Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
60.0/100
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Criteri Critici
Farmaci oncologici orali, monitoraggio digitale precoce migliora la gestione degli effetti avversi Farmacista33
Oncologia
oncologia
21 Maggio 2026
Farmaci oncologici orali, monitoraggio digitale precoce migliora la gestione degli effetti avversi L’introduzione di strumenti digitali di monitoraggio gestiti dal farmacista può favorire l’identificazione precoce degli effetti avversi nei pazienti che iniziano una terapia antitumorale orale. di Paolo Levantino - Farmacista clinico
I pazienti oncologici che utilizzano questionari elettronici di monitoraggio precoce ricevono il primo intervento del farmacista in media 10 giorni prima rispetto a chi segue il percorso standard, con una riduzione del ricorso a ricoveri e pronto soccorso nei tre mesi successivi all'inizio della terapia. È quanto emerge da uno studio prospettico randomizzato pubblicato sull'American Journal of Health-System Pharmacy, condotto su 388 pazienti in trattamento con antitumorali orali."
Interventi più rapidi sulla terapia
I partecipanti sono stati suddivisi in due gruppi: uno ha ricevuto l’assistenza standard, mentre l’altro è stato seguito con un sistema di monitoraggio che prevedeva l’invio di un questionario elettronico tra 7 e 14 giorni dall’inizio della terapia. Le risposte venivano successivamente analizzate dai farmacisti integrati nel team oncologico, con l’obiettivo di individuare eventuali problemi legati al trattamento e intervenire tempestivamente nella gestione della terapia.
I risultati mostrano che i pazienti che hanno compilato il questionario elettronico hanno ricevuto interventi più rapidi e più frequenti rispetto a quelli monitorati con le modalità tradizionali: in media, il primo intervento del farmacista è avvenuto dopo circa 15 giorni nei pazienti che avevano risposto al questionario, contro i 25 giorni osservati nel gruppo che aveva ricevuto solo l’assistenza standard.
Migliore individuazione degli effetti avversi
Il monitoraggio elettronico ha, inoltre, favorito una maggiore individuazione degli effetti avversi nelle fasi iniziali della terapia. Nei primi 45 giorni di trattamento, infatti, circa il 37% dei pazienti che aveva compilato il questionario ha ricevuto almeno un intervento del farmacista legato alla gestione degli effetti collaterali, rispetto al 19% dei pazienti seguiti con il monitoraggio tradizionale. L’analisi delle risposte consente, infatti, al farmacista di individuare precocemente sintomi come nausea, diarrea, rash cutanei o difficoltà nell’assunzione dei farmaci, suggerendo strategie per la gestione degli effetti collaterali, valutando eventuali problemi di aderenza terapeutica e coordinandosi con il medico per possibili modifiche del trattamento.
Riduzione dell’utilizzo dei servizi sanitari
Infine, i pazienti coinvolti nel programma di monitoraggio elettronico hanno mostrato una minore probabilità di ricorrere a ricoveri ospedalieri o accessi al pronto soccorso nei 90 giorni successivi all’inizio della terapia, suggerendo che l’identificazione precoce dei problemi e l’intervento tempestivo del farmacista possano contribuire a gestire gli effetti collaterali in modo più efficace ed evitare il peggioramento dei sintomi fino alla necessità di cure urgenti.
Nonostante i risultati promettenti, lo studio presenta alcune limitazioni, poiché è stato condotto in un singolo centro e solo il 47% dei pazienti ha risposto al questionario elettronico, evidenziando come l’efficacia di questo tipo di monitoraggio dipenda anche dal livello di coinvolgimento dei pazienti e dalla loro familiarità con gli strumenti digitali. Gli autori sottolineano quindi la necessità di ulteriori studi multicentrici e con campioni più ampi per confermare i benefici del monitoraggio elettronico precoce e valutarne l’implementazione su larga scala nei programmi di gestione delle terapie oncologiche.
Fonte:
American Journal of Health-System Pharmacy, 2026;, zxag070, https://doi.org/10.1093/ajhp/zxag070
ph.cr.magnific
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO5
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Tumore del colon-retto localizzato, pembrolizumab perioperatorio promettente nei pazienti con dMMR/MSI pharmastar.it
Un trattamento perioperatorio con l’anti-PD-1 pembrolizumab ha mostrato un’efficacia incoraggiante in pazienti con carcinoma del colon-retto localizzato, resecabile e non trattato in precedenza, che presentavano deficit del sistema di riparazione dei mismatch del DNA (dMMR)/instabilità dei microsatelliti (MSI). Il dato arriva dallo studio IMHOTEP, un trial multicentrico francese di fase 2, pubblicato di recente sul Journal of Clinical Oncology. Complessivamente, infatti, il tasso di risposta patologica completa (pCR) è risultato superiore al 50%.
«Lo studio IMHOTEP ha mostrato risultati promettenti, con una risposta patologica completa (pCR) raggiunta dopo uno o due cicli di pembrolizumab neoadiuvante nel 53% dei pazienti con carcinoma del colon-retto con dMMR/MSI. Per quanto ne sappiamo, questo studio prospettico è il primo a dimostrare la fattibilità e la sicurezza del trattamento perioperatorio con pembrolizumab», concludono Christelle de la Fouchardière, del Paoli-Calmettes Institute dell’Università di Aix-Marsiglia, e i colleghi.
Produzione di neoantigeni altamente immunogenici in presenza di dMMR/MSI
La presenza di dMMR/MSI rappresenta un fenotipo distinto tra i tumori solidi, che determina la generazione di neoantigeni altamente immunogenici, spiegano gli autori nel loro abstract. Da qui il razionale di utilizzo dell’immunoterapia nei pazienti con tumori che presentano questa caratteristica.
L’immunoterapia con pembrolizumab è attualmente approvata come trattamento di prima linea per i tumori del colon-retto con dMMR/MSI non resecabili o metastatici.
Con il loro studio, i ricercatori transalpini hanno provato a valutare l'efficacia e la tollerabilità di pembrolizumab in una fase più precoce della malattia, prima e dopo l’intervento chirurgico, in pazienti con tumore del colon-retto localizzato e operabile, con dMMR/MSI.
Lo studio IMHOTEP
Tra il 26 novembre 2021 e il 22febbraio 2023 gli autori hanno arruolato 81 pazienti, che sono stati trattati con uno o due cicli di pembrolizumab 400 mg ogni 6 settimane prima dell'intervento chirurgico e successivamente con pembrolizumab 400 mg ogni 6 settimane, per una durata totale del trattamento di un anno.
L'endpoint primario del trial era il tasso di risposta patologica completa (pCR) (ypT0N0), mentre fra gli endpoint secondari figuravano la sopravvivenza libera da eventi (EFS) e la sopravvivenza globale (OS).
