il tumore nella sua identità molecolare, oltre che nella sua localizzazione anatomica. Da qui, nasce un’esigenza nuova: interpretare correttamente questi dati e trasformarli in decisioni cliniche appropriate, tempestive e sostenibili.
I Molecular Tumor Board (MTB) rappresentano un passo avanti significativo nella lotta contro il cancro, perché mettono strumenti multidisciplinari che integrano genetica, biologia molecolare, clinica e anatomia patologica al servizio di scelte terapeutiche oncologiche personalizzate, sulla base del profilo molecolare del singolo paziente.
Per favorire realmente una migliore qualità di vita delle persone, Cittadinanzattiva Lazio, in accordo con la Regione, si è fatta promotrice di un tavolo di lavoro per implementare la rete dei Molecular Tumor Board regionali. Il tavolo di lavoro è stato avviato oggi, alla presenza del Presidente, Francesco Rocca, nella Sala Tevere della sede della Giunta.
In Italia, i MTB sono attivi al momento in poche realtà e con modelli organizzativi eterogenei. Il Lazio, sollecitato anche dalla domanda di cittadini e associazioni, ha avviato un percorso per dotarsi di un proprio coordinamento MTB regionale. Per la prima volta, dunque, i quattro attori chiamati a costruire il modello laziale – la Regione, i clinici, gli operatori sanitari e le associazioni di pazienti – sono chiamati a lavorare assieme in un ambito specifico come quello dell’oncologia di precisione, dove il tempo di accesso alle terapie mirate fa la differenza. L’obiettivo primario — condiviso con la Regione — è avviare la costituzione del Molecular Tumor Board regionale, con un impianto che metta a sistema le esperienze già esistenti nei centri laziali e definisca regole chiare di accesso, funzionamento e monitoraggio.
I Molecular Tumor Board nascono per rispondere a una domanda semplice e decisiva: come tradurre in pratica clinica la crescente mole di informazioni che arrivano dai test genomici? Oggi in Italia sono attivi in poche realtà regionali. Il Lazio intende dotarsi di un modello MTB in rete condiviso, sostenibile e accessibile, ad oggi presente presso l’IRCCS IFO-IRE, la Fondazione Policlinico A. Gemelli IRCCS, l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e l’AOU Policlinico Umberto I. Sul tavolo: la governance regionale del MTB e i criteri di accesso per i pazienti; l’integrazione tra centri hub, spoke e rete territoriale; il ruolo delle associazioni di pazienti nel monitoraggio civico del percorso; la formazione continua dei professionisti coinvolti; il collegamento con gli studi clinici e con le terapie innovative.
La costituzione del MTB regionale segna un passaggio concreto verso l’oncologia personalizzata anche nel Lazio. Significa offrire, in particolare ai pazienti con tumori rari o in stadio avanzato, la possibilità di una valutazione collegiale che integri competenze diverse e apra, dove clinicamente indicato, la strada a terapie mirate o alla partecipazione a studi clinici. Cos’ come anche ridurre le disuguaglianze di accesso, oggi legate alla singola struttura in cui il paziente è in carico.
In questa cornice si avviano oggi in Regione Lazio i Molecular Tumor Board (MTB): gruppi multidisciplinari in cui competenze di genetica e biologia molecolare si integrano con la clinica e l’anatomia patologica per interpretare i test genomici e definire, caso per caso, il percorso terapeutico più appropriato. Un modello di lavoro “su misura”, che punta a migliorare l’efficacia dei trattamenti, a ottimizzare l’uso delle risorse e ad ampliare le possibilità di successo terapeutico, in particolare nei tumori rari e negli stadi avanzati.
“Il Lazio ha scelto di investire con decisione nella medicina di precisione”, ha dichiarato il Presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, “perché crediamo in una sanità sempre più costruita attorno alle caratteristiche e ai bisogni di ogni persona. L’istituzione del Molecular Tumor Board rappresenta un passo strategico che colloca la nostra Regione tra le realtà più avanzate nell’innovazione biomedica. Grazie alla collaborazione tra istituzioni, centri di ricerca, università e strutture sanitarie, possiamo offrire ai pazienti oncologici percorsi terapeutici sempre più mirati, efficaci e sostenibili. Abbiamo la responsabilità di sostenere e accelerare questo progresso, affinché ogni innovazione possa tradursi in nuove opportunità di cura e in una speranza concreta per i pazienti e le loro famiglie”.
