Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Ospedale di Matera: imminente l’attivazione del servizio di radioterapia. L’annuncio Matera News
Un confronto aperto tra medici, istituzioni, associazioni e cittadini per affrontare il tema dei tumori ginecologici attraverso informazione, prevenzione e innovazione terapeutica.
È questo il filo conduttore del convegno “Tumori ovarici: un percorso multidisciplinare – Salute, Prevenzione e Territorio”, svoltosi sabato scorso, ospitato nella Sala Consiliare del Comune di Policoro e dedicato ai percorsi di diagnosi, cura e presa in carico delle pazienti oncologiche.
L’iniziativa ha riunito professionisti della sanità, rappresentanti istituzionali e realtà associative del territorio in una mattinata caratterizzata da interventi scientifici, testimonianze e momenti di confronto con il pubblico, confermando l’importanza di una rete integrata tra ospedale, territorio e prevenzione.
Ad aprire i lavori sono stati i saluti istituzionali dell’assessore del Comune di Policoro Cinzia Mastronardi, dell’assessore regionale alla Salute Cosimo Latronico, del direttore sanitario dell’ASM Matera Andrea Gigliobianco e del consigliere regionale e capogruppo in Consiglio regionale Piero Marrese, che hanno ribadito l’impegno verso il potenziamento dei servizi oncologici e della prevenzione sul territorio.
Nel suo intervento, Gigliobianco ha annunciato l’imminente attivazione del servizio di radioterapia presso l’Ospedale Madonna delle Grazie di Matera, definendolo:
“un passaggio fondamentale nei percorsi di cura dei pazienti oncologici.
Finalmente la provincia di Matera potrà contare su una struttura moderna e dotata di tecnologie avanzate, capace di garantire un livello più alto di assistenza sanitaria”.
L’assessore Cosimo Latronico ha invece evidenziato il lavoro in corso per rafforzare la collaborazione tra il presidio ospedaliero di Matera e il CROB di Rionero, annunciando la volontà di sviluppare anche la chirurgia senologica nel capoluogo dei Sassi.
Ha dichiarato:
“Stiamo costruendo un percorso importante di integrazione sanitaria per offrire ai cittadini servizi sempre più completi e vicini al territorio”.
Ampio spazio è stato dedicato al ruolo della genetica nella prevenzione e nella diagnosi oncologica grazie all’intervento del dottor Domenico Dell’Edera, responsabile della U.O.D. di Genetica Medica dell’Ospedale Madonna delle Grazie.
Il medico ha spiegato come il tumore sia una malattia complessa nella quale incidono predisposizione genetica, ambiente e stili di vita:
“Tutti i tumori derivano da alterazioni del DNA e in alcuni casi esiste una predisposizione ereditaria che può essere individuata attraverso specifici test genetici”.
Dell’Edera ha illustrato l’importanza dell’analisi genetica e della ricostruzione dell’albero genealogico familiare per individuare eventuali fattori di rischio, ricordando che il servizio di test genetici attivo a Matera dal 2016 consente di avviare programmi di sorveglianza anche per i familiari sani dei pazienti oncologici.
Particolarmente apprezzato anche l’intervento della dottoressa Emilia Tallarico dell’Unità Operativa di Anatomia Patologica dell’Ospedale di Matera, che ha posto l’attenzione sul valore di una figura professionale spesso poco conosciuta ma centrale nei percorsi oncologici:
“L’anatomopatologo è il professionista che definisce diagnosi e stadio della malattia un lavoro essenziale che accompagna tutte le decisioni terapeutiche”. Tallarico ha inoltre richiamato l’attenzione sull’importanza della diagnosi precoce nei tumori ovarici, patologie che spesso si manifestano con sintomi sfumati o aspecifici e che per questo vengono individuate in fase avanzata.
Sui tumori ginecologici è intervenuto il direttore della U.O.C. di Ginecologia e Ostetricia Giuseppe Trojano, che ha lanciato un forte messaggio sulla necessità di rafforzare la prevenzione, la diagnosi precoce e la presa in carico multidisciplinare delle pazienti.
Il ginecologo ha evidenziato come nei tumori ovarici e ginecologici sia fondamentale costruire percorsi clinici integrati, nei quali screening, chirurgia oncologica, follow up, genetica e terapie personalizzate lavorino in stretta sinergia per migliorare prognosi e qualità della vita delle pazienti.
Trojano ha inoltre sottolineato l’importanza di una rete oncologica regionale capace di accompagnare la donna in tutte le fasi della malattia, dalla prevenzione ai trattamenti specialistici, evidenziando il ruolo centrale dell’équipe ginecologica nella diagnosi precoce e nella definizione dei percorsi terapeutici più appropriati:
“Una donna non può trovarsi sola davanti a una diagnosi oncologica senza sapere quale strada seguire.
È necessario costruire percorsi chiari e condivisi all’interno di una vera rete oncologica regionale”.
L’intervento della dottoressa Immacolata Brucoli della U.O.S.D. di Oncologia Medica si è invece concentrato sul peso degli stili di vita e sull’evoluzione delle cure personalizzate.
Alimentazione, attività fisica e prevenzione rappresentano infatti fattori in grado di incidere concretamente sul rischio oncologico.
Brucoli ha sottolineato anche l’importanza della profilazione molecolare, strumento che permette di individuare terapie sempre più mirate in base alle caratteristiche biologiche del tumore e del singolo paziente;
“Ogni paziente ha caratteristiche differenti e proprio per questo le cure devono essere sempre più personalizzate”.
A concludere gli interventi scientifici è stata la dottoressa Grazia Lazzari, direttore della Struttura Complessa Interaziendale di Radioterapia, che ha illustrato l’evoluzione tecnologica della radioterapia moderna. Le nuove metodiche consentono oggi trattamenti più precisi, meno invasivi e con minori effetti collaterali rispetto al passato, migliorando sensibilmente la qualità della vita dei pazienti.
Nel corso dell’incontro numerosi gli interventi e le domande del pubblico, in particolare delle donne dell’associazione “Una Stanza per un Sorriso” di Policoro, che hanno contribuito ad animare il dibattito sui temi della prevenzione, dell’informazione e del supporto alle pazienti oncologiche.
I lavori sono stati coordinati dall’avvocato Maria Lovito e dalla dottoressa Osvalda Cuccarese, moderatrici dell’incontro, che hanno guidato il confronto tra relatori, istituzioni e pubblico presente in sala.
L’evento è stato promosso da Thema Associazione Culturale e da “Una Stanza per un Sorriso” – Sezione Policoro, con il patrocinio della Provincia di Matera, del Comune di Policoro, dell’ASM Matera e del Rotary Club di Matera, insieme alla collaborazione di numerose associazioni impegnate nel sostegno ai pazienti oncologici e nella promozione della cultura della prevenzione.
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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Tumore ovarico, il digiuno potenzia l'efficacia della chemioterapia: il nuovo studio del Gemelli Il Mattino
Il digiuno può potenziare l'efficacia della chemioterapia sul tumore ovarico. E' il risultato di una ricerca del policlinico Gemelli-Universita' Cattolica del Sacro Cuore di Roma, coordinata dalla professoressa Claudia Marchetti, associato di Ginecologia all'Universita' Cattolica del Sacro Cuore, responsabile della Uos Prevenzione dei Tumori ginecologici eredo-familiari, della Uoc di Ginecologia oncologia di fondazione policlinico Gemelli Irccs.
APPROFONDIMENTI Luca Carboni e il tumore: «Sono in debito con la vita, in pochi minuti tutto è cambiato. Roma? Vivevo a casa di Dalla, è la città del mio cuore»
Lo studio e' stato selezionato tra gli oltre 3.400 abstract, che saranno presentati all'Asco Annual Meeting 2026 per la presentazione alla conferenza stampa pre-congressuale ispirata agli stili di vita. E' quanto si legge in una nota del policlinico Gemelli di Roma.
Lo studio
Lo studio ha riguardato 36 donne con tumore dell'ovaio in stadio avanzato (III-IV), per valutare l'effetto del digiuno sui livelli di insulina e sull'efficacia della chemioterapia neoadiuvante a base di carboplatino e paclitaxel. Le partecipanti sono state suddivise in due gruppi: il primo ha seguito un protocollo di digiuno di 36 ore prima e 24 ore dopo ciascun ciclo di chemioterapia, mentre il gruppo di controllo ha mantenuto una normale alimentazione. Durante il digiuno erano consentiti acqua, tisane, brodo vegetale leggero e fino a 2 litri di succo vegetale, per un massimo di 350 calorie al giorno.
