📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?2
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?1
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
33.3/100
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D
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Criteri Critici
Abbott lancia un test del sangue per lo screening del tumore del colon-retto sviluppato con Freenome MarketScreener Italia
Il colosso della salute Abbott ha annunciato il lancio commerciale sul mercato statunitense di SimpleScreen CRC, un test del sangue per lo screening del tumore del colon-retto approvato dalla Food and Drug Administration (FDA). Jean-Yves Courtial Pubblicato il 30/09/2026 alle 14:11 Contattaci per qualunque richiesta di correzione
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO4
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
68.9/100
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A
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Criteri Critici
A Palermo percorsi ottimizzati per la cura del tumore al polmone LiveSicilia
L'iniziativa "Insieme per il paziente"
PALERMO – Superare la frammentazione dei percorsi e garantire ai pazienti con carcinoma polmonare metastatico una presa in carico omogenea sul territorio. È l’obiettivo della “Consensus di area metropolitana di Palermo”, che riunisce A.O.U. Policlinico “Paolo Giaccone”, ARNAS Ospedali Civico Di Cristina Benfratelli, Casa di Cura La Maddalena e A.O. Ospedali Riuniti Villa Sofia Cervello nella definizione di un percorso clinico-assistenziale condiviso, multidisciplinare e fondato sulle più aggiornate evidenze scientifiche.
Tema che è stato al centro del talk “Insieme per il paziente: a Palermo percorsi ottimizzati per la cura del tumore al polmone”, che si è tenuto a Villa Niscemi e che ha riunito istituzioni, clinici e pazienti. “Il tumore al polmone rappresenta la prima causa di morte legata al cancro, con oltre 44 mila diagnosi ogni anno sul territorio nazionale. In Sicilia stimiamo circa 3 mila nuove diagnosi ogni anno”, sottolinea il Dott. Valerio Gristina, oncologo dell’A.O.U. Policlinico “Paolo Giaccone”. Nell’area metropolitana di Palermo una delle principali criticità è la diagnosi tardiva: “Oltre il 70% dei nostri pazienti riceve una diagnosi in stadio avanzato”.
Nella malattia avanzata diventa quindi determinante arrivare rapidamente anche a un’accurata caratterizzazione molecolare, dalla quale dipende la scelta della strategia terapeutica. Una profilazione “accurata, efficace e tempestiva – spiega Gristina – è in grado di definire un piano terapeutico personalizzato, efficace e con minori effetti collaterali rispetto alla chemioterapia tradizionale”.
Terapie a bersaglio molecolare e immunoterapia hanno infatti profondamente modificato le possibilità di cura. È in questo scenario che la collaborazione tra strutture assume un valore strategico. “In un’area complessa come quella di Palermo, e siciliana in generale, esiste una certa frammentazione dei percorsi, legata anche alla mancanza di medici e al ritardo delle diagnosi, con una forte migrazione verso il Nord”, osserva il Dott. Gianfranco Mancuso, oncologo della Casa di Cura La Maddalena. I GOM, gruppi oncologici multidisciplinari, possono contribuire a ridurre questa frammentazione, migliorando la diagnosi istopatologica e dei profili genetici, ottimizzando le risorse e accompagnando paziente e famiglia lungo il percorso terapeutico. La Consensus punta quindi a mettere a sistema le competenze presenti nei diversi centri.
“Abbiamo capito che non tutti gli ospedali hanno tutte le risorse necessarie al proprio interno e da questo è nata questa collaborazione tra le nostre quattro strutture, che ha portato a una migliore gestione del paziente, a una riduzione dei tempi della diagnosi e a un migliore percorso di cura”, aggiunge Mancuso.
Una rete che ha già una dimensione concreta. Il Dott. Francesco Verderame, oncologo dell’A.O. Ospedali Riuniti Villa Sofia Cervello, afferma: “Abbiamo creato un network fra tutti i colleghi che ci permette di scambiare informazioni, contattarci rapidamente e avviare il paziente verso il centro che dispone di una particolare diagnostica o di uno specifico protocollo di cura”.
Accanto alla multidisciplinarietà, anche l’innovazione terapeutica richiede una continua evoluzione dell’organizzazione assistenziale. È il caso delle nuove formulazioni sottocutanee dell’immunoterapia che, a parità di efficacia e sicurezza rispetto alla formulazione endovenosa, consentono una somministrazione meno invasiva e più rapida. “Si passa dai 30-60 minuti dell’infusione venosa ai 5-8 minuti”, spiega la Dott.ssa Giuseppina Savio, oncologa dell’ARNAS Ospedali Civico Di Cristina Benfratelli, con una minore attesa per il paziente, senza necessità di accessi venosi e con potenziali benefici anche sull’aderenza al trattamento. Il vantaggio riguarda anche l’organizzazione dei centri: percorsi dedicati alla somministrazione sottocutanea possono liberare poltrone per le terapie endovenose e rendere più snello il processo nelle unità di preparazione degli antiblastici, favorendo un utilizzo più efficiente delle risorse. Con la Consensus di area metropolitana di Palermo, le quattro strutture si impegnano a definire e adottare linee di indirizzo condivise, rafforzare la collaborazione interistituzionale, promuovere la formazione continua dei professionisti e monitorare gli esiti clinici e organizzativi del percorso.
All’incontro hanno partecipato anche numerosi pazienti, portando nel confronto il punto di vista di chi vive direttamente la malattia e il percorso di cura. Dal loro contributo è emersa, in particolare, la necessità di favorire la nascita di un’associazione di pazienti dedicata a questa patologia, che possa rappresentarne i bisogni, offrire un punto di riferimento durante il percorso assistenziale e contribuire al dialogo con clinici e strutture sanitarie. L’obiettivo condiviso è dunque un percorso diagnostico-terapeutico standardizzato e armonizzato, nel quale competenze e risorse dei diversi centri siano messe in rete per garantire ai pazienti con tumore del polmone metastatico equità di accesso, tempestività diagnostica, personalizzazione delle cure e continuità assistenziale su tutto il territorio, valorizzando al tempo stesso il coinvolgimento attivo dei pazienti nel percorso di cura. L’evento è stato organizzato da Ad Astra Srl con il contributo non condizionante di Roche.
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
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Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
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47.0/100
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Criteri Critici
Prevenzione melanoma, visite gratuite per agricoltori e pescatori RaiNews
Agricoltori e pescatori esposti al sole per ore, spesso senza alcuna protezione, piegati per ore nei campi o al lavoro sui pescherecci. Inconsapevoli dei rischi, a maggior ragione durante periodi estivi sempre più lunghi e più caldi. Alla prevenzione del melanoma e dei tumori della cute tra i lavoratori agricoli e della pesca è dedicata la quarta edizione del progetto Previeni, promossa da Uila Puglia insieme a fondazione Ant.
Categorie professionali fortemente esposte ai raggi UV – il fattore di rischio ambientale più significativo – a causa delle molte ore trascorse all'aperto. Nove le aziende pugliesi che hanno aperto le loro porte per garantire agli specialisti di Ant di effettuare le visite gratuite. Per l’occasione ai lavoratori è stata donata anche una crema solare ad alta protezione.
Circa mille le lavoratrici e i lavoratori sottoposti a visite gratuite mediche nelle quattro edizioni del progetto che ha coinvolto 40 amministrazioni comunali e 27 aziende. La quinta edizione partirà a novembre. Sono 150mila i lavoratori impegnati nel settore agricolo in Puglia. C’è chi però – soprattutto in questa stagione di crisi per il settore – è costretto a rinunciare a curarsi.
