Asl4, La Asl di Teramo in Senato per un focus sull’innovazione in oncologia L’associazione Herakles dona caschetti refrigeranti al Day hospital giuliese - AbruzzoNews24
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Asl4, La Asl di Teramo in Senato per un focus sull’innovazione in oncologia L’associazione Herakles dona caschetti refrigeranti al Day hospital giuliese AbruzzoNews24
ASL 4 Teramo, nuova nota pubblicata sul portale ufficiale:Un pomeriggio dedicato all’innovazione, alla cura e alla dignità del paziente oncologico ha fatto da cornice al convegno ospitato oggi nella sala Zuccari di Palazzo Giustiniano al Senato della Repubblica – La Asl di Teramo ha partecipato all’incontro dal titolo “Innovazione in oncologia: l’importanza dei caschetti refrigeranti”, promosso dal senatore Guido Quintino Liris, capogruppo in commissione bilancio al Senato in collaborazione con l’associazione Herakles – Cultura e Identità APS ETS, presieduta da Gianni Di Marco – riporta testualmente l’articolo online. Al centro dell’incontro il tema dei caschetti refrigeranti e del loro impiego nei percorsi di cura oncologici, quale esempio concreto di innovazione tecnologica applicata all’umanizzazione delle terapie – L’iniziativa si inserisce nell’ambito del progetto “Non smettere di sentirti bella”, nato per offrire un aiuto concreto alle donne e agli uomini che affrontano la chemioterapia e che, oltre alla malattia, vivono spesso anche le conseguenze psicologiche legate alla perdita dei capelli – precisa il comunicato. Il progetto è stato sostenuto da una raccolta fondi promossa dall’associazione Herakles, che ha coinvolto cittadini, imprese e realtà del territorio della provincia di Teramo in un gesto concreto di solidarietà, generosità e attenzione alla dignità dei pazienti oncologici – precisa il comunicato. La raccolta fondi ha consentito di raggiungere in pochi mesi un importante risultato: reperire le risorse necessarie per l’acquisto di un sistema Paxman Scalp Cooling del valore di circa 50mila euro, apparecchiatura destinata al reparto di Oncologia dell’ospedale di Giulianova – Il dispositivo, progettato per la refrigerazione del cuoio capelluto durante i trattamenti chemioterapici, contribuisce a ridurre l’afflusso dei farmaci ai follicoli piliferi, limitando in molti casi la caduta dei capelli e aiutando i pazienti a preservare la propria immagine personale durante il percorso terapeutico – aggiunge testualmente l’articolo online. L’evento ha visto la partecipazione del direttore generale della Asl di Teramo Maurizio Di Giosia, di quello amministrativo Franco Santarelli e di quello sanitario Francesco Delle Monache – si legge nella nota ufficiale pubblicata online sul sito web istituzionale. Sono intervenuti inoltre i senatori della Repubblica Guido Quintino Liris ed Etelwardo Sigismondi, il deputato della Repubblica Guerino Testa, l’assessore alla salute della Regione Abruzzo Nicoletta Verì, la consigliera regionale Marilena Rossi e la consigliera comunale di Giulianova Marialuigia Orfanelli – Al dibattito hanno preso parte anche Ida Paris, responsabile della Senologia del Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS e Laura Lezzi, dirigente medico del Day hospital oncologico di Giulianova – si legge sul sito web ufficiale. Hanno inoltre portato il loro contributo Anna Maria Mancuso, presidente di Salute Donna ODV e coordinatrice del gruppo “La salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere”, Gianni Di Marco, presidente di Herakles – Cultura e Identità APS ETS, e Giovanni Lorenzini, presidente di Praesidia, azienda distributrice Paxman. Nel corso del convegno è stato evidenziato come le nuove tecnologie possano integrarsi efficacemente nei percorsi terapeutici non solo sotto il profilo clinico, ma anche nella tutela della dimensione emotiva, psicologica e relazionale della persona – Ampio spazio è stato dedicato al tema dell’umanizzazione delle cure e al valore della collaborazione tra cittadini, imprese, istituzioni e mondo sanitario nel rendere l’assistenza sempre più vicina ai bisogni dei pazienti – precisa la nota online. “Quando si affrontano patologie oncologiche bisogna tenere in considerazione anche gli aspetti più impattanti e invalidanti della malattia, che possono condizionare l’esito stesso delle terapie – si legge nella nota ufficiale pubblicata online sul sito web istituzionale. Per questo è fondamentale l’umanizzazione delle cure – Le associazioni svolgono un ruolo importantissimo e, insieme alle istituzioni, riescono a dare risposte concrete ai bisogni che arrivano dal territorio – recita il testo pubblicato online. I caschetti refrigeranti rappresentano un’opportunità in più per tutelare la dignità emotiva ed estetica delle donne che affrontano questo percorso – aggiunge testualmente l’articolo online. La differenza la fanno le persone, la loro sensibilità e la capacità dei professionisti di prendere in carico i pazienti e le loro famiglie, garantendo una qualità di vita migliore”, ha affermato Liris. “Oggi in Abruzzo esiste una rete fatta di ascolto continuo tra istituzioni, associazioni e operatori sanitari, e questo ci consente di dare risposte concrete ai pazienti – aggiunge la nota pubblicata. Oggi c’è orgoglio per i risultati raggiunti dall’Abruzzo: abbiamo investito nell’innovazione tecnologica, nella medicina di prossimità e nel potenziamento della rete oncologica, tra le prime realizzate a livello nazionale – si legge nella nota ufficiale pubblicata online sul sito web istituzionale. Oggi un paziente oncologico sa dove andare, quali sono i centri di riferimento e può contare su percorsi di cura sempre più appropriati e umani – Per questo ringrazio chi ha reso possibile la donazione dei caschetti refrigeranti, strumenti che aiutano i pazienti a preservare la propria identità e ad affrontare con maggiore serenità il percorso terapeutico”, ha sottolineato Verì. “La malattia è qualcosa che riguarda tutti e coinvolge non solo il paziente, ma l’intera famiglia – si apprende dal portale web ufficiale. Non è facile guardare la malattia negli occhi e affrontarne anche le conseguenze: vedersi senza capelli, per una donna, è molto difficile – si legge nella nota ufficiale pubblicata online sul sito web istituzionale. Iniziative come questa hanno un valore importante dal punto di vista umano oltre che sanitario – recita il testo pubblicato online. L’unione fa la forza: la malattia ci deve unire e la scienza ci deve unire”, ha commentato Marilena Rossi – “I caschetti refrigeranti rappresentano un esempio concreto di come la tecnologia possa essere messa al servizio della persona – si apprende dal portale web ufficiale. Il punto centrale non è soltanto tecnologico: è culturale e umano – riporta testualmente l’articolo online. È il richiamo alla necessità di ricordare che ogni intervento sanitario, anche il più avanzato, deve sempre porre al centro la persona nella sua interezza – viene evidenziato sul sito web. È questo il senso più profondo dell’umanizzazione delle cure: accompagnare il paziente non solo nel trattamento clinico, ma anche nella dimensione emotiva e relazionale della malattia”, ha dichiarato Di Giosia – Ufficio stampa ASL TERAMO 19.5.2026
E’ quanto viene riportato in un comunicato diramato, poco fa, dall’ASL 4 Teramo e online sul portale istituzionale dell’Ente. Il contenuto della nota, della quale si riporta testualmente nel presente articolo il contenuto completo, e’ stato divulgato, alle ore 23, anche mediante il canale web istituzionale dell’ASL 4 Teramo, sul quale ha trovato spazio la notizia. Fonte del comunicato: aslteramo.it
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Terapia genica: dall’Italia nuove strategie per la sindrome di Rett Osservatorio Terapie Avanzate
Terapia genica
Terapia genica: dall’Italia nuove strategie per la sindrome di Rett
Dott. Vania Broccoli (Milano): “L’espressione del gene MECP2 è tollerata a diversi livelli nelle varie fasi di sviluppo del cervello. Saperlo servirà a progettare meglio i vettori terapeutici del futuro”
L’esplorazione dello spazio o delle profondità oceaniche promette di svelare verità sconosciute sul nostro pianeta e sulle nostre origini; allo stesso modo nei geni si celano ancora informazioni che, nonostante i progressi delle tecniche di sequenziamento del DNA, raccontano chi siamo davvero e come ci siamo evoluti. Lo dimostra uno studio firmato dai ricercatori degli Istituti di Neuroscienze e di Tecnologie Biomediche del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) di Milano, in collaborazione con i colleghi dell’IRCCS Ospedale San Raffaele, che sono riusciti ad identificare una funzione fino ad oggi sconosciuta della proteina MeCP2, codificata dal gene MECP2, principale responsabile dell’insorgenza della sindrome di Rett. Una scoperta che potrebbe avere decisive implicazioni nello sviluppo delle terapie geniche contro questa patologia genetica.
LA SINDROME DI RETT: UNA FORMA DI RITARDO NEUROLOGICO GRAVE
La sindrome di Rett si caratterizza per la regressione dello sviluppo neuronale, con perdita di svariate competenze precedentemente acquisite. È stata descritta per la prima volta nel 1965 da Andreas Rett, un neurologo austriaco che ne ha notato i classici segni in due bambini; questa condizione genetica, infatti, colpisce in modo prevalente gli individui di sesso femminile.
