📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
59.6/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
Criteri Critici
Leucemia mieloide cronica, qualità di vita e comunicazione ancora da migliorare Medico e paziente
Carmen Fava, professoressa associata di Ematologia, dell’Università degli studi di Torino, traccia un quadro dei bisogni ancora insoddisfatti dei pazienti con leucemia mieloide cronica (LMC). Pur in presenza di ottimi risultati delle terapie, che rendono oggi la sopravvivenza delle persone affette da questa patologia quasi sovrapponibile a quella della popolazione generale, permangono difficoltà fisiche e psicologiche nella vita di tutti i giorni, un vissuto che non sempre è facile trasferire completamente al medico.
L’impatto della malattia sulla vita quotidiana e la comunicazione con il medico
La professoressa Fava commenta anche i risultati di una survey sui bisogni di comunicazione di chi convive con la patologia, condotta da ELMA Research e promossa da Novartis Italia. Nell’indagine emerge che solo 1 persona su 3 con LMC si sente completamente a proprio agio nel porre domande all’ematologo. Inoltre, 4 pazienti su 10 si sentono poco coinvolti nelle decisioni terapeutiche e solo il 30% tiene abitualmente traccia dei cambiamenti legati alla malattia.
Un’altra indagine nazionale su bisogni insoddisfatti e impatto sulla qualità della vita nella LMC, condotta attraverso i Patient-Reported Outcomes (PROs), ha approfondito il vissuto fisico, psicologico ed emotivo delle persone con LMC: il 73% dei partecipanti ha riferito stanchezza cronica, il 65% affaticamento o debolezza e il 59% dolori muscolari. Considerate insieme, le due ricerche raccontano dimensioni diverse ma strettamente collegate della LMC: la capacità dei pazienti di comprendere, monitorare e gestire la malattia e, al tempo stesso, l’impatto che questa continua ad avere sulla loro vita quotidiana.
La professoressa Fava ha sottolineato come: “il racconto del paziente non è un complemento narrativo alla visita: è una fonte di informazione clinica.”
Una raccolta strutturata dei dati sul vissuto dei pazienti
In questo quadro, un aiuto alla comunicazione tra il paziente e lo specialista può venire da una raccolta strutturata dei dati relativi all’esperienza del paziente. In questa prospettiva si inserisce VITA LMC Tracker, uno strumento digitale promosso da Novartis Italia che consente alle persone che convivono con la LMC di registrare nel tempo sintomi, qualità di vita e altri aspetti del proprio vissuto quotidiano. Lo strumento può aiutare la persona a riconoscere eventuali cambiamenti, organizzare le informazioni e preparare il confronto con lo specialista.
Felice Bombaci, coordinatore nazionale del Gruppo Pazienti LMC di AIL (Associazione Italiana contro le Leucemie, linfomi e mieloma), osserva:
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
48.1/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Parrucche per pazienti oncologici in Umbria, 300 euro a persona dalla Regione Vivere Assisi
daDanilo Bazzucchidanilo@vivere.news “Confermiamo anche per il 2026 una misura che non riguarda soltanto l’acquisto di una parrucca, ma il modo in cui il servizio pubblico accompagna le persone durante un percorso di cura difficile, prestando attenzione alla loro dignità, al benessere psicologico e alla qualità della vita. Anche interventi come questo fanno parte di una sanità capace di prendersi cura della persona nella sua interezza”, ha dichiarato la Presidente Stefania Proietti. la Giunta regionale ha confermato, anche per il 2026, il contributo economico destinato ai pazienti oncologici residenti in Umbria che abbiano subito la perdita dei capelli a seguito di trattamenti chemioterapici. La misura prevede un contributo fino a 300 euro per ciascun richiedente per l’acquisto di una parrucca, mantenendo le modalità operative già definite dalla Regione. Per il 2026 sono stati stanziati complessivamente 80 mila euro, assegnati alle due Aziende Usl umbre sulla base della quota capitaria ponderata sulla popolazione residente nei rispettivi distretti: 45.824 euro all’Azienda Usl Umbria 1 e 34.176 euro all’Azienda Usl Umbria 2. “Dietro alle conseguenze della chemioterapia,ha prosegue Proietti,ci sono aspetti che incidono profondamente sulla quotidianità e sulla percezione di sé. Il sostegno pubblico deve saper riconoscere anche questa dimensione della malattia. Per questo abbiamo scelto di dare continuità a un intervento garantendo le risorse necessarie per il 2026”. Il provvedimento introduce inoltre un ulteriore elemento: la Direzione regionale Salute e Welfare dovrà avviare una ricognizione per valutare il potenziale fabbisogno connesso a una possibile futura estensione del contributo anche alle persone affette da altre forme di alopecia non riconducibili a trattamenti chemioterapici. L’eventuale ampliamento sarà oggetto di successivi provvedimenti sulla base degli esiti della ricognizione. “Vogliamo approfondire anche questa possibilità, ha concluso lapresidente Proietti,verificandone con attenzione il fabbisogno e la sostenibilità. L’alopecia può avere conseguenze rilevanti sulla vita sociale e psicologica delle persone anche quando non deriva da una terapia oncologica. La ricognizione servirà a costruire un quadro preciso sul quale assumere, successivamente, le decisioni più appropriate”. daDanilo Bazzucchidanilo@vivere.news “Confermiamo anche per il 2026 una misura che non riguarda soltanto l’acquisto di una parrucca, ma il modo in cui il servizio pubblico accompagna le persone durante un percorso di cura difficile, prestando attenzione alla loro dignità, al benessere psicologico e alla qualità della vita. Anche interventi come questo fanno parte di una sanità capace di prendersi cura della persona nella sua interezza”, ha dichiarato la Presidente Stefania Proietti. la Giunta regionale ha confermato, anche per il 2026, il contributo economico destinato ai pazienti oncologici residenti in Umbria che abbiano subito la perdita dei capelli a seguito di trattamenti chemioterapici. La misura prevede un contributo fino a 300 euro per ciascun richiedente per l’acquisto di una parrucca, mantenendo le modalità operative già definite dalla Regione. Per il 2026 sono stati stanziati complessivamente 80 mila euro, assegnati alle due Aziende Usl umbre sulla base della quota capitaria ponderata sulla popolazione residente nei rispettivi distretti: 45.824 euro all’Azienda Usl Umbria 1 e 34.176 euro all’Azienda Usl Umbria 2. “Dietro alle conseguenze della chemioterapia,ha prosegue Proietti,ci sono aspetti che incidono profondamente sulla quotidianità e sulla percezione di sé. Il sostegno pubblico deve saper riconoscere anche questa dimensione della malattia. Per questo abbiamo scelto di dare continuità a un intervento garantendo le risorse necessarie per il 2026”. Il provvedimento introduce inoltre un ulteriore elemento: la Direzione regionale Salute e Welfare dovrà avviare una ricognizione per valutare il potenziale fabbisogno connesso a una possibile futura estensione del contributo anche alle persone affette da altre forme di alopecia non riconducibili a trattamenti chemioterapici. L’eventuale ampliamento sarà oggetto di successivi provvedimenti sulla base degli esiti della ricognizione. “Vogliamo approfondire anche questa possibilità, ha concluso lapresidente Proietti,verificandone con attenzione il fabbisogno e la sostenibilità. L’alopecia può avere conseguenze rilevanti sulla vita sociale e psicologica delle persone anche quando non deriva da una terapia oncologica. La ricognizione servirà a costruire un quadro preciso sul quale assumere, successivamente, le decisioni più appropriate”. Notiziein tempo realeanche su:Facebook|Telegram|WhatsApp|X|LinkedIn|MastodonClicca e iscriviti! Grande successo alla Rocca Paolina: Spazio 121 incanta... L'Umbria, con Emilia-Romagna, Sardegna e Toscana, esclusa dai... Meteo, le previsioni per domenica 20 settembre in Umbria “Occhi e Gabbie”, ad Assisi lo spettacolo con i detenuti del... Il cinema come faro di parità e rispetto: a Perugia nasce il... daDanilo Bazzucchidanilo@vivere.news “Confermiamo anche per il 2026 una misura che non riguarda soltanto l’acquisto di una parrucca, ma il modo in cui il servizio pubblico accompagna le persone durante un percorso di cura difficile, prestando attenzione alla loro dignità, al benessere psicologico e alla qualità della vita. Anche interventi come questo fanno parte di una sanità capace di prendersi cura della persona nella sua interezza”, ha dichiarato la Presidente Stefania Proietti. la Giunta regionale ha confermato, anche per il 2026, il contributo economico destinato ai pazienti oncologici residenti in Umbria che abbiano subito la perdita dei capelli a seguito di trattamenti chemioterapici. La misura prevede un contributo fino a 300 euro per ciascun richiedente per l’acquisto di una parrucca, mantenendo le modalità operative già definite dalla Regione. Per il 2026 sono stati stanziati complessivamente 80 mila euro, assegnati alle due Aziende Usl umbre sulla base della quota capitaria ponderata sulla popolazione residente nei rispettivi distretti: 45.824 euro all’Azienda Usl Umbria 1 e 34.176 euro all’Azienda Usl Umbria 2. “Dietro alle conseguenze della chemioterapia,ha prosegue Proietti,ci sono aspetti che incidono profondamente sulla quotidianità e sulla percezione di sé. Il sostegno pubblico deve saper riconoscere anche questa dimensione della malattia. Per questo abbiamo scelto di dare continuità a un intervento garantendo le risorse necessarie per il 2026”. Il provvedimento introduce inoltre un ulteriore elemento: la Direzione regionale Salute e Welfare dovrà avviare una ricognizione per valutare il potenziale fabbisogno connesso a una possibile futura estensione del contributo anche alle persone affette da altre forme di alopecia non riconducibili a trattamenti chemioterapici. L’eventuale ampliamento sarà oggetto di successivi provvedimenti sulla base degli esiti della ricognizione. “Vogliamo approfondire anche questa possibilità, ha concluso lapresidente Proietti,verificandone con attenzione il fabbisogno e la sostenibilità. L’alopecia può avere conseguenze rilevanti sulla vita sociale e psicologica delle persone anche quando non deriva da una terapia oncologica. La ricognizione servirà a costruire un quadro preciso sul quale assumere, successivamente, le decisioni più appropriate”. Notiziein tempo realeanche su:Facebook|Telegram|WhatsApp|X|LinkedIn|MastodonClicca e iscriviti!
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
55.2/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
Criteri Critici
“Cucinare con Cura”: a Lucca nasce la scuola di cucina per le pazienti durante la terapia oncologica Il Tirreno
LUCCA. E’ stato presentato questa mattina (23 settembre) nella sede di Luccahostel in via della Cavallerizza il progetto “Cucinare con Cura - scuola di cucina durante la terapia oncologica”. L'iniziativa nasce dalla sinergia tra le strutture sanitarie dell’Azienda USL Toscana nord ovest (UOD Chirurgia oncologica e ricostruttiva della mammella, UOC Psicologia di continuità ospedale-territorio, Gruppo multidisciplinare oncologico mammella, Ambulatorio medicine integrate e U.F. Cure primarie - Ambito territoriale di Lucca) e l’associazione La Città delle Donne ODV, con il fondamentale supporto di realtà imprenditoriali e associative del territorio.
Un approccio integrato per la qualità di vita La diagnosi e i trattamenti oncologici comportano spesso disagi fisici ed emotivi e impattano notevolmente sulla qualità di vita delle pazienti. L’alimentazione – unita allo stile di vita e all'attività fisica – rappresenta un pilastro essenziale nella prevenzione, nel supporto terapeutico e nella riduzione dello stato infiammatorio.
“Il nostro obiettivo è sostenere le pazienti oncologiche attraverso una presa in carico globale, garantendo loro non solo le migliori cure mediche e chirurgiche, ma anche strumenti pratici e scientificamente validi per gestire l'alimentazione quotidiana e contrastare gli effetti collaterali dei trattamenti”, è stato sottolineato nel corso della conferenza stampa dai rappresentanti dell'Asl Toscana nord ovest, tra cui Aroldo Marconi (direttore Breast Unit), Simona Giovannelli (oncologa e responsabile CORD), Patrizia Fistesmaire (direttrice Psicologia continuità ospedale-territorio), Laura Crespin (Cure primarie - Zona distretto) e Lucia Da Valle (psicologa), che ha illustrato le linee guida e le finalità del progetto insieme alla biologa nutrizionista Francesca Milani, che è entrata più nel dettaglio sulle modalità del corso e la preparazione dei piatti insieme anche a Elena Mondini di InPasti. Il messaggio trasmesso dagli operatori sanitati è stato ribadito con forza da Emanuela Bianchi, presidente dell'associazione La Città delle Donne ODV, da anni attiva sul territorio per la sensibilizzazione e il sostegno alle donne con patologie oncologiche. Sostegno e rete del territorio L'iniziativa è stata resa possibile grazie al contributo e al supporto fondamentale di alcuni partner. All'incontro di oggi (23 settembre) sono intervenute in particolare Franca Cecchini per lo SPI CGIL e Maria Fortini per la Sezione Soci Lucca Coop FI.
