Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO4
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?3
53.3/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Un sogno dopo la cura del cancro: voglio diventare medico per curare mio padre. Vietnam.vn
Invitato dalla presentatrice Anh Thơ a partecipare al corso di formazione per presentatori "Momenti Magici", Quyền Linh si è commosso fino alle lacrime ascoltando le storie dei bambini malati di cancro. Dopo mesi di cure, i bambini si esercitavano a tenere in mano i microfoni, a parlare in pubblico e a descrivere il loro futuro: diventare fotografi, presentatori o medici per curare i loro padri. Quyền Linhè intervenuto come giudice su invito dellapresentatrice Anh Thơ, ma dopo aver ascoltato le storie dei bambini, ha ammesso di non sapere cosa giudicare. Accanto a lui c'erano dei bambini che avevano completato le cure contro il cancro. Dopo mesi trascorsi in ospedale, avevano finalmente avuto l'opportunità di uscire insieme, prendere in mano un microfono e condividere le loro storie davanti a tutti. Il mio sogno dopo la cura del cancro: voglio diventare medico per curare mio padre. La cerimonia si è svolta nel pomeriggio del 19 settembre presso il Garden Ville – Van Trang, nella comune di An Huu, provinciadi Dong Thap, durante la gita scolastica di due giorni del programma "Momenti Magici", il 19 e 20 settembre. Dopo sei mesi di formazione online come presentatori con la conduttrice Anh Tho, i bambini hanno avuto l'opportunità di incontrarsi, giocare insieme e fare pratica sul palco di fronte ai genitori, agli insegnanti e agli ospiti. "Magical Moments" è una serie di corsi di volontariato per bambini malati di cancro, co-fondata e diretta da Do Nam. Il programma offre attualmente cinque corsi: fotografia di base, fotografia avanzata, conduzione di eventi, regia e recitazione. Alcuni bambini hanno visto la loro istruzione interrotta a causa di anni di cure e sono timidi nell'interagire con gli altri. Questi corsi offrono loro l'opportunità di incontrare amici, cimentarsi in qualcosa che amano e acquisire gradualmente fiducia in se stessi. Per organizzare il corso sulle tecniche di presentazione, il regista Do Nam si è rivolto alla presentatrice Anh Tho. Lei ha accettato e si è dedicata a incontrare gli studenti ogni settimana tramite videochiamata. Secondo il regista Do Nam, anche quando viaggiava all'estero per lavoro, è riuscita a non perdere nemmeno una lezione. Questo viaggio è stato interamente finanziato dalla stessa Anh Tho, in modo che insegnante e studenti potessero incontrarsi al di fuori delle lezioni online. MC Anh Thơ ha finanziato e organizzato personalmente la gita per i bambini della classe "Momenti Magici", in modo che insegnante e studenti potessero incontrarsi al di fuori delle lezioni online. Ricordando i primi tempi, quando gli studenti erano timidi, MC Anh Thơ sperava solo che il corso li aiutasse a stringere nuove amicizie, a trovare qualcuno con cui parlare dopo aver trascorso così tanto tempo in ospedale. Settimana dopo settimana, hanno frequentato le lezioni con maggiore regolarità e acquisito più sicurezza. La cerimoniadi consegna dei diplomiè stata quindi per lei un'occasione per riflettere sui cambiamenti avvenuti nei suoi studenti: dalla paura di parlare in pubblico alla sicurezza di sé sul palco, pronti a raccontare le proprie storie. Molte lacrime sono state versate mentre i bambini raccontavano le loro esperienze di lotta contro la malattia. Anche il veterano presentatore Quyền Linh ha partecipato all'evento, ricoprendo il ruolo di giudice alla cerimonia di consegna dei diplomi. Ascoltando queste storie, Quyền Linh si è commosso, pensando ai suoi due figli e alle difficoltà che questi giovani avevano dovuto affrontare. La presentatrice Quyền Linh si è commossa ascoltando le storie dei bambini che purtroppo soffrono di cancro. Nonostante abbiano affrontato mesi di cure contro il cancro, questi bambini hanno ancora dei sogni per il loro futuro. Tra le loro aspirazioni ci sono la famiglia, gli amici che condividono la malattia e coloro che hanno bisogno di aiuto. Quando viene chiesto loro del futuro, ognuno di loro ha una risposta unica. Un bambino desiderava trascorrere momenti preziosi con la sua famiglia. Un altro voleva incoraggiare i suoi compagni di degenza. Un altro ancora sperava di poter un giorno guarire la malattia del padre. Le storie che hanno condiviso hanno suscitato compassione e la speranza di avere più forza e tempo per realizzare i propri sogni. Durante questo viaggio, i bambini hanno potuto stare con la loro insegnante e i loro amici, giocare e condividere le loro storie. Queste erano anche le gioie che gli organizzatori della classe e le loro famiglie desideravano portare ai bambini dopo mesi di cure. Fonte: https://thanhnien.vn/uoc-mo-sau-nhung-dot-dieu-tri-ung-thu-con-muon-lam-bac-si-de-chua-benh-cho-ba-185260926170237568.htm
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
44.4/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
È ricoverato in terapia intensiva all’ospedale Cannizzaro di Catania l’avvocato aggredito venerdì sera a Messina. L’uomo, inizialmente trasportato al pronto soccorso del Policlinico Gaetano Martino, è stato successivamente trasferito al centro Grandi ustioni …
Indagano i carabinieri. Il racconto del legale: "Appena mi ha visto mi ha detto che voleva bere un poco d’acqua e inaspettatamente ha preso l’acido e me lo ha buttato addosso"
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È ricoverato in terapia intensiva all’ospedale Cannizzaro di Catania l’avvocato aggredito venerdì sera a Messina. L’uomo, inizialmente trasportato al pronto soccorso del Policlinico Gaetano Martino, è stato successivamente trasferito al centro Grandi ustioni dell’ospedale catanese, dove è stato preso in carico dagli specialisti.
Secondo una prima ricostruzione, l’aggressione sarebbe stata compiuta da una sua cliente, che gli avrebbe gettato addosso dell’acido. Il prodotto caustico gli avrebbe provocato ustioni profonde su circa il 20% del corpo. Dopo le prime cure e la stabilizzazione al Policlinico di Messina, il legale è stato trasferito a Catania. Le lesioni, pur estese e profonde, non lo metterebbero al momento in pericolo di vita. La prognosi resta comunque riservata. Sull’aggressione sono in corso accertamenti da parte dei carabinieri, che stanno ricostruendo la dinamica e le circostanze che hanno preceduto l’episodio.
A spiegare chi fosse l’aggressore è stato lo stesso professionista: “È stata una mia cliente che aveva problemi mentali, infatti è stata per anni all’ospedale psichiatrico giudiziario di Barcellona Pozzo di Gotto. Ma non pensavo potesse arrivare a questo” ha dichiarato all’agenzia ANSA Pierfrancesco Broccio sottolineando di “essere fortunosamente fuori pericolo”.
“Appena mi ha visto – aggiunge – mi ha detto che voleva bere un poco d’acqua e inaspettatamente ha preso l’acido e me lo ha buttato addosso. Fortunatamente non è riuscita a prendermi negli occhi, anche perché avevo gli occhiali. Tuttavia mi ha preso nella parte bassa del volto, nel collo e in varie altre parti del corpo. Mi sono chiuso nell’auto e sono scappato sono arrivato nel mio studio e avevo tutti i vestiti bruciati dall’acido”.
“Io – sottolinea l’avvocato Broccio – non ho avuto mai problemi con lei, io sono alto un metro e novanta quindi non avevo paura. Ma dopo quello che ha fatto ne ho avuta molta”. Su cosa potrebbe avere spinto la donna a commettere il grave gesto, l’avvocato dice che “l’unico episodio per il quale si sarebbe potuta arrabbiare in passato con me era che gli avevo detto di dire la verità per un fatto del quale aveva accusato una persona, ma non pensavo potesse farmi questo ora”. Dopo l’aggressione, conclude l’avvocato Broccio, “la donna è fuggita, gli investitori sanno chi è, e la stanno cercando“.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
50.0/100
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B
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Criteri Critici
Estetica oncologica e yoga all'ospedale di San Severo: trattamenti su 25 pazienti FoggiaToday - cronaca e notizie da Foggia
Il Centro di orientamento oncologico del presidio ospedaliero Teresa Masselli Mascia di San Severo ha concluso il primo ciclo del laboratorio di estetica per pazienti in terapia oncologica, avviato a marzo scorso nell'ambito del progetto 'Armonia in rosa'.
