📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
A Palermo, il seminario di AIL per confronto medici - pazienti | Libero Quotidiano.it Libero Quotidiano
Palermo, 18 mag. (askanews) - Si è svolta a Palermo sabato 16 maggio, presso Villa Malfitano, un importante seminario organizzato da AIL (Associazione Italiana contro Leucemie, Linfomi e Mieloma Multiplo) dedicato ai pazienti affetti da Mieloma Multiplo e non solo. Il Mieloma Multiplo è la seconda neoplasia ematologica più diffusa in Italia dopo il linfoma e colpisce prevalentemente persone sopra i 65-70 anni. L'incontro è stato pensato non solo ai pazienti, ma anche a familiari e caregiver, supporto fondamentale per il paziente, un confronto con medici esperti, dedicati nell'ambito del progetto AIL pazienti - medici. Gli incontri nati da AIL hanno tra i propri obiettivi quello di offrire un momento di ascolto e supporto, favorendo la condivisione di informazioni cliniche e risposte alle domande più diffuse che i pazienti e le famiglie si trovano ad affrontare nel percorso di cura, trovare risposte concrete per togliere ogni eventuale dubbi o incertezze. Un appuntamento pensato per rafforzare il dialogo tra chi vive direttamente la malattia e chi la segue in modo specializzato.
L'intervista a Giuseppe Toro - Presidente Nazionale AIL: "Creare una comunità che deve essere fatta da medici, da pazienti, da volontari, oggi tutto questo è assolutamente fondamentale. Le terapie verso i tumori del sangue oggi hanno raggiunto dei livelli molto importanti, oltre il 70% delle patologie ematologiche oggi vengono guarite, ovvero vengono cronicizzate. Questo fa sì che oggi abbiamo una platea di pazienti cronicizzati nel territorio che hanno bisogno di sostegno, che hanno bisogno di cura".
L'evento rientra in una serie di iniziative che AIL distribuisce in tutto il territorio nazionale, con l'intento di portare vicinanza, competenze e rete di sostegno nelle diverse comunità italiane. Un appuntamento che conferma l'impegno dell'Associazione nel rendere la presa in carico sempre più completa e centrata sulle persone. Il paziente affetto da mieloma spesso non può alzarsi dal proprio letto, avere un assistenza domiciliare è di fondamentale importanza.
Le parole di Vincenzo Leone - Responsabile del Reparto di Ematologia dell'ASP di Trapani: "Sicuramente il passo più importante che c'è stato in ematologia è quello della scoperta dei farmaci target, tutto quello che la biologia molecolare è riuscita a scoprire e quindi che ha determinato la produzione di questi farmaci che hanno completamente cambiato la storia clinica di molti tumori del sangue. Oggi è la giornata del mieloma e proprio il mieloma è una di quelle patologie che ormai possiamo considerare cronicizzate per molti pazienti. Diciamo che la qualità di vita ma anche la prognosi co-advitam è molto lunga e quasi quasi sovrapponibile a quella della popolazione non ammalata".
Mettere in piedi delle linee guida è quanto mai importante e necessario per far si che si possa mettere nelle migliori condizioni il paziente e la propria qualità della vita.
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Criteri Critici
Teatro, moda e scienza si incontrano a teatro per raccontare il progresso dell'oncologia e il valore della ricerca: l'appuntamento è Un altro passo, spettacolo che andrà in scena il 25 maggio alle 21 allo Spazio Rossellini di Roma. (ANSA)
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Criteri Critici
L'ospedale Reggio tra i primi con nuova terapia contro tumori del sangue RaiNews
Il Grande ospedale metropolitano di Reggio Calabria è tra i primi centri in Italia ad attivare la nuovissima terapia a base di cellule CAR-T cilta cel per il mieloma multiplo recidivante. Lo rende noto la Direzione generale dell'Azienda diretta da Tiziana Frittelli, comunicando che dal 26 aprile scorso è partita la procedura di preparazione dei linfociti per il primo paziente dell'Ospedale con Cilta-cel (ciltacabtagene autocel), "la cura più recente a base di cellule CAR-T che è in grado di garantire una remissione duratura per una malattia che era considerata incurabile". Nell'ospedale, è scritto in una nota, le Unità di ematologia e del Centro trapianti di midollo osseo "Alberto Neri" "da molti anni trattano i pazienti affetti da tumori del sangue con terapie sofisticate e innovative, sperimentando i protocolli più all'avanguardia, come le terapie CAR-T (che rappresentano l'ultima frontiera dell'immunoterapia in campo oncologico), senza mai trascurare la componente empatica dell'attività assistenziale". Il direttore della Uoc Ematologia e del Ctmo Massimo Martino, ricorda che, nel 2020, il Gom è stato il primo ospedale pubblico del Sud a somministrare CAR T, trattando con successo una paziente campana con linfoma refrattario dopo quattro linee fallite. "Questo traguardo - è scritto nella nota - ha posto fine ai 'viaggi della speranza', permettendo ai pazienti di curarsi vicino ai propri affetti, aspetto non secondario nel percorso di cura. Oggi il Gom amplia ulteriormente le indicazioni CAR T, grazie a una strategia pluriennale fatta di formazione, ricerca e infrastrutture adeguate". Grazie al lavoro della Direzione strategica, è stato creato un Polo onco ematologico che riunisce tutte le specialità oncologiche nel presidio ospedaliero "Morelli", dove operano anche l'Unità farmaci antitumorali (inaugurata lo scorso dicembre) e il laboratorio di Citofluorimetria. Il percorso di cura coinvolge un team altamente qualificato e una rete interna che comprende Farmacia, Laboratorio di processazione cellule staminali, Laboratorio tipizzazione tissutale e Servizio immunotrasfusionale. Inoltre, ogni caso clinico complesso viene valutato in sinergia con altri reparti specialistici come la Terapia intensiva e la Neurologia.
