📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?5
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?2
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Tumori. Al San Camillo Forlanini di Roma al via la Car-T per i pazienti ematologici Quotidiano Sanità
Una nuova frontiera terapeutica si apre all’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini. La struttura romana ha infatti introdotto la terapia cellulare delle CAR-T (Chimeric Antigen Receptor T Cell Therapies) per pazienti ematologici. Si tratta del terzo ospedale nel Lazio, il primo non universitario, a dotarsi della possibilità di somministrare l’innovativa terapia genica antitumorale personalizzata, che ha lo scopo di “addestrare” il sistema immunitario del paziente a riconoscere e distruggere le cellule tumorali.
Il primo paziente a ricevere la terapia, affetto da linfoma mantellare non rispondente alle terapie convenzionali, è stato ricoverato alla metà del mese aprile e dimesso in buone condizioni il 6 maggio, dopo un periodo di necessaria osservazione.
“L’introduzione della terapia CAR-T presso l’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini rappresenta un importante passo avanti per la sanità del Lazio. Si tratta di una tecnologia innovativa che consente di ampliare l’accesso a cure altamente specialistiche per pazienti affetti da patologie ematologiche complesse. È un risultato reso possibile grazie al lavoro di squadra di medici, infermieri, biologi, tecnici e operatori sanitari che hanno affrontato con professionalità un percorso articolato e altamente qualificato”, dichiara in una nota il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca.
“Questo traguardo si inserisce nel più ampio progetto del Centro Regionale per le Terapie Cellulari e Geniche, collocato presso il San Camillo Forlanini e che vedrà la collaborazione di tutti gli istituti di ricerca e delle università del Lazio per promuovere innovazione, ricerca e sviluppo di nuove opportunità terapeutiche a beneficio dei cittadini. La Regione Lazio continuerà a sostenere investimenti nell’innovazione clinica e nel rafforzamento della rete ospedaliera pubblica, con l’obiettivo di garantire ai cittadini cure sempre più avanzate e accessibili sul territorio”, conclude il presidente.
La svolta terapeutica
La terapia cellulare con CAR-T, spiega la nota, fa parte del complesso gruppo delle terapie immunologiche che sta rivoluzionando lo scenario terapeutico in onco-ematologia. Le Chimeric Antigen Receptor T Cells sono linfociti T – un tipo di globuli bianchi fondamentali per il sistema immunitario adattativo – prelevati dal paziente stesso e geneticamente riprogrammati, per “attaccare e sconfiggere” le cellule tumorali.
Si tratta di un eccezionale esempio di tessuto umano che agisce da farmaco. La caratteristica più importante di questo trattamento, infatti, è che a differenza di altre terapie che mirano solo al controllo della malattia, le CAR-T permettono la guarigione del paziente attraverso l’eradicazione del tumore.
“Poter offrire questa tecnologia d’avanguardia significa posizionare il San Camillo nel network dei centri di eccellenza ematologica a livello nazionale, un risultato possibile grazie all’impegno e al supporto della Regione Lazio – sottolinea la dottoressa Roberta Battistini, direttore f.f. UOC Ematologia e Trapianto CSE -. Per i pazienti affetti da linfomi o leucemie che non hanno risposto alle cure tradizionali, tutto questo si traduce in una reale e rivoluzionaria opportunità di guarigione, garantendo loro l’accesso ai trattamenti più avanzati direttamente nella nostra struttura, senza costringerli a faticosi spostamenti”.
Attualmente le CAR-T rappresentano la terapia con le più elevate probabilità di successo nei casi in cui il trattamento standard (come la chemioterapia e il trapianto autologo di cellule staminali) offrono scarse possibilità di ottenere la remissione completa della malattia. La terapia viene quindi utilizzata per trattare forme aggressive di tumore del sangue, come Linfoma non Hodgkin a grandi cellule B, Linfoma non Hodgkin a grandi cellule B primitivo del Mediastino, Linfoma Follicolare, Linfoma Mantellare, Leucemia Linfoblastica Acuta, Mieloma Multiplo.
Per raggiungere questo traguardo e governare in sicurezza ogni fase di un percorso clinico così complesso, è stato istituito presso l’azienda un CAR-T Cell-Team (CTCT) multidisciplinare composto da ematologi, medici e biologi dell’UOC di Medicina Trasfusionale, rianimatori, neurologi e farmacisti, che ha svolto specifici corsi di formazione e riunioni di coordinamento tra i diversi reparti coinvolti.
Dall’ingegnerizzazione alla somministrazione
Il processo prevede diverse fasi. Prima il paziente viene sottoposto, presso gli ambulatori della UOC di Ematologia e Trapianto CSE (Cellule Staminali Emopoietiche), ad una serie di valutazioni specifiche al fine di verificarne l’eleggibilità al trattamento. Successivamente si passa alla raccolta dei linfociti (linfocito-aferesi) del paziente presso l’Unità Aferesi dell’UOC Medicina Trasfusionale e Cellule Staminali. Il sangue viene raccolto, centrifugato e diviso nelle sue componenti da un separatore cellulare.
Il prodotto viene quindi inviato dal personale dell’Unità di processazione Cellulare, tramite corriere specializzato dotato di dry-shipper a temperatura controllata, alla “cell factory” dove avverrà l’espansione e ingegnerizzazione dei linfociti T. Al termine della lavorazione i linfociti trasformati in CAR-T cells vengono reinviati al Centro di Trattamento criopreservati a -180 gradi.
La terza fase prevede la reinfusione al paziente delle sue “super cellule T”. Le CAR-T sono una potentissima “terapia viva”: la loro forte capacità antitumorale può anche produrre eventi avversi gravi e per questo è necessario un periodo di ricovero di circa 10 -15 giorni per eseguire una preparazione specifica, l’osservazione e la gestione delle complicanze post infusione.
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Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
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Medicina d’avanguardia al San Camillo Forlanini con terapia Car-T Askanews
Roma, 29 mag. (askanews) – Una nuova frontiera terapeutica si apre all’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini. La struttura romana ha infatti introdotto la terapia cellulare delle CAR-T (Chimeric Antigen Receptor T Cell Therapies) per pazienti ematologici. Si tratta del terzo ospedale nel Lazio, il primo non universitario, a dotarsi della possibilità di somministrare l’innovativa terapia genica antitumorale personalizzata, che ha lo scopo di “addestrare” il sistema immunitario del paziente a riconoscere e distruggere le cellule tumorali.Il primo paziente a ricevere la terapia, affetto da linfoma mantellare non rispondente alle terapie convenzionali, è stato ricoverato alla metà del mese aprile e dimesso in buone condizioni il 6 maggio, dopo un periodo di necessaria osservazione. “L’introduzione della terapia CAR-T presso l’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini rappresenta un importante passo avanti per la sanità del Lazio. Si tratta di una tecnologia innovativa che consente di ampliare l’accesso a cure altamente specialistiche per pazienti affetti da patologie ematologiche complesse. È un risultato reso possibile grazie al lavoro di squadra di medici, infermieri, biologi, tecnici e operatori sanitari che hanno affrontato con professionalità un percorso articolato e altamente qualificato”, dichiara il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca.“Questo traguardo si inserisce nel più ampio progetto del Centro Regionale per le Terapie Cellulari e Geniche, collocato presso il San Camillo Forlanini e che vedrà la collaborazione di tutti gli istituti di ricerca e delle università del Lazio per promuovere innovazione, ricerca e sviluppo di nuove opportunità terapeutiche a beneficio dei cittadini. La Regione Lazio continuerà a sostenere investimenti nell’innovazione clinica e nel rafforzamento della rete ospedaliera pubblica, con l’obiettivo di garantire ai cittadini cure sempre più avanzate e accessibili sul territorio”, conclude il Presidente. La terapia cellulare con CAR-T fa parte del complesso gruppo delle terapie immunologiche che sta rivoluzionando lo scenario terapeutico in onco-ematologia. Le Chimeric Antigen Receptor T Cells sono linfociti T – un tipo di globuli bianchi fondamentali per il sistema immunitario adattativo – prelevati dal paziente stesso e geneticamente riprogrammati, per “attaccare e sconfiggere” le cellule tumorali.Si tratta di un eccezionale esempio di tessuto umano che agisce da farmaco. La caratteristica più importante di questo trattamento, infatti, è che a differenza di altre terapie che mirano solo al controllo della malattia, le CAR-T permettono la guarigione del paziente attraverso l’eradicazione del tumore. “Poter offrire questa tecnologia d’avanguardia significa posizionare il San Camillo nel network dei centri di eccellenza ematologica a livello nazionale, un risultato possibile grazie all’impegno e al supporto della Regione Lazio – sottolinea la dottoressa Roberta Battistini, direttore f.f. UOC Ematologia e Trapianto CSE -. Per i pazienti affetti da linfomi o leucemie che non hanno risposto alle cure tradizionali, tutto questo si traduce in una reale e rivoluzionaria opportunità di guarigione, garantendo loro l’accesso ai trattamenti più avanzati direttamente nella nostra struttura, senza costringerli a faticosi spostamenti”.Attualmente le CAR-T rappresentano la terapia con le più elevate probabilità di successo nei casi in cui il trattamento standard (come la chemioterapia e il trapianto autologo di cellule staminali) offrono scarse possibilità di ottenere la remissione completa della malattia. La terapia viene quindi utilizzata per trattare forme aggressive di tumore del sangue, come Linfoma non Hodgkin a grandi cellule B, Linfoma non Hodgkin a grandi cellule B primitivo del Mediastino, Linfoma Follicolare, Linfoma Mantellare, Leucemia Linfoblastica Acuta, Mieloma Multiplo. Per raggiungere questo traguardo e governare in sicurezza ogni fase di un percorso clinico così complesso, è stato istituito presso l’azienda un CAR-T Cell-Team (CTCT) multidisciplinare composto da ematologi, medici e biologi dell’UOC di Medicina Trasfusionale, rianimatori, neurologi e farmacisti, che ha svolto specifici corsi di formazione e riunioni di coordinamento tra i diversi reparti coinvolti. Il processo prevede diverse fasi. Prima il paziente viene sottoposto, presso gli ambulatori della UOC di Ematologia e Trapianto CSE (Cellule Staminali Emopoietiche), ad una serie di valutazioni specifiche al fine di verificarne l’eleggibilità al trattamento. Successivamente si passa alla raccolta dei linfociti (linfocito-aferesi) del paziente presso l’Unità Aferesi dell’UOC Medicina Trasfusionale e Cellule Staminali. Il sangue viene raccolto, centrifugato e diviso nelle sue componenti da un separatore cellulare. Il prodotto viene quindi inviato dal personale dell’Unità di processazione Cellulare, tramite corriere specializzato dotato di dry-shipper a temperatura controllata, alla “cell factory” dove avverrà l’espansione e ingegnerizzazione dei linfociti T. Al termine della lavorazione i linfociti trasformati in CAR-T cells vengono reinviati al Centro di Trattamento criopreservati a -180 gradi. La terza fase prevede la reinfusione al paziente delle sue “super cellule T”. Le CAR-T sono una potentissima “terapia viva”: la loro forte capacità antitumorale può anche produrre eventi avversi gravi e per questo è necessario un periodo di ricovero di circa 10 -15 giorni per eseguire una preparazione specifica, l’osservazione e la gestione delle complicanze post infusione.
