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Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
52.6/100
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Criteri Critici
All’ospedale di Carmagnola un laboratorio per gli uomini in terapia oncologica Il Carmagnolese
Un’iniziativa innovativa per affiancare le cure mediche con un percorso di attenzione alla persona: all’ospedale San Lorenzo diCarmagnolasi è svolto unlaboratorio-pilota di benessere dedicato agli uomini in terapia oncologica, promosso dall’Associazione “La forza e il sorriso”, realtà attiva dal 2007 nell’organizzazione di attività gratuite per i pazienti affetti da tumore. L’incontro, della durata di circa due ore, ha coinvolto i partecipanti in unpercorso guidato da una Beauty Coachprofessionista e supportato dallapresenza di una psicologa. L'Asl TO5 e Carmagnola nel progetto per il tumore alla prostata Lo studio per la lotta al tumore alla prostata porta l'Asl TO5 e Carmagnola nel progetto ProScreenMRI dell'Istituto di Candiolo IRCCS. In Italia il tumore della prostata è la neoplasia più frequente nella popolazione maschile e al fine di rispondere…Leggi tuttoL'Asl TO5 e Carmagnola nel progetto per il tumore alla prostata Attraverso dieci semplici passaggi -dalla detersione del viso all’idratazione di mani e corpo- i pazienti hanno potuto apprendere alcunepratiche utili ad affrontare gli effetti collaterali delle terapiee a recuperare un rapporto più sereno con la propria immagine. A ciascun partecipante è stata inoltre consegnata una borsa contenenteprodotti cosmeticie una guida conconsigli praticida utilizzare anche a casa. Sicurezza alimentare, 1500 controlli dell’Asl TO5 in un anno Sicurezza alimentare: l'Asl TO5 ha svolto quasi 1500 controlli igienico-sanitari nel corso dello scorso anno, riscontrando irregolarità in 443 aziende, con oltre 120 sanzioni. Quasi 1.500 controlli igienico-sanitari effettuati in un anno tra aziende, negozi, supermercati, ristoranti, mense e bar…Leggi tuttoSicurezza alimentare, 1500 controlli dell’Asl TO5 in un anno «Un percorso oncologico può mettere profondamente alla prova il modo in cui una persona percepisce sé stessa e il proprio corpo-spiega Paolo Braguzzi, presidente dell’Associazione-Prendersi cura di sé, anche attraverso piccoli gesti, può rappresentare un importante strumento di benessere e di riconnessione con la propria identità. Per questo continuiamo a lavorare affinché il progetto sia sempre più inclusivo e vicino ai bisogni dei pazienti». Soddisfazione anche da parte delreparto di Oncologia. «Curare significa accogliere la persona nella sua interezza, non soltanto occuparsi della malattia», sottolinea il direttore della struttura, Antonio Capaldi. Carmagnola: in Oncologia la mostra dedicata a Letti di Notte All'ospedale San Lorenzo di Carmagnola, nel Day Hospital di Oncologia, è stata inaugurata la mostra fotografica dedicata al festival letterario Letti di Notte, a cura del Circolo "La Fonte". È stata inaugurata, nel reparto di Oncologia dell’ospedale San Lorenzo di…Leggi tuttoCarmagnola: in Oncologia la mostra dedicata a Letti di Notte Dello stesso avviso la coordinatrice infermieristica Maria Teresa Civiero: «Il benessere e la bellezza maschile meritano lo stesso ascolto di quella femminile. Èun modo concreto per restituire a ogni paziente la propria identitàdavanti allo specchio». L’esperienza verrà riproposta nei prossimi mesicon nuovi appuntamenti dedicati agli uomini, mentre proseguiranno regolarmente anche i laboratori rivolti alle donne seguite dal reparto di Oncologia dell’ospedale carmagnolese dell’Asl TO5. Ecco il nuovo Ospedale di Comunità dell'Asl TO5 a Carignano Inaugurato ufficialmente il nuovo Ospedale di Comunità dell'Asl TO5 a Carignano, frutto di 3,6 milioni di euro di investimenti del PNRR. Ha 20 posti letto ed entra in funzione da lunedì. È stato inaugurato a Carignano il nuovo Ospedale di…Leggi tuttoEcco il nuovo Ospedale di Comunità dell'Asl TO5 a Carignano
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
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Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
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60.4/100
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Criteri Critici
Vaccini oncologici personalizzati: la scommessa del DNA lineare Osservatorio Terapie Avanzate
CAR-T e Immunoterapia
Vaccini oncologici personalizzati: la scommessa del DNA lineare
La biotech italiana NeoMatrix sviluppa una piattaforma genetica a produzione rapida e scalabile a livello industriale, per ottenere vaccini tumorali su misura in sole sei settimane
Dopo il successo con il COVID-19, i vaccini genetici stanno trovando applicazione anche in oncologia, dove rapidità e versatilità sono fattori cruciali, e si stanno esplorando nuove piattaforme e modalità di somministrazione. In questo scenario, uno studio coordinato dalla biotech italiana NeoMatrix e pubblicato su Journal of Immunotherapy of Cancer suggerisce che non conta solo il bersaglio, ma anche la forma con cui viene “presentato” al sistema immunitario. Il lavoro nasce dalla partnership con la britannica 4basebio, che ha sviluppato una nuova piattaforma di DNA lineare per la realizzazione di vaccini oncologici personalizzati, con un processo che potrebbe portare alla produzione del vaccino in circa sei settimane. Per capire risultati e significato dello studio, abbiamo parlato con la dott.ssa Claudia Tonini.
IL DNA LINEARE COME PIATTAFORMA VACCINALE
Nella sua forma più classica, un vaccino a DNA è costituito da una molecola circolare - un plasmide - prodotta e amplificata in cellule batteriche. Questa è la stessa piattaforma utilizzata anche dalla biotech romana Takis, da cui nasce NeoMatrix come spin-off, e portata fino alla Fase I clinica con il vaccino COVID-eVax.
La nuova tecnologia hpDNA, sviluppata dalla britannica 4basebio, utilizza invece una forma diversa di materiale genetico: un segmento lineare sintetico, costituito da una doppia elica con estremità chiuse a forcina (“hairpin”) che ne aumentano la stabilità e lo proteggono dalla degradazione. NeoMatrix ha poi integrato questa piattaforma nella propria pipeline di identificazione e selezione dei neoantigeni tumorali, proteine derivate da mutazioni specifiche del tumore, con l’obiettivo di sviluppare vaccini personalizzati contro il cancro.
UNA TECNOLOGIA PIÙ “PULITA”, RAPIDA E SCALABILE
A differenza del DNA plasmidico, l’hpDNA viene prodotto attraverso un processo enzimatico completamente cell-free, senza l’utilizzo di batteri. “Con il plasmide ci si porta dietro parti derivanti dalla produzione batterica, che potrebbero rappresentare un problema dal punto di vista regolatorio e della sicurezza”, spiega la dott.ssa Claudia Tonini, prima autrice dello studio. “Nel caso del DNA lineare queste componenti mancano, perché il processo produttivo non richiede cellule batteriche”.
Secondo i ricercatori, tra le piattaforme oggi studiate per i vaccini genetici hpDNA potrebbe offrire vantaggi anche sul piano produttivo e della scalabilità industriale, aspetti cruciali per un futuro utilizzo clinico.
