📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?2
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
45.6/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Progressi nell'individuazione, nella diagnosi e nel trattamento delle malattie. Vietnam.vn
Molti importanti progetti di ricerca, parte integrante della strategia tecnologica che il settore sanitario vietnamita ha posto come priorità e sta implementando, sono stati presentati al seminario "Progressi nell'individuazione, diagnosi e trattamento delle malattie".
Nuove strategie di trattamento per le persone con problemi di udito.
Intervenendo al seminario, la professoressa Ana Belen Elgoyhen (Università di Buenos Aires) ha affermato che, secondo le stime dell'OMS, oltre 1,5 miliardi di persone convivono attualmente con un certo grado di perdita dell'udito. Si prevede che questo numero aumenterà significativamente, con una stima di 2,5 miliardi di persone colpite da un qualche grado di perdita dell'udito entro il 2050.
La professoressa Ana Belen Elgoyhen ha condiviso le sue riflessioni sulla terapia genica.
Senza interventi efficaci, il costo annuo stimato della perdita dell'udito a livello globale supera i 980 miliardi di dollari. Questo onere è particolarmente gravoso nei paesi a basso e medio reddito.
Per quanto riguarda le cause, sono molti i fattori che contribuiscono, come la genetica, la biologia, comportamenti come l'ascolto di musica ad alto volume e fattori ambientali. In termini di genetica, circa 1 bambino su 500 presenta problemi di udito congeniti, di cui oltre il 50% è dovuto a fattori genetici, mentre il restante 50% è dovuto a infezioni durante il parto o ad altre cause. Di questi, il 30% sono sindromi e il 70% sono condizioni indipendenti non sindromiche. La maggior parte è dovuta a geni autosomici recessivi, mentre il 15% è dovuto a geni dominanti.
Sono stati identificati oltre 150 geni le cui mutazioni possono causare la perdita dell'udito. Si stima che circa 300 geni possano causare la perdita dell'udito nell'orecchio interno o in diverse sindromi.
Le opzioni di trattamento più comuni attualmente disponibili sono gli apparecchi acustici per la perdita uditiva da lieve a moderata, l'amplificazione del suono o l'intervento chirurgico di impianto cocleare. Sebbene si tratti di soluzioni rivoluzionarie per i non udenti, non possono sostituire completamente la perdita dell'udito dovuta alle difficoltà nell'apprendimento e nella comprensione del linguaggio e alle limitazioni nell'ascolto della musica.
Durante il seminario, la professoressa Ana Belen Elgoyhen ha presentato la terapia genica.
Di conseguenza, il gene (OTOF) codifica una proteina chiamata otoferlina. La proteina otoferlina svolge un ruolo vitale nella trasmissione delle informazioni dall'orecchio interno al nervo uditivo e, successivamente, nella trasmissione dei segnali elettrici al cervello. Quando il gene (OTOF) subisce una mutazione, questa trasmissione del segnale viene completamente interrotta, causando sordità congenita. Gli scienziati utilizzano virus geneticamente modificati come vettori per introdurre una copia sana del gene (OTOF) nel paziente, aiutandolo a recuperare l'udito.
La sfida ora è che i test hanno avuto successo solo con un gene (OTOF), mentre esistono oltre 150 geni diversi che possono causare la perdita dell'udito ereditaria. Pertanto, molte altre domande dovranno trovare risposta nel prossimo futuro.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
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64.1/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
Criteri Critici
Tumore al seno, la nutrizione diventa cura: il peso corporeo influenza la prognosi insalutenews.it
Gestione del peso, attività fisica e qualità della vita nell’iter terapeutico oltre la malattia. Per la SINU, a Bergamo per il 46° Congresso Nazionale, necessaria maggiore diffusione delle linee guida nutrizionali specifiche
Bergamo, 27 maggio 2026 – Nella moderna oncologia, la nutrizione è diventata una parte integrante e imprescindibile del protocollo di cura. Il concetto di supporto nutrizionale sottolinea come il metabolismo del paziente non sia un fattore passivo, ma una variabile attiva in grado di influenzare la tolleranza ai trattamenti, la qualità della vita e, in ultima analisi, la sopravvivenza globale.
Il carcinoma mammario (CM) è il tumore femminile più diffuso nel mondo. Dalle stime GLOBOCAN nel 2022 i nuovi casi erano 2,3 milioni, ovvero il 24% di tutti i nuovi casi di cancro nelle donne. In Italia, secondo le stime AIOM 2025, ogni anno vengono diagnosticate più di 50.000 donne con CM, con una sopravvivenza a 5 anni dell’88% ed una prevalenza di 925.000 survivors. Si tratta di una popolazione che può presentare maggiore vulnerabilità a complicanze cardiometaboliche e ad una riduzione della qualità della vita.
Una diagnosi di cancro al seno può comportare disagio fisico e mentale e cambiamenti sostanziali della vita quotidiana, oltre ai disturbi fisici, tra cui l’affaticamento e il dolore derivanti dalla malattia, dalla chirurgia e dalla terapia oncologica adiuvante.
Tradizionalmente, in molte neoplasie il problema nutrizionale principale è la malnutrizione per difetto e la cachessia, condizioni associate a peggior prognosi e ridotta tolleranza alle terapie. Nel CM, al contrario, emerge sempre più spesso una malnutrizione per eccesso, spesso accompagnata da obesità sarcopenica e alterazioni metaboliche.
Le pazienti vanno incontro a profonde alterazioni della composizione corporea a causa di trattamenti sistemici, terapie ormonali e della menopausa iatrogena, fattori che, uniti alla riduzione dell’attività fisica post-diagnosi, favoriscono un aumento del grasso viscerale a discapito della massa muscolare.
Questo scenario, meno evidente ma altrettanto rilevante sul piano prognostico, richiede un cambio di paradigma nella presa in carico nutrizionale, con strategie cliniche mirate non tanto al recupero ponderale, quanto al riequilibrio della composizione corporea e del profilo metabolico.
“Negli ultimi anni, un numero crescente di studi ha evidenziato come il peso corporeo dopo una diagnosi di tumore al seno non sia solo una questione di benessere generale, ma un fattore che può influenzare in modo concreto la prognosi. Le evidenze epidemiologiche più aggiornate, basate su numerosi studi condotti a livello internazionale, indicano che l’eccesso di adiposità è associato ad un aumento del rischio di mortalità. In particolare, le donne con obesità dopo la diagnosi presentano un rischio più elevato di mortalità, sia per tutte le cause, sia per il tumore al seno stesso, rispetto alle donne normopeso”, afferma il dott. Alessio Filippone, Vice-coordinatore del gruppo di lavoro SINU “Nutrizione in Oncologia”, in occasione del 46° Congresso Nazionale della Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU), a Bergamo dal 27 al 29 maggio 2026.
Un aspetto rilevante emerso dalla letteratura è che non conta solo il peso corporeo totale, ma anche la distribuzione del grasso. L’adiposità addominale, valutata ad esempio tramite la circonferenza della vita, è associata a una prognosi peggiore. Questo tipo di accumulo adiposo è infatti correlato a specifiche alterazioni metaboliche, che possono favorire la progressione tumorale.
Per le principali linee guida nazionali e internazionali – tra cui quelle AIOM 2024, ESPEN 2021 e le recenti raccomandazioni WCRF/AICR 2025 riguardanti i pattern dietetici – lo screening nutrizionale precoce in caso di tumore al seno è fondamentale: identificare il rischio metabolico già al momento della diagnosi permette di intervenire prima che il declino funzionale diventi irreversibile. La gestione del peso corporeo, accanto ai trattamenti oncologici, si configura sempre più come parte integrante del percorso di cura e follow-up delle pazienti con carcinoma mammario.
“Entrando nel merito delle indicazioni cliniche, il supporto nutrizionale deve mirare al mantenimento di un adeguato apporto proteico, per sostenere il sistema immunitario e preservare il muscolo. Contemporaneamente, è essenziale gestire l’assetto glicemico, pertanto, la dieta deve privilegiare carboidrati complessi e ridurre zuccheri semplici come le bevande zuccherate, le bevande alcoliche, quest’ultime direttamente collegate a un maggior rischio di recidiva”, sottolinea il dott. Filippone.
Un ruolo chiave è svolto dalla Dieta Mediterranea, associata a una riduzione del 22% della mortalità per tutte le cause e a una significativa diminuzione delle recidive. Inoltre, i benefici cardiovascolari di questo modello alimentare risultano particolarmente rilevanti nelle donne con storia di tumore al seno, per le quali il rischio cardiovascolare diventa la principale causa di mortalità a distanza di anni dalla diagnosi.
Accanto alla nutrizione, l’attività fisica rappresenta un pilastro del percorso di cura oncologico. Evidenze consolidate indicano che un esercizio regolare dopo la diagnosi può ridurre fino al 44% la mortalità totale e del 35% il rischio di recidiva. Anche interventi moderati contribuiscono al miglioramento della composizione corporea, alla riduzione del grasso viscerale e al recupero della massa muscolare.
Oltre agli effetti biologici, l’attività fisica migliora in modo significativo la qualità della vita, riducendo fatigue, ansia e depressione. Tuttavia, i dati italiani evidenziano ancora livelli elevati di sedentarietà femminile, che colpisce il 30% delle donne, contro il 23% degli uomini, con picchi del 31% nella fascia 50-69 anni indicando la necessità di strategie integrate di promozione dello stile di vita attivo.
