📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
L’oncologia di precisione fa un ulteriore passo avanti: primo caso di tumore profilato con pannello g... Tuttoggi.info
Un importante passo avanti per l’oncologia di precisione in Umbria. Oggi il Molecular Tumour Board della Regione Umbria (MTB-U), coordinato dal professor Mario Mandalà, ha discusso il primo caso di un paziente il cui tumore è stato profilato attraverso un pannello genetico esteso di 517 geni.
La valutazione molecolare è stata eseguita presso il laboratorio di Diagnostica Molecolare Predittiva e Genetica Oncologica della Oncologia dell’Azienda Ospedaliera di Perugia, confermando il ruolo centrale della rete oncologica regionale nell’implementazione delle più avanzate tecnologie diagnostiche. Il Molecular Tumour Board regionale rappresenta uno strumento innovativo che consente di analizzare in modo approfondito, esteso e moderno le caratteristiche genetiche dei tumori, con l’obiettivo di identificare eventuali alterazioni molecolari che possano indirizzare i pazienti verso percorsi di terapia personalizzata e di precisione.
I pazienti candidati alla valutazione del MTB-U sono selezionati nell’ambito dei Gruppi Oncologici Multidisciplinari (GOM) regionali e hanno già ricevuto tutte le terapie standard disponibili. Grazie alla profilazione genomica avanzata, sarà possibile valutare l’eventuale accesso a trattamenti innovativi o sperimentali basati sulle specifiche caratteristiche biologiche della malattia.
Il Molecular Tumour Board della Regione Umbria si è ufficialmente insediato il 26 gennaio 2026, segnando l’avvio di una nuova fase per l’assistenza oncologica regionale. Un team multidisciplinare composto da oncologi, anatomopatologi, genetisti, biologi molecolari, farmacologi e altri specialisti ha elaborato una procedura diagnostico-terapeutica condivisa che regolamenta il percorso dei pazienti candidati all’accesso al Board.
Il MTB-U valuta l’opportunità di eseguire test genetici estesi che consentono di studiare fino a 520 geni potenzialmente targettabili, offrendo ai pazienti nuove prospettive terapeutiche e contribuendo allo sviluppo di una medicina sempre più personalizzata. “Quello di oggi è un passaggio concreto e significativo per la sanità umbra”, sottolinea il professor Mario Mandalà. direttore della struttura complessa di Oncologia dell’Azienda Ospedaliera di Perugia e della Scuola di Specializzazione in oncologia medica dell’Università degli Studi di Perugia “La medicina oncologica di precisione non è più una prospettiva futura, ma una realtà che stiamo costruendo attraverso il lavoro di rete, l’innovazione tecnologica e la collaborazione multidisciplinare. Il nostro obiettivo è offrire ai pazienti nuove opportunità terapeutiche quando le opzioni standard sono state esaurite.”
Il Molecular Tumour Board Umbria, voluto fortemente dalla Regione Umbria, rappresenta una sintesi virtuosa di innovazione e speranza. Da un lato mette a disposizione dei pazienti le più moderne conoscenze della genomica oncologica; dall’altro mantiene al centro la persona, con un approccio umano, empatico e multidisciplinare che caratterizza da sempre la presa in carico oncologica.
“Con questa iniziativa, la Regione Umbria si colloca tra le realtà più avanzate nel campo della terapia oncologica di precisione, – afferma la Presidente della Regione, Stefania Proietti – rafforzando il proprio impegno nell’offrire ai cittadini percorsi di cura innovativi, personalizzati e orientati al futuro”
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?3
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO5
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
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Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Angioedema ereditario ‘corretto’ da forbici del Dna, verso terapia one shot lapresse.it
Il ‘taglia e cuci’ del Dna efficace contro l’angioedema ereditario, lo studio e le prospettive
Una ricerca innovativa apre la strada alla terapia genica contro una malattia rara: l’angioedema ereditario. Sono davvero promettenti i risultati dell’utilizzo delle ‘forbici molecolari’ Crispr ottenuti dai ricercatori dell’Amsterdam UMC. Il team, in collaborazione con diversi altri ospedali, ha completato con successo il primo studio di Fase 3 al mondo su una terapia Crispr in vivo per questa malattia rara.
In questo studio, condotto in doppio cieco, 80 pazienti affetti da angioedema ereditario sono stati randomizzati per ricevere la terapia o un placebo. Ebbene, “il lavoro dimostra che la terapia è realmente efficace e sicura”, afferma con entusiasmo Danny Cohn, responsabile della ricerca. Alimentando concrete speranze per chi soffee di questa malattia ereditaria, caratterizzata dalla comparsa di gonfiori (edemi) della cute, delle mucose e degli organi interni.
Che cosa sono le ‘forbici molecolari’
Nota anche come ‘taglia e cuci’ del Dna, la terapia Crispr è una tecnica da Nobel che permette ai medici di modificare con precisione gli errori genetici per trattare così in modo ‘ultrapreciso’ specifiche malattie ereditarie.
I risultati ottenuti da questo studio sono “esattamente ciò di cui le autorità regolatorie hanno bisogno per approvare il primo trattamento di editing genetico Crispr in vivo” e consentirne “la commercializzazione”, aggiunge Danny Cohn. Presentato al congresso annuale dell’Accademia Europea di Allergologia e Immunologia Clinica a Istanbul e contemporaneamente pubblicato sul ‘New England Journal of Medicine’, lo studio è davvero “importante per la medicina”, assicura a LaSalute di LaPresse il genetista dell’Università di Roma Tor Vergata Giuseppe Novelli.
I risultati dello studio e le prospettive per l’angioedema ereditario
Ma di che si tratta? “Si tratta del completamento del primo studio di Fase 3 al mondo su una terapia Crispr in vivo. I dati sull’angioedema ereditario mostrano una riduzione degli attacchi dell’87% (con il 62% dei pazienti è completamente libero da attacchi). L’entusiasmo è comprensibile, dato che l’alternativa attuale richiede infusioni ogni due settimane”, aggiunge il genetista italiano, da anni impegnato per risolvere il puzzle delle malattie rare.
Per i pazienti con questa patologia “una cura ‘one-shot’ rappresenterebbe una rivoluzione assoluta – ragiona Novelli – Oltretutto non è stato segnalato alcun evento grave o pericoloso per la vita. Sebbene il paper della Fase 3 non riporti sequenziamenti genomici, l’azienda ha dichiarato che i pazienti trattati 4 anni fa mantengono l’efficacia senza effetti tardivi, suggerendo l’assenza di tossicità genomica clinicamente manifesta. Questo però è un limite, in quanto non sono stati riportati dati genomici per escludere, in teoria, target tagliati fuori”, precisa.
Efficacia e sicurezza
Dati alla mano, comunque, “si può affermare con sicurezza che il paper dimostra efficacia straordinaria e sicurezza clinica immediata (nessun evento grave). Ma è corretto sottolineare che i dati definitivi sull’assenza di mutazioni off-target nel lungo termine richiederanno un monitoraggio post-marketing o analisi genomiche dedicate, non ancora pubblicate in questo trial di Fase 3”, continua lo specialista italiano.
Una strategia affascinante per bersagliare la malattia
Per Novelli l’aspetto più affascinante della storia è che “la modifica genetica non ha riguardato il gene mutato (Serpin 1) che causa l’angioedema ereditario, ma il gene KLKB1 che produce la callicreina, responsabile della produzione di bradichinina che si attiva quando serpin 1 non funziona e che è responsabile del gonfiore tipico della malattia”.
“Poiché il difetto originale è geneticamente complesso (esistono oltre 600 varianti diverse ), correggerlo sarebbe stato difficilissimo. Così si è aggirato il problema: invece di riparare il gene ‘rotto’, si disattiva il gene a valle (KLKB1). È come se, invece di riparare un rubinetto che perde, avessimo tagliato il tubo dell’acqua che conduce al punto in cui si è verificata l’inondazione”, spiega Novelli.
Tra evidenze e speranze, il futuro dell’angioedema ereditario
Ma quanto è efficace l’approccio? Lo studio ha misurato la callicreina plasmatica, dimostrando una riduzione media dell’89% a 24 mesi. L’attività residua “non è un’insufficienza della terapia, ma il risultato atteso: modelli predittivi indicano che una riduzione dell’85% è sufficiente per normalizzare la bradichinina. E i dati clinici lo confermano, con attacchi ridotti del 96%”, rileva ancora Novelli.
