Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO5
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?3
63.3/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Tumore al seno, togliere una cura è facile. Ma chi controlla che quella che resta venga davvero fatta? Mondosanità
La medicina oncologica sta imparando a togliere.
Meno chirurgia quando possibile. Meno radioterapia. Meno farmaci. Terapie più brevi e più personalizzate.
È un progresso enorme, perché curare bene non significa sottoporre ogni paziente al massimo numero possibile di trattamenti.
Ma c’è un problema di cui parliamo molto meno.
Quando togliamo una terapia, aumentiamo l’importanza di quella che rimane.
Nel tumore della mammella questo paradosso sta diventando particolarmente evidente.
Un’analisi presentata al congresso dell’American Society for Radiation Oncology ha studiato 17.025 persone tra 23 e 64 anni, operate conservativamente per un carcinoma mammario iniziale sensibile agli ormoni. Tutte avevano ritirato almeno una prescrizione di terapia endocrina e l’89% aveva ricevuto anche radioterapia.
Sono quei tumori nei quali farmaci come tamoxifene o inibitori dell’aromatasi riducono l’azione degli estrogeni e devono spesso essere assunti ogni giorno per almeno cinque anni.
Ed ecco il numero che fa riflettere:
28%.
Soltanto il 28% è rimasto, per tutti e cinque gli anni, sopra la soglia convenzionale di aderenza dell’80%.
Attenzione a interpretarlo bene.
Non significa che il restante 72% abbia abbandonato completamente la terapia. Significa che, nel corso dei cinque anni, è sceso almeno una volta sotto quella soglia di disponibilità del farmaco.
E lo studio utilizza i ritiri in farmacia: può sapere se il medicinale era disponibile, non se la compressa è stata realmente ingerita.
Ma proprio questo rende il risultato interessante.
Cinque anni sono molto più lunghi di una prescrizione
Guardando i singoli anni, infatti, l’aderenza sembrava decisamente migliore: tra il 59% e il 75%.
È quando mettiamo cinque anni uno dietro l’altro che la situazione cambia.
Per il medico prescrivere una compressa al giorno è semplice.
Per la paziente significa prenderla forse 1.825 volte.
Durante vacanze, lavoro, malattie, problemi familiari.
E convivendo eventualmente con vampate, dolori articolari, disturbi sessuali, problemi ossei e altri effetti indesiderati.
La prescrizione dura pochi secondi.
La terapia entra nella vita.
È questa differenza che i trial clinici e le linee guida rischiano talvolta di sottovalutare.
E qui arriva il paradosso della radioterapia
In alcune pazienti accuratamente selezionate con tumore mammario iniziale a basso rischio è possibile discutere l’omissione della radioterapia dopo chirurgia conservativa.
Studi prospettici hanno mostrato che questa strategia può essere ragionevole in gruppi selezionati che ricevono terapia endocrina, accettando un diverso equilibrio nel controllo locale della malattia.
È una forma intelligente di de-escalation.
Ma implicitamente contiene un patto:
tolgo la radioterapia perché posso contare anche sulla terapia endocrina che continuerai per anni.
E se quella terapia viene interrotta?
Nella nuova analisi, le persone che non avevano ricevuto radioterapia presentavano più frequentemente importanti vuoti nella disponibilità dei farmaci. Alla soglia più severa — farmaco disponibile meno della metà del tempo — il rischio era circa doppio.
Questo non significa che la radioterapia faccia assumere meglio le compresse. Alla normale soglia dell’80% l’associazione non era statisticamente significativa e lo studio è osservazionale: accesso alle cure, caratteristiche delle pazienti e maggiori contatti con il sistema sanitario possono spiegare parte delle differenze.
C’è anche un limite curioso: lo studio si ferma a 64 anni e quindi non comprende molte delle donne anziane nelle quali l’omissione della radioterapia è particolarmente rilevante.
Ma la domanda che apre rimane.
Forse prima di togliere una cura dovremmo misurare la sostenibilità di quella che resta
Qui il problema smette di essere soltanto oncologico e diventa organizzativo.
La de-escalation non dovrebbe essere:
“Tolgo la radioterapia, arrivederci tra un anno”.
Dovrebbe diventare un percorso diverso.
La paziente tollera la terapia endocrina?
Ha ritirato regolarmente il farmaco?
Perché ha saltato il rinnovo?
Ha effetti collaterali?
Serve cambiare molecola?
Vuole interrompere?
È una decisione condivisa oppure ha semplicemente smesso senza dirlo a nessuno?
Il SSN possiede già buona parte delle informazioni necessarie.
Prescrizione elettronica, dispensazione farmaceutica e Fascicolo sanitario potrebbero individuare una terapia che improvvisamente non viene più ritirata.
Non servirebbe una sofisticata intelligenza artificiale.
Basterebbe un segnale di mancato rinnovo.
E qualcuno — medico di medicina generale, oncologo, infermiere o farmacista — che contatti la paziente.
La vera medicina di precisione viene dopo la scelta del farmaco
Abbiamo investito enormemente per capire quale terapia funzioni biologicamente meglio su un determinato tumore.
Il passo successivo è capire quale terapia quella persona riuscirà davvero a sostenere.
Perché una cura teoricamente perfetta che il paziente abbandona può essere peggiore di una strategia leggermente diversa costruita insieme e mantenuta nel tempo.
È forse questo il significato più moderno della de-escalation.
Non semplicemente fare meno.
Fare solo ciò che serve, ma assicurarsi che ciò che resta venga realmente fatto.
Per questo nei percorsi oncologici potremmo aggiungere un indicatore molto semplice: non soltanto quante pazienti iniziano la terapia endocrina, ma quante riescono a mantenerla e quante vengono recuperate quando la interrompono.
Prima di togliere una terapia, insomma, dovremmo porre alla paziente una domanda che nessun algoritmo genomico può risolvere:
“Questa cura per cinque anni, nella sua vita reale, è davvero sostenibile?”
Fonti
• American Society for Radiation Oncology. Real-World Data Indicate Lower Adherence Rates for Breast Cancer Endocrine Therapy When Radiation Therapy Is Omitted. ASTRO Annual Meeting 2026, 27 settembre 2026.
• Whelan TJ et al. Omitting Radiotherapy after Breast-Conserving Surgery in Luminal A Breast Cancer. New England Journal of Medicine. 2023.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?3
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?3
40.7/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Tumore al seno, Bergamo fa scuola: 11 oncologi dai Paesi arabi si formano al Papa Giovanni XXIII BergamoNews
Temi del giorno: Redazione Una tre giorni di aggiornamento intensivo professionale coordinato dal Cancer Center diretto da Alberto Zambelli: il focus sulla diagnosi, il trattamento e la cura del carcinoma mammario Undici oncologi provenienti da diversi Paesi dell’area medio-orientale e mediterranea – Iraq, Giordania, Libia e Libano – sono presenti a Bergamo da domenica 27 settembre per frequentare“Breast Cancer Excellence Program: Innovations to Advance Patient Care”, una tre giorni di aggiornamento intensivo professionale coordinato dalCancer Center dell’Ospedale Papa Giovanni XXIIIsulla diagnosi, il trattamento e la cura del carcinoma mammario. Nel corso delle giornate i partecipanti stanno approfondendo le più recenti innovazioni nella gestione del tumore della mammella, dalle strategie terapeutiche personalizzate alla diagnostica avanzata, dalla genetica ai nuovi biomarcatori, fino alla ricerca clinica e alla presa in carico delle pazienti con malattia precoce e metastatica. Il corso intensivo si articola in sessioni cliniche, discussioni di casi, visite ai laboratori e ai Tumor Board multidisciplinari. I professionisti frequentanti hanno la possibilità di confrontarsi con specialisti di tutte le aree multidisciplinari coinvolte nel percorso diagnostico-terapeutico del tumore della mammella, dalla Radiologia diagnostica all’Anatomia patologica, dalla Medicina nucleare alla Genetica medica, dalla Chirurgia generale all’Oncologia medica e alla Radioterapia oncologica, fino alla Psicologia e ad altre discipline cliniche e di laboratorio. L’evento è diretto daAlberto Zambelli, professore dell’Università degli studi di Milano-Bicocca, responsabile del Cancer Center e direttore dell’Oncologia dell’ASST Papa Giovanni XXIII. “Accogliere colleghi provenienti da Paesi diversi rappresenta un’importante occasione di crescita reciproca e di confronto sulle migliori pratiche nella lotta al tumore al seno – sottolinea Zambelli -. Il valore aggiunto della nostra Breast Unit risiede nella capacità di mettere attorno allo stesso tavolo competenze differenti, che collaborano quotidianamente per definire percorsi diagnostico-terapeutici personalizzati. Attraverso questa preceptorship vogliamo condividere un modello di cura fondato sulla multidisciplinarietà, sull’innovazione scientifica e sulla centralità della paziente, favorendo al tempo stesso uno scambio culturale e professionale con realtà sanitarie internazional”.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
57.8/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
Criteri Critici
Tumore al seno, LILT: La prevenzione inizia da ciascuna di noi Prevenire è Vivere
Presentata alla Camera dei Deputati la campagna Nastro Rosa 2026. Informazione, consapevolezza e conoscenza del proprio corpo come punto di partenza per la salute di ogni donna.
