Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
51.5/100
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B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Borsa Parigi: -31% Abivax, segnalati casi di cancro in studio clinico su farmaco Il Sole 24 ORE
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 02 giu - Crolla Abivax alla Borsa di Parigi, dopo che i risultati di uno studio clinico su un suo farmaco sperimentale per le malattie infiammatorie intestinali hanno segnalato casi di cancro. Il titolo della societa' biotecnologica francese cede il 31,5% a 76,5 euro per azione, mentre il Cac si muove in rialzo dell'1%.
Nel dettaglio, il gruppo ha annunciato che il farmaco Obefazimod ha superato le aspettative di efficacia in una fase avanzata della sperimentazione clinica. I pazienti hanno registrato tassi di remissione clinica di circa il 40% con due diversi dosaggi, una volta corretto il dato per l'effetto placebo. "Questo risultato e' nettamente superiore alle nostre aspettative, che erano di circa il 30%, e si confronta favorevolmente con le terapie esistenti, che in genere mostrano tassi di remissione corretti per l'effetto placebo compresi tra il 19% di Stelara e il 32% di Velsipity", afferma l'analista Damien Choplain di Stifel in una nota.
Tuttavia, Abivax ha anche riportato casi di cancro in diversi pazienti trattati con il farmaco e un caso in un paziente che aveva ricevuto il placebo.
Abivax ha dichiarato che il comitato indipendente di monitoraggio e i medici responsabili dello studio non hanno individuato alcuna relazione causale tra il farmaco e i tumori osservati durante la sperimentazione. La societa' prevede di presentare la domanda di approvazione alle autorita' regolatorie statunitensi entro la fine dell'anno.
Secondo Jefferies, anche se i tumori non fossero correlati al trattamento, aumenterebbero il rischio di un percorso regolatorio piu' complesso verso l'approvazione del farmaco, mentre secondo Stifel, l'approvazione del farmaco appare probabile, a condizione che i dati completi non confermino un nesso causale tra il trattamento e gli eventi avversi osservati.
Mar-.
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Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
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Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO5
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
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Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Milioni di donne con il tumore al seno potrebbero evitare la chemioterapia grazie a un test del DNA ELLE
Secondo quanto riportato dalla BBC, uno studio internazionale condotto dall’University College di Londra (UCL), che ha coinvolto oltre 4.000 pazienti over 40 con nuova diagnosi residenti in Regno Unito, Norvegia, Svezia, Australia, Nuova Zelanda e Thailandia, la chemioterapia potrebbe non essere più necessaria per buona parte delle donne con tumore al seno.
I numeri del tumore al seno in Italia
Secondo il rapporto AIOM, intitolato I numeri del Cancro in Italia, sono 925.000 le donne viventi in Italia dopo una diagnosi di tumore della mammella e verranno diagnosticati 55.900 nuovi tumori al seno, che continua a essere di gran lunga il tumore femminile più frequente, rappresentando oltre il 30,0% di tutti i tumori nelle donne. La sopravvivenza a 5 anni supera l'88%, dato superiore alla media dell’Unione Europea, e una probabilità di vivere ulteriori 4 anni condizionata ad aver superato il primo anno dopo la diagnosi del 91%. I dati dimostrano come il lavoro di prevenzione e screening permetta di intercettare i tumori ancora in fase iniziale e alle cure di essere molto più efficaci.
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Il protocollo attuale nel trattamento del tumore al seno
Attualmente in Italia le strategie terapeutiche si basano sulla fase della malattia e sulle caratteristiche biologiche del tumore. Il trattamento oncologico avviene presso i centri Centri di Senologia multidisciplinari dove la presa in carico della paziente coinvolge un gruppo composto da diverse figure specializzate, tra cui oncologo, chirurgo senologo, radioterapista, radiologo e psicologo. Prima di decidere con che tipo di cura procedere, si esegue una biopsia che permette l’identificazione dei recettori ormonali (ER/PgR), lo stato della proteina HER2 e l'indice di proliferazione (Ki-67). In caso di stadio precoce si predilige la chirurgia conservativa (quadrantectomia) unita a radioterapia, evitando la mastectomia totale. Grazie alla biopsia del linfonodo sentinella è possibile valutare se asportare tutti i linfonodi ascellari: se il primo è sano, non è necessaria l’asportazione.
Nei tumori Triplo Negativi o HER2 positivi si utilizza sempre più spesso la terapia neoadiuvante per ridurre la massa prima dell’intervento. Grazie ai test genomici come Oncotype DX e MammaPrint, si può stabilire se una paziente con tumore ormono-responsivo possa evitare la chemioterapia adiuvante (post-operatoria).
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Come funziona Prosigna, il test genetico per misurare il rischio di recidiva
Oltre a questi due test di prima generazione, esiste Prosigna, test prognostico di seconda generazione, che consente di misurare l'attività di 50 geni identificativi coinvolti nella crescita del cancro al seno e calcolare il rischio di recidiva della malattia per la paziente. Lo studio OPTIMA, coordinato dall'University College London, dimostra che questo test genomico può identificare le pazienti con tumore al seno ormonosensibile/HER2-negativo ad alto rischio che possono evitare in sicurezza la chemioterapia: il test ha permesso al 68% delle partecipanti di optare solo per la terapia ormonale, mantenendo una sopravvivenza libera da recidive a 5 anni del 93,6%.
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Per fare chiarezza, un tumore ormonosensibile è un tumore le cui cellule hanno sulla superficie dei recettori che catturano gli ormoni femminili (estrogeni e progesterone), che fungono da carburante per la crescita e la duplicazione della massa tumorale, per cui bloccare la produzione ormonale ne elimina il sostentamento.
Vi sono tumori ad alto rischio clinico per dimensione e linfonodi ma che dal punto di vista genetico sono pigri e non traggono benefici dalla chemioterapia. Il test Prosigna entra nelle cellule e misura la velocità di proliferazione reale e calcola la probabilità matematica che si ripresenti.
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Gli effetti collaterali della chemioterapia per il corpo
Gli organi a rapida proliferazione cellulare sono quelli che possono risentire maggiormente degli effetti collaterali della chemioterapia perché i farmaci non si limitano a distruggere le cellule tumorali, agiscono su tutte, incluse quelle sane, per questo - anche se attualmente si dispone di terapie di supporto per gestire gli effetti collaterali - evitarla in sicurezza rappresenta un grandissimo vantaggio per la salute.
Rispetto agli effetti collaterali, il sangue viene coinvolto nella sua parte corpuscolare con una riduzione di globuli bianchi (neutropenia) e conseguente aumento del rischio di infezioni, riduzione di globuli rossi e quindi anemia, che implica stanchezza profonda, e piastrinopenia - diminuzione delle piastrine, che aumenta il rischio di emorragie. Dal punto di vista digerente, nausea e vomito sono sintomi comuni. Poi l’alopecia, secchezza della pelle e fragilità e distacco delle unghie. Altri effetti possibili sono il formicolio agli arti e la nebbia cognitiva temporanea che agisce sulla memoria a breve termine e sulla capacità di concentrazione. Anche l’apparato riproduttore ne risente, per cui sono attivi programmi preventivi di crioconservazione degli ovociti.
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Le ripercussioni psicologiche dei trattamenti chemioterapici
Il corpo non è l'unico ad essere implicato. Successivamente a una diagnosi di tumore al seno, oltre alla gestione di una nuova realtà a livello mentale e dei rischi e preoccupazioni ad essa connessi (posso morire? tra quanto? perché io?), esiste una componente clinica legata alla tossicità dei farmaci, ai cambiamenti corporei e all’impatto sulla quotidianità, proprio per questo il supporto psicologico è parte integrante del protocollo secondo le linee guida dell'AIOM e della SIPO (Società Italiana di Psico-Oncologia).
