📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?1
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
38.5/100
Punteggio Totale
C
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❌
Criteri Critici
Monica Guerritore: «Dopo la chemioterapia ritrovo il mio viso, difficile ma si sopporta, si deve. E intanto vivo» Vanity Fair Italia
Un selfie allo specchio, i capelli che iniziano a ricrescere dopo la chemioterapia, la gioia di ritrovare se stessa: così, prima di scendere in pista aBallando con le stelle,Monica Guerritoresi è voluta mostrare ai fan, senza la parrucca che avrebbe poi indossato nel corso del programma. «Ho voluto fermare questa immagine allo specchio mentre mi cominciavo a truccare : i tratti del volto erano incorniciati di nuovo da quei piccoli capelli cresciuti. E ritrovo il mio viso dopo mesi di parrucche e bandane necessarie per portare avanti il miolavoro, il miofilm, la mia vita», ha scritto l'attrice commentando la foto. «Difficile difficile…masi sopporta, si deve,e poi un giorno (una sera in camerino dici“Ecco sono di nuovo qui.."anche semanca ancora un po' per tornare, “così come sono”.E intanto vivo e grazie aBallandomi abbandono alla musica, ai passi, alle piccole storie di “altre da me” da raccontare al pubblico e alla convivenza con un gruppo di matti che vive in simbiosi tutta la settimana impegnati tutti a imparare passi ignoti ai più!!». Solo adesso, a percorso terapeutico concluso, l'attrice ha deciso di raccontare ciò che ha vissuto negli ultimi mesi, con un videomessaggio sui suoi social Tanti i messaggi d incoraggiamento sotto al post, da quelli dei fan e delle persone comuni, a quelli di nomi noti che hanno vissuto percorsi analoghi al suo come Carolina Marconi, che sotto al post dell'attrice ha lasciato un cuore. Monica Guerritore aveva raccontato per la prima volta dei suoi problemi di salute lo scorso luglio, a chemioterapia conclusa, sei sedute. La scoperta della malattia era arrivata a metà aprile dopo un controllo di routine, il marcatore tumorale CA 125 era alterato. L'attrice ha mantenuto il più stretto riserbo sulla sede del cancro, pur raccontando il suo momento più difficile, arrivato alla viglia di una stagione lavorativa molto densa. Dopo la prima chemioterapia, la partenza per Nizza, dove ad attenderla c'erano due settimane di prove per uno spettacolo. Al ritorno, le prime ciocche di capelli cadute e i primi momenti di sconforto. «Dovevo andare avanti e per andare avantinon dovevo far trapelare nulla. Da brava attrice ho nascosto quello che mi accadeva», le sue parole in un video condiviso sui social. Monica Guerritore con il ballerino Luca Urso aBallando con le stelle. PerAnna,suo film di esordio alla regia, Monica Guerritore ha ricevuto unNastro d'Argento Speciale,e a quel premio sono seguiti altri riconoscimenti, ma anche presentazioni e impegni. La paura di non farcela è stata grande, il timore che qualcosa potesse trapelare la terrorizzava, ma alla fine il suo mondo è stato capace di proteggerla. «Avevo paura, e invece voglio ringraziarli per aver avuto tanto rispetto e tanta delicatezza. Ho sentito il mio mondo solidale, vicino…Hanno capito che c'era qualcosa, hanno sorriso e hanno parlato d'altro. Ho toccato con mano la solidarietà delle persone, è qualcosa che esiste. Ci si ammala quando il corpo abbassa le difese immunitarie, lo sappiamo che è cosi. Quel dato fuori norma è cresciuto all'improvviso, per un dispiacere, per un'amarezza, e in quella fragilità ha trovato linfa. Ma poi mi sono fatta forte». Non era la prima volta che Monica Guerritore si ammalava di cancro. Era già accaduto nel 2006, quando scoprì una neoplasia alseno. Fu Umberto Veronesi, amico di famiglia (il nonno dell'attrice era l'oncologo Francesco Pentimalli) a seguirla in quel percorso, che non ebbe bisogno di chemioterapia. In entrambi i casi la prevenzione ha fatto la differenza.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
56.3/100
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B
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✅
Criteri Critici
Tumore del pancreas, daraxonrasib apre alle terapie mirate. Tralongo (Cipomo): ecco per quali pazienti Doctor33
Dopo il parere positivo dell’Ema sul daraxonrasib, si apre una nuova prospettiva per il trattamento del tumore al pancreas metastatico. "Per la prima volta, il clinico potrà proporre non una chemioterapia tradizionale ma un trattamento mirato su target RAS". A sottolinearlo, in un’intervista a Doctor33, è Paolo Tralongo, presidente del Collegio italiano dei primari oncologi medici ospedalieri (CIPOMO), che definisce questa novità "il superamento di un limite storico". La nuova opzione, tuttavia, richiederà un’attenta selezione dei pazienti, considerando le caratteristiche molecolari della malattia e il profilo di tossicità del trattamento.
