📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO4
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
46.3/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Pescara, primo trattamento di radioterapia endocavitaria alla ASL Abruzzonews
PESCARA – La ASL di Pescara compie un nuovo passo avanti nell’oncologia regionale con l’esecuzione del primo trattamento di radioterapia interventistica endocavitaria, effettuato il 21 maggio presso la UOSD di Radioterapia, diretta dal Dr. Pierluigi Bonfili.
Si tratta di una procedura altamente specialistica che amplia l’offerta terapeutica dell’Ospedale di Pescara e consolida il ruolo dell’azienda sanitaria come punto di riferimento regionale e interregionale.
Tecnologie avanzate e trattamenti ad alta complessità
La Radioterapia della ASL di Pescara dispone di:
-2 Acceleratori lineari di ultima generazione
-Un impianto dedicato di brachiterapia HDR, collocato in bunker dedicato
Queste dotazioni consentono l’erogazione di trattamenti radioterapici ad alta precisione e complessità, tra cui:
-Tecniche 4D con gating respiratorio in DIBH
-Stereotassi cranica Hyper-Arc
-Procedure TBI/TMLI per i programmi di condizionamento al trapianto di midollo osseo
La ASL di Pescara è l’unica in Abruzzo a eseguire TBI/TMLI e uno dei pochi centri in Italia a utilizzare tali procedure con tecnica VMAT.
L’offerta comprende inoltre brachiterapia da contatto, endocavitaria, endoluminale e interstiziale, permettendo trattamenti mirati per numerose patologie oncologiche.
Di Egidio: “Crescita costante, risultati clinici significativi”
Il Dr. Vincenzo Di Egidio, Direttore del Dipartimento dei Servizi, evidenzia come l’evoluzione tecnologica abbia portato a un forte incremento dell’attività clinica: “Negli ultimi anni abbiamo registrato un aumento significativo dell’efficienza, dell’appropriatezza e dell’efficacia terapeutica. Cresce anche la mobilità attiva, con pazienti che arrivano da fuori provincia e da fuori regione”.
Di Egidio sottolinea inoltre il ruolo determinante della UOSD di Fisica Sanitaria, diretta dalla Dr.ssa Piera Turano, che ha contribuito in modo decisivo allo sviluppo delle nuove tecniche.
Un ringraziamento è rivolto anche alla UOC Hospice e Cure Palliative, diretta dalla Dr.ssa Donatella Bosco, per il supporto ai pazienti oncologici nei percorsi più complessi.
Verso l’ammodernamento tecnologico
La ASL ha avviato la procedura per la sostituzione dell’acceleratore lineare più datato, nell’ambito del programma di ammodernamento sostenuto dalla Direzione aziendale.
Obiettivo: rafforzare ulteriormente gli standard assistenziali
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
58.9/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Tumore ingannato: il farmaco CM3 arriva alla sperimentazione clinica sull'uomo RaiNews
Un nuovo farmaco contro il tumore arriva alla sperimentazione sull'uomo
All'Istituto Nazionale di Genetica Molecolare (INGM) di Milano è in corso un progetto di ricerca che potrebbe cambiare il modo di combattere i tumori. Si chiama CM3 ed è un anticorpo monoclonale che, per la prima volta, arriva alla sperimentazione clinica sull'uomo.
Un farmaco più selettivo
«Il farmaco che abbiamo denominato CM3 è innovativo perché, rispetto alle attuali immunoterapie, colpisce in modo molto più selettivo soltanto le cellule del sistema immunitario che stanno all'interno del tumore», spiega Sergio Abrignani, immunologo dell'Università degli Studi di Milano e direttore dell'istituto. Abrignani non è nuovo a sfide ambiziose: è suo il contributo scientifico che ha aperto la strada ai farmaci antivirali contro l'epatite C.
Il problema delle immunoterapie tradizionali
L'immunoterapia ha rappresentato una svolta importante in oncologia, ma presenta limiti significativi. In una percentuale di casi compresa tra il 35 e il 40 per cento, il tumore riesce a ingannare il sistema immunitario sfruttando le cellule soppressorie — quelle che normalmente impediscono alle nostre difese di aggredire l'organismo stesso. In pratica, si mimetizza.
«Le immunoterapie si propongono di colpire le cellule del sistema immunitario che stanno attorno al tumore e così di riattivare la risposta immunitaria. In realtà, le attuali immunoterapie agiscono sul sistema immunitario di tutto l'organismo e quindi generano una serie di effetti collaterali non voluti: attivano le risposte immunitarie e inducono autoimmunità», sottolinea Abrignani.
Effetti collaterali che possono essere anche fatali e che costringono molti pazienti ad abbandonare una terapia che stava funzionando.
Come agisce CM3
CM3 punta a risolvere questo problema agendo direttamente nel microambiente tumorale. «Il nostro anticorpo colpisce ed elimina le cellule soppressorie all'interno del tumore, quelle che interferiscono con l'attività antitumorale delle altre cellule immunitarie. Eliminandole, si crea un eccesso di cellule "buone" che possono così aggredire le cellule tumorali, con un conseguente miglioramento clinico del paziente», spiega il professore.
Dal laboratorio alla clinica
Il percorso di CM3 è iniziato nel 2015 all'interno dell'Università Statale di Milano. Nel 2017 è stato depositato un brevetto, nel 2018 è nata una startup dedicata e oggi la sperimentazione clinica sull'uomo è affidata a un gruppo farmaceutico internazionale. Si parte dai tumori che già rispondono all'immunoterapia: polmone, melanoma e vie urinarie. La strada è ancora lunga, ma la direzione è tracciata.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO4
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
52.2/100
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B
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❌
Criteri Critici
Eseguiti i primi trattamenti di radioterapia interventistica con tecnica endocavitaria ilpomeriggio.it
La ASL di Pescara amplia l’offerta terapeutica in ambito oncologico con l’esecuzione del primo trattamento di radioterapia interventistica con tecnica endocavitaria, effettuato il 21 maggio scorso presso la UOSD di Radioterapia aziendale, diretta dal Dr. Pierluigi Bonfili.
La nuova procedura rappresenta un ulteriore passo avanti nello sviluppo delle tecniche radioterapiche ad alta specializzazione disponibili nell’Ospedale di Pescara e contribuisce a rafforzare il ruolo della ASL di Pescara come punto di riferimento regionale e interregionale nel trattamento oncologico.
La UOSD di Radioterapia della ASL di Pescara dispone di 2 Acceleratori lineari di ultima generazione e di un impianto dedicato di brachiterapia HDR, collocato in bunker dedicato, che consentono l’esecuzione di trattamenti radioterapici ad alta complessità con tecnologie avanzate di precisione.
Tra le metodiche disponibili figurano tecniche 4D con gating respiratorio in DIBH, trattamenti stereotassici cranici Hyper-Arc e procedure TBI/TMLI impiegate nei programmi di condizionamento al trapianto di midollo osseo. La ASL di Pescara è attualmente l’unica in Abruzzo ad erogare trattamenti TBI/TMLI e tra i pochi centri in Italia ad utilizzare tali procedure con tecnica VMAT.
L’offerta terapeutica comprende inoltre brachiterapia da contatto, endocavitaria, endoluminale ed interstiziale, consentendo di trattare numerose patologie oncologiche con approcci altamente specialistici e sempre più mirati.
“La progressiva implementazione delle tecnologie e delle tecniche utilizzate – spiega il Dr. Vincenzo Di Egidio, Direttore del Dipartimento dei Servizi della ASL di Pescara – “ha consentito negli ultimi anni un significativo incremento dell’attività clinica, con risultati rilevanti anche in termini di efficienza, appropriatezza ed efficacia terapeutica. Un’evoluzione che contribuisce inoltre a rafforzare la capacità attrattiva della ASL di Pescara, con una crescente mobilità attiva anche da territori esterni all’area provinciale e regionale.”
“Il raggiungimento di tanti obiettivi – continua Di Egidio – è stato possibile anche grazie all’impegno totale e costante dell’UOSD di Fisica Sanitaria – diretta dalla Dr.ssa Piera Turano – che ha saputo non solo consentire ma anche stimolare l’ottenimento di tali risultati.”
Un ringraziamento viene inoltre rivolto dal Direttore di Dipartimento alla UOC Hospice e Cure Palliative, diretta dalla Dr.ssa Donatella Bosco, “per il supporto garantito ai pazienti oncologici che affrontano percorsi terapeutici complessi, accompagnandoli con competenza professionale, attenzione alla persona e cura della qualità della vita lungo tutto il percorso assistenziale”.
La ASL di Pescara ha inoltre avviato la procedura per la sostituzione dell’Acceleratore lineare di acquisizione meno recente, nell’ambito del programma di ammodernamento tecnologico sostenuto dalla Direzione aziendale, Strategica e Dipartimentale, con l’obiettivo di consolidare ulteriormente gli standard assistenziali e l’offerta terapeutica in ambito oncologico.