Un sentito ringraziamento è stato espresso anche nei confronti di Francesca Fazzi (Maria Pacini Fazzi Editore), Wanda Baldassarri di Amoena e Cemon per il loro prezioso contributo. Uno speciale ringraziamento è andato anche agli organizzatori dell'accoglienza e degli spazi, rappresentati durante la conferenza da Elisa e Elena per Luccahostel - Ristogest e InPasti. Dai principi scientifici ai fornelli: la struttura del corso Il corso pilota, rivolto a circa 20-25 pazienti inserite nel percorso di cura della Breast Unit, si articolerà in 4 appuntamenti settimanali a partire dal 1° ottobre 2026 (con orario 17:30 - 19:30) all’interno del Ristorante InPasti al Luccahostel: • 1° ottobre (ore 17:30): la colazione • 8 ottobre (ore 17:30): il pranzo • 15 ottobre (ore 17:30): la cena • 22 ottobre (ore 17:30): gli spuntini spezza-fame e le ricette dolci. Nel corso di ogni incontro è prevista un'introduzione clinica e nutrizionale a cura della biologa nutrizionista Francesca Milani (specialista in Scienza dell'alimentazione), seguita dalla preparazione dei piatti e dalla spiegazione delle tecniche di cottura conservative mostrate dallo chef Samuele Cosentino. Al termine di ciascun modulo, le partecipanti potranno assaggiare i piatti preparati e riceveranno un fascicolo informativo contenente le dispense teoriche e il ricettario completo.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?3
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
58.5/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
Criteri Critici
Inaugurato il nuovo Day Hospital Oncologico dell’Ospedale Regina Apostolorum agenpress.it
Un investimento da 620.000 euro per un reparto più grande, 12 postazioni di terapia e spazi dedicati a pazienti e caregiver. È il Day Hospital Oncologico con maggiore capacità di presa in carico della ASL Roma 6
AgenPress. Un nuovo spazio di cura per rispondere a un bisogno sempre più importante del territorio. È stato inaugurato questa mattina il nuovo Day Hospital Oncologico dell’Ospedale Regina Apostolorum di Albano Laziale, un intervento che rafforza concretamente la capacità di assistenza oncologica a disposizione dei cittadini dei Castelli Romani.
Un investimento di 620.000 euro ha consentito di ampliare il reparto da 216 a 320 metri quadrati, aumentare le postazioni di terapia da 9 a 12 e gli ambulatori da 2 a 4. La sala d’attesa passa inoltre da 10 a 40 posti, con spazi dedicati e riservati e servizi igienici propri. Un intervento che non riguarda quindi soltanto l’ampliamento degli ambienti, ma che punta a rendere il percorso di cura più vicino, più accessibile e più adeguato alle esigenze delle persone.
La nuova struttura assume un particolare rilievo per il territorio: con 12 postazioni, il Day Hospital Oncologico del Regina Apostolorum è il più ampio dell’area della ASL Roma 6 e quello con la più alta capacità assistenziale, in grado di accogliere ogni giorno un maggior numero di pazienti e di ridurre i tempi di attesa per l’accesso alle terapie. Si inserisce nella rete ospedaliera dedicata alla cura dei pazienti oncologici e rafforza il ruolo di Albano Laziale come punto di riferimento per i Castelli Romani e per i territori limitrofi.
La cerimonia di inaugurazione si è aperta con il taglio del nastro e i saluti del dottor Francesco Angelini, Direttore dell’U.O. di Oncologia, e della dottoressa Anna Crisanti, Direttrice Sanitaria f.f., cui è seguita la benedizione degli spazi impartita da Sua Eccellenza Mons. Vincenzo Viva, Vescovo di Albano. Dopo l’intermezzo musicale affidato al tenore Michael Alfonsi e al baritono Giorgio Carli, la mattinata ha dato spazio alle testimonianze dei pazienti del reparto, raccolte nel momento “Le parole della cura”.
Sono quindi intervenuti Gabriele Coppa, Direttore Generale dell’Ospedale Regina Apostolorum, il Sindaco di Albano Laziale Massimo Ferrarini, il Direttore Generale della ASL Roma 6 Giovanni Profico, l’Assessore al Bilancio della Regione Lazio Giancarlo Righini, il Presidente del Consiglio Regionale del Lazio Antonello Aurigemma, il Deputato della Repubblica Andrea Volpi e Marco Mattei, Capo di Gabinetto del Ministero della Salute.
L’ampliamento del Day Hospital nasce dalla volontà di rafforzare la capacità di presa in carico oncologica del Regina Apostolorum e, al tempo stesso, di offrire ai cittadini dei Castelli Romani un’alternativa di cura sempre più vicina al luogo in cui vivono.
Nel 2025 il Day Hospital Oncologico ha registrato 2.777 accessi, per 225 pazienti presi in carico. Numeri che restituiscono la dimensione dell’attività svolta e il ruolo che la struttura già ricopre sul territorio.
Con il nuovo reparto, la maggiore disponibilità di postazioni consente di incrementare la capacità assistenziale, mentre l’organizzazione degli spazi è stata progettata per accompagnare il paziente durante il percorso terapeutico in un ambiente più funzionale, riservato e confortevole.
“Offrire ambienti più accoglienti durante il percorso di cura oncologica – ha sottolineato il Professor Francesco Angelini, Direttore Struttura Complessa di Oncologia di ORA – significa contribuire concretamente alla qualità di vita dei pazienti e alla serenità e all’efficacia del lavoro degli operatori. Significa anche rafforzare quel legame terapeutico ed empatico tra pazienti e professionisti che, insieme all’aggiornamento e alla tempestività dei trattamenti, rappresenta un tratto distintivo e riconosciuto di questo ospedale”
“Con il nuovo Day Hospital – ha dichiarato Gabriele Coppa, Direttore Generale dell’Ospedale Regina Apostolorum – ampliamo l’offerta del Regina Apostolorum: dodici poltrone e il raddoppio degli ambulatori significano più prestazioni per i pazienti del territorio. Ma la qualità di un servizio oncologico si misura anche nella capacità di ascolto e nell’attenzione ai dettagli, che non sono accessori: sono parte della cura. Umanizzare significa mettere la persona, con la sua storia, al centro di ogni scelta clinica e organizzativa. Ringrazio i professionisti e tutto il personale dell’Ospedale, che ogni giorno rendono possibile questo modo di lavorare, e le istituzioni che ci hanno accompagnato in questo percorso finalizzato ad una cura di prossimità”
La Rete Ospedaliera istituita con il DCA 869/2023 e confermata dal più recente provvedimento 115/2026 prevede per il territorio della ASL Roma 6 complessivamente 37 posti di Day Hospital Oncologico: 6 ad Anzio/Nettuno, 11 presso INI Grottaferrata, 8 all’Ospedale dei Castelli e 12 al Regina Apostolorum.
Con le nuove 12 postazioni, il Day Hospital Oncologico del Regina Apostolorum è il più capiente della ASL Roma 6, consolidando il ruolo dell’Ospedale di Albano Laziale all’interno della rete oncologica territoriale.
L’ampliamento rappresenta così un ulteriore passo nel percorso di sviluppo dell’Ospedale Regina Apostolorum e nella costruzione di un’offerta sanitaria sempre più capace di rispondere ai bisogni della popolazione dei Castelli Romani, con l’obiettivo di rendere le cure specialistiche sempre più accessibili e vicine ai cittadini.
“Oggi – ha affermato Massimo Ferranini, Sindaco di Albano Laziale – qui ad Albano non si è inaugurato semplicemente un nuovo reparto: apriamo le porte a un luogo di cura, di ascolto e di speranza. Con 12 poltrone per le terapie oncologiche e il raddoppiamento degli ambulatori, il Regina Apostolorum si conferma un punto di riferimento importante per l’intero territorio della Asl Roma 6. Consentire un maggior numero di prestazioni significa permettere a centinaia di cittadini di curarsi
vicino a casa e ai propri affetti, evitando il disagio e la fatica di lunghi spostamenti verso strutture più lontane. Il Comune di Albano Laziale non intende essere un semplice spettatore: ci impegniamo a essere al fianco di questa realtà, lavorando su accessibilità, collaborazione tra servizi, prevenzione e sensibilizzazione sul territorio. Vogliamo essere un ponte permanente tra la cittadinanza e la sanità, perché la battaglia contro il cancro non si combatta mai da soli”.
DICHIARAZIONI DEGLI INTERVENUTI ALL’INAUGURAZIONE
Giovanni Profico – Direttore Generale ASL Roma 6
«L’inaugurazione del Day Hospital Oncologico dell’Ospedale Regina Apostolorum rappresenta un ulteriore passo nel rafforzamento dell’offerta assistenziale oncologica sul territorio della ASL Roma 6. In un ambito così delicato, nessuna struttura può e deve operare in maniera isolata: è la rete, attraverso l’integrazione delle competenze e la continuità dei percorsi, a rappresentare un valore fondamentale per garantire risposte efficaci e vicine ai bisogni delle persone.
Costruire una rete significa anche costruire fiducia: la fiducia del paziente nei professionisti che lo accompagnano, nelle strutture che lo accolgono e, più in generale, in un sistema sanitario capace di prenderlo in carico senza lasciarlo solo nelle diverse fasi della malattia. È su questa capacità di fare sistema, mettendo al centro la persona e la qualità dell’assistenza, che dobbiamo continuare a lavorare insieme sul nostro territorio»
Marco Mattei – Capo di Gabinetto del Ministero della Salute, già Sindaco di Albano Laziale
Esprimo grande soddisfazione per questo ulteriore ampliamento dei servizi al cittadino della asl Roma 6, in particolare su una materia così delicata come la diagnosi e la cura delle patologie tumorali. L’ampliamento dei posti di DH Oncologico presso l’ospedale Regina Apostolorum rappresenta un importante traguardo per il consolidamento della rete oncologica territoriale. I cittadini dei nostri comuni potranno beneficiare di un maggior numero di prestazioni eseguibili direttamente nei propri comuni. Ringrazio il Direttore Coppa per avermi inviato, per me è sempre importante partecipare ad eventi che segnano un miglioramento continuo della sanità sul nostro territorio.”
Andrea Volpi – Deputato
«L’inaugurazione del nuovo DH Oncologico dell’Ospedale Regina Apostolorum rappresenta un investimento importante nella salute e nella qualità delle cure per tutto il territorio dei Castelli Romani. Una struttura che rafforza la rete sanitaria locale, offrendo ai pazienti percorsi di cura sempre più qualificati e vicini alle loro comunità. È un risultato che testimonia quanto sia fondamentale continuare a investire nella sanità del nostro territorio.»
Antonello Aurigemma – Presidente del Consiglio regionale del Lazio
Le inaugurazioni del nuovo spazio dedicato al day hospital oncologico e della nuova sala prelievi sono misure di grande rilevanza che rafforzano la sanità territoriale. Con il nuovo day hospital, poi, si va a implementare e ad ampliare la capacità di presa in carico dei pazienti oncologici. Un plauso all’ospedale poiché si tratta di iniziative che hanno tra gli aspetti centrali l’umanizzazione delle cure, dove le persone e i loro bisogni hanno assoluta priorità, per un modello di salute sempre più vicino ai cittadini, alle loro esigenze e dei familiari, non solo in termini strettamente clinici. Per questi motivi, colgo l’occasione per ringraziare i professionisti, i medici, tutto il personale del Regina Apostolorum di Albano Laziale per le attività preziose che portano avanti, al servizio dell’utenza e delle nostre comunità territoriali
Giancarlo Righini – Assessore della Regione Lazio
«L’inaugurazione del nuovo Day Hospital Oncologico dell’Ospedale Regina Apostolorum rappresenta una notizia importante per Albano Laziale e per l’intero territorio dei Castelli Romani. Rafforzare la capacità di presa in carico dei pazienti oncologici, attraverso spazi più ampi, nuove postazioni terapeutiche e un’organizzazione sempre più attenta alle esigenze delle persone, significa rendere concretamente più vicina e accessibile la sanità.
Il Regina Apostolorum rappresenta da anni un importante presidio sanitario per questo territorio e questo nuovo investimento ne rafforza ulteriormente il ruolo all’interno della rete assistenziale della ASL Roma 6. Come Regione Lazio continueremo a sostenere ogni intervento capace di potenziare l’offerta sanitaria e di migliorare concretamente la qualità dell’assistenza.
Investire nella qualità della sanità significa prima di tutto investire nelle persone e nella loro possibilità di ricevere cure appropriate il più vicino possibile al proprio territorio»
Parrucche per pazienti oncologici, dalla Regione 300 euro a persona. Proietti: "Un sostegno che riguarda cura, dignità e qualità della vita" - Corriere dell’Umbria
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO1
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
46.7/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Parrucche per pazienti oncologici, dalla Regione 300 euro a persona. Proietti: "Un sostegno che riguarda cura, dignità e qualità della vita" Corriere dell’Umbria
Un contributo da 300 euro a persona per l'acquisto di parrucche per pazienti oncologici. E' quanto stanziato dalla Regione Umbria, "una misura - ha dichiarato la presidente Stefania Proietti -, che non riguarda soltanto l’acquisto di una parrucca, ma il modo in cui il servizio pubblico accompagna le persone durante un percorso di cura difficile, prestando attenzione alla loro dignità, al benessere psicologico e alla qualità della vita. Anche interventi come questo fanno parte di una sanità capace di prendersi cura della persona nella sua interezza".
