📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO1
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Prevenzione del tumore al seno: le iniziative a Legnano e Monza LILT Milano Monza Brianza
Incontri con gli specialisti, visite gratuite e appuntamenti sul territorio per promuovere la diagnosi precoce del tumore al seno.
Anche quest’anno la campagna Nastro Rosa 2026 di LILT Milano Monza Brianza anima il territorio con iniziative dedicate alla prevenzione e alla sensibilizzazione sul tumore al seno. Nell’ambito dell’ottobre rosa, tra incontri con gli specialisti e visite gratuite, Legnano e Monza saranno protagoniste di un calendario di iniziative pensate per diffondere la cultura della prevenzione e promuovere la diagnosi precoce.
Legnano in rosa
A Legnano l’impegno per la salute del seno prende il nome di “Legnano in Rosa: la prevenzione che salva la vita”, un ciclo di tre incontri pubblici dedicati alla salute e al benessere femminile, realizzato con il patrocinio del Comune di Legnano.
Il primo appuntamento è in programma martedì 6 ottobre alle ore 20.45 presso Palazzo Leone da Perego, Sala Pagani (Via Monsignor Eugenio Gilardelli 10), con l’incontro “Tumore al seno: conoscerlo per combatterlo”.
Interverranno la Dott.ssa Paola Gini, Responsabile Breast Unit ASST Ovest Milanese, la Dott.ssa Elena Collovà, Oncologa ASST Ovest Milanese, e la Dott.ssa Laura Cazzaniga, Genetista. A moderare la serata sarà il Dott. Andrea Luciani, Direttore dell’Oncologia ASST Ovest Milanese.
L’ingresso è libero e gratuito. Seguiranno i dettagli dei successi incontri.
Il programma proseguirà poi con una tappa del Tour della prevenzione Nastro rosa 2026: sabato 31 ottobre, lo Spazio LILT Mobile sarà presente in Via Bernardino Luini, dove le donne over 40 potranno accedere a visite senologiche con mammografia gratuite, previa prenotazione.
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Monza: la prevenzione protagonista al Villaggio della Salute
A Monza il Tour della Prevenzione farà tappa nei giorni del Villaggio della Salute, in programma dal 9 all’11 ottobre nel centro cittadino.
Per l’occasione, lo Spazio LILT Mobile sarà posizionato all’Arengario, in Piazza Roma, dove si svolgeranno le visite gratuite dedicate alla prevenzione del tumore al seno:
sabato 10 ottobre : visite senologiche con mammografia per le donne over 40 ;
: visite senologiche con mammografia per le donne ; domenica 11 ottobre: visite senologiche con ecografia mammaria per le donne under 40.
Le visite gratuite sono rese possibili grazie al sostegno di Elesa S.p.A., che conferma il proprio impegno al fianco di LILT a favore della prevenzione e della salute delle donne.
Prenota la tua visita
Le tappe di Legnano e Monza fanno parte del Tour della prevenzione della campagna Nastro Rosa 2026.
Le visite si svolgeranno con i seguenti orari: 9.00 – 13.00; 14.00 – 18.00
La partecipazione è gratuita, ma la prenotazione è obbligatoria. I posti disponibili sono limitati e saranno assegnati fino a esaurimento delle disponibilità.
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Ph. Magnific
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
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Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
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Criteri Critici
Tumore al seno e pesticidi: non c’è solo il principio attivo, ma ben 485 sostanze critiche il Salvagente
Un’analisi del Silent Spring Institute ha mappato le possibili esposizioni dei consumatori alle sostanze considerate rilevanti per il rischio di tumore al seno: ben 485 sono presenti nei pesticidi, che andrebbero valutati in base all’intera formulazione e non solo per il principio attivo che contengono
Non c’è solo il principio attivo. Quando utilizziamo un pesticida, entriamo in contatto con una formulazione che può contenere numerose altre sostanze, impiegate come solventi, emulsionanti, vettori, propellenti, coloranti o fragranze. E proprio questi componenti “invisibili” sono al centro di una nuova analisi del Silent Spring Institute, pubblicata su Environmental Health Perspectives.
I ricercatori hanno incrociato più di una dozzina di banche dati del governo statunitense relative a produzione, utilizzi, emissioni ambientali ed esposizione della popolazione. L’obiettivo era capire dove si trovano e attraverso quali vie possiamo entrare in contatto con le 920 sostanze chimiche già individuate dagli stessi scienziati per caratteristiche biologiche potenzialmente rilevanti per il tumore al seno.
Non solo il principio attivo: 485 sostanze nei pesticidi
Il dato che più interessa i consumatori è quello relativo ai pesticidi: 485 delle 920 sostanze sono state individuate nelle formulazioni di questi prodotti. Di queste, 145 risultano registrate negli Stati Uniti come principi attivi. Le altre comprendono anche componenti classificati come “inerti” o inattivi. Il termine “inerti”, però, non significa necessariamente innocui. Negli Usa indica sostanze che non svolgono direttamente l’azione pesticida, ma che possono avere altre funzioni all’interno della formulazione. Secondo i ricercatori, proprio questo rappresenta un possibile punto cieco: la valutazione della sicurezza tende a concentrarsi sul principio attivo, mentre l’esposizione reale riguarda la miscela nel suo complesso.
Tuttavia il numero 485 non va interpretato come numero di sostanze legate a cause accertate di tumore al seno nelle donne. La lista di partenza comprende sostanze che, sulla base delle evidenze disponibili, hanno caratteristiche considerate rilevanti per il rischio di tumore mammario: alcune hanno provocato tumori della mammella negli animali, altre hanno mostrato in laboratorio la capacità di attivare la segnalazione degli estrogeni o del progesterone, ormoni coinvolti nello sviluppo di alcuni tumori al seno. La precedente ricerca del Silent Spring Institute aveva individuato 921 sostanze con queste caratteristiche; il nuovo lavoro ne ha studiato le possibili fonti di esposizione. Non si tratta quindi di uno studio epidemiologico che dimostri che l’esposizione a un determinato pesticida provochi un tumore nelle persone. La ricerca costruisce piuttosto una mappa delle potenziali esposizioni e individua le sostanze e le fonti che meritano ulteriori approfondimenti.
Non solo pesticidi: sotto la lente anche acqua potabile, farmaci e materiali da costruzione
La mappa realizzata dai ricercatori restituisce un quadro molto più ampio di prodotti che ci espongono al pericolo. Le sostanze della lista sono state individuate anche in 500 categorie di prodotti di consumo, 462 fonti alimentari, 162 relative all’acqua potabile, 142 farmaci e 106 materiali da costruzione.
Anche in questo caso i numeri non vanno sommati come se rappresentassero altrettanti rischi certi: la stessa sostanza può comparire in più categorie e il significato dell’esposizione dipende dalla quantità, dalla durata, dalla via di contatto e dalle caratteristiche individuali.
Un altro dato significativo arriva dal monitoraggio della popolazione statunitense: 84 delle sostanze della lista sono state rilevate nell’organismo umano, anche se gli stessi ricercatori sottolineano che il dato potrebbe sottostimare l’esposizione complessiva, perché molte di queste sostanze non vengono monitorate sistematicamente.
Miliardi di chili nell’ambiente
La ricerca fotografa anche la dimensione ambientale del problema. Secondo i dati statunitensi analizzati, nel 2020 oltre 2 miliardi di libbre di sostanze della lista sono state immesse nell’aria, mentre decine di milioni di libbre sono state rilasciate nell’ambiente attraverso attività industriali nel 2024. Inoltre, 143 delle sostanze analizzate risultavano prodotte negli Usa in quantità pari o superiori a un milione di libbre nel 2019.
Sono numeri riferiti agli Stati Uniti e non possono essere automaticamente trasferiti alla situazione italiana o europea. Ma indicano, secondo gli autori, la necessità di studiare l’esposizione non più considerando una sostanza alla volta, bensì l’insieme delle fonti alle quali una persona può essere esposta nel corso della vita.
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Il problema del mix di sostanze
Il punto centrale dello studio è proprio quello che riguarda la miscela di sostanze. Per i ricercatori del Silent Spring Institute, limitarsi a valutare il singolo principio attivo può non restituire l’intero quadro dell’esposizione. Le persone, infatti, possono entrare in contatto con sostanze potenzialmente problematiche attraverso aria, acqua, alimenti, pesticidi e prodotti di consumo, anche contemporaneamente.
La ricerca non stabilisce che queste esposizioni provochino necessariamente un tumore al seno. Indica piuttosto quali sostanze e quali fonti dovrebbero essere sottoposte a ulteriori studi, compresi il monitoraggio della popolazione, l’analisi delle formulazioni complete dei pesticidi e gli studi epidemiologici sulle esposizioni.
Per il consumatore, resta una questione tutt’altro che secondaria: quanto conosciamo davvero di ciò che contiene una formulazione pesticida e dell’esposizione complessiva a cui siamo sottoposti? Secondo gli autori dello studio, migliorare le informazioni e intervenire sulle sostanze più problematiche potrebbe contribuire a ridurre le esposizioni evitabili.
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Criteri Critici
Tumore della laringe, una «traccia» nel sangue potrebbe seguire la malattia dopo la cura Mondosanità
Il sangue può conservare una traccia del tumore della laringe. Ma può anche raccontare come cambia dopo le cure? È la domanda più interessante di uno studio della Chungnam National University, in Corea del Sud, pubblicato il 25 settembre su Scientific Reports. I ricercatori hanno cercato la risposta nei microRNA, minuscole molecole presenti nei tessuti e misurabili anche nel circolo sanguigno. Una pista promettente, non un esame da aggiungere domani ai controlli.
