La morte di Michele Merlo per leucemia, nessun risarcimento ai familiari: “Manca il nesso causale tra decesso e ritardo della diagnosi” - Il Resto del Carlino
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
La morte di Michele Merlo per leucemia, nessun risarcimento ai familiari: “Manca il nesso causale tra decesso e ritardo della diagnosi” Il Resto del Carlino
Bologna, 24 settembre 2026 – La famiglia di Michele Merlo, la star del programma Amici e giovane cantautore di Rosà (Vicenza) morto nel 2021, a soli 28 anni, per una leucemia fulminante non avrà alcun risarcimento. Lo ha deciso il Tribunale civile di Vicenza, respingendo la richiesta dei genitori del giovane al termine del processo in sede civile.
Michele Merlo, in arte Mike Bird, 28 anni
Chiamato in causa il medico di famiglia
La famiglia di Merlo con l'avvocato Marco Dal Ben chiamava in causa nel procedimento il medico di famiglia, l'Ulss 7 Pedemontana e le compagnie di assicurazioni. Nella sentenza il giudice precisa che i periti hanno chiarito che “il decesso di Michele Merlo non è in nesso causale con il ritardo della corretta diagnosi, che ha inciso peraltro in modo modesto sull'evoluzione clinica degli eventi”.
La consulenza tecnica
Una consulenza tecnica aveva concluso per l'inevitabilità della morte. Prima dell'avvio della causa civile, era stata proposta un'offerta transattiva avanzata dall'azienda sanitaria ed è stata rifiutata dalla famiglia. Nell'indagine penale sulla morte del 28enne i giudici avevano invece deciso per l'archiviazione.
La perizia medico legale disposta dal giudice
Al centro della vicenda giudiziaria, che ha chiamato in causa il medico di famiglia e l’Ulss 7 Pedemontana, c’era la perizia medico-legale disposta dal giudice del Tribunale di Vicenza, Stefania Caparello. La relazione del consulente tecnico d’ufficio, chiamato a giudicare le possibilità di salvezza del giovane in caso di diagnosi tempestiva, aveva ribaltato in parte le tesi precedenti. Secondo la nuova perizia, infatti, le chance di sopravvivenza di Michele Merlo, morto all’ospedale Maggiore di Bologna, sarebbero state inferiori rispetto a quanto stimato nel processo penale, che le riteneva elevate.
La rapidità della malattia
I consulenti, si legge nelle carte, avevano esaminato la rapidità della malattia per capire se un intervento immediato del medico di base, che aveva giudicato i grossi lividi sulle gambe un problema muscolare, avrebbe potuto cambiare il tragico epilogo.
La causa civile
La causa civile, avviata dai genitori del cantante, difesi dall’avvocato Marco Antonio Dal Ben, era arrivata dopo l’archiviazione del procedimento penale per omicidio colposo, decisa dal giudice per le indagini preliminari, Nicolò Gianesini, nel settembre 2023. In quella sede, secondo i periti, non vi era la certezza “oltre ogni ragionevole dubbio” che una diagnosi precoce avrebbe salvato la vita a Michele Merlo, in arte ’Mike Bird’. Ma nel processo civile non è necessaria la certezza assoluta. Un tentativo di conciliazione stragiudiziale era stato avviato nel giugno 2024, ma il rifiuto delle controparti aveva reso inevitabile la citazione in giudizio.
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
49.3/100
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Criteri Critici
Il primo medico vietnamita diventa ambasciatore del fondo internazionale per la cura del cancro. Vietnam.vn
(CLO) Il professore associato Pham Cam Phuong, direttore dell'Istituto di Medicina Nucleare e Oncologia dell'Ospedale Bach Mai, è stato nominato ambasciatore dalla Fondazione Oncidium (Belgio), diventando il primo rappresentante del Vietnam in questa rete internazionale. L'informazione è stata pubblicata dalla Fondazione Oncidium sul suo sito web ufficiale, insieme a un elenco di nuovi ambasciatori provenienti da Bangladesh, Egitto e Vietnam. Il professore associato Phuong è attualmente l'unico vietnamita nella rete di ambasciatori della Fondazione. La Fondazione Oncidium è un'organizzazione internazionale senza scopo di lucro con sede in Belgio, focalizzata sulla promozione dell'accesso ai trattamenti di medicina nucleare di precisione, tra cui la radioterapia mirata (TRT) e la radioterapia con ligandi (RLT). Questi metodi utilizzano sostanze radioattive legate a molecole in grado di riconoscere le cellule tumorali, indirizzando così le radiazioni direttamente sul sito della lesione. La Fondazione conta attualmente oltre 140 esperti ambasciatori in 63 paesi, che collegano più di 800 centri di radioterapia miratain tutto il mondo. La professoressa associata Phuong vanta quasi 20 anni di esperienza nel campo dell'oncologia. Siè laureata pressol'Università di Medicina di Hanoi nel 2001, ha completato la specializzazione in oncologia in Vietnam e Francia, ha conseguito il dottorato di ricerca nel 2013 ed è stata promossa a professoressa associata nel 2018. Presso l'ospedale Bach Mai, la professoressa associata Phuong e i suoi colleghi hanno implementato numerose tecniche per la diagnosi e il trattamento del cancro, come la PET/CT, la terapia mirata, l'immunoterapia e i test genetici. Secondo il professore associato Phuong, la medicina nucleare sta assumendo un ruolo sempre più importante nel trattamento di alcuni tumori. La radioterapia mirata si propone di irradiare cellule con specifici bersagli molecolari, anziché avere un impatto relativamente ampio come alcuni metodi tradizionali. La selezione dei pazienti e dei radiofarmaci dovrebbe basarsi sulle caratteristiche biologiche del tumore, sui risultati delle indagini di imaging e su una valutazione completa delle condizioni del paziente. Oltre alla sua attività professionale, la professoressa associata Phuong partecipa a programmi di screening oncologico per le donne nelle aree svantaggiate. In passato ha ricevuto il premio Dang Thuy Tram dall'Unione della Gioventùdi Hanoi. Il Professor Associato, Dottor Dao Xuan Co, Direttore dell'Ospedale Bach Mai, ritiene che la partecipazione del Professor Associato Phuong alla Rete di Ambasciatori della Fondazione Oncidium crei un ulteriore canale di collegamento tra gli esperti nazionali e la comunità internazionale di medicina nucleare. In questo modo, i progressi in medicina nucleare, in particolare la radioterapia mirata, avranno maggiori opportunità di essere aggiornati e applicati al trattamento del cancro in Vietnam. La Fondazione Oncidium si propone di supportare i Paesi, in particolare quelli con risorse limitate, nell'ampliamento dell'accesso alle terapie avanzate di medicina nucleare. Attraverso programmi come RLT-Connect, la Fondazione mette in contatto centri di trattamento, esperti e risorse internazionali, fornendo al contempo radiofarmaci ai pazienti i cui trattamenti ad alta tecnologia non sono interamente coperti dall'assicurazione. Fonte: https://congluan.vn/bac-si-viet-nam-dau-tien-lam-dai-su-quy-quoc-te-ve-dieu-tri-ung-thu-post361779.html
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Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
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Criteri Critici
Via libera dal CdA di AIFA alla rimborsabilità di 2 nuovi medicinali orfani e 7 estensioni di indicazione terapeutica Agenzia Italiana del Farmaco
