Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Bambini, meno ricoveri VRS e screening anticipati: la pediatria cambia con CAR-T, diabete e fibrosi cistica Sbircia la Notizia Magazine
La nostra ricostruzione
La novità emersa dall'81° Congresso Italiano di Pediatria sta nella trasformazione del lessico clinico in decisioni misurabili. Prevenzione, personalizzazione e diagnosi anticipata smettono di restare parole generali quando entrano nei ricoveri evitati, nei campioni processati, nelle indicazioni regolatorie e nei centri capaci di trattare pazienti fragili.
Avviso sanitario: questo articolo ha finalità giornalistica e non sostituisce la valutazione del pediatra, dello specialista o del centro di riferimento. Per sintomi, diagnosi, terapie e programmi di screening serve sempre un confronto clinico diretto.
Il passaggio nuovo rispetto alla vigilia del congresso
Il nostro approfondimento del 15 maggio aveva fissato il perimetro scientifico dell'appuntamento di Padova: CAR-T, screening predittivi, trapianti, malattie rare e medicina di precisione. La parte decisiva arriva ora dai dati discussi in sede congressuale, perché permette di capire quali innovazioni stanno già cambiando l'organizzazione dei servizi pediatrici.
Il filo che collega i diversi capitoli è concreto. Un anticorpo monoclonale protegge davvero se raggiunge il lattante nella finestra giusta. Uno screening produce salute se porta a conferma diagnostica, follow-up e presa in carico. Una terapia cellulare ad alta complessità richiede selezione del paziente, laboratorio, competenza clinica e gestione delle tossicità. La medicina su misura in età evolutiva dipende quindi dalla qualità del percorso prima ancora che dal singolo farmaco.
VRS: il calo dei ricoveri misura l'effetto organizzativo
Il dato più immediato riguarda il virus respiratorio sinciziale. Nei bambini sotto i 12 mesi osservati in 12 Regioni, i ricoveri sono stati 4.530 nella stagione 2023-2024 senza anticorpo monoclonale, 2.430 nella stagione 2024-2025 con il primo utilizzo di nirsevimab e 1.610 nella stagione 2025-2026. Il nostro ricalcolo indica una riduzione del 46% già al primo passaggio e una riduzione complessiva vicina al 64% rispetto alla fase pre-immunizzazione.
La lettura diventa ancora più netta sulle forme gravi: le ammissioni in terapia intensiva neonatale e pediatrica passano da 343 a 129 e poi a 62. La flessione complessiva è prossima all'82%. Il dato resta preliminare e circoscritto alle Regioni monitorate, però la direzione è coerente con il meccanismo d'azione di nirsevimab, anticorpo monoclonale a lunga durata che si lega alla proteina F del VRS e ostacola l'ingresso del virus nelle cellule respiratorie.
La parte che conta per i servizi è la logistica. I nati durante la stagione epidemica hanno bisogno di protezione prima della dimissione dal punto nascita. I lattanti nati nei mesi precedenti richiedono chiamata attiva, coordinamento con pediatri di famiglia e disponibilità nei centri territoriali. Quando uno solo di questi passaggi rallenta, l'efficacia clinica resta più alta della copertura reale.
Screening diabete-celiachia: il test vale se apre un follow-up
Lo screening per diabete tipo 1 e celiachia va letto come intercettazione precoce del rischio, non come scorciatoia diagnostica. La sperimentazione pilota in Campania, Lombardia, Marche e Sardegna ha coinvolto oltre 5.500 bambini, 429 pediatri di famiglia e più di 5.300 campioni analizzati. I marcatori di diabete tipo 1 sono emersi in circa l'1% dei bambini testati, una quota piccola sul piano percentuale e rilevante sul piano clinico perché permette di evitare l'arrivo tardivo in pronto soccorso.
La cornice nazionale nasce dalla legge 130 del 2023 e dal percorso attuativo successivo. Il punto tecnico è semplice solo in apparenza: positività autoanticorpale, conferma specialistica, sorveglianza metabolica e educazione della famiglia devono stare nello stesso tracciato. Senza questa continuità, il prelievo capillare resta un atto isolato.
L'interesse sanitario cresce perché lo screening intercetta bambini prima dell'esordio clinico. Nel confronto multicentrico indicato nella cornice congressuale, i centri pediatrici coinvolti hanno rilevato una riduzione del rischio di chetoacidosi diabetica del 26% e una riduzione delle forme severe del 49%. In prospettiva, farmaci capaci di ritardare la progressione nei soggetti ad alto rischio rendono ancora più importante distinguere chi deve soltanto essere monitorato da chi entra in un percorso terapeutico specialistico.
CAR-T pediatriche: dalla leucemia alle autoimmuni gravi
Le CAR-T rappresentano il capitolo più complesso della medicina personalizzata pediatrica. Nella leucemia linfoblastica acuta a cellule B refrattaria o recidivata, i tassi di remissione nell'ordine dell'80% spiegano perché la terapia cellulare sia diventata un riferimento per i casi più difficili. La leucemia linfoblastica acuta resta il tumore pediatrico più frequente e in Italia produce circa 400 nuove diagnosi ogni anno; la quota che arriva alla CAR-T è selezionata e passa da centri autorizzati con competenze altamente specialistiche.
La frontiera più delicata riguarda le malattie autoimmuni pediatriche severe e refrattarie. Nelle esperienze cliniche più avanzate, CAR-T dirette contro CD19 puntano a eliminare temporaneamente linfociti B coinvolti nella risposta autoimmunitaria. In una casistica pediatrica con otto pazienti tra 5 e 17 anni, sette bambini hanno raggiunto remissione completa e tutti hanno sospeso la terapia immunosoppressiva. Il dato va interpretato dentro il perimetro corretto: forme gravi, pazienti selezionati, monitoraggio prolungato e gestione in strutture capaci di trattare anche le complicanze della terapia cellulare.
Il cambio di prospettiva è profondo. In oncologia la CAR-T cerca cellule tumorali. Nell'autoimmunità prova a spegnere una memoria immunitaria patologica e a favorire una ricostituzione più stabile del sistema B. Questa differenza spiega perché la stessa tecnologia richieda criteri clinici diversi a seconda della malattia trattata.
Neuroblastoma: il tempo di accesso cambia la prognosi
Il neuroblastoma consente di vedere con maggiore chiarezza il peso del momento in cui una terapia avanzata entra nel percorso. Nelle forme ad alto rischio, la guarigione definitiva con strategie convenzionali resta difficile e la recidiva riduce drasticamente le possibilità di sopravvivenza. Nella casistica pediatrica italiana sviluppata sul bersaglio GD2, la valutazione estesa a 54 bambini mostra risposta in circa due pazienti su tre e remissione completa a sei mesi nel 40% dei casi.
Il dettaglio più utile per capire il futuro della terapia è la malattia residua al momento dell'infusione. Nei bambini trattati con basso carico di malattia alla dose raccomandata, le risposte arrivano al 77% e la sopravvivenza a cinque anni raggiunge il 68%. Quando l'accesso avviene prima, dopo una o due linee di cura, la sopravvivenza a cinque anni si avvicina al 90%; dopo molte linee precedenti, la prospettiva si riduce in modo marcato.
