Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO4
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Il colesterolo residuo, potenziale target terapeutico Meer | English edition
Il colesterolo LDL è diventato un bersaglio centrale della terapia cardiovascolare perché oggi non è visto soltanto come un marcatore associato al rischio, ma come uno dei principali motori causali dell’aterosclerosi: più particelle LDL circolano nel sangue, più è probabile che penetrino nella parete delle arterie, vi si accumulino e alimentino nel tempo la formazione della placca che può poi provocare infarto, ictus o arteriopatia periferica. Il beneficio della riduzione del colesterolo LDL è ormai assodato e la medicina sottolinea questa relazione causale e il fatto che il beneficio clinico dipenda dall’entità della riduzione ottenuta.
L’LDL non è “grasso che galleggia”, ma una sorta di navetta di trasporto del colesterolo. Il problema nasce quando queste navette sono troppe e, soprattutto nelle arterie già vulnerabili, lasciano il loro carico nella parete vascolare. Lì inizia una risposta infiammatoria cronica, spesso silenziosa per anni, che restringe i vasi o rende instabile la placca. In questo senso, abbassare l’LDL non significa inseguire un numero astratto su un esame del sangue, ma rallentare o contenere il processo biologico che sta dietro agli eventi cardiovascolari.
L’importanza dell’LDL come target terapeutico deriva anche da un punto molto pratico: è un fattore di rischio modificabile. A differenza dell’età o della predisposizione genetica, il valore di LDL può essere ridotto con dieta, stile di vita e farmaci. E quando si abbassa davvero, il rischio cardiovascolare cala in modo misurabile. Per questo le linee guida moderne non si limitano a dire “il colesterolo è alto”, ma definiscono obiettivi di LDL diversi a seconda del rischio globale della persona. Nei pazienti che hanno già avuto un evento cardiovascolare, le linee guida europee raccomandano un obiettivo di LDL <55 mg/dL e una riduzione di almeno il 50% rispetto al basale; nei casi di rischio estremo può essere indicato un target ancora più basso.
Questo approccio “a target” è importante anche culturalmente, perché riflette un’idea moderna della prevenzione: non tutti devono arrivare allo stesso numero. Chi è giovane e senza altri fattori di rischio non ha lo stesso bisogno terapeutico di chi ha diabete, una coronaropatia, una malattia cerebrovascolare o una familiarità molto forte. Le raccomandazioni più recenti ribadiscono proprio che i target di LDL diventano più stringenti all’aumentare del rischio cardiovascolare complessivo.
C’è poi un altro aspetto decisivo: la terapia ipolipemizzante, soprattutto con statine ed eventualmente con ezetimibe o inibitori di PCSK9, non serve solo a “migliorare le analisi”, ma a prevenire eventi concreti. Nella prevenzione secondaria, cioè dopo un infarto, un ictus o in presenza di aterosclerosi documentata, ridurre aggressivamente l’LDL è uno dei modi più efficaci per diminuire la probabilità di nuovi eventi. Per questo l’LDL è considerato un target prioritario: è misurabile, modificabile, causalmente implicato e clinicamente rilevante.
Gli studi più recenti convergono peraltro su un punto: abbassare il LDL-C resta essenziale, ma non azzera il rischio aterosclerotico. Il colesterolo residuo (RC), definito come il colesterolo contenuto nelle lipoproteine ricche in trigliceridi (TRL, Triglyceride-Rich Lipoproteins, che comprendono chilomicroni, VLDL e i loro remnants) è una componente del carico aterogeno che il solo LDL-C non descrive completamente. Esso è attualmente considerato uno dei principali candidati a spiegare una parte del rischio cardiovascolare residuo che persiste anche dopo un controllo ottimale di LDL-C.
Il RC è emerso come una delle principali spiegazioni del rischio residuo soprattutto nei pazienti con ipertrigliceridemia lieve-moderata, diabete tipo 2, obesità, sindrome metabolica e insulino-resistenza. In questi contesti il fenotipo lipidico è dominato da alterazioni delle TRL e le particelle remnants sembrano contribuire in modo indipendente alla progressione dell’aterosclerosi.
Una recente review colloca il RC accanto a apoB, non-HDL-C e Lp(a) tra i principali determinanti del rischio “oltre le LDL”. Il messaggio clinico è che la medicina lipidologica contemporanea si sta spostando da una lettura centrata quasi solo su LDL-C a una lettura più completa del carico aterogeno totale.
Razionale fisiopatologico
Il concetto di RC è biologicamente plausibile per almeno tre motivi. Primo, i remnants sono abbastanza piccoli da attraversare l’endotelio e depositare colesterolo nella parete arteriosa. Secondo, sono associati a disfunzione endoteliale, infiammazione vascolare a basso grado e attivazione piastrinica. Terzo, il loro metabolismo è strettamente legato a vie come apoC-III, ANGPTL3, LPL e recettori epatici, che oggi rappresentano bersagli terapeutici emergenti.
RC, apoB e non-HDL-C: concorrenti o complementari?
RC, apoB e non-HDL-C non sono marker concorrenti, ma strumenti che descrivono aspetti diversi del rischio.
apoB misura il numero totale di particelle aterogene.
non-HDL-C misura il colesterolo complessivo contenuto in tutte le particelle aterogene.
RC isola la quota attribuibile alle particelle remnants.
Implicazioni terapeutiche
Il RC è un potenziale bersaglio terapeutico, ma attualmente lo si riduce soprattutto indirettamente, intervenendo sul metabolismo delle TRL. Questo significa: perdita di peso, riduzione dell’insulino-resistenza, controllo del diabete, riduzione dell’alcol, miglioramento dell’alimentazione, statine e, in casi selezionati, farmaci che influenzano il metabolismo di apoC-III, ANGPTL3 e PCSK9.
Mancano peraltro risultati su outcome clinici (infarto miocardico, ictus, mortalità) mediante trial clinici randomizzati che dimostrino benefici additivi indipendenti rispetto a quelli ottenuti con la riduzione di LDL-C.
Conclusioni
Il colesterolo residuo è ormai riconosciuto come un importante determinante del rischio aterosclerotico residuo, soprattutto nei pazienti con profilo metabolico aterogeno e trigliceridi elevati. Il suo ruolo biologico è plausibile, l’associazione con la cardiopatia ischemica aterosclerotica consistente e il concetto è diventato centrale nella discussione sul rischio “oltre LDL”. Tuttavia, lo stato attuale dell’arte non consente di considerarlo un target terapeutico di routine paragonabile a LDL-C.
Bibliografia
B.G Nordestgaard, R.A Hegele, Residual lipid risk in atherosclerotic cardiovascular disease, European Heart Journal, 2026.
Xi Li, Zhi-Fan Li, Na-Qiong Wu, Remnant Cholesterol and Residual Risk of Atherosclerotic Cardiovascular Disease. Rev. Cardiovasc. Med. 2025, 26.