L'iniziativa è organizzata dall'Asl Foggia in co-progettazione con l'associazione Agata-Foggia, impegnata nel sostegno alle donne operate al seno, ed è finanziata con fondi della regione Puglia – Dipartimento Welfare, Sezione Benessere Sociale, Innovazione e Sussidiarietà.
Il laboratorio di estetica
Il ciclo, articolato in quattro incontri, ha coinvolto 25 pazienti. Le sessioni sono state coordinate da Severina Lanzone, estetica oncologica specializzata Apeo (Accademia professionale di estetica oncologica). Durante gli incontri sono stati affrontati temi legati alla cura della pelle e delle unghie, al make-up e alla gestione dei cambiamenti estetici associati alle terapie, con attenzione al benessere personale e al sostegno dell'autostima.
'Armonia in rosa' prevede anche un laboratorio di yoga, il cui secondo ciclo di incontri è partito nei giorni scorsi con quindici iscrizioni, tra cui due uomini. Le sessioni sono curate da Debora Di Nunno, insegnante di yoga specializzata, e comprendono attività fisica adattata, tecniche di respirazione, esercizi per la gestione dello stress e attività volte al miglioramento della mobilità.
Le parole dei responsabili
"Con Armonia in Rosa è stato costruito uno spazio di ascolto, condivisione e accompagnamento per affiancare il percorso sanitario con interventi orientati al benessere della persona, alla gestione dello stress e alla valorizzazione delle risorse individuali", spiega Massimo Lombardi, responsabile del Centro di orientamento oncologico del presidio ospedaliero Teresa Masselli Mascia di San Severo.
"Il progetto nasce con l'obiettivo di mettere al centro del sistema sanitario e territoriale, i pazienti oncologici e le famiglie, nell'ambito delle azioni di rafforzamento della medicina di prossimità, con iniziative per ridurre le disuguaglianze nell'accesso alle opportunità di benessere per pazienti in condizioni di fragilità economica, sociale o psichica", aggiungono la dottoressa Fabrizia Checola, dirigente psicologa, e la dottoressa Carolina Villani, assistente sociale e coordinatrice del Servizio Sociale dei Distretti Socio Sanitari di San Severo e San Marco in Lamis.
"I laboratori -si inseriscono in questo percorso per restituire la vita ai pazienti e far sì che possano concentrarsi sull'hic et nunc, sul qui e ora della loro vita, sul presente, depotenziando la spinta progettuale verso il futuro, fortemente reso inaccessibile dai vissuti relativi alla patologia oncologica".
"Il percorso oncologico – prosegue Lombardi - riguarda la persona nella sua complessità e non soltanto la malattia. In questa prospettiva, il laboratorio di estetica rappresenta un'opportunità per prendersi cura anche della dimensione psicofisica, offrendo strumenti concreti per affrontare alcuni cambiamenti legati alle terapie e favorendo una maggiore consapevolezza e fiducia in se stessi. Anche attraverso lo yoga – va avanti - si offre uno spazio dedicato alla persona, nel quale movimento, respirazione e rilassamento possano contribuire al benessere complessivo. L'obiettivo è accompagnare ciascun partecipante con attività adeguate e compatibili con il proprio percorso, promuovendo ascolto del corpo, consapevolezza e graduale recupero delle energie. Promuovere il benessere – conclude Lombardi - vuol dire accompagnare i pazienti lungo tutto il percorso di cura, valorizzandone bisogni, dignità e qualità della vita".
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
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Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
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46.3/100
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Criteri Critici
ALBANO LAZIALE | Inaugurato il nuovo Day Hospital Oncologico del Regina Apostolorum: 12 postazioni per le terapie Mondoreale
È stato inaugurato ad Albano Laziale il nuovo Day Hospital Oncologico dell’Ospedale Regina Apostolorum, ampliato attraverso un investimento di 620.000 euro per rafforzare la capacità di assistenza ai pazienti oncologici dei Castelli Romani.
Il reparto passa da 216 a 320 metri quadrati, con le postazioni di terapia che aumentano da 9 a 12 e gli ambulatori da 2 a 4. Ampliata anche la sala d’attesa, che passa da 10 a 40 posti, con spazi riservati e servizi dedicati. Con le sue 12 postazioni, il Day Hospital diventa quello con la maggiore capacità di presa in carico nell’area della ASL Roma 6.
Nel 2025 la struttura ha registrato 2.777 accessi e 225 pazienti presi in carico. L’obiettivo dell’ampliamento è aumentare il numero delle prestazioni, ridurre i tempi di attesa e consentire ai pazienti di seguire le terapie il più possibile vicino al proprio territorio.
«Offrire ambienti più accoglienti durante il percorso di cura oncologica significa contribuire concretamente alla qualità di vita dei pazienti e alla serenità e all’efficacia del lavoro degli operatori», ha sottolineato Francesco Angelini, direttore della Struttura Complessa di Oncologia.
Per il direttore generale dell’Ospedale Regina Apostolorum Gabriele Coppa, «dodici poltrone e il raddoppio degli ambulatori significano più prestazioni per i pazienti del territorio. Ma la qualità di un servizio oncologico si misura anche nella capacità di ascolto e nell’attenzione ai dettagli, che non sono accessori: sono parte della cura».
Alla cerimonia hanno partecipato, tra gli altri, il sindaco di Albano Laziale Massimo Ferrarini, il direttore generale della ASL Roma 6 Giovanni Profico, l’assessore regionale Giancarlo Righini, il presidente del Consiglio regionale del Lazio Antonello Aurigemma, il deputato Andrea Volpi e Marco Mattei, capo di Gabinetto del Ministero della Salute. La benedizione dei nuovi spazi è stata impartita dal vescovo di Albano monsignor Vincenzo Viva.
La rete ospedaliera prevede complessivamente 37 posti di Day Hospital Oncologico nel territorio della ASL Roma 6: 6 ad Anzio-Nettuno, 11 all’INI Grottaferrata, 8 all’Ospedale dei Castelli e 12 al Regina Apostolorum. L’ampliamento consolida così il ruolo dell’ospedale di Albano Laziale nella rete oncologica territoriale.
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?4
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
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Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Criteri Critici
Estetica e yoga accanto alle cure oncologiche, a San Severo il progetto "Armonia in Rosa" l'Immediato
Prendersi cura della persona durante le terapie oncologiche, intervenendo anche sul benessere psicofisico, sull’autostima e sulla gestione dei cambiamenti provocati dalla malattia. È l’obiettivo di “Armonia in Rosa”, il progetto promosso dall’ASL Foggia attraverso il Centro di Orientamento Oncologico (COr.O) dell’ospedale “Teresa Masselli Mascia” di San Severo.
Si è appena concluso il primo ciclo del laboratorio di estetica rivolto ai pazienti in terapia oncologica, organizzato in co-progettazione con l’associazione Agata-Foggia, impegnata nel sostegno alle donne operate al seno.
Il percorso, finanziato con fondi della Regione Puglia, è partito a marzo e si è articolato in quattro incontri ai quali hanno partecipato complessivamente 25 pazienti. Gli appuntamenti, ospitati dal COr.O, sono stati coordinati da Severina Lanzone, estetista oncologica specializzata APEO.
Dalla cura della pelle e delle unghie al make-up, durante gli incontri sono stati forniti strumenti per affrontare alcuni dei cambiamenti estetici associati alle terapie. Un’attività pensata non soltanto sotto il profilo estetico, ma soprattutto come sostegno al benessere personale e all’autostima durante il percorso di cura.
Conclusa questa prima esperienza, “Armonia in Rosa” prosegue con lo yoga. Il secondo ciclo è iniziato nei giorni scorsi e conta 15 iscritti, tra i quali anche due uomini. Le sessioni sono curate dall’insegnante specializzata Debora Di Nunno e comprendono attività fisica adattata, tecniche di respirazione ed esercizi per favorire rilassamento, gestione dello stress, mobilità e recupero delle energie.
“Con Armonia in Rosa è stato costruito uno spazio di ascolto, condivisione e accompagnamento per affiancare il percorso sanitario con interventi orientati al benessere della persona, alla gestione dello stress e alla valorizzazione delle risorse individuali”, spiega Massimo Lombardi, responsabile del Centro di Orientamento Oncologico del “Masselli Mascia”.