Questo sposta la discussione dalle sole performance del farmaco alla costruzione del percorso. Raccolta precoce delle cellule, invio tempestivo al centro specialistico e scelta del momento terapeutico diventano parte della cura. La medicina di precisione pediatrica perde valore quando arriva dopo una lunga sequenza di fallimenti.
Fibrosi cistica: l'accesso pesa quanto la molecola
La fibrosi cistica offre un esempio diverso di medicina su misura. Qui la personalizzazione nasce dal difetto molecolare del gene CFTR e dalla possibilità di usare modulatori capaci di migliorare la funzione della proteina alterata. In Italia questi farmaci hanno già cambiato la prospettiva di molti pazienti e la questione regolatoria si è spostata verso l'estensione alle mutazioni rare rimaste fuori dai rimborsi più ampi.
La decisione AIFA di inizio 2026 su Kaftrio associato a Kalydeco, insieme alla rimborsabilità di Alyftrek per pazienti dai 6 anni, amplia in modo rilevante l'accesso ai modulatori CFTR. Per la pediatria questo significa lavorare su genotipizzazione completa, presa in carico nei centri fibrosi cistica, controllo degli effetti nel tempo e informazione familiare realistica sulle possibilità del trattamento.
Il salto di qualità non riguarda soltanto la sopravvivenza attesa. Riguarda la vita quotidiana: funzione respiratoria, nutrizione, infezioni, scuola, transizione all'età adulta e sostenibilità dei controlli. Ogni nuova indicazione farmacologica aumenta il valore di un registro accurato e di una rete specialistica che eviti differenze di accesso tra territori.
Atopia: il primo rischio si costruisce molto presto
Il capitolo sulle malattie atopiche porta la prevenzione dentro i primi mille giorni di vita. Microbiota intestinale, alimentazione precoce, modalità del parto, esposizioni ambientali e introduzione controllata degli alimenti compongono un mosaico che orienta il rischio di allergie, dermatite atopica e asma. La vecchia idea di evitare a lungo gli alimenti potenzialmente allergizzanti lascia spazio a strategie più calibrate sul bambino e sulla sua storia clinica.
La presenza dei biologici modifica anche il modo di leggere la cosiddetta marcia atopica. Intervenire su specifiche vie infiammatorie può ridurre la gravità di alcune manifestazioni e in casi selezionati può cambiare la traiettoria successiva. Resta centrale la valutazione specialistica: la prevenzione dell'atopia non coincide con regole domestiche uguali per tutti, perché il profilo di rischio dipende da genetica, ambiente e sintomi iniziali.
Cosa cambia per le famiglie da subito
Per i genitori la ricaduta pratica è una domanda più precisa da portare al pediatra: quale percorso è disponibile nella propria Regione per protezione VRS, screening, malattie rare o presa in carico specialistica? La risposta non sarà identica ovunque, perché campagne di immunizzazione, chiamate attive e accesso ai centri dipendono dall'organizzazione locale.
La prudenza sanitaria resta essenziale. Un lattante con difficoltà respiratoria, un bambino con sete intensa e perdita di peso, una sospetta celiachia, una dermatite severa o una malattia rara richiedono visita e percorso clinico. L'innovazione serve proprio a ridurre ritardi e passaggi inutili, non a trasformare le famiglie in interpreti autonome di test e terapie.
Il nodo pubblico: la stessa innovazione deve arrivare ovunque
La pediatria descritta a Padova è più esigente per il Servizio sanitario. Nirsevimab richiede coperture tempestive, lo screening diabete-celiachia chiede laboratori coordinati con pediatri di famiglia, le CAR-T dipendono da reti ad altissima specializzazione e la fibrosi cistica necessita di centri capaci di seguire mutazioni rare e farmaci nuovi.
La vera misura del cambiamento sarà territoriale. Se due bambini con lo stesso rischio ricevono opportunità diverse per residenza, il progresso scientifico resta incompleto. Per questo la fase successiva si gioca nella capacità di trasformare indicazioni cliniche in percorsi accessibili, tracciabili e valutabili nel tempo.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
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Criteri Critici
Dieci nuovi specialisti nella cura del tumore alla mammella: all’Insubria i diplomi del Master in Senologia VareseNews
Dieci nuovi medici altamente specializzati nella diagnosi e nella cura del tumore della mammella hanno concluso il loro percorso formativo all’Università degli Studi dell’Insubria. La cerimonia di consegna dei diplomi del Master di II livello in Senologia si è svolta oggi, venerdì 29 maggio, a Villa Toeplitz a Varese, confermando ancora una volta il ruolo dell’ateneo come punto di riferimento nazionale nella formazione dedicata alla senologia.
Giunto alla settima edizione, il master ha richiamato anche quest’anno professionisti provenienti da tutta Italia, offrendo un percorso unico nel panorama nazionale, finalizzato a formare medici specializzati nella gestione multidisciplinare del carcinoma mammario.
Un percorso d’eccellenza guidato da Francesca Rovera
A dirigere il master è la professoressa Francesca Rovera, presidente della Scuola di Medicina dell’Insubria, direttrice del Centro di ricerca in Senologia dell’ateneo e della Breast Unit dell’Asst Sette Laghi. Il percorso nasce con l’obiettivo di mantenere alta l’attenzione sulla prevenzione, sulla diagnosi precoce e sulla cura personalizzata del tumore al seno.
Il programma formativo è rivolto ai laureati in Medicina e Chirurgia e punta a fornire una preparazione completa sia sul piano clinico sia su quello umano e relazionale. Accanto alle competenze diagnostiche e terapeutiche, infatti, particolare attenzione viene dedicata all’umanizzazione delle cure e alla capacità di costruire un rapporto di fiducia con le pazienti.
La persona al centro del percorso di cura
Uno degli aspetti distintivi del master è l’approccio che considera non solo la malattia, ma la persona nella sua interezza. L’obiettivo è formare professionisti capaci di accompagnare le donne lungo tutto il percorso terapeutico, coinvolgendole nelle decisioni e tenendo conto della loro storia, del contesto sociale e delle esigenze individuali.
Durante il percorso i partecipanti hanno acquisito competenze scientifiche e pratiche che consentono di affrontare in autonomia le diverse fasi della prevenzione, della diagnosi, della terapia e della riabilitazione, sviluppando una visione globale dei problemi di salute.
Le nuove frontiere della senologia nelle tesi finali
La giornata si è aperta con la lectio magistralis “La Senologia nell’Arte” tenuta dal professor Giorgio Maria Baratelli, chirurgo senologo e membro del comitato scientifico dell’Accademia di Senologia Umberto Veronesi.
Successivamente sono state presentate le tesi dei diplomati, dedicate ad alcuni dei temi più innovativi della ricerca e della pratica clinica. Tra gli argomenti affrontati figurano le nuove tecniche diagnostiche per il tumore della mammella, le innovazioni chirurgiche e radioterapiche, la gestione dei tumori HER2-low e la riduzione degli interventi chirurgici a livello ascellare.
Ampio spazio è stato riservato anche alla prevenzione, con approfondimenti sul ruolo della densità mammaria, dell’intelligenza artificiale e dell’ecografia tridimensionale nei programmi di screening. Non sono mancati studi dedicati al rapporto tra alimentazione e tumore al seno, all’impiego della medicina tradizionale cinese per la gestione degli effetti collaterali delle terapie oncologiche e alle nuove prospettive di cura durante e dopo la gravidanza.