Professore, che cosa cambia concretamente per gli oncologi e per i pazienti con tumore al pancreas metastatico dopo il parere positivo dell’Ema sul daraxonrasib?
La disponibilità di questo farmaco orale rappresenta per il clinico il superamento di un limite storico, tenuto conto che, per la prima volta, potrà proporre non una chemioterapia tradizionale ma un trattamento mirato su target RAS. Ovviamente è importante la selezione dei pazienti, considerato che tale trattamento va proposto a pazienti con malattia metastatica in progressione dopo un precedente trattamento chemioterapico.
Quali passaggi mancano prima che il farmaco sia disponibile in Italia e quali sono i tempi previsti per completare l’iter di autorizzazione, prezzo e rimborsabilità?
Sì, infatti. Dopo il recente parere positivo espresso dall’Ema, l’Agenzia europea dei medicinali, il 15 ottobre siamo in attesa che la Commissione europea rilasci formalmente l’autorizzazione all’immissione in commercio (AIC), valida per tutti i Paesi dell’Unione.
Purtroppo, però, non è finita qui. Per poter avere la piena disponibilità del farmaco nel nostro Paese sono necessari ulteriori passaggi negoziali, con una tempistica circoscrivibile in 8-12 mesi. In particolare, è richiesta la negoziazione del prezzo con Aifa e la definizione dei criteri di rimborsabilità a carico del Servizio sanitario nazionale. Ricevuto il via libera di Aifa e ottenuta la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, dovranno poi attivarsi le singole Regioni per inserire il farmaco nei propri prontuari terapeutici. Se volessimo fare una previsione, possiamo immaginare che il farmaco potrà essere disponibile in clinica nella seconda metà del prossimo anno.
In attesa della disponibilità del farmaco, quali possibilità hanno i pazienti italiani che potrebbero beneficiarne? È possibile ricorrere all’uso compassionevole o all’inserimento in studi clinici?
Nelle more della disponibilità potrà essere attivato un programma di uso compassionevole, qualora si raggiungesse un accordo tra Aifa e azienda produttrice. Un’alternativa è rappresentata dall’inserimento del paziente in uno studio clinico presso i centri autorizzati.
Quali pazienti potranno essere candidati al daraxonrasib e quali elementi guideranno la scelta? Quanto peseranno la caratterizzazione molecolare del tumore e il diverso profilo di tossicità rispetto alla chemioterapia tradizionale?
La scelta di impiego del daraxonrasib deve tener conto della caratterizzazione biomolecolare e del profilo di tossicità potenziale. Il farmaco può essere proposto nel caso di malattia metastatica in progressione dopo un trattamento chemioterapico tradizionale per quei pazienti la cui patologia deve esprimere una mutazione RAS, visto che il farmaco è un inibitore multiselettivo panRAS. Non a caso, la sua efficacia è particolarmente evidente in presenza di mutazioni RAS G12, quali G12V e G12D; tali mutazioni si riscontrano in circa il 92% dei pazienti con adenocarcinoma pancreatico.
Anche il profilo di tossicità contribuirà a determinare la scelta terapeutica in ragione della capacità del singolo di tollerare i potenziali effetti collaterali. Gli effetti collaterali registrati con il daraxonrasib differiscono da quelli della chemioterapia classica. Per esempio, per il primo l’incidenza di tossicità grave come la neutropenia di grado 3 è estremamente bassa (1,7% contro il 27,6% della chemioterapia), mentre sono di più frequente riscontro le eruzioni cutanee, la diarrea e la stomatite. Diventa quindi importante considerare la riserva midollare da una parte ed eventuali patologie concomitanti dall’altra.
Anna Capasso
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
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Q5Le date sono chiaramente indicate?3
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
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45.6/100
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C
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❌
Criteri Critici
Tumore al seno: il progetto per favorire l’accesso agli screening nelle donne più fragili la Repubblica
Recuperare chi è rimasto indietro per difficoltà economiche, sociali, psicologiche e culturali, favorendo l’accesso alla prevenzione e alla diagnosi, grazie a una rete formata da associazioni e realtà locali, organizzazioni culturali, farmacie, parrocchie, ambulatori, case antiviolenza. È questo l’obiettivo del progetto Shield Women – Screening Help Initiative for Empowerment and Learning in Disadvantaged Women, promosso dall’Associazione nazionale donne operate al seno (Andos) Ets, che ha appena presentato oggi i risultati dell’attività svolta nei mesi scorsi. Grazie al progetto 2798 donne sono state incluse nei percorsi di prevenzione, sono state effettuate 1600 mammografie e individuati 12 casi di malattia. Per 473 donne era la prima volta che accedevano all’esame.
