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Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
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Dalle reti oncologiche alle nuove cure: la voce dei pazienti non può più aspettare Il Sole 24 ORE
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Per i circa 4 milioni di italiani che vivono dopo la diagnosi di tumore e per i 390mila che ne ricevono una nuova il rischio concreto è di trovarsi ancora in mano solo dei diritti sulla carta. Dopo anni di battaglie la voce dei pazienti è diventata protagonista nelle scelte di politica sanitaria e anzi dopo l'ultima legge di bilancio è stato introdotto un vero e proprio diritto dovere ad ascoltarla da parte sia del ministero della Salute che dell'Agenzia del farmaco in tutte le loro decisioni più importanti: dalle strategie programmatiche all'approvazione di nuove terapie per i malati di tumore. Peccato però che finora di quel diritto-dovere di coinvolgere le associazioni dei pazienti non c'è traccia - mancano i regolamenti e l'attivazione del Registro (il Ruas) - così come degli altri impegni presi dal ministero e dalle Regioni sempre su questo fronte che sono rimasti inattuati o applicati a macchia di leopardo tra rimpalli di competenze e l'assenza di decreti attuativi. Il risultato lo vivono i pazienti oncologici nel loro quotidiano: restano spesso barriere di accesso alle cure, diseguaglianze nei servizi e discriminazioni nei possibili benefici sociali di cui avrebbero diritto. A denunciarlo senza troppi giri di parole è il diciottesimo Rapporto sulla condizione assistenziale dei malati oncologici presentato a Roma il 14 maggio nell'ambito della XXI Giornata nazionale del malato oncologico promossa dalla Favo, la Federazione italiana delle associazioni di volontariato in oncologia che ne riunisce più di 200 con 25.000 volontari e 700mila iscritti in tutta Italia.
Il nostro Paese dal punto di vista normativo sul fronte dei diritti è una eccellenza: basti pensare a esempio all'approvazione della legge sull'oblio oncologico che tutela i guariti contro ogni discriminazione nell'accendere un mutuo o stipulare una assicurazione. Ma è nella realtà di tutti i giorni dei malati che si vedono le falle più grande: il caso forse più emblematico è quello del Piano Oncologico Nazionale 2023-2027 che a un anno dalla sua scadenza ancora non ha attivato la Cabina di regìa nazionale dove è previsto il coinvolgimento delle associazioni dei pazienti e che ha paralizzato finora le funzioni di monitoraggio e controllo rendendo impossibile verificare l'effettiva allocazione delle risorse (10 milioni l'anno). Analogamente, il Coordinamento generale delle Reti oncologiche è ancora in una situazione di stallo da almeno un paio d'anni. Nonostante la prima delibera approvata nel 2024, l'organismo non è ancora attivo e così il ministero della Salute si trova nell'impossibilità di conoscere lo stato reale delle Reti e di intervenire con incentivi o correttivi sulle carenze locali e la diffusione delle best practice. Non si tratta infatti di semplici adempimenti burocratici, perché capire lo stato di salute e la diffusione a livello regionale delle Reti oncologiche è un passaggio fondamentale per non far venire meno l'unico vero obiettivo di sistema: l'abbattimento delle disuguaglianze e la riduzione delle liste d'attesa. In queste reti i pazienti trovano i punti di accesso per decidere quale percorso seguire in caso di sospetta diagnosi, i centri dove fare visite ed esami e dove fare i trattamenti e il follow up. Con le associazioni che lì dove è stato possibile hanno disegnato insieme ai clinici i Pdta oncologici (i percorsi diagnostici e terapeutici) compreso il supporto nella gestione delle pratiche amministrative e delle tutele socio sanitarie e lavorative.
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Al momento secondo la fotografia scattata da Favo la situazione è fatta di profonde divergenze tra le Regioni: alcune hanno sviluppato modelli avanzati di coinvolgimento con tavoli permanenti procedure formalizzate e sistemi di valutazione partecipata; in altre realtà il coinvolgimento è anche presente ma legato alla sensibilità dei singoli clinici o alla capacità delle associazioni; infine in un nutrito drappello di Regioni la partecipazione è ancora limitata o non formalizzata, con scarsa trasparenza sui processi decisionali e una debole integrazione tra ospedale e territorio. “Una sequela di opere incompiute”, questa, che per Favo “non rappresenta un semplice intoppo tecnico, ma un ostacolo materiale che impedisce ai pazienti di beneficiare di una tutela effettiva”.
“È eticamente inaccettabile che atti sottoscritti ai massimi livelli istituzionali vengano svuotati da una macchina amministrativa incapace di dare seguito ai propri impegni”, ha detto Francesco De Lorenzo, presidente della Favo. “Il cancro non è solo una sfida clinica: ha un impatto sociale che coinvolge pazienti e caregiver - afferma Elisabetta Iannelli, segretaria della Favo -. Nonostante le tutele assicurate dal Servizio sanitario nazionale, la malattia genera tossicità finanziaria, che obbliga a scelte difficili. Risparmi familiari vengono spesso erosi per coprire i costi per la mobilità sanitaria forzata, per il ricorso alla sanità privata per visite, esami e accertamenti o per l'assistenza domiciliare non rimborsata”.