Per il 2026 sono stati stanziati complessivamente 80 mila euro, assegnati alle due Aziende Usl umbre sulla base della quota capitaria ponderata sulla popolazione residente nei rispettivi distretti - 45.824 euro all'Azienda Usl Umbria 1 e 34.176 euro all'Azienda Usl Umbria 2.
"Dietro alle conseguenze della chemioterapia - prosegue Proietti - ci sono aspetti che incidono profondamente sulla quotidianità e sulla percezione di sé. Il sostegno pubblico deve saper riconoscere anche questa dimensione della malattia. Per questo abbiamo scelto di dare continuità a un intervento garantendo le risorse necessarie per il 2026".
La Direzione regionale Salute e Welfare dovrà inoltre avviare una ricognizione per valutare il potenziale fabbisogno connesso a una possibile futura estensione del contributo anche alle persone affette da altre forme di alopecia non riconducibili a trattamenti chemioterapici. L'eventuale ampliamento sarà oggetto di successivi provvedimenti sulla base degli esiti della ricognizione.
"Vogliamo approfondire anche questa possibilità - conclude la presidente Proietti - verificandone con attenzione il fabbisogno e la sostenibilità. L’alopecia può avere conseguenze rilevanti sulla vita sociale e psicologica delle persone anche quando non deriva da una terapia oncologica. La ricognizione servirà a costruire un quadro preciso sul quale assumere, successivamente, le decisioni più appropriate".
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO4
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
47.8/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Miss Vietnam scoppia in lacrime davanti a un giovane ragazzo di Raglai che studia mentre si prende cura della madre malata di cancro. Vietnam.vn
È andata in onda la 205ª puntata di "Vietnamese Family Home", condotta da Thanh Thảo e con la partecipazione di due ospiti: Lê Hoàng Phương e il cantante Thành Đạt. Nel programma, gli artisti hanno unito le forze per superare diverse sfide e vincere un premio in denaro da destinare a sostegno dei bambini meno fortunati. La difficile situazione dei due fratelli, Cao Anh Kiet e Cao Anh Thu (appartenenti all'etnia Raglai), ha rattristato molti. Entrambi vivono attualmente con la madre a Khanh Hoa , dopo la morte del padre a causa di una grave malattia. Quando Anh Thu frequentava la terza elementare, a sua madre, Cao Thi Diep (nata nel 1980), fu diagnosticato un cancro al seno. A causa delle difficili circostanze, dovette interrompere le cure ospedaliere e continuò solo con la medicina tradizionale, cercando di alimentarsi bene per prolungare il tempo da trascorrere con i suoi figli. Attualmente, la malattia ha metastatizzato, causandole dolore costante, necrosi cutanea e un notevole gonfiore al braccio destro.
Le Hoang Phuong è profondamente addolorata per la difficile situazione dei due fratelli che hanno perso il padre e ora devono affrontare l'ulteriore preoccupazione della diagnosi di cancro della madre. Foto: Produttore Il fratello maggiore di Anh Thu, Cao Anh Kiet, frequenta attualmente l'undicesimo anno presso la scuola professionale con convitto per minoranze etniche di Khanh Vinh. Per amore di sua madre, lavora part-time come cameriere e lavapiatti per sostenere la famiglia. Con un reddito di circa 3 milioni di dong al mese, Anh Kiet ne destina la maggior parte alle spese domestiche. A casa, cucina, si occupa delle faccende domestiche e aiuta la madre nelle attività quotidiane.
Potrebbe interessarti
Nel frattempo, Anh Thu frequenta un collegio e torna a casa solo nei fine settimana per prendersi cura della madre. Nelle notti in cui sente la madre soffrire, la bambina spesso piange in silenzio. Per contribuire al sostentamento della famiglia, Thu si prende cura di un bambino di 3 anni durante i fine settimana, guadagnando 500.000 VND al mese. Non osa chiedere alla madre il suo cibo preferito o un nuovo paio di sandali; spera solo che il dolore della madre si attenui e che la famiglia possa avere una casa accogliente. Le Hoang Phuong e gli altri artisti condividono le loro storie. MC Thanh Thảo scoppiò in lacrime quando sentì i consigli della signora Điệp ai suoi figli. Nonostante la grave malattia, la madre ricordava con fervore ai due fratelli di volersi bene e di prendersi cura l'uno dell'altro, e di studiare sodo. Thanh Thảo si sentì profondamente addolorata al pensiero che Anh Kiệt e Anh Thư avessero già perso il padre e ora dovessero convivere con la paura di perdere anche la madre.
Le Hoang Phuong si è commossa fino alle lacrime tornando nella sua città natale per sostenere i bambini meno fortunati. Foto: Produttore Thanh Thảo ha raccontato che sua figlia, che quest'anno frequenta l'undicesimo anno di scuola, è ancora accudita dai genitori, si diverte a giocare e vive una vita spensierata, proprio come Kiet alla sua età. Nel frattempo, Kiet, a soli 17 anni, deve assumersi la responsabilità di sostenere la sua famiglia. Non solo Kiet, ma anche Anh Thư ha compreso presto la situazione. A soli 12 anni, ha iniziato a fare da babysitter per i parenti per guadagnare qualcosa in più, nella speranza di alleggerire il peso che gravava sulla sua famiglia.
Potrebbe interessarti
Thành Đạt rimase colpito dal fatto che, a soli 17 anni, Kiệt fosse diventato un punto di riferimento per sua madre e la sorella minore. Il cantante era addolorato dal fatto che persino un semplice desiderio come avere un cambio di vestiti fosse diventato un lusso per il ragazzo. Decise quindi di regalare ai due fratelli abiti nuovi, nella speranza che potessero trascorrere un anno scolastico più felice e appagante. Le Hoang Phuong scoppiò in lacrime, singhiozzando, rendendosi conto di quanta responsabilità dovessero sopportare quei bambini. Ciò che la commosse ancora di più fu il fatto che, nonostante le difficoltà, i due fratelli fossero molto comprensivi e non si lamentassero, temendo di causare solo ulteriore preoccupazione alla madre. Sapendo che la signora Diep era sempre stata preoccupata per l'istruzione dei suoi figli, Le Hoang Phuong ha promesso di sostenere le tasse scolastiche di Anh Kiet e Anh Thu fino al termine del dodicesimo anno di corso. La reginetta di bellezza ha inoltre donato 20 milioni di dong vietnamiti alla famiglia per contribuire alle spese di sostentamento. Spera che questo sostegno possa alleviare in parte il peso finanziario, in modo che i due fratelli abbiano meno preoccupazioni e possano godersi più tempo, adeguato alla loro età.
Fonte: https://thanhnien.vn/hoa-hau-viet-bat-khoc-truc-cau-be-nguoi-raglai-vua-hoc-vua-cham-me-ung-thu-185260923164527416.htm
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?3
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
57.4/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Quality Day: premiata la chirurgia con la luce che "vede" il tumore Ospedale Pediatrico Bambino Gesù
È stato il progetto dedicato alla chirurgia oncologica pediatrica con la fluorescenza, una tecnologia che permette di “vedere” i tessuti durante l’intervento, ad aggiudicarsi il premio assoluto della XVII edizione del Quality Day dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, l’appuntamento annuale dedicato alla condivisione delle buone pratiche sviluppate dai professionisti dell’Ospedale per migliorare la qualità e la sicurezza delle cure.
Il Quality Day si inserisce nel sistema di qualità dell’Ospedale ispirato agli standard della Joint Commission International (JCI), principale agenzia internazionale di accreditamento delle strutture sanitarie. Nel settembre 2024 il Bambino Gesù ha ottenuto il rinnovo triennale dell’accreditamento come Ospedale Accademico. In questo percorso di miglioramento continuo si collocano i 597 progetti realizzati dal 2010 a oggi, 36 dei quali nel 2025. Di questi, 25 hanno coinvolto trasversalmente più Unità Operative o Servizi.
I progetti realizzati nel 2025 sono stati valutati sulla base di quattro criteri: innovazione, adesione agli standard JCI, risultati conseguiti e trasferibilità ad altri contesti clinici. Sono stati individuati un vincitore assoluto e i primi classificati nelle quattro categorie.
CHIRURGIA ONCOLOGICA: LA FLUORESCENZA PER INTERVENTI PIÙ PRECISI
Il progetto vincitore assoluto, realizzato dalla Chirurgia Oncologica e dalla Chirurgia Generale, Pediatrica e d’Urgenza, utilizza il verde indocianina (un colorante fluorescente) e una telecamera a infrarossi per evidenziare durante l’intervento i tessuti patologici e le strutture sanguigne e linfatiche.
La tecnica è stata sperimentata in 34 procedure su bambini con tumori solidi, comprese attività di mappatura linfatica e ricerca del linfonodo sentinella. I risultati hanno confermato un profilo di sicurezza favorevole e la possibilità di rendere la chirurgia più precisa, contribuendo a preservare i tessuti sani.
UN LASER PER RIDURRE I DISTURBI DELLA MUCOSITE
Il progetto primo classificato per innovazione ha introdotto un percorso con educazione all’igiene orale, monitoraggio del dolore e dell’infiammazione e trattamento con laser a bassa intensità nei pazienti sottoposti a chemioterapia, chemio-radioterapia o trapianto di cellule staminali.
Sono stati coinvolti 80 pazienti, per un totale di 256 applicazioni. Il trattamento è stato generalmente ben accettato e un miglioramento della mucosite è stato osservato mediamente dopo 3-4 sedute, con benefici sul benessere e sulla qualità di vita.
NEUROBLASTOMA: L’IMMUNOTERAPIA PROSEGUE A CASA
Il progetto “A CASA CON DINU”, primo classificato per risultati conseguiti, ha consentito a bambini e adolescenti con neuroblastoma trattati con dinutuximab beta di proseguire la terapia a domicilio, grazie al monitoraggio a distanza dei principali parametri vitali.
Gli 11 pazienti coinvolti hanno utilizzato un kit wireless controllato dal personale sanitario anche attraverso il sistema di early warning pediatrico PEWS, che aiuta a individuare precocemente eventuali segnali di peggioramento clinico. Nel periodo osservato non si sono verificati eventi avversi gravi correlati al trattamento né è stato necessario ricorrere al supporto intensivo. È stata inoltre rilevata una riduzione progressiva del distress e una maggiore sicurezza percepita dalle famiglie.
CATETERI VENOSI CENTRALI: LA FORMAZIONE PER PREVENIRE LE COMPLICANZE
Tra i progetti premiati per la migliore adesione agli standard JCI figura il percorso di formazione e simulazione rivolto al personale infermieristico del DEA di I Livello e della Rianimazione di Palidoro per migliorare la gestione dei cateteri venosi centrali.
Le esercitazioni, svolte con un manichino e direttamente al letto del paziente, hanno consentito di uniformare le competenze e rafforzare la sicurezza, contribuendo a prevenire complicanze quali infezioni, ostruzioni e dislocazioni accidentali.
UN MANUALE PER I BAMBINI CON CUORE ARTIFICIALE
A pari merito nella categoria relativa agli standard JCI è stato premiato anche il progetto dedicato ai bambini portatori di VAD, dispositivi che aiutano il cuore a pompare il sangue. Il manuale accompagna pazienti e famiglie dalla preparazione all’impianto fino al ritorno a casa, con indicazioni per la gestione del dispositivo, la cura del punto di uscita del cavo e il riconoscimento di anomalie e allarmi.
Nel 2025 sono stati impiantati due dispositivi HeartMate III, in pazienti di 12 e 17 anni. Uno dei due pazienti ha mantenuto il dispositivo per 60 giorni, mentre il secondo è tuttora in assistenza. I risultati preliminari indicano benefici in termini di autonomia, sicurezza e qualità della vita.
‘RICOVERARSI INFORMATI’: UNA GUIDA PER LE FAMIGLIE
Il progetto “Ricoverarsi informati”, primo classificato a pari merito per trasferibilità ad altre aree, ha riorganizzato le informazioni sul ricovero in un documento sintetico, elaborato a partire dalle esigenze espresse dalle famiglie e consegnato già al momento della conferma del ricovero.
La valutazione successiva ha evidenziato una migliore qualità percepita delle informazioni e una maggiore uniformità nella comunicazione, anticipando l’accompagnamento della famiglia già prima dell’ingresso in Ospedale.