Vediamo come si è stretta la ricerca. Dai grandi database di espressione genetica sono emersi 12 microRNA con livelli diversi nel tessuto tumorale rispetto a quello non tumorale; nei campioni dei pazienti, sei sono stati confermati a livelli aumentati. Il passaggio decisivo, però, era uscire dal tessuto e arrivare al sangue: qui a spiccare è stato miR-196a-5p, significativamente più alto nel siero delle persone con carcinoma della laringe. Il candidato, fra molti, è uno. E per ora resta un candidato.
La novità si coglie seguendo la stessa persona in momenti diversi. Nei pazienti con campioni raccolti prima e dopo la terapia, il livello del microRNA scendeva dopo il trattamento; nei due casi di recidiva che gli autori hanno potuto osservare, risaliva con il ritorno della malattia. Presenza, cura, ricomparsa: la sequenza ha proprio l’andamento che si chiederebbe a un indicatore utile per la sorveglianza. Due recidive, tuttavia, non bastano a dire quante volte quel segnale sia affidabile, né se sappia anticipare la diagnosi clinica. Oggi il controllo continua a poggiare sulla visita, sull’esame endoscopico e, quando serve, sull’imaging. Un prelievo dovrebbe dimostrare di aggiungere qualcosa a questi strumenti, non soltanto di accompagnarli.
C’è poi la questione della gravità. Valori più elevati di miR-196a-5p risultavano associati a stadi TNM e clinici più avanzati e a una sopravvivenza peggiore; le analisi ROC indicavano inoltre una capacità di distinguere pazienti e controlli, sia nel tessuto sia nel siero. È un insieme di indizi che dà peso alla ricerca, senza trasformare un numero di laboratorio in un pronostico per il singolo paziente. La prova richiederà gruppi prospettici più ampi e indipendenti, molte più recidive e regole condivise per prelievo e misurazione. Con i microRNA circolanti anche la preparazione del campione conta; possono contare condizioni non tumorali. E un tumore, con tutta la sua varietà, difficilmente si lascia riassumere da una sola molecola.
Non partiamo, del resto, da una scoperta senza precedenti. Già nel 2021, uno studio pilota su 22 pazienti con carcinoma squamoso avanzato della laringe e 21 controlli aveva rilevato livelli plasmatici più alti di miR-196a-5p, correlati a quelli nel tumore. Nel 2025, una ricerca su 50 pazienti HPV-negativi lo aveva trovato aumentato tanto nelle forme iniziali quanto in quelle avanzate; una precedente meta-analisi lo aveva incluso fra i microRNA di possibile interesse diagnostico e prognostico. Il nuovo lavoro sposta l’attenzione: non solo quanto ce n’è, ma come varia nel tempo.
È lì che si apre la prospettiva della biopsia liquida per la sorveglianza. Non abbiamo ancora un test pronto, né una scorciatoia rispetto ai controlli attuali. Abbiamo una traccia che sembra seguire la malattia: ora bisogna vedere, su numeri assai maggiori, se saprà anche aiutare a riconoscerne il ritorno.
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Park SH, Piao Y, Jung SN, et al. “Discovery and initial validation of biomarkers for early detection and monitoring of laryngeal cancer using a blood-based microRNA”. Scientific Reports, 25 settembre 2026. DOI: 10.1038/s41598-026-70613-3.
Link alla pubblicazione
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
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Criteri Critici
Tumori, la nuova Commissione di “The Lancet Oncology” traccia la roadmap per cure più accessibili ed eque insalutenews.it
Roma, 25 settembre 2026 – La nuova Commissione internazionale di The Lancet Oncology, presentata oggi al World Cancer Congress di Hong Kong, traccia una roadmap globale per rendere la genomica del cancro e l’oncologia di precisione più accessibili, sostenibili ed eque.
La “Lancet Oncology Commission on Cancer Genomics and Precision Oncology” analizza in modo approfondito le difficoltà che ancora oggi limitano la capacità dei sistemi sanitari di tradurre i progressi scientifici della genomica in benefici concreti per i pazienti e propone un nuovo modello per accompagnarne l’implementazione nei diversi contesti sanitari.
Negli ultimi decenni, genomica del cancro e oncologia di precisione hanno trasformato molti aspetti della diagnosi e del trattamento oncologico, permettendo di utilizzare informazioni molecolari sempre più dettagliate per classificare meglio i tumori e selezionare terapie più appropriate. Tuttavia, la capacità dei sistemi sanitari di rendere disponibili questi progressi nella pratica clinica rimane profondamente diseguale.
Secondo la Commissione, la maggior parte dei sistemi sanitari non è ancora in grado di garantire in modo efficace l’accesso alle opportunità offerte dall’oncologia di precisione: test molecolari e trattamenti innovativi restano concentrati soprattutto nei Paesi più ricchi e, anche al loro interno, spesso nei centri maggiormente attrezzati.
Anche l’ecosistema della ricerca e dei dati presenta forti criticità. La ricerca genomica, i trial clinici guidati da biomarcatori e i dati sanitari che alimentano l’oncologia di precisione sono concentrati prevalentemente nei Paesi ad alto reddito e nelle popolazioni occidentali, mentre gli ecosistemi dei dati rimangono frammentati e scarsamente integrati.
“L’espansione dell’oncologia di precisione riflette straordinari progressi scientifici che hanno contribuito a salvare e prolungare molte vite. Ma ha anche generato nuove complessità – afferma Raffaella Casolino, oncologa e ricercatrice coordinatrice della Commissione – Sistemi diagnostici sempre più sofisticati, evidenze in rapida evoluzione, costi e percorsi assistenziali complessi rendono sempre più difficile garantire cure oncologiche di alta qualità, soprattutto nei contesti a basso reddito o con risorse limitate. La nostra analisi mostra inoltre che i pazienti si trovano spesso di fronte ad informazioni complesse e aspettative talvolta poco realistiche rispetto ai test molecolari e ai trattamenti innovativi, che possono essere associati a benefici clinici modesti”.
La Commissione riunisce competenze in oncologia, genomica, anatomia patologica, sanità pubblica, politiche sanitarie, economia, scienza dei dati, etica e patient advocacy e rappresenta una delle più ampie valutazioni dell’oncologia di precisione realizzate finora.
“Questa Commissione dimostra in modo molto chiaro che le barriere all’oncologia di precisione non sono più soltanto tecnologiche, ma organizzative, economiche e regolatorie. I singoli attori, sistemi sanitari, industria, società scientifiche, organizzazioni dei pazienti, non sono in grado di colmare da soli queste lacune – sottolinea Nicola Normanno, responsabile del Center for Advanced Molecular Diagnostics in Oncology della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS di Roma e Presidente dell’International Quality Network for Pathology (IQN Path), autore di un commentary di accompagnamento pubblicato su The Lancet Oncology – Serve una cooperazione reale tra istituzioni pubbliche, industria diagnostica e farmaceutica, ricercatori e, soprattutto, pazienti, per condividere gli investimenti necessari a costruire infrastrutture diagnostiche solide, garantire la qualità dei test in ogni contesto e allineare le regole tra Paesi diversi. È esattamente il modello che, con il progetto internazionale IQN Path, stiamo già sperimentando concretamente per favorire l’accesso all’oncologia di precisione nei Paesi a basso e medio reddito. Le raccomandazioni della Commissione confermano che questa è la strada giusta, e che va percorsa insieme”.
L’attività della Commissione è frutto anche dell’esperienza diretta delle persone che convivono o hanno convissuto con il cancro. I lavori della Commissione si aprono con una dichiarazione delle persone che hanno vissuto l’esperienza della malattia, riconoscendo il loro ruolo nel definire come l’oncologia di precisione debba essere valutata e implementata e quale valore debba realmente produrre per i pazienti.
“L’oncologia di precisione ha aperto un ‘nuovo mondo’ non solo in termini di efficacia e attività, ma anche di qualità di vita – spiega Massimo Di Maio, Presidente AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica – Oggi, oltre il 30% dei pazienti con tumori solidi avanzati può ricevere una terapia basata sui biomarcatori e questa percentuale aumenterà grazie alle numerose terapie di precisione che sono attualmente in sviluppo clinico. L’innovazione, però, trova la sua piena realizzazione solo se vengono eliminate o ridotte le disparità ancora esistenti. L’innovazione, per essere tale, deve essere offerta in maniera equa e tempestiva a tutti i pazienti”.
Nei Paesi a basso e medio reddito, le barriere sono ancora maggiori e comprendono limitazioni nella capacità diagnostica e di laboratorio, risorse finanziarie insufficienti, fragilità delle catene di approvvigionamento e carenza di competenze specialistiche.
La Commissione sottolinea inoltre che una maggiore inclusione nella ricerca genomica e nei trial clinici deve essere considerata non soltanto un obbligo etico, ma una necessità scientifica, affinché l’evidenza prodotta sia realmente rilevante per popolazioni diverse.
Per trasformare le evidenze in azione, la Commissione propone cinque elementi chiave:
un framework di implementazione basato sul valore e stratificato per risorse;
uno strumento per valutare la prontezza dei sistemi sanitari;
un framework di competenze per la workforce dell’oncologia di precisione;
un framework per il monitoraggio e la valutazione dell’implementazione;
un ecosistema responsabile di condivisione dei dati e apprendimento dei sistemi sanitari.
Quest’ultimo elemento è particolarmente importante perché, secondo la Commissione, l’implementazione dell’oncologia di precisione deve procedere insieme alla generazione di nuova conoscenza: producendo evidenze più rappresentative, colmando le lacune esistenti e utilizzando responsabilmente i dati real-world per comprendere continuamente dove e come l’oncologia di precisione generi reale valore.
Attraverso una Global Call-to-Action e una roadmap per l’implementazione, la Commissione propone una base comune per costruire un percorso globale più equo, sostenibile e informato dalle evidenze.