L'età mediana dei partecipanti era di 66 anni (range: 21-89), il 52% era di sesso femminile e il 71% aveva una malattia in stadio III al basale.
Sopravvivenza a 2 anni del 98%
Complessivamente, dei 72 pazienti nei quali era possibile valutare l’efficacia, 38 hanno raggiunto la pCR (52,7%; IC al 95% 41,4%-63,9%). Un'analisi post-hoc ha poi mostrato che il tasso di pCR è aumentato dal 46% (23 pazienti su 50) dopo un ciclo di pembrolizumab neoadiuvante, al 68,2% (15 pazienti su 22) dopo due cicli di pembrolizumab neoadiuvante (P = 0,0125).
A un follow-up mediano di 24,5 mesi (IC al 95% 23,3–25,6 mesi), sono stati riscontrati eventi correlati alla neoplasia in cinque pazienti (6,9%), tra cui progressione in un caso, recidiva in tre casi e decesso in un caso.
Il tasso di OS a 24 mesi è risultato del 98% (IC al 95% 88%-100%).
Epatite l’evento avverso più comune
Anche il profilo di sicurezza e tollerabilità del trattamento perioperatorio con pembrolizumab nella popolazione studiata è apparso incoraggiante.
Infatti, eventi avversi immuno-correlati di grado ≥3 si sono verificati in 14 pazienti (15,7%), di cui cinque prima dell'intervento chirurgico e sette dopo.
L'evento avverso più comune è stato l'epatite, sviluppata da due pazienti (3%). È stato, inoltre, segnalato un decesso correlato al trattamento, dovuto a miastenia.
Bibliografia
C. de la Fouchardière, et al. Efficacy of Perioperative Pembrolizumab in Mismatch Repair Deficient/Microsatellite Unstable Localized Colorectal Cancers: Results of the Phase II Trial IMHOTEP. https://ascopubs.org/doi/10.1200/JCO-25-02169
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📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
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Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
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54.1/100
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Criteri Critici
Tumore al polmone, al Civile diagnosi e trattamento insieme Giornale di Brescia
Una sola anestesia generale per arrivare, nella stessa seduta operatoria, alla diagnosi e al trattamento chirurgico di un tumore polmonare in fase precoce . È il risultato raggiunto nei giorni scorsi dalla Lung unit degli Spedali Civili di Brescia, con una procedura integrata tra broncoscopia robotica diagnostica avanzata e chirurgia toracica robotica : una delle prime esperienze di «single anaesthesia» in un ospedale pubblico italiano.
Così, commenta il direttore generale Luigi Cajazzo , «gli Spedali Civili confermano il proprio ruolo tra i centri europei più avanzati nell’ambito della pneumologia interventistica e della chirurgia toracica robotica. Ancora una volta emerge con chiarezza la forza della squadra e della collaborazione multidisciplinare».
L'ospedale Civile di Brescia
Ne sono convinti Michela Bezzi, direttore della Struttura complessa Pneumologia, Mauro Novali, responsabile della Pneumologia interventistica, e Mauro Benvenuti, direttore della Chirurgia toracica: «Questo risultato rappresenta un importante avanzamento organizzativo, tecnologico e clinico. La possibilità, in casi selezionati, di diagnosticare e trattare chirurgicamente un tumore polmonare nella stessa anestesia generale - spiegano - permette di accelerare enormemente il percorso del paziente e rappresenta una prospettiva molto importante per il trattamento mininvasivo del tumore del polmone e della diagnosi precoce».
Quali vantaggi
La broncoscopia robotica disponibile agli Spedali Civili dal dicembre 2024, primo ospedale pubblico in Europa, consente di diagnosticare tumori polmonari di piccolissime dimensioni, anche inferiori a un centimetro. Questo è particolarmente importante nell’era dello screening e del trattamento mininvasivo del tumore del polmone.
L’intervento chirurgico con tecnica robotica, implementata dalla èquipe di chirurgia toracica con la disponibilità agli Spedali Civili delle piattaforme Da Vinci e Versius, consente resezioni polmonari selettive e precise sia nella procedura demolitiva che in quella ricostruttiva, prevede incisioni minime con notevole diminuzione del dolore post-operatorio, riduce notevolmente i tempi di recupero e favorisce un più rapido ritorno alla normalità.
Per la prima volta nel presidio ospedaliero bresciano entrambe le procedure sono state effettuate con un unico intervento, senza lunghe attese per la diagnosi e la programmazione, senza doppio ricovero e doppia anestesia.
Il caso
La paziente era affetta da una lesione polmonare del lobo superiore sinistro e nello specifico di una forma iniziale di tumore polmonare difficile da diagnosticare. In precedenza era già stata sottoposta, in altre strutture, a un tentativo diagnostico non conclusivo.
Dopo la presa in carico multidisciplinare da parte della Lung Unit degli Spedali Civili e il completamento degli approfondimenti radiologici e medico-nucleari, la paziente è stata sottoposta in meno di tre settimane a diagnosi definitiva e trattamento chirurgico radicale in un unico intervento.
Tradizionalmente questi pazienti affrontano due procedure distinte a diverse settimane di distanza, mentre l’approccio «single anaesthesia» consente di ridurre drasticamente i tempi di diagnosi e cura, diminuendo lo stress fisico ed emotivo per il paziente e accelerando il trattamento dei tumori polmonari in stadio precoce, con una razionalizzazione nell’utilizzo delle sale operatorie e dei costi sanitari.
La tecnologia
Ulteriore elemento innovativo della procedura è stato l’utilizzo da parte dell’anestesista di un tubo bilume dotato di microtelecamera integrata, che consente la visualizzazione continua delle vie aeree durante tutta la procedura anestesiologica e chirurgica.
Una tecnologia che permette il controllo costante della posizione del tubo, il monitoraggio continuo delle vie aeree, una identificazione immediata di eventuali secrezioni e una maggiore sicurezza anestesiologica e ventilatoria.
Lavoro multidisciplinare
Il percorso è stato reso possibile dal lavoro quotidiano multidisciplinare della Lung Unit, con il coinvolgimento integrato di pneumologi interventisti, chirurghi toracici, anestesisti, anatomopatologi, radiologi, medici nucleari, oncologi, radioterapisti, personale infermieristico e tecnici sanitari.
La procedura è stata eseguita dall’équipe della Pneumologia e della Chirurgia toracica robotica con il supporto della Struttura complessa di Anestesia e Rianimazione cardio-toracica, dell’Anatomia patologica, della Radiologia e della Medicina Nucleare.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?3
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
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Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
55.9/100
Punteggio Totale
B
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Criteri Critici
Test genomici riducono del 40% l’uso della chemioterapia nel cancro al seno. V-news.it
I test genomici stanno rivoluzionando il trattamento del cancro al seno, riducendo l'uso della chemioterapia fino al 40% e personalizzando le terapie in base alle caratteristiche genetiche del tumore. Nonostante le sfide legate ai costi e alla disponibilità, esperti come l'oncologo Giuliano sono ottimisti sul futuro di queste tecnologie, che promettono di migliorare la qualità della vita delle pazienti.
