📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?5
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Biopsia liquida nella pratica clinica oncologica: quale ruolo per AIOM? Quotidiano Sanità
Il 22 e 23 maggio 2026 si è svolto a Pompei il workshop “The Path for Leading the Innovation in Liquid Biopsy” dell’International Society of Liquid Biopsy. La biopsia liquida — cioè la possibilità di analizzare fluidi biologici come surrogato del tessuto neoplastico per ottenere informazioni diagnostiche, prognostiche o predittive utili alla selezione dei pazienti candidati a terapie a bersaglio molecolare — rappresenta oggi uno dei temi di maggiore interesse in oncologia.
Le indicazioni già consolidate nella pratica clinica sono numerose e riguardano diversi tumori solidi, prevalentemente in fase avanzata o metastatica e, nella maggior parte dei casi, in situazioni nelle quali il test su sangue viene utilizzato per vicariare l’analisi del tessuto tumorale quando quest’ultimo è di difficile acquisizione. Ancora più ampio è però il numero delle applicazioni emergenti, sostenute da evidenze sperimentali promettenti e potenzialmente destinate a entrare nella pratica clinica nei prossimi anni.
Nell’ambito del workshop di Pompei, gli organizzatori mi hanno chiamato a rappresentare AIOM nella tavola rotonda conclusiva, dedicata all’implementazione clinica della biopsia liquida. A differenza delle sessioni più tecniche del congresso, il confronto si è concentrato soprattutto sugli aspetti clinici: quando il test è realmente indicato, quali evidenze ne supportano l’utilizzo e quali barriere possano limitarne l’accesso appropriato e tempestivo per i pazienti. Su questi temi una società scientifica come AIOM può e deve svolgere un ruolo centrale.
Il primo compito di AIOM riguarda la formazione degli oncologi. La biopsia liquida è un ambito in rapidissima evoluzione: nuovi dati, nuove pubblicazioni, nuove decisioni regolatorie e nuove indicazioni cliniche si susseguono con grande velocità in diversi tipi di tumore e in differenti scenari terapeutici. Garantire un aggiornamento continuo è fondamentale, perché il mancato accesso di alcuni pazienti a un test diagnostico — e quindi a una potenziale opportunità terapeutica — potrebbe dipendere da un insufficiente aggiornamento professionale.
Ma la formazione deve comprendere anche la capacità di leggere criticamente le evidenze. Non basta conoscere l’esistenza di un nuovo test: è necessario interrogarsi sulla solidità metodologica dello studio clinico, sulla reale rilevanza clinica dei risultati e sulla appropriatezza degli endpoint utilizzati. Si tratta di aspetti che non mettono in discussione la validità tecnica dell’esame — tema di competenza dei colleghi laboratoristi — ma che riguardano direttamente l’impatto clinico delle decisioni terapeutiche guidate dalla biopsia liquida.
Un esempio recente è rappresentato dal dibattito sullo studio SERENA-6, presentato all’ASCO 2025, che prevedeva il monitoraggio seriale delle mutazioni di ESR1 mediante biopsia liquida nelle pazienti con carcinoma mammario metastatico ormonosensibile e il conseguente switch terapeutico in assenza di progressione clinica o radiologica. Nelle scorse settimane, l’Oncology Drugs Advisory Committee (ODAC) della FDA statunitense aveva espresso un parere negativo sull’autorizzazione all’impiego clinico del camizestrant in questo setting, ritenendo non sufficiente la sola dimostrazione di beneficio in progression-free survival per giustificare un cambio di trattamento anticipato rispetto alla progressione documentata. Si tratta, a mio giudizio, di una posizione condivisibile, perché l’introduzione di una nuova linea terapeutica prima della progressione clinica richiede evidenze solide anche sugli endpoint successivi alla prima progressione. Proprio mentre si svolgeva il congresso di Pompei è però arrivata la notizia del parere positivo del Committee for Medicinal Products for Human Use (CHMP) dell’EMA sul medesimo studio. Una decisione che personalmente mi ha sorpreso e che rende ancora più importante, per la comunità scientifica, mantenere un approccio critico nella valutazione delle evidenze, soprattutto quando l’approvazione regolatoria comporta implicazioni organizzative e assistenziali rilevanti, come nel caso dell’implementazione sistematica di determinazioni seriali mediante biopsia liquida.
Un secondo compito fondamentale di AIOM è stimolare uniformità e appropriatezza nella gestione diagnostica e terapeutica. In questo contesto, linee guida e raccomandazioni rappresentano strumenti essenziali. Già nel 2020 AIOM aveva pubblicato, insieme a SIAPEC-IAP, SIBIOC e SIF, raccomandazioni intersocietarie sull’utilizzo della biopsia liquida in oncologia. La rapidissima evoluzione delle conoscenze ha reso necessario un aggiornamento del documento, completato nel 2025 e pubblicato nei mesi scorsi. Le raccomandazioni rappresentano oggi un riferimento prezioso per gli oncologi italiani, perché distinguono chiaramente le applicazioni già considerate standard nella pratica clinica da quelle ancora emergenti ma promettenti. Documenti di questo tipo contribuiscono a garantire appropriatezza prescrittiva, omogeneità di comportamento e qualità dell’assistenza sul territorio nazionale.
Il terzo grande compito di una società scientifica è il dialogo con le istituzioni per favorire un accesso equo all’innovazione. AIOM ha sempre denunciato le disuguaglianze nell’accesso alle cure oncologiche, ma oggi le possibili barriere non riguardano soltanto la disponibilità dei farmaci: riguardano anche l’accesso tempestivo agli esami diagnostici necessari per identificare i pazienti candidati ai trattamenti. La biopsia liquida, nelle indicazioni in cui è già standard, non è un esame opzionale, ma uno strumento indispensabile per la selezione terapeutica. Il mancato accesso al test o un ritardo nella sua esecuzione possono quindi tradursi in una concreta perdita di opportunità per il paziente. Per questo motivo, quando un trattamento viene approvato nella pratica clinica, ogni centro dovrebbe disporre fin da subito di percorsi diagnostici chiari e organizzati. In Italia, troppo spesso, continuiamo invece a inseguire l’innovazione anziché programmarla. Il tempo che intercorre tra la pubblicazione dei risultati positivi di uno studio clinico, l’approvazione EMA e la successiva rimborsabilità nazionale potrebbe essere utilizzato per preparare in modo uniforme i percorsi diagnostici. Accade invece frequentemente che, pur in presenza della disponibilità del trattamento, persistano differenze organizzative rilevanti tra regioni diverse e persino tra centri della stessa regione. Queste disparità devono essere denunciate con fermezza. I pazienti oncologici hanno diritto a una gestione diagnostica e terapeutica ottimale indipendentemente dal luogo in cui sono curati. E questo diritto comprende anche un accesso appropriato, tempestivo ed equo alla biopsia liquida.
Prof. Massimo Di Maio
Dipartimento di Oncologia, Università di Torino, AOU Città della Salute e della Scienza di Torino
Presidente AIOM
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
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Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Tumore al seno, il Chmp raccomanda l'approvazione di camizestrant prima della progressione radiologica Pharmastar
Dopo il parere positivo espresso dal Committee for Medicinal Products for Human Use per il trattamento del carcinoma mammario ER-positivo/HER2-negativo avanzato o metastatico con mutazione ESR1, AstraZeneca si avvicina alla prima approvazione globale del suo SERD orale di nuova generazione camizestrant
Se confermata dalla Commissione Europea, l’autorizzazione riguarderà pazienti adulte con tumore mammario localmente avanzato o metastatico che sviluppano mutazioni ESR1 durante la terapia endocrina di prima linea associata a un inibitore CDK4/6, ma senza evidenza radiologica di progressione di malattia.
Il farmaco sarà commercializzato con il nome di Etcamah.
Europa e Stati Uniti divergono sul valore clinico del trial
La decisione europea assume particolare rilievo perché arriva a poche settimane dal parere molto più critico espresso negli Stati Uniti. Ad aprile, infatti, un advisory committee della Food and Drug Administration aveva votato 6 a 3 contro il riconoscimento di un beneficio clinicamente rilevante sulla base dei dati dello studio registrativo SERENA-6.
Al centro delle perplessità americane vi erano soprattutto il disegno dello studio, la modalità di valutazione della progression free survival (PFS) e l’assenza di dati maturi di overall survival.
Il CHMP europeo ha invece ritenuto sufficientemente robusti i risultati dello studio, sottolineando il beneficio ottenuto con il passaggio precoce a camizestrant al momento della comparsa della mutazione ESR1, identificata tramite monitoraggio molecolare durante il trattamento endocrino.
Il razionale biologico: anticipare la resistenza endocrina
Camizestrant appartiene alla classe dei SERD (Selective Estrogen Receptor Degrader), molecole progettate per degradare il recettore degli estrogeni e bloccarne in modo più completo il segnale proliferativo.