Il progetto punta anche a rafforzare la medicina di prossimità e a ridurre le disuguaglianze nell’accesso alle opportunità di benessere per i pazienti che vivono condizioni di fragilità economica, sociale o psichica. Un obiettivo sottolineato dalla dirigente psicologa Fabrizia Checola e da Carolina Villani, assistente sociale e coordinatrice del Servizio Sociale dei Distretti Socio Sanitari di San Severo e San Marco in Lamis.
“Il percorso oncologico riguarda la persona nella sua complessità e non soltanto la malattia”, evidenzia ancora Lombardi. Da qui la scelta di affiancare alle cure attività capaci di aiutare i pazienti ad affrontare gli effetti delle terapie e recuperare progressivamente consapevolezza, fiducia ed energie.
“Promuovere il benessere – conclude il responsabile del COr.O – vuol dire accompagnare i pazienti lungo tutto il percorso di cura, valorizzandone bisogni, dignità e qualità della vita”.
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
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Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
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Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
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Criteri Critici
ASL Foggia, concluso il laboratorio di estetica per pazienti in terapia oncologica Foggia Reporter
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SAN SEVERO – Arrivato a conclusione il primo ciclo del laboratorio di estetica per pazienti in terapia oncologica, organizzato da ASL Foggia su iniziativa del Centro di Orientamento Oncologico (COr.O) del Presidio Ospedaliero “Teresa Masselli Mascia” di San Severo, in co-progettazione con l’associazione Agata-Foggia, impegnata nel sostegno alle donne operate al seno.
ARMONIA IN ROSA
L’iniziativa rientra nel progetto “Armonia in Rosa”, finanziato con fondi della Regione Puglia – Dipartimento Welfare, Sezione Benessere Sociale, Innovazione e Sussidiarietà, e nasce con l’obiettivo di affiancare al percorso clinico interventi dedicati alla cura della persona, promuovendo il benessere psicofisico e contribuendo ad affrontare alcuni degli effetti che le terapie oncologiche possono avere sull’immagine di sé e sulla quotidianità.
LABORATORIO DI ESTETICA
Il primo ciclo di attività laboratoriali di estetica, partito lo scorso mese di marzo, è stato articolato in quattro incontri e ha visto la partecipazione di 25 pazienti.
Gli appuntamenti si sono svolti presso il C.Or.O e sono stati coordinati da Severina Lanzone, estetica oncologica specializzata APEO (Accademia Professionale di Estetica Oncologica).
Durante gli incontri, sono stati affrontati temi legati alla cura della pelle e delle unghie, al make-up e alla gestione dei cambiamenti estetici associati alle terapie, con particolare attenzione alla dimensione del benessere personale e al sostegno dell’autostima.
LABORATORIO DI YOGA
Il progetto “Armonia in rosa” comprende anche un laboratorio di yoga. Il secondo ciclo di incontri è partito nei giorni scorsi. Quindici le iscrizioni, tra cui due uomini.
L’attività è pensata per accompagnare i partecipanti verso un recupero graduale dell’equilibrio psicofisico, favorendo il rilassamento, la gestione dello stress e il recupero energetico in armonia con il percorso clinico.
Le sessioni sono curate da Debora Di Nunno, insegnante di yoga specializzata, e comprendono attività fisica adattata, tecniche di respirazione, esercizi finalizzati alla riduzione e alla gestione dello stress e attività volte al miglioramento della mobilità.
“A 15 anni ho avuto la leucemia mieloide acuta. Sono sopravvissuta grazie al sangue di sconosciuti. La mia terapia ha ucciso ogni cellula, anche quelle tumorali”: così Ashley Park - Il Fatto Quotidiano
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
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Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
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Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
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43.7/100
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Criteri Critici
“A 15 anni ho avuto la leucemia mieloide acuta. Sono sopravvissuta grazie al sangue di sconosciuti. La mia terapia ha ucciso ogni cellula, anche quelle tumorali”: così Ashley Park Il Fatto Quotidiano
Ashley Park, la star di “Emily in Paris”, ha rivelato dettagli toccanti sulla malattia che ha affrontato da adolescente e su chi, secondo lei, le ha letteralmente salvato la vita. L’attrice, oggi 35enne, aveva solo 15 anni quando le è stata diagnosticata una leucemia mieloide acuta, un tumore aggressivo del sangue e del midollo osseo che richiede cure immediate per il rischio di rapida diffusione nell’organismo.
Park è stata ricoverata per quasi un anno ad Ann Arbor, in Michigan, sottoponendosi a sei cicli di chemioterapia intensiva e a trasfusioni di sangue e piastrine quasi quotidiane.
L’attrice ha raccontato a People come la terapia l’abbia costretta a un lungo periodo di solitudine, interrotto solo dal contatto indiretto con i donatori.
«Il mio trattamento prevedeva l’eliminazione praticamente di tutte le cellule del mio corpo, comprese quelle tumorali – ha dichiarato Park -. Quindi l’unico modo per ricostruire il mio corpo era attraverso le donazioni di sangue”.
“Sono stata isolata per circa otto mesi – ha proseguito -. Ma mi sono resa conto che l’unico mio contatto con altre persone avveniva attraverso le trasfusioni. Ci sono probabilmente centinaia, se non migliaia di persone della comunità locale di Ann Arbor che mi hanno donato il loro sangue, e posso dire con certezza che oggi non sarei qui se non fosse stato per loro”.
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Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
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Criteri Critici
ASL VERCELLI - “Più belle insieme”: al via il progetto dedicato alle donne in terapia oncologica VercelliOggi.it
È partito Più belle insieme, un percorso di trucco terapeutico per le pazienti della Struttura Complessa di Oncologia dell’ASL Vercelli, promosso dalla LILT di Vercelli e dall’ASL VC con la collaborazione del consorzio di formazione professionale Coverfop.
L’iniziativa nasce con l’obiettivo di offrire alle donne che stanno affrontando un percorso di cura oncologico un sostegno concreto per prendersi cura di sé e della propria immagine durante e dopo le terapie, che possono determinare cambiamenti in grado di incidere sulla percezione della propria immagine e sulla qualità della vita.
Il progetto è partito con un primo incontro formativo, il 24 settembre, rivolto in particolare alle allieve del quarto anno dell’indirizzo Estetica di Coverfop, una ventina in tutto, che da ottobre lavoreranno direttamente con le pazienti.
Le oncologhe dell’ASL Chiara Saggia e Giuseppina Antonelli hanno approfondito i principi dell’oncologia, i principali effetti collaterali ed estetici delle terapie e l’approccio alle pazienti durante il percorso di cura.
Successivamente saranno le stesse allieve di Coverfop, affiancate da una docente esperta, a diventare beauty coach per le pazienti coinvolte dalla SC Oncologia.
Per loro non si tratterà soltanto di imparare a truccarsi, ma di acquisire semplici strumenti per affrontare alcuni degli effetti più visibili delle terapie.
Durante gli incontri saranno illustrate tecniche per ridisegnare l’arcata sopracciliare, ridefinire lo sguardo e valorizzare i lineamenti, uniformare l’incarnato e attenuare discromie e arrossamenti, oltre alle modalità di preparazione e idratazione della pelle prima del make-up.
«Chi perde i capelli, le sopracciglia, le ciglia, chi ha la pelle segnata dalle terapie, ha bisogno di guardarsi allo specchio e riconoscersi – spiega Petra Timpanaro, coordinatrice dell’indirizzo Estetica di Coverfop -. Le nostre ragazze devono imparare questo: tecniche precise, sì, ma anche stare davanti a una persona fragile senza metterla a disagio. A diciotto anni non è scontato. La lezione del 24 settembre è servita a prepararle».
Gli incontri con le pazienti si terranno nella sede di Coverfop, in quattro giornate fra il 21 ottobre e il 25 novembre, per ciascuna seduta sono previste otto partecipanti. Al termine dell’incontro riceveranno in dono un kit per il make-up offerto da LILT.
«LILT e ASL ci hanno chiesto di mettere a disposizione le nostre allieve e le nostre aule – spiega Cristiano Baucè, presidente di Coverfop -. Abbiamo detto sì perché è esattamente per questo che un’istituzione formativa dovrebbe esistere. Non solo studiare, prepararsi al lavoro, ma dare un senso a quella preparazione. Queste ragazze stanno per scoprire che le mani che hanno imparato a usare in laboratorio possono fare qualcosa che va oltre il mestiere».
Domenico Manachino, presidente LILT Vercelli, aggiunge: “La collaborazione attiva a questo importante progetto nasce da tre motivazioni in primis portare un aiuto concreto nei confronti delle pazienti oncologiche, inoltre riprendere il controllo della propria immagine durante le terapie aiuta le donne a ritrovare autostima e sicurezza. Infine vogliamo costruire una collaborazione tra tre realtà importanti della vita vercellese, l’ASL VC, la scuola professionale COVERFOP e la LILT di Vercelli per sopperire ad una totale assenza di attività di questo tipo sul nostro territorio”.
