📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
48.1/100
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Criteri Critici
Cancro e sessualità: il tabù da abbattere nella cura oncologica fattitaliani.it
Le terapie oncologiche, tra cui interventi chirurgici, radioterapia, chemioterapia e trattamenti ormonali, possono determinare conseguenze significative sulla vita sessuale e relazionale.
Alterazioni dell’immagine corporea, calo del desiderio, disfunzioni erettili, secchezza vaginale, dolore e menopausa precoce colpiscono uomini e donne di ogni età, ma la maggior parte dei pazienti riferisce di non aver mai avuto l'occasione di parlarne con il proprio team curante.
Abbattere questo tabù significa integrare la salute sessuale e affettiva nel percorso di cura fin dalla diagnosi, trasformandola da tema secondario a uno dei pilastri essenziali dell'assistenza.
«La salute sessuale è una componente fondamentale della qualità della vita. Eppure, nel percorso di cura oncologico, la sfera intima e sessuale rimane spesso ai margini del dialogo tra medici e pazienti: prevalgono imbarazzo, mancanza di tempo e assenza di protocolli dedicati», afferma il dottor Gianni Lanari, psicoterapeuta e responsabile del Pronto Soccorso Psicologico "Roma Est".
La sessualità durante il cancro, una questione di salute
Parlare di sessualità durante e dopo il cancro non è un lusso quindi, ma una questione di salute globale e di dignità che richiede un approccio multidisciplinare composto da oncologi, psiconcologi, sessuologi, ginecologi e urologi.
Proprio per rispondere all'esigenza di una presa in carico della persona nella sua interezza, il Pronto Soccorso Psicologico "Roma Est" crearo dal dottor Lanari ha aderito al Bonus Psiconcologia della Regione Lazio, un'iniziativa pensata per garantire che nessuno debba rinunciare al sostegno psicologico per motivi economici.
Il programma sta trovando ampio spazio sul territorio e conta, nella sola città di Roma, l'adesione di oltre 200 psicologi. Per facilitare l'accesso a questa misura, il Pronto Soccorso Psicologico "Roma Est" mette a disposizione un servizio di orientamento e supporto, raggiungibile attraverso il sito www.bonuspsiconcologiaroma.it o al numero 06 22796355.
Questa realtà si inserisce all'interno di una rete più estesa di 402 psicologi operativi in diverse regioni italiane e in 25 Paesi nel mondo, tra cui Stati Uniti, Francia, Brasile e Hong Kong, dove molti professionisti hanno espresso un giudizio ampiamente positivo sull'esperienza italiana.
In questo medesimo solco di sensibilizzazione e vicinanza si colloca anche il libro del dottor Lanari, “No ai tumori, Si alla vita! Come utilizzare il potere della mente per il benessere del malato oncologico e della sua famiglia”, pubblicato da WriteUp Editore nel 2026 e concepito come uno strumento pratico per rafforzare speranza, resilienza e capacità di affrontare la malattia.
Superare il silenzio e offrire strumenti concreti a pazienti e operatori sanitari rimane un passaggio fondamentale per migliorare la qualità della vita, sostenere la tenuta emotiva durante le terapie e rendere l'accompagnamento oncologico davvero umano e completo.
Perché ogni persona ha il diritto di vivere la sessualità con serenità anche mentre affronta un tumore.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
56.7/100
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Criteri Critici
I servizi per la prevenzione come leva con cui generare traffico. La scommessa di GalileoLife Pharmacy Scanner
Avete concentrato il progetto su tre aree di prevenzione. Perché?
Abbiamo scelto melanoma, glaucoma e osteoporosi perché si tratta di patologie in cui l’individuazione precoce del rischio fa la differenza, intercettabili con screening relativamente semplici da portare sul territorio. Non proponiamo questi servizi in modo occasionale: organizziamo vere giornate di prevenzione, inserite in un calendario e sostenute da una comunicazione specifica.
Partiamo dallo screening dei nei. Come viene organizzato?
È il primo dei servizio di prevenzione che abbiamo introdotto, attivo da gennaio 2025 in tutte le oltre 160 farmacie GalileoLife con affiliazione Premium. Attraverso un dispositivo in epiluminescenza acquisiamo in farmacia l’immagine del neo da controllare e la trasmettiamo telematicamente a dermatologi che effettuano la valutazione. Entro un massimo di 48-72 ore viene restituito un referto firmato dallo specialista. Abbiamo una media di 22 partecipanti per giornata. Il costo varia in funzione del numero di nei analizzati e refertati: da 38 euro per tre nei a 48 euro per cinque. L’adesione continua a crescere e ciò che i pazienti apprezzano maggiormente sono l’accessibilità, la rapidità e la facilità di prenotazione.
Il secondo progetto riguarda invece il glaucoma.
Lo abbiamo avviato nel giugno 2025 e oggi ha già coinvolto quasi l’intera totalità delle farmacie GalileoLife Premium. Anche qui la risposta è molto positiva: registriamo mediamente 25 partecipanti per giornata. Il glaucoma è particolarmente adatto a un’attività di sensibilizzazione perché nelle fasi iniziali può essere asintomatico. La farmacia può quindi contribuire a portare al controllo anche persone che, non avvertendo disturbi, potrebberoaltrimenti rimandarlo.
L’ultima iniziativa è quella sull’osteoporosi, partita quest’anno. Che cosa la distingue?
È stata avviata nel giugno 2026 ed è programmata in circa il 90% delle farmacie Premium. Utilizziamo la teledensitometria ossea, una tecnologia ad ultrasuoni su base ecografica che permette di effettuare la valutazione del collo del femore senza ricorrere a radiazioni ionizzanti. I dati acquisiti vengono inviati a medici abilitati e il paziente riceve il referto specialistico. Al momento registriamo una media di 14 partecipanti per giornata, con un costo di 45 euro. GalileoLife è l’unico player in Italia a erogare nel canale farmacia questo servizio di prevenzione dell’osteoporosi mediante teledensitometria ossea femorale.