Screening mammografico: tante ancora le donne che ne rimangono fuori
“Non è sufficiente mettere a disposizione uno screening: dobbiamo fare in modo che tutte le donne possano realmente raggiungerlo – ha commentato Flori Degrassi, presidente Andos Nazionale Ets – Esiste una parte della popolazione femminile che rischia ancora di rimanere ai margini della prevenzione. Con Shield Women andiamo noi incontro a queste donne, nei luoghi che frequentano e attraverso reti di cui si fidano. Le 473 prime mammografie rappresentano forse il dato che meglio racconta il valore del progetto: sono donne che siamo riusciti ad avvicinare alla prevenzione e che difficilmente avremmo intercettato attraverso i canali tradizionali”. La strategia per farlo si basa su un modello sviluppato da Andos, mirato a formare volontari e volontarie a capire i bisogni delle donne, ad approfondire finalità e funzionamento del programma di screening mammografico per poter poi guidare le donne nell’accesso ai servizi del Servizio sanitario nazionale. Punto chiave della formazione è stata l’attenzione a tutti quei fattori che possono tenere lontane le donne dai programmi di screening, anche se rientrano nella popolazione target, o ritardarne la partecipazione.
Le donne che non aderiscono ai programmi di screening alla mammella in Italia sono ancora tante: gli ultimi dati mostrano che l’adesione si attesta intorno al 50% su base nazionale. In alcuni casi a tenere lontane le donne da questi esami possono essere le difficoltà logistiche, le barriere linguistiche, fragilità psicologiche o mancanza di informazioni adeguate, hanno ricordato gli esperti a Roma duranta la presentazione dei risultati del programma, nell’evento “Prevenzione oncologica e fragilità sociale: il modello Shield Women”.
Prevenzione per tutte
Un punto di forza di Shield è stato quello di calarsi all’interno delle comunità, grazie alle collaborazioni con associazioni culturali e sociali, organizzazioni del volontariato, enti religiosi e servizi territoriali, come ha spiegato ancora Degrassi: “L’obiettivo è raggiungere anche chi difficilmente accede ai tradizionali canali di informazione e prevenzione. Vogliamo trasformare questa esperienza in un modello sempre più strutturato e replicabile. La diagnosi precoce può ridurre l’invasività dei trattamenti e aumentare la possibilità di guarigione, ma perché questo accada dobbiamo ridurre le disuguaglianze che ancora condizionano l’accesso alla prevenzione. Il nostro obiettivo è rafforzare la collaborazione tra associazioni, Istituzioni e servizi sanitari, affinché la condizione sociale, economica o culturale non sia determinante nella possibilità di tutelare la propria salute. La prevenzione deve essere realmente accessibile a tutte”.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
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49.6/100
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C
Valutazione
✅
Criteri Critici
Fano si colora di rosa contro il cancro: «Prevenzione e Senologia di eccellenza». Il saluto del vescovo Androzzi Corriere Adriatico
FANO Piazza Venti Settembre si è colorata di rosa ieri in occasione della partenza della camminata organizzata dall’amministrazione comunale per sensibilizzare la cittadinanza sulla prevenzione e cura del carcinoma mammario che purtroppo rappresenta il tumore più diffuso tra la popolazione femminile, ma non solo, il cui rischio aumenta progressivamente con l’età.
Festa per famiglie
Secondo una valutazione della polizia locale che lungo tutto il percorso ha assicurato il servizio d’ordine le persone presenti erano oltre un migliaio. Una manifestazione che si è trasformata in una festa per intere famiglie, giovani, adulti e anziani che hanno approfittato della bella mattinata di sole per compiere una passeggiata di 5 chilometri tra centro storico e zona mare. Lo stesso camminare è indice di salute e a Fano si ripetono frequentemente iniziative amatoriali di carattere podistico. L’organizzazione ha fatto capo a Maria Flora Giammarioli nel suo nuovo ruolo di delegata alle pari opportunità. A dare il saluto ai partecipanti non è mancato nemmeno il vescovo Andrea Andreozzi, oltre alla consigliera regionale Marta Ruggeri, al sindaco Luca Serfilippi presente insieme alla componente femminile della giunta, ovvero la vicesindaca Loretta Manocchi, l’assessora ai servizi sociali Lucia Tarsi e l’assessora Loredana Magherino che hanno evidenziato come sia importante la diagnosi precoce per sconfiggere il cancro al seno; siano importanti, dunque, i controlli periodici per individuare i noduli fin dalle loro più piccole dimensioni. Del resto a Fano opera all’ospedale Santa Croce una senologia d’eccellenza diretto dal dottor Cesare Magalotti. Qui la personalizzazione della diagnosi, delle cure e del follow-up costituiscono la strategia che permette di ottenere il massimo dei risultati in termini di guarigione, controllo della malattia, qualità della vita.
