📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Tumore, l’arte come terapia: dipingere sull’acqua migliora l'umore dei pazienti la Repubblica
“Ho ideato il metodo artistico sperimentale S.O.M.A. nel 2016 insieme a Tommaso Marletta e un collettivo di artisti che hanno sperimentato in prima persona il potere dell’arte per reagire a una malattia. Ho voluto trasformare la mia storia in un’esperienza di rinascita condivisa e profondamente inclusiva”. Parole di Alessandra Laganà, artista, ideatrice del metodo Sensory Observatory Multidimensional Artforms che usa l’arte come risorsa viva, capace di trasformare il dolore della malattia in una "visione condivisa" di rinascita. Al centro del percorso c’è un’esperienza sensoriale: la pittura aleatoria sull’acqua.
Un film di colori che dialogano tra loro, dove le donne che hanno affrontato il cancro al seno possono dare forma al proprio vissuto, riscoprendo una bellezza interiore spesso dimenticata durante le terapie.
Ma non si tratta solo di espressione artistica. Quello che era nato come un percorso sensoriale è diventato l'oggetto del primo studio sistematico in Europa capace di integrare oncologia, arte e neuroscienze, con il coordinamento scientifico di Chiara Benedetto, professoressa emerita dell’Università degli Studi di Torino e presidente della Fondazione Medicina a Misura di Donna.
La prova del cervello: cosa accade durante la creazione
Lo studio ha coinvolto 50 donne in follow-up oncologico, monitorando la loro attività cerebrale attraverso l'elettroencefalografia ad alta densità durante l'esperienza creativa. I ricercatori dei laboratori HST del dipartimento di Psicologia dell'Università di Torino hanno cercato di capire se e come il cervello rispondesse a questo stimolo estetico. I risultati mostrano una modulazione importante delle oscillazioni neurali. In particolare, è stato osservato un aumento significativo delle onde alpha, associate all'attenzione verso gli stimoli esterni e all'ideazione creativa, e delle onde gamma, legate all'integrazione degli stimoli sensoriali e alla percezione della bellezza.
Nel primo caso l'aumento è stato più marcato in chi presentava livelli iniziali inferiori di benessere, dimostrando che il metodo agisce come un "attivatore di risorse" per chi ne ha più bisogno. Nel secondo è stata registrata una correlazione diretta: più l'attività è risultata gradita e coinvolgente, maggiore è stata l'attivazione di queste onde, potenziando gli effetti benefici a livello cerebrale.
Risultati che durano nel tempo
La sperimentazione si è articolata in un workshop di tre giorni condotti da operatori socio-sanitari in collaborazione con il team di psico-oncologi e neuroscienziati. La prima giornata è stata di orientamento e somministrazione di questionari sugli stili emotivi; la seconda giornata è stata dedicata all’azione creativa di pittura generativa aleatoria sull'acqua, condotta dall’artista Stefano Giorgi, con monitoraggio elettroencefalico in tempo reale; la terza è stata occupata dalla revisione condivisa delle opere prodotte, con attribuzione di un titolo al frame più significativo della propria performance. Una installazione multimediale collettiva ha poi raccolto le opere realizzate dalle donne protagoniste della sperimentazione.
“I risultati parlano chiaro: il 95% delle protagoniste riferisce un elevato livello di soddisfazione e un miglioramento degli stati emotivi che persiste nel tempo. In particolare, i benefici risultano ancora più marcati nei soggetti che riferiscono maggiori difficoltà nella regolazione emotiva”, ha affermato Irene Ronga, coordinatrice del team Brain Plasticity and Behaviour Changes e psico-oncologhe dell'Aou Città della Salute e della Scienza.
La prescrizione sociale
"I risultati dimostrano che la metodologia S.O.M.A. ha un rigore tale da essere replicabile su larga scala. È la prima volta che un’esperienza creativa di questa complessità viene sottoposta a un’analisi neuroscientifica sistematica", ha commentato Benedetto. I ricercatori che hanno condotto la sperimentazione e gli artisti che l’anno ideata sono convinti che la solidità metodologica e scientifica consenta di aprire un dialogo con le istituzioni per far sì che il metodo possa diventare parte integrante della presa in carico globale delle persone. “In aderenza ai percorsi riconosciuti dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), promuovere pratiche salutogeniche, anche attraverso esperienze culturali, è la nuova frontiera della Prescrizione Sociale. Cioè quella possibilità per noi medici di prescrivere, oltre alle terapie tradizionali, anche percorsi artistici e culturali come strumenti efficaci per migliorare il benessere e la salute della comunità, con una visione olistica. I dati ci consentono di affermare che il Metodo S.O.M.A è maturo per la Prescrizione Sociale”, ha concluso Benedetto.
Le Baby Pelones tornano in Italia. Al Policlinico Gemelli inaugurata “Crearium”, la nuova sala giochi dedicata ai piccoli pazienti oncologici - Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
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Q5Le date sono chiaramente indicate?5
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
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Criteri Critici
Le Baby Pelones tornano in Italia. Al Policlinico Gemelli inaugurata “Crearium”, la nuova sala giochi dedicata ai piccoli pazienti oncologici Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS
Le Baby Pelones tornano in Italia. Al Policlinico Gemelli inaugurata “Crearium”, la nuova sala giochi dedicata ai piccoli pazienti oncologici
Oltre 55 mila euro raccolti grazie alla vendita delle bambole in tutta Italia
Ambassador dell’iniziativa Angelica Massera, attrice, comica e imitatrice di successo.
Dopo la collaborazione del 2019 con l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, le Baby Pelones, bambole senza capelli e simbolo globale della lotta contro il cancro infantile create dalla Fondazione Juegaterapia, tornano in Italia.
Inaugurata oggi da Angelica Massera, apprezzata comica, attrice e imitatrice, la rinnovata sala giochi “Crearium” del Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, un’iniziativa volta a migliorare, rinnovare e riprogettare la sala giochi dell’ospedale, creando uno spazio creativo e accogliente per i piccoli pazientidell’Unità Operativa di Oncologia Pediatrica.
La sala giochi e l’area dedicata ai laboratori espressivi rappresentano da sempre un punto di riferimento all’interno dell’Unità Operativa e, grazie al sostegno della Fondazione, sono state completamente ristrutturate e riprogettate per offrire ambienti ancora più accoglienti, creativi e funzionali ai bambini e alle loro famiglie.
Per l’occasione era presente anche il cantautore e musicista Pier Cortese, che collabora già con l’Unità Operativa per un progetto musicale.
Gli spazi comprendono due stanze dedicate alle attività ricreative e laboratoriali, con percorsi guidati da terapisti e volontari attraverso laboratori di Arte, Musica, Ceramica, Disegno e Scrittura, oltre a momenti di gioco libero e lettura.
L’obiettivo del progetto è contribuire al benessere emotivo dei piccoli pazienti, promuoverne la creatività e sostenere la loro serenità interiore durante tutto il percorso di cura.
“L’inaugurazione di questa nuova sala giochi segna un momento importante per il nostro reparto – afferma il professor Antonio Ruggiero, Direttore UOC di Oncologia Pediatrica del Policlinico Gemelli IRCCS-. In oncologia pediatrica la cura non riguarda solo gli aspetti clinici, ma anche il benessere emotivo dei piccoli pazienti. Il gioco è uno strumento terapeutico che sostiene resilienza, socialità ed equilibrio emotivo. Il nostro reparto promuove da sempre progetti che favoriscono le arti espressive e la presa in carico globale di bambini e famiglie. È fondamentale, però, disporre di spazi adeguati a ospitare queste iniziative, affinché possano svilupparsi in un ambiente stimolante e accogliente, capace di favorire l’espressione creativa e il benessere dei giovani pazienti e delle loro famiglie Questa sala – conclude – è stata interamente ristrutturata grazie alla collaborazione con la Fondazione Juegaterapia, a cui rivolgiamo i nostri più sentiti ringraziamenti, e rappresenta un segno concreto di cura e umanità”.
Mónica Esteban, Presidente della Fondazione Juegaterapiacommenta: “Provo un’immensa gioia nel vedere un progetto come questo prendere vita al Policlinico Gemelli, un centro di fama internazionale. Spazi come la sala Crearium dimostrano che il gioco non è solo intrattenimento, ma una parte essenziale del processo di recupero emotivo dei bambini. Questo progetto è il frutto di una collaborazione e di una visione condivisa: migliorare la qualità della vita dei piccoli pazienti. Continueremo a lavorare con lo stesso entusiasmo per portare il potere del gioco in più ospedali, convinti che giocare sia anche un modo di prendersi cura e guarire.”
“L’inaugurazione della sala Crearium in un ospedale di riferimento come il Policlinico Gemelli è un momento che viviamo con grande emozione. Per noi, ogni nuovo spazio ludico rappresenta un’opportunità per restituire ai bambini una parte essenziale della loro infanzia in un ambiente complesso come quello ospedaliero” commenta. “In oncologia pediatrica, il benessere emotivo è importante quanto il trattamento medico, e il gioco diventa uno strumento terapeutico fondamentale. Questa sala simboleggia un impegno condiviso per continuare a umanizzare gli ospedali e sostenere i bambini e le loro famiglie con speranza, gioia e cura”.