ARTE-TERAPIA PER SOSTENERE IL PERSONALE INFERMIERISTICO
A pari merito nella stessa categoria è stato premiato il progetto dedicato al benessere degli infermieri dell’Area Clinica di Oncoematologia Pediatrica. 91 infermieri sono stati coinvolti in un percorso di valutazione dell’arte-terapia, articolato in quattro laboratori nell’arco di 16 settimane.
Le attività, tra cui Sumi-e, Zentangle, acquerello e collage, hanno prodotto una riduzione statisticamente significativa del distress nel gruppo che ha partecipato alle attività, aprendo alla possibilità di inserire iniziative analoghe nei programmi di supporto al personale sanitario.
EVENTI EVITATI: LA NEUROLOGIA DELLO SVILUPPO IN PRIMA LINEA
Il riconoscimento per il maggior numero di segnalazioni di eventi evitati, o near miss, è stato assegnato per il 2025 alla Neurologia dello Sviluppo. I near miss sono errori potenzialmente dannosi intercettati prima di raggiungere il paziente. La loro segnalazione consente di individuare le criticità, prevenire gli eventi avversi e rafforzare la cultura della sicurezza.
I PROGETTI PREMIATI
Vincitore assoluto
Utilizzo del verde indocianina per la fluorescence-guided surgery in chirurgia oncologica pediatrica
Unità Operative/Servizi: Chirurgia Oncologica; Chirurgia Generale, Pediatrica e d’Urgenza.
Referenti: Alessandro Crocoli, Chiara Grimaldi, Giorgio Persano, Ivan Pietro Aloi.
Innovazione
Utilizzo del Low Laser Therapy per ridurre gli effetti della mucosite del cavo orale nei pazienti sottoposti ad alte dosi di chemioterapia e trapianto di cellule staminali emopoietiche
Unità Operative/Servizi: Oncoematologia, Trapianto Emopoietico e Terapie Cellulari e Trial; Neuro-Oncologia; Terapie Oncoematologiche.
Referenti: Valentina De Cecco, Italo Ciaralli, Adele Ripà, Franca Paparozzi, Annarita Mighali, Elsa Bianchini, Matteo Amicucci.
Risultati conseguiti
Immunoterapia e telemonitoraggio a domicilio dei pazienti pediatrici con neuroblastoma: il progetto “A CASA CON DINU”
Unità Operative/Servizi: Oncoematologia, Trapianto Emopoietico e Terapie Cellulari e Trial; Neuro-Oncologia; Terapie Oncoematologiche.
Referenti: Italo Ciaralli, Matteo Amicucci, Adele Ripà, Maria Antonietta De Ioris, Angela Mastronuzzi, Franco Locatelli.
Migliore adesione agli standard JCI – ex aequo
Strategie per il miglioramento della gestione del Catetere Venoso Centrale in Pronto Soccorso e Rianimazione Palidoro
Unità Operative/Servizi: DEA di I Livello Palidoro; Rianimazione e Comparto Operatorio Palidoro.
Referenti: Flaminia Passi, Lucia Scionti, Giada D’Onofrio, Eleonora Secci, Claudia Pilosu, Alessandra Geraci, Francesca Segatori, Valerio Confalone.
Il lungo viaggio del paziente portatore di cuore artificiale: sviluppo di un manuale di uso per i nostri bambini
Unità Operative/Servizi: Scompenso, Trapianto e Assistenza Meccanica Cardio-Respiratoria; Cardiochirurgia; Terapie Cardiovascolari Avanzate.
Referenti: Marica Zilli, Rachele Adorisio, Marco Roberti, Giulia Bravetti, Antonio Amodeo.
Trasferibilità ad altre aree – ex aequo
Ricoverarsi informati
Unità Operative/Servizi: Cardiologia Degenza Roma; Cardiologia Interventistica; Cardiochirurgia.
Referenti: Lorenzo Galletti, Caterina Bornaccioni, Paola Ciciconi, Vittoria D’Inzeo, Lorenza Larossa, Marco Roberti, Rosaria Vetrano.
Arte-Terapia e riduzione del distress per il personale infermieristico in oncoematologia pediatrica
Unità Operative/Servizi: Oncoematologia, Trapianto Emopoietico e Terapie Cellulari e Trial; Neuro-Oncologia; Day Hospital Oncoematologia; Terapie Oncoematologiche.
Referenti: Federica Negro, Andrea De Salvo, Michela Origlia, Alessia Ferrari, Matteo Amicucci, Franca Paparozzi, Annarita Mighali, Adele Ripà, Valentina De Cecco, Nadia De Santis, Italo Ciaralli.
Maggior numero di segnalazioni di eventi evitati – near miss
Unità Operativa: Neurologia dello Sviluppo.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
60.7/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Prevenzione maschile, la SIU lancia le 10 regole d’oro per la salute uro-andrologica l'Immediato
Preservare la qualità della vita con l’avanzare dell’età, promuovere corrette abitudini quotidiane e abbattere le barriere culturali che ancora oggi allontanano gli uomini dai controlli periodici. In un contesto sociale caratterizzato dal progressivo invecchiamento demografico, la prevenzione uro-andrologica si conferma un pilastro fondamentale per favorire una longevità attiva, autonoma e in salute. Con questo primario obiettivo la Società Italiana di Urologia (SIU) ha presentato oggi, presso l’Auditorium “Cosimo Piccinno” del Ministero della Salute, la sesta Giornata Nazionale dell’Urologia.
L’appuntamento istituzionale, patrocinato dal Ministero della Salute, ha riunito specialisti attorno al valore dello screening, strumento indispensabile per la diagnosi precoce e la gestione sostenibile delle patologie croniche. La salute uro-andrologica accompagna infatti l’uomo in tutte le fasi della crescita e dell’invecchiamento, interessando dimensioni essenziali del benessere generale: dalla tutela della fertilità e della salute sessuale alla funzionalità urinaria, fino alla prevenzione oncologica e alla gestione delle patologie tipiche dell’età avanzata.
In occasione della Giornata, la SIU ha presentato ufficialmente il nuovo “Decalogo della Longevità Uro-Andrologica”, una guida pratica pensata per guidare i cittadini verso scelte di vita consapevoli e comportamenti preventivi quotidiani.
“La longevità non si misura semplicemente nel numero degli anni vissuti, ma nella qualità della vita che siamo in grado di preservare nel tempo”, ha dichiarato il professor Giuseppe Carrieri del Policlinico Riuniti di Foggia, presidente della SIU. “Accompagnare l’uomo nelle diverse stagioni della vita significa trasformare la visita urologica periodica da evento occasionale o legato all’insorgenza di sintomi a un gesto ordinario di prevenzione. Il nostro Decalogo ricorda che la prevenzione comincia quando si sta bene e che la conoscenza del proprio rischio di tumore della prostata non coincide con un singolo esame come il PSA, ma richiede una valutazione complessiva basata su età, familiarità e storia personale”.
Il Decalogo evidenzia inoltre come sia fondamentale non sottovalutare i campanelli d’allarme e i segnali del corpo. Alzarsi spesso di notte per urinare disturba il sonno e può rappresentare un segnale non solo prostatico, ma anche di problematiche cardiache o metaboliche. Allo stesso modo, variazioni del getto urinario, urgenza o difficoltà non vanno bollati come semplici conseguenze dell’età. Ampio spazio è dedicato agli stili di vita e alla prevenzione a 360 gradi: l’adesione alla Dieta Mediterranea e la corretta idratazione (riducendo i liquidi la sera per tutelare il sonno) proteggono reni e vie urinarie; si richiama inoltre l’attenzione alla protezione dalle esposizioni professionali a sostanze chimiche e calore, all’osservazione e all’autocontrollo dei genitali, alla tutela della fertilità di coppia e alla revisione periodica delle terapie farmacologiche con l’avanzare dell’età.
“Invertire la tendenza che vede gli uomini rivolgersi allo specialista soltanto in presenza di disturbi conclamati è una sfida prioritaria”, ha evidenziato il professor Bernardo Rocco, consigliere dell’Ufficio Comunicazione della SIU. “Promuovere una maggiore consapevolezza e adottare comportamenti virtuosi rappresenta la prima forma di tutela per una longevità maschile che sia davvero in salute. La funzione sessuale è una spia fondamentale del benessere generale: un suo cambiamento può essere un primo segnale di un problema vascolare o metabolico e non va ignorato. Longevità uro-andrologica significa conservare più a lungo le proprie funzioni e la propria autonomia”.
A integrare la prospettiva clinica e preventiva sono i costanti progressi scientifici e l’introduzione di modalità assistenziali all’avanguardia. L’evoluzione delle tecniche diagnostiche, della chirurgia robotica e delle terapie farmacologiche mininvasive consente oggi di affrontare con grande efficacia le patologie uro-andrologiche, garantendo tempi di recupero più rapidi e un impatto minimo sulla quotidianità dei pazienti.
“L’evoluzione tecnologica e l’innovazione nei percorsi di cura ci consentono oggi di offrire risposte personalizzate e tempestive”, ha sottolineato il professor Vincenzo Mirone, consigliere dell’Ufficio Pazienti della SIU. “Rafforzare l’alleanza tra urologo e paziente è il presupposto fondamentale per garantire trattamenti efficaci e tutelare appieno il benessere uro-andrologico della popolazione”.
Società Italiana di Urologia (SIU)
Fondata nel 1908, la Società Italiana di Urologia (SIU) è la principale associazione scientifica di riferimento per gli urologi italiani. La SIU promuove la ricerca, la formazione continua e l’aggiornamento professionale con l’obiettivo di garantire i più elevati standard di cura per la salute urologica dei cittadini. Attraverso le sue attività, la SIU favorisce l’innovazione clinica e tecnologica, collaborando attivamente con le istituzioni sanitarie e i decisori politici per il costante miglioramento dei percorsi assistenziali all’interno del Servizio Sanitario Nazionale.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
55.2/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
Criteri Critici
Dottor Nguyen Quang Hung: Oltre 20 anni di incrollabile dedizione ai malati di cancro. Vietnam.vn
Con oltre 20 anni di esperienza in oncologia, il Dott. Nguyen Quang Hung si dedica con la massima passione ad accompagnare i pazienti nel loro percorso di cura. Un incontro fatale con l'oncologia e oltre 20 anni di dedizione al supporto dei pazienti. Dopoessersi laureato inMedicina Generale presso l'Università Medica di Hanoi, il Dott. Nguyen Quang Hung ha scelto di specializzarsi in Oncologia, completando la sua residenza presso l'Ospedale K nel 2006 e conseguendo il Dottorato di Ricerca nel 2013. Dopo gli studi, ha lavorato per 20 anni presso il Centro di Medicina Nucleare e Oncologia dell'Ospedale Bach Mai, ricoprendo la carica di Vicedirettore. Lì ha avuto l'opportunità di affrontare numerosi casi complessi, accumulare esperienza pratica e apprendere da esperti di alto livello. Il dottor Nguyen Quang Hung fornisce consulenza ai pazienti sui risultati degli esami. Per il dottor Nguyen Quang Hung, lo spirito del motto "Un buon medico è come una madre amorevole" si manifesta non solo attraverso la competenza professionale, ma anche nel modo in cui i medici ascoltano, comprendono e affrontano le ansie e le perdite dei pazienti. Nel trattamento del cancro, ogni decisione è legata a un lungo percorso per il paziente e la sua famiglia, e il supporto del medico è fondamentale. Il Dott. Nguyen Quang Hung dedica inoltre molto tempo alla formazione e all'aggiornamento delle sue conoscenze presso centri medici internazionali. Ha partecipato a corsi di formazione specialistica in radiochirurgia con gamma knife rotante in Ungheria, radioterapia accelerata a Lubecca (Germania) e medicina nucleare presso l'Ospedale Universitario Nazionale di Seoul (Corea del Sud); e ha partecipato a numerose importanti conferenze professionali come ASCO ed ESMO. Questo gli consente di rimanere aggiornato sulle nuove tendenze terapeutiche, sui progressi della medicina globale e di ampliare la sua prospettiva nella pratica professionale. "Dietro ogni paziente si cela una situazione unica, una famiglia che ha bisogno di essere ascoltata, sostenuta e guidata verso il piano di trattamento più adatto per offrire loro maggiori speranze di sopravvivenza": questa convinzione è diventata anche la forza trainante del Dott. Nguyen Quang Hung, che lo spinge a mantenere vivo il suo spirito di apprendimento, a perfezionare le sue competenze e a ricercare soluzioni terapeutiche sempre più appropriate, con l'obiettivo di accompagnare i pazienti durante tutto il percorso di cura e di migliorare la loro qualità di vita. Da medico a mentore per molte generazioni di giovani medici. Parallelamente alla sua attività di medico praticante, il dottor Nguyen Quang Hung dedica gran parte delle sue energie all'insegnamento e alla formazione. È docente ospite presso numerose istituzioni di formazione medica, tra cui l'Università di Medicinadi Hanoi, l'Università Nazionale di Medicina e Farmacia del Vietnam, l'Accademia Medica Militare, l'Università di