“Solo il 49% dei centri oncologici italiani dispone di percorsi nutrizionali strutturati e uniformi. Per colmare questo divario e rafforzare l’integrazione tra nutrizione, prevenzione e terapia oncologica, il gruppo di lavoro SINU “Nutrizione in Oncologia” sta lavorando a indicazioni nutrizionali per la paziente con tumore al seno, che considerino lo stile di vita, il mantenimento di un peso adeguato, insieme a un’alimentazione equilibrata e a un livello di attività fisica compatibile con le condizioni cliniche. Personalizzare la terapia nutrizionale in base al profilo metabolico di ogni donna significa trasformare l’alimentazione in un alleato strategico della cura farmacologica e chirurgica, capace di amplificarne l’efficacia e favorire un percorso realmente integrato. L’obiettivo finale non è solo la guarigione clinica, ma il ripristino di un equilibrio metabolico che garantisca una vita piena e in salute oltre la malattia”, conclude la dott.ssa Angela Polito, Coordinatrice del Gruppo di lavoro.
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
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57.4/100
Punteggio Totale
B
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❌
Criteri Critici
Un farmaco già noto potrebbe indebolire il tumore al pancreas tomshw.it
Un farmaco già usato in altri contesti clinici potrebbe rendere il tumore al pancreas metastatico meno protetto contro la chemioterapia. Non è una cura pronta né una prova definitiva di efficacia, ma un piccolo trial randomizzato indica che il paricalcitol, un analogo della vitamina D, può modificare l’ambiente che circonda il tumore. Il punto chiave è lo scudo fibrotico: una rete di cellule e tessuto connettivo che spesso limita l’azione dei farmaci e contribuisce alla resistenza terapeutica.
Nel trial sono stati coinvolti 36 pazienti con tumore pancreatico metastatico non ancora trattato. I partecipanti hanno ricevuto la chemioterapia standard con gemcitabina e nab-paclitaxel, da sola o combinata con paricalcitol per via orale o endovenosa. L’obiettivo principale era verificare se l’aggiunta fosse tollerabile, non dimostrare già un vantaggio di sopravvivenza.
Il risultato più interessante non riguarda quindi solo le dimensioni del tumore, ma ciò che succede nel suo microambiente. Le biopsie prelevate prima e dopo quattro-sei settimane di trattamento hanno mostrato una riduzione dell’attivazione dei fibroblasti, le cellule che costruiscono parte della barriera protettiva intorno al tumore. Nei gruppi con paricalcitol è emerso anche un aumento della presenza e della vicinanza dei linfociti T CD8 alle cellule tumorali, un segnale potenzialmente rilevante perché questi tumori tendono a escludere molte difese immunitarie.
L'idea è togliere forza allo scudo del tumore, non colpirlo solo dall'esterno.
Il paricalcitol agisce attivando il recettore della vitamina D, una leva biologica che nei modelli preclinici aveva già mostrato la capacità di riportare i fibroblasti tumorali verso uno stato meno aggressivo. Questa logica è diversa da quella di molti farmaci anticancro: invece di mirare direttamente alla cellula tumorale, prova a rendere meno ostile il terreno in cui il tumore cresce. È un approccio che interessa molto il cancro del pancreas, perché la sua massa è spesso circondata da uno stroma denso e immunosoppressivo.
Sul piano clinico i segnali sono incoraggianti, ma vanno letti con cautela. Le risposte parziali sono state osservate in 10 dei 24 pazienti trattati con paricalcitol più chemioterapia, contro 1 dei 12 nel gruppo placebo; inoltre, a un anno, cinque pazienti del gruppo paricalcitol erano liberi da progressione, mentre nessuno lo era nel gruppo di controllo. Sono numeri piccoli e lo studio non era progettato per stabilire un nuovo standard terapeutico, quindi serviranno trial più ampi per capire se il beneficio regge davvero.
Un dettaglio importante è che i ricercatori hanno visto una forte variabilità nell’espressione del recettore della vitamina D nei tumori. I pazienti con livelli più alti di questo recettore sembravano ottenere risposte migliori quando ricevevano paricalcitol, suggerendo un possibile ruolo come biomarcatore. In pratica, in futuro potrebbe non bastare chiedersi se il farmaco funzioni, ma in quali tumori e in quali pazienti abbia più senso usarlo.
La notizia si inserisce in una fase in cui l’oncologia sta cercando modi più precisi per scegliere le terapie, anche attraverso strumenti predittivi come i modelli che collegano DNA tumorale e risposta ai trattamenti. Qui però il messaggio è complementare: non basta leggere il profilo genetico del cancro, bisogna capire anche il comportamento del tessuto che lo protegge. Il trial mostra che intervenire su quello strato di supporto può produrre cambiamenti misurabili nel giro di poche settimane.
Resta anche un limite pratico: nella somministrazione orale, 5 dei 12 pazienti hanno avuto un aumento della calcemia, gestito con riduzioni di dose. Questo non cancella il profilo di sicurezza osservato, ma ricorda che anche un farmaco già approvato per altri usi deve essere rivalutato con attenzione quando entra in combinazioni oncologiche. I prossimi studi dovranno chiarire dose, via di somministrazione, pazienti più adatti e impatto reale su sopravvivenza e qualità di vita.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
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Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
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49.3/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
✅
Criteri Critici
L’Oms parla di “epidemia complessa”, che può allargarsi a dieci Stati africani. Punta sui vaccini e una cura con anticorpi monoclonali
L’Oms avverte: “Ci troviamo ad affrontare un'epidemia di Ebola estremamente grave e difficile”. Epidemia che per ora nella Repubblica Democratica del Congo (Rdc) ha provocato 101 casi con 10 decessi, anche se, ha sottolineato il direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus, nella Rdc è molto più estesa: attualmente si contano oltre 900 casi e 220 decessi sospetti”, mentre “in Uganda 5 casi confermati e 1 decesso”.
Un virus, Ebola, che pare sfuggire di mano. Lo pensa anche l’epidemiologo Massimo Ciccozzi, professore dell'Università Campus Bio-Medico di Roma. “È un’epidemia fuori controllo perché insiste su un’area in cui ci sono guerre continue, perché in quei Paesi c’è la fame, perché gli aiuti umanitari sono insufficienti - spiega Ciccozzi -. Quindi i contagi potrebbero allargarsi anche oltre i confini dell’Uganda e della Repubblica democratica del Congo. Cosa fare? Pensiamo ai vaccini e non alla cosa più urgente: servono test molecolari rapidi che ci dicano, come avveniva per il virus Sars-CoV-2 durante la pandemia Covid, se una persona sia infetta anche quando Ebola è in fase di incubazione, ossia dai 2 ai 10 giorni, e il paziente non presenta ancora sintomi”.
L’Oms: “Epidemia complessa”
L’Organizzazione mondiale della sanità non fa mistero della preoccupazione che si sta alzando. Partito dalla Repubblica Democratica del Congo (RDC), il virus ha superato i confini nazionali, raggiungendo la vicina Uganda. Jean Kaseya, direttore dei Centri africani per il controllo e la prevenzione delle malattie (Africa CDC) avverte: “Abbiamo 10 Paesi a rischio: Angola, Burundi, Repubblica Centrafricana, Repubblica del Congo, Etiopia, Kenya, Ruanda, Sud Sudan, Tanzania e Zambia”. Di fronte a questa realtà l’Oms non ha potuto che dichiarare ufficialmente il nuovo focolaio di Ebola in Africa Centrale come “Emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale” (PHEIC). E ora il direttore Kaseya calca la mano. “Diversi aspetti di questa epidemia la rendono particolarmente complessa. Innanzitutto, il ritardo nell'individuazione (del primo focolaio) significa che ora ci troviamo a dover rincorrere un fenomeno in rapida diffusione. Stiamo urgentemente intensificando le operazioni, ma al momento l'epidemia ci sta superando”, spiega Kaseya.
Perché l’area di contagio si allarga
Ghebreyesus prosegue: “In secondo luogo, le province di Ituri e del Nord Kivu sono estremamente insicure, con un'intensificazione dei combattimenti negli ultimi mesi che ha causato lo sfollamento di oltre 100mila persone. Inoltre, tra la popolazione locale c'è una forte sfiducia nei confronti delle autorità esterne. Nell'ultima settimana si sono verificati due episodi di violenza contro strutture sanitarie. Instaurare un rapporto di fiducia con le comunità colpite è fondamentale per una risposta efficace ed è una delle nostre massime priorità”.
Ma c’è anche una terza ragione da considerare. “Non esistono vaccini o terapie approvati per il virus Bundibugyo - sottolinea il numero uno dell’Oms –. Ci sono stati solo due precedenti focolai: in Uganda nel 2007 e nella Repubblica Democratica del Congo nel 2012. Proprio per questo l'Oms ha riunito i leader di diverse organizzazioni partner nell'ambito della Rete provvisoria: l’obiettivo era parlare delle contromisure mediche, nonché esaminare lo stato di sviluppo di vaccini, terapie e strumenti diagnostici”. Le contromisure: priorità agli anticorpi monoclonali In quella sede l’Organizzazione, ricorda Ghebreyesus, “ha raccomandato di dare priorità a due anticorpi monoclonali per l'avanzamento nelle sperimentazioni cliniche”. Aggiungendo: “Raccomandiamo inoltre la valutazione dell'antivirale obeldesivir in una sperimentazione clinica come profilassi post-esposizione per le persone ad alto rischio di contatto. Questa sperimentazione clinica è attualmente in fase di sviluppo congiunto con l'Africa Cdc e il Collaborative Open Research Consortium on filovuruses. Stiamo inoltre discutendo con i partner i vaccini candidati in fase di sviluppo e produzione”.
