Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO5
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
67.4/100
Punteggio Totale
A
Valutazione
✅
Criteri Critici
Melanoma: parte lo studio sulla superimmunoterapia” pre-operatoria Dazebaonews
Una nuova frontiera nella lotta al melanoma potrebbe arrivare dalla cosiddetta “superimmunoterapia”, un approccio innovativo che mira a potenziare il sistema immunitario prima dell’intervento chirurgico, aumentando le probabilità di eliminare il tumore e riducendo il rischio di recidive.
La nuova ricerca, coordinata dalla Fondazione Melanoma Onlus in collaborazione con la biotech canadese Medicenna, è stata presentata al congresso annuale dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) di Chicago dal professor Paolo Ascierto, tra i maggiori esperti internazionali nel trattamento del melanoma.
Cos’è la nuova “superimmunoterapia”
Al centro dello studio c’è MDNA11, una nuova molecola sviluppata in laboratorio a partire dall’Interleuchina-2 (IL-2), una proteina naturalmente presente nell’organismo che svolge un ruolo fondamentale nell’attivazione delle difese immunitarie.
Secondo gli esperti, la tradizionale IL-2 aveva mostrato in passato importanti limiti dovuti alla tossicità e alla scarsa selettività. MDNA11, invece, è stata progettata per colpire esclusivamente le cellule immunitarie più efficaci nella distruzione del tumore:
Linfociti T CD8+
Cellule Natural Killer (NK)
L’obiettivo è aumentare in modo significativo la capacità del sistema immunitario di riconoscere e attaccare le cellule tumorali, mantenendo al tempo stesso un profilo di sicurezza favorevole.
Perché il trattamento viene somministrato prima dell’intervento
Lo studio riguarda pazienti affetti da melanoma cutaneo in stadio III, una fase avanzata della malattia in cui il tumore è ancora operabile ma presenta un elevato rischio di ricomparsa.
Negli ultimi anni si è affermato il concetto di terapia neoadiuvante, ovvero la somministrazione dei farmaci prima dell’intervento chirurgico.
Questo approccio permette al sistema immunitario di “allenarsi” contro il tumore mentre la massa tumorale è ancora presente, sviluppando una risposta più efficace rispetto a quanto avviene quando la terapia viene somministrata solo dopo l’operazione.
Il problema della resistenza all’immunoterapia
Nonostante i notevoli progressi dell’immunoterapia, una quota significativa di pazienti continua a non rispondere completamente alle cure.
I dati più recenti indicano infatti che circa il 41% dei pazienti manifesta una resistenza parziale o totale ai trattamenti standard.
Una delle principali cause è rappresentata dai cosiddetti “tumori freddi”, tumori poco infiltrati dalle cellule immunitarie e quindi meno riconoscibili dalle difese dell’organismo.
MDNA11 è stata progettata proprio per trasformare questi tumori “freddi” in tumori più vulnerabili all’attacco immunitario, aumentando la presenza e l’attività delle cellule difensive all’interno della massa tumorale.
Lo studio Neo-Cyt
La sperimentazione clinica, denominata Neo-Cyt, coinvolgerà complessivamente 80 pazienti suddivisi in diversi gruppi di trattamento (bracci A, B, C e D).
L’obiettivo principale sarà verificare se l’aggiunta di MDNA11 alle terapie immunologiche già disponibili possa aumentare il numero di pazienti che ottengono una risposta completa al trattamento prima dell’intervento chirurgico.
Che cos’è il melanoma
Il melanoma è il tumore maligno che origina dai melanociti, le cellule responsabili della produzione della melanina, il pigmento che conferisce colore alla pelle.
Pur rappresentando una quota relativamente limitata dei tumori cutanei, il melanoma è la forma più aggressiva di cancro della pelle per la sua capacità di diffondersi rapidamente ad altri organi.
In Italia vengono diagnosticati ogni anno oltre 15.000 nuovi casi.
Le principali forme di melanoma
Melanoma superficiale diffuso
È la forma più frequente e rappresenta circa il 70% dei casi. Si sviluppa inizialmente sulla superficie della pelle e tende a crescere lentamente prima di infiltrare i tessuti più profondi.
Melanoma nodulare
È una delle forme più aggressive. Cresce rapidamente in profondità e presenta un elevato rischio di metastasi precoci.
Melanoma lentigginoso acrale
Colpisce prevalentemente palmi delle mani, piante dei piedi e area sotto le unghie. È più frequente nelle persone con pelle scura.
Melanoma lentigo maligna
Compare soprattutto nelle persone anziane e nelle aree della pelle maggiormente esposte al sole, come volto e collo.
Melanoma mucosale
Forma rara che interessa le mucose di bocca, naso, apparato genitale o tratto gastrointestinale.
Melanoma oculare
Origina all’interno dell’occhio e rappresenta la forma più comune di melanoma non cutaneo.
Diagnosi precoce e prevenzione
La diagnosi precoce resta l’arma più efficace contro il melanoma. Gli specialisti raccomandano controlli dermatologici periodici e l’osservazione dei nei seguendo la regola dell’ABCDE:
A simmetria
simmetria B ordi irregolari
ordi irregolari C olore non uniforme
olore non uniforme D imensioni superiori a 6 mm
imensioni superiori a 6 mm Evoluzione nel tempo
L’utilizzo di protezioni solari adeguate e la riduzione dell’esposizione ai raggi UV rappresentano inoltre strumenti fondamentali per ridurre il rischio di sviluppare la malattia.
L’avvio dello studio Neo-Cyt rappresenta un importante passo avanti nella medicina personalizzata e nell’immunoterapia oncologica, con l’obiettivo di migliorare ulteriormente le prospettive di cura dei pazienti affetti da melanoma avanzato.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
58.9/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
L'ospedale oncologico di Da Nang perfeziona il suo modello di cura per i pazienti affetti da cancro. Vietnam.vn
Secondo i rappresentanti dell'ospedale, durante il trattamento del cancro, oltre a sottoporsi a terapie intensive come interventi chirurgici, chemioterapia, radioterapia o terapia mirata, i pazienti spesso devono affrontare numerosi sintomi prolungati ed effetti collaterali indesiderati come affaticamento, debolezza fisica, insonnia, mal di testa, sindrome vestibolare, dolori muscoloscheletrici, intorpidimento di mani e piedi, perdita di massa muscolare, diminuzione della forza muscolare e mobilità limitata. Questi problemi influiscono significativamente sulle condizioni fisiche e mentali del paziente, nonché sulla sua capacità di rispondere al trattamento. Esecuzione di una terapia con coppettazione sottovuoto presso l'Ospedale Oncologico di Da Nang . Foto: fornita dall'ospedale. Nata da esigenze pratiche, l'Unità di Medicina Tradizionale e Riabilitazione è stata istituita per supportare i pazienti nel miglioramento delle loro condizioni fisiche, nell'incremento della mobilità, nell'attenuazione dei sintomi e nel ripristino delle funzioni durante tutto il percorso terapeutico. Qui, i pazienti vengono sottoposti a esami e valutazioni complete per sviluppare piani di trattamento personalizzati in base alle loro condizioni di salute. I metodi di trattamento includono agopuntura, impianto di fili, massaggi e digitopressione, coppettazione ed esercizi terapeutici, oltre a programmi di riabilitazione specializzati con esercizi appropriati e ausili specifici.
La combinazione coordinata di questi metodi non solo contribuisce a ridurre il dolore, migliorare il sonno e promuovere uno stato di salute generale più sano, ma contribuisce anche a minimizzare gli effetti collaterali durante il trattamento, favorendo una guarigione sicura ed efficace per i pazienti. Ciò che contraddistingue il modello dell'Ospedale Oncologico di Da Nang è che la medicina tradizionale e la riabilitazione non operano in modo indipendente, ma sono integrate nel processo di trattamento oncologico a circuito chiuso dell'ospedale. Tutte le indicazioni vengono formulate sulla base di valutazioni multidisciplinari tra oncologi, medici di medicina tradizionale e specialisti della riabilitazione, al fine di selezionare la soluzione più appropriata per ciascun paziente. In alcuni casi, a seguito di una consultazione multidisciplinare, il piano di trattamento iniziale può essere adattato o modificato per garantire la massima efficacia terapeutica e la sicurezza del paziente. Questo è il valore fondamentale di un modello di trattamento a circuito chiuso, in cui i pazienti hanno accesso a decisioni specialistiche basate su una valutazione olistica, anziché su singole opzioni di trattamento. Nel corso della cerimonia di annuncio, il dottor Nguyen Thanh Hung, direttore dell'Ospedale Oncologico di Da Nang, ha affermato che oggi il trattamento del cancro si concentra non solo sul controllo della malattia, ma anche sul miglioramento della qualità della vita dei pazienti. Secondo il signor Hung, oltre alle cure specialistiche, le attività di supporto come la consulenza psicologica, il lavoro sociale e la riabilitazione svolgono un ruolo importante nell'aiutare i pazienti a mantenere la mobilità, migliorare le proprie condizioni fisiche e tornare alle attività quotidiane il prima possibile.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?3
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
54.1/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Tumore al pancreas, la nuova cura con compresse di daraxonrasib dà speranza: come funziona la molecola Virgilio
Giornalista pubblicista esperto di cultura, sport e cronaca, scrive anche di attualità, politica e spettacolo. Laureato in Scienze della Comunicazione, inizia a collaborare con testate locali di Benevento per poi passare a testate nazionali, per le quali si è occupato principalmente di approfondimenti sportivi e culturali. Lavora anche come editor.
Lo studio clinico presentato all’Asco 2026 segna una svolta storica nel contrasto al tumore al pancreas tramite l’impiego di daraxonrasib. Una terapia in compresse promette di ridefinire gli standard di cura internazionali, offrendo una reale speranza di sopravvivenza e una migliore qualità della vita ai pazienti colpiti da questa grave patologia.
Lo studio Rasolute e la svolta sul tumore al pancreas
Il tumore del pancreas rappresenta ancora oggi una delle neoplasie più aggressive e difficili da curare, registrando ogni anno circa 15mila decessi solo in Italia.
Al congresso della Società americana di oncologia clinica (Asco 2026), i risultati dello studio clinico internazionale di Fase 3 denominato “Rasolute 302” hanno suscitato enorme entusiasmo, culminando in una standing ovation da parte degli specialisti. La complessa sperimentazione ha coinvolto 500 pazienti affetti da adenocarcinoma pancreatico metastatico già sottoposti a precedenti terapie.
I dati indicano che la somministrazione quotidiana della terapia orale basata su daraxonrasib ha quasi raddoppiato la sopravvivenza media globale rispetto alla classica chemioterapia standard, portandola da 6,7 a ben 13,2 mesi, riducendo al contempo gli effetti collaterali gravi.
Come agisce daraxonrasib
L’estrema efficacia terapeutica della molecola risiede nella sua spiccata capacità di colpire in modo mirato i meccanismi biologici della patologia.
In oltre il 90% dei casi, questa aggressiva neoplasia è guidata dalla mutazione del gene Kras, che nella sua forma alterata favorisce la proliferazione incontrollata delle cellule maligne. Il nuovo farmaco agisce come un potente inibitore in grado di bloccare l’azione di questo gene mutato, dimostrandosi però efficace anche nei pazienti privi di tale alterazione genetica.
La professoressa Rachna Shroff ha commentato: “Stiamo osservando livelli di sopravvivenza ed efficacia senza precedenti nel trattamento di seconda linea. La ‘rivoluzione’ legata a questa mutazione è ormai realtà e questo studio ne costituisce la prova: colpire il gene Kras nel cancro del pancreas è fattibile ed efficace“.
Il futuro della cura del tumore al pancreas
La portata di questa innovazione scientifica apre scenari totalmente inediti per il futuro della medicina oncologica globale. Negli Stati Uniti il trattamento è già parzialmente accessibile attraverso il programma nazionale di Expanded Access, in attesa del via libera definitivo della FDA, mentre si attende l’avvio delle procedure regolatorie da parte di Ema e Aifa per l’Europa e l’Italia.