Elena Santarelli replica piccata a una hater: “Sì, invidio Chiara Ferragni perché non ha mai visto soffrire suo figlio per la radioterapia!” - Isa e Chia
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?2
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Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
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Elena Santarelli replica piccata a una hater: “Sì, invidio Chiara Ferragni perché non ha mai visto soffrire suo figlio per la radioterapia!” Isa e Chia
Di recenteElena Santarelliha risposto, piccata, alle critiche che le sono piovute addosso dopo la sua intervista aBelveun paio di settimane fa. La showgirl, sposata con l’ex calciatoreBernardo Corradie mamma di due bambini,GiacomoeGreta,è stata accusata di essere “invidiosa e cattiva” nei confronti diChiara Ferragni. Come ricordiamo, sollecitata daFrancesca Fagnani,Elenaaveva così commentato il pandoro gate: Sono molto delusa da lei e da tutte le persone che le sono state attorno. C’è tanta gente che operava con opacità. Sono incaz*ata nera, le sue scuse non me le bevo. Sei Chiara Ferragni con 22 milioni di follower, dovresti smuovere la ricerca e invece hai creato un danno. Argomenti, quelli della ricerca e della beneficenza, che stanno molto a cuore allaSantarelli, in quanto suo figlio all’età di 8 anni ha affrontato una lunga battaglia contro un tumore cerebrale. La replica diElena Santarelliagli hater: Sì, sono proprio invidiosa della signoraFerragni. Anzi qualcosa con affetto le invidio: non aver mai lasciato suo figlio sul letto di una sala operatoria per più di 13 ore. Eh sì, le invidio anche il fatto di non aver mai visto soffrire suo figlio per la radioterapia. Ah sì, le invidio anche di non avere mai dovuto sentire le urla di suo figlio. Ah sì, le invidio il fatto che la sera va a dormire con pensieri più leggeri dei miei. Ovviamente invidia sana signora Maria, che siamo a Forum? Se vuole, la prossima volta andiamo a Porta a Porta con laFerragnie la sua società, così facciamo un bel dibattito. Io non ho paura di nessuno, forse le è sfuggito qualche passaggio dell’intervista. Buona serata. Ha poi continuato: Ma quale gogna! Non ho mai detto nulla fino ad ora e ne potevo dire di cose. Se mi invitano e mi fanno una domanda, rispondo. Quindi stia calma! Ma è una parente della signoraFerragni? La prossima volta che vado in reparto mi fa compagnia? Così le apro le porte delle camere e si rende conto della mia inca*zatura. Mario Balotelli è tornato a sorridere. L’attaccante italiano, attualmente impegnato – per quanto riguarda il calcio – nella seconda divisione degli Emirati Arabi, è uscito allo scoperto con la sua nuova compagna: Angelica Moccia. A ufficializzare la relazione è stata una foto pubblicata su Instagram e poi ricondivisa dal calciatore. Uno scatto semplice, mano nella […] Di recente Belen Rodriguez avrebbe ammesso di aver avuto un flirt di una notte con un noto cantante più giovane di lei. Stando a un’indiscrezione trapelata di Gabriele Parpiglia, la showgirl argentina avrebbe confermato un rumor in voga un anno fa, ovvero una sua frequentazione con Olly, all’epoca reduce dalla vittoria Festival di Sanremo 2025. […] Negli anni Arisa, oltre a farsi apprezzare dal pubblico per via delle sue indiscutibili doti vocali e delle sue canzoni, già nella storia, ha saputo conquistare l’affetto dei fan anche per via della sua schiettezza e della sincerità con cui ha sempre raccontato gioie e dolori, momenti belli e difficoltà incontrate nella sua carriera. Nelle […] La principessa del Galles Kate Middleton è atterrata ieri a Parma per una missione speciale, dalla durata di tre giorni, che coinvolgerà le scuole del mondo. La visita rappresenta il primo passo di un “missione globale per la prima infanzia“, la principessa ha fondato nel 2021 il Centro per la Prima Infanzia della Royal Foundation che si […] Si è conclusa la storia d’amore tra Matilda De Angelis e Alessandro De Santis. L’attrice e il cantante dei Santi francesi erano legati da più di due anni ed erano usciti allo scoperto proprio durante la partecipazione al Festival di Sanremo 2024 quando I santi Francesi, il duo proveniente da X Factor composto da Alessandro De Santis e Mario Francese, […] Ormai da anni, Emma Marrone continua ad essere non solo una delle voci più ascoltate, ma anche una delle artiste più amate di sempre, grazie alla sua ironia e schiettezza che l’ha resa nel tempo “una ragazza del popolo”. Intervistata da Vanity Fair, Emma ha parlato non solo della sua carriera musicale, ma anche del […] Il rapporto tra Stefano De Martino e Belen Rodriguez è sempre più teso, già nelle ultime settimane si era parlato di forti discussioni a seguito di alcune dichiarazioni della modella argentina (ve ne abbiamo parlato QUI). Sulle pagine del settimanale Oggi Alberto Dandolo aveva affermato con certezza che il conduttore di Affari Tuoi si sarebbe infastidito dopo alcune dichiarazioni di Belen in merito al […] Nelle ultime ore Giulia De Lellis, l’ex storica corteggiatrice di Uomini e Donne e attuale influencer dai suoi profili social ha denunciato un fatto gravissimo che le starebbe accadendo e che andrebbe avanti dal 2023. Giulia ha asserito di essere vittima di stalking da allora, di attacchi continui perpetrati sia ai suoi danni che quelli […] Dopo essere stato uno dei protagonisti di Ballando con le Stelle, Alvise Rigo nell’ultimo periodo è tornato al centro del gossip per via dei flirt con Elisabetta Canalis e Shaila Gatta. Intervistato dal settimanale Chi, l’attore ha fatto chiarezza sulla sua situazione sentimentale attuale e ha parlato anche del rapporto con le due showgirl. A […]
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La diagnosi improvvisa di leucemia, i mesi in isolamento, la fede vissuta come compagna quotidiana e una trasformazione personale profonda. In Il cammino nel deserto, l’imprenditore Riccardo Braglia ripercorre il viaggio che ha cambiato per sempre il suo modo…
Da manager abituato a controllare tutto a paziente costretto all’isolamento di una stanza d’ospedale. L’imprenditore farmaceutico Riccardo Braglia racconta nel libro “Il cammino nel deserto - Dalla malattia alla rinascita, tra fede e leadership imprenditoriale” (Piemme) il percorso che ha cambiato radicalmente la sua vita, la diagnosi improvvisa di leucemia mieloide acuta arrivata nel dicembre 2021, la paura, il dolore, la fede e una nuova idea di leadership più umana e autentica. Presidente e CEO di Helsinn Healthcare, da oltre quarant’anni protagonista del settore farmaceutico internazionale, Braglia ha trasformato il diario scritto durante la malattia in un racconto intimo e profondamente spirituale. Un viaggio che parte dalla fragilità e arriva alla rinascita, attraversando quello che lui stesso definisce “un cammino nel deserto”.
Nel suo libro emerge molto chiaramente l’idea che spesso viviamo come se nulla potesse davvero colpirci. Anche lei, prima della malattia, si sentiva in qualche modo invincibile?
“Sì, assolutamente. Mi sentivo invincibile, pensavo di poter affrontare qualsiasi difficoltà. Viaggiavo continuamente, lavoravo senza sosta, ero sempre attivo tra l’azienda, i progetti, l’Africa, il volontariato. Non mi fermavo mai un attimo. Ero convinto che la malattia fosse qualcosa che riguardava gli altri, non me. Poi improvvisamente arriva questo choc. Io ero ricoverato per la rottura del tendine del quadricipite, quindi non avrei mai immaginato di ricevere una diagnosi di leucemia mieloide acuta. In un attimo il mio mondo è cambiato completamente. Da uomo super attivo e dinamico mi sono ritrovato fragile, vulnerabile, isolato in una stanza d’ospedale di tre metri per tre per mesi. Tutto cambia prospettiva”.
Che cosa ha pensato nel momento esatto della diagnosi?