Il Consiglio di Amministrazione dell’AIFA, nella seduta del 23 settembre 2026, ha dato il via libera alla rimborsabilità di 2 nuovi farmaci orfani e 7 estensioni di indicazione terapeutica.FARMACI ORFANISaranno rimborsati dal Servizio Sanitario Nazionale due nuovi farmaci orfani per il trattamento di malattie rare. Si tratta diEzmekly(mirdametinib), indicato in monoterapia per il trattamento di neurofibromi plessiformi (PN) sintomatici non operabili in pazienti adulti e pediatrici di età pari o superiore a 2 anni con neurofibromatosi di tipo 1 (NF1), e diZiihera(zanidatamab), indicato in monoterapia per il trattamento di pazienti adulti con cancro delle vie biliari (BTC) HER2-positivo (IHC 3+) non resecabile, localmente avanzato o metastatico, precedentemente trattato con almeno una linea di terapia sistemica.ESTENSIONI DI INDICAZIONI TERAPEUTICHESette le estensioni delle indicazioni terapeutiche e variazioni posologiche ammesse alla rimborsabilità dal Consiglio di Amministrazione:Dabigatran Etexilato Teva(dabigatran etexilato): rimborsato per il trattamento del tromboembolismo venoso (TEV) e per la prevenzione di TEV ricorrente nei pazienti pediatrici (dal momento in cui il bambino è in grado di ingerire cibo morbido fino a meno di 18 anni di età).Gamten(immunoglobuline umane normali): esteso alla profilassi pre/post esposizione al morbillo per adulti, bambini e adolescenti (0-18 anni) suscettibili nei quali l’immunizzazione attiva è controindicata o non raccomandata, e all'immunomodulazione negli adulti affetti da dermatomiosite in fase attiva trattata con farmaci immunosoppressori (inclusi corticosteroidi) o in caso di intolleranza/controindicazioni a questi farmaci.Koselugo(selumetinib): rimborsato per il trattamento in monoterapia dei neurofibromi plessiformi (PN) inoperabili, sintomatici nei pazienti adulti con neurofibromatosi di tipo 1 (NF1).Nucala(mepolizumab): rimborsato negli adulti come trattamento di mantenimento aggiuntivo per la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) non controllata, caratterizzata da un aumento degli eosinofili ematici, in associazione a tripla terapia (corticosteroide per via inalatoria ICS, LABA e LAMA).Pegasys(peginterferone alfa-2a): rimborsato in monoterapia negli adulti per il trattamento della policitemia vera e della trombocitemia essenziale.Tevimbra(tislelizumab): rimborsato per il nuovo schema posologico di 400 mg somministrati per infusione endovenosa una volta ogni 6 settimane.Veltassa(patiromer): esteso al trattamento dell'iperkaliemia negli adolescenti di età compresa tra 12 e 17 anni.RIDUZIONI DI SPESA FARMACEUTICA DA PROCEDIMENTI AIFAIl CdA ha approvato riduzioni di spesa a esito di rinegoziazioni dei prezzi di medicinali già attualmente rimborsati per complessivi 34,9 milioni di euro. Il Consiglio di Amministrazione dell’AIFA, nella seduta del 23 settembre 2026, ha dato il via libera alla rimborsabilità di 2 nuovi farmaci orfani e 7 estensioni di indicazione terapeutica. FARMACI ORFANI Saranno rimborsati dal Servizio Sanitario Nazionale due nuovi farmaci orfani per il trattamento di malattie rare. Si tratta diEzmekly(mirdametinib), indicato in monoterapia per il trattamento di neurofibromi plessiformi (PN) sintomatici non operabili in pazienti adulti e pediatrici di età pari o superiore a 2 anni con neurofibromatosi di tipo 1 (NF1), e diZiihera(zanidatamab), indicato in monoterapia per il trattamento di pazienti adulti con cancro delle vie biliari (BTC) HER2-positivo (IHC 3+) non resecabile, localmente avanzato o metastatico, precedentemente trattato con almeno una linea di terapia sistemica. ESTENSIONI DI INDICAZIONI TERAPEUTICHE Sette le estensioni delle indicazioni terapeutiche e variazioni posologiche ammesse alla rimborsabilità dal Consiglio di Amministrazione: RIDUZIONI DI SPESA FARMACEUTICA DA PROCEDIMENTI AIFA Il CdA ha approvato riduzioni di spesa a esito di rinegoziazioni dei prezzi di medicinali già attualmente rimborsati per complessivi 34,9 milioni di euro. TUTTE LE NOTIZIE 28/09/2026 Servizi online AIFA: attivazione dell’autenticazione a più fattori (MFA) dal 19 ottobre 2026 28/09/2026 Tabelle farmaci di classe A e H al 31/05/2026 28/09/2026 Carenze dei farmaci e continuità terapeutica: online il nuovo dossier AIFA Tutte le notizie Questo sito utilizza cookie tecnici e analytics, necessari al suo funzionamento, per i quali non è richiesto il consenso. Per alcuni servizi aggiuntivi, le terze parti fornitrici, dettagliatamente sotto individuate, possono utilizzare cookies tecnici, analytics e di profilazione. Per saperne di più consulta laPRIVACY POLICY. 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Criteri Critici
Fornire supporto farmacologico gratuito ai pazienti oncologici presso l'ospedale generale di Dong Nai. Vietnam.vn
(Dong Nai) - L'Ospedale Generale di Dong Nai ha emesso l'Avviso n. 236/TB-BVDKDN del 23 settembre 2026, relativo all'attuazione di un programma per la fornitura gratuita di farmaci ai pazienti oncologici. L'obiettivo è quello di facilitare l'accesso a terapie di trattamento avanzate per i pazienti affetti da cancro. Il programma è stato approvato dalMinistero della Salutee implementato in collaborazione con AstraZeneca Vietnam Co., Ltd. L'Ospedale Generale di Dong Nai è una delle poche strutture mediche a livello nazionale selezionate per partecipare a questo programma di supporto farmacologico. Di conseguenza, i farmaci inclusi nell'elenco dei farmaci supportati sono: Imfinzi (durvalumab): Indicato per pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule in stadio III, carcinoma polmonare a piccole cellule in stadio avanzato, colangiocarcinoma o carcinoma epatocellulare. Il sussidio si applica al trattamento a dose fissa di 1.500 mg (acquistando una fiala da 500 mg di Imfinzi se ne ricevono due fiale aggiuntive in omaggio) o al trattamento basato sul peso (dopo un ciclo a carico del paziente, se ne riceve un altro in omaggio). Il termine ultimo per la presentazione delle domande da parte dei pazienti è il 31 dicembre 2027 e il periodo di validità del sussidio si estende fino al 31 dicembre 2028. Lynparza (olaparib) è indicato per pazienti affetti da tumore ovarico, tumore al seno, adenocarcinoma pancreatico e tumore alla prostata. Livello di supporto: dopo un ciclo a carico del paziente, quest'ultimo riceve un supporto gratuito per i successivi tre cicli. Il termine ultimo per la presentazione delle domande è il 31 dicembre 2027 e il periodo di supporto si estende fino al 31 dicembre 2029. Tagrisso (osimertinib): Indicato per pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule localmente avanzato o metastatico con mutazioni EGFR/EGFR T790M positive. Sono previsti tre livelli di supporto flessibili (acquista 1 ciclo - ricevi 1 ciclo gratis; acquista 1 ciclo - ricevi 2 cicli gratis; oppure acquista 1 ciclo - ricevi 3 cicli gratis). La scadenza per la registrazione dei pazienti è il 31 dicembre 2026 e il supporto durerà fino al 31 dicembre 2029. Imjudo (tremelimumab): Indicato per pazienti con carcinoma epatocellulare non operabile. Livello di supporto: una confezione gratuita. Durata del programma: fino al 31 dicembre 2026. L'Ospedale Generale Dong Nai precisa che ogni programma di supporto ha gruppi target, condizioni e modalità di adesione differenti. I pazienti devono essere visitati e valutati da uno specialista dell'Ospedale Generale Dong Nai e ricevere una prescrizione prima di potersi iscrivere al programma. I pazienti e i loro familiari che necessitano di consulenza possono contattare l'ospedale o chiamare il Dipartimento di Oncologia - Medicina Nucleare (0395.513.343) e il Dipartimento di Oncologia (0377.351.216). Hanh Dung Fonte: https://baodongnai.com.vn/xa-hoi/y-te/202609/ho-tro-thuoc-mien-phi-cho-benh-nhan-ung-thu-tai-benh-vien-da-khoa-dong-nai-7137ee2/
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Criteri Critici
La prima dottoressa a diventare ambasciatrice del Fondo internazionale per la cura del cancro. Vietnam.vn
La Fondazione Oncidium è un'organizzazione globale all'avanguardia nella promozione e nell'ampliamento dell'accesso alla terapia mirata con radionuclidi e alla medicina nucleare di precisione, tra cui la radioterapia e i trattamenti radiologici. La Fondazione riunisce attualmente oltre 140 esperti ambasciatori in 63 paesi, collegando più di 800 centri di radioterapia/terapia con radioligandi in tutto il mondo .