“La situazione peggiorerà”
Ghebreyesus non nasconde il suo pensiero: “La situazione peggiorerà prima di migliorare”, afferma. Ma, precisa subito dopo, “conosciamo questo virus e sappiamo come fermarlo: abbiamo fermato tutte le precedenti epidemie di Ebola e fermeremo anche questa”. “Riuscirci è possibile solo con l'unità - conclude il capo dell'agenzia ginevrina -. La domanda è quanto velocemente ci riusciremo e quante altre vite andranno perse prima di riuscirci. L'Oms è pienamente impegnata a lavorare sotto la guida dei governi della Repubblica Democratica del Congo e dell'Uganda, fianco a fianco con l'Africa Cdc e tutti gli altri partner. Non ci fermeremo finché non avremo portato questa epidemia sotto controllo”.
Come controllare l’epidemia
Questo è il punto nodale della questione. Ciccozzi ha appena pubblicato su The Lancet lo studio “Il virus Ebola di Bundibugyo e il divario cognitivo: ripensare la preparazione alle epidemie nell'era delle epidemie regionalizzate”, in collaborazione con i colleghi del Biocampus Francesco Branda, Mohamed Mustaf Ahmed, Zhinya Kawa Othman, Fabio Scarpa, Giancarlo Ceccarelli e Ntuli Kapologwe. A tale proposito spiega: “Questa epidemia va riportata sotto controllo con l’ausilio di test molecolari rapidi. Solo in questo modo si potrà capire se una persona è positiva al virus anche in fase di incubazione e non presenta sintomi. Consideriamo che durante la prima settimana di contagio il paziente può presentare una sintomatologia che inganna, visto che è simile a quella generata da altri virus: potrebbe essere malaria, o influenza, o ancora Covid. Quindi è importante un test molecolare rapido che individui subito la sequenza dell’RNA virale della persona, infetta o meno che sia”.
Ciccozzi non si ferma qui. Per contenere l’epidemia di Ebola, dice “bisogna ricorrere al cordone epidemiologico: verificare i contatti, capire se provengono dai Paesi vicini al focolaio, se si muovono in aereo e dove, se hanno avuto contatti con persone che abitano in Uganda e nella Repubblica democratica del Congo”. “insomma queste persone vanno monitorate - conclude Ciccozzi –. L’epidemia al momento è ad alto rischio proprio perché questo non avviene. Così si rischia che possa sfuggire di mano”.
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
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Criteri Critici
Buone notizie per i pazienti affetti da glioblastoma. Vietnam.vn
Gli scienziatidi questo Paese stanno offrendo un barlume di speranza ai pazienti affetti da glioblastoma, uno dei tumori più letali conosciuti dalla medicina. Questo tipo di cancro raramente offre ai pazienti la possibilità di sopravvivere oltre pochi mesi e viene diagnosticato a circa 1.000 canadesi ogni anno. Pubblicato su The Lancet Oncology, questo studio ha seguito 34 persone affette da glioblastoma, tra cui 14 pazienti trattati presso il Sunnybrook Health Sciences Centre di Toronto. La ricerca ha dimostrato che una nuova tecnica che utilizza microbolle, attivate da onde ultrasoniche focalizzate per aprire temporaneamente la barriera protettiva del cervello, permette alla chemioterapia di penetrare nelle aree tumorali in modo più efficace. I pazienti sono vissuti quasi il 40% più a lungo, con una sopravvivenza media di oltre 31 mesi, rispetto ai circa 19 mesi del gruppo trattato con la terapia standard. Il dottor Nir Lipsman, neurochirurgo e direttore dell'Harquail Neuromodulation Center presso il Sunnybrook, ha affermato che si tratta di una condizione che richiede un trattamento urgente. Il nuovo trattamento è piuttosto sicuro ed efficace. Questo potrebbe essere un punto di partenza per riflettere sul ruolo degli ultrasuoni nella cura di questi pazienti. Lo studio, condotto dal 2018 al 2022 a Toronto e in diverse località degli Stati Uniti, ha testato un nuovo metodo che prevedeva sei trattamenti a ultrasuoni mensili nell'arco di sei mesi. Ogni volta, i pazienti ricevevano una chemioterapia orale (temozolomide) per cinque giorni. Il giorno del trattamento a ultrasuoni, veniva loro iniettata anche una sostanza contenente microbolle. Queste bolle vibravano quando venivano colpite dalle onde ultrasoniche e aprivano temporaneamente la barriera emato-encefalica, consentendo alla chemioterapia di attraversarla, aggirare il tumore e i tessuti circostanti. I risultati sono stati notevoli: i tassi di sopravvivenza sono aumentati a oltre 30 mesi, rispetto ai 19 mesi del gruppo sottoposto al trattamento tradizionale. Alcuni pazienti sono addirittura sopravvissuti per 4-5 anni dopo il trattamento, un esito estremamente raro per il glioblastoma. La dottoressa Mary Jane Lim-Fat, specialista in tumori cerebrali e scienziata presso il Sunnybrook che ha partecipato allo studio, ha affermato che si tratta di un caso piuttosto raro. Mentre meno del 5% dei pazienti sopravvive dopo cinque anni, attualmente ci sono pazienti che partecipano alla sperimentazione e che sono sopravvissuti per oltre quattro o cinque anni. Questi pazienti sono stati in grado di riprendere la maggior parte delle attività quotidiane senza alcuna difficoltà, fatta eccezione per la necessità di radersi la testa per ciascuno dei sei trattamenti a ultrasuoni. La dottoressa Lim-Fat ha affermato che trovare un modo per somministrare farmaci al cervello è una sfida importante e, se si riuscisse, si potrebbe aprire la strada a ulteriori sperimentazioni e potenzialmente avvicinarci a trattamenti più efficaci. La barriera emato-encefalica è da tempo uno dei maggiori ostacoli nel trattamento delle malattie neurologiche, proteggendo il cervello dalle tossine, ma bloccando al contempo molti farmaci potenzialmente salvavita. Secondo il dottor Lim-Fat, somministrare farmaci a concentrazioni sufficienti a produrre un effetto è molto difficile, poiché il cervello è circondato dalla barriera emato-encefalica. Quelle minuscole bollicine sono la chiave. Dopo essere state iniettate, circolano nel flusso sanguigno. Gli ultrasuoni focalizzati, trasmessi sotto guida RM, fanno vibrare le bollicine precisamente in corrispondenza del tumore e dei suoi margini circostanti. Tale vibrazione apre momentaneamente la barriera emato-encefalica. Aprendo la barriera, anche solo per pochi minuti, la chemioterapia può penetrare nel cervello e raggiungere la zona in cui le cellule del glioblastoma rimangono dopo l'intervento chirurgico, ovvero quella che i medici chiamano la "zona di confine" e che rappresenta quasi sempre il punto di partenza per la recidiva del tumore. Il team di ricerca ha scoperto che questa tecnica non solo permette alla chemioterapia di entrare, ma sembra anche consentire ai principali marcatori tumorali di uscire attraverso una porta a doppio senso. Il dottor Lipsman ha affermato che le sostanze possono entrare, ma possono anche uscire. Nei campioni di sangue prelevati entro 30 minuti dal trattamento, i ricercatori hanno trovato marcatori del tumore, aprendo la strada alla possibilità di biopsie del sangue non invasive per individuare il cancro al cervello, una capacità straordinaria che consente ai medici di tracciare la genetica del tumore e prevedere chi potrebbe rispondere al trattamento. Ciò significa che gli ultrasuoni vengono utilizzati non solo come strategia terapeutica, ma anche come strategia diagnostica, e questo è davvero unico. Sebbene promettente, questa terapia attualmente richiede una sala per la risonanza magnetica, una risorsa costosa e limitata. Ciò significa che, qualora la terapia venisse approvata, solo un numero ristretto di pazienti potrà accedervi. Gli studi sul dispositivo di fabbricazione canadese potrebbero iniziare già il prossimo anno. Un dispositivo temporaneo più piccolo – una sorta di cappuccio migliorato, ma comunque basato sulla risonanza magnetica – è già stato utilizzato. (VNA/Vietnam+) Fonte: https://www.vietnamplus.vn/tin-vui-cho-cac-benh-nhan-u-nguyen-bao-than-kinh-dem-post1079665.vnp
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58.9/100
Punteggio Totale
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Valutazione
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Criteri Critici
L'ospedale K annuncia l'introduzione del farmaco antitumorale russo Pembroria nel trattamento. Vietnam.vn
“ Diamo sempre la priorità all'aggiornamento delle terapie oncologiche per offrire ai pazienti maggiori possibilità di sopravvivenza. Tuttavia, l'utilizzo di nuovi farmaci deve basarsi su prove scientifiche e sulle linee guida ufficiali del Ministero della Salute ”, ha affermato il signor Binh.
L'ospedale K sta adottando le misure necessarie per introdurre a breve l'utilizzo del farmaco antitumorale russo Pembroria. Tuttavia, questo processo richiede tempo per completare le procedure e organizzare la gara d'appalto secondo le normative vigenti. Una volta completate, l'ospedale rilascerà un annuncio ufficiale.
Il professor Le Van Quang, direttore dell'ospedale K, ha dichiarato che l'ospedale sta finalizzando le procedure di gara e prevede di introdurre presto il farmaco per il trattamento. Il prezzo di vendita previsto è di circa 18 milioni di VND per fiala, con i pazienti che in genere utilizzano due fiale per ciclo di trattamento, per un regime terapeutico da 12 a 24 cicli o fino a quando il farmaco non perde la sua efficacia. Attualmente, l'assicurazione sanitaria non copre questo farmaco.