Roma, 29 settembre 2026 – Sono circa 60.000 le donne che quest’anno in Italia ricevono una diagnosi di tumore al seno. Ma la prevenzione può cominciare molto prima, con un gesto semplice, gratuito e alla portata di tutte: l’autopalpazione, a livello di conoscenza del proprio corpo. È da qui che parte l’edizione 2026 di LILT for Women – Nastro Rosa, la campagna nazionale di sensibilizzazione e informazione della LILT – Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori presentata questa mattina dal Presidente Nazionale Francesco Schittulli presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati a Palazzo Montecitorio. L’iniziativa in rosa accompagnerà l’intero mese di ottobre, dedicato a livello mondiale alla prevenzione del tumore alla mammella.
Alla conferenza stampa, moderata dal giornalista televisivo Paolo Di Giannantonio, sono intervenuti l’On. Marcello Gemmato, Sottosegretario di Stato alla Salute, l’On. Maria Stefania Marino ed Elisabetta Gregoraci, Ambassador della LILT Nazionale.
Il tumore al seno resta la neoplasia più frequente tra le donne in Italia: rappresenta circa il 30% di tutti i tumori femminili e una donna su sette potrebbe svilupparlo nel corso della vita. I progressi della diagnosi precoce e delle terapie hanno però portato il tasso di sopravvivenza a cinque anni oltre l’88%, e dal 2000 si registra una progressiva e costante riduzione della mortalità. Un risultato che dimostra l’importanza di continuare a sensibilizzare le donne sul valore della “prevenzione” e sui fattori di rischio modificabili – sovrappeso e obesità, scarsa attività fisica, alimentazione, alcol e fumo. Il 40% dei casi potrebbe essere evitato adottando sani stili di vita.
Nel suo intervento, Marcello Gemmato ha ricordato che “nel 2019 la spesa per la salute è stata di 114 miliardi, nel 2026 siamo arrivati a 134 miliardi. Questo è senz’altro sintomatico di un forte investimento in salute, ma insieme a questo abbiamo bisogno di investire in prevenzione primaria, secondaria e terzaria. Per questo motivo, nell’ultima legge di bilancio abbiamo inserito mezzo miliardo di euro in più in prevenzione”.
“Partire dalla conoscenza del proprio corpo è il primo atto di prevenzione, ed è un gesto che appartiene a ogni donna”, ha dichiarato Francesco Schittulli. “L’autopalpazione è semplice, si può imparare e ripetere con regolarità e aiuta ad accorgersi tempestivamente di ciò che cambia. Invitandole a fare ‘il primo passo’, vogliamo dire alle donne che la prevenzione comincia da ognuna di loro e che, grazie alla diagnosi precoce e a terapie sempre più personalizzate, il tumore al seno è oggi sempre più guaribile. Per questo la LILT continua a chiedere programmi di screening uniformi su tutto il territorio nazionale, e a mettere a disposizione delle donne i suoi circa 400 ambulatori e spazi di prevenzione”.
“Essere ancora una volta al fianco della LILT per il Nastro Rosa è per me un impegno che sento profondamente. La mia storia personale mi ha insegnato quanto la prevenzione possa essere importante e quanto sia fondamentale non rimandare i controlli. Con la LILT e con il professor Schittulli condivido la volontà di portare questo messaggio a quante più donne possibile: prendersi cura di se stesse non è un gesto di paura, ma un atto d'amore verso la propria vita e verso le persone che ci sono accanto. Sono orgogliosa di poter mettere la mia voce al servizio di una campagna che può davvero fare la differenza”, ha dichiarato Elisabetta Gregoraci.
“Come componente della Presidenza nazionale della LILT, di cui mi onoro di farne parte, ringrazio sempre il Prof. Schittulli e tutti i medici e volontari che prestano il Loro servizio alla Lilt con grande senso di responsabilità. Sento la necessità di sottolineare l’importanza di un impegno comune: istituzioni, professionisti sanitari, associazioni, scuola, famiglie e cittadini a collaborare affinché la prevenzione diventi sempre più una scelta quotidiana e non un appuntamento occasionale, la prevenzione a mio avviso è il più importante investimento che dobbiamo fare per la nostra salute”, ha sottolineato Maria Stefania Marino.
Presente alla conferenza stampa anche l’on. Roberto Pella, vicepresidente ANCI, che intervenendo per un breve saluto ha ricordato: “La prevenzione deve diventare una cultura permanente e un diritto concreto ed esigibile per ogni cittadina e ogni cittadino, non può essere un privilegio legato al luogo in cui si nasce o si vive. Per questo i Comuni italiani sono e continueranno a essere al fianco della LILT: portare la promozione della salute sui territori, rendere più accessibili i percorsi di diagnosi precoce e di assistenza, anche domiciliare, contribuire a costruire un Paese nel quale i dati sul tumore alla mammella possano essere sempre più ridotti”.
La campagna Nastro Rosa 2026
Il claim scelto per l’edizione 2026 è “Il primo passo”, accompagnato dal messaggio “L’autopalpazione del seno è il primo gesto per conoscere il nostro corpo. La prevenzione inizia da ciascuna di noi!”. Un invito rivolto a tutte le donne a riconoscersi protagoniste della propria salute, a partire dalla conoscenza del proprio corpo, e a fare di questo gesto l’avvio di un percorso di prevenzione che comprende visite senologiche, controlli periodici clinico-strumentali e programmi di screening. La campagna 2026 ha ricevuto il patrocinio di ANCI (Associazione Nazionale dei Comuni Italiani) ed è stata realizzata con il sostegno dello sponsor Yamamay. Come ogni anno, nel mese di ottobre le 105 Associazioni LILT e i 20 coordinamenti regionali daranno vita a una rete capillare di iniziative in tutta Italia, con visite senologiche, incontri divulgativi con distribuzione di opuscoli, pannelli informativi, attività nelle scuole e nei luoghi di lavoro, oltre a campagne social e spazi di ascolto.
Silexion Therapeutics annuncia la somministrazione con successo del trattamento al primo paziente nella sperimentazione clinica di fase 2/3 di Sil204 per il carcinoma pancreatico localmente avanzato - MarketScreener Italia
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
53.0/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Silexion Therapeutics annuncia la somministrazione con successo del trattamento al primo paziente nella sperimentazione clinica di fase 2/3 di Sil204 per il carcinoma pancreatico localmente avanzato MarketScreener Italia
Pubblicato il 30/09/2026 alle 14:00 Contattaci per qualunque richiesta di correzione Silexion Therapeutics Corp. ha annunciato che il primo paziente al mondo ha ricevuto con successo il trattamento nell'ambito della sperimentazione clinica di fase 2/3 che valuta il principale candidato dell'azienda, SIL204, in pazienti affetti da carcinoma pancreatico localmente avanzato (LAPC). Il trattamento è stato somministrato al Tel Aviv Sourasky Medical Center ("TASMC" o "Ichilov") in Israele, segnando il passaggio decisivo alla fase di esecuzione clinica attiva del programma terapeutico globale dell'azienda. La sperimentazione è uno studio prospettico, randomizzato, controllato, multinazionale, di fase 2/3 e in aperto, volto a valutare l'efficacia e la sicurezza di SIL204 somministrato nell'ambito di un regime terapeutico integrato in combinazione con la chemioterapia standard, rispetto alla sola chemioterapia, in pazienti affetti da carcinoma pancreatico localmente avanzato. Lo studio prevede una coorte iniziale di circa 18 pazienti per la valutazione della sicurezza, seguita da un'espansione globale finalizzata ad arruolare una coorte randomizzata di circa 166 pazienti. La sperimentazione coinvolge pazienti adulti con carcinoma pancreatico localmente avanzato di stadio 3, di nuova diagnosi e mai sottoposti a trattamento, non resecabile e privo di metastasi a distanza, i cui tumori presentano una mutazione confermata del gene KRAS. SIL204 viene somministrato come trattamento di prima linea insieme alla chemioterapia standard, la cui scelta è lasciata alla discrezione del medico curante. Nella sperimentazione, SIL204 viene somministrato attraverso un'innovativa strategia di somministrazione a doppia via, concepita per superare le barriere anatomiche e biologiche dei tumori pancreatici. Il trattamento combina la somministrazione intratumorale diretta, effettuata mediante una procedura guidata da ecografia endoscopica (EUS) e mirata alla lesione pancreatica primaria per bypassare lo stroma tumorale denso, con iniezioni sottocutanee nell'addome, progettate per garantire un'esposizione sistemica e contrastare eventuali micrometastasi. Il Tel Aviv Sourasky Medical Center è il principale centro clinico di riferimento per la sperimentazione in Israele, dopo aver ottenuto l'approvazione del comitato etico dell'istituto e l'autorizzazione del Ministero della Salute israeliano. Altri centri oncologici israeliani, insieme a importanti istituzioni mediche accademiche in Germania approvate nell'ambito del Regolamento dell'Unione europea sulle sperimentazioni cliniche (EU CTR) dall'Istituto federale per i farmaci e i dispositivi medici (BfArM), stanno completando le procedure di attivazione e dovrebbero entrare a far parte del programma di fase 2/3 nei prossimi mesi.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
50.0/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
Criteri Critici
"Armonia in Rosa" a San Severo: la cura della persona affianca le terapie tumorali Gazzetta H24
SAN SEVERO (FG) – Arrivato a conclusione il primo ciclo del laboratorio di estetica per pazienti in terapia oncologica, organizzato da ASL Foggia su iniziativa del Centro di Orientamento Oncologico (COr.O) del Presidio Ospedaliero “Teresa Masselli Mascia” di San Severo, in co-progettazione con l’associazione Agata-Foggia, impegnata nel sostegno alle donne operate al seno.