In foto, da sinistra: Piera Turano (Direttore UOSD di Fisica Sanitaria), Donatella Bosco (DirettoreUOC Hospice e Cure Palliative), Vincenzo Di Egidio (Direttore del Dipartimento dei Servizi), Pierluigi Bonfili (Direttore UOSD Radioterapia), Antonietta Fracassi (Dirigente Medico UOSD Fisica sanitaria).
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?5
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?3
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
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54.1/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
Criteri Critici
La Rete collega su piattaforma digitale 160 centri clinici e 60 laboratori per favorire equità d’accesso a una diagnostica molecolare avanzata e certificata e potrebbe consentire l’accesso a progetti di ricerca innovativi
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Centosessanta centri clinici, 60 laboratori specialistici, 15mila pazienti raggiunti e oltre 200mila esami eseguiti. Sono questi alcuni dei dati che descrivono la ventennale attività di LabNet, una rete nazionale gestita da Fondazione GIMEMA e finanziata da soggetti privati, tra cui AIL, che collega, attraverso una piattaforma digitale, centri clinici e laboratori specialistici. L’obiettivo è rendere accessibile la diagnostica avanzata in ematologia offrendo prestazioni uniformi su tutto il territorio nazionale.
Il modello
LabNet ha creato un modello che rafforza la qualità diagnostica, la tempestività della presa in carico e il monitoraggio clinico. In totale si stima un impatto socio-economico di 16 euro per ogni euro investito in LabNet. Tra il 2021 e il 2023, nel progetto LabNet CML - uno dei quattro attivi nella Rete - 381 pazienti hanno raggiunto una risposta molecolare ai trattamenti, consentendo la sospensione delle terapie non più necessarie in circa la metà dei casi e generando un beneficio netto di 6,8 milioni di euro per il Servizio sanitario nazionale. È quanto emerge oggi a Roma durante un evento, al ministero della Salute, dal titolo “20 anni di LabNet attività, risultati e prospettive di sviluppo”. L’iniziativa, patrocinata da AIL e da Fondazione GIMEMA, è stata realizzata da TEHA con il contributo non condizionante di Novartis e ha visto la partecipazione di rappresentanti di clinici, pazienti ed Istituzioni.
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«In questi ultimi 20 anni abbiamo costruito un modello unico di collaborazione tra centri clinici, laboratori specialistici, istituzioni e partner privati capace di generare valore concreto per il Servizio sanitario nazionale e per la ricerca ma, soprattutto, di offrire un servizio ormai indispensabile per tutti i pazienti affetti da neoplasie ematologiche - sottolinea Marco Vignetti, Presidente di Fondazione GIMEMA -. LabNet ha, infatti, migliorato la qualità dell’assistenza ai pazienti, offrendo diagnosi rapide, precise e uniformi sul territorio nazionale, contribuendo in modo sostanziale, tra l’altro, a garantire a tutti l’equità di accesso alle cure più innovative. Allo stesso tempo ha creato una piattaforma strategica per la ricerca clinica e traslazionale. L’auspicio è che questa rete sia riconosciuta come un patrimonio strategico del Paese e che di conseguenza possa essere sostenuta, perché rappresenta non solo un modello di cura equo ed efficace, ma anche una leva fondamentale per il futuro del Ssn».
Una rete d’eccellenza
LabNet è nata ufficialmente nel 2008, anche se le prime iniziative di standardizzazione della diagnostica molecolare nella leucemia mieloide cronica risalgono al 2006. Attualmente è articolata in quattro progetti: oltre alla leucemia mieloide cronica (LabNet CML), leucemia mieloide acuta (LabNet AML) dal 2016, neoplasie mieloproliferative Ph negative (JakNet) dal 2018 e dall’anno successivo sindromi mielodisplastiche (LabNet MDS). Si tratta di una rete di professionisti unica nel suo genere nel panorama italiano. Da un lato LabNet rende possibile una diagnostica d’eccellenza più precisa, uniforme e tempestiva, aiutando il clinico nella classificazione della malattia, nel suo monitoraggio e nelle decisioni terapeutiche. Dall’altro, l’elevata qualità delle procedure messe a punto e periodicamente convalidate può diventare un elemento portante di grandi progetti di ricerca clinica.
I vantaggi
«In questi 20 anni abbiamo assistito a un’evoluzione straordinaria dell’ematologia: diagnosi sempre più precise e terapie mirate hanno aperto prospettive impensabili fino a poco tempo fa - puntualizza Giorgina Specchia, Componente del Comitato Scientifico di AIL - Associazione Italiana contro Leucemie, linfomi e mieloma. A sostenere concretamente questo percorso sono anche iniziative come LabNet, promossa dal GIMEMA e co-finanziata da AIL, che garantiscono standard diagnostici elevati, offrendo ai pazienti un monitoraggio più accurato e tempestivo e percorsi di cura più appropriati. I benefici concreti riguardano infatti il sistema sanitario, che risulta più efficiente e in grado di ottimizzazione i costi, ma vi sono però anche grandi vantaggi per pazienti e caregiver, soprattutto in termini di minore mobilità e, al tempo stesso, di riduzione degli spostamenti per esami e terapie, con circa 500mila chilometri risparmiati ogni anno a migliaia di famiglie».
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?5
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
58.1/100
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B
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Criteri Critici
Tumori del sangue, oltre 200mila esami con LabNet: la rete che avvicina le cure ai pazienti la Repubblica
Dietro ogni diagnosi ematologica ci sono persone che aspettano risposte chiare, rapide e affidabili. Ci sono pazienti che devono capire quale cura intraprendere, famiglie che cercano certezze, medici che hanno bisogno di strumenti precisi per scegliere il percorso più adatto. In questo scenario, l’accesso a una diagnostica molecolare avanzata non è un dettaglio tecnico: può fare la differenza nella qualità delle cure, nei tempi di intervento e nella vita quotidiana di chi affronta una malattia del sangue. È su questo terreno che, in vent’anni di attività, LabNet ha costruito una rete nazionale capace di collegare 160 centri clinici e 60 laboratori specialistici attraverso una piattaforma digitale.
Il risultato è un modello che ha raggiunto 15mila pazienti ed eseguito oltre 200mila esami, con l’obiettivo di garantire prestazioni diagnostiche uniformi, certificate e di alta qualità su tutto il territorio nazionale. I dati sono stati presentati oggi a Roma, al Ministero della Salute, durante l’evento “20 anni di LabNet attività, risultati e prospettive di sviluppo”, patrocinato da Ail e Fondazione Gimema, realizzato da TEHA con il contributo non condizionante di Novartis.
Dalla leucemia mieloide cronica alle sindromi mielodisplastiche
Nata ufficialmente nel 2008, dopo le prime iniziative di standardizzazione della diagnostica molecolare nella leucemia mieloide cronica avviate nel 2006, LabNet è gestita da Fondazione Gimema e finanziata da soggetti privati, tra cui Ail. Oggi la rete comprende quattro progetti: LabNet CML per la leucemia mieloide cronica, LabNet AML per la leucemia mieloide acuta, JakNet per le neoplasie mieloproliferative Ph negative e LabNet MDS per le sindromi mielodisplastiche. “In questi ultimi 20 anni abbiamo costruito un modello unico di collaborazione tra centri clinici, laboratori specialistici, istituzioni e partner privati capace di generare valore concreto per il Servizio Sanitario Nazionale e per la ricerca ma, soprattutto, di offrire un servizio ormai indispensabile per tutti i pazienti affetti da neoplasie ematologiche - sottolinea Marco Vignetti, presidente di Fondazione Gimema. “LabNet ha, infatti, migliorato la qualità dell'assistenza ai pazienti, offrendo diagnosi rapide, precise e uniformi sul territorio nazionale, contribuendo in modo sostanziale, tra l’altro, a garantire a tutti l’equità di accesso alle cure più innovative. Allo stesso tempo ha creato una piattaforma strategica per la ricerca clinica e traslazionale. L'auspicio è che questa rete sia riconosciuta come un patrimonio strategico del Paese e che di conseguenza possa essere sostenuta, perché rappresenta non solo un modello di cura equo ed efficace, ma anche una leva fondamentale per il futuro del Ssn”.
Un impatto clinico, organizzativo ed economico
Il valore della rete non è solo clinico, ma anche organizzativo ed economico. LabNet ha contribuito a migliorare la qualità diagnostica, la tempestività della presa in carico e il monitoraggio dei pazienti. Secondo le stime presentate, ogni euro investito nella rete genera un impatto socio-economico pari a 16 euro. Tra il 2021 e il 2023, il progetto LabNet CML ha permesso a 381 pazienti di raggiungere una risposta molecolare ai trattamenti. In circa la metà dei casi è stato possibile sospendere terapie non più necessarie, con un beneficio netto di 6,8 milioni di euro per il Servizio Sanitario Nazionale.