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Un lutto forte per la donna è legato alla perdita dei capelli, sia perché associato alla femminilità, sia perché è lo stigma visibile della malattia. La menopausa indotta produce uno shock biologico che si ripercuote sull’umore e sul senso di invecchiamento. A questo si sommano cambiamenti di peso e alterazioni cutanee, che amplificano i sentimenti di insicurezza. A questo si aggiunge un conseguente calo del desiderio che potrebbe portare a una crisi della sfera sessuale e della coppia. Il malessere è diffuso, con ansia anticipatoria, fatica cronica estrema, difficoltà di memoria e concentrazione che aumentano la frustrazione e il senso di impotenza, spingendo la persona verso l’isolamento sociale - anche per timore di contrarre infezioni - e l’angoscia costante legata all'evoluzione della malattia.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
56.3/100
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B
Valutazione
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Criteri Critici
Un nuovo farmaco aiuta a "smascherare" le cellule tumorali. Vietnam.vn
GRWD5769 rende le cellule tumorali (rosa) più riconoscibili alle cellule T - Foto: NEMES LASZLO Secondo quanto riportato dalGuardianil 1° giugno, i risultati preliminari delle sperimentazioni cliniche suggeriscono che il farmaco GRWD5769 potrebbe contribuire a ridurre le dimensioni dei tumori in molti pazienti oncologici che non rispondono più alle terapie esistenti. Lo studio è stato condotto nel Regno Unito, in Francia, in Spagna e in Australia su 83 pazienti affetti da sei tipi comuni di cancro: tumore della cervice uterina, della vescica, del fegato, del colon-retto, del polmone e della testa e del collo. Tutti loro si erano sottoposti a trattamento, ma la loro malattia era progredita o non rispondeva più all'immunoterapia. I pazienti sono stati trattati con GRWD5769 in combinazione con l'immunosoppressore ceimplimab. I risultati hanno mostrato una riduzione del tumore in 26 individui, con 15 casi che hanno registrato una riduzione pari o superiore al 30%. In particolare, il farmaco ha dimostrato efficacia in tutti e sei i tipi di cancro inclusi nello studio. Secondogli scienziati, uno dei motivi per cui l'immunoterapia fallisce è che le cellule tumorali hanno la capacità di "camuffarsi", evitando di essere individuate dal sistema immunitario. Lo fanno manipolando un enzima chiamato ERAP1, rendendo difficile per le cellule T del sistema immunitario riconoscere e attaccare il tumore. GRWD5769 agisce inibendo l'enzima ERAP1, rimuovendo così il "mantello mimetico" delle cellule tumorali. Una volta infranto questo mimetismo, le cellule T possono riconoscere più chiaramente il tumore e collaborare con l'immunoterapia per distruggere le cellule malate in modo più efficace. La professoressa Fiona Thistlethwaite, oncologa nel Regno Unito, ha commentato che i risultati sono particolarmente incoraggianti perché si tratta di una pillola che può essere assunta a casa e ha pochi effetti collaterali. Secondo lei, osservare l'efficacia di un farmaco in diverse tipologie di cancro fin dalle fasi iniziali è relativamente raro nella ricerca di nuovi farmaci. L'immunoterapia è considerata uno dei maggiori progressi nel trattamento del cancro degli ultimi anni. Tuttavia, circa due terzi dei pazienti non raggiungono ancora i risultati sperati. Pertanto, le strategie volte a migliorare la capacità del sistema immunitario di riconoscere i tumori stanno ricevendo particolare attenzione da parte della comunità scientifica. Sebbene i risultati attuali provengano solo da una sperimentazione di fase 1 e necessitino di essere confermati da studi su larga scala, GRWD5769 apre la speranza di un nuovo approccio nel trattamento del cancro. Fonte: https://tuoitre.vn/thuoc-moi-giup-lot-ao-tang-hinh-cua-te-bao-ung-thu-20260602131630388.htm
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Criteri Critici
Nuova certificazione internazionale per l’Ematologia: via all'impiego della terapia Car-t per il mieloma multiplo Corriere dell’Umbria
Venerdì 05 Giugno 2026 Sfoglia il giornale PERUGIA Ma.Pe. 02 Giugno 2026, 09:13 L’azienda ospedaliera di Perugiaha ottenuto lacertificazione internazionaledelcentro per l’impiego della terapia cellulare CAR-Tnel trattamento delmieloma multiplo in seconda linea, confermando il ruolo dell’Ematologia di Perugiatra i centri ad alta specializzazione per leterapie innovative ematologiche. Ilpercorso di cura CAR-T, che si inserisce pienamente nel percorso di innovazione tecnologica e sanitaria promosso dallaRegione Umbria, richiedeelevati standard organizzativi,esperienza specialisticae unmonitoraggio continuo dei pazienti, all’interno di un contestomultidisciplinare ad alta intensità di cura. L’attivazione del programmaconsentirà aipazienti umbri e di tutta Italiadi accedere aterapie altamente innovativedirettamente all’interno della regione consolidando ulteriormente la capacità attrattiva dell’Ematologia umbranell’ambito delleterapie avanzate. Lacertificazionerappresenta il completamento di un articolato percorso organizzativo, clinico e assistenziale che ha coinvolto ilprogramma trapianti, ilteam dedicato al mieloma multiplo, ilpersonale infermieristico altamente specializzato, ilServizio Immunotrasfusionaleper le procedure dilinfocitoaferesi, larete laboratoristicae tutti i professionisti impegnati nellagestione multidisciplinaredeipazienti candidati a terapie avanzate. Nel corso di unariunione collegialeche ha coinvolto le diverse realtà ematologiche della regione, sono già stati individuati iprimi quattro pazienti umbricandidati alpercorso CAR-T, secondo criteri condivisi diappropriatezza clinicaepriorità terapeutica. I pazienti sono già statiavviati al percorso terapeuticoper lalinfocitoaferesi, fase fondamentale per laproduzione della terapia cellulare personalizzata. L’iniziativa nasce da unacollaborazione continuatra le realtà ematologiche umbre impegnate nellagestione territoriale e specialisticadei pazienti affetti damieloma multiplo, con l’obiettivo di garantire unaccesso equo, tempestivo e condivisoalleterapie innovative. “La disponibilità delle CAR-T per il mieloma multiplorappresenta un passaggio molto importante per i pazienti affetti da malattia ad alto bisogno clinico – sottolinea laprofessoressa Maria Paola Martelli,direttrice della Struttura Complessa di Ematologia dell’azienda ospedaliera di Perugia–.Questo risultato è frutto di un grande lavoro di squadrae dellastretta integrazionetraattività clinica, trapiantologica, aferetica, laboratoristicaeconfronto continuo tra i professionisti ematologi della regione”. *Iscrivendoti alla newsletter dichiari di aver letto e accettato le nostrePrivacy Policy Gruppo Corriere S.r.l. | Perugia (PG) - Via Pievaiola 166/F6P.IVA 11948101008 - Codice Fiscale: 11948101008
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B
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Criteri Critici
Applicazione della tecnologia al trattamento personalizzato del cancro al seno in Vietnam. Vietnam.vn
Il 20 aprile 2025, quasi 200 esperti medici nazionali e internazionali hanno partecipato alla conferenza scientifica "Innovazioni nella diagnosi e nel trattamento del tumore al seno". Gli esperti ritengono che l'intelligenza artificiale abbia il potenziale per influenzare diversi parametri della terapia oncologica, tra cui la previsione, lo screening, l'analisi e l'interpretazione di enormi quantità di dati; la decodifica dei dati di imaging tumorale; e l'individuazione e la validazione dei farmaci in ambito clinico. (Foto: PQ)
Questo evento riunisce medici e ricercatori di spicco nei settori dell'oncologia, della radiologia, della diagnostica per immagini e della chirurgia, insieme a rappresentanti del gruppo di tecnologie mediche Siemens Healthineers, per aggiornarsi sulle nuove tendenze terapeutiche, promuovere la collaborazione professionale e favorire l'innovazione nella cura personalizzata delle pazienti affette da tumore al seno in Vietnam. Il workshop ha incluso anche approfondite tavole rotonde con la partecipazione di esperti di Siemens Healthineers, MammoCare, K Hospital e Hanoi Medical University. Tra gli argomenti discussi figuravano: le applicazioni dell'intelligenza artificiale (IA) nella diagnostica per immagini, i test genetici nella selezione di regimi terapeutici mirati, la collaborazione interospedaliera nella gestione delle pazienti affette da tumore al seno e il potenziale di implementazione della medicina di precisione in Vietnam. Gli esperti ritengono che l'intelligenza artificiale abbia il potenziale per influenzare diversi parametri della terapia oncologica, tra cui la previsione, lo screening, l'analisi e l'interpretazione di enormi quantità di dati, la decodifica dei dati di imaging tumorale e la scoperta e la validazione di farmaci in ambito clinico. Lo screening per individuare potenziali bersagli tumorali sia nella popolazione sana che in quella ad alto rischio offre l'opportunità di una diagnosi precoce del cancro e di maggiori possibilità di successo nel trattamento e nella guarigione.
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Attualmente, i progressi nell'intelligenza artificiale, in particolare nell'apprendimento automatico e nell'apprendimento profondo, si stanno sviluppando rapidamente e trasformeranno presto la scienza della diagnosi e dello screening del cancro. È necessario formare il personale sulle tecnologie avanzate di intelligenza artificiale per prevedere il cancro in fase precoce nei pazienti. Nel suo discorso di apertura al seminario, il dottor Bui Van Chinh, CEO di MammoCare Vietnam, ha affermato che ci troviamo ad affrontare numerose malattie in rapido aumento che colpiscono soprattutto i giovani, e il cancro non fa eccezione. Secondo la Global Cancer Organization (Globocan), entro il 2040 si prevede che l'incidenza del cancro in Vietnam aumenterà di circa il 59,4%, e il tasso di mortalità per questa malattia raggiungerà il 70,3%. Il cancro al seno, in particolare, pur colpendo prevalentemente le donne, è la principale causa di morte per tumore e il tumore più comune in entrambi i sessi. Secondo il dottor Chinh, una delle ragioni principali dell'elevato tasso di mortalità è la diagnosi tardiva, la scarsa consapevolezza, le risorse tecniche limitate, la competenza professionale non uniforme e la mancanza di un'adeguata attenzione sociale al problema.
La dott.ssa Bui Van Chinh, CEO di MammoCare Vietnam, interviene alla conferenza. Foto: PQ “Il tumore al seno è attualmente il tumore più diffuso tra le donne vietnamite. La diagnosi precoce riveste un ruolo cruciale nell'efficacia del trattamento e nella sopravvivenza. Attraverso il workshop odierno, speriamo non solo di portare in Vietnam tecnologie all'avanguardia, ma anche di creare un ecosistema di connessione, formazione e condivisione clinica tra i diversi livelli di trattamento, al fine di migliorare l'efficacia dell'assistenza alle pazienti”, ha sottolineato la Dott.ssa Bui Van Chinh. Durante il workshop, gli esperti hanno condiviso numerose informazioni relative a questo settore. In particolare, la Dott.ssa Dao Thuy Linh, Direttrice del Centro di Diagnosi di Patologia Mammaria MammoCare di Hanoi, ha illustrato la tecnologia di mammografia 3D (Tomosintesi). "Questa tecnologia consente una 'visualizzazione trasversale totale' ad alta risoluzione delle strutture del tessuto mammario, contribuendo a individuare piccole lesioni che le radiografie 2D potrebbero non rilevare, soprattutto nelle donne con tessuto mammario denso, supportando così diagnosi più accurate e riducendo significativamente il numero di biopsie non necessarie", ha spiegato la dottoressa Linh.
