📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?2
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
42.6/100
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Criteri Critici
Trento, la rivoluzione oncologica parte dalla tavola: cibo e terapie alleati contro il tumore al seno La Piazza Web
Il cibo non solo come sostentamento, ma come vero e proprio alleato terapeutico nella battaglia contro il tumore al seno. L'Azienda sanitaria universitaria integrata del Trentino (Asuit) rivoluziona l'assistenza alle pazienti affette da neoplasia mammaria introducendo una figura professionale interamente dedicata alla nutrizione clinica all'interno della Breast Unit, il centro multidisciplinare per la diagnosi e cura dei tumori femminili.
L'iniziativa, della durata iniziale di un anno, è stata resa possibile grazie al finanziamento di una borsa di studio da parte dell'Associazione "Lotus – Oltre il tumore al seno", realtà da sempre in prima linea nel sostegno psicologico e materiale delle pazienti e delle loro famiglie.
Il nuovo modello assistenziale prevede l'inserimento strutturato del dietista lungo l'intero itinerario terapeutico: dalla diagnosi iniziale ai trattamenti chemioterapici e ormonali, fino alla fase di follow-up post-guarigione. La malnutrizione in ambito oncologico — sia per difetto che per eccesso (come la sarcopenia, ossia la perdita invisibile di massa muscolare accompagnata da aumento di massa grassa per via delle terapie) — è una condizione spesso trascurata, ma capace di compromettere la tolleranza alle cure, aumentare le complicanze e ridurre drasticamente la qualità della vita.
I responsabili scientifici del progetto, la coordinatrice della Breast Unit Antonella Ferro e il responsabile di Dietetica e Nutrizione Clinica Carlo Pedrolli, sottolineano come la presenza del dietista consenta di intercettare precocemente i disturbi metabolici, guidare la paziente con indicazioni scientifiche certe fin dai primi giorni e creare un ponte costante con i medici di medicina generale sul territorio.
I dati clinici e organizzativi raccolti durante questi 12 mesi serviranno a valutare l'efficacia sul campo del servizio. L'obiettivo dichiarato dell'Asuit è infatti quello di trasformare la borsa di studio pilota in un modello organizzativo permanente e replicabile nell'intera rete oncologica provinciale.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
52.6/100
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B
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Criteri Critici
Sanità, Marcello (FdI): “La giunta regionale dia attuazione alle norme su prevenzione del melanoma” RiminiToday
La giunta regionale dica in che modo e con quali tempi intende dare attuazione alle nuove norme varate dal governo in materia di prevenzione e diagnosi precoce del melanoma. E’ quanto chiede con un’interpellanza il consigliere di Fratelli d'Italia, Nicola Marcello. “Il 27 giugno è entrata in vigore la legge che istituisce la Giornata nazionale per la prevenzione del melanoma il primo sabato di maggio - spiega Marcello - e che affida al ministero della Salute la promozione di campagne informative, con iniziative nelle scuole primarie e secondarie sull'autoesame della cute, introducendo l'obbligo di consenso informato scritto per i clienti dei centri di tatuaggio. La legge individua i criteri per l'avvio, da parte di Regioni e Aziende sanitarie locali, anche attraverso telemedicina e teleconsulto, di campagne di screening dermatologico rivolte ai soggetti a maggior rischio, per familiarità di primo grado, fototipo basso, età superiore a cinquant'anni, residenza in zone a frequenti precipitazioni nevose, esposizione professionale al sole, residenza in aree marittime a elevato indice Uv”.
“Il territorio dell'Emilia-Romagna presenta, per conformazione geografica, entrambe le principali condizioni di rischio – va avanti l’esponente di FdI -, vale a dire le aree appenniniche soggette a frequenti precipitazioni nevose e la fascia costiera romagnola, caratterizzata da un'elevata esposizione solare e da un afflusso turistico stagionale che ne amplifica l'esposizione al rischio”.
Da qui l’interpellanza alla giunta per sapere quali siano i percorsi di screening attuati, anche nelle scuole e quali siano, ad oggi, i tempi medi di attesa per una visita dermatologia e quali iniziative l'esecutivo regionale abbia adottato per ridurli.
La risposta è arrivata dall’assessore alle Politiche per la salute, Massimo Fabi. “La nuova legge rappresenta un riferimento certamente importante perché definisce, per la prima volta, un quadro normativo organico in tema di diagnosi precoce del melanoma - ha spiegato -. Parliamo del quinto tumore più frequente nella nostra regione, con un’incidenza crescente negli ultimi anni. Tuttavia, i dati dimostrano che quando il melanoma viene diagnosticato e preso in carico precocemente, le probabilità di sopravvivenza a cinque anni sono molto alte: in Emilia-Romagna superano il 90%, un dato statistico che ci colloca al primo posto a livello nazionale. Il nostro orientamento è utilizzare al meglio le opportunità offerte dalla legge per attivare screening personalizzati nei confronti dei soggetti ad alta familiarità e con fattori di rischio”.
“La legge, tuttavia, contiene la clausola dell'invarianza finanziaria, imponendo alle amministrazioni regionali di fare fronte ai nuovi compiti con le risorse già disponibili - ha proseguito l’assessore -. Per trasformare una previsione normativa in un servizio, servono personale, strumenti diagnostici e finanziamenti. Questa carenza di fondi, però, non ci impedisce di rendere già operative le iniziative più utili e appropriate. Ne sono un esempio la collaborazione con l’Unità di prevenzione e cura dei tumori cutanei di Meldola, che copre buona parte dell'area Romagna, e le esperienze dell'Emilia Nord, dotate di tecnologie di particolare pregio. La Regione continua a investire con forza nella prevenzione primaria anche attraverso i progetti delle singole Ausl. A Rimini, ad esempio, abbiamo parlato direttamente con le scuole per promuovere il corretto utilizzo delle protezioni solari. L'obiettivo è educare le persone a riconoscere la propria pelle e le sue modificazioni sospette. Queste iniziative, già realizzate in molti territori, verranno estese a tutta l’Emilia-Romagna per renderle ulteriormente strutturali e organiche. Sul fronte delle liste d'attesa, condividiamo la necessità di migliorare i tempi di accesso alle prestazioni, che oggi risentono della carenza di medici specialisti. In questo contesto, l’implementazione dell’infrastruttura di telemedicina e del teleconsulto rappresenta una soluzione dalle grandi potenzialità”.
Non soddisfatto il consigliere Marcello. “È fin troppo facile dire che siamo sempre i primi in tutto, specialmente quando si parla di screening e prevenzione - ha concluso -. La realtà che riscontro incontrando i cittadini è ben diversa: circa l'80% delle persone è costretto a rivolgersi alla sanità a pagamento, sia per una normale visita dermatologica sia per l'intervento di asportazione in caso di neo sospetto. Questa Regione ha tutte le risorse necessarie per attivare borse di studio aggiuntive in dermatologia presso le nostre università, inserendo il vincolo per i medici di restare a lavorare sul territorio regionale per un certo numero di anni: è una soluzione assolutamente praticabile. Inoltre, lo screening iniziale deve partire direttamente dalle Case della Comunità, che vanno però dotate di personale specifico, valorizzando anche quei medici di medicina generale con specializzazione in dermatologia”.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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51.1/100
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B
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Criteri Critici
Epatite B, nuova terapia sperimentale: il virus viene silenziato senza modificare il Dna alanews
Una nuova strategia contro l’epatite B cronica ha dato risultati incoraggianti nei test sugli animali e ha già raggiunto la fase della sperimentazione clinica sull’uomo. La terapia, sviluppata attraverso una collaborazione tra ricercatori italiani e statunitensi, interviene sul virus attraverso l’editing epigenetico: invece di alterare direttamente le sequenze del Dna, modifica i segnali chimici che regolano l’attività dei geni, portandoli a essere “spenti”. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista Nature Biomedical Engineering.
Come funziona la terapia CRMA-1001
Il trattamento, denominato CRMA-1001, è stato sviluppato da nChroma Bio, azienda biotech con sede a Boston, insieme ai ricercatori dell’Istituto San Raffaele-Telethon per la Terapia Genica (Sr-Tiget) e dell’Istituto Nazionale di Genetica Molecolare (Ingm) “Romeo ed Enrica Invernizzi” di Milano. La terapia impiega una variante dell’enzima Cas9, normalmente associato al sistema Crispr, che è stata privata della capacità di tagliare il Dna.
A questa versione dell’enzima vengono associati filamenti di Rna capaci di indirizzarlo verso una precisa sequenza del genoma del virus. L’intero sistema viene poi trasportato all’interno di nanoparticelle lipidiche, che permettono agli strumenti molecolari di raggiungere il bersaglio.
Il virus dell’epatite B viene silenziato
L’obiettivo è intervenire sul Dna dell’epatite B presente nelle cellule del fegato in due forme: sia quello che rimane libero all’interno delle cellule, sia quello che nel corso dell’infezione si è integrato nel loro genoma. In entrambi i casi, la terapia punta a bloccare l’attività dei geni virali senza dover modificare direttamente le informazioni contenute nel Dna.
I primi risultati ottenuti sugli animali sono stati positivi. Nei topi trattati, infatti, i livelli di Dna e delle proteine che indicano l’attività del virus sono diminuiti fino a non essere più rilevabili dopo sei mesi.
I test sui macachi e l’avvio della sperimentazione
Lo studio ha incluso anche test sui macachi, condotti con l’obiettivo di valutare la sicurezza del trattamento. In particolare, gli animali hanno ricevuto tre infusioni a distanza di un mese l’una dall’altra, utilizzando dosi progressivamente più elevate.
I risultati ottenuti hanno consentito di passare alla sperimentazione clinica sull’uomo. nChroma Bio ha infatti avviato già a gennaio una sperimentazione a Hong Kong e in Nuova Zelanda, dando così il via ai primi test clinici della nuova terapia contro l’epatite B cronica.
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📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
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45.9/100
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C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Prevenzione oncologica, 120 visite gratuite tra Castelfiorentino e Montespertoli clebs
Progetto Tiroide – ecografie gratuite
1 ottobre – Castelfiorentino, Studi medici Assomedica, piazza delle Fiascaie 7
20 ottobre – Castelfiorentino, Studi medici Assomedica, piazza delle Fiascaie 7
5 novembre – Montespertoli, Casa di comunità Aurelio Giomi, via Dr. Valerio Piazzini 7Progetto Melanoma – visite dermatologiche con dermatoscopia
5 ottobre – Castelfiorentino, Studi medici Assomedica, piazza delle Fiascaie 7
14 ottobre – Montespertoli, Casa di comunità Aurelio Giomi, via Dr. Valerio Piazzini 7
Prenotazioni online
Le prenotazioni
per le visite tiroidee aprono il 24 settembre alle 10
per il melanoma il 28 settembre alle 10,
sul sito di Fondazione ANT: ant.it/prevenzione.