Il digiuno
Dopo tre cicli di chemioterapia, il gruppo sottoposto a digiuno controllato ha mostrato «una significativa riduzione dei livelli di insulina, ormone associato alla crescita tumorale e alla resistenza ai trattamenti - prosegue la nota -. Sono stati registrati inoltre una migliore risposta patologica alla chemioterapia (quasi il 60 per cento delle pazienti ha ottenuto una risposta completa o quasi completa, rispetto a meno del 20 per cento nel gruppo con dieta libera) e un prolungamento della sopravvivenza libera da progressione, pari ad oltre 38 mesi nel gruppo sottoposto a 'digiuno' peri-terapia, rispetto ai 24 mesi osservati nel gruppo di controllo. Nelle donne sottoposte a digiuno controllato sono state rilevate modificazioni immunologiche favorevoli, associate a una maggiore efficacia del trattamento antitumorale. Tutte le pazienti del gruppo digiuno hanno completato il trattamento. Gli effetti collaterali osservati, (soprattutto riduzione dei globuli bianchi e dell'emoglobina), sono risultati sovrapponibili tra i due gruppi».
Le nuove strategie
«Nonostante i progressi della chirurgia e della chemioterapia - ha affermato la professoressa Marchetti - le pazienti con carcinoma ovarico avanzato continuano ad avere una prognosi sfavorevole. E' quindi fondamentale individuare nuove strategie sicure, sostenibili e facilmente applicabili per migliorare l'efficacia delle cure». Secondo gli esperti dell'Asco, i risultati di questo studio sono promettenti e confermano dati preliminari gia' emersi in precedenti studi sul ruolo metabolico del digiuno durante le terapie oncologiche. Saranno ora necessari studi clinici piu' ampi per validare questi risultati e comprendere meglio i meccanismi biologici alla base del miglioramento della risposta alle terapie oncologiche.
Il digiuno subito prima e dopo la chemioterapia migliora la risposta al trattamento del tumore ovarico - Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS
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Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
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Il digiuno subito prima e dopo la chemioterapia migliora la risposta al trattamento del tumore ovarico Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS
Il digiuno subito prima e dopo la chemioterapia migliora la risposta al trattamento del tumore ovarico
Uno studio pilota, che sarà presentato al prossimo congresso annuale dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO), suggerisce che il digiuno controllato, prima e dopo la chemioterapia, possa migliorare la risposta terapeutica nelle pazienti con carcinoma ovarico sieroso di alto grado (HGSOC), la forma più comune e aggressiva di questa neoplasia. La ricerca, effettuata dai ricercatori del Policlinico Gemelli IRCCS – Università Cattolica è stata presentata in una conferenza stampa ufficiale di ASCO 2026.
Una ricerca del Policlinico Gemelli-Università Cattolica del Sacro Cuore, coordinata dalla professoressa Claudia Marchetti, Associato di Ginecologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore, Responsabile della UOS Prevenzione dei Tumori Ginecologici Eredo-Familiari, della UOC di Ginecologia Oncologia di Fondazione Policlinico Gemelli IRCCS, è stata selezionata tra gli oltre 3.400 abstract, che saranno presentati all’ASCO Annual Meeting 2026 per la presentazione alla conferenza stampa pre-congressuale ispirata agli stili di vita.
Lo studio ha riguardato 36 donne con tumore dell’ovaio in stadio avanzato (III-IV), per valutare l’effetto del digiuno sui livelli di insulina e sull’efficacia della chemioterapia neoadiuvante a base di carboplatino e paclitaxel.
Le partecipanti sono state suddivise in due gruppi: il primo ha seguito un protocollo di digiuno di 36 ore prima e 24 ore dopo ciascun ciclo di chemioterapia, mentre il gruppo di controllo ha mantenuto una normale alimentazione. Durante il digiuno erano consentiti acqua, tisane, brodo vegetale leggero e fino a 2 litri di succo vegetale, per un massimo di 350 calorie al giorno.
Risultati principali
Dopo tre cicli di chemioterapia, il gruppo sottoposto a digiuno controllato ha mostrato una significativa riduzione dei livelli di insulina, ormone associato alla crescita tumorale e alla resistenza ai trattamenti. Sono stati registrati inoltre una migliore risposta patologica alla chemioterapia (quasi il 60% delle pazienti ha ottenuto una risposta completa o quasi completa, rispetto a meno del 20% nel gruppo con dieta libera) e un prolungamento della sopravvivenza libera da progressione, pari ad oltre 38 mesi nel gruppo sottoposto a ‘digiuno’ peri-terapia, rispetto ai 24 mesi osservati nel gruppo di controllo. Nelle donne sottoposte a digiuno controllato sono state rilevate modificazioni immunologiche favorevoli, associate a una maggiore efficacia del trattamento antitumorale.
Tutte le pazienti del gruppo digiuno hanno completato il trattamento. Gli effetti collaterali osservati, (soprattutto riduzione dei globuli bianchi e dell’emoglobina), sono risultati sovrapponibili tra i due gruppi.
“Nonostante i progressi della chirurgia e della chemioterapia – commenta la professoressa Marchetti – le pazienti con carcinoma ovarico avanzato continuano ad avere una prognosi sfavorevole. È quindi fondamentale individuare nuove strategie sicure, sostenibili e facilmente applicabili per migliorare l’efficacia delle cure”.
Secondo gli esperti dell’ASCO, i risultati di questo studio sono promettenti e confermano dati preliminari già emersi in precedenti studi sul ruolo metabolico del digiuno durante le terapie oncologiche. Saranno ora necessari studi clinici più ampi per validare questi risultati e comprendere meglio i meccanismi biologici alla base del miglioramento della risposta alle terapie oncologiche.
Maria Rita Montebelli
Fonte: Effects of short-term fasting compared to free diet in ovarian cancer patients: Results from a two-arm pilot randomized trial (abstract n. 5517, ASCO 2026)
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Un nuovo approccio per la diagnosi precoce dei tumori ginecologici. Vietnam.vn
Alla 26ª Conferenza Vietnam-Francia-Asia-Pacifico su Ostetricia e Ginecologia (VFAP 2026), esperti vietnamiti e stranieri hanno discusso le tendenze nell'applicazione della metilazione del DNA e dei biomarcatori molecolari per supportare la diagnosi precoce e la stratificazione del rischio dei tumori ginecologici in modo più personalizzato. Nell'ambito del VFAP 2026, il workshopscientificosul tema "Progressi nella diagnosi dei tumori ginecologici: sfide cliniche e ruolo della metilazione del DNA nella diagnosi precoce e nella stratificazione del rischio clinico" ha attirato l'attenzione di numerosi esperti, ostetrici, ginecologi e oncologi. Secondo gli esperti, i tumori ginecologici continuano a rappresentare un grave problema per la salute delle donne a livello globale. I dati di GLOBOCAN 2022 hanno registrato oltre 1,4 milioni di nuovi casi all'anno in tre gruppi di tumori ginecologici: tumore della cervice uterina, tumore dell'endometrio e tumore dell'ovaio. È importante sottolineare che molte di queste patologie possono progredire in modo asintomatico nelle fasi iniziali, il che significa che molti casi vengono diagnosticati solo quando la malattia è già in fase avanzata. In Vietnam, si registrano attualmente circa 4.600 nuovi casi di cancro cervicale ogni anno. Nel frattempo, il tasso di donne che partecipano ai programmi di screening per il cancro cervicale e la copertura vaccinale contro l'HPV rimangono ben al di sotto degli obiettivi fissati dall'OMS. Oltre il 70% dei casi di cancro ovarico viene diagnosticato in fase avanzata; anche il cancro dell'endometrio è in rapido aumento, mentre i metodi di screening tradizionali rimangono limitati, presentano una bassa specificità e non sono in grado di individuare i casi asintomatici. Secondo il dottor Vo Thanh Nhan, la sfida attuale non consiste solo nell'individuare le lesioni, ma anche nella capacità di stratificare il rischio e supportare il processo decisionale clinico nelle "aree grigie" in cui i risultati non sono ancora sufficientemente chiari per stabilire se continuare il monitoraggio o procedere con un intervento invasivo. "Per molti anni, il Pap test e il test HPV hanno svolto un ruolo fondamentale nello screening del tumore cervicale. Tuttavia, per il tumore dell'endometrio e dell'ovaio, non esiste ancora una strategia di screening ottimale per le donne asintomatiche. La tendenza attuale in medicina si sta spostando dalla diagnosi alla comparsa dei sintomi all'identificazione del rischio in una fase molto precoce basata sui biomarcatori molecolari",ha affermato il Dott. Vo Thanh Nhan, Specialista II. La dottoressa Vo Thanh Nhan, responsabile del reparto di oncologia ginecologica dell'ospedale Tu Du, ha condiviso alcune riflessioni sul peso dei tumori ginecologici in Vietnam. Uno dei temi chiave del workshop è stata la metilazione del DNA, un'alterazione epigenetica legata alla formazione e alla progressione del cancro. A differenza dei test che rilevano principalmente cambiamenti nella morfologia cellulare o la presenza di virus, la metilazione del DNA può riflettere le alterazioni molecolari correlate al rischio in una fase più precoce, prima che compaiano anomalie a livello di imaging o