Tumori: la Rivoluzione dei Test Genomici
Negli ultimi anni, la lotta contro il cancro al seno ha fatto passi da gigante, grazie all’introduzione di test genomici che promettono di rivoluzionare il modo in cui vengono trattati i pazienti. Secondo l’oncologo Giuliano, questi test possono ridurre l’uso della chemioterapia fino al 40%, permettendo di personalizzare le terapie e migliorare la qualità della vita delle pazienti. I test genomici analizzano il DNA delle cellule tumorali per identificare le caratteristiche specifiche del tumore, fornendo informazioni cruciali per decidere il trattamento più appropriato.
Chemioterapia: Un Approccio Tradizionale
Tradizionalmente, la chemioterapia è stata considerata il trattamento standard per i tumori al seno, indipendentemente dalle specificità del caso. Tuttavia, questo approccio ha spesso effetti collaterali devastanti e non sempre porta ai risultati sperati. L’oncologo Giuliano sottolinea l’importanza di passare a una medicina più personalizzata, in cui le terapie siano scelte in base alle caratteristiche genetiche del tumore. “Non tutte le pazienti hanno bisogno della chemioterapia,” afferma Giuliano. “I test genomici ci aiutano a capire chi può essere risparmiato da questo trattamento aggressivo”.
Il Ruolo dei Test Genomici
I test genomici, come il famoso Oncotype DX, analizzano diversi geni all’interno del tumore per determinare il rischio di recidiva. Questo permette ai medici di valutare se una paziente può beneficiare di un trattamento ormonale o se è necessario un approccio più aggressivo. “Con questi strumenti, possiamo davvero ottimizzare le cure,” spiega Giuliano. “Abbiamo dati che dimostrano come l’uso di test genomici possa portare a una significativa riduzione della chemioterapia senza compromettere la sopravvivenza delle pazienti”.
Il Futuro della Oncologia
La sfida per il futuro è rendere questi test più accessibili a un numero maggiore di pazienti. Attualmente, i test genomici possono essere costosi e non sempre coperti dalle assicurazioni sanitarie. Tuttavia, l’oncologo Giuliano è fiducioso che, con il tempo, diventeranno una prassi comune nel trattamento del cancro al seno. “Dobbiamo continuare a investire nella ricerca e nella sensibilizzazione,” conclude. “Solo così potremo garantire a tutte le pazienti le migliori cure possibili, riducendo al contempo il carico della chemioterapia”.In conclusione, la combinazione di test genomici e terapie personalizzate segna un’importante evoluzione nella lotta contro il cancro al seno. Con esperti come Giuliano in prima linea, il futuro della oncologia appare promettente, con nuove speranze per le pazienti di tutto il mondo.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
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Criteri Critici
Tumori, oncologo De Angelis: "Test su biopsia riducono tempi e ansia pazienti cancro seno" Adnkronos
"Auspicabile siano rimborsati, migliorano l'efficacia delle cure e la qualità del percorso assistenziale"
"Dal 2005 abbiamo dati che dimostrano come sia tecnicamente possibile effettuare un test genomico sul campione bioptico, ottenendo risultati altamente sovrapponibili a quelli ricavati dal campione tumorale definitivo. Questo è il primo elemento che deve essere compreso e recepito nella pratica clinica". Lo ha detto Carmine De Angelis, oncologo dell'Istituto nazionale tumori Irccs Fondazione G. Pascale, intervenendo oggi a Napoli all'incontro 'Genomics at Work: The Evolution of the Patient Journey in Early Breast Cancer', dedicato all'evoluzione delle cure nel tumore del seno in stadio precoce.
"Effettuare il test sul campione bioptico - chiarisce l'esperto - permette al gruppo multidisciplinare di avere indicazioni utili già nelle prime fasi del percorso terapeutico. Questo significa ridurre i tempi decisionali, ma anche l'ansia delle pazienti legata all'attesa dei risultati. Oggi abbiamo a disposizione nuove opportunità terapeutiche che potrebbero essere integrate nella pratica clinica. Per questo motivo, la possibilità di ottenere un rimborso del test genomico effettuato sui campioni bioptici rappresenterebbe un passaggio auspicabile. Non si tratta soltanto di anticipare i tempi - conclude De Angelis - ma anche di implementare strategie terapeutiche innovative e sempre più personalizzate, migliorando l'efficacia delle cure e la qualità del percorso assistenziale delle pazienti".
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
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Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
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Criteri Critici
Cancro seno, oncologa Arpino: "Percorsi uniformi per accesso ai test genomici" Vivere Italia
daAdnkronos (Adnkronos) - "Per estendere realmente l'utilizzo dei test genomici" nel cancro al seno "è necessario continuare a fare informazione e formazione, sia a livello del personale medico oncologico sia delle associazioni di pazienti, che svolgono un ruolo fondamentale nel rendere le donne consapevoli della possibilità di effettuare un test capace di affinare in modo più preciso la scelta tra ormonoterapia e chemioterapia. Non è semplice, ma credo che in Italia si stia facendo un ottimo lavoro per portare in tutte le regioni un accesso uniforme a questi test". Così Grazia Arpino, professore associato di Oncologia presso il Dipartimento di Medicina clinica e Chirurgia dell'università degli Studi di Napoli Federico II, intervenendo oggi nel capoluogo campano all'evento dedicato all'evoluzione della medicina di precisione nel carcinoma mammario, dal titolo 'Genomics at Work: The Evolution of the Patient Journey in Early Breast Cancer'. "Per superare queste disuguaglianze di accesso - suggerisce Arpino - è necessario monitorare i territori in cui si registra una minore richiesta dei test genomici e comprendere le criticità che ostacolano la prescrizione, anche quando esiste un'indicazione appropriata secondo gli standard clinici". Oasi WWF vicino Roma: quattro aree naturali nel Lazio da visitare WWE Italia 2026, prime superstar annunciate per gli show: da... Barilla, a Tuttofood oltre 4.000 piatti di pasta serviti e... Acqua, Casini (Aubac): dopo sei anni di siccità l'Italia... Elettricisti, muratori, saldatori, idraulici e manutentori: i... daAdnkronos (Adnkronos) - "Per estendere realmente l'utilizzo dei test genomici" nel cancro al seno "è necessario continuare a fare informazione e formazione, sia a livello del personale medico oncologico sia delle associazioni di pazienti, che svolgono un ruolo fondamentale nel rendere le donne consapevoli della possibilità di effettuare un test capace di affinare in modo più preciso la scelta tra ormonoterapia e chemioterapia. Non è semplice, ma credo che in Italia si stia facendo un ottimo lavoro per portare in tutte le regioni un accesso uniforme a questi test". Così Grazia Arpino, professore associato di Oncologia presso il Dipartimento di Medicina clinica e Chirurgia dell'università degli Studi di Napoli Federico II, intervenendo oggi nel capoluogo campano all'evento dedicato all'evoluzione della medicina di precisione nel carcinoma mammario, dal titolo 'Genomics at Work: The Evolution of the Patient Journey in Early Breast Cancer'. "Per superare queste disuguaglianze di accesso - suggerisce Arpino - è necessario monitorare i territori in cui si registra una minore richiesta dei test genomici e comprendere le criticità che ostacolano la prescrizione, anche quando esiste un'indicazione appropriata secondo gli standard clinici".