“La produzione dell’mRNA richiede un passaggio in più, quello della trascrizione dello stampo di DNA, che qui non è necessario, perché il DNA è già il prodotto finale”, osserva Tonini. “Rispetto al DNA plasmidico, inoltre, il processo è più rapido e permette di ottenere la stesso effetto utilizzando quantità inferiori di materiale”.
STESSO BERSAGLIO, RISPOSTA DIVERSA
I ricercatori hanno confrontato hpDNA sia con il DNA plasmidico sia con l’RNA messaggero (mRNA), utilizzando come strategia di delivery l’elettroporazione, una tecnica che impiega brevi impulsi elettrici per facilitare l’ingresso del materiale genetico nelle cellule. Pur essendo tutti i vaccini progettati contro gli stessi bersagli tumorali, i risultati ottenuti con le diverse piattaforme sono stati molto diversi.
“Sia l’mRNA che hpDNA vengono espressi nel muscolo dei topi vaccinati, cioè producono l’antigene corretto”, spiega la dott.ssa Claudia Tonini, “ma a livello immunologico l’mRNA somministrato tramite elettroporazione non induce una risposta immunitaria rilevabile”.
Attraverso analisi di sequenziamento dell’RNA a singola cellula, il gruppo ha identificato una possibile spiegazione. “Abbiamo visto che molti geni pro-infiammatori erano presenti nel muscolo dei topi elettroporati con il DNA, ma non in quello dei topi trattati con mRNA”, racconta la ricercatrice. “Probabilmente questa risposta infiammatoria favorisce il reclutamento e il priming delle cellule T”. In altre parole, il modo in cui il vaccino viene progettato e somministrato può modificare profondamente la risposta immunitaria.
Gli autori sottolineano però che questi risultati non mettono in discussione l’efficacia dei vaccini a mRNA formulati in nanoparticelle lipidiche, già utilizzati contro tumori e malattie infettive, come nel caso di COVID-19. Nel lavoro, infatti, l’mRNA è stato somministrato tramite elettroporazione, senza la formulazione lipidica.
VACCINI PERSONALIZZATI IN SEI SETTIMANE
L’obiettivo finale della piattaforma di Neomatrix e 4basebio è lo sviluppo di vaccini oncologici personalizzati. In questo approccio il vaccino viene costruito sulle specifiche mutazioni presenti nel tumore del singolo paziente.
“Dalla biopsia del materiale tumorale, si estraggono DNA e RNA, che vengono confrontati con il DNA sano del paziente attraverso tecniche di sequenziamento. I dati vengono poi elaborati da una pipeline bioinformatica che seleziona i neoantigeni più promettenti”, spiega Tonini. “Una volta identificati i bersagli immunitari, viene progettato il costrutto vaccinale e inviato a 4basebio per la produzione dell’hpDNA. Tutto questo richiede circa sei settimane: in oncologia il timing è fondamentale e avere una piattaforma rapida può rappresentare un vantaggio importante”.
DAL COLON AL TUMORE DEL POLMONE
Per gli esperimenti preclinici i ricercatori hanno utilizzato modelli murini di tumore del colon, scelti sia perché ampiamente caratterizzati nella ricerca oncologica sia per la loro elevata immunogenicità.
“La nostra pipeline non è vincolata a un singolo tipo di tumore: è un approccio sostanzialmente agnostico”, spiega la dott.ssa Claudia Tonini. “In linea teorica possiamo applicarlo a neoplasie diverse, purché però presentino un numero sufficiente di mutazioni da sfruttare per progettare il vaccino”.
Lo stesso principio ha guidato la scelta del carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) per il futuro studio clinico, oggi in fase di progettazione. Oltre a essere una delle neoplasie più diffuse e letali al mondo, questo tumore presenta infatti un carico mutazionale relativamente elevato.
L’obiettivo, però, è ampliare l’approccio anche ad altri tumori. “Abbiamo ottenuto risultati promettenti anche nel tumore della mammella triplo negativo”, racconta Tonini. “Inoltre stiamo modificando la pipeline bioinformatica per ampliare il numero di neoantigeni identificabili, così da poter includere anche tumori con un carico mutazionale più basso”.
VERSO LA SPERIMENTAZIONE CLINICA
NeoMatrix sta ora lavorando al passaggio verso la clinica. “Siamo in fase di sottomissione all’European Medicines Agency (EMA)”, conclude Tonini. “Abbiamo raccolto dati preclinici di tossicologia e biodistribuzione con risultati positivi e stiamo preparando uno studio di Fase I”.
Nel panorama dei vaccini oncologici personalizzati, hpDNA potrebbe quindi aggiungersi alle piattaforme già in sviluppo. Non necessariamente per sostituirle, ma come possibile tecnologia complementare.
“Più che immaginare una singola piattaforma dominante”, conclude Tonini, “crediamo che in futuro coesisteranno approcci diversi, dai vaccini a RNA ai vettori virali, ciascuno con vantaggi e limiti specifici”.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Criteri Critici
Screening gratuiti per udito, diabete e melanoma il 18 giugno a Spoltore Abruzzonews
SPOLTORE – Una mattinata dedicata alla salute e alla prevenzione. Martedì 18 giugno, dalle 9.00 alle 12.30, il parcheggio antistante il Palazzo Municipale di via Di Marzio ospiterà una giornata di screening gratuiti per udito, diabete e melanoma, promossa dal Lions Club Montesilvano in collaborazione con il Comune di Spoltore.
L’iniziativa offrirà ai cittadini la possibilità di sottoporsi a controlli mirati e completamente gratuiti, con l’obiettivo di favorire la diagnosi precoce di alcune tra le patologie più diffuse e sensibilizzare sull’importanza di uno stile di vita orientato al benessere.
Gli screening riguarderanno tre ambiti fondamentali. Il controllo dell’udito permetterà di individuare eventuali deficit uditivi e promuovere una corretta cura dell’apparato uditivo. Per il diabete saranno effettuati test specifici utili a rilevare alterazioni glicemiche o situazioni di rischio. Il controllo dermatologico sarà invece finalizzato all’individuazione precoce di lesioni cutanee sospette, con particolare attenzione alla prevenzione del melanoma.
Per garantire un servizio efficiente e accogliente, sarà presente un’ambulanza attrezzata per gli screening sanitari e un’area dedicata all’accoglienza dei partecipanti.
“Questo appuntamento – ricorda la consigliera comunale delegata alla sanità Marzia Damiani – rappresenta un importante esempio di collaborazione tra istituzioni e associazioni di servizio, unite nell’obiettivo comune di promuovere il benessere della comunità. La partecipazione è libera e gratuita, offrendo a tutti un’opportunità concreta per prendersi cura di sé attraverso la prevenzione”.