Centoventi visite oncologiche gratuite per i cittadini dei Comuni della Valdelsa fiorentina. Torna anche quest'anno il programma di prevenzione promosso da Fondazione ANT con il sostegno dei Comuni di Castelfiorentino e Montespertoli e di diversi partner del territorio.L'edizione 2026 prevede due giornate dedicate al Progetto Melanoma e tre al Progetto Tiroide, con visite specialistiche gratuite rivolte ai cittadini di Castelfiorentino, Montespertoli e degli altri Comuni dell'area, tra cui Empoli, Fucecchio, Certaldo, Vinci e Montelupo Fiorentino.Il programma prosegue un'attività avviata sul territorio nel 2015: dal 2015 al 2025 sono state infatti effettuate 667 visite gratuite nell'ambito dei progetti ANT dedicati a melanoma, tiroide e mammella.Le date delle visiteIl Progetto Tiroide prevede visite ecografiche gratuite per la prevenzione dei tumori della tiroide. Gli appuntamenti sono fissati per 1 e 20 ottobre a Castelfiorentino, negli Studi medici Assomedica di piazza delle Fiascaie 7, e per 5 novembre a Montespertoli, alla Casa di comunità Aurelio Giomi di via Dr. Valerio Piazzini 7.Per il Progetto Melanoma, che prevede visite dermatologiche con l'ausilio della dermatoscopia per individuare eventuali lesioni sospette, gli appuntamenti saranno il 5 ottobre a Castelfiorentino e il 14 ottobre a Montespertoli, nelle stesse sedi indicate per i rispettivi Comuni.Attenzione alle date per le prenotazioni: per il Progetto Tiroide sarà possibile registrarsi e prenotare online dal 24 settembre alle 10, mentre per il Progetto Melanoma le prenotazioni apriranno il 28 settembre, sempre alle 10. Gli appuntamenti devono essere prenotati attraverso il portale di Fondazione ANT.L'iniziativa è realizzata con il patrocinio e il contributo dei Comuni di Castelfiorentino e Montespertoli e con il patrocinio dell'Azienda Usl Toscana Centro. Al progetto partecipano inoltre Sebach, Master Electric, Gruppo Acque e la Sezione Soci Castelfiorentino di Unicoop Firenze.«L'obiettivo è rendere alla portata di tutti la cultura della prevenzione oncologica», sottolinea Simone Martini, delegato ANT Firenze, evidenziando il valore della collaborazione costruita negli anni tra istituzioni, realtà private, medici di famiglia e cittadini.Dalle amministrazioni comunali arriva un invito a non perdere l'opportunità, considerato anche il numero limitato di posti disponibili. La sindaca di Montespertoli Francesca Giannì e l'assessora alle Politiche sociosanitarie Federica Parisi sottolineano l'importanza della diagnosi precoce e dell'accesso a visite specialistiche gratuite. Anche l'assessora di Castelfiorentino Daniela Di Lorenzo richiama il ruolo della prevenzione come strumento per rendere più accessibili i controlli e diffondere una maggiore cultura della salute.L'attività di prevenzione gratuita di ANT affianca dal 2004 il servizio di assistenza medica domiciliare ai malati oncologici. In Toscana i programmi di prevenzione sono attivi dal 2007 e nel solo 2025 hanno consentito di sottoporre a visita 3.590 persone.
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Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
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67.0/100
Punteggio Totale
A
Valutazione
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Criteri Critici
Mese della Prevenzione 2026 Komen Italia
AD OTTOBRE, MESE INTERNAZIONALE DI SENSIBILIZZAZIONE SUI TUMORI DEL SENO, KOMEN ITALIA UNISCE NUOVAMENTE LE FORZE CON IL MINISTERO DELLA CULTURA E, QUEST’ANNO, ANCHE CON IL MINISTERO DELLA SALUTE PER DARE AVVIO ALLA VII EDIZIONE della campagna NAZIONALE “ LA PREVENZIONE È IL NOSTRO CAPOLAVORO ”
L’INAUGURAZIONE ISTITUZIONALE Il 22 settembre alle 20:00
alla presenza del Ministro della Cultura Alessandro Giuli
e del Ministro della salute Orazio Schillaci
con l'illuminazione in rosa del Colosseo
E CONTEMPORANEAMENTE ANCHE DELLE SEDI DEI DUE MINISTERI
49 giorni di promozione attiva della prevenzione
con 6 tappe di una settimana a Milano/Brescia,
Parma, L’Aquila, Salerno, Taranto e Reggio Calabria,
4 Race for the Cure a Brescia, Matera, Napoli e Pescara
e Walk for the Cure in 96 città
IL 9 NOVEMBRE GRANDE EVENTO DI CHIUSURA NELL’ARENA DEL COLOSSEO
Roma, 22 settembre 2026 - Con 56.000 nuove diagnosi ogni anno, i tumori del seno rimangono al primo posto per incidenza e come causa di mortalità per cancro nella popolazione femminile.
La prevenzione si conferma come uno strumento di grande efficacia per contrastare la malattia.
Con la prevenzione primaria, basata sull’adozione di uno stile di vita sano, si potrebbero evitare circa un terzo dei 2,3 milioni di casi che si verificano ogni anno nel mondo.
Con la prevenzione secondaria, cioè la diagnosi precoce (esecuzione ogni anno di esami mammografici ed ecografici in base all’età) è possibile identificare la malattia in fase iniziale e curarla meglio, con percentuali di guarigione che possono superare il 90%.
Importante è anche la prevenzione terziaria che può aiutare le donne che hanno già affrontato la malattia a ridurre il rischio di recidive.
Inoltre, la prevenzione ha un grande valore economico: il percorso terapeutico di una paziente con tumore del seno diagnosticato in fase iniziale ha un costo per il Servizio Sanitario Nazionale circa 3 volte inferiore rispetto a quello di una paziente con tumore diagnosticato in fase avanzata.
Purtroppo, permangono diseguaglianze nell’accesso agli screening tra le regioni del Centro-Nord e quelle dell’Italia meridionale e insulare; inoltre, alcune categorie di donne, per motivi diversi, hanno meno possibilità di accedere con regolarità alla prevenzione.
Per promuovere la prevenzione e contribuire con azioni concrete a ridurre queste diseguaglianze, prende il via oggi la VII edizione della Campagna Nazionale “La Prevenzione è il nostro Capolavoro”. Promossa da Komen Italia, insieme al Ministero della Cultura e quest’anno anche al Ministero della Salute, con il sostegno di Sport e Salute, la Campagna è stata presentata questa mattina nel corso di una conferenza stampa nella Sala Spadolini del Ministero della Cultura.
L’AVVIO DELLA CAMPAGNA
La Campagna avrà inizio ufficialmente questa sera alle ore 20:00 con una cerimonia al Tempio di Venere, alla presenza del Ministro della Cultura Alessandro Giuli e del Ministro della Salute Orazio Schillaci, che insieme alla Presidente di Komen Italia Alba Di Leone, daranno il via alla ormai tradizionale illuminazione in rosa del Colosseo.
Quest’anno, per rimarcare in modo simbolico l’importanza dell’attività fisica come pilastro della prevenzione primaria, l’illuminazione progressiva del Colosseo e contemporaneamente anche delle due sedi ministeriali avverrà grazie all’energia che un gruppo di Donne in Rosa dell’Associazione insieme ai rappresentanti delle Istituzioni genereranno, pedalando su delle bike posizionate al Tempio di Venere.
“Accendiamo la prevenzione. Trasformiamola in un'attitudine, in un modo di stare al mondo -dichiara la Dott.ssa Alba Di Leone, Presidente di Komen Italia -. Mettiamo al centro la nostra salute e quella di chi ci sta accanto. Superiamo la paura dei controlli, miglioriamo il nostro stile di vita senza alibi. Così renderemo sempre più concreto il nostro capolavoro collettivo: la prevenzione”.
LE ATTIVITÀ DI QUEST’ANNO
Quest’anno la Campagna prevede attività diverse in oltre 100 città su tutto il territorio nazionale, tra cui:
Un tour di 6 tappe di una settimana, con un itinerario da Nord a Sud che da Milano e Brescia passando per Parma , L’Aquila , Salerno e Taranto raggiungerà Reggio Calabria ;
di una settimana, con un itinerario da Nord a Sud che da e passando per , , e raggiungerà ;
4 Race for the Cure , a Brescia, Matera, Napoli e Pescara;
, a Brescia, Matera, Napoli e Pescara;
96 Walk for the Cure in 9 regioni : Abruzzo, Calabria, Campania, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Puglia e Sardegna;
in : Abruzzo, Calabria, Campania, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Puglia e Sardegna;
36 eventi sportivi e culturali di sensibilizzazione e raccolta fondi , tra cui l'avvio della collaborazione con il “Teatro Parioli Costanzo”, che ad ottobre avvierà la stagione degli spettacoli 2026-2027 scegliendo Komen Italia come charity partner.
, tra cui l'avvio della collaborazione con il “Teatro Parioli Costanzo”, che ad ottobre avvierà la stagione degli spettacoli 2026-2027 scegliendo Komen Italia come charity partner.
2 giornate finali a Roma presso l’ Ospedale Isola Tiberina – Gemelli Isola , con screening gratuiti a donne in condizioni di fragilità sociale (in collaborazione con l’ Associazione 1 Vale 100 ) e a donne over 74 che per età non possono più avvalersi degli screening oncologici regionali (in collaborazione con il Comune di Roma );
presso l’ , con screening gratuiti a donne in condizioni di fragilità sociale (in collaborazione con l’ ) e a donne over 74 che per età non possono più avvalersi degli screening oncologici regionali (in collaborazione con il );
una cerimonia di conclusione e rendicontazione della Campagna il 9 novembre all’interno dell’arena del Colosseo.
COSA AVVIENE NELLE 6 TAPPE SETTIMANALI
In ciascuna città il Ministero della Cultura attiverà un prestigioso Polo Museale che sarà illuminato di rosa e ospiterà momenti di sensibilizzazione, attività culturali e di raccolta fondi, oltre alle iniziative destinate alle Donne in Rosa.
Le attività di promozione della prevenzione si svilupperanno in due blocchi.
Dal lunedì al giovedì le Unità Mobili di Komen Italia offriranno esami di diagnosi precoce dei tumori del seno a categorie di donne che hanno meno facilità di accedere alla prevenzione:
detenute , grazie alla collaborazione di Komen Italia con la Fondazione Severino e al protocollo siglato con il Ministero della Giustizia (progetto Inside Out );
, grazie alla collaborazione di con la e al protocollo siglato con il (progetto );
donne over 74 , che avendo superato i limiti d'età previsti, non beneficiano più dei programmi di prevenzione oncologica regionali (progetto Carovana d’Argento );
, che avendo superato i limiti d'età previsti, non beneficiano più dei programmi di prevenzione oncologica regionali (progetto );
mamme caregiver , madri che accudiscono figli con disabilità e che, a causa del carico assistenziale, tendono a trascurare il proprio benessere (progetto Proteggi chi Cura );
, madri che accudiscono figli con disabilità e che, a causa del carico assistenziale, tendono a trascurare il proprio benessere (progetto );
donne in condizioni di fragilità socioeconomica , in virtù del protocollo con la Caritas Italiana ;
, in virtù del protocollo con la ;
religiose.