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Criteri Critici
Tumori, oncologo Giuliano: "Con test genomici -40% chemioterapia in cancro al seno" Adnkronos
"I test genomici consentono oggi" miglioramenti "non solo in termini clinici - che è l'aspetto più importante - ma anche sotto il profilo economico e organizzativo. Nei primi 18 mesi di utilizzo dei test multigenici presso la nostra istituzione abbiamo registrato una riduzione di circa il 40% dell'impiego della chemioterapia". Lo ha detto Mario Giuliano, professore di Oncologia medica all'università Federico II di Napoli, intervenendo oggi nel capoluogo campano all'incontro 'Genomics at Work: The Evolution of the Patient Journey in Early Breast Cancer', dedicato all'evoluzione del percorso di cura nel tumore del seno in fase precoce.
"Grazie a circa 400 test effettuati nei primi 18 mesi, siamo riusciti a evitare quasi 1.700 accessi al nostro Day Hospital per la chemioterapia - chiarisce Giuliano - Questo si traduce in una riduzione dei costi legati ai farmaci e alle risorse umane coinvolte, ma anche dei costi indiretti: giornate di lavoro perse dalle pazienti, accessi al pronto soccorso, trattamenti necessari per gestire eventuali tossicità. Oltre alla riduzione dei costi clinici e umani, quindi, si registra anche un importante contenimento dei costi economici, grazie all’utilizzo dei test".
"E' fondamentale ottimizzare il trattamento, evitando chemioterapie inutili e quindi tossicità che possono essere risparmiate - rimarca l'esperto - I test multigenici ci aiutano molto. Tuttavia bisogna ricordare che il trattamento adiuvante", dopo l'intervento, "serve ad aumentare la percentuale di pazienti che guarisce completamente. L'obiettivo finale è quindi guarire le pazienti. I test non servono soltanto a evitare la chemioterapia nelle donne a basso rischio, ma anche a individuare quella piccola quota di pazienti - stimata intorno al 5% - che, sulla base delle sole variabili cliniche, non riceverebbero la chemioterapia, ma che invece, grazie al test genomico, risultano candidate a questo trattamento. In questi casi la chemioterapia è fondamentale perché, senza il test, si rischierebbe un sottotrattamento". Questa procedura "serve quindi sia a evitare tossicità inutili sia, più in generale, a ottimizzare le strategie terapeutiche oggi disponibili".
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?3
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Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
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44.8/100
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Criteri Critici
Oncologo De Laurentiis: Test genomici rivoluzionano le cure per il cancro al seno V-news.it
Oncologo De Laurentiis: “Test genomici per cure personalizzate in cancro seno”
Test Genomici e Cancro al Seno
(Adnkronos) – “I test genomici sono analisi sofisticate effettuate su campioni tissutali dopo l’asportazione chirurgica del tumore al seno. Vengono utilizzati nei casi di forme ormonosensibili perché permettono di valutare parametri di espressione genica utili a stabilire se la paziente ha realmente bisogno di chemioterapia nella fase post-operatoria”. Lo ha affermato Michelino De Laurentiis, direttore del Dipartimento di Oncologia senologica dell’Irccs Fondazione Pascale di Napoli, durante l’incontro ‘Genomics at Work: The Evolution of the Patient Journey in Early Breast Cancer’, dedicato all’evoluzione del percorso di cura del tumore al seno in fase precoce.
Disparità Regionali nell’Uso dei Fondi
“I test genomici sono rimborsati in Italia grazie a un Fondo nazionale che distribuisce le risorse in modo equo tra le diverse Regioni – ha spiegato l’oncologo – Tuttavia, dai dati disponibili emerge che l’utilizzo di questo fondo non è omogeneo sul territorio nazionale. Esistono differenze sostanziali tra Regioni che utilizzano pienamente le risorse disponibili e altre, soprattutto del Centro-Sud, che ne fanno un uso più limitato. Le motivazioni sono diverse, presumibilmente legate ad aspetti organizzativi e culturali. Inoltre, all’interno della stessa regione, si osservano differenze tra centri ad alta specializzazione e strutture più periferiche che seguono un numero inferiore di pazienti con tumore al seno e mostrano una minore propensione a prescrivere questi test”.
Benefici per le Pazienti
L’impiego di questi test apporta “benefici importanti innanzitutto alle pazienti, perché consentono di personalizzare il trattamento evitando spesso chemioterapie inutili, riservandole ai casi in cui sono davvero necessarie – ha chiarito De Laurentiis – L’obiettivo non è evitare la chemioterapia a prescindere, ma fare la scelta terapeutica giusta per ogni paziente, evitando trattamenti che non apporterebbero benefici. Nella maggior parte dei casi si ottiene una riduzione del ricorso alla chemioterapia, con vantaggi anche per il sistema sanitario: non tanto per il costo del farmaco, oggi relativamente contenuto, quanto perché la somministrazione della terapia richiede personale, spazi dedicati e postazioni per infusione. Risorse che, grazie ai test genomici – ha rimarcato l’oncologo – possono essere risparmiate e destinate ai pazienti che ne hanno realmente bisogno”.
Verso una Cura Personalizzata
La personalizzazione delle cure è un obiettivo fondamentale nella lotta contro il cancro al seno. L’implementazione dei test genomici rappresenta un passo importante verso l’efficacia del trattamento, permettendo di evitare terapie invasive e spesso non necessarie. Questo approccio non solo migliora la qualità della vita delle pazienti, ma ottimizza anche l’uso delle risorse sanitarie, rendendo il sistema più efficiente. Con la continua evoluzione della ricerca e delle tecnologie, è cruciale garantire che tutte le Regioni abbiano accesso equo a queste innovazioni, affinché ogni paziente possa beneficiare di cure adeguate e personalizzate, indipendentemente dalla propria posizione geografica.