Nel pomeriggio del 24 settembre, l'Ospedale Bach Mai ha annunciato che la Fondazione Oncidium, un'organizzazione internazionale senza scopo di lucro con sede in Belgio, ha recentemente pubblicato sul proprio sito web ufficiale un annuncio di benvenuto per i nuovi Ambasciatori. Insieme a esperti provenienti da Bangladesh ed Egitto, il Professor Associato Dottor Pham Cam Phuong, Direttore dell'Istituto di Medicina Nucleare e Oncologia dell'Ospedale Bach Mai, è il primo e unico rappresentante del Vietnam ad entrare a far parte di questa rete professionale.
Il professor associato, dottor Pham Cam Phuong, direttore dell'Istituto di Medicina Nucleare e Oncologia dell'Ospedale Bach Mai, è diventato ambasciatore del Fondo Internazionale per la Cura del Cancro.
Questo metodo si basa sul principio di "vedere la lesione - trattare la lesione": si utilizzano traccianti radioattivi legati a molecole bersaglio per localizzare con precisione il tumore nelle immagini PET/CT, somministrando contemporaneamente radiofarmaci per distruggere le cellule cancerose e ottimizzare la protezione dei tessuti sani.
In particolare, attraverso progetti come RLT-Connect, la Fondazione si propone di sostenere direttamente la fornitura di risorse benefiche e radiofarmaci ai pazienti nei paesi in via di sviluppo, i cui trattamenti medici ad alta tecnologia non sono interamente coperti dall'assicurazione.
Il riconoscimento da parte della comunità medica internazionale è il risultato di quasi 20 anni di servizio dedicato da parte della Professoressa Associata, Dottoressa Pham Cam Phuong. Presso l'Ospedale Bach Mai, la Professoressa Associata, Dottoressa Pham Cam Phuong e i suoi colleghi sono stati pionieri nell'applicazione di numerose tecnologie diagnostiche e terapeutiche moderne, come la PET/CT, la terapia mirata, l'immunoterapia e i test genetici per le patologie oncologiche complesse. Oltre al suo lavoro professionale presso questo ospedale di prim'ordine, la Professoressa Associata, Dottoressa Pham Cam Phuong, partecipa attivamente anche a programmi di screening oncologico precoce per le donne nelle aree svantaggiate ed è stata insignita del Premio Dang Thuy Tram dall'Unione della Gioventù di Hanoi .
Commentando l'evento, il Professor Associato Dottor Dao Xuan Co, Direttore dell'Ospedale Bach Mai, ha affermato: "Il riconoscimento da parte della Fondazione Oncidium al Professor Associato Dottor Pham Cam Phuong non è solo motivo di orgoglio per il dottore a livello personale e per l'Istituto di Medicina Nucleare e Oncologia Bach Mai, ma conferma anche la giusta direzione intrapresa dall'Ospedale Bach Mai nell'incoraggiare i giovani talenti a raggiungere standard internazionali. La solida competenza professionale e la grande umanità dei medici del Bach Mai rappresentano il ponte più solido per portare i progressi della medicina moderna al servizio dei pazienti."
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Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Un medico vietnamita è un esperto di fama internazionale nel trattamento del cancro. Vietnam.vn
Il Professor Associato, Dottor Pham Cam Phuong, Direttore dell'Istituto di Medicina Nucleare e Oncologia dell'Ospedale Bach Mai, è stato recentemente nominato ambasciatore dalla Fondazione Oncidium (Belgio), diventando il primo rappresentante del Vietnam a partecipare a questa rete professionale. Ciò creerà maggiori opportunità di connessione e aiuterà i pazienti del Paese ad accedere a terapie oncologiche all'avanguardia. Il professor associato, dottor Pham Cam Phuong, è il primo rappresentante del Vietnam ad entrare a far parte della rete professionale della Fondazione Oncidium, un'organizzazione internazionale senza scopo di lucro con sede in Belgio. Questa rete comprende il dottor Cam Phuong ed esperti provenienti da Bangladesh ed Egitto. La professoressa associata Pham Cam Phuong entra a far parte della rete di esperti della Fondazione Oncidium, con l'obiettivo di mettere in contatto e supportare i pazienti oncologici vietnamiti nell'accesso a metodi di trattamento all'avanguardia. FOTO: OSPEDALE BACH MAI La professoressa associata, dottoressa Pham Cam Phuong, dopoessersi laureataall'Università di Medicina di Hanoi nel 2001, ha completato un programma di specializzazione in oncologia in Vietnam e Francia, ha conseguito il dottorato di ricerca nel 2013 ed è stata nominata professoressa associata nel 2018. Durante i suoi oltre 20 anni di servizio presso l'ospedale Bach Mai, la dottoressa Pham Cam Phuong e i suoi colleghi hanno applicato numerose tecnologie diagnostiche e terapeutiche moderne, come la tomografia a emissione di positroni (PET/CT), la terapia mirata, l'immunoterapia e i test genetici per patologie tumorali complesse; inoltre, hanno partecipato a programmi di screening precoce del cancro a livello comunitario. La Fondazione Oncidium conta attualmente oltre 140 ambasciatori professionisti in 63 paesi, che collegano più di 800 centri di radioterapia miratain tutto il mondo. È un'organizzazione globale che lavora per ampliare l'accesso alla terapia con radionuclidi mirata e alla medicina nucleare di precisione, sia diagnostica che terapeutica, mediante l'utilizzo di radiofarmaci. Questo metodo utilizza traccianti radioattivi legati a molecole bersaglio per localizzare con precisione il tumore nelle immagini PET/CT, rilasciando al contempo radiofarmaci per distruggere le cellule cancerose e ottimizzare la protezione dei tessuti sani. Attraverso i suoi progetti, il fondo si propone di fornire risorse benefiche e radiofarmaci ai pazienti dei paesi in via di sviluppo, le cui cure mediche ad alta tecnologia non sono interamente coperte dall'assicurazione. Fonte: https://thanhnien.vn/bac-si-nguoi-viet-la-chuyen-gia-quoc-te-ve-dieu-tri-ung-thu-185260924155256571.htm
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
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Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
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Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
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Criteri Critici
Una dottoressa dell'ospedale Bach Mai diventa ambasciatrice di un fondo internazionale per la cura del cancro. Vietnam.vn
Le informazioni, pubblicate sul sito web ufficiale della Fondazione Oncidium, presentano i nuovi ambasciatori provenienti da Bangladesh, Egitto e Vietnam. Il Professore Associato, Dottor Pham Cam Phuong, è il primo rappresentante e al momento l'unico vietnamita nella rete di ambasciatori della Fondazione. La Fondazione Oncidium è un'organizzazione internazionale senza scopo di lucro con sede in Belgio, focalizzata sulla promozione dell'accesso a trattamenti di medicina nucleare di precisione, tra cui la terapia con radionuclidi mirati (TRT) e la terapia con radioligandi (RLT). Questi metodi si basano sul principio di somministrare sostanze radioattive legate a molecole in grado di identificare le cellule tumorali esattamente nel sito della lesione.
Attualmente la Fondazione conta oltre 140 ambasciatori esperti in 63 paesi, che collegano più di 800 centri di radioterapia mirata in tutto il mondo . La professoressa associata Phuong vanta quasi 20 anni di esperienza nel campo dell'oncologia. Si è laureata presso l'Università di Medicina di Hanoi nel 2001 e ha completato la sua specializzazione in oncologia in Vietnam e in Francia. Nel 2013 ha conseguito il dottorato di ricerca e nel 2018 è stata promossa a professoressa associata. Presso l'ospedale Bach Mai, la professoressa associata Phuong e i suoi colleghi hanno partecipato all'implementazione di numerose tecniche per la diagnosi e il trattamento del cancro, come la PET/CT, la terapia mirata, l'immunoterapia e i test genetici.
