📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO4
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Asl Pescara. Eseguiti i primi trattamenti di radioterapia interventistica con tecnica endocavitaria AgenSalute
Pescara, 25 maggio 2026 – La ASL di Pescara amplia l’offerta terapeutica in ambito oncologico con l’esecuzione del primo trattamento di radioterapia interventistica con tecnica endocavitaria, effettuato il 21 maggio scorso presso la UOSD di Radioterapia aziendale, diretta dal Dr. Pierluigi Bonfili.
La nuova procedura rappresenta un ulteriore passo avanti nello sviluppo delle tecniche radioterapiche ad alta specializzazione disponibili nell’Ospedale di Pescara e contribuisce a rafforzare il ruolo della ASL di Pescara come punto di riferimento regionale e interregionale nel trattamento oncologico.
La UOSD di Radioterapia della ASL di Pescara dispone di 2 Acceleratori lineari di ultima generazione e di un impianto dedicato di brachiterapia HDR, collocato in bunker dedicato, che consentono l’esecuzione di trattamenti radioterapici ad alta complessità con tecnologie avanzate di precisione.
Tra le metodiche disponibili figurano tecniche 4D con gating respiratorio in DIBH, trattamenti stereotassici cranici Hyper-Arc e procedure TBI/TMLI impiegate nei programmi di condizionamento al trapianto di midollo osseo. La ASL di Pescara è attualmente l’unica in Abruzzo ad erogare trattamenti TBI/TMLI e tra i pochi centri in Italia ad utilizzare tali procedure con tecnica VMAT.
L’offerta terapeutica comprende inoltre brachiterapia da contatto, endocavitaria, endoluminale ed interstiziale, consentendo di trattare numerose patologie oncologiche con approcci altamente specialistici e sempre più mirati.
“La progressiva implementazione delle tecnologie e delle tecniche utilizzate – spiega il Dr. Vincenzo Di Egidio, Direttore del Dipartimento dei Servizi della ASL di Pescara – ha consentito negli ultimi anni un significativo incremento dell’attività clinica, con risultati rilevanti anche in termini di efficienza, appropriatezza ed efficacia terapeutica. Un’evoluzione che contribuisce inoltre a rafforzare la capacità attrattiva della ASL di Pescara, con una crescente mobilità attiva anche da territori esterni all’area provinciale e regionale.”
“Il raggiungimento di tanti obiettivi – continua Di Egidio – è stato possibile anche grazie all’impegno totale e costante dell’UOSD di Fisica Sanitaria – diretta dalla Dr.ssa Piera Turano – che ha saputo non solo consentire ma anche stimolare l’ottenimento di tali risultati.”
Un ringraziamento viene inoltre rivolto dal Direttore di Dipartimento alla UOC Hospice e Cure Palliative, diretta dalla Dr.ssa Donatella Bosco, “per il supporto garantito ai pazienti oncologici che affrontano percorsi terapeutici complessi, accompagnandoli con competenza professionale, attenzione alla persona e cura della qualità della vita lungo tutto il percorso assistenziale”.
La ASL di Pescara ha inoltre avviato la procedura per la sostituzione dell’Acceleratore lineare di acquisizione meno recente, nell’ambito del programma di ammodernamento tecnologico sostenuto dalla Direzione aziendale, Strategica e Dipartimentale, con l’obiettivo di consolidare ulteriormente gli standard assistenziali e l’offerta terapeutica in ambito oncologico.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO5
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Criteri Critici
Tumore prostata metastatico, un farmaco per frenare la progressione la Repubblica
Sono appena stati resi noti nuovi dati in merito all’efficacia e alla sicurezza di darolutamide, un farmaco per il tumore alla prostata che ha da poco ricevuto un estensione di indicazione da parte di Aifa (per il trattamento della malattia metastatica con o senza chemioterapia). Sono quelli dello studio Arasec e dimostrano che la molecola, in associazione a terapia di deprivazione androgenica (Adt), riduce il rischio di progressione della malattia e il rischio di morte nel tumore della prostata ormonosensibile metastatico (mHSPC) rispetto alla sola Adt.
I risultati arrivano dalla presentazione avvenuta nei giorni scorsi durante il congresso dell’American Urological Association.
Una nuova opzione contro il tumore alla prostata
Darolutamide è un inibitore del recettore degli androgeni che si assume per via orale, inibendone la funzione e la crescita delle cellule tumorali. A oggi è indicato per il trattamento del cancro della prostata non metastatico resistente alla castrazione (nmCRPC) ad alto rischio di metastasi, cancro della prostata metastatico ormono-sensibile (mHSPC) più terapia di deprivazione androgenica in associazione o meno con chemioterapia. E’ un farmaco con una scarsa capacità di attraversare la barriera emato-encefalica e che ha mostrato un buon profilo di tollerabilità. I dati dello studio di fase II Arasec, appena presentati Oltreoceano, confermano efficacia e sicurezza della molecola.
Lo studio Arasec
Più nello specifico, Arasec è uno studio per la valutazione del farmaco, in associazione a terapia di deprivazione androgenica, confrontato con un braccio di controllo esterno (trattato con la sola Adt), condotto su pazienti con cancro della prostata metastatico ormono-sensibile, mHSPC. Nei pazienti con questa forma di malattia (fino al 10% alla diagnosi iniziale) circa un terzo (~38%) sopravviverà cinque anni più dopo la diagnosi, e la maggior parte progredirà verso il tumore della prostata resistente alla castrazione (CRPC), una condizione con una sopravvivenza a lungo termine limitata.
“I risultati dello studio Arasec forniscono ulteriori prove del fatto che la combinazione di darolutamide e terapia di deprivazione androgenica (Adt) offre un chiaro beneficio di sopravvivenza rispetto alla sola Adt nei pazienti con tumore della prostata ormonosensibile metastatico”, ha commentato Luigi Formisano, professore di Oncologia Medica all’Università degli Studi di Napoli Federico II. Rispetto alla sola terapia con Adt, darolutamide ha ridotto del 71% il rischio di progressione di malattia e del 50% quello di morte. Malgrado la segnalazione di eventi avversi sia elevata (presente nel 96% di pazienti), solo l’8,1% ha interrotto il trattamento con il farmaco. “I dati confermano ulteriormente la capacità di darolutamide di offrire a medici e pazienti affetti dal tumore della prostata un'opzione terapeutica efficace e, soprattutto, ben tollerata, che preserva la qualità di vita dei pazienti”.
Uno studio clinico innovativo
Christine Roth, Executive Vice President, Global Product Strategy and Commercialization e membro del Pharmaceuticals Leadership Team di Bayer, commentando i risultati, ha sottolineato il carattere innovativo dello studio. Il braccio di controllo esterno dell studio Arasec, infatti, proveniva dallo studio di fase III Chaarted.
“Riteniamo che Arasec sia anche il primo studio sul tumore della prostata ormonosensibile metastatico ad adottare un innovativo disegno di studio ibrido, in cui una coorte arruolata in modo prospettico viene abbinata a una coorte esterna di pazienti proveniente da uno studio precedente. Sfruttando i dati esistenti insieme ai nuovi arruolamenti, questo approccio potrebbe contribuire a semplificare e accelerare i futuri studi clinici sul tumore della prostata”.
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Criteri Critici
Il protocollo sanitario per due sospetti casi di ebola è stato attivato a Lurate Caccivio, piccolo paese del Comasco. Lo ha comunicato in una nota alla cittadinanza sindaca Serena Arrighi. A mostrare sintomi riconducibili alla malattia due cooperanti, un uomo…
Il protocollo sanitario per sospetti casi di ebola è stato attivato in due paesini del Comasco, Lurate Caccivio e Bulgarogrosso. A mostrare sintomi riconducibili alla malattia due cooperanti, un uomo di 31 anni e una donna di 33, di ritorno dall’Uganda dopo una permanenza di circa tre mesi per attività di volontariato. I due sono atterrati domenica all’alba a Malpensa con un volo da Addis Abeba, la capitale dell’Etiopia: viaggiavano in un gruppo di sette persone composto da due nuclei familiari. I sospetti contagiati, ha spiegato in conferenza stampa l’assessore lombardo alla Sanità Guido Bertolaso, hanno mostrato un aumento della temperatura corporea durante la notte: nel caso della donna si trattava di “febbre molto alta con nausea, vomito, diarrea, e anche una leggera sintomatologia di carattere neurologico”. Meno preoccupante la situazione del 31enne, con febbre a 37,5-38 e “sintomi vaghi di problematiche di tipo intestinale”. Entrambi sono stati isolati e portati dai Vigili del fuoco all’ospedale Sacco di Milano in attesa dei risultati dei test per l’ebola, che arriveranno tra il tardo pomeriggio e la serata di lunedì. La figlia della 33enne, una bambina di un anno, ha contratto la malaria durante il viaggio: per questo, afferma Bertolaso, “pensiamo che probabilmente la causa di quei sintomi sia quella di una malaria anche cerebrale o di un virus gastrointestinale”. Gli altri componenti del gruppo e alcuni contatti familiari sono stati posti in isolamento domiciliare fiduciario e vengono monitorati dalle autorità sanitarie.