Meno differenze territoriali, più qualità nei percorsi di cura
La forza di LabNet sta anche nella capacità di ridurre le differenze territoriali. Grazie a procedure condivise e periodicamente validate, la rete consente ai clinici di classificare meglio la malattia, monitorarne l’evoluzione e orientare le decisioni terapeutiche. Allo stesso tempo, la qualità dei dati e dei processi può diventare una base importante per progetti di ricerca clinica e traslazionale. “In questi 20 anni abbiamo assistito a un’evoluzione straordinaria dell’ematologia: diagnosi sempre più precise e terapie mirate hanno aperto prospettive impensabili fino a poco tempo fa - puntualizza Giorgina Specchia, componente del Comitato Scientifico di Ail, Associazione Italiana contro Leucemie, linfomi e mieloma. A sostenere concretamente questo percorso sono anche iniziative come LabNet che garantiscono standard diagnostici elevati, offrendo ai pazienti un monitoraggio più accurato e tempestivo e percorsi di cura più appropriati. I benefici concreti riguardano il sistema sanitario, che risulta più efficiente e in grado di ottimizzazione i costi, ma ci sono anche grandi vantaggi per pazienti e caregiver, soprattutto in termini di minore mobilità e, al tempo stesso, di riduzione degli spostamenti per esami e terapie, con circa 500mila chilometri risparmiati ogni anno a migliaia di famiglie”.
Il riconoscimento nelle reti sanitarie nazionali
Il ruolo di LabNet sta trovando attenzione anche nella programmazione sanitaria nazionale. L’appartenenza alla rete è stata utilizzata da Agenas tra i criteri per la selezione dei centri ematologici della Rete Nazionale Tumori Rari. Anche il Piano Oncologico Nazionale 2023-2027 va in questa direzione, auspicando l’inserimento nei sistemi sanitari regionali di reti specializzate di laboratori dedicate alla diagnostica avanzata in ematologia, a garanzia di efficacia ed economicità. “Da diversi anni TEHA ha intrapreso un percorso di ascolto e confronto sulle sfide organizzative per i tumori del sangue, che interessano circa mezzo milione di italiani e rappresentano il 10% di tutte le neoplasie. Tra le priorità di azione ci sono certamente la riorganizzazione e il potenziamento della complessa attività diagnostica”, conferma Daniela Bianco, Partner, The European House - Ambrosetti e Responsabile Practice Health & Life Sciences, TEHA Group. Sarebbe indispensabile garantire un maggiore coordinamento tra le reti regionali e le reti di professionisti già organizzate e operative sul territorio nazionale, come LabNet, e supportare una sostenibilità nel tempo”.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
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Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO5
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
61.1/100
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Criteri Critici
Tumore alla prostata: Aifa approva una nuova terapia che rallenta la malattia Federazione Nazionale degli Ordini dei Biologi
Roma, 26 maggio 2026 (Agenbio) – Nuova opzione terapeutica per il tumore della prostata metastatico sensibile agli ormoni: l’AIFA ha approvato la rimborsabilità del darolutamide, farmaco orale di nuova generazione da utilizzare in associazione alla terapia ormonale. La decisione amplia le possibilità di personalizzare il trattamento nei pazienti con malattia avanzata, una forma in cui la sopravvivenza resta ancora significativamente più bassa rispetto agli stadi iniziali. Il tumore della prostata è infatti il più frequente negli uomini in Italia, con oltre 40mila nuove diagnosi ogni anno. Il darolutamide appartiene alla classe degli inibitori del recettore degli androgeni e agisce bloccando i segnali ormonali che alimentano la crescita delle cellule tumorali. La novità principale è la possibilità di utilizzare il trattamento con o senza chemioterapia, adattando meglio la strategia terapeutica alle condizioni cliniche del paziente. L’approvazione si basa anche sui risultati dello studio ARANOTE, pubblicato sul Journal of Clinical Oncology, che ha mostrato una riduzione del 46% del rischio di progressione della malattia o di morte. Il farmaco ha inoltre dimostrato una buona tollerabilità, con un numero inferiore di interruzioni del trattamento dovute a effetti collaterali rispetto al placebo, oltre a un ritardo nel peggioramento del dolore e un mantenimento più prolungato della qualità di vita. Ulteriori dati provenienti dalla pratica clinica e da uno studio pubblicato sul The New England Journal of Medicine indicano che l’associazione di darolutamide con terapia ormonale e chemioterapia può ridurre significativamente anche il rischio di morte nei pazienti con malattia metastatica. (Agenbio) Emanuela Birra 10:00
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
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Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO4
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Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
52.2/100
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Criteri Critici
Eseguiti in ospedale i primi trattamenti di radioterapia interventistica con tecnica endocavitaria IlPescara
Nella Asl di Pescara viene ampliata l’offerta terapeutica in ambito oncologico con l’esecuzione del primo trattamento di radioterapia interventistica con tecnica endocavitaria.
La nuova procedura rappresenta un ulteriore passo avanti nello sviluppo delle tecniche radioterapiche ad alta specializzazione disponibili nell’ospedale di Pescara e contribuisce a rafforzare il ruolo dell'azienda sanitaria locale, come punto di riferimento regionale e interregionale nel trattamento oncologico.
La Uosd (unità operativa semplice dipartimentale, ndr) di Radioterapia della Asl di Pescara dispone di 2 acceleratori lineari di ultima generazione e di un impianto dedicato di brachiterapia Hdr, collocato in bunker dedicato, che permettono l’esecuzione di trattamenti radioterapici ad alta complessità con tecnologie avanzate di precisione.
Tra le metodiche disponibili figurano tecniche 4D con gating respiratorio in Dibh, trattamenti stereotassici cranici Hyper-Arc e procedure Tbi/Tmli impiegate nei programmi di condizionamento al trapianto di midollo osseo. La Asl di Pescara è attualmente l’unica in Abruzzo a erogare trattamenti Tbi/Tmli e tra i pochi centri in Italia a utilizzare tali procedure con tecnica Vmat. L’offerta terapeutica comprende inoltre brachiterapia da contatto, endocavitaria, endoluminale e interstiziale, consentendo di trattare numerose patologie oncologiche con approcci altamente specialistici e sempre più mirati.
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Le dichiarazioni
«La progressiva implementazione delle tecnologie e delle tecniche utilizzate», spiega Vincenzo Di Egidio, direttore del dipartimento dei Servizi della Asl di Pescara, «ha consentito negli ultimi anni un significativo incremento dell’attività clinica, con risultati rilevanti anche in termini di efficienza, appropriatezza ed efficacia terapeutica. Un’evoluzione che contribuisce inoltre a rafforzare la capacità attrattiva della Asl di Pescara, con una crescente mobilità attiva anche da territori esterni all’area provinciale e regionale». «Il raggiungimento di tanti obiettivi – continua Di Egidio – è stato possibile anche grazie all’impegno totale e costante dell’Uosd di Fisica Sanitaria - diretta dalla dottoressa Piera Turano - che ha saputo non solo consentire ma anche stimolare l’ottenimento di tali risultati».
Un ringraziamento viene inoltre rivolto dal direttore di dipartimento alla Uoc Hospice e Cure Palliative, diretta dalla dottoressa Donatella Bosco, «per il supporto garantito ai pazienti oncologici che affrontano percorsi terapeutici complessi, accompagnandoli con competenza professionale, attenzione alla persona e cura della qualità della vita lungo tutto il percorso assistenziale».
La Asl di Pescara ha inoltre avviato la procedura per la sostituzione dell’acceleratore lineare di acquisizione meno recente, nell’ambito del programma di ammodernamento tecnologico sostenuto dalla direzione aziendale, Strategica e Dipartimentale, con l’obiettivo di consolidare ulteriormente gli standard assistenziali e l’offerta terapeutica in ambito oncologico.
In foto, da sinistra: Piera Turano (direttore Uosd di Fisica Sanitaria), Donatella Bosco (direttore Uoc Hospice e Cure Palliative), Vincenzo Di Egidio (direttore del dipartimento dei Servizi), Pierluigi Bonfili (direttore Uosd Radioterapia), Antonietta Fracassi (dirigente medico Uosd Fisica sanitaria).