Il valore della collaborazione tra ricerca, cura e associazioni
«È un onore e un’emozione vivere questi momenti formativi, nei quali vengono affrontate non solo le competenze cliniche, ma anche le dimensioni etiche, organizzative e storiche di questa straordinaria disciplina», ha sottolineato la professoressa Francesca Rovera, evidenziando l’importanza della comunicazione con pazienti e caregiver, della collaborazione nelle Breast Unit e del ruolo crescente della genetica nella personalizzazione delle cure.
Alla cerimonia era presente anche Adele Patrini, presidente di Caos – Centro ascolto operate al seno e della Fondazione Sostenibilità Sociale One Health, che ha voluto ringraziare la professoressa Rovera per il suo impegno quotidiano nella lotta contro il cancro e nel sostegno alle pazienti.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?3
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
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"La transizione digitale e l'ammodernamento delle grandi apparecchiature sono la risposta concreta della Regione Basilicata per combattere la migrazione sanitaria e trattenere competenze e pazienti sul territorio. (ANSA)
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Criteri Critici
ROMA | Terapia CAR-T al San Camillo, curato il primo paziente con la rivoluzionaria cura contro i tumori del sangue Mondoreale
Una nuova frontiera terapeutica si apre all’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini. La struttura romana ha infatti introdotto la terapia cellulare delle CAR-T (Chimeric Antigen Receptor T Cell Therapies) per pazienti ematologici. Si tratta del terzo ospedale nel Lazio, il primo non universitario, a dotarsi della possibilità di somministrare l’innovativa terapia genica antitumorale personalizzata, che ha lo scopo di “addestrare” il sistema immunitario del paziente a riconoscere e distruggere le cellule tumorali. Il primo paziente a ricevere la terapia, affetto da linfoma mantellare non rispondente alle terapie convenzionali, è stato ricoverato alla metà del mese aprile e dimesso in buone condizioni il 6 maggio, dopo un periodo di necessaria osservazione.
«L’introduzione della terapia CAR-T presso l’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini rappresenta un importante passo avanti per la sanità del Lazio. Si tratta di una tecnologia innovativa che consente di ampliare l’accesso a cure altamente specialistiche per pazienti affetti da patologie ematologiche complesse. È un risultato reso possibile grazie al lavoro di squadra di medici, infermieri, biologi, tecnici e operatori sanitari che hanno affrontato con professionalità un percorso articolato e altamente qualificato», dichiara il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca.
«Questo traguardo si inserisce nel più ampio progetto del Centro Regionale per le Terapie Cellulari e Geniche, collocato presso il San Camillo Forlanini e che vedrà la collaborazione di tutti gli istituti di ricerca e delle università del Lazio per promuovere innovazione, ricerca e sviluppo di nuove opportunità terapeutiche a beneficio dei cittadini. La Regione Lazio continuerà a sostenere investimenti nell’innovazione clinica e nel rafforzamento della rete ospedaliera pubblica, con l’obiettivo di garantire ai cittadini cure sempre più avanzate e accessibili sul territorio», conclude il Presidente.
La terapia cellulare con CAR-T fa parte del complesso gruppo delle terapie immunologiche che sta rivoluzionando lo scenario terapeutico in onco-ematologia. Le Chimeric Antigen Receptor T Cells sono linfociti T – un tipo di globuli bianchi fondamentali per il sistema immunitario adattativo – prelevati dal paziente stesso e geneticamente riprogrammati, per “attaccare e sconfiggere” le cellule tumorali. Si tratta di un eccezionale esempio di tessuto umano che agisce da farmaco. La caratteristica più importante di questo trattamento, infatti, è che a differenza di altre terapie che mirano solo al controllo della malattia, le CAR-T permettono la guarigione del paziente attraverso l’eradicazione del tumore.
«Poter offrire questa tecnologia d’avanguardia significa posizionare il San Camillo nel network dei centri di eccellenza ematologica a livello nazionale, un risultato possibile grazie all’impegno e al supporto della Regione Lazio – sottolinea la dottoressa Roberta Battistini, direttore f.f. UOC Ematologia e Trapianto CSE -. Per i pazienti affetti da linfomi o leucemie che non hanno risposto alle cure tradizionali, tutto questo si traduce in una reale e rivoluzionaria opportunità di guarigione, garantendo loro l’accesso ai trattamenti più avanzati direttamente nella nostra struttura, senza costringerli a faticosi spostamenti».
Attualmente le CAR-T rappresentano la terapia con le più elevate probabilità di successo nei casi in cui il trattamento standard (come la chemioterapia e il trapianto autologo di cellule staminali) offrono scarse possibilità di ottenere la remissione completa della malattia. La terapia viene quindi utilizzata per trattare forme aggressive di tumore del sangue, come Linfoma non Hodgkin a grandi cellule B, Linfoma non Hodgkin a grandi cellule B primitivo del Mediastino, Linfoma Follicolare, Linfoma Mantellare, Leucemia Linfoblastica Acuta, Mieloma Multiplo.
Per raggiungere questo traguardo e governare in sicurezza ogni fase di un percorso clinico così complesso, è stato istituito presso l’azienda un CAR-T Cell-Team (CTCT) multidisciplinare composto da ematologi, medici e biologi dell’UOC di Medicina Trasfusionale, rianimatori, neurologi e farmacisti, che ha svolto specifici corsi di formazione e riunioni di coordinamento tra i diversi reparti coinvolti.
Il processo prevede diverse fasi. Prima il paziente viene sottoposto, presso gli ambulatori della UOC di Ematologia e Trapianto CSE (Cellule Staminali Emopoietiche), ad una serie di valutazioni specifiche al fine di verificarne l’eleggibilità al trattamento. Successivamente si passa alla raccolta dei linfociti (linfocito-aferesi) del paziente presso l’Unità Aferesi dell’UOC Medicina Trasfusionale e Cellule Staminali. Il sangue viene raccolto, centrifugato e diviso nelle sue componenti da un separatore cellulare.
Il prodotto viene quindi inviato dal personale dell’Unità di processazione Cellulare, tramite corriere specializzato dotato di dry-shipper a temperatura controllata, alla “cell factory” dove avverrà l’espansione e ingegnerizzazione dei linfociti T. Al termine della lavorazione i linfociti trasformati in CAR-T cells vengono reinviati al Centro di Trattamento criopreservati a -180 gradi.
La terza fase prevede la reinfusione al paziente delle sue “super cellule T”. Le CAR-T sono una potentissima “terapia viva”: la loro forte capacità antitumorale può anche produrre eventi avversi gravi e per questo è necessario un periodo di ricovero di circa 10 -15 giorni per eseguire una preparazione specifica, l’osservazione e la gestione delle complicanze post infusione.
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All’Ospedale di Chivasso la musica entra in Oncologia: playlist create dagli studenti per i pazienti Giornale La Voce
All’Ospedale di Chivasso la cura passa anche dalla musica. Non come ornamento, non come sottofondo qualunque, ma come parte di un percorso pensato per rendere meno freddo, meno isolante, meno duro il tempo trascorso dentro un reparto oncologico. È stato presentato ieri, giovedì 28 maggio, nel Day Hospital Oncoematologico dell’ospedale cittadino, il progetto “Musica in Oncologia”, un’iniziativa che prova a portare dentro la quotidianità delle terapie un elemento semplice e potente: l’ascolto.