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Una nuova potenziale terapia contro il cancro al pancreas sta facendo il giro del mondo, ma è davvero la rivoluzione che stavamo aspettando? greenMe
Una nuova potenziale terapia contro il cancro al pancreas sta facendo il giro del mondo, ma è davvero la rivoluzione che stavamo aspettando?
Il 31 maggio 2026 è una data che la comunità scientifica sicuramente ricorderà come potenzialmente rivoluzionaria: una sperimentazione clinica ha finalmente trovato una potenziale nuova via di trattamento. Ma è davvero la rivoluzione, la cura che tutti aspettavamo?
Il cancro al pancreas
Il cancro al pancreas metastatico è tuttora considerato incurabile, con una bassa probabilità di sopravvivenza a pochi anni, se non mesi, dalla diagnosi, e l’unico trattamento a disposizione, peraltro poco efficace, è la chemioterapia.
La patologia rappresenta circa il 3% delle diagnosi di cancro negli Stati Uniti, dove è stata condotta questa innovativa sperimentazione: l’American Cancer Society stima che nel 2026 a 35.160 uomini e 32.340 donne verrà diagnosticato questo tumore, e che circa il 95% dei casi sarà rappresentato da adenocarcinoma duttale pancreatico (PDAC).
Più della metà dei casi di cancro al pancreas viene diagnosticata dopo la comparsa di metastasi, e il tasso di sopravvivenza relativa a 5 anni è di circa il 3%. La chemioterapia viene generalmente somministrata come trattamento di prima linea e, se necessario, come trattamento di seconda linea, ma con la chemioterapia di seconda linea la sopravvivenza mediana libera da progressione (PFS) è di 3-4 mesi e la sopravvivenza globale mediana è di 6-7 mesi.
Sappiamo inoltre che oltre il 90% dei PDAC metastatici è causato da una mutazione del gene KRAS, chiamata variante RAS G12, che determina una proteina KRAS iperattiva.
Leggi anche: Tumore al pancreas: sintomi e aspettativa di vita della neoplasia (fra le più letali) di cui soffriva Enrica Bonaccorti
Cosa ha dimostrato il nuovo studio
La proteina RAS, considerata il “motore” della crescita di questo tumore, è sempre stata considerata “inattaccabile” (o quasi): i (pochi) farmaci precedentemente disponibili che disattivano questa proteina, chiamati inibitori RAS, sono specifici infatti solo per una delle varianti alterate della proteina.
Sono disponibili poche terapie per i pazienti con carcinoma pancreatico metastatico precedentemente trattato, e queste terapie hanno un’efficacia modesta e una tossicità considerevole – spiega Brian Wolpin, che ha guidato la ricerca – Lo studio RASolute 302 è stato progettato per valutare un inibitore multiselettivo di RAS(ON) come trattamento di seconda linea per i pazienti con carcinoma pancreatico metastatico, con l’obiettivo di definire un nuovo standard di cura per questi pazienti che sia più efficace e abbia meno effetti collaterali rispetto alle chemioterapie attualmente disponibili
Quest’ultima sperimentazione ha ora dimostrato, in particolare, che la somministrazione di daraxonrasib, inibitore multiselettivo della proteina RAS, può migliorare la sopravvivenza libera da progressione e la sopravvivenza globale nei pazienti affetti da adenocarcinoma duttale pancreatico metastatico (mPDAC), indipendentemente dalla presenza o meno di una mutazione RAS nel tumore.
Come è stato condotto lo studio e le conclusioni
La ricerca è stata condotta su una popolazione di 500 pazienti provenienti da Nord America, Europa e Asia (metà donne e metà uomini, con età mediana di 66 anni e ancora in grado di svolgere la maggior parte delle proprie attività quotidiane), affetti da cancro al pancreas metastatico precedentemente trattato, somministrando a metà di loro il daraxonrasib e all’altra metà la chemioterapia standard.
Risultato? Il multiselettivo di RAS(ON) daraxonrasib può migliorare la sopravvivenza libera da progressione e la sopravvivenza globale nei pazienti con mPDAC, indipendentemente dalla presenza o meno di una mutazione RAS nel tumore.
In particolare, i risultati di questo primo studio di fase 3 su un inibitore multiselettivo RAS(ON), condotto dopo aver dimostrato buoni risultati in termini di tolleranza e sicurezza, dimostrano l’efficacia del daraxonrasib nel trattamento dell’adenocarcinoma duttale pancreatico metastatico (mPDAC) con mutazione RAS e con RAS wild-type: nei pazienti trattati, il daraxonrasib ha infatti quasi raddoppiato la sopravvivenza con minori effetti collaterali rispetto alla chemioterapia.
Cosa cambia per i pazienti e le loro probabilità di guarigione
Purtroppo – lo abbiamo detto più volte – la terapia è in grado di migliorare la sopravvivenza dei pazienti, ma non di eradicare la malattia, che resta incurabile. Tuttavia, a un anno dall’inizio della terapia, era vivo il 53% dei pazienti trattati con il daraxonrasib contro il 17% di coloro che avevano ricevuto la chemioterapia. E questo risultato non era mai stato ottenuto prima.
Detto in termini “colloquiali” è stato davvero abbattuto finalmente un muro, quello della proteina RAS, che da oggi è un bersaglio che si può aggredire e potenzialmente distruggere. Quello che è stato ottenuto è scientificamente parlando davvero una rivoluzione, perché può cambiare completamente all’approccio alle terapie contro questa malattia che non perdona.
La strada verso un mondo libero dal cancro al pancreas, però, è ancora molto lunga.
Lo studio è stato presentato al congresso annuale dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) e finanziato da Revolution Medicines.
Fonte: American Society of Clinical Oncology
Leggi anche:
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO1
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
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Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?1
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L’ex fuoriclasse, 75 anni, ha annunciato per sbaglio la malattia: “A differenza del mio utilizzo del cellulare, la cura sta andando bene", ha commentato con umorismo
Dopo Kevin Keegan, un altra gloria del calcio britannico è alle prese con seri problemi di salute. L'ex fuoriclasse del Celtic e del Liverpool, Kenny Dalglish, ha confermato martedì di essere in cura per un cancro. Lui stesso lo ha annunciato accidentalmente la notizia sui social media. "A differenza del mio utilizzo del cellulare, la cura sta andando bene", ha scritto con umorismo. "Idealmente, questa cosa sarebbe dovuta rimanere privata, perché è così che dovrebbe essere, ma la mia totale mancanza di competenze tecnologiche mi ha indotto all’errore".
Il ringraziamento al personale medico
"Come sempre, grazie al meraviglioso personale medico che ha dimostrato incredibile cura e discrezione, non solo nei miei confronti ma anche nei confronti di tante altre persone – ha aggiunto Dalglish -. Sono un vanto per la loro professione".
Sir Kenny Dalglish has confirmed he is undergoing treatment for a cancer diagnosis.