Dal canto suo, Danny Cohn guarda al futuro: “I pazienti potrebbero non aver più bisogno di una terapia preventiva continua, risparmiandosi così i relativi effetti collaterali. Questo può alleggerire il carico terapeutico, ridurre la dipendenza da farmaci, diminuire l’ansia legata a futuri attacchi e, in definitiva, migliorare la qualità della vita”. Finalmente.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
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Smettere di fumare come parte della cura del cancro: dalle evidenze all’integrazione nei percorsi oncologici Italian Medical News
Tempo di lettura: 5 minuti
Lo studio di Tohmasi et al. su 13.282 pazienti: fumare dopo la diagnosi raddoppia il rischio di morte – Smettere di fumare come parte della cura del cancro: dalle evidenze all’integrazione nei percorsi oncologici
Il fumo di tabacco rimane uno dei principali fattori di rischio oncologico modificabile. In Italia, i dati AIOM/AIRTUM indicano che circa il 24% degli adulti fuma e quasi 105.000 nuove diagnosi oncologiche all’anno sono riconducibili al tabagismo, il 27% del totale.1 Negli Stati Uniti il fumo è responsabile di quasi 500 decessi per cancro al giorno, con l’85% dei decessi per neoplasie polmonari direttamente attribuibili al fumo attivo.2 A fronte di questi dati, il supporto alla cessazione rimane sistematicamente sottovalutato nelle nostre oncologie, spesso considerato non prioritario in un setting già gravato da complessità terapeutica e di risorse.
Lo studio di Tohmasi et al.3, riporta dati di real-world che ne confermano la rilevanza. Gli Autori hanno valutato in maniera prospettica un’ampia coorte (13.282) di pazienti oncologici, indipendentemente dal tipo di tumore, dallo stadio e dal tempo dalla diagnosi. I principali endpoint dello studio sono stati il tasso di sopravvivenza a due anni, valutato sia in funzione dello stato tabagico al momento della visita indice (1725 fumatori, 4989 ex fumatori, 6568 non fumatori), sia in funzione della cessazione del fumo entro i 6 mesi successivi nei soli pazienti fumatori attivi al momento della visita indice (1.725), con analisi per sottogruppi stratificate per stadio di malattia. Rispetto ai pazienti che non avevano mai fumato, coloro che continuavano a fumare al momento della visita indice avevano un rischio di morte aumentato del 35% (aHR 1,35; IC 95%: 1,20–1,53), con una sopravvivenza a 2 anni del 76,4% rispetto all’81,4%. Il dato più significativo emerge dall’analisi secondaria: tra i 1.725 pazienti che fumavano alla visita indice, solo il 22,1% aveva smesso nei 6 mesi successivi. Chi ha proseguito a fumare ha presentato un rischio di morte superiore del 97% rispetto a chi aveva interrotto (aHR 1,97; IC 95%: 1,53–2,55), con una sopravvivenza a 2 anni del 74,7% nei fumatori persistenti rispetto all’85,1% tra chi aveva smesso. Ancora più rilevante per la pratica clinica è il dato sugli stadi avanzati: la cessazione del fumo è risultata associata a una riduzione significativa del rischio di morte (aHR 2,11; IC 95%: 1,60–2,79). Questo dato ha sfatato l’assunto secondo il quale “smettere di fumare sia inutile quando la prognosi è già compromessa”.
Risultati analoghi sono stati riportati in studi europei. I dati di una metanalisi condotta su oltre 10.000 pazienti con tumore del polmone, ha riportato una riduzione del 29% della mortalità nei pazienti che avevano cessato di fumare al momento della diagnosi, sia nel NSCLC che nello SCLC.4 Un secondo lavoro dello stesso gruppo ha documentato, in oltre 2300 pazienti con tumore del distretto testa-collo, una riduzione del 20% della mortalità associato alla interruzione dell’abitudine tabagica.5
Questi dati sono stati confermati dallo studio prospettico multicentrico LungCAST (UK), condotto su 2.751 pazienti con NSCLC di nuova diagnosi e con verifica biochimica dello stato tabagico tramite misurazione del CO esalato. I pazienti che avevano smesso di fumare entro tre mesi dalla diagnosi presentavano una differenza in termini di sopravvivenza mediana di 10.4 mesi, indipendentemente dallo stadio (HR 0.75, IC 95%: 0,58–0,98).6
Una umbrella review ha recentemente riportato, in una coorte complessiva di oltre 1.6 milioni di pazienti oncologici, che la cessazione del fumo comporta una riduzione della mortalità del 15-29% nel tumore del polmone, del 20% nei tumori testa-collo e del 24% nel cancro del colonretto, con dati interessanti riguardanti anche il carcinoma uroteliale e il carcinoma mammario.7
I meccanismi biologici responsabili di tale correlazione includono la riduzione della resistenza ai chemioterapici, il miglioramento dell’ossigenazione tumorale, la diminuzione delle complicanze chirurgiche e la riduzione del rischio di seconde neoplasie.
Queste evidenze rappresentano il presupposto per considerare la cessazione del fumo come il “quarto pilastro” dell’oncologia, accanto a chirurgia, radioterapia e chemio-immunoterapia.8
Un elemento di interesse pratico nello studio di Tohmasi et al. è rappresentato dall’utilizzo di uno strumento integrato nella cartella elettronica (ELEVATE) mirato alla raccolta semplice e strutturata dei dati sullo status tabagico e sulle eventuali terapie farmacologiche specifiche. Questa strategia ha consentito di snellire le procedure ambulatoriali e, in modo potenzialmente replicabile nelle varie strutture territoriali, di integrare il trattamento del tabagismo all’interno della pratica clinica. Secondo i Numeri del Cancro 2025, solo la metà dei fumatori adulti riferisce di aver ricevuto dal proprio medico il consiglio di smettere: un dato che riflette una lacuna sistematica e non individuale.
E’ opportuno evidenziare come questo studio presenti alcuni bias che meritano attenzione: l’assenza di conferma biochimica dell’astensione, la mancanza di dati sui trattamenti oncologici specifici e il possibile “healthy quitter bias”, ovvero la tendenza dei pazienti con prognosi migliore a cessare con maggiore facilità. Tuttavia, queste limitazioni non alterano la solidità dei risultati, coerente con la letteratura internazionale.
In conclusione, la domanda non è più se la cessazione del fumo rivesta un ruolo rilevante nel percorso terapeutico dei pazienti oncologici. La domanda urgente è perché solo un paziente su cinque riesca a smettere dopo la diagnosi e perché il supporto strutturato sia ancora assente in tante oncologie italiane. Ogni visita in cui non si affronta il tabagismo è un’opportunità terapeutica persa. Strumenti e volontà esistono. Quello che manca è una scelta organizzativa precisa: integrare la cessazione del fumo come componente standard e non negoziabile della cura oncologica.
In questo contesto si inserisce la campagna “5 euro contro il fumo”, promossa a gennaio 2026 da AIOM, Fondazione AIRC, Fondazione Umberto Veronesi e Fondazione AIOM. L’iniziativa ha l’obiettivo di raccogliere 50.000 firme per una proposta di legge d’iniziativa popolare che aumenti di 5 euro il prezzo di tutti i prodotti da fumo, compresi i dispositivi di nuova generazione. A un mese dal lancio, 25.000 cittadini hanno già firmato, con l’adesione di 42 Società Scientifiche e 22 associazioni di pazienti. Le proiezioni indicano che tale incremento potrebbe ridurre il consumo complessivo del 37%, con ricadute significative sull’incidenza oncologica e sulla sostenibilità del SSN.9
Bibliografia
AIOM/AIRTUM. I Numeri del Cancro in Italia 2025. Milano: AIOM; 2025. Siegel, R. L., Kratzer, T. B., Giaquinto, A. N., Sung, H., & Jemal, A. (2025). Cancer statistics, 2025. CA: a cancer journal for clinicians, 75(1), 10–45. https://doi.org/10.3322/caac.21871 Tohmasi S, et al. Smoking cessation and survival outcomes in cancer patients: a real-world cohort analysis. J Natl Compr Canc Netw. 2025;23(10):e257059. Caini S, Del Riccio M, Vettori V, et al. Quitting smoking at or around diagnosis improves the overall survival of lung cancer patients: a systematic review and meta-analysis. J Thorac Oncol. 2022;17(5):623–636. Caini S, Del Riccio M, Vettori V, et al. Post-diagnosis smoking cessation and survival of patients with head and neck cancer: a systematic review and meta-analysis. Br J Cancer. 2022;127:1907–1915. Gemine RE, Davies GR, Lanyon K, et al. Quitting smoking improves two-year survival after a diagnosis of non-small cell lung cancer (LungCAST study). Lung Cancer. 2023;186:107388. Petrelli F, Ghidini A, Rossitto M, et al. An umbrella review of meta-analyses on smoking cessation and cancer survival: a brief report. Lung Cancer. 2025;208:108753. Fiore MC, et al. Treating tobacco use as the “fourth pillar” of cancer treatment. JAMA Netw Open. 2019. https://www.aiom.it/al-via-la-campagna-per-aumentare-di-5-euro-il-prezzo-delle-sigarette-obiettivo-raccogliere-50mila-firme-per-la-proposta-di-legge/
A cura di Nicola Silvestris (Dipartimento di Area Medica e UO Oncologia Medica – IRCCS Istituto Tumori “Giovanni Paolo II”, Bari) ed Elena Sapuppo (Dipartimento di Area Medica e UO Oncologia Medica – IRCCS Istituto Tumori “Giovanni Paolo II”, Bari)
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO4
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
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Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
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Criteri Critici
Steatosi epatica metabolica: dal trapianto di microbiota nuovi segnali di efficacia mirata al fegato Associazione EpaC
Steatosi epatica metabolica: dal trapianto di microbiota nuovi segnali di efficacia mirata al fegato
Il trapianto di microbiota fecale riduce l’infiammazione epatica e la steatosi nella MASLD con effetti locali sul fegato piuttosto che avere un impatto metabolico sistemico, suggerendo il suo utilizzo come terapia aggiuntiva mirata per la MASLD.