Le raccomandazioni sono inoltre strettamente allineate con la risoluzione sulla medicina di precisione adottata nel 2026 dall’Assemblea Mondiale della Sanità, che invita a integrare la medicina di precisione nei sistemi sanitari in modo equo e appropriato ai diversi contesti.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
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Criteri Critici
Tumori, dall’innovazione all’accesso: la sfida globale dell’oncologia di precisione sanitainformazione.it
L’oncologia di precisione ha cambiato il modo di diagnosticare e trattare molti tumori, ma l’innovazione scientifica non si traduce ancora, ovunque, in un accesso equo alle cure. È questo il punto di partenza della nuova Commissione internazionale di The Lancet Oncology sulla genomica del cancro e l’oncologia di precisione, presentata oggi al World Cancer Congress di Hong Kong. La Commissione mette al centro una questione sempre più rilevante: non basta che una tecnologia esista. Deve essere disponibile, sostenibile e utilizzabile all’interno dei sistemi sanitari, tenendo conto delle differenze tra Paesi e tra popolazioni. Il tema si inserisce in un percorso di riflessione già avviato dalla comunità scientifica. Nel 2024, un gruppo internazionale di esperti pubblicò sul European Journal of Cancer un vero e proprio “call to action” sull’oncologia di precisione guidata dai biomarcatori, sottolineando come i progressi nel sequenziamento genomico non fossero ancora pienamente sfruttati nella pratica clinica.
La genomica non arriva allo stesso modo a tutti
Negli ultimi decenni, la genomica ha consentito di caratterizzare i tumori attraverso informazioni molecolari sempre più dettagliate e di identificare alterazioni che possono orientare la scelta terapeutica. Ma, secondo la nuova Commissione, l’accesso a queste opportunità rimane profondamente diseguale. I test molecolari e i trattamenti innovativi sono maggiormente disponibili nei Paesi più ricchi e, anche all’interno degli stessi sistemi sanitari, possono concentrarsi nei centri dotati delle infrastrutture e delle competenze necessarie. Il problema non riguarda soltanto la disponibilità delle tecnologie. Anche la ricerca genomica, i trial clinici guidati dai biomarcatori e i dati sanitari utilizzati per sviluppare l’oncologia di precisione risultano concentrati soprattutto nei Paesi ad alto reddito e nelle popolazioni occidentali. A questo si aggiunge la frammentazione degli ecosistemi dei dati. Una situazione che rischia di produrre un doppio divario: tra chi può accedere alle innovazioni e chi ne rimane escluso e tra le popolazioni rappresentate nella ricerca e quelle scarsamente presenti negli studi.
Il problema non è più soltanto tecnologico
È uno dei passaggi centrali sottolineati dalla Commissione: le barriere all’oncologia di precisione non sono più esclusivamente scientifiche o tecnologiche. Sono anche organizzative, economiche, regolatorie e formative. È una conclusione che trova una forte corrispondenza nell’analisi pubblicata nel 2024 sul European Journal of Cancer. Gli autori avevano individuato tra gli ostacoli all’adozione routinaria dei biomarcatori i costi, il mancato rimborso dei test, l’accesso limitato, gli ostacoli regolatori, la carenza di conoscenze e la necessità di armonizzare e validare le metodiche diagnostiche. Il rischio concreto è quello di avere terapie disponibili ma non il test necessario per identificare chi può beneficiarne. “È poco utile se una medicina di precisione viene rimborsata, ma il costo del test non lo è”, osservavano già gli autori del lavoro del 2024, chiedendo agli organismi di Health Technology Assessment di considerare nelle valutazioni economiche la combinazione tra test e trattamento.
Oltre il 30% delle persone con tumore avanzato può essere eleggibile
Il potenziale dell’oncologia di precisione è tutt’altro che marginale. Il lavoro pubblicato nel 2024 stimava che quasi il 30% delle persone con tumore avanzato fosse eleggibile per una terapia guidata da biomarcatori, attraverso test per singoli geni, diagnostica di accompagnamento o tecnologie NGS. Nella nota diffusa oggi, Massimo Di Maio, presidente Aiom, richiama una percentuale analoga, sottolineando che questa quota potrebbe aumentare con le numerose terapie di precisione attualmente in sviluppo. Ma proprio questa crescita rende più urgente affrontare le disparità. Nei Paesi a basso e medio reddito, agli ostacoli economici si aggiungono limiti nella capacità diagnostica e laboratoristica, fragilità delle catene di approvvigionamento e carenza di competenze specialistiche.
Quando il test arriva troppo tardi
Il tema dell’accesso non riguarda soltanto la disponibilità geografica dei test. Conta anche quando vengono effettuati. Lo studio internazionale del 2024 cita il Registro italiano delle mutazioni azionabili, RATIONAL. Tra le persone con tumori solidi avanzati inserite nel programma, il 46% presentava alterazioni genomiche potenzialmente azionabili, ma soltanto il 12% aveva ricevuto una terapia mirata sulla base del test genomico. Un dato che gli autori interpretano come indicativo di un importante divario tra la possibilità di identificare un bersaglio molecolare e la concreta possibilità di tradurre quella informazione in una scelta terapeutica. Anche il momento in cui viene eseguito il profiling può fare la differenza. Nel lavoro del 2024 gli autori sottolineano che il comprehensive genomic profiling, quando utilizzato, veniva spesso effettuato in persone già sottoposte a numerose linee terapeutiche, con malattia resistente e minori possibilità di beneficio. Da qui la richiesta di introdurre il CGP in modo più sistematico e più precoce nella pratica clinica.
Non solo più test: servono test affidabili
L’espansione dell’oncologia di precisione pone anche una questione di qualità. I test devono essere validati, armonizzati e sottoposti a sistemi rigorosi di controllo. Nel documento del 2024 viene sottolineata la necessità di rafforzare la standardizzazione dei test sviluppati nei laboratori e di rendere più stringenti i sistemi di accreditamento e valutazione della qualità. Gli autori proponevano anche di rendere obbligatoria la partecipazione ai programmi di valutazione esterna della qualità. Per Nicola Normanno, autore del commentary di accompagnamento alla Commissione, la risposta richiede una collaborazione tra istituzioni pubbliche, industria diagnostica e farmaceutica, ricercatori e organizzazioni delle persone con tumore. Il tema della qualità è particolarmente importante perché un test genomico non è semplicemente un esame di laboratorio: il suo risultato può contribuire a determinare una scelta terapeutica.
Anche le persone devono poter comprendere la genomica
C’è poi un altro elemento: l’informazione. La complessità crescente dei test molecolari e delle terapie mirate rischia di creare nuove difficoltà nella comunicazione con le persone. La Commissione richiama, infatti, il rischio di informazioni troppo complesse e di aspettative non realistiche rispetto ai test molecolari e ai trattamenti innovativi, soprattutto quando i benefici clinici possono essere limitati. Anche questo aspetto era già presente nel documento del 2024. Gli autori evidenziavano una carenza di consapevolezza sulla disponibilità dei test, sui loro benefici e sulla possibilità di accedervi tempestivamente. Una lacuna che può limitare la possibilità di prendere decisioni informate sul proprio percorso di cura. Per questo le organizzazioni di advocacy hanno un ruolo rilevante: possono contribuire a rendere comprensibili le informazioni e a promuovere l’accesso ai test.
Cinque strumenti per trasformare le evidenze in pratica
La nuova Commissione propone cinque elementi per accompagnare l’implementazione dell’oncologia di precisione:
un framework di implementazione basato sul valore e adattato alle risorse disponibili;
uno strumento per valutare la preparazione dei sistemi sanitari;
un framework sulle competenze necessarie alla forza lavoro dell’oncologia di precisione;
un sistema per monitorare e valutare l’implementazione;
un ecosistema responsabile per la condivisione dei dati e l’apprendimento dei sistemi sanitari.
L’obiettivo è evitare che la genomica proceda separatamente dall’organizzazione dell’assistenza. L’implementazione deve accompagnarsi alla produzione di nuove conoscenze, a una maggiore rappresentatività delle evidenze e a un utilizzo responsabile dei dati real-world.
Il costo dell’accesso mancato
Il punto economico è forse uno degli elementi più importanti del confronto tra le due analisi. Il dibattito sui biomarcatori tende spesso a concentrarsi sul costo dei test. Gli autori del 2024 propongono invece di considerare anche il costo della loro mancata esecuzione. Una diagnosi tardiva, l’impossibilità di individuare una mutazione trattabile o il mancato accesso a una terapia mirata possono infatti tradursi in una maggiore progressione della malattia, una qualità di vita peggiore e costi sanitari più elevati. Da questa prospettiva, l’oncologia di precisione non è soltanto una questione di innovazione tecnologica. È anche una questione di organizzazione dei sistemi sanitari, sostenibilità e diritti di accesso alle cure.
Dalla tecnologia all’equità
La direzione indicata dalla nuova Commissione di The Lancet Oncology sembra quindi proseguire una riflessione già avviata dalla comunità scientifica: il passaggio decisivo non è più dimostrare che la genomica può trasformare l’oncologia, ma capire come portare questa trasformazione nella pratica clinica senza ampliare le disuguaglianze. Il documento del 2024 chiedeva di mettere le persone al centro dell’agenda dell’oncologia di precisione, integrando il testing genomico tempestivo nei sistemi sanitari e garantendo un accesso equo ai trattamenti guidati dai biomarcatori. La nuova roadmap globale rilancia oggi la stessa sfida su una scala più ampia: non basta sviluppare terapie sempre più sofisticate. È necessario costruire i sistemi, le competenze, le regole e le infrastrutture che permettano alle persone di beneficiarne realmente. E, in questo percorso, la partecipazione di chi vive l’esperienza del cancro non può essere un elemento accessorio. La Commissione apre infatti i propri lavori con una dichiarazione delle persone che hanno vissuto la malattia, riconoscendone il ruolo nel definire come l’oncologia di precisione debba essere valutata e implementata e quale valore debba produrre concretamente.