“L’apertura della sala Crearium all’interno di una realtà d’eccellenza come il Gemelli rappresenta per noi un traguardo importante e profondamente sentito. Portare un nuovo spazio dedicato al gioco significa offrire ai bambini un luogo in cui ritrovare leggerezza, relazione e normalità anche durante il percorso di cura. In pediatria oncologica, prendersi cura vuol dire considerare la persona nella sua interezza, e la serenità dei piccoli pazienti ha un ruolo decisivo nel sostegno al trattamento. Questa sala nasce proprio con l’obiettivo di contribuire a un ospedale sempre più attento all’umanità, capace di accompagnare i piccoli pazienti e le loro famiglie con vicinanza, fiducia e serenità” aggiunge Valle Sallés, Vicepresidente della Fondazione Juegaterapia.
“Sono onorata di essere stata al Policlinico Gemelli per inaugurare la nuova sala giochi ‘Crearium’ della Fondazione Juegaterapia. Queste bambole senza capelli non sono solo giocattoli: rappresentano la forza e la speranza di tanti piccoli guerrieri che combattono ogni giorno. Grazie alla Fondazione che è riuscita a trasformare un’idea in uno spazio di gioia e svago”, dichiara Angelica Massera. “In questo ‘Crearium’, i bimbi potranno sognare, ridere, socializzare e giocare, proprio come meritano” concludel’attrice.
Le Baby Pelones sono state create nel 2014 dalla Fondazione Juegaterapia come omaggio ai bambini in cura per il cancro. Senza capelli, indossano coloratissimi foulard disegnati da artisti internazionali come Georgina Rodríguez, Shakira, Ricky Martin, Richard Gere, Laura Pausini e dagli stessi giovani pazienti. Tutti i collaboratori partecipano volontariamente, donando i diritti delle loro creazioni a sostegno dei progetti della fondazione.
Ogni Baby Pelones acquistata contribuisce a trasformare i reparti di oncologia pediatrica in spazi più accoglienti e stimolanti, rendendo i momenti difficili più sopportabili per i bambini e le loro famiglie. Con oltre 2 milioni di unità vendute in tutto il mondo, le Baby Pelones sono diventate un simbolo di forza, speranza e solidarietà.
Sala “Crearium” Policlinico Gemelli Roma
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Criteri Critici
Trapani, Pink Lady entra in Oncologia: sostegno concreto per le pazienti TP24.it
Sanità pubblica e appalti: la raccolta firme della Cgil nel trapanese
Sanità pubblica, lavoro e sicurezza. Sono questi i temi al centro della nuova mobilitazione lanciata dalla CGIL che il 15 e il 16 maggio avvierà anche in provincia di Trapani la raccolta firme per due proposte di legge di iniziativa...
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
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Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Criteri Critici
Asst Lariana introduce la SGRT: la nuova frontiera della radioterapia di precisione Prima Como
La Radioterapia di Asst Lariana si arricchisce di una tecnologia all’avanguardia che rappresenta una delle innovazioni più importanti nella radioterapia moderna e un grande passo avanti nel controllo dei trattamenti radioterapici: la Surface Guided Radiation Therapy (SGRT).
Asst Lariana introduce la SGRT: la nuova frontiera della radioterapia di precisione
La SGRT è una tecnologia avanzata che attraverso sistemi ottici tridimensionali e telecamere ad alta precisione, monitora in tempo reale il corpo del paziente durante ogni seduta e garantisce un livello di precisione e accuratezza senza precedenti. Il controllo effettuato tramite questa metodica avviene, inoltre, senza l’impiego di radiazioni aggiuntive.
“Questo controllo in tempo reale è particolarmente efficace quando si utilizzano terapie con dosi molto elevate ed erogate in poco tempo, come ad esempio nel caso dei trattamenti stereotassici – spiega il primario della Radioterapia di Asst Lariana, la dottoressa Sofia Meregalli. Minimi errori, infatti, possono influire sull’efficacia terapeutica e questo nuovo sistema consente di identificare anche minimi movimenti del paziente e mette in atto i necessari sistemi di correzione”.
In particolare: se il movimento supera le soglie di tolleranza preimpostate, la macchina interrompe automaticamente il trattamento e segnala la necessità di riposizionamento, assicurando così una terapia sempre più accurata e riproducibile.
Vantaggi per i pazienti
“Anche nel posizionamento del paziente rappresenta un’evoluzione significativa – prosegue la dottoressa Meregalli. L’accuratezza dell’allineamento garantita da questa metodica, potrà in un futuro rendere superflui i reperi cutanei permanenti, ossia quei piccoli tatuaggi che si utilizzano per posizionare con precisione il paziente durante ogni seduta”.
All’ospedale Sant’Anna di San Fermo della Battaglia sono due gli acceleratori di ultima generazione – acquistati grazie ai fondi stanziati dal PNRR – dotati di questa tecnologia.
Formazione del personale
Prima dell’impiego clinico di questa nuova tecnologia, il personale della Radioterapia ha intrapreso un percorso di formazione che ha coinvolto in modo multidisciplinare tecnici, medici, fisici, infermieri.
“L’introduzione di una tecnologia così avanzata – sottolinea il primario – richiede apparecchiature innovative ma competenze specifiche inserite in un lavoro di squadra. Ringrazio tutti per la passione e l’impegno dedicati al percorso di formazione necessario per l’utilizzo di questa tecnologia. Il loro contributo è stato fondamentale per rendere possibile questa innovazione”.
Una radioterapia sempre più personalizzata
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Criteri Critici
Golf Cart, Regione Lazio le vuole come navette turistiche: e la sicurezza? SICURAUTO.it
La Regione Lazio ha recentemente presentato una proposta normativa per regolarizzare l’uso delle golf cart come navette turistiche nel cuore di Roma. Questi piccoli veicoli elettrici, nati per i campi sportivi, sono diventati una presenza costante nel centro storico, operando spesso in una zona d’ombra legislativa. Se da un lato l’ente regionale punta sulla mobilità ecosostenibile per decongestionare il traffico dei grandi bus, dall’altro esplode la protesta dei sindacati dei trasporti e degli operatori del settore: le critiche si concentrano sulla sicurezza stradale in una città complessa come la capitale e sulla concorrenza sleale verso taxi e NCC. L’accusa delle sigle? Le regole della Regione sarebbero una “sanatoria” a favore delle golf cart, con varie ripercussioni negative.
GOLF CART: DUBBI SULLA NUOVA NORMATIVA PER LE NAVETTE ELETTRICHE
La proposta della Regione Lazio nasce dall’esigenza di dare un ordine giuridico a un fenomeno già esistente, ma privo di regole certe. Attualmente molte golf cart circolano come quadricicli leggeri o grazie a deroghe particolari, offrendo tour privati e collegamenti per alberghi di lusso. La nuova legge vorrebbe trasformare questi mezzi in navette turistiche ufficiali, promuovendo una mobilità a zero emissioni compatibile con le aree pedonali e le zone a traffico limitato: l’idea di base è quella di favorire piccoli flussi di visitatori che, muovendosi su mezzi silenziosi e compatti, eviterebbero l’ingombro dei pullman tradizionali nelle strade più strette del centro. Tuttavia, l’integrazione di questi veicoli nel tessuto urbano non è priva di ostacoli tecnici e normativi, poiché il Codice della Strada non prevede una categoria specifica per il trasporto pubblico non di linea effettuato con tali caratteristiche.
LE PREOCCUPAZIONI DI SINDACATI E TASSISTI
L’annuncio della Regione ha scatenato una reazione immediata da parte delle associazioni di categoria di tassisti e noleggiatori con conducente. Secondo i rappresentanti dei lavoratori, questa apertura rischierebbe di creare un vero e proprio far west nel settore del trasporto pubblico: il timore principale riguarda la mancanza di requisiti professionali per chi guida questi mezzi. Mentre tassisti e conducenti NCC (come Uber) devono superare esami specifici e possedere il certificato di abilitazione professionale KB, per le golf cart non è ancora chiaro quale sarà il regime di controllo. I sindacati denunciano il pericolo che attività turistiche improvvisate sottraggano fette di mercato regolamentato sotto la maschera della sostenibilità ambientale.
SICUREZZA STRADALE E STRUTTURALE: LE PERPLESSITÀ
Il punto più critico della questione rimane la sicurezza dei passeggeri e degli altri utenti della strada. Le golf cart sono progettate per muoversi in ambienti controllati, come parchi o club privati, e non possiedono le dotazioni di sicurezza standard delle auto moderne. Molti di questi veicoli sono privi di portiere rigide, airbag e strutture di rinforzo laterale in grado di resistere a un impatto significativo. In una città come Roma, caratterizzata da pavimentazioni in sanpietrini spesso sconnessi o scivolosi a causa della pioggia, la stabilità di un mezzo così leggero è messa a dura prova. I detrattori sottolineano che inserire navette prive di seri standard di protezione in corsie preferenziali o in aree ad alto traffico pedonale rappresenti un rischio inaccettabile. Esiste inoltre il problema della convivenza con mezzi pesanti, bus di linea e monopattini elettrici, che rende il centro storico un ambiente ostile per veicoli strutturalmente fragili.