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B
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Criteri Critici
Campioni di cellule prelevati da pazienti vietnamiti sono stati "addestrati" in Giappone per essere utilizzati a scopo terapeutico. Vietnam.vn
Queste informazioni sono state condivise dal Professor Associato Dott. Hoang Thanh Tuyen, Direttore dell'Ospedale 19-8 ( Ministero della Pubblica Sicurezza ), a margine della conferenza internazionale "Aggiornamento delle tecnologie avanzate nella diagnosi e nel trattamento del cancro: scoperte nella medicina personalizzata", tenutasi il 6 giugno.
Secondo il professore associato Tuyen, il cancro è un tema di grande attualità e la medicina personalizzata sta diventando una tendenza importante, soprattutto con lo sviluppo dell'immunoterapia. Pertanto, anziché applicare un trattamento generico a tutti i pazienti, il piano terapeutico ottimale viene selezionato in base alle caratteristiche genetiche, all'ambiente di vita, allo stile di vita e alla biologia molecolare di ciascun individuo.
Potrebbe interessarti In Australia, due prodotti a marchio Nature's Own e le caramelle gommose Allen's sono stati ritirati dal mercato, provocando un urgente avviso sanitario da parte del Ministero della Salute. A seguito dell'annuncio da parte dell'Australia di un richiamo urgente di due integratori alimentari a marchio Nature's Own e di un prodotto di caramelle gommose Allen's, dopo aver scoperto una potenziale contaminazione con frammenti di vetro e plastica, il Dipartimento per la sicurezza alimentare (Ministero della Salute) ha emesso un avviso urgente.
Il professore associato Dr. Hoang Thanh Tuyen, direttore dell'ospedale 19-8 (Foto: Ospedale). L'ospedale sta collaborando con esperti giapponesi per condurre ricerche approfondite sull'immunoterapia. Alcuni pazienti oncologici dell'ospedale, anche affetti da stadi avanzati come il cancro al colon metastatico o il cancro al polmone, hanno mostrato risultati positivi grazie a una combinazione di terapia tradizionale e immunoterapia. "I campioni di cellule dei pazienti vengono inviati in Giappone per la filtrazione, la coltura e l'"addestramento" al fine di attivare la capacità di riconoscere le cellule malate, per poi essere riportati in Vietnam e utilizzati per trattare gli stessi pazienti. Grazie al sostegno finanziario dei nostri partner, molti pazienti hanno avuto l'opportunità di accedere a questa terapia", ha affermato il professore associato Tuyen.
La biotecnologia molecolare svolge un ruolo cruciale nella diagnosi e nel trattamento del cancro moderni. I ricchi dati biologici di ogni individuo vengono analizzati utilizzando l'intelligenza artificiale, consentendo ai medici di combinare molteplici livelli di informazione, dai geni e dalle proteine al metabolismo, per personalizzare i piani di trattamento in modo più efficace. Gli esperti hanno inoltre suggerito che il Ministero della Salute dovrebbe ampliare l'elenco delle coperture assicurative sanitarie per includere nuove tecniche di trattamento del cancro, come l'immunoterapia, la terapia mirata, la terapia cellulare, la terapia farmacologica biologica e la radioterapia di precisione. In Vietnam e nel mondo , la tendenza generale è un aumento del numero di casi di cancro. Ogni anno, il Vietnam registra oltre 180.000 nuovi casi di cancro, di cui più di 120.000 si concludono con il decesso.
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📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
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Criteri Critici
Tumore al seno e mammografia, la svolta dell’AI: più diagnosi e meno attese Primocanale
Più tumori individuati precocemente, meno tempo necessario per analizzare le mammografie e una migliore gestione delle priorità cliniche. L'intelligenza artificiale applicata allo screening mammografico sta già dimostrando risultati concreti: secondo uno studio condotto in Svezia su oltre 100 mila donne, l'utilizzo di algoritmi dedicati consente di aumentare del 30% la capacità diagnostica e di ridurre del 45% i tempi di lettura degli esami. A questi benefici si aggiunge la possibilità di effettuare un triage del rischio, indirizzando l'attenzione degli specialisti verso i casi più complessi. Una rivoluzione per la quale si sta già lavorando per portarla nei reparti di senologia dell'azienda ospedaliera metropolitana nei prossimi mesi e destinata a diventare parte integrante dei programmi di screening. A spiegare le prospettive della nuova frontiera digitale applicata alla senologia a Primocanale durante la rubrica 'Il medico risponde' Massimo Calabrese, direttore della radiologia oncologica e senologica AOM Policlinico San Martino e past president nazionale della sezione di senologia della società italiana di radiologia medica e Interventistica (SIRM).
Il via libera dell'Istituto Superiore di Sanità
"L'intelligenza artificiale in senologia è già dentro i nostri reparti - sottolinea Calabrese - un passaggio importante è arrivato nel dicembre 2025, quando l'Istituto Superiore di Sanità ha pubblicato un documento che invita a introdurre software di intelligenza artificiale nei programmi nazionali di screening mammografico. La raccomandazione si basa sui risultati di un ampio studio condotto in Svezia su oltre 100 mila donne, che ha dimostrato come gli algoritmi possano migliorare significativamente l'efficacia dello screening. Utilizzati nella lettura delle mammografie, consentono infatti di individuare un numero maggiore di tumori riducendo contemporaneamente il tempo necessario per analizzare gli esami".
Più efficienza e migliore utilizzo delle risorse
L'impatto non riguarda soltanto la qualità diagnostica, la riduzione dei tempi di lettura permette anche una migliore organizzazione delle risorse professionali, aspetto particolarmente rilevante in un contesto in cui la domanda di esami cresce costantemente. "Si trovano più tumori e si impiega meno tempo - osserva Calabrese - l'intelligenza artificiale contribuisce quindi a razionalizzare il lavoro dei radiologi, supportandoli nelle attività più ripetitive e consentendo di concentrare l'attenzione sui casi più complessi".
Dal riconoscimento delle lesioni alla medicina di precisione
Gli algoritmi non si limitano a segnalare possibili anomalie nelle immagini, uno degli sviluppi più promettenti riguarda la capacità di valutare il rischio individuale di ciascuna donna. "In prospettiva, questi strumenti potranno indicare con maggiore precisione quando effettuare il controllo successivo e quali esami utilizzare, contribuendo a costruire percorsi di screening personalizzati. Si tratta di un'applicazione concreta della medicina di precisione, che punta a superare l'approccio uniforme per adattare la prevenzione alle caratteristiche specifiche di ogni paziente".
L'AI promette diagnosi più tempestive, percorsi di prevenzione personalizzati e un utilizzo più efficiente delle risorse sanitarie
Il triage intelligente delle mammografie
"Tra le funzioni più innovative c'è il triage automatico del rischio - prosegue Calabrese - i software analizzano gli esami e li classificano in diverse fasce sulla base della probabilità di presenza di una patologia. Nei casi considerati a rischio più elevato, la mammografia viene valutata da due specialisti esperti e dall'intelligenza artificiale, che agisce come un terzo lettore. Nelle fasce a basso rischio, invece, il sistema può svolgere il ruolo di secondo lettore, riducendo il numero di controlli necessari da parte del personale medico. Questo modello consente di concentrare le risorse umane sui casi che richiedono maggiore attenzione, mantenendo elevati standard di sicurezza e migliorando l'efficienza complessiva del processo diagnostico".
Una tecnologia già pronta per l'uso
Secondo Calabrese, la fase sperimentale può considerarsi superata. "I sistemi oggi disponibili hanno completato i percorsi di validazione necessari e possono già essere acquistati o adottati dalle strutture sanitarie. È già realtà, si sa già che funziona - afferma - l'obiettivo, ora, è accelerarne la diffusione affinché i benefici possano arrivare al più presto alle pazienti".
Il futuro dello screening passa dall'AI
"L'intelligenza artificiale sta quindi assumendo un ruolo sempre più centrale nella lotta contro il tumore della mammella: oltre a migliorare la capacità di individuare precocemente le neoplasie, aiuta a distinguere più rapidamente gli esami negativi, che rappresentano la maggioranza delle mammografie eseguite ogni anno".
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Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
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Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
58.9/100
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Criteri Critici
USA: Un nuovo farmaco sperimentale prolunga significativamente la durata della vita dei pazienti affetti da cancro al pancreas. Vietnam.vn
I risultati della ricerca sono stati pubblicati il 31 maggio sul New England Journal of Medicine e presentati al congresso annuale dell'American Society of Clinical Oncology (ASCO) tenutosi a Chicago. Secondo il team di ricerca, il daraxonrasib inibisce una proteina mutata associata alla crescita tumorale, presente in oltre il 90% dei casi di cancro al pancreas. Questo è un obiettivo terapeutico perseguito dagliscienziatida decenni. Lo studio è stato condotto su circa 500 pazienti affetti da carcinoma pancreatico metastatico che avevano smesso di rispondere ai trattamenti precedenti. I partecipanti sono stati assegnati in modo casuale a ricevere daraxonrasib o a continuare la chemioterapia. I risultati hanno mostrato che i pazienti trattati con daraxonrasib hanno avuto un tempo di sopravvivenza mediano di 13,2 mesi, quasi il doppio rispetto ai 6,7 mesi del gruppo sottoposto a chemioterapia. Il farmaco ha inoltre ridotto il rischio di morte di circa il 60% rispetto al trattamento standard attualmente in uso. Il dottor Zev Wainberg dell'Università della California, Los Angeles (UCLA), che ha co-diretto lo studio, ha considerato questo un significativo passo avanti nel trattamento del cancro al pancreas, sebbene non possa ancora essere considerato una cura. Oltre a prolungare il tempo di sopravvivenza, il team di ricerca ha osservato che i pazienti trattati con daraxonrasib hanno manifestato meno effetti collaterali gravi rispetto alla chemioterapia, e hanno anche avuto una migliore qualità della vita e una migliore gestione del dolore. Il cancro al pancreas è attualmente uno dei tumori più letali perché spesso viene diagnosticato in fase avanzata. Secondo l'American Cancer Society (ACS), si prevede che negli Stati Uniti si registreranno circa 67.000 nuovi casi e oltre 52.000 decessi a causa di questa malattia nel 2026, mentre il tasso di sopravvivenza a 5 anni è solo del 13% circa. DOAN HUNG Fonte: https://baocantho.com.vn/my-thuoc-thu-nghiem-moi-giup-keo-dai-dang-ke-thoi-gian-song-cua-benh-nhan-ung-thu-tuy-a206131.html
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Criteri Critici
Tumori del sangue, la ricerca italiana accelera: 17mila pazienti coinvolti negli studi Qui Salute Magazine
La ricerca italiana sulle malattie del sangue continua a fare passi avanti puntando sempre di più su cure personalizzate, meno invasive e con un impatto ridotto sulla qualità della vita dei pazienti. Attualmente sono circa 17mila i pazienti coinvolti negli studi clinici coordinati da Gimema, il gruppo cooperativo italiano che da anni rappresenta uno dei riferimenti principali nel campo dell’ematologia.