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Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
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Criteri Critici
Diabete, all’EASD 2026 le terapie che cambiano il futuro della cura insalutenews.it
Roma, 25 settembre 2026 – Sarà l’Italia quest’anno ad ospitare uno degli eventi più attesi dell’anno in campo diabetologico: la 62° edizione del congresso annuale della European Association for the Study of Diabetes (EASD) si terrà, infatti, a Milano dal 28 settembre al 2 ottobre 2026, sotto la presidenza del prof. Francesco Giorgino. Come ogni anno, grande attesa per le novità che impatteranno sulla vita delle persone con diabete e sulla salute cardio-metabolica.
“L’edizione 2026 dell’EASD – commenta la prof.ssa Raffaella Buzzetti, presidente della Società Italiana di Diabetologia SID – segna un passaggio fondamentale nel trattamento del diabete, perché sposta decisamente il fuoco dell’attenzione dalla semplice riduzione della glicemia, alla protezione globale della persona. Farmaci innovativi, tecnologie digitali e medicina di precisione hanno le potenzialità di ridurre le complicanze e il carico quotidiano della malattia. Ma la vera sfida sta nel trasformare questi progressi in percorsi accessibili, sostenibili e personalizzati, senza creare aspettative premature, né generare nuove disuguaglianze. Le tre parole chiave che devono ispirare oggi la scelta del trattamento sono dunque: anticipare, intervenendo prima che compaiano danni irreversibili; personalizzare, considerando grado del rischio, organi target del diabete, preferenze del paziente e condizioni di vita; democratizzare, perché l’innovazione ha valore soltanto se raggiunge tutti quelli che ne hanno davvero bisogno. Il vero successo dipenderà molto dalla capacità del Servizio Sanitario di definire priorità, negoziare sostenibilità, aggiornare i percorsi assistenziali e formare professionisti e pazienti”.
Le nuove linee guida europee e americane
Tra gli eventi clou c’è la presentazione delle nuove linee guida congiunte delle società europea ed americana di diabetologia (Consensus Report ADA/EASD 2026) che consolidano il passaggio da un approccio di trattamento strettamente ‘gluco-centrico’ a un modello di cura incentrato sul paziente. Questo modello pone l’accento sulla gestione delle comorbilità correlate al diabete, in particolare le malattie cardio-vascolari, la malattia renale cronica (CKD) e la steatosi epatica associata a disfunzione metabolica (MASLD).
“Salute del cuore, dei reni e MASLD – spiega la prof.ssa Buzzetti – occupano uno spazio centrale perché oggi il successo terapeutico non si misura più solo sulla riduzione dell’emoglobina glicata, ma sull’impatto che le terapie hanno sulla vita delle persone: prevenire un infarto, l’insufficienza cardiaca, la dialisi e la progressione della malattia epatica significa aumentare non solo la durata di vita, ma soprattutto gli anni vissuti in buona salute”.
Farmaci basati sul GLP-1 e nuove combinazioni
Prof.ssa Raffaella Buzzetti
Del tutto in sintonia con questa filosofia e con i nuovi obiettivi del trattamento del diabete è la nuova generazione di farmaci anti-diabete e anti-obesità. “GLP-1, GIP, amilina e molecole multi-agoniste stanno catalizzando l’attenzione perché non agiscono soltanto sulla glicemia: hanno un impatto rilevante su peso, rischio cardiovascolare, funzione renale e qualità di vita – afferma la Presidente SID – L’obiettivo è quello di superare la tradizionale gestione ‘per singolo parametro’ e affrontare insieme diabete, obesità e le loro complicanze”.
“I risultati dei grandi trial che saranno presentati all’EASD, potrebbero influenzare rapidamente linee guida e pratica clinica – afferma il prof. Bonadonna – Grande è l’attesa per la presentazione di due studi di fase 3 sul trattamento del diabete di tipo 2 e dell’obesità, il TRIUMPH-2 sul triplo agonista retatrutide e il SYNCHRONIZE sul doppio agonista survodutide. Per le persone tutto questo potrebbe significare terapie potenzialmente più semplici con minor complicanze e dunque miglior qualità di vita e autonomia. Restano però decisivi i temi dell’accessibilità, l’appropriatezza, la tollerabilità e la continuità terapeutica. Infine, la sfida massima: la sostenibilità dei sistemi sanitari solidaristici, già oggi e, ancor di più, nel prossimo futuro”.
Intelligenza Artificiale e high-tech nella cura del diabete
Di pari passo con i progressi dei trattamenti farmacologici vanno quelli delle tecnologie e dell’intelligenza artificiale applicate al diabete. Segnando un enorme passo in avanti in tema salute digitale, l’edizione 2026 del congresso della società europea ospita il primo Workshop EASD dedicato all’IA. I temi centrali riguardano l’integrazione pratica degli strumenti di intelligenza artificiale nei contesti clinici, l’ottimizzazione dei software per il riconoscimento dei pattern glicemici e la gestione dei limiti di sicurezza e la qualità dell’assistenza digitale automatizzata.
Le innovazioni nella tecnologia applicata al diabete si concentrano in particolare sui sistemi di somministrazione dell’insulina automatizzati, sul monitoraggio continuo della glicemia (CGM) avanzato, affiancato al monitoraggio continuo dei chetoni (CKM). Nel corso del congresso si discuterà l’impatto di questi sistemi multi-sensore nel prevenire complicanze gravi come la chetoacidosi diabetica (DKA), migliorando al contempo la gestione quotidiana del diabete di tipo 1 e del diabete di tipo 2 in stadio avanzato.
“Questi device stanno trasformando la gestione del diabete in modalità continua e predittiva – spiega la prof.ssa Buzzetti – L’AI genera particolare attesa perché potrebbe integrare molti dati e aiutare professionisti e pazienti nelle decisioni. Ma va intesa come supporto alla relazione di cura, non come sostituto del medico. L’impatto atteso sulla vita delle persone è quello di una riduzione degli episodi di ipoglicemia (ma anche di picchi iperglicemici), minor carico mentale nella gestione quotidiana della malattia, maggior sicurezza anche durante il sonno o l’attività fisica. Questi strumenti devono essere semplici, accessibili, affidabili e alla portata anche delle persone anziane o fragili”.
Diabete di tipo 2: possibile ripensamento della terapia iniziale
“Grande attesa – anticipa il prof. Bonadonna – anche per i risultati del trial SMARTEST che risponderà alla domanda se sia possibile sostituire la metformina con gli inibitori di SGLT2 come terapia di prima linea nel diabete di tipo 2”. “Anche questo studio – commenta la prof.ssa Buzzetti – investirà direttamente la pratica clinica, aprendo alla possibilità di passare da una terapia progressiva, con aggiunte ‘a scalini’, ad una strategia precoce orientata fin dall’inizio alla protezione degli organi. L’impatto sulle persone con diabete sarà la riduzione dell’inerzia terapeutica, una protezione anticipata e un trattamento più coerente con il profilo cardiovascolare e renale individuale”.
Le sessioni dedicate a attività fisica, protezione della massa muscolare, alimenti ultraprocessati e bilancio energetico ricordano infine che l’innovazione non si limita ai farmaci. “È necessario costruire interventi quotidiani più realistici, programmi di esercizio fisico personalizzati (e possibilmente prescrivibili in ricetta e detraibili dalle tasse come auspica il Ddl 287) e una maggiore integrazione tra terapia farmacologica, alimentazione e movimento. Non possiamo addossare tutta la responsabilità sul singolo: ambiente, condizioni economiche e accessibilità incidono moltissimo sul successo (o l’insuccesso) terapeutico”, commenta la prof.ssa Buzzetti.
Diabete tipo 1: dallo screening alla ricerca di una cura
Diversi gli appuntamenti in programma all’EASD sulla terapia cellulare nel diabete di tipo 1, dalla biologia avanzata delle cellule beta, alle strategie di sostituzione cellulare. I ricercatori presenteranno i primi dati sull’uomo e i risultati a un anno, relativi agli impianti immuno-evasivi e alle cellule beta coltivate in laboratorio, entrambi mirati a ripristinare l’indipendenza dalla terapia con insulina, senza dover ricorrere ad una pesante immunosoppressione.
Verranno presentate tre esperienze cliniche first-in-human, molto diverse tra loro: il trial cinese CiPSC sull’impiego di isole pancreatiche autologhe (cioè ottenute da cellule pluripotenti indotte dello stesso paziente); uno studio giapponese cellule su isole pancreatiche derivate da iPSC (le cosiddette iPIC), un prodotto allogenico, impiantato chirurgicamente; un terzo studio svedese sull’immune-engineering, riguardante cellule insulari pancreatiche da donatore (UP421) modificate per sfuggire al riconoscimento immunitario e trapiantate nel muscolo dell’avambraccio senza immunosoppressione. Questi studi aiuteranno a rispondere alla domanda: queste cellule produttrici di insulina possono sopravvivere a lungo, essere prodotte su larga scala ed evitare immunosoppressione e recidiva autoimmune?