IL CONTESTO URBANO E LA SFIDA DEI SANPIETRINI
Roma non è una città qualunque e le sue strade presentano sfide uniche per i mezzi elettrici di piccole dimensioni. L’usura del manto stradale e la presenza di pendenze significative in alcuni rioni storici rendono la guida delle golf cart complessa e potenzialmente pericolosa. I critici della proposta regionale ricordano che mezzi nati per l’erba soffrono enormemente le vibrazioni continue delle strade romane, portando a una rapida usura delle componenti meccaniche e dei freni. Sebbene l’obiettivo della Regione sia quello di migliorare l’accoglienza dei turisti, il rischio è che si verifichino incidenti legati proprio alle carenze strutturali dei veicoli: in assenza di crash test certificati per l’uso stradale intensivo, l’impiego di queste navette su larga scala rimane un’incognita che preoccupa esperti di mobilità e cittadini.
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Criteri Critici
Radioterapia sempre più precisa al Sant’Anna: arriva la super tecnologia QuiComo
La Radioterapia di ASST Lariana compie un importante salto tecnologico con l’introduzione della Surface Guided Radiation Therapy (SGRT), una delle innovazioni più avanzate oggi disponibili nel campo della radioterapia oncologica.
La nuova metodica, già operativa all’ospedale Ospedale Sant'Anna, consente di aumentare ulteriormente precisione, sicurezza e personalizzazione dei trattamenti radioterapici, migliorando l’efficacia delle cure e il comfort del paziente.
Cos’è la Surface Guided Radiation Therapy
La SGRT utilizza telecamere ad alta precisione e sistemi ottici tridimensionali per monitorare in tempo reale la posizione del corpo del paziente durante ogni seduta di radioterapia. Si tratta di una tecnologia che permette un controllo estremamente accurato senza ricorrere a ulteriori radiazioni, rappresentando così un importante progresso nella gestione delle terapie oncologiche.
“Questo controllo in tempo reale - spiega la dottoressa Sofia Meregalli, primario della Radioterapia di Asst Lariana - è particolarmente efficace quando si utilizzano terapie con dosi molto elevate ed erogate in poco tempo, come nel caso dei trattamenti stereotassici”, “Anche minimi errori possono influire sull’efficacia terapeutica e questo sistema consente di individuare immediatamente eventuali movimenti del paziente, attivando i necessari sistemi di correzione”.
Trattamenti interrotti automaticamente in caso di movimento
Uno degli aspetti più innovativi della SGRT riguarda la capacità di interrompere automaticamente il trattamento qualora il paziente si muova oltre le soglie di tolleranza impostate. In questo modo la macchina segnala la necessità di un nuovo posizionamento, garantendo una terapia ancora più accurata, riproducibile e sicura. La nuova metodica potrebbe inoltre ridurre in futuro il ricorso ai piccoli tatuaggi cutanei utilizzati abitualmente per il corretto allineamento del paziente durante le sedute: “L’accuratezza del posizionamento garantita da questa tecnologia - aggiunge la dottoressa Meregalli - rappresenta un’evoluzione significativa”.
Due acceleratori di ultima generazione grazie ai fondi PNRR
All’ospedale Sant’Anna sono già presenti due acceleratori lineari di ultima generazione dotati della tecnologia SGRT, acquistati grazie ai finanziamenti del PNRR. L’introduzione del nuovo sistema è stata accompagnata da un percorso di formazione multidisciplinare che ha coinvolto medici, tecnici, fisici sanitari e infermieri: “L’introduzione di una tecnologia così avanzata - sottolinea ancora il primario della Radioterapia.richiede non solo apparecchiature innovative ma anche competenze specifiche e un forte lavoro di squadra”.
Tecnologia e qualità di vita
Per la direzione sanitaria di Asst Lariana, l’obiettivo resta quello di mettere il paziente al centro del percorso di cura. “La centralità del paziente - osserva Brunella Mazzei, direttore sanitario di Asst Lariana resta il cuore dell’intero percorso oncologico. Investire nella formazione e nelle tecnologie significa investire nel futuro della cura oncologica, migliorando non solo l’efficacia clinica ma anche la qualità di vita dei pazienti”.
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Protonterapia e oncologia del futuro, Roberto Orecchia (IEO): “Servono innovazione e accesso equo per cambiare la cura dei tumori” Mondosanità
Protonterapia e oncologia del futuro, i temi della Mediterranea School di Bari di Motore Sanità. Il Direttore Scientifico dello IEO – Istituto Europeo di Oncologia rilancia il ruolo della ricerca italiana: “Il nucleare per la salute può rivoluzionare la qualità di vita dei pazienti”
La medicina oncologica guarda sempre più verso trattamenti personalizzati, tecnologie avanzate e accesso equo alle cure. È questo il messaggio lanciato da Roberto Orecchia durante la Mediterranea School di Bari, l’evento organizzato da Motore Sanità che dal 15 al 17 aprile ha riunito a Bari istituzioni, clinici ed esperti per discutere il futuro del Servizio sanitario nazionale nel Mezzogiorno.
Nel corso del confronto dedicato ai modelli organizzativi per la tutela della salute e la gestione della cronicità, Orecchia ha acceso i riflettori su una delle frontiere più innovative della lotta contro il cancro: la protonterapia.
“L’oncologia moderna prevede la personalizzazione dei trattamenti e ciascun paziente dovrebbe avere un proprio protocollo terapeutico”, ha spiegato il direttore scientifico dello IEO – Istituto Europeo di Oncologia, sottolineando come sia fondamentale produrre nuove evidenze cliniche per supportare l’evoluzione delle cure.
In questo scenario cresce l’interesse verso l’utilizzo delle particelle nucleari, in particolare dei protoni, nell’ambito della radioterapia oncologica. Secondo Orecchia, questa tecnologia permette di colpire il tumore risparmiando maggiormente i tessuti sani, riducendo così gli effetti collaterali e il rischio di tumori secondari dovuti alle radiazioni.
Un vantaggio particolarmente rilevante nella popolazione pediatrica, dove la minimizzazione dei danni a lungo termine rappresenta un obiettivo cruciale. “Alcuni risultati emersi consentono di dire che c’è anche un miglioramento della sopravvivenza e sicuramente della qualità di vita dei pazienti”, ha evidenziato.
Tuttavia, affinché questa innovazione possa diventare realmente accessibile, è necessario un forte investimento industriale e sanitario. Orecchia ha ricordato che i centri di protonterapia nel mondo sono oggi oltre 150, ma ancora insufficienti rispetto alla crescente domanda.
Anche l’Italia si sta muovendo in questa direzione, con strutture già operative soprattutto in Lombardia e Trentino e nuovi progetti in sviluppo, tra cui Napoli e Roma. L’obiettivo è rispondere ai bisogni di circa 7 mila pazienti che ogni anno potrebbero beneficiare di trattamenti con protoni.
“La vera sfida è garantire facilità ed equità di accesso”, ha ribadito Orecchia, indicando la necessità di sviluppare acceleratori di particelle più innovativi, meno costosi, più rapidi da installare e con minori complessità legate alla radioprotezione.
Nel suo intervento, il direttore scientifico dello IEO – Istituto Europeo di Oncologia ha poi voluto valorizzare il contributo del Sud Italia alla ricerca scientifica internazionale, citando l’esperienza sviluppata a Ruvo di Puglia, vicino Bari, come esempio concreto di eccellenza tecnologica e innovazione.
“È l’ennesima dimostrazione che la ricerca italiana nell’ambito del nucleare buono, il nucleare per la salute, è assolutamente all’avanguardia ed è in grado di portare innovazioni a livello globale”, ha affermato.
Secondo Orecchia, proprio la riduzione dei costi e la maggiore disponibilità di tecnologie innovative potrebbero accelerare la diffusione della protonterapia nei prossimi anni, con benefici non solo per i pazienti italiani ma per la salute pubblica a livello mondiale.
La Mediterranea School di Bari si conferma così un laboratorio di idee e strategie per ripensare il futuro della sanità italiana, mettendo al centro innovazione, ricerca e accessibilità delle cure.
Roberto Orecchia, Direttore Scientifico presso IEO – Istituto Europeo di Oncologia, Milano
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Petruzzelli: Nuova terapia affronta paura recidiva Llc senza cronicità. V-news.it
Petruzzelli, rappresentante di Lampada Aladino Ets, ha presentato una nuova terapia innovativa per le malattie croniche, mirata a migliorare la qualità della vita dei pazienti attraverso un approccio olistico che integra supporto psicologico e gestione della malattia. Le reazioni sono positive, con pazienti e esperti che vedono in questa innovazione una speranza per un futuro migliore nella cura della cronicità.
Petruzzelli: Nuove Terapie per la Salute
Rivoluzione nella Terapia della Cronicità
(Adnkronos) – “Oggi non è più come 30 anni fa, e c’è bisogno di molta speranza”. Queste le parole di Petruzzelli, rappresentante di Lampada Aladino Ets, che ha presentato una nuova terapia destinata a cambiare il modo in cui i pazienti affrontano le malattie croniche. La cronicità è una realtà sempre più diffusa, ma non tutti sono abituati a convivere con essa. La nuova terapia promette di rispondere a una paura comune: la recidiva della malattia. Con un approccio innovativo, si mira a migliorare non solo la vita dei malati, ma anche a fornire loro gli strumenti necessari per affrontare il futuro con maggiore serenità.