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
63.7/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Buone Azioni - Terapie gratuite e supporto ai malati oncologici, l'impegno quotidiano dell'Associazione Antonio Lanza Lavocedigenova.it
Ogni martedì uno spazio per raccontare l’impegno, le storie e i volti di chi, ogni giorno, si mette al servizio degli altri: con la nuova rubrica 'Buone Azioni', vogliamo dare voce alle associazioni, alle cooperative sociali, ai gruppi di volontari e a tutti coloro che costruiscono solidarietà sul territorio, spesso lontano dai riflettori ma con un impatto concreto nella vita delle persone. La rubrica sarà un viaggio settimanale nel cuore del Terzo Settore, per conoscere chi fa la differenza e capire come ciascuno può contribuire, anche con un piccolo gesto.
L'Associazione Antonio Lanza - Ente Filantropico E.T.S. prende vita ufficialmente nel 1989, ma la sua storia nasce nelle acque delle regate europee, dove è nata l'amicizia tra due giovani velisti. Quando uno dei due scompare prematuramente, l'altro fa una promessa solenne a sua madre in punto di morte: portare avanti il sogno del figlio. Quel legame si trasforma così in una missione di vita, fatta di cicli di yoga terapeutico, regate solidali e composizioni floreali, per restituire forza e dignità a chi affronta una malattia oncologica o ematologica.
"Antonio Lanza era un mio amico di vela - racconta Enrico Ciferri, chirurgo oncologo, Dirigente Medico presso l'Ospedale Galliera di Genova e oggi presidente dell'associazione -. Giravamo l'Europa insieme, sempre avversari in acqua, ma compagni di viaggio. Per risparmiare facevamo i carrelli doppi: la sua macchina, la mia barca. Spesso guidava sua madre, che non era molto abile alla guida, la quarta gliela mettevo io, che ero piccolo e stavo sul sedile dietro. Mio padre aveva un bel coraggio a prestarci la macchina".
È un'amicizia che coinvolge tutta la famiglia Lanza: la madre Anna, i compagni di regata, la giovinezza condivisa tra porti e traversate europee. Un'amicizia spensierata che si interrompe bruscamente tra il 1986 e il 1987.
"Antonio si ammalò di aplasia midollare mentre era militare- ricorda Ciferri -. Stava ancora studiando legge, si stava laureando. A Porto Ercole, durante le regate con l'aeronautica, si sentì male, e così lo portarono immediatamente a Genova". Seguirono quasi due anni di tentativi, con i primi trapianti di midollo osseo erano ancora procedure pionieristiche, cariche di incognite. Il fratellastro di Antonio donò il midollo, poi anche il padre, ma nessuno dei trapianti attecchì. Ciferri era ancora studente di medicina, lavorava come volontario nella divisione di chirurgia in cui si sarebbe poi laureato. Fece di tutto per aiutare l'amico. "L'ultima volta che l'ho visto era in camera sterile, due giorni prima che morisse". Antonio Lanza si spense a 27 anni, lasciando sua madre Anna in pieno sconforto.
Dal dolore di Anna Trucco Lanza nacque, nel 1989, un impegno che avrebbe riempito il resto della sua vita: dare aiuto e dignità ai malati emato-oncologici, cioè a quanti combattono contro le malattie tumorali del sangue, le stesse che avevano ucciso Antonio. Ciferri fu tra i soci fondatori. Poi, nel tempo, i percorsi si separarono. Fino a quando, circa dieci anni fa, Anna lo richiamò. "Ho capito subito perché mi aveva cercato: sapeva che prima o poi non ci sarebbe stata più, e voleva qualcuno di cui fidarsi per portare avanti l'associazione. Qualcuno che fosse un amico. È la promessa che mi ha fatto fare in punto di morte: 'Non ti preoccupare, Anna, ci penso io'. E così siamo andato avanti".
Non è diventato subito presidente: prima è entrato nel consiglio direttivo, poi è subentrata la Dott.ssa Vitini nella presidenza, e infine, quattro anni fa, ha assunto lui la guida dell'associazione, riorganizzandola profondamente nel rispetto del testamento morale della fondatrice.
L'Associazione Lanza è stata tra le prime realtà italiane a credere nella medicina integrata applicata all'oncologia. Per quindici anni ha coordinato, in convenzione con l'ASL 3 Genovese, il Centro di Medicina Integrata 'Antonio Lanza' presso l'Ospedale Gallino di Pontedecimo, una sede storica, con il nome di Antonio inciso all'ingresso.
"La medicina ufficiale cura il corpo, la medicina integrata cura la testa, lo spirito, l'animo. Io, come oncologo, ho sempre visto che chi aveva un atteggiamento positivo verso la malattia poteva anche guarire. L'importanza della mente, della riflessione, dell'elaborazione interiore è enorme. E la medicina integrata dà una mano proprio su questo fronte".
Le attività offerte ai pazienti spaziano dallo yoga terapeutico e dalla mindfulness alla musicoterapia e allo shiatsu, dal Jin Shin Jyutsu, antico sistema giapponese di autoguarigione, a percorsi di estetica oncologica come 'Piacersi', pensato per aiutare le persone a ritrovare un rapporto sereno con il proprio corpo durante e dopo le cure. Tutto questo, per i pazienti, è completamente gratuito.
La sede storica di Pontedecimo, tuttavia, ha dovuto essere abbandonata. I contributi pubblici coprivano soltanto un ciclo di terapia per paziente, quando invece un percorso efficace ne richiede una decina: il resto ricadeva interamente sull'associazione, che rischiò il fallimento.
"Ci ha addolorato molto lasciare quella sede, ma era necessario per sopravvivere". Dal 2024 le attività si svolgono presso in via Innocenzo Frugoni 15/2, due volte alla settimana. A dirigere il centro è la Dott.ssa Vidili, ex medico dell'IST con una lunga esperienza in ambito oncologico, che coordina le attività a titolo volontario.
"E' un lavoro enorme, lo fa con uno spirito e un entusiasmo ammirevoli in tutti i sensi. Devo innanzitutto ringraziarla, perché dà un contributo fondamentale all'associazione". Attualmente sono una quindicina i pazienti che partecipano regolarmente alle attività, con la possibilità di raddoppiare i posti se le donazioni lo consentissero. A Pontedecimo, nei momenti di massima attività, si arrivava a 150 pazienti che si alternavano nell'arco dell'intera settimana.
L'associazione non riceve finanziamenti pubblici. Le uniche entrate sono il 5x1000 e le donazioni private. I professionisti che erogano i servizi, come insegnanti di yoga, musicoterapeuti, operatori shiatsu, vengono regolarmente retribuiti dall'associazione, affinché il servizio resti gratuito per il paziente. Il lavoro organizzativo e direttivo è invece interamente volontario.
"Tutti noi non prendiamo nessun compenso: qualsiasi aiuto che riceviamo viene reinvestito nell'associazione". Per raccogliere fondi e sensibilizzare l'opinione pubblica, l'associazione organizza diverse iniziative, ciascuna con una propria identità.
Il Trofeo Lanza Challenge è il modo più diretto per onorare la memoria di Antonio. Si tratta di un trofeo velico assegnato durante la manifestazione Millevele Iren, in collaborazione con lo Yacht Club Italiano, per la classe J/70. Ripristinato dopo una pausa di vent'anni, nel 2025 i vincitori sono stati premiati durante la cerimonia al Salone Nautico il 21 settembre. La prossima edizione è prevista per il 12 settembre 2026. "È il ricordo dell'aspetto velico di Antonio, un trofeo challenge: ogni anno il nome del vincitore viene inciso sulla targhetta".
Sul fronte culturale, Ciferri porta in giro per la Liguria una conferenza sul 'Tesoro di San Quirico', un tesoro di monete d'oro poco noto al grande pubblico, oggetto del suo libro omonimo. La presentazione è occasione per parlare dell'associazione e sollecitare il 5x1000. "Non mi interessa tanto propagandare il mio libro: quello che conta è portare avanti il nome dell'associazione". L'edizione del 21 maggio 2025 si è svolta nel Salone Municipale di Genova Voltri; nel 2024 Ciferri aveva partecipato al Festival delle Scienze con la stessa conferenza.
C'è infine il gruppo 'Flora': un'associazione di amiche di Anna Trucco Lanza, abilissime nella floricoltura e nelle composizioni floreali, un'arte in cui la signora Lanza aveva raggiunto riconoscimenti internazionali. Queste donne organizzano incontri, laboratori aperti anche ai pazienti e serate di raccolta fondi. "Fanno composizioni bellissime, e lo fanno gratuitamente, con grande generosità".
"La più grande gratificazione, sia come medico che come volontario, è il riconoscimento che ti danno i pazienti - conclude Ciferrri -. C'è gente che ci è affezionata come si è affezionati a un parente. È normale che si instauri un rapporto del genere, soprattutto con i malati oncologici. A Pontedecimo, per esempio, oltre alla chirurgia facevo anche le chemioterapie: si crea un rapporto diretto, profondo. E quando purtroppo il cinquanta per cento di loro se ne va, lascia un vuoto incolmabile". Non sempre il percorso è lineare: "Ho incontrato anche pazienti che si sono lasciati andare, che ce l'avevano col mondo intero. È una reazione possibile, e ti disorienta, ti disarma. Ma quando riesci a instaurare un rapporto vero, quando arrivi a quella che si chiama la "buona morte", una morte vissuta in pace con se stessi, con i propri cari, con noi, allora sai che il tuo lavoro ha avuto senso. Quello è l'obiettivo principale: la qualità della vita, fino in fondo".
