📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Tumore al polmone: diagnosi e intervento in una sola seduta, operazione “record” al Civile BresciaToday - cronaca e notizie da Brescia
Tre settimane. È il tempo che è servito a una paziente bresciana per passare dal sospetto di un tumore al polmone alla sua presa in carico chirurgica definitiva. Tutto in un unico intervento, senza la necessità di tornare in ospedale per una prima diagnosi e poi nuovamente per l’operazione.
Il traguardo è stato raggiunto lo scorso 5 maggio alla Lung Unit degli Spedali Civili di Brescia, dove l’integrazione tra broncoscopia robotica e chirurgia toracica ha permesso di eseguire una delle prime procedure “single anaesthesia” in un ospedale pubblico italiano.
La tecnologia che accorcia i tempi
Fino a ieri, il percorso standard prevedeva tappe separate: prima la biopsia, poi l’attesa dei risultati, infine l’intervento chirurgico. Un iter che, per il paziente, si traduce spesso in stress, incertezza e tempi dilatati.
Grazie alla dotazione tecnologica del presidio - che dal dicembre 2024 dispone della broncoscopia robotica, tra le tecnologie più avanzate in Europa per individuare lesioni anche inferiori al centimetro - il team multidisciplinare ha potuto cambiare approccio. Durante la stessa anestesia generale, gli specialisti hanno prima localizzato e diagnosticato la lesione e poi proceduto alla sua asportazione in modalità mininvasiva, utilizzando le piattaforme robotiche Da Vinci e Versius.
Il valore del lavoro di squadra
“Questo risultato rappresenta un importante avanzamento organizzativo, tecnologico e clinico”, spiegano la dott.ssa Michela Bezzi, direttore della SC Pneumologia, il dott. Mauro Novali, responsabile della Pneumologia interventistica, e il dott. Mauro Benvenuti, direttore della Chirurgia toracica. La possibilità di diagnosticare e trattare il tumore nella stessa seduta, sottolineano, consente di accelerare in modo significativo il percorso, rendendo il trattamento più rapido e meno invasivo.
L’intervento è stato possibile grazie alla collaborazione tra diverse strutture: Pneumologia e Chirurgia toracica, insieme a Anestesia e Rianimazione cardio-toracica, Anatomia patologica, Radiologia e Medicina nucleare.
Un'eccellenza europea
L’operazione ha introdotto un’ulteriore innovazione: l’utilizzo da parte dell’anestesista di un tubo bilume dotato di microtelecamera integrata. Questo strumento ha permesso una visualizzazione continua delle vie aeree, garantendo il controllo costante della posizione e una maggiore sicurezza ventilatoria per tutta la durata dell’intervento.
“Le procedure integrate single anaesthesia sono oggi effettuate soltanto in pochissimi centri altamente specializzati”, ha dichiarato Luigi Cajazzo, direttore generale della ASST Spedali Civili di Brescia. “Con questo risultato, il nostro ospedale conferma il proprio ruolo tra i centri europei più avanzati. Ancora una volta emerge con chiarezza la forza della squadra e della collaborazione multidisciplinare”.
Un risultato, per la sanità bresciana, che rappresenta non solo un avanzamento tecnologico, ma anche un cambiamento di approccio: percorsi più rapidi, meno passaggi e un impatto fisico ed emotivo ridotto per il paziente.
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Criteri Critici
Stati generali radioterapia oncologica – Giovedì alle 10 diretta webtv Stampa Parlamento
“Bisogna riconoscere i meriti della Cina, perché ha sempre sostenuto con convinzione l’apertura, la liberalizzazione e l’agevolazione del commercio”. Gli alti funzionari dell’APEC hanno [...]
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Criteri Critici
Ricerca, Cagnazzo (Gidm): "Con Clinical Trial Unit migliorano dati e presenza pazienti" SUD e FUTURI
(Adnkronos) – “Il valore aggiunto delle Clinical trial unit risiede nell'incremento delle performance del centro di ricerca: aumenta la possibilità e la capacità di includere i pazienti, migliora la qualità dei dati e cresce il rispetto dei requisiti regolatori richiesti”. Lo ha detto Celeste Cagnazzo, presidente di Gidm – Gruppo italiano data manager e coordinatori di ricerca clinica, in occasione della Giornata internazionale degli studi clinici, che si celebra oggi, 20 maggio, ed è promossa dalle società scientifiche Afi (Associazione farmaceutici industria), Fadoi (Federazione delle associazioni dirigenti ospedalieri internisti), Simef (Società italiana medicina farmaceutica) e dalla stessa Gidm, con il supporto di Roche, nell'ambito della campagna RIcerca Circolare. Cosa sono nello specifico le Clinical trial unit ? Le Ctu sono team multidisciplinari che affiancano il clinico, assicurando tutte quelle attività non mediche – giuridiche, amministrative, informatiche, di data entry – necessarie per migliorare la qualità degli studi – spiega la presidente di Gidm -Non esiste un modello unico a cui ispirarsi, ma sicuramente quello che dobbiamo imparare dall'estero è che la ricerca deve essere un lavoro ben inquadrato e valorizzato. Quando riusciremo a stabilizzare infrastrutture come queste tutto cambierà, e l'Italia potrà essere davvero competitiva”.
—cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
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Criteri Critici
Melanoma pediatrico. Bambin Gesù: “La prevenzione inizia dall’infanzia”. E sfata 10 falsi miti Quotidiano Sanità
“La crema solare serve solo al mare”. Non è vero! I raggi UV colpiscono anche durante attività sportive all’aperto, passeggiate, piscina e centri estivi. A sottolinearlo sono gli esperti dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù (OPBG) che, in vista della ‘bella stagione’, richiamano l’attenzione sull’importanza della prevenzione dei tumori cutanei fin dall’infanzia, sfatando i più diffusi falsi miti sul melanoma pediatrico. Sebbene questa forma tumorale rappresenti circa l’1% di tutti i tumori maligni pediatrici e resti quindi una condizione rara, gli specialisti sottolineano come le corrette abitudini di esposizione al sole sin dai primi anni di vita siano fondamentali per ridurre il rischio futuro.
Negli ultimi 5 anni il Bambino Gesù ha seguito circa 40 casi di melanoma pediatrico, soprattutto in adolescenti e bambini con particolari fattori di rischio, attraverso un approccio multidisciplinare che coinvolge dermatologi, oncologi, chirurghi plastici, chirurghi generali e neuroradiologi.
“Nel tempo abbiamo visto crescere la preoccupazione dei genitori riguardo ai nei dei bambini, ma spesso il rischio percepito è sproporzionato rispetto alla realtà”, spiega la dott.ssa May El Hachem, responsabile di Dermatologia del Bambino Gesù. “Il melanoma pediatrico esiste, ma resta raro. Tanti bambini vengono sottoposti a controlli dermatologici troppo precoci e non necessari, mentre si presta ancora poca attenzione alla vera prevenzione: la protezione dal sole”.
I 10 FALSI MITI SUL MELANOMA PEDIATRICO
1 – “Il melanoma riguarda solo gli adulti”
Anche i bambini possono sviluppare un melanoma, sebbene si tratti di una forma rara che rappresenta circa l’1% dei tumori maligni pediatrici.
2 – “Se un bambino prende qualche scottatura non succede nulla”
Le scottature in età pediatrica, soprattutto se ripetute, aumentano significativamente il rischio di sviluppare melanoma in età adulta. La pelle dei bambini è più vulnerabile ai danni provocati dai raggi UV.
3 – “La crema solare serve solo al mare”
La protezione solare è necessaria anche durante attività sportive all’aperto, passeggiate, piscina e centri estivi: i raggi UV colpiscono anche lontano dalla spiaggia.
4 – “Con le nuvole non ci si scotta”
I raggi ultravioletti attraversano le nuvole e possono danneggiare la pelle anche nelle giornate coperte.
5 – “Ogni nuovo neo nei bambini è pericoloso”
Durante infanzia e adolescenza la comparsa di nuovi nei è spesso fisiologica. A richiedere attenzione sono soprattutto cambiamenti rapidi, crescita anomala o sanguinamento.