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Il professore associato Phuong ha affermato che la medicina nucleare sta assumendo un ruolo sempre più importante nel trattamento di alcuni tumori. A differenza dei trattamenti tradizionali, che hanno effetti relativamente ampi, la radioterapia mirata mira a irradiare specificamente le cellule che presentano bersagli molecolari specifici. La scelta del paziente e del farmaco radioterapico più adatti deve basarsi sulle caratteristiche biologiche del tumore, sui risultati delle indagini diagnostiche per immagini e su una valutazione completa delle condizioni del paziente. Oltre alla sua attività professionale, la professoressa associata Phuong partecipa anche a programmi di screening oncologico per le donne nelle aree svantaggiate. In passato ha ricevuto il premio Dang Thuy Tram dall'Unione della Gioventù di Hanoi . Professoressa associata Pham Cam Phuong, direttrice dell'Istituto di Medicina Nucleare e Oncologia. Foto: Ospedale Bach Mai Il Professor Associato, Dott. Dao Xuan Co, Direttore dell'Ospedale Bach Mai, ritiene che la partecipazione del Professor Associato Phuong alla Rete di Ambasciatori della Fondazione Oncidium crei un ulteriore canale di collegamento tra gli esperti nazionali e la comunità internazionale di medicina nucleare. La presenza di un rappresentante in questa rete dovrebbe favorire l'aggiornamento e la maggiore accessibilità delle più recenti scoperte in medicina nucleare, in particolare delle radioterapie mirate, nella pratica clinica oncologica in Vietnam.
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Fibrosi cistica, finanziata una nuova ricerca per chi è ancora senza una terapia mirata in sanitas
La ricerca sulla fibrosi cistica ha cambiato passo. L’arrivo dei modulatori della proteina CFTR ha migliorato profondamente la vita di molti pazienti, ma una parte delle persone affette dalla malattia resta ancora esclusa da queste terapie perché presenta mutazioni sulle quali i farmaci disponibili non possono agire. È soprattutto a loro che guarda Restart-CFTR, il nuovo progetto internazionale sostenuto dalla Fondazione per la Ricerca sulla Fibrosi Cistica, FFC Ricerca. L’iniziativa rientra in un piano che prevede un investimento complessivo di oltre 3,4 milioni di euro in tre anni per nove nuovi progetti. Dal 2002 la Fondazione ha finanziato 522 iniziative, destinando alla ricerca più di 46 milioni di euro. «Negli ultimi anni la differenza è stata fatta dai farmaci modulatori, che agiscono sul difetto alla base della malattia», spiega Ermanno Rizzi, responsabile bandi, progetti e valorizzazione della ricerca di FFC Ricerca. «Prima del loro arrivo, e ancora oggi per molti aspetti della patologia, le terapie sono rivolte soprattutto al controllo dei sintomi e delle complicanze».
Una malattia che colpisce soprattutto i polmoni
La fibrosi cistica è una grave malattia genetica causata da mutazioni del gene CFTR. La proteina prodotta da questo gene regola il movimento di sali e acqua attraverso le membrane cellulari e, quando è alterata o assente, determina la formazione di secrezioni particolarmente dense. A subire i danni maggiori sono i bronchi e i polmoni, nei quali il muco tende ad accumularsi, favorendo infezioni ricorrenti e un’infiammazione cronica che può compromettere progressivamente la funzione respiratoria. La malattia può coinvolgere anche il pancreas e l’apparato digerente: alcuni pazienti devono assumere enzimi pancreatici per assimilare correttamente i nutrienti ed evitare malnutrizione e perdita di peso. In Italia le persone con fibrosi cistica sono circa seimila.
La rivoluzione dei modulatori non riguarda tutti
I modulatori di CFTR, tra i quali la combinazione elexacaftor, tezacaftor e ivacaftor commercializzata come Kaftrio, intervengono direttamente sulla proteina difettosa, aiutandola a maturare, raggiungere la membrana cellulare e funzionare meglio. «Questi medicinali hanno cambiato la storia della fibrosi cistica – sottolinea Rizzi -. Quando funzionano, il miglioramento può manifestarsi in tempi molto rapidi ed essere così rilevante da sorprendere gli stessi pazienti. Non tutte le persone però possono assumerli. In alcune mutazioni la proteina CFTR non viene prodotta e, di conseguenza, manca il bersaglio sul quale il modulatore dovrebbe agire. Tra queste ci sono le mutazioni definite “stop”, che rappresentano una sfida per la ricerca di nuove terapie. L’alterazione genetica inserisce prematuramente un segnale di arresto nelle istruzioni che la cellula utilizza per costruire la proteina. La CFTR rimane incompleta e non funzionante oppure non viene prodotta affatto». Anche lo sviluppo di modulatori più efficaci o utilizzabili a dosaggi inferiori può ampliare le possibilità terapeutiche e contribuire a limitare gli effetti indesiderati. Resta però necessario trovare soluzioni differenti per chi non possiede una proteina che possa essere recuperata dai farmaci.
Restart-CFTR, un nuovo approccio per superare il segnale di stop.
È in questo spazio ancora privo di risposte che si inserisce Restart-CFTR. Il progetto utilizzerà particolari molecole di RNA chiamate ACE-tRNA, acronimo di AntiCodon Edited transfer RNA, progettate per comportarsi come una sorta di “correttore di bozze” cellulare.
«Durante la produzione di una proteina, i tRNA leggono il messaggio contenuto nell’RNA messaggero e permettono di aggiungere, uno dopo l’altro, gli amminoacidi necessari – chiarisce Rizzi -. Nelle mutazioni stop la costruzione viene interrotta troppo presto. Gli ACE-tRNA modificati dovrebbero riconoscere quel segnale errato, superarlo e consentire alla cellula di proseguire nella produzione di una proteina CFTR completa. La ricerca è rivolta specificamente alle persone con mutazioni stop nella fibrosi cistica, ma potrebbe avere ricadute più ampie. La prospettiva è infatti quella di sviluppare una piattaforma potenzialmente applicabile anche ad altre patologie genetiche provocate dallo stesso tipo di alterazione». Al progetto partecipano le Università di Rochester e dell’Alabama negli Stati Uniti, l’Università di Utrecht nei Paesi Bassi e il Tigem di Pozzuoli.
La sfida decisiva è raggiungere le cellule dei bronchi
Ottenere in laboratorio una molecola capace di correggere il processo non è sufficiente. Uno degli ostacoli più complessi è trasportarla nelle cellule giuste e farla arrivare in quantità adeguata nelle vie respiratorie. «Il delivery rappresenta una delle grandi sfide della terapia genica – osserva Rizzi -. I polmoni sono strutturati per difendersi da ciò che proviene dall’esterno e impedire che raggiunga le zone più profonde. Dobbiamo invece riuscire a consegnare il trattamento esattamente alle cellule bronchiali interessate dalla malattia». Restart-CFTR si affianca così ad altre linee di ricerca sostenute dalla Fondazione, come GenDel-CF, che puntano alla sostituzione o alla correzione del gene. L’obiettivo di lungo periodo è arrivare a una terapia che possa agire indipendentemente dalla specifica mutazione posseduta dal paziente. «I modulatori hanno migliorato enormemente la vita di molte persone, ma non eliminano la malattia e devono essere assunti continuativamente – precisa il ricercatore -. Le conoscenze acquisite negli ultimi anni indicano che intervenire sull’informazione genetica potrebbe essere la strada per arrivare a una cura».
Nuove strategie contro infezioni e infiammazione
In attesa che le terapie genetiche possano raggiungere la sperimentazione clinica, la ricerca continua a lavorare anche sulle complicanze che danneggiano progressivamente i polmoni. Tre dei nuovi progetti finanziati si concentrano sulle infezioni provocate da batteri difficili da trattare, in particolare Pseudomonas aeruginosa e Mycobacterium abscessus. Uno degli studi testerà farmaci già impiegati per altre malattie, mentre un altro punta a sviluppare un vaccino capace di proteggere da differenti varianti di Pseudomonas e prevenire la cronicizzazione dell’infezione. Una terza ricerca utilizzerà un anticorpo come “navetta” per portare l’antibiotico direttamente dentro le cellule infettate. «Lo sviluppo di nuovi antibiotici è fondamentale, perché nel tempo possono emergere ceppi resistenti – prosegue Rizzi -. Allo stesso tempo dobbiamo comprendere meglio l’infiammazione, che nella fibrosi cistica può restare attiva e finire per danneggiare lo stesso tessuto polmonare che dovrebbe difendere». La ricerca riguarda inoltre gli aspetti psicologici della malattia e i possibili effetti neuropsichici associati alle terapie. «La Fondazione sostiene un progetto, MindKids-CF, finalizzato a elaborare indicazioni utili agli psicologi che seguono bambini e ragazzi con fibrosi cistica, indipendentemente dall’assunzione dei modulatori», fa notare il responsabile della ricerca per la Fondazione.