Spiegando il valore della ricerca, il professor Brian Wolpin ha dichiarato: “Sono poche le terapie disponibili per i pazienti affetti da cancro del pancreas metastatico precedentemente trattato; tali terapie presentano un’efficacia modesta e una tossicità sostanziale”.
“Lo studio Rasolute 302 è stato concepito per valutare un trattamento di seconda linea – ha poi concluso il professore – con l’obiettivo di definire un nuovo standard di cura per questi pazienti che risulti più efficace e comporti minori effetti collaterali rispetto alle chemioterapie ora disponibili”.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?2
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
57.0/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
Criteri Critici
Tumori, al San Camillo arriva la terapia con le cellule Car-T per pazienti onco-ematologici RomaToday
Il San Camillo Forlanini ha introdotto la terapia cellulare delle Cart-T (Chimeric antigen receptor T Cell therapies) per pazienti ematologici. Si tratta del terzo ospedale nel Lazio, il primo non universitario, a dotarsi della possibilità di somministrare l’innovativa terapia genica antitumorale personalizzata, che ha lo scopo di “addestrare” il sistema immunitario del paziente a riconoscere e distruggere le cellule tumorali.
Il primo paziente a ricevere la terapia, affetto da linfoma mantellare non rispondente alle terapie convenzionali, è stato ricoverato alla metà del mese aprile e dimesso in buone condizioni il 6 maggio, dopo un periodo di necessaria osservazione.
Rocca: “Importante passo in avanti per la sanità del Lazio”
A commentare la novità è il presidente della Regione, Francesco Rocca, che spiega: “L’introduzione della terapia Car-T presso l’Azienda ospedaliera San Camillo Forlanini rappresenta un importante passo avanti per la sanità del Lazio. Si tratta di una tecnologia innovativa che consente di ampliare l’accesso a cure altamente specialistiche per pazienti affetti da patologie ematologiche complesse. È un risultato reso possibile grazie al lavoro di squadra di medici, infermieri, biologi, tecnici e operatori sanitari che hanno affrontato con professionalità un percorso articolato e altamente qualificato”
E poi: “Questo traguardo si inserisce nel più ampio progetto del Centro Regionale per le Terapie Cellulari e Geniche, collocato presso il San Camillo Forlanini e che vedrà la collaborazione di tutti gli istituti di ricerca e delle università del Lazio per promuovere innovazione, ricerca e sviluppo di nuove opportunità terapeutiche a beneficio dei cittadini. La Regione Lazio continuerà a sostenere investimenti nell’innovazione clinica e nel rafforzamento della rete ospedaliera pubblica, con l’obiettivo di garantire ai cittadini cure sempre più avanzate e accessibili sul territorio”.
La svolta terapeutica
La terapia cellulare con Cart-T fa parte del complesso gruppo delle terapie immunologiche che sta rivoluzionando lo scenario terapeutico in onco-ematologia. Le Chimeric antigen receptor T Cells sono linfociti T - un tipo di globuli bianchi fondamentali per il sistema immunitario adattativo - prelevati dal paziente stesso e geneticamente riprogrammati, per “attaccare e sconfiggere” le cellule tumorali.
Si tratta, fanno sapere dal San Camillo, di un eccezionale esempio di tessuto umano che agisce da farmaco. La caratteristica più importante di questo trattamento, infatti, è che a differenza di altre terapie che mirano solo al controllo della malattia, le Car-T permettono la guarigione del paziente attraverso l'eradicazione del tumore.
“Poter offrire questa tecnologia d'avanguardia significa posizionare il San Camillo nel network dei centri di eccellenza ematologica a livello nazionale, un risultato possibile grazie all’impegno e al supporto della Regione Lazio - sottolinea la dottoressa Roberta Battistini, direttore facente funzione dell’unità operativa complessa di Ematologia e trapianto Cse (Cellule staminali emopoietiche) -. Per i pazienti affetti da linfomi o leucemie che non hanno risposto alle cure tradizionali, tutto questo si traduce in una reale e rivoluzionaria opportunità di guarigione, garantendo loro l'accesso ai trattamenti più avanzati direttamente nella nostra struttura, senza costringerli a faticosi spostamenti”.
Attualmente, sottolineano ancora dal San Camillo, le Car-T rappresentano la terapia con le più elevate probabilità di successo nei casi in cui il trattamento standard (come la chemioterapia e il trapianto autologo di cellule staminali) offrono scarse possibilità di ottenere la remissione completa della malattia. La terapia viene quindi utilizzata per trattare forme aggressive di tumore del sangue, come Linfoma non Hodgkin a grandi cellule B, Linfoma non Hodgkin a grandi cellule B primitivo del Mediastino, Linfoma follicolare, Linfoma mantellare, Leucemia linfoblastica acuta, Mieloma multiplo.
Per raggiungere questo traguardo e governare in sicurezza ogni fase di un percorso clinico così complesso, è stato istituito presso l’azienda un Car-T Cell-Team (Ctct) multidisciplinare composto da ematologi, medici e biologi dell’Uoc di Medicina Trasfusionale, rianimatori, neurologi e farmacisti, che ha svolto specifici corsi di formazione e riunioni di coordinamento tra i diversi reparti coinvolti.
Dall’ingegnerizzazione alla somministrazione
Il processo prevede diverse fasi. Prima il paziente viene sottoposto, presso gli ambulatori della Uoc di Ematologia e trapianto Cse (Cellule staminali emopoietiche), ad una serie di valutazioni specifiche al fine di verificarne l'eleggibilità al trattamento. Successivamente si passa alla raccolta dei linfociti (linfocito-aferesi) del paziente presso l’Unità Aferesi dell’Uoc Medicina trasfusionale e cellule staminali. Il sangue viene raccolto, centrifugato e diviso nelle sue componenti da un separatore cellulare.
Il prodotto viene quindi inviato dal personale dell'Unità di processazione Cellulare, tramite corriere specializzato dotato di dry-shipper a temperatura controllata, alla “cell factory” dove avverrà l’espansione e ingegnerizzazione dei linfociti T. Al termine della lavorazione i linfociti trasformati in Car-T cells vengono reinviati al Centro di Trattamento criopreservati a -180 gradi.
La terza fase prevede la reinfusione al paziente delle sue “super cellule T”. Le Car-T sono una potentissima “terapia viva”: la loro forte capacità antitumorale può anche produrre eventi avversi gravi e per questo è necessario un periodo di ricovero di circa 10 -15 giorni per eseguire
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
46.3/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Tumore al pancreas, la terapia che cambia tutto: sopravvivenza quasi raddoppiata TGLA7
Presentato al congresso della Società americana di oncologia clinica il farmaco che offre risultati senza precedenti contro uno dei tumori più aggressivi
Una nuova molecola ha portato a un farmaco sperimentale, in fase clinica (quindi già testato sui pazienti), per la cura del tumore al pancreas. I risultati sono promettenti ed arrivano dallo studio "Resolute", che ha riscosso interesse al congresso della Società americana di oncologia clinica (Asco), guadagnandosi la presentazione in sessione plenaria. I presenti si sono alzati e hanno applaudito tutti insieme durante la presentazione. Una standing ovation che è stata ripresa dai telefonini di alcuni medici presenti e pubblicata sui social.
La molecola e il farmaco sperimentale
La molecola si chiama daraxonrasib ed è somministrata in compresse: nei pazienti con tumore al pancreas già metastatico che nello studio - che ha coinvolto 500 pazienti già sottoposti a precedenti terapie - hanno ricevuto il trattamento, il daraxonrasib quasi raddoppia la sopravvivenza con meno effetti collaterali rispetto alla chemioterapia: il farmaco ha portato la sopravvivenza media a oltre 13,2 mesi rispetto ai 6,7 ottenuti con la chemioterapia. Un risultato che rappresenta, secondo gli oncologi, il maggiore successo nel trattamento di questa neoplasia da decenni, anche se la molecola è ancora in fase sperimentale.
Il tumore al pancreas
Il tumore del pancreas resta, ad oggi, una delle forme più difficili da trattare e le opzioni terapeutiche utilizzabili sono limitate. Solo in Italia fa registrare circa 15mila decessi ogni anno. La nuova molecola che ha portato al un farmaco sperimentale segna un passo avanti significativo.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO5
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
66.3/100
Punteggio Totale
A
Valutazione
✅
Criteri Critici
Tumore al seno iniziale: terapia post-intervento più efficace e meno tossica con tamoxifen a basse dosi TecnoMedicina
Uno studio appena pubblicato sul prestigioso “Journal of Clinical Oncology” sancisce definitivamente l’ingresso nella pratica clinica del tamoxifene a basse dosi come terapia post-intervento per la prevenzione dei carcinomi mammari duttali in situ, la forma iniziale non invasiva che rappresenta circa il 25% di tutti i tumori alla mammella diagnosticati attraverso lo screening mammografico.
Il lavoro, firmato come primo autore da Sara Gandini, epidemiologa e biostatistica, Direttore dell’Unità di Epidemiologia Farmacologica e Molecolare dell’Istituto Europeo di Oncologia, e ultimo autore Andrea DeCensi, oncologo della Fondazione Champalimaud di Lisbona, combina i dati individuali di tre studi clinici. Si tratta della casistica più ampia mai studiata fino ad oggi: 1.545 pazienti seguite per oltre nove anni i cui dati sono stati raccolti dalla Divisione di Prevenzione e Genetica Oncologica IEO, di cui sono responsabili Bernardo Bonanni e Aliana Guerrieri Gonzaga, in collaborazione con l’Ospedale Galliera di Genova e la Fondazione Champalimaud.
Per l’importanza dei risultati e l’impatto immediato sulla pratica clinica, lo studio è stato selezionato tra i lavori “practice changing” e presentato nella sessione “Best of ASCO” del congresso annuale dell’American Society of Clinical Oncology, il più importante appuntamento mondiale dell’oncologia medica.
Nel complesso, il tamoxifene a basse dosi ha dimezzato significativamente gli eventi oncologici mammari, con un beneficio particolarmente evidente nelle donne in post-menopausa, nelle quali si è osservata una riduzione del 59% del rischio di recidiva o nuovo tumore mammario rispetto alle donne senza terapia. Nelle donne in pre-menopausa, invece, il beneficio maggiore è stato osservato nella riduzione del 55% dei tumori insorti nella mammella opposta a quella già operata.
“Questi risultati dimostrano in modo definitivo che, nei carcinomi duttali in situ e nelle lesioni mammarie ad alto rischio, la diminuzione della dose della terapia anti-ormonale con tamoxifene permette di mantenere l’efficacia preventiva della dose standard, riducendo però in modo sostanziale gli effetti collaterali. Il tamoxifene a 5 mg al giorno, o a 10 mg a giorni alterni, può oggi essere considerato uno standard di cura preventivo dopo l’intervento chirurgico”, afferma Andrea DeCensi, Direttore del Dipartimento mammella a Lisbona.
Il beneficio del tamoxifene ad alte dosi – 20 mg al giorno per cinque anni – è noto da decenni, ma il suo impiego clinico è stato limitato dalla tossicità, che include un aumento del rischio di tumore dell’endometrio, tromboembolia venosa, vampate, sintomi ginecologici e disturbi sessuali.
Lo studio pubblicato oggi risponde finalmente a interrogativi rimasti aperti, grazie a un’analisi combinata con il follow-up più lungo disponibile. I risultati mostrano che l’effetto protettivo del tamoxifene a basse dosi persiste per molti anni dopo la fine della terapia, senza incremento significativo degli eventi avversi gravi.
“Il nostro studio cambia realmente la pratica clinica perché elimina le principali incertezze sull’impiego del tamoxifene a basse dosi. Oggi sappiamo con maggiore precisione quali pazienti ne traggono il massimo beneficio e possiamo offrire una terapia preventiva più tollerabile e sostenibile nel lungo periodo”, commenta Sara Gandini
Secondo i ricercatori, questi risultati aprono inoltre nuove prospettive per la prevenzione primaria nelle donne sane ma ad alto rischio di sviluppare un tumore mammario, ad esempio per familiarità o presenza di lesioni precancerose.