Di norma, inizia a manifestarsi tra i 6 e i 18 mesi di vita con il brusco arresto dello sviluppo psicomotorio e dell’accrescimento della circonferenza cranica: nelle bambine si assiste a una perdita progressiva delle abilità manuali e linguistiche ed alla comparsa dei tipici movimenti stereotipati (lavaggio delle mani, preghiera o applausi) osservati e riportati da Rett. In alcuni casi subentrano disturbi neurologici - fra cui convulsioni ed alterazioni respiratorie con iperventilazione - più gravi; infine, non sono rare le problematiche di natura fisica (scoliosi, osteoporosi e difficoltà alimentari). Col passare del tempo le condizioni delle pazienti peggiorano fino a raggiungere uno stato di deterioramento tale da determinare la morte anche prima dei 40 anni di età.
MeCP2: INIBITORE MA ANCHE ATTIVATORE DELLA TRASCRIZIONE
La sindrome di Rett ha un’origine genetica: causata da mutazioni nel gene MECP2 (localizzato sul cromosoma X, motivo per cui la malattia colpisce prevalentemente le femmine), uno fra quelli coinvolti nell’insorgenza di forme di ritardo mentale di tipo genetico. Proprio questo gene è finito sotto i riflettori delle ricerche guidate da Vania Broccoli e Mirko Luoni, pubblicate lo scorso aprile sulla prestigiosa rivista Nature Communications. Infatti, MECP2 non agisce solamente come inibitore della trascrizione di molti geni essenziali per il corretto sviluppo dei neuroni, bensì svolge un ruolo più ampio che i ricercatori milanesi sono riusciti a inquadrare meglio, gettando le basi per un’ottimizzazione delle nuove terapie geniche contro la sindrome di Rett.
“Ci siamo concentrati sulla proteina MeCP2, che lega il DNA metilato”, afferma Broccoli. “Volevamo scoprire in che modo essa sia in grado di controllare l’espressione genica durante la maturazione dei neuroni in un cervello in via di sviluppo”. Tradizionalmente, infatti, MeCP2 agisce come un fattore inibente l’attività di centinaia di geni e perciò esercita un considerevole impatto sul differenziamento, sulla maturazione e sulla vitalità dei neuroni. “Il suo ruolo diventa centrale nel passaggio da precursore a neurone maturo”, prosegue Broccoli. “Inoltre, negli ultimi anni si è ipotizzato che MeCP2 non funga solo da inibitore della trascrizione di geni ma, in certe situazioni, possa fare da attivatore, senza conoscerne i meccanismi”.
UN GENE, DUE MALATTIE
Il comportamento di MECP2 cambia a seconda dei suoi stessi bersagli, tanto che sono note almeno 6 mutazioni collegate ad altrettante proteine anomale coinvolte in processi di riarrangiamento della cromatina. Tuttavia, per la prima volta i ricercatori milanesi hanno scoperto che MECP2 può attivare geni cruciali per lo sviluppo dei neuroni, “collaborando” in modo particolare con un complesso epigenetico chiamato SWI/SNF, che regola l’accesso al DNA. È in queste fasi che definisce la maturazione dei neuroni.
“È risaputo che la mancanza di MeCP2 provoca la sindrome di Rett, ma l’espressione della stessa proteina due volte oltre i livelli di normalità è associata alla cosiddetta sindrome da duplicazione del gene MECP2, una sindrome neurologica severa definita da disfunzioni del cervello ed encefalopatie molto gravi”, precisa Broccoli. “Per questo motivo gli approcci di terapia genica attualmente in fase di valutazione clinica per la sindrome di Rett utilizzano vettori pensati per limitare l’espressione del gene MECP2, in modo tale che non si traduca in un livello di proteina dannoso per i neuroni”. Ciononostante, la terapia genica si somministra a pazienti in cui il differenziamento neuronale è già avvenuto, perciò Broccoli e Luoni hanno cercato di scoprire se gli effetti dell’espressione del gene MECP2 fossero i medesimi in due distinti momenti: nel neurone maturo e durante lo sviluppo embrionale.
UN RISULTATO CHE ALLARGA LE PROSPETTIVE TERAPEUTICHE
“Abbiamo scoperto che nei neuroni maturi la sovraespressione del gene MECP2 determina minime alterazioni in termini di funzionalità ed attività neuronale”, afferma l’esperto milanese. “Al contrario, i danni erano maggiori quando MECP2 era sovraespresso nei progenitori neuronali presenti nel cervello embrionale in fase di sviluppo. Perciò i neuroni maturi sono risultati molto più resistenti alla sovraespressione di MECP2 rispetto ai progenitori neurali, dove il gene funge da attivatore nel processo di sviluppo dei neuroni. Di conseguenza, il concetto di tossicità legato alla quantità di proteina MeCP2 cambia radicalmente, poiché l’aumento risulta critico nel cervello in fase di formazione, mentre è ben tollerato nel neurone maturo”. Una differenza che pesa moltissimo.
Il lavoro di Broccoli e Luoni definisce quindi i livelli di sicurezza e tollerabilità di MeCP2 per la funzione neuronale, concludendo che nelle terapie geniche del futuro ci si potrà spingere ad aumentare i livelli di espressione del gene MECP2. “La nostra scoperta potrebbe avere un impatto sulla progettazione delle terapie geniche del futuro perché sfida un dogma della biologia dello sviluppo che ha resistito per molti anni”, puntualizza Broccoli. “Oggi, alcune aziende di biotecnologia con terapie geniche in fase di validazione sfruttano un vettore virale che blocca l’espressione di MECP2, mantenendola a livelli bassi. È stata considerata una questione di sicurezza ma, così facendo, si è rinunciato ad una maggior efficacia”.
Rispetto ai loro stessi progenitori i neuroni rispondono in maniera diversa all’espressione di MECP2, poiché in essi la proteina endogena è già legata in quantità maggiori alla cromatina, mentre la proteina esogena - fornita con la terapia genica e che non riesce a legarsi - viene degradata. Ciò, invece, non accade durante lo sviluppo neuronale dove gli alti livelli di MeCP2 sarebbero un rischio.
UNA START-UP ITALIANA PER UN’INNOVATIVA TERAPIA GENICA
“Una volta capito ciò possiamo pensare di mettere a punto approcci di cura che preservino la sicurezza e, allo stesso tempo, incrementino l’effetto terapeutico di MECP2”, afferma ancora Broccoli il quale, insieme a Mirko Luoni, ha fondato una start-up il cui obiettivo è progettare una innovativa terapia genica per la sindrome di Rett. “REVERTA è sostenuta da finanziamenti italiani ed è finalizzata allo studio e alla validazione di un vettore che permetta una regolazione costante del gene MECP2, evitando la sovraespressione della proteina corrispondente ma cercando di raggiungere livelli tali da produrre un effetto terapeutico significativo. Stiamo raccogliendo i fondi per far avanzare gli studi e, grazie allo studio del gene, auspichiamo di ottimizzare la messa a punto dei prossimi trattamenti”.
Inoltre, l’articolo su Nature Communications sarà utile a quanti stanno già lavorando sulla terapia genica per la sindrome di Rett, con precise indicazioni per progettare vettori attraverso cui riattivare il gene MECP2 e stimolare la produzione di MeCP2 nelle quantità necessarie a “revertire” i sintomi della malattia. “Infatti, uno studio condotto su modelli murini ma considerato la pietra miliare per questa patologia conclude che, in assenza di neurodegenerazione e con la giusta terapia, i sintomi neurologici della Rett potrebbero sparire”, conclude Broccoli. “Nella sindrome di Rett i neuroni non sono danneggiati ma solo bloccati in uno stadio di differenziazione associato alla sintomatologia della patologia”.
Sbloccare questa situazione potrebbe voler dire trovare una cura per la Rett. Un obiettivo che i ricercatori stanno perseguendo anche con approcci di editing del genoma e che, in un futuro non troppo lontano, potrebbe condurre a una terapia efficace e sicura per le pazienti.