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Criteri Critici
CRC: dallo studio NO-CUT alla Biopsia liquida e ctDNA Italian Medical News
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Dallo studio NO-CUT alla biopsia liquida: il ctDNA apre la strada a nuove strategie personalizzate e meno invasive nel carcinoma del colon-retto
Il carcinoma del colon-retto (CRC) si conferma oggi come una delle principali emergenze oncologiche globali, rappresentando la seconda causa di morte per neoplasia. Nonostante l’efficacia dei programmi di screening, i dati epidemiologici più recenti evidenziano un preoccupante trend in crescita, con una stima di oltre 1,9 milioni di nuovi casi annui. Particolarmente allarmante è il sensibile aumento dell’incidenza tra la popolazione under 50 (early-onset CRC), un fenomeno che impone una revisione delle strategie di prevenzione e l’adozione di approcci diagnostici e terapeutici sempre più precoci e personalizzati.
Per i pazienti con carcinoma del retto localmente avanzato (stadio II-III) e stabilità microsatellitare lo standard attuale prevede la Terapia Neoadiuvante Totale (TNT) seguita dalla chirurgia. Tuttavia, la strategia “Watch and Wait” (monitoraggio attivo senza operazione) sta emergendo come opzione per chi ottiene una risposta clinica completa, con l’obiettivo di preservare l’organo e la qualità della vita.
Lo studio NO-CUT
In questo contesto, si inserisce lo studio NO-CUT pubblicato su THE LANCET, uno studio italiano di fase 2, il quale ha valutato una strategia di terapia neoadiuvante totale (TNT), basata su CAPOX e chemio-radioterapia, in pazienti con adenocarcinoma del retto localmente avanzato. La ricerca ha validato la gestione non chirurgica (watch and wait) nei pazienti con risposta clinica completa, ponendo la sopravvivenza libera da recidiva a distanza (DMFS) a 30 mesi come endpoint primario per confermare la sicurezza della preservazione d’organo.
Lo studio NO-CUT ha evidenziato che la terapia neoadiuvante totale (TNT) consente al 26% dei pazienti con adenocarcinoma del retto di ottenere una risposta clinica completa e accedere alla gestione non chirurgica, con una sopravvivenza libera da recidiva a distanza del 95% a 30 mesi. Il profilo di sicurezza è risultato favorevole, con la positività del ctDNA post-TNT confermata come fattore prognostico e predittivo chiave per il rischio di recidiva.
Cos’è la biopsia liquida?
La biopsia liquida consiste in un esame innovativo e non invasivo che permette di ottenere informazioni genetiche su un tumore attraverso un semplice prelievo di sangue o di altri fluidi corporei (come urine o saliva). A differenza della biopsia tradizionale, che richiede l’asportazione chirurgica di un frammento di tessuto, questa tecnica analizza le tracce che il tumore rilascia spontaneamente nel circolo sanguigno.
Nel caso specifico del cancro del colon retto, la biopsia liquida ricerca principalmente il CtDNA, DNA tumorale circolante, ovvero piccoli frammenti di materiale genetico rilasciato dalle cellule tumorali quando muoiono. Dopo che il paziente ha completato la terapia neoadiuvante (chemio e radioterapia), i medici eseguono una biopsia liquida. Se il test del ctDNA risulta negativo, significa che nel sangue non ci sono più tracce genetiche del tumore. Questo dato, unito a una colonscopia negativa, dà ai medici la fiducia necessaria per proporre la gestione non chirurgica, poiché il rischio che siano rimaste cellule invisibili è molto basso.
A questo punto occorre identificare la malattia residua minima (MRD): Il limite della TAC e della risonanza è che non vedono ammassi di cellule più piccoli di pochi millimetri. La biopsia liquida, invece, “sente” la presenza di molecole tumorali.
Interpretazione dei risultati
ctDNA Positivo: Anche se la TAC è pulita, il test indica che il tumore è ancora attivo. In questo caso, l’intervento chirurgico è considerato indispensabile.
Anche se la TAC è pulita, il test indica che il tumore è ancora attivo. In questo caso, l’intervento chirurgico è considerato indispensabile. ctDNA Negativo: Conferma che la terapia ha eliminato la malattia a livello molecolare.
Per i pazienti che scelgono di non operarsi, la biopsia liquida funge da sistema di allarme precoce. Viene ripetuta ogni 3-6 mesi:
Se il test torna positivo durante l’osservazione, i medici sanno che il tumore sta riemergendo mesi prima che appaia sulla TAC. Questo permette di intervenire chirurgicamente tempestivamente (“chirurgia di salvataggio”), mantenendo comunque alte le probabilità di guarigione.
In conclusione, oltre a evitare l’intervento, la biopsia liquida aiuta a capire se, dopo un’eventuale asportazione parziale, sia necessaria la chemioterapia precauzionale. Se il sangue è pulito (ctDNA negativo), il paziente può spesso evitare mesi di trattamenti tossici.
Per approfondimenti, rimandiamo all’articolo completo su The Lancet.
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Criteri Critici
Biogem - Mesotelioma pleurico: uno studio pubblicato su Nature Genetics apre nuove prospettive per personalizzare l’immunoterapia Tu si nat in Italy
Lo studio ha analizzato il ruolo della metilazione del DNA, un meccanismo epigenetico che regola l’attività dei geni senza modificarne la sequenza, e il suo impatto sulla risposta all’immunoterapia nei pazienti affetti da mesotelioma pleurico.
Attraverso un’analisi avanzata condotta sui campioni tumorali di 91 pazienti trattati con immunoterapia, i ricercatori hanno scoperto che specifici “profili epigenetici” del tumore sono strettamente collegati sia alla probabilità di risposta ai trattamenti sia alla sopravvivenza dei pazienti.
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Criteri Critici
Reggio Calabria – al G.O.M. la nuova terapia CAR-T che cambia il futuro dei tumori del sangue ZMEDIA
Reggio Calabria sfida il Nord: al G.O.M. la nuova terapia CAR-T che cambia il futuro dei tumori del sangue
C’è un luogo nel Sud d’Italia dove i pazienti affetti dalle forme più aggressive di tumori del sangue non devono più fare i bagagli per andare a curarsi altrove. C’è un luogo a Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria dove la frontiera della medicina si sposta ogni anno un po’ più in là, sfidando i luoghi comuni su una Sanità meridionale arretrata e inefficiente. Quel luogo è il G.O.M. di Reggio Calabria, diretto dalla Dott.ssa Tiziana Frittelli.