“Il prossimo passo sarà valutare strategie di prevenzione sempre più personalizzate nelle donne ad alto rischio, soprattutto nelle pazienti più giovani, che spesso rifiutano il trattamento standard a causa degli effetti collaterali. Una terapia efficace e meglio tollerata potrebbe aumentare significativamente l’adesione alla prevenzione farmacologica. Allo IEO stiamo estendendo gli studi multicentrici con Tamoxifen a basse dosi alle donne sane ad alto rischio familiare/germinale”, conclude Bernardo Bonanni.
“Questa ricerca dimostra come la collaborazione tra epidemiologia, biostatistica, oncologia e biologia traslazionale possa generare risultati concreti per migliorare la qualità di vita delle pazienti e l’efficacia delle cure preventive”, aggiunge Aliana Guerrieri Gonzaga.
Il prossimo passo alla Fondazione Champalimaud è l’attivazione di un programma personalizzato di diagnosi precoce e determinazione del rischio con intelligenza artificiale per offrire una terapia preventiva efficace e sicura alle donne con rischio aumentato di sviluppare il cancro alla mammella.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
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Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
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46.7/100
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Criteri Critici
Bernard amplia i contatti internazionali nel campo dell'ematologia e dell'oncologia. Vietnam.vn
La Dott.ssa Nguyen Thi Thu Thao, specialista in ematologia e assistente del consiglio di amministrazione, in rappresentanza di Bernard Healthcare, ha partecipato al Simposio Internazionale JSH 2026 in Giappone.
Quest'anno, i principali temi accademici vertono sull'invecchiamento delle cellule staminali ematopoietiche, sul loro legame con la leucemia, il rischio di malattie cardiovascolari e l'ictus; sulle terapie cellulari, tra cui le cellule CAR-T di nuova generazione, le CAR-NK e le CAR-Macrofagi; e sulla tendenza della medicina preventiva basata sui geni attraverso la valutazione del rischio di ematopoiesi clonale (CHIP). Bernard Healthcare sta monitorando, studiando e gradualmente implementando questo ambito nella pratica clinica, in particolare attraverso la collaborazione con Luchence (Singapore) per la valutazione precoce del rischio di leucemia, ictus e malattie cardiovascolari basata sull'analisi genetica.
Oltre ad aggiornare le competenze accademiche, la conferenza ha offerto a Bernard Healthcare l'opportunità di ampliare la propria rete di collaborazione internazionale con numerosi esperti e importanti centri nel campo dell'ematologia e dell'oncologia, tra cui: il professor Itsuzu (NCC Hospital East, Giappone) - attualmente in cura per 3 pazienti vietnamiti; il professor Yamazaki (Università di Tokyo), il professor Kaneko (CiRA - Università di Kyoto), il professor Laurenti (Blood journal, presidente a rotazione dell'EHA), la professoressa Stephanie Xie (Università di Toronto), il dottor Chien-Chin Lin (National Taiwan University Hospital) e il professore associato Watanuki (Università di Tohoku).
Il dottor Thao (Bernard) e il professor Itsuzu – Ospedale NCC Est, Kashiwa, Giappone. Il professor Itsuzu sta attualmente curando tre pazienti vietnamiti.
Ospedale universitario di Yamanashi: un ambiente di cura umano per i pazienti oncologici.
A seguito della conferenza JSH, la Dott.ssa Nguyen Thi Thu Thao, rappresentante di Bernard Healthcare, ha partecipato a una serie di incontri professionali presso l'Ospedale Universitario di Yamanashi, uno dei centri di oncologia e radioterapia più rinomati del Giappone, nonché partner strategico di Bernard Healthcare per la collaborazione professionale diretta.
L'Ospedale Universitario di Yamanashi, partner strategico in diretta collaborazione professionale con Bernard Healthcare, offre un ambiente di cura umano per i pazienti oncologici.
Gli incontri con il Consiglio di Amministrazione e il team di professori si sono svolti in un'atmosfera aperta e cordiale. L'ospedale ha fornito un supporto attivo sia a Bernard Healthcare sia ai pazienti vietnamiti inviati per le cure.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO5
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Tumore alla prostata, un farmaco può cambiare i tempi della cura tomshw.it
Un farmaco già usato in alcune forme avanzate di tumore alla prostata potrebbe entrare molto prima nel percorso di cura dei casi più aggressivi. Nel trial di fase 3 PROTEUS, apalutamide aggiunta alla terapia ormonale prima e dopo l’intervento ha ridotto il rischio di metastasi o morte rispetto alla sola terapia ormonale. Il dato è rilevante perché riguarda pazienti con malattia localizzata o localmente avanzata, quindi ancora trattata con intento curativo, ma ad alto rischio di tornare.
Il problema clinico è proprio questa finestra iniziale. Molti pazienti con tumore prostatico ad alto rischio affrontano prostatectomia radicale, radioterapia e blocco ormonale, ma una quota importante va incontro a recidiva nei cinque anni successivi. L’idea dello studio era intensificare il trattamento prima che la malattia sfugga al controllo locale, usando una terapia sistemica già capace di colpire il segnale androgenico che alimenta molte cellule tumorali prostatiche.
PROTEUS ha arruolato 2.109 pazienti con nuova diagnosi di tumore prostatico localizzato ad alto rischio o localmente avanzato, candidati a prostatectomia radicale con dissezione dei linfonodi pelvici. I partecipanti sono stati assegnati in modo randomizzato a ricevere apalutamide più terapia di deprivazione androgenica, oppure placebo più la stessa terapia ormonale. Il trattamento è stato somministrato per sei mesi prima e sei mesi dopo l’intervento, una scelta che rende lo studio diverso dalla logica di intervenire solo quando il tumore è già recidivato.
Dopo un follow-up mediano di 61,7 mesi, il gruppo trattato con apalutamide ha mostrato una riduzione del 20% del rischio di sviluppare metastasi o morire. La sopravvivenza libera da metastasi a cinque anni è stata del 78,2%, contro il 73,5% nel gruppo con sola terapia ormonale. Il vantaggio è apparso anche sul tessuto rimosso durante l’operazione: l’8,9% dei pazienti trattati con apalutamide aveva risposta patologica completa o malattia minima residua, contro l’1,0% nel gruppo di controllo.
La notizia si inserisce in una tendenza più ampia dell’oncologia: spostare le decisioni terapeutiche verso fasi sempre più precoci, quando il tumore è ancora più vulnerabile. Lo stesso principio, con strumenti molto diversi, emerge anche nella ricerca sui metodi per scoprire segnali del tumore prima che diventino visibili. Qui però il punto non è diagnosticare prima, ma provare a ridurre il rischio biologico prima e dopo la chirurgia.
Il salto non è nella chirurgia, ma nel momento in cui entra la terapia sistemica.
Apalutamide è un inibitore del recettore degli androgeni. In pratica cerca di impedire agli ormoni androgeni di attivare uno dei motori molecolari della crescita del tumore prostatico. Questo non elimina la necessità dell’intervento nei pazienti candidati alla chirurgia, ma suggerisce che chirurgia e terapia sistemica possano lavorare insieme in modo più aggressivo nei casi ad alto rischio.
Il risultato va letto con cautela, perché non equivale a una disponibilità automatica del farmaco per tutti i pazienti con tumore localizzato. Apalutamide è già approvata in alcune forme avanzate di carcinoma prostatico, ma l’uso perioperatorio valutato in PROTEUS resta un impiego specifico da inquadrare con autorità regolatorie, linee guida e specialisti. Anche la sicurezza pesa nella valutazione: il profilo è risultato coerente con studi precedenti, ma gli eventi avversi severi sono stati più frequenti nel gruppo trattato con apalutamide.
Un dettaglio pratico è la tempistica della terapia successiva. Nel trial, l’aggiunta di apalutamide ha ritardato in modo marcato il momento in cui i pazienti hanno avuto bisogno di un altro trattamento oncologico, con un vantaggio misurato in decine di mesi. Se il dato verrà recepito nella pratica clinica, il tumore prostatico ad alto rischio potrebbe essere trattato meno come una malattia solo locale e più come una minaccia sistemica da contenere fin dall’inizio.
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Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?3
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?3
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
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Criteri Critici
Lotta ai tumori, dall’Italia una nuova speranza: presentata una “super immunoterapia” Metropolisweb
MEDICINA E RICERCA
A guidare lo studio è il professor Paolo Ascierto, oncologo dell'Università Federico II di Napoli e presidente della Fondazione Melanoma Onlus
Andrea Ripa
Una nuova arma contro il melanoma arriva dalla ricerca italiana e potrebbe rappresentare un importante passo avanti nella lotta contro una delle forme più aggressive di tumore della pelle. È stata presentata al congresso mondiale dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO), in corso a Chicago, una sperimentazione che punta a potenziare l’efficacia dell’immunoterapia attraverso una innovativa molecola chiamata MDNA11, già ribattezzata dagli esperti una vera e propria “super immunoterapia”.A guidare lo studio è il professor Paolo Ascierto, oncologo dell’Università Federico II di Napoli e presidente della Fondazione Melanoma Onlus, da anni tra i principali punti di riferimento internazionali nella ricerca sul melanoma.
L’obiettivo è affrontare uno dei limiti più importanti delle attuali cure immunoterapiche: la resistenza ai farmaci. Sebbene negli ultimi anni l’immunoterapia abbia rivoluzionato il trattamento di molti tumori, una parte significativa dei pazienti continua infatti a non rispondere adeguatamente alle terapie o a sviluppare nel tempo meccanismi che ne riducono l’efficacia. La nuova molecola MDNA11 nasce proprio per superare questo ostacolo. Si tratta di una versione modificata e potenziata dell’Interleuchina-2, una proteina naturalmente presente nell’organismo che svolge un ruolo fondamentale nell’attivazione delle difese immunitarie. In passato l’utilizzo terapeutico di questa sostanza era stato limitato da effetti collaterali importanti e da una scarsa selettività. Grazie all’ingegneria biotecnologica, però, i ricercatori sono riusciti a sviluppare una versione molto più precisa e sicura.
Pascale: due ricercatori under 40 in prima linea contro i tumori Maria Serena Roca e Riziero Esposito Abate sono i volti della nuova ricerca oncologica italiana entrambi impegnati presso l'Istituto Pascale…
La molecola è stata progettata per stimolare in maniera mirata le cellule più efficaci nella lotta contro il tumore, come i linfociti T e le cellule Natural Killer, aumentando la loro capacità di riconoscere e distruggere le cellule cancerose senza colpire i tessuti sani. Lo studio coinvolgerà 80 pazienti affetti da melanoma in stadio avanzato ma ancora operabile. La particolarità del protocollo consiste nella somministrazione della terapia prima dell’intervento chirurgico. Una strategia che oggi rappresenta uno dei fronti più promettenti dell’oncologia moderna.Curare il paziente quando il tumore è ancora presente permette infatti al sistema immunitario di “allenarsi” direttamente contro la malattia, imparando a riconoscerla e combatterla con maggiore efficacia anche dopo l’intervento.
Ospedale di Boscotrecase, con la chirurgia robotica già rimossi quattro tumori L’ospedale di Boscotrecase Sant’Anna-Madonna delle Neve compie un passo decisivo verso l’innovazione sanitaria avviando ufficialmente il nuovo reparto di chirurgia…
I pazienti saranno divisi in diversi gruppi di trattamento e, nel protocollo più innovativo, MDNA11 verrà associata a due immunoterapici già ampiamente utilizzati nella pratica clinica, ipilimumab e nivolumab. Dopo sei settimane di terapia, i pazienti verranno sottoposti all’intervento chirurgico.L’obiettivo dei ricercatori è ottenere una drastica riduzione delle cellule tumorali ancora presenti al momento dell’operazione. Un risultato che, secondo gli esperti, potrebbe tradursi in una significativa diminuzione del rischio di recidiva e in migliori prospettive di sopravvivenza a lungo termine. La sperimentazione vede coinvolti alcuni dei più importanti centri oncologici italiani, con il coordinamento dell’Istituto Pascale di Napoli e della Fondazione Melanoma Onlus. Un progetto che conferma ancora una volta il ruolo centrale della ricerca italiana nello sviluppo di nuove strategie terapeutiche contro il cancro.