Qualità della Vita e Supporto Psicologico
Petruzzelli sottolinea l’importanza di un supporto integrato per i pazienti affetti da malattie croniche. “Stiamo celebrando la qualità di un nuovo prodotto che supporta il malato nel vivere meglio la sua malattia”, afferma. La terapia non si limita a trattare i sintomi fisici, ma include anche un forte componente psicologico, fondamentale per il benessere complessivo del paziente. Un approccio olistico che mira a ridurre l’ansia e la paura legate alla malattia, favorendo una maggiore accettazione e comprensione della propria condizione. In questo modo, si offre ai pazienti una nuova prospettiva sulla loro vita e sulla gestione della malattia.
Innovazione e Ricerca: Un Futuro Promettente
La ricerca nel campo delle malattie croniche ha fatto passi da gigante negli ultimi anni. Lampada Aladino Ets si pone come un attore fondamentale in questo settore, investendo in innovazione e studi clinici. La nuova terapia sviluppata da Petruzzelli e il suo team si basa su evidenze scientifiche solide e su tecnologie all’avanguardia. Questo approccio non solo rappresenta una speranza per i pazienti, ma anche una sfida per il sistema sanitario, che deve essere pronto ad adattarsi a queste nuove soluzioni terapeutiche. L’integrazione di nuove terapie nel percorso di cura potrebbe cambiare radicalmente l’approccio alla cronicità, rendendo i pazienti protagonisti attivi della loro salute.
Le Reazioni dei Pazienti e degli Esperti
Le reazioni alla presentazione della nuova terapia sono state positive. Molti pazienti hanno espresso entusiasmo per l’eventualità di un miglioramento della loro qualità di vita. Gli esperti del settore, dal canto loro, si mostrano cautamente ottimisti. “È fondamentale monitorare gli sviluppi e raccogliere dati concreti sull’efficacia di queste nuove terapie”, afferma un oncologo di fama nazionale. La strada da percorrere è ancora lunga, ma l’incontro tra innovazione e necessità dei pazienti rappresenta un passo significativo verso un futuro migliore nella gestione della cronicità. La speranza, come sottolinea Petruzzelli, è ciò di cui abbiamo bisogno oggi più che mai.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO5
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?3
77.0/100
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Criteri Critici
Pediatria 2026 a Padova: CAR-T, screening predittivi e nuove fragilità dell’età evolutiva Sbircia la Notizia Magazine
La nostra ricostruzione
Abbiamo ricostruito il dossier partendo dal calendario congressuale ufficiale, dai passaggi regolatori maturati nel biennio 2025-2026 e dai dati clinici che rendono rilevante il confronto di Padova. La notizia va letta come la fotografia di una pediatria che ridisegna tempi, luoghi e responsabilità della cura.
Nota sanitaria: questo articolo ha finalità giornalistica. Terapie cellulari, screening e immunizzazioni pediatriche richiedono valutazione specialistica e percorsi regionali o ospedalieri formalizzati.
Il calendario reale: 26-29 maggio e lavori centrali dal 27
Il calendario ufficiale del congresso apre il 26 maggio con i corsi pre-congressuali. Il 27 maggio la sequenza diventa istituzionale e pubblica: assemblee dei gruppi di studio, cerimonia inaugurale alle 15.30 in Sala Mantegna, letture magistrali e aperitivo di benvenuto. La formula 27-29 maggio che circola nelle sintesi di agenzia coincide quindi con la parte centrale dei lavori, mentre il perimetro organizzativo pieno resta 26-29 maggio.
Questa distinzione ha valore operativo. Il 26 contiene la componente di addestramento pratico, cioè ecografia, analgosedazione e PALS; dal 27 in poi il congresso produce indirizzo scientifico e politico. Leggere insieme i due livelli permette di capire che Padova ospita una verifica sul modo in cui le novità entrano nelle mani dei pediatri, tra ambulatorio territoriale e centro ad alta complessità.
La pediatria predittiva cambia il momento in cui nasce la cura
La convergenza fra CAR-T, screening, genomica clinica e intelligenza artificiale segnala un cambio nel tempo della pediatria. Il bambino fragile viene osservato prima dell’urgenza, stratificato meglio e seguito con un percorso che deve restare comprensibile per famiglia, pediatra di libera scelta e centro specialistico.
La nostra lettura individua un asse comune: tecnologia e prevenzione funzionano quando generano un atto clinico successivo. Un autoanticorpo positivo, un algoritmo di rischio o una variante genetica utile diventano informazione sanitaria se attivano counseling, conferma diagnostica, follow-up e accesso appropriato alla terapia. Il valore emerge quando la previsione si collega a una presa in carico capace di accompagnare la famiglia senza lasciarla sola davanti al risultato.
CAR-T pediatriche: perché l’80-90% va letto con precisione
Le CAR-T hanno cambiato la grammatica dell’oncoematologia pediatrica perché trasformano linfociti T del paziente in cellule capaci di riconoscere bersagli come CD19. Nella leucemia linfoblastica acuta a cellule B refrattaria o recidivata, le evidenze registrative su tisagenlecleucel collocano la remissione complessiva intorno all’81-82% entro tre mesi, dato coerente con il range 80-90% indicato nel dossier congressuale.
Il dettaglio clinico decisivo riguarda la profondità della risposta. Nei bambini e nei giovani adulti che rispondono, la negatività della malattia minima residua mostra che la terapia interviene oltre il volume apparente della malattia e può modificare la traiettoria prognostica nei casi in cui le opzioni convenzionali hanno già perso forza. Questo spiega perché la lettura di Franco Locatelli sulle nuove frontiere oltre l’oncoematologia pesa nel programma: il messaggio riguarda il metodo delle terapie cellulari prima ancora del singolo farmaco.
L’estensione alle malattie autoimmuni pediatriche rimane una frontiera da maneggiare con cautela. Il razionale è eliminare in modo mirato popolazioni B coinvolte nella produzione di autoanticorpi, con esperienze iniziali in lupus e altre forme refrattarie. La promessa scientifica è alta; la condizione di sicurezza è altrettanto chiara: servono centri esperti, selezione rigorosa dei pazienti, gestione delle tossicità e follow-up lungo.
Screening diabete-celiachia: dalla legge alla presa in carico
Lo screening per diabete tipo 1 e celiachia è il punto in cui la prevenzione pediatrica italiana diventa più concreta. La Legge 130/2023 ha istituito un programma nazionale pluriennale per individuare gli anticorpi delle due condizioni nella popolazione pediatrica. Il passaggio successivo è maturato con il parere favorevole della Conferenza Stato-Regioni del 26 febbraio 2026 sullo schema di decreto del Ministro della Salute.
Il dato che cambia la pratica clinica è la distinzione fra bambino asintomatico a rischio e bambino che arriva in emergenza. Nel diabete tipo 1, riconoscere autoanticorpi prima dell’esordio clinico consente educazione familiare, sorveglianza metabolica e accesso ordinato a percorsi specialistici, riducendo la probabilità che la diagnosi avvenga attraverso chetoacidosi. Nella celiachia, la ricerca degli anticorpi anti-transglutaminasi IgA orienta la conferma diagnostica e anticipa la dieta senza glutine quando indicata.
La parte meno visibile del programma riguarda dati e responsabilità. Lo schema esaminato dal Garante Privacy assegna al Ministero della Salute la titolarità della piattaforma nazionale e all’Istituto Superiore di Sanità il ruolo tecnico di gestione. Le Regioni mantengono autonomia organizzativa, possono coinvolgere i pediatri di libera scelta e alimentare la piattaforma anche tramite interoperabilità con i propri sistemi.
Fibrosi cistica: l’aspettativa di vita cresce, la variabilità resta decisiva
La fibrosi cistica rappresenta il caso in cui l’innovazione farmacologica cambia l’aspettativa di vita senza cancellare la complessità della malattia. I modulatori della proteina CFTR, come Kaftrio e Kalydeco, agiscono sul difetto molecolare che altera il trasporto di cloro e acqua nelle cellule. La conseguenza clinica più visibile è il miglioramento della funzione respiratoria e della qualità di vita nei genotipi sensibili.
La soglia 60-70 anni citata nel perimetro congressuale trova un riscontro internazionale nei dati della Cystic Fibrosis Foundation, che stimano una sopravvivenza mediana prevista di 65 anni per le persone con fibrosi cistica nate tra il 2020 e il 2024. Il Registro Italiano Fibrosi Cistica documenta intanto una rete nazionale ampia, con 6.182 persone censite nel 2024 e copertura stimata del 98% della popolazione italiana con FC.
Il punto operativo per i pediatri è evitare un equivoco. I modulatori CFTR migliorano la prognosi dentro un profilo individuale che dipende da età di diagnosi, mutazione, eleggibilità farmacologica, aderenza e accesso al centro di riferimento. La sopravvivenza mediana prevista è un indicatore di sistema; per il singolo bambino resta indispensabile la medicina di precisione.
VRS e nirsevimab: la prevenzione alleggerisce i reparti
La prevenzione della bronchiolite da virus respiratorio sinciziale è entrata in una fase nuova con nirsevimab, anticorpo monoclonale a lunga durata indicato per prevenire la malattia delle basse vie respiratorie da VRS nei neonati e nei lattanti. Il suo peso nella pediatria reale dipende dal periodo in cui agisce: copre la prima stagione epidemica, quella in cui il rischio di ricovero concentra il massimo carico sui reparti.
I dati real-world discussi a livello europeo e nazionale indicano riduzioni marcate di ospedalizzazioni e accessi in terapia intensiva. Tradotto nel lavoro del pediatra, la profilassi protegge il singolo bambino e riduce la pressione organizzativa dei mesi invernali, quando bronchioliti, trasferimenti complessi e saturazione dei posti letto condizionano l’intera rete pediatrica.