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Mieloma multiplo, a Perugia al via i primi trattamenti con la terapia CAR-T Quotidiano Dell'Umbria
L’Ematologia dell’Azienda Ospedaliera ottiene la certificazione internazionale per la terapia cellulare avanzata. Già avviato il percorso terapeutico per i primi quattro pazienti umbri
Un nuovo importante traguardo per la sanità umbra e per la lotta contro le malattie del sangue. L’Azienda Ospedaliera di Perugia ha ottenuto la certificazione internazionale che autorizza l’utilizzo della terapia cellulare CAR-T nel trattamento del mieloma multiplo in seconda linea, consolidando il ruolo dell’Ematologia perugina tra i centri di riferimento nazionali per le terapie innovative.
Si tratta di una delle più avanzate frontiere della medicina personalizzata. Le CAR-T (Chimeric Antigen Receptor T-cell) sono terapie cellulari che prevedono il prelievo dei linfociti T del paziente, la loro modifica genetica in laboratorio e la successiva reinfusione per consentire al sistema immunitario di riconoscere e colpire le cellule tumorali.
L’attivazione del programma consentirà ai pazienti umbri e provenienti da altre regioni di accedere a questo trattamento altamente innovativo direttamente in Umbria, evitando il trasferimento verso altri centri specializzati. Un risultato che si inserisce nel percorso di innovazione sanitaria e tecnologica promosso dalla Regione Umbria e che rafforza ulteriormente la capacità attrattiva dell’Ematologia regionale.
La certificazione è il punto di arrivo di un complesso percorso organizzativo, clinico e assistenziale che ha coinvolto il programma trapianti, il team dedicato al mieloma multiplo, il personale infermieristico specializzato, il Servizio Immunotrasfusionale per le procedure di linfocitoaferesi, la rete laboratoristica e tutti i professionisti impegnati nella gestione multidisciplinare dei pazienti candidati alle terapie avanzate.
Nel corso di una riunione collegiale che ha coinvolto le diverse realtà ematologiche umbre sono già stati individuati i primi quattro pazienti candidati al trattamento, selezionati secondo criteri condivisi di appropriatezza clinica e priorità terapeutica. I pazienti hanno già iniziato il percorso che comprende la linfocitoaferesi, fase indispensabile per la produzione della terapia cellulare personalizzata.
Particolare attenzione è riservata anche alla valutazione multidisciplinare pre-aferesi, che coinvolge diversi specialisti con l’obiettivo di garantire sicurezza, appropriatezza clinica e corretta selezione dei candidati. L’iniziativa nasce infatti da una collaborazione costante tra le strutture ematologiche umbre impegnate nella gestione territoriale e specialistica dei pazienti affetti da mieloma multiplo, per assicurare un accesso equo e tempestivo alle cure più innovative.
“La disponibilità delle CAR-T per il mieloma multiplo rappresenta un passaggio molto importante per i pazienti affetti da malattia ad alto bisogno clinico – sottolinea la professoressa Maria Paola Martelli, direttrice della Struttura Complessa di Ematologia dell’Azienda Ospedaliera di Perugia –. Questo risultato è frutto di un grande lavoro di squadra e della stretta integrazione tra attività clinica, trapiantologica, aferetica, laboratoristica e confronto continuo tra i professionisti ematologi della regione”.
Soddisfazione anche da parte della direzione aziendale. “L’ottenimento della certificazione e l’avvio dei primi pazienti confermano la capacità dell’Azienda Ospedaliera di Perugia di sviluppare percorsi altamente specialistici e innovativi, mettendo al centro qualità delle cure, sicurezza e accessibilità dei trattamenti – evidenzia Antonio D’Urso, direttore generale dell’Azienda Ospedaliera di Perugia –. Questa ulteriore certificazione consolida l’eccellenza della struttura di Ematologia, punto di riferimento regionale e nazionale per molti pazienti”.
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Criteri Critici
Aggiornamento medico del 14 settembre: firmato un accordo su una nuova tecnologia per la diagnosi e il trattamento del cancro. Vietnam.vn
Allo stesso tempo, scienziati , esperti e medici in Vietnam hanno anche l'opportunità di accedere direttamente alle tecnologie chiave, imparare dai maggiori esperti di tutto il mondo e migliorare così le proprie competenze professionali e capacità di ricerca.
Accordo firmato sulle nuove tecnologie per la diagnosi e il trattamento del cancro.
La cerimonia di firma dell'accordo di cooperazione per l'impiego di nuove tecnologie nella diagnosi e nel trattamento del cancro tra il Sistema Ospedaliero Generale Tam Anh e il Centro Nazionale di Ricerca per la Radioterapia della Federazione Russa, uno dei centri leader a livello mondiale nel campo dell'oncologia, rappresenta un importante sviluppo nelle relazioni mediche tra Vietnam e Russia.
Secondo le statistiche di Globocan del 2022, in Vietnam si registrano ogni anno oltre 180.400 nuovi casi di cancro e 120.100 decessi per questa patologia, la maggior parte dei quali diagnosticati in fase avanzata.
L'evento si è svolto alla presenza del Ministro della Salute vietnamita, Dao Hong Lan, e del Ministro della Salute della Federazione Russa, Mikhail Albertovich Murashko, insieme all'Ambasciatore Straordinario e Plenipotenziario della Federazione Russa in Vietnam, Gennady Stepanovich Bezdetko.
Questo evento speciale riveste particolare importanza, dato che il cancro continua a rappresentare un grave problema a livello globale e in Vietnam. Secondo le statistiche di Globocan 2022, in Vietnam si registrano ogni anno oltre 180.400 nuovi casi di cancro e 120.100 decessi correlati, la maggior parte dei quali diagnosticati in fase avanzata, il che rende difficili le terapie esistenti e comporta costi elevati per i farmaci specialistici.
I punti salienti dell'accordo di cooperazione tra le due parti includono: lo scambio di esperienze pratiche nell'applicazione di tecnologie moderne e metodi per la prevenzione, la diagnosi e il trattamento del cancro; l'organizzazione e lo svolgimento di conferenze scientifiche; lo sviluppo della cooperazione nella ricerca scientifica nei settori dell'oncologia, della chirurgia oncologica, della radioterapia, della chemioradioterapia, ecc.
Secondo l'accordo firmato, le due parti collaboreranno ampiamente nella ricerca scientifica, nel trasferimento tecnologico per la produzione di vaccini e farmaci biologici, nonché nella formazione, nello scambio di esperienze e nell'applicazione dei metodi più avanzati per la diagnosi e il trattamento del cancro. Immediatamente dopo la cerimonia di firma, in Vietnam saranno avviate attività di scambio di informazioni scientifiche, formazione tecnica e applicazione pratica.
Nel suo intervento alla cerimonia, il Ministro federale della Sanità russo Mikhail Murashko ha affermato che il sistema sanitario russo è attualmente riconosciuto dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) come uno dei più completi ed efficaci al mondo, in particolare in settori quali la medicina preventiva, la cura del cancro, i trapianti di organi e la sanità ad alta tecnologia.
Ha considerato questo evento collaborativo una tappa fondamentale per la realizzazione di accordi di alto livello tra i due Paesi, volti a migliorare la qualità dell'assistenza sanitaria per il popolo vietnamita.