L’equipe Magalotti
Il lavoro di equipe multidisciplinare diretta dal dottor Magalotti è la base dell’eccellenza, che genera una mobilità sanitaria attiva. Tutte le attività chirurgiche, cliniche e di ricerca sono multidisiciplinari. Grazie agli investimenti garantiti dalla Regione e dalla Fondazione Carifano, il reparto di senologia è anche dotato della nuova metodica Osna (one step nucleic acid amplification) che prevede l’analisi immediata del linfonodo sentinella, la più probabile o unica sede di metastasi, direttamente durante il trattamento operatorio e di una tecnologi, che previene l’alopecia femminile oncologica. Il reparto con la dotazione di 8 posti letto e locali più ampi è stato ristrutturato nel marzo scorso e anche quest’anno l’attività condotta da tutto il personale è particolarmente intensa. «Rosa dunque non è solo un colore, è un messaggio di speranza» ha evidenziato la vicesindaca Manocchi, prima che si desse il via al lungo serpentone che ha avvolto tutta la città. Da piazza Venti Settembre la Camminata si è diretta su via Cavour, poi ha raggiunto le mura papaline e si è diretta verso Sassonia percorrendo viale Battisti; è seguita una breve sosta al largo Rastatt dove la moltitudine ha eseguito alcuni esercizi fisici proposti dagli istruttori di Passalacqua Fitness, quindi un’altra tappa al Lido per un breve momento di stretching e la risalita in centro storico attraverso viale Cairoli.
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Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
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29.6/100
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Criteri Critici
La medicina dei prossimi 10 anni: quali innovazioni cambieranno il modo di curarci? la Repubblica
Dall’immunoterapia alle Car-T, fino all’intelligenza artificiale, alla medicina rigenerativa e alle nuove frontiere dei trapianti: innovazioni che stanno trasformando la cura di molte malattie. Angelo Luca, amministratore delegato di UPMC Italy, racconta quali progressi stanno già facendo la differenza per i pazienti e quali potrebbero rivoluzionare la medicina nel prossimo decennioIntervista di Irma D'AriaVideo di Gianvito Rutigliano (Agtw)
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
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72.2/100
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A
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Criteri Critici
Melanoma, oltre 12.900 nuovi casi l’anno in Italia. Imi punta su prevenzione e cure personalizzate Doctor33
In Italia ogni anno più di 12.900 persone ricevono una diagnosi di melanoma e oltre 221mila convivono con la malattia. La sopravvivenza a cinque anni supera il 90%, ma si registrano ancora circa 2.500 decessi l’anno. Per migliorare questi risultati, l’Intergruppo melanoma italiano (Imi) indica tre priorità: prevenzione calibrata sul rischio individuale, diagnosi sempre più accurate e trattamenti personalizzati. Temi al centro del congresso nazionale dell’associazione, svoltosi a Bologna, dove per tre giorni si sono confrontati dermatologi, oncologi, chirurghi, anatomopatologi e altri professionisti sanitari. “Il melanoma risulta in crescita in quasi tutti i Paesi occidentali, ma si può sconfiggerlo anche grazie a un approccio multidisciplinare”, afferma Daniela Massi, professoressa e presidente Imi. La neoplasia è eterogenea e richiede scelte terapeutiche basate sulle caratteristiche del singolo tumore. In questo percorso, sottolinea, anatomia patologica, biologia molecolare, patologia digitale e intelligenza artificiale possono contribuire a migliorare la precisione diagnostica e orientare le cure. L’Ai, in particolare, deve affiancare il clinico, senza sostituirlo, all’interno di sistemi digitali accessibili e regolamentati.
La prima sfida resta la riduzione dei comportamenti a rischio. “È fondamentale promuovere una corretta fotoprotezione: non può essere limitata solo alle vacanze estive, ma va estesa alla vita quotidiana”, sottolinea Vincenzo De Giorgi, segretario Imi, con particolare attenzione alle donne e ai più giovani. Accanto alla protezione dai raggi solari, è essenziale individuare precocemente la malattia. Tecniche non invasive come la dermoscopia e gli strumenti di imaging avanzato consentono di riconoscere melanomi sempre più piccoli e sottili. L’aumento della capacità diagnostica, tuttavia, deve accompagnarsi a una maggiore specificità, per evitare asportazioni non necessarie di lesioni benigne e le conseguenti ricadute sui pazienti e sul sistema sanitario. Anche la chirurgia si è evoluta, con una riduzione dell’invasività in contesti selezionati. “Preservare tessuti e funzioni, garantire la riabilitazione e la gestione degli esiti sono ormai parti essenziali della cura”, evidenzia Roberto Patuzzo, consigliere Imi. Cicatrici, dolore persistente, linfedema e limitazioni funzionali possono infatti incidere sulla qualità di vita anche a distanza di anni dall’intervento.
