📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?3
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Cos’è il melanoma: cause e fattori di rischio. Cure e prevenzione Quotidiano Nazionale
Spesso comincia con un dettaglio quasi invisibile: un neo che cambia, una macchia che si modifica, un segnale sottovalutato. Eppure, nel caso del melanoma, proprio quel dettaglio può cambiare tutto. Il melanoma è uno dei tumori cutanei più aggressivi e, allo stesso tempo, uno dei più sensibili alla diagnosi precoce. Una combinazione che rende la prevenzione non solo utile, ma decisiva. Perché quando viene intercettato nelle fasi iniziali, aumentano le possibilità di trattamento.
Cos’è il melanoma e come si sviluppa
Il melanoma è una neoplasia della pelle che origina dai melanociti, le cellule responsabili della produzione di melanina. Può comparire su una cute apparentemente sana oppure nascere dalla trasformazione di un neo già esistente. Non ha un’unica “zona d’attacco”: può svilupparsi su qualsiasi parte del corpo e colpisce indifferentemente uomini e donne. La sua particolarità sta nella capacità di evolvere rapidamente, se non individuato in tempo.
Fattori di rischio del melanoma
Tra i principali elementi associati allo sviluppo del melanoma c’è l’esposizione ai raggi ultravioletti. Le scottature, soprattutto in età infantile e adolescenziale, rappresentano uno dei fattori più rilevanti. Anche le lampade abbronzanti, la pelle chiara, la presenza di numerosi nei o di nei irregolari e la familiarità con la patologia rientrano tra le condizioni che aumentano il rischio. Non tutti i fattori sono controllabili, ma molti sì. Ed è proprio su questi che si concentra gran parte della prevenzione.
Tipologie di melanoma
Esistono diverse forme con caratteristiche differenti. Il melanoma a diffusione superficiale è tra i più comuni e tende a crescere lentamente nella parte più esterna della pelle prima di approfondirsi. Il melanoma nodulare, invece, è più aggressivo e cresce in verticale fin dalle prime fasi, rendendo più rapido il rischio di invasione. Esistono anche varianti meno frequenti ma clinicamente rilevanti, come il melanoma amelanotico, che non presenta pigmentazione scura e può essere facilmente scambiato per altre lesioni.
Non tutte le forme si sviluppano su zone esposte o facilmente visibili. Il melanoma può comparire anche sotto l’unghia, dove spesso si presenta come una striscia scura persistente. Altre localizzazioni meno comuni includono il cuoio capelluto, dove può restare nascosto tra i capelli, e l’occhio, con il cosiddetto melanoma oculare. Esistono anche forme rare a livello vulvare, che richiedono particolare attenzione clinica. Queste sedi rendono la diagnosi più complessa e spesso più tardiva.
‘Riconoscere’ il melanoma: sintomi e diagnosi
I sintomi del melanoma non sono sempre evidenti. Spesso si manifestano attraverso cambiamenti progressivi della pelle. Un neo che diventa asimmetrico, con bordi irregolari, colori non uniformi o dimensioni in aumento è uno dei segnali più tipici. Anche l’evoluzione nel tempo è fondamentale: la velocità del cambiamento conta quanto il cambiamento stesso. In alcuni casi possono comparire prurito, sanguinamento o arrossamento.
Quando si parla di melanoma in fase iniziale, proprio questi segnali sottili diventano decisivi, perché la malattia può ancora essere circoscritta e più facilmente trattabile.
Riconoscere il melanoma significa prima di tutto osservare la pelle con regolarità. L’autoesame dei nei è uno strumento semplice ma efficace, soprattutto se effettuato con attenzione costante. Un neo che si distingue nettamente dagli altri, il cosiddetto “brutto anatroccolo”, è un altro elemento che merita attenzione. La diagnosi definitiva, però, resta sempre affidata allo specialista attraverso la visita dermatologica e l’uso della dermatoscopia. Si tratta di un esame non invasivo che aiuta a distinguere tra nei benigni e lesioni sospette, permettendo di intervenire tempestivamente quando necessario.
Stadiazione del melanoma
Una volta diagnosticato, il melanoma viene classificato in diversi stadi in base alla sua profondità e all’eventuale diffusione. Ciò serve a classificare la malattia in base alla sua profondità e alla sua eventuale diffusione. Si parte dallo stadio iniziale, in cui il tumore è confinato alla pelle, fino agli stadi più avanzati in cui sono presenti metastasi. Questo passaggio è fondamentale perché determina la strategia terapeutica. La presenza di metastasi indica che le cellule tumorali hanno raggiunto altri organi attraverso il sistema linfatico o il sangue, modificando radicalmente la prognosi.
Melanoma: come si cura
Il trattamento del melanoma dipende dallo stadio. Nelle fasi iniziali, la chirurgia rappresenta spesso la soluzione principale e può essere risolutiva. Nei casi più avanzati si ricorre a terapie sistemiche come immunoterapia e terapie a bersaglio molecolare, che hanno l’obiettivo di colpire le cellule tumorali o stimolare la risposta del sistema immunitario. Negli ultimi anni si stanno inoltre studiando strategie innovative come i vaccini terapeutici contro il melanoma, ancora in fase di ricerca, che mirano a potenziare la risposta immunitaria contro le cellule tumorali.
Melanoma metastatico e sopravvivenza
Quando il melanoma diventa metastatico, la malattia ha già raggiunto altri organi. In questi casi la gestione è più complessa, ma i progressi terapeutici degli ultimi anni hanno migliorato le prospettive di vita. La sopravvivenza varia dunque in base a diversi fattori: estensione della malattia, sede delle metastasi, risposta ai trattamenti e condizioni generali del paziente. Rispetto al passato, l’introduzione di terapie innovative ha modificato profondamente lo scenario clinico, consentendo in molti casi un controllo più prolungato della malattia.
Prevenzione del melanoma
La prevenzione si basa soprattutto su comportamenti quotidiani. Proteggere la pelle dall’esposizione solare e ridurre le scottature sono le indicazioni principali. L’uso della protezione solare, l’evitare le ore centrali della giornata, l’impiego di indumenti adeguati e la rinuncia alle lampade abbronzanti rappresentano misure semplici ma efficaci. La prevenzione, in questo caso, non è una strategia complessa ma una somma di piccoli gesti ripetuti nel tempo. L'aspetto fondamentale è farsi controllare: gli specialisti raccomandano una visita dermatologica all'anno, specie se si è esposti al sole.