ARMONIA IN ROSA
L’iniziativa rientra nel progetto “Armonia in Rosa”, finanziato con fondi della Regione Puglia – Dipartimento Welfare, Sezione Benessere Sociale, Innovazione e Sussidiarietà, e nasce con l’obiettivo di affiancare al percorso clinico interventi dedicati alla cura della persona, promuovendo il benessere psicofisico e contribuendo ad affrontare alcuni degli effetti che le terapie oncologiche possono avere sull’immagine di sé e sulla quotidianità.
LABORATORIO DI ESTETICA
Il primo ciclo di attività laboratoriali di estetica, partito lo scorso mese di marzo, è stato articolato in quattro incontri e ha visto la partecipazione di 25 pazienti.
Gli appuntamenti si sono svolti presso il C.Or.O e sono stati coordinati da Severina Lanzone, estetica oncologica specializzata APEO (Accademia Professionale di Estetica Oncologica).
Durante gli incontri, sono stati affrontati temi legati alla cura della pelle e delle unghie, al make-up e alla gestione dei cambiamenti estetici associati alle terapie, con particolare attenzione alla dimensione del benessere personale e al sostegno dell’autostima.
LABORATORIO DI YOGA
Il progetto “Armonia in rosa” comprende anche un laboratorio di yoga. Il secondo ciclo di incontri è partito nei giorni scorsi. Quindici le iscrizioni, tra cui due uomini.
L’attività è pensata per accompagnare i partecipanti verso un recupero graduale dell’equilibrio psicofisico, favorendo il rilassamento, la gestione dello stress e il recupero energetico in armonia con il percorso clinico.
Le sessioni sono curate da Debora Di Nunno, insegnante di yoga specializzata, e comprendono attività fisica adattata, tecniche di respirazione, esercizi finalizzati alla riduzione e alla gestione dello stress e attività volte al miglioramento della mobilità.
SPAZIO DI ASCOLTO ACCANTO AL PERCORSO SANITARIO
“Con Armonia in Rosa è stato costruito uno spazio di ascolto, condivisione e accompagnamento per affiancare il percorso sanitario con interventi orientati al benessere della persona, alla gestione dello stress e alla valorizzazione delle risorse individuali”, spiega Massimo Lombardi, Responsabile del Centro di Orientamento Oncologico del Presidio Ospedaliero Teresa Masselli Mascia di San Severo.
“Il progetto nasce con l’obiettivo di mettere al centro del sistema sanitario e territoriale, i pazienti oncologici e le famiglie, nell’ambito delle azioni di rafforzamento della medicina di prossimità, con iniziative per ridurre le disuguaglianze nell’accesso alle opportunità di benessere per pazienti in condizioni di fragilità economica, sociale o psichica” aggiungono la Dottoressa Fabrizia Checola, Dirigente psicologa, e la Dottoressa Carolina Villani, Assistente Sociale e coordinatrice del Servizio Sociale dei Distretti Socio Sanitari di San Severo e San Marco In Lamis. “I laboratori – concludono – si inseriscono in questo percorso per restituire la vita ai pazienti e far sì che possano concentrarsi sull’hic et nunc, sul qui e ora della loro vita, sul presente, depotenziando la spinta progettuale verso il futuro, fortemente reso inaccessibile dai vissuti relativi alla patologia oncologica“.
“Il percorso oncologico – prosegue Lombardi – riguarda la persona nella sua complessità e non soltanto la malattia. In questa prospettiva, il laboratorio di estetica rappresenta un’opportunità per prendersi cura anche della dimensione psicofisica, offrendo strumenti concreti per affrontare alcuni cambiamenti legati alle terapie e favorendo una maggiore consapevolezza e fiducia in se stessi. Anche attraverso lo yoga – va avanti – si offre uno spazio dedicato alla persona, nel quale movimento, respirazione e rilassamento possano contribuire al benessere complessivo. L’obiettivo è accompagnare ciascun partecipante con attività adeguate e compatibili con il proprio percorso, promuovendo ascolto del corpo, consapevolezza e graduale recupero delle energie. Promuovere il benessere – conclude Lombardi – vuol dire accompagnare i pazienti lungo tutto il percorso di cura, valorizzandone bisogni, dignità e qualità della vita”.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
44.8/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
CNAO di Pavia, la Lombardia investe nell’oncologia del futuro Prima Saronno
La medicina di precisione e la lotta ai tumori complessi in Lombardia compiono un importante passo in avanti attraverso i progetti INSpIRIT e OTERO del Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica di Pavia, finanziati attraverso i bandi dedicati a ricerca e innovazione regionale.
A fare il punto questa mattina è stato l’assessore all’Università, Ricerca e Innovazione, Alessandro Fermi, che nell’ambito del suo tour fra le realtà più innovative della Lombardia ha visitato il centro d’eccellenza pavese, per monitorare l’andamento dei progetti che hanno ottenuto finanziamenti regionali dalla Giunta.
Nuove tecnologie per cure oncologiche più efficaci
Il CNAO sta sviluppando nuove infrastrutture e tecnologie avanzate per migliorare l’efficacia delle cure oncologiche e ampliare le attività di ricerca. In particolare, il progetto INSpIRIT introduce la sorgente innovativa AISHA, che consentirà l’impiego di nuove tipologie di ioni, come ossigeno, elio e litio, aprendo la strada a trattamenti sempre più personalizzati e a nuove applicazioni industriali e scientifiche.
Parallelamente, il progetto OTERO prevede il potenziamento delle infrastrutture del centro attraverso nuove aree dedicate alla ricerca e alla cura. Nel progetto sono inclusi l’introduzione di un acceleratore di protoni rotante per trattamenti ad altissima precisione, anche in ambito pediatrico, e la realizzazione del primo acceleratore compatto per neutroni installato in una struttura clinica italiana, destinato allo sviluppo della terapia sperimentale BNCT, la Boron Neutron Capture Therapy.
Fermi: “Investimenti regionali in ricerca si traducono in migliori opportunità di cura”
“Il CNAO rappresenta un esempio concreto di come gli investimenti regionali in ricerca e innovazione si traducano in infrastrutture all’avanguardia, nuove tecnologie e migliori opportunità di cura per i cittadini, con ricadute positive sia sul sistema sanitario sia sulla competitività scientifica e tecnologica della Lombardia”, ha dichiarato Fermi. “La nostra visione, attuata attraverso misure fondamentali come la Call Hub e la Linea R&S per Aggregazioni, mira a costruire un ecosistema attrattivo in cui grandi imprese, Pmi e centri d’eccellenza lavorino in sinergia”, ha aggiunto. “Vogliamo che la Lombardia continui a essere il motore d’Europa della ricerca oncologica, un territorio capace di attrarre investimenti, valorizzare i migliori talenti scientifici e trasformare le risorse pubbliche in un impatto concreto sulla vita e sul benessere delle persone”, ha concluso Fermi.
Call Hub: 114,5 milioni per 33 progetti di eccellenza
Call Hub è la misura che sostiene grandi progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale, realizzati da partenariati tra imprese e organismi di ricerca, in coerenza con la Strategia di Specializzazione Intelligente regionale e il PR FESR 2021-2027. L’obiettivo è rafforzare innovazione, competitività e sostenibilità del sistema produttivo regionale.
Nel bando sono stati coinvolti più di 200 partner: 45 grandi imprese, 102 Mpmi e 57 organismi di ricerca, per un totale di 33 progetti di eccellenza selezionati. Regione Lombardia ha finanziato questi progetti erogando un contributo complessivo di 114,5 milioni di euro. Tramite questo bando è stato finanziato il progetto INSpIRIT del CNAO con 2.935.104 euro su un costo complessivo di 9.916.695 euro.
Linea R&S per Aggregazioni: 189 soggetti coinvolti in 47 progetti
Linea R&S per Aggregazioni è la misura che sostiene progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale realizzati da partenariati di almeno tre soggetti, tra cui almeno due Pmi insieme a organismi di ricerca e/o grandi imprese.