Una mattinata che unisce salute, sensibilizzazione e vicinanza al territorio, confermando l’impegno condiviso per una comunità più informata e protetta.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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Criteri Critici
Melanoma e tumori cutanei: la prevenzione dermatologica resta l'arma più efficace pharmastar.it
All'Oncology Summit 2026, Monica Forchetta, presidente di APAIM - Associazione Pazienti Italia Melanoma, ha ribadito l'importanza della prevenzione nella lotta ai tumori cutanei. Negli ultimi vent'anni i casi di melanoma in Italia sono aumentati in modo significativo, rendendo sempre piů necessario promuovere controlli dermatologici periodici e una corretta esposizione ai raggi UV. Particolare attenzione va riservata ai lavoratori all'aperto e a chi pratica sport outdoor, categorie maggiormente esposte al rischio. Il messaggio lanciato in vista dell'estate č chiaro: una visita dermatologica annuale puň favorire la diagnosi precoce e contribuire a salvare vite. Dalla diagnosi alla terapia: la gestione moderna della trombocitopenia indotta da eparinaRossella Marcucci HIT: riconoscere precocemente una complicanza rara ma ad alto rischio tromboticoMaria Amitrano TEV: il paziente fragile al centro: personalizzare la profilassi tra complessitŕ clinica e sicurezzaRossella Marcucci Tromboprofilassi nel paziente internistico: superare le criticitŕ per una prevenzione piů efficaceMaria Amitrano Dalla profilassi all’innovazione: il futuro della prevenzione tromboembolica tra evidenze e intelligenza artificialeProf. Davide Imberti Tumore del polmone: screening con TAC a basso dosaggio e prevenzione al centro delle strategie sanitarieFrancesco Zaffini Prevenzione oncologica: fino al 40% dei tumori puň essere evitato agendo sugli stili di vitaFrancesco Perrone Melanoma e tumori cutanei: la prevenzione dermatologica resta l’arma piů efficaceMonica Forchetta Oncologia: innovazione, diagnosi molecolare e accesso rapido alle cure per i pazientiprofessor Massimo Di Maio Oncologia e innovazione: il dialogo tra istituzioni, medici e pazienti guida il futuro delle cureUgo Cappellacci Screening oncologici del futuro: personalizzazione del rischio e intelligenza artificialeHarry J. de Koning Prevenzione del tumore al seno: genetica, rischio individuale e stili di vitaEugenio Paci InformativaUtilizziamo cookie o tecnologie simili per finalità tecniche e, con il tuo consenso, anche per altre finalità come specificato nellacookie policy.Puoi acconsentire all'utilizzo di tali tecnologie utilizzando il pulsante "Accetta tutti". Fino a che non sceglierai una opzione utilizzeremo solo i cookie tecnici e necessari. Cookie tecniciCookie tecnici e necessari al corretto funzionamento del sito web. Non possono essere disabilitati [7]NomeFornitoreScopoDuratacovidLoginAntherica srlFunzionaleSessionelngAntherica srlFunzionalePersistentepharmaLogAntherica srlFunzionaleSessionesocialcounterAntherica srlFunzionale1 giornosys_langAntherica srlFunzionalePersistenteUserLogAntherica srlFunzionaleSessione_cookie_consentAntherica srlFunzionale1 anno Cookie di preferenzaI cookie di preferenza consentono al sito web di memorizzare informazioni che ne influenzano il comportamento, ad esempio la personalizzazione di un colore.Nessun cookie utilizzato per questa tipologia Cookie statisticiI cookie statistici aiutano a capire come i visitatori interagiscono con il sito web raccogliendo e trasmettendo informazioni in forma anonima [7]NomeFornitoreScopoDurata_gaGoogle AnalyticsStatistiche1 anno_ga_J8H44EJNJ3Google AnalyticsStatistiche1 anno__utmaGoogle AnalyticsStatistiche2 anni__utmbGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmcGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmtGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmzGoogle AnalyticsStatistiche6 mesi Cookie di marketingI cookie di marketing vengono utilizzati per tracciare i visitatori sul sito web. La finalità è quella di presentare annunci pubblicitari che siano rilevanti e coinvolgenti per il singolo utente.Nessun cookie utilizzato per questa tipologia
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Oncologia e innovazione: il dialogo tra istituzioni, medici e pazienti guida il futuro delle cure pharmastar.it
All'Oncology Summit 2026 di Roma, l'onorevole Ugo Cappellacci ha evidenziato il valore della collaborazione tra istituzioni, societŕ scientifiche e associazioni dei pazienti per promuovere innovazione, prevenzione e accesso alle cure oncologiche. Tra i temi centrali dell'evento, l'importanza degli screening, della legge sull'oblio oncologico e dell'adozione dei test molecolari insieme alle terapie a bersaglio molecolare. Secondo Cappellacci, investire nell'innovazione significa migliorare la qualitŕ di vita dei pazienti e rendere il sistema sanitario piů sostenibile nel lungo periodo, superando la logica dei costi immediati per valorizzare i benefici futuri. Dalla diagnosi alla terapia: la gestione moderna della trombocitopenia indotta da eparinaRossella Marcucci HIT: riconoscere precocemente una complicanza rara ma ad alto rischio tromboticoMaria Amitrano TEV: il paziente fragile al centro: personalizzare la profilassi tra complessitŕ clinica e sicurezzaRossella Marcucci Tromboprofilassi nel paziente internistico: superare le criticitŕ per una prevenzione piů efficaceMaria Amitrano Dalla profilassi all’innovazione: il futuro della prevenzione tromboembolica tra evidenze e intelligenza artificialeProf. Davide Imberti Tumore del polmone: screening con TAC a basso dosaggio e prevenzione al centro delle strategie sanitarieFrancesco Zaffini Prevenzione oncologica: fino al 40% dei tumori puň essere evitato agendo sugli stili di vitaFrancesco Perrone Melanoma e tumori cutanei: la prevenzione dermatologica resta l’arma piů efficaceMonica Forchetta Oncologia: innovazione, diagnosi molecolare e accesso rapido alle cure per i pazientiprofessor Massimo Di Maio Oncologia e innovazione: il dialogo tra istituzioni, medici e pazienti guida il futuro delle cureUgo Cappellacci Screening oncologici del futuro: personalizzazione del rischio e intelligenza artificialeHarry J. de Koning Prevenzione del tumore al seno: genetica, rischio individuale e stili di vitaEugenio Paci InformativaUtilizziamo cookie o tecnologie simili per finalità tecniche e, con il tuo consenso, anche per altre finalità come specificato nellacookie policy.Puoi acconsentire all'utilizzo di tali tecnologie utilizzando il pulsante "Accetta tutti". Fino a che non sceglierai una opzione utilizzeremo solo i cookie tecnici e necessari. Cookie tecniciCookie tecnici e necessari al corretto funzionamento del sito web. Non possono essere disabilitati [7]NomeFornitoreScopoDuratacovidLoginAntherica srlFunzionaleSessionelngAntherica srlFunzionalePersistentepharmaLogAntherica srlFunzionaleSessionesocialcounterAntherica srlFunzionale1 giornosys_langAntherica srlFunzionalePersistenteUserLogAntherica srlFunzionaleSessione_cookie_consentAntherica srlFunzionale1 anno Cookie di preferenzaI cookie di preferenza consentono al sito web di memorizzare informazioni che ne influenzano il comportamento, ad esempio la personalizzazione di un colore.Nessun cookie utilizzato per questa tipologia Cookie statisticiI cookie statistici aiutano a capire come i visitatori interagiscono con il sito web raccogliendo e trasmettendo informazioni in forma anonima [7]NomeFornitoreScopoDurata_gaGoogle AnalyticsStatistiche1 anno_ga_J8H44EJNJ3Google AnalyticsStatistiche1 anno__utmaGoogle AnalyticsStatistiche2 anni__utmbGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmcGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmtGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmzGoogle AnalyticsStatistiche6 mesi Cookie di marketingI cookie di marketing vengono utilizzati per tracciare i visitatori sul sito web. La finalità è quella di presentare annunci pubblicitari che siano rilevanti e coinvolgenti per il singolo utente.Nessun cookie utilizzato per questa tipologia
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VICENZA | RADIOTERAPIA: ARRIVA L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE E NUOVI APPARATI DI SICUREZZA RETE VENETA
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Tumore dell’endometrio e immunoterapia Univrmagazine
Una nuova fase si è aperta nella cura del tumore dell’endometrio. L’arrivo dell’immunoterapia ha modificato profondamente lo scenario terapeutico, offrendo nuove prospettive soprattutto alle pazienti con malattia avanzata o recidivata. Una trasformazione che nasce dall’incontro tra ricerca scientifica, innovazione terapeutica e medicina personalizzata.