Dal venerdì alla domenica in piazze di particolare rilievo di ciascuna città verrà allestito il Villaggio della Salute per coinvolgere attivamente i cittadini anche in iniziative di prevenzione primaria :
in piazze di particolare rilievo di ciascuna città verrà allestito il per coinvolgere attivamente i cittadini anche in iniziative di :
lezioni di sport e fitness in collaborazione con le federazioni sportive;
sessioni dedicate alle terapie integrate;
laboratori di sana alimentazione e benessere psicologico;
incontri di sensibilizzazione per gli studenti delle scuole di primo e secondo grado;
appuntamenti scientifico-divulgativi nei poli museali del territorio.
Contemporaneamente 4 Unità Mobili della Carovana della Prevenzione di Komen Italia offriranno gratuitamente mammografie, ecografie mammarie, visite cliniche e consulenze specialistiche.
Complessivamente, nel corso della Campagna queste opportunità gratuite di diagnosi precoce verranno offerte ad oltre 6.000 donne.
“La settima edizione di questa Campagna Nazionale vuole rimarcare un concetto molto semplice: ciascuno di noi può prendersi cura in modo efficace della propria salute utilizzando correttamente gli strumenti della prevenzione - ricorda il Prof. Riccardo Masetti, Fondatore della Komen Italia-.
L’obiettivo verso cu abbiamo diretto il nostro impegno, insieme al Ministero della Cultura ed al Ministero della Salute, è stato quello non solo di pianificare una grande mole di azioni pratiche ma anche di attivare una coalizione di virtuosi per far sì che il messaggio sull’importanza della prevenzione raggiunga il maggior numero possibile di persone di ogni età su tutto il territorio nazionale.
Il Ministero della Cultura, per amplificare ulteriormente il messaggio sull’importanza della prevenzione, illuminerà di rosa i poli museali dedicati nelle 6 città (la Pinacoteca di Brera, il Complesso Monumentale della Pilotta di Parma, il Museo Nazionale d’Abruzzo, i Parchi Archeologici di Paestum e Velia, il Castello di Taranto, il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria e il Colosseo) e altri prestigiosi siti culturali su tutto il territorio nazionale. Inoltre, anche quest’anno, contribuirà a raccogliere fondi per nuovi progetti di contrasto ai tumori del seno, offrendo l’accesso gratuito a 176 musei statali in tutte le regioni italiane (in allegato la lista) a coloro che sceglieranno di sostenere con una donazione i progetti di prevenzione di Komen Italia.
Con una donazione di almeno 25 euro sarà possibile ricevere anche i gadget della capsule collection realizzata in esclusiva per la campagna, oltre all’iconico Ribbon Rosa.
“La campagna di Komen Italia ‘La Prevenzione è il nostro Capolavoro’ richiama l’attenzione sull’importanza della cultura della salute nella lotta contro i tumori del seno. Il Ministero della Cultura, attraverso i propri musei, biblioteche, archivi e siti archeologici, mette la forza simbolica del patrimonio e la capacità di accoglienza dei suoi luoghi al servizio di questo obiettivo. Avere cura del patrimonio e avere cura della collettività sono responsabilità che si rafforzano a vicenda. In ogni ambito della nostra esistenza, la prevenzione può vincere sul male quando diventa cultura della responsabilità”, ha dichiarato il Ministro della Cultura Alessandro Giuli.
Il Ministero della Salute contribuirà alla realizzazione e diffusione di un opuscolo con informazioni e consigli sulla prevenzione primaria, secondaria e terziaria e sui percorsi di cura appropriati. L’opuscolo sarà distribuito gratuitamente in tutte le città coinvolte nella Campagna e anche online sui siti e canali social dei partner.
Il Ministro della Salute Orazio Schillaci afferma: "La lotta contro i tumori è un impegno che coinvolge tutti: istituzioni, comunità scientifica, professionisti sanitari, associazioni e cittadini. Solo attraverso una responsabilità condivisa possiamo rendere sempre più efficace la prevenzione, favorire diagnosi tempestive e garantire cure di qualità. Come Ministero, con il Piano oncologico nazionale, gli investimenti nella ricerca e l’ampliamento delle fasce di età per lo screening mammografico abbiamo rafforzato concretamente il nostro impegno. La collaborazione con Komen Italia si inserisce in questo percorso che mette le donne al centro, favorendo la prevenzione che resta una priorità assoluta per ridurre l’incidenza dei tumori e la mortalità".
La Campagna include 4 Race for the Cure: Brescia 25 - 27 settembre, Matera 25 - 27 settembre, Napoli 9 - 11 ottobre e Pescara 16-18 ottobre. 96 Comuni distribuiti in tutto il territorio nazionale organizzeranno le Walk for the Cure, le passeggiate dedicate alla prevenzione.
Ulteriori iniziative di sensibilizzazione, di aggiornamento, di raccolta fondi ed educative, includeranno:
il 1° ottobre al Milano Luiss Hub il convegno dal titolo “BE WELL. GET INVOLVED. MAKE A DIFFERENCE - Giovani, benessere e prevenzione tra ricerca, nuove strategie di comunicazione e solidarietà”;
il convegno dal titolo “BE WELL. GET INVOLVED. MAKE A DIFFERENCE - Giovani, benessere e prevenzione tra ricerca, nuove strategie di comunicazione e solidarietà”;
il 7 ottobre la seconda edizione del Pink Tie Ball di Parma presso il Complesso Monumentale della Pilotta ;
la seconda edizione del di presso il ;
l’ 8 ottobre il convegno medico-scientifico di radiologia e senologia presso la Camera di Commercio di Parma, realizzato in collaborazione con Breast Unit AOU Parma dal titolo “Empowering talks: the Breast Unit edition updates in breast surgery”;
il convegno medico-scientifico di radiologia e senologia presso la Camera di Commercio di Parma, realizzato in collaborazione con dal titolo “Empowering talks: the Breast Unit edition updates in breast surgery”;
dall’ 8 al 10 ottobre il convegno internazionale di musicoterapia “L’AquilaARTHE”, realizzato dal Conservatorio A. Casella de L’Aquila;
il convegno internazionale di musicoterapia “L’AquilaARTHE”, realizzato dal Conservatorio A. Casella de L’Aquila;
Komen Italia per la prima volta sarà presente con il logo sull'imbarcazione di Este Pink Team by GHC Sanatorio Triestino alla Barcolana58 in programma a Trieste dal 2 all'11 ottobre 2026. L'equipaggio, tutto al femminile, avrà l'abbigliamento personalizzato e tutta la Flotta Este24 indosserà il Ribbon Rosa per promuovere il messaggio di prevenzione dei tumori del seno durante le gare;
in programma a Trieste dal 2 all'11 ottobre 2026. L'equipaggio, tutto al femminile, avrà l'abbigliamento personalizzato e tutta la indosserà il Ribbon Rosa per promuovere il messaggio di prevenzione dei tumori del seno durante le gare;
dal 10 al 16 ottobre, il territorio di Alghero ospiterà la nuova edizione di Metadinamiche, il progetto di Komen Italia nato per migliorare la qualità di vita delle donne con tumore al seno metastatico attraverso le terapie integrate. Sarà un cammino tra natura e pratiche olistiche per il recupero del benessere psicofisico, guidato da operatori specializzati. Durante l'evento verrà inoltre presentato il libro “Vivere oltre le metastasi. Un percorso tra medicina, movimento, alimentazione, meditazione e speranza” di Vincenzo di Michele, coeditato da Komen Italia, i cui proventi saranno interamente devoluti all'associazione.
I fondi raccolti nelle varie tappe della Campagna saranno impiegati per istituire nuovi progetti continuativi di prevenzione con l’obiettivo di favorire una ricaduta concreta sul territorio e rendere più capillare la prevenzione e la cura, anche grazie al supporto di ANCI, Sport e Salute e Istituto di Credito Sportivo e Culturale.
La Campagna potrà contare sui prestigiosi Patrocini del Senato della Repubblica, della Camera dei Deputati, del Ministero della Giustizia, della Regione Emilia Romagna, della Regione Abruzzo, della Regione Calabria, della Regione Lazio, dell’ANCI, del Comune di Brescia, del Comune di Parma, del Comune di Pescara, del Comune de L’Aquila, del Comune di Salerno, del Comune di Matera, del Comune di Napoli, di Sport e Salute, di FIASO e di Fondazione Pubblicità Progresso, e vedrà anche il contributo attivo di un’ampia coalizione di partner sanitari tra cui la Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS, l’Ospedale Isola Tiberina-Gemelli Isola, il Policlinico di Milano, l’Ospedale Mater Olbia, l’ASL 1 e l’ASL 2 Abruzzo e altre Istituzioni Sanitarie locali.
La Campagna avrà un forte supporto da parte di stampa, web, radio, televisioni, gestori di pubblicità, influencer e volti noti dello spettacolo, dello sport e della cultura. Tutti uniti in prima linea per sensibilizzare milioni di utenti sul valore della prevenzione.
In particolare, le redazioni delle reti Rai, Sky e RTV di Stato San Marino rilanceranno la campagna di sensibilizzazione ricordando ai telespettatori l’importanza di utilizzare gli strumenti della prevenzione e di indossare nel mese di ottobre l’iconico Ribbon Rosa di Komen Italia.
Anche Sky Italia darà nuovamente il suo sostegno con un appello durante una puntata di Bootcamp della 20^ edizione di X Factor nel corso della quale Giorgia, Paola Iezzi, Francesco Gabbani, Jake La Furia e la new entry Irama indosseranno il Ribbon Rosa.
Grazie alla consolidata collaborazione con la Federazione Italiana Pallavolo, la Campagna sarà promossa nelle semifinali e finali del Campionato europeo maschile di pallavolo che si svolgeranno all’Unipol Forum di Assago il 25 e 26 settembre.
Anche il mondo del calcio promuoverà la Campagna in occasione di due giornate del campionato di Serie B (10-11 ottobre e 17-18 ottobre) e la FIGC illuminerà di rosa il Centro Tecnico Federale "Luigi Ridolfi" di Coverciano, coinvolgendo le Giocatrici della Nazionale Femminile in un appello in occasione della partita contro la Bielorussia all’Artemio Franchi di Firenze, il 13 ottobre.
A sostegno della Campagna, anche la Federazione Italiana di Atletica Leggera, la Federazione Italiana Pallacanestro, la Federazione Italiana Tennis e Padel e la Federazione Italiana Sport Rotellistici.