istologico, aprendo la possibilità di supportare la stratificazione del rischio e personalizzare le strategie di monitoraggio della malattia. Nel corso del workshop, il Dott. Safedin (Sajo) Beqaj ha presentato nuovi dati di ricerca sull'applicazione della metilazione del DNA nella diagnosi precoce del carcinoma endometriale. Secondo i dati presentati, diversi marcatori che aumentano la metilazione riducono o inibiscono l'attività dei geni oncosoppressori CDO1 e CELF4, dimostrando il potenziale per contribuire alla diagnosi precoce del carcinoma endometriale attraverso un prelievo cervicale non invasivo, utilizzando una procedura simile al Pap test. Lo studio ha evidenziato un'elevata sensibilità e specificità, suggerendo la possibilità di ridurre fino al 90% le biopsie endometriali non necessarie, mantenendo al contempo un elevato valore predittivo negativo (VPN) nella stratificazione del rischio clinico. Dr. Safedin (Sajo) Beqaj e MSc. Il Dr. Tang Hung Sang - Direttore medico di Gene Solutions alla conferenza Il dottor Safedin (Sajo) Beqaj ha condiviso alla conferenza. Il test, utilizzato negli Stati Uniti, aiuta nella diagnosi precoce del cancro dell'endometrio nelle donne ad alto rischio, come quelle con sanguinamento vaginale anomalo, anamnesi di iperplasia endometriale, sindrome ereditaria del cancro (sindrome di Lynch), pazienti con tumore al seno trattate con tamoxifene, sindrome dell'ovaio policistico e sovrappeso. Secondo gli esperti, la nuova tendenza della medicina moderna non mira a sostituire completamente i metodi di screening esistenti, bensì a integrare i dati di biologia molecolare per aiutare i medici a valutare i rischi in modo più accurato in situazioni cliniche complesse o incerte. Secondo il dottor Tang Hung Sang, direttore medico di Gene Solutions, la metilazione del DNA è attualmente oggetto di numerosi studi negli Stati Uniti, in Europa e in molti paesi asiatici come potenziale approccio per la diagnosi precoce e la stratificazione del rischio di cancro. In occasione della conferenza VFAP 2026, Gene Solutions ha presentato soluzioni per lo screening dei tumori ginecologici basate sulla tecnologia di metilazione del DNA. La crescente presenza della metilazione del DNA e dei biomarcatori molecolari in studi scientifici e conferenze su larga scala riflette un cambiamento nella medicina moderna: dal rilevamento della malattia dopo la sua manifestazione allo screening proattivo e alla stratificazione del rischio in una fase precoce, supportati da dati molecolari e dalla medicina di precisione. In occasione del VFAP 2026, Gene Solutions ha inoltre presentato il suo ecosistema per lo screening dei tumori ginecologici, che comprende test virologici e biopsia liquida per la diagnosi precoce e la stratificazione del rischio. Dettagli:https://genesolutions.vn/cac-goi-xet-nghiem/tam-soat-ung-thu-phu-khoa/ Presentazione aziendale Fonte: https://suckhoedoisong.vn/huong-tiep-can-moi-trong-phat-hien-som-ung-thu-phu-khoa-169260525164219191.htm
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Criteri Critici
Cosa dicono i medici degli ospedali di terzo livello sulla terapia con cellule CAR-T per la leucemia? Vietnam.vn
Di recente, la notizia della collaborazione tra una strutturamedicadi Ho Chi Minh City e un ospedale di Taipei, in Cina, per il trattamento con successo di un bambino di 12 anni affetto da leucemia mediante terapia con cellule CAR-T, si è diffusa ampiamente, suscitando scalpore nell'opinione pubblica. Si tratta ancora di un concetto nuovo nel settore sanitario vietnamita. Molte persone hanno espresso la speranza che questa tecnica possa aumentare le possibilità di sopravvivenza per coloro che soffrono di malattie maligne del sangue. Tuttavia,il Ministero della Saluteha successivamente richiesto alle autorità competenti di Ho Chi Minh City di esaminare la legalità e le basi scientifiche della tecnica di terapia con cellule CAR-T, poiché l'applicazione di cellule e prodotti derivati da cellule nella prevenzione e nel trattamento delle malattie richiede prove di sicurezza ed efficacia. Nello specifico, verificare la legalità della terapia con cellule CAR-T a cui il paziente si è sottoposto, inclusi: se la terapia è stata autorizzata per l'uso a scopo diagnostico e terapeutico; e i protocolli e le procedure in vigore presso l'ospedale per i pazienti che utilizzano la terapia con cellule CAR-T. Parlando con un giornalistadel quotidiano Dan Tri, il responsabile di un reparto specializzato dell'Ospedale Oncologico di Ho Chi Minh City ha spiegato che la terapia con cellule CAR-T è un metodo che utilizza le cellule del paziente stesso per produrre anticorpi che distruggono il cancro (le cellule T sono considerate come "automobili" che attaccano ed eliminano le cellule tumorali). Si ritiene che una bambina di 12 anni sia la prima persona vietnamita ad aver utilizzato con successo le cellule CAR-T nel trattamento della leucemia (Foto: Ospedale). Attualmente, diversi paesi in tuttoil mondohanno applicato questo metodo, ottenendo risultati iniziali promettenti. Tuttavia, questo metodo è ancora piuttosto nuovo nel settore sanitario vietnamita e non è ancora autorizzato. Inoltre, anche l'onere finanziario rappresenta un problema, poiché il costo della terapia con cellule CAR-T ammonta a miliardi di VND, il che ne rende difficile l'ampia applicazione ai pazienti oncologici. "Se questa tecnica venisse ufficialmente implementata in Vietnam, oltre alla competenza professionale, si dovrebbe anche valutare la possibilità di coordinare il supporto del sistema sanitario nazionale per ridurre l'onere finanziario delle cure per i pazienti", ha affermato la fonte. Un medico che lavora presso il Centro Oncologico, un ospedale di terzo livello a Ho Chi Minh City, ha inoltre affermato che il reparto non ha esperienza nell'utilizzo del metodo CAR-T per il trattamento. Questo medico ritiene che, in teoria, le cellule CAR-T abbiano un potenziale nel trattamento dei tumori del sangue, ma richiedono una tecnologia molto avanzata e un rigoroso controllo della produzione per evitare rischi durante il processo di fabbricazione. Il primo paziente oncologico ha ricevuto un trapianto di cellule staminali presso l'Ospedale Oncologico di Ho Chi Minh City nell'ottobre del 2023 (Foto: Ospedale). Il costo è enorme; è necessario un ulteriore monitoraggio dell'efficacia. Secondo il National Cancer Institute (NCI) degli Stati Uniti, l'immunoterapia sta gradualmente diventando la pietra angolare del trattamento moderno del cancro. Sebbene la terapia con cellule CAR-T non sia adatta a tutti, può essere efficace a lungo termine per alcuni pazienti affetti da tumore in stadio molto avanzato. Ciò che distingue la terapia con cellule CAR-T dalle altre immunoterapie e dai trattamenti antitumorali è che l'immunità viene generata dalle cellule T del paziente stesso, che sono le principali cellule killer dell'organismo contro le cellule infette. Nel 2017, la Food and Drug Administration (FDA) statunitense ha approvato la prima terapia con cellule CAR-T per il trattamento di bambini affetti da leucemia linfoblastica acuta (LLA), seguita da quella per il mieloma multiplo. Tuttavia, secondo il dottor Steven A. Rosenberg del NCI (uno dei pionieri nella ricerca sulle cellule CAR-T), per lungo tempo la comunità scientifica è rimasta scettica sull'efficacia delle "terapie cellulari" e sulla loro superiorità rispetto a trattamenti specializzati per un numero limitato di pazienti. L'applicazione di cellule e prodotti derivati da cellule nel trattamento delle malattie richiede prove scientifiche riguardanti la loro sicurezza ed efficacia (Immagine illustrativa: NCI). Secondo un'analisi dell'Ospedale Militare Centrale 108, la terapia con cellule CAR-T utilizza cellule T prelevate dal sangue del paziente, geneticamente modificate per essere in grado di riconoscere e attaccare le cellule tumorali. Le cellule CAR-T hanno la capacità di attaccare in modo specifico le cellule tumorali, minimizzando l'impatto sulle cellule sane. Tuttavia, questa terapia presenta anche alcune limitazioni, tra cui la possibilità di effetti collaterali (come infiammazione, febbre, mal di testa e abbassamento della pressione sanguigna). Alcuni tipi di cancro sono in grado di eludere il rilevamento o l'attacco da parte delle cellule CAR-T. Inoltre, il costo di questo trattamento è molto elevato (fino a centinaia di migliaia di dollari negli Stati Uniti). Fonte: https://dantri.com.vn/suc-khoe/bac-si-benh-vien-tuyen-cuoi-noi-gi-ve-lieu-phap-car-t-cell-tri-ung-thu-mau-20250922100223571.htm
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Criteri Critici
Integrare l'intelligenza artificiale nel trattamento del cancro. Vietnam.vn
Accanto ai trattamenti tradizionali, la tendenza nello sviluppo di farmaci moderni si sta spostando con forza verso la progettazione di farmaci mirati, combinata con tecnologie computazionali avanzate per ridurre i tempi di ricerca e migliorarne l'efficienza. In questo contesto, i composti di origine naturale, in particolare gli xantoni, stanno attirando l'attenzione per il loro variegato potenziale biologico, inclusa l'attività antitumorale. Tuttavia, lo sfruttamento efficace di questi composti rimane limitato se ci si affida esclusivamente ai metodi sperimentali tradizionali, che risultano lunghi e costosi.