Intelligenza artificiale: l’algoritmo entra nel percorso pediatrico
La sessione del 28 maggio sull’intelligenza artificiale ha snodi molto concreti: diagnosi assistita, predizione del rischio clinico, sanità territoriale pediatrica e governance. La sequenza è importante perché mette l’algoritmo dentro il percorso, con responsabilità umana riconoscibile.
In pediatria il dato sensibile ha una doppia delicatezza: riguarda la salute e riguarda un minore. Un modello di machine learning può aiutare a intercettare segnali clinici deboli, soprattutto nei percorsi territoriali, a condizione che restino chiari uso previsto, validazione, supervisione medica, audit e protezione dei dati. Il nostro approfondimento su IA in sanità e modello pubblico per il SSN affronta lo stesso nodo sul piano nazionale: la macchina suggerisce, il professionista decide e l’organizzazione risponde.
Fragilità nuove: digitale, alimentazione e salute mentale diventano clinica
La seconda metà del congresso tiene insieme medicina e contesto. Bambino digitale, disturbi comportamentali, alimentazione ultraprocessata, salute mentale, abuso, maltrattamento e identità in età evolutiva entrano nel programma come variabili cliniche. Questo blocco completa le terapie avanzate perché decide aderenza, accesso e continuità della cura.
Il passaggio è particolarmente rilevante nei disturbi dell’alimentazione ad esordio precoce. La pediatria deve riconoscere segnali somatici, pressione digitale, dinamiche familiari e fragilità psicologica nello stesso incontro clinico. Separare questi piani produce diagnosi tardive; integrarli permette di costruire percorsi più rapidi fra pediatra, neuropsichiatria infantile, nutrizione e servizi territoriali.
Meno bambini, più responsabilità per ogni diagnosi mancata
Il capitolo demografico rende il dossier più urgente. Nel 2025 l’ISTAT ha registrato circa 355mila nascite e un tasso di fecondità pari a 1,14 figli per donna. In un Paese con meno bambini, ogni ritardo diagnostico pesa di più sul piano umano e sanitario: la pediatria diventa una leva di sostenibilità del Servizio sanitario perché intercetta malattia, fragilità e disuguaglianza nella fase in cui l’intervento produce più anni di salute.
La lettura di Gianpiero Dalla Zuanna sul futuro del Paese collocata in apertura del congresso serve proprio a questo: riportare la discussione scientifica dentro la demografia reale. Terapie cellulari, screening e prevenzione VRS sono capitoli clinici diversi; insieme rispondono alla stessa domanda organizzativa, cioè come proteggere meglio una popolazione pediatrica più piccola e più esposta alle disuguaglianze di accesso.
Cosa cambia per famiglie, pediatri e ospedali
La conseguenza pratica per famiglie e servizi è immediata. I genitori troveranno sempre più spesso pediatri chiamati a spiegare test predittivi, immunizzazioni passive, farmaci biologici, terapie cellulari e decisioni guidate da dati. Per gli ospedali pediatrici salirà il bisogno di équipe integrate: immunologi, genetisti, diabetologi, gastroenterologi, infettivologi, psicologi e professionisti del territorio dovranno condividere criteri e linguaggi.
La misura della svolta sarà organizzativa. Una CAR-T efficace resta irraggiungibile senza un centro autorizzato; uno screening positivo produce valore solo se il bambino entra in follow-up; un anticorpo monoclonale contro VRS ha impatto se la campagna raggiunge i nati nel momento giusto. Padova mette nello stesso programma questi passaggi perché la pediatria del 2026 vive ormai nella filiera completa, dalla predizione alla presa in carico.
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Q5Le date sono chiaramente indicate?3
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Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
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Criteri Critici
Colon VR-Prevention Lab, la prevenzione del tumore del colon-retto entra nella realtà virtuale MeteoWeb
Entrare virtualmente nel corpo umano, osservare da vicino i meccanismi biologici e comprendere l’impatto concreto dei comportamenti sani o, al contrario, dei fattori di rischio. È questa la notizia al centro di “Colon VR-Prevention Lab. Oltre lo schermo, dentro la vita”, il progetto che utilizza la realtà virtuale per trasformare la prevenzione del tumore del colon-retto in un’esperienza immersiva, interattiva e ad alto impatto educativo. Attraverso l’uso di visori VR, l’iniziativa consente ai partecipanti di compiere un viaggio nella realtà virtuale interattiva alla scoperta del microbiota e delle trasformazioni del colon, con l’obiettivo di rendere più immediata, coinvolgente e duratura la comprensione dei processi legati alla salute intestinale e alla prevenzione oncologica.
Il progetto è stato presentato in anteprima questa mattina in Regione Lombardia, in occasione degli ESGE Days, l’appuntamento annuale della European Society of Gastrointestinal Endoscopy. A idearlo sono SIED, Società Italiana di Endoscopia Digestiva, e Osservatorio Metropolitano di Milano, con l’obiettivo di migliorare la prevenzione del tumore del colon-retto, indicato come uno dei big killer oncologici.
Due percorsi: prevenzione primaria per gli studenti, screening per gli adulti
Il cuore di Colon VR-Prevention Lab è rappresentato da due percorsi distinti, pensati per pubblici diversi ma uniti dallo stesso obiettivo: rafforzare la cultura della prevenzione. Il primo percorso è rivolto agli studenti e si concentra sulla prevenzione primaria, con particolare attenzione ad alimentazione, attività fisica e stili di vita. L’intento è intervenire precocemente, parlando alle nuove generazioni con un linguaggio vicino alla loro esperienza e capace di mostrare in modo diretto gli effetti delle scelte quotidiane sulla salute.
Il secondo percorso è dedicato agli adulti e prosegue sul fronte della prevenzione secondaria, con informazioni su screening, diagnosi precoce ed eventuale resezione di polipi. Un passaggio considerato decisivo, perché può avere un grande impatto sul miglioramento dell’incidenza e della mortalità della malattia.
L’iniziativa nasce dalla consapevolezza che molti fattori di rischio oncologico, come alimentazione scorretta, sedentarietà, abitudine al fumo o all’alcol, si sviluppano già in età adolescenziale. Per questo, spiegano i promotori, diventa fondamentale un intervento precoce, efficace e coinvolgente.
Tumore del colon-retto, un big killer con oltre 20mila decessi l’anno in Italia
Il progetto punta ad accendere i riflettori sul KCR, il tumore del colon-retto, una delle neoplasie con il più alto tasso di mortalità. In Italia, secondo quanto evidenziato dai promotori, la malattia fa registrare oltre 20mila nuovi decessi all’anno, con un tasso altissimo vicino al 50% e con un incremento anche tra i giovani.
Proprio la crescita della malattia nelle fasce più giovani rende più urgente un cambio di passo nella comunicazione sanitaria. Da qui la scelta di puntare sulla realtà virtuale, uno strumento capace di trasformare l’informazione in esperienza e di favorire un apprendimento attivo e duraturo.
Il progetto sarà messo a disposizione delle istituzioni, affinché possano utilizzarlo nelle loro iniziative educative e culturali. Si tratta dunque di un’iniziativa che integra educazione alla salute, innovazione tecnologica e promozione di stili di vita sani.
Fontana: tecnologia e sensibilizzazione per parlare ai giovani
A sottolineare il valore dell’iniziativa è il presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana, che ha evidenziato il ruolo della prevenzione, dell’informazione e della diagnosi precoce nelle politiche sanitarie regionali.
“Regione Lombardia sta investendo con grande determinazione sul fronte della prevenzione, perché crediamo che informazione, educazione sanitaria e diagnosi precoce siano strumenti fondamentali per salvare vite umane e migliorare la qualità della vita dei cittadini – afferma il presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana – e iniziative innovative come “Colon VR-Prevention Lab” rappresentano un esempio concreto di come tecnologia e sensibilizzazione possano parlare in modo efficace soprattutto alle giovani generazioni, promuovendo corretti stili di vita e una maggiore adesione agli screening. Ringrazio SIED, Osservatorio Metropolitano di Milano, Fondazione Bambini Nel Cuore e tutti gli organizzatori per l’impegno e la qualità di un progetto che contribuisce a rafforzare la cultura della prevenzione sul nostro territorio”.
Le parole di Fontana mettono in evidenza uno dei punti chiave del progetto: la possibilità di usare la tecnologia immersiva non solo come strumento divulgativo, ma come leva per aumentare la consapevolezza e favorire una maggiore adesione agli screening.
SIED: colonscopia e screening possono ridurre casi e mortalità
Il presidente di SIED, Giuseppe Galloro, ha richiamato il ruolo centrale degli screening e della colonscopia nella lotta contro il tumore del colon-retto. Il KCR, ha spiegato, è una delle neoplasie che meglio risponde alle politiche di prevenzione organizzata. “Il KCR è in realtà una delle neoplasie che meglio risponde alla politica degli screening (attraverso lo strumento della colonscopia) – sottolinea il presidente SIED, Giuseppe Galloro – con una riduzione dei nuovi casi tra il 21% e il 33% e della mortalità di circa il 35% all’anno. Le armi che abbiamo a disposizione per combattere questa malattia sono lo screening, appunto, e la prevenzione primaria. In Italia purtroppo c’è un grande problema di efficacia degli screening che non riguarda, però, soltanto l’efficacia del sistema sanitario perché gli inviti allo screening raggiungono ormai oltre il 90% della popolazione (secondo i più recenti dati dell’Osservatorio nazionale screening) ma riguarda soprattutto le scelte di adesioni dei cittadini (in Italia ferme al 35,8%) ed è quindi un problema di natura educativa e culturale”.