“È su quest’ultimo punto che si gioca il passaggio da risultati straordinari in pochi pazienti a una terapia realmente applicabile su ampia scala”, commenta la presidente SID. “Screening, immunologia e trapianto di isole derivate da cellule staminali alimentano un’attesa molto forte – ammette la Presidente SID – Per la prima volta si intravede un percorso che va dalla previsione della malattia alla possibilità di modificarne l’evoluzione o di ripristinare la produzione di insulina. L’introduzione dei programmi di screening consentirà diagnosi più precoce di diabete di tipo 1 con conseguente prevenzione della chetoacidosi e, in prospettiva, minore dipendenza dall’insulina. Molto interessanti i progressi nella terapia cellulare sostitutiva nel diabete di tipo 1. Ma questo è il settore da comunicare con maggiore prudenza: alcune soluzioni restano sperimentali e non equivalgono ancora a una cura disponibile per tutti”.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?2
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Il farmaco si somministra con un’iniezione e il primo paziente è stato trattato a gennaio. La tecnologia su cui si basa è nata a Milano, all’Istituto San Raffaele Telethon per la Terapia Genica. Ne abbiamo parlato con uno degli autori
Il farmaco si somministra con un’iniezione e il primo paziente è stato trattato a gennaio. La tecnologia su cui si basa è nata a Milano, all’Istituto San Raffaele Telethon per la Terapia Genica. Ne abbiamo parlato con uno degli autori
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Criteri Critici
Tumore del seno, in Italia 925 mila donne vivono dopo la diagnosi Milano Finanza
In Italia 925 mila donne vivono dopo una diagnosi di tumore della mammella e la sopravvivenza a cinque anni raggiunge l’88%. Cinquant’anni fa lo scenario era profondamente diverso: gli interventi chirurgici erano quasi sempre demolitivi, lo svuotamento ascellare esponeva a un elevato rischio di linfedema, il sostegno psicologico era pressoché assente e la mortalità molto elevata. È in questo contesto che, nel 1976 a Trieste, nasce l’Andos, Associazione nazionale donne operate al seno.
Giovedì 24 settembre, al Palazzo delle Esposizioni di Roma, l’Associazione celebra i suoi primi 50 anni con l’evento ‘L’evoluzione della cura – Cinquant’anni di innovazione e sostegno alle donne nel trattamento del tumore al seno’. Un appuntamento per ripercorrere mezzo secolo di cambiamenti nella senologia e indicare le priorità per il futuro con il patrocinio di: Regione Lazio, Roma Capitale, Agenas, Iss, Cnr, Anci, Aiom, Fondazione Aiom, Sipo, Sirm, Sit e Fnomceo.
“In cinquant’anni abbiamo assistito a una trasformazione straordinaria della cura del tumore del seno, ma il nostro obiettivo non può fermarsi alla sopravvivenza – afferma Flori Degrassi, presidente nazionale Andos – Salvare una vita significa anche restituire alla donna la possibilità di viverla pienamente. Riabilitazione, sostegno psicologico e sociale, sessualità, lavoro e recupero dell’immagine corporea devono essere considerati parte integrante del percorso di cura. Allo stesso tempo dobbiamo garantire che ogni donna, indipendentemente dal luogo in cui vive e dalle sue condizioni economiche e sociali, possa accedere alle stesse opportunità di prevenzione, diagnosi e trattamento”.
Quando l’Andos muoveva i primi passi, la mastectomia rappresentava ancora uno degli interventi più diffusi. Le volontarie entravano negli ospedali, incontravano le donne prima o dopo l’operazione, offrendo ascolto e sostegno e promuovendo la riabilitazione. Il linfodrenaggio, le attività in piscina e palestra e, successivamente, i programmi strutturati di formazione diventarono strumenti per recuperare non soltanto la funzionalità fisica, ma anche sicurezza e autonomia.
Negli stessi anni la medicina cambia rapidamente. Nel 1976 gli studi di Gianni Bonadonna dimostrano il valore della chemioterapia adiuvante e nel 1981 Umberto Veronesi pubblica i risultati del trial iniziato nel 1973 che aprono la strada alla chirurgia conservativa per i tumori di piccole dimensioni.
Seguono l'affermazione delle terapie ormonali, la tecnica del linfonodo sentinella, l'identificazione delle mutazioni BRCA1 e BRCA2 e le prime terapie a bersaglio molecolare. Negli anni più recenti, test genomici e medicina di precisione permettono di definire trattamenti sempre più personalizzati. I primi screening organizzati iniziano negli anni 2000.
Parallelamente cambia il ruolo delle pazienti. L’Andos porta nel dibattito temi fino ad allora poco considerati, come consenso informato, ricostruzione mammaria, immagine corporea, sessualità, preservazione della fertilità, alimentazione e qualità di vita. Nel 1981 nasce il periodico ‘La Voce’, nel 1991 viene codificata la formazione sul linfodrenaggio con il ‘metodo Andos’ e dal 2002 la collaborazione con ‘Sapienza’ Università di Roma rende strutturata la formazione del volontariato.
Nel 1994 e 2003 l’Associazione è tra i fondatori rispettivamente di Europa Donna e di Favo e negli anni contribuisce al confronto istituzionale sui percorsi senologici e sul ruolo delle Breast Unit. I Comitati collaborano con gli screening organizzati.
Oggi il modello di cura è multidisciplinare, la diagnosi precoce e l’innovazione terapeutica hanno cambiato radicalmente le prospettive delle pazienti. Restano però differenze territoriali nell’accesso agli screening, alla riabilitazione, alle cure più innovative e alle nuove tecnologie. Per questo l’Andos ha progressivamente ampliato la propria azione. Le survey degli ultimi anni hanno approfondito qualità di vita, sessualità, psico-oncologia, violenza di genere e la territorialità delle cure.
Nel 2025 il progetto Shield Women ha formato patient navigator per avvicinare agli screening le donne più fragili, mentre i Rapporti Andos-Crea Sanità hanno analizzato l’impatto umano, sociale, lavorativo ed economico della malattia e, nel 2026, la qualità di vita delle donne operate, l’ansia, la depressione e la perdita di progettualità.
“La medicina ha compiuto progressi che nel 1976 sembravano impensabili – conclude Degrassi – Adesso dobbiamo compiere un ulteriore passo: trasformare ogni innovazione scientifica in un miglioramento concreto della qualità di vita delle donne. La prossima sfida è lavorare tutti insieme Associazioni, Professionisti ed Istituzioni per ridurre le disuguaglianze e costruire una presa in carico che consideri la persona nella sua interezza. È questa la missione con cui Andos entra nei suoi prossimi cinquant’anni”.
All’incontro del 24 settembre prendono parte rappresentanti delle istituzioni, società scientifiche, università, professionisti sanitari e associazioni dei pazienti. L’evento è realizzato grazie al contributo non condizionante di: Bayer, Eg Stada Group, Menarini Stemline Italia, Novartis Farma.
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Criteri Critici
Tumori: un piano d’azione per un’oncologia di precisione sempre più equa e accessibile la Repubblica
La medicina di precisione ha rivoluzionato l’oncologia, mostrando che conoscere le caratteristiche molecolari di un tumore consente di predire meglio le risposte alle terapie, ottimizzando i trattamenti e gli esiti di malattia. Eppure, questa rivoluzione è incompleta: manca un accesso equo ai test genomici che guidano la scelta delle terapie, le sperimentazioni cliniche sono concentrate in pochi paesi, gli ecosistemi dei dati sono frammentati e integrati, ostacolando la piena attuazione della medicina di precisione. A parlare, dal World Cancer Congress di Hong Kong è la Commissione internazionale di The Lancet Oncology che ha appena presentato una piano strategico per un’oncologia di precisione più equa e sostenibile.
L’innovazione deve riguardare tutti i pazienti
“L’oncologia di precisione ha aperto un ‘nuovo mondo’ non solo in termini di efficacia e attività, ma anche di qualità di vita – ha spiegato Massimo Di Maio, Presidente Aiom (Associazione Italiana di Oncologia Medica) - Oggi, oltre il 30% dei pazienti con tumori solidi avanzati può ricevere una terapia basata sui biomarcatori e questa percentuale aumenterà grazie alle numerose terapie di precisione che sono attualmente in sviluppo clinico. L’innovazione, però, trova la sua piena realizzazione solo se vengono eliminate o ridotte le disparità ancora esistenti. L’innovazione, per essere tale, deve essere offerta in maniera equa e tempestiva a tutti i pazienti”. Queste disparità, hanno spiegato gli esperti, riguardano sia i diversi paesi con diversi sistemi sanitari e infrastrutture di ricerca, sia i singoli paesi, con differenze da centro a centro.
Le barriere all’oncologia di precisione
Ad oggi per esempio circa la metà della popolazione mondiale non ha un accesso adeguato ai test necessari ad aprire le porte della medicina di precisione, ma anche quando l’accesso ai test è garantito solo una piccola percentuale di pazienti riceve le terapie adeguate (circa il 20%). Perché infatti il percorso della medicina di precisione si compia davvero non basta avere accesso a test e laboratori di qualità, ma sono necessari una serie di passaggi aggiuntivi, spiegano gli esperti: i risultati devono arrivare in tempo, le terapie devono essere disponibili, con le adeguate coperture finanziarie e tempestivamente. “Le barriere all’oncologia di precisione non sono più soltanto tecnologiche, ma organizzative, economiche e regolatorie - ha aggiunto in merito Nicola Normanno, responsabile del Center for Advanced Molecular Diagnostics in Oncology della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs di Roma e Presidente dell’International Quality Network for Pathology (Iqn Path), autore di un commento di accompagnamento pubblicato su The Lancet Oncology - I singoli attori, sistemi sanitari, industria, società scientifiche, organizzazioni dei pazienti, non sono in grado di colmare da soli queste lacune. Serve una cooperazione reale tra istituzioni pubbliche, industria diagnostica e farmaceutica, ricercatori e, soprattutto, pazienti, per condividere gli investimenti necessari a costruire infrastrutture diagnostiche solide, garantire la qualità dei test in ogni contesto e allineare le regole tra Paesi diversi. È esattamente il modello che, con il progetto internazionale Iqn Path, stiamo già sperimentando concretamente per favorire l’accesso all’oncologia di precisione nei Paesi a basso e medio reddito”.