I risultati più recenti sono stati presentati a Roma durante la Terza riunione nazionale promossa dalla Fondazione Gimema – Franco Mandelli Onlus, dove sono emersi dati importanti soprattutto sulle strategie “chemio-free” e sulla medicina di precisione.
“Oggi non basta più aumentare la sopravvivenza: bisogna migliorare concretamente la qualità di vita dei pazienti, limitando tossicità, ricoveri e conseguenze sociali delle terapie”, ha spiegato Marco Vignetti, presidente della Fondazione Gimema.
Tumori del sangue, gli studi più rilevanti
Tra gli studi più rilevanti presentati, quello sulle neoplasie mieloproliferative in fase blastica, considerate tra le forme più aggressive di tumore del sangue. In questi casi la combinazione tra chemioterapia e venetoclax ha mostrato risposte cliniche significative e durature anche nei pazienti più fragili, con una sopravvivenza post-trapianto superiore all’80%.
Risultati incoraggianti anche nella leucemia mieloide acuta: grazie all’associazione di venetoclax con la terapia standard, oltre il 60% dei pazienti è riuscito ad accedere al trapianto allogenico di cellule staminali.
La situazione sulla leucemia promielocitica acuta
Sul fronte della leucemia promielocitica acuta, invece, Gimema ha confermato l’efficacia dei protocolli completamente chemio-free basati su Atra e triossido di arsenico. Secondo i dati presentati, i pazienti trattati con queste terapie possono oggi raggiungere un’aspettativa di vita paragonabile a quella della popolazione generale.
Per la prima volta al mondo, inoltre, è stata dimostrata la superiorità di una strategia totalmente priva di chemioterapia anche nei pazienti adulti affetti da leucemia acuta linfoblastica Philadelphia positiva.
Importanti novità arrivano anche dalla leucemia linfatica cronica. Uno studio osservazionale ha raccolto i dati di oltre 10mila pazienti trattati in più di cento centri di ematologia italiani dal 2010 a oggi, contribuendo alla costruzione di uno dei database europei più grandi dedicati alla malattia.
Qualità della vita: i medici sottostimano i sintomi
Durante l’incontro è stato presentato anche uno studio che ha acceso l’attenzione sul tema della qualità della vita dei pazienti con tumori del sangue, evidenziando una forte discrepanza tra i sintomi percepiti dai malati e quelli riportati dai clinici.
L’analisi, una delle prime al mondo a valutare direttamente gli effetti collaterali precoci delle terapie Car-T nei linfomi aggressivi attraverso le testimonianze dei pazienti, ha mostrato dati significativi. La sottovalutazione da parte dei medici varia dal 43% per la fatigue fino al 91% per la perdita dei capelli. Anche sintomi gastrointestinali come nausea, diarrea e perdita di appetito risultano spesso non riconosciuti, così come il dolore generale, non riportato nel 68% dei casi segnalati dai pazienti.
“Lo studio della qualità della vita è molto complesso perché richiede strumenti standardizzati e validati anche dal punto di vista culturale e linguistico”, ha spiegato Vignetti. “Negli anni è esistita una certa diffidenza verso questi dati, considerati troppo soggettivi. In realtà si sono dimostrati estremamente accurati nel fotografare lo stato di salute reale del paziente”.
Secondo gli esperti, la percezione del proprio benessere da parte del malato può diventare un elemento prognostico importante tanto quanto gli esami di laboratorio o quelli di biologia molecolare. Un aspetto sempre più decisivo anche nella scelta delle terapie più adatte.
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Criteri Critici
Cosa dicono i medici del farmaco antitumorale che si prevede possa eradicare i tumori metastatici? Vietnam.vn
Questo gruppo di pazienti ha una prognosi molto difficile. Tra i 102 pazienti che hanno partecipato allo studio:
L'interesse pubblico è nato dallo studio di fase 1b/2 OrigAMI-4, che ha valutato l'efficacia dell'iniezione sottocutanea di Amivantamab in pazienti con carcinoma squamocellulare della testa e del collo recidivante o metastatico non correlato all'HPV, dopo il fallimento della chemioterapia e dell'immunoterapia.
In Vietnam, questo farmaco ha ottenuto l'autorizzazione all'immissione in commercio nel 2025 sotto forma di flaconcino per infusione endovenosa da 350 mg/7 ml. Nel carcinoma polmonare non a piccole cellule, il farmaco è indicato solo per determinati gruppi di pazienti con specifiche mutazioni del gene EGFR e in particolari contesti terapeutici.
Secondo la dottoressa Trinh The Cuong, M.Sc., del Dipartimento di Chemioterapia dell'Ospedale E ( Hanoi ), il farmaco in questione è l'amivantamab, un anticorpo a doppia specificità che agisce su due vie di segnalazione, EGFR e MET. Si tratta di un farmaco per terapia mirata, non di un integratore alimentare o di un medicinale utilizzabile per tutti i tipi di cancro.
- 44 pazienti hanno mostrato una risposta parziale (circa il 43%).
- 39 pazienti rimangono stabili.
Oggi i pazienti hanno a disposizione un numero sempre maggiore di opzioni terapeutiche. (Immagine a scopo illustrativo)
I risultati dello studio hanno mostrato che circa il 79% dei pazienti ha riscontrato una riduzione del tumore dopo il trattamento. Dopo circa 6-7 settimane di terapia, metà dei pazienti ha iniziato a mostrare una risposta al trattamento. In coloro che hanno risposto, questo effetto si è mantenuto per almeno 7,2 mesi. Il tempo necessario per ottenere il controllo della malattia prima della comparsa di segni di recidiva è stato di circa 6,8 mesi.
Secondo il dottor Cuong, questo è un segnale molto positivo per il gruppo di pazienti che si sono sottoposti a numerosi trattamenti precedenti. Tuttavia, la risposta mostrata dalla scansione non significa necessariamente una guarigione completa.
"Nelle fasi avanzate del cancro, ciò che conta non è solo la riduzione del tumore, ma anche la durata del controllo della malattia, il tempo di sopravvivenza, la qualità della vita e la capacità di tollerare gli effetti collaterali", ha sottolineato il dottor Cuong.
Pertanto, i risultati della ricerca dovrebbero essere considerati un incoraggiante passo avanti, non una cura per il cancro.
Il costo è di 1,4 miliardi di VND ogni 3 mesi.
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Criteri Critici
A 5 anni dal vaccino, il 92% dei pazienti con melanoma è vivo Avvenire
Sono numerose e di grande spessore le novità sul cancro che arrivano in queste ore dall’annuale Congresso dell’American Society of Clinical Oncology (Asco), in corso a Chicago. Anticorpi monoclonali, bispecifici, vaccini di nuova generazione, insomma il variegato arsenale offerto dall’immunoterapia, sta cambiando ulteriormente la lotta alla malattia, in termini di progressione, recidive, sopravvivenza e guarigioni.
Ecco alcuni dei principali progressi, impensabili fino a pochi anni fa. Ha destato una particolare impressione l’azione dell’anticorpo bispecifico amivantamab, sviluppato da Johnson & Johnson, dimostratosi efficace nel trattamento dei tumore della testa e del collo metastatico o resistente, e che è capace di offrire una risposta completa in una quota consistente di pazienti, ovvero la totale assenza della malattia all’esame radiografico. I numeri parlano da soli: in 102 persone affette da queste malattie (che si erano estese o che si erano presentate come recidive dopo terapie non efficaci), la patologia si è ridotta o è scomparsa completamente in 43 di loro: in particolare, 28 pazienti hanno mostrato una riduzione significativa, in 15 persone i tumori sono stati completamente eradicati. L’anticorpo sembra essere efficace anche nei tumori di polmone e colon.
Grandi passi avanti anche nel cancro della prostata e del pancreas, in termini di controllo della malattia e ritardo della comparsa di malattia metastatica, e della vescica: quasi il 90% (87,6%) dei pazienti con quest’ultima malattia, non muscolo-invasiva ad alto rischio di recidiva, è vivo a 5 anni. Un risultato ottenuto grazie all’aggiunta di un anno di trattamento con durvalumab di AstraZeneca alla terapia di induzione e mantenimento con Bacillus Calmette-Guérin (Bcg).