6 – “Bisogna portare tutti i bambini dal dermatologo molto presto”
In assenza di segnali sospetti, la prima visita dermatologica può essere programmata intorno ai 10-12 anni, salvo indicazioni diverse del pediatra curante o in presenza di un nevo congenito medio o gigante. Controlli troppo precoci e ripetuti rischiano di creare ansia senza reali benefici clinici.
7 – “Solo i bambini con pelle chiarissima rischiano il melanoma”
Anche i bambini con pelle più scura possono sviluppare melanoma, pur avendo una protezione naturale maggiore.
8 – “Basta mettere la crema una volta al giorno”
Anche se con alto fattore di protezione – il cosiddetto “schermo totale” – la crema solare va applicata almeno 20 minuti prima dell’esposizione e riapplicata frequentemente, ogni 2 ore circa, soprattutto dopo il bagno o una sudorazione intensa.
9 – “Il sole è sempre un nemico da evitare”
Il sole non va demonizzato: bisogna imparare a esporsi correttamente, evitando le ore in cui la radiazione solare è più intensa e utilizzando adeguate protezioni.
10 – “Se un neo non è irregolare allora non è un problema”
Nei bambini è particolarmente importante osservare l’evoluzione delle lesioni cutanee: crescita rapida, modifiche improvvise o sanguinamento possono essere segnali da approfondire.
I CONSIGLI DEGLI SPECIALISTI DEL BAMBINO GESU’
Gli esperti dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù sottolinea, dunque, come la vera prevenzione parte da comportamenti quotidiani corretti: evitare le scottature, in particolare nei primi anni di vita, utilizzare sempre una protezione solare adeguata durante tutte le attività all’aperto e insegnare ai bambini come esporsi ai raggi UV in sicurezza.
Gli specialisti ricordano inoltre che la comparsa di nuovi nei durante la crescita è spesso un fenomeno normale. Diverso il caso dei bambini con nevi congeniti giganti o multipli, che necessitano invece di un monitoraggio specialistico sin dalla nascita attraverso percorsi multidisciplinari dedicati.
“Dobbiamo uscire dalla logica della paura” conclude la dott.ssa El Hachem. “Il sole non è un nemico da evitare, piuttosto è l’esposizione che va gestita adeguatamente. La vera prevenzione si fa con comportamenti corretti e informazioni affidabili, non con l’allarmismo”.
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Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
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Criteri Critici
Montelukast: da semplice farmaco per l’asma a promettente terapia antitumorale Microbiologia Italia
Il montelukast offre dei vantaggi sorprendenti: da farmaco per l’asma a terapia contro il cancro. Approfondisci le sue potenzialità.
Questo articolo esplora il percorso del montelukast, antagonista dei recettori dei leucotrieni cisteinilici (CysLT1), dal suo impiego consolidato nel controllo dell’asma e delle allergie respiratorie fino alle evidenze emergenti che ne suggeriscono un ruolo innovativo nella prevenzione e nel trattamento del cancro. Verranno analizzati i meccanismi d’azione, gli studi preclinici e osservazionali, i potenziali benefici come farmaco riproposto e le prospettive future, offrendo informazioni utili a pazienti, oncologi, pneumologi e ricercatori interessati alle strategie di drug repurposing in oncologia.
Introduzione
Il montelukast rappresenta un classico esempio di come un farmaco sicuro e consolidato possa rivelare proprietà inattese, aprendo nuove strade terapeutiche. Originariamente sviluppato per bloccare l’azione dei leucotrieni responsabili dell’infiammazione bronchiale, oggi emerge come candidato per la terapia antitumorale grazie alla sua capacità di modulare processi infiammatori cronici, indurre apoptosi nelle cellule tumorali e influenzare il microambiente tumorale.
Questo articolo è particolarmente utile per chi cerca alternative complementari nel trattamento oncologico, per i professionisti sanitari che valutano opzioni a basso costo e per i pazienti con comorbidità respiratorie e neoplastiche. Approfondiremo evidenze scientifiche, meccanismi molecolari e implicazioni cliniche del montelukast come agente antitumorale.
Meccanismo d’Azione del Farmaco Montelukast nell’Asma
Il montelukast agisce come antagonista selettivo dei recettori CysLT1, impedendo ai leucotrieni cisteinilici di provocare contrazione della muscolatura liscia bronchiale, edema e secrezione di muco. Questa azione lo rende efficace nel controllo a lungo termine dell’asma persistente e della rinite allergica.
Assunto per via orale, raggiunge rapidamente concentrazioni plasmatiche stabili con un ottimo profilo di sicurezza, rendendolo adatto a terapie croniche. La sua capacità di ridurre l’infiammazione eosinofila è ben documentata e rappresenta il fondamento del suo utilizzo consolidato in pneumologia.
L’Infiammazione Cronica: Ponte tra Asma e Cancro
L’infiammazione cronica costituisce un terreno fertile per lo sviluppo tumorale. I leucotrieni, mediatori pro-infiammatori, non solo sostengono l’asma ma promuovono anche proliferazione cellulare, angiogenesi e metastatizzazione in vari tipi di cancro. Il montelukast, bloccando CysLT1, interferisce con questi pathway condivisi.
Studi osservazionali hanno evidenziato una riduzione del rischio oncologico nei pazienti asmatici trattati con antagonisti dei leucotrieni, suggerendo un effetto chemopreventivo legato alla soppressione dell’infiammazione persistente.
Evidenze Precliniche: Montelukast contro le Cellule Tumorali
Numerose ricerche in vitro dimostrano che il montelukast inibisce la proliferazione di cellule di cancro polmonare, inducendo morte cellulare tramite traslocazione nucleare del fattore apoptotico AIF. Riduce inoltre l’espressione di Bcl-2 e aumenta Bak, favorendo l’apoptosi.
In modelli di cancro del colon, il farmaco riduce la stemness tumorale, diminuisce i marker ALDH1 e DCLK1 e riduce il burden tumorale negli xenotrapianti murini. Effetti simili emergono in linee cellulari di cancro pancreatico con mutazione KRAS, dove interferisce con il legame GTP/GDP.
Studi su Cancro Polmonare e Potenziale Chemiopreventivo
Il cancro polmonare rappresenta uno dei campi più promettenti. Ricerche su modelli murini mostrano che il montelukast ritarda significativamente la crescita tumorale. Analisi di coorti taiwanesi indicano una riduzione del rischio fino al 60-78% in pazienti asmatici trattati con dosi cumulative elevate di LTRA.
Studi recenti confermano che il farmaco inibisce la migrazione delle cellule tumorali polmonari sopprimendo l’espressione di CysLT1, aprendo prospettive per l’uso adiuvante.
Applicazioni in Altri Tumori: Colon, Mammella, Pancreas e Oltre
Nel cancro del colon-retto, montelukast e analoghi inducono apoptosi e alterano il metabolismo cellulare, influenzando pathway aminoacidici e mitocondriali. Nei casi di carcinoma mammario triplo negativo e in altri sottotipi, modula la vitalità cellulare e riduce la resistenza.
Nel cancro pancreatico mutato KRAS, mostra una forte affinità di legame e un effetto antiproliferativo sia in vitro che in vivo. Evidenze emergono anche per tumori uroteliali, prostatici e della testa-collo, dove regola infiammazione e stress ossidativo.
Montelukast come Farmaco Riproposto contro i Tumori: Vantaggi del Drug Repurposing
Il repurposing del montelukast offre dei vantaggi unici: profilo di sicurezza noto dopo decenni di utilizzo, basso costo, somministrazione orale e disponibilità immediata. Questo approccio accelera l’accesso a terapie adiuvanti senza i tempi lunghi dello sviluppo ex novo.
Gli studi indicano sinergie potenziali con la chemioterapia, riducendo tossicità (es. cardiotossicità da doxorubicina) e migliorando l’efficacia. La capacità di inibire trasportatori di efflusso come MRP2 può aumentare la ritenzione intracellulare di farmaci antitumorali.
Sicurezza, Dosaggio e Considerazioni Cliniche
Il montelukast è generalmente ben tollerato, con effetti collaterali rari. Il monitoraggio neuropsichiatrico è consigliato in base a segnalazioni post-marketing. Dosi più elevate o cumulative sembrano associate a un maggiore beneficio antitumorale, ma richiedono una valutazione medica.