Nel servizio la voce di Pietro Buongiorno, segretario generale Uila
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
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47.4/100
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Criteri Critici
Il fascio segue il tumore e anche il respiro: in Radioterapia trattati i primi pazienti LeccePrima
LECCE – Un fascio di radiazioni che può essere indirizzato sul tumore con grande precisione, modulandone intensità e traiettoria e tenendo conto persino dei piccoli spostamenti provocati dalla respirazione. È entrato in funzione oggi, nella Radioterapia dell’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce, il nuovo acceleratore lineare destinato alla cura dei pazienti oncologici. Sono già iniziati i primi trattamenti.
L’apparecchiatura amplia le possibilità terapeutiche del reparto e, soprattutto, consente di utilizzare su un numero maggiore di pazienti tecniche radioterapiche avanzate. Un acceleratore lineare, in estrema sintesi, è la macchina che produce e dirige fasci di radiazioni ad alta energia contro il tumore: l’obiettivo è somministrare al bersaglio la dose necessaria limitando quanto più possibile l’esposizione dei tessuti sani circostanti.
Fasci modellati sul tumore
Il nuovo sistema permette di passare dalla radioterapia conformazionale tridimensionale alle tecniche IMRT e VMAT. Dietro le sigle c’è un salto significativo nella capacità di “modellare” il trattamento: con la IMRT l’intensità delle radiazioni può essere variata nelle diverse porzioni del fascio; con la VMAT l’irradiazione viene erogata mentre la macchina ruota intorno al paziente, modificando durante il movimento intensità e forma del fascio.
Sono inoltre possibili la radioterapia stereotassica e la radiochirurgia stereotassica, tecniche che concentrano dosi molto precise su bersagli circoscritti. Nonostante il nome, la radiochirurgia non prevede un intervento chirurgico: utilizza radiazioni focalizzate con grande accuratezza, soprattutto per lesioni di dimensioni contenute.
La precisione richiesta da questi trattamenti riguarda anche la posizione del paziente. Il lettino del nuovo acceleratore dispone di sei gradi di libertà: oltre agli spostamenti nelle tre direzioni dello spazio può correggere anche piccole rotazioni. In pratica, consente di affinare il posizionamento prima dell’irradiazione, un elemento particolarmente importante quando il margine tra il bersaglio da colpire e gli organi da preservare è ridotto.
Il trattamento segue anche il respiro
Tra gli elementi più significativi c’è il sistema per i trattamenti con “controllo del respiro”. Tumori e organi del torace o della parte superiore dell’addome, infatti, non rimangono perfettamente immobili: durante la respirazione possono spostarsi.
La nuova tecnologia permette di sincronizzare il trattamento con determinate fasi del respiro, riducendo l’incertezza sulla posizione del bersaglio. L’obiettivo è aumentare l’accuratezza della dose sul tumore e proteggere meglio gli organi sani vicini, un aspetto particolarmente rilevante, per esempio, nei trattamenti dell’area toracica.
Il nuovo acceleratore dispone inoltre di energie definite “Flatness Filter Free”, o FFF, che permettono di raggiungere elevate velocità di erogazione della dose e trovano applicazione soprattutto nei trattamenti ad alta precisione.
Due acceleratori operativi
L’entrata in funzione della macchina arriva dopo quasi due mesi di verifiche. L’accettazione si è conclusa il 30 luglio, mentre dal 5 agosto sono iniziate le procedure di “commissioning”, cioè la fase nella quale vengono misurate e verificate le caratteristiche del fascio, inseriti i dati nei sistemi di pianificazione ed eseguiti test sull’intero percorso del trattamento. I controlli si sono conclusi il 25 settembre.
Il nuovo acceleratore è “gemellato” con quello già operativo nel reparto, aggiornato a giugno con nuovi software e implementazioni tecnologiche. La configurazione delle due macchine permette una maggiore flessibilità nell’organizzazione delle sedute e, soprattutto, offre maggiori margini per garantire la continuità delle terapie.
Medici, tecnici, operatori e dirigenti sanitari con il nuovo acceleratore.
Sono dunque due, al momento, gli acceleratori lineari operativi nella Radioterapia del “Vito Fazzi”. È però già in corso lo smantellamento di una terza apparecchiatura, dismessa ad agosto, che sarà a sua volta sostituita nell’ambito del rinnovamento tecnologico del reparto.
Il nuovo acceleratore è stato acquistato con fondi del ministero della Salute, nell’ambito della delibera Cipe numero 32 del 2018. “Con il nuovo acceleratore sarà possibile aumentare il numero di pazienti trattati con tecniche avanzate come IMRT, VMAT, Radioterapia Stereotassica e Radiochirurgia Stereotassica”, spiega la direttrice della Radioterapia, Angela Sardaro. L’apparecchiatura, aggiunge, potrà essere utilizzata per diverse patologie oncologiche e apre anche alla possibilità di sviluppare in seguito trattamenti più sofisticati in ambito oncoematologico e pediatrico.
Per il direttore generale della Asl Lecce, Gianluca Capochiani, “mettere tecnologie sempre più avanzate al servizio delle competenze dei nostri professionisti e, soprattutto, offrire ai pazienti percorsi di cura sempre più precisi ed efficaci è senz'altro motivo di orgoglio. Su questo solco intendiamo proseguire, perché la nostra Asl possa disporre di un’offerta sanitaria qualificata, tecnologicamente avanzata e a misura di paziente”.
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📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
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Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
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Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
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Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Attivato il nuovo acceleratore lineare nella Radioterapia del Vito Fazzi di Lecce. Iniziati oggi i primi trattamenti ai pazienti Corriere Salentino
1 of 3
LECCE – Sono iniziati oggi i primi trattamenti con la nuova apparecchiatura che consente di eseguire tutte le principali tecniche di trattamento radioterapico, dalla radioterapia conformazionale 3D alle tecniche ad alta precisione IMRT e VMAT, fino alla Radioterapia Stereotassica e alla Radiochirurgia Stereotassica.
L’avvio dell’attività clinica arriva al termine di un articolato percorso di verifica e messa a punto. L’accettazione del nuovo acceleratore si è conclusa il 30 luglio 2026 e dal 5 agosto sono state avviate le procedure di commissioning: dosimetria assoluta e relativa, acquisizione e inserimento dei dati nel software di pianificazione, test “end to end” e controlli di qualità. Le attività si sono concluse il 25 settembre, consentendo l’avvio in sicurezza , nella giornata di oggi, dei trattamenti sui pazienti.
L’apparecchiatura – acquisita con fondi del Ministero della Salute, ex delibera CIPE n. 32 del 2018 – dispone di diverse energie di fotoni ed elettroni e di energie “Flatness Filter Free” (FFF), utilizzate per trattamenti radioterapici avanzati. Il lettino, dotato di sei gradi di libertà, permette di correggere il posizionamento del paziente non soltanto nelle tre dimensioni dello spazio, ma anche rispetto ai movimenti di rotazione, aumentando così l’accuratezza del set-up e la precisione del trattamento.
Un ulteriore elemento di innovazione è rappresentato dai dispositivi per l’esecuzione di trattamenti con “controllo del respiro”. Questa tecnologia permette di tenere conto dei movimenti respiratori durante l’irradiazione, aumentando l’accuratezza sul volume da trattare e favorendo una maggiore protezione degli organi sani situati in prossimità del bersaglio, in particolare nel torace e nell’addome superiore.