Medicina e Farmacia di Hai Phong e l'Università di Phenikaa; inoltre, segue studenti universitari, laureati e medici specializzandi nei loro studi e nelle loro ricerche. Secondo il dottor Nguyen Quang Hung, oltre alla competenza professionale, i giovani medici devono coltivare uno spirito di rispetto per i pazienti, onestà nella professione e un desiderio continuo di apprendere. Questi valori non si misurano con un esame o un certificato, ma determinano il modo in cui un medico esercita la professione durante tutta la sua carriera. Ha dedicato gran parte delle sue energie alla ricerca e alla formazione, continuando a trasmettere le sue conoscenze, la sua esperienza e il suo spirito professionale alle giovani generazioni di medici. Le sue oltre 30 pubblicazioniscientifichee i suoi anni di insegnamento non sono solo traguardi importanti nel suo percorso professionale, ma riflettono anche una semplice filosofia: la medicina progredisce veramente solo quando la conoscenza viene continuamente appresa, condivisa e sviluppata. Il dottor Nguyen Quang Hung organizza regolarmente scambi professionali e programmi di formazione per migliorare le competenze di medici e personale sanitario. Un nuovo traguardo per PhenikaaMec: proseguiamo il nostro percorso per infondere speranza ai malati di cancro. All'inizio di maggio 2025, il dottor Nguyen Quang Hung ha assunto la carica di direttore del Centro di Oncologia dell'Ospedale Universitario di Phenikaa e di capo del Dipartimento di Oncologia presso l'Università di Medicina e Farmacia di Phenikaa. Per il dottor Nguyen Quang Hung, ogni tappa del suo percorso ha portato con sé insegnamenti diversi. Alcuni provengono dai libri, dai casi difficili, dalle consultazioni tese; ma ci sono anche insegnamenti tratti dagli sguardi, dalle domande e dalle aspettative dei pazienti. Queste esperienze hanno rafforzato la sua convinzione che la cura del cancro non possa essere semplicemente una battaglia contro la malattia, ma anche un cammino per preservare la fede e la speranza nei pazienti e nelle loro famiglie. Il team di medici, infermieri e tecnici del Centro Oncologico PhenikaaMec si impegna a fornire supporto ai pazienti oncologici. Presso PhenikaaMec, lui e il suo team di esperti puntano a costruire un Centro Oncologico basato su un modello specializzato e multidisciplinare incentrato sul paziente. Invece di considerare il cancro attraverso un unico metodo di trattamento, i pazienti vengono affrontati da molteplici prospettive, con il coordinamento di diverse specialità e metodi di trattamento come chirurgia, radioterapia, chemioterapia, terapia mirata, immunoterapia, insieme alla partecipazione di Patologia, Biologia Genetica, Chirurgia, Medicina Tradizionale, Terapia Intensiva e Cure Palliative. Presso il Centro Oncologico PhenikaaMec, i pazienti vengono sottoposti a test approfonditi, analisi delle caratteristiche biologiche e delle mutazioni genetiche del tumore, nonché a sistemi PET/CT, SPECT/CT e moderne tecniche di radioterapia, fornendo ai medici una valutazione completa delle condizioni del paziente. L'obiettivo finale non è semplicemente applicare la tecnologia, ma utilizzare questi progressi per individuare il piano di trattamento più adatto a ciascun singolo paziente. Il moderno sistema di scansione PET/CT del Centro Oncologico PhenikaaMec. Anche per questo motivo, presso il Centro Oncologico, si dà grande importanza alle consulenze multidisciplinari, offrendo ai pazienti l'opportunità di accedere a una strategia di trattamento completa e personalizzata. PhenikaaMec, membro del Gruppo Phenikaa, continua a perseguire lo spirito di "Innovazione - Creazione - Sostenibilità" e sta gradualmente costruendo un ospedale universitario multispecialistico di livello internazionale, dedicato al servizio dei pazienti. I lettori che desiderano fissare un appuntamento sono pregati di contattare: Ospedale universitario Phenikaa (PhenikaaMec) • Indirizzo: Gruppo 5, Hoè Thị, quartiere Xuân Phương, Hanoi • Numero verde: 1900 2262 • Sito web: https://phenikaamec.com/ PhenikaaMec Fonte: https://suckhoedoisong.vn/tsbs-nguyen-quang-hung-hon-20-nam-giu-tron-tam-huyet-voi-nguoi-benh-ung-thu-169260923161618271.htm
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?5
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
47.8/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Capaccio Paestum, raccolti 20.150 euro per il Pascale: fondi alla ricerca e alla cura dei tumori - Salerno Notizie
Stampa
Ammonta a 20.150 euro la cifra complessiva raccolta in occasione di DANI_Donare Amore Nutre l’Insieme, la due giorni di solidarietà organizzata dall’Associazione Danila Scuteri nella cornice della Tenuta Le Trabe di Capaccio Paestum. L’intero ricavato sarà devoluto all’Istituto Nazionale Tumori IRCCS “Fondazione G. Pascale” di Napoli per sostenere progetti di cura, ricerca e assistenza.
Un traguardo raggiunto grazie all’unione tra arte, alta cucina e partecipazione della società civile, che ha visto protagonisti dieci celebri chef della ristorazione italiana, artisti e partner dell’iniziativa.
«Il Pascale ringrazia l’Associazione Danila Scuteri, tutti gli artisti, gli chef, i professionisti e i sostenitori che hanno contribuito a questa straordinaria iniziativa di solidarietà – afferma il Direttore Generale dell’IRCCS “Pascale”, Dott. Maurizio di Mauro – I fondi raccolti – prosegue – rappresentano un gesto concreto di vicinanza alla nostra comunità e alla lotta contro il cancro. Le risorse raccolte saranno destinate a progetti dell’Istituto a sostegno della cura e della ricerca oncologica, contribuendo anche all’acquisizione di apparecchiature e strumenti a supporto dell’attività assistenziale. È un esempio concreto di come la generosità possa trasformarsi in valore per i pazienti.
Il mecenatismo in sanità ha un ruolo importante: significa affiancare le istituzioni sanitarie e contribuire, attraverso la partecipazione della società civile, a rafforzare la capacità degli ospedali di innovare, curare e rispondere sempre meglio ai bisogni delle persone. Quando arte, cultura, impresa e solidarietà si mettono insieme per sostenere la ricerca e l’assistenza, il risultato è un patrimonio che appartiene a tutta la comunità» conclude il dottor Di Mauro.
La manifestazione, brillantemente condotta da Mafalda Inglese CEO di My Fair, ha preso il via martedì 15 settembre con un talk dedicato alla prevenzione e un Charity Cocktail. La seconda e ultima giornata è stata segnata dalla consegna della tessera di socio onorario a Nicola Carratù per il suo impegno nel sociale, consegnata da Cinzia Di Lascio, tra le socie fondatrici dell’associazione.
Ad arricchire l’evento, l’opera del Maestro Giovanni Mariella (Bottega Fabbrile Forgia Mariella) e le note musicali del violino del Maestro Giovanna Naddeo.
Il momento centrale è stato rappresentato dalla Cena di Gala Solidale firmata da un prestigioso team di professionisti della cucina e della pasticceria: Marco Rispo (Le Trabe), Alfonso Iaccarino (Don Alfonso 1890), Marco Sacco (Piccolo Lago), Matteo Maenza (Lefay Resorts), Gennaro Russo (Le Sirenuse), Pietro Sgaramella (Masseria Calderisi), Luigi Coppola (Aquadulcis), Cristian Torsiello (Osteria Arbustico), Isabella De Cham e il maestro pasticciere Francesco Boccia.
L’evento si è concluso con l’asta di beneficenza condotta da Stefania Cavaliere. Opera chiave battuta all’asta è stato il dipinto realizzato dal vivo dal Maestro Vittorio Vertone accompagnato dal sax di Orazio Di Cosmo, aggiudicato a Giuseppe Galardo (patron di Energia Verde Italia S.p.A.), il cui contributo ha concorso al raggiungimento della cifra finale di 20.150 euro.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
45.6/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Al Regina Apostolorum nuovo Day Hospital oncologico: postazioni salgono da 9 a 12 Quotidiano Sanità
Con il nuovo Day Hospital oncologico inaugurato oggi, l’Ospedale Regina Apostolorum di Albano Laziale (Gruppo Lifenet Healthcare), struttura accreditata con il Ssn, completa la dotazione che la programmazione regionale gli assegna. La rete ospedaliera prevede per la Asl Roma 6 n. 43 posti di Day Hospital oncologico, distribuiti su cinque strutture: 12 al Regina Apostolorum, 11 all’INI di Grottaferrata, 8 all’Ospedale dei Castelli, 6 ad Anzio-Nettuno e 6 all’Ospedale di Marino. Con le tre postazioni in più l’ospedale di Albano porta a regime la quota più ampia del territorio.
“L’inaugurazione del Day Hospital oncologico del Regina Apostolorum rafforza l’offerta assistenziale oncologica sul territorio della Asl Roma 6 – afferma in una nota Giovanni Profico, direttore generale della Asl Roma 6 –. In un ambito così delicato nessuna struttura può operare in maniera isolata: è la Rete, con l’integrazione delle competenze e la continuità dei percorsi, a garantire risposte efficaci e vicine ai bisogni delle persone”.
Un Day Hospital costruito attorno a pazienti e famiglie
Una diagnosi di tumore riorganizza il calendario di un’intera famiglia. Le settimane ruotano attorno ai cicli di terapia, c’è chi chiede permessi al lavoro per accompagnare, si mettono in conto i tempi di viaggio e quelli di attesa. Nel 2025 il Day Hospital ha preso in carico 225 pazienti, per un totale di 2.777 accessi: in media più di dodici ritorni in ospedale per ciascuno. Ogni ora trascorsa in reparto, e il modo in cui la si trascorre, si moltiplica per ogni ritorno.
È da qui che parte il nuovo reparto, che ha richiesto un investimento di oltre 600.000 euro.
Le postazioni per le terapie passano da 9 a 12, gli ambulatori da 2 a 4 e la superficie da 216 a 320 metri quadrati. La sala d’attesa, dedicata e riservata, ha 28 posti, sufficienti anche per i familiari. Per pazienti in trattamento chemioterapico, che restano in ospedale anche diverse ore per ogni ciclo, è una questione di qualità dell’assistenza, oltre che di riservatezza. Ai pazienti e alle loro famiglie il Day Hospital offre anche un servizio di psico-oncologia.
“Per un paziente oncologico la qualità della cura si misura anche in ciò che accade intorno alla terapia: quanto si aspetta, dove, con chi accanto – afferma Francesco Angelini, direttore della U.O. di Oncologia dell’Ospedale Regina Apostolorum –. Con dodici postazioni possiamo programmare più trattamenti nella stessa giornata e accogliere pazienti e familiari in spazi pensati per loro”.
“In Oncologia il tempo non è meramente organizzazione, è terapia – afferma Anna Crisanti, direttrice sanitaria f.f. dell’Ospedale Regina Apostolorum –. Accorciare i tempi può fare la differenza nel percorso terapeutico ed affrontarli con chi ti sostiene può essere vincente. La prossimità di cura, poi, è un ulteriore vantaggio per affrontare la malattia accanto ai propri cari”.
Partire dall’esperienza di chi si cura, e di chi lo accompagna, per ripensare servizi e spazi: è l’idea che ha guidato il progetto. La cerimonia di inaugurazione ha dato spazio alle testimonianze dei pazienti, e l’iniziativa ha ricevuto l’adesione di Cittadinanzattiva Lazio, delle associazioni LILT e ANDOS e della FIMMG, il sindacato dei medici di famiglia.
“Per un territorio ampio come quello della Asl Roma 6, che va dai Castelli Romani al litorale, la distanza fa parte della cura. Ogni ciclo di terapia fatto vicino a casa è un viaggio in meno per il paziente e una giornata di lavoro in meno persa da chi lo accompagna. Con le nuove postazioni il Regina Apostolorum ha la capacità di accogliere più pazienti”, conclude la nota.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?5
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?5
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
74.8/100
Punteggio Totale
A
Valutazione
✅
Criteri Critici
Diagnosi molecolare, chirurgia sempre più precisa, intelligenza artificiale e nuovi farmaci stanno cambiando il trattamento dei gliomi. A Roma il principale appuntamento europeo della neuro-oncologia
Per anni un tumore cerebrale è stato definito soprattutto da ciò che il patologo vedeva al microscopio. Oggi non basta più. Due gliomi che alla risonanza possono sembrare quasi identici possono avere una storia naturale, una prognosi e perfino possibilità terapeutiche molto diverse. È una delle trasformazioni al centro del congresso della European Association of Neuro-Oncology (EANO) che dal 24 al 27 settembre porterà a Roma i maggiori specialisti europei del settore.