“La prima reazione è stata molto razionale. Ho pensato, è successo a me, adesso devo affrontarlo come affronterei un problema aziendale. Dovevo capire come gestire la cura e trovare una soluzione. Conoscevo bene quella malattia perché avevo lavorato allo sviluppo di farmaci legati all’oncoematologia. Infatti sono stato io stesso a parlare con l’ematologa della terapia. Quella è stata la prima fase. Poi, subito dopo, è arrivata la parte emotiva, come lo dico a mia moglie? Come lo dico ai miei figli? La paura più grande era far soffrire le persone che amo. La prima notte in ospedale, invece, sono arrivate tutte le paure più profonde, non tanto quella della morte, perché la fede mi ha sempre aiutato, ma la paura della sofferenza, dell’idea di lasciare mia moglie, i miei figli, i miei nipoti, l’azienda. La paura di essere dimenticato”.
Nella sua scrittura la fede occupa uno spazio centrale. Era già una parte importante della sua vita oppure è diventata fondamentale dopo la malattia?
“La fede è sempre stata presente nella mia vita. È un dono che sento di avere da quando ero ragazzo. Ho sempre frequentato la parrocchia, fatto volontariato, lavorato accanto ai malati, sostenuto missioni cattoliche in Africa. Però durante la malattia tutto questo si è approfondito enormemente. Per me Gesù è diventato il compagno di quei sette mesi. È per questo che il libro si chiama Il cammino nel deserto: è stato un percorso spirituale oltre che fisico. Prima pregavo nel modo tradizionale, durante quel periodo invece parlavo continuamente con Gesù. Era il mio compagno di stanza. Dicevo anche ai miei familiari di chiamarmi solo la sera perché durante il giorno avevo ‘da fare’, proprio come se fossi in ufficio. Ma il mio lavoro era quel dialogo interiore”.
Ci sono stati alcuni episodi che hanno portato alla scoperta della malattia, che sembrano quasi dei segni. Lei li considera miracoli?
“Se uno è cristiano, sì, può chiamarli miracoli. Io li definisco anche ‘dioincidenze’. Sono caduto sulle scale della cappella che avevo costruito nel mio giardino. Poteva succedere ovunque, invece è successo lì. Poi ho deciso di non andare subito al pronto soccorso ma di aspettare il mio medico il giorno dopo. Proprio quel giorno lui operava in un altro ospedale che era anche centro oncologico, e lì mi hanno fatto subito gli esami del sangue scoprendo la leucemia in fase molto iniziale. Quindici giorni prima avevo fatto un check-up completo ed era tutto perfetto. Poi ci sono stati altri momenti. Una ragazza ricoverata accanto a me piangeva continuament,: era sola, aveva vent’anni ed era orfana di madre. In quel momento ho pensato che io non potevo lasciarmi andare perché avevo una famiglia, la fede, tante persone che mi amavano. E ancora, una lettera di Papa Francesco arrivata in uno dei momenti peggiori della terapia. Mi scrisse: ‘Caro Riccardo, so che stai male, pregherò per te, ma ricordati anche tu di pregare per me’. Ho pensato: se il Papa trova il tempo di pensare a me, allora io non posso mollare”.
Dopo questa esperienza è cambiato il suo rapporto con la morte?
“No, la morte non mi ha mai spaventato davvero. Né prima, né durante, né dopo la malattia. Per me la morte è un passaggio, non una fine. Questo grazie alla fede. Quello che spaventa è la sofferenza, il dolore fisico, il trapianto, gli effetti collaterali, il vomito, la pressione alta, il sentirsi male. Quelle sono paure umane. Ma la morte in sé non l’ho mai vissuta come un trauma. Credo che arriverà il momento in cui Dio dirà: ‘Ora è il tuo tempo’. E sarà semplicemente un passaggio”.
Ha mai provato un senso di rabbia verso la malattia?
“No, rabbia mai. Certo, mi sono chiesto: perché a me? Sono una persona che ha sempre lavorato, aiutato gli altri, fatto volontariato. È una domanda naturale. Ma mi sono dato subito una risposta, Dio sapeva che avrei avuto la forza di affrontare questo percorso. E ho pregato perché capitasse a me e non a mia moglie, ai miei figli o alle persone che amo. Non ho mai pensato ‘non doveva succedere a me’. L’ho accettato quasi subito”.
Colpisce il modo quasi positivo con cui lei racconta persino la chemioterapia.
“Perché ho scelto di vivere quel percorso come qualcosa che potesse trasformarmi. Il mio parroco mi disse: ‘Non so se guarirai, ma fai in modo che questa malattia diventi un cammino nel deserto per migliorare la tua spiritualità’. Quelle parole mi hanno cambiato. Io la chemioterapia l’ho chiamata ‘il mio flusso d’oro’. È stata devastante, ho avuto tutti gli effetti collaterali possibili, ma la vedevo come qualcosa che mi stava sì facendo soffrire, ma che allo stesso tempo mi stava dando luce e possibilità di guarigione”.
Lei era abituato a essere un leader. Ha mai avuto paura di mostrarsi fragile davanti agli altri?
“All’inizio sì. Ma poi la fragilità è diventata una forza. Io ero una persona che non chiedeva mai niente a nessuno. In ospedale, invece, avevo bisogno di tutto. Le infermiere sono diventate il mio punto di riferimento. Ho imparato a farmi aiutare. Nel libro parlo delle ‘cinque F’: famiglia, fede, fragilità, fiducia e forza. La fragilità mi ha insegnato a fidarmi degli altri e a capire che non si può affrontare tutto da soli”.
Lei scrive anche di una nuova idea di leadership. In cosa è cambiato concretamente il modo di gestire la sua azienda?
“Prima ero molto egocentrico nel lavoro. Tutto doveva passare da me. Controllavo ogni dettaglio, ero maniaco del controllo e della perfezione. Oggi ho capito che non sono indispensabile. Ho imparato a delegare, a fare un passo indietro, a lasciare spazio ai miei collaboratori e ai miei figli. Adesso penso molto di più al lungo termine, all’impatto umano dell’azienda, alle nuove generazioni, ai figli dei collaboratori, all’ecosistema che lasciamo dietro di noi. Credo che il mondo del lavoro abbia bisogno di diventare più umano, meno ossessionato dal risultato immediato”.
Come mai ha deciso di trasformare un diario così personale in un libro pubblico?
“All’inizio quel diario era solo per me. Scrivevo ogni giorno per aiutarmi psicologicamente e anche per lasciare qualcosa a mia moglie e ai miei figli nel caso non ce l’avessi fatta. Dopo il trapianto e la convalescenza l’ho lasciato da parte.
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Afas, Casa della prevenzione e la radioterapia che cura per guarire a Perugia Umbria7
PERUGIA – A.Fa.S. e Radioterapia Oncologica di Perugia, affiancati dal Comune di Perugia e associazione Nora – Noi per la radioterapia oncologica di Perugia, promuovono la campagna di informazione e prevenzione “A.Fa.S.: Casa della prevenzione, della salute e dell’ascolto. La radioterapia che cura per guarire”, un progetto dedicato alla diffusione di informazioni corrette e accessibili sui percorsi di cura e sui servizi della Radioterapia Oncologica.