Secondo un rappresentante del Dipartimento per l'Amministrazione dei Farmaci (Ministero della Salute), la domanda di autorizzazione all'immissione in commercio di Pembroria è stata presentata integralmente dall'azienda. Il farmaco ha completato le sperimentazioni cliniche nel 2024 ed è stato valutato per l'immunogenicità, requisito obbligatorio per i farmaci biosimilari.
L'immunogenicità si riferisce alla capacità di un farmaco biologico di indurre una risposta immunitaria nell'organismo dell'utilizzatore. Quando si richiede l'autorizzazione all'immissione in commercio in Vietnam, i produttori devono dimostrare la somiglianza tra Pembroria e il farmaco originale di MSD (USA), che è stato autorizzato nel 2017.
Il Consiglio consultivo per le licenze del Ministero della Salute ha esaminato attentamente i dati di biosimilarità e le relazioni sull'immunogenicità prima di autorizzare la commercializzazione del farmaco in Vietnam. L'autorizzazione consente all'azienda di importare, distribuire e commercializzare il farmaco come qualsiasi altro prodotto terapeutico.
Durante la fase di commercializzazione, le aziende devono monitorare e riferire periodicamente sull'efficacia, la sicurezza e l'immunogenicità del farmaco per un periodo da 3 a 5 anni, come previsto dalle normative.
Un rappresentante del Dipartimento per l'Amministrazione dei Farmaci ha dichiarato che Pembroria non è un nuovo farmaco, bensì un biosimilare di un farmaco generico già in circolazione a livello globale. Il Vietnam dispone attualmente di numerosi farmaci appartenenti allo stesso gruppo di anticorpi monoclonali con effetti simili, approvati da molti anni per il trattamento del cancro.
vtcnews.vn
Fonte: https://baolaocai.vn/benh-vien-k-thong-tin-ve-viec-dua-thuoc-ung-thu-pembroria-cua-nga-vao-dieu-tri-post886705.html
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
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Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
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Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
38.9/100
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C
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Criteri Critici
Speranza nella cura del cancro grazie a un "virus nascosto" nel DNA umano. Vietnam.vn
Gli scienziati del La Jolla Institute for Immunology (USA) hanno decodificato per la prima volta la struttura tridimensionale di un'antica proteina virale presente nel genoma umano. Questa proteina, denominata HERV-K Env, è presente sulla superficie di numerose cellule tumorali e di malattie autoimmuni, e si prospetta come un nuovo bersaglio per la diagnosi e il trattamento.
Circa l'8% del DNA umano è in realtà costituito da residui virali risalenti all'evoluzione. Questa "materia oscura" presente nel genoma è solitamente dormiente, ma può essere "risvegliata" in caso di cancro o malattie autoimmuni.
L'articolo, pubblicato di recente su Science Advances, fornisce la prima immagine strutturale della proteina Env di HERV-K, segnando la prima volta che la scienza è riuscita a decifrare la struttura proteica di un retrovirus umano endogeno.
La professoressa Erica Ollmann Saphire, presidente e CEO del LJI Institute, ha dichiarato: "Questa è la prima struttura proteica di un HERV umano ad essere decodificata, e solo la terza struttura dell'involucro retrovirale mai chiarita, dopo HIV e SIV. Questa scoperta apre nuove possibilità per lo sviluppo di strumenti diagnostici e terapie innovative."
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Q5Le date sono chiaramente indicate?3
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
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B
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Criteri Critici
Lo sviluppo di un gel simile a uno shampoo potrebbe aiutare i pazienti sottoposti a chemioterapia a ridurre la caduta dei capelli. Vietnam.vn
Secondo una ricerca pubblicata sulla rivista Biomaterials Advances, esperimenti preliminari dimostrano che questo tipo di idrogel è in grado di rilasciare farmaci vasocostrittori direttamente sul cuoio capelluto, restringendo così i vasi sanguigni e riducendo la quantità di farmaci chemioterapici tossici che penetrano nei follicoli piliferi.
Tuttavia, i ricercatori affermano che questo metodo è costoso e spesso comporta effetti collaterali.
Nel frattempo, il gel di nuova concezione ha un'elevata capacità di ritenzione idrica e rilascia gradualmente nel cuoio capelluto, per un certo periodo di tempo, principi attivi come lidocaina e adrenalina. Di conseguenza, i follicoli piliferi sono meno esposti ai farmaci chemioterapici, che spesso causano danni o distruzione, con conseguente caduta dei capelli.
Bryan Smith, professore associato di ingegneria biomedica presso la Michigan State University, ha affermato che la necessità di soluzioni per contrastare la caduta dei capelli causata dalla chemioterapia rimane insoddisfatta. L'idea di sviluppare questo gel è nata dalle sue conversazioni con pazienti direttamente affetti da questa patologia.
Per quanto riguarda l'applicazione, il gel reagisce alle variazioni di temperatura: alla temperatura corporea, il gel si addensa aderendo al cuoio capelluto, mentre a temperature più basse, il gel si fluidifica, facilitandone il lavaggio.
(VNA/Vietnam+)
Fonte: https://www.vietnamplus.vn/phat-trien-loai-gel-giong-dau-goi-co-the-giup-benh-nhan-hoa-tri-han-che-rung-toc-post1059909.vnp
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
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Criteri Critici
Ad Ha Tinh, i pazienti oncologici ora hanno maggiori opportunità di ricevere cure a livello locale. Vietnam.vn
Il cuore dell'area di trattamento è un sistema di accelerazione lineare multi-energia integrato con un collimatore a 160 lamelle, che rappresenta la tecnologia più avanzata attualmente disponibile. Questo dispositivo consente un'irradiazione precisa e mirata del tumore, minimizzando i danni ai tessuti sani e riducendo la durata di ogni seduta di radioterapia. L'applicazione di questa tecnologia avanzata aiuta i pazienti a ridurre gli effetti collaterali, a recuperare più velocemente e a mantenere una migliore qualità della vita durante il trattamento.
L'Ospedale Generale Provinciale di Ha Tinh ha investito nella costruzione di un centro di radioterapia su un'area di 748,3 m², dotato di un'infrastruttura completa che comprende: una sala di simulazione CTSIM, una sala di pianificazione TPS, una sala di controllo dell'acceleratore e una sala per l'acceleratore lineare. Si tratta del primo centro di radioterapia oncologica della provincia, che segna una nuova pietra miliare nella capacità della provincia di offrire trattamenti in loco ai pazienti.
Il sovraffollamento, gli elevati costi di viaggio e di vita, nonché la stanchezza psicologica associata ai lunghi viaggi, rendono difficile il trattamento del cancro per gli abitanti di Ha Tinh. Pertanto, la costruzione di un centro di radioterapia all'avanguardia è diventata una necessità urgente.
Secondo le statistiche sanitarie , nella provincia di Ha Tinh si registrano oltre 2.000 nuovi casi di cancro ogni anno, molti dei quali in stadio avanzato. Presso il reparto di Oncologia e Medicina Nucleare dell'Ospedale Generale Provinciale di Ha Tinh, si contano fino a 4.000 ricoveri e circa 14.000 visite ambulatoriali all'anno, il che esercita una notevole pressione sulla domanda di trattamenti specialistici. Prima dell'introduzione del sistema di radioterapia, l'ospedale era costretto a trasferire quasi 4.800 pazienti all'anno presso ospedali di livello centrale per accedere alla radioterapia, un metodo cruciale per il trattamento di molti tipi di cancro.
Oltre alle apparecchiature, l'ospedale ha sviluppato un sistema software specializzato per la gestione dei pazienti in radioterapia, che contribuisce a standardizzare le procedure, ridurre al minimo gli errori e garantire la sicurezza in ogni seduta di trattamento.
L'unità di radioterapia ad alta tecnologia attualmente si avvale di 3 specialisti in radioterapia, 2 ingegneri di fisica medica e 5 tecnici, tutti formati in modo approfondito e con una supervisione tecnica diretta da parte di esperti di ospedali di livello centrale. Di conseguenza, il personale ha rapidamente acquisito familiarità con le apparecchiature e le procedure, garantendo un funzionamento stabile del sistema fin dal momento della sua messa in funzione.
Oltre a contribuire a ridurre il carico sugli ospedali di livello superiore, il nuovo centro di radioterapia di Ha Tinh ha già prodotto risultati concreti, migliorando la qualità della vita di molti pazienti oncologici.
Il signor VVV, 63 anni, del comune di Luu Vinh Son, è uno dei primi pazienti ad aver beneficiato dei servizi di radioterapia nella provincia. Tre anni fa gli è stato diagnosticato un cancro ai polmoni e ha ricevuto cure ad Hanoi . Recentemente, la malattia ha mostrato segni di metastasi al cervello, causandogli frequenti mal di testa, vertigini, perdita di equilibrio, amnesia e costringendolo a usare una sedia a rotelle.
A partire da gennaio 2025, su consiglio del medico, si è trasferito al centro di radioterapia all'avanguardia di Ha Tinh per le cure. Dopo 12 sedute di radioterapia, le sue condizioni sono migliorate significativamente: il dolore si è ridotto, la memoria e la mobilità sono migliorate e il signor V. è stato in grado di camminare e svolgere le attività quotidiane in modo indipendente, senza bisogno di tanto aiuto come prima. La sua famiglia ha affermato che ricevere le cure vicino a casa ha ridotto notevolmente i costi di viaggio e alloggio, oltre allo stress psicologico.
Un altro caso è quello del signor D.TN, 62 anni, del comune di Co Dam, ricoverato in ospedale per forti dolori alla bocca e alla gola, difficoltà a parlare, inappetenza, infiammazione e secrezione dal pavimento della bocca con odore sgradevole. I medici gli hanno diagnosticato un cancro orale al quarto stadio, che aveva risposto molto male ai precedenti trattamenti chemioterapici.