Ma il tumore maligno che probabilmente continua a registrare i più radicali e rapidi progressi terapeutici è il melanoma, il più aggressivo cancro cutaneo. La combinazione di un vaccino a mRna personalizzato e dell'immunoterapia standard pembrolizumab si è dimostrata efficace nel dimezzare (-49%) il rischio di recidiva e di morte rispetto alla sola immunoterapia. La sperimentazione, iniziata nel 2021, mostra che dopo 5 anni è vivo il 92,2% dei pazienti cui è stato somministrato rispetto al 71,3% del gruppo di controllo. Combinato all'immunoterapia, il vaccino riduce le possibilità che il tumore ritorni ed è in grado di abbattere del 59% il rischio di metastasi a distanza e del 49% quello di recidiva. Si tratta di un vaccino totalmente “personalizzato”. In Italia, così come in altre parti del mondo, è in corso lo studio di fase 3, avviato per primo all'Istituto Pascale di Napoli da Paolo Ascierto, ordinario di Oncologia all'università Federico II di Napoli e presidente della Fondazione Melanoma Onlus. Commentando i risultati appena presentati all'Asco, Ascierto parla di un «giro di boa atteso»: sono risultati che «confermano che la strada intrapresa con il vaccino a mRna è quella giusta e che l'efficacia della combinazione con l'immunoterapia si mantiene costante nel tempo». Proprio sul melanoma, lo stesso Ascierto ha presentato a Chicago una vera e propria “superimmunoterapia” da somministrare prima di entrare in sala operatoria per neutralizzare sul nascere la capacità del tumore di resistere ai farmaci. Quest’arma segreta si chiama “Mdna11”, una citochina “intelligente” progettata in laboratorio per potenziare in modo mirato le difese biologiche dei pazienti e contrastare la possibile resistenza alle terapie. Lo studio multicentrico italiano è coordinato dalla Fondazione Melanoma in collaborazione con la biotech canadese Medicenna.
Anche il tumore del fegato registra importanti avanzamenti sul fronte terapeutico. Una nuova combinazione di cure, basata sulla doppia immunoterapia durvalumab più tremelimumab, assieme alla terapia a bersaglio molecolare lenvatinib e alla procedura di chemioembolizzazione transarteriosa (Tace), ha ridotto il rischio di progressione di malattia del 30% nei pazienti con malattia non operabile. «Con questo regime di doppia immunoterapia - spiega Lorenza Rimassa, associata di Oncologia medica all'Humanitas University e responsabile dell'Oncologia epatobiliopancreatica all'Irccs Humanitas di Rozzano (Milano) -, quasi 1 paziente su 3 è vivo e senza progressione di malattia a 2 anni dal trattamento. Si tratta di un progresso significativo associato a una tendenza al miglioramento della sopravvivenza, con o senza l'aggiunta di lenvatinib».
In significativo aumento pure la sopravvivenza dei malati con tumore al polmone avanzato: dopo sette anni, i pazienti trattati con la molecola lorlatinib hanno mostrato una probabilità del 55% di continuare a vivere senza progressione della malattia. Lo dimostra lo studio di fase 3 “Crown” in pazienti adulti affetti da tumore del polmone non a piccole cellule in stadio avanzato, non trattati in precedenza. Una neoplasia che colpisce soprattutto giovani e non fumatori. Anche questo studio, assieme ad altri, è stato presentato al congresso di Chicago, e pubblicato contemporaneamente su Annals of Oncology.
Insomma, la ricerca oncologica corre veloce ma l'Europa, e l'Italia in particolare, rischiano di rimanere «drammaticamente» indietro senza una strutturata e rinnovata politica di investimenti in ricerca e sviluppo, proprio mentre sulla scena mondiale irrompe la Cina, capace quasi di superare il gigante tecnologico statunitense. Giuseppe Curigliano, presidente eletto della Società europea di oncologia medica (Esmo) e vicedirettore scientifico dell'Istituto Europeo di Oncologia di Milano, mette in guardia dai rischi legati alla nuova mappa geopolitica della ricerca scientifica e agli equilibri che stanno “ridisegnando” questo ambito strategico. Da Chicago, Curigliano fa innanzitutto il punto sugli ultimi risultati raggiunti: «All'Asco sono stati presentati studi rilevanti su molte neoplasie. E c'è stata quest'anno un'esplosione degli anticorpi molecolari bispecifici, ovvero con due “teste” per riconoscere due bersagli attraverso i quali attaccare il tumore». Stiamo assistendo, afferma, ad «una rivoluzione tecnologica enorme e stiamo raggiungendo la capacità di creare dei farmaci che erano impensabili fino a dieci anni fa. Stiamo addirittura intercettando il cancro, attraverso la biopsia liquida, con l'identificazione di pazienti che ancora non sono pazienti perché ancora la malattia non si vede alla tac e alla pet, ma è nel dna». Oggi, dunque, «la mission è sempre più quella di sconfiggere il cancro. Sembrano parole grosse, ma in ambiente ematologico ciò è quasi una realtà. Quindi - evidenzia Curigliano - gli obiettivi che si pongono gli investimenti in ambito di ricerca sul cancro sono molto alti. È un messaggio molto forte di speranza».
Per continuare questo trend è però «necessario potenziare la ricerca e se l'Italia non investe in ricerca e sviluppo - avverte - le aziende non verranno ad investire da noi e noi negheremmo ai nostri pazienti l'accesso all'innovazione. Dobbiamo creare una rete che attragga le aziende ad investire da noi». Difficile dargli torto visto che dei lavori presentati ad Asco 2026 - circa 45mila professionisti da tutto il mondo ed 8mila studi - oltre il 50%, dice Curigliano, «arrivano da Cina, Giappone e Corea del Sud e molta parte delle nuove sperimentazioni cliniche si sta spostando verso oriente».
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Una svolta nella cura del cancro: molti pazienti vedono i loro tumori completamente eliminati dopo le iniezioni. Vietnam.vn
Sviluppato da Johnson & Johnson, l'amivantamab è attualmente in fase di valutazione in circa 60 studi clinici in tutto il mondo. Oltre al tumore al polmone e al tumore della testa e del collo, il farmaco è oggetto di studio anche per il tumore del colon-retto, del cervello e dello stomaco.
I ricercatori affermano che risultati simili sono stati osservati in alcuni pazienti affetti da tumore al polmone che hanno partecipato ad altri studi sull'amivantamab.
In seguito al trattamento, i tumori si sono ridotti o sono scomparsi completamente in 43 pazienti. Di questi, 28 hanno riportato una significativa riduzione delle dimensioni del tumore, mentre 15 pazienti non presentavano più alcuna traccia di tumore.
In uno studio clinico internazionale condotto in 11 paesi, 102 pazienti affetti da tumore della testa e del collo sono stati trattati con amivantamab. Si tratta del sesto tipo di tumore più comune al mondo e spesso presenta una prognosi infausta in caso di progressione o recidiva della malattia.
"Si tratta di pazienti che hanno pochissime opzioni terapeutiche. Pertanto, vedere questo livello di risposta è davvero impressionante", ha affermato.
Il professor Kevin Harrington, esperto di terapia biologica contro il cancro presso l'Institute for Cancer Research (ICR) di Londra, ha commentato che si trattava di risposte al trattamento "eccezionalmente forti" in un gruppo di pazienti che erano diventati resistenti sia alla chemioterapia che all'immunoterapia.
I risultati hanno dimostrato che questo farmaco ha contribuito a ridurre le dimensioni dei tumori in oltre un terzo dei pazienti che hanno partecipato allo studio. In particolare, in alcuni casi, i medici hanno osservato la completa scomparsa dei tumori dopo un breve periodo di trattamento.
La caratteristica distintiva dell'amivantamab risiede nel suo meccanismo d'azione multi-bersaglio. Il farmaco blocca simultaneamente l'EGFR, una proteina che promuove la crescita delle cellule tumorali, e il MET, una via di segnalazione che permette a molte cellule cancerose di eludere il trattamento. Inoltre, attiva il sistema immunitario affinché riconosca e attacchi i tumori.
Si ritiene che la capacità di agire simultaneamente su molteplici meccanismi biologici sia la ragione per cui il farmaco risulta efficace nei pazienti per i quali i trattamenti precedenti si sono rivelati inefficaci.
Dal fallimento della chemioterapia a una vita normale.
Uno dei primi pazienti a beneficiare della nuova terapia è Carl Walsh, 56 anni, residente a Birmingham, in Inghilterra.
Gli è stato diagnosticato un cancro alla lingua nel maggio 2024 e ha partecipato a una sperimentazione clinica presso il Royal Marsden Hospital a partire da luglio 2025, dopo che sia la chemioterapia che l'immunoterapia si erano rivelate inefficaci.
“Mi ero sottoposto a chemioterapia e immunoterapia, ma senza successo. Poi i medici mi hanno suggerito di partecipare alla sperimentazione clinica. Ora sono al mio diciassettesimo ciclo di trattamento e sono molto soddisfatto dei progressi che ho fatto”, ha affermato.
Carl Walsh, 56 anni, a cui è stato diagnosticato un cancro alla lingua nel maggio 2024, parteciperà alla sperimentazione presso il Royal Marsden Hospital nel luglio 2025. Foto: The Guardian
A differenza di molti trattamenti oncologici attualmente in uso che richiedono infusioni endovenose a lungo termine, l'amivantamab viene iniettato direttamente sotto la pelle. Ciò riduce significativamente i tempi di trattamento, alleggerisce il carico sugli ospedali e facilita il trattamento ambulatoriale per i pazienti.
Secondo i ricercatori, la maggior parte degli effetti collaterali del farmaco sono lievi o moderati. La percentuale di pazienti che devono interrompere il trattamento a causa degli effetti collaterali è inferiore al 10%.