Consiglio pratico: consulta sempre uno specialista prima di considerare integrazioni off-label, specialmente in contesti oncologici.
Prospettive Future e Studi Clinici Necessari
Sebbene le evidenze precliniche e osservazionali siano robuste, servono dei trial clinici randomizzati per confermare l’efficacia del montelukast come terapia adiuvante. La sua combinazione con l’immunoterapia o una chemioterapia mirata rappresenta un’area di grande interesse.
I ricercatori stanno esplorando il ruolo di CysLT1 come target molecolare in sottogruppi tumorali specifici, inclusi il melanoma uveale metastatico.
Conclusioni su Montelukast: da Farmaco per l’Asma a possibile Terapia Antitumorale
Il montelukast evolve da semplice farmaco per l’asma a promettente agente antitumorale, grazie alla sua azione anti-infiammatoria, pro-apoptotica e modulatrice del microambiente tumorale. Il drug repurposing potrebbe offrire una strategia accessibile e sicura per la prevenzione e il trattamento complementare di vari tumori. Ulteriori ricerche traslazionali sono essenziali per tradurre queste promesse in pratica clinica, ma il potenziale è già evidente.
Domande Frequenti su Montelukast: da Farmaco per l’Asma a possibile Terapia Antitumorale
Chi può beneficiare del montelukast come potenziale terapia antitumorale? Pazienti con asma e rischio oncologico elevato o con tumori sensibili ai pathway dei leucotrieni. Consiglio: valuta con l’oncologo l’integrazione in protocolli personalizzati.
Cos’è esattamente il montelukast e come agisce contro il cancro? È un antagonista CysLT1 che blocca i mediatori infiammatori e induce l’apoptosi. Consiglio: approfondisci i meccanismi molecolari attraverso della letteratura recente.
Quando potrebbe essere utile assumere montelukast in ambito oncologico? Come adiuvante in prevenzione o durante terapie standard, soprattutto in presenza di infiammazione cronica. Consiglio: non sostituire mai trattamenti approvati senza una supervisione medica.
Come si integra il montelukast nelle terapie antitumorali esistenti? Potenzialmente come supporto per ridurre la tossicità e aumentare l’efficacia. Consiglio: monitora le interazioni farmacologiche con il team curante.
Dove trovare informazioni aggiornate su montelukast e cancro? Su database scientifici come PubMed e linee guida oncologiche. Consiglio: privilegia fonti peer-reviewed e consulta degli specialisti.
Perché il montelukast sta attirando interesse nella ricerca antitumorale? Per il suo profilo di sicurezza, il basso costo e le evidenze di effetto su molteplici tumori. Consiglio: sostieni la ricerca sul drug repurposing per accelerare le innovazioni terapeutiche.
Leggi anche:
Fonti
https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC5535846/ – Montelukast Induces Apoptosis-Inducing Factor-Mediated Cell Death of Lung Cancer Cells (2017) https://www.frontiersin.org/journals/oncology/articles/10.3389/fonc.2022.858855/full – Cysteinyl Leukotriene Receptor Antagonists Associated with Decreased Cancer Risk (2022) https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/30144515/ – Montelukast reduces colon cancer stemness (2018)
Crediti fotografici
Immagine in evidenza – Link
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Sole e bambini: «La prevenzione parte dall’infanzia» RomaSette
«Il melanoma riguarda solo gli adulti». È il primo dei 10 falsi miti sul melanoma pediatrico che gli specialisti dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù sfatano, richiamando l’attenzione sull’importanza della prevenzione dei tumori cutanei fin dall’infanzia. Sebbene infatti si tratti di una forma tumorale rara – circa l’1% di tutti i tumori maligni pediatrici -, «le corrette abitudini di esposizione al sole sin dai primi anni di vita sono fondamentali per ridurre il rischio futuro», spiegano dal Bambino Gesù, dove negli ultimi 5 anni sono stati seguiti circa 40 casi di melanoma pediatrico, soprattutto in adolescenti e bambini con particolari fattori di rischio, attraverso un approccio multidisciplinare che coinvolge dermatologi, oncologi, chirurghi plastici, chirurghi generali e neuroradiologi.
«Nel tempo abbiamo visto crescere la preoccupazione dei genitori riguardo ai nei dei bambini, ma spesso il rischio percepito è sproporzionato rispetto alla realtà – dichiara la responsabile di Dermatologia del Bambino Gesù May El Hachem -. Il melanoma pediatrico esiste, ma resta raro. Tanti bambini vengono sottoposti a controlli dermatologici troppo precoci e non necessari, mentre si presta ancora poca attenzione alla vera prevenzione: la protezione dal sole».
Smentita dagli esperti anche la convinzione che se un bambino prende qualche scottatura non succede nulla. «Le scottature in età pediatrica, soprattutto se ripetute, aumentano significativamente il rischio di sviluppare melanoma in età adulta – sottolineano gli esperti -. La pelle dei bambini è più vulnerabile ai danni provocati dai raggi UV». Proprio per questo «la protezione solare è necessaria anche durante attività sportive all’aperto, passeggiate, piscina e centri estivi», e non solo al mare. Non solo: i medici ricordano che i raggi ultravioletti attraversano le nuvole e possono danneggiare la pelle anche nelle giornate coperte, smentendo la convinzione che “Con le nuvole non ci si scotta”.
Riguardo ai nuovi nei, poi, non è vero che sono sempre pericolosi. «Durante infanzia e adolescenza la comparsa di nuovi nei è spesso fisiologica. A richiedere attenzione sono soprattutto cambiamenti rapidi, crescita anomala o sanguinamento». In assenza di segnali sospetti, «la prima visita dermatologica può essere programmata intorno ai 10-12 anni, salvo indicazioni diverse del pediatra curante o in presenza di un nevo congenito medio o gigante. Controlli troppo precoci e ripetuti rischiano di creare ansia senza reali benefici clinici».
“Solo i bambini con pelle chiarissima rischiano il melanoma”: è il settimo falso mito smentito dai medici. «Anche i bambini con pelle più scura possono sviluppare melanoma, pur avendo una protezione naturale maggiore». E in termini di protezione, non è vero che “Basta mettere la crema una volta al giorno”. «Anche se con alto fattore di protezione – il cosiddetto “schermo totale” – la crema solare va applicata almeno 20 minuti prima dell’esposizione e riapplicata frequentemente, ogni 2 ore circa, soprattutto dopo il bagno o una sudorazione intensa», è il consiglio degli specialisti. Nonostante tutto però «il sole non va demonizzato – chiariscono -: bisogna imparare a esporsi correttamente, evitando le ore in cui la radiazione solare è più intensa e utilizzando adeguate protezioni».
L’ultima indicazione riguarda l’importanza di osservare l’evoluzione delle lesioni cutanee, soprattutto nei bambini: «Crescita rapida, modifiche improvvise o sanguinamento possono essere segnali da approfondire». Nelle parole della dottoressa El Hachem, «dobbiamo uscire dalla logica della paura. Il sole non è un nemico da evitare, piuttosto è l’esposizione che va gestita adeguatamente. La vera prevenzione si fa con comportamenti corretti e informazioni affidabili, non con l’allarmismo».
20 maggio 2026
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Vent’anni di PARP inibitori: la rivista Nature celebra la rivoluzione della medicina di precisione in oncologia INNLIFES
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Sono passati vent’anni da quando due studi pubblicati su Nature hanno mostrato che gli inibitori di PARP (un enzima coinvolto nei processi di riparazione del DNA, se bloccato porta alla morte della cellula) potevano colpire e distruggere in modo selettivo le cellule tumorali con alterazioni nei geni BRCA1 o BRCA2, aprendo la strada a una nuova era delle terapie mirate contro il cancro.
Un’innovazione terapeutica che – come evidenzia un articolo recentemente pubblicato su Nature – è stata riconosciuta come una delle principali 20 scoperte sul cancro del XXI secolo: esempio emblematico di come una scoperta in ambito biologico possa tradursi in un beneficio concreto per molti pazienti. Ha trasformato la pratica clinica.