«Prendersi cura significa considerare la persona nella sua interezza, andando oltre gli aspetti strettamente clinici della terapia – sottolinea il Direttore Generale dell’ASL VC, Marco Ricci -. Più belle insieme interpreta questo principio attraverso un’attenzione concreta al benessere e alla qualità della vita delle donne durante il percorso oncologico. La collaborazione con LILT e Coverfop rappresenta inoltre un esempio virtuoso di come realtà diverse del territorio possano mettere in comune competenze e sensibilità per costruire risposte attente ai bisogni delle persone».
L’iniziativa si inserisce nel percorso di attenzione al “Benessere in Oncologia”, affiancandosi ad altre esperienze già realizzate grazie alla collaborazione tra Oncologia e LILT, come la Banca della Parrucca, della quale hanno già beneficiato più di 50 donne, e la donazione dei cuscini antilinfedema, realizzati dalle allieve di Coverfop.
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Redazione di Vercelli
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?2
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
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Criteri Critici
A Pavia un “Cern” che usa fasci di particelle per curare i tumori Il Foglio
dottoressa Maria Rosaria Fiore, radioterapista, accoglieva la prima persona che poteva essere curata al Cnao, il Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica. Oggi ne arrivano 600 all’anno, da tutta Italia e anche dall’estero. Molti sono bambini o giovani adulti. E sbarcano in uno degli otto centri al mondo in grado di impiegare fasci di particelle – sia protoni, sia ioni carbonio – per intervenire su "Il paziente numero uno? Me lo ricordo benissimo. Aveva 25 anni e un condrosarcoma in posizione critica, vicino all’occhio e al tronco encefalico; reduce da un primo intervento, non poteva essere rioperato. Lo abbiamo trattato qui. Adesso è in ottima salute, ha due figlie, mi scrive ancora e ogni tanto ci vediamo". Era il 2011, quando la, radioterapista, accoglieva la prima persona che poteva essere curata al Cnao, il Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica. Oggi ne arrivano 600 all’anno, da tutta Italia e anche dall’estero. Molti sono bambini o giovani adulti. E sbarcano in uno degli otto centri al mondo in grado di impiegare fasci di particelle – sia protoni, sia ioni carbonio – per intervenire su tumori in sedi difficili o resistenti alla radioterapia.
Siamo a Pavia. Attaccati al San Matteo, ma comunque fuori dai radar di chi dice “salute” e pensa solo agli ospedali delle grandi città. Eppure è un’eccellenza assoluta, della Sanità pubblica e in particolare lombarda. E lo è grazie all’adroterapia, appunto.
“E’ una tecnica che al posto di usare fotoni, ovvero i raggi X, utilizza fasci di protoni e di ioni carbonio”, spiega la Fiore, che al Cnao c’è dall’inizio e oggi dirige l’Unità di Radioterapia Oncologica: “Sono particelle che riescono a portare il massimo della dose esattamente nel punto desiderato, mentre nel percorso d’ingresso e di uscita ne rilasciano pochissima”. Risultato: si colpisce il tumore con la massima precisione, senza intaccare i tessuti sani intorno. “In più gli ioni carbonio provocano danni multipli e complessi al Dna della cellula tumorale, impedendole di autoripararsi”. Tradotto, vuol dire curare sia dei tumori inoperabili, perché troppo vicini a organi vitali, sia quelli che resistono alla radioterapia classica. Non tutti, chiaro. Ma molti. “Tanti appartengono alla grande famiglia dei sarcomi dell’osso e tessuti molli. Ma ci sono anche quelli delle ghiandole salivari, dell’encefalo, del basicranio… Sono tumori piuttosto rari che noi oncologi chiamiamo ‘orfani’, perché sono pochi sia i centri di riferimento che le terapie a disposizione”.
Il merito è del sincrotrone, l’acceleratore capace di scomporre gli atomi e produrre i fasci di protoni e ioni carbonio. E’ un anello ipertecnologico di 25 metri di diametro e 80 di circonferenza, piazzato in un bunker sotterraneo di 1.600 metri quadri e isolato da mura spesse sei metri. Una copia in miniatura di quello usato al Cern di Ginevra per studiare la materia: stesso principio, stessa tipologia di macchinari. Ma qui serve a generare particelle che viaggiano fino a 213 mila chilometri al secondo, per bombardare le cellule malate con precisione decimillimetrica.
L’intuizione è nata nel 2001, grazie alle idee dei fisici Ugo Amaldi e Giampiero Tosi, alla spinta di Fondazione Tera, all’input del ministero della Salute e di Regione Lombardia. Ha coinvolto enti come il Cern, l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, il GSI di Darmstadt e il LPSC di Grenoble, si è appoggiata a idee e lavoro di 600 aziende (in gran parte italiane), ha raccolto la partnership sanitaria dei sei soci fondatori (con Tera, l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, il Policlinico milanese, lo Ieo, il Besta e il San Matteo di Pavia). E ha aperto a fine 2010, coinvolgendo man mano altri pezzi di un puzzle che comprende tre università (Pavia, Milano, Politecnico), il Comune di Pavia e Fondazione Cariplo. Abbastanza per scardinare tanti luoghi comuni sul pubblico che gira a vuoto e l’impossibilità di fare sistema. Qui, succede. E funziona: in quindici anni ha curato 6.300 pazienti, quasi tutti via Servizio sanitario nazionale.
“Per chi fa il mio mestiere, è il massimo”, dice la Fiore: “C’è una multidisciplinarità che coinvolge chirurghi, oncologi, radioterapisti di tutti i centri di riferimento. Ma c’è anche una multidisciplinarità interna, perché per fare una terapia così di frontiera devi unire fisici medici, bioingegneri, tecnici di radioterapia, ingegneri specializzati… Il paziente arriva in un’organizzazione rodata, che lo prende in carico a 360 gradi. Qui trova la cura, ma prima ancora la speranza”.
Ecco, speranza. E’ una parola che si è sentita spesso anche il 20 giugno, quando al Cnao, un po’ a sorpresa, ha fatto tappa Leone XIV, nella sua visita a Pavia dedicata a Sant’Agostino. Lo ha chiamato “un posto dove si fanno miracoli”. Per Fiore e colleghi è stato “un bagno di emozione. Ha amplificato il senso del nostro lavoro. Noi parliamo di tecnologia e ricerca, ma alla fine tutto è finalizzato a curare le persone. Che non sono ‘una malattia’ o ‘un caso clinico’, ma uomini, donne e bambini con una storia e gente che li ama. Il Papa ci ha ricordato il senso ultimo di tutta questa scienza”.
Scienza che qui è pronta a fare altri passi avanti. Al Cnao stanno ultimando un nuovo edificio, un altro bunker, nuovi laboratori di ricerca, un secondo acceleratore di protoni e uno per la Boron Neutron Capture Therapy, che usa fasci di neutroni per colpire tumori e metastasi particolarmente aggressivi.
“Le prospettive sono ottime”, dice la Fiore: “Avendo un’arma così potente, vogliamo usarla al meglio”. Si sta lavorando su protocolli ad hoc, che puntano a integrare l'adroterapia con le terapie sistemiche. “Tra qualche settimana inauguriamo il nuovo acceleratore di protoni, dotato di un “gantry” (una testata rotante che permette di colpire la massa tumorale da più direzioni, ndr), e, più avanti, potremo fare i trattamenti anche in posizione seduta”. Vuol dire aggiungere alla lista delle patologie trattabili molti tumori del distretto torace e addome.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?3
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
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Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
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Criteri Critici
Daniel Osvaldo in terapia intensiva: operato d'urgenza ai polmoni Diretta
L'argentino è stato soccorso dalla sorella nella casa di Banfield e trasferito d'urgenza all'ospedale di Llavallol, dove è finito sotto i ferri dopo giorni di malessere per un delicato intervento ai polmoni. C'è grande preoccupazione per le condizioni di salute diDaniel Osvaldo, attualmente ricoverato in terapia intensiva a seguito di un presunto versamento pleurico. La notizia è stata riportata da vari media argentini durante la notte italiana. Il quarantenne è stato sottoposto a un intervento chirurgico in un ospedale di Llavallol, dopo essere stato trovato nella sua abitazione di Banfield dalla sorella. Nonostante la struttura sanitaria non abbia rilasciato un bollettino medico ufficiale, le sue condizioni restano riservate dopo l'operazione. L'argentino stava male da giorni e in passato aveva sofferto un periodo di forte depressione, nonché di astinenza da droghe e alcol. L'ex attaccante della nazionale italiana si è ritirato dal calcio professionistico nel luglio del 2020, mentre militava nel Banfield. In precedenza aveva maturato esperienze in diversi campionati, avendo difeso i colori diPorto,Southampton,Inter,Roma,Juventus,Espanyol,Bologna,Lecce,Fiorentina,AtalantaeHuracán, club in cui è cresciuto calcisticamente. SEGUI TUTTE LE NOTIZIE DELLA GIORNATA IN DIRETTA Per rimanere aggiornato su tutto ciò che accade nel mondo del calcio, segui il nostro live. Notizie, curiosità, approfondimenti e reazioni dai social: tutto in un unico spazio, aggiornato in tempo reale.