Le mutazioni ESR1 rappresentano uno dei principali meccanismi di resistenza acquisita agli inibitori dell’aromatasi nel carcinoma mammario HR-positivo metastatico. Queste alterazioni rendono il recettore estrogenico attivo anche in assenza di estrogeni, riducendo progressivamente l’efficacia della terapia endocrina standard.
La strategia studiata in SERENA-6 punta proprio a intercettare precocemente queste mutazioni attraverso biopsia liquida e monitoraggio del DNA tumorale circolante (ctDNA), consentendo il passaggio tempestivo a camizestrant prima della progressione radiologica.
Si tratta di un approccio particolarmente innovativo perché sposta il trattamento verso una medicina “molecularly guided”, basata sull’evoluzione biologica del tumore più che sulla sola progressione clinica.
I dati dello studio SERENA-6
Nello studio di fase 3 SERENA-6, presentato all’American Society of Clinical Oncology 2025, il passaggio a camizestrant in combinazione con un inibitore CDK4/6 ha ridotto del 56% il rischio di progressione o morte rispetto alla prosecuzione dell’inibitore dell’aromatasi associato al CDK4/6 inhibitor.
l Comitato per i Medicinali per Uso Umano (CHMP) dell’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) ha basato il proprio parere positivo sui risultati dello studio registrativo di fase III SERENA-6, presentati al Congresso Annuale 2025 dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) e pubblicati contemporaneamente sul New England Journal of Medicine.
In un’analisi ad interim pianificata, la combinazione contenente camizestrant ha ridotto del 56% il rischio di progressione della malattia o morte rispetto al trattamento standard con un inibitore dell’aromatasi (anastrozolo o letrozolo) associato a un inibitore di CDK4/6 ( hazard ratio [HR] 0,44; intervallo di confidenza [IC] 95% 0,31-0,60; p<0,00001; sopravvivenza libera da progressione [PFS] mediana di 16,0 mesi versus 9,2 mesi).
Al momento dell’analisi ad interim, i dati relativi agli endpoint secondari chiave — tempo alla seconda progressione di malattia (PFS2) e sopravvivenza globale (OS) — erano ancora immaturi.
Tuttavia, una successiva analisi pre-pianificata ha mostrato un beneficio statisticamente significativo e clinicamente rilevante sulla PFS2, pari a 25,7 mesi rispetto a 19,1 mesi a favore della combinazione con camizestrant (HR 0,63; IC 95% 0,46-0,86; p=0,00373). Anche i dati di sopravvivenza globale hanno continuato a maturare a favore della combinazione con camizestrant (HR 0,87; IC 95% 0,57-1,30).
Lo studio proseguirà per valutare ulteriormente la sopravvivenza globale come endpoint secondario chiave.
La PFS2 (Progression-Free Survival 2) misura il tempo che passa dall’inizio della terapia fino alla seconda progressione della malattia o alla morte, quindi anche dopo la linea terapeutica successiva.
A differenza della PFS classica — che si ferma alla prima progressione — la PFS2 aiuta a capire se il beneficio di una terapia si mantiene nel lungo termine e lungo tutto il percorso terapeutico del paziente.
Nel caso di SERENA-6 è particolarmente importante perché suggerisce che il passaggio precoce a camizestrant, guidato dalla mutazione ESR1, potrebbe migliorare non solo il controllo immediato della malattia ma anche l’evoluzione successiva del tumore.
Un possibile cambio di paradigma
L’attuale quadro terapeutico del carcinoma mammario metastatico HR-positivo/HER2-negativo sta attraversando una fase di profonda evoluzione, guidata soprattutto dal tentativo di ritardare o superare la resistenza endocrina. Oggi lo standard di prima linea si basa sull’associazione tra terapia endocrina — generalmente un inibitore dell’aromatasi — e inibitori di CDK4/6, strategia che ha trasformato la prognosi di queste pazienti prolungando significativamente la progression free survival.
Tuttavia, quasi inevitabilmente, nel tempo emergono meccanismi di resistenza acquisita, tra cui le mutazioni del gene ESR1, che rappresentano uno dei driver biologici più rilevanti della progressione durante terapia endocrina. In questo scenario si inseriscono i SERD (Selective Estrogen Receptor Degrader), farmaci progettati per degradare il recettore estrogenico e bloccarne l’attività in modo più completo rispetto alle terapie endocrine tradizionali.
Per anni il riferimento della classe è stato fulvestrant, SERD intramuscolare che però presenta limiti pratici e farmacocinetici legati alla somministrazione e alla biodisponibilità. Da qui è nata la corsa allo sviluppo dei SERD orali, capaci di garantire maggiore esposizione sistemica e potenzialmente una più efficace degradazione del recettore.
Il primo SERD orale ad aver ottenuto approvazioni regolatorie è stato elacestrant, attualmente utilizzato nelle pazienti con mutazione ESR1 dopo progressione a precedente terapia endocrina. Il suo posizionamento si colloca quindi in una fase successiva della malattia, quando la resistenza endocrina è già clinicamente manifesta.
Camizestrant di AstraZeneca propone invece un paradigma differente: utilizzare il monitoraggio del DNA tumorale circolante per identificare precocemente la comparsa delle mutazioni ESR1 e modificare la terapia prima ancora della progressione radiologica. Lo studio SERENA-6 introduce quindi un concetto di “switch molecolare precoce”, potenzialmente destinato a ridefinire la gestione della malattia metastatica endocrino-sensibile.
Parallelamente, altri SERD orali sono in sviluppo avanzato, tra cui imlunestrant di Lilly, giredestrant di Roche e vepdegestrant sviluppato da Pfizer e Arvinas, anche se con risultati finora eterogenei. Alcuni programmi clinici hanno infatti incontrato difficoltà nel dimostrare un vantaggio clinicamente significativo rispetto agli standard attuali, segno che la sfida non riguarda solo l’efficacia farmacologica della degradazione del recettore estrogenico, ma anche il corretto posizionamento terapeutico, la selezione biologica delle pazienti e il timing ottimale di utilizzo.
Di fatto, il settore si sta progressivamente spostando da una logica puramente “drug-centered” a una strategia sempre più guidata dalla biologia dinamica del tumore e dal monitoraggio molecolare in tempo reale, con la biopsia liquida destinata probabilmente ad assumere un ruolo centrale nella personalizzazione delle sequenze terapeutiche.
Il vero elemento innovativo di camizestrant non è soltanto il farmaco, ma il modello terapeutico proposto da SERENA-6: monitorare dinamicamente il tumore con biopsia liquida e modificare la terapia prima della progressione clinica evidente.
Se confermato nella pratica clinica, questo approccio potrebbe ridefinire la gestione del carcinoma mammario metastatico endocrino-sensibile, anticipando la resistenza e prolungando il controllo di malattia senza ricorrere immediatamente alla chemioterapia.
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Criteri Critici
Un ricercatore dell'Algarve riceve un milione di euro per studiare una terapia per una rara malattia. Portugal Resident
Il team spera di testare la terapia genica in studi clinici entro due anni.
Un ricercatore dell'Istituto di Ricerca del Centro Biomedico dell'Algarve (ABC-RI) ha ricevuto una donazione di 1 milione di euro per sviluppare una terapia genica per la sindrome di Cockayne, una malattia rara e incurabile che colpisce soprattutto i bambini.
Questa patologia causa bassa statura, invecchiamento precoce (progeria), grave fotosensibilità e ritardo dell'apprendimento da moderato a grave, colpendo circa 2.7 bambini ogni milione di nascite in Europa occidentale.
"Dato che ad oggi non esiste una terapia in grado di modificare il decorso della malattia, il progetto del ricercatore dell'Università dell'Algeria (UAlg) mira a trovare una risposta a livello genetico, che, se coronata da successo, potrebbe non solo cambiare la progressione della malattia, ma anche i suoi sintomi", afferma l'università in un comunicato.
Il denaro per realizzare il lavoro è stato fornito da un “mecenate privato che preferisce rimanere anonimo”, ha confermato ABC-RI al Resident.
Il progetto, intitolato "CureCSB - Sviluppo di una terapia genica per la sindrome di Cockayne di tipo B", si propone di sviluppare questa terapia genica nei prossimi due anni, in modo che possa essere testata in studi clinici e implementata il prima possibile.
Il ricercatore Clévio Nóbrega riconosce che "la strada da percorrere è ancora lunga", ma garantisce che lui e il suo team "stanno lavorando con grande impegno per garantire che, pur essendo lungo, il percorso si concluda nel minor tempo possibile e con i migliori risultati".
Nel frattempo, il presidente dell'ABC, Nuno Marques, afferma che il progetto dimostra che "l'ABC-RI possiede la tecnologia, il team e il riconoscimento necessari per contribuire in modo molto proficuo allo sviluppo della medicina su scala internazionale".
Isabel Palmeirim, direttrice della Facoltà di Medicina e Scienze Biomediche dell'Università dell'Alberta (UAlg), afferma che il progetto è in linea con l'obiettivo dell'università di concentrare la propria attenzione su "innovazione e scoperta", nonché sui problemi che affliggono la società.