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Zaffini, diagnosi precoce ed educazione alla salute prime cure del melanoma ANSA
Redazione AnsaPERUGIA - Maggio 23,2026 - News (ANSA) - PERUGIA, 23 MAG - "Il melanoma è una malattia in forte crescita, anche tra i più giovani. Prevenzione, informazione, diagnosi precoce e una vera educazione alla salute che parta fin dall'infanzia, anche attraverso la pratica sportiva, sono le prime cure": è il messaggio lanciato dal presidente della Commissione Sanità del Senato, Franco Zaffini, intervenendo all'iniziativa promossa dall'associazione umbra 'No al Melanoma' insieme alla Figc - Lega nazionale dilettanti, dedicata alla prevenzione del melanoma e alla sensibilizzazione sui rischi legati all'esposizione al sole durante l'attività sportiva.Zaffini ha ricordato l'approvazione della nuova legge dedicata alla prevenzione e alla diagnosi precoce del melanoma, nata su iniziativa del deputato Luciano Ciocchetti ma poi molto rafforzata in Senato nella sua Commissione."Durante l'esame in Senato - ha spiegato - abbiamo voluto rafforzare soprattutto la parte dedicata alla prevenzione, coinvolgendo istituzioni, regioni, scuole, aziende sanitarie, associazioni e Terzo settore. Particolare attenzione è stata riservata anche alla diffusione di buone pratiche preventive nelle scuole e al potenziamento degli screening per le categorie maggiormente esposte ai fattori di rischio". Nel provvedimento, ha aggiunto il presidente della Commissione Sanità, è previsto anche "un maggiore coinvolgimento dei dipartimenti di prevenzione, dei medici di medicina generale, delle cure primarie e delle farmacie, anche attraverso strumenti come telemedicina e teleconsulto".Zaffini ha poi collegato il tema della prevenzione oncologica a quello dell'attività fisica come strumento terapeutico e preventivo, richiamando il disegno di legge AS 287 attualmente all'esame del Senato. "L'attività fisica - ha evidenziato - non è soltanto sport o tempo libero, ma rappresenta un elemento fondamentale nella prevenzione delle malattie croniche, cardiovascolari e metaboliche, oltre che per il benessere psicologico.Iniziative come questa dimostrano quanto sia importante fare rete tra istituzioni, medici, famiglie, associazioni e mondo sportivo. Proteggersi dal sole non significa rinunciare allo sport all'aperto, ma praticarlo in modo più consapevole e sicuro. Il Parlamento continuerà a fare la sua parte ma la prevenzione funziona davvero solo se diventa un impegno condiviso". (ANSA).
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Tumore del seno metastatico, solo la metà delle pazienti riesce ad accedere alla biopsia liquida Blitz quotidiano
Tumore del seno metastatico, solo la metà delle pazienti riesce ad accedere alla biopsia liquida (Foto Ansa) - Blitz Quotidiano In Italia ci sono 15.500 donne con tumore al seno metastatico ormonoresponsivo/Her2 negativo. Per loro è necessaria la biopsia liquida al fine di selezionare le terapie più efficaci, ma solo la metà delle pazienti riesce ad accedere a questo esame, a causa di reti diagnostiche ancora fragili e una frammentazione regionale. Per garantire l’esame in modo uniforme su tutto il territorio è necessario destinare 15 milioni ricavandoli dal fondo di 238 milioni per il potenziamento della sanità inseriti nella Legge di Bilancio 2026. L’appello è stato lanciato dalla comunità oncologica e dalle associazioni dei pazienti, nel corso di una conferenza stampa a Milano, tenutasi nei giorni scorsi. Il finanziamento della biopsia liquida per la ricerca delle mutazioni di Esr1 (il principale meccanismo di resistenza acquisita alla terapia ormonale), si legge in una nota, è già previsto dal provvedimento legislativo dallo scorso dicembre. “Vanno subito sbloccate le risorse economiche – aggiunge – e il test deve uscire dai laboratori di ricerca per diventare una opportunità concreta offerta dal Servizio Sanitario Nazionale”. “Ogni anno nel nostro Paese, più di 53mila donne si ammalano di tumore del seno – sottolinea Giuseppe Curigliano, Presidente Eletto dell’European Society for Medical Oncology e Professore del Dipo-Dipartimento di Oncologia ed Emato-Oncologia dell’Università di Milano -. Con l’approvazione di nuove terapie orali è cambiata radicalmente la gestione dei casi metastatici positivi per i recettori degli estrogeni (Er) e negativi per Her2”. Individuarle le mutazioni di Esr1, dopo una progressione di malattia metastatica, aggiunge, “significa offrire una possibilità concreta di accedere ad un trattamento efficace, che consenta anche di mantenere una buona qualità di vita. Grazie alla terapia mirata, identificata a seguito di una mutazione genomica, la sopravvivenza libera da progressione può aumentare del 45%. È un vantaggio clinico senza precedenti in questa linea di trattamento, che non possiamo negare alle pazienti”. Però, solo la metà delle pazienti riesce ad accedere a questo esame, a causa di reti diagnostiche ancora fragili e una frammentazione regionale.
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Criteri Critici
A Cannes il racconto su una malattia rara: «La ricerca e le relazioni al centro della cura» Avvenire
la leucemia linfoblastica acuta. Con circa 800 nuove diagnosi l’anno in Italia, è tra le cosiddette patologie rare, ma è un tumore del sangue molto aggressivo e il più frequente in età pediatrica, con circa una delle nuove diagnosi su due in pazienti tra 0 e 18 anni. Le storie di questi tre ragazzi che hanno attraversato la stessa malattia si intrecciano ora in un cortometraggio,al Festival di Cannes 2026, dove è stato presentato durante la kermesse. Mentre andava a scuola in un giorno qualsiasi. Mentre guardava la prima giornata di campionato del Milan. Mentre saliva per le scale. Sono tre istanti in cui rispettivamente Jessica Dell’Agosto, Lorenzo Maspero e Pietro Tallini, e chi era accanto a loro, hanno iniziato a realizzare che qualcosa nel loro corpo era cambiato, che il passo non era più leggero, che il respiro non era più semplice e naturale come fino a poco tempo prima. Nelle vite dei tre giovani – di 17, 12 e 23 anni – era entrata all’improvviso una malattia,. Con, è tra le cosiddette patologie rare, ma è, con circa una delle nuove diagnosi su due in pazienti tra 0 e 18 anni. Le storie di questi tre ragazzi che hanno attraversato la stessa malattia si intrecciano ora in “Sangue bianco” , ideato e promosso dalla farmaceutica Amgen Italia con il patrocinio della Fondazione Maria Letizia Verga, selezionato all’interno dello Spazio Cinecittà (Italian Pavilion), dove è stato presentato durante la kermesse.
«Nella scrittura del documentario sono partita dall’etimologia di “leucemia”, dal greco leukos (bianco) e haima (sangue), un ossimoro visivo – ci spiega Morena Rossi, autrice del corto diretto da Lorenzo Cioglia –. Ho immaginato di far muovere dunque i protagonisti in un limbo bianco mentre parlavano della malattia, da contrapporre ai colori della famiglia e degli amici nei loro luoghi “sicuri” e pieni di vita». Il progetto ha dunque il duplice obiettivo di mostrare come il progresso ottenuto con la ricerca scientifica possa trasformare sensibilmente le condizioni dei pazienti, nonché i risultati, e di raccontare quel che resta dopo la malattia, persino quando questa «mi ha tolto tanto e ha provato a togliermi tutto», come dice Jessica, o quando alla fine si porta via la tua stessa vita, come nel caso di Pietro. A raccontare la sua storia infatti nel corto non è lui, ma il padre, Paolo, che con il libro “Tante belle persone”, scritto dopo la perdita del figlio avvenuta nel 2023, ha ispirato il film. «Il libro è stata una sorta di catarsi, mi ha permesso di dare un contributo raccontando quanto siano importanti la ricerca e le relazioni umane che si instaurano con medici e infermieri, che hanno fatto la differenza», ci racconta Paolo a margine della presentazione. «Il messaggio che Pietro ci ha lasciato negli ultimi suoi giorni su questa terra – aggiunge la madre Anna Rosa – è stato di fare qualcosa per la sua malattia. Questo adesso ci dà un senso per andare avanti». Nella loro testa, le parole della canzone di Vasco, tanto amato dal figlio: «Voglio trovare un senso a questa vita, anche se questa vita un senso non ce l’ha». Con loro, però, a far sì che in qualche modo la morte di Pietro non sia stata invano, c’è pure la specialista che lo ha curato, Sabina Chiaretti, professoressa del Dipartimento di medicina traslazionale e di precisione all’Università La Sapienza di Roma: «La storia di Pietro è emblematica della sfida che abbiamo davanti perché, nonostante i progressi nelle cure e nelle terapie, abbiamo ancora tanti ostacoli da superare – racconta –. Insieme a Paolo siamo impegnati nella ricerca di finanziamenti per condurre studi clinici che ci consentiranno di capire che cosa è successo a Pietro e quindi, in futuro, a pazienti come lui».