Qui le Unità di Ematologia e del Centro Trapianti di Midollo Osseo “Alberto Neri” da molti anni trattano i pazienti affetti da tumori del sangue con terapie sofisticate e innovative, sperimentando i protocolli più all’avanguardia, come le terapie CAR-T — che rappresentano l’ultima frontiera dell’immunoterapia oncologica — senza mai trascurare la componente empatica dell’attività assistenziale.
E proprio in tema di terapie innovative, è notizia di pochi giorni fa che il G.O.M. di Reggio è tra i primi centri in Italia ad attivare la nuovissima terapia a base di cellule CAR-T per il mieloma multiplo recidivante. Lo scorso 26 aprile, infatti, è partita la procedura di preparazione dei linfociti per il primo paziente dell’Ospedale di Reggio con Cilta-cel (ciltacabtagene autocel). Si tratta della cura più recente a base di cellule CAR-T, in grado di garantire una remissione duratura per una malattia che fino a pochi anni fa era considerata incurabile.
CAR-T: un primato nel Sud
È notizia di pochi giorni fa che il G.O.M. di Reggio Calabria è tra i primi centri italiani ad attivare la nuova CAR-T Cilta-cel per il mieloma multiplo recidivante: il 26 aprile scorso è iniziata la preparazione dei linfociti del primo paziente trattato con questa terapia, disponibile in Italia da pochissimi giorni e capace di garantire remissioni durature.
Il Dr. Massimo Martino, Direttore della U.O.C. Ematologia e del C.T.M.O., ricorda che nel 2020 il G.O.M. è stato il primo ospedale pubblico del Sud a somministrare CAR-T, trattando con successo una paziente campana con linfoma refrattario dopo quattro linee terapeutiche fallite.
Questo traguardo ha posto fine ai cosiddetti “viaggi della speranza”, permettendo ai pazienti di curarsi vicino ai propri affetti, aspetto fondamentale nel percorso terapeutico.
Oggi il G.O.M. amplia ulteriormente le indicazioni CAR-T grazie a una strategia pluriennale fatta di formazione, ricercae infrastrutture adeguate.
Il Polo Oncoematologico del presidio “Morelli”
Grazie al lavoro della Direzione Strategica, è stato creato un Polo oncoematologico che riunisce tutte le specialità oncologiche nel presidio ospedaliero “Morelli”, dove operano anche l’Unità Farmaci Antitumorali — inaugurata lo scorso dicembre — e il laboratorio di Citofluorimetria.
Un modello multidisciplinare
Il percorso di cura coinvolge un team altamente qualificato e una rete interna che comprende Farmacia, Laboratorio di Processazione Cellule Staminali, Laboratorio di Tipizzazione Tissutale e Servizio Immunotrasfusionale.
Inoltre, ogni caso clinico complesso viene valutato in sinergia con altri reparti specialistici dell’Ospedale, come la Terapia Intensiva e la Neurologia, in un modello multidisciplinare che rappresenta oggi uno dei punti di forza del centro reggino.
Trapianti: una storia lunga oltre 30 anni
Il C.T.M.O., fondato nel 1992 dal prof. Alberto Neri, effettua trapianti autologhi e allogenici.
Il trapianto allogenico, pur essendo particolarmente complesso, rappresenta spesso l’unica possibilità di guarigione per pazienti affetti da leucemie refrattarie.
Il livello qualitativo dei trapianti effettuati al G.O.M. è assolutamente allineato ai migliori centri del Nord Italia e si avvale di benchmark con le migliori realtà europee. Ogni segmento diagnostico vanta specifiche certificazioni di qualità, tra cui JACIE, ISS, CNS, CNT, SIE, IBMDR RC01 ed EFI.
Un modello che sfida i pregiudizi
Il G.O.M. di Reggio Calabria dimostra che anche nel Mezzogiorno è possibile costruire un’eccellenza pubblica sanitaria, grazie all’innovazione delle cure, alla formazione continua, al lavoro di squadra e alla partecipazione alla rete nazionale GITMO, che coordina circa 90 centri italiani.
Va sottolineato, infine, che il Centro Trapianti Midollo Osseo del G.O.M. di Reggio Calabria attrae oggi una significativa mobilità attiva dalle regioni limitrofe, confermandosi punto di riferimento del Sud Italia per le cure ematologiche più avanzate.
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Criteri Critici
Tumore al pancreas: l’intelligenza artificiale lo individua fino a 3 anni prima della diagnosi Okmedicina
Il tumore del pancreas è tra i più temibili in oncologia: silenzioso nelle fasi iniziali, nella stragrande maggioranza dei casi viene diagnosticato quando ha già superato i confini della ghiandola, rendendo vana ogni speranza di cura chirurgica. Il tasso di sopravvivenza a cinque anni si attesta ancora al di sotto del 15%. L’unica leva realmente efficace per cambiare questa prognosi è la diagnosi precoce — ma finora il pancreas è rimasto un organo straordinariamente difficile da sorvegliare con le tecniche convenzionali.
Un gruppo di ricercatori della Mayo Clinic ha ora pubblicato su Gut un lavoro destinato a segnare una svolta: un modello di intelligenza artificiale denominato REDMOD (Radiomics-based Early Detection MODel) è in grado di identificare i segnali precoci dell’adenocarcinoma duttale pancreatico (PDAC) su comuni TAC addominali eseguite per qualsiasi altra indicazione clinica — fino a tre anni prima che la malattia diventi clinicamente evidente.
Il nemico invisibile: perché il pancreas sfugge alla diagnosi precoce
L’adenocarcinoma duttale pancreatico rappresenta la forma più frequente di tumore pancreatico. La sua biologia lo rende particolarmente insidioso: nella fase preclinica, quando il tumore è ancora curabile, il pancreas mantiene un aspetto morfologicamente normale alla TAC convenzionale. Nessun nodulo visibile, nessuna alterazione strutturale grossolana che il radiologo possa segnalare.
Le conseguenze epidemiologiche sono drammatiche:
Oltre l’85% dei pazienti riceve la diagnosi dopo che la malattia ha già diffuso oltre la ghiandola.
Quando diagnosticato in fase localizzata, la sopravvivenza a cinque anni sale al 44% — un dato che ribadisce quanto sia cruciale intervenire in tempo.