È quanto conclude la metanalisi condotta da Chunyan He e colleghi della Wuhan University (Cina), pubblicata su Medicine.
La steatosi epatica associata a disfunzione metabolica (MASLD) è una delle malattie croniche del fegato più comuni a livello globale. Con una prevalenza superiore al 25%, rappresenta un costo sempre più alto per la salute pubblica. Lo spettro patologico della MASLD spazia dalla semplice steatosi epatica alla steatoepatite associata a disfunzione metabolica (MASH), alla fibrosi epatica, cirrosi e, talvolta, carcinoma epatocellulare. Ad oggi, l’intervento sullo stile di vita rimane la strategia di prima linea per la gestione della MASLD, ma la sua aderenza a lungo termine è scarsa e la sua efficacia è limitata. Sebbene i farmaci mirati alle complicanze metaboliche abbiano mostrato potenziali benefici, nessuno di questi è stato ufficialmente approvato per il trattamento della MASH, rendendo fondamentale la ricerca di nuove strategie terapeutiche sicure ed efficaci.
Negli ultimi anni, il ruolo dello squilibrio del microbiota intestinale nello sviluppo della MASLD è diventato sempre più riconosciuto. I pazienti con MASLD presentano cambiamenti significativi nella composizione del microbiota intestinale, caratterizzati da una ridotta diversità, una diminuzione dei batteri produttori di acidi grassi a catena corta, un aumento di quelli pro-infiammatori e un’alterata funzione della barriera intestinale. Questa disbiosi può mediare vari processi patofisiologici attraverso l’asse intestino-fegato, come l’aumento della traslocazione di endotossine nel fegato, l’attivazione dei recettori immunitari naturali e la promozione della sintesi epatica dei grassi e della resistenza all’insulina. Il trapianto di microbiota fecale (FMT) può migliorare la MASLD ripristinando la diversità del microbiota intestinale, migliorando la funzione della barriera dell’intestino, riducendo il rilascio di tossine in circolo, regolando il metabolismo degli acidi biliari e migliorando la sensibilità all’insulina.
I ricercatori hanno quindi voluto riassumere le evidenze disponibili basandosi su quattro parametri chiave per determinare lo stato di MASLD: alanina aminotransferasi (ALT), aspartato aminotransferasi (AST), frazione adiposa e indice di massa corporea (BMI). Un totale di 1.690 record rilevanti sono stati identificati attraverso la ricerca iniziale e, dopo aver rimosso i duplicati ed eseguito un ulteriore screening basato su titoli, abstract e testi completi, 8 studi sono stati inclusi nella metanalisi.
Confrontando i valori dei marcatori di infiammazione epatica dei i pazienti con il FMT vs terapia standard si è visto come:
il FMT ha ridotto significativamente i livelli di ALT rispetto alla terapia standard
L’analisi dei sottogruppi ha rivelato un maggiore miglioramento dei livelli di ALT nei pazienti di età inferiore a 50 anni, mentre non è stata osservata alcuna differenza statisticamente significativa nei pazienti di età pari o superiore a 50 anni. Ciò può essere spiegato con il fatto che i soggetti più giovani hanno generalmente una maggiore plasticità del microbiota intestinale che consente una colonizzazione più efficiente oltre che una disfunzione metabolica più breve e leggera, rendendo i percorsi infiammatori epatici più reversibili.
Il FMT ha ridotto significativamente anche i livelli di AST rispetto alla terapia standard.
L’analisi dei sottogruppi ha mostrato un miglioramento statisticamente significativo dell’AST in entrambi i gruppi – meno o più di 50 anni – suggerendo come il meccanismo di riparazione mitocondriale indotto da FMT non sia dipendente dall’età.
A questi si aggiunge la determinazione del contenuto di grasso epatico e composizione corporea.
La misura della frazione di grasso basata sulla densità protonica (PDFF), che quantifica direttamente il contenuto di grasso epatico, è diminuita notevolmente con il trattamento FMT. Questo risultato conferma che il FMT può mitigare efficacemente la steatosi epatica e ripristinare l’omeostasi del metabolismo lipidico.
L’indice di massa corporea (BMI) non ha tuttavia mostrato variazioni significative con FMT suggerisce come l’azione sia principalmente a livello epatico e non sistemico.
Analizzando poi i quattro parametri insieme:
ALT/AST, indicatore infiammatorio dinamico, può riflettere in modo sensibile l’effetto antinfiammatorio a breve termine del FMT.
Il PDFF conferma un miglioramento sostanziale nella degenerazione adiposa da una prospettiva strutturale, quantificando il grado di steatosi epatica.
La mancanza di miglioramento significativo del BMI evidenzia la caratteristica del FMT che si concentra maggiormente sulla regolazione epatica locale piuttosto che sulla regolazione metabolica sistemica. Questa differenza suggerisce che il FMT potrebbe avere un valore terapeutico unico per i pazienti MASLD magri con BMI normale, mentre i pazienti obesi trarrebbero beneficio da interventi combinati sullo stile di vita per una gestione metabolica completa.
Limiti dello studio
Nonostante ALT e AST siano marcatori ampiamente utilizzati, mancano di specificità e non sono in grado di distinguere la fonte dell’infiammazione. Il PDFF quantifica il contenuto di grassi, ma non valuta l’attività infiammatoria o la fibrosi, fattori chiave determinanti per la prognosi della MASLD. Inoltre, i regimi di FMT tra gli studi inclusi sono eterogenei, comprese differenze nelle vie di somministrazione (capsule orali, colonscopia o infusione nasoduodenale), nella frequenza di somministrazione e nella selezione dei donatori, e tutto ciò potrebbe aver influenzato i risultati aggregati. La maggior parte degli studi aveva anche una durata di follow up relativamente breve, impedendo la valutazione dell’efficacia e della sicurezza a lungo termine del FMT nella MASLD.
Conclusioni
Il FMT migliora efficacemente l’infiammazione e la steatosi epatica nella MASLD, con l’età che modula la risposta dell’ALT. La mancanza di miglioramento dell’indice di massa corporea suggerisce effetti epatici localizzati piuttosto che un impatto metabolico sistemico, supportando l’impiego di FMT come terapia aggiuntiva mirata. Ulteriori ricerche dovrebbero concentrarsi su studi clinici randomizzati, standardizzati e su larga scala per confermare questi risultati. Inoltre, i ricercatori raccomandano lo sviluppo di una formula standardizzata per il microbiota FMT mirato alla MASLD, la combinazione di più tecniche omiche per chiarirne il meccanismo d’azione, l’esplorazione degli effetti combinati dell’FMT con farmaci metabolici e l’estensione del tempo di follow up per valutare l’efficacia e la sicurezza a lungo termine del trapianto di microbiota fecale.
Fonte: microbioma.it
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Depressione e cancro: un fattore aggravante talora misconosciuto nella prognosi oncologica Italian Medical News
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Depressione e cancro: un fattore aggravante talora misconosciuto nella prognosi oncologica
L’articolo di Ungvari e Colleghi, pubblicato su GeroCience nel maggio 2025 (1), sottolinea l’importanza dei disturbi emozionali, ed in particolare della depressione, nel decorso e prognosi di varie patologie tumorali, quali il cancro colon-retto, quello della mammella, del polmone e della prostata. In tali patologie gli Autori, esaminando una coorte di 65 studi, hanno riscontrato un incremento significativo di mortalità specifica rispetto alla popolazione con analoga patologia ma non depressa.
Dalla ricerca emergono alcuni aspetti fondamentali. Il primo è che la presenza di una deflessione del tono dell’umore nei pazienti oncologici, nota da tempo, si manifesta in varie modalità cliniche, dal disturbo di adattamento con umore depresso ad una vera e propria depressione, talora anche maggiore. La novità dell’articolo è l’identificazione di quale percentuale effettiva di incremento di mortalità si possa rilevare in differenti oncotipi. Vengono citati valori di aumentato rischio di mortalità: nell’83% dei pazienti depressi con cancro del colon retto rispetto ai soggetti non depressi; del 74% nel cancro della prostata; del 59% nel cancro del polmone; del 23% nel cancro della mammella. I limiti di tali dati, riconosciuti dagli stessi Autori, sono rappresentati dalla eterogeneità degli studi, a riguardo delle differenti popolazioni, del come venga posta diagnosi di depressione, dalla presenza di fattori confusivi dovuti a variabili non del tutto misurabili (quali lo stato socio-econmico, l’accesso alle cure, la predisposizone genetica alle patologie, gli interventi terapeutici eventualmente posti in atto, etc.). La conclusione è quindi la conferma che una depressione possa influire negativamente sull’aumento di mortalità dei pazienti oncologici ma in una percentuale che necessita di migliore definizione in studi controllati prospettici.