“Cittadinanzattiva Lazio sostiene con convinzione la costituzione del Molecular Tumor Board (MTB) regionale, partecipando attivamente al tavolo tecnico con l’obiettivo di trasformare questo organismo in uno strumento realmente utile per la comunità e non in un semplice adempimento formale. Per l’organizzazione, l’efficacia dell’MTB risiede nella capacità di garantire equità di accesso e tempi certi per ogni paziente, assicurando che la personalizzazione della terapia si traduca in una presa in carico integrata che unisca ospedale, territorio e domicilio”, dichiara Elio Rosati, segretario regionale di Cittadinanzattiva Lazio. In questa visione, la partecipazione civica stabile e la trasparenza informativa verso pazienti e caregiver diventano pilastri fondamentali per generare consapevolezza ed evitare distorsioni nelle aspettative. “Il modello laziale – continua – ha l’ambizione di diventare un riferimento nazionale se saprà armonizzare le dimensioni scientifica, organizzativa e civica; a tal fine, l’impegno dei prossimi mesi sarà focalizzato sulla definizione di una governance condivisa, sull’implementazione di un monitoraggio civico costante e su una capillare attività di formazione e alfabetizzazione dei cittadini sul diritto alla personalizzazione delle cure”.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
51.1/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Tumore del polmone, con 'Respiriamo insieme' la prevenzione torna nelle scuole ANSA
Redazione AnsaROMA - Maggio 13,2026 - News (ANSA) - ROMA, 13 MAG - Nel 2025, si stima che siano stati 43.500 i nuovi casi di tumore al polmone in Italia, 27.100 uomini e 16.400 donne. Per sensibilizzare bambini e ragazzi, le loro famiglie e tutto il personale scolastico, sull'importanza della prevenzione primaria delle neoplasie polmonari, torna la campagna 'Respiriamo insieme', giunta alla quinta edizione, promossa dall'Associazione italiana di oncologia toracica (Aiot) in collaborazione con il ministero dell'Istruzione e il supporto di Roche.Nell'ambito dell'iniziativa sono state premiate tre classi - la IV C della scuola primaria IC Castel Frentano di Sant'Eusanio del Sangro; la II Csu della scuola secondaria di primo grado Ic L. Fibonacci di Pisa e la classe 4B indirizzo scientifico del Liceo Scientifico e Linguistico di Galatina - per aver presentato proposte innovative per realizzare campagna di prevenzione contro il fumo.Le proposte presentate comprendevano una parte creativa grafica (video, cartellone pubblicitario), e un claim che esprimesse al meglio l'idea e il significato dell'iniziativa sulla consapevolezza dei rischi legati al fumo."Respiriamo insieme è nato come un progetto sperimentale, ma i risultati ottenuti ci hanno confermato fin da subito il suo valore - spiega Rossella Spinetti, tesoriera di Aiot -.L'adesione da parte di tanti istituti e l'entusiasmo dimostrato dai ragazzi, nonostante la complessità del tema, ci hanno convinto a investire con continuità in questo percorso, che è giunto alla sua quinta edizione"."Secondo l'Istituto superiore di sanità in Italia nel 2025 il 7,5% degli studenti tra gli 11 e i 13 anni, ha già provato un prodotto a base di tabacco, percentuale che raggiunge quasi il 40% nella fascia 14-17enni - aggiunge Ilaria Attili, consigliera del direttivo di Aiot -. È proprio da qui che bisogna partire per comprendere quanto sia fondamentale investire nella prevenzione in ambito scolastico. Tutti gli elaborati presentati ci mostrano come sin dalle elementari si possa diventare ambasciatori di salute per loro stessi e per chi sta loro accanto". (ANSA).
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
37.8/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Trump positivo al covid, é in ospedale. Somministrato farmaco sperimentale Younipa
Da 13 anni laureata in comunicazione e tecnica pubblicitaria. Dopo aver fatto diverse esperienze all’estero, ha deciso di fermarsi nella sua terra siciliana, collezionando anni di esperienza nel campo degli eventi e dell’organizzazione congressuale. Da pochissimo ha fondato una sua agenzia di eventi e comunicazione, la Mapi. E’ appassionata di moda, cinema e spettacolo. Ha un debole per le giuste cause e per i Mulini a vento. Il suo sogno? Coltivare e mantenere vivo l’entusiasmo per la vita e per ogni sua piccola forma e manifestazione.