Le proiezioni indicano che il tumore del pancreas diventerà la seconda causa di morte per neoplasia negli USA entro il 2030, con circa 67.530 nuovi casi attesi nel 2026.
Che cos’è REDMOD e come funziona
REDMOD è un modello di intelligenza artificiale basato sulla radiomica — una disciplina che estrae dall’imaging centinaia di caratteristiche quantitative relative alla texture e alla struttura dei tessuti, impercettibili all’occhio umano ma matematicamente rilevabili dagli algoritmi. Il sistema analizza la finissima architettura tissutale del pancreas nella TAC standard, cogliendo le micro-alterazioni che precedono di molto la comparsa di una massa visibile.
Il framework comprende diversi elementi tecnici di rilievo:
Segmentazione automatica del pancreas: il sistema delinea autonomamente i contorni della ghiandola dal tessuto circostante, eliminando la variabilità legata alla segmentazione manuale.
Estrazione di feature radiomiche: vengono calcolate centinaia di variabili quantitative che descrivono la texture, la densità e l’eterogeneità del parenchima pancreatico.
Classificazione del rischio: il modello assegna un punteggio di rischio neoplastico, stabile nel tempo e confrontabile tra istituzioni diverse, sistemi di imaging diversi e protocolli acquisitivi diversi.
Integrazione nel flusso clinico: REDMOD è progettato per essere applicato a TAC addominali già eseguite per altri motivi, senza richiedere alcuna preparazione manuale aggiuntiva.
I risultati dello studio: numeri che parlano chiaro
I ricercatori hanno validato REDMOD su quasi 2.000 TAC addominali provenienti da più istituzioni — tutte originariamente refertate come normali, incluse quelle di pazienti successivamente diagnosticati con PDAC. Il confronto diretto con le prestazioni dei radiologi esperti è inequivocabile:
Il dato più impressionante emerge nell’analisi per sottogruppo temporale: nelle TAC eseguite più di due anni prima della diagnosi clinica, REDMOD ha identificato quasi tre volte più tumori rispetto agli specialisti (68% vs 23%). Il tempo medio di anticipazione diagnostica è stato di 475 giorni — circa 16 mesi — con casi individuati fino a tre anni prima.
Altrettanto rilevante è la specificità dell’88%: su una coorte indipendente di 539 pazienti sani, il modello ha correttamente classificato come privi di tumore l’88% dei soggetti, contenendo il rischio di falsi positivi. La stabilità longitudinale del punteggio di rischio — con un accordo del 90-92% in caso di scansioni ripetute — garantisce inoltre la riproducibilità del modello nel tempo.
Popolazioni ad alto rischio: un’opportunità clinica concreta
Il lead author dello studio, il Prof. Ajit Harishkumar Goenka, radiologo e specialista in medicina nucleare della Mayo Clinic, ha sottolineato che REDMOD è in grado di identificare la firma radiologica del tumore da un pancreas apparentemente normale in contesti clinici eterogenei. Il modello è progettato specificamente per essere applicato a popolazioni ad alto rischio:
Pazienti con diabete mellito di nuova insorgenza, in cui l’alterazione glicemica può essere il primo segnale di un PDAC in fase occulta.
Soggetti con pancreatite cronica o con familiarità per tumore pancreatico.
Portatori di mutazioni germinali associate a neoplasie pancreatiche (BRCA2, PALB2, STK11, CDKN2A).
Fumatori e soggetti con obesità, entrambi fattori di rischio consolidati.
In questi soggetti, l’applicazione di REDMOD alle TAC già eseguite per altre indicazioni consentirebbe di sfruttare un’opportunità diagnostica finora sistematicamente sprecata.
Implicazioni cliniche e prospettive future
I ricercatori stessi sottolineano che la validazione prospettica rimane il passo indispensabile per confermare l’utilità clinica di REDMOD prima di una sua adozione su larga scala. Tuttavia, i risultati attuali rappresentano — nelle loro parole — “un avanzamento significativo verso il passaggio da una diagnosi tardiva e sintomatica a un’intercettazione proattiva pre-clinica”.
Le ricadute potenziali sul sistema sanitario sono molteplici:
Riclassificazione del rischio: i referti TAC normali nei pazienti ad alto rischio non sarebbero più definitivi, ma arricchiti da una valutazione quantitativa del rischio neoplastico sottosoglia.
Riduzione del time-to-diagnosis: anticipare la diagnosi di oltre un anno — e fino a tre — traduce in un aumento concreto delle possibilità di resezione chirurgica curativa.
Costo-efficacia: il modello si applica a imaging già disponibile, senza aggiunta di esami, radiazioni o costi strumentali.
Scalabilità multi-istituzionale: la validazione su dati provenienti da più centri con diversi sistemi TAC dimostra la generalizzabilità del modello al di là del setting originale.
Per il medico internista, questa ricerca suggerisce di considerare con attenzione ogni TAC addominale eseguita in pazienti con profilo di rischio per PDAC: quando strumenti come REDMOD saranno disponibili nella pratica clinica, quella che oggi è una scansione di routine potrà trasformarsi in una diagnosi salvavita.
Commento editoriale
Quello che REDMOD realizza non è un miracolo tecnologico: è il risultato dell’applicazione rigorosa della radiomica a un problema clinico di enorme portata. La diagnostica per immagini ha da sempre aspettato che i tumori diventassero visibili; ora l’intelligenza artificiale ci insegna a leggere ciò che l’occhio non vede — i cambiamenti submorfologici che precedono di anni la comparsa della malattia. Il tumore del pancreas ha per troppo tempo avuto il privilegio dell’invisibilità. Con REDMOD, questo privilegio inizia a essere scalfito.