Our support and love is with you, Sir Kenny ❤️ — Liverpool FC (@LFC) June 2, 2026
Gloria di Scozia, Celtic e Liverpool
Nazionale scozzese. Dalglish è stato idolo dei tifosi del Celtic Glasgow e del Liverpool negli anni '70 e '80. Ha vinto tre Coppe dei Campioni e sei titoli di campione d'Inghilterra con i Reds, che in seguito ha allenato in due diverse occasioni. "Ti offriamo il nostro sostegno e il nostro affetto, Sir Kenny", ha scritto il club inglese sui suoi social media.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
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Tumore al pancreas, nuova speranza: una terapia raddoppia la sopravvivenza nei pazienti avanzati Eventi e News
Salute e Benessere
Eventi e News
Una nuova speranza arriva dalla ricerca oncologica per il tumore al pancreas, una delle forme di cancro più difficili da trattare e spesso diagnosticata in fase avanzata. Un farmaco sperimentale, chiamato daraxonrasib, ha mostrato risultati significativi in uno studio clinico internazionale, arrivando quasi a raddoppiare la sopravvivenza mediana dei pazienti con malattia metastatica rispetto alla chemioterapia standard.
I dati, presentati al congresso dell’American Society of Clinical Oncology, indicano che i pazienti trattati con la nuova terapia hanno raggiunto una sopravvivenza mediana di circa 13,2 mesi, contro circa 6,6-6,7 mesi osservati con i trattamenti tradizionali. Si tratta di un risultato che gli esperti considerano importante, soprattutto perché riguarda una malattia per la quale negli ultimi anni i progressi terapeutici sono stati limitati.
Una malattia ancora difficile da curare
Il tumore al pancreas resta tra le neoplasie più aggressive. La diagnosi arriva spesso tardi, quando la malattia ha già raggiunto uno stadio avanzato o metastatico. Questo rende più complesso intervenire con successo e limita l’efficacia delle terapie disponibili.
Proprio per questo i nuovi risultati assumono un peso particolare. Non si parla ancora di guarigione, ma di un possibile passo avanti nella gestione dei pazienti con tumore pancreatico avanzato, soprattutto per il miglioramento della sopravvivenza e per il profilo di tollerabilità osservato nello studio.
Come funziona la nuova terapia
Daraxonrasib è un farmaco orale progettato per colpire le alterazioni legate alla proteina RAS, coinvolta nella crescita di molti tumori. Nel carcinoma pancreatico, le mutazioni del gene KRAS sono molto frequenti e rappresentano da tempo uno dei bersagli più difficili da affrontare con farmaci mirati.
La novità è proprio qui: la terapia punta a interferire con uno dei meccanismi biologici che alimentano la crescita del tumore. Secondo i dati diffusi, il trattamento ha mostrato un vantaggio rispetto alla chemioterapia standard nei pazienti con tumore del pancreas metastatico, con effetti collaterali considerati gestibili nello studio clinico.
Sopravvivenza quasi raddoppiata nello studio clinico
Il dato più rilevante riguarda la sopravvivenza mediana. Nei pazienti trattati con daraxonrasib è stata riportata una sopravvivenza di poco superiore ai tredici mesi, mentre nel gruppo sottoposto a chemioterapia standard il valore si è fermato intorno ai sei-sette mesi.
Lo studio ha coinvolto centinaia di pazienti con tumore pancreatico avanzato o metastatico. Oltre alla sopravvivenza, i risultati indicano anche un rallentamento della progressione della malattia, elemento importante in una patologia in cui il tempo utile per intervenire è spesso molto limitato.
Prudenza: non è ancora una cura definitiva
La notizia apre prospettive importanti, ma va interpretata con prudenza. La nuova terapia è ancora legata al percorso di valutazione scientifica e regolatoria e non rappresenta, al momento, una cura definitiva per tutti i pazienti.
Gli specialisti sottolineano inoltre che il tumore al pancreas resta una malattia complessa, in cui possono svilupparsi resistenze ai trattamenti. Per questo la ricerca sta già guardando a possibili combinazioni terapeutiche e a strategie sempre più personalizzate, capaci di adattarsi alle caratteristiche molecolari del tumore.
Perché questa scoperta è importante
Il valore della nuova terapia non sta soltanto nei numeri dello studio, ma anche nel cambio di prospettiva. Per anni molte mutazioni legate a KRAS sono state considerate estremamente difficili da colpire. Il successo di farmaci mirati contro questi meccanismi potrebbe aprire la strada anche a nuove applicazioni in altri tumori caratterizzati da alterazioni simili.
Per i pazienti con tumore al pancreas avanzato, ogni progresso nella sopravvivenza e nella qualità della vita rappresenta un risultato rilevante. La possibilità di una terapia orale, con benefici superiori rispetto alla chemioterapia standard nello studio, aggiunge un ulteriore elemento di interesse.
Ricerca, diagnosi precoce e prevenzione restano centrali
La nuova terapia rafforza il ruolo della ricerca oncologica, ma non riduce l’importanza della diagnosi precoce. Il tumore al pancreas è spesso silenzioso nelle fasi iniziali e può manifestarsi con sintomi generici, come perdita di peso, dolore addominale, difficoltà digestive o ittero.
Per questo resta fondamentale rivolgersi al medico in presenza di segnali persistenti e non sottovalutare i fattori di rischio. Fumo, obesità, familiarità, diabete di nuova insorgenza e alcune condizioni infiammatorie croniche possono aumentare l’attenzione clinica verso questa patologia.
Una nuova fase per l’oncologia del pancreas
I risultati su daraxonrasib segnano un possibile punto di svolta nella ricerca contro il tumore al pancreas avanzato. La strada verso l’uso clinico diffuso richiederà ulteriori valutazioni, ma il dato sulla sopravvivenza rappresenta una delle notizie più incoraggianti degli ultimi anni in questo campo.
Per una malattia storicamente povera di opzioni terapeutiche, l’arrivo di farmaci mirati capaci di agire sui meccanismi molecolari del tumore apre una nuova fase. Non una promessa di guarigione immediata, ma un passo concreto verso trattamenti più efficaci e personalizzati.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
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La realtà virtuale entra in sala operatoria per i pazienti oncologici La Fedeltà
A Cuneo la realtà virtuale entra in sala operatoria per aiutare i pazienti oncologici ad affrontare con maggiore serenità le procedure invasive. È quanto emerge da uno studio promosso dall’ASL CN1, che ha sperimentato l’utilizzo di visori immersivi durante l’impianto di accessi venosi totalmente impiantati (PORT), registrando risultati incoraggianti sia sul piano clinico sia sulla percezione dei pazienti.
L’iniziativa si inserisce in un più ampio percorso di umanizzazione delle cure e miglioramento della qualità assistenziale. L’obiettivo è offrire ai pazienti sottoposti all’impianto o alla rimozione di cateteri venosi a lungo termine un’esperienza meno stressante, attraverso ambienti virtuali capaci di favorire il rilassamento e ridurre l’ansia legata all’intervento.