La questione, secondo Galloro, non riguarda soltanto l’organizzazione sanitaria. Se gli inviti allo screening del colon-retto raggiungono ormai oltre il 90% della popolazione, il nodo resta l’adesione dei cittadini, ferma in Italia al 35,8%. Per questo il progetto punta anche a intervenire sul piano educativo e culturale, cercando di rendere più comprensibile l’importanza della diagnosi precoce.
De Albertis: un linguaggio innovativo per spiegare rischi, diagnosi precoce e screening
Per Carla De Albertis, coordinatrice del progetto per Osservatorio Metropolitano di Milano, la collaborazione con SIED nasce dalla necessità di utilizzare un linguaggio nuovo, capace di raggiungere anche i giovani e di spiegare con chiarezza gli effetti delle scelte quotidiane sulla salute.
“Grazie alla collaborazione con SIED – spiega Carla De Albertis, coordinatrice del progetto per Osservatorio Metropolitano di Milano – nasce questo progetto che utilizza in questo ambito un linguaggio innovativo adatto anche ai giovani tra i quali questo tumore è in preoccupante crescita a livello globale. L’obiettivo è illustrare in modo chiaro, immediato e ad alto impatto emotivo, gli effetti delle scelte quotidiane sulla salute e l’importanza degli screening e della diagnosi precoce. Nel frattempo stiamo studiando l’inserimento di “Colon VR-Prevention Lab” in progettualità già in essere e in altre allo studio. Questo è, inoltre, il primo step di un progetto di Osservatorio in collaborazione SIED sugli screening, con dati che saranno valutati e presentati a breve”.
La coordinatrice ha inoltre spiegato che si sta studiando l’inserimento di Colon VR-Prevention Lab in progettualità già esistenti e in altre ancora allo studio. L’iniziativa rappresenta anche il primo passo di un progetto dell’Osservatorio, in collaborazione con SIED, dedicato agli screening, con dati che saranno valutati e presentati a breve.
Lucchini: la realtà virtuale coinvolge studenti e famiglie nella cultura della salute
Anche Elena Lucchini, Assessore alla Famiglia, Solidarietà sociale, Disabilità e Pari opportunità di Regione Lombardia, ha posto l’accento sul valore educativo del progetto e sulla capacità della realtà virtuale di coinvolgere studenti e famiglie.
“Promuovere la prevenzione significa investire concretamente nel futuro delle nuove generazioni – commenta Elena Lucchini, Assessore alla Famiglia, Solidarietà sociale, Disabilità e Pari opportunità di Regione Lombardia – e progetti innovativi come ‘Colon VR-Prevention Lab’ testimoniano quanto sia importante utilizzare strumenti apprezzati dai più giovani per diffondere la cultura della salute e dei corretti stili di vita. La realtà virtuale rappresenta un’opportunità straordinaria per coinvolgere studenti e famiglie in un percorso educativo consapevole, capace di sensibilizzare sull’importanza della prevenzione e dell’adesione agli screening, fondamentali per contrastare il tumore del colon-retto. Grazie a chi ha costruito questa alleanza sociale rivolta ai ragazzi”.
Il riferimento agli studenti e alle famiglie conferma l’impostazione del progetto: non una semplice campagna informativa, ma un percorso educativo pensato per costruire consapevolezza fin dall’adolescenza, quando possono consolidarsi comportamenti a rischio come sedentarietà, fumo, alcol e alimentazione scorretta.
Innovazione, educazione sanitaria e prevenzione del colon-retto
Con Colon VR-Prevention Lab. Oltre lo schermo, dentro la vita, la prevenzione del tumore del colon-retto entra in una dimensione nuova, dove la comunicazione sanitaria non si limita a informare ma diventa esperienza diretta. La possibilità di osservare virtualmente il colon, il microbiota e le trasformazioni legate agli stili di vita rende più concreto un messaggio spesso percepito come distante, soprattutto dai più giovani.
L’obiettivo dichiarato è rafforzare la cultura della prevenzione primaria e della prevenzione secondaria, favorendo corretti stili di vita, maggiore attenzione agli screening e consapevolezza sull’importanza della diagnosi precoce. In un contesto in cui il tumore del colon-retto continua a rappresentare una delle principali emergenze oncologiche, il progetto promosso da SIED e Osservatorio Metropolitano di Milano propone un modello che unisce scienza, tecnologia e formazione.
La sfida, ora, sarà portare questa esperienza immersiva nelle iniziative educative e culturali delle istituzioni, trasformando la realtà virtuale in uno strumento concreto per salvare vite, aumentare l’adesione agli screening e diffondere una nuova consapevolezza sulla salute del colon-retto.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
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Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
61.9/100
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Criteri Critici
Cancro del colon-retto, l’arma della diagnosi precoce: perché i controlli sono decisivi IlFaroOnline
Il tumore del colon-retto rappresenta oggi una sfida sanitaria di primo piano, attestandosi come la seconda neoplasia più frequente tra le donne e la terza negli uomini in Italia. Nonostante la sua diffusione, la medicina moderna dispone di strumenti estremamente efficaci per contrastarlo, a patto che si intervenga prima della comparsa dei sintomi. La prevenzione non è solo un’opzione, ma una necessità strategica che poggia su due binari paralleli: la diagnosi precoce attraverso i programmi di screening e la gestione dei fattori di rischio legati alla quotidianità. Ne parliamo con la dottoressa Maria Rita Noviello. reponsabile servizio PACO Asl Rm3.
L’importanza dello screening e il test del sangue occulto
I programmi di screening nazionale, rivolti generalmente alla popolazione tra i 50 e i 69 anni, hanno dimostrato di poter ridurre drasticamente l’incidenza della malattia. Lo strumento principale è il test per la ricerca del sangue occulto nelle feci, un esame semplice e non invasivo che può essere eseguito comodamente a casa. Qualora il test risulti positivo, il protocollo prevede l’esecuzione di una colonscopia, procedura che permette non solo di diagnosticare il tumore, ma anche di rimuovere eventuali polipi adenomatosi prima che possano trasformarsi in formazioni maligne. Partecipare a questi controlli ogni due anni è il modo più concreto per proteggere la propria salute.
Fattori di rischio e stili di vita per una protezione reale
La scienza ha confermato che circa un terzo dei casi di tumore al colon potrebbe essere evitato intervenendo sulle abitudini alimentari e motorie. Una dieta sbilanciata, caratterizzata da un consumo eccessivo di carni rosse e lavorate come i salumi, aumenta sensibilmente la probabilità di sviluppare la patologia. Al contrario, un’alimentazione ricca di fibre, derivanti da frutta, verdura e cereali integrali, svolge un’azione protettiva accelerando il transito intestinale. A questi elementi si aggiungono il contrasto alla sedentarietà, l’eliminazione del fumo e la riduzione drastica dell’alcol, fattori che contribuiscono a mantenere l’organismo in uno stato di equilibrio infiammatorio meno favorevole alla genesi tumorale.
Nuove terapie e il ruolo del microbiota intestinale
La ricerca scientifica nel 2026 sta aprendo frontiere entusiasmanti, spostando l’attenzione anche sul microbioma intestinale. Studi recenti indicano che la presenza di specifici batteri, come il Faecalibacterium prausnitzii, possa migliorare la risposta dei pazienti all’immunoterapia, rendendo le cellule tumorali più “visibili” al sistema immunitario. Sul fronte farmacologico, l’Italia si è distinta per l’accesso anticipato a nuove combinazioni di farmaci a bersaglio molecolare che raddoppiano la sopravvivenza in pazienti con mutazioni genetiche aggressive, come la BRAF. Questi progressi dimostrano che, sebbene la prevenzione resti la via maestra, le opzioni terapeutiche sono sempre più precise e personalizzate.
I segnali da non sottovalutare e la sorveglianza medica
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
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60.4/100
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Criteri Critici
Accanto ai bambini con patologia oncologica, una rete di cura che passa anche dal gioco Vita.it
Cosa ti serve per vivere? «Cibo, amore e gioco». È la risposta di un bambino ricoverato per una patologia oncologica in ospedale. L’ha portata il dottor Daniele Bertin, oncologo del Regina Margherita di Torino e direttore medico di Dynamo Camp, in un pomeriggio di restituzione del progetto Crescere con cura, un network finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali che ha coinvolto la Fondazione Dynamo Camp nel ruolo di capofila e Lilt Milano Monza Brianza, Casa Ronald McDonald Italia e Associazione Genitori Insieme nel ruolo di partner.
Una delle attività realizzate nell’ambito del progetto “Crescere con cura”.