Dove è maggiore il ritardo dell’oncologia di precisione
Qui, nei paesi più svantaggiati, il ritardo della medicina di precisione è ancora più forte. A partire dalla ricerca che guida la medicina di precisione: molti dei test genomici che ne sono all’origine sono basati su popolazione di origine europea, limitandone in parte la validità per popolazioni molto diverse. E ancora, proseguono gli autori - un team di esperti multidisciplinare con diverse competenze, dall’oncologia, alla genomica,all’economia, alla scienza dei dati, alla tutela dei pazienti - gran parte delle sperimentazioni cliniche si concentra nei paesi con più disponibilità di fondi e strutture, più che in quelli con un bisogno terapeutico maggiore. Questo rischia di limitare la validità dei risultati nelle popolazioni meno rappresentate, potenzialmente compromettendo gli esiti clinici di eventuali terapie mirate. “Sistemi diagnostici sempre più sofisticati, evidenze in rapida evoluzione, costi e percorsi assistenziali complessi rendono sempre più difficile garantire cure oncologiche di alta qualità, soprattutto nei contesti a basso reddito o con risorse limitate - ha aggiunto Raffaella Casolino, oncologa e ricercatrice coordinatrice della Commissione - La nostra analisi mostra inoltre che i pazienti si trovano spesso di fronte ad informazioni complesse e aspettative talvolta poco realistiche rispetto ai test molecolari e ai trattamenti innovativi, che possono essere associati a benefici clinici modesti”.
Cinque elementi chiave per un’oncologia di precisione più equa
Per favorire l’integrazione della medicina di precisione nei sistemi sanitari in maniera più equa, la Commissione propone cinque elementi chiave: modello operativo progettato per applicare nuove linee guida o tecnologie sanitarie, garantendo che i trattamenti offrano il massimo beneficio possibile per il paziente in relazione alle risorse economiche, tecnologiche e umane realmente disponibili in quel momento; uno strumento per valutare la prontezza dei sistemi sanitari; un modello di competenze per i professionisti dell’oncologia di precisione; un schema per il monitoraggio e la valutazione dell’implementazione; un ecosistema responsabile di condivisione dei dati e apprendimento dei sistemi sanitari. Questa visione si allinea alla risoluzione sulla medicina di precisione adottata nel 2026 dall’Assemblea Mondiale della Sanità, che invita a integrare la medicina di precisione nei sistemi sanitari in modo equo e appropriato.
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Tumore al colon-retto, Vietri: “Screening gratuiti fino a 74 anni” Cronache Tarantine
Tumore al colon-retto, Vietri: “Screening gratuiti fino a 74 anni”
Taranto è tra le province pugliesi che registrano numerosi casi di tumore al colon-retto, una delle neoplasie più diffuse e insidiose.
Proprio per rafforzare la prevenzione e favorire diagnosi sempre più precoci, Fratelli d’Italia chiede alla Regione Puglia di estendere il programma di screening gratuito fino ai 74 anni di età.
La proposta è contenuta in una mozione presentata dal gruppo regionale di Fratelli d’Italia e firmata in primo luogo dal consigliere regionale Giampaolo Vietri. L’obiettivo è ampliare l’attuale fascia di popolazione coinvolta nello screening, che oggi in Puglia riguarda i cittadini tra i 50 e i 69 anni.
Secondo Vietri, la Regione dovrebbe adeguarsi a quanto già fatto da altre realtà italiane. Sono infatti otto le Regioni che hanno esteso il programma fino ai 74 anni, in linea con le più recenti evidenze scientifiche e con l’evoluzione delle strategie di prevenzione oncologica.
«I tumori del colon-retto rappresentano la terza neoplasia negli uomini e la seconda nelle donne. Per questo riteniamo importante che anche la Puglia valuti concretamente questa possibilità e si allinei alle migliori pratiche già adottate sul territorio nazionale», evidenzia il consigliere.
La mozione chiede inoltre di potenziare le campagne di informazione e sensibilizzazione rivolte alla popolazione. Per i promotori, la diagnosi precoce resta l’arma più efficace per intervenire tempestivamente sulla malattia, evitando in molti casi il ricorso a terapie oncologiche complesse, ricoveri prolungati e un aumento dei costi assistenziali.
«Estendere anche in Puglia la possibilità di accedere allo screening gratuito fino ai 74 anni significa rafforzare concretamente la prevenzione e contribuire a ridurre la mortalità tumorale», sottolinea Vietri, richiamando anche il progressivo invecchiamento della popolazione pugliese.
Nella nota viene inoltre ricordato come, secondo le stime, circa il 40% dei tumori potrebbe essere evitato attraverso corretti stili di vita e la partecipazione ai programmi di screening oncologici messi a disposizione dal Servizio sanitario nazionale.
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Criteri Critici
Una speciale Festa di Metà Autunno dedicata ai bambini malati di cancro presso l'Ospedale K. Vietnam.vn
Il 25 settembre, in occasione della Festa di Metà Autunno 2026, il Primo Ministro Le Minh Hung ha visitato l'ospedale K di Hanoi, dove ha espresso il suo sostegno ai piccoli pazienti in cura. Ad accompagnarlo c'erano il Ministro e Capo dell'Ufficio del Governo Dang Xuan Phong e i vertici del Ministero della Salute.
La visita ha avuto luogo mentre il Segretario Generale e Presidente To Lam si trovava in viaggio di lavoro all'estero. In occasione della Festa di Metà Autunno del 2026, il Segretario Generale e Presidente ha inviato una lettera ai bambini in Vietnam e all'estero, nonché ai bambini stranieri residenti in Vietnam; inoltre, tramite delegazioni di leader del Partito e dello Stato, ha inviato doni per la Festa di Metà Autunno a bambini malati e in difficoltà presso numerose strutture mediche e scolastiche .
Il Primo Ministro ha inoltre esortato i genitori e i parenti dei bambini a non perdere la speranza, a continuare a prendersi cura dei propri figli e a incoraggiarli, ad avere fiducia nell'équipe medica e a collaborare strettamente con l'ospedale per ottenere i migliori risultati terapeutici possibili.
Durante un colloquio con i dirigenti ospedalieri e i medici in merito alla situazione delle cure, il Primo Ministro si è informato sulle condizioni di salute di ciascun bambino ricoverato, incoraggiandoli a non arrendersi e a superare i difficili giorni di trattamento.
In occasione della Giornata internazionale dei bambini (1° giugno), della Festa di metà autunno e di molti altri eventi collaterali, vengono organizzate attività per offrire ai bambini l'opportunità di proseguire gli studi e le attività, e di trovare maggiore gioia e motivazione durante il percorso di cura.
Nel corso degli ultimi anni, l'ospedale ha continuato a investire in competenze specialistiche, mettendo in funzione apparecchiature per la radioterapia e numerose attrezzature moderne per migliorare la qualità della diagnosi e del trattamento e per soddisfare le crescenti esigenze dei pazienti oncologici.
L'Ospedale K è attualmente la principale struttura specializzata a livello nazionale per la diagnosi e il trattamento oncologico, con 3 sedi ad Hanoi . Ogni anno, accoglie circa 500.000 visitatori per esami e quasi 70.000 pazienti per trattamenti.
Secondo i dirigenti dell'Ospedale K, l'attenzione, le visite e i doni ricevuti dai leader del Partito e dello Stato durante la Festa di Metà Autunno non solo portano gioia ai piccoli pazienti, ma rappresentano anche un incoraggiamento per le loro famiglie durante il difficile percorso di cura. Per un bambino malato di cancro, questo sostegno emotivo è fondamentale, insieme all'impegno professionale, e aiuta il bambino e la sua famiglia ad acquisire maggiore fiducia per perseverare nel piano terapeutico.
Tra i piccoli pazienti che hanno ricevuto i doni per la Festa di Metà Autunno la mattina del 25 settembre c'era Pham Minh Chau, un undicenne della provincia di Hung Yen, in cura presso l'ospedale K per un tumore al cervello.
A nome dei piccoli pazienti, Minh Chau ha espresso gratitudine al Segretario Generale e Presidente To Lam, al Primo Ministro e ai leader del Partito e dello Stato per la loro attenzione e i doni ricevuti durante la Festa di Metà Autunno. Ha inoltre ringraziato l'équipe medica per essersi presa cura dei bambini e averli assistiti durante la loro assenza da casa a causa della malattia.
Con 64 piccoli pazienti attualmente in cura presso l'ospedale K, la Festa di Metà Autunno di quest'anno si è svolta all'interno del complesso ospedaliero, tra una sessione di trattamento e l'altra. I doni, le parole di incoraggiamento e la condivisione durante questa festa non solo hanno portato gioia ai bambini durante il loro percorso di cura, ma hanno anche fornito a loro e alle loro famiglie la motivazione per rimanere forti e continuare le cure insieme all'équipe medica.
Fonte: https://baodautu.vn/trung-thu-dac-biet-cua-cac-benh-nhi-ung-thu-tai-benh-vien-k-d706755.html
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Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
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Dalla radioterapia al nucleare, perché c’è bisogno di competenze e specialisti Il Sole 24 ORE
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L’approvazione del Disegno di legge in materia di energia nucleare sostenibile segna un passaggio cruciale non solo per il futuro del settore, ma sottolinea che nel nostro Paese le competenze professionali necessarie esistono già e da anni contribuiscono alla sicurezza di tutti.
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Il ruolo dei fisici medici
Nel corso dell’iter parlamentare, è stato integrato un emendamento che include espressamente i fisici tra le figure professionali per le quali dovranno essere disciplinate le modalità di formazione finalizzate allo sviluppo delle competenze necessarie alla filiera nucleare. Accanto a tecnici, ricercatori e ingegneri viene riconosciuto il contributo di una professionalità altamente specializzata, con competenze che spaziano dalla fisica nucleare alla radioprotezione, dalla dosimetria alla gestione delle radiazioni ionizzanti.
Per la nostra categoria, questo non è un mero riconoscimento formale: per la prima volta, una norma che guarda allo sviluppo del settore nucleare dichiara esplicitamente anche i fisici tra le professionalità da coinvolgere nei percorsi di formazione. Un passaggio importante perché viene riconosciuto il valore di competenze maturate in decenni di attività negli ospedali, nelle università e negli enti di ricerca.