Anche per il dottor Carmelo Rizzari, direttore dell’Unità di Ricerca Clinica e Fase 1 Pediatria del San Gerardo dei Tintori, dove sono stati curati Jessica e Lorenzo, la sfida contro la malattia non è ancora vinta: «La leucemia linfoblastica acuta pediatrica ha oggi tassi di guarigione che sono ben superiori al 90%. Se si pensa che all’inizio degli anni ’70 i trattamenti chemio-radioterapici consentivano percentuali di guarigione del 30-50% si può comprendere perché questa malattia venga considerata oggi il paradigma dei successi nel campo dell’emato-oncologia pediatrica. Tuttavia, ogni paziente è un caso a sé e la malattia può presentarsi in modi diversi nei bambini piccoli o negli adolescenti, quindi con esigenze e sfide specifiche e a volte anche con risultati differenti». La piccola quota di pazienti nei quali la malattia non risponde al trattamento o recidiva «ci ricorda che abbiamo bisogno di buona ricerca, di nuovi farmaci e di nuove strategie che si rivelino meno tossiche e più efficaci».
Il fine ultimo della ricerca in questo campo, conclude il medico, è restituire più bimbi possibili ai loro genitori e al futuro che li attende. Come è stato per Jessica, che è guarita e oggi, da specializzanda in chirurgia toracica, spera di poter restituire ai suoi pazienti «quella attenzione che tutti gli operatori sanitari hanno dato a me e alla mia famiglia». O come Lorenzo, dottorando in diritto. Anche lui guarito, è tornato a giocare a calcio come da bambino, certo che «riuscirci è qualcosa che mi farà sempre sentire vivo».
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Melanoma Day: come proteggere la nostra pelle e perché la prevenzione ci salva la vita Torino Cronaca
Il 24 maggio si celebra il Melanoma Day, la giornata europea dedicata alla sensibilizzazione sui tumori della pelle. Si tratta di una delle forme di cancro più diffuse al mondo, i cui casi sono praticamente raddoppiati negli ultimi trent'anni. Solo in Europa si stima che oltre 7 milioni e mezzo di persone abbiano dovuto affrontare questa diagnosi, e i numeri continuano a crescere.
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A differenza di quanto si possa pensare, non è una malattia che riguarda solo gli anziani: l'età media di chi scopre un melanoma è di circa 50 anni, ma ben un caso su cinque colpisce giovani tra i 15 e i 39 anni.
Per semplificare, possiamo dividere queste malattie in base alle cellule da cui nascono nella parte più superficiale della pelle:
dal cambiamento dei nei o delle cellule scure nasce il melanoma , il tumore cutaneo più aggressivo, che può comparire dal nulla su pelle sana o modificando una macchia già esistente
dalle cellule chiare derivano, invece, i cosiddetti epiteliomi (o carcinomi), che sono in assoluto i più frequenti ma generalmente meno aggressivi
Esistono anche forme che nascono negli strati più profondi, che si manifestano come piccoli noduli e che richiedono un'analisi in laboratorio per essere identificati con certezza.
Il sole è il principale responsabile. Tuttavia, il modo in cui ci esponiamo influisce sul tipo di problema che rischiamo di sviluppare:
le scottature nell'infanzia e le esposizioni intense ma intermittenti (come quelle tipiche di chi si abbronza solo durante le vacanze) aumentano il rischio di melanomi e carcinomi basocellulari. Chi ha la pelle molto chiara , i capelli biondi o rossi e gli occhi chiari deve prestare massima attenzione. Il rischio è alto anche per chi lavora all'aperto, come agricoltori e pescatori
l'esposizione cronica e cumulativa (ovvero la somma di tutto il sole preso durante la vita) favorisce, invece, altre forme di tumore della pelle. A questo si possono aggiungere altri fattori come il fumo, l'alcol, ferite o cicatrici croniche e alcune infezioni virali
Le zone più colpite sono, non a caso, quelle più esposte: viso, testa, collo e mani.
La pelle ha un enorme vantaggio rispetto agli organi interni: è visibile. La prima regola di prevenzione è l'autoesame: controllare periodicamente il proprio corpo, magari facendosi aiutare da un familiare per le zone difficili come la schiena. Se una macchia o un neo cambiano forma, colore o dimensione, è il momento di fissare una visita dermatologica.
Oggi i medici hanno a disposizione strumenti digitali straordinari. Esistono speciali telecamere che fotografano l'intero corpo e segnalano in automatico se è comparso un nuovo neo o se uno vecchio si è ingrandito, mentre particolari lenti luminose permettono di studiare ogni singola macchia nei minimi dettagli.
Se scoperti in tempo, i tumori della pelle hanno un'ottima possibilità di guarigione. La terapia principale consiste nell'asportazione chirurgica della lesione sospetta. Il tessuto prelevato viene poi analizzato in laboratorio (esame istologico) per confermare la diagnosi.
Da quel momento in poi, il paziente non viene mai lasciato solo: la cura e il successivo monitoraggio nel tempo vengono gestiti da un'équipe di specialisti che unisce dermatologi, chirurghi, oncologi e medici di famiglia, uniti per garantire il percorso di guarigione più sicuro ed efficace.
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CBD in veterinary oncology: Review on canine cancers Hanf Magazin
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🌐 Questo articolo è stato tradotto automaticamente dal tedesco. Questo articolo è stato tradotto automaticamente dal tedesco. Sfoglia tutti gli articoli in italiano
Una revisione sistematica dell’Universidad de Chile pubblicata sulla rivista specializzata Frontiers in Veterinary Science conclude che il cannabidiolo mostra effetti antiproliferativi e proapoptotici coerenti nelle linee cellulari tumorali canine. La revisione apparsa a maggio 2026 sintetizza le evidenze precliniche nel campo del linfoma, del carcinoma mammario, del glioma, del carcinoma prostatico, dell’osteosarcoma e del carcinoma urotelio. Gli autori Francisca J. Medina e Cristian G. Torres della Facoltà di Medicina Veterinaria e Scienze Animali dell’Università del Cile riconoscono un notevole potenziale per l’oncologia veterinaria clinica, ma sottolineano al contempo i punti deboli metodologici dell’attuale base di studi disponibili.
La revisione sistematica segue lo standard PRISMA e valuta gli studi pubblicati tra il 2015 e il 2025 su PubMed, Scopus e Web of Science. Sono stati considerati esclusivamente lavori che utilizzavano linee cellulari canine o cani come organismo modello. Il messaggio più importante per i professionisti è che il CBD ha dimostrato effetti antitumorali in quasi tutte le entità tumorali esaminate, ma la trasferibilità alla pratica clinica dipende ancora da studi veterinari ben controllati.
Meccanismi d’azione in sintesi
Il cannabidiolo esplica la sua azione antitumorale attraverso molteplici vie di segnalazione parallele. Nelle cellule tumorali canine esaminate, la sostanza induce apoptosi attraverso l’attivazione delle caspasi 3, 8 e 9 e il rilascio mitocondriale di citocromo c. Parallelamente, il CBD inibisce la migrazione cellulare riducendo le metalloproteinasi della matrice MMP-2 e MMP-9. Nelle cellule del linfoma si osserva inoltre una modulazione della cascata di segnalazione MAPK, che porta all’eliminazione cellulare autofagica. Gli autori sottolineano che questi meccanismi procedono largamente indipendentemente dal recettore cannabinoide CB1, il che spiega l’assenza di effetti psicotropi e rende la sostanza particolarmente interessante per l’uso veterinario.