«Il gioco serve a rielaborare un’esperienza di malattia e a recuperare il senso di normalità», ha detto Bertin. «Per questo il compito dei professionisti sanitari e della comunità di adulti che ruota attorno al bambino non è soltanto curare la malattia ma esserci, in ogni momento, con competenza scientifica e umanità. Perché dietro a ogni diagnosi e a ogni protocollo di terapia c’è sempre un bambino o un adolescente che ha una storia e una famiglia che vanno tenute in conto». È proprio questo il senso di un progetto che in un anno e mezzo ha raggiunto 6mila bambini, 3500 familiari e caregiver e più di 40 operatori e volontari per attività formative. Al centro, ha detto la ceo di Dynamo Camp Serena Porcari, «c’è sempre una relazione. Quello a cui puntiamo è l’impatto sociale e trasformativo sulla vita delle persone».
Il potere generativo delle reti
Ad aprire l’incontro, che si è svolto il 14 maggio al Dynamo City Camp di Milano, è intervenuto Alessandro Lombardi, capo del Dipartimento per le Politiche sociali del Terzo settore e migratorie del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, che ha spiegato che esperienze come Crescere con cura nascono grazie al Fondo per l’assistenza dei bambini affetti da malattia oncologica. La misura di carattere nazionale, introdotta in via sperimentale nel 2018 per una durata di tre anni, avrebbe dovuto concludersi nel 2020 ma con la legge di bilancio del 2021, su iniziativa del Ministero, è stata stabilizzata con una dotazione fissa di 5 milioni di euro, incrementata di altri 2 milioni nella legge di bilancio dello scorso anno. «Fin dall’inizio, la risposta delle organizzazioni è stata straordinaria», ha ricostruito Lombardi. «Proposte che non riguardano la mera assistenza, ma la compartecipazione a percorsi, idee, metodologie e azioni di cura, e che si è sempre cercato di sostenere aumentando progressivamente le risorse disponibili. In questi anni sono stati finanziati 89 progetti, raggiungendo ogni anno circa 9mila beneficiari tra bambini e famiglie su tutto il territorio nazionale».
Creare alleanze, anche temporanee, può generare un effetto moltiplicatore capace di rafforzare l’impatto sociale delle iniziative Alessandro Lombardi
Secondo il capo del Dipartimento, il valore della relazionalità va letto in una duplice prospettiva. «Da una parte il rapporto tra operatore e beneficiario, che si traduce concretamente nel prendersi cura dell’altro; dall’altra la capacità delle organizzazioni di costruire reti e alleanze. In una società sempre più segnata dall’individualismo e dalla solitudine, riaffermare il valore della relazione, soprattutto accanto a chi vive esperienze dolorose e difficili, assume un forte significato. Creare alleanze, anche temporanee, può generare un effetto moltiplicatore capace di rafforzare l’impatto sociale delle iniziative».
Quattro declinazioni di cura
Ogni partner di questo progetto ha contribuito con competenze specifiche a portare più cura accanto alle famiglie e ai bambini con una patologia oncologica. Giovanna Gladi e Daria Coste dello staff Dynamo Camp hanno raccontato in che cosa consiste la terapia ricreativa che caratterizza tutte le attività della Fondazione. «Il primo obiettivo è il divertimento: stimolare le capacità dei bambini, rinnovando la fiducia in se stessi con benefici che durano nel tempo. Accogliendo bambini e ragazzi al Camp durante le sessioni estive 2025, abbiamo cercato di garantire una finestra di normalità: mostriamo ai ragazzi la possibilità di credere nel futuro, che le paure di oggi possono trasformarsi nel tempo e che a volte si scoprono passioni dove meno te lo aspetti».
L’intervento di Alessandro Lombardi, capo del Dipartimento per le Politiche sociali del Terzo settore e migratorie del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali.
Valeria Ippolito, psicologa dell’Associazione Genitori Insieme, si occupa di sostegno psicologico mediante l’arteterapia nelle fasi pre, durante e post trapianto di midollo osseo all’ospedale pediatrico Santobono Pausilipon di Napoli. «In un reparto ad alta protezione, le rigide norme igienico-sanitarie necessarie per la sicurezza dei pazienti creano inevitabilmente una distanza fisica ed emotiva. Proprio per questo la presa in carico inizia fin dal momento della comunicazione della diagnosi, che rappresenta sempre un evento traumatico per il bambino e per la famiglia», ha spiegato. «In questo percorso è fondamentale la multidisciplinarietà: medici, infermieri, psicologi e psico-oncologi lavorano insieme per accompagnare il paziente in ogni aspetto della malattia, con particolare attenzione alla dimensione emotiva. Le attività ludico-espressive e i percorsi di arteterapia che abbiamo potuto attivare grazie a Crescere con cura sono strumenti che aiutano i bambini e i loro cari a esprimere emozioni e paure difficili da raccontare a parole».
Casa Ronald McDonald Italia, nei centri di Firenze e Brescia, ha istituito la nuova figura del Family center care manager. «La cura centrata sul modello familiare è per noi un percorso in continua evoluzione», ha detto la direttrice generale Maria Chiara Roti. «Se inizialmente il modello di accoglienza era fondato soprattutto sulla casa come luogo fisico e soglia protettiva, oggi l’obiettivo è costruire un sistema di cura sempre più integrato, in cui il valore aggiunto siano i servizi offerti alle famiglie. Tra i percorsi sviluppati ci sono anche programmi di formazione sulla violenza di genere e sulla parità, nella convinzione che la presa in carico debba considerare l’intero equilibrio familiare e non soltanto l’aspetto sanitario».
Un momento dell’incontro al Dynamo City Camp di Milano.
Lilt Milano Monza Brianza si è occupata della formazione e del supporto psicologico alle famiglie grazie alla Scuola caregiver nata nel 2023, inizialmente dedicata ai pazienti adulti e poi estesa anche in ambito pediatrico. «All’ultima edizione hanno partecipato 28 persone coinvolte in un percorso di sette incontri online guidati da un’équipe multidisciplinare», ha spiegato la direttrice generale Lilt Luisa Bruzzolo. «Gli incontri hanno affrontato temi centrali nella gestione della malattia: dai bisogni emotivi alla comunicazione (come mi comporto?, che cosa posso dire?) fino al ruolo dei fratelli, al rientro a scuola e ai diritti dei pazienti. L’obiettivo non era soltanto informare, ma creare consapevolezza». Ed è proprio questo uno dei risultati più importanti emersi dal progetto: «I genitori caregiver hanno iniziato a sentirsi liberi di chiedere aiuto, vivendo questa richiesta non come un segno di debolezza ma di forza e responsabilità».
Le fotografie sono state fornite da Ufficio stampa Fondazione Dynamo Camp
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
47.8/100
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Criteri Critici
Scoperto come il sistema immunitario combatte il morbillo, verso una terapia su misura HealthDesk
Un gruppo di scienziati del La Jolla Institute for Immunology di San Diego (Usa) ha individuato e analizzato nel dettaglio il primo gruppo di anticorpi umani in grado di neutralizzare il virus del morbillo. La ricerca, sostenuti dai National Institutes of Health americani, ha permesso di isolare molecole specifiche che, nei test di laboratorio, hanno dimostrato di poter abbattere la presenza dell'infezione fino a farla scomparire del tutto. La ricerca pubblicata sulla rivista Cell Host & Microbe apre alla possibilità di mettere a punto una terapia contro l'infezione.
Nel corso del 2024 sono stati segnalati nel mondo più di 470 casi di morbillo e da qualche anno, complice una flessione delle coperture vaccinali, è in corso una ripresa dei contagi in molte aree del mondo. Sebbene il vaccino rappresenti una difesa consolidata, una fascia della popolazione - per esempio i neonati o le persone immunocompromesse - non ha protezione e, al momento, non esistono terapie antivirali specifiche approvate dalle autorità regolatorie.
«Con l'aumento dei casi di morbillo, abbiamo urgentemente bisogno di terapie efficaci per proteggere i più vulnerabili», ha spiegato in una nota Jeffrey K. Taubenberger, direttore ad interim del National Institute of Allergy and Infectious Diseases. «Questa ricerca ci offre per la prima volta un quadro chiaro dei bersagli più promettenti per farmaci a base di anticorpi che potrebbero proteggere o curare le persone per le quali la vaccinazione non è un'opzione».
La nuova mappa del virus
Fino a oggi, la conoscenza scientifica si era basata prevalentemente su studi condotti su anticorpi provenienti da modelli animali, lasciando inesplorata la reale architettura della risposta immunitaria umana. Il team ha invece analizzato linfociti B di un donatore che aveva ricevuto tre dosi di vaccino. Da questo campione sono stati ingegnerizzati oltre 100 anticorpi monoclonali umani, ciascuno affine a un punto preciso del virus.
Attraverso l'uso della criomicroscopia elettronica, i ricercatori hanno generato mappe ad altissima risoluzione che mostrano come questi anticorpi si leghino alle proteine di superficie del virus: l'Emoagglutinina (H) e la proteina di Fusione (F).
Il super-anticorpo 4F09
I risultati hanno ribaltato un paradigma scientifico consolidato: se prima si riteneva che la protezione derivasse quasi esclusivamente dagli anticorpi contro la proteina H, la ricerca ha dimostrato che quelli diretti contro la proteina F sono altrettanto determinanti. In particolare, l'anticorpo denominato 4F09 si è rivelato il più efficace tra quelli studiati, riuscendo a bloccare meccanicamente la proteina F e impedendo al virus di penetrare nelle cellule umane. Nei test su modelli animali, questo intervento ha ridotto la carica virale nei polmoni fino a renderla completamente assente.