Goenka, AH, et al. (2026). Intelligenza artificiale di nuova generazione per la rilevazione del cancro al pancreas non visibile in contesti a bassa prevalenza, con stabilità longitudinale e generalizzabilità multi-istituzionale. Gut. https://doi.org/10.1136/gutjnl-2025-337266
Jan, Z., El Assadi, F., Abd-alrazaq, A., & Jithesh, PV (2023). Intelligenza artificiale per la previsione e la diagnosi precoce del cancro al pancreas: Scoping review. Journal of Medical Internet Research, 25, e44248. https://doi.org/10.2196/44248
Almufareh, MF, Tehsin, S., Humayun, M., Kausar, S., Farooq, A., Aldossary, H., & Aljohani, A. (2026). Dalla radiomica ai trasformatori nella diagnosi e nella prognosi del cancro al pancreas. Frontiers in Medicine, 12, 1731922. https://doi.org/10.3389/fmed.2025.1731922
Huang, B., Huang, H., Zhang, S., Zhang, D., Shi, Q., Liu, J., & Guo, J. (2022). Intelligenza artificiale nel cancro del pancreas. Teranostica, 12(16), 6931–6954. https://doi.org/10.7150/thno.77949
Istituto Nazionale del Cancro. (2026). Statistiche sul cancro SEER: cancro al pancreas. https://seer.cancer.gov/statfacts/html/pancreas.html
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
40.7/100
Punteggio Totale
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Criteri Critici
Camminatamica ad Asti a favore dell’assistenza oncologica Gazzetta d'Alba
ASTI Venerdì 22 ad Asti è in programma la Camminatamica organizzata dall’Astro (Associazione scientifica per la terapia e ricerca in oncologia) che collabora con il reparto dell’ospedale Cardinal Massaia diretto da Marcello Tucci. Si tratta di una camminata non competitiva di circa 4 chilometri che attraversa le vie e le piazze del centro storico, organizzata a sostegno delle attività di Astro pulmino amico, unendo sport e solidarietà. Il ritrovo sarà alle 18.30 in piazza Roma, da dove verrà data la partenza alle 19. Il percorso si dipanerà nel centro cittadino, con ritorno in piazza Roma non oltre le 21. Seguirà un agnolotti-party e il concerto della Palmarosa band.
La quota di partecipazione è di 10 euro e include una t-shirt in edizione speciale e una copia della rivista Astigiani. L’adesione è gratuita per i bambini fino a 10 anni. Il ricavato andrà a favore dell’associazione Astro per il trasporto dei malati oncologici da casa propria all’ospedale e ritorno. Per iscrizioni e informazioni telefonare al numero 0141-48.66.08 (segreteria Astro).
Paolo Cavaglià
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO4
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?2
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?3
38.5/100
Punteggio Totale
C
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Criteri Critici
Ora la Campanella del Sollievo squilla nel Day Hospital dell’Oncologia di Cuneo La Stampa
Il Day Hospital del reparto di Oncologia dell’Azienda ospedaliera Santa Croce e Carle di Cuneo si arricchisce con un nuovo strumento, ricco di significati emotivi. È la «Campanella del Sollievo», installazione che fa riferimento a un rituale simbolico in cui il paziente suona una campana alla fine dell'ultimo ciclo di chemioterapia, per annunciare la conclusione delle cure, festeggiare la guarigione o l'inizio di una nuova fase libera dalla malattia. Una donazione di Paola Bodino, 41 anni, impiegata e madre di Cuneo, che da un anno e mezzo sta affrontando con un coraggio e una determinazione esemplari la sua battaglia contro un tumore.
«In quelle stanze non ho solo trovato personale molto professionale, ma anche tanta umanità, sensibilità, capacità di ascolto e tatto da parte di medici, infermieri e Oss del reparto – spiega la donna -. Ho incontrato tante persone come me, mamme, lavoratrici che si portano dentro mille dubbi e affrontano questo enorme ostacolo con un coraggio che spesso non sapevano di avere». E sottolinea ancora: «Ho sempre sentito speranza, accompagnata dalla paura, ma sempre speranza, mai voglia di abbandonare. Con la Campanella del Sollievo ho voluto condividere l'emozione indescrivibile del momento in cui, finalmente, si può dire di aver superato l'ostacolo».
Sulla targa della campana, Paola ha scritto un messaggio scandito da tre rintocchi che ogni paziente è invitato a compiere. Il primo rintocco è «per la forza con cui hai attraversato la tempesta. Oggi ne esci vincente. È la fine della tua avventura». Il secondo è «per chi ti ha accompagnato: riempilo di gratitudine per ogni mano che ti è stata tesa da medici, infermiere e Oss, per ogni loro sguardo e ogni cura che hai ricevuto da loro». Il terzo rintocco, infine, è «un soffio di coraggio per chi è ancora in queste camere, affinché, ascoltandolo, lotti con più speranza con l’obiettivo, un giorno di suonare questa campana». E conclude con «Buona Vita!».
“Un momento straordinario in un percorso difficile”
All’inaugurazione, venerdì, all’ospedale Carle di Confreria, hanno partecipato il direttore generale Franco Ripa, il direttore amministrativo Gabriele Giarola, il direttore della struttura complessa di Oncologia, Gianmauro Numico, e il direttore sanitario e del dipartimento di Emergenza, Giuseppe Lauria. «La Campanella del Sollievo – ha commentato Ripa - è un simbolo carico di significato che si sta diffondendo in molti ospedali e centri di cura, in particolare nei reparti di oncologia. Il gesto apparentemente semplice di suonare una campanella, rappresenta un momento straordinario per molti pazienti che affrontano il percorso difficile e complesso delle terapie contro il cancro. Grazie di cuore da parte mia e di tutta l’Azienda alla signora Paola che ha avuto questo pensiero». E Gianmauro Numico ha sottolineato: «Abbiamo accolto con entusiasmo la donazione della campanella, che rappresenta un modo per condividere il termine del percorso di cura; che qualche volta sarà definitivo, qualche volta temporaneo, ma sempre motivo di gratitudine e occasione per un segno di festa. In un tempo in cui tutto è diventato "uguale", "celebrare" un momento significativo della vita individuale attiva energie, rende migliori se stessi, chi vive la stessa esperienza e noi professionisti».