La progettazione di farmaci assistita da computer (CADD) sta diventando una tendenza significativa nella chimica farmaceutica moderna. In Vietnam, l'integrazione dell'intelligenza artificiale e del calcolo ad alte prestazioni con i metodi sperimentali sta aprendo nuove prospettive per lo sfruttamento dei composti naturali. In questo studio, le strutture xantoniche sono state selezionate come materiale di partenza promettente, con un processo di ricerca orientato dalla simulazione alla verifica sperimentale.
Il cancro ha un impatto significativo sulla salute pubblica, rendendo sempre più urgente la necessità di soluzioni terapeutiche efficaci, sicure e sostenibili. L'integrazione di intelligenza artificiale (IA), calcolo ad alte prestazioni e validazione sperimentale sta aprendo la strada ad approcci efficienti nella progettazione di derivati dello xantone per la terapia mirata del cancro.
Il professore associato Dr. Pham Minh Quan e i suoi colleghi dell'Istituto di Chimica (Accademia delle Scienze e della Tecnologia del Vietnam) hanno avviato il progetto "Ricerca sull'utilizzo della simulazione computazionale combinata con metodi sperimentali per la ricerca di potenziali composti inibitori delle cellule tumorali a partire da composti naturali con struttura xantonica". Questo progetto mira a costruire un processo di ricerca integrato in cui metodi computazionali moderni come l'intelligenza artificiale, la simulazione molecolare e il calcolo ad alte prestazioni vengono utilizzati in combinazione con la verifica sperimentale, contribuendo ad aprire nuove prospettive nella ricerca e nello sviluppo di farmaci in Vietnam.
Il professore associato, dottor Pham Minh Quan, ha affermato che il team di ricerca ha creato un database di composti xantonici, comprendente sia composti con dati sperimentali esistenti sia quelli utilizzati per lo screening virtuale. Sulla base di questo, è stato sviluppato e addestrato un modello di apprendimento automatico per prevedere le potenziali interazioni dei composti con bersagli biologici correlati al cancro, generando così rapidamente una lista ristretta di potenziali composti in grado di inibire la proteina in esame. La combinazione di dati sperimentali pubblicati con modelli computazionali fornisce indicazioni più chiare per il processo di screening, rispetto al tradizionale approccio "per tentativi ed errori".
Contemporaneamente, i parametri farmacocinetici e l'indice di "drug-likeness" dei composti vengono predetti utilizzando strumenti computazionali specializzati. Ciò garantisce non solo la selezione di composti con un elevato potenziale di inibizione della proteina bersaglio, ma anche il rispetto dei criteri essenziali per lo sviluppo di farmaci, quali assorbimento, distribuzione e sicurezza. Questo passaggio è cruciale per migliorare l'affidabilità delle previsioni computazionali e per restringere ulteriormente l'elenco dei potenziali composti precursori prima di passare alla fase sperimentale.
Un aspetto saliente della ricerca è l'applicazione di modelli di deep learning nella progettazione di nuovi derivati a partire da composti capostipiti identificati. Invece di limitarsi a una semplice "ricerca", la ricerca ha compiuto un passo cruciale "progettando" nuovi derivati basati sulle strutture dei composti capostipiti con l'obiettivo di migliorarne l'attività. Questo approccio dimostra chiaramente il ruolo dell'intelligenza artificiale non solo nell'analisi dei dati, ma anche nella creazione di nuovi composti strutturali, una direzione che sta acquisendo sempre maggiore importanza a livello globale nel campo della progettazione di farmaci.
In particolare, con l'elenco di potenziali derivati ottenuto dal processo di simulazione, lo studio ha proseguito con la semisintesi di questi derivati a partire dall'acido gambogico, un composto xantonico abbondante nella resina della pianta Coptis chinensis. Due gruppi principali di derivati, esteri (11 composti) e ammidi (8 composti), sono stati sintetizzati con elevata efficienza, e il relativo processo di sintesi è stato sviluppato e pubblicato.
“Ho avuto il cancro per la seconda volta. Ero distrutta. Ho persino rimandato la chemioterapia per provare con la fecondazione in vitro”: lo rivela Kylie Minogue
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“La straordinaria bellezza della musica pop è la sua capacità di dare gioia”. Sono parole di Nick Cave e suonano come il manifesto perfetto della storia di Kylie Minogue, raccontata su Netflix in 3 episodi diretti da Michael Harte. La docuserie “Kylie”, più c…
“La straordinaria bellezza della musica pop è la sua capacità di dare gioia”. Sono parole di Nick Cave e suonano come il manifesto perfetto della storia di Kylie Minogue, raccontata su Netflix in 3 episodi diretti da Michael Harte. La docuserie “Kylie”, più che celebrare una popstar sopravvissuta agli anni Ottanta, prova finalmente a spiegare perché l’artista sia riuscita a restare rilevante per quasi quarant’anni attraversando mode, crisi, trasformazioni e perfino la malattia.
Da idolo delle soap a cantante di successo
La serie parte dagli inizi australiani: gli ingaggi come attrice da bambina, il successo della soap “Neighbours” anche nel Regno Unito e le prime hit come cantante grazie al team produttivo Stock-Aitken-Waterman. La trasformazione da star delle soap a fenomeno pop viene guardata da molti con sospetto, e fioccano le critiche che la reputano “banale”, “ordinaria”, “dimenticabile”.
Un’artista costruita a tavolino, senza abbastanza voce o personalità, troppo leggera per essere presa sul serio. Per anni, Minogue ha dovuto dimostrare di non essere soltanto il “pappagallino cantante” confezionato dall’industria britannica, combattendo contro l’idea che una donna dovesse scegliere tra successo commerciale e credibilità artistica, tra carriera da attrice e da popstar.
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Tumore alla prostata avanzato: quale farmaco ha minori conseguenze sulle funzioni cognitive? Corriere della Sera
di Vera Martinella
Uno studio confronta due medicinali ugualmente efficaci nel rallentare la malattia e ampiamente utilizzati: con uno gli effetti collaterali sono minori
(Getty Images)
Con oltre 40mila nuovi casi diagnosticati ogni anno, quello alla prostata è il tumore più comune nei maschi italiani. La maggior parte dei casi viene scoperta precocemente, quando la neoplasia è confinata, ma col passare degli anni cresce il numero di pazienti con una malattia in stadio avanzato, ovvero metastatica o resistente alla castrazione. Poter scegliere una terapia efficace nel rallentare la progressione della neoplasia e con pochi effetti collaterali è desiderio dei diretti interessati e dei loro familiari, per questo c'era grande attesa per uno studio che verrà presentato nei prossimi giorni a Chicago, al congresso annuale dell'American Society of Clinical Oncology: i risultati (anticipati durante una conferenza stampa con i giornalisti) indicano con quale farmaco si possono avere un minore declino cognitivo e meno disturbi di concentrazione e memoria.
Due farmaci efficaci, con effetti collaterali diversi «Oggi abbiamo moltissimi trattamenti diversi che ci consentono di rallentare il tumore e allungare le prospettiva di vita dei malati - dice Orazio Caffo, oncologo membro del direttivo della SIUrO (Società Italiana di Uro-Oncologia) -. Guadagnare tempo è fondamentale, ma non meno importante è la qualità di vita delle persone: per questo, nella scelta del trattamento migliore nel singolo caso, bisogna sempre valutare l'efficacia della cura e i suoi effetti collaterali. Gli esiti dello studio ARACOG ci aiutano in questo senso perché evidenziano che con darolutamide i pazienti hanno un declino cognitivo inferiore rispetto a enzalutamide». Si tratta di due medicinali (entrambi appartenenti alla categoria degli inibitori della via del recettore degli androgeni, cosiddetti ARPI) ampiamente utilizzati e altamente efficaci per il cancro alla prostata in stadio avanzato.
«Proprio grazie alla loro efficacia possono essere somministrati anche per anni ed è proprio in questi casi che gli effetti a lungo termine possono essere rilevanti - spiega Caffo, professore associato di oncologia dell'Università di Trento e direttore dell'Oncologia Medica all'Ospedale Santa Chiara -.