Il Centro Nazionale di Ricerca per la Radioterapia, partner firmatario dell'evento, è il primo istituto di ricerca sul cancro in Russia e in Europa, con una storia di oltre 100 anni di attività.
Il centro è all'avanguardia nell'invenzione e nell'applicazione di numerose tecnologie innovative per il trattamento del cancro, come la chirurgia mininvasiva, la protonterapia, la radioembolizzazione, la chemioradioterapia combinata e i vaccini contro il cancro. Molte di queste tecnologie sono brevettate e hanno dimostrato un'efficacia clinica superiore.
Durante la cerimonia di firma, il Ministro della Salute vietnamita Dao Hong Lan ha sottolineato che la cooperazione tra due enti di spicco dei settori sanitario vietnamita e russo non ha solo un significato simbolico, ma apre anche concrete opportunità di collaborazione nel campo della diagnostica e della cura medica di alta qualità, della ricerca e dell'applicazione di tecniche avanzate nell'assistenza sanitaria di comunità.
Ha affermato che gli accordi firmati oggi apriranno la strada a numerosi programmi di cooperazione pratica, soprattutto nel trattamento del cancro con tecnologie avanzate, nonché nella produzione di vaccini e prodotti biologici medicali, che rappresentano esigenze urgenti non solo per il Vietnam e la Federazione Russa, ma anche per il mondo intero.
Le dolorose conseguenze delle iniezioni di silicone liquido.
Il Centro di Chirurgia Plastica ed Estetica dell'Ospedale Militare Centrale 108 ha recentemente eseguito un intervento chirurgico d'urgenza per trattare gravi complicazioni in una donna che si era sottoposta a un intervento di aumento del seno cinque anni prima.
La paziente è la signora NTT, nata nel 1990, che si è sottoposta a iniezioni di filler nel seno presso una clinica estetica privata per aumentarne il volume.
Così Cina e Sud America superano l'Europa nella ricerca sul cancro. E i nostri malati rischiano di non ricevere più i nuovi farmaci in anticipo - Corriere della Sera
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Criteri Critici
Così Cina e Sud America superano l'Europa nella ricerca sul cancro. E i nostri malati rischiano di non ricevere più i nuovi farmaci in anticipo Corriere della Sera
di Vera Martinella
Le sperimentazioni cliniche si stanno spostando dove la burocrazia è ridotta, i costi inferiori e il reclutamento dei pazienti più rapido grazie alla popolazione numerosa
Gli addetti ai lavori ne parlano già da un po', ma la minaccia ora è sempre più vicina. Cronaca di un pericolo ampiamente annunciato, si può dire: i malati di cancro (e non solo) italiani ed europei rischiano di non avere più accesso ai nuovi farmaci. Quelli che negli ultimi decenni hanno portato milioni di persone a guarire o a vivere bene per anni (persino decenni) pur avendo un tumore.
Il motivo? Le sperimentazioni cliniche con i farmaci innovativi si stanno spostando. In Cina, soprattutto, e anche in America Latina. Se gli Stati Uniti sono in difficoltà, l'Europa arranca faticosamente e noi con lei.
Ne discutono gli esperti riuniti per il congresso annuale dell’American Society of Clinical Oncology (Asco), al via oggi a Chicago.
Cos'hanno in più Cina e Sud America «Per le aziende farmaceutiche è molto più conveniente - spiega Massimo Di Maio, presidente dell'Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom) -. Lo spostamento verso la Cina si deve principalmente a tre fattori chiave: costi inferiori (fino al 30-40% in meno), burocrazia ridotta con approvazioni rapide (circa 30 giorni) e un'enorme popolazione di pazienti che accelera il reclutamento. Con oltre 1,4 miliardi di abitanti e un'alta concentrazione in sistemi ospedalieri urbani centralizzati, l'arruolamento dei volontari è molto più efficiente».
Nel colosso orientale gli iter autorizzativi dei nuovi medicinali e il reclutamento dei pazienti sono dalle due alle cinque volte più rapidi rispetto a Usa ed Europa. Un trial clinico può essere avviato in tempi che vanno da poche settimane a 3-4 mesi, contro molti mesi (fino a superare l'anno) necessari spesso a Occidente.
Si fa avanti anche l'America Latina: nazioni come Brasile, Argentina e Messico sono diventate mete strategiche per le aziende farmaceutiche, grazie al fatto che offrono bacini di pazienti geneticamente eterogenei, costi competitivi e quadri normativi che favoriscono la sperimentazione.
Dimezzati gli studi sul cancro in Europa In pochi anni la Cina ha sovvertito un sistema consolidato da decenni e oggi gestisce ormai quasi un terzo di tutte le sperimentazioni cliniche mondiali, superando l'Europa nel numero di nuovi farmaci immessi sul mercato.
In 10 anni, gli studi clinici contro il cancro avviati in Europa sono diminuiti del 50%. Nel 2013 le sperimentazioni europee costituivano il 18% a livello mondiale, per poi scendere al 9% nel 2023. Una tendenza che accomuna il Vecchio Continente agli Stati Uniti, dove si è registrata una riduzione del 34% (dal 26% al 17%). Nuovi equilibri geopolitici stanno cambiando la geografia della ricerca scientifica contro il cancro e vedono la Cina sempre più protagonista. Dal 2013 al 2023 il Paese asiatico ha mostrato un netto incremento nei trial, dall’8% al 29%.
I pazienti rischiano moltissimo «Partecipare a uno studio clinico permette ai pazienti di essere seguiti attentamente da ricercatori esperti e di poter accedere precocemente a farmaci che sono ancora in fase sperimentale, ma hanno buone probabilità di essere autorizzati all’immissione in commercio - sottolinea Rossana Berardi, presidente eletto Aiom -. L’idea del paziente "cavia" è desueta e superata, oggi le persone arruolate negli studi clinici sono seguite con grande attenzione e rigore. In un trial clinico quasi sempre le opportunità superano i rischi, che sono sempre molto contenuti: un nuovo farmaco arriva ad essere studiato nell’uomo dopo la ricerca di laboratorio e con prove di qualità e sicurezza prodotte negli esperimenti condotti negli animali».
E visto che quella contro il cancro è quasi sempre una lotta contro il tempo, spesso partecipare a uno studio significa (soprattutto per chi ha una neoplasia in stadio avanzato o metastatico) poter ricevere farmaci innovativi non ancora in commercio, che si spera possano essere più efficaci come dimostrano gli esiti di centinaia di studi presentati in questi giorni all'Asco di Chicago.
Con le nuove terapie meno morti per tumore «Basta guardare alla storia più recente - prosegue Di Maio -: l'immunoterapia, le CAR-T in ematologia, i farmaci a bersaglio molecolare hanno offerto opportunità più efficaci (e in alcuni casi anche portato a guarigione) pazienti con diversi tipi di tumori che fino a non molti anni fa avevano limitate possibilità di trattamento. Anche quando l'obiettivo non è la guarigione, questi trattamenti ci permettono, in una percentuale significativa di casi, di cronicizzare la malattia in fase avanzata. E i vantaggi, oltre che per le persone, sono per il sistema, con consistenti risparmi in altre voci di spesa, sanitaria e sociale. Ma è possibile continuare a garantire la qualità delle cure e la sostenibilità del sistema solo con politiche di sostegno all’assistenza e alla ricerca, che permette di sviluppare terapie innovative».
Grazie alle cure più nuove (e alla diagnosi precoce) in Italia la mortalità per cancro continua a scendere, con risultati migliori della media europea, il 65% nelle donne e il 59% negli uomini è vivo a cinque anni dalla diagnosi e almeno un paziente su quattro è tornato ad avere la stessa aspettativa di vita della popolazione generale e può ritenersi guarito.
L'ottima reputazione italiana messa a rischio «Il nostro Paese ha sempre avuto un ruolo di leadership nella ricerca clinica, godiamo di ottima reputazione e siamo spesso citati a livello internazionale per l’eccellente qualità della produzione scientifica - sottolinea il presidente Aiom -. In più di un'occasione sono stati studi italiani a mettere a punto nuove strategie di cura che hanno cambiato lo standard in tutto il mondo, migliorandolo. È anche vero però che i finanziamenti per la ricerca scientifica in Italia sono estremamente ridotti e che nell’80% dei casi gli studi sono "profit", cioè sostenuti da aziende farmaceutiche e solo il 20% sono "no profit", cioè studi cosiddetti accademici che partono direttamente dagli investigatori». Un problema che riguarda quasi tutti i Paesi Occidentali, inclusi gli Stati Uniti dove si sono ridotti drasticamente mentre, fino a pochi anni fa, erano uno dei fiori all’occhiello della ricerca oncologica americana. I nostri problemi più grandi? Oltre alla carenza di fondi pubblici, mancano personale specializzato e infrastrutture digitali.
E la burocrazia va assolutamente snellita».
I nostri problemi: burocrazia, personale e pochi fondi pubblici E' quanto emerge anche dall'«Annuario dell’Oncologia Italiana 2026», realizzato dall’Aiom e dalla Federation of Italian Cooperative Oncology Groups (FICOG), presentato in occasione del congresso americano.
«Ci sono forti criticità nella disponibilità di personale e di una solida infrastruttura - conclude Berardi -. Il 70% dei centri è privo di un bioinformatico e il 50% non può contare sul supporto statistico. E sono troppo pochi i coordinatori di ricerca clinica strutturati. Nella maggior parte dei casi, queste figure, essenziali per condurre le sperimentazioni, operano da precari con contratti libero professionali o borse di studio.