La Campagna avrà anche il sostegno di numerose concessionarie di pubblicità in tutta Italia, fra cui: Vivenda, Esotas, Unigamma, Urban Vision, Mediazone, Looking4, Building Communication, Cairo Editore, Diendi, Italmedia, Palma ADV, Sindacato Provinciale Autonomo Giornalai e Rid 96.8.
Il video promozionale, realizzato grazie al sostegno della media company FRAME by FRAME e con la voce di Eleonora Daniele, sarà veicolato sui canali social, nelle reti televisive in tutta Italia (es. San Marino TV e Palma ADV) e nei più importanti circuiti cinematografici.
Numerose aziende concorreranno ad ampliare le attività su tutto il territorio, tra le quali:
FASI conferma il proprio sostegno alla Campagna di ottobre e al progetto Carovana d’Argento, contribuendo a rafforzare la presenza delle attività di prevenzione sul territorio. Grazie al supporto a favore di Komen Italia, sarà possibile proseguire il percorso della Carovana d’Argento da settembre a dicembre nei diversi Municipi romani e sostenere, al contempo, le tappe dei Villaggi della Salute.
Anche TODIS rinnova la sua adesione alla Campagna di ottobre con una particolare attenzione alle giornate del Villaggio della Salute, in programma a Roma l’8 e il 9 novembre.
DIFFUSIONE ITALIANA PREZIOSI metterà a disposizione i propri canali di comunicazione e le insegne del Gruppo per contribuire alla diffusione del messaggio e alla raccolta fondi.
Group Cycling, il 22 settembre l'energia di una pedalata collettiva sulle loro speciali bike darà il via all’illuminazione del Colosseo per sottolineare l’importanza dell’attività fisica come pilastro della prevenzione primaria.
È possibile sostenere la Campagna con una donazione anche sul sito www.prevenzione.komen.it, e ricevere la brochure con le regole e i consigli sui corretti stili di vita.
Ufficio Stampa e Promozione Komen Italia
Gessica Giglio
Mobile: 393-9147815
Giovanni Giglio
Mobile: 349-2415826
Phone: 06-64781820
promozione@studiogiglio.it
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Biogenera ottiene in Cina il brevetto per il nuovo farmaco antitumorale classxhsilkroad.it
Massimiliano Cesarini, ceo di Biogenera
Biogenera, società biotecnologica italiana clinical-stage impegnata nello sviluppo di terapie anti-gene per l’oncologia pediatrica, ha ottenutola concessione da parte del China National Intellectual Property Administration (CNIPA) del brevetto relativo a BGA002, il programma più avanzato della società, candidato farmaco anti-MYCN per il trattamento del neuroblastoma ad alto rischio, un tumore molto diffuso.
La concessione in Cina, dopo quella ottenuta in Europa e negli Stati Uniti, amplia la protezione della proprietà intellettuale di Biogenera su BGA002 in un mercato strategico per lo sviluppo del programma, rafforzando il portafoglio brevettuale a supporto del modello di business basato sull’out-licensing.
Biogenera è una società pharma-biotech specializzata nello sviluppo, tramite la piattaforma proprietaria MyGenera, di una nuova classe di farmaci anti-gene basati su PNA (Peptide Nucleic Acid) in grado di colpire direttamente i geni malati a livello del DNA superando gli approcci tradizionali per selettività ed efficacia. Opera con un modello B2B fondato su partnership e licenze, supportato da un portafoglio brevettuale di 48 brevetti in 46 Paesi. La pipeline include 6 farmaci oncologici, tra cui BGA002, primo al mondo contro il gene MYCN.
La rilevanza della protezione brevettuale in Cina è legata anche alla presenza di alterazioni di MYCN in diverse neoplasie aggressive, pediatriche e dell’adulto. Oltre al neuroblastoma, MYCN è coinvolto in diversi tipi di tumori, il rabdomiosarcoma alveolare, medulloblastoma, retinoblastoma e tumore di Wilms in ambito pediatrico e, nell’adulto, nel carcinoma prostatico neuroendocrino e nel tumore polmonare a piccole cellule, dove l’amplificazione è riscontrata nel 15-20% dei casi.
La Cina rappresenta quindi un mercato di particolare rilevanza per BGA002. Nel Paese si stimano tra 2.000 e 3.000 nuove diagnosi di neuroblastoma ogni anno, a fronte di un’incidenza di circa 7,7 casi per milione di bambini nella fascia 0-14 anni. Il neuroblastoma rappresenta il 7-10% di tutti i tumori pediatrici cinesi, ma è responsabile di circa il 15% dei decessi oncologici in età pediatrica.
La sopravvivenza a 5 anni per le forme ad alto rischio resta inferiore al 50% e scende intorno al 20% nei pazienti recidivati o refrattari, nonostante protocolli terapeutici che combinano chemioterapia, chirurgia, radioterapia, trapianto di cellule staminali e immunoterapia. Il bacino potenzialmente interessato si estende inoltre alle altre neoplasie pediatriche con alterazioni di MYCN e ai tumori dell’adulto.
In particolare, la Cina ha registrato circa 1.060.600 nuovi casi di tumore polmonare nel 2022, pari al 22% di tutte le neoplasie maligne del Paese: la forma a piccole cellule rappresenta il 15-25% del totale e MYCN risulta amplificato nel 15-20% di questi tumori. La sola indicazione del carcinoma polmonare a piccole cellule potrebbe quindi interessare una popolazione cinese nell’ordine delle decine di migliaia di pazienti l’anno.
In questo contesto BGA002 è progettato per agire su uno dei principali driver molecolari del neuroblastoma: il gene MYCN. La sua amplificazione è presente in circa un quarto dei neuroblastomi ed è tra i più solidi fattori prognostici negativi della malattia. La tecnologia proprietaria PNA di Biogenera è progettata per inibire selettivamente l’espressione di MYCN, un bersaglio storicamente considerato “non druggable” dagli approcci farmacologici convenzionali.
“La concessione del brevetto in Cina - ha spiegato Massimiliano Cesarini, ceo di Biogenera - rappresenta un ulteriore passo nel percorso di sviluppo di BGA002 e consolida la protezione della nostra tecnologia in un mercato di grande rilevanza per il neuroblastoma. L’estensione della proprietà intellettuale rafforza il potenziale di valorizzazione del programma attraverso il nostro modello di out-licensing e ci permette di proseguire con maggiore solidità verso l’avvio della sperimentazione clinica”.
BGA002 ha ottenuto la designazione di farmaco orfano (cioè medicinale destinato alla diagnosi, prevenzione o trattamento di malattie rare) sia dalla FDA sia dall’EMA, ha completato la produzione secondo le good manufacturing practices (gmp), quindi con standard controllati dalla normativa, ed è atteso all’ingresso in sperimentazione clinica di Fase I nel primo trimestre 2027 presso l’Università di Padova, sotto la responsabilità della Alessandra Biffi, professore ordinario di Pediatria nell'ateneo patavino.
Costituita nel 2008, con sede a Bologna, Biogenera è una piccola-media impresa innovativa, che conta su un team multidisciplinare di ricercatori e si avvale di numerose partnerships con Università (in particolare con l’Università di Bologna) e società del settore farmaceutico. (riproduzione riservata)
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Un marchio farmaceutico noto a milioni di malati di cancro sta per cambiare proprietà. Vietnam.vn
SKĐS - Un marchio farmaceutico che ha supportato milioni di malati di cancro ha appena visto la sua proprietà ceduta per centinaia di milioni di dollari. Il colosso farmaceutico Bayer ha ufficialmente raggiunto un accordo per trasferire la piena proprietà globale del suo popolare farmaco antitumorale Stivarga alla rivale nazionale Grünenthal. Secondo il contratto annunciato il 21 settembre, l'operazione ha un valore complessivo di 375 milioni di euro (circa 431 milioni di dollari). Il trasferimento dovrebbe concludersi entro la fine del 2026 o l'inizio del 2027, previa approvazione delle autorità di regolamentazione. Stivarga, con il suo principio attivo regorafenib, è un noto inibitore orale della polichinasi, autorizzato in oltre 90 paesi e che da oltre un decennio supporta milioni di pazienti oncologici. Questo prodotto riveste un ruolo cruciale nel trattamento di tumori in stadio avanzato, come il carcinoma del colon-retto metastatico, il carcinoma epatico e i tumori stromali gastrointestinali, in pazienti che non rispondono più alle terapie convenzionali. Stivarga è autorizzato in oltre 90 paesi e da oltre un decennio supporta milioni di pazienti oncologici. Foto: Bayer La decisione di Bayer di separarsi da un marchio storico deriva da realtà commerciali estremamente difficili. Il fatturato globale di Stivarga è sceso a 338 milioni di euro nel 2025, con un calo di circa il 25% rispetto all'anno precedente. Nella prima metà del 2026, le vendite di questo farmaco hanno continuato a crollare di un ulteriore 18%, attestandosi a 148 milioni di euro. Le ragioni principali sono da ricondurre alla perdita dell'esclusività sul mercatocinesea causa delle politiche di gara centralizzate, unitamente all'emergere di numerosi concorrenti come Cabometyx di Exelixis e Ayvakit di Sanofi. Inoltre, il periodo di protezione del diritto d'autore per Stivarga si estende solo fino al 2029 nell'Unione Europea e al 2030 negli Stati Uniti. Questaacquisizionerientra in un ampio piano di ristrutturazione avviato dal CEO di Bayer, Bill Anderson, a partire dal 2024, volto a snellire l'organizzazione e a concentrare le risorse su nuovi prodotti in crescita, come il farmaco per il cancro alla prostata Nubeqa e il trattamento per le malattie cardiache e renali Kerendia. La vendita di una linea di farmaci in declino ha permesso al colosso farmaceutico tedesco di recuperare una notevole quantità di liquidità per far fronte agli obblighi finanziari e ridurre i rischi di marketing nelle fasi finali del ciclo di vita del prodotto. Poco prima, Bayer aveva anche ceduto una quota della sua divisione di pillole anticoncezionali al fondo di investimento Apollo per 3 miliardi di euro. Al contrario, l'acquisizione di Stivarga si allinea perfettamente con la strategia di Grünenthal. Questa azienda farmaceutica specializzata nel trattamento del dolore persegue una strategia incentrata sull'acquisizione di marchi farmaceutici affermati per generare un flusso di cassa stabile, finanziando così la ricerca e lo sviluppo di nuovi prodotti. Gabriel Baertschi, Presidente e Amministratore Delegato di Grünenthal, considera questa una mossa altamente strategica che massimizzerà le capacità commerciali esistenti e che dovrebbe contribuire per circa 100 milioni di euro agli utili ante imposte e interessi della società nel 2027. L'accordo per l'acquisizione del marchio Stivarga ha ricevuto una reazione positiva dagli investitori finanziari. Il titolo Bayer è salito del 2,1% subito dopo l'annuncio, a testimonianza della fiducia del mercato nel piano di ristrutturazione del portafoglio prodotti dell'azienda. Gli analisti ritengono che il trasferimento di Stivarga a Grünenthal non solo aiuti Bayer a ottimizzare il proprio capitale circolante, ma crei anche un'opportunità per questa linea di farmaci oncologici di continuare a mantenere il proprio valore commerciale sotto la gestione del nuovo proprietario. Fonte: https://suckhoedoisong.vn/thuong-hieu-thuoc-quen-thuoc-voi-hang-trieu-benh-nhan-ung-thu-sap-doi-chu-169260922183744401.htm
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Immunoterapia: trial clinico a Padova della terapia genica con cellule staminali di Altheia Science per il diabete di tipo 1 INNLIFES
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Altheia Science è una Pmi innovativa italiana, nata come spin-off delle Università di Milano e Padova – dalla collaborazione scientifica tra Alessandra Biffi e Paolo Fiorina che l’hanno fondata insieme ad Aurora TT – per lo sviluppo di approcci terapeutici innovativi: terapie geniche basate su cellule staminali ematopoietiche per malattie autoimmuni.