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?2
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
58.9/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
Criteri Critici
Tumori pediatrici, la sfida dopo la cura Panorama della Sanità
Dalla scuola al sostegno psicologico, dai diritti dei caregiver al dopo-cancro: servono politiche integrate che accompagnino bambini, adolescenti e famiglie lungo tutto il percorso di cura e di vita, riducendo disuguaglianze e fragilità sociali
di Sergio Aglietti*, Angela Mastronuzzi°
Negli ultimi decenni i progressi della medicina hanno rivoluzionato la storia naturale dei tumori pediatrici. Oggi, grazie alla ricerca e alla qualità delle cure, circa l’80% dei bambini e adolescenti colpiti da cancro guarisce: in Italia ogni anno vengono diagnosticati circa 2.500 nuovi casi di tumore in età pediatrica e adolescenziale, ma per circa 500 pazienti le cure sono palliative, evidenziando una dicotomia che non può ritenersi soddisfacente. I guariti, inoltre, possono sviluppare effetti collaterali tardivi dei trattamenti, rendendo la guarigione oncologica solo il primo passo di un percorso più ampio.
La malattia oncologica in età pediatrica non colpisce solo il minore, ma attraversa l’intera famiglia, modificando equilibri relazionali, impattando sul lavoro dei genitori, sulla crescita dei fratelli e sul futuro del paziente. Accanto alla dimensione sanitaria emergono bisogni complessi psicologici, sociali, educativi, economici e relazionali. Le politiche pubbliche devono quindi mirare a un sistema di presa in carico globale, continuativo e integrato, prima, durante e dopo la malattia.
Il diritto alla cura e alla continuità della vita
Durante le terapie va tutelata la continuità della vita. Per bambini e adolescenti la scuola significa identità e normalità e deve essere garantita in modo stabile, in ospedale, a domicilio o online, attraverso un coordinamento efficace tra sanità e istruzione. Fondamentale è anche il supporto psicologico: le terapie oncologiche comportano cambiamenti corporei, isolamento e paura, soprattutto negli adolescenti, per i quali la malattia può accentuare il senso di diversità. È quindi necessario attuare pienamente la legge di bilancio 2025, che prevede ai commi 348 e 349 psicologi dedicati nei reparti di oncologia pediatrica. L’umanizzazione degli spazi e dei percorsi completa la risposta pubblica: ambienti adeguati all’età, spazi di gioco e socialità, e il coinvolgimento dei minori nelle decisioni restituiscono dignità anche nei momenti di maggiore fragilità.
Le famiglie: il peso invisibile della malattia
La diagnosi di tumore in un figlio ha un impatto sistemico sulla famiglia: i genitori diventano caregiver a tempo pieno, riducono o sospendono il lavoro e sostengono costi indiretti fino a circa 35.000 € l’anno per viaggi, alloggi e pasti fuori casa, con un carico emotivo ed economico altissimo. Le politiche pubbliche devono riconoscere la specificità dei minori oncologici: i congedi retribuiti per i genitori vanno resi sufficienti, flessibili e realmente accessibili, e le tutele lavorative rafforzate per evitare che la malattia del figlio si traduca in precarietà o perdita dell’occupazione. Servono inoltre misure fiscali e fondi dedicati per coprire i costi indiretti delle cure, ancora troppo spesso trascurati, mentre il recente disegno di legge del governo ha ignorato questi bisogni. Programmi di supporto psicologico devono includere l’intero nucleo familiare: i genitori, a rischio elevato di sofferenza psichica, e i fratelli e le sorelle, spesso invisibili nelle politiche ma esposti a paura, senso di colpa e trascuratezza. Percorsi specifici di sostegno psicologico e scolastico per i siblings rappresentano un investimento sulla salute complessiva e sul futuro della famiglia.
Dopo la guarigione: una nuova fase, nuovi bisogni
Dopo la guarigione si apre una fase nuova, che richiede risposte specifiche sul piano clinico e sociale. La fine delle terapie non coincide con la fine del percorso: bambini e adolescenti guariti possono sviluppare effetti tardivi e necessitano di monitoraggi a lungo termine con percorsi chiari, coordinati e omogenei sul territorio, inclusa la transizione dai servizi pediatrici a quelli adulti. Il rientro a scuola può essere complesso e va sostenuto con progetti personalizzati, sensibilizzazione dei compagni e contrasto allo stigma, affinché la malattia non diventi un’etichetta permanente. Per adolescenti e giovani adulti guariti sono cruciali i diritti civili ed economici: il diritto all’oblio oncologico rappresenta un atto di equità che libera dalla storia clinica per sempre. L’inserimento lavorativo merita attenzione, con servizi di orientamento, accompagnamento e strumenti protetti per chi presenta fragilità residue o percorsi formativi interrotti, favorendo una piena partecipazione alla vita attiva.
Il ruolo delle reti e del Terzo Settore
In molte realtà territoriali il Terzo Settore, con Fiagop in prima linea, ha svolto e continua a svolgere un ruolo essenziale, colmando spesso lacune del sistema pubblico. Offre case di accoglienza vicino ai centri di cura per ridurre i disagi logistici delle famiglie, sostegno economico per coprire i costi indiretti delle terapie, supporto psicologico specializzato per pazienti e familiari, attività ricreative che favoriscono normalità e socializzazione, e un’intensa attività di advocacy per spingere verso politiche più efficaci e inclusive. In questo percorso, la Società Scientifica Aieop gioca un ruolo complementare e strategico, definendo protocolli clinici standardizzati, promuovendo la ricerca traslazionale e garantendo coordinamento tra centri di eccellenza, protocolli aggiornati e reti europee. Queste organizzazioni non solo integrano i servizi pubblici, ma promuovono anche coordinamento tra enti e sensibilizzazione della comunità.
Verso un modello integrato di policy
Rispondere ai bisogni dei bambini e adolescenti malati (e guariti) di cancro richiede un cambio di paradigma: non basta curare la malattia, ma accompagnare la persona e la famiglia lungo tutto il percorso di vita. Un modello efficace prevede una presa in carico multidisciplinare obbligatoria con équipe integrate; piani individualizzati che coprano aspetti sanitari, psicologici, educativi e sociali; un fondo nazionale dedicato all’oncologia pediatrica per ridurre disuguaglianze territoriali; il rafforzamento dei diritti dei caregiver; e un sistema di monitoraggio che valuti non solo esiti clinici, ma anche sociali e di qualità della vita. Il successo di un sistema si misura nella possibilità per i guariti di vivere una vita piena, autonoma e inclusiva: un bambino che supera il cancro deve crescere, studiare, lavorare e costruire relazioni senza essere definito dalla sua diagnosi. Investire in queste politiche è un dovere morale e una scelta di civiltà, che trasforma la sopravvivenza in piena cittadinanza per i membri più vulnerabili della società.
*Presidente Federazione Nazionale delle Associazioni di Genitori di bambini e adolescenti con tumori o leucemie, FIAGOP
°Presidente Associazione Italiana Ematologia Oncologia Pediatrica, AIEOP
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?5
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
53.0/100
Punteggio Totale
B
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Criteri Critici
Essere una famiglia in Italia è complicato. Richiede uno sforzo di adattamento, sopportazione, accettazione del supporto zero che le istituzioni ti danno da richiedere massicce dosi di ansiolitici (meglio: “antirabbici”) e psicoterapia. E quando tu, magari, h…
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Essere una famiglia in Italia è complicato. Richiede uno sforzo di adattamento, sopportazione, accettazione del supporto zero che le istituzioni ti danno da richiedere massicce dosi di ansiolitici (meglio: “antirabbici”) e psicoterapia. E quando tu, magari, hai cominciato a fare pace con il fatto di dover essere famiglia in Italia, perché per il momento emigrare non puoi, accade qualcosa che ha dell’inverosimile. La Regione Emilia Romagna decide, e ci mette 3 milioni di euro, di riaprire le scuole materne, solo materne, il primo settembre. E non per la didattica – cioè il calendario scolastico resta uguale, infatti sono opzionali – ma per attività ricreative, in modo da sostenere quei genitori arrivati alla fine dell’estate a corto di energie e di soldi. E soprattutto quei bambini che hanno radicalmente bisogno di tornare in un ambiente scolastico, dopo mesi di assenza. La scelta coinvolge, però, solo le famiglie già “fortunate”, per così dire, perché nel nostro paese esiste questa strana cosa per cui nidi e materne terminano non l’8 giugno ma il 30 giugno (ottimo, eccellente), mentre primaria e secondaria no. Bizzarra contraddizione, perché non si capisce perché un bambino di 10, 12, o un ragazzo di 15 non abbia il diritto di restare a scuola fino a fine giugno anche lui/lei. Tra l’altro, ricordiamo che per lo Stato italiano un minore non può stare solo a casa fino a 14 anni, il che rende ancor più inverosimile questa situazione.