Abbiamo fatto il punto sulle principali novità con Stefano Uccella, direttore della sezione di Ginecologia dell’Università di Verona e direttore della Ginecologia e ostetricia dell’Azienda ospedaliera .
Professore, l’immunoterapia ha cambiato il modo di affrontare il tumore dell’endometrio. Che cosa significa oggi questa innovazione per le pazienti?
L’introduzione dell’immunoterapia in prima linea ha modificato in modo sostanziale il percorso terapeutico del tumore dell’endometrio, soprattutto nei casi avanzati e metastatici, offrendo nuove possibilità a pazienti che in passato avevano prospettive più limitate. È un cambiamento importante perché permette di ottenere risposte più durature nel tempo.
Dal punto di vista del ginecologo oncologo, però, è fondamentale sottolineare che la chirurgia mantiene un ruolo centrale. L’intervento permette di rimuovere la malattia, definire con precisione le caratteristiche del tumore e individuare le categorie molecolari che possono rispondere meglio ai trattamenti innovativi. L’immunoterapia non sostituisce quindi la chirurgia, ma si integra in un percorso sempre più personalizzato».
Lo studio RUBY ha rappresentato un passaggio importante. Quali risultati ha prodotto nella pratica clinica?
Lo studio RUBY ha dimostrato per la prima volta che l’aggiunta dell’immunoterapia alla chemioterapia in prima linea non porta soltanto a un miglioramento della sopravvivenza libera da progressione, ma anche a un beneficio significativo sulla sopravvivenza globale, in particolare nelle pazienti con specifiche caratteristiche molecolari del tumore.
Fino a pochi anni fa, nelle forme avanzate o recidivate, le opzioni erano più limitate e la prognosi restava spesso difficile. Oggi stiamo assistendo a un cambio di prospettiva: in una parte crescente delle pazienti possiamo ottenere un controllo più lungo della malattia, con un impatto concreto sulla qualità della vita e sulla possibilità di mantenere attività personali, familiari e lavorative.
La crescente complessità delle terapie rende sempre più importante il ruolo dei centri specializzati?
Sì, oggi la gestione del tumore dell’endometrio richiede competenze diverse: dalla profilazione molecolare alla valutazione dei biomarcatori, dalla chirurgia alla radioterapia fino ai nuovi trattamenti sistemici. Nessuna di queste componenti può essere considerata isolatamente.
Nei centri ad alto volume è possibile offrire una vera presa in carico multidisciplinare, con decisioni terapeutiche più appropriate e costruite sulle caratteristiche della singola paziente. Questo modello migliora la qualità delle cure e permette di integrare assistenza e ricerca clinica.
Quale sarà il futuro della ricerca in questo campo?
Nei prossimi anni assisteremo probabilmente a un ulteriore ampliamento del ruolo dell’immunoterapia, con l’obiettivo di utilizzarla in fasi sempre più precoci della malattia e in combinazione con altre strategie terapeutiche.
La sfida sarà capire come estendere i benefici anche alle pazienti con malattia iniziale ma ad alto rischio di recidiva, integrando immunoterapia, terapie target e nuove conoscenze sulla biologia del tumore.
C’è anche un tema particolarmente importante per le pazienti più giovani: la fertilità.
È un ambito di grande interesse. In casi selezionati, l’evoluzione delle terapie potrebbe consentire di ridurre il ricorso a interventi demoliti e preservare maggiormente la possibilità di una gravidanza. Questo richiede un approccio estremamente personalizzato, in cui chirurgia, diagnostica molecolare e terapie sistemiche lavorano insieme.
La medicina del futuro sarà sempre più costruita sulla biologia della malattia e non soltanto sulla sua estensione anatomica: cure più precise, più efficaci e sempre più vicine alle esigenze delle persone.
Elisa Innocenti
All’ospedale San Bortolo di Vicenza la radioterapia diventa più precisa e veloce grazie a nuovi sistemi digitali e all’intelligenza artificiale - La Piazza Web
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Criteri Critici
All’ospedale San Bortolo di Vicenza la radioterapia diventa più precisa e veloce grazie a nuovi sistemi digitali e all’intelligenza artificiale La Piazza Web
Alla Radioterapia dell’Ospedale San Bortolo arriva un importante aggiornamento tecnologico che punta a rendere le cure più precise, rapide e meno invasive per i pazienti oncologici. Si tratta di due nuovi sistemi digitali introdotti grazie a una doppia donazione della Fondazione San Bortolo, per un valore complessivo di circa 200 mila euro.
Le nuove dotazioni riguardano da un lato il controllo tridimensionale del posizionamento dei pazienti durante la radioterapia, dall’altro un software basato su intelligenza artificiale che aiuta i medici a individuare con maggiore rapidità le aree da trattare e gli organi da proteggere.
Secondo i dati forniti dalla struttura, che rappresenta un punto di riferimento per i pazienti oncologici della provincia di Vicenza con circa 1.500 nuovi pazienti e 2.500 trattamenti ogni anno, l’obiettivo è innalzare ulteriormente il livello di sicurezza ed efficacia delle cure.
Il primo sistema introdotto è un insieme di tecnologie che utilizzano telecamere tridimensionali ad alta definizione per controllare la posizione del paziente mentre riceve il trattamento. Il sistema verifica che il corpo sia correttamente allineato rispetto alla zona da trattare e monitora ogni movimento durante la seduta.
Se viene rilevato uno spostamento imprevisto, il trattamento si interrompe automaticamente. In questo modo le radiazioni restano concentrate esclusivamente sull’area bersaglio, riducendo il rischio di coinvolgere tessuti sani.
Tra gli effetti pratici della nuova tecnologia c’è anche la possibilità, in molti casi, di evitare i piccoli tatuaggi sulla pelle che vengono tradizionalmente utilizzati come riferimento per l’allineamento. Un cambiamento che, oltre all’aspetto tecnico, ha anche un impatto sul benessere psicologico dei pazienti, che non si ritrovano più con segni permanenti legati alla cura.
Il sistema, inoltre, semplifica le operazioni preparatorie e riduce i tempi necessari prima di ogni seduta, velocizzando l’avvio dei trattamenti.
Il secondo strumento introdotto è un software di intelligenza artificiale che aiuta gli specialisti nella fase di preparazione della terapia. In passato, i medici dovevano disegnare manualmente sulle immagini della TAC le aree da trattare e quelle da evitare.
Ora il sistema elabora le immagini in pochi minuti, individuando automaticamente le zone interessate. Un lavoro che prima richiedeva dalle tre alle quattro ore viene ora completato in circa tre minuti, con una precisione molto elevata.
Il programma è particolarmente utile nei casi più complessi e permette anche di combinare diverse tipologie di esami diagnostici, come TAC, risonanza magnetica e PET, per ottenere una visione più completa.