E poi da noi l’iter di approvazione delle sperimentazioni cliniche resta troppo tortuoso. Spesso l’attivazione dei centri richiede ancora tempi molto lunghi, con ritardi che possono protrarsi per diversi mesi».
Difficoltà che rischiano di compromettere la competitività e l’attrattività del nostro Paese nei confronti dei promotori profit, oltre a limitare o ritardare l’accesso dei pazienti italiani a studi clinici innovativi e a nuove opportunità terapeutiche. «Per questo motivo è fondamentale promuovere un concreto processo di semplificazione amministrativa e organizzativa, capace di garantire procedure più rapide, uniformi ed efficienti» concludono gli esperti.
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Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
47.0/100
Punteggio Totale
C
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❌
Criteri Critici
Nove tumori del polmone su dieci sono riconducibili al consumo di sigarette: nel 2024 il tabagismo ha contribuito a 420mila morti oncologiche in Europa, 55mila delle quali in Italia, e a 885mila nuove diagnosi, di cui 130mila nel nostro Paese. (ANSA)
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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47.4/100
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Criteri Critici
Intervento chirurgico riuscito per rimuovere un tumore polmonare di quasi 3 kg. Vietnam.vn
Il paziente è stato sottoposto a intervento chirurgico per la rimozione di un tumore. Foto: fornita dall'ospedale. Un paziente di 74 anni, di sesso maschile, proveniente dalla provinciadi Thai Nguyen,è stato ricoverato in ospedale con tosse persistente, senso di oppressione al petto, dispnea, scarso appetito e perdita di peso. Secondo l'anamnesi del paziente, più di un anno fa gli era stato diagnosticato un tumore polmonare di circa 10 cm, ma invece di sottoporsi a intervento chirurgico, il paziente si era curato autonomamente a casa. Quando i sintomi si sono aggravati, il paziente si è recato all'ospedale K per una visita. La TAC toracica ha rivelato che il tumore era cresciuto notevolmente, occupando quasi l'intera cavità toracica destra, comprimendo il cuore e causando il collasso di quasi tutto il polmone destro. Una biopsia ha confermato che si trattava di un fibroma polmonare solitario. Il dottor Nguyen Khac Kiem, primario del reparto di chirurgia toracica, ha affermato che si trattava di un caso complesso a causa dell'età avanzata della paziente, delle dimensioni estremamente grandi del tumore e della sua vicinanza a numerosi organi vitali. Se l'intervento chirurgico fosse stato eseguito al momento della diagnosi iniziale, il trattamento avrebbe avuto maggiori probabilità di successo. L'équipe chirurgica ha dissezionato con cura il tumore, preservando quanto più tessuto polmonare sano possibile ed evitando di danneggiare i principali vasi sanguigni e il nervo frenico. Dopo molte ore di intervento, il tumore, che misurava 26x18 cm e pesava quasi 3 kg, è stato rimosso con successo. Il paziente è attualmente sotto osservazione e sta seguendo un programma di riabilitazione respiratoria post-operatoria. I medici raccomandano di non sottovalutare sintomi come tosse persistente, dolore al petto e difficoltà respiratorie. In particolare, le persone di età superiore ai 50 anni, i fumatori o coloro che sono frequentemente esposti ad ambienti inquinati dovrebbero sottoporsi a regolari screening per il tumore al polmone, al fine di individuare la malattia precocemente ed evitare di perdere la "fortuna" di poterla curare. Fonte: https://vtv.vn/phau-thuat-thanh-cong-khoi-u-phoi-nang-gan-3kg-100260529144400647.htm
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
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Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Criteri Critici
Pfizer si allea alla Cina per lo sviluppo di un farmaco antitumorale. Operazione da 10,5 miliardi di dollari Money.it
Pfizer scommette ancora sull’oncologia e guarda alla Cina per farlo. Il gruppo farmaceutico statunitense ha annunciato un maxi accordo globale con la biotech cinese Innovent Biologics per lo sviluppo di una nuova generazione di terapie antitumorali, in un’operazione che può arrivare a valere fino a 10,5 miliardi di dollari. L’intesa prevede una collaborazione su 12 programmi sperimentali e rappresenta uno dei più rilevanti accordi siglati negli ultimi mesi tra una big pharma occidentale e un’azienda biotech cinese.
Nel dettaglio, Pfizer verserà subito 650 milioni di dollari a Innovent, mentre ulteriori 9,85 miliardi potranno essere corrisposti al raggiungimento di obiettivi legati allo sviluppo clinico, alle autorizzazioni regolatorie e alla commercializzazione dei farmaci. L’operazione conferma un trend sempre più evidente: i grandi gruppi farmaceutici internazionali stanno guardando con crescente interesse al potenziale innovativo del biotech cinese.
La partnership: 12 programmi e focus su anticorpi di nuova generazione
L’accordo riguarda una piattaforma di farmaci oncologici sperimentali basata su anticorpi farmaco-coniugati (ADC) e anticorpi multispecifici, due delle tecnologie oggi più promettenti nella lotta contro il cancro. Degli attivi coinvolti, otto provengono dalla pipeline di Innovent, mentre quattro sono programmi di discovery proposti da Pfizer.
La collaborazione è strutturata su tre livelli differenti. Quattro programmi saranno sviluppati e commercializzati congiuntamente, con una condivisione dei profitti nei mercati statunitense ed europeo, mentre Innovent manterrà i diritti per la Greater China. Per altri quattro asset Pfizer otterrà i diritti esclusivi fuori dalla Cina. Gli ultimi quattro, invece, saranno interamente in licenza globale al gruppo americano, che sosterrà i costi di sviluppo.
Uno degli elementi più strategici dell’intesa riguarda l’organizzazione della ricerca clinica. I programmi saranno portati avanti nella fase iniziale da Innovent, sfruttando la rapidità del sistema di sviluppo cinese, mentre Pfizer assumerà la guida dello sviluppo globale nelle fasi successive.
Perché le Big Pharma puntano sempre più sulla Cina
L’accordo arriva in un momento di forte crescita per il biotech cinese, ormai diventato una delle principali fonti mondiali di nuove molecole. Secondo diversi osservatori del settore, il valore delle operazioni di licensing concluse nella Greater China è aumentato in modo esponenziale negli ultimi anni, attirando l’interesse delle multinazionali occidentali.
Lo stesso amministratore delegato di Pfizer, Albert Bourla, aveva recentemente indicato “la rapida ascesa della Cina” come uno dei fattori che stanno trasformando l’industria farmaceutica globale, sottolineando come il Paese riesca a operare “a metà costo e a una velocità tripla”.
Non è un caso che nelle ultime settimane anche Bristol Myers Squibb abbia siglato un maxi accordo con Hengrui Pharma, mentre AstraZeneca ha annunciato un piano di investimenti da 15 miliardi di dollari per espandere ricerca e produzione nel Paese asiatico.
La strategia oncologica di Pfizer prende forma
Per Pfizer l’operazione con Innovent si inserisce in una più ampia strategia di rafforzamento nel settore oncologico. Dopo alcune recenti approvazioni regolatorie e nuovi risultati clinici positivi, il gruppo punta a consolidare una pipeline capace di generare i blockbuster del futuro.
Per Innovent, invece, l’intesa rappresenta un passo decisivo verso l’obiettivo di trasformarsi in una biotech globale. La possibilità di co-commercializzare alcuni prodotti in Stati Uniti ed Europa offre alla società cinese una vetrina internazionale e un accesso privilegiato ai mercati più remunerativi.
Il messaggio che arriva dal deal è chiaro: la competizione globale per i farmaci del futuro passa sempre più dalla Cina, e le big pharma occidentali sono pronte a investire miliardi pur di non restare indietro.