Medina e Torres dedicano particolare attenzione all’osteosarcoma, una forma aggressiva di cancro osseo frequente nelle razze canine di grandi dimensioni. Gli studi su colture cellulari hanno mostrato una riduzione dose-dipendente della viabilità delle cellule tumorali, con concentrazioni efficaci comprese tra 10 e 20 micromoli per litro. La revisione documenta effetti simili per i carcinomi mammari canini, che rappresentano una delle entità tumorali più frequenti nelle cagne non sterilizzate. Un’introduzione generale agli usi veterinari dei cannabinoidi è disponibile nel nostro articolo di sintesi sull’uso della cannabis in medicina veterinaria.
Profilo di sicurezza nei cani
Un punto centrale della revisione è la tolleranza documentata del CBD nei cani. Gli studi del 2019 e 2023 dimostrano che i dosaggi orali da due a quattro milligrammi per chilogrammo di peso corporeo generalmente non causano effetti collaterali clinicamente rilevanti. A dosaggi più elevati, occasionalmente si osservano aumenti temporanei della fosfatasi alcalina e una lieve diarrea. La biodisponibilità è da quattro a cinque volte superiore quando somministrata con alimenti ricchi di grassi rispetto alla somministrazione a stomaco vuoto. Questi dati farmacocianetici supportano l’applicabilità clinica, anche se il dosaggio onkologico ottimale non è ancora definito.
Gli autori inquadrano i loro risultati in una tendenza più ampia. Una panoramica aggiornata sulla terapia antitumorale con cannabis negli animali domestici aveva già evidenziato tendenze simili nel 2023. La novità della revisione dell’Universidad de Chile è la valutazione metodologica sistematica. Su 142 studi inizialmente identificati, dopo l’applicazione dei criteri di inclusione ed esclusione sono rimasti 18 lavori, di cui tuttavia solo tre comprendono studi clinici prospettici su cani malati. Gli studi rimanenti utilizzano linee cellulari o modelli murini con tumori canini trapiantati.
Debolezze metodologiche e questioni aperte
Medina e Torres identificano chiaramente le limitazioni metodologiche. La maggior parte degli studi utilizza estratti a spettro completo con composizione variabile, il che rende difficili i confronti tra singole ricerche. Mancano ampiamente le concentrazioni standardizzate di CBD, gli endpoint validati e le classificazioni tumorali uniformi. La combinazione con farmaci chemioterapici classici è stata sistematicamente esaminata in soli due studi. Gli autori chiedono studi clinici multicentrici con popolazioni di cani più grandi, criteri diagnostici uniformi e analisi farmacocinetica definita come accompagnamento.
Per i proprietari di animali e i veterinari, la revisione rappresenta un incoraggiamento cauto, ma non una raccomandazione terapeutica. Il CBD potrebbe essere considerato negli schemi di trattamento oncologico come misura di supporto, ad esempio per il sollievo dal dolore, la stimolazione dell’appetito o la riduzione dello stress in associazione alla chemioterapia. L’applicazione esclusiva come terapia del cancro curativa non è giustificata dai dati disponibili. Chiunque stia considerando una terapia cannabinoide complementare per il proprio animale dovrebbe coordinare questa scelta con il veterinario curante, idealmente con il coinvolgimento di una struttura specializzata in oncologia veterinaria.
Situazione legale
La ricerca sulla cannabis nel contesto veterinario rimane un’area in evoluzione a livello internazionale. Molti paesi non dispongono ancora di farmaci veterinari a base di cannabinoidi approvati. La disponibilità di prodotti CBD nel settore veterinario varia significativamente da una giurisdizione all’altra. Chiunque consideri l’uso di cannabinoidi per il proprio animale domestico dovrebbe verificare lo status legale nella propria regione e consultare un veterinario competente.
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Domande frequenti
Posso semplicemente somministrare al mio cane affetto da cancro un olio di CBD acquistato in un negozio?
Senza supervisione veterinaria è sconsigliato. I prodotti CBD da alimenti non sono sottoposti al controllo di qualità farmaceutico, e il loro contenuto di cannabidiolo può variare considerevolmente. Inoltre, possono verificarsi interazioni con le terapie in corso, come i chemioterapici o gli antidolorifici. Discutete sempre il trattamento con il vostro veterinario e considerate idealmente di coinvolgere uno specialista con esperienza in oncologia veterinaria.
Quali tipi di cancro mostrano gli effetti più evidenti nella revisione?
Le evidenze precliniche più forti riguardano il linfoma canino e l’osteosarcoma. Per entrambe le entità tumorali, molteplici studi indipendenti documentano inibizioni dose-dipendenti della divisione delle cellule tumorali e un aumento del tasso di apoptosi. Per il glioma e il carcinoma urotelio la base di dati è più piccola, ma tendenzialmente coerente. Il carcinoma mammario e il carcinoma prostatico mostrano anch’essi effetti, ma qui il numero di studi è ancora troppo piccolo per trarre conclusioni robuste.
Esistono studi clinici su pazienti reali e non solo su colture cellulari?
Sì, anche se sono ancora rari. La revisione dell’Universidad de Chile identifica tre studi clinici prospettici su cani malati. Il più grande comprende 28 animali e esamina il CBD come terapia di accompagnamento nei pazienti con linfoma. La qualità metodologica di questi studi è eterogenea e i numeri dei casi sono piccoli. Studi multicentrici di fase 2 sono in preparazione, e i risultati concreti sono attesi non prima del 2027.
Quali dosaggi vengono utilizzati nella ricerca?
Negli studi clinici, i dosaggi si aggirano generalmente tra due e cinque milligrammi di CBD per chilogrammo di peso corporeo e al giorno, somministrati come olio per via orale con alimenti ricchi di grassi. Nelle colture cellulari sono state utilizzate concentrazioni tra 5 e 30 micromoli per litro. Questi valori di laboratorio non possono essere direttamente trasferiti alla dose orale, poiché la biodisponibilità e la distribuzione nei tessuti devono essere considerate.
Il THC ha un effetto simile al CBD?
Alcuni degli studi inclusi testano estratti a spettro completo contenenti THC e talvolta riscontrano effetti antitumorali ancora più forti. Tuttavia, il THC è tossico per i cani perché questi animali sono particolarmente sensibili agli effetti psicotropi. La revisione sistematica raccomanda quindi chiaramente di concentrarsi su preparati a base di CBD quando si lavora con i cannabinoidi in ambito clinico.
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Fonti: Medina FJ, Torres CG. Antitumor Effects (Potential) of Cannabidiol (CBD) in Canine Oncology: A Systematic Review. Frontiers in Veterinary Science, Vol. 13, 2026; Marijuana Moment 15.05.2026; Universidad de Chile, Facultad de Ciencias Veterinarias y Pecuarias.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
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Criteri Critici
Una nuova terapia riduce drasticamente il rischio di metastasi del cancro della pelle. Vietnam.vn
Lo studio è stato condotto tra il 2019 e il 2021 su 157 pazienti affetti da melanoma sottoposti a intervento chirurgico. La sperimentazione ha valutato l'efficacia del vaccino sperimentale Intismeran autogene in combinazione con il farmaco immunoterapico Keytruda nella prevenzione delle recidive o delle metastasi della malattia.
Secondo Reuters, questa è considerata una delle scoperte a lungo termine più significative attualmente nel campo del trattamento del cancro mediante la tecnologia mRNA.
Un nuovo studio condotto da Moderna e Merck & Co. suggerisce che una terapia combinata di un vaccino personalizzato contro il cancro e del farmaco immunoterapico Keytruda potrebbe ridurre significativamente il rischio di recidiva o metastasi del melanoma dopo l'intervento chirurgico.