L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra A.Fa.S. e la struttura di Radioterapia Oncologica di Perugia con l’obiettivo di rafforzare il rapporto tra ospedale, territorio e cittadini, valorizzando il ruolo delle farmacie come presidi di ascolto, prevenzione e accompagnamento. La campagna prevede, dopo una prima fase di formazione dei farmacisti, una serie di incontri gratuiti aperti ai cittadini che si svolgeranno direttamente nelle farmacie aderenti a partire dal mese di maggio. Il percorso formativo rivolto ai farmacisti è stato curato dalla professoressa Cynthia Aristei e dal professor Gianluca Ingrosso, con l’obiettivo di fornire strumenti e conoscenze utili a trasmettere informazioni corrette sui servizi della Radioterapia Oncologica e sul percorso terapeutico del paziente.
Gli incontri pubblici saranno aperti dagli interventi “L’oncologo radioterapista: chi è, come opera nell’approccio multi e interdisciplinare al paziente oncologico” con Cynthia Aristei e “Indicazioni terapeutiche della radioterapia” con Gianluca Ingrosso, previsti per il prossimo 25 maggio, dalle 17 alle 18 a Perugia nella sala aziendale Afas in via Pergolesi 121/C.
Seguiranno successivamente altri appuntamenti dedicati al “Ruolo della medicina di base e territoriale nella gestione del paziente oncologico sottoposto a trattamento radiante” e a “Come il farmacista può aiutare il paziente nel percorso di cura”, quest’ultimo con Raimondo Cerquiglini.
Attraverso questa iniziativa, A.Fa.S. e Radioterapia Oncologica di Perugia confermano l’impegno comune nella promozione della prevenzione, dell’informazione sanitaria e della vicinanza ai pazienti, favorendo una maggiore conoscenza delle opportunità terapeutiche e dei servizi presenti sul territorio.
La presentazione del progetto si è tenuta giovedì 14 maggio alla Sala della Vaccara, alla presenza di Costanza Spera (assessora alle Politiche Sociali del Comune di Perugia), Raimondo Cerquiglini (direttore generale Afas), Cynthia Aristei (primario della sezione Radioterapia oncologica Unipg), Francesco Grignani (direttore sezione Radioterapia oncologica Unipg), Riccardo Bogini (Simg Umbria), Paolo Rossi (presidente associazione Nora). «Siamo convinti – ha affermato l’assessora Spera – che anche attraverso il Comune e le farmacie comunali, una delle reti più ampie a livello nazionale, passi tantissimo di come raccontiamo il benessere e la salute della comunità e di conseguenza siamo convinti che dobbiamo dare tutti gli strumenti conoscitivi informativi alla cittadinanza per potersi orientare in quello che è il mondo della prevenzione e della salute. E nel caso di questo progetto abbiamo deciso di mettere insieme Afas e l’associazione per la radioterapia oncologica per avviare questo percorso di cui siamo fierissimi. Da una parte prevede la formazione dei farmacisti e quindi la possibilità anche per chi lavora all’interno delle nostre farmacie comunali di poter dare le giuste informazioni alle persone. Dall’altra, incontri rivolti proprio alla cittadinanza per fare informazione diretta, per rispondere a dubbi e perplessità. La radioterapia oncologica è un aspetto fondamentale dei percorsi terapeutici per le malattie oncologiche del nostro territorio e abbiamo qui un’eccellenza che ci invidiano in tutto il territorio nazionale ed europeo, quindi pensiamo che sia fondamentale valorizzarla».
Il direttore Cerquiglini, ricordando come la sindaca di Perugia Vittoria Ferdinandi abbia voluto connotare l’azienda come “casa dell’ascolto, della prevenzione e della salute”, ha dichiarato: «Abbiamo il dovere, ma anche il piacere, di portare alla cittadinanza messaggi di prevenzione, ma anche di informazione su quali servizi il territorio offre. E oggi, con i medici dell’oncologia, della Radiologia oncologica dell’ospedale di Perugia, dopo aver fatto una formazione ai nostri farmacisti a cura della professoressa Aristei e del dottor Ingrosso, iniziamo un percorso di incontro con la cittadinanza. La farmacia è infatti il primo presidio di prossimità, dove spesso il cittadino o il paziente accede, e il farmacista deve avere lo stesso linguaggio del medico specialista e del medico di medicina generale, affinché siano facilitati i percorsi di salute e benessere».
Per la professoressa Cynthia Aristei, «lo scopo degli incontri è quello di far conoscere ai cittadini quali sono le potenzialità della radioterapia oncologica, una disciplina essenziale, fondamentale nel trattamento di pazienti oncologici». «Ma purtroppo – ha aggiunto – ancora non vi è consapevolezza di questo aspetto perché molti ritengono che la radioterapia oncologica sia l’ultima possibilità terapeutica per un paziente oncologico. Invece riteniamo che sia fondamentale che il cittadino conosca come può essere utilizzata per esempio nelle fasi iniziali di malattia, anche come unica opzione terapeutica, pure in alternativa alla chirurgia con i pazienti operabili per consentire un miglioramento della qualità di vita».
Secondo Aristei un altro aspetto importante è quello di far superare la paura che molti ancora hanno del trattamento radiante: «In passato, quando non c’erano le apparecchiature attuali, degli effetti collaterali si sono manifestati, ma adesso siamo sempre più precisi nel depositare la dose nei volumi che dobbiamo irradiare risparmiando tutti i tessuti sani che li circondano e quindi il rischio di tossicità è significativamente ridotto. La popolazione non deve aver paura di approcciarsi a un trattamento che può dare sicuramente, come tutte le terapie, degli effetti collaterali che sono però molto, molto contenuti».
Anche i medici di medicina generale devono sapere indirizzare i pazienti e per questo nel progetto sono stati coinvolti anche loro. «Siamo contenti di far parte del progetto – ha commentato Riccardo Bogini, della società scientifica della medicina generale Simg Umbria – perché lo scopo del medico di medicina generale è quello di fare da porta d’ingresso al cittadino nei confronti del sistema sanitario nazionale. Siamo sempre aperti alla collaborazione con i colleghi specialisti, con le farmacie territoriali, a maggior ragione con le farmacie comunali, proprio per fare, in qualche modo, da garanti dei percorsi e anche per indirizzare il cittadino verso quelli che sono dei servizi meno conosciuti e che, soprattutto parlando di radioterapia, si portano dietro anche una brutta nomea perché sono sempre associati ai servizi oncologici». «Abbiamo aderito con entusiasmo – ha inoltre affermato il presidente Rossi dell’associazione Nora – alla sollecitazione che ci è venuta dall’amministrazione comunale e da Afas, perché uno dei nostri scopi è proprio quello di far comprendere che con la radioterapia si può guarire. Far conoscere e far superare le paure, perché oggi la radioterapia oncologica è diventata un mezzo di guarigione importantissimo. Mentre prima ci volevano anche 25-30 sedute terapiche, ora con 2-3 sedute di terapie, quindi con un’attività assolutamente non invasiva, si può ottenere la guarigione dal tumore. Si stanno facendo grandi passi in avanti».