Per le persone con specifiche forme di tumore della mammella, dell’ovaio, della prostata o del pancreas, ha cambiato infatti l’approccio terapeutico, consentendo l’utilizzo di terapie mirate più efficaci e meglio tollerate, capaci di migliorare sia la sopravvivenza sia la qualità di vita. Abbiamo parlato di come i PARP inibitori abbiano rivoluzionato l’oncologia, a partire dal tumore dell’ovaio, con Valentina Tuninetti, oncologa al Dipartimento di Oncologia dell’Università degli Studi di Torino.
Dal tumore dell’ovaio alla nascita della medicina di precisione
Gli inibitori dell’enzima PARP sfruttano un meccanismo chiamato “letalità sintetica”: bloccano la capacità delle cellule tumorali di riparare il DNA, portandole ad accumulare errori fino alla morte cellulare. Questo effetto è particolarmente efficace nei tumori con mutazioni dei geni BRCA1 e BRCA2, che hanno già sistemi di riparazione del DNA compromessi.
Il tumore dell’ovaio è stato il primo per cui sia l’FDA statunitense sia l’EMA hanno approvato l’utilizzo di un PARP inibitore. Nel 2014, infatti, l’Agenzia europea dei medicinali approva olaparib per le donne con carcinoma ovarico avanzato e mutazione del gene BRCA, precedentemente trattate con altre linee di chemioterapia.
«Per circa trent’anni, si è cercato di migliorare la sopravvivenza nel tumore dell’ovaio soprattutto attraverso la chemioterapia. Si è passati dal cisplatino al carboplatino e si sono testate varie strategie, come l’aggiunta di un terzo farmaco al carboplatino-taxolo o la somministrazione intraperitoneale, senza però reali benefici in termini di efficacia, e con maggiore tossicità. La vera svolta è arrivata quando è stato identificato un target molecolare terapeutico: il deficit della ricombinazione omologa (HRD).
Questa scoperta ha aperto la strada all’introduzione dei PARP inibitori: inizialmente olaparib nelle pazienti con mutazione BRCA, poi niraparib, rucaparib e successivamente la combinazione di olaparib e bevacizumab» spiega Tuninetti.
Nel tumore dell’ovaio, la vera svolta è arrivata nella terapia di mantenimento. «I PARP inibitori si usano dopo il platino per consolidare la risposta e hanno migliorato sia il tempo senza malattia sia la sopravvivenza globale, come ha dimostrato lo studio SOLO-1 sull’olaparib nelle pazienti con mutazione BRCA. È stato un cambiamento radicale rispetto al passato, quando molte pazienti recidivavano entro due anni. In più, sono farmaci orali generalmente ben tollerati: la tossicità è soprattutto ematologica e iniziale, poi si stabilizza, senza perdita di capelli e con un impatto complessivamente più leggero rispetto alla chemioterapia».
La genetica che guida terapia e prevenzione
Con l’avvento dei PARP inibitori, il test per le mutazioni BRCA1 e BRCA2 ha cambiato ruolo: da esame usato soprattutto per valutare il rischio nelle persone sane è diventato anche uno strumento clinico che aiuta a scegliere la terapia più adatta. L’identificazione di un vero e proprio bersaglio molecolare, il deficit della ricombinazione omologa (HRD), che include anche le mutazioni BRCA, ha permesso di passare da terapie uguali per tutte le pazienti a una medicina di precisione, guidata dalle caratteristiche del tumore.
«Nel tumore dell’ovaio, tutte le pazienti vengono testate per BRCA perché questo ha un doppio valore: aiuta a scegliere la terapia più efficace e permette di fare prevenzione familiare» spiega Tuninetti. La ricerca della mutazione, infatti, consente il test a cascata nei familiari e l’attivazione di percorsi di sorveglianza per le persone sane portatrici, con controlli periodici e strategie di prevenzione e diagnosi precoce. In questo modo non si cura solo la paziente, ma si interviene anche sul rischio familiare, con un impatto che può arrivare a salvare intere famiglie.
Dalla sede del tumore al bersaglio molecolare
Molte mutazioni, come quelle dei geni BRCA, non si trovano solo nel tumore dell’ovaio ma anche in altri tumori, e questo, oltre a cambiare la storia clinica di molti altri pazienti, sta cambiando anche il modo di pensare l’oncologia. Come spiega Tuninetti, «si sta andando verso una medicina sempre più “agnostica”, in cui non è tanto il tipo di tumore a guidare la terapia, ma la mutazione o il bersaglio molecolare presente.
Se un tumore presenta la mutazione dei geni BRCA, farmaci come i PARP inibitori possono essere utilizzati in diversi contesti (ovaio, mammella, prostata o pancreas) a seconda delle indicazioni. In questo scenario, il focus si sposta da “dove nasce il tumore” a “quale alterazione lo guida”, aprendo la strada a un’oncologia sempre più basata sui target e non sulla sede di malattia».
L’obiettivo è sempre quello di offrire ai pazienti la miglior terapia possibile, puntando non solo all’efficacia e alla sopravvivenza, ma anche alla qualità di vita. «È fondamentale – puntualizza l’oncologa – che possano affrontare il percorso in modo sereno, senza essere limitati dagli effetti collaterali: devono vivere più a lungo, ma soprattutto vivere bene».
Verso nuove frontiere terapeutiche
L’impatto della scoperta dei PARP inibitori è andato oltre i tumori legati ai geni BRCA1 e BRCA2. Via via abbiamo capito, infatti, che le cellule tumorali presentano diversi meccanismi che possono diventare un punto debole, se colpiti nel modo giusto. Questo ha aperto la strada alla ricerca di nuove vulnerabilità specifiche dei tumori, sfruttabili per terapie sempre più mirate.
A partire da questo scenario, quale potrebbe essere la prossima grande innovazione destinata ad avere un impatto paragonabile a quello dei PARP inibitori? «C’è stata prima l’era dell’immunoterapia, iniziata nel melanoma e poi estesa alla mammella e ai tumori ginecologici, come endometrio e cervice. Oggi, però, si sta entrando in una nuova fase, quella degli anticorpi farmaco-coniugati, una classe di farmaci già in uso o in studio in diversi tumori. Un esempio è il mirvetuximab nel carcinoma dell’ovaio» chiarisce Toninetti.
«Si tratta di anticorpi che riconoscono un bersaglio specifico sulla cellula tumorale, entrano al suo interno e rilasciano un farmaco direttamente nella cellula, portandola alla morte in modo selettivo. Anche questi trattamenti sono basati sulla medicina di precisione: per esempio il mirvetuximab agisce sulle cellule che esprimono il recettore dei folati, mentre altri anticorpi farmaco-coniugati come sacituzumab govitecan o trastuzumab deruxtecan colpiscono bersagli come TROP2 e HER2, già utilizzati o in sviluppo nel cancro della mammella e altri tumori solidi. L’impressione è che questa tecnologia rappresenti una delle direzioni più promettenti per il futuro dell’oncologia» conclude.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
53.7/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
IEO con le donne: le pazienti usano le chatbot per capire i referti, ma il medico resta insostituibile insalutenews.it
Prof. Paolo Veronesi
Milano, 20 maggio 2026 – Il 43% delle pazienti di tumore al seno non utilizza mai le chatbot basate sull’intelligenza artificiale, come chatgpt, per informarsi sulla propria salute; il 40 % lo fa raramente e solo il 15% invece le consulta spesso. Tra le utilizzatrici più del 45% ha l’obiettivo di interpretare un referto, il 24% di fare ipotesi sul proprio stato di salute e solo il 19% di prendere decisioni. Questi i dati di un sondaggio su un campione pilota di 170 pazienti IEO di tumore del seno, commentati oggi nel corso di IEO CON LE DONNE, il noto evento, unico in Italia, che riunisce una volta all’anno a Milano, al Teatro Manzoni, le donne che hanno vissuto l’esperienza di un tumore del seno e che quest’anno hanno superato quota 1.600.
Tema di quest’anno è l’impatto dell’intelligenza artificiale su diagnosi, cura, ricerca e informazione sui tumori. Ne parlano le pazienti in diretta sul palco, insieme a Paolo Veronesi, Direttore del programma Senologia IEO, che conduce l’incontro, a cui intervengono anche Giuseppe Curigliano, Vicedirettore Scientifico e Direttore della Divisione Nuovi Farmaci per Terapie Innovative, Viviana Galimberti, Direttore della Senologia Chirurgica, Giuseppe Petralia, Direttore della Divisione di Radiologia, Ilaria Durosini, psicologa e psicoterapeuta della Divisione di Psiconcologia.