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?3
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
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Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
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Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
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40.7/100
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C
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Criteri Critici
Reggio Calabria | Al Gom attivata la nuova terapia CAR-T contro il mieloma multiplo La Novità Online
Il Grande ospedale metropolitano tra i primi centri italiani a utilizzare il trattamento innovativo con cellule Cilta-cel Entra nelCanale Whastappdi “La Novità Online”. Il Grande ospedale metropolitano di Reggio Calabria è tra i primi ospedali in Italia ad avviare la nuova terapia CAR-T con Cilta-cel per il trattamento del mieloma multiplo recidivante. La Direzione generale guidata da Tiziana Frittelli ha comunicato l’avvio della procedura per il primo paziente sottoposto alla terapia con ciltacabtagene autoleucel, considerata una delle più avanzate frontiere dell’immunoterapia oncologica. L’Unità di Ematologia e il Centro trapianti di midollo osseo “Alberto Neri”, diretti dal professor Massimo Martino, da anni lavorano su trattamenti innovativi per i tumori del sangue. Già nel 2020 il Gom era stato il primo ospedale pubblico del Sud Italia a somministrare una terapia CAR-T. Il nuovo percorso terapeutico viene sviluppato all’interno del Polo oncoematologico del presidio “Morelli”, dove operano diverse strutture specialistiche coinvolte nella gestione dei pazienti e nelle terapie avanzate.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
50.7/100
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B
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Criteri Critici
AbbVie come punto di riferimento nel trattamento delle malattie del sangue Forbes Italia
Nel campo delle leucemie, abbiamo assistito a un cambio di paradigma terapeutico. In particolare, nella leucemia linfatica cronica, la forma più diffusa nel mondo occidentale, si è superata la chemioterapia con l’evoluzione di trattamenti mirati spesso orali, che hanno ridefinito gli standard di cura. Più di recente abbiamo assistito all’affermazione della terapia a durata fissa come alternativa alla terapia continuativa. Oggi siamo in una fase in cui possiamo davvero parlare di medicina personalizzata nella leucemia linfatica cronica : la disponibilità di combinazioni efficaci sia in prima che in seconda linea ci consente di scegliere il trattamento più appropriato in base alle caratteristiche della malattia, alle comorbidità e agli obiettivi di vita del paziente.
L’avanzamento della ricerca scientifica, l’introduzione di terapie mirate e immunoterapie innovative e la crescente disponibilità di dati clinici hanno profondamente modificato negli ultimi anni il modo in cui le malattie del sangue vengono diagnosticate e trattate.
Anche nel campo dei linfomi, negli ultimi anni, c’è stata una trasformazione dovuta alla disponibilità di nuove soluzioni che hanno cambiato radicalmente lo scenario.
“L’innovazione terapeutica non è un’opzione, ma una necessità – sostiene il professor Pierluigi Zinzani, direttore dell’Istituto di ematologia ‘Lorenzo e Ariosto Seragnoli’ dell’Università degli Studi di Bologna – Nei linfomi non-Hodgkin, una delle patologie ematologiche più diffuse nell’adulto accanto alle terapie CAR-T, l’introduzione degli anticorpi bispecifici segna una svolta, perché, grazie all’innovativo meccanismo d’azione di ponte tra le cellule T e le cellule tumorali, rappresentano un’opzione terapeutica efficace, con un buon profilo di sicurezza e prontamente disponibile. Epcoritamab è ad oggi l’unico anticorpo bispecifico sottocute che può essere utilizzato sia per i pazienti con linfoma diffuso a grandi cellule B (DLBCL) e linfoma follicolare (FL) recidivati refrattari dopo almeno 2 linee di trattamento, e ha un panorama di sviluppo clinico in combinazione con immunomodulanti e immunoconiugati in linee precoci di trattamento, setting dove si sta puntando come sfide future di aumento dei tassi di cura. L’ematologia italiana a livello mondiale è sicuramente all’avanguardia allo stesso livello di quello che sono Francia e Germania”.
“AbbVie è da tempo un punto di riferimento per la cura dei tumori del sangue – commenta l’ingegner Fabrizio Greco, general manager di Abbvie Italia – Questo impegno nella strategia dell’azienda oggi si sviluppa in tre aree specifiche: immunologia, neuroscienze e oncologia. In particolare, nell’area onco-ematologica abbiamo una presenza molto forte con le terapie attuali ma già da tempo stiamo investendo molto in questo settore. Il focus della ricerca è ora nell’area del mieloma multiplo dove c’è un maggiore bisogno di cura e di nuove soluzioni per i pazienti. L’impegno dell’industria farmaceutica in generale, non soltanto quello della nostra azienda, è sicuramente quello di sviluppare soluzioni e innovazioni tecnologiche lì dove c’è più bisogno di salute.
Il progetto BeClose – The Hemaverse nasce per favorire il confronto e perché crediamo che la collaborazione e lo scambio di prospettive e di conoscenze siano fondamentali. Questo progetto è alla base di una moderna strategia dove la scienza sta diventando sempre più articolata e orientata nel trovare soluzioni, grazie alla tecnologia che con i dati dell’intelligenza artificiale amplia ulteriormente le possibilità di sviluppo di nuove soluzioni terapeutiche”.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
44.1/100
Punteggio Totale
C
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Criteri Critici
Nevi e diagnosi precoce del melanoma: pubblicata la raccomandazione ISS/SNLG sull’appropriatezza prescrittiva simg.it
Nevi e diagnosi precoce del melanoma: pubblicata la raccomandazione ISS/SNLG sull’appropriatezza prescrittiva
Nevi e diagnosi precoce del melanoma: pubblicata la raccomandazione ISS/SNLG sull’appropriatezza prescrittiva
È stata pubblicata sul sito del Sistema Nazionale Linee Guida dell’Istituto Superiore di Sanità la Raccomandazione di Buona Pratica Clinico-Assistenziale dedicata all’appropriatezza prescrittiva della visita di valutazione generale dei nevi per la diagnosi precoce del melanoma.
Il documento affronta un tema di particolare rilevanza per la Medicina Generale e per l’organizzazione dei percorsi di prevenzione: l’utilizzo appropriato della valutazione dermatologica generale dei nevi nella popolazione adulta asintomatica, in assenza di lesioni clinicamente sospette. La raccomandazione sottolinea la necessità di distinguere tra diagnosi precoce mirata, fondata sul sospetto clinico e sulla valutazione del rischio individuale, e ricorso routinario a prestazioni non selettive, per le quali le evidenze disponibili non dimostrano con sufficiente certezza un beneficio sugli esiti clinicamente rilevanti.
SIMG, che ha collaborato alla stesura del documento attraverso il contributo del dott. Maurizio Cancian, segnala questa pubblicazione come strumento utile per orientare le decisioni prescrittive del Medico di Medicina Generale, promuovere l’appropriatezza clinico-assistenziale e favorire un uso proporzionato e sostenibile delle risorse sanitarie.