Il bando finanzia progetti coerenti con le aree di specializzazione regionale, come manifatturiero avanzato, salute, agroalimentare e mobilità sostenibile. Finanziamenti complessivi assegnati: 50.748.334 euro a favore di 47 progetti per un totale di 189 soggetti coinvolti. Il progetto OTERO ha ottenuto un contributo di 741.011 euro.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO4
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
53.0/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Applicazione dell'alta tecnologia nella diagnosi e nel trattamento del cancro ai polmoni. Vietnam.vn
Il cancro ai polmoni è uno dei tumori con un'elevata incidenza e mortalità in Vietnam, spesso a progressione asintomatica e difficile da diagnosticare nelle fasi iniziali. Di solito viene scoperto quando la malattia è già in fase avanzata, il che complica il trattamento e compromette significativamente la qualità della vita. Le tecnologie diagnostiche, in particolare le tomografie computerizzate a basso dosaggio dei polmoni nei gruppi ad alto rischio, aiutano a individuare le lesioni polmonari; insieme a molti altri metodi come la chirurgia, la chemioterapia, la radioterapia, la terapia mirata, l'immunoterapia e le tecniche di radiologia interventistica, contribuiscono a trattare la malattia in modo efficace. Martedì 29 settembre 2026, alle ore 20:00, esperti del sistema ospedaliero generale Tam Anhdi Hanoiterranno una consulenza sul tema "Nuovi progressi nella diagnosi precoce e nel trattamento del cancro ai polmoni". Il programma viene trasmesso sui siti web: thanhnien.vn, tamanhhospital.vn e vnvc.vn. La diretta streaming è disponibile sulle seguenti pagine fan: Thanh Nien Newspaper, Tam Anh General Hospital Hanoi, Tam Anh Hospital - Tam Anh Cau Giay Multi-specialty Clinic. YouTube: Thanh Nien Newspaper, Tam Anh General Hospital, VNVC. TikTok: Thanh Nien Newspaper e molti altri canali mediatici autorevoli. I lettori sono invitati a consultare il sito e a porre domandequi, oppure a contattare la hotline dell'Ospedale Generale Tam Anh: 024 3872 3872 - 0247 106 6858 (Hanoi) / 0287 102 6789 - 093 180 6858 (Ho Chi Minh City) per ricevere assistenza. Fonte: https://thanhnien.vn/ung-dung-cong-nghe-cao-trong-chan-doan-va-dieu-tri-k-phoi-18526092814455886.htm
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO5
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
62.2/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Radioterapia per l’artrosi del ginocchio? La vera domanda è se può evitare la protesi Mondosanità
ARTROSI PRECOCE
Radioterapia per l’artrosi del ginocchio? La vera domanda è se può evitare la protesi
Un nuovo studio suggerisce benefici a lungo termine nelle forme iniziali. Ma un trial precedente non aveva trovato vantaggi.
Quando sentiamo la parola radioterapia pensiamo subito al cancro.
Per questo l’idea di usare radiazioni per un ginocchio artrosico sembra quasi assurda.
Eppure, a dosi molto basse, le radiazioni non vengono usate per distruggere un tumore, ma per provare a ridurre l’infiammazione. In alcuni Paesi europei questa pratica esiste da anni per alcune patologie benigne.
Ora un nuovo studio riapre il dibattito con una domanda molto concreta:
se interveniamo presto, possiamo rallentare l’artrosi abbastanza da rimandare o evitare una protesi?
Un risultato che fa alzare le antenne
Al congresso dell’American Society for Radiation Oncology sono stati presentati i risultati a lungo termine di uno studio su 292 persone con artrosi del ginocchio in fase iniziale.
L’età mediana era sorprendentemente bassa: 38 anni.
I partecipanti erano stati divisi in due gruppi. Uno riceveva glucosamina e condroitina. L’altro gli stessi trattamenti più una radioterapia a bassissima dose: 4,5 Gray in dieci sedute.
Dopo quasi dodici anni, chi aveva ricevuto radioterapia mostrava un rischio di disabilità legata all’artrosi inferiore del 67%.
Nel piccolo sottogruppo con artrosi radiologica di grado 2, composto da 78 persone, il dato era ancora più interessante: la disabilità era comparsa nel 31% dei trattati contro il 61% dei controlli.
E la protesi di ginocchio era stata necessaria nel 14% contro il 36%.
Numeri che, letti così, fanno venire voglia di dire: “Abbiamo trovato un modo per evitare la protesi”.
Ma sarebbe troppo presto.
Perché un altro studio aveva trovato quasi zero
Il problema è che esiste un trial precedente che racconta una storia molto diversa.
Nel 2019 un gruppo olandese aveva studiato 55 persone con artrosi dolorosa del ginocchio.
Questa volta il disegno era particolarmente rigoroso: metà riceveva vera radioterapia, metà una finta radioterapia, identica nella procedura ma senza radiazioni.
Né i pazienti né i medici sapevano chi ricevesse il trattamento vero.
Risultato?
Dopo tre mesi migliorava il 44% dei trattati e il 43% dei controlli.
Praticamente uguale.
Gli autori conclusero che la radioterapia non offriva un beneficio clinico evidente.
Quindi chi ha ragione?
La risposta più interessante è: forse entrambi.
Forse il punto non è “radioterapia sì o no”, ma quando
I due studi non hanno trattato lo stesso tipo di paziente.
Nel trial olandese le persone avevano almeno 50 anni, dolore già importante e un’artrosi che non rispondeva bene a esercizio e analgesici.
Nel nuovo studio, invece, i pazienti erano molto più giovani e la malattia era soprattutto iniziale.
Questo apre una possibilità affascinante.
Forse la radioterapia non serve quando l’articolazione è già molto danneggiata.
Potrebbe invece avere un ruolo prima, quando l’infiammazione contribuisce ancora alla progressione e la struttura del ginocchio non è ancora compromessa in modo irreversibile.
È un’ipotesi, non una certezza.
Ma è questa la vera novità.
Dolore e malattia non sono la stessa cosa
C’è poi un altro punto da capire.
Molte terapie dell’artrosi servono soprattutto a ridurre il dolore.
Ma far passare il dolore non significa necessariamente rallentare la malattia.
È qui che il nuovo studio diventa interessante.
Oltre ai sintomi, i ricercatori hanno osservato meno deterioramento alla risonanza magnetica, meno disabilità e, in un sottogruppo, meno protesi.
Questi sono risultati più difficili da spiegare soltanto con effetto placebo o aspettative del paziente.
Ma non bastano ancora.
Il nuovo studio non era in cieco: chi riceveva radioterapia sapeva di riceverla.
E il dato sulla protesi riguarda appena 78 persone.
Quindi il segnale è interessante, ma non ancora abbastanza solido per cambiare la pratica.
Il rischio che non possiamo ignorare
C’è anche un problema di sicurezza.
La dose utilizzata è molto bassa rispetto a quella oncologica.
Durante il follow-up non sono stati osservati tumori nell’area irradiata né tossicità acute importanti.
Ma 292 persone sono troppo poche per escludere un rischio raro che potrebbe emergere dopo molti anni.
E qui l’età conta.
Una radioterapia a 75 anni e una radioterapia a 38 anni non sono la stessa cosa dal punto di vista del rischio cumulativo.
Più lunga è l’aspettativa di vita, più importante diventa essere sicuri di non creare un problema futuro nel tentativo di risolverne uno presente.
La domanda utile per il paziente oggi
Chi ha artrosi del ginocchio non deve chiedere al proprio medico: “Posso fare la radioterapia?”
Oggi la risposta è: non è ancora uno standard di cura.
La domanda giusta è un’altra:
“Quanto è precoce la mia artrosi e cosa possiamo fare adesso per evitare che peggiori?”
Peso.
Attività fisica.
Forza muscolare.
Controllo del dolore.
Fisioterapia.
Correzione dei fattori meccanici.
Sono ancora queste le armi principali.
La radioterapia, per ora, resta una possibilità da studiare.
Il trial che ci serve davvero
Per capire se questa strada ha senso serve uno studio molto preciso.
Multicentrico.
Indipendente.
Con radioterapia vera contro finta radioterapia.
Concentrato proprio sulle forme precoci.
Con risonanze lette centralmente.
E soprattutto con un obiettivo che interessa davvero al paziente:
quanti arrivano alla protesi e dopo quanti anni?
Perché se un trattamento riduce il dolore per qualche mese, è utile.
Ma se riesce a cambiare la storia dell’artrosi per dieci anni, sarebbe un’altra cosa.
La vera innovazione, quindi, non sarebbe usare la radioterapia al posto degli antidolorifici.
Sarebbe dimostrare che possiamo intervenire prima che il ginocchio entri in una strada quasi obbligata verso la protesi.
Ed è questo il motivo per cui vale la pena seguire questa ricerca.
Non perché le radiazioni “curano l’artrosi”.
Ma perché potrebbero costringerci a cambiare il momento in cui decidiamo di intervenire.
Fonti
• American Society for Radiation Oncology. Low-dose radiation therapy may slow progression of knee osteoarthritis, long-term study indicates. ASTRO Annual Meeting, 27 settembre 2026.
• Mahler EAM et al. Effectiveness of low-dose radiation therapy on symptoms in patients with knee osteoarthritis: a randomised, double-blinded, sham-controlled trial. Annals of the Rheumatic Diseases. 2019;78:83-90.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
58.5/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Trattamento personalizzato del tumore al seno: non più un approccio standardizzato. Vietnam.vn
Tuttavia, la sfida non risiede solo nel numero di persone colpite. Il tumore al seno comprende molti sottogruppi biologici, ognuno con diversi rischi di recidiva e risposte al trattamento. Anche l'età, lo stato di salute generale e le comorbidità sono fattori che i medici devono considerare nella scelta della strategia terapeutica. Pertanto, anche a parità di stadio della malattia, ai pazienti potrebbe non essere necessariamente prescritto lo stesso farmaco, la stessa combinazione di farmaci o la stessa durata di trattamento. Questa differenza rende necessario un trattamento individualizzato per ogni singolo caso.
Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), nel 2024, circa 2,4 milioni di donne in tutto il mondo hanno ricevuto una diagnosi di cancro al seno e 694.000 sono morte a causa della malattia. È inoltre il tumore più comune nelle donne in 164 dei 186 paesi. In Vietnam, secondo GLOBOCAN 2024, il cancro al seno si è classificato al primo posto in termini di nuovi casi, con 25.711 casi.
Nel frattempo, l'immunoterapia viene presa in considerazione solo per determinati tipi e stadi della malattia. I risultati dei test aiutano i medici a prevedere la probabilità di risposta prima di prescriverla. Nuove combinazioni di trattamenti sono inoltre oggetto di continua ricerca per migliorarne l'efficacia.
Innanzitutto, la terapia ormonale viene utilizzata per il carcinoma mammario luminale, il gruppo che in genere si sviluppa sotto l'influenza degli ormoni. L'obiettivo è identificare quali pazienti necessitano di un trattamento più aggressivo, quale opzione sia più appropriata e per quanto tempo.
Nel trattamento sistemico, la tendenza all'individualizzazione è evidente in tre direzioni: ottimizzazione della terapia endocrina, combinazione di terapie mirate e selezione di immunoterapie personalizzate per ciascun gruppo di pazienti.
Questi tre approcci dimostrano che il trattamento del tumore al seno si sta spostando dalla domanda "Quale regime terapeutico è comunemente utilizzato?" a "Quale strategia è più adatta alla paziente?". Questi temi saranno analizzati da esperti vietnamiti e coreani durante la Sessione 2 della conferenza "Nuove tendenze nella diagnosi e nel trattamento del tumore al seno - Punti salienti del GBCC 2026".
Ampliare gli scambi professionali tra Vietnam e Corea del Sud sul cancro al seno.
Alla Conferenza globale sul cancro al seno (GBCC 2026), svoltasi a Seul, in Corea del Sud, lo scorso aprile, gli organizzatori hanno ricevuto 460 abstract di ricerca da 35 paesi; oltre 400 articoli sono stati selezionati per la presentazione in 72 sessioni specializzate. Gli argomenti trattati spaziavano dalla diagnostica per immagini e dalla valutazione del rischio alla chirurgia, alla radioterapia e al trattamento sistemico.
A seguito delle discussioni tenutesi a Seul, 14 rapporti approfonditi saranno presentati e discussi in un evento che si terrà il 3 ottobre presso l'Ospedale Generale Hong Ngoc - Phuc Truong Minh di Hanoi. La conferenza si articolerà in quattro sessioni scientifiche e vedrà la partecipazione di 10 relatori coreani ed esperti vietnamiti; è organizzata congiuntamente dalla Società Coreana per la Lotta contro il Cancro al Seno, dal Comitato Organizzatore della Conferenza Globale sul Cancro al Seno e dall'Ospedale Generale Hong Ngoc - Phuc Truong Minh.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO4
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
43.7/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Nel 2026, tre farmaci di Bidiphar per la cura del cancro hanno ottenuto lo status di marchio nazionale. Vietnam.vn
GD&TĐ - Tre tipologie di farmaci per la cura del cancro di Bidiphar, insieme a due prodotti farmaceutici specializzati, sono stati appena riconosciuti come Marchi Nazionali del Vietnam 2026. Il Ministero dell'Industria e del Commercioha appena premiato 499 prodotti di 227 aziende con il 10° Premio Nazionale del Marchio del Vietnam per il 2026. Tra questi, la Binh Dinh Pharmaceutical and Medical Equipment Joint Stock Company (Bidiphar, provincia di Gia Lai) ha ottenuto il riconoscimento con 5 prodotti, tra cui 3 tipi di farmaci per la cura del cancro, una soluzione per emodialisi e farmaci per infiammazioni, allergie e disturbi del sistema immunitario. I tre farmaci oncologici di Bidiphar sono Bocartin, Lyoxatin e Bestdocel, utilizzati rispettivamente per il trattamento del cancro al polmone, all'ovaio e alla testa e al collo; del cancro al colon; e del cancro al seno e al polmone. Questi prodotti sono stati sviluppati a partire da progettiscientificie tecnologici a livello statale e attualmente detengono la leadership di mercato e di volume di produzione a livello nazionale. Bidiphar distribuisce i suoi prodotti a oltre 190 strutture di cura oncologica. Nel campo dell'emodialisi, Kydheamo viene prodotto su una linea di produzione automatizzata a circuito chiuso che soddisfa gli standard GMP-WHO ed è in circolazione da oltre 20 anni. Entro il 2025, si prevede che il prodotto raggiungerà un fatturato di 240 miliardi di VND e sarà disponibile in 170 centri di dialisi in tutto il paese. Soli-Medon, la prima polvere liofilizzata per iniezione in Vietnam, è distribuita a circa 10.000 farmacie e ai principali ospedali. La formulazione in compresse del prodotto raggiunge la bioequivalenza con il farmaco originale di marca, pur costando circa la metà di quest'ultimo. I prodotti premiati dimostrano l'impegno di Bidiphar nell'investire in scienza e tecnologia, nel padroneggiare tecnologie farmaceutiche all'avanguardia e, di conseguenza, nel potenziare le capacità nazionali di produzione e fornitura di farmaci. Questa competenza è stata maturata dall'azienda nel corso di molti anni. Dalla ricerca e produzione di antibiotici iniettabili nel 1992 e di soluzioni endovenose dal 1997, Bidiphar ha continuato ad applicare la tecnologia di formulazione di farmaci iniettabili liofilizzati a partire dal 2003. Nel 2010, l'azienda ha prodotto con successo Bocartin 150 mg, ponendo le basi per una gamma di farmaci per il trattamento del cancro. Ad oggi, Bidiphar offre circa 40 prodotti per il trattamento del cancro, derivati da 16 principi attivi, rifornendo numerosi ospedali specializzati in tutto il paese, e alcuni prodotti vengono esportati. Oltre a investire nella produzione, Bidiphar sta accelerando la modernizzazione del proprio management attraverso SAP-ERP, DMS, Power BI e l'applicazione graduale dell'intelligenza artificiale. L'azienda punta a posizionarsi tra i primi 3 produttori farmaceutici di fama in Vietnam entro il 2030, raggiungendo un fatturato di 3.000 miliardi di VND e possedendo linee di produzione conformi agli standard GMP-EU. Il premio National Brand 2026 è un riconoscimento dell'investimento di Bidiphar in scienza, tecnologia e gestione; inoltre, fornisce a Bidiphar le basi per migliorare la qualità dei prodotti, aumentare la capacità di fornitura e contribuire alla sostituzione dei farmaci importati. Fonte: https://giaoducthoidai.vn/ba-loai-thuoc-dieu-tri-ung-thu-cua-bidiphar-dat-thuong-hieu-quoc-gia-2026-post794263.html
Max Parisi: «Avevo un mese di vita, sono volato in America per provare un nuovo farmaco contro il tumore al pancreas. Ora forse arriverò a Natale. Dalla vita ho avuto tutto, vorrei solo passare il tempo che mi resta con la mia famiglia» - vanityfair.it
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
58.5/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Max Parisi: «Avevo un mese di vita, sono volato in America per provare un nuovo farmaco contro il tumore al pancreas. Ora forse arriverò a Natale. Dalla vita ho avuto tutto, vorrei solo passare il tempo che mi resta con la mia famiglia» vanityfair.it
A mezzogiorno di oggi Max Parisi, Massimo all'anagrafe, riceverà il farmaco che potrebbe salvargli la vita. Correggo: che potrebbe allungargliela; abbastanza, se non altro, da fargli «riassaporare il gusto del futuro». Lo dice sorridendo («la morfina aiuta l’umore», scherza), attraverso lo schermo del telefono con cui lo raggiungiamo negliStati Uniti, dove è volato per tentareil suo forse ultimo giro di giostra. Dell’uomo che era, un quintale per un metro e 90 di altezza, resta la voce profonda in un involucro smunto:di chili ne ha persi 40 in due anni, rotolati via, uno dopo l’altro, trachemio, operazione e radioterapie che si sono rivelate non risolutive nel debellare iltumore al pancreasconmetastasial fegato. Il 31 luglio scorso, al termine di una visita, l’oncologo è stato piuttosto chiaro: «Le cartucce che avevamo in canna le abbiamo sparate tutte». Tradotto: puoi scegliere se continuare a riempirti di farmaci, che ti debilitano ma non ti salvano, o iniziare a pensare a come andartene in pace. Tempo rimanente: un mese, due al massimo. Originario di Siena e cresciuto a Cuneo prima di trasferirsi a Milano,58 anni, Max entra in una fase di accettazione: «Mi fermo qui», annuncia. A malincuore lasciaCaffellatte con te, il programma suRadio Monte Carloa cui lavorava da anni; contatta laVidas, un’associazione che si occupa delle cure palliative per i malati terminali; comincia a effettuare il «passaggio di consegne» alla moglie Louise: «Dovevo mettere il suo nome sul conto in banca, addebitarle le bollette, cose così. Riordinare i documenti è stato terapeutico: ho ripercorso gli ultimi vent’anni vissuti accanto a lei e alle nostre figlie». Sophia, 21 anni, studia all’Università di Irvine, in California. Vivienne, 16, è ancora al liceo e, quando ha capito la gravità della condizione del padre, ha protestato:«Papà ci deve essere il giorno del mio diploma». Impensabile fino a poco tempo fa, poi è arrivata una notizia che ha cambiato tutto. Il 26 agosto, negli Stati Uniti è stato approvato un farmaco particolarmente efficace nel bloccare l’avanzata del tumore al pancrease, talvolta, persino nel ridimensionarne