Il progetto è stato sviluppato dalla struttura di Terapia Antalgica e Gestione Accessi Venosi Centrali dell’ASL CN1, diretta da Dario Giaime, con il contributo di Paolo Guffanti e Agnese Pizzorno. La ricerca ha ricevuto il supporto del Direttore Sanitario ASL CN1 Monica Rebora ed è stata realizzata in collaborazione con la struttura di Oncologia, diretta da Cristina Granetto, e con la Direzione delle Professioni Sanitarie guidata da Anna Maddalena Basso.
Allo studio hanno partecipato 50 pazienti oncologici, di cui 29 donne e 21 uomini. Dopo aver espresso il proprio consenso, i partecipanti hanno indossato un visore per la realtà virtuale durante la procedura di impianto del dispositivo venoso. I contenuti proposti comprendevano scenari immersivi differenti, tra cui paesaggi marini, tramonti, voli in mongolfiera e viaggi nello spazio, selezionati per favorire la distrazione cognitiva.
I parametri vitali dei pazienti sono stati monitorati direttamente in sala operatoria, cinque minuti prima e cinque minuti dopo il posizionamento del visore, comunque prima dell’avvio dell’intervento. In questo breve intervallo è stata osservata una riduzione media della pressione arteriosa sistolica e diastolica di circa il 3%, accompagnata da una diminuzione della frequenza cardiaca di circa il 5%.
Molto positivi anche i riscontri raccolti dai partecipanti. Quarantotto pazienti hanno dichiarato di aver vissuto un’esperienza più confortevole rispetto ad altre procedure invasive affrontate in passato, come interventi odontoiatrici o di piccola chirurgia. Il dato conferma il potenziale della realtà virtuale come strumento di distrazione non farmacologica. Inoltre, 49 dei 50 partecipanti hanno affermato che consiglierebbero l’utilizzo del visore ad altri pazienti chiamati a sottoporsi all’impianto di un catetere vascolare.
I risultati della ricerca sono stati presentati al Congresso nazionale PICC DAY, organizzato da GAVeCeLT (Gruppo Aperto di Studio “Gli Accessi Venosi Centrali a Lungo Termine”), svoltosi a Bologna il 3 dicembre 2025. A illustrare l’esperienza dell’ASL CN1 è stata Agnese Pizzorno, in rappresentanza del Team Accessi Venosi dell’azienda sanitaria.
Come evidenziato dai ricercatori, la realtà virtuale non incide sulla riuscita tecnica dell’intervento né ne migliora l’esecuzione. Rappresenta però un importante valore aggiunto nell’accompagnare il paziente durante una fase particolarmente delicata del percorso di cura, spesso coincidente con l’imminente avvio della terapia oncologica.
L’esperienza condotta dall’ASL CN1 conferma inoltre come le tecnologie emergenti possano contribuire a rendere più umano il contesto chirurgico. La realtà virtuale permette infatti di attenuare l’impatto emotivo dell’ambiente operatorio, favorendo una parziale “de-medicalizzazione” dell’esperienza e contribuendo a modulare la percezione di dolore e ansia.
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Cancro del colon-retto: Dallo screening alla cura The Portugal News
Nel primo episodio della quinta stagione delpodcast OncoHPA, abbiamo esplorato il tema"Cancro del colon-retto: Dallo screening alla cura - Dove siamo in difetto?". in ·02 giu 2026, 11:20·0 Commmenti La sessione è stata moderata dalladott.ssa Magda Cordeiro, coordinatrice del Dipartimento di Oncologia del Gruppo HPA Saúde, e ha visto la partecipazione delladott.ssa Ana Rita Herculano, coordinatrice dell'Unità di Gastroenterologia dell'HPA Gambelas, e dell'infermiera Catarina Bentes, responsabile degli esami speciali dell'HPA Gambelas. La dott.ssaAna Rita Herculanoha affrontato le sfide della diagnosi del tumore del colon-retto, evidenziando la sottovalutazione dei sintomi nei pazienti più giovani e le lacune nel percorso diagnostico che portano alla diagnosi solo in fasi avanzate. Ha sottolineato che una colonscopia di alta qualità dipende da rigorosi indicatori di qualità, come un'adeguata preparazione dell'intestino e la tecnologia disponibile, e ha individuato i gruppi ad alto rischio, tra cui i soggetti con sindrome di Lynch. Ha inoltre sottolineato l'urgenza di un invio immediato quando compaiono segnali di allarme come l'anemia da carenza di ferro o cambiamenti nelle abitudini intestinali, osservando che la tempestività e il rigore tecnico sono fondamentali per migliorare la prognosi della malattia. L'infermiera Catarina Bentes ha evidenziato il ruolo cruciale del personale infermieristico nella preparazione e nell'educazione dei pazienti, sottolineando l'aumento dell'incidenza del tumore del colon-retto tra le popolazioni più giovani a causa di fattori quali gli stili di vita sedentari e le diete squilibrate e poco diversificate. Ha discusso le principali barriere che impediscono di sottoporsi alla colonscopia e ha identificato i segnali di allarme comunemente trascurati che dovrebbero indurre a una valutazione precoce. Ha concluso sottolineando che un intervento infermieristico strutturato è essenziale per migliorare l'alfabetizzazione sanitaria e ridurre l'ansia, garantendo un'adeguata preparazione intestinale, evitando procedure ripetute e massimizzando l'efficacia dello screening. Non perdetevi questa interessante discussione sulle sfide attuali del cancro colorettale e scoprite perché la sorveglianza attiva è essenziale a tutte le età. L'episodio è ora disponibile suYouTubeeSpotify.
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Criteri Critici
Un farmaco sperimentale agisce sul meccanismo "invisibile" delle cellule tumorali. Vietnam.vn
Nel corso degli anni, l'immunoterapia è diventata una svolta fondamentale nel trattamento del cancro, sfruttando il sistema immunitario del corpo per attaccare le cellule malate. Tuttavia, questo metodo non è sempre efficace, poiché molti tumori sono in grado di "nascondersi" dal sistema immunitario, rendendo il farmaco inefficace o permettendo alla malattia di progredire.
Secondo quanto riportato dal Guardian, i risultati delle prime sperimentazioni cliniche mostrano che il farmaco, chiamato GRWD5769, può ridurre le dimensioni del tumore di almeno il 30% in pazienti affetti da sei diversi tipi di cancro, tra cui quello cervicale, della vescica, del fegato, del colon-retto, del polmone e della testa e del collo.
In particolare, tutti i pazienti partecipanti non avevano risposto ai trattamenti precedenti e la maggior parte non aveva praticamente altre opzioni terapeutiche al momento dell'inizio dello studio.