Secondo i risultati pubblicati, la terapia combinata ha ridotto il rischio di recidiva del cancro o di metastasi ad altri organi fino al 59% in un periodo di follow-up di 5 anni. Il tasso di sopravvivenza complessivo nel gruppo sottoposto a terapia combinata è stato del 92,2%, significativamente superiore al 71,3% del gruppo trattato con Keytruda in monoterapia.
I nuovi risultati confermano inoltre i dati di follow-up a tre anni pubblicati nel 2023, quando questa terapia era stata identificata come in grado di ridurre il rischio di recidiva o di decesso di circa il 49%. Gli scienziati ritengono che la coerenza riscontrata nelle diverse fasi del follow-up sia un segnale positivo per le prospettive di sviluppo di tecnologie di trattamento del cancro basate sull'mRNA.
Una caratteristica notevole del vaccino autogeno Intismeran è la sua capacità di personalizzare il trattamento per ogni singolo paziente. Il vaccino utilizza i marcatori genetici specifici del tumore per "addestrare" il sistema immunitario a riconoscere e attaccare le eventuali cellule cancerose residue dopo l'intervento chirurgico.
Moderna e Merck stanno attualmente conducendo studi clinici di fase avanzata per valutare se questa terapia possa diventare un'opzione di trattamento di prima linea per il melanoma. Contemporaneamente, il vaccino viene studiato anche per il cancro al polmone e diverse altre forme di cancro per valutarne la capacità di prevenire le recidive.
Secondo l'American Academy of Dermatology, si prevede che negli Stati Uniti nel 2026 verranno diagnosticati circa 234.680 nuovi casi di melanoma. Questa è la forma più pericolosa di cancro della pelle perché, se non individuata e trattata precocemente, può metastatizzare rapidamente ad altri organi.
I risultati della ricerca saranno presentati la prossima settimana alla Conferenza americana di oncologia clinica di Chicago.
Gli esperti ritengono che, sebbene siano necessari ulteriori dati provenienti da studi su larga scala prima di un'approvazione generalizzata, i risultati iniziali suggeriscono che la tecnologia mRNA – che ha acquisito importanza durante la pandemia di Covid-19 – potrebbe continuare ad espandere il suo ruolo nel trattamento del cancro.
Secondo Reuters
Fonte: https://hanoimoi.vn/lieu-phap-moi-giam-manh-nguy-co-di-can-ung-thu-da-790374.html
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
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Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
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Criteri Critici
È stata riscontrata una mutazione genetica in una paziente affetta da tumore al seno. Vietnam.vn
Nello specifico, il primo caso riguarda una paziente di 59 anni, HTHY, residente nella provincia di Quang Ngai . Nel 2023, durante una visita presso il reparto di senologia dell'ospedale Cho Ray, alla paziente è stato diagnosticato un carcinoma mammario monolaterale, nello specifico un carcinoma mammario trino, ovvero con recettori ormonali (ER, PR) e HER2 negativi (un gruppo con un'elevata incidenza di mutazioni del gene BRCA).
Poiché la madre della paziente aveva una storia di tumore al seno, sono stati richiesti test genetici. I risultati hanno mostrato che la paziente presentava una mutazione del gene BRCA1 e l'équipe ha concordato un piano di trattamento multimodale comprendente intervento chirurgico, chemioterapia e terapia mirata.
Nel marzo 2026, durante una visita di controllo di routine, i medici scoprirono una nuova lesione nell'altro seno, e una biopsia rivelò che era maligna. L'équipe decise di rimuovere chirurgicamente il tumore.
Cinque giorni dopo l'intervento, le condizioni di salute del paziente si sono stabilizzate ed è stato dimesso dall'ospedale. Attualmente, il paziente continua a sottoporsi a regolari esami di controllo e trattamenti secondo un piano terapeutico personalizzato.
I medici esaminano e curano pazienti affette da tumore al seno con mutazioni genetiche ereditarie. Foto: fornita dall'ospedale.
In un altro caso, una paziente di 51 anni di Ho Chi Minh City, NTHN, ha ricevuto una diagnosi di tumore al seno in fase iniziale durante un controllo medico di routine. I risultati del suo test immunoistochimico hanno mostrato livelli positivi dei recettori ormonali (ER, PR), negatività per HER2 e alti livelli di K67.
In particolare, la nonna materna e la madre della paziente avevano entrambe avuto un tumore al seno, e la sorella minore un tumore alla tiroide. Riconoscendo in lei un alto rischio, i medici hanno prescritto un test genetico e hanno scoperto che la paziente era portatrice di una mutazione del gene BRCA2.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
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Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Criteri Critici
Prevenzione delle malattie del colon AGR Basilicata
Domani, sabato 23 maggio 2026, alle ore 18:30, nella sede del Circolo Radici in piazza Vittorio Veneto n. 34 a Matera, si svolgerà il terzo incontro interattivo sulla prevenzione e l’alimentazione delle malattie dell’apparato digerente e l’argomento è il piccolo ed il grande intestino. È interattivo in quanto il relatore traccia solo delle linee sul tema, ma l’argomento verrà svolto dopo, nel corso delle domande del pubblico; quindi non la solita conferenza asettica, ma un qualcosa che vede la partecipazione attiva di coloro che ascoltano.
In questo terzo incontro si parlerà di piccolo e grande intestino, o colon. Si dirà come prevenire le enterocoliti, comunemente definite gastroenteriti, che nel 90% dei casi sono di tipo infettivo; come prevenire una patologia frequentissima in chi si muove per il mondo tanto da venire definita “diarrea del viaggiatore” e cosa mangiare in tali casi, e cosa e quanto bere. Non potranno essere analizzate tutte le decine di forme di tali patologie, ma la cosa importante che la gente deve conoscere è come evitarle e, nel caso che per sua sfortuna ne incorra, come affrontarle da un punto di vista alimentare per compensare la perdita delle sostanze nutritive, elettroliti e liquidi inevitabili in queste patologie caratterizzate da numerose, a volte decine di scariche diarroiche al giorno.
Delle tante patologie del colon si focalizzerà l’attenzione sulla prevenzione e l’alimentazione della più frequente, il colon irritabile e della più grave, il cancro del colon.
Si calcola che circa il 20% degli adulti sia affetto da colon irritabile, ma non è trascurabile neppure nell’adolescenza e tra i bambini; è la patologia che più di tutte determina l’assenza dal lavoro, a volte può essere davvero invalidante, pur essendo una patologia benigna. Quindi conoscere cosa bisogna fare per evitarlo e come alimentarsi se se ne è affetti, è importantissimo.
Infine si parlerà di prevenzione e alimentazione nel cancro del colon, che oggi, dopo quello del polmone, è quello che vede la maggiore incidenza. Si dirà che è possibile prevenirlo e quali sono i mezzi per farlo.
Il tutto verrà svolto con una conferenza non “ex cathedra”, ma dall’interazione tra pubblico ed oratore che risponderà alle domande della gente.
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Criteri Critici
Tumore al polmone, l’immunoterapia prima del bisturi Milano Finanza
I punti chiave Una nuova strategia contro il tumore al polmone: immunoterapia prima della chirurgia per maggiori possibilità di guarigione
contro il tumore al polmone: per maggiori possibilità di guarigione L'approccio anticipato riduce del 30-40% il rischio di recidiva e aumenta la risposta completa oltre il 20%
e aumenta la risposta completa L'innovazione si basa su diagnostica avanzata e un trattamento sistemico personalizzato della malattia Contenuto generato dall’AI: può contenere errori
Per sconfiggere il tumore al polmone la cura cambia strategia e ordine: l’immunoterapia viene anticipata prima della chirurgia per aumentare le possibilità di guarigione.