“Con riferimento all’epidemia di malattia da virus Bundibugyo-Bvc sviluppata nella Repubblica democratica del Congo“, il ministero della Salute comunica in una nota “che sono attualmente in corso approfondimenti sanitari relativi ad alcuni soggetti rientrati nelle scorse ore dall’Uganda e sottoposti, a titolo precauzionale, a valutazione clinica specialistica presso strutture ospedaliere ad alta specializzazione. In particolare, due persone con sintomatologia febbrile sono state trasferite presso il Sacco di Milano, struttura dotata dei più elevati livelli di biocontenimento e di gestione delle malattie infettive ad alto rischio, dove saranno eseguiti gli accertamenti diagnostici previsti dai protocolli nazionali e internazionali. Le altre persone appartenenti ai nuclei familiari coinvolti sono sottoposte a sorveglianza sanitaria e monitoraggio da parte delle autorità competenti. Il ministero della Salute, attraverso il Dipartimento della Prevenzione, è in contatto con la Regione Lombardia che si è subito attivata”, si legge. Il ministero sottolinea che il rischio di ebola in Italia “resta molto basso“: “Il sistema nazionale di preparazione e risposta alle emergenze infettive è pienamente operativo e tutte le procedure previste per la gestione di eventuali casi sospetti risultano attivate. Il ministero monitora costantemente l’evolversi della situazione in stretto raccordo con le Regioni, l’Istituto superiore di sanità, le strutture ospedaliere di riferimento, le autorità sanitarie nazionali e tutti gli enti coinvolti”.
Lunedì mattina le autorità ugandesi hanno confermato due nuovi casi di ebola nel Paese dell’Africa orientale, portando il totale a sette. A quanto riferisce il ministero della Salute, si tratta di operatori sanitari che lavorano in una struttura privata nella capitale Kampala. Nella Repubblica democratica del Congo, il paese più colpito dall’epidemia, i casi sospetti hanno invece superato i novecento, principalmente nella provincia orientale di Ituri. Il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha avvertito che “i Paesi confinanti con la Rdc sono particolarmente a rischio e dovrebbero adottare misure immediate”. Ma Bertolaso sottolinea che “non c’è alcun motivo per creare allarmismi” in Italia: “Conosciamo bene queste situazioni e il nostro sistema sanitario è preparato ad affrontarle. Ho vissuto personalmente l’emergenza in Sierra Leone durante una delle epidemie più gravi mai registrate e sappiamo quanto queste malattie possano essere serie. Allo stesso tempo, è importante chiarire che per arrivare a una diffusione ampia servono condizioni sanitarie, climatiche e sociali che fortunatamente in Italia non esistono”, afferma. “Allo stato attuale il rischio per la popolazione italiana resta molto basso”, conferma all’agenzia di stampa LaPresse il virologo Fabrizio Pregliasco. La gestione dei due casi lombardi, spiega, “rientra pienamente nei protocolli di massima precauzione adottati a livello internazionale: significa agire rapidamente, isolare eventuali casi sospetti e svolgere gli accertamenti necessari in strutture ad alta specializzazione. Questo non equivale alla conferma di casi di Ebola, ma rappresenta una misura preventiva indispensabile per garantire sicurezza sanitaria e contenimento del rischio”.
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Criteri Critici
Leucemia mielomonocitica cronica: una nuova mappa genetica per comprendere la malattia e orientare il percorso di cura Corriere della Sera
di Redazione Salute
I risultati di uno studio internazionale pubblicati aiutano a capire meglio l'evoluzione di questa malattia e aiutano a definire un nuovo approccio per personalizzare le terapie, migliorando le prospettive dei pazienti
I risultati di uno studio internazionale pubblicati sul Journal of Clinical Oncology propongono un nuovo approccio per migliorare la gestione della leucemia mielomonocitica cronica, una rara neoplasia del sangue caratterizzata da elevata variabilità tra i pazienti e da esiti spesso sfavorevoli. Integrando informazioni molecolari, parametri clinici e modelli computazionali avanzati, i ricercatori hanno sviluppato strumenti in grado di stimare più accuratamente l’evoluzione della malattia e supportare decisioni terapeutiche personalizzate.
Lo studio, multicentrico e su larga scala, è il risultato della collaborazione di un team internazionale che coinvolge centri di ricerca in Europa, Stati Uniti e Taiwan. Il progetto è stato ideato e coordinato dall'Istituto Clinico Humanitas di Milano, sotto la guida di Matteo Della Porta, responsabile di Leucemie dell’IRCCS Istituto Clinico Humanitas e professore di Humanitas University. Hanno contribuito allo studio Saverio D’Amico, ingegnere biomedico e data scientist presso Humanitas AI Center, impegnato nello sviluppo degli strumenti di analisi dei dati e, come primo autore, Luca Lanino, ematologo presso la Yale School of Medicine ed ex specializzando di Humanitas University.
Una malattia rara e complessa La leucemia mielomonocitica cronica si distingue per l’aumento dei monociti nel sangue, un tipo di globuli bianchi coinvolto nella risposta immunitaria, ed è caratterizzata da una marcata eterogeneità clinica. Colpisce prevalentemente la popolazione adulta e, in una parte dei casi, può evolvere in leucemia mieloide acuta, una forma più aggressiva della malattia.
Il trapianto allogenico di cellule staminali ematopoietiche rappresenta ad oggi l’unico trattamento potenzialmente curativo (ovvero in grado di portare a guarigione), tuttavia molti pazienti non sono candidabili a causa dell’età avanzata o della presenza di altre patologie concomitanti. Le alternative farmacologiche disponibili, come gli agenti ipometilanti, offrono benefici limitati, evidenziando la necessità di strumenti prognostici più precisi e di approcci terapeutici sempre più personalizzati.
Una nuova mappa genetica della malattia Analizzando i dati clinici e genetici di oltre 3.500 pazienti con un approccio multimodale, i ricercatori hanno identificato nove cluster molecolari, ciascuno associato a specifiche alterazioni genetiche e a differenti esiti clinici. Una parte dei pazienti (circa il 15%) ha inoltre mostrato caratteristiche sovrapposte ad altre neoplasie mieloidi, suggerendo che i confini tra queste malattie siano meno definiti di quanto ritenuto finora.
«Questa nuova mappa genetica permette di descrivere la malattia in modo più preciso rispetto alle classificazioni tradizionali, offrendo uno strumento per comprendere meglio le differenze tra i pazienti e la variabilità clinica che osserviamo nella pratica - spiega Luca Lanino -. Una classificazione più accurata rappresenta la base per sviluppare strategie terapeutiche sempre più mirate».
Come cambia la valutazione del rischio I dati raccolti hanno portato allo sviluppo dell’International CMML Prognostic Scoring System (iCPSS), un nuovo sistema prognostico che integra mutazioni genetiche, parametri ematologici e alterazioni citogenetiche, cioè anomalie dei cromosomi che contengono il DNA.
Il modello individua cinque gruppi prognostici, ciascuno con differenti probabilità di sopravvivenza complessiva e di evoluzione verso leucemia acuta, migliorando la capacità predittiva su base individuale rispetto ai sistemi precedenti. Circa il 55% dei pazienti è stato infatti riclassificato in categorie di rischio diverse.
«Integrare informazioni genetiche e cliniche consente di ottenere una valutazione più precisa della prognosi e di personalizzare le decisioni terapeutiche - osserva MatteoDella Porta -. Questo approccio permette di identificare meglio i pazienti che possono beneficiare di strategie più intensive, come il trapianto, e di pianificare il percorso di cura in modo più mirato».
Il ruolo dell’intelligenza artificiale Un elemento innovativo dello studio è l’impiego di strumenti avanzati di analisi dei dati e modelli decisionali sviluppati attraverso tecniche di intelligenza artificiale, con il contributo dell’Humanitas AI Center, che include tra le proprie linee di ricerca lo sviluppo di Digital Twin, rappresentazioni virtuali di pazienti costruite integrando dati clinici, genomici, immagini mediche, trattamenti ed esiti, per la comprensione e la gestione in particolare delle malattie in ambito oncoematologico. In questo contesto, i ricercatori hanno implementato una piattaforma di apprendimento federato, che consente di aggiornare continuamente il modello utilizzando dati provenienti da diversi centri senza condividere direttamente informazioni sensibili dei pazienti. L’uso di dati sintetici ha inoltre permesso di simulare scenari clinici realistici, testando e validando il modello per favorirne applicazioni future.
Verso una Medicina di precisione Nel loro insieme, queste soluzioni dimostrano come l’integrazione tra ricerca clinica, genomica e intelligenza artificiale possa supportare lo sviluppo di strumenti prognostici dinamici e aggiornabili nel tempo, con ricadute concrete sulla pratica clinica.
Un aspetto particolarmente rilevante riguarda infatti le strategie terapeutiche: l’adozione del modello ha modificato la pianificazione del trattamento nel 31% dei casi, con un miglioramento atteso della sopravvivenza nei pazienti idonei a terapie più intensive, come il trapianto di cellule staminali.
Complessivamente, lo studio rappresenta un risultato di rilievo internazionale e un possibile cambio di paradigma nella gestione della leucemia mielomonocitica cronica, dimostrando come la medicina di precisione possa diventare sempre più applicabile nella pratica clinica quotidiana.
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Tumore ovarico, il digiuno controllato migliora la risposta alla chemioterapia Dazebaonews
Lo studio del Gemelli presentato all’ASCO 2026. Una strategia nutrizionale basata sul digiuno controllato prima e dopo la chemioterapia potrebbe migliorare la risposta delle pazienti con tumore ovarico avanzato ai trattamenti oncologici.
È quanto emerge da uno studio coordinato dal Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS e dall’Università Cattolica del Sacro Cuore, selezionato tra oltre 3.400 abstract per la conferenza stampa pre-congressuale dedicata agli stili di vita dell’American Society of Clinical Oncology Annual Meeting 2026.