Tre servizi molto diversi, ma organizzati secondo lo stesso modello. Qual è il ruolo della farmacia?
La farmacia mette insieme prossimità, fiducia e accessibilità. È questo che consente di trasformare uno screening in un’occasione concreta di prevenzione. Il cittadino trova un luogo che già frequenta, un professionista che conosce e tempi molto più semplici da gestire. Il farmacista non si sostituisce naturalmente al medico specialista: crea invece un punto di accesso che facilita il controllo e, quando necessario, l’avvio del successivo percorso sanitario.
Ma per generare traffico non basta mettere a disposizione il servizio: occorre far sapere che esiste. Come lavorate su questo fronte?
È un aspetto decisivo. Abbiamo sviluppato un ecosistema proprietario di comunicazione e prenotazione che integra il Crm marketing del network con una piattaforma per la gestione degli appuntamenti. La centrale gestisce flussi di comunicazione massivi e automatizzati, ai
quali affianchiamo campagne di comunicazione basate su dati proprietari e rivolte specificamente al bacino d’utenza della farmacia ospitante. L’integrazione tra Crm, comunicazione digitale e semplicità di prenotazione genera così un flusso di contatti che permette alla farmacia di riempire efficacemente l’agenda.
Quindi anche i servizi diventano una leva di marketing per il punto vendita?
No, la prospettiva è ribaltata: noi partiamo esclusivamente dal bisogno del paziente. Vogliamo offrirgli un servizio di prevenzione che sia rapido, accessibile e di facile fruizione. Certo, da questa offerta scaturisce poi l’ingresso in farmacia e si crea un prezioso momento di contatto e fiducia tra cittadino e professionista, ma si tratta di una naturale conseguenza. Il vero traguardo rimane rendere la salute e il benessere a portata di tutti.
A quasi due anni dall’avvio, che cosa vi dicono i numeri?
Ci dicono innanzitutto che esiste una domanda. Abbiamo 22 partecipanti medi per una giornata dedicata alla prevenzione del melanoma, 25 per il glaucoma e già 14 per l’osteoporosi (partito solo a giugno), con un numero di giornate organizzate in costante crescita. È l’evidenza che siamo la risposta concreta ai tempi di attesa inesorabili del sistema: offriamo un accesso immediato e semplice, permettendo alle persone di prevenire in modo rapido e tempestivo. Per noi è la conferma che la farmacia genera traffico non solo con prodotto e promozione, ma offrendo motivi qualificati per varcarne la soglia. E soprattutto, può consolidare il suo ruolo di presidio di prossimità, dove il cittadino torna periodicamente per tutelare la propria salute prima che si presenti il problema.
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Criteri Critici
Dalle Olimpiadi del Cuore 5mila euro al Centro di Oncologia e Radioterapia di Parma ParmaToday
È stato consegnato oggi al Centro di Oncologia e Radioterapia di Parma il ricavato di 5mila euro raccolto in occasione della due giorni delle Olimpiadi del Cuore, evento organizzato al Tennis club Italia e al Bagno Assunta di Forte dei Marmi, sostenuto anche da Barilla. La destinazione al Centro oncologico di Parma era stata inserita tra gli obiettivi benefici dell’edizione 2026, insieme al sostegno al Primo soccorso della Pace a Medjugorje e ad altri progetti sanitari.
Le giornate, sotto la regia di Paolo Brosio, hanno visto la partecipazione di atleti dello sport, volti noti e artisti come Pago, Francesco Cicchella, Mario Lavezzi e dei Gemelli di Guidonia, insieme a un intenso omaggio al cantautore Sandro Giacobbe.
Il contributo destinato a Parma di 5mila euro, sarà rivolto a progetti dedicati al benessere psicologico delle pazienti all’interno del Centro di Oncologia e Radioterapia. Alla consegna del simbolico assegnone erano presenti questa mattina, oltre a Paolo Brosio, il direttore dell’Oncologia medica Marcello Tiseo e la direttrice del Dipartimento oncoematologico provinciale Nunziata D’Abbiero.
Per il prof. Tiseo, sostenere il benessere psicologico significa riconoscere che la cura oncologica non riguarda soltanto la malattia, ma la persona nella sua complessità. Accanto alle terapie e all’assistenza clinica, è importante offrire alle pazienti strumenti e percorsi capaci di accompagnarle anche sul piano emotivo e psicologico durante il percorso di cura. In questa prospettiva, ha sottolineato, la donazione rappresenta un aiuto concreto per rafforzare un modello di assistenza sempre più attento a tutti gli aspetti della persona.
Anche la direttrice D’Abbiero ha sottolineato il valore di un approccio che metta al centro la persona: il benessere psicologico è una componente importante della qualità della cura e può contribuire ad accompagnare le pazienti nelle diverse fasi della malattia e del percorso terapeutico. La solidarietà e la collaborazione tra associazioni, realtà del territorio e sistema sanitario, ha evidenziato D’Abbiero, permettono di sviluppare e sostenere servizi che rispondono a bisogni spesso altrettanto importanti di quelli strettamente clinici.
Per Paolo Brosio, la consegna del contributo a Parma è parte integrante della filosofia delle Olimpiadi del Cuore: portare la solidarietà là dove può trasformarsi in aiuto concreto, affiancando ospedali, medici e ricercatori nel loro impegno quotidiano.