Da 13 anni sono laureata in comunicazione e tecnica pubblicitaria. Dopo aver fatto diverse esperienze all’estero, ho deciso di fermarmi nella mia terra siciliana, collezionando anni di esperienza nel campo degli eventi e dell’organizzazione congressuale. Da pochissimo ho fondato una mia agenzia di eventi e comunicazione, la Mapi. Sono appassionata di moda, cinema e spettacolo. Ho un debole per le giuste cause e per i mulini a vento. Il mio sogno? Coltivare e mantenere vivo l’entusiasmo per la vita e per ogni sua piccola forma e manifestazione.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?3
49.6/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
“La Voce oltre la Cura”, Pfizer dà spazio alla qualità di vita nel tumore al seno metastatico Daily Health Industry
Pfizer Italia ha lanciato nel maggio 2026 la campagna “La Voce oltre la Cura. Qualità di vita e tumore al seno metastatico”, dedicata alle donne che convivono con un carcinoma mammario metastatico. L’iniziativa è stata presentata in occasione della 27ª Race for the Cure, organizzata da Komen Italia al Circo Massimo di Roma dal 7 al 10 maggio 2026.
La campagna nasce per dare spazio a bisogni e vissuti che spesso restano ai margini del percorso di cura: emozioni, relazioni, desideri, percezione del corpo e qualità della vita quotidiana. Pfizer la descrive come un progetto pensato per offrire alle donne uno spazio sicuro in cui raccontarsi e condividere ciò che non sempre emerge nel dialogo clinico.
Nel corso della presentazione è stato allestito anche “L’angolo delle parole mai dette”, uno spazio rivolto a pazienti, caregiver, familiari e amici per raccogliere pensieri e messaggi legati all’esperienza della malattia.
“La Voce oltre la Cura” si inserisce nel percorso già avviato da Pfizer sul tumore al seno metastatico con “La Voce dell’intimità”, campagna dedicata a sessualità e benessere relazionale. Il nuovo progetto amplia il perimetro alla qualità di vita nel suo complesso, portando nel racconto della cura anche ciò che non rientra nei soli parametri clinici.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
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Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
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Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
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54.8/100
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B
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Criteri Critici
Tumore al polmone, nuova terapia ora rimborsata L'Unione Sarda.it
Tumore al polmone, nuova terapia ora rimborsata
Milano, 13 mag. (askanews) - Una nuova speranza per i pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule: in Italia è ora rimborsata una nuova terapia di Johnson&Johnson. Si tratta della combinazione sottocutanea amivantamab e lazertinib come trattamento di prima linea per le forme avanzate di tumore con mutazioni comuni dell'EGFR.Il tumore del polmone resta una delle principali sfide dell'oncologia moderna: rappresenta l'85% dei casi tra le forme non a piccole cellule e, in circa un paziente su cinque, presenta mutazioni dell'EGFR. L'intervista a Silvia Novello, Professore di oncologia medica presso il Dipartimento di Oncologia dell'Università di Torino: "Abbiamo già capito che abbiamo a che fare con pazienti diversi con diverse oncogene addiction, che sono i bersagli, quelli che noi possiamo utilizzare per dare indicazioni prognostiche e per avere nuove opzioni di cura. Stiamo parlando dei pazienti EGFR mutati nella popolazione caucasica all'incirca il 14% dei pazienti che noi quotidianamente vediamo nei nostri ambulatori. Sono pazienti che nel corso del tempo hanno acquisito un tempo di sopravvivenza e un tempo libero dalla malattia superiore rispetto alla media di pazienti che si ammala di tumore polmonare proprio grazie alle innovazioni". Il nuovo regime con amivantamab e lazertinib agisce su due fronti: blocca i segnali di crescita tumorale e contrasta i meccanismi di resistenza, senza ricorrere alla chemioterapia. Le parole di Antonio Passaro, Direttore della Divisione di Oncologia Toracica dell'Istituto Europeo di Oncologia di Milano: "La possibilità di migliorare le aspettative di vita e di trattamento dei pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule e mutazione di EGFR sta cambiando in modo radicale, grazie alle nuove opzioni terapeutiche. E' di questo che si è parlato nella conferenza stampa sulla combinazione particolare di Amivantanab, un anticorpo bispecifico quindi un nuovo tipo di molecola insieme a Lazertinib, un inibitore tirosinokinasico un farmaco orale per i pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule, mutazione di EGFR mai pre-trattati per la malattia avanzata. Si è visto come migliorare il trattamento con una combinazione ad oggi garantisce un miglior controllo di malattia, una miglior risposta nel tempo e anche una migliore sopravvivenza globale". L'approvazione e la rimborsabilità in Italia segnano dunque un traguardo cruciale: un'innovazione che unisce efficacia clinica, precisione terapeutica e attenzione alla qualità di vita, aprendo una nuova fase nella lotta contro il tumore del polmone.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