Gravidanza e sicurezza delle cure
I progressi terapeutici hanno permesso a un numero crescente di donne con fibrosi cistica di affrontare una gravidanza, aprendo però nuovi interrogativi sulla sicurezza dei trattamenti. «I modulatori attraversano la placenta e sono presenti anche nel latte materno – ricorda Rizzi -. Occorre quindi comprendere meglio quali conseguenze possano avere sul feto e sul neonato, anche quando il bambino non è malato, ma soltanto portatore sano. Uno dei progetti selezionati approfondirà per la prima volta il ruolo della proteina CFTR nello sviluppo della placenta e contribuirà a definire più chiaramente il profilo di sicurezza dei modulatori durante la gestazione».
Informazione, dalla diagnosi neonatale al test del portatore
Quando si parla di fibrosi cistica, arrivare il prima possibile alla diagnosi, può essere rilevante sulla sua evoluzione. La malattia oggi viene individuata già nei primi giorni di vita attraverso lo screening neonatale, obbligatorio per legge dal 1993 ed eseguito analizzando una goccia di sangue prelevata dal tallone del neonato. «La diagnosi precoce consente di iniziare tempestivamente i controlli e le terapie necessarie. Prima si riconosce la fibrosi cistica, prima è possibile intervenire – spiega Rizzi -. Mucolitici, supporto nutrizionale ed enzimi pancreatici possono essere introdotti fin dall’infanzia, gestendo al meglio alcune conseguenze della malattia, come la malnutrizione». L’informazione sulla fibrosi cistica passa anche dalla conoscenza della condizione di portatore sano. Con la campagna “1 su 30 e non lo sai”, FFC Ricerca informa i cittadini sulla possibilità di effettuare un test genetico prima di progettare una gravidanza. «Una persona portatrice non presenta la malattia e quasi sempre non sa di possedere una mutazione del gene CFTR. Se entrambi i componenti della coppia sono portatori sani, a ogni gravidanza esiste una probabilità del 25 per cento di avere un figlio con fibrosi cistica. Molte coppie scoprono di essere portatrici soltanto dopo la nascita di un figlio malato e si domandano se avrebbero potuto saperlo prima – sottolinea Rizzi -. La risposta è sì, perché il test esiste. Il problema è che non è ancora accessibile gratuitamente in modo uniforme sul territorio nazionale».
Veneto primo nell’accessibilità del test
Attualmente la gratuità per la popolazione generale è garantita soltanto in Veneto, mentre nelle altre Regioni il test dovrebbe essere gratuito o al massimo prevedere un ticket di concorso alla spesa per chi ha casi noti di fibrosi cistica o di portatori sani in famiglia. Chi desidera effettuarlo privatamente, invece, può trovarsi a sostenere costi molto differenti, dai 200 ai 1000 euro. «La Fondazione chiede quindi che il test del portatore sia inserito in un percorso pubblico, regolato e omogeneo in tutto il Paese. Ad oggi il decreto è fermo in Senato mentre le Regioni interpellate non hanno risposto al nostro appello», fa notare il responsabile di Fondazione sulla ricerca per la Fibrosi Cistica. «La speranza di arrivare a una cura è alta – conclude Rizzi -. Dobbiamo continuare a sviluppare terapie per chi oggi non ha alternative e, nello stesso tempo, ampliare l’offerta di antibiotici, antinfiammatori e trattamenti personalizzati. Ogni risultato può tradursi in più anni e in una vita migliore per le persone con fibrosi cistica».
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Ricerca sul cancro: prevenzione e screening per ridurre i tumori Radiolina
Giornata mondiale della ricerca sul cancro, Cabula: “La prevenzione deve avvicinarsi ai cittadini”
play_arrow Ricerca sul cancro: prevenzione e screening per ridurre i tumori Alessandra Ragas, Carlo Cabula
La Giornata mondiale della ricerca sul cancro richiama l’attenzione sui progressi della ricerca, sulla prevenzione e sull’importanza della diagnosi precoce. Carlo Cabula, presidente della LILT di Cagliari, evidenzia il cambiamento delle cure oncologiche. “Oggi si parla di cancro con la possibilità, con la speranza, con l’auspicio di avere sempre migliori risultati”.
La ricerca ha cambiato la cura dei tumori
Negli ultimi decenni la ricerca scientifica ha trasformato la diagnosi e il trattamento di numerose patologie oncologiche. “Quando ho iniziato a occuparmi di chirurgia oncologica, si usavano termini tipo ‘male incurabile’”, ricorda Cabula.
Prevenzione e corretti stili di vita
La prevenzione primaria rappresenta uno degli strumenti fondamentali per ridurre il rischio oncologico. Alimentazione equilibrata, attività fisica, niente fumo e controlli appropriati possono contribuire alla prevenzione. “L’adozione di corretti stili di vita, una sana alimentazione, l’attività fisica e i controlli sanitari specialistici” sono elementi essenziali, sottolinea Cabula.
Screening, un’opportunità da non perdere
Mammografia, screening cervicale e ricerca del sangue occulto nelle feci permettono di individuare alcune patologie in fase precoce. I programmi organizzati prevedono inviti rivolti ai cittadini nelle fasce d’età interessate. “È bene non perdere queste occasioni”, ribadisce il presidente della LILT di Cagliari.
Il divario territoriale
L’adesione agli screening oncologici presenta ancora differenze territoriali, con criticità particolarmente rilevanti in alcune aree del Centro-Sud. “Purtroppo nel Centro-Sud le campagne di screening soffrono ancora e bisogna fare di più”, afferma Cabula.
Portare la prevenzione vicino alle persone
Per aumentare l’adesione, secondo Cabula, occorre rendere la prevenzione più accessibile e vicina alla popolazione. “Noi dovremmo andare dai cittadini e non aspettare che vengano”, spiega il presidente della LILT di Cagliari.
Il ruolo delle iniziative sul territorio
Campagne informative, eventi e iniziative di prevenzione possono favorire una maggiore partecipazione della popolazione. L’obiettivo è raggiungere le persone, offrire informazioni corrette e facilitare l’accesso ai primi controlli. “Dobbiamo favorire tutte quelle iniziative che possono consentire di raggiungere le persone”, conclude Cabula.
Ricerca e prevenzione insieme
La lotta contro il cancro passa dunque dalla combinazione tra ricerca scientifica, prevenzione, diagnosi precoce e corretti stili di vita. “La ricerca scientifica ha permesso di trattare una patologia che 50 anni fa veniva definita con termini come ‘male incurabile’”, ricorda Cabula.
Intervista a cura di Alessandra Ragas
Caffè Corretto del 24-09-2026
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Pedaliamo per la cura, da Vicenza a Dueville in bici per sostenere l’innovazione nella radioterapia TViWeb
VICENZA – Una pedalata aperta a tutti per unire sport, territorio e solidarietà, con un obiettivo concreto: contribuire a rendere ancora più innovative le cure offerte ai pazienti dell’Ospedale San Bortolo. Sabato 26 settembre torna l’appuntamento con “Pedaliamo per la cura”, iniziativa benefica promossa dalla Fondazione San Bortolo che avrà come protagonista anche la campionessa del mondo di ciclismo Alessandra Cappellotto.
Il ritrovo è fissato alle 8.30 all’Ospedale San Bortolo di Vicenza, mentre la partenza è prevista alle 9. Da qui i partecipanti raggiungeranno il Museo delle Risorgive del Bacchiglione, a Dueville, dove è prevista anche una visita guidata all’oasi naturalistica. La mattinata si concluderà con un ristoro finale.
La manifestazione è aperta a tutti e a ogni tipo di bicicletta, con una quota di partecipazione di 10 euro. Al centro dell’iniziativa c’è soprattutto la raccolta fondi per l’innovazione tecnologica in campo sanitario.