Sulla base di questo studio uno mostra di avere minor impatto sul deterioramento cognitivo: questa differenza può essere spiegata dalla limitata capacità di darolutamide di penetrare nel cervello Il che offre un vantaggio nel preservare funzioni cognitive quali concentrazione e memoria, preziose per potersi mantenere efficienti nella vita quotidiana e nell'attività lavorativa».
Lo studio ARACOG su 111 pazienti Sia darolutamide che enzalutamide riducono la progressione del tumore e migliorano la sopravvivenza nei pazienti affetti da cancro alla prostata. Tuttavia, alcuni studi hanno suggerito che chi assume enzalutamide presenta un rischio maggiore di sintomi neurologici, come convulsioni e cadute, rispetto a chi assume darolutamide. Ciò è probabilmente dovuto al fatto che enzalutamide attraversa la barriera emato-encefalica a livelli più elevati rispetto a darolutamide. I ricercatori americani, guidati da Alicia Morgans del Dana-Farber Cancer Institute di Boston, hanno condotto lo studio di fase due ARACOG per confrontare direttamente gli effetti cognitivi dei due farmaci.
Sono stati reclutati 111 uomini (età media 71 anni) con cancro alla prostata non metastatico resistente alla castrazione, metastatico resistente alla castrazione o metastatico ormono-sensibile. I partecipanti sono stati divisi in due gruppi: una metà ha assunto un farmaco, l'altra metà l'altro.
I test dopo 24 settimane di trattamento indicano che con daralutamide si hanno meno effetti collaterali per quanto riguarda funzioni cognitive quali memoria, linguaggio, attenzione, concentrazione
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Screening medici, redditizi ma non sempre utili RSI Radiotelevisione svizzera
Medici e assicuratori constatano un interesse crescente per gli esami preventivi. In aumento in particolare le richieste di controlli annuali o di esami del sangue, così come gli screening, che consistono nel cercare la presenza di una malattia specifica in persone apparentemente sane e senza sintomi. “La maggior parte degli esami di screening è inutile e rappresenta un costo per il sistema sanitario” dice Nicolas Rodondi, professore di medicina all’Università di Berna e presidente dell’associazione Smarter Medicine, che mira a ridurre la sovramedicalizzazione e le cure inappropriate. “Circa il 20% dei costi della sanità è destinato a prestazioni che non apportano alcun beneficio ai pazienti, secondo l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico(OCSE), ma che possono provocare effetti collaterali e incidono sui premi di cassa malati”. In generale, quanto più una malattia viene individuata precocemente, tanto maggiori sono le possibilità di sopravvivenza. La realtà, tuttavia, è più complessa. Per orientarsi, EviPrev, un programma nazionale di prevenzione clinica, proponeuna tabella di raccomandazioni basata su studi internazionali. Gli esami devono soddisfare diversi criteri prima di essere raccomandati. “È necessario che i test migliorino la salute e la prognosi dei pazienti, e che la loro efficacia sia stata dimostrata in studi randomizzati con due gruppi: uno sottoposto a screening e uno che non lo è” spiega Rodondi, membro dell’associazione. Alcuni esami hanno dimostrato la loro efficacia, come il Pap test e il test HPV per il tumore del collo dell’utero. I programmi di screening per il tumore del colon consentono di ridurre della metà il numero dei decessi, mentre quelli per il tumore al seno comportano una diminuzione di quasi il 20%. Per altri tumori, invece, come quelli dell’ovaio, del pancreas o della tiroide, lo screening non apporta benefici al paziente, precisa il presidente di Smarter Medicine. Individuare una malattia in fase precoce non migliora necessariamente la prognosi del paziente. Ciò si osserva in particolare nel caso del tumore alla prostata. Lo screening avviene tramite un esame del sangue dell’antigene prostatico specifico (PSA), che può essere seguito da una biopsia in caso di risultato positivo. Questi test comportano numerosi falsi positivi, risultati che indicano erroneamente la presenza di una malattia, oppure sovradiagnosi, ovvero la diagnosi di una patologia che non evolverà mai fino a causare sintomi. Un altro problema riguarda i trattamenti, che possono comportare complicazioni, dall’incontinenza alle disfunzioni erettili fino alle infezioni. La malattia evolve generalmente molto lentamente e insorge spesso in età avanzata, quando l’aspettativa di vita del paziente non è più molto elevata. Si pone quindi la questione della pertinenza degli esami preventivi, e perfino del trattamento, ma si tratta di un aspetto difficile da accettare. “Quando si ha un cancro, è difficile non trattarlo” afferma il dottor Romain Freund, responsabile dei programmi vodese di screening per il tumore al seno e al colon presso Unisanté. “Si potrebbe aspettare e osservare l’evoluzione, ma la spada di Damocle del cancro incombe troppo sul paziente. Così si finisce per trattare, anche se la persona sarebbe eventualmente deceduta senza mai sviluppare sintomi legati a quel tumore”. On en parle (RTS, 19.05.2026) L’aumento delle malattie croniche legate all’invecchiamento della popolazione o allo stile di vita, così come la moltiplicazione dei mezzi tecnici di screening, possono in parte spiegare la crescita degli esami preventivi. Anche i social media potrebbero giocare un ruolo, secondo Quoc-Duy Vo, medico caposervizio di radiologia all’ospedale di Morges. “L’accesso alle informazioni è più semplice e c’è una maggiore consapevolezza collettiva sull’importanza di mantenersi in buona salute” osserva. Alcune cliniche che offrono scanner di tutto il corpo ricorrono perfino agli influencer per promuovere i propri servizi. Sui social si moltiplicano i video promozionali, spesso accompagnati da codici sconto. Questi esami, che possono costare anche diverse migliaia di franchi, sono rimborsati da alcune assicurazioni complementari. “Queste persone si sottopongono a esami molto approfonditi, genetici o di imaging, senza che vi siano prove della loro utilità” afferma il dottor Kevin Selby. Al contrario, tali pratiche possono fare più male che bene. Questi strumenti di precisione possono infatti portare a scoperte fortuite “che sarebbe stato meglio non fare”. “Consumano risorse e gli accertamenti necessari per capire esattamente di cosa si tratta possono generare complicazioni” aggiunge il responsabile del gruppo di ricerca su screening e medicina partecipativa di Unisanté. Le assicurazioni complementari trarrebbero quindi vantaggio da questo “mercato dello screening”, cercando di attirare clienti facoltosi. Ma non sono le uniche. “Tutti coloro che vendono questi test ne beneficiano, così come i medici che li eseguono. Anche i farmaci da assumere a vita fruttano all’industria farmaceutica” elenca Rodondi. “Gli unici a non trarne vantaggio sono i pazienti, che finiscono per pagare due volte: con la franchigia e attraverso premi di cassa malati in continuo aumento”. Sophie Lelorain, professoressa associata di psicologia della salute all’Università di Losanna, mette in guardia anche contro l’effetto ansiogeno di questo tipo di esami. “Le persone che vi ricorrono hanno già un livello di ansia di base” osserva. “Si finisce sempre per trovare qualcosa. Il nostro corpo cambia ed è normale. Così, profili già ansiosi si lanciano in questi esami, troveranno con ogni probabilità qualcosa e, naturalmente, questo alimenterà la loro ansia”. Secondo lei, esiste un vero e proprio mercato della salute che sfrutta questi profili di pazienti ansiosi. “Penso che sia una trappola e immagino che non vi sia quasi alcuna regolamentazione in materia” prosegue la ricercatrice. “È facile immaginare pratiche commerciali in cui, se si desidera un check-up, si paga e lo si ottiene”. Paradossalmente, gli esami preventivi i cui benefici sono riconosciuti, come quelli per l’osteoporosi o per la pressione arteriosa, non vengono talvolta effettuati a sufficienza. Il costo dei test può rappresentare un ostacolo per alcune persone, in particolare se la loro franchigia di cassa malati è alta. Esistono diversi programmi cantonali di screening rimborsati dall’assicurazione obbligatoria. Più della metà dei cantoni dispone, ad esempio, di un programma di prevenzione del tumore al seno dove, a partire dai 50 anni, tutte le donne ricevono un invito a sottoporsi a una mammografia ogni due anni. L’esame non è soggetto alla franchigia, ma soltanto alla partecipazione ai costi del 10%. “Solo circa la metà delle persone si sottopone però allo screening attraverso questo canale” sottolinea Khalil Zaman, oncologo specializzato nel tumore al seno al CHUV. Nei cantoni che non dispongono di programmi di screening, i costi restano a carico delle pazienti. Le rinunce alle cure per motivi economici risultano quindi più elevate. “Uno studio ha mostrato recentemente che nei cantoni senza programmi i tumori vengono diagnosticati in stadi molto più avanzati” afferma Romain Freund. Secondo idati di Unisanté, su mille mammografie effettuate nell’ambito dei programmi di prevenzione, oltre 40 risultano falsi positivi. Nonostante ciò, una diagnosi precoce del tumore al seno presenta numerosi vantaggi. “Se lo si scopre più tardi, con un tumore più grande o già esteso ai linfonodi, sono necessari trattamenti più pesanti” precisa Khalil Zaman. I tumori in stadio avanzato comportano inoltre costi più elevati e hanno un forte impatto sulla qualità di vita. Per gli esperti, la strada da seguire è ormai quella dello screening personalizzato. Studi attualmente in corso puntano infatti a modulare i controlli in base a età, sesso, rischi familiari o agli esami già effettuati. L’obiettivo è superare i limiti attuali dello screening. 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Con gli immunoterapici serve una prevenzione cardiovascolare personalizzata Pharmastar