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Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
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Criteri Critici
Una nuova ricerca ha scoperto potenziali proprietà antitumorali in un farmaco vermifugo. Vietnam.vn
Il carcinoma a cellule di Merkel è un tumore raro ma a rapida crescita, da 3 a 5 volte più letale del melanoma. I tassi di risposta alle terapie attuali – chirurgia, radioterapia e immunoterapia – sono limitati, pertanto è necessario un trattamento efficace e ampiamente applicabile. L'autrice principale dello studio, la professoressa associata e dottoressa Megha Padi, del Cancer Center dell'Università dell'Arizona (USA), ha dichiarato: "L'incidenza del carcinoma a cellule di Merkel è in aumento. Sebbene si tratti di un tipo di cancro raro, secondo il sito di notizie medicheNews Medical." Un farmaco utilizzato per curare gli ossiuri potrebbe essere in grado di prevenire e invertire la crescita di una forma di cancro della pelle. Illustrazione: AI Il pamoato di pirvinio (Pamoxan), un farmaco approvato dalla Food and Drug Administration (FDA) statunitense per il trattamento degli ossiuri, è stato selezionato per essere testato da ricercatori del College of Medicine dell'Università dell'Arizona, in collaborazione conscienziatidel VA Southern Arizona Hospital System, della Harvard Medical School e del Dana-Farber Cancer Institute (USA). Lo studio ha identificato uno dei meccanismi che promuovono la trasformazione delle cellule normali in carcinoma a cellule di Merkel. I risultati hanno rivelato che il pamoato di pirvinio inibisce questo meccanismo, secondo quanto riportato daNews Medical. I ricercatori hanno scoperto che il composto attivo pamoato di pirvinio è in grado di inibire la crescita delle cellule tumorali e di invertire gli effetti del cancro in modelli di carcinoma a cellule di Merkel in laboratorio. Allo stesso tempo, questo composto ha anche ridotto la crescita del tumore in modelli murini di carcinoma a cellule di Merkel. Una nuova scoperta contribuisce ad aumentare le possibilità di prevenire il cancro. Foto: AI Il dottor Padi ha ipotizzato che la ragione per cui i farmaci antiparassitari potrebbero essere efficaci contro il cancro risiede nel fatto che i tumori sono in qualche modo simili a parassiti all'interno del corpo. Parassiti e tumori crescono utilizzando le sostanze nutritive del loro ospite per sostentarsi e riprodursi. Gli autori affermano che sono necessarie ulteriori ricerche per ottimizzare i protocolli di trattamento al fine di sviluppare il pamoato di pirvinio come farmaco per la cura del carcinoma a cellule di Merkel. Inoltre, questo farmaco ha dimostrato di possedere potenziali effetti antitumorali su diversi tipi di cancro, tra cui il cancro al seno, al colon, al pancreas e alla vescica. Fonte: https://thanhnien.vn/nghien-cuu-moi-phat-hien-kha-nang-tri-ung-thu-tu-mot-loai-thuoc-tay-giun-185250422161524794.htm
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Criteri Critici
Ispro, arriva il Cot: la nuova centrale per agevolare la presa in carico dei pazienti 055 Firenze
Ispro, arriva il Cot: la nuova centrale per agevolare la presa in carico dei pazienti
All'inaugurazione oggi presente il governatore Giani: 'Così si fa sistema'
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Anche Ispro, l’istituto per lo studio, la prevenzione e la rete oncologica con sede a Firenze si dota di una Cot, acronimo che sta per Centrale operativa territoriale e che, nei fatti, sarà uno snodo di comunicazione fra professionisti.
Ad inaugurarla ieri, giovedì 28 maggio, presso il Cubo3, è intervenuto il presidente della Toscana Eugenio Giani. Con lui c'erano anche la vicepresidente Diop e l'assessora alla cultura Manetti.
Attraverso la Cot gli psicologi della Centrale di ascolto regionale potranno affidare le persone che chiedono aiuto direttamente ai servizi dei loro territori, gli operatori degli screening di tutta la Toscana ricevere informazioni su persone risultate positive ai test nei laboratori di Ispro e che devono continuare la cura oncologica vicino a casa loro, gli specialisti dell’istituto che scoprono un tumore affidare i pazienti al Gom, il gruppo oncologico multidisciplinare, del territorio dove vivono, così da iniziare in modo rapido e coordinato il percorso di cura necessario. La centrale operativa insomma si farà carico della migliore presa in carico possibile dei cittadini e dei loro bisogni di salute, evitando ai pazienti di perdersi o doversi destreggiare nei labirinti della burocrazia.
“La Toscana – ricorda Giani – ha voluto fermamente che una delle sue aziende sanitarie, Ispro, avesse un ruolo privilegiato nel delicato settore della oncologia, dalla prevenzione alla riabilitazione. Grazie alla Cot tale finalità sarà attuata ancor meglio e resa più sicura e rapida: un esempio di come si può fare sistema”.
L’inaugurazione della Cot era inserita nell’Open day dell’istituto che ha visto il pomeriggio animato da visite guidate al laboratorio regionale e al centro di ricerca oncologica, stand di associazioni e Fondazione Ispro, l’esibizione di un coro gospel e aperitivo, il gruppo di danza egiziana e di Tai Chi Chan che sono due pratiche di medicina integrata all’interno del Cerio, il centro di riabilitazione oncologica, nato dalla collaborazione tra Ispro e Lilt. Non sono mancati incontri informativi su salutari stili di vita, prevenzione di tumori e screening.
Carcinoma del colon-retto, del pancreas e delle vie biliari: al Meeting annuale Asco di Chicago l’oncologia pisana sul podio. E anche quest’anno vinto un Merit Award - ao-pisa.toscana.it
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Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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Criteri Critici
Carcinoma del colon-retto, del pancreas e delle vie biliari: al Meeting annuale Asco di Chicago l’oncologia pisana sul podio. E anche quest’anno vinto un Merit Award ao-pisa.toscana.it
Un ruolo di primo piano anche quest’anno per l’oncologia pisana all’attesissima edizione 2026 del Meeting annuale dell’ASCO-American Society of Clinical Oncology a Chicago (29 maggio - 2 giugno) con tre importanti contributi sul carcinoma colo-rettale, sul tumore del pancreas e su quello delle vie biliari che verranno presentati alla platea che riunisce tutti gli esponenti di spicco della ricerca oncologica mondiale.
Il Merit Award della Conquer Cancer Foundation, destinato ai migliori contributi di giovani ricercatori, verrà consegnato a Paolo Ciracì (foto in basso), specializzando in Oncologia medica all’Università di Pisa all’ultimo anno e in forza nell’Unità operativa di Oncologia medica 2 dell’Aoup. Ciracì è attualmente Research Fellow all’Hospital del Mar Research Institute di Barcellona essendosi aggiudicato l’anno scorso il finanziamento dell’European Society for Medical Oncology (ESMO). Il lavoro presentato come comunicazione orale a Chicago nasce invece da una collaborazione tra il gruppo dell’oncologia pisana, capofila di studi clinici multicentrici nazionali sotto l’egida della Fondazione GONO-GI, e una startup tecnologica di ricercatori dell’Università di Stanford, specializzati in intelligenza artificiale applicata all'oncologia.
In sostanza è stata creata una piattaforma di AI che ha analizzato i campioni di biopsie e tessuti tumorali di pazienti con tumore del colon-retto metastatico non operabile, digitalizzati dall’Unità operativa di Anatomia patologica 3 dell’Aoup, per individuare caratteristiche microscopiche invisibili all'occhio umano per identificare un biomarcatore capace di predire il beneficio di una chemioterapia più intensificata (la "tripletta" di farmaci FOLFOXIRI).
“Finora sono stati ottenuti segnali incoraggianti - commenta Chiara Cremolini, ordinaria di Oncologia medica all’Università di Pisa e direttrice della Scuola di specializzazione nonché coordinatrice del Programma dipartimentale in sperimentazioni cliniche in oncologia dell’Azienda ospedaliero-universitaria pisana - e, anche se non si tratta ancora di una tecnologia pronta per la pratica clinica, si apre la strada alla possibilità di personalizzare sempre di più le terapie oncologiche. E’ una soddisfazione enorme che questo lavoro sia valorizzato anche quest’anno sul palcoscenico più importante dell’oncologia mondiale. Risultati che non sarebbero possibili senza la pratica assistenziale in ospedale e senza il grande impegno di specializzandi, borsisti, dottorandi e contrattisti che con passione, entusiasmo e professionalità si dedicano alla nostra ricerca indipendente”.
Sempre ad ASCO Chiara Cremolini figurerà fra gli autori dello studio RASolute 302, i cui dati, forniti sinteticamente in anteprima mondiale qualche settimana fa, verranno finalmente presentati completi nella sessione plenaria del congresso. Siamo nel campo del tumore pancreatico e verrà spiegato come il RAS inibitore daraxonrasib prolunghi in modo rilevante la sopravvivenza dei pazienti affetti da carcinoma pancreatico metastatico, già trattati con una linea di chemioterapia convenzionale.
“E’ bello essere parte di questa rivoluzione epocale nel trattamento del carcinoma pancreatico – prosegue Cremolini – perché offrire opzioni innovative e vincenti ai pazienti oncologici è il nostro obiettivo ultimo. Solo lavorando sulla ‘cultura della sperimentazione’ si può continuare a essere competitivi in questo scenario, in cui il ruolo dei coordinatori degli studi è insostituibile, insieme a quello dell’Ufficio sperimentazioni cliniche dell’Aoup e dello staff sanitario che accompagna i pazienti nel percorso degli studi clinici.”
Ad ASCO ci sarà anche Lorenzo Fornaro (Unità operativa di Oncologia medica 2 dell’Aoup), fra gli autori dello studio FIGHT-302 che ha confermato un ruolo efficace della terapia a bersaglio molecolare con pemigatinib nel trattamento di prima linea dei pazienti con carcinoma delle vie biliari portatori di un’alterazione del Dna (riarrangiamento del gene FGFR2). “Avere la possibilità di offrire protocolli sperimentali ai nostri pazienti – dichiara Fornaro - è un valore aggiunto della nostra attività clinica ed è possibile grazie anche al contributo dell’Unità operativa Farmacia dell’Aoup nella preparazione e gestione dei farmaci sperimentali”.
Gianluca Masi, direttore del Dipartimento oncologico e dell’Unità operativa di Oncologia medica 2 dell’Aoup nonché associato di Oncologia all’Università di Pisa, anche lui a Chicago, conferma come le sperimentazioni cliniche siano in continua crescita nel Polo oncologico dell’Azienda. “Siamo spesso contattati da pazienti e colleghi da tutta Italia alla ricerca di terapie innovative e protocolli interessanti – dichiara – e sappiamo bene che chi partecipa a uno studio clinico si mette nelle nostre mani per cui facciamo il massimo per ripagare al meglio questa loro fiducia”.