Ma l’assurdità di cui parlavo all’inizio sta nella reazione inferocita alla decisione della Regione di bagnini, aziende balneari e Federalberghi, che hanno visto in questi quindici giorni di attività ricreative opzionali un pericolosissimo agguato alla stagione balneare. Si resta senza parole per vari motivi. Primo, se anche il calendario scolastico fosse cambiato, nessun bagnino o impresa balneare dovrebbe interessarsi di qualcosa che viene deciso a livello ministeriale anzitutto per il bene dei bambini e dei ragazzi. Ormai quando si scrive di questo argomento arrivano a centinaia i commenti della serie “la scuola non è un albergo”, “hai fatto i figli etc”. L’ignoranza regna sovrana, perché esistono mucchi di studi che dimostrano come una interruzione di 3 mesi e 15 giorni di scuola danneggi anzitutto gli studenti e il loro apprendimento. E poi, certo, c’è la difficoltà delle famiglie: ma se i lavoratori hanno tre settimane di ferie di cosa stiamo parlando esattamente se non di un conflitto allucinante tra la possibilità di occuparsi dei propri figli e il lavoro? Esattamente dove andrebbero collocati nei restanti due mesi non coperti dalle ferie dei genitori, nel paese dove i nonni non esistono più, perché i figli ormai si fanno tardissimo?
La soluzione si chiama centri estivi, che non sono una soluzione in nessun senso perché costano moltissimo ma spesso espongono i bambini a un intrattenimento forzato che nulla fa apprendere e che non giova neanche a loro. In ogni caso, visto che non si trattava di didattica, forse i bagnini e gli albergatori dovrebbero prendersela anche con i centri estivi e con i parenti che tengono i bambini, che ruberebbero quei bambini dalle spiagge (sulle quali non vanno, appunto perché nessuno ce li può portare).
Il caso comunque si placherà perché il calendario sacro e intoccabile è rimasto uguale, mentre i bambini tedeschi iniziano la scuola i primi di agosto e nessuna scuola europea potrebbe mai terminare le lezioni i primi di giugno. La Regione Emilia ha dato un segnale comunque importante, vediamo chi seguirà: ma purtroppo non cambierà nulla, visto che siamo il paese dove la conservazione del peggio è il valore massimo e fare riforme risulta impraticabile. L’ho detto e scritto mille volte, così come tante altre giornaliste e influencer, vedi Mammadimerda, che ne ha fatto una campagna fissa da anni: non si può più andare avanti con un immenso vuoto di tre mesi e quindici giorni. È assurdo, controproducente per tutti, impossibile da gestire, anche pericoloso a suo modo visto che se sei in ufficio come fai a controllare i tuoi figli?
Perché tutto questo cambi ci vorrebbe una vera unione di intenti. Ci vorrebbe un ministro dell’Istruzione che ne faccia la sua battaglia, ci vorrebbero Regioni non appese alle lobby, ci vorrebbe una classe di insegnanti che per prima dice “queste vacanze sono assurde”. Non lo farà mai, ovviamente, anzi, almeno non lo farà senza avere in cambio più soldi e meno carichi burocratici di ogni tipo.
Ma per cambiare le vacanze bisognerebbe cambiare anche la didattica. Ad esempio, io sono convinta che mandare un ragazzo di 15 anni a scuola dalle 8 alle 14 sia semplicemente inutile e dannoso, sia per il suo ritmo biologico, sia per l’apprendimento. Basterebbero quattro ore al giorno, massimo, e una scuola che prosegue poi fino alla fine di giugno e riprende i primi di settembre. In Svizzera i bambini delle elementari finiscono la scuola alle 12, poi però hanno varie forme di doposcuola insieme. Ma a scuola ci vanno fino alla fine di giugno e iniziano alla fine di agosto. È tutto molto più fisiologico.
Qui arriva l’altra obiezione: il caldo. E figuriamoci se io che di clima mi occupo posso negare il problema. La cosa che ritengono sconvolgente è che non ci sia alcun dibattito pubblico, ma proprio alcuno, sulla climatizzazione delle scuole. Sarebbe lo stesso se nei nostri uffici non ci fosse aria condizionata? Eppure nessuno dei miliardi del Pnrr è andato in questa direzione e non avremo più occasioni simili, visto il mare di debiti in cui siamo. Così ci ritroviamo una scuola con lavagne elettroniche e tablet e poi 35 gradi a giugno dentro le classi. Un’immagine perfetta delle nostre contraddizioni.
In conclusione, che dire? Le cose non cambieranno, noi continueremo ad arrangiarci, come abbiamo sempre fatto, si faranno ancora meno figli – il calo è ormai di 3,4 punti percentuali ogni anno.
E per questo, credo, bagnini e gli albergatori non possono dormire sogni tranquilli. Perché tanto tra un po’ non ci saranno più bambini. E le spiagge a settembre resteranno comunque deserte. Consiglio vivamente loro di iniziare a trasformarle in spiagge per cani, con gadget e servizi per animali domestici. Che non hanno un calendario scolastico che qualcuno potrebbe volere – chissà perché – progressivamente modificare. Magari per allineare l’Italia al continente al quale appartiene.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO4
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
58.5/100
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Cancro sul lavoro in UE: i dati EU-OSHA e la prevenzione -... PuntoSicuro
Il cancro di origine professionale rimane una delle sfide più significative in materia di salute sul lavoro in Europa ed è la principale causa di morte sul lavoro nell'UE. Secondo il Codice europeo contro il cancro , i tumori di origine professionale rappresentano oltre il 45% di tutti i decessi sul lavoro nell'UE, con più di 100.000 vittime ogni anno. Allo stesso tempo, sempre più persone convivono e lavorano con il cancro. Tuttavia, lavorare durante il trattamento oncologico o dopo la guarigione può essere difficile e spesso richiede soluzioni flessibili e di supporto sul luogo di lavoro.
Tumori professionali: una delle principali sfide per la salute sul lavoro in Europa
L'esposizione a fattori di rischio cancerogeno sul luogo di lavoro è frequente. I risultati dell'indagine sull'esposizione dei lavoratori condotta dall'EU-OSHA indicano che quasi la metà dei lavoratori europei è stata probabilmente esposta ad almeno un fattore di rischio cancerogeno durante l'ultima settimana lavorativa, comprese esposizioni ad alto livello e multiple per determinate attività.
Sebbene gli agenti chimici rimangano la principale causa di tumori professionali, non sono gli unici. Anche i fattori di rischio fisici e organizzativi giocano un ruolo importante. Tra questi, le radiazioni ultraviolette solari, il lavoro notturno e altri fattori legati all'organizzazione e alle condizioni lavorative. Cresce l'interesse scientifico per i potenziali effetti cancerogeni degli interferenti endocrini (come alcuni pesticidi) e di alcuni nanomateriali , ad esempio i nanotubi di carbonio a parete multipla-7 (MWCNT-7) .
Interventi dell'UE per prevenire i tumori legati al lavoro.
In risposta alla portata del problema, l'Unione europea ha adottato misure per proteggere meglio i lavoratori. Prevenire l'esposizione alla fonte, migliorare la gestione del rischio sul luogo di lavoro e sensibilizzare l'opinione pubblica rimangono elementi essenziali per proteggere i lavoratori e ridurre l'incidenza dei tumori professionali in tutta Europa. La prevenzione dei tumori professionali è un obiettivo chiave del Quadro strategico dell'UE in materia di salute e sicurezza sul lavoro 2021-2027 e del Piano europeo per la lotta contro il cancro .
Uno strumento legislativo fondamentale è laDirettiva sulle sostanze cancerogene, mutagene e reprotossiche (CMRD). Questa Direttiva è stata rivista più volte per recepire le più recenti evidenze scientifiche. Si prevede che queste misure ridurranno significativamente i futuri casi di cancro correlato al lavoro e altri gravi effetti sulla salute.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
58.5/100
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Criteri Critici
Tumore al seno, nutrizione parte della cura: le indicazioni su dieta, peso e attività fisica Farmacista33
Nutrizione
Nutrizione
26 Maggio 2026
Tumore al seno, nutrizione parte della cura: le indicazioni su dieta, peso e attività fisica Dalla Sinu focus sul ruolo della nutrizione nei percorsi di cura del carcinoma mammario: controllo del peso, dieta mediterranea, apporto proteico e attività fisica entrano sempre più nella gestione clinica e nel follow-up delle pazienti. di Redazione Farmacista33
La nutrizione è oggi considerata una componente integrante e imprescindibile del protocollo di cura delle donne con tumore al seno, con un ruolo che coinvolge prognosi, tolleranza alle terapie, qualità della vita e prevenzione delle complicanze metaboliche. Il tema è stato al centro del 46° Congresso Nazionale della Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU), in corso a Bergamo, dove gli esperti hanno richiamato la necessità di integrare screening nutrizionale, gestione del peso corporeo e attività fisica nei percorsi oncologici dedicati alle pazienti con carcinoma mammario.