Nel corso dell’incontro Brosio ha inoltre annunciato il prossimo appuntamento legato alla raccolta fondi delle Olimpiadi del Cuore: un pellegrinaggio a Medjugorje che partirà da Parma con volo privato dall’aeroporto “Giuseppe Verdi” sabato 21 novembre con il ritorno domenica 22, durante il quale sarà consegnato il contributo destinato al progetto del Primo soccorso della Pace dell’ospedale della città. Un ulteriore tassello dell’impegno della manifestazione, che attraverso le iniziative promosse continua a sostenere progetti concreti in ambito sanitario e assistenziale.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
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Criteri Critici
Leucemia Mieloide Acuta, quando il tempo diventa parte della cura Fortune Italia
Quanto vale un’ora passata fuori dall’ospedale? Per una persona con Leucemia Mieloide Acuta (LMA) può significare molto più di sessanta minuti. Può voler dire stare con la propria famiglia, lavorare, evitare uno spostamento, non dipendere da un caregiver. In altre parole, recuperare una parte della propria vita. È da qui che parte il confronto organizzato a Bologna da Otsuka Pharmaceutical Italy con l’evento “LMA. Un futuro presente. Come l’innovazione cambia la gestione della Leucemia Mieloide Acuta”, che ha riunito comunità scientifica, associazioni di pazienti, istituzioni e industria.
La tossicità del tempo
La Leucemia Mieloide Acuta è una delle forme più aggressive di leucemia e in Italia colpisce circa 3,5 persone ogni 100mila abitanti ogni anno. La diagnosi arriva mediamente intorno ai 70 anni e riguarda quindi spesso persone anziane e fragili. Alla malattia si aggiunge però un secondo peso: quello della sua gestione. Visite, terapie, ricoveri, attese, spostamenti e tempi di recupero possono occupare una parte significativa della quotidianità del paziente e di chi lo assiste. È quello che in oncologia viene definito time toxicity, la “tossicità temporale” delle cure. Un concetto apparentemente semplice, ma che cambia la prospettiva: non conta soltanto quanto tempo una terapia riesce ad aggiungere alla vita, ma anche quanto di quel tempo viene poi assorbito dalla terapia stessa.
Nel corso dell’incontro, Maria Rosaria Natale, Ceo di Your Business Partner, ha riportato l’attenzione proprio sulla complessità concreta dei percorsi: pazienti anziani, spesso con altre fragilità, costretti a organizzare la propria quotidianità intorno ad accessi ospedalieri, spostamenti e necessità assistenziali. Da qui l’esigenza di progettare modelli che non guardino soltanto alla prestazione sanitaria, ma alla vita reale della persona.
Se una cura libera tempo, libera anche risorse
Il tema non riguarda però soltanto il paziente. “Per anni, in sanità, il vincolo è stato il denaro. Oggi il vincolo è anche il tempo”, ha spiegato Patrizio Armeni, Associate Professor of Practice della divisione Government, Health and Not for Profit di SDA Bocconi School of Management.
Il tempo dei professionisti sanitari, quello delle strutture, quello dei pazienti e quello dei caregiver sono risorse finite. E quando una terapia o un nuovo modello organizzativo riescono a ridurre accessi, attese o giornate trascorse in ospedale, il beneficio si moltiplica.
Nel suo intervento Armeni ha sottolineato proprio questo passaggio: ogni volta che un’innovazione riesce a liberare tempo, quel tempo può trasformarsi in valore per più soggetti contemporaneamente – la struttura sanitaria, il paziente, la famiglia e, quando la persona è in età lavorativa, anche il sistema produttivo.
Una cura che richiede meno tempo a un professionista può permettergli di seguire un altro paziente. Una giornata non trascorsa in ospedale può significare una giornata di lavoro recuperata. E un accesso evitato può alleggerire anche il carico del familiare che normalmente accompagna e assiste la persona malata.
Ripensare il percorso, non soltanto la terapia
È su questo principio che si inserisce LIA TO-BE, progetto pilota sviluppato con l’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara – Arcispedale Sant’Anna, l’IRCCS Humanitas di Rozzano e l’IRCCS Sant’Orsola di Bologna. L’obiettivo è sperimentare un modello organizzativo in grado di migliorare il percorso di cura attraverso una maggiore integrazione tra ospedale e territorio.
La logica è quella della Value-Based Healthcare: valutare l’assistenza non soltanto in base alla quantità di prestazioni erogate, ma al valore che queste generano per il paziente. Un valore che, nel caso della LMA, passa inevitabilmente anche dalla capacità di ridurre il peso organizzativo della malattia.
Il caregiver e il tempo che non si vede
C’è poi un pezzo di tempo che spesso resta fuori dai conteggi: quello di chi assiste. Per molti pazienti con Leucemia Mieloide Acuta, soprattutto anziani, il percorso di cura richiede infatti la presenza costante di un familiare. Qualcuno deve accompagnarli alle visite, organizzare gli spostamenti, aspettare durante le terapie e spesso conciliare tutto questo con il lavoro.
“Per il paziente e per i suoi familiari, ogni accesso, ogni attesa e ogni giornata trascorsa lontano dalla propria quotidianità hanno un valore”, ha sottolineato Gaetano Bergami, presidente di AIL Bologna. Per questo il ruolo del terzo settore diventa parte integrante della presa in carico: non soltanto sostegno alla ricerca, ma assistenza, accompagnamento e servizi capaci di alleggerire il percorso di chi vive con la malattia.
Anche dalla discussione emersa a Bologna il messaggio è stato netto: una terapia avanzata, se inserita in un percorso che resta troppo complesso da sostenere, rischia di non tradurre fino in fondo l’innovazione in qualità di vita.
Restituire tempo
“Oggi abbiamo l’opportunità di ripensare i percorsi di cura affinché ogni scelta terapeutica e assistenziale sia realmente guidata dal valore generato per il paziente”, ha spiegato Adriano Venditti, professore ordinario di Ematologia e direttore della Scuola di Specializzazione dell’Università Tor Vergata. Il punto, sottolinea, non è soltanto “il tempo che riusciamo a guadagnare rispetto alla malattia, ma anche e soprattutto quello che riusciamo a restituire alla persona”.
È probabilmente qui che si gioca una delle trasformazioni più interessanti della medicina contemporanea. Perché l’innovazione non coincide necessariamente con l’aggiunta di qualcosa. Può significare anche togliere: un accesso in ospedale, un’attesa, uno spostamento, una procedura non indispensabile. E nella Leucemia Mieloide Acuta, dove il tempo ha già un peso enorme, restituirne anche solo una parte può diventare esso stesso un risultato della cura.