Il nuovo acceleratore è inoltre “gemellato” con quello già operativo nel Reparto di Radioterapia, sottoposto nel giugno 2026 a un aggiornamento del software e a nuove implementazioni tecnologiche. La configurazione delle due apparecchiature consente una maggiore flessibilità nella programmazione delle sedute e contribuisce ad assicurare la continuità dei trattamenti radioterapici.
Sono attualmente due gli acceleratori lineari in dotazione alla UOC di Radioterapia del “Vito Fazzi”. Contestualmente sono in corso i lavori di smantellamento e sostituzione di un terzo acceleratore, dismesso nell’agosto 2026, nell’ambito del percorso di rinnovamento e potenziamento tecnologico della Radioterapia.
“Con il nuovo acceleratore sarà possibile aumentare il numero di pazienti trattati con tecniche avanzate come IMRT, VMAT, Radioterapia Stereotassica e Radiochirurgia Stereotassica. L’acceleratore può essere impiegato nel trattamento di diverse patologie oncologiche e apre alla possibilità di successivi sviluppi per trattamenti più sofisticati anche in ambito oncoematologico e pediatrico. È quindi una dotazione strategica per il nostro reparto, resa possibile dal lavoro di squadra di tanti operatori e tante operatrici, di diverse competenze e aree della ASL. Rivolgo oggi un ringraziamento speciale ai nostri pazienti per la fiducia che hanno riposto nel nostro lavoro” ha dichiarato la Direttrice del Reparto di Radioterapia del Vito Fazzi Angela Sardaro.
“L’entrata in funzione del nuovo acceleratore lineare rappresenta un investimento importante per la sanità pubblica e per la nostra Azienda e segna un ulteriore passo nel percorso di potenziamento dei trattamenti oncologici nella ASL Lecce. Mettere tecnologie sempre più avanzate al servizio delle competenze dei nostri professionisti e, soprattutto, offrire ai pazienti percorsi di cura sempre più precisi ed efficaci è senz’altro motivo di orgoglio. Su questo solco intendiamo proseguire, perché la nostra ASL possa disporre di un’offerta sanitaria qualificata, tecnologicamente avanzata e a misura di paziente” ha dichiarato il Direttore Generale della ASL Lecce Gianluca Capochiani.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
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Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
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Criteri Critici
Leucemia, da Bologna la sfida: guadagnare tempo di cura e di vita il Giornale
Il tempo oggi, spesso, sembra non bastare mai. Poi però a volte si ferma, sospeso da una diagnosi e dalla malattia. Ma quanto vale il tempo che una persona con leucemia mieloide acuta può guadagnare grazie all’innovazione? Proprio il tempo – di cura e di vita – è al centro dell’incontro promosso da Otsuka Pharmaceutical Italy a Bologna. Un confronto fra specialisti, rappresentanti della comunità scientifica, delle associazioni di pazienti, delle Istituzioni e dell’industria sui progressi che stanno consentendo nuovi modelli di presa in carico e percorsi di cura, nei quali il tempo guadagnato acquisisce valore come risorsa clinica, economica, organizzativa e soprattutto umana.
I numeri della leucemia mieloide acuta
Al centro dell’incontro una delle forme più aggressive di leucemia, quella mieloide acuta. Una patologia che in Italia colpisce circa 3,5 persone ogni 100.000 persone l’anno. Si tratta per lo più – come ha spiegato Sara Galimberti, direttrice dell’Unità operativa di Ematologia dell’Aou Pisana – di pazienti anziani e fragili: la diagnosi arriva in media intorno ai 70 anni. “E poi tutto cambia”.
Un tumore raro che colpisce il midollo e il sangue e che pesa – sui pazienti e i caregiver – anche in termini di ricoveri, spostamenti, attese e tempi di recupero dopo i trattamenti. Un fenomeno definito ‘time toxicity’, che in sintesi indica minuti, ore e giorni impiegati per trattamenti, procedure, logistica, ricoveri, assistenza. Minuti, ore, giornate intere sottratte alla vita.
Innovare la strategia di cura della leucemia
“Oggi abbiamo l’opportunità di ripensare i percorsi di cura, affinché ogni scelta terapeutica e assistenziale sia realmente guidata dal valore generato per il paziente, cercando di ridurre per quanto possibile il carico della gestione della malattia sulla sua vita quotidiana”, sottolinea Adriano Venditti, professore ordinario di Ematologia e direttore della Scuola di Specializzazione presso l’Università Tor Vergata.
Perché la sfida “nella cura delle patologie oncoematologiche non riguarda soltanto il tempo che riusciamo a guadagnare rispetto alla malattia, ma anche e soprattutto quello che riusciamo a restituire alla persona”, insiste Venditti.
Il progetto LIA To-BE
Ripensare il modello organizzativo e assistenziale può contribuire a ridurre il peso delle procedure ospedaliere, liberando risorse e restituendo al paziente tempo di qualità.
Questo il cuore del progetto LIA TO-BE, nato con l’obiettivo di sperimentare un modello organizzativo in grado di migliorare il percorso di cura, valorizzare le risorse disponibili e attivare un’integrazione funzionale e continua tra ospedale e territorio. Il progetto ha coinvolto l’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara – Arcispedale Sant’Anna, l’Irccs Humanitas di Rozzano e l’Irccs Sant’Orsola di Bologna e può rappresentare un punto di partenza per trasferire a livello nazionale modelli assistenziali più efficienti, sostenibili e vicini ai bisogni delle persone, come ha spiegato Maria Rosaria Natale, Ceo di Your Business Partner.
Le priorità dei pazienti con leucemia
Ma cosa chiedono i pazienti? “Per fare davvero la differenza per le persone con leucemia mieloide acuta è fondamentale ascoltare anche ciò che accade fuori dall’ospedale. Per il paziente e per i suoi familiari, ogni accesso, ogni attesa e ogni giornata trascorsa lontano dalla propria quotidianità hanno un valore”, chiarisce Gaetano Bergami, presidente di Ail Bologna. Convinto che “restituire tempo significhi riconoscere che la qualità della cura passa anche dalla qualità della vita”.
Il tempo è (anche) denaro
“Per anni, in sanità, il vincolo è stato il denaro. Oggi è anche il tempo: quello dei professionisti, quello dei pazienti, quello di chi li assiste”, riflette Patrizio Armeni, Associate Professor of Practice della divisione Government, Health and Not for Profit di Sda Bocconi School of Management. “Una cura che restituisce tempo non migliora soltanto la vita di una persona, ma libera anche capacità di cura per un’altra. Nessuno oggi sa ancora dire quanto valga in denaro un anno di vita in buona salute. Possiamo però decidere quanto siamo disposti a pagarlo, in base ai benefici che porta”.
Il tempo, insomma, può diventare una variabile di cui tener conto quando si fissa un prezzo o si assegna un budget. “Finché il valore del tempo resterà implicito o secondario nelle valutazioni, non avremo una visione completa e corretta del valore delle nuove terapie”, avverte Armeni.
Una sfida ben presente ai rappresentanti delle Istituzioni. “Dobbiamo uscire dal vecchio schema” della ‘coperta corta’ “in sanità: abbiamo la responsabilità di tradurre l’innovazione in tempo per i pazienti”, sottolinea Gian Antonio Girelli, membro della XII Commissione Affari sociali della Camera.