All'inizio di marzo 2025, il signor N. è stato programmato per un ciclo di chemioradioterapia concomitante presso l'unità di radioterapia all'avanguardia. Dopo sole due settimane, le sue condizioni sono migliorate significativamente: la fistola infiammata si è ridotta, il dolore si è attenuato considerevolmente ed è stato in grado di mangiare e comunicare più chiaramente. Anche il tumore si è ridotto, come evidenziato dagli esami di diagnostica per immagini. Questo è solo uno dei tanti pazienti trattati presso l'unità di radioterapia che hanno mostrato risultati promettenti.
Questi primi risultati non solo offrono speranza ai singoli pazienti, ma dimostrano anche la reale efficacia degli investimenti in infrastrutture sanitarie locali di alta qualità.
Ridurre il peso dei trasferimenti dei pazienti: prospettive per il futuro del trattamento del cancro ad Ha Tinh.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
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Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
64.4/100
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B
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✅
Criteri Critici
Un maggior numero di trattamenti oncologici coperti dall'assicurazione sanitaria andrà a vantaggio dei pazienti. Vietnam.vn
Secondo la bozza di aggiornamento dell'elenco dei farmaci coperti dall'assicurazione sanitaria, elaborata dalMinistero della Salute, verranno aggiunti complessivamente 84 nuovi farmaci, tra cui 30 farmaci per la cura del cancro, pari al 35,7%. Si tratta del gruppo di farmaci più frequentemente proposto, principalmente farmaci innovativi come la terapia mirata, gli anticorpi monoclonali e l'immunoterapia: progressi significativi nella medicina moderna per il trattamento del cancro. Si prevede che il nuovo elenco ridurrà significativamente l'onere finanziario per i pazienti e limiterà il numero di casi in cui il trattamento deve essere interrotto per mancanza di fondi. La signora Tran Thi Trang, direttrice del Dipartimento di Assicurazione Sanitaria, ha dichiarato che l'agenzia sta finalizzando una circolare per sostituire i regolamenti sul programma di sostegno gratuito ai farmaci previsti dalla Legge Farmaceutica, e sta inoltre elaborando principi e criteri di pagamento e aggiornando l'elenco dei servizi tecnici e delle forniture mediche coperte dal sistema di rimborso. In particolare, sono state riviste anche le normative relative alla registrazione e all'invio a strutture specializzate per le prime visite mediche e i trattamenti, rendendole più flessibili e consentendo un ampliamento dell'elenco delle patologie per le quali è possibile l'invio diretto a tali strutture. Secondo la signora Trang, dopo un anno di attuazione, molte politiche hanno rivelato delle lacune e necessitano di essere prontamente modificate per adattarsi alla realtà pratica. Tuttavia, l'ampliamento delle prestazioni sanitarie comporta anche una pressione significativa sul sistema di assicurazione sanitaria. La domanda di servizi medici è in rapida crescita, con un numero di visite che dovrebbe superare i 200 milioni entro il 2025, un incremento di oltre 10 milioni rispetto all'anno precedente. Con livelli di contribuzione limitati ma una copertura in continua espansione, il costo del fondo è in costante aumento, soprattutto con la crescente diffusione delle malattie non trasmissibili. Il costo dei farmaci continua a rappresentare una delle voci di spesa più consistenti. Sebbene la percentuale tenda a diminuire leggermente, il valore assoluto è comunque aumentato notevolmente, passando da circa 40.000 miliardi di VND nel 2022 a oltre 50.000 miliardi di VND nel 2024. Ciò evidenzia l'urgente necessità di una selezione e di un sistema di pagamento razionali dei farmaci, che garantiscano sia l'efficacia del trattamento sia l'equilibrio finanziario. L'attuale elenco dei farmaci è stato compilato principalmente nel 2018 ed è stato aggiornato solo in misura limitata negli ultimi anni, non riuscendo a tenere il passo con il rapido sviluppo della medicina. Pertanto, questo aggiornamento è considerato un adeguamento sistematico di notevole importanza. Tra i farmaci recentemente aggiunti, quelli per la cura del cancro continuano a essere predominanti. Si tratta di farmaci in grado di agire sulla patogenesi della malattia, migliorare l'efficacia del trattamento e prolungare la vita dei pazienti. In precedenza, gli alti costi rendevano l'accesso inaccessibile a molti pazienti; ora, la sua inclusione nel sistema sanitario nazionale, anche se solo parzialmente coperta, apre significative opportunità di trattamento. Inoltre, la bozza aggiunge anche 24 farmaci per il trattamento di malattie croniche come malattie cardiovascolari, diabete, malattie respiratorie, malattie mentali e malattie delle vie urinarie. Si tratta di patologie che richiedono trattamenti a lungo termine e comportano costi cumulativi significativi, pertanto si prevede che l'ampliamento dell'elenco ridurrà l'onere finanziario per i pazienti. In particolare, sono stati aggiunti all'elenco altri 18 farmaci per malattie rare, la maggior parte dei quali appartenenti al gruppo dei tumori. Visti gli alti costi e le limitate opzioni terapeutiche, questa politica aiuta i pazienti ad avere maggiori opportunità di accedere a questi farmaci e a migliorare la loro prognosi. Oltre all'aggiunta di nuovi farmaci, la bozza propone anche modifiche alle condizioni e alle tariffe di rimborso per 52 farmaci già esistenti. Per molti farmaci verrà ampliato l'ambito di utilizzo e aumentato il livello di rimborso, migliorando così l'accesso alle cure. Secondo un rappresentante del Dipartimento di Assicurazione Sanitaria, l'elenco dei medicinali viene compilato in base ai principi attivi, indipendentemente dal fatto che siano prodotti a livello nazionale o importati, al fine di garantire equità e promuovere la concorrenza sui prezzi. Tuttavia, la selezione dei farmaci deve attenersi a principi rigorosi, privilegiando l'efficacia e la sicurezza, tenendo conto anche della capacità di pagamento del fondo. Per i farmaci ad alto costo, come quelli antitumorali o per le malattie rare, l'assicurazione sanitaria applicherà un tasso di rimborso adeguato, generalmente compreso tra il 30% e il 70%, per garantire l'equilibrio del fondo a lungo termine. L'elenco è inoltre in fase di revisione per rimuovere i farmaci inefficaci o non più necessari, e per aggiungere nuovi farmaci con un maggiore valore terapeutico. L'ente regolatore incoraggia inoltre le aziende a ridurre i prezzi dei farmaci e a sovvenzionare i ticket sanitari, al fine di alleggerire l'onere finanziario per i pazienti, in particolare per i gruppi più vulnerabili. Un altro aspetto degno di nota è l'ampliamento del catalogo dei farmaci a livello di assistenza sanitaria primaria, in linea con la politica di rafforzamento di quest'ultima. Grazie a una fornitura più completa di farmaci a questo livello, le persone possono accedere ai servizi più agevolmente, riducendo i costi di spostamento e alleviando il sovraffollamento nelle strutture di livello superiore. La nuova lista di farmaci coperti dall'assicurazione sanitaria dovrebbe essere pubblicata nel 2026. Secondo gli esperti, ampliare la lista non significa semplicemente aggiungere più farmaci, ma anche utilizzare in modo efficace i fondi assicurativi, in modo che ogni spesa si traduca realmente in opportunità per una vita e una qualità della vita migliori per i pazienti. Fonte: https://baodautu.vn/them-nhieu-thuoc-dieu-tri-ung-thu-duoc-thanh-toan-bao-hiem-benh-nhan-huong-loi-d546913.html
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Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?3
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
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60.0/100
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✅
Criteri Critici
Il Vietnam ha trattato con successo il suo primo caso di leucemia con la terapia cellulare immunitaria CAR-T. Vietnam.vn
Grazie alla collaborazione con esperti di Taiwan (Cina), l'Ospedale di Trasfusione di Sangue ed Ematologia di Ho Chi Minh City ha trattato con successo il suo primo caso di leucemia utilizzando la terapia con cellule immunitarie CAR-T. Si tratta del metodo di trattamento del cancro più recente e impegnativo attualmente disponibile. Queste informazioni sono state condivise dal Professor Dottor Phu Chi Dung, Direttore dell'Ospedale di Trasfusione di Sangue ed Ematologia di Ho Chi Minh City, in occasione di tre conferenze simultanee: l'8ª Conferenza Vietnamita di Trasfusione di Sangue ed Ematologia, l'8ª Conferenza Ampliata Vietnam-Francia su Trasfusione di Sangue, Trapianti e Terapia Cellulare e la 30ª Conferenza Asia-Pacifico sul Trapianto di Midollo Osseo e Cellule Staminali del Sangue, inaugurata il 16 settembre a Ho Chi Minh City. Il dottor Phu Chi Dung ha riferito che la paziente era una ragazzina di 12 anni a cui era stata diagnosticata una leucemia linfoblastica acuta (LLA), una patologia ad alto rischio. Dopo la chemioterapia, la paziente ha avuto una prima ricaduta, quindi si è sottoposta a un trapianto di midollo osseo da un donatore parzialmente compatibile, il padre, ma ha avuto una seconda ricaduta. I medici dell'Ospedale di Trasfusione di Sangue ed Ematologia di Ho Chi Minh City hanno collaborato con esperti di Taiwan (Cina) per utilizzare la terapia CAR-T (un'immunoterapia che utilizza i linfociti T del paziente stesso, geneticamente modificati in laboratorio in modo che possano riconoscere e distruggere le cellule