L'immunoterapia oncologica ha rivoluzionato la cura di molti tumori, ma puň aumentare il rischio cardiovascolare. Il Professor Nicola Maurea spiega che oltre alla miocardite emergono eventi aterosclerotici, aritmie e tromboembolismi, soprattutto con combinazioni di immunoterapici. Diventa quindi essenziale il ruolo del cardio-oncologo nella prevenzione e nel controllo precoce dei fattori di rischio cardiovascolare. Comunicazione medico-paziente, la vera chiave dell’aderenza terapeuticaDottor Carmine Riccio Amiloidosi cardiaca, la nuova survey ANMCO-SIC fotografa i progressi dei centri italianiProf.ssa Cristina Chimenti Intelligenza artificiale e imaging cardiaco: esami piů rapidi e diagnosi piů efficientiProfessor Gianluca Pontone Attacco al colesterolo dopo l'angioplastica: con inclisiran e ambulatori dedicati aderenza al 90%Dottor Daniele Masarone Con gli immunoterapici serve una prevenzione cardiovascolare personalizzataProfessor Nicola Maurea Amiloidosi cardiaca da transtiretina, nuove prospettive di cura dalla ricerca clinicaDotoressa Stefania Marazia Radioprotezione in cardiologia, perché il rischio riguarda anche i cardiologiProf. Eugenio Picano VESALIUS-CV cambia la prevenzione: trattare l’aterosclerosi prima che insorga un infarto”dott. Pietro Scicchitano Sindromi coronariche acute, AMCO guida le nuove linee di buona pratica clinicaProfessor Fabrizio Oliva Scompenso cardiaco nell’anziano: le gliflozine funzionano bene e non vanno temuteDottoressa Giovanna Geraci Regioni 4.0, ANMCO studia le differenze organizzative nella cardiologia italianaDottoressa Fabiana Lucŕ Prevenzione cardiovascolare, evolocumab riduce gli eventi anche nei pazienti senza infarto pregressoDottor Claudio Bilato InformativaUtilizziamo cookie o tecnologie simili per finalità tecniche e, con il tuo consenso, anche per altre finalità come specificato nellacookie policy.Puoi acconsentire all'utilizzo di tali tecnologie utilizzando il pulsante "Accetta tutti". Fino a che non sceglierai una opzione utilizzeremo solo i cookie tecnici e necessari. Cookie tecniciCookie tecnici e necessari al corretto funzionamento del sito web. Non possono essere disabilitati [7]NomeFornitoreScopoDuratacovidLoginAntherica srlFunzionaleSessionelngAntherica srlFunzionalePersistentepharmaLogAntherica srlFunzionaleSessionesocialcounterAntherica srlFunzionale1 giornosys_langAntherica srlFunzionalePersistenteUserLogAntherica srlFunzionaleSessione_cookie_consentAntherica srlFunzionale1 anno Cookie di preferenzaI cookie di preferenza consentono al sito web di memorizzare informazioni che ne influenzano il comportamento, ad esempio la personalizzazione di un colore.Nessun cookie utilizzato per questa tipologia Cookie statisticiI cookie statistici aiutano a capire come i visitatori interagiscono con il sito web raccogliendo e trasmettendo informazioni in forma anonima [7]NomeFornitoreScopoDurata_gaGoogle AnalyticsStatistiche1 anno_ga_J8H44EJNJ3Google AnalyticsStatistiche1 anno__utmaGoogle AnalyticsStatistiche2 anni__utmbGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmcGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmtGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmzGoogle AnalyticsStatistiche6 mesi Cookie di marketingI cookie di marketing vengono utilizzati per tracciare i visitatori sul sito web. La finalità è quella di presentare annunci pubblicitari che siano rilevanti e coinvolgenti per il singolo utente.Nessun cookie utilizzato per questa tipologia
Intelligenza artificiale e un visore per simulare la vita quotidiana, come funziona la nuova terapia per i disturbi psichici all'Asl To5 - torinotoday.it
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Biopsia liquida nella pratica clinica oncologica: quale ruolo per AIOM? Quotidiano Sanità
Il 22 e 23 maggio 2026 si è svolto a Pompei il workshop “The Path for Leading the Innovation in Liquid Biopsy” dell’International Society of Liquid Biopsy. La biopsia liquida — cioè la possibilità di analizzare fluidi biologici come surrogato del tessuto neoplastico per ottenere informazioni diagnostiche, prognostiche o predittive utili alla selezione dei pazienti candidati a terapie a bersaglio molecolare — rappresenta oggi uno dei temi di maggiore interesse in oncologia.
Le indicazioni già consolidate nella pratica clinica sono numerose e riguardano diversi tumori solidi, prevalentemente in fase avanzata o metastatica e, nella maggior parte dei casi, in situazioni nelle quali il test su sangue viene utilizzato per vicariare l’analisi del tessuto tumorale quando quest’ultimo è di difficile acquisizione. Ancora più ampio è però il numero delle applicazioni emergenti, sostenute da evidenze sperimentali promettenti e potenzialmente destinate a entrare nella pratica clinica nei prossimi anni.
Nell’ambito del workshop di Pompei, gli organizzatori mi hanno chiamato a rappresentare AIOM nella tavola rotonda conclusiva, dedicata all’implementazione clinica della biopsia liquida. A differenza delle sessioni più tecniche del congresso, il confronto si è concentrato soprattutto sugli aspetti clinici: quando il test è realmente indicato, quali evidenze ne supportano l’utilizzo e quali barriere possano limitarne l’accesso appropriato e tempestivo per i pazienti. Su questi temi una società scientifica come AIOM può e deve svolgere un ruolo centrale.
Il primo compito di AIOM riguarda la formazione degli oncologi. La biopsia liquida è un ambito in rapidissima evoluzione: nuovi dati, nuove pubblicazioni, nuove decisioni regolatorie e nuove indicazioni cliniche si susseguono con grande velocità in diversi tipi di tumore e in differenti scenari terapeutici. Garantire un aggiornamento continuo è fondamentale, perché il mancato accesso di alcuni pazienti a un test diagnostico — e quindi a una potenziale opportunità terapeutica — potrebbe dipendere da un insufficiente aggiornamento professionale.
Ma la formazione deve comprendere anche la capacità di leggere criticamente le evidenze. Non basta conoscere l’esistenza di un nuovo test: è necessario interrogarsi sulla solidità metodologica dello studio clinico, sulla reale rilevanza clinica dei risultati e sulla appropriatezza degli endpoint utilizzati. Si tratta di aspetti che non mettono in discussione la validità tecnica dell’esame — tema di competenza dei colleghi laboratoristi — ma che riguardano direttamente l’impatto clinico delle decisioni terapeutiche guidate dalla biopsia liquida.
Un esempio recente è rappresentato dal dibattito sullo studio SERENA-6, presentato all’ASCO 2025, che prevedeva il monitoraggio seriale delle mutazioni di ESR1 mediante biopsia liquida nelle pazienti con carcinoma mammario metastatico ormonosensibile e il conseguente switch terapeutico in assenza di progressione clinica o radiologica. Nelle scorse settimane, l’Oncology Drugs Advisory Committee (ODAC) della FDA statunitense aveva espresso un parere negativo sull’autorizzazione all’impiego clinico del camizestrant in questo setting, ritenendo non sufficiente la sola dimostrazione di beneficio in progression-free survival per giustificare un cambio di trattamento anticipato rispetto alla progressione documentata. Si tratta, a mio giudizio, di una posizione condivisibile, perché l’introduzione di una nuova linea terapeutica prima della progressione clinica richiede evidenze solide anche sugli endpoint successivi alla prima progressione. Proprio mentre si svolgeva il congresso di Pompei è però arrivata la notizia del parere positivo del Committee for Medicinal Products for Human Use (CHMP) dell’EMA sul medesimo studio. Una decisione che personalmente mi ha sorpreso e che rende ancora più importante, per la comunità scientifica, mantenere un approccio critico nella valutazione delle evidenze, soprattutto quando l’approvazione regolatoria comporta implicazioni organizzative e assistenziali rilevanti, come nel caso dell’implementazione sistematica di determinazioni seriali mediante biopsia liquida.