Il tempo e l’innovazione, la lezione della pittura giapponese
La medicina – è stato ricordato a Bologna – è innovazione, tecnologia, ma anche arte. Ebbene, non è un caso che l’azienda nipponica con oltre 100 anni di storia abbia pensato alla pittura giapponese per dare un contributo alla riflessione. Nell’incontro di Bologna, infatti, l’arte sumi-e ha scandito le sessioni dando forma a sfide e temi cruciali.
Piccole opere d’arte prodotte dalla mano di Filippo Manassero, che raccontano speranza, cura e sanità, mostrando come innovare non vuol dire solo aggiungere, ma anche togliere ciò che non serve: passaggi, attese, burocrazia e vincoli organizzativi, lasciando spazio a ciò che conta davvero. Il tempo di vita.
L’impegno di Otsuka per la leucemia mieloide acuta
Abbiamo parlato di arte, sanità e scienza, ebbene quello di Bologna è il primo appuntamento di The Art of Science, occasioni di approfondimento su temi chiave per la salute e la società, pensati per promuovere in Italia una presa in carico sempre più integrata e attenta alla dimensione umana delle cure.
“Fare innovazione, per noi, non significa solo contribuire con il nostro impegno in ricerca e sviluppo al progresso terapeutico, ma anche collaborare per costruire percorsi di cura sempre più integrati, sostenibili e centrati sulla persona”, ha chiarito Raffaele Caramuscio, Market Access & Regulatory Affairs Director di Otsuka Pharmaceutical Italy.
Nel caso di questa forma di leucemia, l’obiettivo è ridurre “laddove possibile, il peso che la gestione della terapia può avere sulla quotidianità dei pazienti e delle loro famiglie. Crediamo che il dialogo tra comunità scientifica, istituzioni, associazioni e industria sia fondamentale per trasformare il progresso in un beneficio concreto per le persone. È in questa direzione – ha chiosato Caramuscio – che vogliamo continuare a lavorare, promuovendo occasioni di confronto come quella di oggi e mettendo la nostra esperienza al servizio di un’innovazione capace di generare un cambiamento reale”.
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Criteri Critici
Certi personaggi, alcune storie di calciatori, hanno ispirato generazioni di ragazzi più giovani o semplicemente appassionati di questo sport che hanno avuto la fortuna di incrociare le strade di grandi nomi.
Certi personaggi, alcune storie di calciatori, hanno ispirato generazioni di ragazzi più giovani o semplicemente appassionati di questo sport che hanno avuto la fortuna di incrociare le strade di grandi nomi. Sinisa Mihajlovic, scomparso nel dicembre 2022, ha lasciato a Bologna un ricordo eterno, anche per aver lottato fino all'ultimo dei suoi giorni contro la leucemia mieloide acuta. Un'immagine di forza carica di valore umano e simbolico anche per chi, come Ludovico Riccioli, ora deve affrontare un brutto male. "È stata per me un esempio a cui ispirarmi nel momento più difficile", per contrastare quello contro cui sta combattendo oggi, "un linfoma primitivo del mediastino in forma non Hodgkin". Vale a dire una forma aggressiva di tumore del sangue.
Una storia vera
Diagnosticato lo scorso aprile, il fisioterapista delle giovanili del Bologna ha rilasciato un'intervista a Il Resto del Carlino per raccontare cosa stia passando: "Ho iniziato a sfruttare i profili per fare video su come ho affrontato il tumore e nonostante tutto sono comunque riuscito ad allenarmi con modalità e impegno modulati in base alla mia patologia". E la storia di Mihajlovic è sempre presente nella sua mente: "Per me è un esempio, anche se non l'ho mai conosciuto di persona. Durante la malattia ho rivisto i suoi video, le sue interviste. Lui ha dimostrato una forza immensa e me l'ha trasmessa in un momento difficile, è stato un esempio. E anche suo figlio Miroslav mi ha fatto sentire la sua vicinanza venendomi a salutare".
Lieto fine?
La buona notizia è che la malattia sembra in remissione, motivo per cui Riccioli è tornato a lavorare dopo essersi assentato qualche mese. Un lasso di tempo in cui il club rossoblù ha continuato a pagargli lo stipendio, mettendogli a disposizione un medico di riferimento e garantendogli tutto il necessario per le sue condizioni. Azione "non scontata", ha spiegato il 29enne collaboratore delle giovanili del Bologna.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
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Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
37.0/100
Punteggio Totale
C
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Criteri Critici
Napoli, paziente oncologica getta farmaco salvavita per errore: trovato e restituito dai lavoratori di Asia Il Mattino
Nei giorni scorsi, il coordinamento operativo di ASIA è stato contattato dai militari dell’ Arma dei carabinieri per una segnalazione. Una signora, che sta affrontando una grave malattia, si è infatti accorta di aver gettato involontariamente, nel cassonetto destinato alla raccolta degli abiti usati, un farmaco indispensabile per la sua terapia e di difficile reperibilità.
La signora ha ripercorso con i Carabinieri ogni gesto, cercando di capire dove potesse essere finito, fino alla consapevolezza che il farmaco era probabilmente stato gettato in uno dei contenitori dedicati ai rifiuti tessili nei pressi di Piazza Carlo III. Il coordinamento operativo di ASIA, a seguito della segnalazione, si è attivato immediatamente, coinvolgendo la ditta che collabora con ASIA per la raccolta degli indumenti. Dopo alcune ore di ricerca, tra cassonetti e centinaia di abiti, il farmaco è stato finalmente ritrovato e restituito alla donna.
APPROFONDIMENTI Napoli, rifiuti speciali sequestrati a Poggioreale: era a bordo di due furgoni SalvaSalvata Napoli, rissa violenta a Pianura tra ragazze: il video diventa virale sui social SalvaSalvata Maxi sequestro nel Napoletano di prodotti scolastici non sicuri dal valore di oltre 130mila euro SalvaSalvata
Napoli, rifiuti speciali sequestrati a Poggioreale: era a bordo di due furgoni
«Siamo felici che il farmaco sia stato ritrovato e riportato alla signora – sottolinea Ciro Accetta, Amministratore Unico di ASIA –. Ringrazio tutti i lavoratori della nostra azienda che si sono prodigati senza sosta per trovare il farmaco, in collaborazione con le Forze dell’Ordine e con gli impiegati della Cooperativa affidataria della raccolta di indumenti. Il nostro impegno per la città è fatto prima di tutto da lavoratori che si sentono al servizio della collettività e delle persone». «Ci occupiamo ogni giorno di ciò che viene lasciato andare – afferma un’operatrice di ASIA impiegata nelle ricerche –. Stavolta abbiamo restituito a una persona qualcosa che non poteva perdere».
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
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Criteri Critici
Responsible, ipotesi cessione della Radioterapia: interpellanza urgente di Romano isNews - Molise
L’istanza del consigliere di Costruire Democrazia: “La Regione tuteli e garantisca i malati oncologici dai rischi di operazioni finanziarie al buio”
CAMPOBASSO. Un’interpellanza urgente al presidente della Giunta Francesco Roberti, per fare chiarezza sulla situazione di Responsible spa, società che gestisce l’ex Cattolica di Campobasso ed eroga prestazioni fondamentali come cardiochirurgia, oncologia e radioterapia. L’ha presentata il consigliere regionale di Costruire Democrazia Massimo Romano.