Una svolta nel trattamento di questa neoplasia fra le più diffuse - in Italia nel 2025 ha registrato 27.100 nuovi casi fra gli uomini e 16.400 tra le donne – emersa dal confronto fra esperti internazionali durante il quinto International Summit on lung cancer, svolto nei giorni scorsi a Roma, all’Istituto nazionale tumori Regina Elena (Ire).
Si è infatti visto che trattare con l’immunoterapia prima di intervenire chirurgicamente può ridurre di circa il 30-40% il rischio di recidiva e aumentare in modo significativo la probabilità di risposta completa, con percentuali che passano dal 2% circa a oltre il 20%.
Il nuovo approccio multidisciplinare e molecolare
In pratica, si opera a tumore già «spento», un cambio notevole se si considera che fino a pochi anni fa nel tumore al polmone operabile l’intervento chirurgico era il primo passo. Oggi non è più una scelta automatica e, benché la chirurgia rimanga centrale nella cura, diventa parte di un percorso multidisciplinare. Cambia in effetti il metodo: si parte dallo studio delle caratteristiche molecolari del tumore e poi dalla definizione della strategia che può comportare immunoterapia, terapie target o combinazioni e, solo successivamente, si decide se e come operare.
Questa modifica di approccio nasce dal fatto che il tumore del polmone è spesso già in movimento fin dalle fasi iniziali:
mentre si vede un nodulo possono esserci già cellule invisibili che circolano nel sangue. Ecco perché anticipare la terapia oncologica significa non limitarsi a togliere ciò che si vede, ma colpire subito anche ciò che non si vede.
«Oggi non basta più intervenire localmente», spiega Federico Cappuzzo, direttore dell’Oncologia medica 2 dell’Ire e membro dello scientific board del summit. «Dobbiamo trattare la malattia come sistemica fin dall’inizio. È questo che aumenta in modo significativo la probabilità di guarigione».
Diagnostica avanzata e biopsia liquida
A supporto di questa strategia intervengono gli strumenti diagnostici più avanzati, come la biopsia liquida, che permette di analizzare il Dna tumorale nel sangue. L’esame agisce come «sensore precoce» della malattia, aiutando a individuare la malattia minima residua, ovvero tracce di tumore non visibili con esami tradizionali. Benché non rappresenti ancora uno standard per tutti i pazienti, costituisce uno dei fronti più promettenti della ricerca.
«La direzione è arrivare a un controllo sempre più preciso e personalizzato», sottolinea Cappuzzo.
«Capire in anticipo se la malattia sta tornando significa poter intervenire prima e meglio». La medicina di precisione si avvale oggi dell’integrazione fra dati clinici, molecolari e tecnologici per migliorare sempre più le decisioni: «Non trattiamo più tumori uguali per tutti, ma malattie diverse in persone diverse. Questo cambia radicalmente l’efficacia delle cure», afferma Giovanni Blandino, direttore scientifico Ire. (riproduzione riservata)
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
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Biopsia liquida e tumore al seno, importante non solo 'come', ma 'dove' e 'quando' eseguire il test pharmastar.it
La biopsia liquida ha un ruolo sempre piů importante nell'oncologia di precisione, per selezionare i pazienti che possono beneficiare di farmaci mirati efficaci, diretti contro bersagli specifici. Ne parliamo in questa intervista con Umberto Malapelle, Coordinatore del Gruppo di Patologia Molecolare e Medicina di Precisione della Societŕ Italiana dei di Anatomia Patologica e Citologia Diagnostica (SIAPEC) e Presidente della International Society of Liquid Biopsy. L'abbiamo incontrato a Milano, a margine di un incontro nel quale si č discusso dell'importanza della biopsia liquida nella gestione del tumore della mammella, in particolare in relazione alla presenza di mutazioni del gene ESR1. Linfomi a cellule B, dagli anticorpi bispecifici nuove prospettive di curaProf. Carmelo Carlo-Stella Tumore al seno metastatico, urge garantire a tutte biopsia liquida e test per le mutazioni di ESR1Prof. Giuseppe Curigliano Biopsia liquida e tumore al seno, importante non solo ‘come’, ma ‘dove’ e ‘quando’ eseguire il testProf. Umberto Malapelle Tumore al seno, serve accesso equo e rapido alla biopsia liquida per guidare la scelta terapeuticaAntonella Campana Mieloma multiplo, il ruolo delle triplette con belantamab alla prima recidivaProf.ssa Elena Zamagni Mieloma multiplo, BCMA bersaglio fondamentale per ottenere cronicizzazione e cura funzionaleProf. Gabriele Buda Mieloma multiplo, triplette con belantamab mafodotin efficaci e ben gestibili nella pratica clinicaProf. Nicola Giuliani Mieloma multiplo, quali sono gli unmet need dei pazienti alla prima recidiva e come colmarli?Dott.ssa Melania Carlisi Mieloma multiplo, l'importanza del giusto sequencing e di accesso equo alle nuove terapieDott. Bernardo Rossini Mieloma multiplo, quanto contano semplicitŕ di gestione e maneggevolezza nella scelta della terapia?Dott.ssa Barbara Gamberi Mieloma multiplo, puň essere considerato una malattia cronica oggi?Dott.ssa Monica Galli Mieloma multiplo, quanto influisce la qualitŕ di vita nella scelta terapeutica?Dott.ssa Francesca Farina InformativaUtilizziamo cookie o tecnologie simili per finalità tecniche e, con il tuo consenso, anche per altre finalità come specificato nellacookie policy.Puoi acconsentire all'utilizzo di tali tecnologie utilizzando il pulsante "Accetta tutti". Fino a che non sceglierai una opzione utilizzeremo solo i cookie tecnici e necessari. Cookie tecniciCookie tecnici e necessari al corretto funzionamento del sito web. Non possono essere disabilitati [7]NomeFornitoreScopoDuratacovidLoginAntherica srlFunzionaleSessionelngAntherica srlFunzionalePersistentepharmaLogAntherica srlFunzionaleSessionesocialcounterAntherica srlFunzionale1 giornosys_langAntherica srlFunzionalePersistenteUserLogAntherica srlFunzionaleSessione_cookie_consentAntherica srlFunzionale1 anno Cookie di preferenzaI cookie di preferenza consentono al sito web di memorizzare informazioni che ne influenzano il comportamento, ad esempio la personalizzazione di un colore.Nessun cookie utilizzato per questa tipologia Cookie statisticiI cookie statistici aiutano a capire come i visitatori interagiscono con il sito web raccogliendo e trasmettendo informazioni in forma anonima [7]NomeFornitoreScopoDurata_gaGoogle AnalyticsStatistiche1 anno_ga_J8H44EJNJ3Google AnalyticsStatistiche1 anno__utmaGoogle AnalyticsStatistiche2 anni__utmbGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmcGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmtGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmzGoogle AnalyticsStatistiche6 mesi Cookie di marketingI cookie di marketing vengono utilizzati per tracciare i visitatori sul sito web. La finalità è quella di presentare annunci pubblicitari che siano rilevanti e coinvolgenti per il singolo utente.Nessun cookie utilizzato per questa tipologia
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Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
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Criteri Critici
Linfomi a cellule B, dagli anticorpi bispecifici nuove prospettive di cura pharmastar.it