I ricercatori guidati dal NHS Christie Trust di Manchester hanno affermato che i tumori si sono ridotti in 26 pazienti. Di questi, 15 hanno registrato una riduzione delle dimensioni del tumore di almeno il 30%.
Negli studi clinici condotti nel Regno Unito, in Francia, in Spagna e in Australia, 83 pazienti affetti da forme refrattarie di cancro sono stati trattati con GRWD5769 in combinazione con il farmaco immunoterapico ceimplimab.
Per affrontare questo problema, gli scienziati di Oxford (Regno Unito) hanno sviluppato GRWD5769, un farmaco progettato per impedire alle cellule tumorali di nascondersi dal sistema immunitario, aiutando così i trattamenti di immunoterapia a identificare e distruggere i tumori in modo più efficace.
Per oltre sei anni, Cao Phuong Thao ha combattuto contro il cancro al fianco del marito, vendendo due case a Ho Chi Minh City, gioielli, orologi di lusso e investendo tutti i suoi risparmi nel tentativo di salvarle la vita.
Grazie al suo meccanismo d'azione, GRWD5769 agisce sull'enzima ERAP1, uno "strumento" che le cellule tumorali utilizzano per eludere il riconoscimento da parte dei linfociti T del sistema immunitario. Quando questo enzima viene inibito, il "mantello dell'invisibilità" del tumore viene rimosso, facilitando l'identificazione e l'attacco della massa tumorale da parte del sistema immunitario.
I risultati della ricerca sono stati presentati al congresso annuale dell'American Society of Clinical Oncology (ASCO) a Chicago, la più grande conferenza sul cancro al mondo .
Secondo i dati degli studi clinici, il farmaco ha dimostrato efficacia in tutti e sei i tipi di cancro esaminati. Il controllo della malattia è stato raggiunto per almeno sei mesi nel 18% delle pazienti con tumore cervicale, nel 32% delle pazienti con tumore al fegato, nel 36% delle pazienti con tumore alla vescica e nel 38% delle pazienti con tumore alla testa e al collo. Le percentuali sono state del 51% e del 55% rispettivamente per il tumore del colon-retto e per il tumore del polmone.
La professoressa Fiona Thistlethwaite, oncologa e ricercatrice principale, ha osservato che i risultati iniziali sono stati particolarmente impressionanti per un farmaco orale.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Tumore al pancres, una nuova pillola raddoppia il tempo di sopravvivenza rispetto alla chemioterapia Il Messaggero
Uno studio ha dimostrato che una nuova pillola ha contribuito a raddoppiare il tempo di sopravvivenza dei pazienti affetti da una forma avanzata e aggressiva di cancro al pancreas , rispetto alla chemioterapia. Il farmaco chiamato daraxonrasib agisce legandosi al gene KRAS mutato, presente in oltre il 90% dei tumori pancreatici.
Uno studio ha dimostrato che una nuova pillola ha contribuito a raddoppiare il tempo di sopravvivenza dei pazienti affetti da una forma avanzata e aggressiva di cancro al pancreas, rispetto alla chemioterapia. Il farmaco chiamato daraxonrasib agisce legandosi al gene KRAS mutato, presente in oltre il 90% dei tumori pancreatici.
Come funziona
Il gene invia continuamente segnali alle cellule tumorali per stimolarne la crescita, ma il farmaco blocca questo processo, impedendo così la diffusione dei tumori. L'associazione Pancreatic Cancer UK ha affermato che i nuovi trattamenti mirati alla variante genetica rappresentano "alcuni degli sviluppi più entusiasmanti" degli ultimi tempi e ha chiesto che vengano condotti studi clinici nel Regno Unito. Lo studio, presentato al congresso annuale dell'American Society of Clinical Oncology a Chicago, ha confrontato 500 pazienti affetti da tumore al pancreas in stadio avanzato, con metastasi ad altri organi.
Lo studio
I pazienti, residenti in Nord America, Europa e Asia, avevano già ricevuto delle cure ed erano ancora in grado di svolgere la maggior parte delle loro attività quotidiane. Circa 248 di loro hanno ricevuto darazonrasib, mentre gli altri 252 sono stati sottoposti a chemioterapia. La maggior parte di loro presentava tumori con mutazioni specifiche del gene KRAS.
I tempi di sopravvivenza
I ricercatori hanno scoperto che il tempo di sopravvivenza mediano per i pazienti trattati con daraxonrasib era di 13,2 mesi rispetto ai 6,6 mesi per quelli sottoposti a chemioterapia. Il tempo mediano senza progressione della malattia è risultato simile in entrambi i gruppi, pari a 7,3 mesi per i pazienti trattati con daraxonrasib e 7,2 mesi per i pazienti sottoposti a chemioterapia.
Il farmaco
Lo studio ha inoltre rilevato che il daraxonrasib ha causato un minor numero di effetti collaterali gravi: il 43,6% dei pazienti trattati con il farmaco ha manifestato effetti collaterali seri, rispetto al 57,5% di coloro che hanno ricevuto la chemioterapia. Solo l'1,2% dei pazienti trattati con daraxonrasib ha interrotto la terapia a causa di effetti collaterali, rispetto all'11,2% del gruppo sottoposto a chemioterapia.
I risultati
Anna Jewell, direttrice dei servizi, della ricerca e dell'innovazione presso Pancreatic Cancer UK, ha definito darazonrasib uno degli "sviluppi più promettenti" nel trattamento del cancro al pancreas, in quanto ha permesso ai pazienti di guadagnare "mesi preziosi in più da trascorrere con i propri cari". "In sostanza, questi risultati suggeriscono che il daraxonrasib è in grado di tenere sotto controllo il cancro più a lungo", ha affermato la signora Jewell. "Attualmente, in tutto il mondo sono in fase di sperimentazione clinica diversi farmaci inibitori del KRAS, che stanno mostrando risultati promettenti".
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Un cerotto made in Italy per curare il tumore cerebrale più letale Il Sole 24 ORE
La tecnologia ha già raggiunto un livello di maturità (Technology Readiness Level - TRL 3) vicino a quello necessario per la sperimentazione clinica. «μMESH può essere caricata con combinazioni diverse di chemioterapici e immunoterapici, rilasciandoli localmente», afferma Paolo Decuzzi, Senior Scientist dell'IIT e professore di oncologia a Stanford, a capo del gruppo che ha sviluppato la tecnologia. «L'obiettivo è colpire le cellule tumorali residue senza esporre il resto dell'organismo alla tossicità sistemica dei farmaci». I
IT produce le configurazioni ottimizzate di μMESH, che vengono testate da centri clinici terzi. Oltre a Humanitas, che dispone di una banca cellulare derivata da pazienti operati, sfruttata per il trapianto in modelli murini, partecipano al progetto Stanford Medicine, l'Università della California San Francisco (UCSF), Harvard Medical School e l'MD Anderson Cancer Center di Houston, ciascuno con i propri modelli preclinici e protocolli. «In un momento in cui le collaborazioni scientifiche internazionali sono sotto pressione politica, questo progetto dimostra come Italia e Stati Uniti possano lavorare insieme in modo efficiente», osserva Decuzzi.