le metastasi. Derivato dalla molecola Daraxonrasib, è prodotto dalla casa farmaceutica Revolution Medicines, si consuma in pillole, tre al giorno per un mese. E, se tutto va bene, il ciclo si ripete. Quanto a lungo, ancora non si sa, ma ci sono pazienti che lo assumono da due anni e mezzo: tempo record per gente la cui speranza di vita non superava i pochi mesi. Mentre parliamo, una confezione di Daraxonrasib è in viaggio verso Max. Lui guarda l’orologio: «Il corriere dovrebbe essere qui a breve». Qui, è casa di sua suocera inCalifornia, dove si è trasferito temporaneamente per affrontare i primi due cicli di cura: «Sempre se ci arrivo», puntualizza. Tra 15 giorni, una Tac sentenzierà se il trattamento è efficace. «I requisiti li ho:il Daraxonrasib è un farmaco “di seconda linea”, cioè per quelli che le hanno già provate tutte, come me. Non ti guarisce, questo me lo hanno specificato più volte, però può raddoppiare il tuo tempo. Magari io arrivo a Natale, se sono fortunato a gennaio». Qualche desiderio fino ad allora? «No,dalla vita ho già avuto tutto quello che potevo sognare e anche di più. Non ho altro da chiedere. Vorrei solo vivere quel che mi resta con la mia famiglia. La famiglia è una cosa grande, l’ho capito ancora di più adesso. Spero lo capiscano anche le mie figlie: se starete vicine non rimarrete sole». Max Parisi solo non si è mai sentito: accanto a lui si è intessuta una rete di affetti capace di abbracciarlo stretto nei giorni duri, e di lasciarlo andare quando invece ha avuto bisogno di spazio. «Se sono qui oggi lo devo a mia moglie. Mi è stata vicina con rispetto e senza un briciolo di invadenza. Ha sopportato i momenti in cui non avevo proprio l’umore “a palla”. E si è fatta leonessa nel cercare un’altra possibilità per me». È stata Louise infatti, originaria di San Francisco, a informarsi presso gli ospedali americani, a trovare una speranza alla Mayo Clinic di Phoenix, Arizona, e a spronarlo a partire: «Io ero confuso. La morte per me non era più un’ipotesi, ma qualcosa che mi accompagnava quotidianamente.Mi ero abituato all’idea che il mio percorso stesse per terminare. E, quasi quasi, provavo più sollievo nel vedere la fine che nel restare nel limbo. Invece, il pensiero di cambiare tutto mi spaventava. Avevo paura dell’ignoto, di partire e non rivedere più le mie figlie, di non sopravvivere al viaggio in aereo». Poi, però, su quel volo ci è salito: «Mi sono preso un bel tranquillante e mi sono svegliato negli States.Quando siamo arrivati all’ospedale, abbiamo incontrato l’oncologo: ha voluto sapere tutto di me. Mancava poco che non mi chiedesse il colore delle mie mutande! Scherzi a parte, è stato molto scrupoloso, è partito dall’inizio». L’inizio di quello che Max definisce la sua «discesa agli inferi» risale al 2024: «Avevo un prurito insopportabile alla pelle. Mi sono rivolto al medico di base, che poi mi ha indirizzato verso uno specialista. Dagli esiti degli esami del sangue si ipotizzava un’infezione biliare. Invece la Tac ha scoperto altro.Me l’hanno comunicato di notte:tumore maligno al pancreas. Mi sono sentito come in quei sogni in cui pensi di cadere. E questa sensazione si è protratta a lungo. Cioè, sapevo di essere malato, ma non lo sentivo. Ho un fisico da orso: ho reagito molto bene all’intervento chirurgico e altrettanto alla chemioterapia. Ho lavorato finché ho potuto: mantenere una quotidianità mi è servito tantissimo; la trasmissione in radio è stata una passerella tra me e il vuoto. E poi sono stato fortunato perché, fino a due mesi fa, non ho quasi provato dolore». Oggi, invece, è uno di quei giorni in cui, senza antidolorifici, Max non si sarebbe potuto alzare dal letto: ha due masse sopra il fegato che, ogni giorno, gli rubano un po’ più di spazio e di respiro. Niente però, finora, è stato in grado di rubargli l’ironia: «Il problema è che, qui negli Usa, o sei l’Aga Khan o fai fatica», sdrammatizza. Tradotto: bellissima la sanità americana. Molto all’avanguardia. Per chi può permettersela. Max non è tra quelli: lui ha da poco lasciato il lavoro, e la moglie di professione insegna inglese alle medie. Nella sfortuna, fortuna ha voluto che il suocero, scomparso di recente, avesse lasciato una piccola somma. Necessaria per partire. Non sufficiente per andare avanti. Una fornitura di Daraxonrasib per 30 giorni costa 42.082,80 dollari, a cui si aggiungono le spese per il viaggio, per le visite mediche e, in generale, per una vita all’estero. Così,a Louise è venuta un’idea: ha creato una raccolta fondi online. L’ha chiamata «Una nuova cura, una nuova possibilità per Max»e l’ha condivisa con famigliari, amici, colleghi e conoscenti. I social hanno fatto il resto: a oggi, i coniugi Parisi hanno ricevuto oltre 110 mila dollari. Abbastanza per due mesi di terapia. E poi? «Poi dovrò rientrare in Italia.Insieme a mio fratello Alessandro ci stiamo impegnando per sollecitare l’approvazione del Daraxonrasib anche da noi. Per ora è ancora in fase sperimentale, ma ci sono margini legali per attivare procedure straordinarie come l’“uso compassionevole”». Regolato dal Decreto ministeriale del 7 settembre 2017, per «uso compassionevole» si intende la possibilità di fornire gratuitamente un farmaco non ancora autorizzato a pazienti con malattie gravi, rare o in pericolo di vita. Secondo i dati più recenti di Airc, l’Associazione italiana per la ricerca sul cancro,nel 2024 sono stati stimati 13.585 nuovi casi di tumore al pancreas che, tra le neoplasie, è la più mortale. A cinque anni dalla diagnosi, infatti, sopravvive appena l’11 per cento degli uomini e il 12 per cento delle donne. Come se non bastasse, c’è un altro fattore a complicare le già complicatissime cose: «Revolution Medicines, la casa farmaceutica che produce il Daraxonrasib, non è una “big pharma”, è una ditta tutto sommato piccolina», spiega Max. «Sono stati travolti dal successo di questo medicinale, che ora è richiestissimo ovunque.Se la domanda superasse l’offerta, rischieremmo di trovarci in carenza. Anche per questo sto cercando di portare attenzione sull’argomento: per supportare la capacità produttiva dell’azienda». E occorre farlo in fretta perché per Max, e per tutti quelli come lui, ogni giorno in più è un giorno in meno:«Questa campagna può sembrare egoistica, e in parte lo è. Però forse riesco anche ad aiutare tante altre persone». Speranze? «La mia è una corsa contro il tempo, mi auguro solo di averne abbastanza». Il tempo che resta a Max è dilatato e veloce insieme: «Paradossalmente, le ore scorrono lentissime e i giorni passano che quasi non mi accorgo». C’è spazio per la paura, «soprattutto delle cose che non saprò, tipo quanta gente ci sarà al mio funerale». Non per la rabbia: «Mi sento troppo amato per crogiolarmi nel malumore o nella disperazione». Prega mai? «No, non sono credente, ma sono molto curioso del dopo.Sotto sotto, lo so che morire sarà come spegnere un interruttore, ma mi piace immaginare la morte come se fossi io stesso che, al momento giusto, volo via». Al momento giusto, come vorrà salutare sua moglie e le figlie? «Ci penso spesso e ho sempre il timore che niente di quello che dirò sarà mai abbastanza. In realtà, molte cose le ho già dette, o comunque le ho fatte capire. Sono piuttosto asciutto di carattere: conoscendomi, resterò in silenzio». Massimo, per tutti Max, Parisi, 58 anni di cui 35 trascorsi ai microfoni della radio. Qui, in una foto prima della diagnosi. Max Parisi a San Francisco, dove ora soggiorna in attesa di ricevere il farmaco che potrebbe allungargli la vita. Questo articolo su Max Parisi è pubblicato sul numero 41 diVanity Fairin edicola fino al 6 ottobre 2026. Per abbonarvi aVanity Fair,cliccare qui.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?1
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO5
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
51.1/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Mieloma multiplo, remissione a 5 anni con terapia Car-T cilta-cel in linee precoci Adnkronos
Presentati al Congresso dell’International Myeloma Society (Ims) i nuovi dati a lungo termine sulla terapia a base di Car-T di Johnson & Johnson ciltacabtagene-autoleucel, o cilta-cel, relativi al sottogruppo iniziale della coorte A dello studio di fase 2 Cartitude-2 (N=20). I risultati di follow-up- informa una nota dell'azienda - hanno mostrano che il 50 per cento dei pazienti (10 su 20) con mieloma multiplo recidivato o refrattario trattati con una singola infusione della Car-T, è rimasto in vita senza progressione della malattia per almeno cinque anni senza nessuna terapia di mantenimento. "Fino a cinque anni fa remissioni libere da trattamento di questa durata erano difficili da immaginare per pazienti con mieloma multiplo recidivato o refrattario - afferma Niels van de Donk, MD, PhD, Professor of Hematology, University Medical Center, Amsterdam -. Questi nuovi risultati su cilta-cel ci danno un’ulteriore prova del fatto che quando le terapie più adatte alle caratteristiche del paziente sono utilizzate nelle prime fasi della malattia, un maggior numero di pazienti può avere l'opportunità di raggiungere remissioni profonde e durature e un controllo della malattia a lungo termine senza una terapia di mantenimeno".