“Fare innovazione, per noi, non significa solo contribuire con il nostro impegno in ricerca e sviluppo al progresso terapeutico, ma anche collaborare per costruire percorsi di cura sempre più integrati, sostenibili e centrati sulla persona. – ha commentato Raffaele Caramuscio, Market Access & Regulatory Affairs Director di Otsuka Pharmaceutical Italy – Nella Leucemia Mieloide Acuta questo significa ridurre, laddove possibile, il peso che la gestione della terapia può avere sulla quotidianità dei pazienti e delle loro famiglie. Crediamo che il dialogo tra comunità scientifica, istituzioni, associazioni e industria sia fondamentale per trasformare il progresso in un beneficio concreto per le persone. È in questa direzione che vogliamo continuare a lavorare, promuovendo occasioni di confronto come quella di oggi e mettendo la nostra esperienza al servizio di un’innovazione capace di generare un cambiamento reale”.
Mureva Phototherapy e Siemens Healthineers annunciano un accordo di co-marketing negli Stati Uniti per ampliare l'accesso al primo dispositivo autorizzato dalla FDA per la mucosite orale indotta dalla radioterapia - MarketScreener Italia
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Criteri Critici
Mureva Phototherapy e Siemens Healthineers annunciano un accordo di co-marketing negli Stati Uniti per ampliare l'accesso al primo dispositivo autorizzato dalla FDA per la mucosite orale indotta dalla radioterapia MarketScreener Italia
Pubblicato il 26/09/2026 alle 23:02 Contattaci per qualunque richiesta di correzione Mureva Phototherapy e Siemens Healthineers hanno annunciato un accordo di co-marketing negli Stati Uniti per ampliare la conoscenza e l'accesso a Mureva, il primo dispositivo intraorale per la mucosite orale indotta dalla radioterapia autorizzato dalla Food and Drug Administration (FDA). La collaborazione offre ai centri di radioterapia oncologica un modo pratico per integrare nei flussi di lavoro esistenti la fotobiomodulazione raccomandata dalle linee guida internazionali e somministrarla ai pazienti affetti da tumore della testa e del collo negli Stati Uniti. Mureva Phototherapy Inc. e Siemens Healthineers hanno annunciato un accordo di co-marketing negli Stati Uniti per ampliare la conoscenza e l'accesso al trattamento Mureva, il primo dispositivo intraorale di fototerapia per la mucosite orale indotta dalla radioterapia (OM) autorizzato dalla FDA. In base all'accordo, Siemens Healthineers presenterà il trattamento Mureva ai centri di radioterapia oncologica e li metterà direttamente in contatto con Mureva per valutarne l'implementazione. Nel 2025 il dispositivo Mureva ha ottenuto dalla FDA l'autorizzazione De Novo, che ha istituito una nuova classificazione di Classe II per i dispositivi di fototerapia intraorale, dopo aver ricevuto in precedenza la Breakthrough Device Designation della FDA. L'autorizzazione è stata supportata da uno studio pivotale randomizzato, in doppio cieco e controllato con dispositivo sham, pubblicato di recente, nel quale Mureva ha ridotto significativamente l'incidenza di OM grave durante la radioterapia rispetto al dispositivo sham. Nello studio non sono stati segnalati eventi avversi correlati al dispositivo.1 La OM è una complicanza frequente della radioterapia per i tumori della testa e del collo ed è spesso associata a dolori debilitanti. Nei casi più gravi può compromettere la capacità del paziente di mangiare e deglutire, rendere necessario il posizionamento di una sonda per l'alimentazione, interrompere il trattamento oncologico e ridurre la qualità della vita durante il trattamento e il recupero. Le linee guida internazionali MASCC/ISOO raccomandano la fotobiomodulazione intraorale (PBM) per prevenire la OM negli adulti sottoposti a radioterapia per tumori della testa e del collo. Tuttavia, gli approcci tradizionali alla somministrazione della PBM possono richiedere ingenti risorse e molto tempo. Mureva è progettato per facilitare l'integrazione della PBM raccomandata dalle linee guida nei flussi di lavoro della radioterapia oncologica. Il dispositivo offre un trattamento di 10 minuti utilizzando due boccagli intraorali morbidi e flessibili, progettati per l'uso quotidiano. Il trattamento può essere integrato nei flussi di lavoro esistenti di ARIA®, supportando una programmazione efficiente delle sedute, una gestione semplificata degli addebiti e la documentazione, senza richiedere un'interfaccia software personalizzata. La mucosite orale resta uno degli effetti collaterali più difficili da affrontare per i pazienti affetti da tumori della testa e del collo sottoposti a radioterapia. Attraverso la collaborazione con Mureva, Siemens Healthineers contribuisce a far conoscere una soluzione autorizzata dalla FDA, progettata per supportare le cure raccomandate dalle linee guida e integrarsi perfettamente nei flussi di lavoro clinici esistenti. Insieme, le due aziende puntano ad ampliare l'accesso a tecnologie innovative che aiutino gli operatori sanitari a offrire cure oncologiche di alta qualità e incentrate sul paziente per malattie potenzialmente letali.