“Le chatbot sono l’interfaccia accessibile a tutti dell’intelligenza artificiale, ma avendo possibilità informative tendenzialmente infinite, comportano anche dei rischi di cui bisogna essere consapevoli. Da un nostro sondaggio su un piccolo ma significativo campione di pazienti IEO con tumore del seno, emerge che nel complesso le nostre donne mostrano cautela nell’uso delle chatbot per la salute. Li vedono come strumenti potenzialmente utili per informazione e orientamento, ma ritengono fondamentale mantenere il ruolo centrale del medico. Questo ruolo va difeso e potenziato. Se vogliamo che le chatbot siano un vero aiuto per i pazienti, sta a noi medici e a tutto il mondo sanitario non lasciare quei vuoti che spingono le persone “abbandonate” a cercare indiscriminatamente risposte e aiuto nell’intelligenza artificiale. Il rapporto umano non è delegabile alla tecnologia”, dichiara Veronesi.
“D’altro canto in medicina sono tanti i processi che l’intelligenza artificiale esegue meglio di noi umani con effetti che sono già tangibili nella diagnosi, nella terapia e nella ricerca oncologica. Un esempio è il sistema di intelligenza artificiale adottato in IEO, che permette di migliorare la qualità delle immagini della RM Diffusion Whole Body e di dimezzare la durata dell’esame da 40 a 20 minuti, contribuendo così a ridurre il disagio del singolo paziente e a ridurre le attese per un esame che diventa sempre più importante nella diagnostica oncologica. Più in generale la mole enorme di dati biologici e genetici, i cosiddetti “Big-Data”, su cui si basa la moderna oncologia di precisione, se analizzata attraverso sistemi complessi di Intelligenza Artificiale, aiuta a creare percorsi diagnostico-terapeutici più efficienti, a migliorare l’efficacia delle terapie standard, e a velocizzare e potenziare i processi di ricerca per le terapie innovative. Per questo l’intelligenza artificiale allo IEO è già un pilastro importante di tutte le nostre attività”, conclude Veronesi.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?4
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO1
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
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Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
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36.3/100
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Criteri Critici
“Tumore al seno: la malattia, dalla cura all’arte” RaiNews
La breast unit della azienda Dulbecco approccia la malattia con un percorso che passa dalla diagnosi all’interventistica e arriva al sostegno psicologico della paziente. Al teatro Politeama una serata, tra musica e dibattiti, per lanciare messaggio che una diagnosi di tumore al seno, non è una diagnosi di morte.
INTERVISTATI:
FRANCO ABBONANTE - COORDINATORE BREAST UNIT DULBECCO CZ
SIMONA LOIZZO - PRES. INTERGRUPPO PARLAMENTARE TUMORE AL SENO
PATRIZIA BIANCO - VOLONTARIA ASSOCIAZIONE “ANGELA SERRA”
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
51.9/100
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Criteri Critici
Sole e bambini: i 10 falsi miti sul melanoma pediatrico. Bambino Gesù: «La prevenzione parte dall'infanzia Ospedale Pediatrico Bambino Gesù
“La crema solare serve solo al mare”. “Con le nuvole non ci si scotta”. In vista dell’arrivo della stagione estiva, l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù richiama l’attenzione sull’importanza della prevenzione dei tumori cutanei fin dall’infanzia, sfatando i più diffusi falsi miti sul melanoma pediatrico. Sebbene questa forma tumorale rappresenti circa l’1% di tutti i tumori maligni pediatrici e resti quindi una condizione rara, gli specialisti sottolineano come le corrette abitudini di esposizione al sole sin dai primi anni di vita siano fondamentali per ridurre il rischio futuro.
Negli ultimi 5 anni il Bambino Gesù ha seguito circa 40 casi di melanoma pediatrico, soprattutto in adolescenti e bambini con particolari fattori di rischio, attraverso un approccio multidisciplinare che coinvolge dermatologi, oncologi, chirurghi plastici, chirurghi generali e neuroradiologi.
«Nel tempo abbiamo visto crescere la preoccupazione dei genitori riguardo ai nei dei bambini, ma spesso il rischio percepito è sproporzionato rispetto alla realtà», spiega la dott.ssa May El Hachem, responsabile di Dermatologia del Bambino Gesù. «Il melanoma pediatrico esiste, ma resta raro. Tanti bambini vengono sottoposti a controlli dermatologici troppo precoci e non necessari, mentre si presta ancora poca attenzione alla vera prevenzione: la protezione dal sole».
I 10 FALSI MITI SUL MELANOMA PEDIATRICO
1 - “Il melanoma riguarda solo gli adulti”
Anche i bambini possono sviluppare un melanoma, sebbene si tratti di una forma rara che rappresenta circa l’1% dei tumori maligni pediatrici.
2 - “Se un bambino prende qualche scottatura non succede nulla”
Le scottature in età pediatrica, soprattutto se ripetute, aumentano significativamente il rischio di sviluppare melanoma in età adulta. La pelle dei bambini è più vulnerabile ai danni provocati dai raggi UV.
3 - “La crema solare serve solo al mare”
La protezione solare è necessaria anche durante attività sportive all’aperto, passeggiate, piscina e centri estivi: i raggi UV colpiscono anche lontano dalla spiaggia.
4 - “Con le nuvole non ci si scotta”
I raggi ultravioletti attraversano le nuvole e possono danneggiare la pelle anche nelle giornate coperte.
5 - “Ogni nuovo neo nei bambini è pericoloso”
Durante infanzia e adolescenza la comparsa di nuovi nei è spesso fisiologica. A richiedere attenzione sono soprattutto cambiamenti rapidi, crescita anomala o sanguinamento.
6 - “Bisogna portare tutti i bambini dal dermatologo molto presto”
In assenza di segnali sospetti, la prima visita dermatologica può essere programmata intorno ai 10-12 anni, salvo indicazioni diverse del pediatra curante o in presenza di un nevo congenito medio o gigante. Controlli troppo precoci e ripetuti rischiano di creare ansia senza reali benefici clinici.
7 - “Solo i bambini con pelle chiarissima rischiano il melanoma”
Anche i bambini con pelle più scura possono sviluppare melanoma, pur avendo una protezione naturale maggiore.
8 - “Basta mettere la crema una volta al giorno”
Anche se con alto fattore di protezione - il cosiddetto “schermo totale” - la crema solare va applicata almeno 20 minuti prima dell’esposizione e riapplicata frequentemente, ogni 2 ore circa, soprattutto dopo il bagno o una sudorazione intensa.
9 - “Il sole è sempre un nemico da evitare”
Il sole non va demonizzato: bisogna imparare a esporsi correttamente, evitando le ore in cui la radiazione solare è più intensa e utilizzando adeguate protezioni.
10 - “Se un neo non è irregolare allora non è un problema”
Nei bambini è particolarmente importante osservare l’evoluzione delle lesioni cutanee: crescita rapida, modifiche improvvise o sanguinamento possono essere segnali da approfondire.
I CONSIGLI DEGLI SPECIALISTI DEL BAMBINO GESU’
Secondo gli esperti dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, dunque, la vera prevenzione parte da comportamenti quotidiani corretti: evitare le scottature, in particolare nei primi anni di vita, utilizzare sempre una protezione solare adeguata durante tutte le attività all’aperto e insegnare ai bambini come esporsi ai raggi UV in sicurezza.
Gli specialisti ricordano inoltre che la comparsa di nuovi nei durante la crescita è spesso un fenomeno normale. Diverso il caso dei bambini con nevi congeniti giganti o multipli, che necessitano invece di un monitoraggio specialistico sin dalla nascita attraverso percorsi multidisciplinari dedicati.
«Dobbiamo uscire dalla logica della paura» conclude la dott.ssa El Hachem. «Il sole non è un nemico da evitare, piuttosto è l’esposizione che va gestita adeguatamente. La vera prevenzione si fa con comportamenti corretti e informazioni affidabili, non con l’allarmismo».