tumorali). A distanza di oltre un anno dalle trasfusioni di cellule CAR-T, le condizioni di salute del paziente sono ora stabili e continua il trattamento e il monitoraggio presso l'Ospedale di Trasfusione di Sangue ed Ematologia di Ho Chi Minh City. Questo è il primo caso in Vietnam di applicazione della terapia con cellule CAR-T per il trattamento di un tumore del sangue. L'immunoterapia CAR-T, nota anche come terapia con cellule CAR-T, è considerata una delle più grandi scoperte nel campo del trattamento del cancro, in particolare per i tumori del sangue. Questo metodo offre numerosi vantaggi rispetto ai trattamenti tradizionali, tra cui minori effetti collaterali, elevata efficacia terapeutica, maggiore aspettativa di vita per il paziente e un significativo miglioramento della qualità della vita dopo il trattamento. In particolare, la terapia CAR-T ha il potenziale di generare una risposta immunitaria di lunga durata, contribuendo a ridurre il rischio di recidiva della malattia. Tuttavia, la sfida maggiore che la terapia CAR-T deve affrontare attualmente è il suo costo molto elevato, e la produzione di cellule CAR-T richiede tecnologie complesse e attrezzature avanzate. Attualmente, l'Ospedale di Trasfusione di Sangue ed Ematologia di Ho Chi Minh City si sta attivamente preparando, in termini di strutture, personale (medici, infermieri e tecnici qualificati) e supporto di esperti stranieri, per produrre cellule CAR-T a livello nazionale in Vietnam. Il dottor Phu Chi Dung stima che, se le cellule CAR-T potessero essere prodotte in Vietnam, i costi del trattamento potrebbero essere ridotti di circa 20 volte rispetto ai trattamenti all'estero (arrivando a meno di 500 milioni di VND per caso). Inoltre, le tre conferenze di quest'anno hanno visto la partecipazione di oltre 200 esperti nei settori della trasfusione di sangue e dell'ematologia, provenienti dal Vietnam e da altri paesi. Il rapporto esamina le più recenti ricerchescientifiche, concentrandosi su aree chiave quali: trasfusione di sangue, malattie ematologiche, chemioterapia, trapianto di cellule staminali ematopoietiche, terapia mirata, terapia cellulare, terapia genica, anticorpi monoclonali, infezioni, conservazione delle cellule staminali, cellule staminali mesenchimali, gestione delle banche del sangue, gestione della qualità e assistenza infermieristica. Svoltesi dal 16 al 20 settembre, l'8ª Conferenza vietnamita sulla trasfusione di sangue e l'ematologia, l'8ª Conferenza congiunta Vietnam-Francia sulla trasfusione di sangue, i trapianti e la terapia cellulare e la 30ª Conferenza Asia-Pacifico sui trapianti di midollo osseo e cellule staminali ematopoietiche hanno attratto quasi 2.000 delegati, di cui circa 350 internazionali. Fonte: https://baohaiphong.vn/viet-nam-dieu-tri-ca-ung-thu-mau-dau-tien-thanh-cong-voi-lieu-phap-te-bao-mien-dich-car-t-520952.html
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Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
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54.8/100
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Criteri Critici
Per la prima volta, il Vietnam applica una nuova tecnica per il trattamento dei tumori ginecologici. Vietnam.vn
Chirurgia vaginale laparoscopica per il trattamento del cancro dell'endometrio. I medici della struttura Tan Trieu dell'ospedale K ( Hanoi ) hanno eseguito con successo una biopsia dei linfonodi retroperitoneali utilizzando ICG (verde di indocianina) in combinazione con la chirurgia endoscopica vaginale (vNOTES) per trattare una paziente affetta da carcinoma endometriale in fase iniziale. La biopsia dei linfonodi retroperitoneali combinata con la chirurgia laparoscopica per il cancro dell'endometrio, eseguita interamente per via vaginale, aiuta le pazienti a guarire più velocemente. FOTO: THAI HA La paziente sottoposta a intervento chirurgico era una donna di 69 anni con anamnesi di ipertensione, ricoverata in ospedale per sanguinamento vaginale anomalo in postmenopausa. Dopo un esame e una valutazione approfonditi, alla paziente è stato diagnosticato un carcinoma endometriale in stadio 1A.
Durante una consultazione multidisciplinare, l'équipe chirurgica ha deciso di optare per il metodo vNOTES (chirurgia laparoscopica vaginale minimamente invasiva) per la biopsia del linfonodo portale retroperitoneale utilizzando l'ICG (un colorante fluorescente sicuro che aiuta i medici a identificare chiaramente vasi sanguigni e tumori). L'intervento chirurgico, eseguito direttamente dal Dott. Le Tri Chinh, primario del reparto di chirurgia ginecologica dell'ospedale K, in coordinamento con l'équipe di anestesia e rianimazione guidata dal Dott. Tran Duc Tho, si è svolto in modo sicuro, preciso e senza intoppi. Secondo i responsabili dell'ospedale K, questa è la prima volta in Vietnam che una tecnica avanzata di valutazione dei linfonodi è stata eseguita interamente per via vaginale, accedendo direttamente allo spazio retroperitoneale senza alcuna incisione nella parete addominale. Questo successo rappresenta un significativo passo avanti nel trattamento dei tumori ginecologici. I pazienti oncologici guariscono più velocemente, riducendo i costi del trattamento. Secondo l'ospedale K, la chirurgia endoscopica minimamente invasiva di nuova generazione vNOTES (chirurgia endoscopica transluminale attraverso orifizi naturali vaginali) viene eseguita attraverso la cavità naturale del corpo, la vagina, per accedere ai tumori nella cavità addominale, senza la necessità di un'incisione nella parete addominale. Questa tecnica offre vantaggi significativi: assenza di cicatrici chirurgiche, risultati estetici ottimali, minore dolore, recupero più rapido e degenze ospedaliere più brevi. Inoltre, riduce il rischio di infezioni del sito chirurgico, consentendo ai pazienti di tornare prima alla loro vita normale e al lavoro con una migliore qualità della vita, abbassa i costi del trattamento e garantisce il rispetto sia dei principi oncologici che estetici.
D'altro canto, la biopsia del linfonodo sentinella con ICG è attualmente la tecnica ottimale per valutare lo stato dei linfonodi, consentendo l'individuazione precisa dei primi linfonodi a rischio di metastasi, evitando così inutili dissezioni linfonodali sistemiche e riducendo significativamente il rischio di linfedema e di complicanze vascolari e neurologiche a lungo termine. La combinazione di queste due tecniche non rappresenta solo una sinergia tecnologica, ma anche un passo avanti strategico nel moderno trattamento dei tumori ginecologici: garantisce una guarigione radicale nel pieno rispetto delle strutture anatomiche e della qualità di vita della paziente. Presso l'ospedale K, sono stati eseguiti con successo oltre 200 interventi chirurgici vNOTES, aprendo la strada all'applicazione e allo sviluppo di tecniche chirurgiche minimamente invasive per il trattamento dei tumori ginecologici in Vietnam. Il dottor Le Tri Chinh, primario del reparto di chirurgia ginecologica del K Hospital, ha dichiarato: "Grazie all'esperienza maturata con centinaia di interventi chirurgici vNOTES, siamo in costante apprendimento, miglioramento e innovazione per integrare le tecniche più avanzate al mondo nella pratica clinica." La combinazione di vNOTES con la biopsia del linfonodo sentinella con ICG nel carcinoma endometriale in fase iniziale rappresenta un traguardo significativo, a dimostrazione della competenza e dello spirito pionieristico dell'équipe medica del K Hospital e del Dipartimento di Chirurgia Ginecologica, con l'obiettivo di massimizzare i benefici per le pazienti.
Fonte: https://thanhnien.vn/lan-dau-tien-viet-nam-ung-dung-ky-thuat-moi-dieu-tri-ung-thu-phu-khoa-185260115103542736.htm
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?3
67.8/100
Punteggio Totale
A
Valutazione
✅
Criteri Critici
Aggiornamento medico del 10 agosto: Nuove opportunità per i pazienti affetti da leucemia grazie ai progressi in ematologia. Vietnam.vn
Negli ultimi tre mesi, l'ospedale generale di Tam Anh ha registrato un aumento del 30% del numero di pazienti che si sono rivolti al suo ambulatorio psichiatrico rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. Di questi, due terzi soffrivano di sindrome da burnout e il 52% apparteneva alla Generazione Z. In un caso, un gruppo di giovani colleghi si è presentato insieme per una visita e a tutti è stata diagnosticata la sindrome.
La paura delle riunioni, l'ossessione per le scadenze, la riluttanza ad alzarsi e andare al lavoro tra i giovani... Queste sono manifestazioni tipiche della sindrome da stress lavorativo, nota anche come burnout. Se non trattato, il burnout può causare un grave deterioramento della salute fisica e mentale.
E in particolare l'applicazione dell'intelligenza artificiale (IA) e dei big data nella diagnosi, nel trattamento e nella gestione dei pazienti. Il professore associato Dr. Dao Xuan Co ha sottolineato che l'ospedale mira ad accedere e implementare le tecniche più avanzate al mondo proprio qui in Vietnam, in modo che i pazienti nazionali possano beneficiare di servizi medici all'avanguardia a costi più accessibili.
Non contento dei risultati raggiunti finora, l'Ospedale Bach Mai continuerà a investire nell'espansione di aree chiave, tra cui l'ampliamento delle indicazioni per il trapianto di cellule staminali, compreso il trattamento delle malattie autoimmuni; l'implementazione della terapia cellulare, della terapia genica e delle terapie mirate di nuova generazione; e lo sviluppo di tecniche avanzate di analisi genetica e di biologia molecolare.