"L'Università dell'Algarve e la Facoltà di Medicina e Scienze Biomediche continueranno a svolgere il loro lavoro con l'obiettivo di rafforzare il Paese e la regione", ha aggiunto Palmeirim.
By Michele Bruxo
[email protected]
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Criteri Critici
Allarme celiachia, 300mila italiani senza diagnosi L'Araldo Lomellino
La celiachia non è soltanto un’intolleranza alimentare al glutine, ma una vera e propria patologia immuno-mediata che può risultare difficile da riconoscere. A fare chiarezza sulla celiachia è la dottoressa Costanza Alvisi, direttore della Sc di Endoscopia Digestiva Gastroenterologia dell’Ospedale Civile di Vigevano.
PATOLOGIA «La malattia celiaca è scatenata dall’ingestione del glutine in soggetti geneticamente predisposti», spiega Alvisi. E se in passato era associata quasi esclusivamente a diarrea, perdita di peso e malassorbimento, oggi il quadro è molto più ampio. «Nell’adulto può presentarsi anche con sintomi cronici non classici, con manifestazioni gastrointestinali minori oppure extra intestinali, fino ad arrivare a forme completamente asintomatiche». E sebbene in Italia il numero dei pazienti effettivamente diagnosticati siano 279.512, circa l’1% della popolazione, le aspettative sono ben diverse. Secondo i dati del Ministero della Salute, i pazienti che non sanno ancora di essere celiaci sono oltre 300mila; mentre quelli realmente attesi sarebbero circa 600mila.
TARDIVITÀ Ed è proprio questo uno degli aspetti che più spesso porta a diagnosi tardive. Tra i segnali meno conosciuti rientrano anemia da carenza di ferro, osteoporosi, carenza di acido folico, amenorrea, poliabortività e ritardi della crescita. «Spesso osserviamo forme silenti sul piano clinico – sottolinea la specialista – Non raramente si associano altre patologie come diabete, artrite reumatoide, alterazioni della tiroide, epatite cronica attiva e dermatite erpetiforme. In alcuni casi la diagnosi arriva attraverso controlli eseguiti su parenti di primo grado di persone già affette da celiachia». Ma una diagnosi mancata o troppo tardiva può avere conseguenze importanti.
I pazienti rischiano di sviluppare complicanze severe della mucosa del piccolo intestino, dalla digiunoileite ulcerativa, fino all’insorgenza di neoplasie come il linfoma non Hodgkin avverte Alvisi.
DIAGNOSI Per questo è bene rivolgersi a uno specialista per una diagnosi precoce in quanto la patologia può comparire a qualsiasi età e, nelle forme pediatriche tardive, spesso i sintomi gastrointestinali sono sfumati. «Nelle forme che esordiscono tardivamente nel bambino, dopo il secondo e terzo anno di vita, la sintomatologia gastroenterica è per lo più sfumata – continua la gastroenterologa – e in genere prevale il ritardo di crescita, dello sviluppo puberale, così come dolori addominali ricorrenti, anemia da carenza di ferro che non risponde alla somministrazione del ferro per via orale». A oggi quindi l’unica terapia efficace è una dieta rigorosamente priva di glutine, dove devono essere esclusi cereali come grano, orzo, segale, farro e kamut, facendo attenzione anche alle contaminazioni alimentari. «La dieta deve essere seguita per tutta la vita e non può derivare da iniziative personali – ribadisce Alvisi – e la diagnosi nell’adulto avviene attraverso il dosaggio degli anticorpi nel sangue e la gastroscopia con biopsie duodenali, da effettuare però a dieta libera per evitare falsi negativi».
SENSIBILIZZAZIONE Fondamentale infine una corretta informazione. «Diffondere la cultura della malattia è indispensabile sia per ridurre le diagnosi tardive sia per favorire una reale aderenza alla dieta senza glutine». Un aspetto che gli specialisti sottolineano con forza riguarda infatti il rischio di eliminare il glutine senza aver effettuato prima gli accertamenti necessari. «Le diete e i rimedi “fai da te” sono assolutamente sconsigliati – conclude Alvisi – Eliminare il glutine prima degli esami può alterare i risultati e rendere più difficile individuare la patologia. Per questo bisogna sempre rivolgersi a un professionista».
Rossana Zorzato
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Cos’è il melanoma: cause e fattori di rischio. Cure e prevenzione Quotidiano Nazionale
Spesso comincia con un dettaglio quasi invisibile: un neo che cambia, una macchia che si modifica, un segnale sottovalutato. Eppure, nel caso del melanoma, proprio quel dettaglio può cambiare tutto. Il melanoma è uno dei tumori cutanei più aggressivi e, allo stesso tempo, uno dei più sensibili alla diagnosi precoce. Una combinazione che rende la prevenzione non solo utile, ma decisiva. Perché quando viene intercettato nelle fasi iniziali, aumentano le possibilità di trattamento.
Cos’è il melanoma e come si sviluppa
Il melanoma è una neoplasia della pelle che origina dai melanociti, le cellule responsabili della produzione di melanina. Può comparire su una cute apparentemente sana oppure nascere dalla trasformazione di un neo già esistente. Non ha un’unica “zona d’attacco”: può svilupparsi su qualsiasi parte del corpo e colpisce indifferentemente uomini e donne. La sua particolarità sta nella capacità di evolvere rapidamente, se non individuato in tempo.
Fattori di rischio del melanoma
Tra i principali elementi associati allo sviluppo del melanoma c’è l’esposizione ai raggi ultravioletti. Le scottature, soprattutto in età infantile e adolescenziale, rappresentano uno dei fattori più rilevanti. Anche le lampade abbronzanti, la pelle chiara, la presenza di numerosi nei o di nei irregolari e la familiarità con la patologia rientrano tra le condizioni che aumentano il rischio. Non tutti i fattori sono controllabili, ma molti sì. Ed è proprio su questi che si concentra gran parte della prevenzione.
Tipologie di melanoma
Esistono diverse forme con caratteristiche differenti. Il melanoma a diffusione superficiale è tra i più comuni e tende a crescere lentamente nella parte più esterna della pelle prima di approfondirsi. Il melanoma nodulare, invece, è più aggressivo e cresce in verticale fin dalle prime fasi, rendendo più rapido il rischio di invasione. Esistono anche varianti meno frequenti ma clinicamente rilevanti, come il melanoma amelanotico, che non presenta pigmentazione scura e può essere facilmente scambiato per altre lesioni.
Non tutte le forme si sviluppano su zone esposte o facilmente visibili. Il melanoma può comparire anche sotto l’unghia, dove spesso si presenta come una striscia scura persistente. Altre localizzazioni meno comuni includono il cuoio capelluto, dove può restare nascosto tra i capelli, e l’occhio, con il cosiddetto melanoma oculare. Esistono anche forme rare a livello vulvare, che richiedono particolare attenzione clinica. Queste sedi rendono la diagnosi più complessa e spesso più tardiva.
‘Riconoscere’ il melanoma: sintomi e diagnosi
I sintomi del melanoma non sono sempre evidenti. Spesso si manifestano attraverso cambiamenti progressivi della pelle. Un neo che diventa asimmetrico, con bordi irregolari, colori non uniformi o dimensioni in aumento è uno dei segnali più tipici. Anche l’evoluzione nel tempo è fondamentale: la velocità del cambiamento conta quanto il cambiamento stesso. In alcuni casi possono comparire prurito, sanguinamento o arrossamento.
Quando si parla di melanoma in fase iniziale, proprio questi segnali sottili diventano decisivi, perché la malattia può ancora essere circoscritta e più facilmente trattabile.
Riconoscere il melanoma significa prima di tutto osservare la pelle con regolarità. L’autoesame dei nei è uno strumento semplice ma efficace, soprattutto se effettuato con attenzione costante. Un neo che si distingue nettamente dagli altri, il cosiddetto “brutto anatroccolo”, è un altro elemento che merita attenzione. La diagnosi definitiva, però, resta sempre affidata allo specialista attraverso la visita dermatologica e l’uso della dermatoscopia. Si tratta di un esame non invasivo che aiuta a distinguere tra nei benigni e lesioni sospette, permettendo di intervenire tempestivamente quando necessario.
Stadiazione del melanoma
Una volta diagnosticato, il melanoma viene classificato in diversi stadi in base alla sua profondità e all’eventuale diffusione. Ciò serve a classificare la malattia in base alla sua profondità e alla sua eventuale diffusione. Si parte dallo stadio iniziale, in cui il tumore è confinato alla pelle, fino agli stadi più avanzati in cui sono presenti metastasi. Questo passaggio è fondamentale perché determina la strategia terapeutica. La presenza di metastasi indica che le cellule tumorali hanno raggiunto altri organi attraverso il sistema linfatico o il sangue, modificando radicalmente la prognosi.