60.0/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Tumore al polmone, AIOT riporta la prevenzione nelle scuole: “Nel 2025 stimati 43.500 nuovi casi” sanitainformazione.it
Parlare di tumore al polmone tra i banchi di scuola, coinvolgendo bambini, adolescenti e famiglie in un percorso di consapevolezza sui rischi del fumo e sull’importanza di stili di vita sani. È questo l’obiettivo di “Respiriamo insieme”, la campagna nazionale promossa dall’Associazione Italiana di Oncologia Toracica (AIOT) in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, arrivata quest’anno alla quinta edizione. L’iniziativa nasce dalla necessità di rafforzare la prevenzione primaria delle neoplasie polmonari partendo proprio dalle nuove generazioni, in un momento in cui il tumore al polmone continua a rappresentare una delle principali emergenze oncologiche nel nostro Paese. Secondo le stime riportate da AIOT, nel 2025 in Italia saranno circa 43.500 le nuove diagnosi di tumore del polmone: 27.100 negli uomini e 16.400 nelle donne.
Premiati tre istituti scolastici italiani
Anche quest’anno la campagna ha coinvolto scuole primarie, secondarie di primo grado e secondarie di secondo grado provenienti da diverse regioni italiane. Gli studenti sono stati chiamati a ideare una propria campagna di prevenzione contro il fumo attraverso slogan, video, cartelloni e progetti grafici pensati per sensibilizzare i coetanei sui danni provocati dal tabacco. A vincere la quinta edizione di “Respiriamo insieme”, con un premio di 3mila euro ciascuno, sono stati:
la classe IV C della scuola primaria IC Castel Frentano di Sant’Eusanio del Sangro, in provincia di Chieti;
la classe II CSU della scuola secondaria di primo grado IC Leonardo Fibonacci di Pisa;
la classe 4B indirizzo scientifico del Liceo Scientifico e Linguistico di Galatina, in provincia di Lecce.
Gli elaborati sono stati valutati da una doppia commissione composta da rappresentanti del Ministero, membri AIOT ed esperti di comunicazione e arti figurative, che hanno selezionato i progetti più efficaci per originalità, forza del messaggio e capacità comunicativa.
Sempre più giovani entrano in contatto con il tabacco
A rendere ancora più urgente il tema della prevenzione sono i dati sul consumo di tabacco tra i più giovani. “Secondo l’Istituto Superiore di Sanità in Italia nel 2025 il 7,5% degli studenti tra gli 11 e i 13 anni ha già provato un prodotto a base di tabacco, percentuale che raggiunge quasi il 40% nella fascia 14-17enni. È proprio da qui che bisogna partire per comprendere quanto sia fondamentale investire nella prevenzione in ambito scolastico”, ha spiegato Ilaria Attili, dirigente medico della Divisione di Oncologia Toracica dello IEO di Milano e consigliere del direttivo AIOT. Nel corso della campagna sono stati organizzati incontri tra studenti e oncologi, durante i quali ragazzi e ragazze hanno potuto confrontarsi direttamente con gli specialisti sul ruolo del fumo attivo e passivo nello sviluppo di diverse malattie, a partire proprio dal tumore al polmone.
“I ragazzi vogliono capire e informarsi”
Secondo Attili, il confronto diretto con gli studenti ha mostrato una forte attenzione verso i temi della salute e della prevenzione. “Nel corso degli incontri con gli studenti, ho trovato ragazze e ragazzi molto attenti, ricettivi, partecipi e desiderosi di informarsi, capaci di interrogarsi sul proprio futuro e sulla prospettiva di vita. Tutti gli elaborati presentati ci mostrano come sin dalle elementari si possa diventare ambasciatori di salute per loro stessi e per chi sta loro accanto”. Per questo, secondo gli oncologi, la prevenzione dovrebbe entrare stabilmente nei percorsi educativi scolastici, accompagnando bambini e adolescenti verso scelte di salute più consapevoli e durature. “Esiste un terreno fertile su cui lavorare: per questo iniziative come ‘Respiriamo insieme’ dovrebbero entrare a far parte di una programmazione educativa strutturata e più ampia”, ha aggiunto Attili. Il tumore al polmone resta una delle principali sfide oncologiche La campagna si inserisce in un contesto epidemiologico ancora complesso. Nonostante i progressi terapeutici e diagnostici degli ultimi anni, il tumore del polmone continua infatti a essere tra le neoplasie più diffuse e letali. Il fumo di sigaretta resta il principale fattore di rischio, responsabile della maggior parte dei casi, ma gli esperti ricordano come anche il fumo passivo rappresenti un importante elemento di esposizione soprattutto per bambini e adolescenti. Per questo la prevenzione primaria continua a rappresentare uno degli strumenti più efficaci per ridurre l’incidenza della malattia.