Se i risultati attesi verranno confermati, questa nuova “super immunoterapia” potrebbe aprire la strada a trattamenti sempre più personalizzati ed efficaci, offrendo una concreta speranza a molti pazienti che oggi non riescono a beneficiare pienamente delle cure disponibili.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?5
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Criteri Critici
Tumore al fegato: nuova immunoterapia riduce del 30% il rischio di progressione nei pazienti operabili con embolizzazione insalutenews.it
Nello studio di Fase III EMERALD-3, si osserva una sopravvivenza numericamente migliore con il regime STRIDE con lenvatinib e TACE
Roma, 1 giugno 2026 – I risultati positivi dello studio di fase III EMERALD-3 hanno dimostrato che durvalumab e tremelimumab, in combinazione con lenvatinib e chemioembolizzazione transarteriosa (TACE), hanno portato a un miglioramento statisticamente significativo e clinicamente rilevante della sopravvivenza libera da progressione (PFS) rispetto alla sola TACE nei pazienti con carcinoma epatocellulare (HCC) non resecabile eleggibile per l’embolizzazione. I pazienti dei bracci sperimentali sono stati trattati con il regime STRIDE (Single Tremelimumab Regular Interval Durvalumab), con o senza lenvatinib, prima di TACE e successivamente in concomitanza con TACE.
Questi risultati sono presentati oggi in una sessione orale al Congresso 2026 dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) a Chicago, Illinois (abstract n. LBA4000).
In un’analisi ad interim pianificata, il regime STRIDE in combinazione con lenvatinib e TACE ha dimostrato una riduzione del 30% del rischio di progressione di malattia o di morte in assenza di progressione rispetto alla sola TACE (rapporto di rischio [HR] per PFS 0,70; intervallo di confidenza [IC] al 95% 0,57-0,86; p=0,0007). La sopravvivenza mediana libera da progressione (PFS) è stata di 13,0 mesi per questo regime terapeutico rispetto a 9,8 mesi con TACE. Il miglioramento di PFS è risultato costante in tutti i principali sottogruppi di pazienti predefiniti.
Per l’endpoint secondario di sopravvivenza globale (OS), è stata osservata una sopravvivenza numericamente migliore con il regime STRIDE con lenvatinib e TACE rispetto alla sola TACE, anche se con il follow-up attuale la differenza non risulta statisticamente significativa (HR 0,84; IC 95% 0,65-1,09; p=0,1814).
Anche se non sono stati formalmente valutati in questa analisi, gli endpoint secondari di PFS e OS per il braccio di trattamento che ha confrontato il regime STRIDE (senza lenvatinib) più TACE rispetto alla sola TACE hanno mostrato un miglioramento clinicamente significativo di PFS (HR 0,71; IC 95% 0,56-0,91; p nominale=0,0062) e di OS (HR 0,70; IC 95% 0,51-0,95; p nominale=0,0233). La PFS mediana è stata di 12,9 mesi per STRIDE più TACE rispetto a 8,1 mesi per la sola TACE.
In un’analisi esplorativa predefinita che ha messo a confronto i due bracci dello studio, è stato osservato un miglioramento della sopravvivenza libera da progressione (PFS) a favore del braccio trattato con lenvatinib nei pazienti con eziologia non virale (HR 0,70; IC al 95%: 0,44-1,09). Lo studio proseguirà per valutare la sopravvivenza globale (OS) e altri endpoint secondari chiave in entrambi i bracci dello studio.
“Circa il 30% dei pazienti con carcinoma epatocellulare, il più comune tumore del fegato, è eleggibile per l’embolizzazione, una procedura di radiologia interventistica che blocca l’afflusso di sangue al tumore e permette di somministrare la chemioterapia o la radioterapia direttamente al fegato – spiega Lorenza Rimassa, Professore Associato di Oncologia Medica all’Humanitas University e Responsabile dell’UO di Oncologia Epatobiliopancreatica all’IRCCS Istituto Clinico Humanitas di Rozzano, Milano – Nonostante sia lo standard di cura in questo setting, la maggior parte dei pazienti sottoposti a embolizzazione presenta progressione di malattia entro un anno. I pazienti affetti da tumore al fegato idonei all’embolizzazione hanno urgente bisogno di nuove opzioni terapeutiche per ritardare la progressione di malattia e migliorare la prognosi. Nello studio EMERALD-3, è stato utilizzato il regime STRIDE, basato su un innovativo approccio di ‘priming immunitario’ con una singola dose di tremelimumab seguita da durvalumab in monoterapia. Quest’unica somministrazione di tremelimumab è in grado di fornire una ‘spinta’ alla risposta immunitaria, offrendo maggiore efficacia. Con questo regime di doppia immunoterapia, nello studio EMERALD-3 quasi un paziente su tre è vivo e senza progressione di malattia a due anni dal trattamento. Si tratta di un progresso significativo associato a una tendenza al miglioramento della sopravvivenza, con o senza l’aggiunta di lenvatinib. Il razionale di EMERALD-3 si basa sullo studio HIMALAYA, che ha coinvolto pazienti con malattia in stadio avanzato, in cui il regime STRIDE ha dimostrato un beneficio duraturo in termini di sopravvivenza globale e per i quali rappresenta oggi uno standard terapeutico”.
Ogni anno in Italia sono stimate oltre 12.500 nuove diagnosi di tumore del fegato. “La maggioranza dei casi è riconducibile a fattori di rischio noti, quali l’infezione da virus dell’epatite B e C – spiega Massimo Di Maio, Presidente AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) – Negli ultimi anni, si è osservato un progressivo incremento dei casi ‘non virali’, cioè ad eziologia metabolica, in genere legata a sovrappeso e diabete, o ad eziologia mista, metabolica ed etilica. Questo cambiamento epidemiologico è dovuto all’effetto della vaccinazione anti-HBV, in Italia obbligatoria da più di 30 anni, alle terapie antivirali per l’HCV e a stili di vita scorretti, cioè all’alimentazione eccessiva e ricca di grassi e alla sedentarietà, che caratterizzano i Paesi occidentali. La sorveglianza con ecografia epatica semestrale delle persone a rischio, cioè con epatopatia cronica, consente la diagnosi di tumore del fegato in stadio precoce, con interventi potenzialmente curativi, e di migliorare la sopravvivenza. Purtroppo, in più della metà dei casi, la malattia è scoperta in stadio avanzato. L’immunoterapia ha già dimostrato di essere efficace nello stadio metastatico, dove è diventata standard di cura. I risultati dello studio EMERALD-3 sono un esempio della possibilità di sperimentare l’impiego di trattamenti già dimostrati efficaci nella malattia avanzata anche in stadi più precoci, come accaduto in molti tipi di tumori”.
“Il trapianto di fegato può essere parte della cura per pazienti con malattia confinata al fegato, in qualsiasi momento si osservi una sufficiente risposta alle cure per un determinato periodo di tempo – afferma Vincenzo Mazzaferro, Professore di Chirurgia all’Università degli Studi di Milano e Direttore della Chirurgia Oncologica (epato-gastro-pancreatica) e Trapianto di Fegato alla Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano – Il numero di trapianti in Italia è di circa 1700, con un aumento progressivo e significativo della quota di pazienti oncologici. Per i pazienti con malattia in stadio intermedio, lo standard di cura fino a oggi è stato rappresentato dalla TACE, cioè una procedura di radiologia interventistica. Lo studio EMERALD-3 evidenzia il ruolo importante del regime immunoterapico STRIDE in combinazione con la TACE, quando la funzionalità epatica non è compromessa. Sulla base dello studio EMERALD-3 è verosimile che sarà significativo il numero di pazienti in cui il livello di risposta tumorale sarà compatibile con terapie curative come la resezione del tumore o il trapianto. Va ricordato che la miglior gestione dell’epatocarcinoma, che frequentemente complica un quadro di cirrosi, richiede il contributo di diversi specialisti, che compongono i team multidisciplinari”.
A giugno verrà pubblicato un nuovo elenco di farmaci coperti dall'assicurazione sanitaria, che includerà molti altri medicinali per il trattamento del cancro e delle malattie rare. - Vietnam.vn
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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B
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Criteri Critici
A giugno verrà pubblicato un nuovo elenco di farmaci coperti dall'assicurazione sanitaria, che includerà molti altri medicinali per il trattamento del cancro e delle malattie rare. Vietnam.vn
La signora Tran Thi Trang, direttrice del Dipartimento di Assicurazione Sanitaria ( Ministero della Salute ), ha recentemente annunciato che a giugno verrà emessa una circolare contenente l'elenco dei farmaci chimici, dei prodotti biologici, dei farmaci radioattivi, dei marcatori e il rimborso dei gas medicali utilizzati negli esami e nei trattamenti medici, rientranti nell'ambito di copertura per gli assicurati sanitari (di seguito denominato Elenco dei Farmaci Coperti dall'Assicurazione Sanitaria - PV). Secondo questa circolare, molti farmaci coperti dall'assicurazione sanitaria saranno inclusi nell'elenco, tra cui numerosi trattamenti oncologici e terapie per malattie rare, per le quali i pazienti nutrono grandi aspettative. Secondo la signora Trang, la bozza è stata completata dal consiglio di esperti e il comitato di redazione e il team editoriale si riuniranno all'inizio di giugno. Successivamente, il Ministero della Salute la esaminerà e la sottoporrà alla promulgazione. "Ci impegneremo a pubblicarlo a giugno, ed entrerà in vigore nel terzo trimestre per l'attuazione", ha affermato la signora Trang. Secondo il nuovo elenco di farmaci coperti dall'assicurazione sanitaria che il Ministero della Salute prevede di pubblicare a giugno, verranno aggiunti 84 nuovi farmaci, tra cui 30 per la cura del cancro (Consultazione per pazienti affetti da leucemia presso l'Istituto Nazionale di Ematologia e Trasfusione di Sangue. Foto per gentile concessione dell'ospedale). Secondo la signora Trang, questa revisione non differisce in modo significativo dalla bozza precedentemente condivisa con la stampa. L'elenco dei farmaci coperti dall'assicurazione sanitaria è stato rivisto da comitati di esperti. In sostanza, il numero di farmaci rimane pressoché invariato; sono state modificate solo alcune condizioni per la prescrizione dei farmaci e le tariffe di rimborso. "Nel complesso, non è cambiato molto, ma sono state introdotte revisioni più rigorose dei criteri di prescrizione dei farmaci per prevenire abusi e sprechi. L'obiettivo è garantire che i farmaci vengano utilizzati in modo efficace, concentrandosi su quelli più efficaci e considerando anche il costo per assicurarsi che le prescrizioni siano giustificate." Ad esempio, alcuni farmaci antitumorali o farmaci per il trattamento di malattie rare devono contribuire ad aumentare la durata della vita in buona salute dei pazienti, impedendo la progressione della malattia", ha aggiunto la signora Trang.