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
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51.9/100
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Criteri Critici
Protezione non solo al mare ma anche per giocare all’aperto o ai campi estivi. I consigli degli esperti del Bambino Gesù che rassicurano i genitori: è un tumore raro, il rischio percepito è sproporzionato
“La crema solare serve solo al mare”. “Con le nuvole non ci si scotta”. L’ospedale pediatrico Bambino Gesù richiama l’attenzione sull’importanza della prevenzione dei tumori cutanei fin dall’infanzia, sfatando i più diffusi falsi miti sul melanoma pediatrico. Sebbene questa forma tumorale rappresenti circa l’1% di tutti i tumori maligni pediatrici e resti quindi una condizione rara, gli specialisti sottolineano come le corrette abitudini di esposizione al sole sin dai primi anni di vita siano fondamentali per ridurre il rischio futuro.
40 casi negli ultimi 5 anni
Negli ultimi 5 anni il Bambino Gesù ha seguito circa 40 casi di melanoma pediatrico, soprattutto in adolescenti e bambini con particolari fattori di rischio, attraverso un approccio multidisciplinare che coinvolge dermatologi, oncologi, chirurghi plastici, chirurghi generali e neuroradiologi.
“Nel tempo abbiamo visto crescere la preoccupazione dei genitori riguardo ai nei dei bambini, ma spesso il rischio percepito è sproporzionato rispetto alla realtà – spiega May El Hachem, responsabile di Dermatologia del Bambino Gesù – il melanoma pediatrico esiste, ma resta raro. Tanti bambini vengono sottoposti a controlli dermatologici troppo precoci e non necessari, mentre si presta ancora poca attenzione alla vera prevenzione: la protezione dal sole”.
I 10 falsi miti sul melanoma pediatrico
1 - “Il melanoma riguarda solo gli adulti”
Anche i bambini possono sviluppare un melanoma, sebbene si tratti di una forma rara che rappresenta circa l’1% dei tumori maligni pediatrici.
2 - “Se un bambino prende qualche scottatura non succede nulla”
Le scottature in età pediatrica, soprattutto se ripetute, aumentano significativamente il rischio di sviluppare melanoma in età adulta. La pelle dei bambini è più vulnerabile ai danni provocati dai raggi UV.
3 - “La crema solare serve solo al mare”
La protezione solare è necessaria anche durante attività sportive all’aperto, passeggiate, piscina e centri estivi: i raggi UV colpiscono anche lontano dalla spiaggia.
4 - “Con le nuvole non ci si scotta”
I raggi ultravioletti attraversano le nuvole e possono danneggiare la pelle anche nelle giornate coperte.
5 - “Ogni nuovo neo nei bambini è pericoloso”
Durante infanzia e adolescenza la comparsa di nuovi nei è spesso fisiologica. A richiedere attenzione sono soprattutto cambiamenti rapidi, crescita anomala o sanguinamento.
6 - “Bisogna portare tutti i bambini dal dermatologo molto presto”
In assenza di segnali sospetti, la prima visita dermatologica può essere programmata intorno ai 10-12 anni, salvo indicazioni diverse del pediatra curante o in presenza di un nevo congenito medio o gigante. Controlli troppo precoci e ripetuti rischiano di creare ansia senza reali benefici clinici.
7 - “Solo i bambini con pelle chiarissima rischiano il melanoma”
Anche i bambini con pelle più scura possono sviluppare melanoma, pur avendo una protezione naturale maggiore.
8 - “Basta mettere la crema una volta al giorno”
Anche se con alto fattore di protezione - il cosiddetto “schermo totale” - la crema solare va applicata almeno 20 minuti prima dell’esposizione e riapplicata frequentemente, ogni 2 ore circa, soprattutto dopo il bagno o una sudorazione intensa.
9 - “Il sole è sempre un nemico da evitare”
Il sole non va demonizzato: bisogna imparare a esporsi correttamente, evitando le ore in cui la radiazione solare è più intensa e utilizzando adeguate protezioni.
10 - “Se un neo non è irregolare allora non è un problema”
Nei bambini è particolarmente importante osservare l’evoluzione delle lesioni cutanee: crescita rapida, modifiche improvvise o sanguinamento possono essere segnali da approfondire.
I consigli degli specialisti
Secondo gli esperti dell’Ospedale pediatrico la vera prevenzione parte da comportamenti quotidiani corretti: evitare le scottature, in particolare nei primi anni di vita, utilizzare sempre una protezione solare adeguata durante tutte le attività all’aperto e insegnare ai bambini come esporsi ai raggi UV in sicurezza.
Gli specialisti ricordano inoltre che la comparsa di nuovi nei durante la crescita è spesso un fenomeno normale. Diverso il caso dei bambini con nevi congeniti giganti o multipli, che necessitano invece di un monitoraggio specialistico sin dalla nascita attraverso percorsi multidisciplinari dedicati.
“Dobbiamo uscire dalla logica della paura – conclude la dottoressa El Hachem – il sole non è un nemico da evitare, piuttosto è l’esposizione che va gestita adeguatamente. La vera prevenzione si fa con comportamenti corretti e informazioni affidabili, non con l’allarmismo”.
Kylie Minogue: «Ho scoperto un altro tumore al seno dopo 16 anni dalla prima diagnosi. Rimandai le cure per avere un figlio, ma non era... - Il Mattino
📰 Il Mattino📅 2026-05-20T08:20:47
nuovo trattamento cancro
Kylie Minogue: «Ho scoperto un altro tumore al seno dopo 16 anni dalla prima diagnosi. Rimandai le cure per avere un figlio, ma non era... Il Mattino
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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“Incontri Salutari… e non solo”: ad Alassio un appuntamento dedicato alla prevenzione oncologica con la Dott.ssa Stefania Giudici Alassio News
Ad Alassio prosegue il ciclo di appuntamenti dedicati al benessere e alla prevenzione promosso dall’Assessorato alle Politiche Sociali del Comune con la rassegna “Incontri Salutari… e non solo”, ospitata presso il Centro d’Incontro per la Terza Età “L’Isola che C’è” di via Robutti 5.
L’incontro in programma mercoledì 20 maggio alle ore 16.30 è dedicato a un tema di grande importanza e attualità quale la prevenzione oncologica.
Ospite dell’appuntamento sarà la Dott.ssa Stefania Giudici, specialista in oncologia e radioterapia oncologica presso la Struttura Complessa di Radioterapia dell’Ospedale di Sanremo, che guiderà il pubblico in un momento di approfondimento e informazione volto a sensibilizzare sull’importanza della prevenzione, della diagnosi precoce e dei corretti stili di vita.
Al termine dell’incontro sarà offerta ai partecipanti una merenda.
L’ingresso è libero e aperto alla cittadinanza.
Per maggiori informazioni è possibile rivolgersi al Servizio Politiche Sociali – Sportello di cittadinanza del Comune di Alassio, in Piazza Paccini 28, telefono 0182 602455.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?3
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
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Criteri Critici
Morte Maria Miceli: «Indotta ad abbandonare le cure oncologiche» QuiBrescia
Secondo la perizia medico-legale influenze esterne avrebbero deviato il percorso terapeutico. Il pm chiede l’archiviazione, ma la famiglia annuncia battaglia in giudizio. Manerbio.La showgirl e ballerina di Manerbio (Brescia)Maria Miceli, morta nel maggio 2023 a 35 anni per un tumore,sarebbe stata «indotta impropriamente ad abbandonare le cure tradizionali sulla base di indicazioni terapeutiche non scientifiche e diagnosi false».È quanto emerge dallaconsulenza medico-legaledisposta dal gip di Milano Luigi Iannelli, che nei mesi scorsi aveva accolto l’istanza del legale della famiglia, l’avvocato Marco Marzari,chiedendo ulteriori accertamenti dopo l’opposizione all’archiviazione.Secondo gli approfondimenti,la decisione della giovane di interrompere il percorso oncologico sarebbe maturata all’interno di un contesto diinfluenze esterne riconducibili a due donne legate a un gruppo definito “Noi è, io sono”,organizzazione che rifiuterebbe l’autorità delle istituzioni e della medicina ufficiale.Una di loro si sarebbe presentata con titoli non posseduti, mentre l’altra, indicata come “sciamana”, avrebbe proposto rituali spirituali e regimi alimentari alternativi, contribuendo all’allontanamento dalle terapie.Maria Miceli, secondo quanto ricostruito, aveva progressivamente sospeso chemioterapia e controlli specialistici, affidandosi a diete, integratori e pratiche alternative. La malattia, nel frattempo, era progredita fino al decesso.Nonostante le conclusioni della consulenza, però, i periti precisano che non è possibile stabilire con certezza, o con alta probabilità, che un corretto percorso terapeutico avrebbe garantito una maggiore aspettativa di vita,vista la gravità del quadro clinico.Sulla base di questi elementi,la Procura ha chiesto l’archiviazionedel caso, ma la vicenda giudiziaria non è chiusa.L’avvocato della famiglia ha già annunciato opposizione:«Sto valutando il parere di un oncologo per verificare le conclusioni della perizia», ha spiegato, «e chiederò comunque che la vicenda venga approfondita,anche per l’ipotesi di esercizio abusivo della professione medica».