Melanoma: come si cura
Il trattamento del melanoma dipende dallo stadio. Nelle fasi iniziali, la chirurgia rappresenta spesso la soluzione principale e può essere risolutiva. Nei casi più avanzati si ricorre a terapie sistemiche come immunoterapia e terapie a bersaglio molecolare, che hanno l’obiettivo di colpire le cellule tumorali o stimolare la risposta del sistema immunitario. Negli ultimi anni si stanno inoltre studiando strategie innovative come i vaccini terapeutici contro il melanoma, ancora in fase di ricerca, che mirano a potenziare la risposta immunitaria contro le cellule tumorali.
Melanoma metastatico e sopravvivenza
Quando il melanoma diventa metastatico, la malattia ha già raggiunto altri organi. In questi casi la gestione è più complessa, ma i progressi terapeutici degli ultimi anni hanno migliorato le prospettive di vita. La sopravvivenza varia dunque in base a diversi fattori: estensione della malattia, sede delle metastasi, risposta ai trattamenti e condizioni generali del paziente. Rispetto al passato, l’introduzione di terapie innovative ha modificato profondamente lo scenario clinico, consentendo in molti casi un controllo più prolungato della malattia.
Prevenzione del melanoma
La prevenzione si basa soprattutto su comportamenti quotidiani. Proteggere la pelle dall’esposizione solare e ridurre le scottature sono le indicazioni principali. L’uso della protezione solare, l’evitare le ore centrali della giornata, l’impiego di indumenti adeguati e la rinuncia alle lampade abbronzanti rappresentano misure semplici ma efficaci. La prevenzione, in questo caso, non è una strategia complessa ma una somma di piccoli gesti ripetuti nel tempo. L'aspetto fondamentale è farsi controllare: gli specialisti raccomandano una visita dermatologica all'anno, specie se si è esposti al sole.
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
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Criteri Critici
Zaffini, diagnosi precoce ed educazione alla salute prime cure del melanoma ANSA
Redazione AnsaPERUGIA - Maggio 23,2026 - News (ANSA) - PERUGIA, 23 MAG - "Il melanoma è una malattia in forte crescita, anche tra i più giovani. Prevenzione, informazione, diagnosi precoce e una vera educazione alla salute che parta fin dall'infanzia, anche attraverso la pratica sportiva, sono le prime cure": è il messaggio lanciato dal presidente della Commissione Sanità del Senato, Franco Zaffini, intervenendo all'iniziativa promossa dall'associazione umbra 'No al Melanoma' insieme alla Figc - Lega nazionale dilettanti, dedicata alla prevenzione del melanoma e alla sensibilizzazione sui rischi legati all'esposizione al sole durante l'attività sportiva.Zaffini ha ricordato l'approvazione della nuova legge dedicata alla prevenzione e alla diagnosi precoce del melanoma, nata su iniziativa del deputato Luciano Ciocchetti ma poi molto rafforzata in Senato nella sua Commissione."Durante l'esame in Senato - ha spiegato - abbiamo voluto rafforzare soprattutto la parte dedicata alla prevenzione, coinvolgendo istituzioni, regioni, scuole, aziende sanitarie, associazioni e Terzo settore. Particolare attenzione è stata riservata anche alla diffusione di buone pratiche preventive nelle scuole e al potenziamento degli screening per le categorie maggiormente esposte ai fattori di rischio". Nel provvedimento, ha aggiunto il presidente della Commissione Sanità, è previsto anche "un maggiore coinvolgimento dei dipartimenti di prevenzione, dei medici di medicina generale, delle cure primarie e delle farmacie, anche attraverso strumenti come telemedicina e teleconsulto".Zaffini ha poi collegato il tema della prevenzione oncologica a quello dell'attività fisica come strumento terapeutico e preventivo, richiamando il disegno di legge AS 287 attualmente all'esame del Senato. "L'attività fisica - ha evidenziato - non è soltanto sport o tempo libero, ma rappresenta un elemento fondamentale nella prevenzione delle malattie croniche, cardiovascolari e metaboliche, oltre che per il benessere psicologico.Iniziative come questa dimostrano quanto sia importante fare rete tra istituzioni, medici, famiglie, associazioni e mondo sportivo. Proteggersi dal sole non significa rinunciare allo sport all'aperto, ma praticarlo in modo più consapevole e sicuro. Il Parlamento continuerà a fare la sua parte ma la prevenzione funziona davvero solo se diventa un impegno condiviso". (ANSA).
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Criteri Critici
Tumore del seno metastatico, solo la metà delle pazienti riesce ad accedere alla biopsia liquida Blitz quotidiano
Tumore del seno metastatico, solo la metà delle pazienti riesce ad accedere alla biopsia liquida (Foto Ansa) - Blitz Quotidiano In Italia ci sono 15.500 donne con tumore al seno metastatico ormonoresponsivo/Her2 negativo. Per loro è necessaria la biopsia liquida al fine di selezionare le terapie più efficaci, ma solo la metà delle pazienti riesce ad accedere a questo esame, a causa di reti diagnostiche ancora fragili e una frammentazione regionale. Per garantire l’esame in modo uniforme su tutto il territorio è necessario destinare 15 milioni ricavandoli dal fondo di 238 milioni per il potenziamento della sanità inseriti nella Legge di Bilancio 2026. L’appello è stato lanciato dalla comunità oncologica e dalle associazioni dei pazienti, nel corso di una conferenza stampa a Milano, tenutasi nei giorni scorsi. Il finanziamento della biopsia liquida per la ricerca delle mutazioni di Esr1 (il principale meccanismo di resistenza acquisita alla terapia ormonale), si legge in una nota, è già previsto dal provvedimento legislativo dallo scorso dicembre. “Vanno subito sbloccate le risorse economiche – aggiunge – e il test deve uscire dai laboratori di ricerca per diventare una opportunità concreta offerta dal Servizio Sanitario Nazionale”. “Ogni anno nel nostro Paese, più di 53mila donne si ammalano di tumore del seno – sottolinea Giuseppe Curigliano, Presidente Eletto dell’European Society for Medical Oncology e Professore del Dipo-Dipartimento di Oncologia ed Emato-Oncologia dell’Università di Milano -. Con l’approvazione di nuove terapie orali è cambiata radicalmente la gestione dei casi metastatici positivi per i recettori degli estrogeni (Er) e negativi per Her2”. Individuarle le mutazioni di Esr1, dopo una progressione di malattia metastatica, aggiunge, “significa offrire una possibilità concreta di accedere ad un trattamento efficace, che consenta anche di mantenere una buona qualità di vita. Grazie alla terapia mirata, identificata a seguito di una mutazione genomica, la sopravvivenza libera da progressione può aumentare del 45%. È un vantaggio clinico senza precedenti in questa linea di trattamento, che non possiamo negare alle pazienti”. Però, solo la metà delle pazienti riesce ad accedere a questo esame, a causa di reti diagnostiche ancora fragili e una frammentazione regionale.
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Criteri Critici
A Cannes il racconto su una malattia rara: «La ricerca e le relazioni al centro della cura» Avvenire
la leucemia linfoblastica acuta. Con circa 800 nuove diagnosi l’anno in Italia, è tra le cosiddette patologie rare, ma è un tumore del sangue molto aggressivo e il più frequente in età pediatrica, con circa una delle nuove diagnosi su due in pazienti tra 0 e 18 anni. Le storie di questi tre ragazzi che hanno attraversato la stessa malattia si intrecciano ora in un cortometraggio,al Festival di Cannes 2026, dove è stato presentato durante la kermesse. Mentre andava a scuola in un giorno qualsiasi. Mentre guardava la prima giornata di campionato del Milan. Mentre saliva per le scale. Sono tre istanti in cui rispettivamente Jessica Dell’Agosto, Lorenzo Maspero e Pietro Tallini, e chi era accanto a loro, hanno iniziato a realizzare che qualcosa nel loro corpo era cambiato, che il passo non era più leggero, che il respiro non era più semplice e naturale come fino a poco tempo prima. Nelle vite dei tre giovani – di 17, 12 e 23 anni – era entrata all’improvviso una malattia,. Con, è tra le cosiddette patologie rare, ma è, con circa una delle nuove diagnosi su due in pazienti tra 0 e 18 anni. Le storie di questi tre ragazzi che hanno attraversato la stessa malattia si intrecciano ora in “Sangue bianco” , ideato e promosso dalla farmaceutica Amgen Italia con il patrocinio della Fondazione Maria Letizia Verga, selezionato all’interno dello Spazio Cinecittà (Italian Pavilion), dove è stato presentato durante la kermesse.