Consulta il documento sul sito ISS/SNLG: https://www.iss.it/web/guest/-/appropriatezza-prescrittiva-visita-valutazione-generale-nevi-arbpca-pubblicata-grade
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
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Criteri Critici
Mesotelioma pleurico: uno studio pubblicato su Nature Genetics apre nuove prospettive per personalizzare l’immunoterapia cittadiariano.it
Un importante passo avanti nella lotta contro il mesotelioma pleurico, una forma aggressiva di tumore che colpisce il rivestimento dei polmoni, arriva da uno studio internazionale pubblicato sulla prestigiosa rivista scientificaNature Genetics. La ricerca, intitolataTumor DNA methylation subtypes predict immunotherapy outcomes in pleural mesothelioma patients in the NIBIT-EPI-MESO study, è stata coordinata dal gruppo di Biologia Computazionale di Biogem, in collaborazione con l’Università degli Studi di Siena, l’Università degli Studi di Ferrara e numerosi altri centri di ricerca italiani e internazionali. Lo studio ha analizzato il ruolo dellametilazione del DNA, un meccanismo epigenetico che regola l’attività dei geni senza modificarne la sequenza, e il suo impatto sulla risposta all’immunoterapia nei pazienti affetti da mesotelioma pleurico. Attraverso un’analisi avanzata condotta sui campioni tumorali di91 pazienti trattati con immunoterapia, i ricercatori hanno scoperto che specifici “profili epigenetici” del tumore sono strettamente collegati sia alla probabilità di risposta ai trattamenti sia alla sopravvivenza dei pazienti. In particolare, i risultati mostrano che la metilazione del DNA può influenzare direttamente il comportamento del sistema immunitario contro il tumore, regolando geni coinvolti nell’infiammazione, nella capacità del tumore di essere riconosciuto dalle difese immunitarie e nel richiamo delle cellule immunitarie nell’area malata. Questo significa che alcuni pazienti, in base alle caratteristiche molecolari del proprio tumore, possono beneficiare maggiormente dei farmaci immunoterapici oggi disponibili, come gli inibitori dei checkpoint immunitari anti-PD-1 e anti-CTLA-4, mentre altri potrebbero ottenere risultati più limitati. Un altro risultato di grande rilievo è lo sviluppo di unmodello predittivocapace di stimare, attraverso l’analisi della metilazione del DNA, la probabilità che un paziente risponda positivamente all’immunoterapia. Uno strumento che potrebbe contribuire, in futuro, a rendere le cure sempre più personalizzate e mirate. Questa ricerca si inserisce in un percorso già avviato dallo stesso gruppo di Biogem nel campo del melanoma metastatico, rafforzando l’idea che le caratteristiche epigenetiche dei tumori abbiano un ruolo decisivo nel determinare l’efficacia delle terapie immunologiche. Nel complesso, lo studio apre nuove prospettive per lo sviluppo distrategie terapeutiche combinate tra immunoterapia ed epigenetica, con l’obiettivo di rendere i tumori più vulnerabili all’azione del sistema immunitario e migliorare concretamente le possibilità di cura per i pazienti. Per approfondire:https://www.nature.com/articles/s41588-026-02580-4 Chi Siamo-PrivacyeCookie-Note Legali Testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Benevento al n.03/2021 e iscritta al ROC al n. 36733. Per informazioni sui contenuti del sito e richieste di collaborazione contattare la Redazione all'indirizzo. Per suggerimenti, segnalazioni di problemi e richieste di supporto contattare l'area tecnica all'indirizzo. Le collaborazioni sono a titolo gratuito. Per le soluzioni pubblicitarie sul portale contattare: X5G SNC -Via Cardito, 202 - Ariano Irpino (AV)Responsabile CommercialeMassimiliano Della Paolera - Tel. 331.7113936www.x5g.it-
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
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Criteri Critici
Nuovi anticorpi contro il morbillo: la svolta scientifica che apre a cure mirate e prevenzione avanzata Il Messaggero
lunedì 18 maggio 2026, 14:44
Una nuova strategia scientifica promette di rivoluzionare la prevenzione e la cura del morbillo, con particolare attenzione ai soggetti che non possono ricevere il vaccino tradizionale.
L’approccio degli anticorpi personalizzati
Un team di ricercatori statunitensi del La Jolla Institute for Immunology ha messo a punto un sistema che prevede la creazione di anticorpi «su misura», capaci di imitare la risposta naturale del sistema immunitario dopo la vaccinazione.
Il lavoro, sostenuto dal National Institutes of Health e pubblicato su Cell Host & Microbe, si inserisce in un contesto particolarmente delicato, segnato dall’aumento dei casi di morbillo in tutto il mondo.
Studio delle cellule immunitarie
I ricercatori hanno analizzato i linfociti B della memoria prelevati da una persona vaccinata contro il morbillo. Questa analisi ha consentito di ottenere una mappa precisa degli anticorpi utilizzati dal corpo per riconoscere e neutralizzare il virus.
Sulla base di questa mappatura, il team ha selezionato e replicato in laboratorio gli anticorpi più promettenti, per poi testarli su modelli animali.
I risultati sono stati incoraggianti: alcuni anticorpi hanno permesso di ridurre drasticamente la presenza del virus nei polmoni, arrivando in certi casi a renderlo quasi completamente non rilevabile.
Una soluzione per i fragili
Secondo gli autori della ricerca, questa scoperta rappresenta una svolta: le infusioni di anticorpi potrebbero essere impiegate sia in prevenzione sia come terapia successiva all’esposizione, fornendo una risposta concreta per le persone immunodepresse o non vaccinabili.
La coordinatrice dello studio spiega che «queste molecole possono sia impedire l’infezione, sia intervenire nelle fasi iniziali della malattia, riducendo notevolmente la diffusione del virus nell’organismo».