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Tumore della mammella e del polmone, come nasce la rete di Ambasciatori della Prevenzione pharmastar.it
Come si costruisce una vera cultura della prevenzione oncologica? E in che modo formazione, informazione e coinvolgimento diretto possono aiutare a migliorare l'adesione agli screening sul territorio? Con Care for Caring 3.0 la prevenzione del tumore della mammella prosegue il percorso avviato nelle precedenti edizioni e si estende anche al tumore del polmone, coinvolgendo personale e Allievi della Polizia di Stato in diverse regioni italiane. Un progetto che punta a creare una rete di "Ambasciatori della Prevenzione" capaci di diffondere questi messaggi nei luoghi di lavoro, nella cerchia famigliare e nelle comunitŕ.Ne abbiamo parlato con il Dottor Mario Mazzotti, Dirigente Generale Medico della Polizia di Stato e Referente del progetto Care for Caring. Mieloma multiplo, il ruolo delle triplette con belantamab alla prima recidivaProf.ssa Elena Zamagni Mieloma multiplo, BCMA bersaglio fondamentale per ottenere cronicizzazione e cura funzionaleProf. Gabriele Buda Mieloma multiplo, triplette con belantamab mafodotin efficaci e ben gestibili nella pratica clinicaProf. Nicola Giuliani Mieloma multiplo, quali sono gli unmet need dei pazienti alla prima recidiva e come colmarli?Dott.ssa Melania Carlisi Mieloma multiplo, l'importanza del giusto sequencing e di accesso equo alle nuove terapieDott. Bernardo Rossini Mieloma multiplo, quanto contano semplicitŕ di gestione e maneggevolezza nella scelta della terapia?Dott.ssa Barbara Gamberi Mieloma multiplo, puň essere considerato una malattia cronica oggi?Dott.ssa Monica Galli Mieloma multiplo, quanto influisce la qualitŕ di vita nella scelta terapeutica?Dott.ssa Francesca Farina Leucemie e linfomi, i progetti piů innovativi al Next Stars 2026Dott. Andrea Serafini, Dott. Edoardo Tamellini, Dott. Pierluigi Masciopinto Carcinoma colorettale metastatico, qualitŕ di vita sempre piů centrale nelle cureProf. Carmine Pinto Tumore del colon retto metastatico, perché l’angiogenesi č un bersaglio chiaveProf. Lorenzo Antonuzzo Prevenzione oncologica e benessere, quando la cultura della salute parte dai luoghi di lavoroDott.ssa Tiziana Mastropietro InformativaUtilizziamo cookie o tecnologie simili per finalità tecniche e, con il tuo consenso, anche per altre finalità come specificato nellacookie policy.Puoi acconsentire all'utilizzo di tali tecnologie utilizzando il pulsante "Accetta tutti". Fino a che non sceglierai una opzione utilizzeremo solo i cookie tecnici e necessari. Cookie tecniciCookie tecnici e necessari al corretto funzionamento del sito web. Non possono essere disabilitati [7]NomeFornitoreScopoDuratacovidLoginAntherica srlFunzionaleSessionelngAntherica srlFunzionalePersistentepharmaLogAntherica srlFunzionaleSessionesocialcounterAntherica srlFunzionale1 giornosys_langAntherica srlFunzionalePersistenteUserLogAntherica srlFunzionaleSessione_cookie_consentAntherica srlFunzionale1 anno Cookie di preferenzaI cookie di preferenza consentono al sito web di memorizzare informazioni che ne influenzano il comportamento, ad esempio la personalizzazione di un colore.Nessun cookie utilizzato per questa tipologia Cookie statisticiI cookie statistici aiutano a capire come i visitatori interagiscono con il sito web raccogliendo e trasmettendo informazioni in forma anonima [7]NomeFornitoreScopoDurata_gaGoogle AnalyticsStatistiche1 anno_ga_J8H44EJNJ3Google AnalyticsStatistiche1 anno__utmaGoogle AnalyticsStatistiche2 anni__utmbGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmcGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmtGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmzGoogle AnalyticsStatistiche6 mesi Cookie di marketingI cookie di marketing vengono utilizzati per tracciare i visitatori sul sito web. La finalità è quella di presentare annunci pubblicitari che siano rilevanti e coinvolgenti per il singolo utente.Nessun cookie utilizzato per questa tipologia
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Tumore della mammella e del polmone, la prevenzione entra nelle Scuole della Polizia di Stato pharmastar.it
La prevenzione puň diventare parte integrante della formazione e della cultura civica? E quale ruolo possono avere le istituzioni nel promuovere una maggiore consapevolezza sui tumori e sulla salute psicofisica? Sono alcune delle domande al centro di Care for Caring 3.0, il progetto dedicato alla prevenzione oncologica che coinvolge Scuole, Questure e Reparti della Polizia di Stato e che quest'anno amplia il proprio raggio d'azione dal tumore della mammella anche al tumore del polmone. Un'iniziativa che punta non solo a sensibilizzare giovani Allieve e Allievi, ma anche a formare futuri professionisti capaci di diffondere sul territorio una cultura della prevenzione come elemento fondamentale del benessere individuale e collettivo.Ne abbiamo parlato con il Dr. Mario Viola, Direttore della Scuola Superiore di Polizia. Mieloma multiplo, il ruolo delle triplette con belantamab alla prima recidivaProf.ssa Elena Zamagni Mieloma multiplo, BCMA bersaglio fondamentale per ottenere cronicizzazione e cura funzionaleProf. Gabriele Buda Mieloma multiplo, triplette con belantamab mafodotin efficaci e ben gestibili nella pratica clinicaProf. Nicola Giuliani Mieloma multiplo, quali sono gli unmet need dei pazienti alla prima recidiva e come colmarli?Dott.ssa Melania Carlisi Mieloma multiplo, l'importanza del giusto sequencing e di accesso equo alle nuove terapieDott. Bernardo Rossini Mieloma multiplo, quanto contano semplicitŕ di gestione e maneggevolezza nella scelta della terapia?Dott.ssa Barbara Gamberi Mieloma multiplo, puň essere considerato una malattia cronica oggi?Dott.ssa Monica Galli Mieloma multiplo, quanto influisce la qualitŕ di vita nella scelta terapeutica?Dott.ssa Francesca Farina Leucemie e linfomi, i progetti piů innovativi al Next Stars 2026Dott. Andrea Serafini, Dott. Edoardo Tamellini, Dott. Pierluigi Masciopinto Carcinoma colorettale metastatico, qualitŕ di vita sempre piů centrale nelle cureProf. Carmine Pinto Tumore del colon retto metastatico, perché l’angiogenesi č un bersaglio chiaveProf. Lorenzo Antonuzzo Prevenzione oncologica e benessere, quando la cultura della salute parte dai luoghi di lavoroDott.ssa Tiziana Mastropietro InformativaUtilizziamo cookie o tecnologie simili per finalità tecniche e, con il tuo consenso, anche per altre finalità come specificato nellacookie policy.Puoi acconsentire all'utilizzo di tali tecnologie utilizzando il pulsante "Accetta tutti". Fino a che non sceglierai una opzione utilizzeremo solo i cookie tecnici e necessari. Cookie tecniciCookie tecnici e necessari al corretto funzionamento del sito web. Non possono essere disabilitati [7]NomeFornitoreScopoDuratacovidLoginAntherica srlFunzionaleSessionelngAntherica srlFunzionalePersistentepharmaLogAntherica srlFunzionaleSessionesocialcounterAntherica srlFunzionale1 giornosys_langAntherica srlFunzionalePersistenteUserLogAntherica srlFunzionaleSessione_cookie_consentAntherica srlFunzionale1 anno Cookie di preferenzaI cookie di preferenza consentono al sito web di memorizzare informazioni che ne influenzano il comportamento, ad esempio la personalizzazione di un colore.Nessun cookie utilizzato per questa tipologia Cookie statisticiI cookie statistici aiutano a capire come i visitatori interagiscono con il sito web raccogliendo e trasmettendo informazioni in forma anonima [7]NomeFornitoreScopoDurata_gaGoogle AnalyticsStatistiche1 anno_ga_J8H44EJNJ3Google AnalyticsStatistiche1 anno__utmaGoogle AnalyticsStatistiche2 anni__utmbGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmcGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmtGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmzGoogle AnalyticsStatistiche6 mesi Cookie di marketingI cookie di marketing vengono utilizzati per tracciare i visitatori sul sito web. La finalità è quella di presentare annunci pubblicitari che siano rilevanti e coinvolgenti per il singolo utente.Nessun cookie utilizzato per questa tipologia
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Prevenzione oncologica e benessere, quando la cultura della salute parte dai luoghi di lavoro pharmastar.it
Quale impatto possono avere la prevenzione e la diagnosi precoce sul percorso di una paziente con tumore della mammella? E quanto incidono gli stili di vita, l'adesione agli screening e una maggiore consapevolezza individuale nella riduzione del rischio oncologico? Dai programmi di screening alla promozione di corretti stili di vita, fino al ruolo delle istituzioni nel sensibilizzare le giovani generazioni, il messaggio č chiaro: intercettare la malattia in fase precoce puň cambiare radicalmente le prospettive di cura e, conseguentemente, la qualitŕ di vita.Ne abbiamo parlato con la Dottoressa Tiziana Mastropietro, Responsabile UOSD Breast Unit ASL Roma 6, che abbiamo incontrato in occasione di Care for Caring 3.0. Mieloma multiplo, il ruolo delle triplette con belantamab alla prima recidivaProf.ssa Elena Zamagni Mieloma multiplo, BCMA bersaglio fondamentale per ottenere cronicizzazione e cura funzionaleProf. Gabriele Buda Mieloma multiplo, triplette con belantamab mafodotin efficaci e ben gestibili nella pratica clinicaProf. Nicola Giuliani Mieloma multiplo, quali sono gli unmet need dei pazienti alla prima recidiva e come colmarli?Dott.ssa Melania Carlisi Mieloma multiplo, l'importanza del giusto sequencing e di accesso equo alle nuove terapieDott. Bernardo Rossini Mieloma multiplo, quanto contano semplicitŕ di gestione e maneggevolezza nella scelta della terapia?Dott.ssa Barbara Gamberi Mieloma multiplo, puň essere considerato una malattia cronica oggi?Dott.ssa Monica Galli Mieloma multiplo, quanto influisce la