«Nella scrittura del documentario sono partita dall’etimologia di “leucemia”, dal greco leukos (bianco) e haima (sangue), un ossimoro visivo – ci spiega Morena Rossi, autrice del corto diretto da Lorenzo Cioglia –. Ho immaginato di far muovere dunque i protagonisti in un limbo bianco mentre parlavano della malattia, da contrapporre ai colori della famiglia e degli amici nei loro luoghi “sicuri” e pieni di vita». Il progetto ha dunque il duplice obiettivo di mostrare come il progresso ottenuto con la ricerca scientifica possa trasformare sensibilmente le condizioni dei pazienti, nonché i risultati, e di raccontare quel che resta dopo la malattia, persino quando questa «mi ha tolto tanto e ha provato a togliermi tutto», come dice Jessica, o quando alla fine si porta via la tua stessa vita, come nel caso di Pietro. A raccontare la sua storia infatti nel corto non è lui, ma il padre, Paolo, che con il libro “Tante belle persone”, scritto dopo la perdita del figlio avvenuta nel 2023, ha ispirato il film. «Il libro è stata una sorta di catarsi, mi ha permesso di dare un contributo raccontando quanto siano importanti la ricerca e le relazioni umane che si instaurano con medici e infermieri, che hanno fatto la differenza», ci racconta Paolo a margine della presentazione. «Il messaggio che Pietro ci ha lasciato negli ultimi suoi giorni su questa terra – aggiunge la madre Anna Rosa – è stato di fare qualcosa per la sua malattia. Questo adesso ci dà un senso per andare avanti». Nella loro testa, le parole della canzone di Vasco, tanto amato dal figlio: «Voglio trovare un senso a questa vita, anche se questa vita un senso non ce l’ha». Con loro, però, a far sì che in qualche modo la morte di Pietro non sia stata invano, c’è pure la specialista che lo ha curato, Sabina Chiaretti, professoressa del Dipartimento di medicina traslazionale e di precisione all’Università La Sapienza di Roma: «La storia di Pietro è emblematica della sfida che abbiamo davanti perché, nonostante i progressi nelle cure e nelle terapie, abbiamo ancora tanti ostacoli da superare – racconta –. Insieme a Paolo siamo impegnati nella ricerca di finanziamenti per condurre studi clinici che ci consentiranno di capire che cosa è successo a Pietro e quindi, in futuro, a pazienti come lui».
Anche per il dottor Carmelo Rizzari, direttore dell’Unità di Ricerca Clinica e Fase 1 Pediatria del San Gerardo dei Tintori, dove sono stati curati Jessica e Lorenzo, la sfida contro la malattia non è ancora vinta: «La leucemia linfoblastica acuta pediatrica ha oggi tassi di guarigione che sono ben superiori al 90%. Se si pensa che all’inizio degli anni ’70 i trattamenti chemio-radioterapici consentivano percentuali di guarigione del 30-50% si può comprendere perché questa malattia venga considerata oggi il paradigma dei successi nel campo dell’emato-oncologia pediatrica. Tuttavia, ogni paziente è un caso a sé e la malattia può presentarsi in modi diversi nei bambini piccoli o negli adolescenti, quindi con esigenze e sfide specifiche e a volte anche con risultati differenti». La piccola quota di pazienti nei quali la malattia non risponde al trattamento o recidiva «ci ricorda che abbiamo bisogno di buona ricerca, di nuovi farmaci e di nuove strategie che si rivelino meno tossiche e più efficaci».
Il fine ultimo della ricerca in questo campo, conclude il medico, è restituire più bimbi possibili ai loro genitori e al futuro che li attende. Come è stato per Jessica, che è guarita e oggi, da specializzanda in chirurgia toracica, spera di poter restituire ai suoi pazienti «quella attenzione che tutti gli operatori sanitari hanno dato a me e alla mia famiglia». O come Lorenzo, dottorando in diritto. Anche lui guarito, è tornato a giocare a calcio come da bambino, certo che «riuscirci è qualcosa che mi farà sempre sentire vivo».
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Melanoma Day: come proteggere la nostra pelle e perché la prevenzione ci salva la vita Torino Cronaca
Il 24 maggio si celebra il Melanoma Day, la giornata europea dedicata alla sensibilizzazione sui tumori della pelle. Si tratta di una delle forme di cancro più diffuse al mondo, i cui casi sono praticamente raddoppiati negli ultimi trent'anni. Solo in Europa si stima che oltre 7 milioni e mezzo di persone abbiano dovuto affrontare questa diagnosi, e i numeri continuano a crescere.
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A differenza di quanto si possa pensare, non è una malattia che riguarda solo gli anziani: l'età media di chi scopre un melanoma è di circa 50 anni, ma ben un caso su cinque colpisce giovani tra i 15 e i 39 anni.
Per semplificare, possiamo dividere queste malattie in base alle cellule da cui nascono nella parte più superficiale della pelle:
dal cambiamento dei nei o delle cellule scure nasce il melanoma , il tumore cutaneo più aggressivo, che può comparire dal nulla su pelle sana o modificando una macchia già esistente
dalle cellule chiare derivano, invece, i cosiddetti epiteliomi (o carcinomi), che sono in assoluto i più frequenti ma generalmente meno aggressivi
Esistono anche forme che nascono negli strati più profondi, che si manifestano come piccoli noduli e che richiedono un'analisi in laboratorio per essere identificati con certezza.
Il sole è il principale responsabile. Tuttavia, il modo in cui ci esponiamo influisce sul tipo di problema che rischiamo di sviluppare:
le scottature nell'infanzia e le esposizioni intense ma intermittenti (come quelle tipiche di chi si abbronza solo durante le vacanze) aumentano il rischio di melanomi e carcinomi basocellulari. Chi ha la pelle molto chiara , i capelli biondi o rossi e gli occhi chiari deve prestare massima attenzione. Il rischio è alto anche per chi lavora all'aperto, come agricoltori e pescatori
l'esposizione cronica e cumulativa (ovvero la somma di tutto il sole preso durante la vita) favorisce, invece, altre forme di tumore della pelle. A questo si possono aggiungere altri fattori come il fumo, l'alcol, ferite o cicatrici croniche e alcune infezioni virali
Le zone più colpite sono, non a caso, quelle più esposte: viso, testa, collo e mani.
La pelle ha un enorme vantaggio rispetto agli organi interni: è visibile. La prima regola di prevenzione è l'autoesame: controllare periodicamente il proprio corpo, magari facendosi aiutare da un familiare per le zone difficili come la schiena. Se una macchia o un neo cambiano forma, colore o dimensione, è il momento di fissare una visita dermatologica.
Oggi i medici hanno a disposizione strumenti digitali straordinari. Esistono speciali telecamere che fotografano l'intero corpo e segnalano in automatico se è comparso un nuovo neo o se uno vecchio si è ingrandito, mentre particolari lenti luminose permettono di studiare ogni singola macchia nei minimi dettagli.
Se scoperti in tempo, i tumori della pelle hanno un'ottima possibilità di guarigione. La terapia principale consiste nell'asportazione chirurgica della lesione sospetta. Il tessuto prelevato viene poi analizzato in laboratorio (esame istologico) per confermare la diagnosi.
Da quel momento in poi, il paziente non viene mai lasciato solo: la cura e il successivo monitoraggio nel tempo vengono gestiti da un'équipe di specialisti che unisce dermatologi, chirurghi, oncologi e medici di famiglia, uniti per garantire il percorso di guarigione più sicuro ed efficace.
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CBD in veterinary oncology: Review on canine cancers Hanf Magazin
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🌐 Questo articolo è stato tradotto automaticamente dal tedesco. Questo articolo è stato tradotto automaticamente dal tedesco. Sfoglia tutti gli articoli in italiano
Una revisione sistematica dell’Universidad de Chile pubblicata sulla rivista specializzata Frontiers in Veterinary Science conclude che il cannabidiolo mostra effetti antiproliferativi e proapoptotici coerenti nelle linee cellulari tumorali canine. La revisione apparsa a maggio 2026 sintetizza le evidenze precliniche nel campo del linfoma, del carcinoma mammario, del glioma, del carcinoma prostatico, dell’osteosarcoma e del carcinoma urotelio. Gli autori Francisca J. Medina e Cristian G. Torres della Facoltà di Medicina Veterinaria e Scienze Animali dell’Università del Cile riconoscono un notevole potenziale per l’oncologia veterinaria clinica, ma sottolineano al contempo i punti deboli metodologici dell’attuale base di studi disponibili.
La revisione sistematica segue lo standard PRISMA e valuta gli studi pubblicati tra il 2015 e il 2025 su PubMed, Scopus e Web of Science. Sono stati considerati esclusivamente lavori che utilizzavano linee cellulari canine o cani come organismo modello. Il messaggio più importante per i professionisti è che il CBD ha dimostrato effetti antitumorali in quasi tutte le entità tumorali esaminate, ma la trasferibilità alla pratica clinica dipende ancora da studi veterinari ben controllati.
Meccanismi d’azione in sintesi
Il cannabidiolo esplica la sua azione antitumorale attraverso molteplici vie di segnalazione parallele. Nelle cellule tumorali canine esaminate, la sostanza induce apoptosi attraverso l’attivazione delle caspasi 3, 8 e 9 e il rilascio mitocondriale di citocromo c. Parallelamente, il CBD inibisce la migrazione cellulare riducendo le metalloproteinasi della matrice MMP-2 e MMP-9. Nelle cellule del linfoma si osserva inoltre una modulazione della cascata di segnalazione MAPK, che porta all’eliminazione cellulare autofagica. Gli autori sottolineano che questi meccanismi procedono largamente indipendentemente dal recettore cannabinoide CB1, il che spiega l’assenza di effetti psicotropi e rende la sostanza particolarmente interessante per l’uso veterinario.