Il secondo aspetto dello studio, degno di rilievo, è la sintetica, ma esaustiva, considerazione di quali possano essere i fattori patogenetici che determinano la comparsa di depressione in un paziente oncologico.
Vengono citati, sul versante biologico, i meccanismi di neuro-infiammazione indotti dal tumore, la disregolazione dell’asse dello stress (HPA), la compromissione del sistema immunitario, le modifiche del sistema nervoso autonomo, fattori tutti che contribuiscono alla progressione tumorale ed alla metastatizzazione, determinando un ambiente maggiormente permissivo sullo sviluppo del cancro.
Vengono però anche ricordati gli aspetti psicologici e comportamentali che possono facilitare un aggravamento del decorso, quali un ritardo, da parte dei pazienti oncologici depressi, nella ricerca di interventi medici, una bassa aderenza ai trattamenti, una messa in atto di comportamenti compensatori non salutari (fumo, alcool, inadeguata alimentazione, ridotta attività fisica, isolamento sociale, etc.)
In ultimo gli Autori ribadiscono l’importanza dell’esecuzione di un abituale screening della depressione, al fine di metter in campo adeguati interventi terapeutici, sia di tipo psicoterapico (ad esempio la terapia cognitivo-comportamentale, la mindfulness, interventi supportivo-espressivi, etc), che di tipo farmacologico (antidepressivi di seconda generazione, quali gli inibitori della ricaptazione della serotonina-SSRI, di cui però è ancora dibattuta la completa sicurezza di impiego in oncologia.
L’argomento è perfettamente in linea con analoghe considerazioni riguardanti un’altra rilevante patologia quale quella cardiologica. In tale ambito un 2025 ESC Clinical Consensus Statement on mental health and cardiovascular disease (2) ha ribadito l’assoluta necessità che i cardiologi mantengano una vigile attenzione sulla diagnosi ed il trattamento delle patologie emozionali in cardiologia per l’interferenza delle stessa su decorso e prognosi della malattia cardiovascolare.
Analogamente una recente nostra pubblicazione (Torta e Barni, 2026) pone in rilievo la necessità di conoscere, diagnosticare e curare le patologie psichiche che, in modo differenziato, possono coinvolgere i vari oncotipi (3).
In conclusione, l’articolo di Ungvari e Colleghi ha il merito di ribadire il ruolo cruciale della salute mentale nella prognosi oncologica e quindi di enfatizzare la necessità di integrare un approccio terapeutico psicologico e/o psicofarmacologico nella routine oncologica.
Ungvari Z, Fekete M, Buda A, Lehoczki A, Fekete JT, Varga P, Ungvari A, Győrffy B. Depression increases cancer mortality by 23-83%: a meta-analysis of 65 studies across five major cancer types. Geroscience. 2025 May 2. Bueno H, Deaton C, Farrero M, Forsyth F, Braunschweig F, Buccheri S, Dragan S, Gevaert S, Held C, Kurpas D, Ladwig KH, Lionis CD, Maas AHEM, Merșa CO, Mindham R, Pedersen SS, Rojnic Kuzman M, Szmit S, Taylor RS, Uchmanowicz I, Vilchinsky N; ESC Scientific Document Group. 2025 ESC Clinical Consensus Statement on mental health and cardiovascular disease: developed under the auspices of the ESC Clinical Practice Guidelines Committee. Eur Heart J. 2025 Nov 3;46(41):4156-4225. Torta R, Barni S Aspetti emozionali nel Paziente oncologico. Edi Ermes Ed. Milano, 2026
A cura di Riccardo Torta Professore Ordinario di Psicologia Clinica, Università di Torino
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Ruolo primario della Cardio-oncologia nella gestione multidisciplinare delle fasi della malattia oncologica Italian Medical News
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Ruolo primario della Cardio-oncologia nella gestione multidisciplinare delle fasi della malattia oncologica
In Europa, vi sono circa 14 milioni di pazienti oncologici lungosopravviventi, liberi da malattia o progressione ad oltre 5 anni dalla diagnosi di tumore. Questo si deve agli screening, al miglioramento delle tecniche diagnostiche e delle terapie oncologiche.
Cancro e patologia cardiovascolare condividono alcuni fattori di rischio e percorsi patogenetici (infiammazione cronica, stress ossidativo, disfunzione metabolica) in accordo con la teoria biologica del “common soil”.
Non sorprende quindi che i pazienti oncologici lungosopravviventi sviluppino frequentemente comorbidità cardio-metaboliche come obesità, ipertensione, diabete e dislipidemia, che ne compromettono lo stato di salute causando una precoce mortalità. Le complicanze cardiovascolari rappresentano infatti la seconda causa di decesso dei pazienti oncologici e sono causate sia da trattamenti citotossici che da abitudini di vita precedenti alla diagnosi.
Esiste però la possibilità di adottare uno stile di vita più sano, che eviti alcuni fattori di rischio modificabili, migliorando la salute cardiovascolare e contemporaneamente prevenendo numerose forme tumorali.
Questi parametri, incorporati nel Life’s Simple 7 Score dell’American Heart Association (AHA) che definisce lo stato di salute cardiovascolare, sono:
Fumo. Attività fisica. Dieta (in particolare quella mediterranea). Indice di Massa Corporea (BMI). Pressione arteriosa. Colesterolo totale. Glicemia.
Lo studio in oggetto ha applicato il Life’s Simple Score 7 (LS7) ad un campione di 779 pazienti oncologici lungosopravviventi, estratto dalla popolazione di 24325 soggetti dello studio di coorte Moli-sani. Il campione è stato valutato con LS7 all’arruolamento (avvenuto in media 8.4 anni dopo la diagnosi oncologica) e poi seguito prospetticamente per un tempo mediano di 14.6 anni. L’obiettivo era studiare la mortalità generale e cardiovascolare in tre gruppi con stato cardiovascolare definito dal LS7 come scarso (score 0-6), intermedio (score 7-9) ed ideale (score 10-14).
Lo studio dimostra che i pazienti con Score “ideale” (punteggio 10 -14) hanno una riduzione del 38% della mortalità per tutte le cause e del 41% del rischio di morte per cancro, rispetto a quelli con Score “scarso” (punteggio 0-6). Ogni incremento di 1 singolo punto nel punteggio LS7 riduce del 10% la mortalità specifica per cancro, sottolineando la validità dei parametri individuati.
La forza dell’associazione tra mortalità e score LS7 è risultata simile nei pazienti oncologici e non oncologici, ed i dati mostrano che un paziente oncologico con score “ideale” ha un tasso di mortalità di 144.4 per 10000 persone/anno, quasi identico a quello di un soggetto sano con score “scarso”.
Il rigoroso rispetto della propria salute cardiovascolare permette quindi ai pazienti oncologici un recupero in sopravvivenza che raggiunge quella di un soggetto sano che non se ne curi.
Tra i parametri dello score più difficili da controllare si segnalano la Pressione arteriosa, il Peso (BMI) e la qualità della dieta (massimale in caso di dieta mediterranea).
Il 50% dell’associazione tra mortalità ed LS7 è dovuto a tre mediatori biologici che riflettono il “common soil” tra cuore e cancro:
PCR come indice di infiammazione cronica, fattore di promozione della cancerogenesi.
Frequenza cardiaca elevata a riposo, segno di disregolazione autonomica con secrezione di ormoni dello stress che si riflette su sistema immunitario e crescita tumorale, oppure dovuta a cardiotossicità della terapia.
Livello serico della vitamina D, importante nella prevenzione tumorale e dello scompenso cardiaco.
Anche il sesso femminile ed il livello elevato di istruzione influenzano positivamente la salute e la prognosi dei lungosopravviventi.
Lo studio segnala quindi lo score LS7, creato per la salute cardiovascolare, come strumento di prevenzione cardio-oncologica, capace di predire la mortalità dei pazienti sopravvissuti al cancro.
Punti di forza dello studio sono il disegno prospettico di coorte basato su popolazioni, il lungo follow up, la valutazione separata della mortalità oncologica da quella cardiovascolare nel campione dei lungosopravviventi, la completezza dei dati raccolti.
Gli stessi autori riconoscono alcuni limiti del loro lavoro: il carattere osservazionale che non permette di inferire chiaramente un nesso di causalità diretta; l’assenza di rivalutazione longitudinale dello score durante gli anni di follow up e di monitoraggio delle variazioni nel rispetto alla rilevazione basale; un probabile bias di sopravvivenza dovuto al tempo medio di arruolamento di 8.4 anni dalla diagnosi, che potrebbe aver selezionato un campione a prognosi troppo buona, cioè pazienti troppo lungo-sopravviventi; la mancanza di analisi per sottogruppi di tumori, non consentita dal numero dei pazienti e soprattutto dallo scarso numero di eventi, nell’ipotesi di una maggiore correlazione con LS7 di tumori più classicamente legati a disregolazioni metaboliche come mammella e colon-retto; l’assenza di dati sulla qualità del sonno, parametro correlato con la salute cardiovascolare ed incorporato nel successivo Score Life’s Simple 8.