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Salute maschile, arriva il decalogo degli urologi per una attenta prevenzione lurlo.news
Altrove diRiccardo Castro 28 Settembre 2026 La prevenzione comincia prima dei sintomi. È il messaggio lanciato dallaSocietà italiana di urologia(SIU) in occasione della sesta Giornata dell’Urologia, durante la quale è stato presentato il nuovo Decalogo della longevità uro-andrologica, un insieme di raccomandazioni pensate per aiutare gli uomini a prendersi cura della propria salute nel corso di tutta la vita. Tra i punti chiave figurano controlli periodici, attenzione ai cambiamenti della minzione, tutela dellafertilità, prevenzione del tumore della prostata e adozione di corretti stili di vita. Secondo gli specialisti, uno degli errori più comuni è rivolgersi all’urologo soltanto quando compare un disturbo. Il decalogo invita invece a effettuare visite periodiche anche in assenza di sintomi e a non ignorare segnali come i frequenti risvegli notturni per urinare, le alterazioni della minzione o la comparsa di noduli a livello genitale. Tra le raccomandazioni degli urologi c’è anche quella di valutare il proprio rischio di tumore della prostata, tenendo conto dell’età e dell’eventuale familiarità. Il tema è particolarmente rilevante perché, nonostante gli elevati tassi di sopravvivenza, questa neoplasia continua a provocare circa 7.000 decessi ogni anno in Italia. Un programma di screening organizzato secondo criteri scientifici consente di diminuire la mortalità di circa il 25%, sottolineano gli studiosi. Il decalogo richiama l’attenzione anche sulla fertilità maschile, spesso considerata un tema secondario, e invita a non sottovalutare eventuali problemi erettili, che possono rappresentare il segnale di alterazioni vascolari o metaboliche più ampie.Per gli esperti, riconoscere tempestivamente questi segnali può consentire di individuare e trattare precocemente condizioni che non riguardano soltanto la salute sessuale, ma l’intero organismo. La tutela della salute uro-andrologica passa anche dalle abitudini quotidiane. Nel documento gli specialisti raccomandano di seguire la dieta mediterranea e di limitare l’esposizione a sostanze potenzialmente nocive come vernici, solventi e pesticidi. Si tratta di indicazioni che si affiancano alle tradizionali strategie di prevenzione e che puntano a ridurre i fattori di rischio modificabili nel lungo periodo. slot gacor jacktoto Riccardo Castro
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Criteri Critici
"Ho bisogno di soldi. Mio figlio è malato terminale", ma non era vero: indagata per truffa la madre a Verona Fanpage
immagine di repertorio
Avrebbe raccolto migliaia di euro sostenendo che il figlio (“affetto da un carcinoma intestinale” ) fosse malato terminale e avesse bisogno di cure costose. Ora Haidi Zanaboni è indagata a Verona per cinque truffe e altrettante falsificazioni di documenti sanitari. Le indagini hanno fatto emergere dieci episodi contestati alla donna, che ha ammesso di aver mentito sulle condizioni di salute del ragazzo.
VIDEO CONSIGLIATO
Aveva chiesto aiuto per salvare la vita del figlio, raccontando di un tumore in fase terminale e di cure costose che la famiglia non poteva permettersi. A mobilitarsi erano state anche alcune associazioni del territorio, che avevano condiviso gli appelli nella speranza di contribuire alle spese mediche. Dietro quelle richieste di solidarietà, però, secondo la Procura di Verona, ci sarebbe stata una storia molto diversa. Haidi Zanaboni, la madre che tra il 2024 e il 2025 aveva organizzato diverse raccolte fondi a Isola della Scala e sulle piattaforme online, ha ammesso di aver mentito sulle condizioni di salute del figlio. Ebbene, ora è indagata per cinque episodi di truffa e altrettanti di falsificazione di documenti sanitari.
La vicenda era diventata pubblica nel giugno del 2025, quando il Corriere del Veneto aveva raccontato l'appello della donna per finanziare un ciclo di adroterapia destinato al figlio, allora quattordicenne e affetto da un carcinoma intestinale. Zanaboni aveva spiegato che le cure tradizionali erano diventate difficili da proseguire a causa di alcune reazioni allergiche ai farmaci e che l'intervento chirurgico avrebbe comportato conseguenze importanti per il ragazzo. Per questo aveva chiesto un aiuto economico, sostenendo che il trattamento non fosse interamente coperto dal Servizio sanitario nazionale.
Proprio sulla necessità di quella raccolta erano però emersi i primi dubbi. Il Centro nazionale di adroterapia oncologica di Pavia aveva chiarito che, per i pazienti candidabili, il trattamento è completamente gratuito. Alle richieste di chiarimento del quotidiano, la donna non aveva fornito ulteriori elementi e la campagna era stata successivamente chiusa. Non era, tuttavia, l'unica iniziativa promossa da Zanaboni. In un'altra occasione aveva chiesto denaro per finanziare una presunta terapia staminale mirata, mentre altre raccolte erano state diffuse anche attraverso associazioni locali, che avevano aderito agli appelli in buona fede.
Le indagini condotte dalla polizia locale di Isola della Scala insieme alla Guardia di Finanza, sotto il coordinamento della magistratura veronese, avrebbero permesso di ricostruire cinque distinti episodi di truffa. Secondo gli investigatori, la documentazione sanitaria utilizzata per convincere i potenziali donatori sarebbe stata contraffatta e le prestazioni mediche e le relative spese descritte negli appelli non corrisponderebbero al vero. Ogni raccolta avrebbe fruttato somme comprese tra i 2mila e i 6mila euro. Tra gli episodi contestati c'è anche una somma ricevuta da una conoscente che per un periodo aveva aiutato la donna nell'assistenza ad alcuni suoi familiari. L'importo complessivo ottenuto non è stato ancora reso noto.
Nel frattempo, Zanaboni ha scelto di scusarsi pubblicamente, sottoscrivendo una dichiarazione diffusa dalla sua avvocata, Claudia De Mori. La donna ha riconosciuto di aver aggravato ingiustificatamente le condizioni del figlio, descrivendolo falsamente come un malato terminale. Ha attribuito il proprio comportamento a un periodo di grave indigenza economica e a una condizione psicologica profondamente compromessa, precisando però che nulla di tutto questo può giustificare l'inganno.
Nella stessa dichiarazione ha annunciato l'intenzione di effettuare una donazione alla Fondazione Airc per la Ricerca sul Cancro, definendola un primo gesto concreto di pentimento e un modo per provare a risarcire la comunità scientifica e i pazienti oncologici. La donna ha anche riconosciuto di aver tradito la fiducia di chi aveva contribuito alle raccolte fondi, consapevole che le sue scuse non potranno cancellare il dolore e l'indignazione provocata.