Infine, il direttore Grignani ha sottolineato che le mission delle università sono ricerca, «come vediamo in questo caso con la ricerca tecnologica per radioterapia oncologica, che porta ad avere macchinari sempre più avanzati a Perugia»; la didattica «con la formazione di tecnici, medici e specialisti»; e la divulgazione «che aiuta a rendere noto a tutti i progressi fatti». «Il fatto che università, amministrazione comunale, Afas e associazioni siano insieme significa che c’è volontà di collaborare per il benessere delle persone e dei pazienti» ha concluso Grignani.
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“Mi avete salvato la vita”: guarisce dal tumore e dona mille euro alla Radioterapia di Savona La Stampa
Sette settimane di radioterapia quotidiana, tre cicli di chemioterapia, effetti collaterali pesanti e momenti di sconforto che rischiavano di comprometterne la guarigione. Eppure, a pochi mesi dalla fine delle cure, il responso dei medici è stato inequivocabile: nessuna traccia di malattia. Un esito che un pescatore savonese poco più che cinquantenne — iscritto alla Lega Navale Italiana — ha voluto celebrare con un gesto concreto di riconoscenza verso chi lo ha accompagnato in quel percorso.
La malattia
L'uomo era affetto da un tumore avanzato dell'orofaringe, una delle forme di cancro più impegnative da trattare, che ha richiesto la presa in carico da parte di un'équipe multidisciplinare dell'Ospedale San Paolo di Savona, struttura di ATS Liguria – Area Sociosanitaria Locale 2. Il trattamento, particolarmente aggressivo, ha combinato radioterapia e chemioterapia concomitante in un ciclo di sette settimane consecutive, integrato da un supporto continuo su più fronti: terapia antalgica, nutrizione clinica, assistenza domiciliare e un costante accompagnamento umano. Ai controlli effettuati nei tre mesi successivi alla fine delle cure, la malattia risultava scomparsa. Un risultato che il paziente ha attribuito non solo alla qualità clinica dei professionisti, ma anche all'attenzione ricevuta nelle fasi più difficili del percorso, quando la fatica fisica e lo sconforto psicologico rischiavano di farlo cedere.
Il gesto di gratitudine
Da questa esperienza è nato il desiderio del paziente di restituire simbolicamente quanto ricevuto. Attraverso una gara di pesca organizzata insieme alla Lega Navale Italiana, sono stati raccolti mille euro successivamente destinati ad ATS Liguria con indicazione specifica della Radioterapia quale destinataria della donazione. «Professionalità, umanità ed empatia: attenti non solo alla salute fisica, ma spesso anche al benessere emotivo». Sono le parole che il paziente ha scelto per descrivere l'équipe nella lettera di encomio inviata contestualmente alla donazione. Un gesto doppio — economico e simbolico — che racconta meglio di ogni statistica cosa significhi una medicina davvero integrata. La gara di pesca ha trasformato una passione di una vita in uno strumento di gratitudine collettiva. Un gesto che va oltre il valore economico della donazione — significativo ma non straordinario — e che nella sua semplicità dice qualcosa di importante sul rapporto tra pazienti e strutture sanitarie quando queste funzionano davvero.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?3
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
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48.1/100
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Criteri Critici
Innovazioni in pediatria: Car-T e screening predittivi per il futuro dei bambini V-news.it
L'81° Congresso italiano di pediatria a Padova si concentra sulle innovazioni nelle cure pediatriche, come le terapie Car-T e gli screening per diagnosi precoci, evidenziando i progressi nella salute dei bambini e le nuove sfide legate al contesto sociale e ambientale. Ampio spazio sarà dedicato all'intelligenza artificiale e a temi cruciali come malattie rare, vaccinazioni e salute mentale.
Congresso pediatri: “Da Car-T a screening predittivi, come cambia salute bimbi”
Innovazioni nelle Cure Pediatriche
(Adnkronos) – Le nuove frontiere delle cure sono al centro dell’81° Congresso italiano di pediatria (Sip), che si svolge a Padova dal 27 al 29 maggio. Tra i temi trattati, le Car-T nelle leucemie pediatriche, che mostrano remissioni complete fino all’80-90% dei casi e nuove applicazioni nelle malattie autoimmuni; gli screening per la diagnosi precoce di diabete tipo 1 e celiachia, che riducono il rischio di esordi gravi; i progressi nella lotta alla fibrosi cistica, che hanno aumentato l’aspettativa di vita da circa 25 a oltre 60-70 anni; e le innovazioni per la prevenzione della bronchiolite da virus respiratorio sinciziale (Rsv).
Prevenzione e Diagnosi Precoce
La ricerca oggi permette di prevedere il rischio di malattia, modificare il decorso delle patologie e creare cure personalizzate per ogni bambino, come informa la Società italiana di pediatria. Questa rivoluzione sta migliorando prognosi, qualità e aspettative di vita anche nelle condizioni pediatriche più complesse. Tuttavia, emergono nuove sfide, come l’impatto del digitale sull’infanzia, l’aumento dei disturbi alimentari, le fragilità psicologiche e gli effetti degli stili di vita e dei cambiamenti ambientali sulla salute dei bambini. La tre giorni di lavori congressuali prevede corsi pratici, letture magistrali e sessioni scientifiche per confrontare i pediatri italiani sulle principali sfide della salute infantile e adolescenziale.
Le Parole dei Professionisti
“La pediatria sta vivendo un cambiamento profondo – afferma Rino Agostiniani, presidente Sip – Abbiamo strumenti straordinari per prevenire, diagnosticare e curare malattie che in passato avevano prospettive diverse. Tuttavia, insieme ai progressi scientifici emergono nuove fragilità legate al contesto sociale e ambientale, che richiedono competenze cliniche e la capacità di interpretare i cambiamenti sociali. Il Congresso vuole offrire una visione integrata di questi cambiamenti e sottolineare il diritto dei bambini e degli adolescenti a crescere in salute.”
Focus su Intelligenza Artificiale
Ampio spazio sarà dedicato all’intelligenza artificiale in pediatria, con focus su diagnosi assistita, machine learning, governance ed etica dell’intelligenza artificiale. Si discuterà anche della sostenibilità del sistema sanitario, delle cure primarie e della riforma dell’organizzazione territoriale. Al centro del dibattito ci saranno malattie rare, vaccinazioni, infezioni respiratorie, dolore cronico e antibioticoresistenza, oltre ai temi della prevenzione dalla nascita alla salute cardiovascolare. Particolare attenzione sarà riservata ai nuovi scenari sociali e culturali, come le nuove forme di abuso, i bisogni dei bambini con fragilità complesse, i rischi del digitale e le questioni legate alle identità di genere.