«L’intelligenza artificiale – spiega la dott.ssa Cristina Baiocchi, direttrice della Radioterapia dell’Ospedale San Bortolo – garantisce la massima precisione e standard qualitativi uniformemente elevati per tutti i pazienti, riducendo il rischio di errore e innalzando i livelli di sicurezza delle cure. In pochi minuti riusciamo a definire il piano terapeutico, il che significa per il medico avere più tempo da dedicare ai pazienti. Il medico mantiene comunque il controllo della procedura, verificando i contorni proposti dal sistema».
Soddisfazione anche da parte del direttore generale dell’ULSS 8 Berica, Peter Assembergs, che sottolinea come l’obiettivo resti sempre il paziente: «I benefici sono molteplici: più sicurezza, maggiore efficacia delle terapie e la possibilità di ridurre anche i segni fisici del percorso di cura. Inoltre, i medici possono dedicare più tempo al dialogo e all’ascolto».
Il presidente della Fondazione San Bortolo, Franco Scanagatta, ha infine spiegato che il sostegno nasce dalla volontà di migliorare concretamente il lavoro dei reparti e la qualità dell’assistenza ai malati, oltre che supportare medici e infermieri impegnati nella Radioterapia.
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Alzheimer, 2 pazienti in terapia a Milano con nuovo anticorpo: ecco come sta andando lapresse.it
A Milano due pazienti, di 63 e 67 anni, stanno ricevendo il nuovo anticorpo monoclonale ‘studiato’ per contrastare l’Alzheimer in fase iniziale. “E sta andando abbastanza bene: siamo molto soddisfatti”. A dirlo a LaSalute di LaPresse è la professoressa Maria Salsone, associata alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Vita-Salute San Raffaele (UniSR) di Milano, responsabile dell’Unità Operativa di Neurologia dell’Irccs Policlinico San Donato di Milano, che ha in cura le pazienti.
“Siamo vicini alla seconda infusione, all’interno di un piano piuttosto rigido in base alla scheda del farmaco. Per adesso andiamo avanti in grande tranquillità e non ci sono effetti collaterali. Abbiamo fatto una prima valutazione radiologica e, per fortuna, non sono emersi effetti avversi né clinici, né di imaging”, afferma la specialista.
Il farmaco anti-Alzheimer e l’uso compassionevole
Al centro del programma c’è donanemab, un anticorpo monoclonale anti-amiloide autorizzato in Usa e in Europa per contrastare la malattia di Alzheimer nelle fasi iniziali, ma non ancora rimborsato in Italia. Un percorso che appare in salita, nonostante le pressioni delle associazioni di pazienti.
Eppure gli anticorpi monoclonali anti-amiloide rappresentano oggi la prima classe di farmaci in grado di agire direttamente su uno dei meccanismi biologici alla base della malattia di Alzheimer. Secondo l’ipotesi più accreditata, infatti, questa malattia è associata all’accumulo di placche di proteina beta-amiloide nel cervello. Gli studi clinici hanno dimostrato che la loro rimozione può contribuire a rallentare la corsa del ‘ladro dei ricordi’.
A Milano “donanemab viene somministrato in ambito di uso compassionevole”, precisa Salsone. Una strategia adottata “in attesa che il Servizio sanitario possa rimborsare il farmaco”. In questo caso si tratta di “un uso compassionevole differente rispetto a quanto accade per le terapie oncologiche: si dà accesso a un medicinale che non è ancora rimborsabile, ma che può essere somministrato quando non ci sono alternative terapeutiche. Un’opportunità che ci dà la possibilità di analizzare l’efficacia dell’anticorpo anti-Alzheimer al di fuori dei trial autorizzativi”, aggiunge l’esperta. Nella vita reale, dunque. Valutandone al meglio sicurezza ed efficacia.
Il Centro
Questo progetto si inserisce nel programma clinico-scientifico interdisciplinare del Centro per i Disturbi Cognitivi e le Demenze, volto a integrare ricerca, diagnosi precoce e accesso alle terapie innovative. Si tratta di un momento particolare per l’Alzheimer, sottolinea la specialista.
Verso una svolta contro l’Alzheimer
“Per la prima volta possiamo intervenire direttamente su uno dei meccanismi biologici alla base della malattia. Per noi l’arrivo di donanemab – e dell’altro anticorpo, lecanemab – rappresenta una svolta nella cura dell’Alzheimer dopo 120 anni. Finora non c’erano medicinali in grado di intervenire sulla causa della malattia”, ricorda Salsone.
“Prima avevamo solo farmaci sintomatici e poco efficaci. Ora siamo qui in maniera scientifica per verificare in scienza e coscienza l’efficacia riportata in letteratura nel rallentare la progressione della malattia. Un effetto che in pratica rappresenta più vita per i pazienti”, continua Maria Salsone.
Cosa è emerso finora e le prospettive
Le due pazienti trattate sono state sottoposte a un’approfondita valutazione multidimensionale per verificarne l’idoneità alla terapia. Attualmente, infatti, possono accedere al trattamento soltanto pazienti con diagnosi di disturbo cognitivo lieve o demenza lieve, che soddisfino specifici criteri clinici di inclusione ed esclusione.
“Crediamo che questo possa essere l’inizio di una nuova era contro questa malattia. Vorrei poi segnalare un altro aspetto: il dato sugli effetti collaterali dei trial clinici appare leggermente ridotto, perché riusciamo ad attuare una miglior selezione dei pazienti. Siamo più precisi nell’arruolamento e questo fa la differenza”, chiarisce la specialista.
“Oggi trattiamo con questi farmaci un declino cognitivo lieve e siamo felici di poterlo offrire alle due pazienti più giovani seguite presso il nostro Centro. La svolta radicale sarà poter applicare questi medicinali e i loro ‘cugini stretti’ alle forme precocissime di Alzheimer”, conclude Salsone.
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Eccellenze in sanità, primo caso di profilazione genetica estesa: al via l'oncologia di precisione PerugiaToday
Un passo avanti significativo per la cura dei tumori in Umbria. Oggi, presso l'Azienda Ospedaliera di Perugia, il Molecular Tumour Board della Regione Umbria (MTB-U) ha discusso il primo caso clinico di un paziente il cui tumore è stato profilato attraverso un pannello genetico esteso di 517 geni.
Un traguardo che segna l'ingresso operativo dell'Umbria nella medicina oncologica di precisione, reso possibile dal lavoro di rete tra ospedale, università e istituzioni regionali.
Il MTB-U, insediatosi ufficialmente il 26 gennaio 2026, è uno strumento innovativo che riunisce un team multidisciplinare composto da oncologi, anatomopatologi, genetisti, biologi molecolari, farmacologi e altri specialisti. Il suo obiettivo è analizzare in modo approfondito le caratteristiche genetiche dei tumori per identificare eventuali alterazioni molecolari che possano indirizzare i pazienti verso percorsi di terapia personalizzata.
I pazienti candidati alla valutazione vengono selezionati nell'ambito dei Gruppi Oncologici Multidisciplinari (GOM) regionali e hanno già ricevuto tutte le terapie standard disponibili. La profilazione genomica avanzata consente di valutare l'eventuale accesso a trattamenti innovativi o sperimentali, basati sulle specifiche caratteristiche biologiche della malattia.
La valutazione molecolare del primo caso è stata eseguita presso il laboratorio di Diagnostica Molecolare Predittiva e Genetica Oncologica della Oncologia dell'Azienda Ospedaliera di Perugia. Il pannello genetico esteso utilizzato permette di studiare fino a 520 geni potenzialmente targettabili, offrendo ai pazienti nuove prospettive terapeutiche.
Un'analisi che richiede competenze specialistiche e tecnologie all'avanguardia, oggi disponibili in Umbria grazie a un investimento strategico nella diagnostica molecolare.