Il progetto nasce dall’incontro tra sanità, scuola e volontariato. Da una parte il personale dell’Oncologia e dell’Ematologia di Chivasso, dall’altra gli studenti del Liceo Musicale Isaac Newton, con il sostegno della piattaforma digitale Web Radio AIL Torino e dell’AIL Torino, l’Associazione Italiana contro Leucemie, Linfomi e Mieloma. Il risultato è un sistema di playlist musicali dedicate, diffuse ogni giorno attraverso la filodiffusione del reparto.
Non è un dettaglio. In un luogo in cui il tempo della cura coincide spesso con l’attesa, con la fatica fisica, con il peso emotivo della malattia, anche l’ambiente conta. Conta il modo in cui una persona viene accolta. Conta ciò che ascolta. Conta la sensazione, concreta, di non essere ridotta solo a paziente, cartella clinica, terapia da somministrare.
Alla presentazione hanno partecipato il direttore del Dipartimento Oncologico Giorgio Vellani, la responsabile del Day Hospital Oncologico Enrica Manzin, la responsabile dell’Ematologia Cristina Foli e il coordinatore del servizio Luca Basso della Concordia. Erano presenti anche la direttrice sanitaria d’azienda Sara Marchisio, la direttrice del presidio ospedaliero Lucia Melcarne, la professoressa Daniela Roseo, coordinatrice del Dipartimento Musicale del Liceo Newton, e il professor Alberto Occhiena, referente del percorso scuola-lavoro.
La presentazione del progetto Musica in Oncologia
Il punto più interessante sta proprio qui: i brani non arrivano da una selezione impersonale, costruita a tavolino da lontano. Sono stati progettati, interpretati e registrati dagli studenti del Liceo Musicale Isaac Newton di Chivasso, dentro un percorso formativo condiviso con medici, infermieri, psiconcologi e docenti. Oltre trenta ragazzi hanno incontrato i professionisti sanitari, hanno ascoltato, si sono confrontati con la realtà della malattia oncologica, con la delicatezza della relazione di cura, con la dimensione psicologica dei trattamenti.
È scuola-lavoro, certo. Ma in questo caso la formula burocratica dice poco. Perché qui gli studenti non hanno semplicemente prodotto contenuti musicali. Hanno provato a capire per chi li stavano producendo. Hanno dovuto misurarsi con una domanda adulta: che cosa può fare la musica, senza invadere, senza banalizzare, senza fingere che il dolore non esista?
Le playlist saranno diffuse quotidianamente nel reparto grazie alla piattaforma Web Radio AIL Torino, messa a disposizione dall’AIL Torino, che in passato aveva già donato il sistema di filodiffusione. Alla presentazione era presente anche il vicepresidente della sezione torinese dell’associazione, Felice Bombaci. È un passaggio tecnico, ma non secondario: la struttura digitale permette di rendere il progetto replicabile anche in altri contesti oncologici dotati di sistemi analoghi.
Durante l’incontro, alcuni studenti del Liceo Musicale Isaac Newton si sono esibiti dal vivo nel Day Hospital Oncoematologico, proponendo brani composti e realizzati per le persone assistite dall’Oncologia e dall’Ematologia. È stato il momento più concreto del progetto: non una presentazione fatta solo di parole, ma la restituzione diretta di un lavoro nato per accompagnare chi attraversa un percorso di cura.
La sanità, spesso, viene raccontata attraverso numeri, liste d’attesa, reparti, bilanci, carenze di personale. Tutto vero. Tutto necessario. Ma c’è anche un’altra misura della qualità di un servizio pubblico: la capacità di non perdere di vista la persona. “Musica in Oncologia” va letto dentro questa cornice. Non risolve i problemi strutturali della sanità. Non pretende di farlo. Però ricorda una cosa che dovrebbe essere ovvia e che invece, nei luoghi della cura, va continuamente difesa: curare non significa soltanto applicare una terapia. Significa anche costruire condizioni più umane per affrontarla.
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Sperimentazione clinica in oncologia: il webinar AIRC e FAVO AIRC
Ultimo aggiornamento:29 maggio 2026 Un incontro dedicato ai principali dubbi sulla sperimentazione clinica in oncologia con FAVO e AIRC: opportunità, limiti e strumenti utili per caregiver e pazienti. Online il 3 giugno. Lasperimentazione clinicarappresenta un pilastro fondamentale per il progresso della ricerca oncologica, ma il tema genera spesso dubbi. È particolarmente importante che i pazienti ne conoscanolimiti e benefici, per potervi prendere eventualmente parte con consapevolezza. Per contribuire a fare chiarezza, AIRC partecipa a un nuovo appuntamento dellaCaregiver Academydella Federazione delle associazioni di volontariato in oncologia (FAVO), un ciclo di webinar dedicato ai bisogni dei caregiver, figure centrali nel percorso di cura delle persone con tumore. Dal 2023 la serie fornisce informazioni e aggiornamenti utili: dalla gestione della tossicità dei trattamenti alla comunicazione con la persona con tumore, dai diritti del caregiver alla gestione dello stress. Il prossimo webinar, intitolato “Opportunità e limiti della sperimentazione clinica oggi”, risponderà ad alcuni dei dubbi più frequenti sulle ricerche cliniche, con il contributo di esperti qualiVirginia Sanchini(Università degli studi di Milano e Center for Biomedical Ethics and Law, Belgio),Silvia Marsoni(IFOM) eGiorgio Patelli(Università degli studi di Milano, IFOM e Grande Ospedale metropolitano Niguarda). Ad aprire l’incontro saranno Laura Del Campo (FAVO) e Anna Franzetti (Fondazione AIRC). Il webinar si terrà il 3 giugno, dalle 17:00 alle 18:30. La partecipazione è gratuita, ma è richiesta l’iscrizione tramite l’apposito form. Iscriviti al webinar: compila ilmodulo online. Redazione
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
50.0/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
Criteri Critici
Massaggi e make-up in ospedale: l'oncologia diventa una 'Beauty spa' Il Gazzettino
MONSELICE (PADOVA) - Massaggi al viso, riflessologia plantare, consulenza d'immagine e make-up correttivo dove di solito si somministrano le cure: l'Oncologia degli Ospedali Riuniti Padova Sud ha ospitato nei giorni scorsi la seconda edizione di "Esteticamente dh", un laboratorio per migliorare la qualità di vita dei pazienti prima, durante e dopo le terapie. L'iniziativa, sostenuta dalla Fondazione Altre Parole di Cittadella, ha portato una "Temporary Beauty Spa" all'interno del reparto. Il progetto si articola in due momenti. Il primo, aperto anche ai familiari, affronta gli effetti collaterali delle cure oncologiche a carico di pelle e mucose: secchezza cutanea, eritemi, fragilità delle unghie. Problemi che interessano una larga parte di chi si sottopone a chemioterapia e radioterapia e che condizionano il benessere psicofisico. L'incontro offre anche uno spazio di confronto diretto e di risposta alle domande dei partecipanti. La seconda fase è riservata ai soli assistiti e porta il reparto a cambiare volto.