L'inchiesta della Procura di Verona, coordinata dal sostituto procuratore Mauro Leo Tenaglia, non è comunque ancora conclusa. Per Zanaboni, che è tuttora sottoposta alle indagini, resta quindi da chiarire la responsabilità per i dieci episodi contestati.
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COMUNE DI NAPOLI * :«RINVIATO LO SCREENING DERMATOLOGICO GRATUITO PER LA PREVENZIONE DEL MELANOMA A SCAMPIA agenziagiornalisticaopinione.it
(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –/// La giornata di prevenzione del Progetto “Prevenzione Melanoma”: Screening Dermatologici Gratuiti in tutte le 10 Municipalità di Napoli, prevista per il 26 settembre 2026 presso Metropolitana Scampia è rinviata a data da destinarsi per sopraggiunte esigenze organizzative.
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Torre Civica illuminata a sostegno di ricerca e prevenzione del tumore al seno Casale Monferrato - Portale istituzionale
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"Insieme per il paziente": a Palermo percorsi ottimizzati per la cura del tumore al polmone PalermoToday
Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PalermoToday
Una rete tra quattro strutture sanitarie palermitane per condividere competenze e percorsi nella presa in carico dei pazienti con tumore del polmone. È l’esperienza della “Consensus di area metropolitana di Palermo”, al centro del talk “Insieme per il paziente: a Palermo percorsi ottimizzati per la cura del tumore al polmone”, in programma martedì 29 settembre, alle ore 17.30, a Villa Niscemi, a Palermo. Protagoniste della Consensus sono Aou Policlinico, Arnas Ospedali Civico Di Cristina Benfratelli, Casa di Cura La Maddalena e Ao Ospedali Riuniti Villa Sofia Cervello, impegnate in un percorso condiviso che mette in rete professionalità e competenze delle diverse strutture, puntando sulla multidisciplinarietà e sull’uniformità del percorso di cura, per garantire tempestività diagnostica, equità di accesso, appropriatezza e personalizzazione delle cure e continuità assistenziale.
Il talk di Villa Niscemi sarà l’occasione per dare risalto a questa esperienza di collaborazione già in essere, raccontarne il valore e aprire un confronto sulle prospettive della rete e sulle sfide legate alla cura del tumore del polmone. Al confronto prenderanno parte clinici e pazienti, per affiancare alla prospettiva degli specialisti anche l’esperienza di chi vive direttamente il percorso di cura. L’iniziativa è organizzata da Ad Astra srl con il contributo non condizionante di Roche.
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Tumore al seno: le pazienti chiedono più supporto e più informazioni sulla malattia la Repubblica
Più empatia, più informazioni sui trattamenti, un linguaggio più chiaro e più tempo a disposizione col medico. Sono i bisogni - e le richieste - delle pazienti con tumore al seno, emerse dall’indagine promossa da Europa Donna Italia realizzata da Iqvia Italia che ha indagato come funziona oggi la comunicazione tra medici e pazienti su un campione di 168 donne. I risultati mostrano che, a fronte di tante donne che si dichiarano soddisfatte del rapporto e della comunicazione con il proprio medico, tante percepiscono ancora lacune. Ed è su questo che c’è da lavorare, tramite formazione e sensibilizzazione, come ha ricordato Rosanna D’Antona, Presidente di Europa Donna Italia: “Sappiamo bene, dall’ascolto delle pazienti, che la capacità relazionale, la chiarezza nella comunicazione e l’empatia del medico non sono aspetti secondari nel percorso di cura. Il nostro obiettivo è trasformare le evidenze emerse in una conoscenza concreta, capace di orientare il cambiamento”.
I dati della survey
L’indagine - guidata da Isabella Cecchini, direttrice Primary market research e responsabile Centro Studi Iqvia e presentata durante il corso di formazione universitario rivolto a medici under 40 “Laudato Medico Young - Comunicare è curare” - ha evidenziato quali sono le lacune più forti in tema di comunicazione medico paziente. Solo la metà delle pazienti afferma di conoscere a fondo benefici ed effetti collaterali dei trattamenti e solo il 40% si dice pienamente informato sulla malattia, tanto che il 21% dichiara di volere più informazioni sulle terapie, e il 16% vorrebbe più tempo durante le visite e più possibilità di comunicazione con i medici (il 20% delle donne sente sbrigativi gli appuntamenti con l’oncologo). “Comunicare con una donna che riceve una diagnosi di tumore al seno significa saper ascoltare non solo ciò che viene detto, ma anche ciò che fatica a essere espresso - ha commentato Paolo Guiddi, psico-oncologo dell’Istituto Europeo di Oncologia e del Dipartimento di Oncologia ed Onco-ematologia dell’Università degli Studi di Milano, relatore del corso - Paura, smarrimento, timore della recidiva e preoccupazioni legate alla vita quotidiana possono rimanere sullo sfondo della visita, anche quando la paziente non riesce a trasformarle in una domanda”. Dall’indagine emerge come solo il 17% definisce empatico o chiaro l’oncologo e il 24% delle donne vorrebbe una maggior presa in carico emotiva e psicologica, sostegno che oggi spetta quasi interamente alle famiglie (almeno per sette pazienti su dieci). “Compito del medico è quindi anche creare uno spazio in cui questi bisogni possano emergere, senza dare per scontato che ciò che non viene detto non sia importante”, prosegue Guiddi.