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?3
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
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Criteri Critici
Oncologo De Laurentiis: "Test genomici per cure personalizzate in cancro seno" Adnkronos
"I test genomici sono analisi sofisticate effettuate sul campione tissutale dopo l'asportazione chirurgica del tumore al seno. Vengono utilizzati nei casi di forme ormonosensibili perché consentono di valutare una serie di parametri di espressione genica - da cui il termine test genomici - utili a stabilire se la paziente abbia realmente necessità di sottoporsi alla chemioterapia nella fase post-operatoria". Lo ha detto Michelino De Laurentiis, direttore del Dipartimento di Oncologia senologica dell'Irccs Fondazione Pascale di Napoli, intervenendo oggi nel capoluogo campano all'incontro 'Genomics at Work: The Evolution of the Patient Journey in Early Breast Cancer', dedicato all'evoluzione del percorso di cura del tumore al seno in fase precoce.
"I test genomici sono rimborsati in Italia grazie a un Fondo nazionale che distribuisce le risorse in maniera equa tra le diverse Regioni - spiega l'oncologo - Tuttavia, dai dati disponibili emerge che l'utilizzo di questo fondo non è omogeneo sul territorio nazionale. Esistono differenze sostanziali tra Regioni che utilizzano pienamente le risorse disponibili - sia al Nord sia al Sud - e altre, soprattutto del Centro-Sud, che invece ne fanno un uso più limitato. Le motivazioni sono diverse, ma presumibilmente sono legate ad aspetti organizzativi e, in parte, anche culturali. All'interno della stessa regione, inoltre, si osservano spesso differenze tra centri ad alta specializzazione, con maggiore esperienza nel settore, e strutture più periferiche che seguono un numero inferiore di pazienti con tumore al seno e mostrano una minore propensione a prescrivere questi test".
L'impiego di questi test apporta "benefici importanti innanzitutto alle pazienti, perché consentono di personalizzare il trattamento evitando spesso chemioterapie inutili, riservandole ai casi in cui sono davvero necessarie - chiarisce De Laurentiis - L'obiettivo non è evitare la chemioterapia a prescindere, ma fare la scelta terapeutica giusta per ogni paziente, evitando trattamenti che non apporterebbero benefici. Nella maggior parte dei casi si ottiene una riduzione del ricorso alla chemioterapia, con vantaggi anche per il sistema sanitario: non tanto per il costo del farmaco, oggi relativamente contenuto, quanto perché la somministrazione della terapia richiede personale, spazi dedicati e postazioni per infusione. Risorse che, grazie ai test genomici - rimarca l'oncologo - possono essere risparmiate e destinate ai pazienti che ne hanno realmente bisogno".
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Polonara operato per la leucemia mieloide, il cestista rassicura tutti sui social: «Trapianto ok» Il Gazzettino
«Trapianto, tutto ok». In un post su Instagram Achille Polonara annuncia la piena riuscita dell'intervento al quale si è sottoposto all'Ospedale Sant'Orsola di Bologna per la leucemia mieloide scoperta a metà giugno quando il giocatore era in forza alla Virtus Bologna.
Faccia sorridente e un emoticon a sostegno del breve messaggio.
Il giocatore, ingaggiato da poco dalla Dinamo Sassari, si è mostrato sereno dal primo minuto e già qualche giorno fa, rispondendo ad un nostro messaggio, aveva manifestato la certezza della riuscita dell'intervento e la speranza di tornare in campo il prima possibile.
Il ricovero e come sta
Dopo il primo ricovero al Sant'Orsola, Polonara si è sottoposto al primo ciclo di chemio a Valencia, in Spagna. A fine luglio il ritorno a casa per qualche giorno, accolto dai figli, prima di ripartire il 4 agosto ancora per Valencia per il secondo ciclo di chemioterapia. Poi l'annuncio: era stata trovata una ragazza statunitense compatibile al trapianto al 90% e la decisione di tornare a Bologna e operarsi.
In mezzo tanti bei gesti: migliaia di messaggi social dopo l’annuncio della malattia, la Virtus Bologna che gli porta la coppa dello scudetto in ospedale, coach Pozzecco in lacrime che gli dedica la vittoria della qualificazione dell’Italia agli ottavi degli Europei, Marco Spissu e Bruno Mascolo che scelgono il numero 33 sulle maglie della Nazionale e di Scafati Basket, infine la Dinamo Sassari che gli offre un contratto, attendendo la sua completa ripresa. Oggi si apre una nuova concreta possibilità di tornare presto ad una vita migliore. Tutto il mondo della pallacanestro, e non solo, lo aspetta di nuovo in campo.
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Tumore al polmone: agli Spedali Civili di Brescia in un unico intervento diagnosi e trattamento Radio Bruno - Brescia
Una sola anestesia generale per arrivare contemporaneamente alla diagnosi e al trattamento chirurgico di un tumore polmonare precoce. È questo lo straordinario risultato raggiunto lo scorso 5 maggio dalla Lung Unit degli Spedali Civili di Brescia, che ha eseguito con successo una delle prime procedure integrate “single anaesthesia” in un ospedale pubblico italiano, combinando broncoscopia robotica diagnostica avanzata e chirurgia toracica robotica nella stessa seduta operatoria.
La broncoscopia robotica disponibile agli Spedali Civili dal dicembre 2024, primo ospedale pubblico in Europa, consente di diagnosticare tumori polmonari di piccolissime dimensioni, anche inferiori a un centimetro. Questo è particolarmente importante nell’era dello screening e del trattamento mininvasivo del tumore del polmone. L’intervento chirurgico con tecnica robotica, implementata dalla èquipe di chirurgia toracica con la disponibilità agli Spedali Civili delle piattaforme Da Vinci e Versius, consente resezioni polmonari selettive e precise sia nella procedura demolitiva che in quella ricostruttiva, prevede incisioni minime con notevole diminuzione del dolore post-operatorio, riduce notevolmente i tempi di recupero e favorisce un più rapido ritorno alla normalità.
Per la prima volta nel presidio ospedaliero bresciano entrambe le procedure sono state effettuate con un unico intervento, senza lunghe attese per la diagnosi e la programmazione, senza doppio ricovero e doppia anestesia.
La paziente era affetta da una lesione polmonare del lobo superiore sinistro e nello specifico di una forma iniziale di tumore polmonare difficile da diagnosticare. In precedenza era già stata sottoposta, in altre strutture, a un tentativo diagnostico non conclusivo. Dopo la presa in carico multidisciplinare da parte della Lung Unit degli Spedali Civili di Brescia e il completamento degli approfondimenti radiologici e medico-nucleari, la paziente è stata sottoposta in meno di tre settimane a diagnosi definitiva e trattamento chirurgico radicale in un unico intervento.
Tradizionalmente questi pazienti affrontano due procedure distinte a diverse settimane di distanza, mentre l’approccio “single anaesthesia” consente di ridurre drasticamente i tempi di diagnosi e cura, diminuendo lo stress fisico ed emotivo per il paziente e accelerando il trattamento dei tumori polmonari in stadio precoce, con una razionalizzazione nell’utilizzo delle sale operatorie e dei costi sanitari.