Un secondo compito fondamentale di AIOM è stimolare uniformità e appropriatezza nella gestione diagnostica e terapeutica. In questo contesto, linee guida e raccomandazioni rappresentano strumenti essenziali. Già nel 2020 AIOM aveva pubblicato, insieme a SIAPEC-IAP, SIBIOC e SIF, raccomandazioni intersocietarie sull’utilizzo della biopsia liquida in oncologia. La rapidissima evoluzione delle conoscenze ha reso necessario un aggiornamento del documento, completato nel 2025 e pubblicato nei mesi scorsi. Le raccomandazioni rappresentano oggi un riferimento prezioso per gli oncologi italiani, perché distinguono chiaramente le applicazioni già considerate standard nella pratica clinica da quelle ancora emergenti ma promettenti. Documenti di questo tipo contribuiscono a garantire appropriatezza prescrittiva, omogeneità di comportamento e qualità dell’assistenza sul territorio nazionale.
Il terzo grande compito di una società scientifica è il dialogo con le istituzioni per favorire un accesso equo all’innovazione. AIOM ha sempre denunciato le disuguaglianze nell’accesso alle cure oncologiche, ma oggi le possibili barriere non riguardano soltanto la disponibilità dei farmaci: riguardano anche l’accesso tempestivo agli esami diagnostici necessari per identificare i pazienti candidati ai trattamenti. La biopsia liquida, nelle indicazioni in cui è già standard, non è un esame opzionale, ma uno strumento indispensabile per la selezione terapeutica. Il mancato accesso al test o un ritardo nella sua esecuzione possono quindi tradursi in una concreta perdita di opportunità per il paziente. Per questo motivo, quando un trattamento viene approvato nella pratica clinica, ogni centro dovrebbe disporre fin da subito di percorsi diagnostici chiari e organizzati. In Italia, troppo spesso, continuiamo invece a inseguire l’innovazione anziché programmarla. Il tempo che intercorre tra la pubblicazione dei risultati positivi di uno studio clinico, l’approvazione EMA e la successiva rimborsabilità nazionale potrebbe essere utilizzato per preparare in modo uniforme i percorsi diagnostici. Accade invece frequentemente che, pur in presenza della disponibilità del trattamento, persistano differenze organizzative rilevanti tra regioni diverse e persino tra centri della stessa regione. Queste disparità devono essere denunciate con fermezza. I pazienti oncologici hanno diritto a una gestione diagnostica e terapeutica ottimale indipendentemente dal luogo in cui sono curati. E questo diritto comprende anche un accesso appropriato, tempestivo ed equo alla biopsia liquida.
Prof. Massimo Di Maio
Dipartimento di Oncologia, Università di Torino, AOU Città della Salute e della Scienza di Torino
Presidente AIOM
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Tumore al seno, il Chmp raccomanda l'approvazione di camizestrant prima della progressione radiologica Pharmastar
Dopo il parere positivo espresso dal Committee for Medicinal Products for Human Use per il trattamento del carcinoma mammario ER-positivo/HER2-negativo avanzato o metastatico con mutazione ESR1, AstraZeneca si avvicina alla prima approvazione globale del suo SERD orale di nuova generazione camizestrant
Se confermata dalla Commissione Europea, l’autorizzazione riguarderà pazienti adulte con tumore mammario localmente avanzato o metastatico che sviluppano mutazioni ESR1 durante la terapia endocrina di prima linea associata a un inibitore CDK4/6, ma senza evidenza radiologica di progressione di malattia.
Il farmaco sarà commercializzato con il nome di Etcamah.
Europa e Stati Uniti divergono sul valore clinico del trial
La decisione europea assume particolare rilievo perché arriva a poche settimane dal parere molto più critico espresso negli Stati Uniti. Ad aprile, infatti, un advisory committee della Food and Drug Administration aveva votato 6 a 3 contro il riconoscimento di un beneficio clinicamente rilevante sulla base dei dati dello studio registrativo SERENA-6.
Al centro delle perplessità americane vi erano soprattutto il disegno dello studio, la modalità di valutazione della progression free survival (PFS) e l’assenza di dati maturi di overall survival.
Il CHMP europeo ha invece ritenuto sufficientemente robusti i risultati dello studio, sottolineando il beneficio ottenuto con il passaggio precoce a camizestrant al momento della comparsa della mutazione ESR1, identificata tramite monitoraggio molecolare durante il trattamento endocrino.
Il razionale biologico: anticipare la resistenza endocrina
Camizestrant appartiene alla classe dei SERD (Selective Estrogen Receptor Degrader), molecole progettate per degradare il recettore degli estrogeni e bloccarne in modo più completo il segnale proliferativo.
Le mutazioni ESR1 rappresentano uno dei principali meccanismi di resistenza acquisita agli inibitori dell’aromatasi nel carcinoma mammario HR-positivo metastatico. Queste alterazioni rendono il recettore estrogenico attivo anche in assenza di estrogeni, riducendo progressivamente l’efficacia della terapia endocrina standard.
La strategia studiata in SERENA-6 punta proprio a intercettare precocemente queste mutazioni attraverso biopsia liquida e monitoraggio del DNA tumorale circolante (ctDNA), consentendo il passaggio tempestivo a camizestrant prima della progressione radiologica.
Si tratta di un approccio particolarmente innovativo perché sposta il trattamento verso una medicina “molecularly guided”, basata sull’evoluzione biologica del tumore più che sulla sola progressione clinica.
I dati dello studio SERENA-6
Nello studio di fase 3 SERENA-6, presentato all’American Society of Clinical Oncology 2025, il passaggio a camizestrant in combinazione con un inibitore CDK4/6 ha ridotto del 56% il rischio di progressione o morte rispetto alla prosecuzione dell’inibitore dell’aromatasi associato al CDK4/6 inhibitor.
l Comitato per i Medicinali per Uso Umano (CHMP) dell’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) ha basato il proprio parere positivo sui risultati dello studio registrativo di fase III SERENA-6, presentati al Congresso Annuale 2025 dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) e pubblicati contemporaneamente sul New England Journal of Medicine.
In un’analisi ad interim pianificata, la combinazione contenente camizestrant ha ridotto del 56% il rischio di progressione della malattia o morte rispetto al trattamento standard con un inibitore dell’aromatasi (anastrozolo o letrozolo) associato a un inibitore di CDK4/6 ( hazard ratio [HR] 0,44; intervallo di confidenza [IC] 95% 0,31-0,60; p<0,00001; sopravvivenza libera da progressione [PFS] mediana di 16,0 mesi versus 9,2 mesi).
Al momento dell’analisi ad interim, i dati relativi agli endpoint secondari chiave — tempo alla seconda progressione di malattia (PFS2) e sopravvivenza globale (OS) — erano ancora immaturi.
Tuttavia, una successiva analisi pre-pianificata ha mostrato un beneficio statisticamente significativo e clinicamente rilevante sulla PFS2, pari a 25,7 mesi rispetto a 19,1 mesi a favore della combinazione con camizestrant (HR 0,63; IC 95% 0,46-0,86; p=0,00373). Anche i dati di sopravvivenza globale hanno continuato a maturare a favore della combinazione con camizestrant (HR 0,87; IC 95% 0,57-1,30).
Lo studio proseguirà per valutare ulteriormente la sopravvivenza globale come endpoint secondario chiave.
La PFS2 (Progression-Free Survival 2) misura il tempo che passa dall’inizio della terapia fino alla seconda progressione della malattia o alla morte, quindi anche dopo la linea terapeutica successiva.
A differenza della PFS classica — che si ferma alla prima progressione — la PFS2 aiuta a capire se il beneficio di una terapia si mantiene nel lungo termine e lungo tutto il percorso terapeutico del paziente.
Nel caso di SERENA-6 è particolarmente importante perché suggerisce che il passaggio precoce a camizestrant, guidato dalla mutazione ESR1, potrebbe migliorare non solo il controllo immediato della malattia ma anche l’evoluzione successiva del tumore.
Un possibile cambio di paradigma
L’attuale quadro terapeutico del carcinoma mammario metastatico HR-positivo/HER2-negativo sta attraversando una fase di profonda evoluzione, guidata soprattutto dal tentativo di ritardare o superare la resistenza endocrina. Oggi lo standard di prima linea si basa sull’associazione tra terapia endocrina — generalmente un inibitore dell’aromatasi — e inibitori di CDK4/6, strategia che ha trasformato la prognosi di queste pazienti prolungando significativamente la progression free survival.
Tuttavia, quasi inevitabilmente, nel tempo emergono meccanismi di resistenza acquisita, tra cui le mutazioni del gene ESR1, che rappresentano uno dei driver biologici più rilevanti della progressione durante terapia endocrina. In questo scenario si inseriscono i SERD (Selective Estrogen Receptor Degrader), farmaci progettati per degradare il recettore estrogenico e bloccarne l’attività in modo più completo rispetto alle terapie endocrine tradizionali.