Lo studio Moli-sani conferma la stretta correlazione tra patologia cardiovascolare e cancro, sulla base della teoria del “common soil” e della condivisione di fattori di rischio e meccanismi patogenetici.
La ricerca sottolinea l’importanza di uno stile di vita sano basato sul controllo dei fattori di rischio modificabili e capace di prevenire la patologia cardiaca ed oncologica ma anche di recuperare in sopravvivenza nei pazienti con neoplasia.
La Cardio-oncologia, disciplina recente ma in rapida espansione, ha un ruolo fondamentale nella gestione multidisciplinare e proattiva sia della fase acuta della malattia oncologica, sia sulla prevenzione e trattamento precoce degli effetti collaterali tardivi delle terapie, sia sulla riduzione delle complicanze cardiovascolari durante il follow up a lungo termine.
Bibliografia
Marialaura Bonaccio et al. Life’s Simple 7 score and cardiovascular health in cancer survivors: the Moli-sani study. European Hearth Journal, 2025 00, 1-14 Sneha AS, et al. Life’s Essential 8 and the risk of cardiovascular disease: a systematic review and meta-analysis. European Journal of Preventive Cardiology (2025) 32, 358–373 Wing Lam Toc et al. Investigating modifiable risk factors associated with ideal cardiovascular health among cancer survivors: a scoping review. Cardio-oncology 2025 11:34 Shetty NS, et al. AHA life’s essential 8 and ideal cardiovascular health among young adults. Am J Prev Cardiol 2022;13:100452. Courneya KS, et al. CHALLENGE. Structured Exercise after Adjuvant Chemotherapy for Colon Cancer. N. Engl. J. Med. 2025 Jul 3; 393(1): 13-25.
Articolo a cura di Pierluigi Piovano Responsabile del Reparto della SC Oncologia dell’Azienda Ospedaliera di Alessandria
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Un vaccino personalizzato contro il glioblastoma punta fino a 40 neoantigeni per paziente Federazione Nazionale degli Ordini dei Biologi
Roma, 16 giugno 2026 (Agenbio) – Un vaccino terapeutico personalizzato contro il glioblastoma ha mostrato primi risultati incoraggianti in uno studio pubblicato su Nature. Il lavoro è stato coordinato da Tanner Johanns della Washington University School of Medicine, Gavin Dunn del Massachusetts General Hospital e Niranjan Sardesai di Geneos Therapeutics. Il vaccino, chiamato GNOS-PV01, usa DNA ingegnerizzato per addestrare il sistema immunitario a riconoscere fino a 40 neoantigeni specifici del tumore di ciascun paziente, un numero circa doppio rispetto ai vaccini personalizzati sviluppati finora. Nella sperimentazione, come riportato da ANSA, il trattamento è stato somministrato a nove pazienti con aumento dell’attività immunitaria e segnali favorevoli sulla progressione della malattia. Si tratta comunque di dati iniziali: il punto di forza del lavoro è soprattutto la possibilità di colpire un ventaglio molto ampio di bersagli tumorali, limitando la capacità del tumore di sfuggire alla risposta immunitaria. (Agenbio) Claudio De Rosa 10:00
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Malati di cancro e cura di sé, il percorso diventa anche per uomini RaiNews
L'Asl To5 ha avviato a Carmagnola un laboratorio pilota di cura e benessere dedicato agli uomini che affrontano il cancro. L'iniziativa, finora riservata solo alle donne, è organizzata da La forza e il sorriso, associazione attiva dal 2007 nell'organizzazione di laboratori di bellezza e benessere gratuiti per persone in trattamento oncologico. In una sessione di circa due ore, alla presenza di una psicologa e sotto la guida di una beauty coach, i partecipanti hanno seguito una routine di trattamento in 10 step, dalla detersione del viso all'idratazione di mani e corpo, pensata per rispondere agli effetti secondari delle terapie e favorire il recupero di una percezione positiva della propria immagine. All'inizio dell'incontro ogni partecipante ha ricevuto una borsa contenente prodotti cosmetici donati dalle aziende sostenitrici del progetto e una brochure esplicativa dei 10 step, arricchita da consigli pratici per proseguire a casa il percorso di cura di sé.
La cura della persona
"Un percorso oncologico può mettere profondamente alla prova il modo in cui una persona percepisce sé stessa, il proprio
corpo e la propria quotidianità - spiega il presidente dell'associazione, Paolo Braguzzi - prendersi cura di sé, anche attraverso piccoli gesti, può rappresentare un importante strumento di benessere e di riconnessione con la propria identità". "Questa iniziativa - aggiunge il direttore dell'Oncologia, Antonio Capaldi - nasce dalla profonda convinzione che curare significhi accogliere la persona nella sua interezza, e non soltanto occuparsi della malattia".
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La revisione del Prontuario farmaceutico a cui sta lavorando l'Agenzia italiana del farmaco rischia di trasformarsi in un micidiale boomerang per cittadini e imprese. La toppa che l'Aifa sta provando...
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La revisione del Prontuario farmaceutico a cui sta lavorando l'Agenzia italiana del farmaco rischia di trasformarsi in un micidiale boomerang per cittadini e imprese. La toppa che l'Aifa sta provando a “cucire” per coprire il buco della spesa per i medicinali che cresce a un ritmo del 7% rischia infatti di segnare uno strappo difficilmente ricucibile. L'idea è semplice quanto esplosiva: fissare il prezzo di riferimento dei medicinali rimborsati a brevetto scaduto non più tra quelli con lo stesso principio attivo, ma all'interno di un raggruppamento terapeutico più ampio con il Servizio sanitario nazionale che rimborserà il costo solo fino alla soglia del principio attivo più economico.
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L'effetto potrebbe essere doppio: per le aziende - in molti casi fiori all'occhiello del made in Italy del farmaco - praticamente una stangata con tagli dei prezzi anche del 30-40% per adeguarsi a quello di riferimento, un target praticamente impossibile anche a fronte di un esplosione dei costi che ha fatto schizzare negli ultimi anni la spesa per materie prime ed energia, mentre per i cittadini il rischio è quello di dover rinunciare al farmaco a cui sono “affezionati” per un altro con diverso principio attivo ma totalmente rimborsato. A meno che il paziente-cittadino non decida di pagare la differenza di prezzo a carico suo, nel caso l'azienda non sia stata in grado di abbassarlo perché insostenibile. Insomma l'obiettivo di risparmio per il Ssn potrebbe ricadere sulla tasche dei pazienti.
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Questo pericoloso scenario è quello che potrebbe vedere la luce nei prossimi mesi se la revisione del Prontuario -l'elenco dei farmaci che sono a carico del Ssn - prevista dall'ultima legge di bilancio vedrà la luce nelle modalità in cui sta prendendo forma. I vertici dell'Aifa come hanno scritto in una lettera inviata nei giorni scorsi al ministro della Salute Orazio Schillaci e al sottosegretario Marcello Gemmato per chiedere una sorta di “avallo” politico e giuridico puntano infatti a dare attuazione alla revisione che partirà proprio dai medicinali a brevetto scaduto inseriti in lista di trasparenza per poi passare successivamente a quelli coperti da brevetto. Una procedura, questa, ora sotto la lente di Schillaci che su questo dossier come su quello della clausola di salvaguardia non sembra per niente convinto tanto da essere pronto a chiedere ulteriori chiarimenti nei prossimi giorni.
Nel frattempo l'Aifa nelle scorse settimane ha inviato una serie di lettere alle aziende farmaceutiche che producono diverse categorie di farmaci anche molto popolari come gli inibitori di pompa o i sartani e le statine che usano milioni di italiani per i problemi cardiovascolari comuni come il colesterolo o la pressione alta. Queste missive sono tutt'altro che informazioni tecniche ma una sorta di “avviso” in cui si informa la «Spettabile Società» qual è il raggruppamento di principi attivi - per le statine a esempio sono sei - «aventi analoghe condizioni di uso e indicazione terapeutica» con l'obiettivo appunto di individuare «il principio attivo con il prezzo di rimborso Ssn più basso, tenendo conto del numero di unità posologiche della confezione. Ciò al fine di individuare la confezione con il costo-terapia più favorevole per il Ssn». Queste valutazioni sono state effettuate dalla Cse - la Commissione scientifica economica di Aifa - che come spiega sempre una delle lettere inviate alle imprese «raccomanda l'attuazione di tale misura prevedendo un congruo periodo di latenza dell'efficacia del provvedimento al fine di consentire alle aziende titolari di medicinali di adeguarsi/avvicinare il proprio prezzo al pubblico al nuovo prezzo di riferimento» oppure in alternativa permettere ai medici di famiglia di indirizzare le prescrizioni verso quei principi attivi che «minimizzino l'eventuale ulteriore aggravio a carico del cittadino». Eccolo il doppio effetto su imprese e cittadini. Tra l'altro questa prima revisione del Prontuario andrebbe ad impattare su una voce della spesa farmaceutica, quella convenzionata e cioè dei medicinali erogati in farmacia, che non è in rosso ma in avanzo.