“Dallo scorso ottobre – evidenzia Romano nella sua istanza – la società è interessata da una procedura di composizione negoziata della crisi davanti al Tribunale di Campobasso, a fronte di un indebitamento di 72 milioni di euro. Tra le ipotesi del piano di risanamento, secondo quanto riportato dalla stampa, figurerebbero la riduzione dei costi e la dismissione di asset non strategici. Ad agosto, intervenendo in Consiglio regionale, il presidente Roberti aveva inoltre ventilato l’ipotesi di una possibile ‘cessione’ della radioterapia ad altri investitori, senza fornire ulteriori dettagli. Il 1 ottobre scadranno i termini che l’Autorità Giudiziaria ha concesso a Responsible per evitare il tracollo finanziario di una struttura sanitaria importantissima per il Molise cui è stata delegata la gestione di discipline fondamentali quali la cardiochirurgia, oncologia e radioterapia, che occupa circa 400 professionisti e lavoratori. Nonostante manchino solo poche ore, la Regione è completamente latitante, assente e a quanto pare disinteressata alle prospettive della società, sia dal punto di vista della continuità assistenziale sia del futuro dei lavoratori – afferma Romano.
Ad agosto Roberti intervenendo in Consiglio ha ventilato l’ipotesi di cessione della radioterapia a non meglio precisati nuovi investitori, senza però fornire dettagli e rinviando l’approfondimento a successivi sviluppi. Ma ora il tempo è scaduto: per questo ho presentato un’interpellanza urgente per fare piena luce sulla procedura di composizione negoziata della crisi, per accertare se si sia concretizzata l’ipotesi di cessione di una disciplina ‘salvavita’ di importante strategica fondamentale per l’organizzazione sanitaria regionale e per tutti i pazienti oncologici molisani e di fuori regione. La cessione della radioterapia, infatti, rischia di essere un’operazione finanziaria dai contorni indefiniti, sia perché subordinata in ogni caso alla verifica dei requisiti di autorizzazione e accreditamento, sia per la dubbia garanzia della continuità assistenziale dei malati oncologici – evidenzia infine Romano – Non sono ammissibili ambiguità: la Regione deve tutelare e garantire i malati oncologici dai rischi di operazioni finanziarie al buio che potrebbero compromettere la continuità assistenziale e mettere a repentaglio anche i livelli occupazionali”.
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Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
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Criteri Critici
Alessandro Di Battista e il tumore al cervello, cos'è l'edema cerebrale provocato dalla neoplasia: quali sintomi provoca e come si può curare Open
L’ex deputato M5s ha raccontato a La7 il malore provocato da un edema cerebrale associato a un tumore. Dal glioblastoma alle forme più rare: come si diagnosticano e quali sono le possibilità di cura La malattia che ha costrettoAlessandro Di Battistaa sottoporsi aun’operazione d’urgenza a Cubaè untumore al cervello. Loha raccontatolo stesso ex deputato del M5s, in videocollegamento conDiMartedìsuLa7. «Ho iniziato a sentirmi male in virtù di unedema cerebraledovuto alla presenza di un tumore che mi è stato riscontrato», ha spiegato da Floris. «Mi hanno asportato quasi tutto il tumore.E adesso farò le cure sperando che funzionino. Faccio parte di quel club di cittadini italiani che dicono “perché proprio a me”». Ma che cos’è esattamente unedema cerebrale? Quale tipo di tumore al cervello è stato diagnosticato e quali sono le possibili terapie?
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?3
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
54.1/100
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B
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Criteri Critici
Tumore al seno, la ricerca ligure sperimenta una terapia endocrina innovativa prima della chirurgia insalutenews.it
La sperimentazione valuterà la possibilità di ridurre l’aggressività biologica del tumore mammario nel mese che precede l’intervento chirurgico
Genova, 30 settembre 2026 – Galliera-Villa Scassi insieme per la sperimentazione di un nuovo studio clinico dedicato alle giovani donne con carcinoma mammario positivo ai recettori ormonali. Al centro della ricerca c’è una terapia endocrina innovativa assunta per bocca, che sarà studiata nel periodo di circa un mese tra la diagnosi e l’intervento chirurgico.
“L’obiettivo è valutare se il trattamento possa ridurre la proliferazione delle cellule tumorali, uno degli indicatori dell’aggressività biologica della malattia, già prima dell’intervento – dice Matteo Lambertini, professore associato presso l’Università di Genova e direttore della S.C. oncologia medica dell’ente ospedaliero ospedali Galliera – Il periodo di attesa della chirurgia diventa così una finestra preziosa per studiare la risposta del tumore e sviluppare strategie terapeutiche sempre più personalizzate”.
Nei tumori mammari sensibili agli ormoni, gli estrogeni possono favorire la crescita delle cellule tumorali attraverso specifici recettori. Il farmaco agisce sul recettore degli estrogeni, bloccandone l’attività e favorendone la degradazione: un meccanismo studiato per contrastare i segnali che alimentano la malattia.
La ricerca si concentra sulle donne prima della menopausa, una popolazione per la quale è particolarmente importante sviluppare strategie terapeutiche mirate. Attraverso l’analisi di campioni di tessuto tumorale (relativi alla biopsia diagnostica e all’intervento chirurgico), lo studio valuterà le modificazioni dell’attività proliferativa del tumore.
“Questo studio – dichiara Monica Calamai direttore generale AOM Liguria – è un esempio concreto di ciò che l’Azienda Ospedaliera Metropolitana vuole essere: una rete in cui le competenze dei diversi ospedali lavorano insieme, mettendo a disposizione delle pazienti percorsi di cura integrati e l’accesso alla ricerca più avanzata. Questa collaborazione dimostra che fare squadra significa portare l’innovazione più vicino alle persone, indipendentemente dal punto della città in cui vengono prese in carico. Investire nella ricerca clinica, soprattutto su una popolazione delicata come quella delle giovani donne, è per noi una scelta strategica”.
“L’avvio di questo studio clinico dimostra la capacità della sanità ligure di unire ricerca, innovazione e assistenza – sottolinea Massimo Nicolò, assessore alla Sanità di Regione Liguria – Per le giovani donne che affrontano un tumore al seno, studiare una nuova strategia terapeutica già nella fase che precede l’intervento significa sviluppare conoscenze e cure sempre più personalizzate. È questo il valore della medicina di precisione, che punta a individuare strategie terapeutiche mirate sulla base delle caratteristiche della malattia e della singola paziente. Come Regione Liguria continuiamo a sostenere una sanità capace di innovare e trasformare la ricerca clinica in nuove possibilità di cura”.
Si tratta di una sperimentazione: la capacità del trattamento di ottenere questi effetti nelle pazienti coinvolte dovrà essere verificata. Un’eventuale riduzione della proliferazione rappresenterebbe un’informazione biologica importante, ma non dimostrerebbe, da sola, un miglioramento delle possibilità di guarigione o una riduzione del rischio di recidiva.
“Questo studio si inserisce in un percorso multidisciplinare Galliera-Villa Scassi – spiega Stefano Spinaci responsabile UOS Senologia Territoriale AOM, plesso ospedale Villa Scassi – nel quale ricerca clinica e assistenza si integrano per offrire alle pazienti opportunità di cura innovative di ultima generazione e contribuire al progresso delle conoscenze sul carcinoma mammario”.