Medina e Torres dedicano particolare attenzione all’osteosarcoma, una forma aggressiva di cancro osseo frequente nelle razze canine di grandi dimensioni. Gli studi su colture cellulari hanno mostrato una riduzione dose-dipendente della viabilità delle cellule tumorali, con concentrazioni efficaci comprese tra 10 e 20 micromoli per litro. La revisione documenta effetti simili per i carcinomi mammari canini, che rappresentano una delle entità tumorali più frequenti nelle cagne non sterilizzate. Un’introduzione generale agli usi veterinari dei cannabinoidi è disponibile nel nostro articolo di sintesi sull’uso della cannabis in medicina veterinaria.
Profilo di sicurezza nei cani
Un punto centrale della revisione è la tolleranza documentata del CBD nei cani. Gli studi del 2019 e 2023 dimostrano che i dosaggi orali da due a quattro milligrammi per chilogrammo di peso corporeo generalmente non causano effetti collaterali clinicamente rilevanti. A dosaggi più elevati, occasionalmente si osservano aumenti temporanei della fosfatasi alcalina e una lieve diarrea. La biodisponibilità è da quattro a cinque volte superiore quando somministrata con alimenti ricchi di grassi rispetto alla somministrazione a stomaco vuoto. Questi dati farmacocianetici supportano l’applicabilità clinica, anche se il dosaggio onkologico ottimale non è ancora definito.
Gli autori inquadrano i loro risultati in una tendenza più ampia. Una panoramica aggiornata sulla terapia antitumorale con cannabis negli animali domestici aveva già evidenziato tendenze simili nel 2023. La novità della revisione dell’Universidad de Chile è la valutazione metodologica sistematica. Su 142 studi inizialmente identificati, dopo l’applicazione dei criteri di inclusione ed esclusione sono rimasti 18 lavori, di cui tuttavia solo tre comprendono studi clinici prospettici su cani malati. Gli studi rimanenti utilizzano linee cellulari o modelli murini con tumori canini trapiantati.
Debolezze metodologiche e questioni aperte
Medina e Torres identificano chiaramente le limitazioni metodologiche. La maggior parte degli studi utilizza estratti a spettro completo con composizione variabile, il che rende difficili i confronti tra singole ricerche. Mancano ampiamente le concentrazioni standardizzate di CBD, gli endpoint validati e le classificazioni tumorali uniformi. La combinazione con farmaci chemioterapici classici è stata sistematicamente esaminata in soli due studi. Gli autori chiedono studi clinici multicentrici con popolazioni di cani più grandi, criteri diagnostici uniformi e analisi farmacocinetica definita come accompagnamento.
Per i proprietari di animali e i veterinari, la revisione rappresenta un incoraggiamento cauto, ma non una raccomandazione terapeutica. Il CBD potrebbe essere considerato negli schemi di trattamento oncologico come misura di supporto, ad esempio per il sollievo dal dolore, la stimolazione dell’appetito o la riduzione dello stress in associazione alla chemioterapia. L’applicazione esclusiva come terapia del cancro curativa non è giustificata dai dati disponibili. Chiunque stia considerando una terapia cannabinoide complementare per il proprio animale dovrebbe coordinare questa scelta con il veterinario curante, idealmente con il coinvolgimento di una struttura specializzata in oncologia veterinaria.
Situazione legale
La ricerca sulla cannabis nel contesto veterinario rimane un’area in evoluzione a livello internazionale. Molti paesi non dispongono ancora di farmaci veterinari a base di cannabinoidi approvati. La disponibilità di prodotti CBD nel settore veterinario varia significativamente da una giurisdizione all’altra. Chiunque consideri l’uso di cannabinoidi per il proprio animale domestico dovrebbe verificare lo status legale nella propria regione e consultare un veterinario competente.
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Domande frequenti
Posso semplicemente somministrare al mio cane affetto da cancro un olio di CBD acquistato in un negozio?
Senza supervisione veterinaria è sconsigliato. I prodotti CBD da alimenti non sono sottoposti al controllo di qualità farmaceutico, e il loro contenuto di cannabidiolo può variare considerevolmente. Inoltre, possono verificarsi interazioni con le terapie in corso, come i chemioterapici o gli antidolorifici. Discutete sempre il trattamento con il vostro veterinario e considerate idealmente di coinvolgere uno specialista con esperienza in oncologia veterinaria.
Quali tipi di cancro mostrano gli effetti più evidenti nella revisione?
Le evidenze precliniche più forti riguardano il linfoma canino e l’osteosarcoma. Per entrambe le entità tumorali, molteplici studi indipendenti documentano inibizioni dose-dipendenti della divisione delle cellule tumorali e un aumento del tasso di apoptosi. Per il glioma e il carcinoma urotelio la base di dati è più piccola, ma tendenzialmente coerente. Il carcinoma mammario e il carcinoma prostatico mostrano anch’essi effetti, ma qui il numero di studi è ancora troppo piccolo per trarre conclusioni robuste.
Esistono studi clinici su pazienti reali e non solo su colture cellulari?
Sì, anche se sono ancora rari. La revisione dell’Universidad de Chile identifica tre studi clinici prospettici su cani malati. Il più grande comprende 28 animali e esamina il CBD come terapia di accompagnamento nei pazienti con linfoma. La qualità metodologica di questi studi è eterogenea e i numeri dei casi sono piccoli. Studi multicentrici di fase 2 sono in preparazione, e i risultati concreti sono attesi non prima del 2027.
Quali dosaggi vengono utilizzati nella ricerca?
Negli studi clinici, i dosaggi si aggirano generalmente tra due e cinque milligrammi di CBD per chilogrammo di peso corporeo e al giorno, somministrati come olio per via orale con alimenti ricchi di grassi. Nelle colture cellulari sono state utilizzate concentrazioni tra 5 e 30 micromoli per litro. Questi valori di laboratorio non possono essere direttamente trasferiti alla dose orale, poiché la biodisponibilità e la distribuzione nei tessuti devono essere considerate.
Il THC ha un effetto simile al CBD?
Alcuni degli studi inclusi testano estratti a spettro completo contenenti THC e talvolta riscontrano effetti antitumorali ancora più forti. Tuttavia, il THC è tossico per i cani perché questi animali sono particolarmente sensibili agli effetti psicotropi. La revisione sistematica raccomanda quindi chiaramente di concentrarsi su preparati a base di CBD quando si lavora con i cannabinoidi in ambito clinico.
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Fonti: Medina FJ, Torres CG. Antitumor Effects (Potential) of Cannabidiol (CBD) in Canine Oncology: A Systematic Review. Frontiers in Veterinary Science, Vol. 13, 2026; Marijuana Moment 15.05.2026; Universidad de Chile, Facultad de Ciencias Veterinarias y Pecuarias.
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Una nuova terapia riduce drasticamente il rischio di metastasi del cancro della pelle. Vietnam.vn
Lo studio è stato condotto tra il 2019 e il 2021 su 157 pazienti affetti da melanoma sottoposti a intervento chirurgico. La sperimentazione ha valutato l'efficacia del vaccino sperimentale Intismeran autogene in combinazione con il farmaco immunoterapico Keytruda nella prevenzione delle recidive o delle metastasi della malattia.
Secondo Reuters, questa è considerata una delle scoperte a lungo termine più significative attualmente nel campo del trattamento del cancro mediante la tecnologia mRNA.
Un nuovo studio condotto da Moderna e Merck & Co. suggerisce che una terapia combinata di un vaccino personalizzato contro il cancro e del farmaco immunoterapico Keytruda potrebbe ridurre significativamente il rischio di recidiva o metastasi del melanoma dopo l'intervento chirurgico.
Secondo i risultati pubblicati, la terapia combinata ha ridotto il rischio di recidiva del cancro o di metastasi ad altri organi fino al 59% in un periodo di follow-up di 5 anni. Il tasso di sopravvivenza complessivo nel gruppo sottoposto a terapia combinata è stato del 92,2%, significativamente superiore al 71,3% del gruppo trattato con Keytruda in monoterapia.
I nuovi risultati confermano inoltre i dati di follow-up a tre anni pubblicati nel 2023, quando questa terapia era stata identificata come in grado di ridurre il rischio di recidiva o di decesso di circa il 49%. Gli scienziati ritengono che la coerenza riscontrata nelle diverse fasi del follow-up sia un segnale positivo per le prospettive di sviluppo di tecnologie di trattamento del cancro basate sull'mRNA.
Una caratteristica notevole del vaccino autogeno Intismeran è la sua capacità di personalizzare il trattamento per ogni singolo paziente. Il vaccino utilizza i marcatori genetici specifici del tumore per "addestrare" il sistema immunitario a riconoscere e attaccare le eventuali cellule cancerose residue dopo l'intervento chirurgico.