La ricerca, coordinata dalla professoressa Claudia Marchetti, ha analizzato gli effetti del digiuno peri-chemioterapia in 36 donne con carcinoma ovarico in stadio avanzato (III-IV), trattate con chemioterapia neoadiuvante a base di carboplatino e paclitaxel.
Digiuno controllato e chemioterapia: come si è svolto lo studio
Le partecipanti sono state suddivise in due gruppi. Il primo ha seguito un protocollo alimentare caratterizzato da 36 ore di digiuno prima della chemioterapia e 24 ore successive al trattamento, mentre il gruppo di controllo ha mantenuto una dieta libera.
Durante il periodo di digiuno erano consentiti acqua, tisane, brodo vegetale leggero e fino a due litri di succo vegetale al giorno, per un massimo complessivo di 350 calorie quotidiane.
L’obiettivo dello studio era comprendere se il digiuno controllato potesse influenzare i livelli di insulina, ormone spesso associato alla crescita tumorale e alla resistenza alle terapie oncologiche, e migliorare l’efficacia della chemioterapia.
Tumore ovarico: risultati promettenti sul fronte terapeutico
Dopo tre cicli di trattamento, le pazienti sottoposte al protocollo di digiuno hanno mostrato risultati significativamente migliori rispetto al gruppo con alimentazione standard.
In particolare, i ricercatori hanno osservato una marcata riduzione dei livelli di insulina e una migliore risposta patologica alla chemioterapia. Quasi il 60% delle donne del gruppo digiuno ha ottenuto una risposta completa o quasi completa ai trattamenti, contro meno del 20% del gruppo di controllo.
Anche la sopravvivenza libera da progressione è risultata più lunga: oltre 38 mesi nelle pazienti che hanno seguito il digiuno peri-terapia rispetto ai 24 mesi registrati nelle donne con dieta libera.
Secondo i ricercatori, il digiuno avrebbe inoltre favorito modificazioni immunologiche positive, potenzialmente in grado di aumentare l’efficacia della risposta antitumorale.
Effetti collaterali simili tra i due gruppi
Lo studio ha evidenziato anche un buon profilo di tollerabilità del protocollo nutrizionale. Tutte le pazienti del gruppo digiuno hanno completato il trattamento previsto e gli effetti collaterali osservati, in particolare la riduzione dei globuli bianchi e dell’emoglobina, sono risultati sovrapponibili rispetto al gruppo di controllo.
“Nonostante i progressi della chirurgia e della chemioterapia – ha spiegato la professoressa Claudia Marchetti – le pazienti con carcinoma ovarico avanzato continuano ad avere una prognosi sfavorevole. È quindi fondamentale individuare nuove strategie sicure, sostenibili e facilmente applicabili per migliorare l’efficacia delle cure”.
Digiuno e tumori: verso nuovi studi clinici
Gli esperti dell’ASCO hanno definito i risultati dello studio “promettenti”, sottolineando come confermino dati preliminari già emersi in precedenti ricerche sul ruolo metabolico del digiuno durante le terapie oncologiche.
Saranno tuttavia necessari studi clinici più ampi per validare definitivamente questi risultati e comprendere meglio i meccanismi biologici che potrebbero spiegare il miglioramento della risposta ai trattamenti contro il tumore ovarico.
Il tema del rapporto tra alimentazione, metabolismo e terapie oncologiche si conferma così uno dei filoni più innovativi della medicina personalizzata e della ricerca sul cancro.
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Otto arresti, undici Daspo e un’inchiesta aperta dalla procura di Torino. Proseguono le indagini sugli scontri ultras scoppiati prima del derby della Mole tra Torino e Juventus, in cui è rimasto gravemente ferito il tifoso juventino Marco Leonardo Basoccu, ri…
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Otto arresti, undici Daspo e un’inchiesta aperta dalla procura di Torino. Proseguono le indagini sugli scontri ultras scoppiati prima del derby della Mole tra Torino e Juventus, in cui è rimasto gravemente ferito il tifoso juventino Marco Leonardo Basoccu, ricoverato in terapia intensiva dopo essere stato colpito da un oggetto contundente durante i tafferugli scoppiati nelle ore precedenti alla partita. Basoccu, 36 anni, resta ricoverato in osservazione in terapia intensiva. Le sue condizioni vengono definite stabili, ma resta in coma farmacologico. Nel frattempo, le indagini dovranno chiarire innanzitutto da cosa è stato colpito. Se da una bottiglia di vetro, come emerge dalla prime ricostruzioni, oppure da un razzo lacrimogeno, come hanno dichiarato fin da subito gli ultras e come sostiene apertamente il padre, Pierluigi Basoccu: “L’impatto è stato fortissimo e devastante e ho testimonianze dei ragazzi che erano lì con lui: è stato un razzo lacrimogeno sparato ad altezza uomo“.
La procura di Torino ha aperto un fascicolo per chiarire le responsabilità legate al ferimento di Marco Basoccu. L’inchiesta, affidata al pm Paolo Scafi, procede al momento con l’ipotesi di lesioni gravi. Gli investigatori stanno cercando di ricostruire con precisione quanto accaduto nei momenti più concitati degli scontri e se vi siano responsabilità dirette nell’episodio che ha portato al grave ferimento del tifoso juventino. Gli accertamenti medici e investigativi sembrano orientarsi verso una ricostruzione: sul corpo del tifoso non sarebbero state rilevate bruciature compatibili con un lacrimogeno, mentre le lesioni sarebbero riconducibili all’impatto con un oggetto contundente, probabilmente una bottiglia di vetro forse addirittura piena. Non si esclude che il colpo possa essere arrivato dal cosiddetto “fuoco amico”, cioè da un altro sostenitore juventino coinvolto nei disordini.
La versione del padre
Questa ricostruzione però viene smentita con forza da Pierluigi Basoccu, il padre di Marco. Parlando sia con Repubblica che con Corriere della Sera, ha spiegato: “Io ho le testimonianze di almeno 200 ragazzi che erano lì fuori, che sono stati con noi fino alle due di notte, che erano parte dei gruppi dei Viking Milano“, ovvero il gruppo ultras di cui è membro anche il figlio. ” Erano lì fuori in attesa di essere controllati nel settore ospiti: sono stati assaliti da un manipolo di tifosi del Toro, dopodiché la polizia ha subito risposto con un lancio di lacrimogeni, uno dei quali, sparato ad altezza d’uomo, è arrivato sulla testa di mio figlio”, ha aggiunto Basoccu. Che ha sottolineato: “Mi sono indignato leggendo la versione di una bottiglia, quella al massimo provoca qualche punto di sutura”. Le condizioni di Marco Basoccu invece sono molto più gravi: “Purtroppo ha la calotta cranica frantumata in più pezzi e non è stata neanche ricostituita tutta, quindi l’impatto è stato devastante”. Sulle testimonianze dei tifosi bianconeri e su questa ricostruzione dovrà lavorare la Procura, per tutte le verifiche del caso.
Gli otto tifosi arrestati
La polizia ha arrestato otto tifosi juventini: tre in flagranza di reato e altri cinque in flagranza differita, grazie all’analisi delle immagini registrate dal drone utilizzato durante il servizio di ordine pubblico. Gli arrestati sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di resistenza a pubblico ufficiale, lancio di materiale pericoloso e possesso di artifizi pirotecnici in occasione di manifestazioni sportive. Il questore di Torino ha inoltre disposto undici Daspo nei confronti di tifosi coinvolti nei disordini. Parallelamente, la Digos sta continuando gli accertamenti per identificare eventuali altri responsabili degli scontri. Nel bilancio della giornata figurano anche sei agenti della polizia di Stato rimasti contusi durante le tensioni tra ultras e forze dell’ordine.
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Ospedale di Matera: imminente l’attivazione del servizio di radioterapia. L’annuncio Matera News
Un confronto aperto tra medici, istituzioni, associazioni e cittadini per affrontare il tema dei tumori ginecologici attraverso informazione, prevenzione e innovazione terapeutica.
È questo il filo conduttore del convegno “Tumori ovarici: un percorso multidisciplinare – Salute, Prevenzione e Territorio”, svoltosi sabato scorso, ospitato nella Sala Consiliare del Comune di Policoro e dedicato ai percorsi di diagnosi, cura e presa in carico delle pazienti oncologiche.
L’iniziativa ha riunito professionisti della sanità, rappresentanti istituzionali e realtà associative del territorio in una mattinata caratterizzata da interventi scientifici, testimonianze e momenti di confronto con il pubblico, confermando l’importanza di una rete integrata tra ospedale, territorio e prevenzione.
Ad aprire i lavori sono stati i saluti istituzionali dell’assessore del Comune di Policoro Cinzia Mastronardi, dell’assessore regionale alla Salute Cosimo Latronico, del direttore sanitario dell’ASM Matera Andrea Gigliobianco e del consigliere regionale e capogruppo in Consiglio regionale Piero Marrese, che hanno ribadito l’impegno verso il potenziamento dei servizi oncologici e della prevenzione sul territorio.
Nel suo intervento, Gigliobianco ha annunciato l’imminente attivazione del servizio di radioterapia presso l’Ospedale Madonna delle Grazie di Matera, definendolo:
“un passaggio fondamentale nei percorsi di cura dei pazienti oncologici.