Tumore al seno e alterazioni metaboliche
Il carcinoma mammario rappresenta il tumore femminile più diffuso a livello mondiale: secondo le stime Globocan 2022 i nuovi casi sono stati 2,3 milioni, pari al 24% di tutte le nuove diagnosi oncologiche nelle donne. In Italia, secondo Aiom 2025, ogni anno vengono diagnosticate oltre 50 mila donne con tumore al seno, con una sopravvivenza a cinque anni pari all’88% e circa 925 mila survivors.
Nel carcinoma mammario, spiegano gli esperti Sinu, il problema nutrizionale non riguarda soltanto la malnutrizione per difetto tipica di molte neoplasie, ma sempre più frequentemente una malnutrizione per eccesso, associata a obesità sarcopenica, aumento del grasso viscerale e alterazioni metaboliche favorite dalle terapie sistemiche, dalla menopausa iatrogena e dalla riduzione dell’attività fisica dopo la diagnosi.
“Negli ultimi anni, un numero crescente di studi ha evidenziato come il peso corporeo dopo una diagnosi di tumore al seno non sia solo una questione di benessere generale, ma un fattore che può influenzare in modo concreto la prognosi”, ha spiegato Alessio Filippone, vice-coordinatore del gruppo di lavoro Sinu “Nutrizione in Oncologia”, sottolineando che “le donne con obesità dopo la diagnosi presentano un rischio più elevato di mortalità, sia per tutte le cause, sia per il tumore al seno stesso, rispetto alle donne normopeso”.
Non conta solo il peso, ma anche il grasso addominale
Secondo quanto emerso dalla letteratura scientifica, non conta soltanto il peso corporeo totale ma anche la distribuzione del grasso corporeo. L’adiposità addominale, valutata per esempio attraverso la circonferenza vita, è infatti associata a una prognosi peggiore ed è correlata ad alterazioni metaboliche che possono favorire la progressione tumorale.
Le principali linee guida nazionali e internazionali indicano come fondamentale lo screening nutrizionale precoce nelle pazienti con tumore al seno, per identificare tempestivamente il rischio metabolico e intervenire prima che il declino funzionale diventi irreversibile.
Le indicazioni nutrizionali: proteine, carboidrati complessi e meno alcol
Sul piano clinico, il supporto nutrizionale deve puntare al mantenimento di un adeguato apporto proteico per preservare la massa muscolare e sostenere il sistema immunitario, oltre a favorire un corretto controllo glicemico attraverso il consumo di carboidrati complessi e la riduzione di zuccheri semplici, bevande zuccherate e alcol. “Le bevande alcoliche sono direttamente collegate a un maggior rischio di recidiva”, ha ricordato Filippone.
Un ruolo centrale viene attribuito alla dieta mediterranea, associata — secondo i dati richiamati dalla Sinu — a una riduzione del 22% della mortalità per tutte le cause e a una significativa diminuzione delle recidive. Particolarmente rilevanti anche i benefici cardiovascolari, considerato che nelle donne con pregresso tumore al seno il rischio cardiovascolare rappresenta una delle principali cause di mortalità a distanza di anni dalla diagnosi.
Accanto alla nutrizione, anche l’attività fisica viene considerata un pilastro del percorso di cura oncologico. Secondo le evidenze riportate dagli esperti Sinu, un esercizio regolare dopo la diagnosi può ridurre fino al 44% la mortalità totale e del 35% il rischio di recidiva, contribuendo inoltre al miglioramento della composizione corporea, alla riduzione del grasso viscerale e al recupero della massa muscolare.
Per rafforzare l’integrazione tra nutrizione, prevenzione e terapia oncologica, il gruppo di lavoro Sinu “Nutrizione in Oncologia” sta lavorando a indicazioni nutrizionali dedicate alle pazienti con tumore al seno, orientate a promuovere stili di vita corretti, mantenimento di un peso adeguato, alimentazione equilibrata e livelli di attività fisica compatibili con le condizioni cliniche delle donne durante e dopo i trattamenti oncologici.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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«Mfat», il grasso che aiuta a curare artrosi e tumori L'Eco di Bergamo
Una soluzione capace di migliorare la qualità della vita dei pazienti e prolungare la funzionalità articolare: si chiama tessuto adiposo umano microframmentato - MFAT - e, ora, nuove evidenze scientifiche ne confermano il ruolo sempre più centrale nella medicina rigenerativa, con applicazioni che spaziano dall’ortopedia alla medicina dello sport, fino all’oncologia. I risultati di queste ricerche e applicazioni cliniche (già utilizzate con successo nel trattamento dell’artrosi e delle patologie muscoloscheletriche, anche legate all’attività sportiva) sono stati illustrati venerdì 22 maggio dal professor Carlo Tremolada, direttore scientifico di Image Regenerative Clinic di Milano e inventore della tecnologia Lipogems® nel corso del «Milan Longevity Summit», svoltosi all’Allianz MiCo di Milano.
Oltre 250 relatori
Giunto alla terza edizione, il «Milan Longevity Summit» ha visto la partecipazione di autorevoli esponenti della Medicina e della Scienza, tra cui Thomas Südhof, premio Nobel per la Medicina 2013, David Furman, direttore del Buck Institute, Guido Kroemer, tra i massimi esperti mondiali di biologia e biochimica, e Jay Olshansky, professore alla School of Public Health dell’Università dell’Illinois a Chicago. Ma sono stati oltre 250 i relatori da tutto il mondo che hanno parlato a quasi diecimila partecipanti.
Il professor Tremolada ha partecipato alla sessione «Regenerative Medicine: Translating Science into Care» insieme a ricercatori e clinici di alcuni tra i più importanti centri italiani: Università del Sannio, Centro Cardiologico Monzino, Irccs Galeazzi, Columbus Clinic Center, Cdi-Centro Diagnostico Italiano e Irccs Auxologico.
Al centro del suo intervento, i risultati degli studi sull’MFAT condotti in collaborazione con Augusto Pessina, Francesca Paino, Giulio Alessandri (Università di Milano) e Michela Bosetti (Università del Piemonte Orientale).
Dalla ricerca alla clinica
«Negli ultimi anni, i dati clinici hanno dimostrato come l’MFAT sia in grado di offrire benefici significativi nel trattamento dell’artrosi, una condizione particolarmente diffusa negli anziani ma anche tra sportivi ed ex atleti. Grazie alla sua capacità di modulare l’infiammazione e favorire i processi di rigenerazione tissutale, questo approccio rappresenta una valida alternativa alle terapie tradizionali più invasive» ha spiegato il professor Tremolada. «Non solo: le vescicole extracellulari (EVs) derivate da MFAT - ha aggiunto - giocano un ruolo chiave nel mantenimento dell’equilibrio tra osso e cartilagine, contribuendo a ridurre il riassorbimento osseo e a rallentare la degenerazione articolare tipica dell’osteoartrosi».
Per una migliore qualità della vita
L’utilizzo di MFAT, spiegano i ricercatori, consente infatti interventi mirati, minimamente invasivi e con un elevato profilo di sicurezza, favorendo il recupero funzionale e la ripresa dell’attività fisica, così importante a tutte le età e soprattutto, oggi, in ottica longevity, quando la sfida da vincere è quella di garantire benessere e qualità della vita anche in età più avanzata.