"Quello di oggi è un passaggio concreto e significativo per la sanità umbra", sottolinea il professor Mario Mandalà, direttore della struttura complessa di Oncologia dell'Azienda Ospedaliera di Perugia e della Scuola di Specializzazione in oncologia medica dell'Università degli Studi di Perugia. "La medicina oncologica di precisione non è più una prospettiva futura, ma una realtà che stiamo costruendo attraverso il lavoro di rete, l'innovazione tecnologica e la collaborazione multidisciplinare. Il nostro obiettivo è offrire ai pazienti nuove opportunità terapeutiche quando le opzioni standard sono state esaurite."
Il Molecular Tumour Board Umbria è stato fortemente voluto dalla Regione Umbria, che con questa iniziativa si colloca tra le realtà più avanzate nel campo della terapia oncologica di precisione.
"Con questa iniziativa, la Regione Umbria si colloca tra le realtà più avanzate nel campo della terapia oncologica di precisione – afferma la Presidente della Regione, Stefania Proietti – rafforzando il proprio impegno nell'offrire ai cittadini percorsi di cura innovativi, personalizzati e orientati al futuro".
Il MTB-U rappresenta una sintesi virtuosa di innovazione e speranza. Da un lato mette a disposizione dei pazienti le più moderne conoscenze della genomica oncologica; dall'altro mantiene al centro la persona, con un approccio umano, empatico e multidisciplinare che caratterizza da sempre la presa in carico oncologica in Umbria.
Con il primo caso discusso oggi, si apre una nuova fase per l'assistenza oncologica regionale, che punta a garantire a ogni paziente il trattamento più adatto alle caratteristiche biologiche della propria malattia, nel momento in cui le opzioni standard non sono più sufficienti.
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Overtreatment in fase terminale: ottimizzare l’assistenza del paziente alla fine della vita Italian Medical News
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Uno studio pubblicato su J Ckin Oncology: il SACT associato ad alta tossicità e ridotta qualità di vita – Overtreatment in fase terminale: ottimizzare l’assistenza del paziente alla fine della vita
Molti pazienti affetti da cancro in fase terminale continuano a ricevere trattamenti che difficilmente apportano benefici clinici significativi, causando potenzialmente più danni che benefici. Questo fenomeno è chiamato overtreatment in fase terminale.
L’argomento è dibattuto da molto tempo ma ancora oggi troppi pazienti vengono trattati con farmaci antitumorali nell’ultimo mese di vita. Il lavoro di Canavan e al1. “Association Between Systemic Anticancer Therapy Administration Near the End of Life With Health Care and Hospice Utilization in Older Adults: A SEER Medicare Analysis of End-of-Life Care Quality pubblicato su J Clin Oncology nel novembre 2025 sottolinea come il trattamento antitumorale sistemico (SACT) per pazienti affetti da tumore in stadio avanzato con prognosi limitata prima del decesso è associato ad alta tossicità e ridotta qualità della vita. Le linee guida scoraggiano questo approccio in quanto cura di scarso valore. Tuttavia, un numero significativo di pazienti, variabile secondo le casistiche dal 10 al 50%, continua a ricevere SACT negli ultimi 30 giorni di vita.
Il lavoro analizza l’associazione tra l’uso di terapie anticancro sistemiche alla fine della vita e l’utilizzo dei servizi sanitari e dell’hospice negli adulti anziani ed evidenzia come l’uso della terapia antitumorale sistemica (SACT) alla fine della vita è associato a un aumento dell’utilizzo delle cure sanitarie e a una minore adesione all’hospice.
Gli autori hanno preso in considerazione 315.089 pazienti all’interno del programma SEER-Medicare di età pari o superiore a 66 anni e affetti da tumore alla mammella, al colon-retto, al polmone, alla prostata, alla vescica, alla cervice uterina, al rene, al fegato, alle ovaie, al pancreas, melanoma o tumore uterino. I pazienti erano stati diagnosticati tra il 2005 e il 2019 e sono deceduti tra il 2015 e il 2020. Sono state analizzate le associazioni tra l’uso della terapia antitumorale sistemica (SACT) alla fine della vita, l’utilizzo dell’assistenza sanitaria negli ultimi 30 giorni di vita (pronto soccorso , ricovero ospedaliero, terapia intensiva e decesso in ospedale e hospice.
23.970 (7,6%) hanno ricevuto la SACT nei 30 giorni precedenti il decesso. La ripartizione per tipo era: terapia citotossica 50,6%, immunoterapia 20,8%, terapia mirata 18% e terapie combinate 10,6%. Dopo l’aggiustamento per le covariate, qualsiasi uso di SACT alla fine della vita era associato a un maggiore ricorso al PS (odds ratio [OR], 3,05 [IC al 95%, da 2,95 a 3,15]), ricoveri ospedalieri (OR, 2,64 [IC al 95%, da 2,56 a 2,72]), ricoveri in terapia intensiva (OR, 1,78 [IC al 95%, da 1,72 a 1,83]), morte in ospedale (OR, 2,02 [95% CI, da 1,96 a 2,08]) e un minor ricorso all’hospice (OR, 0,51 [95% CI, da 0,50 a 0,53]) rispetto all’assenza di SACT. Tutti i sottotipi di SACT erano associati individualmente a un maggiore ricorso all’assistenza sanitaria e a un minor ricorso all’hospice (P < 0,001).
Inoltre l’uso di SACT alla fine della vita era correlato ad una qualità delle cure inferiore ed a un aumento della medicalizzazione della morte. Tutti i sottotipi di SACT sono stati associati a un aumento dell’utilizzo delle cure sanitarie e a una minore adesione all’hospice. I pazienti che ricevono SACT hanno una qualità della vita peggiore e costi sanitari più elevati. Oltre i dati del lavoro di Canavan e al. vale la pena di analizzare, per quanto possibile, le cause che stanno alla base del fenomeno dell’overtreatment. Riportiamo in modo sintetico le indicazioni riportate recentemente da Cherny2 e al. su ESMO Open e che abbiamo sintetizzato nella tabella.
Le evidenze suggeriscono la necessità di rivedere le pratiche cliniche riguardanti la SACT alla fine della vita. È fondamentale migliorare la comunicazione e la pianificazione delle cure avanzate con i pazienti. È importante che gli oncologi discutano con i pazienti riguardo ai rischi associati alla continuazione della terapia e alla transizione verso le cure palliative. Le conversazioni sui valori e sugli obiettivi dei pazienti possono ridurre l’uso della SACT e dovrebbero essere integrate nella pratica clinica per migliorare l’allineamento delle cure con le preferenze dei pazienti. Si devono quindi discutere approcci e strategie per mitigare le influenze culturali e professionali che determinano il trattamento eccessivo, ridurre il fascino delle nuove tecnologie, migliorare la comunicazione medico-paziente riguardo alle opzioni terapeutiche per i pazienti che si avvicinano alla fine della vita e affrontare i pregiudizi cognitivi che possono contribuire al trattamento eccessivo alla fine della vita.
Cruciale resta l’implementazione di strumenti clinici per identificare i pazienti con aspettativa di vita limitata può aiutare a ridurre l’uso della SACT.
Un dato che gli AA stressano è che la continuazione della SACT nei pazienti con cancro avanzato prima del decesso è associato ad alta tossicità e ridotta qualità della vita e porta ad un aumento dell’uso di servizi sanitari.