Un appuntamento che arriva in un momento particolare per la neuro-oncologia: alla chirurgia, alla radioterapia e alla chemioterapia si stanno affiancando strumenti diagnostici sempre più sofisticati e, per alcuni sottotipi di tumore, terapie costruite sulle alterazioni molecolari che ne guidano la crescita. "Stiamo assistendo alla convergenza di progressi nella biologia molecolare, nella chirurgia, nella radioterapia e nella diagnostica per immagini", spiega Giuseppe Minniti, professore associato di Radioterapia Oncologica presso Sapienza Università di Roma e presidente del Congresso. "Oggi possiamo comprendere meglio le caratteristiche genetiche dei tumori, identificarne i meccanismi di crescita e, in alcuni casi, utilizzare farmaci diretti contro specifiche alterazioni".
Non esiste “il” glioma
I gliomi sono tra i tumori cerebrali primitivi (cioè quelli che nascono direttamente nel cervello) più frequenti nell'adulto, ma sotto questo nome si raccolgono malattie molto diverse per aggressività, andamento e risposta alle terapie. La classificazione più recente tiene, infatti, conto non soltanto dell'aspetto delle cellule, ma anche delle loro caratteristiche molecolari. Tra le alterazioni più importanti ci sono le mutazioni dei geni IDH1 e IDH2 e la codelezione 1p/19q. "Non ci limitiamo più a osservare al microscopio le cellule tumorali, ma ne studiamo anche le caratteristiche genetiche e molecolari, ricostruendo una sorta di carta d'identità del tumore", spiega Minniti. "Queste informazioni permettono, per esempio, di distinguere un astrocitoma da un oligodendroglioma e di riconoscere tumori che possono apparire simili ma hanno comportamenti biologici molto diversi". Non è quindi un dettaglio diagnostico: conoscere il profilo molecolare può incidere sulla prognosi, sulla scelta della terapia e persino sul momento in cui iniziarla.
Tumori che colpiscono spesso persone giovani
Il tema è particolarmente importante nei gliomi di basso grado IDH-mutati, tumori a crescita lenta che compaiono tipicamente tra i 20 e i 40 anni e possono accompagnare una persona per molti anni. Nel 2024 in Italia sono state stimate oltre 6.100 nuove diagnosi di tumori cerebrali. I gliomi di basso grado rappresentano una quota relativamente piccola dei tumori cerebrali primitivi, ma pongono problemi molto particolari perché colpiscono persone spesso nel pieno della vita familiare, professionale e sociale.
L'esordio può essere improvviso. In alcuni casi il primo segnale è una crisi epilettica che porta una persona giovane, fino a quel momento apparentemente sana, in pronto soccorso. Possono comparire anche disturbi della memoria, dell'attenzione o del linguaggio. "Questi tumori crescono generalmente più lentamente, ma non sono benigni", ricorda Minniti. "L'obiettivo non è soltanto prolungare la sopravvivenza, ma preservare nel tempo le capacità cognitive, l'autonomia e le relazioni sociali".
Operare il più possibile, ma senza danneggiare il cervello
Il primo trattamento resta generalmente la chirurgia. L'obiettivo è rimuovere quanto più tumore possibile senza compromettere funzioni neurologiche essenziali. Le tecniche moderne, dalla mappatura delle aree funzionali alla chirurgia a paziente sveglio, consentono di intervenire con crescente precisione anche quando il tumore si trova vicino a zone responsabili del linguaggio, del movimento o di altre funzioni fondamentali. "La chirurgia deve puntare alla massima asportazione possibile senza compromettere le funzioni cerebrali", sottolinea Minniti. Ma dopo l'intervento non tutti i pazienti seguono lo stesso percorso. "In alcuni è possibile proseguire inizialmente con controlli periodici, mentre in altri è necessario intervenire con radioterapia, chemioterapia o nuovi farmaci".
Il difficile periodo del “wait and watch”
Per molti pazienti giovani considerati a basso rischio, dopo la chirurgia la strategia tradizionale è stata per anni quella della sorveglianza attiva: risonanze periodiche, spesso ogni sei mesi, anche per un lungo periodo. Un'attesa che può durare anni e che non è necessariamente rassicurante. Si parla, infatti, di “scanxiety”, l'ansia legata a ogni nuovo controllo e alla possibilità che la risonanza mostri una progressione della malattia. È proprio in questa fase, tra chirurgia e necessità di radio o chemioterapia, che la medicina di precisione sta cominciando a modificare lo scenario.
Quando una mutazione diventa un bersaglio
"Le caratteristiche biologiche del tumore non servono più soltanto a formulare una diagnosi, ma possono diventare il bersaglio di una terapia", spiega Minniti. Per molti anni la scelta dopo l'intervento era sostanzialmente tra osservare l'evoluzione del tumore oppure iniziare radioterapia e chemioterapia. "Oggi, per alcuni pazienti selezionati, si aggiunge la possibilità di utilizzare farmaci diretti contro specifiche alterazioni genetiche che favoriscono la crescita del tumore". Uno degli esempi più recenti riguarda le mutazioni di IDH, presenti in una quota importante dei gliomi di basso grado. Queste alterazioni intervengono molto precocemente nello sviluppo del tumore e possono oggi diventare un bersaglio terapeutico.
Una nuova terapia in arrivo anche in Italia
Ora sta per arrivare anche in Italia un farmaco che apre questa nuova fase. “Si tratta di vorasidenib, una terapia orale che blocca gli enzimi IDH1 e IDH2 mutati ed è destinata a pazienti selezionati con astrocitoma o oligodendroglioma di grado 2 già sottoposti a chirurgia ma che non necessitano ancora immediatamente di radioterapia o chemioterapia”, spiega Minniti. La sua efficacia è stata valutata nello studio internazionale Indigo, condotto su oltre 300 pazienti. Il trattamento ha ridotto del 65% il rischio di progressione o morte rispetto alla sola osservazione e ha ritardato la necessità di ulteriori trattamenti antitumorali. "Concretamente, ciò che cambia è la possibilità di utilizzare questo farmaco per trattare la malattia residua dopo l'intervento, rallentandone significativamente la progressione e ritardando la necessità di successivi trattamenti antitumorali", spiega Minniti.
Ritardare le terapie più pesanti può essere un vantaggio importante
Nei gliomi di basso grado il tempo ha un significato particolare. I pazienti possono convivere con la malattia molto a lungo e gli effetti di radio e chemioterapia devono quindi essere valutati anche in una prospettiva di anni. Per questo poter controllare più precocemente il tumore con una terapia mirata può consentire, in pazienti selezionati, di posticipare altri trattamenti fino a quando non siano realmente necessari. "Il vero cambio di paradigma consiste nel costruire, per ogni paziente, una sequenza terapeutica sempre più personalizzata", osserva Minniti, "scegliendo non soltanto quale trattamento utilizzare, ma anche il momento più appropriato per iniziarlo".
Non solo farmaci: imaging, chirurgia e intelligenza artificiale
La medicina di precisione, però, è soltanto una delle trasformazioni che saranno al centro del congresso. La risonanza magnetica e la PET stanno diventando più accurate, mentre algoritmi di intelligenza artificiale potrebbero aiutare a interpretare le immagini e a seguire nel tempo l'evoluzione della malattia. "È l'integrazione di questi progressi a permetterci di costruire percorsi di cura sempre più personalizzati per ciascun paziente", conclude Minniti. Ed è forse questa la vera novità che emerge alla vigilia del Congresso: nei tumori cerebrali non si sta cercando soltanto una terapia nuova, ma un modo sempre più preciso di capire quale tumore ha davanti il medico, quale rischio corre quella persona e quando è davvero il momento di intervenire.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?4
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
50.4/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
Criteri Critici
A Luccahostel nasce la scuola di cucina dedicata alle pazienti che affrontano terapie oncologiche, “Cucinare con cura LuccainDiretta
L’iniziativa è stata promossa da La Città delle Donne odv e dall’Usl Toscana Nord Ovest e ha lo scopo di creare un corretto stile di vita nutrizionale e anche una buona convivialità per combattere l’isolamento
La diagnosi di un tumore al seno irrompe solitamente nella vita di un paziente in modo traumatico, spesso accompagnata dalla sensazione di una vera frattura tra mente e corpo. In molti casi ci si trova impreparati di fronte a questi eventi e ai disagi fisici ed emotivi che le terapie comportano.
In un mondo in cui le cure stanno procedendo in maniera spedita e ogni giorno salvano sempre più vite, per poter mantenere una salute fisica e una buona qualità della vita, occorre fare molta attenzione alla nutrizione.
La nutrizione e le attività sociali sono un vero toccasana per la cura del paziente, proprio per questo, prendendo spunto da un’iniziativa del 2018 all’ospedale di Barga, nasce il progetto “Cucinare con cura – Scuola di cucina durante la terapia onclogica”. Dedicato a tutte le pazienti che stanno affrontando le cure per il tumore al seno e promosso da Uod Chirurgia oncologica e ricostruttiva della mammella, Uoc Piscologia di continuitò ospedale del territorio, Gruppo multidisciplinare oncologico mammella, Ambulatorio medicina integrata e U.f. cure primarie, dell’Usl Toscana Nord Ovest e da La Città delle Donne odv.
“Questo è l’ennesimo esempio di quanto siamo in grado di prenderci cura delle nostre pazienti – spiega il dottor Aroldo Marconi responsabile dell’Unità Operativa di Chirurgia Oncologica e Ricostruttiva della Mammella per l’ambito territoriale di Lucca –. Non solo una terapia medica quindi, non solo una terapia chirurgica o una terapia di tipo psicologico, ma anche banalmente cose che possono far vivere la serenità quotidiana delle donne che naturalmente in un percorso di carcinoma mammario, sono particolarmente impegnate”.
La dottoressa Simona Giovannelli responsabile del Cord dedicato all’accoglienza e alla presa in cura del paziente, sottolinea l’importanza di un progetto simile: “Ovviamente questo è un’iniziativa importante perché va ad attenzionare quello che è uno stile di di vita, l’alimentazione e un aspetto fondamentale per il percorso di follow-up del tumore della mammella”.
In una squadra multidisciplinare molta importanza ha l’aspetto psicologico, curato dalla dottoressa Lucia Da Valle: “Oggi (23 settembre) vi presento, insieme ai miei colleghi, il progetto ‘Cucinare con Cura’, che mette proprio al centro la dimensione della donna, del prendersi cura, anche degli aspetti correlati al percorso terapeutico. Ha come obiettivi principali, un corretto stile di vita nutrizionale e anche la convivialità. Lo stare insieme è come un momento importante per vincere l’isolamento, che sappiamo essere una delle dimensioni che vanno contrastate, durante il percorso di terapia di una donna che affronta il tumore alla mannella”.
Sostegno e rete del territorio
L’iniziativa è stata resa possibile grazie al contributo e al supporto fondamentale di alcuni partner. All’incontro di oggi (23 settembre) sono intervenute in particolare Franca Cecchini per lo Spi Cgil e Maria Fortini per la Sezione Soci Lucca Coop Fi. Un sentito ringraziamento è stato espresso anche nei confronti di Francesca Fazzi (Maria Pacini Fazzi Editore), Wanda Baldassarri di Amoena e Cemon per il loro prezioso contributo. Uno speciale ringraziamento è andato anche agli organizzatori dell’accoglienza e degli spazi, rappresentati da Elisa e Elena per Luccahostel – Ristogest e InPasti.
Dai principi scientifici ai fornelli: la struttura del corso
Il progetto Cucinare con cura si sviluppa in 4 incontri di gruppo che si svolgeranno tutti all’Ostello San Frediano nelle cucine gestite da InPasti. Il 1° ottobre si parlerà della colazione, l’8 ottobre del pranzo, il 15 ottobre della cena e il 22 ottobre degli spuntini spezza fame e di ricette di dolci. Questo fornirà alle pazienti che lo frequentano un quadro completo di come affrontare il problema nutrizionale durante una terapia oncologica.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
57.8/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Tumore al seno in situ, il linfonodo si «prenota»: biopsia evitata in quasi 4 casi su 5 Mondosanità
Il carcinoma duttale in situ pone una domanda concreta alla chirurgia: è necessario togliere un linfonodo quando non sappiamo ancora se vi sia una malattia invasiva? Un gruppo guidato dal Seoul National University Hospital propone di rinviare questa decisione, senza perdere la possibilità di intervenire in seguito. È una prospettiva importante, ma occorre distinguere subito una possibilità tecnica da una strategia di cui sia già dimostrata la sicurezza oncologica.
Il carcinoma duttale in situ, o DCIS, è confinato nei dotti della mammella: se la diagnosi resta questa, cercare cellule tumorali nei linfonodi ha un’utilità molto limitata. La biopsia eseguita prima dell’intervento, tuttavia, esamina soltanto una parte della lesione; l’analisi completa della mammella può rivelare un focolaio invasivo non individuato in precedenza. Ecco perché le linee guida ASCO consentono, nelle donne sottoposte a mastectomia per DCIS, di eseguire nello stesso intervento la biopsia del linfonodo sentinella, il primo linfonodo raggiunto dal drenaggio linfatico della mammella. Dopo la mastectomia, identificarlo correttamente può diventare più difficile.