Finalmente la provincia di Matera potrà contare su una struttura moderna e dotata di tecnologie avanzate, capace di garantire un livello più alto di assistenza sanitaria”.
L’assessore Cosimo Latronico ha invece evidenziato il lavoro in corso per rafforzare la collaborazione tra il presidio ospedaliero di Matera e il CROB di Rionero, annunciando la volontà di sviluppare anche la chirurgia senologica nel capoluogo dei Sassi.
Ha dichiarato:
“Stiamo costruendo un percorso importante di integrazione sanitaria per offrire ai cittadini servizi sempre più completi e vicini al territorio”.
Ampio spazio è stato dedicato al ruolo della genetica nella prevenzione e nella diagnosi oncologica grazie all’intervento del dottor Domenico Dell’Edera, responsabile della U.O.D. di Genetica Medica dell’Ospedale Madonna delle Grazie.
Il medico ha spiegato come il tumore sia una malattia complessa nella quale incidono predisposizione genetica, ambiente e stili di vita:
“Tutti i tumori derivano da alterazioni del DNA e in alcuni casi esiste una predisposizione ereditaria che può essere individuata attraverso specifici test genetici”.
Dell’Edera ha illustrato l’importanza dell’analisi genetica e della ricostruzione dell’albero genealogico familiare per individuare eventuali fattori di rischio, ricordando che il servizio di test genetici attivo a Matera dal 2016 consente di avviare programmi di sorveglianza anche per i familiari sani dei pazienti oncologici.
Particolarmente apprezzato anche l’intervento della dottoressa Emilia Tallarico dell’Unità Operativa di Anatomia Patologica dell’Ospedale di Matera, che ha posto l’attenzione sul valore di una figura professionale spesso poco conosciuta ma centrale nei percorsi oncologici:
“L’anatomopatologo è il professionista che definisce diagnosi e stadio della malattia un lavoro essenziale che accompagna tutte le decisioni terapeutiche”. Tallarico ha inoltre richiamato l’attenzione sull’importanza della diagnosi precoce nei tumori ovarici, patologie che spesso si manifestano con sintomi sfumati o aspecifici e che per questo vengono individuate in fase avanzata.
Sui tumori ginecologici è intervenuto il direttore della U.O.C. di Ginecologia e Ostetricia Giuseppe Trojano, che ha lanciato un forte messaggio sulla necessità di rafforzare la prevenzione, la diagnosi precoce e la presa in carico multidisciplinare delle pazienti.
Il ginecologo ha evidenziato come nei tumori ovarici e ginecologici sia fondamentale costruire percorsi clinici integrati, nei quali screening, chirurgia oncologica, follow up, genetica e terapie personalizzate lavorino in stretta sinergia per migliorare prognosi e qualità della vita delle pazienti.
Trojano ha inoltre sottolineato l’importanza di una rete oncologica regionale capace di accompagnare la donna in tutte le fasi della malattia, dalla prevenzione ai trattamenti specialistici, evidenziando il ruolo centrale dell’équipe ginecologica nella diagnosi precoce e nella definizione dei percorsi terapeutici più appropriati:
“Una donna non può trovarsi sola davanti a una diagnosi oncologica senza sapere quale strada seguire.
È necessario costruire percorsi chiari e condivisi all’interno di una vera rete oncologica regionale”.
L’intervento della dottoressa Immacolata Brucoli della U.O.S.D. di Oncologia Medica si è invece concentrato sul peso degli stili di vita e sull’evoluzione delle cure personalizzate.
Alimentazione, attività fisica e prevenzione rappresentano infatti fattori in grado di incidere concretamente sul rischio oncologico.
Brucoli ha sottolineato anche l’importanza della profilazione molecolare, strumento che permette di individuare terapie sempre più mirate in base alle caratteristiche biologiche del tumore e del singolo paziente;
“Ogni paziente ha caratteristiche differenti e proprio per questo le cure devono essere sempre più personalizzate”.
A concludere gli interventi scientifici è stata la dottoressa Grazia Lazzari, direttore della Struttura Complessa Interaziendale di Radioterapia, che ha illustrato l’evoluzione tecnologica della radioterapia moderna. Le nuove metodiche consentono oggi trattamenti più precisi, meno invasivi e con minori effetti collaterali rispetto al passato, migliorando sensibilmente la qualità della vita dei pazienti.
Nel corso dell’incontro numerosi gli interventi e le domande del pubblico, in particolare delle donne dell’associazione “Una Stanza per un Sorriso” di Policoro, che hanno contribuito ad animare il dibattito sui temi della prevenzione, dell’informazione e del supporto alle pazienti oncologiche.
I lavori sono stati coordinati dall’avvocato Maria Lovito e dalla dottoressa Osvalda Cuccarese, moderatrici dell’incontro, che hanno guidato il confronto tra relatori, istituzioni e pubblico presente in sala.
L’evento è stato promosso da Thema Associazione Culturale e da “Una Stanza per un Sorriso” – Sezione Policoro, con il patrocinio della Provincia di Matera, del Comune di Policoro, dell’ASM Matera e del Rotary Club di Matera, insieme alla collaborazione di numerose associazioni impegnate nel sostegno ai pazienti oncologici e nella promozione della cultura della prevenzione.
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Criteri Critici
Tumore ovarico, il digiuno potenzia l'efficacia della chemioterapia: il nuovo studio del Gemelli Il Mattino
Il digiuno può potenziare l'efficacia della chemioterapia sul tumore ovarico. E' il risultato di una ricerca del policlinico Gemelli-Universita' Cattolica del Sacro Cuore di Roma, coordinata dalla professoressa Claudia Marchetti, associato di Ginecologia all'Universita' Cattolica del Sacro Cuore, responsabile della Uos Prevenzione dei Tumori ginecologici eredo-familiari, della Uoc di Ginecologia oncologia di fondazione policlinico Gemelli Irccs.
APPROFONDIMENTI Luca Carboni e il tumore: «Sono in debito con la vita, in pochi minuti tutto è cambiato. Roma? Vivevo a casa di Dalla, è la città del mio cuore»
Lo studio e' stato selezionato tra gli oltre 3.400 abstract, che saranno presentati all'Asco Annual Meeting 2026 per la presentazione alla conferenza stampa pre-congressuale ispirata agli stili di vita. E' quanto si legge in una nota del policlinico Gemelli di Roma.
Lo studio
Lo studio ha riguardato 36 donne con tumore dell'ovaio in stadio avanzato (III-IV), per valutare l'effetto del digiuno sui livelli di insulina e sull'efficacia della chemioterapia neoadiuvante a base di carboplatino e paclitaxel. Le partecipanti sono state suddivise in due gruppi: il primo ha seguito un protocollo di digiuno di 36 ore prima e 24 ore dopo ciascun ciclo di chemioterapia, mentre il gruppo di controllo ha mantenuto una normale alimentazione. Durante il digiuno erano consentiti acqua, tisane, brodo vegetale leggero e fino a 2 litri di succo vegetale, per un massimo di 350 calorie al giorno.
Il digiuno
Dopo tre cicli di chemioterapia, il gruppo sottoposto a digiuno controllato ha mostrato «una significativa riduzione dei livelli di insulina, ormone associato alla crescita tumorale e alla resistenza ai trattamenti - prosegue la nota -. Sono stati registrati inoltre una migliore risposta patologica alla chemioterapia (quasi il 60 per cento delle pazienti ha ottenuto una risposta completa o quasi completa, rispetto a meno del 20 per cento nel gruppo con dieta libera) e un prolungamento della sopravvivenza libera da progressione, pari ad oltre 38 mesi nel gruppo sottoposto a 'digiuno' peri-terapia, rispetto ai 24 mesi osservati nel gruppo di controllo. Nelle donne sottoposte a digiuno controllato sono state rilevate modificazioni immunologiche favorevoli, associate a una maggiore efficacia del trattamento antitumorale. Tutte le pazienti del gruppo digiuno hanno completato il trattamento. Gli effetti collaterali osservati, (soprattutto riduzione dei globuli bianchi e dell'emoglobina), sono risultati sovrapponibili tra i due gruppi».
Le nuove strategie
«Nonostante i progressi della chirurgia e della chemioterapia - ha affermato la professoressa Marchetti - le pazienti con carcinoma ovarico avanzato continuano ad avere una prognosi sfavorevole. E' quindi fondamentale individuare nuove strategie sicure, sostenibili e facilmente applicabili per migliorare l'efficacia delle cure». Secondo gli esperti dell'Asco, i risultati di questo studio sono promettenti e confermano dati preliminari gia' emersi in precedenti studi sul ruolo metabolico del digiuno durante le terapie oncologiche. Saranno ora necessari studi clinici piu' ampi per validare questi risultati e comprendere meglio i meccanismi biologici alla base del miglioramento della risposta alle terapie oncologiche.
Il digiuno subito prima e dopo la chemioterapia migliora la risposta al trattamento del tumore ovarico - Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS
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Il digiuno subito prima e dopo la chemioterapia migliora la risposta al trattamento del tumore ovarico Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS
Il digiuno subito prima e dopo la chemioterapia migliora la risposta al trattamento del tumore ovarico
Uno studio pilota, che sarà presentato al prossimo congresso annuale dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO), suggerisce che il digiuno controllato, prima e dopo la chemioterapia, possa migliorare la risposta terapeutica nelle pazienti con carcinoma ovarico sieroso di alto grado (HGSOC), la forma più comune e aggressiva di questa neoplasia. La ricerca, effettuata dai ricercatori del Policlinico Gemelli IRCCS – Università Cattolica è stata presentata in una conferenza stampa ufficiale di ASCO 2026.