Ulteriore elemento innovativo della procedura è stato l’utilizzo da parte dell’anestesista di un tubo bilume dotato di microtelecamera integrata, che consente la visualizzazione continua delle vie aeree durante tutta la procedura anestesiologica e chirurgica. Una tecnologia che permette il controllo costante della posizione del tubo, il monitoraggio continuo delle vie aeree, una identificazione immediata di eventuali secrezioni e una maggiore sicurezza anestesiologica e ventilatoria.
Il percorso è stato reso possibile dal lavoro quotidiano multidisciplinare della Lung Unit degli Spedali Civili di Brescia, con il coinvolgimento integrato di pneumologi interventisti, chirurghi toracici, anestesisti, anatomopatologi, radiologi, medici nucleari, oncologi, radioterapisti, personale infermieristico e tecnici sanitari. La procedura è stata eseguita dall’équipe della SC Pneumologia e della Chirurgia Toracica Robotica con il supporto della SC di Anestesia e Rianimazione Cardio-Toracica, dell’Anatomia Patologica, della Radiologia e della Medicina Nucleare.
“Le procedure integrate “single anaesthesia” sono oggi effettuate soltanto in pochissimi centri altamente specializzati. – ha dichiarato Luigi Cajazzo, Direttore Generale della ASST Spedali Civili di Brescia – Con questo risultato, gli Spedali Civili di Brescia confermano il proprio ruolo tra i centri europei più avanzati nell’ambito della pneumologia interventistica e della chirurgia toracica robotica. Ancora una volta emerge con chiarezza la forza della squadra e della collaborazione multidisciplinare”.
“Questo risultato rappresenta un importante avanzamento organizzativo, tecnologico e clinico”, sottolineano la dott.ssa Michela Bezzi, Direttore della SC Pneumologia degli Spedali Civili di Brescia il dott. Mauro Novali, Responsabile della Pneumologia Interventistica e il dott Mauro Benvenuti Direttore della Chirurgia Toracica. “La possibilità, in casi selezionati, di diagnosticare e trattare chirurgicamente un tumore polmonare nella stessa anestesia generale permette di accelerare enormemente il percorso del paziente e rappresenta una prospettiva molto importante per il trattamento mininvasivo del tumore del polmone e della diagnosi precoce”.
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Criteri Critici
L’impatto dell’IA nella vita delle pazienti di tumore al seno: cautela e opportunità MeteoWeb
Durante l’edizione 2026 di IEO CON LE DONNE, il noto evento annuale che si tiene al Teatro Manzoni di Milano e che riunisce le donne che hanno vissuto l’esperienza di un tumore al seno, sono stati presentati dati significativi sul rapporto tra pazienti e chatbot basate sull’intelligenza artificiale. L’incontro ha visto la partecipazione di oltre 1.600 donne, con uno spazio centrale dedicato alla discussione sull’impatto dell’intelligenza artificiale in diagnosi, cura, ricerca e informazione. Un sondaggio su un campione pilota di 170 pazienti IEO ha mostrato come il 43% delle pazienti non utilizzi mai le chatbot AI per informarsi sulla propria salute, il 40% lo faccia raramente, mentre solo il 15% le consulta spesso. Tra le utilizzatrici, più del 45% le impiega per interpretare un referto, il 24% per fare ipotesi sul proprio stato di salute e solo il 19% per prendere decisioni.
L’importanza del ruolo del medico nell’era digitale
Paolo Veronesi, Direttore del programma Senologia IEO, ha sottolineato l’importanza di mantenere il ruolo del medico centrale nel percorso di cura: “le chatbot sono l’interfaccia accessibile a tutti dell’intelligenza artificiale, ma avendo possibilità informative tendenzialmente infinite, comportano anche dei rischi di cui bisogna essere consapevoli. Da un nostro sondaggio su un piccolo ma significativo campione di pazienti IEO con tumore del seno, emerge che nel complesso le nostre donne mostrano cautela nell’uso delle chatbot per la salute. Li vedono come strumenti potenzialmente utili per informazione e orientamento, ma ritengono fondamentale mantenere il ruolo centrale del medico. Questo ruolo va difeso e potenziato. Se vogliamo che le chatbot siano un vero aiuto per i pazienti, sta a noi medici e a tutto il mondo sanitario non lasciare quei vuoti che spingono le persone “abbandonate” a cercare indiscriminatamente risposte e aiuto nell’intelligenza artificiale. Il rapporto umano non è delegabile alla tecnologia”.
All’evento hanno partecipato anche Giuseppe Curigliano, Vicedirettore Scientifico e Direttore della Divisione Nuovi Farmaci per Terapie Innovative, Viviana Galimberti, Direttore della Senologia Chirurgica, Giuseppe Petralia, Direttore della Divisione di Radiologia, e Ilaria Durosini, psicologa e psicoterapeuta della Divisione di Psiconcologia, che hanno contribuito a delineare un quadro completo sull’integrazione dell’intelligenza artificiale nei percorsi di cura e informazione delle pazienti oncologiche.
AI e innovazione nella diagnostica oncologica
Paolo Veronesi ha inoltre evidenziato come l’intelligenza artificiale possa migliorare significativamente la qualità delle cure: “d’altro canto in medicina sono tanti i processi che l’intelligenza artificiale esegue meglio di noi umani con effetti che sono già tangibili nella diagnosi, nella terapia e nella ricerca oncologica. Un esempio è il sistema di intelligenza artificiale adottato in IEO, che permette di migliorare la qualità delle immagini della RM Diffusion Whole Body e di dimezzare la durata dell’esame da 40 a 20 minuti, contribuendo così a ridurre il disagio del singolo paziente e a ridurre le attese per un esame che diventa sempre più importante nella diagnostica oncologica. Più in generale la mole enorme di dati biologici e genetici, i cosiddetti “Big-Data”, su cui si basa la moderna oncologia di precisione, se analizzata attraverso sistemi complessi di Intelligenza Artificiale, aiuta a creare percorsi diagnostico-terapeutici più efficienti, a migliorare l’efficacia delle terapie standard, e a velocizzare e potenziare i processi di ricerca per le terapie innovative. Per questo l’intelligenza artificiale allo IEO è già un pilastro importante di tutte le nostre attività”.
Questo approccio dimostra come la tecnologia AI possa diventare un alleato concreto, non solo per supportare il lavoro dei medici, ma anche per ottimizzare il percorso di cura delle pazienti, riducendo tempi di attesa e migliorando il comfort durante gli esami diagnostici.