Come conservare, allora, la possibilità di esaminarlo senza rimuoverlo per precauzione? Nello studio prospettico pubblicato su Breast Cancer Research, i chirurghi hanno individuato durante la mastectomia il linfonodo sentinella e lo hanno contrassegnato con una sutura e una clip, lasciandolo in sede. Le partecipanti erano 75 donne, con 78 lesioni di DCIS. La biopsia del linfonodo sentinella è stata evitata in 62 delle 78 lesioni, pari al 79,5%; in cinque casi la presenza di linfonodi palpabili ha invece richiesto la biopsia già al primo intervento.
Il passaggio decisivo viene dopo. L’esame definitivo ha rilevato un carcinoma invasivo in 17 pazienti e 11 di loro sono state sottoposte a biopsia differita, dopo un intervallo mediano di 26 giorni. Nelle prime due procedure il linfonodo marcato non è stato identificato: la sutura inizialmente utilizzata era assorbibile e poteva non essere più riconoscibile. Modificata la tecnica, con una sutura a lento riassorbimento e clip medie in titanio, i chirurghi hanno ritrovato e rimosso il linfonodo in tutte le nove procedure successive. Il risultato mostra quanto conti un dettaglio operativo; non autorizza, da solo, a considerare risolto il problema.
Del resto, rinviare la biopsia non è un’idea priva di precedenti. Nello studio multicentrico SentiNot, pubblicato nel 2023, l’impiego di nanoparticelle di ossido di ferro aveva consentito di evitarla nell’immediato nel 78,7% delle partecipanti con diagnosi preoperatoria di DCIS. Il nuovo lavoro utilizza invece materiali chirurgici comuni. Ciò non toglie che si tratti di uno studio piccolo, non randomizzato e concepito per verificare la fattibilità: le biopsie differite sono appena 11 e non vi sono dati che dimostrino differenze nelle recidive o nella sopravvivenza. Va anche segnalato che due autori sono cofondatori e membri del consiglio di amministrazione di DCGen; lo studio dichiara di non aver ricevuto finanziamenti.
La direzione indicata dallo studio è chiara, mentre la conferma clinica resta necessaria: non eliminare un esame utile, ma provare a riservarlo alle pazienti nelle quali l’istologia definitiva ne indica realmente la necessità. Perché una chirurgia più misurata sia anche una chirurgia affidabile, servono tecniche riproducibili e verifiche più ampie. La prudenza non è un freno al progresso: è la condizione per trasferirlo, con responsabilità, nella cura delle persone.
⸻
Kang E, Lee C, Lee MJ, et al. Feasibility of delaying sentinel node biopsy in ductal carcinoma in situ patients undergoing mastectomy: a prospective trial. Breast Cancer Research. 23 settembre 2026. doi: 10.1186/s13058-026-02395-5.
Link alla pubblicazione
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
50.0/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
Criteri Critici
Tumori pediatrici, disponibili in italiano i nuovi standard europei di cura Doctor33
Sono disponibili anche in italiano gli European Standards of Care for Children and Adolescents with Cancer, gli standard europei per l'assistenza ai bambini e agli adolescenti con tumore. Il documento, aggiornato rispetto all'edizione del 2008, è stato elaborato dalla European Society for Paediatric Oncology Europe (SIOPE) e da Childhood Cancer International – Europe (CCI-E) con l'obiettivo di contribuire a ridurre le disparità nelle cure e garantire standard assistenziali comuni ai giovani pazienti oncologici nei diversi Paesi europei.
La traduzione italiana è stata curata dalla Federazione italiana associazioni genitori e guariti oncoematologia pediatrica (Fiagop) con la supervisione dell'Associazione italiana di ematologia e oncologia pediatrica (Aieop). Fiagop e Aieop ne hanno avviato la diffusione nelle strutture oncologiche italiane in occasione del Settembre d'Oro, la campagna annuale di sensibilizzazione sul cancro pediatrico.
Il documento è articolato in undici capitoli per un totale di 130 pagine ed è stato realizzato con il contributo di oncologi pediatrici, giovani professionisti e rappresentanti dei pazienti. Gli standard riguardano tutte le fasi del percorso oncologico, dalla diagnosi al trattamento, fino alla sopravvivenza, alle cure palliative e alla collaborazione transfrontaliera.
Sette gli ambiti principali individuati. Il primo riguarda l'organizzazione dei reparti e la presenza di gruppi multidisciplinari che comprendano oncologi pediatrici certificati, infermieri specializzati, chirurghi, radioterapisti, psicologi e assistenti sociali. Un secondo ambito interessa la somministrazione dei trattamenti e l'accesso all'innovazione, con l'indicazione di un accesso equo ai farmaci e alle terapie di nuova generazione.
Gli standard affrontano inoltre le cure di supporto e la gestione dei sintomi, compresa la terapia del dolore, il supporto psicosociale e la riabilitazione con programmi fisioterapici e cognitivi. Le cure palliative pediatriche sono previste fin dalle fasi precoci della malattia e non soltanto nella fase terminale. Altri punti riguardano il follow-up a lungo termine, la transizione guidata dalle cure pediatriche a quelle dell'età adulta e il ruolo delle associazioni dei genitori e dei pazienti.
«La diffusione anche in Italia dei nuovi standard europei di cura per bambini e adolescenti affetti da tumore rappresenta uno strumento prezioso non solo per orientare la pratica clinica e ospedaliera nel settore dell'oncologia pediatrica, ma anche per contribuire a ridurre al minimo le disuguaglianze nell'assistenza sanitaria in tutta Europa», afferma Sergio Aglietti, presidente Fiagop.
Aieop ha inoltre predisposto una checklist dedicata ai propri centri. Lo strumento raccoglie e verifica gli elementi indicati come essenziali per una presa in carico di qualità, dalle competenze multidisciplinari ai servizi fino ai requisiti tecnici e organizzativi.
«È un lavoro che facciamo al fianco di Fiagop con un obiettivo chiaro: prenderci cura sempre meglio e accompagnare sempre di più», afferma Angela Mastronuzzi, presidente Aieop. «Perché curare un bambino o un adolescente significa occuparsi della sua intera vita: del tempo della terapia e del tempo lungo del dopo, della scuola, delle relazioni, del suo diventare grande».
La diffusione della versione italiana si inserisce nel Settembre d'Oro 2026, che vedrà Fiagop e le 33 associazioni aderenti impegnate dal 21 al 28 settembre. Tra le iniziative previste figurano l'illuminazione in colore dorato di monumenti e luoghi simbolici e il progetto “Ti voglio una sacca di bene”, dedicato alla promozione della donazione di sangue a favore dei giovani pazienti oncologici.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
55.2/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
Criteri Critici
Cucinare con Cura, a Lucca la scuola di cucina per le pazienti oncologiche NoiTV
LUCCA - Quattro incontri, dal 1° al 22 ottobre, per imparare a gestire l’alimentazione durante e dopo le terapie per il tumore al seno. Il progetto dell’Asl Toscana Nord Ovest si svolgerà al ristorante Inpasti di Lucca Hostel, con il supporto di specialisti e chef
La cucina come spazio di cura, condivisione e consapevolezza. È questo il senso di “Cucinare con Cura – Scuola di cucina durante la terapia oncologica”, promosso a Lucca da Asl Toscana Nord Ovest.
L’obiettivo è offrire strumenti concreti per affrontare l’alimentazione durante e dopo le terapie: dalla scelta degli ingredienti alla corretta composizione dei pasti, fino alle tecniche di preparazione e cottura. Un aiuto pratico anche per gestire alcune difficoltà legate ai trattamenti, come stanchezza, alterazioni del gusto o aumento di peso associato alle terapie ormonali.
Il programma prevede quattro incontri settimanali, in calendario il primo, l’8, il 15 e il 22 ottobre, alle 17.30. Le lezioni affronteranno un pasto alla volta: la colazione, il pranzo, la cena, gli spuntini spezza-fame e le ricette dolci. Le partecipanti riceveranno inoltre materiale informativo e un ricettario con ingredienti, preparazioni e indicazioni nutrizionali. Gli incontri si svolgeranno al ristorante Inpasti, all’interno di Lucca Hostel, in via della Cavallerizza.
L’iniziativa nasce dalla sinergia tra le strutture sanitarie dell’Azienda USL Toscana nord ovest (UOD Chirurgia oncologica e ricostruttiva della mammella, UOC Psicologia di continuità ospedale-territorio, Gruppo multidisciplinare oncologico mammella, Ambulatorio medicine integrate e U.F. Cure primarie – Ambito territoriale di Lucca) e l’associazione La Città delle Donne ODV, con il fondamentale supporto di realtà imprenditoriali e associative del territorio.
Un approccio integrato per la qualità di vita
La diagnosi e i trattamenti oncologici comportano spesso disagi fisici ed emotivi e impattano notevolmente sulla qualità di vita delle pazienti. L’alimentazione – unita allo stile di vita e all’attività fisica – rappresenta un pilastro essenziale nella prevenzione, nel supporto terapeutico e nella riduzione dello stato infiammatorio.
“Il nostro obiettivo è sostenere le pazienti oncologiche attraverso una presa in carico globale, garantendo loro non solo le migliori cure mediche e chirurgiche, ma anche strumenti pratici e scientificamente validi per gestire l’alimentazione quotidiana e contrastare gli effetti collaterali dei trattamenti”, è stato sottolineato nel corso della conferenza stampa dai rappresentanti dell’Asl Toscana nord ovest, tra cui Aroldo Marconi (direttore Breast Unit), Simona Giovannelli (oncologa e responsabile CORD), Patrizia Fistesmaire (direttrice Psicologia continuità ospedale-territorio), Laura Crespin (Cure primarie – Zona distretto) e Lucia Da Valle (psicologa), che ha illustrato le linee guida e le finalità del progetto insieme alla biologa nutrizionista Francesca Milani, che è entrata più nel dettaglio sulle modalità del corso e la preparazione dei piatti insieme anche a Elena Mondini di InPasti.
Il messaggio trasmesso dagli operatori sanitati è stato ribadito con forza da Emanuela Bianchi, presidente dell’associazione La Città delle Donne ODV, da anni attiva sul territorio per la sensibilizzazione e il sostegno alle donne con patologie oncologiche.
Sostegno e rete del territorio
L’iniziativa è stata resa possibile grazie al contributo e al supporto fondamentale di alcuni partner. All’incontro di oggi (23 settembre) sono intervenute in particolare Franca Cecchini per lo SPI CGIL e Maria Fortini per la Sezione Soci Lucca Coop FI. Un sentito ringraziamento è stato espresso anche nei confronti di Francesca Fazzi (Maria Pacini Fazzi Editore), Wanda Baldassarri di Amoena e Cemon per il loro prezioso contributo.
Uno speciale ringraziamento è andato anche agli organizzatori dell’accoglienza e degli spazi, rappresentati durante la conferenza da Elisa e Elena per Luccahostel – Ristogest e InPasti.
Dai principi scientifici ai fornelli: la struttura del corso
Il corso pilota, rivolto a circa 20-25 pazienti inserite nel percorso di cura della Breast Unit, si articolerà in 4 appuntamenti settimanali a partire dal 1° ottobre 2026 (con orario 17:30 – 19:30) all’interno del Ristorante InPasti al Luccahostel:
1° ottobre (ore 17:30): la colazione
8 ottobre (ore 17:30): il pranzo
15 ottobre (ore 17:30): la cena
22 ottobre (ore 17:30): gli spuntini spezza-fame e le ricette dolci.
Nel corso di ogni incontro è prevista un’introduzione clinica e nutrizionale a cura della biologa nutrizionista Francesca Milani (specialista in Scienza dell’alimentazione), seguita dalla preparazione dei piatti e dalla spiegazione delle tecniche di cottura conservative mostrate dallo chef Samuele Cosentino. Al termine di ciascun modulo, le partecipanti potranno assaggiare i piatti preparati e riceveranno un fascicolo informativo contenente le dispense teoriche e il ricettario completo.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO4
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
64.4/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Tumore testa-collo, i sintomi da non ignorare per 3 settimane Pazienti.it
Una raucedine che non passa, un dolore alla gola che continua senza una spiegazione evidente o una difficoltà persistente nel deglutire sono disturbi molto comuni e, nella maggior parte dei casi, possono essere legati a condizioni benigne. Quando però uno di questi sintomi rimane presente per tre settimane consecutive, è opportuno non trascurarlo e confrontarsi con il proprio medico.
È il messaggio al centro della Make Sense Campaign 2026, la campagna europea di sensibilizzazione sui tumori della testa e del collo che in Italia viene promossa dall’Associazione Italiana di Oncologia Cervico-Cefalica (AIOCC). L'iniziativa, in programma dal 21 al 26 settembre, punta soprattutto a migliorare la conoscenza dei primi segnali della malattia e ad aumentare le possibilità di arrivare a una diagnosi nelle fasi iniziali.
In Italia vengono diagnosticati ogni anno circa 9 mila nuovi casi di tumore testa-collo. Uno dei problemi è che molti sintomi possono essere facilmente confusi con malanni stagionali o altre condizioni molto più frequenti, con il rischio di rimandare gli accertamenti.