Molti cittadini non sanno che dietro a una Tac, una Pet, una radioterapia oncologica e tante altre tecnologie sanitarie opera un fisico medico: è lui il professionista che verifica il corretto funzionamento delle apparecchiature, controlla le dosi di radiazioni, valuta i rischi e contribuisce a garantire che ogni trattamento o esame venga effettuato secondo i più elevati standard di sicurezza.
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Tumore al seno, l’intelligenza artificiale vede ciò che può sfuggire alla mammografia: meno cancri “nascosti” tra due screening Mondosanità
Le pubblicazioni più recenti indicano che, se utilizzata come supporto al radiologo, può aumentare la capacità di riconoscere tumori piccoli o difficili da distinguere, ridurre il carico di lavoro degli specialisti e, soprattutto, diminuire il numero delle neoplasie diagnosticate nell’intervallo tra due controlli.
Sono i cosiddetti “tumori di intervallo”: carcinomi che emergono dopo una mammografia risultata negativa e prima dell’appuntamento successivo. Alcuni erano troppo piccoli per essere visibili, altri crescono rapidamente; in altri casi, invece, erano già presenti ma non sono stati riconosciuti. Proprio su questo punto arriva uno dei risultati più importanti del grande studio svedese MASAI, pubblicato nel 2026 su The Lancet.
Il nuovo studio: oltre 105 mila donne
Nel trial MASAI sono state coinvolte 105.934 donne, assegnate casualmente allo screening mammografico tradizionale, con doppia lettura umana, oppure a un percorso assistito dall’intelligenza artificiale.
Nel gruppo sperimentale l’algoritmo attribuiva a ogni mammografia un livello di rischio: gli esami meno sospetti potevano essere affidati alla lettura di un solo radiologo, mentre quelli con punteggio più alto venivano esaminati da due specialisti. Il sistema, inoltre, evidenziava le aree meritevoli di particolare attenzione.
A distanza di due anni, i tumori di intervallo sono risultati 1,55 ogni mille donne nel gruppo assistito dall’IA e 1,76 ogni mille nello screening convenzionale: una riduzione relativa di circa il 12%. La sensibilità complessiva è salita dal 73,8% all’80,5%, mentre la specificità è rimasta identica, pari al 98,5%. Ciò significa che l’aumento delle diagnosi non si è accompagnato a una perdita significativa della capacità di riconoscere le donne sane.
Un altro elemento rilevante riguarda il profilo dei tumori sfuggiti allo screening. Nel gruppo assistito dall’IA sono stati osservati meno carcinomi di intervallo invasivi, meno lesioni di dimensioni T2 o superiori e meno tumori appartenenti a sottotipi biologici diversi dal luminale A, spesso associati a comportamenti più aggressivi. Si tratta per ora di differenze descrittive, che richiedono ulteriore conferma, ma indicano che l’algoritmo potrebbe aiutare a intercettare prima proprio alcune delle neoplasie clinicamente più importanti.
Come “legge” una mammografia l’intelligenza artificiale
La revisione pubblicata nel 2024 su Frontiers in Oncology e contenuta nel documento allegato ricostruisce il rapido sviluppo degli algoritmi di deep learning nella diagnostica mammaria.
Questi sistemi vengono addestrati su grandi archivi di immagini associate a diagnosi confermate. Durante l’addestramento imparano a riconoscere configurazioni ricorrenti: microcalcificazioni, distorsioni dell’architettura, asimmetrie, masse e variazioni di densità che possono rappresentare la traccia iniziale di un tumore.
L’algoritmo non “comprende” l’immagine come un medico e non formula da solo una diagnosi istologica. Produce invece un punteggio di sospetto e, a seconda del sistema utilizzato, segnala graficamente le zone considerate anomale. È quindi un secondo sguardo matematico, capace di richiamare l’attenzione del radiologo su particolari molto sottili.
La vera novità emersa dopo la revisione del 2024 è che l’efficacia dell’IA non viene più valutata soltanto su archivi retrospettivi, ma in programmi di screening reali, con decine o centinaia di migliaia di donne.
In Germania un tumore in più ogni mille esami
Lo studio PRAIM, pubblicato su Nature Medicine, ha analizzato 463.094 donne tra 50 e 69 anni sottoposte a screening in dodici centri tedeschi. In 260.739 esami almeno uno dei radiologi ha utilizzato il supporto dell’intelligenza artificiale.
La diagnosi di tumore è salita da 5,7 a 6,7 casi ogni mille mammografie: un incremento relativo del 17,6%, equivalente approssimativamente a una neoplasia aggiuntiva individuata ogni mille donne sottoposte a screening. Contemporaneamente, i richiami per ulteriori accertamenti non sono aumentati: sono stati 37,4 ogni mille esami con l’IA e 38,3 nel gruppo di controllo. Anche il valore predittivo dei richiami è migliorato: tra le donne richiamate, la quota di diagnosi effettive è stata del 17,9% con il supporto dell’algoritmo contro il 14,9% senza IA. Lo studio, tuttavia, era osservazionale e non randomizzato; inoltre, è stato finanziato dall’azienda produttrice del software, un potenziale conflitto di interessi dichiarato dagli autori.
Risultati positivi anche con un solo radiologo
Lo studio prospettico multicentrico AI-STREAM, condotto in Corea del Sud su 24.543 donne, ha valutato l’intelligenza artificiale in un sistema basato sulla lettura di un singolo radiologo.
Gli specialisti senologi assistiti dall’IA hanno individuato 140 tumori, contro i 123 riconosciuti prima di visualizzare il risultato dell’algoritmo. Il tasso di diagnosi è passato da 5,01 a 5,70 ogni mille esami, con un aumento del 13,8%, mentre i richiami sono rimasti sostanzialmente invariati: 4,53% contro 4,48%.
Tra le diagnosi aggiuntive figuravano sia carcinomi duttali in situ sia tumori invasivi. L’aiuto è apparso particolarmente utile per lesioni inferiori a due centimetri e senza coinvolgimento linfonodale, dunque potenzialmente intercettate in una fase più favorevole. Nei radiologi non specializzati l’aumento delle diagnosi è stato ancora maggiore, ma insieme a un incremento dei richiami: un segnale che l’algoritmo non può compensare completamente esperienza e formazione.
L’IA può sostituire il radiologo?
Le evidenze disponibili suggeriscono di no. Il modello più convincente resta quello della collaborazione tra persona e macchina.
Quando l’algoritmo viene usato da solo può raggiungere prestazioni elevate, ma tende, in alcuni contesti, a richiamare più donne del necessario. Il radiologo integra invece l’immagine con gli esami precedenti, l’età, la storia clinica, la densità mammaria, gli eventuali sintomi e le altre indagini diagnostiche.
Uno studio olandese pubblicato nel 2025 ha mostrato che la combinazione tra un lettore umano e l’IA poteva aumentare la sensibilità dell’8,4% rispetto alla doppia lettura tradizionale. Il prezzo, però, era un aumento dei richiami dal 2,9 al 5%, rendendo necessario un efficace sistema di arbitraggio dei casi discordanti.
L’IA, inoltre, può sbagliare per ragioni diverse dall’uomo. Le sue prestazioni possono diminuire quando cambiano il tipo di apparecchiatura, la popolazione esaminata o la qualità delle immagini. Un algoritmo addestrato prevalentemente su determinate fasce di età o gruppi etnici potrebbe funzionare meno bene in popolazioni differenti.
Il problema del seno denso
La mammografia rimane l’esame di riferimento dello screening, ma presenta una sensibilità inferiore nelle donne con mammelle dense. Il tessuto fibroglandolare e molte lesioni tumorali appaiono entrambi chiari ai raggi X: il tumore può quindi risultare mascherato.
Gli algoritmi possono aiutare a riconoscere anomalie impercettibili, ma non eliminano il limite fisico della sovrapposizione dei tessuti. Nelle donne con densità elevata o rischio individuale aumentato possono essere indicati, dopo valutazione medica, esami integrativi come ecografia, tomosintesi, mammografia con mezzo di contrasto o risonanza magnetica.
Il risultato del MASAI è comunque incoraggiante: il miglioramento della sensibilità è stato osservato nelle diverse classi di densità mammaria, senza una riduzione della specificità.
Non significa che ogni tumore trovato salvi una vita
Aumentare il numero delle diagnosi precoci non equivale automaticamente a ridurre la mortalità. Alcune lesioni, soprattutto determinati carcinomi in situ o tumori a crescita molto lenta, potrebbero non diventare clinicamente pericolose durante la vita della donna. Questo è il problema della sovradiagnosi, già presente nello screening tradizionale.
Occorrono quindi follow-up più lunghi per stabilire se l’impiego dell’IA riduca realmente i tumori diagnosticati in fase avanzata, i trattamenti più invasivi e, infine, i decessi. I dati sui tumori di intervallo rappresentano un passaggio importante, perché misurano un esito clinicamente più significativo rispetto alla sola capacità di riconoscere più immagini sospette.
Cosa cambia oggi per le donne
Per la donna che si sottopone allo screening, la procedura non cambia: il seno viene compresso e radiografato nelle proiezioni previste. L’analisi dell’intelligenza artificiale avviene successivamente, sulle immagini digitali.
Il referto e le decisioni cliniche devono restare sotto la responsabilità dei professionisti. Un risultato indicato come sospetto dall’algoritmo non equivale a una diagnosi di tumore e richiede, quando opportuno, approfondimenti con ulteriori proiezioni, ecografia, tomosintesi, risonanza o biopsia.
Allo stesso modo, un esame valutato come poco sospetto dall’IA non offre una garanzia assoluta. La comparsa di un nodulo, retrazione del capezzolo, secrezione ematica, alterazione della cute o cambiamento recente della mammella richiede una valutazione medica anche dopo una mammografia negativa.
La direzione indicata dalle ricerche più recenti è comunque chiara: l’intelligenza artificiale può rendere lo screening più sensibile ed efficiente, ma il beneficio maggiore si ottiene quando lavora accanto al radiologo, non al suo posto.