Il signor Walsh ha affermato che, prima di partecipare alla sperimentazione, aveva grandi difficoltà a parlare e a mangiare a causa del tumore, che gli causava forte gonfiore e dolore.
"Da quando ho iniziato la terapia, il gonfiore si è ridotto significativamente e il dolore è migliorato notevolmente. Non avverto più i gravi effetti collaterali che avevo con la chemioterapia", ha affermato.
Raccontò che durante il periodo più grave della sua malattia, la sua dieta quotidiana consisteva solo in zuppe, porridge, noodles in scatola e piatti a base di uova, insieme a vari integratori alimentari . Il suo peso diminuì notevolmente.
Telix Pharmaceuticals: il candidato per il trattamento del cancro alla prostata mostra una tollerabilità accettabile nello studio di Fase III - MarketScreener Italia
📰 MarketScreener Italia📅 2026-06-02T00:39:14
tumore prostata
Telix Pharmaceuticals: il candidato per il trattamento del cancro alla prostata mostra una tollerabilità accettabile nello studio di Fase III MarketScreener Italia
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Criteri Critici
Tumore della vescica: con durvalumab più BCG quasi il 90% dei pazienti vivo a 5 anni pharmastar.it
Quasi il 90% (87,6%) dei pazienti con tumore della vescica non muscolo-invasivo ad alto rischio di recidiva è vivo a 5 anni. Un risultato ottenuto grazie all'aggiunta di un anno di trattamento con durvalumab alla terapia di induzione e mantenimento con Bacillus Calmette-Guérin (BCG). Non solo. Il nuovo regime non ha mostrato un impatto clinicamente rilevante sulla qualità di vita, valutata attraverso questionari compilati dai pazienti. È quanto emerge dallo studio di fase III POTOMAC, presentato al Congresso dell'American Society of Clinical Oncology (ASCO), in corso a Chicago.
"Da oltre 10 anni non vi erano evidenti progressi per questi pazienti, che vengono trattati con intento curativo – afferma Patrizia Giannatempo, dirigente medico della struttura Dipartimentale di Oncologia Medica Genitourinaria, Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano -. L'attuale standard di cura è costituito dalla TURBT, la resezione transuretrale del tumore, seguita dall'instillazione di BCG direttamente nella vescica. Un'elevata percentuale di pazienti, però, presenta recidiva e progressione di malattia, che possono richiedere ripetute procedure invasive fino alla cistectomia, l'intervento chirurgico di rimozione della vescica. Da qui la necessità di nuove opzioni di cura".
"Nella malattia non muscolo infiltrante ad alto rischio, l'obiettivo è evitare la cistectomia e le procedure invasive, che possono avere un impatto negativo sulla qualità di vita – continua Giannatempo -. L'aggiunta di durvalumab, per 12 mesi, alla terapia di induzione e mantenimento con BCG consente di raggiungere tassi elevati di sopravvivenza a 5 anni. Nello studio POTOMAC, la qualità di vita è stata 'misurata' sulla base di tre questionari, PRO, QLQ-C30 e QLQ-NMIBC24. QLQ-C30 ha incluso la valutazione della funzionalità fisica, cioè è specificamente dedicato ai sintomi e agli aspetti psicologici correlati al tumore della vescica non muscolo-invasivo. Come atteso con un trattamento immunoterapico prolungato, è stato osservato un moderato peggioramento della fatigue riportata dai pazienti. Tuttavia, l'impatto complessivo sui patient-reported outcomes è risultato limitato e globalmente comparabile al solo trattamento con BCG. Questi pazienti presentano molto spesso un bisogno improvviso e impellente di urinare, che può influire significativamente sulla quotidianità e sulla percezione della propria autonomia".
"QLQ-NMIBC24 è un questionario specificamente dedicato ai pazienti con tumore della vescica non muscolo-invasivo e valuta, oltre ai sintomi urinari e agli effetti dei trattamenti intravescicali, aspetti legati alla percezione della malattia e alle preoccupazioni per il futuro – spiega Giannatempo -. Come atteso con un trattamento immunoterapico prolungato, è stato osservato un moderato peggioramento della fatigue riportata dai pazienti. Tuttavia, l'impatto complessivo sui patient-reported outcomes è risultato limitato e globalmente comparabile al solo trattamento con BCG. Si tratta di un elemento particolarmente rilevante in una patologia caratterizzata da trattamenti protratti nel tempo e dalla necessità di preservare, oltre al controllo della malattia, anche la funzionalità vescicale e la qualità di vita".
Queste evidenze illustrate all'ASCO si aggiungono ai dati dello studio POTOMAC già presentati nel 2025 al Congresso della European Society for Medical Oncology (ESMO) e pubblicati su "The Lancet", in cui il regime con durvalumab aveva dimostrato una riduzione del 32% del rischio di recidiva (o di morte in assenza di recidiva) rispetto al solo trattamento con BCG.
Inoltre, un'analisi esplorativa dello studio POTOMAC, presentata recentemente al Congresso dell'American Urological Association (AUA), ha evidenziato che, nel primo anno di trattamento, il numero di eventi ad alto rischio e di recidive non sensibili a BCG nel braccio trattato con durvalumab più BCG era quasi la metà rispetto alla sola BCG. Durvalumab più BCG ha quindi migliorato il tempo all'intervento chirurgico di asportazione della vescica (cistectomia) e la sopravvivenza libera da cistectomia, con un numero inferiore di pazienti sottoposti a chirurgia.
"Nel 2025, in Italia, sono stimati circa 29.100 nuovi casi di tumore della vescica – spiega Rossana Berardi, Presidente eletto AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) e Ordinario di Oncologia all'Università Politecnica delle Marche e Direttore della Clinica Oncologica dell'Azienda Ospedaliero Universitaria delle Marche -. Circa il 70% delle diagnosi riguarda forme non infiltranti, individuate quindi in una fase iniziale della malattia, nella quale le nuove terapie possono aumentare significativamente le possibilità di guarigione e migliorare la qualità di vita dei pazienti. Per garantire il miglior percorso di cura è fondamentale un approccio multidisciplinare, che coinvolga diverse figure specialistiche, tra cui oncologo, urologo, radiologo e anatomo-patologo. Grande attenzione deve essere rivolta anche alla prevenzione. Circa la metà dei casi è legata al fumo di sigaretta, che aumenta di quasi cinque volte il rischio di sviluppare la malattia rispetto ai non fumatori. Un dato particolarmente rilevante riguarda la popolazione femminile, in cui il tabagismo è in crescita e, di conseguenza, aumentano anche le diagnosi di tumore della vescica. Sebbene questa neoplasia sia ancora più frequente negli uomini, nelle donne esiste un rischio maggiore di diagnosi tardiva. L'ematuria, che rappresenta il principale campanello d'allarme della malattia, viene infatti spesso inizialmente attribuita ad altre condizioni urologiche o ginecologiche, ritardando l'avvio degli accertamenti diagnostici. È quindi fondamentale promuovere una maggiore consapevolezza anche in ottica di medicina di genere, per favorire diagnosi più tempestive e migliori possibilità di cura. Infine, circa il 10% dei casi è associato all'esposizione professionale a sostanze chimiche presenti, ad esempio, in coloranti, diserbanti e idrocarburi. Le categorie professionali maggiormente esposte devono pertanto essere sottoposte a programmi di monitoraggio e sorveglianza dedicati".
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Daraxonrasib, richiesta di uso compassionevole in Europa: la svolta ora riguarda l'accesso dei pazienti Sbircia la Notizia Magazine
Il nostro aggiornamento
Questa ricostruzione nasce come aggiornamento del nostro dossier pubblicato nella mattinata del 1 giugno sui dati completi del daraxonrasib nel pancreas metastatico. Lì il centro era il risultato clinico. Qui il punto è diverso: capire quale passaggio può avvicinare il farmaco ai pazienti europei prima dell'eventuale autorizzazione.
Nota clinica: il testo riguarda un medicinale sperimentale. Nessuna indicazione contenuta nell'articolo sostituisce la valutazione dell'oncologo, del centro prescrittore e dei comitati competenti per l'accesso ai trattamenti non ancora autorizzati.
La richiesta europea cambia la fase della notizia
Il passaggio emerso nelle ore serali del 1 giugno sposta il baricentro dal confronto tra farmaci alla gestione dell'accesso. L'aggiornamento confermato anche da ANSA indica che i ricercatori hanno chiesto all'azienda di rendere disponibile un programma di uso compassionevole in Europa. La differenza è concreta: un trial registra efficacia e sicurezza in una popolazione selezionata, un programma compassionevole valuta se un paziente fuori dallo studio possa ricevere il farmaco prima dell'autorizzazione ordinaria.
Questa distinzione evita l'equivoco più pericoloso. Un risultato positivo in fase 3 non apre automaticamente la farmacia ospedaliera. Serve una sequenza regolatoria: disponibilità dell'azienda, richiesta clinica motivata, valutazione del caso e rispetto delle norme nazionali. Nel caso italiano, quindi, il punto operativo non è cercare il farmaco in commercio. Il passaggio utile è il confronto con un centro oncologico che conosca i criteri sperimentali e possa verificare l'eventuale percorso di accesso.
Il precedente statunitense chiarisce cosa può accadere
Negli Stati Uniti esiste già un canale formale di expanded access per daraxonrasib nel tumore pancreatico duttale metastatico già trattato. La FDA ha autorizzato il programma il 1 maggio 2026, dopo una richiesta presentata il 28 aprile e firmata il 30 aprile. Il dettaglio amministrativo conta perché mostra che il canale nasce da un atto regolatorio specifico e non da una semplice disponibilità commerciale.