Inaugurazione e Ospiti Internazionali
La Cerimonia inaugurale si terrà mercoledì 27 maggio alle ore 15.30 presso la Sala Mantegna del Padova Congress. Dopo i saluti delle istituzioni e la relazione del Presidente Sip, seguiranno le letture magistrali di Gianpiero Dalla Zuanna, Walter Ricciardi ed Ettore Prandini. Le Letture Magistrali proseguiranno anche il 28 e il 29 maggio con ospiti internazionali come Dante Carraro, Franco Locatelli e Umberto Simeoni, mentre Li Hong presenterà una lettura sulla nutrizione clinica pediatrica.
Salerno protagonista della ricerca sul tumore al polmone: scoperta una molecola che aiuta il sistema immunitario a distruggere il cancro - cilentoreporter.it
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
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Criteri Critici
Salerno protagonista della ricerca sul tumore al polmone: scoperta una molecola che aiuta il sistema immunitario a distruggere il cancro cilentoreporter.it
La ricerca italiana compie un importante passo avanti nella lotta contro il tumore al polmone, una delle principali cause di morte oncologica nel mondo. A guidare questa nuova frontiera scientifica c’è anche l’Università di Salerno, protagonista insieme all’Università degli Studi di Napoli Federico II e al Consiglio Nazionale delle Ricerche di Milano di uno studio che potrebbe aprire scenari innovativi nel campo dell’immunoterapia oncologica. Il gruppo di ricerca ha sviluppato una molecola ibrida chiamata “Co-3”, progettata per aiutare il sistema immunitario a riconoscere e distruggere le cellule tumorali. Una scoperta che punta a superare uno dei principali ostacoli nella cura del carcinoma polmonare: la capacità del tumore di nascondersi alle difese immunitarie dell’organismo.
Negli ultimi anni l’immunoterapia ha rivoluzionato il trattamento di molte forme tumorali, ma il tumore del polmone resta tra i più difficili da combattere. In molti pazienti, infatti, le cellule cancerose riescono a eludere il controllo immunitario e continuano a proliferare anche dopo le terapie. È proprio su questo meccanismo che si concentra la nuova ricerca italiana.
Come funziona la nuova molecola Co-3
La molecola sviluppata dai ricercatori unisce due azioni differenti in un’unica struttura chimica. Da un lato riesce a colpire la proteina PD-L1, utilizzata dalle cellule tumorali come “scudo” per bloccare l’attacco dei linfociti T; dall’altro attiva una risposta immunitaria più intensa attraverso il rilascio di specifici segnali cellulari.
PD-L1 è uno dei principali bersagli delle moderne immunoterapie. Quando questa proteina si lega ai recettori del sistema immunitario, spegne di fatto la risposta delle cellule difensive, consentendo al tumore di crescere indisturbato. La nuova molecola Co-3 riesce a interferire con questo processo e contemporaneamente rilascia un complesso a base di iridio che induce il rilascio dei cosiddetti DAMPs, segnali biologici che “avvisano” il sistema immunitario della presenza di cellule danneggiate o pericolose. In pratica, il tumore non viene soltanto colpito: viene anche reso più visibile alle difese immunitarie, che riescono così ad attaccarlo con maggiore efficacia.
Il contributo dell’Università di Salerno
Un ruolo centrale nello studio è stato svolto dal professor Francesco Sabbatino dell’Università di Salerno, che ha coordinato le attività onco-immunologiche del progetto. La ricerca nasce infatti da una forte collaborazione interdisciplinare tra esperti di farmacologia, chimica e oncologia molecolare. Alla progettazione del farmaco ha contribuito anche la professoressa Luciana Marinelli del Dipartimento di Farmacia della Federico II di Napoli, mentre la parte chimico-sintetica è stata sviluppata da Daniela Arosio dell’Istituto di Scienze e Tecnologie Chimiche “Giulio Natta” del CNR di Milano.
Il risultato conferma il ruolo sempre più importante della ricerca campana nel panorama scientifico nazionale e internazionale, soprattutto nel settore delle biotecnologie e delle terapie innovative contro il cancro.
Una nuova frontiera dell’immunoterapia
L’aspetto più innovativo dello studio riguarda il modo in cui la molecola agisce. Molte immunoterapie oggi disponibili cercano semplicemente di “sbloccare” il sistema immunitario, impedendo al tumore di spegnere le difese dell’organismo. Co-3, invece, compie un passo ulteriore: trasforma le cellule tumorali in bersagli più facilmente riconoscibili dal sistema immunitario.
I risultati ottenuti in laboratorio hanno mostrato una maggiore capacità delle cellule immunitarie di eliminare il tumore, con effetti limitati sulle cellule sane. Un dato particolarmente significativo, considerando che uno dei problemi più delicati delle terapie oncologiche tradizionali riguarda proprio gli effetti collaterali causati ai tessuti non malati. La ricerca è stata pubblicata su una rivista scientifica del circuito Science Partner Journal dell’American Association for the Advancement of Science, uno dei più autorevoli network internazionali dedicati alla divulgazione scientifica.
Il tumore al polmone resta una delle principali emergenze sanitarie
Il carcinoma polmonare continua a rappresentare una delle forme tumorali più aggressive e diffuse al mondo. Le forme non a piccole cellule, note come NSCLC, costituiscono circa l’85% dei casi e sono spesso caratterizzate da una forte capacità di adattamento ai trattamenti. Proprio per questo motivo la comunità scientifica internazionale sta investendo sempre di più nello sviluppo di terapie combinate, capaci di agire su più meccanismi biologici contemporaneamente. La molecola Co-3 si inserisce perfettamente in questa nuova strategia terapeutica, perché unisce azione farmacologica e stimolazione immunitaria in un’unica soluzione.
Le prospettive future
Sebbene i risultati siano ancora in fase preclinica, gli esperti parlano di una scoperta molto promettente. Saranno necessari ulteriori studi e future sperimentazioni cliniche per verificare l’efficacia della molecola nei pazienti, ma la strada aperta dalla ricerca italiana appare particolarmente interessante. L’obiettivo futuro sarà quello di sviluppare farmaci sempre più intelligenti, in grado non solo di colpire il tumore ma anche di “insegnare” al sistema immunitario a riconoscerlo e combatterlo in modo autonomo.