Le risorse raccolte saranno infatti destinate all’acquisto di un software basato sull’intelligenza artificiale e di un sistema di monitoraggio tridimensionale del paziente, strumenti destinati a supportare l’Unità Operativa di Radioterapia dell’Ospedale San Bortolo di Vicenza.
Un progetto che prova così a trasformare una giornata di sport e socialità in un aiuto concreto alla sanità vicentina, mettendo insieme ciclismo, prevenzione, ricerca e nuove tecnologie.
L’iniziativa può contare sul supporto di diverse realtà del territorio e del mondo associativo, tra cui Viacqua, Ruscio, Road to Equality, FIAB, Belluscio Assicurazioni e Latterie Vicentine.
Per informazioni è possibile contattare Ivana Gechelin al numero 347 5319123 oppure scrivere all’indirizzo sport@meneghineassociati.it. Le informazioni sull’iniziativa sono disponibili anche sul sito della Fondazione San Bortolo.
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Sindrome di Wiskott-Aldrich, ecco i risultati della terapia genica sviluppata dal San Raffaele MilanoToday
Una singola infusione di cellule staminali ematopoietiche autologhe corrette geneticamente può offrire un beneficio clinico duraturo nei pazienti con sindrome di Wiskott-Aldrich, una rara malattia genetica che compromette il sistema immunitario e la funzione delle piastrine, esponendo fin dall’infanzia a infezioni gravi, sanguinamenti, eczema e complicanze autoimmuni.
È quanto emerge da un articolo pubblicato sul New England Journal of Medicine a firma del professor Alessandro Aiuti, primario di Immunoematologia pediatrica dell’Irccs ospedale San Raffaele, vice-direttore dell’Istituto San Raffaele-Telethon per la Terapia Genica (SR-Tiget) e ordinario di Pediatria all’Università Vita-Salute San Raffaele, ultimo autore e corresponding author. La pubblicazione riporta i risultati di 27 pazienti trattati con etuvetidigene autotemcel (etu-cel), una terapia genica autologa sviluppata per correggere il difetto genetico alla base della malattia. I pazienti sono stati seguiti per un periodo di almeno 5,7 anni; per alcuni il periodo di osservazione è stato di oltre 13 anni: la sopravvivenza a 1 e 5 anni è stata del 96% e, dopo il trattamento, si è osservata una marcata riduzione delle infezioni gravi e dei sanguinamenti moderati o severi. Tra gli eventi avversi osservati, inoltre, nessuno è risultato attribuibile al prodotto di terapia genica, confermando un profilo rischio-beneficio favorevole.
Il programma nasce e si sviluppa all’interno dell’istituto SR-Tiget, fondato nel 1996 come alleanza tra l’Irccs ospedale San Raffaele e Fondazione Telethon per sviluppare terapie geniche per malattie genetiche rare, e dell’Unità di Immunoematologia Pediatrica e Trapianto di Midollo Osseo dell’Irccs ospedale San Raffaele, che hanno avuto un ruolo centrale nella messa a punto dell’approccio terapeutico, nella presa in carico clinica dei pazienti e nel loro monitoraggio a lungo termine. Tra dicembre 2025 e gennaio 2026 Fondazione Telethon ha ottenuto l’autorizzazione al commercio per questa terapia genica sia nell’Unione europea sia negli Stati Uniti.
Sindrome di Wiskott-Aldrich: la malattia rara che colpisce sistema immunitario e piastrine
La sindrome di Wiskott-Aldrich è una malattia genetica rara, legata al cromosoma X causata da alterazioni del gene WAS, che contiene le informazioni per produrre la proteina WASP, fondamentale per il corretto funzionamento delle cellule del sangue e del sistema immunitario. La sua incidenza è di quattro persone su un milione, quasi esclusivamente maschi, mentre le femmine sono in genere portatrici sane.
La malattia si manifesta generalmente nei primi mesi di vita, con una combinazione di segni clinici: piastrine basse e di piccole dimensioni, sanguinamenti frequenti, potenzialmente fatali, infezioni ricorrenti e/o severe, eczema, manifestazioni autoimmuni e/o autoinfiammatorie e un aumentato rischio di tumori del sangue. Le terapie di supporto, come immunoglobuline, antimicrobici, trasfusioni di piastrine o farmaci immunosoppressori, possono controllare alcune complicanze, ma non correggono la causa genetica della malattia. Il trapianto allogenico di cellule staminali ematopoietiche può essere curativo, ma dipende dalla disponibilità di un donatore compatibile e comporta rischi rilevanti, tra cui infezioni, rigetto, fallimento dell’attecchimento e malattia del trapianto contro l’ospite.
La terapia genica dell’SR-Tiget
La terapia genica descritta nella pubblicazione si basa su un approccio autologo: le cellule staminali ematopoietiche vengono prelevate dal paziente, corrette in laboratorio attraverso un vettore lentivirale che introduce una copia funzionante del gene WAS, e reinfuse nel paziente a seguito di una preparazione con chemioterapia a intensità ridotta. L’obiettivo è permettere all’organismo di produrre nel tempo cellule del sangue e del sistema immunitario in grado di esprimere la proteina WASP, difettosa nei pazienti con sindrome di Wiskott-Aldrich.
L’articolo pubblicato sul New England Journal of Medicine integra i dati di due studi clinici prospettici e di un programma di accesso allargato. In totale, sono stati trattati 27 pazienti, con un’età mediana al trattamento di 2,6 anni, seguiti per un periodo di almeno 5,7 anni; per alcuni pazienti il periodo di osservazione è stato di oltre 13 anni. I risultati mostrano una sopravvivenza del 96% a 1 e 5 anni e una riduzione stabile delle principali complicanze della malattia: le infezioni gravi e i sanguinamenti moderati o severi sono diminuiti in modo marcato dopo il trattamento e il beneficio si è mantenuto nel tempo.
I pazienti hanno inoltre mostrato un attecchimento stabile delle cellule corrette geneticamente, il progressivo ripristino dell’espressione della proteina WASP nelle cellule immunitarie e nelle piastrine e un miglioramento della funzione immunitaria. Tutti i pazienti, all’ultimo follow-up, hanno potuto sospendere la terapia sostitutiva con immunoglobuline; a tre anni dal trattamento tutti avevano smesso di vivere in ambiente protetto, oltre l’80% frequentava scuola o asilo e circa la metà praticava attività sportiva. Tra gli eventi avversi riscontrati nei pazienti, nessuno è stato attribuito al prodotto di terapia genica, confermando un profilo rischio-beneficio favorevole anche nel lungo termine. L'evento avverso di grado 3 o superiore più comune è stato infezione correlata al catetere venoso centrale, mentre non è stata osservata alcuna evidenza di oncogenesi.
“Questi risultati rappresentano una tappa importante nella storia della terapia genica per la sindrome di Wiskott-Aldrich. Il follow-up a lungo termine ci mostra che una singola infusione di cellule staminali ematopoietiche corrette geneticamente può tradursi in un beneficio clinico stabile, riducendo complicanze che condizionano profondamente la vita dei pazienti e delle loro famiglie, impattando così positivamente sulla loro qualità di vita”, afferma Francesca Ferrua, pediatra dell’Unità di Immunoematologia Pediatrica dell’Irccs ospedale San Raffaele e dell’Unità Clinica dell’SR-Tiget e prima autrice del lavoro.
Il risultato di anni di studio e le prospettive future
La pubblicazione certifica una nuova tappa di un percorso di ricerca avviato oltre vent’anni fa all’SR-Tiget: dopo i primi risultati clinici pubblicati su Science nel 2013 e i dati intermedi riportati su The Lancet Haematology nel 2019, conferma il valore di un percorso nato dalla ricerca accademica e sviluppato nel tempo grazie alla collaborazione tra laboratorio, clinica e sviluppo traslazionale. Un percorso che, tra dicembre 2025 e gennaio 2026, ha portato anche all’approvazione della terapia genica etuvetidigene autotemcel (Waskyra®), da parte dell’agenzia regolatoria statunitense (FDA) e della Commissione Europea, dopo il parere positivo del CHMP dell’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA).
La terapia è stata sviluppata con il contributo di partner industriali (GlaxoSmitKline e Orchard Therapeutics) e successivamente riacquisita e portata all’approvazione da Fondazione Telethon, che ne è ora la titolare, nell’ambito di un modello non profit, con l’obiettivo di garantire continuità allo sviluppo e accesso alle terapie geniche per malattie ultra-rare.