Per anni il riferimento della classe è stato fulvestrant, SERD intramuscolare che però presenta limiti pratici e farmacocinetici legati alla somministrazione e alla biodisponibilità. Da qui è nata la corsa allo sviluppo dei SERD orali, capaci di garantire maggiore esposizione sistemica e potenzialmente una più efficace degradazione del recettore.
Il primo SERD orale ad aver ottenuto approvazioni regolatorie è stato elacestrant, attualmente utilizzato nelle pazienti con mutazione ESR1 dopo progressione a precedente terapia endocrina. Il suo posizionamento si colloca quindi in una fase successiva della malattia, quando la resistenza endocrina è già clinicamente manifesta.
Camizestrant di AstraZeneca propone invece un paradigma differente: utilizzare il monitoraggio del DNA tumorale circolante per identificare precocemente la comparsa delle mutazioni ESR1 e modificare la terapia prima ancora della progressione radiologica. Lo studio SERENA-6 introduce quindi un concetto di “switch molecolare precoce”, potenzialmente destinato a ridefinire la gestione della malattia metastatica endocrino-sensibile.
Parallelamente, altri SERD orali sono in sviluppo avanzato, tra cui imlunestrant di Lilly, giredestrant di Roche e vepdegestrant sviluppato da Pfizer e Arvinas, anche se con risultati finora eterogenei. Alcuni programmi clinici hanno infatti incontrato difficoltà nel dimostrare un vantaggio clinicamente significativo rispetto agli standard attuali, segno che la sfida non riguarda solo l’efficacia farmacologica della degradazione del recettore estrogenico, ma anche il corretto posizionamento terapeutico, la selezione biologica delle pazienti e il timing ottimale di utilizzo.
Di fatto, il settore si sta progressivamente spostando da una logica puramente “drug-centered” a una strategia sempre più guidata dalla biologia dinamica del tumore e dal monitoraggio molecolare in tempo reale, con la biopsia liquida destinata probabilmente ad assumere un ruolo centrale nella personalizzazione delle sequenze terapeutiche.
Il vero elemento innovativo di camizestrant non è soltanto il farmaco, ma il modello terapeutico proposto da SERENA-6: monitorare dinamicamente il tumore con biopsia liquida e modificare la terapia prima della progressione clinica evidente.
Se confermato nella pratica clinica, questo approccio potrebbe ridefinire la gestione del carcinoma mammario metastatico endocrino-sensibile, anticipando la resistenza e prolungando il controllo di malattia senza ricorrere immediatamente alla chemioterapia.
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📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Un ricercatore dell'Algarve riceve un milione di euro per studiare una terapia per una rara malattia. Portugal Resident
Il team spera di testare la terapia genica in studi clinici entro due anni.
Un ricercatore dell'Istituto di Ricerca del Centro Biomedico dell'Algarve (ABC-RI) ha ricevuto una donazione di 1 milione di euro per sviluppare una terapia genica per la sindrome di Cockayne, una malattia rara e incurabile che colpisce soprattutto i bambini.
Questa patologia causa bassa statura, invecchiamento precoce (progeria), grave fotosensibilità e ritardo dell'apprendimento da moderato a grave, colpendo circa 2.7 bambini ogni milione di nascite in Europa occidentale.
"Dato che ad oggi non esiste una terapia in grado di modificare il decorso della malattia, il progetto del ricercatore dell'Università dell'Algeria (UAlg) mira a trovare una risposta a livello genetico, che, se coronata da successo, potrebbe non solo cambiare la progressione della malattia, ma anche i suoi sintomi", afferma l'università in un comunicato.
Il denaro per realizzare il lavoro è stato fornito da un “mecenate privato che preferisce rimanere anonimo”, ha confermato ABC-RI al Resident.
Il progetto, intitolato "CureCSB - Sviluppo di una terapia genica per la sindrome di Cockayne di tipo B", si propone di sviluppare questa terapia genica nei prossimi due anni, in modo che possa essere testata in studi clinici e implementata il prima possibile.
Il ricercatore Clévio Nóbrega riconosce che "la strada da percorrere è ancora lunga", ma garantisce che lui e il suo team "stanno lavorando con grande impegno per garantire che, pur essendo lungo, il percorso si concluda nel minor tempo possibile e con i migliori risultati".
Nel frattempo, il presidente dell'ABC, Nuno Marques, afferma che il progetto dimostra che "l'ABC-RI possiede la tecnologia, il team e il riconoscimento necessari per contribuire in modo molto proficuo allo sviluppo della medicina su scala internazionale".
Isabel Palmeirim, direttrice della Facoltà di Medicina e Scienze Biomediche dell'Università dell'Alberta (UAlg), afferma che il progetto è in linea con l'obiettivo dell'università di concentrare la propria attenzione su "innovazione e scoperta", nonché sui problemi che affliggono la società.
"L'Università dell'Algarve e la Facoltà di Medicina e Scienze Biomediche continueranno a svolgere il loro lavoro con l'obiettivo di rafforzare il Paese e la regione", ha aggiunto Palmeirim.
By Michele Bruxo
[email protected]
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Criteri Critici
Allarme celiachia, 300mila italiani senza diagnosi L'Araldo Lomellino
La celiachia non è soltanto un’intolleranza alimentare al glutine, ma una vera e propria patologia immuno-mediata che può risultare difficile da riconoscere. A fare chiarezza sulla celiachia è la dottoressa Costanza Alvisi, direttore della Sc di Endoscopia Digestiva Gastroenterologia dell’Ospedale Civile di Vigevano.
PATOLOGIA «La malattia celiaca è scatenata dall’ingestione del glutine in soggetti geneticamente predisposti», spiega Alvisi. E se in passato era associata quasi esclusivamente a diarrea, perdita di peso e malassorbimento, oggi il quadro è molto più ampio. «Nell’adulto può presentarsi anche con sintomi cronici non classici, con manifestazioni gastrointestinali minori oppure extra intestinali, fino ad arrivare a forme completamente asintomatiche». E sebbene in Italia il numero dei pazienti effettivamente diagnosticati siano 279.512, circa l’1% della popolazione, le aspettative sono ben diverse. Secondo i dati del Ministero della Salute, i pazienti che non sanno ancora di essere celiaci sono oltre 300mila; mentre quelli realmente attesi sarebbero circa 600mila.
TARDIVITÀ Ed è proprio questo uno degli aspetti che più spesso porta a diagnosi tardive. Tra i segnali meno conosciuti rientrano anemia da carenza di ferro, osteoporosi, carenza di acido folico, amenorrea, poliabortività e ritardi della crescita. «Spesso osserviamo forme silenti sul piano clinico – sottolinea la specialista – Non raramente si associano altre patologie come diabete, artrite reumatoide, alterazioni della tiroide, epatite cronica attiva e dermatite erpetiforme. In alcuni casi la diagnosi arriva attraverso controlli eseguiti su parenti di primo grado di persone già affette da celiachia». Ma una diagnosi mancata o troppo tardiva può avere conseguenze importanti.
I pazienti rischiano di sviluppare complicanze severe della mucosa del piccolo intestino, dalla digiunoileite ulcerativa, fino all’insorgenza di neoplasie come il linfoma non Hodgkin avverte Alvisi.
DIAGNOSI Per questo è bene rivolgersi a uno specialista per una diagnosi precoce in quanto la patologia può comparire a qualsiasi età e, nelle forme pediatriche tardive, spesso i sintomi gastrointestinali sono sfumati. «Nelle forme che esordiscono tardivamente nel bambino, dopo il secondo e terzo anno di vita, la sintomatologia gastroenterica è per lo più sfumata – continua la gastroenterologa – e in genere prevale il ritardo di crescita, dello sviluppo puberale, così come dolori addominali ricorrenti, anemia da carenza di ferro che non risponde alla somministrazione del ferro per via orale». A oggi quindi l’unica terapia efficace è una dieta rigorosamente priva di glutine, dove devono essere esclusi cereali come grano, orzo, segale, farro e kamut, facendo attenzione anche alle contaminazioni alimentari. «La dieta deve essere seguita per tutta la vita e non può derivare da iniziative personali – ribadisce Alvisi – e la diagnosi nell’adulto avviene attraverso il dosaggio degli anticorpi nel sangue e la gastroscopia con biopsie duodenali, da effettuare però a dieta libera per evitare falsi negativi».
SENSIBILIZZAZIONE Fondamentale infine una corretta informazione. «Diffondere la cultura della malattia è indispensabile sia per ridurre le diagnosi tardive sia per favorire una reale aderenza alla dieta senza glutine». Un aspetto che gli specialisti sottolineano con forza riguarda infatti il rischio di eliminare il glutine senza aver effettuato prima gli accertamenti necessari. «Le diete e i rimedi “fai da te” sono assolutamente sconsigliati – conclude Alvisi – Eliminare il glutine prima degli esami può alterare i risultati e rendere più difficile individuare la patologia. Per questo bisogna sempre rivolgersi a un professionista».
Rossana Zorzato