«In una delle stanze solitamente dedicate alle terapie, e che per l'occasione cambiano veste sottolinea la dottoressa Laura Merlini, direttore dell'unità operativa complessa si eseguono massaggio viso e mani e riflessologia plantare, con un operatore dedicato per ogni paziente». Accanto vengono allestite postazioni individuali per consulenza d'immagine, make-up correttivo, armocromia e supporto tricologico: tutte attenzioni che, precisa la direttrice, danno alla parte pratica la connotazione di una coccola. Le indicazioni fornite durante il laboratorio sono concordate con il personale sanitario e rientrano nel percorso di cura, favorendo consapevolezza e partecipazione attiva degli assistiti.
Lo scopo, spiega Merlini, è informare i pazienti per migliorare il loro benessere e far vivere l'ospedale come un luogo in cui ci si prende cura della persona nella sua interezza. L'iniziativa si inserisce in un contesto di crescente attenzione verso l'estetica oncologica, disciplina che ha appena ottenuto un riconoscimento formale. La direttrice dell'Oncologia ha ringraziato la Fondazione Altre Parole, che dopo l'esperienza dello scorso anno a Piove di Sacco ha rinnovato il proprio sostegno portando il progetto in entrambi i poli ospedalieri.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
47.8/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
✅
Criteri Critici
Certe volte, mi domando come è possibile che viviamo in un paese così ostile a tutte le innovazioni. Esempio recente: la nuova Ferrari elettrica “Luce”. Avete notato sicuramente l’ondata di critiche che sono passate sui vari social e sulla stampa. Molti l’han…
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Certe volte, mi domando come è possibile che viviamo in un paese così ostile a tutte le innovazioni. Esempio recente: la nuova Ferrari elettrica “Luce”. Avete notato sicuramente l’ondata di critiche che sono passate sui vari social e sulla stampa. Molti l’hanno giudicata un tradimento. Persino il colore blu delle immagini del nuovo modello è stato considerato offensivo.
Ora, pensateci un attimo. La Ferrari non è mai stata un “auto del popolo”. È sempre stata un’auto ad altissimo livello tecnologico, apprezzata per questo da quelli che se la potevano permettere. Un’auto che rappresentava, e tuttora rappresenta in molti modi il prestigio dell’ “Azienda Italia”. Ma il mercato internazionale delle auto sta rapidamente cambiando, orientandosi verso la trazione elettrica, e questo specialmente nelle sezioni dei veicoli di lusso, dove la Ferrari compete. In Cina, il mercato più importante al momento, le auto elettriche/ibride stanno soppiantando quelle tradizionali specialmente nelle zone urbane a più alto sviluppo economico. I costruttori europei si sono accorti che devono elettrificare, altrimenti le loro auto in Cina non le vuole più nessuno.
La Ferrari ha fatto semplicemente quello che altri costruttori europei stanno facendo. Che senso avrebbe insistere con tecnologie che stanno rapidamente diventando obsolete? Eppure questo è stato il senso delle critiche: bisogna rimanere legati ai vecchi motori termici rombanti. Un po’ come se in Italia dovessimo ancora avere l’Ansaldo o la Breda che costruiscono locomotive a vapore perché è la loro tradizione e che le potessimo esportare in Cina.
La levata di scudi contro la Ferrari elettrica è solo un sintomo di un declino generalizzato della capacità di innovare che ci troviamo ad affrontare in questo paese. A partire dall’opposizione generalizzata alle energie rinnovabili, l’opinione generale è che non si può è non si deve cambiare nulla. Chiaramente, esistono interessi finanziari giganteschi che mirano a mantenere l’Italia legata alle energie fossili, però così rischiamo di diventare obsoleti di fronte ai grandi cambiamenti che stanno interessando il mondo intero. Per non parlare dei rischi che corriamo di fronte alla crisi geopolitiche come la chiusura dello Stretto di Hormuz.
Fortunatamente, c’è anche chi queste cose le ha capite e qualcuno cerca di muoversi nella direzione giusta. Vi segnalo una petizione recente firmata da 75 scienziati e ricercatori che invita il settore politico detto “Campo Largo” a impegnarsi seriamente sulle rinnovabili, superando gli interessi particolari della lobby dei fossili. L’ho firmata anch’io, ma non è questione di parti politiche. L’Italia deve darsi una mossa verso l’indipendenza energetica, altrimenti finiamo nel dimenticatoio della storia.
La petizione la trovate qui. Vi passo i primi tre paragrafi:
Siamo cittadini, studiosi e attivisti indipendenti. Non apparteniamo a schieramenti politici, ma guardiamo con interesse e speranza alla creazione di una coalizione alternativa all’attuale governo, i cui gravi errori in campo energetico si stanno palesando oggi in tutta la loro drammaticità.
L’aver puntato sull’Italia come “hub del gas”, e l’aver evitato di affrontare seriamente il tema di come favorire una maggiore penetrazione delle energie rinnovabili nel nostro Paese, sono errori che famiglie e imprese stanno pagando — e pagheranno — molto salati.
Come rilevato dagli osservatori internazionali, l’Italia è oggi il Paese più esposto alle crisi energetiche, e quello con le tariffe più alte, proprio a causa di politiche poco attente allo sviluppo delle fonti pulite.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
63.0/100
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Criteri Critici
Un farmaco già utilizzato contro la sclerosi multipla potrebbe cambiare radicalmente la gestione delle forme progressive della malattia, comprese quelle più avanzate e invalidanti. È quanto emerge dai risultati dello studio internazionale di fase III Oratorio…
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Un farmaco già utilizzato contro la sclerosi multipla potrebbe cambiare radicalmente la gestione delle forme progressive della malattia, comprese quelle più avanzate e invalidanti. È quanto emerge dai risultati dello studio internazionale di fase III Oratorio-Hand, coordinato dalla Queen Mary University di Londra e pubblicato sulla rivista scientifica Lancet, che ha dimostrato come l’ocrelizumab sia in grado di rallentare significativamente la progressione della disabilità nei pazienti affetti da sclerosi multipla progressiva. Secondo i dati del trial, il trattamento riduce in media del 30% il rischio di peggioramento della disabilità rispetto al placebo. Ma i benefici osservati dai ricercatori vanno ben oltre: il farmaco ha ridotto del 41% il peggioramento della funzionalità delle mani e degli arti superiori nell’arco di 12 settimane e ha abbassato del 52% il rischio di dover ricorrere alla sedia a rotelle.
Lo studio, che ha coinvolto oltre mille pazienti in 22 Paesi, rappresenta il più ampio trial clinico controllato con placebo mai realizzato finora sulla sclerosi multipla progressiva. Un elemento considerato particolarmente importante dalla comunità scientifica riguarda il fatto che la ricerca abbia incluso anche pazienti generalmente esclusi dai precedenti studi clinici: persone fino a 65 anni di età e soggetti con disabilità avanzata e grave compromissione della mobilità. I risultati mostrano inoltre che l’efficacia del trattamento aumenta nei pazienti che presentano segni di attività infiammatoria alle risonanze magnetiche iniziali. In questo gruppo specifico il rischio di progressione della disabilità si riduce addirittura del 55%.