L’overtreatment danneggia i pazienti causando effetti collaterali, aumentando i costi sanitari, ritardando importanti discussioni e preparativi relativi alle cure terminali e, occasionalmente, accelerando la morte. Il trattamento eccessivo può anche mettere a dura prova le risorse sanitarie, riducendo quelle disponibili per i servizi di cure palliative e causando disagio morale ai medici e alle équipe di cura.
Le conclusioni che si evincono dal lavoro sono che le tempistiche della SACT in prossimità della fine della vita sono influenzate in modo significativo da diversi fattori, tra cui il tipo di SACT, il rinvio ai servizi di cure palliative, il ricovero in un’unità di cure palliative e lo stato di performance ECOG. Questi risultati sottolineano la complessità delle decisioni terapeutiche nella cura del cancro avanzato ed evidenziano la necessità di approcci personalizzati e incentrati sul paziente che tengano conto sia dei fattori clinici che di quelli relativi al paziente per ottimizzare l’assistenza alla fine della vita.
Fattori principali che contribuiscono all’overtreatment relativi all’oncologo al paziente ed ai familiari
Fattori psicologici
Paura e “determinazione controfobica a trattare”
Preservazione della speranza
Negazione e rabbia
Desiderio di controllo
Affaticamento decisionale
Relazione oncologo-paziente
Fattori sociali e culturali
Norme e aspettative sociali
Credenze culturali e religiose
Pressione emotiva da parte della famiglia
Cultura medica
Norme professionali nell’ambito dell’oncologia
Cultura istituzionale e dipartimentale
Considerazioni finanziarie e legali
Carico di lavoro dell’oncologo e vincoli di tempo
Pregiudizi cognitivi
Pregiudizio dell’ottimismo
Pregiudizio di conferma
Pregiudizio della novità (il fascino di nuove tecnologie)
Pregiudizio della disponibilità (ricordo)
Pregiudizio dell’eccessiva sicurezza
Pregiudizio dell’avversione alla perdita
ßPregiudizio di ancoraggio
Modificata da N. I. Cherny et al 2025
Canavan M.E., Cheng L., Jenny Jing Xiang J.J. et al. Association Between Systemic Anticancer Therapy Administration Near the End of Life With Health Care and Hospice Utilization in Older Adults: A SEER Medicare Analysis of End-of-Life Care Quality. J Clin Oncol . 2025 Nov;43(31):3391-3402. Cherny N.I., Nortjé N., Kelly R. et al. A taxonomy of the factors contributing to the overtreatment of cancer patients at the end of life. What is the problem? Why does it happen? How can it be addressed? ESMO Open. 2025 Jan;10(1):104099. doi: 10.1016/j.esmoop.2024.104099.
A cura di Sandro Barni, Primario Emerito dell’Unità Operativa di Oncologia Medica dell’Ospedale di Treviglio-Caravaggio
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Bambini e adolescenti con tumore: l'attività fisica controllata non è solo sicura ma anche benefica Corriere della Sera
di Angela Cotticelli
Un programma di ricerca europeo, che coinvolge anche due ospedali pediatrici italiani, introduce lo sport entro otto settimane dalla diagnosi con un approccio su misura in base al tipo di malattia, alla fase e all'età dei pazienti
(progetto Fortee; Get strong to fight childhood cancer)
L'esercizio fisico può e deve entrare a pieno titolo nel percorso di cura dei pazienti pediatrici oncologici. È quanto sta emergendo dal progetto europeo FORTEe – Get strong to fight childhood cancer, il più ampio studio clinico multicentrico internazionale sull’esercizio fisico adattato nei bambini e adolescenti con tumore. Ma in cosa consiste e quali sono i benefici per il paziente?
Il progetto FORTEe coinvolge ospedali pediatrici in Danimarca, Francia, Germania, Inghilterra, Slovenia, Spagna e Italia con il Centro Maria Letizia Verga di Monza e l’Istituto Nazionale Tumori di Milano. I protocolli di valutazione e di esercizio adottati in FORTEe sono stati ideati e testati proprio in Italia, presso il Centro Maria Letizia Verga, grazie all’esperienza di un progetto indipendente già in corso dal 2017 e sostenuto dall’omonima Fondazione. Tali protocolli sono poi confluiti nel consorzio di ricerca europeo, ottenendo il riconoscimento scientifico internazionale della Federazione Medico Sportiva Italiana (FMSI) e della European Federation of Sports Medicine Associations (EFSMA). Sono stati adottati in dieci centri oncologici pediatrici europei, tra cui Monza stessa, distribuiti in 8 nazioni, e nelle città di Milano, Madrid, Lione, Lubiana, Essen, Mainz, Heidelberg, Oxford e Copenhagen, coinvolgendo complessivamente più di 450 bambini e adolescenti. Una volta pubblicati, saranno liberamente accessibili a tutti i centri nel mondo che si prendono cura di bambini con tumore. Elemento distintivo del progetto è l’approccio multidisciplinare integrato: ogni giorno emato-oncologi, medici dello sport, scienziati motori, terapisti della neuropsicomotricità, pedagogisti e osteopati ricalibrano i programmi in base all’andamento clinico. Psicologi e dietisti completano la valutazione del profilo individuale. Il team è inoltre composto da 8 tecnici sportivi e una pedagogista della disabilità.
Un approccio su misura «L’esercizio fisico nei pazienti oncologici si riferisce a un’attività adattata alle condizioni della persona malata, distinta dallo sport vero e proprio che rappresenta un livello successivo – spiega Francesca Lanfranconi, medico dello sport e ricercatrice in fisiologia umana presso il Centro Maria Letizia Verga, responsabile del progetto Sport Therapy -. Questo tipo di esercizio comprende componenti aerobiche per il sistema cardiorespiratorio, lavoro di forza, esercizi per l’equilibrio e la flessibilità, sempre calibrati in base al tipo di tumore e alla fase della malattia. Ogni tumore infatti presenta caratteristiche diverse, sia per la malattia di per sé che per la risposta individuale ai trattamenti oncologici, come le chemioterapie composte da miscele di farmaci salvavita ma spesso gravate da effetti collaterali importanti sull’organismo».
I benefici «Da anni si ipotizzava che l’attività fisica potesse avere un impatto diretto anche sulle cellule tumorali e sulla vascolarizzazione, ma inizialmente le evidenze erano limitate a studi su animali e su colture cellulari – continua Lanfranconi -. Fino a poco tempo fa mancavano evidenze scientifiche sull’uomo, in particolare riguardo agli effetti sulle curve di sopravvivenza, che rappresentano un indicatore fondamentale per capire se un intervento possa influenzare la prognosi della malattia, al pari di un farmaco. Tradizionalmente, infatti, l’esercizio veniva considerato utile soprattutto per migliorare la qualità della vita, mentre il suo impatto sulla sopravvivenza libera da recidiva non era dimostrato. Una svolta importante è arrivata con uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine, che ha coinvolto pazienti che avevano terminato le cure per tumore del colon. In questo studio un gruppo ha seguito un programma di allenamento standardizzato tre volte a settimana, mentre l’altro ha ricevuto solo indicazioni generiche sul movimento. A distanza di otto anni dalla diagnosi si è osservato una riduzione significativa del 28% del rischio di recidiva di malattia o di nuovo tumore o di morte nel gruppo attivo. Le curve di sopravvivenza complessiva mostrano una differenza assoluta nei 2 gruppi dell’8%, l’entità del beneficio è comparabile a quello ottenuto con alcune nuove terapie, come l’immunoterapia. Per la prima volta, quindi, l’esercizio fisico è stato considerato alla stregua di un vero e proprio trattamento».