Comunicazione medico-paziente: serve investire nella formazione
Ed è per questo che, hanno ribadito gli esperti durante il corso (realizzato con la collaborazione degli psico-oncologi del Dipartimento di oncologia ed onco-ematologia dell’Università degli Studi di Milano guidati da Gabriella Pravettoni, Direttrice della divisione di psiconcologia presso l’Istituto Europeo di Oncologia, e promosso dalle società scientifiche Aiom, Airo, Anisc e Sirm) serve più formazione per migliorare la comunicazione medico paziente. “È necessario - conclude Guiddi - sviluppare competenze relazionali per costruire nel tempo un dialogo con la paziente che tenga conto dei suoi valori e delle sue priorità, favorendo una partecipazione consapevole alle decisioni e accompagnandola nelle diverse fasi del percorso. In questo senso, comunicare non è qualcosa che si aggiunge alla cura: è parte della cura”. Un messaggio che non è rivolgo solo agli oncologi, ma a tutti gli specialisti che si occupano della gestione della donna (ed è per questo che il corso ha visto la partecipazione di diverse figure come, oltre gli oncologi, anche radiologi, radioterapisti e chirurghi senologi che lavorano presso le Breast Unit).
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Tumore al seno, ottobre in rosa in Trentino: prevenzione, visite gratuite e sostegno alle pazienti rainews.it
Ottobre si tinge di rosa anche in Trentino. Con il mese dedicato alla prevenzione del tumore al seno, LILT – Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori – e Lotus Oltre il Tumore al Seno, rinnovano il proprio impegno con visite gratuite, incontri informativi e iniziative diffuse sul territorio provinciale. Un’occasione per richiamare l’attenzione sull’importanza della diagnosi precoce, ma anche sul sostegno alle donne che affrontano la malattia e alle loro famiglie.
Il tumore al seno è la neoplasia più frequente tra le donne in Italia e rappresenta circa il 30% di tutte le diagnosi oncologiche femminili. La diagnosi precoce può fare la differenza: la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi raggiunge l’88%, mentre per le forme diagnosticate precocemente supera il 90-95%. In Italia vivono oggi circa 925.000 donne con una precedente diagnosi di tumore al seno.
In Trentino, il 2026 segna il venticinquesimo anniversario dello screening mammografico. Un traguardo che si accompagna a un’adesione elevata da parte della popolazione e all’impegno per diffondere ulteriormente la cultura della prevenzione.
«I dati sono abbastanza simili a quelli dell’anno scorso. Sicuramente c’è un ottimo livello di capacità diagnostica, quindi i casi sono magari leggermente in aumento, ma è importante ricordare che è in aumento anche la percentuale di guarigione. Noi puntiamo proprio su questo», spiega Valentina Cereghini, direttrice di LILT Trento.
L’associazione invita le donne ad aderire allo screening e, nel mese di ottobre, ripropone le visite gratuite al seno nelle proprie sedi provinciali, rivolte alle donne tra i 20 e i 49 anni che non rientrano nello screening organizzato. Si tratta di controlli manuali, non di mammografie, pensati anche per aiutare le partecipanti a conoscere meglio il proprio corpo e a riconoscere eventuali segnali da approfondire.
«Dai vent’anni in su è importante cominciare a conoscere il proprio corpo, capire come fare l’autocontrollo e quali sono i segnali d’allarme, per poi poter, dai 49 anni, aderire allo screening», sottolinea Cereghini.
Le iniziative di LILT non si limitano alla prevenzione. Nel corso dell’anno l’associazione offre anche sostegno psicologico, riabilitazione fisioterapica, trattamento del linfedema, consulenza alimentare, agopuntura e supporto attraverso la donazione di parrucche e copricapo. Tra i progetti realizzati nel 2026 figura inoltre una saletta dedicata alla comunicazione tra paziente e medico presso la sede di Senologia clinica e Screening mammografico, pensata per i casi di diagnosi delicate.
«Pensiamo che curare anche l’aspetto dell’accompagnamento, curare l’ambiente in cui la donna si muove durante la terapia e anche dopo, faccia un po’ parte della cura», aggiunge Cereghini.
Accanto alla prevenzione, un ruolo importante è svolto dall’accompagnamento delle pazienti durante le diverse fasi della malattia. È l’impegno dell’associazione Lotus Oltre il Tumore al Seno, nata dall’esperienza di sette ex pazienti e attiva attraverso una rete di professionisti e volontari.
«Fortunatamente i dati sono molto positivi, nel senso che negli anni la percentuale di donne che guariscono dal tumore al seno si alza sempre di più. Adesso siamo sul 90%, anche qualcosa di più, quindi direi che è un dato assolutamente confortante», afferma Laura Ravanelli, vicepresidente di Lotus Oltre il Tumore al Seno.
La diagnosi, tuttavia, apre un percorso che non riguarda soltanto le terapie mediche, ma coinvolge anche la sfera emotiva, la vita quotidiana e quella professionale. Per questo, secondo Ravanelli, è fondamentale garantire informazioni affidabili e un sostegno continuativo. «Come associazione Lotus, che è stata creata da sette ex pazienti, sappiamo cosa vuol dire fare questo percorso. Il supporto costante alle pazienti è sicuramente una cosa importantissima: supporto medico, supporto psicologico, supporto per quanto riguarda i diritti del lavoro e supporto anche per quanto riguarda le informazioni scientifiche».
Gli appuntamenti di ottobre sul territorio
Il calendario di Lotus propone iniziative che coinvolgono diverse località del Trentino, con l’obiettivo di rendere la prevenzione accessibile anche nelle aree più periferiche. Tra gli appuntamenti figurano lo spettacolo teatrale “SE.NO. Una storia vera di cura e rinascita”, in programma il 3 ottobre al Teatro San Pietro di Mezzolombardo e il 17 ottobre al Teatro Comunale di Vattaro, entrambi alle 20.30; il BRA Day, incontro informativo sulla ricostruzione mammaria rivolto alle pazienti, il 7 ottobre alle 17.30 all’NH Hotel di Trento; e il Trekking Rosa Urbano, previsto per il 10 ottobre alle 9, con partenza da piazza Catena a Riva del Garda.