Nei cinque anni del progetto, μMESH sarà validato secondo i requisiti richiesti dalle agenzie del farmaco europea (EMA), italiana (AIFA) e statunitense (FDA). «Abbiamo la possibilità di replicare nei modelli animali l'intero protocollo terapeutico, inclusa la radioterapia», precisa Riva. «La fase 1 di sperimentazione clinica sui pazienti potrebbe partire in questo arco di tempo, mentre per un'applicazione su larga scala il minimo è dieci anni». Proprio come per la pipeline sperimentale di un nuovo farmaco, «sono i pazienti del futuro, e non quelli odierni, che stiamo cercando di aiutare», conclude.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?1
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
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Criteri Critici
Un nuovo farmaco sperimentale aiuta i malati di cancro a vivere più a lungo. Vietnam.vn
Dopo decenni di scarsi progressi nel trattamento del cancro al pancreas, un farmaco orale sperimentale ha mostrato risultati promettenti nel ridurre la mortalità e prolungare significativamente la sopravvivenza dei pazienti affetti da tumore in stadio avanzato.
I risultati completi di uno studio clinico condotto su circa 500 pazienti, presentati il 31 maggio in occasione del congresso annuale dell'American Society of Clinical Oncology (ASCO), hanno dimostrato che il farmaco daraxonrasib di Revolution Medicines ha ridotto del 60% il rischio di morte rispetto alla chemioterapia standard nei pazienti affetti da tumore al pancreas in stadio avanzato che non avevano risposto a un precedente ciclo di chemioterapia.
Il farmaco non solo prolunga il tempo di sopravvivenza, ma dimostra anche un controllo superiore della malattia. La percentuale di pazienti i cui tumori hanno smesso di crescere o si sono ridotti ha raggiunto quasi il 33%, rispetto a solo il 10-11% circa nel gruppo sottoposto a chemioterapia.
I risultati preliminari pubblicati ad aprile hanno mostrato che il tempo di sopravvivenza mediano dei pazienti è aumentato da 6,7 mesi a 13,2 mesi, quasi il doppio rispetto al trattamento standard. In altre parole, il gruppo trattato con il nuovo farmaco ha mantenuto tempi di sopravvivenza significativamente più lunghi rispetto ai pazienti trattati con la sola chemioterapia.
Secondo l' Associated Press , i pazienti trattati con daraxonrasib non solo hanno vissuto più a lungo, ma hanno anche goduto di una migliore qualità della vita. Molti pazienti hanno riportato una riduzione delle dimensioni del tumore, una diminuzione del dolore e sono stati in grado di proseguire il trattamento per periodi significativamente più lunghi rispetto al gruppo sottoposto a chemioterapia. Molti hanno continuato ad assumere il farmaco anche dopo l'analisi dei dati, il che suggerisce che il divario di sopravvivenza tra i due gruppi potrebbe ampliarsi ulteriormente durante il periodo di follow-up.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
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Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?1
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Criteri Critici
Un nuovo farmaco sperimentale aiuta i pazienti oncologici a vivere molto più a lungo. Vietnam.vn
Dopo decenni di scarsi progressi nel trattamento del cancro al pancreas, un farmaco orale sperimentale ha mostrato risultati promettenti nel ridurre la mortalità e prolungare significativamente la sopravvivenza dei pazienti affetti da tumore in stadio avanzato.
I risultati completi di uno studio clinico condotto su circa 500 pazienti, presentati il 31 maggio in occasione del congresso annuale dell'American Society of Clinical Oncology (ASCO), hanno dimostrato che il farmaco daraxonrasib di Revolution Medicines ha ridotto del 60% il rischio di morte rispetto alla chemioterapia standard nei pazienti affetti da tumore al pancreas in stadio avanzato che non avevano risposto a un precedente ciclo di chemioterapia.
Il farmaco non solo prolunga il tempo di sopravvivenza, ma dimostra anche un controllo superiore della malattia. La percentuale di pazienti i cui tumori hanno smesso di crescere o si sono ridotti ha raggiunto quasi il 33%, rispetto a solo il 10-11% circa nel gruppo sottoposto a chemioterapia.
I risultati preliminari pubblicati ad aprile hanno mostrato che il tempo di sopravvivenza mediano dei pazienti è aumentato da 6,7 mesi a 13,2 mesi, quasi il doppio rispetto al trattamento standard. In altre parole, il gruppo trattato con il nuovo farmaco ha mantenuto tempi di sopravvivenza significativamente più lunghi rispetto ai pazienti trattati con la sola chemioterapia.
Secondo l' Associated Press , i pazienti trattati con daraxonrasib non solo hanno vissuto più a lungo, ma hanno anche goduto di una migliore qualità della vita. Molti pazienti hanno riportato una riduzione delle dimensioni del tumore, una diminuzione del dolore e sono stati in grado di proseguire il trattamento per periodi significativamente più lunghi rispetto al gruppo sottoposto a chemioterapia. Molti hanno continuato ad assumere il farmaco anche dopo l'analisi dei dati, il che suggerisce che il divario di sopravvivenza tra i due gruppi potrebbe ampliarsi ulteriormente durante il periodo di follow-up.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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Criteri Critici
Tumore al pancreas, un nuovo farmaco sperimentale aumenta la sopravvivenza RaiNews
Il tumore del pancreas resta, ad oggi, una delle forme più difficili da trattare e le opzioni terapeutiche utilizzabili sono limitate.
Solo in Italia fa registrare circa 15mila decessi ogni anno. Ora, una nuova molecola che ha portato ad un farmaco sperimentale in fase clinica, ovvero già testato sui pazienti, segna un passo avanti significativo. I risultati sono promettenti ed arrivano dallo studio 'Resolute', che ha riscosso interesse al congresso della Società americana di oncologia clinica (ASCO), guadagnandosi la presentazione in sessione plenaria.
La molecola si chiama daraxonrasib ed è somministrata in compresse: nei pazienti con tumore al pancreas già metastatico che nello studio - che ha coinvolto 500 pazienti già sottoposti a precedenti terapie - hanno ricevuto il trattamento, il daraxonrasib quasi raddoppia la sopravvivenza con meno effetti collaterali rispetto alla chemioterapia: il farmaco ha portato la sopravvivenza media a oltre 13,2 mesi rispetto ai 6,7 ottenuti con la chemioterapia. Un risultato che rappresenta, secondo gli oncologi, il maggiore successo nel trattamento di questa neoplasia da decenni, anche se la molecola è ancora in fase sperimentale.