Momento speciale e testimonianze dal palco
Oltre alla componente scientifica e informativa, l’evento ha avuto anche un momento di celebrazione e vicinanza emotiva, con la partecipazione della cantante MaliKa Ayane, che ha dedicato alle pazienti oncologiche un’esibizione musicale esclusiva. L’incontro, condotto insieme a Myrta Merlino, ha dato voce direttamente alle donne, che hanno raccontato la loro esperienza con il tumore al seno, l’uso dell’intelligenza artificiale e le prospettive future di una medicina sempre più digitale ma con un cuore umano.
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Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
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Tumori HPV-correlati: aumenta fiducia nella prevenzione ma l’obiettivo dell’eliminazione è ancora lontano Quotidiano Sanità
Eliminare i tumori HPV-correlati è possibile, abbiamo tutti gli strumenti per farlo anche nel nostro Paese, che aderisce allo Europe’s Beating Cancer Plan, ma siamo ancora lontani dagli obiettivi prefissati, ovvero, il 90% di copertura della vaccinazione e degli screening. Infatti, secondo gli ultimi dati rilasciati dal Ministero della Salute, il valore di copertura vaccinale nazionale per HPV (per ciclo completo) nella coorte 2009 (ragazze che compivano 15 anni nell’anno di rilevazione, coorte utilizzata dall’OMS come riferimento nelle sue statistiche) è ancora del 70,58%, seppur con un lieve miglioramento rispetto al dato sulla stessa fascia di età rilevato l’anno precedente (69,57%).
L’HPV non è però causa solo del tumore della cervice uterina, ma riguarda la salute di donne e uomini e per questo l’eliminazione di tutti i carcinomi HPV-correlati (cervice, vulva, vagina, ano) è da considerarsi come un obiettivo primario di salute pubblica, così come sottolineato negli obiettivi del Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale. In questo contesto complesso e sfidante, è importante comprendere come gli italiani percepiscono questo argomento, per fare in modo di mettere in atto strategie sempre più mirate e disegnate intorno ai bisogni di conoscenza del singolo individuo.
I risultati dell’indagine
Per questo, Istituto Piepoli, per MSD Italia, ha elaborato un’indagine sociale dal titolo “I tumori da HPV: paure, atteggiamenti, comportamenti e strategie di prevenzione” su un campione di 1.800 persone tra genitori, donne e uomini.
In linea generale, i tumori rimangono le patologie più temute dagli italiani, con un 60% che accomuna i tre target, mentre cresce la fiducia nella possibilità di prevenirli.
Relativamente alla conoscenza dell’HPV oltre l’80% di genitori e donne adulte dichiara di avere una buona conoscenza del virus, mentre solo il 63% degli uomini adulti vanta lo stesso grado di conoscenza. Particolarmente rilevanti le risposte che arrivano dal mondo maschile, una fetta di popolazione che dimostra ancora poca informazione sul tema. Infatti, il 40% si dichiara non informato, il 47% pensa che riguardi principalmente le donne e per il 30% degli intervistati l’HPV è responsabile dell’AIDS.
Nel diffondere l’informazione relativa all’HPV e ai tumori correlati giocano un ruolo fondamentale le campagne d’informazione (media tradizionali e digitali), così come i professionisti della salute (Medici di Medicina Generale, Ginecologi e Igienisti), che rimangono un punto di riferimento fondamentale per le informazioni sulla vaccinazione. Il ginecologo, invece, si attesta come principale counselor per le donne, sia per quanto riguarda gli screening sia per la vaccinazione.
Significante il dato per cui il 69% delle donne e il 64% degli uomini, che hanno avuto conseguenze dal virus e che non si sono vaccinati in passato, sceglierebbe oggi di fare il vaccino anti-HPV. Uno scenario complesso che mette i professionisti della sanità pubblica, le associazioni pazienti e il mondo dell’industria difronte alla necessità di attivarsi con piani straordinari di eliminazione.
Le voci degli esperti
“Per raggiungere l’obiettivo di eliminare i tumori HPV-correlati è necessario rafforzare tutte le leve della prevenzione” dichiara Giancarlo Icardi, Professore Ordinario in Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica all’Università di Genova, Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Igiene Ospedale Policlinico San Martino IRCCS Genova. “Da un lato dobbiamo garantire il raggiungimento dei target di copertura vaccinale negli adolescenti, che rappresentano il pilastro della prevenzione primaria. Dall’altro, è fondamentale sviluppare strategie efficaci di recupero dei giovani non vaccinati e ampliare l’accesso alla vaccinazione gratuita anche alla popolazione adulta femminile e maschile, prendendo esempio dalle migliori esperienze regionali già attive nel nostro Paese. Oggi serve una strategia nazionale condivisa che metta insieme i pilastri della prevenzione – vaccinazione e screening – accessibilità e innovazione organizzativa. L’eliminazione dei tumori da HPV è una sfida di sanità pubblica che possiamo vincere attraverso un impegno comune di istituzioni, operatori sanitari, società civile e industria: ciascuno con il proprio ruolo e una responsabilità condivisa verso la salute delle persone e delle future generazioni”.
Dall’indagine emerge anche un dato interessante per quanto riguarda i genitori degli adolescenti, per i quali solo 2 su 5 dichiarano di aver ricevuto un invito alla vaccinazione, la cosiddetta chiamata attiva, da parte del centro vaccinale riguardante la possibilità di vaccinare i propri figli. La chiamata attiva è uno strumento fondamentale, che dimostra la sua efficacia nell’attivare genitori e adulti, nelle Regioni dove esistono piani specifici, uno strumento da fortificare e ampliare per raggiungere al meglio tutta la popolazione che ne può beneficiare.
“La vaccinazione contro l’HPV è una vaccinazione anti-cancro a tutti gli effetti, perché previene tumori gravi e diffusi come quello della cervice uterina, oltre a tumori che colpiscono anche gli uomini”. Aggiunge Rossana Berardi, Professoressa Ordinaria di Oncologia dell’Università Politecnica delle Marche e Direttrice della Clinica Oncologica Azienda Ospedaliero-Universitaria delle Marche (AOU Marche). “Lo Europe’s Beating Cancer Plan, recepito in Italia dal Piano Oncologico Nazionale, indica chiaramente la vaccinazione anti-HPV come uno strumento chiave per eliminare i tumori prevenibili, fissando l’obiettivo di raggiungere almeno il 90% di copertura vaccinale e rafforzare lo screening entro il 2030. L’esperienza di Paesi come l’Australia dimostra che l’eliminazione dei tumori HPV-correlati è possibile grazie a strategie integrate di vaccinazione e prevenzione. Anche in Italia questo obiettivo è raggiungibile, ma è necessario aumentare le coperture vaccinali, ridurre le disuguaglianze territoriali, rafforzare una comunicazione corretta e basata sulle evidenze. Ed è fondamentale investire nella prevenzione lungo tutto l’arco della vita, non solo negli adolescenti ma anche negli adulti, che possono ancora beneficiare della vaccinazione e degli screening. Diventa quindi essenziale cogliere ogni occasione utile – a partire dai percorsi di screening – per promuovere la vaccinazione e proteggere donne e uomini dai tumori HPV-correlati. I dati presentati oggi confermano una crescente attenzione della popolazione verso la prevenzione oncologica e una maggiore fiducia nella vaccinazione”.