qualitŕ di vita nella scelta terapeutica?Dott.ssa Francesca Farina Leucemie e linfomi, i progetti piů innovativi al Next Stars 2026Dott. Andrea Serafini, Dott. Edoardo Tamellini, Dott. Pierluigi Masciopinto Carcinoma colorettale metastatico, qualitŕ di vita sempre piů centrale nelle cureProf. Carmine Pinto Tumore del colon retto metastatico, perché l’angiogenesi č un bersaglio chiaveProf. Lorenzo Antonuzzo Prevenzione oncologica e benessere, quando la cultura della salute parte dai luoghi di lavoroDott.ssa Tiziana Mastropietro InformativaUtilizziamo cookie o tecnologie simili per finalità tecniche e, con il tuo consenso, anche per altre finalità come specificato nellacookie policy.Puoi acconsentire all'utilizzo di tali tecnologie utilizzando il pulsante "Accetta tutti". Fino a che non sceglierai una opzione utilizzeremo solo i cookie tecnici e necessari. Cookie tecniciCookie tecnici e necessari al corretto funzionamento del sito web. Non possono essere disabilitati [7]NomeFornitoreScopoDuratacovidLoginAntherica srlFunzionaleSessionelngAntherica srlFunzionalePersistentepharmaLogAntherica srlFunzionaleSessionesocialcounterAntherica srlFunzionale1 giornosys_langAntherica srlFunzionalePersistenteUserLogAntherica srlFunzionaleSessione_cookie_consentAntherica srlFunzionale1 anno Cookie di preferenzaI cookie di preferenza consentono al sito web di memorizzare informazioni che ne influenzano il comportamento, ad esempio la personalizzazione di un colore.Nessun cookie utilizzato per questa tipologia Cookie statisticiI cookie statistici aiutano a capire come i visitatori interagiscono con il sito web raccogliendo e trasmettendo informazioni in forma anonima [7]NomeFornitoreScopoDurata_gaGoogle AnalyticsStatistiche1 anno_ga_J8H44EJNJ3Google AnalyticsStatistiche1 anno__utmaGoogle AnalyticsStatistiche2 anni__utmbGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmcGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmtGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmzGoogle AnalyticsStatistiche6 mesi Cookie di marketingI cookie di marketing vengono utilizzati per tracciare i visitatori sul sito web. La finalità è quella di presentare annunci pubblicitari che siano rilevanti e coinvolgenti per il singolo utente.Nessun cookie utilizzato per questa tipologia
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO1
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Care for Caring 3.0, quando la prevenzione diventa un messaggio di fiducia e prossimità pharmastar.it
La prevenzione oncologica puň davvero diventare uno strumento di equitŕ sociale? E cosa significa garantire a tutti, anche nelle aree interne e nei territori piů lontani dai grandi centri urbani, le stesse opportunitŕ di accesso ai controlli e alla diagnosi precoce? Temi centrali in un momento storico in cui la cultura della prevenzione č chiamata a superare barriere culturali, geografiche e sociali. Il coinvolgimento delle Istituzioni e delle forze dell'ordine puň rappresentare un elemento strategico per diffondere fiducia, consapevolezza e attenzione verso la salute, soprattutto nei contesti piů fragili.Ne abbiamo parlato con l'On. Paolo Trancassini, Questore della Camera dei Deputati, relatore all'evento di apertura di Care for Caring 3.0. Linfomi a cellule B, dagli anticorpi bispecifici nuove prospettive di curaProf. Carmelo Carlo-Stella Tumore al seno metastatico, urge garantire a tutte biopsia liquida e test per le mutazioni di ESR1Prof. Giuseppe Curigliano Biopsia liquida e tumore al seno, importante non solo ‘come’, ma ‘dove’ e ‘quando’ eseguire il testProf. Umberto Malapelle Tumore al seno, serve accesso equo e rapido alla biopsia liquida per guidare la scelta terapeuticaAntonella Campana Mieloma multiplo, il ruolo delle triplette con belantamab alla prima recidivaProf.ssa Elena Zamagni Mieloma multiplo, BCMA bersaglio fondamentale per ottenere cronicizzazione e cura funzionaleProf. Gabriele Buda Mieloma multiplo, triplette con belantamab mafodotin efficaci e ben gestibili nella pratica clinicaProf. Nicola Giuliani Mieloma multiplo, quali sono gli unmet need dei pazienti alla prima recidiva e come colmarli?Dott.ssa Melania Carlisi Mieloma multiplo, l'importanza del giusto sequencing e di accesso equo alle nuove terapieDott. Bernardo Rossini Mieloma multiplo, quanto contano semplicitŕ di gestione e maneggevolezza nella scelta della terapia?Dott.ssa Barbara Gamberi Mieloma multiplo, puň essere considerato una malattia cronica oggi?Dott.ssa Monica Galli Mieloma multiplo, quanto influisce la qualitŕ di vita nella scelta terapeutica?Dott.ssa Francesca Farina InformativaUtilizziamo cookie o tecnologie simili per finalità tecniche e, con il tuo consenso, anche per altre finalità come specificato nellacookie policy.Puoi acconsentire all'utilizzo di tali tecnologie utilizzando il pulsante "Accetta tutti". Fino a che non sceglierai una opzione utilizzeremo solo i cookie tecnici e necessari. Cookie tecniciCookie tecnici e necessari al corretto funzionamento del sito web. Non possono essere disabilitati [7]NomeFornitoreScopoDuratacovidLoginAntherica srlFunzionaleSessionelngAntherica srlFunzionalePersistentepharmaLogAntherica srlFunzionaleSessionesocialcounterAntherica srlFunzionale1 giornosys_langAntherica srlFunzionalePersistenteUserLogAntherica srlFunzionaleSessione_cookie_consentAntherica srlFunzionale1 anno Cookie di preferenzaI cookie di preferenza consentono al sito web di memorizzare informazioni che ne influenzano il comportamento, ad esempio la personalizzazione di un colore.Nessun cookie utilizzato per questa tipologia Cookie statisticiI cookie statistici aiutano a capire come i visitatori interagiscono con il sito web raccogliendo e trasmettendo informazioni in forma anonima [7]NomeFornitoreScopoDurata_gaGoogle AnalyticsStatistiche1 anno_ga_J8H44EJNJ3Google AnalyticsStatistiche1 anno__utmaGoogle AnalyticsStatistiche2 anni__utmbGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmcGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmtGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmzGoogle AnalyticsStatistiche6 mesi Cookie di marketingI cookie di marketing vengono utilizzati per tracciare i visitatori sul sito web. La finalità è quella di presentare annunci pubblicitari che siano rilevanti e coinvolgenti per il singolo utente.Nessun cookie utilizzato per questa tipologia
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Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?5
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
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Tumore al seno metastatico: solo una donna su due accede alla biopsia liquida, il test che guida le terapie pharmastar.it
Oggi in Italia, per 15.500 donne con tumore al seno metastatico ormonoresponsivo/Her2 negativo è necessaria la biopsia liquida per selezionare le terapie più efficaci. Però, solo la metà delle pazienti riesce ad accedere a questo esame, a causa di reti diagnostiche ancora fragili e una frammentazione regionale. Per garantire l'esame in modo uniforme su tutto il territorio è necessario destinare 15 milioni ricavandoli dal fondo di 238 milioni per il potenziamento della sanità inseriti nella Legge di Bilancio 2026. Il finanziamento della biopsia liquida per la ricerca delle mutazioni di ESR1 è già previsto dal provvedimento legislativo dallo scorso dicembre. Vanno subito sbloccate le risorse economiche e il test deve uscire dai laboratori di ricerca per diventare una opportunità concreta offerta dal Servizio Sanitario Nazionale. È l'appello della comunità oncologica e delle associazioni dei pazienti, lanciato in una conferenza stampa oggi a Milano. L'evento rappresenta anche l'occasione per fare il punto sulla medicina di precisione nella cura della neoplasia più frequente nel nostro Paese.
"Ogni anno nel nostro Paese, più di 53mila donne si ammalano di tumore del seno – sottolinea Giuseppe Curigliano, Presidente Eletto dell'European Society for Medical Oncology e Professore del Dipo-Dipartimento di Oncologia ed Emato-Oncologia dell'Università di Milano -. Con l’approvazione di nuove terapie orali è cambiata radicalmente la gestione dei casi metastatici positivi per i recettori degli estrogeni (ER) e negativi per HER2. Le mutazioni di ESR1 sono il principale meccanismo di resistenza acquisita alla terapia ormonale. Individuarle, dopo una progressione di malattia metastatica, significa offrire una possibilità concreta di accedere ad un trattamento efficace, che consenta anche di mantenere una buona qualità di vita. Grazie alla terapia mirata, identificata a seguito di una mutazione genomica, la sopravvivenza libera da progressione può aumentare del 45%. È un vantaggio clinico senza precedenti in questa linea di trattamento, che non possiamo negare alle pazienti".
"In Legge di Bilancio con un emendamento, a mia prima firma, abbiamo previsto le risorse necessarie per sostenere l'accesso alla biopsia liquida nell'ambito dei percorsi di oncologia di precisione – sottolinea Elena Murelli, Senatrice della Commissione Sanita, Lavoro e Affari Sociali -. È ora necessario completare rapidamente il percorso attuativo, affinché le risorse stanziate siano effettivamente disponibili e traducibili in un accesso uniforme al test su tutto il territorio nazionale. La biopsia liquida per la ricerca delle mutazioni di ESR1 rappresenta uno strumento clinicamente rilevante per orientare in modo appropriato le scelte terapeutiche, migliorando l'efficacia dei trattamenti e contribuendo a una gestione più efficiente delle risorse sanitarie nonché tutelare la vita dei pazienti. Per questo prosegue il confronto con il Ministero della Salute, con l'obiettivo di garantire la piena operatività delle misure previste e assicurare alle pazienti un accesso equo e tempestivo a questa innovazione diagnostica".