L'ultimo report di monitoraggio dell'Aifa di pochi giorni sui primi 11 mesi del 2025 registra una spesa a 23,131 miliardi (+7,2% rispetto al 2024) con uno sfondamento di 4,147 miliardi tutto concentrato sugli acquisti diretti (i farmaci in ospedale). Mentre la spesa nella convenzionata ha raggiunto i 7,732 miliardi con un avanzo di 498 milioni di euro. Una voce dunque che rientra nei tetti di spesa previsti, ma ora sarebbe penalizzata dalla stangata della revisione del Prontuario.
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Tumore ovarico: dati promettenti per il farmaco TUB-040 corrierenazionale.it
Tumore ovarico: Nuovi dati presentati al Congresso ASCO 2026 rafforzano il potenziale di TUB-040, l’anticorpo-farmaco coniugato (ADC) sviluppato da Tubulis e ora di Gilead
Nuovi dati presentati al Congresso ASCO 2026 rafforzano il potenziale di TUB-040, l’anticorpo-farmaco coniugato (ADC) sviluppato da Tubulis e recentemente acquisito da Gilead nell’ambito di un’operazione da oltre 3 miliardi di dollari. I risultati aggiornati dello studio di fase I/IIa NAPISTAR 1-01 mostrano infatti un’attività clinica incoraggiante nelle pazienti con carcinoma ovarico resistente al platino, una delle popolazioni a più elevato bisogno terapeutico in oncologia ginecologica.
Tasso di risposta superiore al 60%
L’aggiornamento presentato ad ASCO evidenzia un miglioramento dei dati di efficacia rispetto alle precedenti analisi. Nelle pazienti valutabili, TUB-040 ha raggiunto un tasso di risposta obiettiva confermata (cORR) del 61%, rispetto al 50% riportato nei precedenti aggiornamenti clinici.
I risultati appaiono particolarmente rilevanti considerando che le pazienti arruolate erano fortemente pretrattate e avevano già ricevuto numerose linee terapeutiche, incluse terapie antiangiogeniche e inibitori di PARP. Nei dataset presentati in precedenti congressi, le pazienti avevano ricevuto in media quattro linee di trattamento e il 76% era già stato esposto a PARP inibitori.
Secondo gli investigatori, il dato conferma la capacità dell’ADC di mantenere un’attività antitumorale significativa anche in una fase avanzata della malattia, dove le opzioni disponibili sono limitate e le risposte cliniche spesso di breve durata.
Un ADC mirato contro NaPi2b
TUB-040 è un ADC diretto contro NaPi2b (SLC34A2), una proteina fortemente espressa in diversi tumori solidi, in particolare nel carcinoma ovarico sieroso ad alto grado, ma anche in alcuni tumori del polmone e dell’endometrio.
La molecola combina un anticorpo monoclonale IgG1 anti-NaPi2b con exatecan, un potente inibitore della topoisomerasi I, attraverso una tecnologia proprietaria di coniugazione sviluppata da Tubulis. L’obiettivo è aumentare il rilascio selettivo del payload citotossico all’interno delle cellule tumorali riducendo al contempo la tossicità sistemica.
Il farmaco utilizza una piattaforma denominata Tubutecan Technology, progettata per ottenere ADC altamente omogenei e stabili, con un drug-antibody ratio (DAR) elevato e controllato. Questa caratteristica potrebbe contribuire a migliorare il cosiddetto “indice terapeutico”, ovvero il rapporto tra efficacia e tossicità.
Profilo di sicurezza considerato favorevole
Anche il profilo di tollerabilità continua a rappresentare uno degli aspetti più interessanti del programma.
Secondo quanto riportato ad ASCO, gli eventi avversi più frequenti sono stati nausea e fatigue. Tra le tossicità ematologiche, neutropenia di grado ≥3 è stata osservata nel 42% delle pazienti, mentre anemia e trombocitopenia severe sono state riportate rispettivamente nel 27% e nel 18% dei casi.
Particolarmente rilevante, secondo gli esperti coinvolti nello sviluppo, è l’assenza di alcuni effetti collaterali spesso problematici per questa classe di farmaci, come tossicità polmonare e tossicità oculare, che potrebbero favorire future strategie di combinazione con la chemioterapia a base di platino nelle linee più precoci di trattamento.
Perché Gilead ha investito oltre 3 miliardi di dollari
I dati clinici di TUB-040 rappresentano una delle principali ragioni che hanno spinto Gilead ad acquisire Tubulis nel 2026 per 3,15 miliardi di dollari upfront, con ulteriori milestone potenziali fino a 1,85 miliardi.
L’interesse dell’azienda americana non riguarda soltanto il singolo farmaco, ma anche la piattaforma tecnologica sviluppata dalla biotech tedesca. Secondo il management di Gilead, Tubulis diventerà un vero e proprio centro di innovazione per gli ADC in Europa, contribuendo ad ampliare la pipeline oncologica del gruppo.
Verso studi registrativi
Sulla base dei risultati ottenuti finora, Gilead starebbe già discutendo con la Fda il possibile disegno di uno studio registrativo di fase III nel carcinoma ovarico resistente al platino. Parallelamente, il programma clinico continua ad espandersi anche in altre neoplasie solide che esprimono NaPi2b.
Il crescente interesse verso TUB-040 si inserisce nel più ampio sviluppo degli ADC di nuova generazione, una delle aree più dinamiche dell’oncologia contemporanea. Dopo il successo di farmaci come trastuzumab deruxtecan e mirvetuximab soravtansine, il carcinoma ovarico potrebbe rappresentare uno dei prossimi grandi campi di espansione di questa tecnologia.
Se i dati verranno confermati negli studi successivi, TUB-040 potrebbe candidarsi come una delle nuove opzioni terapeutiche per le pazienti con malattia resistente al platino, una condizione che continua a rappresentare una delle principali sfide cliniche dell’oncologia ginecologica.
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Tumore alla prostata, nuova terapia rivoluzionaria al Brotzu di Cagliari Cagliari News
Tumore alla prostata, l’Arnas Brotzu di Cagliari apre una nuova era in Sardegna con la terapia al Lutetio Psma
Tumore alla prostata, l’Arnas Brotzu di Cagliari apre una nuova era in Sardegna con la terapia al Lutetio Psma. L’oncologia nucleare fa un passo decisivo in avanti in Sardegna. All’Arnas Brotzu di Cagliari è stato avviato il primo trattamento isolano con Lutetio Psma per il carcinoma prostatico avanzato. È una prima assoluta in Sardegna e una delle poche realtà attive a livello nazionale.
Questa nuova terapia, rivolta ai pazienti affetti da carcinoma prostatico metastatico resistente alla castrazione (mCRPC), offre una concreta speranza a chi ha già esaurito le tradizionali opzioni terapeutiche come l’ormonoterapia e la chemioterapia a base di taxani. I primi due pazienti sono già stati trattati e una decina sono in attesa, seguiti da un’équipe multidisciplinare altamente specializzata.
Il tumore alla prostata è il più frequente tra gli uomini in Italia, con oltre 40 mila nuovi casi ogni anno. Se diagnosticato precocemente ha un tasso di sopravvivenza a cinque anni superiore al 90%. Tuttavia, in fase avanzata, la prognosi si complica: il 40% dei pazienti sviluppa forme resistenti alle terapie convenzionali e la sopravvivenza si riduce drasticamente.
Lutetio PSMA: precisione e meno effetti collaterali
Il dottor Michele Boero, direttore della Medicina Nucleare dell’ARNAS, spiega come funziona il trattamento: «Si parte con una PET al Fluoro-PSMA, che individua i pazienti eleggibili grazie alla presenza del recettore PSMA sulle cellule tumorali. Successivamente, il Lutetio 177 viene somministrato per via endovenosa e va a colpire in maniera selettiva le cellule malate, risparmiando quelle sane. Questo approccio riduce drasticamente gli effetti collaterali rispetto alle terapie sistemiche».
La "teragnostica"
La terapia si basa sul principio della teragnostica, che fonde diagnosi e cura in un unico percorso personalizzato. I dati dello studio clinico internazionale VISION sono promettenti: -38% di rischio di morte, -60% di progressione della malattia, e un sensibile miglioramento della qualità della vita.
Il Commissario Straordinario dell’Arnas, Maurizio Marcias, ha espresso grande soddisfazione: «Poter offrire ai nostri pazienti un trattamento all’avanguardia come il Lutetio PSMA è un traguardo di rilievo per la sanità sarda. È il frutto di una squadra competente e visionaria, capace di portare l’ARNAS Brotzu a essere punto di riferimento per l’oncologia avanzata».
Con questa nuova frontiera terapeutica, l’ospedale San Michele di Cagliari rafforza la propria posizione nella lotta contro il cancro, proiettandosi verso una medicina sempre più mirata, umana ed efficace.