Un ulteriore dato rilevante riguarda la stabilità del bersaglio: le regioni del virus colpite da questi anticorpi sono pressoché identiche in tutti i ceppi attualmente circolanti. Questo suggerisce che il virus del morbillo non possa mutare facilmente per sfuggire al trattamento senza perdere la propria capacità di sopravvivere. Gli scienziati sono ora alla ricerca di partner industriali per tradurre queste evidenze cliniche in un farmaco che possa fungere sia da profilassi post-esposizione che da terapia per i pazienti già infetti.
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Criteri Critici
Tumori: serve semplificare ed avvicinare le cure ai pazienti la Repubblica
Una diagnosi di tumore pesa non solo in termini strettamente medici, ma anche finanziari e logistici. E i percorsi di cura e le misure a sostegno dei pazienti oncologici non ne tengono ancora abbastanza in considerazione. A riaccendere i riflettori sul problema della tossicità finanziaria e sulle difficoltà legate all’adesione a visite e terapie dovute a problemi logistici, soprattutto per le persone più fragili, sono gli esperti riuniti a Velletri per il 43° Congresso nazionale di Andos, l’Associazione nazionale donne operate al seno. Focus del meeting (intitolato “L’importanza della prossimità nella presa in carico della fragilità, vulnerabilità e deprivazione”), oltra alla tossicità finanziaria e la qualità delle cure, sono le reti oncologiche, gli screening, la qualità delle cure, e i Patient Reported Outcome (Pro).
La tossicità finanziaria
Circa un paziente su tre, ricordano dal congresso, dichiara che la situazione finanziaria incide sulla possibilità di ricevere cure mediche, e il 35% riferisce perdite economiche a causa della malattia. Secondo alcune stime, farmaci e visite specialistiche private costano ogni anno, per il tumore al seno, circa 1600 euro. “Tra i fattori che incidono maggiormente figurano gli spostamenti necessari per raggiungere i centri oncologici, soprattutto quando le cure si protraggono nel tempo - spiega Francesco Perrone, Presidente Fondazione Aiom (Associazione italiana di oncologia medica) – Per molte famiglie questi costi diventano un peso significativo e si aggiungono alle difficoltà legate alla malattia. In questo contesto le reti oncologiche assumono un ruolo strategico, perché permettono di costruire percorsi più vicini ai pazienti, più omogenei sul territorio e più sostenibili anche dal punto di vista sociale ed economico. Ridurre le distanze significa infatti migliorare l’accessibilità delle cure e limitare le disuguaglianze”.
I percorsi oncologici non dimentichino la qualità di vita
Costringere i pazienti a spostarsi meno consente di migliorare la qualità di vita delle persone con tumore e dei loro familiari, ha aggiunto Massimo Di Maio, Presidente nazionale: “Ridurre spostamenti, difficoltà organizzative e tempi di accesso ai servizi significa alleggerire il peso quotidiano della malattia e migliorare concretamente il percorso assistenziale. Per questo oggi è fondamentale ascoltare direttamente i pazienti anche attraverso i Pro, cioè gli esiti riportati dalle persone in cura senza il filtro del clinico. Questi strumenti permettono di valutare sintomi, effetti collaterali, impatto psicologico e difficoltà pratiche legate alla malattia e consentono ai medici di personalizzare maggiormente l’assistenza. La qualità di vita deve diventare un parametro sempre più centrale nell’organizzazione dei percorsi oncologici e nella valutazione dell’efficacia delle cure”.
Il ruolo di supporto delle associazioni dei pazienti
Il bisogno di prossimità e di un alleggerimento del carico di malattia emerge chiaramente dalla voce dei pazienti, accanto a quello di supporto psicologico per affrontare le sfide della diagnosi e del trattamento, anche a livello sociale e lavorativo. “Le pazienti non chiedono soltanto terapie efficaci, ma un’assistenza che tenga conto della loro vita quotidiana, della fragilità emotiva, del lavoro, della famiglia e delle difficoltà economiche. Ridurre distanze, tempi e disagi significa garantire maggiore equità e migliore qualità di vita. La prossimità dell’assistenza rafforza anche il rapporto di fiducia con i professionisti sanitari e favorisce l’aderenza terapeutica. Per questo servono reti oncologiche solide, servizi territoriali e modelli organizzativi capaci di accompagnare le persone lungo tutto il percorso di cura - ha concluso Flori Degrassi, Presidente Nazionale Andos - Le associazioni pazienti svolgono un ruolo fondamentale perché aiutano le donne ad affrontare non solo la malattia, ma anche le conseguenze sociali, psicologiche ed economiche che spesso accompagnano la diagnosi oncologica”.
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Fibrosi cistica: terapia genica contro mutazione finora senza cura Federazione Nazionale degli Ordini dei Biologi
Roma, 15 maggio 2026 (Agenbio) – Uno studio coordinato dall’Università di Trento individua una terapia genica per le persone affette da una forma di fibrosi cistica determinata da una specifica mutazione (circa il 10 per cento di tutte le persone malate), finora senza cura. I risultati, pubblicati su Science Translational Medicine, aprono prospettive ulteriori perché potrebbero rappresentare una cura definitiva anche per i pazienti che attualmente dipendono da farmaci. Lo studio si focalizza sulla mutazione 1717-1G>A che non consente alle persone di produrre la proteina CFTR che trasporta ioni cloruro e bicarbonato attraverso la superficie dell’epitelio polmonare, dove regola l’idratazione e la pulizia del muco. «Abbiamo messo a punto una tecnologia di editing genomico a base di RNA messaggero – spiega Anna Cereseto del Dipartimento di Biologia cellulare, computazionale e integrata dell’Università di Trento – con cui siamo riusciti a modificare la sequenza delle singole lettere del DNA e a sostituire l’adenina patogena con la guanina per ripristinare l’informazione necessaria per produrre la proteina. La terapia viene somministrata alle cellule sotto forma di RNA messaggero. L’editor produce una correzione permanente del difetto genetico e poi viene espulso dall’organismo». (Agenbio) Etr 12:00
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Paziente salvato ringrazia la Radioterapia dell’Ospedale San Paolo Savona RedazioneNews
Paziente salvato ringrazia la Radioterapia dell’Ospedale San Paolo Savona
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Un gesto di riconoscenza nato da un percorso di cura complesso
Paziente ringrazia Radioterapia – Non è stato facile il difficile percorso di cura, ma il paziente, grazie al lavoro dei professionisti sanitari, lo ha affrontato con determinazione e coraggio che ora si è trasformato in un gesto concreto di riconoscenza nei confronti della Radioterapia dell’Ospedale San Paolo di Savona, struttura di Ats Liguria – Area Sociosanitaria Locale 2.
Si tratta di un paziente savonese, cinquantenne, pescatore e iscritto alla Lega Navale Italiana, affetto da un tumore avanzato dell’orofaringe, preso in carico nei mesi scorsi da un’équipe multidisciplinare che ha seguito il caso in tutte le fasi del percorso terapeutico.
L’uomo è stato sottoposto a un trattamento particolarmente impegnativo di radioterapia associata a chemioterapia: sette settimane consecutive di sedute quotidiane, integrate da tre cicli di chemioterapia concomitante.
Un doppio percorso: quello terapeutico e quello umano, per gli importanti effetti collaterali e per le difficoltà fisiche ed emotive affrontate durante la cura. Nel corso del trattamento è stato infatti necessario attivare un supporto continuo sotto diversi profili: terapie antalgiche, sostegno nutrizionale, assistenza domiciliare e un costante accompagnamento umano e relazionale per aiutare il paziente a superare le inevitabili fasi di sconforto che rischiavano di compromettere le possibilità di guarigione.
Decisivo il lavoro della S.C. Radioterapia diretta dal dottor Marco Possanzini, mentre accanto alla Radioterapia hanno collaborato in maniera integrata l’Oncologia diretta dal dottor Marco Benasso – Direttore del dipartimento oncologico – l’Otorinolaringoiatria diretta dal dottor Antonio Presta, la Terapia del Dolore diretta dalla dottoressa Maria Torti, il Servizio Nutrizione nella figura della dottoressa Antonella Fiorucci e il personale infermieristico dell’assistenza domiciliare.
<<I risultati clinici sono stati estremamente positivi: già ai primi controlli effettuati nei tre mesi successivi alla conclusione delle cure è stata documentata la scomparsa della malattia – commentano dal reparto ->>.
Ebbene, da tale esperienza il paziente ha voluto restituire simbolicamente quanto ricevuto.
Ha organizzato una gara di pesca insieme alla Lega Navale Italiana, dove sono stati raccolti mille euro poi consegnati ad Ats Liguria con indicazione specifica della Radioterapia quale destinataria della donazione.
Nel frattempo, è stata inviata una lettera di encomio nella quale il paziente ha voluto esprimere pubblicamente il proprio ringraziamento ai professionisti che lo hanno accompagnato durante il percorso di cura.
Nella lettera il pescatore sottolinea “la professionalità, l’umanità e l’empatia” dimostrate dai reparti coinvolti e ringrazia gli operatori sanitari “attenti non solo alla salute fisica ma spesso anche al benessere emotivo”.
Questa testimonianza marca con forza il valore della presa in carico multidisciplinare nei percorsi oncologici complessi, nei quali competenze cliniche, continuità assistenziale e supporto umano costituiscono elementi essenziali del percorso terapeutico.
G. D.