Per la direttrice generale dell’Aoup Katia Belvedere è un grande orgoglio constatare come ogni anno l’Aoup faccia la sua parte al Meeting di ASCO di Chicago: “Sappiamo tutti – dichiara - quanta aspettativa ci sia, soprattutto da parte dei pazienti, nelle scoperte scientifiche e nelle terapie innovative che vengono annunciate ogni anno da questo congresso mondiale. Siamo pertanto felici che l’Azienda, nelle sue componenti integrate dell’assistenza clinica e della ricerca, svolga sempre un ruolo di primo piano nella comunità scientifica internazionale e di questo ringraziamo tutti i professionisti per lo straordinario lavoro che svolgono ogni giorno. Tutto questo è per noi motivo di impegno costante a garantire, per quanto è nelle nostre possibilità, investimenti, sviluppo e innovazione tecnologica per assicurare le migliori cure possibili a tutti i pazienti oncologici”.
(pubblicato da Emanuela del Mauro, 28 maggio 2026)
(da sx, Ciracì, Cremolini, Fornaro, Masi, Belvedere)
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ASL Roma 5, svolta per i trapiantati renali: il dosaggio dei farmaci arriva all’ospedale di Colleferro insalutenews.it
diinsalutenews.it· Pubblicato29 Maggio 2026· Aggiornato29 Maggio 2026 Roma, 29 maggio 2026 – Importante implementazione diagnostica presso il Laboratorio Analisi dell’Ospedale Leopoldo Parodi Delfino di Colleferro, dove è stato avviato il dosaggio ematico dei farmaci immunosoppressori nei pazienti sottoposti a trapianto di rene seguiti dall’Unità di Nefrologia e Dialisi della ASL Roma 5. L’iniziativa rappresenta un significativo passo avanti nel percorso di cura dedicato ai pazienti trapiantati renali del territorio aziendale – attualmente circa cinquanta – che necessitano di controlli periodici e accurati dei livelli plasmatici della terapia immunosoppressiva: un monitoraggio essenziale per garantire il corretto mantenimento della funzione dell’organo trapiantato e prevenire sia episodi di rigetto sia possibili effetti tossici correlati ai farmaci. Fino a oggi, questi esami venivano eseguiti quasi esclusivamente presso strutture della Capitale, costringendo i pazienti a spostamenti frequenti e spesso complessi dal punto di vista logistico, personale ed economico. La possibilità di effettuare il dosaggio direttamente presso l’Ospedale di Colleferro consente di ridurre sensibilmente i disagi, migliorando al tempo stesso l’accessibilità alle cure e la continuità assistenziale. L’attivazione del servizio nasce dalla stretta collaborazione tra l’Unità Laboratorio Analisi e l’Unità di Nefrologia e Dialisi dell’ospedale, a conferma di come l’integrazione multidisciplinare tra diverse professionalità si traduca in un concreto miglioramento dei servizi offerti alla cittadinanza. Un percorso, sostenuto dalla Direzione Strategica della ASL Roma 5, che conferma il ruolo dell’Ospedale Parodi Delfino quale presidio capace di sviluppare percorsi specialistici sempre più avanzati e vicini ai bisogni della popolazione del territorio.
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Criteri Critici
Il San Camillo Forlanini nella élite dell’ematologia: terapia CAR-T attiva, primo paziente già dimesso insalutenews.it
Terzo ospedale pubblico del Lazio a dotarsi della nuova terapia genica
Roma, 29 maggio 2026 – Una nuova frontiera terapeutica si apre all’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini. La struttura romana ha infatti introdotto la terapia cellulare delle CAR-T (Chimeric Antigen Receptor T Cell Therapies) per pazienti ematologici. Si tratta del terzo ospedale nel Lazio, il primo non universitario, a dotarsi della possibilità di somministrare l’innovativa terapia genica antitumorale personalizzata, che ha lo scopo di “addestrare” il sistema immunitario del paziente a riconoscere e distruggere le cellule tumorali.
Il primo paziente a ricevere la terapia, affetto da linfoma mantellare non rispondente alle terapie convenzionali, è stato ricoverato alla metà del mese aprile e dimesso in buone condizioni il 6 maggio, dopo un periodo di necessaria osservazione.
“L’introduzione della terapia CAR-T presso l’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini rappresenta un importante passo avanti per la sanità del Lazio. Si tratta di una tecnologia innovativa che consente di ampliare l’accesso a cure altamente specialistiche per pazienti affetti da patologie ematologiche complesse. È un risultato reso possibile grazie al lavoro di squadra di medici, infermieri, biologi, tecnici e operatori sanitari che hanno affrontato con professionalità un percorso articolato e altamente qualificato”, dichiara il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca.
“Questo traguardo si inserisce nel più ampio progetto del Centro Regionale per le Terapie Cellulari e Geniche, collocato presso il San Camillo Forlanini e che vedrà la collaborazione di tutti gli istituti di ricerca e delle università del Lazio per promuovere innovazione, ricerca e sviluppo di nuove opportunità terapeutiche a beneficio dei cittadini. La Regione Lazio continuerà a sostenere investimenti nell’innovazione clinica e nel rafforzamento della rete ospedaliera pubblica, con l’obiettivo di garantire ai cittadini cure sempre più avanzate e accessibili sul territorio”, conclude il Presidente.
La svolta terapeutica
La terapia cellulare con CAR-T fa parte del complesso gruppo delle terapie immunologiche che sta rivoluzionando lo scenario terapeutico in onco-ematologia. Le Chimeric Antigen Receptor T Cells sono linfociti T – un tipo di globuli bianchi fondamentali per il sistema immunitario adattativo – prelevati dal paziente stesso e geneticamente riprogrammati, per “attaccare e sconfiggere” le cellule tumorali.
Si tratta di un eccezionale esempio di tessuto umano che agisce da farmaco. La caratteristica più importante di questo trattamento, infatti, è che a differenza di altre terapie che mirano solo al controllo della malattia, le CAR-T permettono la guarigione del paziente attraverso l’eradicazione del tumore.
“Poter offrire questa tecnologia d’avanguardia significa posizionare il San Camillo nel network dei centri di eccellenza ematologica a livello nazionale, un risultato possibile grazie all’impegno e al supporto della Regione Lazio – sottolinea la dott.ssa Roberta Battistini, direttore f.f. UOC Ematologia e Trapianto CSE – Per i pazienti affetti da linfomi o leucemie che non hanno risposto alle cure tradizionali, tutto questo si traduce in una reale e rivoluzionaria opportunità di guarigione, garantendo loro l’accesso ai trattamenti più avanzati direttamente nella nostra struttura, senza costringerli a faticosi spostamenti”.
Attualmente le CAR-T rappresentano la terapia con le più elevate probabilità di successo nei casi in cui il trattamento standard (come la chemioterapia e il trapianto autologo di cellule staminali) offrono scarse possibilità di ottenere la remissione completa della malattia. La terapia viene quindi utilizzata per trattare forme aggressive di tumore del sangue, come Linfoma non Hodgkin a grandi cellule B, Linfoma non Hodgkin a grandi cellule B primitivo del Mediastino, Linfoma Follicolare, Linfoma Mantellare, Leucemia Linfoblastica Acuta, Mieloma Multiplo.
Per raggiungere questo traguardo e governare in sicurezza ogni fase di un percorso clinico così complesso, è stato istituito presso l’azienda un CAR-T Cell-Team (CTCT) multidisciplinare composto da ematologi, medici e biologi dell’UOC di Medicina Trasfusionale, rianimatori, neurologi e farmacisti, che ha svolto specifici corsi di formazione e riunioni di coordinamento tra i diversi reparti coinvolti.
Dall’ingegnerizzazione alla somministrazione
Il processo prevede diverse fasi. Prima il paziente viene sottoposto, presso gli ambulatori della UOC di Ematologia e Trapianto CSE (Cellule Staminali Emopoietiche), ad una serie di valutazioni specifiche al fine di verificarne l’eleggibilità al trattamento. Successivamente si passa alla raccolta dei linfociti (linfocito-aferesi) del paziente presso l’Unità Aferesi dell’UOC Medicina Trasfusionale e Cellule Staminali. Il sangue viene raccolto, centrifugato e diviso nelle sue componenti da un separatore cellulare.
Il prodotto viene quindi inviato dal personale dell’Unità di processazione Cellulare, tramite corriere specializzato dotato di dry-shipper a temperatura controllata, alla “cell factory” dove avverrà l’espansione e ingegnerizzazione dei linfociti T. Al termine della lavorazione i linfociti trasformati in CAR-T cells vengono reinviati al Centro di Trattamento criopreservati a -180 gradi.
La terza fase prevede la reinfusione al paziente delle sue “super cellule T”. Le CAR-T sono una potentissima “terapia viva”: la loro forte capacità antitumorale può anche produrre eventi avversi gravi e per questo è necessario un periodo di ricovero di circa 10 -15 giorni per eseguire una preparazione specifica, l’osservazione e la gestione delle complicanze post infusione.
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
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Criteri Critici
Uno studio su Nature Cancer indica che il montelukast, farmaco per l'asma, potrebbe rivelarsi efficace contro tumori aggressivi.Uno studio pubblicato sulla rivista Nature Cancer ha evidenziato il reale potenziale medico del montelukast, principio attivo noto …
Uno studio pubblicato sulla rivista Nature Cancer ha evidenziato il reale potenziale medico del montelukast, principio attivo noto per il trattamento dell’asma bronchiale e commercializzato anche con il nome Singulair.