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Salute e ricerca scientifica. Tumore del pancreas: sensori "intelligenti" nei tessuti misurano la risposta alla chemioterapia Hashtag Sicilia
Un team di ricerca di Cnr-Nanotec, Tecnomed Puglia, Università del Salento e Asl Lecce ha sviluppato una piattaforma di laboratorio che riproduce il tumore di ciascun paziente e ne misura la risposta ai farmaci chemioterapici. Sperimentata su un campione preclinico di pazienti operati per tumore del pancreas, la piattaforma ha mostrato risultati coerenti con l'andamento clinico osservato. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista internazionale Small
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Il tumore del pancreas è tra le neoplasie più difficili da trattare: la sopravvivenza a cinque anni resta molto bassa e la risposta ai farmaci può variare significativamente da paziente a paziente, anche a fronte di effetti collaterali importanti. Individuare precocemente la terapia più efficace per ciascun paziente rappresenta quindi una delle principali sfide della medicina di precisione.
Per affrontare questa esigenza, un team di ricerca dell’Istituto di Nanotecnologia del Consiglio nazionale delle ricerche di Lecce (Cnr-Nanotec), Tecnomed Puglia, Università del Salento e ASL Lecce ha realizzato uno studio innovativo: sono stati prelevati campioni di tessuto tumorale di cinque pazienti, quindi dissociati in singole cellule e incapsulate in minuscole sfere di gel tridimensionali, le cosiddette “tumorsfere” da loro messe a punto, insieme a sensori ottici, sviluppati dallo stesso team, capaci di misurare in tempo reale, senza ulteriori prelievi, le variazioni di acidità nello spazio intorno a ogni singola cellula.
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“Le tumorsfere sono state quindi esposte a tre farmaci utilizzati nel trattamento del tumore del pancreas: il protocollo FOLFIRINOX e i principi attivi Gemcitabina e Paclitaxel”, spiega Loretta L. del Mercato, Dirigente di Ricerca di Cnr-Nanotec e di Tecnomed Puglia. “Le variazioni di acidità misurate durante il trattamento sono risultate differenti, in funzione sia del paziente sia del farmaco, e sono state associate alla risposta delle cellule tumorali al trattamento, fornendo un’indicazione precoce della risposta ai farmaci”.
I ricercatori hanno creato una piattaforma di laboratorio innovativa che integra sensing e imaging avanzato con tessuti complessi prelevati direttamente da pazienti: “Minuscoli sensori ottici, osservati al microscopio in tempo reale, ci permettono di misurare cellula per cellula come il tumore di ciascun paziente, riprodotto in modelli 3D in vitro, reagisce a un farmaco in laboratorio, avvicinando la ricerca alle esigenze specifiche di ogni singolo malato”, prosegue Del Mercato.
“Nella pratica clinica scopriamo se una terapia funziona solo dopo settimane o mesi. In questo studio le previsioni ottenute in laboratorio dalle tumorsfere sono risultate coerenti con l’andamento clinico reale in quattro pazienti su cinque, un primo segnale incoraggiante verso terapie più personalizzate”, precisa Marcello G. Spampinato, Direttore del Dipartimento di Chirurgia generale e Specialistiche della ASL Lecce.
“Questo risultato nasce dalla stretta collaborazione tra ricerca traslazionale di base e clinica resa possibile da Tecnomed Puglia, il centro congiunto Cnr-Università del Salento per la medicina di precisione, insieme all’Asl di Lecce. Il prossimo obiettivo è validare la piattaforma su un numero più ampio di pazienti, per capire se potrà diventare in futuro uno strumento concreto di supporto alle decisioni terapeutiche nei tumori più difficili da trattare”, conclude Giuseppe Gigli, Direttore Scientifico di Tecnomed Puglia.
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
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Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
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Criteri Critici
Prostata: l’esame fondamentale che molti saltano prima della biopsia The Wom Healthy
Quando si parla di tumore della prostata, molte persone immaginano subito il prelievo di tessuto, cioè la biopsia. Ma negli ultimi anni si sta facendo strada un passaggio in più che può cambiare il percorso diagnostico: eseguire una risonanza magnetica prima della biopsia. Per chi si trova ad affrontare controlli per un PSA alto o altri dubbi clinici, non è un dettaglio tecnico. Può influire su come si decide se fare davvero una biopsia e su come renderla più mirata.
Che cosa ha valutato lo studio
Questo lavoro ha analizzato un aspetto molto concreto della pratica clinica: quanto spesso negli Stati Uniti venga usata la risonanza magnetica prima della prima biopsia prostatica. Si tratta di uno studio di coorte, quindi di un’analisi osservazionale su dati raccolti nel tempo, utile per descrivere i cambiamenti nelle abitudini diagnostiche.
L’obiettivo non era dimostrare se la risonanza funzioni meglio della biopsia tradizionale in assoluto, ma capire se questa procedura stia diventando più comune nella vita reale, man mano che aumentano le evidenze e si aggiornano le raccomandazioni professionali.
Che cosa mostrano i risultati
Secondo i dati disponibili, l’uso della risonanza prima della biopsia è cresciuto molto nel periodo osservato. Si è passati da una quota relativamente bassa nel 2017 a una maggioranza di casi entro la prima metà del 2026. In altre parole, quello che fino a pochi anni fa era ancora poco frequente sta diventando una parte sempre più abituale del percorso diagnostico.
Ma il quadro non è uniforme. Circa un terzo dei pazienti continua a essere sottoposto a biopsia senza imaging preliminare. Lo studio segnala anche che alcune categorie, come persone più anziane o con valori di PSA molto elevati, sembrano ricevere meno spesso questo esame prima della procedura invasiva.
Perché può interessare nella vita quotidiana
Per una persona comune, la questione conta perché la risonanza pre-biopsia può aiutare a individuare aree sospette dentro la prostata. Questo può rendere il prelievo più mirato rispetto a un campionamento “alla cieca”, che prende tessuto da zone standard senza vedere direttamente dove sia il problema.
C’è anche un possibile vantaggio pratico: in alcuni casi l’imaging può contribuire a capire meglio se la biopsia sia davvero necessaria subito oppure no. Questo non significa che la risonanza sostituisca sempre la biopsia, né che basti da sola per fare diagnosi. Significa però che può aggiungere informazioni utili prima di ricorrere a un esame invasivo.
Per chi sta affrontando questo percorso, il punto da portare a casa è semplice: può avere senso chiedere al medico se una risonanza prima della biopsia sia appropriata nel proprio caso.
Che cosa non possiamo concludere
Questo studio descrive una tendenza, non mette alla prova un trattamento. Quindi non dimostra da solo che fare la risonanza prima della biopsia migliori sempre gli esiti, riduca gli errori o sia la scelta migliore per ogni paziente.
C’è anche un altro limite importante: dall’abstract disponibile non emergono dettagli sufficienti su campione, metodo di raccolta dei dati o differenze tra contesti clinici. Per questo l’interpretazione deve restare prudente. Possiamo dire che la pratica si sta diffondendo, non che sia applicata ovunque con la stessa qualità.
Il messaggio più utile
Il dato più interessante è che la diagnostica del tumore della prostata sta diventando più mirata. È un cambiamento potenzialmente positivo, perché prova a usare meglio gli strumenti disponibili prima di arrivare a una procedura invasiva.
Ma non siamo ancora davanti a uno standard raggiunto in modo uniforme. Restano differenze di accesso, copertura e qualità tecnica. Per te, il messaggio non è inseguire l’ultimo esame “di moda”, ma sapere che oggi, in molti casi, il percorso può includere un passaggio in più utile a prendere decisioni più informate e meno meccaniche.