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
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Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?4
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
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Criteri Critici
Facciamo prevenzione unipr.it
Università di Parma e Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori – LILT Parma hanno stipulato una convenzione per la realizzazione del progetto “Facciamo prevenzione”, rivolto a studentesse, studenti e personale dell’Ateneo.
L’iniziativa è nata su impulso del Comitato Unico di Garanzia per le pari opportunità, la valorizzazione del benessere di chi lavora e contro le discriminazioni (CUG) dell’Università e si inserisce in Unipr4Life, il grande progetto di promozione del benessere dedicato a tutta la comunità universitaria.
Il progetto “Facciamo prevenzione” si articola in due moduli:
• Battilo sul tempo
• Il benessere parte da noi
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Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
37.4/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Biopsia liquida per terapia mirata in cancro seno metastatico gazzettadireggio.com
La biopsia liquida “è una delle procedure che sta permettendo di realizzare il percorso di caratterizzazione molecolare, in questo caso per le pazienti con tumore della mammella in stadio avanzato, ma in generale per molti tumori solidi. Si tratta di una procedura minimamente invasiva – un semplice prelievo di sangue – da cui viene estratto il Dna tumorale circolante. Questo viene poi analizzato per individuare la presenza di alterazioni che possono rappresentare marcatori predittivi, positivi o negativi, di risposta ai trattamenti. Nel caso specifico del tumore della mammella, permette di identificare questi marcatori e di indirizzare le pazienti verso terapie a bersaglio molecolare. E’, a tutti gli effetti, una delle procedure che sta ridefinendo il panorama diagnostico e predittivo per i farmaci di nuova generazione”. Lo ha detto Umberto Malapelle, coordinatore del Gruppo di patologia molecolare e medicina di precisione della Siapec – Società italiana di anatomia patologica e citopatologia diagnostica e presidente Islb-International Society of Liquid Biopsy, partecipando oggi a Milano all’incontro organizzato dalla comunità oncologica e delle associazioni dei pazienti per fare il punto sulla medicina di precisione nella cura del tumore al seno metastatico ormonoresponsivo/Her2 e sull’accesso alla biopsia liquida.
Lo svolgimento del test ha bisogno di una competenza particolare. “La fase di caratterizzazione – spiega l’esperto – richiede un expertise profondo, che si sviluppa all’interno dei laboratori di anatomia patologica e di patologia molecolare predittiva. Richiede l’accesso a infrastrutture dedicate, ma soprattutto un solido know-how: l’interpretazione dei risultati emersi da queste analisi necessita di una formazione specifica, poiché si lavora su micro-tracce di informazione. Eppure, queste tracce possono rappresentare un vero spartiacque per la cura dei pazienti”.
Proprio per…
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?3
48.9/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
RADIOTERAPIA ONCOLOGICA E SUPPORTO PSICOLOGICO: AL SANT’ANNA NASCONO I “CERCHI” PER ACCOMPAGNARE LE PAZIENTI DURANTE IL PERCORSO DI CURA ospfe.it
Un luogo protetto dove condividere paure, emozioni, esperienze e ritrovare, attraverso la relazione con gli altri, un nuovo equilibrio durante la malattia oncologica. È questo il cuore dei “Cerchi”, il percorso di gruppo nato all’interno dell’Unità Operativa di Radioterapia oncologica dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara, in collaborazione con l’Associazione ANDOS (Associazione Nazionale Donne Operate al Seno) di Ferrara, per offrire sostegno psicologico e relazionale alle pazienti impegnate nelle cure.
L’iniziativa prende forma grazie all’impegno della Radioterapia oncologica, guidata dal dott. Antonio Stefanelli, e al coordinamento tecnico del dott. Lorenzo Tacchini, che hanno reso possibile l’avvio di un’esperienza capace di integrare assistenza sanitaria e supporto psicologico all’interno del percorso terapeutico. Determinante anche il contributo dell’ANDOS, diretta dalla presidente dott.ssa Marcella Marchi. Il progetto viene sviluppato attraverso il lavoro della dott.ssa Dorina Adelaide Lombardo, psicologa volontaria dell’associazione, affiancata dalla dott.ssa Alice Miari Frazzoni, psicologa in formazione impegnata nel tirocinio abilitante.
Gli incontri dei “Cerchi” si svolgono nel pomeriggio, in uno spazio dedicato all’interno della Radioterapia, e coinvolgono prevalentemente donne che si trovano in differenti fasi della malattia: durante la radioterapia o la chemioterapia, nelle prime fasi del percorso oppure dopo la conclusione delle cure.
L’esperienza nasce dall’ascolto dei bisogni emersi nei colloqui individuali, nei quali sono stati rilevati elementi ricorrenti come il senso di incertezza verso il futuro e il desiderio di mantenere un contatto costante con il contesto sanitario anche oltre il momento strettamente terapeutico. I “Cerchi” rappresentano così uno spazio di condivisione e continuità, il cui nome richiama simbolicamente il “tenersi per mano”, favorendo sostegno reciproco, appartenenza e vicinanza emotiva.
Il format degli incontri alterna momenti di confronto spontaneo a strumenti specifici come brainstorming e role playing, tecniche che aiutano le partecipanti a elaborare emozioni, difficoltà e dinamiche relazionali. In alcuni momenti è previsto anche il coinvolgimento dei familiari, con l’obiettivo di favorire una maggiore comprensione reciproca e un supporto condiviso lungo il percorso di cura.
All’interno del progetto è stata inoltre introdotta un’esperienza sensoriale attraverso l’utilizzo di una campana tibetana di grandi dimensioni. Il suono profondo e avvolgente consente alle partecipanti di ritrovare il contatto con il proprio corpo, spesso vissuto con distanza durante la malattia, favorendo rilassamento, ascolto di sé e maggiore consapevolezza.
Nel corso degli incontri il racconto personale si è progressivamente ampliato: dalla condivisione della malattia si è passati a una narrazione più estesa della propria vita, includendo ricordi, emozioni, relazioni e vissuti personali. Il gruppo diventa così uno spazio a 360 gradi, in cui ogni esperienza può trovare ascolto e accoglienza.
L’iniziativa rappresenta anche un’importante occasione di crescita umana e professionale per tutti i soggetti coinvolti. Le persone che partecipano ai “Cerchi” portano infatti contributi preziosi, trasformando il gruppo in un luogo di scambio autentico, nel quale chi ha già attraversato alcune fasi della malattia può diventare per le altre una guida silenziosa ma significativa. Il progetto è ancora in una fase iniziale, ma presenta importanti potenzialità di sviluppo anche attraverso il possibile coinvolgimento futuro di ulteriori professionisti della salute.