“Portare la prevenzione nelle scuole è il risultato più importante”
A sottolineare il valore educativo e culturale dell’iniziativa è stata anche Rossella Spinetti, tesoriere AIOT. “‘Respiriamo insieme’ è nato come un progetto sperimentale, ma i risultati ottenuti ci hanno confermato fin da subito il suo valore. L’adesione da parte di tanti istituti e l’entusiasmo dimostrato dai ragazzi, nonostante la complessità del tema, ci hanno convinto a investire con continuità in questo percorso, che è giunto alla sua quinta edizione”. Per AIOT, il risultato più importante raggiunto in questi anni è stato soprattutto quello di aver portato il tema della prevenzione del tumore al polmone dentro le scuole. “Abbiamo stimolato una maggiore consapevolezza e responsabilizzazione di studenti e famiglie sull’importanza di prendersi cura attivamente della propria salute”, ha concluso Spinetti.
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📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?2
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
56.3/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
Criteri Critici
Mesotelioma pleurico, la metilazione del DNA rivoluziona la cura insalutenews.it
Identificati quattro profili molecolari di metilazione del DNA in grado di predire la risposta all’immunoterapia e la sopravvivenza, aprendo nuove prospettive per la medicina personalizzata contro questa patologia legata all’amianto
Ferrara, 13 maggio 2026 – L’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara e l’Università di Ferrara hanno contribuito in modo determinante allo studio internazionale NIBIT-EPI-MESO, i cui risultati sono stati recentemente pubblicati sulla prestigiosa rivista scientifica Nature Genetics.
La ricerca, coordinata dalla Fondazione NIBIT nell’ambito del Programma AIRC “5 per mille” EPICA, ha portato all’individuazione di quattro sottotipi di metilazione del DNA tumorale capaci di predire in modo indipendente sia la risposta al trattamento immunoterapico sia la sopravvivenza dei pazienti affetti da mesotelioma pleurico.
Questo traguardo scientifico fornisce indicazioni cliniche più precise rispetto alla tradizionale distinzione istologica, consentendo di orientare le scelte terapeutiche verso cure più adatte per ogni singolo paziente.
Il mesotelioma pleurico è una neoplasia rara e altamente aggressiva, quasi sempre associata all’esposizione prolungata all’amianto. Sebbene la combinazione di farmaci immunoterapici sia l’attuale standard di cura, solo una parte dei pazienti beneficia di risultati significativi a lungo termine. Per rispondere alla mancanza di biomarcatori predittivi, lo studio ha analizzato retrospettivamente 91 pazienti attraverso un approccio multi-omico integrato, comprendente il sequenziamento dell’RNA, dell’esoma e lo studio della metilazione del DNA.
Un approccio multi-omico integrato è un modo di studiare il corpo umano guardando più “strati” contemporaneamente invece di analizzarne uno solo. In pratica, il nostro organismo funziona come un sistema molto complesso: ci sono i geni, le proteine, le sostanze che circolano nelle cellule e tanti altri elementi che lavorano insieme.
Prof.ssa Luana Calabrò
Se si osserva solo uno di questi aspetti, si capisce qualcosa, ma non tutto. Con questo approccio, invece, si raccolgono informazioni su più livelli e le si mettono insieme per avere una visione completa. In medicina questo serve soprattutto per capire meglio le malattie e scegliere cure più precise, perché permette di vedere non solo “dove” c’è il problema, ma anche come si sviluppa e perché.
L’analisi ha classificato i tumori in quattro categorie basate su livelli crescenti di metilazione: DEM (demetilato), LOW (bassa metilazione), INT (intermedio) e CIMP (fenotipo metilatore). I dati clinici emersi mostrano divergenze sostanziali.