In oltre il 90% dei casi questo tumore (adenocarcinoma duttale pancreatico) è favorito dalla mutazione del gene Kras che, in questa forma mutata, agevola la proliferazione incontrollata delle cellule tumorali. La nuova molecola si è dimostrata efficace sia nei tumori che presentano questo gene mutato, bloccandone l'azione, sia nei tumori al pancreas senza mutazione di Kras. In Usa il trattamento è già accessibile per i pazienti, proprio per i benefici riscontrati, attraverso il programma di Expanded Access, in attesa della definitiva approvazione commerciale.
Il farmaco è inoltre in fase di sperimentazione in diversi altri studi clinici: per il trattamento di prima linea per il cancro al pancreas ancora non metastatico e per il trattamento di altri tumori correlati a mutazioni del gene RAS. I ricercatori stanno anche lavorando per comprendere come i tumori possano sviluppare resistenza e per identificare altre terapie che possano essere utilizzate in combinazione con daraxonrasib per migliorarne l'efficacia.
"Sono poche le terapie disponibili per i pazienti affetti da cancro del pancreas metastatico precedentemente trattato; tali terapie presentano un'efficacia modesta e una tossicità sostanziale. Lo studio Rasolute 302 è stato concepito per valutare un trattamento di seconda linea, con l'obiettivo di definire un nuovo standard di cura per questi pazienti che risulti più efficace e comporti minori effetti collaterali rispetto alle chemioterapie ora disponibili", spiega Brian Wolpin, del Gastrointestinal Cancer Center presso il Dana-Farber Cancer Institute di Boston.
Gli oncologi dall'Asco sottolineano come questi risultati "cambino radicalmente il panorama terapeutico" per i pazienti affetti da cancro del pancreas metastatico con mutazione Kras. "Stiamo osservando livelli di sopravvivenza ed efficacia senza precedenti nel trattamento di seconda linea. La 'rivoluzione' legata a questa mutazione è ormai realtà e questo studio ne costituisce la prova: colpire il gene Kras nel cancro del pancreas è fattibile ed efficace", afferma Rachna Shroff, capo della Divisione di Ematologia-Oncologia presso la University of Arizona Cancer Center ed esperta in tumori gastrointestinali.
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Criteri Critici
Riposizionare un farmaco: il caso silodosina RaiNews
La silodosina è un farmaco attualmente impiegato nella terapia dell'ipertrofia prostatica benigna. Un team di ricercatori del Dipartimento di Farmacia e Scienze della Salute e della Nutrizione dell'Università della Calabria ha dimostrato che ha un'efficace attività antitumorale nei confronti del tumore al seno.
MICHELE PELLEGRINO
RESP. LABORATORIO MICROBIOLOGIA UNICAL
“Quello che abbiamo dimostrato è che riduce la proliferazione di cellule tumorali...”
Lo studio, risultato della collaborazione tra diversi laboratori e competenze, è stato pubblicato sulla rivista Cell Death and Discovery del gruppo Nature. L'importanza è nel "riposizionamento farmacologico", ovvero l'utilizzo di un farmaco già approvato per una nuova indicazione terapeutica.
PAOLA TUCCI
PROF. ASSOCIATO BIOLOGIA MOLECOLARE UNICAL
“Conosciamo di questo farmaco già il profilo tossicologico...”
Uno degli aspetti più innovativi dello studio è il meccanismo d'azione: la silodosina può legarsi anche ai recettori degli estrogeni, fondamentali nello sviluppo del tumore al seno.
MICHELE PELLEGRINO
RESP. LABORATORIO MICROBIOLOGIA UNICAL
“Siamo riusciti ad individuare i target molecolari su cui agisce…”
I risultati sono promettenti, ma serviranno ancora studi in vivo e test clinici.
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A Parigi crolla Abivax, segnalati casi di cancro in studio clinico su farmaco Il Sole 24 ORE
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(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Crolla Abivax alla Borsa di Parigi, dopo che i risultati di uno studio clinico su un suo farmaco sperimentale per le malattie infiammatorie intestinali hanno segnalato casi di cancro. Il titolo della società biotecnologica francese è arrivato a ceder oltre il 31%.
Nel dettaglio, il gruppo ha annunciato che il farmaco Obefazimod ha superato le aspettative di efficacia in una fase avanzata della sperimentazione clinica. I pazienti hanno registrato tassi di remissione clinica di circa il 40% con due diversi dosaggi, una volta corretto il dato per l'effetto placebo. «Questo risultato è nettamente superiore alle nostre aspettative, che erano di circa il 30%, e si confronta favorevolmente con le terapie esistenti, che in genere mostrano tassi di remissione corretti per l'effetto placebo compresi tra il 19% di Stelara e il 32% di Velsipity», afferma l'analista Damien Choplain di Stifel in una nota. Tuttavia, Abivax ha anche riportato casi di cancro in diversi pazienti trattati con il farmaco e un caso in un paziente che aveva ricevuto il placebo.
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Abivax ha dichiarato che il comitato indipendente di monitoraggio e i medici responsabili dello studio non hanno individuato alcuna relazione causale tra il farmaco e i tumori osservati durante la sperimentazione. La società prevede di presentare la domanda di approvazione alle autorità regolatorie statunitensi entro la fine dell'anno. Secondo Jefferies, anche se i tumori non fossero correlati al trattamento, aumenterebbero il rischio di un percorso regolatorio più complesso verso l’approvazione del farmaco, mentre secondo Stifel, l'approvazione del farmaco appare probabile, a condizione che i dati completi non confermino un nesso causale tra il trattamento e gli eventi avversi osservati.
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Amivantamab nei tumori testa-collo: 43 risposte su 102 pazienti e cautela AIOM sulla conferma dei dati Sbircia la Notizia Magazine
La nostra ricostruzione clinica
Questo aggiornamento si inserisce in un dossier già aperto da Sbircia la Notizia Magazine sul programma OrigAMI. Il punto nuovo riguarda la lettura clinica italiana applicata a percentuali già analizzate nei nostri precedenti approfondimenti. Questa lettura separa con precisione attività antitumorale, sicurezza e prova necessaria per l'accesso ordinario.
Avviso medico: questo articolo ha finalità informativa e non sostituisce il confronto con oncologi, centri specialistici o team curanti.
Il dato aggiornato: 43 risposte su 102 pazienti
La misura più solida da mettere all'inizio è il denominatore. Nel braccio in monoterapia sottocutanea di OrigAMI-4, i pazienti valutati sono 102. La revisione centrale indipendente in cieco attribuisce una risposta obiettiva confermata a 43 persone, pari al 42%: in 15 casi la risposta è completa e in 28 è parziale.
Questa distinzione evita l'equivoco più frequente. Una risposta completa radiologica significa scomparsa delle lesioni valutabili secondo criteri di studio. La guarigione clinica richiede tempo di osservazione, conferma della durata e confronto con uno standard. Il valore del risultato resta importante proprio perché arriva dopo il fallimento di due cardini terapeutici, cioè immunoterapia e platino.