In particolare, negli ultimi 10 anni, il Centro ha eseguito con successo 142 trapianti di cellule staminali, offrendo una possibilità di sopravvivenza a lungo termine a molti pazienti affetti da malattie potenzialmente letali come leucemia acuta, linfoma e mieloma multiplo.
Il Centro di Ematologia e Trasfusione di Sangue dell'ospedale riunisce un team di esperti altamente qualificati e ben addestrati e implementa numerose tecniche moderne, mantenendo la certificazione ISO 15189 per le analisi.
Intervenendo alla conferenza scientifica "Aggiornamento della diagnosi e del trattamento di alcune malattie ematologiche", recentemente organizzata dall'ospedale Bach Mai, il professor associato Dr. Dao Xuan Co, direttore dell'ospedale Bach Mai, ha affermato che l'ospedale si sta concentrando sullo sviluppo di sei pilastri strategici, tra i quali la tecnologia delle cellule staminali e la terapia genica rappresentano "armi" importanti per il trattamento delle malattie ematologiche.
Parallelamente al trend di invecchiamento della popolazione, il numero di casi di malattie ematologiche, sia benigne che maligne, è in rapido aumento. Negli Stati Uniti, l'età media alla diagnosi di mieloma multiplo è di 69 anni, con oltre l'80% dei pazienti di età superiore ai 65 anni.
Parallelamente al trend di invecchiamento della popolazione, il numero di casi di malattie ematologiche, sia benigne che maligne, è in rapido aumento.
Di queste, la leucemia rappresenta il 3,2%, il linfoma non Hodgkin l'1,9%, il linfoma di Hodgkin lo 0,34% e il mieloma multiplo lo 0,34%. Questo gruppo di malattie ha un alto tasso di mortalità, stimato in oltre 7.300 decessi all'anno, secondo solo alle malattie cardiovascolari.
Condividendo la sua esperienza, NCM (25 anni) ha raccontato di soffrire di insonnia cronica, mal di testa, tachicardia e scarso appetito. Durante una riunione, è svenuta mentre teneva una presentazione ed è stata portata d'urgenza all'ospedale generale di Tam Anh. Lavora in media 12 ore al giorno, spesso porta il lavoro a casa, anche nei fine settimana, ed è talmente ossessionata dalle riunioni che in molti giorni non ha voglia di alzarsi e andare al lavoro.
Grazie ai farmaci, all'esercizio fisico regolare, allo spegnimento del telefono e all'andare a letto prima delle 22:00, le condizioni mentali di M. sono migliorate significativamente.
Allo stesso modo, HTT (23 anni) ha raccontato di aver pensato più volte di togliersi la vita. Dopo due anni di lavoro nel settore della revisione contabile, era diventata una persona diversa: introversa, restia a socializzare, costantemente stanca e affetta da insonnia. Si rivolgeva al medico solo quando avvertiva spossatezza, mancanza di respiro e frequenti dolori addominali.
Al suo arrivo in ospedale, gli esami di gastroscopia e colonscopia hanno dato esito normale. Tuttavia, in base ad altri sintomi, il medico le ha consigliato di consultare uno psicologo. Attualmente, la paziente si è assentata dal lavoro per sei mesi senza retribuzione per sottoporsi a un trattamento psicologico e psichiatrico con farmaci, terapia e tecniche di respirazione, che ha portato a un significativo miglioramento delle sue condizioni.
Secondo Pham Van Duong, medico con laurea magistrale, questi due pazienti non presentavano gravi problemi di salute, ma sono stati diagnosticati con la sindrome da burnout, nota anche come esaurimento professionale.
Dal 2019, l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha riconosciuto il burnout come una sindrome correlata al lavoro, inclusa nella Classificazione Internazionale delle Malattie (ICD-11). Il burnout non è semplicemente affaticamento, ma uno stato di esaurimento fisico, emotivo e mentale che si protrae e si accumula a causa di una gestione inefficace dello stress lavorativo.
Secondo il dottor Duong, in Vietnam molti giovani non riconoscono correttamente il burnout, pensando spesso di essere semplicemente "deboli" o di "non essersi impegnati abbastanza". Sintomi basilari come insonnia, irritabilità e difficoltà di concentrazione vengono spesso trascurati, portando a un peggioramento della situazione.
La causa principale del burnout nei giovani è la pressione di dover raggiungere risultati precoci, poiché molti di loro si pongono aspettative eccessivamente elevate e si scoraggiano facilmente quando non riescono a raggiungere i propri obiettivi. Inoltre, contribuiscono a questa sindrome anche l'eccessiva pressione lavorativa, un ambiente fortemente competitivo, lo squilibrio tra vita professionale e privata, la mancanza di capacità di gestione dello stress e un'insufficiente educazione in materia di salute mentale.
Il burnout non trattato può portare a conseguenze pericolose. I sintomi tipici includono esaurimento fisico e mentale, stanchezza persistente, difficoltà a dormire, mal di testa, battito cardiaco accelerato, problemi digestivi e maggiore predisposizione alle malattie.
Sul lavoro, i pazienti si distraggono facilmente, sono inclini alla confusione e mancano di motivazione. Spesso provano emozioni negative, isolamento, depressione, apatia e perdita di interesse per il proprio lavoro, diventando irritabili, sentendosi inutili e dei falliti.
Se non diagnosticato e non trattato, il burnout può portare a disturbi d'ansia, depressione, insonnia cronica, aumento del rischio di malattie cardiovascolari, ipertensione e squilibri endocrini.
Inoltre, ha un impatto grave sulla qualità della vita e sulle relazioni personali. Nei casi più gravi, i pazienti possono manifestare pensieri negativi e comportamenti autolesionistici.
La dottoressa Duong avverte che molti giovani non si rendono conto di essere in preda al burnout perché mangiano, dormono e lavorano normalmente, ma interiormente hanno un sistema nervoso sovraccarico e blocchi emotivi, come una candela che si sta consumando.
Pertanto, i giovani devono essere in grado di riconoscere i primi segnali di burnout, come ad esempio la sensazione di "paura" di andare al lavoro ogni mattina, la percezione di mancanza di significato in ogni cosa, la perdita di interesse per il successo o il fallimento, la facilità a emozionarsi, l'irritabilità o l'isolamento.
Per superare il burnout, i giovani devono imparare ad ascoltare il proprio corpo e adattare il proprio stile di vita dormendo a sufficienza, seguendo un'alimentazione sana, dedicando almeno un'ora al giorno a se stessi al di fuori del lavoro e praticando meditazione, yoga o altre forme di rilassamento mentale.
Inoltre, è necessario riorganizzare il lavoro e la vita privata, stabilire le priorità ed evitare il multitasking, prendersi delle pause, fare delle concessioni o cambiare lavoro se l'ambiente non è adatto. Anche parlare con amici, colleghi e familiari è un modo efficace per gestire lo stress. Se i sintomi insoliti persistono per più di due settimane, il paziente dovrebbe rivolgersi tempestivamente a un professionista della salute mentale.
Gli anziani sono più soggetti al cancro della pelle.