L’obiettivo? Tradurre i risultati della ricerca scientifica in nuove opportunità cliniche per i pazienti. Un obiettivo che oggi sembra più vicino. È stato infatti trattato con successo il primo paziente nel primo studio clinico italiano della terapia genica con cellule staminali per il diabete di tipo 1 che mira a preservare la produzione naturale di insulina.
La terapia è progettata per contrastare il processo autoimmune responsabile della progressiva distruzione delle cellule del pancreas che producono insulina.
Un bell’esempio di ricerca traslazionale: nasce dalla ricerca universitaria (la ricerca preclinica è stata condotta all’Harvard Medical School, all’Università di Padova e all’Università di Milano), beneficia di una iniziativa di terza missione e di sviluppo imprenditoriale per arrivare al letto del paziente con un nuovo possibile trattamento.
Che cos’è il diabete di tipo 1
Il diabete di tipo 1 – che come indicato dall’Istituto Superiore di Sanità rappresenta circa il 10% dei casi di diabete – è una malattia cronica e autoimmune: un’alterazione del sistema immunitario comporta la distruzione di cellule beta del pancreas che vengono riconosciute come estranee e quindi attaccate da autoanticorpi.
È detto anche diabete giovanile o insulino-dipendente, perché insorge, di solito, in giovane età e per tutta la vita comporta la necessità di assumere insulina. L’insulina è l’ormone che regola i livelli di glucosio nel sangue e, come una chiave che apre una porta, ne permette l’ingresso nelle cellule per essere utilizzato come fonte di energia. La mancata produzione di insulina determina l’aumento dei livelli di glucosio nel sangue (iperglicemia).
Che cosa significa vivere con il diabete di tipo 1
Convivere con il diabete di tipo 1 richiede una gestione rigorosa ogni singolo giorno dell’anno. Oltre al monitoraggio costante della glicemia e alle iniezioni di insulina, il paziente affronta un carico psicologico invisibile caratterizzato da ansia, stress e paura di crisi ipoglicemiche (leggi qui la storia di Andrea Balestra e della startup Dally).
La terapia Immunostem
Il trial clinico Immunostem è coordinato da Gian Paolo Fadini, direttore delle Malattie del Metabolismo dell’Azienda Ospedale-Università di Padova, e prevede il reclutamento di 15 pazienti diabetici subito dopo la diagnosi.
La terapia si basa sull’impiego di cellule staminali ematopoietiche (cellule che danno origine a tutti gli elementi del sangue) CD34+ prelevate dal paziente e geneticamente modificate in officina farmaceutica attraverso un vettore lentivirale per esprimere la proteina coinvolta nella regolazione della risposta immunitaria (PD-L1), fondamentale per il mantenimento della tolleranza immunologica. Il corretto funzionamento di PD-L1 è infatti essenziale per prevenire l’autoimmunità: è una sorta di guardiano della tolleranza immune e se non funziona bene favorisce infiammazione cronica e danno ai tessuti, e lo sviluppo di malattie autoimmuni.
Le cellule modificate vengono successivamente somministrate al paziente per via endovenosa. L’obiettivo è modulare la risposta autoimmune proteggendo le cellule beta del pancreas ancora funzionanti e favorendone la rigenerazione, preservando così la capacità dell’organismo di produrre autonomamente insulina.
«Immunostem nasce da un’idea precisa: affrontare il diabete di tipo 1 intervenendo sui meccanismi immunologici responsabili della distruzione delle cellule beta, anziché limitarsi alla sostituzione dell’insulina che l’organismo non è più in grado di produrre» chiarisce Paolo Rizzardi, CEO di Altheia Science. «L’avvio del trattamento dei pazienti segna il passaggio dalla ricerca preclinica alla verifica clinica di questa strategia. Il nostro obiettivo è dimostrare se questa terapia possa preservare la produzione endogena di insulina e contribuire a modificare il decorso della malattia». Una malattia con cui in Italia convivono circa 300mila persone.
Lo studio valuterà la sicurezza del trattamento e raccoglierà dati preliminari sulla funzione beta-cellulare residua, sul fabbisogno insulinico e sul controllo metabolico.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
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Dal Colosseo al Pantheon, i monumenti di Roma si colorano di rosa per la prevenzione del tumore al seno RomaToday
Con 56mila nuove diagnosi ogni anno in Italia, i tumori al seno si confermano il primo cancro per incidenza e mortalità tra le donne. Per contrastare la malattia e abbattere le diseguaglianze nell'accesso agli screening, Komen Italia insieme al Ministero della Cultura e della Salute portano avanti la campagna di sensibilizzazione “La prevenzione è il nostro capolavoro”.
Giunta alla sua VII edizione, l'iniziativa coinvolge tutto il territorio nazionale. Prende ufficialmente il via da Roma la sera del 22 settembre con una cerimonia al Tempio di Venere alla presenza del Ministro della Cultura Alessandro Giuli, del Ministro della Salute Orazio Schillaci e della Presidente di Komen Italia Alba Di Leone.
Momento clou della serata la tradizionale illuminazione del Colosseo, quest'anno inaugurata con una pedalata speciale collettiva per sottolineare l’importanza dell’attività fisica come pilastro della prevenzione primaria.
Il programma a Roma
Per tutto il mese di ottobre, più di cento città italiane vedranno illuminati in rosa edifici, monumenti e musei. Saranno circa una decina quelli coinvolti nella capitale: dalla Galleria Borghese al museo nazionale etrusco di Villa Giulia, passando per il Pantheon e le Terme di Diocleziano.
Più di trenta, invece, i musei aperti gratuitamente per chi aderisce alle donazioni della campagna di Komen. Qui l'elenco completo.
In programma - a novembre - due giornate di screening gratuiti, all’Ospedale Isola Tiberina, per le donne in condizioni di fragilità sociale (in collaborazione con l'Associazione 1 Vale 100) e alle donne over 74, escluse dai programmi di screening regionali ordinari. La campagna si concluderà, poi, ufficialmente il 9 novembre all’interno dell’arena del Colosseo.
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Tumore al colon: se i chirurghi potessero dare solo 4 regole di prevenzione, quali sarebbero? My-personaltrainer
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Perché i chirurghi puntano tutto sulla prevenzione primaria Il tumore del colon-retto rappresenta una delle patologie oncologiche più diffuse, ma possiede una caratteristica clinica che lo rende quasi unico: rientra tra i tumori più prevenibili e guaribili in assoluto, qualora i medici lo individuino e lo trattino in modo tempestivo. Gli specialisti in chirurgia oncologica e i ricercatori sottolineano costantemente il potere dell'azione quotidiana. Modificare le proprie abitudini e aderire ai protocolli di controllo significa abbattere drasticamente l'incidenza della malattia. L'obiettivo dei sanitari non consiste nel generare paure infondate, ma nel promuovere una consapevolezza rassicurante e proattiva. La letteratura medica dimostra ampiamente che la prevenzione primaria costituisce la prima e più efficace arma a disposizione per contrastare l'insorgere delle neoplasie. Agire in anticipo salva la vita e permette di evitare l'approccio a trattamenti chirurgici o farmacologici complessi, garantendo alla persona un futuro all'insegna del benessere prolungato. Di seguito, sono riportate 4 comportamenti preventivi che ogni chirurgo, se interpellato, raccomanderebbe ai suoi pazienti per ridurre il rischio di tumore del colon.
Regola 1: gli esami di screening che salvano la vita La prima regola d'oro raccomandata dalla chirurgia oncologica riguarda la diagnosi precoce. Questa strategia rappresenta l'unico strumento in grado di individuare le anomalie dei tessuti prima che queste si trasformino in patologie maligne. I programmi nazionali di screening oncologico, promossi e monitorati anche dall'Istituto Superiore di Sanità (ISS), si rivolgono in modo particolare e gratuito alla popolazione di età compresa tra i 50 e i 69 anni. Gli esami fondamentali previsti dai protocolli includono due procedure specifiche: Test per la ricerca del sangue occulto nelle feci (SOF) : questo primo livello di indagine utilizza un esame non invasivo che permette ai laboratori di individuare la presenza di microscopici sanguinamenti intestinali. Tali tracce ematiche, impossibili da notare a occhio nudo, rappresentano uno dei primissimi segnali di allarme dell'organismo.
: questo primo livello di indagine utilizza un esame non invasivo che permette ai laboratori di individuare la presenza di microscopici sanguinamenti intestinali. Tali tracce ematiche, impossibili da notare a occhio nudo, rappresentano uno dei primissimi segnali di allarme dell'organismo. Colonscopia totale o rettosigmoidoscopia: qualora il test SOF evidenzi un esito positivo, lo specialista gastroenterologo esegue la colonscopia. Questo esame diagnostico consente ai medici non solo di esplorare visivamente l'intero tratto dell'intestino crasso, ma anche di asportare contestualmente i polipi adenomatosi. La rimozione tempestiva di queste lesioni precancerose blocca sul nascere la loro potenziale degenerazione in tumore.
Regola 3: il movimento quotidiano che protegge l'intestino Il mantenimento del peso corporeo ideale, unito all'attività fisica regolare, costituisce il terzo pilastro fondamentale della prevenzione. La sedentarietà e l'obesità innescano uno stato infiammatorio sistemico che predispone progressivamente i tessuti dell'organismo alla formazione di lesioni tumorali. Il movimento fisico produce benefici meccanici e biologici diretti e tangibili sull'intero apparato digerente; in particolare: Stimola la motilità intestinale : l'esercizio fisico praticato regolarmente velocizza il transito fecale e mantiene l'intestino libero e funzionale.
: l'esercizio fisico praticato regolarmente velocizza il transito fecale e mantiene l'intestino libero e funzionale. Riduce l'esposizione alle tossine : un transito più rapido minimizza le ore di contatto prolungato tra le delicate pareti della mucosa intestinale e le sostanze di scarto o potenzialmente cancerogene.