"Per le pazienti metastatiche – sottolinea Massimo Di Maio, Presidente Nazionale AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) -. I progressi scientifici hanno portato ad un significativo aumento della sopravvivenza. La personalizzazione delle terapie consente ora alle pazienti metastatiche che progrediscono al trattamento di prima linea di ottenere risultati impensabili fino a pochi anni fa. Come Società Scientifica, riteniamo prioritario garantire l’equità di accesso alle cure sull'intero territorio nazionale. È fondamentale ridurre il tempo tra la rimborsabilità di un nuovo trattamento mirato e l'ingresso nei Livelli Essenziali di Assistenza del relativo test genomico. Solo così l'oncologia di precisione può diventare una realtà per tutti i pazienti. La scelta del trattamento deve tenere sempre più in considerazione anche le possibili insorgenze di meccanismi di resistenza, oltre che le caratteristiche biologico-molecolari del singolo tumore".
"Attraverso un esame non invasivo e ripetibile nel corso del tempo siamo in grado di ricercare alcune alterazioni molecolari a carico di biomarcatori predittivi di risposta ai trattamenti – aggiunge Umberto Malapelle, Coordinatore del Gruppo di Patologia Molecolare e Medicina di Precisione della SIAPEC e Presidente della International Society of Liquid Biopsy-. Le tecnologie richieste, per queste analisi, sono la NGS e la dPCR. Il problema non è solo 'come' eseguire il test ma soprattutto 'dove' e 'quando'. Esperienza ed infrastrutture sono elementi chiave nel settore della patologia molecolare, e vanno tenuti in considerazione per la selezione dei laboratori che devono supportare questa tipologia di test. I 15 milioni del fondo serviranno anche a costruire questa infrastruttura diagnostica interna al Servizio Sanitario Nazionale, senza la quale la biopsia liquida rischia di restare un'occasione mancata".
"Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un profondo cambiamento nel trattamento del carcinoma mammario metastatico – conclude l'incontro Antonella Campana, Presidente di Fondazione IncontraDonna -. Oggi però è fondamentale fare un passo ulteriore: garantire un accesso equo e tempestivo all'innovazione. Le pazienti non possono essere costrette a percorrere centinaia di chilometri per eseguire un test che può orientare la scelta terapeutica. È necessario che i laboratori si coordinino o che tutte le Regioni approvino al più presto il codice tariffario. La ricerca delle mutazioni di ESR1 riguarda decine di migliaia di donne. Non è accettabile non poter beneficiare di una terapia mirata, efficace e che consente una buona qualità di vita, perché il test non è disponibile nel proprio centro oncologico".
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Artrite reumatoide, pubblicate le nuove raccomandazioni EULAR di trattamento pharmastar.it
Già anticipate nel contenuto al congresso EULAR dello scorso anno (1), sono state pubblicate nella loro forma definitiva su ARD le nuove raccomandazioni EULAR per la gestione e il trattamento dell’artrite reumatoide (AR).
Le nuove raccomandazioni EULAR 2025 confermano il metotrexato, associato a glucocorticoidi per breve periodo, come cardine iniziale della terapia dell’AR.
La principale novità è la semplificazione dell’algoritmo: se l’obiettivo clinico non viene raggiunto con i csDMARD, si raccomanda di aggiungere un biologico, senza più stratificare i pazienti in base ai fattori prognostici sfavorevoli. I JAK inibitori continuano ad essere raccomandati per pazienti senza fattori di rischio rilevanti, restando però sullo stesso livello (fase II) dei bDMARD, come già indicato nel 2022
Un aggiornamento basato sulle evidenze più recenti
Le raccomandazioni EULAR del 2010 (3 principi generali e 15 raccomandazioni), del 2013 (3 principi generali e 14 raccomandazioni), del 2016 (4 principi generali e 12 raccomandazioni), del 2019 (4 principi generali e 12 raccomandazioni) e del 2022 (5 principi generali e 11 raccomandazioni) relative alla terapia dell’artrite reumatoide (AR) hanno fornito supporto ai clinici con indicazioni a tutto campo sul trattamento dei pazienti affetti da questa malattia e nella pratica clinica quotidiana.
Nel corso degli ultimi anni, però, la pubblicazione di alcun trial clinici randomizzati ha indotto la necessità di aggiornare queste raccomandazioni di trattamento.
Sono state effettuate, pertanto, due ricerche sistematiche esperte della letteratura sull'argomento, pubblicata nell’ultimo triennio, condotta sui principali database bibliografici biomedici (Pubmed, EMBASE, Cochrane, letteratura “grigia”).
La prima ha recensito i dati sull’efficacia dei DMARDs nell’AR, ed ha portato all’identificazione di 65 studi per l’aggiornamento del documento.
La seconda, invece, ha recensito i dati di safety di questi farmaci in questa condizione clinica, identificando 74 studi che sono serviti per lo stesso scopo del nuovo documento.
Le nuove linee guida sono il frutto di un lavoro multidisciplinare che ha coinvolto diversi stakeholder, dai reumatologi agli esperti in metodologia, fino ad arrivare ai pazienti affetti dalla malattia. Le raccomandazioni di trattamento sono state sviluppate utilizzando la metodologia GRADE (Grading of Recommendations Assessment, Development and Evaluation), al fine di valutare l’evidenza disponibile in base alla letteratura scientifica pubblicata. Per ciascuna delle raccomandazioni implementate è stato anche fornito il livello di consenso tra dopo votazione delle stesse da parte dei membri della Task Force.
Il documento consta di 5 principi generali (immutati rispetto all’edizione 2022 del documento) e di 9 raccomandazioni (due in meno rispetto alla versione precedente), frutto di fusioni e di rielaborazione e successivo accorpamento di alcune raccomandazioni presenti nella versione precedente del documento EULAR del 2022.
I cinque principi generali
Il testo ha mantenuto cinque principi generali.
• La cura deve puntare alla migliore assistenza possibile ed essere fondata su decisioni condivise tra paziente e reumatologo.
• Le scelte terapeutiche devono considerare attività di malattia, sicurezza, comorbidità, danno strutturale e altri fattori individuali.
• Il reumatologo resta lo specialista di riferimento
• Poiché l’artrite reumatoide è eterogenea, i pazienti devono poter accedere a farmaci con meccanismi d’azione diversi e, spesso, a terapie successive nel corso della vita.
• Infine, il documento ricorda il peso economico e sociale della malattia, da valutare nelle scelte di gestione.
Da undici a nove raccomandazioni
Le raccomandazioni operative sono scese da undici a nove.
La prima conferma che la terapia con DMARD deve iniziare appena posta la diagnosi di artrite reumatoide.
La task force sottolinea che la diagnosi resta clinica: i criteri classificativi possono aiutare, ma non sostituiscono il giudizio del reumatologo.
Diagnosi clinica e trattamento precoce
La presenza di tumefazione articolare clinica da sinovite è considerata l’elemento centrale.
Il documento non affronta la “pre-AR” come ambito terapeutico: gli studi in soggetti a rischio hanno finora mostrato soprattutto un ritardo nell’insorgenza della malattia, non una vera prevenzione.
Il paradigma treat-to-target
Il secondo punto conferma il paradigma treat-to-target: il trattamento deve mirare alla remissione sostenuta o, quando non realisticamente raggiungibile, alla bassa attività di malattia.
La remissione è intesa secondo le definizioni ACR/EULAR, non con indici che possono sovrastimarla, come alcune misure basate pesantemente su PCR o VES, soprattutto con farmaci che interferiscono con la via dell’interleuchina-6 o con i JAK inibitori.
Quando i punteggi possono essere fuorvianti
In pazienti con dolore residuo, fibromialgia, artrosi o depressione, i punteggi compositi possono essere fuorvianti.
Serve interpretazione clinica, distinguendo infiammazione reale da sintomi non infiammatori.
Monitoraggio stretto dell’attività di malattia
La terza raccomandazione chiarisce il monitoraggio dell’attività di malattia: nei pazienti con malattia attiva deve essere frequente, ogni uno-tre mesi. Se non c’è miglioramento entro tre mesi dall’avvio del trattamento, o se il target non è raggiunto entro sei mesi, la terapia va modificata.
Quando il target è mantenuto, i controlli possono essere meno frequenti, purché il paziente sia istruito a riconoscere eventuali riacutizzazioni.
Monitoraggio della sicurezza
La task force distingue il monitoraggio dell’attività da quello della sicurezza.
Quest’ultimo resta necessario, ma può essere personalizzato e, in alcuni casi, ridotto dopo i primi mesi se il farmaco è ben tollerato.
Metotrexato ancora elemento cardine della prima linea di trattamento
Il metotrexato rimane parte della prima strategia terapeutica. In caso di controindicazione o intolleranza precoce, possono essere considerati leflunomide o sulfasalazina.
La task force non raccomanda di iniziare direttamente con biologici o JAK inibitori, nonostante la riduzione dei costi di alcuni biosimilari.
Il motivo è che le evidenze non mostrano una superiorità clinica, funzionale o radiografica rispetto a metotrexato più glucocorticoidi nelle fasi iniziali.
Nessun ruolo prioritario per la tripla terapia
Anche la cosiddetta “tripla terapia” con metotrexato, sulfasalazina e idrossiclorochina non viene promossa come standard iniziale. Non ha infatti dimostrato vantaggi sufficienti rispetto al metotrexato ben condotto.
Glucocorticoidi solo come terapia ponte
I glucocorticoidi devono essere considerati all’inizio o al cambio di csDMARD, con diversi regimi di dose e vie di somministrazione. Vanno però scalati e sospesi il più rapidamente possibile.