Il modello americano non si trasferisce automaticamente in Europa. Negli Usa la domanda passa da un medico abilitato statunitense per un paziente eleggibile. Nel contesto europeo e italiano il percorso richiede regole proprie, con responsabilità clinica del centro e disponibilità dell'azienda. La richiesta europea ha quindi un valore di svolta solo se si traduce in un programma attivabile, con criteri chiari e tempi leggibili per le équipe che seguono pazienti senza alternative adeguate.
Italia, il nodo non è il numero dei centri ma la loro funzione
Il coinvolgimento italiano nello studio internazionale è un elemento rilevante perché riduce la distanza fra dato scientifico e pratica clinica specialistica. Chiara Cremolini, responsabile del programma di sperimentazione clinica all'Azienda Ospedaliero Universitaria Pisana, ha indicato la presenza di quattro centri italiani nello studio internazionale e ha collegato il tema europeo alla richiesta di uso compassionevole. Il dato va letto con precisione: la partecipazione a un trial non coincide con una distribuzione nazionale del farmaco.
Per il paziente la differenza è sostanziale. Un centro sperimentatore conosce criteri di inclusione, profilo molecolare richiesto, tossicità attese e documentazione clinica utile. Questa competenza può rendere più ordinata una valutazione individuale, tuttavia non crea da sola un diritto automatico al trattamento. L'accesso compassionevole resta una decisione regolata, costruita sul singolo caso e vincolata alla disponibilità concreta del prodotto.
A quali pazienti si riferisce oggi il perimetro clinico
Il perimetro verificato resta quello del tumore pancreatico duttale metastatico già trattato. Nel trial RASolute 302 sono stati arruolati 500 pazienti con malattia metastatica dopo una precedente chemioterapia per la fase avanzata. Daraxonrasib è stato somministrato per via orale alla dose di 300 milligrammi al giorno ed è stato confrontato con chemioterapia scelta dallo sperimentatore.
Questo significa che il dato non deve essere esteso a ogni diagnosi di tumore del pancreas. La malattia localizzata, il setting post chirurgico e la prima linea metastatica sono scenari distinti, con domande terapeutiche diverse. La forza del risultato registrativo non autorizza scorciatoie interpretative: il paziente eleggibile per un eventuale canale di accesso precoce va definito con profilo clinico, storia terapeutica e caratterizzazione molecolare.
Il dato che sostiene la richiesta di accesso
La richiesta di uso compassionevole poggia su un risultato che ha cambiato la discussione scientifica. Nel RASolute 302 la sopravvivenza globale mediana è stata di 13,2 mesi con daraxonrasib contro 6,7 mesi con chemioterapia nel totale della popolazione studiata. La sopravvivenza libera da progressione è risultata di 7,2 mesi contro 3,6 mesi. Il dato, presentato in sessione plenaria ASCO e pubblicato sul New England Journal of Medicine, collima con la ricostruzione tecnica diffusa dal Dana-Farber Cancer Institute.
La risposta obiettiva ha seguito la stessa direzione, con percentuali superiori nel braccio sperimentale rispetto alla chemioterapia. Il profilo di tollerabilità non elimina la necessità di sorveglianza: rash, stomatite, nausea e diarrea compaiono tra gli eventi più riportati. Il punto clinico è che la tossicità osservata non ha cancellato il vantaggio di efficacia. Nella decisione su un accesso precoce, questo rapporto fra beneficio atteso e rischio gestibile diventa il cuore della valutazione specialistica.
Perché il bersaglio RAS pesa nel pancreas
Daraxonrasib è stato progettato per colpire la forma attiva di RAS, nodo biologico decisivo nel tumore pancreatico duttale. La maggioranza delle neoplasie pancreatiche di questo tipo presenta alterazioni legate a KRAS, un bersaglio storicamente difficile da affrontare con farmaci efficaci su scala ampia. La nostra lettura del dato è quindi biologica prima ancora che statistica: il vantaggio osservato ha senso perché interviene su un asse molecolare che guida la crescita tumorale in una quota molto elevata di pazienti.
La piattaforma del farmaco non si limita a una singola variante puntiforme. Le comunicazioni tecniche di Revolution Medicines descrivono un inibitore RAS(ON) multi selettivo, sviluppato per interferire con più forme oncogeniche attive. Questo spiega perché il trial abbia analizzato sia la popolazione con mutazioni RAS G12 sia la popolazione complessiva. L'eventuale accesso compassionevole dovrà comunque restare ancorato ai criteri clinici e molecolari definiti dal programma.
La designazione orfana europea non va confusa con l'autorizzazione
Il registro della Commissione europea riporta daraxonrasib fra i medicinali orfani con codice EU/3/26/3227. Questa informazione ha peso regolatorio perché segnala il riconoscimento europeo di un bisogno clinico in una condizione rara o gravemente priva di opzioni soddisfacenti. Non significa però che il medicinale sia già autorizzato per l'immissione in commercio.
La distinzione è decisiva per la comunicazione ai pazienti. La designazione orfana può accompagnare un iter più strutturato e facilitare alcuni passaggi di sviluppo, mentre l'autorizzazione commerciale richiede valutazione del dossier completo su qualità, sicurezza ed efficacia. Fino a quel momento, l'accesso passa da canali regolati come sperimentazioni cliniche o programmi dedicati. Una narrazione corretta deve quindi tenere insieme urgenza clinica e prudenza regolatoria.
Lo studio precoce apre una domanda diversa
Il fronte più avanzato della ricerca non si ferma alla malattia metastatica già trattata. Il protocollo RASolute 304 valuta daraxonrasib in ambito adiuvante nel carcinoma pancreatico duttale resecato con mutazione RAS, dopo completamento della chemioterapia prevista. Il confronto è con l'osservazione standard, per misurare se il blocco di RAS possa ritardare o ridurre il rischio di ricaduta dopo chirurgia.
Questo passaggio non modifica l'accesso immediato dei pazienti metastatici già trattati. Apre una questione più ampia: se l'inibizione di RAS confermasse utilità anche prima della disseminazione, la sequenza terapeutica del pancreas potrebbe essere ridisegnata in momenti più precoci della malattia. La deduzione è rigorosa perché nasce da protocolli distinti. Metastatico pretrattato e adiuvante post resezione sono territori clinici separati, anche quando il bersaglio molecolare coincide.
Che cosa cambia oggi per chi è in cura
Oggi cambia soprattutto il tipo di domanda da portare in visita. Un paziente con tumore pancreatico duttale metastatico già trattato può chiedere al proprio oncologo se il profilo clinico e molecolare consenta una valutazione presso un centro coinvolto nella ricerca sul daraxonrasib o informato sui possibili canali di accesso precoce. La risposta richiede cartella completa, storia delle terapie ricevute, stato generale e dati molecolari affidabili.
La parte da evitare è l'autogestione dell'attesa. L'uso compassionevole non è una lista pubblica su cui iscriversi autonomamente e non è una scorciatoia fuori dal controllo medico. Funziona solo dentro un rapporto strutturato tra paziente, oncologo, centro autorizzato e azienda titolare del farmaco. Proprio per questo la richiesta europea va considerata una notizia importante: organizza il terreno in cui una speranza clinica può diventare procedura valutabile.
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Tumori, allarme degli oncologi: Cina nuovo colosso della ricerca e sorpasso sull'Europa Il Sole 24 ORE
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La ricerca oncologica corre veloce ma l'Europa, e l'Italia in particolare, rischiano di rimanere “drammaticamente” indietro senza una seria politica di investimenti in ricerca e sviluppo, mentre sulla scena mondiale è la Cina che sta facendo passi da leone quasi superando il gigante tecnologico statunitense. Giuseppe Curigliano, presidente eletto della Società europea di oncologia medica (Esmo), mette in guardia dai rischi legati alla nuova mappa geopolitica della ricerca scientifica e agli equilibri che stanno ridisegnando questo ambito strategico.
La rivoluzione in corso nell'oncologia
Dal congresso della Società americana di oncologia clinica (ASCO) in corso a Chicago, il maggior appuntamento mondiale del settore, Curigliano fa innanzitutto il punto sugli ultimi risultati raggiunti: “All'ASCO 2026 sono stati presentati studi rilevanti su molte neoplasie. Risultati importanti sono arrivati, tra gli altri, per il tumore della prostata, in termini di controllo della malattia e ritardo della comparsa di malattia metastatica. Spazio anche ai tumori rari come i liposarcomi, con nuove molecole che si sono dimostrate efficaci nel ritardare la progressione della malattia. E c'è stata quest'anno - spiega l'oncologo - un'esplosione degli anticorpi molecolari bispecifici, ovvero con due teste per riconoscere due bersagli attraverso i quali attaccare il tumore”. Stiamo assistendo, afferma, ad “una rivoluzione tecnologica enorme e stiamo raggiungendo la capacità di creare dei farmaci che erano impensabili fino a dieci anni fa. Stiamo addirittura intercettando il cancro, attraverso la biopsia liquida, con l'identificazione di pazienti che ancora non sono pazienti perchè ancora la malattia non si vede alla tac e alla pet, ma è nel dna”.