: un transito più rapido minimizza le ore di contatto prolungato tra le delicate pareti della mucosa intestinale e le sostanze di scarto o potenzialmente cancerogene. Ottimizza il peso forma: contenere il grasso addominale abbassa radicalmente i livelli infiammatori globali. I parametri medici di base consigliano di mantenere la circonferenza vita al di sotto degli 80 centimetri per la donna e dei 94 centimetri per l'uomo. Un obiettivo pratico, fortemente raccomandato e pienamente alla portata di tutti prevede l'esecuzione di almeno 150 minuti di camminata a passo sostenuto a settimana. Tale volume di esercizio equivale semplicemente a circa 30 minuti di movimento fisico al giorno.
Regola 4: fumo, alcol e i campanelli d'allarme da ascoltare L'eliminazione dei fattori di rischio volatili ed evitabili rappresenta il quarto e ultimo passaggio preventivo. L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) identifica il fumo di sigaretta e l'eccedenza nel consumo di alcol tra gli elementi che incrementano notevolmente l'incidenza di questo specifico tumore. Interrompere l'abitudine al fumo e mantenere un consumo di bevande alcoliche correlato a un basso rischio (un bicchiere al giorno per le donne, due per gli uomini, oppure il meno possibile) riduce in modo drastico e sensibile la probabilità di ammalarsi. Al contempo, risulta altrettanto essenziale sviluppare una sana consapevolezza del proprio corpo, prestando molta attenzione ad alcuni segnali fisici specifici, sempre senza cedere all'allarmismo ingiustificato. Nello specifico, i medici invitano a richiedere un consulto clinico approfondito in presenza di: Modifiche repentine e persistenti dell'alvo intestinale , come episodi improvvisi di stitichezza ostinata o diarrea prolungata nel tempo.
, come episodi improvvisi di stitichezza ostinata o diarrea prolungata nel tempo. Presenza di sangue chiaramente visibile all'interno delle feci .
. Tenesmo , ovvero la fastidiosa e continua sensazione di incompleto svuotamento intestinale che permane anche dopo l'evacuazione.
, ovvero la fastidiosa e continua sensazione di incompleto svuotamento intestinale che permane anche dopo l'evacuazione. Stanchezza cronica e ingiustificata, spesso correlata a un quadro di anemia causato proprio da una micro-perdita ematica occulta e silente. Ascoltare questi campanelli d'allarme e individuare i sintomi precocemente permette agli specialisti di velocizzare i tempi della diagnosi e di ottimizzare in modo significativo l'efficacia dei successivi trattamenti curativi.
Familiarità: cosa fare se in famiglia ci sono già stati casi La storia clinica della famiglia merita un capitolo conclusivo e a sé stante. I professionisti sanitari distinguono infatti in modo molto netto tra i cosiddetti casi sporadici, per lo più legati agli stili di vita scorretti e all'invecchiamento anagrafico, e le forme tumorali caratterizzate da un'alta familiarità o da una reale ereditarietà genetica. Sindromi genetiche conclamate, come la poliposi adenomatosa familiare (FAP) o la sindrome di Lynch, aumentano in modo considerevole la predisposizione dell'individuo allo sviluppo della patologia, spesso anche in giovane età. Le indicazioni cliniche destinate alle persone che rientrano in queste casistiche risultano molto chiare e rigorose: Gli individui che annoverano tra i propri parenti di primo grado (genitori, fratelli o figli) persone già affette dalla malattia, necessitano di percorsi preventivi specifici, maggiormente intensivi e ampiamente personalizzati.
Occorre informare tempestivamente il proprio medico curante, il quale può suggerire di richiedere una consulenza genetica mirata per valutare l'esatta entità del rischio.
In presenza di una familiarità medica pienamente accertata, le linee guida oncologiche consigliano di anticipare drasticamente l'età di inizio dei controlli endoscopici, eseguendo la colonscopia a intervalli temporali molto più ravvicinati rispetto a quelli previsti per la popolazione generale.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO4
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Parte il programma 2026 di prevenzione oncologica gratuita ANT a Castelfiorentino e Montespertoli gonews.it
Torna anche quest’anno il ciclo di visite di prevenzione oncologica gratuita organizzate da Fondazione ANT a Castelfiorentino e Montespertoli.
Grazie alla sinergia con vari soggetti del territorio, anche quest’anno saranno messe a disposizione dei cittadini dei Comuni della Valdelsa fiorentina ben 120 visite gratuite.
Nello specifico saranno offerte ai cittadini dei Comuni di Castelfiorentino, Montespertoli, Gambassi Terme, Montaione, Empoli, Fucecchio, Cerreto Guidi, Vinci, Capraia e Limite, Montelupo F.no, Certaldo, 2 giornate di Progetto Melanoma ANT e 3 giornate di Progetto Tiroide ANT. Il programma si colloca nell’ambito di un grande lavoro fatto nella zona fin dal 2015, grazie al quale sono state offerte alla popolazione 667 visite gratuite, dal 2015 al 2025, nell’ambito dei Progetti Melanoma, Tiroide e Mammella ANT.
Grazie al Progetto Melanoma sarà possibile accedere a visite dermatologiche con l’ausilio della dermatoscopia, indagine che consente la diagnosi tempestiva di lesioni sospette e/o neoplastiche. Con il Progetto Tiroide saranno invece a disposizione visite ecografiche gratuite per la prevenzione dei tumori della tiroide. Le visite di Progetto Tiroide si terranno il 1 e 20 ottobre presso Studi medici Assomedica, in Piazza delle Fiascaie 7, a Castelfiorentino e il 5 novembre presso la Casa di comunità Aurelio Giomi in via Dr. Valerio Piazzini, 7 Montespertoli
Per Progetto melanoma le date saranno invece 5 ottobre a Castelfiorentino e 14 ottobre a Montespertoli, nelle stesse sedi.
Le prenotazioni online inizieranno il 24 settembre, a partire dalle ore 10,00, per progetto tiroide. Per Progetto melanoma invece sarà possibile prenotarsi dal 28 settembre, sempre dalle ore 10,00. Per accedere alle visite occorre registrarsi e prenotare il proprio appuntamento al link https://ant.it/prevenzione/
L’iniziativa è stata organizzata con il patrocinio e i contributi dei Comuni di Castelfiorentino e Montespertoli e ha ricevuto anche il patrocinio dell’Azienda AUSL Toscana Centro. Fondamentale è stato il sostegno economico degli altri partners del progetto, Sebach, Master Electric, Gruppo Acque spa e Sezione Soci Castelfiorentino di Unicoop Firenze.
I progetti di prevenzione oncologica gratuita ANT a Castelfiorentino e Montespertoli sono attivi ormai dal 2015 – ha detto Simone Martini, Delegato ANT Firenze – La collaborazione con le due amministrazioni comunali, ma anche con la locale sezione soci di Unicoop Firenze, con i medici di famiglia e con Sebach, Master Electric e il Gruppo Acque, che va avanti da diversi anni, è la testimonianza che si può costruire una rete integrata di collaborazione preziosa fra pubblico e privato. L’obiettivo è quello di rendere alla portata di tutti la cultura della prevenzione oncologica. Siamo orgogliosi del lavoro fatto in tanti anni in questo territorio. Mettere a disposizione queste visite gratuitamente, in un momento in cui anche le condizioni economiche di molti sono diventate più difficili, rappresenta davvero un importante traguardo. Tutto questo non sarebbe possibile senza il contributo dei nostril partners, ma anche dei tanti cittadini che ogni giorno sostengono ANT con le loro donazioni e dei Volontari che si impegnano nelle attività della nostra Fondazione.
Anche nel 2026 Sebach conferma con convinzione il suo impegno a sostegno di questo importante programma di prevenzione di Fondazione ANT – ha dichiarato Luigi Pupo, AD di Sebach - La salute e il benessere delle persone richiedono attenzione e continuità nel tempo. Crediamo che un’impresa possa contribuire concretamente al benessere del territorio anche attraverso il sostegno a iniziative di grande valore sociale come questa, capaci di offrire un aiuto tangibile alle persone.
Siamo particolarmente orgogliosi di sostenere la Fondazione ANT in questo importante progetto che da anni promuove attività di notevole importanza volte alla ricerca e prevenzione oncologica – hanno dichiarato gli esponenti di MasterElectric - Condividiamo l’importanza di queste iniziative e crediamo fortemente nella collaborazione al fine di poter ottenere grandi risultati.
Una regolare prevenzione – osservano la Sindaca, Francesca Giannì, e l’Assessora alle Politiche Sociosanitarie, Federica Parisi - rappresenta lo strumento più efficace per combattere i tumori, ed è per questo che l’Amministrazione Comunale ha aderito anche quest’anno alla campagna promossa da Fondazione ANT, che prevede l’opportunità per i cittadini di Castelfiorentino e Montespertoli di poter effettuare delle visite gratuite, al fine di verificare l’insorgenza di lesioni sospette e/o di neoplasie della pelle (melanoma) o della tiroide. Si tratta di un servizio svolto da medici specialisti e con l’ausilio di strumenti adeguati, un’opportunità dunque da non perdere per le persone che magari, per motivi economici, sono indotte a evitare visite specialistiche onerose, e a trascurare il proprio stato di salute. Dato che le visite sono a esaurimento dei posti disponibili, invitiamo pertanto i cittadini ad annotarsi la data in cui sarà possibile, da quel momento in poi, prenotare la propria visita, dopo aver effettuato la registrazione al link indicato dalla Fondazione. Nei prossimi giorni – concludono Sindaca e Assessora – vi segnaleremo altre iniziative nell’ambito di “Ottobre Rosa”, campagna di prevenzione indirizzata in modo specifico alle donne
La prevenzione è uno degli strumenti più importanti che abbiamo per prenderci cura della salute delle persone e della nostra comunità. Per questo siamo particolarmente felici di sostenere e valorizzare la presenza di ANT, una realtà che da anni è impegnata nella prevenzione oncologica e nella promozione della cultura della salute – ha detto l’Assessora alle Politiche Sociosanitarie Daniela Di Lorenzo -Investire nella prevenzione significa favorire la diagnosi precoce, rendere più accessibili i controlli e, soprattutto, diffondere la consapevolezza che prendersi cura di sé è un gesto di responsabilità verso noi stessi e verso chi ci sta vicino. Come Amministrazione riteniamo fondamentale collaborare con le realtà del territorio che mettono competenze e professionalità al servizio dei cittadini. La prevenzione deve essere sempre più una pratica quotidiana e un diritto accessibile a tutte e a tutti. Ringraziamo ANT per il prezioso lavoro che svolge e per la capacità di portare la prevenzione vicino alle persone, perché una comunità che promuove salute è una comunità che costruisce futuro."