Il loro ruolo è di terapia “ponte”, non di mantenimento.
Se la remissione o la bassa attività dipendono dalla prosecuzione dei glucocorticoidi, la strategia DMARD va rivalutata.
La novità principale: biologico dopo fallimento dei csDMARD
La modifica più rilevante riguarda il passaggio successivo al fallimento della strategia con csDMARD. Nelle versioni precedenti, i pazienti venivano distinti in base alla presenza di fattori prognostici sfavorevoli, come alta attività persistente, autoanticorpi, erosioni precoci o fallimento di più csDMARD.
Nel 2025 questa stratificazione viene abbandonata: se il target non è raggiunto, va aggiunto un bDMARD.
JAK inibitori
I JAK inibitori continuano ad essere raccomandati per pazienti senza fattori di rischio rilevanti (MACE, neoplasie e tromboembolismo), restando però sullo stesso livello (fase II) dei bDMARD, come già indicato nel 2022.
Terapie avanzate in associazione ai csDMARD
Il documento ribadisce che bDMARD e tsDMARD dovrebbero essere associati a un csDMARD, quando possibile. Se il paziente non può assumere csDMARD come farmaco concomitante, gli inibitori di IL-6 e i JAK inibitori possono offrire qualche vantaggio rispetto ad altri biologici in monoterapia.
Cosa fare in caso di insuccesso terapeutico con un biologico o un tsDMARD
In caso di fallimento di un bDMARD o tsDMARD, si può passare ad un altro biologico o ad un tsDMARD.
Se fallisce un anti-TNF o un inibitore del recettore IL-6, si può scegliere un farmaco con diverso meccanismo d’azione oppure un secondo farmaco della stessa classe.
Tuttavia, il documento scoraggia implicitamente cicli ripetuti senza razionale: un terzo farmaco della stessa classe non dovrebbe essere utilizzato.
Remissione: ridurre sì, sospendere no
Sul tapering, la posizione viene rafforzata. Dopo sospensione dei glucocorticoidi e in presenza di remissione sostenuta, la continuazione dei DMARD è raccomandata.
Può essere considerata una riduzione della dose o un allungamento dell’intervallo di somministrazione, ma la sospensione completa è sconsigliata perché nella maggioranza dei pazienti porta a riacutizzazioni.
Questo è un punto chiave: la remissione clinica non equivale a guarigione, e l’artrite reumatoide tende a riattivarsi quando la pressione terapeutica viene eliminata.
In conclusione
Nel complesso, l’aggiornamento EULAR 2025 non rivoluziona la terapia dell’AR, ma la rende più lineare.
La sequenza proposta nel documento si articola sui punti seguenti: diagnosi precoce, avvio tempestivo di DMARD, metotrexato come base iniziale, glucocorticoidi solo a breve termine, monitoraggio stretto con obiettivo di remissione o bassa attività, rapida correzione della terapia se il target non viene raggiunto, aggiunta di un biologico dopo fallimento dei csDMARD, uso prudente dei JAK inibitori e mantenimento dei DMARD in remissione con eventuale riduzione, non sospensione.
Nicola Casella
Bibliografia
1) https://www.pharmastar.it/news/orto-reuma/artrite-reumatoide-anticipate-le-nuove-raccomandazioni-di-trattamento-della-malattia-eular2025-47695
2) Smolen JS et al. EULAR recommendations for the management of rheumatoid arthritis with synthetic and biologic disease-modifying antirheumatic drugs: 2025 update. Ann Rheum Dis. 2026 Mar 12:S0003-4967(26)00075-0. doi: 10.1016/j.ard.2026.01.023. Epub ahead of print. PMID: 41826212.
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Kylie Minogue, l'incubo del tumore al seno dopo 20 anni dalla diagnosi. Le umiliazioni e la confessione: «È ancora con me Open
L'artista australiana ripercorre anche i periodi più complicati della sua carriera in una miniserie per Netflix. Soprattutto quando era sotto una fortissima pressione mediatica: cosa fa oggi e come vede il suo futuro
A vent’anni dalla diagnosi, Kylie Minogue torna a parlare del tumore che le sconvolse la vita nel 2005. Lo fa in una docuserie in tre puntate prodotta da Netflix, dedicata al suo percorso umano e artistico. La popstar australiana, oggi 57 anni, ha raccontato che il peso emotivo di quella scoperta non l’ha mai abbandonata: «Da dove comincio? Shock», ricorda ripensando al giorno della diagnosi. «Stai cercando di capire qualcosa a cui non hai mai pensato prima. È un corso intensivo, profondo ed esteso, e ancora oggi è con me in molti modi».
I primi anni di carriera e l’umiliazione davanti ai media
Nel racconto affidato al documentario, la cantante ripercorre anche gli anni più complicati della sua ascesa, quando il passaggio dalla soap Neighbours alla musica la espose a una pressione mediatica difficile da reggere. Rivedendo oggi le interviste di quel periodo, ammette di provare lo stesso smarrimento di allora. «Quando rivedo quelle immagini, sono ancora confusa come lo ero a 19 anni», ha dichiarato alla Bbc. «A volte sembrava solo umiliazione, dover restare dentro quella cornice e affrontarla».
Londra, il vino e uno sguardo sulle nuove generazioni
Trasferitasi da tempo a Londra, dove ha messo radici sia professionali sia personali, Minogue si è da poco lanciata anche nella produzione vinicola. Guardando alle popstar emergenti, riconosce che oggi il sistema riserverebbe loro un trattamento meno brutale rispetto a quello che subì lei. Pur ammettendo, però, che i social media hanno aperto un nuovo fronte di esposizione e di pressione per chi vive sotto i riflettori.
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La scelta di raccontarsi: «Se non ora, quando?»
Alla Bbc ha spiegato anche perché abbia accettato proprio adesso di mettersi davanti alla telecamera per un progetto così personale, dopo anni di rifiuti. «Per anni mi è stato proposto e ho sempre detto di no. Alla fine mi sono chiesta: se non ora, quando?». Una decisione maturata lentamente, che ha richiesto di rimettere mano a capitoli mai del tutto archiviati della sua biografia.
Il futuro tra musica, recitazione e il sogno di Hyde Park
Guardando avanti, Minogue non chiude la porta a nessuna delle sue due anime artistiche: vorrebbe tornare a recitare e continuare a fare musica, descritta come «un’amica fidata» e «una salvezza». E lascia in sospeso anche l’ipotesi di un nuovo concerto a Hyde Park, palco simbolico della sua carriera londinese: «Ci rivedremo a Hyde Park e, forse, succederà davvero. Sarebbe meraviglioso».
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Da piccola paziente oncoematologia all'ospedale Perugia a ricercatrice su leucemia (2) ANSA
Redazione AnsaPERUGIA - Maggio 19,2026 - News (ANSA) - PERUGIA, 19 MAG - "Un'emozione indescrivibile - ha detto Franco Chianelli - per tutto il Comitato e per me. La consegna di questo premio rappresenta per tutti noi un insieme di emozioni.In primo luogo abbiamo voluto mantenere una promessa fatta agli amici e ai colleghi di Andrea che hanno voluto onorare il suo amore per la medicina facendo una donazione al Comitato per la vita 'Daniele Chianelli' di 8 mila euro. Noi abbiamo aggiunto il resto e, ne siamo certi, non c'è modo migliore per ricordare un giovane medico che ha lasciato il segno, non solo per il suo talento, ma anche per la grande umanità e per la capacità di empatia verso i pazienti. E forse non è un caso che questa borsa di studio venga assegnata ad una giovane ricercatrice che molti anni fa è stata una bimba malata, che io e mia moglie abbiamo conosciuto in ospedale e che oggi dedica la sua vita allo studio di queste terribili malattie. Ci piace pensare che il nome di Andrea Coccia resti strettamente legato alla speranza di guarigione per molti malati. Voglio infine esprimere un forte apprezzamento verso gli amici e colleghi di Andrea che si sono fatti promotori dell'iniziativa di intitolargli l'aula Tutor del dipartimento"."Sono estremamente felice" ha detto Maria Crocioni, che ha voluto ringraziare la professoressa Maria Paola Martelli e la sua mentore, la professoressa Cristina Mecucci. "Questa borsa rappresenta un modo per acquisire ciò che Andrea ha lasciato e nel suo ricordo fare qualcosa di utile" ha aggiunto."Dedicare un'aula studio ad Andrea - ha detto il rettore Marianelli - ha un significato profondo, ci consente di dare vita ai luoghi, in cui continuare il lavoro umano. L'Università è fatta di questi spazi di relazione, di incontri, di vita".(ANSA).
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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La Asl di Teramo in Senato per un focus sull’innovazione in oncologia cityrumorsabruzzo.it
Roma. Un pomeriggio dedicato all’innovazione, alla cura e alla dignità del paziente oncologico ha fatto da cornice al convegno ospitato oggi nella sala Zuccari di Palazzo Giustiniano al Senato della Repubblica.
La Asl di Teramo ha partecipato all’incontro dal titolo “Innovazione in oncologia: l’importanza dei caschetti refrigeranti”, promosso dal senatore Guido Quintino Liris, capogruppo in commissione bilancio al Senato in collaborazione con l’associazione Herakles – Cultura e Identità APS ETS, presieduta da Gianni Di Marco.