Una ricerca del Policlinico Gemelli-Università Cattolica del Sacro Cuore, coordinata dalla professoressa Claudia Marchetti, Associato di Ginecologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore, Responsabile della UOS Prevenzione dei Tumori Ginecologici Eredo-Familiari, della UOC di Ginecologia Oncologia di Fondazione Policlinico Gemelli IRCCS, è stata selezionata tra gli oltre 3.400 abstract, che saranno presentati all’ASCO Annual Meeting 2026 per la presentazione alla conferenza stampa pre-congressuale ispirata agli stili di vita.
Lo studio ha riguardato 36 donne con tumore dell’ovaio in stadio avanzato (III-IV), per valutare l’effetto del digiuno sui livelli di insulina e sull’efficacia della chemioterapia neoadiuvante a base di carboplatino e paclitaxel.
Le partecipanti sono state suddivise in due gruppi: il primo ha seguito un protocollo di digiuno di 36 ore prima e 24 ore dopo ciascun ciclo di chemioterapia, mentre il gruppo di controllo ha mantenuto una normale alimentazione. Durante il digiuno erano consentiti acqua, tisane, brodo vegetale leggero e fino a 2 litri di succo vegetale, per un massimo di 350 calorie al giorno.
Risultati principali
Dopo tre cicli di chemioterapia, il gruppo sottoposto a digiuno controllato ha mostrato una significativa riduzione dei livelli di insulina, ormone associato alla crescita tumorale e alla resistenza ai trattamenti. Sono stati registrati inoltre una migliore risposta patologica alla chemioterapia (quasi il 60% delle pazienti ha ottenuto una risposta completa o quasi completa, rispetto a meno del 20% nel gruppo con dieta libera) e un prolungamento della sopravvivenza libera da progressione, pari ad oltre 38 mesi nel gruppo sottoposto a ‘digiuno’ peri-terapia, rispetto ai 24 mesi osservati nel gruppo di controllo. Nelle donne sottoposte a digiuno controllato sono state rilevate modificazioni immunologiche favorevoli, associate a una maggiore efficacia del trattamento antitumorale.
Tutte le pazienti del gruppo digiuno hanno completato il trattamento. Gli effetti collaterali osservati, (soprattutto riduzione dei globuli bianchi e dell’emoglobina), sono risultati sovrapponibili tra i due gruppi.
“Nonostante i progressi della chirurgia e della chemioterapia – commenta la professoressa Marchetti – le pazienti con carcinoma ovarico avanzato continuano ad avere una prognosi sfavorevole. È quindi fondamentale individuare nuove strategie sicure, sostenibili e facilmente applicabili per migliorare l’efficacia delle cure”.
Secondo gli esperti dell’ASCO, i risultati di questo studio sono promettenti e confermano dati preliminari già emersi in precedenti studi sul ruolo metabolico del digiuno durante le terapie oncologiche. Saranno ora necessari studi clinici più ampi per validare questi risultati e comprendere meglio i meccanismi biologici alla base del miglioramento della risposta alle terapie oncologiche.
Maria Rita Montebelli
Fonte: Effects of short-term fasting compared to free diet in ovarian cancer patients: Results from a two-arm pilot randomized trial (abstract n. 5517, ASCO 2026)
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Un nuovo approccio per la diagnosi precoce dei tumori ginecologici. Vietnam.vn
Alla 26ª Conferenza Vietnam-Francia-Asia-Pacifico su Ostetricia e Ginecologia (VFAP 2026), esperti vietnamiti e stranieri hanno discusso le tendenze nell'applicazione della metilazione del DNA e dei biomarcatori molecolari per supportare la diagnosi precoce e la stratificazione del rischio dei tumori ginecologici in modo più personalizzato. Nell'ambito del VFAP 2026, il workshopscientificosul tema "Progressi nella diagnosi dei tumori ginecologici: sfide cliniche e ruolo della metilazione del DNA nella diagnosi precoce e nella stratificazione del rischio clinico" ha attirato l'attenzione di numerosi esperti, ostetrici, ginecologi e oncologi. Secondo gli esperti, i tumori ginecologici continuano a rappresentare un grave problema per la salute delle donne a livello globale. I dati di GLOBOCAN 2022 hanno registrato oltre 1,4 milioni di nuovi casi all'anno in tre gruppi di tumori ginecologici: tumore della cervice uterina, tumore dell'endometrio e tumore dell'ovaio. È importante sottolineare che molte di queste patologie possono progredire in modo asintomatico nelle fasi iniziali, il che significa che molti casi vengono diagnosticati solo quando la malattia è già in fase avanzata. In Vietnam, si registrano attualmente circa 4.600 nuovi casi di cancro cervicale ogni anno. Nel frattempo, il tasso di donne che partecipano ai programmi di screening per il cancro cervicale e la copertura vaccinale contro l'HPV rimangono ben al di sotto degli obiettivi fissati dall'OMS. Oltre il 70% dei casi di cancro ovarico viene diagnosticato in fase avanzata; anche il cancro dell'endometrio è in rapido aumento, mentre i metodi di screening tradizionali rimangono limitati, presentano una bassa specificità e non sono in grado di individuare i casi asintomatici. Secondo il dottor Vo Thanh Nhan, la sfida attuale non consiste solo nell'individuare le lesioni, ma anche nella capacità di stratificare il rischio e supportare il processo decisionale clinico nelle "aree grigie" in cui i risultati non sono ancora sufficientemente chiari per stabilire se continuare il monitoraggio o procedere con un intervento invasivo. "Per molti anni, il Pap test e il test HPV hanno svolto un ruolo fondamentale nello screening del tumore cervicale. Tuttavia, per il tumore dell'endometrio e dell'ovaio, non esiste ancora una strategia di screening ottimale per le donne asintomatiche. La tendenza attuale in medicina si sta spostando dalla diagnosi alla comparsa dei sintomi all'identificazione del rischio in una fase molto precoce basata sui biomarcatori molecolari",ha affermato il Dott. Vo Thanh Nhan, Specialista II. La dottoressa Vo Thanh Nhan, responsabile del reparto di oncologia ginecologica dell'ospedale Tu Du, ha condiviso alcune riflessioni sul peso dei tumori ginecologici in Vietnam. Uno dei temi chiave del workshop è stata la metilazione del DNA, un'alterazione epigenetica legata alla formazione e alla progressione del cancro. A differenza dei test che rilevano principalmente cambiamenti nella morfologia cellulare o la presenza di virus, la metilazione del DNA può riflettere le alterazioni molecolari correlate al rischio in una fase più precoce, prima che compaiano anomalie a livello di imaging o istologico, aprendo la possibilità di supportare la stratificazione del rischio e personalizzare le strategie di monitoraggio della malattia. Nel corso del workshop, il Dott. Safedin (Sajo) Beqaj ha presentato nuovi dati di ricerca sull'applicazione della metilazione del DNA nella diagnosi precoce del carcinoma endometriale. Secondo i dati presentati, diversi marcatori che aumentano la metilazione riducono o inibiscono l'attività dei geni oncosoppressori CDO1 e CELF4, dimostrando il potenziale per contribuire alla diagnosi precoce del carcinoma endometriale attraverso un prelievo cervicale non invasivo, utilizzando una procedura simile al Pap test. Lo studio ha evidenziato un'elevata sensibilità e specificità, suggerendo la possibilità di ridurre fino al 90% le biopsie endometriali non necessarie, mantenendo al contempo un elevato valore predittivo negativo (VPN) nella stratificazione del rischio clinico. Dr. Safedin (Sajo) Beqaj e MSc. Il Dr. Tang Hung Sang - Direttore medico di Gene Solutions alla conferenza Il dottor Safedin (Sajo) Beqaj ha condiviso alla conferenza. Il test, utilizzato negli Stati Uniti, aiuta nella diagnosi precoce del cancro dell'endometrio nelle donne ad alto rischio, come quelle con sanguinamento vaginale anomalo, anamnesi di iperplasia endometriale, sindrome ereditaria del cancro (sindrome di Lynch), pazienti con tumore al seno trattate con tamoxifene, sindrome dell'ovaio policistico e sovrappeso. Secondo gli esperti, la nuova tendenza della medicina moderna non mira a sostituire completamente i metodi di screening esistenti, bensì a integrare i dati di biologia molecolare per aiutare i medici a valutare i rischi in modo più accurato in situazioni cliniche complesse o incerte. Secondo il dottor Tang Hung Sang, direttore medico di Gene Solutions, la metilazione del DNA è attualmente oggetto di numerosi studi negli Stati Uniti, in Europa e in molti paesi asiatici come potenziale approccio per la diagnosi precoce e la stratificazione del rischio di cancro. In occasione della conferenza VFAP 2026, Gene Solutions ha presentato soluzioni per lo screening dei tumori ginecologici basate sulla tecnologia di metilazione del DNA. La crescente presenza della metilazione del DNA e dei biomarcatori molecolari in studi scientifici e conferenze su larga scala riflette un cambiamento nella medicina moderna: dal rilevamento della malattia dopo la sua manifestazione allo screening proattivo e alla stratificazione del rischio in una fase precoce, supportati da dati molecolari e dalla medicina di precisione. In occasione del VFAP 2026, Gene Solutions ha inoltre presentato il suo ecosistema per lo screening dei tumori ginecologici, che comprende test virologici e biopsia liquida per la diagnosi precoce e la stratificazione del rischio. Dettagli:https://genesolutions.vn/cac-goi-xet-nghiem/tam-soat-ung-thu-phu-khoa/ Presentazione aziendale Fonte: https://suckhoedoisong.vn/huong-tiep-can-moi-trong-phat-hien-som-ung-thu-phu-khoa-169260525164219191.htm