Fin dal 2004 Fondazione ANT ha scelto di affiancare al proprio prezioso servizio gratuito di assistenza medica domiciliare ai malati di tumore anche l’attività di prevenzione oncologica gratuita, rivolta ai cittadini del territorio. Dal 2007 questi progetti sono approdati anche in Toscana, con un numero di visite sempre in crescita. Nella nostra regione, nel solo anno 2025, sono stati sottoposti a visita tramite i vari progetti di prevenzione ANT 3590 pazienti.
Per conoscere tutte le date di prevenzione oncologica gratuita che ogni mese ANT organizza in Toscana, è possibile visitare la sezione “visite di prevenzione oncologica” della pagina web ant.it/toscana.
Fonte: Ufficio Stampa
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IEO, l’oncologia italiana tra i giganti mondiali. Orecchia: «Innovazione, ricerca e giovani: così trasformiamo il cancro in una malattia curabile - Mondosanità
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Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
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IEO, l’oncologia italiana tra i giganti mondiali. Orecchia: «Innovazione, ricerca e giovani: così trasformiamo il cancro in una malattia curabile Mondosanità
Primo in Italia, quarto in Europa e quattordicesimo nel mondo per l’oncologia nella classifica “World’s Best Specialized Hospitals 2027” di Newsweek e Statista. L’Istituto Europeo di Oncologia di Milano conquista per il settimo anno consecutivo il vertice nazionale e si confronta con colossi come il Memorial Sloan Kettering, l’MD Anderson e la Mayo Clinic. Fondato da Umberto Veronesi, lo IEO è oggi il centro che effettua il maggior numero di interventi di chirurgia senologica al mondo e dispone di un programma di riferimento internazionale per il melanoma. Ricerca, tecnologie, sperimentazioni cliniche e capacità di attrarre pazienti e scienziati sono alla base di questo risultato. Ne parliamo con il professor Roberto Orecchia, direttore scientifico dello IEO.
Professore, per lo IEO si tratta ormai di una conferma, ma che valore ha essere ancora una volta primi in Italia e tra i migliori centri oncologici del mondo?
«Siamo naturalmente molto soddisfatti, anche perché non si tratta di un risultato episodico. È il settimo anno consecutivo che lo IEO occupa il primo posto in Italia. Essere quarti in Europa e quattordicesimi nel mondo significa confrontarsi con giganti internazionali dell’oncologia, centri che dispongono di dimensioni e risorse enormi. Per noi è la conferma della validità di un modello costruito nel tempo».
Qual è il tratto distintivo di questo modello?
«Lo IEO ha sempre considerato assistenza e ricerca come un unico continuum. L’attività clinica genera domande scientifiche e la ricerca deve riportare rapidamente le sue risposte al letto del paziente. Questa impostazione fa parte della nostra identità fin dai tempi di Umberto Veronesi. Non abbiamo mai separato la qualità delle cure dalla capacità di innovare».
Quanto contano gli investimenti tecnologici?
«Sono essenziali. A novembre abbiamo inaugurato un nuovo blocco operatorio con una grande piastra robotica. Abbiamo effettuato investimenti importanti nella protonterapia e stiamo installando una nuova risonanza magnetica e un nuovo acceleratore lineare. A questi si aggiunge una farmacia completamente automatizzata, organizzata per separare con precisione le preparazioni destinate all’attività clinica ordinaria da quelle utilizzate negli studi sperimentali. La tecnologia, però, produce risultati soltanto se è accompagnata dalle competenze delle persone».
La produzione scientifica dello IEO continua a crescere.
«I dati sono solidi. Pubblichiamo molto e abbiamo raggiunto il livello record di circa 10mila punti di impact factor complessivo. Ma il numero delle pubblicazioni, da solo, non basta. Bisogna creare una cultura scientifica diffusa, capace di coinvolgere medici, biologi, ricercatori e personale sanitario».
In questo percorso quale ruolo ha il rapporto con l’Università Statale di Milano?
«È un rapporto fondamentale. Molti professionisti dello IEO sono impegnati anche nella didattica, nella formazione degli specializzandi, dei giovani medici e nei master universitari. Esiste un filo diretto tra i clinici e i ricercatori più esperti e le nuove generazioni. È così che si trasferiscono non soltanto conoscenze, ma anche metodo, curiosità e capacità di porre le domande giuste».
Lo IEO sta aumentando anche la propria capacità di attrarre ricercatori dall’estero.
«Il nostro orizzonte non può essere soltanto milanese o lombardo: deve necessariamente essere europeo e internazionale. Un esempio è l’arrivo di Christian Blank, scienziato e oncologo proveniente dal Netherlands Cancer Institute di Amsterdam, oggi alla guida del programma Melanoma e Sarcomi dello IEO. Blank è uno dei protagonisti mondiali dello sviluppo dell’immunoterapia neoadiuvante nel melanoma. Vogliamo proseguire su questa strada e reclutare altre personalità di eccellenza dall’estero».
Lo IEO è il centro che tratta il maggior numero di pazienti con tumore della mammella e ha una posizione di primo piano anche nel melanoma. Quanto incidono i grandi volumi sulla qualità?
«I volumi sono importanti perché aumentano l’esperienza dei gruppi multidisciplinari e consentono di sviluppare percorsi sempre più precisi. Nella chirurgia senologica lo IEO è il primo centro al mondo per numero di interventi eseguiti ogni anno. Nel melanoma uniamo chirurgia, immunoterapia, ricerca sui biomarcatori e sperimentazioni cliniche. Ma il volume non deve mai diventare una catena di montaggio: ogni paziente deve ricevere una terapia costruita sulla biologia del suo tumore e sulle sue condizioni personali».
Qual è il rapporto con IFOM e con AIRC?
«Con IFOM esiste una collaborazione molto stretta. Condividiamo un campus formato da tre edifici, nel quale lavorano circa 300 ricercatori dello IEO, con progetti e occasioni continue di confronto. IFOM ha una vocazione prevalentemente orientata alla ricerca di base, mentre noi svolgiamo attività clinica e ricerca traslazionale: partiamo dalle scoperte di laboratorio per produrre benefici misurabili nei pazienti.
Anche AIRC rappresenta un partner fondamentale e finanzia ogni anno numerosi nostri progetti con risorse molto rilevanti. La ricerca oncologica moderna richiede reti, competenze diverse e una massa critica che nessuna struttura può costruire lavorando da sola».
Quanto pesa la sperimentazione clinica?
«È uno dei nostri punti di forza. Abbiamo accordi quadro con diverse aziende farmaceutiche per offrire ai pazienti il maggior numero possibile di protocolli innovativi. Ogni anno apriamo tra 150 e 160 nuovi studi, all’interno di un portafoglio complessivo che comprende centinaia di sperimentazioni attive. Migliaia di pazienti sono arruolati o seguiti nel follow-up».
Che vantaggio offre concretamente a un paziente entrare in uno studio clinico?
«Significa poter accedere, quando esistono le condizioni, a farmaci e strategie terapeutiche innovative prima che diventino disponibili nella pratica corrente. Non bisogna alimentare false aspettative: uno studio clinico non garantisce il successo e segue criteri rigorosi di selezione. Ma consente di trasformare la ricerca in un’opportunità terapeutica reale, mantenendo standard elevati di controllo e sicurezza».
La metà dei pazienti arriva da fuori Milano e dalla Lombardia.
«Circa il 50 per cento dei nostri pazienti non è milanese né lombardo. È un dato che dimostra una forte capacità di attrazione e rappresenta uno degli indicatori con cui vengono valutati gli IRCCS. Naturalmente la mobilità sanitaria è anche il segnale di differenze territoriali nell’accesso alle cure. Il nostro compito è accogliere chi si rivolge a noi, ma il sistema deve contemporaneamente rafforzare le reti oncologiche in tutto il Paese».
Lei continua a svolgere attività clinica?
«Sì, dedico ancora mezza giornata alla settimana all’ambulatorio. È importante non perdere il contatto con i pazienti. Il cancro continua a essere percepito come la malattia più terribile, ma oggi dobbiamo spiegare che esistono situazioni molto differenti. Per numerosi tumori le prospettive sono cambiate radicalmente».
Quali sono i risultati più importanti?
«Nel tumore della mammella abbiamo raggiunto percentuali di guarigione molto alte e oggi riusciamo a controllare per molti anni anche una parte delle forme metastatiche. Progressi importanti sono stati ottenuti nel melanoma, nei tumori del rene, del colon-retto e in diverse neoplasie ginecologiche. Anche nel tumore del polmone l’associazione tra farmaci, chirurgia e radioterapia ha prodotto miglioramenti che fino a pochi anni fa sembravano impossibili».
Ci sono tumori nei quali la svolta deve ancora arrivare?
«Certamente. Gliomi e glioblastomi restano tra le neoplasie più difficili, con possibilità terapeutiche ancora insufficienti. Anche nel tumore del pancreas i progressi sono più lenti. Tuttavia, la comparsa di farmaci diretti contro specifiche alterazioni molecolari apre una breccia anche in questa malattia».
Un piccolo risultato può dunque cambiare un intero paradigma?
«Sì. Un farmaco mirato a una determinata mutazione non risolve da solo il problema del carcinoma pancreatico, ma dimostra che anche questo tumore può essere suddiviso in sottogruppi biologici e trattato in maniera più selettiva. La stessa strategia dovrà essere valutata nei pazienti metastatici e, successivamente, nelle fasi più precoci, anche dopo l’intervento chirurgico, per capire se può incidere sulla sopravvivenza».
La personalizzazione delle cure rende però l’oncologia sempre più complessa.
«È inevitabile. La medicina di precisione richiede tecnologie, laboratori, piattaforme di sequenziamento, gruppi multidisciplinari e personale altamente formato. Lo IEO partecipa a numerosi progetti di ricerca corrente e finalizzata e a grant europei proprio per affrontare questa complessità. Personalizzare significa scegliere il trattamento più efficace per quel tumore e per quella persona, evitando quando possibile terapie inutili o eccessivamente tossiche».
Intanto aumentano i tumori diagnosticati prima dei cinquant’anni.
«È un fenomeno che stiamo osservando con attenzione. L’aumento dei tumori non può essere spiegato soltanto con l’invecchiamento della popolazione. Nei soggetti più giovani entrano in gioco stili di vita, esposizioni ambientali, alimentazione, sedentarietà e altri fattori ancora da comprendere pienamente. Abbiamo costituito una task force dedicata agli under 50».
La prevenzione resta dunque la prima arma?
«Dobbiamo consolidare la prevenzione primaria e trasformarla in un’abitudine quotidiana. Non può ridursi alla campagna di un mese o a un controllo occasionale. Significa non fumare, limitare l’alcol, mantenere un peso adeguato, praticare attività fisica, vaccinarsi quando indicato e aderire agli screening. Occorre una cultura diffusa della prevenzione, anche perché prevenire significa proteggere le persone e rendere più sostenibile il Servizio sanitario nazionale».
A proposito di sostenibilità, il sistema oncologico italiano necessita di una riforma?