L’ocrelizumab è un anticorpo monoclonale già impiegato nel trattamento di alcune forme di sclerosi multipla, ma i nuovi dati potrebbero ampliare significativamente la platea di pazienti candidabili alla terapia. Fino a oggi, infatti, molte persone con forme progressive avanzate della malattia restavano escluse dalle opzioni terapeutiche più efficaci a causa dell’età o del livello di disabilità raggiunto.
La ricerca si inserisce in una fase di forte accelerazione degli studi sulla sclerosi multipla, una patologia neurodegenerativa che colpisce il sistema nervoso centrale e interessa circa 2,8 milioni di persone nel mondo. Negli ultimi mesi la comunità scientifica ha aperto nuovi fronti di studio sia sul piano farmacologico sia su quello delle possibili cause biologiche della malattia.
A gennaio, ad esempio, un gruppo internazionale di ricercatori aveva annunciato risultati promettenti su Bavisant, molecola sperimentale capace di agire sui meccanismi neuroinfiammatori e di proteggere la mielina, la guaina che riveste le fibre nervose e che viene danneggiata dalla malattia. Parallelamente, uno studio statunitense pubblicato in primavera aveva rafforzato l’ipotesi di un ruolo del microbiota intestinale nello sviluppo e nella progressione della sclerosi multipla, suggerendo un possibile legame tra alterazioni della flora batterica e risposta immunitaria anomala.
I risultati di Oratorio-Hand confermano ora un altro punto centrale nella ricerca sulla malattia: intervenire anche nelle fasi più avanzate può produrre benefici clinici concreti e rallentare il deterioramento funzionale dei pazienti. Un dato che potrebbe avere conseguenze importanti non solo sul piano terapeutico, ma anche sulle future linee guida internazionali per la gestione della sclerosi multipla progressiva.
Lo studio su Lancet
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Tumori, Aiom: "In Italia qualità di vita pazienti misurata solo nel 34% dei centri" Adnkronos
In Italia la qualità di vita dei pazienti colpiti da tumore viene misurata solo nel 34% delle Oncologie. Meno del 70% (67,9%) delle strutture può contare sull'assistenza domiciliare e solo nel 40% sono presenti coordinatori di ricerca clinica strutturati. L'oncologia nel nostro Paese vede anche progressi importanti rispetto al passato. I servizi di supporto psiconcologico sono presenti in quasi il 90% dei centri (88,5%), anche se solo il 60% è dotato di uno psicologo dedicato ai pazienti oncologici. Il 93% ha l'anatomia patologica, l'88% una nutrizione clinica di riferimento e il 72% un laboratorio di biologia molecolare diagnostica. La qualità degli studi è garantita, nel 64% dei casi, da procedure operative standard (Sop, Standard operating procedure), cioè checklist che consentono di produrre risultati di alto livello. Però è necessario ridurre gli ostacoli e i tempi di avvio delle sperimentazioni. Oggi possono servire 4 mesi (e in alcuni casi anche di più) per la firma del contratto che consente di iniziare uno studio. I dati emergono dall'Annuario dell'oncologia italiana 2026, realizzato dall'Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) e dalla Federation of Italian Cooperative Oncology Groups (Ficog) e presentato nella conferenza stampa ufficiale di Aiom al congresso dell'American Society of Clinical Oncology (Asco), al via oggi a Chicago.
"Qualità dell'assistenza e ricerca sono strettamente legate e lo dimostrano i risultati di questa pubblicazione, che evidenzia molte luci e alcune ombre della nostra oncologia - afferma Massimo Di Maio, presidente nazionale Aiom - Oggi pochi ospedali adottano i Pro (patient-reported outcome'), misure di monitoraggio sistematico dei sintomi da parte dei pazienti. I Pro sono strumenti importantissimi nella valutazione dei trattamenti anticancro e della qualità di vita, ma sono necessari risorse e personale da dedicare a questa attività. Serve più attenzione anche a temi che influenzano la qualità della vita, perché connessi alla progettualità dopo il cancro, come la possibilità di avere un figlio al termine delle cure, ma solo il 22% delle strutture è dotato di un centro per la preservazione della fertilità".
Nel 2025 in Italia sono state stimate 390.000 nuove diagnosi di cancro, negli Usa oltre 2 milioni nel 2026. "Negli Stati Uniti, il 70% dei pazienti è vivo a 5 anni - continua Di Maio - In Italia ci stiamo avvicinando, perché il 65% nelle donne e il 59% negli uomini raggiungono questo traguardo e almeno 1 paziente su 4 è tornato ad avere la stessa aspettativa di vita della popolazione generale e può ritenersi guarito. Nel nostro Paese nel 2026, rispetto al periodo 2020-2021, è stimata una diminuzione dei tassi di mortalità oncologica del 17,3% negli uomini e dell'8,2% nelle donne. Terapie innovative, come i farmaci a bersaglio molecolare e l'immunoterapia, permettono, in una percentuale significativa di casi, di cronicizzare la malattia in fase avanzata o di ottenere la guarigione, con consistenti risparmi in altre voci di spesa, sanitaria e sociale. Ma è possibile continuare a garantire la qualità delle cure e la sostenibilità del sistema solo con politiche di sostegno all'assistenza e alla ricerca, che permette di sviluppare terapie innovative".
I tumori su cui si concentra il maggior numero di sperimentazioni sono quelli mammari, gastrointestinali, toracici, urologici e ginecologici. Dal censimento emerge come il tempo medio richiesto per la firma del contratto sia, in quasi il 60% dei casi, di 4-8 settimane, ma in circa il 40% è compreso fra 2 e 4 mesi. "Il Regolamento europeo del 2014 sulla ricerca clinica - ricorda Rossana Berardi, presidente eletto Aiom - nasceva con l'obiettivo di armonizzare e rendere più efficienti le procedure autorizzative degli studi clinici nei Paesi membri, definendo tempistiche condivise e riducendo gli oneri burocratici, spesso caratterizzati da richieste documentali eterogenee e ridondanti. Tuttavia, in Italia, nonostante l'entrata in vigore del Regolamento europeo, l'iter di approvazione delle sperimentazioni cliniche continua a presentare criticità significative, soprattutto sul piano amministrativo. In molti casi, infatti, l'attivazione dei centri richiede ancora tempi molto lunghi, con ritardi che possono protrarsi per diversi mesi. Queste difficoltà rischiano di compromettere la competitività e l'attrattività del nostro Paese nei confronti dei promotori profit, oltre a limitare o ritardare l'accesso dei pazienti italiani a studi clinici innovativi e a nuove opportunità terapeutiche. Per questo motivo è fondamentale promuovere un concreto processo di semplificazione amministrativa e organizzativa, capace di garantire procedure più rapide, uniformi ed efficienti".