Fonte scientifica
Paper originale: Trends in Prebiopsy MRI Utilization for Prostate Cancer Detection
Rivista: JAMA Oncology
DOI: 10.1001/jamaoncol.2026.3620
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Sindrome di Dravet, terapia genica entra nella fase III dello sviluppo clinico corrierenazionale.it
La prospettiva aperta da ETX101, terapia genica sperimentale sviluppata per i pazienti con sindrome di Dravet SCN1A-positiva, che sta entrando nella fase più avanzata del proprio sviluppo clinico
Non limitarsi a controllare le crisi epilettiche, ma intervenire direttamente sul difetto genetico che determina la malattia. È questa la prospettiva aperta da ETX101, terapia genica sperimentale sviluppata per i pazienti con sindrome di Dravet SCN1A-positiva, che sta entrando nella fase più avanzata del proprio sviluppo clinico.
Dopo i risultati aggiornati del programma POLARIS presentati ad Atene al 16° European Epilepsy Congress (EEC), Encoded Therapeutics ha annunciato un finanziamento da 275 milioni di dollari destinato principalmente a sostenere lo studio pivotal di ETX101 nei lattanti e nei bambini più piccoli, uno studio di espansione fino ai 18 anni e il potenziamento della capacità produttiva GMP in vista di un eventuale futuro impiego commerciale.
Il programma pivotal, peraltro, è già partito: il primo paziente nello studio ENDEAVOR Part 2 è stato trattato nel maggio 2026.
Sindrome di Dravet, al centro il gene SCN1A
La sindrome di Dravet è una grave encefalopatia epilettica e dello sviluppo che esordisce generalmente nel primo anno di vita ed è caratterizzata da crisi frequenti, prolungate e spesso resistenti ai farmaci, alle quali possono associarsi ritardo dello sviluppo, disturbi cognitivi e comportamentali e problemi motori e del sonno.
In circa il 90% dei casi la malattia è associata ad alterazioni del gene SCN1A. Si tratta tipicamente di una condizione di aploinsufficienza: una delle due copie del gene non funziona correttamente, con conseguente riduzione dell’espressione dei canali del sodio NaV1.1, particolarmente importanti per la funzione degli interneuroni inibitori GABAergici.
Questo squilibrio dell’attività neuronale contribuisce sia alle crisi epilettiche sia alle più ampie manifestazioni neurologiche della malattia.
Le attuali terapie antiseizure possono ridurre la frequenza degli attacchi, ma non correggono il difetto genetico sottostante. Ed è proprio qui che si inserisce ETX101.
Come funziona ETX101
ETX101 è una terapia di regolazione genica basata su un vettore AAV9, progettata per essere somministrata una sola volta per via intracerebroventricolare.
A differenza della classica terapia genica sostitutiva, ETX101 non introduce semplicemente una nuova copia completa di SCN1A. Il gene è infatti relativamente grande, circostanza che rende più complesso il suo inserimento nei comuni vettori AAV.
La strategia utilizza invece un fattore di trascrizione ingegnerizzato e un elemento regolatorio selettivo per aumentare l’espressione del gene SCN1A endogeno specificamente negli interneuroni inibitori GABAergici. L’obiettivo è aumentare la presenza dei canali NaV1.1 sulla membrana neuronale e ripristinare la funzione inibitoria compromessa.
È quindi un approccio concettualmente molto diverso dalla semplice soppressione delle crisi: si cerca di intervenire a monte, sul meccanismo biologico responsabile della malattia.
POLARIS, riduzione delle crisi mantenuta fino a un anno
I nuovi risultati provengono dal programma di fase I/II POLARIS, che comprende studi open-label di dose escalation condotti in bambini con sindrome di Dravet SCN1A-positiva.
Al congresso europeo sono stati presentati dati aggiornati relativi in particolare ai livelli di dose 3 e 4.
Considerando il periodo compreso tra la quinta settimana e la settimana 52, o l’ultima visita disponibile, i 5 bambini trattati al dose level 3 hanno ottenuto una riduzione mediana della frequenza mensile delle crisi conteggiabili di circa il 76%. Nei 9 pazienti del dose level 4, la riduzione mediana è stata di circa il 60%.
Ancora più interessanti sono i risultati osservati nei bambini che hanno raggiunto un anno di follow-up.
Tra la settimana 49 e la settimana 52, la riduzione mediana delle crisi è risultata pari al 79% nei tre pazienti del dose level 3 e all’89% nei cinque pazienti del dose level 4.
Numeri ancora piccoli, come è inevitabile in questa fase dello sviluppo, ma che suggeriscono che l’effetto osservato dopo la singola somministrazione possa mantenersi nel tempo.
Non solo crisi: segnali sul neurosviluppo
Uno degli aspetti più interessanti del programma riguarda però ciò che accade oltre il controllo delle crisi.
La sindrome di Dravet è infatti una encefalopatia dello sviluppo: nei primi anni di vita, mentre aumenta il burden epilettico, l’acquisizione di nuove competenze tende progressivamente a rallentare fino, in alcuni bambini, a raggiungere una fase di sostanziale stagnazione.
I dati aggiornati presentati all’EEC indicano progressivi miglioramenti del comportamento adattivo fino a 52 settimane, con segnali particolarmente rilevanti nelle aree della comunicazione e della funzione motoria. Nei bambini trattati prima dei due anni di età, inoltre, le traiettorie cognitive hanno continuato a differenziarsi rispetto a quelle attese sulla base della storia naturale della malattia, con osservazioni disponibili fino a 76 settimane.
Già i dati presentati nel maggio scorso all’American Society of Gene & Cell Therapy avevano mostrato, nei bambini trattati più precocemente, traiettorie cognitive a 52 settimane che si collocavano nell’intervallo neurotipico.
Questo potrebbe essere uno dei segnali più importanti da seguire nei prossimi studi.
Se una terapia capace di aumentare l’espressione di SCN1A riuscisse non soltanto a ridurre le crisi ma anche a modificare favorevolmente la traiettoria dello sviluppo neurologico, l’impatto clinico sarebbe infatti molto più ampio di quello ottenibile con un trattamento esclusivamente antiseizure.
La possibile importanza del trattamento precoce
I risultati sollevano quindi anche il tema della finestra terapeutica.Nella sindrome di Dravet, i primi anni di vita rappresentano un periodo critico durante il quale si sviluppano progressivamente le conseguenze neurologiche della malattia. Intervenire precocemente sul difetto di SCN1A potrebbe teoricamente consentire di preservare maggiormente la funzione dei circuiti neuronali prima che il deterioramento dello sviluppo diventi più marcato.
È un’ipotesi particolarmente interessante, ma che dovrà essere dimostrata negli studi con un maggior numero di pazienti e un follow-up più lungo.
Sicurezza: nessun evento grave correlato al trattamento finora
Anche sul fronte della sicurezza i dati disponibili sono incoraggianti. Secondo i risultati presentati all’EEC, il profilo di sicurezza è risultato favorevole nei diversi livelli di dose valutati e non sono stati osservati eventi avversi seri considerati correlati a ETX101, con un follow-up che in alcuni partecipanti arriva fino a 117 settimane.
Naturalmente, trattandosi di una terapia genica destinata a produrre un effetto potenzialmente duraturo dopo una singola somministrazione, la valutazione della sicurezza a lungo termine sarà uno degli aspetti centrali dello sviluppo futuro.
Ora la prova dello studio registrativo
Sulla base dei risultati di POLARIS e del confronto con FDA, ETX101 è passato allo sviluppo pivotal.
Lo studio ENDEAVOR Part 2 è destinato a valutare la terapia nei pazienti più piccoli con sindrome di Dravet SCN1A-positiva. Parallelamente è stato avviato un programma di espansione che comprende bambini e adolescenti fino a 18 anni. L’azienda prevede di completare l’arruolamento dello studio pivotal entro la fine del 2026 e di ottenere i primi risultati entro la fine del 2027.
Ed è proprio per sostenere questa fase che Encoded ha raccolto 275 milioni di dollari in un round di finanziamento co-guidato da GV e da un altro fondo healthcare, con la partecipazione di numerosi investitori. Parte delle risorse sarà inoltre destinata alla crescita della capacità produttiva GMP interna.
Il passaggio allo studio registrativo rappresenta quindi un momento decisivo: i risultati preliminari sono promettenti, ma provengono ancora da piccoli gruppi di pazienti e da studi open-label, e dovranno essere confermati in una sperimentazione pivotal.