Il calendario prosegue il 25 ottobre alle 10 alla Biblioteca delle Giudicarie Esteriori, a Ponte Arche, con il laboratorio di arte terapia “Trasformare nel colore”, dedicato all’espressione creativa come strumento di cura e ascolto. Il 29 ottobre, alle 18, a Palazzo Trentini, nella Sala Aurora, a Trento, è invece previsto l’incontro “L’intelligenza artificiale ci curerà?”, dedicato a miti, paure e opportunità dell’intelligenza artificiale in medicina.
«Ottobre è il mese simbolo della prevenzione, ma per noi di Lotus è anche il momento per ribadire che la salute delle donne va sostenuta ogni giorno, con azioni capillari, scientificamente fondate e profondamente umane», afferma Chiara De Pol, presidente di Lotus Oltre il Tumore al Seno, nel comunicato dell’associazione.
La campagna del mese rosa diventa così un’occasione per ricordare che prevenzione, diagnosi precoce e accompagnamento sono strumenti complementari. L’obiettivo è promuovere una maggiore consapevolezza, incoraggiare le donne a prendersi cura della propria salute e garantire a chi affronta la malattia un sostegno che prosegua anche oltre la fase delle terapie.
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Tumori del pancreas, a Palermo cure coordinate per quasi mille pazienti Il Moderatore
TUMORE AL PANCREAS
L’Ospedale Civico di Palermo ha seguito 923 pazienti con tumore del pancreas e delle vie biliari attraverso il PDTA aziendale dedicato, attivo dal luglio 2020. Il bilancio riguarda i primi cento incontri multidisciplinari organizzati dall’ARNAS Civico Di Cristina Benfratelli, dove gli specialisti valutano insieme ogni singolo caso.
Il tumore del pancreas resta una delle sfide più complesse dell’oncologia. In Italia si stimano circa 14.000 nuove diagnosi l’anno e quasi 13.000 decessi, e la malattia rappresenta la terza causa di morte oncologica dopo il tumore del polmone e quello del colon-retto. Nell’80-85% dei casi la diagnosi arriva quando la malattia è già localmente avanzata o metastatica, e la sopravvivenza a cinque anni si colloca ancora tra il 5 e il 15%.
A questi dati si aggiunge un’incidenza in crescita nella provincia di Palermo e in Sicilia. Per questo l’azienda ha adottato il PDTA con la Delibera n. 821 del 22 luglio 2020, con due obiettivi: prendere in carico in modo rapido e coordinato pazienti molto fragili, per i quali ogni ritardo può pesare, e contrastare la migrazione sanitaria verso i centri del Nord.
Il modello della Pancreas Unit
Il percorso si ispira alle Pancreas Unit già sperimentate in altre regioni italiane e in Europa. Ne spiega il funzionamento Roberto Di Mitri, direttore dell’UOC Gastroenterologia con endoscopia digestiva e coordinatore del PDTA:
“Sul modello delle Pancreas Unit, già sperimentato in altre Regioni italiane ed europee, al Civico si riuniscono a cadenza bisettimanale le figure mediche cardine per la gestione di queste patologie: gastroenterologo clinico ed endoscopista biliopancreatico, chirurgo epatobiliare, oncologo medico, radiologo diagnostico e interventista, anatomopatologo, oltre ai professionisti delle Cure Palliative/Hospice e della Radioterapia. Un confronto strutturato e multidisciplinare, che permette di definire, caso per caso, il percorso diagnostico-terapeutico più appropriato.”
I numeri dei primi cento meeting
Dei 923 pazienti discussi, 196 hanno ricevuto un’indicazione chirurgica e 345 sono stati avviati a chemioterapia. Centodieci pazienti sono stati indirizzati alle cure palliative con l’Assistenza Domiciliare Integrata (ADI), mentre 19 hanno effettuato la radioterapia.
Sul piano diagnostico ed endoscopico il Civico ha eseguito 843 agoaspirati e agobiopsie (FNB) per il campionamento delle lesioni bilio-pancreatiche e 557 ERCP con posizionamento di stent metallico autoespandibile per decomprimere le vie biliari. L’attività comprende anche procedure di endoscopia interventistica avanzata, disponibili in pochi centri specializzati: 55 drenaggi biliari EUS-guidati, 11 gastro-entero-anastomosi ecoguidate e 8 epato-gastrostomie EUS-guidate.
Per Di Mitri l’esperienza palermitana conferma i risultati della letteratura scientifica:
“La nostra esperienza conferma quanto la letteratura scientifica ha già dimostrato in altri contesti nazionali ed europei: la centralizzazione delle competenze in centri ad alto volume e la discussione collegiale dei casi in un team multidisciplinare non sono solo un esercizio organizzativo, ma un fattore che incide direttamente su qualità e sicurezza delle cure, tempestività diagnostica e, in ultima analisi, sugli esiti clinici.”
Le cure vicino a casa per i pazienti del Sud
Il direttore generale dell’ARNAS Civico, Walter Messina, che è anche coordinatore regionale FIASO per la Sicilia, legge i numeri come una conferma della scelta organizzativa:
“I dati attestano l’efficacia del modello organizzativo prescelto e la capacità dell’azienda di dare risposta efficace a quasi mille pazienti in riferimento a questi specifici bisogni di salute. Modelli organizzativi, come quello da noi adottato, se replicati e strutturati secondo criteri di volume, qualità e integrazione tra discipline, rappresentano oggi la strada concreta per offrire anche ai pazienti del Sud Italia standard di cura equiparabili a quelli dei grandi centri nazionali, senza dover affrontare il peso, fisico ed economico, di un viaggio verso il nord del Paese”.
A oltre sei anni dall’avvio, il PDTA del Civico ha costruito una casistica ampia e un metodo di lavoro consolidato, basato sul confronto regolare tra le discipline. I dati diffusi riguardano l’attività svolta finora. Per i pazienti siciliani con un tumore del pancreas o delle vie biliari, il percorso resta la strada per ricevere diagnosi e cure senza lasciare la propria regione.