Al centro dell’incontro il tema dei caschetti refrigeranti e del loro impiego nei percorsi di cura oncologici, quale esempio concreto di innovazione tecnologica applicata all’umanizzazione delle terapie.
L’iniziativa si inserisce nell’ambito del progetto “Non smettere di sentirti bella”, nato per offrire un aiuto concreto alle donne e agli uomini che affrontano la chemioterapia e che, oltre alla malattia, vivono spesso anche le conseguenze psicologiche legate alla perdita dei capelli.
Il progetto è stato sostenuto da una raccolta fondi promossa dall’associazione Herakles, che ha coinvolto cittadini, imprese e realtà del territorio della provincia di Teramo in un gesto concreto di solidarietà, generosità e attenzione alla dignità dei pazienti oncologici.
La raccolta fondi ha consentito di raggiungere in pochi mesi un importante risultato: reperire le risorse necessarie per l’acquisto di un sistema Paxman Scalp Cooling del valore di circa 50mila euro, apparecchiatura destinata al reparto di Oncologia dell’ospedale di Giulianova.
Il dispositivo, progettato per la refrigerazione del cuoio capelluto durante i trattamenti chemioterapici, contribuisce a ridurre l’afflusso dei farmaci ai follicoli piliferi, limitando in molti casi la caduta dei capelli e aiutando i pazienti a preservare la propria immagine personale durante il percorso terapeutico.
L’evento ha visto la partecipazione del direttore generale della Asl di Teramo Maurizio Di Giosia, di quello amministrativo Franco Santarelli e di quello sanitario Francesco Delle Monache. Sono intervenuti inoltre i senatori della Repubblica Guido Quintino Liris ed Etelwardo Sigismondi, il deputato della Repubblica Guerino Testa, l’assessore alla salute della Regione Abruzzo Nicoletta Verì, la consigliera regionale Marilena Rossi e la consigliera comunale di Giulianova Marialuigia Orfanelli.
Al dibattito hanno preso parte anche Ida Paris, responsabile della Senologia del Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS e Laura Lezzi, dirigente medico del Day hospital oncologico di Giulianova.
Hanno inoltre portato il loro contributo Anna Maria Mancuso, presidente di Salute Donna ODV e coordinatrice del gruppo “La salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere”, Gianni Di Marco, presidente di Herakles – Cultura e Identità APS ETS, e Giovanni Lorenzini, presidente di Praesidia, azienda distributrice Paxman.
Nel corso del convegno è stato evidenziato come le nuove tecnologie possano integrarsi efficacemente nei percorsi terapeutici non solo sotto il profilo clinico, ma anche nella tutela della dimensione emotiva, psicologica e relazionale della persona.
Ampio spazio è stato dedicato al tema dell’umanizzazione delle cure e al valore della collaborazione tra cittadini, imprese, istituzioni e mondo sanitario nel rendere l’assistenza sempre più vicina ai bisogni dei pazienti.
“Quando si affrontano patologie oncologiche bisogna tenere in considerazione anche gli aspetti più impattanti e invalidanti della malattia, che possono condizionare l’esito stesso delle terapie. Per questo è fondamentale l’umanizzazione delle cure. Le associazioni svolgono un ruolo importantissimo e, insieme alle istituzioni, riescono a dare risposte concrete ai bisogni che arrivano dal territorio. I caschetti refrigeranti rappresentano un’opportunità in più per tutelare la dignità emotiva ed estetica delle donne che affrontano questo percorso. La differenza la fanno le persone, la loro sensibilità e la capacità dei professionisti di prendere in carico i pazienti e le loro famiglie, garantendo una qualità di vita migliore”, ha affermato Liris.
“Oggi in Abruzzo esiste una rete fatta di ascolto continuo tra istituzioni, associazioni e operatori sanitari, e questo ci consente di dare risposte concrete ai pazienti. Oggi c’è orgoglio per i risultati raggiunti dall’Abruzzo: abbiamo investito nell’innovazione tecnologica, nella medicina di prossimità e nel potenziamento della rete oncologica, tra le prime realizzate a livello nazionale. Oggi un paziente oncologico sa dove andare, quali sono i centri di riferimento e può contare su percorsi di cura sempre più appropriati e umani. Per questo ringrazio chi ha reso possibile la donazione dei caschetti refrigeranti, strumenti che aiutano i pazienti a preservare la propria identità e ad affrontare con maggiore serenità il percorso terapeutico”, ha sottolineato Verì.
“La malattia è qualcosa che riguarda tutti e coinvolge non solo il paziente, ma l’intera famiglia. Non è facile guardare la malattia negli occhi e affrontarne anche le conseguenze: vedersi senza capelli, per una donna, è molto difficile. Iniziative come questa hanno un valore importante dal punto di vista umano oltre che sanitario. L’unione fa la forza: la malattia ci deve unire e la scienza ci deve unire”, ha commentato Marilena Rossi.
“I caschetti refrigeranti rappresentano un esempio concreto di come la tecnologia possa essere messa al servizio della persona. Il punto centrale non è soltanto tecnologico: è culturale e umano. È il richiamo alla necessità di ricordare che ogni intervento sanitario, anche il più avanzato, deve sempre porre al centro la persona nella sua interezza. È questo il senso più profondo dell’umanizzazione delle cure: accompagnare il paziente non solo nel trattamento clinico, ma anche nella dimensione emotiva e relazionale della malattia”, ha dichiarato Di Giosia.
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?3
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Da piccola paziente oncoematologia all'ospedale Perugia a ricercatrice sulla leucemia ANSA
Redazione AnsaPERUGIA - Maggio 19,2026 - News (ANSA) - PERUGIA, 19 MAG - Da piccola paziente in oncoematologia pediatrica all'ospedale di Perugia a ricercatrice impegnata nello studio della leucemia mieloide acuta. È la storia di Maria Crocioni, alla quale è stata assegnata nel capoluogo umbro la borsa di studio intitolata al giovane specializzando in Ematologia Andrea Coccia, scomparso lo scorso anno.Il contratto di ricerca, del valore di quasi 30mila euro, è finanziato dal Comitato per la vita "Daniele Chianelli" e sosterrà il progetto "Diagnosi e terapia di precisione nella Leucemia mieloide acuta".Una cerimonia, quella in cui è stata consegnata la borsa di studio, carica di emozione, fortemente voluta dagli amici e dai colleghi di Andrea, alla quale hanno preso parte il rettore dell'Università di Perugia Massimiliano Marianelli, il direttore del Dipartimento di Medicina e chirurgia Francesco Grignani, il presidente del Corso di laurea in Medicina e chirurgia Giuseppe Nocentini, la direttrice della Struttura complessa di Ematologia Maria Paola Martelli e il presidente del Comitato per la vita "Daniele Chianelli", Franco Chianelli. Presenti anche moltissimi studenti ed ex pazienti. Tra questi una giovane di Brescia, coetanea di Andrea e sua paziente. "Sarebbe diventato un grande ematologo - ha detto - per l'attenzione e l'umanità con cui si rapportava con noi pazienti. A volte sembrava non volersene mai andare, perché ci vedeva soffrire, non lo dimenticherò mai".(ANSA).
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Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
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Q5Le date sono chiaramente indicate?3
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Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
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Biopsia liquida rivoluziona terapie mirate nel cancro al seno, afferma Malapelle V-news.it
Tumori: oncologo Malapelle ‘con biopsia liquida terapie a bersaglio molecolare in cancro al seno’
Biopsia liquida: un’innovazione cruciale
La biopsia liquida rappresenta un importante passo avanti nella diagnosi e nel trattamento dei tumori, in particolare per il cancro al seno. Questa procedura consiste in un semplice prelievo di sangue dal paziente, da cui viene estratto il DNA tumorale circolante. Grazie a questa tecnologia, i medici possono identificare con maggiore precisione i marcatori tumorali e orientare le pazienti verso terapie a bersaglio molecolare, che sono sempre più utilizzate nella medicina di precisione. La capacità di analizzare il DNA presente nel sangue offre una panoramica dettagliata della biologia del tumore, permettendo un approccio terapeutico personalizzato e mirato.
Il ruolo di Umberto Malapelle
Umberto Malapelle, coordinatore del gruppo di Patologia molecolare e Medicina di precisione della SIAPEC e presidente della ISLB, è una figura di riferimento nel panorama oncologico italiano. Durante un recente incontro organizzato dalla comunità oncologica e dalle associazioni dei pazienti, Malapelle ha discusso del crescente ruolo della biopsia liquida nella medicina di precisione, in particolare per il tumore al seno metastatico ormonoresponsivo/Her2. La sua esperienza e le sue ricerche hanno contribuito a fare luce sulle potenzialità di questa innovazione, sottolineando l’importanza di rendere accessibili queste tecnologie a tutte le pazienti.
Accesso alle terapie innovative
Un aspetto cruciale emerso durante l’incontro è stato l’accesso alle terapie a bersaglio molecolare. Malapelle ha evidenziato come la biopsia liquida non solo possa fornire informazioni vitali per la scelta della terapia, ma anche consentire un monitoraggio continuo della malattia. Tuttavia, l’accesso a queste tecnologie innovative non è uniforme e varia significativamente da regione a regione. Questo solleva interrogativi importanti riguardo all’equità nella cura dei pazienti oncologici, in particolare per quelli affetti da forme avanzate di cancro al seno. La comunità oncologica e le associazioni dei pazienti stanno lavorando per garantire che tutti abbiano la possibilità di avvalersi di queste nuove opportunità terapeutiche.