Bibliografia essenziale
Wang L. Mammography with deep learning for breast cancer detection. Frontiers in Oncology, 2024.
Gommers J. et al. Interval cancer, sensitivity, and specificity comparing AI-supported mammography screening with standard double reading in the MASAI study. The Lancet, 2026.
Eisemann N. et al. Nationwide real-world implementation of AI for cancer detection in population-based mammography screening. Nature Medicine, 2025.
Chang YW et al. Artificial intelligence for breast cancer screening in mammography: AI-STREAM. Nature Communications, 2025.
Hernström V. et al. Screening performance and characteristics of breast cancer detected in the MASAI trial. The Lancet Digital Health, 2025.
van Winkel SL et al. AI as an independent second reader in population-based breast screening. The Lancet Digital Health, 2025.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
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The Lancet Oncology, roadmap globale contro le disuguaglianze nelle cure il Fatto Nisseno
(Adnkronos) – La nuova Commissione internazionale di The Lancet Oncology, presentata oggi al World Cancer Congress di Hong Kong, traccia una roadmap globale per rendere la genomica del cancro e l’oncologia di precisione più accessibili, sostenibili ed eque. La Lancet Oncology Commission on Cancer Genomics and Precision Oncology – informa una nota – analizza in modo approfondito le difficoltà che ancora oggi limitano la capacità dei sistemi sanitari di tradurre i progressi scientifici della genomica in benefici concreti per i pazienti e propone un nuovo modello per accompagnarne l’implementazione nei diversi contesti sanitari. Negli ultimi decenni, genomica del cancro e oncologia di precisione hanno trasformato molti aspetti della diagnosi e del trattamento oncologico, permettendo di utilizzare informazioni molecolari sempre più dettagliate per classificare meglio i tumori e selezionare terapie più appropriate. Tuttavia, la capacità dei sistemi sanitari di rendere disponibili questi progressi nella pratica clinica rimane profondamente diseguale. Secondo la Commissione – si legge – la maggior parte dei sistemi sanitari non è ancora in grado di garantire in modo efficace l’accesso alle opportunità offerte dall’oncologia di precisione: test molecolari e trattamenti innovativi restano concentrati soprattutto nei Paesi più ricchi e, anche al loro interno, spesso nei centri maggiormente attrezzati. Anche l’ecosistema della ricerca e dei dati presenta forti criticità. La ricerca genomica, i trial clinici guidati da biomarcatori e i dati sanitari che alimentano l’oncologia di precisione sono concentrati prevalentemente nei Paesi ad alto reddito e nelle popolazioni occidentali, mentre gli ecosistemi dei dati rimangono frammentati e scarsamente integrati. "L’espansione dell’oncologia di precisione riflette straordinari progressi scientifici che hanno contribuito a salvare e prolungare molte vite. Ma ha anche generato nuove complessità – afferma Raffaella Casolino, oncologa e ricercatrice coordinatrice della Commissione -. Sistemi diagnostici sempre più sofisticati, evidenze in rapida evoluzione, costi e percorsi assistenziali complessi rendono sempre più difficile garantire cure oncologiche di alta qualità, soprattutto nei contesti a basso reddito o con risorse limitate. La nostra analisi mostra inoltre che i pazienti si trovano spesso di fronte ad informazioni complesse e aspettative talvolta poco realistiche rispetto ai test molecolari e ai trattamenti innovativi, che possono essere associati a benefici clinici modesti". La Commissione – dettaglia la nota – riunisce competenze in oncologia, genomica, anatomia patologica, sanità pubblica, politiche sanitarie, economia, scienza dei dati, etica e patient advocacy e rappresenta una delle più ampie valutazioni dell’oncologia di precisione realizzate finora. "Questa Commissione dimostra in modo molto chiaro che le barriere all’oncologia di precisione non sono più soltanto tecnologiche, ma organizzative, economiche e regolatorie. I singoli attori, sistemi sanitari, industria, società scientifiche, organizzazioni dei pazienti, non sono in grado di colmare da soli queste lacune – sottolinea Nicola Normanno, responsabile del Center for Advanced Molecular Diagnostics in Oncology della Fondazione policlinico universitario Agostino Gemelli Irccs di Roma e presidente dell’International Quality Network for Pathology (IQN Path), autore di un commentary di accompagnamento pubblicato su The Lancet Oncology -. Serve una cooperazione reale tra istituzioni pubbliche, industria diagnostica e farmaceutica, ricercatori e, soprattutto, pazienti, per condividere gli investimenti necessari a costruire infrastrutture diagnostiche solide, garantire la qualità dei test in ogni contesto e allineare le regole tra Paesi diversi. È esattamente il modello che, con il progetto internazionale Iqn Path, stiamo già sperimentando concretamente per favorire l’accesso all’oncologia di precisione nei Paesi a basso e medio reddito. Le raccomandazioni della Commissione confermano che questa è la strada giusta, e che va percorsa insieme". L’attività della Commissione – riferisce la nota – è frutto anche dell’esperienza diretta delle persone che convivono o hanno convissuto con il cancro. I lavori della Commissione si aprono con una dichiarazione delle persone che hanno vissuto l’esperienza della malattia, riconoscendo il loro ruolo nel definire come l’oncologia di precisione debba essere valutata e implementata e quale valore debba realmente produrre per i pazienti. "L’oncologia di precisione ha aperto un ‘nuovo mondo’ non solo in termini di efficacia e attività, ma anche di qualità di vita – spiega Massimo Di Maio, presidente Aiom (Associazione italiana di oncologia medica) -. Oggi, oltre il 30% dei pazienti con tumori solidi avanzati può ricevere una terapia basata sui biomarcatori e questa percentuale aumenterà grazie alle numerose terapie di precisione che sono attualmente in sviluppo clinico. L’innovazione, però, trova la sua piena realizzazione solo se vengono eliminate o ridotte le disparità ancora esistenti. L’innovazione, per essere tale, deve essere offerta in maniera equa e tempestiva a tutti i pazienti". Nei Paesi a basso e medio reddito, le barriere sono ancora maggiori e comprendono limitazioni nella capacità diagnostica e di laboratorio, risorse finanziarie insufficienti, fragilità delle catene di approvvigionamento e carenza di competenze specialistiche. La Commissione sottolinea inoltre che una maggiore inclusione nella ricerca genomica e nei trial clinici deve essere considerata non soltanto un obbligo etico, ma una necessità scientifica, affinché l’evidenza prodotta sia realmente rilevante per popolazioni diverse. Per trasformare le evidenze in azione, la Commissione propone cinque elementi chiave:1. un framework di implementazione basato sul valore e stratificato per risorse; 2. uno strumento per valutare la prontezza dei sistemi sanitari; 3. un framework di competenze per la workforce dell’oncologia di precisione; 4. un framework per il monitoraggio e la valutazione dell’implementazione; 5. un ecosistema responsabile di condivisione dei dati e apprendimento dei sistemi sanitari. Quest’ultimo elemento è particolarmente importante perché, secondo la Commissione, l’implementazione dell’oncologia di precisione deve procedere insieme alla generazione di nuova conoscenza: producendo evidenze più rappresentative, colmando le lacune esistenti e utilizzando responsabilmente i dati real-world per comprendere continuamente dove e come l’oncologia di precisione generi reale valore. Attraverso una Global Call-to-Action e una roadmap per l’implementazione, la Commissione propone una base comune per costruire un percorso globale più equo, sostenibile e informato dalle evidenze. Le raccomandazioni – conclude la nota – sono inoltre strettamente allineate con la risoluzione sulla medicina di precisione adottata nel 2026 dall’Assemblea mondiale della sanità, che invita a integrare la medicina di precisione nei sistemi sanitari in modo equo e appropriato ai diversi contesti.
—cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
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Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
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Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
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Criteri Critici
Ottobre Rosa: il mese della prevenzione del tumore al seno comune.tolmezzo.ud.it
Anche quest'anno il Comune di Tolmezzo aderisce alla campagna di sensibilizzazione per la prevenzione del tumore al seno collaborando e promuovendo le attività del comitato A.N.D.O.S. di Tolmezzo ODV - Associazione Nazionale Donne Operate al Seno
"ILLUMINIAMO LA PREVENZIONE"
In stretta collaborazione con i comuni della Carnia, Gemonese, Canal del Ferro, Val Canale e Tarvisiano, il Comitato A.N.D.O.S. di Tolmezzo colorerà di rosa alcuni angoli del nostro territorio.
Illuminare di rosa, nel mese di ottobre, siti significativi di città e paesi ha lo scopo di ricordare a tutte le donne l'importanza della prevenzione del tumore al seno.
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"A.N.D.O.S. TI RIMBORSA LA TUA PRIMA MAMMOGRAFIA"
Anche nel 2025 l’A.N.D.O.S. Tolmezzo rimborsa il costo della prima mammografia con un progetto rivolto a:
- donne dai 40 ai 44 anni (quindi non ancora rientranti nello screening mammografico regionale);
- residenti nel territorio dei comuni della Carnia, Canal del Ferro, Val Canale, Tarvisiano e Gemonese (ex Azienda Sanitaria 3);
- che non hanno mai fatto una mammografia.
Per la modalità di acceso e per l'adesione consultare il sito www.andostolmezzo.org .
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SCREENING MAMMOGRAFICO PER LE DONNE NELLA FASCIA D'ETÀ 45-69 ANNI: l'attività di screening si terrà dal 13 al 26 ottobre nell’unità mobile disponibile presso l'Ospedale di Tolmezzo.
Maggiori dettagli sono disponibili qui (vai alla pagina).
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Comitato A.N.D.O.S. di Tolmezzo ODV:
- telefono: 0433 488700 (lunedì e giovedì dalle 14.30 alle 16.30);
- e-mail: andostolmezzo@gmail.com