“I risultati – dichiara la prof.ssa Luana Calabrò, Direttore dell’Oncologia Clinica dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara e primo autore dello studio – suggeriscono che i quattro sottotipi identificati a diverso grado di metilazione non descrivono solo caratteristiche molecolari differenti, ma riflettono biologie tumorali profondamente diverse, con implicazioni dirette sull’efficacia del trattamento immunoterapico”.
Prof. Michele Maio
“L’immunoterapia da alcuni anni è stata approvata dall’agenzia regolatoria del farmaco italiano anche per i pazienti con mesotelioma ad istologia non epitelioide, ma non tutti i pazienti ne traggono beneficio – aggiunge la prof.ssa Calabrò – Questa scoperta consentirà di trattare i malati di mesotelioma non più solo in base alla classificazione istologica (epitelioide, non epitelioide), ma anche in base alle differenze molecolari (e quindi potenzialmente estendendo l’indicazione anche a pazienti con mesotelioma epitelioide). Si potranno così selezionare i malati ‘giusti’ per il trattamento immunoterapico, evitando cure inefficaci e tossicità”.
“I risultati – sottolinea il prof. Michele Maio, Presidente della Fondazione NIBIT e principal investigator dell’intero progetto – indicano che l’analisi della metilazione del DNA potrebbe, in un prossimo futuro, entrare nella pratica clinica per la caratterizzazione molecolare del mesotelioma pleurico. Sul piano terapeutico si ipotizza che i pazienti con sottotipi a metilazione elevata possano beneficiare di strategie combinate con farmaci ipometilanti per rendere le cellule neoplastiche più sensibili all’immunoterapia. La Fondazione NIBIT sta già lavorando in questa direzione con nuovi studi clinici”.
Per tradurre queste evidenze nella pratica quotidiana, il team di ricerca ha sviluppato un algoritmo di machine learning (Random Forest) in grado di assegnare i campioni ai quattro sottotipi con un’accuratezza dell’89%. Lo strumento è stato messo a disposizione della comunità scientifica globale per la validazione prospettica. L’eccellenza della ricerca dell’oncologia ferrarese si conferma impegnata nel contrasto alle patologie rare e complesse (come anche il mesotelioma), lavorando per trasformare l’innovazione tecnologica in migliori prospettive di vita per i pazienti.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?2
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
44.8/100
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C
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Criteri Critici
"Sono guarito": l'abbraccio tra il Papa e il 15enne che ha sconfitto il linfoma dopo mesi di terapia intensiva (VIDEO) Nostrofiglio.it
Una storia di sofferenza che diventa speranza, dove una famiglia affronta una malattia aggressiva lontano da casa, sorretta da terapie impegnative, precisi gesti di solidarietà e una rete di persone pronte a tendere una mano. L’incontro con Papa Leone XIV diventa simbolo di fiducia, fede e ascolto: un abbraccio che chiude il cerchio, piccoli gesti quotidiani che sostengono i genitori, e la certezza che insieme sia possibile ritrovare forza e serenità per i figli.
Ignacio e Papa Leone XIV: dalla terapia intensiva all’abbraccio a Castel Gandolfo
Nell’estate scorsa, Ignacio Gonzálvez arriva a Roma dalla Spagna insieme al fratello Pedro Pablo e alla sorella Adela per partecipare al Giubileo dei Giovani. Pochi giorni dopo, una sorta di “esplosione” nel petto lo porta d’urgenza al Bambino Gesù: i medici parlano di un linfoma molto aggressivo alle vie respiratorie, e il ragazzo finisce in terapia intensiva, in una stanza inaccessibile.
Papa Leone XIV viene a conoscenza della situazione tramite amici comuni. Durante gli eventi a Tor Vergata, chiede pubblicamente preghiere per Ignacio e, la sera del 4 agosto, si presenta a sorpresa al reparto di terapia intensiva del Bambino Gesù per incontrare la famiglia. Può abbracciare il papà Pedro Pablo, la mamma Carmen Gloria e i fratelli, ma non Ignacio, che in quel momento è sedato e isolato.
Da quel momento, la storia di Ignacio Gonzálvez diventa un simbolo di sofferenza ma anche di speranza. L’attenzione di Leone XIV fa il giro dei media internazionali e attorno ai Gonzálvez si crea una grande rete di vicinanza: preghiere, messaggi, sostegni concreti per una famiglia catapultata all’improvviso da Murcia a Roma, in un Paese sconosciuto e con una lingua che non padroneggia.