Attualmente, il rimborso dei costi dei farmaci per gli iscritti all'assicurazione sanitaria avviene secondo l'elenco e le normative contenute nella Circolare n. 20/2022/TT-BYT, emanata dal Ministero della Salute il 31 dicembre 2022. Tale elenco comprende 1.037 principi attivi farmaceutici e biologici, suddivisi in 27 gruppi principali, oltre a 59 farmaci radioattivi e marcatori utilizzati per la diagnosi e il trattamento. Tuttavia, in realtà, la maggior parte dei farmaci attualmente coperti dall'assicurazione sanitaria si basa ancora sull'elenco pubblicato nel 2018 con la Circolare n. 30/2018/TT-BYT, con solo pochi farmaci aggiunti per il trattamento del Covid-19. Ciò significa che l'elenco dei farmaci coperti dall'assicurazione sanitaria non è al passo con lo sviluppo della scienza farmaceutica, in particolare con le nuove scoperte nel trattamento delle malattie gravi. Questa realtà impone l'adozione di un meccanismo più flessibile e scientifico per l'aggiornamento dell'elenco dei farmaci coperti dall'assicurazione sanitaria, garantendo ai pazienti l'accesso a trattamenti moderni e al contempo preservando la sostenibilità del sistema sanitario nazionale. Secondo la bozza di circolare sull'elenco dei farmaci chimici, dei prodotti biologici, dei farmaci radioattivi, dei marcatori e sul rimborso dei gas medicali utilizzati negli esami e nei trattamenti medici nell'ambito della copertura assicurativa sanitaria, che il Ministero della Salute intende pubblicare a giugno, verranno aggiunti 84 nuovi farmaci, tra cui 30 farmaci per la cura del cancro (pari al 35,7% del numero totale dei nuovi farmaci aggiunti). Si tratta di una nuova classe di farmaci, tra cui terapie mirate, anticorpi monoclonali e farmaci immunoterapici. L'introduzione di questi farmaci è significativa perché il cancro è attualmente una delle principali cause di morte e una malattia che mette in difficoltà economiche molte famiglie a causa degli elevati costi delle cure. Grazie alla copertura assicurativa sanitaria, i pazienti vedranno una parte consistente dei costi del trattamento condivisa, anziché dover sborsare decine di milioni di dong di tasca propria per ogni ciclo di terapia, come avveniva in precedenza. Il costo dei farmaci rappresenta oltre il 30% delle spese totali per esami e trattamenti medici coperte dal Fondo di assicurazione sanitaria. (Immagine a scopo illustrativo) Oltre ai farmaci per la cura del cancro, la bozza si concentra anche sulle malattie croniche e rare. Nello specifico, sono inclusi 24 farmaci per il trattamento di malattie croniche come malattie cardiovascolari, diabete, malattie respiratorie e disturbi mentali, che rappresentano circa il 29% dei farmaci aggiuntivi. Inoltre, l'elenco comprende anche 18 farmaci per il trattamento di malattie rare, pari a circa il 21,4%. Questa struttura dimostra che l'orientamento politico si sta gradualmente spostando dalla sola cura delle malattie acute al rafforzamento della gestione a lungo termine delle malattie croniche, aiutando i pazienti a mantenere uno stato di salute stabile e riducendo in futuro il carico sul sistema sanitario.
Secondo il Ministero della Salute, entro il 2025 il Vietnam avrà 97,65 milioni di persone coperte da assicurazione sanitaria, pari al 95,16% della popolazione. Nel 2025 si registreranno 195,1 milioni di visite mediche per esami e trattamenti, con un aumento di 11,5 milioni di visite (6,5%) rispetto al 2024.
Nel 2025, il Fondo di assicurazione sanitaria erogherà 166,4 trilioni di VND (un aumento di 23,5 trilioni di VND rispetto al 2024), di cui oltre il 30% sarà destinato al costo dei farmaci.
Nello specifico, nel 2022, la spesa totale del fondo di assicurazione sanitaria per i farmaci ha raggiunto i 40.010 miliardi di VND, pari al 33,41% della spesa totale per esami e trattamenti medici. Nel 2023, questa cifra è aumentata a 45.841 miliardi di VND, rappresentando il 32,82%. Nel 2024, la spesa per i farmaci ha continuato ad aumentare fino a 50.784 miliardi di VND, sebbene la percentuale sia diminuita al 31,22%.
Fonte: https://danviet.vn/thang-6-se-ban-hanh-danh-muc-thuoc-bhyt-moi-bo-sung-them-nhieu-thuoc-dieu-tri-ung-thu-benh-hiem-d1431231.html
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Criteri Critici
Un nuovo farmaco sperimentale contro il cancro ai polmoni, proveniente dalla Cina, prolunga i tempi di sopravvivenza. Vietnam.vn
Un nuovo farmaco contro il cancro al polmone, prodotto dall'azienda cinese Akeso e chiamato ivonescimab, ha dimostrato un'efficacia eccezionale negli studi clinici. I risultati indicano che questo farmaco aiuta i pazienti affetti da carcinoma polmonare a cellule squamose in stadio avanzato a vivere il 15% più a lungo rispetto all'immunoterapia (Tevimbra), riducendo al contempo il rischio di morte di oltre un terzo. Akeso, un'azienda cinese, è considerata una svolta nel settore delle biotecnologie. (Foto: South China Morning Post) In uno studio condotto su 532 pazienti in Cina, il gruppo sottoposto a chemioterapia combinata ha avuto un'aspettativa di vita media di 27,9 mesi, superiore ai 23,7 mesi del gruppo trattato con la sola terapia Tevimbra. Gli esperti hanno considerato i risultati "molto incoraggianti", sebbene siano necessari ulteriori dati provenienti da studi clinici globali per determinarne l'efficacia in diverse popolazioni. L'ivonescimab appartiene al gruppo degli anticorpi bispecifici, una nuova generazione di farmaci in grado di attaccare due bersagli simultaneamente, aumentando così l'efficacia del trattamento. Tuttavia, nel gruppo trattato con questo nuovo farmaco si riscontra anche un'incidenza maggiore di effetti collaterali gravi, pari al 69%. Il farmaco è attualmente distribuito in molte regioni grazie ad accordi del valore di circa 5 miliardi di dollari, ma i dati provenienti dalle sperimentazioni in Cina non sono ancora sufficienti per richiederne l'approvazione negli Stati Uniti. È in corso una sperimentazione internazionale di fase avanzata, i cui risultati preliminari sono attesi entro quest'anno. Fonte: https://vtcnews.vn/thuoc-ung-thu-phoi-moi-thu-nghiem-cua-trung-quoc-keo-dai-thoi-gian-song-ar1021027.html
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
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Criteri Critici
Il trattamento oncologico iniettabile elimina completamente i tumori. Vietnam.vn
I risultati hanno mostrato che i tumori si sono ridotti o sono scomparsi completamente in 43 pazienti. Di questi, 28 presentavano una riduzione significativa delle dimensioni del tumore e 15 non avevano tumori rilevabili.
L'amivantamab iniettabile ha contribuito a ridurre le dimensioni dei tumori in oltre un terzo dei pazienti partecipanti allo studio e, in 15 pazienti, i tumori sono scomparsi completamente. (Immagine illustrativa: AFP/TTXVN)
Nella sperimentazione, il farmaco è stato somministrato a 102 pazienti affetti da tumore alla testa e al collo, il sesto tipo di cancro più comune al mondo.
"Si tratta di un gruppo di pazienti che ha pochissime opzioni terapeutiche, quindi questo livello di efficacia è davvero notevole", ha affermato. "Questo trattamento ha il potenziale per giovare a migliaia di pazienti ogni anno."
Il professor Kevin Harrington, specialista in terapia biologica contro il cancro presso l'Institute for Cancer Research (ICR) di Londra, ha dichiarato: "Si tratta di risposte al trattamento eccezionalmente forti in pazienti la cui malattia si è dimostrata resistente sia alla chemioterapia che all'immunoterapia".
Il farmaco, chiamato amivantamab, ha contribuito a ridurre le dimensioni dei tumori in oltre un terzo dei pazienti che hanno partecipato allo studio, con cambiamenti evidenti già dopo poche settimane di trattamento. In particolare, in 15 pazienti i medici hanno osservato la completa scomparsa dei tumori.
In una sperimentazione internazionale condotta in 11 paesi, questo farmaco iniettabile è stato utilizzato per pazienti oncologici il cui tumore aveva metastatizzato o era recidivato e che non rispondevano più ad altri trattamenti.
Il signor Walsh ha dichiarato: "Ora posso vivere quasi normalmente. Prima di partecipare alla sperimentazione, avevo difficoltà a parlare e a mangiare a causa del gonfiore e del dolore. Da quando ho iniziato il trattamento, il gonfiore si è ridotto significativamente e il dolore è migliorato notevolmente. Non avverto più i gravi effetti collaterali che avevo con la chemioterapia."
"Sono stata quindi indirizzata alla sperimentazione clinica OrigAMI-4. Ora sono al mio diciassettesimo ciclo di trattamento e sono molto soddisfatta dei progressi che ho fatto."
"Sono stata curata sia con la chemioterapia che con l'immunoterapia, ma senza successo", ha raccontato Walsh.
Uno dei primi pazienti a beneficiare di questo metodo è Carl Walsh, 56 anni, a cui è stato diagnosticato un tumore alla lingua nel maggio 2024 e che ha partecipato alla sperimentazione OrigAMI-4 presso il Royal Marsden Hospital nel luglio 2025.
Questo farmaco è considerato "intelligente" perché attacca le cellule tumorali attraverso tre meccanismi simultaneamente.
Amivantamab, sviluppato da Johnson & Johnson, è attualmente in fase di valutazione in circa 60 studi clinici, incentrati principalmente sul tumore al polmone, ma che si stanno estendendo anche ai tumori del colon-retto, del cervello e dello stomaco.
“Dopo soli due cicli di trattamento, la mia alimentazione ha iniziato a tornare alla normalità. Dopo sei mesi, riuscivo a mangiare un pasto completo. La cosa che mi ha dato più soddisfazione è stata poter gustare di nuovo una bella bistecca. La mia capacità di parlare è tornata completamente normale. Al lavoro, uso regolarmente le cuffie per comunicare senza alcun problema”, ha raccontato.
Una nuova speranza per i pazienti affetti da patologie difficili da trattare.
I ricercatori hanno sottolineato che lo studio si è concentrato su pazienti affetti da tumori della testa e del collo non correlati al virus HPV.
Questo gruppo di pazienti è spesso molto più difficile da trattare rispetto ai tumori correlati all'HPV, pertanto i risultati ottenuti sono particolarmente significativi.
Dopo l'inizio del trattamento con amivantamab, la sopravvivenza mediana dei pazienti ha raggiunto i 12,5 mesi, nonostante si trattasse di un gruppo con una prognosi molto sfavorevole, in cui i trattamenti standard non erano più efficaci.
Il professor Kristian Helin, CEO dell'Institute for Cancer Research London, ha commentato: "Questa ricerca dimostra che lo sviluppo di nuove terapie attraverso una rigorosa ricerca sul cancro può portare a progressi davvero significativi, anche per i pazienti che non hanno praticamente altre opzioni di trattamento".
"Raggiungere un tasso di risposta tumorale così elevato e risultati di sopravvivenza incoraggianti in un gruppo di pazienti difficili da trattare rappresenta un passo avanti davvero significativo", ha commentato Helin.
Fonte: https://znews.vn/thuoc-tiem-dieu-tri-ung-thu-xoa-so-hoan-toan-khoi-u-post1655799.html
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?1
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
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Criteri Critici
Il ragazzo affetto da leucemia, dopo la chemioterapia, ha i capelli diradati ma il 1° giugno sfoggia un sorriso radioso. Vietnam.vn
Da bambino che amava giocare a calcio e correre con gli amici, è stato costretto a rimanere in un letto d'ospedale e a sopportare lunghe cure. Per mesi, suo padre ha lavorato come operaio nella loro città natale per guadagnare denaro, mentre sua madre lo ha accompagnato ad Hanoi per le cure.
Questi sono i momenti gioiosi e radiosi dei "piccoli guerrieri" al luna park.
I primi giorni di trattamento sono stati un periodo difficile. Il ragazzo aveva costantemente la febbre alta e necessitava di numerose trasfusioni di sangue e piastrine. A volte la chemioterapia lo lasciava esausto, senza voglia di mangiare, bere o parlare con nessuno.
" I risultati del test hanno sconvolto tutta la famiglia. Il medico ha detto che nostro figlio aveva la leucemia acuta ", ha ricordato la madre.
Pochi sanno che, quasi un anno fa, il ragazzo ha lottato contro un persistente dolore alle ossa. Inizialmente, la famiglia pensava che si trattasse solo di carenze nutrizionali o di eccessivo sforzo fisico. Solo quando il dolore si è intensificato, accompagnato da febbre alta e spossatezza, i genitori, in preda al panico, lo hanno portato di corsa dal medico, rimanendo sconvolti nello scoprire che aveva una grave malattia.
I regali e l'intrattenimento sono durati solo poche ore, ma per molti piccoli pazienti in cura presso l'Ospedale Pediatrico Nazionale, è stato un momento speciale per dimenticare, almeno temporaneamente, aghi, medicine e mesi di lotta contro la malattia.
" Da quando mia figlia si è ammalata, il mio più grande desiderio è vederla felice come lo è oggi ", ha detto.