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Criteri Critici
Tumore del polmone: prevenzione e diagnosi precoce con la TC Photon-Counting CDI Centro Diagnostico Italiano
Tumore del polmone: prevenzione e diagnosi precoce con la TC Photon-Counting
Una tecnologia avanzata per individuare e caratterizzare con maggiore precisione i noduli polmonari, contenendo l’esposizione alle radiazioni.
Il 25 settembre è la Giornata Mondiale del Polmone. Secondo gli ultimi dati pubblicati da AIOM, in Italia si stimano circa 44.000 nuovi casi di tumore del polmone (30.000 negli uomini e 14.000 nelle donne). Seconda neoplasia più frequente negli uomini (15%) over 50 dopo il tumore prostatico e terza nelle donne (6%), sempre over 50, dopo i tumori della mammella e al colon retto con oltre 35.000 i decessi all’anno, il tumore al polmone ha una sopravvivenza a 5 anni pari al 16% negli uomini e al 23% nelle donne, un dato davvero molto preoccupante dovuto al fatto che purtroppo la diagnosi di malattia viene effettuata in stadio avanzato.
Un’incidenza così elevata è direttamente proporzionale all’importanza di una diagnosi precoce della malattia, soprattutto se parliamo di carcinoma non a piccole cellule (non-small cell lung cancer, NSCLC), per cui solo una piccola percentuale dei pazienti riceve una diagnosi in stadio iniziale quando ancora si può intervenire con l’intervento chirurgico, eventualmente seguito da chemioterapia allo scopo di ridurre il rischio di recidiva.
Proprio perché la diagnosi precoce può fare la differenza, nelle persone ad alto rischio è importante valutare un percorso di screening dedicato. In particolare, per i fumatori o gli ex fumatori tra i 55 e i 75 anni – con un consumo medio di almeno 15 sigarette al giorno per oltre 25 anni, oppure di almeno 10 sigarette al giorno per più di 30 anni, e per chi ha smesso da meno di 10 anni – può essere preso in considerazione uno screening annuale mediante TC del torace a basso dosaggio, sempre sulla base della valutazione medica.
Sappiamo infatti che il fumo è la principale causa di tumore ai polmoni anche se la patologia è in crescita anche tra i non fumatori. I fattori di rischio sono l’inquinamento, il fumo passivo, l’esposizione al radon e mutazioni genetiche come l’EGFR.
Ma quali sono i principali sintomi a cui prestare attenzione?
Tosse che dura da più di tre settimane, soprattutto se tende a peggiorare
Presenza di sangue nell’espettorato, anche in piccole quantità
Perdita di peso senza una causa apparente
Dolore al torace che peggiora durante la respirazione o con la tosse
Infezioni polmonari ricorrenti
In base alla valutazione dei disturbi riferiti, dalla storia clinica e dall’eventuale familiarità per malattie polmonari, lo pneumologo può quindi prescrivere gli esami più indicati:
Valutazione clinica
Radiografia del torace
TC del torace
Esami di funzionalità respiratoria, come la spirometria
Misurazione della saturazione dell’ossigeno
Esami del sangue
Esame dell’espettorato
Broncoscopia in casi selezionati
Test allergologici, quando indicati
Valutazioni dei disturbi respiratori del sonno, quando appropriate
In questo percorso di prevenzione, l’innovazione tecnologica offre oggi strumenti sempre più avanzati. Tra questi, la tomografia computerizzata con tecnologia Photon-Counting, o a conteggio di fotoni, rappresenta una delle evoluzioni più rilevanti della diagnostica per immagini degli ultimi decenni. Applicata allo studio del polmone, consente di visualizzare e caratterizzare i noduli con grande precisione, contribuendo allo stesso tempo a contenere l’esposizione alle radiazioni.
Il funzionamento è diverso rispetto a quello delle TC convenzionali.
Nelle apparecchiature tradizionali, i raggi X attraversano il corpo e raggiungono un rilevatore che converte i fotoni prima in luce visibile e poi in un segnale elettrico. In questo processo una parte delle informazioni relative all’energia e alle caratteristiche dei singoli fotoni può andare perduta.
La tecnologia Photon-Counting, invece, impiega semiconduttori avanzati che contano direttamente ogni fotone di raggi X e ne misurano l’energia in tempo reale. Si ottengono così immagini ad altissima risoluzione spaziale, con meno rumore e una qualità diagnostica superiore.
Questa maggiore capacità di lettura delle immagini è particolarmente utile nella prevenzione del tumore del polmone.
I noduli polmonari sono piccole alterazioni del tessuto polmonare, molto frequenti e nella maggior parte dei casi benigne, spesso legate a precedenti infezioni o processi infiammatori. In alcuni casi, tuttavia, possono costituire una manifestazione precoce di tumore: riconoscerne tempestivamente le caratteristiche è quindi fondamentale per orientare gli eventuali approfondimenti.
In questo ambito, la TC Photon-Counting offre tre vantaggi principali:
Una risoluzione spaziale molto elevata , che rende visibili dettagli anatomici inferiori al millimetro e aiuta a identificare con maggiore accuratezza noduli molto piccoli e lesioni “a vetro smerigliato”, talvolta associate alle fasi iniziali del carcinoma polmonare.
, che rende visibili dettagli anatomici inferiori al millimetro e aiuta a identificare con maggiore accuratezza noduli molto piccoli e lesioni “a vetro smerigliato”, talvolta associate alle fasi iniziali del carcinoma polmonare. Una maggiore efficienza nell’uso della dose di radiazioni , che permette di ottenere immagini ad alta definizione con protocolli mirati a contenere l’esposizione: un aspetto particolarmente rilevante nei programmi di sorveglianza periodica delle persone ad alto rischio.
, che permette di ottenere immagini ad alta definizione con protocolli mirati a contenere l’esposizione: un aspetto particolarmente rilevante nei programmi di sorveglianza periodica delle persone ad alto rischio. Una caratterizzazione più accurata dei noduli, che può aiutare il radiologo a distinguere meglio le alterazioni benigne da quelle sospette e a indirizzare in modo più appropriato gli eventuali approfondimenti diagnostici.
Si tratta, quindi, di un possibile cambio di prospettiva nella diagnosi precoce.