Perché la cautela di Di Maio cambia il peso della notizia
Il passaggio di Massimo Di Maio, raccolto da Adnkronos, conta perché sposta il baricentro dalla comunicazione dell'effetto alla responsabilità clinica. Il presidente degli oncologi medici italiani riconosce l'interesse del risultato in un setting con poche alternative efficaci e richiama insieme la necessità di ulteriori studi su numeri più ampi.
La nostra lettura è questa: il dato è forte come segnale di attività, resta incompleto come prova finale di strategia. In oncologia medica la riduzione del tumore ha valore quando si collega a durata della risposta, sopravvivenza, tollerabilità e qualità di vita misurabile. OrigAMI-4 apre una traiettoria credibile, la conferma deve arrivare da studi disegnati per rispondere a queste domande.
Chi erano i pazienti del trial OrigAMI-4
Il campione non rappresenta tutti i tumori della testa e del collo. La coorte riguarda adulti con carcinoma squamocellulare recidivato o metastatico, non correlato a HPV, già trattato con inibitori PD-1 o PD-L1 e con chemioterapia a base di platino. Sono esclusi i carcinomi orofaringei HPV-positivi e i pazienti con precedente terapia anti-EGFR.
Questo perimetro è clinicamente essenziale. I tumori HPV-correlati, soprattutto in sede orofaringea, hanno una biologia diversa e non possono essere fusi nello stesso racconto senza indebolire l'interpretazione. La popolazione scelta da OrigAMI-4 è quindi più stretta ma più leggibile: malattia avanzata, opzioni limitate e bisogno terapeutico elevato.
La classificazione corretta: anticorpo bispecifico EGFR/MET
Amivantamab appartiene alla famiglia degli anticorpi bispecifici. Il suo bersaglio è doppio: EGFR, recettore collegato alla crescita di molte cellule tumorali e MET, via che può sostenere adattamento e resistenza. La componente anticorpale può inoltre favorire il reclutamento della risposta immune contro la cellula neoplastica.
La somministrazione sottocutanea non trasforma il trattamento in prevenzione vaccinale. Il farmaco viene dato a pazienti già malati e dentro un protocollo oncologico. Lo schema descritto nel programma prevede una fase iniziale di carico e poi cicli ogni 21 giorni, con dose modulata anche in base al peso corporeo.
BICR e valutazione locale: due letture da non confondere
Nel nostro precedente aggiornamento avevamo già isolato la differenza tecnica più delicata. La valutazione locale degli sperimentatori indica una risposta obiettiva confermata del 47%, pari a 48 pazienti su 102. La revisione centrale indipendente in cieco indica invece 42%, pari a 43 pazienti. I due numeri descrivono lo stesso studio da prospettive valutative diverse.
La revisione centrale in cieco ha un peso particolare nei percorsi regolatori perché riduce la variabilità nella lettura delle immagini radiologiche. La valutazione locale resta comunque prevista dal protocollo e aiuta a leggere la continuità del segnale. Usare una percentuale senza specificare il valutatore produce una notizia più semplice ma meno accurata.
Durata della risposta, PFS e sopravvivenza globale
Al taglio dei dati del 18 marzo 2026, il follow-up mediano è di 11,8 mesi. La durata mediana della risposta non è stata ancora raggiunta tra i responder, segnale che una quota di risposte era ancora in corso. La sopravvivenza libera da progressione mediana è 6,8 mesi e la sopravvivenza globale mediana è 12,5 mesi.
Per leggere questi numeri serve una cautela precisa. OrigAMI-4 è uno studio di fase 1b/2 aperto e non randomizzato; misura attività e sicurezza in una popolazione selezionata. Per stabilire il peso reale sul percorso terapeutico servirà un confronto diretto con lo standard, perché solo quel passaggio può distinguere un segnale promettente da un vantaggio clinico consolidato.
Sicurezza: il beneficio va letto insieme alla tossicità
Nel set aggiornato il profilo di sicurezza è coerente con quanto già osservato per amivantamab sottocutaneo. Gli eventi più frequenti comprendono ipoalbuminemia, rash, dermatite acneiforme e paronichia. Le reazioni legate alla somministrazione sono riportate nel 15% dei pazienti e le interruzioni per eventi avversi correlati al trattamento nell'8%.
Il dettaglio da non oscurare è un caso di pneumonite correlata al trattamento con esito fatale. In oncologia sperimentale il bilancio rischio-beneficio non si decide sul solo tasso di risposta: conta la gestione degli eventi cutanei, metabolici e respiratori. Nei tumori testa-collo, dove deglutizione e stato nutrizionale possono essere già compromessi, la tollerabilità diventa parte integrante dell'efficacia vissuta.
Cosa cambia per i pazienti in Italia
L'effetto immediato per l'Italia è informativo. Amivantamab ha percorsi autorizzativi e di rimborsabilità già attivi in indicazioni del carcinoma polmonare non a piccole cellule, mentre per i tumori testa-collo descritti da OrigAMI-4 l'accesso ordinario resta subordinato a valutazioni regolatorie specifiche e alla conferma clinica attesa.
La domanda pratica da portare allo specialista riguarda eventuali studi attivi e criteri di eleggibilità. Stato HPV, trattamenti già ricevuti, esposizione precedente ad anti-EGFR, performance status e presenza di lesioni misurabili sono elementi che possono cambiare completamente la risposta clinica alla stessa notizia. La decisione non nasce dalla percentuale generale ma dal profilo del singolo paziente.
OrigAMI-5: la fase 3 che dovrà reggere il confronto
La prosecuzione dello sviluppo passa da OrigAMI-5, studio di fase 3 randomizzato nel trattamento di prima linea della malattia recidivata o metastatica. Il disegno confronta amivantamab sottocutaneo con pembrolizumab e carboplatino rispetto allo standard con pembrolizumab, platino e 5-fluorouracile.
Qui si sposta la domanda clinica. Non basta verificare se il tumore si riduce: bisogna misurare se la combinazione migliora sopravvivenza globale, risposta centrale, durata del beneficio e qualità di vita rispetto allo standard. La cautela richiamata da Di Maio guarda esattamente a questo snodo.
Perché questo è un aggiornamento e non una duplicazione
Sbircia la Notizia Magazine ha già ricostruito il dossier in due passaggi: prima con l'approfondimento Amivantamab nei tumori testa-collo: dati e limiti e poi con l'aggiornamento Amivantamab testa-collo: dati BICR e richiesta FDA. Questo articolo aggiunge il tassello della valutazione AIOM e riorganizza il dato per chi deve capire l'impatto reale della prudenza clinica.
La sequenza corretta è quindi lineare: prima il segnale scientifico, poi la separazione tra valutazione locale e revisione centrale, ora il richiamo alla conferma. La notizia matura proprio quando rinuncia all'eccesso comunicativo e resta dentro il linguaggio della medicina.