Questi risultati - si legge - accrescono le evidenze osservate nello studio precedente Cartitude-1, che ha valutato pazienti in linee terapeutiche più avanzate, in termini di remissione duratura e libera da trattamento, e confermano, seppur in un numero limitato di pazienti, che un trattamento precoce con cilta-cel può aumentare la remissione a lungo termine e il controllo della malattia. "Questi risultati rafforzano le evidenze a sostegno dell’efficacia di cilta-cel e dimostrano quanto sia importante portare tali terapie a pazienti che hanno appena iniziato il loro percorso di cura - continua Yusri Elsayed, M.D., M.H.Sc., Ph.D., Global Therapeutic Area Head, Oncology, Johnson & Johnson -. Mentre continuiamo a sviluppare un portafoglio di terapie complementari e combinabili tra loro, questi risultati rafforzano il nostro impegno nel ridefinire ciò che i pazienti possono aspettarsi dal trattamento del mieloma multiplo".
"Sebbene i risultati per i pazienti con mieloma multiplo siano migliorati significativamente negli ultimi anni, nelle forme recidivanti o refrattarie, dove la patologia può diventare più difficile da controllare, il raggiungimento di una remissione duratura risulta più complesso", commenta Ester in ‘t Groen, EMEA Therapeutic Area Head, Haematology, Johnson & Johnson.
La coorte A dello studio Cartitude-2 (N=20) - dettaglia la nota - ha arruolato pazienti con mieloma multiplo recidivante o refrattario (Rrmm) che avevano ricevuto da una a tre linee di terapia precedenti, erano stati esposti a un inibitore del proteasoma ed erano refrattari alla lenalidomide. L'endpoint primario era la negatività della malattia residua minima (MRD). I pazienti della coorte iniziale A sono stati seguiti per cinque anni nello studio di follow-up per valutare i risultati a lungo termine dopo una singola infusione di cilta-cel senza terapia di mantenimento. A un follow-up mediano di 60,7 mesi, metà dei pazienti (n=10, 50 per cento) che hanno ricevuto una singola infusione di cilta-cel senza terapia di mantenimento, è rimasto in vita e senza progressione della malattia a cinque anni. Il tasso di sopravvivenza globale a cinque anni è stato del 69,2 per cento, mentre la sopravvivenza mediana libera da progressione è stata di 60,5 mesi.
A cinque anni, "la Mrd è stata valutata tramite analisi del midollo osseo in tre pazienti senza essere richiesta dal protocollo. Tutti e tre i pazienti sono risultati Mrd-negativi al livello più profondo testato (10-6), indicando l'assenza di malattia rilevabile anche con l'uso di test altamente sensibili. Inoltre, sono state osservate remissioni a lungo termine anche tra i pazienti con caratteristiche di malattia ad alto rischio. Dei 10 pazienti liberi da progressione a cinque anni, cinque presentavano almeno un'anomalia citogenetica ad alto rischio, inclusi quattro pazienti con due o più caratteristiche ad alto rischio".
Il profilo di sicurezza osservato con un follow-up più prolungato - concldue la nota - è risultato coerente con il profilo di sicurezza noto di cilta-cel senza che siano state segnalate nuove neurotossicità correlate alle cellule Car-T. Rispetto al follow-up precedente, un paziente ha sviluppato una nuova neoplasia ematologica (leucemia mieloide acuta) e si sono verificati due decessi dovuti a progressione della malattia e a un nuovo tumore.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?3
54.1/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
Criteri Critici
Ricerca, nuova gestione della ‘Leucemia mieloide acuta’ “restituisce tempo” a pazienti e famiglie Sestopotere
(Sesto Potere) – Bologna – 28 settembre 2026 – Quanto vale il tempo che una persona con una patologia oncoematologica può recuperare grazie all’innovazione? Per quanto riguarda la Leucemia Mieloide Acuta, una delle forme più aggressive della malattia, la domanda assume un significato specifico: il tempo trascorso in ospedale per le visite e la somministrazione di terapie si traduce in tempo sottratto alla famiglia, alle relazioni, alla propria quotidianità.
“Minuti, ore, giornate intere sottratte ad attività che sono fondamentali per determinare la qualità di vita”. È da questa prospettiva che nasce l’evento promosso da Otsuka Pharmaceutical Italy “Lma. Un futuro presente. Come l’innovazione cambia la gestione della Leucemia Mieloide Acuta”, di scena questa mattina a Palazzo Pepoli a Bologna con esperti, rappresentanti della comunità scientifica, delle associazioni dei pazienti, delle istituzioni e dell’industria, per discutere insieme di come progressi nella ricerca e innovazione terapeutica stiano definendo nuovi modelli di presa in carico e percorsi di cura.
Posto che la Lma colpisce in Italia 3,5 persone ogni 100.000 abitanti all’anno, per lo più pazienti anziani e fragili, con diagnosi in media intorno ai settant’anni, a pesare non è soltanto la malattia con i suoi effetti, ma anche, appunto, la gestione delle cure. Ospedalizzazioni, spostamenti, attese e tempi di recupero, infatti, incidono profondamente sulla vita delle persone con Lma e di chi le assiste (è la cosiddetta “time toxicity”).
Per questo, ripensare il modello organizzativo e assistenziale può contribuire a ridurre il peso delle procedure ospedaliere, a liberare risorse e a restituire al paziente “tempo di qualità”.
Ne è un’esperienza pilota il progetto Lia To-Be, secondo un approccio antropologico di “Value based healthcare”, che ha coinvolto l’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara-Arcispedale Sant’Anna, I’Irccs Humanitas di Rozzano e Irccs Sant’Orsola di Bologna. “Oggi abbiamo l’opportunità di ripensare i percorsi di cura affinché ogni scelta terapeutica e assistenziale sia realmente guidata dal valore generato per il paziente, cercando di ridurre per quanto possibile il carico della gestione della malattia sulla sua vita quotidiana”, puntualizza Adriano Venditti, professore ordinario di Ematologia e direttore della Scuola di specializzazione dell’Università Tor Vergata.
Proprio “per fare davvero la differenza per le persone con Lma, è fondamentale ascoltare anche ciò che accade fuori dall’ospedale. Per il paziente e per i suoi familiari, ogni accesso, ogni attesa e ogni giornata trascorsa lontano dalla propria quotidianità hanno un valore. Restituire tempo significa quindi riconoscere che la qualità della cura passa anche dalla qualità della vita”, rimarca Gaetano Bergami, presidente di Ail Bologna.
Proprio per questo, “finché il valore del tempo resterà implicito secondario nelle valutazioni, non avremo una visione completa e corretta del valore delle nuove terapie”, è lo slancio in prospettiva di Patrizio Armeni, Associate Professor of Practice della divisione Government Health and Not for Profit di Sda Bocconi School of Management. Dunque, nel campo della Leucemia Mieloide Acuta tutto questo significa “ridurre, laddove possibile, il peso che la gestione della terapia può avere sulla quotidianità dei pazienti e delle loro famiglie”, consolida Raffaele Caramuscio, Market Access & Regulatory Affairs Director di Otsuka Pharmaceutical Italy.
Il valore del tempo e i valori su cui poggia l’impegno di Otsuka Pharmaceutical Italy, durante l’evento di Bologna, hanno trovato una sintesi, in tempo reale rispetto ai dibattiti sul palco, nell’arte SUMI-e, la tradizionale pittura giapponese a inchiostro, nella quale “pochi tratti essenziali sono sufficienti” per rappresentare un’immagine.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?4
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
53.0/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
Criteri Critici
“Più belle insieme”: al via il progetto dedicato alle donne in terapia oncologica aslvc.piemonte.it
È partito Più belle insieme, un percorso di trucco terapeutico per le pazienti della Struttura Complessa di Oncologia dell’ASL Vercelli, promosso dalla LILT di Vercelli e dall’ASL VC con la collaborazione del consorzio di formazione professionale Coverfop.
L’iniziativa nasce con l’obiettivo di offrire alle donne che stanno affrontando un percorso di cura oncologico un sostegno concreto per prendersi cura di sé e della propria immagine durante e dopo le terapie, che possono determinare cambiamenti in grado di incidere sulla percezione della propria immagine e sulla qualità della vita.