Nei mesi successivi, la vita di Ignacio è fatta di:
cure e terapie impegnative,
periodi difficili, dolori, alti e bassi,
ma anche di tanta solidarietà concreta.
La mamma Carmen Gloria ricorda come, pur nella paura, abbia sentito costante la presenza di Dio accanto al figlio e alla famiglia.
Parla di persone che hanno lasciato la propria casa perché loro potessero avere un posto dove vivere, di una “provvidenza” che si è manifestata in modo molto concreto.
Ignacio, oggi fuori dall’ospedale, lontano da tubi e flebo, racconta di aver saputo proprio ieri dai medici che il linfoma non c’è più: le terapie sono concluse e la malattia è in remissione. «Volevo dirlo al Papa di persona», spiega. Per lui, tutto quello che è successo è “un miracolo”: nulla di ciò che ha ora sente che sia “suo”, ma frutto di un aiuto dall’alto e dell’amore di tanti.
Accanto a lui, Carmen Gloria parla di un “tempo di grazia” in mezzo al dolore: senza gli aiuti ricevuti, in una situazione così grave e in un contesto sconosciuto, non ce l’avrebbero fatta con le sole forze umane.
Il legame con Papa Leone XIV non si è interrotto dopo quella visita in ospedale. Ci sono stati altri momenti di contatto, in cui Ignacio ha potuto parlargli soprattutto dei suoi problemi di salute. Il Pontefice, dal canto suo, ha continuato a interessarsi alle sue condizioni, a chiedere notizie, a pregare per lui.
Il 12 maggio 2026, davanti a Villa Barberini, il cerchio si chiude. Ignacio è tra la folla, insieme alla mamma. Quando Papa Leone XIV esce, il ragazzo riesce finalmente a dirgli:
che le cure sono finite,
che il linfoma non è più presente,
che lo aspetta a Madrid.
Il Papa lo abbraccia, appare felice, gli dedica qualche attimo di attenzione. Ignacio, emozionato, parla di un momento breve ma molto intenso, colmo di gratitudine “a Dio e al Papa”. Tra i tanti nomi che cita come sostegno dal cielo, il ragazzo sente particolare vicinanza con Santa Chiara – non a caso la dottoressa che lo ha seguito al Bambino Gesù si chiama Chiara – e anche con altri santi che la famiglia ha invocato, come San Charbel e San Carlo Acutis.
Per i Gonzálvez, il rientro in Spagna, previsto probabilmente intorno al 20 del mese, non è solo il ritorno a casa: è anche il portare con sé un segno forte dell’amore di Dio, un figlio guarito e l’esperienza di una Chiesa e di tante persone rimaste loro accanto nel momento più buio.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
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Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
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Criteri Critici
Molecular Tumor Board. Nel Lazio tavolo con clinici, operatori e associazioni dei pazienti sanitainformazione.it
Portare l’oncologia di precisione dentro un modello regionale strutturato, condiviso e accessibile. È questo l’obiettivo del tavolo di lavoro avviato dalla Regione Lazio per l’implementazione della rete dei Molecular Tumor Board, i gruppi multidisciplinari chiamati a interpretare i dati dei test genomici e dei pannelli multigenici per orientare le scelte terapeutiche nei pazienti oncologici.
L’iniziativa, promossa da Cittadinanzattiva Lazio in accordo con la Regione, è stata presentata nella Sala Tevere della Giunta regionale, alla presenza del presidente Francesco Rocca. Attorno allo stesso tavolo siedono Regione, clinici, operatori sanitari e associazioni di pazienti, con l’obiettivo di costruire un coordinamento regionale capace di mettere a sistema le esperienze già presenti nei principali centri del territorio.
Cosa sono i Molecular Tumor Board
I Molecular Tumor Board rappresentano uno degli strumenti più avanzati della medicina oncologica personalizzata. Integrano competenze di genetica, biologia molecolare, oncologia clinica, anatomia patologica e altre discipline per valutare il profilo molecolare del tumore e individuare, caso per caso, il percorso terapeutico più appropriato.
La loro funzione è particolarmente rilevante per i pazienti con tumori rari, tumori in fase avanzata o malattie per le quali le terapie standard non offrono più risposte adeguate. In questi casi, una valutazione collegiale può aprire la strada a terapie mirate, farmaci innovativi o alla partecipazione a studi clinici.