La collaborazione tra Università di Salerno, Federico II e CNR dimostra ancora una volta come la ricerca italiana possa contribuire in maniera concreta allo sviluppo di nuove cure contro il cancro, offrendo speranza a milioni di pazienti nel mondo.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?4
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?3
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO1
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Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
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A cena con Lando e Dino per sostenere i pazienti oncologici Cronache Maceratesi
Lando e Dino Una cena di beneficenza per stare accanto ai pazienti oncologici. Questo lo scopo dell’appuntamento di domani targato Amart (Associazione Macerata radio terapia). Il ritrovo è al Casolare dei Segreti di Treia. Lo scopo dell’associazione, da oltre venti anni è quello di affiancare i pazienti oncologici acquisendo strumentazioni, materiali, programmi che possano migliorare la qualità del trattamento di radioterapia, ponendo anche la massima attenzione a che gli stessi possano sentirsi sereni e accolti nel loro percorso di cura.La cena viene proposta come un’occasione per pazienti, personale sanitario e associati per trascorrere con la stessa serenità un momento di convivialità insieme. In questo caso anche in allegria, data la presenza tra noi di Lando e Dino che hanno voluto offrire all’Amart la loro simpatica comicità. Parteciperà anche Andrea Corsalini che farà da coordinatore per le domande che i presenti vorranno porre al personale sanitario del reparto e Luca Giarritta che allieterà la serata al pianoforte.
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Criteri Critici
Prevenzione tumore colon-retto: arriva il progetto in realtà virtuale con il “Colon VR” Il Mattino
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Una serie di esperienze immersive per entrare virtualmente nel corpo umano, osservarne i meccanismi biologici e comprendere l’impatto di comportamenti sani o a rischio, favorendo un apprendimento attivo e duraturo. Attraverso l’uso di visori, il progetto “Colon VR-Prevention Lab. Oltre lo schermo, dentro la vita” permette un viaggio nella realtà virtuale interattiva alla scoperta del microbiota e delle trasformazioni del colon.
Due i percorsi proposti: uno per gli studenti con focus sulla prevenzione primaria, alimentazione, attività fisica e stili di vita e uno per gli adulti che prosegue con la prevenzione secondaria con informazione, screening ed eventuale resezione di polipi che ha un grande impatto sul miglioramento di incidenza e mortalità della malattia.
Tumore colon retto, lo studio che parte da Napoli: “Il ‘tocco gentile’ riduce infiammazione e complicanze”
Il progetto, che è stato presentato in anteprima stamane in Regione Lombardia, in occasione degli ESGE Days, l’appuntamento annuale della European Society of Gastrointestinal Endoscopy, è ideato da SIED, Società Italiana di Endoscopia Digestiva e Osservatorio Metropolitano di Milano con l’obiettivo di migliorare, partendo dalla sensibilizzazione delle nuove generazioni, la prevenzione del tumore del colon-retto (KCR), uno dei big killer, tra i tumori con il più alto tasso di mortalità che in Italia fa registrare oltre 20mila nuovi decessi all’anno con un tasso altissimo vicino al 50% e con un incremento anche nei giovani.
Il progetto di realtà virtuale sarà messo a disposizione delle istituzioni affinché possano utilizzarlo nelle loro iniziative educative e culturali. Si tratta, dunque, di un progetto di prevenzione che integra educazione alla salute, innovazione tecnologica e promozione di stili di vita sani. L’iniziativa nasce dalla consapevolezza che molti fattori di rischio oncologico, come alimentazione scorretta, sedentarietà, abitudine al fumo o all’alcol, si sviluppano già in età adolescenziale, rendendo fondamentale un intervento precoce, efficace e coinvolgente.
«Regione Lombardia sta investendo con grande determinazione sul fronte della prevenzione, perché crediamo che informazione, educazione sanitaria e diagnosi precoce siano strumenti fondamentali per salvare vite umane e migliorare la qualità della vita dei cittadini - afferma il presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana - e iniziative innovative come “Colon VR-Prevention Lab” rappresentano un esempio concreto di come tecnologia e sensibilizzazione possano parlare in modo efficace soprattutto alle giovani generazioni, promuovendo corretti stili di vita e una maggiore adesione agli screening. Ringrazio SIED, Osservatorio Metropolitano di Milano, Fondazione Bambini Nel Cuore e tutti gli organizzatori per l’impegno e la qualità di un progetto che contribuisce a rafforzare la cultura della prevenzione sul nostro territorio».
«Ho scoperto di avere un tumore al colon dopo aver corso la maratona. Non ignorate questi sintomi»
«Il KCR è in realtà una delle neoplasie che meglio risponde alla politica degli screening (attraverso lo strumento della colonscopia) - sottolinea il presidente SIED, Giuseppe Galloro - con una riduzione dei nuovi casi tra il 21% e il 33% e della mortalità di circa il 35% all’anno. Le armi che abbiamo a disposizione per combattere questa malattia sono lo screening, appunto, e la prevenzione primaria. In Italia purtroppo c’è un grande problema di efficacia degli screening che non riguarda, però, soltanto l’efficacia del sistema sanitario perché gli inviti allo screening raggiungono ormai oltre il 90% della popolazione (secondo i più recenti dati dell’Osservatorio nazionale screening) ma riguarda soprattutto le scelte di adesioni dei cittadini (in Italia ferme al 35,8%) ed è quindi un problema di natura educativa e culturale».
«Grazie alla collaborazione con SIED - spiega Carla De Albertis, coordinatrice del progetto per Osservatorio Metropolitano di Milano - nasce questo progetto che utilizza in questo ambito un linguaggio innovativo adatto anche ai giovani tra i quali questo tumore è in preoccupante crescita a livello globale. L’obiettivo è illustrare in modo chiaro, immediato e ad alto impatto emotivo, gli effetti delle scelte quotidiane sulla salute e l’importanza degli screening e della diagnosi precoce. Nel frattempo stiamo studiando l’inserimento di “Colon VR-Prevention Lab” in progettualità già in essere e in altre allo studio. Questo è, inoltre, il primo step di un progetto di Osservatorio in collaborazione SIED sugli screening, con dati che saranno valutati e presentati a breve».
Pascale in piazza: visite gratuite per tiroide e nei a Napoli
«Promuovere la prevenzione significa investire concretamente nel futuro delle nuove generazioni - commenta Elena Lucchini, Assessore alla Famiglia, Solidarietà sociale, Disabilità e Pari opportunità di Regione Lombardia - e progetti innovativi come “Colon VR-Prevention Lab” testimoniano quanto sia importante utilizzare strumenti apprezzati dai più giovani per diffondere la cultura della salute e dei corretti stili di vita. La realtà virtuale rappresenta un’opportunità straordinaria per coinvolgere studenti e famiglie in un percorso educativo consapevole, capace di sensibilizzare sull’importanza della prevenzione e dell’adesione agli screening, fondamentali per contrastare il tumore del colon-retto. Grazie a chi ha costruito questa alleanza sociale rivolta ai ragazzi».