Gli anticorpi bispecifici stanno modificando in profonditŕ il trattamento dei linfomi a cellule B, aprendo nuove prospettive anche nei pazienti recidivati o refrattari. Quali risultati stanno emergendo? Quanto sono importanti oggi le strategie chemio-free e le nuove combinazioni terapeutiche? E quale potrŕ essere il ruolo dei biomarcatori nella selezione dei pazienti candidati ai trattamenti di prima linea?Ne abbiamo parlato con il professor Carmelo Carlo-Stella, Ordinario di Ematologia e Direttore della Scuola di Specializzazione in Ematologia dell'Humanitas University di Rozzano. L'abbiamo incontrato in occasione della 6a edizione di BeClose, un evento incentrato sulle nuove frontiere dell'ematologia che ha visto riuniti a Roma quasi 300 ematologi. Linfomi a cellule B, dagli anticorpi bispecifici nuove prospettive di curaProf. Carmelo Carlo-Stella Tumore al seno metastatico, urge garantire a tutte biopsia liquida e test per le mutazioni di ESR1Prof. Giuseppe Curigliano Biopsia liquida e tumore al seno, importante non solo ‘come’, ma ‘dove’ e ‘quando’ eseguire il testProf. Umberto Malapelle Tumore al seno, serve accesso equo e rapido alla biopsia liquida per guidare la scelta terapeuticaAntonella Campana Mieloma multiplo, il ruolo delle triplette con belantamab alla prima recidivaProf.ssa Elena Zamagni Mieloma multiplo, BCMA bersaglio fondamentale per ottenere cronicizzazione e cura funzionaleProf. Gabriele Buda Mieloma multiplo, triplette con belantamab mafodotin efficaci e ben gestibili nella pratica clinicaProf. Nicola Giuliani Mieloma multiplo, quali sono gli unmet need dei pazienti alla prima recidiva e come colmarli?Dott.ssa Melania Carlisi Mieloma multiplo, l'importanza del giusto sequencing e di accesso equo alle nuove terapieDott. Bernardo Rossini Mieloma multiplo, quanto contano semplicitŕ di gestione e maneggevolezza nella scelta della terapia?Dott.ssa Barbara Gamberi Mieloma multiplo, puň essere considerato una malattia cronica oggi?Dott.ssa Monica Galli Mieloma multiplo, quanto influisce la qualitŕ di vita nella scelta terapeutica?Dott.ssa Francesca Farina InformativaUtilizziamo cookie o tecnologie simili per finalità tecniche e, con il tuo consenso, anche per altre finalità come specificato nellacookie policy.Puoi acconsentire all'utilizzo di tali tecnologie utilizzando il pulsante "Accetta tutti". Fino a che non sceglierai una opzione utilizzeremo solo i cookie tecnici e necessari. Cookie tecniciCookie tecnici e necessari al corretto funzionamento del sito web. Non possono essere disabilitati [7]NomeFornitoreScopoDuratacovidLoginAntherica srlFunzionaleSessionelngAntherica srlFunzionalePersistentepharmaLogAntherica srlFunzionaleSessionesocialcounterAntherica srlFunzionale1 giornosys_langAntherica srlFunzionalePersistenteUserLogAntherica srlFunzionaleSessione_cookie_consentAntherica srlFunzionale1 anno Cookie di preferenzaI cookie di preferenza consentono al sito web di memorizzare informazioni che ne influenzano il comportamento, ad esempio la personalizzazione di un colore.Nessun cookie utilizzato per questa tipologia Cookie statisticiI cookie statistici aiutano a capire come i visitatori interagiscono con il sito web raccogliendo e trasmettendo informazioni in forma anonima [7]NomeFornitoreScopoDurata_gaGoogle AnalyticsStatistiche1 anno_ga_J8H44EJNJ3Google AnalyticsStatistiche1 anno__utmaGoogle AnalyticsStatistiche2 anni__utmbGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmcGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmtGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmzGoogle AnalyticsStatistiche6 mesi Cookie di marketingI cookie di marketing vengono utilizzati per tracciare i visitatori sul sito web. La finalità è quella di presentare annunci pubblicitari che siano rilevanti e coinvolgenti per il singolo utente.Nessun cookie utilizzato per questa tipologia
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Criteri Critici
Effettuate 900 prestazioni di radioterapia oncologica negli ultimi tre mesi al Policlinico di Bari Oltre Free Press
Ben 900 prestazioni di radioterapia oncologica sono state effettuate al Policlinico di Bari negli ultimi 3 mesi dall’avvio del programma straordinario per l’abbattimento delle liste di attesa avviato dalla Regione Puglia. Il programma dell’unità operativa di Radioterapia, diretta da Michele Piombino, ha previsto cinque turni aggiuntivi dal lunedì al venerdì; così facendo, grazie al lavoro integrato di oncologi radioterapisti, tecnici sanitari di radioterapia, infermieri e fisici sanitari, l’attività è assicurata ogni giorno dalle 8 alle 20.
Nello specifico sono state effettuate 720 sedute aggiuntive di radioterapia, 108 prime visite radioterapiche oncologiche, 56 procedure di contornazione e delineazione dei volumi target e 20 Tac simulazioni aggiuntive.
“Vogliamo assicurare ai pazienti oncologici, adulti e pediatrici, l’accesso tempestivo ai trattamenti previsti dai protocolli clinici, rispettando le tempistiche richieste dai percorsi terapeutici assistenziali, in particolare nei casi di trattamenti radio-chemioterapici concomitanti”, ha detto Piombino.
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Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
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Criteri Critici
Esami del sangue: rivelano malattie gravi e permettono diagnosi tempestive Sicilianews24.it
Attualmente, non esiste un test di screening specifico in grado di diagnosticare precocemente il cancro del pancreas. Ciò significa che la diagnosi è spesso complessa e richiede un approccio combinato di esami. I medici si avvalgono di test del sangue, i quali, in sinergia con altri esami clinici, possono rivelare la presenza della malattia. Tra i diversi strumenti diagnostici, un ruolo chiave è svolto dai marcatori tumorali, sostanze presenti nel sangue che possono indicare anomalie associate al cancro del pancreas.
La Funzione dei Marcatori Tumorali
I marcatori tumorali più rilevanti per il cancro del pancreas includono l’antigene carcinoembrionario (CEA) e l’antigene del cancro 19-9 (CA 19-9). L’aumento dei livelli di questi marcatori è spesso osservato nei pazienti affetti da cancro pancreatico. Attraverso l’analisi di campioni di sangue, i medici possono monitorare le concentrazioni di queste sostanze nel tempo. Un innalzamento significativo può suggerire la presenza di un tumore e può essere utile per valutare l’efficacia dei trattamenti oncologici in atto.
Questi marcatori non sono esclusivi per il cancro del pancreas. Infatti, possono registrare valori elevati anche in altre condizioni patologiche. Tuttavia, il loro monitoraggio è cruciale, poiché un incremento costante potrebbe richiedere l’adozione di ulteriori procedure diagnostiche, come la tomografia computerizzata (CT) o la risonanza magnetica (MRI).
L’importanza della Diagnosi Precoce
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Azioni Merck balzano dopo i trial con Keytruda che potenziano la pipeline oncologica TradingView
Le azioni di Merck & Co. (MRK) sono salite del 5% venerdì, dopo che il colosso farmaceutico ha riportato sviluppi positivi in diversi programmi oncologici, rafforzando la fiducia degli investitori nei suoi sforzi per prolungare la leadership del farmaco oncologico di punta Keytruda in vista delle scadenze brevettuali previste più avanti in questo decennio.
Il rally è seguito a risultati incoraggianti di studi clinici di Fase 3 riguardanti sacituzumab tirumotecan, o sac-TMT, un conjugato anticorpo-farmaco sviluppato in collaborazione con Sichuan Kelun-Biotech Biopharmaceutical.
Il trattamento, in associazione con Keytruda, ha mostrato risultati significativamente migliori per i pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule in fase avanzata.