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Cosa dicono i medici degli ospedali di terzo livello sulla terapia con cellule CAR-T per la leucemia? Vietnam.vn
Di recente, la notizia della collaborazione tra una strutturamedicadi Ho Chi Minh City e un ospedale di Taipei, in Cina, per il trattamento con successo di un bambino di 12 anni affetto da leucemia mediante terapia con cellule CAR-T, si è diffusa ampiamente, suscitando scalpore nell'opinione pubblica. Si tratta ancora di un concetto nuovo nel settore sanitario vietnamita. Molte persone hanno espresso la speranza che questa tecnica possa aumentare le possibilità di sopravvivenza per coloro che soffrono di malattie maligne del sangue. Tuttavia,il Ministero della Saluteha successivamente richiesto alle autorità competenti di Ho Chi Minh City di esaminare la legalità e le basi scientifiche della tecnica di terapia con cellule CAR-T, poiché l'applicazione di cellule e prodotti derivati da cellule nella prevenzione e nel trattamento delle malattie richiede prove di sicurezza ed efficacia. Nello specifico, verificare la legalità della terapia con cellule CAR-T a cui il paziente si è sottoposto, inclusi: se la terapia è stata autorizzata per l'uso a scopo diagnostico e terapeutico; e i protocolli e le procedure in vigore presso l'ospedale per i pazienti che utilizzano la terapia con cellule CAR-T. Parlando con un giornalistadel quotidiano Dan Tri, il responsabile di un reparto specializzato dell'Ospedale Oncologico di Ho Chi Minh City ha spiegato che la terapia con cellule CAR-T è un metodo che utilizza le cellule del paziente stesso per produrre anticorpi che distruggono il cancro (le cellule T sono considerate come "automobili" che attaccano ed eliminano le cellule tumorali). Si ritiene che una bambina di 12 anni sia la prima persona vietnamita ad aver utilizzato con successo le cellule CAR-T nel trattamento della leucemia (Foto: Ospedale). Attualmente, diversi paesi in tuttoil mondohanno applicato questo metodo, ottenendo risultati iniziali promettenti. Tuttavia, questo metodo è ancora piuttosto nuovo nel settore sanitario vietnamita e non è ancora autorizzato. Inoltre, anche l'onere finanziario rappresenta un problema, poiché il costo della terapia con cellule CAR-T ammonta a miliardi di VND, il che ne rende difficile l'ampia applicazione ai pazienti oncologici. "Se questa tecnica venisse ufficialmente implementata in Vietnam, oltre alla competenza professionale, si dovrebbe anche valutare la possibilità di coordinare il supporto del sistema sanitario nazionale per ridurre l'onere finanziario delle cure per i pazienti", ha affermato la fonte. Un medico che lavora presso il Centro Oncologico, un ospedale di terzo livello a Ho Chi Minh City, ha inoltre affermato che il reparto non ha esperienza nell'utilizzo del metodo CAR-T per il trattamento. Questo medico ritiene che, in teoria, le cellule CAR-T abbiano un potenziale nel trattamento dei tumori del sangue, ma richiedono una tecnologia molto avanzata e un rigoroso controllo della produzione per evitare rischi durante il processo di fabbricazione. Il primo paziente oncologico ha ricevuto un trapianto di cellule staminali presso l'Ospedale Oncologico di Ho Chi Minh City nell'ottobre del 2023 (Foto: Ospedale). Il costo è enorme; è necessario un ulteriore monitoraggio dell'efficacia. Secondo il National Cancer Institute (NCI) degli Stati Uniti, l'immunoterapia sta gradualmente diventando la pietra angolare del trattamento moderno del cancro. Sebbene la terapia con cellule CAR-T non sia adatta a tutti, può essere efficace a lungo termine per alcuni pazienti affetti da tumore in stadio molto avanzato. Ciò che distingue la terapia con cellule CAR-T dalle altre immunoterapie e dai trattamenti antitumorali è che l'immunità viene generata dalle cellule T del paziente stesso, che sono le principali cellule killer dell'organismo contro le cellule infette. Nel 2017, la Food and Drug Administration (FDA) statunitense ha approvato la prima terapia con cellule CAR-T per il trattamento di bambini affetti da leucemia linfoblastica acuta (LLA), seguita da quella per il mieloma multiplo. Tuttavia, secondo il dottor Steven A. Rosenberg del NCI (uno dei pionieri nella ricerca sulle cellule CAR-T), per lungo tempo la comunità scientifica è rimasta scettica sull'efficacia delle "terapie cellulari" e sulla loro superiorità rispetto a trattamenti specializzati per un numero limitato di pazienti. L'applicazione di cellule e prodotti derivati da cellule nel trattamento delle malattie richiede prove scientifiche riguardanti la loro sicurezza ed efficacia (Immagine illustrativa: NCI). Secondo un'analisi dell'Ospedale Militare Centrale 108, la terapia con cellule CAR-T utilizza cellule T prelevate dal sangue del paziente, geneticamente modificate per essere in grado di riconoscere e attaccare le cellule tumorali. Le cellule CAR-T hanno la capacità di attaccare in modo specifico le cellule tumorali, minimizzando l'impatto sulle cellule sane. Tuttavia, questa terapia presenta anche alcune limitazioni, tra cui la possibilità di effetti collaterali (come infiammazione, febbre, mal di testa e abbassamento della pressione sanguigna). Alcuni tipi di cancro sono in grado di eludere il rilevamento o l'attacco da parte delle cellule CAR-T. Inoltre, il costo di questo trattamento è molto elevato (fino a centinaia di migliaia di dollari negli Stati Uniti). Fonte: https://dantri.com.vn/suc-khoe/bac-si-benh-vien-tuyen-cuoi-noi-gi-ve-lieu-phap-car-t-cell-tri-ung-thu-mau-20250922100223571.htm
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Criteri Critici
Integrare l'intelligenza artificiale nel trattamento del cancro. Vietnam.vn
Accanto ai trattamenti tradizionali, la tendenza nello sviluppo di farmaci moderni si sta spostando con forza verso la progettazione di farmaci mirati, combinata con tecnologie computazionali avanzate per ridurre i tempi di ricerca e migliorarne l'efficienza. In questo contesto, i composti di origine naturale, in particolare gli xantoni, stanno attirando l'attenzione per il loro variegato potenziale biologico, inclusa l'attività antitumorale. Tuttavia, lo sfruttamento efficace di questi composti rimane limitato se ci si affida esclusivamente ai metodi sperimentali tradizionali, che risultano lunghi e costosi.
La progettazione di farmaci assistita da computer (CADD) sta diventando una tendenza significativa nella chimica farmaceutica moderna. In Vietnam, l'integrazione dell'intelligenza artificiale e del calcolo ad alte prestazioni con i metodi sperimentali sta aprendo nuove prospettive per lo sfruttamento dei composti naturali. In questo studio, le strutture xantoniche sono state selezionate come materiale di partenza promettente, con un processo di ricerca orientato dalla simulazione alla verifica sperimentale.
Il cancro ha un impatto significativo sulla salute pubblica, rendendo sempre più urgente la necessità di soluzioni terapeutiche efficaci, sicure e sostenibili. L'integrazione di intelligenza artificiale (IA), calcolo ad alte prestazioni e validazione sperimentale sta aprendo la strada ad approcci efficienti nella progettazione di derivati dello xantone per la terapia mirata del cancro.
Il professore associato Dr. Pham Minh Quan e i suoi colleghi dell'Istituto di Chimica (Accademia delle Scienze e della Tecnologia del Vietnam) hanno avviato il progetto "Ricerca sull'utilizzo della simulazione computazionale combinata con metodi sperimentali per la ricerca di potenziali composti inibitori delle cellule tumorali a partire da composti naturali con struttura xantonica". Questo progetto mira a costruire un processo di ricerca integrato in cui metodi computazionali moderni come l'intelligenza artificiale, la simulazione molecolare e il calcolo ad alte prestazioni vengono utilizzati in combinazione con la verifica sperimentale, contribuendo ad aprire nuove prospettive nella ricerca e nello sviluppo di farmaci in Vietnam.
Il professore associato, dottor Pham Minh Quan, ha affermato che il team di ricerca ha creato un database di composti xantonici, comprendente sia composti con dati sperimentali esistenti sia quelli utilizzati per lo screening virtuale. Sulla base di questo, è stato sviluppato e addestrato un modello di apprendimento automatico per prevedere le potenziali interazioni dei composti con bersagli biologici correlati al cancro, generando così rapidamente una lista ristretta di potenziali composti in grado di inibire la proteina in esame. La combinazione di dati sperimentali pubblicati con modelli computazionali fornisce indicazioni più chiare per il processo di screening, rispetto al tradizionale approccio "per tentativi ed errori".
Contemporaneamente, i parametri farmacocinetici e l'indice di "drug-likeness" dei composti vengono predetti utilizzando strumenti computazionali specializzati. Ciò garantisce non solo la selezione di composti con un elevato potenziale di inibizione della proteina bersaglio, ma anche il rispetto dei criteri essenziali per lo sviluppo di farmaci, quali assorbimento, distribuzione e sicurezza. Questo passaggio è cruciale per migliorare l'affidabilità delle previsioni computazionali e per restringere ulteriormente l'elenco dei potenziali composti precursori prima di passare alla fase sperimentale.