Il modello Lazio: rete, governance e accesso equo
In Italia i Molecular Tumor Board sono già attivi in alcune realtà, ma con modelli organizzativi ancora eterogenei. Il Lazio punta ora a dotarsi di un modello regionale in rete, sostenibile e accessibile, valorizzando le esperienze già presenti presso IRCCS IFO-IRE, Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS, Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e AOU Policlinico Umberto I.
Tra i temi al centro del tavolo figurano la governance regionale, i criteri di accesso per i pazienti, l’integrazione tra centri hub, spoke e territorio, il collegamento con gli studi clinici e con le terapie innovative, la formazione continua dei professionisti e il ruolo delle associazioni nel monitoraggio civico del percorso.
L’obiettivo è evitare che l’accesso alla medicina di precisione dipenda dalla singola struttura in cui il paziente è in carico, riducendo così le disuguaglianze territoriali e organizzative. La costituzione di un Molecular Tumor Board regionale punta infatti a garantire regole chiare, tempi certi e percorsi omogenei.
Rocca: «Innovazione che deve tradursi in opportunità di cura»
«Il Lazio ha scelto di investire con decisione nella medicina di precisione», ha dichiarato il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, «perché crediamo in una sanità sempre più costruita attorno alle caratteristiche e ai bisogni di ogni persona».
Per Rocca, l’istituzione del Molecular Tumor Board rappresenta «un passo strategico che colloca la nostra Regione tra le realtà più avanzate nell’innovazione biomedica». Il presidente ha sottolineato il valore della collaborazione tra istituzioni, centri di ricerca, università e strutture sanitarie per offrire ai pazienti oncologici «percorsi terapeutici sempre più mirati, efficaci e sostenibili».
«Abbiamo la responsabilità di sostenere e accelerare questo progresso – ha aggiunto – affinché ogni innovazione possa tradursi in nuove opportunità di cura e in una speranza concreta per i pazienti e le loro famiglie».
Cittadinanzattiva Lazio: «Non sia un adempimento formale»
Cittadinanzattiva Lazio sostiene la costituzione del Molecular Tumor Board regionale con l’obiettivo di renderlo uno strumento operativo e realmente utile per cittadini e pazienti.
«Partecipiamo attivamente al tavolo tecnico con l’obiettivo di trasformare questo organismo in uno strumento realmente utile per la comunità e non in un semplice adempimento formale», ha dichiarato Elio Rosati, segretario regionale di Cittadinanzattiva Lazio.
Secondo Rosati, l’efficacia dell’MTB dipenderà dalla capacità di garantire «equità di accesso e tempi certi per ogni paziente», facendo in modo che la personalizzazione della terapia si traduca in una presa in carico integrata tra ospedale, territorio e domicilio.
La partecipazione civica stabile e la trasparenza informativa verso pazienti e caregiver vengono indicate come elementi essenziali per aumentare la consapevolezza e ridurre il rischio di aspettative non corrette. «Il modello laziale – ha aggiunto Rosati – ha l’ambizione di diventare un riferimento nazionale se saprà armonizzare le dimensioni scientifica, organizzativa e civica».
Merck: «Una svolta per la personalizzazione delle terapie»
All’incontro è intervenuto anche Ramon Palou de Comasema Sureda, amministratore delegato di Merck Italia, che ha definito il Lazio «un polo di innovazione in oncologia, dove la medicina di precisione incontra governance e dedizione al paziente».
Secondo Merck, il Molecular Tumor Board rappresenta «una svolta per la personalizzazione delle terapie», in grado di offrire ai pazienti migliori prospettive di cura e, nel medio periodo, contribuire anche a un uso più efficiente delle risorse del sistema sanitario.
Una sfida organizzativa oltre che clinica
La medicina oncologica sta vivendo una trasformazione profonda. La disponibilità sempre più ampia di test genomici consente di leggere il tumore non solo in base alla sede anatomica, ma anche attraverso le sue caratteristiche molecolari. Tuttavia, la quantità e la complessità delle informazioni prodotte richiedono competenze integrate e processi decisionali strutturati.
Per questo il Molecular Tumor Board non è soltanto uno strumento clinico, ma anche una sfida organizzativa. La sua efficacia dipenderà dalla capacità di definire criteri condivisi, tempi di valutazione rapidi, collegamenti con le reti oncologiche e modalità trasparenti di comunicazione con pazienti e caregiver.
Con l’avvio del tavolo regionale, il Lazio compie dunque un primo passo verso un modello di oncologia personalizzata più equo, coordinato e vicino ai bisogni dei pazienti.