Le azioni Merck hanno inoltre ricevuto sostegno dopo che i regolatori europei hanno espresso un parere positivo raccomandando l'approvazione della combinazione Keytruda e Padcev per un tipo specifico di carcinoma della vescica.
Studio sul cancro polmonare rafforza la posizione di Keytruda sul mercato
I risultati provvisori dello studio di Fase 3 OptiTROP-Lung05 hanno mostrato che la combinazione sac-TMT e Keytruda ha superato Keytruda da sola nei pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule in fase avanzata.
Kelun-Biotech ha dichiarato che il trattamento ha migliorato in modo significativo la sopravvivenza libera da progressione e ha ridotto il rischio di progressione della malattia o di morte di circa il 65%.
Lo studio ha arruolato oltre 400 pazienti in fase avanzata in Cina che non avevano precedentemente ricevuto terapia sistemica.
Sebbene i dati sulla sopravvivenza globale siano ancora immaturi, la società ha affermato che i risultati iniziali mostrano una "tendenza positiva."
I risultati sono ritenuti strategicamente importanti per Merck mentre la società si prepara alla scadenza dei brevetti di Keytruda prevista a partire dal 2028.
Keytruda è diventato uno dei farmaci oncologici più venduti al mondo e resta centrale per il business oncologico di Merck.
Tuttavia, gli analisti prevedono che la concorrenza dei biosimilari si intensifichi una volta che le principali protezioni brevettuali inizieranno a scadere.
Il CEO di Merck, Robert Davis, ha detto in precedenza che la società stava costruendo un "muro di brevetti" tramite nuove indicazioni e terapie in combinazione per estendere la protezione del farmaco.
Gli analisti di J.P. Morgan hanno definito gli ultimi risultati "altamente incoraggianti."
Sebbene gli analisti abbiano osservato che la monoterapia con Keytruda non è lo standard di cura globale, hanno dichiarato: "I dati sono comunque solidi."
Merck e Kelun-Biotech hanno avviato la partnership nel 2022 tramite un accordo di licenza esclusiva focalizzato sullo sviluppo di conjugati anticorpo-farmaco per il trattamento del cancro.
L'accordo prevedeva inoltre un investimento azionario di 100 milioni di dollari da parte di Merck nella biotech cinese.
Regolatori europei danno parere favorevole per il trattamento del carcinoma della vescica
Ulteriore slancio è arrivato dopo che il Comitato per i Medicinali per Uso Umano dell'Agenzia Europea per i Medicinali (CHMP dell'EMA) ha raccomandato l'approvazione della combinazione Keytruda e Padcev per adulti con carcinoma vescicale muscolo-invasivo resecabile non idonei alla chemioterapia a base di cisplatino.
Se approvata dalla Commissione europea, la terapia diventerebbe la prima combinazione tra un inibitore PD-1 e un conjugato anticorpo-farmaco disponibile nell'Unione Europea per quel gruppo di pazienti.
La raccomandazione si basava sui risultati dello studio di Fase 3 KEYNOTE-905.
Secondo Merck, la combinazione terapeutica ha ridotto il rischio di progressione della malattia o di recidiva di circa il 60%, riducendo al contempo il rischio di morte di circa il 50% rispetto alla sola chirurgia.
I pazienti trattati con la combinazione hanno inoltre mostrato tassi di risposta completa al tumore sostanzialmente più elevati.
Merck ha affermato che i risultati soddisfano un importante bisogno insoddisfatto per i pazienti impossibilitati a ricevere chemioterapia a base di cisplatino, che attualmente affrontano opzioni terapeutiche limitate e un rischio elevato di recidiva.
La decisione finale della Commissione europea è attesa nel terzo trimestre del 2026.
La pipeline oncologica resta centrale nella strategia di crescita
Gli ultimi sviluppi sottolineano lo sforzo più ampio di Merck per rafforzare il suo portafoglio oncologico mentre la concorrenza si intensifica nell'industria farmaceutica.
Oltre ai programmi correlati a Keytruda, Merck continua ad ampliare gli sforzi di ricerca nei mercati del cancro polmonare, del cancro colorettale, delle malattie renali croniche e dell'epatite.
La società dovrebbe inoltre presentare ulteriori dati oncologici al prossimo congresso annuale dell'American Society of Clinical Oncology, un evento seguito da vicino da investitori e analisti di settore.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?3
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Tra le terapie oncologiche più promettenti degli ultimi anni ci sono gli ADC (Antibody-Drug Conjugates), farmaci che assommano la precisione degli anticorpi monoclonali, alla potenza dei chemioterapici più “energici”. L'idea...
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Tra le terapie oncologiche più promettenti degli ultimi anni ci sono gli ADC (Antibody-Drug Conjugates), farmaci che assommano la precisione degli anticorpi monoclonali, alla potenza dei chemioterapici più “energici”. L'idea è semplice e allo stesso tempo rivoluzionaria: portare il farmaco “killer” direttamente dentro le cellule tumorali, riducendo i danni ai tessuti sani. Che è poi quanto di più vicino ci sia al concetto di “pallottola magica” (magic bullett), capace di colpire solo le cellule malate, ipotizzato nel 1907 dal medico tedesco Paul Ehrlich. Anche per questo, sugli ADC si appuntano tante speranze e tanti interessi. In pratica potrebbero diventare la chemioterapia intelligente del terzo millennio. E la prestigiosa rivista scientifica Cell dedica loro, alla vigilia del congresso annuale dell'American Society of Clinical Oncology (ASCO) uno speciale focus.
Cosa sono i farmaci ADC
I farmaci ADC sono composti da tre elementi strutturali: un anticorpo, che riconosce un bersaglio presente sulle cellule tumorali; un farmaco chemioterapico tossico molto potente; il cosiddetto linker, cioè un collegamento chimico che tiene unite le due parti per poi sganciare il carico tossico all'arrivo sul bersaglio, cioè nella cellula tumorale. In pratica, l'anticorpo funziona come un ‘navigatore' intelligente che recapita come un postino il farmaco tossico alla cellula tumorale. Le nuove generazioni di ADC utilizzano oggi una gamma molto più ampia di “carichi terapeutici”, cioè le sostanze trasportate dagli anticorpi fino al tumore. Non si tratta più soltanto di farmaci altamente tossici per uccidere le cellule cancerose, ma anche di molecole intelligenti in grado di modulare il sistema immunitario o di agire con meccanismi completamente innovativi.
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Anche gli ADC insomma stanno evolvendo: da semplici “navette” per trasportare chemioterapici, a strumenti terapeutici sofisticati e programmabili, in grado di adattarsi a diversi tipi di tumore e di offrire nuove possibilità anche ai pazienti con poche alternative di cura.
Perché gli ADC sono importanti nella terapia oncologica
Molti farmaci antitumorali sono efficaci ma troppo tossici per essere utilizzati come tali su un paziente. Gli ADC permettono invece di utilizzare molecole estremamente potenti (e tossiche), limitandone però la diffusione e dunque i danni nell'organismo.
Oggi gli ADC sono tra le terapie oncologiche in più rapida crescita e attenzionate del momento. Dopo i primi successi nei tumori del sangue (leucemia mieloide, leucemia linfatica acuta, linfoma di Hodgkin non-Hodgkin, mieloma multiplo), sono arrivati risultati importanti anche nei tumori solidi, come nel tumore al seno HER2 positivo (con trastuzumab emtansine) e in quello della vescica (con enfortumab vedotin), mentre il trastuzumab deruxtecan (T-DXd) è approvato per una serie di tumori solidi HER2+, quali quelli di seno, polmone (non a piccole cellule), stomaco, giunzione gastro-esofagea ed altri.