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Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
45.6/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Prevenzione del tumore al seno: genetica, rischio individuale e stili di vita pharmastar.it
Dalla valutazione del rischio genetico agli screening personalizzati, fino al ruolo degli stili di vita nella prevenzione e nella sopravvivenza dopo la malattia: il futuro della lotta al tumore della mammella passa attraverso un approccio sempre piů individualizzato. Ne abbiamo parlato con Eugenio Paci a margine del Congresso Nazionale GISMa 2026. Screening oncologici del futuro: personalizzazione del rischio e intelligenza artificialeHarry J. de Koning Prevenzione del tumore al seno: genetica, rischio individuale e stili di vitaEugenio Paci Screening ed equitŕ: perché le modalitŕ di invito fanno la differenzaCristiano Piccinelli Digital Pathology e intelligenza artificiale: il futuro dell’anatomia patologica č integratoGiuseppe Nicolň Fanelli Radiologia e intelligenza artificiale: come cambia la formazione nella senologia del futuroVeronica Girardi Medicina di precisione e chirurgia senologica: come cambia il ruolo del chirurgoJacopo Cumbo Screening personalizzato: la sfida organizzativa tra innovazione, sostenibilitŕ e accettazione culturaleDiego Iemmi Medicina di precisione e sanitŕ pubblica: la sfida č garantire innovazione ed equitŕFrancesca Caumo Intelligenza artificiale e senologia: dalla diagnosi precoce alla medicina di precisioneLeonardo Provenzano GISMa 2026: intelligenza artificiale e screening personalizzato, il futuro della prevenzione del tumore al seno č giŕ iniziatoSilvia Deandrea AIL, vent'anni di Sognando Itaca tra riabilitazione, mare e speranzaGiuseppe Toro Oltre la diagnosi: il valore psicologico dell'esperienza di Sognando ItacaDott.ssa Eleonora Cason InformativaUtilizziamo cookie o tecnologie simili per finalità tecniche e, con il tuo consenso, anche per altre finalità come specificato nellacookie policy.Puoi acconsentire all'utilizzo di tali tecnologie utilizzando il pulsante "Accetta tutti". Fino a che non sceglierai una opzione utilizzeremo solo i cookie tecnici e necessari. Cookie tecniciCookie tecnici e necessari al corretto funzionamento del sito web. Non possono essere disabilitati [7]NomeFornitoreScopoDuratacovidLoginAntherica srlFunzionaleSessionelngAntherica srlFunzionalePersistentepharmaLogAntherica srlFunzionaleSessionesocialcounterAntherica srlFunzionale1 giornosys_langAntherica srlFunzionalePersistenteUserLogAntherica srlFunzionaleSessione_cookie_consentAntherica srlFunzionale1 anno Cookie di preferenzaI cookie di preferenza consentono al sito web di memorizzare informazioni che ne influenzano il comportamento, ad esempio la personalizzazione di un colore.Nessun cookie utilizzato per questa tipologia Cookie statisticiI cookie statistici aiutano a capire come i visitatori interagiscono con il sito web raccogliendo e trasmettendo informazioni in forma anonima [7]NomeFornitoreScopoDurata_gaGoogle AnalyticsStatistiche1 anno_ga_J8H44EJNJ3Google AnalyticsStatistiche1 anno__utmaGoogle AnalyticsStatistiche2 anni__utmbGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmcGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmtGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmzGoogle AnalyticsStatistiche6 mesi Cookie di marketingI cookie di marketing vengono utilizzati per tracciare i visitatori sul sito web. La finalità è quella di presentare annunci pubblicitari che siano rilevanti e coinvolgenti per il singolo utente.Nessun cookie utilizzato per questa tipologia
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?3
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO1
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
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Criteri Critici
Screening oncologici del futuro: personalizzazione del rischio e intelligenza artificiale pharmastar.it
Dallo screening mammografico a quello per il tumore del polmone e della prostata, il futuro della prevenzione oncologica sarŕ sempre piů basato sulla valutazione del rischio individuale. Intelligenza artificiale, sistemi digitali e programmi pilota rappresentano strumenti fondamentali per rendere gli screening piů efficaci, sostenibili e personalizzati. Ne abbiamo parlato con Harry J. de Koning in occasione del Congresso Nazionale GISMa 2026. Screening oncologici del futuro: personalizzazione del rischio e intelligenza artificialeHarry J. de Koning Prevenzione del tumore al seno: genetica, rischio individuale e stili di vitaEugenio Paci Screening ed equitŕ: perché le modalitŕ di invito fanno la differenzaCristiano Piccinelli Digital Pathology e intelligenza artificiale: il futuro dell’anatomia patologica č integratoGiuseppe Nicolň Fanelli Radiologia e intelligenza artificiale: come cambia la formazione nella senologia del futuroVeronica Girardi Medicina di precisione e chirurgia senologica: come cambia il ruolo del chirurgoJacopo Cumbo Screening personalizzato: la sfida organizzativa tra innovazione, sostenibilitŕ e accettazione culturaleDiego Iemmi Medicina di precisione e sanitŕ pubblica: la sfida č garantire innovazione ed equitŕFrancesca Caumo Intelligenza artificiale e senologia: dalla diagnosi precoce alla medicina di precisioneLeonardo Provenzano GISMa 2026: intelligenza artificiale e screening personalizzato, il futuro della prevenzione del tumore al seno č giŕ iniziatoSilvia Deandrea AIL, vent'anni di Sognando Itaca tra riabilitazione, mare e speranzaGiuseppe Toro Oltre la diagnosi: il valore psicologico dell'esperienza di Sognando ItacaDott.ssa Eleonora Cason InformativaUtilizziamo cookie o tecnologie simili per finalità tecniche e, con il tuo consenso, anche per altre finalità come specificato nellacookie policy.Puoi acconsentire all'utilizzo di tali tecnologie utilizzando il pulsante "Accetta tutti". Fino a che non sceglierai una opzione utilizzeremo solo i cookie tecnici e necessari. Cookie tecniciCookie tecnici e necessari al corretto funzionamento del sito web. Non possono essere disabilitati [7]NomeFornitoreScopoDuratacovidLoginAntherica srlFunzionaleSessionelngAntherica srlFunzionalePersistentepharmaLogAntherica srlFunzionaleSessionesocialcounterAntherica srlFunzionale1 giornosys_langAntherica srlFunzionalePersistenteUserLogAntherica srlFunzionaleSessione_cookie_consentAntherica srlFunzionale1 anno Cookie di preferenzaI cookie di preferenza consentono al sito web di memorizzare informazioni che ne influenzano il comportamento, ad esempio la personalizzazione di un colore.Nessun cookie utilizzato per questa tipologia Cookie statisticiI cookie statistici aiutano a capire come i visitatori interagiscono con il sito web raccogliendo e trasmettendo informazioni in forma anonima [7]NomeFornitoreScopoDurata_gaGoogle AnalyticsStatistiche1 anno_ga_J8H44EJNJ3Google AnalyticsStatistiche1 anno__utmaGoogle AnalyticsStatistiche2 anni__utmbGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmcGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmtGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmzGoogle AnalyticsStatistiche6 mesi Cookie di marketingI cookie di marketing vengono utilizzati per tracciare i visitatori sul sito web. La finalità è quella di presentare annunci pubblicitari che siano rilevanti e coinvolgenti per il singolo utente.Nessun cookie utilizzato per questa tipologia
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?3
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO1
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43.7/100
Punteggio Totale
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Valutazione
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Criteri Critici
GISMa 2026: intelligenza artificiale e screening personalizzato, i pharmastar.it
L'intelligenza artificiale, la medicina di precisione e la personalizzazione dei percorsi di screening stanno trasformando la senologia e la prevenzione del tumore della mammella. Ne abbiamo parlato con Silvia Deandrea, presidente del Gruppo Italiano Screening Mammografico (GISMa) e presidente del Congresso Nazionale GISMa 2026, in occasione del Congresso GISMa 2026. Screening oncologici del futuro: personalizzazione del rischio e intelligenza artificialeHarry J. de Koning Prevenzione del tumore al seno: genetica, rischio individuale e stili di vitaEugenio Paci Screening ed equitŕ: perché le modalitŕ di invito fanno la differenzaCristiano Piccinelli Digital Pathology e intelligenza artificiale: il futuro dell’anatomia patologica č integratoGiuseppe Nicolň Fanelli Radiologia e intelligenza artificiale: come cambia la formazione nella senologia del futuroVeronica Girardi Medicina di precisione e chirurgia senologica: come cambia il ruolo del chirurgoJacopo Cumbo Screening personalizzato: la sfida organizzativa tra innovazione, sostenibilitŕ e accettazione culturaleDiego Iemmi Medicina di precisione e sanitŕ pubblica: la sfida č garantire innovazione ed equitŕFrancesca Caumo Intelligenza artificiale e senologia: dalla diagnosi precoce alla medicina di precisioneLeonardo Provenzano GISMa 2026: intelligenza artificiale e screening personalizzato, il futuro della prevenzione del tumore al seno č giŕ iniziatoSilvia Deandrea AIL, vent'anni di Sognando Itaca tra riabilitazione, mare e speranzaGiuseppe Toro Oltre la diagnosi: il valore psicologico dell'esperienza di Sognando ItacaDott.ssa Eleonora Cason InformativaUtilizziamo cookie o tecnologie simili per finalità tecniche e, con il tuo consenso, anche per altre finalità come specificato nellacookie policy.Puoi acconsentire all'utilizzo di tali tecnologie utilizzando il pulsante "Accetta tutti". Fino a che non sceglierai una opzione utilizzeremo solo i cookie tecnici e necessari. Cookie tecniciCookie tecnici e necessari al corretto funzionamento del sito web. Non possono essere disabilitati [7]NomeFornitoreScopoDuratacovidLoginAntherica srlFunzionaleSessionelngAntherica srlFunzionalePersistentepharmaLogAntherica srlFunzionaleSessionesocialcounterAntherica srlFunzionale1 giornosys_langAntherica srlFunzionalePersistenteUserLogAntherica srlFunzionaleSessione_cookie_consentAntherica srlFunzionale1 anno Cookie di preferenzaI cookie di preferenza consentono al sito web di memorizzare informazioni che ne influenzano il comportamento, ad esempio la personalizzazione di un colore.Nessun cookie utilizzato per questa tipologia Cookie statisticiI cookie statistici aiutano a capire come i visitatori interagiscono con il sito web raccogliendo e trasmettendo informazioni in forma anonima [7]NomeFornitoreScopoDurata_gaGoogle AnalyticsStatistiche1 anno_ga_J8H44EJNJ3Google AnalyticsStatistiche1 anno__utmaGoogle AnalyticsStatistiche2 anni__utmbGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmcGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmtGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmzGoogle AnalyticsStatistiche6 mesi Cookie di marketingI cookie di marketing vengono utilizzati per tracciare i visitatori sul sito web. La finalità è quella di presentare annunci pubblicitari che siano rilevanti e coinvolgenti per il singolo utente.Nessun cookie utilizzato per questa tipologia
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Criteri Critici
All'Asl To5 parte il primo laboratorio di benessere dedicato agli uomini malati di cancro Giornale La Voce
Un progetto innovativo che punta a mettere al centro non soltanto la malattia, ma anche la persona, la sua autostima e il suo benessere psicologico. L'Asl To5 ha avviato a Carmagnola un laboratorio pilota di cura e benessere dedicato agli uomini in trattamento oncologico, un'iniziativa che rappresenta una novità assoluta all'interno di un percorso che fino a oggi era stato rivolto esclusivamente alle donne.