Il futuro della medicina di precisione
La medicina di precisione rappresenta un futuro promettente per il trattamento dei tumori, e la biopsia liquida è al centro di questa evoluzione. Con l’avanzare della ricerca e lo sviluppo di nuove terapie, è probabile che vedremo un incremento nell’uso di approcci personalizzati che mirano a migliorare le possibilità di successo dei trattamenti. Malapelle e altri esperti del settore stanno spingendo affinché queste innovazioni siano integrate nei protocolli di cura standard, affinché ogni paziente possa beneficiare delle opzioni terapeutiche più avanzate e appropriate per la propria condizione. La sfida rimane quella di garantire che tutti i pazienti, indipendentemente dalla loro situazione geografica o socioeconomica, possano accedere a queste cure di avanguardia.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?3
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Biopsia liquida: nuova speranza per le cure innovative nel cancro al seno V-news.it
La biopsia liquida rappresenta un'innovazione fondamentale nella diagnosi e nel trattamento del cancro al seno, offrendo un metodo meno invasivo e più preciso rispetto alle biopsie tradizionali. Massimo Di Maio, presidente dell'Aiom, sottolinea l'importanza di garantire l'accesso a queste tecnologie innovative per tutti i pazienti, promuovendo una medicina di precisione e un futuro più promettente nella lotta contro il cancro.
Tumore: Di Maio (Aiom), biopsia liquida per accesso a cure innovative in cancro al seno
Biopsia liquida: un’innovazione fondamentale
La biopsia liquida rappresenta una vera e propria rivoluzione nel campo della diagnosi e del trattamento dei tumori, in particolare del cancro al seno. Questo esame, che analizza il Dna tumorale presente nel sangue del paziente, offre numerosi vantaggi rispetto alle biopsie tradizionali, che richiedono un prelievo di tessuto tumorale. Massimo Di Maio, presidente dell’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom), ha sottolineato l’importanza di questo approccio durante un incontro tenutosi a Milano. “La biopsia liquida è meno invasiva e consente di ottenere informazioni cruciali senza il disagio di un intervento chirurgico”, ha affermato Di Maio, evidenziando come questa metodologia possa migliorare significativamente l’accesso alle cure innovative per i pazienti.
Diagnostica moderna per pazienti oncologici
Secondo Di Maio, la biopsia liquida non solo riduce il rischio di complicazioni, ma fornisce anche una diagnostica aggiornata e precisa. “Oggi è uno standard in molte situazioni cliniche”, ha aggiunto, sottolineando la capacità di questo test di identificare correttamente i pazienti che possono beneficiare di trattamenti specifici. Questo approccio personalizzato è fondamentale, in quanto consente ai medici di adattare le terapie in base alle caratteristiche genetiche del tumore, massimizzando così l’efficacia del trattamento e riducendo gli effetti collaterali.
Accesso alle cure innovative
Il tema dell’accesso alle cure innovative è centrale nel dibattito attuale sulla salute. La biopsia liquida, come sottolineato da Di Maio, rappresenta un passo avanti verso la medicina di precisione, che mira a garantire che ogni paziente riceva il trattamento più adeguato alle proprie esigenze. Tuttavia, l’implementazione di queste nuove tecnologie non è priva di sfide. È necessario lavorare affinché tutti i pazienti, indipendentemente dalla loro situazione economica o geografica, possano avere accesso a queste innovazioni. “Dobbiamo assicurarci che le nuove tecnologie siano disponibili per tutti”, ha affermato Di Maio, evidenziando l’importanza di politiche sanitarie inclusive e lungimiranti.
Verso un futuro più promettente
Il futuro della lotta contro il cancro al seno appare più promettente grazie all’integrazione della biopsia liquida nelle pratiche cliniche. Con la continua evoluzione delle tecnologie e delle conoscenze scientifiche, la diagnosi precoce e il trattamento personalizzato potrebbero diventare la norma, piuttosto che l’eccezione. La comunità medica, insieme alle istituzioni, deve continuare a investire nella ricerca e nella diffusione di queste tecnologie, affinché ogni paziente possa avere una chance in più nella lotta contro il cancro. La biopsia liquida non è solo un’innovazione tecnica, ma un’opportunità per trasformare radicalmente l’approccio alla cura dei tumori, rendendo le terapie più efficaci e accessibili.
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Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
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Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
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Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
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Oggi in Italia, per 15.500 donne con tumore al seno metastatico ormonoresponsivo/Her2 negativo è necessaria la biopsia liquida per selezionare le terapie più efficaci. (ANSA)
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S'intitola "Un altro passo", lo spettacolo presentato nella sede della Regione Lazio che intreccia teatro, moda e scienza per raccontare il progresso dell'oncologia e il valore della ricerca, in scena il 25 maggio prossimo nello Spazio Rossellini a Roma. (ANS…
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
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Curigliano (Esmo): "Biopsia liquida cruciale con mutazione Esr1 in cancro al seno" Adnkronos
"E' fondamentale sottoporre a biopsia liquida tutte le donne che mostrano una progressione della malattia dopo una prima linea di trattamento con inibitori delle cicline per forme metastatiche. Svolgere la biopsia liquida è cruciale, poiché sappiamo che più del 40% di queste pazienti presenta la mutazione di Esr1: senza questo esame diagnostico la mutazione non verrebbe identificata, negando di fatto l'accesso a una terapia mirata ed efficace". Lo ha detto Giuseppe Curigliano, presidente eletto dell'Esmo - European Society for Medical Oncology e professore del Dipo-Dipartimento di Oncologia ed Emato-oncologia dell'università di Milano, intervenendo all'incontro organizzato oggi a Milano sull'accesso alla biopsia liquida per la medicina di precisione nella cura del tumore al seno metastatico ormonoresponsivo/Her2.
"Medicina di precisione - spiega Curigliano - significa isolare il Dna tumorale tramite biopsia (tissutale o liquida), sequenziarlo e identificare le specifiche mutazioni che rappresentano il bersaglio molecolare per determinate terapie. L'impiego di elacestrant nelle donne con la mutazione è un chiaro esempio di medicina di precisione applicata alla patologia mammaria". Le terapie biologiche "rappresentano una vera rivoluzione nell'ambito del tumore mammario - afferma - perché offrono una straordinaria qualità della vita, una minima tossicità e una compliance che in genere sfiora il 100%. Nello specifico - sottolinea - le terapie orali in questione sono trattamenti definiti tecnicamente biomarker-driven: per poter somministrare un farmaco attivo, è necessario identificare prima una mutazione specifica".
"Tra queste terapie orali - evidenzia lo specialista - va sicuramente menzionato l'elacestrant. Si tratta del primo farmaco della classe degli Oral Serd (degradatori selettivi orali del recettore degli estrogeni) e rappresenta un successo per lo sviluppo e la ricerca italiana, essendo commercializzato da un'azienda del nostro Paese. I pazienti eleggibili per questa terapia sono coloro che presentano una malattia metastatica endocrino-responsiva, Her2-negativa, e che sono portatori della specifica mutazione del gene Esr1, la quale deve essere ricercata tramite biopsia liquida".
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Malapelle (Islb): "Biopsia liquida per terapia mirata in cancro seno metastatico" Adnkronos
La biopsia liquida "è una delle procedure che sta permettendo di realizzare il percorso di caratterizzazione molecolare, in questo caso per le pazienti con tumore della mammella in stadio avanzato, ma in generale per molti tumori solidi. Si tratta di una procedura minimamente invasiva - un semplice prelievo di sangue - da cui viene estratto il Dna tumorale circolante. Questo viene poi analizzato per individuare la presenza di alterazioni che possono rappresentare marcatori predittivi, positivi o negativi, di risposta ai trattamenti. Nel caso specifico del tumore della mammella, permette di identificare questi marcatori e di indirizzare le pazienti verso terapie a bersaglio molecolare. E', a tutti gli effetti, una delle procedure che sta ridefinendo il panorama diagnostico e predittivo per i farmaci di nuova generazione". Lo ha detto Umberto Malapelle, coordinatore del Gruppo di patologia molecolare e medicina di precisione della Siapec - Società italiana di anatomia patologica e citopatologia diagnostica e presidente Islb-International Society of Liquid Biopsy, partecipando oggi a Milano all'incontro organizzato dalla comunità oncologica e delle associazioni dei pazienti per fare il punto sulla medicina di precisione nella cura del tumore al seno metastatico ormonoresponsivo/Her2 e sull'accesso alla biopsia liquida.
Lo svolgimento del test ha bisogno di una competenza particolare. "La fase di caratterizzazione - spiega l'esperto - richiede un expertise profondo, che si sviluppa all'interno dei laboratori di anatomia patologica e di patologia molecolare predittiva. Richiede l'accesso a infrastrutture dedicate, ma soprattutto un solido know-how: l'interpretazione dei risultati emersi da queste analisi necessita di una formazione specifica, poiché si lavora su micro-tracce di informazione. Eppure, queste tracce possono rappresentare un vero spartiacque per la cura dei pazienti".
Proprio per questo "bisogna investire su questa tecnologia che è prima di tutto un'opportunità per i malati - sottolinea Malapelle - E' necessario investire risorse e formazione per garantire l'accesso a questi test, consentendo così di selezionare il miglior percorso terapeutico che un oncologo possa disegnare, sulla base delle caratterizzazioni offerte dal patologo molecolare e dall'anatomopatologo".