La partecipazione sarà proposta alle pazienti che soddisfano i criteri previsti dal protocollo, dopo un colloquio con il gruppo di cura e l’acquisizione del consenso informato.
“Allontano la morte”. Max Parisi e il viaggio della speranza contro il tumore al pancreas: negli Usa per il nuovo (costosissimo) farmaco - Quotidiano Nazionale
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?3
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Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
“Allontano la morte”. Max Parisi e il viaggio della speranza contro il tumore al pancreas: negli Usa per il nuovo (costosissimo) farmaco Quotidiano Nazionale
Una nuova speranza arrivata quando le possibilità sembravano ormai esaurite. Max Parisi, storico conduttore radiofonico oggi a Radio Monte Carlo, è volato negli Stati Uniti per tentare una nuova terapia contro il tumore al pancreas con metastasi al fegato contro cui combatte dal 2024. “Partire è un po’ morire, scriveva Haraucourt. Partire è un po’ cercare di allontanare la morte, scrivo io oggi”. Inizia così il post di Max su Instagram con cui annuncia il suo viaggio. Ma cosa accade quando la medicina trova una nuova possibilità, però il suo prezzo e i tempi delle autorizzazioni rischiano di renderla irraggiungibile per molti? Questa vicenda è una storia di speranza che però apre anche interrogativi importanti. Ma procediamo con ordine.
Il dramma di Max Parisi e la speranza
Dopo che chemioterapia, intervento chirurgico e radioterapia non erano riusciti a fermare la malattia, il 31 luglio i medici comunicano a Parisi che le opzioni terapeutiche disponibili si stanno esaurendo. La prospettiva è di appena uno o due mesi di vita, ha raccontato il conduttore a Vanity Fair. Poi, il 26 agosto, dagli Stati Uniti arriva la notizia cambia lo scenario: la FDA ha approvato Rasonque, nome commerciale del daraxonrasib, destinato a pazienti adulti affetti da adenocarcinoma pancreatico metastatico già sottoposti a precedenti trattamenti. È un farmaco orale che colpisce diverse forme della proteina RAS, uno dei principali motori molecolari della crescita del tumore pancreatico.
Un farmaco che può aumentare la sopravvivenza
I risultati clinici hanno acceso le speranze. Nello studio RASolute 302, presentato al congresso dell'American Society of Clinical Oncology, nei pazienti interessati la sopravvivenza mediana è arrivata a 13,2 mesi contro 6,7 mesi con la chemioterapia. Un dato statistico importante che, naturalmente, non permette di prevedere l'effetto della terapia sul singolo paziente. “Avevo un mese di vita”, ha raccontato Parisi. Ora la speranza è guadagnare altro tempo e trascorrerlo con la famiglia. Ma gli oncologi invitano a evitare facili illusioni. Chiara Cremolini, membro del direttivo AIOM e professoressa di Oncologia all'Università di Pisa, sottolinea che daraxonrasib può rallentare la progressione della malattia e prolungare la sopravvivenza in alcuni pazienti, ma non rappresenta una cura definitiva.
Un selfie con la moglie (Instagram)
Una terapia da 40 mila dollari al mese
C'è poi un ostacolo enorme: il prezzo. Negli Stati Uniti il trattamento costa circa 40mila dollari al mese e deve essere proseguito finché risulta efficace. Per un paziente italiano la spesa può quindi diventare rapidamente insostenibile. In Europa il farmaco non è ancora normalmente disponibile attraverso i sistemi sanitari pubblici. L’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) ha chiesto alla casa produttrice Revolution Medicines di attivare un programma di uso compassionevole che permetta ai pazienti italiani di riceverlo gratuitamente in attesa del completamento dell'iter regolatorio. Anche il ministero della Salute è intervenuto. Il sottosegretario Marcello Gemmato ha spiegato che l'Italia è pronta a procedere, ma attende il via libera dell'azienda produttrice.
Tumore del seno triplo negativo: un modello di IA prevede la risposta ai farmaci con l'88% di accuratezza - Federazione Nazionale degli Ordini dei Biologi
📰 Federazione Nazionale degli Ordini dei Biologi📅 2026-09-30T10:00:56
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Tumore del seno triplo negativo: un modello di IA prevede la risposta ai farmaci con l'88% di accuratezza Federazione Nazionale degli Ordini dei Biologi
Roma, 30 settembre 2026 (Agenbio) – Il tumore del seno triplo negativo rappresenta circa il 15% di tutte le nuove diagnosi di carcinoma mammario ed è anche il più difficile da trattare: le sue cellule sono prive dei tre principali bersagli molecolari su cui agiscono le terapie mirate disponibili, il che lo rende più aggressivo e più incline a sviluppare resistenza ai farmaci. Un modello di intelligenza artificiale sviluppato dalla Westlake University di Hangzhou e pubblicato su Nature potrebbe cambiare l’approccio terapeutico a questa forma di cancro, prevedendo con l’88% di accuratezza come le cellule tumorali risponderanno ai farmaci.
Il modello è stato addestrato su dati proteomici ottenuti trattando 18 linee cellulari di tumore del seno con 63 farmaci antitumorali già approvati, misurando le variazioni nell’espressione di oltre 5.500 gruppi proteici a 6, 24 e 48 ore dalla somministrazione. L’obiettivo non era fotografare lo stato statico delle cellule, ma catturarne l’evoluzione nel tempo in risposta al trattamento, un salto metodologico rilevante rispetto agli approcci precedenti. Una volta addestrato, il modello ha raggiunto l’88% di accuratezza nel prevedere la risposta a 81 farmaci mai visti in fase di apprendimento, e ha correttamente anticipato gli esiti clinici in una coorte di 501 pazienti. Il passaggio più rilevante sul piano clinico riguarda l’applicazione individuale: testato su biopsie di tre pazienti con tumore triplo negativo, il modello ha identificato tra 3mila farmaci disponibili o in sperimentazione avanzata le combinazioni più efficaci per ciascun caso, identificando correttamente i farmaci già somministrati e suggerendo alternative potenzialmente superiori allo standard of care. Il modello è ancora un prototipo e non include farmaci immunoterapici, ma l’applicabilità alla medicina personalizzata è già concreta. (Agenbio) Emanuela Birra 12:00
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Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?3
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
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Galliera e Villa Scassi: tumore al seno, nuova terapia endocrina RedazioneNews
Galliera e Villa Scassi: tumore al seno, nuova terapia endocrina
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La sperimentazione valuterà la possibilità di ridurre l’aggressività biologica del tumore mammario nel mese che precede l’intervento chirurgico
Tumore al seno – Galliera e Villa Scassi insieme per la sperimentazione di un nuovo studio clinico dedicato alle giovani donne con carcinoma mammario positivo ai recettori ormonali. Al centro della ricerca c’è una terapia endocrina innovativa assunta per bocca, che sarà studiata nel periodo di circa un mese tra la diagnosi e l’intervento chirurgico.
«L’obiettivo è valutare se il trattamento possa ridurre la proliferazione delle cellule tumorali, uno degli indicatori dell’aggressività biologica della malattia, già prima dell’intervento – dice Matteo Lambertini, professore associato presso l’Università di Genova e direttore della S.C. oncologia medica dell’ente ospedaliero ospedali Galliera -. Il periodo di attesa della chirurgia diventa così una finestra preziosa per studiare la risposta del tumore e sviluppare strategie terapeutiche sempre più personalizzate».