La posta in gioco, tuttavia, è importante. ETX101 rappresenta il tentativo di trasformare la sindrome di Dravet da una malattia trattata principalmente attraverso il controllo delle crisi a una patologia sulla quale intervenire direttamente a livello del difetto genetico, con la prospettiva di incidere non soltanto sull’epilessia ma anche sulla traiettoria neuroevolutiva dei bambini.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
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Criteri Critici
Terapia genica per geni grandi: una soluzione dal Tigem Ricerca Malattie Genetiche Rare
Condividi Come all’Istituto Telethon di genetica e medicina si superano i limiti dei vettori per trattare geni grandi e malattie oculari ereditarie. Nel 2024, dopola prima somministrazionenell’uomo della terapia genica perla sindrome di Usher di tipo 1B,Alberto Auricchio, Direttore Scientifico del TIGEMe Professore di Genetica Medica presso l'Università “Federico II” di Napoli, parlò di “inizio di un percorso” e di una delle soddisfazioni più grandi per chi ha dedicato la propria vita alla ricerca scientifica. A quasi due anni di distanza, quel percorso è diventatouno studio clinico attivo: 15 pazienti sono stati trattaticon la terapia sviluppata nei laboratoridell’Istituto Telethon di genetica e medicina (TIGEM)di Pozzuoli. Si tratta dellaprima applicazione nell’uomo della somministrazione combinata di due vettori di terapia genica a livello oculare, una piattaforma tecnologica capace disuperare un limite strutturaledella terapia genica, ovvero la possibilità di trattaregeni di grandi dimensioni finora esclusi dall’uso dei vettoriadeno-associati. I dati disponibili indicano un profilo di sicurezza incoraggiante e mostrano i primi segnali di efficacia, che dovranno essere confermati dall’analisi completa dei risultati. L’innovativa tecnologia utilizzata, messa a punto nei laboratori del TIGEM, ha un’importante potenzialità: quella diallargare il campo di applicazionedi questo approccio terapeutico a centinaia di altre malattie genetiche ad oggi senza cura. Pur essendo oggi una realtà terapeutica per diverse malattie, genetiche e non solo,la terapia genica presenta ancora degli ostacoliche ne limitano l’applicazione: uno di questi è rappresentato dallacapienza dei vettori virali, i virus modificati utilizzati per trasferire nelle cellule dei pazienti versioni corrette dei geni responsabili delle loro patologie. Nel caso dei vettori adeno-associati (AAV), oggi considerati lo standard per la terapia genica in vivo,esiste un limite fisico: possono trasportare solo geni fino a circa 5 kilobasi. Proprio come nel caso dellasindrome di Usher di tipo 1B, malattia ereditaria dovuta a mutazioni del gene MYO7A, troppo grande per essere inserito nei vettori AAV tradizionali. Per questa sindrome, così come per oltre un centinaio di malattie genetiche dovute a geni troppo grandi per essere “impacchettati” nei vettori attuali - comeladistrofia muscolare di Duchenne, lafibrosi cisticae l’emofilia- la terapia genica era ad oggi preclusa. Al TIGEM di Pozzuoli Alberto Auricchio lavora da molti anni per superare questo limite tecnico. Grazie al sostegno diFondazione Telethone di importanti finanziamenti internazionali ha sviluppato insieme al suo gruppodue diverse piattaforme che consentono di trasferire geni di grosse dimensioni “frammentati”, assicurando però che una volta all’interno della cellula venga poi prodotta correttamentela proteina terapeutica completa. Quella utilizzata per la sindrome di Usher di tipo 1B si basa sull’impiego didue vettori AAV contenenti ciascuno una metà delle informazioni genetiche necessarie per produrre la proteina terapeutica (Dual Hybrid), che poi si ricompongono una volta all’interno della cellula. Accanto a questo approccio, il gruppo ha sviluppatouna seconda piattaforma basata sulle inteine: in questo caso non si ricompone il DNA, ma direttamente la proteina. Le due metà prodotte separatamente vengono unite grazie a piccoli frammenti proteici capaci di ricostruire in modo preciso la proteina completa (nella grafica il funzionamento di entrambe le tecniche). Nel 2017,un finanziamento dalla Comunità Europeaha reso possibile l’avvio di una sperimentazione clinica per questa terapia genica. A questo punto,la robustezza dei dati delle pubblicazioni scientifichee i brevetti depositati dalla Fondazione Telethon, hanno destato l’interesse di un fondo di investimento italo-francese,Sofinnova-Telethon,con lacreazionedellastartupAAVantgardenel 2021,azienda biotecnologica nata come spin-off dell’Istituto e di cui Auricchio è tra i fondatori. L’azienda si è assunta la responsabilità dellosviluppo clinico del progetto sulla sindrome di Ushere, successivamente, anche dello sviluppo della seconda piattaforma e del progetto relativo allamalattia di Stargardt, portandolo verso la fase clinica. “Nell’arco di circa quattro-cinque anni, in un contesto accademico no-profit come quello di Fondazione Telethon,il progetto è progredito dall’ideazione della piattaforma alla prova di principionei modelli animali,fino alla produzione di vettori di grado clinicoe alla conduzione degli studi preclinici regolatori secondo le Good Laboratory Practice, necessari per dimostrarne la sicurezza”, spiega Auricchio. Ad oggi, 15 pazienti affetti da sindrome di Usher di tipo 1B sono stati trattati con questa terapia genica definita Dual Hybrid. “Si tratta della prima applicazione nell’uomo della somministrazione combinata di due vettori di terapia genica a livello oculare”, sottolinea Auricchio. “I dati disponibili indicano un profilo di sicurezza incoraggiante e mostrano i primi segnali di efficacia, che dovranno essere confermati dall’analisi completa dei risultati”. La piattaforma è orain fase clinica anche per la malattia di Stargardte ha ottenuto autorizzazioni per l’avvio di studinegli Stati Uniti e nel Regno Unito. Inoltre, la tecnologia è stata concessa in licenza per applicazioni nellasordità ereditaria, confermando la sua natura di sistema piattaforma adattabile a diverse patologie. Per quanto riguarda il futuro“entrambe le piattaforme sono attualmente in fase clinica, mentre parallelamente proseguono le attività di sviluppo tecnologico. In particolare, sono in corso studi mirati amigliorare l’efficienza delle inteineattraverso processi di evoluzione in vitro, con l’obiettivo di ottimizzare ulteriormente il sistema”, conclude Auricchio. Queste piattaforme rappresentano quindiun esempio concretodi come l’innovazione tecnologica in ambito accademico possa tradursi in soluzioni terapeutiche per un numero crescente di malattie rare. Il tuo browser non è più supportato da Microsoft, esegui l'upgrade aMicrosoft Edgeper visualizzare il sito.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
55.6/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
Criteri Critici
Tumore della prostata, dopo la diagnosi conta anche quale grasso metti nel piatto Mondosanità
L’intervento è finito. Oppure sono iniziate radioterapia o terapie farmacologiche. Poi arriva una domanda che molti pazienti fanno prima o poi al medico:
“Adesso, cosa posso fare io?”
Dopo una diagnosi di tumore della prostata, una delle prime risposte cercate riguarda spesso il cibo. Cosa mangiare? Cosa evitare? Esiste qualcosa che possa aiutare a vivere più a lungo?
Un nuovo studio seguito per quasi 13 anni su 4.884 uomini suggerisce che un dettaglio possa contare: non soltanto quanti grassi mangiamo, ma quali scegliamo.
Chi consumava più grassi saturi presentava un rischio di morte superiore del 24% rispetto a chi ne consumava meno.
Ma attenzione: lo studio non dice che burro, formaggi o carne “facciano tornare il tumore”. E non dimostra che una dieta possa curarlo.
La parte più interessante della ricerca è un’altra: dopo una diagnosi oncologica, ciò che mettiamo nel piatto può continuare a contare soprattutto per proteggere cuore e salute generale negli anni successivi.
Tredici anni di osservazione
I partecipanti erano uomini statunitensi con un tumore della prostata non metastatico. La loro alimentazione veniva valutata periodicamente attraverso questionari e il follow-up mediano è durato quasi 13 anni.
Durante questo periodo sono morti 3.040 partecipanti.
Gli uomini che consumavano le quantità maggiori di grassi saturi presentavano un rischio di morte per qualsiasi causa superiore del 24% rispetto a quelli che ne consumavano meno.
Per i decessi cardiovascolari l’associazione risultava ancora più evidente.