Moderna e Merck stanno attualmente conducendo studi clinici di fase avanzata per valutare se questa terapia possa diventare un'opzione di trattamento di prima linea per il melanoma. Contemporaneamente, il vaccino viene studiato anche per il cancro al polmone e diverse altre forme di cancro per valutarne la capacità di prevenire le recidive.
Secondo l'American Academy of Dermatology, si prevede che negli Stati Uniti nel 2026 verranno diagnosticati circa 234.680 nuovi casi di melanoma. Questa è la forma più pericolosa di cancro della pelle perché, se non individuata e trattata precocemente, può metastatizzare rapidamente ad altri organi.
I risultati della ricerca saranno presentati la prossima settimana alla Conferenza americana di oncologia clinica di Chicago.
Gli esperti ritengono che, sebbene siano necessari ulteriori dati provenienti da studi su larga scala prima di un'approvazione generalizzata, i risultati iniziali suggeriscono che la tecnologia mRNA – che ha acquisito importanza durante la pandemia di Covid-19 – potrebbe continuare ad espandere il suo ruolo nel trattamento del cancro.
Secondo Reuters
Fonte: https://hanoimoi.vn/lieu-phap-moi-giam-manh-nguy-co-di-can-ung-thu-da-790374.html
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Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
46.7/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
È stata riscontrata una mutazione genetica in una paziente affetta da tumore al seno. Vietnam.vn
Nello specifico, il primo caso riguarda una paziente di 59 anni, HTHY, residente nella provincia di Quang Ngai . Nel 2023, durante una visita presso il reparto di senologia dell'ospedale Cho Ray, alla paziente è stato diagnosticato un carcinoma mammario monolaterale, nello specifico un carcinoma mammario trino, ovvero con recettori ormonali (ER, PR) e HER2 negativi (un gruppo con un'elevata incidenza di mutazioni del gene BRCA).
Poiché la madre della paziente aveva una storia di tumore al seno, sono stati richiesti test genetici. I risultati hanno mostrato che la paziente presentava una mutazione del gene BRCA1 e l'équipe ha concordato un piano di trattamento multimodale comprendente intervento chirurgico, chemioterapia e terapia mirata.
Nel marzo 2026, durante una visita di controllo di routine, i medici scoprirono una nuova lesione nell'altro seno, e una biopsia rivelò che era maligna. L'équipe decise di rimuovere chirurgicamente il tumore.
Cinque giorni dopo l'intervento, le condizioni di salute del paziente si sono stabilizzate ed è stato dimesso dall'ospedale. Attualmente, il paziente continua a sottoporsi a regolari esami di controllo e trattamenti secondo un piano terapeutico personalizzato.
I medici esaminano e curano pazienti affette da tumore al seno con mutazioni genetiche ereditarie. Foto: fornita dall'ospedale.
In un altro caso, una paziente di 51 anni di Ho Chi Minh City, NTHN, ha ricevuto una diagnosi di tumore al seno in fase iniziale durante un controllo medico di routine. I risultati del suo test immunoistochimico hanno mostrato livelli positivi dei recettori ormonali (ER, PR), negatività per HER2 e alti livelli di K67.
In particolare, la nonna materna e la madre della paziente avevano entrambe avuto un tumore al seno, e la sorella minore un tumore alla tiroide. Riconoscendo in lei un alto rischio, i medici hanno prescritto un test genetico e hanno scoperto che la paziente era portatrice di una mutazione del gene BRCA2.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
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47.0/100
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❌
Criteri Critici
Prevenzione delle malattie del colon AGR Basilicata
Domani, sabato 23 maggio 2026, alle ore 18:30, nella sede del Circolo Radici in piazza Vittorio Veneto n. 34 a Matera, si svolgerà il terzo incontro interattivo sulla prevenzione e l’alimentazione delle malattie dell’apparato digerente e l’argomento è il piccolo ed il grande intestino. È interattivo in quanto il relatore traccia solo delle linee sul tema, ma l’argomento verrà svolto dopo, nel corso delle domande del pubblico; quindi non la solita conferenza asettica, ma un qualcosa che vede la partecipazione attiva di coloro che ascoltano.
In questo terzo incontro si parlerà di piccolo e grande intestino, o colon. Si dirà come prevenire le enterocoliti, comunemente definite gastroenteriti, che nel 90% dei casi sono di tipo infettivo; come prevenire una patologia frequentissima in chi si muove per il mondo tanto da venire definita “diarrea del viaggiatore” e cosa mangiare in tali casi, e cosa e quanto bere. Non potranno essere analizzate tutte le decine di forme di tali patologie, ma la cosa importante che la gente deve conoscere è come evitarle e, nel caso che per sua sfortuna ne incorra, come affrontarle da un punto di vista alimentare per compensare la perdita delle sostanze nutritive, elettroliti e liquidi inevitabili in queste patologie caratterizzate da numerose, a volte decine di scariche diarroiche al giorno.
Delle tante patologie del colon si focalizzerà l’attenzione sulla prevenzione e l’alimentazione della più frequente, il colon irritabile e della più grave, il cancro del colon.
Si calcola che circa il 20% degli adulti sia affetto da colon irritabile, ma non è trascurabile neppure nell’adolescenza e tra i bambini; è la patologia che più di tutte determina l’assenza dal lavoro, a volte può essere davvero invalidante, pur essendo una patologia benigna. Quindi conoscere cosa bisogna fare per evitarlo e come alimentarsi se se ne è affetti, è importantissimo.
Infine si parlerà di prevenzione e alimentazione nel cancro del colon, che oggi, dopo quello del polmone, è quello che vede la maggiore incidenza. Si dirà che è possibile prevenirlo e quali sono i mezzi per farlo.
Il tutto verrà svolto con una conferenza non “ex cathedra”, ma dall’interazione tra pubblico ed oratore che risponderà alle domande della gente.
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Criteri Critici
Tumore al polmone, l’immunoterapia prima del bisturi Milano Finanza
I punti chiave Una nuova strategia contro il tumore al polmone: immunoterapia prima della chirurgia per maggiori possibilità di guarigione
contro il tumore al polmone: per maggiori possibilità di guarigione L'approccio anticipato riduce del 30-40% il rischio di recidiva e aumenta la risposta completa oltre il 20%
e aumenta la risposta completa L'innovazione si basa su diagnostica avanzata e un trattamento sistemico personalizzato della malattia Contenuto generato dall’AI: può contenere errori
Per sconfiggere il tumore al polmone la cura cambia strategia e ordine: l’immunoterapia viene anticipata prima della chirurgia per aumentare le possibilità di guarigione.
Una svolta nel trattamento di questa neoplasia fra le più diffuse - in Italia nel 2025 ha registrato 27.100 nuovi casi fra gli uomini e 16.400 tra le donne – emersa dal confronto fra esperti internazionali durante il quinto International Summit on lung cancer, svolto nei giorni scorsi a Roma, all’Istituto nazionale tumori Regina Elena (Ire).
Si è infatti visto che trattare con l’immunoterapia prima di intervenire chirurgicamente può ridurre di circa il 30-40% il rischio di recidiva e aumentare in modo significativo la probabilità di risposta completa, con percentuali che passano dal 2% circa a oltre il 20%.
Il nuovo approccio multidisciplinare e molecolare
In pratica, si opera a tumore già «spento», un cambio notevole se si considera che fino a pochi anni fa nel tumore al polmone operabile l’intervento chirurgico era il primo passo. Oggi non è più una scelta automatica e, benché la chirurgia rimanga centrale nella cura, diventa parte di un percorso multidisciplinare. Cambia in effetti il metodo: si parte dallo studio delle caratteristiche molecolari del tumore e poi dalla definizione della strategia che può comportare immunoterapia, terapie target o combinazioni e, solo successivamente, si decide se e come operare.
Questa modifica di approccio nasce dal fatto che il tumore del polmone è spesso già in movimento fin dalle fasi iniziali:
mentre si vede un nodulo possono esserci già cellule invisibili che circolano nel sangue. Ecco perché anticipare la terapia oncologica significa non limitarsi a togliere ciò che si vede, ma colpire subito anche ciò che non si vede.
«Oggi non basta più intervenire localmente», spiega Federico Cappuzzo, direttore dell’Oncologia medica 2 dell’Ire e membro dello scientific board del summit. «Dobbiamo trattare la malattia come sistemica fin dall’inizio. È questo che aumenta in modo significativo la probabilità di guarigione».
Diagnostica avanzata e biopsia liquida
A supporto di questa strategia intervengono gli strumenti diagnostici più avanzati, come la biopsia liquida, che permette di analizzare il Dna tumorale nel sangue. L’esame agisce come «sensore precoce» della malattia, aiutando a individuare la malattia minima residua, ovvero tracce di tumore non visibili con esami tradizionali. Benché non rappresenti ancora uno standard per tutti i pazienti, costituisce uno dei fronti più promettenti della ricerca.
«La direzione è arrivare a un controllo sempre più preciso e personalizzato», sottolinea Cappuzzo.