Un pensiero speciale viene rivolto alle pazienti e ai loro familiari che hanno scelto di partecipare e condividere la propria esperienza. Perché è anche nella relazione, nell’ascolto e nella condivisione che la cura trova una delle sue espressioni più autentiche.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
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Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
49.3/100
Punteggio Totale
C
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Criteri Critici
Lorenzo sconfigge la leucemia a 8 anni: la diagnosi, poi il trapianto di midollo. Il papà: «Curato dalla buona sanità» Il Gazzettino
PORDENONE - «Quando ci hanno detto che nostro figlio di 8 anni Lorenzo aveva una forma rara di leucemia, ci è caduto il mondo addosso. Abbiamo pensato a un errore, non era possibile. Eravamo andati in ospedale per un po’ di febbre. Da lì è iniziata un’avventura che il bambino ha affrontato come un leone, fino alla remissione della malattia. Io e la mia compagna Eva vogliamo ringraziare tutta l’équipe dell’ospedale Burlo Garofolo di Trieste, ha salvato la vita a nostro figlio». Non trattiene l’emozione papà Marco, addestratore cinofilo pordenonese di 51 anni. Finalmente la luce in fondo al tunnel: dopo le feste pasquali, il piccolo Lorenzo, oggi 10 anni, è tornato a scuola. La battaglia contro la malattia, tra ricoveri e dimissioni, è durata quasi due anni e oggi papà e mamma possono tirare un sospiro di sollievo. «Abbiamo deciso di parlare della storia di nostro figlio per raccontare un caso di efficienza sanitaria, ringraziando con una lettera il primario di ematologia Marco Rabusin e tutto lo staff, dai sanitari agli addetti alle pulizie. Sono stati perfetti».
LA VICENDA
«Il 30 novembre 2024 - racconta papà Marco - abbiamo portato Lorenzo in ospedale a Pordenone. Aveva febbre alta da 4-5 giorni che nonostante l’antibiotico non andava giù. All’inizio i medici hanno pensato a una bronchite e hanno deciso di tenerlo una sera in osservazione. Ma alle 23.30 è arrivato il verdetto: leucemia. Abbiamo pianto tantissimo, non riuscivamo a crederci. Ci hanno chiesto se preferivamo trasferire il bambino a Padova o al Burlo ed essendo friulani abbiamo scelto Trieste. Il primo dicembre Lorenzo era già ricoverato lì, trasportato in ambulanza. Dopo due settimane di accertamenti si è scoperto che si trattava di una forma di leucemia rara, per la quale non esistevano protocolli. Solo 10 casi in Italia e 100 in Europa». Il bimbo è rimasto in ospedale fino al 26 dicembre e da quel momento sono seguiti una serie di ricoveri e dimissioni a seconda delle terapie. «Il primo ciclo di chemio non va bene. Ci iscrivono subito nella lista internazionale di trapianti di midollo osseo, dal momento che Lorenzo è figlio unico e solo i fratelli sono compatibili al 100 per cento. Intanto il secondo ciclo di chemio inizia a dare dei frutti. Ma mio figlio prima del trapianto si è dovuto sottoporre ad altri tre interventi perché non dovevano esserci infezioni in corso: appendicite, un fungo su un polmone e anche ai denti da latte cariati. È stato un leone, non ha mai perso il sorriso ed è rimasto sempre ottimista. Come noi del resto, l’umore è la prima medicina. Non ha mai chiesto “perché a me” e come mai avesse perso i capelli. La psicologa del Burlo Laura Pomicino lo ha seguito e gli ha spiegato la malattia in maniera delicata». In ospedale Lorenzo è andato anche a scuola: «Ha frequentato le lezioni con la maestra Roberta e le altre insegnanti che si sono messe in contatto con la sua primaria di Bannia. E ha superato brillantemente l’anno». Poi il 16 luglio 2025 finalmente il trapianto da un donatore inglese del 2001. «Il trapianto di midollo - spiega papà Marco - è una trasfusione di cellule staminali, che vengono somministrate in 3-4 ore. Dopo una settimana Lorenzo ha iniziato a produrre il suo midollo. E finalmente dopo pasqua è tornato a scuola e a giocare a calcio. Ora sta riniziando a fare i vaccini che il trapianto ha azzerato e a luglio ci sarà il controllo, ma finalmente sta bene».
SOLIDARIETÀ
Accanto ai genitori di Lorenzo, gli amici Erica e Christian, Francesca e Marco. «Ci hanno fatto conoscere l'associazione benefica “La partita da vincere” di Gianni Cimarosti grazie alla quale Alex Del Piero ha inviato un video di saluti e Christian Kabasele, giocatore dell'Udinese, ci è venuto a trovare a casa e ci ha incontrato diverse volte a fine partita. Le altre associazioni che ci sono state vicine “Io tifo Sveva” e Agmen che ha sostenuto le nostre trasferte. Ringraziamo ancora - conclude papà Marco - il personale del Burlo Garofolo, la sanità ha funzionato, saremo grati per sempre».
Cancro al colon, in Trentino cento interventi all’anno. Cia (Forza Italia): «Il sistema regge, ma una quota di pazienti si rivolge a strutture fuori provincia» - Il T Quotidiano
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
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Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
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Criteri Critici
Cancro al colon, in Trentino cento interventi all’anno. Cia (Forza Italia): «Il sistema regge, ma una quota di pazienti si rivolge a strutture fuori provincia» Il T Quotidiano
Sanità martedì 19 Maggio, 2026 diRedazione Il consigliere provinciale di Forza Italia Claudio Cia ha ricevuto da Asuit il riscontro a un accesso agli atti relativo ai tempi di attesa e alla presa in carico chirurgica dei tumori del colon negli ospedali pubblici trentini. La richiesta riguardava il numero di pazienti in lista, gli interventi eseguiti, i tempi di accesso alle cure, i casi trattati fuori provincia e i criteri organizzativi adottati nella gestione delle priorità. Dai dati forniti emerge che nelle strutture pubbliche provinciali i pazienti sottoposti a intervento chirurgico per tumore maligno del colon sono stati107 nel 2024, 97 nel 2025 e 30 fino al 30 aprile 2026. Secondo Asuit, i casi trattati entro i tempi massimi previsti sono stati il 92% nel 2024, il 91% nel 2025 e il 93% nel 2026per il periodo preso in considerazione. Nella risposta vengono però segnalati anche 14 casi di mobilità passiva programmata fuori provincia nel 2024. Inoltre ASUIT riporta l’attività svolta dall’Ospedale San Camillo sulla stessa patologia:21 interventi nel 2024, 17 nel 2025 e 7 fino al 15 maggio 2026. L’Azienda sanitaria precisa tuttavia che si tratta di pazienti arruolati direttamente dalla struttura privata accreditata e non inviati dal sistema sanitario provinciale. «Questi dati non descrivono un allarme generalizzato sulla chirurgia del colon nel pubblico, e questo va riconosciuto», osserva Claudio Cia. «Ma proprio per questo rendono ancora più legittima una domanda precisa: se esiste una capacità oncologica accreditata già operante sul territorio, se permangono casi fuori provincia e se nel 2026 si ipotizza di ridurre proprio quel contributo, allora è legittimo chiedere con quali criteri si stiano limitando e distribuendo i volumi oncologici e se tali scelte rispondano davvero all’interesse del paziente e alla tempestività delle cure». Il consigliere richiama così la questione già sollevata in una recente interrogazione sulla proposta contrattuale 2026 destinata al San Camillo, nella quale — secondo quanto riferito — non sarebbero più comprese tra le prestazioni chirurgiche alcune patologie oncologiche precedentemente trattate dalla struttura. Cia evidenzia anche un problema legato all’aggiornamento dei dati: «Siamo quasi a metà del 2026 e, su profili rilevanti, ASUIT restituisce ancora dati 2024. Non pretendo aggiornamenti in tempo reale, ma almeno una programmazione fondata su dati 2025 o comunque su elementi più vicini alla realtà». Nella risposta all’accesso agli atti, Asuit indica inoltre come non disponibile il dato relativo al numero complessivo dei pazienti inseriti in lista di attesa nel 2024 per questa patologia. L’Azienda richiama infine l’esistenza di strumenti interni di monitoraggio e di un documento aziendale per la gestione delle liste di ricovero, senza però allegarne copia. Il caso di Donatello Baldo In molte specialità supera il 50%. E a cardiologia sfiora il 70%. Degasperi (Onda): «C'è una casta che sta facendo soldi» La proposta di Lucia Ori Vengono chieste risorse certe e più diritti per i lavoratori in appalto Salute di Redazione La Provincia punta sulla medicina territoriale con finanziamenti extra per chi sceglie di restare in Trentino dopo il triennio di formazione L'intervista di Simone Casciano L'assessore alla Salute promuove il piano di accoglienza e lavoro del Terzo Settore