Non emergeva invece un legame altrettanto chiaro con la mortalità causata specificamente dal tumore della prostata.
Dove si trovano i grassi saturi
I grassi saturi sono presenti soprattutto in burro, panna, carni molto grasse, salumi, alcuni formaggi e numerosi prodotti industriali.
Questo non significa che un singolo alimento determini ciò che accadrà negli anni successivi.
Lo studio ha analizzato abitudini alimentari complessive e mantenute nel tempo.
E il dato forse più interessante arriva proprio dalle sostituzioni.
Quando i ricercatori hanno simulato la sostituzione di una parte dei grassi animali con grassi di origine vegetale, il rischio di morte risultava inferiore. Risultati favorevoli emergevano anche sostituendo una quota dei grassi saturi con quelli monoinsaturi.
Tra le fonti di grassi insaturi troviamo, per esempio, olio extravergine d’oliva, frutta a guscio e semi.
Il punto non è aggiungere, ma sostituire
È una distinzione importante.
Sapere che olio d’oliva o noci possono far parte di un’alimentazione salutare non significa semplicemente aggiungerli a quello che già mangiamo.
Anche questi alimenti sono calorici.
Il possibile vantaggio emerge soprattutto quando un alimento ne prende il posto di un altro: meno burro o carne molto grassa e più olio d’oliva, per esempio.
Lo stesso vale per l’alimentazione nel suo complesso. Cambiare un solo ingrediente conta poco se la dieta rimane ricca di prodotti ultraprocessati, sale e calorie in eccesso.
Non è una terapia contro il tumore
Questo è il punto più importante.
Lo studio è osservazionale: individua associazioni, ma non può dimostrare che cambiare i grassi della dieta allunghi direttamente la vita.
Gli uomini che mangiavano in modo diverso potevano distinguersi anche per attività fisica, peso, fumo e altri comportamenti. I ricercatori hanno tenuto conto di molti di questi fattori, ma non è possibile eliminarli completamente.
Inoltre la popolazione studiata era composta in larga parte da professionisti sanitari statunitensi e non rappresenta necessariamente tutti gli uomini con tumore della prostata.
Soprattutto, non è emersa la prova che una dieta povera di grassi saturi riduca direttamente la mortalità per il tumore.
L’alimentazione non sostituisce quindi intervento, radioterapia, farmaci o controlli oncologici.
Dopo il tumore bisogna continuare a proteggere tutto il resto
Ed è forse questa la parte più utile dello studio.
Un uomo può convivere molti anni con un tumore della prostata localizzato o controllato. Durante questo tempo continuano a contare la pressione, il colesterolo, il peso, il diabete e la salute cardiovascolare.
Parlare di alimentazione dopo una diagnosi oncologica non significa quindi promettere una cura nel piatto.
Significa ricordare che la persona non coincide con il suo tumore.
Prima di modifiche importanti dell’alimentazione, soprattutto in presenza di perdita di peso, altre malattie o terapie in corso, è utile confrontarsi con il medico o con un professionista della nutrizione.
Ma un messaggio semplice emerge: il punto non è eliminare tutti i grassi.
È scegliere più spesso quali grassi mettere al posto di altri.
FONTI:
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO4
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
44.8/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
In Vietnam, i pazienti oncologici hanno accesso a una rete di consulti con esperti internazionali. Vietnam.vn
Di recente, l'Ospedale Generale di Phuong Dong ha firmato un accordo di cooperazione con il Gruppo Sanitario Fosun, Cina, per costruire una rete di consulenza globale, promuovere l'applicazione di metodi avanzati di trattamento del cancro e sviluppare servizi medici accessibili per i pazienti vietnamiti. Aggiornamenti sui più recenti progressi nel trattamento moderno del cancro. Il 19 e 20 settembre, il Sig. Nguyen Cong Minh, Direttore Generale della Phuong Dong Medical Complex Co., Ltd. e Vicedirettore dell'Ospedale Generale di Phuong Dong, e la Dott.ssa Nguyen Duy Anh, Vicedirettrice del Centro Internazionale di Oncologia, Radioterapia e Medicina Nucleare di Phuong Dong, hanno partecipato a una serie di importanti eventi scientifici internazionali tenutisi inCina, tra cui: il 5° Vertice Internazionale di Radiochirurgia (FRSS) e il 1° Vertice Internazionale di Oncologia. Le due conferenze hanno offerto una panoramica completa e gli ultimi aggiornamenti sui moderni trattamenti oncologici: dalle tecniche di radiochirurgia avanzate come SBRT, SFRT, CyberKnife (radiochirurgia robotica)... ai progressi in medicina nucleare, terapia con cellule CAR-T, terapia di cattura neutronica del boro (BNCT) e immunoterapia integrata... Il programma offre al team orientale una piattaforma per scambiare idee direttamente con esperti di spicco provenientida Stati Uniti, Cina, Indonesia, Pakistan e altri paesi, al fine di comprendere le tendenze e standardizzare i protocolli di trattamento secondo gli standard internazionali. Collaborazione per la creazione di una rete di consulenza globale. Nell'ambito del Primo Vertice Internazionale sul Trattamento del Cancro, l'Ospedale Generale di Phuong Dong ha firmato un accordo di cooperazione con il Gruppo Sanitario Fosun, Cina, con l'obiettivo di creare una rete di consulenza transfrontaliera, trasferire tecnologie, fornire formazione professionale, sviluppare servizi medici e applicare metodi avanzati per il trattamento del cancro. Secondo l'accordo, le due parti istituiranno una rete internazionale di servizi di teleconsulto e di secondo parere. Per i casi di cancro più difficili e complessi, i medici orientali potranno consultarsi online con esperti medici cinesi per ricevere raccomandazioni terapeutiche appropriate. Questo processo consente ai pazienti di ricevere "cure transfrontaliere" direttamente qui in Vietnam, aumentando l'efficacia del trattamento e riducendo tempi e costi. La collaborazione tra le due parti apre inoltre ai pazienti vietnamiti l'opportunità di accedere a trattamenti oncologici avanzati come la terapia con cellule CAR-T e la radioterapia CyberKnife, dall'immunoterapia che utilizza le cellule T del paziente stesso a tecniche di radioterapia mirata di alta precisione, insieme ad altri trattamenti moderni applicati nella cura del cancroin tutto il mondo. In questa occasione, l'Ospedale Generale di Phuong Dong è entrato ufficialmente a far parte della Piattaforma Globale di Collaborazione per i Casi Complessi in Oncologia, istituita da Fosun Health, dove i centri oncologici di tutto il mondo collaborano, condividono informazioni e individuano gli approcci terapeutici ottimali per i casi più complessi. Orientamento allo sviluppo approfondito e alla cooperazione internazionale presso il Centro di Oncologia Orientale. Con un'attenzione particolare allo sviluppo specialistico, il Centro Internazionale di Oncologia, Radioterapia e Medicina Nucleare dell'Ospedale Generale di Phuong Dong riunisce un team di esperti e medici di grande esperienza, investe in sistemi tecnologici moderni e aggiorna costantemente le tecniche diagnostiche e terapeutiche più avanzate. Ciò garantisce l'efficace implementazione di protocolli di trattamento multimodali e personalizzati per i pazienti oncologici. In particolare, il Centro promuove i contatti professionali internazionali attraverso la cooperazione transfrontaliera, lo scambio di esperti a distanza e lo sviluppo di servizi medici in collaborazione con strutture sanitarie di prim'ordine. L'accesso a prospettive aggiuntive da parte di esperti internazionali aiuta il Centro a migliorare costantemente le proprie competenze professionali e ad ampliare la propria capacità di fornire trattamenti oncologici avanzati ai pazienti in Vietnam, anche nei casi complessi che richiedono la valutazione di molteplici metodi di trattamento. Ogni passo avanti nella cooperazione internazionale testimonia l'impegno costante del Centro Oncologico dell'Ospedale Generale di Phuong Dong nel portare in Vietnam il meglio della medicina mondiale, offrendo ai pazienti le migliori opportunità di trattamento e rimanendo fedele al principio di "Valorizzare ogni vita". Centro Internazionale di Oncologia, Radioterapia e Medicina Nucleare - Ospedale Generale di Phuong Dong Indirizzo: Via Vien n. 9, quartiere Dong Ngac, cittàdi Hanoi Numero verde: 1900 1806 Sito web: benhvienphuongdong.vn Fonte: https://cand.vn/benh-nhan-ung-thu-tai-viet-nam-tiep-can-mang-luoi-hoi-chan-chuyen-gia-quoc-te-post823180.html