«Capire in anticipo se la malattia sta tornando significa poter intervenire prima e meglio». La medicina di precisione si avvale oggi dell’integrazione fra dati clinici, molecolari e tecnologici per migliorare sempre più le decisioni: «Non trattiamo più tumori uguali per tutti, ma malattie diverse in persone diverse. Questo cambia radicalmente l’efficacia delle cure», afferma Giovanni Blandino, direttore scientifico Ire. (riproduzione riservata)
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Biopsia liquida e tumore al seno, importante non solo 'come', ma 'dove' e 'quando' eseguire il test pharmastar.it
La biopsia liquida ha un ruolo sempre piů importante nell'oncologia di precisione, per selezionare i pazienti che possono beneficiare di farmaci mirati efficaci, diretti contro bersagli specifici. Ne parliamo in questa intervista con Umberto Malapelle, Coordinatore del Gruppo di Patologia Molecolare e Medicina di Precisione della Societŕ Italiana dei di Anatomia Patologica e Citologia Diagnostica (SIAPEC) e Presidente della International Society of Liquid Biopsy. L'abbiamo incontrato a Milano, a margine di un incontro nel quale si č discusso dell'importanza della biopsia liquida nella gestione del tumore della mammella, in particolare in relazione alla presenza di mutazioni del gene ESR1. Linfomi a cellule B, dagli anticorpi bispecifici nuove prospettive di curaProf. Carmelo Carlo-Stella Tumore al seno metastatico, urge garantire a tutte biopsia liquida e test per le mutazioni di ESR1Prof. Giuseppe Curigliano Biopsia liquida e tumore al seno, importante non solo ‘come’, ma ‘dove’ e ‘quando’ eseguire il testProf. Umberto Malapelle Tumore al seno, serve accesso equo e rapido alla biopsia liquida per guidare la scelta terapeuticaAntonella Campana Mieloma multiplo, il ruolo delle triplette con belantamab alla prima recidivaProf.ssa Elena Zamagni Mieloma multiplo, BCMA bersaglio fondamentale per ottenere cronicizzazione e cura funzionaleProf. Gabriele Buda Mieloma multiplo, triplette con belantamab mafodotin efficaci e ben gestibili nella pratica clinicaProf. Nicola Giuliani Mieloma multiplo, quali sono gli unmet need dei pazienti alla prima recidiva e come colmarli?Dott.ssa Melania Carlisi Mieloma multiplo, l'importanza del giusto sequencing e di accesso equo alle nuove terapieDott. Bernardo Rossini Mieloma multiplo, quanto contano semplicitŕ di gestione e maneggevolezza nella scelta della terapia?Dott.ssa Barbara Gamberi Mieloma multiplo, puň essere considerato una malattia cronica oggi?Dott.ssa Monica Galli Mieloma multiplo, quanto influisce la qualitŕ di vita nella scelta terapeutica?Dott.ssa Francesca Farina InformativaUtilizziamo cookie o tecnologie simili per finalità tecniche e, con il tuo consenso, anche per altre finalità come specificato nellacookie policy.Puoi acconsentire all'utilizzo di tali tecnologie utilizzando il pulsante "Accetta tutti". Fino a che non sceglierai una opzione utilizzeremo solo i cookie tecnici e necessari. Cookie tecniciCookie tecnici e necessari al corretto funzionamento del sito web. Non possono essere disabilitati [7]NomeFornitoreScopoDuratacovidLoginAntherica srlFunzionaleSessionelngAntherica srlFunzionalePersistentepharmaLogAntherica srlFunzionaleSessionesocialcounterAntherica srlFunzionale1 giornosys_langAntherica srlFunzionalePersistenteUserLogAntherica srlFunzionaleSessione_cookie_consentAntherica srlFunzionale1 anno Cookie di preferenzaI cookie di preferenza consentono al sito web di memorizzare informazioni che ne influenzano il comportamento, ad esempio la personalizzazione di un colore.Nessun cookie utilizzato per questa tipologia Cookie statisticiI cookie statistici aiutano a capire come i visitatori interagiscono con il sito web raccogliendo e trasmettendo informazioni in forma anonima [7]NomeFornitoreScopoDurata_gaGoogle AnalyticsStatistiche1 anno_ga_J8H44EJNJ3Google AnalyticsStatistiche1 anno__utmaGoogle AnalyticsStatistiche2 anni__utmbGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmcGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmtGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmzGoogle AnalyticsStatistiche6 mesi Cookie di marketingI cookie di marketing vengono utilizzati per tracciare i visitatori sul sito web. La finalità è quella di presentare annunci pubblicitari che siano rilevanti e coinvolgenti per il singolo utente.Nessun cookie utilizzato per questa tipologia
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Criteri Critici
Linfomi a cellule B, dagli anticorpi bispecifici nuove prospettive di cura pharmastar.it
Gli anticorpi bispecifici stanno modificando in profonditŕ il trattamento dei linfomi a cellule B, aprendo nuove prospettive anche nei pazienti recidivati o refrattari. Quali risultati stanno emergendo? Quanto sono importanti oggi le strategie chemio-free e le nuove combinazioni terapeutiche? E quale potrŕ essere il ruolo dei biomarcatori nella selezione dei pazienti candidati ai trattamenti di prima linea?Ne abbiamo parlato con il professor Carmelo Carlo-Stella, Ordinario di Ematologia e Direttore della Scuola di Specializzazione in Ematologia dell'Humanitas University di Rozzano. L'abbiamo incontrato in occasione della 6a edizione di BeClose, un evento incentrato sulle nuove frontiere dell'ematologia che ha visto riuniti a Roma quasi 300 ematologi. Linfomi a cellule B, dagli anticorpi bispecifici nuove prospettive di curaProf. Carmelo Carlo-Stella Tumore al seno metastatico, urge garantire a tutte biopsia liquida e test per le mutazioni di ESR1Prof. Giuseppe Curigliano Biopsia liquida e tumore al seno, importante non solo ‘come’, ma ‘dove’ e ‘quando’ eseguire il testProf. Umberto Malapelle Tumore al seno, serve accesso equo e rapido alla biopsia liquida per guidare la scelta terapeuticaAntonella Campana Mieloma multiplo, il ruolo delle triplette con belantamab alla prima recidivaProf.ssa Elena Zamagni Mieloma multiplo, BCMA bersaglio fondamentale per ottenere cronicizzazione e cura funzionaleProf. Gabriele Buda Mieloma multiplo, triplette con belantamab mafodotin efficaci e ben gestibili nella pratica clinicaProf. Nicola Giuliani Mieloma multiplo, quali sono gli unmet need dei pazienti alla prima recidiva e come colmarli?Dott.ssa Melania Carlisi Mieloma multiplo, l'importanza del giusto sequencing e di accesso equo alle nuove terapieDott. Bernardo Rossini Mieloma multiplo, quanto contano semplicitŕ di gestione e maneggevolezza nella scelta della terapia?Dott.ssa Barbara Gamberi Mieloma multiplo, puň essere considerato una malattia cronica oggi?Dott.ssa Monica Galli Mieloma multiplo, quanto influisce la qualitŕ di vita nella scelta terapeutica?Dott.ssa Francesca Farina InformativaUtilizziamo cookie o tecnologie simili per finalità tecniche e, con il tuo consenso, anche per altre finalità come specificato nellacookie policy.Puoi acconsentire all'utilizzo di tali tecnologie utilizzando il pulsante "Accetta tutti". Fino a che non sceglierai una opzione utilizzeremo solo i cookie tecnici e necessari. Cookie tecniciCookie tecnici e necessari al corretto funzionamento del sito web. Non possono essere disabilitati [7]NomeFornitoreScopoDuratacovidLoginAntherica srlFunzionaleSessionelngAntherica srlFunzionalePersistentepharmaLogAntherica srlFunzionaleSessionesocialcounterAntherica srlFunzionale1 giornosys_langAntherica srlFunzionalePersistenteUserLogAntherica srlFunzionaleSessione_cookie_consentAntherica srlFunzionale1 anno Cookie di preferenzaI cookie di preferenza consentono al sito web di memorizzare informazioni che ne influenzano il comportamento, ad esempio la personalizzazione di un colore.Nessun cookie utilizzato per questa tipologia Cookie statisticiI cookie statistici aiutano a capire come i visitatori interagiscono con il sito web raccogliendo e trasmettendo informazioni in forma anonima [7]NomeFornitoreScopoDurata_gaGoogle AnalyticsStatistiche1 anno_ga_J8H44EJNJ3Google AnalyticsStatistiche1 anno__utmaGoogle AnalyticsStatistiche2 anni__utmbGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmcGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmtGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmzGoogle AnalyticsStatistiche6 mesi Cookie di marketingI cookie di marketing vengono utilizzati per tracciare i visitatori sul sito web. La finalità è quella di presentare annunci pubblicitari che siano rilevanti e coinvolgenti per il singolo utente.Nessun cookie utilizzato per questa tipologia