Nei tumori mammari sensibili agli ormoni, gli estrogeni possono favorire la crescita delle cellule tumorali attraverso specifici recettori. Il farmaco agisce sul recettore degli estrogeni, bloccandone l’attività e favorendone la degradazione: un meccanismo studiato per contrastare i segnali che alimentano la malattia.
Lo studio parte sulle donne prima della menopausa, una popolazione per la quale è particolarmente importante sviluppare strategie terapeutiche mirate. Attraverso l’analisi di campioni di tessuto tumorale (relativi alla biopsia diagnostica e all’intervento chirurgico), lo studio valuterà le modificazioni dell’attività proliferativa del tumore.
«Questo studio – dichiara Monica Calamai direttore generale Aom Liguria – è un esempio concreto di ciò che l’Azienda Ospedaliera Metropolitana vuole essere: una rete in cui le competenze dei diversi ospedali lavorano insieme, mettendo a disposizione delle pazienti percorsi di cura integrati e l’accesso alla ricerca più avanzata. Questa collaborazione dimostra che fare squadra significa portare l’innovazione più vicino alle persone, indipendentemente dal punto della città in cui vengono prese in carico. Investire nella ricerca clinica, soprattutto su una popolazione delicata come quella delle giovani donne, è per noi una scelta strategica».
«L’avvio di questo studio clinico dimostra la capacità della sanità ligure di unire ricerca, innovazione e assistenza – sottolinea Massimo Nicolò, assessore alla Sanità di Regione Liguria -. Per le giovani donne che affrontano un tumore al seno, studiare una nuova strategia terapeutica già nella fase che precede l’intervento significa sviluppare conoscenze e cure sempre più personalizzate. È questo il valore della medicina di precisione, che punta a individuare strategie terapeutiche mirate sulla base delle caratteristiche della malattia e della singola paziente. Come Regione Liguria continuiamo a sostenere una sanità capace di innovare e trasformare la ricerca clinica in nuove possibilità di cura».
Si tratta di una sperimentazione: la capacità del trattamento di ottenere questi effetti nelle pazienti coinvolte dovrà essere verificata. Un’eventuale riduzione della proliferazione rappresenterebbe un’informazione biologica importante, ma non dimostrerebbe, da sola, un miglioramento delle possibilità di guarigione o una riduzione del rischio di recidiva.
«Questo studio si inserisce in un percorso multidisciplinare Galliera – Villa Scassi, – spiega Stefano Spinaci responsabile Uos Senologia Territoriale Aom, plesso ospedale Villa Scassi – nel quale ricerca clinica e assistenza si integrano per offrire alle pazienti opportunità di cura innovative di ultima generazione e contribuire al progresso delle conoscenze sul carcinoma mammario».
La partecipazione sarà proposta alle pazienti che soddisfano i criteri previsti dal protocollo, dopo un colloquio con il gruppo di cura e l’acquisizione del consenso informato.
G. D. (nelle foto gli staff Galliera e Villa Scassi)
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
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Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
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Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
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Criteri Critici
Una malattia per cui non esiste screening. Sono i sintomi che portano alla diagnosi, come nelcaso dell’ex parlamentare
L'articolo Tumore al cervello, cosa sappiamo della malattia di Di Battista sembra essere il primo su Galileo.
La storia di Alessandro Di Battista ha riportato l’attenzione sul tumore al cervello. L’ex
parlamentare ha raccontato di essersi sentito male durante un soggiorno a Cuba e di aver
scoperto la presenza di un tumore associato a un edema cerebrale. Dopo le cure per ridurre
l’edema, ha spiegato, è stato sottoposto a un intervento durante il quale è stato asportato quasi tutto il tumore. Ora dovrà proseguire con le terapie. Il caso riporta al centro una malattia complessa e molto eterogenea, che comprende forme diverse per origine, caratteristiche biologiche e possibilità di trattamento.
Tanti tipi di tumore al cervello
In Italia, secondo l’edizione 2025 de I numeri del cancro in Italia, nel 2024 sono state stimate 6.126 nuove diagnosi di tumori del sistema nervoso centrale. Tra le diverse forme, i gliomi rappresentano una quota importante dei tumori cerebrali primitivi: secondo Fondazione AIOM, in Italia si registrano ogni anno oltre 3.000 nuovi casi, pari a circa il 40% dei tumori cerebrali primitivi. All’interno di questo gruppo rientrano gliomi con caratteristiche molto diverse, dagli astrocitomi agli oligodendrogliomi fino al glioblastoma.
Il glioblastoma è invece il tumore maligno del SNC più frequente nell’adulto. L’incidenza stimata è di circa 3-4 casi ogni 100 mila abitanti l’anno e l’età media di insorgenza è intorno ai 65 anni. È una neoplasia particolarmente aggressiva, caratterizzata dalla capacità di infiltrare il tessuto cerebrale circostante e da un’elevata probabilità di recidiva. Nel caso di Di Battista, tuttavia, il tipo istologico del tumore non è stato reso pubblico e quindi non è possibile stabilire, sulla base delle informazioni disponibili, quale forma abbia avuto.
Che cosa è l’edema
Un elemento della vicenda raccontata dallo stesso Di Battista è l’edema cerebrale. Con questo termine si indica un accumulo anomalo di liquido nel tessuto cerebrale, che provoca un aumento del volume del cervello. Nei pazienti con un tumore può verificarsi perché la massa tumorale altera i vasi sanguigni e la barriera che normalmente regola il passaggio di liquidi dal sangue al tessuto nervoso. Il tumore può inoltre comprimere o danneggiare i tessuti circostanti, favorendo la formazione di edema. Il gonfiore può aumentare la pressione all’interno del cranio e contribuire alla comparsa o al peggioramento di sintomi neurologici. Il trattamento può prevedere farmaci capaci di ridurre il gonfiore, in particolare corticosteroidi come il desametasone, quando indicati dal medico.
I sintomi
A differenza di altre neoplasie, non esiste oggi uno screening di popolazione efficace per
individuare precocemente i tumori cerebrali. La maggior parte delle diagnosi avviene infatti
quando compaiono sintomi, che possono essere molto diversi in relazione alla sede e alle
dimensioni della lesione. Tra i segnali possibili ci sono forti mal di testa, crisi epilettiche, disturbi della vista o dell’udito, problemi di equilibrio e coordinazione, difficoltà motorie o alterazioni della sensibilità. Possono comparire anche cambiamenti cognitivi o comportamentali.
La diagnosi
Quando esiste un sospetto clinico, il primo passaggio è generalmente rappresentato dalla
diagnostica per immagini. La risonanza magnetica è l’esame di riferimento per studiare il cervello e definire sede, dimensioni e caratteristiche della lesione; la tomografia computerizzata può essere utilizzata in diverse situazioni. Per arrivare a una diagnosi definitiva, quando necessario, si ricorre alla biopsia, che permette di analizzare il tessuto tumorale. Oggi questa fase è diventata ancora più importante perché alla diagnosi istologica si affianca quella molecolare. La ricerca di specifiche alterazioni genetiche, come quelle del gene IDH, contribuisce a classificare con maggiore precisione il tumore e a orientare le scelte terapeutiche. La classificazione dei tumori cerebrali è infatti sempre più basata sull’integrazione di caratteristiche microscopiche e molecolari.