Negli ultimi decenni sono cambiate anche le opzioni farmacologiche, con un impiego crescente di terapie target e immunoterapia. Trattamenti che hanno portato benefici ai pazienti, ma che richiedono attenzione nella gestione delle tossicità. Per Mario Mandalà, past president Imi, è quindi fondamentale garantire un’informazione corretta a pazienti e caregiver e assicurare una presa in carico multidisciplinare, capace di gestire anche gli effetti avversi a lungo termine. Un altro nodo riguarda l’accesso alle tecnologie diagnostiche. I test di Next Generation Sequencing (Ngs) consentono di identificare alterazioni genetiche utili per individuare i pazienti candidabili a farmaci mirati. Secondo Massi, però, manca ancora un pannello diagnostico o prognostico dedicato e rimborsato nel tariffario per i tumori melanocitari. La criticità è particolarmente rilevante nelle lesioni atipiche o a potenziale maligno incerto, per le quali la diagnosi può risultare complessa e aumenta il rischio di trattamenti insufficienti o eccessivi. Per questo l’Imi ha chiesto al ministero della Salute di inserire nel nomenclatore tariffario il test Ngs per i tumori melanocitari atipici a incerto potenziale maligno, o melanocitomi, e auspica la creazione di una rete di centri di riferimento regionali per l’esecuzione degli esami innovativi. Il congresso affronta infine il tema della ricerca indipendente. Anna Maria Di Giacomo, consigliera Imi, segnala che negli ultimi 15 anni le sperimentazioni non finanziate dall’industria farmaceutica sono diminuite del 57%.
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
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48.5/100
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C
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Criteri Critici
Tumore al seno, crioablazione alternativa alla chirurgia in pazienti selezionate. Lo studio Ieo Doctor33
Lo studio PRECICE dell'Istituto europeo di oncologia (IEO) di Milano ha raggiunto le 100 pazienti trattate con crioablazione percutanea per carcinoma mammario iniziale. La ricerca valuta la possibilità di sostituire l'intervento chirurgico con una procedura mini-invasiva in donne accuratamente selezionate, con l'obiettivo di mantenere un controllo oncologico comparabile a quello della chirurgia conservativa.
Lo studio, indicato dall'IEO come il primo italiano di questo tipo, coinvolge donne di almeno 50 anni con tumori unifocali di dimensioni non superiori a 15 millimetri e caratteristiche biologiche favorevoli. Le 100 pazienti arruolate si aggiungono alle donne già trattate con la stessa metodica presso l'istituto al di fuori del protocollo di ricerca.
La crioablazione è una tecnica consolidata nell'oncologia interventistica che utilizza il freddo per distruggere il tessuto tumorale. La procedura prevede l'introduzione attraverso la cute di una sottile sonda, sotto guida ecografica e in anestesia locale. Intorno alla lesione viene prodotta una sfera di ghiaccio, controllata in tempo reale, che comprende il tumore e un margine di sicurezza.
L'intervento non richiede incisioni chirurgiche né anestesia generale e consente alla paziente di tornare a casa nella stessa giornata.
A sostegno della ricerca, gli specialisti dell'IEO richiamano i risultati del trial multicentrico internazionale ICE3, nel quale il tasso di recidiva tumorale ipsilaterale a cinque anni è stato del 4,3%. Secondo i ricercatori, il risultato è in linea con quello osservato dopo chirurgia conservativa in popolazioni comparabili. I dati internazionali suggeriscono inoltre possibili vantaggi della crioablazione in termini di risultato estetico, complicanze, tempi di recupero e costi.
«La domanda non è più se siamo in grado di distruggere radicalmente un piccolo tumore mammario con il freddo: questo lo sappiamo già. La vera domanda è se, nelle pazienti giuste, possiamo ottenere la stessa sicurezza oncologica della chirurgia evitando l'intervento», afferma Franco Orsi, direttore della Radiologia interventistica IEO e responsabile dello studio. «I dati internazionali ci dicono che questa possibilità è reale e PRECICE nasce proprio per dimostrarlo in modo prospettico».
La selezione delle pazienti rimane un elemento centrale. La crioablazione non è infatti indicata per tutti i carcinomi mammari e non sostituisce la chirurgia nella maggior parte dei casi.
«La finalità dello studio non è eliminare la chirurgia del tumore della mammella, che rimane fondamentale per la maggior parte delle pazienti», precisa Paolo Veronesi, direttore del Programma Senologia IEO. «L'obiettivo è piuttosto fare un passo in più verso la minivasività ed evitare un intervento chirurgico quando non è necessario o anzi è eccessivo».
Veronesi sottolinea inoltre il ruolo della diagnosi precoce: le piccole dimensioni del tumore costituiscono uno dei criteri che possono rendere una donna candidabile a trattamenti conservativi.
Il ricorso alla crioablazione non modifica il percorso oncologico successivo. Le pazienti vengono valutate da un gruppo multidisciplinare e, dopo la procedura, proseguono con le eventuali terapie adiuvanti indicate e con un programma di controlli oncologici e radiologici.
Secondo Orsi, la riduzione dell'impatto fisico e psicologico della prima fase del trattamento rappresenta, insieme alla sicurezza oncologica, uno degli obiettivi dello studio PRECICE.
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Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
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Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO5
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
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55.9/100
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B
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❌
Criteri Critici
Le nuove frontiere della radioterapia per il tumore al seno: meno sedute, più cura su misura Humanitas Gavazzeni
Venticinque sedute venticinque anni fa, cinque oggi. Il percorso di radioterapia dopo l’intervento al seno si è accorciato di cinque volte e la ricerca lavora per ridurlo ancora.