Secondo infatti lo studio, esso potrebbe divenire utile nelle strategie terapeutiche contro neoplasie particolarmente aggressive. La ricerca, coordinata dal gruppo della Northwestern University sotto la direzione di Bin Zhang, ha analizzato i meccanismi immunologici attraverso cui le cellule impazzite riescono a sviluppare resistenza ai trattamenti immunoterapici.
Montelukast e recettore CysLTR1
Attraverso esperimenti condotti su modelli murini, colture cellulari umane e campioni biologici provenienti da pazienti oncologici, i ricercatori hanno osservato che l’inibizione del recettore CysLTR1 (presente sulla superficie delle cellule) tramite il montelukast, produceva una significativa riduzione della proliferazione tumorale.
Le analisi hanno coinvolto differenti tipologie di neoplasie, tra cui carcinoma mammario triplo negativo, melanoma, carcinomi ovarici, neoplasie del colon-retto e carcinoma prostatico. Nei modelli sperimentali trattati con antagonisti di CysLTR1 è stato inoltre registrato un incremento della sopravvivenza, associato alla riduzione della capacità delle masse neoplastiche di eludere il controllo immunitario.
Il dato più rilevante della ricerca
Secondo il gruppo di ricerca, il dato più rilevante riguarda la possibilità di “riprogrammare” le cellule immunitarie coinvolte nelle masse neoplastiche, convertendo una risposta inizialmente favorevole alla malattia in un’attività immunologica antineoplastica.
Il principale vantaggio del montelukast rispetto altri farmaci in fase di studio risiede nel fatto che si tratta di un farmaco già autorizzato per uso clinico e con un profilo di sicurezza consolidato. Questo potrebbe accelerare l’avvio di trial clinici dedicati all’oncologia, riducendo tempi e complessità dello sviluppo farmacologico.
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Nuove scoperte nella ricerca e nel trattamento del cancro orofaringeo. Vietnam.vn
Il carcinoma a cellule squamose dell'orofaringe (OPSCC) è uno dei tumori della testa e del collo che ha mostrato un aumento significativo negli ultimi decenni (nel 2022, sono stati registrati circa 106.400 nuovi casi e 52.305 decessi in tutto il mondo ). In Vietnam, i dati epidemiologici specifici sul carcinoma a cellule squamose dell'orofaringe e sull'OPSCC sono attualmente limitati, raccolti principalmente indirettamente in studi sui tumori della testa e del collo, con poche segnalazioni approfondite specificamente sull'OPSCC.
Questo progetto di ricerca è stato condotto dall'Ospedale Oncologico della città di Can Tho da maggio 2022 ad aprile 2026; il Dott. Tran Thanh Phong, MD, è stato il responsabile del progetto e la Dott.ssa Tran Thi Huong Ly, MD, la corresponsabile. Si tratta di uno dei primi studi approfonditi sul cancro orofaringeo nella regione del Delta del Mekong.
Per quanto riguarda la patogenesi dell'OPSCC correlato all'HPV, le proteine regolatrici del ciclo cellulare come p16, p53 e pRb svolgono un ruolo centrale. L'infezione con tipi di HPV ad alto rischio porta alla disfunzione di p16, p53 e pRb attraverso l'attività degli oncogeni virali, promuovendo così l'oncogenesi e influenzando la risposta al trattamento.
Sulla base di questo contesto pratico, il presente studio si propone di condurre una ricerca esaustiva per valutare la prevalenza dell'infezione da HPV, l'espressione delle proteine p16, p53 e pRb e per indagare la relazione tra questi fattori e gli esiti del trattamento nei pazienti affetti da carcinoma orofaringeo. Lo studio è stato condotto su 127 pazienti con carcinoma a cellule squamose dell'orofaringe, diagnosticati e trattati presso l'Ospedale Oncologico di Can Tho, con la localizzazione tumorale più frequente nelle tonsille. Lo studio ha quindi valutato la risposta al trattamento, le recidive, la progressione e la sopravvivenza di questi pazienti.
Lo studio ha utilizzato moderne tecniche diagnostiche, tra cui la PCR in tempo reale (per identificare i tipi di HPV ad alto rischio - HR-HPV) e l'immunoistochimica (per valutare l'espressione di p16, p53 e pRb), monitorando la risposta al trattamento e la sopravvivenza, al fine di fornire dati completi sulle caratteristiche patologiche e sulla prognosi di questo gruppo di malattie.
Il dottor Tran Thanh Phong, responsabile del progetto, ha dichiarato: "I risultati hanno mostrato un tasso relativamente elevato di infezione da HPV ad alto rischio nei pazienti affetti da carcinoma orofaringeo, con l'HPV16 come tipo più comune. Il tasso di positività per p16 era del 37%, quello per p53 del 60,6% e quello per pRb del 59,1%. Lo studio ha riscontrato una correlazione tra HPV ad alto rischio e positività per p16 e pRb. I pazienti con positività per HPV ad alto rischio presentavano un tasso più elevato di espressione di p16 e una maggiore riduzione dell'espressione di pRb rispetto al gruppo con positività per HPV ad alto rischio. Questi risultati sono coerenti con le tendenze epidemiologiche del carcinoma orofaringeo correlato all'HPV a livello mondiale e contribuiscono a una più chiara comprensione dei meccanismi biologici molecolari del carcinoma orofaringeo correlato all'HPV in Vietnam."
Inoltre, lo studio ha anche analizzato la risposta al trattamento, il monitoraggio delle recidive, la progressione della malattia e la sopravvivenza dei pazienti. I risultati hanno mostrato che il gruppo HR-HPV-positivo tendeva ad avere una migliore risposta al trattamento e un tempo di sopravvivenza più lungo rispetto al gruppo HR-HPV-negativo. In aggiunta, l'espressione positiva di p16 e l'espressione negativa di pRb erano associate alla probabilità di ottenere una risposta completa dopo il trattamento. Le analisi multivariate hanno dimostrato che l'HR-HPV ha un valore prognostico indipendente per la sopravvivenza libera da progressione e la sopravvivenza globale.
Attualmente, a livello mondiale, l'infezione da HPV e l'espressione di p16 sono raccomandate come valutazioni di routine nella diagnosi, nella stratificazione del rischio e nella prognosi dei pazienti affetti da tumore orofaringeo da associazioni oncologiche internazionali come AJCC, NCCN e ASCO. Tuttavia, in Vietnam, la valutazione dell'infezione da HPV e dell'espressione di p16 non è ancora implementata di routine nella pratica clinica per i pazienti con tumore orofaringeo nei protocolli di trattamento dei tumori della testa e del collo emanati dal Ministero della Salute . Pertanto, i risultati di questo studio rivestono una notevole importanza in quanto forniscono una base scientifica e dati pratici per guidare l'implementazione di questi test presso l'Ospedale Oncologico di Can Tho in particolare e in Vietnam in generale.
Sulla base dei risultati della ricerca, il team di progetto raccomanderà gradualmente l'applicazione dei test per HPV ad alto rischio e p16 come test di routine per i pazienti affetti da carcinoma orofaringeo. L'implementazione di routine di questi test contribuirà alla stratificazione del rischio, alla valutazione prognostica e al monitoraggio della risposta al trattamento. Ciò migliorerà la qualità diagnostica, supporterà il trattamento individualizzato e ottimizzerà l'efficacia della terapia per i pazienti.
LE GIO
Fonte: https://baocantho.com.vn/buoc-tien-moi-trong-nghien-cuu-dieu-tri-ung-thu-khau-hau-a205784.html
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Aggiornamento medico del 24 settembre: Trattamento del linfoma in fase avanzata con terapia mirata. Vietnam.vn
Trattamento del linfoma in stadio avanzato con terapia mirata.
A partire da ottobre 2024, la signora L. (di Can Tho ) ha notato un ingrossamento dei linfonodi sul lato sinistro del collo. Dopo diversi mesi, i linfonodi non si sono ridotti e sono stati accompagnati da dolore addominale, soprattutto dopo aver consumato un pasto completo.
Immagine a scopo illustrativo.
Quando si è recata in ospedale per una visita, lamentava frequenti dolori addominali e indigestione. Una TAC addominale ha rivelato la presenza di decine di linfonodi raggruppati, alcuni dei quali misuravano fino a 12x19 cm, che comprimevano l'intestino e causavano dolore e fastidio.
L'esame istologico dei linfonodi cervicali e la biopsia del midollo osseo hanno confermato la presenza di un linfoma maligno di stadio 4 (tumore linfatico), con lesioni in diverse sedi, tra cui linfonodi cervicali, linfonodi addominali, inguine e invasione del midollo osseo.
Secondo la dottoressa Nguyen Tran Anh Thu, specialista in oncologia che ha curato direttamente la paziente, il linfoma è un tipo di tumore del sistema linfatico che si manifesta quando le cellule dei linfonodi crescono in modo eccessivo e incontrollato.
La malattia si presenta in due forme principali: il linfoma di Hodgkin e il linfoma non-Hodgkin, con quest'ultimo che rappresenta circa il 90% dei casi. La signora L. appartiene al gruppo del linfoma non-Hodgkin, che generalmente ha una prognosi peggiore ed è più difficile da trattare rispetto al linfoma di Hodgkin.