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Criteri Critici
Il Gom di Reggio Calabria tra i primi centri in Italia a lanciare la nuova terapia CAR-T contro il mieloma multiplo Calabria 7
La sanità calabrese traccia una nuova linea di confine nella lotta contro le patologie onco-ematologiche più aggressive. Il Grande ospedale metropolitano (Gom) di Reggio Calabria si attesta tra i primissimi poli sanitari sull’intero territorio nazionale ad attivare la nuovissima terapia a base di cellule CAR-T “Cilta-cel” per il trattamento del mieloma multiplo recidivante. L’annuncio ufficiale arriva direttamente dalla Direzione generale dell’azienda, guidata da Tiziana Frittelli, la quale ha confermato l’avvio, lo scorso 26 aprile, delle delicate procedure di preparazione dei linfociti per il primo paziente della struttura. Il fulcro di questa innovazione risiede nel ciltacabtagene autocel, considerato dagli esperti “la cura più recente a base di cellule CAR-T che è in grado di garantire una remissione duratura per una malattia che era considerata incurabile”.
Questo traguardo non nasce dal caso, ma si innesta sul solco tracciato dall’Unità operativa complessa di Ematologia e dal Centro trapianti di midollo osseo “Alberto Neri”. Le due strutture “da molti anni trattano i pazienti affetti da tumori del sangue con terapie sofisticate e innovative, sperimentando i protocolli più all’avanguardia, come le terapie CAR-T (che rappresentano l’ultima frontiera dell’immunoterapia in campo oncologico), senza mai trascurare la componente empatica dell’attività assistenziale”.
Stop ai viaggi della speranza: il valore del fattore umano
Il consolidamento tecnologico del Gom rappresenta una svolta non solo scientifica, ma anche profondamente sociale per il Mezzogiorno. Il direttore della Uoc Ematologia e del Ctmo, Massimo Martino, ha ricordato come già nel 2020 l’azienda reggina avesse conquistato il primato di primo ospedale pubblico del Sud Italia a somministrare un trattamento CAR-T, curando con successo una paziente campana affetta da linfoma refrattario dopo il fallimento di ben quattro linee terapeutiche precedenti.
Come evidenziato nella nota ufficiale del nosocomio, “questo traguardo ha posto fine ai “viaggi della speranza”, permettendo ai pazienti di curarsi vicino ai propri affetti, aspetto non secondario nel percorso di cura. Oggi il Gom amplia ulteriormente le indicazioni CAR T, grazie a una strategia pluriennale fatta di formazione, ricerca e infrastrutture adeguate”. La possibilità di ricevere assistenza specialistica di altissimo livello senza dover affrontare lunghi e logoranti spostamenti verso le regioni settentrionali migliora sensibilmente la qualità della vita dei degenti e l’efficacia dei protocolli applicati.
Un polo onco-ematologico integrato e multidisciplinare
L’implementazione delle terapie cellulari avanzate richiede un’architettura organizzativa complessa e una perfetta sinergia tra diversi reparti. La Direzione strategica del Gom ha risposto a questa esigenza strutturando un Polo onco-ematologico integrato presso il presidio ospedaliero “Morelli”. All’interno di questa cittadella della salute operano in stretto contatto l’Unità farmaci antitumorali, inaugurata lo scorso dicembre, e il laboratorio di Citofluorimetria.
Il percorso clinico del paziente viene gestito attraverso una rete interna permanente e altamente qualificata, che vede la cooperazione della Farmacia ospedaliera, del Laboratorio di processazione delle cellule staminali, del Laboratorio di tipizzazione tissutale e del Servizio immunotrasfusionale. A garanzia della massima sicurezza e della gestione dei potenziali effetti collaterali, ogni singolo caso clinico ad alta complessità viene valutato e monitorato in costante sinergia con altre specialità cruciali del presidio, quali la Terapia intensiva e la Neurologia, configurando un modello assistenziale multidisciplinare d’avanguardia.
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Criteri Critici
Reggio Calabria pioniera nel Sud: al GOM parte la terapia CAR-T contro il mieloma multiplo VeritasNews24
Il Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria si distingue come uno dei pionieri in Italia nell’implementazione della terapia con cellule CAR-T cilta-cel per il trattamento del mieloma multiplo recidivante. La notizia è stata condivisa dalla Direzione generale dell’Azienda, guidata da Tiziana Frittelli, che ha annunciato l’avvio della preparazione dei linfociti per il primo paziente dal 26 aprile. Questa terapia, conosciuta anche come ciltacabtagene autocel, rappresenta un’innovazione significativa, poiché offre la possibilità di una remissione a lungo termine per una patologia ritenuta precedentemente incurabile.
In una nota ufficiale, si sottolinea che le Unità di ematologia e il Centro trapianti di midollo osseo “Alberto Neri” hanno da anni affiancato pazienti con tumori ematici attraverso approcci terapeutici avanzati, sperimentando protocolli d’avanguardia come le terapie CAR-T, considerate l’ultimo avamposto dell’immunoterapia oncologica, mantenendo sempre un forte legame con l’aspetto umano dell’assistenza.
Massimo Martino, direttore della Uoc Ematologia e del CTMO, fa riferimento all’importante traguardo del 2020, quando il GOM è diventato il primo ospedale pubblico del Sud a utilizzare la terapia CAR-T, riuscendo a trattare con successo una paziente proveniente dalla Campania affetta da linfoma refrattario dopo cicli terapeutici andati a vuoto. “Questo risultato – si legge nella nota – ha eliminato la necessità di lunghi viaggi per cure, consentendo ai pazienti di ricevere assistenza in prossimità dei propri cari, un aspetto fondamentale nel percorso di cura. Ora, il GOM amplia ulteriormente le indicazioni per la terapia CAR-T, grazie a una pianificazione strategica che si sviluppa nel tempo e include formazione, ricerca e strutture adeguate”.
La Direzione strategica ha contribuito alla creazione di un Polo onco-ematologico che riunisce tutte le specialità oncologiche all’interno del presidio ospedaliero “Morelli”. Qui sono attive anche l’Unità per i farmaci antitumorali, inaugurata recentemente nel mese di dicembre, e un laboratorio di Citofluorimetria. Il processo di trattamento coinvolge un team altamente specializzato, supportato da una rete interna che comprende la Farmacia, il Laboratorio di processazione delle cellule staminali, il Laboratorio per la tipizzazione tissutale e il Servizio di immunotrasfusione. Ogni caso clinico complesso viene analizzato in collaborazione con altri reparti specializzati, come la Terapia intensiva e la Neurologia.