Il tumore della mammella interessa una donna su nove nel corso della vita e la radioterapia, che dopo la chirurgia abbassa il rischio di recidiva, ha cambiato volto: le radiazioni ad alta energia colpiscono, per ucciderle, le cellule tumorali residue con una precisione sempre più accurata.
Il percorso comincia con la visita radioterapica e con una TC di simulazione, che serve a definire il piano di cura radioterapico personalizzato.
La riduzione del numero delle sedute erogabili
Ogni seduta dura circa 15-20 minuti, non provoca dolore e non lascia radioattività. Gli effetti collaterali acuti, come il rossore cutaneo simile a una scottatura e il senso di affaticamento o stanchezza, si risolvono, generalmente, poco dopo il termine del ciclo di sedute.
«La radioterapia per la cura del tumore mammario, come per altri tumori solidi, si sta orientando verso un importante percorso di personalizzazione – spiega il prof. Rosario Mazzola, Responsabile della Radioterapia in Humanitas Gavazzeni e professore Associato in Humanitas University –. Oggi parliamo di intensificazione e di de-intensificazione della cura radioterapica sulla base del profilo di rischio della malattia mammaria e tenendo in considerazione le caratteristiche cliniche specifiche di ogni paziente. Il concetto di deintensificazione è probabilmente l’approccio più innovativo, poiché è riferito alla riduzione del numero di sedute erogabili, ma anche a una minor coinvolgimento di aree anatomiche da irradiare precauzionalmente dopo l’intervento. In meno di 25 anni le sedute di radioterapia necessarie sono passate da 25 a 5, con la stessa efficacia oncologica e tollerabilità».
L’irradiazione parziale della ghiandola mammaria
Il cuore di questa evoluzione è l’ipofrazionamento: la stessa dose efficace viene erogata in meno frazioni, mentre tecniche moderne come la radioterapia a intensità modulata concentrano il fascio sul bersaglio e risparmiano gli organi sani limitrofi, soprattutto polmoni e cuore.
«Diversi studi hanno dimostrato che, in pazienti selezionate, si può ricorrere alla cosiddetta Partial Breast Irradiation o irradiazione parziale della ghiandola mammaria, che prevede solamente 5 applicazioni, senza che il trattamento perda di efficacia. Una soluzione di cura che condividiamo all’interno della Breast Unit in Humanitas Gavazzeni e che consiste nell’irradiazione del letto chirurgico definito accuratamente dai nostri chirurghi senologi in sede operatoria», precisa Mazzola.
Ma non è tutto: «Sempre più spesso ricorriamo a trattamenti accurati come la breath-hold irradiation o radioterapia erogata in inspirazione profonda – continua – che sfrutta la pausa del respiro della paziente per minimizzare il coinvolgimento del cuore alle basse dosi di radiazioni ionizzanti e, quindi, di ridurre la potenziale tossicità cardiaca a lungo termine».
Minore nocività e invasività grazie alla protonterapia
«Far parte del Gruppo Humanitas ci dà poi accesso alle cure migliori anche nei casi di reirradiazione della stessa ghiandola mammaria dopo diversi anni da un precedente ciclo di radioterapia, in presenza di una recidiva locale operata. Grazie alla protonterapia, ad esempio, possiamo intervenire con minore nocività e invasività, evitando la mastectomia radicale. Una pratica resa possibile grazie alla collaborazione con tutte le unità di radioterapia del Gruppo –sottolinea lo specialista –. Il nostro obiettivo per il futuro è ottenere il massimo risultato oncologico con il minimo impatto sulla vita quotidiana delle pazienti. Che si traduce nel garantire la stessa efficacia terapeutica riducendo drasticamente il numero di sedute, mantenendo invariati i risultati e l’ottima tollerabilità della cura» conclude Mazzola. Una strada che porta a cure più brevi e a misura di ogni donna.
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Neva SGR entra in Nouscom: round da 120 milioni per l’immunoterapia contro il cancro Euroborsa
Economia
19/10/2026
Redazione
Il fondo Neva II partecipa alla Serie D della biotech, che ha raccolto 120 milioni di euro. Le risorse sosterranno lo sviluppo di NOUS-209, immunoterapia sperimentale per l’intercettazione precoce dei tumori nei portatori della sindrome di Lynch. Ricerca e produzione concentrate in Italia.
Neva SGR entra in Nouscom: round da 120 milioni per l’immunoterapia contro il cancro
Neva SGR entra in Nouscom e rafforza la propria presenza nelle Life Sciences. La società di venture capital del Gruppo Intesa Sanpaolo ha partecipato, attraverso il Fondo Neva II, al round di Serie D da 120 milioni di euro chiuso dalla biotech attiva nello sviluppo di immunoterapie antitumorali.
La raccolta ha registrato una domanda superiore all’offerta e ha visto la partecipazione, insieme a Neva SGR, di investitori internazionali, Angelini Industries attraverso Angelini Investments e della Banca europea per gli investimenti tramite Aurea, il fondo di coinvestimento con Angelini Ventures. Hanno aderito anche gli investitori già presenti nel capitale della società.