Il progetto nasce dalla collaborazione con "La forza e il sorriso", associazione attiva dal 2007 nell'organizzazione di laboratori gratuiti di bellezza e benessere per le persone che stanno affrontando un percorso oncologico. Nel corso degli anni l'associazione ha coinvolto migliaia di pazienti in tutta Italia, contribuendo a promuovere il benessere emotivo e la cura di sé durante le terapie.
L'esperienza avviata a Carmagnola rappresenta un passo ulteriore nell'evoluzione del progetto, con l'obiettivo di estendere anche agli uomini strumenti e percorsi pensati per migliorare la qualità della vita durante le cure.
Il laboratorio si è sviluppato attraverso una sessione della durata di circa due ore. I partecipanti sono stati accompagnati da una psicologa e da una beauty coach, figure professionali chiamate a supportare sia l'aspetto pratico sia quello emotivo dell'esperienza.
Durante l'incontro è stata proposta una routine articolata in dieci passaggi, studiata per contrastare alcuni degli effetti collaterali che le terapie oncologiche possono avere sulla pelle e sull'immagine corporea. Il percorso è partito dalla detersione del viso per arrivare all'idratazione di mani e corpo, con l'obiettivo di favorire una maggiore cura di sé e una percezione più positiva della propria immagine.
L'iniziativa si inserisce in un approccio sempre più diffuso nella medicina oncologica moderna, che considera fondamentale il benessere complessivo della persona accanto agli aspetti strettamente clinici delle cure. Le terapie contro il cancro, infatti, possono comportare cambiamenti fisici significativi che incidono sulla quotidianità, sull'autostima e sulla qualità della vita dei pazienti.
Per questo motivo il progetto non si limita alla semplice distribuzione di prodotti cosmetici o a suggerimenti pratici, ma punta a creare momenti di confronto e supporto in grado di aiutare i partecipanti a mantenere un rapporto positivo con il proprio corpo durante un periodo particolarmente delicato.
All'inizio dell'incontro ogni partecipante ha ricevuto una borsa contenente prodotti cosmetici donati dalle aziende che sostengono l'iniziativa. All'interno anche una brochure illustrativa dedicata ai dieci passaggi del trattamento, con consigli pratici pensati per consentire ai pazienti di proseguire autonomamente a casa il percorso di cura e benessere.
L'associazione "La forza e il sorriso" sottolinea da anni come la cura della persona non rappresenti un elemento secondario all'interno di un percorso oncologico. L'obiettivo è aiutare i pazienti a riconquistare fiducia e serenità attraverso piccoli gesti quotidiani che possono contribuire a migliorare il rapporto con sé stessi durante le cure.
Anche l'Oncologia dell'Asl To5 ha sposato questa impostazione, promuovendo un approccio che guarda alla salute in maniera globale. Accanto alle terapie e all'assistenza sanitaria tradizionale, trovano così spazio iniziative dedicate al supporto psicologico, alla qualità della vita e alla valorizzazione della dimensione personale dei pazienti.
L'esperienza avviata a Carmagnola potrebbe rappresentare un modello per future iniziative analoghe rivolte agli uomini in trattamento oncologico, una categoria che fino a oggi ha avuto meno occasioni di partecipare a percorsi strutturati di benessere e cura di sé.
L'obiettivo finale resta quello di accompagnare i pazienti durante il percorso terapeutico offrendo strumenti utili non soltanto per affrontare la malattia, ma anche per preservare dignità, autostima e qualità della vita.
Fine vita, una domanda che scuote le coscienze: «Tu lo faresti?» L'impegno civile dell'Associazione Luca Coscioni e la riflessione sulla legge 219 e la proposta «Liberi Subito»
La partita più bella del mondo conquista Canale: sport, solidarietà e rinascita per i bambini oncologici (FOTO) Premiati Pecco Bagnaia, Luciana Littizzetto, Domizia Castagnini e Riccardo Garelli. In campo anche Leonardo Bonucci per sostenere i progetti di UGI
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Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
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Criteri Critici
Giulianova, all’ospedale i caschetti refrigeranti per ridurre la caduta dei capelli durante la chemioterapia Abruzzo Speciale
Consegnato al Day hospital oncologico il sistema Paxman Scalp Cooling, acquistato grazie alla raccolta fondi dell’associazione Herakles. La tecnologia aiuta i pazienti oncologici ad affrontare meglio gli effetti delle cure
GIULIANOVA – Un aiuto concreto per chi affronta il percorso di chemioterapia. Al Day hospital oncologico dell’ospedale di Giulianova è stato consegnato il sistema Paxman Scalp Cooling, una tecnologia pensata per ridurre la perdita dei capelli durante i trattamenti chemioterapici.
L’apparecchiatura, dal valore di circa 50mila euro, è il risultato del progetto “Non smettere di sentirti bella”, promosso dall’associazione Herakles – cultura e identità Aps Ets attraverso una raccolta fondi che ha coinvolto cittadini, imprese e realtà del territorio teramano.
La consegna arriva dopo il convegno “Innovazione in oncologia: l’importanza dei caschetti refrigeranti”, ospitato al Senato e promosso dal parlamentare Guido Quintino Liris insieme all’associazione Herakles.
Alla cerimonia hanno partecipato i vertici della Asl di Teramo, con il direttore generale Maurizio Di Giosia, il direttore amministrativo Franco Santarelli e il direttore sanitario Francesco Delle Monache, oltre ai consiglieri regionali Marilena Rossi e Leonardo D’Addazio e alla consigliera comunale di Giulianova Marialuigia Orfanelli.
Presenti anche il senatore Liris, il deputato Guerino Testa, il presidente di Herakles Gianni Di Marco, i professionisti del Day hospital oncologico Sonia Di Felice e Laura Iezzi, il direttore della Uoc radioterapia della Asl di Teramo Carlo D’Ugo e Ida Paris, responsabile della Uos senologia del policlinico Gemelli di Roma.
Il sistema consente di raffreddare il cuoio capelluto durante la chemioterapia, limitando in molti casi uno degli effetti collaterali più temuti dai pazienti: la caduta dei capelli. Una tecnologia che si affianca alle cure mediche con un’attenzione anche agli aspetti psicologici ed emotivi legati alla malattia.
«È il risultato di una grande mobilitazione della comunità della provincia di Teramo» sottolinea Di Giosia, che ringrazia cittadini, imprese, associazioni e professionisti che hanno contribuito alla raccolta fondi. «La risposta del territorio – conclude – dimostra come la collaborazione possa trasformarsi in un aiuto reale per i pazienti e le loro famiglie».