La comunicazione è fondamentale
Allargare i canali di comunicazione e accesso alla prevenzione è una richiesta esplicita della popolazione, per questo anche nel campo delle campagne informative MSD è alla ricerca continua di innovazione, come nel caso della campagna vaccinale, approvata dal Ministero della Salute, “Scrivi oggi il tuo domani”, un progetto omnicanale, avviato già dallo scorso anno su tutti i media tradizionali e digitali, e che oggi si arricchisce di un mezzo altamente innovativo: l’Holobox, un avatar olografico interattivo prodotto da Proto.
“La sfida della prevenzione primaria contro l’HPV ci vede in prima linea da oltre 20 anni, con l’obiettivo di contribuire concretamente all’eliminazione dei tumori HPV-correlati.” Ha dichiarato Nicoletta Luppi, Presidente e Amministratrice Delegata MSD Italia. “Un impegno che si traduce in investimenti continui in ricerca e sviluppo, nella convinzione che scienza e innovazione siano leve fondamentali per vincere questa battaglia di sanità pubblica. La missione di MSD, tuttavia, va oltre. Sentiamo infatti una forte responsabilità anche nel promuovere un’informazione corretta, collaborando con società scientifiche, istituzioni pubbliche e associazioni di pazienti e della società civile. In questo contesto, si collocano le campagne di comunicazione vaccinale, approvate dal Ministero della Salute, pensate per supportare scelte consapevoli. Un esempio concreto è il lancio in Italia, per la prima volta in Europa, dell’Holobox, uno schermo digitale capace di proiettare un avatar olografico realistico. La nostra Sofia accompagnerà i cittadini in un percorso di conoscenza sull’HPV, sui tumori a esso correlati e sul valore della vaccinazione. Solo integrando innovazione scientifica, informazione di qualità e collaborazione tra tutti gli attori del sistema salute possiamo infatti rendere l’eliminazione dei tumori HPV-correlati un obiettivo realmente raggiungibile”.
Come mostra l’indagine quando si parla di prevenzione vaccinale, il medico di medicina generale e il medico igienista restano i principali punti di riferimento per la popolazione, ma emergono nuovi canali di prossimità e fiducia, come la farmacia territoriale che potrebbe rappresentare uno snodo importante per semplificare i percorsi di prevenzione e ampliare la copertura vaccinale adulta. I dati lo dimostrano: l’82% dei genitori e l’80% degli uomini intervistati si sono dichiarati favorevoli a questa possibilità.
“I dati della ricerca mostrano una crescente consapevolezza sull’HPV e sull’importanza della prevenzione, ma anche la necessità di rafforzare la corretta informazione e l’accesso alla vaccinazione, soprattutto per i più giovani e per la popolazione adulta non ancora protetta”, sottolinea infine Silvia Gregory, Vicepresidente ACTO Italia-Alleanza contro il Tumore Ovarico. “Per costruire un vero percorso di eliminazione dei tumori da HPV, serve una strategia integrata, che utilizzi tutte le strutture nelle quali vivono e si confrontano i giovani, dalla scuola allo sport, per parlare di prevenzione e vaccinazioni che devono poter essere fatte in modo accessibile anche tramite le farmacie”.
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Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
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Combattere i tumori con un farmaco per l'asma: lo studio è promettente Everyeye Lifestyle
E se una preziosa arma contro i tumori fosse già nelle nostre mani? Questo è quanto emerge da un recente studio della Northwestern University, pubblicato sulla rivista Nature Cancer; un gruppo di ricercatori ha indagato le potenzialità di un farmaco per l’asma per le terapie anticancro.
Parliamo, nello specifico, del montelukast, anche noto come Singulair, che viene utilizzato generalmente per il trattamento dell’asma (sai che questi alimenti possono scatenare l'asma?). Questo medicinale si è dimostrato un promettente alleato, data l’azione di contrasto nei confronti della molecola CysLTR1, la stessa che diversi tipi di tumori sfruttano per ingannare il sistema immunitario.
Per eludere l’immunoterapia, i tumori dirottano i globuli bianchi, come osservato dal team guidato da Bin Zhang nei test condotti su un modello murino e dei tessuti umani. Ampi set di dati di pazienti oncologici sono successivamente stati analizzati e, per l’occasione, si è tenuto conto di modelli di tumore al seno triplo negativo, melanoma, tumore ovarico, tumore al colon e tumore alla prostata.
Molti tumori sfruttano il gene CysLTR1 per resistere ai trattamenti: in poche parole, come spiegano dalla redazione dell’AGI, il sistema immunitario viene indotto a favorire la crescita del tumore tramite l’aumento di un gruppo di globuli bianchi chiamati neutrofili. La molecola CysLTR1 funziona come un interruttore di accensione/spegnimento.
“Una volta disattivato l’interruttore intervenendo geneticamente o con farmaci già esistenti”, racconta Zhang, “la crescita del tumore è stata rallentata e il sistema immunitario ha recuperato la sua capacità di contrastare le neoplasie”.
Negli animali si è osservato che bloccando il gene attraverso farmaci come il montelukast o rimuovendolo geneticamente, la sopravvivenza migliorava e la risposta dell’immunoterapia veniva ripristinata, con la crescita delle masse tumorali che risultava infine rallentata.
“Questo approccio è davvero interessante perché non ci limitiamo a rimuovere i globuli bianchi dannosi, ma li abbiamo trasformati, rieducando le cellule immunitarie dell’organismo a combattere il tumore”, aggiunge Zhang, che spera di avviare presto una sperimentazione clinica, considerando che i farmaci che bloccano il CysLTR1 sono già approvati.
Dalle analisi di un set di dati su pazienti oncologici e con campioni prelevati da tumori umani, comunque, si è scoperto che una maggiore attività di CysLTR1 era associata a un tasso di sopravvivenza più limitato e una risposta scarsa all’immunoterapia.
“Nei prossimi step ci concentreremo nel confermare il beneficio osservato nei pazienti per ottimizzare l’uso dei farmaci, in combinazione con l’immunoterapia e avviare studi clinici attentamente progettati”, dice il ricercatore.
I risultati ottenuti con questo studio sono senza dubbio incoraggianti, anche perché potrebbero condurre allo sviluppo di nuove strategie per rendere più efficaci i trattamenti sui tumori difficili da curare, vedi il carcinoma mammario triplo negativo, contro cui spesso anche l’immunoterapia non può nulla.
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