Nouscom ha sede centrale in Svizzera, ma una parte rilevante delle attività di ricerca e produzione viene svolta in Italia, nel Tecnopolo di Castel Romano.
Il nuovo capitale servirà soprattutto a portare avanti NOUS-209, il principale programma della società: un’immunoterapia antitumorale sperimentale pronta all’uso, basata sui neoantigeni e sviluppata per l’intercettazione del cancro nei portatori della sindrome ereditaria di Lynch.
Il programma punta ora a proseguire attraverso uno studio clinico globale finalizzato alla richiesta di autorizzazione all’immissione in commercio. La Food and Drug Administration statunitense gli ha già riconosciuto la designazione Fast Track.
L’obiettivo è intervenire prima che il tumore si sviluppi pienamente. È il campo della cosiddetta “cancer interception”, che utilizza i progressi dell’immuno-oncologia per stimolare il sistema immunitario a riconoscere ed eliminare cellule precancerose e cancerose.
Un approccio che assume particolare rilievo nei soggetti geneticamente più esposti. Per chi è portatore della sindrome di Lynch, il rischio di sviluppare un tumore nel corso della vita può arrivare fino all’80%. Secondo Nouscom, le persone interessate sono oltre due milioni e le opzioni disponibili restano principalmente la sorveglianza e la chirurgia.
I primi dati clinici hanno contribuito ad attirare l’attenzione degli investitori. I risultati di uno studio su NOUS-209, che saranno presentati al congresso della European Society for Medical Oncology, indicano che tutti i portatori della sindrome di Lynch valutabili e trattati con l’immunoterapia sono rimasti privi di adenomi avanzati e di tumore del colon-retto dopo il primo e il secondo anno.
Sono state inoltre osservate risposte dei linfociti T contro i neoantigeni ampie e durature, ulteriormente rafforzate dopo il ritrattamento annuale.
“Questo finanziamento, insieme ai dati che presenteremo all’ESMO, ci avvicina a un mondo in cui il cancro viene fermato prima ancora che insorga”, ha dichiarato Marina Udier, amministratore delegato di Nouscom.
Per Neva SGR pesa anche il legame della società con l’Italia.
“Siamo particolarmente orgogliosi di sostenere Nouscom nello sviluppo di una immunoterapia di nuova generazione per l’intercettazione del cancro, sia per gli incoraggianti risultati clinici ottenuti sia perché le sue attività di ricerca e produzione si svolgono prevalentemente in Italia”, ha spiegato Mario Costantini (nella foto), amministratore delegato e direttore generale di Neva SGR.
Costantini ha richiamato anche il ruolo del venture capital nella crescita delle aziende innovative e nella capacità di mantenere nel Paese competenze e professionalità in settori strategici. Un tema particolarmente rilevante nelle Scienze della Vita, dove lo sviluppo clinico richiede capitali consistenti e tempi spesso lunghi prima dell’arrivo sul mercato.
Nouscom lavora su una piattaforma proprietaria basata su vettori virali, progettata per somministrare neoantigeni e generare una risposta immunitaria contro il tumore. Oltre a NOUS-209, la società sta sviluppando NOUS-PEV, immunoterapia personalizzata basata sui neoantigeni che ha già completato uno studio di fase 1b.
La compagine degli investitori comprende, tra gli altri, 5AM Ventures, Andera Partners, Angelini Industries, Angelini Ventures, Bpifrance, CDP Venture Capital Large Ventures, EQT Life Sciences, Banca europea per gli investimenti, Indaco Venture Partners, M Ventures, Panakes Partners, Revelation Partners, Versant Ventures e XGEN Ventures.
Per Neva SGR l’operazione aggiunge quindi un nuovo investimento biotech al portafoglio. Per Nouscom, invece, i 120 milioni raccolti rappresentano il capitale necessario per affrontare uno dei passaggi più delicati: trasformare i primi segnali clinici di NOUS-209 in un programma capace di arrivare sul mercato.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
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Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
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Rai Pubblica Utilità e Università di Roma Tor Vergata per la prevenzione del tumore al seno Rai.it
In occasione dell’Ottobre Rosa, il mese dedicato alla sensibilizzazione e alla prevenzione del tumore al seno, Rai Pubblica Utilità e la “Breast Unit” dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, in collaborazione con il Centro di Produzione Tv Raffaella Carrà, promuovono due giornate dedicate alla salute e alla diffusione della cultura della prevenzione. L’iniziativa nasce con l’obiettivo di informare e sensibilizzare sull’importanza della diagnosi precoce e degli screening, strumenti fondamentali per la tutela della salute. Secondo il rapporto “I numeri del cancro in Italia 2025”, sono circa 925.000 le donne che vivono in Italia dopo una diagnosi di tumore della mammella e dopo cinque anni, la sopravvivenza raggiunge l’88%. Questi dati confermano il valore della prevenzione e degli screening. Oggi, lunedì 19 ottobre – in occasione della Giornata Mondiale contro il tumore al seno - una Tavola Rotonda dedicata alla prevenzione, organizzata con la partecipazione di esperti e professionisti del settore, viene trasmessa in diretta a partire dalle 11.00 su RaiPlay 2. Inoltre, sempre oggi, lunedì 19 e domani, martedì 20 ottobre, presso la sede Rai di Saxa Rubra, sarà possibile effettuare uno screening senologico gratuito riservato alle dipendenti e ai dipendenti dell’Azienda.