Il trattamento
La cura dipende quindi dal tipo di tumore, dalla sua localizzazione, dal grado di aggressività, dalle caratteristiche molecolari e dalle condizioni generali della persona. Quando possibile, la chirurgia rappresenta uno dei principali trattamenti, con l’obiettivo di rimuovere la maggiore quantità possibile di tessuto tumorale preservando al tempo stesso le funzioni neurologiche. Nel caso del glioblastoma, il trattamento standard prevede generalmente la combinazione di chirurgia, radioterapia e chemioterapia con temozolomide.
Credit immagine: Kaspo, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
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Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
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Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Nuova terapia ormonale per donne con carcinoma mammario sperimentata da Galliera e Villa Scassi Liguria24
Genova. Galliera e Villa Scassi insieme per la sperimentazione di un nuovo studio clinico dedicato alle giovani donne con carcinoma mammario positivo ai recettori ormonali. Al centro della ricerca c’è una terapia endocrina innovativa assunta per bocca, che sarà studiata nel periodo di circa un mese tra la diagnosi e l’intervento chirurgico.
“L’obiettivo è valutare se il trattamento possa ridurre la proliferazione delle cellule tumorali, uno degli indicatori dell’aggressività biologica della malattia, già prima dell’intervento − dice Matteo Lambertini, professore associato presso l’Università di Genova e direttore della S.C. oncologia medica dell’ente ospedaliero ospedali Galliera − il periodo di attesa della chirurgia diventa così una finestra preziosa per studiare la risposta del tumore e sviluppare strategie terapeutiche sempre più personalizzate”.
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Criteri Critici
Una donna di 40 anni, che non presentava sintomi respiratori, ha ricevuto una diagnosi di cancro ai polmoni. Vietnam.vn
Ferite lievi, ma non siate imprudenti. La paziente NHT, una donna di 40 anni con una storia di carcinoma papillare della tiroide nel lobo sinistro, è stata sottoposta a intervento chirurgico nel luglio 2026. Durante un controllo medico di routine, le immagini polmonari hanno rivelato un nodulo a vetro smerigliato nel segmento 6 del polmone sinistro, di dimensioni approssimative di 12 x 11 mm. In particolare, il paziente non si è rivolto a un medico a causa di evidenti sintomi respiratori. Il danno è stato scoperto durante un controllo medico di routine, mentre il paziente continuava a svolgere le sue normali attività. Dopo aver rilevato l'anomalia, i medici hanno effettuato una valutazione completa. La risonanza magnetica cerebrale non ha rivelato lesioni secondarie; anche la scintigrafia ossea e l'ecografia addominale non hanno evidenziato lesioni secondarie. Gli esami cardiovascolari e respiratori non hanno rivelato controindicazioni all'intervento chirurgico.
L'équipe chirurgica sta operando sul paziente - Foto per gentile concessione dell'ospedale. Dopo consultazione e sintesi dei dati clinici e paraclinici, al paziente è stato diagnosticato un carcinoma polmonare sinistro cT1N0M0. Il piano di trattamento scelto è stato la resezione laparoscopica del segmento 6 del polmone sinistro. Una lesione di appena 12 x 11 mm potrebbe indurre molti a chiedersi se sia necessario un intervento. Tuttavia, le dimensioni non sono l'unico fattore da considerare nella valutazione di una lesione polmonare. In particolare, per i soggetti con una storia di tumore alla tiroide, la comparsa di nuove lesioni polmonari richiede un'attenta valutazione della loro natura ed estensione prima di prendere decisioni terapeutiche.
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Lobectomia polmonare, con l'obiettivo di preservare il tessuto sano. L'intervento chirurgico è stato eseguito dal dottor Nguyen Khac Kiem, primario del reparto di chirurgia toracica dell'ospedale K, insieme all'équipe del reparto di chirurgia toracica (Chirurgia D). Durante l'intervento chirurgico, il campione è stato inviato immediatamente per la biopsia. I risultati preliminari hanno indicato un sospetto adenocarcinoma.
I chirurghi hanno eseguito una resezione endoscopica a porta singola del segmento 6 del polmone sinistro. Poiché la lesione rimaneva localizzata e idonea all'intervento chirurgico, la scelta dell'estensione della resezione è stata cruciale sia per controllare la lesione sia per ridurre al minimo la rimozione di parenchima polmonare non necessario. I polmoni svolgono la funzione respiratoria a lungo termine. Pertanto, il trattamento di una lesione polmonare non dovrebbe mirare solo alla rimozione del danno, ma anche a valutare l'entità della rimozione del tessuto polmonare, garantendo la sicurezza chirurgica e preservando quanto più tessuto sano possibile. Dopo l'intervento chirurgico, il paziente è stato giudicato stabile e ha continuato a essere monitorato e curato. Resezione endoscopica a porta singola del segmento 6 del polmone - Foto per gentile concessione dell'ospedale.
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Criteri Critici
Tumore al seno nelle giovani donne, Galliera e Villa Scassi sperimentano una terapia prima dell’intervento genovaquotidiana.com
Lo studio valuterà se un trattamento endocrino orale assunto per circa un mese riduce la proliferazione tumorale. La ricerca coinvolgerà donne in premenopausa con carcinoma mammario sensibile agli ormoni; i risultati dovranno essere verificati
Gli ospedali Galliera e Villa Scassi avviano uno studio clinico rivolto a giovani donne con carcinoma mammario positivo ai recettori ormonali. La sperimentazione analizzerà gli effetti di una terapia endocrina orale somministrata nel periodo tra la diagnosi e l’intervento chirurgico, per circa un mese.
L’obiettivo è verificare se il trattamento riduce la proliferazione delle cellule tumorali, indicatore dell’attività biologica della malattia. «La fase di attesa dell’intervento può diventare una finestra per osservare la risposta del tumore e studiare strategie più personalizzate», spiega Matteo Lambertini, professore associato all’Università di Genova e direttore della struttura complessa di Oncologia medica del Galliera.
La ricerca si concentrerà sulle donne prima della menopausa. Per valutare eventuali cambiamenti, i ricercatori confronteranno campioni di tessuto prelevati con la biopsia diagnostica e durante l’intervento. Nei tumori sensibili agli ormoni, gli estrogeni possono favorire la crescita delle cellule attraverso recettori specifici; la terapia in esame agisce su questi recettori, bloccandone l’attività e promuovendone la degradazione.
La sperimentazione dovrà stabilire se il trattamento produce l’effetto biologico atteso nelle pazienti coinvolte. Un’eventuale riduzione della proliferazione non dimostrerebbe, da sola, un aumento delle possibilità di guarigione o una diminuzione del rischio di recidiva. Nel comunicato non sono indicati il nome del farmaco, il numero di partecipanti o il calendario di arruolamento.
Per Monica Calamai, direttrice generale dell’Azienda Ospedaliera Metropolitana ligure, la collaborazione tra i due ospedali punta a integrare assistenza e ricerca clinica. L’assessore regionale alla Sanità Massimo Nicolò sottolinea il valore di studi che mirano a personalizzare le cure in base alle caratteristiche della malattia e della singola paziente.
Il progetto si inserisce in un percorso multidisciplinare condiviso tra Galliera e Villa Scassi. Stefano Spinaci, responsabile dell’unità di Senologia territoriale dell’Azienda Ospedaliera Metropolitana nel presidio Villa Scassi, spiega che la ricerca clinica sarà affiancata dall’assistenza alle pazienti. La partecipazione sarà proposta soltanto a chi risponde ai criteri previsti dal protocollo, dopo un colloquio con il gruppo di cura e la raccolta del consenso informato.
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