Un aspetto saliente della ricerca è l'applicazione di modelli di deep learning nella progettazione di nuovi derivati a partire da composti capostipiti identificati. Invece di limitarsi a una semplice "ricerca", la ricerca ha compiuto un passo cruciale "progettando" nuovi derivati basati sulle strutture dei composti capostipiti con l'obiettivo di migliorarne l'attività. Questo approccio dimostra chiaramente il ruolo dell'intelligenza artificiale non solo nell'analisi dei dati, ma anche nella creazione di nuovi composti strutturali, una direzione che sta acquisendo sempre maggiore importanza a livello globale nel campo della progettazione di farmaci.
In particolare, con l'elenco di potenziali derivati ottenuto dal processo di simulazione, lo studio ha proseguito con la semisintesi di questi derivati a partire dall'acido gambogico, un composto xantonico abbondante nella resina della pianta Coptis chinensis. Due gruppi principali di derivati, esteri (11 composti) e ammidi (8 composti), sono stati sintetizzati con elevata efficienza, e il relativo processo di sintesi è stato sviluppato e pubblicato.
“Ho avuto il cancro per la seconda volta. Ero distrutta. Ho persino rimandato la chemioterapia per provare con la fecondazione in vitro”: lo rivela Kylie Minogue
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Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
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Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
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“La straordinaria bellezza della musica pop è la sua capacità di dare gioia”. Sono parole di Nick Cave e suonano come il manifesto perfetto della storia di Kylie Minogue, raccontata su Netflix in 3 episodi diretti da Michael Harte. La docuserie “Kylie”, più c…
“La straordinaria bellezza della musica pop è la sua capacità di dare gioia”. Sono parole di Nick Cave e suonano come il manifesto perfetto della storia di Kylie Minogue, raccontata su Netflix in 3 episodi diretti da Michael Harte. La docuserie “Kylie”, più che celebrare una popstar sopravvissuta agli anni Ottanta, prova finalmente a spiegare perché l’artista sia riuscita a restare rilevante per quasi quarant’anni attraversando mode, crisi, trasformazioni e perfino la malattia.
Da idolo delle soap a cantante di successo
La serie parte dagli inizi australiani: gli ingaggi come attrice da bambina, il successo della soap “Neighbours” anche nel Regno Unito e le prime hit come cantante grazie al team produttivo Stock-Aitken-Waterman. La trasformazione da star delle soap a fenomeno pop viene guardata da molti con sospetto, e fioccano le critiche che la reputano “banale”, “ordinaria”, “dimenticabile”.
Un’artista costruita a tavolino, senza abbastanza voce o personalità, troppo leggera per essere presa sul serio. Per anni, Minogue ha dovuto dimostrare di non essere soltanto il “pappagallino cantante” confezionato dall’industria britannica, combattendo contro l’idea che una donna dovesse scegliere tra successo commerciale e credibilità artistica, tra carriera da attrice e da popstar.
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Tumore alla prostata avanzato: quale farmaco ha minori conseguenze sulle funzioni cognitive? Corriere della Sera
di Vera Martinella
Uno studio confronta due medicinali ugualmente efficaci nel rallentare la malattia e ampiamente utilizzati: con uno gli effetti collaterali sono minori
(Getty Images)
Con oltre 40mila nuovi casi diagnosticati ogni anno, quello alla prostata è il tumore più comune nei maschi italiani. La maggior parte dei casi viene scoperta precocemente, quando la neoplasia è confinata, ma col passare degli anni cresce il numero di pazienti con una malattia in stadio avanzato, ovvero metastatica o resistente alla castrazione. Poter scegliere una terapia efficace nel rallentare la progressione della neoplasia e con pochi effetti collaterali è desiderio dei diretti interessati e dei loro familiari, per questo c'era grande attesa per uno studio che verrà presentato nei prossimi giorni a Chicago, al congresso annuale dell'American Society of Clinical Oncology: i risultati (anticipati durante una conferenza stampa con i giornalisti) indicano con quale farmaco si possono avere un minore declino cognitivo e meno disturbi di concentrazione e memoria.
Due farmaci efficaci, con effetti collaterali diversi «Oggi abbiamo moltissimi trattamenti diversi che ci consentono di rallentare il tumore e allungare le prospettiva di vita dei malati - dice Orazio Caffo, oncologo membro del direttivo della SIUrO (Società Italiana di Uro-Oncologia) -. Guadagnare tempo è fondamentale, ma non meno importante è la qualità di vita delle persone: per questo, nella scelta del trattamento migliore nel singolo caso, bisogna sempre valutare l'efficacia della cura e i suoi effetti collaterali. Gli esiti dello studio ARACOG ci aiutano in questo senso perché evidenziano che con darolutamide i pazienti hanno un declino cognitivo inferiore rispetto a enzalutamide». Si tratta di due medicinali (entrambi appartenenti alla categoria degli inibitori della via del recettore degli androgeni, cosiddetti ARPI) ampiamente utilizzati e altamente efficaci per il cancro alla prostata in stadio avanzato.
«Proprio grazie alla loro efficacia possono essere somministrati anche per anni ed è proprio in questi casi che gli effetti a lungo termine possono essere rilevanti - spiega Caffo, professore associato di oncologia dell'Università di Trento e direttore dell'Oncologia Medica all'Ospedale Santa Chiara -.
Sulla base di questo studio uno mostra di avere minor impatto sul deterioramento cognitivo: questa differenza può essere spiegata dalla limitata capacità di darolutamide di penetrare nel cervello Il che offre un vantaggio nel preservare funzioni cognitive quali concentrazione e memoria, preziose per potersi mantenere efficienti nella vita quotidiana e nell'attività lavorativa».
Lo studio ARACOG su 111 pazienti Sia darolutamide che enzalutamide riducono la progressione del tumore e migliorano la sopravvivenza nei pazienti affetti da cancro alla prostata. Tuttavia, alcuni studi hanno suggerito che chi assume enzalutamide presenta un rischio maggiore di sintomi neurologici, come convulsioni e cadute, rispetto a chi assume darolutamide. Ciò è probabilmente dovuto al fatto che enzalutamide attraversa la barriera emato-encefalica a livelli più elevati rispetto a darolutamide. I ricercatori americani, guidati da Alicia Morgans del Dana-Farber Cancer Institute di Boston, hanno condotto lo studio di fase due ARACOG per confrontare direttamente gli effetti cognitivi dei due farmaci.
Sono stati reclutati 111 uomini (età media 71 anni) con cancro alla prostata non metastatico resistente alla castrazione, metastatico resistente alla castrazione o metastatico ormono-sensibile. I partecipanti sono stati divisi in due gruppi: una metà ha assunto un farmaco, l'altra metà l'altro.