Al termine del programma, la bambina abbracciò l'orsacchiotto che aveva appena ricevuto e corse a mostrare alla madre il suo successo nel quiz. Vedendo il sorriso radioso della figlia, la donna non riuscì a nascondere la sua emozione.
I suoi primi anni di vita furono segnati da farmaci, lunghe cure e numerose complicazioni di salute. Nonostante tutto ciò, conservò sempre l'innocenza dell'infanzia.
In un altro angolo della sala, una bambina di 7 anni della provincia di Nghe An partecipava con entusiasmo all'evento. Aveva ancora un ago attaccato al braccio per la sua terapia. Soffre di un disturbo da immunodeficienza ed è stata ricoverata frequentemente fin da piccola.
Quest'anno è la seconda volta che il bambino festeggia la Giornata dei bambini in ospedale. Quando è iniziato il programma culturale, ha guardato attentamente ogni esibizione, voltandosi di tanto in tanto per mostrare alla mamma i regali che aveva appena ricevuto dai volontari.
Durante l'evento, i piccoli pazienti e le loro famiglie hanno partecipato a numerose attività, tra cui spettacoli musicali, numeri circensi, spettacoli di magia, scambi artistici e giochi interattivi. Le risate contagiose, gli occhi curiosi e i volti radiosi dei bambini hanno riscaldato l'atmosfera, solitamente permeata da medicine e cure.
La presenza delle forze dell'ordine alla festa dei bambini è stata commovente, poiché hanno preparato dei regali per i bambini malati.
Secondo il dottor Hoang Minh Phuong, vicedirettore dell'Ospedale Pediatrico Nazionale, l'équipe di medici e infermieri si impegna costantemente ad accompagnare i piccoli pazienti durante tutto il percorso di cura.
" La Giornata dei bambini non è solo un'opportunità per i più piccoli di divertirsi, ma anche un modo per incoraggiarli, infondere in loro fiducia e forza per superare le loro malattie e tornare al più presto alle loro famiglie, alle scuole e alla vita di tutti i giorni ", ha affermato il signor Phuong.
In mezzo alle risate dei bambini, i desideri più frequenti rimangono semplici: stare bene, tornare a casa e tornare a scuola come i loro coetanei.
Fonte: https://vtcnews.vn/mai-toc-lo-tho-sau-hoa-tri-va-nu-cuoi-rang-ro-ngay-1-6-cua-cau-be-ung-thu-mau-ar1021025.html
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO5
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Criteri Critici
Con test genomico, due terzi delle pazienti con tumore al seno pot Pharmastar
Uno dei risultati più rilevanti presentati al congresso dell'American Society of Clinical Oncology (ASCO) 2026 potrebbe cambiare la pratica clinica nel trattamento del carcinoma mammario in fase iniziale. Lo studio internazionale OPTIMA ha infatti dimostrato che molte donne con tumore della mammella ormono-sensibile e coinvolgimento linfonodale potrebbero evitare la chemioterapia senza compromettere le probabilità di guarigione, grazie all'utilizzo del test genomico Prosigna che analizza l'espressione di 50 geni del tumore mammario.
Secondo i ricercatori, l'adozione sistematica del test potrebbe consentire ogni anno a migliaia di pazienti di potersi risparmiare gli effetti collaterali della chemioterapia, mantenendo risultati oncologici sovrapponibili a quelli ottenuti con i trattamenti tradizionali.
Secondo Rob Stein dell'University College London, principal investigator dello studio, OPTIMA risponde a una delle questioni più rilevanti nella gestione del carcinoma mammario iniziale: identificare quali pazienti traggano realmente beneficio dalla chemioterapia e quali possano evitarla senza compromettere la prognosi.
Anche Iain MacPherson dell'Università di Glasgow ha definito i dati "practice-changing", sottolineando come il trial rappresenti un passo decisivo verso un'oncologia sempre più personalizzata e basata sulla biologia del tumore piuttosto che sui soli parametri clinici tradizionali.
il concetto che emerge con più forza è che il test non identifica chi deve fare la chemio, ma soprattutto chi può evitarla in sicurezza.
Lo studio OPTIMA
Il trial OPTIMA (Optimal Personalised Treatment of Early Breast Cancer Using Multi-parameter Analysis), coordinato dall'University College London (UCL), ha coinvolto 4.429 pazienti provenienti da Regno Unito, Norvegia, Svezia, Australia, Nuova Zelanda e Thailandia. Lo studio ha arruolato donne e uomini di età pari o superiore a 40 anni con carcinoma mammario HR-positivo/HER2-negativo sottoposti a intervento chirurgico. La maggior parte presentava metastasi ai linfonodi ascellari, una condizione che tradizionalmente porta a raccomandare la chemioterapia adiuvante.
L'obiettivo era verificare se un approccio terapeutico guidato dalla biologia del tumore potesse sostituire il tradizionale modello decisionale basato prevalentemente sulle caratteristiche clinico-patologiche.
I pazienti sono stati randomizzati a ricevere:
• trattamento standard con chemioterapia seguita da terapia endocrina;
• trattamento guidato dal test genomico Prosigna, con chemioterapia riservata soltanto ai pazienti con punteggio elevato.
Come funziona il test Prosigna
Prosigna, sviluppato da Veracyte, è un test genomico che analizza l'espressione di geni coinvolti nella crescita e nella progressione del tumore mammario. L'esame viene eseguito sul tessuto tumorale prelevato durante l'intervento chirurgico o anche mediante biopsia con ago, richiedendo una quantità minima di materiale biologico.
Il test genera uno score prognostico che consente di identificare i pazienti a basso o alto rischio di recidiva.
Nel trial OPTIMA, i pazienti con punteggio superiore a 60 hanno ricevuto chemioterapia e terapia endocrina, mentre quelli con score pari o inferiore a 60 sono stati trattati con la sola terapia ormonale.
Risultati: la chemioterapia può essere evitata in oltre due terzi dei pazienti
I risultati mostrano che il 68% dei partecipanti presentava un punteggio Prosigna basso. In questo ampio sottogruppo, la chemioterapia non ha determinato un beneficio clinicamente significativo.
A cinque anni:
• il 94,8% dei pazienti trattati con chemioterapia più terapia endocrina era vivo e libero da recidiva;
• il 93,6% dei pazienti trattati con la sola terapia endocrina risultava anch'esso vivo e senza segni di ripresa della malattia.
L'analisi statistica ha indicato che il beneficio assoluto della chemioterapia nei pazienti con basso score genomico sarebbe al massimo del 2%, una differenza considerata clinicamente trascurabile.
"OPTIMA affronta una sfida storica nella gestione del tumore della mammella: identificare chi trae realmente beneficio dalla chemioterapia e chi invece può evitarla", ha dichiarato Rob Stein, professore di Breast Oncology presso l'UCL Cancer Institute e principal investigator dello studio.
Un risultato che amplia le evidenze disponibili
Uno degli aspetti più importanti dello studio riguarda la popolazione inclusa. I precedenti trial che hanno valutato l'utilità dei test genomici erano infatti concentrati prevalentemente sulle donne in post-menopausa e con limitato coinvolgimento linfonodale.
OPTIMA ha invece incluso anche donne in pre-menopausa e pazienti con malattia più estesa, comprese quelle con oltre tre linfonodi interessati. Anche in questi sottogruppi i risultati sono risultati sovrapponibili.
Secondo gli autori, nelle donne più giovani il beneficio potrebbe essere spiegato dall'utilizzo della terapia endocrina associata alla soppressione farmacologica della funzione ovarica, una strategia oggi sempre più impiegata nei tumori ormono-sensibili ad alto rischio.
Implicazioni per la pratica clinica
Le implicazioni dello studio sono rilevanti sia per le pazienti sia per i sistemi sanitari. La chemioterapia adiuvante, pur essendo efficace, è associata a tossicità acute e croniche che comprendono alopecia, neuropatie, tossicità cardiaca, infertilità, fatigue persistente e aumento del rischio di neoplasie secondarie. Evitare trattamenti inutili rappresenta quindi un obiettivo prioritario dell'oncologia moderna.
Secondo i ricercatori britannici, l'adozione del test Prosigna potrebbe evitare la chemioterapia a oltre 5mila pazienti ogni anno nel solo Servizio Sanitario Nazionale inglese.
I risultati saranno ora valutati dagli organismi regolatori e dai decisori sanitari, tra cui il NICE, per definire un eventuale ampliamento dell'accesso al test genomico nella pratica clinica.
Verso un'oncologia sempre più personalizzata
Lo studio OPTIMA conferma la progressiva transizione dell'oncologia verso modelli terapeutici guidati dalla biologia del tumore piuttosto che da criteri esclusivamente anatomopatologici. La possibilità di identificare con maggiore precisione i pazienti che necessitano realmente della chemioterapia rappresenta uno dei principali obiettivi della medicina di precisione.
Come sottolineato da Iain MacPherson dell'Università di Glasgow, co-investigatore dello studio, questi risultati forniscono "evidenze solide e destinate a modificare la pratica clinica", consentendo di offrire trattamenti più appropriati, riducendo tossicità inutili e ottimizzando l'impiego delle risorse sanitarie.
Una storia emblematica
Karen Bonham, 64 anni, di Cardiff, ha ricevuto una diagnosi di tumore al seno dopo aver partecipato a uno screening di routine nel giugno 2017. Sposata e madre di due figli, Karen aveva lavorato per 40 anni come logopedista.
A due settimane dallo screening è stata richiamata presso la Breast Clinic del Velindre Cancer Centre di Cardiff, dove una biopsia ha confermato la presenza di un carcinoma della mammella sinistra. Nel luglio 2017 è stata sottoposta a mastectomia sinistra e svuotamento dei linfonodi ascellari. Gli esami hanno evidenziato un tumore di grandi dimensioni (oltre 5 cm), a crescita lenta, sensibile agli ormoni e con interessamento di due linfonodi. Per questo tipo di tumore, la chemioterapia rappresenta generalmente il trattamento standard.
«La diagnosi e il trattamento del cancro possono essere sconvolgenti», racconta Karen. «Ti catapultano in un mondo di incertezza. Le priorità della vita cambiano improvvisamente: l'unica cosa che conta è sopravvivere.
La vita diventa un vortice di appuntamenti, informazioni e decisioni da prendere rapidamente, mentre si cerca di mantenere una parvenza di normalità per la propria famiglia, soprattutto quando i figli stanno affrontando esami scolastici o universitari».
Karen venne a conoscenza dello studio OPTIMA durante una delle sue prime visite oncologiche, nel settembre 2017, mentre si discuteva della possibilità di iniziare la chemioterapia, un trattamento che temeva particolarmente. Informò i medici del suo interesse a partecipare a una ricerca che potesse contribuire a migliorare la cura dei pazienti e, in cuor suo, sperava di poter evitare la chemioterapia.
Il test Prosigna venne eseguito sul tessuto tumorale conservato dopo l'intervento chirurgico, mentre erano già in corso i preparativi per avviare il trattamento chemioterapico standard. Karen ricorda che mancavano ormai pochi giorni all'inizio della terapia e che aveva già deciso di tagliarsi i capelli molto corti quando, poco più di due settimane dopo, arrivò il risultato.
Mentre passeggiava su una spiaggia vicino a casa, ricevette una telefonata dall'ospedale: era stata assegnata al gruppo di trattamento guidato dal test genomico e non avrebbe avuto bisogno della chemioterapia.
«Come descrivere quella sensazione? Un immenso sollievo? Come il giorno di Natale? Probabilmente un mix di entrambe le cose».
Al posto della chemioterapia, Karen ha seguito un percorso terapeutico basato su radioterapia e terapia ormonale, completando otto anni di trattamento attivo.
Oggi, a quasi nove anni dalla diagnosi, Karen afferma di non sentirsi definita dalla malattia e di essere tornata a una vita familiare normale. Continua a mantenersi attiva, dedicandosi alle passeggiate e allo yoga, e ritiene che la partecipazione allo studio OPTIMA abbia contribuito a prendere decisioni terapeutiche più appropriate e personalizzate.
«Lo studio mi ha aiutato a ricevere più rapidamente il trattamento giusto per me e ha contribuito al mio esito positivo», conclude.