Il signor NTN (72 anni, Vung Tau) ha notato una macchia nera sotto l'occhio destro. Questa macchia si è gradualmente allargata, diventando ruvida, pruriginosa e sanguinante. Inizialmente, pensando si trattasse di scabbia dovuta a una scarsa igiene, ha applicato autonomamente dei farmaci, ma senza successo. In seguito, gli è stato diagnosticato un tumore della pelle, dal quale è guarito dopo un intervento chirurgico.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
55.9/100
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B
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Criteri Critici
Russia: un vaccino contro il cancro che riduce i tumori dell'80% è in attesa di approvazione clinica. Vietnam.vn
A seguito del successo delle sperimentazioni precliniche di questo nuovo vaccino contro il cancro, che hanno dimostrato elevata sicurezza ed efficacia. Questo vaccino è stato sottoposto a studi preclinici secondo gli standard internazionali, della durata continuativa di 3 anni. I risultati hanno dimostrato che è assolutamente sicuro, anche con iniezioni ripetute, ed è altamente efficace nell'inibire la crescita tumorale. I risultati sono stati sorprendenti: le dimensioni e il tasso di crescita dei tumori potevano essere ridotti del 60-80%. In particolare, il vaccino aveva anche il potenziale per migliorare significativamente i tassi di sopravvivenza dei pazienti. La caratteristica principale di questo vaccino è la sua capacità di agire direttamente sul sistema immunitario, aiutando l'organismo a riconoscere e combattere le cellule tumorali. Illustrazione: AI Entro la fine dell'estate 2025, FMBA ha presentato alMinistero della Saluterusso tutta la documentazione necessaria per richiedere l'autorizzazione all'uso del vaccino sui pazienti. Ciò significa che, se approvato, il vaccino potrebbe iniziare la sperimentazione in ospedali e centri oncologici in tempi brevissimi, secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa TASS. Inizialmente, il vaccino è destinato al cancro del colon-retto, uno dei tipi di cancro più comuni al mondo. Contemporaneamente,gli scienziatistanno anche finalizzando lo sviluppo di un vaccino contro il glioblastoma, uno dei tumori più maligni, e contro specifici tipi di melanoma. È pronto per l'uso un vaccino contro il cancro. Secondo la signora Skvortsova, il punto di forza di questo vaccino è la sua capacità di agire direttamente sul sistema immunitario, aiutando l'organismo a riconoscere e combattere le cellule tumorali. Si tratta di un approccio innovativo rispetto ai metodi tradizionali come la chemioterapia o la radioterapia. Il vaccino è pronto per l'uso; stiamo solo aspettando l'autorizzazione, ha affermato Skvortsova. Se impiegato nella pratica clinica, potrebbe diventare una delle scoperte più importanti della medicina russa per il trattamento del cancro. Fonte: https://thanhnien.vn/nga-vac-xin-ung-thu-giam-80-khoi-u-da-san-ready-to-use-185250907160008105.htm
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?3
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
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45.9/100
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Tumore della vescica | l’importanza della prevenzione e della diagnosi precoce Zazoom Social News
In Italia vengono diagnosticate oltre 31.000 nuove diagnosi di tumore della vescica ogni anno, con circa 300.000 persone che vivono con questa neoplasia. La malattia è diffusa ma poco conosciuta, e la diagnosi precoce può migliorare le possibilità di trattamento. La prevenzione e la diagnosi tempestiva sono considerate strumenti fondamentali per la gestione della patologia. Oltre 31 mila nuove diagnosi ogni anno in Italia e circa 300 mila persone che convivono con una neoplasia della vescica: numeri che raccontano la diffusione di una patologia che, nonostante ciò, risulta ancora troppo poco conosciuta.Si tratta del quinto tumore più diffuso in Italia, con la.🔗 Leggi su Torinotoday.it Tumore della vescica, test gratuiti al Policlinico Abano per la diagnosi precoceAl Policlinico Abano sono stati avviati test gratuiti per la diagnosi precoce del tumore della vescica, nell’ambito del BCAM, il mese internazionale... Tumore ovarico, la sfida della diagnosi precoce: tornano le peonie della solidarietàIl tumore ovarico è una malattia che spesso si presenta con sintomi generici, rendendo difficile una diagnosi tempestiva. Temi più discussi:Tumore della vescica, perché oggi si parla di una nuova fase nella malattia metastatica?; Tumori, quando l'immunoterapia può essere somministrata in pochi minuti sottocute: i vantaggi per i pazienti e per il Ssn; Gli avatar che aiutano a capire il tumore all’ovaio; Castellaneta (TA), tumori della vescica: al San Pio eseguiti i primi dieci interventi con diagnosi fotodinamica. Tumore della vescica: appuntamento a Torino nei weekend di maggio con l’informazione e la diagnosiProsegue sabato 16 maggio alle ore 9 presso l’Azienda Sanitaria Locale Città di Torino dell’Ospedale San Giovanni Bosco con l’intervento del dott. Franco Bardari, Direttore Struttura Complessa di Ur ...torinoggi.it Tumore alla vescica: cos'è, sintomi, cause, diagnosi e cureLa guida completa sul tumore alla vescica: scopri come riconoscerlo, gli esami da fare per la diagnosi, i fattori di rischio, cure possibili e prevenzione.medicitalia.it Cerca News e Video
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
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Q8Vengono discusse le aree di incertezza?5
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
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60.4/100
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Criteri Critici
La lezione del piccolo Adam su terapia genica e rischio tumori Osservatorio Terapie Avanzate
Terapia genica
La lezione del piccolo Adam su terapia genica e rischio tumori
Quattro anni dopo il trattamento sperimentale per una malattia rara, il bimbo è stato operato per un cancro, il primo causato da un virus molto usato come vettore. Ora sta bene
La questione se la terapia genica con virus adeno-associati (AAV) possa causare la comparsa di tumori è stata oggetto, negli ultimi decenni, di un intenso dibattito. Finora le conoscenze sui meccanismi di azione e i dati accumulati negli anni su migliaia di pazienti sono apparsi rassicuranti. In effetti se gli AAV sono i vettori più usati per le terapie in vivo è proprio perché solitamente consegnano il loro pacchetto, contenente il gene terapeutico, nei paraggi del DNA del paziente, senza integrarlo al suo interno e dunque senza causare perturbazioni. Il bilancio rischi-benefici è destinato a cambiare adesso che è stato documentato il primo caso di tumore legato al loro utilizzo nell’ambito di una sperimentazione clinica?
Tutto lascia pensare di no, ma ciò che è avvenuto porterà comunque a qualche correzione di rotta per ridurre ulteriormente le probabilità di cancerogenesi indotta e per rafforzare il monitoraggio dei pazienti, anche a lungo termine, alla ricerca di eventi rari ma non impossibili.
Per comprendere meglio le possibili conseguenze di questa scoperta, conviene partire dalla storia del giovanissimo protagonista. Adam Brennan è nato 6 anni fa con una mucopolisaccaridosi grave di tipo I nota anche come sindrome di Hurler, una patologia neurodegenerativa causata da una mutazione nel gene che codifica per un enzima (IDUA) necessario per metabolizzare alcuni zuccheri. Accumulandosi nelle cellule queste sostanze causano deficit intellettivo e molti altri problemi, accorciando la vita. Per rimediare al difetto genetico il neonato è stato sottoposto a un trapianto di cellule staminali, che non è andato a buon fine. A questo punto i suoi genitori hanno dovuto scegliere tra un secondo trapianto (con il 10-15% di probabilità di non farcela) e una terapia genica sperimentale.
Hanno optato per quest’ultima e, a tredici mesi di vita, Adam ha ricevuto – nel contesto di uno studio clinico di Fase I/II - un’iniezione di virus adeno-associati contenenti il gene terapeutico presso il Children’s Hospital di Philadelphia. L’intervento non ha potuto liberarlo da una serie di problemi (a carico di cuore, scheletro e occhi) ma ha preservato il cervello, consentendogli di tenere il passo con i coetanei e persino di superarli. Ha appreso il linguaggio dei segni, ha imparato a leggere e ha iniziato a guardare video di matematica.
Durante un controllo di routine, a 5 anni di età, la risonanza magnetica ha rivelato la presenza di una massa nel cervello, grande come una pallina da golf. Il tumore è stato subito rimosso chirurgicamente e, in attesa di chiarimenti sul possibile nesso tra la sua comparsa e la terapia genica, nel gennaio di quest’anno l’autorità competente (Food and Drug Administration, FDA) ha sospeso questa e un’altra sperimentazione simile, entrambe avviate dall’azienda REGENXBIO.
La risposta è arrivata il 13 maggio con un articolo pubblicato sul New England Journal of Medicine da Lindsey George e colleghi. I test hanno rivelato che i virus vettori avevano inserito parte del loro contenuto nel genoma delle cellule cerebrali di Adam, proprio in corrispondenza di un gene che può innescare la proliferazione tumorale (PLAG1). Secondo George, che ha presentato il caso al meeting annuale dell’American Society of Gene & Cell Therapy, diversi fattori potrebbero aver contribuito a causare il problema. Primo: il virus impiegato presenta un’affinità per le cellule che rivestono i ventricoli cerebrali, ed è proprio qui che il tumore si è sviluppato. Secondo: vista la tenera età del paziente, le sue cellule probabilmente erano ancora in fase di divisione. Terzo: il pacchetto terapeutico conteneva un promotore potente, che è stato scelto per stimolare l’attività del gene IDUA ma, una volta integrato, ha preso sotto il proprio controllo il proto-oncogene. Quarto: il bimbo aveva da poco ricevuto un trapianto cellulare, perciò il suo sistema immunitario potrebbe essere stato troppo debole per contrastare la proliferazione tumorale.
In definitiva i pareri raccolti sia da Science che da STAT concordano: il caso non è motivo di allarme. Il rischio tumori era già ufficialmente dichiarato nei moduli di consenso informato firmati dai genitori e, per il momento, è stato documentato una sola volta su seimila persone trattate con AAV (si contano centinaia di trial e alcune terapie già autorizzate per malattie come l’atrofia muscolare spinale e la distrofia di Duchenne). La terapia genica somministrata ad Adam non è una cura e i suoi effetti potrebbero svanire nel tempo, ma se non l’avesse ricevuta le condizioni del bambino sarebbero decisamente peggiori. I primi a sostenerlo sono i suoi genitori: ne è valsa la pena.
In passato alcuni studi su topi e cani avevano individuato eventi di integrazione con conseguente formazione di tumori, ma gli adeno-associati sono sempre apparsi più sicuri di altri virus, come ad esempio i retrovirus e lentivirus che, nelle terapie geniche ex vivo, vengono introdotti nelle cellule dopo averle estratte dal corpo. Per questi ultimi, infatti, l’integrazione nel genoma del paziente è la norma anziché l’eccezione (ovviamente con protocolli che tutelano la sicurezza).
In definitiva secondo gli esperti non c’è ragione di rinunciare ai vettori AAV, ma quanto avvenuto conferma la necessità di soppesare attentamente rischi e benefici durante gli studi clinici. La seconda lezione riguarda la scelta dei promotori, per i quali occorre trovare un delicato bilanciamento tra la necessità di far esprimere il gene terapeutico con forza e in più tipi cellulari (quando la malattia lo richiede) e il rischio tumorale che può concretizzarsi in qualche caso sfortunato, quando avviene l’integrazione in un sito pericoloso del genoma. E c’è anche un terzo insegnamento: bisogna chiedersi se tutti i pazienti sottoposti a terapia genica vengano monitorati abbastanza a lungo da rilevare eventuali processi tumorali che potrebbero manifestarsi anche a distanza di tempo. Negli Stati Uniti, in particolare, è previsto un follow-up di 15 anni, ma i test variano a seconda del trattamento sperimentale ricevuto e, nel caso di terapie approvate, i controlli possono venire meno.
Per il momento, comunque, il trial di Adam è ancora sospeso e la FDA ha chiesto più dati per riconsiderare la richiesta di approvazione dell’altro trattamento testato dalla REGENXBIO per una malattia simile (mucopolisaccaridosi di tipo II o sindrome di Hunter).