Nel contesto dello screening polmonare, l’obiettivo è individuare la malattia quando è ancora asintomatica e potenzialmente curabile. La TC Photon-Counting mette a disposizione dei radiologi immagini più dettagliate e può favorire valutazioni più accurate e decisioni cliniche tempestive, all’interno di un percorso specialistico costruito sulle caratteristiche e sul profilo di rischio della persona.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?3
58.5/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Ricerca: il rischio di ictus raggiunge il picco nei primi 3 mesi successivi alla diagnosi di cancro. Vietnam.vn
Uno studio condotto su oltre 182.000 persone ha dimostrato che il rischio di un primo ictus ischemico aumenta significativamente nel primo anno successivo alla diagnosi di cancro, risultando particolarmente elevato nei primi tre mesi e nelle persone affette da tumore al pancreas e ai polmoni. La dottoressa Carmit Libruder, epidemiologa presso la Facoltà diSanitàPubblica dell'Università di Haifa e il Centro israeliano per il controllo delle malattie, ha affermato che i risultati dello studio dimostrano che il periodo immediatamente successivo alla diagnosi di cancro è un momento in cui occorre prestare particolare attenzione al rischio cerebrovascolare. Lo studio, pubblicato sulla rivistaCancer, ha utilizzato i dati dei registri nazionali israeliani sui tumori e sugli ictus. I ricercatori hanno seguito 182.221 persone di età pari o superiore a 40 anni a cui era stato diagnosticato un tumore invasivo per la prima volta tra il 2014 e il 2021. Secondo i risultati dello studio, il tasso di ictus tra i partecipanti era 2,5 volte superiore a quello della popolazione generale nei primi tre mesi successivi alla diagnosi di cancro. IMMAGINE ILLUSTRATIVA: N. QUYEN CREATA DA GPT CHAT L'età media dei partecipanti era di 67,1 anni e il 52% erano donne. Entro un anno dalla diagnosi di cancro, 1.125 pazienti hanno avuto il loro primo ictus ischemico. I risultati hanno mostrato che il rischio di ictus ischemico nel primo anno era 1,8 volte superiore a quello previsto nella popolazione generale. In particolare, il rischio ha raggiunto il picco nei primi 3 mesi, risultando 2,5 volte superiore. Successivamente, il rischio è diminuito, ma è rimasto superiore a quello della popolazione generale: 1,6 volte superiore nel periodo compreso tra 3 e 6 mesi e 1,5 volte superiore nel periodo compreso tra 6 e 12 mesi dopo la diagnosi. Il grado di associazione varia considerevolmente tra i diversi tipi di cancro. Le persone affette da tumore al pancreas presentano un rischio di ictus ischemico 5,9 volte superiore, mentre quelle con tumore al polmone hanno un rischio 3,9 volte superiore rispetto alla popolazione generale. Anche i tumori all'esofago e alla cistifellea hanno registrato aumenti significativi, rispettivamente di circa 4,1 e 3,6 volte, sebbene il numero di ictus in questi gruppi fosse relativamente basso. Il dottor Maarten Lansberg, professore di neurologia negli Stati Uniti non coinvolto nello studio, ha commentato che i risultati sono coerenti con le precedenti evidenze riguardanti il legame tra cancro e rischio di formazione di coaguli di sangue. Alcuni tipi di cancro possono essere associati a ipercoagulabilità, in cui fattori provenienti dal tumore stesso, dall'infiammazione e da alterazioni del sistema di coagulazione possono contribuire a un aumento del rischio di trombosi. Tuttavia, questo studio non ha potuto determinare in modo definitivo l'entità dell'impatto del cancro stesso, dei metodi di trattamento o dei fattori di rischio cardiovascolare preesistenti. Inoltre, trattandosi di uno studio osservazionale basato su dati di registro, non può affermare con certezza che il cancro causi direttamente l'ictus. L'analisi per stadio della malattia ha inoltre rivelato una tendenza significativa. Negli individui con tumore localizzato, il rischio di ictus ischemico era circa 1,2 volte superiore rispetto alla popolazione generale; mentre in quelli con tumore metastatico, questo rischio aumentava fino a 2,8 volte. Secondo gli autori, questa associazione potrebbe riflettere differenze nella progressione della malattia. Tuttavia, quasi il 48% dei partecipanti allo studio non disponeva di informazioni sullo stadio del proprio tumore, pertanto i risultati dell'analisi dello stadio dovrebbero essere interpretati con cautela. In particolare, lo studio non ha rilevato un aumento statisticamente significativo del rischio di ictus per il cancro alla prostata; per il cancro al seno, l'aumento è stato di circa 1,2 volte, ma non statisticamente significativo. Gli autori sottolineano che i primi mesi successivi alla diagnosi di cancro rappresentano un periodo in cui il rischio di ictus è particolarmente elevato, soprattutto nei casi di tumore al polmone e al pancreas. Grafica: realizzata da N. Quyen della chat GPT. I pazienti oncologici, soprattutto nei primi mesi successivi alla diagnosi, dovrebbero discutere con il proprio medico i fattori di rischio vascolare e imparare a riconoscere i segnali di un ictus. L'American Stroke Association (ASA) utilizza la regola BE FAST per ricordare i segnali di allarme: L'ictus è un'emergenza medica. Anche se i sintomi scompaiono dopo pochi minuti, il paziente necessita comunque di una valutazione urgente. Gli studi hanno dimostrato che il rischio di ictus ischemico tende ad aumentare con lo stadio di progressione del cancro. Nelle persone con cancro localizzato, il rischio è circa 1,2 volte superiore rispetto alla popolazione generale, mentre nel gruppo con cancro metastatico è 2,8 volte superiore. I ricercatori ipotizzano che la progressione della malattia possa essere associata a un rischio maggiore di coaguli di sangue. Tuttavia, lo studio non ha dimostrato che l'entità della progressione del cancro causi direttamente l'ictus. Fonte: https://thanhnien.vn/nghien-cuu-nguy-co-dot-quy-dat-dinh-trong-3-thang-dau-sau-chan-doan-ung-thu-185260924122204326.htm
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
La prima dottoressa vietnamita diventa ambasciatrice di un fondo internazionale per la cura del cancro. Vietnam.vn
Il professore associato, dottor Pham Cam Phuong, ha appena raggiunto un nuovo traguardo diventando il primo ambasciatore del Vietnam presso un'organizzazione internazionale che promuove l'accesso a trattamenti oncologici all'avanguardia. Il professor associato, dottor Pham Cam Phuong, direttore dell'Istituto di Medicina Nucleare e Oncologia dell'Ospedale Bach Mai, è diventato il primo ambasciatore della Fondazione Oncidium in Vietnam, un'organizzazione internazionale che promuove l'accesso a trattamenti oncologici all'avanguardia. Condividendo le sue riflessioni sul suo nuovo ruolo, la professoressa associata, dottoressa Pham Cam Phuong, ha affermato di sentirsi onorata di diventare ambasciatrice e prima rappresentante del Vietnam della Fondazione Oncidium. Si aspetta che questo ruolo contribuisca a mettere in rete le competenze, ad ampliare la cooperazione internazionale e ad aumentare le opportunità per i pazienti oncologici in Vietnam di accedere a metodi di trattamento avanzati, tra cui la teranostica. La professoressa associata, dottoressa Pham Cam Phuong, nata nel 1978,si è laureata inmedicina generale presso l'Università di Medicina di Hanoi nel 2001. Ha completato la specializzazione in oncologia in Vietnam e in Francia, ha conseguito il dottorato di ricerca in oncologia nel 2013 ed è stata nominata professoressa associata nel 2018. Nel 2016, è stata una dei 10 giovani medici di talento a cui è stato conferito il Premio Dang Thuy Tram dall'Unione della Gioventùdi Hanoi. In termini di competenze, il professore associato Phuong si concentra su oncologia e medicina nucleare, con aree quali la tomografia a emissione di positroni (PET/CT), la terapia mirata, l'immunoterapia, i test genetici e l'applicazione delle tecniche di medicina nucleare nel trattamento del cancro. La teranostica è un approccio diagnostico e terapeutico combinato basato su sostanze radiomarcate. Queste sostanze sono legate a molecole in grado di identificare bersagli nell'organismo, contribuendo così a localizzare le lesioni e a veicolare agenti terapeutici alle cellule malate. Questo metodo è considerato un progresso nella medicina di precisione e nel trattamento personalizzato del cancro. Da molti anni, la professoressa associata Phuong si dedica alla ricerca sulle metastasi cerebrali, sul cancro del colon-retto, sul cancro al seno, sui tumori cerebrali e su diverse altre forme di cancro. La sua ricerca si concentra su temi quali l'efficacia della radiochirurgia, della chemioradioterapia, il ruolo della PET/CT nella diagnosi di tumori a origine primaria sconosciuta e l'efficacia di alcune terapie mirate. Oltre alla sua attività professionale, partecipa a programmi di screening per il tumore al seno rivolti alle donne in diverse aree svantaggiate. La Fondazione Oncidium è un'organizzazione senza scopo di lucro con sede in Belgio che si impegna ad ampliare l'accesso ai trattamenti oncologici basati sulle radiazioni, inclusa la radioteranostica. Il fondo si concentra su tre aree principali: sostenere l'accesso dei pazienti alle cure, formare gli operatorisanitarie promuovere politiche che favoriscano l'accesso a trattamenti avanzati. Uno dei programmi del fondo è RLT-Connect, che mira a sostenere i pazienti i cui costi di radioterapia mirata non sono interamente coperti dall'assicurazione. La nomina di un medico vietnamita ad ambasciatore della Fondazione Oncidium dovrebbe favorire ulteriori connessioni tra le competenze nazionali e le iniziative internazionali nel campo della medicina nucleare e della radioterapia oncologica, ampliando al contempo le opportunità di collaborazione, formazione e supporto ai pazienti. Fonte: https://vietnamnet.vn/nu-bac-si-viet-nam-dau-tien-tro-thanh-dai-su-quy-quoc-te-ve-dieu-tri-ung-thu-2558453.html