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All'Asco oltre il 50% dei lavori arriva dall'Oriente
Oggi, dunque, “la mission è sempre più quella di sconfiggere il cancro. Sembrano parole grosse, ma in ambiente ematologico ciò è quasi una realtà. Quindi - sottolinea Curigliano - gli obiettivi che si pongono gli investimenti in ambito di ricerca sul cancro sono molto alti. E' un messaggio molto forte di speranza”. Per continuare questo trend è però “necessario potenziare la ricerca e se l'Italia non investe in ricerca e sviluppo - avverte - le aziende non verranno ad investire da noi e noi negheremmo ai nostri pazienti l'accesso all'innovazione. Dobbiamo creare una rete che attragga le aziende ad investire da noi”. Che gli equilibri siano cambiati, appare chiaro proprio osservando i lavori di ASCO 2026: circa 45mila professionisti da tutto il mondo ed 8mila studi presentati. Ma oltre il 50% dei lavori, racconta Curigliano, “arrivano da Cina, Giappone e Corea e molta parte delle nuove sperimentazioni cliniche si sta spostando verso oriente. Quindi, quello che sta succedendo a livello geopolitico e militare, con attacchi indiretti tra Usa e Cina, di fatto è quello che si sta rivelando a livello scientifico. Cioè, la grande tecnologia americana in questo momento ha un forte competitor che è la grande tecnologia cinese e la Cina si sta proponendo sempre di più come una azienda di Stato che produce molecole ad elevata innovatività”.
Il sorpasso della Cina e l'Europa schiacciata
Quest'anno all'Asco, in ogni sessione, sottolinea, “ci sono 1-2 presentazioni di ricercatori cinesi. Questo significa che i cinesi sono diventati molto bravi a fare studi clinici, e che c'è un progetto sistemico, probabilmente politico-strategico, in cui la Cina sta investendo tantissimo in ricerca e sviluppo”. E se” l'Italia e l'Europa non si svegliano, rimarremo schiacciati in mezzo a due colossi di ricerca e saremo totalmente dipendenti da loro. Con la Cina che si sta affermando sempre di più come primo polo strategico”. Un sorpasso, quello da parte del gigante asiatico, che avrà impatti notevoli e di cui scrive anche il New York Times: “L'ascesa della Cina nello sviluppo di farmaci incombe sugli Stati Uniti. I trial clinici condotti in Cina stanno attirando l'attenzione in occasione del convegno internazionale di oncologia a Chicago: il rapido sviluppo dell'industria biotecnologica cinese - titola il quotidiano - sta alimentando il timore che il predominio degli Stati Uniti nel settore stia scemando”.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Kevin Keegan rivela: “Ho un tumore al quarto stadio”. L’ex Pallone d’Oro segue una cura sperimentale Tutto Atalanta
Kevin Keegan ha deciso di raccontare pubblicamente la sua battaglia più difficile. L’ex stella del Liverpool, della Nazionale inglese e vincitore di due Palloni d’Oro consecutivi nel 1978 e nel 1979, ha rivelato di essere affetto da un cancro al quarto stadio e di essere attualmente sottoposto a un trattamento sperimentale.
L'annuncio è arrivato nel corso di un evento pubblico a Newcastle, dove il 75enne ha aggiornato tifosi e appassionati sulle proprie condizioni di salute. Già lo scorso gennaio Keegan aveva comunicato di essere malato e di aver iniziato un percorso di cure, senza però entrare nei dettagli sulla gravità della patologia.
L'ex capitano dell'Inghilterra ha spiegato che la malattia è stata scoperta in seguito ad alcuni accertamenti medici effettuati dopo un incidente automobilistico. Durante gli esami, i medici hanno individuato il tumore, successivamente classificato al quarto stadio, il livello più avanzato della malattia.
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Ricerca oncologica, Cina sempre più centrale: perché Europa e Italia rischiano di restare ai margini Sbircia la Notizia Magazine
La nostra analisi
La questione supera la classifica tra Paesi. In oncologia conta chi riesce a trasformare biologia e chimica farmaceutica in studi arruolabili. L’organizzazione clinica decide poi se quei dati diventano valutabili davanti alle autorità regolatorie. La Cina ha accorciato questa catena. L’Europa continua a produrre scienza solida, però la dispersione amministrativa rende più difficile portarla fino al letto del paziente con la stessa rapidità.
Nota sanitaria: questo articolo ha finalità informativa e analitica. I dati sui farmaci sperimentali descrivono linee di ricerca, senza costituire indicazioni terapeutiche individuali.
Sommario dei contenuti
Il cambio di asse visto da Chicago
Il congresso ASCO 2026 non restituisce solo la fotografia di nuovi farmaci. Mostra una modifica più profonda: una parte crescente dell’innovazione oncologica arriva da ecosistemi che integrano ricerca industriale e ospedali ad alto arruolamento. Lo sviluppo regolatorio completa il percorso. Il richiamo di Giuseppe Curigliano, presidente eletto della Società europea di oncologia medica per il biennio 2027-2028, intercetta lo stesso punto registrato nelle cronache di ANSA da Chicago: senza investimenti stabili la dipendenza da pipeline esterne cresce.
La differenza rispetto al passato è nella posizione della Cina dentro la filiera. Per anni il Paese è stato descritto soprattutto come mercato di sbocco o come luogo capace di arruolare numeri elevati. Oggi produce candidati farmaci che le multinazionali occidentali vogliono acquisire. Porta studi cinesi in sessioni congressuali centrali e sviluppa piattaforme biologiche nelle aree più contese della prossima generazione di terapie.
La misura della perdita europea
Il Comparator Report on Cancer in Europe 2025 curato da IHE/EFPIA dà alla questione una dimensione misurabile: la quota europea degli avvii di studi oncologici globali di fase I-III basata sulla sede delle aziende è scesa dal 41% nel 2008 al 21% nel 2023. Nello stesso intervallo la quota cinese è salita dall’1% al 35%, superando l’Europa e avvicinandosi alla leadership statunitense.
Questo dato va letto con attenzione. Non misura la qualità di ogni singolo centro clinico, né cancella l’eccellenza di molte reti europee. Misura però dove nascono e partono gli studi che decidono il futuro dei farmaci. In oncologia questa sede di partenza conta, perché il primo sviluppo clinico orienta la scelta dei comparatori e la velocità dei dossier. Da lì passa anche la possibilità per i pazienti di entrare prima nei percorsi sperimentali.
Perché la Cina accelera davvero
La crescita cinese deriva da più fattori coordinati. Il nostro controllo sui meccanismi di sviluppo collima con l’analisi pubblicata su Nature, che individua nella modernizzazione regolatoria e nell’espansione delle sperimentazioni cliniche il passaggio decisivo della trasformazione cinese da mercato centrato sui generici a polo di innovazione farmaceutica. L’effetto concreto è una pipeline più densa e una maggiore capacità di portare rapidamente i candidati in fase precoce.
La velocità non basta senza qualità dei dati. Proprio qui si gioca la parte più delicata: quando uno studio nasce in un solo Paese, le autorità di altre aree devono valutare trasferibilità dei risultati e caratteristiche della popolazione arruolata. Conta anche lo standard del trattamento di confronto. La Cina sta guadagnando centralità perché abbina volume e capacità industriale. L’accettazione globale richiede ancora prove robuste in contesti più ampi.
Le molecole che attirano le multinazionali
La geografia della ricerca si vede anche dagli accordi. Il comunicato Pfizer sull’intesa con Innovent descrive una collaborazione globale su 12 programmi oncologici in fase precoce, con anticorpi farmaco-coniugati e anticorpi multispecifici al centro della strategia. Reuters colloca la stessa operazione nella corsa delle grandi aziende verso la pipeline biotech cinese, un segnale industriale che vale più di molte dichiarazioni di principio.
Il punto economico è immediato: se una multinazionale compra accesso a piattaforme nate in Cina, riconosce che lì si produce innovazione sfruttabile a livello globale. Il punto sanitario è altrettanto concreto. Dove si sviluppano i programmi, lì si accumulano competenze e dati clinici. La familiarità precoce con le nuove classi di farmaci resta nello stesso sistema.
Il nodo clinico: studi cinesi e validazione globale
Il caso HARMONi-6 su ivonescimab spiega perché il tema richiede una lettura clinica oltre la geopolitica. La presenza del trial in una sessione plenaria di ASCO 2026 mostra che uno studio condotto in Cina può arrivare nel punto più esposto del confronto oncologico internazionale. The Lancet documenta il disegno di fase III su pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule squamoso in prima linea, con un confronto attivo contro immunoterapia più chemioterapia.
Per l’Europa il messaggio è metodologico. Un dato clinico forte resta tale quando supera la verifica sulla popolazione trattata e sulla comparabilità del controllo. La riproducibilità in sistemi sanitari diversi resta il passaggio successivo. Accogliere un risultato significa mantenere il rigore regolatorio evitando che diventi lentezza strutturale.
Il rischio per Italia ed Europa
L’Italia entra in questa partita con oncologie di qualità e ricercatori presenti nei circuiti internazionali, però il problema riguarda la massa critica. Un’azienda porta studi dove trova tempi prevedibili, contratti rapidi, centri coordinati e pazienti arruolabili senza passaggi inutilmente lunghi. Ogni mese perso nella partenza di un trial sposta opportunità verso sistemi più semplici da usare.
La conseguenza pratica pesa sui pazienti. Un trial vicino al luogo di cura può offrire accesso controllato a terapie non ancora disponibili nella pratica ordinaria. Nei centri che arruolano restano competenze e dati utili. Quando la sperimentazione si allontana, l’innovazione arriva più tardi e spesso attraverso canali già decisi altrove.
Dove intervenire adesso
La risposta europea deve andare oltre la richiesta di più fondi. Serve una macchina che renda competitiva la ricerca clinica: contratti standardizzati, comitati etici con tempi realmente prevedibili, interoperabilità dei dati sanitari e reti ospedaliere capaci di arruolare senza frammentare il percorso del paziente. Il finanziamento senza esecuzione resta un segnale politico debole.
La scelta italiana è ancora più concreta. Le eccellenze non bastano se restano isolate. Un Paese che vuole attrarre studi oncologici deve presentarsi come piattaforma nazionale, con centri collegati e procedure leggibili per chi investe. La competizione con Cina e Stati Uniti si gioca anche su questa semplicità operativa.