«L’ultima grande stagione di riorganizzazione risale all’epoca della riforma Bindi. Da allora la medicina è cambiata profondamente: abbiamo terapie orali, immunoterapia, diagnostica molecolare e pazienti che convivono per anni con la malattia. Bisogna ripensare il coordinamento tra ospedale e territorio, rendendolo più rapido e concreto».
Servirebbe un pronto soccorso oncologico?
«Non necessariamente un pronto soccorso autonomo in ogni ospedale, cosa difficile da realizzare, ma una rete di accessi oncologici dedicati e coordinati. Tutti gli ospedali curano pazienti con tumore, anche quelli privi di un pronto soccorso specialistico. Occorrono percorsi che consentano di intercettare rapidamente le vere urgenze oncologiche e di indirizzare altrove i problemi gestibili sul territorio».
In che modo?
«Una medicina territoriale realmente accessibile potrebbe risolvere i problemi più semplici, evitare accessi impropri, ridurre il sovraccarico dei pronto soccorso e contribuire ad accorciare le liste d’attesa. Una quota di inappropriatezza esiste e va affrontata migliorando i collegamenti, non lasciando solo il paziente».
La tecnologia rischia di far perdere valore alla visita clinica?
«È un rischio reale. Disponiamo di strumenti diagnostici straordinari, ma dobbiamo tornare a insegnare ai medici la semeiotica: ascoltare il paziente, raccogliere bene la storia clinica ed eseguire un esame obiettivo accurato. La tecnologia deve potenziare il ragionamento del medico, non sostituirlo. Anche nell’era della genomica e dell’intelligenza artificiale, una buona medicina comincia ancora dall’incontro con la persona».
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Raro melanoma primitivo dell’intestino tenue trattato ad Alatri: studio su Frontiers in Oncology Mondosanità
All’Ospedale “San Benedetto” di Alatri trattato un raro melanoma primitivo dell’intestino tenue: il caso pubblicato su Frontiers in Oncology Un’emorragia digestiva acuta, una marcata anemia e, alla radice del quadro clinico, una diagnosi che si incontra di rado nella pratica medica internazionale: un melanoma primitivo dell’intestino tenue, ossia un tumore insorto direttamente nel tenue e non espressione di metastasi da un melanoma cutaneo o oculare. Il caso è stato affrontato e risolto presso l’Ospedale “San Benedetto” di Alatri. Il relativo percorso diagnostico e chirurgico è stato descritto in uno studio apparso sulla rivista internazionale Frontiers in Oncology, frutto della collaborazione tra professionisti della ASL di Frosinone e di diverse realtà accademiche. Protagonista, un uomo di 77 anni ricoverato nel reparto di Medicina per emorragia gastrointestinale e severa anemia. Gli approfondimenti diagnostici e radiologici hanno consentito di individuare una lesione a carico dell’ileo prossimale. L’intervento, eseguito in laparoscopia con resezione del segmento intestinale interessato, è stato portato a termine dal dottor Pierfrancesco Di Cello e dal dottor Raffaele Palmieri dell’Unità Operativa Complessa di Chirurgia Generale Frosinone–Alatri. Di fronte a un melanoma localizzato nell’intestino, l’ipotesi più frequente è quella di una secondarietà da sede cutanea o oculare; dimostrarne invece l’origine “primitiva” richiede un’indagine clinica e strumentale particolarmente rigorosa. La pubblicazione si concentra proprio su questo duplice fronte: le difficoltà dell’inquadramento differenziale e la necessità di una stadiazione accurata, attraverso esami avanzati – tra cui TAC dedicate e PET – per escludere la diffusione ad altri organi. Fondamentale, sottolineano gli autori, l’integrazione tra tecnologie di imaging e un’analisi istopatologica meticolosa dei tessuti, al fine di raggiungere una diagnosi certa e impostare il trattamento più appropriato. A 24 mesi dall’operazione, i controlli clinici e strumentali non hanno evidenziato recidive. Lo studio, che illustra nel dettaglio l’iter diagnostico-terapeutico, è firmato dal chirurgo generale dottor Pierfrancesco Di Cello (Unità di Chirurgia Generale Frosinone–Alatri), con il contributo del dottor Piero Luigi Alò (già Direttore della UOC Anatomia Patologica della ASL) e della dottoressa Rosalba Cipriani (Direttore della Medicina Interna dell’Ospedale “S. Benedetto” di Alatri). Hanno inoltre collaborato il professor Luciano Izzo, il dottor Paolo Izzo e la dottoressa Claudia De Intinis (Dipartimento di Chirurgia del Policlinico Umberto I), la dottoressa Silvia Lai (Dipartimento di Medicina Traslazionale e di Precisione, Unità di Nefrologia della “Sapienza” di Roma), il dottor Marcello Molle e la dottoressa Sara Izzo (Unità di Chirurgia Plastica dell’Università della Campania “Luigi Vanvitelli”) e la dottoressa Daniela Messineo (Dipartimento di Scienze Radiologiche, Oncologia e Patologia della “Sapienza” di Roma). “È la dimostrazione concreta di quanto sia importante coniugare la ricerca scientifica con l’attività clinico-assistenziale: l’esperienza maturata quotidianamente nei nostri ospedali può trasformarsi in conoscenza condivisa e contribuire al progresso della medicina. È un percorso che la Direzione Strategica intende continuare a sostenere, valorizzando le competenze dei professionisti e le collaborazioni con il mondo universitario e della ricerca”, precisa la Direzione Strategica dell’Azienda Sanitaria Locale di Frosinone.
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Tumori, Andos celebra 50 anni: "Qualità di vita sia parte della cura nel cancro alla mammella" Adnkronos
“In Italia 925mila donne vivono dopo una diagnosi di tumore della mammella e la sopravvivenza a 5 anni raggiunge l’88%. Cinquant’anni fa lo scenario era profondamente diverso: gli interventi chirurgici erano quasi sempre demolitivi, lo svuotamento ascellare esponeva a un elevato rischio di linfedema, il sostegno psicologico era pressoché assente e la mortalità molto elevata”. È in questo contesto che, nel 1976 a Trieste, nasce l’Andos, Associazione nazionale donne operate al seno, riferisce una nota. Il prossimo 24 settembre, al Palazzo delle Esposizioni di Roma, l’associazione celebrerà i suoi primi 50 anni con l’evento ‘L’evoluzione della cura – Cinquant’anni di innovazione e sostegno alle donne nel trattamento del tumore al seno’. Un appuntamento per ripercorrere mezzo secolo di cambiamenti nella senologia e indicare le priorità per il futuro con il patrocinio di istituzioni e società scientifiche: Regione Lazio, Roma Capitale, Agenas, Iss, Cnr, Anci, Aiom, Fondazione Aiom, Sipo, Sirm, Sit e Fnomceo.
“In cinquant’anni abbiamo assistito a una trasformazione straordinaria della cura del tumore del seno, ma il nostro obiettivo non può fermarsi alla sopravvivenza – afferma Flori Degrassi, presidente nazionale Andos – Salvare una vita significa anche restituire alla donna la possibilità di viverla pienamente. Riabilitazione, sostegno psicologico e sociale, sessualità, lavoro e recupero dell’immagine corporea devono essere considerati parte integrante del percorso di cura. Allo stesso tempo dobbiamo garantire che ogni donna, indipendentemente dal luogo in cui vive e dalle sue condizioni economiche e sociali, possa accedere alle stesse opportunità di prevenzione, diagnosi e trattamento”.
Quando Andos muoveva i primi passi, la mastectomia rappresentava ancora uno degli interventi più diffusi. Le volontarie entravano negli ospedali, incontravano le donne prima o dopo l’operazione, offrendo ascolto e sostegno e promuovendo la riabilitazione. Il linfodrenaggio, le attività in piscina e palestra e, successivamente, i programmi strutturati di formazione diventarono strumenti per recuperare non soltanto la funzionalità fisica, ma anche sicurezza e autonomia. Negli stessi anni - ricostruisce l’associazione - la medicina cambia rapidamente. Nel 1976 gli studi di Gianni Bonadonna dimostrano il valore della chemioterapia adiuvante e nel 1981 Umberto Veronesi pubblica i risultati del trial iniziato nel 1973 che aprono la strada alla chirurgia conservativa per i tumori di piccole dimensioni. Seguono l'affermazione delle terapie ormonali, la tecnica del linfonodo sentinella, l'identificazione delle mutazioni Brca1 e Brca2 e le prime terapie a bersaglio molecolare. Negli anni più recenti, test genomici e medicina di precisione permettono di definire trattamenti sempre più personalizzati. I primi screening organizzati iniziano negli anni 2000.
Parallelamente cambia il ruolo delle pazienti. Andos porta nel dibattito temi fino ad allora poco considerati, come: consenso informato; ricostruzione mammaria; immagine corporea; sessualità; preservazione della fertilità; alimentazione e qualità di vita. Nel 1981 nasce il periodico ‘La voce’, nel 1991 viene codificata la formazione sul linfodrenaggio con il ‘metodo Andos’ e dal 2002 la collaborazione con Sapienza Università di Roma rende strutturata la formazione del volontariato. Nel 1994 e 2003 l’Associazione è tra i fondatori rispettivamente di Europa Donna e di Favo e, negli anni, contribuisce al confronto istituzionale sui percorsi senologici e sul ruolo delle Breast Unit. I Comitati collaborano con gli screening organizzati.
Oggi il modello di cura è multidisciplinare, la diagnosi precoce e l’innovazione terapeutica hanno cambiato radicalmente le prospettive delle pazienti. Restano però differenze territoriali nell’accesso agli screening, alla riabilitazione, alle cure più innovative e alle nuove tecnologie. Per questo Andos ha progressivamente ampliato la propria azione. Le survey degli ultimi anni hanno approfondito qualità di vita, sessualità, psico-oncologia, violenza di genere e la territorialità delle cure. Nel 2025 il progetto ‘Shield Women’ ha formato patient navigator per avvicinare agli screening le donne più fragili, mentre i Rapporti Andos-Crea Sanità hanno analizzato l’impatto umano, sociale, lavorativo ed economico della malattia e, nel 2026, la qualità di vita delle donne operate, l’ansia, la depressione e la perdita di progettualità.
“La medicina ha compiuto progressi che nel 1976 sembravano impensabili – sottolinea Degrassi – Adesso dobbiamo compiere un ulteriore passo: trasformare ogni innovazione scientifica in un miglioramento concreto della qualità di vita delle donne. La prossima sfida è lavorare tutti insieme associazioni, professionisti e istituzioni per ridurre le disuguaglianze e costruire una presa in carico che consideri la persona nella sua interezza. È questa la missione con cui Andos entra nei suoi prossimi cinquant’anni”. All’incontro del 24 settembre prenderanno parte rappresentanti delle istituzioni, società scientifiche, università, professionisti sanitari e associazioni dei pazienti. L’evento è stato realizzato grazie al contributo non condizionante di: Bayer, Eg Stada Group, Menarini Stemline Italia e Novartis Farma.