"Da medico e da rappresentante delle istituzioni, ritengo fondamentale porre al centro delle priorità la ricerca, snodo fondamentale per assicurare le migliori opportunità di cura ai cittadini - dichiara il ministro della Salute, Orazio Schillaci, nella prefazione del libro - Circa il 35% delle sperimentazioni condotte in Italia riguarda l'oncologia, l'area in cui si concentra il maggior numero degli studi clinici, un ambito che richiede competenze sempre di più specifiche e multidisciplinari, nonché nuovi modelli e approcci, sia nella ricerca che nella pratica clinica. E possiamo affermare, in tal senso, che l'Italia è all'avanguardia in Europa. Desidero inoltre ricordare che da tempo nel nostro Paese sono attivi i gruppi cooperativi, che sono impegnati nella ricerca e hanno prodotto lavori che hanno cambiato la pratica clinica a livello internazionale in diversi tipi di tumori. Vincere il cancro è un obiettivo cruciale che perseguiamo attraverso il pieno sostegno alla ricerca e investimenti nella prevenzione e nell'innovazione tecnologica".
"In Italia il 31% delle strutture presenta più di 20 studi clinici attivi, il 12% oltre 60 - sottolinea Berardi - Il 75% ha la possibilità di gestire campioni biologici per studi traslazionali, che permettono di trasferire rapidamente i risultati delle ricerche al letto del paziente. Il 24% è inserito nei centri Aifa accreditati per la fase I, in cui rientrano i trial più complessi perché prevedono requisiti stringenti, procedure operative dedicate e una certificazione da parte dell’ente regolatorio. Restano però forti criticità nella disponibilità di personale e di una solida infrastruttura. Il 70% dei centri è privo di un bioinformatico e il 50% non può contare sul supporto statistico. E sono troppo pochi i coordinatori di ricerca clinica strutturati. Nella maggior parte dei casi queste figure, essenziali per condurre le sperimentazioni, operano da precari con contratti libero professionali o borse di studio".
"Sono significativi i passi avanti realizzati nella definizione dei percorsi diagnostico-terapeutici e assistenziali, i Pdta, essenziali per garantire un'assistenza multidisciplinare: sono stati deliberati dalla quasi totalità delle strutture, per un totale di oltre 1.250 documenti - evidenzia Di Maio - Naturalmente bisogna garantire che i percorsi definiti in quei documenti siano realizzabili quotidianamente nella pratica in maniera equa e tempestiva. Ancora troppo pochi centri, meno del 70%, prevedono un percorso di assistenza domiciliare oncologica. Una forbice che si allarga spostandosi lungo la Penisola: al Nord le cure domiciliari sono infatti attivate dal 80% delle strutture, rispetto al 42% del Sud. Il 42% delle strutture ha un ambulatorio per le urgenze oncologiche, anche qui con un gradiente dal 56% del Nord al 21% del Sud. Inoltre, andrebbero implementati, con risorse adeguate, i gruppi di cure simultanee, presenti nel 75% delle Oncologie. Anche in questo caso si passa dall'87% al Nord al 52% nel Meridione".
"Questo volume - conclude il presidente Aiom - rappresenta l'evoluzione naturale di due esperienze consolidate: il Libro bianco Aiom e l'Annuario Ficog/Aiom dei Centri di ricerca oncologica in Italia. L'integrazione di queste due fonti consente oggi di disporre di uno strumento unico, capace di coniugare l'analisi dell'organizzazione assistenziale con quella dell'attività di ricerca".
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO4
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?3
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?5
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?5
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
51.5/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
Criteri Critici
L’inchiesta della Procura di Belluno sulla procedura di affidamento della cabinovia di Socrepes all’associazione temporanea di imprese capitanata dalla bresciana Graffer ha provocato un terremoto all’interno del sistema di opere pubbliche olimpiche che fanno …
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L’inchiesta della Procura di Belluno sulla procedura di affidamento della cabinovia di Socrepes all’associazione temporanea di imprese capitanata dalla bresciana Graffer ha provocato un terremoto all’interno del sistema di opere pubbliche olimpiche che fanno riferimento a Società Infrastrutture Milano Cortina 2026. Penali economiche per alcuni milioni di euro, appalti che saltano (a cominciare da Bormio e Livigno) e accuse di gravi inadempienze sono gli ingredienti di un cocktail micidiale servito dal commissario straordinario di Simico, l’architetto Fabio Massimo Saldini, durante l’interrogatorio durato più di quattro ore davanti al procuratore Massimo De Bortoli. Indiziato di turbativa d’asta, il manager aveva chiesto di poter chiarire la propria posizione subito dopo le perquisizioni effettuate dalla polizia giudiziaria negli uffici di Simico e di Graffer, a Roma, Milano, Brescia, Cortina e Napoli. L’amministratore del colosso pubblico lo ha fatto, scaricando tutto su Graffer, la società più debole, e anche sugli apparati tecnici, a dimostrazione di come si stia frantumando il sistema di appalti che riguarda tre cabinovie a Cortina, Bormio e Livigno.
Il magistrato ha ascoltato Saldini, anche se l’inchiesta è in una fase ancora embrionale e il materiale sequestrato non è ancora stato esaminato. Accompagnato dagli avvocati Maurizio e Massimiliano Paniz, l’ad, nonché direttore generale di Simico, ha ricostruito le procedure di una delle opere più controverse del Piano olimpico, perché in ritardo e costruita su una frana. Le sorprese non sono mancate, anche se l’avvocato Paniz ha commentato: “E’ andata benissimo, abbiamo spiegato tutti i meccanismi, chiarendo che non c’è stata alcuna collusione tra l’architetto Saldini e la Graffer, anzi gli inadempimenti vanno cercati altrove”.
PENALI MILIONARIE
Saldini è indagato assieme ad Angelo Redaelli, rappresentante legale di Graffer, e all’ex responsabile del procedimento, l’ingegnere Valeria Cepi di Simico. Non sono coinvolti, invece, i rappresentanti delle altre due società che hanno ricevuto l’affidamento di Socrepes, ovvero la bergamasca Ecoedile e la bellunese Dolomiti Strade. Per dimostrare che i lavori furono forniti a Graffer senza accordi sottobanco, il commissario ha detto che con Graffer è aperto un pesante contenzioso perché la società non avrebbe rispettato gli accordi contrattuali. Ha depositato numerosi documenti, in particolare quelli che contestano i ritardi di Graffer, per i quali Simico ha applicato penali molto pesanti. Il contratto prevede che si possa arrivare fino al 10 per cento dell’appalto (ma sono previste anche altre voci) e questo Simico avrebbe fatto. Siccome il valore è di 35 milioni di euro, ne consegue che le penali possono superare i tre milioni di euro. Ma è possibile anche la revoca di tutto l’affidamento.
PRESCRIZIONI E CABINE MANCANTI
Quali sono le contestazioni formulate a Graffer per Socrepes? Saldini ha detto che l’impianto era pronto per il 6 febbraio, ma mancavano le cabine, prodotte dalla società turca Anadolu Teleferik. Di chi la colpa? Contratto alla mano, Simico l’ha attribuita a Graffer, che si sarebbe giustificata scaricando le responsabilità sui turchi. Si apre così una voragine giudiziaria, di natura civilistica, mentre l’appalto è stato compromesso, almeno sui tempi che erano stati chiesti da Andrea Varnier, amministratore delegato di Fondazione Milano Cortina, il comitato organizzatore delle Olimpiadi. Sarebbero contestate anche altre inadempienze, relative alle prescrizioni che Ansfisa ha indicato quando la scorsa estate ha concesso un nulla osta parziale all’avvio dei lavori. In buona parte riguardano la certificazione europea dei materiali, gli accorgimenti da adottare per affrontare lo smottamento del terreno, il sistema di controllo e monitoraggio, la possibilità di spostare i piloni (su slitte) per ovviare al movimento franoso. Non tutte sono state rispettate, infatti il collaudo non è ancora avvenuto.