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Secondo i ricercatori, l'adozione sistematica del test potrebbe consentire ogni anno a migliaia di pazienti di potersi risparmiare gli effetti collaterali della chemioterapia, mantenendo risultati oncologici sovrapponibili a quelli ottenuti con i trattamenti tradizionali.
Secondo Rob Stein dell'University College London, principal investigator dello studio, OPTIMA risponde a una delle questioni più rilevanti nella gestione del carcinoma mammario iniziale: identificare quali pazienti traggano realmente beneficio dalla chemioterapia e quali possano evitarla senza compromettere la prognosi.
Anche Iain MacPherson dell'Università di Glasgow ha definito i dati "practice-changing", sottolineando come il trial rappresenti un passo decisivo verso un'oncologia sempre più personalizzata e basata sulla biologia del tumore piuttosto che sui soli parametri clinici tradizionali.
il concetto che emerge con più forza è che il test non identifica chi deve fare la chemio, ma soprattutto chi può evitarla in sicurezza.
Lo studio OPTIMA
Il trial OPTIMA (Optimal Personalised Treatment of Early Breast Cancer Using Multi-parameter Analysis), coordinato dall'University College London (UCL), ha coinvolto 4.429 pazienti provenienti da Regno Unito, Norvegia, Svezia, Australia, Nuova Zelanda e Thailandia. Lo studio ha arruolato donne e uomini di età pari o superiore a 40 anni con carcinoma mammario HR-positivo/HER2-negativo sottoposti a intervento chirurgico. La maggior parte presentava metastasi ai linfonodi ascellari, una condizione che tradizionalmente porta a raccomandare la chemioterapia adiuvante.
L'obiettivo era verificare se un approccio terapeutico guidato dalla biologia del tumore potesse sostituire il tradizionale modello decisionale basato prevalentemente sulle caratteristiche clinico-patologiche.
I pazienti sono stati randomizzati a ricevere:
• trattamento standard con chemioterapia seguita da terapia endocrina;
• trattamento guidato dal test genomico Prosigna, con chemioterapia riservata soltanto ai pazienti con punteggio elevato.
Come funziona il test Prosigna
Prosigna, sviluppato da Veracyte, è un test genomico che analizza l'espressione di geni coinvolti nella crescita e nella progressione del tumore mammario. L'esame viene eseguito sul tessuto tumorale prelevato durante l'intervento chirurgico o anche mediante biopsia con ago, richiedendo una quantità minima di materiale biologico.
Il test genera uno score prognostico che consente di identificare i pazienti a basso o alto rischio di recidiva.
Nel trial OPTIMA, i pazienti con punteggio superiore a 60 hanno ricevuto chemioterapia e terapia endocrina, mentre quelli con score pari o inferiore a 60 sono stati trattati con la sola terapia ormonale.
Risultati: la chemioterapia può essere evitata in oltre due terzi dei pazienti
I risultati mostrano che il 68% dei partecipanti presentava un punteggio Prosigna basso. In questo ampio sottogruppo, la chemioterapia non ha determinato un beneficio clinicamente significativo.
A cinque anni:
• il 94,8% dei pazienti trattati con chemioterapia più terapia endocrina era vivo e libero da recidiva;
• il 93,6% dei pazienti trattati con la sola terapia endocrina risultava anch'esso vivo e senza segni di ripresa della malattia.
L'analisi statistica ha indicato che il beneficio assoluto della chemioterapia nei pazienti con basso score genomico sarebbe al massimo del 2%, una differenza considerata clinicamente trascurabile.
"OPTIMA affronta una sfida storica nella gestione del tumore della mammella: identificare chi trae realmente beneficio dalla chemioterapia e chi invece può evitarla", ha dichiarato Rob Stein, professore di Breast Oncology presso l'UCL Cancer Institute e principal investigator dello studio.
Un risultato che amplia le evidenze disponibili
Uno degli aspetti più importanti dello studio riguarda la popolazione inclusa. I precedenti trial che hanno valutato l'utilità dei test genomici erano infatti concentrati prevalentemente sulle donne in post-menopausa e con limitato coinvolgimento linfonodale.
OPTIMA ha invece incluso anche donne in pre-menopausa e pazienti con malattia più estesa, comprese quelle con oltre tre linfonodi interessati. Anche in questi sottogruppi i risultati sono risultati sovrapponibili.
Secondo gli autori, nelle donne più giovani il beneficio potrebbe essere spiegato dall'utilizzo della terapia endocrina associata alla soppressione farmacologica della funzione ovarica, una strategia oggi sempre più impiegata nei tumori ormono-sensibili ad alto rischio.
Implicazioni per la pratica clinica
Le implicazioni dello studio sono rilevanti sia per le pazienti sia per i sistemi sanitari. La chemioterapia adiuvante, pur essendo efficace, è associata a tossicità acute e croniche che comprendono alopecia, neuropatie, tossicità cardiaca, infertilità, fatigue persistente e aumento del rischio di neoplasie secondarie. Evitare trattamenti inutili rappresenta quindi un obiettivo prioritario dell'oncologia moderna.
Secondo i ricercatori britannici, l'adozione del test Prosigna potrebbe evitare la chemioterapia a oltre 5mila pazienti ogni anno nel solo Servizio Sanitario Nazionale inglese.
I risultati saranno ora valutati dagli organismi regolatori e dai decisori sanitari, tra cui il NICE, per definire un eventuale ampliamento dell'accesso al test genomico nella pratica clinica.
Verso un'oncologia sempre più personalizzata
Lo studio OPTIMA conferma la progressiva transizione dell'oncologia verso modelli terapeutici guidati dalla biologia del tumore piuttosto che da criteri esclusivamente anatomopatologici. La possibilità di identificare con maggiore precisione i pazienti che necessitano realmente della chemioterapia rappresenta uno dei principali obiettivi della medicina di precisione.
Come sottolineato da Iain MacPherson dell'Università di Glasgow, co-investigatore dello studio, questi risultati forniscono "evidenze solide e destinate a modificare la pratica clinica", consentendo di offrire trattamenti più appropriati, riducendo tossicità inutili e ottimizzando l'impiego delle risorse sanitarie.
Una storia emblematica
Karen Bonham, 64 anni, di Cardiff, ha ricevuto una diagnosi di tumore al seno dopo aver partecipato a uno screening di routine nel giugno 2017. Sposata e madre di due figli, Karen aveva lavorato per 40 anni come logopedista.
A due settimane dallo screening è stata richiamata presso la Breast Clinic del Velindre Cancer Centre di Cardiff, dove una biopsia ha confermato la presenza di un carcinoma della mammella sinistra. Nel luglio 2017 è stata sottoposta a mastectomia sinistra e svuotamento dei linfonodi ascellari. Gli esami hanno evidenziato un tumore di grandi dimensioni (oltre 5 cm), a crescita lenta, sensibile agli ormoni e con interessamento di due linfonodi. Per questo tipo di tumore, la chemioterapia rappresenta generalmente il trattamento standard.
«La diagnosi e il trattamento del cancro possono essere sconvolgenti», racconta Karen. «Ti catapultano in un mondo di incertezza. Le priorità della vita cambiano improvvisamente: l'unica cosa che conta è sopravvivere.
La vita diventa un vortice di appuntamenti, informazioni e decisioni da prendere rapidamente, mentre si cerca di mantenere una parvenza di normalità per la propria famiglia, soprattutto quando i figli stanno affrontando esami scolastici o universitari».
Karen venne a conoscenza dello studio OPTIMA durante una delle sue prime visite oncologiche, nel settembre 2017, mentre si discuteva della possibilità di iniziare la chemioterapia, un trattamento che temeva particolarmente. Informò i medici del suo interesse a partecipare a una ricerca che potesse contribuire a migliorare la cura dei pazienti e, in cuor suo, sperava di poter evitare la chemioterapia.
Il test Prosigna venne eseguito sul tessuto tumorale conservato dopo l'intervento chirurgico, mentre erano già in corso i preparativi per avviare il trattamento chemioterapico standard. Karen ricorda che mancavano ormai pochi giorni all'inizio della terapia e che aveva già deciso di tagliarsi i capelli molto corti quando, poco più di due settimane dopo, arrivò il risultato.
Mentre passeggiava su una spiaggia vicino a casa, ricevette una telefonata dall'ospedale: era stata assegnata al gruppo di trattamento guidato dal test genomico e non avrebbe avuto bisogno della chemioterapia.
«Come descrivere quella sensazione? Un immenso sollievo? Come il giorno di Natale? Probabilmente un mix di entrambe le cose».
Al posto della chemioterapia, Karen ha seguito un percorso terapeutico basato su radioterapia e terapia ormonale, completando otto anni di trattamento attivo.
Oggi, a quasi nove anni dalla diagnosi, Karen afferma di non sentirsi definita dalla malattia e di essere tornata a una vita familiare normale. Continua a mantenersi attiva, dedicandosi alle passeggiate e allo yoga, e ritiene che la partecipazione allo studio OPTIMA abbia contribuito a prendere decisioni terapeutiche più appropriate e personalizzate.
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
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Criteri Critici
Tumore ovarico: dati promettenti per TUB-040, il farmaco che ha spinto Gilead ad acquisire Tubulis Pharmastar
Nuovi dati presentati al Congresso ASCO 2026 rafforzano il potenziale di TUB-040, l’anticorpo-farmaco coniugato (ADC) sviluppato da Tubulis e recentemente acquisito da Gilead nell’ambito di un’operazione da oltre 3 miliardi di dollari. I risultati aggiornati dello studio di fase I/IIa NAPISTAR 1-01 mostrano infatti un’attività clinica incoraggiante nelle pazienti con carcinoma ovarico resistente al platino, una delle popolazioni a più elevato bisogno terapeutico in oncologia ginecologica.
Tasso di risposta superiore al 60%
L’aggiornamento presentato ad ASCO evidenzia un miglioramento dei dati di efficacia rispetto alle precedenti analisi. Nelle pazienti valutabili, TUB-040 ha raggiunto un tasso di risposta obiettiva confermata (cORR) del 61%, rispetto al 50% riportato nei precedenti aggiornamenti clinici.
I risultati appaiono particolarmente rilevanti considerando che le pazienti arruolate erano fortemente pretrattate e avevano già ricevuto numerose linee terapeutiche, incluse terapie antiangiogeniche e inibitori di PARP. Nei dataset presentati in precedenti congressi, le pazienti avevano ricevuto in media quattro linee di trattamento e il 76% era già stato esposto a PARP inibitori.
Secondo gli investigatori, il dato conferma la capacità dell’ADC di mantenere un’attività antitumorale significativa anche in una fase avanzata della malattia, dove le opzioni disponibili sono limitate e le risposte cliniche spesso di breve durata.
Un ADC mirato contro NaPi2b
TUB-040 è un ADC diretto contro NaPi2b (SLC34A2), una proteina fortemente espressa in diversi tumori solidi, in particolare nel carcinoma ovarico sieroso ad alto grado, ma anche in alcuni tumori del polmone e dell’endometrio.
La molecola combina un anticorpo monoclonale IgG1 anti-NaPi2b con exatecan, un potente inibitore della topoisomerasi I, attraverso una tecnologia proprietaria di coniugazione sviluppata da Tubulis. L’obiettivo è aumentare il rilascio selettivo del payload citotossico all’interno delle cellule tumorali riducendo al contempo la tossicità sistemica.
Il farmaco utilizza una piattaforma denominata Tubutecan Technology, progettata per ottenere ADC altamente omogenei e stabili, con un drug-antibody ratio (DAR) elevato e controllato. Questa caratteristica potrebbe contribuire a migliorare il cosiddetto “indice terapeutico”, ovvero il rapporto tra efficacia e tossicità.
Profilo di sicurezza considerato favorevole
Anche il profilo di tollerabilità continua a rappresentare uno degli aspetti più interessanti del programma.
Secondo quanto riportato ad ASCO, gli eventi avversi più frequenti sono stati nausea e fatigue. Tra le tossicità ematologiche, neutropenia di grado ≥3 è stata osservata nel 42% delle pazienti, mentre anemia e trombocitopenia severe sono state riportate rispettivamente nel 27% e nel 18% dei casi.