Dopo la consultazione, i medici hanno valutato che la malattia della signora L. si trovava in uno stadio avanzato, con cellule maligne che invadevano il midollo osseo, rendendo il trattamento molto difficile. I farmaci potevano influire sul midollo osseo, causando effetti collaterali come diminuzione del numero di globuli bianchi, anemia, diminuzione del numero di piastrine, aumento del rischio di infezioni, sanguinamento e interferenze con le successive somministrazioni di farmaci.
Per migliorare l'efficacia del trattamento e ridurre gli effetti collaterali, il medico ha prescritto alla signora L. una terapia mirata in combinazione con la chemioterapia. La terapia mirata contiene una proteina transmembrana che si lega al recettore CD20 presente sulle cellule tumorali, aiutando il sistema immunitario a riconoscere e distruggere facilmente le cellule maligne con danni minimi ai tessuti sani.
Dopo solo i primi due cicli di chemioterapia, le TAC addominali hanno mostrato che i linfonodi ingrossati si erano ridotti della metà rispetto alle dimensioni originali. La signora L non ha più manifestato sintomi spiacevoli come perdita di appetito, nausea o caduta dei capelli, e il suo stato di salute e il suo umore sono rimasti stabili per tutta la durata del trattamento.
Ad oggi, la signora L. ha completato 5 cicli di chemioterapia, i linfonodi nel suo corpo sono completamente scomparsi e non sono comparse nuove lesioni. Deve continuare con un altro ciclo per completare il trattamento e prevenire le recidive.
Sistema VersaHD: Tecnologia all'avanguardia per il trattamento del cancro che integra radiochirurgia e radioterapia presso l'Ospedale Generale Provinciale di Phu Tho. - Vietnam.vn
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Sistema VersaHD: Tecnologia all'avanguardia per il trattamento del cancro che integra radiochirurgia e radioterapia presso l'Ospedale Generale Provinciale di Phu Tho. Vietnam.vn
Il sistema è progettato con un acceleratore lineare per radioterapia Versa HD e un simulatore di tomografia computerizzata (TC) 4D sincronizzato con il respiro, insieme a moderne apparecchiature ausiliarie, offrendo un'esperienza completamente diversa e vantaggi eccezionali quali: • Trattamento preciso, effetti collaterali ridotti al minimo: il sistema di radioterapia con acceleratore lineare Versa HD è progettato per indirizzare con precisione ogni dose di radiazioni. Grazie al sistema ConeBeam CT 4D combinato con Active Breathing Coordinator, i medici possono "monitorare" la posizione del tumore a ogni respiro. Ciò è particolarmente importante quando il tumore è mobile (ad esempio, tumore al polmone, al fegato o alla prostata), poiché la macchina focalizzerà le radiazioni solo sulla posizione del tumore, minimizzando l'impatto sui tessuti sani circostanti. Di conseguenza, i pazienti avvertono meno fastidio e gli effetti collaterali sono meglio controllati. Il dottor Pham Tien Chung, direttore del Centro di Oncologia, fornisce consulenze ai pazienti. • Dosi di trattamento diversificate, adattate a ogni stadio della malattia: il sistema di radioterapia con acceleratore lineare Versa HD può eseguire non solo la radioterapia convenzionale, ma anche la radioterapia con elettroni per tutto il corpo con dosi fino a 3.000 MU/minuto. Ciò apre nuove opportunità per il trattamento di molte patologie complesse, in particolare quelle che richiedono un'irradiazione su larga scala. • Supporto per la radiochirurgia stereotassica (SRS) per i tumori intracranici e del midollo spinale: ciò consente ai pazienti, anziché sottoporsi a chirurgia a cielo aperto o essere trasferiti in ospedali di livello superiore, di ricevere un trattamento ottimale, rapido e sicuro direttamente presso l'Ospedale Generale Provinciale di Phu Tho .
• Passaggio flessibile tra radiochirurgia e radioterapia: il sistema di radioterapia Versa HD consente di passare in modo flessibile dalla modalità radiochirurgia a quella radioterapia sullo stesso dispositivo. Con una sola configurazione, i medici possono scegliere l'opzione ottimale: radiochirurgia rapida ed efficace per tumori di piccole dimensioni o radioterapia tradizionale per aree di trattamento più estese. Ciò riduce i tempi di spostamento, il numero di visite di controllo e offre ai pazienti maggiore efficienza, praticità e tranquillità. Medici e tecnici si consultano per pianificare la radioterapia per il paziente. In particolare, la combinazione sincronizzata dell'acceleratore lineare per radioterapia Versa HD e del simulatore di tomografia computerizzata 4D sincronizzato con il respiro contribuirà a controllare con precisione la localizzazione del tumore, a ridurre i tempi di procedura diminuendo i tempi di preparazione del paziente e a garantire un maggiore comfort per quest'ultimo. Il dottor Pham Tien Chung, direttore del Centro di Oncologia dell'Ospedale Generale Provinciale di Phu Tho, ha affermato che l'acceleratore lineare Versa HD di Elekta è la quinta generazione di acceleratori lineari, l'ultima attualmente disponibile. Si tratta di un sistema di accelerazione lineare moderno, paragonabile a quelli presenti nella regione, e in Vietnam si trova solo in poche strutture mediche . Grazie al sistema di accelerazione lineare Versa HD, i trattamenti radioterapici per i pazienti oncologici beneficeranno di significativi miglioramenti. La macchina contribuisce a concentrare la dose massima sul tumore per distruggere le cellule cancerose, riducendo al minimo gli effetti collaterali delle radiazioni sui tessuti critici circostanti, con una conseguente significativa riduzione degli effetti collaterali rispetto agli acceleratori di vecchia generazione. Il sistema di simulazione di tomografia computerizzata (TC) respiratoria sinciziale 4D è collegato all'acceleratore lineare per radioterapia Versa HD.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?4
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
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I nuovi farmaci contro il cancro saranno coperti dall'assicurazione sanitaria. Vietnam.vn
Il Ministero della Salutesta aggiornando l'elenco dei farmaci coperti dall'assicurazione sanitaria, facilitando l'accesso dei pazienti a nuove terapie, soprattutto per il trattamento del cancro. L'obiettivo è eliminare i farmaci obsoleti e aggiornare i trattamenti con le più recenti scoperte mediche. Questa modifica consentirà a un maggior numero di pazienti oncologici di accedere a metodi di trattamento più efficaci. Diverse nuove terapie antitumorali sono state proposte dalle strutture sanitarie per l'inclusione nell'elenco dei farmaci copertidall'assicurazione sanitaria. FOTO: OSPEDALE ONCOLOGICO DI HANOI Tra i farmaci proposti per l'inserimento negli elenchi dei farmaci ospedalieri, i farmaci oncologici sono i più frequentemente suggeriti, compresi i farmaci di nuova generazione (immunosoppressori, farmaci a bersaglio molecolare). Tra questi rientrano farmaci costosi, che possono arrivare a costare centinaia di milioni di dong all'anno, e la necessità di trattamenti a lungo termine. Tuttavia, qualsiasi aggiunta richiede un'attenta valutazione, tenendo conto delle allocazioni di bilancio, e in caso di aggiunte, alcuni nuovi farmaci avranno anche un tasso di rimborso del 30-70%, anziché il tasso di rimborso massimo previsto per i farmaci a costo inferiore. Alcune tecniche avanzate per la diagnosi e il trattamento del cancro saranno coperte dall'assicurazione sanitaria a partire dal 2025. FOTO: LIEN CHAU Il Ministero della Salute ha inoltre dichiarato che la Circolare 39/2024/TT-BYT (in vigore dal 1° gennaio 2025), recentemente emanata dal Ministero della Salute, include diverse novità che aumentano i benefici per gli iscritti all'assicurazione sanitaria. Tra queste, ulteriori condizioni per il rimborso di determinate tecniche di diagnosi e trattamento del cancro, al fine di far fronte alle esigenze di diagnosi e cura oncologica nel contesto del continuo aumento dei nuovi casi e dei decessi. Di conseguenza, vengono aggiunte ulteriori condizioni di pagamento per i servizi di imaging PET/CT quando si determina la recidiva o la metastasi nel tumore delle vie biliari, nel tumore testicolare, nel tumore orale, nel melanoma, nel neuroblastoma e nel tumore gastrico. Inoltre, sono state aggiunte le condizioni di pagamento per alcuni marcatori tumorali (CA 125, CA 15-3, CA 72-4, ecc.) per la diagnosi di cancro metastatico di origine primaria sconosciuta, la quantificazione del carcinoma a cellule squamose (per l'individuazione di alcuni tumori) e il test per le mutazioni del gene Her 2 (tumore al seno). La Circolare 39 ha inoltre modificato e integrato le condizioni di pagamento per i servizi di tomografia computerizzata (TC) da 64 a 128 strati, estendendo la copertura ad alcuni casi necessari per una diagnosi e un trattamento più accurati (scansioni del torace e dell'addome per bambini di età inferiore a 6 anni; scansioni del cranio e del viso per deformità craniofacciali congenite). Fonte: https://thanhnien.vn/thuoc-ung-thu-moi-se-duoc-bao-hiem-y-te-thanh-toan-185241209153116615.htm