Con questa iniziativa, Rai conferma il proprio impegno nella promozione della salute e del benessere delle persone, contribuendo alla diffusione di una sempre maggiore consapevolezza sull’importanza della prevenzione.
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Neva SGR (Intesa Sanpaolo), investimento in Nouscom nel round da €120 milioni per lo sviluppo di immunoterapie oncologiche Il Giornale d'Italia
Neva SGR, società di venture capital del Gruppo Intesa Sanpaolo, ha investito nella biotech Nouscom attraverso il Fondo Neva II, partecipando a un round di finanziamento di Serie D da €120 milioni insieme ad altri investitori internazionali, tra cui Angelini Investments. Le risorse saranno destinate allo sviluppo di NOUS-209, un'immunoterapia oncologica sperimentale basata sui neoantigeni, studiata per intercettare precocemente il cancro nei portatori della sindrome ereditaria di Lynch. Nouscom, con sede in Svizzera e laboratori di ricerca e produzione in Italia, proseguirà il programma clinico del trattamento, che ha ottenuto dalla FDA la designazione Fast Track.
Neva SGR ha partecipato al round co-investendo al fianco di primari fondi internazionali, dell’azienda farmaceutica Angelini Industries (tramite Angelini Investments) e della Banca Europea per gli Investimenti (tramite Aurea, il suo fondo di coinvestimento con Angelini Ventures). Anche tutti gli attuali investitori internazionali di Nouscom nel settore delle Scienze della Vita hanno partecipato al round.
Grazie ai capitali raccolti, Nouscom proseguirà lo sviluppo di NOUS-209, un’immunoterapia antitumorale sperimentale pronta all’uso basata sui neoantigeni, attraverso un unico studio clinico a livello globale finalizzato all’ottenimento dell’autorizzazione all’immissione in commercio per l’intercettazione del cancro nei portatori della sindrome ereditaria di Lynch (LS), per il quale la Food and Drug Administration ha concesso la designazione Fast Track.
I risultati di un recente studio clinico su NOUS-209 saranno presentati nei prossimi giorni al Congresso della Società Europea di Oncologia Medica (ESMO). Secondo lo studio, tutti i portatori di LS valutabili trattati con NOUS-209 sono rimasti privi di adenomi avanzati e di tumore del colon-retto dopo il primo e il secondo anno, un segnale incoraggiante di attività clinica duratura. Questi dati sono stati rafforzati da risposte ampie, potenti e durature dei linfociti T anti-neoantigeni indotte da NOUS-209, ulteriormente potenziate in seguito al ritrattamento annuale.
L’intercettazione del cancro è un approccio innovativo che mira a fermare il cancro nelle sue fasi più precoci, prima che i tumori si sviluppino completamente e si diffondano. A differenza delle terapie tradizionali, che prendono di mira tumori già consolidati, le strategie di intercettazione sfruttano i progressi nell’immuno-oncologia in grado di addestrare il sistema immunitario a riconoscere ed eliminare le cellule precancerose e cancerose. Questo approccio è particolarmente rilevante per chi presenta condizioni genetiche ad alto rischio, come la LS, che comporta un’elevata predisposizione allo sviluppo di tumori associati all’instabilità dei microsatelliti (MSI).
“Oltre due milioni di portatori del gene LS convivono con un rischio di sviluppare un tumore nel corso della vita che può arrivare fino all’80% e non hanno a disposizione altro che la sorveglianza e la chirurgia” – dichiara Marina Udier, Ph.D., Amministratore Delegato di Nouscom. “Abbiamo fondato Nouscom per cambiare questa situazione. Questo finanziamento, insieme ai dati che presenteremo all’ESMO, ci avvicina a un mondo in cui il cancro viene fermato prima ancora che insorga. Sono grata ai nostri investitori, sia nuovi che esistenti, per aver sostenuto questa convinzione, e alla squadra che sta dietro a NOUS-209”.
“Siamo particolarmente orgogliosi di sostenere Nouscom nello sviluppo di una immunoterapia di nuova generazione per l’intercettazione del cancro, sia per gli incoraggianti risultati clinici ottenuti sia perché le sue attività di ricerca e produzione si svolgono prevalentemente in Italia” – afferma Mario Costantini, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Neva SGR. “Il venture capital si conferma uno strumento determinante per la crescita di società dalle grandi potenzialità come Nouscom e può contribuire a trattenere e attrarre talenti nel nostro Paese in un settore di grande rilevanza per il futuro del pianeta come quello delle Scienze della Vita”.