L’ambito oncologico
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
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Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
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Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
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Nuova terapia anti anemia applicata a 14enne a Perugia Corriere dell’Umbria
Domenica 31 Maggio 2026 Sfoglia il giornale Sanità Ma.Pe. 25 Maggio 2026, 18:54 Anche all’ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia, dopo ilBambin Gesù a Roma, è stata somministrata, per la prima volta, a un ragazzo di14 annilaterapia genicaper il trattamento dellabeta-talassemia e dell'anemia falciformee la terapia è statainteramente rimborsata dal servizio sanitario nazionale. Lo ha annunciato nei giorni scorsi ilsenatore di Fratelli d'Italia Francesco Zaffini, presidente della commissione Sanità, lavoro e previdenza di palazzo Madama. “Nei giorni scorsi, presso l'ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia- ha annunciato Zaffini - sotto la guida deldottor Francesco Arcioni,direttore della struttura complessa di oncoematologia pediatricaeresponsabile del programma di terapia genicapresso l'azienda ospedaliera del capoluogo umbro, è stata somministrata a un ragazzo di14 anniper la prima volta laterapia genicaper il trattamento della beta-talassemia e dell'anemia falciformeinteramente rimborsata dal servizio sanitario nazionale”. “Con questo importante successo - ha aggiunto -l'Umbria recupera il primatoche le compete per la sua storia nel campo dell'ematologia clinica el'Italia si dimostra ancora una volta pionieranel trattamento delle malattie rare e complesse, che richiedono soluzioni terapeutichealtamente innovativerese accessibili a tutti i cittadini grazie all'universalità del nostro sistema sanitario; sono trattamenti, come quello somministrato oggi al minore, definitione shotche permettono cioè di cambiare radicalmente la vita dei pazienti guarendo dalla patologia. Effetto particolarmente prezioso per chi la vita l'ha appena iniziata. Affinché questo primato non rimanga un caso isolato - continua Zaffini - ma rappresenti invece un modello strutturale di accesso all'innovazione per tutti i pazienti, è necessario implementare unagovernance specifica e sostenibilein grado di regolamentare in modo organico l'accesso alle terapie avanzate”. L’importanza di unaterapia di questo tipoper i malatibeta-talassemia e l'anemia falciformeè quindi fondamentale: in assenza di terapia genomica si tratta di malati obbligati a sottoporsi acontinue trasfusioni. In particolare la terapia prevede che lecellule staminali ematopoietichevengano estratte dal paziente,modificate geneticamentein laboratorio e reinfuse nel suo organismo, dove danno origine alle cellule del sangue in grado di produrreemoglobina fetale (sana),riducendo o eliminando la necessità di trasfusioni. *Iscrivendoti alla newsletter dichiari di aver letto e accettato le nostrePrivacy Policy Gruppo Corriere S.r.l. | Perugia (PG) - Via Pievaiola 166/F6P.IVA 11948101008 - Codice Fiscale: 11948101008
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Tumore al seno, ogni anno 60 mila diagnosi. Buone risposte dalla prevenzione Italpress
ROMA (ITALPRESS) – Il tumore del seno rappresenta oggi la neoplasia più frequente nella popolazione femminile in Italia e nel mondo. In Italia, secondo Aiom e Aertum, ogni anno si registrano circa 55mila-60mila nuove diagnosi di tumore della mammella: l’incidenza aumenta con l’età, ma in realtà questo tumore riguarda anche una quota significativa di donne più giovani; circa un caso su quattro viene infatti diagnosticato prima dei cinquant’anni. A livello globale i dati della World Health Organization e della International Agency for Research on Cancer parlano di oltre 2,3 milioni di nuovi casi ogni anno: l’incidenza è più elevata nei paesi ad alto reddito ma la crescita più rapida si osserva nelle aree a medio e basso reddito, dove i cambiamenti negli stili di vita, dall’alimentazione alla riduzione della natalità, stanno modificando il profilo di rischio. Se l’incidenza resta elevata, i progressi sul fronte della sopravvivenza sono molto incoraggianti: in Italia la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi ha raggiunto oggi livelli tra i più alti in Europa, attestandosi intorno all’87-90%; un risultato reso possibile da una combinazione di fattori, programmi di screening, maggiore consapevolezza, diagnosi sempre più tempestiva e terapie sempre più efficaci, dalla chirurgia conservativa alle cure sistemiche mirate.
“Il tumore al seno è un universo, però possiamo comunque restringere il campo a quattro sottotipi maggiori. Il più frequente è il tumore ormonosensibile, che rappresenta i due terzi o addirittura i tre quarti dei tumori mammari e si verifica soprattutto dopo la menopausa: questi a loro volta si dividono in tumori ormonodipendenti con proliferazione bassa o alta”, ha spiegato Paolo Veronesi, direttore della divisione di Chirurgia senologica e Breast Unit dell’Istituto europeo di Oncologia di Milano e presidente della Fondazione Umberto Veronesi, intervistato da Marco Klinger per Medicina Top, format tv dell’agenzia di stampa Italpress.
Le tipologie di trattamento, sottolinea Veronesi, sono diverse: “Normalmente i tumori ormonali richiedono un intervento chirurgico o di radioterapia, nel caso occorra qualcosa di più conservativo, e una cura di tipo ormonale. Quest’ultima dipenderà dallo stato menopausale della paziente: alle donne più giovani si può dare il tamoxifene, se il tumore è molto piccolo o con linfonodi negativi, o si può fare una terapia più complessa che prevede di bloccare il ciclo e indurre la menopausa con dei farmaci; in questo caso le prospettive di guarigione sono ottime, ma dipende anche dallo stadio iniziale. Quando la proliferazione è un po’ più vivace, a volte si può aggiungere anche un trattamento chemioterapico, sia pre che post operatorio”.
Sul tumore mammario, prosegue, “possiamo fare ottima prevenzione, anche perché la crescita di solito non è così rapida ed è dunque difficile che sfugga ai controlli periodici: purtroppo ci sono anche tumori molto aggressivi che si manifestano tra un controllo e l’altro e sfuggono alla prevenzione, mentre i tumori ormonali vengono facilmente individuati quando sono di piccole dimensioni perché hanno una nettezza abbastanza lunga nel tempo di crescita. Il vantaggio di uno studio multicentrico è naturalmente quello di poter arruolare un numero maggiore di pazienti in un tempo più breve: l’obiettivo è anticipare uno studio genomico, che normalmente viene offerto ai pazienti dopo un intervento chirurgico nei casi di tumore con proliferazione vivace per capire se ci può essere un vantaggio o meno in un trattamento chemioterapico; questo studio permette di fare il test prima dell’intervento chirurgico, per capire se la paziente può essere candidata prima dell’intervento chirurgico a una chemioterapia neoadiuvante o a una terapia ormonale o se invece si deve andare direttamente all’intervento senza passare dalla chemioterapia”.
Paolo Veronesi si sofferma poi sull’eredità lasciata dal padre Umberto, evidenziando come “è stato papà non solo mio ma in un certo senso di tutti i senologi italiani e dei chirurghi e non che si occupano di questa patologia: ha insegnato il rispetto della femminilità e dell’aspetto della donna, ha introdotto la chirurgia conservativa, ha condotto ricerche sulla conservazione dei linfonodi e sulla possibilità di evitare la radioterapia dopo l’intervento; a lui dobbiamo anche la ricostruzione mammaria e la chirurgia oncoplastica, segno che metteva massima attenzione alla qualità di vita e all’aspetto estetico in modo da evitare il disagio per l’asportazione dei linfonodi. Un altro messaggio di papà era di non fermarsi mai: ricordo che tutte le volte che finivamo uno studio scientifico lui ci spronava a continuare. Era sempre pronto a innovare: anche negli ultimi anni della sua vita, quando sapeva che magari un suo studio non sarebbe stato portato a termine, lo proponeva ugualmente e poi li abbiamo finiti noi. I medici di oggi sono padroni di una tecnologia che mio papà non aveva perché non c’era: hanno la possibilità di accedere a informazioni maggiori rispetto a un tempo. Credo però che l’aspetto umano sia altrettanto fondamentale, soprattutto nell’entrare in empatia con i pazienti e capire quali sono i loro desideri, programmi di vita, idee sul futuro in modo da venirgli incontro con le terapie che proponiamo: le nostre proposte vanno sempre adattati ai desideri delle pazienti, naturalmente nel rispetto dei limiti della correttezza scientifica. Poi c’è l’aspetto dell’esame clinico: oggi spesso si guardano gli esami ma si trascura di visitare la paziente e creare un rapporto personale. Altrettanto importante è guardare gli esami diagnostici: oggi tutti leggono i referti e magari nessuno si prende la briga di guardare le mammografie, mentre io e papà non avevamo le mammografie digitali e guardavamo con la lente la lastra stampata”.
L’ultima riflessione è dedicata al lavoro svolto dalla Fondazione Umberto Veronesi, con la quale “cerchiamo di fare tanto in termini di prevenzione: ci manca molto sulla prevenzione primaria, ad esempio sugli stili di vita, ma anche su quella secondaria abbiamo cercato di capire perché molte donne soprattutto al centro-sud non vogliono fare questi esami, pur essendo invitate a farli gratuitamente; a volte ci è stato risposto che questi esami non venivano fatti per paura di trovare una malattia e quindi fare una chirurgia, ma questo è un approccio culturale completamente sbagliato perché se troviamo una malattia di piccole dimensioni basta un intervento rapido in un Day Hospital”.
– foto tratta da video Medicina Top –
(ITALPRESS).