IL RUOLO DEI TECNICI
Negli scorsi mesi Simico ha scoperto la scarsa solidità di Graffer. Poteva rendersene conto in anticipo, visto che le tre cabinovie di Cortina, Bormio e Livigno sono state affidate alla piccola impresa bresciana per un importo complessivo di 132 milioni di euro? Di fronte alle contestazioni di scarsa capacità imprenditoriale di Graffer, Saldini ha scaricato le responsabilità anche sui propri apparati tecnici, sostenendo che i controlli preventivi e in corso d’opera spettavano ad essi. Ha scaricato le responsabilità a valle, nonostante da commissario straordinario, ad e direttore generale egli goda – per legge – di pieni poteri e della possibilità di deroga delle procedure, con il solo limite del rispetto della legge penale.
ANNULLATO L’AFFIDAMENTO A BORMIO
Il fallimento ricade anche sull’affidamento diretto da 44,8 milioni di euro per la cabinovia di Bormio, di cui ha beneficiato l’Ati con a capo Graffer, in cordata con Mondino Costruzioni e Monte P. La decisione è stata tenuta finora segreta, ma risale a un mese fa. Si tratta del nuovo impianto di arroccamento a servizio della venue di gara “Stelvio Alpine Centre” aggiudicato il 17 luglio 2025 per il quale era previsto l’inizio lavori nel settembre successivo e la conclusione nel febbraio 2027. Per il progetto esecutivo erano previsti 40 giorni, altri 200 giorni per il tronco Ciuck-La Rocca e 200 giorni per il tronco Bormio-Ciuck. Simico ha ritenuto anche in questo caso che sia stata superata la soglia di inadempienza e avrebbe già individuato una società pronta a subentrare.
LIVIGNO SOTTO OSSERVAZIONE
C’è da chiedersi che cosa accadrà per le due linee di cabinovia Carosello-Freita-Valfin che dovrebbero collegare i versanti sciistici di Livigno, con annesso un parcheggio interrato da 500 posti auto. Il valore è di 52,2 milioni di euro, la fine lavori è fissata al 27 novembre 2027. In questo caso troviamo le tre stesse imprese di Socrepes (Graffer, Ecoedile, Dolomiti Strade) che il 15 ottobre 2025 hanno vinto la gara per l’appalto integrato. In quel caso avevano primeggiato grazie a un ribasso record del 14,99 per cento, precedendo (con ribassi rispettivamente del 3,46 e del 2,46 per cento), i raggruppamenti Leitner-Cobet e Doppelmayr Italia e F.lli Trentini.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?3
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
55.9/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
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Criteri Critici
Neoplasie ematologiche, da Busto nuove speranze per i pazienti grazie a due farmaci “intelligenti” asst-valleolona.it
Ultima modifica: 29 Maggio 2026 Due nuovi farmaci sperimentali “intelligenti” (target) per il trattamento delle neoplasie ematologiche presso la SC Ematologia diretta dallaDr.ssa Elisabetta Todisco,Direttore del Dipartimento Oncologicointeraziendale. La Dr.ssa Elisabetta Todisco La prima sperimentazione di fase II riguardal’anticorpo bispecificoSurovatamig,progettato per il trattamento di alcuni tumori ematologici, in particolare il linfoma non Hodgkin a cellule B aggressivo e follicolare e Leucemia Linfoblastica B, recidivati o refrattari. Questo anticorpo, possiede due siti di legami differenti: uno si lega alla cellula effettrice del sistema immunitario, il linfocita T e l’altro si lega alla cellula tumorale. Grazie a questo doppio legame, la cellula responsabile del sistema immunitario si avvicina a quella tumorale (il bersaglio) e la distrugge, senza però “colpire” le cellule sane. Il farmaco viene somministrato ogni 2 settimane per un anno e consente di avere risultati molto promettenti per quei pazienti che non rispondono alle terapie standard di prima e seconda linea. La seconda sperimentazione di fase 1/2 riguarda ilfarmaco Enzomenib,per il trattamento di pazienti con leucemia mieloide e linfoblastica acuta, recidivata o refrattaria. Questo farmaco agisce inibendo la menina, una proteina che favorisce la crescita e la sopravvivenza delle cellule leucemiche. Il risultato finale è l’induzione della differenziazione, la riduzione della proliferazione incontrollata e l’induzione della morte delle cellule leucemiche con preservazione delle cellule ematopoietiche normali e rappresenta un’ottima possibilità terapeutica per i pazienti anche anziani che non rispondono alla terapia di prima linea. “Questi protocolli sperimentali rappresentano approcci innovativi ed efficaci per il trattamento delle neoplasie ematologiche complesse e difficili da trattare”, afferma laDr.ssa Todisco, “questi farmaci innovativi mirano a colpire selettivamente le cellule tumorali, aumentando l’efficacia dei trattamenti. La possibilità di accedere ai protocolli sperimentali è quindi un elemento fondamentale per sviluppare cure più efficaci e personalizzate, migliorando in modo concreto la qualità della vita dei pazienti, che spesso non hanno altre opzioni terapeutiche”. LaDr.ssa Todiscoconclude ringraziando l’Ufficio Sperimentazioni aziendale e le data manager afferenti all’ematologia e tutta la sua équipe di medici ed infermieri per la professionalità e il costante impegno nella complessa gestione delle sperimentazioni.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
43.7/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha annunciato il primo caso di guarigione di un paziente affetto da Ebola nell’epidemia che sta imperversando nella Repubblica Democratica del Congo. «La repubblica del Congo...
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Il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa ha deciso di aggiungere l’epidemia di Ebola ai temi in discussione durante il Consiglio europeo in programma il 18 e 19 giugno. Lo fa sapere una portavoce. La richiesta era stata avanzata dalla premier Giorgia Meloni in una lettera.
Ue e Meloni sull’ebola
La Commissione europea conferma “la ricezione della lettera della presidente Meloni” e sostiene che risponderà “a tempo debito”.
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“Ribadiamo che la tutela della salute pubblica è la priorità assoluta della Commissione. Stiamo seguendo da vicino l’evolversi della situazione, che richiede vigilanza e coordinamento”. Lo ha dichiarato Eva Hrncirova, portavoce della Commissione, ricordando che l’Ue dispone di “canali e strumenti per agire rapidamente” e che “sta mobilitando aiuti, risorse logistiche, supporto di esperti e strumenti di sicurezza sanitaria per aiutare i paesi colpiti e ridurre il rischio di ulteriore trasmissione”.
Repubblica democratica del Congo, guarito paziente positivo a ebola
La prima guarigione
Intanto l’Organizzazione mondiale della sanità ha annunciato il primo caso di guarigione di un paziente affetto da Ebola nell’epidemia che sta imperversando nella Repubblica democratica del Congo.
«La RD Congo ha comunicato che il 27 maggio un paziente è guarito, ha lasciato l’ospedale ed è stato dimesso», ha dichiarato ai giornalisti Anais Legand dell’Oms, aggiungendo che si trattava del ’primo caso’.