La presa in carico Una delle conclusioni più rilevanti di questo lavoro riguarda il momento in cui iniziare l’attività fisica. «Non è detto che il massimo beneficio si ottenga solo dopo la fine delle cure: potrebbe esserci un potenziale ancora maggiore introducendo l’esercizio già al momento della diagnosi – evidenzia Lanfranconi -. Il protocollo di esercizio europeo FORTEe prevede l’avvio dell’attività fisica entro otto settimane dalla diagnosi, cioè in una fase di estrema fragilità per il bambino e per la sua famiglia. Il protocollo coinvolge pazienti pediatrici con leucemie e linfomi a Monza e di bambini con tumori solidi a Milano. L’obiettivo è verificare se questo approccio sia sicuro, efficace e applicabile su larga scala, così da poter definire linee guida e favorire l’integrazione nel Servizio sanitario nazionale. Su 466 partecipanti, seguiti per un anno dopo la diagnosi e con dati raccolti fino a febbraio 2026, si sono verificati solo due eventi avversi, una caduta e uno svenimento, in oltre due anni e mezzo di progetto. Si tratta di un’incidenza inferiore rispetto ad attività quotidiane come la frequenza scolastica, a dimostrazione che l’esercizio, se supervisionato e adattato, non rappresenta un rischio».
Verso una nuova visione del paziente Questo dato contrasta con una convinzione ancora diffusa, secondo cui il paziente oncologico dovrebbe rimanere a riposo per evitare complicazioni. «In realtà, l’attività fisica controllata può essere non solo sicura ma anche benefica. Nei protocolli è spesso previsto allenamento all’aperto, perché il metabolismo osseo richiede stimoli come l’esposizione al sole e l’impatto con il terreno. Questo approccio vuole sconfessare alcuni tabù diffusi, soprattutto in Italia, sull’allenamento all’esterno e sull’uso della mascherina. Nei pazienti immunodepressi si adottano precauzioni diverse a seconda del contesto: al chiuso e in piccoli gruppi si utilizza la mascherina, mentre all’aperto si privilegia un ambiente più naturale e meno restrittivo. Nel caso pediatrico la ricerca è più complessa rispetto agli adulti, perché le differenze fisiologiche tra le varie fasce d’età sono molto marcate. I bambini tra 0 e 6 anni, quelli tra 6 e 11 e gli adolescenti tra 12 e 18 presentano caratteristiche diverse e l’impatto dell’esercizio su un organismo in crescita è più difficile da studiare. Proprio per questo, i dati raccolti finora sono particolarmente rilevanti e rappresentano un passo importante verso una maggiore integrazione dell’attività fisica nei percorsi di cura oncologici. Da questi protocolli ci aspettiamo di poter creare una linea guida internazionale, in collaborazione con tutti i ricercatori e le associazioni nel mondo che si occupano di questa tematica», conclude Lanfranconi.
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Se oggi Brescia può essere considerata una delle capitali europee della broncoscopia robotica, non è per caso. È il risultato di un percorso iniziato diversi anni fa, quando il nostro...
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Se oggi Brescia può essere considerata una delle capitali europee della broncoscopia robotica, non è per caso. È il risultato di un percorso iniziato diversi anni fa, quando il nostro gruppo è stato tra i primi in Europa a credere nelle potenzialità di questa tecnologia, visitando i centri pionieri statunitensi, studiandone le applicazioni e contribuendo alla diffusione della broncoscopia robotica nel nostro continente.
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Questa leadership scientifica non rappresenta soltanto un motivo di prestigio internazionale per la città e per gli Spedali Civili di Brescia, che hanno recentemente ottenuto il riconoscimento di Comprehensive Cancer Center da parte dell’Organisation of European Cancer Institutes (OECI), ma ha ricadute concrete sulla qualità delle cure offerte ai pazienti.
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Lung Unit multidisciplinare
Siamo infatti tra i primi in Europa ad aver inserito a maggio all’interno della nostra Lung Unit multidisciplinare, la prima operazione che consente di effettuare, in un’unica anestesia, la diagnosi di un nodulo polmonare sospetto mediante broncoscopia robotica e, in caso di conferma immediata della malignità, il trattamento chirurgico radicale nella stessa seduta operatoria.
A rendere questa esperienza ancora più significativa è l’utilizzo di un unico tubo per intubazione orotracheale dotato di una microcamera integrata che permette la visualizzazione continua delle vie aeree durante tutta la procedura. Questa soluzione consente di mantenere lo stesso presidio anestesiologico durante la fase diagnostica e quella chirurgica, evitando la sostituzione del tubo tra i due momenti dell’intervento e aumentando ulteriormente la sicurezza del paziente.
Il valore più importante di questa esperienza è che non rappresenta un episodio isolato, ma è già parte integrante dell’attività clinica di un grande ospedale pubblico ed è accessibile ai cittadini attraverso il Servizio sanitario nazionale.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?3
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
38.5/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Sabato e domenica prossimi il Golfo di Napoli ospita la regata speciale per sostenere la ricerca oncologica dell'IRCCS Pascale. Velalonga per il Pascale. (ANSA)
“A 100 anni mangio la spigola e bevo molta acqua, la disidratazione alla mia età è una nemica. Mi bastavano 2 ore di sonno per studiare”: lo rivela il professor Leonardo Santi
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
39.6/100
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Valutazione
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Criteri Critici
Leonardo Santi è uno dei più importanti ricercatori italiani nel campo della lotta ai tumori. Ha pubblicato più di 300 lavori scientifici su argomenti di oncologia sperimentale, patologia oncologica, specialmente per quanto concerne il tumore del polmone, i t…
Leonardo Santi è uno dei più importanti ricercatori italiani nel campo della lotta ai tumori. Ha pubblicato più di 300 lavori scientifici su argomenti di oncologia sperimentale, patologia oncologica, specialmente per quanto concerne il tumore del polmone, i tumori professionali e i Biological Response Modifiers. Il 3 aprile scorso il professore ha tagliato il traguardo dei 100 anni. “Non ho voluto festeggiare”, ha confessato a Il Corriere della Sera.
Il segreto per una vita così lunga? “Mangio pesce, prediligo la spigola. Bevo molta acqua perché la disidratazione alla mia età è una nemica. La casa è disseminata di bottigliette, come vede, sistemate nei posti strategici da mia moglie Lia Eva, il mio traino”.
E ancora: “Da ragazzo non mi sono fatto mancare niente. Sci, barca, lunghe nuotate all’isola d’Elba. Però il tipo di alimentazione lasciava molto a desiderare. Mangiavo come capitava. Dolce e salato insieme, tanto poi nello stomaco si mescola tutto, mi giustificavo con i collaboratori che mi osservavano allibiti. Da vecchi invece bisogna stare attenti”.
“Da giovani non si pensa alla vecchiaia, tantomeno quando eravamo giovani noi. – ha aggiunto il professore – Nessuno ci parlava di prevenzione e mangiar sano. Per mia scelta non ho mai fumato né bevuto alcol. I collaboratori si stupivano del mio scarso bisogno di sonno, mi bastavano due ore e passare la notte in bianco spesso era una scelta. Utilizzavo quel tempo per prendere appunti, studiare, organizzare. E la mattina arrivavo in ospedale con tanti fogli scritti a mano”.