Particolarmente rilevante, secondo gli esperti coinvolti nello sviluppo, è l’assenza di alcuni effetti collaterali spesso problematici per questa classe di farmaci, come tossicità polmonare e tossicità oculare, che potrebbero favorire future strategie di combinazione con la chemioterapia a base di platino nelle linee più precoci di trattamento.
Perché Gilead ha investito oltre 3 miliardi di dollari
I dati clinici di TUB-040 rappresentano una delle principali ragioni che hanno spinto Gilead ad acquisire Tubulis nel 2026 per 3,15 miliardi di dollari upfront, con ulteriori milestone potenziali fino a 1,85 miliardi.
L’interesse dell’azienda americana non riguarda soltanto il singolo farmaco, ma anche la piattaforma tecnologica sviluppata dalla biotech tedesca. Secondo il management di Gilead, Tubulis diventerà un vero e proprio centro di innovazione per gli ADC in Europa, contribuendo ad ampliare la pipeline oncologica del gruppo.
Verso studi registrativi
Sulla base dei risultati ottenuti finora, Gilead starebbe già discutendo con la Fda il possibile disegno di uno studio registrativo di fase III nel carcinoma ovarico resistente al platino. Parallelamente, il programma clinico continua ad espandersi anche in altre neoplasie solide che esprimono NaPi2b.
Il crescente interesse verso TUB-040 si inserisce nel più ampio sviluppo degli ADC di nuova generazione, una delle aree più dinamiche dell’oncologia contemporanea. Dopo il successo di farmaci come trastuzumab deruxtecan e mirvetuximab soravtansine, il carcinoma ovarico potrebbe rappresentare uno dei prossimi grandi campi di espansione di questa tecnologia.
Se i dati verranno confermati negli studi successivi, TUB-040 potrebbe candidarsi come una delle nuove opzioni terapeutiche per le pazienti con malattia resistente al platino, una condizione che continua a rappresentare una delle principali sfide cliniche dell’oncologia ginecologica.
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Tumore al pancreas, svolta dalla ricerca: il farmaco daraxonrasib raddoppia la sopravvivenza Calabria 7
Un nuovo studio clinico sta attirando grande attenzione nella comunità scientifica internazionale per i risultati ottenuti nel trattamento del tumore al pancreas in fase metastatica, una delle neoplasie con prognosi più severe e opzioni terapeutiche limitate.
La ricerca, presentata al congresso della Società americana di oncologia clinica (ASCO), riguarda una molecola sperimentale chiamata daraxonrasib, attualmente in fase clinica avanzata.
Lo studio e i risultati sulla sopravvivenza
Il trial, denominato “Resolute”, ha coinvolto circa 500 pazienti già sottoposti a precedenti terapie.
Nei pazienti trattati con il nuovo farmaco, la sopravvivenza media ha raggiunto 13,2 mesi, contro i 6,7 mesi osservati con la chemioterapia tradizionale, segnando un incremento considerato altamente significativo dagli oncologi coinvolti nello studio.
Il ruolo del gene Kras
La ricerca si concentra su una delle principali cause biologiche del tumore pancreatico: la mutazione del gene Kras, presente in oltre il 90% dei casi di adenocarcinoma duttale pancreatico. La molecola daraxonrasib agisce proprio su questo meccanismo, bloccando l’attività del gene mutato responsabile della crescita incontrollata delle cellule tumorali.
Un approccio innovativo contro la malattia
Il trattamento ha mostrato efficacia sia nei tumori con mutazione Kras sia in alcune forme senza questa alterazione genetica, ampliando potenzialmente il numero di pazienti trattabili. Secondo gli esperti, il farmaco rappresenta un approccio innovativo rispetto alle terapie convenzionali, con un profilo di efficacia superiore e una minore tossicità rispetto alla chemioterapia standard.
Il commento degli oncologi
Nel corso della presentazione allo Asco, diversi ricercatori hanno definito i risultati come un possibile cambio di paradigma nella gestione della malattia. “Sono poche le terapie disponibili per i pazienti affetti da cancro del pancreas metastatico precedentemente trattato; tali terapie presentano un’efficacia modesta e una tossicità sostanziale”, ha spiegato Brian Wolpin del Dana-Farber Cancer Institute.
Altri specialisti hanno sottolineato come i dati osservati mostrino livelli di efficacia e sopravvivenza mai registrati prima in questo contesto clinico.
Prospettive future della ricerca
Il farmaco è attualmente oggetto di ulteriori studi clinici per valutarne l’impiego in prima linea e in altre neoplasie legate alle mutazioni del gene Ras. I ricercatori stanno inoltre studiando le possibili resistenze al trattamento e le eventuali terapie combinate per aumentarne ulteriormente l’efficacia, con l’obiettivo di consolidare un nuovo standard di cura per il tumore al pancreas metastatico.
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Melanoma, da Napoli una nuova speranza: testata una “super immunoterapia” contro le recidive TerranostraNews
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Una nuova strategia terapeutica potrebbe migliorare significativamente la lotta contro il melanoma avanzato. Lo studio, coordinato dalla Fondazione Melanoma Onlus e dall’Istituto Tumori Pascale di Napoli, è stato presentato al congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) di Chicago dal professor Paolo Ascierto, oncologo dell’Università Federico II e tra i massimi esperti mondiali nel trattamento del melanoma.
Al centro della ricerca c’è MDNA11, una innovativa molecola immunoterapica progettata per potenziare in modo selettivo le difese naturali dell’organismo. Il farmaco agisce stimolando le cellule del sistema immunitario più efficaci nel riconoscere e distruggere il tumore, con l’obiettivo di superare uno dei principali ostacoli delle attuali immunoterapie: la resistenza ai trattamenti.
Lo studio, denominato Neo-Cyt, coinvolgerà 80 pazienti affetti da melanoma in stadio avanzato ma ancora operabile. La terapia sarà somministrata nelle settimane che precedono l’intervento chirurgico, una fase considerata cruciale per rafforzare la risposta immunitaria contro la malattia.
L’obiettivo è ridurre drasticamente la presenza di cellule tumorali prima dell’operazione e, di conseguenza, abbassare il rischio di recidive future. Nel protocollo più innovativo, MDNA11 verrà associata ai due immunoterapici già utilizzati nella pratica clinica, ipilimumab e nivolumab.
Alla sperimentazione partecipano alcuni dei principali centri oncologici italiani, tra cui il Pascale di Napoli, l’Istituto Nazionale Tumori di Milano, l’Istituto Oncologico Veneto, il Regina Elena di Roma, l’Istituto Romagnolo per lo Studio dei Tumori di Meldola, l’Università degli Studi di Perugia, l’Università Vanvitelli di Napoli e lo Ieo di Milano.
Per i ricercatori si tratta di un passo importante verso trattamenti sempre più mirati e personalizzati, capaci di aumentare le possibilità di guarigione nei pazienti colpiti da una delle forme più aggressive di tumore della pelle.
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Cancro al pancreas, una nuova pillola raddoppia la sopravvivenza: svolta nella ricerca oncologica Associated Medias
Il farmaco sperimentale daraxonrasib mostra risultati promettenti contro il tumore al pancreas metastatico. Lo studio presentato all’ASCO evidenzia un significativo aumento della sopravvivenza rispetto alla chemioterapia
Una pillola assunta quotidianamente potrebbe cambiare radicalmente il trattamento del tumore al pancreas, una delle forme di cancro più difficili da curare e con i più bassi tassi di sopravvivenza. I risultati di una nuova sperimentazione clinica hanno infatti mostrato un netto miglioramento delle prospettive per i pazienti affetti da malattia metastatica.
Secondo i dati presentati al congresso annuale dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO), il farmaco sperimentale daraxonrasib sarebbe in grado di raddoppiare il tempo medio di sopravvivenza rispetto alle terapie tradizionali.
Una scoperta che molti specialisti considerano tra le più importanti degli ultimi anni nella lotta contro il cancro del pancreas.
I risultati dello studio clinico
La sperimentazione ha coinvolto circa 500 pazienti affetti da tumore al pancreas metastatico, una fase particolarmente avanzata della malattia nella quale le opzioni terapeutiche disponibili sono spesso limitate.
I dati raccolti mostrano che i pazienti trattati con daraxonrasib hanno registrato una sopravvivenza media di 13,2 mesi. Nei gruppi sottoposti ai protocolli chemioterapici standard, invece, la sopravvivenza si è attestata tra 6,6 e 6,7 mesi.
Oltre all’aumento della durata della vita, i ricercatori hanno evidenziato anche una migliore tollerabilità del trattamento, con effetti collaterali generalmente inferiori rispetto a quelli associati alla chemioterapia convenzionale.
Perché il tumore al pancreas è così difficile da curare
Il cancro al pancreas rappresenta una delle principali sfide dell’oncologia moderna. Una delle difficoltà maggiori è legata alla diagnosi tardiva: nella maggior parte dei casi la malattia viene individuata quando è già in fase avanzata o si è diffusa ad altri organi.
Questa caratteristica riduce significativamente le possibilità di intervento chirurgico e limita l’efficacia delle terapie disponibili.
Da decenni la comunità scientifica è impegnata nella ricerca di trattamenti più efficaci, ma i progressi sono stati finora relativamente limitati rispetto ad altri tipi di tumore.
Come funziona il daraxonrasib
L’aspetto più innovativo del nuovo farmaco riguarda il suo meccanismo d’azione. Il daraxonrasib è stato progettato per colpire direttamente la proteina KRAS, uno dei principali motori biologici della crescita tumorale nel cancro del pancreas.
La proteina KRAS svolge un ruolo fondamentale nei processi che regolano la proliferazione cellulare. Quando subisce determinate mutazioni genetiche, può inviare segnali continui che favoriscono la crescita incontrollata delle cellule tumorali.
Il farmaco agisce bloccando questa attività anomala e interrompendo i meccanismi che consentono al tumore di svilupparsi e diffondersi.
La mutazione presente nella maggior parte dei pazienti
L’importanza di questo approccio deriva dal fatto che oltre il 90% dei pazienti colpiti dalla forma più comune di tumore pancreatico presenta alterazioni del gene KRAS.
In particolare, una delle varianti più diffuse è conosciuta come KRAS G12, una mutazione che provoca una costante attivazione della proteina responsabile della crescita delle cellule tumorali.
Per molti anni questa proteina è stata considerata un bersaglio quasi impossibile da colpire farmacologicamente. I risultati ottenuti con daraxonrasib suggeriscono invece che la ricerca potrebbe aver individuato una strategia efficace per intervenire direttamente su uno dei principali meccanismi biologici della malattia.
Gli esperti: “Una scoperta che può cambiare la pratica clinica”
L’interesse della comunità scientifica è stato immediato. Gli specialisti presenti al congresso ASCO hanno definito i risultati particolarmente significativi per un tumore che continua a registrare tassi di mortalità molto elevati.
Secondo gli oncologi coinvolti nella ricerca, il nuovo farmaco potrebbe rappresentare un punto di svolta nella gestione del cancro pancreatico avanzato, aprendo la strada a trattamenti più efficaci e personalizzati.
La possibilità di ottenere un prolungamento così rilevante della sopravvivenza, associato a una minore tossicità rispetto alla chemioterapia tradizionale, viene considerata uno degli aspetti più promettenti emersi dallo studio.
Verso una nuova generazione di terapie mirate
Sebbene siano necessari ulteriori approfondimenti e conferme attraverso studi successivi, il daraxonrasib si inserisce nel crescente sviluppo delle terapie oncologiche mirate, progettate per agire su specifiche alterazioni genetiche responsabili della crescita dei tumori.
Questo approccio punta a rendere i trattamenti più efficaci e meno invasivi rispetto alle strategie tradizionali, migliorando sia la sopravvivenza sia la qualità della vita dei pazienti.
Per il tumore al pancreas, una patologia che per anni ha offerto poche possibilità terapeutiche, i risultati ottenuti rappresentano un segnale concreto di progresso e una nuova speranza per migliaia di persone in tutto il mondo.
(Associated Medias) – Tutti i diritti sono riservati