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Raro tumore di 4 kg rimosso dal torace di un paziente, il successo dell'operazione nell'ospedale di Udine Leggo.it
Unraro tumore di 4 chiliè stato rimosso dal petto di un paziente all'ospedaleSanta Maria della Misericordia diUdine. L'operazione, lunga e complessa, è stata portata a termine dal chirurgo responsabileAndrea Zuin, direttore della struttura di Chirurgia toracica dell'Azienda sanitaria universitaria Friuli Centrale in collaborazione con l'Oncologia radioterapica del Centro di Riferimento Oncologico di Aviano. Il paziente era affetto da un sarcoma dei tessuti molli, un gruppo eterogeneo di tumori rari che rappresentano l'1% delle neoplasie e possono insorgere in qualsiasi distretto corporeo; in Italia, ogni anno si stimano circa 2.300 nuovi casi. IlCentro Oncologico di Avianoha utilizzato un sistema molto sofisticato di radioterapia mirata prima dell'intervento, chiamataVMAT-IGRT, grazie all'utilizzo del nuovo acceleratore lineare ad alta precisione, funzionante dal 2025.Questa tecnologia innovativa ha permesso di ridurre nettamente la quantità di radiazioni dal polmone destro e dal cuore, mentre quello sinistro era affaticato dalla malattia. L'acceleratore ha permesso inoltre di ridurre il volume della massa tumorale e, successivamente, di facilitare la rimozione della stessa. L'operazione è stata portata a termine con successo, come riportano gli stessi chirurghi.
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Criteri Critici
Elena Santarelli furiosa: "Invidio Chiara Ferragni? Sì, lei non ha visto suo figlio fare radioterapia" Gossip e TV
Elena Santarelli nei giorni scorsi è stata intervistata a Belve da Francesca Fagnani, a cui ha rilasciato dichiarazioni di fuoco contro Chiara Ferragni in merito alla famigerata vicenda del “Pandoro gate“. Senza troppi giri di parole, la showgirl ha riferito di non credere alle scuse dell’influencer, sottolineando che il tema della beneficenza per la ricerca è una cosa seria su cui ci deve essere assoluta trasparenza. Dopo che il suo faccia a faccia nella trasmissione di Rai 2 è andato in onda, molti l’hanno applaudita. Qualcuno l’ha invece criticata, affermando che sia stata troppo dura nei confronti di Ferragni. C’è addirittura chi l’ha accusata di essere invidiosa dell’imprenditrice digitale. A tale donna, Santarelli ha dato una risposta infuocata.
Elena Santarelli invidiosa di Chiara Ferragni? La risposta durissima della showgirl
Su Instagram, sotto a un post in cui si è dibattuto dell’intervento a Belve, una donna di nome Maria ha scritto che Santarelli è stata poco elegante a parlare di Ferragni senza che questa non fosse presente. Inoltre l’utente ha definito la showgirl “cattivella” e “forse un po’ invidiosa”. Elena ha replicato con toni duri, menzionando il delicato percorso clinico di suo figlio Giacomo al quale, a 8 anni, nel 2017, è stato diagnosticato un tumore cerebrale da cui è completamente guarito dopo un lungo percorso di terapie:
“Si Maria, sono proprio invidiosa della signora Ferragni. Anzi qualcosa con affetto le invidio: non aver mai lasciato suo figlio sul letto di una sala operatoria per più di 13 ore. Eh sì, le invidio anche il fatto di non aver mai visto soffrire suo figlio per la radioterapia. Ah sì, le invidio anche di non avere mai dovuto sentire le urla di suo figlio. Ah sì, le invidio il fatto che la sera va a dormire con pensieri più leggeri dei miei. Ovviamente invidia sana signora Maria, che siamo a Forum? Se vuole, la prossima volta andiamo a Porta a Porta con la Ferragni e la sua società, così facciamo un bel dibattito. Io non ho paura di nessuno, forse le è sfuggito qualche passaggio dell’intervista. Buona serata”.
Chiara Ferragni messa alla gogna a Belve? Santarelli furibonda
Santarelli ha anche commentato in modo deciso l’intervento di un altro utente che l’ha accusata di aver messo alla gogna l’influencer attraverso le dichiarazioni sul “Pandoro Gate”:
“Ma quale gogna! Non ho mai detto nulla fino ad ora… e ne potevo dire di cose. Se mi invitano e mi fanno una domanda, rispondo. Quindi stia calma! Ma è una parente della signora Ferragni? La prossima volta che vado in reparto mi fa compagnia? Così le apro le porte delle camere e si rende conto della mia inca**atura”.
Il riferimento all’arrabbiatura è al fatto che Ferragni è finita invischiata in uno scandalo legato al tema della beneficenza e della ricerca sui tumori infantili, tema a cui Santarelli è molto sensibile, avendolo vissuto in prima persona con il già citato percorso clinico del figlio Giacomo.
Tornando all’intervista a Belve, Santarelli sostenne anche che Ferragni, avendo un larghissimo seguito sui social, avrebbe dovuto fare di più per “smuovere” la ricerca e che avrebbe dovuto agire in modo meno opaco.
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Presentato il progetto “Prevenzione Melanoma” Comune di Napoli
Si è tenuta questa mattina, nella Sala Giunta di Palazzo San Giacomo, la conferenza stampa di presentazione del progetto "Prevenzione Melanoma". L'iniziativa, promossa dal Comune di Napoli in sinergia con le Associazioni di Volontariato APS Ex Lanificio Sava, ODV “Sarò con te” e i medici specialisti del Centro Medico G.M.P. Salus, offrirà alla cittadinanza visite dermatologiche e mappatura dei nevi a titolo completamente gratuito.
Il progetto, coordinato dall’Assessore alla Salute Vincenzo Santagada e fortemente sostenuto dal Sindaco Gaetano Manfredi, si avvarrà di un’unità mobile sanitaria (camper medico) adeguatamente attrezzata che percorrerà l'intero territorio cittadino da maggio a novembre 2026.
"La tutela della salute pubblica è una priorità assoluta di questa Amministrazione" – ha dichiarato il Sindaco Gaetano Manfredi – "Con questo progetto non offriamo solo un servizio medico gratuito, ma lanciamo un messaggio di civiltà: la diagnosi precoce salva la vita. La prevenzione è un gesto di responsabilità verso se stessi e la comunità. Ringrazio i partner e i medici che hanno reso possibile questa iniziativa, dimostrando che la collaborazione tra istituzioni e terzo settore è la chiave per rispondere concretamente ai bisogni dei napoletani."
Sull'importanza del supporto tecnico e specialistico è intervenuta la dott.ssa Maria Teresa Ferrari, titolare del Centro Medico Polidiagnostico GMP Salus: "Mettere a disposizione le nostre competenze e le tecnologie diagnostiche per questa iniziativa è per noi un dovere sociale. Il melanoma è un tumore silente ma aggressivo: attraverso la mappatura dei nevi eseguita sul camper dai nostri specialisti, vogliamo abbattere le barriere d'accesso alla prevenzione e fornire ai cittadini uno strumento di diagnosi rapido ed efficace direttamente sotto casa."