Tumori testa-collo, circa 9 mila diagnosi ogni anno
Con l'espressione tumori testa-collo si fa riferimento a un gruppo di neoplasie che interessano differenti strutture dell'area cervico-cefalica. Secondo i dati richiamati da AIOCC, rappresentano complessivamente il settimo tumore più diffuso in Europa, mentre in Italia le diagnosi sono circa 9 mila ogni anno.
La difficoltà principale non è necessariamente riconoscere un sintomo particolarmente insolito. Spesso avviene il contrario: i primi disturbi possono sembrare estremamente comuni. Raucedine, mal di gola o naso chiuso, per esempio, sono manifestazioni che possono comparire anche durante un'infezione respiratoria e che normalmente non fanno pensare a una patologia oncologica.
Potrebbe interessarti anche:
Proprio per questo gli specialisti invitano a considerare soprattutto la persistenza del sintomo nel tempo. Un disturbo isolato e di breve durata non ha lo stesso significato di un problema che continua senza migliorare per settimane.
La regola delle tre settimane: quando parlarne con il medico
AIOCC propone una regola semplice da ricordare: “1 per 3”. Se almeno uno dei possibili sintomi della malattia rimane presente continuativamente per tre settimane, è indicato rivolgersi al medico per una valutazione.
Questo criterio non significa che un sintomo persistente corrisponda automaticamente a un tumore. Serve piuttosto a individuare quelle situazioni nelle quali può essere utile approfondire, evitando che un eventuale problema venga trascurato troppo a lungo.
Tra i segnali indicati dagli specialisti rientrano dolore alla lingua, ulcere della bocca che non guariscono, macchie rosse o bianche nel cavo orale, dolore alla gola e raucedine persistente. A questi possono aggiungersi dolore o difficoltà durante la deglutizione, gonfiore nella zona del collo, ostruzione persistente di una sola narice e perdita di sangue dal naso.
Sono tutti sintomi che possono comparire anche in condizioni non oncologiche. La loro presenza, quindi, non deve generare automaticamente allarme. A cambiare il quadro è soprattutto il fatto che il problema continui per almeno tre settimane senza risolversi.
Perché riconoscere presto la malattia fa la differenza
La diagnosi precoce assume un ruolo particolarmente importante nei tumori della testa e del collo. Secondo AIOCC, quando la neoplasia viene riconosciuta nelle fasi iniziali, il tasso di sopravvivenza può raggiungere l'80-90%. È per questo che le campagne di sensibilizzazione insistono tanto sulla conoscenza dei primi sintomi e sui tempi con cui rivolgersi a un professionista sanitario.
Il problema è che alcune manifestazioni possono diventare facilmente parte della quotidianità. Una voce più roca del solito, per esempio, può essere attribuita al lavoro, al fumo, a una recente infezione o a un uso intenso della voce. Allo stesso modo, una sensazione fastidiosa in gola può essere interpretata come un disturbo passeggero.
Se però il sintomo non si risolve, aspettare ulteriormente può ritardare il percorso diagnostico. La regola delle tre settimane nasce proprio per fornire un riferimento temporale semplice, senza invitare a sottoporsi ad accertamenti per ogni disturbo occasionale.
Raucedine e difficoltà a deglutire tra i segnali da osservare
Tra i sintomi richiamati dalla campagna c'è la raucedine persistente, soprattutto quando non tende a migliorare. Il cambiamento della voce può dipendere da numerose condizioni, ma una persistenza prolungata merita una valutazione.
Lo stesso vale per dolore e difficoltà nella deglutizione. Anche in questo caso possono esserci molte spiegazioni differenti, da infiammazioni a disturbi gastroesofagei, ma la continuità del problema nel tempo rappresenta il principale elemento da non ignorare.
Un altro segnale riguarda la presenza di gonfiore al collo. Noduli o tumefazioni possono avere diverse origini e non sono necessariamente di natura oncologica, ma una massa persistente deve essere sottoposta a controllo medico.
Anche alcuni cambiamenti all'interno della bocca meritano attenzione. In particolare vengono citate ulcere che non guariscono e macchie rosse o bianche persistenti, insieme al dolore localizzato sulla lingua.
Anche un sintomo persistente da un solo lato può meritare attenzione
La campagna comprende tra i possibili segnali anche disturbi che interessano il naso.
Un'ostruzione nasale persistente presente soprattutto da un lato, così come episodi di sanguinamento nasale che continuano nel tempo, rientrano tra le manifestazioni per le quali viene suggerita una valutazione se non scompaiono entro tre settimane.
Anche qui non esiste un rapporto automatico tra sintomo e tumore. Un naso chiuso può dipendere da allergie, infezioni, anomalie anatomiche e numerose altre condizioni.
La raccomandazione è quindi quella di non utilizzare il singolo sintomo per arrivare a conclusioni autonome, ma di osservare quanto dura e come evolve, lasciando al medico il compito di stabilire se siano necessari ulteriori accertamenti.
Oltre 180 centri partecipano alle giornate di diagnosi precoce
Alla sensibilizzazione si affianca anche un'attività concreta sul territorio.
In occasione della Make Sense Campaign 2026, oltre 180 centri pubblici e privati italiani hanno aderito alle giornate dedicate alla diagnosi precoce, previste fino al 26 settembre.
Le strutture coinvolte mettono a disposizione iniziative e controlli con modalità differenti, nell'obiettivo di avvicinare la popolazione alla prevenzione e aumentare la conoscenza dei tumori cervico-cefalici.
La campagna prova quindi a intervenire su uno dei principali problemi di queste neoplasie: la tendenza a riconoscere troppo tardi sintomi che, soprattutto all'inizio, possono apparire poco specifici.
Un sintomo comune non significa necessariamente tumore
Il messaggio più importante resta quello di evitare due errori opposti.
Da una parte, non bisogna ignorare per settimane un sintomo persistente pensando che sia necessariamente un semplice malanno stagionale. Dall'altra, la comparsa di raucedine, mal di gola, difficoltà a deglutire o naso chiuso non significa automaticamente avere un tumore.
La regola delle tre settimane serve proprio a trovare un punto di equilibrio: osservare l'evoluzione del disturbo e, se non scompare, chiedere una valutazione medica.
Nei tumori della testa e del collo, arrivare prima alla diagnosi può incidere in maniera importante sulle possibilità terapeutiche e sugli esiti della malattia. Per questo un segnale apparentemente banale che continua per tre settimane non dovrebbe essere semplicemente ignorato.
Fonte:
Make Sense Campaign - Signs & Symptoms
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?5
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO5
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?3
73.3/100
Punteggio Totale
A
Valutazione
✅
Criteri Critici
Tumore al seno, le pazienti giovani hanno meno probabilità di gravidanza. Servono ricerche «su misura» per le under 40 Corriere della Sera
di Redazione Salute
In Italia ogni anno oltre tremila casi in donne con meno di 40 anni. Preservare la fertilità femminile è un’esigenza sempre più frequente
In Italia sempre più giovani donne sono colpite dal tumore del seno. Ogni anno sono oltre tremila le under 40 che si ammalano e tra il 2008 e il 2016 l’incremento del tasso d’incidenza, fra queste pazienti, è stato dell’1,6% l’anno. Ciò rende necessario identificare strategie di cura in grado di proteggere le ovaie dalle tossicità della chemioterapia e consentire la maternità dopo il cancro. Infatti queste donne per colpa della malattia hanno, rispetto al resto della popolazione, una probabilità inferiore del 35% di diventare madri. Un tema oggi al centro della ricerca scientifica e promosso per la prima volta nel nostro Paese oltre 20 anni fa, dal GIM-Gruppo Italiano Mammella. Lo hanno sottolineato gli specialisti riuniti nei giorni scorsi a Genova per la riunione annuale del consorzio che dal 2001 coordina nel nostro Paese la ricerca indipendente sul cancro del seno e che celebra i primi 25 anni di attività del Gruppo.
La vita dopo il tumore «La crescita delle neoplasie mammarie “giovanili” è un dato accertato e che ha determinato profonde modifiche alla pratica clinica - sottolinea Lucia Del Mastro, responsabile scientifico dell’evento, ordinario e direttore della Clinica di Oncologia medica dell’IRCCS San Martino, Università di Genova -. Sono donne che presentano esigenze diverse rispetto a quelle con età maggiore. Per questo la ricerca deve essere sempre più "su misura" delle giovani adulte. Come GIM abbiamo avuto lungimiranza e siamo stati i primi in Italia ad avviare studi interamente dedicati alle under 40. Il valore del Gruppo è avere trasformato quesiti nati nella pratica clinica in studi in grado di produrre risposte solide, spesso anticipando bisogni che sarebbero diventati centrali molti anni dopo. In questi 25 anni abbiamo contribuito a capire come curare meglio, quali componenti della terapia possano essere evitate senza perdere efficacia, per quanto tempo sia utile proseguire un trattamento e come ridurne le conseguenze sulla vita futura. Lo studio PROMISE-GIM6, coordinato a Genova, ha dimostrato che mettere temporaneamente a riposo le ovaie durante la chemioterapia riduce il rischio di menopausa precoce e aumenta la probabilità di recupero della funzione ovarica. È un esempio concreto di ricerca che non guarda soltanto alla guarigione, ma alla vita dopo il tumore».
Cure sempre più personalizzate «Il San Martino ha avuto un ruolo centrale nel coordinamento di numerosi studi del GIM, mettendo in rete competenze e centri di tutta Italia - afferma Monica Calamai, direttrice generale dell’Azienda Ospedaliera Metropolitana di Genova -. Questo anniversario testimonia quanto l’integrazione tra assistenza, ricerca e formazione possa generare innovazioni capaci di incidere concretamente sulla cura delle persone. Il carcinoma mammario rappresenta per l’Azienda Ospedaliera Metropolitana di Genova un’area di impegno prioritario: continueremo a investire in percorsi multidisciplinari, accesso alle sperimentazioni cliniche e ricerca, affinché ogni paziente possa ricevere cure sempre più personalizzate e di qualità».
Chemioterapia dose-dense Tra gli studi che hanno segnato la storia del Gruppo figura anche il GIM2, che ha dimostrato la maggiore efficacia della chemioterapia dose-dense, somministrata a intervalli più ravvicinati, rispetto alla schedula standard nelle pazienti con carcinoma mammario iniziale ad alto rischio. Lo stesso studio ha mostrato che l’aggiunta del 5-fluorouracile può essere omessa senza compromettere l’efficacia, evitando una componente non necessaria del trattamento. Lo studio GIM4 ha invece contribuito a definire il beneficio del prolungamento della terapia ormonale adiuvante oltre i cinque anni in donne in post-menopausa selezionate, migliorando la sopravvivenza libera da malattia e la sopravvivenza globale. «Nell’ultimo quarto di secolo il trattamento del carcinoma mammario è cambiato radicalmente - sostiene Fabio Puglisi, professore ordinario di Oncologia medica all’Università di Udine e direttore del Dipartimento di Oncologia medica del CRO di Aviano -. Diagnosi sempre più precise dal punto di vista della caratterizzazione biologica consentono oggi di personalizzare le terapie e, in molti casi, di ridurre il ricorso alla chemioterapia; immunoterapia, farmaci a bersaglio molecolare e nuove terapie endocrine hanno ampliato le possibilità di cura. In questo progresso, gruppi cooperativi come il GIM hanno una funzione essenziale: permettono di realizzare studi indipendenti su quesiti clinici che incidono direttamente sulle scelte quotidiane».
Sostenere la ricerca indipendente Negli ultimi anni l’attività del GIM si è estesa con forza anche al carcinoma mammario metastatico. Il Gruppo ha costruito il più ampio Registro italiano dedicato alla malattia avanzata, con oltre cinquemila casi inseriti: un patrimonio di dati che consente di studiare l’efficacia e la sicurezza dei trattamenti nella popolazione reale, al di fuori dei criteri selettivi dei trial registrativi. «Le terapie innovative hanno migliorato in modo significativo la prognosi e, per molte pazienti, consentono di controllare a lungo la malattia metastatica - aggiunge Michelino De Laurentiis, direttore del Dipartimento di Oncologia mammaria e toraco-polmonare all’Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione Pascale di Napoli -. Il registro GIM ci permette di capire come queste cure funzionino nella pratica clinica, in popolazioni più ampie e diversificate. È una conoscenza indispensabile per trasferire l’innovazione nella vita reale e migliorare le decisioni terapeutiche». «Il GIM è una delle eccellenze della ricerca clinica indipendente italiana - conclude Francesco Perrone, presidente di Fondazione AIOM/Associazione Italiana Oncologia Medica -. I suoi studi hanno contribuito a cambiare la pratica clinica e le linee guida sul carcinoma mammario, dimostrando il valore di una rete nazionale capace di condividere competenze, dati e responsabilità. Di fronte all’aumento dei casi e alla crescente complessità delle cure, sostenere la ricerca indipendente significa rafforzare la qualità e la sostenibilità del servizio sanitario nazionale».
Scopri come funziona Hai un dubbio o un quesito medico?