I test dopo 24 settimane di trattamento indicano che con daralutamide si hanno meno effetti collaterali per quanto riguarda funzioni cognitive quali memoria, linguaggio, attenzione, concentrazione
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Screening medici, redditizi ma non sempre utili RSI Radiotelevisione svizzera
Medici e assicuratori constatano un interesse crescente per gli esami preventivi. In aumento in particolare le richieste di controlli annuali o di esami del sangue, così come gli screening, che consistono nel cercare la presenza di una malattia specifica in persone apparentemente sane e senza sintomi. “La maggior parte degli esami di screening è inutile e rappresenta un costo per il sistema sanitario” dice Nicolas Rodondi, professore di medicina all’Università di Berna e presidente dell’associazione Smarter Medicine, che mira a ridurre la sovramedicalizzazione e le cure inappropriate. “Circa il 20% dei costi della sanità è destinato a prestazioni che non apportano alcun beneficio ai pazienti, secondo l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico(OCSE), ma che possono provocare effetti collaterali e incidono sui premi di cassa malati”. In generale, quanto più una malattia viene individuata precocemente, tanto maggiori sono le possibilità di sopravvivenza. La realtà, tuttavia, è più complessa. Per orientarsi, EviPrev, un programma nazionale di prevenzione clinica, proponeuna tabella di raccomandazioni basata su studi internazionali. Gli esami devono soddisfare diversi criteri prima di essere raccomandati. “È necessario che i test migliorino la salute e la prognosi dei pazienti, e che la loro efficacia sia stata dimostrata in studi randomizzati con due gruppi: uno sottoposto a screening e uno che non lo è” spiega Rodondi, membro dell’associazione. Alcuni esami hanno dimostrato la loro efficacia, come il Pap test e il test HPV per il tumore del collo dell’utero. I programmi di screening per il tumore del colon consentono di ridurre della metà il numero dei decessi, mentre quelli per il tumore al seno comportano una diminuzione di quasi il 20%. Per altri tumori, invece, come quelli dell’ovaio, del pancreas o della tiroide, lo screening non apporta benefici al paziente, precisa il presidente di Smarter Medicine. Individuare una malattia in fase precoce non migliora necessariamente la prognosi del paziente. Ciò si osserva in particolare nel caso del tumore alla prostata. Lo screening avviene tramite un esame del sangue dell’antigene prostatico specifico (PSA), che può essere seguito da una biopsia in caso di risultato positivo. Questi test comportano numerosi falsi positivi, risultati che indicano erroneamente la presenza di una malattia, oppure sovradiagnosi, ovvero la diagnosi di una patologia che non evolverà mai fino a causare sintomi. Un altro problema riguarda i trattamenti, che possono comportare complicazioni, dall’incontinenza alle disfunzioni erettili fino alle infezioni. La malattia evolve generalmente molto lentamente e insorge spesso in età avanzata, quando l’aspettativa di vita del paziente non è più molto elevata. Si pone quindi la questione della pertinenza degli esami preventivi, e perfino del trattamento, ma si tratta di un aspetto difficile da accettare. “Quando si ha un cancro, è difficile non trattarlo” afferma il dottor Romain Freund, responsabile dei programmi vodese di screening per il tumore al seno e al colon presso Unisanté. “Si potrebbe aspettare e osservare l’evoluzione, ma la spada di Damocle del cancro incombe troppo sul paziente. Così si finisce per trattare, anche se la persona sarebbe eventualmente deceduta senza mai sviluppare sintomi legati a quel tumore”. On en parle (RTS, 19.05.2026) L’aumento delle malattie croniche legate all’invecchiamento della popolazione o allo stile di vita, così come la moltiplicazione dei mezzi tecnici di screening, possono in parte spiegare la crescita degli esami preventivi. Anche i social media potrebbero giocare un ruolo, secondo Quoc-Duy Vo, medico caposervizio di radiologia all’ospedale di Morges. “L’accesso alle informazioni è più semplice e c’è una maggiore consapevolezza collettiva sull’importanza di mantenersi in buona salute” osserva. Alcune cliniche che offrono scanner di tutto il corpo ricorrono perfino agli influencer per promuovere i propri servizi. Sui social si moltiplicano i video promozionali, spesso accompagnati da codici sconto. Questi esami, che possono costare anche diverse migliaia di franchi, sono rimborsati da alcune assicurazioni complementari. “Queste persone si sottopongono a esami molto approfonditi, genetici o di imaging, senza che vi siano prove della loro utilità” afferma il dottor Kevin Selby. Al contrario, tali pratiche possono fare più male che bene. Questi strumenti di precisione possono infatti portare a scoperte fortuite “che sarebbe stato meglio non fare”. “Consumano risorse e gli accertamenti necessari per capire esattamente di cosa si tratta possono generare complicazioni” aggiunge il responsabile del gruppo di ricerca su screening e medicina partecipativa di Unisanté. Le assicurazioni complementari trarrebbero quindi vantaggio da questo “mercato dello screening”, cercando di attirare clienti facoltosi. Ma non sono le uniche. “Tutti coloro che vendono questi test ne beneficiano, così come i medici che li eseguono. Anche i farmaci da assumere a vita fruttano all’industria farmaceutica” elenca Rodondi. “Gli unici a non trarne vantaggio sono i pazienti, che finiscono per pagare due volte: con la franchigia e attraverso premi di cassa malati in continuo aumento”. Sophie Lelorain, professoressa associata di psicologia della salute all’Università di Losanna, mette in guardia anche contro l’effetto ansiogeno di questo tipo di esami. “Le persone che vi ricorrono hanno già un livello di ansia di base” osserva. “Si finisce sempre per trovare qualcosa. Il nostro corpo cambia ed è normale. Così, profili già ansiosi si lanciano in questi esami, troveranno con ogni probabilità qualcosa e, naturalmente, questo alimenterà la loro ansia”. Secondo lei, esiste un vero e proprio mercato della salute che sfrutta questi profili di pazienti ansiosi. “Penso che sia una trappola e immagino che non vi sia quasi alcuna regolamentazione in materia” prosegue la ricercatrice. “È facile immaginare pratiche commerciali in cui, se si desidera un check-up, si paga e lo si ottiene”. Paradossalmente, gli esami preventivi i cui benefici sono riconosciuti, come quelli per l’osteoporosi o per la pressione arteriosa, non vengono talvolta effettuati a sufficienza. Il costo dei test può rappresentare un ostacolo per alcune persone, in particolare se la loro franchigia di cassa malati è alta. Esistono diversi programmi cantonali di screening rimborsati dall’assicurazione obbligatoria. Più della metà dei cantoni dispone, ad esempio, di un programma di prevenzione del tumore al seno dove, a partire dai 50 anni, tutte le donne ricevono un invito a sottoporsi a una mammografia ogni due anni. L’esame non è soggetto alla franchigia, ma soltanto alla partecipazione ai costi del 10%. “Solo circa la metà delle persone si sottopone però allo screening attraverso questo canale” sottolinea Khalil Zaman, oncologo specializzato nel tumore al seno al CHUV. Nei cantoni che non dispongono di programmi di screening, i costi restano a carico delle pazienti. Le rinunce alle cure per motivi economici risultano quindi più elevate. “Uno studio ha mostrato recentemente che nei cantoni senza programmi i tumori vengono diagnosticati in stadi molto più avanzati” afferma Romain Freund. Secondo idati di Unisanté, su mille mammografie effettuate nell’ambito dei programmi di prevenzione, oltre 40 risultano falsi positivi. Nonostante ciò, una diagnosi precoce del tumore al seno presenta numerosi vantaggi. “Se lo si scopre più tardi, con un tumore più grande o già esteso ai linfonodi, sono necessari trattamenti più pesanti” precisa Khalil Zaman. I tumori in stadio avanzato comportano inoltre costi più elevati e hanno un forte impatto sulla qualità di vita. Per gli esperti, la strada da seguire è ormai quella dello screening personalizzato. Studi attualmente in corso puntano infatti a modulare i controlli in base a età, sesso, rischi familiari o agli esami già effettuati. L’obiettivo è superare i limiti attuali dello screening. 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Con gli immunoterapici serve una prevenzione cardiovascolare personalizzata Pharmastar
L'immunoterapia oncologica ha rivoluzionato la cura di molti tumori, ma puň aumentare il rischio cardiovascolare. Il Professor Nicola Maurea spiega che oltre alla miocardite emergono eventi aterosclerotici, aritmie e tromboembolismi, soprattutto con combinazioni di immunoterapici. Diventa quindi essenziale il ruolo del cardio-oncologo nella prevenzione e nel controllo precoce dei fattori di rischio cardiovascolare. Comunicazione medico-paziente, la vera chiave dell’aderenza terapeuticaDottor Carmine Riccio Amiloidosi cardiaca, la nuova survey ANMCO-SIC fotografa i progressi dei centri italianiProf.ssa Cristina Chimenti Intelligenza artificiale e imaging cardiaco: esami piů rapidi e diagnosi piů efficientiProfessor Gianluca Pontone Attacco al colesterolo dopo l'angioplastica: con inclisiran e ambulatori dedicati aderenza al 90%Dottor Daniele Masarone Con gli immunoterapici serve una prevenzione cardiovascolare personalizzataProfessor Nicola Maurea Amiloidosi cardiaca da transtiretina, nuove prospettive di cura dalla ricerca clinicaDotoressa Stefania Marazia Radioprotezione in cardiologia, perché il rischio riguarda anche i cardiologiProf. Eugenio Picano VESALIUS-CV cambia la prevenzione: trattare l’aterosclerosi prima che insorga un infarto”dott. Pietro Scicchitano Sindromi coronariche acute, AMCO guida le nuove linee di buona pratica clinicaProfessor Fabrizio Oliva Scompenso cardiaco nell’anziano: le gliflozine funzionano bene e non vanno temuteDottoressa Giovanna Geraci Regioni 4.0, ANMCO studia le differenze organizzative nella cardiologia italianaDottoressa Fabiana Lucŕ Prevenzione cardiovascolare, evolocumab riduce gli eventi anche nei pazienti senza infarto pregressoDottor Claudio Bilato InformativaUtilizziamo cookie o tecnologie simili per finalità tecniche e, con il tuo consenso, anche per altre finalità come specificato nellacookie policy.Puoi acconsentire all'utilizzo di tali tecnologie utilizzando il pulsante "Accetta tutti". Fino a che non sceglierai una opzione utilizzeremo solo i cookie tecnici e necessari. Cookie tecniciCookie tecnici e necessari al corretto funzionamento del sito web. Non possono essere disabilitati [7]NomeFornitoreScopoDuratacovidLoginAntherica srlFunzionaleSessionelngAntherica srlFunzionalePersistentepharmaLogAntherica srlFunzionaleSessionesocialcounterAntherica srlFunzionale1 giornosys_langAntherica srlFunzionalePersistenteUserLogAntherica srlFunzionaleSessione_cookie_consentAntherica srlFunzionale1 anno Cookie di preferenzaI cookie di preferenza consentono al sito web di memorizzare informazioni che ne influenzano il comportamento, ad esempio la personalizzazione di un colore.Nessun cookie utilizzato per questa tipologia Cookie statisticiI cookie statistici aiutano a capire come i visitatori interagiscono con il sito web raccogliendo e trasmettendo informazioni in forma anonima [7]NomeFornitoreScopoDurata_gaGoogle AnalyticsStatistiche1 anno_ga_J8H44EJNJ3Google AnalyticsStatistiche1 anno__utmaGoogle AnalyticsStatistiche2 anni__utmbGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmcGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmtGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmzGoogle AnalyticsStatistiche6 mesi Cookie di marketingI cookie di marketing vengono utilizzati per tracciare i visitatori sul sito web. La finalità è quella di presentare annunci pubblicitari che siano rilevanti e coinvolgenti per il singolo utente.Nessun cookie utilizzato per questa tipologia
Intelligenza artificiale e un visore per simulare la vita quotidiana, come funziona la nuova terapia per i disturbi psichici all'Asl To5 - torinotoday.it
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