Il progetto è partito con un primo incontro formativo, il 24 settembre, rivolto in particolare alle allieve del quarto anno dell’indirizzo Estetica di Coverfop, una ventina in tutto, che da ottobre lavoreranno direttamente con le pazienti. Le oncologhe dell’ASL Chiara Saggia e Giuseppina Antonelli hanno approfondito i principi dell’oncologia, i principali effetti collaterali ed estetici delle terapie e l’approccio alle pazienti durante il percorso di cura.
Successivamente saranno le stesse allieve di Coverfop, affiancate da una docente esperta, a diventare beauty coach per le pazienti coinvolte dalla SC Oncologia. Per loro non si tratterà soltanto di imparare a truccarsi, ma di acquisire semplici strumenti per affrontare alcuni degli effetti più visibili delle terapie. Durante gli incontri saranno illustrate tecniche per ridisegnare l’arcata sopracciliare, ridefinire lo sguardo e valorizzare i lineamenti, uniformare l’incarnato e attenuare discromie e arrossamenti, oltre alle modalità di preparazione e idratazione della pelle prima del make-up.
«Chi perde i capelli, le sopracciglia, le ciglia, chi ha la pelle segnata dalle terapie, ha bisogno di guardarsi allo specchio e riconoscersi – spiega Petra Timpanaro, coordinatrice dell’indirizzo Estetica di Coverfop -. Le nostre ragazze devono imparare questo: tecniche precise, sì, ma anche stare davanti a una persona fragile senza metterla a disagio. A diciotto anni non è scontato. La lezione del 24 settembre è servita a prepararle».
Gli incontri con le pazienti si terranno nella sede di Coverfop, in quattro giornate fra il21 ottobre e il 25 novembre, per ciascuna seduta sono previste otto partecipanti. Al termine dell’incontro riceveranno in dono un kit per il make-up offerto da LILT.
«LILT e ASL ci hanno chiesto di mettere a disposizione le nostre allieve e le nostre aule – spiega Cristiano Baucè, presidente di Coverfop -. Abbiamo detto sì perché è esattamente per questo che un’istituzione formativa dovrebbe esistere. Non solo studiare, prepararsi al lavoro, ma dare un senso a quella preparazione. Queste ragazze stanno per scoprire che le mani che hanno imparato a usare in laboratorio possono fare qualcosa che va oltre il mestiere».
Domenico Manachino, presidente LILT Vercelli, aggiunge: “La collaborazione attiva a questo importante progetto nasce da tre motivazioni in primis portare un aiuto concreto nei confronti delle pazienti oncologiche, inoltre riprendere il controllo della propria immagine durante le terapie aiuta le donne a ritrovare autostima e sicurezza. Infine vogliamo costruire una collaborazione tra tre realtà importanti della vita vercellese, l’ASL VC, la scuola professionale COVERFOP e la LILT di Vercelli per sopperire ad una totale assenza di attività di questo tipo sul nostro territorio”.
«Prendersi cura significa considerare la persona nella sua interezza, andando oltre gli aspetti strettamente clinici della terapia – sottolinea il Direttore Generale dell’ASL VC, Marco Ricci -. Più belle insieme interpreta questo principio attraverso un’attenzione concreta al benessere e alla qualità della vita delle donne durante il percorso oncologico. La collaborazione con LILT e Coverfop rappresenta inoltre un esempio virtuoso di come realtà diverse del territorio possano mettere in comune competenze e sensibilità per costruire risposte attente ai bisogni delle persone».
L’iniziativa si inserisce nel percorso di attenzione al “Benessere in Oncologia”, affiancandosi ad altre esperienze già realizzate grazie alla collaborazione tra Oncologia e LILT, come la Banca della Parrucca, della quale hanno già beneficiato più di 50 donne, e la donazione dei cuscini antilinfedema, realizzati dalle allieve di Coverfop.
Nella foto le allieve del Coverfop che hanno partecipato alla prima giornata di corso
_______________________________________________________________________
Comunicato stampa n. 78/2026
L'ospedale oncologico di Ho Chi Minh City riceverà due ulteriori apparecchi per la radioterapia e altre attrezzature mediche, per un investimento totale di oltre 617 miliardi di VND. - Vietnam.vn
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?5
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
51.1/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
Criteri Critici
L'ospedale oncologico di Ho Chi Minh City riceverà due ulteriori apparecchi per la radioterapia e altre attrezzature mediche, per un investimento totale di oltre 617 miliardi di VND. Vietnam.vn
Il progetto per l'acquisto di 11 tipi di apparecchiature mediche specializzate per l'Ospedale Oncologico di Ho Chi Minh City prevede un investimento totale di oltre 617 miliardi di VND, inclusi due sistemi di acceleratori lineari utilizzati in radioterapia. I pazienti sono in fila in attesa del proprio turno per essere visitati all'Ospedale Oncologico di Ho Chi Minh City - Foto: THU HIEN Il 28 settembre, fonti del quotidianoTuoi Trehanno riportato che la gara d'appalto per l'acquisto di attrezzaturemedichespecializzate per l'Ospedale Oncologico di Ho Chi Minh City dovrebbe essere indetta entro il primo trimestre del 2027. Tuttavia, le unità si stanno impegnando per completare le procedure di gara entro il 2026. Questo progetto prevede un investimento totale di oltre 617 miliardi di VND provenienti dal bilancio della città di Ho Chi Minh. La decisione sulla politica di investimento per il progetto di acquisto di attrezzature mediche specializzate per l'Ospedale Oncologico è stata gestita dal Consiglio di Gestione del Progetto per gli Investimenti e la Costruzione di Opere Civili e Industriali ed è stata approvata dal Comitato Popolare di Ho Chi Minh City. L'investimento mira a integrare in modo completo le attrezzature mediche specializzate, potenziare la capacità di diagnosi e trattamento oncologico, soddisfare le esigenze sanitarie della popolazione, sviluppare gradualmente tecniche avanzate e contribuire al miglioramento della qualità dei servizi sanitari a Ho Chi Minh City. In termini di entità dell'investimento, il progetto prevede l'acquisto di 11 tipologie di apparecchiature mediche, classificate nel Gruppo B. Il progetto verrà realizzato presso le strutture 1 e 2 dell'Ospedale Oncologico di Ho Chi Minh City, dal 2026 al 2028. Nello specifico, nel 2026 il progetto preparerà, sottoporrà a valutazione e farà approvare la relazione sulla proposta di politica di investimento all'autorità competente; preparerà la relazione sullo studio di fattibilità, la sottoporrà a valutazione e approvazione e organizzerà la selezione degli appaltatori per i pacchetti di consulenza. Nel 2027, la configurazione, le specifiche e le stime dei costi saranno sottoposte ad approvazione; verranno selezionati gli appaltatori per i pacchetti di fornitura e installazione di sistemi e apparecchiature mediche complete; i contratti saranno firmati, le apparecchiature installate, consegnate e si procederà al collaudo. Entro il 2028, il progetto sarà completato, le attrezzature saranno consegnate per l'uso e il progetto sarà concluso. Il progetto comprende 11 categorie di apparecchiature mediche: 2 sistemi chirurgici endoscopici generali; 1 sistema di acceleratore lineare a energia singola; 1 sistema di acceleratore lineare a energia multipla; 1 sistema chirurgico robotico endoscopico generale; 1 sistema di risonanza magnetica (RM) ≥1,5 Tesla; 1 apparecchio per ecografia endoscopica; un sistema di tomografia computerizzata (TC) a 64-128 strati/anse con trasmissione e ricezione simultanea a doppia energia; 5 apparecchi per ecografia a colori; 2 apparecchi per ecografia cardiovascolare; 2 apparecchi per elastografia tissutale; e 1 apparecchio radiografico digitale per mammografia. Pertanto, l'Ospedale Oncologico di Ho Chi Minh City disporrà di due ulteriori apparecchiature per la radioterapia: un sistema di accelerazione lineare a energia singola e un sistema di accelerazione lineare a energia multipla. In totale, ci saranno 12 apparecchiature. Come riportato in precedenzadal quotidiano Tuoi Tre, le statistiche mostrano che l'ospedale riceve ogni giorno circa 4.800-5.000 pazienti per visite ed esami. Attualmente l'ospedale fornisce radioterapia a circa 700 pazienti al giorno, mentre il numero di persone in lista d'attesa si aggira tra le 800 e le 1.000. L'ospedale dispone di 10 apparecchiature per la radioterapia e, nonostante l'introduzione di molte nuove macchine, la capacità si sta rapidamente esaurendo. Al momento, la domanda di radioterapia supera ancora la capacità dell'ospedale. Per ridurre i tempi di attesa dei pazienti, le apparecchiature per la radioterapia funzionano su tre turni al giorno, ciascuno della durata di sei ore. Affinché la macchina sia operativa dalle 5 del mattino, il team tecnico deve essere presente dalle 3 alle 4 per ispezionare, misurare e implementare le procedure di controllo qualità. Attualmente, molti ospedali pubblici e privati di Ho Chi Minh City dispongono di apparecchiature per la radioterapia, e anche alcune province e città della regione del Delta del Mekong ne sono dotate. Tuttavia, il numero di apparecchiature in queste località è ancora insufficiente a soddisfare le esigenze di trattamento. Fonte: https://tuoitre.vn/benh-vien-ung-buou-tphcm-se-co-them-2-may-xa-tri-va-nhieu-thiet-y-te-khac-tong-dau-tu-hon-617-ti-dong-100260928180530707.htm